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desiderano essere. Diceva: Io dipingo i ritratti pi con le orecchie che con gli occhi.

E voleva intendere: ascoltando i desideri del cliente. (Corriere della Sera, 18 novembre 1933). 3433. Gli si presentarono un giorno due giovanotti che volevano il ritratto del padre morto. Ma i due figli non avevano nessuna fotografia del defunto; non solo , ma essi non l'avevano mai neanche conosciuto, perch li aveva abbandonati bambin i. Il povero Corcos non sapeva da che parte rifarsi. Si fece dare un cammeo, uni co ricordo che i due orfani avevano del genitore. E con quel documento unico, ri costru a modo suo la figura del padre; ne fece un uomo alto, virile, elegante, co l cammeo sulla cravatta di raso nero, con gli scopettoni, in redingote, appoggia to a una poltrona dorata. Quando lo scoprii raccontava il pittore gli occhi dei due giovani luccicavano da lla commozione. Non ci crederete: ero Gommoso anche io! (OJETTI, Corriere della Sera, 18 novembre 1933). 3434. A Ugo Ojetti, che gli aveva detto che Van Dyck dipingeva meglio di lui, ri spose: Hai ragione. Ma credi che, se potessi, non mi farebbe piacere dipingere come Van Dyck? Per tempi come i nostri, basta Corcos. A te la mia pittura non piace, pur troppo. Piace ai clienti, per fortuna. Parliamo d'altro. (Corriere della Sera, 1 8 novembre 1933). 3435. Ecco alcuni aforismi di Corcos: Nelle cose piccole e nelle cose grandi che le donne chiedono agli uomini, esse non si occupano mai di pensare se quelle da te cose sono possibili . - In amore bisogna ricordare il piacere che abbiamo dato a una donna, non quello che essa ci ha dato . (BUZZICHIN I E PIAZZI, Taccuino di Musetta). CORDAY Carlotta nata nel 1768; morta nel 1793; uccise il rivoluzionario Marat e fu condannata a morte dal Tribunale Repubblicano. 3436. Carlotta Corday viveva a Caen, dove s'erano rifugiati i deputati girondini proscritti. Ella parteggiava per essi e credeva che Marat, con le sue proscrizi oni, avesse rovinato la vera repubblica. Chiese udienza ai deputati girondini, c he gliela concessero, ma non la presero troppo sul serio. Era giovane, bella, de licata, piena di dolcezza e di fierezza; ma aveva alcunch di aristocratico in s, c he le derivava forse dall'essere una discendente del gran poeta Corneille. Un giorno Ption arriv da Barbaroux e vi trov Carlotta. - Toh! esclam Ption ecco la bella aristocratica che viene a far visita a noi repub blicani. sorrise. Ma Carlotta, fieramente, gli rispose. Mi giudicate oggi senza conoscermi; un giorno saprete chi io sono. Ella aveva in fatti gi ideato il suo tragico proposito. (LAROUSSE). 3437. Carlotta Corday viveva in un'esaltazione continua, che si tradiva da cento piccoli segni. Un giorno che vide due cittadini che stavano giocando a carte, s compigli tutto il loro giuoco, esclamando: Voi giuocate, e la patria muore! La zia presso cui viveva la trov un altro giorno tutta piangente. Che hai? le domand premurosamente. Piango le disgrazie della mia patria, dei miei genitori, e le vostre. Fin che Ma rat vivr, non vi sar mai sicurezza per gli amici della legge e della umanit. Un discorso simile da parte di una giovinetta di ventiquattro anni non poteva no n fare impressione, e da allora in poi la zia la sorvegli attentamente. (LAROUSSE). 3438. Stabilito ormai il suo piano di azione, l'esegu con la massima tranquillit. Il 9 luglio usc dalla casa della zia, dicendo che andava nei campi a studiare le pose delle spigolatrici, per riprodurle in certi suoi disegni. Si dilettava infa tti di disegnare. Prese i suoi cartoni, i suoi lapis ed usc. Sulla strada incontr un ragazzino di sei anni, chiamato Roberto, a cui era solita regalare qualche di segno di sua mano o qualche matita. Quella mattina, alle richieste del bimbo, gl i dette tutto ci che aveva, tutti i cartoni, tutte le matite. Il bambino fu sorpr eso di vedere che la donna piangeva.

