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Premessa Il Protocollo sulla Biosicurezza di Cartagena Regolamento CEE 2092/91 Politica Economica nel settore delle sementi foraggere Ruolo Agronomico e Ambientale delle Leguminose Sistemi di raccolta della semente di Medicago polymorpha L Obiettivi Materiali e Metodi - Caratteristiche Botaniche di Medicago polymorpha L., - Importanza della scelta delle Mediche Annuali - Attivit di ricerca in campo e disegno sperimentale

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Risultati e discussione - Insediamento - Produzione di seme attesa e sue componenti - Seme raccolto - Vantaggi e svantaggi delle diverse modalit di raccolta - Aspetti economici della raccolta

Conclusioni Bibliografia

PREMESSA L'esigenza di dedicare maggiore attenzione e migliorare il sistema sementiero nazionale nella considerazione che una politica di qualit, pone come presupposto irrinunciabile, la garanzia di qualit delle sementi e nella consapevolezza dei limiti quantitativi, la produzione interna. Il settore agro-industriale della produzione sementiera in Italia strategico rispetto alle esigenze di sviluppo di una produzione agroalimentare di qualit, richiesta dal mercato e dalla stessa normativa in materia di sicurezza alimentare, basata sulla

rintracciabilit di prodotto e di processo e quindi anche condizionata dalla qualit delle sementi. Il tema delle produzioni sementiere anche elemento fondamentale nel dibattito sulle coltivazioni transgeniche, sulla necessit di garantire, al mercato che le richiede, produzioni rigorosamente non transgeniche in un sistema di consentita coesistenza tra colture convenzionali - biologiche - ogm, sulle difficolt organizzative e logistiche manifestate per assicurare filiere no ogm e nella misura in cui tale aspetto si incrocia con quello della alimentazione zootecnica (Bock A.K., et al. 2002). L'attenzione, quindi, alla filiera sementiera e ad azioni di innovazione e ricerca strettamente connesse e di supporto motivata da tutti questi aspetti anche perch, nell'agricoltura moderna il seme divenuto un materiale strategico per il quale i paesi tecnicamente evoluti devono possedere autonomia, pena la crisi delle loro strutture

agricole quando il flusso di rifornimento venga a mancare per qualsiasi motivo. Le specie attualmente coltivate dall'uomo rappresentano solo una piccolissima percentuale di quelle presenti in natura. Basti pensare che, della famiglia delle graminacee, solo una decina sono utilizzate per la produzione di granella e meno di un centinaio sono quelle coltivate come foraggere. Nell'ultimo ventennio notevole interesse stato rivolto da parte dei ricercatori alla domesticazione di nuove specie, i cui campi di possibile applicazione sono molteplici: dall'alimentazione umana a quella animale, dall'industria tessile a quella dei coloranti, da quella farmaceutica a quella dei pesticidi. Il bacino del mediterraneo la cui flora spontanea ricca e varia, universalmente riconosciuto come l'areale di origine di gran parte delle specie foraggere annue e perenni coltivate (Lesin e Lesin, 1979). La notevole disponibilit di varianti ecotipiche e la diffusione dei pascoli naturali nelle zone marginali del Bacino del Mediterraneo, ove a tutt'oggi l'allevamento estensivo semi-brado rappresenta una importante risorsa economica, rendono questa area una importante banca di germoplasma per i breeders nell'ottica di collezionare materiali dotati di spiccate capacit di adattamento a specifiche condizioni pedo-climatiche. L'ampia gamma di specie foraggere, annue e perenni, disponibili nei pascoli naturali dell'Europa meridionale e dell'Asia minore, insieme alle infestanti che formano la comunit vegetale, hanno trovato delle

nicchie congeniali ovunque si manifestino condizioni climatiche simili (Harlan, 1983). La diffusione delle specie originarie dei pascoli del Bacino del Mediterraneo nelle altre quattro zone a clima mediterraneo stata comunque, almeno nella fase iniziale, fortuita, essendo legata ai movimenti dei colonizzatori europei del secolo scorso, che esportavano sementi e bestiame in terre non abitate o utilizzate solo come terreni di caccia o pesca da popolazioni da sempre dedite solo a queste primordiali attivit produttive (Buddehagen, l.c.). L'affinit climatica di alcune fra le 'nuove terre' e la 'terra madre' ha col tempo favorito la colonizzazione, da parte di queste specie foraggere leguminose e graminacee di origine europea, della maggior parte dei pascoli naturali in California, Cile, parte del Sud Australia e Sud Africa (Donald, 1970; Harlan, 1983). Attualmente queste foraggere sono diventate ormai componenti strutturali dei pascoli in queste zone, rivestendo peraltro, in alcune aree ad agricoltura particolarmente avanzata come California o Sud Australia, un'importanza economica che oltrepassa quella dei paesi europei o medio-orientali di origine (Buddenhagen, l.c.). Non a caso la ricerca rivolta alla selezione ed all'introduzione di nuove variet di specie foraggere ha subito un forte impulso proprio per l'attivit degli Istituti nord americani ed australiani, i cui ricercatori fin dagli anni '50 setacciano in lungo ed in largo il Bacino del Mediterraneo nel tentativo di collezionare la pi ampia variabilit genetica utile di ogni specie di importanza foraggera.

La Sardegna ha rappresentato, e rappresenta tuttora, da questo punto di vista un ottimo banco di prova per la ricerca dei genetisti, in quanto offre un quadro alquanto emblematico della variabilit delle condizioni climatiche e pedologiche in una superficie peraltro relativamente ridotta a cui legato un patrimonio genetico estremamente vario. Molte variet di specie foraggere disponibili sul mercato sono il frutto del lavoro di selezione e miglioramento dei materiali collezionati nel bacino del mediterraneo, come per esempio le leguminose annue autoriseminanti, mediche annuali e trifoglio sotterraneo . Il loro interesse, deriva da diverse considerazioni tra cui le principali sono: il ruolo essenziale svolto nei pascoli mediterranei in termini di produzione foraggera e sua distribuzione, la quantit di azoto simbiontico che esse apportano e che utilizzato da tutta la comunit vegetale, il notevole quantitativo di legumi prodotti che rappresenta una importante fonte proteica per il bestiame nel periodo estivo (Sitzia e Fois 1999). A rendere relativamente costante nel tempo l'apporto alla

produzione di foraggio di leguminose annue autoriseminanti la loro capacit di produrre seme sufficiente per l'autorisemina nel ciclo immediatamente successivo e, grazie ai "semi duri" garantita la persistenza anche in annate di scarsa produzione di seme Porqueddu et al. 1996. Molte variet di specie foraggere disponibili sul mercato sementiero europeo ed italiano, ed impiegate per l'infittimento dei pascoli

naturali e la costituzione di cotiche artificiali, sono il risultato del lavoro di selezione e miglioramento svolto in Australia partendo da materiali collezionati nel bacino del mediterraneo. Queste variet tutt'oggi vengono reimportate e commercializzate nei paesi europei a clima mediterraneo, dove si sono dimostrate talvolta poco idonee sia per le caratteristiche ambientali, sia per i diversi sistemi foraggero-zootecnici di queste zone (Olea, 1985; Cocks e Ehrman, 1987; Fara et al., 1997) e per la presenza di parassiti (Sulas et al., 1995). Le difficolt possono dar luogo a manifestazioni di tipo diverso: sull'insediamento, stentato accrescimento, diradamementi precoci, suscettibilit alle pi comuni malattie fungine, difficolt di ripresa vegetativa primaverile, scarsa prontezza di ricaccio dopo il taglio che rendono pi o meno problematica la conduzione e nelle specie poliennali, la permanenza della coltura. Nel mercato sementiero dei paesi pi sviluppati europei, la ricerca nel settore delle foraggere sempre stata considerata marginale a causa della scarsa remunerativit e quindi per i mancati ritorni monetari. Anche il miglioramento genetico condotto sulle foraggere ha dato risultati limitati, specie se rapportati ad altre specie di interesse agrario come i cereali da paglia, il mais, la soia ed il girasole. Per le foraggere si ritenuto pi conveniente puntare

sull'ottimizzazione delle tecniche agronomiche, di conservazione e di trasformazione dei foraggi piuttosto che l'applicazione della genetica per la produzione di seme.

