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Partenza il 20/9/2009 · Ritorno il 5/10/2009


Viaggiatori: in coppia · Spesa: 3500

1. Tra Giordania e Siria


di Marco&Giuliana - pubblicato il 14/10/2009
Ciao a tutti.
Siamo rientrati da poco da un meraviglioso viaggio di 15 giorni tra Siria e Giordania.
Abbiamo deciso di affidarci alla Nawafir Travel & tours, della quale non possiamo che confermare la
professionalità, con cui abbiamo concordato l’itinerario e che ci ha messo a disposizione un’ auto con
driver e prenotato gli alberghi in regime di bed & breakfast. Per i pasti ci siamo sempre organizzati in
maniera autonoma, a volte in ristoranti o chioschi, a volte negli hotel.
Il viaggio ha compreso le principali attrattive dei due Paesi, purtroppo solo un’infarinatura che ci ha
lasciato la voglia di tornare.
Rispetto al racconto di altri viaggiatori, noi eravamo lì in periodo di alta stagione, il che ha comportato,
sia in Giordania che in Siria, la presenza quasi costante di molti turisti.
Non mi dilungherò in un diario di viaggio, ma vorrei dare qualche suggerimento.
Ovviamente sono tutte opinioni personali che possono essere condivise o meno
Questo il programma:
20/09 arrivo ad Amman.
21/09 Amman- Castelli del deserto. Pernottamento ad Amman, Ramada Hotel (lontano dal centro, ma con
3 – 4 JD di taxi si arriva nella zona del teatro romano. L’hotel è un 4 stelle utilizzato da diversi tour
operator anche italiani e quindi, spesso affollato, soprattutto a colazione quando si rischia l’effetto
“passaggio delle cavallette”. Non possiamo però dire di esserci trovati male.)
22/09Amman – Madaba –Monte Nebo - Betania– Mar Morto. Pernottamento Moevenpik Dead Sea Hotel
per due notti (l’unico cinque stelle del nostro giro: spettacolare, anche se carissimo, se confrontato con gli
altri. Il giorno dopo però era un giorno speciale e abbiamo voluto viziarci un po’: Lo rifaremmo.)
23/09 Mar Morto.
24/09Mar Morto –Kerak- Piccola Petra –Petra. Pernottamento a Wadi Musa per due notti, Hotel Amra
Palace (un tre stelle pulito e dignitoso che, probabilmente, ha visto tempi migliori, ma volevamo un
albergo all’interno della città di Wadi Musa e non ce ne siamo pentiti. Nell’insieme l’albergo è pulito ed
ha il vantaggio di avere una piscina ed un hammam al suo interno. Noi non ne abbiamo usufruito, ma può
essere piacevole dopo una giornata di visita a Petra!)
25/09 Petra
26/09 Petra - Wadi Rum. Pernottamento nel campo tendato Jabal Rum (ho letto che è il miglior campo
tendato del Wadi Rum: tende a due o più letti e bagni e docce in comune molto puliti)
27/09 Wadi Rum – Amman. Pernottamento al Ramada Hotel
28/09 Amman – Jerash – Bosra – Damasco. Pernottamento Dar Al Yasmin (ne avevamo letto male, ed
eravamo preoccupati, invece devo dire che è stato uno dei posti più piacevoli in cui siamo stati: è una
vecchia casa damascena restaurata molto bella, nel quartiere cristiano; la camera era splendida, il
personale molto gentile e la colazione buona. La nostra esperienza è stata decisamente positiva! Inoltre a
piedi si raggiungevano sia i suq che i monumenti principali)
29/09 Damasco – Palmyra. Pernottamento al Dedeman Palmyra (altro hotel molto bello, anche se non
caratteristico come quello della sera precedente, fuori dal villaggio ma con vista sulle rovine.)
30/09 Palmyra – Hama –Apamea – Aleppo. Pernottamento al Park Hotel per due notti(Buon albergo a tre
stelle- Camera piccola ma pulita. Bella la vista dal bar ristorante dell’ultimo piano)
01/10 Aleppo – San Simeone – Ain Dara –Aleppo
02/10 Aleppo – Crac Des Chevaliers – Maalula – Seidnaya – Damasco. Pernottamento in Al Shahbandar
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Palace per due notti (un’altra antica casa damascena restaurata molto bella, a poca distanza dal Dar Al
Yasmin; colazione spettacolare preparata sul momento.)

03/10 Damasco
04/10 Damasco – Amman Pernottamento all’Orchid Hotel (un tre stelle molto semplice e lontano dal
centro, ma pulito e che per una notte andava più che bene)
05/10 Amman – Italia
Ed ora, per la serie “ciò che ci avrebbe fatto comodo sapere prima”,qualche consiglio.
Maadaba: arrivando presto (noi eravamo lì poco dopo le 8 del mattino), si riescono ad evitare i grossi
gruppi: nella chiesa lo spazio è limitato e se si è in tanti si rischia di vedere poco. A poca distanza dalla
chiesa del mosaico c’è il cosiddetto Parco Archeologico: purtroppo quando ci siamo andati noi era chiuso,
ma pare valga la pena visitarlo.

Monte Nebo: Come sopra: i siti con i mosaici erano chiusi per lavori /restauri. Peccato! La vista è
comunque suggestiva.
Mar Morto: è un’esperienza davvero incredibile, per il nostro anniversario ci siamo concessi un hotel di
lusso ed è stato bellissimo, ma due notti sono state troppe, una era sufficiente. Valeva la pena, invece,
passare una notte in più a Petra. Il Moevenpick è bello, ma anche caro: il pranzo a buffet costa intorno ai
38 euro a persona. Peraltro si tratta di un buffet in cui si trova di tutto e di più. Anche a colazione. Se si
esce dagli alberghi non c’è nulla e la città più vicina non è proprio a portata di mano.
Kerak: bello davvero, ma consiglio di vederlo prima del Krak des Chevaliers perché quest’ultimo è
decisamente più affascinante e si rischia di restare delusi.
Petra. Un giorno non basta! Noi siamo entrati alle sette e usciti (sfiniti per il caldo ed il cammino) intorno
alle 4 e mezza, ma ne abbiamo visto solo una parte. Con il senno di poi avremmo preferito passare tre
notti a Wadi Musa ed una in meno nel Mar Morto ed avere due giorni pieni per visitare il sito. La salita al
Monastero non è terribile come la immaginavamo, ma è un parere soggettivo, tutto dipende
dall’allenamento: mettete in conto almeno tre quarti d’ora con calma, con molta acqua e cominciando non
dopo le dieci e mezza del mattino o non prima delle quattro del pomeriggio (ma a quell’ora noi saremmo
già stati troppo stanchi).Siamo arrivati in cima verso le dieci e mezza senza troppi problemi.
Tutte e due le sere abbiamo cenato, mangiando molto bene e spendendo poco, al ristorante Al Arabi,
dentro la cittadina di Wadi Musa, consigliatoci dalla gente del luogo
Una richiesta (si può?): vicino all’entrata del sito, poco visibile se non si sa che c’è, c’è la clinica del
Brooke Hospital for Animals che si occupa gratuitamente del benessere di asini, cavalli e dromedari che
lavorano in quei luoghi: se potete, prima di entrare a Petra, passateci (o visitate il loro sito internet prima
di partire) e seguitene i consigli. Ho avuto il piacere di conoscere alcune persone che lavorano lì e mi
hanno regalato uno dei ricordi più belli di questo viaggio!
Wadi Rum: Dopo tre ore di escursione nel (bellissimo) deserto sulla jeep guidata da un ragazzo beduino,
mio marito ha promesso, la prossima volta, di rivalutare l’opzione “gita a dorso di dromedario”! A parte
questo il luogo è davvero spettacolare, anche se l’uscita di due ore o di tre si equivalgono. Può valere la
pena contattare una guida: noi non l’abbiamo fatto, ma è stato un errore. Cercate, se possibile, di non
arrivare al campo tendato troppo presto: una volta lì non c’è assolutamente nulla da fare, vista del
tramonto a parte. Noi siamo arrivati intorno alle quattro del pomeriggio. Non c'erano altri turisti se si
eccettua una coppia di inglesi, quindi, se da un lato avevamo i bagni tutti per noi, dall’altro non sapevamo
davvero come passare il tempo.
Jerash: anche qui vale la pena arrivare al mattino presto, intorno alle nove, prima dei gruppi.
Damasco: l’ho trovata affascinante. Nei nostri giri per la città vecchia siamo capitati al Palazzo della
cultura: è un posto molto bello, con giardini, fontane e decori raffinati. Onestamente non so dare
l’indirizzo, ma se ci capitate davanti vale davvero la pena entrare. Abbiamo cenato una sera al ristorante
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Elissar e due sere al ristorante Al Khawali, in Straight Street alla fine del suq coperto. Personalmente
abbiamo preferito quest’ultimo, ma sono entrambi da provare. Deliziosi il succo di limone e menta e il
mallabye con miele e pistacchi!
Palmyra: abbiamo contattato una guida locale che parla italiano. Conviene prendere accordi direttamente
in loco : i prezzi sono diversi da quelli proposti dalle agenzie. Lo stesso vale per il Krac des Chevaliers
che sicuramente vale la pena di vedere con una visita guidata.
Ain Dara: è un piccolo sito vicino a San Simeone. La Lonely Planet ne accenna appena indicandola come
un luogo poco interessante. Secondo noi invece vale la pena di fare una deviazione di dieci minuti e
visitarlo. Trovate un po’ informazioni su Internet . Dei nostri amici che erano stati in Siria ad agosto ci
avevano consigliato di andarci, ed in effetti, oltre al paesaggio intorno molto bello, i resti del tempio di
Ishtar ci sono piaciuti tanto. Io e Marco siamo comunque interessati all’archeologia, per chi non ama il
genere il posto può non risultare altrettanto affascinante.
VALUTA
Consiglio di non cambiare mai in albergo né in Giordania né in Siria, se non piccole somme in caso di
necessità. Nel periodo del nostro viaggio il cambio era in Giordania di 1 euro = 1 JD e in Siria 1 Euro =
66 Lire Siriane. In genere preferiamo sempre pagare in valuta locale.
PERIODO
Purtroppo, come già accennato, settembre/ottobre è il periodo di alta stagione, per cui, visitando i luoghi
più conosciuti, e in molti alberghi abbiamo sempre trovato grossi gruppi di turisti, sia in Siria che in
Giordania. Forse anche per questo abbiamo tanto apprezzato Ain Dara: c’eravamo solo noi!
CUCINA
Mi è capitato di sentire un turista lamentarsi in un albergo perché non c’erano i primi. In effetti penso che
si debba superare il concetto di antipasto/primo/secondo/frutta/dolce.La cucina è molto proteica, ma
molto buona: noi abbiamo mangiato tantissimo hommos e crema di melanzane. Poi carne di tutti i
tipi,olive e frutta dolcissima(era periodo di uva, fichi e melograni). E’ una cucina molto varia, anche se
certo diversa dalla nostra, con piatti meno speziati di quelli di altri paesi, ma saporiti. Come per tutto, è
questione di gusti, ma a noi è piaciuta molto.
SHOPPING
Il mio punto debole, in ferie divento una fanatica e comprerei qualsiasi cosa!
Giordania: Ad Amman effettivamente l’oro costa meno che in altri Paesi, Italia compresa, e non si paga la
lavorazione,per cui si può pensare a qualche souvenir un po’ più importante, ma non è comunque regalato
e non stupitevi se un gioiello piuttosto pesante è anche piuttosto caro. Se interessano, si trovano piccoli
ciondoli in oro con la forma della caffettiera tipica di questi luoghi.
Ho evitato le bottigliette di sabbia: sono molto carine, soprattutto quelle che utilizzano i colori naturali
della sabbia, ma temevo che, una volta fuori dal contesto, non facessero più lo stesso effetto e che nel
salotto mio o di amici e parenti risultassero un po’ insulse.
Quando li ho trovati, ho preferito acquistare nei negozi gestiti da associazioni tipo Wild Jordan o simili
che promuovono l’attività delle donne e delle piccole comunità(ce n’è uno a Wadi Musa,un paio di
banchetti a Petra davanti al Monastero, alcuni al centro visitatori di Wadi Rum e diversi ad Amman)
unendo l’utile al dilettevole. Si trovano bambole, gioielli in argento, sciarpe, magliette, saponette,tappeti,
immancabili (e validi) prodotti del Mar Morto e tanto altro. Dettaglio da non sottovalutare, questi negozi
hanno prezzi fissi.
I prodotti del Mar Morto si trovano ovunque, sia nei negozi degli alberghi della zona che ad Amman che
in ogni altro posto: se allontanandovi dal lago salato vi siete accorti di aver dimenticato qualche cosa,
tranquilli: avrete sicuramente modo di recuperare. Anche in Siria!
(Volendo si trova anche una quantità industriale di bottiglie con l’acqua del Giordano: considerando le
ridotte dimensioni del fiume e la scarsa trasparenza delle sue acque, mi chiedo dove vengano
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riempite...Tengo a precisare che quelle non le ho comprate: sono troppo anche per me!)
Zahatar: per gli amanti delle spezie, è un prodotto che si trova in ogni suq, sia in Giordania che in Siria.
E’ un misto di timo, sesamo e altre spezie, con variazioni sul tema, che si mangia intingendo un pezzetto
di pane nell’olio e poi nello zahatar. A noi piace molto e ne abbiamo comprato a chili. Può essere anche
questo un souvenir particolare.
Siria: ovviamente il sapone d’Aleppo. Quello migliore costa intorno ai 5 euro al chilo e sono 4 o 5 pezzi.
Se ne trova anche a meno di qualità un po’ inferiore. Oltre a quello tipico, esistono molte variazioni sul
tema in scatole già pronte da regalare.
A Damasco ci sono delle splendide sciarpe in broccato: a seconda del numero di colori della seta
utilizzata aumenta il prezzo che può essere anche molto alto. Sono capi stupendi, ma spesso anche molto
impegnativi per i nostri gusti. Esistono anche sciarpe in seta più leggere ma comunque molto belle e
particolari. Molti negozi vendono scatoline intarsiate di differenti dimensioni e decori. In un solo
negozietto ho trovato delle scatoline in legno decorate con un filo d'argento davvero molto carine.
Al Krak des Chevalier si trovano modellini del castello da ritagliare e incollare: se qualcuno ha dei
bambini a cui portare un pensiero, possono essere un’idea.
ASPETTI NEGATIVI
Uno solo: l’inquinamento. Sia in Siria che in Giordania si vedono ovunque sacchetti di plastica
abbandonati e impigliati nei cespugli. I fiumi sono spesso inquinati, ad Hama abbiamo visto l’Oronte
bianco di schiuma da tensioattivi e l’aria è spesso piena di pulviscoli e grigia anche fuori dalle grandi
città: tra le auto e le fabbriche purtroppo non si respira un’aria pulita. Davvero un peccato.
CONCLUSIONE: Siria e Giordania sono due paesi splendidi, la gente è davvero meravigliosa ed ospitale.
Se qualcuno ha qualche timore, non posso che rassicurarlo, sono Paesi assolutamente sicuri. Ci auguriamo
di tornare presto per visitare le tante cose che abbiamo lasciato indietro.
Se possiamo essere d’aiuto a chi voglia intraprendere un viaggio in questi luoghi, siamo a disposizione.
Un saluto a tutti
Giuliana e Marco

2. Siria e Libano fai da te


di chebellavita - pubblicato il 21/6/2006
Come ormai buona abitudine, sperando di essere utile ai prossimi viaggiatori, eccovi un breve resoconto
del viaggio appena concluso (ahimè).
Cominciamo con un breve riassunto organizzativo ed economico.
Viaggio autoorganizzato.
Visto: fatto direttamente all’ambasciata siriana a Roma. Abbiamo fatto il visto per più ingressi volendo
passare dal Libano per poi rientrare in Siria. IMPORTANTE: tenetevi 200 lire siriane a testa per la tassa
di uscita da pagare in aeroporto. Accettano solo quelle e se non le avete siete costretti a cambiare (se
avete un pezzo da 50 euro vi tocca cambiarlo tutto).
Durata due settimane, dal 4 al 18 giugno.
Costo in due, 2.000 € circa (viaggio, trasporti, cibi, alberghi, ecc. Tutto compreso).
Volo diretto da Milano prenotato in agenzia con Syrian arab airlines. 400 € circa a testa.
Alberghi prenotati via internet, seguendo le indicazioni della guida Lonely Planet (stavolta ci ha un po’
deluso). Costo medio 35/40 € salvo a Damasco.
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Itinerario: Aleppo (+escursione a Ebla)-Dar Es Zur (+ escursione a Mari)-Palmyra-Hama (Krak dei


cavalieri)-Jounieh-Damasco. Con pullman locali, minibus e taxi. Per muovervi in taxi in città procuratevi
un bigliettino in arabo dell’albergo, così il taxista ha un’idea di dove portarvi.
Clima: caldo, ma rientrati a Milano si può dire che fosse un caldo sopportabile, anche se a metà giornata
stare fuori diventa faticoso.
Cambio: con un euro si cambiano 64 lire siriane, con un dollaro 50. In banca non c’è commissione.
Cambiate in banca (in alcuni casi aperta anche nei festivi, ma non ci contate ovunque). Ad Aleppo non
c’è più l’ufficio centrale di cambio. In alberghi, ristoranti e negozi i dollari sono ben accetti ovunque, gli
euro li prendono ma di solito ci si perde qualcosa sul cambio. Scordatevi le carte di credito perché dove ci
sono c’è una sensibile commissione.
Vaccinazioni: fatta antitetanica e antitifica, epatite A non fatta (facoltativa).
Senza annoiarvi col racconto dettagliato delle mie vacanze, vi dò alcuni accenni ed impressioni generali,
se poi qualcuno vorrà approfondire mi contatti pure.
In tutta la Siria, ma soprattutto ad Aleppo, troverete un gran contrasto tra il centro -con donne in nero
velatissime e perfino con guanti e uomini con abito beduino tradizionale- e la città nuova; tacchi, gonne
corte, magliettine e chiome al vento, giacche, cravatte e jeans un po’ tamarri.
Il contrasto più forte sarà vedere gruppetti di amiche di cui una completamente imbacuccata, una con un
discreto foulard, una in jeans e maniche corte e che magari fuma. Se non fosse che chiaramente c’è una
forte pressione sociale e familiare, per certi aspetti viene da pensare che sia quasi un fatto di moda. A
proposito di contrasti, sarà questione di gusti, ma l’offerta hard core dei negozi di intimo femminile fa
pensare che sotto veli e pastrani la tradizione lascia il posto alle fantasie più sfrenate.
Tutti coloro che temono mancanza di igiene e pulizia possono stare tranquilli: ovunque è un continuo
pulire e lavare; il suq che a sera è ridotto maluccio, la mattina dopo è pulitissimo, nei ristoranti, anche
modesti, c’è sempre un lavandino e i bagni sono più che dignitosi.
La Lonely ha preso alcune cantonate non attribuibili ai due anni passati dall’ultima edizione disponibile
del 2004: i musei costano la metà del prezzo riportato (meglio), a mio giudizio alcuni locali non meritano
la considerazione riservata e altri meritevoli mancano, la sezione alberghi medi a Damasco è
completamente sbagliata: trattasi di topaie a prezzo di alberghi medi, per qualche euro vale la pena di
cambiare categoria, e io non sono uno schizzinoso.
Occhio che qualcuno, soprattutto a Damasco, cercherà di fregarvi sui resti o magari sul cambio; ci
provano, ma se glielo fate notare di solito fanno finta di essersi sbagliati. In compenso altri siriani che
osservano la scena sono solidali col turista e commentano scandalizzati.
L’itinerario
Appena arrivati ad Aleppo eccoci alla prova col problema taxi: spiegare dove si vuole andare al taxista
che sa solo l’arabo; io provo a leggere quello che vedo scritto, ma la mia pronuncia di nome e indirizzo
dell’albergo non gli dice niente. Un po’ a gesti e un po’ con l’aiuto di qualcuno che sa l’inglese ci si
accorda sulla tariffa e si parte. Come sarà poi abitudine, il taxista parte ma NON SA LA STRADA e
quindi si ferma ad ogni angolo e semaforo a chiedere ai colleghi se hanno mai sentito parlare del tale
albergo. Poi di solito il taxista protesta perché sì, si era contrattata una certa cifra, ma lui poi ha dovuto
girare un sacco. Vagli a spegare che il taxista è lui ed è il suo mestiere sapere le strade, ma tant’è, di solito
si ricontratta un supplemento. Comunque dall’aeroporto abbiamo pagato 300 lire siriane, equivalenti a
meno di cinque euro.
Piccola nota tecnica; noi chiamiamo i nostri “numeri arabi”, ma non si scrivono allo stesso modo. Quindi,
visto che in mancanza di una lingua comune la contrattazione avviene spesso scrivendo le cifre, imparate
i numeri arabi e portatevi sempre dietro carta e penna.
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Sconsiglio vivamente anche solo di pensare a noleggiare un’auto; guidano come pazzi, da non credere!
Per chi fuma, assolutamente un must il Narghileh; ce ne sono ovunque.
Ad Aleppo l’albergo Dar Halabia (halabiatour@tarassul.Sy) è molto bello, proprio nel suq, quindi il taxi
vi lascia fuori dalla porta e ci sono da fare un 200 m a piedi. E’ semplice ma accogliente e caratteristico e
pulito, con stanze ricavate da un vecchio edificio. Bella terrazza per colazione e dopocena. 35 € colazione
e tasse comprese.
Subito il giorno dopo andiamo al sito archeologico di Ebla (III millennio A.C.) a circa 70 Km da Aleppo.
Non essendoci collegamenti comodi optiamo pe un taxi. Essendo appena arrivati e poco esperti chiediamo
all’albergo che ci organizza un taxi a disposizione per mezza giornata (andata-attesa-ritorno) a 30 €.
Proviamo a contrattare ma non si smuovono. Non ci pare strano né esagerato, ma poi capiremo che le
tariffe senza intermendiari sono decisamete inferiori.
Ebla vale la pena di una visita. Sul posto c’è ancora al lavoro la missione italiana dalla quale devo dire ci
aspettavamo un po’ meno sussiego e distacco. Per carità, non mi aspettavo dalle due archeologhe in
questione un’accoglienza tipo: “aho, italiani, se famo du’ spaghi”, però visto che fin’ora tutti confondono
Ebla con Petra magari potevano essere interessate a far conoscere un po’ meglio il loro lavoro (che
peraltro è finanziato dall’università La Sapienza e in ultima istanza finanziamo noi). Invece si sono
limitate ad un laconico ”l’area di scavo non è accessibile!” senza nemmeno interessarsi a chi eravamo e
perché ci interessava tanto approfondire. Per la cronaca mia moglie è archeologa e sarebbe stata
interessata a vedere un po’ da vicino lo scavo, deserto, quindi manco a dire che dopo entravano tutti.
Qualche nota su Aleppo. Città affascinate, passando spesso dal suq per questioni di albergo non ci si può
risparmiare dal continuo abbordaggio dei vari negozianti. Non è comunque mai insistente, basta
rispondere di no. A proposito di suq, la contrattazione è d’obbligo, ma non fermatevi dal primo che
vedete. Fate diversi confronti prima di lanciarvi sapendo che il “vero” prezzo sarà ben al di sotto di quello
proposto e che se offrite troppo poco nessuno vi vende in perdita. Paradossalmente vi troverete a tirare sul
prezzo per pochi centesimi, ma a volte vuol dire raddoppiare il prezzo.
Prima nota critica ai consigli della Lonely Planet, anche se l’ultima edizione è del 2004 e quindi in due
anni le cose cambiano: il curatore sui ristoranti non è affidabilissimo. In particolare per quel che riguarda
prezzi e posti migliori. I prezzi della guida sono mediamente doppi di quelli indicati ed in più non
considerano mai il vino (dove c’è). Quindi una cena completa x due costa mediamente sulle 1.000 lire
siriane, più circa 700/800 per il vino. Totale con le mance circa 2.000 (comunque meno di 30 € in due). Il
Sissi ed il Beit Wakil consigliati dalla guida sono molto belli ma la varietà è un po’ sempre la stessa. In
giro chiaramente si spende meno: per un kebab in un locale meno di 500 lire siriane, un chilo di ciliegie
100, una spemuta/frullato 20/30 lire siriane: consigliati i baracchini a lato della moschea. Si sarà capito
che Montezuma non ci ha spaventato.
Aggiungo che comunque i siriani sono molto amichevoli e cercano sempre di scambiare quattro
chiacchiere, c’è pareacchia polizia ma ... Disarmata.
L’Hammam Yalbougha an-Nasry, proprio sotto la cittadella, è ristrutturato di recente e da provare.
Trattamento completo (bagno turco, strofinamento e massaggio per 400 lire siriane). Occhio al
massaggio; dura 5 minuti ma fa male, poi si sta bene, però non è propriamente rilassante.
Da Aleppo a Dar Es Zur ci siamo spostati con un comodissimo pullman della Qadmus che ci ha messo 4
ore. Ce n’è uno ogni mezz’ora. A Dar Es Zur abbiamo alloggiato allo Ziad Hotel
(www.Ziadhotel.0catch.Com), 30 €. Non è granché ma è dignitoso e soprattutto è l’unico in città. A Dar
Es Zur i turisti sono cosa rara e destano curiosità; tutti vogliono salutare e scambiare qualche parola, salvo
poi fermarsi a “where are you from?”. Per mangiare, il ristorante per eccellenza non è altro che un fast
food con pizza e pasta, allora abbiamo ripiegato sul sempre valido kebab.
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Essendo un po’ più sgamati, la gita a Mari (III millennio A.C. E a Dura Europos III sec. A.C.) l’abbiamo
autoorganizzata contrattando col taxista che ci ha portato dalla stazione dei pullman (sempre fuori città)
all’albergo. Per 1.500 lire siriane (circa 24 €) ci ha portato, aspettato e riportato per più di mezza giornata.
Per la cronaca, Mari è a 5 Km dall’Iraq e dista più di 100 Km da Dar Es Zur. A Dar Es Zur
particolarmente bello il museo, contrariamente a quelli di Aleppo e Damasco con pezzi importanti ma con
allestimenti mal curati.
Da Dar Es Zur a Palmyra in due ore sempre col comodissimo, frequente ed economicissimo Qadmus (1.5
€). Arriviamo in tarda mattinata ed abbiamo il tempo di vistare le rovine e le tombe (II sec. D.C.). Ma a
Palmyra c’è anche l’oasi, altrettanto interessante. Se ci si addentra dalla strada che parte a lato del tempio
di Baal, si fiancheggiano i vari orti coltivati a Palme da dattero, melograni e ulivi. Puntualmente
quancuno ci invita a visitare il suo orto e siamo fortunati. Perché Kahtan, oltre a essere simpatico e
disponibile parla un po’ di inglese e ci spiega la vita nell’oasi. Inoltre, collaborando con l’istituto di
agronomia, nel suo giardino c’è una torre di rilevazione meteo alta una ventina di metri su cui saliamo e
da cui si domina tutta l’oasi. Se lo andate a trovare, si trova un 500 m a destra dopo l’ingresso, sul
cancello spicca dipinta la bandiera europea.
Tra le altre cose Kahtan ci dice che lo stipendio di un insegnante a inizio carriera è di circa 8.000 (125 €)
al mese e quello di uno con anzianità 12.000 lire (meno di 200 €), quindi quella che per noi è una cena
economica per loro è un bel pezzo di stipendio. Dopo tanto parlare e dopo che Kahtan ci ha ripetuto
quanto costa l’acqua (che nell’oasi non è gratis) pensiamo sia il caso di lasciare un’offerta di 100 lire che
non capiamo se e quanto sia gradita (magari era poco, boh).
Dal lato albergo, a Palmyra siamo stati all’Orient (orienthotel@hotmail.Com), prezzo e commento come
per lo Ziad. Però qui c’era quanlche alternativa. Potete provare con L’Histhar Hotel
(ishtarhotel@hotmail.Com) e con l’Heliopolis (helyopolis@mail.Sy), che da fuori sembravano più carini.
Niente da segnalare sotto l’aspetto gastronomico.
Da Palmyra ad Hama il viaggio è stato un po’ più avventuroso. La beneamata Qadmus c’è solo alle 14.00,
e se si vuole partire prima bisogna prendere un minibus (dimensione scuolabus ma molto più malmesso,
ma dopotutto sono un paio d’ore) fino ad Homs e da qui con un pullman o con un microbus ad Hama. Sul
minibus ci scuciono il doppio della cifra, quando me ne accorgo si inventa che è per via dei bagagli. Non
sto a far questioni su una differenza di un euro, ma il nostro vicino di posto disappprova e ci fa capire che
non si fa così. Il viaggio però è stato interessate e divertente. Con tentativi reciproci di comunicare
vocabolarietto alla mano. Uno dei nostri vicini poi va ad Hama anche lui e ci fa da Virgilio contrattando
per noi il taxi che ad Homs ci porta dalla stazione dei minibus per il sud a quella dei microbus per il nord,
e nel vasto parchegggio pieno di furgoncini tutti uguali trova e prende anche per noi i biglietti per Hama.
Inoltre ci “difende” quando delle donne, non abbiamo capito perché, volevano sedersi al nostro posto
altrimenti non partivano. Ad Hama poi, solita scena col taxista che non sa dov’è l’albergo ed alla fine ci
mancava poco che mi mettessi alla guida io. Il Noria Hotel (bader@mail.Sy), 30 €, è al secondo piano, e a
giudicare dall’ascensore non promette niente di buono. Invece dentro è stato rinnovato e soprattutto al
desk ti danno tutte le informazioni che vuoi. Noi siamo andati con una escursione da loro organizzata al
Krak del cavalieri e al castello della setta degli “assassini” Ismailiti. Inoltre ci hanno trovato il taxi
collettivo per il Libano. Lo stesso proprietario gestisce dall’altra parte della strada il Cairo Hotel, più
economico ma da fuori non sembrava niente male. Hama è una città molto accogliente, con un bel parco e
tanto verde lungo il fiume e con una vasta ristrutturazione ancora in corso del centro storico. E’ il luogo
dove il turista è più a suo agio; cioè non ti assediano per vendere, non fanno prezzi diversi e sono
amichevoli e disponibili come sempre.
Dal lato cibo, buono il ristorante Al-Atlal sulle rive del fiume (pane fatto al momento) e menzione
speciale per il ristorante Orient House. Oltre che mangiare bene, è in una bellissima vecchia casa
ottomana restaurata. Per entrambi conto sulle 1.000 lire (15 €). E’ anche albergo e da quel che ci hanno
detto i prezzi sono eccezionali (orienthouse@mail.Sy). E’ un po’ fuori dal centro ma merita. Buono anche
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al Family house, che essendo un club della chiesa ortodossa serve anche vino, peccato che siano un po’
freddini. Conto 1.300 per via del vino.
Da Hama col taxi collettivo prenotato dall’albergo (l’equivalente di 8 € a testa per 150 Km) ci rechiamo a
Jounieh, Libano, per concederci un paio di giorni di mare e visitare un paio di cantine.
A chi interessa questa parte, la inserisco sotto il Libano.
Dopo due giorni di semirelax, con un altro taxi collettivo rientriamo in Siria, a Damasco.
Qui prendiamo l’unica sòla per quanto riguarda l’albergo. Il suggerimento della Lonely mi aveva fatto
scegliere l’Hotel al Diwan che però per i 40 dolari chiesti era decisamente una topaia. Pur non essendo
schizzinoso per cifre minori eravamo stati in posti di gran lunga migliori.
Dal momento che l’email di conferma mi era arrivata da un’agenzia, il receptionist, davanti alla nostra
reticenza sulla stanza, dopo avercene mostrate un paio (semplicemente più grandi) ha chiamato l’agenzia,
ce la vedessimo con loro. Da parte dell’agenzia, avendo io confermato, da un lato premevano perché
prendessi la stanza, dall’altra non potevano obbligarmi. Così mi hanno proposto altri alberghi con loro
convenzionati, chiaramente a prezzi diversi. Alla fine, dopo una serie di fraintendimenti su dove andare e
quanto costa (addesh?), siamo finiti dall’altra parte della strada in un quattro stelle a 70 dollari a notte.
Unico strappo al budget. Abbiamo poi visto alberghi interessanti nella zona di piazza Al-Merieh, ma non
abbiamo chiesto.
Damasco è decisamente più incasinata delle altre città, la moschea è spettacolare e ci sono parecchie cose
da vedere. I damasceni sono molto più dritti, non contrattano, fanno un 10% di sconto e poi prendere o
lasciare, inoltre in alcuni posti, caso unico, ti guardano in gaccia e raddoppiamo il prezzo su frullati,
spemute o kebab, occhio soprattutto al baracchino sullo slargo che si apre all’inizio di Sharia Mu’awyya.
Già che c’ero sono tornato all’hammam, sono andato al Al Nureddin. Non male e il massaggio questa
volta è stato meno distruttivo.
Consigliati il tranquillo caffe An-Nafura dietro la moschea e menzione speciale al ristorante Al Kiwali
(1.000 lire, niente alcol): pane caldo in diretta, edificio storico e terrazza sui tetti della città.
Costo medio della corsa in taxi in città da 25 a 100 lire massimo (se non ci si perde in giro).
Viaggio consigliato soprattutto a chi ama l’archeologia. Se però l’archeologia non vi interessa, due
settimane possono essere troppe.
Buon viaggio a tutti.

3. Diario Siriano
di gildam21 - pubblicato il 26/5/2009
LA PARTENZA (2 novembre 2008)
Il nostro è un viaggio organizzato, partiamo da Malpensa con un volo diretto per Amman e troviamo
subito la coincidenza per Damasco, il servizio, veramente efficiente, è fornito dalla Royal Jordanian (le
ali reali). Incontriamo subito la guida siriana: Bashar, l’autista e i nostri compagni di viaggio: tre uomini:
M., A. E il Sig. G.: sarò l’unica donna della “spedizione”.
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Il nostro albergo è l’ EBLA CHAM. Percorriamo la strada che collega l’aereoporto alla città con una certa
apprensione: ad agosto, proprio su questo percorso, 17 persone sono morte in seguito ad un attentato.
L’hotel è monumentale, con camere ampie e letti ad una piazza e mezza, ma è dislocato in periferia e un
servizio di navetta gratuito che lo collega al centro, nonostante le 5 cinque stelle non offre prestazioni di
standard occidentale, ma è pulito e confortevole.

PRIMO GIORNO: MAALULA E LE TURISTE IRANIANE


La prima impressione di Damasco è quella di una città non bella, dal traffico caotico, caratterizzata da un
alternarsi di abitazioni degradate e di costruzioni incompiute con le strutture di cemento a vista .
Lasciata la città, siamo già in pieno deserto sabbioso e roccioso, il giallo ed il blu sono i colori prevalenti.
Arriviamo a Maalula, situata a 600 mt. Di altitudine. E’ una località di villeggiatura per i damasceni, ma
pur trovandosi in una bella posizione, è anch’essa devastata dal cemento.
L’escursione si riscatta per la profonda emozione che proviamo assistendo alla recita del Padre Nostro in
aramaico nella chiesa romanica dei SS. Sergio e Bacco. La guida ci spiega che è in corso un progetto per
introduzione dell’insegnamento di questa lingua nelle scuole , fino ad ora essa è stata tramandata solo
oralmente nell’ambito familiare. Durante la nostra permanenza a Maalula incrociamo più volte un gruppo
di turisti iraniani, prevalentemente donne, ricoperte da lunghi mantelli neri. Sono tutti molto allegri,
chiassosi e si fotografano a vicenda si comportano insomma come normali viaggiatori. Noi rimaniamo un
pò stupiti: non immaginavamo gli iraniani come turisti, invece sono anche molto desiderosi di
socializzare, ci rivolgono la parola e vogliono sapere da dove veniamo, vogliono scambiare esperienze ed
impressioni.
Lasciata Maalula ci dirigiamo verso la valle dell’Oronte (in arabo “il disubbidiente” perché è l’unico
fiume siriano che sfocia nel Mediterraneo). Qui il paesaggio cambia completamente diventando collinare
e quasi per incanto, verdeggiante. Ci fermiamo su un’altura
e in distanza vediamo il Krak dei Cavalieri: è incredibile! Immenso, possente e bianco, le torri massicce
sono tondeggianti: sembra un maniero madioevale francese trasportato, come per incanto in Siria .
Iniziamo la nostra visita: il castello, restaurato dai francesi nel 1936, ostenta maestose rampe di accesso
predisposte per l’ingresso di uomini a cavallo, osserviamo le cucine e il refettorio (vi mangiavano a turno
4.000 soldati), i magazzini (la fortezza poteva contenere derrate che ne garantivano l’autonomia per
alcuni mesi) , la chiesa gotica, la mensa , gli alloggi degli ufficiali e quelli del comandante. Giungiamo
infine sulla torre più alta dalla quale si domina l’intera vallata e nelle giornate serene si può vedere il
mare.
Dopo il pranzo lasciamo il Krak alla volta di Homs, che è una città vivace e moderna, ci fermiamo solo
per visitare la moschea di Al Walid. L’accesso al bel cortile in pietra a strisce bianche e nere, mi è
consentito solo indossando un mantello lungo fino ai piedi con cappuccio (ciò si ripeterà tutte le volte che
entrerò in una moschea). All’interno c’è un morto in attesa di sepoltura e su una parete un display
elettronico indica le ore delle preghiera nel corso della giornata.
Ci soffermiamo davanti alla tomba del grande condottiero: Al Walid, la spada di Allah, che portò la Siria
nella Umma (la comunità dei credenti) e poi usciamo, appena in tempo per vedere il corteo funebre
composto di soli uomini (le donne non possono partecipare ai funerali,) che si allontana per i viali della
città.
Sono le 17 e il sole sta tramontando, il trasferimento fino a Palmyra avverrà nel buio più fitto.
IL VIAGGIO IN SIRIA A NOVEMBRE COMPORTA QUESTO INCONVENIENTE : LE GIORNATE
SONO MOLTO BREVI.
SECONDO GIORNO: PALMYRA E IL BUSINESS DEI LOCULI IN AFFITTO
La strada che collega Homs a Palmyra è data dalle guide come “buona”, certo è sicuramente meglio della
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pista in terra battuta che pare ci fosse fino a qualche anno fa, è asfaltata, ma piena di buche, ci arriviamo
dopo tre ore di sbalzi e scossoni da colpo di frusta.
E’ buio pesto ma l’albergo, il PALMYRA CHAM, ci accoglie in un modo sontuoso con bei giardini
ornati di palme, la piscina ormai disattivata, data la stagione, e una hall con il soffito bombato dipinto di
azzurro che ricorda la navata di una cattedrale, alcuni specchi ne moltiplicano all’infinito l’effetto
monumentale.

Meraviglia! dalla finestra della nostra camera, attraverso un palmeto, vediamo le rovine della via
colonnata illuminate! Solo questo scorcio merita tutti gli scossoni patiti durante il viaggio!
L’albergo- cattedrale è semivuoto: ci siamo solo noi (cinque persone) e un gruppo di romani molto
rumorosi.
A cena con M. Ci dividiamo una bottiglia di vino rosso libanese della valle della Bekaa (12 euro la small
bottle): il gusto è intenso e leggermente resinato.
Il giorno successivo alle 8, con un sole abbagliante ed una temperatura da montagna (per fortuna avevamo
le giacche a vento) siamo in coda nella necropoli.
LE TOMBE PALMYRENE sono sicuramente uno spettacolo unico. All’epoca d’oro della città
costituivano un buon investimento immobiliare , perché i proprietari ottenevano un cospicuo reddito
dall’affitto mensile dei loculi.
Le più spettacolari sono quelle a torre: costruzioni quadrate che potevano raggiungere anche i quattro
piani. Ne visitiamo una: la tomba di Giambico. Ammiriamo il soffitto affrescato e il bassorilevo con le
immagini dei proprietari, ai lati osserviamo le celle, simili ai loculi dei nostri cimiteri, che
originariamente erano chiuse da una lastra di marmo su cui era scolpito il ritratto, estremamente realistico,
del defunto. Purtroppo molte di esse sono state distrutte dagli iconoclasti, ma al museo di Palmyra
(imperdibile) è possibile ammirarne diverse: l’abbigliamento sontuoso delle signore e i gioielli da loro
indossati, danno un’idea del benessere di cui la città, crocevia dei traffici lungo la via della seta, godeva.
Sicuramente l’attrattiva principale di Palmyra è la famosa via colonnata , l’antico decumano. Le colonne,
caratteristica unica, sono ornate di mensole, sulle quali un tempo erano poste statue di notabili.
Nel pomeriggio al tramonto c’è un momento magico in cui sembra che tutte le rovine si accendano
dall’interno di una luce dorata, noi, come tutti i turisti a Palmyra, lo abbiamo goduto dal castello
mamelucco che domina la città, l’immagine rimarrà nel cuore.

TERZO GIORNO: DURA EUROPOS, MARI E L’EUFRATE . GRANDE EMOZIONE E


REMINISCENZE SCOLASTICHE
Partiamo prestissimo, siamo d’accordo con la guida che andremo subito a Deir er Zorr a visitare il museo
(anche se il tour non lo prevede). Il paesaggio è come al solito di deserto stepposo.
La costruzione di una diga sull’Eufrate e il lago Assad che ne è derivato , hanno modificato il clima nella
zona, causando le piogge e ultimamente anche la neve.
Lungo la strada incontriamo pastori nomadi con le loro mandrie.
Deir er Zorr è una città moderna, fondata dai turchi alla fine del 1800, attualmente gode di un discreto
benessere grazie al petrolio ritrovato nei dintorni. E’ anche un importante centro agricolo e dispone
dell’unico aereoporto nella zona est del paese, che putroppo non viene ancora utilizzato a scopi turistici.
Il museo, molto curato, è dedicato al territorio, dal neolitico fino al periodo islamico, interessantissimi i
reperti rinvenuti a Mari e quelli di epoca romana.
Alla fine della visita ci concediamo un ottimo thé nel fresco del portico per consolarci della colazione
fatta velocemente.
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Proseguiamo verso sud in direzione di Dura Europos (città ellenistica del II sec. AC) e Mari (2300 circa
AC) e ci reimmergiamo nel deserto, secondo la guida qui in estate la temperatura supera i 40° e il terreno
“fuma” per il caldo.
Dura Europos è un’esperienza deludente: le famose mura possenti e scintillanti per le inclusioni di mica,
ci appaiono smussate, quasi disciolte nel paesaggio.
Il sito è deserto, siamo gli unici visitatori. All’interno della città ci accolgono solo rovine. La guida ci fa
notare le fondamenta degli edifici principali di cui rimangono le mura perimetrali, fra cui quelle della
famosa sinagoga affrescata, i cui dipinti sono stati trasferiti al museo di Damasco. Al termine del
decumano scorgiamo in basso l’Eufrate e ci prende una forte emozione. Quante volte alle elementari
abbiamo ascoltato la maestra che ci parlava della Mesopotamia , culla della civiltà occidentale: la terra fra
i due fiumi il Tigri e l’Eufrate! Ci fermiano a contemplarlo: anche se impoverito da dighe e canali,
conserva un aspetto lento e maestoso quasi consapevole della sua eternità.
Ripartiamo subito per Mari dove arriviamo verso le 13, il cielo è terso ed il sole batte a picco (più di 30°),
ci troviamo a pochi km dal confine con l’Iraq dove ad ottobre il bliz delle truppe speciali statunitensi ha
causato 5 morti fra i civili, per fortuna ora è tutto tranquillo!
Notiamo subito la grande tettoia verde che protegge l’area archeologica, possiamo anche vedere alcuni
operai intenti ad uno scavo coordinati da due archeologi. Facciamo una visita veloce del sito, la guida ci
fa notare i resti della sala del trono, ancora imponenti, le cui pareti si appoggiano su uno strato di sassolini
mescolati a bitume, i magazzini e gli archivi, dove furono rinvenute le tavolette in scrittura cuneiforme, il
pozzo dal quale emerse la famosa statua della signora delle acque, ora conservata al museo di Aleppo.
Scorgiamo, ma solo in distanza, la Ziguratt, che si presenta come una bassa collina naturale, ma tutti sono
stanchi e così si decide di pranzare.
Il bar locale è una tenda beduina: tappeti in terra e sedili bassi, più in là, in una piccola costruzione in
muratura, ci sono i servizi, spartani ma puliti
Consumiamo con appetito il nostro pasto: pane, pomodori, cetrioli, formaggio, olive, frutta, yogurt e
marmellata. Chiacchierando, scopriamo che il nostro autista è druso. La guida ci spiega che si tratta di
una setta eretica della religione mussulmana, piuttosto diffusa in Libano, con un proprio libro sacro e riti
segreti.
Dopo un ottimo thè offerto dal proprietario (padre di 12 figli), ripartiamo alla volta di Deir er Zorr dove
arriviamo che è già buio da alcune ore.
L’albergo FURAT CHAM ci accoglie con la sua hall monumentale, ma per poter spedire una e-mail
bisogna andare in centro. Lo raggiungiamo con il pulmino di servizio e gironzoliamo in un dedalo di
stradine sconnesse piene di botteghe, alla fine con Bashar riusciamo a trovare uno scantinato che funge da
Internet Café. Trasmettere un messaggio si rivela lungo e difficile, ma riusciamo a farcela! Rientriamo in
albergo con un taxi (ce ne sono molti a buon prezzo) e ci accoglie un intenso odore di nafta: hanno acceso
il riscaldamento: fa freddo e non potremo cenare nella splendida terrazza dà sull’ Eufrate.
QUARTO GIORNO: VERSO ALEPPO

Ci alziamo prestissimo. I nostri compagni di viaggio, puntualissimi, sono viaggiatori esperti ed hanno
esplorato quasi in tutto il mondo: i due amici M. E A. Amano in particolare i paesaggi desertici ed i
viaggi avventura, il sig. G., autodidatta e persona colta, si muove seguendo le orme di Alessandro Magno
e dopo essere stato in Iran progetta di vedere l’Usbekistan. Siamo fortunati: la compagnia è piacevole!
La strada che collega Deir er Zorr ad Aleppo è considerata un’ autostrada. In Siria le autostrade sono
gratuite ma non viene eseguita alcuna manutenzione , questo spiega le buche e gli scossoni sulla strada
per Palmira. Ad ogni modo ora il percorso è in buone condizioni e c’è parecchio traffico anche di mezzi
pesanti, ci sono pure le stazioni di rifornimento, purtroppo senza servizi igienici, in una di esse troviamo
un furgoncino trasformato in bar che offre thè e caffè espresso (cattivo!!).
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Ho modo di osservare la palandrana indossata dagli uomini: è una specie di polo lunga fino ai piedi, sotto
portano i pantaloni e quando debbono salire o scendere dalla moto, mezzo molto diffuso, la sollevano fino
ai fianchi, non mi pare una soluzione comoda!
Facciamo una sosta ad Al Racca per ammirare le mura della città, imponenti e ben conservate, vediamo
anche molti cartelloni con le teste di Assad padre e figlio circondate da due ali bianche simili a quelle
degli angeli, secondo Bashar rappresentano la pace.
Verso le 10 raggiungiamo Sergiopolis, la Rasafa araba. Anche questa è una città morta in mezzo al
deserto, potè prosperare grazie alla presenza di monumentali cisterme, tutt’ora visibili, che raccoglievano
l’acqua piovana.
Le mura di cinta sono quasi integre e spettacolari. Sergiopolis, luogo del martirio di S.Sergio e meta di
pellegrinaggi medioevali sulla sua tomba, fu anche città araba, e, a testimonianza della massima
tolleranza religiosa che vigeva nel luogo, rimangono le rovine della basilica paleocristiana trasformata
parzialmente in moschea, dove i fedeli delle due religioni potevano pregare gli uni accanto agli altri.
QUINTO GIORNO: IL BAMBINO CON LE UNGHIE DIPINTE DI HENNE’
Dopo quasi sette ore di viaggio giungiamo ad Aleppo. Pranziamo in un locale molto famoso: il SISSI
RESTAURANT situato in un’antica dimora signorile, adibita anche ad albergo: questa formula è molto
comune nelle principali città della Siria ed offre la possibiltà di vivere un’esperienza particolare,
immergendosi in un’atmosfera d’ altri tempi
Subito dopo pranzo andiamo a visitare la Cittadella. L’impatto è incredibile: una collina circondata da un
fossato in mezzo alla città, con una corona di mura bianche sulla sommità che fa pensare ad un grosso
cactus fiorito. La visita è impegnativa e richiede quasi tutto il pomeriggio. Il sito è sempre stato abitato
dall’epoca preistorica e la collina si è formata grazie al susseguirsi di insediamenti. All’interno vediamo
vestigia romane, moschee e bagni turchi, un grande anfiteatro di costruzione recente, grandi sale che
fungono da museo del mobile. Alla fine ci riposiamo su una terrazza che domina l’intera città : molto
suggestiva la vista su cupole e minareti, un thè poi lo si beve sempre volentieri!
All’uscita notiamo che i dehors dei caffè si stanno animando, molte donne sono sedute in gruppo con i
bambini, ci sono parecchi giovani e le ragazze in tenuta islamica chiacchierano con quelle vestite
all’occidentale in un clima di cordialità e tolleranza che esprime lo spirito della città dove più religioni
vengono praticate e coesistono pacificamente.
Mentre ci avviamo al souk M. Ed A. Si fermano da un ambulante a comprare i famosi SAPONI DI
ALEPPO: ce ne sono di diverse forme, colori ed aromi e potrebbero essere un’idea simpatica per un
regalo.
Il souk, con le sue grandi gallerie, è maestoso e l’insieme di botteghe e persone è un interessante spaccato
della vita cittadina, quanto agli acquisti, la globalizzazione è giunta anche in Siria e le merci cinesi e
indiane la fanno ormai da padrone, quindi è molto difficile trovare qualcosa di tipico.
Più interessante e spettacolare è il settore alimentare che offre lo spunto per belle foto, poi da una porta,
che a noi sarebbe passata inosservata, entriamo nella grande Moschea. Bashar ci spiega che l’accesso dal
bazar era stato creato appositamente per favorire i mercanti e permettere loro di accedere al luogo di culto
senza allontanarsi troppo da posto di lavoro.
Ormai è quasi buio e mentre aspettiamo il pulmino che ci porterà, in albergo noto un bellissimo bambino
biondo in braccio ad una donna con il il velo integrale, mi avvicino, le faccio i complimenti per il bimbo e
lei in perfetto inglese mi risponde dicendo che si chiama Khaled ed ha 5 mesi: è il suo quinto figlio, mi
chiede da dove vengo e mi augura un buon soggiorno in Siria, ha una voce giovane, la guardo con
attenzione e, sotto il fitto velo, scorgo gli occhiali da vista. Dopo poco mi lascia per salire su una
macchina che è passata a ritirarla, Kaled mi saluta con la manina e noto che ha le unghie dipinte di hennè.
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Il nostro albergo appartiene alla catena Sheraton e si rivererà l’albergo più confortevole di tutto il viaggio:
al buffet troviamo anche la macchinetta con le cialde e ci gustiamo un buon caffè, inoltre è situato a poca
distanza dalla Cittadella così dopo cena possiamo uscire a fare due passi. Il monumento illuminato è
molto suggestivo, abbiamo tempo di notare che le costruzioni che lo circondano sono case d’epoca con
terrrazze piccole e grandi da cui provengono musica e rumore di risate, sono i ristoranti tipici di Aleppo,
peccado non avere più tento da spendere qui!
SESTO GIORNO: LA COLONNA DIVENUTA UN SASSO (MONASTERO DI SAN SIMEONE) E IL
TRAMONTO AD APAMEA
Il monastero è situato nelle vicinanze di Aleppo in cima ad una collina verdeggiante che domina la
vallata. Arrivando si ha una sensazione di pace e di frescura .
E’ un bell’edificio romanico nato dall’unione di quattro chiese, purtroppo è ormai in rovina ma dà ancora
l’idea di una notevole maestosità. La prima cosa che colpisce l’attenzione è un grosso masso che è ciò che
rimane della colonna su cui , a quanto racconta la leggenda, S.Simeone, monaco nel convento ma
desideroso di un maggior isolamento, si ritirò a vivere fino alla morte, dispensando miracoli. I pellegrini
che si recavano sul luogo per devozione, staccarono nel corso dei secoli numerosi frammenti della
colonna fino a trasformarla nel masso che possiamo vedere adesso.
Torniamo ad Aleppo per visitare il Museo archeologico. Sapevamo che il pezzo più pregevole era
l’enigmatica Signora delle Acque: la statua di una sacerdotessa abbigliata in modo sontuoso ed eleborato,
rappresentata mentre versa dell’acqua da un vaso che tiene fra le mani, risalente al terzo millennio avanti
Cristo e ritrovata a Mari, ma ciò che abbiamo trovato stupefacente è il grande portale in pietra nera
(basalto) che incornicia l’ingresso del museo. Esso proviene da un tempio mesopotamico risalente alla
Dinastia Kapara (IX sec. A.C.) ed è formato da alcuni leoni sormontati da figure umane, con strani
copricapi conici, che reggono un architrave , uomini ed aninali hanno grandi occhi in pietra bianca e iridi
di ossidiana e sembrano rivolgersi al visitatore con espressione sorridente e quasi invitante. Il reperto è
purtroppo una copia: l’originale, trasportato a Berlino dopo il suo rinvenimento, scomparve tra i
bombardamenti durante la II guerra mondiale.
La collezione conservata all’interno del museo è molto ricca, l’osservazione dei reperti e la lettura delle
tavole permette di integrare le conoscenze acquisite con la visita a Mari, Palmyra e Dura Europos.
Purtroppo alle undici e mezza veniano letteralmente scacciati perchè è venerdì ed è l’ora della preghiera:
il museo chiude e tutto il personale si reca in moschea.
Lasciamo Aleppo con rammarico per aver avuto così poco tempo per visitarla.
Nel pomeriggio raggiungiamo Apamea. Situata su un’altura nella valle dell’Oronte, questa città,
raggiunse il suo massimo splendore nel 300 AC sotto il generale macedone Seleuco I Nicatore che la
trasformò in un importante centro politico e commerciale, dandole il nome della moglie persiana Apamea.
Di quest’epoca purtroppo non rimangono tracce, ora si possono visitare solo i resti della città romana
ricostruita dopo un terremoto dall’imperatore Traiano. Entriamo dalla porta di Antiochia, la città era
circondata da mura poderose che avevano diversi accessi, ed incominciamo a percorrere il cardo maximo:
la via colonnata, in parte ripristinata da una missione archeologica belga, che vi lavora ancora ogni estate.
Essa si dipana per un paio di chilometri, la carreggiata, larga una quarantina di metri, ha un lastricato
ancora segnato delle ruote dei carri, ai lati si possono vedere i porticati con ciò che resta delle botteghe
dei mercanti. Le colonne, altissime, alcune dellle quali con scanalatura a spirale, sono di un’eleganza
estrema, in cima ad una di esse un viso scolpito: secondo la tradizione sarebbe quello di Seleuco Nicatore,
il fondatore.
Anche qui siano gli unici turisti e l’atmosfera è particolare, alla fine del percorso sentiamo un canto, si
direbbe un canto religioso: un gruppo di ragazzi, probabilmente inglesi, ai piedi delle colonne canta con
grande fervore un inno. Ci fermiano per riposarci nella casa del custode dove i sedili sono frammeti di
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architravi scolpite o tamburi di colonne crollate, ed ammiriamo lo spettacolo del tramonto su questa citta
un tempo fiorente ed ora abbandonata.
SETTIMO GIORNO: “VAI INDIETRO QUANTO VUOI NEL TEMPO, E DAMASCO C’E’ SEMPRE
STATA” (Mark Twain)
Arriviamo ad Hama in serata, piuttosto stanchi e raggiungiamo il nostro albergo: l’APAMEA CHAM, un
gigantesco edificio in vetro e cemento con i balconi a bow window. Le stanze, piccole, hanno le finestre
bloccate e l’aria condizionata rumorosa e poco efficiente, pazienza! Ci consoliamo guardando lo
spettacolo delle norie, le grandi ruote (diametro 2° mt. ), che sono la caratteristica della città. Il mattino
successivo a colazione incontriamo il sig. G. Molto entusiasta: è di ritorno dalla sua passeggiata
quotidiana di due ore ed ha già avuto modo di ammirare la città che ha trovato piacevole. Ci avviamo a
piedi, il centro di Hama ricorda le città turche: case basse, vicoli , archi e sottopassi: molte di queste
abitazioni hanno una ruota ancora funzionante. Arriviamo al parco fluviale dell’Oronte e qui la visuale si
apre su un piacevole lungofiume dove vediamo altre ruote che girano. Bashar (la guida) ci spiega che esse
hanno origine mesopotamica e che furono adottate dalla civiltà araba e diffuse anche in Spagna: sono
ruote idrauliche che sfruttando la corrente del fiume, convogliando l’acqua per l’irrigazione dei campi.
Un tempo eramo molto più numerose ma ormai stanno scomparendo a causa dei rilevanti costi di
manutenzione e delle nuove tecnologie.
Ripartiamo per Damasco: il nostro obiettivo è il museo archeologico. Durante il viaggio ci vengono date
notizie sull’economia siriana, molto avvantaggiata dalla scoperta del petrolio nella zona di Deir er Zorr
(rende il paese autonomo dal punto di vista energetico), ma prevalentemente dedita all’agricoltura nella
parte di territorio (un terzo del totale) non occupato dal deserto, ora anche il turismo sta progredendo, ma
sostanzialmente mancano le industrie e il paese è costretto ad importare ogni genere di manufatto,
nonostante questo, l’economia è in fase di costante crescita.
Superata la periferia della città con un susseguirsi di concessionarie d’auto delle migliori marche
occidentali ed asiatiche, arriviamo al museo archeologico. E’ ospitato in un edificio ottocentesco
circondato da un ampio giardino, dove tra cespugli di rose damascene e palme, si possono ammirare
lapidi, steli, frammenti di capitelli e di colonne, statue e mosaici, insomma un lapidario esposto alla
rinfusa e senza spiegazioni, ma pur sempre affascinante.
All’ingresso è ricostruita la facciata di un castello Omayyade dell’VII secolo.
Le raccolte provenienti da Mari, Ebla ed Ugarit rappresentano il fiore all’occhiello della collezione. Mi
soffermo davanti alla teca dove è esposta la statuina di un sacerdote in tenuta cerimoniale, a torso nudo e
con la gonna di pelliccia di capra: è di squisita fattura: gli occhi e le sopracciglia sono di lapislazzulo, si
fatica a credere che si tratti di un oggetto risalente a quasi 3000 anni prima di Cristo. Rimaniamo incantati
anche di fronte agli affreschi della Sinagoga di Dura Europos. Ricostruite in una sala che evoca il
raccoglimento della chiesa originaria, le scene tratte dal vecchio testamento catturano l’attenzione per i
loro colori caldi e terrosi, le figure umane sono dipinte con uno stile ingenuo, quasi naif: i tratti dei volti
ben caratterizzati ed i particolari della vita di ogni giorno riprodotti con grande veridicità rappresentano
un esempio unico di arte paleocristiana.
E’ impossibile vedere nel dettaglio tutti i tesori che il museo racchiude, riusciamo ancora a visitare con
una certa attenzione la sezione di arte islamica, che ci rivela antiche edizioni miniate del Corano, vetri,
maioliche ed argenti. All’uscita un grande cartello spiega che nel museo è in corso un progetto biennale di
collaborazione italo-siriana per la riclassificazione dei reperti e per la creazione di un archivio
informatico.
Come dice la frase di M.T. Damasco è una delle più antiche città del mondo. IL centro storico ha un
aspetto vissuto e molto suggestivo con sue le stradine strette e tortuose, ricche di edifici ,all’apparenza
semplici, ma che all’interno celano veri e propri tesori. Si tratta di case signorili che ospitavano fino ai
primi anni del secolo scorso, famiglie patriarcali. All’interno su uno o più cortili ricchi di alberi e di
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fontane, si affacciano i locali comuni e al primo piano si trovano le camere da letto. Molte di esse si sono
state salvate dal degrado grazie alla trasformazione in alberghi detti “boutique”, perchè offrono in vendita
ai turisti oggetti di antiquariato o semplicemente d’antan esposti in grandi vetrine che arredano ristoranti e
bar. Pranziamo in uno di questi palazzi e la guida ce ne fa gentilmente visitare altri, che ci lasciano
lasciano incantati. Subito dopo pranzo visitiamo la Moschea degli Omayyadi alla quale arriviamo
attraversando il souk molto affollato. La ricchezza e la finezza di mosaici che decorano gli esterni,
ricordano Ravenna, i colori prevalenti sono l’oro e il verde. Visitiamo anche l’interno dove in una
cappella è conservata (pare) la testa di S.Giovanni Battista al quale era dedicata la chiesa cristiana che
sorgeva precedentemente in loco.
Al termine della giornata, ci aspetta la casa di Anania. Scendiamo una rampa di scale e ci accoglie la
piccola chiesa dedicata al santo che accolse S. Paolo e gli ridonò la vista. Al momento è in corso una
funzione: in Damasco, città tollerante, vengono liberamente praticate molte religioni. Ci accorgiamo che
si tratta di una Messa, naturalmente in arabo.
Prima di ritirarci in Hotel (Ebla Cham) visitiamo il Palazzo Azem, un discreto esempio di architettura
islamica, che accoglie un museo del costume e del mobile.
Ultima puntata: due negozi di tessuti per acquistare il famoso tessuto di seta detto “DAMASCO”,
purtroppo la delusione è grande: i prezzi sono molto elevati (minimo 100 euro al metro) per stoffe
belllissime ma molto rigide e quindi difficilmente utilizzabili per l’abbigliamento, Peccato!
ULTIMO GIORNO: TRIONFO DEL BIANCO E NERO A BOSRA E POI VERSO IL CONFINE
CON LA GIORDANIA
Prima di lasciare l’Ebla Cham affido fiduciosa le mie cartoline già affrancate all’ impiegato della
reception, purtroppo su dieci ne arriveranno solo tre..., in compenso c’è un business center che mi
permette di controllare la posta e spedire la mie e-mail.
Due ore di viaggio ci portano a Bosra: grande stupore di fronte ad una città nera costruita esclusivamente
in basalto. Anch’essa ha origini antichissime ma noi vediamo la città romana portata al massimo
splendore dall’imperatore Traiano.
Dopo la caduta dell’impero essa fu ancora abitata fino all’epoca del protettorato francese e questo le
conferisce un’aspetto vissuto, molte abitazioni sono ancora intatte. Le autorità francesi sgomberarono il
sito ed iniziarono i lavori di scavo che sono tutt’ora in corso.
Visitiamo gli edifici pubblici e poi ci rechiamo alla cittadella araba che ha provvidenzialmente protetto
nel corso dei secoli il grande teatro romano, gioiello della città. Restaurato di recente, può accogliere fino
a 6.000 spettatori: sul nero delle gradinate spicca il marmo bianco delle colonne che formano la scena
creando, un contrasto di estrema eleganza. Ci divertiamo ad esplorarlo salendo e scendendo le gradinate
per osservarlo dalle diverse angolazioni, apprezziamo le grandi gallerie di sgombero che permettono
l’uscita di tutti i visitatori in meno di 10 minuti, proviamo gli effetti acustici al centro della cavea,
insomma giochiamo!
Dopo il pranzo raggiungiamo il posto di frontiera di Dara. Bashar ci comunica il nome della nostra guida
giordana: Mohamed, dovremo essere noi ad accertarci della sua identità (!!), lui tornerà a Damasco in
auto-stop. Ci salutiamo e scendiamo dal pulmino, passeremo la frontiera a piedi. Un grande cartello con
l’immagine del Re Abdhalla, in tenuta militare, ci accoglie con un aperto sorriso: benvenuti nel Regno
Ascemita di Giordania!
FAST SYRIA
Il mio viaggio in Siria può essere paragonato metaforicamente ad un fast food itinerante: abbiamo visto
moltissimo ma troppo velocemente e non abbiamo mai avuto il tempo di “assaporare” nulla, un itinerario
simile avrebbe richiesto un tempo maggiore, almeno 10 o 15 giorni.
La situazione del paese mi è sembrata tranquilla: non abbiamo subito particolari controlli, neanche nelle
località turistiche più rinomate e abbiamo trovato la gente disponibile e cordiale.
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Per quanto riguarda il cibo: non è stato un viaggio gastronomico. Abbiamo raggiunto la saturazione di
mezé (gli antipastini arabi) a base di hummus (purea di ceci) e di piatti unici di couscous e montone. Il
vino, sia siriano che libanese, è buono ma un pò caro, volendo si trova anche la birra.
Viaggiare nel mese di novembre ci ha favorito dal punto di vista climatico perchè non abbiamo dovuto
sopportare temperature elevate, ma ci ha svantaggiato per la brevità delle ore di luce pomeridiane: al
confine con l’Iraq il tramonto avveniva alle 16,30.
Consiglio a chi si volesse recare in questo bellissimo paese di viaggiare in ottobre, pare che sia il mese
ideale e consiglio anche di fare un minimo di approfondimento storico-artistico-culturale e religioso,
prima della partenza, in modo da poter apprezzare con maggiore consapevolezza ciò che la splendida
Siria è in grado di offrire.
happy slow syria!

