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Alle origini della Magna Grecia Mobilit migrazioni fondazioni

ATTI DEL CINQUANTESIMO CONVEGNO DI STUDI SULLA MAGNA GRECIA


TARANTO 1-4 OTTOBRE 2010

Istituto per la Storia e lArcheologia della Magna Grecia - Taranto MMXII

IL DIBATTITO

M. Lombardo F. Frisone E. Greco A. Mele E. Greco M. Lombardo E. Casavola J. de La Geniere P. Poccetti C. Ampolo V. Nizzo M. Gras H. Treziny M. Gras D. Mertens

o chiesto di intervenire sulla relazione di Silvana Iannelli, colpito dalle novit che ci ha presentato, e in particolare dalle nuove documentazioni da Medma, che permetterebbero, se ho ben capito, di rialzare in maniera assai significativa la data di fondazione di questa sub-colonia locrese, addirittura alla met circa del VII secolo a.C., e cio pochi decenni soltanto dopo la fondazione di Locri stessa. Se, da un lato, una precedenza della fondazione di Medma rispetto a quella di Ipponio risulterebbe logica, alla luce del percorso che sembrano aver seguito i Locresi nella loro espansione verso la costa tirrenica, risalendo il Torbido e sboccando quindi sul Tirreno nella zona di Medma, dallaltro una cos accentuata precocit mi sembra sollevi qualche problema di ordine cronologico in rapporto alle tappe che avrebbero scandito quel percorso, vedendo in sequenza lobliterazione dei centri indigeni di Gerace e poi di Santo Stefano di Grotteria nel corso della seconda met del VII secolo. Flavia Frisone

Mario Lombardo

ingrazio la dottoressa Iannelli per i dati che ci ha offerto e che sono, per me, particolarmente preziosi visto linteresse di questi anni per la colonizzazione secondaria. Sulla valorizzazione del dato cronologico, Lombardo ne ha gi parlato, quindi, non mi soffermo pi di tanto, se non per chiedere uninformazione in pi sui nuovi dati che vengono da Rosarno a proposito di quella questione che si era data in un primo tentativo di interpretazione delle colonie secondarie di Locri e delle colonie secondarie sul Tirreno in generale, come fatti evidenti da un punto di vista archeologico, soprattutto in relazione ad un fatto cultuale. Allora, mi domando se ci sono elementi sufficienti per raggiungere qualcosa in pi sulla presenza legata allinserimento di Medma. Dal punto di vista, invece, delle informazioni su Caulonia, vorrei sottolineare quanto stato gi detto perch ci permette di apprezzare, con un esempio forte, la diversa dimensione - di cui parlava Maurizio Giangiulio - nella sua relazione, fra la documentazione di tipo letterario, la tradizione storica e il documento archeologico. Ne discende che le ricerche recenti sul sito di Caulonia indicano come linsediamento sia da considerarsi quale insediamento organico e complesso e non un insediamento secondario. Il fatto che la storia, la tradizione storica di Caulonia fa riferimento ad una controversa identit di colonia secondaria, non apoikia, cio primaria. A proposito della relazione Bacci, vorrei dire che, se il concetto valido e se dobbiamo distinguere queste due dimensioni fra la fonte letteraria e quella archeologica, allora linsediamento di Zancle si sposta ben pi indietro, come covo di pirati e come presenza anche mista. Successivamente abbiamo una fondazione formale cui, per, corrispondono nel breve arco della prima generazione - la fondazione di una colonia secondaria ed un insediamento gemello. Il sacrificio di fondazione ha la sua forza nelle fonti, per, se la qualit del documento archeologico a definire gli aspetti pi importanti, allora, la lettura in dettaglio del linguaggio cultuale, del tipo di rituale e delle sue espressioni peculiari, potranno dirci qualcosa in pi.

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ue osservazioni sulle relazioni Iannelli e Bacci. Silvana Iannelli ha detto una cosa importante dal punto di vista dell interpretazione dei dati, tante volte qui richiamata, quando ci ha comunicato che i rinvenimenti a Caulonia di ceramica arcaica coprono unarea piuttosto ampia con una diffusione che permette di ipotizzare la fondazione della polis gi alla fine del secolo VIII a.C. Prendiamo atto di questo dato, del quale aspettiamo conferma, e lasciamo stare la teleologia se Caulonia grande o piccola se, una colonia primaria o secondaria. Quello che la citt diventer fa parte della storia successiva dalla quale non ci dobbiamo fare condizionare per non attribuire a quelli del secolo VIII una razionalit che non potevano avere, come non potevano avere la capacit di predire il futuro. G. Bacci ci ha mostrato un scavo di Zankle grandioso (che va ad affiancarsi ad altri nellarea costiera da poco pubblicati nelle Notizie degli Scavi). Si tratta certamente di un santuario nel quale dominante il consumo della carni e laccumulo delle ceneri nello stesso luogo. Mi fa venire in mente qualcosa di molto simile che V. Aravantinos ha di recente trovato alla periferia di Tebe dove ci sono accumuli di cenere di spaventoso spessore sui quali in seguito furono eretti sacelli. Ora fin troppo seducente lidea che si tratti del famoso banchetto degli ecisti di cui sappiamo dagli Aitia di Callimaco, ma attenzione alla grandiosit della scoperta finiamo con il contrapporre larditezza della interpretazione. Meglio usare cautela. Del resto la scoperta dellantefissa segnala con il suo sileno arrabbiato (non so sinceramente se era irato contro gli ecisti) unarea a dominanza dionisiaca che viene a contribuire al miglioramento delle nostre conoscenze di Zancle, grazie allo scavo cos ben condotto da G. Bacci. Alfonso Mele