Raramente se non quasi mai, il potenziale produttivo di ciascuna specie, di ciascuna variet o di una singola pianta viene raggiunto. Nelle foraggere la produzione di seme reale sempre inferiore a quella attesa, con un divario sempre pi ampio (Lovato, 1992). Per le importanti leguminose poliennali da prato come trifoglio pratense e trifoglio bianco, la resa di seme attesa risulta essere pari alla met di quella potenziale a causa del basso numero di semi per fiore rispetto al valore potenziale (Lorenzetti, 1981 e 1993). Inoltre, le perdite durante la raccolta, contribuiscono ad abbassare ulteriormente la resa. La natura poliennale, la produzione foraggera fornita in pi sfalci, l'allogamia, i meccanismi di auto-incompatibilit e sterilit, il notevole numero di fiori e le loro piccole dimensioni, sono alcune delle motivazioni della deficitaria produzione di seme. Alla difficolt della genetica nel campo delle produzione di seme nelle foraggere, si pu ovviare ottimizzando i fattori agronomici che la influenzano e la regolano (Lorenzetti 1981). Le condizioni meteorologiche, sono il pi importante fattore limitante; p.e. le basse temperature durante la piena antesi contribuiscono a diminuire la fioritura. Nel periodo di formazione del seme la pioggia esplica un'azione positiva quando restituisce il 20-30% dell'evaporato ed ha un'azione negativa se si verifica in prossimit della maturazione e della raccolta del seme.

Riguardo alle tecniche colturali, una densit di impianto inferiore a quella adottata in coltura principale conferisce riflessi positivi riducendo la competizione interpianta. Il pascolamento e lo sfalcio grazie all'illuminazione delle gemme basali, induce queste ultime a sviluppare preferenzialmente una parte fiorale rispetto ad una vegetativa, cosi come l'epoca di sfalcio da destinare alla produzione di seme indicato come il secondo (Re G.A. 1994). Anche la nutrizione minerale influenza la produzione di seme. Un eccesso di concimazione azotata esplica un'azione positiva fino ad una certa soglia in quanto aumenta il numero di culmi per m , oltre pu provocare un andamento lussureggiante della coltura e causare l'allettamento nelle graminacee. Il fosforo anch'esso un elemento chiave; p.e. nel trifoglio bianco, la produzione di seme inversamente correlata con livelli di P2O5 assimilabile > 10 ppm (metodo Olsen, Clifford, 1985a). Le leguminose, essendo notevolmente ad impollinazione dei trattamenti entomofila con si

avvantaggiano

sostanze

fitoregolatrici che migliorano ed aumentano il numero delle visite degli insetti per fiore. L'affermarsi, accanto all'agricoltura convenzionale, dell'agricoltura biologica e di quella fondata su sementi geneticamente modificate, pone oggi delicati problemi di coesistenza e di interessi non facilmente conciliabili la cui sintesi deve anche consentire la salvaguardia delle risorse genetiche agricole.

Queste possono infatti tornare utili sia per la costituzione delle variet del futuro che per promuovere, nell'immediato, prodotti tipici magari tutelati da marchi. L'introduzione delle biotecnologie nel settore agricolo, con la costituzione di variet geneticamente modificate, ha creato nuovi scenari e introdotto problematiche in precedenza sconosciute al mondo agricolo (Commissione Europea 2002-2003-2004). La raccomandazione della commissione UE del 23 luglio 2003 afferma che "nell'Unione Europea non deve essere esclusa alcuna forma di agricoltura, convenzionale, biologica o che si avvale di OGM" e che "la capacit di mantenere filiere di produzione agricola separate costituisce un presupposto indispensabile per poter offrire un'ampia scelta ai consumatori. Alla luce delle affermazioni citate appare indispensabile individuare e definire linee di riferimento alle quali attenersi per assicurare che le diverse produzioni rispondano alle attese dell'utilizzatore. La produzione di sementi "NO-OGM" comporta la definizione di linee guida su cui basare i disciplinari di produzione delle singole specie. Tali linee guida non pregiudicano quanto previsto dalle disposizioni comunitarie e nazionali sulla produzione e commercializzazione delle sementi e sulla coesistenza fra colture transgeniche,

convenzionali e biologiche.

DISPOSIZIONI COMUNITARIE E NAZIONALI IN MATERIA DI COLTIVAZIONE DI PRODOTTI SEMENTIERI GENETICAMENTE MODIFICATI E DI COESISTENZA - Decreto Legislativo 24 aprile 2001, n 212: attuazione delle direttive 98/95/CE e 98/96/CE concernenti la commercializzazione dei prodotti sementieri, il catalogo comune delle variet delle specie di piante agricole e relativi controlli (pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana del 8/6/01 n 131) - Raccomandazione della Commissione del 23 luglio 2003 recante orientamenti per lo sviluppo di strategie nazionali e migliori pratiche per garantire la coesistenza tra colture transgeniche, convenzionali e biologiche (pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale dell'Unione europea del 29/7/03 n L 189) - Legge 28 gennaio 2005 n 5: conversione in legge, con modificazioni, del decreto - legge 22 novembre 2004 n 279 recante disposizioni urgenti per assicurare la coesistenza tra le forme di agricoltura transgenica, convenzionale e biologica (pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana del 28/1/05 n 22) - Sentenza della Corte Costituzionale n 116 dell'anno 2006 - Circolare n 0269 del Ministero delle Politiche Agricole e Forestali - Dipartimento delle Filiere Agricole ed Agroalimentari del 31/3/06: "Decreto legge 279/2004, convertito con modificazioni in legge 5/2005 - Sentenza Corte Costituzionale n 116/2006 - Coesistenza Moratoria semina OGM" Decreto 19 gennaio 2005: prescrizioni per la valutazione del rischio per l'agrobiodiversit, i sistemi agrari e la filiera agroalimentare, relativamente alle attivit di rilascio deliberato nell'ambiente di OGM per qualsiasi fine diverso dall'immissione sul mercato (pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana del 29/3/05 n 72)

Nella filiera sementiera interviene una pluralit di soggetti: i costitutori di variet, agricoltori-moltiplicatori, produttori di sementi, commercianti, agricoltori utilizzatori. La qualifica di costitutori di variet, secondo l'articolo 9 della legge 1096/71, spetta al titolare del brevetto relativo a una particolare variet o a chi abbia avuto il riconoscimento della qualifica medesima dal Ministero dell'Agricoltura e Foreste. Questa parte della legge non sembra sia mai stata applicata per cui costitutore colui che ha realmente ottenuto una variet, pur senza avere un riconoscimento ufficiale del titolo.

Il produttore di sementi, secondo l'articolo 1 della legge 1096/71, un soggetto che ha chiesto e ottenuto una apposita licenza per operare in uno stabilimento sementiero tutte le operazioni che vanno dalla ricezione del seme in natura alla distribuzione del seme opportunamente condizionato e confezionato. Il seme in natura viene prodotto dagli agricoltori moltiplicatori che sono figure definite dal Decreto Legislativo 212/2001. Un passaggio necessario per la commercializzazione del seme di una particolare variet l'iscrizione della medesima nel Registro Nazionale delle Variet che pu essere chiesta anche da un soggetto diverso dal costitutore; nel Registro viene annotato il soggetto che ha iscritto la variet e che si assunto l'onere della sua conservazione in purezza. La responsabilit della conservazione in purezza, o, detto in altri termini, della selezione conservatrice, pu ricadere pertanto su una pluralit di soggetti, anche di paesi differenti. Dagli atti ufficiali non risulta pertanto chi sia il costitutore delle variet commercializzate.
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questo un punto che sembra importante da chiarire. La costituzione varietale appare il punto pi debole della filiera sementiera italiana e questo anche per i cereali a paglia per i quali il nostro Paese ha avuto nella prima met del secolo scorso un primato assoluto a livello mondiale. I dati sulla certificazione delle sementi prodotte oggi in Italia forniti dall'ENSE dimostrano che tra le dieci variet di frumento tenero pi diffuse nel Paese ve ne sono cinque costituite all'estero e ve ne una

