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Errori linguistici comuni della lingua italiana

Lo studio sistematico degli errori linguistici è piuttosto recente e si è sviluppato anche in discipline
che non rientrano nell'ambito linguistico vero e proprio.

La definizione più generica che si può dare di "errore linguistico" è quella di "deviazione rispetto
alle norme codificate da una comunità linguistica", nel nostro caso quella italiana.

Questa definizione, però, non spiega perché si verifichino gli errori, ed ecco che le risposte variano
a seconda delle prospettive di studio: per la psicanalisi l'errore è espressione dell'inconscio, per la
neuropsicologia è un disturbo psicofisico da curare con apposite terapie, per la psicolinguistica è la
prova pratica di come si produce il linguaggio, per la linguistica - infine - è la causa principale
dell'evoluzione di una lingua.

L'errore, infatti, se ripetuto da un numero sempre più vasto di persone all'interno della stessa
comunità linguistica, finisce per prendere il sopravvento sulla "regola", sostituendosi ad essa. Basti
pensare al passaggio dal latino agli idiomi nazionali attuali. L'italiano, per esempio, nasce dalla
naturale evoluzione del latino attraverso semplificazioni ed errori.

I grammatici antichi si affannavano nel tentativo di indicare in alcuni dei loro testi gli errori più
comuni, con accanto le forme regolari. L'uso, naturalmente, ha preso il sopravvento. Eppure queste
grammatiche antiche non sono state inutili: grazie agli elenchi di termini corretti con accanto gli
errori, noi abbiamo avuto la possibilità di conoscere meglio quel latino volgare che, escluso dalla
letteratura ufficiale, veniva parlato dalla gente comune e si è poi evoluto nelle lingue nazionali
moderne.

Ecco alcuni esempi degli errori riportati dall'Appendix Probi, un documento del III - IV sec. d. C.
nel quale un maestro raccolse le forme errate usate dai suoi allievi con accanto quelle corrette:
speculum non speclum (poi specchio)
columna non colomna (poi colonna)
frigida non fricda (poi fredda)
viridis non virdis (poi verde)

In ambito linguistico vengono individuati due tipi di errore:

• errori di produzione o lapsus: sono quelli non intenzionali, che presuppongono, da parte del
parlante, la conoscenza della forma corretta. In questo caso si registra, da parte di chi
sbaglia, la capacità di correggersi da solo.
• errori di apprendimento: sono quelli che derivano da un'effettiva ignoranza della forma
corretta, e sono, per chi li commette, forme corrette a tutti gli effetti.

Gli errori più comuni

A. ERRORI RIGUARDANTI FENOMENI DI RADDOPPIAMENTO O SCEMPIAMENTO CONSONANTICO, A LIVELLO GRAFICO E/O


FONETICO:

accellerare al posto di accelerare


avvallo al posto di avallo

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biricchino al posto di birichino
Caltanisetta al posto di Caltanissetta
collutazione al posto di colluttazione
eccezzionale al posto di eccezionale
esterefatto al posto di esterrefatto
Macchiavelli al posto di Machiavelli
Missisipi al posto di Mississippi
pressocché al posto di pressoché
scorazzare al posto di scorrazzare

B. ERRORI CONNESSI A FENOMENI DI DISSIMILAZIONE O METATESI:

appropiato al posto di appropriato


areoporto al posto di aeroporto
metereologia al posto di meteorologia
peronospera al posto di peronospora