Diventato pi tardi uomo, Roberto disse di non poter dimenticar ancora quelle lagr ime silenziose che aveva viste cadere sulle gote di Carlotta avviata al suo trag ico destino! (LAROUSSE). 3439. Il 13 luglio, arrivata a Parigi, spese la giornata a leggere Plutarco; poi usc e da un coltellinaio acquist un coltello da tavola da due franchi: il coltell o fatale! Poi sal in una vettura di piazza e si fece portare a casa di Marat; a c ui fece rimettere un biglietto, in cui prometteva grandi rivelazioni se l'avesse ricevuta. Ma Marat non la ricevette. Per niente scoraggiata, ella se ne and e pi tardi torn ancora; poi torn la terza volta, la sera, alle sette. Ques ta volta fu introdotta, data la sua insistenza; e fu ammessa all presenza di Mara t, che era nel bagno a correggere le bozze del suo giornale. Caterina Evrard, la sorella dell'amante di Marat, aveva fatto, dopo un po', capolino nel bagno; vid e la giovane sconosciuta che piangeva e Marat che cercava di consolarla. Poco do po si udirono le grida terribili del tribuno che urlava angosciosamente: A me! Mi assassinano! Gli accorsi trovarono Marat morto, immerso nel sangue, e Carlotta l accanto, iner te, come sbigottita. (LAROUSSE). 3440. Portata il 17 luglio davanti al Tribunale Rivoluzionario, resse calmissima il suo interrogatorio. Come vi chiamate? Carlotta Corday. Per quali motivi avete assassinato Marat? domand il presidente. Per i suoi delitti. Che speravate con quest'atto? Render la pace al mio paese. Ho ucciso un uomo per salvarne mille. Perci ho agito con energia. E, dopo una testimonianza schiacciante, il presidente rivolto all'imputata, le d omand: Ebbene, che ne dite di ci che ha riferito questo teste? Niente rispose Carlotta se non che sono riuscita nell'intento. Le fecero notare che Marat, mentre lei nel bagno piangeva, aveva cercato di consolarla mostrandos i pietoso. E che m'importa rispose se stato pietoso con me, quando era crudele con gli altr i? Ma l'implacabile accusatore Fouquier-Tinville, alludendo alla precisione con cui era stato inferto il colpo, le osserv: Certo avete dovuto esercitarvi un pezzo per arrivare a questa precisione. Carlotta allora, uscendo dalla sua calma, balz in piedi sul banco degli accusati e, guardando in faccia il suo interlocutore, esclam: Scellerato! E mi pigli dunque per un'assassina? (LAROUSSE). 3441. Portata al patibolo, Carlotta volle star ritta a veder la folla che si add ensava sul suo cammino. Essa era cos folta, che la fatale carretta procedeva lent a ed era costretta ogni tanto a fermarsi. Lo stesso carnefice, il famoso Sanson, ammirando la tanta serenit della giovane vittima, ne era scosso e ne sentiva pie t. Il cammino vi deve sembrar troppo lungo! sussurr all'orecchio della condannata. E Carlotta Corday, tranquilla: Bah! Siamo per sicuri d'arrivare! (Les nouvelles littraires, 1 febbraio 1930). 3442. Carlotta Corday, che uccise il feroce Marat, quando fu condotta sul palco della ghigliottina, mentre poggiava il collo sulla lunetta, osserv attentamente l a tragica macchina, ed esclam: - Ho ragione d'essere curiosa: non ne ho mai veduta una, prima d'ora, cos da vici no. (Revue bleue, febbraio 1931). 3443. Uno degli aiutanti del boia, un certo Legros, mostrando al popolo la testa , recisa dal busto, di Carlotta, credendo di dar soddisfazione al popolino, died e uno schiaffo alla faccia della disgraziata. Il pubblico invece ne fu indignati ssimo e reclam la punizione del colpevole, che fu infatti condannato alla prigion e. Molti di coloro che assistettero a questa scena disgustosa asserirono che il volto della ghigliottinata s'era fatto rosso dopo quell'insulto postumo. Forse n on era che un effetto ottico, in quanto in quel momento il sole al tramonto dove