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anche tra le prime dieci variet di frumento duro che sempre stata la coltura italiana per eccellenza. Il numero delle variet straniere presenti tra le prime dieci molto vario: non ve ne sono per il riso e l'erba medica mentre sono la totalit o prevalenti per mais, patata, orzo, sorgo, soia e girasole. Le variet iscritte nel Registro nazionale sono molto numerose, ma molte, pi della met per i frumenti tenero e duro, sono quelle non interessate alla moltiplicazione. Per il frumento tenero si contano nel registro comune europeo 1295 variet; in Italia se ne moltiplicano, su una superficie di almeno 100 ettari, una trentina. Negli ultimi anni il Registro italiano si trova in una fase di stanca; le variet per le quali viene richiesta l'iscrizione sono poche rispetto a quello che si verifica per i Registri stranieri. Nel 2005/2006 a fronte di trenta variet di frumento in corso di iscrizione in Italia ve ne erano pi di cento sia in Gran Bretagna che in Francia. Le variet in corso di iscrizione in Italia erano inoltre, in prevalenza, costituite all'estero.

Il Protocollo sulla Biosicurezza di Cartagena Dopo cinque anni di trattative, il 29 gennaio 2000 i governi di 130 Paesi hanno accettato di sottoscrivere, sulla nell'ambito un della accordo

Convenzione

internazionale

Biodiversit,

vincolante per proteggere la biodiversit a livello planetario dai rischi derivanti dal commercio internazionale di OGM: il Protocollo di Cartagena sulla Biosicurezza.

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L'Italia, insieme ad altri 65 Paesi, ha gi sottoscritto il Protocollo sulla Biosicurezza. Il protocollo regolamenta i movimenti transfrontalieri e in sostanza impegna le parti contraenti sui seguenti punti : - acquisire il consenso informato e preventivo del Paese nel quale saranno importati organismi transgenici; effettuare l'analisi e la valutazione del rischio relativo

all'emissione nell'ambiente di tali OGM (attenendosi al principio di precauzione); - adottare misure idonee di gestione del rischio e di controllo dei rischi accidentali di contaminazione durante il trasporto; - effettuare un'adeguata etichettatura dei prodotti. Il protocollo di Cartagena garantisce una procedura di informazione preventiva per l'esportazione di OGM che consente al Paese importatore di valutare le informazioni fornite (definite negli allegati al Protocollo) e di accettare o rifiutare l'introduzione nel proprio ambiente degli OGM (o di accettarne l'importazione stabilendo opportune restrizioni e condizioni). Il Protocollo prevede una procedura specifica per gli OGM destinati a costituire alimenti per l'uomo e mangimi. Lacune di natura scientifica, derivanti da insufficienti informazioni e conoscenze riguardo a possibili effetti dannosi, non dovranno comunque impedire alle Parti di adottare misure restrittive per limitare o prevenire eventuali rischi (nel rispetto del principio di precauzione). Gli OGM destinati alla produzione di alimenti per il consumo umano

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0 di mangimi per animali dovranno essere chiaramente identificati ed etichettati come prodotti che "possono contenere" OGM. Le Parti dovranno cooperare per lo sviluppo delle risorse umane e delle capacit di gestione della biosicurezza nei Paesi in via di sviluppo La Conferenza della Parti dovr inoltre elaborare norme internazionali nel campo della responsabilit e del risarcimento del danno (assicurazioni, fideiussioni) per i casi di incidenti e danni derivanti dal trasporto di OGM. Nel mese di dicembre 2000, a Montpellier (Francia), si tenuta la Ia Conferenza del comitato Intergovernativo per il Protocollo di Cartagena (ICCP) durante la quale si discusso, fra l'altro, della costituzione della Biosafety Clearing House (BCH), meccanismo fondamentale che dovr garantire lo scambio di informazioni sugli OGM oggetto di commercio internazionale. La fase pilota di questo meccanismo sar realizzata dall'OCSE e dall'International Centre for Genetic Engineering of Biotechnology di Trieste (ICGEB), istituto afferente alle Nazioni Unite cui aderiscono, oltre l'Italia, altri 61 Paesi. 1 lavori dell'ICCP si sono conclusi con l'accordo per l'avvio immediato della fase pilota per la costituzione di una BCH funzionale e accessibile via internet (individuando anche alternative all'uso dei sistemi elettronici) e con l'accordo sulla definizione dei primi elementi necessari per la sua realizzazione: - versatilit e facilit di accesso e di comprensione; - efficacia rispetto all'applicazione delle previsioni del Protocollo;

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- presenza in via prioritaria di informazioni, atte a facilitare i processi decisionali, informazioni relative a quanto previsto

nell'art.11 (procedure relative al consumo ed al trattamento di prodotti ad uso alimentare umano o animale) e un gruppo di esperti. Il gruppo di esperti, nominato dai governi nazionali, dovr procedere autonomamente e su richiesta delle parti ad effettuare valutazioni di rischio, divulgare le informazioni e fornire collaborazione alle strutture nazionali per rafforzarne le capacit istituzionali. In particolare, l'attivit del gruppo dovr essere orientata a soddisfare le necessit dei Paesi in via di sviluppo e dei Paesi con economie in transizione per la messa a punto di protocolli, linee guida e metodologie standardizzate per la sicurezza nella

manipolazione, nel trasporto e nell'uso degli OGM.

Regolamento CEE 2092/91


(metodo di produzione biologico di prodotti agricoli alla indicazione di tale metodo sui prodotti agricoli e sulle derrate alimentari)

Da

diversi

anni l'Unione

Europea rivolge, una

attenzione

particolare, con un concreto sistema di aiuti, a tutte quelle iniziative che l'operatore agricolo pu assumere per rendere meno intensivo lo sfruttamento dei terreni, anche attraverso lo svolgimento di attivit alternative a quelle della produzione. Sotto la diversa ottica della qualit dei prodotti, prima la Comunit e poi l'Unione ha affrontato, pi in particolare, il tema della produzione ottenuta con metodi biologici, riconoscendone

l'importanza commerciale data la crescente richiesta di prodotti ottenuti con tali metodi.

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Il regolamento disciplina tre specifici aspetti: la produzione, il controllo e l'etichettatura di tali prodotti. Sotto il primo profilo, il prodotto si caratterizza come biologico, quando stato coltivato limitando fortemente l'uso di fertilizzanti, antiparassitari e prodotti chimici di sintesi, secondo le condizioni previste dall'Allegato I del regolamento in questione. Stabilisce che il periodo di conversione per la produzione di un appezzamento deve essere di almeno due anni prima della semina o, nel caso di pascoli, di almeno due anni prima della loro utilizzazione come alimenti per animali ottenuti dall'agricoltura biologica. La durata di questo periodo fissata tenendo conto, che la decomposizione di un fitofarmaco, dovrebbe essere garantita, lasciandone un livello insignificante di residui nel suolo. Considerando che il loro utilizzo non abbia prodotto effetti inaccettabili per l'ambiente e non abbia contribuito a contaminarlo. Riguardo i fitosanitari e pi in particolare gli antiparassitari permesso l'utilizzo di olii vegetali (olio di menta, olio di pino,olio di carvi), di piretrine (estratte da Crysanthemum cinerariaefolium), di quassia (estratta da Quassia amara ), di rotenone (estratto da Derris spp., Loncho carpus spp Therhosia spp. ). Tra i microorganismi per la lotta biologica sono utilizzabili il Bacillus thuringensis, il Granulosis virus ed altri. Sostanze di uso tradizionale nell'agricoltura biologica sono: il rame (idrossido di rame, ossicloruro di rame, solfato di rame, ossido

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rameoso nella quantit massima di 6 Kg per ettaro), lo zolfo calcico, l'olio di paraffina ed alcuni altri. La lotta contro i parassiti, le malattie e le piante infestanti si impernia sulla scelta di specie di variet adeguate, con programmi di rotazione appropriati, con coltivazione meccanica e

dell'eliminazione delle malerbe mediante bruciatura. Importanti sono gli interventi favorevoli alla protezione dei nemici naturali dei parassiti come siepi, posti per la nidificazione e la diffusione dei predatori. Viene regolamentata anche la concimazione organica e

l'ammendamento; Il letame per esempio deve provenire da allevamenti di tipo estensivo e biologico. Quanto all'etichettatura, essa deve garantire la necessaria

trasparenza e affidabilit dei prodotti agli occhi dei consumatori, il riferimento al metodo di produzione ammissibile per i prodotti vegetali non trasformati. Le indicazioni fornite devono evidenziare che si tratta di un metodo di produzione biologico,che il prodotto stato ottenuto in conformit con la disciplina comunitaria di tale metodo, dettata dal medesimo regolamento. In oltre si deve attestare che il prodotto stato ottenuto o importato da un operatore assoggettato alle misure di controllo previste. Gli operatori interessati devono pertanto assoggettare la loro azienda a rigorosi controlli e ad eventuali sanzioni. La funzione di controllo, che pu essere affidata ad organismi privati riconosciuti,consiste nella verifica dell'osservanza dei

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requisiti minimi e delle misure precauzionali minuziosamente descritti nell'Allegato III.