Diario di Viaggio > Siria


Partenza il 17/9/2008 · Ritorno il 2/10/2008
Viaggiatori: in coppia

4. Da Damasco a Gerusalemme(parte prima)


di Only - pubblicato il 26/11/2008
Prima alcune premesse.
Per organizzare questo viaggio in Medio Oriente ci sono stati utili i diari dei viaggiatori trovati in rete e le
tre guide:
La lonely planet inglese di Siria e Libano.
A rough guide italiana della Giordania.
La lonely planet inglese di Israele e territori palestinesi.
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Le tappe da noi toccate on quindici giorni sono state:


In Siria: Damasco-Bosra-Palmyra-Hama-Aleppo
In Giordania: Madaba-Mar Morto-Petra-Wadi Rum-Aqaba
Israele:Gerusalemme.
Tranne che a Damasco, dove abbiamo scelto un cinque stelle, abbiamo sempre soggiornato in hotel di
categoria media e abbiamo fatto sempre un pasto al giorno in un bel ristorante.
In Siria abbiamo viaggiato soprattutto con i mezzi pubblici, tranne tra Hama e Aleppo dove un auto con
autista é indispensabile per visitare i dintorni delle due città. I bus sono puntuali, economici (per la tratta
più lunga pagherete massimo 3 euro a persona) e frequenti. Basta recarsi nelle stazioni ed entro massimo
mezz'ora partirà un bus dove volete andare, perchè le zone più turistiche sono anche quelle più abitate. Ad
Hama ci siamo affidati ai servizi del Cairo Hotel per noleggiare due giorni di auto con autista e ci siamo
trovati molto bene.
In Giordania i collegamenti pubblici sono abbastanza scarsi, per muoversi ci siamo affidati quasi sempre
a taxi divisi spesso con altre persone.
Per andare da Siria e Giordania abbiamo scelto un volo della Royal Jordanian da Aleppo ad Amman. Non
costa molto se preso con il dovuto anticipo (tra visto di uscita e volo ci è costato 80 euro a testa) e visto
che partono solo la mattina presto o la sera tardi permette indubbiamente di risparmiare tempo.
Caldamente consigliato.
Per andare da Amman a Gerusalemme abbiamo scelto la soluzione indubbiamente costosa (300 euro in
due) di un volo della Royal Jordanian. Qua la differenza di prezzo tra il viaggio via terra e il viaggio via
volo sono indubbiamente pesanti, ma considerate che un viaggio via terra prevede l'attraversamento del
ponte di re Hussein, i cui tempi possono andare dalle tre fino alle otto ore, come confermatoci sul posto.
Se non avete il tempo come noi, forse vale la pena di considerare la soluzione del volo.
In tutto la vacanza, esclusi i voli dall'Italia ma compreso davvero tutto il resto (tre voli interni,
assicurazione medica, visto siriano, visto giordano ecc...), è costata 2800 euro in due. E' però importante
sottolineare che solo Gerusalemme, che è molto cara da raggiungere via aereo e ha prezzi di vitto (a meno
di non mangiare solo alle bancarelle dei souk) e alloggio assolutamente occidentali è costata 500 euro per
3 notti volo da Amman compreso, mentre l'hotel di Damasco, di lusso, è costato 314 euro per 3 notti.
Queste due voci sicuramente sfalsano una spesa giornaliera che nel resto è rimasta abbastanza costante,
anche se aspettatevi di trovare la Giordania più cara della Siria.
Attenzione alle carte di credito: la mastercard è praticamente inutile, accettano quasi solo VISA, specie in
Siria, e in molti bancomat specie di Damasco è impossibile prelevare con le nostre carte, funzionano solo
quelle siriane. Quindi portatevi dei contanti per la prima parte della vacanza (nessun problema invece ad
Hama e Aleppo).
Nonostante le voci che circolano da noi, abbiamo trovato Siria e Giordania sono paesi assolutamente
sicuri da girare da soli. La microcriminalità è praticamente inesistente, visto che in entrambi, specie in
Siria, vigono regimi totalitari che garantiscono l'incolumità del viaggiatore straniero. Non ci sono
quartieri interdetti o malfamati in nessuna delle zone da noi visitate, e ho trovato la popolazione, specie
quella siriana, disponibilissima e veramente gentile verso il prossimo. Visto che specie in questo stato i
servizi per il turista sono pochi e predominano le istruzioni solo in arabo, non so davvero come avremmo
fatto senza la grande disponibilità del popolo siriano ad aiutarti sempre e comunque, spesso senza
tornaconto personale. Ovunque abbiamo percepito calore e senso di accoglienza, mai ostilità o sensazioni
di giudizio.
Questo, che non vuole essere certo un giudizio insindacabile, è quello che abbiamo percepito e vissuto
sulla nostra pelle noi in due settimane di viaggio.
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17 settembre 2008
Il volo dell'Alitalia atterra a Damasco a un orario infame, intorno alle 3 di mattina. Non so se è colpa
dell'ora o è sempre così, ma il prezzo di una corsa in taxi verso l'hotel è fissa, senza nessuna possibilità di
negoziazione. Mi avevano detto tutt'altro ma quando usciamo dall'areoporto, tutti i taxi sono prenotabili
da una cabina a destra con i prezzi esposti. Forse ci potrebbe tentare qualcosina di meno con qualche taxi
non ufficiale, ma qualcuno si fiderebbe in piena notte?
Tra una cosa e l'altra siamo in Hotel che sono le cinque del mattino e riusciamo anche a dormire qualche
ora. Puntiamo la sveglia alle nove e trenta, perchè alle dieci smettono di servire la colazione. Essa si
rivelerà non all'altezza del prezzo chiesto (circa 12 USD a testa) ma siamo in pieno Ramadan e non ci
fidavamo molto delle alternative disponibili. Che poi ci sono, non così tante (le scopriremo man mano
diventeremo più agili) ma ci sono.
Prima delle undici siamo già in pista, desiderosi di iniziare veramente la nostra vacanza. Il primo
approccio con Damasco è..Frastornante, credo sia la definizione esatta. Il frastuono è creato dai clacson
delle auto che i siriani suonano con entusiasmo, sempre e comunque, incessantemente. Guidano anche
come pazzi, a Damasco dove il traffico è notevole si nota più che altrove.
Dopo aver passato i primi minuti ad abituarci al frastuono ci rendiamo conto che la cartina della LP con le
indicazioni per raggiungere l'old city, circa a 10 minuti a piedi dal nostro albergo a occhio e croce, ci sarà
indispensabile. Non ci sono indicazioni in inglese, solo esclusivamente in arabo. Grazie al senso di
orientamento di mio marito, lo devo dire, che come una bussola sa sempre dov'è il nord, raggiungiamo
senza sbagliare Bab al Jabiye, ovvero una delle due porte di ingresso ai souk, vera anticamera della città
vecchia. Un manifesto di Bashar al Assad, “il presidente”, saluta il nostro ingresso ai souk. Quell'uomo è
ovunque, si trova la sua effigie in tutta la Siria. Ti guarda con aria sorniona da adesivi sui parabrezza delle
auto, dai magneti per frigorifero (praticamente l'unico souvenir per turisti acquistabile in Siria!), dalle
porte delle case..Abituatevi alla sua immagine se andate in Siria, perchè vi accompagnerà per tutta la
vacanza. Appena ci addentriamo nei souk di Damasco, ci è inevitabile fare un paragone con quelli di
Marrakech, esperienza ancora abbastanza fresca per noi, e la nostra impressione è di essere in un mondo
molto diverso dalla città marocchina. A conti fatti qui ognuno si fa i fatti suoi. Quasi nessuno ci approccia
per invitarci a comprare la sua roba, i venditori se ne stanno seduti accanto alla merce esposta, senza
importunarti nemmeno se ti avvicini a sbirciare. Si può girare indisturbati, ed è quello che facciamo noi.
Vediamo molte cose in una giornata, l'old city non è molto grande, ma qua voglio raccontarvi di ciò che
mi ha colpito davvero, e di qualcosa che mi ha sorpreso.
In cima a tutto, sicuramente di Damasco ricorderò sempre la splendida Moschea Omayade. Vero gioiello
artistico e architettonico, merita di essere girata in lungo e in largo. Si può farlo con tranquillità, nessun
spazio è interdetto, nemmeno i luoghi di preghiera. Nel caso delle donne, viene data una tunica
all'ingresso per coprirsi.
La cosa che mi ha sorpreso invece, perché non me l'aspettavo, è stato scoprire all'interno di Damasco un
quartiere cristiano, neanche molto piccolo, con le sue chiese e le sue donne vestite all'occidentale. Come
forse molti occidentali che non vedono grosse differenze tra un paese musulmano e l'altro, credevo che la
Siria fosse uno stato islamico. Ho scoperto solo sul posto che gli stato islamici sono altri, che la Siria non
rientra tra questi. In realtà la costituzione siriana garantisce la libertà di culto e il 10% della sua
popolazione appartiene alle varie confessioni della religione cristiana. Nel nostro viaggio incontriamo
cimiteri musulmani e cimiteri cristiani a vedremo anche sfilare un funerale cattolico per le vie di Hama.
Damasco mi ha fatto uno strano effetto: mi è sembrata una città povera ma affatto arretrata, con una certa
occidentalizzazione dei costumi che non troveremo da altre parti in Siria. Ne discutiamo insieme mentre
rientriamo a piedi in albergo, al tramonto, e ci rendiamo conto per la prima volta di cosa è davvero il
Ramadan per i musulmani. Manca poco le sette, ma i negozi sono già chiusi e le strade piene di traffico.
Chi può cerca di tornare a casa per cenare con la famiglia, rompendo il lungo digiuno diurno. Chi non
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può, improvvisa cene conviviali dove può, dentro il negozio o mettendo un tavolino lungo la via del souk.
Mi sarebbe piaciuto farvi vedere quei momenti, ma per una forma di rispetto ci è sembrato giusto non
fotografarli, ci è sembrato un momento molto intimo per loro.
I nostri piani della serata prevedevano una cena al ristorante del four season, che rimane proprio accanto
al nostro albergo è che la Lonely consiglia caldamente. Appena varchiamo però le soglie del lussuoso
hotel, un gentile portiere ci avverte che dei due ristoranti del four season uno è chiuso per il Ramadan e
l'altro...Ha finito il cibo. Scopriremo che non è una cosa insolita e impareremo a regolare i nostri orari sui
loro, senza grossa difficoltà: alle sette in punto, ci spiega il portiere, spesso i clienti si presentano affamati
dopo il lungo digiuno e in un'ora fanno fuori tutto, bisognerebbe avere pazienza di aspettare un'oretta per
il secondo giro della cucina. E se non volessimo aspettare? Il portiere gentilissimo ci spiega dove
possiamo trovare un ristorante a pochi passi, ci scrive il nome e ci indica come arrivarci. Ci accompagna
anche per un pezzo di strada, di più non può perché è in servizio, si fa sostituire per qualche minuto per
farci la cortesia. Scappa prima che possiamo anche accennare a dargli una mancia, cosa che mi capiterà
spessissimo con i siriani e impareremo a non stupircene.
Il ristorante indicato all'inizio ci convince poco, è più un bar serale, con divanetti bianchi e maxi schermo
dove trasmettono..Le partite di calcio italiane. Però c'è un menù, un menù apposta per il Ramadan ci
spiegano. Nessun problema per noi, è tutto nuovo, che differenza fa il menù del Ramadan che ci viene
presentato, forse in quanto occidentali, quasi con aria di scusa? Accantonate le incertezze iniziali,,
mangiamo davvero bene spendendo poco più di 10 euro in due.
18 settembre 2008
Il programma della giornata prevede la visita di Bosra, cittadina un paio di orette a sud di Damasco
famosa per il suo teatro di epoca romana. La prima cosa da fare nella giornata è tentare di raggiungere la
stazione dei bus, visto che abbiamo deciso di servirci di questo mezzo per tutti gli spostamenti lunghi. In
Siria hanno un metodo tutto loro: le città più grosse come Damasco, Aleppo e Homs (e con questi i grandi
centri urbani sono finiti!) hanno due stazioni, una solitamente ha i bus che vanno al nord e una i bus che
vanno a sud. Quindi, se voi arrivate da sud poniamo a Homs e poi dovete andare a nord verosimilmente
dovrete cambiare stazione dei bus. Chiaro no?
Accertata con la reception dell'hotel che la stazione indicata dalla LP per Bosra era quella corretta tra le
due disponibili, ci mettiamo in strada per cercare un tassista che ci porti, visto che rimane alla periferia di
Damasco. Prima Luciano ha la brillante idea di chiedere al receptionist di scriverci il nome della stazione
in arabo...Mai idea fu così brillante. I tassisti di Damasco non solo parlano solo arabo ma sembrano
leggere solo quello. Ne troviamo uno libero alla svelta, la Siria pullula letteralmente di taxi, e con l'aiuto
di due passanti che fanno da pseudo-interpreti riusciamo a stabilire un prezzo. Mica facile, bisogna fare
attenzione perchè anche i loro numeri sono diversi dai nostri, ma alla fine la carta canta...Nel senso che ce
la caviamo facendogli vedere la cifra che secondo l'hotel avremmo dovuto pagare. Si parte. Arrivati alla
stazione di Damasco veniamo presi in carico all'ingresso da un addetto...O da uno che passava per caso,
non lo so bene, in ogni caso è una gran fortuna, perché non esiste un cartello in inglese. Si fa il controllo
al metal detector, come tutte le stazioni dei bus della Siria, e poi si entra nella stazione vera e propria. La
stazione è solo un piazziale con fermi vari bus, con davanti un cartello con presumiamo le destinazioni, il
nostro angelo custode cerca di capire dove dobbiamo andare, al terzo tentativo capisce “Bosra” e si
illumina (lo pronunciavo proprio così male?), ci fa salire su un bus e ci dice quanto dobbiamo pagare
all'autista (una fesseria, tipo 1 euro a testa). Gli diamo qualche spicciolo di mancia, cerchiamo di capire
quando partirà il bus ma sembra oltre le capacità di inglese di tutti e siamo gli unici turisti. D'accordo, ci
sediamo buoni buoni, visto che il bus è abbastanza pieno speriamo che partirà entro breve e avremo
ragione, tempo forse dieci minuti e partiamo.
Il viaggio procede rapido, troppo rapido...In effetti, comincio a capire perché mi avevano detto che in
Siria conviene prendere il bus invece dell'auto perché tanto si arriva nello stesso tempo. Scommetto che
avete già capito anche voi perché è così.
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Il nostro viaggio sembra finito, il bus si infila in una stazione. Solo che non mi sembra Bosra, mi pare un
paesino di campagna, o piuttosto di deserto. Ci guardiamo un attimo interdetti e aspettiamo che tutti
scendano per poter tentare di comunicare con l'autista. Questo ci fa grandi segni di seguirlo, non abbiamo
molta scelta quindi gli andiamo dietro. Ci porta a un minibus, un piccolo van con meno di dieci posti che
si sta riempiendo di siriani. Ci fa capire che ci porterà a Bosra, e di prenderlo. Stiamo per salire quando ci
richiama e...Si tira fuori di tasca degli spiccioli, che ci dà per darli all'autista! Tale onestà mi lascia
attonita, poteva anche intascarseli lui...Non riesco neanche a dargli la mancia, ci fa salire come fossimo
bimbi piccoli, ci fa un sorriso e sparisce nella folla.
Il minibus parte pieno zeppo, a un certo punto uno dei passeggeri fa una colletta degli spiccioli e li passa
all'autista che senza neanche controllarli se li mette in tasca. Noi vediamo finalmente il primo cartello
stradale in lettere occidentali che indica “Bosra” a pochi km e ci sentiamo un po' meno sperduti in mezzo
al nulla. In realtà ci stiamo divertendo molto e commentiamo ancora increduli la gentilezza dell'autista.
Arrivati a destinazione sbagliamo purtroppo la fermata, o meglio capiamo solo dopo che il minivan non fa
fermate fisse e dobbiamo chiedergli noi dove fermarsi! Vediamo il teatro sfilarci davanti e finiamo per
scendere nel paese (paese..Diciamo quattro case con una strada in mezzo...Se non fosse per lo splendido
teatro non meriterebbe una visita!). Pazienza...Torniamo indietro a piedi per neanche 1 km.
Il teatro romano di Bosra è veramente bellissimo, specie perché da fuori non si immagina lo splendore
che attende all'interno. Dall'esterno si vedono solo i muri della cittadella araba, dopo aver pagato
l'irrisorio biglietto di meno di 2 euro a testa ci si infila in un cunicolo buio e dopo pochi passi ci si trova
sugli spalti illuminati dal sole di questo teatro romano di 1800 anni fa, ancora integro quasi nella sua
totalità. Uno spettacolo. E' un teatro immenso, che ancora ospita festival una volta ogni due anni e
accoglie fino a 9000 posti a sedere. Gli arabi, quando vi costruirono intorno una cittadella fortificata,
forse non si resero conto che ciò avrebbe contribuito a fargli attraversare i secoli quasi senza una
scalfittura.
Dietro il teatro ci sono i resti dell'antica città romana, in uno stato di abbandono che mi ha un po'
intristito. Le persone abitano dentro le rovine e spesso si offrono di vendervi reperti storici che hanno
trovato nel loro salotto, cosa che consiglio caldamente di non fare!
Anche girando tutto con calma in un paio d'ore abbiamo concluso la visita, torniamo in paese per cercare
di capire dove e come partirà un bus per Damasco. So che dobbiamo cercare un'agenzia di cui parla la LP,
peccato che le insegne siano tutte in arabo..Solito problema. Fermiamo un passante, e promettendogli una
piccola mancia chiediamo di portarci. Grazie al cielo capisce, perché di gente in giro ce n'era poca, e in
venti minuti siamo su un bus diretto a Damasco. Arriviamo che sono solo le quattro, quindi da un tassista
ci facciamo portare all'ingresso dei souq per finire la visita in città.
Giriamo per qualche ora, e di nuovo ci stupiamo dei pochi turisti che incrociamo per la strada.
Verso le sette decidiamo di cercare un posto per cenare, a pranzo abbiamo piluccato, la colazione non
l'abbiamo fatta e siamo davvero affamati. Insomma, anche noi oggi un po' di ramadan l'abbiamo fatto.
Scegliamo “l'Elissar”, consigliato in molti diari oltre che dalla LP, che si trova in quartiere cristiano. Il
cameriere all'ingresso ci spiega che a nostra scelta hanno due piani, oltre che due menù: al piano sotto
menù del ramadan, al piano superiore menù normale. Optiamo per il menù normale, mangiamo delle
buonissime mezze e io assaggio una delle loro ottime zuppe, il conto è come al solito sui 10 euro in due.
Chissà se il menù del Ramadan era altrettanto buono?
Torniamo in Hotel a piedi per vedere un'ultima volta la città, domani mattina lasceremo Damasco.
19 settembre 2008
Lasciamo l'hotel di prima mattina, facciamo check out lasciando di tutto 314 euro per 3 notti (primo e
ultimo cinque stelle della vacanza! Meritatissime comunque...) per prendere il bus in direzione Palmyra.
Solito taxi per la stazione dei bus, che ovviamente non è la stessa del giorno prima ma l'altra. Come
dicevo ieri, stavolta si va a nord ieri si andava a sud...Stazione diversa e stavolta più semplice da girare.
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Non si tratta di un semplice piazzale, ci sono varie agenzie che vendono i biglietti dei loro bus, con scritte
fuori le destinazioni non solo in caratteri arabi per fortuna!!! Scansati i vari personaggi che ci propongono
le loro mete scegliamo una delle agenzie raccomandate dalla LP e prendiamo due biglietti per Palmyra.
Paghiamo circa 5 euro in due, e visto che il bigliettaio parla un po' di inglese riusciamo a sapere che il bus
partirà entro venti minuti e ci metterà circa 2 ore e mezzo.
Trovare il bus è un pochino più complicato, perché bisogna trovare il numero del bus e non sono proprio
in ordine ma..Ce la facciamo. Siamo di nuovo i soli turisti, il biglietto è in arabo e quindi chiediamo
conferma all'autista prima di affidargli i nostri zaini...Va a Palmyra missione compiuta!
Il bus si avvia in orario ma si ferma ancora in stazione, alla fine ci sono dei disguidi, il nostro autista si fa
una litigata in arabo di buoni venti minuti non capisco bene con chi, visto che lui strepita dal finestrino e
da giù qualcuno gli risponde per le rime. Alla fine parte visibilmente imbufalito, visto che è l'unico bus di
quelli presi a essere partito in ritardo sospettiamo che il ritardo per loro non sia la norma e sia quello in
parte il motivo dell'arrabbiatura dell'autista, che pigia sull'acceleratore e guadagna quasi tutto il ritardo!
Per fortuna la strada è praticamente deserta...
Il viaggio va via veloce, un po' ascoltiamo musica, un po' dormicchiamo e molto leggiamo la guida, un
po' per capire cosa ci aspetta e un po' per decidere in che albergo scendere. Alla fine scegliamo il Villa
Palmyra, un hotel di media categoria di cui la LP parla bene.
A un certo punto il bus pare fermarsi in mezzo al nulla, questa strada polverosa con dietro due case
diroccate non mi sembra una città! Invece, scendono tutti e scopriamo di essere a Palmyra. Ma dov'è
esattamente?? Non abbiamo ancora recuperato gli zaini che veniamo letteralmente attorniati da tassisti,
veri e presunti, che fanno a gara per portarci dovunque vogliamo. Mio marito, che si trova nel suo habitat,
si rimbocca delle fantomatiche maniche e inizia a contrattare con quattro o cinque di loro assieme, visto
che parlano solo arabo non capisco come si intendano ma dalla gestualità mi pare che la cosa proceda, io
da brava moglie secondo le usanze orientali aspetto accanto senza fiatare. Alla fine la decisione sembra
presa, uno dei tassisti ci ruba letteralmente gli zaini, fregandoci alla concorrenza, e ci porta per mezzo
euro all'hotel che dista appena un chilometro..Ma non l'avremmo mai trovato! Confermo che l'autobus si
era praticamente fermato in mezzo al nulla e non c'era un cartello che indicava il “centro”...Che poi centro
è una parola azzardata. Palmyra consta di quattro strada in croce e di una via principale su cui ci sono tutti
gli alberghi, i ristoranti e i negozietti. Le rovine sono a 10 minuti a piedi dalla “via dello shopping.”
L'hotel scelto si rivelerà un'ottima scelta, credo che come rapporto qualità/prezzo sia il migliore di tutta la
Siria. Di tutti quelli visti (si fa presto, sono tutti attaccati!) il nostro è l'unico rinnovato da pochissimo (la
LP diceva nel 2007), la nostra stanza è minuscola ma tinteggiata di fresco e con il bagno rifatto e la
colazione è buona. Il tutto per 60 dollari compresi di servizio lavanderia (gli ho fatto lavare una borsa di
roba).
Sbrigate le pratiche di registrazione ci concediamo un leggero pranzo al bar di fronte all'hotel, che ha pure
il wi-fi (wi-fi criceto ma c'è!). A menù non c'è molto, ci avvertono (lo sappiamo, ramadan!) , noi non
abbiamo voglia di decidere, gli diciamo di fare loro e ci portano delle insalate, delle patate deliziose il
tutto condito con i loro straordinari aromi. Inoltre assaggiamo per la prima volta la spremuta di limone
profumata alla menta, una bevanda che scopriremo si trova dovunque in Siria ed è semplicemente
deliziosa...Ne siamo diventati schiavi durante il nostro soggiorno. Non ci Dilunghiamo troppo con il
pranzo, siamo troppo impazienti di visitare la città antica. Questa si raggiunge con una suggestiva
passeggiata in mezzo alle palme...Suggestiva a parte di prestare sempre attenzione ai siriani che guidano
qualsiasi cosa, dal cammello al motorino, come indemoniati. Quasi tutta la città antica è a disposizione
gratuitamente, non si sono vincoli o recinzioni. L'unica cosa a pagamento è il tempio di Bel, ma
decidiamo di vederlo l'indomani mattina. I resti dell'antica città romana, sviluppata dai romani come loro
avamposto in Oriente, sono talmente vasti e ben conservati da lasciare di sasso. Ci sono decine e decine di
colonne perfettamente conservate, racchiuse in un contesto affascinante, quello di un deserto circondato
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da palme. Meraviglioso e poetico. Nessuna foto purtroppo può rendere appieno la vastità del sito, noi
abbiamo camminato tutto il pomeriggio, fino al tramonto, in mezzo a rovine sempre diverse.
Decidiamo di concludere una giornata davvero incantevole con una cena al ristorante del Cham Palace
Zenobia Hotel. Questo hotel a cinque stelle gode di una posizione invidiabile proprio accanto alle rovine,
e anche se non si è ospiti si può cenare al loro ristorante. Ci godiamo il nostro pasto su una terrazza
guardando le rovine, uno spettacolo incomparabile. Nell'euforia del momento dimentichiamo anche che le
loro porzioni non sono certo leggere, finiamo per ordinare troppo cibo, avanziamo metà roba e spendiamo
21 euro in due.
20 settembre 2008
Stamattina vogliamo andare a vedere la Valle delle Tombe, che si trova a qualche chilometro da Palmyra.
Se non abbiamo intenzione-e non l'abbiamo- di fare una bella scarpinata in salita, l'unico modo è trovare
un tassista che ci porti. Andiamo al piccolo museo della città, l'unico posto dove si può fare il biglietto per
le Tombe, pensando che lì davanti troveremo anche stazionati dei taxi che ci potranno portare. E
difatti..Non riusciamo neanche a mettere piede davanti alla biglietteria che si avvicina un tassista che si
offre di portarci. Dopo breve contrattazione raggiungiamo un accordo, prendiamo i biglietti e saliamo
sulla sua “vettura”.
Dalla valle si gode una bella vista anche delle rovine della città vecchia, le vediamo mentre saliamo alla
Torre di Elhabel, data di nascita primo secolo d.C., l'unica visitabile all'interno. Facciamo qualche foto
fuori mentre aspettiamo le 10, ora in cui verrà aperta per poter visitare le camere mortuarie all'interno.
Alle 10.01, con la loro solità puntualità siriana, dalla città sale il guardiano a togliere i sigilli alla Torre,
che viene aperta solo quattro volte al giorno in orari ben prestabiliti. E' molto carina, le scale per salire
fino in cima alla torre sono un po' spezzagambe ma ce la caviamo senza troppi problemi.
Dopo la torre, con lo stesso biglietto, visitiamo l'Ipogeo dei tre fratelli, che ha differenza dell'altra è una
camera mortuaria scavata nel deserto, più o meno dello stesso periodo, primo secolo dopo Cristo. E'
molto ben conservata, peccato che non si possano fare foto!
Al ritorno dalla Valle delle Tombe ci facciamo lasciare davanti al Tempio di Bel, la cui visita abbiamo
trascurato il giorno prima e salutiamo il nostro tassista.
Questa enorme struttura, databile entro il primo secolo dopo Cristo, fu creata originariamente per onorare
il dio Bel, il Giove degli abitanti della regione. In epoca ottomana, tutto il tempio fu circondato da mura
alte 15 metri ancora originali in molte zone. Con questa visita ci parte il resto della mattina, ma ne vale
decisamente la pena. Se tutte le rovine di Pamlyra sono eccezionali, il tempio di Bel è sicuramente la
ciliegina sulla torta.
Torniamo al nostro albergo che manca poco al bus dell'una per Homs, se ci sbrighiamo possiamo
prenderlo. Ci facciamo chiamare un taxi dall'hotel mentre recuperiamo i nostri bagagli dal deposito e ci
facciamo portare alla stazione dei bus, che non è affatto dove siamo arrivati il giorno prima (avevo detto
io che ci aveva lasciato in mezzo al nulla)!
Qua un paio di tassisti cercano di convincerci ad andare con loro, ma a noi pare assurdo pagare cinquanta
volte tanto (è esattamente quello che ci chiedono) quando poi i bus dei siriani sono comodi. Facciamo i
nostri biglietti e aspettiamo da bravi insieme ai siriani che il bus parta. C'è solo quello in tutta la stazione,
stavolta non possiamo sbagliarci!
Durante il viaggio Luciano dorme e io cerco di documentarmi leggendo la Lp su come cavarcela una
volta arrivati a Homs. La destinazione finale della nostra giornata è Hama, piccola cittadina a nord di
Homs. Quindi noi da Homs dobbiamo prendere il bus per Hama ma secondo la guida pare proprio che noi
arriveremo a una stazione mentre il bus per Hama parte dall'altra. Arrivati alla stazione, cerchiamo di
avere informazioni ma stavolta pare complicato, la stazione è pienissima e un sacco di arabi si avvicinano
per aiutarci, alla fine non ci si capisce più nulla perchè parlano cinque per volta! Luciano cerca di
scegliere un interlocutore che gli sembra affidabile, io ne approfitto per defilarmi e comprare un panino
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dolce a una bancarella lì vicino visto che abbiamo saltato il pranzo (la mia non è stata una diserzione, lui
sembrava cavarsela benissimo da solo!). Alla fine abbiamo la conferma per Hama dobbiamo cambiare
stazione quindi...Chi ci porta a quell'altra stazione?? Parte una seconda contrattazione, stavolta ne
veniamo a capo rapidi, ce ne andiamo con un tassista che ci fa attraversare tutta Homs suonando il
clacson per far scansare tutti quelli che gli stanno tra i piedi (e a giudicare da quando suona devono essere
molti!).
Questa stazione di Homs è la più grande che abbiamo mai visto qua in Siria fino ad ora! Dove diavolo è la
biglietteria?????????? Cerca e ricerca, alla fine chiediamo a un tassista, che superata la momentanea
delusione per non doverci portare lui ad Hama ci porta fino alla biglietteria e ci affida a uno sportellista
spiegandogli dove dobbiamo andare. Io ci rimango anche male, perchè mi giro per ringraziarlo e dargli
una mancia per il disturbo e lui è già sparito!!!!!!!!!!!!!
Compriamo i nostri biglietti per Hama finalmente, il bus partirà entro 15 minuti, ci scrive sul solito
biglietto in arabo un nome che noi pensiamo sia quello della fermata mentre è quello del bus
insomma...Attimo di smarrimento ma alla fine come al solito chiedendo qualcuno gentilissimo ci porta la
bus giusto.
Il viaggio è molto breve stavolta, dura poco meno di mezz'ora, noi intanto scegliamo dalla LP uno degli
hotels consigliati, “Il Noria Hotel”, che sorge proprio a due passi dal Cairo Hotel, che volevamo usare per
le nostre escursioni. Come Hotel non si rivelerà granché, anzi stavolta l'ho trovato poco fedele alla
spiegazione della LP. Sarà che ospitava un gruppo organizzato, non ci sono capitate delle gran
camere...Pulite erano pulite, ma di certo avevano visto molti inverni! Di contro il prezzo è stato adeguato,
abbiamo pagato 48 euro per due notti. E, altra nota positiva, la colazione non si rivelerà affatto male.
Sbrigate le formalità del check in, ci facciamo una doccia e per prima cosa passiamo al Cairo Hotel per
definire le escursioni che vogliamo fare da Hama. Alla reception troviamo gente molto competente, io gli
apro la cartina davanti gli dico cosa voglio vedere e in cinque minuti definiamo il tutto. Nei prossimi due
giorni avremo a nostra disposizione un autista personale che ci porterà in giro, per lasciarci dopodomani
sera ad Aleppo, meta finale siriana. Il tutto ci costa 160 euro ma se andrà tutto per il verso giusto saranno
sicuramente ben spesi.
Concludiamo la giornata passando il tramonto ad ammirare le vecchie ruote da macina di Hama, alcune
sono del 1400 incredibile che siano ancora in piedi! La cena ce la concediamo all'Aspasia, http://aspasia-
hama.Com/aspasia/2/aspasia-rest..Html, ristorante extralusso di Hama, davvero interni da mille e una
notte, dove mangiamo dell'ottimo pesce spendendo i soliti 20 euro in due.
21 settembre 2008
Alle 8 in punto siamo al Cairo Hotel dove ci incontriamo con Roma, il nostro autista per i prossimi due
giorni. E' un signore di mezza età molto gentile, peccato che parli pochissimo inglese e le comunicazioni
siano perciò ridotte al minimo!
La prima metà di oggi è il Krak de Chevalier, probabilmente il castello crociato meglio conservato al
mondo. Con il senno di poi, la giudico una visita imperdibile.
Il castello è conservato benissimo, non sembra quasi risentire dei suoi ottocento anni. Qui per la prima
volta incontriamo un po' di turisti, ma il castello è talmente grande che è facile perdersi di vista. La visita
ci porta via due ore buone, quando torniamo in auto il nostro autista Roma se ne sta dormendo beato sui
sedili posteriori dell'auto. Ci spiega che durante il Ramadan, specie con il caldo è dura: niente cibo e
soprattutto niente acqua, quindi...Se si può dormire è tutto di guadagnato!
In ogni caso aspettare i turisti mentre fanno la loro visita deve essere noiosissimo, quindi come dar loro
torto se si fanno un sonnellino, Ramadan o meno?
Risaliti in auto ci comunica che ci porterà a fare due foto al castello dall'alto, in un posto dove la vista è
splendida. In effetti la vista merita davvero, peccato che per farci fare le foto imbocca tranquillamente una
stradina stretta a senso unico nel verso contrario suonando come un pazzo per essere certo che nessuno
venga dalla parte opposta!!!!!!
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Dopo il Krak ci dirigiamo verso la seconda meta della giornata, il castello di Saladino Il Grande, come è
conosciuto da noi (Salah ad Din il nome arabo). Ci fermiamo per un pranzo veloce nel ristorante che ha la
vista migliore sulle rovine del castello. Nonostante a prima vista rimaniamo un po' delusi, perché
paragonato al Krak sembra di vedere due macerie, quando arriveremo sul posto ci renderemo conto che
ogni delusione era prematura: i resti del castello sono talmente ricchi e vari da renderlo un sito
ugualmente unico e affascinante.
Dopo due foto e un pranzo veloce, ripartiamo per visitare il castello. Roma ci spiega che dal ristorante c'è
una via diretta ma poco agevole, è una stretta strada di montagna molto sterrata. Quindi noi faremo un
giro più lungo, arriveremo venti minuti dopo ma per una strada migliore. Dopo la paura presa poco prima
assentiamo con entusiasmo alla proposta, anche se la strada più agevole si rivelerà una pista asfaltata ma
impervia, dove passa a pelo un'auto e per tutto il tragitto continuamo a chiederci che si fa se si incontra un
altro veicolo che viene in senso opposto, cosa che grazie al cielo a noi non succede...Non vogliamo
neanche immaginare come era l'altra strada!
Arriviamo ai piedi del castello e non c'è anima viva, regna un silenzio quasi spettrale. Roma si ferma ai
piedi di una stretta scalinata e ci indica di salire di lì, noi siamo assolutamente certi che sarà chiuso..Non
c'è nessuno! Ci facciamo gli innumerevoli gradini e siamo sempre più certi che stiamo salendo per nulla,
invece...Il portone è miracolosamente aperto. Dentro c'è solo uno che vende i biglietti e una donna che
propone qualche souvenir, soprattutto collanine. Il bigliettaio ci spiega che il castello chiuderà di lì a
un'ora (c'è mancato poco!) ma che comunque se ci mettiamo anche un'ora e venti di non preoccuparci,
nessun problema, ci aspetterà. Lo spero bene, ci accorgiamo ben presto che nel sito ci siamo solo noi!!!!
Se non ci aspetta non la vedo molto divertente...
Il castello di Saladino, pur se molto diroccato, è per certi versi affascinante quanto il Krak. Anzitutto la
location è da mozzare il fiato: su un monte, circondati da pini, con una vista magnifica sulle valli intorno.
Inoltre i resti sono abbastanza integri da far intravedere chiaramente qual'era la grandiosità della struttura.
C'è da dire che da un simile sito da noi in Europa non sarebbe probabilmente aperto al pubblico: non ci
sono transenne di sicurezza verso i dirupi, nessuna parte, anche la più pericolante, è chiusa da delle
corde...Tutto è lasciato al caso e alla propria discrezione. La visita ci piace molto, e in effetti usciamo
oltre l'ora che avevamo a disposizione ma il bigliettaio come ci aveva promesso non pare scocciato.
La via del ritorno verso Hama è abbastanza lunga, finiamo per assopirci in auto. Manca poco al tramonto
quando Roma ci lascia davanti al nostro hotel, ci salutiamo e ci diamo appuntamento per il mattino dopo.
Quando saliamo in hotel troviamo che come promesso ci hanno cambiato la stanza, da una che è stata
costruita ai tempi dei nostri antenati ce ne hanno data una che pare costruita all'epoca dei nostri
nonni...Vabbeh, accontentiamoci del piccolo miglioramento! Almeno il materasso è come al solito
eccellente!!! Una nota positiva questa da sottolineare: anche gli alberghi più economici da loro hanno dei
gran materassi, non come da noi che spesso nelle pensioni ti capitano bitorzoluti.
La serata è una replica di quella precedente..Bissiamo anche il ristorante visto che c'eravamo trovati
molto bene.
22 settembre 2008
Stamattina quando usciamo dall'hotel il cielo è bello nero, sembra proprio che voglia piovere. E' il primo
giorno brutto dall'inizio della vacanza, non possiamo lamentarci troppo, ma potrebbe scombinarci i piani
della giornata. Ci rechiamo puntuali all'appuntamento con Roma e siamo appena saliti in auto che arriva il
temporale. Ci sorprende proprio mentre stiamo andando a vedere Apamea, il primo sito della giornata.
Attendiamo in auto qualche minuto e poi per fortuna spiove...Anche se dobbiamo scarpinare in mezzo
alle pozzanghere saremo fortunati, per il resto della giornata il tempo reggerà.
Apamea, fondata da uno dei generali di Alessandro Magno, merita una visita per la ricchezza del sito,
davvero notevole. Anche qui, come a Palmyra, ci troviamo di fronte a chilometri di colonne in fila, tutte
ancora in piedi!!!!
Pur essendo a pagamento (soliti 2 euro, prezzo standard per tutta la Siria), il sito non ha una vera e propria
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biglietteria, diciamo che periodicamente passa uno lungo le rovine a vendervi il biglietto. Io pensavo che
volesse vendermi delle collanine e gli giravo al largo..Poveraccio mi è dovuto correre dietro!!!!
Dopo Apamea, ci dirigiamo verso le città morte a sud di Aleppo. Queste sono delle ghost towns siriane:
abbandonate da circa 15 secoli per motivi a tutt'oggi inspiegabili, come se gli abitanti fossero scomparsi
nel nulla. Legate a queste città non state trovate delle cause storiche come quelle che hanno portato al
declino e al successivo abbandono di città come Palmyra o Petra in Giordania, e questo ha reso la loro
nomea abbastanza affascinante, insieme al fatto che le città non erano certo due, visto che i siti fino ad ora
portati alla luce sono quasi seicento... Per ovvie ragioni pratiche (e anche perchè sospettiamo che si
somiglino un po' tutte!) decidiamo di visitarne solo uno, Serjilla, uno dei più vasti e meglio conservati.
La visita per certi versi più sorprendente della giornata è però l'ultima, la basilica di San Simeone a nord
di Aleppo.
Questa deve il suo nome a un individuo molto peculiare. Nato intorno al 390 d.C., Simeone era il figlio di
un pastore che sin dalla giovane età si sentiva portato a una vita ascetica. Si ritirò in un monastero, ma
trovava la vita non abbastanza ascetica per i suoi gusti. Così andò a vivere in una grotta sopra delle
colline, a pregare e a digiunare in completa solitudine.
La sua fama di asceta molto devoto cominciò a circolare, e sempre più pellegrini andavano a trovarlo alla
sua grotta. Ma Simeone, che sospetto fosse un po' demofobico, diventava sempre più intollerante a questa
invasione della sua privacy, così costruì un palo di 3 metri sopra cui si trasferì a vivere, in modo che le
altre persone non potessero toccarlo! Sfortunatamente questa singolare iniziativa non fece che accrescere
la sua fama tra i pellegrini, così man mano aumentava la gente che chiedeva di vederlo lui costruiva pali
sempre più alti. Spese quarant'anni in cima ai suoi pali, quando morì viveva su un palo alto 18 metri a cui
era attaccato con una catena di ferro, per non rotolare giù nel sonno..Ora ditemi voi...
Quando morì, nel 459, intorno al famoso palo fu costruita la basilica che abbiamo visitato. I lavori della
basilica furono completati nel 491 ed era la chiesa più grande del suo tempo,. Le pareti esterne sono
ancora ben conservate e fanno chiaramente intuire quanto fosse maestosa.
Dopo la basilica diamo l'addio al nostro autista, Roma ci lascia davanti al nostro hotel di Aleppo. Lo
salutiamo con grande piacere, gli facciamo gli auguri di riuscire a tornare ad Hama in tempo per
festeggiare la fine di quel giorno di Ramadan con la sua famiglia e noi facciamo velocemente check in,
per sfruttare il resto del pomeriggio a nostra disposizione.
Senza fare piani, lo passiamo a gironzolare per i souk di Aleppo che, purtroppo per le nostre finanze, sono
una cosa splendida. Facciamo razzia di un po' di tutto ciò per cui è famosa la Siria: tessuti, saponi e
quant'altro. Il mezzo zaino che ho tenuto apposta per lo shopping sembra non essere sufficiente, ma a
forza di spingere di qua e di là e di inventarmi incastri fantasiosi ci farò stare tutto.
Mentre giriamo ci accorgiamo anche di quanto Aleppo sia diversa da Damasco. Sembra una città molto
più ricca, ma le donne qua girano praticamente quasi tutte velate di nero, tranne le poche cristiane. Dei bei
veli multicolore incontrati ovunque in Siria non c'è quasi traccia.
Come tutti gli altri posti dove ci siamo fermati anche Aleppo é deserta in maniera quasi spettrale quando
più tardi ci rechiamo a cena. Durante il Ramadan subito dopo il tramonto tutto è chiuso per la cena e la
preghiera per almeno un paio d'ore. Gli unici suoni che si sentono sono i canti degli Imam delle varie
moschee, illuminate da una tenue luce verde che le rendono riconoscibili anche da lontano in mezzo al
buio.
Per cena decidiamo di provare il ristorante del Beit Wakil, hotel a cinque stelle situato vicino al quartiere
cristiano. Io assaggio il loro kebab alle amarene, citato in tutte le guide e nei diari..Piatto buonissimo
anche se dal sapore insolito, da provare assolutamente. Luciano invece decide di sperimentare il vino
libanese ma non è così contento della sua scelta come lo sono io, scopre che è troppo dolce per il suo
palato e non gli va molto a genio doverlo mangiare con la carne come lo servono loro. Il conto stavolta
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causa vino sale a ben 20 euro in due! Ci stiamo abituando male, la prima volta che usciremo a cena a casa
ci verrà un colpo.
Quando usciamo Aleppo ha di nuovo cambiato faccia. La cena e la preghiera sono finite, i negozi hanno
riaperto e la gente si riversa a fiumi per le strade. Facciamo due passi per il quartiere cristiano,
ripromettendoci di tornare per una visita approfondita domani perché pare molto bello, come tutta la città.
Ci facciamo anche un'altra promessa per l'indomani: di stare lontani dai souk, perchè non possiamo tirarci
dietro borse di roba per tutto il resto del viaggio!
23 settembre 2008
Stamattina quando ci svegliamo purtroppo il tempo è brutto. Stavolta piove e sul serio! Scendiamo a far
colazione sperando che intanto spiova ma non avremo questa fortuna...
Spendere due parole sul Baron Hotel, dove alloggiamo, è quasi un obbligo. Ho voluto a tutti i costi
pernottare qui perchè è un pezzo di storia di Aleppo. Al suo tempo ospitò personalità importanti, come
Churchill, Lawrence d'Arabia e Agatha Christie, e quello che era un hotel lussuoso è diventato un pezzo
da museo. Tutta la struttura è vetusta e langue, le camere pur se spaziosissime sentono il peso degli anni
(bagni a parte, questi grazie al cielo sono stati rifatti!), il personale di servizio sembra adagiato sulla sua
gloria passata e si dà poco da fare, probabilmente per il prezzo pagato (68$ a notte con colazione-la quale
è probabilmente la più misera di tutta la vacanza) c'è di meglio ma...Io consiglio lo stesso di soggiornare
qui se passate da Aleppo.
Sempre se, come me siete facili a cedere al fascino della storia, e vi lasciate un po' trasportare dalle
vestigia di glorie -molto-passate.
Visto che dopo colazione sta ancora piovendo indugiamo a fare qualche foto dentro l'hotel ma alla fine
dobbiamo deciderci a mettere il naso fuori.
Il tempo farà il capriccioso tutta mattina, alternando violenti scrosci a intere mezz'ore in cui non verrà giù
una goccia d'acqua. Solo dopo mezzogiorno tornerà il sole. Per fortuna per visitare Aleppo bisogna per
buona parte transitare dai souk, che sono al coperto...Quindi ci risparmiamo un po' di acqua.
Aleppo mi piace infinitamente di più di Damasco. Entrambe le città hanno il loro fascino, ma Aleppo ha
secondo me quel qualcosa in più.
Una delle parti più eleganti di tutta la città è quella del quartiere cristiano.
Qui ci sono parecchie old houses convertite a hotel di grande charme. Sono dei piccoli gioiellini, questo è
l'indirizzo del mio preferito:
www.Tourathhouse.Com
Molto bella, sempre in questo quartiere, la chiesa armena, costruita in ricordo delle vittime del genocidio
del 1915.
Prima di tornare in hotel per la doccia ci scappa l'ultimo immancabile souvenir: un enorme vassoio di
dolcetti siriani, che sono deliziosi e ci mancheranno moltissimo!
Ceniamo al ristorante Sissi, secondo la LP il miglior ristorante di tutta la Siria, a pochi passi dal Beit
Wakil.
Non so se ci siamo fatti influenzare dal giudizio, ma di sicuro rimane una delle cene migliori di tutta la
vacanza. Il locale è molto elegante, con tanto di camerieri in smoking, e la cucina è di alto livello. Di un
paio di mezze facciamo anche il bis! Qua incredibile accettano la carta di credito, ci viene strisciata in
dollari americani e paghiamo un conto di 30 USD mancia e servizio compresi.
Continua in Giordania

5. Damasco guerra dei sensi


di claudia23 - pubblicato il 24/3/2010
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Sono a Damasco. Città millenaria, città magica. Sembra come se fosse passato tutto da qui. Gli occhi
della gente danno l’impressione di avere una memoria enorme. Il richiamo dei muezzin scandisce la mia
giornata; sentirli anche la notte cantare che Allah è Akbar (il più grande), ti rassicura il sonno. Dici a te
stessa, che in fondo non conta il nome, la forma, l’esistenza... Sono note che riescono a cullarti, quasi
come la ninna nanna di tua madre. L’odore di pane cotto su pietra al mattino, ti fa pentire di aver
perseverato facendo colazione all’occidentale.. Quasi ti viene voglia di far spazio tra il latte e i biscotti e
farti prendere dal gustosissimo sapore di sesamo abbrustolito.
Fare la spesa al souq è come sfidare tutti quanti i sensi. Pensi che non esista niente di simile al mondo;
credi che la vista, l’udito, il tatto, il gusto e l’olfatto abbiano dichiarato guerra tra loro e si battano l’uno
contro l’altro per vincere.. Per sostituirsi a vicenda.
Ti penti di non aver inventato nulla per catturare il profumo dei negozi di spezie, nessun inventore ha mai
provato a farlo.. Sarebbe meglio di avere un ipod in tasca e sentire sempre la stessa musica. Cambi
negozio e trovi chili di cicchi di caffè brasiliano pieni di cardamomo che aspettano solo il tuo naso.. Quasi
come una provocazione. Ti giri e trovi il profumiere, con il quale puoi inventare l’odore che solo tu vuoi
avere.. Altro che profumi francesi, non esiste nessuna casa migliore dei tuoi gusti personali. E poi ti dirigi
alla parte dedicata alle stoffe. Tra gli sguardi incuriositi della gente, ti fai spazio tra la folla come per dire
“ci sono anch’io...” e allora VEDI. Vedi i colori, colori vivi. Stoffe dai ricami complessi, come delle
mappe nascoste. Messaggi criptati dalla stessa arte. Stoffe pregiate, setose al tatto, altre pesanti come
macigni. Immagini la tua casa come la loro, pensi a dove puoi mettere questo tappeto color porpora in
bella vista... Così da ospitare i piedi dei tuoi amici, mentre bevete del tè nero bollente. Il venditore di
dolci canta una canzone per richiamare il tuo sguardo, ti giri e vedi una bancarella colma di pane e
cioccolato che fuma ancora ed emana quell’odore a cui non sai resistere. Ti ricordi che hai una lista di
cose da comprare e che non l’hai ancora guardata. Vai verso lo spazio dedicato ai prodotti per il bagno,
ma devi prima attraversare montagne di frutta secca esposta in bella vista. Quei pistacchi di Aleppo, ti
guardano imploranti. Non vuoi mangiarli, vuoi fare quello che hai sempre fatto, distraendo il venditore. E
allora fai uscire la mano dalla tasca e la immergi tutta in quel mare verde e viola e godi. Le dita nuotano,
e provi una sensazione indescrivibile.La sera il quartiere cristiano pullula di gente che esce dai negozi per
fare le ultime compere, ti ricordi che non hai comprato il latte ed entri in una botteguccia che vende di
tutto: dalle uova alle sigarette, dai detersivi ai formaggi freschi. Sposti la cesta piena di merendine, per
farti spazio in quelle quattro mattonelle a tua disposizione, allunghi la mano e afferri la marmellata di
albicocche, poi prendi il pane.. Che assomiglia a delle crêpes più spesse, e infine il latte fresco. Il
proprietario ti lascia fare, perché sa che hai bisogno di più tempo per capire cosa c’è scritto sui barattoli, e
ti dà il permesso di girare dietro il bancone, per vedere meglio i prezzi. Scelto tutto, gli chiedi in dialetto
“addeesh?” e cerchi di interpretare la risposta. I numeri sono sempre stati difficili. Sui libri è quasi
impossibile studiarli per bene, devi essere lì, sul posto.. Devono servirti per capire quante monete
prendere dal portafogli e non farti fregare.Sono le otto e mezza del mattino, l’aria è già piena di smog.
Eviti le macchine che non ti vedono e ti dirigi verso un pulmino anni 70 con una scritta rossa e all’interno
delle luci psichedeliche fortunatamente spente - riesce a contenere 12 di noi- e per finire dai le 10 lire al
più vicino al conducente. Li chiamano taxi collettivi, e di collettivo hanno tanto. Tutti “incollati” l’uno
all’altro, ci stacchiamo non appena vediamo avvicinarsi la nostra destinazione. Queste sono cose che non
puoi dimenticare. La catena che si fa con le monete degli altri, per pagare il conducente che corre come
un matto e pensa a darti il resto nello stesso momento. La frenata brusca che fa egli stesso, poiché ha visto
da lontano il venditore di tè ambulante, che sta agli incroci per fare affari non con i pedoni, ma con chi
guida. Questa è Damasco. È caos, è vita.
6. Andare dal parrucchiere, che avventura!
Certo che bisogna essere proprio incoscienti per recarsi dal parrucchiere senza avere la minima idea di
come si dica in arabo “lavare”, “spuntare”, “asciugare” e “stirare”. Ero con la mia coinquilina giapponese,
con la quale riesco a comunicare con una creole fatta di gesti, inglese, arabo, giapponese e italiano.
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Quando parliamo solo in inglese non ci capiamo. E a volte, nella disperazione, pur di trasmettere il
messaggio, le parlo in siciliano. Tornando all’esperienza “parrucchieristica”, io e Yuri, la mia coinquilina,
eravamo in giro per la città vecchia a farci fregare i soldi dai commercianti, in poche parole eravamo al
souq: sulla via del ritorno, mi sovvenne che la doccia di casa nostra era rotta e che non avrei potuto fare
neanche lo shampoo, quindi mi venne la brillante idea di recarmi dal parrucchiere George, consigliatomi
da una ragazza siriana incontrata in un ostello. Premetto che non le ho mai visto i capelli, dato che porta il
velo, nonostante ciò mi sono fidata e sono andata diritta diritta dal famoso George. Yuri non aveva la
minima idea che “hairdresser” significasse “parrucchiere”, l’ha scoperto non appena ho aperto la porta e
ho mimato all’ormai noto artista che volevo dare una spuntatina ai miei capelli. Nell’attesa, ho espresso il
desiderio di avere un catalogo sperando di trovare un’immagine che potesse parlare al posto mio. Lo stile
era molto alla Moira Orfei, Orietta Berti e Gina Lolobrigida: impalcature di sostegno, retine di supporto,
torri di babele, colori fluorescenti.. Insomma: i capelli delle modelle facevano proprio cagare. Allora mi
sono sentita sola, sola e in trappola. Vedevo avvicinarsi le forbici aguzze, non immaginando neanche cosa
potessero farmi. E al primo taglio mi e’ venuto un infarto. Quelle che erano le punte da tagliare, sono
diventate ciocche. Mi son detta “vabbé Claudia, ricrescono… hai fatto bene a tagliarli, avevi i capelli
rovinati”, ma l’autoconvincimento è servito a poco. Nel frattempo vedevo al mio fianco la testa della mia
amica cambiare. Quelli che erano dei lunghi e folti capelli neri sono diventati un carciofo dalle foglie
cortissime. Anche Yuri era caduta nella trappola mortale. E c’era caduta in pieno. Io pensavo che in fondo
me l’ero meritato, che non aver cercato i vocaboli adatti sul dizionario era stata un’incoscienza. Avrei
dovuto chiedere il catalogo prima di fare lo shampoo, il catalogo era un segno. Completata l’opera, ho
riaperto gli occhi e… il nuovo taglio mi è piaciuto! Adesso i miei capelli hanno un’aria sana e ordinata.
Quelle che mi sembravano enormi ciocche sul pavimento, guardandole bene, erano solo delle lunghe
punte. La nazione più colpita era il Giappone, ma si sa come sono loro, un sorrisino, un inchino… e passa
tutto!

7. Siria & Giordania in scooter (2009)


di Sabrina1 - pubblicato il 1/11/2009
Siria e Giordania (2009)
Periodo : dal 1/8/2009 al 24/8/2009
Partecipanti : 2 (Massimo e Sabrina)
Itinerario: Italia – Grecia – Turchia - Siria – Giordania – Siria – Turchia – Grecia – Italia
Mezzo : Suzuki Burgman 650
Km alla partenza : 41.318
Km al ritorno : 49.838
Km totali : 8.520
Spesa totale : 3.300 €
Prologo di Max:
Petra! Era da tempo che a me ad a Sabrina frullava questa idea per la testa. Ma non solo, anche il
desiderio di tornare in Turchia, rivivere l’ospitalità di un popolo meraviglioso. Poi il Mar Morto, il
deserto, Palmira...
Ma i timori e le paure erano tante. Le frontiere, i visti, la condizione delle strade, il caldo ma prima di
tutto ... La moto. La paura di affrontare un viaggio come questo con una moto non “adatta”, anzi con uno
scooter!
Poi mi “imbatto” in questa frase:
<>
... Ed è a questo punto che io e Sabrina decidiamo di “pensare positivo”. Ad uno ad uno iniziamo ad
affrontare i passi necessari per la preparazione di questo viaggio; patente internazionale, visti,
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assicurazione sanitaria ed assistenza stradale, preparazione della moto ed acquisto dell’abbigliamento


tecnico “idoneo”, etc.
Prologo di Sabrina:
Sono passati 365 giorni da quando puntammo il navigatore su Capo Nord...
Quest’anno dove andremo? Sicuramente in un posto caldo, dopo 2 estati con la pioggia, un po’ di sole
non guasta.
Sfogliando un giornale mi capita sott’occhio una pubblicità della Giordania. <> Ma le foto di Petra e del
Wadi Rum ormai sono nella nostra mente. Difficile trovare ora una meta alternativa.
Le cose da fare sono tante e i mesi per la preparazione del viaggio scorrono velocemente, troppo
velocemente.
I visti, dopo varie vicissitudini, finalmente sono nelle nostre mani, le guide e il biglietto del traghetto
acquistati.
Quando arriva il giorno della partenza l’emozione è forte e le preoccupazioni ancora tante, ma la voglia di
affrontare questa nuova “avventura” ci da la carica giusta.
1 Agosto 2009 : NAPOLI – BARI : 280Km - (Partenza intelligente???)
Abbiamo iniziato a preparare i bagagli da qualche giorno, accatastando vestiti, guide ed attrezzature sul
divano di casa. Guardo quella montagna di cose e mi chiedo come faremo a farle entrare nelle valigie!
Inizia così una attenta ottimizzazione degli spazi che purtroppo inizia dal mio beauty-case che viene
decimato!!!
Partiamo da casa alle 14:30, caldo allucinante. Bollino Rosso da Autostrade Viaggiare Informati ma noi
sulla A16 non troviamo praticamente nessuno. I nuovi pantaloni e le giacche traforate fanno del loro
meglio, ma il caldo è soffocante!
Arriviamo al porto di Bari alle 17:00, ormai siamo esperti della procedura di imbarco, Max mi aspetta nel
parcheggio del terminal ed io entro per cambiare il voucher con i biglietti d'imbarco. Una volta saliti a
bordo ci sistemiamo sugli ormai mitici divanetti del bar.
Facciamo amicizia con Giovanni di Milano, viaggia su TDM900 (incrociato lungo l’autostrada ad
Avellino), al momento è da solo, ma arrivato in Grecia andrà a prendere la sua signora ad Atene
all’Aeroporto (furba!).
La traversata trascorre tranquilla tra una chiacchiera e un pisolino, non c’è molta folla rispetto all’ultima
volta che abbiamo preso questo traghetto nel 2006.
Traghetto: SuperFast Bari – Igoumenitsa (€ 188 x 2 persone + moto).
2 Agosto 2009 : IGOUMENITSA (GR) – KAVALA (GR) : 550Km
La nave arriva puntuale ad Igoumenitsa alle 6:00. Dal suo portellone vomita vacanzieri in bermuda e
ciabatte ancora assonnati.
Ci separiamo, Max nel garage a prendere lo scooter mentre io, dopo aver raccatto tutte le nostre cose,
scendo dal traghetto e aspetto. Ma perché Max non esce????
Finalmente lo vedo, viene spinto giù dalla passerella da 2 marinai...
Ma cos'è successo??? Perché ha quello sguardo terrorizzato????
PANICO TOTALE: la moto non si accende più, sul display appare la scritta CHECK... <<..E che vuol
dire???>>
E' la prima volta che vediamo quella scritta, prendiamo il manuale, ma il panico si impadronisce delle
nostre facoltà intellettive. Io resto zitta, muta, non dico una parola (ma nella mia mente... Eccome se
parlo... E che caz@@@@@!!!!)
Max non riesce a capire cosa sia potuto succedere, forse l'interruttore del cavalletto laterale. Giovanni
cerca di aiutarci in tutti i modi.
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Il tempo passa e sul porto siamo rimasti solo noi, il sole comincia a dar fastidio. Ormai siamo rassegnati a
dire addio ai nostri sogni, ai posti da vedere, alle foto che volevamo fare... Quando all’improvviso
Giovanni (l’unico rimasto lucido) ci legge “lentamente” dal manuale il significato di quel messaggio
“Check”: <> ...@@@@zzo!!! IL BOTTONE ROSSO!!!!!! Probabilmente qualcuno inavvertitamente
l'avrà premuto!!!
ALLELUIA!!!!!!!!! La moto parte, Max è rosso dalla vergogna per la figura da pirla, io salto al collo di
Giovanni ringraziandolo. Il minimo che possiamo fare è offrirgli la colazione. Dopo il rito dei saluti e lo
scambio delle E-mail, il nostro salvatore si avvia verso Atene e noi verso Kavala. Sono quasi le 8:30,
praticamente non siamo ancora partiti e già abbiamo più di un'ora di ritardo sulla nostra ipotetica tabella
di marcia!
Prendiamo la nuova Autostrada A2 ormai completamente terminata, lunga, lunga, assolata e deserta.
Dopo vari rifornimenti (non si sono Stazioni di Servizio ma bisogna uscire nei paesini per fare benzina),
arriviamo a Kavala alle 13:30. La nuova strada ci ha fatto risparmiare circa 3 ore. Stanchi ed affamati,
andiamo a mangiare sul porto al ristorante AMIKO (già sperimentato nel 2006).
Decidiamo sul da farsi: potremmo continuare fino ad Istanbul ma ci vogliono ancora 5 ore e non
sappiamo quanto tempo impiegheremo alla frontiera. Decidiamo di rimanere qui.
Troviamo alloggio presso l’Hotel Esperia, moto parcheggiata nella stradina laterale. Facciamo una bella
doccia e riposiamo per un paio d’ore. Passiamo la serata visitando la Old City e il Castello, poi prendiamo
un po’ di frescura sul lungomare, gustando un ottimo frappè/caffè/gelato e guardando il via vai delle
persone. Siamo in vacanza!!!!
Kavala: Hotel Esperia 60€ con colazione
3 Agosto 2009 : KAVALA (GR) – ISTANBUL (TR) : 450Km
Dopo una notte passata sui divanetti del traghetto una buona dormita ci voleva. Purtroppo fa molto caldo
e anche se avremmo dormito un altro po' ci svegliamo alle 7:00.
Facciamo una ricca colazione e alle 8:30 siamo in viaggio verso la nostra amata Turchia.
Il controllo alla frontiera Greca è velocissimo, quello in Turchia Idem. Impieghiamo nemmeno 30 minuti
per espletare tutte le procedure e non paghiamo neanche il “bollino” di 10€ richiesto nel 2006.
Vedere l’enorme bandiera rossa con la Mezza Luna è sempre emozionante. I militari ci salutano, vediamo
molte moto italiane parcheggiate.
Ci fermiamo subito dopo la frontiera per fare la solita foto al cartello con la scritta “Welcom to Turkey” e
qui facciamo la conoscenza di 2 motociclisti: Alessandro ed Antonio. Dopo i vari convenevoli scopriamo
addirittura di esserci scambiati qualche messaggio sul sito di Mototurismo!!! Anzi Alessandro aveva letto
proprio il nostro Report di viaggio del 2006. Come è piccolo il mondo!!!!.
Evitiamo l'autostrada e percorriamo la D100 ormai completamente rifatta, ottima strada.
Nonostante il traffico nei dintorni di Istanbul sia disordinato e caotico, riusciamo ad orientarci
decisamente meglio rispetto al 2006 e questa volta arriviamo a Sultanahmet senza difficoltà (grazie anche
alle tantissime indicazioni stradali che nel 2006 non c’erano ed al nuovo GPS di Max).
Impieghiamo circa 1 ora per trovare un albergo consono al nostro gusto/budget. Alla fine prendiamo una
camera presso l’Artefes Hotel alle spalle della Moschea Blu, moto parcheggiata per strada, sotto le
finestre.
Facciamo una doccia veloce e subito andiamo a zonzo per la città ormai a noi già nota. Come è bello
girare senza meta, senza l’angoscia di dover visitare qualcosa. La Moschea Blu, la Nuova Moschea, il
Ponte sul Bosforo con i suoi pescatori, la Torre di Galata, il tramonto... sono sempre affascinanti.
Poiché un viaggio non è solo cultura ma anche stomaco, mangiamo nell’ordine: 1 ciambella, 1 cetriolo
con il sale, misto di noccioline, pistacchi e per finire il mitico panino con il pesce (balik ekmek) sul porto
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di Eminoun. Verso le 22:30, diamo un ultimo sguardo alla città ormai tutta illuminata e torniamo in
albergo.
Domani sarà una bella tappa di trasferimento.
Notte!!!!.
Istanbul: Artefes Hotel 60€ con colazione
4 Agosto 2009: ISTANBUL (TR) – ADANA (TR) : 930Km
Giornata di trasferimento. Il muezzin alle 5:00 ci ha dato la sveglia con il suo canto/lamento. Facciamo
una bella colazione sulla terrazza dell’Albergo godendo della bella vista sul Bosforo e sulla moschea blu.
Il sole è già bello caldo ma grazie ad una gradevole brezza non è fastidioso. Con tutta calma, anche
troppa, alle 9:00 ci mettiamo in viaggio verso Ankara. Passiamo sul ponte che collega la sponda europea
di Istanbul con quella asiatica. Riusciamo a fare la foto al cartello “Benvenuti in Asia” (nel 2006 ci
sfuggì) e compriamo anche il tesserino per l’autostrada (30 LT). Il paesaggio è monotono, ad ampie
distese di terreno (coltivato?), si susseguono enormi condomini di 15/20 piani costruiti nel deserto. Sono
migliaia!!! Ma saranno abitati? Ci colpisce il fatto che sono tutti colorati, forse per rendere meno
angoscianti questi alveari...
Tra una dormita (mia) e uno sbadiglio (di Max) percorriamo tutta la E90 fino al Tuzu Gulu (Salt Lake).
E’ un enorme lago salato, ci fermiamo a fare le foto, sembra di camminare sull’acqua!!!.
Ancora chilometri in mezzo al nulla più completo, solo la strada e i camion. Arriviamo nei pressi di
Aksaray alle 19:00. Non siamo stanchi e decidiamo di proseguire diritto fino ad Adana. Prendiamo la
nuova Autostrada (O21) che passa attraverso delle montagne a 1.500mt. Sul livello del mare. E' una
serata limpida con la luna alta nel cielo e tutto ciò rende l’atmosfera stupenda.
Qualche chilometro prima di Adana ci fermiamo per consultare la Lonely, Giusto il tempo di aprire la
borsa da tunnel, prendere la guida ed aprirla alla pagina giusta che Max nota l'indicatore della temperatura
su 5 tacche (il massimo) e la relativa spia accesa. Subito spegne lo scooter!! Forse i tanti chilometri di
oggi oppure il caldo? Chissà! Aspettiamo qualche minuto e poi ripartiamo, fortunatamente la spia si
spegne e la temperatura ritorna normale.
Arriviamo ad Adana verso le 21:30. Prendiamo alloggio al MAVI SURMELI 4* (una botta di vita) 75€
compresa colazione e parcheggio dello scooter nella hall.
Ceniamo in camera con delle buonissime ciambelle ripiene di formaggio comprate in un negozietto di
fianco all’hotel.
Ricca doccia e shampoo e subito a nanna.
Notte!!!!
Adana: Mavi Surmeli 75€ con colazione
5 Agosto 2009 : ADANA (TR) – ALEPPO (SYR) : 300Km
Dopo una bella dormita e una ricchissima colazione (c’era di tutto di più), cominciamo a prepararci.
Prima di rimetterci in viaggio Max controllando il livello dell'olio nota che il livello dell'acqua del
radiatore è preoccupantemente basso!! Abbiamo portato con noi l'olio per il rabbocco ma non avevamo
pensato al liquido per il radiatore!! Dopo vari giri per distributori per cercare il liquido adatto, ci
dobbiamo accontentare della semplice acqua distillata. Rabbocchiamo ed un po’ preoccupati partiamo.
Arrivati ad ISKENDERUN la moto tende ad andare nuovamente in ebollizione. Ci fermiamo ad una
pompa di benzina e cerchiamo di risolvere il problema. A Max sembra che non si attivi la ventola del
radiatore e per prima cosa controlla i fusibili, poi, un po' disperati, chiamiamo il nostro meccanico
Stefano in Italia, ma senza grandi risultati. (per la cronaca: la telefonata ci è venuta a costare 18€ !!!) .
Si avvicinano degli operai italiani, che stavano lavorando alla costruzione della vicina centrale eolica, e ci
consigliano di andare giù in paese perché sicuramente troveremo un’officina per moto, forse Yamaha.
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Sotto un sole cocente e con l’umore sotto i piedi andiamo a Iskenderun. Chiediamo a dei ragazzi su un
motorino dove si trova l'officina Yamaha e questi gentilmente ci accompagnano. Appena arrivati
all'officina, prima ancora di parlare ci fanno accomodare e ci offrono del te. Max cerca di spiegare il
problema al meccanico che non parla inglese traducendo in gesti l'accaduto. (la mano che sventola vicino
al viso al suono di “arff...Arff” significa temperatura alta, mentre il dito fatto roteare nell'aria al suono di
“frrrrr” significa ventola)
Il meccanico subito mette in moto e si lancia sotto lo scooter per controllare il corretto funzionamento
della ventola (... Il napoletano è una lingua universale!!!) ... Evviva, la ventola si accende!!!. Grazie San
Gennaro!!!!!!!!!
Sempre a gesti (turchi) il meccanico ci spiega che è tutto “ok”, la ventola è silenziosa ma funziona. Per
quanto riguarda la temperatura che tende a salire dice che tutto sommato è normale quando ci sono 45
gradi fuori!!
Parzialmente tranquillizzati, proseguiamo il nostro viaggio e alle 14:00 arriviamo alla frontiera Turca
dove in circa 40 minuti espletiamo le formalità burocratiche.
Ora però viene il bello: la Frontiera Siriana.
Sembra di stare in una spy story degli anni ’50. L’ufficio è vecchio, tetro, puzza di fumo (in Siria,
purtroppo non c’è il divieto). La maggior parte delle indicazioni sono in arabo. Gli impiegati, con la barba
incolta e i capelli arruffati, indossano l’uniforme color cacchina spesso completamente sbracati,
inzaccherati e con le ciabatte ai piedi. Abbiamo impiegato circa 2 ore per decine di firme, bolli, timbri e
controtimbri, assicurazioni, mazzette varie per burocrati corrotti. Ci ha aiutato in tutta questa confusione
un paziente impiegato del Tourist Help Desk che in cambio di una mancia ci ha guidati in quel labirinto
allucinate.
Fa un caldo boia, non si respira. Mentre Max è completamente in balia della burocrazia siriana io faccio
amicizia con una simpatica coppia Spagnola (mamma e figlio): anche loro sono in moto e faranno più o
meno il nostro giro.
Quando Max esce dall'ufficio della frontiera è stremato ma stringe tra le mani i preziosi documenti con la
collezione completa di tutte le firme degli impiegati dell'ufficio.
Finalmente arriviamo ad Aleppo. Il traffico è infernale, caotico, senza nessuna regola, tutti vanno in tutte
le direzioni, macchine, furgoni, moto, carrettini e pedoni tutti coalizzati contro i vigili!!!!! I clacson non si
risparmiano affatto, anzi!. La cosa più incredibile era la “musichetta” che quasi tutti furgoncini suonavano
facendo retromarcia...Non sono sicurissima, ma credo fosse Hips Don't Lie di Shakira!!!!
Appena ci fermiamo, si forma un capannello di persone che ci offrono il loro aiuto. Troviamo facilmente
alloggio presso il Coral Julia Dumna un albergo della città vecchia, bellissimo, letto matrimoniale
enorme, ed arredi da mille e una notte. Rapida doccia e scendiamo a fare 4 passi.
Entriamo nel Suq e rimaniamo sbalorditi ed allo stesso tempo affascinati: una miriade di negozi che
vendono gli oggetti più disparati, migliaia di persone che comprano, contrattano. I colori scintillanti delle
stoffe fanno a pugni con le palandrane nere delle donne, i negozi di biancheria intima sono migliaia, gli
abiti da sera delle donne sono pacchianissimi ma ... Belli! L’odore delle carni macellate in bella vista fa
venire il voltastomaco, le spezie e i dolciumi fanno capolino in ogni angolo.
Facciamo la nostra figura da turisti polli facendoci “accaparrare” da un mercante di oggetti d’argento che
ci fa acquistare un anello per 20 € (vabbè, il regalo per il mio onomastico!!!). Passeggiamo ancora, ci
perdiamo volutamente nel dedalo dei vicoli, un altro mercante ci vuol far vedere le merci del suo negozio
ma questa volta, cortesemente e categoricamente, desistiamo.
Cerchiamo un posto dove mangiare ma la maggior parte dei ristoranti sono nella zona nuova e la forza di
camminare non c’è e non abbiamo spiccioli per andare con il Taxi. Mangiamo un Felafel fuori la Grande
Moschea in compagnia di una decina di donne velate da capo a piedi.
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Notte!!!
Aleppo- Coral Julia Dumna 175€ con colazione per due notti
6 Agosto 2009 – ALEPPO (SYR)
Oggi facciamo i turisti. Dopo una bella dormita nel “King Size Bed” alle 7:00 già sono sveglia. Facciamo
colazione sulla terrazza dell’Hotel. Il sole è già alto nel cielo. Visitiamo la Cittadella ancora non invasa
dai turisti, ci sono solo due gruppetti, uno di italiani e l'altro di spagnoli. La visita è molto interessante e
nonostante il caldo esploriamo le assolate rovine dell'antica fortezza. Beviamo litri e litri d’acqua (in
bottiglia). La mattinata turistica continua con la visita alla fabbrica di Sapone, l’ex manicomio, e la
Grande Moschea (per visitarla, in quanto infedeli, non possiamo entrare dalla porta principale, Max entra
da una porta sul lato destro, ed e io, donna oltre che infedele, devi coprirmi da capo a piedi ed entrare da
una porticina sul lato sinistro).
Su suggerimento di una signora italiana conosciuta nella cittadella, facciamo un’escursione fuori Aleppo
per andare a vedere la Basilica di San Simeone. Prendiamo un taxi che per 2.500 LS ci porta al Sito e ci
riaccompagna in città. Il tassista corre come un pazzo (come tutti del resto) e io, seduta dietro prego
affinché possiamo ritornare in Italia sani e salvi!!! La visita è abbastanza interessante, la colonna dove
visse il Santo ormai è solo una pietra informe, ma i resti della basilica costruita sulla collina e il panorama
circostante rendono il posto affascinante. Ritorniamo in Albergo per rinfrescarci e per riprenderci dalla
calura. La moto è sempre parcheggiata sotto l’albergo e guardata a vista dal portiere. Vogliamo andare al
quartiere ALJEIDA ma sulla piccola cartina che abbiamo non riusciamo a trovarlo. Prendiamo un taxi che
per 200 LS e dopo circa 10 minuti di traffico ci porta a destinazione... Praticamente nella traversa di
fronte al nostro albergo. Che polli di turisti, ci facciamo una grandissima risata!!!! Altro giretto per questo
quartiere dove mangiamo un buonissimo Felafel (40 LS). Si sta facendo buio, a piedi questa volta,
ritorniamo alla cittadella per fotografarla completamente illuminata. Rincontriamo la famigliola italiana
della mattina, facciamo due chiacchiere e distrutti dalla stanchezza andiamo a dormire.
Notte!!!
7 Agosto 2009 : ALEPPO (SRY) - PALMIRA (SYR) : 350Km
Ma perché ci siamo svegliati alle 6:00????
Eppure le tende erano abbassate... Ci rimettiamo a dormire e alle 7:30 saliamo in terrazza a fare
colazione. Siamo i primi e l’aria condizionata è sparata a palla.
Velocemente prepariamo i bagagli, diamo una mancia di 100 LS (circa 1,50 €) all’omino che ci ha tenuto
d'occhio lo scooter ed ora ci aiuta a fare manovra nel traffico. La città è impressionante: è completamente
vuota, sgombra da persone e macchine. Ma dove sono andati a finire tutti gli abitanti di Aleppo???
Dormono ancora????
Imbocchiamo velocemente la strada in direzione di Hims. Durante il tragitto TUTTI e dico TUTTI,
automobili, moto e camion ci salutano e ci fanno foto e filmatini con i cellulari. Quando poi ci fermiamo
per fare benzina o per comprare un bottiglina d'acqua si formano capannelli di curiosi per ammirare il
nostro motorino. Arrivati a Hims svoltiamo e proseguiamo verso PALMIRA. Saranno questi i 200 Km
più belli di tutta la vacanza!!!! Sono 200 Km bene asfaltati con a destra e sinistra SOLO deserto, ogni
tanto passa qualche camion e qualche macchina. Il cartello con l’indicazione IRAQ mette un po’ di
soggezione e la foto non manca. Finalmente arriviamo a destinazione verso le 13:00 con l'indicatore della
riserva che ci supplicava. Se non avessimo fatto il pieno poco prima di Hims sarebbe stata brutta!
Facciamo benzina all'unico distributore a 4km prima di Palmira. Prendiamo una stanza all’Hotel Villa
Palmira. La sistemazione è dignitosa, proprio a 5 minuti dal sito archeologico. Facciamo una doccia e
subito andiamo a visitare il sito patrimonio dell'umanità. Effettivamente la città antica è imponente per
vastità e per ricchezza, ma vedere i motorini che scorrazzano indisturbati tra le rovine di questa millenaria
città fa un po’ rabbia. Le rovine sono abbandonate ed incustodite. Si paga l'ingresso solo per visitare il
tempio di BAAL che è recintato. E' impressionante pensare che solo una parte dell'antica città è stata
portata alla luce, il resto è messo lì, alla mercé di chiunque, senza nessun controllo. Fa molto caldo,
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rientriamo in albergo per riprenderci un momento. Al tramonto facciamo un'altra passeggiata e andiamo a
vedere la cittadella con un taxi pubblico (200 LS). Il panorama dall’alto è veramente molto bello e
suggestivo con tutte le luci che illuminano Palmira. Solo salendo in cima ci si rende conto cosa doveva
essere questo luogo all’apice del suo splendore.
Ceniamo al ristorante dell’albergo (non ci andava di girare) e qui incontriamo Davide e Silvia, due
ragazzi con i quali avevamo scambiato qualche battuta alla frontiera Siriana. Dopo cena facciamo due
chiacchiere con i nuovi amici seduti fuori dell’albergo. Vediamo passare decine di motorini ed auto
addobbate con luci colorate, in corteo sfrecciano all’impazzata strombazzando a più non posso per
festeggiare un matrimonio in vero stile anni 50.
Ci scambiano i numeri di telefono con Silvia e andiamo a dormire.
Notte!!!!
Hotel Villa Palmira (60 € compresa la colazione)
8 Agosto 2009 – PALMIRA (SYR) - DAMASCO (SYR) : 250Km
Sveglia di buon ora. Vogliamo partire con il fresco ed arrivare a Damasco non troppo tardi. La colazione
è tristissima però dal balcone si vedono le rovine di Palmira. Prima di lasciare questo luogo bellissimo
torniamo nella zona degli scavi per fare una foto al nostro motorino con le rovine come sfondo.
Alle 8:15 siamo già in viaggio. Altra bellissima strada, 200km di paesaggio lunare, desertico, un vento
che fa piegare lo scooter in maniera incredibile. Fa quasi freddo!!! I cartelli con la scritta Bagdhad fanno
sempre una certa impressione. Anche lungo questa strada le stazioni di rifornimento sono piuttosto rare. A
circa 150km da Palmira, facciamo benzina presso un distributore fatiscente e il “gestore” vuole fare la
cresta sul resto, ma una mia occhiataccia lo fulmina e mi faccio dare fino all'ultima monetina. Arriviamo
a Damasco dalla periferia più degradata, baracche, case diroccate, strade rotte, un vero cesso!
Fa molto caldo ed il traffico è a dir poco ALLUCINANTE. Lo scooter tende ad andare di nuovo in
ebollizione. A fatica riusciamo a raggiungere la OLD CITY. La confusione qui è all’ennesima potenza, i
vigili (dei ragazzini messi lì solo per “figura”) cercano a fatica di far defluire il traffico impazzito.
Dopo qualche tentativo andato a vuoto, troviamo posto al Damascus International Hotel, un 4 stelle
(scarse) ma dal prezzo “giusto”. Scaricati i bagagli ci dirigiamo subito nella città antica.
Visitiamo il Suq, molto più “ordinato” rispetto a quello di Aleppo, e mangiamo un ottimo gelato ricoperto
di granella di pistacchio. Per visitare la Moschea degli Omayyadi dobbiamo attendere circa due ore
perché è in corso una cerimonia ufficiale che ha richiamato in città migliaia di fedeli, ne approfittiamo per
andare a zonzo per le città antica. I vicoletti e i palazzi della Old City sono ben tenuti e anche abbastanza
puliti, forse, essere un patrimonio tutelato dall'Unesco ha i suoi vantaggi. Visitiamo il quartiere cristiano e
le tantissime botteghe trasbordanti di mercanzie. Spiluccando pizzette e dolcetti vari ci rituffiamo nel Suq.
Quando riusciamo ad entrare nella moschea all'interno ci sono ancora tantissime persone. Ovviamente
devo indossare il solito vestitino “all'ultima moda”. La moschea è bellissima ed i colori dei marmi e
mosaici che ricoprono le pareti sono esaltati dalla luce del sole che inizia ad abbassarsi. All'interno della
moschea una piccola folla circonda la cappella contenente la testa di San Giovanni Battista.
Usciamo dalla città vecchia per tornare in albergo. La zona immediatamente fuori le antiche mura è molto
sporca e degradata, qui l'Unesco non arriva. Dopo qualche isolato inizia la città nuova, piena di
grattacieli, piazze e strade a scorrimento veloce.
Nelle nostre intenzioni erano previsti due giorni per visitare Damasco, ma il caos della metropoli e il fatto
di non esser riusciti a trovare il “feeling” con lo spirito di questa città ci ha fatto cambiare i nostri
programmi ed anticipare la partenza.
Domani andiamo in Giordania.
Buonanotte.
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Damascus International Hotel - 55€


