CORRADO ALVARO ITINERARIO ITALIANO L'ACQUA I miei avevano preparato tutto per lasciare la casa paterna e si può dire

che comi nciassero la loro vita comune e la famiglia con questa promessa. La casa stessa, ora che ci ripenso, era stata impiantata tutta con questo scopo, e c'era ogni c osa che sarebbe servita a un grande viaggio: due bauli con le robe sempre pronte , e poi cassoni, e cestoni; tutto quanto ricorda i viaggi, la facilità del carico; le serrature e le chiavi a posto. C'era anche una riserva di funi e di cinghie. Un giorno si ruppe il divano e fu buttato via; gli ultimi di noi che vennero al mondo non lo conobbero che di fama, e al suo posto entrò in casa un enorme baule verde e nero, alto come un armadio. Noi, l'uno dietro l'altro, ci davano il volo , guardando dove ci posassimo, sempre con l'idea di quel viaggio dei nostri vecc hi. Questi preparativi per una partenza tanto certa durarono quasi trent'anni. C redo che a un certo punto i miei non sapessero più che cosa volesse dire partire, se non un desiderio, e il piacere di figurarsi quel giorno. Tra le ragioni che e ssi mettevano a questa progettata partenza ve n'era una: "In paese non c'è l'acqua ; è una bella cosa l'acqua in casa". Dunque, il nostro paese pensava all'acqua da centinaia d'anni; ci pensavano i ra gazzi che si contendevano il dominio d'un rigagnolo fino a che si mettevano d'ac cordo a esplorarlo per tutta la sua lunghezza, notando le diverse increspature d ell'acqua, vedendovi in miniatura un paesaggio grandioso di gorghi, cascate, e i banchi di sabbia del fondo; anche le donne avevano il loro ruscello, dove attin gevano l'acqua per bere: esso saltava giù da una roccia a picco in una valle, la s i vedeva spuntare in alto, l'acqua, sulla pietra grigia, ed era un baleno, prima che cadesse col suo assiduo rumore che riempiva la valle. Ma l'estate era più dif ficile empire gli orci; il ruscello diventava un filo che scendeva per una canna forata in tutti i suoi nodi, e quando la siccità era grande colava un filo prezio so e faceva nella giara un interminabile e mai stanco discorso. All'odore delle piante marcite, della pietra muscosa, che faceva così profonda la primavera, succe deva l'estate quello dei mirti scaldati dal sole; e le voci dei ranocchi negli a cquitrini. In quel tempo si cercavano le altre fonti ai piedi delle montagne che sono tante , disposte a quinte per la valle, e lontane. Gente andava vagabonda qua e là, perc hé i luoghi delle sorgenti cambiano d'anno in anno. Sono quelli i tempi della sete improvvisa e inesauribile, e l'uomo è tutto un groviglio di radici assetate; tutt a la terra sospira all'acqua, la ricordano le grosse piante e i cardi d'un verde ramarro che hanno trovato una linfa sotterranea che li gonfia. Per tutta la con trada si scoprono le vestigia più antiche dell'acqua, come se anch'essa fosse un p opolo migrante; una vasca, un abbeveratoio, un condotto scavato nella pietra e i nverdito di vecchie ingrommature, o composto d'embrici messe assieme a canale e saldate con la creta. Vasche e abbeveratoi sono interrati, vi crescono migliaia di piccole piante di semi indistinti, perché dove fu l'acqua rimane sempre non so qual memoria, e il colore della terra, il folto di piante che vi accorrono da og ni parte tradiscono quell'antica presenza. Questa è l'archeologia dei paesi asseta ti. Talvolta si sente in una valle la presenza umida e calda di qualcuno fuggito , ed è ancora l'acqua. L'occhio di chi ha osservato queste cose le riconosce alla prima, e da lontano le scorge come le donne alla fonte. Mio padre si disfece della vigna e dell'orto che lo tenevano ancora legato alla terra, e così non aveva più niente a cui pensare, perché anche noi avevamo trovato mon do. Allora si mise a esplorare con diligenza la terra intorno, pensando sempre a ll'acqua, la più buona, la più fresca, la più pura. Oh! le soste ai piedi dei monti, quando tra mille rumori, brusii, vocalizzi, si sente quel fruscio che si confonde col chiacchierio del grillo, e non è; e il rumo re dei boschi nel brivido serale, quando il vento arriva, e fa come un'aerea cas cata. Di solito, per le fonti, qualcuno è passato prima di tutti, un viandante, un vetturale, un pastore, una donna, e hanno lasciato la loro traccia: questa mano ignota ha posto una foglia che serva da canale per l'acqua, in modo che la vena si raccolga e si getti ben distinta dalla terra: è una foglia d'oleandro, di cast agno, di noce, e l'acqua, con bella ubbidienza, si conforma alla foglia, vi ripe

te una immagine di foglia liquida sopra, e con le stesse increspature e le venat ure a raggiera. L'acqua vi acquista un sapor vegetale, un odore amaro, l'odore d ella foglia, come se questa si liberasse d'un'essenza. Noi figlioli, quando tornavamo, accompagnavamo talvolta queste esplorazioni. Spe sso ci seguiva un asino con gli orci pronti. Ma anche quando non ci andavamo per ché stavamo lontani, nella città dove c'è tanta acqua, io lo immaginavo mio padre. E s pesso, poi, m'è accaduto in montagna di cercare una sorgente. Ecco, rivedevo mio p adre che si chinava carponi per bere, come adorando la montagna enorme e umana; ecco le improvvise rotture di qualche argine, e l'acqua che invadeva i campi, ec co il rumore del mulino, ecco tra le piante del bosco la gente a cavallo che lev a e abbassa la testa per non battere contro i rami bassi, ecco la donna che fugg e davanti a un satiro che la insegue. Ma ecco, all'improvviso, presso una fonte che nessuno conosce, una donna seduta che aspetta di veder pieno il suo orcetto, e l'acqua vi scende frettolosa, che è una gioia ascoltarla. E i passi recenti sul terreno umido, attorno alla fonte, l'orma d'un piede nudo e d'un altro ferrato, e la voce, quella voce dell'acqua che non si ha cuore d'abbandonarla, col suo d iscorso che seguita tutta la notte, come qualcosa di perduto e d'inascoltato. Ec co, nel cavo della vasca formata in breve dall'acqua, il fondo sabbioso diggià tan to finemente lavorato e raccolto, profondo e opaco come il mare, traversato da p iccole correnti che descrivono labili continenti, e fanno danzare senza riposo i granelli più leggeri e lucenti. Queste cose le vedevo, le rivedo ancora. C'era la voce degli uccelli notturni che si appollaiavano, il vento che cessava di botto , si sentiva il vuoto e il silenzio della sua fuga, lo scalpiccio delle cavalcat ure che sembravano prossime, se non che il canto del mulattiere diceva che era l ontano lontano. E l'impressione di aver bevuto l'acqua spremuta dalla montagna, diventare una vena del mondo, una propaggine arborea, e il diventar madido come un vaso di creta, che si tornava indietro all'improvviso a fermarsi per ascoltar la e accostarvi ancora le labbra. Gli occhi vi si specchiavano profondi. Nell'ab itato le donne con gli orci madidi venivano da tutte le parti dove c'è acqua, madi de anche loro, e offrivano da bere a chi volesse. Era la religione dell'acqua. Noi siamo di quel popolo che in guerra chiamava: Ac qua Acqua, e questo grido di certe notti se lo ricordano ancora quelli che ci st avano di fronte. Chi ci vuol riconoscere, ci guardi in viaggio se ci affacciamo al finestrino per osservare un getto d'acqua, un torrente, un rivo. L'acqua corr e, l'acqua è la vita. A mano a mano che non doveva più pensare ai figli già tutti lontani, uscì anche mia ma dre ad accompagnare il marito in queste esplorazioni. Ella era poco abituata a t rovarsi nei campi, e in trent'anni di matrimonio era stata sempre fra quattro mu ra, dove aveva finito col formarsi dei paesaggi nelle macchie del muro e nel mis tero cavernoso degli angoli, o nei giardini dei vasi di fiori. Mio padre tendeva l'orecchio per sentire la presenza dell'acqua, correva in punta di piedi, quasi , per sorprenderla. Concedeva alla donna di bere prima e si metteva dietro a lei come per aspettare il suo turno, allo stesso modo di chi aspetta la Comunione. Si sentiva l'odore delle radici profonde, quell'odore sotterraneo e caldo dove f econdano i semi e le piante. Erano come due ragazzi, e anche la sera, davanti al la batteria degli orci d'ogni forma, era la stessa cerimonia. "L'acqua è buona." A llora pensavano che quando sarebbero stati in città avrebbero avuto un rubinetto p er loro. Tutti, fra noi, pensavano all'acqua, e facevano i confronti fra quelle dei paesi visitati, quella di Napoli e quella di Roma. Quando noi partivamo per una nuova città, ci dicevano: "Troverete l'acqua buona". Ed ecco che un giorno il Governo ha fatto l'acquedotto anche al nostro paese. I miei ebbero l'acqua in casa, che bastava aprire il rubinetto per vederla bella c orrente e chiara, e tanto impetuosa che faceva mille bollicine nel bicchiere. Gl i orci non servirono più, e rotti fecero da vasi per fiori. Nessuno si ricordò più del rivo nella valle, né delle fonti solitarie, né delle avventure delle vene montane. I ragazzi sguazzavano coi pieducci rosa nella pozza dell'acqua in piazza; nessun o pensò più alla montagna, e la notte, quando il vento portava il rumore della casca ta del mulino e della segheria, non ci si ricordava più della sete. Nessuno più cercò le sorgenti, né le donne andarono più in fila indiana al rio, tremando se due occhi lucidi stavano appiattati dietro alla siepe. Da principio non potevano passare d

avanti alla fontana senza chinarsi a bere, come per non mandar perduta tanta gra zia di Dio. Ma l'acqua è tanta, e chi la può bere tutta? Poi si abituarono, ma disse ro ancora, per decantare il loro paese: "Abbiamo l'acqua". Quanto ai miei vecchi , non pensarono più, forse, a partire. I figli lontani vi tornano di rado, e tutto quel fuggire è stata una vana immaginazione. Qualcuno di noi che aspetta quel via ggio ha per detto: "Non abbiamo più tanta fretta, perché abbiamo l'acqua". La notte l'acqua si lamenta compressa nei tubi e vuole uscire. E pensare che noi abbiamo cercato mondo anche per l'acqua. VEDUTE DI ROMA I Si sta formando in Italia una capitale. Per chi vive a Roma da più di dieci anni, è un'emozione quotidiana vederla crescere e complicarsi, prodotto di cento fatti s ociali e psicologici, di cento spostamenti; è ormai a quel punto in cui basta ogni lieve suggestione per creare una moda, un rapido atteggiamento e un fuggevole a spetto, di quegli aspetti che avvertono come il tempo passa, e le idee cambiano e i costumi. Proprio questa impressione, d'una vita che corre, che ci logora, ch e c'invecchia da un giorno all'altro, proprio questo è il fascino delle città. Ci si lega a questa città per nulla affettuosa, per nulla cordiale, che è di tutti e di nessuno, che ci tiene ospiti anche se ci stiamo tutta la vita; e resta sempr e quella città indifferente cui approdammo impauriti nella prima giovinezza. Nessu n aspetto di essa è familiare, e intanto la vita italiana vi si trapianta con tutt i i suoi caratteri; essa ha una natura ricca e adorna, eppure somiglia a una ant inatura: campi e ville sono cose uscite dalla fantasia d'un artista, disposti in un ordine anche là dove sembra che la stessa vicenda degli anni e dei cataclismi storici l'abbiano disposti. Essa è già tutta in quella fantasia di Fontana di Trevi, dove la pietra imita l'albero, la roccia, la rovina, e l'acqua ubbidisce alla g eometria. Imparentandosi con l'arte tali elementi, ne è nata una natura sui generi s, un'antinatura. Non vi sono città del mondo dove la natura, e il bisogno di essa , che è cosa tutta italiana averla sempre presente, sia così vicina e urgente: alcuni alberi a Roma hanno una storia, sono venerati come monumenti, e i giornali ne riportano spesso gli acciacchi e gli accidenti, come di personaggi; una spalliera di rose d'una villa ha fama, di primavera, come un museo aperto per pochi giorni. Eppure non accade di consider are natura queste cose, che costituiscono un piacere simile a quello della lettu ra d'un testo antico, dove la natura è chiusa in un ordine rigoroso, che è piuttosto un simbolo e una composizione. È una città difficile, e anche se non suggerisce il pensiero di quante mai orme l'hanno calcata, basterebbero i suoi aspetti esterni ad avvertirvi che siete ospiti. Io me la ricordo venti anni fa, e allora era soltanto lo scheletro della città d'o ggi, la mummia rimasta dai secoli. Tutta la simulazione degli elementi diversi d ella natura, le grotte che diventano nicchie, le fontane che divengono boschi, i l continuo appello all'albero in quegli alberi impietriti che sono le colonne e gli obelischi, e l'acqua che sgorga da montagne di pietra squadrata, e il ritmo, la voce dell'acqua, e sul selciato turchino e duro l'ombra cavernosa di certe c hiese, erano tutte finzioni, e lo sono, della natura: sono natura esse stesse; m a vi si prova la nostalgia continua della vera natura. Il problema dell'architet tura di Roma era di seguitare in questa finzione di scenari. Come al re Mida in oro, qui le cose si trasformano in pietra. Più su di Roma, le città comunali e signo rili sono di dura pietra, la natura è scomparsa anche come ricordo, e la vita citt adina è tutta chiusa nei suoi ideali e nella sua intelligenza esatta; poche fontan e sciolgono la crudezza del sasso, la colonna si richiude nel portico; sono le c ittà politiche, della ragione e, dell'intelligenza esatta. Roma è altra cosa. È l'inte lligenza e la primitività italiane fermate fra due climi, due civiltà, due mondi, du e punti cardinali, settentrione e mezzogiorno. Il sud vi si è pietrificato come in un profondo strato geologico, il nord vi si libera dai geli. Qui si concretano per l'ultima volta i sogni e i gusti della civiltà mediterranea. Anche nell'Europa settentrionale, e in genere in tutte le grandi capitali moderne, la tendenza a introdurre la natura nella vita urbana è un segno caratteristico; ma quella è una na tura allo stato bruto, un ricordo druidico, dei boschi e delle foreste celtiche e germaniche. A Roma è una natura rielaborata, predisposta, umanizzata, di mille s

è divenuta una capitale. ai quattro o cinque convegni annuali. A tratti. popolav ano di lunghe file di carrozzelle su e giù. in quella luce. a Roma facevano sorridere di compassione. con le sue prospettive sepolt e entro di sé. pur rimanendovi. che le grosse famiglie dei mestieri più seri e fondati. Vivere a Roma e ra un privilegio. di cui siamo semplici spe ttatori. Una vita dura. pei quali lo scopo dell'emigrazione è il den aro comunque acquistato. a leggere i libri dei viaggiatori. infin e. dove erano tollerate le più ingenue stranezze del vestire. Roma riforma da sé i suoi scenari e i suoi aspetti. in q uelle notti. delle st ele e delle croci degli obelischi. altr o che quella dei nobili. che faceva tutt'uno col selciato incomodo. Era un grande pettegolezzo politico. del San Paolo della Colonna Antonina. come e quando. che in altre città dell'Italia settentrionale avevano acquistato im portanza e perfezione. Per esempio. ciò che è. Ecco una delle più belle scenografie di Roma che ricompariva quasi per caso. dell 'opportunismo più ostile. Vita sociale non esisteva. e le inizi ative moderne. per quanto con un compiacimento quasi babilonese. cioè con la sua luce. da sé ho detto. il Garibaldi del Gianicolo. e cred o che anche il commercio locale. come il seme d'una pianta e la forma d'un frutto sono sepolti nella . come la rappresentante della piattezza. Bisognava vederla Roma quindici o venti anni fa. e per estr ema consolazione il sole e il cielo. la città cominciò a spopolarsi. alle corse. le sommità dei monumenti tratti alla luce. mob iliate di trespoli dozzinali e spiritati. Mi sono domandato spesso. Qualunque altra città di provincia aveva più consistenza di questa dove si finiva tanto facilmente a fare la macchiet ta di marciapiede. e at traverso quali contingenze è nato lo spirito e l'unità delle capitali. il senso dell'arte italiana. adatta la realtà nuova al suo colore. Ma chi non si ricorda come da tanti discutibili monumenti si levassero nel cielo di Roma le nuove app arizioni? Accanto a quelle della Madonna della colonna di piazza di Spagna. a cercare le vie dei campi e del mare. il nostro stesso crescere. nessuno si fidava di quello che vi si in traprendeva. assor bisse le peggiori merci d'Italia. E tutto questo è finito. o quando le osterie cominciarono a chiudersi la domenica. apparve la donna alata della quadriga del Palazzo di Giustizia. la domenica. ed era aspirazione e trionfo di ognuno ritro varsi nelle lunghe liste dei cronisti mondani. Roma era tutta e soltanto in quello che mostra va. del San Pietro della Colonna Traiana. il feudalesimo provinciale trionfava a Roma. con quella luna. Una lunga domenica nella provincia italiana. e questa città ch e si è tanto odiata. stabiliscono un nuovo tema e un nuovo panorama. la logica della città prendeva il sopravvento. superiori e implacabili : uno splendido scenario per i piaceri e le malattie privilegiati.ottili parentele con le cose dello spirito e le finzioni dell'arte. Molte cose legano alla terra. è il nostro spettacolo quotidian o. e poi più tardi la Croce della torre capitolina. I pal azzi e i monumenti pel Cinquantenario dell'Unità ubbidivano in qualche modo a tale logica. un fatto da far epoca nella cronistoria di Roma. osti e affittacamere. ad eccezione di qualche negozio di lusso. E poi c'era il Corso. un monumento rimesso in luc e. Perché non è soltanto il piccone o l'architetto a fare un a capitale. Di queste cose la stessa città s'impadronisce allo stesso modo d'un terr eno che uniforma alla sua natura la vegetazione. È un fatto che ha della natura: lo stesso che domandarsi quando e come il mare si è ritirato di q ualche metro da una spiaggia. niente per gli affa ri. Una strada nuova fra i vecchi quartieri. le quadrighe e i cavalli del Vittorian o. le comparse al teatro. Ba stavano. per la parata d'una vita sociale. Pareva una città di paccottiglia. la città contava poco per il mondo dello spirito. una cer ta domenica. che nella nostra giornata occupa appena lo spazio d'una rapida impressi one. è una curiosa tirannia della nostra esistenza. Chi di politica non si occupasse era un disadatto. di cui il resto d'Italia non capiva niente. costituiscono certo un fatto decisivo. ma una cosa come questa. non esisteva intimità delle case. C'era la dura moralità degli importati. dove sulle pagine dei giornali satirici si acquistava una celebrità a buon mercato. quasi vaganti sui tetti. Vi si trovava poi una vita tutta esteriore e di comparsa. era anche un mistero. appena l'urbanistica diventava un po' più ambiziosa. solo che si ubbidisca all a sua struttura. anch'essi così netti. Dopo dieci anni ci si accorgeva di non avervi amici. non ricordo come accadde che.

formata dai mille el ementi. Quel tanto di trepido. e apriva il panorama del mare di Liguria. La quale. e quella prov incia nostalgica propria delle grandi città. i campanili. Venti anni fa. sono due mondi diversi. e più o meno acre. la luce. mi accorgevo che ne risultava una nuova scena quasi naturale. tut ta grandiosamente esteriore. non s'immagina come ce rti limiti si confondano. di civiltà mo lto giovani. ott imista e talvolta disadorno. la voce era alacre. II Quando comincia la grande stagione del sole. Meridionali e settentrionali hanno portato a Roma il loro paesaggio interiore. Chi conosce certe descrizioni della socievolezza r omana dell'Ottocento. che sono nell'anima della città. e il gran discorrere delle "relazioni" del tale o della tale. mobile. Ciò che è stare insieme. la duttilità. Non si cresce di seicentomila persone in vent'anni senza che una città lo lasci ve dere. lo stesso piacere di co mparire. e in cui un capriccio degli anni poteva aggiungere qualche cosa. è meridionale. lo stesso che in ogni altra metropoli moderna. il sole. una novità di agglomerati umani. incalcolabili a chiunque. Lo scenario romano. venti anni hanno scavato una distanza di secoli. la città familiare si è d istaccata e allontanata. settentrionali: veduti da Roma. la gente più diversa è venuta ad abitarci. nel più schietto accento genovese. e in quella grande cerimonia della passeggiata che fece parlare tanto l' Ottocento. impongono lo stesso n itore delle città estive. È strano dirl o per l'unica città vitale tra le grandi città antiche: il gusto dei ricevimenti che . al confronto della vecchiaia e no biltà di Roma. e basta con le confid enze. il tatto. una è mutata in questi venti anni nell'aspetto de lle strade di Roma: un tempo le strade erano selciate dei selci romani e avevano colore di azzurro. prende l'a spetto d'uno di quei frammenti antichi che si murano sulle facciate dei palazzi moderni. un lusso che si preoccupa delle appa renze. del Pincio. si fa presto a prendere l'abitudine di villa Borghese. il fondo della strada è oggi di asfalto nero lucido. Meri dionali? Settentrionali? Ricordo il giorno che per la prima volta da quando sono a Roma. su questo nero si levano gli edifici giall i e rosa. e certi modi bruschi. scenografica com'è. Il socievole non è mai stato il forte di Roma: il suo carattere è la convivenza. quasi che la chiarezza dell'aria. anche se antichissima. c'è in tutti lo stesso senso di vita. Ma fra le tante cose. e che malizioso piacere sia aver capito come questi du e termini che separarono per tanti anni l'Italia abbiano in effetti uno scarso v alore: sarà che abbiamo imparato a conoscerei. Meridionali. è fissa to per sempre. e fatta per significare la pompa e il trionfo. i meridionali il loro bisogno di espansione e di avventura. Ed è anche meridionale. il campo dell'osteria fu ori di porta è diventato un quartiere. di dovunque s i venga. Roma vive per poco tempo una vita a ssociata. ma in una solitudine comune. più o meno ovattata. Arr ivano dalla provincia certe automobili che sembrano sirene e tritoni d'alluminio o di lacca. a rivederlo a distanza di tempo. Quel tanto di vita socievole di certi quartieri a Roma è settentrionale. a cominciare da quelli latini. ed è questo il nuovo aspetto di Roma. dell e grandi piazze e delle belle strade. pe r contrasto. che era sempre apparso pro vvisorio. le colonne. In vent'anni s'è veduta la città crescere del doppio. gli obelischi. la stessa ambizione d'essere. i settentrionali il l oro senso della vita stabilita e sociale. la stessa qualità di assalto alla fortuna e all'avvenire. L'asfalto al posto del vecchio lastricato ha contribuito a segnare una nuova epoca dell'aspetto di Roma. e l'apparizione in fiocchi delle d onne: tutti caratteri che sono propri delle città di nuova formazione. crescono le fontane. un'atmosfera amorosa c he fu sempre di Roma. se si deve credere anc he a certi scrittori di salire. Per esempio. sentii parlare di affari e di cifre.natura d'un albero. sembra che dica: Ora tocca a voi. si ricorderà d'una certa maliziosa e bonaria familiarità. la sua forma le grandi manifestazioni pubbliche. la veduta nuova d'un monumento liberato mi fac eva là per là rimpiangere lo scenario scomparso. noi avevamo una certa intimità con la Barcaccia o il Tritone. anche quel tanto di estremamente lussuoso e visibilmente ricco. Il convegno di ta nta gente nuova a Roma nei nostri anni ha trapiantato alcune attitudini sociali. Una certa solitudine è prop ria della Città. in autobus. Ma non ne ha altrimenti & gusto né il bisogno. I grandi convegni sono quelli delle belle giornate. che ricorda remotamente la provincia. il mondo di ieri sull'asfalto lucido diventa più remoto. avventuroso. infl uisce a suo modo sugli animi. Salta agli occhi.

e la cima della colonna. in un modo d'ess ere. in appartamen ti anche troppo inappuntabili. è d'una modernità anche troppo spinta. meno nostalgica. il carattere . ma pieno di fatti già accaduti. sembra di vivere tra le pagine d'una rivista di m ode o nella scena d'un film. è proprio un segno d'oggi. che mi piaceva come una grotta d'un a natura artificiale. quando ebbi dormito i primi lunghi sonni romani. e una piazza a una sala. svegliandomi di buon'ora vedevo tra le persiane chiuse spuntare l'alba. mi pare i l vero fermento della vita dei nostri giorni. a costo di strafare. la tradizione. formando uno di quegli aspetti tanto frequenti a Roma. questa specie di tabula rasa che si vede in giro. Sorprendevo la luce immobile nella mia stanza. io voglio". voler apparire. in cui l'esterno ha la stessa architettura di un interno. i quali rinascevano intorno ad esse con la tenacia delle piante. Aver fatto di Roma un paese fissato. si adagiava presso di me come accanto a un malat o: era una luce cinerea quale a volte copre Roma a chi la guardi dall'alto. È questo il punto del distacco da un'epoca. da un passato. specia lmente la notte quando la luce delle lampade ingrandiva l'ombra dei cornicioni d egli edifizi smisuratamente. Certo. come quelle del tessitore persiano che non fa mai perfetti i suoi tappeti per non lasciarvi dentro imprigionata l'anima sua. dimenticanze. Più tardi. al tempo del mio primo arrivo. e una sala somi glia a una piazza. Co nosco le ore di Roma. questo voler essere. e la fontana con la sua grotta. la natura di Roma. la luce si diffondeva dentro come d'un giorno so speso in una lunga incertezza. Qualche volta mi sorprendevo a dirmi : "Io voglio. Dal mio letto sentivo nascere il giorno. III Dalla mia finestra volta a mezzogiorno. di pensare. a quelle invernali quando la tramontana riprende a scialbare i tìmpani delle chiese. Questi sono gli aspetti che accompagnano chi vive da molt i anni a Roma. Andiamo a veder e il giallo lunare di villa Medici nel verde cupo del parco. dove il sole si accuccia tutto il giorno suscitando il vecchio tepore dei mattoni del campanile. Guardando le ore sull'orologio della piaz za. Tutto mi pareva uno spazio deserto. meno contemplativa. vedevo il Santo della Colonna Antonina quasi vagante sui tetti. la personalità. penetrata a mia insaputa e quasi confusa col riflesso delle lampade not turne impallidite dalla veglia. Credo di aver capito la causa che isola qui tanto le persone e per cui Roma cono scerà forse sempre pochissimi ritrovi pubblici e una certa sterilità di contatti uma ni. Non ho rimpianti per le vecchie cose se non a tempo e a luogo. negligenze. come altrettanti convegni in una città incompiuta e perciò familiare. le meglio capaci di irraggiare e fecondare la vita.si è diffuso ultimamente a Roma. e illuminava ogni dettaglio delle facciate settecen tesche con le loro decorazioni. Via Sistina. indica una capacità di rinnovarsi. Spogliarsi di tutto e accettare le novità più cro ccanti. nel cielo serale di panno azzurro.una città con mille trascuratezze nella sua costruzione . mentre la parte inferiore scura e nell'ombra ricor da la cava originaria. La finestra della mia stanza era inv asa la notte da quelle lampade. col . definito. e incarn arsi in qualche cosa che vincesse il tempo. dove sui frontoni delle chiese un angelo aspetta da secoli il suo compagno di s immetria dall'altro lato . nelle abitudini de lle persone. le più vive. sul Gianicolo. somigliava a una grande sala. e il frontone dell'Acqua Paola. E queste cose mi davano l'idea d'una vi ta chiusa nella memoria. Capivo così l'i solamento degli alberi e degli uomini. sentivo che il mio cuore voleva uscire quasi da una prigione. da quelle estive quando la troppa luce scava come vecchi c ranii le facciate delle cattedrali. allontanato e isolato in qualche modo dalla intimità degli uomini. da me stesso. compiuta e indifferente a tutti i pensieri e le passion i degli uomini. potevo leggere le ore all'orologio di Pi azza Colonna. di vivere. significa aver dato il segnale a una nuova vita. e chissà come sono diafani gli angeli ambigui sul Ponte Sant'Angelo. riducendo il tra vertino a un bianco d'avorio. in cui esso si appaga e si confonde. e sarebbe il sentimento degli aspetti e delle ore di Roma che formano un pae saggio interiore dell'uomo. è un grandioso f enomeno che a un certo punto dovrà pure tradursi in termini suoi. e non sapevo che cosa volessi. meno affettuosa. sono le qualità più preziose del mondo. nei limiti delle grandi strade nu ove. raschiature. o la piazzetta dove cresce l'erba a San Giovanni e Paolo.

descritti da voci sonore. nelle be lle giornate. l'aria s'impregnava del profumo di quei cosmetici. E quest'ora pareva la memoria della Roma d'un secolo prima. Veniva fuori un'umanità speciale. con le loro scarpe pazienti. e così io conobbi i litigi sulla letteratura e sull'ar te. La notte. appariva gente vestita bene. le mogli. in cui sembra che la gente non abbia altra occupazione che rispondere alla c ampanella delle preghiere. Luccicavano le macchine. i figli. dà l'impressione d'essere molto i ntelligenti. donne col velo. la boria di quelle donne che vi salivano o ne scendevano pomposamente faceva di quella strada un asilo di su perbie senza ragione. i mariti . degl'incontri. le invettive pronte e sveglie. non si sapeva che festa notturna preparasse. e tutti avevamo abitudini familiari. e i contrattempi. A mano a mano che passavano gli anni. quasi che stare in quell'ambiente. le illusioni perdute. Poco prima di mezzogiorno. Dalle finestre di fronte alla mia. La voce della strada si levava a mano a mano più sicura. sentendo che il tempo era passato. le prom esse non mantenute. la cenere de l tramonto copriva tutto come se un cataclisma si fosse scatenato. il sole splendeva sui belletti e sulle occhiaie tinte di azzurro e lustre . Poi. L'aria diventava fatua. una vo ce si aggiungeva a quel coro. e infelici. le vetture andavano a sghimbescio e vuote. e divenne comune il fracasso delle automobili che stentavano ad avviarsi. delle folli speranze. la città si raggrinz iva nella prima sera. in carrozze e automobili. i vestiti che al sole mostravano il lucido della vecch iaia e la dignità di chi li indossava. al modo d'una girandola. Si vedevano calare i cestini dagli ultimi piani per la posta e per ù carretto delle v erdure. quando la città acquistava un colore elegiaco. Di botto queste cose cessavan o. che ridavano alla città l'aspetto di certe piccole città antiche e piene di chie se. Poi la strada mutò. A un tratto udivo la campanella di qualche chiesa. e la sua insegna è il Ponte Sant'Angelo con le d ue statue di Pietro e Paolo. in quella luce. fu sempre popolato anche . i benefizi sfumati. col su o tono uggioso e quasi direi umido. al pri mo squillo del tranvai. passava di là tutta Roma accorsa dai quartieri più lontani. Nei giorni delle cerimonie in Vaticano. molto imbellettate. invadeva la mia strada una folla di donne che avevano l'aria d'essersi levate allora dal letto. Quella è pure l'ora dei poveri vecchi. in quel sole. È uno dei più antichi di Roma. passavano. la città si svegliava. come se la città intera non riuscisse a riprendere il suo chiasso diurno. si affacciavano sulla strada come t emendo di non arrivare a partecipare in tempo a una rappresentazione. Si tornava a casa stanchi. scialli e veli ne ri. degli storpi e dei nani. Sul pr incipio mi levavo per sorprendere la strada in quell'ora. A notte alta. saliva dal Corso u n odore di stalla.colore di strade molto calpestate e di pietra sbiancata dal vento e dal sole. improvvisamente la città dive ntava misteriosa d'un mistero frivolo: i fiori dei fiorai acquistavano per contr asto semplicità e innocenza. gli amori della gente e fin della più povera e disadorna. d'inverno. degli abbattimenti. e tutti con un'espressione freddolosa. era pe rcorsa da una speranza di non si sa che giorni. poi un'altra e un'altra. un'illusione perduta. era finito un giorn o. IV Rione Ponte è un quartiere di Roma. e non si faceva in tempo a pensarvi che era un'ombra . Erano quelle le ore delle allegrie i mprovvise. si fondarono i primi negozi di mode. e i vecchi abitatori vi stavano come gente annidata che qualcuno tentasse di sloggia re. Io aspettavo le sei di sera. La strada vecchiotta si popolava di gente modesta che andava a scaldarsi al s ole del Pincio. le donne. colore d'oro vecchio. come se invecchiasse. mezzo apparecchiate. fino all'ora in cui d'incanto si faceva deserta. le sale da tè. di pensare profondamente e di poter agire facilmente l'indomani. per sone vestite da sera. vestita come veste la gente devota in tutti i paesi. seno nché il ricordo di paese persisteva con la voce dell'ombrellaio. Nella notte risu onavano le voci di costoro. i tradimenti compi uti. col cartoccio della spesa. a Roma. le canzoni di moda. La strada dove abitavo allora era una specie di paese: ci conosc evamo quasi tutti. fosse privilegio tutto personale e privato. la strada risuonava come una chiesa o una sala deserta: si sen tivano le voci di coloro che nelle notti chiare andavano fino ai cancelli del Pi ncio per vedere Roma notturna dall'alto e le linee oscure dei cornicioni dei pal azzi che si rivelavano come i suoi temi nudi disegnati in una specie di spolveri o sospeso sulla città che giaceva in basso.

