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Maurizio Bonanni

Torino 26 marzo 2007

UN CERO PER LUE LUnione Europea (Ue) ha unanima? Se lo chiedono in molti, in occasione di questi suoi primi 50 anni. Certo, come tutti i soggetti di mezza et, di ritocchi lUnione ne avrebbe un gran bisogno. Proviamo a vedere dove e come. Diciamo, ad esempio, che il suo giro vita quello classico delle taglie forti. Per capirlo, basta prendere la parte degli esorbitanti sussidi allagricoltura, che ci hanno visti protagonisti del fallimento del Doha Round per la riforma del Wto (World Trade Organisation), di quellOrganismo internazionale, cio, che fissa le regole del gioco dei commerci mondiali e lapertura ai mercati internazionali delle merci prodotte dai singoli Paesi aderenti. Sulla trattativa ha pesato il fatto che, Nazioni come la Francia, massimi beneficiari dei sussidi alla loro agricoltura nazionale, hanno seriamente minacciato di mettere in crisi le istituzioni europee, se fosse passato il testo pi liberista, proposto dagli Usa. Per capire ancora meglio come stiamo combinati, vale la pena di enunciare quelle quattro cose che fanno (vedi gli Stati Uniti) di un Continente una sola Nazione e che si sintetizzano cos: La Moneta; La Spada; La Bilancia; La Feluca. Sulla prima, ci siamo quasi. Nel senso che, tranne la vistosa eccezione del Regno Unito (che si tiene gelosamente stretta la sua Sterlina, grazie alla forza che le viene in materia di corsi elevati- dai giacimenti petroliferi del Mare del Nord), gli altri Paesi della zona euro hanno guadagnato notevole stabilit nei cambi ed un rapporto pari ad 1,25 con il dollaro che, teoricamente, ci rende meno care le materie prime ma, dallaltra, penalizza il nostro commercio con lestero, soprattutto verso larea nord-americana. Per, anche questo successo privo di unanima politica, in quanto la gestione comune della nuova moneta solo di tipo tecnico affidato, da un lato, alla Banca Centrale Europea per il controllo della massa monetaria e, dallaltro, al rigoroso rispetto dei parametri fissati dal Trattato di Maastrict. Quindi, poich molta parte delle politiche di bilancio e della spesa rimangono di esclusiva competenza nazionale, chi sfora dai parametri ha tutto da guadagnare, rispetto ai pi virtuosi, soprattutto quando, come nel caso di Francia, Germania ed Italia, a farlo sono i grandi Paesi storici dellUnione. Sulla seconda (la difesa comune) siamo fermi al fallimento della prima Comunit di difesa, affondata dal veto francese. Quindi, non avendo un bilancio comunitario degli armamenti, siamo condannati a rimanere tecnologicamente molto indietro, rispetto agli Stati Uniti, che beneficiano tra laltro- di notevoli ricadute positive sullindustria civile, loro derivanti dai risultati della ricerca avanzata sugli armamenti. La terza, che rappresenta il cos detto spazio giudiziario comune europeo, rimane unutopia: le differenze tra i sistemi penali ed i codici di procedura dei 27 Paesi membri sono tali che, o si riscrive un corpus normativo ex novo, tutti daccordo, o continueranno ad averla vinta le grandi organizzazioni criminali, che si muovono come pesci nellacqua allinterno delle giurisdizioni nazionali, individuando, sempre e comunque, lanello debole della catena. La quarta, infine, la pi importante e controversa, essendo rappresentata dallesigenza di avere una politica estera comune che ci consenta, tanto per capirci, di stare alla pari con Usa, Russia e Cina, quando si tratta di decidere sulle grandi questioni mondiali. Quindi, la recente dichiarazione di Berlino (tra laltro non sottoscritta dai Paesi membri) rappresenta soltanto lennesimo manifesto dellimpotenza di una comunit di mezzo miliardo di persone (benestanti!). Presto o tardi, lEuropa a due o pi velocit costituir una necessit, in quanto pi si spostano i confini comuni, maggiori sono le differenze tra membri vecchi e nuovi e le relative speranze di armonizzazione delle varie economie e dei sistemi giuridicoamministrativi si giocano, necessariamente, sui tempi lunghi.

Maurizio Bonanni

Torino 26 marzo 2007

A 50 anni dalla firma del Trattato di Roma ci sentiamo, forse, pi europei? Ma via, se non siamo nemmeno riusciti ad imporre una lingua comune, come si fa, poi, a comunicare i famosi valori comuni, sempre che ce ne siano?