9 Agosto 2009 – DAMASCO (SYR) - MADABA (JOR) : 250Km
Alle 6:00 sono già sveglia. Ho fatto dei brutti sogni, mi sono rigirata nel letto senza riposare bene.
Facciamo colazione nella “tetra” sala ristorante dell'hotel e, dopo i soliti controlli “acqua e olio” allo
scooter, alle 8:15 siamo già in viaggio.
Per riuscire a trovare l’indicazione dell’autostrada, senza gps e complice anche la chiusura di un paio di
strade, impieghiamo circa 1 ora. Solo grazie all’aiuto di un gentilissimo tassista che ci ha accompagnato
allo svincolo giusto riusciamo ad imboccare la strada che ci porterà in Giordania.
La temperatura è già elevata, percorriamo la M35 fino alla frontiera Siriana, dove, dopo circa 30 minuti
riusciamo a disbrigare tutte le formalità per l'uscita dal paese. Per entrare in Giordania impieghiamo circa
un ora e mezza. Qui, alla frontiera, gli addetti ai lavori sono giovani, puliti, sbarbati e fanno anche
rispettare le file!!!. La differenza con la frontiera siriana è evidentissima. Sotto un cielo un po’ nuvoloso
proseguiamo il nostro viaggio. Il panorama è meno desertico, ci sono molte fabbriche e ville lussuose,
comunque, anche qui la spazzatura ai lati della strada la fa da padrona. I passanti, le persone dalle auto e
dai pulmini, tutti ci salutano e ci guardano incuriositi, anche perché ai Giordani è vietato guidare le moto
e vedere due turisti in moto forse non è tanto frequente. Passiamo la capitale AMMAN senza fermarci (lo
faremo al ritorno, forse) ed anche qui sopperiamo alla mancanza del gps grazie a 2 automobilisti che alla
nostra richiesta di indicazioni hanno risposto <>, e ci accompagnano fino all'imbocco della strada per
Madaba.
Questa città, famosa per i suoi mosaici, è anche un'ottima base per visitare il Mar Morto e il Monte Nebo
e così decidiamo di restare due giorni. Alloggiamo al Mariam Hotel (citato dalla LP), logicamente ci sono
soprattutto italiani. Subito scendiamo a fare un giretto per la cittadina che si presenta completamente
diversa dalle altre (sembra di essere nel Sud Italia degli anni 40/50!!!). L'Islam è meno opprimente che in
Siria, ci sono supermercati che vendono anche alcolici, negozi di abbigliamento, molti parrucchieri per
signora (???), personale femminile nei negozi (!!!!) e soprattutto tantissime donne senza velo e vestite
all’occidentale.
Visitiamo la chiesa di San Giorgio ed ammiriamo il famoso mosaico della “Mappa di Terrasanta”. Entrare
in una chiesa Cristiana in questa parte del mondo ci fa sentire un po' a casa.
Visitiamo anche la chiesa degli Apostoli dove ci sono altri bellissimi mosaici, poi facciamo un bel giro
per questa graziosa cittadina.
Durante la passeggiata facciamo la conoscenza di Gabriella e Massimo (lei di Lecce e lui di Vercelli)
viaggiatori su ... Due piedi, nel senso che girano con i mezzi pubblici (anche questa deve essere una
bellissima esperienza).
Quando arriva la sera, essendo la cittadina sugli 800mt slm l'aria è frizzantina e dobbiamo metterci il
maglioncino. La sera ceniamo all'Haret Jdoudna, posto del quale Max non era molto convinto in quanto
segnalato dalla Lonely Planet e sicuramente pieno di Italiani. Tutto sommato mangiamo molto bene
(21,50 JD) e il locale è molto bello. Al ristorante incontriamo gli amici Gabriella e Massimo con i quali
facciamo due chiacchiere, scambiandoci pareri e impressioni sul viaggio, poi andiamo a dormire.
Notte!!!
Mariam Hotel – 35€ per notte compresa colazione
10 Agosto 2009 – MAR MORTO E MONTE NEBO (JOR)
La sveglia, come al solito, è prestissimo e così alle 7:30 siamo già pronti per fare colazione all’ultimo
piano dell’albergo. La colazione è abbastanza varia e buona. Alle 9:00 ci dirigiamo verso il Mar Morto
per la nuova strada panoramica... BELLISSIMA!!!!! Curve, tornanti si susseguono in uno scenario da
favola. C’è un po’ di foschia, il Mar Morto si vede in lontananza. Man mano che scendiamo nella
depressione (-400 mt ) la temperatura sale, il caldo si fa sempre più opprimente, sembra di avere un phon
accesso in faccia. Ci fermiamo all’Amman Beach dove per la cifra di 12€ a persona possiamo usufruire
del resort con piscine di acqua desalinizzata e l’accesso alla “spiaggia”. I prezzi per i turisti sono
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maggiorati rispetto al listino per i locali (vabbé...), potevamo anche fermarci al lido successivo (quello
Comunale), ma l’abbiamo visto dopo (acc...)
L’esperienza del galleggiamento è una “figata esagerata”, in qualsiasi posizione tenti di metterti, sei
sempre a galla!!!. Le foto si sprecano. In lontananza si vedono le coste di Israele.
Incontriamo anche i nostri nuovi amici Gabriella e Massimo e con loro passiamo la giornata tra piscine,
“mare” e “Fanghi miracolosi”.
Logicamente il passatempo più gettonato è quello di commentare e cercare di capire come fanno le donne
con lo chador a sopportare quel caldo o fare il bagno “vestite”. Anche vederle tuffarsi in piscina
completamente vestite (parliamo di pantaloni, maglietta a maniche lunghe, mutande, reggiseno e velo in
testa) ci lascia “interdetti”. Noi, con i nostri costumi, sembravamo Adamo ed Eva con la foglia di fico...
Alle 16:30 ormai cotti a puntino ci rimettiamo in marcia (questa volta senza giacca ma con il casco) verso
il Monte Nebo, il luogo dove Mosè affacciandosi vide la Terra Promessa. Facciamo una rapida visita
anche perché la Basilica è chiusa per restauri. Anche qui sono conservati molti mosaici.
Ritorniamo in albergo, doccia, shampoo e riposino. Ceniamo con Gabriella e Massimo di nuovo all'Haret
Jdoudna (Max mi ha odiato).
Loro continueranno il loro viaggio spostandosi ad Aqaba per poi risalire prima verso il Wadi Rum e poi a
Petra. Forse riusciamo a ri-incontrarci nei prossimi giorni. Quattro chiacchiere, scambio di numeri di
telefono, abbracci con la promessa di rivederci al più presto anche in Italia.
Notte!!!!
11 agosto 2009 – MADABA (JOR) – PETRA (JOR) : 170Km
Anche stamattina sveglia alle 6:00 ma con un forte mal di pancia (doveva capitare pure a me, no?).
Facciamo colazione sulla terrazza dell'hotel insieme a molti altri ospiti e alle 8:45 siamo in viaggio.
Percorriamo la King's road che per i primi chilometri sembra una strada provinciale ma poi
all’improvviso si apre su panorami stupendi. Passiamo sopra un Canyon da fiaba, facciamo molte foto e
anche un po di filmato. Ci emozioniamo nel vedere i primi cartelli stradali con le indicazioni per Petra,
infondo è un po' lo “scopo” del nostro viaggio. Arriviamo a Petra verso le 14:00 e prendiamo alloggio al
PETRA INN, albergone di una decina di piani, da fuori imponente ma all'interno modesto (per non dire
scadente). I prezzi qui sono triplicati, si vede che è una fabbrica del turismo.
Siamo eccitati e velocemente ci prepariamo per andare a visitare il sito. Mangiamo un panino al volo,
compriamo la guida (8€) e il biglietto d’ingresso per due giorni (26€).
Ci incamminiamo per il sentiero che porta al SIQ, la stretta gola naturale lunga 1200 metri attraverso la
quale si accede all'antica città nabatea. Moltissimi turisti sono già di ritorno, accaldati, sudati e stremati
(avevamo letto che la maggior parte dei visitatori arriva al sito la mattina all'incirca alle 7:00 e viene
“ritirato” dagli autobus verso le 17:00). Effettivamente fa molto caldo, lentamente percorriamo la strada
che ci condurrà al TESORO. Il rumore degli zoccoli dei cavalli, l'eco dei passi dei visitatori che risuonano
nella stretta gola e il colore rosso delle rocce rende magico questo luogo tante volte sognato e visto nei
film di Indiana Jones... Ed ecco, dietro un'ansa, spuntare da queste altissime falesie il TESORO!!!!!!!!!
Quante volte lo abbiamo visto in TV, sui giornali. Foto, foto e ancora foto. Non ci fermiamo come in
genere fanno i gruppi organizzati ma proseguiamo il giro, le cose da vedere sono tantissime: il Teatro, La
grande Porta, le tombe Nabatee e per finire decidiamo di fare la salita al MONASTERO!!!. Dopo circa 40
minuti di cammino, non sempre agevole, una vista spettacolare, ci fermiamo su uno spuntone di roccia...
E restiamo senza parole. Siamo solo noi e una coppia di ragazzi messicani, pochi si avventurano fin qui. Il
sole è al tramonto, le pareti si tingono di rosso, giallo, arancione... Certo il Tesoro è bellissimo, ma qui
forse è meglio!!!!!!!!
Comincia a farsi tardi e iniziamo la discesa. Lungo il sentiero, veniamo invitati a prendere un te da una
famiglia beduina. Entriamo nella tenda/bazar dove si vendono souvenir, un po' diffidenti, pensando che
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l'invito fosse finalizzato solo alla vendita di qualche cianfrusaglia, ma i sorrisi della piccola di famiglia,
una bimbetta di un paio d'anni, rendono l'atmosfera molto intima. Ci accomodiamo sui tappeti e
incominciamo a chiacchierare e scambiarci battute sorseggiando diversi bicchieri di te completamente
“catturati” dal momento. Siamo a Petra, a 3500km da casa, in compagnia di una famiglia beduina, seduti
a prendere il te d'avanti ad un tramonto spettacolare! Prima di salutare gli amici beduini, Max mi compra
un bel braccialetto(!!!!). Quando torniamo giù è completamente buio, unica luce, quella delle stelle.
Sappiamo che dopo le 18 non è possibile entrate nel sito, ma per uscire non ci sono limiti di orario. Ci
incamminiamo verso l'uscita, almeno un paio di chilometri(!), i ragazzini del posto ci vogliono per forza
accompagnare all’uscita con l’asinello ma noi con molta educazione decliniamo l’invito, non capita tutti i
giorni la possibilità di passeggiare sotto le stelle...Poi a Petra!!
Oramai siamo completamente al buio, siamo supportati da una piccola torcia a dinamo che Max si ritrova
nello zainetto, siamo soli ed io ho un po’ paura, Max trova tutto molto eccitante.
Prima di rientrare in albergo, ceniamo (niente di che) in uno dei tantissimi ristoranti lungo la strada.
Arrivati in hotel purtroppo constatiamo tutta la sporcizia della nostra stanza. Le asciugami sono lerce, i
cuscini un po’ macchiati, le lenzuola non si capisce se sono state lavate o meno. NO PROBLEM, dalla
scatola magica (il capiente sotto-sella del nostro scooter) escono i nostri fidati sacchi letto, cuscini
gonfiabili e le asciugamani. Però domani il proprietario dell'albergo avrà da noi un bella ramanzina.
Notte!!!!
12 Agosto 2009 - PETRA (JOR)
Nei nostri sacchi letto e cuscini abbiamo dormito alla grande. Questa mattina possiamo prendercela un po'
più comoda e ci svegliamo quasi alle 8:00. Facciamo colazione in un sala da pranzo “parzialmente aperta”
(ci sono la maggior parte dei tavoli con le sedie capovolte sopra), siamo gli unici “avventori”. E gli
altri???? Mica saremo gli unici occupanti di questo albergo???. La colazione fa schifo come l’albergo: di
una tristezza unica, tutto già confezionato con i panini messi nel cellophane!!!! No comment, ci ridiamo
sopra, ogni tanto una fregatura in vacanza ci sta pure!!!!!
Nella deserta hall dell'albergo incontriamo il portiere (che è la stessa persona che ci ha servito la
colazione) e Max si lamenta con lui della scarsa pulizia della camera.
Ritorniamo al Sito, già preso d’assalto da migliaia di turisti. Meno male che ieri siamo riusciti a vedere il
Tesoro praticamente da soli, perché con tutto il vociare dei turisti si perde un po’ di quel fascino di Petra.
Decidiamo di fare dei percorsi alternativi, poco battuti dalla massa e questo nostro faticare ci ripaga con
delle vedute mozzafiato. Verso le 13:00, con il sole ormai a picco e noi belli cotti, ci rifugiamo in un’oasi
beduina (leggi Bar) dove per riprenderci mangiamo delle banane e l’immancabile te. Rimaniamo a
guardare il passeggio di turisti fino alle 14:30 quando riprendiamo il nostro giro. Camminando ed
arrampicandoci arriviamo su un'altura posta proprio di fronte alla splendida tomba “del tesoro”. In pratica
siamo in cima alla stretta gola del Siq! Visto da qui sù, dove i turisti sono dei puntini lontani e le loro voci
arrivano ovattate, questo luogo è ancora più magico. Ormai siamo esausti, accaldati e affamati.
Lentamente torniamo giù, un ultimo sguardo al Siq e salutiamo Petra. Difficilmente ci sarà un posto che
potrà eguagliarla!. Torniamo in albergo e abbiamo una sgradita sorpresa. Non solo non ci hanno cambiato
la biancheria da bagno e da letto ma non hanno rifatto nemmeno il bagno!!!. Max torna a lamentarsi con il
ragazzo della reception (sempre lo stesso) e lui prima ci guarda con fare sorpreso e poi chiedendo
“Sorry”, ci cambia le asciugamani prendendole da un'altra stanza(!). Il bagno rimane sempre sporco però.
Ceniamo al CAVE RESTAURANT abbastanza bene (16,50 JD). Rientriamo in albergo distrutti dalla
stanchezza, riordiniamo le borse e andiamo a dormire.
Ciao Petra!!!
13 Agosto 2009 – PETRA (JOR) - WADI RUM (JOR) : 120Km
Giornata indimenticabile in tutti i sensi!!!!
Cominciamo dalla mattina: appena svegli ci accorgiamo che dal rubinetto del bagno non esce acqua!!
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Come è possibile??? E come andiamo in bagno??? Sempre più arrabbiati ci prepariamo e senza lavarci
andiamo a fare la nostra triste colazione. Il ristorante e la reception sono deserti e non c’è nessuno in
giro... Mah!!!! Proviamo a cercare almeno il ragazzo “unico dipendente dell'albergo”, ma nulla, è tutto
abbandonato. Tutto è silenzioso, solo il telefono della reception continua a squillare incessantemente. Con
un mix di paura/meraviglia/fastidio e con la preoccupazione d'aver dormito tanto profondamente da non
esserci accorti della fine del mondo e di esserci svegliati “The Day After”, l'unica cosa che ci resta da fare
è cominciare a preparare la moto, continuando a cercare altri “superstiti” in giro. Nessuno! Sul banco
della reception c’è il registro delle entrate dal quale risulta che dopo di noi sono venute altre persone, ma
che fine hanno fatto???? Il mistero si infittisce!!!
Il tempo passa, l’acqua non arriva... E noi, digiuni, senza pagare, andiamo via!!!!!
Strappiamo dal registro della reception il foglio di entrata con i nostri nomi e letteralmente scappiamo!!!!
Meno male che i documenti ce li avevano subito riconsegnati.
Mi sento una ladra ma secondo Max non avevamo alternative, ed in fondo avevamo pure ragione!.
Fuori dall'albergo scopriamo piacevolmente che non c'è stata la fine del mondo e pertanto proseguiamo il
nostro viaggio verso il WADI RUM percorrendo King's Road. La strada per arrivarci è semplicissima ed
arriviamo al centro visitatori del parco verso le 9:30. Ci sono molte jeep che aspettano i bus turistici per le
escursioni. Mandiamo un messaggio a Gabriella e Massimo che stanno per venire da Aqaba e prendiamo
appuntamento al villaggio di Rum che dista circa 7 Km. Mentre aspettiamo gli amici, facciamo una
buonissima colazione in stile beduino. Ci aggancia Salihd, un beduino che fa la guida (assomiglia in
maniera impressionante a Silvano mio cugino). Ci propone un giro a 120€ x 4 persone con pranzo, cena e
pernottamento nel deserto nella sua tenda, il prezzo sembra buono. Nel frattempo arrivano i nostri amici
ma scopriamo che loro avevano già contattato via e-mail dall’Italia un’altra guida (che già li sta
aspettando) e non riusciamo a stare insieme in questa avventura. Pazienza, ci rivedremo in Italia.
Ma non tutti i mali vengono per nuocere. Ci accordiamo con Salihd, 100€ per un tour più “lungo”, incluso
giro in cammello, ma stanotte saremo SOLO NOI nella tenda.
Il nostro amico beduino ci offre, inoltre, la possibilità di parcheggiare la moto, carica di bagagli, nel
cortile della sua “casa” nel villaggio di Rum. Andiamo a posare la moto ed a preparare la borsa con
l’occorrente per stare una notte “fuori casa”. La moglie e dalla figlia più grande di Salihd ci servono un
buonissimo te fatto con delle erbe speciali (e non con la miscela classica come ci tengono a precisare).
Assistiamo anche ad una scenetta alquanto comica quando dentro il cortile della casa entra il cammello
“di famiglia” che beve il te direttamente dalla tazza della nonna!!! Volevamo morire dal ridere!!!!.
Ci accordiamo sugli ultimi dettagli, facciamo rifornimento d'acqua e finalmente, a dorso di 2 cammelli, ci
avviamo nel deserto alla maniera di Lawrence d'Arabia!
Alle 13:30, nel luogo convenuto, ci raggiunge Salihd con la Jeep. Abbiamo il sedere e le gambe doloranti,
lasciamo i cammelli al ragazzino che ci accompagnava e partiamo col 4x4.
Panorami stupendi, luoghi incantevoli, dune di sabbia rossa, archi naturali, grotte con graffiti tutto ci
lascia senza parole!!!!
Per il pranzo ci fermiamo all’ombra di una montagna. Qui Salihd, con un fornellino a gas ci cucina
un'ottima zuppa. Ci concediamo qualche minuto di relax e poi ancora in marcia. Ogni tanto l'amico
beduino ci fa arrampicare lungo qualche parete rocciosa o percorrere a piedi le dune di sabbia. Raramente
abbiamo incrociato altri turisti, la sensazione di essere soli è tale che ho anche un po' di paura quando
Salihd ci lascia nel deserto e vediamo la sua jeep scompare dietro le dune. E' un'esperienza fantastica!
Arriviamo alla tenda verso le 18:00. E’ molto grande, può contenere anche 20 ospiti ma questa notte
saremo solo noi due!!! Ammiriamo il tramonto da una collinetta, è stupendo, tutte le montagne diventano
di colore rosso/arancio... Rimaniamo incantati, il silenzio è “assordante”, si sente solo il battito delle ali
degli uccelli...
Incomincia a fare buio e la nostra guida ci prepara la cena (riso con fagioli e patate e l’immancabile te).
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Dopo aver cenato insieme ed esserci accordati per la colazione del giorno dopo, Salihd ci saluta e ci lascia
completamente SOLI, con un fuoco acceso e con una lampada a petrolio a nostra disposizione.
Sarà questa una notte che non dimenticheremo facilmente.
Verso le 20:30 è ormai buio pesto e prepariamo i nostri giacigli. Fa caldo, ma abbiamo anche delle
coperte se nel caso durante la notte dovesse scendere la temperatura. Ci accomodiamo nella nostra
“camera da letto” sotto un cielo stellato come non lo avevamo visto mai.
Una, due, tre, quattro... 10 stelle cadenti ci fanno emozionare moltissimo. Non si sente anima viva, non
siamo abituati a tutto questo silenzio. Durante la notte ci svegliamo in continuazione perché ogni piccolo
rumore ci spaventa. Intravedo nel buio la sagoma di un grosso animale che mi fissa con i suoi occhietti
lucenti, spaventata chiamo Max che mi prende in giro dicendomi che si tratta di un cammello, poi dice
che ho sognato!!!! Il cielo è sempre più stellato, vediamo addirittura la Via Lattea. Tra un dormiveglia e
l’altro piano piano comincia a rischiarare: sentiamo i corvi con il loro richiamo volare alti nel cielo.
14 Agosto 2009 : DESERTO DEL WADI RUM (JOR) – HAMA (SYR) : 750Km
Alle 6:00 siamo già sveglissimi, l’aria è frizzantina, sistemiamo la borsa, “riordiniamo la stanza” e
aspettiamo Salihd. Facciamo due passi fuori dalla tenda e notiamo tutt'intorno impronte di animali (Salidh
ci dirà che sono volpi...Non cammelli!!!!). Ammiriamo ancora il deserto che pian piano comincia a
riscaldarsi. Alle 7:30 arriva la nostra colazione: pane arabo, frittatina, un po’ di marmellata, dell’Humus e
un preparato fatto di erbe da mangiare con l’olio. Sarà questa la colazione più incredibile mai fatta da me
e Max. Ritorniamo a prendere la moto, salutiamo Salihd (che ha regalato a Max la sua Kefhia), la moglie,
la nonna e i bambini e cominciamo a risalire la Giordania.
Scenetta simpatica: mentre stiamo per andar via si avvicina un ragazzo, un’autista di un bus turistico che
ci chiede se può farsi la foto sul nostro scooter. Noi accettiamo volentieri, prima foto seduto sullo scooter,
poi una con il casco, poi da un'altra angolazione e poi un'altra...Alla fine si è fatto fare un vero e proprio
servizio fotografico!!!!
Percorriamo la Desert Highway facendo attenzione a non superare di troppo i limiti di velocità dato che ci
sono tante pattuglie della polizia. Veniamo fermati un paio di volte, fortunatamente solo per la curiosità
degli agenti per il nostro scooter. Lungo la strada superiamo una colonna di 15 camper italiani che ci
salutano. Il sole è bello forte ma fortunatamente finché camminiamo il caldo è sopportabile. A Max
cominciano a bruciare ed a lacrimare gli occhi, forse per la sottilissima sabbia sospesa nell'aria o per la
luce del sole che riflette in ogni direzione. Dopo un paio di soste per “asciugare” gli occhi, verso le 14:00
arriviamo ad Amman, nel caos più totale. Cerchiamo un albergo ma la ricerca è piuttosto vana. Il caldo
comincia ad essere fastidioso. Abbiamo fame e sete, vorremo farci una doccia (per la cronaca è da Petra
che ci manca il piacere di una bella doccia!). Incominciamo a litigare! Io vorrei restare in Giordania e
visitare Jerash ma Max mi fa notare che siamo ancora molto lontani da casa e i giorni stanno passando
rapidamente e dobbiamo iniziare il rientro. Tra un litigio e un’imprecazione decidiamo di andare in
frontiera.
Le procedure per uscire dalla Giordania sono semplici e poco costose (5 JD a persona + 5 JD x la moto). I
gendarmi sono simpaticissimi e scambiano con loro anche qualche battuta.
2° round: rientrare in Siria. In questa frontiera gli uffici sono molto più puliti, sistemati, cartello NO
SMOKING in bella vista (cosa rarissima), ci sono addirittura i separatori per le file. Ce la caviamo con
120 dollari per il Carnet du Passage e vari timbri su milioni di fogli. Il tutto in circa un'ora e mezza.
Sono le 17:00 e ci mettiamo subito in viaggio per cercare di sfruttare la luce solare per arrivare ad Hama.
Passiamo per Damasco percorrendo una strada diversa da quella fatta all'andata, molto più grande e
scorrevole e senza passare per i sobborghi.
Manca ancora molto per arrivare ad Hama quando cala la notte. E' la prima volta in questo viaggio che ci
capita di viaggiare con il buio e siamo un po' preoccupati, soprattutto per la presenza dei dossi non
sempre segnalati. A questo punto succede una cosa particolare, la preoccupazione si trasforma in
meraviglia, al buio della notte le strade, i paesi, le auto, le città...La Siria, si trasforma. Diventa tutto
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un'esplosione di colori, di luci. La strada è piena di camion illuminati come carri di carnevale, i taxi sono
tamarrissimi, addobbati con luci coloratissime, ma sono le stazioni di servizio, che di giorno sono
squallide ed anonime a diventare delle favolose oasi di colori e luci nel buio della notte siriana.
Arriviamo in città verso le 21:30 due gentilissimi poliziotti, ai quali abbiamo chiesto informazioni per un
hotel, ci accompagnano al NOIRE HOTEL che come prima impressione ... Fa proprio impressione e non
è molto invitante. Si trova all’interno di un palazzo un po’ fatiscente, al 4° piano con ascensore dedicata.
Alla reception troviamo una simpatica e bella ragazza (!!!!!). Prendiamo la stanza (n° 148) x 2 notti. La
moto viene parcheggiata in un deposito al piano terreno. Posiamo velocemente i bagagli e scendiamo a
cercare qualcosa per la cena. La cittadina è piena di gente, tantissime luci, moltissimi negozi che vendono
il (SWEET) tipico dolce di Hama. Andiamo a vedere le NOIRE e restiamo colpiti del loro lugubre
cigolio.
Ceniamo con un Felafel e un Kebab seduti su un muretto di fronte alle Noire. Distrutti andiamo a
dormire.
Hama – Noire Hotel – 55$ per notte compresa colazione.
15 Agosto 2009 – HAMA (SYR) – BUON FERRAGOSTO!!!
Oggi giornata di “relax”. Facciamo colazione (non male) e andiamo a visitare il Crac dei Cavalieri (120
Km da Hama). Il castello è famoso per essere uno dei più belli e meglio conservati del Medio Oriente.
Dopo aver pagato il ticket d'ingresso e comprato una guida per circa 3€, incontriamo Adam, un ragazzo
del vicino villaggio che un po’ in Inglese ed un po’ in Italiano ci fa da cicerone per tutto il Castello. Resta
con noi tutta la mattinata ed è tanto simpatico e gentile che prima di andar via decidiamo di dedicare a lui
il “superbonus” e gli regaliamo 1.000 LS (quasi 15€, meno della metà del prezzo di una guida per un
rapido giro a Pompei!)... Ancora ci sta ringraziando (anzi a me ha regalato anche quella specie di collana
tipo rosario). Ci rimettiamo in moto, l’aria è troppo calda, viaggiamo senza le giacche. Facciamo un salto
da Family House, un moderno mega-centro commerciale alle porte di Hama, con giochi per bambini e
ristorante. Compriamo delle bottiglie d'acqua e dei biscotti e ci riprendiamo un po' con l'aria condizionata.
Gironzolando per i vari reparti del supermercato restiamo colpiti dal formato “magnum” di alcuni prodotti
(pacchi di pasta da 5 kg, bottiglie di shampoo da 3lt).
Arriviamo in albergo e posiamo la moto nel “garage”, rapida doccia e poi di nuovo giù in strada per
visitare Hama. La prima tappa alla scoperta di questa inaspettatamente bella cittadina siriana la facciamo
in un negozio di frutta vicino al nostro hotel dove per la stratosferica cifra di 100 LS prendiamo 2 mega-
frullati di frutta (arancia, fragole, banane, ananas) buonissimi. Visitiamo il Suq che a confronto con quello
di Aleppo e Damasco, sembra un mercatino rionale. Mangiamo due focacce (35 LS!!!). I negozi sono
chiusi per la “siesta” e per strada non ci sono tantissime persone, per le strette viuzze del suq echeggia la
voce del Muezzin invita alla preghiera. Visitiamo il bellissimo palazzo Aren (palazzo Ottomano), la
cittadella e le altre Noire. Rientriamo in albergo abbastanza cotti, una bella doccia, riposino. Riscendiamo
verso le 20:30, fa meno caldo, ritorniamo al Suq ora affollatissimo. I negozi trabordano di mercanzia,
gruppetti di donne velate fanno acquisti di ogni genere, i ragazzotti passeggiano. Facciamo le nostre spese
di immancabili souvenir per le nostre mamme/sorelle/amiche/cognate e affini. Ceniamo con una pizza
gigantesca davanti alle Noire che questa sera sono spente. Prima di tornare in hotel facciamo sosta in
pasticceria per assaggiare l'halawat al-jibn il tipico dolce di Hama (Max ha mangiato anche il mio, era
troppo stucchevole per i miei gusti). Per strada, proprio di fronte al nostro albergo, vediamo due
motociclette targate Italia, Max riconosce i modelli e probabilmente sono Umbyst e l’amico (conosciuti
sul forum “mototurismo.It”). Gli scriviamo un bigliettino per salutarli.
Notte!!!
16 Agosto – HAMA (SYR) – MONTE NEMERUT (TR) : 500Km
Tappone di trasferimento. Facciamo colazione alle 7:00 (il gruppo di italiani incontrati ieri mattina è già
partito) e velocemente prepariamo la moto. Fa già molto, ma molto caldo. Arriviamo velocemente ad
Aleppo, ma poiché non abbiamo più la cartina della Siria (persa da qualche parte da Max!!!!) con
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difficoltà riusciamo a trovare la strada per la frontiera Turca. Chiediamo informazioni a tassisti, passanti e
vigili alla fine, finalmente, percorriamo una strada seguendo le indicazioni per la Turchia. La nostra idea
originale era quella di uscire dalla stessa frontiere dalla quale siamo entrati, in direzione Reyhanli –
Iskenderun (Bab Alawi) per poi arrivare ad Antalya seguendo la strada costiera. Avendo perso la cartina
della Siria, purtroppo, anzi fortunatamente, siamo usciti dalla frontiera Nord (Kilis).
Le pratiche doganali per uscire da questa “piccola” frontiera sono molto semplici (Max addirittura verrà
accompagnato nei vari uffici da un agente siriano molto disponibile). In meno di un'ora siamo
definitivamente fuori dalla Siria.
In entrata alla frontiera Turca ci viene misurata la febbre con un termometro digitale per l'allarme
sull’influenza Suina.
Mentre Max si sbriga con i vari documenti, guardo la cartina per vedere dove cavolo siamo e noto che
non molto lontano dalla nostra posizione, a circa 250 Km, c’è il Nemertu Dugi, dove ci sono quelle
famose teste di pietra “simbolo della Turchia”. Un rapido consulto e decidiamo di andare. L’orario non è
proprio consono, infatti già sono le 13:00 ed il sole è bello caldo e 250km con questa temperatura sono
tanti. Facciamo varie soste sia per rifornimento (caspita quanto costa la benzina, qui!!!!) che per riposarci
e rinfrescarci. L'ospitalità Turca è eccezionale qui in Anatolia, chiunque ci ha offerto acqua, gelati e
anguria, addirittura siamo stati fermati da un simpatico signore che alla guida della sua auto ci ha fatto
segno di fermarci. Noi pensavamo di aver perso qualche “pezzo”, invece voleva solo parlare con noi in
italiano, ci ha offerto te, coca-turca, ci ha fatto vedere le foto della sua famiglia, ha telefonato alla moglie
per dirle che era con degli amici italiani e voleva a tutti i costi offrirci una pizza. Salutato il simpatico
amico, finalmente ci rimettiamo in viaggio e dopo aver sbagliato strada (sempre per colpa di Max e del
GPS), arriviamo a Kamarut, all’albergo/pensione Karavanseray ma ormai per andare a vedere il tramonto
in cima al monte è troppo tardi. Decidiamo di cenare qui e ci accomodiamo insieme a Paolo e Mariella
(conosciuti qualche ora prima lungo la strada) ed altre 2 persone. Tra una chiacchiera e l’altra si fanno le
23:30. A nanna!!!
Notte!!!
Kamarut - Albergo Karavanseray 60TL con colazione
17 Agosto 2009 – NEMNERUT (TR) – SANLURFA (TR) : 180Km
Stanotte abbiamo dormito come 2 sassi, però alle 6:00 la sveglia è immancabile!!
La stanza è molto spartana, non c’è una sedia neanche per appoggiare i vestiti. La cifra pagata secondo
me è esagerata. Facciamo colazione con gli amici Paolo e Mariella, lasciamo i bagagli alla reception e
saliamo al Monte Nemerut. Ci avevano detto che gli ultimi Km non erano asfaltati, invece la strada è
perfettamente percorribile. Il sito, stranamente, è vuoto e lo visitiamo in tutta tranquillità. Pensavamo che
le teste fossero più grandi e per capire come doveva essere il tempio, ci vuole molta immaginazione. Il
cielo è limpidissimo, l’aria frizzantina, una favola!!! Riscendiamo all'albergo, riprendiamo i bagagli e,
sempre in compagnia di Paolo e Mariella ci mettiamo in moto verso Sanliurfa. Sono le 11:00, orario
assurdo per partire. Fa un caldo della malora, beviamo litri e litri di acqua. Lungo la strada vediamo
tantissimi campi tutti perfettamente coltivati, sterminate distese di angurie e piante di pistacchio.
Arriviamo velocemente in città attraverso la bella statale D875 che costeggia il lago della diga Atatürk
Baraji, enorme bacino artificiale del progetto GAP. Sanliurfa sembra essere una qualsiasi città Europea,
viali alberati, strade a 4 corsie, enormi grattacieli, ragazze vestite molto all’occidentale si mescolano
perfettamente ad altre con il capo coperto, tantissime donne curde con abiti sgargianti e velo color lilla.
Alloggiamo all’hotel Guven dall’aspetto fin troppo “austero” (molto modello sovietico) ma abbastanza
pulito.
Mentre Paolo e Mariella restano in albergo a riposare (loro rimarranno qui 2 giorni), io e Max scendiamo
alla scoperta della città Sacra ad Abramo. Spiluccando qualcosa nelle ottime panetterie e arriviamo alla
famosa vasca con le “Trote Sacre” che sembrano più dei Piraña. Qui veniamo “abbordati” da un ragazzo
che si offre come cicerone. Dice di saper parlare 5 lingue ma non l’Italiano (e ti pareva!!). Ci accompagna
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in vari luoghi “segreti” di questa bella città, facciamo molte foto, ci porta a vedere un bellissimo cortile
interno (ex magazzini della dogana) ora trasformato in un bar frequentato da soli uomini intenti a giocare
a carte o a backgamon. Offriamo un te alla nostra “guida”. Alla fine del giro lasciamo 15 LT di mancia,
soldi che a detta mia e di Max, sono stati spesi bene. Ceniamo con gli amici Paolo e Mariella su una
terrazza con un bellissimo belvedere. La compagnia è allegra e ci facciamo grosse risate, anche la
“lotteria” con la quale abbiamo ordinato le portate della nostra cena. Siamo stati proprio bene stasera.
Lemme lemme rientriamo in albergo, c’è sempre tanta gente in giro.
Notte!!!.
Sanliurfa - hotel Guven 60TL con colazione
18 Agosto 2009 – SANLIURFA (TR) – AKASARAY (TR) : 630Km
Oggi altro tappone di trasferimento. Il troppo caldo ci ha fatto dormire male stanotte. In camera abbiamo
l'aria condizionata ma arriva dritta dritta sul mio letto, così abbiamo passato la notte ad accendere e
spegnere il condizionatore, in più c'è la solita sveglia con il “canto” del Muezzin alle 5:00.
Facciamo colazione presto alle 7:00. La sala è affollata da una comitiva di anziani della Cecoslovacchia
in gita verso il Monte Ararat (hai capito i vecchietti!!!!!). Salutiamo i nostri “amici per caso” Paolo e
Mariella e alle 8:30 ci mettiamo in moto sotto un sole cocente.
Max, ricordando la multa presa nel 2006, vuole rispettare i limiti di velocità, andiamo “pianissimo”, non è
che mi piaccia andare veloce, ma così io mi addormento! Ci fermiamo più volte per i rifornimenti e pipì.
Alle 13:30, da bravi italiani, facciamo la sosta per il pranzo su un enorme Autogrill dopo Adana. Appena
parcheggiamo si avvicina un ragazzo Italiano in viaggio con la sua auto, ci ha visto lungo la strada e ci fa
i complimenti per il mezzo usato per questa avventura (lui possiede un B400) e per il viaggio che
lentamente ci sta portando verso casa. Pranziamo e restiamo circa 1 ora a cazzeggiare, fa troppo caldo per
viaggiare. Verso le 15:00 riprendiamo la marcia. Viaggiando incrociamo molte auto targate D (sono gli
emigranti che rientrano in Germania). La strada è pessima, hanno appena sistemato il brecciolino ma
senza mettere il catrame. Max sta molto attento, schizzano pietre da ogni parte, vibra tutto e non ci
accorgiamo di aver perso il contrappeso sinistro del manubrio (ma perché in ogni vacanza dobbiamo
perdere qualcosa???).
Arriviamo ad Aksaray verso le 18:30, siamo sufficientemente stanchi e puntiamo direttamente all’albergo
VADI, segnalato sulla Lonely Planet. E’ vecchiotto, stile anni 50, la stanza è molto grande e luminosa,
asciugamani e lenzuola pulite. Leggendo sulla guida scopriamo che la principale attrazione di questa
cittadina è il minareto pendente stile torre di Pisa. Chiediamo informazioni al proprietario dell'albergo ma
non parla una parola d'inglese e ci rimanda la sua giovane nipote.
Il ragazzino e la cuginetta si offrono per accompagnarci a fare un giro per la cittadina. Ci fanno
camminare per molto tempo, loro sono giovani e noi siamo stanchissimi...Diciamo così!!! Il tour si
conclude con il rientro in albergo, salutiamo le giovani guide e torniamo nella piazza centrale dove
ceniamo in un bel ristorantino, poi facciamo una passeggiata, le strade sono affollate da giovanotti e
signorine. Come siamo lontani dalla Siria! Sembra di essere in una qualsiasi città europea. Ci sono anche
delle ragazze con il capo coperto ma passeggiano con amiche senza il velo e in compagnia di ragazzi.
Notiamo che la maggior parte di loro parla il tedesco. Verso le 22:00 già siamo a nanna.
Notte!!!
Aksaray – Otel Vadi – 60TL con colazione
19 Agosto 2009 – AKASARY (TR) – ISTANBUL (TR) : 700Km
Abbiamo dormito alla grande anche se alle 6:00 già siamo svegli. Facciamo una colazione consona
all’albergo. L’aria è decisamente più fresca rispetto alla giornata di ieri. Viaggiamo fino all’autostrada per
Ankara ad una velocità da codice: 80/90 Km/h!!!! Da tagliarsi le vene!!!!. Dopo finalmente aumentiamo
l’andatura perché i Km da fare sono tanti. Non fa assolutamente caldo, anzi in alcuni punti (1.580mt slm)
ci dobbiamo fermare per indossare una maglietta più pesante. Pranziamo (bene) su un autogrill pagando
20TL, una cifra molto alta rispetto ai giorni precedenti. Verso le 17:00 finalmente arriviamo sul ponte che
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unisce l’Asia con l’Europa: immancabile foto al cartello “Welcom to Europe”. Il traffico è un delirio, ma
scorrevole. Mai viste tante auto tutte insieme. Ci sono anche moltissimi motociclisti perfettamente
equipaggiati con casco e giacche con protezioni. In questa bolgia infernale abbiamo anche un piccolo
incidente: come tanti altri motociclisti anche noi percorriamo la corsia di emergenza, un automobilista
deficiente decide di far scendere il passeggero e aprire lo sportello destro, Max non riesce a frenare e ...
Patatrac!!! La plastica della freccia sinistra in frantumi, Max si sbilancia e ci “appoggiamo” sul gard-rail
alla nostra destra. Le imprecazioni non si contano, si fermano molti motociclisti per aiutarci a rialzare il
Ciccio Ferito. Putroppo non possiamo fare niente che dire improperi e parolacce (in italiano) al deficiente
che non fa altro che dire “Sorry, sorry my friends”. Controlliamo che non ci siamo altri problemi, Max
cerca di tranquillizzarmi, ho il cuore che batte a 3.000... L’importate è che non ci siamo fatti niente!!!!
Fortunatamente i danni allo scooter si limitano alla freccia.
Finalmente arriviamo a Sultanameht, e poiché non vogliamo perdere tempo, ci fiondiamo nello stesso
albergo dell’andata che ci farà anche un po’ di sconto (stanza 201). Ci rinfreschiamo, ci fiondiamo al
Gran Bazar dove facciamo incetta di souvenir. La città è invasa da Italiani, ritorniamo a vedere la
Moschea Blu dove mi fanno addirittura entrare senza neanche il velo in testa e la cosa ci fa un po’
dispiacere perché è come se qualcosa di esotico e magico fosse sparito anche da questa meravigliosa città.
Appuntamento fisso ogni volta che veniamo qui: panino con le sarde arrostite sul porto di Eminonu (8
TL) poi a seguire, giusto per stare leggeri, una fetta di anguria (1TL), un te con pasticcini (8 TL). Basta
sto scoppiando!!!. Facciamo rientro verso le 23:00. Domani ci aspetta un bel tappone.
Ciao Istanbul, a presto!!!!!
Istanbul: Artefes Hotel 55€ con colazione
20 Agosto 2009 – ISTANBUL (TR) – SALONICCO (GR) : 600Km
Oggi, stranamente ci svegliamo più tardi, verso le 7:00. A dire il vero non ho proprio riposato bene un po’
per il caldo e per il panino il pesce che mi si è piazzato sullo stomaco. Facciamo colazione sulla bella
terrazza dell’hotel con sfondo la Moschea Blu e il Bosforo. Prendiamo l’autostrada, una palla micidiale.
Ad una sosta di rifornimento, poco prima del confine, ci offrono l’immancabile te (che gente ospitale!!!!).
Siamo un po' tristi, sappiamo che questo è l'ultimo te turco... Almeno per quest'anno.
Arriviamo in frontiera verso le 12:00, davanti a noi pochissime auto ma diversi motociclisti Italiani su
Bmw GS e altre motone che con molta “educazione”, non si degnano neanche di ricambiare il nostro
saluto.
Formalità sbrigate in un minuto. Al parcheggio conosciamo Sara e Massimiliano di Roma su Suzuky
Bandit anche loro di rientro da un giro per la Turchia, stasera si fermeranno a Salonicco. Ci invitano ad
andare con loro, noi accettiamo volentieri sia per il piacere di stare in compagnia sia perché non abbiamo
mai visitato la seconda città greca. A pranzo ci fermiamo ad Alexandroupoli, una cittadina piena di bar e
giovani. Prendiamo 4 mega-frappè al caffè (€ 14 gentilmente offerti da Massimiliano). Continuiamo a
viaggiare sotto un sole cocente. All’ennesimo rifornimento incontriamo due attempati motociclisti di
Firenze su due scooter Honda SH150, anche loro di ritorno da Istanbul, ci raccontano che per questo
viaggio hanno lasciata a casa le loro motone e sono partiti con gli scooterini dei figli... MITICI!!!!!
Arriviamo a Salonicco verso le 18:30, prendiamo alloggio all’Hotel PELLA (stanza 808 – con aria
condizionata, pulita, decorosa).
Ceniamo con i nuovi amici in una trattoria vicino all’hotel (posto che loro già conoscevano). Mangiamo
l’impossibile. Facciamo due passi per digerire, in giro ci sono moltissime belle ragazze (a detta di Max),
tutte “acchittate”. Alle 23:00 siamo già nelle braccia di Morfeo.
Notte!!!
Salonicco – Hotel Pella: 44€ senza colazione
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21 Agosto 2009 – SALONICCO (GR) – PARGA (GR) : 400Km


Siamo consapevoli che il viaggio sta volgendo al termine, infatti stamattina andiamo a rilento. Facciamo
colazione in un bar vicino all’albergo con 2 Nescafè Frappè e dolcino alla crema. Prima di prendere
l’autostrada, facciamo un giro per la città ancora assonnata: è veramente molto carina, ci sono decine e
decine di bar sul bellissimo lungomare, negozi dalle firme più prestigiose, i palazzi sono bei condomini di
soli 4 piani. Avrebbe meritato sicuramente una visita più approfondita. Partiamo in direzione
Igoumenitsa, l'idea è quella di concederci un paio di giorni di relax, anche se a me non piace la vacanza
stanziale al mare, un po' di riposo non ci farà male. Facilmente la scelta cade su Parga, anche se ci siamo
già stati ben tre volte, questa cittadina è davvero carina, il molo, la passeggiata sul mare, il castello
...Insomma il tipico paese mediterraneo. Scelta la nuova meta ci rimettiamo in viaggio. La nuovissima
autostrada sarà anche pratica e veloce, ma è noiosa (una palla micidiale); a metà strada decidiamo di
uscirne e prendere la vecchia statale, sarà più lenta ma almeno ha un po’ di curve. Ci fermiamo a Metsovo
per il pranzo, è sempre un piacere fermarsi qui, sembra di essere in Trentino!!!
Arriviamo a Parga verso le 15:30, c'è un caldo soffocante. Ci mettiamo subito alla ricerca di uno
“Studios” da affittare per un paio di giorni, ma sembrano tutti impazziti. L'ultima volta che siamo stati
qui, nel 2005, avevamo speso pochissimo, ora vogliono farci sborsare cifre assurde (tipo 70€ senza
colazione). Dopo un lungo peregrinare decidiamo di chiedere aiuto ad un’agenzia del posto.
Ci propongono una pensioncina un po’ defilata rispetto al centro ma comunque raggiungibile a piedi, la
prendiamo. La stanza è piccola ma pulita, c'è il bagno e l'aria condizionata. Facciamo velocemente una
doccia e scendiamo in paese a fare un po' di “struscio” sul lungomare affollato di vacanzieri.
Passeggiando vediamo un'agenzia di viaggi e decidiamo di comprare i biglietti del traghetto per il rientro
(120€ + tasse).
Andiamo a mangiare dall’Orso, lo stesso ristorante da noi sperimentato nel lontano 2005 con i nostri
amici Francesco e Mariella. Non si smentisce, si mangia sempre bene, e a fine cena ci offre anche il dolce
e l’ouzo. Ci sediamo sul muretto a vedere un po’ di gente che passeggia e alle 23:30 andiamo a dormire.
Crolliamo sul letto come due zombie.
Notte!!!!
Parga - Pensione OLLIVA: 56€ inclusa colazione
22 Agosto 2009 – PARGA (GR) : RELAX TOTALE
Ottima ed abbondante colazione preparata dalla moglie (cameriera/cuoca/tutto fare) del proprietario della
pensione.
Trascorriamo tutta la giornata sulla spiaggia Limonas Beach (6€ x due lettini e ombrellone).
Due palle grosse quanto una casa!!!!!
Mare bellissimo come sempre, sole caldissimo.
Serata sul lungomare. Cena con pita, patatine e coca cola.
23 Agosto 2009 – PARGA (GR) : ANCORA RELAX... TROPPO RELAX!!!!!
Sveglia con molta calma. Stanotte le zanzare hanno fatto un party nella nostra stanza!!!!
Colazione con l’immancabile famiglia di napoletani. Altra spiaggia, altra giornata di ozio più totale (€ 7 x
due lettini e ombrellone)
Per salutare degnamente le nostre vacanze, ritorniamo al ristorante dall’Orso dove mangiamo delle ottime
Mussels Saganaki.
Passeggiatina e a letto presto, domani mattina si parte.
24 Agosto 2009 : PARGA (GR) – IGOUMENITSA (GR) : 50Km – Traghetto per Brindisi
Sveglia alle 5:30 per prendere il traghetto delle 7:30 da Igumentia x Brindisi (Endeavor lines).
Traghetto non proprio pulitissimo, strapieno di vacanzieri di ritorno da Corfù.
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Arrivo in Italia alle 16:30 con un caldo e un’afa micidiale.


Ma l’anno prossimo... Dove andiamo?????
CONCLUSIONI
E' stato questo un viaggio molto, ma molto particolare... E' stato un viaggio a "ritroso", un viaggio...
Ritorno al Passato!!!!!!!
Entrare in Siria è come avere un pugno nello stomaco, i colori, i profumi, i rumori è tutto
"ESAGERATO", è tutto moltiplicato per mille.
Entrare nel Suq di Aleppo è stato affascinante e allo stesso momento impressionante.
Il traffico "da girone infernale" ti lascia senza parole, a bocca aperta.
Stare seduta in un bar a bere del "cay" e guardare le donne velate di nero ti fa riflettere sulla loro
condizione.
Fare il bagno nel MAR MORTO e rimanere a galla ti fa sorridere.
Vedere le donne che fanno il bagno con il "Burkiny" o addirittura completamente vestite... Non ho parole.
Vedere PETRA, il TESORO, il SIQ... Le foto dicono tutto.
E infine il WADI RUM, il Deserto Rosso, dormire da soli, completamente da soli in una tenda beduina
con il cielo pieno di stelle come coperta... NON CI SONO PAROLE!!!!!
Ho la testa piena di ricordi, le idee ancora un po' confuse... Ma questo è il bello del ritorno da un
viaggio!!!!!

Questo è il link dove ho pubblicato la sintesi di oltre 1300 foto e video.


http://picasaweb.Google.It/MaxB650/GreciaTurchiaSiriaGiordania2009#
http://www.Dueinmoto.It
Il nostro itinerario è stato il seguente:
01/ago Napoli - Bari - Igoumenitsa (Gr) Km 280 Traghetto
02/ago Igoumenitsa (Gr) - Kavala (Gr) Km 550
03/ago Kavala (Gr) - Istanbul (Tr) Km 450
04/ago Istanbul (Tr) - Adana (Tr) Km 930
05/ago Adana (Tr) - Aleppo (Syr) Km 300
06/ago Aleppo (Syr)
07/ago Aleppo (Syr) - Palmira (Syr) Km 350
08/ago Palmira (Syr) - Damasco (Syr) Km 250
09/ago Damasco (Syr) - Madaba (Hkj) Km 250
10/ago Madaba (Hkj)
11/ago Madaba (Hkj) - Petra (Hkj) Km 170
12/ago Petra (Hkj)
13/ago Petra (Hkj) - Wadi Rum (HkJ) Km 120
14/ago Wadi Rum (HkJ) - Hama (Syr) Km 750
15/ago Hama (Syr)
16/ago Hama (Syr) - Nemrut (Tr) Km 500
17/ago Nemrut (Tr) - Şanlıurfa (Tr) Km 180
18/ago Şanlıurfa (Tr) - Aksaray (Tr) Km 630
19/ago Aksaray (Tr) - Istanbul (Tr) Km 700
20/ago Istanbul (Tr) - Salonicco (Gr) Km 600
21/ago Salonicco (Gr) - Parga (Gr) Km 400
22/ago Parga (Gr)
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23/ago Parga (Gr)


24/ago Parga (Gr) - Brindisi (I) – Napoli (I) Km 50+400 Traghetto

8. To Damascus??? DURI DURI!


di Bakodelmillenni - pubblicato il 6/6/2009
Riporto così come è scritto sul mio diario le sensazioni e le disavventure di questo viaggio tra syria e
libano senza omettere nulla...
26-04-2009 damascus
ore 5:20 del mattino. Siamo approdati qui a damascus e abbiamo trovato un hotel al centro a 7 euro a
notte. Già ci siamo sparati il primo pasto syriano a base di kofta con carne...Da paura. Ora dormiamo un
po’ e poi facciamo un bel giro a piedi della città!
Ore 22:13 oggi favoloso giro della città vecchia. Il souq è stupendo, la gente cordiale e poco invadente.
La moschea omayade è un po’ spoglia all’interno, ma ha un cortile molto bello. È stata una bella
esperienza girare per le vie del quartiere vecchi, abbiamo trovato un posticino dove fanno dei kebab
ottimi, poi il museo nazionale, tanti coccetti, ma un giardino freschissimo. Poi siamo andati da budget
rent a car e per 7 giorni avremo una kia morning che ci porterà in giro tra syria e libano...Ora a nanna che
domani sveglia all’alba, destinazione finale Aleppo!
27-04-2009 Krak des chevaliers – Aleppo
ore 23:25 oggi 500 km con la nostra macchina. Siamo partiti da damasco alle 6:30 e dopo 2 ore siamo
arrivati al castello crociato. Bello, ma non strabiliante, è stata una bella esperienza esplorarlo soprattutto
perché siamo entrati per primi ed eravamo praticamente soli. Ben conservato, sembra di essere sul set de
“il signore degli anelli”. Da lì dopo la visita siamo partiti per Aleppo. Abbiamo parcheggiato di fronte
all’entrata della cittadella e ci siamo seduti all’ombra a mangiare con il nostro solito chiken kebab. Un po’
di chiacchiera con una famigliola locale e poi via alla visita del forte. Bello anche questo, un po’ in
rovina, ma ugualmente piacevole, soprattutto per il panorama su Aleppo. Finito il giro ci siamo diretti nel
dedalo di viuzze del souq. Me lo aspettavo meglio, invece quello di damasco è sicuramente più
caratteristico. Lì vicino siamo entrati nella grande moschea anch’essa omayade, che di grande in realtà ha
solo il cortile. Poi via alla ricerca di un hotel e l’abbiamo trovato vicino alla clock tower. 1 ora di relax e
di nuovo in strada per la cena. Un frocetto syriano ci ha fermato un taxi, ma il taxista di merda ci ha
scaricato in mezzo al nulla, quindi siamo dovuti tornare indietro e alla fine abbiamo trovato un ristorante
qui vicino all’hotel. Abbiamo provato il cherry kebab tipico di Aleppo. Da provare, ma alla lunga è
nauseante. E poi nulla, ora siamo qui alla pensione libano e tra poco dormiamo che anche domani
dobbiamo macinare chilometri! Nota del giorno: gli arabi, tutti, sanno solo 3 frasi in inglese, thank you,
welcome e you speak arabik? Che palle!
28-04-2009 serjilla-apamea-hama
ore 23:18 stupenda giornata anche oggi, siamo partiti da Aleppo di buon mattino sulla statale direzione
Hama. Sulla strada abbiamo deviato in direzione ovest alla ricerca delle città morte. Le indicazioni
stradali erano tutte in arabo e ci siamo persi un paio di volte su strade sterrate di campagna. Alla fine, non
so come, siamo riusciti a trovare serjilla (o almeno credo) fantastico, c’eravamo solo noi lì e la città di
epoca medioevale credo, è stata abbandonata per qualche motivo ancora sconosciuto. Fatto sta che molti
dei muri in pietra sono ancora in piedi; chiese, case, palazzi, archi. Dev’essere stata una splendida e attiva
città. Da lì ripresa la statale ci siamo poi fermati a apamea. 40 km a ovest della strada. Anche Apamea
(afamia in arabo) è stupenda di epoca greco-comana. Era una delle più importanti città romane del medio
oriente e lo dimostra la lunghezza del cardo maximo che è più di 2 km. Molte sono le colonne ancora in
piedi e la strada lastricata è ancora in ottime condizioni. Usciti dal sito ci siamo fermati a chiacchierare
con un ragazzo che aveva un chioschetto di bibite. Da lì superstrada per hama, 50km, e ci siamo sistemati
qui al Riad hotel, in pieno centro vicino alla torre dell’orologio. Bel giro a piedi lungo il fiume oronte che
è un po’ stagnante a dire il vero. Particolarità di questa cittadina, sono le norie, ruote di legno di epoca
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romana che servivano a pompare l’acqua a gli acquedotti. Purtroppo a causa del basso livello del fiume, le
norie erano ferme e quindi non abbiamo potuto sentire il cigolio di queste ruote di legno. Ora si va a
dormire che anche domani ci svegliamo presto per macinare più chilometri possibili.
29-04-2009 sarouj-no name land- qasr ibn wardan-palmyra
ore 22:38 oggi favolosa giornata. Abbiamo lasciato hama alle nostre spalle in direzione est. L’unica
cartina che abbiamo è molto approssimativa e il paesino che cercavamo nemmeno c’era. Nell’errore alla
fine abbiamo fatto di meglio. Abbiamo sbagliato strada e ci siamo ritrovati a passare su strade di
campagna che neanche a dirlo non erano presenti sulla cartina. È difficile poi farsi capire per chiedere
informazioni da gente che parla solo arabo. E un po’ per le indicazioni dateci, un po’ per il mio ottimo
senso dell’oreientamento, siamo riusciti ad arrivare in un paesino senza nome con le famose case alveare
fatte di fango. Scendiamo dalla macchina armati di macchina fotografica e giusto il tempo di fare qualche
scatto che vediamo un signore che ci guarda a distanza...2 minuti e boom, da una casa hanno
sparato...Beh lì cominciavamo a pensare che forse non eravamo i benvenuti... Mi avvicino a quel signore
e lo saluto in arabo, lui risponde, ci sorride e ci fa segno di seguirlo. Vivino a casa sua c’è uno stipite
bizantino, ci invita ad entrare per un caffè e accettiamo. Siamo stati nel suo cortile di casa una ventina di
minuti a sorseggiare caffè e a parlare non so di cosa con lui e la sua famiglia. È gente stupenda,
amichevole e gentile...Siamo andati via e ci ha regalato una rosa. Persone vere. Poi da lì nel tentativo di
raggiungere sarouj ci siamo ritrovati in un altro paese dimenticato e pieno di queste case di fango. Ci
fermiamo sulla strada per fare qualche foto e da lontano dei ragazzi con la kefya ci invitano ad andare lì.
Anche loro gentilissimi e senza secondi fini, ci mostrano i loro beehive house...Tante foto, esperienza
fantastica. Da lì proseguiamo grazie alle loro indicazioni e arriviamo a sarouj che al confronto dei paesini
di prima sembrava new york. Non ci fermiamo neanche e finiamo a qasr ibn wardan. Le rovine di un
antico castello prima romano bizantino e poi beduino. Il custode ci ha accompagnato a visitare le rovine.
Infine da lì abbiamo fatto rotta per palmyra. La strada attraversa il deserto riarso dal sole e per 200km il
nulla, la strada, noi e l’infinita distesa polverosa del deserto. E siamo arrivati qui a palmyra o tadmor in
arabo e abbiamo trovato un alberghetto vicino alle rovine della città di Zenobia, e paghiamo poco più di 2
euro a testa per la nostra stanza. Verso le 5pm siamo andati a dare un’occhiata al sito e ci siamo
arrampicati su un’alta collina da dove abbiamo ammirato lo splendore dell’antica città. Poi cena e di
nuovo alle rovine per qualche foto notturna. Stupendo, domani ci godiamo l’alba a tadmor!!!
30-04-2009 palmyra
ore 15:07 federico mentre era al bagno mi ha detto: “oh clà, piscio dal culo”. Di noi tre sono quello che
per ora sta meglio. Stamattina sveglia alle 5 per fare foto all’alba..Bella luce, soprattutto quando siamo
saliti alla cittadella. Dopo siamo tornati in paese per colazione e un po’ di relax in hotel. Alle 10 di nuovo
nel sito a visitare il tetrapilo, l’agorà e il tempio di bell, quest’ultimo decisamente ben conservato, da lì
spuntino in paese e poi cia in macchina sulla highway per damasco. Lì abbiamo incrociato una mandria di
un centinaio di cammelli che ci hanno tagliato la strada. Tante foto e di nuovo in centro per un po’ di
shopping e il pranzo. Ora 2 ore di relax e poi via di nuovo in strata. Ore 23:23 siamo usciti verso le 17
e...Sorpresa, tempesta di sabbia...Siamo arrivati alla cittadella e praticamente c’erano 50 metri di
visibilità, niente tramonto per noi, abbiamo deciso di entrare a visitare la cittadella, ma è stato
deludente...All’interno è stato cementato tutto a parte il panorama che è lo stesso anche senza entrare,
direi proprio che non ne vale la pena. Lì fuori abbiamo conosciuto tutti i venditori ambulanti e
mohammed ci ha invitato a casa sua a prendere un tè. Famigliola molto carina, abbiamo bevuto e fumato
il narghilè, poi nulla, cena e ritorno in hotel. Mentre io e paolina abbiamo fatto il chekout fede è scappato
in stanza...Praticamente mentre eravamo di sotto pensava di espellere solo aria dal culo, invece...Sbrat! Si
è scacareggiato nelle mutande. Insomma è scappato su e ha buttato le mutande di sotto dalla finestra!
Domani le vado a cercare. Ora nanna che domani abbiamo un lungo viaggio da affrontare!
1-05-2009 palmyra-damascus-baalbek
ore 21:12 oggi lungo-lungo viaggio; siamo partiti alle 9 da palmyra e siamo arrivati a damasco per
mezzogiorno e lì siamo andati all’ufficio della budget per farci dare il permesso della nostra kia morning
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per entrare in libano. Il permesso non era pronto e noi siamo andati al ristorante al kamal a pranzare. Ho
preso riso speziato con pollo e si vede che mi ha smosso lo stomaco e quindi sono andato al bagno e
boom, ho scaricato un litro di cacarella...E anche fede! Conto e di nuovo alla budget. Lì sono riandato al
bagno e boom, il fatto è che le pareti erano di carta e nell’ufficio hanno sentito i miei rumori...Io sentivo
fede e paolina che si stavano crepando dalle risare e mi veniva da ridere anche a me. Comunque il
permesso non era ancora pronto e quindi ci hanno cambiato macchina, dalla kia morning alla nissan
sunny, più spaziosa, più potente, allo stesso prezzo. Siamo partiti da damasco alle 4 in direzione confine
libanese. Il passaggio della frontiera è stato un’epopea, abbiamo girato 6 uffici solo per uscire dalla siria,
poi breve tappa per fede (cacca) al duty free e via verso il libano. Anche lì 3 uffici per fare il visto
d’entrata...Questo scherzetto di passare la frontiera c’è costato 200 euro! Comunque alla fine ce
l’abbiamo fatta. Sulla strada per Beirut abbiamo deciso che era meglio passare la notte a baalbak,
soprattutto per ottimizzare i tempi. E siamo arrivati qui al jamal hotel, dove il vecchietto della reception
non spiccica una parola di inglese, francese, ne arabo credo, si esprime a versi gutturali e strani gesti...E
andiamo a letto senza cena, domani rovine!
2-05-2009 baalbek-beirut-damascus
ore 21:39 stamattina sveglia alle 7 e colazione in strada, poi chekout e rovine di heliopolis. Bella, ma mal
tenuta. Ci sono un sacco di parti di templi che potrebbero essere rimesse apposto...C’è un tempio
praticamente intatto. Tante foto e poi via per Beirut. C’era un sacco di traffico per arrivare, ma ce
l’abbiamo fatta, e abbiamo trovato anche un hotel che dava sul porto, abbiamo lasciato gli zaini e via in
macchina verso la corniche (il lungomare) niente di che, sembra una città europea di mare qualunque, poi
siamo andati agli scogli del piccione, ma niente. Sta Beirut proprio non c’è piaciuta, l’unica cosa figa
sono i palazzi bombardati! Quindi siamo tornati in hotel a riprendere gli zaini e via! Siamo tornati qui a
damasco! Domani shopping selvaggio! Ore 0:07 domani si va a maalula, sveglia alle 8, 50 km di strada
per arrivare in questo paesino arroccato sul costone di una montagna al quale si accede tramite un canyon.
3-05-2009 maalula-damascus
ore 17:38 stamattina siamo andati a nord verso homs svoltando a ovest verso le montagne e verso
maalula. Questo è un paesino nato attorno al santuario di tecla e alla chiesa di san sergio. Il paesino è tutto
arroccato sul costone e non c’è granchè da vedere se non il panorama stesso. Vivino al santuario c’è una
gola stretta e alta, un po’ somigliante al siq di petra. Dopo pane caldo e coca fresca. Siamo tornati qui a
damasco per fare l’ultimo giro di shopping nel souk. Purtroppo le cose belle costano e sono riuscito a
prendere solo qualche cosetta zozza e ammaccata. Poi sono passato in pasticceria e ho comprato un kg e
mezzo di baklava...Buoni! Ora relax in hotel poi cena e...Aeroporto! Sob... Ore 22:57 siamo tornati
dall’ultimo giro al mercato, sono riuscito a comprare 2 kefye a 300 sp e nulla, è finita anche
stavolta...Questo viaggio è stato uno dei più belli. Abbiamo avuto un sacco di contatti con la gente del
luogo, che tra l’altro si è mostrata molto socievole e amichevole. Per quanto riguarda le bellezze
archeologiche penso che solo petra qui nel medio oriente possa tenere testa a palmyra. Tante risate e torno
a casa con gli occhi pieni di miraggi...E trattengo il respiro fino al prossimo viaggio...

9. Da Aleppo a Damasco on the road


di il bes - pubblicato il 16/5/2007
Francesca e io atteriamo ad Aleppo (volo Royal Jordan, abbastanza buono) e capiamo subito che in Siria
tira un’aria ben diversa rispetto alla Giordania, molto piu’ costruita sul turista e anche molto piu’
“customer oriented”. Infatti all’aeroporto cerchiamo di cambiare I soldi per poter prendere il taxi e ci
accorgiamo che il cambio non solo e’ nascostissimo, ma addirittura l’inserviente dorme noncurante su una
panca nel retro.
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Poi al momento del taxi ci lasciamo convincere da un signore distinto che ci rivela essere un Generale in
pensione (e visto il paese, si puo’ anche credere) che ci porta per la modica cifra di 8 EUR all’hotel. Che
ci abbia derubato o no, non lo sapremo mai, di sicuro trovare una persona abile ed efficiente a
mezzanotte, ci ha fatto piacere.
L’hotel e’ lo storico Beit Wakhil, molto bello il cortile interno quanto piuttosto squallide le camerette, che
assolutamente non giustificano il prezzo da 4 stelle.
Pero’ la posizione e’ molto comoda per raggiungere la Cittadella in poco tempo e perdersi nel suck.
Aleppo e’ decisamente una citta’ molto affascinante, con la maestosa Cittadella e un souk molto ben
conservato e autentico nel quale e’ d’obbligo comprare qualche pezzo di sapone, il famoso sapone di
Aleppo. Il prezzo e’ irrisiorio e per gli amanti del genere, e’ davvero un sapone diverso da tutti gli altri.
Dopo una giornata di visita alla citta’, che si rivela una sorpresa sia per le dimensioni, sia per svelarci la
Siria come una nazione decisamente arretrata per quanto riguarda le istituzioni (Assad padre e figlio
compaiono ovunque), le auto, I servizi, ma anche molto moderna e cordiale con gli stranieri. Basta
pensare che nel centro di Aleppo c’e’ una misera palazzina che funge da ufficio del turismo e che e’ stata
in grado di darci delle mappe e degli stradari persino in italiano, il tutto gratuitamente. In Giordania
avremmo trovato un posto simile circondato da fontane e tappeti, ma avremmo dovuto sborsare non oso
pensare quanto.
Inoltre Aleppo si e’ rivelata simpatica anche per la cortesia delle persone, tra le quali abbiamo trovato un
tale che ci ha visti con la Lonely Planet in mano e ci ha detto che lui era citato. E infatti compare tra le
guide ufficiali citate dalla celebre guida. La cosa divertente e’ che ci ha proposto I suoi servigi in modo
piuttosto “soft”, ma sopratutto abbiamo notato la voglia di parlare e di darci indicazioni utili sul suo
paese, senza secondi fini troppo evidenti. La Siria e’ un paese ancora con poco turismo se si pensa quante
e quali meraviglie sono racchiuse nei suoi confini.
L’indomani inizia l’avventura on the road. Purtroppo la Europcar ci delude parecchio, l’ufficio di Aleppo
oltre a essere introvabile e solo grazie all’aiuto improvvisato di una receptionist di un hotel riusciamo a
giungere in loco. L’auto e’ una terribile Peugeot 105 tutta ammaccata e per di piu’ sporchissima sia
dentro che fuori. L’inserviente non parla una parola di inglese e devo ripagare la tariffa che avevo gia’
prepagato in Italia. Come in Giordania, non mi resta che prendere l’auto e poi farmi rimborsare il tutto in
Italia, Inshallah.
L’uscita da Aleppo si rivela abbastanza facile e raggiungiamo senza troppi problemi il luogo in cui
sorgeva il Monastero di San Simeone lo Stilita. Rimangono le quattro cappelle che sorgevano attorno alla
colonna del celebre santo che proprio su di essa passo’ gran parte della vita. Della colonna rimane poco,
anche perche’ secoli di pellegrini che ne hanno asportato un granello alla volta, ha reso ormai minimo il
rimasuglio della colonna che fu. Il luogo e’ molto bello anche perche’ sullo sfondo compaiono le cime
innevate delle montagne che fanno da confine con la Turchia.
Lasciamo questo luogo per dirigerci a sud, prima tappa Ebla. E’ bello pensare di essere nel punto dove
sorse questa civilta’, ma al momento ci sono solo scavi archeologici e la visita di Ebla si esaurisce presto,
visto che ne’ Francesca ne’ io siamo provetti archeologi, sia perche’ non c’e’ nulla di spiegato e osservare
dei buchi nel terreno e’ un’attivita’ che fa perdere il suo interesse in pochi istanti.
Si riparte verso Apamea. Si entra in autostrada e lo stress di guidare diventa decisamente intenso, visto
che sull’autostrada tutti vanno come pazzi, ma allo stesso tempo ci sono mille attraversamenti
pericolosissimi. Ovviamente del bivio per Apamea non c’e’ nemmeno l’ombra, finche’ decidiamo di
uscire e seguiamo cartelli esclusivamente in arabo (che riesco a leggere, ma solo a malappena) e dopo
aver miracolosamente individuato un cartello con scritto “Afamia” e aver chiesto ad alcuni locali che ci
guardavano con aria davvero stupita siamo riusciti ad imboccare la strada giusta e raggiungere quel poco
che resta di questa citta’ romana. E in effetti resta proprio poco, giusto un po’ di colonnato e I resti di un
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anfiteatro. Il tutto e’ immerso sommerso dall’erba e come se non bastasse proprio quel giorno c’era il
raduno del Club Automobilistico Siriano, pertanto impossibile lasciare l’auto se non in ottantunesima fila.
Il tutto senza turisti e con gli occhi incuriositi dei locali che sembravano chiedersi “chissa’ cosa sono
venuti a fare qui questi due”.
Non volendo ritornare dalla stessa strada, e essendo senza meta (infatti non abbiamo hotel prenotati per
questa sera), decidiamo di provare a buttarci su per le colline per poi discendere verso l’autostrada. La
scelta si rivela lunga in quanto a tempistiche, infatti riusciamo a tornare in autostrada solo dopo un paio
d’ore (contro mezz’ora se si prende la strada giusta da subito..) ma si entra in un paesaggio super-
suggestivo fatto di pastori, pecore e piccoli villaggi al cui centro sorge un minareto. E centinaia di persone
che ci guardano incuriosite e ci salutano. Decisamente il volto genuino e reale della Siria, un paese che
nonostante si stia rivelando dura da girare in auto, e’ fatto di gente squisita e ospitale.
Ci rimane un po’ di chiaro per fare una tappa ad Hama. Andiamo nel centro a vedere le gigantesche norie.
Nonostante cio’ la cittadina non ci attira troppo, e pertanto decidiamo di risalire in macchina e avvicinarci
alla zona del Krak dei Cavalieri. Cosi’ l’indomani potremo visitare il castello e poi partire alla volta di
Palmira.
Nonostante il traffiico infernale e la drammatica indisciplina dei camionisti, arriviamo al bivio che porta
verso il Krak e utilizzando al meglio la Lonely Planet ci dirigiamo a cercare un hotel. Questa volta siamo
fortunati, anche se siamo in bassa stagione e sembra tutto chiuso, questa e’ una delle regioni piu’ ricche di
turismo di tutta la Siria. E’ pieno di villette e qualche hotel esiste, noi riusciamo a trovarne uno molto
diginitoso che raccomandiamo, l’hotel Francis. Probabilmente eravamo gli unici ospiti, ma devo dire che
si e’ rivelato molto comodo e confortevole e anche in grado di darci qualcosa da mangiare, cosa che in
Siria, fuori dalle grandi citta’, non e’ affatto scontato. Francesca e io temevamo di dover far fuori gli
ultimi taralli e gli ultimi Kinder Brioche!
L’indomani siamo andati verso il Krak, davvero suggestivo e bellissimo anche negli interni. Nonostante il
numero impressionante di scolaresche in visita, il Krak rappresenta davvero un luogo affascinante, anche
perche’ e’ praticamente intatto e non e’ cosa tanto frequente per un castello del 1200. Inoltre il panorama
intorno e’ molto bello e anche viaggiare sulle stradine adiacenti e’ piacevole. Il panorama e’ talmente
verde che piu’ che in Siria mi viene in mente il mio caro Piemonte, in particolare le colline del
Monferrato.
Decidiamo di dirigerci a Palmira e essendo venerdi’ siamo fortunati in quanto l’autostrada che ieri era un
incubo e’ un po’ piu’ vuota, raggiungiamo facilmente Homs e anche se con qualche difficolta’ e una
buona mezz’ora persa a girare in tondo, finalmente troviamo il modo di prendere lo svincolo che porta a
Palmira. La stada per Palmira e’ tutta diritta, una corsia per senso di marcia ed e’ decisamente veloce,
anche perche’ semi-vuota. Del resto dopo mezz’ora si entra in pieno deserto e sara’ cosi’ fino all’arrivo
alla mitica oasi. Immancabile la foto ai cartelli stradali con scritto “Baghdad 400 Km” e a un paio di
burloni che hanno aperto dei bar/ristoranti lungo la via ovviamente battezzati “Baghdad Café’”.
Dopo due ora di deserto, ma su una strada dove abbiamo viaggiato ad una media di 100 Km/h, e sulla
quale I siriani arrivano tranquillamente a 150, siamo arrivati a Palmira, prima del previsto.
Lasciati in fretta I bagagli in hotel (hotel Villa Palmira, decisamente carino e prenotato su internet) ci
dirigiamo a visitare la mitica citta’ della Regina Zenobia.
Palmira e’ semplicemente magnifica, sia per il livello artistico di tutto cio’ che contiene, sia per il colore
giallo che la contraddistingue e che fa sembrare tutto dorato, sia per il suo contesto, un’oasi piena di
palme contornata da montagne, una delle quali adornata da un magnifico castello arabo che fa da sfondo
alle migliori fotografie del sito.
Palmira e’ lasciata a se stessa, abbandonata. All’interno della zona archeologica entrano tranquillamente
auto, camion, motorette, cammelli. Laddove la strada non e’ piu’ percorribile c’e’ una distesa di reperti
che mai nessuno avra’ mai il tempo di ammirare (a parte gli studiosi, ovviamente, ma non e’ il nostro
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caso). Intere distese di colonne, frontoni, pietre decorate, lastre, ecc. Sparse ovunque. Forse la grandezza
di Palmira e’ proprio questa, essere una distesa di opere d’arte, la maggior parte caduta o rimossa dal suo
luogo iniziale, ma non per questo meno impressionante. Inoltre cio’ che rimane del colonnato, dei templi
e delle mura di Zenobia e’ davvero stupendo. La visita si protrae sotto il solo cocente anche oltre la zona
archeologica vera e propria, infatti di fianco a Palmira sorgono varie torri che non sono altro che tombe.
All’interno di queste sono state trovate molte sculture che rappresentavano I defunti che lasciano davvero
stupiti per la loro bellezza. Magnifica e’ una racolta di esse nel Museo di Damasco in cui e’ ricostruito
proprio l’interno di una di queste tombe.
Dopo 4 ore di visita torniamo distrutti all’hotel e solo una bella doccia rigenerante ci permette di mettere
ancora il naso fuori la sera. Purtroppo Palmira e’ desolantemente vuota, non ci sono praticamente turisti e
I ristoranti sono per lo piu’ vuoti. Dopo una disperata caccia a cercare di accalappiarci, decidiamo che
stasera faremo fuori I taralli e I Kinder!
L’indomani partiamo di buon ora alla volta di Damasco. Dato che abbiamo tempo ci viene l’idea di fare
un salto a Bosra, che inizialmente non avevamo previsto di visitare, ma visto che siamo riusciti a vedere
Palmira prima di quanto pensassimo, decidiamo di tentare questa avventura. Tutto procede per il meglio
finche’ non arriviamo nell’area di Damasco. A questo punto la nostra povera macchina viene circondata
da camion enormi e fumosi e avvolta in un traffico immane, talmente fitto che non era neppure possibile
vedere I segnali stradali. Come se non bastasse si aggiunga l’indisciplina mostruosa dei siriani e
l’impossibilita’ di capire dove fossimo.
Riesco a trovare un’indicazione per l’aeroporto e decido di andare verso il punto dove riconsegneremo
l’auto. Non trovando piu’ alcuna indicazione per Bosra ed essendo la situazione palesemente insostenibile
decidiamo di lasciare l’auto e passare mezza giornata in piu’ del previsto a Damasco, in modo da rilassare
I nervi un po’ provati da due settimane sulle strade di Giordania e Siria (anche la macchina in dotazione
non aiutava di sicuro a distenderli...)
Su Damasco c’e’ ben poco da dire, e’ una citta’ bellissima ed e’ davvero una citta’ che puo’ considerarsi
la culla dell’Arte Orientale. Del resto molti dettagli architettonici, dalle before alle case a strisce nere e
gialle o nere e grigie, le cupole del souk e molti altri dettagli richiamano cio’ che noi siamo abituati a
vedere a Venezia. Ma Damasco e’ soprattutto la citta’ degli Ommayadi, I primi califfi successori di
Maometto a cui si deve la grande espansione islamica che arrivo’ fino a conquistare Cordova e farla
diventare “Califfato”.
Simbolo di questa storia e’ la grande Moschea degli Ommayadi, imponente e bellissima, ornate
all’interno da stupendi mosaici Verdi e dorati come credo non sia possibile vedere da nessun’altra parte al
mondo.
E poi all’interno ci sono alcuni dei luoghi piu’ venerati dell’Islam, come la Tomba di San Giovanni
Battista (anche per I Mussulmani e’ un profeta), il Minareto di Gesu’, secondo la tradizione Ommayade
Gesu’ in persona apparira’ da quel minareto per annunciare il Giorno del Giudizio. E a questi luoghi si
aggiunge anche un sito di grande importanza per gli sciiti, la tomba di Hussein, il figlio di Ali’ (cugino di
Maometto venerato dagli sciiti come primo Imam). Da notare che Hussein fu ucciso dagli stessi
Ommayadi, che pero’ decisero di seppellirlo con tutti gli onori. Per questa ragione la principale moschea
sunnita, ospita anche molti cristiani e sciiti al suo interno, alla faccia di chi vede l’Islam come religione
intollerante!
Fuori della Moschea da non perdere il Mausoleo di Saladino, che anche se noi ci ostiniamo a chiamare
“Feroce”, fu un grande condottiero ma anche un uomo molto saggio, sicuramente di piu’ di tanti re
europei che decisero di imbarcarsi per le Crociate senza far piu’ ritorno in patria.
Sia nella moschea che nel mausoleo possono entrare I non mussulmani a patto che gli uomini non
indossino pantaloni corti e che le donne siano velate. Su questo punto l’Islam smette di essere
tollerante...Nonostante gli sbuffi di Francesca!
Damasco ci ha anche affascinato per il resto della zona storica, fatta anche di un bellissimo quartiere
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cristiano ricco di chiese. E’ bello vedere convivere la croce e la mezzaluna, spesso a pochi metri di
distanza e questo dovrebbe far riflettere tutti coloro che pensano che esistano solo estremisti islamici. In
realta’ ci sono paesi come la Siria che, nonostante qualcuno consideri Stati Canaglia, sono abituati da
molto piu’ tempo di noi a far convivere pacificamente diverse religioni e a trovare il modo per rispettare il
credo di tutti. Se c’e’ un merito che va proprio alla famiglia Assad e’ proprio questo, aver costruito uno
stato abbastanza laico in modo da non rischiare di cadere nella mani dei fanatici e soprattutto di non avere
mai usato la religione a scopo politico. Poi, si possono fare mille alter critiche a quello che e’ di fatto un
regime dittatoriale, ma di sicuro ha ottenuto risultati non da poco, se pensiamo a quale deriva culturale e
morale si sta assistendo in gran parte del mondo mussulmano.
Il souk di Damasco si rivela pieno di sorprese, tra cui un magnifico gelato acquistato in un locale in cui
lavorano una decina di locali che pestano continuamente gli ingredienti in colonne di ghiaccio e che
danno un tocco decisamente artigianale al gelato. Non mancano le pasticcerie, in particolare quelle
fornitissime di buonissimi dolci al marzapane e al torrone e anche alcune fantastiche profumerie in cui si
puo’ comprare l’olio all’essenza di Chanel n.5 o di J’adore per circa 1 EUR. Ovviamente il profumo
svanisce dopo un’ora, ma sai che soddisfazione!
Damsco finisce con una lunga visita al Museo Archeologico, decisamente da non perdere, in particolare
per gli stupendi affresci di una Sinagoga (piu’ unici che rari) conservati al suo interno e per la gia’
menzionata tomba di Palmira ricostruita.
Al ritorno in Italia, via Vienna (ottimo il volo Austrian) rimane solo il rammarico che il Sirian Pound non
sia in vigore anche in Europa, e con esso I prezzi fantastici per cui 1 kebab costa 0,5 EUR (ed e’
buonissimo), si cena con 5 EUR a testa in modo dignitoso e prendere un taxi e’ ancora un’esperienza che
si puo’ fare senza per forza essere multimilionari.
Raccomando una visita in Siria a tutti coloro che vogliono capire un po’ di piu’ del mondo arabo e che
vogliono aprire gli occhi su un mondo sul quale siamo pieni di pregiudizi spesso ingiustificatamente
creati dai media. La Siria e’ anche un paese dove ci si sente un po’ meno turisti che altrove e dove si puo’
ancora avere un contatto umano disinteressato con qualcuno del posto, anche solo per il piacere di due
chiacchiere in inglese o in francese (molto parlato).