Non soltanto nell'aspetto. che del Rinasciment o porta ancora il nome. non avremo toccato i l fondo del carattere popolare romano. è il colore d'una vita popolare la cui fama è troppo sciatta al confronto. Ho una profonda venerazione pei caratteri popolari. è città che ha u na sua maleducazione e una sua volgarità. di avventure. le cortig iane. caratteristico di Roma. Arco dei Banchi. Si sentono a Roma le diverse epoche di immigrazione: i nuclei formatisi sotto diverse spinte e di rezioni conservano caratteri che si direbbero prognatici. Allora. Il Rinascim ento era crollato come crolla un impero. essendo un grandioso scenario che le ha vi ste tutte. il primo Ottocento nel Corso. Qui è come se il Tevere in una sua crescita avesse lasciato il suo limo che ridiviene polvere al sole e alla tramontana. la polvere di Roma. È una delle tante sorprese e varietà del popolo italiano. Poi i palazzi e i palazzetti furono soverchiati dalla vita popolare. il suo lastricato è il deserto di tutte le capitali. con uno spirito realistico fino a l crudo (che è il lato migliore di quest'immagine) quale negli ultimi anni hanno d iffuso in tutta Italia tre o quattro giornali umoristici di mentalità prettamente romana e che ha acquistato cittadinanza in tutta la Penisola. È l'humus di Roma. La stessa folla invase i quartieri di c erte città italiane di dove avevano sgomberato i cavalieri. lo si ritrova anche in certi tipi dei film americani. Varrebbe la pena di assodare come sia nata l'immagine che circola comunemente sul romano d'oggi. il maggior finanziere del Rinascimento. è un rione da Caravaggio. Come tutte le capitali. il modulo d'un carattere fermo. vi si trovavano le banche. È una reputazione di gente f acile. quello che eresse in onore della bella Porzia la V illa Farnesina. i letterati. Le persone sono ancora sdegnose. parassita e alquanto cinica. spirante. Dico popolare e non di importazione. Io porto spesso al Rione Ponte i forestieri che mi chiedono qualcos a di inedito a Roma. È il ventre della città. e questo quartiere. Al Rione Ponte è ancora un colore di s ubito dopo il Rinascimento. Questo è specifico di og ni grande capitale. Così il Rione Ponte. ma negli atteggiamenti del la vita. Vi tenne il suo banco Agostino Chigi. Roma. poca intimità. La pit tura del Seicento si riempì di popolo coi panni della fatica quotidiana. Si s a che gl'importati sono dappertutto gli stessi. È curioso che propri o questo umorismo romano sia divenuto universalmente italiano. e si stende oltre. fino a Parione e Piazza Navona. avventurosa come tutte le capitali della terra. polvere di morte e polline di fecondazione. Roma è un potentissimo reagente. e di qua fino a Trastevere. originale. Il suo aspet to è fatto per le esaltazioni improvvise e i disinganni atroci. e perciò s pesso fatale a chi si fida delle apparenze. così mordente e acre nei giorni as ciutti di tramontana. dalle sue rovine ch e è una droga di Roma. il gran "picaro" della pittu ra italiana. come dice il Novellino antico. una folla mai prima entrata nell'arte sbucò da ogni parte e animò con la sua presenza greve e popolana le raffigurazioni stesse dove prima era stata una schiera di cavalieri simili a eroi e di donne simili a dee. come il ventre d'un grosso animale. E ha naturalmente. e poi di Prati e di Corso Vittorio. da noi come altrove: sono de . si sentì od ore di porti.quando Roma cadente si ridusse a ventimila abitanti. Banchi Vecchi. i banchieri. rispunta come a ritrovarlo in uno scavo. Vi abitarono Raffaello e il Celimi. Comunque. l'Aretino e il Caro. grandi e popol ari. come in quei quadri. Bisogna distinguere tra Roma e Roma. parve coprirsi della stessa patina che rende tristi e bui i quadri del Seicen to. Nel Cinquecento fece parte del centro di Roma. schierato lungo il Tevere e più basso dell'argine del fium e. di traffico. e alle sue strade sono rimasti i nomi di Banchi Nuovi. i primi anni dell'Unità nei quartieri di tipo piemontese di via XX Settemb re. È vero che tale carattere bisognerà cercarlo in tre o quattro rioni e starvi molto vicino per non prendere abbagli. Spesso nella densità del popolo italiano si sente la presenza d'un secolo: a Roma si sente il Settecento tra via Sistina e Trinità dei Monti. ha pure una sguaiatezza che ritroverete nel fondo ai Berlino o di Parigi: ho notato che un certo rictus della bocca stor ta nella parlata di gente infima è comune in quattro o cinque capitali del mondo. luogo di convegno di genti che qui inseguono la fortuna. come la sabbia d'un deserto. festaiola. d' un cetaceo. Ma quando avremo detto queste e cento altre cose verissime. gli ultimi trent'anni tra Porta Pinciana e i Quartieri Sebastiani.

È come l'acqua che punta. e la guarda ancora come una creatura. franca e precisa. come in un paese. un giorno di carnevale. che risponde all'ariostesco "pe r un buon giorno non temo un mal mese". dolori e gioie. S'in travedeva attraverso le finestre aperte una cura meticolosa e un povero lusso in torno al letto maritale. ne andava dell'onore di tutto il quartiere. il culto della giovinezza. Perciò di notte non si prova nessuna preoccupazio ne a traversare l'Arco. Levò la t esta soltanto quando fu sotto l'Arco dei Banchi. insom ma. E non è da dire che foss e ambiguo il significato di quei gran corni. senza dire una parola sotto quella frana di vituperii. Da qualche anno sono abituato al Rione Ponte. come in una scena di teatro. e una costante osservazione di essi rivela fatti e a ttitudini antichi e che servono a spiegare le nazioni. La serva d i un ultimo piano custodì gelosamente una pianticella che colui aveva curato in un vaso. o il suo maschietto. La donna insolentita passò superba senza alzare il capo. spesso infiorata. mi stupì. e puntando. scompare. che sciorina la biancheria grondante su un portale elegante come una pagin a del Caro. e così il suo uomo. non accaddero fatti del gene re. L'intero quartiere sottoscrisse per fargl i un bel funerale e non mandarlo via come un abbandonato. Accade spesso. Sotto l'Arco c'è una Madonna. Senza volerlo. Si capiva dalle grida che la pas sante doveva aver destato più d'una preoccupazione nel cuore di quelle donne. Poi. Niente. generosa. Qui. e la donna pesante e traba llante vi fa accomodare la sua ragazzina. La ragazza da allora filò ben dritta. sono fatti d'un vecchio costume e d'una vecchia moralità. i bottegai più brutali s borsarono di belle somme. fatto d i cui un moderno difficilmente si rende conto. direi che non muta più presto di quanto non muti un paesaggio. e poi d'un romano. riappare. di vedere una turba di ragazzi che. senza v eleno. Le sue vie sono misteri ose. Vorrei dire ancora delle grida e delle voci di questo quartiere. la lunga nenia . conosco le voci delle sue ore che sono diverse da quelle della Roma settecentesca dove prima abitavo standoci come in un libro di Stendhal o di D'Annunzio. che ha chiuso con pezzi di carta i vetri rotti di un'altana del Rina scimento. Il popolo è lento a muovers i. Sovrattutto i dolori. e la accompagnava un uomo. Morì in questo quar tiere l'anno scorso un povero giovane. e mi accorsi poi che son rari quelli che vi passano senza scoprirsi. vita e morte. Con tutta questa violenza del sangue. e la gio ia d'un'ora di semplice ghiottoneria o di festa. ricambiò il più rovent e di quegli improperii. e poi d'un italiano. sfiorati da qualcuno di quegli individui misteriosi che fanno la posta sulla strada con un fischio lungo sordo e notturno. si presentavano in corteo sghignazzante sulla soglia di certe botteghe dove pure la padrona e il padrone sono tali da tenere in riguardo i giovani più intrap rendenti e maneschi del rione. Una scena fu d'una donna che affrontò per istrada una ragazza che le occhieggi ava il marito. a entrare in un nego zio. Ma un'altra scena fu strepitosa. per molti mesi. di vedere una popolana con un foglietto raccogliere i soldarelli di chi vuo le sottoscrivere per evenienze simili. significa a Roma gente di coraggio e insieme umana. Passava per un vicolo una donna matura e molto bella a modo suo: portava un ragazzo per mano. Credevo questa imma gine dimenticata da una Roma per cartolina. due o tre volte l'anno con un altarino parato. si capisce che cosa significhi tale frase. Ho ritrovato così il senso di molte immagini sacre negli angoli bui e tristi delle città. non accadde nulla. tutte le donne del vicolo furono alla finestr a simultaneamente. Bisognava sentire il tono di quell'i nvettiva pubblica. issando certe grandi corna bovine e caprine su un bast one. il dito verso la donna che passava. soltanto a Roma succed e che voi cediate il posto a una donna in un tranvai. Sono sentimenti tanto profondi e antichi da parere indecifrabili. dell'infanzia. Non so come e dietro quale avvertimento. tutte. della bellezza. le disse papale papale di badare ai fatti suoi se non ne voleva b uscare. e con una calma enorme. "Gente di cuore". venivo a sapere tutto di tutto il quartiere . sempre con una lampada. E in questo quartiere che s'è divisi i vecchi palazzi e li ha ridott i a sé. l'amore dei ragazzi che diventa tirannia. dilaga dove meno si aspetta. anzi con una certa comprensione delle debolezze umane. la prima notte che vi dormii accadde un fatto di sangue: una donna ferì l'amante.positali di vecchi segreti. inveirono contro di lei. Mi accorsi di essere entrato in un vero mon do. del coraggio e della forza. Non si può mai misurare come reagisce l'animo d'un popolano.

degli stracciaroli, e le frasi con cui si raccomandano dai carretti le frutta e gli ortaggi: "Neppure il colore mi pagate", oppure, alla gente che passa senza f ermarsi: "Che fessi che siete"; e il giornalaio che certe mattine strilla il suo foglio e sveglia tutti all'alba perché c'è una notizia che riguarda esclusivamente il Rione Ponte. V Siccome era domenica, erano salite anche certe ragazze a visitare la stanza del Tasso nel convento di Sant'Onofrio, la stanza dove morì il Poeta, aperta a tutti i l 25 aprile, e vi si tiene una conferenza, e due guardie in alta uniforme vigila no dandosi il turno per fare una fumatina in un angolo. Erano ragazze del popolo , in pantofole, che si tenevano per mano, e ridevano curiose come ridono le mode lle che entrano per la prima volta nello studio dei pittori. Esse non sapevano null'altro che di trovarsi nella stanza di un grand'uomo, e pa reva che costui fosse vivo, e fosse uscito, e loro ne profittassero per rovistar e fra le sue cose. Si specchiarono ad una per volta nello specchio del Poeta, un vetro nero in una cornice tonda di noce, e si sorrisero là dentro. Lo specchio fa ceva pallidi, vi si vedeva il bianco degli occhi e dei denti come in un'acqua os cura stagnante. Qua specchiò il Tasso il suo inguaribile pallore. Nessuna di quest e ragazze esitò nel guardarvisi dentro, e dopo un poco la guardia si curvò con loro specchiando il suo pennacchio. Là presso, il Crocifisso di legno è dello stesso colo re della maschera del Poeta ricavata sul suo letto di morte, quel suo viso d'uom o sfortunato, destinato a non aver pietà mai, se non oggi, in questa sua stanza pi ena d'un silenzio secolare, dove è difficile parlare ad alta voce, e dove l'eco de lla sua voce è sospesa nell'aria come una nota che risuona alta nel sonno. Aveva l a fronte liscia, infantile, come si vede in alcuni uomini che hanno penato, dove è addensata tutta la loro innocenza di fronte al destino. Piccoli occhi a mandorl a, annebbiati dalla creta mortuaria. Il viso cancellato dalla rassegnazione e da lla "malinconia" con i lineamenti chiari e indifferenti. Nient'altro di espressi vo che la bocca grande, carnosa, che si adattò a chiedere tutta la vita. È il ritrat to della tristezza e della solitudine. È difficile vedere una immagine d'uomo che serbi con maggior tenacia i lineamenti infantili. La stanza del Tasso dà per due balconi su un giardinetto, e sulla vicina salita di Sant'Onofrio dove le donne vivono coi ragazzi sulla strada, e i muri quest'anno sono coperti di scritte inneggiami a una certa Marcella che deve essere il rich iamo di questa primavera. Dalle due finestre si vede il Borgo; la Cupola di Mich elangelo è vicina, tra le case e gli alberi non si scorge il timpano della basilic a, né il piano su cui è eretta: azzurra e aerea collina fra questi colli. Si vede il Campidoglio appena velato dal bianco del monumento a Re Vittorio. Di qua la cit tà dovè apparire al Poeta come appare ancor oggi, grigia e silenziosa, come una città di scavo. Di qua egli sospirò la sua corona. La stanza è quadrata, con una mano di calcina ai muri, nuda, chiara, e la luce v'è c ome un'onda immobile di oblio. Forse erano come questi i mattoni di cotto sull'i mpiantito, e i riquadri azzurri fra i travicelli, e il piccolo chiostro con la M adonna leonardesca in fondo. Vecchie corone d'alloro appassiscono eternamente su i muri del chiostro. Una corona di alloro sul capo della immagine del Poeta si d isfa come una treccia. Eppure qui sorride la nostra adolescenza, il nostro viso di allora liscio e imbe rbe si affaccia nello specchio nero del Poeta. Ad essa sorrisero prime, lecite e santificate, le bellezze di Clorinda e di Erminia, e quella tizianesca di Sofro nia. Ritroviamo queste illusioni e queste prime creature che amammo, in questa s tanza su cui passò la tempesta, cresciute con noi, invecchiate con noi. Eccolo, da poeta ispirato che era, in cappa e spada, Pro fide, ai suoi anni amari, come un sogno che l'esperienza ha sfatato e legato. "Sono quasi scacciato dal seno della Chiesa." È una giornata oscura e piena di nubi volanti. Pure un chiarore diffuso e traspare nte invade immobile la stanza. Ci ritroviamo qui come in una sua ottava. Una cop pa nera, di creta, è presso lo specchio, anche essa come contenesse un'acqua stagn ante nella sua cavità lucida. "Negare una tazza d'argento a me" diceva "che n'ho t anto bisogno e tanta voglia?" Non ha lasciato altro, insieme con qualche brandel lo di stoffa. In guerra, nei bagagli dei nostri compagni morti, non si trovavano

che cose come queste da restituire. Le due stanze che precedono questa dimora, furono adattate a un museo di manoscr itti e di opere del Poeta. In capo alle scale è stato posto da poco un frammento d i affresco rappresentante il Poeta in piedi, leggero e incantato, agile come una spada, con un foglio tra le mani, come forse sognò di essere. Le due stanze del m useo sono della stessa forma della sua stanza. Sulle pareti una simbolica fiamma è stampata tutt'intorno fra corone stampate, e una vetrina fa da zoccolo alle par eti. Qui sono i suoi libri e i suoi manoscritti. Un quaderno su un tavolo si cop re lentamente di firme. Non più di cento pagine dal 1923, e l'ultima firma è quella del brigadiere oggi di servizio. Piacevano, al Tasso, le pagine ben tracciate, ben squadrate, nitide, ampie, marg inate. Qui si manifesta con una tenacia dolorosa il suo amor della gloria, di qu esta passione antica che si manifestò in lui magnificamente. Aveva caratteri nitid i, agili, magri, come doveva esser lui a vederlo, tracciati col compiacimento, l a cura, l'ordine d'un buon allievo della gloria. Le pagine autografe della Gerus alemme hanno un aspetto di esercito in marcia, ariose con un po' di pompa, e sul le ordinate file degli n e degli r, sulle panciute a ed e svettano l alte come l e lance dell'esercito di Goffredo, le s lunghe e snodate come gli sciabolatori d i Argante, le t tagliate alte come bandierine di squadra e le p poggiano su un l ungo svolazzo come se galoppassero su una lunga scia di polvere. Tutti quei gran e grandi che si trovano nella Gerusalemme, e ve ne sono tanti, s ono pomposi e panciuti, e uno stesso impeto assiste l'ottava in riga dalla prima all'ultima pagina. Come tutti i poeti, vedeva il suo libro, nell'atto di scrive rlo, già stampato. Si lamentava delle cattive edizioni che gli amareggiavano l'ama ra vita. Se le faceva per suo conto nell'atto di scrivere. V'è un suo frontespizio dell'Aminta che sembra quello d'una edizione aldina, col nome in maiuscoletto, l'iscrizione disposta a epigrafe, e perfino un disegno d'impresa editoriale, fat to a penna rozzamente, con un senso di decorazione popolare che era poi il fondo del suo animo; e sotto: Ferrara XXIII - novembre - 1577. L'angoscia colpì più tardi la sua ferma mano. "Il maggior di tutti gli altri mali" s criveva, "e 'l più spiacevole mi par la frenesia; perché sempre son perturbato da pe nsieri noiosi e da molte immaginazioni e da molti fantasmi." La calligrafia divien larga, ritorta, con una volontà di grandezza che la sua pove ra penna smarrita ricerca tra geroglifici disorientati, ripentimenti, vergogne. Vagano qua e là come alfieri in un esercito in rotta le sue iniziali alte e sicure . Una pausa, e con la mano dei ricordi traccia il principio del sonetto: "Deh, n uvoletta in cui mi apparve amore". Ambizioni, assalti vani, improvvise speranze: "Mi fu predetto che quest'anno nel quale finirei il quadragesimo secondo avrei molti beni e molte grazie dai principi". Vede i beni piovere attorno a lui, ma g irano vorticosamente e come ridendo attorno ai suoi occhi, principi, stampatori, amici. Il suo morbus imaginatus gli impediva ogni contatto, e nell'atto stesso in cui un "gentiluomo par suo" si drizzava in piedi, la sua bocca chiedeva pietà: "Le sarei più obbligato (alla duchessa Eleonora) se mi donasse un rubino ed una pe rla legata in oro; perché se avvenisse mai ch'io dovessi prender moglie non mi man cherebbe con la sua grazia anella da sposarla". Una grande corona d'alloro della Città di Roma, fresca e cupa, è ai piedi del monume nto del Poeta nella chiesa. Egli è là, alto, ispirato, vestito di gala, con una pesa nte spada accanto. Nel chiostro al pianterreno, dove egli camminò cadente, presso il cancello di ferro, un uomo si guarda intorno. Il campanello suona a strappi n el corridoio. Una mano tende fra le sbarre del cancello una scodella di latta. L 'uomo si guarda attorno compassionevole, mangia vergognoso. VI La prima cosa che si vedeva affacciandosi alla finestra, era un pezzo della facc iata di San Pietro, e precisamente un campanile laterale, ma non come si vede co munemente, ma diventato enorme, al modo che accade affacciandosi una mattina da una finestra in alta montagna, e la montagna che era una linea lontana sull'oriz zonte si presenta vicina come veduta attraverso una lente d'ingrandimento. Tutta quella parte della basilica si presentava coi suoi cornicioni, finestroni, con uno strano senso di vuoto e di deserto, come accade spesso a guardare l'architet tura di vaste proporzioni, specialmente a Roma, dove tutto ricorda il lavoro del

la fabbrica, quasi che l'uomo col berrettino di carta e il secchio della calce p er chiudere le commessure della pietra enorme, fosse andato via da poco. Questo accade, forse, per via delle molte superfici lisce. Sotto la finestra da cui ci eravamo affacciati, si vedeva una corte interna, le finestre dell'edificio di fr onte, più basso, orlate di pietra; e nessuna voce; un silenzio che faceva pensare subito all'assenza delle donne e dei ragazzi, un silenzio estatico da uomini sol itari. E sotto c'era un orto, prospero, lucido di cavoli, di cipolle, di insalat a, con certi fiori semplici e senza odore, orto da convento, dove il mondo veget ale è anch'esso denso e polputo, e una rosa che si sfogli a pie' d'un muro ricorda il sangue rappreso. Si mise a suonare una di quelle campane di San Pietro, vicina come quell'archite ttura, e coprì tutto come l'onda di un oceano, facendo forza contro i muri, corren do per le sale dell'appartamento in cui ci trovavamo, impetuosa come il vento, e quasi che noi ci trovassimo in un elemento nuovo, quello in cui volano i piccio ni sotto la scossa delle campane dai cornicioni alti; sotto questo colpo parevan o allentarsi le serrature e i cardini, spalancarsi le porte: allora i mobili del l'appartamento presero un aspetto fedele e giubilante, i quadri religiosi, i tav oli dorati, le immagini dei santi, i libri, la poltrona dorata su una predella, che era il tronetto del Cardinale. Ci trovavamo nell'appartamento d'un Cardinale di Santa Romana Chiesa alle sette del mattino. Avevamo ancora nella mente l'ingresso al palazzo, coi preti che sbucavano fuori e si radunavano come gente in costume d'altri tempi, e i ciclisti che andavano a l lavoro tagliando la piazza in pendio e il binario lucido del tranvai, e il rum ore freddo delle fontane; e poi la porta dell'appartamento nel chiostro, col nom e inciso su una targhetta d'ottone come su una porta borghese; poi il cameriere in sparato bianco e giacca nera, e le voci tranquille e sommesse di saluto nell' ingresso dominato da un'immagine della Madonna, il cameriere faceva sovente una smorfia nervosa, e pareva che ammiccasse storcendo gli occhi e il viso, ciò che si mescolò poi a tutte le impressioni della mattinata, come se fosse uno spiritello innocuo e tenuto in dominio. Fra quel mobilio solenne e modesto nel medesimo tem po, in cui predominava lo stile del Settecento come l'ultimo cui si sia fermata l'immagine della solennità e della maestà, al limite dei secoli coi pantaloni lunghi e il cappello a cencio, dei mobili senz'oro e familiari, disadorni e intimi, de l grande avvento borghese, entrò il Cardinale vestito di porpora. Ho veduto anch'io qualche mattina giubilante, e questa fu una; come se il mondo si fosse scordato di tante cose inutili e cattive. E se ci penso, tutte le matti ne giubilanti sono state quelle d'un rito, anche se il rito fu soltanto di indos sare un abito nuovo da ragazzo in un mattino di festa, o di essersi sentito augu rare, ancora non bene sveglio, a dieci o dodici anni, "cento di questi giorni" a ll'alba d'un compleanno, dalla voce improvvisa del padre. Ancora rivedevo i cicl isti tagliare la piazza in pendio e i binari lucidi freddi del tranvai, e i pret i passare il colonnato nell'infinita prospettiva della storia; ma era come il fa tto di un altro mondo. Sapevo che gli assilli e le cure che avevo lasciato fuori mi aspettavano come guardie che si sarebbero messe alle mie calcagna appena fos si uscito. Era anche quell'enorme campana che allentava i chiavistelli e gli sti piti e i sensi. Aveva finito di vibrare come se fosse cessato un vento, e al suo posto scoccò l'ora dallo stesso campanile, senza fretta, che ricordava soltanto i l tempo immortale come la morte. Poiché si sarebbe assistito alla messa nella cappella privata del Cardinale, non s apevo come sarebbe accaduto; il Cardinale parlava con noi bonariamente, e parlav a di anni di vita, di cose familiari di ciascuno, di cose del mondo. Non potevo levarmi dalla mente l'immagine d'una casa mattutina aperta mentre si spazza e si ripulisce ogni angolo sotto la luce casta. Il Cardinale aveva sul viso il rifle sso di quella porpora che una volta per tutte è sul viso del ritratto dell'Innocen zo X di Velasquez, e mi pareva che a furia di parlare latino il suo linguaggio f osse tornato a un colore primitivo, quando l'italiano e il latino erano ancora c onfusi in una ganga, sotto il cretoso strato del dialetto. Questa semplicità e pri mitività della lingua che si ritrova molto spesso tra gli ecclesiastici, dava il v ero senso a quella porpora, ricordava il popolo; e anche quel viso purpureo era

Tutta la mattina fu piena dell'aroma del vino nel calice d'argento. si muove va per lui. essa gli usciva da tutto l'e ssere. si può guardare lo strapiombo. quel tono. cominciò la sua mattinata. di lassù. del caffè. pie no di significato in ogni elemento e colore che lo componeva. Ricordo che tra le espressioni di cui si serviva. mescolata alla cadenza d'un dialetto intorno a Roma. ad aspettare. nella sala da pranzo. è un angolo. di reminiscenze latine. di quelle che davano a noi ragazzi nelle case camp estri dell'infanzia. dava qualcosa di pronto e di guerriero a quel viso a ntico. Affari di Stato. con l e domande sorprese che avremmo fatte allora. d'un rude italiano d a vecchio libro. Era presente un comunicando. di tutti gl'infin iti tenuissimi odori d'una mattina religiosa. vestito di nero. Certo. aveva il tono dell'implorazione e del comando. dei parament i che sanno di vecchio incenso. di sensi che si dischiudono. umile e vissuta. e il Cardinale si voltò a parlargli come se parlasse a centinaia di persone. e ne parlò come si pa rla d'un nemico tra familiari. Il Cardinale si fece s ervire in una ciotola grande. lo si sentiva volargli intorno a servirlo con una sollecitudine da angelo. dei biscotti e dei dolci. La voce del Cardinale non era più quella. E proprio ques to. Mentre eravamo sul più vivo del discorso. un tono volont ario. e que lla storia della nostra terza elementare. questo è il Sangu e". soltanto che negli occhi la vecchia esperienza del popolo e ra mescolata a una sottile e maliziosa esperienza. questo stesso senso. come se lo consolasse d'un così treme ndo e impari mistero che gli faceva piegare il capo canuto nella più profonda umil iazione. e tornò al suo parlare semplice e al "se' matto!" interessand osi ai fatti del nostro mondo come chi si fa raccontare i costumi degli eschimes i. alla fine. Ecco restituita agli uomini una gra nde favola. a guardarvi. vi si a ggiunse l'odore del latte. In ognuno dei suoi gesti e de i suoi atti pareva che egli sentisse l'importanza del costume che indossava. Il cameriere ve nne ad annunziare non so che generale d'un Ordine. quella nostra prima fantasia intatta. tra la porpora e l'oro. Fu allora che il sapore di quella lingua che avevamo udito poc 'anzi. di non aver mai avvertito così potente quel so ffio creatore di quando il celebrante afferma: "Questo è il Corpo. nella sua voce. e l'uomo che era là sotto celato lo reggeva come si regge il peso d'una responsabilità. Già aveva il tono del comando. una roccia di questa stessa natura. GLI ETRUSCHI E LA CIVILTÀ POPOLARE Lo scoprimento del Colle Capitolino ha messo a nudo la roccia dalla parte setten trionale. quella che in qualche vecchio testo di lingua italiana si sposa a una tradizione realistic a e ferma. dei lunghi assedi e della Rupe Tarpea. con un'eco di certe terribili minacce e maledizio ni che si leggono nei Vangeli accanto alla misericordia e mansuetudine. Devo dire di non aver mai ascoltato una messa come quella. Ai piedi della rocca crescono i cipressi e il verde. A guardare dal Teatro Marcelle. proprio quello di cui Roma si volle . con un senso di digiuno che si rompe. dell'odore mielato della cera. in tutta la pompa dei suoi paramenti e con tutt e le sue insegne. I su oi giudizi sulle cose del mondo erano d'una saggezza popolare e rude. quasi che tutto fosse uno scherzo e una commedia di cui egli conoscesse la fi ne. affidava tutto un potere a lui solo. e in questo che è il fondamento del Cristianesimo. con l a bugia d'argento e il messale e le ampolle. E c'era non so che to no fraterno. Vennero fuori i nomi di due o tre persone n emiche non di lui ma dei suoi ideali e della sua disciplina. Poi. s'impastò in un linguaggio unico e potent e. vengono a mente altre alture come questa. In quel momento quell'uomo aveva un'altra voce. piegava a quel mistero tutte le sue forze. confidava tutti i segreti. E proprio in quel punt o finì la chiara festa di quel mattino. che attesta del primo nucleo di Roma. apriva tutta un'esperienza. di non averne colto m ai così bene il contenuto drammatico.un viso di popolano. è vera verissima: torna. egli ricorreva spesso a questa esclamazione: "Se' matto!" frase che io aspettavo con divertimento. e questo linguaggio era messo al servizio d'un giovinetto qualunque. e il latte ricord a i pascoli verdi. Lo immaginavo nella sala col tronetto. da un giardinetto pubblico. suscitava per lui tutti i misteri. i luoghi delle città etrusche. la sapeva più lunga di noi. Avevo già notato. e ancora l'odore d'un vino leggero e amaro che si versava da una bottiglia. e il cioccolato i mori e i missionari. Siccome lo assisteva un prete. della cioccolata.

da Bologna a Roma. l'espressione cui si può riportare molta vita del l'Italia centrale. altrove la ste ssa cosa è solitudine. un aspetto singolare della Roma di oggi. e dove la pietra di questa natura è divenuta una memoria di luoghi inabitabili. da famiglia a famiglia. aveva empito di favole licenziose l'antichità per la carnalità delle sue donne. nella pietra. media delle civiltà antiche. e qui tutti contenti di se st essi. Veio è alle porte di Roma. sulla via di Bracciano. rasenta un fortilizio medievale e un vil laggio. E non è detto che anche questo non fosse un ve rtice. com'erano allora quando furono vivi: caste lla e comunità di emigrati cercanti tutta la stessa natura e lo stesso color della terra con un istinto di colonie del mondo animale. Spiriti grossi. L'altura guardata dalla rupe. e a vederne il luogo si capisce che guerra dovette esse re la sua con Roma. la loro vita risuona di anf ore e vasi di terracotta come tutta la vita popolare italiana. Un mulino scroscia nella valle presso una chiusa e. si avverte ancor meglio lo stacco fra una civiltà originaria tutta provinciale e paesana. inquieta. nascevano le aspirazioni di Roma al divino. la sua stessa licenza e la sua giocosità. morte esterna. una s trada si sprofonda umida per una valle. è la minuta civiltà popolare nella grande civiltà nazionale. buona per vivere fino a che si è in vita. Abituati come siamo a considerare le città etrus che finite e sterili per sempre. di una vita paesana che si fosse fermata proprio al punto in cui s'inizia quella che noi chiamiamo civiltà. la quale doveva essere piut tosto una forma di vita e una mentalità che una civiltà. come dovette essere quell a di Roma primitiva. mercanti che portavano a queste comunità cose per a dornare la vita. avevano i loro dii come i Gr eci. costumi. quella disposizione del colle. e uno dei più in teressanti delle ultime scoperte. ritrovare la loro radice qui. questa è l'Etruria spenta e distrutta che si riaffaccia a Roma tra le s ue innumerevoli memorie. il colore della terra. A un certo punto della campagna. tradizioni. con quel tanto di misterioso che sorge su u na Italia de' cui inizi parlano tanto familiari e quieti gli Etruschi. da tribù a tri bù. specie popolare. Direi anzi che una stretta parentela lega la provincia italiana del Centro con il senso della vita etrusca. Forse le vie degl'Inferi erano quelle dei p aesi morti. L'Etruria è il paesanismo italiano arrivato a una espressione perfetta. ha sapore di Etruria. ai Latini. una vita provinciale arrivata alla sua limitata perfezione. Si potrebbe seguitare a fantasticare di questi l uoghi sparsi per le alture del Lazio. i miti e i simboli nella stori a dei popoli antichi segnano troppo limitatamente la loro strada e impegnano l'a vvenire. è.disfare fin nella tradizione: un angolo etrusco. ma in cui t utto rifuggiva dalle astrazioni. un Marte succinto con un elmo troppo grande e quasi infantile. fra uomini c osì ragionevoli. L'Etruria morì coi suoi ultimi uomini ventruti. levati sul cubito. e quella propriamente rom ana. Rimase una eredità. e fin gli oggetti d'uso im portati dai luoghi di origine. silenzio. uomo e donna sotto lo stesso lenzuolo. il fiume vicino. è radice etrusca. sottile. Sembra di leggere Boccaccio. quella roccia. come nei vecchi . cosmopolita. avevano avuto i loro dii magri e sottili. ben sì come case sotto monticelli di terra. accanto alle civiltà perfette. il ricordo delle terre d'origine. ma i n un quadro trionfante. e per non lasciare nella storia a ltro attestato che di una operosità giunta al culmine delle aspirazioni nient'altr o che umane. da castello a castello. Roma o Ruma non diversa da a ltre castella sulle alture. sembra una via segreta come il meato attraverso cui gli antichi immagina vano l'ingresso nel mondo dei morti. Ce li possiamo figurare. Tutta la letteratura che sa di popolo. senza inquietudini. Ed ecco che in un paesaggio tanto tranquillo e remoto. ma traducevano i temi della Grecia sulla creta. Tornano alla niente Veio e Cerveteri che questo paesaggi o stesso hanno in un'aria remota. Quel colo re. coricati sulle tombe in una rassegnazione e pienezza bu ddistica. Una civiltà di prov incia. il respiro del mare. a settentrione. e come è quella della media Italia. attestazione delle o rigini rustiche e terriere come ve ne sono alla radice delle antiche nobiltà. con tutto quanto Roma e a Rinascimento vi hanno saputo fondare. della fine. il limite della civiltà terriera e popolare. a non si sa che incanto primitivo. usi. qui è continuità. le sue scalze dee in atto di modeste passa nti. Facevano tombe al modo degli Egizi. etrusca: l'assenza di favole e di miti troppo grevi nella loro storia. a sorridere. ma senza l'aspirazione delle piramidi che implica una civiltà inumana.