Emanuele Greco

uanto ho udito su Zancle e la Calabria dai miei colleghi archeologi, mi offre loccasione di precisare un punto: il valore delliscrizione di Palazzo. Com noto per la Lazzarini come per Poccetti qualunque lettura che di essa si dia, greca o osca, quel che resta fermo la menzione di Zancle. Si evidenzia cos un ruolo che questa citt, fondatrice di Himera, da un lato, di Reggio e di Metauros dallaltro, in et arcaica anche in questarea ha svolto. Un ruolo che la vicenda di Stesicoro Himerese e Mataurino insieme di nuovo ripropone: questo obbliga a leggere la testimonianza stesicorea proprio in funzione di questo ruolo di Zancle. Bisogna dunque abituarsi a spiegare la storia di tutta questarea come allorigine egemonizzata da Zancle, che poi a dire dai pirati prima e dai coloni poi che Cuma, metropoli di Zancle, li ha via via mandati. evidente il rapporto con la potente flotta giunta nelle acque della Campania e responsabile, come dice Livio, di tutta la presa di possesso delle coste e delle isole del golfo. Unegemonia questa di Zancle che tramonta ad opera della Reggio di Anaxila quando essa riscrive la storia delle sue origini elimina lapporto di Zancle, sostituendolo con quello dei Messeni elimina materialmente Zancle e fonda Messina; parallelamente Nasso si appropria delle origini di Zancle e ne fa una sua fondazione. A farne le spese in ultima analisi Cuma il cui ruolo tramonta al pari di quello della sua colonia. Contestuale probabilmente il trasferimento della sede delle Sirene dalla penisola sorrentina allo stretto.

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ome al solito esprimo ammirazione per il lavoro di Joe Carter; non una novit, abbiamo letto con profitto i suoi contributi, qualche volta ho avanzato delle critiche di fondo, non tanto allapproccio quanto alle conclusioni e soprattutto alla qualit delle sue domande storiografiche, forse troppo immediate, sulle quali basa le sue conclusioni. Dalla grande massa di dati che Carter presenta vengono in primo piano una serie di quesiti e di interrogativi non di secondo piano: il primo il problema della residenzialit. Non ci sono insediamenti (da definire villaggi), ma soprattutto fattorie indiziate da raccolta di superficie (qualcuna stata scavata) :la residenzialit nella chora metapontina garantita dalle tombe, cio, in parole povere, quando un gruppo (spesso una famiglia) viene sepolto in campagna, vuol dire che abita non lontano da l. Mi chiedo, quindi, se ci sia uno scarto tra linizio della frequentazione e quello delle sepolture, al passaggio dalla frequentazione stagionale alla residenzialit. Seconda osservazione, la necropoli di Pizzica/Pantanello disposta lungo una strada che sembra un cimitero formale collettivo, che fa riferimento a tante fattorie isolate, ma ci sono anche le fattorie che hanno le tombe accanto: questa diversit sarebbe da chiarire, perch la necropoli in questione sta a km. 3,5 dalla citt e dunque non pu essere ritenuta una necropoli urbana. Poi c da valutare il problema della manodopera, perch di tanto in tanto compare qualche tomba di rannicchiato che suggerisce lidea che ci troviamo in presenza di manodopera servile, uno dei grandi temi dei nostri convegni passati, di cui non si molto discusso di recente, ma che va tenuto presente. E poi c sempre il problema della residenzialit in rapporto alla distanza dalla citt (gli insediamenti sono stagionali? No, quando c la necropoli accanto.! Vi risiede la famiglia dei lavoratori dipendenti, nemmeno, a giudicare dalla qualit dei corredi). Tutto questo ha delle ricadute non di secondo piano sullorganizzazione generale dello sfruttamento dello spazio agrario e forse porre queste domande allevidenza archeologica non completamente inutile. Passando a Megara e a Selinunte, permettetemi una piccola parentesi: stamattina si parlato di Paestum, oggi di Selinunte, vorrei ricordare Dinu Theodorescu, carissimo Amico e Maestro, al quale personalmente io devo molto, non solo in amicizia, in umanit e in affetto (qui c anche M.me Juliette de la Genire che ha lavorato con lui a Selinunte e ad Aphrodisias) ma soprattutto per quello che ci ha insegnato ed ha insegnato a me personalmente. Anche lui stato un protagonista, in qualche caso, a Taranto. E infine ricorderei anche Enrica Pozzi scomparsa qualche settimana fa: anche Lei, come Attilio Stazio, ci ha insegnato tante cose di numismatica, ed a Taranto ha dato pi di un contributo in anni ormai molto lontani. Scusate la parentesi, ma mi sembrava doveroso ricordare questi cari amici che ci hanno lasciato. Volevo fare una serie di domande e anche qualche provocazione. A Michel Gras: il quale ricorder che quando Vallet e Villard pubblicarono lagor di Megara Hyblaea si levarono delle voci di dissenso, Thomlison per esempio e la Berquist dissero che quella non era lagor. Poich noi siamo perfettamente convinti che invece lo , il dubbio ci spinge almeno (e utilmente) verso un problema di ermeneutica archeologica, che connetterei subito con larticolo di Franois di Polignac, il quale ritorna a Megara Hyblaea nelle Mlanges in memoria di Vallet, ponendo problemi molto seri, anche se so che la documentazione archeologica di base alquanto discutibile da un punto di vista rigorosamente filologico. Per Polignac pone il problema della societ greca arcaica dellVIII secolo a.C. e dellagor, come egli dice, alla scala della comunit integrata; e quindi se questo non lesito di un processo, pi dimostriamo che invece un punto di partenza, pi portiamo acqua al nostro mulino, vale a dire che attribuiamo ai coloni dellVIII unidea di organizzazione sociale e urbanistica estremamente avanzata. Poi venuta la grande novit, il Megara Hyblaea