10. Due cuori ed un'utilitaria


di pmosca - pubblicato il 24/3/2009
Periodo: 4-16 marzo 2009
volo alitalia acquistato online torino-roma-damasco (383 euro a testa AR)
visto ottenuto tramite box office visti della città di Torino (via mazzini)
vaccinazioni: solo antitetanica, però viste le condizioni igieniche meglio anche antitifica e antiepatite A
come consigliano le guide
pericoli percepiti: praticamente mai, solo un po' rischioso l'attraversamento pedonale a causa della totale
non considerazione per i semafori (quando ci sono!)
budget: 1000 euro a testa circa
spostamenti: auto a nolo (33 auro al giorno con agenzia Budget per una kia morning...Indistruttibile!)
alberghi: trovati di volta in volta (essendo bassa stagione) senza problemi tranne il primo prenotato via
internet visto che siamo arrivati alle due di notte. (abbiamo seguito le indicazioni lonely planet)
denaro: meglio avere qualche euro da cambiare soprattutto perchè all'aereoporto c'è un bancomat che non
accetta nè i circuiti cirrus maestro nè le carte visa (anche se sopra c'è scritto che li accetta), invece c'è un
cambio all'aereoporto aperto anche in piena notte. Poi abbiamo prelevato col bancomat o con la visa.
clima: un po' freddo in alcune ventose giornate ma nemmeno un giorno di pioggia. Maglia o maglietta di
giorno, giacca la sera.
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supporto: lonely planet siria e libano ed nov 2008 (eng luglio 2008). Utile nel complesso indispensabile
però ci sono alcuni punti che critichiamo, sia sulla logistica sia sulle indicazioni su albergi e ristoranti.
Abbiamo anche integrato per i siti con la Touring.
itinerario: damasco (+bosra, ezra, maalula, mar musa, shahba, suweida), krak dei cavalieri, hama,
apamea, latakia, aleppo, dar az zur, palmira, damasco.
Noleggiare l'auto info e commenti:
Per affittare l'auto a Damasco siamo andati nel centro commerciale che si trova dietro il gigantesco
albergo "Four seasons" proprio davanti al Museo Nazionale dove si trova l'agenzia Sixt e dall'altra parte
della strada la Budget (dove abbiamo preso noi la macchina). Come patente è bastata quella italiana e per
mettere anche la seconda patente nel contratto e nell'assicurazione costa solo 10 euro in più.
ATTENZIONE portatevi una cartina stradale perchè non si trovano! Ma se proprio l'avete dimenticata
noi, ovviamente l'ultimo giorno!!!, le abbiamo viste nel negozietto del museo nazionale.
Le autostrade (si fa per dire) non si pagano, hanno meno buchi delle altre strade ma abbondano le pecore
al posto del guard rail sia all'esterno sia nel centro strada. E' vero che guidano come matti ma questo è
particolarmente impressionante a Damasco e a Aleppo, invece fuori città, visto che quasi nessuno ha la
macchina, ci sono davvero pochi mezzi, prevalentemente camion, e tutto sommato si viaggia bene. Le
strade, a parte l'autostrada, sono disseminate di buchi di tutti i tipi e anche le autostrade spesso
attrraversano i paesini tanto che in orario di mercato la polizia le riduce a una corsia. La nostra esperienza
è che tra pecore, passanti, buchi e cani (tragicamente un'ecatombe di cani pastori caduti sul lavoro) è
decisamente meglio calcolare bene i tempi ed evitare di guidare col buio, davvero molto stressante e
faticoso e anche pericoloso.
I cartelli sono praticamente sempre scritti in caratteri arabi e latini (anche se le traslitterazioni sono a volte
piuttosto diverse e ci vuole un po' di fantasia) quindi non abbiamo avuto porblemi. Le poche volte che
viaggiando per stradine secondarie meno turistiche non c'erano indicazioni, non è stato troppo difficile
chiedere tutto sommato ci si capisce abbastanze anche perchè i siriani sono davvero gentilissimi! Per
quanto riguarda la benzina ci sono abbastanza benzinai, anche se non tantissimi, quindi meglio non
rischiare di scendere troppo verso il fondo del serbatoio anche perchè a volte sono rotti o fuori uso o
hanno solo diesel...Comunque si mette benzina super (non c'è la verde!) e per 1500 £ circa si fa il pieno.
E' pieno di autostoppisti, noi abbiamo voluto provare l'abbrezza di caricare una famiglia solo che
sembravano due, erano quattro e abbiamo fatto insieme più di 100 KM!!!!
Concludendo: usare la macchina fai da te in Siria oggi è abbastanza facile, la parte più difficile è entrare e
uscire da Damasco e Aleppo. Permette di spostarsi molto più in fretta e di visitare tutti i siti arheologici
che si trovano fuori dalle città se non si ha tempo o non si vuole cercare bus, microbus e taxi vari...
qualche commento o integrazione sulla base della lonely planet:
Siamo partiti per un viaggio in Siria in 2 con l'idea del completo fai da te. Proprio ai limiti della bassa
stagione, dal 4 al 16 marzo, con qualche dubbio sulla pioggia e sul freddo che poi si è rivelato infondato,
abbiamo viaggiato con uno scomodo ma economico volo alitalia torino roma damasco (383 euro a testa
ma arrivo alle due di notte ora locale!). All'arrivo in aereoporto problema soldi: bisogna cambiare gli euro
(1 euro = 60 £ siriane circa) per pagare il taxi perchè il bancomat non accetta carte (vedi sopra).
Per raggiungere la città abbiamo preso un taxi. All'uscita ci sono molti procacciatori di clienti per taxi
abusivi o autonomi, noi abbiamo preferito rivolgerci al botteghino ufficiale dove si pagano tariffe scritte
su tariffario ufficiale prima di salire e si parla in inglese. Abbiamo chiesto una doppia destinazione, con
relativo supplemento, perchè abbiamo diviso la corsa con altri due turisti che sono arrivati con noi. Unica
fregatura non ci spieghiamo perchè la stessa tratta, con taxi ufficiale ma trovato dall'hotel, al ritorno alla
stessa ora indegna ci sia costata circa la metà...(800 £)!
Siamo andati all'hotel Afamia (indicato nella guida lonely planet) prenotato senza bisogno di carta di
credito nè acconto via internet. A parte un incoveniente iniziale (lenzuola sporche in uno dei due letti che
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ci sono state fulmineamente cambiate) ci siamo trovati bene in questo albergo che si trova a dieci minuti a
piedi dalla cittadella e dal suq, pulito, comodo, organizzato. Forse il primo impatto rispetto all'Italia non è
splendido ma visto dove siamo finiti dopo, al ritorno a Damasco l'Afamia ci è sembrato davvero "casa"!!!
A proposito degli alberghi spesso i prezzi non corrispondono assolutamente a quelli indicati nella guida
lonely planet nonostante sia un'edizione recente (nov 2008) e quasi mai siamo riusciti ad avere le
fantomatiche tariffe bassa stagione che forse sono state solo decantate dai proprietari al momento della
stesura della guida o forse per ottenerle bisogna padroneggiare l'arabo o far parte di un gruppo! Per
esempio l'Afamia era stimato 35 dollari e a noi è costato 55 euro! Come ristorante ci siamo trovati
benissimo in particolare allo Jabri house, carte da gioco, narghile e ottimo cibo in una casa bellissima
nella città vecchia. Proprio di fianco ci sono delle bacheche con informazioni su viaggi o escursioni
organizzate da un'agenzia locale. Noi non ne abbiamo usufruito perchè purtroppo le abbiamo viste solo al
ritorno ma era proprio quello che ci sarebbe piaciuto per poter far parte di qualche piccolo gruppetto con
itinerari cuciti su misura, una buona alternativa al giro fai da te.
Un piccolo dettaglio tecnico: la cittadella di damasco al momento è chiusa per restauri.
Dintorni di Damasco: bosra molto bella e suggestiva. Ezra: due antichissime chiese interessanti
soprattutto perchè il prete che abita proprio davanti a Sant'Elia parla francese e si offre di fare un
interessante giro storico-archeologico della chiesa con dovizia di particolari e emozionante sensazione di
archeologia fai da te (per es sta dissotterrando di propria iniziativa alcune iscrizioni e fondamenta nel
cortile! Però col bus è difficile combinare un giro che tocchi entrambe le mete, noi abbiamo scelto una
gita col taxi organizzata dall'albergo che ci ha portati a Ezra, Bosra e poi anche Shahba e suweida per la
spaventosa cifra di 5500£ (circa 100 euro). L'autista non parlava una parola di inglese, molto gentile e
soprattutto sapeva dove andare e ha trovato facilmente le chiese nonchè ha stanato il prete e il custode,
però l'albergo Afamia dispone anche di una guida che parla inglese, guida un super furgone accessoriato
ma costa ancora di più! Il nostro autista, da quello che abbiamo capito, è amico invece del cameriere!!
Per quanto riguarda shahba e suweida (di cui la guida consigliava il museo, noi del museo abbiamo potuto
visitare solo i mosaici !) secondo noi non vale tanto la pena...
Invece interessanti Maalula e Mar Musa (se dovete scegliere soparttutto Mar Musa!).
Al Krak dei Cavalieri buono l'hotel Bebers.
A hama ci siamo trovati benissimo al Noria. In effetti per noi il miglior albergo dove siamo stati, per lo
meno nelle tre o quattro stanze ristrutturate di recente che sono un po' più care (50 euro circa per stanza)
però davvero riposante e ristoratore a metà viaggio!
La storia di Hama è piuttosto drammatica, soprattutto in tempi recenti e del centro storico che doveva
essere bellissimo resta ben poco. Per noi la parte più interessante è stato fare conoscenza con alcuni
studenti universitari che ci hanno abbordato per parlare in inglese e per curiosità e che si sono rivelati una
graditissima compagnia! Da non perdere il palazzo azem! Occhio chein bassa stagione le nore girano solo
di venerdì, noi così non le abbimao viste in funzione e pare che sia invece uno spettacolo da non perdere!
Nei dintorni Qasr Wardan interessante e sulla strada le case ad alveare (non c'è un modo "turitico" di
visitarle, fermate la macchina e un nugolo di bambini vi prenderà per mano per portarvi a fare un
giro...Sinceramente un po' imbarazzante davanti agli occhi perplessi o diffidenti dei genitori, ci si sente un
po' colonialisti così noi alla fine abbiamo fatto un giro veloce senza entrare anche perchè i bambini
chiedono soldi o penne e non ci sembrava il caso di avventurarci su questo insiedioso terreno...
Apamea o afamia bello e suggestivo, soprattutto per la posizione, però un archeologo locale incontrato ad
aleppo ci ha raccontato che il sito in realtà (e anche ad occhi profani un po' era sembrato evidente) è stato
ricostruito da un gruppo belga che ha fatto le cose molto in fretta e approssimativamente (mischiando stili
di colonne diverse e abbondnando col cemento armato) per ottenere il finanziamento necessario al lavoro
archeologico vero e proprio. Poi.,ottenutolo, non hanno ancora riiniziato i lavori seriamente...Abbiamo
preso per buona questa info...Chissà!
Latakia secondo noi non vale assolutamente la pensa, la cosa più bella è stata la strada di montagna che
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abbiamo percorso per arrivarci. Con un apiccola deviazione si arriva ad un impervia stradina che porta al
suggestivo castello di saladino. Invece latakia è moderna, più occidentale delle altre città però
assolutamente insignificante ai nostri occhi. Siamo stati in un albergo horror (casino) nonostante fosse
indicato nella guida, sporco tranne per fortuna le lenzuola, al prezzo di circa 30 euro. L'altro indicato nella
guida (riviera) che poteva essere meglio si trovava però su una specie di svincolo della tangenziale. Il
centro città è costituito da alcune stradine con negozietti e microsuq... Il mare in realtà è impraticabile
visto che è un gigantesco porto indistriale. La parte marittima è a circa 7 Km ma anche lì non ci è
sembrata un granchè oltretutto le spiagge sono all'interno dei grandi alberghi... Pensiamo che valga la
pena se si ha tempo di condurre un'esplorazione più approfondita o se si visita il sito di Ugarit che noi
invece abbiamo dovuto saltare.
La strada da Latakia a Aleppo è la peggioreperchè è molto trafficata tutta curve e non c'è ancora
l'autostrada per più di 150 Km (che inizia in pratica all'altezza di EBLA)
Aleppo molto bella! Più turistica, forse bisogna stare un po' più attenti alle fregature spenna-turista ma
davvero affascinante. Il suq è poi divertentissimo. Lo spiazzo dvaanti alla cittadella splendido per
riposarsi u po' con succo di limone e menta alla mano! Invece sempre lì c'è un negozietto (sebastian) di
quelli che accettano le carte di credito dove abbiamo fatto affari poco convincenti facendoci un po' irretire
dal fatto che fosse segnalato nella guida. I ragazzi che ci lavorano parlano italiano spagnolo inglese e
sono simpatici, hanno voglia di chiaccherare e racconatno un sacco di informazioni sulla città e sulla
società locale però gli affari li fanno solo loro!!! Ad Aleppo nel suq qualche fastidio con chi in varie
lingue cerca di portarti a vedere il suo negozio, di solito però ci è bastato dire di no dieci volte sempre
sorridendo per cavarcela senza danno!
Interessante la fabbrica di sapone ma gli orari indicati nella guida non corrispondono ed inoltre ci hanno
detto che ora si visita solo il deposito (che comunquie sembra interessante) perchè il sapone si produce
solo da ottobre a febbraio. il figlio di uno dei proprietari fa l'archeologo e ha studiato anche un po' a
perugia è simpatico e ci ha spiegato e raccontato un sacco di cose interessanti. Tutti, lui compreso, si sono
scandalizzati quando abbiamo detto che non avevamo tempo di visitare la basilica dello stilita qalat at
samaan!
Per quanto riguarda gli alberghi ci siamo concessi il lussuoso Beit Wakil, lasciando la'uto in un
parcheggio poco distante a causa di sensi unici diabolici e lavori di ristrutturazione in corso. L'edificio è
splendido però rispetto alla comodità della stanza ci è sembrato un po' caro (110 euro a stanza). Il Baron
(per gli appassionati dove albergò Agatha Christie insimee a molti altri VIPs d'altri tempi) è
ingiustamente criticato dalla lonely. Noi siamo andati a bere qualcosa nel bar e il proprietario ha insistito
per farci visitare le stanze, forse per sconfiggere certe voci tipo quella che non ci ha portati ad alloggiare
lì, cosa di cui ci siamo pentiti viste le stanze belle grandi interessanti perchè con stile dell'epoca e
all'apparenza pulite. Costava esattamente la metà del nostro e sembrava davvero a posto oltre al grande
fascino del VIAGGIO che si respira al suo interno. Tra l'altro anche qui organizzano uescursioni gite e
varie opzioni su misura.
Poi siamo scesi lungo l'Eufrate... La strada è buona e scorrevole (pecore a parte) fino a deir ez zur.
Abbiamo deviato per vedere il castello qalat ja abar sulla diga sull'eufrate. Qui l'esercito controlla i
documenti in entrata e in uscita il paesaggio non è male ma se si è un po' di corsa secondo noi non vale la
pena... Il castello è in posizione suggestiva ma è rimasto poco da visitare. Per trovarlo bisogna girare a
sinistra quasi subito dopo la diga (in tutto 7 km dal posto di blocco dove la strada è sovrastata da una finta
merlatura a ponte sulla carreggiata.
Da lì abbiamo proseguio e verso Raqqa e deviato per rasafa. La strada è ben tenuta (una delle migliori!) e
il sito di rasafa per noi è uno dei più belli che abbiamo visitato tra l'altro in un'atmosfera particolare
perchè per arrivare lì si fanno 50 minuti di strada in mezzo solo a rocce pecre e beduini e poi
improvvisamente si arriva a queste monumentali mura all'interno delle quali sono ancora conservati i resti
di alcune chiese e cisterne che si ha il piacere di visitare in pace e col brivido della scoperta!
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Da qui siamo tornati sulla strada principale e saltando Raqqa siamo andati a Halabia arrivando purtroppo
al tramonto e con ancora 60 Km da fare prima di arrivare a destinazione per cui non ci siamo goduti
questo posto davvero splendido a picco sul fiume eufrate e con la strada che dopo vari villaggi beduini
entr adirettamente dentro alle mura.
Deir ez zur: siamo stati all'hotel ziad niente male, 30 euro. Però rispetto a quello che dice la guida ce ne
sono alcuni altri che sembrano nuovi.
Per cena ci siamo divertiti al lailati che da fuori sembra un teatro in rovina ma dentro c'è un'esplosione di
gente e di cibo entusiasmante quanto imprevedibile! Noi abbiamo rinunciato a scendere fino a mari e dura
europos con molto dispiacere perchè avevamo solo due giorni per vedere anche palmira e tornare a
damasco e perchè non abbiamo più voluto ripetere l'esperienza agghiacciante di guidare col buio!
Peccato!!!!
Palmira davvero bella e interessante, anche da non perdere secondo noi la valle delle tombe che è davvero
suggestiva. Qui il turismo è più presente con vantaggi e svantaggi (nel complesso più svantaggi!!!) e
quindi siamo stati abbordati da guide abusive più insidiose, insistenti e esose, locali più cari e meno
caratteristici...
per quanto riguarda la logistica: siamo stati all'hotel villa palmira bello comodo e pulito, però non è vero
che c'è internet come dice la guida anche se poi è facile trovarla nel ristorantino (traditional palmira
restaurant) e internet cafè proprio davanti (e che tra l'altro ci è sembrato molto invitante). Invece ci siamo
fatti irretire dalla tentazione di una cena co vista sulle rovine allo zenobia hotel dove è meglio bere
unsucco di frutta o una birra dopo ilsuggestivo tramonto al castello o tra le rovine ma per cena ci siamo
trovati compattati in una specie di veranda (e meno male perchè in effetti c'era una bufera di vento!) con
cena buffet tristemente mescolata tra cibi pseudo internazionali e specialità locali addomesticate per una
cifra spaventosa rispetto al solito (1800 £ in due) e con i grupponi dei viaggi in comitiva.
Siamo contenti di aver dormito a palmira per aver avuto tempo di visitar eil sito ma annche di gustarcelo
con calma invari momenti della giornata (il sito principale che è il tempio ed il teatro si pagano ma il resto
è aperto e ci si può passeggioare dentro in qualunque momento.
Noi siamo contentissimi del viaggio in Siria. Ne abbiamo riportato un'impressione bellissima di luoghi
antichi e affascinanti e di un popolo che vive in disinvolto ecumenismo, aperto, socievole, disponibile
all'incontro e allo scambio culturale. Ci hanno chiesto in molti di raccontare che i siriani non sono
cattivi... Davanti alle nostre facce stupite ci siamo sentiti ripetere che dopo il 2001 sono il 3° paese
considerato pericoloso per il terrorismo e che non ci tengono proprio a salire in questa triste e pericolosa
(per loro) graduatoria. Invece abbiamo incontrato persone disponibili, simpatiche, disposte a aiutare e a
sorridere agli stranieri (persino quelli in pantaloncini corti) con tanta voglia di parlare e spiegare la loro
storia recente e passata e di scoprire quella dei loro visitatori con la curiosità di chi purtroppo non ha la
nostra stessa possibilità di uscire dal proprio paese.
Insomma partite tranquilli e buon viaggio!!!
Partenza il 25/12/2008 · Ritorno il 10/1/2009
Viaggiatori: da solo · Spesa: Da 500 a 1000 euro

11. GIORDANIA E SIRIA…da Aqaba ad


Aleppo
di simonefilippi - pubblicato il 19/1/2009
Periodo: dal 25 Dicembre 2008 all’11 Gennaio 2009.
Itinerario: Amman > Bosra > Damasco > Palmira > Aleppo > Hama > Damasco > Petra > Aqaba > Wadi
Rum > Amman
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Nota: ho viaggiato usando autobus, taxi e macchine a noleggio condivise con altri backpacker conosciuti
“on the road”.
AMMAN (Giordania): nulla di eccezionale, carino l’anfiteatro romano, interessanti le escursioni che si
possono fare nei dintorni (Madaba, Monte Nebo, Mar Morto, Betania). Ho dormito al Palace Hotel (17 jd
per notte, carino e personale molto cortese, molto utili le escursioni che organizza)
Note utili e colorate:
- è stato molto suggestivo vedere 400/500 musulmani pregare e inginocchiarsi durante la preghiera del
venerdì a mezzogiorno
- segnalo i locali La Calle (Rainbow Street) e il Cairo Restaurant, due posti “cool” in maniera
completamente diversa
- l’autobus per l’aeroporto non parte più dalla stazione Abdali ma dal Terminal Nord (20 minuti di taxi
dal centro)
- in uscita via aereo non si pagano tasse, quindi spendete tutto!
Amman>Jerash>Bosra>Damasco: in taxi condiviso con un ragazzo olandese e uno americano, chiedete
informazioni al Palace Hotel. L’itinerario prevede una visita all’antica città romana di Jerash, una sosta a
Bosra e il drop off finale alla periferia di Damasco.
BOSRA (Siria): anfiteatro-fortezza perfettamente conservato, per visitarlo è molto comoda l’escursione
(30 jd) organizzata dal Palace Hotel di Amman.
Note utili e colorate:
- per entrare in Siria non serve fare il visto in Italia, viene rilasciato alla frontiera (addirittura è stato
rilasciato, anche se ha dovuto aspettare 3 ore, al ragazzo con passaporto americano)
- gli autisti giordani non sono autorizzati a guidare nel centro di Damasco (in realtà hanno un accordo con
quelli siriani...), quindi non stupitevi se l’autista del Palace Hotel vi lascia alla periferia di Damasco,
troverete lì taxi che vi portano in centro (100 sp)
DAMASCO (Siria): la città delle 1000 e una notte mi ha un po’ deluso, me l’aspettavo molto più sfarzosa
e ricca, non per questo non merita una giornata di full immersion tra la maestosa Moschea degli
Omayyadi, Palazzo Azem e il suq; concludete la giornata con una cena in un’antica casa damacena. Ho
dormito un paio di notti al Damascus Hostel (20 euro per notte assolutamente non meritati) e una notte
all’Hotel Al Rais (600 sp per notte, dignitoso)
Note utili e colorate:
- la zona davanti all’entrata (lato opposto alla Moschea degli Omayyadi) del suq Al Hamidiyya è piena di
pensioni e alberghetti
Damasco>Palmira: in autobus con la compagnia Al Ahliah, circa due ore di viaggio con tanto di
cioccolatini e acqua offerti dall’assistente di bordo, molto piacevole e affidabile.
PALMIRA (Siria): spettacolari rovine romane molto suggestive al tramonto. Palmira non è una vera
propria cittadina (in realtà neppure un paese...), è solo una strada con tante pensioni e ristoranti, e poi c’è
il sito archeologico a due passi.
Note utili e colorate:
- è brutto vedere la libera circolazione dei motorini in mezzo a tanta storia!
Palmira>Aleppo: in autobus con la compagnia Al Ahliah, circa tre ore di viaggio (confermo giudizio
positivo e cioccolatini); occhio che ad Homs bisogna cambiare stazione degli autobus per prendere la
coincidenza per Aleppo, da una stazione all’altra ci sono 15 minuti di taxi.
ALEPPO (Siria): cittadella perfettamente conservata e un suk praticamente scavato nella roccia, molto
affascinanti i vicoli di Al-Jdeida. Ho dormito all’Aleppo Hotel (600 sp per notte, dignitoso) ma lo zona
intorno alla Clock Tower è comunque piena di pensioni e alberghi.
Note utili e colorate:
- la stazione dei bus per tornare verso il sud della Siria non è quella indicata dalla Lonely ma una nuova a
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10 minuti di taxi dal centro


- il primo dell’anno nevicava...
- non consiglio il ristorante Beit Sissi, l’atmosfera è troppo affettata per i miei gusti e la cucina appena
sufficiente, l’ambiente è comunque molto bello e non si spende tanto (650sp). Il kebab alle ciliegie è un
piatto stagionale, è molto difficile trovarlo in inverno
- è carino il quartiere Al-Aziziah, offre uno scorcio diverso dalle realtà dei suq, delle moschee e dei
venditori ambulanti
Aleppo>Hama: in autobus con la compagnia Kadmus (100 sp, due ore), questa volta senza cioccolatino
ma con l’acqua...
HAMA (Siria): piacevole cittadina famosa per le ruote idrauliche, in primavera/estate dovrebbe essere
ancora più piacevole. Ho dormito all’Hotel Cairo (500 sp, carino, organizza escursioni alla Krak e alle
“Case ad alveare”, il personale è disponibile e parla inglese)
Note utili e colorate:
- consiglio il ristorante vicino all’Hammam Al-Uthmaniyya, splendido posto e ottimo cibo, purtroppo non
ricordo il nome.
Hama>Damasco: in autobus con la compagnia Kadmus (150 sp, 3 ore)
DAMASCO: come sopra :-)
Damasco>Petra: prima sono arrivato ad Amman con un taxi condiviso con una coppia russa e una ragazza
siriana (600 sp, 3 ore di viaggio comprese le formalità di frontiera), da Amman sono arrivato a Petra con
un altro taxi (30 jd, 3 e 30 ore di viaggio)

PETRA (Giordania): dal mio punto di vista è la perfetta unione tra due componenti, architetture
bellissime e natura straordinaria; le due cose sarebbero affascinanti anche se vivessero di vita
propria...1+1 non fa sempre 2. Ho dormito al Venus Hotel (25 jd per notte, non lo raccomando perché
troppo freddo, lo raccomando perché molto vicino all’entrata).
Generalmente trovo che i consigli della Lonely siano per persone che abbiano una vita per viaggiare e non
2/3 settimane, ma nel caso di Petra raccomando anche io di stare minimo due giorni e portare scarpe
comode, molto comode...
Note utili e colorate:
- sono stato due giorni pieni, il primo ho fatto il percorso che ti porta a vedere il Tesoro dall’alto (la
raccomando, sarete in pochi a contemplarlo da 300 metri d’altezza), la salita all’Altura del Sacrificio
(consiglio di salire dalla parte della bancarelle di souvenir 200 metri prima del Teatro e scendere dalla
parte opposta verso la Strada Colonnata); il secondo l’ho dedicato alla salita al Monastero e a Petra By
Night.
- purtroppo qui è ancora più evidente il trucco dei doppi prezzi per i locali e per gli stranieri
- se ci riuscite cercate di non vedere immagini del Tesoro prima di arrivare a Petra, lo so, è praticamente
impossibile ma potrebbe valerne la pena!
Petra>Aqaba: comodissimo minibus (4jd, 1 e 30 minuti) che permette anche di ammirare le splendide
montagne di Petra dall’alto.
Aqaba (Giordania): carina, molto occidentale con spiaggie belle solo lontano dal centro (la spiaggia
Barracuda Beach segnalata dalla Lonely praticamente non esiste più perché ci stanno costruendo un mega
albergo. Ho dormito all’Hotel Al-Kholil (15jd per notte), lo consiglio.
Note utili e colorate:
- confermo quanto scritto da Lonely sull’inaffidabilità dell’agenzia Wadi Rum Desert Service, la prima
mezza giornata di escursione mi hanno portato in un’area vicina al Wadi Rum ma non al Wadi Rum;
l’unica vera assicurazione di essere nel famoso deserto è quella di pagare il biglietto d’ingresso al centro
visitatori.
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- consiglio di contattare le guide direttamente al centro visitatori del Wadi Rum, raccomando vivamente
Saud M. Al Zalabia (0777873988), si risparmiano 30/40 jd per un’escursione di una giornata
- mi ha colpito molto vedere la differenza tra Eliat (città gemella di Aqaba sul lato israeliano) e Aqaba: da
un lato luci accecanti, grattacieli e sinagoghe, dall’altra luci bassi, case bianche e minareti.
Aqaba>Amman: autobus Jett (6 jd, 4 ore, collegamenti molto frequenti)
Da non perdere, in ordine di apparizione: Bosra, Palmira, Aleppo e Petra
Considerazione generale: è sicurissimo e facilissimo girare in questi paesi, i musulmani hanno un
grandissima cultura e un immenso rispetto per il prossimo; mai vista una rissa, mai sentiti discutere o
alzare la voce e mai sentito in pericolo. Se qualcuno pensa che scrivo questo perché sono uomo lo invito a
maggior ragione a fare un salto in Medio Oriente o in Marocco.
Sarei contento di poter dare altri consigli e/o condividere altre esperienze di viaggio, scrivetemi:
simonefilippi@yahoo.It

12. Damasco degli ultimi cantastorie


di Rita Turrin - pubblicato il 26/3/2010
Damasco: non solo traffico infernale e nouveaux riches libanesi a caccia d'affari... Non solo sciantose
russe acchiappa-mariti, bazar kitsch e pipe ad acqua. Damasco-Dimashq: fra gli ultimi luoghi al mondo
dove si possa ancora sentire, nei caffé della città vecchia, la voce di cantastorie che, in un misto di dialetto
siriano e arabo classico, narrano delle mille e una notte. Ti siedi al Nawfra, sorseggi the di fiori e assisti al
miracolo del cantastorie. Non capisci tutto, cerchi di intuire la trama dai suoi gesti ed annuisci con gli
altri. Poi un cameriere se la prende con un tale che vocia disturbando. E questo tira fuori una rivoltella e
ci ricorda che siamo dei privilegiati.
Un viaggiatore degno di tal nome vorrà poi perdersi nei vicoli, stare ore nella grande moschea. Nel suo
giardino riposa il Saladino. Al suo interno le reliquie di Yahia-Giovanni Battista e dell'Imam Hossein.
Poi esci dalle mura della città vecchia e ti ritrovi nella moschea sciita di Sayida Roqiya: e l'arabo diventa
persiano, le pareti nude lasciano il posto a specchi abbaglianti, che ti dicono dell'inafferrabilità della
trascendenza. Abbagliato, frastornato dalle preghiere delle donne che invocano la grazia di una
gravidanza, dagli uomini che si battono il petto nel ricordo del martirio del loro Imam. E va a finire che,
se vuoi, ti perdi per sempre.

13. Siriani un popolo meraviglioso


di cl - pubblicato il 23/7/2008
Questo resoconto è la continuazione del viaggio in Giordania, descritto in questo stesso sito ed intitolato
"Dalla Giordania alla Siria".
Mercoledì 18/6
Siamo arrivati al posto di confine Al Ramtha tra Giordania e Siria alle 14 abbiamo lasciato Walid, nostro
autista per i giorni trascorsi in Giordania, quindi siamo saliti a bordo di un minivan (8 posti) con un altro
autista inviato dall’agenzia Adonis .(nancy@adonistavel.Com) con la quale abbiamo organizzato i nove
giorni in Siria.
Abbiamo passato circa 5 controlli in uffici diversi prima di varcare il confine, poi finalmente entriamo in
Siria.
La Siria è un paese che ci ha letteralmente ammaliati (e dire che di paesi ne abbiamo visitati tanti, ma
quello che abbiamo trovato in Siria non l’abbiamo trovato da nessuna parte). Oltre le bellezze artistiche e
ne hanno davvero tante... E tante ancora sommerse, il popolo siriano è il più cortese e disponibile che
abbiamo incontrato. Figuratevi che non potevamo camminare per le strade senza essere invitati dai vari
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negozianti, non per venderci i loro prodotti, bensì per offrirci il thè o anche solo dei dolcini, per non
parlare dei mezzi pubblici, gli autobus sono pulitissimi e anche molto puntuali, gli autisti ci è capitato più
volte che non ci facessero pagare neanche il biglietto e ci lasciavano dove chiedevamo noi a prescindere
dalla fermata. Un giorno a Damasco ho chiesto un’informazione ad un’autista di un taxi collettivo (sono
dei minivan di circa 8 posti che partono da fermate stabilite non appena sono pieni), questo signore mi ha
dato l’informazione e poi ha insistito per offrirmi la frutta che stava mangiando. L’ospitalità di questo
posto ci ha veramente meravigliato e commosso, e poi dicono dei paesi arabi..., è proprio vero che ci
lasciamo abbindolare da quello che sentiamo in TV, mentre poi la realtà è un’altra cosa.
La Siria è contro Israele per questo motivo non ci sono turisti americani, (quindi la propaganda fatta dai
max midia sulla Siria non è certo delle migliori), tuttavia credo sia l’unico posto tra tutti quelli che ho
visitato finora dove trascorrerei sicuramente almeno sei mesi l’anno, quando sarò libera da impegni di
lavoro. Il costo della vita è veramente basso, si mangia in maniera magnifica e si vive tranquilli anche a
Damasco che è una grande città, tanto di giorno quanto di notte. Figuratevi che l’anno prossimo penso di
mandare le mie figlie da sole. Ora vado al racconto altrimenti rischio di non fare più un resoconto di
viaggio, ma di tessere le lodi di questo straordinario popolo e non voglio rovinare a nessuno il piacere di
sperimentare direttamente.
Prendiamo la strada che ci condurrà a Bosra dopo aver perso circa tre quarti d’ora per i controlli di
frontiera, lì arriviamo alle 15,30, andiamo a vedere il teatro (tichet 150 lire siriane a testa), a proposito
tutti i tichet in Siria sono di 150 lire siriane contrariamente alle 300 indicate nella lonely planet. Il cambio
attualmente è di 70 lire siriane / 1 euro.
Il teatro romano è l’attrattiva principale di Bosra ed è veramente meraviglioso e ben conservato grazie
alla protezione ricevuta dalla fortezza araba nella quale è racchiuso, infatti per potervi accedere abbiamo
attraversato parecchi corridoi bui su diversi livelli, per poi sbucare finalmente nel teatro abbagliati dalla
luce del sole. Le gradinate sono in pietra scura, in netto contrasto col bianco della facciata del
palcoscenico. Questo teatro ospita ogni due anni delle rappresentazioni, e precisamente negli anni dispari.
All’uscita di questa meraviglia ci dirigiamo, come spiegato nella nostra guida, verso la cittadella
attraverso il lastricato autentico dell’antica città romana, oltrepassando l’arco trionfale chiamato “porta
della lanterna” percorriamo in completa solitudine questa strada lunga circa 1Km. ai cui lati sono
poggiate delle colonne, arriviamo fino alla porta del vento e sulla destra troviamo i resti dei bagni
pubblici e il ninfeo, proseguendo vediamo quello che doveva essere il mercato e poi ancora i resti della
moschea di Omar fatta costruire dall’omonimo califfo (una delle moschee più antiche del mondo), la cosa
che ci lascia alquanto perplessi è quella di vedere tutto ciò in completo stato di abbandono o meglio
lasciato così alla mercè di tutti e soprattutto con la gente del luogo che addirittura abita all’interno di
questo patrimonio. (sono venuta a sapere in seguito ad Aleppo per la precisione da un ragazzo che ha
lavorato col gruppo di italiani che si sono occupati degli scavi a Bosra, che la gente locale vende per
pochi soldi reperti storici “autentici” che trova scavando praticamente dentro la propria casa).
Ripartiamo verso 16,45 per Damasco dove arriviamo alle 18, l’albergo “Al Majed”si trova in una stradina
molto pittoresca, ma non è un gran che, del resto a causa di un piccolo disguido, era l’unico albergo libero
per quella notte e ci siamo dovuti accontentare.
Dopo aver lasciato i bagagli, siamo andati a fare un giro nei dintorni per capire un po’ in che zona ci
fossimo, poi abbiamo preso un taxi e siamo andati nel quartiere cristiano dove c’è il ristorante Elissar
consigliato nella lonely planet come uno dei migliori, ed in effetti è davvero così.
E’ un’antica casa damascena completamente ristrutturata con un delizioso cortile intorno al quale sono
sistemati i tavoli sempre pieni soprattutto da gente locale (è meglio prenotare), c’è anche una graziosa
terrazza, ma senza veduta, il cibo è eccellente, noi abbiamo preso delle mezze : salsicce in salsa, un piatto
di carne grigliata (spiedini di vario tipo), un altro piatto dal nome francese “cuore di carne” un delizioso e
tenerissimo pezzo di carne ricoperto da una salsa molto delicata al formaggio, il tutto con contorni di
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verdure grigliate e patate. (abbiamo speso 950 lire siriane). Per ritornare in albergo abbiamo preso il bus
pubblico n. 18, in una grande piazza (Bab Touma) dove fa capolinea, a ridosso della stradina dove si trova
l’Elissar, l’autista non ha permesso assolutamente che pagassimo il biglietto e ci ha lasciati vicinissimi al
nostro albergo.
La notte non è stata delle migliori, ma l’indomani per fortuna ci siamo trasferiti nell’albergo prenotato.
Giovedì 19/6
Dopo colazione, andiamo subito all’ufficio del turismo (di fronte l’albergo) a rifornirci di una mappa di
Damasco e con l’occasione l’abbiamo preso le cartine delle altre località che visiteremo.
Iniziamo quindi il giro di Damasco partendo dal suq, ma non dall’entrata principale bensì facendo
l’itinerario al contrario come suggerito dalla nostra guida, per cui cerchiamo di raggiungere “Bab Al-
Jabiye, ossia la piazza d’ingresso al suq della città vecchia, insisto con mio marito per prendere un taxi
collettivo, (ho tanta curiosità di provarlo, mio marito “apprensivo “ un po’ meno), ne fermo uno lungo la
strada, è pieno di uomini che probabilmente vanno al lavoro, gli spieghiamo dove vorremmo andare e ci
invitano a salire , naturalmente non ci permettono di pagare, ci intrattengono con qualche parola in
inglese qualche altra in arabo con i gesti ma riusciamo a capirci, l’argomento finisce sul calcio quando
capiscono che siamo italiani e proprio ieri si è disputata la partita con l’Italia, arrivati a destinazione
regalo all’autista, (dato che sono tutti tifosi di calcio) una maglietta dell’Italia in miniatura da appendere
nell’auto.
Iniziamo la lunga camminata nel suq coperto pieno di botteghe di stoffe, sciarpe, tessuti, oggetti vari, da
questa via principale si diramano tante stradine o meglio un intreccio di stradine ognuna con prodotti
diversi, quella dei saponi, delle spezie, dei prodotti per parrucchieri, dei merciai , dei dolci ecc.., la gente
è cordialissima tutti ci sorridono e ci dicono welcome, mi fermo ad acquistare un po’ di sesamo nero, e
me lo regalano, mi fermo a guardare una collanina e me la mettono al collo, sono imbarazzatissima da
tanta gentilezza. (mai vista)!. Arriviamo sino davanti la Moschea degli Omayyadi, l’ammiriamo
esternamente seduti in un piccolo bar, decidiamo di visitarla quando ritorneremo la prossima settimana a
Damasco, andiamo invece a vedere Palazzo Azem (tichet 150 lire a persona) questo palazzo era la
residenza privata del Governatore di Damasco, è un’antica casa con tanto di cortili e giardini, nel grande
cortile principale, al cui centro c’è una vasca e una fontana, si affacciano dei bassi edifici in pietra nera e
arenaria creando un effetto a strisce, tipico del popolo ottomano, queste stanze costituivano l’abitazione
della famiglia e ogni camera decorata in maniera diversa è un’opera d’arte di intarsi con diverse pietre,
pannelli decorati, soffitti affrescati, alcune stanze conservano qualche pezzo di arredo, altri arredi invece
si trovano al museo nazionale.
Camminiamo ancora fino ad arrivare alle mura della cittadella (che non è visitabile), riprendiamo quindi
altre stradine secondarie del suq, dove assaggiamo diversi tipi di dolci, tutti davvero squisiti. Poi
decidiamo di fare l’esperienza del primo Hammam siriano, che è risultato davvero tanto diverso da quello
fatto a Petra.
L’esperienza in pratica la faccio solo io, perché fino alle 17 nell’Hammam Bakri sono ammesse solo le
donne, in effetti ho scelto un orario infelice perché essendo circa le 16,30 non ci sono altre persone, forse
avevano già spento la sauna o non so se proprio non l’avessero, pertanto l’hammam è consistito in una
specie di doccia, una enorme signora mi ha fatto sedere sul pavimento e con una bacinella mi buttava
acqua addosso prendendola da alcuni lavandini in pietra dove scorreva in continuazione sia acqua calda
che fredda, poi mi ha fatto distendere per terra e con un guanto ruvido e il loro sapone all’olio d’oliva
(buonissimo ne ho comprato un vagone), mi ha strofinato prima da un lato e poi dall’altro, finita questa
cerimonia, in una stanzetta attigua mi ha fatto il massaggio (circa 10 m.) e poi mi ha riportato nella stanza
dei lavatoi e mi ha fatto capire che ora dovevo essere io a buttarmi l’acqua addosso (risciacquo), fine
dell’hammam (330 lire siriane).
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Mio marito che avrebbe dovuto farlo dopo le 17 nell’orario destinato agli uomini, dopo il mio racconto se
l’è risparmiato volentieri.
Dopo una breve pausa in un giardinetto abbiamo preso il bus n. 18 (il biglietto costa 10 lire siriane ossia 7
centesimi di Euro e vale due corse) e siamo rientrati in albergo dove avevamo appuntamento con Maria
Grazia dell’agenzia Adonis, alla quale dovevamo pagare la quota del Tour, e ricevere i vaucher degli
alberghi.
Maria Grazia ci ha saputo consigliare bene fin dall’inizio, abbiamo più volte cambiato itinerario, ma
grazie alla sua pazienza ed ascoltando i suoi consigli (di fare più Siria e meno Giordania non solo per
risparmiare, ma anche perché la Siria è molto più bella) siamo riusciti a fare un viaggio che decisamente
resterà per sempre nei nostri cuori. In effetti M.G. Ha avuto ragione su tutto, la Siria ed i siriani
soprattutto sono fantastici, il fatto di passare diversi giorni a Damasco, che a me sembravano eccessivi,
sono stati davvero vitali per conoscere e scoprire questa fantastica città, avendo più tempo a disposizione
siamo potuti entrare più a contatto con la gente locale e quindi non fermarci solo a guardare
superficialmente come avviene per la maggior parte dei turisti, abbiamo potuto scoprire angoli nascosti,
ma veramente splendidi, e soprattutto siamo rimasti con la voglia di ritornare...
Dopo aver salutato Maria Grazia, e aver sistemato i bagagli nel nuovo albergo, siamo ritornati a Bab
Touma (quartiere cristiano) e abbiamo provato l’altro ristorante consigliato dalla lonely “l’Old Town”
anche qui abbiamo cenato in maniera divina, i tavoli sono distribuiti attorno ad un bellissimo patio
all’interno di una casa completamente restaurata, qui il servizio era ancora più raffinato dell’Elissar, ci
hanno portato diverse mezze tra cui l’ottima mouhamarra, degli spiedini grigliati accompagnati da diversi
contorni (abbiamo pagato 1.300 lire siriane sempre a coppia), ritornando verso l’albergo siamo stati
attirati da una musica ad alto volume che proveniva da un giardino, ci siamo avvicinati e la guardia che
stava dinanzi la porta ci ha detto che si trattava del matrimonio di un militare, infatti quello era il giardino
della caserma e non ci si poteva avvicinare.
Venerdi 20/6
Oggi è giornata di festa per i musulmani, noi alle 8,30 lasciamo l’albergo Fardoss e facciamo conoscenza
con l’autista che sarà con noi per i prossimi giorni, si chiama Adib ed è una persona molto disponibile,
discreta e parla benissimo l’inglese (anche con lui ci siamo trovati benissimo).
Saliamo a bordo di un minivan per 8 persone, enorme per noi che siamo solo due, e partiamo alla volta di
Palmira, il viaggio è abbastanza lungo (circa 3 ore), per cui dopo circa un’ora e mezza di strada
attraversando un paesaggio desertico, ci fermiamo al “Bagdad Cafè” questo bar è gestito da beduini che
hanno la loro tenda proprio lì nel deserto, e sono felici di abitare in mezzo a questa natura stupenda, questi
ragazzi sono molto cordiali e abbastanza intraprendenti, infatti mi fanno visitare le case ad alveare che
hanno costruito per ospitare eventuali turisti. (Bagdadcafesyr@yahoo.Com)
Dopo aver bevuto e mio marito finalmente ha potuto tirare qualche boccata dal narghilè, ripartiamo per
arrivare a Palmira alle 12, ancora con le valige appresso andiamo a vedere subito il Tempio di Bel (uno
dei siti di Palmira a pagamento) questo Tempio è una delle strutture meglio conservate, è un complesso
molto grande che consta di due parti; un enorme cortile racchiuso da una cinta muraria e al centro si trova
il Tempio vero e proprio. La cosa strana di questo tempio è l’ingresso, che è posto su di un lato e non al
centro. Nonostante il caldo sia terribile, considerato anche l’orario, ci dilunghiamo ad ammirare questa
maestosità di opere che lascia veramente senza fiato.
All’uscita del Tempio che si trova su una piccola altura, ammiriamo il sito enorme di Palmira sono
chilometri di rovine delimitati dalle famose mura di Zenobia, questo sito mi ha affascinato in maniera
particolare, sembra più che una antica città disabitata in mezzo al deserto, una città Magica.
Dopo aver lasciato i bagagli in hotel “ Villa Palmira”, situato nella via principale della moderna Palmira “
Sharia al-Quwatli” che dista dal sito circa 500 metri , siamo andati a mangiare al locale accanto l’albergo
“Spring Restaurant” abbiamo consumato dell’ottima frutta e una crèpe che non diceva assolutamente
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nulla, abbiamo fatto la conoscenza del logorroico Mohamed che è amico di tutti e parla almeno 5 lingue,
tiene una serie di quadernoni con le impressioni di tutti i turisti che passano di lì.
Ci siamo incamminati per le varie stradine, la moderna Palmira è molto piccola, abbiamo incontrato tanti
bambini che giocavano tranquillamente per strada, ho distribuito tutti i giocattolini che avevo con me, e ci
siamo intrattenuti con la gente che incontravamo.
Alle 16 Adib ci porta a visitare la valle delle tombe, all’uscita del paese prendiamo a bordo il custode
(queste tombe sono visitabili sia di mattina che di pomeriggio, contattando il custode) cominciamo con le
torri funerarie di Yemliko di diverse dimensioni e costruite per fungere da camere funerarie a più piani, i
sarcofaghi venivano messi dentro le nicchie una sopra l’altra. Ad ogni piano si accedeva tramite una
ripida scala e salendo fino all’ultima sala, dalle finestre si gode un panorama stupendo.
Nel frattempo sono arrivate altre auto con altri turisti, noi proseguiamo per andare a vedere l’ipogeo dei
tre fratelli, un altro tipo di tomba. Questa tomba è sotterranea e risale al 160 d.C. Contiene i ritratti dei tre
fratelli e i tre sarcofaghi , le statue dentro questa tomba come pure quelle esposte al museo di Palmira
sono tutte senza testa, perché i primi tombaroli vendevano le teste più facilmente.
Alle 17 Adib ci lascia all’inizio della strada colonnata, questa vasta strada fiancheggiata da enormi
colonne della lunghezza di circa 1 Km era l’arteria principale dell’antica Palmira, che emozione
percorrerla con la luce giusta e senza gente intorno! mi sento così piccola in mezzo a uno spettacolo di
tanta bellezza e soprattutto sento le vibrazioni che emana questo luogo magico.
Mio marito segue il percorso che gli ispira la macchina fotografica, per cui mi trovo davvero sola a
camminare nel sito e mi dà tanta emozione anche solo passare la mano su una colonna pensando che la
gente che aveva abitato questa splendida città lo avesse fatto tanto tempo prima di me.
Arrivo al Tetrapilo, il monumento simbolo di Palmira un quadrato che sorregge su ogni angolo un gruppo
di 4 colonne ravvicinate. Ognuno di questi 4 gruppi di pilastri a sua volta regge un massiccio cornicione.
La cosa che colpisce di Palmira oltre la sua vastità è senz’altro il suo colore , le colonne , i resti del teatro,
dell’agora, le terme di Diocleziano hanno il colore della sabbia calda del deserto, un rosso arancio che gli
conferisce ancora più fascino.
Il Teatro interamente ristrutturato dopo essere stato sommerso dalla sabbia fino agli anni 50, ha una
facciata che richiama quella di un palazzo con una porta centrale grande e due più piccole laterali.
Proseguendo dietro il teatro si incontra un’altra strada sulla quale sono disposti dei pilastri e conduce fino
alle mura di Zenobia.
All’altezza del teatro incontro un uomo abbastanza robusto vestito con un’ampia tunica, a bordo di una
vecchia motocicletta, in effetti la cosa che mi ha stupito di questi luoghi è che hanno talmente tante rovine
e siti vastissimi che praticamente non si possono chiudere nè recintare e quindi è facile vedere che sul
lastricato dove hanno messo i piedi gli antichi romani, oggi qualcuno ci va in motorino. Questo signore
vuole vendermi delle collane fatte dai beduini, dico che non mi interessa ma lui insiste, tuttavia devo dire
che è un’insistenza molto educata che si trasforma in una lunga chiaccherata, mi racconta dei suoi 6 figli,
mi indica i nomi delle varie rovine che ammiriamo comodamente seduti all’ombra di un muretto, mi dice
pure che ha incontrato mio marito un pò più in là. Alla fine gli compro 4 collane, e devo dire meno male
perchè oltre ad essere piaciute moltissimo alle mie figlie, non le ho più trovate da nessuna altra parte.
Verso le 19 Adib ci viene a prendere per andare a Qala’at Ibn Maan il castello si trova su una collina ad
ovest delle rovine ed è un punto magnifico per poter osservare l’intero sito e godere della vista del sole
che tramonta sulle rovine. Qui c’è tanta gente sia locale che turisti, e da qui si ci può fare un’idea anche
della moderna Palmira.
Adib per la serata ci propone una cena beduina, ma decidiamo di cenare in albergo perché nella lonely
c’e’ scritto che Villa Palmira è il miglior ristorante della città, sarà anche vero, ma sicuramente in periodo
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di alta stagione, a noi è andata proprio male, perchè non essendoci turisti la cucina era chiusa quindi ci
hanno preparato del pollo arrosto con patate.
Dopo cena facciamo una passeggiata lungo il corso principale.
Sabato 21/6
Sono già otto giorni che siamo in medio oriente e non ho per niente nostalgia dell’Italia, qui mi sento
davvero a casa mia, sono sempre più convinta di avere antenati arabi, non si può spiegare altrimenti
questa sensazione di sentirmi completamente a mio agio in questi posti.
Dopo colazione alle 8,30 ripercorriamo la strada lungo il sito per dare un’altra occhiata ed imprimere
meglio nella memoria la vista che offre questo splendido sito. Verso le 9 prendiamo la strada per Aleppo
dirigendoci verso Homs , proseguendo per Hama dove arriviamo verso le 11, ci fermiamo in un bar per
un thè e da questa terrazza ammiriamo le due grandi “norie” dinanzi a noi.
Proseguiamo il cammino prendendo una strada a nord est di Hama addentrandoci in un paesaggio
desertico , ci fermiamo in un villaggio caratteristico per le sue case ad alveare, qui sono assaltata dai
bambini del villaggio, regalo loro vestiti e giocattoli portati dall’Italia, mi ringraziano e molto
affettuosamente mi prendono per mano per condurmi dentro le loro case. Mi fermerei volentieri ancora
però dobbiamo raggiungere il castello “Qasr ibn Wardan”. Questo castello fu fatto costruire da
Giustiniano verso la metà del VI sec. Ed fu tanto base militare che palazzo e chiesa, è fatto in basalto nero
e mattoni gialli, le pietre intorno sono scolpite con figure di animali, mentre nel cortile ci sono due grandi
pietre su cui sono scolpite una meridiana e un calendario.
Si sono fatte le 13,30, riprendiamo la strada alla volta di Ebla dove arriviamo verso le 16, il percorso è
abbastanza lungo, soprattutto per via del paesaggio sempre desertico e sotto un sole accecante.
Ebla non mi ha fatto impazzire, ascolto pazientemente mio marito che ne è entusiasta, condivido che
sicuramente nell’antichità sarà stata una delle città più importanti della Siria, ma purtroppo non capisco
nulla di archeologia, Ebla nonostante ci lavorino da parecchi anni (1964) e’ ancora tutta sommersa e io mi
stanco subito di guardare solo buche.
Il guardiano parla perfettamente l’italiano, in quanto dal 1964 sta a contatto col gruppo di archeologi
italiani che si occupano degli scavi.
Andiamo via da Ebla alle 16,30 riprendiamo la strada per Aleppo dove arriviamo dopo circa un’ora.
Aleppo è la 2° città della Siria, si trova a nord quasi al confine con la Turchia, la popolazione è un po’ più
chiusa rispetto a Damasco, tuttavia sempre cortese e cordiale, le donne qui indossano tutte il velo nero e
lunghe tuniche, alcune addirittura hanno il velo che gli copre anche il viso, mi chiedo come facciano a
camminare per strada senza andare a sbattere. La contraddizione che noto è questo modo di vestire delle
donne in netto contrasto con gli abiti scollati e luccicanti che fanno bella mostra nelle varie vetrine dei
negozi. Mi chiedo: per essere nei negozi qualcuno li comprerà? Ma quando se li mettono? L’ho chiesto
all’autista è mi ha spiegato che le donne cristiane non hanno problemi ad indossarli, mentre quelle
musulmane li mettono sotto la tunica nera o quando sono in casa.
L’albergo di Aleppo è un hotel de charme “Dar Zamaria” davvero particolare, è il risultato di tre antiche
case restaurate con dei meravigliosi cortili adornati da fontane, si può mangiare sia nel patio che nella
terrazza, le camere sono spaziose e arredate con mobili d’epoca. La zona in cui è situato l’hotel si chiama
Al-Jdeida, è la zona più affascinante di Aleppo e molto ben curata, intorno ci sono parecchi negozi di
vario genere che stanno aperti fino a tardi, come del resto anche nel suq, in quanto la gente locale
preferisce uscire nel tardo pomeriggio. Al-Jdeida è un quartiere che sta attraversando una specie di
rinascita, la gente investe nel restauro di queste antiche case per farne alberghi o ristoranti, qui infatti si
trovano i migliori locali della città. (Beit Wakil, Beit as-Sissi). Lasciamo i bagagli in albergo e
cominciamo a prendere confidenza con Aleppo.
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In una stradina proprio vicino l’albergo ci sono delle botteghe di sarti, mi sono portata dall’Italia della
stoffa con l’intenzione di farmi confezionare un vestito, riesco a farmi capire da due giovani ragazzi, che
in verità mi guardano un po’ perplessi, consegno loro la stoffa con la quale voglio fatto un vestito identico
a quello che gli lascio come modello.
Continuiamo la passeggiata percorrendo delle strade abbastanza ampie, alcune anche pedonali, ben
fornite di negozi.
Per cena decidiamo di andare al Beit Wakil, per assaggiare il Kebab alle ciliegie, purtroppo lo troviamo
chiuso per restauro, per cui ripieghiamo per la favolosa terrazza del Dar Zamaria, dove ceniamo seduti ad
un tavolo dal quale possiamo godere della vista della “cittadella” tutta illuminata col sottofondo del
muezzin che proviene dai minareti sparsi nella città.
Iniziamo con delle mezze buonissime, una di queste è un piatto enorme di olive, un’altra è di pomodori e
altri tipi d’insalata che hanno un sapore che noi abbiamo dimenticato da tempo, il piatto forte è il Kebab
anche questo accompagnato da altri tipi di verdure , per non parlare della frutta melone bianco e rosso di
un gusto eccezionale, il tutto per 650 lire siriane (circa 10 euro in due).
Domenica 22/6
Dopo una ricca colazione consumata nel patio, Adib ci viene a prendere per andare a Qala’at Samaan le
rovine della Basilica di San Simeone, dove arriviamo dopo circa un’ora.
I resti della basilica si trovano su un’altura rocciosa dalla quale si possono ammirare a perdita d’occhio i
campi di terra rossa molto fertile che permettono di essere coltivati con ottimi risultati. Il panorama è
bellissimo, come del resto anche la basilica che si trova in un’oasi ricca di vegetazione. Questo complesso
prende il nome da uno stravagante signore nato nel 392 d.C. Che decise di trasferirsi su questa collina per
fare una vita da asceta. Questo suo isolamento fu interpretato dalla gente del luogo come qualcosa di
divino, per cui il povero Simeone riceveva visite in continuazione di persone che volevano la sua
benedizione, lui sempre più intollerante fu costretto a vivere in cima a dei pilastri che costruiva sempre
più alti. Quello che resta del pilastro più alto (18 metri) si trova oggi al centro della basilica. Quando
Simeone morì fu edificata la chiesa, con una struttura molto particolare: era formata da quattro basiliche
disposte a forma di croce, ognuna di queste dava su un cortile ottagonale interno sormontato da una
cupola.
Dopo aver ammirato in completa solitudine in questo monastero davvero imponente e ben tenuto,
beviamo qualcosa al bar che si trova presso l’ingresso, godendo della frescura degli alberi intorno, poi
alle 11 ritorniamo verso Aleppo e alle 12 ci troviamo ai piedi della cittadella, Adib ci accompagna fino
all’ingresso e dopo aver fatto i biglietti ci salutiamo dandoci appuntamento per la mattina seguente. La
cittadella sorge su una collina naturale, attraversiamo un fossato grazie ad un ponte che è sostenuto da
otto arcate, superiamo il primo portale collocato a destra anziché al centro (per evitare le cariche con
l’ariete da parte di chi voleva attaccare il castello) e poi sempre in leggera salita si trovano una
successione di cinque svolte ad angolo retto con tre serie di porte rivestite in acciaio che costituiscono una
barriera per qualunque aggressore.
All’interno di questa fortificazione entriamo nelle camere sotterranee che fungevano da cisterne o anche
da prigioni. Salendo ancora lungo la strada ci sono i resti di un palazzo risalente al XIII sec., di un
hammam mamelucco, della piccola Moschea di Abramo (dove si dice sia sepolta la testa di Giovanni
Battista) e proprio in cima dove c’è uno splendido belvedere vi sono i resti della grande moschea e
dell’anfiteatro.
Qui seduta ai piedi di un albero mi sono intrattenuta con una ragazza che non parlava una parola di
inglese ma che aveva una grande voglia di comunicare, lei parlava in arabo, io in italiano e siamo state a
discutere per un bel pò, mi ha presentato la madre, poi anche la sorella e il cognato che si erano sposati da
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una settimana, questa famiglia è di religione cristiana infatti non portano il velo e per loro oggi domenica
è giorno di festa, mentre per i musulmani la festa è il venerdì.
All’uscita della cittadella abbiamo imboccato una delle strade del suq, abbiamo girato per parecchio
tempo facendo acquisti ed intrattenendoci con gente veramente simpatica; a tal proposito vi voglio
segnalare degli indirizzi: “Oscar Wilde Shop” che si trova in Souk Al-Atarin dove ho comprato dei
bellissimi foulards di seta e delle pashmine, il proprietario è un ragazzo gay divertentissimo, mi ha fatto
conoscere il cugino che ha un negozio lì vicino e che esegue dei lavori bellissimi in argento e pietre, qui
ho preso delle collane stupende, una in giada e l’altra di lapislazzuli e granati il suo indirizzo è sempre
Souk al Attarin e il negozio si chiama AMEER, andateci perché ne vale veramente la pena. Verso le 18
siamo andati alla grande moschea, poi per riposarci un po’ci siamo seduti in un bar nella piazza ai piedi
della cittadella dove sorseggiando del thè ci siamo goduti il tramonto ammirando il castello.
Dopo un’oretta ci siamo avviati verso l’hotel, abbiamo ritirato il vestito commissionato il giorno prima,
l’ho provato nel retrobottega ed era perfetto, ho pagato 500 lire siriane (circa 8 euro).
Per cena andiamo in terrazza da Dar Zamaria, questa volta come mezze abbiamo preso il baba ghanoug
un piatto di melenzane affumicate con spezie varie che si presenta come una densa crema, poi il classico
humus (purè di ceci), tra le mezze calde abbiamo preso il kibbeh (polpette di carne d’agnello,spezie,
pinoli, noci ), davvero ottime come pure un’altra mezza calda di cui non ricordo il nome ma si presentava
come dei fagottini di pane per pizza fritti a forma di mezza luna al cui interno c’e un ripieno di formaggio
filante, (assaggiateli sono eccezionali). Come piatto forte abbiamo preso il Mokhlooba che significa
“capovolto”, si tratta di riso cotto in brodo con varie spezie, ceci, cipolle e carne d’agnello, il tutto viene
pressato in una ciotola e poi capovolto nel piatto di portata, anche questo accompagnato da verdure, (ad
ogni pasto in qualunque città prendevo un piatto di olive sia bianche che nere, le mangiavo anche la
mattina a colazione, non che ne sia una patita, ma provatele!!!! E poi capirete perché le prendevo sempre)
abbiamo concluso la cena con una vergognosa scorpacciata di frutta, eravamo pienissimi, però quella
frutta melone, ciliegie, albicocche era davvero irresistibili, quel gusto noi lo abbiamo dimenticato da
tempo, ne percepisco ancora la dolcezza mentre sto scrivendo questo racconto. (costo della cena 600 lire
siriane per due persone).
Lunedì 23/6
Lasciamo a malincuore il Dar Zamaria, dove ci siamo trovati benissimo, Adib puntuale alle 8,30 viene a
prenderci e ci dirigiamo verso Ma’ Arat An-Nu’Aman una vivace cittadina purtroppo nota per un orribile
fatto storico, i soldati crociati che attaccarono questa cittadina musulmana uccisero gli abitanti adulti
facendoli bollire nei pentoloni, mentre i bambini furono impalati, cucinati nella graticola e poi mangiati
dai nostri soldati. La cosa interessante di questa città è il museo dove vi giungiamo verso le 9,30, qui
ammiriamo dei mosaici grandissimi e particolarissimi, provengono in massima parte dalle lussuose case
private del gruppo di cittadine bizantine del V e VI sec. Chiamate oggi “città morte”. Ripartiamo proprio
verso queste città fantasma che si trovano sparse tra le colline calcaree di Aleppo – Hama e il fiume
Oronte. Questa zona è particolarmente ricca di siti composti da villaggi, con tanto di case, chiese, bagni
ecc. Dove per gli storici sarebbe alquanto facile ricostruire come si svolgeva la vita nell’antichità. In
particolare una di queste città “ Serjilla” ha un aspetto abbastanza lindo ed è così ben conservata che
sembra sia stata abbandonata da qualche giorno, mentre altre sono invase dalla vegetazione e dai cani
randagi, altre ancora fanno parte integrante dei villaggi dove gli abitanti hanno inglobato nelle loro
abitazioni le antiche rovine.
La prima che andiamo a vedere si chiama Al-Bara, abbastanza estesa anche se bisogna farsi strada in
mezzo agli alberi d’ulivo, poi andiamo a Serjilla (quella che io preferisco) ha tantissimi edifici e sono
quasi tutti intatti, si trova in una valle naturale davvero incantevole, nonostante sia disabitata da oltre 15
secoli le facciate dei palazzi sono integre e pulite. Al centro della città c’è una piccola piazza con ai lati
una taverna, una chiesa e un bagno pubblico. E’ sorprendente come le arcate dei palazzi siano così basse,
dovevano essere davvero piccoli ai tempi. Giriamo intorno a queste meraviglie per circa un’ora, poi ci
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rimettiamo in macchina per andare verso Apamea, però Adib lungo il percorso si sofferma più volte per
indicarci i resti delle altre città morte, che effettivamente ci hanno affascinato parecchio.
La strada verso Apamea non è desertica come quella fatta all’andata, bensì è un tappeto di colori, qui la
terra è fertilissima ed è tutta destinata alle coltivazioni. Arriviamo ad Apamea ad un’ora davvero
impietosa “le 13”, e purtroppo per il forte caldo non riusciamo ad apprezzare per come meriterebbe
questo sito, che è veramente secondo solo a Palmira. La lunga strada colonnata cosiddetta Cardo ai cui
lati si trova l’Agorà, il Ninfeo, conduce fino alla porta d’Antiochia, anticamente una strada collegava
Apamea ad un’altra importante città seleucide “Lattakia” che costituiva il suo sbocco sul mare. Il sito non
è recintato, comunque bisogna pagare il biglietto. Qui incontro una specie di tombarolo o presunto tale
che tira fuori dalle tasche, con molta circospezione, piccoli oggetti trovati nelle tombe. Nonostante mi
rifiuto di comprare lui non demorde e continua ad uscire dalle tasche altri oggetti, alla fine compro
un’anforetta che spero tanto sia falsa, mi rendo conto che in questo periodo ci sono pochi turisti e queste
persone che vivono di questo hanno parecchi figli da mantenere, inoltre sono così gentili anche se non
vuoi comprare, non come mi è capitato in altri paesi dove ti assillano e sono anche sgarbati.
Ripartiamo da Apamea verso le 14,30 per raggiungere Hama dopo circa un’ora.
Anche ad Hama alloggiamo in un hotel de charme “Orient House” molto bello, ma non come quello di
Aleppo. Si tratta di una casa completamente restaurata i cui arredi sono delle imitazioni che rispecchiano i
vecchi canoni, anche qui c’è un bel cortile interno e una splendida terrazza, la hall è molto ampia arredata
con mobili di stile ottomano dove il legno è impreziosito da intarsi in madreperla. Dopo esserci riposati
un pò, ci incamminiamo verso il fiume per andare a vedere le famose “NORIE” l’attrattiva principale
della città, per il resto Hama non offre altro, è solo una cittadina tranquilla dove rilassarsi un po’, la gente
qui è ancora più genuina che nelle altre città, infatti lungo tutta la strada che abbiamo percorso
dall’albergo fino alle norie è stata una continuazione di inviti che ci venivano rivolti dai negozianti che
facevano a gare per offrirci del thè, dolcini, gelato ..., ad ogni sosta ci intrattenevamo circa 10 minuti a
conversare con queste persone splendide per cui per coprire circa quindici minuti di strada abbiamo
impiegato circa un’ora. Le prime norie che incontriamo sono quelle nella piazza all’interno di un
bellissimo giardino, molto frequentato dai locali che portano i bambini a giocare e loro si sdraiano
sull’erba bevendo il thè che si portano da casa con un termos. Prendiamo un collettivo lungo la strada che
sale alla destra di questo giardino e raggiungiamo dopo circa 1 Km. Le Quattro Norie di Bechriyyat, che
sono davvero molto grandi e disposte a due a due su una chiusa che attraversa il fiume, sono molto
suggestive e ammirare quest’acqua che scorre dà effettivamente un senso di frescura che non guasta.
Ripercorriamo la medesima strada e raggiungiamo la piazza, ci fermiamo davanti al gabbiotto degli
autobus e dopo aver spiegato all’impiegato dove si trova il nostro albergo lui ci indica l’autobus che
dobbiamo prendere. L’autista ci lascia proprio davanti l’Orient House. Dopo una rinfrescata, sono già le
21,30 andiamo a cenare nel patio dell’albergo dove oltre all’ottima cena conclusasi con un’enorme coppa
di frutta e panna (600 lire siriane), abbiamo potuto godere della frescura che proveniva da piccoli
bocchettoni situati nella terrazza che spruzzavano verso il patio dell’acqua vaporizzata.
Martedì 24/6
Dopo colazione, partiamo alle 8,30 per andare al Krak dei Cavalieri dove arriviamo alle 9,45, visitiamo
questo grande castello definito da Laurence d’Arabia come il “castello più bello del mondo”, è molto ben
conservato come se il tempo si fosse fermato a 800 anni fa. Questo castello non fu mai espugnato ed è
così grande che ai tempi ospitava oltre 2000 soldati crociati. Il Castello consta di due parti: le mura
adornate da 13 torri e la fortezza all’interno delle mura. Sorge su una roccia e tutt’intorno c’è un fossato
che separa la parte interna da quella esterna, dall’entrata principale si procede attraverso una rampa
inclinata con gradini molto ampi, si arriva quindi ad un cortile dove si trova la loggia con una facciata in
stile gotico composta da 7 archi inframezzati da sottili colonne. Molto bella è la stanza delle colonne e la
cappella che ancora conserva il “minbar”, il pulpito dal quale parlava il Khatib. Particolare è anche la
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cucina dove si possono vedere i resti di un forno enorme dal diametro di 5 metri, bella anche la sala dei
ricevimenti con tetti a volta alla quale si accede attraversando la loggia.
Siamo saliti anche sulle varie terrazze degli edifici godendo di una vista spettacolare di questo territorio
che dista dal Libano appena 15 Km. Terminiamo la visita verso 12 e Adib ci porta ad ammirare il castello
da un’altra angolazione, dall’albergo di un suo amico che si trova proprio davanti al Krak, qui è davvero
carino, molto semplice ma con tutti i confort e poi la veduta è incomparabile. Beibars Hotel
(akrmbibars@mail.Sy) mi sono informata anche sul prezzo (35 dollari camera doppia). Dopo aver bevuto
una fumante tazza di tè comodamente seduti nel terrazzo con la veduta sublime del castello, decidiamo di
mangiare qualcosa e Adib ci porta in un ristorante li vicino (anche qui veduta del castello) “la table ronde
last rabiah”dove mangiamo tante piccole cose davvero buonissime, melanzane fritte al momento, olive,
insalata, una crema a base di yogurt nella quale si inzuppano i peperoni verdi crudi, zucchine e pomodori
fritti, patate bollite condite con delle spezie e accompagnando tutto col pane arabo, e per concludere
dell’ottima frutta. (550 lire siriane). Verso le 13,30 siamo ripartiti alla volta di Maalula, percorrendo una
strada che costeggia il fiume che costituisce la zona di separazione della Siria dal Libano che dista da qui
solo 4 km. Dopo circa 2 ore arriviamo a Maalula il villaggio dove parlano ancora la lingua di Cristo,
infatti appena entriamo nel villaggio scendiamo dall’auto per ammirare il paesaggio e un bambino ci ha
cantato una canzoncina in aramaico. In questo villaggio le cui case sono ammassate contro la roccia ci
sono due Monasteri, quello antico di San Sergio che risale al IV sec. D.C. che conserva nella sua chiesa
bizantina un altare circolare di epoca precedente quella cristiana con delle scanalature che servivano per
raccogliere il sangue degli animali sacrificati per i riti pagani.
In questa chiesa inoltre ci sono delle splendide icone del XIII sec., qui una ragazza ci ha recitato il padre
nostro in aramaico. Abbiamo proseguito per circa 300m dal Monastero di San Sergio per giungere al siq,
che richiama in miniatura quello di Petra, alla fine del percorso si giunge alla chiesa con annesso
monastero di S. Tecla completamente addossato alla parete rocciosa.
Nella piazza del villaggio compriamo dei CD di musica siriana che utilizzeremo come colonna sonora del
filmino che stiamo girando, ci rimettiamo quindi in macchina per arrivare a Damasco dopo poco meno di
un’ora.
Alle 18 siamo al Fardoss Tower , ci congediamo da Adib perché il suo servizio di accompagnatore finisce
qui, in quanto gli ultimi due giorni a Damasco li abbiamo free, saliamo in camera a cambiarci e via per le
strade di Damasco. L’hotel si trova in ottima posizione a soli 10 minuti a piedi dall’old city, questa volta
entriamo nel suq dalla porta di Hamidiyya. C’è molto movimento perché la gente esce nel tardo
pomeriggio e si dilunga fino a tarda sera, è bello passeggiare in queste strade e incontrare il sorriso della
gente ascoltando il muezzin che invita i fedeli alla preghiera della sera.
Ci ritiriamo in albergo verso le 11 abbastanza stanchi della giornata piuttosto impegnativa.
Mercoledì 25/6
Dopo una ricca colazione, sempre per mio marito io assaggio solo, a proposito devo segnalarvi un
buonissimo dolce che ho mangiato al Fardoss (e poi ho trovato al suq venduto in delle vaschette di
plastica circolari) è una crema molto densa con dei pistacchi sopra, al Fardoss la presentano tagliata a
fettine spesse 1 dito, (da provare è veramente eccezionale).
Andiamo a piedi verso la città vecchia percorrendo una larga strada alla cui fine c’è un’enorme palazzo in
stile liberty nel quale siamo entrati e abbiamo scoperto essere la stazione, attualmente è chiusa perché
stanno rifacendo la linea, qui un impiegato molto gentile ci ha fatto vedere gli interni e poi ci siamo
accomodati nella stanza dove ci siamo trattenuti a chiacchierare con due impiegati per circa un’oretta
sorseggiamo un ottimo thè alla menta.
Uscendo dalla stazione abbiamo proseguito sulla destra per circa 200 m, e poi ancora a destra siamo
giunti al suq, abbiamo girato per delle stradine che ancora non avevamo fatto e poi siamo andati a visitare
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il Caravan Serrail (Khan As’ad Pasha) che si trova poco prima di palazzo Azem , nella stradina delle
spezie. E’ un edificio tra i più belli della città vecchia, nel grande cortile al centro c’è una grande vasca
che è illuminata dalla luce che filtra tra le otto piccole cupole sistemate attorno ad una vasta apertura
circolare. Le cupole a sua volta sono sorrette da colonne di pietra bianca e nera.
Poi ci siamo dedicati all’acquisto dei regalini da portare a casa, abbiamo anche mangiato dei dolci e verso
le 14 siamo andati in albergo a riposarci un po’.
Verso le 17 abbiamo fatto un giro nella zona pedonale dietro l’albergo e poi siamo scesi verso la città
vecchia per cercare l’Hammam consigliatomi da Maria Grazia.
Chiediamo indicazioni a un signore, che chiude il proprio negozio e ci accompagna fino all’Hamman, ci
aspetta mentre chiediamo informazioni e poi ci vorrebbe riaccompagnare, ma noi decidiamo di fermarci
in quella zona (quartiere iraniano) che non avevamo ancora visto e ci sembra molto interessante, lo
ringraziamo della sua cortesia e insiste per offrirci qualcosa da bere.(non credo di essere esagerata quando
dico che non ho mai visto gente così ospitale).
Camminando per le strade di questo quartiere giungiamo ad una moschea che ci colpisce per il suo sfarzo
e i suoi colori oltre che per il fiume di gente che ne sta uscendo, ci proponiamo di andarla a visitare
domani.
Per cena andiamo all’Elissar dove ormai siamo conosciuti, mangiamo bene come sempre e per ritornare
in albergo approfittiamo sempre del bus 18.
Giovedì 26/6
Oggi è l’ultimo giorno, aimè!!, facciamo più tardi del solito, abbiamo tutta la giornata da stare in giro,
l’appuntamento con l’autista che ci deve portare in aereoporto è a mezzanotte per cui dopo colazione
prepariamo i bagagli forzando in maniera sovraumana le cerniere delle valige, del resto che pretendo? Ci
ho fatto entrare un tappeto, parecchi saponi, delle collane enormi di vetro colorato, i fanghi del mar
morto, le scatoline intarsiate, i dolci ecc.
Lasciamo i bagagli in custodia nella hall e verso le 10,30 ci incamminiamo verso la fermata del n. 18 per
farci portare a Bab Touma, giunti nella piazza prendiamo la strada che porta verso il ristorante Elissar,
questa strada si individua facilmente, all’angolo sinistro c’è un chiosco che vende frullati all’angolo
opposto c’è il bar Domino imboccando questa strada giriamo alla prima traversa a destra dove in fondo
c’è l’hammam Bactri, immediatamente prima c’è una traversa a sinistra e qui si trova l’Elissar, noi
abbiamo continuato fino all’hammam dove la strada si biforca, prendendo quella sulla sinistra ci siamo
trovati in un dedalo di vicoli molto caratteristici, questa zona è abitata principalmente da iraniani,
proseguendo lungo questa via siamo giunti alla moschea “Sayyida Ruquayya”.
Questa bellissima moschea che avevamo visto di sfuggita il giorno prima , anche se è ancora in via di
definizione è semplicemente favolosa , ben organizzata e molto sfarzosa, l’interno è un turbinio di colori,
di specchi, di mosaici.
Dato che eravamo in zona siamo andati all’hammam Ammoonah (si legge Ammunia) dove abbiamo
capito che fino alle 20 era riservato alle donne, per cui gentilmente ci hanno accompagnato in un altro
hamman per uomini, in modo tale che io e mio marito potessimo farlo allo stesso orario ma in due
hammam diversi. Quello per uomini si trova vicino la grande moschea e si chiama Hammam Al Malik Al
Zahir, mentre quello per donne è vicino Bab Al Faradais – Baghadad St. Behind Al Dahdah , sembra
difficile ma sono abbastanza vicini.
Agli Hamman siamo andati verso le 16,30 dopo aver fatto la visita al museo nazionale.
Per andare al museo abbiamo preso un taxi (100 lire) in effetti un po’ di strada c’è, abbiamo pagato il
biglietto (150 lire a persona) e siamo entrati in un grande giardino molto ben curato, sulla destra c’è anche
un punto ristoro, la facciata del museo è veramente “importante” si tratta della porta dell’antica Qasar al
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Heir Al Gharbi un palazzo del deserto vicino Palmira, questa porta fu trasportata al museo di Damasco
pietra per pietra e poi ricomposta.
All’interno del museo vi sono reperti del periodo islamico, classico e pre classico, anche se devo dire che
me ne aspettavo molti di più, in effetti la stragrande maggioranza di questi tesori è stata portata via dagli
europei.
Notevole è la ricostruzione dell’Ipogeo di Yarhai, una camera funeraria trovata a Palmira, sullo stesso
genere della tomba dei tre fratelli.
Interessante anche la sinagoga che risale al II sec., vi sono dei dipinti che anche se un po’ sbiaditi sono
davvero particolari.
Alle 17,30 mi trovo nella piazza antistante la grande Moschea, molto fresca e rilassata dopo un
meraviglioso hammam questa volta fatto con tutti i crismi, sauna, massaggio ecc. , qui ho appuntamento
con mio marito che è andato nell’altro hammam, mentre aspetto mi intrattengo con un signore siriano che
sta facendo da guida a dei turisti italiani, parla benissimo l’italiano e stiamo circa un’oretta a parlare, nel
frattempo arriva mio marito che si era talmente rilassato da aver perso la cognizione del tempo.
Prima di entrare alla grande Moschea siamo andati a pagare una specie di biglietto, più che altro si tratta
di una misera offerta (50 lire) per prendere in prestito una tunica di colore nero con tanto di foulard da
indossare per poter varcare la soglia del tempio islamico, chiaramente scalzi.
Appena entrati nel cortile siamo rimasti a bocca aperta sia per la vastità che per la facciata della sala di
preghiera tutta decorata da magnifici mosaici d’oro.
In mezzo al cortile c’è la fontana delle abluzioni e altre due cupole sono disposte ai lati. La sala della
preghiera, rigorosamente divisa da transenne per separare uomini e donne, è spettacolare, giganteschi
tappeti ricoprono l’intero pavimento, splendidi lampadari illuminano la sala, per non parlare della cupola
dell’Aquila al centro del salone sorretta da quattro grandi colonne, poi ancora c’è una struttura in marmo
con cupola verde e qui vi è sepolto San Giovanni Battista, poi ancora c’è il mausoleo di Hussein. Non mi
dilungo oltre nella descrizione perché bisogna necessariamente vederla. Alle 20,00 sulle note del muezzin
noi turisti siamo dovuti uscire, mentre loro continuavano le loro funzioni, abbiamo fatto un altro giro per i
negozi per gli ultimi acquisti e verso le 22 siamo andati a cena all’Elissar, questa volta ci siamo buttati sul
pesce che mi era stato consigliato dalla guida che avevo incontrato nel pomeriggio, devo dire che questo
filetto di merluzzo grigliato era davvero ottimo, poi inevitabilmente ci siamo fatti l’ultima scorpacciata di
frutta e così abbiamo concluso questo splendido soggiorno.
L’autista alle 24 puntuale ci ha prelevati dal nostro albergo e accompagnati in aeroporto.
Purtroppo al ritorno non abbiamo fatto il volo diretto, ma da Damasco siamo atterrati a Budapest e poi da
li siamo ripartiti dopo parecchie ore per Roma.
Sono già passati 20 giorni dal nostro rientro è ho una nostalgia pazzesca di questo paese, purtroppo non ci
potrò tornare tanto presto, però i ricordi e soprattutto la certezza che esiste un posto così mi danno la
serenità e la speranza di aver trovato un paese dove andare a stare in futuro.Spero tanto che chi legge
questo resoconto si decida a partire e lo invidio sin d’ora. Claudia