va battere sul volto della suppliziata; ma ci fu una lunga discussione scientifi ca sul caso, e tra gli altri il dottor Sue, padre del romanziere, sostenne che l a cosa era possibilissima, in quanto i ghigliottinati non perdono immediatamente la vita. (LAROUSSE). 3444. L'atto di Carlotta Corday fece una profonda impressione nel pubblico. Susc it degli ammiratori, e persino un'ammiratrice. Poche settimane dopo infatti una b ellissima fanciulla, chiamata Cecilia Renaud, fu arrestata mentre con due coltel li in tasca stava per far subire a Robespierre la stessa fine di Marat. Interrogata che cosa intendesse fare in casa di Robespierre, rispose stoicamente : Volevo vedere come fatto un tiranno. (LAROUSSE). 3445. Messo a conoscenza dell'atto e del supplizio di Carlotta Corday, Vergniaud , che era in prigione coi girondini in attesa del giudizio, comprese benissimo c he tutto ci contribuiva alla loro rovina, come infatti avvenne. Ma ammirando l'er oismo della ragazza, esclam: Ella ci uccide, ma in compenso ci insegna a morire. (LAROUSSE). CORELLI Arcangelo nato a Fusignano nel 1653; morto nel 1713; violinista famoso, e compositore. 3446. Il famoso violinista e compositore Corelli dava una sera un concerto in un a casa privata, e aveva gi cominciato il famoso pezzo intitolato La follia, quand o s'accorse che il pubblico, distratto, stava chiacchierando. Smise subito di so nare e, rivolto al padrone di casa, disse: Domando scusa, ho paura d'interrompere la conversazione. Si fece subito un relig ioso silenzio, e Corelli pot cominciare davvero. (VAN DER VELDE, Anecdotes musica les). CORIOLANO (Cneo Marzio, detto) eroe romano, del sec. V a. C. 3447. Cneo Marzio, che pi tardi fu soprannominato Coriolano, per aver espugnato l a citt di Corioli, aveva gi dato grandi prove di valore, servendo sotto gli ordini del console Postumo Cominio. Tanto che questi fece di lui un elogio solenne in presenza di tutto l'esercito, e volendolo ricompensare secondo i suoi meriti las ci a lui la scelta tra i seguenti doni: o un poderetto di cento arpenti, o dieci cavalli tra i migliori e tutti riccamente bardati, o cento buoi, o tanto denaro quanto ne poteva portar addosso. Di tutti questi doni, Coriolano domand che gli s i accordasse la libert di un prigioniero che una volta lo aveva ospitato, e un ca vallo da battaglia per servirsene in guerra. (VALERIO MASSIMO). 3448. Coriolano apparteneva al partito aristocratico, e in un momento in cui il partito popolare ebbe il sopravvento fu mandato in esilio. Per vendicarsi, si po se a capo dei Volsci che erano in guerra contro Roma. Egli era gi in vista della citt, quando il Senato gli mand messi perch avesse piet della sua patria; ma egli si mostr irremovibile. Allora la madre e la moglie si recarono al campo nemico, e g ettandosi in ginocchio dinanzi a lui, lo supplicarono di non volerle disonorare col suo tradimento. A queste suppliche il fiero cuore di Coriolano non resse, e, con le lagrime agli occhi, rivolgendosi alla madre, le promise di desistere dal la sua vendetta, concludendo: Mamma, tu salvi Roma, ma perdi tuo figlio. infatti i Volsci lo uccisero. (TITO Livio). CORNEILLE Pietro n. 1606 - m. 1684; sommo tragico francese. 3449. Corneille aveva esercitato per lungo tempo la carica di Avvocato Generale al Tribunale di Rouen, senza supporre affatto di possedere un genio poetico. Un giorno un suo amico, che era innamorato di una bella signora di Rouen, la signor a Dupont, condusse in casa di lei Corneille. La signora era bella, colta, di gra nde ingegno e fece una grande impressione a Corneille, che ne divenne subito inn amoratissimo. La signora gli corrispose e conversando scopr in lui una squisita s ensibilit. Lo invit a dedicarsi alla poesia; e Corneille, per compiacerla, scrisse la sua prima tragedia Mlite. (Dictionnaire de l'Amour). 3450. Un giorno Corneille, ancora giovanissimo, era assai pensieroso e. di catti vo umore. Lo vide il cardinal di Richelieu e gli domand come andava il suo lavoro . Male, male, eminenza! esclam il buon Corneille. Non ho la calma necessaria per la