Là sotto si circondava ognuno di questa roba. Di qui si vede il mare. l'albero. quelli stessi che acc ompagnano la vita etrusca e il transito suo. A sedersi sul muricciolo. come se fosse una frana immane. sta nel fondo rattrappito. Dopo pochi passi un recinto di filo di ferro chiude la necropoli. e il ponte naturale di pietra che lo scavalca. si vede da vicino lo spolverio minuto e lento d i questa terra. vecchio svago etrusco. dei deserti. Nei Romani la stessa morte con le tombe lungo le s . ma que sti Etruschi. È diffic ile vedere più misere rovine di queste. riconoscib ile in tutti i paesi. Romani e Greci ci hanno lasciato quasi soltanto grandi at testati. l'odore del mosto e del vino dei vicoli. nella letteratura come nella pittura antica. come se si ritirasse.stucchi romani. a significati occulti e relig iosi. la vita minuta delle donne e dei ragazzi. ecco qui merci della vita d'ogni gi orno. le lastre di pietra della strada e delle fondamenta sconnesse. non le tombe somiglierebbero più a questi depositi etruschi. del vino. hanno portato nella nostra fantasia il colore d'un popolo. il fiume che sprofonda tra una vegetazione di fior i d'un altro regno. in cui l'occhio cerca distrattamente il frammentio m inuto dei cocci. e i neri nerissimi rottami di vas i. e non è questa una delle ultime ragioni del potere che i resti della vita et rusca hanno su di noi. la loro folla è que lla del coro dei drammi e delle tragedie. uscendo su uno spiazzo. ma di altro mondo e di altri porti. il sentimento della gente piccola coi suoi angoli di casa. della maremma. e tutta questa mercé d'uso quotidiano: coppe. niente altro che polvere. Ma la voce dell'acqua è là sotto. un uomo sta lavando certi bùcc heri di fresco scavati in una tomba. C'era della tribù e della città. vecchi a strada su cui passano le navi. la casa rustica. come passi fatti incerti. minuta polvere. dell'olio. hanno uno stile fuori del t empo. la forma dell a casa nelle loro tombe. allo stesso modo si presentano questi numerosi vasi. strumenti per misurare il tempo. i suoi bisogni. e cade nella valle: ha una vita di migliaia di anni. e lungo il fiume erano le vie dissimulate fra le rocce. come in certi paesaggi dell'America aborigena. si di rebbe che parli una lingua. Abituati come siamo a considerare le cose antiche tutte come prodotti tipici e unici. Cerveteri è oggi un paese. Fuori del mul ino sono pochi uomini. alta. ciste. il fiume era la difesa. A occidente del paese è la necropoli: di qui il paese nuovo si confonde col vecchio colore de lla muraglia di tufo su cui è costrutto. orci. l'acqua scivola sotto una passerella di legno. A primavera il prato lungo il fiume è pieno di fiori. di cui non rimane che il disegno delle città e degli e difizi. l e sue abitudini. quello stile popolare che spesso è tutt'uno con lo stile arcaico. fibbie. brocc he. e il colore di quella polvere. miscuglio che dà un colore stretto a quella vita. e apparve soltanto come volontà colletti va sulla via della volontà individuale. Quasi consci della loro fine. dovette esser legata. non c'è neppure quello che rende quasi allettante il suol o delle necropoli etrusche. lampade. compatta e grigia come l'acciaio una strada selciata appare. e si conficca come un'arma entro un colle erboso. che a strapparle mostrano i loro tuberi sotterran ei come attributi sessuali (l'orchidea è un fiore maschile). fondarono le città dei morti che furono in tutto la riproduzione delle loro case. una ricca fio ritura di orchidee selvatiche. con la sua bella fontana in mezzo alla piazza. il fondamento del tempio di Apollo. La terra è incredibilmente molle. Direi che l'archeologia di Veio è tutta in questo fiume ch e la circonda. Appunto questa religione dei fiumi. des erto come la terra che è intorno. Penso che se di qui a molti secoli le cose del nostro tempo e della nostra vita divenisse ro rare e preziose. solenne. nata da ne cessità pratiche. m a i grandi magazzini. e come in u na pianta sono visibili le fondamenta d'un tempio. i cui nomi maggiori che ci sono pervenuti hanno un suono di casati italiani di vecchio ceppo. e gli antiquari ne vendono per raccogliere la cenere delle sigarette. Poi. sulla via di accesso che si stan no costruendo gli operai affiorano rottami di orci. non c'è un solo rudere in piedi. è un mondo di eroi e di privilegiali. segni d'una vita eternamente pubblica. e non è che lo smuoversi lento di poca terra sotto di noi. che d anno l'idea della mercé moderna a serie. la visione d'un mercato di p iccole cose comuni. la linfa e il bagno. come accade. l'ost eria per chi scende a caccia. il ricordo perenne dell'acqua necessaria. i bovi che aspettano il carico. dei vetri dai colori iridati. situle. il campo. è il mare che si vede nel fondo delle pianure.

La necropoli di Cerveteri ha addirittura la pianta d'una città: una strada nel mezzo con la tra ccia delle ruote dei carri. scavata tutta in un blocco di tufo. C'è la scala esterna. solo allora è come se si vacillasse al bivio d'u n viaggio ultraterreno. la spatola della cucina la faina. per segnare il ritmo di chi rimenava la pasta e di chi vibrava i colpi di sferza delle punizio ni. ma questi paesani con la memoria dei sepol cri orientali fondavano necropoli che dovevano sopravvivere sotto la terra cui p otevano correre le invasioni e l'aratro solcare senza disturbarli. per le pareti e per le colonne semp lici e squadrate che reggono il soffitto a travicelli scolpiti nella pietra. quel li del padrone e della padrona. e solo più tardi. per contenere meglio la donna che. com e se sopra vi fosse un primo piano. come se qualcuno si dovesse destare ancora da una sete notturna. PORTE DELL'ALTRO MONDO Siamo andati a vedere la Montagna Spaccata che si trova quattro chilometri e mez zo a sud di Orbetello. per starvi. Nell'antro le pietre cadute formano come una assemblea. la signora ha appeso al muro una collana che si è tolta or ora. appeso dalla s ua parete il ritratto di suo padre.trade dà il senso del lungo cammino. Ognuno di questi luoghi è una casa. sulla parete centrale. e infine il famos o flauto che suonava per la caccia. il l etto dei capi della famiglia è uno solo comune. e a mette re i piedi sugli scalini. si rivelerebbe una c ittà di case basse. di quanti mai passi risuonano. e sul tavolino da notte il rotolo d'un libro letto a metà prima di prender sonno. Qui stanno insieme su un letto scolpito nel tufo e lavorato d i stucchi. È veramente una montagna spaccata. Il suolo è coperto di foglie secche cadute dagli alberi giù per lo spacco. e poi la stanza centrale: intorno in torno pel muro i cubicoli della famiglia. il tavolino da notte accanto. l'arco del cacciatore. mangiare. domestica come il gatto. letto d'un'infanzia eterna. all'ingiro. letto premuroso come se qualcuno lo avesse rincalzato. sulla Via Aurelia. e per la signo ra. Intorno. Macigni fra l'una e l'altra parete formano la volta del corridoio. si sa. Ma quei lettucci delle famiglie piccole e modeste! Quello dell'uomo liscio e sco modo. e un corridoio stretto dal macigno. se si scoprissero dell a terra che li copre come capanne. con qualche pianta di ro se in fiore ai crocicchi (caste e frigide rose delle città morte). dormire. letti di pietra inclinati pei servi che vi erano depos ti a dormire anch'essi l'ultimo sonno. le strade che si spartiscono in certi angoli. la spada. Quella del sepolcro più grande riproduce il palazzo. vi è riprodotto il letto loro di ferro o di rame. Vi si entra per un passaggio basso. e nel me zzo. quando ci si accorge che è una città di sepolcri. si vede il cielo. una voce che si leva quaggiù si perde sorda e spenta. Piccola casa mod esta. portano alla st essa pace e allo stesso silenzio. In terra. le immagini della vita dell'uomo. E mentre le voci trascorrenti lassù ris uonano dolci nella caverna. e il piatto delle pietanze. senza decorazioni. In queste grandi case. nel mezzo. il materasso. e le due sponde r ialzate ai lati. come in certe case rustich e si passa per la dispensa e per la cucina. con le loro porte. La luce agisce sulla pietra come un corrosivo su una lastra fo . il bastone. s'odono cantare gli uccelli sulla superficie della terra. si avvicendava essa alla vita. alle due pareti oppo ste due lettini di pietra separati dalla colonna che regge il soffitto. i due c uscini un poco in disordine per avervi vegliato un poco. È lo stesso che affacciarsi alle soglie delle casupole di certi vill aggi: qui è una stanza comune. simile a una t appa. Quello della donna con un cuscino di pietra più inclinato. con le sue zolle erbose. quella umile e quella ampia di grandi e ric che famiglie. Sullo scalino sono posate le scarpine della signo ra. come le poste dei suoi cursori. una luce verde scende dagli alberi che crescono sulla rotta cima del colle e si affacciano sul crepaccio. dell'acqua. cioè un poggio alto una sessantina di metri e tagliato in due dalla cima alla base. il corridoio d'ingresso col muricciolo su cui sono posati i vasi dei viveri. il carniere. senza servitù. Le pietre radunate nell'antro sono incise dalla luce e dai raggi del sole che a certe ore penetrano come in una camera oscura e v'imprimono la forma dello schermo attrav erso cui passano. lo scudo. per il pranzo e per la danza. un riposti glio coi vasi del vino. non come nelle piccole sepolture d ove i letti sono separati quasi che uomo e donna avessero troppo faticato insiem e nella loro vita. fin dove l'antro diventa spazioso e la spaccatura raggiunge la cima. è inquieta. lo scalino per salirvi. l'elmo. divenute sepolcreti.

tografica. Cupe e morte sono le altre pietre nell'ombra perenne. Non vi cresce u n filo d'erba e non v'è traccia di vita. Questo è un luogo antico, naturalmente; ed è un luogo etrusco. Era forse un passaggi o per sbucare al coperto da una parte all'altra del colle. Ma, e forse meglio, f u un luogo di riunione per qualche rito. Gente di passaggio sull'Aurelia scende verso questa parte, pel viale dei giovani cipressi, perché la Montagna Spaccata co mincia ad avere i suoi visitatori. La misteriosa caverna è più accessibile oggi a ge nte che arriva da trecento chilometri lontano che non anticamente alla gente etr usca della città di Cossa che viveva sul colle accanto. Lo spazio era un fatto che contava per gli antichi nella stessa misura che esso non conta per noi. I racco nti prolungavano le distanze, e il mistero che è la potenza delle distanze. E poi, i luoghi sacri hanno il potere di creare intorno a sé una zona di lontananza. Dappertutto, nel mondo antico, si trovano luoghi come questi, latebre, lustri, r ecessi, spechi. E mi piace immaginare gli antichi ai quali le distanze appaiono enormi, anche quelle più familiari, come ragazzi ai quali gli angoli tra le stesse mura domestiche sembrano da esplorare o inesplorati; in essi trovano riparo nel le ore dei sogni e delle fantasticherie, fino a credere d'essere addirittura inv isibili nascondendosi sotto un tavolo. Non altrimenti l'uomo antico, e ancor ogg i l'uomo primitivo, vedeva le distanze che lo separavano da alcuni luoghi della terra; tutti e due, l'antico e il primitivo, sedentari non soltanto perché forniti di mezzi di trasporto lenti, ma perché, dovendosi muovere non per altro che per b isogno, poco avvezzi ai viaggi. Ma soprattutto il fanciullesco amore del nascond iglio accomuna l'antico e il primitivo; e il fatto di vietarsi alcune strade per ché spiranti mistero appena vi cresca un ciuffo d'alberi o vi sia una grotta. Oltr e l'orizzonte dove si ferma lo sguardo, essi mettono una favola. Basta, per ques to, sentire come in molti luoghi dell'Oriente e del Mediterraneo la gente fantas tica ancora di luoghi lontani, e come d'altra parte appaiono misteriosi i vianda nti, i pellegrini, i pastori, che per l'appunto fanno molto cammino. Ma, forse, non si tratta soltanto di abitudine ai viaggi, quanto d'un potere fan tastico proprio dell'infanzia degli uomini e dei popoli, d'una facoltà di animare ogni aspetto singolare della terra e di scorgervi un divieto sul quale nessuno c erca di procurarsi una testimonianza dei propri occhi. Noi stessi, andando a vis itare tali luoghi, torniamo insensibilmente all'infanzia nostra e del mondo, ent riamo in detti luoghi come un tempo della nostra fanciullezza scendevamo nella stanza più remota e oscura della casa come in un mondo animato d'una vita oc culta che ci sbigottiva. Per un poco vi crediamo ancora, tanto questo sentimento è radicato nell'animo umano, e risponde naturalmente a un suo bisogno. Un luogo dove questo potere fantastico degli antichi si manifesta con tutta la s ua ingenuità e forza, è l'Antro detto della Sibilla a Cuma. Qui la Sibilla dava i su oi responsi, qui era il passaggio per gl'Inferi, qui le rive del sotterraneo fiu me dei morti cui la Sibilla era guardiana. Questo luogo esercitò su tutto il mondo antico un'importanza tanto grande da fornire poi per tutti i secoli avvenire e alla stessa nuova religione un'immagine plastica del mondo ultraterreno. Il paes aggio intorno, tra il lago Lucrino e il monte, non ha nulla di singolare se non la solitudine che è propria di luoghi carichi di tanto significato, una solitudine rimasta incantata nei suoi molti secoli, e che fa pensare se non sia proprio un a coincidenza singolare che tali luoghi non siano mai popolati, quasi nascondigl i e bracci morti della natura. C'è quel pallore, sulla terra, sul lago, sul colle, e poi su ogni aspetto intorno per un lungo tratto, che fa del paesaggio una mem oria. La porta non è un così grande ingresso quale si potrebbe immaginare da una fan tasia moderna avvezza alla scenografia della letteratura e del cinema; è appena un passaggio, un meato, e di là comincia il gran viaggio. Tutto intorno alla porta, centinaia di biglietti da visita coi nomi dei visitatori, evocano nomi diversi d 'ogni terra. I biglietti, l'uno sull'altro, sembrano foglie cadute del grande al bero della vita. Stetti a guardare come i due uomini che ci dovevano servire da guida si cavavano i pantaloni per guadare la corrente sotterranea; un gesto simile, non guardabil e e da farsi in segreto, compiuto sotto gli occhi dei visitatori, nonché ridicolo poteva apparire grave e terribile; forse come a vedere qualcuno che si appresta ad eseguire una tortura. Era un gesto professionale; forse quegli uomini, di pad

re in figlio, avevano portato sulle spalle per lunga tradizione i visitatori del l'antro. E poi, come i due uomini portavano i pantaloni ripiegati sul braccio, q uasi che in una vita anteriore avessero avvolto intorno al braccio un mantello. I napoletani hanno a volte atteggiamenti da farvi rimanere a bocca aperta pel mo do con cui nobilitano o rendono naturali certi atti di cui chiunque altro si ver gognerebbe. I due traghettatori sono le migliori guide per una visita come questa: caricando vi sulle spalle per passare il fiume sotterraneo, vi fanno sentire di aver porta to mezza umanità sulle spalle, e di tutte le razze ed età; vi adattano con un gesto, una parola, uno scrollo; hanno una vecchia conoscenza del carico umano, con man o sicura fanno sentire una scienza della meccanica del corpo umano. Si vedono al lontanarsi col carico sulle spalle, per l'acqua di cui non si scorge il fondo, n ella grotta bassa e oscura al lume della lampada ad acetilene. Si sentono le lor o parole morte sull'altra riva, si scorge qualcuno posato laggiù che aspetta, che forse ha un vago terrore di essere lasciato solo mentre quelli tornano indietro a traghettare altri. Laggiù un amico, vi parla, come se la consuetudine di questa vita si perpetuasse nel sogno di quell'altra; tra due sogni: e le parole si spen gono nella profondità, e si vede soltanto una bocca muoversi come nella visione d' un mondo senza più suono. Da quanto tempo si compie lo stesso lavoro in quest'antro? È incalcolabile. E torn ano a mente i mille e mille biglietti bianchi che attestano il passaggio da quel la porta; messi insieme, l'uno sull'altro come l'ala d'un grande e fatale uccell o bianco inchiodata sulla soglia. Poi i due portatori, seri e attenti, dimostran o come erano dati i responsi della Sibilla; lo fanno con poche parole: uno indic a un tettuccio di pietra sulle rive incassate del fiume su cui i passi infiniti hanno improntata la pietra, ed è il lettuccio della Sibilla: vi si sdraia come la Sibilla, sul letto di pietra e sul cuscino di pietra, mentre l'altro si affaccia da un pertugio che comunica con la stanza accanto e mostra il viso di chi atten de la sorte. Fanno queste cose con poche parole: appaiono e dispaiono animando l 'antro e rappresentando l'antica favola del mondo in cui discesero Enea e Virgil io e Dante. Sembra un gioco di ragazzi, e una rappresentazione popolare. Ma solt anto perciò tutto è ancora vivo. E non dimenticherò come i due uomini prendono il prez zo del traghetto, e con quali augurii per la strada che ci aspettava. E come a u n certo punto passati al di là dal fiume letale, ci fermarono in una cella, davant i a un muro interrato, dicendo che il passaggio era interrotto, ma che di là si tr ovava l'altro mondo. Quanto era distante tutto questo? Come erano lontane le riv e del fiume? Come era grande il giaciglio della Sibilla? Mi parve tutto grande e breve nello stesso tempo, una misura difficile, la misura delle favole e della vita antica. LA FIERA DELL'IMPRUNETA Quel giorno, d'ottobre, la Toscana usciva da un temporale d'autunno, il cielo er a grigio e azzurro, e l'azzurro degli ulivi e degli olmi cui si appoggiavano le viti, e il colore finito delle viti autunnali, facevano di tutta la regione del Chianti un grande specchio del cielo e delle chiare nubi al limite dell'orizzont e. Tutto azzurro e grigio, d'un color minerale, in cui i cipressi venivano avant i neri tra quella chiarezza di colori metallica, e l'aria limpida e i campi eran o tenuti a guardia da cotesti cipressi come gente accorsa sulla soglia d'un camp o e d'un casolare. La piazza dell'Impruneta, per chi non la conosca, ha una sing olarità: che vi si accede dal ciglio d'un colle; la piazza si stende in pendio, la ggiù è il famoso campanile con la chiesa raccolta fra due ali di case; sul fondo, di etro il campanile e la chiesa, il monte delle Sante Marie, una collina sormontat a da una croce di legno con le braccia assai larghe; questa collina ripete l'imm agine della chiesa e forma con essa una sola architettura. Il ciglio del colle, prima che arrivassimo sulla piazza, era irto delle stanghe dei carrettini; dall'altro lato della strada da un muricciolo si affacciavano le teste più attente di asini e di muli: coi loro nitriti c'introducevano alla fiera , e per un poco non si sentiva altro. Ma poi, affacciandoci sull'altro versante del colle, si vide la piazza e tutta quella folla. Un torchio gigantesco, rimast o in mezzo alla piazza dalla festa dell'uva del giorno avanti, pareva un monumen to naturale, posto com'era nel paese più prospero del Chianti, e nel centro di que

lle famose vigne. C'era una gran folla, gente venuta da Firenze, borghesi e popo lani, contadini e fattori dei dintorni con le loro donne. I soli colori accesi c he si vedessero erano i fazzoletti turchini e rossi annodati al collo di certi c ontadini. La piazza in pendio è grande e sembra grandissima, appunto per la disposizione dei suoi piani; i movimenti della folla, come di un selciato disposto a onde, le da vano una più grandiosa dimensione. Guardandosi indietro per la piazza in salita, s i scorgevano tutte le cose, gli uomini, gli edifizi, gli animali, come su una ri balta inclinata; in certi angoli che parevano piccoli palcoscenici, nelle terraz ze delle trattorie, gente mangiava ai tavoli apparecchiati; sembravano in un int erno lontano; non so come, il ritmo delle braccia che portavano i cibi alla bocc a dominava quella scena, era il movimento gigantesco e multiplo di quella folla. Una folla silenziosa o quasi, tra cui le donne si aggiravano col viso smarrito e col tremore e il pallore che prende le donne, quali che siano, quando si trova no in una di queste feste, come se sentissero potente e selvaggia la forza dell' uomo. Era forse questo che dava un sottile senso d'inquietudine e di vicina cata strofe, un tremore di attesa, una vibrazione come alla presenza di forze occulte , e ad aggirarsi in un mondo in cui i contatti erano facili, come accade nelle f este, pareva d'impastarsi in un elemento umano, senza ripugnanze e senza pensier i. È proprio questo che dà ad altre feste popolari, sotto altri cieli, quell'ebbrezz a per cui la folla grida, canta, balla, in un'esaltazione collettiva, in cui la felicità, i dolori, le speranze, acquistano un unico senso, e i tripudi e i deliqu i mistici hanno gli stessi moventi. Qui tutto pareva calmo, semplice, lieto; le grida dei venditori che richiamavano l'attenzione sulle loro merci e incitavano a mangiare e a bere, suonavano come sferze su quella folla, con quel tanto di co nturbante che hanno le voci umane in un'accolta di persone. Dicono della sessual ità che si scatena nelle feste. Non è proprio questo: è la gioia di confondersi, in un freno rotto, il piacere di rimpastarsi in una materia vivente, l'abolizione di ogni antipatia nel ritrovarsi e nel fondersi in una solidarietà di natura animale. Altrove questo diventa facilmente esaltazione. Qui, tra un popolo civilissimo, quell'enorme festino, quella gioia del mangiare e del bere, parevano la celebraz ione estrema di un rito perduto, ma vivo nella memoria profonda degl'istinti. Er a facile ricordare la suprema indifferenza etrusca fra i beni della terra, il se nso di pace beata e di pienezza, quella del ventre pieno che li stende sui loro lettucci e li avvicina alla contemplazione. Si sa quanto son parchi i toscani, e come sono parsimoniosi; è la loro parsimonia che per l'appunto dà un valore tanto più grande alle cose; alla fiera dell'Impruneta le cose del vivere vi sono profuse come in una scommessa annuale, con la larghe zza cautelosa del popolo, col rispetto che ha il popolo per le cose necessarie a lla vita, che da questo rispetto escono quasi consacrate e che sono il segreto d ella vita antica popolare, il più aperto contrasto con lo sfascio di merci della c iviltà moderna. La piazza era piena di venditori soliti, quelli che portano alle f iere gli elementari manufatti dell'industria, rimasta per queste cose sempre all o stesso gusto e allo stesso colore. Ma lungo le fiancate della chiesa e sino alla fine del paese, c'è il banchetto più s traordinario che si possa vedere. Vi si tengono banchi di cibi, vini, sacchi di pane, e accanto a questi banchi le tavole apparecchiate e le comitive che mangia no col dispensiere allato. È come la conclusione dell'anno, il vino divenuto più sod o e già vecchio, la porchetta tenerissima, i polli buoni dopo le covate estive: ma bisogna vedere i tagli diligenti, i modi gelosi e solenni di presentarli, un pa radiso delle gole semplici, o di quelle sciupate ai mangiari raffinati, un ritor no alle manipolazioni originali, un vero museo dell'arte regionale nella cucina: le soppressate sembrano di alabastro, il taglio della porchetta crocchia sotto il coltello, e gli aromi dell'erbe necessarie a queste cose hanno l'alito delle case al tempo dei raccolti estivi. E questa non è che l'introduzione alla grande s cena che Callot non ha forse veduto o non è riuscito ad annotare, e che gli avrebb e dato uno di quei temi come la scena degl'impiccati o le sue folle di straccion i. Voglio dire, il viale dei polli arrosto. Da una parte e dall'altra della strada, per un buon tratto di cento metri, due f ile di rosticcieri improvvisati manovrano ciascuno quattro o cinque girarrosti;

di rose sfiorite e di giardini autunnali. poi il sottobosco non fu che uno svolazzare di carte in cui erano state involtate le cene. Di tutti quei polli non rimanevano alla fine che le viscere e le rigaglie in grandi ceste. e. sotto. la collina delle Sante Marie si levava davanti a noi investita dal sole avvinato. un uomo che girava su un carosello. Un apparecchio girava di qua. A levare gli occhi si scorgeva la vallata di qua verso il fiume Ema. Le carni rosolate trascoloravano in breve per tutte le gradazioni del giallo. e le scene dei venditori allineati coi loro apparecchi e i fuochi uno accant o all'altro. Si poteva stare un pezzo a osservare la sapienza di quella cottu ra. Le donne o ra tuffavano le mani in quei resti lubrici e rossi per portarli a qualche mercat ino di città. q ualche vecchio castello tra i vapori sfolgoranti lontano. Ma la visione di quella mate ria in continua trasformazione. e i l rosticciere badava che il fuoco li colorisse bene. quello scialare in cui non si vedeva un solo ubr iaco. osservandone i colori con l'occhi o attento di un pittore. Sotto quei pini. si scorgeva per ogni spiazzo del paese gente seduta a tavola. o profetesse che scrutavano la sorte sulle viscere degli animali. di cosa lungamente conserva ta. ogni angolo della casa era occupato da una foll a già seria all'ultimo bicchiere. l'altro di là. A lei si aggiunse più tardi u na vestita di verde. ben gialli. Il rosticciere ne regolava i movimenti con attenzione girando lentamente la ruot a che mette in movimento gli schidioni. le due donne. quel sapore vecchio. quella grassa abbondan za e insieme pulita e composta. Più oltre il dilungarsi dei campi e dei colli della Greve. l'aroma di quell'arrosto. A nche questo. i polli divenire marrone e rinseccolirsi con la stessa tristezza di un fiore che appassisce. Le braci. e ancora i cipressi de i casolari e dei cancelli che guardavano esclamando verso di noi. Tra p oco avremmo veduto quello straordinario viale già alla fine dei pranzi e della fes ta. Nei corridoi i contabili segna vano le portate su grandi fogli. tutti in un medesimo len tissimo ondeggiamento ma in diverse direzioni. in tutte le stanze. Cominciava la sera. e sono cinqu anta polli che si rosolano insieme sul rettangolo della brace in terra. le teste con le lor var ie penne come dipinte da un pennellino sottile in una stampa chinese. volatizzavano e diffondevano l'odore dell'arrosto. apparta mento per appartamento. . si scorgeva la folla seduta a mangiare. pareva volare in sogno e con una leggerezza di ebbrezza. tra lo smeraldo dei prati autunnali. e sembravano vecchi àuguri. col sapore e l'odore del vino del Chianti. Proprio così. Dall'alto della terrazza. parevano un'antica fantasia popolare. dopo la festa. e per poco stettero sole e ferme in quel ritmo di uomini ch e scendevano e salivano. c'era gente che mangiava. in cu i ella rappresentasse il simbolo di una qualche virtù. gl'inservienti infilzavano intorno ad al tri spiedi la nuova mandata. Tra questi fumi di arrosto e di vino. già fredda. tutti insieme. e da una parte all'altra era tutta una sinfonia di giallo che andava dal rosso di Siena degli animali già a puntino al giallo zaffera no di quelli da rosolare. e la folla si mosse andando verso la cima del monte a visitare il cimitero che lo domina. e da quello spettacolo. Esse erano forse due Virtù. C'era un intero edilizio sgombrato in tutti i piani. e bastava un attimo perché si notasse un colore troppo bruc iato e risecchito come di certi polli di cartone che si servono ai finti pranzi delle commedie. e solo quando la mandata er a in ordine gridava le lodi della sua cottura. coi movimenti leggiadri che hanno gli uomini veduti da lontano in folla. dei so liti nelle fiere. le donne spargevano il sale da una gran cartata. e intorno a lei mi pareva che tutti girassero in un'armonia. quasi un migliaio su tutta la strada. anch'essa piena di gen te. altre l'olio.ai lunghi schidioni sono infilati una dozzina di polli. di qual vecchio rito faceva parte? A un certo punto vidi una figura di donna vestita di rosso in un prato sulla chi na del colle. il rumore diff uso degli organetti e delle chitarre dei cantori ambulanti si mescolava al tinti nnio delle stoviglie. accanto ai bicchieri vuoti i brividi dell'autunno e quelli del vino si confondevano in uno. E un senso diffuso di una festa finita. e questa abbondanza era muta. capitate là da un affres co. col suo azz urro e coi suoi grigi lontananti e divenuti più duri e più freddi e più sereni a mano a mano che declinava il giorno. da quella sinfonia di od ori sembrava di uscire a rivedere una luce sublime.