Emanuele Greco

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5 che ho letto e chiosato dalla prima alla 589esima pagina: ho solo un rimpianto, come lho nei confronti di Dieter Mertens, di non avere avuto il tempo di scrivere la recensione e partecipare al dibattito. Mea culpa, anche se non sono il solo, libri come Megara 5 o come quello di Dieter Mertens sullurbanistica delle citt greche meritano una discussione ampia perch sono entrambi veramente due punti basilari nei nostri studi. Passo allora alle novit che Henri ha presentato rispetto a Megara Hyblaea 5, e cio lo scavo dellaggere, la prima fase delle mura. Mi fa piacere sentire da Treziny le novit su questo problema, perch ho trovato qualcosa di simile ad Efestia (Lemno) in anni recenti, in un contesto altoarcaico: partecipiamo cos alla svalutazione di quei topoi tipo muro ad aggere- ergo italico, smontiamo (anche se a volte si deve fare fatica) le tipologie tipo poligonale italico cos finalmente la smettiamo di appiccicare etichette etniche ai manufatti. Laggere descrive un modo di fortificare di una societ di VIII secolo, inizi VII; anche il nostro, quello di Efestia, un paramento con un aggere alle spalle pieno di ceramiche dellEt del Ferro, che ora datiamo al IX secolo a.C., e non ha un paramento interno ma un basso muro di controscarpa che regge laggere inclinato. Sono poi daccordo totalmente sul fatto che la viabilit interna e quella esterna non sempre concordano. Ce lo ha insegnato Martin: ci sono strade che non sono in asse con le porte, per raggiungere le quali c bisogno di creare dei diverticoli. Allora potrebbe essere questa una delle prove, della preesistenza della viabilit cos cogente da determinare lubicazione delle porte. E giustamente Henri fa ricorso alla prospezione geofisica, che ormai pratichiamo tutti perch in epoca di ristrettezze economiche guadagniamo molte informazioni con una spesa relativamente modesta. Mi sono divertito a calcolare per esempio che a Sibari con i tempi che impieghiamo oggi occorrono 6 mila anni per scavarla tutta, ma scavando ogni anno senza intervalli e con i ritmi attuali. La prospezione geofisica importante, per poi andiamo comunque a fare il saggio di verifica, puntuale: con Dinu Theodorescu e seguendo i consigli di Roland Martin quasi 40 anni abbiamo avviato lo studio dellimpianto urbano scegliendo soprattutto le stratigrafie delle strade, perch quello il filo di Arianna; naturalmente c anche il resto, ma a quel punto si passa allo scavo estensivo e gli obiettivi della ricerca mutano. A Dieter vorrei chiedere di questa agor veramente straordinaria di Selinunte: colpisce che sul lato est ci sia questo isolato che affaccia direttamente sulla piazza, perch ci pone un problema di interpretazione anche a livello sociale di questi occupanti; le stoai vanno bene, per straordinario il caso dell isolato che affaccia sulla piazza senza neanche una strada davanti. Pausania diceva le agorai arcaiche hanno monumenti, strade e poi la piazza, nelle agorai moderne, quelle alla maniera ionica, le strade sono alle spalle, ovviamente moderne va riferito al tempo del Periegeta. Poi c il problema dellheroon e delle tombe che mi fa venire in mente un altro problema: tutta la parte nord sembra unacquisizione a partire dagli inizi del VI secolo. Puoi avere gi lagor e quindi lagor che diventa lattrattore dei culti eroici, dei culti locali che si vanno a stabilire dopo, ma ci sono anche casi in cui ci avviene al contrario. Ida Baldassarre ha dimostrato che lagor di Cirene nasce intorno alla tomba di Batto, non Batto che viene sepolto nellagor di Cirene perch i tumuli degli hetairoi di Batto sono sparsi per il territorio, ma il tumulo di Batto, quello delloikistes, quello che attira tutto il resto. Mario Lombardo