vorare, perch sono sfortunato in amore. Il cardinale volle saperne di pi, e allora il trageda gli spieg che si era pazzame nte innamorato della figlia di un luogotenente generale d'Andely in Normandia; m a che il padre di lei non voleva saperne. Il cardinale diede subito ordine che i l luogotenente in questione si recasse immediatamente da lui; e il poveraccio di fatti arriv tutto tremante, non sapendo di che si trattasse. Fu pertanto molto so ddisfatto quando seppe che si trattava soltanto di dare la propria figlia a Corn eille e di buon grado vi acconsent. Cos il poeta pot sposare colei che amava. (PANC KOUCKE). 3451. Corneille era tale che a prima vista si poteva prenderlo per un mercante d i vino. La natura, che gli aveva accordato largamente tante virt, s'era dimentica to di lui nelle cose pi comuni. Quando i suoi familiari, che lo avrebbero voluto perfetto in ogni cosa, gli facevano capire i suoi difetti, e specie la sua trasc uratezza nel vestire, egli, sorridendo rispondeva: Sia pure; ma io sono Corneille lo stesso. (E. COLOMBO, Ruelles, salons etc.). 3452. Questo scrittore, cos sublime nei suoi scritti, era timido, impacciato e in capace a farsi valere nella conversazione. Una principessa che aveva desiderato tanto conoscerlo, dopo averlo inteso parlare, disse: Ecco un uomo che bisogna sentire solamente a teatro. (PANCKOUCKE).. 3453. Corneille era non solo un inabile conversatore, ma anche un inabile lettor e dei suoi magnifici versi. Boisrobert era stato accusato da Corneille di aver d etto male di una tragedia la sera della prima rappresentazione. Boisrobert si re c da Corneille per scusarsi e gli disse: Mio caro Corneille, come potreste credere una cosa simile? Come avrei potuto dir male di una vostra tragedia dopo averla vista rappresentare assai bene, quando ne avevo detto bene e l'avevo sinceramente ammirata dopo averla intesa leggere d a voi tanto male? (PANCKOUCKE). 3454. Durante le prove della Berenice di Corneille, l'attore Baron chiese all'au tore che gli spiegasse il senso di quattro versi che gli riuscivano oscuri. Non vi preoccupate, disse Corneille non li capisco perfettamente neppure io; ma recitateli pure come sono, e pi d'uno, senza capirli, li trover ammirabili. (G. AR NAUD, Teatro e artisti). 3455. Nella tragedia Cinna, Corneille aveva rappresentato con tanta efficacia la clemenza eroica di Augusto, che Luigi XIV, che aveva sino allora rifiutata la g razia al cavalier di Rohan, condannato per alto tradimento, si sent disposto a pe rdonargli. Alla stessa rappresentazione il gran Cond, che aveva allora venti anni , scoppi a piangere dirottamente. (PANCKOUCKE). 3456. Il maresciallo Turenna, dopo aver assistito al Sertorio di Cor- neille, do mand: Ma dove diamine questo Corneille ha studiato cos bene l'arte della guerra? Il maresciallo di Grammont, a proposito dell'Ottone, diceva che Corneille avrebb e dovuto essere il breviario dei re. il ministro Luvois diceva che per giudicare l'Ottone ci voleva una platea format a da ministri di Stato. (Encyclopdie mthodique). 3457. Il grande tragediografo Corneille non guadagn molto con le sue tragedie. Gu adagn assai di pi con la traduzione dell'Imitazione di Cristo, di cui si fecero be n trentadue edizioni. Il Corneille diceva: Da ci si vede che Dio non ingrato con coloro che lavorano per lui! (Cim, Rcrations littraires). 3458. Corneille aveva accordato la mano di sua figlia a un giovanotto, il quale tuttavia, dopo qualche tempo, essendosi pentito, venne a disdire la sua promessa . Entr nello studio del grande tragico per parlargli della cosa; ma appena ebbe d etto qualche parola, Corneille, che stava studiando, gli rispose: E per una bazzecola simile mi venite a interrompere mentr'io lavoro? (LA COMBE, Dictionnaire des anecdotes). 3459. Quando mor Mazarino, domandarono a Corneille che cosa pensasse del celebre cardinale. E Corneille pronto: Qualunque cosa io ne pensi, non lo dir mai. Egli mi ha fatto troppo bene perch io possa dirne male; e mi ha fatto troppo male, perch io possa dirne bene! (Manuel gnr al, 20 gennaio 1934).