e sovratutto secondo le sue esperienze. "A Roma. dice il padrone de La Pace. Ma c'è la sua ragione. il più reputato peschereccio appunto dell'Argentaro. Io non desidero altro che di cavarmela. disse il padrone de La Pace. è lavoro". Ma non erano buone giornate. è grazia di Dio." "E ormai fanno doppino due volte la settimana. avete inteso? Tiene il primato di questi posti. "Ma dico." Il signor Loffredo disse questo sottovoce. non sono in mare tutti i giorni?" "Tutti i giorni?" "Trecento giorni dell'anno.I PESCATORI DELL'ARGENTARO Il signor Loffredo era il proprietario del motopeschereccio Montargentaro. E non dicono dov e vanno. quanto lo pagano? Una e venticinque. e la domenica fino a sera stann o a casa. Soltanto quindici. Il lavoro. è nutrimento. tutti dissero che sarebbe andato s ubito a fondo. Anche col tempo peggiore tornano a casa con un buon carico"." "Magari fossero due lire!" mormorò il signor Loffredo.. ripartono alle nove di mattina. Poi un altro . un altro ancora. la cautela. dissi io. due lire il chilo al massimo." "Ma lo pagano. e i viaggiatori della li nea di Pisa li vedono sulla strada rotabile. "Già. "E del resto." "È il miglior motopeschereccio di Santo Stefano". "A Roma". che non aveva ancora parlato. È cibo. Ma ha un cap opesca che sa il fatto suo. Quanti quintali." "Come? Hai tutta gente di Port'Ercole?" Poi rivolto a me: "Vanno lontano. e non pagano un soldo. "Quanto ha portato ieri sera?" "Diciotto. quasi il timore di guastare col pensiero q ualcosa che sta accadendo. riempiendo di sé tutto l'abitato. e che dipende da elementi tanto incerti: il mare. E così tutti i giorni. riflessivamente. dico io. "Sapete quanto pesce hanno buttato come rifiuto il giorno anniversario dell'Impe ro? Quattrocento quintali. "Ma quel giorno non si poteva uscire. . disse il signor Loffredo. Tutti i giorni. s'è stabilita una specie di gara. ch'egli aveva fatto costruire seco ndo le sue idee e i suoi gusti. Questi autocarri si muovono la sera. Gli uomini che aiutano a scaricare sono due e dormono a b ordo." "C'è anche questo". l'autocarro col rimorchio del Monte Argentaro. avendo n avigato per venticinque anni a bordo d'un veliero. "Ma andatelo a dire un po' a loro. È uno di Port'Ercole. sette uomini d'equipaggio. Ora è l'uso che non rimangono a casa se non quando il mare è proprio catti vo. Difatti è un po' tozzo." "Tutto l'equipaggio è di Port'Ercole. Quanto lo pagano ai Mercati Gene rali? Di'. Avevano telegrafato a tutti i porti d'Italia: mandate pesce. aggiunse il padrone de La Pace. con quella discrezione che è propria dei marinai. i pescatori." "Pagano? Vi comunicano che è invenduto. Egli parlava del resto sempre sottovoce. disse il padrone de La Pace. di'?" "Quindici. "Il pesce costa così caro". Arrivano alle due di mattina a Roma . e la nave che è costata centosettantacinquemila lire. di quanti pescatori. "Sborsate una sull'altra"." In quel momento passava traballando.". Quando fu varato due anni e mezzo fa. Poi ne hanno seppellito quattrocento quintali. sono nuovamente all'Argentaro verso le quattro .. potete pensare . Il signor Loffredo aggiunse: "Io non mi occupo di quello che pescano gli altri. disse riflessivamente il signor Loffredo. Sapete che cos'è un doppino? Quando i marinai stanno in mare due giorni e due notti. caro signore." "È lavoro. Ieri l'altro tornarono dopo tr e giorni. "Lo avete visto il Montargentaro? Si riconosce subito perché non somiglia a nessun altro. potrebbero venderlo in tempo a prezzo basso. sopravvanza ndo le case più basse." "Vorrei imbarcarmi per un doppino". in posti che nessuno conosce. perché ho delle spese: la nafta." "Diciotto quintali. La notte sul sabato. Quest'anno sono rimasti a casa quando?" "Un giorno su trecento". conosciuto i mari fino al Lev ante e alla Spagna.

non ha nulla di pittoresco per impressionare gli uomini. di fficili da colmare i binari dei treni. sonoro e lucente. La fillossera ha portato la rovina. colmare la fossa. forte d'una forza quasi naturale. Ero distante appena centocinqua nta chilometri da Roma. mentre le donne rimaste a casa. Qui invece la pietra è troppa. per cui la v ite s'era adattata al luogo. s i è stabilita a Bocca di Magra. d'inverno. La notte è di quelli che tentano dalle spiagge più remote di raggiungere le città. una vigna. e da quel flagello che ha distrutto in pochi anni molte vigne: la fillossera. e ri salendo il mare. Dove la terra è difficile. carciofi. e niente è più crudo di questi bastioni di pietra costruiti in modo ciclopico. e i vecchi. stretto m a folto. che ricorda architettu re di mondi primitivi. Ma dove c'è il modo di tenersi al riparo. e perciò le strade sono difficili da costruire. baccelli. La pesca sull'Adriatico è difficile. con la sua scatol a di zinco. in un vagone di terza classe. disporlo a terrazze di pietra squadrata. qualche superstite vi pianta qualche ortaggio: pise lli. paranze. e i vignaiuoli sono sta ti costretti a mettersi in mare. l'Argentare! Sul magro promontorio che dove c'è un riparo o un muricciolo o un poco d'acqua matura buono l'arancio. perciò quasi tutta la contrada è fatta di abi tazioni di legno. che dove si può si pianta un orto. Ric ordo per esempio che una materia prima che manca alla Russia è la pietra. secondo i pochi soldi raggranellati e le economie degli uomini che navigano. Il proble ma delle strade in Russia è un problema secolare da cui dipendono molte cose nella pace e nella guerra. pe r accostarsi alla terra. con le mani intirizzite e dure che non riescono più a stringere un' altra mano."Va bene". il mare ha pochi approdi. Questo dramma si svol ge silenziosamente. Non ve n 'è fino agli Urali. sempre in lotta ma tutti gli anni pieno di n uovi figli come un mai smesso atto di fede nel domani. quelli che portano pane e uova. Questa dell' Argentaro è una. e tentano tutti i giorni le fortune del mare. mentre qualcuno. separata. riprender la lotta che è già tanto acerba quando la vite è viva e sana. ricco. Intanto l a popolazione ai piedi delle montagne si moltiplica incredibilmente. e bisogna d ar da mangiare ai ragazzi. che viaggia. La pietra è a suo modo una ricchezza. C'è penuria di pietra come da noi c'è mancanza di terra. Conosco gente ostinata. Bis ogna chiedere a qualche altro elemento le risorse per vivere e per ripiantare la vite. e su questa piantare la vite. e mi trovavo in un mondo estremamente lontano. Ma il vino prezioso non spunta più. vedere la vigna spogliarsi. portare lassù la terra a sacchi. Per istrada incrocia altra gente. bisogna lavorare seminudi in acqua. la gente cerca il mare. o al Caucaso. Scalare un colle di roc cia. Molti sono spint i dalle cattive annate. Per via di questo l avoro ingrato una colonia intera di marchigiani ha abbandonato quelle rive. dalle Marche. guidando la motocicletta dopo aver guidato il suo motore in mar e. trasportare per la costruzione del le fabbriche la troppa pietra che rimane. gli uomini hanno armato barche. . liberare la poca terra che è buona. per tutto lo stivale. tanto sono abituate a una fatica troppo pesante. "Quando volete. Tra le arti che gli uomini dell'Argenta ro sanno esercitare è questa della pietra. arida. Anche qui all'Argentalo ho trovato la stessa condizione. su questo monumento della ostinazione italiana. faticoso e duro ma pulito. col suo carico di pesca su un rimorchio. bionda e fertile. Con un co sì bel nome. che non sanno ormai cos'è la vita. la vita è piena di gente ch e passa. rip iantano la vite giovane filo per filo. enorme. bisogna far saltare i massi c on le mine. Poi più tardi la motocicletta di qualcuno che portava un carico al mercato di qualche città vicina . q ualcuno parte dalla costa dell'Adriatico. motopescherecci. che va peregrinando in cerca del guadagno della giornata. tanto essa è divenuta complessa. i mercati. disse il signor Loffredo. a un terremot o. ha fatto una notte di pesca e un'altra la farà in viaggio. Sul lavoro dei padri messo su con le mani aride dei cavat ori di pietra. superati Messina e il golfo di Salerno. È l a storia della Liguria. intisichire. aveva formato una specie famosa per tutte le contra de dei vignaiuoli. verso i luoghi che comperano facilmente. è un capitolo fra i tanti dell'epica del lavoro italiano. La notte è di questa vita occulta che reca viveri verso le città assediate dai bis ogni. cento migl ia a settentrione di Roma." Gli autocarri avevano svoltato la punta tra un nuvolo di polvere. Ne ha distrutte alle Cinque Terre. Questo equivale a un disastro. porta pochi chili di triglie o di sogl iole. dopo anni di selezione. paziente.

il capopesca del Montargentaro. nove pescatori. pronti a tutto. con un ultimo frizzo. gente va verso i fiumi dolci. "Questo più giovane è il cuoco. Alle spalle di questo promontorio di cui i viaggiatori possono vedere il profilo passando davanti alla laguna di Orbetello. dove è stato fatto un r accolto la cui spigolatura promette di guadagnare la giornata. questo sarebbe il loro mestiere dopo quello di vignaiuoli e di agricoltori. Veramente sono famosi per la navigazione a vela. mi disse Sabatino Ferdinando. di una lotta. ai ragazzi e ai vecch i che vanno a piedi. dietro alle spall e del padre. salutavano allegri. d'una marcia in guerra. seguitando il filo di un discorso che io non int endo. Posa il bicchiere vuoto sul tavolo. alla gente che va in frotta sulle biciclette." Sabatino Ferdinando è entrato per ultimo sotto il castello di poppa dove sono racc olti. Tutti si fanno attenti a un tale atto. Il più giovane della compagnia prende il fiasco smezzato e ci versa dell'acqua. Poiché è in Italia. Dalle case piene di figli ve ngono a sapere dove è passato qualcosa che sia il loro bene. Trio nfante. Ci misero in barca invece di mandarci a scuola. aspettan o. Che ci si può fare? Facciamo la gara. Sei soltanto di questi sono i miei marinai. seduti sulle pan che. Ci si nasce a queste cose. Questo è l'unico motopeschereccio che pos sieda un tavolo. della Corsica e della Sardegna lontane. E bisogna dire che. qu attro da una parte e quattro dall'altra. e in Maremma. steso in mare come un satellite dell 'Elba vicina. t utto quanto fa questo pugno d'uomini aggrappato alla roccia riporta alla mente u na saggia amministrazione. buoni per fare un po' d i fuoco. ricordano la grande comunanza del mare. a piombo. "p er la pesca bisogna che lascino fare a noi di Port'Ercole. all'alba.Se fosse in una qualunque altra nazione. il salvagente. Di mese in mese si leva una casa nuova. La pietra del terrazzo è esatt a. e ha otto cuccette col materasso. e di anno in anno sc ende in mare una nuova flottiglia di naviganti. una ristrettezza previdente e di tipo familiare. A bordo il più giovane fa da mangiare. v'è la grande distesa della Maremma. I ragazzi si fermano alle case per chiedere un sorso d'acqua da bere. Sono tutti pare nti. Quando sono in porto si fanno visita e passano il t empo insieme. oltre alle p aranze. Hanno un dialetto toscano in cui qualche costrutto napoletano. brullo e selvaggio. e domandano se vole te comperare telline. alle ragazze sedute in groppa agli asini. Tornano la sera. lungi dal dare l'idea della povertà. "E voi non bevete?" Il capobarca Sabatino Ferdinando non beve: "Di questo io. Ancora uno sforzo." I portercolesi ridono tra loro. la corsa verso tutto quello che è buono e utile. Sapete che c'è? Da quando siamo noi qui s'è stabilita una gara. intorno al tavolo. Ma in mare non ne tocco". disperato. gli altri tre non c'entrano. spigolatura. c he è di quelli che preparano le partenze. "Per la pesca". e in Toscana. la coperta. Un simile impiego dei giorni. o dove le telline sono ficcate nella sabbia. qual che accento ligure. Quelli dell'Argentaro hanno armato una trentina di motopescherecci. sarebbe spopolato. una trama tessuta giorno per giorno in una vita comune e in cui è difficile entrare. sono in boccio l'uo mo destinato a una delle vite più faticate del mondo. quando sono a terra. Hanno già visi d'uomini. n e vuoto un fiasco per pasto. liscia come un muro. navigazione. la misura per dividere il tempo e per calcolare la vita. Uno dei pescatori sta riempiendo un bic chiere e lo passa volta a volta agli uomini che stanno intorno. corrono dove si possa ricavare qualcosa dalla natura e dagli uomini. dopo anni di lavoro. Ognuno che beve alza il bicchiere e mi dice: "Salute". un individuo ripia nta una fila di viti sul più alto terrazzo di pietra. Quelli che non possono. Ma noi di Port'Erc ole siamo pescatori dall'età di cinque anni. A piedi. A tratti ridono. le rive sabbiose dove la furia invernale ha trascinato i tronchi degli alberi. dà un colore a tutto i l paesaggio. pesca. o in piedi. il principio d'un lavoro." Difatti i tre uscivano. d'anno in anno strappa qu alcosa alla natura. "Eccoli: tutti portercolesi. La vorano a bordo d'un altro peschereccio. È una di quelle . Loro sono navigatori a vela da togliercisi il cappello. La giornata è la preoccupazione esatta di tutti. De v'essere questa un'operazione consueta.

t ra altri fiaschi e bottiglie. alla gamba del tavolo. mi disse il capopesca. Nella stiva c'era il ghiaccio. l'idea che in quell'ora i trenta motopescherecci dell'Ar gentaro erano in mare. Mi trovavo nel mezzo della più semplice espressione della vita moderna: l'ansia del lavoro quotidiano. Si staccò da noi e cercò in una custodia di legno. e lo posò in una cuccetta vuota. la panca da cui si era levato. Erano le undici e mezzo. dei lavori e delle opere che vanno terminati in un breve giro di ore. "Figuratevi". come a un bene comune. era come se ammettesse in un'intimità solidale qualcuno ch e ne fosse fuori indebitamente. il petto nudo. da una casa sicura. Sette uomini in un'imbarcazione che affronta quotidianamente la sorte. e questo atteggiamento faceva risaltare quanto di virile e di già us ato alla fatica era in lui. la fatica. si disperse ro alle loro faccende. Sabatino aveva ancora la giacca sul braccio. Sabatino con un gesto consueto legò con una funicella. "Lui solo". Il lavoro. e le ca ssette che aspettavano d'essere riempite. Erano blocchi di asf alto di qualche nave che s'era disfatta del carico. Brillò il faro alla svolta. I l più giovane aveva finito di annacquare il vino. lucido come un legno prezioso. un Crocifisso di ottone nella luce rosa della lampadina appesa nel mezzo. e già col passo di chi va al lavoro. il punto d'onore. per v ia di un certo naso all'insù. e vo lgeva a me un viso stranamente infantile. e già con un viso più forte e solcato. il dolore. e si arrotol ava una sigaretta da un pacchetto di trinciato che poco prima avevo veduto sul t avolo. e tenen do docilmente il timone di quercia. e già calcol avano la cifra annunziata all'arrivo in porto. Posò la sveglia. Non doveva aver più di quar ant'anni. Il ca popesca il doppio. Ma gli altri come se ancora il rischio e i pericoli li avessero sfiorati al primo vento della gioventù. Quella volta il mare era discreto. Lesse l'ora. "non lo è." Questo legame promesso. ma. Il motore cominciò ad andare. Tutti gli altri erano sposati. Il cielo non prometteva nulla di buono: era gonfio e livido. sano. che termina ogni ventiquattr'ore e si ri nnova per altre ventiquattr'ore: l'ansia di domani. "che l'altro giorno. Oggi non saprei dire. una vecchia sveglia di quelle che si preme u n bottone per interrompere il suono del campanello. con una cura simile a quella di chi bada alle facc ende di casa. aveva qualcosa di ridente e di giovanile. Contava la gara. Si capiva che tutti e sei ubbidivano a un'occhiata di Sabatino per il s uo prestigio e per un diritto di parentela. Uno e ra un poco più avanti negli anni. E non avevano quasi importanza i quindici o venti quintali di pesca. I tre ospiti uscirono. Ridono d'un riso naturale. avevano attinto gli uomini dell'equipaggio. o mediterranee. nella tempesta. Il tempo non ha ancora deciso quell o che vuol fare. "Sono tutti cugini e parenti". fissata tra una cuccetta e l'altra. cercavano la profondità propizia alle loro reti. Perché un pescatore ha un minimo di paga sulle dieci lire. i pantaloni con la cinghia stretta sotto il ventre. donne della stess a famiglia e dello stesso sangue pensavano in quel momento ai sei giovani. Era uno di quei tipi popolari italiani che si riconoscono come d'una famiglia. e d' un tratto fummo nel mare aperto. mi accorsi di un Crocifisso fissato sulla travata di fond o. e po i cinque lire per ogni tonnellata di pesce che si riesce a tirare a bordo. Appoggiato al finestrino. E mentre egli to rnava a quella parete. Ne l cielo si vedeva l'albero della nave passare come se indicasse qualche stella c he brillava pallida tra la coltre dello scirocco. il sacrificio.compagnie tanto affiatate da lunghi discorsi che basta un'inflessione di voce pe r farli ridere. Sabatino. come succe de di vedere in certe figure etrusche. col rumore del motore che si attutiva nell'imme nsità e faceva pensare a quando si sente palpitare di lontano. ma lo diverrà: è fidanzato d'una mia nipote. quotidian amente si propongono questo problema: se il mare darà a loro i quindici o venti qu intali che occorrono per strappare la vita e per dare da mangiare ai figli e all a madre di questi. I sei giovani andarono. a cui. tirammo su le reti con un gran peso." Si mise a guardare il cielo dal finestrino della gabbia del timone. quando voi do vevate venire con noi. il viaggio dei naviganti. sette uomini cercavano nel mare grande l'incognita della fortuna uguale per trecento giorni dell'anno. nuovo. paffuto. L'agitò un poco per vedere se camminava. mi disse il capopesca Sabatino. il capopesca . un'espressione non consu mata da convenienze. indurito dalla vita. e m' indicò il più giovane.

e alla fine divenuti ragionevoli: ma poi un altro rumore. e il cuscin o cui Sabatino ha cambiato la fodera. fedele alla consegna. l'odore acerrimo di questa fat ica. È coperta con un'asse di legno con sopra un pentolino per attingere." Sabatino. di energi a e di volontà. e che sapeva di dover svegliare i . avrei più tempo per pescare e n on dovrei perdere sei o sette ore per trovarmi sottovento. farebbe comodo. accesa nel mezzo. Succede. mi dice: "Se avete qualch e bisogno. prima di coricarsi. La coperta. odore di equipaggio. Parla esattamente. Guardate che noi non torniamo indietro e non facciamo scalo in nes sun porto. con un gomito sul finestrino. Io impiego almeno dodici ore tra vi aggio di andata e viaggio di ritorno. e taglia ognuna di queste correnti con precisione come s e tagliasse il pane. La nav e va avanti da sé. vari oggetti fra cui riconosco una pipa. Egli divide l'uni verso in otto correnti. ma tenetevi bene stretto alle sartie". Stando sdraiato vedevo che al posto del timoniere due gambe coperte da un paio di panta loni turchini erano ritte e reggevano un uomo di cui non vedevo il viso. Stando sdraiato vedo sopra di me passare lenta la catena del t imone. poteva sta re in mare molti giorni. Avevano tentato di tenergli dietro per scoprire dove fosse quel luogo. lo scricchiolio de lla nave. in cui non lavoro". Il motore batte esatto e uguale. e si trattava di ra ggiungerlo in tempo per buttare le reti. Poi bisogna tornare indietro più che in fretta. Invece devo tornare di dove sono partito. il Mortargentaro aveva un motore di centoventi cavalli. Bisogna andare dove si possa pescare al riparo. aggiunge Sabatino. quando sarò do ve dico io. vedo i marinai ciascuno nella sua cuccetta. mi tiro addosso la coperta. ma che non era Sabatino. Voi soffrite il mal di mare? All'aspetto si direbbe che sopport iate il mare. A me.Sabatino mi raccontava che egli aveva il suo posto sul mare. Sotto la garritta una grande giara di cr eta con l'acqua dolce oscilla appena. bastò a farmi saltare sulla cuccetta. ha la sua riforma da adottare ch issà quando. C'è un istinto sveglio nel sonno. Vestito coi pantaloni lunghi. e pre cedere i mutamenti del vento. Bisognerebbe che i pe scatori potessero indifferentemente portare la pesca nel porto che hanno più vicin o. sono impregnati dell'odore forte e umano d ella vita di mare. e io mi ero addormentato sui rumori che si accor davano insieme. nuovi. rumori elementari. dice Sabatino legando con una fune il timone a un u ncino. andare a scaricare il pesce a Livorno. "Possiamo andare a dormire". s'è fatto anche un suo piano. e s'impiega il doppio per tornare indietro. pieno di vita. Domani il vento ci batte magari di prua. e questo era il picchiare d'un piede calzato che batteva due o tre volte sul palchetto della garritta. "Domani all'alba ci sveglieremo. di bordo. Sabatino. Sento di etro a me un salvagente che attutisce gli urti contro la parete di legno." Sabatino m'ha ceduto la sua cuccetta. Nella notte si sente appena il fasciame d ella nave crocchiare. A volte si addo rmenta anche il motorista appoggiato alla macchina. Un marinaio s'era sostituito a lui durante la rotta tranquilla della notte. dalla cassetta che la raccoglie. D 'altra parte. Andiamo tutti a dormire. che avevano un ritmo costante. Di tanto in tanto. dove poggio le s palle si sente l'onda battere come la schiena di un grosso cetaceo. Alle quattro vi faccio svegliare io. e correva ve rso il timone. siamo otto qui dentro. Vedo osci llare l'alberatura nel cielo smorto. da quello che prevedo. Qui dentro s ono in mezzo all'odore più profondo di bordo. in questi scomparti. sparsi. come se si assestasse. la val igetta che mi fa da schermo contro la luce. "Noi adesso spostiamo di un vento e mezzo". ma ormai conosciuti e fidati. in trenta anni di questa vita. Sabatino invece si levava ora dalla sua cuccetta. poiché quel battere del piede era tutto quanto bastava per svegliar lo e chiamarlo al suo posto. e prevenire le sorprese dei venti. Ma i pescatori non dicono mai dove sono stati. altrimenti ci taglia la strada e bisogna spingere molto più in su. il pugno sulla guancia. il motore. una man o al timone. ma una riforma: "Noi ora andiamo anche cento o centoventi miglia lont ano. Dal boccaporto arriva l'alito profondo del mare come una ventata. Ma per poco. E poi qua e là. "Da come si mette il cielo mi pare che venga vento di terra. il mare. sporgetevi a poppa. la più vicina al centro della nave e al gabb iotto del timone. Al lume de lla lampada. come tutti coloro i quali conoscono un lavoro intimamente. per esempio.

per me alme no. sperduto e grigio sorse un gabbiano che poi scomparve come se avesse dato l'annunzio della morte dei pesci. Sabatino disse: "Non vedo dove siamo. tirando su ogni cosa.l suo capo a una certa ora. spazzandolo. a perdita d'occhi o. riparavano le reti la cerate dalla pesca dei giorni passati. e con la destra pass avano lo spago con una specie di spola. ora di stracci. Su questa terrazza costituita dalla poppa. senza un segno. alberature che impicciano. Se fossimo dove ci trovavamo stanotte non potremmo regger i l mare. e l'acqua si smuoveva ora enorme e lenta. senza un punto di riferimento. la rete scivolò sul rullo mobile di legno ch iaro e si sprofondò nel mare. Dico che non c'era n essuno in mare. E intanto il marinaio più giovane veniva avanti portando certe grosse tazze in cui. aggiunse. Vento di terra. Io non mi reggevo né sdraiato né seduto e dovet ti riparare presso la gabbia del timone mentre il mare diventava più forte. sul gorgo dove si stava compiendo qual cosa. un marinaio mi v enne a dire se volevo accomodarmi a poppa. Non vorrei tornare a casa con questo be l guadagno. Per me era stesa una stuoia perché mi potessi sdraiare. di sotto il tavolino. e l'odore del caffè si me scolò a quello della carbonella e a quello della nafta. "Come avete trovato questo posto?" chiesi a Sabatino come se fossimo arrivati in un luogo riconoscibile. e bisognava tenere l'equilibrio stando sull'asse di tutto il corpo. Il ven to era caduto. Difatti l'aria era grigia. A un certo punto Sabatino ricon obbe quasi uno di questi paesaggi. Col piede nudo e teso. come se uscisse da una diga. Ora si capisce quello che vu ol fare il vento. e i cavi dovevano essere mollati per tre volte ta nto. la scena aveva qualcosa di familiare. cui seguì poi un naufragio. e si muoveva pigramente. Dal finestrino si vedeva. "Guardando la carta!" rispose. abitabile. e indo . seduti in cerchio. Ora la nave pareva tenuta alla briglia da questi millecinquecento metri di funi e dall'acqua che doveva a quell'ora gonfiare il sacco e tenerlo aperto sulla vita cieca dell a profondità. che dovevano permettere alla ret e di trascinarsi sul fondo raccattando tutto quello che trovava. Il mare era grigio. I marinai si addensarono verso poppa. a una velocità di non più che tre chilo metri l'ora. sicuro. di animali curiosi. lontano si stendeva una coltre di nubi come un grande eccetera sullo spazio. Ci sono sette sottomarini colati a picco du rante la guerra. "c'è il pericolo di impigliare nelle navi affondate. perché questi marinai stavano a loro agio. perché disse: "Pronti". Abbiamo passa to un vento e mezzo. e le onde che si levavano ora da una parte ora dall'altr a come apparizioni che prendessero strani aspetti." La nave andava avanti come un cavallo che morde il freno. "Cinquanta miglia più su". limitato da ogni part e da una fitta nebbia opaca. Raggiunsi Sabatino presso il timone. Il vento la sbatteva più forte trovando resisten za. le onde cominciarono a levarsi a ventaglio verso poppa. tenevan le dita della mano sinistra infilate nei buchi della rete. ora di veli. ma lentamente. s'era messo a fumare un fornello. E poi velieri. vedevo i pantaloni da soldato di Sabatino. strigliando il fondo dell'abisso. I sette marinai vi si erano radunati e. Qui il mare e ra profondo cinquecento metri. e si sentiva che qualc osa ci imbrigliava alle profondità. quattromila lire tra reti e cavi. sotto una larga fetta di pane messa a coperchio. fumava il buon c affè nero. nel mezzo del nostro dormitorio. ognuno stendeva la rete abbottonandola a questo dito. difatti avanzava. Laggiù dev'essere un inferno. Ma sulla scia della nave. il mare. spiando di quando in quando con occ hio distratto i flutti. Ma dobbiamo essere sul rovescio dell'Elba". Non so quanto durò questa occupazione. Ora. mentre stavamo aspett ando che passassero i quaranta minuti per la levata delle reti. sommovendolo. Nello stesso tempo. il mare dava colpi forti. Sdraiato nella cuccetta. e che possono costare caro. sotto una raffica di vento che lo s batteva come si sbatte un liquido in un secchio. e si sentiva lo scroscio mentre ricadevano o si rompevano. Intanto i cavi di acciaio arrotolati verso prua si s ciolsero e cominciarono a scendere per centinaia di metri in mare. il sole si intravvedeva appena come di carta velina tra le nuvole. di cui il dito gro sso s'era fatto piatto e largo nell'esercizio continuo di puntarsi sulla tavola col mare inquieto. millecinquecento metri di cavi di acciaio. Erano giorni che piovve cenere su tutto il bac ino del Tirreno. nuovo ed energico.

il motore a rrotolava ora i millecinquecento metri di funi che aveva mollato. Ma niente altro. e riponendoli poi nella stiva tra il ghiaccio . Quando le cose si mettono a questo modo è un affare serio. disse Sabatino. si mise stupidamente a minacciare con le pinze che portava come due altri animali attaccati a lui. alle sartie. ma la bussola oscillava forte sulla sua sospensione. E nello stesso momento. sotto i colpi del mare che in quello s quilibrio del peso diventavano enormi. e da qualche rottura si vedevano spenzolare i tentacoli viscidi di qualche piovra. certi mostri ciechi. Uno di loro slegò il nodo che aveva fatto. e portava da t ribordo. si profilarono a sinistra grandi montag ne in una fila di cime uguali. forme umane. mostru oso dei pesci si accumulò e si sparse. Se faccio in tempo: prima che il mare si faccia impraticabile da questa parte. E così appe so mi sentivo levitare. e il riscatto dell'imbarcazione costa mo lte migliaia di lire. gridando. "Quella è la Serra della Corsica. Gli argani si misero a girare. come per un'apparizione. e una pioggi a che mi parve rosa come un getto di fiori. "e torno più tardi a buttare la rete sullo stesso posto. arrestano i pescatori. poi a un tratto la nave si impigliò come se toccasse l'acqua ormai sol tanto con la poppa. Un ma rinaio aveva fatto scorrere la rete su un argano che si sporgeva. uno stormo di una cinquantina di gabbiani venne avanti da poppa come una raggiera. Per sfuggire all'arr . I gendarmi sequestrano le navi straniere che vi capitano. "andate in coperta. come ho detto. disponendo ciascuna qualità nella sua cassetta. mentre tutto mi traballava intorno. Il gruppo dei marinai s'era levato in piedi a poppa. "Vado più avanti". Il mucchio lubrico. Uno che io conosco ci capitò una volta. si rovesciò sul ponte. con un mante llo che pareva di panno turchino intorno a un corpo da uccello." Raggiunsi la coper ta traballando. un altro aveva l a testa a martello. alcune code vibravano. Non ci si può avvici nare a più di cinque miglia dalla costa. Si saltava. tirava su il carico. alle lucerne. vincendo la resistenza delle onde. lo stormo dei gabbiani si posarono l'un o dopo l'altro sulla scia dove galleggiava qualche relitto di pesci sventrati e mozzi. in un mondo abissale cieco e lento. Come colpito da una lama. accanto ai merl uzzi. Quel viluppo mi pareva incredibilmente nudo. Sabatino. Questa rete rim ase un momento sospesa nel cielo. I marinai seduti a poppa facevano lo scarto dei pesci. Ecco il sacco sugli otto uomini adunati. Su di esso un enorme granchio. Mi tenevo alle sartie quasi appeso tra gli sbandamenti della nave che. si aprì come un velario. come spuntate dal nulla. come liberato da un fr eno che lo aveva piegato in una sola direzione. Devo saltare ancora mezzo vento. A un tratto. Non guardavo e non vedevo che il cielo. spuntato dal nulla. L'acqua colava come un umo re vitale. che là per là. mentre la rete si abbassava. la barca era come un enorme animale che volteggia sse sul luogo d'una preda.vinavo ogni suo gesto e atteggiamento. "Se volete vedere". le funi si arrotolarono di nu ovo. tornò al timone e puntò nuovament e verso nord. disse Sabatino." L'imbarcazione." Il giglio araldico della bussola segnava fisso il nord. e come decisi a demolire tutto. Si per de molto tempo. ai palombi. il sacco si sciolse. e la bolla d'acqua sul quadrante si stravolgeva vio lentamente. "Sono appena cinque quintali". Nel mucchio palpitavano. "La Corsica!" disse Sabatino. che era sceso a considerare la pesca. Il sacco si sciolse. Stavo appeso. con le pinze lunghe quanto un braccio. una testa grande come il petto d'un uomo. rigurgitava e si sommoveva. bianca come uno scrigno di perle. sciolta dalla briglia della lunga rete. ai dentici. mi disse Sabatino. e la nave riprende va con violenza e con uno strappo vittorioso il suo viaggio. agli scorfani. erano soffuse di bruma alla base. Egli regolava il timone come avrebbe guid ato un cavallo in un maneggio. Uno palpitava. mentre le sommi tà si levavano in un cielo ugualmente grigio e brumoso. e turchina come un mucchio d'armi. si mise ad andare più lest a. Dopo aver inseguito un tratto la nave. il mare. "Andiamo avanti e torniamo qui fra cinque ore. le o nde s'incontravano a grandi blocchi spalancando abissi per ricolmarli e riaprirl i. come un braccio gigantesco. e tutto palpitava co me nato alla creazione. mi parvero riprodur re. alle sogliole. il sacco chiuso della rete. Ora che il vento accennava a cadere. e un altro sembrava un topo.

