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Settimana Scacchistica Internazionale
Settimana Scacchistica Internazionale
Settimana Scacchistica Internazionale

Settimana Scacchistica Internazionale

Testi Carmelo Calzerano Adolivio Capece Paolo Ciancarini Michele Cordara Luca Naddei Ezio Perano Nicola Rizzuti
Testi Carmelo Calzerano Adolivio Capece Paolo Ciancarini Michele Cordara Luca Naddei Ezio Perano Nicola Rizzuti

Testi

Carmelo Calzerano

Adolivio Capece

Paolo Ciancarini

Michele Cordara

Luca Naddei

Ezio Perano

Nicola Rizzuti

Massimo Settis

Fotografie

Marino Baruffa

Alessandro Brunetti

Progetto Grafico WebWorking - To

Tipografia Berrino Printer - To

Si ringrazia inoltre per la collaborazione:

Marco Cassinera, Martina Corgnati, Gino Curto, Maurizio Molinaro, Museo Nazionale del Cinema, Centro Studi Scacchistici Turing Duchamp, Torre&Cavallo, Italia Scacchistica.

Scaccomatto 2008

Massimo Settis Presidente Centro Studi Scacchistici Turing Duchamp

La prima edizione di Scaccomatto, l’evento biennale della Società Scacchistica Torinese,

l’assegnazione a Torino delle Olimpiadi degli Scacchi del 2006 avvenuta a Bled, in Slove-

soggetti che insieme hanno proposto e realizzato:

risale al dicembre del 1996 e da subito ha

nia, nel novembre 2002. E poi dobbiamo al

Il

Convegno “Scacchi e Intelligenza

creato un grosso interesse nel pubblico e nei media. Era la prima volta che a fianco di manifestazioni agonistiche di ottimo livello venivano affiancati eventi culturali di vario genere, tutti però con un denominatore

progetto culturale Mosse d’Autore, l’evento collaterale alle Olimpiadi, il pieno entusia- smo e coinvolgimento di Enti e sostenitori privati per le nostre iniziative.

Artificiale” con la relazione del Professor Paolo Ciancarini e di alcuni ricercatori che hanno poi partecipato alla Chess Computer Cup, un vero e proprio cam- pionato dei software scacchistici.

comune: gli scacchi. Questa intuizione ha

Un’eredità diretta di questa attenzione ai ri-

Il

Convegno “Duchamp, l’Artista degli

permesso di tracciare un modello orga- nizzativo imitato via via dai più importanti tornei europei. Oggi non c’è manifestazione

svolti culturali è il Centro Studi Scacchistici Turing Duchamp, nato per esplorare le mol- teplici connessioni che nei secoli si sono

Scacchi”, ospitato nel Salone d’Onore dell’Accademia Albertina di Belle Arti con la partecipazione del direttore

agonistica di rilievo che non cerchi in qual-

stabilite tra gli scacchi e tutte le espressioni

dell’Italia Scacchistica,Adolivio Capace,

che modo di inserire nel proprio program-

del pensiero umano.Voluto fortemente da

e

della critica d’arte e docente Martina

ma un’iniziativa culturale, dalla didattica al

tutti quei soggetti, soci della Scacchistica

Corgnati.

cinema, dalla mostra al convegno.

Torinese, che negli anni hanno dato il loro fattivo contributo alla ideazione prima, e

L’esposizione “Il Mitico Match” con la riproduzione in pannelli giganti delle

A

sono state proposte mostre di scacchi e fu- metti, scacchi e pubblicità, di cartoline scac-

Torino grazie a Scaccomatto negli anni

alla realizzazione poi, dei vari progetti, il Centro Studi ha preso forma nell’autunno del 2006. Da allora ha sviluppato un sito

pagine originali dell’epoca de La Stampa sul match mondiale Spasski-Fischer e pub- blicate da luglio a settembre del 1972.

chistiche, di scacchiere antiche; conferenze scientifiche, conferenze culturali; audizioni di musiche; rassegne di film. Diverse e suggestive anche le “location” dei vari eventi: il Museo dell’Automobile,

Internet mirato sugli argomenti culturali di natura scacchistica e si adopera per gestire le iniziative che di concerto con la Società Scacchistica Torinese di volta in volta vengo- no proposte e vagliate.

“Una mattina al cinema”, la proiezione gratuita per le scuole di film a tema scac- chistico in collaborazione con il Museo Nazionale del Cinema.

le

vetrine di via Po, la Galleria Subalpina,

le vetrine di via Po, la Galleria Subalpina, Anche questa pubblicazione, che vuole

Anche questa pubblicazione, che vuole

il

Palazzetto dello Sport, il Bit, il cinema

essere un lascito di Scaccomatto 2008 sul

Massimo, Palazzo Birago di Borgaro, Palazzo

territorio, e che propone un dosato mix fra

Bricherasio, l’Istituto Superiore Mario

le proposte culturali e quelle agonistiche, è

Boella, l’Accademia Albertina di Belle Arti,

a cura del Centro Studi, che così arricchisce

il Centre Culturel Francaise. Dobbiamo

Così Scaccomatto 2008 ha potuto arric-

ancora il proprio curriculum in attesa delle

anche a questa risonanza internazionale

chirsi della piena collaborazione fra i due

prossime iniziative.

Imparare dai programmi di scacchi

prof. Paolo Ciancarini Dipartimento di Scienze dell’Informazione Università di Bologna

di Scienze dell’Informazione Università di Bologna Il Gioco degli Scacchi come lo conosciamo oggi è definito

Il Gioco degli Scacchi come lo conosciamo oggi è definito da un insieme di regole che risalgono al XV secolo. Il nostro paese ha dato un importante contributo alla defini- zione di tali regole. Inventati in India verso il V secolo dopo Cri- sto, è infatti in Italia durante il Rinascimento che diventano il gioco di riferimento per le classi dirigenti ed intellettuali. Oggi giocano per diletto milioni di persone nel mondo;

i siti Internet dove si gioca a Scacchi sono sempre più popolari. Sul piano agonistico, la Federazione Internazionale, Federation International des Echecs - FIDE, censisce parecchie decine di migliaia di giocatori in oltre 200 paesi. La letteratura sul gioco è altresì immensa, valutabile nell’ordine di oltre 100.000 libri su ogni aspetto del gioco. Spesso il Gioco è usato in opere cinema-

tografiche o televisive sia come elemento accessorio sia come elemento portante e anche dal punto di vista scientifico è molto conosciuto e studiato, come testimonia- to da migliaia di articoli scientifici e tesi. Questo enorme patrimonio culturale e scientifico testimonia della popolarità del gioco da un punto di vista storico e geografico. Allo stesso tempo, proprio la popolarità del gioco - da sempre conside- rato il gioco di intelligenza per antonomasia - ed il fatto che esista una letteratura così vasta ha attirato l’attenzione degli scienziati cognitivi che studiano i meccanismi mentali, l’apprendimento e la pianificazione. Il modo in cui le persone giocano a Scacchi è stato studiato dal punto di vista scientifi- co sia dalla fine del XIX secolo.Alfred Binet, uno psicologo francese ben noto per la sua teoria del “Quoziente d’intelligenza”, nel 1894 studiò e descrisse le capacità mentali dei principali giocatori di scacchi dell’epoca. L’americano Cleveland all’inizio del ‘900 studiò lo sviluppo del pensiero scacchistico. Negli anni ‘20 alcuni psicologi sovietici - Djakow, Rudik, e Petrovsky - lavorarono su alcuni grandi giocatori allo scopo di descri- verne i meccanismi di pensiero. Da allora i ricercatori di psicologia hanno approfondito in parecchi ulteriori studi la comprensione dei meccanismi mentali che presiedono alla capacità di gioco. Le ricerche più importanti

sono state quelle dell’olandese Adrian De-

“imitazione” della mente umana ha mai vin-

si

lasciano guidare da un “libro d’aperture”,

Groot, dell’Università di Amsterdam, che a

to

una partita contro un campione. Solo ne-

memorizzato e di solito molto grande.

partire dagli anni ‘40 sviluppò una teoria del

gli

anni ‘80, con i progressi nella velocità di

Durante il mediogioco tutti i programmi

“pensiero scacchistico” che ancora oggi è

calcolo dell’hardware, i programmi di gioco

costruiscono ed analizzano una struttura

alla base di moltissime ricerche di psico-

hanno sviluppato una capacità di gioco tale

di

dati chiamata “albero di gioco”, che

logia cognitiva. Negli anni ‘70 lo psicologo

da

battere un campione. La prima macchina

in sostanza raccoglie e classifica un gran

ed economista americano Herbert Simon,

che sfruttò un hardware costruito appo-

numero di posizioni possibili a partire dalla

dell’università Carnegie Mellon di Pittsbur- gh, USA, sviluppò la sua teoria della “razio- nalità limitata” proprio in relazione al modo umano di giocare a scacchi. Oggi il ricerca-

sitamente fu Belle, di Ken Thompson (uno degli autori di Unix). Questi studi hanno avuto il risultato che nel 1997 Deep Blue, un potente computer della IBM, sconfisse

posizione attuale. Infine, molti finali sono stati completamente analizzati ed oggi molti programmi usano memorizzare dei “libri di finali” che permettono di giocare in modo

tore più impegnato sugli aspetti cognitivi del

il

Campione del Mondo Garry Kasparov.

perfetto questa fase di gioco.

gioco degli Scacchi è lo svizzero Ferdinand

La notizia fece il giro del mondo e finì sulle

Gobet, professore presso l’Università di

prime pagine di moltissimi giornali.

I risultati più recenti degli incontri tra uma-

Nottingham nel Regno Unito.

Il

risultato delle ricerche della seconda

macchine giocano in modo molto diverso.

ni

e macchine confermano la ormai concla-

All’incirca negli stessi anni in cui DeGroot sviluppava i suoi studi, i matematici John

metà del XX secolo è che oggi umani e

mata superiorità delle macchine, o meglio dei programmi che esse eseguono. Nel

VonNeumann e Alan Turing gettavano le

Il

gioco umano è basato prima di tutto

2006 il programma commerciale Fritz, che

basi dell’informatica moderna e sceglievano proprio gli Scacchi come terreno di prova

sulla percezione, ovvero sulla capacità di

“vedere” i singoli pezzi, le loro aggregazioni

giocava su un personal computer, ha battuto 4-2 il Campione del Mondo Kramnik.

delle loro teorie matematiche sul calcolo meccanico.VonNeumann fu l’ingegnere che per primo definì la struttura dei moderni calcolatori, e definì in base ai principi della

(chiamate “chunks” da Simon) e le loro re- lazioni dinamiche. In secondo luogo il gioco umano è dominato dall’esperienza, che determina grazie alla memoria di partite

In

calcolo disponibile la competizione ormai non è più scientifica, ma commerciale. Esistono centinaia di programmi diversi, che

effetti, a causa della grande potenza di

Teoria dei Giochi l’algoritmo principale di

e

schemi di posizioni studiati nel passato

si ispirano tutti ai principi definiti da Von-

gioco meccanico, chiamato “algoritmo mi- nimax”.Turing costruì il primo programma capace di giocare, e propose il gioco come uno dei test di base per verificare l’”intelli- genza delle macchine”.

come la “visione” della scacchiera presente possa costituire la base dello sviluppo di un piano di gioco futuro. Percezione ed esperienza trovano una sintesi nel calcolo tattico o strategico, ovvero nelle considera- zioni mentali di breve o lungo respiro che

Neumann e Turing. La differenza la fanno i dettagli, specie in termini di dimensioni del libro di aperture e di finali, e dell’hardwa- re usato nelle competizioni ufficiali. Ogni anno infatti si sfidano nel campionato del mondo per computer i migliori programmi

effetti, gli Scacchi sono uno dei giochi

preferiti dei ricercatori in Intelligenza Artificiale. Sin dagli anni ‘50 del XX secolo

In

guidano la scelta delle mosse. In tutti i casi il ruolo del linguaggio sembra importante, sia come guida della percezione (“quel Cavallo

commerciali. Nel 2006 il Campionato del Mondo per computer si tenne a Torino nell’ambito delle Olimpiadi degli Scacchi, e

il gioco degli Scacchi è stato scelto come

è

inchiodato”) sia come espressione di

vinse il programma israeliano Junior (primo

terreno di sperimentazioni per gli studiosi

regole sintesi di esperienze (“un Alfiere che

degli italiani si classificò il programma

di

questa disciplina.Tuttavia, l’obiettivo delle

inchioda un Cavallo va minacciato con un

Delfi dell’ing. Fabio Cavicchio). Il Campione

ricerche è cambiato nel tempo. Durante

pedone”).

del 2008 è Rybka, scritto da Vasik Rajlich,

gli

anni ‘60 l’obiettivo dei ricercatori era di

un informatico e maestro internazionale

costruire un programma di scacchi che gio-

Il

modo di giocare meccanico è invece

americano.

casse in modo da imitare il modo di giocare umano. Il computer veniva utilizzato come

un “cervello elettronico”, ovvero come un

dispositivi effettivamente in grado di imitare il comportamento della mente umana. Vennero sviluppate alcune idee interessanti, ma nessun programma che giocasse per

completamente diverso. Esso si basa sulla

memoria pura e semplice nella fase iniziale della partita, su un’analisi combinatoria

di un gran numero di posizioni possibili

nella fase centrale, e su un’analisi esausti- va e meccanica nella fase finale. Durante l’apertura infatti tutti i programmi moderni

Le nuove frontiere di ricerca riguardano:

a) la possibilità di creare entità “multiagen- ti” miste, ovvero squadre composte da un umano che usa uno o più computer, che tutti insieme giocano contro altre squa- dre dello stesso genere per la supremazia

tecnologica e ludica. La specialità viene chiamata “freestyle chess” ed al momento

si gioca su base amatoriale su Web. Sarebbe

interessante sviluppare tecnologie speci- fiche per supportare la collaborazione di agenti umani e agenti artificiali.

b) varianti del gioco in cui i computer non siano avvantaggiati dalla loro tremenda potenza di calcolo. Ad esempio nel Krieg-

spiel gli scacchi diventano una simulazione

di gioco di guerra, dove ogni giocatore

conosce solo la propria posizione ma non quella dell’avversario e perciò è impossibile calcolare “le posizioni possibili”.

Allo stato attuale il programma più forte al mondo capace di giocare questa variante

è Darkboard, scritto da Gian Piero Favini

dell’Università di Bologna. Infine, va detto che gli scacchi costituiscono un terreno

tutt’oggi molto fertile per le ricerche di Psicologia Cognitiva, e le pubblicazioni su questo argomento continuano ad aumentare.

Dunque, cosa possiamo imparare dai programmi di scacchi? Innanzitutto ogni giocatore può oggi usare un programma commerciale per migliorare la propria “percezione” ed “esperienza” di gioco. Il computer è un avversario sempre dispo- nibile, può memorizzare e classificare

rapidamente milioni di partite e miliardi di posizioni, e dunque aiuta i giovani giocatori principianti a migliorare rapidamente. Un altro aspetto interessante è che l’esistenza

di moltissimi programmi diversi permette di

fare esperimenti per cercare il programma che meglio si adatta alle proprie necessità. Dal punto di vista scientifico lo sviluppo dei programmi di scacchi ha insegnato come trattare problemi che richiedono analisi combinatorie di un gran numero di casi possibili. In bioinformatica, ad esempio, si usano programmi con algoritmi analoghi a quelli degli scacchi per analizzare e sintetiz- zare molecole utili in nuovi farmaci.