C. ERRORI CONCERNENTI FATTI ORTOGRAFICI, COME L'INDICAZIONE DELL'ACCENTO GRAFICO E DELL'APOSTROFO,


L'INSERZIONE O L'ELIMINAZIONE DI UNA I AVENTE VALORE PURAMENTE GRAFICO:

conoscienza al posto di conoscenza


coscenza al posto di coscienza
ingegniere al posto di ingegnere
scenza al posto di scienza
é, cioé al posto di è, cioè
caffé, té al posto di caffè, tè
sè, nè, ventitrè al posto di sé, né, ventitré
perchè, benchè, affinchè al posto di perché, benché, affinché
potè, dovè al posto di poté, dové
egli da al posto di egli dà
egli fà, stà, và al posto di egli fa, sta, va
un di al posto di un dì
si (affermazione) al posto di sì
ré, tré al posto di re, tre
vicere, ventitre al posto di viceré, ventitré
blù, sù al posto di blu, su
rossoblu, lassu al posto di rossoblù, lassù
un pò al posto di un po'
a mò di al posto di a mo' di
qual'è al posto di qual è

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un'altro, un'amico, al posto di un altro, un amico, buon amico
buon'amico
un altra, un amica, buon al posto di un'altra, un'amica, buon'amica
amica

D. ERRORI RELATIVI ALL'ACCENTO TONICO

io abrògo al posto di io àbrogo


àmaca al posto di amàca
autodròmo al posto di autòdromo
bàule al posto di baùle
bolscèvico al posto di bolscevìco
callifùgo, febbrifùgo al posto di callìfugo, febbrìfugo
io centèllino al posto di io centellìno
cosmopòlita al posto di cosmopolìta
io dèvio al posto di io devìo
èdile al posto di edìle
èdule al posto di edùle
elettròdo al posto di elèttrodo
eurèka al posto di èureka
Frìuli al posto di Friùli
giàcere al posto di giacére
ilàre al posto di ìlare
impàri (non pari) al posto di ìmpari
l'ìncavo al posto di l'incàvo
leccòrnia al posto di leccornìa
mòllica al posto di mollìca
Nuòro al posto di Nùoro
persuàdere al posto di persuadére
règime al posto di regìme
rùbrica al posto di rubrìca
sartìa al posto di sàrtia
serotìno al posto di seròtino
termìte al posto di tèrmite
tràlice al posto di tralìce

E. ERRORI MORFOLOGICI E/O SINTATTICI

che essi vadino, venghino al posto di che essi vadano, vengano


che egli dasse, stasse al posto di che egli desse, stesse

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non mi oso dire al posto di non oso dire
vorrei che tu vieni al posto di vorrei che tu venissi
inerente il al posto di inerente al
redarre al posto di redigere
transare al posto di transigere
un murales al posto di un murale
un silos al posto di un silo
un vigilantes al posto di un vigilante
le speci al posto di le specie

F. ERRORI LESSICALI

al lato pratico al posto di all'atto pratico

Analisi degli errori sopra elencati

• accellerare al posto di accelerare: raddoppiamento consonantico dopo accento secondario,


così come accade in pellegrino, seppellire; oppure estensione della doppia a partire dalle
forme proparossitone rizotoniche (con l'accento sulla radice):
accelera > accellera, analogamente a femmina, macchina
• appropiato al posto di appropriato: dileguo della seconda r per dissimilazione dalla prima
(due r vicine nella parola sono difficili da pronunciare)
• avvallo al posto di avallo: raddoppiamento consonantico dopo a-, come avvallamento,
avvalorare, avvampare: in tali forme il prefisso a- determina il rafforzamento della
consonante iniziale della parola con cui entra in composizione; avallo, invece, deriva dal
Francese aval
• areoporto al posto di aeroporto: metatesi vocalica (aer > are) per reazione ad una sequenza
non comune in italiano
• biricchino al posto di birichino: raddoppiamento consonantico in posizione pretonica (prima
dell'accento tonico), per analogia con forme come arlecchino, baldacchino, orecchino
• Caltanisetta al posto di Caltanissetta: scempiamento (semplificazione) consonantico in
posizione pretonica, per dissimilazione (differenziazione) tra intense (ss - tt > s - tt)
• collutazione al posto di colluttazione: dissimilazione d'intensità, dovuta alla sequenza di tre
consonanti intense (/ll/, /tt/, /tts/), la terza delle quali è rappresentata graficamente da una
scempia
• conoscienza al posto di conoscenza: inserzione di una i per analogia con forme come
coscienza, scienza, in cui la i si mantiene per influsso della grafia latina
• coscenza al posto di coscienza: eliminazione della i, per analogia con forme come
conoscenza, riconoscenza, conformi al modello latino, ma senza i
• eccezzionale al posto di eccezionale: rappresentazione grafica con doppia z della consonante
intensa /tts/: sebbene in posizione intervocalica sia sempre intensa, la z si scrive scempia
nelle terminazioni -azia, -ezia, -izia, -zione ecc.
• esterefatto al posto di esterrefatto: scempiamento consonantico in posizione intertonica, per
dissimilazione tra intense (rr - tt > r - tt)
• ingegniere al posto di ingegnere: rappresentazione grafica della nasale palatale con il
trigramma gni, inesistente in italiano, per analogia con la grafia di forme (come scegliere,