nello stomaco. Sabatino in questo mome nto fuggiva la bufera spingendosi verso nord. Come sapeva tutte queste cose Sabatino? Egli reg olava la sua rotta sulla bussola e sulla vecchia sveglia. Laggiù. era. Ma non vi preoc cupate di me". fece un salto." Si accor se dal mio viso che stavo male. Egli tirava fuori da un r ipostiglio certe tazze fonde e vi posava grandi fette di pane che tagliava compa . so tto di noi. come se le avessero dato un gran pugno da sotto. ma ora la nave cominciò a picchiare di prua. Risposi di no. Si vedono i fanali e i fasci di luce delle automobili". La nave andava avanti per quella solitudine con lo stesso stupore di chi la solcò per primo. Non aveva denari per riscattarlo e lo lasciò ai gendarmi. mi accorsi che un modo per tenersi in un certo equilibrio era di andare avanti a balzelloni. Per quanto abbia navigato non ho mai sentito un mare simile. Andando av anti somigliava a chi. Mi ripetè soltanto che non s arebbe tornato indietro prima del giorno e dell'ora fissati. mi parve. ma ora il fasciame non scricchiolava più. piegato sulle ginocchia. dove avevo sentito battere l'onda la notte prima. Rispose: "Certo. con questi mari si sta male anche noi". Dopo qualche secondo che mi parve lunghissimo. e io mi senti i scagliato contro il soffitto della garritta dove era il limone. Avevamo avuto una rotta sempre su un ritmo dell'imbarcazione che oscillava sul suo asse . e il centro della mia vita s'era trasfe rito stranamente nel mezzo. nel fondo del mare. Io dissi in un ridicolo barlume di convenienza: "Mi dispia ce. Anche Sabatino si regolava secondo il suo istinto e l'esp erienza. Io cercavo di reggermi in eq uilibrio sul plancito. mentre seralmente un uomo. la sveglia. si legge il bollettino del tempo a uso dei navi ganti". sarebbe comodo". Po i. Sabatino si pu ntava forte stendendo le braccia e formando con tutta la persona una croce. "Voi mangiate?" mi chiese il cuciniere.esto si buttò coi suoi uomini in una barchetta e approdò alla Capraia. con i suoi ogget ti e le sue consuetudini. mi ritrovai con le spalle allo scafo. e anche qui intorno c'erano velieri. altr imenti vi fate male". e le mie facoltà di orientamento mi sfuggivano. Non avevo provato mai un'impressione simile. e buttava nella pentola certi pesci spellati che avevo visto la sera avanti in un secchio. Sabatino. sull'una e sull'altra d i queste cinque punte indifferentemente. "ma non fate troppa forza. si distinguono le case. con le cinque punte formate dalle estremità e dalla testa: avrei potuto poggiare. alla radio. quasi che asse per asse tutta quella m ateria inanimata si fosse rinsaldata al modo dei blocchi umani contro il pericol o. altrimenti arrivate a stasera coi polsi rotti. e per un giorno la settimana rimane sse ormeggiata. Sabatino s'era messo al riparo di questi monti come chi si sposti per evitare la corrente d'una finestra aperta. La nave tornò sulla sua rotta cercando il luogo che conosceva Sabatino. si sprofondava e si risollevava. verso la Capraia. disse Sabatino. Alla fine riuscii a scivolare dentro la cuccetta." Sabatino stette un poco a contemplare le grandi e serene montagne. la nave costituiva un'altra dimensione di vita. i giacigli e il vasellame. Ma mi sentii preda d'una forza troppo grande. il cimitero dei sottomarini. Scesi per la scaletta nel ridotto delle cuccette . si mette controcorrente: il mare ven iva in su come se premesse verso un punto in cui le acque erano più calme. con l'aiuto della scienza. traeva il suo oro scopo esatto e senza pena sul tempo e lo stato del mare. Il cuciniere disse: "Eh. Levò gli occhi e mi disse: "State male?". in una grande folla. credendo che dopo due o tre balzi avrei potuto stabilirne i movimenti e regolare su di essi i miei. era un blocco compatto. Per quan to toccasse il porto tre volte la settimana. mentre il mot opeschereccio andava alla deriva. al modo dei canguri. mi diceva: "Tenetevi forte. Gli dissi: "La sera. Ma a bordo tutto era elementare. piegandosi sui pantaloni da soldato. mi diss e Sabatino. "Tenetevi fermo". poi aggiunse: "Nelle sere chiare si vedono i paesi sulle spiagge. Il marinaio più giovane stava accendendo il fuoco sotto il fornello del cacciucco. ma credo di poterla significare assomig liando me in quel momento a una stella marina. e si prendeva cinque o sei ore di sosta prima di tornare là dove sapeva di dover pescare.

" "È andata bene?" "Quattro quintali. roba da nulla. mi pareva di viaggiare in una grande bolla d 'acqua. e una reciproca premura troppo n aturale per sembrare affettuosa. Ora si va verso Montecristo. mentre stavamo al timone: "La nave è fatta bene. quello in cui. Scendevo con la mia ridicola valigetta. Molti hanno fatto naufragio pur d i non tornare". Nessuno torna indietro". Uno era saltato sullo specchio d 'acqua staccando una barchetta presso un veliero e si accostava a me per traghet tarmi. e tutto quello che è di metallo è rame. Gli altri mi strinsero la mano l'uno dopo l'altro. vidi che al posto del timoniere si trovavano ora due persone. Chissà che cosa faran no gli altri motopescherecci con questo tempo!" Una voce replicò: "Non tornano ind ietro. la giac ca e il cappuccio d'incerata. e uscivano sul boccaporto. legata nel mezzo della tavola. Le ondate li avvolgevan o e li trascinavano con loro. A quell'ora. disse il marinaio lavando i piatti con diligenza in un secchio. cavavano da un ripostiglio i pantaloni. Stando sdraiato. siccome passiamo dietro l'isola del Gig lio. Vi versò la zuppa e ne portò una prima a Sabatino che stava al timone. giunti al porto e scendendo dall'imbarcazione. il mio ridicolo cappello di feltro. L'odore di quel pasto era molto buono. Ancora sedici ore di mare peggio di questo . scrosciava s ul castello di prua. "E quando si pesca di nuovo?" "Abbiamo pescato. Ve lo consiglio. e me . "Soltanto". la passò s otto l'asse del tavolo. perché la monotonia di quei rumori. Mangiavano allungando la mano e il cucchiaio ordinatamente. senza ranc ore né risentimento. Dal punto dove stavo. per ogni chiodo ne fece pi antare due. un'altra. e suoni come di sassi squillanti che si urtassero tutto intorno. qualche centinaio d'uomini st avano in mare. risentivo le parole che mi aveva detto Sabatino un certo momento. "Non si torna neppure se il mare è peggio di così. difatti. Nel barlume di coscienza che mi rimaneva. quattro braccia che facevano forza sul timone. Erano sdraiati.tte e sottili da una pagnotta. vedevo i marinai l'uno a ccanto all'altro aspettare di vedermi scendere. gr ida. La zuppiera. aspettando il solo momento che contava nella loro vita. poi tirò fuori una grande zuppiera con due manici. l'annodò a un manico della zuppiera. accorciava stranamente le ore. "noi non sappiamo che mare avremo da quelle parti ." Egli parlò tranquillo. ascoltando la traversia del mare. avrebbero dichiarato la cif ra dei quintali pescati. a girare il vento . e assicurò poi l'altro capo all'altro manico. d ue paia di gambe. e a un tratto mi pareva di sentire che l'elica non toccava l'acqua e che il motore batteva a vuoto. senza a ver l'aria di farsi posto e di cedersi qualche cosa o di contendersela: c'era un a disciplina e una giustizia in ogni loro atto. pensavo. al motoris ta. lavoravano a mettere al sicu ro i barili della nafta in coperta e a legare e a proteggere gli oggetti che il mare s'era ostinato a strappare. Aprii gli occhi e chiesi: "D ove sono i marinai?". è meglio che ve le risparmiate. dissi. accecati e grondanti. con gli occhi aperti. Non ci sarà da stare allegri. mi disse Sabatino. i suoi uomini stavano intenti alla voce spaventosa del mare . e per ogni travata una doppia tr avata. raccolse intorno a sé gli altri cinque uomini dell 'equipaggio. "Eccoli". tutti eravamo preda di un elemento più forte di tutte le forze umane. Se volete. e ormai sbattevo senza più forza nella scatola della cuccetta. fermandola con una mano. la riempì con quanto era rima sto nella pentola e la posò sulla tavola. mentre scorgevo nello scroscio enorme e continuo i marinai legati a una fune." Ora che stavamo entrando in porto all'isola del Giglio. mi rispose la voce di Sabatino. Un marinaio che entrava allora prese una funicella. in una giornata come quella. "Peccato ". canti. quando fu costruita. vi sbarchiamo lì. L'armatore." Doveva essere passato molto tempo. for mava tutto un tempo. a giudicare dal tempo che stette assente. "che io non posso saggiare di codesto buon piatto. Gli altri marin ai entrarono l'uno dopo l'altro. ruggiti. L'onda si mise a spazzare con un rumore di pioggia uguale il ponte. nelle loro cu ccette.

Io sbarcavo come un naufrago. il giorno dell'Anime del Purgatorio. qualcuno tornava a casa dall'aver pes cato un piattello di pesci. "smovendo il fondo del mare. d'ottobre. e tra poco non ci sarà più pesce. Policarpo Petrocchi. Vogliamo i fores . Se mi date un po' di ciccia . I pescatori presso le botteghe s'informarono di me e di come ero arrivato. cemento. ditegli che fino a questo momento ab biamo riempito trentasei cassette. fa questo lavoro. e poi hanno il caffè alla ma ttina. che non sapevan o di lettere. poiché arriverete col postale prima di noi. Dovranno andare sempre più lontano. Rivedendoli in viso uno per uno.ntre ciascuno di loro mi stringeva la mano. sul porto. mattoni. Altro che caffè. noi: quando si andava verso la costa della Sicilia. il Petrocchi fu invece progressista per quanto riguarda la sua montagna.canterò benin benino. E capii che tra le altre preoccupazioni. "Bravi pescatori". fra i quali molti ripassando il Ponte non hanno più cittadinanza di qua. Il fatto curioso è che il primo parlare che si fece della montagna pistoiese fu de i linguaioli. Il Giglio." "Anche questa è una teoria". Le case erano di cannicci affumicati. Andavano essi di porta in porta. Sabatino mi disse l'ultima parola: "Se vedete il signor Loffredo . Ravvolta in un pezzo di carta gialla. ma hanno il motore. Il Montargentaro si allontanava. ma un parlare ad aita voce in cadenza. ment re l'oste mi serviva un'alice con olio e aceto e un bicchier di vino. DALLA MONTAGNA ALLA MAREMMA "Se mi date un po' di vino . Siccome mezzogiorno avanzava. Vendeva i pis elli a diciotto soldi il chilo. la portavano nel pugno. hanno la rete con gli argani. dieci lire se gli va bene. al punto che il suo vocabolario non registra i modi neppur di Firenze. tutti pesciolini cui non si dà il tempo di crescere. almeno nelle antologie di scuola. e non era proprio un canto. al tempo della pesca a vela. È una canzoncina d'improvvisatori della Montagna Pistoiese. e io devo pagarti i piselli diciotto soldi il chilo. guadagna nove. è un mese. e usciva odore di cucina da tutte le c ase. Le donne frugavano tra quei piselli. erano fuori dalle c ase. e sull e coste inospitali della Calabria. ed erano i poeti popolari a cantarla. la galletta e una sarda salata era la nostra razione. una borgata della montagn a. certe bambine vennero alla spicciolata in bottega a comprare una sarda sala ta. li facev ano scorrere tra le mani. avevano avuto anc he quella d'un estraneo che s'era voluto imbarcare e che soffriva fino a perdere la conoscenza. Quelli sono signori. "bra vi. come chi per seminare rivolta la terra. io pensavo che in nessun altro paese del mondo. è una fila di case disposta a semicerchio. autore del famoso vocabolario italiano. poi lasciavano andare e rimanevano pensierose a guarda re il mare. Il resto lo faremo sotto Montecristo". "Che vergogna. ma quelli di là d'Arno. queste reti rivangano il nutrimento dei pesci. e di tratto in tratto vi accostavano la lingua a leccare il buon sapore del sale. cantando a questo modo . raccoglitori della parlata spontanea come il Giuliani. poiché gli uomini navigavano. Veramente il Petrocchi era nato a Castello. e vocabolar isti come il prof. " Il mio figliolo è su un veliero sulle coste della Sardegna. dicevano. un bravo figliolo che conservava il guardaroba della sua mamma che nessuno dovev a toccare." "Ma". e la montagna pistoiese uno dei luoghi inesplorati d'Italia." La donnina andava più in là a sentire un'altra canzone. "Non vogliamo case affumicate. Spazzano il mare con le lunghe reti. e di cui qualcuno della generazione di mezzo ricorderà le descrizion i dell'abate Giuliani. disse filosoficamente un marinaio d'una tartana. li riconoscevo come s'erano accostati al mio giaciglio. Gli abitanti. Una donna con un viso antico si mise a leticare con una vecchina che portava da soglia a soglia una sporta di piselli. diceva la filastrocca. e pensavano alla spesa della mattina. e fui la novità di quella giornata. fece una retata di naselli piccoli come un dito mignolo. Uno di questi motopescherecci. e poi come entravano e uscivano nella bufera a testa bassa tra gl i scrosci dell'acqua. quasi tutte donne. E allora i pesci trovano cib o più facilmente. Scarica e car ica calce. un viaggiatore borghese avrebbe avuto tanta premura intorno a lui. dicendo ch e questo era un sovrano rimedio contro il mal di mare. Conservatore in fatto di lingua. che vergogna!" diceva la donna. Conos cevano di fama l'equipaggio del Montargentaro. Tartane e velieri sono in secco. come fanno pure i canzonieri francesi.s i farà un po' più massiccia". recentemente. dissi io. forse. La barchetta mi posò sulla riva.

la parlata era a questo modo: "Ora mi viesto. nel loro dado di cemento tinto di turchino. compongono poemi a memoria. Ognuno ha il suo modo d'intendere la razza e la discendenza. ed è lei a rifare il verso di quella parlata. Ohi . Ma già ai piedi della montagna. a costo di tutto. ho male". e ha il diritto di dire che la lingua s'è corrotta praticando i fore stieri e leggendo i giornali: tutto il contrario di quello che dicono questi vec chi. di ogni regione d'Italia. in terra d'America. con due parole ne disegna il carattere. lascia intravedere il dramma della vita familiare ital iana.ra gazzine coi vostri amatori . si sente il crollo d'un ramo tagliato nel bosco spoglio d ei castagni. come li chiamano qui berneschi. sorvegliata. versi. dicono. ho male. Va' a piglia' la legna giù nella stalla.alla porta veniteci aprì". sbattuta di qua e di là. E oggi. per tre quarti della sua vita fra stranieri. come questa: "Il bel mese di maggio ritorna . e fece arrivare tolette e cassettoni. sul campanile è cresciuto un ornello alto sei metri che è l'orologio del luogo e che fiorisce a primavera lassù. Fece preparare per primo a una sua nipote due stanze per un cert o signor Pupilli di Milano che fu il primo villeggiante della montagna pistoiese . ma non toller ano sopracciò. mentre il marito era al lavoro nella miniera di carbone. È vienuto il professore. C'è ancora brava gente di qua e di là da una strada modernissima e li scia. la tromba di un'automobile suona alla svolta alternata di strisce b . le donne in costume da sciatrici non finiscon o di stupirsi dei loro fianchi stretti dalla cintura.tieri". Si sente suonare una campa na. Spesso sono boscaioli e carbonai. che contrastano dandosi un tema e rispondendosi in ottave. come un veterano i suoi compagni di marcia. E dietro i vetri incrinati c'è un bravo prete che mangia sì e no una pappa. una strada mod erna. il passo delle guardie presso le dimore dei signori di Londra. Ce ne sono. si discuteva ancora di lingua tra boscaio li e carbonai. Più sopra c'è una chiesetta di pietra col campa nile pendente. le tendine dietro i vet ri della porta. che ridono della vecchia lingua e delle capanne affumicate d'un tempo. La ve cchia con cui sto parlando.pregherò per le galline . anche il prete scrive. e qualche soldo da parte. dei loro piccoli piedi n egli scarponi. diceva. Ella mastica un po' d'in glese e di francese. E i questuanti dell'anime del Pu rgatorio seguitavano: "E per l'ova che mi date . un orologio "germanese" che batte forte e sicuro da trentacinque anni. ed è curioso che fra toscani i tempi che passano si riconoscono spesso alle parlate. Gioventù. Le macchine vanno e vengono. Londra. Una strada tra le più belle d'Italia corre tra Pistola e l'Abetone. lo fa ancora. C'è fra noi una vecchia donna. sick. ohi. del loro ventre sotto le b rache alla marinaia. Ce n'è uno che ha tutto un poema sulla guerra. in una borgata. e sotto a ciascun nome il paese. curata.che da volpi e da faine . gente ingenua. Eppure ella ha girato Parigi. La lingua è la pat ria. dei loro seni sotto il giacchetto. Trattati da amici. Ella ricorda i compagni di strada . Dice dei meridionali: "Sono buoni. e di que i modi. spende tutto il suo per restaurare la chiesa e il cimitero. l'America: ricorda le cimici di un albergo di Parigi. e dai suoi mutamenti si misuravano gli anni che sono passati. di questi poeti popolari. nella montagna pistoiese. Gli cocerò du' ova". ma abituata. sono solidali fino al sacrifìcio. gioventù!" Non ricorda che gioventù. un ingrandimento fotografico del temp o giovane. avevo letto il manifesto annunziante una gara poetica in cui i nomi dei competitori erano scritti come siamo abituat i a vedere quelli degli attori dei manifesti dei teatri. un tappetino d'incerata sul tavolo. Ora l 'infilo la gonnella e viengo giù.le vi siano riguardate". e rifà il verso del birraio tedesco. A volte non sanno neppur leggere. e il ve rso del meridionale italiano bracciante. la noia degl'inglesi. è ancora vivo nella mente di costei. a esprimersi più per gesti che per parole. Questo accadeva verso il 1890.coronato di rose e di fiori . e secondo quello che sentono dire . per la quale quarant'anni di emigrazione dopo dieci anni di vita di carbonai sono rappresentati da una casa pulita. e rifà il suo stesso verso di quando era malata e le pareva di non riuscire a dir tutto in inglese: "I am sick. Il ricordo di questi versi. Qua rant'anni fa nella montagna. e ricorda l'umanità vi va avida e potente dell'emigrazione di quarant'anni fa. Quando parla di essere stata male e di non averlo potu to dire nella sua lingua. Tutti attorno ridono. sui cui margini sono trapiantati in bell'ordine i gin epri. batte un'incudine. che scaricava il barile di birra nella sua casetta in Pensilvania. ricorda ancora qualcuna delle strofe volate un tempo .

cominciarono le partenz e per l'America e per la Francia. Un tempo l'acquisto dei generi era obbligatorio presso i padroni delle macchie che davano il granoturco e il formaggio a prezzi esorbitanti. prima della protezione sindacale. e la sua gioventù di dieci anni da carbonaio. e quelli che torneranno ancora di qui a sei m esi. cioè del tempo non controllato. in Maremma. capace ancora di ridere e di r icordare i vecchi tempi. il mondo moderno della strada e di pa ssaggio. La partenza è piena di promesse. che non riesce a fermarsi per vedersi. Ognuno d eve prendere con le sue mani il suo pezzo. Non soltanto. dice: "Con le macchine hanno rovinato tutto il mondo". la cintura di cuoio nero che stringe loro i fianchi è l'unica loro e leganza mentre stanno in ginocchio. Se salta. Ecco che cosa as pettano le donne inginocchiate con gomiti troppo alti sul banco. rappresenta un enorme afflusso di popoli tra i pericoli di un'odissea. tutta la sua salute. là stende il tovagliolo per mangiarci. Questa è la salute del carbonaio. conoscono la Francia: straviati. ogni compagnia è di quattro o cinque pers one. rappresentava una garanzia di difesa dai pericoli. questa costruzione su cui è tutto l'assalto del popolo italiano da anni. Certo. secondo l'ordine. e non deve saltare. banditi di strada e profittatori e venditori di carne umana. Soltanto una formazione familiare. Dove sono gli uomini? Li aspettano. si fanno la capanna di zolle. come andavano . veloce. Il garzoncino è un ragazzo di sedici o diciassette anni. Il mondo divenuto piccolo e praticab ile. in mezzo alla capanna c'è il fuoco acceso. cari i figli. Il guadagno si spartisce alla fine della stagione. in Australia. Nella montagna pistoiese. Li arruola un padrone che viene dai boschi della Maremma o della Sardegna. finito il lavoro. divennero minatori in A merica. poi tre uomini e un garzoncino. altr imenti. guai. alla quale si può ridurre molta della nostra storia. vestite di nero. Cocitori e carbonai si formano in compagnie. tutta la persona aperta nell'atto di vibrare u no strumento di lavoro o di gettare un peso. Il capoccia è il padre della compagnia. che non nasce da que sta responsabilità.ianche e nere. per San Giovanni. p er tutti i popoli del mondo la donna è importante e per essa si torna a casa. a pensarci. . quella buon a e quella cattiva. un tempo. quest'uomo di settant'anni. ottant a compagnie di carbonai. più di trecento uomini. E soltanto una tecnica precis a. il capoccia fa le p arti del cibo. ma il nucleo familiare è la formazione di combat timento dell'italiano: il panorama delle prime lotte del popolo italiano. la Calabria. furono mandati a una città lontana cento chilometri. ma arricchì e alimentò categorie intere di persone per le cui mani passava cotesto lavoro come l'oro. Piantato sui pi edi grandi e con le punte aperte. La famiglia. in tutta Italia e fuori: conoscono la Maremma. alla maniera che chiamano "a b uon Gesù". a queste delusioni. ma che implica una famili arità con gli elementi. Il l avoro italiano non trasformò soltanto la capanna affumicata in un dado di cemento. che cosa sarebbe una partenza? Quando arrivano sul posto. in questo torrente umano. e che è tutto un altro mondo. le speranze diventavano spine . in Sila o in Corsica. che entra veloce nel vivo del paesaggio. e la banca non esisteva. a questo travaglio. il mestiere è quello del carbonaio. D ove il carbonaio siede. la lavorazione va all'aria. coi gomiti levati sul banco troppo alto. Non c'è atteggiamento italiano. Venne il tempo delle miniere. per tenere i piedi caldi. "Mia madre morì sei mesi dopo che io ero tornato. e li distribuisce in giro. Però mai come nella vita italiana questi fatto ri sono decisivi. Partono ancora il giorno dopo i Santi. all'apparenza molto semplice. la Co rsica. il guadagno vien meno. Ogni compagnia ha la capanna. come dicono qui. la casa. in Francia. Se l'altro non ubbidisce. è piena di speranza. taglia la polenta o il cacio. do po trent'anni di assenza". la testa piccola sullo sviluppo eno rme del tronco largo. Vanno. Una volta. dice il vecchio con cui sto parlando. RIOMAGGIORE Suona bene il rivo di Riomaggiore e fa più allegria che il nome stesso del paese. dai boschi. e s pesso. dava e dà loro diritto alla vita. il capoccia gli domanda: "Perché hai saltato? Tu non devi saltare ". ogni compagnia ha un capoccia. la Sardegna. fondamentale è la famiglia. senza sole. la compagnia si disperd e. antica come il mondo. e torna no il 24 di giugno. ge neralmente una cinquantina di compagnie. Dietro a queste spine. lasciando ancora a ntica la vita. a una banca. Nella chiesa non ci sono che donne. ma cinque sono già troppe. in chiesa: gli uomini lontani da anni all'estero.

suona chiaro nel suo letto di pietra per la valle chiusa in cui si raduna l'abit ato. chiusa tra il mare e la parete verticale di pietra bruna. Lo so. nemico e intrattabile. Il treno dà accesso al luogo per una stazione tra due gallerie. un nome dritto c ome uno sparo. La s tessa natura del terreno ha costretto il contadino a un ordine architettonico. è un massicc io con cinque paesi che da secoli hanno dato la scalata al monte portando la vit e sino alla vetta. qualche barchino in sec co attesta una piccola vita di pescatori. Qui il mare batte profondo e cupo tempestando contro la roccia. la natura delle piante e i sistemi degli uomini. "E questo". anzi aveva una vite di questa contrada fra le sue. e lo riempie della sua presenza. umide di colaticci. Me la indicò tra i filari come un personaggio. M'accadde in Maremma. chiusa tra i monti e il mare. quando viaggiatori e naviganti portavano da terre lontane le piante utili e buone. uno famoso si chiama Sciacchetrà. si accordano in quella luce che è densa come in tutte le valli. Passo dietro passo ha costruito per tutti i colli e mo nti attorno un sistema di terrazze. il mare non ha risparmiato neppure un pugno di terra. I colli sono nudi d'alberi. avvicina le con trade in una consuetudine primitiva di rapporti che passano i monti e le regioni . continuamente all'assalto della terra. mi disse indicandomi il colle "è un sistema da Cinque Terre. Il mare qui è molto inospitale. un disegno di fili di f erro regge i tralci della vite. è un'opera dell'in gegno italiano come tanti altri luoghi di una Italia troppo stretta. Il maremmano conosceva di fama la regione. Questa è sul mare la porta stretta d'uno strettissimo paese. Basta guardare come l'opera dei campi è bella dove è nata la nostra arte. un pergolato si stende su un diligente intreccio di fili per tutto il corso dell'acqua. fra gente che lavora a regola di mestiere. Scavalcando il rivo. su cui si leva qualche abitazione alta e scarna. Così è nelle Cinque Terre. Parlano guardando l'orizzonte. un tempo celebre in tutta Europa. di dire a un vignaiuolo de l mio viaggio. Anche qui in Maremma la vite era piegata sul filo in modo da frondeggiare contro il salino del vento e riparare il grappo lo. nascono dallo strapiombo sul mare . È un lavoro di gen erazioni: un incalcolabile numero di gesti per assestare la pietra della moricci . ancora s'immaginano le distanze come nei tempi dei tempi. e mi r accontò come e quando l'aveva avuta. una terrazza sull'altra come una scalinata c omposta pietra per pietra e colmata di terra palata per palata. l'uomo ha comi nciato la sua ascensione. per il paese folt o nella valle in pendio. la contrada delle Cinque Terre. tra una spall etta e l'altra del rivo incassato in un letto di pietra. il verde della vite. Come nei racconti dell'infanzia." Questa celebrità contadina . mi piacciono i contadini che parlano di regioni remote. apre gli orizzonti. le scale e i ponticelli danno ingr esso alle case brune e rosa a ridosso del monte sull'altra sponda. presso gli arch i e le caverne vuote. e lava sempre la roccia ch e regge sicura la montagna. per un sottopassaggio tra le gole di mac igno si raggiunge l'abitato. che si stende tra valli e monti per tutt o il massiccio che precede La Spezia. Questa è la regione della Liguria famosa pel suo vino. e la strettezza a un'armonia addirittura formale. spesso là dal mare. e dicono il sito dei luoghi. e. Né da destra né d a sinistra nel breve arco dell'approdo si scorge la costa. sono famosi quei di là. quello big io del muro nudo. Son dive rsi i vini che vi si producono. raccolta come una bestia sul suo nato. gli scogli lo chiudon o. Stretta tra monte e mare. Al contrario di quella arborea dell'I talia meridionale che confonde la cima con l'olmo e il pioppo cui s'appoggia. Questi luoghi e colori amò il pitto re Telemaco Signorini. scompare sotto le case fatte a cavalcavia. è riconoscibile tra mille come è riconoscibile la vite di questa cont rada. Dunque. scendendo giù dalle Cinque Terre. Il colore crudo della pietra. E naturalmente uno dei più diligenti. sfocia in breve nel mare per un delta largo di pietra che è un difficile approdo. La valle sale ripida verso settentrione incontro ad altre valli che solcano la r egione aspra delle Cinque Terre. Forse l'att itudine italiana alle arti ha inizio nel suo contadino e nel suo lavoratore di t erre. Qui risuona il rivo che ho detto. E anche qui era cominciato il lavoro per cui giustamente va famosa la contrada del le Cinque Terre: la scalata della vite alla montagna. forse il p iù stretto fra i paesi italiani. dal primo gradino formato dallo scoglio che rattiene l'onda. il rosa delle abitazioni.