Uragano 3d

Luca Naddei Autore del programma Uragano

Uragano è un programma completo di scac- chi che comprende sia il motore di gioco che un motore grafico 3d in opengl. Lo sviluppo del programma è iniziato nel 1996, quando per la prima volta sono riuscito a far funzionare un mio piccolo algoritmo di ricerca, che altro non era se non il minimax.

In seguito il programma si è evoluto, e con

la diffusione di internet e quindi la dispo-

nibilità di testi online ho potuto accedere

a informazioni e studiare algoritmi sempre

più perfezionati che mi hanno permesso di arrivare al programma attuale. La realizzazione di Uragano è soltanto un hobby per me ed attualmente posso dedicargli veramente poco tempo. Non sono un professionista dell’informatica (ho fatto studi umanistici) è pertanto non vivo questi eventi come una competizione ma come un incontro di amici con una passione comune che si scambiano idee e pareri su come migliorare le loro intelligenze artificiali Nonostante ciò Uragano mi ha dato delle soddisfazioni, è arrivato quarto al campio- nato italiano di programmi di scacchi 2007, davanti anche a programmi scritti da pro- fessionisti della programmazione, durante

le recenti olimpiadi degli scacchi ha giocato

e vinto delle partite (amichevoli) contro maestri internazionali.

Rispetto alla maggioranza dei motori di scacchi esistenti Uragano è un programma che tende ad analizzare meno posizioni per secondo, ma in maniera più completa ed esaustiva; non considera soltanto i nodi fo- glia ma fa una attenta analisi anche dei nodi interni e tramite questa valutazione decide se proseguire nell’espansione di eventuali rami o meno. Tale algoritmo di valutazione particolarmen- te complesso, permette di potare l’albero di ricerca in maniera abbastanza efficiente a tal punto che Uragano è forse l’unico programma al mondo nella sua fascia di forza che non utilizza una tecnica di ricerca chiamata comunemente null-move.

programma al mondo nella sua fascia di forza che non utilizza una tecnica di ricerca chiamata

Leila

Carmelo Calzerano Autore del programma Leila

qualche tempo dopo tornai agli scacchi; nel frattempo avevo imparato il C/C++ e decisi che, quale progetto per l’esame di Ingegne-

ria della Conoscenza e Sistemi Esperti del

quarto anno di Ingegneria Informatica, avrei portato un programma di scacchi dignitoso.

Ci misi mesi e mesi, neanche fosse una tesi

di laurea; ma nel 1995 nacque PcChess, il

qualche mese erano già una decina, e oggi sono più di 40, praticamente dopo Stati Uniti e Germania l’Italia è ormai la terza nazione al mondo per numero di programmi

di scacchi!

Ad ogni modo da lì si risvegliò la mia passio- ne e nacque dapprima la seconda versione

di PcChess, ancora fortemente basato sul

 

mio primo vero programma di scacchi com- pleto che, per quanto deboluccio, di tanto

PcChess originale ma con notevoli miglio- ramenti e quindi sul finire del 1999 la prima

in

tanto riusciva persino a battermi. E non

versione di Leila: un programma completa-

vi

dico la soddisfazione! Stavolta oltre alla

mente nuovo, riscritto praticamente da zero

maggiore esperienza e preparazione per- sonale potevo contare anche su un minimo

con un’architettura basata su bitboard, e che implementava finalmente quasi tutti gli algo-

di

supporto grazie a Internet, a cui riuscivo

ritmi all’epoca ben noti e collaudati, come

Sono l’autore del programma Leila, ho 36 anni, sono originario dell’Irpinia ma ho

studiato Ingegneria Informatica presso l’Uni-

ad

inoltre procurato i sorgenti del programma GnuChess, che per quanto ostici, contor-

accedere di tanto in tanto, e mi ero

PVS, hash tables, null moves eccetera. Posso dirmi molto orgoglioso del fatto che Leila fu senza dubbio il primo programma comple-

versità di Pisa e poi nel 1998 ho cominciato

ti,

privi di commenti e per me all’epoca

tamente italiano a competere ai massimi

a

lavorare nell’ambito della progettazione e

praticamente incomprensibili comunque un

livelli sulla scena internazionale, cogliendo

sviluppo software. Sono da sempre appas- sionato di scacchi e di informatica, e quindi

inevitabilmente già dal primo momento che sono riuscito a mettere le mani su un compilatore la prima cosa che ho provato

a fare è stato scrivere un programma di

scacchi. Stiamo parlando del 1991 o giù di lì;

era l’epoca del DOS, dei primi 386, Internet era un fenomeno ancora sconosciuto e già le informazioni erano praticamente nulle; mettiamoci anche che il sottoscritto era all’epoca poco più che uno smanettone che aveva appena iniziato a studiare il Pascal all’Università, ed ecco che il compito si rivelò presto improbo. Comunque riuscii a tirar fuori un qualcosa in grado di generare mosse legali e talvolta anche un minimo sensate, ma era lento, poco flessibile e la forza di gioco era quella di un principiante neanche troppo portato. Così dopo qualche mese decisi di lasciar perdere e mi dedicai a qualcosa di più abbordabile, un programma che giocava a dama e che riuscì decisamente meglio, in quanto tatticamente era piut- tosto forte anche se poi i finali non era in grado di giocarli: come avrei scoperto più tardi, mancavano infatti le hash tables. Così

minimo di traccia potevano fornirla. E infine avevo scovato in libreria il mitico libro del prof. Paolo Ciancarini che spiegava diverse cose anche se molto a grandi linee, tanto che per la maggior parte non fui in grado

di farle funzionare: roba tipo mappe di bit,

approfondimento iterativo, PVS, estensioni

singolari, tabella delle trasposizioni, continua- vano per me a restare un mistero. Ad ogni modo alla fine il programma era completo e funzionante per cui sentendomi soddisfatto del risultato accantonai per qualche anno i programmi di scacchi. Questo finché nel 1998 Gianluigi Masciulli, che aveva appena iniziato a lavorare al suo programma Golem, cercò di prendere contatto via Internet con altri programmatori italiani scrivendo alcuni messaggi sul newsgroup it.hobby.scacchi. All’epoca i programmi di scacchi conosciuti saranno stati si e no una trentina in tutto il mondo, e due soltanto di essi erano italiani:

Drago di Stefano Gemma, e LarsenVB di Luca Dormio. Così rispolverai il mio pro- gramma ed entrai in contatto con i suddetti,

e fu proprio da quel nostro manipolo di

appassionati che nacque il GSEI, e da esso una pletora di altri programmi italiani: dopo

diversi risultati di prestigio contro i più forti programmi dell’epoca. Dal momento della sua nascita e fino all’ascesa di Delfi nel 2002, dominò incontrastato tutte le competizio-

ni nazionali, vincendo tra l’altro il primo

torneo ufficiale per programmi di scacchi

organizzato dalla FSI (febbraio 2001), e con- quistando pochi mesi dopo anche il primo titolo italiano. Lo sviluppo del programma

fu poi interrotto ma Leila comunque prese

parte anche ai successivi campionati italiani

del 2002 e del 2003, terminando entram- be le volte al secondo posto dietro Delfi; quindi dopo qualche anno di assenza dalle

competizioni è tornata sulle scene due o tre anni fa, cogliendo fra l’altro un ottimo terzo posto al Campionato Italiano del 2006 a Como. Per quanto non venga più aggiornato

da sette anni e rispetto a un tempo sia sci-

volato ormai piuttosto in basso nelle varie classifiche di punteggio, Leila resta ancora oggi uno dei programmi italiani più noti ed

apprezzati dalla comunità internazionale, con appassionati in tutto il mondo che ancora quotidianamente la utilizzano e ne saggiano

la forza di gioco nelle principali competizioni

riservate ai programmi di scacchi.

Da Gargamella a Mizar

Nicola Rizzuti Autore del programma Mizar

Non lo ricordo. Il motivo per il quale anni fa decisi di provare a scrivere un programma

di Scacchi, non lo ricordo. Forse vedere film

come 2001 Odissea nello spazio o Blade Runner, forse per i libri di Asimov, Dick o Clarke che ho letto o forse perché in tutti noi vive un piccolo dott. Frankenstein che “vuole farsi simile a Dio diventando egli stesso creatore”. Più prosaicamente sarà

stato il venire a conoscenza dell’Ing Prize, un premio di oltre un milione di dollari per il primo programma di Go che avrebbe sconfitto un campione umano (“avidità dunque”, suggerisce il prof. Paolo Ciancarini, “ambizione” preferisco io!), non lo so dav- vero, fatto sta che l’idea che un computer possa replicare dei meccanismi logici come quelli umani, mi ha sempre affascinato. Fu così che cominciando a cercare informa- zioni su Internet venni a conoscenza di una vasta comunità internazionale di program- matori e ricercatori che si interessava dell’argomento. Scoprii quindi l’esistenza

di una interfaccia grafica (Winboard) e di

un protocollo standard che permetteva ai vari programmi di giocare tra loro su vari server sparsi nel mondo, in tornei online appositamente organizzati e in competizioni nazionali e internazionali. Nel 2001, scrissi dunque il mio primo pro- gramma e partecipai al mio primo torneo classificandomi sesto su dodici. Da allora

mio primo torneo classificandomi sesto su dodici. Da allora non ho più smesso. Mizar è il

non ho più smesso. Mizar è il mio secondo programma. Nato sulle ceneri del primo, Gargamella, che è stato un vero e proprio banco di prova. Prevedendo di dedicare al suo sviluppo sparuti ritagli di tempo e non essendo io

stesso ne un programmatore professionista ne un abile scacchista, mi sono proposto, fin dall’inizio del progetto, due obiettivi:

1. Fare di Mizar un programma divertente

contro cui giocare, rivolgendosi soprattutto

al gioco contro esseri umani piuttosto che

alle competizioni contro altri programmi.

2. Fare di Mizar un programma didattico, in

modo che altre persone avrebbero potuto capirne il funzionamento e così scrivere un motore di scacchi proprio. L’obiettivo didattico si è concretizzato nel rilascio del codice sorgente del program- ma, commentato in italiano e inglese. Al programma è poi accoppiato un esauriente documento che spiega come Mizar funzioni

e un sito web sul quale è possibile leggere

articoli, o scaricare saggi e tesi riguardanti non solo gli Scacchi, ma anche altri giochi

oggetto di ricerca scientifica come Dama, Shogi,Amazon o Go. Più complessa, invece,

la realizzazione del primo obiettivo: l’idea

è quella di creare un programma del quale

è possibile selezionare la forza di gioco,

un programma-tutor che occasionalmente perda qualche partita contro un giocatore

novizio o almeno giochi meno che ottima- mente dando allo stesso qualche chance

Per ogni area ho sviluppato, negli anni, dei test specifici che mi permettono di capire

che il gioco non è stato risolto dal punto di vista matematico. Per questo motivo, teo-

di

vittoria, senza che tutto ciò sia notato

ricamente, occorrerebbero infinite partite

dall’avversario. Un programma che al massi-

se le modifiche che apporto sono positive o meno, resta da capire se queste innovazioni,

per stabilire quale è il programma più forte;

mo delle sue capacità sia di aiuto nell’analisi

fortunatamente la statistica ci viene in aiuto

di

mosse o varianti complesse, ma anche

pur positive rendono il programma effetti- vamente più forte. Ho sempre pensato che

permettendoci di calcolare un intervallo di

in

grado di adattarsi al livello del proprio

la

vera differenza tra i programmi amatoriali

confidenza, centrato sul punteggio ottenuto,

avversario evitando di giocare in maniera palesemente stupida, per esempio metten- do i pezzi in presa volontariamente.

come il mio e quelli commerciali consi- sta non tanto in particolari algoritmi non ancora resi pubblici, quanto in rigorose e

di

mosse indovinate dalla nuova versione è

all’interno del quale, con una probabilità scelta da noi, siamo confidenti che si trovi il punteggio reale:

L’indebolimento del programma, allo stato attuale, è ottenuto:

sofisticate tecniche di correzione,di ottimiz- zazione e di test del programma stesso. Testare differenti versioni di un programma

Dove E.S. indica l’errore standard e Z il livello di confidenza richiesto. La formula

1.

Facendo svolgere compiti “inutili” al

per stabilire quale è la migliore è in effetti

per il calcolo dell’errore standard è:

programma durante la sua esecuzione, di fatto rallentandolo.

una operazione molto importante e critica per un programmatore di motori di scacchi;

2.

Usando un antibook ricavato dal

due sono le metodologie comunemente

famoso libro “Catastrofi d’apertura” , per far si che il programma commetta “errori didattici” durante la fase di apertura.

usate: le collezioni di posizioni e i test- match. Nel primo caso si utilizzano delle raccolte di posizioni scelte dalla imponente

E . S . =

( p * q ) ( n − 1)
(
p * q
)
( n − 1)

3.

sa, ma la seconda o la terza.

Non giocando sempre la migliore mos-

letteratura scacchistica disponibile; per ogni posizione è conosciuta la migliore mossa

Dove p è la percentuale di partite vinte, q è pari a (1-p) e n è il numero di partite gioca-

Attualmente, inspirandomi al programma

possibile (selezionata da esperti scacchisti

te

durante il test. Si nota immediatamente

Phalanx, sto cercando di implementare una funzione che calcoli, tramite euristiche, la

umani o da programmi più forti): il numero

che il valore dell’errore standard diventa più piccolo (e con esso l’intervallo) all’au-

probabilità che una mossa sia giocata da un giocatore inesperto (per esempio difficil-

un discreto indice delle prestazioni del pro- gramma. Personalmente non credo molto

mentare di n cioè del numero di partite; più partite si giocano, più piccolo è l’intervallo

mente un giocatore inesperto promuoverà

in

questo tipo di test che uso solo come

entro il quale si trova il risultato reale. L’esperienza mostra che il miglioramento

il proprio pedone in un pezzo diverso dalla Regina).

La scrittura di un motore di scacchi è un compito complesso, personalmente ho adottato un approccio progressivo. Ho scritto dapprima un semplice programma base che sviluppo man mano secondo una

scaletta di lavoro decisa fin dall’inizio basan- domi sull’esperienza del primo motore. In ogni versione del programma, dopo avere corretto gli errori scoperti nella prece- dente cerco di migliorare principalmente quattro aree:

test preliminare: un drastico cambiamento nel numero di posizioni individuate mi suggerisce immediatamente che qualcosa non va. Il migliore e, probabilmente, unico metodo per testare efficacemente una nuova versione di un programma è il test- match: organizzare, cioè, un torneo tra le

varie versioni del programma e qualche altro motore di riferimento; la versione che ottiene il punteggio più alto è la migliore. Purtroppo per ottenere risultati significa- tivi da un punto di vista statistico occorre molto tempo, perché servono numerosissi-

un programma di Scacchi non è lineare,

ma rallenta con l’aumentare della forza del motore stesso. E’ necessario, quindi, per un autore, potere misurare piccoli migliora- menti, ma da quanto detto si evince che per fare ciò occorrono numerose partite. Per dare un’idea, un intervallo di confidenza che

misura variazioni in positivo e in negativo del 4%, può essere calcolato soltanto sulla base di almeno 2500 partite. I programmi commerciali sono testati su vere e proprie batterie di computer dove vengono fatte giocare in parallelo migliaia di partite, per

di

1.

la funzione di valutazione statica;

me partite. Il nodo centrale della questione è che una partita di scacchi è un evento

ottenere in pochi giorni i risultati degli

2.

l’ordinamento delle mosse;

casuale, statisticamente parlando, non

esperimenti.