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scienza) che contengono il trigramma gli o sci, in cui la i è puro segno grafico e non viene
pronunciata
• Macchiavelli al posto di Machiavelli: raddoppiamento consonantico in posizione intertonica,
per accostamento a macchia
• Missisipi al posto di Mississippi: scempiamento grafico dovuto all'influsso della pronuncia
inglese /misi'sipi/ e anche per la successione (eccezionale in italiano) di tre consonanti
intense
• metereologia al posto di meteorologia: metatesi vocalica per reazione ad una sequenza
insolita
• ossequiente al posto di ossequente: inserzione di una i semiconsonantica, per influsso di
ossequio (ma ossequente deriva dal participio latino obsequentem)
• peronospera al posto di peronospora: dissimilazione vocalica: o - o > o - e
• pressocché al posto di pressoché: raddoppiamento consonantico per analogia con forme
come cosicché, macché, esempi di univerbazione (unione di parole) in cui il raddoppiamento
fonosintattico trova espressione grafica
• scenza al posto di scienza: eliminazione della i per analogia con forme come conoscenza,
riconoscenza, conformi al modello latino, senza i
• scorazzare al posto di scorrazzare: scempiamento consonantico in posizione intertonica per
accostamento a corazza; scorrazzare deriva da correre, col prefisso intensivo s- e col suffisso
iterativo -azzare
• é, cioé al posto di è, cioè: indicazione dell'accento acuto, anziché grave, per analogia con la
grafia di forme come né, sé
• caffé, té al posto di caffè, tè: come sopra
• sè, nè al posto di sé, né: indicazione dell'accento grave, anziché acuto, per analogia con la
grafia di forme come è, cioè
• affinchè, benchè, perchè al posto di affinché, benché, perché: come sopra
• potè, dovè al posto di poté, dové: come sopra
• egli da al posto di egli dà: mancata indicazione dell'accento grafico per analogia con la
grafia di forme verbali come fa, sta, va, sulle quali l'accento non si segna perché non sussiste
la possibilità di confusione con omografi (da è preposizione)
• egli fà, stà, và al posto di egli egli fa, sta, va: indicazione dell'accento grafico per analogia
con la grafia della forma verbale dà; ma nel verbo prefissato: egli rifà, ristà, rivà
• un di al posto di un dì: mancata indicazione dell'accento grafico per analogia con la grafia
della preposizione di
• si (affermazione) al posto di sì: mancata indicazione dell'accento grafico per analogia con la
grafia di numerosi monosillabi non accentati
• ré, tré al posto di re, tre: mancata indicazione dell'accento grafico per analogia con la grafia
di monosillabi come né, sé, sui quali l'accento si segna per non confonderli con omografi
(rischio inesistente per re, tre)
• vicere, ventitre al posto di viceré, ventitré: mancata indicazione dell'accento grafico per
analogia con la grafia dei monosillabi re, tre, di cui sono composti
• blù, sù al posto di blu, su: indicazione dell'accento grafico per analogia con la grafia di
monosillabi come giù, più
• rossoblu, lassu al posto di rossoblù, lassù: mancata indicazione dell'accento grafico per
analogia con la grafia dei monosillabi blu, su, di cui risultano composti
• un pò al posto di un po': indicazione dell'accento grafico, anziché del segno di apostrofo, per
analogia con la grafia di altri monosillabi tronchi (per esempio gli arcaici piè piede, fé fede e
fece, diè diede) o perché non avvertito come forma apocopata
• a mò di al posto di a mo' di: come sopra