dal muro a strisce bianche e nere dell'anno Mille fino al palazzo floreale della Borsa. una galleria nella roccia. e t utti i suoi monumenti sono schierati lungo lo scoglio cui è aggrappata. del panoramico. non gravita intorno ad essi. e poi il tralcio frondoso è adagiato in modo da riparare dal vento bruci ato del mare il segreto dove il grappolo matura. nelle più antiche chiese geno vesi la cupola è tutt'uno col campanile. anche la passeggiata di Riomaggiore è ang usta. e lo stesso aspetto dei magazzini che si vedono ancora oggi a Costantinopoli. COLORI DI GENOVA Il carattere e la struttura di Genova sono fra i più gelosi. In tutto quello che è architettura genovese v'è un'estetica del perpendicolare. In una lotta così esatta con la strettura. dal Castellaccio. De ve rimanere assai poco. La vecchia ebbrezza del vino no n ha una storia più faticosa di questa da cui son nati e hanno prosperato cinque p aesi. ugualmente impraticabile come la valle stretta. il miracolo di chi vi camminò sopra. Poiché Genova offre monumenti ill ustri quasi per caso. si potrebbero tradurre in suono: un sibilo lungo echeggiante da valle a valle nella solitudine in cui rompe preciso lo schioccare della forbi ce del potatore. ridenti. rendeva lieta la brigata dei giovani che andava su e giù pel sentiero or nato di qualche panchina. e non è strano che molt i viaggiatori li abbiano sfiorati senza capirli. intrecciarvi sopra il filo di ferro in modo che la montagna tutta e le alt re son coperte da questa ragnatela su cui ogni anno si stende il tralcio nuovo e si lega. e pareva una passeggiata intorno al bastione d'una fortezza. qu el tanto di ciclopico che l'architettura genovese ha portato fino alla Crimea.a. La buona vite cui basta poco terreno. in una brumosa matti na di primavera. Il viottolo gira per le pendici fino alla prossima valle. L'idea che balenò qu alche anno fa. Per uno spazio di otto miglia in lungo e in largo. e sotto il mantello di qualche trasmigratore è stata portata come un esemplare fidato oltre la stretta catena delle Cinque Terre. anche perché dettato dalla somiglianza del terreno dovunque siano sbarcati: si sono dovuti sempre arrampicate. qualche pianta smagrita dal libeccio. Come in una grandiosa scena di teatro. fino a settecento metri di al tezza. piantarvi la vite. libe ro. l'acciottolio della zappa. Dal punto più alto della città. Era come voler mettere ordine i n un blocco unito atteggiato nella sua architettura dalla natura e dal tempo. hanno il movime nto d'una spirale. tentativo fedele d'una scalinata celeste. i monti delle Cinque Terre si levano col sistema loro di terrazze innumer evoli. dall'altro lo strapiombo sul mare. e si stende in un fondo compatto il tonfo uniforme del mare. un nastro di strada davan ti alla stazione. da un lato la parete scoscesa del colle coronato di viti. si può st udiare bene la struttura di Genova. senza più sp azio di quello che la città concede a una qualunque abitazione. il mare grande. la torre domina cilindrica come un silo. della pietra d'una volta. la cui importanza sta nella sua continuità di vita e d'animo. Questo sentimento di spazio. si perderebbe quello nu ovo che è singolare. porsi tra monte e mare. dove il salino pure minaccia le piante. e alla svolta un viottolo a mezza costa del monte. Ricordo. delicata come una donna dei paesi del sole. dove pure il suolo è crudo e ha bisogno di piante tenaci. ma li comprende tutti. q uasi un ricordo della città costruita nel sasso. Questa un iformità dello stile dei genovesi è il loro carattere più vecchio. l'ultima torre genovese del Bosforo che di lontano risponde al tronco della torre di Galata. qualche agave. sotto il muro del Sette e Ottocento. fortunatamente non fu mandata a effetto. forse non si riguadagnerebbe il carattere antico. verdi. Tra le fratte e i pini marittimi ci si ritro . è dive nuta famosa. costruiti come fortilizi. tarchiata e nocchiuta come un vecchi o italico resistente al lavoro. o in una cupola gigantesca. è piantata nel mezzo della chiesa dove soli tamente si leva la cupola. non s'è fermata a una stagione della propria vita né a un tempo né a un costume. quand'uno è costretto in poco spazio. S i può immaginare quale fosse Genova nel suo tempo comunale mettendo insieme i rico rdi genovesi disseminati nel Mediterraneo fino al Mar Nero: la pietra scabra. Un passaggio tra pietre. scalette strettissime per la china rendono praticabile quest'opera e raggiungono le case solitarie tra i vigneti sulla cima del monte. di riscoprire quello che poteva rimanere di Genova medievale e co munale. che fa ricordare. La trovai seguendo una compagnia di ragazze e di giovanotti vestiti a fest a. versarvi la terra trasportata dalle donne cofano dietro cofano.

di semplice lusso. A Genova e in Liguria si trova poi una forma di città e di abitazione che ne lla costiera napoletana è appena accennata: la casa altissima lungo i porti e gli approdi. o che proprio la loro scelta cada su terre difficili per la necessità di abitare gli approdi. edifizi che da una parte son di sette piani. lontano. dando il senso di un'altura resa prati cabile in cui alla fine ogni accidenza del terreno è sfruttata a scopi di architet tura. i colori li distinguono. Essa appartiene all'internazionale dei paesi marini . di sette o otto piani. scorre per i pendii come un fiume. anche la più modesta. Ho detto che Genova ha in sé il tema di molti luoghi e di tutte le città marinare de l Mediterraneo. che a certe ore. si scorge il qua rtiere sottostante con le sue convergenze di scale. Genova si configura nelle forme più diver se. leggero. ne è una capitale. come per un vago odore o ric ordo o suono. poi le strade che dividono questi edifizi sfogano da una pa rte e dall'altra su un panorama di tetti più bassi. tra casa e casa a un tratto appare il mar e. stranissima al primo vedere: sembrano enormi vocabolari allineati. come i n quella piazza e chiesa Carignano. traversando un po nte. muraglioni. La ristrettezza dello spazio impone dovunque le sue necessità. V'è qualcosa della nave nel loro disporre i paesi. vi ricordate di cento altri luoghi diversi. quando lo vidi la prima volta. è sospeso in alto come a una gru. tra la gente migliore. Dal più alto al più basso. Così il parallelepipedo della casa prende un colore teatrale. bastioni. i grattacieli del porto di N uova York. V'è un senso di vicinanza nelle facciate strette e nelle finestre vicine.. che ricorda vecchie città del nord. sembra precipitare in disordine negli avvallamenti. Anche sulla costiera di Amalfi l'architettura popolare si adatta alla monta gna colle sue scale lunghe come viottoli. nella luce de lla sera. ma senza quasi dislivelli repentini. si respira il forte odore del porto. lastricato nel mezzo di mattoni rossi disposti per taglio. ma in Liguria tutto questo è svolto in grande. cor nicioni. in alt o. e sulla ripa di Genova si allineano i grattacieli come li poteva concepire il Sette e l'Ottocento.". archi. ma decorate spesso di false prospettive. ma una grande città costruita tutta a questo modo diventa un capolavoro. fin verso Amalfi. più oltre appare una strada. una razza unica cui è difficile assegnare altro ceppo che il mare. la città non è più che un'ultima casa bassa. perde il senso del volume e non è più che colore e illusione di scena. ques ti edifizi si puntellano l'uno con l'altro. Dai pianerottoli. finestre con gente affacciata. L'ardesia grigia e azzurra dei tetti de lla città forma un lastrico compatto che si alza e si abbassa a seconda del terren o. le finestre lunghissime e stret te. Dovunque vadano. un orto. edifizi stretti e alti. A un certo punto l'architettura piemontese si fa sentire. fin dove. solo qu alche cupola emerge come su uno specchio. sul mare. le rotonde dei muraglioni ch . tempo del teatro e delle grandi fortune marinare. sul cielo. un vicolo stretto fra due mur iccioli. rifanno aspetti di vita simili fra loro. Esiste nel profondo de lla vita del Mediterraneo.va come quei gruppi che nelle vecchie carte panoramiche siedono fra gli svolazzi del titolo: un bimbo raccatta sassi. e il cubo monotono della casa moderna che richiama alla memoria città orizzontali. Stando a Genova. torri castelli e fortezze ricordano i mag azzini. il rosso e il rosa sono i colori delle loro c ase. una ragazza col suo cane segue l'entrata d elle navi in porto. se ne vedono lungo la costa del Tirreno. Questo mi parve curioso a Porto d'Ischia. un gruppo di scolari ripete la lezione per gli esami: "Quand o si determina il rialzo dei prezzi. Dovendo pro fittare di tutti i capricci del terreno. Che ci sia una spianata e si allineano quattro o cinque enormi cubi da città m odernissima e piana. queste decorazioni danno l'impressione di scenari del Settecento. v'è una forma di costruzione. i tetti sembran o quasi aiutarsi a salire. con un'uscita sotto e una sopra. al punto da ricordare un'altra curiosità architettonica. è difficile scorgere una strada o la facciata d'una costruzione. tutto dipinto. e viene a mente come in un altro porto l ontano lo stesso odore si mescoli alla nebbia e al fumo del carbone.. all'improvviso. come si vede. e più su s embrano di un piano solo. superfici lisce. Hanno vivi colori. un modo di abitare che si s omigliano nei luoghi più diversi del Mediterraneo: forse per questo a chi viaggia sembra che i vecchi luoghi sul mare siano stati sotto un solo impero. quasi irreale. bugnature. con la bizzarria degli edifizi intorno a cui corre e serpeggia la medesima strada che li tocca al pian terreno e giran do li sovrasta all'ultimo. Paesi arrampicati sul declivio del monte. e questi ricordano quelli.

ed egli. È difficile dominare la città. Gl'interni sono la continuazione della vita della strada. Dove lo spazio si restringe. quello che essa possiede in modo unico. Mi riapparve l'Arcangelo San Michele. l'ho sognata. in ombra. cortiletti. da questo impiego d'un tema antico. Vi sono edifizi dove le scale seguono nell'interno la pendenza del monte. le piante odorose che condiscono la cucina genovese. può dire se non è la medesima impr essione che dà Genova nella sua parte più vecchia. è un arcangelo dal viso di contadino adolescente. un'umanità indaffarata. di mercato settimanale. la strada è coperta. In breve. come se nel sogno potessi ravvisarla e c apirla meglio. appaia coi suoi colori stinti e tenaci. ma questo a me accadeva naturalmente. bolognese o napoletana o lombarda. più in alto di quanto si pens i. il giallo e il rosso. dritte. perché la vecchia piazza pop olare italiana. ma meg lio. interni. c ol viso di tutti gli adolescenti dell'arte primitiva. Chi s'è trovato qualche volta in un palcoscenic o su cui è disposta la scena di una strada. sempre o quasi sempre a livello di una strada più alta. e l'Italia il punto di convegno di tutte le favole. come nel Sestiere di Porteria. Basta che si apra una piazza su una dimensione sufficiente del terre no. così accade di sentire leggendo un verso classico magro e t emprato nella sovrabbondanza di una prosa recente. meglio. Quello che avevo veduto il giorno prendeva senso da questa memori a notturna. lunghe . e il senso di ritrovo di ragazzi di sera chiass osa. edifiz i contenuti fra altri edifizi come in una custodia: la chiesa di San Matteo. danno in grandi stanze profonde. quest'angelo mi appariva come la resurrezione d'un mondo sulle rovine di quello vecchio. riassunto delle cucine del Me diterraneo. quando tutto è morto e tutto ricomincia. le terrazze delle case. porta un gran mondo nel pu gno. giovane. dall'alto del timpano della chiesa a più o rdini di colonne sovrapposte. il peso della città intero. molto in alto. MEMORIA DI LUCCA Ho veduto Lucca e poi. e ogni cosa si rivelava con l'improvvisa facilità con cui i sogni apro no il senso della verità. tutt'uno i popo li e le civiltà. una galleria coperta. il giardinetto col basilico. il mondo trascors o era un grande deposito di favole umane. il sole vi si fa strada a fette. nel portico schiacciato . Ora. come è il popolo. menta. in Piazza Sarzano. tanto che è causa di c ontinuo stupore vedere aprirsi in questa incredibile dimensione porte e androni. Raramente accade di sognare una cit tà. ma nello stesso tempo sembra di aggirarsi in un interno. veniva su da quelle annunciazioni improvvise con cui il popolo a un certo punto ridà l'avvio all'arte . Sul grigio pan orama dei tetti. raggiungono il pianerottolo. fino a Sotto Ripa dove si sente. d'un canto antico e primaverile. Qui si ha il senso della vecchia città. tutto quello che avevo veduto il giorno si legava a lui. a triangoli. Da lle luci sfolgoranti dei luoghi alti si passa a luci di acquario. più si sale e più si chi ude il lastricato dei tetti. c'è una pennellata di verde. strade c he ricominciano sempre daccapo. e ad aggirarvisi prova l'impressione d i esser fuori e nello stesso tempo in un interno. o il palazzo Doria. c ome se entrasse da finestre in un luogo chiuso. E mi pareva di sentirlo cantare. ricciuto e paffuto guarda il mondo. non si scorge aperto che un quartiere per volta. di piccoli monumenti arcaici imprigionati tra costruzioni del Sette e dell 'Ottocento come è raro vedere altrove: la misura antica contenuta nella popolosità e smisuratezza moderne.e arginano uno sprone del monte e formano un nuovo principio di strade. in cui la luce filtra con un colore marino. come l'architettura di questi luoghi imparò dagli ac quedotti romani. uscendo dagli ascensori che trivellano la roccia. come succede a chi va in montagna. quasi vie naturali che immettano in un regno di natura sulla cima di u n monte. intima come una casa. come si sente il peso d'una roccia e d'una grotta su l mare. là è il più vecchio colore d i Genova. un acquedotto divenuto modello d'un'architettura sacra. i vestiti all'ul tima moda. come i contadini e i pastori all'alba. le religioni tutt'una. quello che sovrast a la chiesa dello stesso nome. dagli spiragli fra casa e casa. quest'angelo dal viso né adulto né giovane. Sugli spiazzi elevati tra i muraglioni appaiono d'improvviso. diventò un gran sim bolo. con un forcone divenuto lancia tiene a bada il diavolo serpente ai suoi pie di. Cento altre chiese e palazzi di Genova sono tra gr andi edifizi che sembrano coprire cotesti monumenti quasi col loro stesso tetto. È come un grande palazzo diviso . . del la Spina. Si è sicuri di percorrere una strad a. Piazzette nelle piazze.

non cercò di superare se stessa. s'ha l'impressione di aver visitato quell'umanità. la vecchia religione non è altro che un regno non ancora toccato dalla grazia e sta alle soglie della fede come il labirinto inciso sulla colonna del Duomo di Lucca . i libri d i quel tempo. cioè la capacità di assorbire molte cose del mondo senza lasciarsene turbare. è ricorda to alle soglie della nuova religione come è alle soglie del viaggio dantesco. Lucca non mi apparve come una di quelle città dove l'arte ha la sua parabo la tra crescere. ottobre sul tino. febbrai o all'amo. il medioevo italiano ne compì la parabola facendo lo stesso per la romanità e per l'antichità mediterranea: profeti ebraici e grandi poeti romani. Virgilio e Davide. È un m odo. traversie dell'uscita d'Israele e favole d'Ercole e di Minosse. Non sembra di leggere an cora Dante? Non è lui il gran costruttore di cattedrali. allo stesso modo il Cristianesimo si servì della Bibbia. da cui nacque la stessa architettura romana del Rinasc imento. dopo averla visitata. e una scritta dice pressappoco: "Questa è la forma del famoso labirinto di Creta". quando si conquista intera potrà tardare il giorno della sua gloria. quando questo era un modo di vivere e di c redere. paesi. infine. e l'architettura lo stesso. un'architettura ferma pressappoco al tempo di Dante. che lo abbraccia tutto e vi si riconosce. Lucca è rimasta a quella fioritura. di esser cittadini del mondo universale.Infine. maturare. riducendole al suo senso. e tuttavia avev a trovato il tono giusto. costumi. aveva un solo accento e nuovissimo sempre per cantar e queste cose. trova r parentele ed echi nei mondi scomparsi. è la sua predestinazione. d'essere universali e civili. tra la Deposizione dalla Croce e la Carità d i San Martino ricorda i dodici mesi dell'anno. C atone ed Ezechiele. quella che allo stesso modo si riallacciò alla paganità e che dai monumenti superstiti trasse i motivi per le sue nuove costruzioni. una sola epoca. Tutto questo è chiar o e vivo a Lucca. dopo di che quasi non costruì più c hiese né palazzi né torri né santi. lo stesso sen timento del mondo ch'ebbe Dante. Il mondo era stato fondato per sempre con gli antichi: v'era un sol modo di atte ggiare le passioni. quando mescolò l'antichità al tempo suo. Una civiltà rimasta interna. terriera. Essa coincide con le qualità più profonde e naturali dello spirito u mano che nell'arte si vuol sublimare. non aver vissuto invano. aprile a cavallo e un fiore tra le dita. era il nuovo. un disegno s ulla pietra c'informa del Labirinto. e non soltanto perché qui amò una donna di carne. il segno del potere degli italiani a ridurre il mondo alla loro misura? Civiltà difficile a tutti. Tutto vi assume un colore di mitologia. dicembre tra i boschi a caccia. Dante qui m'era vivo presso la sua casa di Gentucca più che in ogni altro l uogo della Toscana. i fatti umani avevano un sol corso e una determinazione quas i fatali. C'è la stessa audacia. differenze. sulla soglia delle cattedrali ricorda l'a ntichità e le favole perenni del mondo. Questa è la posizione dell'italiano nel mondo umano. e alla fondazione d'una chiesa non trovava stra no ricordare le favole pagane. per cui esiste una sola stagione. diventa un fat to coloniale. chiusa talvolta come un'entità particolare e lo cale. gennaio con la conocchia. la cui v italità può rimanere più o meno nascosta. morire. ma perché qui ma ggiormente è il colore e l'ingegno del tempo suo. d'una discendenza e d'una storia anche nelle passioni dell'uomo. Lucca trovò queste cose a l primo stadio della sua ispirazione. Su una colonna del portico del Duomo. come un mondo di passioni e di fatti fermi sui qu ali si ricalcava ogni altro avvenimento: la necessità. ad aprire. e nei nuovi sentimenti la grandezza di quelli vecchi. essa il par agone migliore. la grandezza del mondo nuovo era tutta nel fatto che potesse assomigli are ai grandi temi antichi. eguagliandole a se s tessa. che non cerca l'universalità in una misura com une che si accetta o si dimentica. Esso è qua come nell'opera di Dante. ingrandire. questo. una civiltà nata dalla più stretta aderenza all'uomo e alla natura. col disegno d'un acquedotto costruiva una chiesa. ma piuttosto una città al punto più alto del geni o popolare. anche le operazioni quotidiane. quella in cui la c iviltà italiana era naturalmente l'erede d'ogni cosa che avesse senso umano. ma che vive della propria tipicità. Lucca è una città che ha il segreto di molti fatti italiani. novembre all'aratro. era il mondo nuovo che al suo nascer e ricordava i drammi dell'umanità. marzo alla potatura. varietà. comunale. creando su gli antichi i nuovi miti. e in questa contaminazione. ma lo schema della bellezza e dell'armonia nell'arte sarà sempre suo. guai a lei se si arrende. il mondo antico è come il presentimento del mondo nuovo. aboli va le distanze. che dalla assoluta contemplazione di essi tocca le magg .

sulle ginocchia rigid e che sole attestano la pesantezza della morte. Giusto il Santo Volto col suo terribile aspetto. e pare di leggere in quegli angeli l'attenzione dell'artista. Perché non si vedono i piedi? La veste è tirata sui piedi come il lino d elle antiche statue sacerdotali. Porta una ghirlanda s ulla testa. tutta lei è la testimonianza d'un ingegno che da un fatto naturale. tutta Lucca ve lo ricorda. "Morte immortale". il compendio di tutto lo sforzo i taliano. angeli né tristi né lieti reggono la ghirlanda intorno al suo sarcofago. non segue la lunghezza delle gambe. non ne delinea la struttura carnale. tutto nell'atto più bello dei fatti umani che è il principio . Santi in contemplazione. e forse soltanto sogguarda le pieghe de lla veste che convergono al seno e al petto. notai che ai piedi delle vecchie ta vole degli altari erano state erette altre immagini più moderne. È un fatto che i santi di allora nessuno più li prega. Tutto è composto nell'atto della vita e della grazia. andando di chiesa in chiesa. cari alle oleografie. Amò. come raggi che sfiorano il centro d ella sua vita di madre. da noi lo dà lo spettacolo perenne della vita che vuol vincere il tempo. a Lucca. è lo sviluppo delle industrie in paesi v ecchi. Antich i poeti. fu sposa. e un medesimo pudore. L'occhio n on si sazia mai di percorrere questi punti dove è il segreto d'una vita e di un'ar te. È composta come in un sonetto del Petrarca. C'è il sapore di cen ere di tutta la poesia italiana. Dietro a questi le vecchie tavo le delle Madonne tra putti nudi. ognuno che è entrato qui s'è seduto sul banco lungo la parete a guardarla. il quale cert o la immaginò più che ritirarla. ma si avvolge dal piede sinistro al piede destro confondendo lo stampo del corpo. al contrario dell'arte italiana che dà per misura l'uomo. col giglio fiorito. Il cane ai suoi piedi leva il muso interrogativo. e poi la nascita dell'industrialismo in I . Ed eccola sospesa nella fantasia degli uom ini. l'occhio di chi non ha veduto nulla. Tra i frammenti sparsi nel muse o di Lucca v'indicano lo stemma d'Ilaria. e per esempio in Toscana. Il pudore dell'artista si confonde col suo pudore. dalla rapprese ntazione d'un breve attimo umano ricava i misteri profondi. La gloria è la gran droga italiana. chiuso nella sua cappella come in un antro sibillino. della forza. Lungi dallo sfigurarvi. quando un nuov o accento dell'arte nasce nel mondo. Chiunque è passato di qui è venuto a visitare Ilar ia. è sospesa come sul pun to di dormire o di annegare. la veste è drappeggiata come una c oltre di pudore. Là presso giace colei che fu chiamata fino a ieri Ilaria del Carretto. a un tratto. i capelli ben pettinati. che non è dei meno interessanti: egli porta sempre qualcosa dell'artigiano. I VETRI Uno dei fatti più nuovi dell'Italia d'oggi. al gran Jacopo. il principio d'un nuovo canto. Ma poi. lo fanno risal tare meglio. soltanto la s ua fine è l'episodio più importante del suo passaggio sulla terra. Solo in questo punto della morte fu affidata a un artista. la piccola scena di un attimo. Q uel senso di sbigottimento che nel settentrione è dato dalle infinite Danze Macabr e. Ma all 'alba. non più grandi d'un metro quadrato.iori altezze: è un antropomorfismo con cui non ha nulla da fare gran parte dell'ar te moderna che taglia agli uomini i legami con l'originarietà per farne manichini di idee e di religioni che rinnegano l'uomo qual è e volendolo elevare lo umiliano . eccolo che ancora una volta ricorda la fant asia tra popolare e classica italiana. i Santi dal mantello turchino e g iallo. il segno più ermetico. che si domandano quale simbolo chiuda. EMPOLI. ebbe figli. e i grandi paesaggi. come una visita di dovere. come il lino dei pontefici in trono. e sembrerebbe uno di quegli adolescenti pag ani se la sua non fosse l'adolescenza perpetua delle spose di un tempo. donano all'ambiente e a l paese. Prima di tutto c'è lo spettacolo di come l'italiano si trasforma a co ntatto con la vita organizzata e collettiva. forse in quel solo punto gli fu lecito contemplarla . egli trema ad atteggiarle la veste: là dove le gambe si stendono. dice in greco una lapide del Duomo di Lucca. fragilità. È un a ttimo. Si capisce come ad ognuno di questi accenti qualsiasi pellegrino abbia trovato l'accento d'una nuova gioventù. antiche pietre. Sorride? Pensa? Vede entro di sé? Ha l'occhio come un fiore chiuso e mai sboccia to. Mi parve questo. un a donna per cui s'è compiuto il miracolo della morte immortale. IL POPOLO. del la gioventù. leggerezza. nelle solite cornici dorate: la Madonna dal profilo emaciato e dalle grandi lacrime tonde che paion di vetro. annullamento. che dalla esattezza della verità trae qualcosa di attonito. e anziché sopraffare il vecchio colore d'una vecchia vita.

perché Empoli ha almeno una quin dicina di fabbriche di vetri. ma non di più lontano. Si dilungano laggiù i quartieri degli operai. e la polvere. e si correrebbe non so quanto al ric hiamo di questo vino dal sapore di vecchie rose. ci sono i santi agli angoli. Il popo lo intorno a questi nuclei formò i suoi. che ritrovi in qual che modo la sua attitudine naturale. In quella venne avanti un ciabattino. Aspettavo qualcuno per domandarglielo". saputo che venivo da Roma: "Oh". i mer cati. una colonia estiva. con lo stesso color verde che ha a Firenze. è già la nudità moderna che ricorda la camera da letto. e i richiami delle trippe e della zampa. il popolo s'è fatto la sua decorazione per la vita quotidiana. In mancanza d'altro. Gl' impresari cambiano. Non è più la nudità d'un tempo. E non era più l'Italia quella div enuta soltanto agricola e che aveva abbandonato ogni ambizione civile. ma si to rse il muso davanti ai fumaioli delle fabbriche. una fo ntana ricorda la munificenza d'un signore che dotò la città d'acqua potabile. di vec chi caffè. mi disse. qua ndo era ancora fresco. poi divennero i musei di quel lavoro. e ho sempre pen sato se corre più il Tevere o l'Arno. Non sa ranno più i palazzi dell'Arte d'un tempo. queste osterie a ogni passo che spengono l'arsura della strada polv erosa. che imitavano nell'apparenza le vecchie logge e i vecchi palazzi d'arte. I fuori porta si vedono dalle sue strade dritte tra balenii di biciclette che si confondono con quelli delle foglie degli olmi prese da un lung o tremito come se pullulassero. Sulla s palletta del fiume c'era un uomo seduto a guardare. Il tramonto rosso e il perdersi del fiume nel piano ricordano il mare. e l'atteggiamento di chi tira i due capi dello spago nelle braccia u n po' discoste. Si starebbe delle ore qua in mezzo. giacché viaggiavo. Al tempo del gr ande artigianato e delle vecchie corporazioni. Ci s'imbatte a un certo p unto nell'Arno. come se tutto questo fosse l'annunzio d'una fiera e d'un Luna Park. D'estate i vetrai son chiusi. è u n meritato riposo. A Empoli mi accadde di pensare a queste cose davanti al suo vecchio Duomo. E che dire di quest'insegna che porta scritto "Bazar fantastico"? Empoli è in piano. Perf ino i prodotti a serie dei magazzini sembrano appesi a un albero di cuccagna. Su un banco del fiume all'asciutto giocano i ragazzi . Per chi detesta la spocchia di certa vita moderna tutta nel parere quel che non si è. e cioè la capac ità del lavoro a crearsi i suoi monumenti e le sue testimonianze come l'avevano av uta un tempo i tintori o i lanieri. col fare filosofico dei "ciaba" di tutti i paesi del mondo. quattro donne di marmo sorridono nude.talia non è quella cosa nuova e strana che s'è creduta per un pezzo. le città ebbero centri nati da quel l'assetto. Qualche cosa però non era andato perduto. e la vita si riannoda al vecchio filo. E poi le merci sulla strada. la tendenza è la stessa. Ecco che cosa può pensare un uomo solitario sulla spalletta d'un fiume. le donne cuciono sui balconi. ma sono arrivato in tempo. fatti di botteghe sotto i portici. come era considerato il lavoro industriale. riprende il suo vecchio potere. Nacquero perciò tanti monumenti senza scopo. I rag azzi giocavano in piazza. la sua lotta. e questo lavoro senza volto. e il contadino nei campi contigui non ha finito mai di lavorare. perché quella funzione torni in pieno. di tutto il mangiare semplice. un cam po di gioco. vi si attardavano donne coi bambini in braccio. di vecchi vasi. e sott o un calice di marmo grondante acqua. gli steccati gialli di qualche cam po sportivo. I carrettini dei fiaschi da impagliare sono fermi davanti alle porte. il grande nuovo articolo che preparava una vetreria era uno spet . Mi domandò se fossi venuto a E mpoli per lavorare. e riacquistano il vecchio prestigio dell'infanzia. Mi chiese anch e notizie di Prato. La razza vuol p ur dire. come altrove "tout fini t par des chansons". in Italia tutto si concluderebbe in architettura e in arte. Di sera sono aperte le finestre. e poi. i manifesti che laggiù sono più larghi e coloriti. noi l'Italia fummo abituati a c onsiderarla così: si rimpiansero i più abili artefici e artigiani d'Europa. questo m ercato quotidiano che ricorda da vicino la vita. "venite pe r l'appunto da Roma: come corre il Tevere? Io ci manco dal 1885. d'insegne che avevano portato qualche cosa di artis ticamente popolare nello zinco verniciato. e nulla è tanto eterogeneo che non entri in quest'atmosfera che è pur dura e di lotta. il contado. le insegne e le merci. C'è un modo di disporre e di mostrare le cose del vivere che ha della compos izione. a vederne alcuni ancora aperti. a prender aria. perché in conclusione. sarà una torre. di mescite di vino. Basta tuttavia che la società si organizzi su un dato schema.

aprivano bocche mostruose o sembravano pezzi d'anatomia. e le razze diverse erano i diversi colori d'ognuno sotto le stesse forme. Sembra un grande concerto che non arriva a esprimersi altro che in fo rme rotonde. separati da muriccioli tra magazzini confinanti. gli ornamenti dei salotti. come d'un'antica fabbrica o d'un'antica chiesa. ognuno di quegli oggetti ricordava un amb iente. il gruppo degl i operai sta raccolto in mezzo. i comodini da notte. Oggi escono da ognun a di queste fabbriche trentamila pezzi di vetro comune al giorno. Su una tavola disegnata al modo dei campi di gioco. che è tutto dire per un'operazione delle più faticose. La fragilità del vetro è una cosa di cui bisogna ricordarsi ad ogni mo mento. il bicchiere dell'osteria. Ancora una volta penso per esempio a una grandinata su ques ti vetri. E i vasi per fiori. la maglia di colore. le avide bevute notturne nel bicchiere trovato a tas toni. i cestini da viaggio. nasce come un frutto duro e verde. dietro l'ispirazione d'un artigiano ignoto che t rovò quella prima misura all'emissione del fiato nella canna. A un certo punto vien quasi il panico di quella estrema deperibilità. una coinci denza di linee e un gioco di rette ripetendo il ritmo convergente delle assi del soffitto. ricordo d'una civiltà. erano disposti i giocatori. e il naso e lo stemma della loro squadra erano le cose più rilevanti. tra i potenti ventilatori e le finestre. di alcuni n on rimane che un ricordo vago. ognuno col suo grumo incandescente che p assa attraverso tutti i colori e le forme. crollano monumenti di pietra. antichissime. e gli ospedali. Soli e insieme. che si fosse moltiplicato allo stesso modo degli animali. le rotture in casa e il nuovo rifornimento di vetri. si disperde perfino la traccia della pianta d'una città. C'erano violente simpatie e antipatie. va si e lampade. della nostra infanzia. con tutti i toni del verde. ci sono i depositi delle damigiane e dei fiaschi nudi . È un m ondo assai precario. E si scorgevano vecchie forme. paiono delle bambine con la testina e il collaretto. a migliaia. abituati come siamo ad essere circondati di cose non fragili. tant'è vero che ogni esemplare è uniforme. pressappoco come quella cornetta del jazz che pare riesca a stento a gonfiare una palla di gomma ficcata nel padiglione. o di paesi visitati. gli operai che limavano gli orli dei vetri con le macchine. Dev'esser la stessa l'emi ssione del fiato. e trecento di vetro artistico. altre oliere da trespo lo. e fra l'uno e l'altro n on v'è che un'oscillazione media di venti grammi di peso. ripetute all'i nfinito da tanti anni e secoli. viaggia. Ma in un altro magazzino chiuso. s'infiamma a mano a mano che prende più aria. S'immagina quanti esemplari. Paiono orti di grosse zucche. eppure esistono vetri di mille e duemila anni di vita diseppelliti dall a terra dove hanno dormito per secoli. dura in qualche lembo di terra. su una tabella. a momenti quelle oliere che sono come due sacchetti legati sembrano una famiglia immensa di fratelli siamesi. per generazione. i fiaschi si levano a pareti sotto le tettoie. sembrava avessero da fare con un mondo infantile o nano. accompagna la vita. forme che furono dei Fenici. d i travi e d'assi. È come se concertassero degli strumenti. si ferma in qua lche angolo ignorato. coi loro turaccioli. Il soffitto è altissimo. e su questo tema. Questo un gran m agazzino di tali manifatture: c'erano rose.tacolo di partita di calcio. quegli oggetti che noi consideriamo come presenze e forme nelle case. la bottiglia della camera d'albergo. C'è la solitudine del lavoro individuale e insieme un colore di vecchia comunità intenta a un lavoro che ha perfino del gioco. fiori e frutti di tutti i colori. il forno del ve tro è come un gran calamaio cui attingono tutti. qui acqui stano quasi aspetti di tribù. il ritmo del le canne lunghe disegna fra uomo e uomo. all'infinito. questo vaso. o veduti in qualche museo. le oliere all'infinito. dell a vita. A un tratto questa di vetro mi se mbra come un'umanità: corre il mondo. e in circolo ognuno si dispone co n la sua canna. È un lavoro che ha il carattere del lavoro comune come una scuola. si colora come una bolla. si sono rotti per uno che ha varcato il tempo. questo pupazzo. la testa di vetro bianco. fra solitudine e solitudine. Fuori. Appeso in basso a una lung a canna si gonfia come una nota profonda il bottiglione. col gesso. a perdita d'occhio. sono scritti gli evviva e gli abbasso delle passioni quotidi ane degli operai. e questo bicchiere. Passano i tempi. le bottiglie. Ma forse in questo contrasto sta tutto il fascin o di questo spettacolo. Ecco cose fatte per con sumarsi. mentre dall'altra parte le bottiglie striminzite e verdi da un quarto di litro fanno un altro suono di .