3460. Un tale leggeva a Rivarol un elogio di Corneille, e gli chiedeva poi il su o giudizio. - Va bene, disse, ma troppo lungo. Io mi contenterei di dire: Si chiam Pietro Cor neille . (A. PADOVAN, Il libro degli aneddoti). CORNUEL (Anna Maria Bigot di) n. 1605 - m. 1694; la ricchezza del marito le peimise di aprire a Parigi un salo tto assai frequentato e rimasto famoso; fu donna celebre per il suo spirito. 3461. Un giorno la signora Cornuel si trov a un pranzo in mezzo a due zerbinotti che erano tutti profumati di muschio, ma durante il banchetto non dissero mai un a parola, essendo due sciocchi. Finito il pranzo, una sua amica le domand se si e ra divertita. Non troppo, perch ero in mezzo a due giovanotti che dovevano esser morti. Morti? Come, morti? S, perch puzzavano molto e non parlavano affatto. (PANCKOUCKE). 3462. La signora Saint-Loup era andata a far visita alla signora Cornuel. Oh, le disse mi avevano detta una bella bugia sul conto vostro: mi avevano detto che avevate perduto la testa! Le solite chiacchiere rispose la signora Cornuel. A me, figuratevi, avevano dett o che voi avevate ritrovato la vostra. (LEON VALLE, La Sarabande). 3463. La conversazione si aggirava sulla guerra e sulla pace. - Tutta la differenza questa - disse la signora Cornuel che nei tempi di pace i figli seppelliscono i padri; e nei tempi di guerra i padri seppelliscono i figli . (E. COLOMBEY, Ruelles, salons etc.). 3464. La contessa di Fiesque, che aveva fama d'essere alquanto originale, sosten eva un giorno contro il parere della signora Cornuel che Combourg non era affatt o pazzo. E la signora Cornuel pronta: Signora, voi siete come coloro che avendo mangiato l'aglio non ne sentono pi l'od ore! (PILON, Belles de jadis). 3465. Si parlava della contessa di Fiesque, che si manteneva bella non ostante l 'et. Io so disse la signora Cornuel quel che la mantiene cos bella: lo stare sempre im mersa nella salamoia della pazzia. (PANCKOUCKE). 3466. Si parlava del duca di Rohan e delle sue maniere, tali che egli pareva a v olte non un duca, ma un facchino. - Vedete? disse la signora Cornuel il duca nato bene, ma non e stato frustato be ne. (E. COLOMBEY, Ruelles, salons, etc.). 3467. Una signora di provincia aveva scritto alla signora Cornuel, ,sua amica, p erch le cercasse a Parigi un precettore, che doveva avere un lungo elenco di buon e qualit. La signora le rispose: Amica mia, non ho ancora trovato il precettore che tu vuoi; ma continuer nelle ri cerche, e se mi verr fatto di trovarlo cos perfetto come tu lo vuoi, lo sposer. (En cyclopdiana). 3468. La signora Cornuel diceva che Sanguin, medico del duca d'Elbeuf non solo f aceva guarire i suoi malati, ma persino li raddoppiava. Guardate infatti come ha fatto col duca; non solo lo ha guarito dalla sua apople ssia, ma gli ha anche resa incinta la moglie. (E. COLOMBEY, Ruelles, salons, etc .). 3469. Parlandosi in presenza della signora Cornuel dell'oltretomba e dei suoi mi steri, la spiritosissima donna, a coloro che facevano gli scettici e i noncurant i, osserv: Vedete? Se anche tutto quel che si dice dell'al di l fosse appena una chiacchiera di donnicciole, varrebbe per sempre la pena d'informarsene. (Encyclopdiana). 3470. Si parlava del grano dell'annata, che non valeva niente. - Ho capito rispose la signora Cornuel come le vittorie del maresciallo di Luxem burg, che dnno poco rendimento! (E. COLOMBEY, Ruelles, salons etc.). 3471. La signora Cornuel diceva del padre Bourdaloue: Egli dal pulpito chiede troppo; ma poi, per fortuna, nel confessionale vende pi a buon mercato. (E. GUERARD, Dictionnaire d'anecdotes). 3472. Bourvalais domand un giorno alla signora Cornuel che cosa, secondo lei, si dovesse pensare della ricchezza.