3.

le riduzioni e le tecniche di potatura

possiamo prevederne prima il risultato, ne

dell’albero di gioco;

conosciamo le probabilità che il bianco e

Per maggiori informazioni:

4.

le estensioni.

il nero hanno di vincere o di pattare visto

www.mizarchessengine.com

Macchine da guerra

Nicola Rizzuti

Nell’ambito degli studi sull’intelligenza artificiale una delle branche più sviluppate

è quella che riguarda i giochi; gli scacchi, da sempre, sono stati il campo di ricerca

per eccellenza: non è un gioco banale né estremamente complesso, le regole sono fisse, lo scopo del gioco è chiaro, l’interazio- ne tra i giocatori è ben definita. La ricerca

in questo settore permette non solo di

fare progressi nella comprensione del gioco stesso (si pensi a quanto avanzamento si è avuto nel campo della teoria delle aperture

e dei finali negli ultimi anni), ma soprattutto

si esplorano nuove idee e tecnologie che

hanno applicazioni pratiche in altri settori:

dai navigatori satellitari alle previsioni meteorologiche. Se ne è reso conto chi ha partecipato alla manifestazione Scaccomat-

to 2008. Come ogni anno la manifestazione torinese ospita al suo interno oltre ai vari tornei, appuntamenti che riguardano gli scacchi, ma che propriamente scacchi non sono; quest’anno tre importanti eventi hanno avuto, come protagonisti, appunto gli scacchi e i computer. Una conferenza dal titolo:“Imparare dai programmi di scacchi” curata dal prof. Pa-

olo Ciancarini dell’Università di Bologna; la Chess Computer Cup 2008, un torneo tra 16 programmi di scacchi italiani; una sfida “Uomo - macchina” tra i programmi Delfi

e Leila e i due Maestri Internazionali slavi

Zivojin Ljubislavlijevic e Milan Mrdja. Il torneo, svoltosi il 5 e 6 dicembre per un totale di sei turni, è stato invece ospi- tato nei locali dell’ex Villaggio Olimpico contemporaneamente al torneo umano. Molto grande la curiosità che si è scatenata tra il pubblico e tra i giocatori che spesso passavano tra i computer chiedendo infor- mazioni sul loro funzionamento o commen- tandone le partite. Il torneo ha visto la vittoria di Delfi, scritto dal ravennate Fabio Cavicchio, già campione italiano da numerosi anni. Domenica matti- na 7 dicembre infine ha avuto luogo la sfida “Uomo - macchina”, il match era ad handi- cap: ai giocatori umani è stato concesso più tempo per pensare (100 minuti contro 10), il vantaggio del Bianco e l’impossibilità da parte dei computer di calcolare anche du- rante le mosse dell’avversario (“ponder”). Benché i due Maestri abbiano impiantato due perfette partite anti-macchina, hanno dovuto entrambi abbandonare, concedendo la vittoria alle macchine: i computer infatti, sebbene in posizioni strategicamente infe- riori, non hanno perdonato nessun errore tattico giocando sempre al massimo delle loro capacità, non lasciandosi scoraggiare dalla posizione inferiore. La maggior parte dei programmi è gratuitamente disponibile su Internet ed è compatibile con le più po- polari interfacce grafiche, come quelle dei

programmi Chessbase; di alcuni program- mi è anche possibile scaricare i sorgenti, cioè il codice commentato in modo che chiunque abbia un minimo di competenza informatica possa capire come funziona un “motore scacchistico” e scriverne uno. Un buon punto di partenza, per entrare in questo mondo, è il sito del G. S.E.I. (Gruppo scacchi e informatica): www.gsei.org.

del G. S.E.I. (Gruppo scacchi e informatica): www.gsei.org. Ecco la classifica finale della Chess Compu -

Ecco la classifica finale della Chess Compu- ter Cup 2008,

Chess Computer Cup (16 giocatori, 6 turni): 1° Delfi 6; 2° Hamsters 5; 3°/4° Chiron, Ece 4; 5°/6° Leila, Chaturanga 3,5; 7°/10° Cyberpagno, Matilde, Uragano, Rinko 3; 11°/12° Protej, Golem 2,5; 13° Chexa 2; 14°/15° Larsen, Mizar; 16° Raffaela 0.

Caruana in simultanea

Michele Cordara Presidente Società Scacchistica Torinese

Fabiano Caruana, che per gli addetti ai lavo-

ri non ha certo bisogno di presentazioni, è

stato applaudito protagonista della simulta- nea inaugurale, che si è svolta nelle splen- dide sale storiche dell’Unione Industriale. Fabiano durante il pranzo e subito prima dell’esibizione ha risposto alle domande dei molti giornalisti intervenuti per l’occasione:

alla fine ben sette le interviste che gli sono

state fatte e tutte per testate non scacchi- stiche! Tra i partecipanti alcuni personaggi di spicco, tra i quali Paolo Fresco, due anni fa Presidente del Comitato Organizzatore del- le Olimpiadi torinesi: come riconoscimento per il suo grande impegno verso il Nobil Giuoco, la Federazione gli ha conferito il titolo di “Maestro honoris causa”. La targa gli è stata consegnata da Roberto Rivello, presidente del Comitato Regionale, insieme allo stesso Fabiano Caruana e a Marina Brunello (i due campioni italiani in carica la cui somma delle età è di solo 30 anni!). Poi Fabiano, che non dimentichiamolo solo tre giorni prima aveva concluso le Olimpiadi di Dresda giocando tutte e undici le partite, ha iniziato la sua esibizione trovando avver- sari agguerriti e impegnati a vendere cara

la pelle.Alcuni errori per lui clamorosi gli

sono costati le due sconfitte e le due patte

e qualche brivido anche in altre partite; ma

tutto questo ha aumentato l’interesse dei molti spettatori che hanno seguito con at-

brivido anche in altre partite; ma tutto questo ha aumentato l’interesse dei molti spettatori che hanno
tenzione e passione l’esibizione del giovane campione. Complessivamente in poco più di 2 ore e

tenzione e passione l’esibizione del giovane campione. Complessivamente in poco più

di 2 ore e mezza ha giocato 24 partite, con

il risultato di 20 vittorie, due patte e due sconfitte. Per la cronaca hanno vinto Luca Malvezzi, vice-presidente della Accademia Le Due Torri di Bologna, e il giornalista Gigi Bignotti, del Gazzettino di Venezia, gioca- tore di Prima categoria nazionale. Le patte sono state appannaggio di due torinesi ben noti, Bruno Manzardo e il giovane Alessio Gallucci. Hanno invece perso Enrico Fara- oni, Massimo Settis, Paolo Fresco, Massimo Segre, Stefano Mensurati, Pierluigi Pantini, Flavio Brugnoli,Vincenzo Casale, Giancarlo Tapparo, Michele Giovine, Massimiliano Valle, Paolo Sabelli, Luigi Ferrario, Gaia Ravazzolo, Antonio Viglino,Alessandro Parodi,Tiziana Barbiso, Carlo Pitrola, Massimo De Barberis, Agostino Redoglia.

Fabiano Caruana ha poco più di 16 anni, è

campione italiano in carica, è il n° 86 delle classifiche mondiali assolute (1.10.2008), ha già conquistato il titolo di Grande Maestro,

la massima categoria nel gioco degli scacchi.

Il suo percorso scacchistico è fino ad oggi uguale, se non migliore, di altri grandi

giocatori che hanno lasciato il segno nella

storia degli scacchi. Quando ha ottenuto definitivamente il titolo aveva solo 14 anni

e 11 mesi e 16 giorni e si è così inserito

solo 14 anni e 11 mesi e 16 giorni e si è così inserito al decimo

al decimo posto nella graduatoria di tutti i

tempi dei più giovani ad aver raggiunto l’am- bito traguardo. Facendo meglio di Bobby Fischer, che divenne G.M. a 15 anni 6 mesi

e 1 giorno.

Caruana, 2640 - Faraoni, 2117 1.c4 g6 2.d4 Ag7 3.e4 d6 4.Cc3 Cf6 5.Ad3 c5 6.d5 e6 7.Ag5 h6 8.Ah4 a6 9.Cge2 ed5 10.ed5 00 11.00 Te8 12.f4 Ag4 13.Dc2 Ae2 14.Ae2 b6 15.Tae1 Ta7 16.Af3 Tae7 17.Ce4 Ce4 18.Ae7 Ad4 19.Rh1 Cf2 20.Df2 Af2 21.Ad8 Ae1 22.Ab6 Ad2 23.g3 Te7 24.Rg2 Tb7 25.Ad8 Tb2 26.Tf2 Ta2 27.Ac7 Cd7 28.Ad6 a5 29.Ac7 a4 30.Aa5 Aa5 31.Ta2 Cb6 32.d6 1-0

Caruana, 2640 - Manzardo, 2095 1.e4 Cc6 2.Cf3 e5 3.Ab5 f5 4.d3 fe4 5.de4 Cf6 6.00 d6 7.Te1 Ae7 8.Cc3 00 9.Ag5 Ae6 10.h3 De8 11.Cd5 Tc8 12.c4 Df7 13.Da4 h6 14.Af6 Af615.Ac6 bc6 16.Dc6 Ad8 17.Te3 Ad7 18.Db7 c6 19.Cc3 Ab6 20.Td3 Ac5 21.b3 Tb8 22.Da6 De8 23.Ca4 Ac8 24.Da5 Ab4 25.Da7 Tb7 26.De3 Tbf7 27.De2 g5 28.a3 Aa5 29.Td6 Tf3 30.gf3 Dh5 31.Cc5 Tf3 32.Dd1 Ah3 33.Td8 Ad8 34.Dd8 Tf8 35.Dd3 Ag4 36.Dg3 Tf3 37.De5 Th3 38.Db8 Rh7 39.Dc7

Rg81/2-1/2

Caruana, 2640 - Barbisio, 1964 1.c4 Cf6 2.d4 d5 3.cd5 Dd5 4.Cc3 Da5 5.Cf3 c6 6.e3 Af5 7.Ac4 e6 8.00 Ad6 9.TeI Ce4

Dd5 4.Cc3 Da5 5.Cf3 c6 6.e3 Af5 7.Ac4 e6 8.00 Ad6 9.TeI Ce4 10.Ce4 Ae4 11.Ad2

10.Ce4 Ae4 11.Ad2 Dh5 12.h3 Cd7 13.Ae2 Dg6 14.Db3 Cb6 15.a4 Ad5 16.Dc3 a5 17.Ad3 f5 18.Rf1 00 19.Dc2 Ae4 20.Re2 Cd5 21.Tg1 Ab4 22.Ce5 Dh5 23.g4 Ad3 24.Dd3 Dh3 25.Tg3 Dh2 26.Cf3 Dh6 27.gf5 ef5 28.Tag1 g6 29.Ce5 f4 30.Tg6 hg6 31.Tg6 Dg6 32.Dg6 Rh8 33.Ab4 ab4 34.Cf7 Tf7 35.Df7 fe3 36.fe3 Ta4 37.e4 Cb6 38.Db7 Cc4 39.Dc6 Cb2 40.Dc2 b3 41.Db3 1-0

Caruana, 2640 - Settis, 2063 1.e4 e6 2.d4 d5 3.Cc3 Cf6 4.e5 Cfd7 5.f4 c5 6.Cf3 Cc6 7.Ae3 Ae7 8.Dd2 a6 9.dc5 Cc5 10.Ae2 b5 11.Cd4 Cd4 12.Ad4 b4 13.Cd1 Ce4 14.De3 Ab7 15.Cf2 Tc8 16.Ad3 Cc5 17.00 00 18.f5 Ag5 19.Dh3 Cd3 20.Cd3 Tc4 21.c3 bc3 22.bc3 ef5 23.Df5 Ac8 24.Df2 Ae6 25.Cc5 Ae7 26.Cb7 Dc7 27.Cd6 Tc6 28.Dg3 Rh8 29.Tf4 Tg8 30.Tf7 Dd8 31.Taf1 Ah4 32.Df3 Td6 33.ed6 Af7 34.Df7 Dd6 35.Tf5 De7 36.De7 Ae7 37.Td5 Af6 38.Af6 gf6 39.Td6 Rg7 40.Ta6 Tc8 41.Ta3 Td8 42.h3 Td2 43.c4 Tc2 44.Ta4 Rg6 45.Rh2 f5 46.a3 f4 47.Rg1 h6 48.Ta6 Rg5 49.Tc6 Ta2 50.Ta6 Tc2 51.Ta4 Rh4 52.Rh2 f3 53.c5 Rh5 54.Tg4 fg2 55.Tg2 Tc5 56.a4 Ta5 57.Ta2 Rg5 58.Rg3 h5 59.h4 Rf5 60.Rf3 Re5 61.Re3 Rd5 62.Rf4 Rc4 63.Te2 Rd3 64.Te3 Rd2 65.Te4 Rd3 66.Rf3 Rd2 67.Td4 Rc3 68.Re3 Te5 69.Te4 Ta5 70.Rf4 Rd3 71.Te3 Rd2 72.Te5 Ta4 73.Rg5 Ta1 74.Rh5 Tg1 75.Rh6 Rd3 76.h5 Rd4 77.Te8 Rd5 78.Rh7 Rd6 79.h6 Rd7 80.Tg8 1-0

Gli scacchi giocati

Michele Cordara Presidente Società Scacchistica Torinese

Sempre Fabiano Caruana è stato la star del torneo semilampo di domenica 30

novembre, che ha raccolto ben 112 gioca- tori, nonostante l’abbondante nevicata del giorno prima.

In gara anche il pluricampione italiano Mi-

chele Godena e molti dei giocatori stranieri titolati invitati per l’Open internazionale. Un torneo semilampo come non si era mai visto in Piemonte per l’importanza

dei partecipanti e per il livello di gioco da loro espresso che i molti spettatori hanno potuto assaporare. Il nostro ospite d’onore

di questa edizione 2008 di Scaccomatto ha

rispettato il pronostico della vigilia, aggiu- dicandosi il torneo grazie alla vittoria nella partita decisiva proprio contro Godena.Alla fine per il sedicenne campione otto vittorie

e un pareggio, impostogli dal giovane

outsider Axel Rombaldoni (fratello minore

di Denis, che alle Olimpiadi del 2006 aveva

giocato nella squadra di Italia B).Axel alla fine è giunto secondo alla pari con Cristina Foisor.Tra i piemontesi solo Folco Castaldo

è riuscito a tenere il passo dei più forti.

Da segnalare anche le belle prove di Massimo De Barberis,Tiziana Barbiso, e dei

giovanissimi Marco Codenotti, undicenne di grandissime potenzialità, e Marina Brunello. Una piccola nota che però la dice lun-

ga sull’organizzazione e sulle capacità di

arbitraggio di Roberto Ricca e Domenico

Fasano: tra la sorpresa generale il torneo ha rispettato gli orari, e la premiazione conclu- siva è iniziata in anticipo!

Open Internazionale Semilampo (112 giocatori, 9 turni): 1° Caruana 8,5; 2°/3° Rombaldoni, Foisor C. 7,5; 4°/7° Godena, Castaldo, Naumkin,Vocaturo 7; 8°/10° Skembris,Vernay, Benitah 6,5; 11°/20° Trabert, Foisor O., De Barberis, Ubezio, Venturino, Petritaj,Topczewski, Codenotti, Faraoni, Barbiso 6.