Politica economica nel settore delle sementi foraggere La produzione italiana di sementi di foraggere vede distinguersi principalmente in due importanti settori, appunto quello dell'erba medica e quello dei trifogli mediterranei. Il settore dell'erba medica caratteristico della pianura padana ed strettamente collegato ad importanti prodotti tipici, quali ad esempio il parmigiano-reggiano. Il settore dei trifogli mediterranei (trifoglio alessandrino, trifoglio incarnato e trifoglio persico) ha visto negli ultimi anni aumentare fortemente la produzione, tanto che l'Italia oggi in grado di soddisfare larga parte dei fabbisogni dei paesi europei.

La forte preoccupazione delle aziende sementiere che con il disaccoppiamento dell'aiuto, oltre ad una contrazione della

produzione, le sementi ottenute non vengano poi sottoposte a certificazione ufficiale causa la mancanza dell'incentivo dell'aiuto. In tal modo si svilupperebbe un mercato fortemente irregolare, non facilmente controllabile, in cui il seme certificato e di qualit, appartenente a variet migliorate, troverebbe poco spazio. Se il contributo venisse disaccoppiato, gran parte della produzione di semente foraggera si sposterebbe subito verso paesi pi competitivi (Australia, Stati Uniti ed Egitto) ed assisteremmo ad un progressivo deterioramento della qualit della produzione sementiera, pure in questo caso spinta verso produzioni di risulta non certificate.

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Il mantenimento del contributo legato alla produzione determinante per mantenere competitive anche queste produzioni sementiere nei confronti di altre colture quali in particolare i cereali ed il favino. L'ENSE (Ente Nazionale Sementi Elette) riporta che le ditte che selezionano o ricartellinano erba medica, (dati relativi al biennio 2003-2004), sono 57 con una riduzione rispetto al biennio 19992000, di nove unit. L'erba medica risulta essere al primo posto tra le specie di leguminose oggetto di cartellinatura. Gi dai primi anni '70, l'attivit di produzione di semente di specie foraggere, sostenuta da aiuti comunitari col fine di compensare gli agricoltori comunitari dei maggiori costi rispetto ai paesi terzi e quindi per garantire una minima produzione interna di qualit, evitando i rischi di instabilit dei mercati e delle produzioni internazionali. Una volta prodotte, le sementi foraggere hanno una sola

destinazione, la semina, non avendo la possibilit alternativa di un utilizzo alimentare. Le foraggere, sono si la base fondamentale dell'alimentazione zootecnica e quindi delle relative filiere produttive, ma costituiscono anche importanti elementi per la salvaguardia ed il miglioramento dell'ambiente (limitazione erosioni, contenimento nitrati ecc.). Inoltre, l'impiego di sementi certificate permette di: portare avanti una concreta ed incisiva politica di qualit; sostenere indirettamente la ricerca ed il progresso varietale in quel determinato settore, elementi non trascurabili per tutelare

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la produttivit e valorizzare ulteriormente la qualit ed il legame territoriale delle produzioni; salvaguardare la professionalit e le strutture non solo delle aziende sementiere, ma anche degli agricoltori moltiplicatori, cos come di mantenere a coltura importanti superfici destinate alla produzione del seme certificato; assicurare la tracciabilit/rintracciabilit delle produzioni, che non pu che avere origine dall'uso di sementi certificate. La debolezza del sistema italiano sulla costituzione varietale ha

determinato ripercussioni negative di carattere economico per le royalties che devono essere pagate sulle variet di origine straniera e per la mancata redditivit delle risorse che vengono impegnate nei settori della genetica e della genetica agraria che solo nella costituzione varietale e nella vendita delle sementi trovano naturale valorizzazione. Senza contare che in mancanza di innovazione tecnologica in un settore strategico per l'agricoltura si creer una pericolosa

dipendenza per il seme di colture tradizionali o comunque importanti per il nostro Paese. Accanto a finanziamenti importanti per le ricerche di genetica e di genetica agraria sono necessari interventi mirati a creare lo sviluppo varietale e la produzione delle relative sementi, nei quali

l'innovazione tecnologica si esprime. Le strutture private idonee a sviluppare questi discorsi sono pochissime e le strutture pubbliche in Italia come nel mondo non hanno stimoli sufficienti a operare in questo settore perch i ricercatori, soprattutto giovani, sono attratti

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pi dalla ricerca biotecnologia in laboratorio che dalla ricerca pi vicina all'applicazione da condurre in campo. La foraggicoltura in Italia ha subito una riduzione delle superfici principalmente dovuta alla crisi dei prezzi di latte e carne con sostanziale riduzione dei capi, bovini e in particolare ovini. Solo negli ultimi mesi stiamo assistendo finalmente ad un incremento dei prezzi del latte, che per non si ancora tradotto in un aumento delle superfici investite a foraggere, nonostante il costo dei mangimi e delle materie prime abbiano intanto raggiunto livelli record. I sistemi di allevamento sono radicalmente cambiati e

nell'alimentazione del bestiame l'utilizzo dei foraggi secchi e verdi aziendali stato relegato alla mera funzione ruminante dell'animale, a favore dell'impiego di concentrati e di insilato di mais a pi alto valore energetico. C' da chiedersi a questo proposito se mai si torner in Italia ad una zootecnia in cui il bestiame si nutra principalmente di erba e di fieno !

Ruolo agronomico e ambientale delle leguminose (Cosentino et al. 2003) Le leguminosa foraggere in relazione all'esigenza di muoversi verso un'agricoltura sostenibile, sono divenute oggetto di un rinnovato interesse agronomico, sorretto anche da una valenza ambientale. La loro importanza in relazione a:

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significato bioenergetico dell'azotofissazione, che limitando l'uso dei concimi azotati di sintesi, si traduce in una riduzione di energia immessa nell'agroecosistema;

possibilit di ricostituire la fertilit attraverso l'apporto delle leguminose nell'avvicendamento colturale;

limitare il rilascio di azoto nell'ambiente, contenere i fenomeni erosivi, controllare l'acidificazione dei suoli e la disponibilit del fosforo;

ridurre gli input energetici per il controllo delle piante infestanti e dei parassiti;

agevolare la degradazione degli erbicidi e pesticidi.