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• qual'è al posto di qual è: indicazione dell'apostrofo per analogia con la grafia di forme elise
come pover'uomo, senz'altro; in realtà qual ha esistenza indipendente perché si può dire qual
cane, qual gatto, ecc., mentre non si può dire pover cane, senz gatto, ecc.
• un'altro, un'amico, buon'amico al posto di un altro, un amico, buon amico: indicazione
dell'apostrofo per analogia con le corrispondenti forme femminili, oltre che con forme elise
come quest'altro, bell'amico, ecc.
• un altra, un amica, buon amica al posto di un'altra, un'amica, buon'amica: mancata
indicazione dell'apostrofo per analogia con le corrispondenti forme maschili
• io abrògo al posto di io àbrogo: spostamento dell'accento dal prefisso alla radice, per
analogia con forme come appròvo, rinnòvo, nelle quali, già nel latino volgare, l'accento è
passato dal prefisso alla radice: adprŏbo > appròvo, renŏvo > rinnòvo; questo fenomeno, che
riguarda molti verbi composti, è detto ricomposizione
• àmaca al posto di amàca: anticipazione della sillaba tonica, spiegabile con la tendenza a far
risalire l'accento verso l'inizio della parola in voci non popolari o non usuali (cfr. alcàlino
per alcalìno, Bèngasi per Bengàsi, bolscèvico per bolscevìco, cosmopòlita per cosmopolìta,
èdile per edìle, Frìuli per Friùli, guàina per guaìna, ìncavo per incàvo, leccòrnia per
leccornìa, mòllica per mollìca, persuàdere per persuadére, rùbrica per rubrìca, sàlubre per
salùbre); amàca deriva dallo Spagnolo hamaca, voce indigena di Haiti diffusasi in italiano
nell'Ottocento
• autodròmo al posto di autòdromo: spostamento dell'accento dal primo al secondo elemento
compositivo, per analogia con forme come autobomba, autobotte, autocarro, autoraduno, la
cui pronuncia è piana (accento sulla penultima sillaba); il secondo elemento -dròmo deriva
dal greco δρόμος ed è sempre atono (cinòdromo, ippòdromo)
• bàule al posto di baùle: ritrazione dell'accento rispetto alla base etimologica
(< Spagnolo ba(h)ùl, di origine francese)
• bolscèvico al posto di bolscevìco: anticipazione della sillaba tonica (cfr. il tipo amaca)
• callifùgo, febbrifùgo al posto di callìfugo, febbrìfugo: spostamento dell'accento dal primo al
secondo elemento compositivo, per analogia con composti come erbicida, pastificio ecc., la
cui pronuncia è piana
• io centèllino al posto di io centellìno: ritrazione dell'accento rispetto alla base etimologica (<
centellìno "piccolo sorso di una bevanda", da cento nel senso di "centesima parte"), per
analogia con forme come collàboro, elàboro, esàutoro, èvito, tutte voci verbali che si
dovrebbero pronunciare piane secondo i modelli latini, ma che nell'uso generale sono
pronunciate sdrucciole
• cosmopòlita al posto di cosmopolìta: anticipazione della sillaba tonica (cfr. amaca)
• io dèvio al posto di io devìo: ritrazione dell'accento per analogia con la pronuncia di forme
verbali come abbrèvio, allèvio, in cui la i ha valore di semiconsonante (/j/) e forma dittongo
con la vocale successiva; in devìo, invece, le due vocali finali si trovano in iato
• èdile al posto di edìle: ritrazione dell'accento rispetto alla base etimologica
(latino < aedīlem), per influsso della serie degli aggettivi sdruccioli in -ile come àgile, fàcile,
vìgile (cfr. amaca)
• èdule al posto di edùle: come sopra (latino aedūlem)
• elettròdo al posto di elèttrodo: spostamento dell'accento dalla terzultima alla penultima
sillaba, per analogia con forme come elettròforo, elettrògeno, elettròlisi, che hanno l'accento
sull'ultima sillaba del primo elemento compositivo
• eurèka al posto di èureka: spostamento dell'accento dalla terza alla penultima sillaba per
attrazione alla serie delle forme in -èca come bachéca, grèca, tèca (e composti in -tèca:
bibliotèca, cinetèca, ecc.) e per analogia con le forme piane composte con eu- (eucalipto,
eufemismo, euforìa); in realtà eureka è traslitterazione del greco εὕρηκα "ho trovato",
perfetto del verbo εὑρίσκω "trovare" (la tradizione vuole che così abbia esclamato
Archimede quando scoprì il famoso principio fisico che da lui prese il nome)