Partito Caruana alla volta di Martina Franca e della finale del Campionato Italiano, i riflettori si sono spostati sull’Open Interna- zionale che ha inaugurato la serie dei tornei a tempo lungo. 44 i giocatori al via da lunedì 1 dicembre, con vari Grandi Maestri e Maestri Interna- zionali di elevato livello e una rappresen- tanza internazionale che è stata superiore alle previsioni. Dei 44 giocatori, infatti, quasi la metà erano stranieri, con ben 12 nazioni rappresentate. Molto elevato, per i tornei italiani, il numero delle giocatrici in gara: da Cristina Foisor e sua figlia Veronica, 14 anni, campionessa europea giovanile di gioco rapido, a Marina Brunello, 14 anni, campio- nessa italiana; da Bettina Trabert, che alla fine ha sfiorato il titolo M.I. assoluto, alle

olimpioniche ecuadoregne Martha Fierro (prossima signora Mogranzini) e Carla

Heredia-Serrano. Un pò inaspettatamente, nei primi turni i GM non riuscivano a tenere il passo, così gli outsider: al primo turno addirittura vittoria

di Saccona con Igor Naumkin e patta di

Gallucci con Imre Hera. In particolare il

croato Milan Mrdja, la rumena Cristina Foisor, e i nostri Giulio Borgo e Daniele

Vocaturo ne approfittavano per alternarsi al comando della classifica provvisoria. Era poi proprio il diciottenne romano Vocaturo a fare il vuoto, fino a trovarsi in testa con un punto di vantaggio alla vigilia dell’ultimo turno. La partita finale lo vedeva opposto

al numero uno del tabellone, il forte GM

Alexander Dgebuadze, che Daniele – pur giocando con il Nero – ha brillantemente regolato, rifiutandogli anche una prima pro-

posta di patta! Purtroppo per Daniele, lo

“scarso rendimento” proprio dei più titolati

gli ha tolto la possibilità di una meritata

norma (sarebbe stata la seconda dopo quella ottenuta un paio di settimane prima

in Francia): infatti alla fine Vocaturo ha in- contrato solo 2 GM invece dei 3 necessari per la norma stessa.

Al secondo posto si è piazzato il croato

Mrdja staccato di mezzo punto.Al ter- zo posto il grande favorito della vigilia, il Grande Maestro Alexander Dgebuadze,

naturalizzato belga, alla pari con l’ungherese Hera, il bravissimo azzurro Giulio Borgo e

Nel gruppetto al quarto posto ex aequo da segnalare il giovane palermitano Gianluca Corsino. Nell’Open C lo spareggio tecnico assegna il primo posto a Edoardo Manino rispetto a Dario Flego. Poi sabato era la volta dell’Open D dedi- cato agli under 16 senza categoria.Anche qui molte le ragazze impegnate, ma la vittoria finale va a Gabriele Sgueglia che si impone nettamente, anche se bloccato sul

“trappola psicologica”. Il seguito più giocato e probabilmente migliore è 5.Dd2 b5 6.f3 Cd7 7.h4 h5 con posizione che dà possibilità ad entrambi i giocatori. 5…Ag4 6.h3 Af3 7.Df3 e6 Questa è una posizione critica. Il N. sta cercando di collo- care i suoi pedoni su case bianche; se riuscirà a farlo, allora otterrà una posizione molto solida e non facile da scardinare. 8.g4! Uno sviluppo privo

la

sorprendente campionessa rumena Cri-

stina Foisor; tutti e quattro hanno concluso

con 6 punti. Nel gruppo a 5.5 il primo dei torinesi, Spartaco Sarno. Da sottolineare la splendida prova di Cristi-

na

Foisor, che con questo risultato è balzata

al

primo posto della graduatoria femminile

di

piani avrebbe permesso al N. di completare il

romena, il positivo risultato di Giulio Borgo,

suo sviluppo senza troppi problemi.Ad esempio:

a

caccia di punti Elo per raggiungere il tetto

8.0-0-0 Cc6 9.h4 h5 10.Ae2 Dd7 con posizione comoda. 8…Cc6 9.000 Il trattamento aggressivo del B. ha destabilizzato la mia avversaria che te- mendo di essere schiacciata dal mio vantaggio di spazio ha cercato di creare un controgioco. 9… h5?! 10.Ag2 Ah6 11.Ah6 Th6 12.De3! hg4 13.hg4 Th1 14.Th1 Df6 Il N. deve chiaramente mettere il suo Re al riparo e può farlo in due modi (oltre al seguito scelto in partita): a) 14… De7 15.e5! l’A. prende vita! La risposta più naturale è 15… d5 ma a questo punto segue 16.Ad5 ed5 17.Cd5 Dd8 18.Cf6 con attacco decisivo; b) 14… Dd7 15.d5 Ce5 16.Th8 0-0-0 17.Da7 e il Re N. non è più molto sicuro in questa zona della scacchiera! 15.e5 Dg7 16.ed6 000 Il N. cerca un disperato

dei 2500 e quindi la definitiva ratifica del titolo di Grande Maestro, la volitiva presta-

pari nell’ultima partita dalla volitiva Beatrice Revello. Da segnalare la partecipazione in questo open under 16 di Cecilia Alfier ve- nuta addirittura da Padova, mentre Riccardo Bisi, nato nel 2000, è risultato il più piccolo

zione del piccolo Marco Codenotti, ancora undicenne, che sicuramente in poco tempo

è

destinato a sfondare. Brava anche Marina

Brunello, tenace e combattiva, ma eviden-

di

tutti i partecipanti.

temente stanca dopo le difficili trasferte di Pechino e Dresda. Da segnalare infine

Molto affollata la cerimonia di premiazione. Per i ragazzi dell’Open D, l’onore di essere

il

titolo M.I. del filippino Virgilio Vuelban. Quanto ai torinesi, in evidenza oltre al già citato Spartaco, Silvano Saccona i giovani Alessio Gallucci e Gianluca Finocchiaro. Per Saccona e Gallucci ampia norma di Maestro

completamento di norme ed Elo per il

premiati dai Grandi Maestri e dai Maestri Internazionali presenti, che gentilmente

si

sono prestati a posare con i loro fans

e quindi genitori in visibilio per i loro figli che oltre al piazzamento potevano essere fotografati con questi forti giocatori.

con performance da brivido. Dopo tre turni con solo l’attrazione dell’Open Internazionale, giovedì 4 arriva- vano i giocatori dell’Open B e dell’Open C.

controgioco. A 16… cd6 avrei risposto con 17.d5 Cd8 18.Ce4 Re7 19.Db6 con vantaggio decisivo. 17.Ac6 bc6 18.dc7 Td4 19.De2 Rc7

Daniele Vocaturo (2383) – C. Foisor (2365)

1.e4 g6 2.d4 Ag7 3.Cc3 d6 4.Ae3 a6!? Il N. decide

20.Da6 e5 21.Da7 Rd6 22.Db8 22.Ce2! sarebbe stata più forte. Il piano è quello di rimuovere la T. dalla colonna ‘d’ e dimostrare la debolezza del Re N. 22…Re6 23.Dc8 Rd6 24.Te1 f5 25.gf5?! Avrei potuto concludere immediatamente la partita con 25.Dd8! Rc5 26.b4 Tb4 27.Da5 Rc4 28.Ce4. 25… gf5 26.Df5 Ce7 27.Dh5 Cd5 28.Ce4 Rc7 29.Cc5 Cf4 30.Df5 Td5 31.Df4 Tc5 32.De3 Ta5 33.a3!? Dg2 34.Rb1!? Dg4 35.Dc3 Rb6 36.f3 Dg3 37.Te4 Dg1 38.Ra2 Tc5 39.Db3 Tb5 40.De3 De3 41.Te3 Td5 42.b4 Td2 43.Rb3 Tf2 44.a4 Ra6 45.c3 Rb6 46.Rc4 Tf1 47.a5 Rb7 48.Rc5 Rc7 49.c4 Tf2 50.Te5 Tf3 51.Te7 Rd8 52.Te6 Rc7 53.Tc6 Rb7 54.Td6 (1-0) A mio modo di vedere, questa parti-

Oltre 130 i giocatori che hanno dato vita ai tornei definiti minori (ma in realtà il taglio

di

lasciare a casa il Cg8 e progetta un’espansione

sul lato di Donna con b5. Inoltre, ritardando lo

a

2100 ha permesso la partecipazione di

sviluppo sul lato di Re, non si danno riferimenti al B. su questo settore della scacchiera. Il B. dovrà anche trovare un modo adatto per difendere il suo centro che si potrebbe ritrovare sotto attac- co dopo il normale sviluppo del N. con b5,Ab7 e c5. 5.Cf3 La scelta di questa mossa si basa anche

ottimi elementi). Buona la rappresentanza femminile, nell’Open B con le torinesi Tizia-

na

Barbiso, in grande evidenza per i buoni

risultati già nel semilampo, e Gaia Ravazzolo,

dodicenne, e nel C con la genovese Barbara

Russo, la torinese Erica Di Blasi e la savi- glianese Paola Borello. Un paio di giocatori stranieri, provenienti da Londra e dalla Spagna, hanno portato complessivamente a 14 le nazioni straniere rappresentate. L’Open B ha registrato la vittoria solitaria

su

ragioni psicologiche.Avevo notato infatti che

nel corso del torneo la mia avversaria aveva spes-

so

adottato la mossa Ag4, manifestando peraltro

anche un’ottima conoscenza delle posizioni che

ne

derivavano. Il piano del N. è semplicemente

cambiare il suo A. e poi disporre i pedoni su case bianche. In questo modo il N. potrà solo essere soddisfatto di aver dato via il suo A. cattivo. Pen- sando che il piano del N. in questa posizione non fosse troppo adeguato, ho voluto tirare questa

ta

è un buon esempio di come sia possibile otte-

di

Fabrizio Fortino, che ha concesso solo

nere una bella vittoria limitandosi a ragionare sui concetti strategici della posizione (vedi le mosse 8 e 12) e senza addentrarsi in lunghi e complessi calcoli analitici (commento di D. Vocaturo).

un pari nei sei turni, vincendo con mezza lunghezza di vantaggio su Damian Topc- zewski e sul coriaceo Dragan Dimitrijevic.

Il Festival dei Ragazzi

Ezio Perano Istruttore Società Scacchistica Torinese

Avevamo molte perplessità sulla riuscita di questo appuntamento del 23 novembre al Palazzetto dello sport con i ragazzi delle scuole. Soprattutto avevamo timore che il breve periodo che intercorreva fra l’inizio dei corsi nelle scuole e la data del torneo ci avrebbe penalizzati dal punto di vista della comunicazione e della preparazione tecnica dei ragazzi. Un altro problema è poi sorto all’ultimo momento: l’improvviso cambio di sede: dal Palazzetto dello Sport di Parco Ruffini a quello più decentrato de Le Cupo- le, causa la conferma all’ultimo momento di un torneo internazionale di tennis. Invece siamo stati smentiti, come spesso accade, dall’entusiasmo dei ragazzi e dei genitori che hanno ben capito lo spirito di questo torneo che si inseriva nelle manifestazioni del contenitore “Scaccomatto 2008” e sono arrivati in 170. Non abbiamo battuto nessun record di par- tecipazione ma se siamo riusciti a far capire che le manifestazioni dei Palazzetti devono essere vissute come una festa degli scacchi (ben altri sono i luoghi sia didattici sia agonistici deputati alla scalata di categorie e titoli nazionali), allora abbiamo sicuramente dato ulteriore forma al nostro progetto verso i giovani e verso le scuole che si sta sempre più affermando e diffondendo. Centosettanta ragazzi scatenati, sempre in movimento fra una partita e l’altra, che da

soli si trovavano il posto a sedere come dei provetti scacchisti, da soli si mettevano

a posto gli orologi (abbiamo per la prima

volta fatto giocare con l’orologio anche le quarte e quinte elementari così da ridurre

al massimo l’incidenza degli arbitri nelle

aggiudicazioni per una maggior serenità complessiva), senza scoppiettanti invoca- zioni alzavano la mano per richiamare dal posto l’intervento degli arbitri in caso di

vittoria o di qualche irregolarità nel gioco, senza drammi particolari accettavano la pur triste sconfitta. Insomma tutto è filato liscio, solo qualche entusiasmo più del dovuto, ma in tribuna non certo in campo!

E si potevano questi ragazzi placare alla

premiazione? Certamente no, considerato che venivano tutti e 170 premiati. Secondo la classifica conseguita si aggiudicavano

coppe e sceglievano giochi e materiale scac- chistico. E diciamolo, questa abbondanza di premi offerti dal Centro Gioco Educativo

e da Le Due Torri unito al materiale della

Scacchistica, hanno costretto chi non c’era

a mordersi un pochino le mani e a sperare

che l’abbondanza continui anche nelle pros- sime manifestazioni! Vedremo domenica 1° febbraio al Palasport Ruffini per il classico

appuntamento con il campionato torinese delle scuole (questa sarà la quinta edizione) come si evolveranno queste manifestazioni

a partire dal Campionato torinese under 18

individuale delle scuole che nel 2009 giunge alla quinta edizione. Adesso veniamo ai dati tecnici del torneo,

alla cronaca e a qualche considerazione sul-

le prestazioni dei nostri giovani scacchisti.

Nel torneo delle 1 - 2 - 3 elementari maschili, una quarantina gli iscritti e ai primi cinque posti nomi conosciuti e fratelli d’arte. Bene come sempre Samuele Bisi ed ingresso con onore di Davide Bertot dopo che il fratello è ormai passato alle medie. Classifica maschile: 1° Riccardo Bisi 7; 2° Doriano Macchia Biginelli 6; 3° Stefano Mori 5; 4° Davide Bertot 5; 5° Luca Pistocchi 5.

Nel torneo delle 1 - 2 - 3 elementari fem- minili, una dozzina le iscritte tutte impegna- tissime e motivate. Classifica femminile: 1° Veronica Morello 7; 2° Anastasia Buffa 5,5; 3° Anita Monaco 5; 4° Matilde De Palo 4,5; 5° Bianca Urso 4.

Nel torneo delle 4-5 elementari maschili, il più numeroso, una sessantina gli iscritti. Simone Bergero porta a casa una vittoria

pesante che dovrebbe finalmente rassicu- rarlo sulle sue reali capacità di gioco. Dietro

di lui tutti volti noti provenienti dalle scuole

elementari “storiche” più attrezzate:Tom- maseo,Aleramo, Gambaro. Da sottolineare inoltre l’estremo equilibrio con ben 12

giocatori nello spazio di un punto e mezzo. Classifica maschile: 1° Simone Bergero 6,5 ;

giocatori nello spazio di un punto e mezzo. Classifica maschile: 1° Simone Bergero 6,5 ; 2° Alessio Zheng 6 ; 3° Victor Incarnato 6 ; 4° Santiago Dente 5,5 ; 5° Pietro Buffa 5; 6° Pietro Geuna 5; 7° Francesco Minsenti 5; 8° Salvatore Di Giorgio 5; 9° Federico Ferraro 5; 10° Paolo Ambrosio 5; 11° Matteo Marzo 5; 12° Roon Mullaaiu 5.

Nel torneo delle 4-5 elementari femmi- nili, una decina le iscritte, meritevoli ed impegnate, su tutte Valentina Poli e Chiara Tancredi l’una finalmente iscritta al corso scolastico della Sibilla Aleramo dopo aver accantonato il nuoto, l’altra iscritta, da quest’anno alla preagonistica della Scacchi- stica. Classifica femminile: 1° Valentina Poli 6; 2° Chiara Tancredi 6; 3° Carlotta Spatola 5; 4° Raffaella Gomez Serito 4; 5° Diletta Rossi 3; 6° Emma Jaime 3.

