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COME MIGLIORARE A SCACCHI?

¾ Come costruirsi un repertorio d’apertura


 

La prima osservazione da fare sembrerà banale ai giocatori più esperti, ma è una


premessa necessaria: ti devo convincere dell’utilità di avere un repertorio d’aperture!

™ perchè dovrei avere un repertorio d’apertura?

Ti elenco qualche motivo, tra cui scegliere:

a) Col Bianco: ottenere un vantaggio d’apertura


b) Col Nero: ottenere una posizione di mediogioco giocabile
c) Potrai giocare più veloce (ne riparleremo in seguito)
d) Un repertorio intonato al proprio stile di gioco ti farà sentire a tuo agio
e) Potrai punire gli errori del tuo avversario più spesso
f) Potrai sapere quali posizioni tipiche di mediogioco, strutture pedonali, finali e
tatticismi studiare
g) Potrai aggiornarlo
h) Ti divertirai di più se giochi posizioni in cui credi
i) Senza una guida, le cui mosse siano state provate e verificate, è quasi impossibile
oggigiorno giocare bene le prime fasi della partita
j) Perchè dopo 10-15 mosse della partita inizi a pensare all’abbandono
k) Perchè dopo 10-15 mosse della partita pensi: “ho una posizione orribile”
l) Perchè non sei un giocatore universale, bravo in tutte le aperture.

Bene, ora sai che hai bisogno di studiare le aperture; la prossima questione è ovviamente
quali aperture studiare ed in che modo. Inoltre, dobbiamo vedere come trasformare un
insieme di aperture in un repertorio, legate da un filo logico. Infatti, avere un repertorio
significa molto più di una semplice scelta tra 1.d4 o 1.e4 alla prima mossa. Ciò che lega
dei sistemi di apertura in un repertorio è una decisione preliminare tua, una scelta basata
su una ricerca a priori, decisione che ha bisogno di essere valutata e controllata.
Ovviamente, vi deve essere una certa attitudine da parte tua, una preferenza per
determinate posizioni: alcuni sono più forti in posizioni aperte e tattiche, altri preferiscono
una struttura pedonale chiusa e fissa in cui poter fare lente manovre. Altri ancora
preferiscono posizioni semplici con pochi pezzi o, viceversa, altri amano la tensione di
molti pezzi e pedoni. Purtroppo, scegliere le giuste aperture non è una semplice questione
di 'tentativi ed errori'! Potresti trascorrere degli anni a cercare ed a cambiare, senza
venirne a capo! Quindi, occorre stilare un piano d’azione energico, se vuoi veramente
risolvere in modo soddisfacente la questione:

1) Come definire il tuo stile di gioco?


2) Come scegliere le fonti per un repertorio d’apertura?
3) Quanto tempo dedichi agli Scacchi?
4) Linee principali o varianti secondarie?
5) Quanto devono essere lunghe le varianti d’aperture da studiare?
6) Quali aperture studiare, a seconda del proprio livello di gioco?
7) Come fissare la teoria nella tua memoria?
Continuando a leggere, troverai le risposte ai quesiti.

1) Stile di gioco

E’ molto difficile, se non impossibile, definire lo stile di gioco di un dilettante. La risposta


più comune alla mia domanda “Come definisci il tuo stile?” è stata “Sono un giocatore
posizionale o combinativo”. Ma quando poi ho analizzato le loro partite, ho visto che si
trattava solo di “realizzazione di desideri”: giocatori tranquilli, molto timorosi, a cui era
capitato talvolta di vincere una partita per una combinazione fortuita (nata per lo più da
errori dell’avversario), avevano assaporato la gioia del calo di tensione immediato,
dell’eccezionale stato di grazia che un colpo tattico conferisce ad un gioco frenato dalla
“paura di perdere”. E si erano auto-definiti combinativi.