ntervengo rapidamente sulle due relazioni collegate, ed entrambe bellissime, di Michel Gras e Henry Trziny e di Dieter Mertens. I problemi da loro posti sul tappeto sono tantissimi, ma mi limito qui a poche osservazioni. Giustamente Michel Gras si chiesto come si ripartiscono e si assegnano i lotti, cio come si diventa vicini del proprio vicino, ed effettivamente un problema aperto, anche perch nella documentazione letteraria non c praticamente nulla al proposito.

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Lo stesso Platone, che nelle Leggi ci offre un quadro complesso dellorganizzazione della chora della sua colonia ideale, compresa lassegnazione di due lotti, uno pi vicino e uno pi lontano dalla citt, a ciascuno dei coloni, su questo aspetto non dice sostanzialmente nulla, n per quanto riguarda lo spazio urbano n per quanto riguarda il territorio. E lo stesso vale anche per i passi delle Nuvole di Aristofane sulla fondazione di Nephelococcigia, e di quelli della Politica di Aristotele dedicati alle pratiche di assegnazione dei lotti nelle fondazioni coloniali. Qualche dato si pu evincere dalle poche iscrizioni in cui si fa riferimento ad assegnazione di lotti, e in particolare dal testo del cd. psephisma di Lumbarda (Syll.3, 141) dove si parla di lotti scelti (kleroi exairetoi) sia in citt che in campagna, la cui assegnazione sarebbe stata riservata ai primi coloni (ll. 3-6). Dal testo, tuttavia, si lascia evincere che anche lassegnazione di tali lotti scelti, cos come quella degli altri terreni non rientranti nel protos klaros, a ciascuno dei primi coloni, fosse effettuata tramite sorteggio (ll, 7-8: anagraphemen de. opei kastos lache), cos come con ogni verosimiglianza quella dei lotti, in citt e in campagna, previsti per gli epherpontes, i coloni supplementari (ll. 9-10). Aggiungo per che nello stesso documento, il decreto di Lumbarda, alla fine abbiamo lelenco dei primi coloni elencati secondo le tre trib doriche degli Hylleis, Dymanes e Pamphyloi. possibile ipotizzare che lorganizzazione in trib avesse giocato un qualche ruolo anche nella ripartizione e assegnazione dei lotti urbani e rurali a cui fa riferimento il documento? La seconda osservazione riguarda la questione, evocata da Michel, della griglia urbana troppo piccola per lespansione demografica. Questultima, peraltro, comegli ha sottolineato e come mi pare abbia detto gi Emanuele Greco, non va vista in termini modernisti, ma in rapporto a quelle che sono le forme di organizzazione sociale, e di riproduzione sociale, nella citt greca, dove, come sapete, il maggiorascato non esiste e loikos viene diviso (e/o condiviso), seppur con regole di volta in volta diverse, tra i diversi figli. Il ripetersi, ad ogni generazione, di questi meccanismi di suddivisione/condivisione poteva creare, nel giro di due o tre generazioni, problemi tali da suggerire, o addirittura imporre, soluzioni pi o meno drastiche come quella dellespansione territoriale e/o della fondazione di una sub-colonia. Unultima osservazione sulla relazione Mertens, in cui ho trovato assai interessante il discorso sullisolato che, se ho capito bene, a Selinunte viene allungato, permettendo di ipotizzare che, rispetto a quello che succede a Megara dove il generatore il lotto, loikopedon, nella sub-colonia intervenga a un certo momento qualcosa di nuovo, che potrebbe essere in rapporto con le dimensioni dei lotti, pi grandi a Selinunte rispetto a Megara, facendo s che il concetto di isolato venga ad assumere una propria autonomia nellorganizzazione dello spazio urbano. Eugenio Casavola

o ascoltato la relazione del prof. Mertens e volevo fare una domanda: il prof. ha parlato di indagini geofisiche per la caratterizzazione di certe zone. Non ho sentito per di che tipo di indagini, credo geoelettriche, forse con la metodologia del doppio dipolo. Nella relazione si diceva che lindagine aveva evidenziato una strana anomalia, ma non si chiariva se la stessa fosse in relazione alla presenza di cavit o strutture murarie sotterranee, perch le anomalie si creano proprio in relazione alle inomogeneit presenti nel sottosuolo, ad esempio una anomalia positiva pu essere collegabile con la presenza di una tomba o ipogeo sotterraneo.