Abbiamo unificato il torneo delle medie maschili e femminili, una sessantina gli iscritti in tutto per una classifica finale che vede il dominio assoluto di Mosè Colangelo (7/7!!) dal quale aspettiamo conferma nei prossimi Festival con in palio le variazioni Elo e le categorie nazionali. Dietro di lui quasi tutti giocatori della Preagonistica del sabato pomeriggio a rimarcare, se mai ce ne fosse bisogno, la capacità del nostro direttore sportivo, Enrico Pepino. E se tutti

del nostro direttore sportivo, Enrico Pepino. E se tutti seguissero le sue direttive (anche i ragazzi
del nostro direttore sportivo, Enrico Pepino. E se tutti seguissero le sue direttive (anche i ragazzi
del nostro direttore sportivo, Enrico Pepino. E se tutti seguissero le sue direttive (anche i ragazzi

seguissero le sue direttive (anche i ragazzi più bravi dell’Agonistica - sì, sì anche voi che andate ai campionati italiani) si avrebbero ancora maggiori soddisfazioni. Classifica maschile: 1° Mosè Colangelo 7; 2° Cesa- re De Cian 5,5; 3° Marco Bellusci 5,5; 4° Matteo Giordano 5; 5° Nikolas Bussa 5; 6° Francesco Bertot 5; 7° Giulio Gattiglio 5; 8° Gianluca Berardi 5; 9° Amedeo Testo- ri 5; 10° Ivan Gallo 5; 11° Julian Varga 5. Classifica femminile: 1° Alessia Di Maggio 4; 2° Emma Biginelli Macchia 4; 3° Marica Torreggiani 4.

Nel torneo delle superiori anche qui unificato una quindicina gli iscritti con lo strafavorito Gabriele Sgueglia costretto alla rincorsa per tutto il torneo dopo il passo falso al primo turno.Alla fine riusciva ad agguantare il gruppetto dei primi ma, come spessissimo accaade, è rimasto penaliz- zato per lo spareggio tecnico rispetto a Corrado Frison di Giaveno alla sua seconda vittoria in questi tornei domenicali. Ottima conferma di Luca Bergoglio dal quale però vorremmo vedere classifiche altrettanto positive in tornei più impegnativi. Classi- fica maschile: 1° Corrado Frison 5,5; 2° Gabriele Sgueglia 5,5; 3° Luca Bergoglio 5,5; 4° Cosmin Pogonea 4,5; 5° Alessio Puccio 4,5. Classifica femminile: 1° Sara Buri 3; 2° Raffaella Ausilio 1; 3° Valentina Cesare 1.

Il mitico match

Michele Cordara Presidente Società Scacchistica Torinese

11 luglio 1972. Il Palazzo dello Sport di Rey- kjavik è stipato da 3000 spettatori in attesa

di seguire la prima partita del campionato

del mondo di scacchi tra Boris Spassky e Bobby Fischer. Con loro gli inviati di tutti i principali quotidiani, settimanali e tv del mondo, richiamati dalle diffi cili trattative per quello che poi sarà definito e il “match del secolo”. Quando sembrava che tutto dovesse saltare il banchiere inglese James Slater raddoppiò il montepremi, e il Segre- tario di Stato Americano, Henry Kissinger, telefonò a Fischer invitandolo a giocare.

L’interesse si acuì quando dopo aver perso

la prima partita Fischer diede forfait per

protesta contro delle sue richieste disattese nel secondo incontro. Ma raggiunse l’apice

quando riprese a giocare e in sole tre parti-

te pareggiò il punteggio, poi dilagò, passando

in vantaggio di 3 punti dopo dieci incontri! Forse per questo recupero imprevisto la sfi da mondiale infiammò il mondo e tutti furono travolti dalla mania degli scacchi. Si giocava nei bar, sulle spiagge, nelle baite di montagna, a casa, a scuola, in ufficio. Chi non sapeva giocare fu “costretto” a imparare per non sentirsi escluso. E la Fischermania durò ben oltre quel fatidico 1 settembre 1972, in cui Bobby divenne ufficialmente il nuovo Campione del Mondo! In Italia, in particolare, il Fischer-Spassky, come veniva

In Italia, in particolare, il Fischer-Spassky, come veniva confidenzialmente chiamato, fece sì che tut - ti

confidenzialmente chiamato, fece sì che tut-

ti diventassero esperti di Spagnole, Siciliane, Difese Indiane, Gambetti, prese en passant,

e via discorrendo. Gli scacchi approdarono

nelle trasmissioni televisive, gli editori fe- cero a gara per pubblicare libri di scacchi, il

gioco divenne materia di insegnamento nel doposcuola e molti dei bimbetti che impa- rarono allora sono oggi campioni affermati. Insomma, un vero e proprio ‘boom’, del tutto inatteso, i cui effetti durano in parte ancor oggi.

Marchel Duchamp, l’artista degli scacchi

Adolivio Capece Giornalista e Direttore Italia Scacchistica

Adolivio Capece Giornalista e Direttore Italia Scacchistica Il 2 ottobre 2008 il mondo dell’arte e il

Il 2 ottobre 2008 il mondo dell’arte e il

mondo degli scacchi hanno ricordato i 40 anni della scomparsa di Marcel Duchamp.

La Società Scacchistica Torinese e il Centro Studi Turing-Duchamp, dedicato proprio

al grande artista francese unitamente al

padre dell’informatica, hanno organizzato

per celebrarlo un Convegno nell’ambito delle manifestazioni di “Scaccomatto2008”.

Il Convegno si è svolto il 29 gennaio nel Sa-

lone d’Onore della Accademia Albertina di Belle Arti, relatori Martina Corgnati, critico

e storico dell’arte, docente presso la stessa

Accademia,, e Adolivio Capece, direttore della rivista “L’Italia Scacchistica”.

Martina Corgnati ha illustrato la figura e l’opera di Duchamp dal punto di vista più specificatamente artistico, mentre Capece ha illustrato l’attività di Duchamp come scacchistica, soprattutto per quanto riguar- da la attività agonistica, forse la meno nota anche agli appassionati del Nobil Giuoco. Da circa un secolo – dato che Duchamp iniziò formalmente la sua attività di pittore nel 1909 – i critici d’arte discutono sul va-

lore del grande artista francese, considerato comunque il più geniale del Novecento. Ma al di là del puro aspetto artistico, per comprenderne appieno l’opera è necessario ricordare che fu prima di tutto un giocatore

di scacchi.

Anzi, forse si può dire che sia stato “uno scacchista prestato all’arte”.

Duchamp nasce a Blainville il 28 luglio 1887

da rispettabile e agiata– il padre è notaio - famiglia borghese. I genitori sono tra l’altro appassionati di scacchi e quindi impara a giocare da ragazzino. Due dei fratelli maggiori, Raymond (che morirà nel 1918) e Gaston e la sorella mi- nore, Suzanne, con la quale passa l’infanzia, diverranno come lui artisti. Raymond diver-

rà noto con il cognome Duchamp-Villon,

Gaston con lo pseudonimo Jaques Villon.

A 10 anni Marcel lascia casa e segue i fra-

telli maggiori al Lycée Corneille di Rouen, un collegio in cui resta 7 anni, dove l’inse- gnamento puntava soprattutto sullo svilup- po intellettuale. Mostra grande inclinazione per la matematica, vince due premi, ma poi altri due premi vinti in concorsi di pittura nel 1903 e 1904 lo spingono a dedicarvisi come mestiere.

Aveva cominciato a dipingere verso i 14 anni – emulo dei fratelli maggiori - dedican-

dosi soprattutto durante le vacanze estive

a casa a ritrarre la sorellina in varie pose

e posizioni e anche nuda. E possiamo anti- cipare che il nudo, perlomeno il concetto

di nudo, e gli scacchi saranno i due cardini

dell’opera artistica di Duchamp.

A 17 anni Marcel ottenne la licenza liceale.

Passò allora all’ Académie Julian (1904-05)

di Parigi, dove in realtà trascorreva più

tempo a giocare a biliardo e a scacchi che a frequentare la scuola; subisce l’influsso del neoimpressionismo; arrotonda il denaro che gli arriva da casa vendendo disegni e poi quadri, soprattutto dei nudi femminili, probabilmente ispirati alla sorella.

“In realtà, ha evidenziato Martina Corgnati,

il giovane Duchamp non aveva particolari

problemi di denaro; il padre infatti aveva provveduto per tempo a dividere equamen- te il patrimonio tra i figli per evitare proble- mi alla sua morte, ma aveva anche concesso ai figli stessi di avere degli anticipi sulla futura eredità. E Marcel ne approfittò molto. Peraltro il denaro non ha mai rivestito una particolare importanza nella sua vita. Duc- hamp ha infatti avuto in diverse circostanze

la possibilità di arricchirsi, anche considere-

volmente ma non ha mai voluto scendere

alla sorella in cui – aveva allora vent’anni, scrisse testualmente “dipingo per vivere e vivo per giocare a scacchi”.

Nel 1908 si trasferì a Neuilly, ove restò cin- que anni. Grazie al fratello Gaston (Jacques Villon) membro della prestigiosa Académie royale de peinture et de sculpture espo- ne al Salon d’Automne e l’anno dopo al Salon des Indépendants. Nell’occasione, un critico importante, Guillaume Apollinaire,

evidenzia “

questo gli dà la prima popolarità. Popolarità di cui approfitta per inserire nei

suoi dipinti gli scacchi.

i

realistici nudi di Duchamp

”,

e

dipinti gli scacchi. i realistici nudi di Duchamp ”, e La serie di disegni e schizzi

La serie di disegni e schizzi scacchistici di

Duchamp risale agli ultimi mesi del 1910.

a destra Gaston. Uno studio per questo

quadro, un carboncino di cm. 43,5 x 59 si trova oggi a Neully, presso un collezionista privato. Il quadro « Les joueurs d’échecs » impegnò molto Duchamp, come è dimo- strato da vari studi e abbozzi: dal disegno

a penna e carbone del Museo di Filadelfia

dell’ottobre 1911, ai più grandi disegni, pure a penna e carboncino, in possesso di collezionisti privati a New York e Neully,

fino allo schizzo (tela, 50 x 61) in possesso del Museo d’Arte moderna di Parigi, datato novembre-dicembre 1911, di poco anterio-

re al quadro definitivo.

Duchamp aveva infatti una predilezione

per la matematica e per tutto ciò che era

di ordine matematico. Noi possiamo dire

che il gioco degli scacchi fu per Duchamp, un motivo costante di ispirazione, quasi altrettanto dominante, nel suo subcoscien-

te, quanto il nudo; naturalmente, tutto in

chiave irrazionale e surreale. Gli scacchi rappresentarono spesso «l’atmosfera» nella quale Duchamp trovò, paradossalmente, “l’appagamento dell’insoddisfazione”.

Nel 1911, insieme ai fratelli, aderisce al cubismo. Nascono le prime opere in cui

a

compromessi che compromettessero la

In

una delle sue prime opere scacchistiche,

accanto alla schematizzazione e alle pro-

è

al Museum of Art di Filadelfia ( USA). Il

sua assoluta e sovrana libertà, rifiutando

“La partita scacchi”, olio su tela di cm

primi del 1911, ancora appaiono gli influssi

spettive multiple cubiste, si manifesta una

tutti gli incarichi e le opportunità anche economiche che lo avrebbero costretto

50x61, realizzata tra la fine del 1910 e i

personale ricerca del movimento. Una di queste prime opere è “Il Re e la

a

una produzione di qualsivoglia genere.

di

Cezanne e il gioco è ancora visto nella

Regina circondati da nudi veloci” (olio su

Non ha mai dipinto per guadagnare, anzi ha escluso che l’arte potesse avere a che fare con il denaro, nel senso della commercia-

sua realtà concreta, sebbene l’ammasso dei pezzi sulla scacchiera rifugga da una qual- siasi sistemazione. Seguono alcuni mesi di

tela, formato 114.5 x 128.5 cm) che Duc- hamp dipinse nel 1912 a Neuilly. Il quadro

lizzazione e dell’investimento, ma più volte

ricerca, ai quali risalgono studi a inchiostro

titolo indica come Duchamp già fantasticas-

nella vita ha elaborato delle strategie per

e ad acquerello in cui i pezzi del gioco degli

se

con l’immaginazione e si concentrasse

risolvere il problema del denaro. Per esem-

scacchi si distinguono ancora chiaramente.

su

alcuni pezzi degli scacchi, confondendo

pio negli USA si è lungamente occupato

Finalmente nel dicembre 1911 realizza la

comunque gli scacchi e i nudi in un vortice

della promozione e diffusione delle sculture

versione definitiva di «Les joueurs d’échecs

di

figure inafferrabili e indecifrabili, fra le

dell’amico Constantin Brancusi”

»

(“Ritratto di giocatori di scacchi” - olio

quali è difficile intravedere i due pezzi degli

su

tela, cm 108x101), in cui Duchamp cerca

scacchi: «oggetti color legno verniciato,

Intanto aumentava in Duchamp la passione

di raffigurare anche l’intensità invisibile del

dove il gioco dei nudi passa come pallido

per gli scacchi e quanto fossero importanti per lui lo testimonia una lettera che scrisse

pensiero dei giocatori, che nella fattispecie sono i suoi fratelli, a sinistra Raymond, e

fuoco d’artificio » (Marcel Jean, Histoire du surréalisme). Il Museo di Filadelfia conserva

anche un disegno a matita e un acquarello,

dere sul mondo. quindi nel 1913 abbandona

di

uso quotidiano (un attaccapanni, uno

che costituirono studi per questo quadro,

la pittura ed esegue il primo ready made.

scolabottiglie, una ruota di bicicletta, ecc.)

studi firmati da Duchamp, e da lui intitolati « Le Roi et la Reine traversés par des nus en vitesse» (Il Re e la Regina attraversati da

Le tele “in movimento” (culminate nel Nudo che scende una scala, n. 2) potreb-

“Nonostante la sua passione per gli scacchi

che assurge ad opera d’arte una volta posto dall’artista così com’è in una situazione diversa da quella del normale utilizzo, che

nudi veloci).

bero essere etichettate come futuriste, ma

gli

sarebbe propria. In pratica un oggetto di

Dipinse poi i notevoli Corrente d’aria sul melo del Giappone, Giovane e fanciulla

il contatto di Duchamp con questi artisti fu scarso, e l’unica ispirazione dichiara-

uso comune ma posto fuori del suo “con- testo naturale” e interpretato quindi come

in primavera e Macinino da caffè, di gusto fauve , attenzione il macinino non è fauve.

ta era la cronofotografia di Eadweard Muybridge. Il trattamento del movimento

“opera d’arte”. Il valore aggiunto dell’artista è l’operazione di scelta, o più propriamente

Nel 1912 altri celebri dipinti sono: Nudo

nel futurismo era infatti ben lontano dagli

di

individuazione casuale dell’oggetto, di

che scende una scala (n. 2, versione definiti-

obiettivi di Duchamp, che in quel periodo

acquisizione e di isolamento dell’oggetto.

va), Il passaggio dalla vergine alla sposa, Spo- sa, La sposa messa a nudo dagli scapoli. Nel 1913 la seconda versione del “Nu descen- dant un escalier” suscitò grande scandalo per la presunta oscenità all’esposizione dell’ Armory Show (salone internazionale di arte moderna) di New York. Per la cronaca, la vendita del dipinto e di altri quadri gli permetterà in seguito di pagarsi il viaggio

cominciò a concepire la celebre pittura su vetro Mariée mis à nu par ses célibataires, mìme (1915-23) conosciuta anche come il “Grande vetro”.

– per l’aspetto intellettuale e logico della ricerca, ha evidenziato Martina Corgnati, Duchamp dava molta importanza al “caso”

Niente di più.