14. Folgorati sulla via di Damasco


di lil_clo - pubblicato il 21/9/2006
Quante volte ci è capitato di ricordare i luoghi studiati a scuola come il Mar Morto, popoli come i fenici,
fiumi come il Tigri e l'Eufrate. Quante volte abbiamo sentito parlare di folgorazioni sulla via di Damasco,
dei templari sino al più moderno e recente mito di Lawrence d'Arabia? E quante volte ci siamo chiesti
dove e come fossero questi mitici luoghi.
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Come crociati ci siamo imbarcati ad Ancona, abbiamo raggiunto la Grecia, di la in Turchia e subito in
Siria.
Dopo aver attraversato la Turchia , a suo modo molto occidentale, entrare in Siria è uno shock!
Non fatevi scoraggiare dalla frontiera...Sembra che non finiscano mai sia il tempo dell'attesa sia i soldi e
le tasse-tangenti da pagare ma alla fine ci si riesce e si entra!
I siriani rendono bene l'idea di popolo arabo con i suoi usi e costumi. Ospitali fino a mettere a disagio...
Basta non farsi spaventare e saper accettare l'ospitalità sempre nelle regole del rispetto e della buona
educazione, doti molto apprezzate.
La prima città a venirci incontro è Aleppo e la sua fortezza. Purtroppo non abbiamo molto da dire su
Aleppo... Ci siamo trattenuti poco e siamo andati subito ad Hama. Su qualunque guida potrete leggere
delle sue Norie (le enormi ruote sul fiume) ma sentire il loro mugolio mentre girano è tutta un'altra cosa,
come un canto che accompagna questa gente da sempre.
Hama si contende con Damasco la fama di città abitata più vecchia del mondo.
Prima di arrivare a Damasco la strada di porta a Maalula, un villaggio cristiano dove si parla ancora
l'aramaico. Al monastero di San Sergio l'abate, delle guide - improvvisate ma simpatiche - vi daranno
informazioni in un buffo inglese e vi faranno ascoltare antiche preghiere nella loro antica lingua.
Se siete in astinenza da alcolici è il vostro momento: Maalula è cristiana quindi al bar troverete la birra!
E si arriva a Damasco; la città non ha molto da offrire ma i pochi centri d'attenzione meritano il viaggio.
Da visitare sicuramente c'è la stupenda moschea Omayyadi dove è custodita la testa di San Giovanni
Battista.
Entrare in quel luogo così diverso dalle moschee che avevamo visto fino ad ora, ci ha dato l'idea di quanto
sia diversa la concezione del luogo di culto non solo con la nostra religione ma anche all'interno
dell'Islam stesso. Anche nei nostri viaggi in Turchia abbiamo sempre costatato che la moschea è un luogo
per pregare. Qui fa un caldo bestiale e quindi le attività sociali si svolgono nell'unico posto vivibile: la
moschea. I bambini giocano, le donne leggono, c'è chi prega, ci sono le gite degli anziani e uomini che
parlano d'affari.
Damasco ha un bel campeggio: un'inaspettata oasi di verde. Se non si è pratici conviene stamparsi il
foglietto con le indicazioni dal sito www.Claudiaemarco.It e darlo ad un tassista per farsi accompagnare.
Per uscire da Damasco senza attraversare il centro, bisogna tornare indietro dal campeggio verso Hama,
fare inversione alla prima rotonda e seguire per Damasco. Al muro con il murale del presidente prendere
a sinistra. Et voilà!
Da Damasco la nostra tappa è una sola: Petra, in Giordania
Da Damasco si può prendere la deviazione per Palmyra, l'antica città romana nel deserto siriano. La
direzione da seguire è per Dayr az Zawr (lo troverete scritto in 200 modi diversi). Fermatevi per una sosta
al Baghdad café: posto fresco e pulito e gente splendida.
Su Palmyra non c'è nulla da dire...Le immagini parlano da sole. Solo un consiglio: qualunque guida vi
manda a dormire allo Zenobia...Evitate! Le camere hanno costi spropositati rispetto agli altri alberghi e la
qualità e uguale se non inferiore. Inoltre, essendo abituati a lavorare con i tour non hanno la gentilezza e
la cura del turista come in altri posti.
Se vi sentite avventurosi, proseguite da Palmyra per Dayr az Zawr. A circa 70 km troverete un bivio che
vi segnala a sinistra per al Raqqa...Seguitelo. É una pista semiasfaltata che vi farà tagliare il deserto.
Troverete altri bivi senza indicazioni: prendete sempre a sinistra e vi troverete davanti agli occhi - quasi al
confine con la zona dell'Eufrate - i resti della magnifica Sergiopoli, ricca città più volte caduta in
disgrazia e ricostruita nonché residenza estiva degli Omayyadi e luogo del martirio di San Sergio. Con il
nome di Al Rasafa viene citata anche nella Bibbia. É impressionante vedere una cinta muraria di mezzo
km x mezzo km in mezzo al niente del deserto.
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Bosra - antica città romana ai confini con la Giordania. L'anfiteatro è perfettamente conservato e l'antica
città romana ancora abitata, tant'è che potete tranquillamente andare su e giù per la via centrale dei fori.
Si deve partire dall'Italia con il visto già fatto. Il carnet de passage (obbligatorio per i veicoli) lo si può
fare in frontiera; non è molto economico ma costa sicuramente meno che farlo in Italia.
I camper si preparino a pagare la supertassa diesel...Coraggio, in fondo il diesel in Siria costa veramente
poco!
Le strade sono buone anche se quasi totalmente prive di segnaletica orizzontale (le corsie non sono un
concetto molto sentito in Siria!). Non fermatevi mai a far passare i pedoni: sarete ingiuriati dagli
automobilisti dietro di voi che non rallenteranno minimamente e anche dal pedone!
Non esistendo il diritto o l'obbligo di precedenza, lo determinano peso e velocità del mezzo: chi va più
veloce e si fa meno male, passa.
Il sorpasso può avvenire i qualsiasi direzione e occhio a chi viaggia contromano.
La benzina costa molto poco ma è impossibile far capire al benzinaio le parole senza piombo. Meglio
vedere dove si servono le macchine più nuove o farvi scrivere un foglietto in arabo da qualcuno. E non vi
fidate del colore della pompa perchè cambia da stazione a stazione e a volte anche all'interno
Il viaggio intero comprende anche Turchia e Giordani ma abbiamo diviso il racconto nelle tre nazioni...
Potete leggerlo anche su www.Claudiaemarco.It (ci sono anche altri viaggi)

15. Le mille e una, (Siria e) Giordania


di Alese - pubblicato il 21/8/2007
Questo resoconto di viaggio continua dalla Siria...
Prima di iniziare il nostro racconto vogliamo ringraziare tutti i turisti per caso che prima di noi hanno
descritto i loro itinerari che sono stati fonte di ottimi suggerimenti!
Siamo partiti io (Alessandra) e lui (Michele) dal 22 Luglio al 10 Agosto, 20 giorni tra Siria e Giordania e
abbiamo speso in tutto 1.500 euro (a testa). Abbiamo volato con Royal Air Jordan (Roma Amman
Aleppo; Amman Roma), non abbiamo prenotato niente, solo le prime 3 notti ad Aleppo. In Siria ci siamo
spostati noleggiando negli alberghi le automobili con autista mentre in Giordania abbiamo noleggiato
l’automobile, in Giordania le strade sono tranquille, e le indicazioni costanti e in entrambe le lingue.
Siamo arrivati ad Amman da Damasco con il pullman, la sera del 30 Agosto, abbiamo pernottato al
Bellevue (su suggerimento della Lonely, che lo catalogava tra gli alberghi di costo intermedio, quando ci
hanno presentato il conto ci è preso un colpo...Ma quest’aspetto credo sia soggettivo, comunque verificate
sempre quello che dice la Lonely perché ultimamente ci sta dando delle belle sole)!
Il 31 abbiamo per prima cosa cambiato albergo (siamo andati al caravan hotel) e poi abbiamo scorazzato
in lungo e in largo per Amman, abbiamo mangiato al Jerusalem restaurant (delizioso) e abbiamo
comprato dei dolcetti (che ho riportato anche a Roma come regalo, alla pasticceria Habibab che sta
appiccicata al Jerusalem).
L’1 abbiamo noleggiato una macchina con autista e siamo stati ad Umm Qais, Pella, ar Rabad e Jerash,
sono tutti posti che a mio avviso meritano di essere visitati sono affascinanti da un punto di vista storico,
paesaggistico, archeologico, peccato che quando siamo stati noi a Jerash c’era un festival di musica per
cui era invasa da stand di coca cola.
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Il 2 abbiamo visitato i castelli del deserto (Michele ve li risparmierebbe, io no perché uno per un motivo
uno per un altro sono molto suggestivi): qasr Kharana è un edificio simile ad un caravanserraglio che
sorge nel cuore del deserto, è vero che gli passa accanto la superstrada, ma io l’ho trovato singolare molto
bello nella sua semplicità; qasr al-Azraq era il quartier generale di Lawrence d’Arabia e mica vorrai
lasciar la Giordania senza aver visto la residenza di Lawrence; e infine qusayr Amra (patrimonio
dell’unesco) che va assolutamente visitato perché ci sono delle rappresentazione di nudi cosa unica per i
musulmani che sono iconoclasti!
Il 3 abbiamo finalmente noleggiato l’automobile, le strade sono assolutamente ben percorribili, ci sono le
indicazioni e non abbiamo trovato veramente alcuna difficoltà (se non quella per uscire da Amman, e
pensare che abito a Roma e faccio un lavoro per il quale guido tutto il giorno!!!!). Quando siamo riusciti
ad uscire, ci siamo affacciati nel luogo dove è stato battezzato Gesù ma in tutta onestà non siamo entrati a
vederlo, ci siamo poi diretti sul Monte Nebo e verso il Mar Morto, qui assolutamente dovete fare
l’esperienza di immergervi, attenti agli occhi, e a meno che non andiate alle spiagge attrezzate, portatevi
delle bottiglie di acqua per sciacquarvi, sono assolutamente necessarie!!! Ci siamo trovati una spiaggetta
un po’ isolata per potermi mettere in costume tranquillamente (l’accesso alle spiagge non è comodissimo,
ad eccezione chiaramente di quelle con gli stabilimenti) ma tempo di spogliarmi, sono arrivati tutti a fare
il bagno lì, d’altronde come a noi incuriosisce vedere le donne far il bagno vestite a loro incuriosisce
vederci farlo in costume! Abbiamo poi proseguito per Madaba dove abbiamo visto gli affascinanti
mosaici e attraverso la strada dei re che consiglio a tutti perché è meravigliosa siamo giunti distrutti la
notte a Petra. Qui non avrete problemi di albergo perché Petra è tutta un albergo, noi siamo stati al silk
road hotel vicinissimo all’ingresso cosicché la mattina successiva alle 6:30 eravamo i primi. Neanche a
dirlo Petra è un’emozione unica mi raccomando arrivate fino al monastero sulla montagna e se ce la fate
andate a piedi e non sui quei somarelli che mi facevano una pena incredibile, sarà tosta, vi dico che
nonostante mi fossi messa le scarpe più comode che avevo, sono riscesa solo con i calzini e ho ancora le
unghie peste!!!
Il 5 abbiamo fatto un giro di 3 ore e mezzo con la jeep nel Wadi Rum (ci siamo accontentati di un tour
piuttosto turistico ma eravamo stravolti), non siamo rimasti a dormire nel deserto perché dopo 2 settimane
di viaggio cominciavamo ad essere provati, ma consiglio a chi non ha mai fatto questa esperienza di farla
perché come si vedono le stelle nel deserto non le si vede in nessun altro posto al mondo (cercate di
arrivarci con la luna nuova). Considerate che nel Wadi Rum non hanno bancomat e si può pagare solo con
contanti, noi siamo stati limitati da questo fatto poiché convinti di poter prelevare avevamo i soldi appena
sufficienti per pagare il tour. Il prezzo è a jeep, non a persona, per cui se riuscite a organizzarvi in più
persone risparmierete un bel po’, la jeep per il tour scelto da noi è costata 49 JD (praticamente 49 euro).
Salutato il Wadi Rum siamo approdati ad Aqaba, ci siamo spostati a sud verso il confine con l’Arabia
Saudita perché lì le spiagge sono più belle. Abbiamo alloggiato al Beduin garden village (che ha anche la
piscina o meglio una pozzanghera ma che non potete immaginare quanto sia una svolta) si trova proprio
di fronte alla barriera Gorgonian I e II che sono le più belle, non dovrete far altro che attraversare la
strada, mettervi le pinne e la maschera (che affittano all’albergo) e gettarvi in quell’acquario meraviglioso
di pesci!!!!
Abbiamo trascorso gli ultimi giorni lì ad Aqaba in pieno relax e riprendendoci dalle fatiche del viaggio,
infine il 9 siamo tornati ad Amman abbiamo fatto gli ultimi regalini (tra cui i dolcetti di cui sopra che
consiglio a tutti perchè le persone a cui li ho regalati ne sono stati ghiotti) e siamo tornati a Roma
arricchiti di un bagaglio emotivo e culturale che custodiamo gelosamente, buon viaggio a tutti!!!!
Se vi occorrono altre informazioni mi potete scrivere a filiamaris@libero.It

16. Una Estate tra Siria e Giordania


di Saverio Pansini 1 - pubblicato il 23/11/2000
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Il Viaggio
28.07.2000 ore 20 partenza da Bari: traghetto per Igoumenitsa (Grecia) passaggio open dek .
29.07 Igoumenitsa Kavala (camping Irini)
30.07 Kavala Istambul (Atakoy Mocamp) passaggio frontiera 6 ore.
31.07 Istambul Ankara Goreme (Kaya camping)
01.08 Visita: caravanserraglio di Giris,
valle di Goreme, Urgup, i camini delle fate, Zelve
02.08 (1) Goreme - Antiochia Aleppo (camping Kaddour) passaggio frontiera
3 ore
La Siria
03.08 (2) GIRO DEL MASSICCIO CALCAREO
Qalah Siman Chiesa di S. Simeone Stilita
Villaggio di Dayr Siman (villaggio con chiese del V secolo), Tombe romane ipogee e ritratti romani
scolpiti nella roccia siti nelle
Vicinanze Monastero abbandonato,Strada romana Antiochia-Chemnestrin
Città morta di Bachira, Qalb Lawzah (basilica bizantina)
Quirq Biza (Villaggio abbandonato con case con pietre scolpite e chiesa, una delle più antiche della Siria)
(a questo giro si può aggiungere la visita del tempio classico in basalto di Ayn Darah e della città di
Behio, in realtà non eccessivamente interessante)
04.08 (3) ALEPPO (HALAB) Cittadella, Centro storico arabo con moschee e palazzi
Quartiere cristiano con bellissime case oggi sede di altrettanto begli alberghi (entrare per visitare senza
timore o farsi accompagnare)
Suk (labirintico, sporchissimo, incasinatissimo
bellissimo, conferma i luoghi comuni sugli Arabi)
Museo (pochi reperti ma importantissimi, è tenuto male)
Hotel Baron (oggi decaduto perciò più fascinoso,
bevetevi una birra pensando agli illustri
avventurieri che l'hanno frequentato)
Si mangia benissimo in un bel ristorante poco costoso, Al Machrabia, nel quartiere cristiano

05.08 (4) LE CITTA MORTE


Ebla (area archeologica curata da scuola italiana è recuperata la leggibilità del sito)
Maarrat an Numan (museo in caravanserraglio con mosaici
interessantissimi)
Città morta di Serjilla
Al Barah
LA VALLE DELL’ORONTE
Apamea (area archeologica); (notte dinanzi al Bar dell'area)
Fermandosi di più ad Apamea si può vedere la Moschea ottomana sec. XVI (solo esterno);
Caravanserraglio (museo* con bellissimi mosaici bizantini, bella anche la struttura); Fortezza Al Madiq
(Mamelucca)
06.08 (5) Qalah Shayzar, Fortezza sull'antica Cesarea, (solo dal basso)
Hamah
Qasr ibn Wardan (castrum bizantino nel deserto, sul percorso si vedono trulli tipo Puglia)
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VERSO LA COSTA MEDITERRANEA


Krak dei cavalieri (notte presso il ristorante del castello, possibilità diluce, bagni)
07.08 (6) Ugarit (zona archeologica)
Al Haffah (Castello di Salah ad Din cinta muraria e bagno turco)
Qalat al Marqab (castello crociato, cappella* con affreschi, visto solo all'esterno)
Tartus Cattedrale di Notre-Dame, lungomare. (camping Al-Asmar)

Abbiamo saltato sulla costa: Ras al Basit, una delle più belle spiagge della Siria (ho i miei dubbi sulla sua
bellezza, tutta la parte mediterranea della Siria è industrializzata), Latakia, arco quadrifronte, (è una città
molto caotica, come tutte le città siriane), Jablah Teatro romano ben conservato, complesso ottomano
(non so proprio come sia).
Abbiamo saltato nell'interno: Safita, Castello bianco dei Templari (ci hanno detto che è rimasto molto
poco, una torre), Hisn Sulayman, quasi vicino Tartus luogo di culto semitico del dio Bel presenta quattro
porte con bassorilievi (difficilissimo da trovare sulla carta, figuriamoci nella realtà), Masyaf, centro e
castello ismaelita (male, il luogo pare essere incantevole soprattutto dal punto di vista paesaggistico),
Homs (pare non essere un danno), Salamiyah, centro ismaelita, a Km.6 Qalat ash Shamamisah, fortezza
del Sole in un cratere (sulla carta siriana non è segnata come luogo interessante, non sappiamo cosa ci
siamo persi).
Non abbiamo visto nemmeno al ritorno nei pressi di Damasco: la Cattedrale di Yabrud, i Monasteri di S.
Sergio e S. Tecla a Maalula (male, molto male), il convento della Vergine sull'acropoli a Saydnaya.
08.08 (7) Tartus Damasco (passaggio frontiera un'ora e trenta)

LA GIORDANIA
LA REGIONE SETTENTRIONALE E LA SPONDA
ORIENTALE DEL GIORDANO
(1) Jarash, area archeologica, (dormito presso Olive Branch Resort,costoso e senza energia elettrica,
pessimo il ristorante)

09.08 (2)Ajlun, castello Qalat ar Rabad.


Umm Qays (area archeologica, panorama sul lago di Tiberiade)
Pella (area archeologica)
Tell as Saidiyah, luogo in cui le acque si ritirarono per far passare il popolo di Israele (il Giordano non si
vede mai, si passa con l'auto e si ricorda!)
Ponte sul fiume Nahr az Zarga antico confine del regno di Sion (sono passato, ma non me ne sono
accorto,
As Salt, città ottomana (non vista, panorama splendido sulla valle del Giordano)Sosta notturna presso una
colonia per ragazzi giordani.
Non abbiamo visto: Damiyah (serie di 200 dolmen, male!)
10.08 (3) Amman (c';è poco da vedere, ma va vista)
Non abbiamo visto nei pressi della capitale: Ahl al Kahf (area archeologica romana e bizantina), Khirbat
al Souk (mausoleo romano), Al Hasa (castello ottomano), Qasr al Abd (castello di marmo bianco, vicino
Araq al Amir, male!)
IL MONTE NEBO
Madaba, area archeologica (non vista), chiesa di S. Giorgio e altre, mosaici
Khirbat al Mukhayyat, chiesa dei SS. Lot e Procopio (è il mosaico meglio conservato della Giordania).
Monte Nebo, Santuario.
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LA STRADA DEI RE
Uadi al Mujib, punto suggestivo,
al Qasr, case costruite con resto di tempio(sono passato, ma non mene sono accorto),
Ar Rabbah, area archeologica (vi sono colonne romane in tutto il paese),
Al Karak, (abbiamo dormito nel parcheggio del Mut'ah Palace Hotel vicino l'Università di Mutah)
11.08 (4) Al Karak, cittadella,
At Tafilah, castello crociato (solo esterno),
Dana, paese intatto, riserva naturale (camping introvabile),
Ash Shawbak, castello
e panorama bellissimi,
Petra (notte nel sicurissimo parcheggio dell'area archeologica)
12.08 (5) Petra, area archeologica (attenzione alle fregature per mangiare, prezzi altissimi)
13.08 (6) Al Wuayzah, forte crociato (solo esterno), Piccola Petra As Siq al Barid
(voglio andare contro corrente: dopo lo splendore di Petra è poca cosa)
LA STRADA DEL DESERTO
Ras an Naqb (paesaggio splendido), Khirbat al Khitharah, fortezza (non
vista) gole
Non abbiamo visto: Al Humaymah (villaggio di varie epoche, solo accompagnati,)Al Quwayrah
(villaggio con case in terra cruda e forte)
IL MAR ROSSO
Aquaba (National Turistic Camp)
14.08 (7) Aquaba, Gita a Wadi Rum
Non abbiamo fatto: gita all'isola egiziana di Jazirah Firawn
15.08 (8) Strada confine con Israele

DEPRESSIONE DELLA ARABA


Penisola al Lisan, As afi, resti del santuario di Lot
Non abbiamo visto: Bab adh Dhra, possente cinta di mura (forse poca cosa)
IL MAR MORTO
Fermarsi e bagnarsi almeno i piedi alla suggestiva foce, canion, del Wadi al Mujib, pizzicheranno i piedi
gli unici pesci che sono nei pressi del Mar Morto. Zarqa Main, stazione termale, molto cara non fare il
bagno. Bagnarsi alla stazione balneare di Suwayma. Luogo del battesimo di Gesù, piccola chiesa, ma
niente Giordano. Risalire dal Monte Nebo, di sera si vedranno le luci di Gerusalemme.
(Notte nel parcheggio della chiesa di S. Giorgio di Madaba)
16.08 (9) Mukavir, rovine palazzo asmoneo, forse di Erode dove danzò Salomè
Umm ar Rasas, città allo stato archeologico, splendidi mosaici.
I CASTELLI DEL DESERTO
Qars al Kharanah, Qars Amrah, Qasr al Azraq (notte presso la Rest Hause dell'oasi)
17.08 (10) Qasr al Hallabat, Hamman as Sarah
Non abbiamo visto: Qasr al Uwaynid (forte romano, solo con fuoristrada), Qasr Ayn as Sil (fattoria e
terme romane), Qasr Asaikhin (solo con fuoristrada), Qars at Tubah (solo con guida), Quasr al Mushash,
Al Qastal, Qars Al Mushatta.
Umm al Jimal, città morta bizantina. Frontiera Siria due ore e trenta
LA SIRIA
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LA SIRIA MERIDIONALE E LA REGIONE DELL'HAWRAN


(1) Bosra, cittadella, notte in una piazza con fontana.
18.08 (2) As Suwayda, tempio di Amrath (non visto), museo con interessanti mosaici, Shahba, teatro
romano, cardo, museo con sei mosaici, i più belli della Siria,Philippeion.
Non abbiamo visto: Shaqqa (Qaysariyah, il convento, una delle più antiche costruzioni monastiche),
Qanawat (tempio di Zeus, basilica*)
Damasco (camping Kaboun sulla strada per Homs)
19.08 (3) Damasco
20.08 (4) Damasco,
Palmira, area archeologica (notte presso Hotel Zenobia, luce, uso bagni)

Non abbiamo visto: Dumayir (verso Palmira Tempio dedicato all'Altissimo trasformato in fortezza
medievale) i I CASTELLI OMAYYADI Qasr al Hayr ash Sharqi, posto affascinante, farsi accompagnare,
(vicino Dumayir Km.20 su pista), Qasr al Hayr al Gharbi

21.08 (5) Palmira, tempio di Baal,


LUNGO IL CORSO DELL'EUFRATE
Qalah Rahbah, Castello arabo (solo esterno dalla strada), Dura Europos,Mari (scavi molto specialistici di
scuola francese, notte dinanzi agli scavi),
Al Bukamal (simpatica città molto araba e poco turistica)
22.08 (6) Mari, Fortezze di Halabiyah e Zalabiyah, Rusafah città nel deserto
distrutta,splendida,
Qalah Jabir (castello nel lago), Aleppo (camping Kaddour)
Non abbiamo visto: Ar Raqqah (cinta muraria e porta Baghdad)
23.08 (7) Aleppo, frontiera due ore.
TURCHIA
(1) Kizkalesi (camping Kervan)
24.08 (2) Kizkalesi
25.08 (3) Capo Anamur (strada difficile, posti molto belli), Kemer (camping)
26.08 (4) Kemer
27.08 (5) Capo Gelidonia (strada non eccessivamente difficile, mare molto bello)
Kusadasi (camping Yat)
28.08 (6) Kusadasi
29.08 (7) Kusadasi Cannakkale, frontiera 2 ore
Alessandropoli (Grecia) (camping)
30.08 Alessandropoli Meteore (camping Philoxenia)
31.08 Meteore – Igoumenitsa (imbarco per Bari Superfast Ferries in open dek)
01.09 ore 9,00 Arrivo a Bari
Giorni di viaggio 34, effettuati Km. 9.400.
Costi alle frontiere Lit.
1.150.000

17. Il volto celato


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di paolo massimo - pubblicato il 31/5/2009


Domenica 17 con un volo Air Jordan da Roma ad Amman e poi cambio per Aleppo.Abbiamo preferito
viaggiare di giorno ed arrivare alle 22.15 ,la maggior parte dei voli arrivano ad ore impossibili della
notte.Costo A/R 520 euro.Il ritorno con partenza da Amman perchè abbiamo prolungato la visita fino a
Petra.Il nostri itinerario è stato:Aleppo-Hana-Palmyra-Damasco-Bosra-Madaba-Petra-Mar morto-
Madaba-Amman.
Arrivo ad Aleppo e col Taxi (500 pound)siamo andati all'albergo prenotato via internet.Dar Zamaria
Hotel.Molto bello,un antica dimora,anzi alcune antiche dimore collegate,restaurate benissimo.Ci hanno
assegnato una suite,che non avevamo chiesto,(costo 84 euro per notte),grandissima,eccessiva per il nostro
standard.Comunque suggestiva,sembrava una cappella con vetri a mosaico.Tutte le stanze danno su cortili
ora coperti arredati come salotti.La zona dell'albergo fa parte della città vecchia,edifici
bassi,tuttosommato pulita.La mattina seguente usciamo per andare verso la cittadella ed il
souq,attraversiamo una grande piazza con degli edifici orribili(stile realismo sovietico decaduto)Traffico
sostenuto ma soprattutto Taxi,poche moto,alcune bici.Occhio ad attraversare perchè nessuno si
ferma.Cittadella suggestiva,imponente,merita la visita.Poi visita al souq,anche questo interessante,con
volte a croce,vecchi edifici(khan)con cortile intatto pieno di attività commerciali,sempre molto colorato.I
commercianti non sono pressanti (come per es. In marocco),però tutti coloro che si interessano a te e
chiedono se hai bisogno di aiuto,magari parlandoti in italiano,hanno sempre un negozietto vicino e ti
invitano a visitarlo.Una cosa che colpisce è la quantità di donne vestite in nero col volto coperto ,anche
giovani.La lonely planet parla in modo entusiastico di aleppo,ma secondo noi la città a parte questi due
luoghi e la moschea principale, non offre particolari attrazioni.
Il giorno seguente tramite l'albergo prenotiamo un taxi per visitare i resti della basilica di san simeone (lo
stilita).Dista circa 25 Km è su di un cucuzzolo circondato da una zona desertica,merita la visita.(3000
pound per il taxi)Secondo noi un pò troppo caro perchè in tre ore ritorniamo all'albergo.
Il giorno seguente sempre col taxi partiamo per Hama con deviazione per visitare una delle città morte
(Serjlla)e poi il sito archeologico di Afamya.La guida che ho già citato si esprime anche in questo caso
con termini enfatici.Ma io direi che entrambi sono luoghi suggestivi ma non valgono più di
tanto,sopratutto se uno intende visitare Palmyra.Comunque dopo un viaggio di circa 6 ore (5000 pound)
arriviamo ad Hama dove pernottiamo 2 notti.All'arrivo all'albergo ,scelto su Trip advisors,abbiamo una
sorta di tracollo per lo squallore dell'edificio.Comunque il dado era tratto.Si accede all'Hotel con un
ascensore e per fortuna l'interno è più gradevole e la camera si rivela accettabile.(Hotel Noria 55 dollari
con colazione).La cittadina sa di ben poco a parte le Norie(sorta di enormi ruote di legno che trasportano
l'acqua dal fiume all'acquedotto sovrastante),c'è una parte di citta vecchia molto carina ma purtroppo
molto piccola.In compenso scopriamo uno dei migliori ristoranti del viaggio ,in una vecchia casa
restaurata con un cortile bellissimo.Ristorante Aspasia (1600 pound in due).Il giorno seguente abbiamo
prenotato tramite l'Hotel Cairo (vicinissimo al Noria)una gita in gruppo al Krack dei cavalieri.Costo 750
pound a testa,partenza alle 9 e ritorno verso le 15.Viaggio interessante,prima si visita un altra fortezza ben
restaurata,poi tra le montagne il famoso Krack.Bello.
Il giorno successivo prendiamo il bus per andare a Palmyra.Comodo,air conditioned,posto prenotato,costo
irrisorio (150 pound a testa !)durata del viaggio 3 ore circa.(ci sono 4 corse al giorno).Palmyra merita il
viaggio in Siria.Ambiente suggestivo,deserto color ocra,il colore delle pietre è fantastico,passeggiare tra
le rovine è suggestivo.C'è il castello in cima ad un rilievo montuoso che si può raggiungere a piedi,poi le
tombe,ma il bello è il contesto.La cittadina non sa di niente.L'albergo è però decente(hotel Villa
Palmyra,60 dollari con colazione).Il giorno seguente verso le 13 prendiamo il Bus per andare a Damasco
(3 ore costo 200 pound a testa).Viaggio comodo,siamo gli unici turisti.All'arrivo a damasco siamo
assaltati dai taxisti,ci chiedono 500 pound per andare in centro,trattiamo fino a 300 e partiamo per l'hotel
Sultan (poi scopriamo che il costo sarebbe stato di 100 pound).A damasco è stato difficile trovare la
sistemazione per cui è consigliabile prenotare in anticipo(gli hotel che ci avevano consigliato erano
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l'Afamia ed il City hotel ma erano tutti pieni)Abbiamo trovato il Sultan che costa 55 dollari.Hotel al solito
2 piano raggiungibile con ascensore,molto basic.La prima stanza assegnata sarà stata 3 metri per tre col
bagno con la porta a soffietto ed il lenzuolo corto che non copre tutto il materasso.Il giorno seguente
abbiamo chiesto il cambio e la successiva era molto meglio anche se sempre molto basic.Comunque i tre
hotel sono vicini e comodi per raggiungere la parte vecchia (10 minuti a piedi).Damasco è piacevole,una
buona sensazione,c'è più verde,il souq è molto bello,ampio,coperto a volta,la moschea principale è
bellissima.(a parte per le donne che devono indossare un enorme mantello con cappuccio).Altro
bellissimo palazzo è Azem,vicino al souq,pieno di cortili con alberi e sale tutte affrescate.Anche Damasco
vale la visita in siria.Buoni ristoranti sempre in case damascene ben restaurate.(Al Elissar ed un altro di
cui non ricordo il nome davanti alla chiesa cattolica di straight street,entrambi molto curati ed in ambiente
molto piacevole,spendendo 1500-1700 pound).
Il giorno seguente gita a Maalula con un taxi collettivo.Prima un taxi per arrivare alla stazione dei
collettivi (1oo pound)poi attesa per riempire il collettivo e per 40 pound con altre 13 persone arriviamo
dopo un ora di viaggio alla cittadina di Maalula.Ambiente suggestivo,arroccata sotto dei roccioni.La parte
vecchia è cadente e difficilmente visitabile,c'è un suggestivo piccolo canion dove ci sono abitazioni
scavate nella roccia,si arriva poi al monastero di san giorgio.Piacevole,su un cucuzzolo,la chiesa è carina
e abbiamo assistito ad una preghiera recitata in Aramaico.(in questo paese si parla ancora questa
antichissima lingua)E' stato emozionante,una lingua che va a toccare delle sensibilità arcaiche che
abbiamo dentro di noi.
Il giorno dopo abbiamo tramite l'hotel prenotato un taxi per andare a Bosra,Amman e Madaba.(5000
pound).A Bosra c'è da visitare una cittadella con dentro un teatro romano conservato benissimo in basalto
scuro.Molto bello,intorno poi c'è la città vecchia ma dopo Palmira tutto è deludente.Il nostro viaggio in
siria termina qui.L'opzione taxi per passare la frontiera è stata utile perchè si devono passare almeno sei
controlli.C'è da pagare una tassa di uscita dalla siria di 500 pound a testa,il visto giordano costa 10 jordan
e si puo fare alla frontiera.
Da ricordare che il visto siriano che sembrava fattibile all'ingresso l'abbiamo dovuto fare a Roma
spendendo tramite agenzia di viaggio 80 euro a testa.In giordania abbiamo solo visitato Petra che è
meravigliosa e vale senz'altro il viaggio.
Commenti sul viaggio.Un pò deludente Aleppo,bella Palmira e damasco,la gente è cordiale,nessuno ti
importuna,non si avverte nessuna sensazione di pericolo.Troppe donne in nero e troppe foto del
presidente e del padre del presidente.Il cibo è buono anche se un pò monotono.Viaggiare risulta facile,in
bus il costo è ridicolo,se si viaggia in autonomia sempre farsi scrivere in arabo i nomi delle
località,prendere sempre con spirito critico quello che è scritto sulla lonely planet.Buon viaggio.

18. Siria, un viaggio da consigliare


di puremorning1999 - pubblicato il 8/6/2008
Ciao a tutti,
alcune INDICAZIONI GENERALI prima di passare al racconto delle singole giornate:
1. La Siria è un paese davvero sicuro. Non abbiamo avuto mai il benché minimo problema e la gente,
molto cordiale, è sempre stata disponibile. Tutti parlano almeno qualche parola d’inglese, rendendo
dunque la comunicazione di base possibile in qualsiasi frangente.
2. Il periodo da noi scelto è proprio l’ultimo periodo accettabile prima dell’estate. Forse aprile sarebbe
stato più indicato ed è davvero sconsigliato recarsi in Siria da giugno in poi. Il grande vantaggio del
periodo prescelto è la quasi totale assenza di turisti in giro: avere Bosra e Palmira per sé è un’esperienza
che aumenta il fascino dei luoghi.
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3. I prezzi sono molto bassi, rispetto agli standard occidentali. E’ vero che spesso vi sono ufficialmente
due categorie di prezzi, una per i locali ed un’altra per gli stranieri (ad esempio negli hammam ed in
alcuni alberghi), ma anche così il paragone con i prezzi europei non regge. La contrattazione, se non è
esposto il prezzo, è d’obbligo, ma aspettatevi dei prezzi di partenza molto più onesti rispetto a quanto
accade in altri paesi del mondo arabo. Forse l’unico settore nel quale queste regole non valgono è quello
dei taxi, dove più di una volta ci siamo visti costretti a non accettare taxi i cui autisti non solo non
volevano attivare il tassametro, ma proponevano prezzi molto elevati. Il basso costo della vita ci ha
permesso quasi quotidianamente due lussi: l’hammam e la cena in un ristorante elegante. A differenza di
quanto indicato nelle guide, le mance sembrano quasi obbligatorie: a volte – ad esempio negli hammam –
vengono chieste esplicitamente, altre volte – ad esempio dagli autisti o nei taxi – vengono sollecitate (i
prezzi da noi indicati nel resoconto sono sempre inclusivi di mance). Nessun problema comunque,
considerata l’esiguità delle somme in gioco, nonché il livello dei servizi, sempre molto buono. Quanto
alla valuta locale, il pound siriano (SYP), abbiamo avuto spesso l’impressione che Euro o Dollari
potessero farne le veci senza problemi. Non ci avevamo pensato in Italia e dunque abbiamo sempre
ritirato dalle banche con la carta VISA, che però ha applicato un cambio non esattamente favorevole (per
10.000 SYP occorrevano 140 EUR, contro un cambio ufficiale di quasi 130 EUR!). Le carte di credito
non sono accettate con frequenza, ma nelle maggiori città vi sono numerosi bancomat collegati con il
circuito VISA. La AMEX pare non sia accettata da nessuna parte.
4. Viaggiare all’interno della Siria è di una facilità sconcertante. Per le lunghe tratte gli autobus di lusso,
dignitosi ed estremamente economici, sono efficientissimi, mentre per le visite a dei siti che non sono
serviti dai mezzi, oppure per l’organizzazione di brevi tour personalizzati, è sufficiente rivolgersi ai
portieri degli alberghi, che hanno sempre un autista a disposizione in grado di portarvi dove volete, dopo
una rapida contrattazione. Di conseguenza, noleggiare e guidare un’auto in Siria è vivamente sconsigliato,
considerato che le regole di buona circolazione sono del tutto disattese e che, soprattutto fuori dalle grandi
città e dalle autostrade, le indicazioni sono scarse e prevalentemente in arabo.
5. Capitolo alberghi: alcuni amici ci avevano sconsigliato di utilizzare albeghi economici a Damasco, in
quanto la loro esperienza era stata pessima. In tutte le altre mete, invece, abbiamo soggiornato in alberghi
economici consigliati dalla Lonely Planet e ci siamo trovati sempre bene. Unica eccezione: Deir-Ez-Zor,
dove abbiamo alloggiato in un albergo di categoria media.
6. Il cibo è ottimo ovunque, dai ristoranti di lusso alle bancarelle nei mercati.
1° giorno
Partenza con volo Alitalia da Milano Linate via Roma, che ci porta a Damasco alle 3 di notte. Con un taxi
ufficiale (il banchetto si trova all’uscita dell’aeroporto sulla destra – prezzo fisso 1000 SYP)
raggiungiamo l’albergo, già prenotato in Italia (Hotel Sultan, Al-Baroudi Str., Tel.: (+963 11) 2225768 –
2216910, Fax: (+963 11) 2240372; e-mail: sultan.Hotel@mail.Sy; 2500 SYP la doppia con bagno, aria
condizionata e colazione).
2° giorno
Il primo giorno intero in Siria è dedicato alla visita classica dello splendido centro storico di Damasco, dal
souq – meravigliosamente e spettralmente silenzioso con i negozi chiusi essendo un venerdì – alla
Moschea degli Omayyadi, passando per il quartiere cristiano. Tornati in albergo a metà pomeriggio,
chiediamo alla reception di procurarci un autista per il giorno successivo (destinazione: Shahba, Qa’nawat
e Bosra. Costo totale: SYP 4600) e terminiamo la giornata nell’Hammam Nureddin (posto molto bello,
ma massaggio deludente; SYP 600 a testa) ed in un ristorante di classe nel centro storico, Elena, con
l’insegna in caratteri cuneiformi (SYP 700 a testa).
3° giorno
Con l’autista (Hussan, cell.: 093411009) ed il suo microvan nuovo e con aria condizionata ci dirigiamo a
Shahba, paesino sulla strada per Bosra con alcuni reperti romani interessanti e soprattutto un museo molto
piccolo ma con alcuni mosaici davvero degni di nota. E’ poi la volta di Qa’nawat, con la sua piccola area
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archeologica. Questi due villaggi, che forse di per sé non meriterebbero un’apposita visita, possono essere
inclusi in una gita a Bosra, che, al contrario, è uno dei momenti migliori del viaggio: la città antica, ma
soprattutto il teatro, sono splendidi. Ritorno a Damasco nel tardo pomeriggio e ripetizione del rito
hammam-ristorante. Stavolta siamo andati all’Hammam Bakri, meno turistico e più economico del
precedente, con un massaggiatore molto efficace (SYP 330 a testa). Il ristorante, Leila’s, di fronte alla
Moschea degli Omayyadi, è molto buono, con il surplus di una terrazza all’aperto con vista incredibile
sulla moschea (SYP 550 a testa).
4° giorno
Al mattino raggiungiamo la stazione degli autobus di lusso e prendiamo un autobus per Hama (SYP 150 a
testa), dove alloggiamo all’Hotel Cairo (Kouatli Str., Tel.: (+963 30) 222280 – 2471301; Cell.: 093
491508; Fax: (+963 30) 237206; e-mail: cairohot@aloola.Sy; 800 SYP la doppia con bagno ed aria
condizionata), decoroso ed economico. Hama è una città gradevole: palazzo Azem merita sicuramente
una visita, così come la città vecchia e le nourie. Sconsigliato invece l’hammam nel centro storico (SYP
300 a testa), frequentato solo da noi e da quattro scarafaggi, uno dei quali di dimensioni mai viste. Dopo
aver scoperto che il ristorante storico della città, il Sultan, è stato chiuso un anno fa, ci siamo diretti verso
il ristorante Le Meridien, collegato alla catena Cham, che però pur avendo un panorama splendido,
propone un cibo ed un servizio che lasciano un po’ a desiderare (SYP 475 a testa).
5° giorno
Con l’aiuto dell’Hotel Cairo recuperiamo un simpatico autista che ci porterà in giro nei due giorni
successivi (7000 SYP in totale per i due giorni). Il primo giorno iniziamo con il Krak dei Cavalieri,
spettacolare come da aspettative, proseguendo poi per il Castello di Saladino, che si rivelerà una
splendida sorpresa e concludendo la giornata ad Apamea. Arriviamo ad Apamea al tramonto, in totale
solitudine e lo spettacolo è davvero incredibile: è vero che, se non ci fosse Palmira, che è inarrivabile,
Apamea sarebbe senz’altro il miglior sito archeologico del paese. Ritorno ad Hama, questa sera senza
hammam, per concludere la serata al ristorante Aspasia: cibo molto buono e posto molto bello (SYP 400 a
testa).
6° giorno
Con il nostro fidato autista ci rimettiamo in cammino verso il Qasr-ibn-Wardan, sito molto piccolo ma
altrettanto interessante, proseguendo poi per le “case alveare”, che ricordano incredibilmente i trulli,
soprattutto dall’interno. Il complesso di “case alveare” sarà in effetti ormai un po’ turistico, ma, a
prescindere dal fatto che comunque qualcuno ancora ci vive, è un’esperienza divertente. Tornati ad Hama,
andiamo a visitare due delle “città morte”, Serjilla e Al-Bara. Da questo sito ci aspettavamo senz’altro
qualcosa di più, ma ciò non vuol dire che comunque non sia degno di nota. L’autista ci lascia a metà
pomeriggio ad Aleppo, all’Hotel Al-Gahawer (Bab Al-Faraj Str., Tel.: (+963 21) 2239554; Cell.: 955
476911; e-mail: gawaherh@aloola.Sy; 1000 SYP la doppia con bagno ed aria condizionata), dignitoso ed
in posizione centrale. Iniziamo la visita del souq, che, nonostante le indicazioni delle guide, troviamo
decisamente più turistico di quello di Damasco, con i venditori che cercano di trascinarti nei loro negozi.
In compenso, la Cittadella è davvero spettacolare. Purtroppo il più vecchio hammam della città,
l’Hammam Yalbougha an-Nasry, è chiuso da qualche anno e dobbiamo ripiegare per l’Hammam an-
Nahaseen, decente e con un buon massaggio (SYP 550 a testa). Concludiamo la serata presso la Sissi
House, uno dei ristoranti siriani maggiormente celebrati: buono sì, ma non più dei ristoranti che abbiamo
provato nei giorni precedenti (SYP 550 a testa).
7° giorno
Il settimo giorno è dedicato alla visita della Cittadella ed all’esplorazione del centro storico della città.
Aleppo è bella quanto Damasco, ma la sensazione di quiete e relax che abbiamo provato a Damasco qui è
assente: Aleppo è molto più frenetica della capitale e questo senza dubbio ha un notevole impatto
sull’atmosfera che si respira in città. A metà pomeriggio chiediamo in albergo di procurarci un autista per
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il lungo giro del giorno successivo e concludiamo la serata nell’Hammam Na’eem (SYP 600 a testa),
meno bello del precedente, ma con il miglior massaggio sperimentato in Siria.
8° giorno
Con Zacharias, autista molto simpatico con un ineffabile minibus non esattamente nuovo e senza aria
condizionata, visitiamo Qala’at Ja’abar, fortino che di per sé non meriterebbe molto, se non fosse per le
splendide vedute sul lago artificiale Al-Assad, ragione principale della deviazione. Proseguiamo poi per la
bellissima Rasafa (non perdetela!), dove passeremo un’oretta sotto il sole di mezzogiorno in pieno deserto
e andiamo a sud per una sosta al Qasr al-Heir ash-Sharqi. Quest’ultimo probabilmente non merita una
visita apposita, ma una sosta è consigliata se si può includere in un itinerario più vasto. Il costo del tour è
di SYP 6000. A metà pomeriggio Zacharias ci lascia a Deir-Ez-Zor, cittadina nell’estremo sud-est siriano
(Hotel Ziad, Tel.: (+963 51) 227338 - 214596; Fax: (+963 51) 211923, e-mail: hazem@ziadhotel.Com;
2200 SYP la doppia con bagno, aria condizionata e colazione). Questa zona della Siria inizia ad essere
davvero remota: siamo ad un centinaio di chilometri dall’Iraq e l’atmosfera vibrante che caratterizzava le
città siriane fino ad oggi visitate qui è assente. L’impressione che abbiamo è che Deir-Ez-Zor sia stata una
cittadina molto più ricca di adesso in un passato più o meno prossimo e che ora stia attraversando un
momento non proprio felice. Il ponte sull’Eufrate decantato dalle guide è in pessime condizioni e dei
ristoranti sul fiume non c’è più traccia. In compenso, la gente è incredibilmente curiosa e ci ferma spesso
solo per chiederci da dove veniamo. La sera saltiamo hammam e ristorante ed andiamo a letto presto.
9° giorno
L’albergo, su nostra richiesta, ci procura un autista che ci porta a Dura Europos ed a Mari (SYP 2150 in
tutto), a poco più di dieci chilometri dal confine con l’Iraq, che vediamo in lontananza. Sebbene delle
vecchie città sia rimasto ben poco, il sito di Dura Europos, con le sue vedute sull’Eufrate, ha un suo
fascino indiscutibile, mentre di Mari ci colpisce soprattutto la veneranda età del palazzo reale. Non è
facile dire se una deviazione fino a Deir-Ez-Zor, Dura Europos e Mari sia consigliabile. Sicuramente è un
percorso interessante, che permette di conoscere una Siria inedita e di visitare due località antichissime.
Per cui probabilmente se si dispone di un po’ di tempo, una visita vale la pena, diversamente, proseguite
direttamente fino a Palmira, che è ciò che facciamo noi una volta ritornati a Deir-Ez-Zor, con un autobus
di lusso (SYP 125 a testa). A Palmira alloggiamo all’Hotel Citadel (Tel.: (+963 31) 5910537; fax: (+963
31) 5912970; e-mail: citadelhotel@hotmail.Com ; 800 SYP la doppia con bagno ed aria condizionata).
Arrivati alla stazione degli autobus, veniamo portati in albergo da un simpatico signore, il quale per 400
SYP, si offre di farci da autista anche per il resto della nostra permanenza. Quindi ci porta sul fortino al
tramonto – unico momento della vacanza in cui siamo circondati dai turisti, ma comunque decisamente
degno di nota – per vedere le rovine dall’alto. Concludiamo degnamente la serata sulla terrazza del
ristorante dello Zenobia Hotel (900 SYP a testa): si mangia bene e, seppure i prezzi siano un po’ più
elevati della media, lo spettacolo delle rovine illuminate di sera, vale la spesa.
10° giorno
La sveglia alle 5 del mattino per vedere Palmira all’alba è ampiamente ricompensata dallo spettacolo
memorabile e dalla pace del luogo: assolutamente consigliata. Alle 8.30 con il nostro autista fidato
visitiamo le belle tombe ipogee e completiamo la visita di Palmira con il teatro e lo spettacolare Tempio
di Baal. Un autobus di lusso ci riporta a Damasco (SYP 175 a testa), dove ci fiondiamo all’ Hammam
Nureddin e ceniamo al Beit Jabri, splendido posto con buona cucina (SYP 550 a testa). L’albergo
prescelto è di nuovo l’Hotel Sultan.
11° giorno
Ultimo giorno di viaggio dedicato a Damasco. Visitiamo l’interessante souq Saroujah, il complesso della
Takiyya as-Suleimaniyya e visitiamo il Museo Nazionale, dove possiamo apprezzare i ritrovamenti
archeologici di molti dei siti che abbiamo visitato (primi fra tutti, Dura Europos e Mari). Stranamente,
però, non sono visitabili le due principali attrazioni del museo, vale a dire una tomba ipogea di Palmira e
la sensazionale sinagoga di Dura Europos... Niente paura, basta allungare una mancia ad uno dei custodi,
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che miracolosamente le porte dei monumenti si aprono ed addirittura ci si consente anche di scattare delle
foto nella tomba! Pomeriggio nel souq a fare un po’ di shopping (dimenticate i tessuti, tutti di un gusto
molto lontano dal nostro e piuttosto datevi alle spezie ed all’artigianato), prima del consueto
appuntamento con l’Hammam (Bakri) e con il ristorante (replichiamo al Leila’s). Il nostro viaggio sta per
volgere al termine – fortunatamente siamo d’accordo con un autista che a mezzanotte passata viene a
prenderci in albergo e ci porta in aeroporto per 700 SYP, dove abbiamo l’inaspettata fortuna di avere un
biglietto di accesso alla VIP room del Cham Hotel e passiamo un paio d’ore in tranquillità prima di
prendere, all’alba delle 4, l’aereo che ci riporta in Italia.
Un viaggio, come avrete potuto constatare, di facile realizzabilità, molto economico, che consente di
scoprire una nazione molto bella ed un popolo molto cordiale e socievole in un arco di tempo
ragionevole. Consigliatissimo!
Partenza il 3/12/2005 · Ritorno il 12/12/2005
Viaggiatori: fino a 6 · Spesa: Da 1000 a 2000 euro

19. Siria fai date on the road


di RosaLuca - pubblicato il 8/3/2006
Siria fai da te on the road (con disavventura)!
Abbiamo acquistato un ottimo volo di linea della Austrian Bologna-Vienna-Damasco attraverso il nostro
amato CTS di Forlì (Gabri è mitico) ad un prezzo molto accettabile e siamo partiti per una delle nostre
“avventure”. Metto fra virgolette per via dei punti di vista. Secondo alcuni facciamo un po' troppo “da
noi” correndo rischi, secondo altri che fanno avventure vere questo è nulla...Decidete voi.
Noi pensiamo che questo è il viaggiare che piace a noi, organizzarci da soli, arrangiarci, essere liberi e
prenderci i tempi che vogliamo.
Giorni di viaggio: 10
Costo complessivo a testa (viaggio, macchina, vitto, alloggio, ingressi): 600 Euro
Partecipanti: 4 (io, mio marito e le nostre due figlie di 17 e 18 anni)
Visto: si, a Roma, tramite corriere, ma lo fanno anche in arrivo (averlo saputo si poteva provare, ma forse
è stato meglio averlo già fatto così l’immigrazione è stata più liscia)
Mezzi di trasporto: auto Europcar (patente internazionale) a noleggio da aeroporto ad aeroporto e taxi
nelle città
Cose prenotate dall’Italia: il solo volo
Guide: sempre almeno due (oltre alle letture varie preparatorie ed alla visita di siti ufficiali dell’Ente del
Turismo), vale a dire l’EDT, soprattutto per alberghi e logistica, ed il Touring per piantine e descrittivi, in
aggiunta carta stradale (per fortuna, perché là non l’avremmo trovata facilmente e non c’era neppure
nell’auto a noleggio)
Periodo: 3/12 dicembre 2005
Tempo: sempre splendido, non una nuvola, temperatura mite.
Vaccinazioni: siamo coperti per tifo, epatite A e B e febbre gialla
Valuta: va benissimo l’Euro, lo accettano dappertutto, ma va bene anche il dollaro
Lingua: arabo e sempre e solo arabo, pochissimo inglese! Attrezzarsi con qualche parola e almeno con i
numeri. Noi abbiamo un bel vocabolario con tante cose utili, ma è dura.
Primo giorno: Arrivo a Damasco nel primo pomeriggio. Operazioni di immigrazione piuttosto lente, pur
se senza problemi. Appena prima del controllo passaporti c’è un cambia valute che ha fatto il prezzo
migliore di tutti e un piccolo ufficio turistico che ci ha dato materiale informativo e notizie varie. Dopo i
bagagli presso il desk dell’Europcar (in Siria associata alla Transtour) abbiamo preso la macchina, non
senza qualche problema, soprattutto ad intendersi!
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Poi, con un po’ di panico, anche perché in questo periodo alle 16,00 precise fa buio pesto in 10 minuti e
dovevamo cercare strada ed albergo..., ci siamo buttati nella nostra vacanza! Impatto tosto, tutto scritto in
arabo e poco di leggibile in caratteri occidentali di difficile individuazione. Seguendo un po’ la corrente
abbiamo fatto i circa 20 Km verso Damasco in una discreta autostrada a 4 corsie. Poi panico vero da
difficile orientamento. Un po’ a naso (seguire vie trafficate e illuminate) e un po’ a fortuna siamo arrivati
in una zona centrale. Avevamo identificato una zona di alberghi a ridosso della città vecchia e della
Cittadella e l’abbiamo trovata. Il primo albergo che ci è parso invitante si è rivelato ottimo. E’ stato un
sollievo, era già buio e l’arrivo in una città nuova e un po’ particolare è sempre un emozione forte.
L’Hotel si chiama Al Iwan e ci hanno dato una sorta di suite con una stanza matrimoniale ed un salottino
nel quale hanno sistemato i due letti per le nostre figlie: due TV con addirittura il satellite e RAI1, il
frigorifero ed un bagno messo molto bene. Il tutto, compresa una bella colazione a buffet per
l’equivalente di 70 USD a notte in 4! Che cosa chiedere di più? Abbiamo chiesto consiglio per un
ristorante (segnato anche nella guida) e così abbiamo girovagato (si raggiunge bene a piedi dall’hotel) in
un’aria tiepida, strade animate, gente tranquilla e tanti negozi comunque con aria abbastanza esotica.
Siamo a Damasco veramente? La Siria è uno di quei luoghi che desideravamo vedere da tempo...Ed
eccoci qui, già sistemati e in pista! Ristorante elegante, cena squisita a meno di 3 Euro a testa!
Secondo giorno: visita di Damasco. Taxi (difficile spiegarsi, infatti ci facciamo lasciare in zona ma non
dove avremmo voluto!) per il Museo Archeologico, stupendo, poi visita al vicino Museo militare, tenuto
male ma valido per la collezione polverosa di scimitarre e per l'ambientazione con zona di negozietti
artigianali non male. Altro taxi per la Cittadella e da lì entriamo nel famoso suk. Meraviglia, anche
perché, come del resto quasi ovunque, zero turisti e solo siriani e siriane in attivissimo shopping. Ai lati
della strada principale (lunghissima e tutta coperta) stradine “tematiche” di ogni tipo. Per gente come noi,
che dei mercati di questo tipo ne ha girati parecchi (Tunisi, Istanbul, Cairo, Amman, Marocco) la cosa che
colpisce è quella di essere assolutamente lasciati in pace! Sbucati fuori dall’immensa zona coperta
superbe colonne romane ci accolgono a ridosso del muro esterno della mitica Moschea degli Omayadi. La
visitiamo (le donne si devono vestire con una palandrana e coprirsi la testa) ed è veramente stupenda per i
mosaici, le dimensioni, la pace e l’assortimento strano dei tre minareti tutti diversi. Casa Azzem,
mausoleo del Saladino, cioccolataio della Regina Vittoria Al Ghraoui, deliziosa casa damascena
ristrutturata a bar-ristorante Jabri House (merita!) etc. Etc.
Torniamo a cena al ristorante Al Kamal di ieri sera. Ci fanno festa e c’è un mucchio di gente, musica e
una gran vita!
Terzo giorno: 334 Km da Damasco verso Hama passando da Malula (cittadina dove si parla ancora
aramaico e ricca di santuari cristiani) e dal Krak dei Cavalieri. l Hotel di Hama “Noria Hotel” con suite da
4 con vista su una mega noria per 50 Euro in 4 con colazione!
L’uscita da Damasco in macchina non è proprio facile, ma chiedendo molto (sono tutti disponibili e
gentilissimi) becchiamo l’autostrada, gratuita e trafficata, che va verso Aleppo. Usciamo per una puntata a
Malula e la riprendiamo per uscire nuovamente verso Latakia (città di mare), strada che passa dal famoso
Krak dei Cavalieri, una delle cose cui tenevamo in particolare.
Appare in cima ad un colle avvolto nella nebbia mattutina. E’ mozzafiato. Parcheggiamo e ci
inerpichiamo. La visita è piuttosto lunga perché è grandissimo e pieno di salite a terrazze panoramiche e
anfratti di ogni tipo. Incrociamo alcuni turisti spagnoli e francesi in gruppo (di sfusi neanche l’ombra!). E’
uno di quei posti dove potresti stare giorni, ma a malincuore ripartiamo per Hama per ritagliarci il tempo
per le famose ruote. Arriviamo senza problemi, troviamo un ottimo hotel al primo colpo e subito andiamo
alle ruote. Sono enormi, cigolanti e suggestive. Le vediamo quasi tutte, dentro e fuori dal paese e ceniamo
al “Four Noria” famoso ristorante con vista sulle 4 norie più grandi.
Quarto giorno: Da Hama ad Aleppo passando da Apamea, città morte, San Simeone. Km 369 Hotel di
Aleppo “Garnada Hotel” 55 Euro a notte (il più scarso del viaggio, ma Aleppo è anche la città più cara!).
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Partiamo presto sempre in autostrada (uscire dalle città è sempre peggio che entrare e azzeccare la via
giusta è un problema) e usciamo in direzione Apamea. Peniamo non poco a trovarla nelle sperdute
campagne. E’ pochissimo indicata e c’è solo un baracchino per i biglietti isolato e sperduto. Comunque il
sito è forse uno dei più suggestivi in assoluto. 2 Km di colonnato candido e rettilineo lungo una strada per
molti tratti in ottimo stato, fiancheggiata da resti di negozi, con vista su un isolato castello arabo. A metà
della scarpinata (sempre soli!!!) incrociamo un mini gruppetto di turisti francesi. Un posto favoloso!
Poi proseguiamo e con una enorme fatica raggiungiamo (avremo chiesto 50 volte a pastori e pastorelli) la
più famosa delle città morte bizantine: Seljilla. Qui il paesaggio è pietroso e ondulato e ovunque si
scorgono resti abbandonati di edifici e tombe. Stranissimo. La città che visitiamo è particolarmente ben
conservata e bella per la posizione. Ci incrociamo un gruppo di spagnoli già visto al Krak dei Cavalieri.
Mi sa che siamo tutti qui! Riprendiamo verso il santuario di San Siemone lo stilita, sopra Aleppo, per
giungerci al tramonto e lasciarci il cuore per la vista ed i resti che si tingono di rosso e mentre le mie
figlie leggono la storia di questo stravagante asceta noi tocchiamo i resti consunti della colonna ed è così
che dalle antiche pietre ci tornano linfa e radici!
Infine arriviamo ad Aleppo che è già buio e ci piazziamo vicino al famoso (e troppo costoso ed austero)
Hotel Baron dove soggiornò Agata Christie!
Per la cena la strafamosa Sissi House veramente ganza e con cibo ottimo.
Quinto e sesto giorno: visita di Aleppo e dramma
Dedichiamo la giornata alla città vecchia, al mitico suk con i suoi saponi, alla cittadella (più che
straordinaria) agli ammam in stile turco, insomma una vera delizia.
Purtroppo al rientro in hotel dopo cena scopriamo che ci hanno rubato la macchina. Inizia un dramma in
stile kafkiano che dura la note e buona parte del giorno dopo: giro dei depositi delle auto spostate per
divieto di sosta (ce ne sono tre immensi in tre zone della città) giro dei preposti uffici di polizia (messi
malino e un po’ inquietanti) giro di consolato italiano e agenzia Europcar per vedere di avere macchina
sostitutiva etc. Etc. Il tutto in ambienti sempre fumosi (è stata la cosa peggiore) con sempre lunghe attese
e senza mai spiegarsi. In due occasioni alla polizia ci hanno procurato un interprete russo che parlava
inglese. In sintesi tutti, consolato italiano compreso, sostenevano che non esiste che in Siria qualcuno rubi
qualcosa e quindi la macchina doveva saltare fuori. Comunque a forza di insistere la polizia ha scritto
(naturalmente in arabo e noi abbiamo firmato senza sapere cosa, tanto che fino all’imbarco per il ritorno
un po’ di ansia l’abbiamo sempre avuta) questa famosa denuncia che ha dato liberatoria all’agenzia che in
zero minuti ci ha dato un’altra macchina. Tutto sommato, a pensarci poi, è andata benissimo!
Alla sera per festeggiare abbiamo cenato in un’altra famosa casa ottomana “Dar Zamaria Martini”, lusso
ed eleganza e cibo ottimo.
Straordinaria la gentilezza dell’hotel, del consolato italiano e della stessa polizia. Peccato non riuscire a
spiegarsi.
Settimo giorno: da Aleppo a Deir Azzor lungo l’Eufrate attravero Rassafa, Dura Europos e Mari. Km 688
Hotel a Deir Azzor “Ziad Hotel” a 51 Euro a notte in 4 con colazione. Forse il più bello, arredato stile
Ikea (esattamente come diceva la guida) con piumini e legno super confortevole.
Partiti da Aleppo peniamo un po’ a trovare la strada lungo l’Eufrate che va diretta in Iraq. Subito
facciamo una deviazione per vedere una fortezza sul lago Assad. Ipersuggestiva. Incrociamo coppia di
tedeschi con camper/camion/bunker, tosti e in solitaria, gli unici in solitaria che abbiamo trovato!
Poi altra deviazione per la città del deserto Rassafa (Sergiopoli). Solo un pecoraio e noi! Deserto a perdita
d’occhio, scintillio dei quarzi bianchi inclusi ovunque nell’arenaria rossa delle mura. Che posto! Mentre
ripartiamo arrivano i due tedeschi! Socializziamo e scopriamo che vengono via terra da Berlino e vanno
in Giordania e stanno in giro 5 mesi. Beati loro!
Ripartiamo e puntiamo diretti a Dura Europos, altra mitica e antichissima città di cui restano solo rosse
mura nel deserto, e poi a Mari (Tel Harir), a 5 Km dal confine con l’Iraq (non una pattuglia di polizia,
tutto tranquillissimo) super culla di civiltà, famosa città mesopotamica di più di 5000 anni fa con palazzo
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reale di 300 stanze! Famose le 25.000 tavolette di argilla scritte da cui si sono potute sapere moltissime
notizie.
Arriviamo che è già buio a Deir Azzor e ceniamo con un kebab da passeggio camminando sul ponte
pedonale sospeso sull’Eufrate. Ecco, questo fiume, che avevamo visto solo dall’alto del Nemrud Dagj in
Turchia (altro posto straordinario), adesso l’abbiamo vissuto più da vicino e, anche lui, come tutti questi
luoghi, trasmette suggestioni di storia antica..... Si era capito che queste cose ci piacciono?
Ottavo giorno: da Deir Azzor a Palmyra. Km 245 Hotel “Palmyra”, 80 Euro a notte (però ci hanno dato
due doppie stupende con vista sugli scavi e sull’oasi) E’ un hotel per noi “di lusso” infatti ci troviamo il
primo e unico gruppo di giapponesi! Colazione ottima in cima al palazzo con vista incredibile.
La strada da Deir Azzor a Palmyra è bellissima e l’arrivo è mozzafiato. Subito facciamo il giro delle
tombe (bisogna andarci ad orari fissi con la guida) e lì troviamo gli unici italiani di tutto il viaggio: 4
coppie con guida antipatica che non li abbandona mai. Poi andiamo alla città, tempio, colonnato (più
piccolo di quello ci Apamea), teatro e infine castello arabo al tramonto da cui si gode una vista superba.
Qui ci raggiungono i giapponesi (gli italiani no, li rivediamo a sera, sempre con la guida appresso, e ci
dicono che sono stati nella Jacuzzi dell’hotel, poverini). Cena scarsa in ristorante di lusso, probabilmente
perché in giro non c’è anima viva.
Comunque abbiamo girato Palmyra in lungo e in largo alla grande. Ci sarebbe voluto forse più tempo, ma
paghiamo la giornata persa ad Aleppo.
Nono giorno: Palmyra Damasco Km 244. Torniamo all’hotel dell’arrivo, ormai vecchi amici!
Completiamo con calma la visita di Damasco facendo anche la cappella di Anania nella zona cristiana
molto bella. Spese di ogni tipo nel suk, kebab, spremute e caffè turco nei locali più tipici (ce ne facciamo
altri tre segnati sulla guida e carinissimi). Ultima cena!
Decimo giorno: Damasco e ritorno.
Torniamo al Museo per qualche ultimo souvenir, torniamo alla statua del Saladino per le ultime foto e
facciamo un giro di acquisti di vestiti consigliati da donne locali e negozianti simpatici. Saponi e collane
di vetro, strumenti musicali e via in aeroporto. Riconsegniamo la macchina senza problemi (un po’ ancora
avevamo paura di chissà cosa!) e lasciamo la Siria. E’ stato bello, un po’ tosto ma non troppo, pieno di
suggestioni che foto e filmati ci riportano alla mente. Ma ciò che più ci portiamo dentro è questo senso di
“culla della civiltà” che parla da luoghi così lontani e così antichi e che supera nelle emozioni le
incomprensioni religiose e culturali edificate stupidamente dall’uomo stesso!
Partenza il 15/9/2006 · Ritorno il 24/9/2006
Viaggiatori: in coppia · Spesa: Da 1000 a 2000 euro

20. Finalmente in Siria


di jacopo e paola - pubblicato il 29/9/2006
Note tecniche sul viaggio di Jacopo e Paola.
Abbiamo volato da Verona a Damasco, via Vienna, con Austrian Airlines. Abbiamo speso 480 euro. Ci
siamo affidati a un’agenzia siriana, la Nawafir (www.Nawafir-tours.Com), con la quale abbiamo scelto il
programma di viaggio, i luoghi da visitare, gli hotel che volevamo. Ci hanno messo a disposizione un
moderno monovolume da 9 posti e un’autista che ci ha anche fatto da guida quando volevamo! Abbiamo
speso per questo pacchetto (auto, autista, hotel, ingressi nelle località e tour di 10 giorni, meno di 700
euro a testa).
Gli alberghi. Abbiamo evitato i lussuosi Cham Hotel e abbiamo preferito altre sistemazioni più “vere” e
più a contatto con i luoghi. A Damasco abbiamo dormito nel nuovo hotel Dar al Yasmin
(www.Daralyasmin.Com, che si trova in un palazzo antico). Ad Hama abbiamo dormito nel familiare
Noria Hotel (come dice la Lonely Planet, non fatevi scoraggiare dall’ingresso in un palazzo anonimo). Ad
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Aleppo abbiamo pernottato nel signorile Beit Wakil (www.Beitwakil.Com), capostipite degli Hotel di
Charme in Siria, dotato di un ottimo ristorante, forse uno dei migliori della città.
A Deir ez- ezur abbiamo dormito all’economico Ziad Hotel, pulito e spazioso. A Palmira all’Hotel
Heliopolis, con bellissima vista sulle rovine. Secondo noi migliore dello Zenobia e dello Cham.
Ristoranti. A Damasco i migliori ci sono sembrati al Khawali e Jabri house. Ad Hama dicono che sia
buona la Orient House. Noi abbiamo mangiato alle 4 Norie. Non è male e c’era una bella atmosfera. Ad
Aleppo i migliori sono il Beit Wakil e Sissi House. Si trovano uno di fronte all’altro nel quartiere
cristiano di Jdeida. A Parmira nessuna segnalazione particolare. Ma se capitate ad Deir Ez zur percorrete
il ponte sospeso e alla fine entrate a sinistra. C’è un bel parchetto e offrono piatti a prezzi economici.
Parlano solo arabo e sembra non abbiamo mai visto un turista. E proprio per questo sono tutti gentilissimi.