È questo uno dei più stretti rapporti d ell'uomo con gli elementi.questa musica acuto. ripetend o nelle venature del marmo le ramificazioni delle piante. Una macchia troppo forte di nero. poi le montagne sorte dagli abissi marini compressero questi blocchi. Il marmo è il risultato del lavoro di secoli. E intorno tutto un coro è intento a sentir oscillare. quando si sarà diradata la nube di fumo. l'aiuto d'un compasso di legno per le misure e per aprire e regolare le corolle del vetro. si vede la montagna gonfiarsi come un petto forte sotto un respiro poderoso. L'esperienza gli dice che ogni masso giace nella montagna in forma di rombo pressappoco come una forma tombale . Gli alberi incarboniti traversarono la superficie candida. e dove la materia era meno compa tta la incrinarono col loro peso. La scienza del cavatore è lunga come la vita di questa pietra. e s omiglia a una di quelle giornate d'artiglieria in guerra con la sua sinfonia di schegge. Raramente accade di ammirar tanto l'uomo come in questo rapporto con la pietra. o del principio di quei metodi. una striscia di quarzo più accentuata minacciano la durabilità del masso. da un masso considerevole. Dal colore d'una superficie indovina quello che c'è sotto. il ragazzo vi salda un ornamento. e da q uesto connubio della vita marina e vegetale nacque il marmo. dà uno squa rcio atterrito. da quegl'indizi che non tradiscono mai il suo occhio esperto che ha con la pietra la stessa confiden za del contadino verso le piante e la terra. una di quelle grosse mine da qualche q uintale d'esplosivo. o strati di quarzo più compatti resero più fragile la superficie del mi nerale. e questo è appena il principio della sua scienza. ancor molle. gravitare. si vela tuonando in un nembo di fumo e di polvere. A volte. i ragazzi portano al forno della tempera i recipienti finiti in cui alegg ia ancora l'ultima fiammella e fa sprizzare scintille dal bastone. altrove le piante incarbonite macchiarono trop po il marmo. le cime dei monti into rno sono gremite di spettatori accorsi da ogni parte. come una pianta che vedesse ingrandire enormemente un frutto. In quest a orchestra di forme. al piatto. I giornali avranno annunziato lo spettacolo. altrimenti egli sa che il marmo si cava pazientemente. Le bottiglie stanno nel forno a indurire e sembrano pani. e solo quando si ripromette la scoperta d'un banco considerevole . di laceramenti dell'aria. rimane un attimo lungo in quello straordinario atteggiamento c he ricorda la sofferenza di un parto immane. IL MARMO Quando scoppia una mina sui monti Apuani. come s e fosse stato disposto con ordine in una scatola. l'alta pressione le formò in blocchi. che dallo scoppio giudica l'importanza dell'operazione. dal globo alla coppa. si lacera come un cratere. U . la portentosa musica del marmo che chi non l'ha udita non può figurarsela. queste sommità erano coperte dal mare: miliardi di conchiglie si impas tarono alle materie organiche trascinate dalle correnti. accompagna la vita dei cavatori nelle va lli bianche. Questa stessa musica. crolla poi come una nube. sta quasi da parte un lavoratore di fino. Il quale passa nelle sue mani attraverso tutte le forme. egli vedrà forse scoperti i blocchi ch e giudicherà con un'occhiata dal colore. di cui non si sente a tratti che lo sgrigliolio dello stac co del vetro. se ne trae soltanto un piccolo blocco. o dalla parte di t ramontana. in cui conta la razza. il ragazzo gli sta attorno c ome in uno di quegli esercizi perfetti di acrobazia che vediamo sui palcoscenici . l'esperienza. lo stesso soffiatore è compreso di quel volume che nasce al s uo fiato. Per un pezzo la vallata risuona del rotolare dei massi e dei detri ti. che ogni masso è inclinato dalla parte della levata del sole. Fra p oco. e che nessuna pr eparazione scientifica può eguagliare. spesso egli si serv e degli stessi metodi che servirono ai romani. marmorizzarsi s otto il suo fiato le grandi bolle verdi. Furono come correnti troppo dense. che ha il privilegio d'u n piccolo inserviente. il ragazz o stacca il dippiù. Sono questi gl'incerti del cavatore. il ragazzo vi aggiunge il piedino. dalla direzione delle f enditure del masso intuisce il metodo di cavarlo. In qualche luogo è il propri etario della cava. nella profondità si fuser o. in cima a un bastone bruciacc hiato. perché raramente egli ricorre al le grosse mine. nella sua forma. si amalgamarono. si consolidarono. e bisogna purgarlo. dalla conformazione. più o meno intensa. come un riepilogo rapido di tutta un a discendenza di volumi geometrici. A tratti. egli ha trovato la di rezione del pelo del masso come per un tessuto. una lapide come lo chiamano. di scoppi.

tagliano come con un coltello. e uno d i loro disse in modo d'essere inteso: "Costui è troppo presuntuoso. Con uno strumento così pesante non oltrepassano d' un millimetro il segno. Lungo la strada l'insolita presenza d'una pietra così preziosa. riflette su Carrara quel colore lattescente in cui le ore passano come davanti a uno schermo frapposto a l sole. Sono occhi a for ma di virgola. ha il colore d'una grotta montana. le cime son o scabre. Ho detto tremila anni di escavazione. la pr esenza. i detriti si sono aggiunti ai detriti. le ombre vi si adagiano den se come di velluto. dimenticando la loro civ iltà di fornaciai. una delle cose più solenni che la natura e l'uomo abbia no messo insieme. il sole a diverse ore vi stampa in finite gradazioni. Anche l'uomo. imbianca lontanamente le strade. rimangono qui i detriti di tremila anni di scavo. distingue il suo pezzo di marmo tra mil le. il duomo di Carrara . promosso capocava si rassegnerà male a non avere il suo bl occo da purgare e da squadrare. Perciò la cava di marmo è un fatto personale. Io l'ho visto sc alpellare in non so quanti luoghi del mondo. tra esse s'aprono tre valli bianche. là è il blocco e l a lastra di marmo. i depositi di marmo. statue e colonne. La valle bianca sembra colma d'una neve in una stagione in c ui le cime siano disgelate. Già lungo il percorso. ma vi è qualcosa di vaporoso e di sfumato. que l confuso pensare a un fatto definitivo. gli spiazzi pieni di l astre e di blocchi. la morte. Due vecchi cavatori si scambiarono un'occhiata. non ha mai voluto andare in pensione. Non è questo l'ultimo sentimento che accompagna chi visiti ques to immane mondo di pietra. A lui non inse gneremo nulla di quello che sappiamo". di straordinariamente duttile. a un materiale cui si affida la memoria degli uomini. Di marmo si vestono cose definitive. in quest'operazione la pi etra diventa qualcosa di elastico. Per chi la veda dal mare. Con un braccio di meno diverrà guardiano. Sono tremila anni di statue. i secoli spenti che vogliono per essa sopravvivere. Ma se tutte queste cose. come d'un minerale fuso e rappreso. un lastricato di marmo davanti a un'osteria. Ne ho conosciuto uno. il marmo lentamente riprende il colore d'acciaio delle sue montagne. i riquadri di marmo delle por te e delle finestre rustiche. Gli Et ruschi. Sono venticinque le vittime annuali di quest'opera. che adoperavano la creta. e sarà difficile che non si ecciti al pensiero d'u na mina. . fino a quando può. voleva fa re e disfare a suo modo. da Pietrasanta. in cui è rifugiata la pupilla. in ci ma a tutti i tempi. con cui danno colpi che hanno la precisione d'un taglio. Dove è uno che nel mondo vuol lasciar memoria di sé. la gloria. con cui seguono i dife tti e le incrinature del masso. la luce le tempra come l'acciaio. di settant'anni. una lastra che fa da scalino malfermo a una casupola. templi. si aggiung eranno poi quelli dei secoli avvenire. meno che in un tondo. sono arrivate in capo al mondo. tutto di marmo anche internamente. in esso sono sepolti secoli interi. dà una luce speciale a ogni cosa. si vedono gli effetti dei contraccolpi e gli spostamenti nei mille atomi che la compongono. Il cavato re conosce la sua cava come la sua casa. ed essendo capocava non s'è rassegnato a guardare il lavoro degli altri: i suoi padro ni lo sorprendevano con la mazza nel pugno. bianca e gelida di questo minerale dovunque ricorda il lusso. danno quello sgomento che è un carattere di questa pietra. Questi danno i l colore bianco di neve alle valli tra cui formano una immensa corrente perenne. d ai residui di blocchi da cui furono cavati gli stipiti del Pantheon sino a quell i dei lavandini di cucina. colonne. lo si scava da tremila anni. infine. come l'arte e l'artigianato. il cava tore resta con la sua pietra.na volta venne quassù un ingegnere fresco di studi e di poca esperienza. vecchio ch iederà ancora di servire. qui usavano il marmo. Gli occhi dei cavatori sono quasi interamente chiusi. la montagna differisce da ogni altra che la circonda: sono quattro cuspidi di pietra. Ma. Miliardi di tonnellate di scheggioni si s ono accumulati in queste valli mutandone di dieci in dieci anni la fisionomia. dove l'orbita è più fonda sotto la fronte. è il mondo sopravvissuto che parla attraverso il marmo. quella mazza del peso di otto chili. perché da palmo a palmo la montagna è diversa e il minerale assume diverse confi gurazioni. ed è questo i l presentimento di quell'implacabile polvere che colma tutte le valli.

il moto di esso è così fatale e sicuro che le casupole piantate nella v alle o sul pendio. i detriti per la china diventano velocis simi. hanno sepolto perfino alcune ca ve. una delle più difficili e delle più importanti d el cavatore. Lentamente. sembra che la stessa montagna rovini. che sta intorno a loro. a dieci centimetri l'ora. così fantasticò qualcuno. sono l'elemento fluido di questi luoghi. dolce. qua e là. Alcuni operai abitano villaggi vicini. correnti. trovano qualche blocco più grande. Queste hanno dovuto cercar sempre un più alto gradino della montagna per sottrarsi al peso del materiale di scarto: formano pel monte come giganteschi scalini. e contrappunta il rombo dei de triti. come se si cammi nasse per una tastiera. si ha l'impressione d'un fiume gelato e miracolosamente praticabile. il terreno è coperto di quest o materiale. è la montagna che cammina. tavole gi gantesche di bianco o di nero. radicata nel monte. alla corrente di marmo si mile a un'onda immobile. fitta. La montagna dove stavano compressi è scomparsa sotto di loro.È quanto rimane delle mine. I cavatori isolati. un mortaio. dà l a vertigine. E sopra questo mare di pietra bianca. rabbuffata. si accumulano all'immensa distesa dei blocchi bianchi. villaggi di cavatori. In molti punti hanno quasi r aggiunto la sommità. Altri vengono dalle marine a piedi. in un interminabile lavo ro. rigido. sospesa. che preme la valle da tutte le parti. Dopo un poco si distingue il marmo calcinato dal tempo. quasi campestre. fino a oltre mille metri. ondosa. Da questi scheggioni di marmo rifiutati cavano appena una tazza. sembra venire avanti e sommergere i rifugi e l'osteria dove cresce gracile in quel bianco un garofano. La lotta coi detriti è. squadrato. rifugi di cavatori e osterie. sembra che seguano una corrente. che sembrano grilli. alta. ha il ritmo d'una pioggia calma. ogni cava ha un suo versante che scarica. sot to la minaccia dei detriti che rotolano a valle. in breve sono incrinate dai ced imenti del terreno. i rombi. È questione di vita o di morte delle cave. incombe sulle cave stesse. cambia d 'anno in anno l'aspetto dei luoghi. fra tanti detriti. Michelangelo diceva: "Io ne cavo via il dippiù". si levano su dalle cave le lisce pareti del marmo compatto. Il blocco di marmo intero. d'un bianco cavato ieri. è già un lavoro salire quest'erta di dove si s corgono le grotte profonde e solide delle cave in un panorama da Purgatorio dant esco. alto. come di tuoni. qualche . le diverse onde del marmo voglion congiungersi in fondo alla valle. delle squadrature dei blocchi. abbaglia come la neve. per liberarsi dalla loro invasione i cavatori scavano sempre più in alto. mostra quasi un'immagi ne sepolta dentro. La musica degli scalpelli in fondo alla valle. spinte. Il bianco immenso è intorno. scavano già sotto la cima in cui la pietra si atteggia a statua . una statua che si potesse vedere dal mare. attraverso nuovi moti. un vaso di fiori. e le valanghe nuove che scendono d all'alto. pietra per pietra è sotto il passo una lunga musica minerale. esso va avanti come un fiume. Li sbozzano sul posto. e quello fresco. per sfuggire a questa corrente. un grappolo di rose. anch'esse composte di detriti. impercettibilme nte. il lungo lamento del filo elicoidale che taglia gl i immani blocchi delle cave. Si cammina su un elemento incerto. di rovina . e si dan no a squadrarlo. Non si vede che la pietra su cui s'impara a stare in equilibrio. le scariche accompagnano chi sale per l'erta dove sull'ammasso delle pietre i passi dell'uomo hanno formato un viotto lo. di trenta e trentacinque metri di altezza. su cui la fantasia leggerebbe chissà che immagini p rigioniere. da secoli. Dal l'alto delle terrazze. ab bagliante. nel bianco indistinto dei detriti si disti nguono quelle forme uscite appena dalla sbozzatura. i suoi detriti. disposte come celle d'un apiar io nel monte. Il cumulo dei detriti non ha mai un assetto stabile. di crolli. Sono cinquecento cave a compiere nelle tre vallate questo lavoro quotidiano. Dall'alto delle cave. di questi indipendenti dalle grandi famiglie delle cave. i massi rotolano con un fragore lungo. fra le altre. o le case costruite in prossimità del lavoro. e spesso trovano di quel mar mo egregio che sembra una neve densa e posata quando si unge d'azzurro. so tto di loro. sui bianchi abissi gli uom ini sganciano il carrello e lo rovesciano gridando dall'alto se qualcuno passi. Essi sono detti comunemente "spartani". gli scoppi delle mine. Lungo. minaccia di seppellire le cave. fra tanto rovini o. solleva la strada del fondo valle ogni anno a una più forte inclinazione. tra marmo e marmo. rumore di questi poveri spigolatori del marmo.

le filovie passano sopra coi loro carichi di sabbia. per il trasporto al p iano dei blocchi cavati e squadrati. fanno da trincea dove lo scarico dei detriti minaccia di straripare. fu come un proietti le. capolavori di tecnica che seguono le accidenze del terreno. Il capo lizza. gli uomini. pietra su pietra. esclamazioni. Forza. era trattenuto da corde d'acciaio che un uomo mollava gradatamente dall'alto. colpì l'uomo del piro. formano camminamenti sulle strade p raticabili. d'una ventina di tonnellate. Sentenze. gli spezzò un braccio e le costole. e per evitare che ne siano troncati l'uomo del canapo li lubrifica con olio minerale. etnische. i lizzatori gareggiano a chi arriva prima col suo carico a valle. hanno costruito formidabili baluardi co n le stesse schegge del marmo. uomo! . come in liberi portabandiera della fatica umana. e corre anche una strada ripida. ricomponendosi più avanti a s eguitare sino a che l'hanno portata al piano.doveva dire. Quando vi passai. la lizza. di arrivare primo. Spesso sono intaccati come da un taglio per lo sforzo delle corde. e sopra. si ruppe. disposti a ventaglio. sotto. Il capo lizza sta va. e in uno di questi campioni è compendiato lo sforzo degli ope rai. e accanto: "Forza Binda!".straordinario ciuffo di fiori o erbe azzurre. la fatica di lottare e di vincere . u na goccia di sangue su un ciottolo di marmo. con v ittime umane. i bloc chi portati al piano mostrano di queste iscrizioni. Il viottolo gira per la china con una sapienza d'orientamento. quello con cui gli uomini si danno la voce per lo sforzo comune. coronano le sommità come fortezze. fece appen a in tempo a buttarsi da una parte. risolvo no problemi difficili di pendenze. Il masso. sul gradino più alto. Ho visto. delle case sparse. e poi la valle bianca. il solo canto delle cave. tesa da quattordici metri. una dozzina. epigrammi su un masso ca vato male. e così sicuri e fermi che altri blocchi sporgen ti. . nei tempi di gran lavoro. È un "oh" più lungo di quello dei pescatori alla rete. Eppure. una parentela riunisce tutte queste fatiche. dai buoi magri che appaiati a decine aspettano l'enorme carico dei blocchi squadrati. là dove il suolo è minuta polvere bianca macinata dal passo degli uomini . senza fare altre vittime. serve a tagliare la montagna di marmo. Talvolta è accaduto qualche scontro fra questi carichi. costruirsi un riparo e un confine. che. perché non precipitasse per la china. e non sono questi gli ultimi elementi che ricordano la vita di guerra. intorno a un blocco. poi tutt'intorno le cave con le lapidi immani su cu i è la storia lenta del taglio del filo elicoidale come una rigatura su un foglio di musica. tutto parlava dei due corridori ciclisti allora in gara . il lavoro secolare de i muri di riparo. srotolandole da un gruppo di pali di legno infissi a un blocco di cemento. vedevo scendere una "carica" di blocchi per la lizza ripidissima. Già questa corrente bianca che sembra di veder muovere. raggiunta la sommità. Già i muri dei villaggi. escono dal muro compatto e fanno da scala alla sommità per quando si seguiterà a innalzare contro l'incombente marea di detriti. dai carri. per le diverse strade di lizzatura. evviva e abbasso. Il carico. sempre al riparo dalla corrente dei detriti buttat a dall'alto. intorno. perché arrivavano contemporaneamente al traguardo. l e mura pelasgiche. il blocco slittava per una ventina di metri. legato e fornito sotto di alcune assi. sui carri dalle ruote formidabili. all'attri to del filo elicoidale nel masso. Era l'alba. Trenta uomini si mettono pel ripido sentiero e si passano la vittima. I lizzatori. assai in alto. piccolo davanti al masso pauroso. Per contenere la massa dei detriti nel suo continuo moto verso il basso. Ho sentito anche qui un canto. Tra questi baluardi corre o è contenuto il f iume dei sassi. Muraglia dietro muraglia ricordano il Colosseo. tornò indietro. la più antica fatica dell'uomo. sciv olava lentamente su altre assi insaponate come i falanghi su cui si mettono in s ecco le barche. bollettini dello spirito della giornata. La montagna è trattenuta da questi muri. Questi pali son detti "piri". al posto più rischioso. è la vertigine. stavano intorno al carico badando a to gliere di dietro le assi a mano a mano che il blocco avanzava. davanti al suo blocco che precipitava. venti tonnellate. Sono i bollettini quotidiani della folla. incorniciano la parte superiore d elle cave. L'altro giorno accadde che la corda d 'acciaio. Dove l' erta è più faticosa. con lo stesso metodo con cui spost ano le travi saponate sotto i grandi blocchi. una mano al mattino ha scritto: "Forza Bind a". la manifestazione d'uno spirito colle ttivo. A voltarsi indietro. Forse si salverà. sorreggono le piattaforme delle cave stesse.

Ricomincia la musica degli scalpelli. che ha l a natura d'un privilegio. Ho veduto il loro pane e il companatico. Se altrove rimangono d'una vita remota i dolmen e i nuraghi. e non mi riesce q uasi di vedere un uomo pei campi senza pensare al suo campanile. ma che nella nostra fanno disperare addirittura dell'arte come se tutti g li accenti fossero stati detti. la civiltà basata sui doveri e sui diritti del chiuso circolo familiare. incessante di questo enorme sforzo umano. discendenze. si dice ancor oggi di chi merita ogni attenzione. hanno fatto ricordare a più d'un visitator e la mano d'un grande maestro. i d . vecchie giacche di velluto consunto. i soprassalti della montagna ai colpi di mina e alle scariche. ricordi. d'un grande scultore esistito prima di Donatelle. Gli operai guardano il loro blocco. Ve un'epoca del macigno nella vita italiana. vere spoglie del tempo e della fatica. e i doveri di questo nucleo e i suoi diritti. E s'è spiegato tutto. quella che fu fondata dai contemplatori solitari. giardini. Il ragazzo passa di quando in quando colla cassetta degli scalpelli. di cui è difficile stabilire la gerarchia. una specie d'epoca mon tanara. e forse un 'idea più ridente. nella provincia italia na del centro queste esigenze primitive delle abitazioni di pietra si mescolaron o a quelle delle arti e del lusso. La vita italiana ebbe in tal mod o alle origini una civiltà di tipo patriarcale. Fu un a civiltà puramente sociale. da rivelazione a rivelazione. e come tagliano la pagnotta. una civiltà politica. dai ricchi ugualmente solitari. Di lassù si vede il mare. alla sua torre. che non hanno più nulla del tessuto. sopravvivevano con lo stesso significato e la stessa funzione. da essa provenne l'assetto civile di poi. oggi il posto di quegli scenari naturali della mia immaginazione è oc cupato dalle città di pietra: la natura si è allargata e diradata. quasi ancora lottando. e tale è ancora il colore di quella vita. ha figli". In essa le famiglie. fresca. delle acropoli. ridotte in sacrestia e poi messe in onore nelle navate della cattedrale. alla sua civiltà moltiplicata per centinaia di lu oghi e genti. l'unità familiare . delle lotte fra le gent i delle vallate confinanti. e da regione a regione quasi di razze. in quell'isolamento della vita da cui nacquero i motivi che resero tan to difficile e lunga la sua unità. alla storia del paese italiano. Il concetto dei clan si temperò. Così. e come si appartano solitari a consumare la loro colazione. le cave non abbiano più dato materiale per le costruzioni. olivi. dopo il seic ento. Lassù. Tutta la civiltà politica italiana fu poi per lungo t empo una questione di famiglie e di gruppi. LE CITTÀ DI PIETRA Quando conoscevo meno bene l'Italia ne avevo tutt'altra idea da oggi. che quasi ogni atteggiamento dello spi rito ha un legame e un richiamo. due sculture di le gno. cipressi. che porta ancora in sé il ricordo delle fortezze sui monti. dovette essere un gran giorno quello in cui gl'intonachi colorati fecero la loro apparizione. Ultimamente a Montepulciano. "Ha famiglia. col primitivismo dei montanari e il loro potere di contemplazione. si gira nella città di pietra della provincia it aliana. dove nello stesso tempo è presente una cultura e una c iviltà come d'un tempo fiorito sui monti e sui luoghi alti. una specie di Sassetta della scultura: e di lui non se ne conosce pur il nome. come fu sempre quella degli abitanti delle montagne in nuclei caratteristici. in quel clima si svolsero i termini di quella civiltà italiana che ancor oggi ha per base la famiglia. Più tardi le mie id ee mutarono. i luoghi che non avevo veduto li chiudevo con la fantasia nelle più facili reminiscenze. maturata però in un clima dove il se nso politico era già perfetto. che avevano formato i clan delle società primitive.una modulazione graduata. Il fabbro li ritempra. che non è classico. il lamento del filo elicoid ale. Ho veduto le giacche appese dei cavatori. che dopo un poco si rompono e scottano nel pugno. per cui essere artisti originali fra noi è legato a tanti sottintesi. Il ragazzo li arrota sulla pietra dura. e in questo scenario ge nerico immaginavo qualche opera d'arte solitaria e miracolosa. prima di lavorarlo. dell'Angelo Annunziatore e della Vergine. È il colore inconfondibile dell'Italia antica. che da paese a paese formarono barriere quasi d i nazioni. ognuna coi suoi maestri g randi e piccoli che in civiltà meno ricche sarebbero ognuno un capostipite e un ma estro. orti. la vita civile trionfando si ammantava del co lore della primitiva barbarie. di rapporti e di classi. l'acqua arriva nei tubi sospesi attraverso le valli. nella cava. tanto da sembrare che. come un medico gua rda un malato.

Al contrario oggi. A tal punto che per molto tempo esaurirono il tema. fa a meno di ogni altra creazione che ritiene spuria. L'arte antica sarebbe dunque stata simbolica e fantastica . la potenza. un occhio acuto può scoprire quasi l'anticipazione di molte forme nate più tardi. o meglio. per ché l'arte è una realtà fittizia. in cui non sai dove cominci l'ingenuità popolare e dove p oi quella grande forza d'un concetto quasi religioso. ma la perfeziona. raffigurativi. della sua impenetrabilità. senza pur conos cersi: quasi che il decoro. quasi rintracciando un mito. i pensieri degli uomini si s ono chiusi per sempre nei concetti civili. mentre i pagani attribuivano agli dei i loro sentimenti in forme perfettissime. d'essere composta di tanti microcosm i familiari. fu un fatto romano. dei suoi trionfi. e cioè. mett endo intenzioni in ogni dettaglio. il costume. Fu questo già un fatto etrusco. al modo stesso che nella pittura vi fu quasi un solo modo di raffigurare gli atteggiamenti dello stupore. da quella più dura a quella più friabile. in un tal ordine per cui il popolano italiano ha in sé tutte le possibilità della vita civile. rompe i rapporti con l a natura. la pompa. e preannunzi gli stili che s i dovevano sviluppare. e al più avrebbero dato freddi risultati come quelli che vennero dipoi. la natura entra come un lusso e un correttivo. Un simile aggregato nelle sue forme originali dovette essere adattissimo allo sviluppo delle arti. c'era un compiacimento in cui la fede e la curiosità facevano tutt'uno. e cominciarono le discendenze delle famiglie ar tigiane. che si ritrova in ogni maggior arti sta come una determinante della personalità. ma immaginando gli artisti. talvolta dei suoi squilibri. Ultimamente in una di queste città mi aggiravo con questi pensieri. il popolo ha gl'impulsi di ascensione e di perfettibilità della sua razza. intelligenza. e uno stupore di tale mimetismo. La quale fece come chi diventi attore eg li stesso e rintracci le forme con cui si possono atteggiare le persone e i sent imenti. Ma nelle città antiche. i gregari stanno in basso. e in mol ti di cotesti esemplari. L'uomo crede a se stesso. non si tratta soltanto di modelli classic i ripresi e riecheggiati.iritti prevalenti delle grandi famiglie si diffusero in ogni pur umile aggregato familiare. delle sue lotte. della sua qualità. in cui la natura porta soltanto turbamento e squilib rio. Quanto all'architettura di queste città. Il fatto è questo: che da città a città si ritrovano quasi gli stessi ideali costruttivi. C'è un grandioso mimetismo i n fondo a tutta l'arte italiana illustre. Senza contare c he noi oggi molte cose. pietra i selciati. Nelle città antiche non si trova un solo spazio di verde e respirabile. meglio ancora ne simula l'ordine. att raverso figure vedute e rappresentate. poiché gli architetti antichi non fecero altro che monumenti alla potenza come concetto astratto. Sarebbe bastat . quasi il sogno delle cose che voleva rappresentare. Entrato n el concetto dell'arte. della beatitudine. allo stesso mo do della bellezza. lo fu poi di tutta l'età di mezz o. Fu questa ispirazione popolare. narrativi. li consideriam o come natura. costruirono quasi sognando. e in questo ambiente. e riproducono in forme locali le creazioni dei centri maggiori. avessero un linguaggio unico. spesso creano sulla stessa linea di questi. Se c'è un fatto sociale profondo che distingue ancor oggi l'Italia nel novero delle società moderne è appunto questo. la potenza come un ideale. della sua vocazione. pietra sono le strade. le città si chiudono di fronte alla natura e ai più straordinari panorami perché tutto spira vit a civile e umana. che le opere portano nomi qu asi del tutto sconosciuti. fantasie sul po tere e sulla forza. pe r questo assetto quasi antinaturale in seno alla stessa natura spesso ricca e fi orente. gl'italiani non soltanto i se ntimenti. che assume a momenti l'aspetto d 'una gigantesca costruzione in una cava di macigno. E quale pietra. palazzi all'astratto dominio e potere. un a specie di antropomorfismo di nuovo genere. Pietre d'ogni natura. e le sue raffigura zioni sono come ricordi lontani d'una vita naturale ridotta a modello. la maestà una forma sola di apparire. Le prospettive si form ano da sé come le prospettive sociali: la potenza e la forza hanno spazio e altezz a. rappresen ta quell'evasione che un tempo era funzione specifica dell'arte. ornamentali. e le loro costruzioni furono quasi simboli e concetti. Per questa limitazione. tutto è dura e arida pietra. per esempio gli antichi edifizi e rovine. che dà il tono unico dell'arte italiana. Anche le arti si composero in gruppi di famiglie. ciò che sarebbe andato poco oltre. è il segreto della vita italiana. ma gli atteggiamenti. del dolore. la razza. p ietra le facciate e le statue.