La ricchezza rispose la signora il vantaggio che un qualunque imbecille e mascal zone pu avere sulla persona d'ingegno e sul galantuomo. (E. GUERARD, Dictionnaire d'anecdotes). 3473. Quando il re sostitu Turenna con otto generali, la spiritosa signora disse: - Il re ha cambiato Turenna in spiccioli. (PILON, Belles de jadis). 3474. La signora Lionne, ormai piuttosto attempata, sosteneva e metteva in valor e i residui della sua antica bellezza a furia di gioielli e di diamanti. La sign ora Cornuel diceva: Quei gioielli fanno l'ufficio che fa il lardo nella trappola per i sorci. (Anecd otes sur les femmes). 3475. Una sera in un salotto un tale pose la questione se un marito fiducioso si a meno ingannato di un marito geloso. La signora Cornuel rispose: State pur certi che, se una donna s' messa in testa di ingannare il marito, non s 'occupa affatto di questi particolari. (Encyclopdiana). 3476. La signora Cornuel aveva per amante il marchese di Sourdies. Il marchese, un giorno che era a casa di lei aspettandola, siccome l'assenza si prolungava, p er ingannare la noia aveva fatto fare un figlio alla cameriera della signora. La spiritosa Cornuel ebbe cura di quella giovane, la fece partorire in segreto e m antenne il figliuolo. Diceva:. t mio, perch stato fatto al mio servizio. (LOIRE, Aneddoti sulle donne). 3477. Un tale le faceva un giorno dei complimenti sulla sua salute. Ormai - Oh, ingrasso troppo! rispose la signora. Non vedete che sembro Ormai una balena? Come vorrei essere Giona! esclam galantemente il signore. Che dite mai? Tre giorni e tre notti... pensateci bene! Deve essere una cosa noi osissima! (Anecdotes du temps de Louis XV). 3478. La signora Cornuel raccontava che, quando il maresciallo de La Fert era sul letto di morte, gli stavano attorno sua moglie, sua cognata e sua nuora, tutt'e tre molto note per le loro galanterie. Signor maresciallo, ci riconoscete? gli domandava la nuora. Diteci chi siamo noi . Siete tre prostitute rispose il maresciallo, seccato di tutto il chiasso che fac evano. E la signora Cornuel concludeva: Come vedete, il maresciallo era in pieno possesso delle sue facolt mentali. (Anec dotes sur les femmes). 3479. Uno scultore aveva invitato alcune signore a visitare il suo studio; ma si ccome v'erano molte statue nude, il prudente artista aveva messo alle statue ste sse delle foglie di fico. Finita la visita, lo scultore domand alle gentili visit atrici il loro giudizio. La signora Cornuel disse: Io riserbo il mio giudizio a questo autunno... quando saranno cadute le foglie! (Anecdotes sur les femmes). 3480. Una sera, mentre la signora Cornuel tornava a casa in carrozza, fu assalit a dai ladri. Uno di essi, per frugarla, le mise una mano sul seno. Voi perdete il vostro tempo gli disse la spiritosa donna l non ci troverete nient e, ne perle, ne seno. (LEON VALLE, La Sarabande). 3481. Un giorno la signora Cornuel si trovava nell'anticamera di un arricchito, che era pieno di lacch. Questo arricchito aveva gi altre volte trattato sgarbatame nte la signora e adesso le faceva fare una lunga anticamera. Essendo entrato nel la sala d'aspetto un gentiluomo, si maravigli di vedervi la signora Cornuel, e le disse che quello non era un luogo adatto per lei, in mezzo a tanti lacch. Oh! fece la signora fin che son lacch mi ci trovo benissimo! Il male che tra poco dovr trovarmi col loro padrone. (Encyclopdiana). 3482. La signora Cornuel si trov una volta in una conversazione dove si parlava d i corna: Le corna! Sono come i denti: quando spuntano fanno male, ma poi ci si mangia tra nquillamente! (LEON VALLE, La Sarabande). 3483. Si parlava molto a Parigi di un caprone del Giardino zoologico che aveva s ulla fronte due paia di corna. Oh! fece la signora Cornuel sar un caprone vedovo che si riammogliato! (LOIRE, An