Per mangiare si spende dai 2 ai 10 euro a testa a secondo della tipologia e di quello che si mangia. Noi
amavamo molto i loro antipasti e l’agnello.
In Siria non esiste turismo di massa e per questo i luoghi e la gente sono ancora incontaminati. I siriani,
gente ospitale e cortese, si avvicinano a voi non perché vogliono vendervi qualcosa! Vogliono soltanto
parlare e sapere chi siete. Un’esperienza crediamo ormai rara al giorno d’oggi.
Il viaggio
E’ per noi una vacanza speciale quella in Siria, desiderata da tempo. Anche se prima di partire avevamo
alcuni dubbi, legati all’immagine, spesso falsa, che viene data della Siria nel nostro Paese e in Occidente
in generale.
Partiamo il 15 settembre da Verona e poi da Vienna arriviamo all’aeroporto di Damasco.
A Damasco Mohammed Khaer, il nostro autista ci accoglie con simpatia, ci accompagnerà per 10 giorni
alla scoperta di questa terra. Ci addentriamo nel traffico di Damasco per raggiungere l’albergo Dar-Al –
Yasmin un albergo inaugurato circa cinque mesi fa. E’ un palazzo antico restaurato con gusto, luogo
suggestivo, nel cuore del quartiere cristiano. E’ sicuramente meglio dei lussuosi 4 stelle fuori dal centro
storico ed è molto, ma molto, più economico. L’atmosfera è cordiale ed amichevole allo stesso tempo, un
luogo reso suggestivo in particolare dal cortile su cui si affacciano le camere da letto. Qui , fare colazione
al mattino ci fa stare bene.
16 settembre
Il nostro primo giorno a Damasco parte proprio dal quartiere cristiano, dalla casa di Santa Anania, il santo
che battezzà S. Paolo (Saulo di Tarso) dopo averlo curato dalla sua cecità quando venne folgorato sulla
via di Damasco. Visitiamo la porta di S. Paolo salendo al balcone dal quale il santo si fece calare in una
cesta per fuggire alle persecuzioni.
Proseguiamo alla scoperta del museo nazionale.
Gli oggetti conservati risalgono al 2700 a.C.: statuette, gioielli, tavolette che riportano il primo
alfabeto.Vogliamo citare in particolare una sinagoga ritrovata a Dura Europos (nel deserto) le cui mura
raffigurano immagini, di cui anche figure umane, dall’Antico Testamento e una tomba proveniente da
Palmira.
Fuori dal museo ci rechiamo alla Takiyah as Sulaymaniyah è la moschea eretta dal sultano Solimano il
Magnifico nel sedicesimo secolo.La sua cupola è nota perché progettata dal famoso architetto Sinan, lo
stesso che progettò la moschea blu.
Da qui proseguiamo per il mercato Hand Craft, un mercato di artigianato locale; qui si trovano tessuti,
tovaglie, stoffe di damasco. Conosciamo una signora che ha vissuto a Bologna per 15 anni e pur essendo
tornata a Damasco continua a commerciare con l’Italia, in particolare in occasione di fiere del turismo. Mi
propone uno scialle di lana di cammello, uno dal colore rosso e poi uno verde, dice che ai miei occhi dona
molto. Lo comperiamo. Poi arriviamo davanti alla stazione ferroviaria dell’Hegiaz, conclusa nel 1917, e
diamo un’occhiata all’interno.
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Arriviamo al suq, è pieno di gente ed è bellissimo: quasi per nulla turistico rispetto ad altri famosi suq.
Anche noi siamo incuriositi dalle persone che affollano una famosa gelateria che serve gelati alla vaniglia
ricoperti di pistacchi.
Proseguiamo fino alla moschea Omayadi. Indosso una tunica col cappuccio, entriamo a visitare la tomba
di Saladino e togliendoci le scarpe ci portiamo nel cortile interno della moschea. Colpisce l’immenso
mosaico che rappresenta il Paradiso. Poi un porticato dove la gente sta seduta in terra, parla, dorme e
legge. E’ un luogo d’incontro la moschea...Ci sono tanti bambini.
All’uscita beviamo un succo di more offerto da un ambulante...È delizioso.
Visitiamo la moschea sciita di Ruqayya.
Poco dopo visitamo il Palazzo Azem : signorile dimora del governatore ottomano nel 1700, restaurato
negli anni ’70 è divenuto museo di arti e tradizioni popolari. Le sale che si affacciano al cortile principale,
sono diventate ambientazioni delle case signorili; i soffitti in legno intarsiato mescolato al sandalo per
tenere lontani gli insetti colpiscono in modo particolare. Damasco è meravigliosa e ci vorrebbe qualche
giorno per immegersi in questa atmosfera. Le botteghe degli artigiani sono bellissime. Fanno
meravigliose scatole di legno intarsiate.
17 settembre
Questa mattina Mohammed si vuole fermare in un luogo fuori programma: è la moschea sciita As
Sayyidah Zaynab, nipote del profeta Maomettto. Ci sono tanti pellegrini dall’Iran e dall’Iraq. Indosso un
mantello nero che mi copre il volto. La moschea è relativamente antica, belli i mosaici. Respiriamo
veramente l’atmosfera di un luogo di culto: la parte dedicata alle donne è affollata e tutte pregano raccolte
in un pianto o in una preghiera...
Facciamo tappa a Shahba dove sono conservati ancora intatti 6 splendidi mosaici che ricoprivano i
pavimenti di un antico palazzo; Orfeo , Dio del mare e la raffigurazione delle 3 stagioni ovvero la purezza
di cuore, la bellezza e l’intelligenza incantano la mia vista.
Visita ai resti bizantini di Qanawat.
Arriviamo a Bosra, città che comparve per la prima volta nel XIV secolo a.C. E abitata dai Nabatei nel II
secolo a.C. E poi dai romani. Traiano ne fece la capitale della provincia romana d’Arabia. Bosra fu centro
della religione cristiana, ma fu importante anche per i musulmani. ( Il monaco cristiano Bahira avrebbe
predetto a Maometto, all’ora adolescente, la missione profetica cui era destinato).
Bellissimo il teatro nella Cittadella, conservato perfettamente perché ricoperto dalla sabbia per secoli (lo
ammiriamo in silenzio, ci siamo solo noi) e la moschea edificata dal califfo Omar, uno dei più antichi
monumenti islamici.
Di questa città colpisce ancora la presenza dei cittadini che passano quotidianamente per le sue vive. E’
una vecchia città, ma qui il contrasto o l’armonia tra passato e presente è evidente.
Al ritorno verso Damasco, ci fermiamo a Ezra per visitare la vecchia chiesa del IV secolo D.C . E’ ancora
in funzione come chiesa greco ortodossa.
18 settembre
Partiamo per Hamah.
Prima tappa Saydnaya, monastero greco ortodosso che custodisce un’icona antichissima della Madonna,
realizzata da San Luca, e molto importante e non abbiamo potuto vederla perché conservata in uno
scrigno ed esposta al pubblico solo una volta all’anno durante una processione.
Proseguiamo per Malula. La città è a ridosso di montagne rocciose. Il paesaggio è molto suggestivo. Il
convento che visitiamo è dedicato a S. Giorgio e suo fratello. La chiesa cattolica conserva icone antiche,
una mi colpisce. Secondo la tradizione orientale Gesù non siede al centro della mensa, ma ai lati per
servire meglio tutti. Una ragazza recita per noi il Padre Nostro in aramaico, la lingua di Gesù che qui
viene ancora parlata. E’ un bel momento.
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Visitiamo anche il convento di Santa Tecla dopo aver attraversato una stradina tra due massi di rocce
perfettamente divisi a metà per permettere alla santa di fuggire. Il siq ricorda quello di Petra, anche se è
molto più piccolo
Lasciamo Malula e dopo circa due ore di viaggio arriviamo al Krak des Chevalier, la fortezza crociata e
meglio conservata al mondo e quella più antica.
Dall’alto delle torri il panorama è stupendo. Il cielo è limpido e c’è vento.
Dormiremo ad Hama, città delle norie, enormi ruote in legno sul fiume Oronte. E’ il baluardo della
religione ortodossa sannita e questo lo capisco passeggiando per le sue strade. E’ una città viva , le donne
sono avvolte nei loro mantelli , ma sono in diverse che non rinunciano ad uscire a cena con amiche,
sorelle e bambini.
Four Norie è il locale dove ceniamo e qui non c’è presenza occidentale , ma una lieta atmosfera di chi ha
voglia di stare insieme.
19 settembre
Valle dell’Oronte
Bellissima per le sue coltivazioni di cotone , tabacco, grano, piante di pistacchi, fichi...In Siria , la verdura
è buonissima, anzi è il nostro piatto preferito.
Costeggiamo un mercato, il primo incontro tra contadini e commercianti.
Entriamo in un capanno alla ricerca di buon tabacco, ma ci accontentiamo a portare a casa alcune foglie di
tabacco che due ragazzi ci offrono gentilmente.
Arriviamo ad Apamea, città risalente al III secolo a.C..
Il paesaggio intorno è deserto e il lungo colonnato di circa 2 km, ci incanta. Siamo soli e quest’atmosfera
ci riporta al passato. C’è una spedizione archeologica belga che sta riportando alla luce il sistema idrico
romano.
Mohammed ci invita a fare tappa ad Ebla, famosa per gli scavi archeologici guidati dal 1964 da Paolo
Matthieu. Ci fermiamo a parlare sotto una tenda con un siriano che da anni lavora con Matthieu. Ci sono
40 gradi , ma qui se beve thé caldo.
Arriviamo a S. Simeone; è un luogo magico per il suo silenzio. Qui l’eremita stilita visse per anni su una
colonna.
Il nostro alloggio questa sera sarà ad Aleppo, sarà il Beit wakil, un albergo stupendo nel quartiere armeno.
Ceniamo al ristorante dell’hotel.
20 settembre
Visita della Cittadella di Aleppo: bellissimo l’ingresso e anche l’interno.
Ci addentriamo per il suk , uno dei più famosi. Bellissimi i tessuti e i banchetti delle spezie. Compriamo i
famosi saponi all’olio d’oliva.
Ogni acquisto deve essere preceduto da offerte, contrattazioni, sconti...
I Caravanserragli sono luoghi affascinati, quelli che erano luoghi di incontro e ristoro per i mercanti
provenienti da ogni parte del mondo, oggi sono spazi aperti utilizzati come stoccaggio merci.
E’ bello andare alla scoperta della città con il solo aiuto di una guida (La Lonely Planet per noi è la più
completa ed interessante da leggere).
Visitiamo la Grande Moschea degli Omayadi e quella di epoca ottomana che si trova vicino a Bab
Qinnesrin.
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Ci troviamo difronte ad un antico palazzo, Bimaristan Arghan. Era un ospedale per matti del periodo
mamelucco, avente lo scopo di guarire i matti secondo metodi naturali ( quattro livelli di cura; visitando
l’ospedale sarà intuitivo capire in che cosa consisteva).
Siamo affascinati dalla facciata di un edificio in ristrutturazione. Siamo invitati da alcuni ragazzi ad
entrare e scopriamo che questa struttura era un tempo chiesa e scuola e ora diventerà una scuola. I
bambini in Siria sono tantissimi e Mohammed ci dice che i turni sono al mattino e al pomeriggio perché le
scuole non sono sufficienti.
Questi ragazzi sono contenti di farci vedere questa opera e ci fanno salire fino al tetto della scuola per
permetterci di fotografare Aleppo dall’alto. E’ un bell’ incontro, fatto di sguardi, sorrisi e scambi di poche
parole in arabo.
21 settembre
Partiamo per il viaggio più lungo all’interno della Siria: Aleppo Dayr ez Zur per un totale di 500 km.
Costeggiamo l’Eufrate.
Prima tappa: la diga ed il fiume Eufrate
Seconda tappa: un castello sul fiume: Qalat Jabar. Sembra il mare. Al castello stanno facendo diversi
lavori di ristrutturazione. Gli operai, in pausa pranzo ci invitano a bere un thè caldo in compagnia.
L’invito a condividere un thé in compagnia è per i siriani un momento importante soprattutto con degli
ospiti.
Arriviamo a Rasafa, città in mezzo al deserto, risalente al 300 d. C quando S. Sergio subì proprio qui il
suo martirio. La cattedrale è meravigliosa ed il paesaggio intorno è incredibilmente magico: un’antica
città in mezzo al nulla.
Il viaggio è ancora lungo. Proseguiamo per l’Eufrate e qui il mondo sembra essersi fermato 2000 anni fa.
Pastori, bambini che escono dai capanni per andare a pascolare nei campi. Che bello, qui si respira ciò che
si prova quando si leggono le pagine del Vangelo. Vistiamo un antico castello di Halabayya. Arriviamo
sfiniti a Dayr ez Zur. Ceniamo in un parco giochi dopo aver attraversato il ponte francese sull’Eufrate.
Mangiamo Kebab e pane arabo con 350 sirian pound (poco più di 4 euro!). Le famiglie siriane amano
stare insieme e qui si respira gioia vera.
22 settembre
Palmira e le sue rovine. Il tempio di Bal è maestoso. Ci si perde ad osservarlo in tutti i suoi particolari. La
città è immensa e noi dedichiamo alla visita circa 4 ore. Poi torniamo a visitarla al tramonto dall’alto.
23 settembre.
Lungo la strada ci fermiamo al Baghdad Cafè. Visitamo una tenda beduina. Una casa ad alveare. Siamo in
mezzo al deserto, vicino al confine iracheno.
Poi arriviamo al monostero di Deir Mar Musa. Si sale a piedi e ammiriamo una chiesa con dipinti
bizantini del IX secolo D.C. E’ in corso una messa per una ragazza che diventa suora e due ragazzi
novizi. C’è grande festa e ci invitano a restare a pranzo: purtroppo dobbiamo proseguire il viaggio.
Arriviamo a Damasco e ci immergiamo ancora tra le sue strade e il suo suq.

24 settembre. Prima di andare all’aeoroporto passiamo qualche ora nel quartiere cristiano. Entriamo nelle
chiese armene, cattoliche e ortodosse, dove sono in corso le funzioni religiose della domenica.

21. Milan Club Damasco (Viaggio in


Giordania e Siria)
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di Giovanni 6 - pubblicato il 7/3/2004


Prologo (novembre 2003)
Non tutti i mali vengono per nuocere. Mi hanno licenziato, ma per fortuna trovo immediatamente un
nuovo lavoro e, cosa importante, lascia uno prendi l’altro, ho tre settimane di tempo per fare un bel
viaggio. Da solo. Già, perché da qualche mese sono pure single e non c’è proprio il tempo di trovare chi
possa partire con me. Era da tanto che volevo fare un viaggio da solo (forse prima non avevo mai avuto
abbastanza coraggio) e questa sembra proprio essere la volta buona. Devo soltanto scegliere la meta e la
Patagonia con i suoi spazi enormi bene si adatta ad un viaggio in solitudine. Niente da fare: non si trova
un volo per Buenos Aires neanche a pagarlo a peso d’oro. Ed allora mi viene in soccorso il mio vecchio
lavoro, che a forza di farmi andare avanti e indietro per ministeri romani, mi ha lasciato in eredità una
bella quantità di “miglia Alitalia”. Per farla breve riesco ad avere gratis un biglietto aereo Brindisi –
Milano – Amman (e ritorno). “Che ci vai a fare lì?! C’è la guerra!”. Mi prendo un sacco di male parole ed
i più buoni mi danno del pazzo. Non mi convincono e finalmente si parte: destinazione Giordania e Siria.
Amman
L’unica cosa che ho prenotato dall’Italia è una camera all’Hisham Hotel. L’aereo arriva tardi e non ci
sarebbe né tempo né voglia per mettersi in giro, così su internet ho scelto quest’albergo: una notte, poi si
vedrà.
L’Hisham Hotel diventa la mia casa ad Amman, grazie alla gentilezza a volte disarmante del suo
proprietario palestinese (il Signor Hisham, appunto) e di tutto il personale. Dopo poche ore di soggiorno
scopro che, in pratica, l’Hisham è la base per i corrispondenti di guerra che vanno e vengono da Bagdad,
tant’è che la signorina della reception al mio arrivo, scambiandomi per chissà chi, mi chiede: “Viene da
Bagdad”? Ed io: “Veramente vengo da Ostuni ...”.
Amman è una città brutta ma in posizione strategica. Partendo da qui si possono visitare in giornata
alcune tra le mete più belle della Giordania (Jerash, Madaba, il Mar Morto, etc.) ed alla fine per un
motivo o per l’altro ci trascorro diversi giorni. Nella capitale la cosa che più mi piace fare è gironzolare
per i locali di Abdoun Circle, dove la gioventù di Amman si riversa dalle sei del pomeriggio in poi per
bere qualcosa, chiacchierare e, soprattutto, fumare il narghilè. La prima volta che entro in un caffè sono
armato di libri e taccuini per “nascondere” la mia solitudine: non faccio in tempo ad usarli. Dopo
nemmeno un minuto i vicini di tavolo mi rivolgono il classico “Where are you from?” per poi invitarmi a
bere qualcosa insieme. Sarà così per tutto il viaggio.
Deserto
Il tour nel sud della Giordania parte da Aqaba, brutta come Amman, soltanto più calda. Decido subito di
scappare via verso Wadi Rum, il deserto di Lawrence d’Arabia. Il gran problema per chi viaggia da solo è
organizzare escursioni: per una persona costano troppo. Gira e rigira ne trovo una conveniente. Partiamo
in jeep (io, l’autista e la guida), una trentina di chilometri su strada asfaltata, altrettanti su pista per poi
uscirne e addentrarci nel deserto. La questione è che invece di girare a destra, la jeep va a sinistra. Una
ragazza ad Aqaba mi aveva avvisato: “Stai attento che c’è chi ti porta dalla parte sbagliata”. E’ il mio
caso. Mi guidano a visitare posti insignificanti e dopo le mie insistenti richieste di vedere questo e quello
rispondono prima “later” e dopo “Inshallah”. Sono sempre più incazzato. L’apice lo raggiungo quando
arriviamo in un accampamento lontanissimo dalla Wadi Rum Protected Area che mi viene presentato
come il “campsite” dove avremmo trascorso la notte. E’ la fine e decido di andare via. Dove non lo so,
però me ne devo andare. Guida e autista cercano di trattenermi in ogni modo, forse anche preoccupati
dalle mie minacce di denuncia alla temuta Tourist Police, ma la decisione ormai l’ho presa. Zaino in
spalla, uno sguardo veloce alla mappa e inizio a camminare, credo, verso il Rum village. Dopo un’ora di
cammino raggiungo una strada asfaltata. Non passa un cane. Ed è allora che pronuncio quella frase che
tutti quelli che partono temono di dover pronunciare prima o poi: “che ci faccio qui ?”. Il santo protettore
dei turisti/viaggiatori (ma chi è?) mi viene in soccorso facendo casualmente transitare dalle mie parti un
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beduino con la sua scassata jeep. Parla solo arabo, ma capisce che uno come me può andare solo al Rum
village e, dopo mezz’ora di sballottamenti e dialoghi surreali, mi scarica davanti al Visitors Centre.
Ho ancora qualche ora di sole a disposizione e provo a salvare la giornata. Contratto rapidamente con un
autista e via nel deserto: Lawrence’s Spring, Wadak, Al-Qsair, Jebel Umm Fruth, Jebel Khazali. Che
bello! Wadi Rum non delude le mie aspettative e la luce del tramonto esalta ulteriormente un luogo
straordinario. Abou, il mio autista, si prende un bel po’ di pacche sulle spalle e dimentico in fretta le
recenti disavventure. Sulla via del ritorno ci fermiamo a prendere un tè nell’accampamento di Zedan, un
simpatico beduino che organizza safari nella zona. Faccio amicizia con quattro ragazze slovene che mi
invitano a restare con loro, così lascio libero Abou e decido di trascorrere la notte nel “Bedouin
meditation camp”. Ci sono due coppie di tedeschi, un italiano (io), un francese, un inglese (sembra una
barzelletta!) e, naturalmente, le quattro slovene. Tra balli e racconti l’atmosfera sotto la tenda diventa
subito familiare, calda, nonostante la temperatura fuori si abbassi vertiginosamente. Dopo qualche ora
siamo tutti abbastanza stanchi e brilli e così c’infiliamo sotto le abbondanti coperte fornite dagli aiutanti
di Zedan.
Alle tre di notte mi sveglio. Devo fare pipì. Tiro fuori la testa dalle coperte per uscire, ma cambio subito
idea: fa troppo freddo. La farò dopo, penso. Ma lo stimolo diventa talmente forte che rischio di farmela
addosso. Allora, al buio, metto sopra tutto quello che trovo ed esco. La faccio tutta. Proprio tutta. Posso
rientrare in tenda anzi, sono quasi in tenda, quando mi accorgo di qualcosa di strano, di una luce
particolare che c’è nell’aria. Ed è allora che alzo la testa ed assisto ad uno spettacolo fantastico: migliaia e
migliaia di stelle, tante quante non ne ho mai viste in vita mia, vicinissime. Non sento più il freddo e resto
imbambolato a guardare il cielo. Nel frattempo si è svegliato Zedan che accortosi della mia sorpresa
sorride soddisfatto. Qualche minuto ancora e tocca al francese e poi a due delle slovene; alla spicciolata
arrivano praticamente tutti. E tutti restiamo lì, in silenzio, frastornati, con il naso all’insù.
Petra
“Vedrai, Petra è bellissima, ti piacerà” è il ritornello che mi sono sentito ripetere da chi c’era già stato.
Nonostante sia preparato, però, la sorpresa è comunque tanta. E’ vero: bisogna vederla per poterci
credere.
La giro da capo a piedi per tre giorni, dal percorso classico agli itinerari più insoliti. Decido di non
utilizzare guide e faccio tutto da solo, mappa alla mano, avventurandomi per i sentieri più nascosti. Mi
perdo spesso, ma perdersi dentro Petra è la cosa migliore che si possa fare.
A Petra, poi, incontro gli occhi più belli di tutto il viaggio: sono quelli di Fereal, ragazza beduina che
vende souvenir sull’Altura del Sacrificio. Con Fereal trascorro in pratica una giornata; lei lascia il negozio
alla sorella e mi accompagna al Monumento del Serpente, io in cambio sono obbligato a raccontarle usi,
costumi ed abitudini della gioventù occidentale. A fine escursione rifiuta categoricamente qualsiasi
compenso né accetta che io compri qualcosa da lei. “Ormai siamo amici” mi dice, regalandomi una
piccola scatola scelta tra i suoi souvenir.
La foto di Fereal sarà per sempre la copertina di questo mio viaggio.
Damasco
Parto dall’Italia senza il visto per la Siria sia perché ho poco tempo a disposizione per prenderlo, sia
perché ho letto da qualche parte che può essere ritirato direttamene presso il consolato siriano ad Amman.
Due foto, un modulo compilato, una lettera di presentazione dell’ambasciata italiana (rilasciatami
tempestivamente) ed è fatta. Un corno! L’addetta allo sportello prende i miei documenti, gli dà uno
sguardo veloce, me li restituisce, tira fuori un ghigno beffardo e dice: “You are not a resident. No Visa for
you!”. Le mie proteste sono inutili, il visto non me lo fanno. Parto per il sud della Giordania convinto di
dover depennare la Siria dai miei programmi, anche se al rientro ricordo il suggerimento di un funzionario
dell’ambasciata italiana: “ci riprovi”. Io ci riprovo, ritorno al consolato e, sarà perché non c’è più
quell’antipatica dell’altra volta, ma mi danno il visto. In mezz’ora sono sul primo bus per Damasco. Devo
fermarmi quanto basta e poi proseguire verso Palmyra ed il nord.
Con Damasco è amore a prima vista. Mi piace tutto: la città vecchia, le moschee, il souq, gli hammam (i
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bagni turchi) e, soprattutto, la gente. Insomma, indubbio vantaggio dei viaggi disorganizzati, invece dei
due giorni previsti ci resto quasi una settimana. Il tempo sufficiente per istituire delle sane ed
irrinunciabili abitudini, dalle passeggiate mattutine nella città vecchia alla lettura nei cortili delle
moschee, dal tè alla Jabri House al narghilè dell’Albal Cafè, dall’hammam al cantastorie (in un caffè alle
spalle della Moschea Omayyadi, tutti i pomeriggi alle cinque, puntuale come uno svizzero e
rigorosamente in arabo).
Appena arrivato faccio amicizia con Amir, giovane damascegno con un negozio nel centro storico. Sarà
lui la mia guida nella Damasco by night, una città sorprendente ed imprevedibile, dove è facile far cadere
(per chi li ha) tutti i pregiudizi ed i preconcetti sul mondo arabo.
Il mio processo di “arabizzazione” si ferma domenica 14 dicembre di fronte al tifo per il Milan. C’è la
finale di coppa intercontinentale contro il Boca e convinco il proprietario della Jabri House ad aprire
un’ora prima per farmi vedere la partita via satellite. Sono da solo nella sala tv, ogni tanto si ferma
qualche cameriere e, per cortesia, tifa Milan anche lui. Verso la fine dei tempi regolamentari,
stranamente, aumenta in modo consistente il numero delle persone che entrano nella sala; guardano la tv
sperando di vedere qualcosa che non c’è, poi cercano il telecomando (che intanto ho accuratamente
occultato) e vanno via. Siamo ai supplementari, davanti alla tv si è formato un capannello impaziente, ma
il telecomando non viene fuori. Rigori: il Milan perde, il telecomando riappare improvvisamente e tutti
sono su Al Jazeera per vedere l’arresto di Saddam. Nel frattempo il Milan Club Damasco non sarà più
fondato ed io decido di rientrare in Giordania.
Il turista che è in me ha prevalso sul viaggiatore, potevo allungare la vacanza di una settimana ancora (la
quarta), ma preferisco prendere la via del ritorno ...
Epilogo (marzo 2004)
A casa, rovistando tra i miei appunti, ho riletto una frase di Pino Cacucci: “Da ogni viaggio sono tornato
con il ricordo di qualcuno più che di qualcosa”. E’ proprio vero: Abou, Zedan, Fereal, Amir e tanti altri
ancora, come potrò mai dimenticarli?
Questo mio report non rende giustizia (per motivi di tempo) a tanti bellissimi posti che ho visto e non ho
nemmeno citato (Aleppo su tutti). L’itinerario seguito per circa tre settimane è stato: Amman – Aqaba –
Wadi Rum – Petra – Amman – Damasco – Palmyra – Krak des Chevaliers – Aleppo – Damasco –
Amman.
Alcuni suggerimenti pratici.
La scelta delle guide è obbligatoria a favore delle Lonely Planet, sperimentate sul campo con successo per
l’ennesima volta. Peraltro l’edizione della guida “Giordania” è recentissima, “Siria” invece è un po’
datata.
Altre letture consigliate sono: I baroni di Aleppo. Dal genocidio armeno alla Siria di Assad, un secolo di
storia dalle finestre del più noto albergo del Medioriente di Flavia Amabile e Marco Tosatti, Gamberetti
editore; L’amore ucciso di Norma Khouri, Mondadori; Petra di Fabio Bourbon, White Star (libro
indispensabile per pianificare una visita della città nabatea, ma anche se edito in Italia è più conveniente
acquistarlo in Giordania).
Ristoranti. In Giordania non si mangia tanto bene, fatta eccezione per la capitale dove, tra tutti quelli che
ho provato, il migliore è il libanese Fakhr el-Din a Jabal Amman (15 –20 JDO), da prenotare sempre (tel.
06/4652399 – 4641789); altro buon ristorante, decisamente più economico (5 JDO) è il Jerusalem nel
Downtown, giustamente famoso per il mensaf. Unico problema è il menù solo in arabo ed i camerieri un
pochino scontrosi. In Siria il livello medio è decisamente migliore. Da non perdere ad Aleppo il Beit al-
Wakil (in media 500 SYP), presso l’omonimo hotel.
Hotel. Una camera singola presso il “mio” albergo ad Amman, l’Hisham Hotel, costa 25 JDO (la doppia
non ricordo); l’albergo è “normale”, ma tutto il personale è gentilissimo; per informazioni mandate una
mail a hishamhotel@nets.Com.Jo. Bello ad Aleppo il Beit al-Wakil (singola 77 USD, doppia circa 90
USD) che vi consiglio di prenotare, se possibile, dall’Italia (betwakil@scs-net.Org,
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www.Beitwakil.Com): viaggiavo in bassissima stagione ed è stato l’unico albergo in cui ho rischiato di


non trovare posto. Sempre ad Aleppo, fosse solo per visitarlo, andate all’Hotel Baron. A Damasco,
appena sufficiente ma economico, c’è l’Al Majed Hotel (25 USD la singola).
Locali. Ad Amman fatevi lasciare dal taxi ad Abdoun Circle : sono tutti lì intorno. Io andavo sempre al
Tche Tche Cafè per la sua torta al cioccolato. Nella città vecchia di Damasco, in una costruzione del 1737
appena ristrutturata, c’è la Jabri House, dove si può fare di tutto : è ristorante, internet cafè e galleria
d’arte (tel. 2249021). Sempre nella città vecchia di Damasco trovate l’Albal Cafè (tel. 5445794). Il
proprietario è Emad Sa’ada, un ragazzo simpatico che ama chiacchierare con i clienti europei.
Agenzie e guide. L’agenzia che mi ha venduto il bidone ad Aqaba è la Quteish & Sons. Statene alla larga.
Col senno di poi sarei dovuto andare alla Peace Way Tours, sempre ad Aqaba (chiedere di Alì, cellulare
0795630690, www.Peaceway.Com). Soluzione preferibile per un tour a Wadi Rum è comunque quella di
Zedan Al-Zalbieh (cellulare 0795506417, zedn_a@yahoo.Com). A Jerash un ottima guida è Mohammad
Obaidat (cellulare 077425586) che ha vissuto a Bari per molti anni e conserva tuttora un discreto slang
del capoluogo pugliese. Se volete organizzare un tour della Siria dall’Italia, rivolgetevi a Ahmed Hassan
(cellulare 093338266, e-mail yazanya@scs-net.Org) di Damasco: è affidabile e parla italiano.
Per vedere alcune foto del mio viaggio andate a questo link:
http://www.Brundisium.Net/approfondimenti/shownotiziaonline.Asp?id=636 .

22. Folgorazioni siriane..


di giubren - pubblicato il 10/11/2008
Affascinante meta mediorientale, la Siria è un paese straordinariamente tranquillo ed è proprio la sua
gente – con la calorosa ospitalità – a lasciare un indelebile ricordo di questo luogo.
Fin dall’epoca dell’Orient Express facoltosi viaggiatori europei si recavano in Siria per ammirare le sue
città e le meraviglie archeologiche lasciate sul territorio dalle varie civiltà succedutesi nel corso del
tempo.
E’ difficile farsi un’idea reale del paese sulla base delle sole guide di viaggio poco aggiornate.
Non è stato particolarmente difficile comunicare con la gente del posto, soprattutto con gli studenti ai
quali viene ora insegnato inglese e francese nelle scuole.
Atterriamo a Damasco verso le 03:00 di notte. L’aeroporto è in via di rinnovamento e, nonostante l’ora
tarda, è pieno di passeggeri in arrivo ed in partenza. Si raggiunge la capitale con taxi prepagato (1200 lire
siriane) dopo aver percorso una ventina di chilometri.
Dedichiamo la prima giornata alla visita di Bosra che raggiungiamo in tarda mattinata con gli autobus
locali. La guida è piuttosto spericolata per i nostri standard.
Il sito è esteso e ben conservato. Blocchi di basalto nero caratterizzano le rovine romane e gli edifici
costruiti successivamente – tra cui varie moschee e chiese bizantine.
L’attrazione principale di questo luogo è il famoso teatro romano che, grazie anche alle mura fortificate
erette dagli arabi, è anche il meglio conservato al mondo.
Damasco, con i suoi suq coperti ed i vicoli della città vecchia, conserva la sua anima antica ed a tratti, è
difficile pensare di trovarsi in una grande metropoli.
La moschea degli Omayyadi è tra le più importanti del mondo islamico e presenta la tipica
sovrapposizione di stili architettonici propria dei luoghi dedicati al culto nel corso delle varie epoche:
dapprima tempio pagano dedicato a Giove, fu poi chiesa cristiana ed infine trasformata in moschea. Sulle
alte mura esterne che quasi la fanno sembrare una fortezza, si rilevano tracce di architravi e colonne.
Svettano i tre minareti di stili diversi che diffondono durante le ore di preghiera i canti dei muezzin.
La capitale siriana è meta di pellegrinaggio degli musulmani sciti provenienti soprattutto dall’Iran e
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riconoscibili per l’intenso fervore religioso che manifestano dinnanzi le tombe dei figli degli imam sepolti
a Damasco oltre che per il cupo abbigliamento delle donne, infagottate nei loro teli neri.
La cittadella – attualmente chiusa ed in via di ricupero – pare che verrà aperta tra qualche mese ai turisti e
che diventerà una nuova attrazione.
Le antiche case damascene vengono trasformate in affascinanti ristoranti, come El Jabri, frequentati anche
dai locali dove è possibile gustare le famose mezzé a prezzi molto contenuti. Vicino ad uno degli ingressi
della moschea degli Omayyadi, il caffè Al Nafura è una meta imperdibile con il suo cantastorie che
intrattiene gli avventori con le novelle tratte da “Mille e una Notte”.
Sempre nella parte vecchia sorge il quartiere cristiano con diverse chiese appartenenti a diverse
confessioni.
Nella parte nuova non mancano ulteriori attrazioni tra cui il museo nazionale. La residenza del
governatore ottomano e la vicina moschea riconoscibile per i due minareti a forma di matita è in via di
recupero, mentre la madrasa è stata trasformata in un affascinante centro di artigianato. I venditori non
sono mai particolarmente insistenti anche se spesso i prezzi “iniziali” sono terribilmente elevati. Molti
sono i tessuti ed i prodotti che, in realtà, provengono dall’India.
Damasco è una città tranquilla ed ospitale e con un notevole carattere se paragonata ad altre capitali
mediorientali molto più occidentalizzate.
Si raggiunge l’oasi di Palmira dopo aver attraversato il deserto. Prima di arrivare, è quasi di rigore una
sosta ad uno dei 3 Baghdad caffè che si incontrano lungo il percorso.
Palmira è l’attrazione principale della Siria. La città presenta le caratteristiche dell’architettura classica
romana ma con peculiarità dovute alla mescolanza con gli stili locali esistenti all’epoca. Dal grandioso
tempio di Bel si attraversa la grande strada colonnata fino al tempio funerario per circa 3 chilometri.
Le torri funerarie, raggruppate in due siti separati, e le tombe ipogee delle ricche famiglie palmirene si
intravedono a distanza tra le colonne, così come il castello arabo – ora restaurato ed aperto al pubblico –
che offre al tramonto una vista impareggiabile sull’intero complesso.
La città nuova – Tadmor in arabo – sta crescendo sempre più e sembra piuttosto organizzata. Nuovi
edifici (per lo più abusivi) sorgono come funghi in prossimità delle rovine. Svetta anche lo scheletro del
palazzo dell’emiro del Qatar in via di costruzione, con una sagoma ingombrante.
Deir ez-Zor non presenta particolari attrattive. Ora anche qui si trovano bancomat e strutture ricettive
migliori, segno che la modernità sta arrivando anche nelle zone interne del paese. E’ una città molto
tranquilla e rappresenta una tappa di passaggio obbligata per visitare la valle dell’Eufrate. Verso sud si
raggiungono le rovine di Mari e Dura Europos. Sono pochi i turisti che si spingono fin qui: Mari si trova a
soli 10 chilometri dal confine con l’Irak di Abu Kamal (quello che qualche giorno dopo la nostra visita
sarebbe stato colpito da un bombardamento di elicotteri americani). La città fu costruita con mattoni di
fango essiccati, per cui il sito è meno spettacolare rispetto ad altri a causa del suo peggiore stato di
conservazione; il palazzo reale è stato in parte dissotterrato ed è possibile raggirarsi nelle sue ampie
stanze silenziose.
Dura Europos sorge su un’altura da cui si gode una bellissima vista sull’Eufrate. Il sito, circondato dalle
sue mura a cui si accede dall’imponente porta di Palmira, è immerso nel silenzio e lo si visita
praticamente in completa solitudine.
A nord di Deir ez-Zor, si raggiungono le rovine di Halabiyya – sempre con splendide viste sull’Eufrate –
e, dopo una breve deviazione dalla strada principale, quelle di Resafa (ex Sergiopolis). Quest’ultima è
assolutamente da non perdere, con le sue mura ben conservate che emergono dal deserto, custodisce le
rovine di chiese e della basilica di S.Sergio (parzialmente restaurata) di epoca bizantina. Anche qui si gira
tra i resti silenziosi in quasi totale solitudine.
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Aleppo, la città del nord, ci accoglie all’Hotel Baron. Questo storico albergo, che annovera tra i suoi
illustri ospiti Sir Laurence d’Arabia ed Agata Christie, con le sue atmosfere coloniali e decadenti
rappresenta forse il luogo più affascinante dove soggiornare rispetto anche alle antiche case restaurate che
ospitano ristoranti ed alberghi di lusso. Il bar, raccolto e familiare, offre alcolici e continua dalla fine
dell’800 ad ospitare i viaggiatori occidentali che si riuniscono scambiandosi le proprie impressioni di
viaggio.
La città vecchia è dominata dalla mole della cittadella, ai cui piedi si dirama l’intrico di vicoli coperti del
suq. Dall’alto, cupole, minareti ed il grande cortile della grande moschea caratterizzano il panorama.
Jdeida (il quartiere “nuovo” costruito in epoca ottomana) ospita numerose chiese cristiane di varie
confessioni che, come a Damasco, convivono pacificamente in terra islamica (anche se i cristiani
costituiscono una minoranza importante pari a più del 10% della popolazione).
Anche qui la gente si contraddistingue per la sua tradizionale ospitalità, ma si nota anche una certa
differenza rispetto agli altri luoghi della Siria... Forse una maggiore ambiguità nei costumi. Si nota che, in
effetti, c’è una certa tendenza ad evidenziare pubbliche virtù ed a coltivare vizi privati: ciò emerge
soprattutto con i turisti occidentali considerati di mentalità “più aperta” ...
A nord e a sud di Aleppo si trovano le “città morte”, cioè antiche città bizantine in rovina abbandonate
dalla popolazione. La basilica di S.Simeone Stilita è forse il luogo più noto.
Immerse nelle campagne e tra gli uliveti, si scoprono le rovine di Deir Samaan (ai piedi della basilica) e
di Al Bara e Serjilla (quest’ultima senz’altro la più interessante). Nelle vicinanze, Apamea con la sua
grande via colonnata è un altro sito archeologico di epoca romana imperdibile.
Hama, con le grandi norie cigolanti, è una vivace città sulle rive del fiume Oronte. La parte vecchia è
stata accuratamente restaurata ed è sorto anche qui un ristorante “Aspasia” all’interno di un’antica casa
con cortile. Da qui si raggiunge Krak des Chevaliers – un imponente castello dei Crociati – e Maalula,
villaggio cristiano dove ancora è parlato l’aramaico.
L’impressione generale è che il turismo si stia notevolmente sviluppando anche in questo paese. Ottobre
si dice sia il mese di maggiore afflusso e, in effetti, abbiamo incontrato numerosi gruppi organizzati –
molto di più di quanto ci si potesse aspettare.
Girare è relativamente semplice ed economico con i mezzi pubblici (anche se, talvolta, condotti da autisti
spericolati). Noi abbiamo preferito muoverci per 5 giorni in totale in macchina con autista (per
ottimizzare i tempi), ma spendere meno di 100 USD al giorno è impresa impossibile. I servizi dunque
sono piuttosto costosi, così come gli hotel a Damasco dove abbiamo avuto una certa difficoltà a prenotare
dall’Italia. E’ meglio evitare di prenotare gli alberghi tramite le agenzie sul posto, in quanto le tariffe
vengono aumentate troppo.
Venire in questo paese è quanto mai utile per se stessi, per sgombrare il campo da pregiudizi e paure del
tutto ingiustificate e per avvicinarsi ad un mondo che, a torto, avvertiamo come lontano ma che invece si
sente particolarmente vicino all’Italia.
L’ammirazione per gli italiani è del tutto evidente così come sono molto sentiti i legami culturali per le
numerose vestigia d’epoca romana: molti siriani non hanno mancato di ricordarci che di origine siriana
furono anche sei imperatori romani (chissà quanti di noi se lo ricordano...).
Partenza il 14/6/2008 · Ritorno il 18/6/2008
Viaggiatori: in coppia · Spesa: Da 1000 a 2000 euro

23. Dalla giordania alla siria


di cl - pubblicato il 6/7/2008
Questo viaggio ci era stato proposto tanti anni fa dalla nostra Agenzia di viaggi, ma non lo abbbiamo fatto
ai tempi perché nasceva da un ripiego per un viaggio che avevamo programmato in Iran e che al momento
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dei visti , l’Agenzia non si e’ presa la responsabilità di mandarci in un posto così a rischio. Non tutti i
mali vengono per nuocere, se lo avessimo fatto allora lo avremmo fatto con un tour organizzato e ci
saremmo persi il meglio di questi paesi che invece abbiamo potuto apprezzare a pieno gestendolo in piena
autonomia.
Dopo aver letto i racconti di viaggio sul sito turisti per caso, che ci hanno permesso di capire attraverso
l’esperienza di altri in quali paesi stavamo andando, abbiamo cercato di contattare delle agenzie locali che
ci mettessero a disposizione macchina e driver e ci prenotassero gli alberghi in base all’itenerario da noi
stabilito, (questo sistema di viaggio l’avevamo già sperimento sia in India che in Cambogia e l’abbiamo
trovato ottimo).
In Giordania siamo stati dal 14 sera fino a giorno 18 pomeriggio, dopo siamo andati in Siria, il nostro
itinerario di 5 giorni e 4 notti con auto, driver, alberghi con sola prima colazione ed ingressi ai siti ci è
venuto a costare 1.190,00 dollari per due persone.
Un consiglio che voglio darvi è quello di pensare in tempo ad ottenere i visti soprattutto se non state a
Roma, perché è lì che sono le ambasciate, tuttavia se andate solo in Giordania potete tranquillamente
partire senza visto perché ad Amman in aeroporto ve lo rilasciano tranquillamente, io però ho preferito
non rischiare, non si sa mai...
Dpo queste informazioni pratiche, vi racconto il viaggio per la parte Giordana, mentre la parte Siriana a
chi interessa la trovera’ nelle pagine dedicate alla Siria.
Partiamo da Palermo il 14 giugno 2008 per Roma e alle 14,55 prendiamo il volo diretto per Amman (voli
Alitalia PA/RM andata e ritorno per 2 persone Euro 347,00 – volo Royal Jordanian andata su Amman e
ritorno da Damasco con Malev Hungarian Euro 807,00 sempre per 2 persone), arriviamo ad Amman alle
19,50 con circa 20m. Di ritardo, appena usciti dall’aereo troviamo ad attenderci un incaricato
dell’agenzia, che ci assiste di tutto punto dal ritiro bagagli alle formalità doganali e ci accompagna fino
fuori dall’aereoporto dove troviamo ad attenderci il marito della signora che ci ha organizzato il
soggiorno in Giordania, parliamo del tour che ci aspetta, finchè non raggiungiamo l’albergo
“Commodore”, qui ci consegna del materiale turistico sulla Giordania, la fattura e noi diamo il 50/100 del
saldo in quanto l’acconto l’avevamo fatto avere a mezzo bonifico bancario al momento della
prenotazione, prendiamo accordi con Valid il driver che ci accompagnerà, per le 8 dell’indomani.
Domenica 15/6
Dopo una ricca colazione in hotel alle 8 puntuali troviamo Valid nella hall che ci attende per portarci in
giro per Amman, visitiamo la cittadella (del resto Amman è una grande città che non offre molto al
visitatore) e poi partiamo percorrendo la strada dei Re, dopo circa mezzora di tragitto da Amman
arriviamo a Monte Nebo (9,30) il luogo in cui fu seppellito Mosè e dove egli contemplò per la prima volta
la terra promessa, da qui si gode di un panorama stupendo, la visita è durata circa mezzora, quindi
ripartiamo alla volta di Madaba effettuando un’altra mezzora di tragitto. A Madaba visitiamo la Chiesa di
San Giorgio al cui interno si trova lo splendido mosaico bizantino del VI sec. Raffigurante una mappa
della Palestina e altri siti sacri..
Riprendiamo verso le 11,30 la strada dei Re per arrivare a Karak alle 13. Pranziamo al Al – Fid’a
Restaurant” a base di mezze pagando 6 dinari (6 Euro circa). Le mezze sono un ampio assortimento di
antipasti o meglio il significato letterale arabo è : piccoli morsi.
Quindi iniziamo la visita di questo castello crociato che si trova su una roccaforte a 900 metri sopra il
livello del mare, è uno oscuro dedalo di sale con le volte in pietra e tanti passaggi nascosti, davvero molto
imponente.
Riprendiamo la strada alla volta di Petra dove giungiamo alle 18.
Ci riposiamo un paio d’ore nella piscina dell’albergo “Petra Palace Hotel” e poi andiamo in cerca di un
internet percorrendo il lungo viale che porta alle rovine, tutto pieno di ristoranti , alberghi e negozi,
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decidiamo di cenare al Red Cave Beduin , dove mangiamo abbastanza bene (come del resto in tutta la
Giordania) e spendiamo 22 Dinari.
Lunedì 16/6
Dopo colazione, alle 8 ci incamminiamo verso la biglietteria per il tichet (Dinari 21 a persona) per entrare
finalmente a “PETRA” (la città perduta).
Percorriamo circa 300 metri prima di addentrarci nel siq che è lungo circa 1,2Km il siq non è un canyon,
ma una spaccatura prodotta da forze tettoniche infatti si può notare come alcune venature della roccia
siano speculari a quelle della parete opposta. Descrivere la sensazione che abbiamo provato percorrendo il
siq, che addirittura in alcuni punti si restringe fino a 2 metri, è impossibile
bisogna per forza andarci!!!!!, non ci siamo neanche accorti della lunghezza del percorso perché ad ogni
passo l’emozione cresceva sempre di più fino che pensi che ti debba sopraffare da un momento all’altro e
a quel punto sei giunto alla fine e ti trovi dinanzi la meraviglia “IL TESORO”. A quel punto ci è venuto
un nodo alla gola, io mi sono dovuta sedere per terra e sarò stata almeno 20 minuti in contemplazione,
mio marito dall’emozione scattava foto a più non posso.
Dopo questa fortissima emozione, con un po’ di apprensione per quello che ancora ci attendeva, abbiamo
ripreso il percorso e devo dire che ogni sito, tomba o edificio incontrati lungo il percorso mi ha talmente
emozionato che non riesco a trovare le parole per descriverlo, vi dirò brevemente che abbiamo visitato
tutte le tombe reali che si trovano subito dopo il teatro, tomba dell’Urna, tomba Corinzia, Tomba del
Palazzo, proprio dinanzi a questa tomba una ragazzina che vende collanine su una bancarella mi chiede di
cambiarle una ventina di monetine in euro in dinari, per cui mi ritrovo ad avere anche questo peso, sono
tuttavia rammaricata di non aver portato con me uno dei tanti regalini che ho in valigia, per fortuna mi
ricordo che ho nel borsellino uno spillino, glielo metto sulla maglietta e lei molto contenta non sa come
ringraziarmi, sto per andare via quando la vedo rincorrermi per regalarmi una delle sue collanine, questa
gente mi rendo sempre più conto che è di una dignità e generosità unica.
Prendiamo quindi la strada colonnata (strada centrale di Petra), dove si trova il Ninfeo, i Mercati fino alla
porta del Temenos, da qui iniziava la zona riservata al culto.
Nel frattempo si sono fatte le 11,30 e dopo una breve sosta in un ampio spazio destinato all’unico bar –
ristorante, cominciamo la salita verso Il Monastero (dove la stragrande maggioranza di turisti che viaggia
in grupponi non va).
Dopo circa 50 minuti di cammino su un ripido sentiero scavato nella roccia e costituito da oltre 800
gradini si arriva in un grande spiazzo e si vede soltanto una bancarella che vende bibite, non vi dico la
delusione!!!, ma la fatica della salita sotto il sole è stata tale che mi dirigo verso i sedili del chiosco per
riposarmi, e qui avviene la meraviglia di fronte a me scopro il MONASTERO con una facciata identica al
Tesoro, ma molto più grande, di una bellezza inaudita risplendente sotto il sole. Dopo circa 1 ora di riposo
in questo bar scavato nella roccia dal quale ho potuto contemplare comodamente seduta, il Monastero,
iniziamo la discesa per fermarci al ristorante “Basin” dove si pranza a Buffet, pertanto ho potuto
assaggiare diverse mezze e anche diversi tipi di dolci (Euro 28 in due).
Verso le 15,30 riprendiamo la strada del ritorno riammirando ciò che avevamo visitato la mattina, tuttavia
devo dire che percorrere il siq nel pomeriggio non è la stessa cosa che farlo col sole che illumina le rocce
e crea degli effetti davvero particolari. Usciamo da Petra parecchio distrutti alle 17 circa, per fortuna
l’albergo è a pochi metri dall’ingresso del sito.
Ci riposiamo in hotel e verso le 18 Valid ci viene a prendere per accompagnarci in un Hamman (bagno
Turco) anche questo è vicinissimo all’hotel, qui tutto è pulitissimo e siccome abbiamo prenotato io e mio
marito lo possiamo fare insieme (di solito gli hamman sono divisi per uomini e donne). E’ stato
veramente meraviglioso, in pratica ci hanno fatto entrare in una stanza a fare la sauna, dopo abbiamo fatto
un massaggio di circa mezzora veramente fantastico, in tutto abbiamo pagato 40 dinari.
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Martedi 17/6
Ore 8,00 Valid puntuale come sempre è pronto per portarci nel deserto Wadi Rum.
Attraversiamo paesaggi meravigliosi dapprima la strada è tutta in salita quindi teniamo i finestrini aperti
per godere dell’aria fresca, ci fermiamo lungo la strada per fare delle foto a questa grande vallata
circondata da stupende montagne, proprio accanto ad una collinetta che nasconde tra l’alta vegetazione la
residenza reale, dove i sovrani di solito trascorrono i fine settimana.
Dopo di che la strada comincia a scendere verso il deserto e l’aria comincia a riscaldare, infatti chiudiamo
i finestrini e accendiamo l’aria condizionata. Arriviamo a Wadi Rum alle 9,30 ci fermiamo in un bar che è
anche punto di sosta e dove si fanno i biglietti per le escursioni, qui troviamo ad attenderci il beduino
contattato in precedenza da Valid che ci prende a bordo del suo fuoristrada e via nel deserto.
Il deserto del Wadi Rum è diverso da tutti gli altri deserti che ho visto finora, qui non c’è solo una
immensa distesa di sabbia, ma ci sono montagne di sabbia rossa!!!, il deserto, sotto i raggi del sole dà vita
ad un paesaggio favoloso fatto di sabbie rosse e imponenti vette di arenaria, disseminato di enormi jebel
che il processo di erosione ha trasformato in cumuli di soffice arenaria.
Nel Wadi Rum si può camminare in spazi sconfinati, esplorare canyon, pozzi d’acqua e scoprire disegni
sulle rocce risalenti a più di 4.000 anni fa, come pure ci si può cimentare a fare delle scalate.
Noi abbiamo fatto, come dicevo prima, il giro in fuoristrada di 2 h.- 2,30 h, durante il quale abbiamo
ammirato la sorgente di Laurence (citata nei sette pilastri della saggezza), le dune di sabbia rossa, dove è
stato veramente eccitante sprofondarvi dentro, e il Jebel Khazali uno stretto siq di circa 150 metri sulle
cui pareti abbiamo visto delle antichissime iscrizioni ( nabatee), mentre stavamo ritornando un’altra jeep
con a bordo due turisti spagnoli ha forato una gomma, il ns.Autista si è prontamente fermato per dare una
mano al collega e noi abbiamo approfittato per godere di altri momenti davvero indimenticabili in
quell’immensità di sabbia tanto cara a Laurence d’Arabia, che ha definito questo deserto “Vasto,
Echeggiante e Divino”. Purtroppo siamo rimasti troppo poco nel deserto e non abbiamo potuto
sperimentare la rinomata ospitalità dei beduini, questa gente che riesce a vivere da secoli in posti senza
dubbio meravigliosi ed incontaminati ma anche tanto impervi.
Verso le 11,45 riprendiamo insieme a Valid la strada che ci condurrà nel Mar Morto.
Il percorso è tutto desertico e dopo circa 1ora e 30 ci fermiamo in un ristorante per il pranzo (a Buffet 12
Dinari), non abbiamo molta fame per cui io dirotto sulla frutta che è squisita, mentre mio marito prende
della carne grigliata con contorno di verdure anch’esse grigliate.
Ripreso il cammino e avvicinandoci al Mar Morto il paesaggio va diventando verdeggiante , infatti qui la
terra così rossa e fertile permette di coltivare frutta di ogni genere Alle 16 arriviamo al Movenpick Resort
E Spa , scegliamo la stanza nel villaggio anziché nel corpo centrale dell’albergo, quindi ci accompagnano
con una sorta di macchinina attraverso i vialetti di questo villaggio tipo casba, la camera è molto grande
ben arredata ed ha anche un terrazzo.
Lasciamo i bagagli e ci dirigiamo subito verso il mare, passando davanti al teatro, ai campi da tennis, alle
varie piscine, e dopo aver preso gli asciugamani finalmente vediamo il Mar Morto.
Ci buttiamo in acqua desiderosi di provare le sensazioni di cui abbiamo tanto sentito parlare e devo dire
che è stata davvero sorprendente e non si può capire finchè non la si vive di persona.
Il Mar Morto è lungo circa 65 km., in pratica è un lago circondato da colline desertiche dai colori rosso –
marrone, ha come immissario principale il fiume Giordano e non ha emissari, ogni anno la massima
depressione terrestre diminuisce sempre di più di volume. Le sue acque hanno un contenuto di sale sei
volte in più rispetto al mare, infatti già il pontile della spiaggia privata del Movenpick è tutto cosparso di
sale come pure tutti gli scogli attorno.
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Dopo le lunghe immersioni in quest’acqua meravigliosa, sempre calda in qualunque stagione, attenzione
se una goccia vi va a finire negli occhi sono dolori, anzi bruciori!!!!, abbiamo approfittato degli enormi
bidoni pieni di fango messi a disposizione lungo la riva e ci siamo spalmati ben bene , dopo esserci
risciacquati la pelle era di una morbidezza incredibile, del resto i poteri curativi di questi fanghi erano già
noti ai tempi di Cleopatra.
Dopo aver atteso il tramonto comodamente distesi sui lettini verso le 19,30 ci siamo ritirati in camera per
sistemarci e quindi andare a cena nel ristorante del corpo principale dell’Hotel, la cena qui è a Buffet (43
Dinari sempre x 2) abbiamo gustato un po’ di tutto, tutto ottimo peccato che io dopo due assaggini sono
strapiena. Dopo una breve passeggiata io vado a scrivere gli appunti della giornata sul terrazzo, mentre
mio marito va a vedere la partita nel teatro dove c’è lo schermo gigante.
Mercoledì 18/6
Dopo una super colazione, dove per la maggior parte dei casi è mio marito a mangiare , io purtroppo mi
riempio solo gli occhi, è un vero peccato vorrei tanto poter assaggiare tutto ma non so cosa mi succede in
viaggio sarà il caldo ma mi riempio subito, dicevo quindi che dopo colazione e precisamente alle 9 Walid
ci viene a prendere e ci porta via da questo paradiso.
Il Mar Morto dista poco da Amman circa 40 minuti, ci fermiamo in negozio enorme consigliato da Walid
per acquistare i prodotti del Mar Morto, qui una ragazza molto graziosa ci descrive le varie creme, fanghi
e saponi in perfetto italiano, l’ha studiato a scuola, dopo gli acquisti e la doverosa tazza di thè alla menta,
riprendiamo la strada verso Jerash dove arriviamo verso le 11.
La città di Jerash che fu abitata per oltre 6.500 anni conobbe il suo periodo migliore sotto i Romani ed è
una delle città di epoca romana meglio conservata al mondo. E’ stata sepolta sotto la sabbia per secoli
prima di essere stata scoperta e restaurata negli ultimi 70 anni.
L’antica Gerasa è favolosa, iniziamo la visita partendo dall’arco di Adriano, sulla sinistra troviamo
l’ippodromo, proseguiamo lungo la strada che mi dà letteralmente i brividi, perché ho l’impressione di
fare un viaggio nel tempo e di tornare indietro di 2000 anni, e poi come descrivere la sensazione di
poggiare i piedi sulle stesse pietre in cui hanno camminato i Romani.
Che dire della meravigliosa piazza ovale sia per la forma che per la sua smisurata grandezza (90 metri per
80) , il tempio di Zeus, il mercato e la strada colonnata... Ogni cosa qui mi lascia senza fiato e poi ancora,
proseguendo arriviamo alla porta nord, sulla sinistra entriamo nel piccolo teatro tutto interamente
restaurato, saliamo poi la collinetta a sinistra del teatro e arriviamo alla chiesa bizantina ancora tutta da
scoprire, e che dire del tempio di Artemide alla cui base sulla strada colonnata ci sono 4 colonne corinzie,
e accanto ancora ci sono i resti di quello che per i Romani era il Ninfeo. Ridiscendiamo verso il Teatro
grande dove si sta esibendo una banda musicale beduina, attraversiamo la piazza ovale e andiamo al
museo dove troviamo esposti parecchi manufatti ritrovati nel sito.
Alle 13 ripartiamo verso il confine siriano, da Jerash ci vuole circa 1 ora di strada per arrivare a Al
Ramtha, qui salutiamo Walid e trasbordiamo sull’altra macchina che ci accompagnerà in Siria, paghiamo
la tassa di uscita dalla Giordania (5 dinari a testa) e via verso la Siria...
Spero tanto che chi legge questo resoconto si decida a partire e lo invidio sin d’ora.
Claudia

24. Breve Giuda Pratica


di flamingjune - pubblicato il 16/1/2008
Breve Guida di Viaggio in Syria
Non è questo un racconto di viaggio, ma solo una sintesi di informazioni di ordine pratico per un viaggio
di una settimana in Sirya autonomamente gestito.
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VOLO
Da Malpensa a Damasco con Alitalia, volo di 4 ore in notturna, orario orribile ma la maggior parte dei
vettori europei opera questo tipologia di orari.
AEROPORTO
Malgrado l’arrivo alle 3 di notte, l’aeroporto è trafficatissimo e non ci sono problemi a trovare un taxi. La
corsa, il prezzo è fisso, è di 600 lire, meno di 10 euro. Si impiegano una ventina di minuti per raggiungere
il centro città.
CAMBIO
A fine dicembre 2007 il cambio era di 70,59 lire siriane per 1 euro. Gli hotel trattengono fra il 3 e il 5% di
commissioni. In banca, numerosi gli uffici, non si pagano commissioni. Largamente accettati anche Euro
e Dollari. Poco utilizzabili le carte di credito, a parte i negozio più grandi in centro e i ristoranti che sono
maggiormente frequentati dai turisti. Diversi i Bancomat.
CLIMA
A fine dicembre dal tramonto alle 11:00 del mattino la temperature si aggirava intorno allo 0; di giorno il
bel sole splendente faceva salire le temperature fra i 12 e i 14 gradi.
SPOSTAMENTI
Pochi i bus cittadini, molto numerosi i taxi, spesso sgangherati ma validi. Una corsa in città costa fra le 50
e le 100 lire, bisogna accordarsi prima, sempre. Nelle ore di punta più essere complicato trovare un taxi
libero. In ogni caso bisogna tener presente che la maggior parte dei tassisti non parla né legge l’inglese,
quindi può spesso essere complicato farsi intendere. E’ consigliabile farsi scrivere, in hotel, in arabo il
nome del luogo in cui si vuol andare, e risolvere così inutili perdite di tempo.
HOTEL
Prenotato direttamente dal sito dell’albergo abbiamo scelto il Four Season, il migliore della città
indubbiamente, raffinato ed elegante, a 15 minuti a piedi dal centro. Ottima la colazione, disponibilità ed
efficienza del personale garantita. La camera doppia è costa 16.400 lire, pari a circa 230 euro. Anche
buono, fra gli hotel di lusso, il Meridien, meno costoso e più decentrato. Assolutamente “stantio” il
famoso “Cham Palace”.
Fra gli hotel più economici ho visionato l’ Al-Fares Palace, semplice e pulito, in una zona centrale molto
trafficata, con camere doppie da 2200 lire, circa 33 euro.
CIBO
Numerosi dappertutto i chioschi di shawarma, lo spiedone di carne tagliata sottilmente e servita impiattata
o arrotolata nella focaccina sottile che è il tipico pane arabo. Si spende dalle 30 alle 60 lire.
Molti anche i ristoranti, tutti nella Old City, generalmente antiche case damascene trasformate in
ristoranti piacevoli e in cui si mangiano più o meno le stesse cose: piatti di carne e numerosi “mezze”,
antipasti, a base di prodotti locali, come melanzane, pomodori, olive, prezzemolo, generalmente molto
buoni. Il livello delle strutture è buono, con punte d’eccellenza, , e il cibo di ottima qualità. Si spende fra
le 300 e le 500 lire, nei ristoranti migliori della città, quindi mai più di 7 euro a persona!!!
COSA VEDERE A DAMASCO
_Old City. E’ il cuore della città, all’interno di antiche mura che si aprono all’esterno attraverso numerose
Porte o Bab, molto trafficate. Il modo migliore per visitarla è percorrere la Sharia Medhat Pasha, o
Straight St., l’antica Via Recta che taglia in due mezzi la città vecchia, ed entrare nelle numerose viuzze
che diramano dalla strada principale. Entrare da Bab Al-Jabiye e giungere all’altra estremità, Bab ash-
Sharqi, nel pieno del quartiere cristiano.
_Umayyad Mosque, old city, molto frequentata dai fedeli, grande e con bei mosaici alle pareti. Si paga un
ticket d’entrata di 150 lire, che comprende anche l’ingresso al mausoleo di Saladino. Naturalmente
bisogna togliersi le scarpe, è possibile (consigliato) portarsele dietro. Le donne devono indossare una
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tunica con tanto di cappuccio, fastidiosa ma assolutamente obbligatoria, che appunto viene consegnata in
biglietteria.
_Souq. Dirama dalla moschea ed occupa praticamente quasi tutta la città vecchia. E’ diviso in “reparti”,
quello delle spezie, delle stoffe, dei sarti, dei profumi, di tutto un po’.
_Palazzo Azem. Purtroppo era chiuso per restauri. L’apertura è prevista per il 10-01-2008.
_L’Azem Ecole, non molto lontano dall’omonimo palazzo, è una antica madrassa che oggi ospita un
negozio di souvenir.
_il Quartiere Cristiano, nella parte sud-est all’interno delle mura, rimane abbastanza poco interessante,
fatta eccezione per la Cappella di Anania, storicamente di grande importanza.
_il Museo Nazionale, da non perdere, prende un paio d’ore. Verificare l’orario di apertura e chiusura e il
fermo del venerdì, perché è soggetto a cambiamenti in base al periodo.
Damasco è una città abbastanza deludente, perché finisce per essere indistinguibile dalle altre città in
espansione urbanistica del Medioriente. Ci sono costruzioni monumentali del tutto recenti, moschee,
palazzi del governo, fontane, e poi decadenti case completamente prive di interesse che potrebbero essere
di un qualsiasi quartiere di una qualsiasi città mediorientale. Il fascino di un tempo è svanito, non c’è di
Damasco uno scorcio, un luogo, un odore che si sente di poter ritrovare a Damasco e in nessun altro
luogo.
ACQUISTI
Nel souq si trovano soprattutto i soliti souvenir, dagli oggetti in legno e in rame, agli abiti tradizionali
vagamente carnevaleschi alle Shisha, i Narghilè. Conveniente l’acquisto di spezie, mandorle e pistacchi.
Vale la pena visitare i negozi più belli di antiquariato perché all’interno sono esposte vere collezioni di
vetri lavorati, davvero notevoli. Ovviamente i prezzi sono importanti.
Rispetto ai centri commerciali: lo Cham City Center è di recente apertura e ospita diversi brand
occidentali, con prezzi assolutamente identici ai nostri: Poi il Towen Center, più vecchiotto e con brand
locali. Quindi per gli amanti dello shopping di lusso il Boulevard dietro il Four Season Hotel e VillaModa
nella Old City, con le case di moda internazionale più lussuose e costose.
HAMMAM
Riservato agli uomini il Nureddin, nella old city, all’interno del souq. Aperto anche alle donne il Bakri,
con orari scomodissimi però: chiusura alle 12:00!
VISITE INTORNO a DAMASCO
SEIDNAYYA e MAALULA
A 40 km a nord di Damasco si trova Seidnayya. S può arrivare con un taxi collettivo oppure prendere un
taxi e proseguire poi per Maalula. La visita al convento di Nostra Signora, collocato alla fine di una lunga
salita che attraversa il paesino, è certamente gradevole, soprattutto per la presenza di numerosi devoti,
soprattutto mussulmani, che qui vengono in pellegrinaggio. Proseguendo qualche km, si sale nuovamente
su un’altura abbastanza desolata, dove intorno a una chiesetta è stato appena ultimato un enorme
complesso cristiano, credo un convento di frati.
Riscendendo e proseguendo ancora per 25 km, si giunge a Maalula, paesino arroccato intorno al
Convento di santa Tekla. Il taxi per tutta la visita, ci è costato 1000 lire, (14 euro), circa 6 ore.
PALMIRA, 240 km.
Si può arrivare a Palmira con un autobus di lunga percorrenza in partenza dal “Pullmann Station Harasta”.
Qui ci sono numerosi ufficetti di tante compagnie con i propri autobus a vista, buone condizioni, che
raggiungono molto località, da Instanbul a Beirut, ad Homs, a Sofia, ad Aleppo, praticamente un po’
ovunque. La corsa di 3 ore no-stop costa 110 lire. L’autobus si ferma al capolinea della città nuova di
Palmira, quindi da lì è necessario prendere un taxi per le Rovine, a un paio di km. Palmira è un gioiello da
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non perdere. Le rovine sono tutte molto vicine, mentre la Valle delle Tombe dista circa 2 km, così il
Qala’at Ibn Maan, che troneggia sulle rovine, regalando una vista impagabile sul Tempio di Bel e il
Colonnato, dista una paio di km. Il Museo, che si può anche saltare, è nella città nuova, piccola e
sonnolenta, che si sviluppa tutto intorno alla via principale su cui si affacciano una paio di ristoranti e
negozietti per i turisti. Noi abbiamo preso un taxi di città a Damasco, che per tutto il giorno ci è costato
3500 lire, circa 50 euro. In ogni caso Palmira si gira approfonditamente in 4 ore, quindi sarebbe può utile
includerla come escursione da Damasco, o Homs che è a soli 50 km, oppure Aleppo, ed evitare di
fermarsi a dormire, visto che al di là delle Rovine non c’è davvero niente da fare.
MOSCHEA di SAYYIDA ZEINAB
Piccolo centro a 10 km a sud di Damasco, ha al suo centro una bellissima moschea Iraniana, con la
tradizionale cupola d’oro e le piastrelle blu e verdi rilucenti che rivestono i minareti. La moschea richiama
un gran numero di fedeli, soprattutto gli immigrati pakistani e iraniani che vivono in Siria, che attraverso
canti devozionali e preghiere rendono la moschea un luogo ricco di suggestione e spiritualità. All’interno
il mausoleo che raccoglie le spoglie di Zeinab, nipote di Maometto, è oggetto di un rito particolare, che
vuole che le mani vengano strofinate sulle grate, perché il fedele si carichi della spiritualità del luogo.
Visita assolutamente da non mancare. Il taxi da damasco è costato 200 lire, il ritorno 150.
CONCLUSIONI
La Sirya è certamente un paese che merita di essere visitato. Un viaggio approfondito nelle maggiori
località d’interesse necessità almeno 15 giorni. Mentre avendo solo una settimana a disposizione, si può
intraprendere una visita del solo Nord, con base ad Aleppo, o del Sud, con base a Damasco. Il viaggio può
facilmente essere svolto in maniera autonoma, la Lonely Planet è stata molto utile, benché poco
aggiornata, e in ogni caso malgrado la difficoltà di capirsi con le persone del posto che poco masticano
l’inglese, si riesce sempre a superare i piccoli inconvenienti perché si può contare sulla disponibilità del
tutto eccezionale dei siriani. Più di tutto, la cosa che rende davvero straordinaria la Syria è proprio la rara
cortesia e disponibilità che i siriani non perdono occasione di offrire, in maniera del tutto disinteressata.
Sarà che ancora il contatto con i turisti è poco radicato e comunque ben circoscritto, sarà che la cultura
dell’ospitalità è ancora viva nella società, resta il fatto che abbiamo, seppure per una settimana, potuto
godere della libertà di andare in piena notte per viuzze neanche tanto illuminate e sentirci comunque
protetti, e contare sempre sul sincero aiuto delle tante persone incontrate. Riguardo la sicurezza, gli echi
dei ben noti problemi del Medioriente sembrano qui mai giunti, non ci sono metaldetector agli ingressi
dei monumenti, né si ha la sensazione di un’allerta assai diffusa nella popolazione, come accade in altri
luoghi di questa parte del mondo.

25. Le mille e una, Siria (e Giordania)


di Alese - pubblicato il 21/8/2007
Prima di iniziare il nostro resoconto di viaggio vogliamo ringraziare tutti i turisti per caso che prima di
noi hanno descritto i loro itinerari che sono stati fonte di ottimi suggerimenti!
Siamo partiti io (Alessandra) e lui (Michele) dal 22 Luglio al 10 Agosto, 20 giorni tra Siria e Giordania e
abbiamo speso in tutto 1.500 euro (a testa). Abbiamo volato con Royal Air Jordan (Roma Amman
Aleppo; Amman Roma), non abbiamo prenotato niente, solo le prime 3 notti ad Aleppo al Beit Wakil
(prenotato via internet costa la metà). In Siria ci siamo spostati noleggiando negli alberghi le automobili
con autista mentre in Giordania abbiamo noleggiato l’automobile (in entrambi i Paesi è necessaria la
patente internazionale). Anche noi sconsigliamo di noleggiare l’auto in Siria, non tanto per le strade che
tutto sommato non sono male, quanto per le indicazioni che sono pressoché assenti oppure solo in arabo,
se vi spostate da città a città non avrete problemi ma se dovete fare delle deviazioni per visitare alcuni siti
potrebbe diventare un dramma!!!! Inoltre non hanno regole e sono capaci di andare contromano in
autostrada!!!!
La Siria in particolar modo mi è piaciuta tantissimo ha superato le mie aspettative, i siti archeologici sono
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affascinantissimi, la gente è stata con noi sempre deliziosa, pronti ad aiutarti se ti vedono in difficoltà,
curiosi e aperti nei confronti dei turisti, un consiglio che mi sento di dare alle donne è quello di usare un
po’ di buon senso nella scelta dell’abbigliamento.
Il 23 abbiamo visitato Aleppo con la sua cittadella, la moschea e il suq (dove abbiamo fatto incetta di
saponi), è una città magica mi ha affascinato tantissimo e come consiglia la Lonely veramente non potete
non assaggiare il kebab all’amarena del ristorante del Beit Wakil, è veramente qualcosa di eccezionale!!!!
Ottimo anche il ristorante Dar Zamaria.
L’indomani mattina abbiamo noleggiato l’auto con autista presso l’albergo e siamo andati mezza giornata
a qala’ at Samaan.
Il 25 con lo stesso autista abbiamo visitato le città morte (per me sono impedibili le ho trovate così
suggestive, spettrali), poi siamo andati al castello di Saladino (un’ammazzata ma è situato in un posto
spettacolare) e infine ad Apamea per la quale non ci sono parole!!!! Distrutti siamo arrivati ad Hama dove
abbiamo alloggiato al Noria Hotel.
Il 26 abbiamo nuovamente noleggiato un’automobile con autista e siamo andati al krak des chevaliers, il
pomeriggio abbiamo passeggiato per Hama per vedere queste famose Norie (le ruote idrauliche) e il
quartiere ebreo.
Il 27 siamo partiti di buon’ora, abbiamo attraversato le cittadine con le case ad alveare e siamo arrivati a
Palmira, abbiamo appoggiato le valigie in albergo (cittadella hotel, che non consigliamo perché con noi
sono stati scortesi anche se c’è da dire che si trova proprio di fronte al sito) e siamo andati a visitare le
rovine, le tombe, abbiamo visto Palmira al tramonto dalla cittadella e l’indomani mattina anche l’alba!
Palmira mi rimarrà per sempre nel cuore è di una bellezza emozionante!
Il 28 siamo partiti alla volta di Damasco con il pullman della Qadmus (i pullman costano veramente una
sciocchezza) e abbiamo alloggiato al Kalda hotel, noi consigliamo di prendere un albergo più vicino alla
moschea e alle cose da visitare per evitare il traffico sconvolgente di Damasco. La moschea è
meravigliosa, cercate di visitare qualche casa damascena e anche il quartiere cristiano è molto
interessante. Assaggiate quelle squisite granite ai frutti di bosco e tutti i succhi di frutta che fanno perché
sono deliziosi!!!!
Il 29 mattina abbiamo visitato Maalula (a meno che non vi vada di sentir parlare aramaico potete anche
risparmiarvela per quanto mi riguarda).
Infine il 30 abbiamo vistato Bosra (meta che non si può saltare, il teatro è veramente meraviglioso), il
pomeriggio siamo tornati a Damasco e alle 15:30 abbiamo preso il pullman per Amman (continua su
Giordania).
Se vi occorrono altre informazioni mi potete scrivere a filiamaris@libero.It

26. Tour di gruppo in syria


di bocchi paolo - pubblicato il 23/10/2008
Questo tour è stato organizzato seguendo i suggerimenti che abbiamo trovato
in questo sito.
Questi preziosi consigli ci sono stati di grande aiuto per organizzare
questo viaggio.
Ringrazio quindi tutti coloro che ci hanno preceduto in Syria e che hanno pubblicato
i loro racconti
Con questo scritto vogliamo contribuire a mettere a disposizione dei futuri viaggiatori la
nostra esperienza di viaggio in Syria.
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L’agenzia viaggi che ci ha organizzato il tour è la siriana NAWAFIR la guida che ci hanno messo a
disposizione, Antoine Mamarbachi, parla perfettamente l’italiano e subito ci informava che l’ageniza
NAWAFIR gli aveva dato carta bianca su eventuali modifiche al programma.
Seguendo i suoi suggerimenti abbiamo potuto visitare i siti archeologici quando c’erano pochi
turisti ed entrare nelle antiche case nobili di Damasco per ammirare gli arredi e gli intarsi .
Alcune di queste case non erano aperte al pubblico ma con la sua abilità ed i suoi contatti
siamo riusciti a visitare questi autentici gioielli di arredo ed architettura.
Il gruppo era formato da 10 persone e siamo partiti il giorno 10/10/2008 da Malpensa per Damasco e
rientrati il 22/10/2008 colando con la compagnia Turkish airlines.
Il volo non è diretto ed abbiamo avuto uno scalo ad Istabul ( 3 ore si attesa all’andata e 2 ore
al ritorno ).
Attenzione questa compagnia chiede gli estremi del visto d’ingresso in Syria ossia numero del visto, data
del rilascio e nominativi delle persone inserite nel visto.
Noi non avevamo questi estremi e, dopo contatti febbrili in aeroporto con il responsabile dell’agenzia
siriana ( erano le 6,00 di mattina ora di Damasco ) su sua indicazione firmavamo un’assunzione di
responsabilità che liberava da penali la compagnia aerea.
Con questa liberatoria siamo riusciti a partire.
Quando ci siamo incontrati a Damasco con Adnan ( direttore dell’agenzia ) questi ci ribadiva che la
richiesta della compagnia aerea per lui era una novità ed altri gruppi che stavano visitando la Syria
in quei giorni avevano volato senza problemi.
Qui di seguito non voglio scrivere un diario di quello che abbiamo fatto giorno per giorno ma
vorrei sottolineare il fatto che in sicurezza personale la Syria e molto più sicura di tante
regioni italiane, che la sua popolazione è desiderosa di contattare gli stranieri e per strada .
spesso siamo stati salutati con un sorriso ed un welcome da parte dei passanti, i negozianti
non ti importunano nel tentativo di venderti i loro prodotti e puoi guardare tranquillamente
la merce esposta, fotografare la gente od i negozi non è mai stato un problema ma è buona norma
chiedere il permesso a chi si intende fotografare con un semplice cenno.
Oltre alle località più importanti, che tutti i tour i tour operator inseriscono nei loro cataloghi, vorrei
suggerire di visitare nei pressi di S. Simeone i resti della chiesa bizantina di Mouchchabbak ,
uscendo da Aleppo per Apamea visitare le città morte di Serjalla ed Al Bara, uscendo da
Hama per Palmira anziché la strada diretta suggerirei un’itinerario alternativo per visitare
le case alveare nei pressi di Sruj e la casa fortezza di Qasr Ibn Wardan ,uscendo da Damasco fatta sosta a
Maloula cercate di andare a visitare il convento di Mar Musa e, nei pressi del Crac de Chevalier, la chiesa
convento di San Giorgio.
La Syria è bella ha numerosi siti archeologici di grande interessa e merita di avere un flusso
turistico più importante.
Il costo del tour comprensivo di volo , guida, pulmino con autista, ingressi ai siti archeologici,
cene in ristorante, spuntini di mezzogiorno, mance ecc. Ecc è costato circa € 1600
a persona alloggiando in Hotel **** in camera doppia.
Se qualcuno volesse qualche indicazione in più mi può scrivere all’indirizzo bocnoroma@libero.It
Buon viaggio

27. Lo scrigno siriano


di deejee - pubblicato il 18/4/2009
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La possente e disperata invocazione ad Allah del muezzin della grande Moschea di Damasco alla
preghiera del venerdì. I due pastori adagiati tra le rovine di Cyrrhus a guardia del loro gregge, cosi come
si vedono nei paesaggi della campagna romana dei pittori del Settecento. Gli occhi guizzanti come
fiamme di un ragazzo, felice e curioso di avere come compagno di pulmino uno straniero che viene da
così lontano solo per visitare le rovine della chiesa bizantina nel suo villaggio di Qalb Lozeh. L’ orgoglio
di mostrare ad un forestiero che ha chiesto solo un passaggio, il proprio territorio, cosparso, per un area di
10 kmq, delle rovine di Al Bara, una città bizantina abbandonata da più di un millennio. I ragazzi che
negli hammam ritmano canti religiosi, percuotendo le coppette che servono per versarsi addosso l’acqua
delle fontane. Le urla dei bambini che scorrazzano indisturbati sulle pietre dell’hammam di Hama, mentre
i padri si eccitano, giocando allo schiaffo del soldato. Essere invitato al pranzo preparato dal beduino,
guardiano delle rovine di Dura Europos, perché sono l’unico visitatore di quel giorno o forse di quel
mese. Arrampicarsi fino al rupestre monastero di Mar Musa al Habashi, ascoltare un ragazzo di
Strasburgo ospite e gli altri monaci, novizi o laici, cristiani e mussulmani che raccontano le loro
esperienze spirituali, rivolte anche a considerare quello che accomuna Cristianesimo e Islam, e rendersi
conto che, per tanti millenni, l’uomo del mediterraneo ha vissuto solo nella dimensione religiosa,
producendo una valanga di supposizioni per tentare di comprendere il mistero della divinità e quindi della
vita. E ridiscendere poi più leggeri, ma anche più smarriti. Avere un passaggio dall’autista di un pullman
di turisti che per convincere il capo gruppo ad accogliermi, gli inventa che ero un suo vecchio amico.
Essere catturato dai mercanti del suk che ti smontano il magazzino per mostrarti la merce, solo per
vedere(!), ti dicono, e poi succede che con qualcuno c’è comunanza di idee e si finisce a cena insieme.
Una cartoccio di frutta offerto dal fruttivendolo perché con uno straniero si può essere generosi per tanto
poco e si può fargli seguire la sua bambina nella lettura di un brano in inglese, o il tassista che non accetta
i soldi perché ti sei interessato alle sue pratiche religiose ed alla sua famiglia. E poi: la luce al tramonto
che colora di rosa le pietre delle rovine di Palmyra; la solitaria fortezza di Halabiyya vicino a Deir az Zur
che domina l’Eufrate, blu come il mare, costruita con blocchi di gesso che luccicano al sole come
diamanti; la città morta di Rasafa, dove sei l’unico turista; le rovine di Bosra ancora oggi parzialmente
abitate, dove un frate predisse a Maometto che sarebbe diventato un profeta; le tante vecchie case di
Damasco ed Aleppo, alcune trasformate in eleganti alberghi e ristoranti; l’immenso cortile della moschea
ommayadi di Damasco con i bellissimi mosaici dorati; il possente castello di Krak dei Cavalieri,
testimonianza della follia delle crociate e delle turpitudini commesse in nome di Cristo. E se proprio non
vi basta le rovine di città fiorenti 4500 anni fa come Ebla, Dura Europos o Mari, questa ultima con
modernissimi, semplici e raffinatissimi stucchi alle pareti della sala del palazzo reale. Che altro: i mezze
(antipasti libanesi), le pizzette al formaggio, i kibbeh e molti piatti di carne stufata e tanto altro. Da non
dimenticare che in molti ristoranti di buon livello il pane arabo viene preparato all’istante nell’apposita
grande giara incandescente, vi pare poco. Siria! Uno scrigno prezioso!
Durata del viaggio 20 giorni. Gli alberghi scelti erano tutti budget, alcuni troppo budget, ma comunque
accettabili. Ricordate che spesso, viene fornito solo il lenzuolo di sotto e le stanze occupate non vengono
profanate dal personale per riordinarle. Amabili le conversazioni la sera tra gli ospiti: scambio di
impressioni su quello che si è visto e sui paesi di provenienza, consigli vari e anche abbandoni per
raccontare esperienze più intime. Costi: alberghi, singola al massimo 15/18 euro. Un pasto nel ristorante
più elegante di Damasco o Aleppo con birra 20 euro, ma anche soli 3 euro in una bettola accettabile
oppure 2euro e 50 a Damasco per una shawarma e frullato di frutta. Irrisorio il costo delle corse in
pullman tra una città e l’altra. Una raccomandazione non viziate i custodi o i ragazzi dei siti archeologici
e i tassisti con mance esagerate. Tenete presente che un insegnante all’università prende 400 euro al mese.