Sistemi di raccolta della semente di Medicago polimorpha L.. (Sulas et al. 2001) Il problema della raccolta e della pulizia della semente di mediche annuali, ha ispirato e stimolato, l'inventiva dei produttori sementieri in diverse parti del mondo. In Australia sono state messe a punto diverse tecniche per la raccolta delle mediche annuali, molte rimaste a livello di prototipo sia per inconvenienti di tipo tecnico sia per i costi di produzione troppo elevati. Un primo metodo di raccolta prevedeva l'accumulo dei legumi effettuato da operai con l'ausilio di scope comuni o di scope rotanti e successivamente il materiale accumulato veniva riversato, sempre manualmente, sulla trebbiatrice. L'elevato costo della manodopera ha determinato il rapido accantonamento di questa metodologia di raccolta a favore di un

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dispositivo di raccolta costituito da 32 rulli cilindrici rivestiti in pelle di pecora con la lana sul lato esterno, ("Sheepskin roller"), sfruttando la capacit tipica dei legumi spinosi di aderire al vello degli ovini. Questa caratteristica delle specie di M. polimorpha L. "longispina", se da una parte consente la disseminazione, dall'altra rappresenta un serio inconveniente per il deprezzamento della lana di razze pregiate. Per migliorare l'efficienza della raccolta, i rulli sono posizionati a gruppi, in modo che rotolino sullo stesso legume. Successivamente, i legumi vengono staccati da un pettine e convogliati ad una unit di pulizia e trebbiatura derivata da una mietitrebbiatrice di cereali. Questa macchina non ha avuto successo a causa del notevole ingombro e conseguente difficolt di trasporto, complessit del sistema di convogliamento dei legumi ma pi in particolare a causa dei nuovi criteri di selezione sulle specie annue di mediche, con la costituzione di variet senza spine allo scopo di non deprezzare la lana delle pecore merinos, aspetto questo meno importante nei paesi del bacino del mediterraneo. Agli inizi degli anni '50 sempre in Australia, stata sviluppata in questo modo, una macchina a flusso d'aria "Blower machines" costituita da un grosso ventilatore azionato dal motore e dalla presa di potenza della trattrice, in grado di convogliare i legumi su un piano inclinato e da questo spinti meccanicamente e per aspirazione verso l'organo trebbiante. Questo sistema aveva l'inconveniente di produrre molta polvere che portava a frequenti blocchi sulla catena di trasmissione, e quello della rottura dei ventilatori a causa della notevole velocit.

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Altro tipo di macchina sviluppata dall'ingegno dei produttori sementieri australiani prevedeva un sistema di raccolta a spazzole rotanti "Brush pickup machines" (Schema 2). Le spazzole rotanti allo scopo di concentrare i legumi in un punto dove opera un sistema di sollevamento, sono disposte con una certa angolazione rispetto alla direzione di lavoro. Pi recente, e a tutt'oggi l'unica macchina disponibile per la raccolta di seme di leguminose annue, l'aspiratrebbiatrice australiana (Schema 1). Questa, consente di effettuare le operazioni di raccolta e trebbiatura in un'unica operazione ma la sua efficienza dipende dalle operazioni di lavorazione e sistemazione del terreno. L'insieme delle operazioni di raccolta tuttavia, determina in particolare negli ambienti australiani, condizioni favorevoli all'instaurarsi di

fenomeni di erosione eolica, con risvolti ambientali negativi (Nutt e Loi, 1999). In Siria, a partire dagli anni 90', in alternativa all'aspiratrebbiatrice australiana, a causa del suo elevato costo per le condizioni dei paesi in via di sviluppo WANA (West Asia North Africa) caratterizzate peraltro da aziende di piccole dimensioni, stata messa a punto una macchina cosiddetta agevolatrice (Schema 3). Essa stata destinata dall'ICARDA (International Centre for Agricultural Research in the Dry Areas di Aleppo), essenzialmente alla raccolta della Medicago rigidula e di altre mediche annuali. In questi ambienti, la diffusione della coltura da seme di mediche annuali, aveva lo scopo di introdurre il sistema del Ley Farming australiano (rotazione cereale-

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mediche annuali o trifogli, adottata nelle zone cerealicole australiane allo scopo di fornire azoto al frumento). Questa macchina viene spinta a mano dall'operatore attraverso delle stegole montate posteriormente. Il numero di esemplari ridotto e particolare la destinazione pensate per un'utenza femminile cui sono demandati i lavori agricoli pi gravosi. I legumi vengono convogliati attraverso un sistema di spazzole all'interno di un serbatoio posto sulla macchina ed il cantiere di raccolta, si completa con delle macchine a punto fisso per la pulizia dei legumi e loro trebbiatura.

Schema 2 Bagshaw

-Funzionamento

dell'aspira-trabbiatrice

Horvood

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Schema 1 - Tipologie di pickup di raccolta col sistema delle spazzole rotanti

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Schema 3 - Spazzola-raccoglitrice dell'ICARDA

OBIETTIVI Le leguminose costituiscono una risorsa vegetale per la sostenibilit degli agroecosistemi in quanto veri e propri sistemi biologici in grado di fissare l'azoto atmosferico e trasferirlo nel suolo. La semplificazione colturale caratterizzata dalla monocoltura

cerealicola adottata negli ultimi decenni nei sistemi agricoli italiani, ha determinato una serie di problemi agronomici che in taluni ambienti, sottoposti oggi a vincoli dai piani di sviluppo rurale regionali con l'introduzione delle "zone vulnerabili", rappresentano una seria minaccia all'esercizio dell'agricoltura. Pertanto in relazione alla necessit di muoversi verso un'agricoltura sostenibile, le specie di questa famiglia sono diventate oggetto di un rinnovato interesse agronomico, sorretto da una valenza ambientale sempre pi percepita.

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Diverse leguminose annuali da pascolo, originarie del Bacino del Mediterraneo, sono state naturalizzate e diffuse in vasti areali di Australia, Sud Africa, Medio Oriente, U.S.A., Sud America, etc., tutti caratterizzati da clima mediterraneo con inverni piovosi ed estati secche e calde, dove sono divenute col tempo elemento integrante di sistemi colturali le cui caratteristiche ecologiche, ruoli peculiari e funzioni sono riassunte da Tivoli et al. (2006). Viceversa, negli ambienti di origine, dove queste specie sono ampiamente diffuse allo stato spontaneo la loro introduzione in coltura per impieghi produttivi o extraproduttivi invece una pratica recente, ma non esistono colture specializzate per la produzione di seme. Infatti, la carenza di informazioni e di risultanze sperimentali sulle tecniche agronomiche per la produzione di seme e sulle tecniche di raccolta meccanica hanno impedito, di fatto, una piena

valorizzazione in loco del ricco germoplasma disponibile, ancora non del tutto esplorato. La valorizzazione di molte specie native passa attraverso l'avvio di sperimentazioni che consentano di mettere a punto le tecniche di produzione, focalizzando l'attenzione sulle tecniche di raccolta meccanica con la messa a punto, con approccio multidisciplinare, di un cantiere di raccolta (Sulas et al., 2001). Inoltre, nuove variet sono state introdotte nei paesi del bacino del mediterraneo e nel sud-Australia e oltre all'uso tradizionale sono usate per scopi alternativi come per esempio nelle fasce parafuoco, nei sistemi silvopastorali, nell'agricoltura biologica, come cover

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crops nei sistemi colturali con frutteti e vigneti ed anche per usi farmaceutici e medicinali. La presente tesi ha avuto come obiettivo la messa a punto di tecniche di raccolta del seme M. polimorpha L., alternative rispetto all'uso della macchina aspiratrice australiana per migliorare l'efficienza della raccolta meccanica di seme di Medicago polymorpha L. coltivata col metodo biologico e di valutare le potenzialit produttive di seme.

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MATERIALI e METODI Caratteristiche botaniche di Medicago polymorpha L. Secondo Heyn (1963) possono essere distinte tre diverse variet botaniche di Medicago polymorpha L. (2n=2x=14): brevispina con un legumi senza spine e tubercolati,; polimorpha con legumi spinescenti formati da 4-5 spire ed un diametro di 5-8 mm; vulgaris, con legumi spinescenti, formati da 1,5-3,5 spire ed un diametrodi 3-4 mm. La Medicago polimorpha L. come per tutte le altre mediche annuali una specie autogama. Ha una radice fittonante, con alcune ramificazioni secondarie molto sottili; presenta, considerando che si tratta di una specie annuale, un buon sviluppo in lunghezza. Come per tutte le altre leguminose la sua radice viene infettata da colonie di batteri azoto fissatori ed in particolare da Rhizobium meliloti L. che forma numerosi noduli di diametro di 2-3 mm. La maggior concentrazione di noduli si ha subito sotto il colletto; altri noduli si formano sui vari capillizi radicali sempre negli strati superficiali in funzione al tipo di terreno. Tali microrganismi, presenti nella rizosfera, o immessi artificialmente con specifico inoculo infettano le plantule e rimangono attivi fino alla fine della fioritura della leguminosa. Gli steli sono glabri hanno un portamento eretto o semieretto, e sono leggermente solcati.