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o trovato molto interessante la presentazione degli importanti risultati acquisiti a Selinunte. Sia Gras che Trziny hanno detto che Selinunte figlia di Megara Hyblaea, ed allora mi chiedo se non sia interessante introdurre nel discorso anche Megara Nisea, perch di essa troviamo s poche testimonianze, ma a Selinunte c, comunque, qualcosa che fa pensare a Megara Nisea. La famosa strada che va da est ad ovest, assomiglia alla strada che va, invece, da nord a sud e che attraversa tutta Megara Nisea provenendo da una strada di campagna a nord riprendendo, poi, il percorso verso sud e disegnando unarteria essenziale della citt. Ho avuto limpressione che la strada di cui si discusso, fosse questo tipo di strada di campagna che, nel caso di Selinunte, viene da est, attraversa tutta la citt finisce alla Malophros per servire le campagne ad ovest e la necropoli pi antica. Paolo Poccetti

Juliette de La Genire

interessante comparazione tra un caso di colonia e un caso di sub-colonia, nella fattispecie Megara e Selinunte, che stata condotta, su versanti diversi, da D. Mertens, M. Gras e H. Trziny, offre qualche utile suggestione anche sul piano epigrafico e linguistico. Mi sembra che tra la colonia e la sua sub-colonia ci sia una disparit incomparabile, sia a quota arcaica, sia in assoluto, per quanto riguarda la documentazione epigrafica. Mentre il dossier epigrafico di Megara piuttosto esiguo, quello di Selinunte risalta per la sua estensione, ricchezza e variet non solo rispetto alla colonia-madrepatria, ma anche rispetto al resto della Sicilia. In particolare, questa ampiezza documentaria si palesa fin dalle fasi di poco susseguenti la fondazione della sub-colonia (fine VI secolo a.C.). stata ricordata la divergenza tra le fonti antiche riguardo alla data della fondazione di Selinunte, oscillante tra il 650 e il 628 a.C.: tra le due date se ho ben capito D. Mertens incline per quella pi bassa. Ma questo dettaglio irrilevante ai nostri fini, perch il divario tra le due date fortunatamente non enorme. Ora nelle iscrizioni pi antiche di Selinunte, in particolare nelle tabellae defixionum dalla Malophoros, presente una quantit considerevole di nomi non greci. Tra questi spiccano addirittura nomi derivati da etnici, usati come nomi personali, quali i nomi femminili e evidentemente legati, luno, a componenti indigene (i Sicani), laltro a genti estranee allisola (i Tirreni). Il fatto di ritrovare in uno stesso testo di maledizione, che solitamente offre uno spaccato trasversale della societ, nomi greci e non greci depone a favore dellintegrazione dei loro portatori nella comunit selinuntina che si era costituita pochi decenni prima. In altre parole, la documentazione epigrafica di Selinunte alla fine del VI secolo a.C. offre un quadro composito e multietnico della comunit, ma anche la piena integrazione di questi elementi negli affari e nelle pratiche quotidiane. Tale quadro induce a porsi due domande. La prima in che misura siffatta situazione composita della societ selinuntina sia retrodatabile, anche solo di pochi decenni, cosa che ci porterebbe direttamente alla fase della fondazione della colonia. Tale possibilit non mi pare affatto inverosimile. Dunque, se cos fosse, si pu immaginare che nel popolamento della colonia sono intervenuti elementi esterni alla compagine dei fondatori provenienti da Megara Iblea. La seconda domanda riprende il punto della comparazione tra i dossiers epigrafici delle due citt con cui ho aperto il mio intervento. Mi domando, cio, se non sia casuale la coincidenza tra la composizione multietnica e l esplosione della scrittura a Selinunte alla fine del VI secolo a.C. In altre parole, ci equivale a chiedersi se la pluralit di componenti etno-linguistiche non abbia stimolato luso della comunicazione scritta. Se cos , si potrebbe anche rovesciare la domanda

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su Megara Iblea, naturalmente in senso inverso, cio se la minore propensione alla scrittura non sia da correlarsi ad una societ meno composita ed eterogenea della colonia fondatrice. Tuttavia, mi rendo conto quanto questa deduzione sia azzardata soprattutto perch basata su un argumentum ex silentio. Carmine Ampolo