28. Itinerario in siria


di Giuseppe Albonico - pubblicato il 10/6/2001
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Vorrei consigliare la siria a chi non ha mai preso in considerazione una meta come questa perchè si tratta
di un paese molto affascinante ancora poco "battuto" dai turisti; avrete quindi la possibilità di vedere posti
stupendi in completa solitudine o quasi.
1° giorno partenza per damasco e arrivo in nottata.
2° giorno visita di Bosra; si tratta di una citta' a circa 3 ore da damasco il cui complesso archeologico è
molto ben conservato in particolare un bellissimo teatro greco-romano praticamente intatto che non ha
niente da invidiare a quelli più conosciuti (ad esempio Epidauro in grecia).
3° giorno. Visita di Palmira. Si tratta di una città posta grosso modo al centro della siria e regno della
mitica regina Zenobia che sfidò Roma per alcuni anni con un certo successo. La città, cartterizzata nella
parte centrale da un'oasi di palme è dominata da un sito archeologico dove è possibile osservare una vera
e propria città ben conservata con le sue vie principali, il mercato, il teatro e numerosi templi.
Un'escursione ben fatta richiede diverse ore ma ne vale la pena.
4° giorno. Aleppo. Si tratta della seconda città della Siria e le cose da vedere sono il carattersitico suq
(mercato tipico) oltre alla cittadella araba che domina la città nuova da un'altura.
5° giorno. Monastero di San Simeone e Hama. Il primo è il luogo dove il santo trascorse gran parte della
sua vita predicando da una colonna da dove pare non scendesse mai. Si tratta di un posto molto
suggestivo perchè piuttosto lontano dai centri abitati. La città di Hama è invece caratterizzata dalle nurie,
enormi ruote risalenti all'epoca romana, poste lungo un fiume e adoperate per l'irrigazione dei campi.
6° giorno. Visita di Damasco. Da non perdere la moschea degli Omayyadi, il museo nazionale
archeologico (con reperti romani ed arabi) e il suq (uno dei più grandi del medio oriente).
7° giorno. Ritorno in Italia.
A chi volesse documentarsi su questo affascinante paese consiglio la guida "Siria" della EDT (Lonely
Planet)

29. Siria bella bella


di vannabru - pubblicato il 3/4/2007
“ Gruppo Biagini “
In sei da Firenze dal 16 al 27 marzo 2007
Ispirati dal “Finalmente in Siria “ letto sul vostro sito ,abbiamo organizzato il nostro viaggio partendo da
Firenze con Austrian Airlines. Il volo su Damasco via Vienna, molto comodo per le coincidenze, è
costato 433 euro e testa. Per sicurezza abbiamo stipulato anche una assicurazione con Europaeische
Reiseversicherung comprensiva di cancellazione volo, assistenza sanitaria ... Alla modica cifra di 29 euro
per ciascuno. L‘Agenzia siriana di riferimento era la Nawafir Travel & Tours con la quale abbiamo
accordato l’itinerario e gli alberghi. Ci ha accompagnato la guida Mr. Ayman Ashraf, in italiano, molto
preparata, cortese, disponibile e soprattutto dotata di molta pazienza. Data la sua esperienza e cultura ci ha
suggerito dei cambiamenti di programma dandoci la possibilità di apprezzare meglio la bellezza della
Siria.
Avevamo un pulmino a 8 posti con autista, anch’esso gentile. Per questo pacchetto (volo, Hotel con prima
colazione, auto, autista, guida, ingressi nei siti e musei, tour di 11 giorni, trasferimenti da e per aeroporto)
abbiamo speso 1100 euro a testa!! Mangiare in hotel o altre località che abbiamo incontrato, è costato al
massimo 10 euro a testa a pasto.
TOUR
16/3 - Arrivo a Damasco nel primo pomeriggio e trasferimento all’hotel Dar al Yasmin,dove dormiamo
per tre notti. Palazzo antico nel cuore della vecchia città, nel quartiere cristiano, dove la mattina è la
campana di una chiesa ortodossa cristiana che ci sveglia.
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Ci sono ben 12 riti e confessioni religiose che convivono nella città, da secoli. Musulmani e crisitiani, qui
in Siria, vivono insieme come fratelli.
Per la strada incontri donne dal capo scoperto, con i capelli sciolti, vestite all’occidentale, di tutte le età;
donne velate completamente con un fazzoletto nero; donne con il fazzoletto di vari colori che lascia
scoperto il viso; donne che si coprono tutto eccetto gli occhi, a volte nascosti dietro occhiali neri.
Qui regna il rispetto, la tolleranza di tutti verso gli altri. Non ci sono insofferenze, in Siria c’è questa
magica convivenza che lascia noi incantati, affascinati e attratti .
17/3- Visitiamo l’ affascinante Damasco con la nostra guida Ayman che è sempre sollecito e premuroso.
Per pranzo preferiamo delle pizzette di pane arabo speziate, farcite di formaggio, verdure procurate da
Ayman che ci mangiamo tutti insieme nel giardino di Azem Palace. Ci sorprende nella moschea la
presenza di cristiani e musulmani: venerano entrambi il mausoleo di Givanni Battista.
18/3- Ci spostiamo a Sud: Shahba, città dei Drusi dagli uomini con grandi baffi, il cappello a tronco di
cilindro nero e le donne dai fazzoletti bianchi e abito nero. Ci meravigliamo di quanti abbiano gli occhi di
un celeste quasi turchese. Poi Qanat, i mosaici stupendi di Sweeida, il teatro romano di Bosra, Ezra.
19/3- Da Damasco verso il nord: Sydnaya, Maalula, il monastero di Santa Tecla e la gola scavata nella
roccia dentro la quale ebbe scampo la santa, secondo la leggenda. Il monastero di S.Sergio dove si ascolta
il Padre Nostro in aramaico ; la ragazza del negozio ci dice estasiata che anche lei parla italiano, imparato
in 6 mesi da un padre religioso e che vorrebbe tanto venire in Italia. Le memorie cristiane in Siria non
sono solo tracce archeologiche o museali, la presenza della comunità è ben evidente ( 12 % della
popolazione).
Proseguiamo per il Krac dei cavalieri, la fortezza crociata davvero imponente e ben conservata con un bel
panorama. Mangiamo al Restaurant Al Qalaa situato ad Ovest del castello con bella veduta e buona
cucina. Ad Hama alloggiamo al confortevole Orient House, palazzo antico molto ben restaurato. La strada
principale della città è tutta sotto sopra per lavori. Gironzoliamo per il suq dell’ oro. La Sera dopo le 17 si
anima di donne che affollano i negozi 5 o 6 per negozio a trattare gli acquisti. E’ curioso, in ogni città
abbiamo notato questa usanza. Poi improvvisamente alle 20 sparisce la folla delle donne.
20/3- Visita di Hama, il vecchio quartiere e le Norie sull’ Oronte, dislocate in vari punti della città.
Percorriamo la verde vallata dell’ Oronte fino ad Apamea. Incredibile, in alto su di una collina erbosa.
Grandioso il colonnato lungo il Cardo di circa 2 chilometri di lunghezza, originali le colonne a tortiglione.
Proseguiamo per la città morta di Serjlla. Avvolta dal silenzio in una conca verde di una brughiera
collinosa, ha un’ aria quasi spettrale con i suoi edifici quasi intatti , disabitati. Pranziamo a Maanat in un
ristorante “ full monthy” ossia lavaggio auto compreso nel prezzo. Specialità una teglia di carne d’
agnello con melanzane e pomodori passata in forno , molto appetitosa. Arriviamo ad Ebla, una delle città
stato più potenti della Siria. Ma al di là di quello che possiamo vedere, esercita il suo fascino per la sua
importanza storico-archeologica. Mentre stiamo scendendo dalla collina, verso il nostro pulmino, una
scolaresca di ragazzine, al via del loro insegnante, attacca a cantarci una poesia di benvenuto in arabo. Poi
si avvicinano, ci fanno domande in inglese, stringono la mano a tutti, sorridono, vogliono le foto con noi,
ci salutano baciandoci. Non andrebbero più via sul loro pulmino sgangherato e superstivato. Che
emozione, che gioia sprigiona da quei bei visetti sorridenti mentre ci dicono “Welcome to Siria”. Siamo
ad Aleppo dove pernotteremo 3 notti al Beit Wakil Hotel nel quartiere di Al Jdeida con i suoi stretti
vicoli. Vecchia abitazione del 18° secolo molto ben restaurata; ottima anche la cucina del ristorante.
Siamo andati anche a cena da Beit as Sissi, ristorante di fronte all’ hotel, dove si servono anche alcolici, la
cucina è siriana.
21/3 -Prima della visita di S. Simeone, lo stilita, a Nord di Aleppo, Ayman ci porta a Sceik al Soleiman
dove, con sorpresa troviamo un raduno di Curdi, accampati nei verdi prati intorno alle rovine, mentre
preparano il pranzo. Ci sono rovine di torri a forma quadrata sulla cui cima vivevano dei solitari (stiliti),
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rovine di chiese, basiliche e conventi anche ben conservati a Mushabak, molto interessanti. Verso Ain
Dara cominciamo a trovare sulla strada traffico di scalcinati, variopinti furgoni, trattori che trainano
carrelli affollati di varia umanità: bambini, giovani, vecchi, ragazze truccate e vestite di sgargianti
costumi, intere famiglie. La collina di fronte, sulla quale 1000 anni prima di Cristo sorgeva un tempio
Ittita, brulica di folla in festa. Sembra le scena di un film Colossal con centinaia di comparse seminate sui
colli. Sono Curdi che festeggiano Newroz e che al nostro passaggio ci salutano e ci invitano ad unirsi a
loro . Abbiamo imparato che per i Siriani lo straniero è loro ospite. Amano condividere con noi la loro
gioia fatta di valori semplici ma fondamentali che noi ormai abbiamo dimenticato. Fa bene stare qui e
vivere questi momenti, ma si capisce anche cosa oggi abbiamo perduto del nostro passato. Rientriamo ad
Aleppo frastornati da queste forti emozioni.
22/3- Oggi visita ad Aleppo. La guida più volte pone la nostra attenzione su gli Armeni e la loro tragedia,
quasi 2 milioni sono stati massacrati nel 1915. La sera torniamo a piedi dalla Cittadella verso l’albergo e
ci perdiamo nelle strette stradine della città. Sono le 23 è giovedì, i barbieri sono aperti; c’è la fila degli
uomini che si fanno belli per la festa. Altri piccoli negozi sono aperti e gentilmente ci indicano la strada.
Qui la mini criminalità non esiste, si può camminare anche di notte senza pericoli.
23/3- Lasciamo Aleppo dopo aver fatto acquisti di due bellissimi e coloratissimi copri tavolo a buon
prezzo da un amico di Ayman. Ci dirigiamo verso il lago di Assad, proseguiamo lungo l’ Eufrate nella
fertile pianura bonificata fino al castello di Jabar. Ci appare alto sul lago avvolto da un luce rossastra: è la
tempesta di sabbia nell’ aria. Poi a Rasafa la luce è ancora più rossa e il vento forte e San Sergio sembra
debba improvvisamente essere ricoperto dalla sabbia che lo circonda e lo sovrasta nella sua solitudine.
Arriviamo ad Halabyya castello fondato da Zenobia e che durante Giustiniano faceva parte delle mura
difensive orientale dell’ impero Bizantino. Oggi è venerdi e le famiglie festeggiano la festa facendo la
“scampagnata “ alle rovine del castello. Si sono portati le tende, l’attrezzatura per cucinare, gli strumenti
per fare musica e, come al solito, ci accolgono come stars, divi cinematografici, tra fotografie , strette di
mano, presentazioni e inviti a condividere con loro un thè. L’ accoglienza calorosa ci commuove sempre.
Siamo a Deir ez Zor, alloggiati al Badit Cham, della catena Cham, ceniamo in albergo e dormiamo.
24/3- Visita di Deir ez Zor e al folcloristico suq dove convergono donne con i loro coloratissimi e
differenti abiti delle varie zone. Attraversiamo a piedi l’ Eufrate sul ponte sospeso. Ci viene la voglia di
immergerci in questo fiume storico che esiste davvero e non solo sui libri di storia di quando eravamo
ragazzi! Dopo aver visitato l’ interessante Museo e la chiesa Armena, ci incamminiamo per Palmyra
senza spingersi a Dura Europos e Mari, come da programma; Ayman ci ha consigliato di saltare : “ sono
solo buche scavate”. Chissà forse non ama avvicinarsi troppo all’ Iraq, sulla strada principale di
collegamento. La strada scorre in un paesaggio desertico per chilometri e chilometri, interrotta solo da
gruppi di greggi dal manto dello stesso colore della sabbia che pascolano e in lontananza tende di nomadi
che vivono sparpagliati su queste distese . Qui il tempo sembra scorrere immutato nei millenni. Alla fine
ecco Palmyra. L’ incanto tanto atteso! Le rovine color rosa sabbia e dietro una verde oasi che le fa da
contrasto. Vediamo il tramonto dall’ alto del castello. Il nostro albergo è l’Heliopolis, davanti alle grandi
colonne del tempio di Bal, merita davvero di dormirci.
25/3 -Vediamo l’ alba dalla terrazza all’ ultimo piano dell’ albergo, dove facciamo colazione, spettacolo
indimenticabile. Continuiamo la visita alla città e in tarda mattinata partiamo per Damasco. Pranziamo al
Bagdad Cafè dove ci facciamo cucinare i tartufi del deserto comprati a Deir. Il paesaggio è da film
Western ma la piccola costruzione è accogliente e confortevole, simpatici e scherzosi i proprietari. Ci
facciamo le foto ricordo tutti insieme. Il nostro viaggio prevedeva ancora un giorno e mezzo a Damasco,
ma su consiglio di Ayman e la perfetta organizzazione di Nawafir abbiamo deciso di vedere anche
Baalbeck in Libano. L’ Agenzia ci ha fornito di adeguato pulmino a benzina, in Libano non è permessa la
circolazione ai Diesel, di visto d’ ingresso, di accompagnatore e autista.
26/3- La mattina partiamo da Damasco per Anjar, nella valle della Bekaa, dove a 900 metri di altitudine si
incontrano le rovine della lussuosa città dei mercanti (si contano 600 negozi) voluta dai Califfi Omayyadi.
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Proseguiamo per Baalbeck tra posti di blocco, soldati di varie compagnie, strade dissestate e male
indicate; qui è tutto diverso dalla Siria. La presenza di una guerra lunga è tangibile, ma l’ imponenza delle
rovine di Baalbeck meritavano il viaggio. A 1150 metri di altitudine, circondata dalle montagne ancora
innevate, si eleva un complesso di templi di pietra di dimensioni colossali, le cui colonne , trasportate da
Assuan in Egitto, sono alte 22 metri. Pietre ciclopiche messe su da 35000 schiavi che ogni giorno
lavoravano per edificare queste costruzioni, abbellite da fini e ricche decorazioni con una splendida
architettura.
27/3 -Ultimo giorno , ultime ore spese a Damasco in giro per la città vecchia a visitare la moschea
paragonata ai locali di Las Vegas, con la miriade dei suoi specchi ( Moschea Sayyida Ruquqyya) e a
salutare questo paese che ci ha dato tanto. Non ce lo dimenticheremo.
Partenza il 12/1/2007 · Ritorno il 12/3/2007
Viaggiatori: da solo · Spesa: Da 1000 a 2000 euro

30. Siria: slow travel, low budget, istruzioni


di Tarcisio - pubblicato il 20/9/2007
La presente nota si riferisce ad un viaggio di 60 gg fatto in Siria (inclusa 1 settimana in Giordania) nel
periodo gen-mar 2007. E’ rivolta con informazioni economico-logistiche a quanti volessero programmare
un viaggio-fai-da-te in uno degli “stati canaglia” (!) del medioriente. Il viaggio, a condizione che si
conosca almeno l’inglese, può essere considerato di facile attuazione; la gente è molto ben disposta ad
aiutare il viaggiatore (il nomadismo è ancora pratica in alcune zone) anche in assenza di molta
“comunicazione”. La persona che riferisce ha 63 anni, ma con vasta esperienza precedente.
RAGIONI PER ANDARE
1. Abbondanza di siti (storico-archeologici) da vedere; ma anche natura (deserto) e balneazione (a Nord
di Lattakia; della Montagna non ho diretta esperienza.
2. Sufficenti infrastrutture (Hotel, ristoranti, trasporti, sevizi bancari) adeguate;
3. Gente amabile: non ho trovato pari in tutto il medioriente nord-Africa;
4. Prezzi bassi, dovuti all’assenza di turismo “ricco”;
5. Solidarietà: contrastare la tendenza del turismo occidentale ad ignorare questo paese.
Ragioni per andarci QUANTO PRIMA:
1. Rischio iraqizzazione, ormai basso (... Speriamo!);
2. Rischio “turismo di massa”: basta che cambino gli orientamenti politici internazionali e si potrebbe
avere una ivasione di turisti occidentali, con conseguenze sia sul livello dei prezzi che sugli atteggiamenti
della popolazione.
CARATTERISTICHE, LOGISTICA e COSTI del viaggio:
1. Metodo Fai-da-te, in solitario (quindi prezzi di camere singole, superiore del 20-30% in confronto a ½
doppia), nessuna prenotazione in agenzie, né prima né durante.
2. Trasporti pubblici: bus di linea per spostamenti tra città, minibus per i dintorni delle città
(occasionalmente autostop), a piedi e il taxi (raramente) nelle città.
3. Hotel 2-3 stelle, sempre camera con bagno, riscaldamento e prima colazione;
4. Ristoranti standard europeo (diciamo: tovaglia di tela, tovaglioli di carta, acqua minerale, cameriere in
“divisa”) nel 70% dei casi; 30% in locali più popolari. Non menziono ristoranti specifici, anche perché in
genere cambiavo sempre. 1 pasto abbondante a giorno, colazione in hotel, snacks o frutta
occasionalmente.
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5. Approvvigionamento moneta locale da Bancomat: non molto diffusi, ma tuttavia esistenti in tutte le
città menzionate per il pernottamento (eccetto Palmira). Accettati pagamenti anche in US e EU, ma meno
convenienti.
6. Lingua prevalentemente usata: inglese, occasionalmente francese (molto più spesso che in Egitto);
7. Volo Syrian Air, validità 3 mesi, da Roma a scelta su Aleppo o Damasco (anche combinate) a 391 EU;
8. Il viaggio ha avuto un costo totale (escluso volo e trasporti in Italia) di 1840 EU, così ripartiti:
- Pernottamenti 1200
- Ristorazione 383
- Telefono internet visti e tasse 90
- Trasporti urbani extraurbani 80
- Ingressi Musei e Siti archeologici 87
9. Procedure aeroportuali e di frontiera: spedite e senza problemi (visto di ingresso multiplo); pratiche
amministrative (es. Estensione Visto): laboriose e lunghe, ma non estenuanti, sempre tuttavia con un
atteggiamento molto amichevole e cordiale delle autorità, sia amministrative che militari.
10. Le condizioni meteorologiche sono state clementi; ma sembra essere stato buono anche in Europa. 5-6
gg di pioggia fastidiosa (persino nel deserto una volta!) che però non m’impediva piccole sortite, una
volta sono stato bloccato in hotel tutto il giorno. Per il resto da passabile a molto buono. Temperature
miti.
Le TAPPE del viaggio e i PERNOTTAMENTI (prezzi in Euro, in alcuni casi scontati dietro trattativa o
per via del soggiorno prolungato).
1. ALEPPO: 2 notti (Hotel Baron, 36, non consigliabile; Hotel Turist, 7,50, pulito e caldo ma troppo
spartano e senza colazione). Il tassista dall’aeroporto (di notte e appena arrivato) mi ha beccato oltre il
doppio del prezzo normale (6 invece di 3).
2. LATTAKIYA: 11 notti (Hotel Ryad, 15, centrale ma non buono; hotel Nour, 17,5, centrale e buono).
Escursioni a: Chatt el Azraq, Ugarit, Baniyas, Jableh, Qalaat Markhab, Qalaat Salah-ed-Din.
3. TARTUS: 8 notti (hotel Bahr, 15, sulla spiaggia sconsigliabile d’inverno, deserto e freddo; hotel
Shahine, 18, abbastanza centrale e buono). Escursioni: Arwad, Amrit, Safita, Qalaat Yahmour, As Saf
Safeh e Qalaat al Arimah, di nuovo Baniyas, Krac des Chevaliers, Qalaat al Kawabi, Breisim.
4. HAMA: 8 notti (Hotel Noria, 18, centrale e buono). Escursioni: Salamiyeh, Qalaat ash Shamamish,
Misrefeh-Tell-Qatna, Qalaat Sheizar, Qalaat al Madieh, Apamea, Qasr Ibn Wardan, Misyaf, Homs.
5. DAMASCO: 8 + 2 notti (hotel Madina, 24, centrale e buono, hotel di pellegrini islamici). Escursioni:
Ad Dmeir, Sayeyda Zeinheb, Bosra, Seydnaya, Maalula.
6. Giordania – AMMAN: 2 + 3 notti (hotel Ashri, 13, centrale ma troppo spartano e senza colazione;
hotel Abdali [stazione bus omonima], 22, buono). Escursioni: Jarash, Ajlum, Qasr al Hallabat, Qalaat al
Azraq, Al Qostal, Qasr Al Mushattan.
7. Giordania – WADI MUSA – PETRA: 2 notti, hotel Al Rashid, 16,50, buono.
8. PALMIRA: 2 notti, hotel Orient, 12, buono.
9. DEIR EZ-ZHOUR: 3 notti, hotel Sayd, 19, buono e centrale. Escursioni: Mari, Dura Europos,
Halabiyeh e Zahlabiyeh.
10. AR RAQQA: 2 notti, hotel Lazawerd, 17,50, scadente. Escursioni: Qalaat Jabar, Ar Rasafeh.
11. ALEPPO: 6 notti, hotel Semiramis, 23, buono e centrale ma senza colazione. Escursioni: Qalaat
Saaman, Ebla, Salquin, Qalaat Najim.
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Una selezione di foto del viaggio è visionabile FINO AL 15 OTTOBRE in Yahoo-photo, all’indirizzo
http://it.Pg.Photos.Yahoo.Com/ph/t_viozzi/my_photos negli Albums: Siria Mediterranea, Siria Centrale,
Giordania e Siria Desertica.
Per ulteriori informazioni, sono volentieri a disposizione.
Tarcisio
Partenza il 30/3/2008 · Ritorno il 6/4/2008
Viaggiatori: in gruppo · Spesa: Da 500 a 1000 euro

31. Siria, culla della civiltà


di pinni55 - pubblicato il 18/5/2008
“ La sincerità è la perla che si forma nella conchiglia del cuore”
Ogni tanto la nostra guida siriana ci elargiva frasi della saggezza araba e versetti coranici
su cui farci meditare e farci comprendere che alcuni temi importanti come la ricerca della Verità e
dell’Assoluto non hanno differenze confessionali, e che nelle tre religioni monoteiste si possono ritrovare
le stesse intonazioni della preghiera .
E per comprendere appieno il mondo arabo, abbiamo voluto dare al nostro pellegrinaggio un motivo
dominante, quello dell’incontro: l’incontro con l’Islam, con la religione cattolica Orientale, l’incontro con
le grandi culture del passato e con le realtà del presente.
La Siria è terra di grandi civiltà, è la terra di Abramo, dei nostri padri, è la terra di S. Paolo, dei primi
cristiani, è terra di santi, di martiri, di anacoreti.
I grandi popoli del passato hanno lasciato importanti testimonianze della loro arte e della loro cultura: le
prime civiltà mesopotamiche a Ebla, i Greci ad Apamea, i Romani nella bellissima oasi di Palmyra in
pieno deserto sulle vie carovaniere tra il Mediterraneo e l’Eufrate, i bizantini nelle “città morte” del Nord,
i crociati nel Krak dei cavalieri e le civiltà islamiche nelle decoratissime moschee.
Abbiamo incontrato la storia di Abramo ad Aleppo e ad Ebla da cui è passato nel suo cammino da Ur fino
alla terra di Canaan.
Nel bellissimo complesso abbaziale a Deir Saaman, capolavoro dell’architettura siriana del periodo
cristiano bizantino, abbiamo conosciuto la storia di San Simeone, il monaco del V sec.Detto lo Stilita
perché visse gran parte della sua vita in cima ad una colonna di 15 metri predicando ai fedeli che
accorrevano in massa ad ascoltarlo.
Siamo andati a Serjillah percorrendo un paesaggio bellissimo di uliveti, fichi, pistacchi.
Serjillah è una delle città morte della Siria, morte perché abbandonate dai cristiani bizantini con l’avvento
dell’Islam. Bellissime costruzioni in pura arte bizantina, dai soffitti spalancati sul cielo, sorgono desolate
in questa zona un tempo fertile e ricca .
Poi il deserto e la Perla d’Oriente : Palmyra.
La strada nel deserto è un’unica strada dritta e scorrevole per il poco traffico. Ha emozionato non poco
vedere lo svincolo che in poco più di un’ora porta in Iraq.
Palmyra è una città che conquista i cuori. Un’oasi di palme circondata dalla sabbia dorata.
La posizione l’ha resa così importante nei secoli, a 200 Km. Dall’Eufrate e a 200 Km. Da Damasco, sulle
vie carovaniere dell’incenso e della seta da Babilonia al Mediterraneo.
Terra prima dei Nabatei poi dei Persiani, dei Greci, dei Romani. Palmyra è un concentrato di monumenti
unici: dal Tempio di Baal, divinità di origine babilonese, all’arco monumentale che segna l’inizio del
grande colonnato che congiunge il tempio alla valle dei morti, il bellissimo teatro romano, l’agorà, le
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terme. Ascoltiamo la storia di Zenobia, la grande regina di Palmyra che osò sfidare l’imperatore romano
Aureliano.
Nel nostro pellegrinaggio abbiamo avuto la fortuna di incontrare anche importanti esponenti della chiesa
cattolica locale di rito greco-melkita. Il metropolita di Aleppo, Jean-Clément Jeanbart ,che ha parlato
della storia della chiesa cattolica in Siria dai primi cristiani ad oggi, il metropolita di Homs, Isidore
Battikha,uomo di grande cultura e carisma, che ha raccontato della storica visita di Giovanni Paolo II in
Siria, da lui preparata, e il patriarca di Antiochia , Gregorio III, che ha spiegato le differenze e i punti di
comunione tra la chiesa cattolica romana e la chiesa cattolica orientale. Personalità di grande prestigio che
hanno risposto alle domande del gruppo, anche le più semplici e curiose, con garbo e simpatia.
Un altro interessante incontro si è avuto col padre gesuita italiano Paolo Dall’Oglio che ha fondato una
comunità monastica recuperando un bellissimo monastero dell’XI sec. In una posizione molto suggestiva
sulle montagne dell’Antilibano, raggiungibile con una mulattiera di 350 gradini scavati nella roccia, il
monastero di Deir Mar Musa, dedicato a San Mosè l’abissino.
Incontriamo padre Paolo sotto la grande tenda beduina dove accoglie i pellegrini sia cristiani che
musulmani e mostra subito le sue doti di affabulatore incantandoci con la sua vulcanica simpatia. Ci
racconta la storia del monastero appartente prima alla chiesa monofisita poi agli Armeni, ai Siriaci, ai
Copti ; fu rifugio anche di monaci palestinesi, somiglia infatti questo monastero a quelli del deserto della
Giudea.
Nella piccola chiesa con bellissimi affreschi del XII sec.Si assiste alla santa Messa, celebrata secondo il
rito siro-cattolico, seduti per terra su cuscini e tappeti, una messa fatta di lunghi silenzi per meditare la
parola proclamata.
Padre Paolo, che noi abbiamo subito battezzato il don Mario di mar Musa, ci spiega la sua storia.
Gesuita dal 1975, nel 1982 è venuto a Mar Musa per gli esercizi spirituali e qui è rimasto. Ha restaurato
questo monastero con l’aiuto soprattutto della popolazione musulmana e con non pochi ostacoli da parte
delle comunità cattoliche.
La nuova Comunità El Khalil, l’Amico di Dio, basa le sue fondamenta su tre punti forti:
vita contemplativa : riscoperta del significato assoluto della vita spirituale e della vita di preghiera; lavoro
manuale, con particolare attenzione al rispetto dell’ambiente elaborando una vita di semplicità evangelica
in responsabile armonia con il creato e la società circostante;
ospitalità, che ha in Abramo il suo simbolo.
Parte integrante della vocazione spirituale dei monaci e delle monache di Deir Mar Musa è la relazione
islamo-cristiana.
Il monastero è meta di giovani di tutto il mondo che vengono a passare periodi di ritiro spirituale in
isolamento.( www.Deirmarmusa.Org)
A Damasco abbiamo incontrato la figura di S. Paolo percorrendo la Via Recta ed entrando nella casa di
Anania, colui che restituì la vista a Paolo folgorato sulla via di Damasco, e lo battezzò.
Ci sono ben 12 riti e confessioni religiose che convivono nella città, da secoli. Per la strada si incontrano
religiosi di ogni fede girare con il proprio abito talare ed il proprio simbolo ( ad es, la croce) ben visibile
sul petto senza timore.
Questa magica convivenza lascia incantati, affascinati e attratti .
Come incantati ci ha lasciato la visita alla Moschea degli Omayadi, meraviglia della architettura islamica.
Le donne del gruppo hanno dovuto indossare un grande soprabito color verde militare lungo fino ai piedi
ed un foulard che coprisse bene i capelli, per poter oltrepassare le mura che proteggono la Moschea.
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Abbiamo ammirato il grande cortile, i bellissimi mosaici,i tre minareti tra cui quello di Gesù da dove
secondo la credenza musulmana scenderà Gesù nel giorno del Giudizio, la grande fontana per i lavacri
rituali e la cupola del tesoro.
Siamo entrati nella grande sala delle preghiere, arredata con preziosi tappeti.
E’ luogo sacro di culto per i Musulmani sia sciiti che sunniti , per gli ortodossi e per i cristiani, perché la
tradizione vuole che qui vi sia conservata la testa di Giovanni Battista.
File di colonne separano la parte delle preghiere riservata agli uomini da quella riservata alle donne.
Sembrava irriverente camminare da turisti durante il momento della preghiera del mezzogiorno, per
l’intenso raccoglimento che si osservava nei fedeli che compiono i gesti rituali scanditi dagli ordini del
muezzin.
Ed anche noi ci siamo messi silenziosamente a pregare con loro l’Unico Dio.
Partenza il 22/5/2005 · Ritorno il 12/6/2005
Viaggiatori: in coppia · Spesa: 3500

32. Alla scoperta di Giordania e Siria


di anna&marco - pubblicato il 24/11/2005
Ciao a tutti, mi sono decisa solo adesso (che sono a letto con l’influenza) a parlare del nostro viaggio di
nozze in Giordania e Siria.
Ebbene sì, ci siamo sposati il 21 maggio 2005 e siamo subito partiti per la Giordania. Con un volo
abbastanza conveniente della Austrian siamo arrivati ad Amman in serata ed abbiamo alloggiato in un tre
stelle non particolarmente interessante.
Il giorno dopo abbiamo preso un volo interno della compagnia di bandiera per Aqaba (prenotato
dall’Italia). Lì dall’Italia avevamo prenotato 4 giorni al Mermaid Camp: avevamo un bungalow essenziale
ed...Eravamo gli unici ospiti! Lo staff del campeggio (Kalhed ed alcuni del suoi 17 fratelli) ci ha
letteralmente coccolato! Ci preparavano cene squisite, ci accompagnavano a fare snorkelling, ci hanno
caricato in barca quando pescavano, ci hanno organizzato una notte in tenda al Wadi rum, ci hanno fatto
conoscere alcuni amici beduini che ci hanno mostrato i loro campi di cocomeri nel deserto...
Da Aqaba siamo poi andati in autobus a Petra (bellissima la strada panoramica) presso l’hotel di un’amica
di Kalhed: Petra ti lascia senza parole, ed abbiamo deciso di prendercela comoda e di visitarla in due
giorni.
Il giorno successivo avevamo preso accordi con un altro amico di Kalhed, Kamis (taxista) che ci portasse
al Mar Morto. Anche Kamis ha saputo stupirci con la sua ospitalità e discrezione, a bordo del suo taxi
abbiamo visitato anche il Monte Nebo e Madaba. Abbiamo dormito a Madaba...A casa del proprietario di
un negozio di souvenir (ovviamente amico di Kamis); il mattino seguente Kamis ci ha portato a Jerasah
ed infine ad Amman dove lo abbiamo salutato ed abbiamo preso un taxi apposito per il passaggio di
frontiera con la Siria.
Tutte le nostre tappe in Giordania devo dire che ci hanno soddisfatto pienamente: la barriera corallina di
Aqaba (che non è certo come quella di Sharm, ma molto piacevole per rilassarsi e fare snorkelling), Petra
che è molto di più delle inquadrature di “Indiana Jones e l’ultima crociata”, Madaba, che oltre agli
splendidi mosaici racchiude al suo interno due comunità, una di cristiani e una di musulmani,
perfettamente integrate (al richiamo del muezzin spesso corrispondeva la campana della Chiesa...), il
Wadi Rum, con le sue sfumature rosse e la luna che alla notte illumina tutto e sembra vicinissima, la
maestosità di Jerasah ed il divertente galleggiamento sul Mar Morto, senza contare la grandissima
ospitalità e disponibilità di tutti quelli che abbiamo incontrato!
Passato il confine con la Siria il taxista ci ha scaricati ed abbiamo preso un altro taxi per Bosra. Lì c’è un
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solo albergo di una catena molto costosa, ma eravamo stanchi e ci siamo fermati per la notte. Il giorno
dopo abbiamo visitato “la città nera” (che anche in questo caso ha superato di molto le nostre aspettative)
e con un autobus siamo andati a Damasco. Città davvero caotica, ma bellissima, Damasco ci ha trattenuti
per alcuni giorni (anche perché, con la mia golosità, non ho resistito al mangiare ogni genere di dolciumi
che venivano offerti al mercato e così mi sono beccata un’infezione intestinale tremenda...). A Damasco
abbiamo preso a noleggio la macchina di un amico del portiere dell’albergo e siamo partiti per Palmyra.
Bellissima davvero la strada in un deserto che ha le tonalità del rosa e del beige. Abbiamo dormito
all’hotel Zenobia proprio affacciato sulle rovine ed il giorno dopo abbiamo visitato il sito archeologico;
qui abbiamo anche ceduto al millesimo cammelliere che ci chiedeva di fare un giro ed abbiamo visto che
il cammello non puzza affatto, ma è solo molto scomodo...Sei hai i pantaloncini corti!!
Il giorno dopo, anche se c’era una piccola tempesta di sabbia abbiamo visitato un castello nel deserto:
Rusafah (ce ne sono davvero tanti, anche non segnati nelle guide e davvero suggestivi perché te li ritrovi
davanti da un momento all’altro in tutta la loro imponenza e carichi del patrimonio dei secoli trascorsi...);
dal deserto ci siamo poi spostati sulle rive dell’Eufrate per arrivare ad Aleppo. Abbiamo poi visitato
Aleppo , in particolare il suq e la cittadella, poi Ebla ed il castello di Qalah Siman (molto suggestivo,
incorniciato da un verde bosco ed interessante per la leggenda di San Simeone detto lo “stilita”). Dal
castello abbiamo fatto una sosta di alcuni giorni a Lattakia: porto e città di mare non particolarmente
interessante, con un mare non molto pulito ed un’umidità impressionante. Qui a Lattakia tra l‘altro
abbiamo forato una gomma della macchina del nostro amico, ma in effetti le strade erano buchi con
l’asfalto attorno ed è bastata una distrazione per squarciare la gomma.
Vicino a Lattakia abbiamo approfittato per visitare Ugarit e il magnifico castello di Salah ad-din, in serata
siamo arrivati ad Hama.
Davvero pittoresca Hama, con le sue norie! Lì vicino abbiamo fatto un giro per vedere alcune case-
alveare e due castelli nel deserto.
Ormai alla fine della vacanza siamo partiti per Damasco, passando da Apamea e dal famosissimo Krak
des chevaliers. Eravamo poi indecisi se fermarci a Maalula, ma dato che questa volta due gomme ci sono
scoppiate contemporaneamente, abbiamo deciso di fermarci.
Il giorno dopo abbiamo un po’tranquillizzato il proprietario della macchina di Damasco che non si
capacitava dell’accaduto e siamo partiti per Bologna.
Anche in Siria devo dire che è stata una vacanza indimenticabile, la gente qui era molto riservata e
conosceva poco l’inglese, ma sempre molto ospitale; l’unica cosa che abbiamo notato ( e in verità non so
se sia un bene o un male) è stata davvero l’assenza di turisti ovunque che i siriani motivavano a
malincuore con gli attentati dall’11 settembre in poi e col fatto che , secondo loro, gli occidentali tendono
ad etichettare come terroristi tutto il Medio Oriente...
Partenza il 29/8/2007 · Ritorno il 5/9/2007
Viaggiatori: in coppia

33. Viaggio in Siria, bellissimo


di trivex - pubblicato il 6/9/2007
Dopo la magnifica esperienza in Giordania di due anni or sono, quest' anno abbiamo deciso di visitare un
paese che gli sta geograficamente accanto, la SIRIA.
Partenza con charter da Milano Malpensa ed arrivo in Giordania ad Amman (chissà perche..), quindi
trasferimento a Damasco con "macchinone" guidato da un simpaticissimo giordano. Arrivo al confine ed
incontro con la guida siriana Bilal, studioso di archeologia, di storia, di religione, etcc..
Si va subito al CHAM PALACE di Damasco, anche troppo lussuoso, con cena (discreta) di fronte alla
splendida piscina, accanto i ragazzi della nazionale di calcio dell' IRAN.
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Il giorno seguente, incontriamo il nuovo bravissimo autista Kasim e, dopo la visita alla affascinante
capitale, si parte per Palmyra, con arrivo al Palmyra Cham (cena buona e albergo ottimo), proprio di
fronte allo splendido e vasto sito archeologico. Il sito è visitato a bordo di dromedario e minuziosamente
illustrato dalla nostra preparatissima guida.
Si visita anche il museo e quindi si parte per Aleppo, dove si approda allo Sheraton (nuovo, bellissimo e
con un cibo davvero ottimo, ma anche on l' aria condizionata a MAX, attenti alla pancia..).
Bellissimi il monstaro di San Simeone (mentre era in visita una alta autorità religiosa ortodossa..Ma anche
tanti e simpaticissimi ragazzi) e la cittadella, incredibilmente affascinante il suo souk, davvero da vedere!
Due notti allo Sheraton e si parte per HOMS, con tappe agli scavi archeologici di Ebla e il sito
archeologico di Apamea, quindi arrivo all' hotel Safir (il più "modesto", ma allegro e con negozi,
discoteca, etc..Cibo buono), ove assistiamo ad una festa di fidanzamento, un party in piscina, un ritrovo di
giovanissime dirette alla discoteca sotterranea (si sentiva fortissima la musica tecno dal pianterreno, ma
noi al 5° piano stavamo benissimo).
Si parte quindi per l' imponente Krac de Chevaliers, castello "crociato" molto ben conservato e poi si
giunge a Maaloula, bel villaggio con i monsteri cristiani di San Sergio e Santa Tecla.
Quindi ritorno al Cham Palace di Damasco, con simpaticissima serata con una coppia di medici spagnoli
(che ci hanno subito invitati a visitarli).
Il giorno seguente raggiungiamo Bosra, una antica città romana a contato con le case dei residenti,
veramente suggestiva, ma ove presente e passato sono comunque costretti a convivere.
Terminata la visita, torniamo alla modernissima ma sempre affascinante Amman, con appena il tempo per
gironzolare nel poderoso centro commerciale Mecca Mall..Cena al Radisson (buona, ma con i prezzi più
elevati per le bevande) e partenza per l' Italia.
Questo il viaggio nelle sue tappe più importanti, ma sono state possibili alcune sorprendenti e
folcloristiche "personalizzazioni" in quanto eravamo in giro da soli (con una guida e l' autista solo per
noi!!).
A mezzogiorno abbiamo pranzato in ristoranti locali davvero suggestivi, gustando un cibo molto più
buono di quello offerto nei grandi alberghi e pagando le bevande pochissimo (qualcosina di più per le
bevande alcoliche, su cui gravano tasse maggiori).
La Siria è bellissima,tutta da scoprire, la popolazione locale meravigliosa (siamo stati anche coinvolti in
una danza locale, le persone erano commosse dalla nostra partecipazione) e non ci sono problemi di
sicurezza.
Anche questa volta siamo a disposizione per tutte le informazioni...BUON VIAGGIO A TUTTI!!
duesse1999@libero.It
stefano e stefania

Partenza il 1/4/2000 · Ritorno il 1/5/2000


Viaggiatori: in coppia · Spesa: Da 500 a 1000 euro

34. Fra il Libano e la Siria


di smarcko - pubblicato il 20/9/2002
Cari amici lontani,
vi scrivo da un locale di Beirut dove Francesco ed io ci siamo rintanati dopo aver cenato a base di crema
di sesamo con melanzane (babagaunoush), d’aglio, pollo e riso rosso speziato. E' stata un'abbuffata per la
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quale forse ci siamo un po’ pentiti. In ogni caso, a parte quest’incidente mangereccio, la seconda giornata
libanese stata interessante, perché siamo stati alle grotte di Jeitta, le più grandi e belle della zona
mediorientale, e in mercato anche qui invaso da mercanzie cinesi, deludendoci circa l’opportunità di
trovare cimeli e ricordi caratteristici di questa cultura.
Ieri invece abbiamo girato un po’ la città, che dopo i pesanti danni subiti durante la guerra civile, stanno
pian piano ristrutturando: la zona centrale, un po’ la Via Roma di Napoli, é tutta un cantiere, con risultati
eccellenti, direi. Quel che passa, é che è ancora non sfruttata, per cui si avverte un senso di desolazione,
seppur mitigato dalle bellezze architettoniche che ne stanno venendo fuori. Altre zone invece presentano
ancora i segni di mortai, pallottole e bombardamenti, dove la gente continua la propria vita frenetica
incurante o abituata a quello che per noi potrebbe essere incongruente.
Alla Corniche, il lungomare, bambine avvolte dai fazzoletti alla testa scorrazzano su monopattini di moda
anche in Italia, ragazzi bellocci che fanno evoluzioni sui rolleblades e ragazze a volte mozzafiato con
belle cosce in vista, sotto minigonne e vestiti attillati. Tutto ciò dominato da imponenti grattacieli appena
rifatti, in costruzione o ancora semi distrutti. Qui fanno buoni affari le catene tipo Macdonald's, Hard
Rock, e finanche Intimissimi e Calze Donna.
La vita e abbastanza cara, a volte quasi come in Italia, e le autovetture rivelano una ricchezza abbastanza
diffusa nella upperclass, con Mercedes, BMW e americane enormi di cui non conosco il nome. Invece
mendicanti non ne vedo ancora. Quello che è stupefacente rispetto agli altri paesi arabi, e che qui sembra
a volte di essere, in fatto di liberal attitude, in qualche paese europeo, mentre comportamenti prettamente
islamici sono forse nascosti, magari nelle case dove la stessa donna o ragazza che pochi minuti prima
guidava una bella auto, ora forse asseconda i comportamenti del marito o del padre. Mha, chissà.
Nel frattempo ci prepariamo a visitare le rovine romane di Baalbeck, 80 km. A nord - est di Beirut, per
poi recarci a Tripoli del Libano e successivamente attraversare il confine siriano.
Alla prossima, sperando di trovare anche in Siria postazioni Internet.
Cari amici 2,
dopo questa da Tripoli, ci sentiremo fra un paio di settimane, perché
stando alla mia guida sulla Siria, li non dovrebbero esserci postazioni Internet per restrizioni governative
all'uso di questo mezzo di comunicazione e informazione. Invece sto qui ad usarlo in un posto di quelli
che creeranno a Napoli fra non meno di dieci anni, bombardato da musica thecno ed industriale.
La città non e di quelle da non perdere; vale giusto la pena farci un giro
per il suq, mentre il resto non si differenzia molto dalla disinteressante
periferia di Beirut. La costa, dove sorge un quartiere moderno ed
anonimo chiamato El Mina, sembra continuare a perdita d'occhio dominata da palazzacci costruiti di
recente, a ridosso del mare, con una strada che serpeggia seguendo i motivi morfologici della riva.
Oggi io e Francesco camminavamo per il suq, soffermandoci di tanto in
tanto presso moschee e scuole coraniche di stile architettonico proprio della dinastia dei Mammelucchi,
così, distrattamente.
Abbiamo osservato i calzolai lavorare nella loro strada, i rivenditori di stoffe urlare i loro prezzi, un
vecchietto quasi incastonato nella sua minuscola bottega, che solo dopo un po’ abbiamo capito che
riparava minuscoli oggetti di metallo, a mò di fabbro.
Ci siamo fermati a pranzare una sciocchezza in una specie di antro, dove miracolosamente non c'era un
frigorifero pieno di Fanta e Coca-cola, bensì un tipo che rapidamente prendeva dalle sue pentole fave,
fagioli e ceci bolliti, li pestava rapidamente con uno spicchio d'aglio, sale, succo di limone ed olio, e
serviva questi piatti accompagnati da altri con olive e verdure sott'aceto, menta e pomodori. Mi sono
buttato su questo pasto buonissimo, contento di quello che stavo mangiando e della beatitudine che quello
spaccato di giornata ci stava regalando.
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Da domani saremo in Siria, visitando il Krak des Chevaliers, castello dei


crociati inespugnabile e meglio conservato di tutti quelli che furono costruiti fra il XI e il XIII secolo
nella zona, poi le cittaà alveare, Aleppo e i suoi dintorni, Palmira, uno dei siti archeologici più importanti
al mondo, Damasco ed infine il sud del paese, da cui accederemo in Giordania.
Alla prossima, sperando di raccontarvi buone nuove.
Cari amici, di nuovo a scrivervi, stavolta da Damasco, dove sono già al quinto giorno di visita. Nel
frattempo abbiamo visitato ben bene Aleppo, altri cinque giorni, dove sono successe delle cose che
probabilmente sarà difficile dimenticare. Fra queste, la conoscenza d’alcuni curdi che a migliaia vivono
da quelle parti, studenti o lavoratori, comunque con problemi non dissimili da quelli dei loro fratelli in
Turchia o Iran e Iraq. Ne abbiamo conosciuti, come segno premonitore, su un autobus sgangherato dove
ci siamo resi conto improvvisamente della diversità, positiva, di questa gente. Già lì ci hanno invitato a
lasciar perdere Aleppo, e di fare subito tappa in Kurdistan, mentre poi, in una delle città dimenticate della
zona, abbandonate improvvisamente 15 secoli fa probabilmente per il cambio di rotte commerciali del
tempo, ecco che ci ritroviamo in una festa di centinaia di curdi che fanno picnic sull'erba, danzano in
cerchio, fanno musica coi loro strumenti, ed inevitabilmente ci invitano a stare tutta la giornata. Così,
torniamo con loro anziché in autostop come all'andata, ed improvvisamente l'autobus si ferma per ballare
ancora, poi di nuovo su ed alcuni ragazzi e ragazze ci dedicano delle canzoni che un pò imbarazzati
ascoltiamo; ci invitano a cantare, e, non potendo rifiutare, intoniamo (anzi, stoniamo) Bella Ciao, che loro
subito riprendono nella loro bella lingua. A quel punto non sapevo se stare in un film di Kusturica, o in un
avamposto partigiano in un momento di relax. Tutto questo si ripete nei giorni seguenti ad Aleppo,
cambiando solo i protagonisti di questa straordinaria generosità.
Poi invece, visitiamo Palmira e poi Damasco, che già mi intristisce lasciare. E uno di quei posti dove si
starebbe per mesi, semplicemente passeggiandoci e fermandosi di tanto in tanto a bere un caffè al
cardamomo, fra il casino della città vecchia, nel famoso suq. Domani comunque ci aspetta un ritiro
spirituale presso un monastero ortodosso, arrampicato sulle montagne dell'Antilibano, dove non sarà
difficile arrivare. Dopo l'escursione di stamattina, è quello che ci vuole.
Qunetra è uno di quei posti che ti lascia la sua desolazione dentro, trattandosi dell'ultimo paese lasciato
dagli israeliani durante la ritirata del '73, prima di assestarsi sulle alture del Golan; solo che hanno pensato
bene di prendersi tutto quello che potevano, per darlo ai coloni, come infissi, materiale elettrico ecc., e poi
distruggere tutto con bulldozers. Così, la guida/ufficiale che mi ha portato in giro, era ben contenta delle
foto che facevo per testimoniare la bastardaggine degli israeliani.
Monumento per eccellenza è la clinica distrutta ed usata come tiro a bersaglio, ma il tutto è di una
contrasto paradossale: città dimenticata e lasciata al suo destino di martire, dove svolazzano le rondini e le
farfalle, eleggendo a proprie case quei mostri annichiliti di cemento armato.
A Mai più rivederci, Qunetra
Partenza il 1/8/2000 · Ritorno il 4/9/2000
Viaggiatori: fino a 6 · Spesa: 3500

35. Vivrete sei ore da beduini!


di Saverio Pansini - pubblicato il 7/6/2001
Avevamo lasciato Palmira a fine mattinata per affrontare la seconda parte del deserto siriano. Faceva una
caldo boia, forse 50° C. Direte voi pregni di buon senso - Nel deserto non si parte alle ore 12! – l’unica
cosa che mi sento di rispondere è che in un viaggio che dura trentaquattro giorni, non proprio tutto è
realizzabile secondo i canoni che raccomanda la mamma.
Io mia moglie e la figlioletta di cinque anni che, ignara, si divertiva a segnalare i miraggi, abbiamo
infilato con il nostro camper, dritti come un fulmine, la diritta strada per l’Eufrate. Sarà forse stato per i
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pochi camion che, man mano, si rarefacevano, sarà stato per i pennacchi di fuoco dei pozzi petroliferi che
incontravo, certo è che mi sembrava di stare all’inferno, mentre un tarlo mi entrava nella mente: e se il
camper si ferma?
La fida isola di Ulisse, il mio camper si chiama Itaca, non mi ha tradito e, senza nemmeno un sussulto o
un singulto mi ha portato in vista di un castello arabo distrutto, bellissimo, posto in un silenzio
inquietante. Poco più in là vi era il verde dell’Eufrate.
Abbiamo così voltato per Dura Europos e Mari incontrando donne con vestiti coloratissimi e cangianti
che ridevano e scherzavano anche con noi uomini, molto diverse dalle severe donne iraniane, incontrate
spesso nel viaggio, che correvano quasi fossero fantasmi.
Di lontano abbiamo visto le suggestive mura di Dura, ma il caldo ci ha consigliato di tornare
all’imbrunire, così siamo giunti a Mari. Avevamo sulla cartina delle parole scritte in arabo che l’amico
Abdel Kaddur ci aveva segnato per essere ospitati dal guardiano del sito archeologico.
Sperando di non consegnare la lettera che Amleto affidò a Rosencrantz e Guildenstern per il re
d’Inghilterra, fummo accolti con affettuosa affabilità araba. Il nostro ospite spostò subito il trattore per
farci mettere all’ombra di un povero albero del deserto. Affacciandoci dai finestrini potevamo vedere sul
lato sinistro polli e tacchini, sul lato destro un gregge di pecore. Ebbene l’amico del nostro amico era un
vero beduino con la sua brava tenda e con la casa di argilla secca e, come ogni beduino che si rispetti,
allevava animali.
Mia moglie non era molto convinta, il parterre era coperto da qualche, bhe, molte, forse tante cacche di
pecora, io con molta nonchalance mostravo gli animali a mia figlia, rispolverando antichi ricordi: è stato
proprio lì, sotto quel sole feroce, che mi sono accorto che i tacchini parlano la stessa lingua dei padroni,
l’antico richiamo che aveva fatto aprire la coda a questi grossi polli in Piemonte era inefficace in Siria!
- Ora una fresca doccia! – cercavo così di tirare su il morale collettivo.
Mi diressi, quindi, verso i bagni della missione archeologica francese che assolvevano il loro compito
anche in sua assenza; la stessa idea l’aveva avuta il mio amico Paolo che proprio in quel momento
tornava dicendo – stai attento che non c’è acqua calda -. Appena dentro constai questo fatto, aprii così
l’acqua fredda che mi piovve addosso ad una temperatura da altoforno. Fuori dal bagno alzai gli occhi: il
deposito dell’acqua troneggiava lì alto e bello contro un cielo terso e limpido.
Mia figlia volle uscire dal camper e andare alla tenda: pensavo fosse la solita tenda beduina per turisti
all’interno della quale si vendono solo cianfrusaglie, era invece il soggiorno del nostro ospite che proprio
allora si stava alzando e stava lì con le figlie, senza pezza in testa e con foltissimi capelli neri ricciuti che
avevano preso la forma del cuscino.
Anche se non riuscivamo a comunicare fu gentilissimo, ci fece accomodare su cuscini posti in federe
leziose e ci offrì una Coca Cola ghiacciata. Proprio lì qualcosa stava accadendo: le cinque figlie del
beduino e mia figlia si stavano scrutando, le une pensavano di rompere la monotonia della giornata, l’altra
si era rotta di stare con soli adulti da tempo.
Tornammo al camper. Dopo poco notai che mia figlia sorrideva dietro la zanzariera di una delle finestre,
incuriosito mi alzai e vidi fuori tre delle figlie del nostro ospite: erano in piedi sul muretto e sorridevano
anche loro.
Noi siamo una famiglia politicamente corretta, votiamo a sinistra e ci indigniamo per ogni forma di
razzismo, pensate un po’, l’anno scorso, ricorsi alla maestra dell’asilo della mia bimba, con tutta la
prosopopea di Presidente di Circolo Didattico, perché a casa avevo ascoltato – ma cosa fanno quei negri
là? Dovrebbero mandarli via! –
La scena dinanzi alla quale mi trovavo, mi sembrava, essendo mia figlia bionda e di carnagione chiara,
l’apparizione della Madonna a Bernadette e mi affrettai a dire subito – Iris vai a giocare fuori con le
bambine! –
Alla timida opposizione di mia moglie - ...Ma le cacche di pecora, dove andranno, gli animali sono
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sporchi...- risposi con una lezione sulla integrazione multiculturale dei popoli. Nel frattempo il tacchino
faceva la ruota al richiamo della bimba araba. Ma il meglio doveva ancora venire.
Faceva ancora molto caldo, e con coraggio affrontammo la visita degli scavi: la parte sacra era coperta da
una pensilina sotto la quale si sistemarono le mie due donne (mi sentivo già islamico) non volendo più
uscire. Devo convenire che gli scavi di Mari sono alquanto indecifrabili: sulla guida e all’esterno del sito
vi sono delle piantine che promettono sale dei troni, piazzaforti, corti delle palme ecc. Che difficilmente
sono individuabili con quei profondi buchi, si gira come dei beoti con il libricino in mano senza capire
nulla. Lo stesso problema aveva un ragazzo tedesco che, comparso non si sa da dove, con una canottiera
arrotolata in testa, mi chiese in perfetto inglese
- sei riuscito ad orientarti? –
Tornando al campo mia moglie non la smetteva di accusarmi di averla portata in quell’inferno per vedere
quattro pietre fetenti (erano mattoni crudi del III millennio a.C.!), ma si rifece subito con la visita a Dura
Europos.
L’ingresso a Dura, che sembrava libero, era sorvegliato da un altissimo beduino con barba bianca e un
fucilone (cosa davvero strana), io, per evitare di pagare il biglietto d’ingresso, mostravo ai cassieri la mia
tessera del Ministero dei Beni Culturali italiano, spesso mi facevano entrare, temo più per cortesia che per
intimo convincimento, mi ero così costituito un curriculum che sciorinavo a mo’ di avemaria ad ogni
addetto a musei o aree archeologiche. Il beduino rise forte e, riferendosi ai suoi colleghi, disse – in
Aleppo sleep -, sosteneva cioè che la fotografia sulla tessera, dove ero ritratto ripulito con giacca e
cravatta, non era la mia! E per convincermi mi prese con la mano il pizzetto che mi ero fatto crescere
facendomi dondolare la testa ridendo.
Nel frattempo invitavo mia moglie a pagare senza altri indugi. Ad un certo momento disse – moment
arriva capo -, si stava infatti avvicinando con una motoretta un altro signore che a sua volta portava una
mitraglietta, ma la cosa che mi colpì di più era la disinvoltura con cui andava sulla moto con il camicione.
Dovete sapere che i sauditi portano vestiti lunghi bianchi e sono obbligati a portare dei pantaloncini
aderenti di cotone sino alla caviglia, in Siria se ne incontrano tanti, i locali, invece, sono simpaticamente
più rustici e sotto le gonne, per combattere il caldo, portano solo le mutande, può capitare, quindi, di
vedere polpaccioni pelosi al vento.
Il “capo” non fu molto clemente e, pagate le dodicimila lire, entrammo nella città. Forse mia moglie non
rimase molto colpita dalla pianta della più antica domus ecclesiae che si conosca, o dai resti della
Sinagoga, ma certamente si riconciliò con Dio e con me alla vista dell’Eufrate e della Mesopotamia:
voleva addirittura scendere giù per bagnarsi nelle acque che videro il sorgere della civiltà. Un bellissimo
castello, Qasr al-Malik, rendeva tutto più eccezionale. Tutto ciò avveniva mentre il “capo”, lontano ma
non molto, scorrazzava con la sua motoretta per gli scavi portando turisti, ne vidi finanche uno cadere,
senza danno, ad una sua imperiosa impennata.
Dopo la visita siamo arrivati sino ad Abu Kamal, al confine con l’Iraq, è stato emozionante vedere
l’indicazione per Bagdad, ci si sente un po’ Ali Baba. Tornando al nostro campo abbiamo dovuto
scansare la fiumana di gente che cammina per le strade, anche in campagna, e, appena giunti, abbiamo
trovato le bimbe che aspettavano con trepidazione mia figlia. Al centro si erano sistemati i beduini, che
nel frattempo si erano moltiplicati per cento, su un tappeto fornito di due ventilatori e un telefono, stavano
seduti mangiando da un grande piatto di rame argentato (mi si confermava così che il piatto “antico” che
avevo acquistato ad Aleppo era stato veramente usato dai beduini). Noi eravamo poco più in dietro (avevo
sistemato il tavolino sulla traiettoria dei ventilatori) e stavamo preparando degli spaghetti, le bimbe
giocavano nella tenda. Ad un tratto, con un taxi, arrivarono dei turisti e sentii questo commento – oh! Una
beduina bionda! –
Mia figlia, perfettamente integrata, parlava oramai una lingua a noi sconosciuta ed era vestita con un abito
turchese con tanti pizzi, di quelli che avevamo visto nei suk, aveva anche delle treccine. – Potrebbe
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prendere una micosi! – fu il commento sconsolato di mia moglie. Ero esterrefatto, ma oramai sopraffatto
dagli eventi.
Le urla arabe della signora beduina costrinsero mia moglie ad intervenire: le bimbe avevano buttato per
aria, in una delle stanze della casa, coperte e cuscini. Solo così tornò la calma nel campo.
La notte non fu meno terribile: il letto era un fiume di lava che il sudore non riusciva a spegnere.
Moschini piccolissimi, grigiastri, che passavano attraverso le zanzariere, tiravano pizzichi che all’inizio
sembravano collegati alla circolazione, ma che poi si tramutavano in bollazze. Fu in quella condizione
che mi venne il profondo desiderio di buttarmi sul tappeto beduino per godere della poca frescura.
Il mattino, intontito, aprii di buon ora la porta del camper, il tappeto era affollato dalla famiglia del nostro
ospite che, molto più furbamente, dormiva all’aperto.
Ci salutammo calorosamente nella flebile frescura mattutina e mi avviai lungo la strada dell’Eufrate. Ad
un certo punto ricordai il grido con cui ci salutò chi ci aveva organizzato la gita nel deserto del Wadi Rum
– VIVRETE SEI ORE DA BEDUINI!!! -
Non potetti fare altro che ridere: è vero, chi ci accompagnò era anche lui un beduino, guidava una
scalcinata fiuristrada, il piede sinistro era costantemente vicino lo sterzo perché, secondo lui, non
servendo il freno nel deserto, poteva essere utile nel reggere la sigaretta nelle sterzate difficili, ma questa
è un’altra storia...
Partenza il 11/6/2004 · Ritorno il 20/6/2004
Viaggiatori: in coppia · Spesa: 3500

36. Stupendoman e Fenomena in: Siria ATTO


PRIMO
di Lorenzo De pasqua - pubblicato il 30/8/2004
Prologo
Verso i primi la fine di maggio i nostri eroi hanno iniziato ad avere il pruritino di farsi una vacanza ma a
luglio mancava ancora troppo e ad agosto qualsiasi vacanza sarebbe costata troppo. Ai primissimi di
giugno il pruritino era diventato ormai un’orticaria e, navigando navigando i nostri paladini incapparono
in “Mistral Tour”
Che offriva un pacchetto “oll comoditis tutt’inclus”.
L’idea di un viaggio “non autoorganizzato” era da sempre: il desiderio segreto di Fenomena, ma sempre
fortemente rifiutato dall’autarchico del turismo Stupendoman; ma quest’anno sarebbe comparsa una
variante decisiva: fare la vacanza “tutto già deciso” offriva come altro lato della medaglia la possibilità di
fare le vacanze come i veri ricchi cioè a giugno!!
Dopo tre giorni di frenetici contatti con un’agenzia del CTS causati dal dubbio sulla disponibilità reale del
pacchetto offerto (a causa della guerra al confine) i supereroi staccarono un bell’assegnone all’agenzia
viaggi dei supergiovani in cambio di un tour Siria-Giordania; il piacere il avrebbe presto investiti.
ATTO PRIMO SIRIA
12 Giugno 2004 –Aleppo-
L’avventura siriana è cominciata ieri 11 giugno 2004 con l’arrivo all’aetreoporto alle 18,30 ora locale. La
pista di atterraggio è circondata da elicotteri militari pronti al decollo e di italiani sul nostro volo ce ne
sono ben pochi questo in realtà ci fa ben sperare (ma non preoccupare, siamo incoscenti?). Le nostre
speranze sono infatti ben riposte perché la guida che ci è venuta a prendere ci conferma che il nostro
gruppo è composto solo da noi due – temevamo infatti il gruppone con, tra gli altri, Erminia e Giacinto
alla Biennale di Venezia (...)!! Arriviamo ad Aleppo a bordo del pulmino 12 posti tutti per noi, ed il
nostro grand hotel residence si chiama: Hotel Planet; è spartano con un’aria da hotel che ha visto tempi
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migliori forse negli anni 70 ma è pulito con lenzuola candide e bagno con...Bidè. La stanza 513 ha una
visione quasi “post-nucleare” sulla “cittadella” fortificata del centro. Questa cittadella pensa bene, appena
arriviamo noi, di andare a fuoco infatti mentre guardo dalla finestra per immedesimarmi nel turista già
attempato, un fuoco (grande) divampa ai piedi della scarpata della cittadella, infiamma la base e poi così
come è arrivato se ne va. Il giorno successivo ci dicono che è il loro modo di togliere le erbacce (..) Prima
di andare a cena siamo andati a farci un giretto, c’è un sacco di gente in strada oggi (venerdì) è giorno di
festa e anche se ci troviamo nel quartiere cattolico sono tutti a spasso. Ci sono un sacco di signore velate e
alcune anche tutte coperte con il velo anche sugli occhi, e ci guardano incuriositi malgrado noi avessimo
adottato un abbigliamento sobrio (niente pantaloncini corti e niente canottiere)
A cena ci siamo abboffati come maiali anche se non abbiamo molto gradito la birra “Orient” (acqua
saponata). Dopo cena siamo andati praticamente a dormire subito; distrutti dal volo SIRIAN ARAB
AIRLINES.
L’indomani sveglia alle otto per inizio tour alle 9,00. Come prima cosa siamo andati al monastero di
S.Simeone passando prima per il quartiere ricco della città. Dopo circa 35 Km siam arrivati attraverso
pietrischi alla collina dove sorge il monastero; l’aria è surreale perché non c’è nessuno, solo 5 o 6 turisti
locali. La basilica ha una strana pianta con il braccio sinistro della croce un po’ storto e la nostra guida
Shamel ci dice che è così per ricordare l’inclinazione del Cristo durante l’attimo mortale. Al centro
dell’ottagono che compone il corpio centrale della chiesa c’è la colonna (o ciò che ne rimane) dove
Simeone ha vissuto per 35 anni. Sopra la colonna c’era una stanza di 2x2 metri. Almeno così ci racconta
il nostro fido Shamel che man mano che passa il tempo apprezziamo sempre di più; oltre ad essere molto
cortese e a parlare un ottimo italiano è senz’altro una persona molto colta. Al ritorno da S.Simeone siamo
andati a visitare la cittadella che avevamo visto ardere il giorno prima: carina non esaltante, soprattutto
perchè completamente ricostruita ed in costruzione. Verso le 2 i nostri eroi hanno potuto mettere le zampe
sotto il tavolo dell’elegante ristorante (turistico) SISSI HOUSE. Dopo l’attrippata siamo andati a fare un
giro per il quartiere vedendo: la chiesa maronita e la chiesa cattolica. (ora capisco perché non ho un credo:
per l’imbarazzo della scelta!)
La giornata è proseguita con visita al museo nazionale, tour al souk e ai caravanserragli, un defaticante
the ad un bar sotto la cittadella e quindi ...Ore 17 e 30 minuti primi: il tanto agognato bagno TURCO
(sempre sotto il muraglione della cittadella). Preferisco stendere un velo pietoso sulla scena a cui ho
dovuto assistere e di cui sfortunatamente Cristiana (non a caso alias Fenomena) è stata l’interprete
principale. Mi basterà ricordare il massaggio lavatorio che ho subito disteso sul marmo alla stregua di un
quarto di manzo. Dopo di che rientro all’albergo dopo passeggiatina quindi tutti a nanna pronti a partire
l’indomani.
13 Giugno 2004 - Ebla, Apamea, Palmira -
La sveglia è alle 8, dopo la colazione si parte alla volta di Ebla. Piuttosto vicina ad Aleppo è anch’essa un
cantiere a cielo aperto dove scavano molti ragazzi italiani che però come arriviamo si dileguano.
Abbastanza caldo ma molto suggestivo anche se il sito è molto vecchio e si vedono solo le basi e le piante
di quelli che dovevano essere i palazzi, poi è scavato solo in parte - lasciato alla buona volontà degli
archeologi italiani; in effetti vedremo iin seguito che i siti archeologici sono scavati da stranieri e che i
siriani si dedicano ad altro, come ad ammodernare il paese. La cinta di mura esterna dà idea della
grandezza della città. Rimontati sul pulmino partiamo alla volta di Apamea dopo una strada sterrata
piuttosto brutta. La città è piena di colonne a perdita d’occhio; ma fa abbastanza caldo, non c’è ombra e
nessun turista praticamente. Percorriamo il colonnato e facciamo qualche foto anche al bellissimo campo
di girasoli che c’è lì vicino. Lorenzo ha perso gli occhiali da sole ma ha ancora quelli di scorta da carrista.
Passa un caccia che ci ricorda che l’Iraq e molto vicino.
Passeggiando tra le rovine con le spiegazioni molto interessanti di Shamel arriviamo al termine del giro:
ci vuole una sosta rinfrescante. Dopo una breve sosta ripartiamo alla volta del KraK dei cavalieri. Sono
100 Km di strada tremenda io cerco di dormire ma gli scossoni mi tengono sveglia. Arriviamo al KraK
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alle 14 dopo aver attraversato la pianura ma soprattutto una bella strada di montagna, tutta curve e stretta
attraverso boschi di pini, olivi ecc.. Molto verde perché qui piove parecchio e ci sono alcuni corsi
d’acqua.
Il pranzo servito dall’oste gayssimo sul ristorante a picco sulla valle è come sempre “ottimo e
abbondante” con la differenza che finalmente qualcuno è in grado di spiegarci cosa ci sta propinando:
crema di ceci con sesamo, con menta alla libanese, patate con aceto e melograno, varie salse allo yogurt
melanzane fritte, cavoli fritti (davvero speciali) e poi un pollo arrostito alla brace che non credo di averne
mangiati MAI di così buoni ( e non è la fame...). Poi il posto aveva una vista sul KraK davvero unica. Il
krak dei cavalieri è una vera e propria fortezza capace di ospitare fino a 4500 soldati, entrando dentro le
sue mura si può capire come dovesse essere la vita a suo tempo qui dentro. C’è una parte del castello che
è costruita in stile gotico, e rimanda con il pensiero ai castelli scozzesi. Dopo il krak ci siamo incamminati
con il nostro furgoncino giù per i tornanti direzione Palmira, da raggiungere attraversando la steppa
siriana; ma proprio all’inizio della discesa Cristiana decide di dare spettacolo: rullo di tamburi, et voilà:
infila il suo dito medio nel coperchio delle salviette umidificate, fatto in modo da permettere il passaggio
delle salviette in una sola direzione, e quindi anche del dito che può solo entrare sempre più.. E’ stato
necessario l’intervento dell’autista per salvare il dito della bambina Cristiana; la sua bottiglietta di
shampoo è stata provvidenziale. Prima dell’attraversamento della steppa abbiamo fatto un pezzo di
autostrada a dir poco “gremito” di TIR molti dei quali trasportavano auto provenienti dalla Germania e
dirette verso l’Iraq dove saranno rivendute a prezzi modici.
Nell’autostrada piena di Tir la marcia era difficile e il sorpasso avveniva per lo più nella corsia di
emergenza (che è come da noi quella tutta a destra!). Ci siamo addormentati, ma solo per svegliarci poco
dopo con la frenata e la sbandata dell’autista che doveva evitare un camion che voltava senza freccia. Il
paesaggio è cambiato: dalle montagne verdi alla pianura gialla e rossa con montagne erose in lontananza.
Ancora c’è del verde qua e là: la guida ci spiega che quella è la steppa che con la pioggia diventa verde.
Lungo la strada vediamo un aeroporto militare, varie installazioni anche con radar mobili, le case coniche
come i trulli di alberobello e alcune tende di beduini che tengono le loro greggi da queste parti.
Dal krak a Palmira la strada è abbastanza lunga e abbastanza sconnessa. Poi inizia a fare caldo, molto
caldo e dai finestrini arriva aria a temperatura da forno. Il paesaggio è spoglio, rossiccio e bellissimo. Le
montagne si fanno più vicine, tutte lisce e modellate dall’acqua e dal vento. La fine della steppa è vicina,
ma prima di entrare nell’oasi di Palmira la nostra fedele guida ci porta fuori programma sulla cittadella (in
ricostruzione) che domina l’oasi e da qui prima di discendere all’interno del palmeto godiamo dello
spettacolo stupendo nella luce del tramonto.
14 Giugno 2004 – Palmira, Damasco –
La giornata è cominciata mooolto presto con sveglia alle 6,30 in modo da non essere costretti a visitare le
rovine con il caldo. Il nostro albergo è molto vicino al sito di Palmira che è veramente impressionante;
non c’è nessuno nel sito siamo gli unici turisti presenti, ogni tanto una coppia di cammelli compare tra le
colonne in rovina, guidata dal loro padrone.
Io rimango molto impressionato Cristiana si sente un po’ male (panza). Sopra di noi sfrecciano due caccia
tanto per ricordarci il clima non proprio “tranquillissimo”. Dopo la città siamo andati a vedere le tombe
ipogee, danno una strana sensazione, non sai bene se ti trovi in un moderno cimitero oppure su un lontano
pianeta di “Guerre Stellari”. Siamo quindi andati al museo locale, quindi verso le 11 partenza per
Damasco. Attraversando la steppa ci siamo fermati al BAGDAD CAFE’ che sembra uscito dall’omonimo
film. Steppa steppa steppa. Siamo arrivati dopo circa 240 Km a Damasco la città dei sette fiumi, qui
abbiamo pranzato in un ristorante Super-Kitch quindi pennicona pomeridiana e visita al souk. Il souk è
praticamente una galleria (coperta) di negozi che porta alla grande moschea degli Omaiadi, mi sono fatto
sgrassare per un paio di occhiali finti nike per15 USD$ poi tutti in hotel al Damascus international Hotel
dove passeremo una notte rumorosa ed insonne.
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15 Giugno 2004 –Damasco, Bosra-


La mattinata inizia come al solito alle 9 dopo la sveglia e la colazione. La guida ci comunica un cambio di
programma che per noi significa Km in più ma non importa. La mattina visitiamo la casa di Anania, il
cristiano che ha convertito S.Paolo. Molto antica ma troppo “religiosa” per i nostri gusti.. La guida ci
regala dei biscottini siriani davvero ottimi che decidiamo di portare in Italia. Poi partiamo , dopo aver
visto le mura della città e esserci immortalati vicino ad una delle tante automobili americana d’epoca che
si trovano da queste parti).
Partiamo alla volta di Bosra la città nera che si trova 110 Km a sud verso il confine con la giordania.
Arriviamo alle 11,30-12 circa (non esattamente con il fresco) e la città ci accoglie con le sue costruzioni
di pietra nera.Come già altrove i cittadini hanno abitato le rovine fino all’altro ieri, e le parti da portare
alla luce sono ancora molte, comunque sono gia visitabili parecchie e abbiamo visto la via colonnata ,il
palazzo dell’imperatore traiano , le terme, varie chiese/moschee (tutte le moschee da queste parti sono
costruite sui resti delle chiese costruite in precedenza) e un sacco di costruzioni non meglio identificate
comprese le porte e le mura. Dulcis in fundo l’anfiteatro che poteva contenere 16.000 persone ed è
davvero ben conservato, la scena posteriore è del tutto integra e le scalinate anche. Intorno all’anfiteatro è
stato infatti costruito in tempi successivi un vero e proprio forte con tanto di mura e torri , col fossato che
gira intorno. Oggi pranziamo inseme ai nostri amici = l’autista è una buona forchetta. Dopo il thè di rito si
riparte alla volta di Damasco quasi per tutto il tempo fa caldo e l’aria condizionata non funziona.
Arriviamo alle 16 circa per andare a vedere la moschea degli omaiadi. Attraversiamo di nuovo il suk già
visto ieri ed entriamo in un negozio di souvenir dove compriamo il ditale per la vecchiaccia. Poi arrivati
alla moschea, indosso il saio per coprire le mie vergogne (ho persino la maglietta a manica lunga ma
indosso i peccaminosissimi pantaloni e questo non va bene, inoltre i capelli non si devono vedere) ed
entriamo. E’ bellissimo: molto grande e pieno di gente ma non tutti pregano: alcuni vengono solo per
passare il tempo e ce lo conferma la stessa guida. Il cortile e molto grande ma sporco e ci costringono a
percorrerlo a piedi scalzi. Sono presenti qua e là alcuni turisti per lo più biondi e non italiani. Poi entriamo
quando la preghiera è finita e la moschea è proprio bella! Belli i soffitti, vetrate pazzesche e tappeti a
perdita d’occhio. Attraversata la moschea, ci possiamo rimettere le scarpe; la visita che comprendeva
anche la tomba di Saladino è terminata.
Appuntamento con l’autista che ci viene a prendere per farci fare 100 metri circa ma che salutiamo (e a
cui diamo la manicia) e poi all’albergo.
Cercate le cartoline ma invano, allora non ci resta che il bar dell’albergo e le heineken che ci faranno
compagnia fino all’ora di cena.
P.S. Anche qui a damasco ti svegli con il rumore del clacson. Suonano tutti sempre anche di notte e sono
soprattutto taxi a circolare come pure ad Aleppo
CONSIGLI PRATICI IN BREVE
· Andare in Siria a luglio o agosto, a detta della guida è pura follia (a quanto pare gli italiani e gli spagnoli
sono gli unici al mondo a farlo) perché il CALDO ECCESSIVO ti costringe a rimanere in albergo per la
maggior parte delle ore diurne, limitando fortemente la possibilità di andare in giro e visitare; noi siamo
andati a giungo e già si schiattava soprattutto a Palmira e Petra, che infatti abbiamo visitato la mattina
molto presto
· RULLINI FOTOGRAFICI max 100 asa, se avete la possibilità di ordinare 50 asa fatelo!
· La Siria è in perenne stato di allerta militare; nell’ottobre del 2003 ha subito un bombardamento da parte
di Israele e si trova al confine con l’Iraq: NON FOTOGRAFATE PER NESSUN MOTIVO i carriarmati
per le strade o qualsiasi cosa abbia “odore” di militare o poliziesco potreste essere visti e passare guai
seri! Inoltre considerate che nel territorio siriano passano gli oleodotti iracheni.
· Il sito “viaggiare sicuri dell’ACI” http://www.Viaggiaresicuri.Mae.Aci.It/aciWeb/it/home.Jsp
consigliava di segnalare all’ambasciata ogni spostamento di turisti all’interno della siria; Anche per
questo abbiamo scelto l’opzione “tutto organizzato”
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· Chi ha il VISTO DI ISRAELE sul passaporto non può entrare in Siria


· Il paese ha copertura per i CELLULARI
· Se SEI DONNA eviterei di portare quel bel perizoma interdentale sotto ai bermudini bianco-trasparenti
forse potresti attirare l’attenzione (o qualche sputo), se SEI UOMO e non vuoi passare inosservato mettiti
dei calzoni corti.
· A TAVOLA ti portano una miriade di piatti di antipasto (fino a 12) ma ricorda sono solo antipasti...
· Toglietevi la sete prima di partire perché troverete ALCOLICI solo negli alberghi e per di più a prezzi
non indifferenti, state pronti a pagare 4 USD$ per una lattina di birra
Partenza il 20/2/2008 · Ritorno il 29/2/2008
Viaggiatori: fino a 6 · Spesa: Da 500 a 1000 euro

37. Ma quale paese canaglia


di buddy & Mcmara - pubblicato il 3/6/2008
Dimenticatevi le immagini dei telegiornali, le minacce terroristiche, le bombe, l’odio religioso. La Siria
non è proprio nulla di tutto questo, ed è un peccato perdersi un paese come questo per colpa delle
informazioni distorte che ci arrivano!!! Noi siamo appena tornati da questo bellissimo paese, dove
abbiamo passato una settimana incantevole e indimenticabile. Ci fa rabbia pensare che solo perché un
signore americano li definisce “paese canaglia” il turismo non decolli. Abbiamo viaggiato da soli, e non
ci siamo mai sentiti in pericolo, nessuno ci ha mai infastidito, i siriani ci hanno accolto con gentilezza e
curiosità. Tutto, lì, ruota ancora intorno ai vecchi suq, ai commerci primordiali, agli odori di spezie e alla
confusione, è così bello lasciarsi trasportare da questo turbinio di sensazioni. Ed è bello lasciarsi rapire
dall’intensa religiosità delle moschee, dai canti dei muezzin che alle 5 di mattina invadono tutta la città.
Oppure concludere una giornata di visite con l’esperienza inebriante del bagno turco, che qui chiamano
bagno arabo o hammam, oppure farsi tentare dalle pasticcerie che propongono peccati di gola
irresistibili... La Siria è anche il dottor Bashar, ossìa il presidente Assad, immancabilmente presente in
qualsiasi angolo, col suo sguardo malinconico e i suoi baffetti è onnipresente sulle gigantografie, sui
poster nei negozi, su qualsiasi tipo di gadget... Dopo un viaggio di 10 giorni, diventa un’immagine
consueta, per non sentirne la mancanza abbiamo acquistato un magnete che lo raffigura, che ora troneggia
sul nostro frigorifero!!
Insomma, la Siria è medio oriente, senza contaminazioni né compromessi, ed era proprio quello che
cercavamo!!!
Qui di seguito vi diamo qualche dettaglio pratico:
Siamo partiti con un volo Syrian Air da Roma a Damasco, pagato 387 euro a persona, spartano ed
essenziale. E’ buono per l’orario, perché l’Alitalia, inspiegabilmente, ha degli orari assurdi (notte fonda
sia partenza che arrivo). Abbiamo sempre dormito in alberghi economici vicino al centro della città (circa
4-5 euro a persona per notte), alcuni sono un po’ sporchi, per questo vi consigliamo di farvi mostrare la
stanza (e il bagno...) prima di decidere.
I prezzi sono davvero bassi in confronto all’Italia.. Si mangia sempre e comunque con meno di 7 euro a
persona, un taxi per un’intera giornata costa (contrattando) 40 euro, i trasferimenti da una città all’altra
(l’autobus è il mezzo migliore) costano pochissimo.
Nelle moschee bisogna seguire dei codici di comportamento rigorosi... Togliersi le scarpe, andare nelle
corsie riservate a uomini/donne, mantenere un certo decoro.
Soprattutto nelle piccole città, tutte le donne portano il velo.. Ma se voi non lo portate, nessuno vi dirà
niente.. Al limite si avvicineranno chiedendovi da dove venite e dandovi il benvenuto in Siria!
Contrattare, contrattare, contrattare... Una cosa un po’ fastidiosa dei siriani è che quando vedono che sei
straniero, alzano i prezzi di qualsiasi cosa, dai taxi ai biglietti dei treni, agli alberghi, alle mercanzie. Il
primo prezzo che dicono è sempre e comunque gonfiatissimo... Abituatevi all’idea che non pagherete mai
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come un siriano... Ma almeno una via di mezzo è già un grande risultato!!!