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Le stipole sono laciniate, le foglie trifogliate, composte da foglioline quasi pigmentate, ma che possono presentare delle striature di colore chiaro. Queste sono obavate spesso sfrangiate all'apice con la nervatura centrale che si prolunga terminalmente in un sottilissimo dente; la parte superiore sempre glabra, quella inferiore pu presentare una rada peluria. Le dimensioni delle foglioline sono in genere 11 -20 x 10-20. Il frutto un legume glabro ed indeiscente, alla maturazione da verde passa alla colorazione bruno-scura o nera. La forma discoidale, cilindrico-allungata o conico-cilindrica; composto da spire in numero di 1,5-7 a seconda delle variet botaniche non eccessivamente unite fra di loro. I semi contenuti in numero di 1 -2 per spira, sono di colore variabile dal giallo chiaro fino al marrone. Il peso di 1000 semi generalmente tra 2,2 e 5,8 g.

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Importanza della scelta delle mediche annuali

(Porqueddu et al. 1996)

Le mediche annuali ed in particolare la medica polimorfa, sono usate principalmente come specie da pascolo. Per la loro persistenza fondamentale una gestione razionale ed oculata, del cotico, soprattutto durante l'anno d'impianto. La tecnica consiste in un inizio delle utilizzazioni intorno alle 5-6 settimane successive all'emergenza delle plantule e sospendendole nella fase di fioritura in modo da non influire negativamente sulla produzione di seme. Alla maturazione i legumi "crodati" dalla pianta possono essere consumati dall'animale durante il periodo estivo, rappresentando una importante fonte proteica, evitando comunque un'eccessiva

asportazione. I migliori risultati si ottengono quando, seminata in purezza, pascolata per poche ore al giorno per evitare il calpestio.

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Alternativa all'utilizzazione per migliorare i pascoli mediante infittimento, rappresentata dalla sua introduzione nella rotazione con cereali. Questa tecnica importante e diffusa in terreni particolarmente poveri in sostanza organica, per migliorare la loro fertilit, chiamata in Australia Ley Farming System (Robson, 1990). La rotazione possibile grazie alla buona produttivit di seme e all'elevata percentuale di semi duri della specie che consentono di superare la fase in cui si coltiva il cereale e di ottenere un buon pascolo. La minima lavorazione con interramento superficiale della semente agevola la sua germinazione dopo la fase del cereale. Pu essere inoltre essere convenientemente utilizzata come cover crops in frutteti e vigneti o come coltura pacciamante.

Attivit di ricerca in campo e disegno sperimentale La prova stata condotta nel biennio 2005-2007, presso l'azienda sperimentale della Facolt di Agraria di Sassari "Ottava", alla quota di 80 m s.l.m., con precipitazioni medie annue 547 mm, temperatura media annua 16,2 C, su suolo sabbioso-limoso di origine calcarea. A fine estate del 2005 e del 2006 su due campi della superficie ciascuno di circa 5000 m sono state effettuate la trinciatura dei residui colturali, ripetute lavorazioni superficiali per il controllo della flora infestante e la concimazione fosfatica, alla dose di 90 kg ha-1 di P2O5 con prodotti ammessi di cui all'allegato II del REG. CEE 2092/91 e successive integrazioni. La semina di medica polimorfa "Anglona", la prima variet italiana di medica annuale (Porqueddu et al., 1998), alla dose di 15 Kg ha -1 ,

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con distanza tra le file di 16 cm, stata effettuata nella terza decade di ottobre di entrambe le annate. La medica polimorfa stata impiantata sia in purezza, sia in miscuglio con triticale, quest'ultimo alla dose di 60 kg ha-1 il primo anno e 100 kg ha-1 il secondo. La consociazione, infatti, stata attuata per contribuire a mantenere gli organi riproduttivi della medica sopra il livello del suolo, grazie al ruolo di "tutore" esercitato dai culmi del cereale, al fine di agevolarne la raccolta meccanica. E' stato adottato un disegno sperimentale a blocchi randomizzati con 4 replicazioni, dimensione parcellare 150 m . Ai primi di dicembre di entrambe le annate sono iniziati in rilievi di campo per valutare l'emergenza e l'insediamento della leguminosa e del triticale attraverso la conta del numero di plantule presenti su 8 file per parcella, su transetti ciascuno della lunghezza di 1 metro. Prima della raccolta sono stati effettuati rilievi, su 4 aree di saggio
2

per parcella, ciascuno di 0,125 m , per stimare la produzione di seme attesa. La raccolta stata effettuata nel mese di giugno in entrambe le annate, con l'impiego dei seguenti dispositivi a diverso grado di complessit: - Aspiratrebbiatrice australiana Horwood Bagshaw, trainata ed azionata dalla presa di potenza della trattrice e tuttora l'unica macchina specificatamente concepita per la raccolta di seme di diverse leguminose autoriseminanti sia mediterranee (Trifolium, Medicago, Ornithopus spp., etc.) che tropicali (Stylosanthes,

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Macroptilium spp.) in un'unica e continua operazione (Sulas et al., 2001). - Mietitrebbiatrice, marca Laverda modello A112, con barra di taglio di 4 metri. - Spazzolatrice con cassone, marca Intermac tipo ST 150/C, trainata ed azionata dalla presa di potenza della trattrice. - Mietitrebbiatrice, marca Laverda modello A112, allestita con testata di raccolta con tappeto rotante (Pick-up) marca Zafrani tipo 2FI 300, gi utilizzato con successo su trifoglio bianco (Re et al., 1996). In funzione del tipo di cotica, della macchina impiegata per la raccolta e delle operazioni necessarie, sia preliminari che successive alla raccolta vera e propria, sono risultati sette diversi cantieri di raccolta al primo anno e sei al secondo (Tabella 1). I tempi di lavoro sono stati valutati seguendo la metodologia C.I.O.S.T.A. (Comit International d'Organization Scientifique du Travail en Agriculture) e le raccomandazioni dell'Associazione Italiana di Ingegneria Agraria (Demald R., 2007). A partire dai tempi di lavoro, sono stati quantificati i costi per ettaro per l'insieme delle operazioni di raccolta, al netto della pulizia finale del seme comune a tutte le modalit a confronto, ipotizzando, per semplicit di calcolo, una raccolta effettuata interamente con mezzi a noleggio, i cui costi orari, differenziati per classe di potenza richiesta sono stati indicati da contoterzisti locali.

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Pick-up di raccolta montato su mietitrebbia convenzionale (tesi MTPK)

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RISULTATI e DISCUSSIONE Le precipitazioni complessive in entrambe le annate sono risultate pari a circa 500 mm, di poco inferiori alla media pluriennale, concentrate nei mesi autunnali e invernali nel 2005-2006 e nella stagione primaverile nella la seconda annata (Figurai).

Insignificanti le piogge fra fine marzo e maggio del primo anno (appena i2 mm), mentre al secondo anno le piogge primaverili sono risultate buone (circa i00 mm tra marzo e aprile).