F S

acendo riferimento a quanto detto da Michel Gras, volevo chiarimenti su un punto che a mio avviso va chiarito nella discussione su Megara. Megara, secondo quanto conosciamo quasi per caso grazie alla citazione nella fonte di Tucidide, ebbe una fase di fondazione molto tormentata. Quando i coloni arrivano a Megara, poi, si gi superata quella fase di accampamento provvisorio, si hanno buoni rapporti con i locali, si prende possesso della citt gi strutturata interamente? Ed ancora, possibile che le fonti tramandino soprattutto il successo e che linsuccesso sia riconoscibile solo in pochi casi nelle nostre fonti letterarie? Valentino Nizzo

ono indotto a intervenire da quello che ha appena detto il prof. Ampolo in merito alleventuale esistenza di una progettualit nella creazione dei primi impianti greci in Occidente in rapporto a Megara. Credo che un caso piuttosto interessante che pu dimostrare la presenza di una tale progettualit sin dalle fasi archetipiche della colonizzazione pu essere quello offerto dalla necropoli di Pithekoussai, nel quale la distribuzione in lotti dal carattere plausibilmente familiare della necropoli, da tempo rilevata da Buchner e Ridgway, risulta ulteriormente confermata dallesame stratigrafico della successione delle sepolture. Da esso si evince in modo evidente come sin dalle fasi pi antiche di utilizzo del sepolcreto (almeno limitatamente alla porzione scavata e a quella edita) vi debba essere stata una spartizione preventiva degli spazi, che verr poi rispettata, con rare eccezioni, nella vita successiva della necropoli; una documentazione che, come noto, non pu trovare riscontro nellabitato di cui, allo stato attuale delle nostre conoscenze, non sembrano conservarsi stratigrafie intatte. Su tali questioni mi sono soffermato diffusamente in altra sede e ritengo quindi non sia necessario rubarvi altro tempo. Michel Gras

razie a tutti per le domande che mi sono state poste, ma per motivi di tempo, replicher solo ad alcuni. Volevo dire a Mario Lombardo che, sicuramente, il sorteggio fondamentale nella mentalit arcaica tant che lo troviamo citato anche nel testo omerico. Il problema sostanziale che il sorteggio non viene fatto in modo indistinto, ci sono dei criteri che lo condizionano. Prendere dei dati sul livello cronologico pi basso, pone delle incertezze perch difficile sapere fino a quando rimangono legittimi. Approfitto per dire due cose: per quanto riguarda i lotti, certamente, c un anello che manca non fra il lotto e lisolato, ma fra il lotto ed i gruppi. Le strutture circolari, certamente, danno un indizio. Possiamo, forse, ritenere valida lipotesi che una struttura circolare valga quattro o cinque lotti.

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Dobbiamo, poi, far presente che a Megara abbiamo lasse centrale dellisolato sul quale non si aprono mai delle porte e si nota subito come il filare del lotto vada assimilato al filare presente dallaltra parte della strada e come la strada stessa diventi lasse centrale di ununit. La questione che mi pongo che in alcuni isolati troviamo strutture circolari, in altri no, e questo non ci consente di avere un quadro completo della situazione. A Megara, lagor non si trova al centro della citt concentrando il dibattito archeologico sulla sua localizzazione. Essa , infatti, decentrata verso nord-est per tre fattori fondamentali: il primo che lurbanistica megarese si caratterizza per il tempio scavato dall Orsi collocato nella parte nord della citt; il secondo fattore lacropoli della citt nellangolo nord-est e poi troviamo il porto a nord della citt. Questi tre elementi, condizionano il decentramento dellagor. Henri Trziny

orrei fare due brevi osservazioni: la prima su quanto detto da Michel Gras circa le case dellVIII secolo che si adattano a tutto il sistema urbanistico su ben sessanta ettari. Sicuramente un p esagerato, ma in realt sappiamo diverse cose sull area dellagor. Di tutta la parte occidentale della citt - circa quaranta ettari - sappiamo, invece, ben poco e ci che si conosce, risale al VI secolo. Dobbiamo, dunque, avere coscienza che anche di Megara sappiamo ben poco. Desidererei fare una piccola precisazione sulle parole di Greco per quanto riguarda laggere perch esistono due fasi, la prima non presenta un muro interno e la seconda, invece, ha un muretto. Alla domanda di Madame de La Genire su Megara Nisea e Selinunte, la risposta pu essere che Megara Nisea, non essendo una citt coloniale non pone il problema della viabilit. A Megara Hyblaea, invece, resta il problema che le strade intercettano le mura non in corrispondenza delle porte. Rispondendo a Poccetti a Megara Hyblaea lepigrafia non esiste. Vorrei sottolineare un aspetto importante che laspetto necrologico e vorrei dire a Dieter Mertens che non sono daccordo con la sua ricostruzione necrologica, su questo dobbiamo ancora discutere a fondo. Michel Gras