Nel 1914 fondò con i mecenati Katherine Dreier e Walter Arensberg la Society of Independent Artists. Allo scoppio della Prima Guerra Mondiale partì per gli Stati Uniti.All’arrivo (giunge con una sfera di cristallo piena di ‘aria di

negli Stati Uniti allo scoppio della Guerra. Queste opere segnano un passaggio impor-

cui aveva affidato un ruolo di primo piano nell’elaborazione di molte sue opere

a

Parigi’) scopre di essere una celebrità, gra- zie a Man Ray, e ad un altro grande artista, Picabià, che lo avevano preceduto. Dal 1915

tantissimo nella storia del cubismo e del

al

1918 vive a New York e getta le basi del

futurismo, per lo studio del movimento, e

Un’esperienza emblematica del valore del

movimento ‘dada’ americano, con i suoi

allo stesso tempo chiudono definitivamen-

“caso” e della casualità nel pensiero dell’ar-

‘ready made’.

te l’esperienza di Duchamp con la pittura comunemente intesa.

tista potrebbe considerarsi 3 stoppages étalon (3 rammendi tipo) ancora del 1913 che esprime appunto l’uso pianificato e in-

Nel 1917, con lo pseudonimo di R.Mutt (Richard Mutt era all’epoca una nota marca

“Anzi, afferma Martina Corgnati, da quel

condizionato di un procedimento aleatorio.

di

accessori per il bagno), espose ‘Fountain’

momento Duchamp sostanzialmente abban-

In essa 3 pezzi di stoffa lunghi un metro

(orinatoio) un ‘ready-made’ che al momen-

dona la pittura.Vediamo di comprendere

ciascuno vennero fissati per sempre, me-

to

scandalizzò tutti i membri della Society

meglio le ragioni di questa scelta. Duchamp

diante lacca, nelle tre diverse curve che essi

of

Independent Artists, ma che poi - nel

riteneva che le esperienze delle avanguardie condotte nei primi anni del secolo avessero esaurito il discorso della pittura, in altre pa- role la sua possibilità di incidere nel mondo della cultura e dell’arte più in generale.Alla pittura portata oltre alla prospettiva e oltre il naturalismo della rappresentazione dai fauves e soprattutto dai cubisti non restava

assunsero, naturalmente e casualmente, una volta lasciati cadere da un metro d’altezza su di una superficie di tela blu. Quelle tre curve costituirono il profilo di altrettante sagome in legno conservate come “campio- ni” metrici: una unità di misura fissata per sempre da un evento istantaneo e casuale.

2004 - è stato giudicato “l’opera d’arte che più ha influenzato il 20° secolo” da 500 noti artisti e critici/storici dell’arte. ‘Fountain’ (orinatoio) e successivamente la “Monna Lisa con baffi e pizzetto” (che è del 1919), sono certamente tra gli oggetti più famosi dell’arte del XX secolo.

altro che una sterile ripetizione di formule

Il

1913 è un anno importante per Duchamp.

L’influenza di Duchamp sugli artisti successi-

oppure una ancora più inutile esibizione di virtuosismo tecnico. Ed entrambe le strade non interessavano a Duchamp per cui il va- lore dell’arte risiedeva nel senso profondo del suo linguaggio, della sua capacità di inci-

Per prima cosa incontrò il fotografo e pittore americano Man Ray: la loro amicizia durerà tutta la vita. Poi realizzò il suo primo “ready-made” (ruota di bicicletta). Il ready-made è un comune manufatto

vi, benché enorme e ingombrante, è molto mediata, tanto che non è facile riconoscere degli epigoni diretti. Di sicuro, il concetto di ready-made, insieme al problema del gesto dell’artista come “selettore” dell’oggetto

d’arte, sono stati il punto di partenza per le varie forme di arte concettuale.

A New York, a partire dal 1915, Duchamp

lavorò a La Sposa messa a nudo dai suoi scapoli, anche (traduzione di La Mariée mise à nu par ses célibataires, même), chiamato anche, come abbiamo detto, Grande Vetro:

questo “quadro” è formato da due enormi lastre di vetro (277 x 176 cm) che racchiu- dono lamine di metallo dipinto, polvere, e fili di piombo. Nel 1923 Duchamp lo lasciò “definitivamente incompiuto”. Durante il primo trasporto, subì dei danni consistenti, ma l’artista decise di non riparare l’opera proprio per dimostrare di accettare, complice il caso, la completa riassunzione-integrazione nell’opera del suo carattere inerziale. Un altro, forse il più importante esempio della importanza che Duchamp dava al “caso”, alla casualità.

importanza che Duchamp dava al “caso”, alla casualità. sue litanie,“macina da solo la sua cioccola- ta”:

sue litanie,“macina da solo la sua cioccola- ta”: è identificato col “gas illuminante”, che subisce una serie di complicate trasforma- zioni e passaggi di stato, secondo una “fisica divertente”, passando attraverso i vari ingranaggi dell’apparecchio.

Tuttavia, il più vasto e completo materiale interpretativo su Duchamp è fornito da Du- champ stesso, che durante la sua vita lavorò

spesso a stretto contatto con i critici impe- gnati nel decifrare le sue opere, dispensan- do indizi e suggerimenti ambigui.A questi si aggiungono, nelle interviste, numerose prese

di

posizione estremamente nette riguardo

al

concetto di arte e alla pittura: tra le più

famose, il rifiuto della pittura “retinica” o “olfattiva” (con riferimento all’odore di trementina) puramente superficiale, nata dall’impressionismo e proseguita con le avanguardie storiche cubiste e futuriste.

La pittura non dovrebbe essere solamente

Chiarisce Martina Corgnati: “Il Grande Ve - tro si ruppe durante un trasporto. Catheri- ne Dreirer, la proprietaria ne fu costernata ma Duchamp accettò tranquillamente la ragnatela di craquelures che erano apparse sulla superficie come parte integrante dell’opera. Un altro, forse il più importante esempio del valore che Duchamp dava al

ai complessi meccanismi di trebbiatura dell’ “apparecchio scapolo”.Tutta la complessa attività del Grande Vetro è descritta in dettaglio dallo stesso Duchamp, (anche se in forma frammentaria, ermetica e allusiva) nelle due raccolte di appunti, la Scatola verde e la Scatola bianca.

retinica o visiva; dovrebbe aver a che fare con la materia grigia della nostra compren- sione invece di essere puramente visiva [ ] Per approccio retinico intendo il piacere estetico che dipende quasi esclusivamente dalla sensibilità della retina senza alcuna interpretazione ausiliaria. Gli ultimi cento anni sono stati retinici. Sono stati retinici

“caso”, alla casualità.”

La parte inferiore del Vetro è composta da

perfino i cubisti. I surrealisti hanno tentato

un complesso meccanismo costituito dal

di

liberarsi da questo e anche i dadaisti,

Il “Grande Vetro” contiene e sviluppa tutta

mulino ad acqua, dalle forbici, dai setac-

da

principio. [

]

Io ero così conscio

l’attività passata e futura di Duchamp, e nel

ci, dalla macinatrice di cioccolato e dai

dell’aspetto retinico della pittura che, per-

tempo ha dato origine a una tale quantità di

testimoni oculisti. Sopra il mulino è situato

sonalmente, volevo trovare un altro filone

interpretazioni da farlo ritenere una delle opere più complesse e affascinanti di tutta

il “cimitero delle livree e delle uniformi”, dove i nove stampi maschi rappresentano le

da

esplorare. »

la

storia dell’arte occidentale. Dal 1954, è

diverse identità dello scapolo (Corazziere,

Nel 1918 Duchamp va a Buenos Aires, in

conservato al Philadelphia Museum of Art.

Gendarme, Lacché, Fattorino,Vigile, Prete,

Argentina, e ci resta 9 mesi, giocando a

La

sua ‘difficoltà di interpretazione comincia

Impresario di pompe funebri, Capostazione,

scacchi e realizzando dei pezzi in legno, gli

dal nome: Duchamp prescrive di non

Poliziotto). Questo mondo inferiore è il

unici da lui fatti, tranne i cavalli fatti fare

chiamarlo “quadro”, ma “macchina agricola”,

regno del molteplice (i nove stampi che in

da

un artigiano locale. Dedica completa-

“mondo in giallo” o “ritardo in vetro”. Se la seconda denominazione ha dato adito alle più disparate interpretazioni, la “macchina agricola” è un attributo facilmente ricono- scibile, dalla “fioritura arborea” della Sposa

realtà sono pezzi degli scacchi), della com- plessità e della materia: tutti gli elementi sono rappresentati in una rigida prospettiva, che accentua l’effetto di corporeità delle lamine metalliche. Lo scapolo, al suono delle

mente la sua attività del 1918 agli scacchi, tralasciando la pittura, forse anche a seguito della notizia della morte del fratello Ray- mond; studia approfonditamente le opere di Nimzowitsch, innovativo negli scacchi come

lui lo era nella pittura, e di Capablanca.

Nel 1919 torna a Parigi, dove resta quasi tre anni; in una lettera del 1919 scrive:“La mia

attenzione è completamente assorbita dagli

scacchi. Gioco giorno e notte

mi piace sempre meno.”

Non è ancora tempo, però, per dedicarsi totalmente agli scacchi: nel 1919 realizza la versione baffuta della Gioconda,‘Monna

Lisa parody’ aggiungendo la scritta LHOOQ che in francese può suonare come “Elle a chaud au cul” (ha il sedere caldo). Parodia che venne intesa come un gioco freudia-

no riferito alla presunta omosessualità di

Leonardo. Nei primi Anni Venti Duchamp realizzò una ‘macchina’ ottica e cortometraggi cinema- tografici surrealisti, fotografie sperimentali e ‘oggetti beffardi’ prodotti in serie.

Dipingere

Nel 1922 tornò a New York. “Quando do- vette decidere se tornare o no in America,

si affidò al lancio di un dado, il celebre coup

de des di Mallarmè.”

L’anno dopo è di nuovo a Parigi, poi a

Bruxelles, dove nel 1923 - aveva 37 anni

- giocò il suo primo torneo di scacchi di

una certa importanza: si classificò terzo (+7

=1 -2), i torneo fu vinto da Koltanowsky.

Duchamp tra gli altri batté Colle.

Fu probabilmente questo risultato a convin-

cerlo a occuparsi per oltre dieci anni quasi esclusivamente di scacchi. Nel 1924 Parigi ospita le Olimpiadi e accanto ai vari sport classici viene organiz- zato anche un torneo internazionale per dilettanti: Duchamp è tra i partecipanti. Ancora nel 1924 viene “immortalato” mentre gioca su un tetto di Parigi insieme all’amico Man Ray in una inquadratura del film muto di Renè Clair - “Entr’acte”. L’attività scacchistica culmina nella parteci- pazione al campionato di Francia dal 1924 al 1928. Nell’edizione del 1925, in cui ottiene il titolo di maestro nazionale, sfiora la vittoria, mancata per aver perso una partita vinta con quello che poi sarà il vincitore. Di

questo Campionato, che si tenne a Nizza dal 2 all’11 settembre, compose l’ “affiche”. “Uno dei migliori manifesti che si sia mai visto per un torneo di scacchi” scriverà Arturo Schwarz, gallerista e grande amico

di Marcel.

Il disegno evita la semplice rappresentazio-

ne di uno o più pezzi del gioco, mostra in-

vece, scrisse il critico d’arte Oliver Revault d’Allonnes,“una sorta di valanga di cubi dalle facce alternativamente bianche e nere, come se le case della scacchiera si fossero associate per assumere del volume e per sottrarsi alla loro piattezza tradizionale”. Nel 1927 si sposò con Lydia Sarazin-Lavas- sor, ma a causa degli scacchi il matrimonio si rivelò catastrofico. Come scrisse Man Ray:“Duchamp passò la maggior parte della sola settimana che visse insieme con sua moglie ad analizzare problemi di scacchi; una notte, mentre lui dormiva, lei come disperata rappresaglia gli incollò tutti i pezzi alla scacchiera. Divorziarono tre mesi più tardi.”

Giocò con la nazionale francese 4 Olimpiadi (=campionato del mondo a squadre) dal 1928 al 1933 *1928, Francia 12a su 17 (MD: 16, +1 =11 -4) *1930, Francia 12a su 18 (MD: 15, +1 =6 -8 ++ Alekhine 9 su 9; *1931, Francia 14a su 19 (MD: 9, +1 =3 -5 ++ Alekhine +10=7-1 *1933, Francia 8a su 15 (MD: 12, +1 =2, -9 ++ Alekhine +8=3-1)

Intanto vince il torneo di Hyeres 1928 ex aequo con Halberstadt e J.O’Hanlon.A Nizza 1931 si piazza ultimo con 3 patte, ma non stava bene e non è una scusa (per la cronaca secondo fu Rosselli del Turco, vin- se l’inglese Reilly). Si rifà nel 1932, vincendo il campionato di Parigi. Ancora nel 1932, insieme ad Halberstadt, pubblicò un libro sui finali, « L’opposition et les cases conjuguées sont réconciliès », che parve a molti ispirato troppo da vicino

dal libro dei nostro ing. Rinaldo Bianchetti, apparso sette anni prima a Firenze: «Contri- buto ai finali di soli pedoni». Sorse in proposito, una violenta polemica sulla rivista L’Italia Scacchistica (1932), in seguito ad un articolo del direttore Stefano Rosselli del Turco che portava l’inequivoca- bile titolo: « Un plagio ».

Stranamente Arturo Schwarz nella sua ope- ra su Duchamp dal titolo “La sposa messa

a nudo in Marcel Duchamp, anche” non fa

cenno alla polemica, anzi afferma che “il libro costituì un importante contributo alla letteratura scacchistica sui finali di partita” dimostrando quindi di ritenere le scoperte

e le affermazioni di Duchamp e Halberstadt

‘originali’ e perfino innovative, cosa però

assolutamente non vera.

e perfino innovative, cosa però assolutamente non vera. Nel frattempo Duchamp aveva realizzato una scacchiera, in

Nel frattempo Duchamp aveva realizzato

una scacchiera, in cui ogni casella misura

87.5 mm per lato, che decise di

re al muro. Fu in un certo qual modo il suo simbolico addio agli scacchi agonistici, dato che si era reso conto di non riuscire ad arrivare ai più alti livelli. “Ma questo gesto può essere soprattutto considerato la definitiva ‘consacrazione’ de- gli scacchi come arte da parte di Duchamp, contesta Martina Corgnati: la scacchiera

appende-

viene appesa al muro al posto di un quadro

e quindi occupa la posizione dell’opera

d’arte che la pittura retinica, linguaggio

“declassato” ha invece perduto.”

Dopo di allora Duchamp si dedicò a scri- vere rubriche su alcuni giornali e al gioco per corrispondenza, dove ottenne altre notevoli soddisfazioni. E questo è sicura- mente un aspetto assai poco noto della attività scacchistica di Duchamp. Partecipò

al 7.Torneo magistrale della Internationaler

FernschachBund , iniziato nella primavera 1932 e lo vinse imbattuto con 7 punti (due

partite patte e sei vinte). Acquistò così il di- ritto a partecipare al Campionato Europeo della IFSB [Bundmeisterschaft, che iniziò nel marzo 1933 e terminò nel 1939. Lo vinse con imbattuto con il risultato di +8, =2. In pratica fu campione europeo per corrispon- denza! Intanto fu capitano non giocatore in un incontro per corrispondenza Francia- Ungheria nel 1934-1935 e partecipò con

la squadra francese alla prima Olimpiade

Internazionale per corrispondenza (Euro- peische Lander Fernschach Olympiade). Inizio il 15 gennaio 1935. 14 squadre nazionali .Tre gruppi eliminatori. Squadre di 6 giocatori. Nel suo gruppo eliminatorio

- con Italia, Svizzera , Portogallo, Spagna e Olanda-2 - ottenne il miglior risultato per la Francia (in terza scacchiera +3, =2). La

Francia acquisì il diritto a partecipare alla Finale B ma Duchamp non vi prese parte

a differenza di quanto afferma Schwarz che

scrive che Duchamp “nei quattro anni di gioco rimase imbattuto e ottenne il miglior punteggio individuale – 9 su 11”.