Innanzitutto, vediamo se possiamo definire dei rivelatori di stile, che ci aiutino in modo
più oggettivo. Qui ne elenco alcuni, associandoli per opposto:

i. aperto/chiuso
ii. dinamico /statico
iii. posizionale/tattico
iv. illuso/concreto
v. attendista/aggressivo
vi. occupante del centro/controllore del centro
vii. lottatore per l’iniziativa/contrattaccante
viii. manovriero/posizioni semplici
ix. piano unico/molti piani

Ognuno di noi può divertirsi a leggere elenchi simili, ma ricordano da vicino gli oroscopi
che si leggono su riviste di infimo ordine! Se hai trovato il tuo “stile” in questo elenco...sei
sulla strada sbagliata! Infatti, idealmente, dovresti fare un giusto mix di questi stili, perchè
hai bisogno di volta in volta di varie tecniche per padroneggiare le differenti posizioni. Le
partite posizionali ti portano a costruire situazioni in cui dovrai necessariamente usare la
tattica per poter cogliere i frutti del tuo gioco precedente. E, parimenti, se sei bravo nella
tattica avrai bisogno di alcune competenze strategiche per condurre in porto le posizioni
favorevoli.

All’inizio del secolo scorso, Emmanuel Lasker offrì la seguente classificazione dello stile di
gioco:

1.Lo stile di un automa – il giocatore che ha questo stile memorizza alcuni schemi noti
(patterns), e nelle posizioni date egli ha sempre le stesse idee.

2.Lo stile solido – caratterizzato dalla tendenza verso la sicurezza, ma anche verso un
comportamento passivo.

3.Lo stile d’attesa – provoca l’avversario ad operazioni attive ed è orientate specialmente


al contrattacco.

4.Lo stile combinativo – giocatori che si basano sul calcolo delle varianti.

5.Lo stile classico – basato sulle regole strategiche di Steinitz.


Ma oggigiorno, usiamo un altra definizione per conoscere qual è lo stile: “nell’era
postmoderna, si esalta la conoscenza dei piani e motivi tipici, sia per il Bianco che per il
Nero, del mediogioco derivante dall’apertura”. Da ciò deriva un corollario: il TUO stile di
gioco è ben visibile e descritto da te stesso, nelle TUE partite di torneo! Torneremo
sull’argomento nell’ultima parte della dispensa, ma per ora ti assegno questo compito dal
titolo: quali sono le mie precedenti esperienze e quali i miei risultati?

Salva le tue partite in un database e fai una statistica, rispondendo alle seguenti domande:

a) quali aperture hai giocato di più?


b) con quali aperture hai vinto o perso?
c) quale apertura ti è piaciuta di più? E quale meno?
d) in quale misura l’apertura giocata ha avuto un ruolo importante nel risultato della partita?

Nota che l’ultima domanda è la più importante, in quanto è la vera discriminante tra un
giocatore di alto livello ed un principiante, ed è anche quella che ti dice se hai bisogno di
cambiare il tuo repertorio (se già ne adotti uno!).

Eseguito questo screening, avrai tra le mani una bozza di repertorio, ovviamente molto
incompleta ed insoddisfacente (se tu fossi contento del tuo repertorio attuale, non
perderesti tempo a leggere queste pagine!). Usiamo queste indicazioni come base
operativa (ad esempio: col Bianco gioco 1.e4 e col Nero la Francese e l’Est-Indiana, ma
non sono a mio agio).

2) Come scegliere le fonti per un repertorio d’apertura?

Se sei autodidatta, la prima cosa da fare è raccogliere del materiale utile. La gran quantità
di materiale disponibile ai giorni nostri è in realtà causa di grande confusione: occorre una
selezione ragionata.

Per comodità, dividiamo le fonti in due categorie: libri (anche in formato digitale, tipo CD
Chessbase) e video (DVD).