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• Frìuli al posto di Friùli: cfr amaca
• giàcere al posto di giacére: cfr amaca
• ilàre al posto di ìlare: spostamento dell'accento dalla terzultima alla penultima sillaba per
analogia con gli aggettivi piani in -are come alare, ancillare, basilare, crepuscolare, ecc.
• impàri (non pari) al posto di ìmpari: spostamento dell'accento dalla terzultima alla penultima
sillaba perché sentito come composto di in- negativo e pari; in realtà, è una forma dotta che
deriva dal latino impăre(m)
• l'ìncavo al posto di l'incàvo: cfr. amaca
• leccòrnia al posto di leccornìa: anticipazione della sillaba tonica; leccornia appartiene alla
serie dei nomi astratti in -ìa come allegrìa, follìa, ecc.: deriva da leccone "ghiottone",
attraverso una forma lecconerìa divenuta leccornìa per metatesi
• mòllica al posto di mollìca: cfr. amaca
• Nuòro al posto di Nùoro: spostamento dell'accento dal primo al secondo elemento del
gruppo vocalico uo, per analogia di forme come nuora, nuoto, nuovo; in Nuoro, invece, le
due vocali non formano dittongo, ma iato (Nuoro < Nùgoro)
• persuàdere al posto di persuadére: anticipazione della sillaba tonica (cfr. amaca)
• règime al posto di regìme: come sopra (regime è voce dotta dal latino regĭme(n))
• rùbrica al posto di rubrìca: come sopra
• sartìa al posto di sàrtia: spostamento dell'accento per analogia con i nomi in -ìa come
geometria, malattia, ricevitoria, ecc.; sàrtia deriva dal greco tardo ἐξάρτυα, neutro plurale di
ἐξάρτυον "attrezzatura della nave"
• serotìno al posto di seròtino: spostamento di accento per analogia con i nomi in -ino come
argentino, cristallino, ecc.
• termìte al posto di tèrmite: spostamento di accento per analogia con le forme in -ite come
bauxite, dinamite, epatite, polmonite
• tràlice al posto di tralìce: cfr amaca
• che essi vadino, venghino al posto di che essi vadano, vengano: terza persona plurale del
congiuntivo presente in -ino anziché -ano per analogia con le forme verbali regolari amino,
cantino, portino
• che egli dasse, stasse al posto di che egli desse, stesse: terza persona singolare del
congiuntivo imperfetto in -asse anziché in -esse, per analogia con le forme verbali regolari
amasse, cantasse, portasse
• non mi oso di dire al posto di non oso dire: costruzione del verbo osare con la particella
pronominale e con un infinito preceduto dalla preposizione di, per analogia con costruzioni
come non mi vergogno di dire, non mi permetto di dire, ecc.; il verbo osare non conosce la
forma pronominale e ammette soltanto il costrutto implicito, con reggenza assoluta senza
preposizione o, meno comunemente, retto da di
• vorrei che tu vieni (o venga) al posto di vorrei che tu venissi: costruzione con la reggente al
condizionale presente e la dipendente all'indicativo o al congiuntivo presente, per analogia
con costrutti come direi che tu menti o menta; se nella reggente figura il condizionale
presente di un verbo indicante volontà, desiderio, opportunità (come volere, desiderare,
pretendere, essere conveniente ecc.), la dipendente si costruisce con il congiuntivo
imperfetto
• inerente il al posto di inerente al: costruzione dell'aggettivo senza la preposizione a, per
analogia con concernente, riguardante
• redarre al posto di redigere: forma infinitiva ricostruita su redatto, participio passato di
redigere, e modellata su trarre, per analogia con i participi tratto, redatto
• transare al posto di transigere: forma infinitiva ricostruita su transatto, participio passato di
transigere (cfr. sopra)
• un murales al posto di un murale: estensione del morfema di plurale -s al singolare; murale è
una voce di origine spagnola che ha come plurale murales; la -s desinenziale "straniera"