Nel 1935 per i suoi risultati complessivi (+17, =6, -0) la IFSB gli assegna il titolo di Maestro per Corrispondenza assieme a campioni ben noti, come Eliskases, Hans Muller, Paul Keres e altri. Fu poidesignato comel delegato francese in occasione della fondazione della Interna- tional Correspondence Chess Association

e nel 1936 fece parte del comitato per la

stesura delle regole per il primo Campiona- to del Mondo per Corrispondenza.

A questo punto Duchamp, che nel 1942 si

era definitivamente stabilito a New York

(diverrà cittadino USA nel 1955),

tor-

di andare al club di New York, per ben sette

anni.Tra il 1956 e il 1957 partecipò, insieme

ad altri amici (Arp,Tanguy, Ernst, Coeteau, e

il noto scacchista Larry Evans) alle fantasie del film « 8 x 8 » del regista tedesco Hans Richter girato in America e in Europa. Da

questo film furono tratti due cortometraggi,

nò alla sua carriera di artista e pittore,

segnò la sua adesione alla corrente dadaista.

«

Dadascope » e « Passe-temps passionné

continuando comunque a giocare a scacchi,

»,

con Marcel Duchamp e Larry Evans, nel

anche se quasi solo a livello di circolo (ma nel 1948 vinse a pieno punteggio il cam- pionato dello stato di New York): nel 1943

secondo dei quali si riproducono immagini dell’antico gioco degli scacchi, quale mezzo pacifico adoperato dai Re orientali per

disegnò una scacchiera tascabile che nel 1944 concretizzò nel quadro “Scacchiera tascabile con guanto di gomma”, opera che

Nel 1947 realizza Prière de toucher, un seno femminile di morbida gommapiuma

risolvere le controversie. Nel 1961 giocò e vinse una partita tele- grafica e telefonica contro gli studenti di Amsterdam: Duchamp era a New York e mandava una mossa al giorno, mentre i gio- vani olandesi si consultavano per telefono.

in rilievo che chiede di essere toccato: il

nudo diventa tridimensionale! (restaurato di

E

finalmente Duchamp nel 1963 si esibì

recente NdA).

in

una partita con una ragazza, Eva Babitz,

Nel 1954 il secondo matrimonio (ha dun-

que 67 anni) con Alexina Sattler detta Teeny.

Il matrimonio durerà fino alla sua morte,

con Teeny che imparò dal marito a giocare a scacchi e una volta alla settimana accettò

completamente nuda. Una fotografia ha immortalato questa performance. Evidenzia Martina Corgnati:“La foto di Du- champ che gioca con la ragazza nuda con- tinua la riflessione sul rapporto fra i sessi e sul desiderio umano sviluppato nel Grande

gioca con la ragazza nuda con- tinua la riflessione sul rapporto fra i sessi e sul

Vetro. La ragazza naturalmente rappresenta

la ‘sposa messa a nudo.”

Le ultime apparizioni scacchistiche di

Duchamp sono del 1968, dapprima a un concerto chiamato “Reunion” alla Ryerson University di Toronto, dove giocò con il ce- lebre John Cage, pure grande appassionato Poi a Milano, in giugno, pochi mesi prima

di morire, quando venne a Milano e fece

una visita al Campionato Italiano insieme all’amico Arturo Schwarz, che poi scrisse:

“L’amore di Duchamp per gli scacchi è durato tutta la vita. Nel giugno 1968 siamo andati insieme al Castello Sforzesco di Mi-

lano a vedere i migliori giocatori italiani che

si battevano per il titolo di campione d’Ita-

lia. Duchamp trascorse tutto il pomeriggio guardando la bella partita giocata da Guido Cappello (Milano) contro Mario Napolitano (Firenze). Di quando in quando commen- tava una mossa particolarmente brillante, prediceva la reazione dell’avversario e la contromossa. Circa un’ora prima della fine

della partita riuscì a predirne l’esito e le mosse che avrebbero condotto Cappello alla vittoria.Al momento di lasciare la sala

mi disse “Vedi gli scacchi sono diventati una

scienza, ora, non sono più un’arte.”, con una

nota di vago rincrescimento nella voce.”

Gli scacchi rappresentarono spesso

«l’atmosfera» nella quale Duchamp trovò, paradossalmente, l’appagamento dell’in-

soddisfazione.Ancora Arturo Schwarz ha osservato che «negli scacchi si può arrivare

ad una posizione senza via d’uscita, ove

nessuno degli avversari può imporre la vittoria. Uno di essi si trova in uno stato

di perpetuo scacco. Per Duchamp questa

insolubile situazione è divenuta la metafora della sua relazione con la vita. Probabil- mente, è il suo più bel finale di partita». Egli, che amava i giochi di parole, aveva, del resto, tante volte insistito sul doppio senso di echecs - (scacchi) ed - échec - (scacco. in senso traslato smacco, fallimento): forse, in

tutta la sua vita egli volle proprio sfuggire allo scacco finale, negandolo: « La soluzione del problema della vita risiede nella scom- parsa di questo problema. Ma, stranamente, proprio in questo suo atteggiamento, così coerentemente mantenuto anche nella sua arte, noi avvertiamo il senso preciso di qualche cosa che va al di la del reale e supe- ra, trascendendolo, il problema della vita.

Degli scacchi Duchamp disse:“Gli scacchi sono uno sport. Uno sport violento.” Una definizione poi ripresa dal grande Kasparov. Con una traduzione forse un pò libera, ecco il pensiero di Duchamp:

“Gli scacchi sono uno sport. Uno sport vio- lento. Questo toglie loro gran parte delle implicazioni artistiche. Un aspetto intrigante del gioco, che implica connessioni artisti- che, è il disegno geometrico disegnato dai pezzi nel loro movimento, sia che il gioco sia combinativo, sia strategico, sia tattico, sia posizionale. E’ una forma di espressione seria, e come l’arte religiosa non molto allegra. Ma se vogliamo dire qualcosa degli scacchi diciamo sono battaglia, lotta.”

qualcosa degli scacchi diciamo sono battaglia, lotta.” Duchamp e Beckett Samuel Beckett (premio Nobel) autore di

Duchamp e Beckett

Samuel Beckett (premio Nobel) autore

di

“Aspettando Godot” imparò a giocare

al

Trinity College di Dublino quando era

studente. Gli scacchi sono stati “qualcosa

di molto stimolante nella vita di Beckett”

scrisse il biografo di quest’ultimo, tanto da ispirare il romanzo “Murphy” (che ricorda Paul Morphy e anticipa Fischer) e una ven- tina di anni dopo la piece teatrale intitolata proprio “Finale di partita”.

Negli Anni Trenta a Parigi Beckett incontrò Duchamp con il quale passò molte ore a giocare: erano entrambi interessati agli scacchi e in particolare al finale di partita.

Del libro scritto in collaborazione con Halberstadt, che Duchamp sicuramente mostrò a Beckett, l’artista francese disse:

“Quest’opera si occupa di quel particolare momento dei finali in cui tutti i pezzi sono perduti e non rimane sulla scacchiera che il

Re con alcuni pedoni. Di questa particolare situazione di “pedoni solitari”, poi, è trattato solamente il caso ancora più particolare che

si ha quando i pedoni sono bloccati e solo i Re possono giocare.”

L’origine scacchistica di “Finale di partita” è stata confermata dallo stesso Beckett, che scrisse:“Hamm è il re in questa partita a

scacchi perduta fin dall’inizio. Fin dall’inizio egli sa di fare mosse senza senso ” Confermò il critico Pierre Massot:“Attra- verso i personaggi di Hamm e Clov, uniti dall’apparente rapporto di padrone e servo, attraverso la famosa presenza dei due bidoni per la spazzatura abitati da Nag e Nell, genitori di Hamm, Beckett ha messo in scena una vera e propria partita a scacchi, specie quel particolare momento della fase finale nel quale tutti i pezzi sono stati scam- biati e sulla scacchiera rimangono soltanto i re ed alcuni pedoni.”

In pratica le stesse parole di Duchamp.

Il Plagio da

Italia Scacchistica annata 1932

Anno XXII - N. 18 - L’Italia Scacchistica 15 Settembre 1932, - X

E’ apparsa recentemente una pubblica-

zione dal titolo “L’opposition et les cases, conjuguées sont réconciliés” di M.Duchamp

et V. Halberstadt, edita dai Sigg. E. Lancel

e G. Legrain. Proceduto ad un primo e

rapido esame di quest’opera, non esitiamo a

dichiarare che essa, nel suo complesso, è un plagio dell’opera “Contributo alla teoria dei finali di soli pedoni” dell’Ing. Dott. Rinaldo Bianchetti, edita a cura de “L’Italia Scacchi- stica”, Firenze 1925. Nel nuovo libro si ri- scontrano infatti non solo molte delle idee

e dei metodi escogitati dall’Ing. Bianchetti,

ma perfino gran parte della terminologia da questi adottata. Inoltre l’essenza stessa del

libro, contenuta nel titolo, non è altro che

la contraffazione della dimostrazione fatta

dall’Ing. Bianchetti che l’opposizione è un caso

particolare delle case corrispondenti o recipro- che, o, se si vuole, delle case coniugate. Daremo alcuni esempi: pochi e brevemente svolti, perchè se dovessimo riportare tutte

le somiglianze dovremmo ripubblicare per

intero le due opere stesse.

Nella prima parte del libro dei Sigg. D. e H. gli autori sono scesi al concetto di opposi- zione partendo da considerazioni di attacco

e di difesa di certe case nello stesso modo

che ha fatto il Bianchetti nel suo libro ove a pag. 16 è detto - Perciò due Re fra loro posti alla più piccola distanza consentita, interdicono a vicenda . ecc. ecc. quindi col dire ‘ Ce róle (des rois) consiste à attaquer ou à défendre certains P., certaines cases , ecc. e pubblicare i quattro diagrammi N. 1, 2, 3 e 4 si vengono a ripetere i medesimi concetti. A pag. 6 i Sigg. D. e H. scrivono ‘L’opposition virtuelle n’est utile que pour l’atta- que: elle permette au R. attaquant de passer à l’opposition sur colonne ou traverse, mais ceci dans certaines conditions seulement . A pag. 21 del “Contributo” è scritto:‘ Principio 5°. Quando due Re sono in opposizione virtuale, qualunque sia il movimento di un Re, l’altro può sempre conseguire con un sufficiente numero di tratti, l’opposizione reale , ecc. “ossia l’opposizione sopra una colonna o sopra una traversa”. L’appropria- zione del concetto espresso nel Principio 5° è pertanto manifesta. Vi è invero una differenza giacché il Bianchetti non si è mai sognato di dire il colossale errore che l’op- posizione virtuale è utile solo all’attacco, ma anzi ha dimostrato a pag. 45 del suo libro il potere difensivo dell’opposizione virtuale, portandone un esempio (figura 19).

Dove però il plagio si manifesta con lumi- nosa evidenza é nella seconda parte del libro del Sigg. D. e H ove da pag. 15 fino al

termine gli Autori trattano della “Opposi- tion hétérodoxe” ossia della ‘Reciprocità, dal Bianchetti esposta nel Contributo da pag. 52 in avanti, nel capitolo N. 9 Intitolato “Teoria dei campi reciproci”. Fa meraviglia che que- sti Autori, i quali sembrano tenere in alta considerazione la storia di ogni evoluzione della teoria e della pratica scacchistica, si siano proprio dimenticati di citare che nel 1925 è stata esposta nel libro del Bianchetti la nuova teoria dei campi reciproci, o se essi preferiscono delle case coniugate. Eppure detto libro è stato da loro letto e vagliato, come dicono nell’ Introduzione alla loro opera e poi a pag. 15.

Chiunque abbia avuto sottomano I’Han- dbuch des Endspieles , del Prof. J. Berger, la raccolta di “Studie” di F. Dedrler e tutti i trattati di finali usciti anteriormente al 1925, può farsi un’idea dello stato infantile in cui si trovava allora la teoria della recipro- cità ed è doveroso dire che un impulso poderoso a tale teoria è stato dato proprio dagli scritti del Bianchetti pubblicati nel “Contributo”. Tutte le principali riviste scacchistiche nel fare la recensione di quelle pagine lo hanno posto in rilievo. Ora gli autori D. e H. si sono appropriati di tutto lo svolgimento di questa teoria e gabellandolo come frutto del loro ingegno, hanno avuto la disinvoltura di esporlo al giudizio di tutto

il

mondo scacchistico, solo cercando qua

ce grave problème depuis plus de vingt ans.

V. Halberstadt - M. Duchamp

vogliano considerarci un homme qui connait

Neghiamo che sia sufficiente a provare

e

là di camuffare con altre terminologie e

Par esprit d’èquitè historique nous devons

et aime la question traitée e non si dispensi-

con variazioni di forma, ma non di sostanza, i metodi e le teorie del Bianchetti. Vi è invero qualche tentativo di innovazione ed aggiunta; ma qui, similmente ai cattivi scolari

reconnaitre D. Przepiorka comme l’auteur de cette phrase si importante dans l’article cité,“l’opposition est un cas particulier des cases conjuguèes”. Ceci se passait à Munich

no da una discussione, con la scusa d’una mancanza di cortesia epistolare.

che copiano il compito, sono caduti in erro-

en 1908. La question des conjuguèes n’est

l’intenzione di lasciare a Cesare quel che

re, come siamo pronti a dimostrare, se sarà

pas nèe en 1925.Tout ce que nous avons

è

di Cesare lo scrivere :‘”nous avons été

necessario, in un prossimo articolo.

cherchè n’est pas une thèorie nouvelle mais la conciliation definitive de deux concepts

particulierement encouragés par les travaux ”

de l’Ing. Rinaldo Bianchetti

e “ deux de ses

 

Anno XXII - N. 20 - 15 Ottobre 1932, - X

(qui “sembraient” s’exclure) en determinant clairement leurs points communs. Ceux

études nous servent ici à découvrir l’existence de nouvelles formes d’opposition hétérodoxe,

 

qui liront de livre de l’Ing. Bianchetti, livre

in

un libro che non è altro, da cima a fondo

I

Sigg.ri E. Lancel e G. Legrain editori dei

que nous considérons comme un des pas

che una copia mal fatta di quanto scrisse il

libro ‘ L’opposition et les cases coniuguées sont reconciliés , di M. Duchamp e V. Hal - berstadt, ci hanno inviato, con preghiera di

importants en avant, liront aussi notre 1ivre et sauront voir le mal fondé des attaques supeficielles dont nous sommes l’objet. Une

Bianchetti nel 1925. Ed eccoci all’accusa ri- voltaci: l’autore della frase l’opposizione è un caso particolare delle case coniugate sarebbe

pubblicazione, la risposta degli autori, che

discùssion théorique est toujors oiseuse

il

maestro David Pzepiorka. che l’avrebbe

qui appresso riportiamo integralmente.

nous souhaitons seulment qu’une certaine

scritto (o detto ?) a Monaco (?) nel 1908.