I libri possono, a loro volta, essere suddivisi in:

- Enciclopedie (tipo ECO)


- Libri di repertorio
- Monografie

Ogni tipo di libro o CD ha pregi e difetti, che ti elenco:

Enciclopedie: coprono tutte le aperture del mondo in 500 pagine, ma non coprono
un’apertura in modo esaustivo. Paradossalmente, dicono troppo poco per un dilettante
(non spiegano il motivo delle linee scelte) e troppo per un professionista (poche
diramazioni secondarie). Il vantaggio è però quello di dare un’utilissima visione d’insieme
al sistema d’apertura prescelto. Inoltre, rappresentano il libro da “consultare”
all’occorrenza, finchè non si è stampato il proprio repertorio.
Libri di repertorio: sono la base fondamentale da cui partire. Spesso sono scritti con una
formula vincente: una introduzione strategica, piani tipici, e poi la teoria in facili blocchi,
usando partite intere per illustrare i piani di mediogioco. Questi libri hanno un vantaggio
ovvio: il Grande Maestro ha già navigato attraverso l’apertura ed ha scelto alcune linee
buone per te, salvandoti dai dubbi. Dunque, il professionista si arroga il diritto di scegliere
le varianti che tu dovresti giocare, legandole da fili logici più o meno forti. Ad esempio, se
consiglia 1...c5 e poi ...g6 per il Nero, ti produce un libro in cui esamina il Dragone e
l’Inglese simmetrica (1.c4 c5). Infine, mette un bel titolo rassicurante (Repertorio per il
giocatore d’attacco o Repertorio completo per il giocatore posizionale). Ovviamente,
nessuno mai pubblicherà un libro dal titolo: ”Come giocare 1.e4 e...perdere”. Quindi, non ti
indicherà mai i difetti del suo repertorio, ma, nonostante ciò, questi libri sono utili, in quanto
ti offrono una rosa di sistemi tra cui scegliere. Niente ti impedisce di modificarlo, inserendo
i sistemi che preferisci. Ma dove trovarli, questi sistemi alternativi? Nelle monografie...

Monografie. I libri dal titolo “Vinci con...”, paradossalmente sono i migliori, in quanto
almeno sai che l’autore è sì un imbroglione (ti ha truffato i soldi, facendoti credere di aver
comprato un libro miracoloso) ma almeno è stato onesto, in quanto sin dal titolo ti ha
avvisato che il suo libro è a senso unico. Infatti, TUTTI i libri di aperture imbrogliano: tutti
gli autori “nascondono” le varianti critiche con accorgimenti tipici, quali l’inserimento in
nota, facendoti intendere che nessuno ti giocherà mai quella mossa demolitrice, oppure
coi commenti quali “ed il Nero ha compenso dinamico”, però intanto tu hai un pedone in
meno... I vantaggi di una monografia, però, sono altrettanto notevoli: hai la possibilità di
dare uno sguardo d’insieme, osservi delle partite modello, comprendi i lati positivi
dell’apertura che ti interessa (ma ricorda: NON i lati negativi!).

Video(DVD). Hanno lo stesso significato delle monografie: ti offrono spunti per lo studio,
ma non puoi costruirti un repertorio completo basandoti solo sulle poche informazioni
sviluppate.

Devi anche considerare che i libri di apertura, come la maggior parte dei libri di scacchi,
non possono essere letti come le riviste. Significa che non puoi solo leggere i commenti ed
i diagrammi, saltando quelle noiose notazioni algebriche...! Il miglior approccio è avere
una scacchiera reale a portata di mano, così da spostare i pezzi mentre leggi.

Purtroppo, sarebbe di cattivo gusto, da parte mia, fare una specie di lista nera, in cui
elencare i peggiori testi in circolazione. E sarebbe anche inutile, in quanto si tratterebbe di
opinioni personali e dunque discutibili. Ed al pari, una lista dei migliori testi si tradurrebbe
in una specie di “consiglio per l’acquisto”. L’unica affermazione che può farti da guida è
quella dell’ex-Campione del Mondo Tigran Petrosian, che disse: ”Quando studio
un’apertura dal punto di vista del Bianco, le varianti finiscono sempre in parità. Quando
studio la stessa apertura, ma dal punto di vista del Nero, il Bianco ha sempre un
vantaggio”.