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viene però adoperata anche al singolare, come accade - erroneamente - per altri nomi di
origine spagnola (cfr. i seguenti)
• un silos al posto di un silo: come sopra
• un vigilantes al posto di un vigilante: come sopra
• le speci al posto di le specie: plurale in -i per analogia con il plurale dei nomi in -cie, -gie,
-glie con i solo grafica: la superficie / le superfici, l'effigie / le effigi, la moglie / le mogli; la
specie è invece invariabile
• al lato pratico al posto di all'atto pratico: reinterpretazione lessicale dovuta ad un'erronea
segmentazione della sequenza fonica, per influsso dell'espressione dal lato pratico

Forme più diffuse, ma non scorrette

• io àdulo più diffuso di io adùlo (più corretto): ritrazione dell'accento rispetto alla base
etimologica latina (< adùlor)
• alchimìa più diffuso di alchìmia (più corretto): arabismo probabilmente tratto dal greco
kheimeía, pronunciato a lungo alchìmia (cfr. Dante, Inf. XXIX, 137: "che falsai li metalli
con alchìmia" in rima con "scìmia"), ma successivamente accostato alla serie delle parole di
origine greca in -ìa (filosofia, liturgia, parodìa, ecc.)
• io arrògo più diffuso di io àrrogo (più corretto): cfr. io àbrogo
• diatrìba più diffuso di diàtriba (più corretto): l'accento piano, non giustificabile né con il
greco (διατριβή) né con il latino (diatrĭba), è dovuto forse all'influsso del Francese diatribe
• io evàporo più diffuso di io evapóro (più corretto): cfr. amàca
• guàina più diffuso di guaìna (più corretto): guaìna deriva dal latino vagīna(m), con
va- > gua- per contaminazione con gli esiti di w- germanica (es. wardon > guardare) e con
sincope di -g- davanti ad i (come in magistrum > maestro)
• Íslam più diffuso di Islàm (più corretto): ritrazione dell'accento rispetto alla base
etimologica (< Arabo Islàm "sottomissione alla volontà divina")
• karakiri più diffuso di harakiri (più corretto): la forma giapponese è harakiri, l'altra è
adattamento
• lubrìco più diffuso di lùbrico (più corretto): la base etimologica è il latino lubrĭcu(m)
scivoloso, sdrucciolevole; l'accentazione piana si è diffusa piuttosto recentemente, forse per
attrazione degli aggettivi come pudìco, impudìco o per accostamento a lombrìco
• Nòbel più diffuso di Nobèl (più corretto): anticipazione della sillaba tonica
• io pignòro più diffuso di io pìgnoro (più corretto): la base etimologica è il latino pignĕro;
l'accento piano è dovuto all'analogia con forme come pignòlo
• sàlubre più diffuso di salùbre (più corretto): deriva dal latino salūbre(m), con accento ritratto
per analogia con forme come lùgubre, cèlebre, mulìebre
• mi sbèllico più diffuso di mi sbellìco (più corretto): sbellicarsi deriva da bellìco "ombelico"
• scandìnavo più diffuso di scandinàvo (più corretto): aggettivo etnico derivante da
Scandinàvia
• le steli più diffuso di le stele (più corretto): stele è voce dotta derivante dal latino stela(m): il
plurale le stele si rifà alla base etimologica; il plurale in -i è proprio dei nomi che terminano
al singolare in -e (la chiave / le chiavi, la nazione / le nazioni)
• le superfici più diffuso di le superficie (più ricercato): i nomi in -cie, -gie, -glie con i solo
grafica formano regolarmente il plurale in -i: la superficie / le superfici, l'effigie / le effigi, la
moglie / le mogli; accanto a le superfici, le effigi esistono anche le forme invariate le
superficie, le effigie, che sono molto meno comuni; nei nomi di questo gruppo il plurale
invariabile (che è regola per la / le specie) si ha per accostamento ai femminili in -ie con i
fonematica (barbarie, congerie, serie ecc.), in cui singolare e plurale coincidono