“L’auteur de l’article violent (Un plagio, L’Italla Scacchistica, 15 Settembre 1932) dirigé contre notre livre “L’Opposition et les casa conjuguées sont reconclilées” doit

courtoisie epistolaire la rende possible.

Paris, 26 Septembre 1932.

Dunque l’opposizione e le case coniugate sono state riconciliate da Pzepiorka nel 1908 e non da Bianchetti nel 1925 ma tanto meno da H. e D. nel 1932!

avoir oublié de lire sérieusemente ce livre, comme il a oublié de signer un article iniu-

Del resto la priorità di una frase ha poco

riex. Le ton de 1’article met én evidence un

I

Sigg. V. Halbertstadt e M. Duchamp dun -

valore: quello che affermiamo è che nessu-

parti pris superficiel qui nous dispense d’un

que si difendono, ciò che è nel loro diritto,

no prima dell’Ing. Bianchetti aveva ideato

discussion point par point, comme nous

e

si difendono attaccando, ciò che è, per lo

un procedimento generale atto a ricavare i

le

ferions volentiers avec un homme qui

meno, per essi imprudente. Liberiamo subi-

perchè è l’ uso che gli articoli editoriali

-

(articoli di fondo) non siano firmati, sottin-

campi reciproci e non esistevano nemmeno

connait, et aime la question traitèe.

to il campo dai loro attacchi, onde rivendi-

le

regole da esso date per stabilire l’attacco

“Cependant nous dèsirons mettre au point

care a noi integro il ruolo di accusatori.

o

la difesa valendosi dei suddetti campi.

certaines allegations tout à fait inexactes “Dans notre livre (page 3) nous recon- naissons l’importance des theories de l’Ing. R. Bianchetti das les termes suivants: Enfin,

Non abbiamo firmato l’articolo - Un plagio

tendendosi che la responsabilità è completa

Affermiamo che il procedimento impiegato ora dai Sigg. H. e D. è un plagio di quello dell’Ing. Bianchetti e non doveva essere riprodotto senza citarne l’origine.

nous avons été particulierement encouragés

del direttore. In questo caso, diciamo subi-

L’

ultima accusa che gli autori H. e D. ci muo-

per les travaux de l’lng. Rinaldo Bianchetti:

to, che il suddetto articolo è stato scritto

vono è che i nostri attacchi sono mal fondati

Contributo alla teoria dei finali di soli pedoni, Fi- renze 1925. Deux de ses études nous servent ici à découvrir l’existence de nouvelles formes

dal Direttore, Stefano Rosselli Del Turco, autore pure delle presenti note. Il tono dell’articolo era volutamente duro, perchè

e superficiali: non ci sembrava, ma vogliamo accontentarli documentandoli meglio.

d’opposition hétérodoxe. Ceci suffit a prouver notre intention hon-

adattava al contenuto. Non si trattava di

si

ribattere, confutare opinioni, ove non siamo

V. Halberstadt - 1932 - N. 26 il B muove e vince

nète de laisser à César ce qui appartient

mai venuti meno alla dovuta cortesia, ma di

Rh6 Pd3 Pe2

-

Rb5 Pd4 Pd5

a César, mais nous tenons beaucoup à ce qu’un lecteur impartial nous attibue ce que avons ajonté non pas aux theories de l’Ing.

una chiara, esatta e documentata accusa di plagio, ove le perifrasi erano assolutamente fuor di luogo. Speriamo, ora che gli autori

R. Bianchetti - 1925 - Fig. 19 il B muove e vince

Bianchetti, mais à tout ce qui existait sur

H. e D. ci conoscono anche di nome, essi

Ra8 Pe2 Pe3

- Rh8 Pe4 Pe5

Ecco due studi a cui nessuno negherà una certa somiglianza

Anno XXII - N. 23 - 1 Dicembre 1932, - XI

non occorra aggiungere altro e per conto nostro dichiariamo chiusa la polemica.

A pag. 13 del libro di H. e D. è scritto

Riceviamo e pubblichiamo. Il nous est difficile d’empécher M. Rosselil

Stefano Rosselli Del Turco

- Cases critiques sur colonne, formation

Del Turco de nous traiter de plagiatres

Sackmann. Le diag. 26 nous mostre un

chaque fois qu’il en a envie et de prouver à

Carissimo Marchese Stefano Rosselli Del

exemple de cette derniere categorie qui comme la précédente se compose de trois cases voisines sur une mème colonne. Le

sa facon qu’il il en a le droit. Nous n’avons plus qu’a espérer qu’un jour peut étre M. Bianchetti lui méme nous fera

Turco, i signori Halberstadt e Duchamp nel rispondere alla seconda parte dell’ articolo Un plagio mi chiamano esplicitamente

cases critiques sont marquées par des croix

savoir s’il a l’intention de commencer une

in

causa, non so con quanta opportunità

(per ragioni tipografiche abbiamo omesso le

querelle, genre Berger-Dedrle, dans laquelle

e

per quali reconditi fini. Non starò ad

croci: le case critiche indicate sono- d5, d6, d7).

aucun des deux partis ne convaincra l’autre

arzigogolare su questa deviazione polemica

La case d4 ne peut pas etre considerée

pour le maigre amusement du monde échi-

ed in omaggio alla Sua amicizia acconsento

comme critique à cause des cases brisantes e4 et e3 qui excluent la possibilité d’ une attaque frontale sur d4.

quéen. Nous prions seulement l’Ing. Bian- chetti de se rappeler sa déclaration (page 62, 2-me paragraphe de son ‘Contributo’) a propos de sa position de gain (v. Diagr).

di

ne avanzata. Certamente avrei gradito di restare in disparte non essendo bramoso (né credo di aver dati motivi per inferirne

esprimere il mio pensiero sulla questio-

messo in rilievo nell’ articolo « Un plagio”

A

pag. 43 riga 14 e seguenti del “Contri-

“Il finale ora considerato rappresenta uno

il contrario) di misurare la mia modesta

buto” del Bianchetti, questi ha posto in evidenza che nella sua composizione della Fig. 19 qui riportata“ Il P. nero e5 impedisce

dei casi più generali ed ha la particolarità per cui la reciprocità non può essere identi- ficata con alcun genere di opposizione”

retorica in una polemica simile a quella Berger-Dedrle, sebbene io ritenga che que- sto lungo dibattito da concezioni diverse,

al

Re6 l’accesso alle case d4 e f4 perciò la

Ou en francais, approximativement; Le fina-

non sia stato del tutto arido. Nel caso in

quarta orizzontale non dovrà esser con- siderata quale linea principale d’attacco

le que nous venons de considérer (Diagr.) représente un des cas plus généraux et a

oggetto il supporre che io sia animato da cosi prave intenzioni mi sembra un non

(frontale), ma che le case critiche erano e4, e5, e6, e7. Anche nel riportare la forma-

la particularité de former une ‘réciprocité, (camps réciproques) impossible à identifier

senso, poiché, come giustamente è stato

zione di Sackmann a pag. 123 del suo libro

avec aucun genre d’opposition.

le

mie idee sulla teoria dei finali di soli

il

Bianchetti ha detto che le case critiche

Cent pages au moins de notre livre sont

pedoni sostanzialmente non si differenziano

agli autori sopra citati con il togliere loro

erano quattro (campo critico c5-c8), sicchè

consacréès à l’exposition d’une forme

con quelle espresse nel libro “L’opposition

risulta che i Sigg. D. e H. a pag. 13 hanno copiato male ciò che ha scritto il Bianchetti,

d’oppositlon nouvelle que nous appelons hétérodoxe et qui s’applique aux positions

et les cases coniuguées sont réconciliées, , dei signori Duchamp e Halberstadt.

e

pur essendo chiaro il riferimento all’opera

Locock, Reichhelm, Bianchetti et Ebersa ; ne

Sicché entro nel vivo della questione

sua sono caduti in un errore grossolano, affermando che nel finale Diagr. 26 del loro

libro la casa d4 non è critica. Infatti oltre

serait ce que pour cette formule géome- trique d’ une oppositione héterodoxe s’appliquant à la position Bianchetti que lui

spiacente di dover dare un piccolo dolore

qualche illusione.

la

soluzione data dagli autori si ha anche la

mème declare irréductible à aucune forme

Nel mio ’Contributo alla teoria dei finali

seguente 1. Rg7, Rc5; 2. Rf7, Rb5; 3. Re7,

d’opposition nous reclamons la clémence

di

soli pedoni’, trattando della teoria della

Rc6; 4. Re6, Rc5; 5. Re5, Rc6; 6. Rxd4, Rd6; 7. Re3, Re5; 8. d4+, Rf5; 9. Rf3, Rg5; 10. e4,

et surtout nous demandons que les debats solent arrétes avant qu’ils ne prennent une

reciprocità, ho rilevato che i procedimento empirici, escogitati prima del 1925 per la

e

vince.

forme trop subjective.

ricerca delle case corrispondenti nei due fa-

E

per oggi facciamo punto, pronti a rico-

mosi finali di Lasker-Reichhelm e di Locock, non avevano, né potevano avere, carattere

minciare se i Sigg. H. e D. si degneranno contrapporre degli argomenti e non delle vane parole.

Stefano Rosselli Del Turco

V. Halberstadt - M. Duchamp Paris, 25 Octobre 1932

Abbiamo comunicato quanto sopra all’amico Ing. Bianchetti, ed abbiamo ricevuto l’esau- riente risposta che segue. Ci sembra che

generale, quasi sempre variando i campi reciproci nella forma e nella disposizione da un finale all’altro. Infatti, mentre per il finale Lasker-Reichhelm la reciprocità si può assimilare ad una opposizione verticale

sopra linee parallele e contigue, e per il finale di Locook si tratta di campi reciproci simmetrici rispetto una diagonale, per con- tro non è possibile negare l’esistenza di altri campi di forma tale da non poter essere sovrapposti, per uno stesso finale, mediante ribaltamenti, traslazioni od altro.

Mi riesce perciò oltremodo inspiegabile

come gli autori del recente libro, messi sull’avviso dalle mie affermazioni, del resto suffragate da notevoli esempi, si siano lanciati con giovanile baldanza alla ricerca di questi ribaltamenti e traslazioni, rimettendo in vigore quei procedimenti empirici che fu- rono indicati dai teorici nei primi lustri del nostro secolo. Di modo che i signori Duc- hamp e.Halberstadt sviluppando la ‘nouvelle opposition hétérodoxe’, sono semplicemen- te tornati all’antico, con l’aggravante di non aver saputo dare una qualsiasi dimostrazio-

ne generale che proprio questa opposizione

debba necessariamente sussistere. Con pochi esempi farò vedere che l’opposi- zione eterodossa non ha carattere generale per cui essa fallisce negli scopi che gli autori in parola si sono prefissi di raggiungere. E’ indubbio che i campi reciproci propriamen- te detti relativamente a ciascuno dei finali Lasker-Reichhelm, Locock e forse per qual- che altro, sono due figure geometricamente uguali e perciò sovrapponibili; adunque in questi casi l’opposizione eterodossa si identifica con la reciprocità.

Le cose vanno un pò diversamente per la

mia composizione qui a lato riportata e che i signori Halberstadt e Duchamp, a torto, vorrebbero assumere quale prototipo di ribaltamento diagonale con traslazione di una casa, ossia di opposizione eterodossa sopra diagonale con traslazione uno. Nella figura ho contornati con una linea i campi reciproci allo scopo di mettere in evidenza la forma. Non v’è chi non veda che questi campi, costituiti ciascuno dalle dieci case distinte con le lettere dell’alfabeto dall’A al

K, non sono assolutamente eguali e quindi non possono essere sovrapposti l’uno sull’altro. Una sovrapposizione parziale è solo possibile eliminando, con pieno arbitro, le case A e B, le quali sono le case recipro- che principali, rappresentando esse le case gemelle.

Anche per il finale pubblicato nel mio ‘Contributo’ e che riporto qui a lato, i

campi reciproci risultano di forma assai diversa fra loro e non sono sovrapponibili,

a meno che non si eliminino le case A, B, C,

D, il che i signori Halberstardt e Duchamp con procedimento sbrigativo hanno fatto allo scopo di poter affermare l’esistenza di una speciale opposizione eterodossa, quella sopra diagonale con traslazione tre. Ma si verificano del casi ancora meno favorevoli alla istituzione della ‘nouvelle opposition’. Sarei infatti molto curioso di conoscere quale specie di opposizione eterodossa può essere attribuita ai campi reciproci relativi al bel finale del Conte A. Sacconi, finale che ho rappresentato nel mio libro con le fig. 34 e 35. Sarà ben

difficile che io ottenga una indicazione sod- disfacente trattandosi di forme geometriche assolutamente non sovrapponibili, similmen- te ai campi reciproci che rappresento qui a lato in relazione ad un finale assai interes- sante di N. Grigoriew. Ivi il Bianco ottiene

la patta prendendo col suo Re la reciprocità

ed abbandonandola quando il Pedone libero viene avanzato. Si ha la soluzione 1. Rc6!, Rc8, 2. Rd6, Rd8; 3. Rc6, Re8; 4. Rd6, Rf8 ; 5. Re5, Rg8 ; 6. Rf4, Rh8; 7. Rg4, Rh7; 8. Rg5 e la patta è evidente.

Un ultimo esempio; un finale di F. Dedrle, poco noto, quello nella pagina seguente rap- presentato. Il Bianco impatta nel seguente

modo : 1. Rg4!, Rc4 2. Rf4!, Rd4 (se 2

(c3) segue 3. e5!; e se 2

d6; 4. Rf4 rendendo impossibile la conquista delle case critiche e2, e4 da parte del Nero. Che effettivamente sia in gioco una corri-

Rd3

d6, 3. Rg4!); 3. Rf5!,

spondenza biunivoca risulta dalla seguente analisi, la quale dimostra che il Nero vince se ha il tratto nella posizione iniziale. Infatti:

1 Rc4!, prendendo la reciprocità ; 2.Rg3!

e vince. Se 2.Rf5 (f3)

il N. pure vince facilmente dopo 2

(se 2. Rg4, segue 2

d6

Rd4; 3.

Rf4, d6); 2

Rf3 (d3), f5 (d5); 6. exf5 (d5), Rxf5 (d5) e può conquistare con l’opposizione verticale

le case critiche-efficaci dei suo Pedone libero.

Rd4;

3. Rf3, Re5! 4. Re3, d6; 5.

Risulta adunque che nel finale di Dedrle le case segnate in figura sono realmente reciproche e che inoltre i due campi pos- sono essere sovrapposti in svariate guise, ad, esempio mediante un ribaltamento, una traslazione e una rotazione ; cosa che i signori Halberstadt e Duchamp non hanno considerato nel loro libro.

Le conclusioni che si possono trarre da

quanto sopra sono semplici ed inequivoca- bili. L’opposizione eterodossa è artificiosa; può sussistere integralmente, parzialmente

o ancora non sussistere affatto; non può es-

sere dedotta se prima non si sono ricercati i campi reciproci; a priori non è possibile stabilirne la specie.

Caro Marchese, non credo che nessuno più

di me sarebbe lieto di poter constatare che

un reale progresso è stato conseguito per

la rapida ricerca delle case reciproche, in

modo che al giocatore di scacchi in partita viva fosse concesso con semplici argo- mentazioni, come per l’attacco frontale, di dedurre in quali case debba porre il proprio Re per la conquista o la difesa delle case critiche.Al presente si deve ammettere che purtroppo siamo lontani da questo risultato, il quale è forse irraggiungibile in conseguenza degli elementi che determina- no la genesi della reciprocità.

Sono il suo aff.mo R. Bianchetti Valdengo, 14 Novernbre 1932

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