Pluviometria 2005-2006

Pluviometria 2006-2007

Temperature 2005-2006

Temperature 2006-2007

Figura 1 - Ottava (SS) - Andamento termo-pluviometrico del biennio 2005-2007

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- Insediamento In entrambe le annate al rilievo di insediamento di dicembre sono state riscontrate mediamente 220 plantule m di medica polimorfa in purezza, mentre nella tesi consociata, la densit risultata ridotta del 10_15%. Durante il periodo invernale, sia della prima che della seconda annata, la medica polimorfa ha subito un sensibile diradamento che ne ha dimezzato la densit, una maggiore riduzione, circa il 70%, stata rilevata nella tesi consociata del secondo anno, a causa della maggiore densit del triticale. Nel primo anno la presenza di specie spontanee stata trascurabile in autunno_inverno, mentre a fine inverno_primavera sono state
_2

rilevate mediamente 100-150 piante m . Le specie spontanee maggiormente rappresentate sono risultate crisantemo, papavero, fumaria e poligonio. Il Chrysanthemum

coronarium, risultato l'infestante pi competitiva tanto da rendere necessario il suo controllo con sfalci di pulizia effettuati al di sopra della vegetazione della leguminosa. Anche al secondo anno l'infestazione, seppur meno accentuata rispetto al primo, stata controllata con sfalci di pulizia. - Produzione di seme attesa e sue componenti La produzione di seme ha risentito della distribuzione stagionale delle piogge; nella prima annata, nonostante la scarsit di precipitazioni primaverili abbia limitato la formazione e la maturazione del seme e tenuto conto dell'infestazione, la produzione

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di seme attesa pu considerarsi soddisfacente, mediamente 650 kg ha-1 pari a circa il 70% della produzione media in annate ottimali (Lelievre et al. 1995). Per le componenti della produzione, non sono state evidenziate differenze statisticamente significative nel numero di semi per legume e nel peso di 1000 semi, il solo numero di legumi m" risultato significativamente pi elevato nella tesi SPA rispetto alle tesi MT, ma il valore pi basso del numero di semi per legume ha limitato la produzione attesa a valori non significativamente diversi da quelli degli altri trattamenti (Tabella 2). Nella seconda annata le buone precipitazioni primaverili hanno favorito un elevato grado d'infestazione e prolungato la fase vegetativa della leguminosa a discapito di quella riproduttiva; la produzione attesa risultata sensibilmente ridotta rispetto alla prima annata. Buona parte della riduzione trova spiegazione nella minor fertilit dei legumi: 2,5 semi per legume contro i 3,9 della prima annata nella media di tutti i trattamenti (Tabella 3). La consociazione ha presentato numeri di legumi per m e di semi per legume

significativamente inferiori rispetto a quelli degli altri trattamenti; conseguentemente anche la produzione attesa risultata significativamente ridotta: 78 kg ha-1 contro circa 400 kg ha-1 nella media degli altri trattamenti.

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- Seme raccolto L'aspiratrebbiatura e la spazzolatura preceduta da falciatura sono risultate le tecniche significativamente pi efficienti in entrambe le annate (Tabelle 2-3, Figura 2) consentendo la raccolta di circa 600 kg ha-1 di seme pulito, rispettivamente il 90 e 75% della produzione attesa, nel 2006 e circa 280 kg ha-1, 93 e 61%, nella seconda. Buoni risultati sono stati conseguiti con la spazzolatura preceduta da mietitrebbiatura (MTS), con 365 kg ha-1 e 351 kg ha-1

rispettivamente nella prima e nella seconda annata; la maggiore efficienza della seconda annata, 90% contro 65%, pu essere spiegata con la maggiore capacit di ritenzione dei legumi della pianta per la prolungata attivit vegetativa primaverile. Nella prima annata, il cantiere che prevedeva la sola spazzolatura sulle piante in piedi, ha consentito di raccogliere solo un terzo del quantitativo di seme rispetto alle tesi in cui l'operazione di spazzolatura era preceduta dalla falciatura. Ci pu essere spiegato dalla resistenza esercitata dalla vegetazione in piedi. Inferiori sono risultate le quantit di seme pulito raccolte con la mietitrebbiatura, da sola o associata a sfalcio e andanatura, o con l'allestimento del pick-up nella seconda annata. Il quantitativo di seme raccolto con la mietitrebbiatrice risultato in valore assoluto quasi irrilevante, tranne che nella tesi in cui era stato applicato il pick-up (97 kg ha-1) per con un'efficienza del 27%. Ci trova spiegazione nella cascola naturale dalla pianta dei legumi maturi, accentuata dalle vibrazioni della macchina durante la raccolta che

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causavano la caduta di gran parte dei legumi al di sotto dell'altezza di taglio. D'altra parte nella prima annata, pur essendo le piante ormai a completa maturazione, a seguito del decorso meteorologico siccitoso, il verificarsi di un brusco abbassamento termico, con condizioni di elevata umidit dell'aria hanno costretto ad un rinvio della mietitrebbiatura di una settimana con ulteriore caduta di legumi al suolo. La consociazione, pur avendo contribuito a "sostenere" la vegetazione della leguminose, non ha potuto limitare

significativamente la caduta dei legumi dalla pianta.

- Vantaggi e svantaggi delle diverse modalit di raccolta Nell'ambito delle macchine confrontate, l'aspiratrebbiatrice

australiana richiede preventivamente lo sfalcio e l'andanatura della fitomassa ed penalizzata dalla limitata larghezza dell'organo aspirante (solo 120 cm) e dalla ridotta velocit di avanzamento, legata al fatto che tutto il materiale aspirato viene convogliato nella camera di trebbiatura (Tunks, 1987). Solo la mietitrebbiatrice pu essere utilizzata per effettuare la raccolta in un'unica operazione, senza essere costretti a operazioni preparatorie, e con una capacit operativa elevata derivante dalla larghezza della barra di taglio e dalla notevole velocit di avanzamento. Tuttavia, nella prova di cui si riferisce nella presente tesi, il cantiere che prevedeva l'uso della sola mietitrebbiatrice, ha presentato un'efficienza insignificante. I vantaggi della raccolta diretta rispetto a quella per aspirazione sono stati considerati cos importanti da stimolare, in Australia, un'attivit di selezione e di conseguente introduzione in coltura di leguminose

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di seconda generazione "leguminose alternative" (Loi et al., 2002) con portamento assurgente delle piante e, in particolare, degli organi riproduttivi, contemporaneit di maturazione del seme, persistenza e non deiscenza del legume sulla pianta a maturit. Ci consente di raccogliere il seme con mietitrebbiatrici tradizionali (Nutt e Loi, 1999), anche per prevenire ripercussioni negative sull'ambiente (erosione eolica) favorite dall'impiego, dell'aspiratrebbiatrice. sempre in Australia,

Tuttavia, bene rimarcare che anche

un'eccellente facilit di raccolta del seme di una data leguminosa da pascolo poco importante in assenza di un adeguato valore agronomico della stessa. A livello parcellare, la raccolta di seme di Medicago orbicularis stata sperimentata recentemente con mietitrebbiatrice in Italia (Rossini e Cereti, 2005) con risultati incoraggianti. La spazzolatrice pur consentendo una velocit di avanzamento superiore a quella dell'aspiratrebbiatrice effettua per la sola operazione di raccolta dei legumi che successivamente devono essere trebbiati a punto fisso, previa vagliatura per eliminare particelle di materiale inerte. Pertanto la maggiore velocit di raccolta dei legumi viene vanificata dalla successiva operazione di trebbiatura a punto fisso che rende complicata la sequenza di operazioni nell'ambito della stessa modalit di raccolta. Detta macchina era stata gi impiegata in cotiche naturali per la raccolta di seme di specie native da destinare a interventi di recupero ambientale (Sulas et al., 2006).

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- Aspetti economici della raccolta Una prima valutazione economica delle operazioni di raccolta del seme di medica polimorfa riguarda i tempi di lavoro delle macchine utilizzate (singole o combinate) per unit di superficie nei differenti cantieri di raccolta (Figura 3). Le ore-macchina richieste

complessivamente per la raccolta sono risultate elevate nelle modalit con l'aspiratrice australiana e in quelle con spazzolatrice, rispetto alle modalit con mietitrebbiatrice, il cui impiego richiede poco pi di un'ora per ettaro senza peraltro discostarsi da quanto avviene normalmente per i cereali autunno-vernini. Proprio questo divario dei tempi di lavoro, richiesto dalle tecniche che prevedono l'aspirazione e la spazzolatura rispetto alla

mietitrebbiatura tradizionale uno dei motivi che ha impedito e scoraggiato il diffondersi di colture da seme di leguminose annuali da pascolo come mediche annuali e trifoglio sotterraneo non solo in Italia, ma nel resto dell'Europa ed in America Latina. Inoltre, le caratteristiche delle nostre realt aziendali specie del meridione determinano un aumento del costo di esercizio di questa macchina, rendendo poco economica la sua adozione.