In conclusione, servono tutte e tre le tipologie, ma vanno usati cum grano salis. La
soluzione migliore è quella di integrarli: scelto un libro di repertorio (occhio all’autore!),
occorre trascrivere le varianti suggerite in un database, confrontandole con una
monografia. Lo so, è un lavoro duro, ma mi ha dato sempre soddisfazioni il tempo usato
in questo modo. Il fattore principale, pertanto, diventa un altro:
3) quanto tempo hai per studiare scacchi?
Ovviamente, se il tempo è limitato, occorre imparare poche semplici aperture, non con
molta teoria. In alternativa, se hai tutti gli ultimi libri di apertura, o un computer con regolari
aggiornamenti di tutte le ultime partite, e se ti diverte memorizzare lunghe e taglienti
varianti, allora vai avanti, gioca la Siciliana Najdorf e buona fortuna! Ne avrai bisogno! Ed il
fattore tempo è decisivo anche per un’altra questione non da poco:

4) Linee principali o varianti secondarie?

Vi sono vantaggi e svantaggi, qualsiasi tipo di scelta tu faccia.


Il vantaggio di giocare linee principali (Spagnola, Siciliana, Nimzo-Indiana ecc.) è che hai
accesso a grandi databases, puoi vedere cosa giocare, e puoi vedere come forti giocatori
padroneggiano queste linee. Dunque, sono aperture che durano una vita.
Lo svantaggio è che devi trascorrere molto tempo a studiare il tuo repertorio, in quanto
sarà più esteso e devi essere sempre sicuro di essere aggiornato sulla teoria recente.
Le linee secondarie offrono meno vantaggi (se i professionisti non le adottano, ci sarà
pure un motivo, no?) ma hanno bisogno di meno manutenzione.
Alcuni giustificano la scelta di determinate aperture secondarie (“gioco l’Ippopotamo o
l’Attacco Grob”) con l’intenzione di “sorprendere” l’avversario, ma lo svantaggio di giocare
linee inferiori è sempre superiore al supposto vantaggio del fattore sorpresa.
In linea di massima, il consiglio migliore è quello di non considerare il repertorio come
qualcosa di statico e sempiterno, ma dinamico ed in continuo rimaneggiamento. Giocare la
Siciliana, ad esempio, è possibile se non ci si avventura subito in sistemi ultra-teorizzati,
come la Najdorf. Ma vi sono tanto altri sistemi, sempre all’interno della Siciliana, che
offrono varietà di scelta anche per il N.C. Ma, ovviamente, minore è il livello di gioco e più
diminuisce la possibilità di fare tutto da soli! Ecco perchè la selezione delle fonti diventa un
fattore cruciale, molto delicato per una categoria nazionale autodidatta.

5) Quanto devono essere lunghe le varianti d’aperture da studiare?

Probabilmente sarai stupito dalla risposta, ma vi è una ragione logica: devono essere
lunghe il più possibile, possibilmente tutta la partita-modello. Da molti anni abbiamo a
disposizione la possibilità di realizzare databases con motori d’analisi che ci possono
aiutare per controllare il nostro repertorio, se è scritto in formato Chessbase! Basta poi un
semplice click per aggiungere o rimuovere linee, o semplicemente per analizzare
materiale rilevante.