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• io vàluto, svàluto più diffuso di io valùto, svalùto (più corretto): valutare deriva da valùta
(anticamente sinonimo di valore, pregio, oggi termine finanziario)

Doppie grafie

• cosidetto, cosifatto meno preferibile di cosiddetto, cosiffatto: quando due parole si scrivono
unite, il raddoppiamento fonosintattico trova in genere espressione grafica
• denuncie, provincie meno preferibile di denunce, province: l'annosa questione del plurale
dei nomi femminili in -cia, -gia può essere risolta con una norma empirica, che prevede nel
plurale il mantenimento della i quando la c e la g sono precedute da vocale (la valigia / le
valigie), l'omissione della i quando la c e la g sono precedute da consonante (la provincia / le
province); occorre ricordare che la i nel plurale è un semplice relitto grafico: scrivere valigie
o valige è del tutto irrilevante dal punto di vista della pronuncia; si potrebbe semplificare la
questione eliminando sempre la i nel plurale di queste forme, ma ciò contrasterebbe con
abitudini ormai consolidate
• efficenza meno preferibile di efficienza: in alcuni casi il grafema i non corrisponde ad
un'entità fonetica, ma ha valore diacritico, cioè serve ad esprimere, combinandosi con altre
lettere, un suono non rappresentabile con un unico grafema; la i diacritica dopo c (e anche
dopo sc e g) va usata generalmente soltanto davanti ad a, o , u, mentre non dovrebbe esserci
davanti ad e, perché questa vocale garantisce da sola il suono palatale della consonante
precedente; questa norma ortografica, però, conosce molte oscillazioni: così, in nomi come
efficienza, deficienza, sufficienza, la i viene di preferenza conservata per l'influsso della
grafia latina
• leggiero meno preferibile di leggero: la i si è mantenuta nei nomi ed aggettivi terminanti in
-giero (cavalleggiero, leggiero, messaggiero) fino agli inizi del Novecento; in epoca recente
è stata eliminata per semplificazione
• obbiettivo meno preferibile di obiettivo: la stessa alternanza tra la forma con -bb- e la forma
con -b- si ha per tutti gli altri vocaboli corradicali (obbiettare / obiettare, obbiettore /
obiettore); in genere sono preferite le forme con b scempia conformemente al modello latino
• the meno preferibile di tè: tè deriva da una forma dialettale cinese (t'e), giunta attraverso il
Francese thé (la grafia the riproduce parzialmente il Francese)
• se stesso e sé stesso sono entrambi legittimati dall'uso attuale della lingua scritta.