Strutturalmente infatti sono caratterizzate da polverizzazione e frammentazione aziendale che sommate alla oggettiva difficolt di reperire macchinari in loco, sono fattori che incidono

sfavorevolmente sui tempi morti delle operazioni di campo. L'andamento dei costi per ettaro segue quello delle ore di lavoro, seppure non linearmente, essendo questi differenziati per classi di potenze richieste nelle diverse operazioni.

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Le modalit di raccolta che hanno permesso di aggiungere maggiori rese di seme raccolto (al netto dei costi per la pulizia finale), sono anche quelle che hanno spuntato i costi, riferiti a ettaro, pi elevati. Ciononostante fra le due annate sono risultati pi bassi in ATA, SPF e MTS, rispettivamente con 0,61, 0,51 e 0,88 il primo anno e con 1,30, 1,05 e 0,91 il secondo, che rappresenta nello stesso ordine, il primo anno il 14, 12 e 20% e il secondo il 30, 24 e 21% del prezzo sul mercato nazionale del seme della variet "Anglona" di medica polimorfa, quando risulta disponibile.

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CONCLUSIONI L'aspiratrebbiatura e la spazzolatura preceduta da falciatura sono risultati i cantieri di raccolta pi efficienti dei legumi. La scarsa efficienza della sola mietitrebbiatura suggerisce di valutare in futuro anche diverse epoche di raccolta per cercare un compromesso tra grado di maturazione dei legumi e loro cascola dalla pianta, che nella presente tesi non stato possibile verificare con la raccolta a diverse epoche di maturazione dei legumi. L'adozione di un pick-up a tappeto, gi utilizzato con successo su trifoglio bianco, pur migliorando notevolmente l'efficienza alla raccolta, ha dato comunque risultati inferiori rispetto a ATA, SPF e MTS. I risultati conseguiti hanno evidenziato, inoltre, che la produzione di sementi di medica polimorfa in regime biologico pu garantire comunque rese soddisfacenti e comparabili a quelle conseguibili col metodo convenzionale; l'infestazione comunque risultata di difficile controllo. "Anglona" ha confermato le ottime capacit di adattamento e produttive anche con andamento stagionale poco favorevole; d'altra parte era stato gi evidenziato che proprio in annate caratterizzate da scarse precipitazioni primaverili

un'irrigazione di soccorso con volumi idrici modesti pu garantire produzioni ottimali di seme (Caredda et al., 2001). I costi di raccolta per ettaro dei cantieri pi efficienti sono risultati comunque relativamente elevati. Tuttavia una attivit di raccolta effettuata in paesi europei mediterranei pu rappresentare l'unica

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possibilit per moltiplicare e valorizzare variet locali, la cui produzione di seme all'estero non sempre garantita o auspicata. Infatti, l'approvvigionamento del seme di nuove variet di

leguminose annuali moltiplicate fuori dall'Italia risulta molto spesso aleatorio in quanto soggetto alle strategie produttive e commerciali operate all'estero. Per esempio "Anglona", in quanto variet botanica longispina, poco richiesta nel mercato interno australiano per il deprezzamento della lana, causato proprio dalla facilit con cui i legumi spinosi aderiscono al vello delle pecore Merinos. Pertanto, la presente ricerca ha consentito di valutare la fattibilit di nuovi cantieri di raccolta di seme di mediche annuali,

evidenziandone svantaggi e vantaggi. Ha fornito, inoltre, nuove informazioni non prima disponibili e ha rimarcato la necessit di ulteriore approfondimenti per migliorare l'efficienza sia tecnica sia economica dei cantieri di raccolta. Infine, i vantaggi derivanti dall'inserimento di leguminose per la produzione di seme in sistemi colturali e foraggero-zootecnici non si limitano al mero valore commerciale della produzione di seme o al fatto che la produzione di seme come attivit principale pu essere integrata dalle produzioni accessorie di foraggio e derivati. Infatti, basta ricordare i positivi effetti della coltivazione di leguminose sulla fertilit chimica, fisica e biologica del suolo, il valore economico dell'azotofissazione simbiotica in relazione ai continui e rilevanti aumenti dei prezzi dei fertilizzanti azotati di sintesi e le molteplici possibilit del loro impiego nell'agricoltura multifunzionale (Sulas, 2005).

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Per questi motivi, oltre al miglioramento e ottimizzazione delle tecniche di raccolta, sono auspicabili anche scelte politiche a favore del settore sementiero che in continua crescita nelle regioni del bacino del mediterraneo.

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Tabella 1 - Tipo di coltura, macchina utilizzata e operazioni pre e post-raccolta del seme. Cotica Dispositivo utilizzato Aspiratrebbiatrice australiana Mietitrebbiatrice Mietitrebbiatrice Mietitrebbiatrice Operazioni Pre-raccolta Sfalcioandanatura Sfalcioandanatura Operazioni Post-raccolta Pulizia Codice

Purezza

ATA

Purezza Consociazione Purezza

Pulizia Pulizia Pulizia

MTR MTC MTF*

Purezza

Mietitrebbiatrice + spazzolatrice Spazzolatrice Spazzolatrice Mietitrebbiatrice con pick-up

Trebbiatura+pulizia

MTS

Purezza Purezza Purezza

Sfalcio Sfalcioandanatura

Trebbiatura+pulizia Trebbiatura+pulizia Trebbiatura+pulizia

SPA* SPF MTPK**

* solo al primo anno; ** solo al secondo anno.

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Tabella 2 - Componenti la produzione di seme, produzione attesa e seme raccolto nelle varie tesi al I anno di sperimentazione

TESI

n legumi m-2

n semi legume-1

Peso 1000 rsemi g

Produzione attesa kg ha-1 680 a 650 a 690 a 558 a 558 a 558 a 750 a *

Seme raccolto kg ha-1

ATA SPA MTC MTR MTF MTS SPF P

4695 ab 5655 a 4144 b 3790 b 3790 b 3790 b 4820 ab *

4,0 a 3,0 b 4,3 a 3,8 a 3,8 a 3,8 a 4,3 a *

3,0 a 2,8 a 3,0 a 3,0 a 3,0 a 3,0 a 2,8 a n.s.

614 a 206 c 015 d 018 d 050 d 365 b 565 a **

Tabella 3 - Componenti la produzione di seme, produzione attesa e seme raccolto nelle varie tesi al secondo anno di sperimentazione. TESI n legumi m-2 n semi legume-1 Peso 1000 semi gr 2,9 a 3,1 a 2,9 a 2,9 a 3,1 a 2,9 a n.s. Produzione attesa kg ha-1 Seme raccolto kg ha-1

ATA MTC MTR MTPK SPF MTS P

4144 a 1372 b 4472 a 4767 a 5485 a 4472 a *

2,4 a 1,9 b 2,7 a 2,7 a 2,7 a 2,7 a *

309 a 78 b 386 a 363 a 440 a 386 a *

290 a 53 b 15 b 97 b 269 a 351 a **

Test Duncan. P (livello di probabilit statistica) n.s. = non significativo, * significativo per P< 0,05 ** significativo per P < 0,01

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Figura 2 - Efficienza alla raccolta nelle due annate


100% 90%
80%

70% 60% 50% 40% 30% 20%


10%

2005-2006 2006-2007

0%
ATA SPF MTS SPA MTF

MTR

MTC

MTPK

Fig. 3 - Costo della raccolta e ore macchina per ettaro


Cha"1

ATA

SPS

MTS

MTR

MTC

MTF

MTPK

SPA

2005-2006 ha-1 2006-2007 ha-1 a 2005-2006 ore ha-1 a 2006-2007 ore ha-1
U

K >

Figura 4 - Costo della raccolta per Kg di seme prodotto

Kg

4 3 2
1 0

ATA

SPS

MTS

MTR

Ih
MTC

MTF

MTPK

SPA

2005-2006 2006-2007
U

oo

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-RICERCA NEL DATABASE DEI REGISTRI DELLE VARIETA'


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