Scrivere un repertorio con carta e penna è, oggigiorno, ridicolo. E sperare di leggere i libri
di aperture solo per avere idee, è inutile: le dimenticherai rapidamente! Usando il
database, invece, potrai familiarizzare con le aperture scelte, rigiocare partite tematiche,
per cercare di capire cosa accade dopo l’apertura, ossia quali piani funzionano bene in
quelle situazioni. Quindi, è sempre una buona idea guardare intere partite giocate da forti
giocatori nelle varianti da te scelte, per vedere come affrontano le posizioni (se sono
commentate da loro stessi, tanto meglio!). Cerca così di ottenere un buon feeling per la
base dell’apertura e per le idee/tecniche tipiche del loro mediogioco. Se comprendi
veramente bene le idee dell’apertura, potrai muoverti correttamente anche se non ricordi
esattamente la teoria! Se l’apertura ha finali tipici, allora potrai esaminare anche alcuni di
questi. In questo modo, potrai memorizzare le varianti, comprendendo anche il perchè
delle mosse.

6) Quali aperture studiare, a seconda del proprio livello di gioco?

Come scegliere la giusta apertura, in base al proprio punteggio ELO o, meglio ancora, in
base al proprio livello di gioco? Argomento delicato...
Spesso gli istruttori dicono ai loro studenti di iniziare giocando 1. e4 col Bianco, per
impratichirsi nelle loro capacità tattiche, e solo dopo passare a 1. d4, quando essi sono già
abbastanza forti e con una discreta abilità posizionale. Ma questo insegnamento funziona
solo se lo studente ha una luminosa carriera davanti a sè! Se invece, come tanti fanno,
nascono e muoiono Categoria Nazionale, il consiglio si rivela un boomerang formidabile:
giocando sistemi complessi (ad esempio, il GM John Nunn consiglia la Spagnola, in
quanto è “una mucca da cui puoi mungere latte per tutta la vita”) il giocatore inesperto
perde, decide (spessissimo erroneamente) che la colpa è dell’apertura, la cambia, la
ricambia, riperde ancora, torna alla precedente e così via, vittima della “switch syndrome”.
Secondo la mia modesta opinione, vi è un errore di fondo, che ti espongo.
Le aperture spesso sono classificate in tre categorie basilari: Gioco Aperto (1 e4 e5),
Giochi Semi-Aperti (1 e4 ... – la Difesa Siciliana, la Difesa Francese, ecc.) ed i Giochi
Chiusi (1. d4, 1. c4) ma è difficile credere veramente a queste categorie perchè, ad
esempio, la linea principale della Spagnola Chiusa difficilmente è “Aperta” e molte linee
del Gambetto di Donna Accettato non sono certamente chiuse!
Pertanto, possiamo rifinire meglio questo concetto se realizziamo che la natura tattica o
posizionale dell’apertura è decisa sì dalla struttura pedonale, ma è decisa soprattutto dalla
disposizione dei pezzi, funzione della nostra capacità di attivarli. Insomma, così come non
definiamo “tattico” un giocatore solo perchè gioca 1.h4, così non possiamo definire
“posizionale” un giocatore solo perchè gioca 1.d4 2.c4 (pensate al Gambetto Benko,
giusto per citare un esempio di partita dinamica).

Il mio consiglio (ripeto: opinabile, ignoratelo tranquillamente!) è quello di adottare un giusto


mix: aperture principali (giocate dai professionisti, per avere le loro partite come modello),
ma adottando sistemi secondari (per ridurre il carico di studio).
Compilare una tabella, accoppiando un’apertura ad un punteggio ELO, lo trovo risibile:
quando mai ti è capitato di cambiare apertura, solo perchè te lo ha detto il Maestro XY o
perchè hai letto che il Sistema ZZ è adatto al caso tuo?

Quello che ti serve è studiare molte aperture,con complesse posizioni di mediogioco,


ricche in idee. Solo giocando differenti tipi di strutture, con vari piani e problemi da
risolvere nel mediogioco, puoi allargare i tuoi orizzonti e migliorare la comprensione
scacchistica in generale.