rovo interessante quello che ha detto Dieter Mertens sulle due strutture circolari poste sulla sommit di un isolato. Il dibattito fondamentale perch, leggermente al di sopra, si trova lunico punto nel quale rinveniamo due strutture circolari e certamente si dovr essere sicuri che queste due strutture sono legate al sistema dei lotti. Ne abbiamo una allinizio del primo lotto, a sud dellisolato, quindi esiste una struttura interna dellisolato e una ad esso esterna. Questa unanalisi che certamente porteremo avanti. Dieter Mertens

ifacendomi a ci che ha detto Mario Lombardo, egli ha capito subito qual il punto fondamentale della questione, ma secondo me il vero problema quello della geometria antica. Partecipai tempo fa ad un convegno sulla geografia antica in cui furono discussi questi problemi tra cui la percezione dello spazio dove vi era un progresso, unevoluzione del pensiero

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che si esprime nella bipolarit di due elementi; si tratta, cio, di un concetto di misurazione monodimensionale con laddizione di misure longitudinali. La questione, credo, sia il concetto dello spazio accennato quando si parlava delle grandi citt, dove abbiamo spazi quadrati, che secondo la nostra esperienza geometrica, non sono considerati tali, ma definibili da due lunghezze, da due monodimensionalit, arrivando nel V secolo alla perfezione della terza dimensione, il proporzionamento dei templi. Io vedo il gestire di un grande terreno come quello prescelto dai megaresi o da Selinunte, garantito attraverso questo schema, cio la definizione delle tre dimensioni. A questo legata la divisione in lotti che il pensiero guida della distribuzione di parcelle uguali. Questo mi intriga a Selinunte, perch abbiamo la stessa dimensione su tutta la superficie della citt, tranne in quel quartiere sud, che viene poi organizzato, nel V secolo, in una fase di grande ristrutturazione e di monumentalizzazione che troviamo dispersa su grandi parti della citt e soprattutto sullacropoli, grazie anche alle indagini e gli scavi di Madame De La Genire. Queste grandi case quadrate, di blocchi squadrati nel quale viene ribadito lo stesso schema e la stessa dimensione, si rif alle dimensioni della fondazione. Per rispondere ad una delle varie domande di Emanuele Greco, laffaccio dellisolato sullagor unanomalia, cio, il fenomeno di questo posto di seppellimento quasi affiorante, andava in qualche modo protetto poich sopravvive e si sviluppa intorno allagor di V secolo. La strana articolazione dellagor, ha due fasi funzionali: una con la vera piazza e laltra rimasta parzialmente non toccata. Lisolato, quindi, si affaccia sulla piazza, ma viene condizionato da queste preesistenze e lo spostamento dellisolato rispetto alla posizione originale avviene scientemente ad est, e lo possiamo dimostrare perch esso viene spostato di circa 100 piedi dallasse e poi il traffico viene condotto con un sistema di strade intorno alla piazza.

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Sommario
Premessa Introduzione 5 7

Per una storia del problema Gli storici del XIX e XX secolo di fronte alla colonizzazione greca in Occidente (C. Ampolo) La
colonizzazione dibattito attuale

11 35 61

(E. Greco, M. Lombardo)

greca:

modelli

interpretativi

nel

Il dibattito (G. Maddoli, A. Mele, F. Frisone, A. Pontrandolfo, F. DAndria, C. Ampolo)

Larea egea agli inizi del I Millennio (1000-750 a.C.) The form and structure of Euboean society in the Early Iron Age based on some recent research (A. Mazarakis Ainian) Culti e cultura nella Grecia di et geometrica (1000-750 a.C.) (A. Duplouy) Hygra keleutha. Maritime matters and the ideology of seafaring in the Greek epic tradition (J. P. Crielaard) Lorizzonte euboico nellEgeo ed i primi rapporti con lOccidente (N. Kourou) Achaia: one or two? (M. Petropoulos) 71

101 133 159 189

1515

Pottery production of Achaea in the Northern Peloponnese during the time of colonization (A. Gadolou) Il dibattito (E. Greco, A. Mele, M. Giangiulio, M. Lombardo, A. Duplouy, E. Greco, A. Pontrandolfo, E. Arena)

221 247

Tra Oriente e Occidente Mobilit mediterranea: traffici e presenze egee e orientali in Occidente tra IX e VIII sec. a.C. (D. Ridgway ) Le isole ionie sulle rotte per lOccidente (B. dAgostino) Le
origini della lirici

257 277 305 387 397 421 471

(A. Mele)

Magna Grecia:

i poemi omerici,

Esiodo

e i

Le origini coloniali tra memoria e tradizione (M.Giangiulio) Pratiche culturali e rapporti tra colonia e metropoli (M. Lombardo) La
ricerca archeologica e le manifestazioni rituali tra metropoli e apoikiai