Se sapete inglese o francese, non avrete problemi a comunicare... Quasi tutti, conoscono qualche parola di
queste lingue.
Le città che abbiamo visitato sono: Damasco, che ha le moschee più belle (è meta di pellegrinaggio per
gli sciiti, quindi troverete, in ogni periodo dell’anno, turisti iraniani)... È chiaramente la città più
rappresentativa della Siria. Non perdetevi una cena in un’antica casa damascena, né gli spuntini dolci e
salati proposti dalle bancarelle del suq.
Aleppo, molto diversa da Damasco, è la città dei commerci e del melting pot... Qui ci sono comunità
armene, russe, turche e c’è un maggiore ordine rispetto al caos di Damasco. Qui ci sono belle chiese
ortodosse e cattoliche.. E questo la dice lunga sulla tolleranza religiosa di questi popoli. Il suq di Aleppo è
fantastico, non ci sono parole per descrivere l’atmosfera che si respira lì dentro, è un angolo di mondo
antico... Stoffe, spezie, oggetti di ogni tipo, ti viene voglia di comprare tutto..
Il simbolo di Aleppo è la cittadella, che si erge maestosa al centro della città, ed è bello sedersi a un caffè
e godersi il tramonto da lì..
Hama, è una città a meta strada tra Damasco e Aleppo... Anche se la guida Lonely Planet la considera una
delle città più belle della Siria... A noi ha un po’ deluso... L’abbiamo trovata un po’ scialba, con poco da
fare e da vedere, ma comunque un’ottima base per un’escursione nel deserto... Da lì, infatti, grazie a un
tassista che abbiamo prenotato per tutta la giornata, siamo andati a Qasr Ibn Wardan, a Rasafa per poi
arrivare sulle sponde dell’Eufrate, sul lago Assad. Escursione memorabile, perché tutti questi posti
corrispondono a siti archeologici in pieno deserto dove abbiamo avuto la magnifica opportunità di girare
completamente da soli, nel silenzio più assoluto. Soprattutto Rasafa, un’antica città fortificata
abbandonata che spunta dal nulla dopo un centinaio di chilometri di deserto piatto e monocolore è un
posto veramente meraviglioso. Eppoi l’emozione di vedere questo immenso fiume e l’altrettanto
grandissimo lago artificiale Assad spuntare all’orizzonte dopo altrettanti chilometri di deserto?
Non dimenticherei il Krak des Chevaliers, che è un castello dei crociati, non lontano da Hama e la
basilica di Saint Simon, che è nei dintorni di Aleppo.
Speriamo di avervi dato sufficienti motivi per andarci, ma se volete saperne di più, non esitate a
contattarci. Buddy.Mcmara@libero.It . Un saluto a tutti. Adriano ed Elisabetta - Frascati

38. Siria: una difficile partenza


di lunasiatica - pubblicato il 31/8/2001
SIRIA: UNA DIFFICILE PARTENZA...
Le nostre amiche erano partite per ritrovare il grigiore parigino e noi proseguivamo da soli il nostro
viaggio nell’antica Siria, inoltre dovevamo deciderci a lasciare il raffinato albergo Dar Halabia, luogo di
pace nel cuore del suq di Aleppo.
La ricerca di una macchina con autista si avverò più difficile del previsto: l’autista di una Mercedes degli
anni 60 contattato il giorno precedente non venne a prenderci, quindi decidemmo di tornare al capolinea
dei bus e tassi per vedere se avremmo avuto maggiore fortuna. I prezzi erano esorbitanti, alcuni autisti
non volevano partire per più giorni, oppure non capivano l’itinerario che volevamo seguire...
Ad un tratto, un giovane si fece avanti con timidezza, volle guardare la nostra cartina e chiedendo aiuto
per tradurre le sue parole, s’informò sulla nostra destinazione. Con l’aiuto di mimiche, gesta. Traduttori
improvvisati, Zoer capi che volevamo partire cinque giorni nel nord del paese seguendo la strada lungo il
confine turco per giungere a Hassake, Der Er Zor, Rassaffa, hama, Malula, Bosra e infine Damasco.
Propose subito un prezzo onesto e dopo una stretta di mano le diciamo: si parte subito!
Salimmo a bordo del suo mini bus e al momento di mettere il contatto, Zoer fu richiamato dai suoi
colleghi che pretendevano farci scendere dal veicolo. Facemmo orecchio da mercante... E arrivò la
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Polizia... Zoer dopo una lunga discussione, ci chiese di aspettare, un suo amico rimase con noi mentre gli
altri autisti provavano sempre di farci scendere, senza riscontrare buona volontà da parte nostra, dal mini
van...
Mille domande senza risposte ci passavano per la mente, Zoer tornò assicurando che tutto sarebbe
sistemato in meno di un’ora, e di aspettarlo al Dar Halabia Hotel, il tutto spiegato con gesta e qualche
parola di misto arabo – inglese; il suo amico ci accompagnò all’albergo e l’attesa iniziò...
Avevamo deciso, senza consultarci, di farle fiducia, era cosi timido e gentile. Quanta cinque minuti dopo
Zoer era nella hall dell’albergo facendosi ancora spiegare dal portiere il nostro percorso e partimmo...
Zoer ci spiego sempre aiutandosi di gesta e delle povere parole d’inglese che conosceva e noi con la
nostra conoscenza d’arabo molto limitata che la Polizia voleva metterlo in prigione perché non aveva il
diritto di affittare il suo mini bus all’interno del capolinea dei pulman (all’esterno invece è possibile)
perché il suo mini bus è un veicolo pubblico che percorre la strada Aleppo –
Kurkunia, sito a circa 50 km. Zoer era riuscito a schivare la prigione pagando una multa di circa 1000 lire
siriane (una forte somma per loro) e la giornata si prosegui ad incontrare la Polizia... Un vero incubo: ogni
50/100 km la Polizia ci fermava, e se non c’infastidivano mai, Zoer invece doveva sempre mostrare i
documenti. Il secondo giorno ci accorgemmo che Zoer pagava la Polizia: tutti gli autisti devono
sottomettersi al pizzo salvo se trasportano dei turisti. Pudico e ingenuo, Zoer posteggiava sempre lontano
dal blocco per non farci vedere queste scene degradante per l’immagine del corpo della Polizia. Lui non
sapeva che se la Polizia si rende conto che i turisti possono accorgersi dell’esistenza di tangenti
legalizzate, lascia partire l’autista senza reclamare il pizzo.
Questo viaggio iscritto per sempre nelle nostre menti ci ha permesso di attraversare delle zone poche
conosciute, desertiche, incantevole, incontrare gente che ci ha accolti a braccia aperte offrendoci il poco
che possedevano, ma l’incontro con Zoer e la sua famiglia che vive in un minuscolo villaggio nel deserto
che rimarrà indimenticabile perché sfidò la Polizia e rischio la prigione per accompagnarci. Che cosa
avevamo detto o fatto per meritare una tale abnegazione da parte sua, specialmente perché rea la prima
volta che osava lanciarci nell’avventura del trasporto dei turisti? Siamo stati i suoi primi clienti, la sua
prima volta, il suo primo grande viaggio nelle sua Siria natale ed è riuscito ad incantarci grazie alla sua
disponibilità e grandezza d’anima, cercando sempre di farci piacer, trovando il modo d’indovinare i nostri
desideri per farci vivere gli splendori delle mille e una favola come le sogniamo dall’occidente...
Graziella (angy8@bluewin.Ch)

39. Luce, stelle, architettura e contraddizioni


di eloisa_v - pubblicato il 23/9/2002
21-03-1994
“Voie 7. Train en provénence de Vevey pour Morges, Nyon, Genève. Départ heures 9.46, voitures de
première classe, secteur A, voitures de deuxième classe secteur B et C, voiture restaurant, secteur B”.
E’ una fredda mattina di Marzo a Losanna, la mia città universitaria. Ad aspettare il treno siamo in una
manciata di ragazzi e ragazze. Il vento ci fa incurvare le spalle nei nostri maglioni.
Quest’anno il nostro professore di progettazione in facoltà ci ha proposto una settimana in Siria, ma per
chi avesse voluto c’era la possibilità di approfittare della stessa tariffa aerea vantaggiosa anche partendo
una settimana prima. Siamo in pochi ad avere accettato di pagare quella misera differenza che ci avrebbe
fatto raddoppiare le esperienze d’oriente. Quei pochi sono in partenza e sono li con me alla stazione.
La settimana prossima saremo in 40, ed il viaggio sarà molto diverso.
Guardo la compagnia: c’è l’aristocratico Costantin, col suo ciuffo ribelle e la sua risata cristallina. Ha
sempre la battuta pronta e si veste sempre alla stessa maniera: camicia con le maniche rimboccate fino al
gomito di colore variante dall’azzurro al viola pallido. Molto sicuro di sé, è sempre alla ricerca di una
bella donna da conquistare con le maniere da gentiluomo che gli sono proprie e quegli occhialini rotondi
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che SEMBRANO cadergli per caso sulla punta del naso quando assume quell’aria da furbo “matador”.
Poi c’è Thomas, lo spilungone di Friborgo. Biondo scuro, ricciolo sbarazzino, sorriso un poco forzato ed
accento quel pizzico troppo tedesco per essere affascinante.
Paul lui è un maestro nell’arte del buon vivere. Ha organizzato più lui feste a suon di bottiglie di buon
vino e cibo cucinato in grandi quantità che tutti noi messi insieme. Alto, occhio verde vivo ed attento,
sorriso aperto e godereccio, appena arriva la primavera e cambiano i venti prende la sua tavola da
windsurf e se ne va a Saint-Tropez. Quest’anno però sacrifica il mare per salutare il deserto.
E poi ci siamo noi: Christine, una ragazza così alta che persino io devo alzare il mento di un buon angolo
per guardarla negli occhi. L’ho incontrata tanti anni fa, quando entrambe liceali ci siamo ritrovate
disperate e sole in una piccola cittadina tedesca ad un corso di lingue a cui i nostri genitori ci avevano
bonariamente costretto. Ci siamo unite in nome del divertimento e malgrado l’ambiente e le salsicce la
mattina abbiamo passato un mese gradevole insieme. Anni dopo me la sarei ritrovata compagna di corso
al primo anno di università.
Béatrice, ragazza bernese orfana di entrambi i genitori, è una ragazza dalla calma impressionante. Gli
anni vissuti da sola a badare a suo fratello più piccolo l’hanno trasformata pian piano in una persona forte
e sicura. Occhi verdi profondissimi e tristi, ma comunque pieni di voglia di non mollare mai. Per quanto
so dalle ultime notizie pervenutami con chissà che soffio di vento, la vita le ha dato ragione.
Poi c’è Magda, un’amica di Béatrice. È una tipica svizzera tedesca: forte come un toro e decisa come un
cingolato in guerra. Per fortuna ride spesso, ma io già vedo difficoltà nel suo prossimo incontro con il
ciador. Non accetterà la cosa ed andrà a riempire tutti della sua morale preparata e sicuramente convinta,
ma certamente poco adatta alla situazione e poco rispettosa del paese che stiamo per raggiungere.
E poi ci sono io, la ticinese del gruppo, quella che secondo loro ha il “calore del sud” e parla tanto con le
mani.
Il volo della Türkish Airlines ci aspetta, siamo un poco circospetti...
A dire il vero ci viene addirittura la ridarella quando Magda scopre che sotto la carta stagnola del pranzo
di bordo c’è una schifosa salsiccia puzzolente che emana fetori poco raccomandabili...E scoppia in un
disperato lamento. Magda, come la maggior parte dei nostri amici d’oltralpe, è vegetariana e ama il cibo
biologico ed i germogli freschi sulle verdurine cotte come si deve e condite con lo yogurt. Si è detta
pronta a sentirsi male, perché sa che in Siria dovrà dire addio alla verdura, ma lo shock della salsiccia le
fa rimandare di qualche ora il suo incontro con la carne.
Paul sghignazza rumorosamente e Béatrice lo guarda con rimprovero, ma poi si addolcisce e si aggiunge
al coro. Nessuno di noi mangia, ma almeno ridiamo di gusto nel fumo denso delle sigarette turche.
A Istambul dobbiamo cambiare aereo. La coincidenza partirà solo fra quattro ore. Le ragazze vogliono
aspettare all’aeroporto, i ragazzi vogliono vedere Costantinopoli.
E io naturalmente sono con i ragazzi. Fissiamo un appuntamento con le figliole al check - in, passiamo
dal controllo bagagli, lasciamo a loro i nostri zaini, cambiamo pochi soldi e ci lanciamo in città. Il tassista
guida come un disperato, sono le 5 di sera ed il sole sta calando dietro a questa città che mi sembra
fumosa e gialla. Gli odori sono molteplici e non sempre gradevoli e dal finestrino entra molta polvere.
Siamo in città. Paul paga il tassì e ci guida. Lui qui ci è già stato, ed ha già ben chiaro dove ci vuole
portare e cosa ci vuole mostrare. Dopo un po’ che girovaghiamo, un gruppo di ragazzini, su richiesta di
Paul ci accompagna ad un ponte enorme che attraversa una vallata. Sul fondo una superstrada, a quanto
ricordo. Il ponte assomiglia ad un acquedotto romano, e nella mia memoria parte da un’altezza di 4 metri
sulla strada e se ne va dritto verso ‘altra sponda della piccola valle, mentre il quartiere scende verso il
fondo, verso il rumore del traffico. Ci arrampichiamo sui mattoni e le pietre con fatica. Constantin mi da
una mano e mi tira su nell’ultimo pezzettino senza appigli. Che fatica, ma siamo sull’acquedotto!!!
Naturalmente non c’è parapetto, e l’altezza si fa subito vertiginosa. Camminiamo tranquilli verso il centro
della struttura. La strada è decine di metri più in basso. Mi fermo incantata e rimango impietrita. Paul mi
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stava osservando e sorride compiaciuto “Questo, volevo farti vedere Elo, il tramonto dietro la cupola di
Santa Sofia...”
Il sole sta calando ormai, e la cupola con il suo minareto riescono a luccicare e risplendere persino in quel
vorticare di polveri arancioni e dorate. Tutto ad un tratto il rumore delle automobili cessa, non sento più i
bambini che gridano nelle strade, non sento più Constantin che ride ed esclama “Putain de merde!!!” ogni
due secondi, non sento più il respiro emozionato di Thomas, non vedo più Paul né il suo sorriso.
Vedo solo lei. La regina del mondo.
Non ho mai più avuto l’occasione di vedere Istambul, ma l’immagine di quella sera non sarà facilmente
sostituibile da una mia seconda visita ad una città senz’altro molto affascinante.

Stiamo lì imbambolati per almeno una mezz’ora e poi Paul dà il via. Scendiamo dalle pietre (e per fortuna
c’è chi mi prende in braccio!!) e ci dirigiamo... Dove? Dove andiamo Paul? Lui sogghigna e non svela
nulla. Sempre sornione Paul.
Ci addentriamo nella trama fitta della città e ci perdiamo subito in quel labirinto di voci intonaci e colori
che si sviluppano in verticale. Vi facciamo strada tra gli asini e le pecore dall’odore pungente e le strade
si fanno sempre più strette. Ad un tratto lo spazio scoppia e si apre: una moschea. Una moschea famosa,
particolare. Purtroppo non ricordo il nome. Entriamo. Ho un foulard per coprirmi il capo e me lo sistemo
come meglio posso.
Entriamo scalzi in uno dei luoghi che mi rimarranno impressi nella memoria per tutta la vita: tappeti
coloratissimi e morbidi che riempiono il pavimento, pareti decorate di fiori e scritte, gli azzurri ed i
bianchi. Ma soprattutto l’illuminazione: nel mezzo della cupola pende un lampadario che non è altro che
in enorme serie di cerchi concentrici finissimi che prende tutto il perimetro della cupola stessa. Il
lampadario è sospeso a solo 3 metri dal suolo ed è munito di mille e mille lampadine. Hanno ricreato un
secondo soffitto di luce all’interno dello spazio verticale della cupola! Un cielo stellato all’interno della
volta celeste.
L’oriente e le stelle...
Secondo sorriso di Paul che mi scruta con quegli occhi curiosi.
Adesso andiamo a rilassarci! Sbotta.
E via che lo seguiamo di nuovo, fuori per le vie.
Entra in una porta di vetro di un edificio che sembra antico. E che è Paul? Dove siamo?
“cara mia, siamo nel bagno turco più antico di Istambul, è di epoca bizantina ed all’interno è tutto in
marmo. Qui ci rilassiamo e ci facciamo fare pure un bel massaggio, nudi e felici!!!”
“no, aspetta, che vuol dire nudi e felici?”
“ma no dai, tu di là tra le donne, noi di qua con gli omoni! E che credevi? Siamo in un paese
islamico !!!!”
Eh già che stupida. Meno male. Li saluto e mi dirigo verso l’ala delle donne. È tutto un poco sporchino
devo dire, ma non me ne cruccio. Mi spoglio e prendo l’asciugamano duro e ruvido che mi tende una
signora seria e truce da dietro un banco in legno tutto consumato e foderato in plastica autocollante rossa.
Me lo avvolgo attorno alla vita ed entro...
Mi accoglie uno spazio ottagonale con al centro un pulpito ottagonale . Le pareti, il pulpito ed il
pavimento sono in marmo grigio. Nelle pareti sono scavate delle nicchie dove scorre dell’acqua...
Gelata!!! La stanza è avvolta nel calore umido dei bagni e la temperatura è davvero altissima. Alzo lo
sguardo. La cupola intonacata di bianco è piena di piccoli oblò chiusi da una bolla di vetro. Ancora una
volta, un finto cielo stellato.
Certo che gli orientali e le stelle...
Mi avvio verso il pulpito in marmo e mi sdraio: la pietra è caldissima. Sicuramente un sistema di aria o
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acqua calda scorre sotto al sasso ed il calore crea il vapore della stanza. Mi son quasi addormentata sul
mio ruvidissimo asciugamano steso sul marmo grigio quando fa il suo ingresso una matrona felliniana di
enormi proporzioni. Indossa un paio di mutandine in pizzo nero che compaiono e scompaiono nel grasso
ad ogni passo. I seni enormi traboccano da un reggiseno anch’esso in pizzo nero, visibilmente troppo
piccolo e dalle spalline ormai completamente prive di sostegno ed elasticità. Sembra uno straccio di stoffa
buttato sulle spalle a coprire l’enorme movimento dei seni che ballonzolano con sismico ritmo di grassi
sobbalzi.
I capelli, radi e neri sono raccolti in una crocchia disordinata, le sopracciglia si toccano nel centro della
fronte, sopra a due occhi che scrutano, acuti come spilli. Mi guarda e comincia:
“HIIIILIIIILLLLILIIIIILLLIIILILIIIIIIIIIIII”
madre santissima! E perché urla adesso? Sembrano gli urli di guerra delle palestinesi! E lei ripete l’urlo
con maggiore foga allungando quel collo da tartaruga e tirando fuori la lingua ad emettere un suono
acutissimo che fa tremare le pareti.
E poi si avvicina. Oddio, non dirmi che è ora del massaggio...????????
È tardi. Se volevo scappare ora non posso più: le sue mani mi hanno afferrato le spalle e le sue dita
affondano nei muscoli... Doloooorrreeeee!!!! Stringo i denti e tento di rilassarmi... Ormai al punto che
sono!!!! Fellini prende in mano una saponetta ed inizia ad insaponarmi. Inizia dalle spalle e poi scende,
massaggiando con furore. Insapona il sedere e mi sento arrossire ma resto immobile ed alquanto
imbarazzata, le gambe i piedi e poi su le cosce, di nuovo i glutei (ma perché da una donna, dico io????),
di nuovo la schiena. Ora le braccia. Me le scuote e me le insapona mi stropiccia le dita mi tira le braccia e
le gira e le scrolla tanto che ho l’impressione che presto la clavicola cederà e il mio braccio resterà in
mano a LEI, la montagna.
Mentre mi massaggia urla. Dopo due minuti entrano altre matrone e urlano tutte insieme. Le pareti
sembrano assorbire parte delle vibrazioni in un fischio. Arrivano delle graciline spagnole che subito
vengono date in pasto ad altre matrone urlanti. Non sanno che fare neppure loro e mi guardano,
supplicando silenziosamente aiuto. Gli sguardi si incrociano e loro capiscono che non posso salvarle,
siamo tutte prigioniere del massaggio. Cominciamo a ridere, ma di nascosto. Non le posso guardare o
scoppiamo a ridere tutte e tre. Sarebbe pericoloso...
LEI mi da uno sberlotto sul sedere. È il segnale che devo girarmi? Si. E ricomincia ad insaponare tutti i
cm quadrati del mio corpo. Sento su di me lo sguardo angosciato delle due spagnole che mi osservano per
prepararsi a ciò che le attende. I miei seni ed il mio ventre vengono schiacciati e stropicciati. Non so se è
più grande l’imbarazzo, il dolore o il solletico...
Tra me e me grido “nooo la pancia noooo, soffro il solleticooooo”.
Nulla da fare, non un fazzoletto del mio corpo viene risparmiato. E non è mica finita qui!
Lei mi fa un gesto brusco. Devo seguirla. Ma dove?
Mi alzo, dolorante. Lei si siede su di una minuscola sedia che cigola disperata e sparisce sotto alla mole di
grasso. Allarga le gambe e mi fa un gesto perentorio verso il pavimento con il suo pingue indice destro.
Sembra dire: “seduta qui e mosca!” obbedisco. Mi siedo per terra. Mi sento afferrare per i lati della testa e
stringere tra le sue mani, mi avvicina alla sua pancia. Che succede? Vedo lo sguardo delle spagnole che si
allarga in uno sguardo terrificato. Dio mio che succede?
Scchhhhhhhhccciiiaaaafffffff, mamma. Mi manca il respiro. Una secchiellata di acqua fredda. Ma che
dico fredda?! Gelata!!! Ancora non capisco quanti spilli mi stanno pungendo la testa ed il corpo e se
continueranno a pungermi vita natural durante, che LEI mi afferra la testa e me la incastra tra i suoi
enormi seni. Le figure delle spagnole sono scomparse dietro la massa di grasso, peli neri occasionali e
tracce di pizzo nero slabbrato. Le mani di LEI insaponano la mia testa, si infilano nelle orecchie per pulire
anche quelle (!!!) e mi sfregano il cuoio capelluto con tanta forza che tutto l’ambiente circostante sparisce
dietro all’andirivieni degli enormi seni che mi soffocano.
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Scchhhhhhhhccciiiaaaafffffff, altra secchiellata di acqua fredda.


È finita. LEI mi da una sberla sul capo e mi indica il mio asciugamano che mi aspetta sul masso caldo.
Guardo l’orologio. Ho mezz’ora di tempo prima di raggiungere i maschioni. Avranno anche loro vissuto
questa cosa? Maledetto Paul, questa me la paghi!!!!
Mi rialzo con fatica e con molte smorfie mi dirigo verso l’asciugamano, mi lascio cadere pesantemente e,
mentre le due spagnole vengono sberlottate come pasta per la pizza, mi addormento come un sasso.
Quando esco li trovo li tutti nell’atrio, ancora avvolti in mille asciugamani morbidi, muniti di extra
asciugamano che fa da turbante, a sorseggiare un the zuccherato. A loro hanno pure dato le ciabatte! Ed
hanno avuto un massaggiatore bravissimo e tenero come un agnello. Ognuno in una stanzetta con teli
profumati ed asciugamani a profusione...
Ecco. Sono entrata in un mondo dove l’uomo è re.
Arrivo a Damasco. È notte. L’albergo lo troviamo subito.
La prima giornata nella capitale è una sorpresa continua. Decidiamo da subito di fare colazione a base di
succhi di frutta spremuti nei numerosissimi chioschetti per le strade. Poi scopriamo i dolci a base di miele,
pistacchi, pasta fillo, e miele. Ecco la nostra colazione per i prossimi 7 giorni almeno!!!!
Siamo ancora tutti e sette insieme. Domani i ragazzi se ne andranno in Giordania. Hanno l’intenzione di
visitare Petra a dorso di cammello ed arrivarci piano piano, trascorrendo intere giornate con i cammellieri.
Un poco li invidio ma noi abbiamo deciso di scoprire la Siria.
Ci addentriamo nel Suk, il mercato arabo.
“Perdersi in una città non vuol dire nulla, ma smarrirsi in essa è una cosa da imparare”
Il centro di Damasco è un labirinto di stradine strette strette ed altissime. Il centro del centro è il mercato.
Comincia in una piazza enorme. Ci si inoltra nelle viuzze. A questo punto le stradine vengono
semplicemente coperte con una tettoia di lamiera che lascia penetrare poca luce. Le lame di luce scendono
a tagliare l’atmosfera intrisa di polvere di spezie e pigmenti di blu cobalto e colpiscono teli di seta
svolazzanti, datteri, tappeti e gioielli in argento. Le botteghe si susseguono le une alle altre e sono così
piccoline che sembra di essere ritornati nel medioevo e nelle favole delle mille e una notte. La luce e
l’ombra si susseguono senza ritmo e logica, sorprendendoci di continuo. La luce può cadere
indistintamente su di un mercante come su di un pezzo di muro azzurro di una bottega di spezie.
Camminiamo col naso per aria osservando i fili di luce che scendono a colpire un naso, un baffo, un
pezzo di stoffa, una nuvola di polvere di cardamomo.
Questa è l’immagine che più mi è rimasta impressa di Damasco. Il mercato coperto e le sue luci. Ma
anche la piazza enorme, i boulevard dei quartieri nuovi larghi e pieni di palme alte e floride, le stradine
piene di fango della periferia dove i bambini corrono tra le pozzanghere ed i vecchi ti invitano a giocare a
domino e a fumare un narghilè con loro.
Più di una volta ci siamo sedute ad un piccolo tavolino di latta a tre gambe ed abbiamo sfidato vecchietti
sdentati che ad ogni mossa gridavano felici “ahaaaaaa!!!!” ed afferrato un elemento numerato lo
sbattevano con gioia e violenza sulla superficie metallica.
Poi si fumava felici un narghilè e si beveva the, o meglio “ciai”, il loro delizioso infuso di menta e
zucchero.
E naturalmente, l’emozione primaria della città vecchia la si prova quando, camminando tra le budella del
mercato coperto, si apre sulla destra una porta luminosa. La gente entra ed esce da li. Li seguiamo????
Appena giri l’angolo ti prende l’emozione della grande “Mosquée des Omeyyades”. Ad accoglierti, una
piazza perfettamente liscia e brillante di pietra con una fontana al centro, contornata da fila e fila di
colonne dove volano centinaia di uccelli. E dal minareto comincia la melodia del muetzin che lancia i
suoi urli nostalcici di invito al raccoglimento.
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“La bellezza che attraverso l’anima si trasmette alle mani dell’artista proviene da quella bellezza che
sovrasta le anime, cui l’anima mia sospira giorno e notte.” (Agostino)
E a me sembra che tutti i discorsi su quale sia il “giusto” Dio siano proprio delle grandi insulsaggini,
specialmente quando ci si trova dinnanzi a tanta grazia ed eleganza frutto di indubbia civiltà. Mai come
allora mi è parso che le differenze siano solo dovute al fatto che a creare tanta bellezza siano state nel
mondo mani di artisti diversi, con diverse sensibilità e priorità e canoni di estetica distinti.
Terzo giorno a Damasco. Ricordo essere andata poco fuori città a visitare delle rovine su di un piccolo
mezzo pubblico ridicolo. Era un autobus pubblico vetusto, dalla linea arrotondata e foderato da stoffe
rosse imbottite e pieno di frangette che penzolavano allegre sul parabrezza. Nell’autoradio, a tutto
volume, una voce femminile rotonda e piena cantava canzoni arabe con convinzione. E con altrettante
convinzione le faceva eco il conducente, bardato di tutto punto con il suo foulard bianco e nero come
quello di Arafat, tenuto da un anello di stoffa nera.
Mi ero da poco accorta di avere dimenticato una fede da portare all’anulare corretto per mascherare un
palese matrimonio. E adesso non avevo scampo. Dovevo assolutamente procurarmene una. Era troppo
pericoloso girare senza. Non per l’aggressività della gente, ma bensì per l’insistenza tipica araba con cui
questa gente affronta qualcosa di entusiasmante. Ed una ragazza occidentale è sempre materia di
entusiasmo.
Ci addentriamo nel mercato e compro un anellino fine e discreto. Una vera piccola fede. Magda si
incarica di contrattare per me. Lei adora queste cose, mentre io le odio con tutta me stessa. Ed infatti,
pago un terzo del prezzo iniziale. Si poteva sicuro fare meglio, a parere suo, ma avevamo fretta. Le
ragazze vorrebbero provare l’ebbrezza dell’hammam, il bagno turco. Siamo alla ricerca di un hammam
aperto anche alle donne.
Ma sembra che in Siria non esista hammam aperto anche alle donne. Qui un hammam è appannaggio del
mondo maschile. Le donne ne sono escluse.
Magda non ci vuole credere ed è scandalizzata (e te pareva!).
Per convincerla che è la verità, fermo delle ragazze per strada. Parlano un po’ d’inglese. Una di loro ha
una carnagione molto scura e degli occhi molto verdi. Sembra meticcia, ma non riesco a capire che razza
di mescolanza etnica sia. Non porta il ciador. La ragazza che sta con lei invece lo porta. Ma porta quello
semplice, che passa dietro le orecchie e lascia il viso libero. In Siria, ci spiegano, vivono molte etnie e
religioni diverse, e non tutti portano il ciador. Qui cristiani e musulmani hanno sempre convissuto in
assoluta tranquillità con tutte le altre minoranze. Rimango sorpresa, lo avevo notato che molta gente era
senza ciador, ma non mi ero chiesta il perché.
Le ragazze ci confermano che le donne non vanno ai bagni!! “Ma cosa dite!!! Le donne al bagno????” e
scoppiano in una fragorosa risata.
Scopriamo che sono sorelle (!!!!), e qui non sappiamo proprio più che pensare. Le vogliamo invitare in un
bar per un ciai con noi. La loro espressione cambia subito e si fa terrorizzata: no! Una donna ad un bar
no! Cosa penserebbe la gente? No, il bar non è per una donna!!!
Vedo Magda irrigidirsi e le do una gomitata. Perdìo, siamo ospiti qui! Che non mi faccia una scenata nel
bel mezzo del suk di Damasco! Per carità!
Non riusciamo a capire il perché di questo rifiuto. Le salutiamo. Dopo due minuti sentiamo dei passi che
corrono, ci voltiamo e le vediamo tornare indietro. “magari hanno combiato idea” mi dico. E sorrido a
Magda. “vedi che l’agressività tua non serve?”. Ma vengo colta di sorpresa di nuovo:
“vi va di venire a cena a casa nostra? Date al tassista questo indirizzo. Stasera alle otto, abitiamo al terzo
piano, e il nostro nome è marcato qui. Ci venite?”
La ragazza meticcia mi guarda piena di curiosità e speranza.
Le ragazze ed io ci lanciamo un’occhiata.
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Ma certo che ci veniamo!!!! E perché no?


La sera siamo un po’ preoccupate da questa avventura imprevista. Ci vestiamo e prendiamo i fiori.
Usciamo e fermiamo il taxi. Mostriamo il bigliettino. Il tassista sembra tranquillo. Come tutti in tutta la
Siria ha un’immagine del Re appiccicata sul cruscotto ed una immagine del principe primogenito morto in
un incidente d’auto incollata sul vetro posteriore. Pare che quando il principe morì, un anno prima, tutte le
donne del paese si siano lanciate in un pianto ininterrotto per intere giornate, prostrandosi a terra
disperate. Ed ancora adesso tutta la Siria è in lutto, le immagini del morto sono dappertutto, ... come le
immagini del Re, del resto.
Siamo arrivate. Saliamo le scale strette e scopriamo un appartamentino minuscolo curato da una donna,
un medico. È divorziata ed è a capo di un piccolo partito femminile che tende alla rivalutazione della
donna nella società siriana del giorno d’oggi!!!!!
Parla francese, la signora. Se ne ricorda un pochino dalla sua infanzia, quando ancora la Siria era colonia
francese.
Alla televisione un uomo piange in arabo e si dispera.
“Che trasmissione è questa?” chiedo alla signora.
“Ah, nulla. Oggi è martedì. È il giorno delle scuse. Quell’uomo ha ucciso un tassista due mesi fa. È stato
condannato a morte. Domani lo fucilano in piazza, e oggi chiede perdono al suo Dio e alla famiglia del
morto. Ogni martedì un condannato recita le sue ultime parole di scusa.”
Rimango di sasso. Nessuna di noi parla. Fisso una gelatina verde kermit trasparente che dovrebbe essere
il dolce e non riesco a respirare. Che dire? Non riesco a sollevare lo sguardo. Sento la voce del
condannato che ormai è un mugolio soffocato dai singhiozzi. Ogni tanto si sente la parola “Allah”.
Ma che mondo è questo? E che ci faccio io qui?
I fiori del divano tutto ad un tratto mi sembrano smunti, e la mia gelatina dolce uno scherzo lasciato a
tremolare vicino alla gelatina rossa per Christine.
La signora se ne accorge. E ci credo! Tutto ad un tratto 4 ragazze, da ciarliere e vivaci, si sono trasformate
in quattro statue immobili che deglutiscono a vuoto e fissano le gelatine chimiche posate sul tavolino del
salotto!!!!!
Si alza e spegne il televisore.
Ci racconta della sua vita tribolata e incredibile per un paese come quello. Lei si è sposata prima con un
Senegalese ed è nata la loro bambina. La ragazza meticcia che non avevo saputo riconoscere quale
siriana. Poi il senegalese scappa per tornare al suo paese. Lei resta sola e si risposa. L’autorità glielo
permette in quanto un marito di colore non è considerato un marito “vero”. Fortunatamente può tenere la
bambina con se. Nasce la seconda bambina. Il marito voleva un maschio e perciò inizia a picchiarla tutti i
giorni.
Visto che lei è medico e guadagna abbastanza per vivere (raro per una donna) non ci pensa due volte e
chiede il divorzio. Che qui equivale ad essere ripudiata. A lei non importa. Ha pochi amici, ma ha
organizzato questo partito di donne che lottano per un mondo migliore.
Ora nessuno la picchia più e le sue figlie possono andare a scuola e un giorno vedranno il mondo; anche
se è difficile ottenere il permesso per uscire dai confini siriani e viaggiare: qui la gente non è libera di
movimento. La pace nel paese è garantita dalla severità del re.
Ce ne torniamo a casa come cani bastonati ma con la speranza nel cuore per il futuro delle due ragazze
incontrate nel suk di Damasco. Béatrice manderà loro delle cartoline per anni. Me la ricordo ancora sotto
Natale venire a farmi firmare un bigliettino per la famiglia di Damasco. Mandava sempre cioccolata e
cartoline di località sempre diverse perché le ragazze vedessero immagini nuove, come ci avevano
chiesto. Credo lo faccia ancora, ogni anno. Ne sono sicura.
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Il giorno dopo siamo in partenza per Homs e Hama. Queste due città sorgono in una lunga vallata verde e
coltivata che scorre tra Damasco e Aleppo. La campagna attorno a Hama è meravigliosa e verde. A Hama
rimaniamo meravigliate dagli enormi mulini ad acqua. Le ruote sono enormi e girano come macchine
fatate, come nel regno del più folle Don Quichotte. Qui vicino pare ci sia una città da visitare. Si chiama
Aphamia. Ma nessuna di noi riesce a capire cosa ci sia da vedere lì. I bus nemmeno si fermano se non
glielo chiedi. Prendiamo un trabiccolo piccolissimo e partiamo tra la solita musica araba e le frangette sul
parabrezza. L’automezzo ci lascia a bordo della strada. Nulla. Non si vede nulla. In cima alla collina c’è
una cittadina arroccata. Quella è Aphamia? Incamminiamoci, per arrivare in cima ci metteremo 20 minuti,
no? Andiamo a vedere che c’è!
A metà strada una frotta di bambini ci assale offrendoci finti “veri reperti archeologici” tipo uova di pietra
intagliate con maestria che paiono antichi monili greco-romani. Ma cosa c’entrano i romani? Non
dovremmo trovarli più a est e più a nord? Ma se ci pensi bene... : guardati intorno Christine, questo era il
paradiso. Grano e acqua. Perché non qui? Siamo sulle strade carovaniere più battute dell’antichità!!
Ed infatti, tra l’erba si riconosce uno scavo a semicerchio. Un teatro romano! Ah ma si vede poco. Vuoi
dire che siamo venute sin qui per questo? Con tutti questi bambini insistenti che non ci lasciano in pace
un momento?
Sono delusa ed arrabbiata. Non voglio più vedere questi bambini che strappano la maglia e infilano le
mani lestissime nelle tasche!
Distolgo lo sguardo dal suolo chiudendo gli occhi e sbotto con un “leave me alone!!!!” non ci credo... Ho
gridato con un bimbo. Andiamo bene...!
Riapro gli occhi... Mah... Ragazze, quello cos’è?
RAGAZZE!!! QUELLO COSA DIAVOLO E’??????
Vedete anche voi quello che vedo io o stamane il succo d’arancia era drogato?
No, anche loro stanno sgranando gli occhi come tre kermit e rimaniamo li basite ed immobili. I bambini
sono spariti. Là, dietro la collina spuntano da dietro l’erba alta un metro, una, due, tre, trenta colonne
corinzie di un decumano lungo 2 chilometri!!!!!!
Un’intera città romana molto bene conservata la cui parte più incredibile è appunto il decumano
chilometrico con la maggior parte delle sue colonne ancora in piedi. Ci sentiamo un po’ come Schliemann
alla scoperta della città di Troia.
Qui i siriani corrono in motocicletta con il loro foulard bianco e nero svolazzante sulla strada romana
pavimentata, accendono fuochi per il pic nic la sera, e gli innamorati passeggiano tra le colonne o si
nascondono dai parenti tra le mura delle case o delle antiche botteghe. Un vecchietto passa col suo
carretto trainato dai buoi.
È un’emozione grande scoprire un luogo di cui non immagini l’esistenza.
E vedere delle rovine vissute quasi fossero parte integrante della propria città, un parco di svaghi... Beh,
tutto questo ha qualcosa di affascinante davvero.
Passiamo ad Aphamia tutta la giornata. Non è un luogo che dimenticheremo facilmente.
È ora di tornare fino a Damasco, da qui via torneremo con la scuola, su su fino ad Aleppo. Allora perché
non gustarci in anteprima le rovine di Palmyra, nel deserto, e da li continuare sino al mitico fiume
Eufrate, dove potremo ammirare le rovine della città della regina di Saba?
Che eccitazione! L’Eufrate!
Si ragazze, dai! Partiamo!
Torniamo a Damasco solo per cambiare autobus. Decidiamo di muoverci sempre con piccoli mezzi
pubblici, anche molto più convenienti delle corriere. Sono piccoli furgoncini collettivi, di quelli che
partono quando sono pieni a scoppiare. Spesso mi ritrovo a parlare con ragazzi giovani e curiosi.
Mi scambiano sempre per israeliana. Dicono che la carnagione scura e gli occhi tendenti al verde sono
tipici delle ragazze israeliane. A volte si rivolgono a me in arabo, e non so se è per provocazione verso
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Israele. Quando è loro chiaro da dove vengo, sgranano gli occhi e cominciano a domandare tante cose. Mi
ha stupito quel ragazzo che mi ha chiesto di descrivergli secondo per secondo come fosse la mia vita con
“mio marito”.
“Una giornata qualunque, ti prego, raccontamela”.
“Ma prima di sposarvi vivevate insieme? Davvero? E potevate pure baciarvi e toccarvi? DAVVERO?????
Che meraviglia. La mia fidanzata ed io dobbiamo scappare e nasconderci e baciarci di fretta dietro ad un
muro prima che i parenti ci vedano... E poi che fate? VIAGGIATE????? Mamma mia, qui noi giovani
dobbiamo proprio cambiare questa cribbio di cultura maschilista del cavolo!!!”
Ci sono rimasta secca. Non me l’aspettavo proprio. Ma allora forse c’è davvero speranza!
Invece un’altra volta un uomo che non ha creduto alla mia fede voleva assolutamente parlare con mio
padre, perché tutto serio, avrebbe dato lui 150 cammelli per me. Io, scherzando e ridendo gli ho detto “Ma
come?! Così pochi?! Ah ma mio padre sicuro non ci sta”
Ho capito però subito che lui non scherzava e che aveva quasi voglia di darmi una sberla. Inutile dire che
mi son fatta subito seria! Gli ho detto gentilmente che mio marito aveva la precedenza assoluta sulla mia
persona e che aveva pagato una dote speciale ed era un uomo potente. Allora si è allontanato scuro in
viso.
Puuuuffffffff...
Palmyra è una cittadina araba. Un agglomerato disordinato di mille casettine piccole piccole perse nel
deserto.
Li vicino c’è un insieme di rovine incredibili: dalla città romana incredibilmente ben conservata, con resti
di architetture romane mescolate ad architetture ottomane che fanno restare allibiti. Accanto alla città
romana, un insieme di torri funerarie di estrema bellezza spuntano dalla sabbia color ocra e si stagliano
contro il cielo di un blu profondo. Palmyra era un oasi visitata soprattutto dai nomadi. Poi, le legioni
romane prendono possesso dell’oasi e fanno di quel luogo ricco di risorse una città sontuosa. Palmyra si
trova giusto all’incrocio delle strade carovaniere che attraversano il deserto giornalmente. Non ricordo
esattamente come fu che, con l’altalenarsi di Parti, Romani e Sassanidi e chissà chi altro Palmyra perse la
sua autorità e la sua potenza. Fatto sta che ancora oggi, vedere spuntare le sue pietre dalla sabbia del
deserto provoca non poche emozioni.
E non poche emozioni ha provocato in noi la vista, a Palmyra paese, di un ristorante libanese. Da quasi
una settimana non mangiavamo altro che pollo, pane arabo, humus e basta. Non una verdura. Solo un paio
di falafel ogni tanto. A me questa cucina proprio non piace. Sento salire la febbre. Conosco il mio corpo:
dopo una settimana di cibo così aggressivo come questo, con molti grassi e niente verdura, beh, lui
reagisce e non accetta oltre. So che il suo limite di sopportazione è messo a dura prova in questi giorni. Il
ristorante libanese ci appare come un miraggio: mangiamo cuscus con la verdura!!!! E insalata!!!! Che
meraviglia. Sisi, rischiamo con l’insalata e faffan... Se non è lavata bene! Non resisto più!!
La mattina dopo io sono al bagno per due ore. Il mio corpo è scoppiato e necessita Imodium. Ho un poco
di febbre. Ma Magda...Lei si è pappata pure due scodelle di riso e latte fatto budino (bleah, mai piaciuto
risoelatte) ... E ora vomita, caca e febbricita alquanto. Le do una delle mie polveri anti disidratazione e
un’aspirina. Tutto sembra passato, allora usciamo. Oggi ci aspetta un caravan serrail. Domani uno
diverso.
La costruzione in pieno deserto è davvero affascinante: quattro muri altissimi a strisce di due colori
diversi. Fuori dalle mura ci attende il custode nel suo abito lungo, azzurro e svolazzante. Dopo la visita ci
invita ad entrare nella stanza dove solitamente solo gli uomini sono autorizzati a fare il loro ingrasso: il
salotto dove si beve e si fuma. Ci togliamo le scarpe e ci ingobbiamo per entrare nella stanzetta angusta
coperta di tappeti. Il custode, con gentilezza estrema e tata dolcezza ci offre uno stupendo narghilè
riempito di tabacco dolce e molto caffè arricchito di cardamomo.
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Il giorno seguente è caratterizzato da un’avventura incredibile. Decidiamo di affittare un taxi con taxista
annesso e di pagargli la benzina necessaria perché ci porti nel mezzo del deserto, dove giacciono le rovine
imponenti di un enorme caravan serrail, uno di quei luoghi dove le carovane di cammelli si fermavano a
riposare. Si trattava di quattro mura che rinchiudevano sorgenti d’acqua fresca, giardini fioriti e
soprattutto alberi da frutto. Nel mezzo di questo paradiso i carovanieri trovavano stalle e camere dove
riposarsi, all’ombra di molte palme da dattero. Una volta esauritasi l’acqua questi luoghi venivano
abbandonati. Partiamo. Il tassista ha preso insieme anche tre figli suoi che hanno tra i 5 ed i 9 anni. Ci
spiega che oggi vanno a mangiare da alcuni parenti che hanno la casa li vicino. Capiamo subito che se
non fosse per noi che gli paghiamo la benzina, per loro sarebbe troppo costoso andare a trovare i
famigliari.
I bambini ci insegnano quattro parole d’arabo e ridiamo come matti, comunicando a gesti e smorfie.
Il tassista corre veloce tra gli arbusti del deserto. Ma come fa ad orientarsi? Non esiste una strada,
nemmeno un punto di riferimento qualsiasi, non un albero, non una collina. Ma c’è il sole. Probabilmente
quello gli basta.
Il sole.
Dopo una buona ora di viaggio vediamo spuntare le mura delle rovine. Il deserto, spostandosi ha portato
terra e sabbia all’interno delle mura imponenti, fagocitando cupoloni diroccati e muraglioni possenti. Il
posto è incantevole e commuove per la sua imponenza e dignità di mostro ferito. Pare un drago
moribondo. Ci aggiriamo per le pietre ed ascoltiamo il vento che soffia tra le crepe dei muri spessi almeno
un metro.
Dopo un paio d’ore sentiamo la voce del tassista. Ci sta invitando a pranzo con loro.
Ragazze, ricordiamoci:
1- salutare senza dare la mano
2- evitare il contatto fisico
3- accettare il ciai o qualsiasi cosa con la mano sinistra (la destra è quella usata per l’igiene intima, e
quindi sarebbe estremamente offensivo accettare cibo o bevande con la mano destra)
4- non guardare gli uomini negli occhi
5- lavarsi prima di entrare in casa alla fontana che sicuramente ci sarà
6- ... Cos’altro? Ah si, controllarsi a vicenda che nessuno faccia gaffes.
Dopo questo promemoria ci avviamo a piedi nel il deserto. La casina è quella la sul fondo. Appaiono
quattro mura intonacate e dipinte di grigio. La pittura corre anche sui pavimenti e sui soffitti, rendendo
tutto liscio e lucido. Nel centro del patio è piantato un singolo albero che pare un piccolo tamarindo. Ho
un ricordo delizioso di quella casina.
Il muro esterno si piega verso il deserto a formare una panchina coperta di tappeti. Gli uomini ci
accolgono e ci fanno sedere. Ci offrono del ciai. Io per non sbagliarmi metto la mia mano destra sotto la
coscia, così se mi ci siedo sopra almeno non mi verrà spontaneo di tenderla verso il bicchiere che mi verrà
offerto. Dopo una buona fumata gli uomini ci invitano alla fontana e poi a tavola. Le donne non si
vedono. Sicuramente mangeranno i resti del nostro pasto quando noi avremo finito. Nella stanza buia c’è
un enorme tavolone. Ci sediamo tutti intorno. Nel mezzo del tavolaccio in legno massiccio fa la sua bella
figura un enorme vassoio in metallo carico di un cibo puzzolentissimo: carne di montone antico di
qualche secolo (l’animale doveva essere alquanto vetusto...) tagliata a fettine e fatta cuocere con una
tonnellata e mezzo di strutto (di montone?) e uova...
Arriva il pane arabo. I bambini ci offrono la coca cola araba perché sanno che i turisti non bevono acqua
del pozzo come loro. Che gentili! Ho una sete pazzesca, ma so quanto costa loro una coca cola, e quindi
cerco di bere il meno possibile.
“Ricorda. Il pane lo si spezza con le due mani, ma poi lo si prende nella mano sinistra e lo si immerge in
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quella cosa là di montone e a mo di pinza si prende la carne tra il pane e lo si porta alla bocca...”
ahhhhh ahhhha che puzza. Come faccio a metterlo in bocca? Magda pure lei non sembra farcela.
Christine chiude gli occhi e li strizza forte, poi ingurgita. Vedo che si fa paonazza. Gli arabi ci scrutano.
Devo mangiare o non sarà per niente gentile. A me. Glump. Un sapore acido che sa di selvatico e di
vecchio e rancido mi invade la bocca. È un insieme di cose estremamente grasse ed acide. La puzza si
sprigiona in bocca e risale dalle narici ampliando il tremendo sapore della vivanda. Ho capito. Prima devo
respirare, poi prendere taaaaanto pane e poooco intruglio, e poi masticare in apnea. Deglutire e bere
subito un sorso di coca, ed a quel punto posso espirare, ma con la bocca. Il gusto verrà ampliato con
l’espirazione, ma in maniera meno imponente ed aggressiva, e la coca mitigherà la disgrazia.
Effettivamente va meglio, e vedo che ben presto le mie compagne di avventura mi imitano con fare un
poco sollevato.
Finito il pranzo si ritorna sulla panchina a bere ciai e a fumare. Arriva anche il caffè al cardamomo per cui
Magda va tanto entusiasta. A me a dire il vero non piace molto, è così denso e speziato che mi dà la
nausea. Ma almeno caccia via la nausea dell’antico montone acido e selvatico.
Vediamo le donne che spuntano da dietro un angolo. Di nascosto faccio loro un cenno di saluto e sorrido
quando gli uomini non mi vedono. Rispondono al saluto coprendosi la bocca e ridendo sommessamente.
Sono vestite di mille colori, soprattutto rosso e giallo. Magda naturalmente non sa resistere e chiede di
ringraziare le donne per avere cucinato. Le do un calcione. Sono veramente incazzata. Ma perché non
porta rispetto per questa gente del deserto che ci ha appena offerto la sua unica coca cola? Ma allora è
stupida forte! Ho deciso: è stupida.
Ma non lo vede che si sono offesi? Il tassista si rivolge a Magda ed è effettivamente arrabbiatissimo:
“Cosa crede lei signorina, chi è che paga per il montone?”
Sì, ho deciso che è deficiente. Me l’aspettavo da lei, prima o poi avrebbe cominciato a discutere
polemicamente,...Ma doveva farlo qui?! E con questa gente che ci ospita? Oddio, non posso crederci. Qui
urge rimediare.
Subito cerco di regolare il tiro spiegando che “Era così buono che i nostri mariti sarebbero stati davvero
onorati di poter offrire ai loro ospiti un tale banchetto, e che la mia “amica” (dio quanto l’ho odiata!)
voleva solo esprimere la sua gratitudine in un modo un pochino impacciato, sperando di poter imparare la
ricetta dalle loro mogli e figlie”. L’autista traduce ed io fisso Magda con sguardo in fiamme: “si tu
essayes de me contredire c’est toi qui va rester ici avec eux toute la nuit perdue dans le désert pour leur
avoir manqué de respect! Mon Dieu, tu est vraiment insupportable parfois!” per fortuna è così sorpresa
della mia violenta reazione che non osa contraddirmi. Strano, un cingolato in guerra che si ferma di
botto...
Christine e Béa la fulminano a loro volta e le dicono due parole incazzate soffiate tra i denti del tipo “Non
è il momento di insegnare che la donna è pari dell’uomo. Sappiamo che hai ragione, ma porta rispetto e
non aggredire chi ti ospita in seno alla sua cultura.” Vedendo la reazione decisa di noi tre la famiglia
semi-nomade ritorna a sorridere. E meno male!
Il montone non viene assimilato e/o accettato dal nostro organismo. La mattina dopo Magda ha una
febbre da cavallo, io non sono da meno e tutte e 4 vomitiamo alla grande.
Lasciamo la sporca e spoglia stanza d’albergo senza provare troppa malinconia: l’albergo di Palmyra ci è
costata pochissimo, ma non era certo un 5 stelle!
Passeremo la notte in corriera. Un autobus grande e comodo che attraverserà il deserto di notte e ci
porterà a Delr ez-Zur, sulle sponde dell’Eufrate.
Vogliamo goderci il tramonto sul deserto, ma appena salite il conducente passa e chiude tutte le tende.
Non è permesso tenere la tenda aperta o non si vedrà bene il film. Oddio, c’è pure una televisione! Ma
che film daranno?
Ci viene consegnato un bicchiere di acqua salata che sa forte di cloro. Bevo di un sol sorso perché il
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conducente mi controlla con aria truce per ritirare il bicchiere e dare da bere al vicino. “bevi e non
rompere!” pare dirmi con quel suo sguardo da generale in pensione... “bevo, bevo bevo... Aspetta,
ööööhhh che carattere!” è la mia risposta silenziosa.
Partiamo. Parte anche il film: dunque, film in lingua originale mandarino sottotitolato in arabo. Nnamo
bbene!!!
La trama: 20 cinesi vestiti di kimoni strani e dipinti in viso come all’opera cinese (viso bianco-porcellana
e gote rosa-rosse, rossetto e mascara) si sfidano alle arti marziali nel cortile di una casa... Cinese. Alla fine
muoiono tutti. Ogni attacco e scena del film è girata al rallentatore ed i movimenti sono volutamente
ampliati ed esagerati da un’eccezionale serie di “effetti speciali” . Ogni movimento è accompagnato da
versi gutturali ed urla... Anch’esse rallentate al ritmo del salto.
Naturalmente ci scappa da ridere, ma siamo le uniche donne a bordo e non osiamo cipire. Per distrarmi
ficco la testa sotto la tenda e guardo fuori il tramonto che infuoca il deserto. Uno spettacolo.
Dormo già da un bel po’ quando Christine mi da una gomitata impaurita. Apro gli occhi. Siamo ferme nel
mezzo del nulla. C’è un silenzio da deserto impressionante. Sul bus stanno fermi a gambe divaricate
quattro soldati in tuta verde caki e tengono stretta tra le mani una mitragliatrice che ha tutta l’aria di
essere più che carica. Ma chi sono? Bisbiglio la domanda a Christine. Lei mi risponde titubante in un
sussurro “ Béa dice che sono soldati che controllano la frontiera con l’Irak. Credo che ci siamo passati
troppo vicino, o qualcosa del genere.
I soldati ci guardano ma non sembrano occuparsi di noi. “turiste?” mi chiede uno. Gli rispondo di si, e lui
ordina al suo collega di lasciar perdere i nostri zaini. Perquisiscono il bagaglio di ciascun viaggiatore
controllando che nessuno si muova.
Scendono e noi ripartiamo.
L’Eufrate!
Eccolo il fiume mitico! Fa impressione. È una lunghissima striscia di acqua verde smeraldo largalarga che
si snoda tra le rocce e la sabbia di un deserto ocra quasi privo di vegetazione.
Scendiamo dall’autobus e ci incamminiamo per l vie di questo posto strano. Delr ez-Zur è una cittadina
piccola abbarbicata sulla sponda sinistra dell’Eufrate e mi ha lasciato tanti ricordi contrastanti.
Innanzitutto l’albergo:
stiamo camminando tra le strade della cittadina, guardandoci intorno per trovare una sistemazione per la
notte. Camminiamo sul lungofiume, sporco ma bellissimo ugualmente per la qualità della luce e dei
colori. Béa guarda verso l’alto e sbotta in un “guardate! Un albergo con i balconcini che danno sul
fiume!!!”. Saliamo e chiediamo una stanza. L’albergo è piccolissimo e si sviluppa attorno ad un grande e
larghissimo corridoio centrale che finisce con una grande finestra da cui entra una luce accecante. Il resto
del corridoio e della reception è immerso della penombra. L’albergo è gestito da due vecchiettini sdentati
vestiti di bianco che ci saltellano intorno eccitatissimi e tentano ad ogni momento di baciarci e di toccarci
il sedere. A noi scappa da ridere. Ci fanno tenerezza a tal punto che quando ci consegnano la stanza
migliore, ad una ad una gli stampiamo un bacio sulla guancia e loro se ne rimangono lì basiti per un
quarto d’ora sulla porta ad osservarci disfare i bagagli.
Ci guardiamo intorno. Ci hanno dato una camera sul fiume, certo, ma i letti non sono stati cambiati mai
nel corso dell’ultimo anno di gestione. Si vede che qui non si usa cambiare le lenzuola o sbattere il
materasso fine e duro una volta ogni tanto. Le lenzuola (un tempo bianche) sono ora di un colore marrone
non bene identificato. Colore la cui tinta si intensifica al centro del materasso, seguendo linee di corpi
umani sudati. I materassi sono duri ed al centro si fanno finissimi. La rete metallica che sostiene le brande
ha anch’essa ceduto al centro, di modo che una volta sdraiati si è quasi avvolti nel fetore del giaciglio
vetusto e unto.
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Ci guardiamo disperate. Forse qui non ci basteranno le nostre fodere di piumone dove ogni sera ci
infiliamo a mo’ di sacco a pelo leggero per contrastare il manco di igiene. Adoperiamo gli asciugamani
(questi puliti) che ci hanno fornito i vecchietti per foderare almeno il cuscino e una parte del materasso e
siamo pronte per uscire a spasso.
Il mercato della città è una sinfonia di odori di carne in putrefazione, verdura che cuoce sotto al sole
coperta da nugoli di mosche e teste di bue private della pelle ed esposte al sole. I teschi degli animali
appaiono in tutta la loro terrificante verità di muscoli a vista ed occhi fuori dalle orbite. Un teschio
coperto di muscoli e privo di pelle fa un effetto tragico ed infernale e fa pensare ai primi studi
sull’anatomia umana. Scappiamo dal mercato poiché l’aria è irrespirabile e le mosche sono migliaia.
La sera ci rechiamo a due a due a fare la doccia. I motivi sono tanti:
1- L’albergo si è riempito di giocatori di pallone adolescenti con gli ormoni in subbuglio.
2- I vecchierelli sono sempre all’erta con le loro manine svelte
3- La doccia è un locale chiuso e grande. Al centro del soffitto pende una doccia grande che scarica una
notevole quantità d’acqua. È un bellissimo locale, ma la porta non si chiude ed ha pure un buco
visibilissimo da dove sicuramente i vecchietti spiano le nudità al bagno.
È inutile: da quando siamo arrivati in questa città non facciamo che scoprire cose straordinarie, forti e
ridicole. Abbiamo riso moltissimo, anche se siamo rimaste scioccate dal mercato.
Il giorno dopo la visita alle rovine della città della regina di Saba è deludente per quanto riguarda le
rovine stesse, ma mi gonfiano il cuore di gioia la bellezza del paesaggio, la potenza della luce e la
nitidezza dei colori.
Vorremmo continuare a risalire il fiume, ma purtroppo dobbiamo tornare a Damasco e raggiungere la
scuola. Sono arrivati ieri e domani si lascia la capitale tutti e 40 per una sana gita in pullmann che non ci
ispira nulla di particolarmente eccitante.
A Damasco ritroviamo Paul, Constantin e Thomas distrutti ma felici. Camminare e sedersi è un problema,
visto che i cammelli hanno messo a dura prova le loro capacità motorie e la muscolatura delle loro natiche
in particolare. Ma Petra li ha sconvolti ed ammaliati con la sua bellezza straordinaria. Le loro storie ci
divertono e ci affascinano.
Le visite guidate dal nostro brillante professore ci illuminano sulla cultura e l’architettura di questi luoghi.
È come vedere le cose alla tua maniera, e poi indossare un paio di occhiali e vederla una seconda volta
arricchita in chiarezza e poesia. Più di una volta mi ritrovo a bisbigliare con alcuni compagni di viaggio
della fortuna immensa che abbiamo avuto a incrociare sulla nostra strada didattica Patrick Berger. Il
viaggio prosegue tranquillo tra alberghi molto migliori di quelli della settimana precedente, ma che in
ogni modo non sono risparmiati da scarafaggi di molteplici forme e dimensioni. La cosa crea disgusto tra
le nostre compagne di corso. Ogni tanto si sente un gridolino schifato provenire da una delle stanze
vicine. Gli fa seguito di solito un deciso “pppaaaaaffff” di ciabatta.
“La arquitectura àrabe consiguiò proporcionarle a la luz, la dulzura y la voluptuosidad que adquiere la
luz, en una boca entreabierta de mujer.”
(Girondo)
Le opere di architettura che mi hanno più impressionato sono sicuramente :
1- il “crack des chevaliers” : fortezza-castello-cittadella costruita dai crociati del XII secolo
2- la cittadella di Aleppo. Sulla cima della collina su cui è costruita c’era poi uno spazio chiuso e
perfettamente quadrato. Mura altissime e all’interno 4 piante, una per ogni angolo. Uno spazio così bene
equilibrato e proporzionato da far venire la pelle d’oca.
3- alcune moschee di Aleppo, oltre a quella di Damasco, insuperabile.
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4- un manicomio, risalente al medioevo costruito in maniera tanto precisa e forte da creare un’angoscia
terribile. Corridoi strettissimi ed alti almeno 5 metri, celle di reclusione con una semplice finestrella
minuscola, alcuni patii minuscoli, e tutto il resto una miriade di corridoi posti come un labirinto. Se venivi
rinchiuso sano... Li dentro sicuro impazzivi.
E sicuramente, il bagno turco di Aleppo.
Magda ancora non si era rassegnata: voleva il bagno turco. Cerca cerca lo abbiamo trovato. Ci dicono che
un vecchio stabilimento ancora dedica un giorno della settimana alle donne.
Quel giorno è oggi.
Partiamo alla scoperta dello stabilimento.
Non ci posso credere: davanti a noi si erge una costruzione che sembra uscire direttamente dal libro delle
mille e una notte. L’entrata è ricoperta di piastrelle colorate e sembra l’entrata di una moschea, con tutti i
bassorilievi e le decorazioni del caso.
Entriamo. L’interno non può che continuare a meravigliarci: una grande cupola protegge l’atrio di entrata
che funge pure da spogliatoio. Lo spazio è ottagonale. Si entra nel centro e tutto d’intorno vi sono
gradinate cosparse di tappeti dove la gente si spoglia.
Paghiamo il servizio completo e ci spogliamo. Pare ci sia pure la piscina!!!!
Ci viene consegnato un asciugamano (anche questo duro e ruvido) e veniamo scortate nella piscina.
Beh...La piscina non viene usata da almeno 5 anni buoni, direi. Solo che non hanno mai cambiato
l’acqua! Nella piscina galleggiano una grande quantità di alghe putrefatte e puzzolenti. Un peccato perché
l’architettura è splendida. La piscina è triangolare e decorata da piastrelle antiche di mille fogge e colori.
Una meraviglia, ma entrarci è escluso. La padrona esige che facciamo il bagno. “Avete pagato, ora
entrate!”
“NO!” è la secca risposta di noi tutte. La padrona è arrabbiatissima. Decide di chiuderci nella sauna
finlandese (compresa nel prezzo). Ci spinge dentro e chiude la porta. La sauna, rivestita in legno è
riempita di asciugamani stesi ad asciugare. Per parlarci e guardarci negli occhi dobbiamo spostare almeno
3 asciugamani alla volta. Vogliamo uscire, ma la padrona ci ha chiuso dentro. Il caldo è sempre più
insopportabile. Bussiamo energicamente alla porta fino a quando si decidono ad aprirci e ci
accompagnano controvoglia nella stanza del bagno turco.
Le sorprese non sono finite. La stanza è un gioiello dell’architettura e della decorazione. Le proporzioni
della sala sono deliziose e ci soffermiamo ad osservare ogni minimo dettaglio di canaletta di evacuazione
delle acque scavata nel marmo. Ma tutto ad un tratto ci è chiaro perché la padrona non ci voleva lì adesso.
La sala si riempie di donne con i loro bambini. E questa è un’ottima occasione per parlare e venire in
contatto con le donne del paese. E la cosa non è mai ben vista dal governo.
Le donne hanno portato il picnic e mangiano e bevono nella sala piena di vapore. Le canalette ora
evacuano non solo l’acqua, ma pure escrementi di bambini, insalata e resti di pane.
La sala è un groviglio di corpi e canti e urla e danze e carne sudata che si muove con gioia. Le donne
hanno portato dei tamburelli e suonano e cantano. Le loro voci si spandono per la sala. L’effetto è quasi
ipnotizzante. Ma arriva la capa con le sue aiutanti per il massaggio. Ci fanno sdraiare ad una ad una nelle
nicchie che si aprono attorno allo spazio centrale e con un guanto di crine ci sfregano il corpo dal collo
alle piante dei piedi, con forza e determinazione. La solita sberla ad indicare quando ti devi girare o
quando il massaggio è terminato.
Chi mandano a farsi massaggiare per prima? Ma me naturalmente!!!
Vado. Tanto prima o poi mi dovrò far massacrare. Mi massacrano. Esco dalla nicchia e mi viene
consegnato un secondo asciugamano pulito. Me lo avvolgo intorno alla vita e mi aggiungo al gruppo delle
donne che cantano. Mi siedo e le osservo. Loro, vedendomi arrivare cominciano a suonare più forte. Mi
guardano e ridono. Una donna viene e mi prende le mani. Mi invita ad alzarmi. Le donne si mettono in
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cerchio attorno a me con i loro bambini che ridono e scherzano, bevono dai seni delle madri e giocano
con i loro corpi finalmente scoperti. Stanno tutti attorno a me e mi chiedono di ballare.
BALLARE IO?
O signore. Non sono mai stata una ballerina. Adoro guardare i corpi che si muovono con naturalezza. Li
guardo da sempre con una punta di invidia poiché il mio corpo mi è sempre parso rigido.
Faccio loro segno che non so come si balla. Allora una donna si alza, mi toglie l’asciugamano e mi guida
in una danza bellissima, dove sono quasi solo le braccia che si muovono, seguite dallo sguardo e dalle
anche. Provo a seguire, e mi sento un poco ridicola così nuda tra le piastrelle ed i marmi, avvolta dal
vapore e dal suono di tamburelli di quel luogo magico e strano. Le donne cantano. Arriva Christine e
anche lei è invitata a ballare con noi. Ridiamo come matte.
Appena però tutte anche tutte le altre sono state massaggiate siamo invitate ad uscire subito. Il giro è
finito. Vogliamo restare! Che regola è mai questa? Non c’è mica un limite di orario! Ma si, non vi è nulla
da fare. La padrona antipaticissima ci spinge fuori e ci obbliga a lasciare quel luogo fatto di vapore, di
corpi e di suoni.
Peccato, stavo già cominciando a muovermi quasi come la mia maestra di ballo...!
Fuori il sole è secco e caldo, e l’aria è piena di polvere.
Siamo state imbrogliate ed abbiamo pagato una cifra astronomica per questo bagno, ma il ricordo della
stanza piena di donne e bambini, il suono dei tamburi e le arabe senza veli che si muovono con gioia ed il
sorriso sulle labbra... Queste sono immagini da custodire come un tesoro dentro al cuore.
Le loro risate ed i loro canti tornano ancora a farmi compagnia di tanto in tanto quando vedo delle
architetture simili, zeppe di marmi e piastrelle colorate, con le loro geometrie ottagonali. Ed allora penso
ad Aleppo, e a questa vacanza in Siria che sa pure un poco di Turchia.
Due settimane piene di sorprese dove abbiamo incontrato gente nomade, gente cristiana, musulmana,
bianca, nera, giovane e vecchia. Abbiamo bevuto e fumato con loro per strada o sedute scalze su morbidi
tappeti colorati nel mezzo del deserto. Ci siamo smarrite in architetture generose di spazi aperti e lucidi
puntellati di colonne, abbiamo rimirato le stelle d’oriente nel deserto, abbiamo gustato i datteri grossi e
dolci che riempiono la bocca di morbidezza e dolcezza di nettare di palma. Abbiamo comperato pepe,
polvere di cardamomo e anice, spezie di vario tipo e sete colorate che ancora conservo.
Tutto sommato, un ricordo di poesia che si scontra con la sensazione di oppressione. Un’immagine di
bellezza che si scontra con la difficoltà di comunicare.
“L’armonia del cosmo è effetto di tensioni contrastanti, come quella dell’arco e della lira.” (Eraclito?)