La mia filosofia generale è simile al big bang: partendo da un piccolo nucleo, il tuo
repertorio deve espandersi lentamente ma inesorabilmente, a seconda del tempo
dedicato allo studio ed al metodo di verifica del repertorio (leggi dopo).
Se si vuole tutto e subito (gioco la Francese e l’Est-Indiana col Nero, e col Bianco 1.e4 con
Spagnola e Siciliana Aperta) mi limito a farti tanti auguri!

7) Come fissare la teoria nella tua memoria?

Occorre fare pratica, sia per memorizzare il repertorio e sia, soprattutto, per controllarlo
ed aggiornarlo (manutenzione).
Una volta inserito in Chessbase e stampato su carta, potrai “leggerlo” più volte, ma
giocando contro un qualsiasi avversario avvertirai sempre la stessa, spiacevole
sensazione: il tuo repertorio NON prevede tutto! Ma questo è perfettamente normale: a
parte l’impossibilità matematica di comprendere tutte le possibili mosse di una partita a
scacchi, vi sarebbe anche l’impraticabilità di un repertorio mostruoso!
Giocando le aperture prescelte contro un partner, al circolo o online, avrai del materiale
importante. Giocare contro un forte avversario è la miglior opzione possibile, perchè dalle
sue reazioni potrai trarne i maggiori insegnamenti. Il gioco online ti offre due chances: a) il
gioco per corrispondenza e b) le blitz. Le puoi utilizzare a precise condizioni:
a) Il gioco per corrispondenza è alterato dai motori scacchistici, che adoperano
repertori specifici per il loro tipo di gioco. Ora, il repertorio adatto ad un umano
(qualunque sia il tuo) sarà sempre diverso ed inferiore. Pertanto, puoi giocare solo
se parti dal presupposto che la sconfitta è inevitabile. Ma può essere utile per
approfondire linee specifiche del tuo repertorio. Se il tuo ego ti permette di perdere i
punti ELO virtuali, fai pure!
b) Blitz online. Giocane al massimo tre per volta. Poi, disconnettiti e controlla
IMMEDIATAMENTE le partite, confrontandole col repertorio stampato.
Utilizza il materiale così ottenuto per fare queste verifiche:
ƒ controlla se ti sei ricordato la teoria in modo corretto
ƒ controlla se hai giocato il giusto piano di mediogioco
ƒ come ti sei sentito durante la partita?
ƒ dove hai sbagliato?
ƒ sono stati errori tattici o posizionali?

Se necessario, fai le opportune modifiche al repertorio.


E cosa fare se perdi, nei tuoi primi esperimenti col nuovo repertorio?
E’ normale all’inizio incontrare dei problemi di adattamento, che possono demoralizzarti!
Una regola molto importante degli scacchi è che bisogna analizzare le proprie partite per
vedere dove hai sbagliato, potendo così imparare molto. Puoi giocare una bella partita,
aver vinto, esserti sentito molto felice, ma poi accendere il computer, inserire le mosse in
Fritz, e solo allora scopri che quasi ogni tua mossa è stato un patetico errore!! Quindi, ogni
volta che giochi la tua apertura, o vinci o perdi, ti suggerisco in ogni caso di riguardarla.
Naturalmente, se avevi una buona posizione ed hai fatto una banale svista, l’apertura non
c’entrava niente! Considera che il tempo medio di adattamento ad un nuovo repertorio
richiede dai 6 ai 12 mesi, un periodo nel quale sarai sempre tentato dalla voglia di tornare
alla tua vecchia apertura, quella con cui hai dato quel matto favoloso al tuo circolo...(ma
solo quella sera!).
Solo dopo aver giocato parecchie partite dai risultati non molto incoraggianti, anche se hai
giocato l’apertura correttamente, puoi riconsiderare la questione, ricominciando da capo
l’intera procedura di scelta delle tue aperture.
Ricorda: Non è cambiando spesso, o cambiando a caso, che puoi sperare di trovare le
migliori aperture adatte a te.

9 Nella Parte successiva, studieremo: Come prepararsi per un torneo