(E. Lippolis, V. Parisi)

Il dibattito (M. Lombardo, P. Poccetti, M. Giangiulio, M. Lombardo)

LOccidente:

forme

processi

di

urbanizzazione

territorializzazione

Processi di strutturazione territoriale: il caso di Taranto (T. E. Cinquantaquattro) Mobilit, migrazioni e fondazioni nel Tarantino arcaico: il caso di LAmastuola (G.-J. Burgers, J. P. Crielaard)

485 523

1516

Il Salento nella prima Et del Ferro (IX - VII sec. a.C.): insediamenti e contesti (F. DAndria) Forme e processi di urbanizzazione e territorializzazione: larea ionica tra Bradano e Cavone ( A. De Siena) Forme e processi di urbanizzazione e di territorializzazione nella fascia costiera ionica tra i fiumi Sinni e Basento (S. Bianco, L. Giardino) Sibaritide: riletture di alcuni contesti funerari tra VIII e VII sec. a.C. (S. Luppino, F. Quondam, M. T. Granese, A. Vanzetti) A Greek enclave at the Iron Age settlement della Motta (J. K. Jacobsen, S. Handberg)
of

549 593 609

643

Timpone

683 719 741

Crotone e Crotoniatide: primi documenti archeologici (fine VIII - inizio VII secolo a.C.) (R. Spadea) Materiali greci e coloniali della prima fase dellantica Kroton. Scavo 2009 nel quartiere settentrionale (D. Marino, M. Corrado, G. P. Mittica, F. Cristiano) Il dibattito (V. Nizzo, E. Lippolis, A. Pontrandolfo, P. G. Guzzo, M. Lombardo, E. Greco, T. Cinquantaquattro, G.-J. Burgers, F. DAndria, I. Tirloni, M. Lombardo, A. De Siena, S. Bianco, J. de La Geniere, S. Luppino, F. Quondam, L. Tomay) Locri Epizefiri: bione)
segni di una citt in formazione

803

(C. Sab-

821 847 855

Locri Epizefiri. Nuovi scavi dellUniversit di Torino (D. Elia, V. Meirano) Hipponion, Medma e Caulonia: nuove evidenze archeologiche a proposito della fondazione ( M. T. Iannelli, B. Minniti, F. A. Cuteri, G. Hyeraci)

1517

Nota sulla ceramica di viii e vii secolo a.C. dallo scavo S. Marco nord-est a Caulonia (M. R. Luberto)

913 927 947 969 985 1015 1077 1103 1131 1149 1171

Larea sacra dellisolato Z a Messina e la ktisis di Zancle (M. Bacci, G. Tigano, M. Ravesi, G. Zavettieri) Rhegion tra porthms e Sila silva (R. Agostino) Calabria e area euboica (L. Mercuri) Mobilit e dinamiche insediative nel golfo di Salerno (M. Cipriani, A. Pontrandolfo) Elea: dalla Greco)
fondazione alla formazione della citt

(G.

La fascia altotirrenica calabrese tra comunit indigene e sub-colonie ( G. Aversa) Forme e processi C. Carter) Mgara Hyblaea: Trziny)
di territorializzazione a

Metaponto (J. (M. Gras, H.

le domande e le risposte

Selinunte: leredit aperte (D. Mertens)

di

Megara Hyblaea

e tante domande

Il dibattito (M. Lombardo, F. Frisone, E. Greco, A. Mele, E. Greco, M. Lombardo, E. Casavola, J. de La Genire, P. Poccetti, C. Ampolo, V. Nizzo, M. Gras, H. Trziny, M. Gras, D. Mertens) Tavola rotonda (E. Greco, A. Pontrandolfo, M. Lombardo, F. Frisone, M. Lombardo, C. Ampolo, E. Lippolis, A. Pontrandolfo, M. Gras, V. Nizzo) Le rassegne archeologiche La Puglia (T. E. Cinquantaquattro)

1183

1207

1518

La Basilicata (A. De Siena) Napoli e Pompei (V. Sampaolo) Le Province di Salerno, Avellino, Benevento e Caserta (L. Rota) La Calabria (S. Bonomi) The Greek excavations in Sibari (M. Petropoulos) La cronaca (L. Pierri, G. Florido, A. Cervellera, C. Petrocelli, E. Greco, A. Siciliano, G. Maddoli, C. Pagano) Elenco contributi borse di studio anno 2010 Lista degli iscritti e dei partecipanti al convegno Indici Indice dei nomi e delle localit notevoli Sommario

1259 1307 1355 1405 1451 1477 1489 1491

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FINITO DI STAMPARE NEL MESE DI dicemBRE 2012 DA STAMPA SUD S.P.A. - MOTTOLA (TA)