eddoti sulle donne). O 3494 Della signorina Scudery che aveva la pelle molto bruna, diceva: Dio, per punirla del tanto scarabocchiare che ha fatto in vita sua, le fa sudare inchiostro. (LOIRE, Aneddoti sulle donne). 3485. Quando riferirono alla signora Cornuel, ormai vecchissima, che morta una s ua vicina ed amica, la signora di Villesavin, che aveva novantadue anni, ella es clam: Ohim, morta! Ed ora sono io che rimango scoperta! (E. COLOMBEY Puelles, Salons, e tc.). COROT Giovanni Battista Camillo n. 1796 - m. 1875; celebre pittore paesista francese 3486. Il padre di Corot era benestante. Quando seppe che il figlio voleva fare i l pittore, si irrit molto, perch gli pareva che quello fosse un mestiere da fannul loni. Se tu avessi voluto metterti in commercio, io avrei pensato di darti un fondo di centomila franchi per cominciare; ma siccome vuoi fare il pittore... eccoti due mila franchi; sono anche troppi! (BAYARD, L'art en anecdotes). 3487. In principio infatti Corot vendeva pochi quadri. Ma, disinteressato com'er a, non se ne prendeva. Anzi una volta che aveva venduto un quadro, esclam: Finalmente ho venduto un quadro e lo rimpiango, perch adesso la collezione dei mi ei quadri sar incompleta! A un pittore che si lamentava con lui di vendere poco, egli disse: State tranquillo, in genere i quadri migliori sono proprio quelli che non si ven dono. (BAYARD, L'art en anecdotes). 3488. Domandarono un giorno a Corot quale fosse la sua maniera di dipingere. Corot rispose: Dipingo sentimento su sentimento. (OJETTI, nella rivista Pan, settembre 1934) 3489. Un tale and un giorno da Corot per fargli firmare un quadro suo che egli av eva comprato. Ma disse Corot questo quadro non mio! Il possessore del quadro rimase sbigottito e raccont, con le lagrime agli occhi, che, credendo il quadro del Corot, vi aveva investito tutti i suoi risparmi, spe rando in un guadagno avvenire. Ma, se il quadro non era di Corot, il poveretto e ra rovinato! C'era tanta disperazione in quell'accento, che Corot, commosso, dis se: Date qua il quadro, ve lo firmo lo stesso. Ma.... rispose il povero compratore, preso da scrupoli non vorrei che voi... se i l quadro non di vostro gusto... Lascia andare concluse Corot Dio sa conoscere i suoi! (Les nouvelles littraires, 19 settembre 1931). 3490. Un giorno un letterato, visitando lo studio di Corot, si mise a lodare un quadro del grande maestro con parole alate, spiegandone a modo suo il significat o e gl'intendimenti. Corot sorrideva in disparte e alla fine esclam: Caro mio, tu esageri; la pittura molto pi stupida di quel che tu credi! (BAYARD, L'art en anecdotes). 3491. Il pittore di gallinacei, Mery, ebbe un giorno la visita di Vollard, famos o mercante di quadri, che gli compr infatti alcuni quadretti. Avrebbe voluto comp rarne un altro, ma urt contro la resistenza del pittore: Questo quadro, vedete, non lo vendo neppure per cento lire... che al povero Mery sembrava una somma enorme. Ed ora vi spiego perch continu. Dovete sapere che lo st avo dipingendo in una foresta, quando mi si avvicin un vecchio signore molto distinto e mi chiese il permesso di guardare che cosa stavo facendo; poi quando ebbe guardato e riguardato bene la mia tela, mi fece un sorriso e mi disse: Bravo, il quadretto molto bello; me ne intendo, perch sono pittore anche io... mi chiamo Corot. (VOLLARD, Souvenirs d'un marchand de tableaux). 3492. Un sordomuto voleva lezioni di pittura da Corot. L'artista, imbarazzato, n on sapeva come farsi comprendere dal suo allievo. Fin per prendere un foglio di c arta da disegno e vi scrisse sopra in caratteri cubitali: Coscienza: questo tutt o, non ho altro da insegnarvi . (BAYARD, L'art en .anecdotes).

3493. Un giorno stava dipingendo a Ville-d'Avray un paesaggio dal vero. Ma il su o scolaro Raffaella era molto maravigliato di vedere che, invece -di rappresenta re il prato che aveva sotto i suoi occhi, il pittore stava facendo -un lago ines istente. Ne domand ragione al maestro. Ragazzo mio, rispose il Corot da stamattina alle cinque che lavoro: ora sono le dieci e il sole s' fatto cocente, la giornata afosa. Orbene, siccome m' venuta una gran sete, ho voluto mettere un po' d'acqua almeno nGSPLIT:uPalazzi-Zanichelli 1. txtArchivio GSplit&{5F9160D1-68ED-4692-9DC5-DA0556BA26AC}sm X?aH

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