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Sono passati quarant’anni. Anzi no.

Manca giusto una settimana a quella notte magica


del 28 maggio 1968, del Wembley Stadium di Londra, il tempio del calcio. Battendo
per 4-1 il Benfica, il Manchester United di sir Matt Busby, alzava al cielo la prima coppa
dei campioni della storia dei Red Davils. Stasera, a Mosca sarà tutto come
quarant’anni fa. Tutto all’insegna di un numero, il 7, quello che oggi è di Cristiano
Ronaldo, ma che ieri fu del più grande calciatore che il Regno Unito abbia mai
conosciuto. Signori, stiamo parlando di George Best. Dotato di un meraviglioso talento,
baciato dalla sorte, ha saputo interpretare il gioco con un senso di bellezza e grazia
raramente visti, prima e dopo. Battezzato “Il quinto Beatle”, Best è stato il primo
calciatore a vestire i panni della pop stara diventare un’icona di riferimento per la sua
generazione e un sex-symbol per tutte le ragazzine del Regno Unito. Volente o meno
ha accettato che tutta la sua vita diventasse materia da Tabloid, che tutte le sue
trasgressioni private fossero di dominio più che pubblico. Grazie a questa straordinaria
forma di popolarità George Best è diventato uno dei calciatori più importanti e amati
del XX secolo. ma come molti altri talenti, il “figlio del popolo” di Belfast non è riuscito
a scendere a patti con la fama ed il denaro e la storia della sua vita si è popolata di
improbabili figure femminili, torbide avventure di sesso e, purtroppo, di una
spaventosa dipendenza comune a molti britannici: l’alcol. Una vita davvero
“spericolata” la sua, vissuta a mille all’ora, tra il fascino della Swingin London degli
anno sessanta, macchine veloci e un paio di Miss Universo, tra i trionfi del Manchester
United e le fughe nei pub di Celsea. Fino alla bancarotta, la prigione, l’inferno della
cirrosi epatica e la dolorosa morte avvenuta il 25 di novembre del 2005, in ul letto
d’spedale a soli 58 anni. Pallone d’oro e Campione d’ Europa a soli 22 anni,definito da
Pelè il miglior calciatore di sempre, nel 1974, in seguito all’ennesima assenza
ingiustificata ad un allenamento, l’allenatore Tommy Dochertydecise di strapparne il
contratto. La sua carriera calcistica terminava virtualmente lì, a soli 27 anni. Decise
allora di preferire i pub ai campi di calcio, lasciando per sempre il Manchester United e
il calcio che conta. Quando Best escluso per motivi disciplinari è estromesso dalla
squadra per sei turni, al suo rientro contro lo Stockcity segna sei goals (record ancora
imbattuto nella Premier League) non esulta e i compagni non lo abbracciano: metafora
in rima baciata con il momento della sua vita che lo vede solo e abbandonato da
donne e compagni. Solo il pubblico, il vero coro di questa tragedia lo ricorda come
allora. George Best conosceva bene un nostro concittadino, Giulio Imperato che nel
1982 era lo chef di un noto ristorante italo-francese, il Fretalia a Green Park . best
adorava quel luogo, tanto che vi si recava circa tre volte in una
settimana:accompagnato dalla prima moglie, Angela (ma anche dalle sue amanti),
George, prima di sedersi a tavola, non perdeva occasione di andare direttamente in
cucina per salutare personalmente Giulio, ordinando la solita bottiglia di Moet &
Chandon con la quale cominciava e terminava i suoi pasti. Domani avrebbe
festeggiato il suo 62esimo compleanno. La sua leggenda però non è morta con lui dato
che è stato capace di essere semplicemente THE BEST.