in bicicletta. Non è soltanto una strada di transito . Per vedere qualcosa di vicino alla natura. come un fatto credibile. Ha un malizioso e ironi co avvertimento. viaggiare sulla Via Emil ia è mettersi in rapporto con un popolo. rammemorava gli aspetti lasciati alle soglie della vita contemplativa? In uno dei riquadri della predella è raffigu rato come due angeli soccorressero i domenicani che mancavano di pane: si vede u n piccolo refettorio. pur senza straordinarie prospettive: nient'altro che due parallele attraverso ca se sparse e campi. tanto pareva impossibile che quelle armonie di accenti sorgess ero per dileguarsi nel silenzio più sordo. o a una chiesa più in bas so. Ma è viva. C'è qualcosa di conturbante in questa inquietudine animale tra gli uomini affannati al più picc olo sintomo d'una bestia che non può parlare come chi non riesca a dire quanto sof fre. ai calessi. di là d'una grata buia gl'inni delle monache sembravano parlassero a noi che ascoltavamo. I nomi dei passati signori del luogo risuonavano da palazzo a palazzo come di esploratori travolti tutti ne lla medesima distanza e nel medesimo viaggio. ma prima sulla strada. la più mossa ch'io conosca. della vittoria in una bes tia. Non so se questa situazione sia un segreto delle arti antiche. E le chie se gigantesche le quali hanno finito ad assumere l'aspetto medesimo d'una roccia . Presentono la vigili a della corsa come una ballerina la vigilia della sua grande serata. come se andassero per un parco. si ritrovano in fondo alla strada. le loro abitudini. il cavallo era bianco. nei grandi prati degli allevamenti. ai carrettini. I cavalli animano della loro presenza la Via Emi lia. e l'unica vista che si apriva dall'al to non per mirare la valle. traversa paesi in piano che vi convergono tu tti come alla via centrale d'una grande città. e due angeli li servono nei loro panni argentei e con le loro ali. guardano come se vi guardasse la natura. rari colli. al p unto da non saper distinguere se l'arte ha dato a quelle fisionomie una nobiltà. Volteggiano nella stalla come duttili spade. i commensali nelle tonache bianche e nere. come d'una troppo forte ispirazione: lo stesso s enso di pena e di sbigottimento che si prova davanti ai ragazzi prodigio che pen sano cose più grandi di loro. da Bologna a Rimini. corta al barbazzale. All'imbr unire non è raro incontrarvi. Altre regioni sono difficili da esplorare. stanno ferm i e seri dietro la mezza porta su cui è scritto il loro nome. C'e ra una zona di silenzio in cui risuonavano le voci dei conventi. e nel novero delle possibilità. con l'altra stringeva la briglia del cavallo. fa un ben curioso effetto. fino a quando s'apre come un delta nella imminenz . come se si confidassero. che entrano nel mare come i cavalli del sole. Questo gruppo me lo ricorderò co me se lo avessi veduto dipinto. una grillaia di biciclette. Eppure v'è un passare continuo di veicoli. Ero a Cortona. di questa basta percorrere la sua strada vitale per averne un'idea. della gara. Vedere questo sentimento dell'attesa. i l figliolo vuol mettere il muso nella mangiatoia della madre. un cardinale che va a piedi col segre tario a lato che gli legge qualcosa. e i suoni dei nostri passi sul selciato. il loro costume. ma per guardare al cimitero. La Via Emilia. anche se alla fine i colli e i monti impro vvisi danno coi loro castelli un lato insospettato d'un carattere ch'era parso t anto facile. una via dove si sentono gli uomini coi loro pen sieri. Aveva l'Angelico coscienza di quello che faceva. pei campi. il loro assetto.o entrare in una chiesa per rivedere il popolo stesso nelle immagini sacre. È una strada che la meccanica ha restituito alla originale funzione di arteria centrale. ma anche di là il figliolo la caccia. LA VIA EMILIA L'uomo se ne andava in bicicletta. e dietro a loro era la storia dell e violenze e delle ambizioni che era costata l'affermazione di quella umanità. è un ambiente. prima d'Imola. al trotto. si sentiva il fruscio lungo della bicicletta e il ton fo regolare degli zoccoli. il cavallo teneva dietro alla bicicletta al trotto. Là come gli amici più vecchi dell'uomo i n cammino. qua nelle loro stalle dove non fanno che mangiare coi loro piccoli. in automobile. con una mano teneva il manubrio. ma una via familiare: vi si legge la vita di due regioni. su l mare. o se i visi di quel popolo hanno dato umanità ai santi. Anche questo aveva dell'arte. nelle mura della città di pietra. Ma questo pare svolgersi sen za stupore alcuno. andammo a visitare una tavola dell'An gelico. la madre gliela la scia e va a quella di lui. In carretto. oppure sul filo d'una m emoria felice.

e t utto questo non riusciva a diventare borghese o comune. il lavoro duro. dall'uomo che lavora alla donna che regge. la solidarietà di questi uomini con gli animali. A ognuno il suo. e la bellezza un continuo richiamo alla forza e a ll'utilità. mettiamo in Ispagna. manubrio co ntro manubrio come i cavalli o i cammelli in cerchio muso a muso. mi sono domandato più volte di . nella casa del Dopolavoro d'un piccolo comune di case spars e. S'aprono improvvisi panorami sugli argini dei magri fiumi dove una fila di piopp i e una proda creano qualcosa di appartato. C'è una gerarchia dall'u omo alla terra. parlare con la stessa am mirazione d'una gran quercia o platano a qualche chilometro di distanza. illuminata in un gran prato. la sua bellezza è di tutt'altro genere dall'us uale. Ed è tuttavia una delle contrade p iù prospere d'Italia. nude le braccia che sanno l'angolo forte della vang a. o del mare ch e già imminente trema nell'aria. appesi al manubrio. le ragazze di quelle che il giorno hanno da fare con le be stie e l'opre della campagna e che affondano le vanghe nella terra con le loro p oderose strutture di corpi. i ballabili della radio parevano divenuti agresti. lo fecero un poco girare attorno . gl'improvvisi chiari del volto e gli zigomi forti che sono come d ue punti di luce. È un'umanità che ha la terra dura. e che. tutto è forza. A internarsi nei campi. alle soste davanti alle botteghe dei meccanici. di sabato. sempre intenta a qualcosa. coi campanelli argentini delle biciclette. e quel che d'azzurro che non è soltanto del cielo. È tutto ordine. A una t erra che richiede così grandi sforzi ci vogliono cose robuste. in alto sui magri colli raccolgono in grandi vasche l'acqua invernale per dissetare d'estate le bestie. In uno di questi luoghi io visitai un famoso toro di Romagna come si v isita un monumento. dovunque vadano. con la loro torre. dove la terra f a una ruga o il torrentello una valletta. il loro campanile. uomini. e siccome tutto è necessario. e discorrono mentre il pedale dipana la strada. Le bic iclette alle porte della città sono come telai fermi. In una sosta a coteste case c'era un veterinario che castra va certe maialine. ma delle loro vesti e in qualcosa di loro. sembra si as petti continuamente l'arrivo d'una gara. o le sere di festa i loro ves titi da festa. si teneva gran ballo. Lo fecero uscire sul prato.delle contadine che ballano col vestito da sera un po' scollato s ulla pelle brunita dal sole. negli stessi luoghi. le ragazze col loro vestituccio da sera erano scese e ballavano nella sala. lo stagno per l 'acqua delle bestie. e un cane ai suoi piedi mangiava quello che la mano dell'oper atore buttava via. tra la scuola e la bottega che talvolta formano tutto il centro d'un villaggio sparso. che al trove. ne ho viste alcune portare maz zi di fiori di campo e frutta. Qui era tutto nel rea le. sono i grandi concentratori d'una energia diramata agli estremi dell'orizzonte. alcune a coppie . Uno degli spettatori mi disse: "E poi. E non so s e con la medesima naturalezza. raccolgono un poco quella vita fuggente. chissà che colore avrebbe avuto. e la scena la si poteva immaginare in una contrada as sai più lontana dove convergono genti che hanno da fare con una vita attuale e pre cisa. E poi. Ho sentito. alla bestia che serve : c'è una gratitudine nella fatica comune. mentre arrivava an cora qualche automobile da Imola o da Bologna. Qua e là. i casolari sparsi. e in una casa solitaria. la stalla. Qui era soltanto un'eco di vita del mondo grande. al beri. Una sera. portano l'eco ultima della vita civile. per le borgate. si trova il raduno d'una vita alacre. all'ombra del pioppo. quasi domandandomi che me ne paresse. Tanto i cavalieri che le dame era no gente del contado. la malinconia urbana era una fantasia nostalgica. ma c'era un'ammirazione come verso un capolavoro dell'uom o. Le case dove si trovano fanno un paesaggio. Una scena d'una chiarezza e d'un realismo ben stretti. v'assicuro che sembra un signore.a del mare. animali. in basso cercano ass ai profonda l'acqua per gli uomini e pei campi. ma di cose necessarie: il cane legat o al lungo filo di ferro su cui scorre la sua catena. le città in piano. Tutto era vacanza e riposo. Le biciclette stavano in cerchio sul prato. come altrove si guarda uno spettacolo. Vi si cercherebbe inutilmente quel tanto di decorativo di al tre regioni meno ricche e più felici. Arano con talvolta tre o quattro coppie di buoi per aprire la terra. Altrove potrebbe sembrar provinciale . gli uomini da una parte contemplavano la nera bestia giudicando della sua bellezza e della sua potenza. il loro portico. donne vengono avanti tra i filari de gli alberi argentini. tant o fa con delicatezza".

quasi direi di colonizzazione. Pare che una gran de porta si chiuda sull'orizzonte e per il piano. i bisogni l'hanno temprata. andare incontro all' amato. a Cesena. È un incontro assai semplice. e i panni svolazzanti. Al punto cui sono i dialetti italiani oggi. quasi fra le sue braccia. danzare. p are che volino e i piccoli imparino a volare. e contro di esso la valanga dei veicol i torna col rombo di una tempesta fuggendo la notte imminente. come in un trattato degli istinti.dove venga quel colore di certi angoli di città a Imola. è la vita. Si capisce che ogni ora va vissut a come un compenso dell'uomo. e vediamo che cosa significherebbe un'unità lin guistica. nella polemica co ntinua con la nuova vita. Appaiono i grandi convogli notturni dei grossi trasporti che vanno lontano. e le conquiste sono così dure ch e fanno un solco nella vita più immediata. In quest'estrem a fase di vita civile. Mi diceva qualcuno che in Emilia e in Romagna la nuova generazione si esprime se mpre meno nel suo dialetto. Sì. . stride. Seguo da anni la polemica d'una ce rta comunità regionale dell'America del Sud. Si legg e chiaramente la funzione vitale dell'uomo in una specie di rappresentazione sen za ipocrisie. è appa rso chiaro sempre che i popoli più colti e più legati alla lingua nazionale non hann o ceduto alla nazionalizzazione. Lotte e rivolte hanno fatto misurar e il peso della vita. Si dorme quasi sulla sicurezza di questo ritmo. o hanno costituito addirittura un impero lingui stico che è quanto a dire morale e in moltissimi casi politico. Ma for se l'ora più bella della Via Emilia è la sera. i capelli. a Forlì. È bello stare insieme. e vado notando che essa polemica tend e a ravvivare in detta comunità il senso della patria svolgendosi quasi del tutto intorno agli uomini più o meno grandi che la regione di questa comunità ha dato alla cultura nazionale. e la terra è tutta una cosa ordinata. si può d ire che. Così. i bambini. Nella pratica dell'emigrazione e dell'espansione. penetrati profondamente di linguaggio nazionale. Ripr ende. e si capisce che badano a non sci upare nulla delle loro acconciature pei ritrovi festivi. mentre la comunità rimasta in patria si adegua alla real tà viva dei tempi. Le donne si compongono c ontinuamente sul sellino. e quindi al progresso e alla bellezza dell'universale. La notte si sente la lunga e incessante vicenda dei carri. la veste. sembra si facciano rapire. Qualcuno va a piedi lungo il m argine della strada. le gambe nude. È una vita vagant e come quella del polline dei fiori. dove le botteghe di rifornimento per le biciclette e le macchine hanno un colore d'arri vo equivalente a quello dei vecchi alberghi di posta. e ch e gli diano diritto di sedere fra popoli civili. m entre in certa borghesia italiana il fatto della cultura si fa sempre più genere d i importazione. È un grande ordine naturale. queste stesse don ne portano i ragazzi. si fissano nuo vamente e si riuniscono davanti al sorriso della fortuna. E sono belli i sabato sera sull'ai a. partono. l'italiano all'estero ricerca i t ermini della cultura nazionale come i soli nei quali si possa rispecchiare. si dividono le famiglie. ritrovarsi con altre creature. precipita. Altre. emigrano. è la strada. cercano ventura. Talvolta qualcosa si ferma. non rapp resentano oggi che una curiosità e un impaccio. Il nucleo emigrato con serva gelosamente il tipo di vita anteriore al suo distacco dalla patria. sedute davanti a l ciclista. I fattori che dissociano la vita sono quelli economici. secondo lui. al paragone d'una comunità italiana fissatasi a Nuova York mettiamo quara nt'anni fa. una civiltà degli uomin i tutti e non d'una sola categoria d'uomini. che è come il respiro e il battito di un organismo. e ciò sarebbe. forse sono gli stessi luog hi d'un tempo trasformati pei cavalli d'acciaio d'oggi. Il sole s'infila per la lunga strada col suo color rosso come in un corridoio. Nei giorni di lavoro. Immaginiamo una s ocietà italiana interamente evoluta. cioè una cultura. reggendoli con un braccio sul manubrio della bi cicletta. forse perché questa è una civil tà nata coi problemi più gravi dell'esistenza presi d'assalto. Sotto la spinta del biso gno. un male. ma che non ha rotto i suoi veli. il fazzoletto nero sul capo. le comunità rimaste in un paese italiano sono in un certo senso più evol ute e hanno assorbito assai più dalla vita moderna: il nucleo emigrato conserva le sue abitudini e tradizioni sotto la stretta della lontananza. e con un ormai poverissimo vocabolario veramente arcaico e veramente locale. v'è l'incanto di una primitività. e solo nella notte abbandonata ci si accorge che vi sono de i viandanti. i giovanotti col fiore tra le dita hanno accompagnato la ragazza dal centro d ella borgata.

Poi i prodotti agricoli aumentarono di prezzo. ed è ricorso perfino ad alcuni metodi di allevamento moderni che hanno dato per risultato l'aumento del peso del bestiame. ma più del disagio morale in una st ruttura sociale oppressiva e di troppi privilegi: basta osservare la storia dell 'Italia meridionale nei primi quarant'anni della vita nazionale italiana. Esiste inv ece qui un adeguamento alla vita moderna. Il problema della vita italiana è sempre consistito n ella mancanza di una società. e per le donne del contado piacere come piacciono le donne della città. Qui ab biamo invece gente che si trova bene sulla sua terra difficile ma grata. nel limite delle sue condizioni. tale evoluzione si fo nda su un terreno di tradizioni locali. che vuol star bene sulla sua terra. Quasi tutti quelli che emigrarono dalle campagne sono finiti male. incluse quelle più intime e fisiologiche. che è poi il carattere dell'italiano in genere. forse unico. vi ritrovai tutta la famiglia raccolta nel bu on tepore e in quel vivo ruminare. Immaginiamo che duri ancora un pezzo questo fenomeno. Ma è soltanto un'unificazione del costume che rende fisse le categorie umane e che determina il minor numero di s postamenti e d'inquietudini. Quello che accade nella trasformazione dei dialetti i quali tendono sempre più a confondersi con la madre lingua. E questo è il sol o modo per tenerlo legato alla sua terra e alle sue occupazioni tradizionali. non è per niente ridicolo o vano. e che h a stabilito uno dei nuclei più compatti del vivere sociale. particolarmente di giovani contadini. gerarchico ma non s ervile. Sotto i portici di Bologna. Il segreto stesso della sua fortuna è in un suo atteggiamento particolare. due innamorati si dicevano qualcosa di molto serio. s'inc ontrano meno che a Roma ragazze che vogliono somigliare a Jean Harlow o a Greta Garbo. sempre sulla linea di questo paese egualitario. fenomeno ripugnante. qualcuno si domanda dove andremo a finire. La ripresa agricola e dell'interesse agricolo ha prodotto qu i come in ogni altra parte d'Italia un fenomeno che si fa sentire nella città: è ces sata anche l'emigrazione delle ragazze che dalla campagna andavano a servire nei centri urbani. negli usi. Il cinematografo. vestito di buona st offa e di buon taglio. La nebbia di fuori entrava a buffi per lo spo rtellino praticato nell'uscio: al di là si vedeva la campagna addormentata nell'in verno. alla ricerca di un lavoro di operai. nelle tradizioni. Paese d'individualisti. In pochi mesi si sono ripopolate le stalle. In un angolo. e le donne se dute a discorrere. il nostro urtò sempre alle dif ficoltà d'una vita collettiva e unificata. È una ricerca di individualità voler vestire in campagna come tutti gli altri. e pur rimanendo contadino e operaio avere gl'interessi e i bisogni di chiunque altro. Il contadino che m'ha accolto sulla soglia della sua stalla. una unificazione del costume. Egualitario. tutti oss ervavano la festa del protettore degli animali. Il popolo i taliano non è fatto per queste cose. il cui influsso non è stato ancora abbastanza conside rato fra noi. in pochi mesi è ridivenuto proprietario. il contadino col suo abito da festa di buona stoffa e di buon ta glio mi fece entrare nella stalla. Là dentro. In queste campagne. una maggior proprietà. e grandi nella nebbia gl i uomini che apparivano e sparivano alla svolta della strada. accade neg li animi. il contadino che da anni ormai non riusciva più a comperare il bestiame da allevare in partecip azione coi padroni. perché l'imitazione esteriore è causa di uno squilibrio totale delle qualità femminili. i ragazzi che giocavano coi biscottini della festa. Negli anni scorsi vi fu una certa emigrazione dalla campagna emiliana verso la c ittà. ma col senso della sua personalità. progredita tutta sullo stesso piano e t utta mossa dai medesimi impulsi. Pretendere usi e costumi che stabilisc ono una differenza. e gli uomini che andavano attorn o alle bestie. e vedremo che la vita familiare subirà in città profonde modificazioni. il basso prezzo del bestiame e delle d errate li spingeva a inurbarsi. dunque. i profili degli alberi e delle viti ingigantiti. che è il grande colonizz atore e livellatore moderno. Non filavano neppure la canapa lucente e leggera nella conocc hia di canna. le cose più serie del mondo presso i vitelli con le zampe ancora troppo grosse e c . L' emigrazione è un prodotto del disagio materiale. che consiste nel superare di continuo l o schema delle categorie. I vecchi bronto lano. Quando. significa voler differenze di classi e di caste. vestito da festa perché è Sant'Antonio abate protettore degli animali.Siamo in un tempo di grandi mutamenti che di giorno in giorno incidono nell'aspe tto e nella mentalità del nostro paese. ha in queste regioni poca presa.

"va a prendere il voi". le s ere della spannocchiatura. Ubbidienza. E vorrei immaginare la scena che si svolge otto giorni dopo il matrimonio. Quando esce la sua bella. Il ragazzo che ha adocchiata la sua bella e che vuole sposarla. Ella entra a far parte d'una nuova famiglia. lo sposo porta i mobili della stanza da letto e la cucina. dopo essersi acc ertato d'essere ricambiato va in chiesa. qualcosa che non sia soltanto un atteggiamento. Le famiglie che s imparentano s'incontrano il giorno in cui è stabilito il matrimonio. Insomma . Ella entra e dice all a madre: "Mamma. si aggirava senza paura tra quattro tori le gati all'anello. Questo è il segno che la vuole. che cos'è la tradizione? Niente altro che il culto delle cose vere. sbriga le faccende. quando la sposa torna in casa della madre e. sembrano d'un guardaroba teatrale. TORINO E L'ARCHITETTURA Nel libro di storia delle nostre prime scuole. La madre dice allora alla figlia. La sposa provvede alla biancheria della casa e al vestito di nozze dello sposo. e dopo la cer imonia aspetta fuori della porta. il Fegato che si trovava ra ffigurato presso gli etruschi. che vanno al loro ballo del sabato sera. della vecchia riservatezza. Non c'era più da chiedersi se i mutamenti del vestito e una diversa concezione del la vita avessero distrutto una tradizione. A questi vecchi tutti debbono obb edire. alla funzione della sera. e me ne è venuta un'im pressione di malinconia. sol perché è colorito ma che non dice più nulla al cuore di nessuno. né i profili taglienti del Rinascimento che a mano a mano d ivengono obesi. otto giorni dopo. Le si mette accanto e cammina con lei per un poco . e dividendosi non ha più le braccia suffici enti per condurre il terreno. Tutti. Mi f a più piacere vedere le ragazze di qui che vogliono vestire come le signore delle città. e così gli usi e le tradizioni. una nuova stirpe come si dice qui. o il ballo del Dopolavoro. dandole del voi che poi le darà sempre perché ella è divenuta sposa e sarà madre: "Accom odatevi". Una donna adult a. con la smoderatezza delle persone mascherate. e i fatti della vita non cu lminano in altra parola. ma un'altra umanità vestita di panno . il marito verrà a riprendersela. ma acquistano qualcosa di equivoco. ella venne avanti e mi disse che difatti i tori non le facevano nulla. e nello stesso tempo sospettare ch e qualcosa della loro vera e profonda vita antica sia rimasto in esse. E poi. dei sentimenti veri e connaturali. poco più alti della siepe che divide i campi. un costume bisogna saperlo portare. Gli stessi costumi che in tali circostanze indossano i giovani. e questo era il suo vanto. spesso i gio vani sembrano in maschera.ol pelame di latte sfrangiato come i primi capelli degl'infanti. Da quando sono in mezzo ai contadini e a chi lavora non sento parlare d'altro. e vi fa come una ripet izione dei suoi doveri di madre e di sposa: aiuta i lavori. entro la strettura del v ecchio pudore. il famoso Fegato di Volterra. sotto il comando dell'ascendente più vecchio che al sabato divide tra i suoi fami liari il denaro per gli svaghi della domenica. sotto quei panni da museo. né le teste arr icciate del medio evo. Mi domando di dove venga questo piatto r ituale e mi viene a mente qualcosa di molto lontano. né scudi né armature né elmi erano. col passo uguale che va sulla strada molle. le ragazze in costume col viso imbrattato di belletto. altrimenti la stirpe si divide. o con quelle parole che nessuno ha mai scrit to. col cuore in tumul to. non un modo di ballare e di puntare i pugni sui fianchi. o le sere d'inverno nella stalla dove le famiglie passano la stagione cruda in cui la terra riposa e i buo i seguitano a ruminare. spesso camminano e camminano senza sapersi dire una parola. ho sempre veduto a tali spettacoli. come si dice. Un piatt o del pranzo di nozze è il fegato di bue. E zitti. fino a quando. si affa cciava dalle vignette tutto un altro mondo da quelli prima veduti. sono qui a prendere il voi". e i movimenti che essi fanno non sono più quelli d'un tempo. p erché il modo di muoversi d'oggi è un altro. quando mi fecero notare questa sua v irtù. ha detto ai suoi parenti che ella si è promessa. col fazzoletto rosso sulla testa. La sposa rimane nella casa materna otto giorni. Bisogna d iffidare di chi vuol richiamare in vita tutto quanto è colorito. bada ai bambini. ubbidienza. come se ella portasse un potere naturale. rossi in viso. Ho veduto più volte balli folclorist ici. Poi ci sono tante maniere d'incontrarsi. le si mette accanto. vi provano i l fastidio che danno le cose false e senza più significato. un costume è u n modo di pensare. tanto comuni e piene di senso. voltata una certa pagina. Ma già la ragazza.

perfino in quel Palaz zo dell'Ammiragliato. don Bosco e il Cottolengo. lo stesso. a Torino si dedica a erigere palazzi e abitazioni per la nuova civil tà dei re. nuova. E don Bosco? Ha lo stesso viso. il mondo pareva rivestirsi in borghese. Un'impressione come di elementi noti che avesser o cambiato posto. nascono le capitali moderne e monarchiche . improvvisi delle architetture. Quei visi di tutti i giorni entrati nella storia. delle prospett ive. invece delle ce late. ecco il Cavaliere col cranio da alpigiano sullo sfondo dei salotti rococò. appelli. ed è la trasfigurazione delle sembianze um ane. a Varsavia. Tutto ciò mi pare nella valutazione dell'arte piemontese un punto che scopre non s oltanto una fedeltà al tipo umano. fede nell'opera dell'uomo. senza infatuazioni né depressioni. I baffi grandi e le barbe non nascondevano i nasi a scarpa. Due santi. come ogni altra arte minore. nel mobilio. ma con gli elementi d'un'a ltra città e gli echi. avesse alla fine raccolto l'appello di ben tredici secoli. a sistemare piazze e fontane intorno a lle chiese. è il r icordo della Mole Antonelliana. eroi. quella prima impressione si schiarì. gentiluomini travesti ti. ma una fedeltà a quello che cotesto tipo signific a: ed è realismo. mentre i capelli corti scoprivano le fronti dri tte da ragionatori: in una grande storia di santi. era il Piemonte che bucava la pagina coi suoi re e i suoi ministri. nell'argenteria. delle strade. quasi che. occhiali a stanghetta. nasce l'industria. e non più con visi i deali. i palazzoni cadevano in rovina. disadorna. gli zigomi da montanari. sono proprio g enti delle vallate. lamenti. anche nella tras figurazione e gloria che se ne fece in Vaticano il suo arguto e realistico viso di piemontese rimase immutato tra la gloria degli angeli. I tempi si corri spondono. di donne virili e bruciate della stessa febbre troppo divina o troppo umana degli uomini. profeti. Se la villa rinasceva in Francia sulle ceneri della villa italiana del Cinquecento. in cima a tutta l'idealizzazione o convenzione rinascimentale ecco un viso da montanaro. soltanto Garibaldi ricordava ancora il viso e il co stume antico dei Camilli o dei Giovanni dalle Bande Nere. all'Altes Wien. le influenze del Rinascimento. comune. e non rimane che l'arte per l'uomo. con la sua cupola e la sua freccia puntata nel cielo. Così il Piemonte entrò nella nostra fantasia di non piemontesi. Che siano legislatori o santi. sia idealizza2Ìone o adulazione cortigianesca. ma precisamente quella che nella storia d'Italia ricomincia va. né apollinei né angelicali né eroizzati. profezie di gente in cappa. Esiste nell'antiquaria. in corazza. Primitivi e cinquecentisti. c'erano. L'arte grande e aulica ha finito di corrompersi. la politica diviene economia e amministrazione. degli amministratori. alla quale si potevano contare i bottoni di metallo sulla giubba. uno stile che si chiama Ve cchia Torino. il Barocco riso rge a Roma. dopo predicazioni. tramandò la sua strut tura fino a Vienna. e uomini di qui. e non. l 'arroccamento della città moderna nasceva a Torino. in tonaca. e che sta accanto al Vieux Paris. legislatori. strade dritte e grandi viali. a Riga.. a Pietroburgo. entrano nella categoria dei servi di Dio all o stesso modo dei Cavour o dei Vittorio Emanuele servitori della patria da uomin i moderni e da borghesi. non hanno operato altro che nell'umano. in lucco. g uerrieri. d'una città visitata in sogno. accostandomi al Piemonte. Imparenta queste città non soltanto la nascita sotto la volontà d'una monarchia mili . tutti del medesimo stampo. Piazze squadrate come piazze d'ar mi. accettando in Piemonte la cifra in voga nell 'arte italiana. tra uomini e tra borghesi: e non è raro trovare nei loro accenti e nella loro fede una punta di scetticismo o di bonaria ironia. e le epoche. quando l'arte piemontese risen te. degli eserciti. ma è intento a rinnovar chiese. Proprio a Pietroburgo ebbi l'i mpressione che sia la città d'Europa più somigliante a Torino. le città a scacchiera come un campo trincerato. In tutto il resto d'Ita lia s'era già finito di costruire. segui tai a vederli in ogni manifestazione della vita e dell'arte piemontese: santi. costruita come espressione d'una monarchia militare. apostolo. Solo uomini. e le tendenze civili. Una razza fino a quel momento sconosciuta. Più tardi. poi santo. a Praga. ma di vicini di casa. Non conosco nulla che stoni ta nto quanto quella scultura che rappresenta Vittorio Amedeo n in effigie di Apoll o. a Potsdam. un punto non accettano. come accade nell'arte francese. reale. Torino. i grandi movimenti rivoluzionari si coagulano in patrie. Prete. una generazione nuova in pantaloni lunghi. spesso ai conf ini della favola.

Dove ? Quando? In un sogno anteriore a noi. sia pure attraverso un tralignamento o una trasformazione in un'archit ettura spaesata e divenuta popolaresca. raga zzo. è cur ioso vedere la galanteria francese dei Boucher e dei Fragonard diventare scontro sa e sanguigna alla maniera montanara nei pannelli decorativi di certi palazzi t orinesi. e in quel tempo Juvara e Castellamonte avevano già fatto la loro parte a Torino. dei Castellamonte .tare. Non b isogna dimenticare che. rosa arancione e malva. Bisogna dire che vi fu una stagione unica della grande architettura. i disegnatori cinesi. Una di queste impronte. s'influenzavano a vicenda. Le arti minori vi sono di riflesso. appena buttai g li occhi su una cartolina che la rappresentava. essa nacque in Grecia e in Italia. ma serbarono qualcuno dei caratteri primitivi. da Santa Sofia alla chiesa dell'Assunzione di Mosca. per altri paesi e contr ade. Questi riconoscimenti improvvisi. e ce lo faran no riconoscere solo a vederlo riprodotto. Così per le città. sembrò che per caso l'arte alla sua nascita scoprisse di colpo le leggi superiori dell'armonia e della composizione. in cui sono legati al medesimo atteggiamento i miniaturisti indiani. dell'unica grande epoca della pittura russa. Tali elementi parenti sparsi nel mondo formarono una sol a famiglia e partorirono a loro volta altri schemi. basta a dar la chiave a tutto un mondo c ostruttivo. dove non ero mai stato. div iene il tipo di costruzione dell'influsso germanico sul Baltico. e a Torino rimane lo sca bro e brusco colore del mattone. Vi sono città e luoghi che. Solo che lassù. San Marco apre le porte della conoscenza di tutto il nord e il sud messi assieme. parve d'aver conosciuto l'Alhambra. si potrebbe quasi credere. scorgendone l'immagine. attraverso le letture e gli aspetti naturali . ricorda Gaddi e l'Angelico. Noi. e in un padiglione del Louvre c'è tutta la vecchia civiltà architettonica della Francia. conosciuta u na volta. piccola di fronte alla formazione dell'Impero austr ungarico e dell'Impero russo. e che qua come là furono architetti italiani a lavorare. A molti. in una piazza o in una strada di città nuova. che spesso degenerarono. e per questo la scuola di Nij ni. accadrà la stessa cosa. l'uomo ha l'impressione d'aver già veduto e di conoscere. che costruì nell'Ottocento le chiese del Cremlino riandando sempre al modello barocco. Ed ecco da quali elementi vaganti per cui non esistono frontiere. Nell'Europa centrale. il mobilio e la decorazione. nascono da una somma di elementi a noi familiari. possiamo perdere il senso del luogo e pensare di trovarci a mille miglia di là. e assurte perciò a uno stile riconosciuto. ci sembra di aver veduto. con i Rastelli e gli altri architetti italiani che lavorarono in Russia. o dai pochi elementi artistici con cui noi facciamo primamente conoscenza. per Atene l'Eretteo. i pittori italiani. in quel cielo boreale. il sodo del muro tra c olonna e colonna è a colori vivi. Due temi di architettura torinesi mi paiono gra ndissimi e imitatissimi: il Palazzo Carignano e la Piazza San Carlo. ma ostinatamente ribadi te su un'ispirazione tutta propria. E intanto quest o tipo di architettura aveva conosciuto il Rinascimento italiano attraverso l'am mirazione che ne nutriva Francesco I. ma respirante in un clima vivo e attuale. A me. dei Juvara. sarebbe uno studio interessante rintracciare i rapporti dei Guarirli. che tutti insieme empiono del loro ricordo esattamente il quadro nuovo. reputato da noi di difficilissimi rapporti. come se noi ci rico rdassimo subitamente un paese visitato oscuramente nell'infanzia. nell'architettura russa. la suggestione . gli artisti più lontani si conoscevano. Così un bosco o una dolomite ci avranno già suggerito l'idea del Duomo di Milano. quasi che coi caratteri aviti noi ere ditassimo la memoria dei luoghi veduti dagli occhi materni e paterni. ch e impronta di sé il palazzo tedesco del tempo di Federico e di là va a Varsavia. ma il f atto è che in un tempo. n ello stesso clima di allora. nella vita e n ella memoria dei nostri avi che vi furono. le città ricordano Torino. Per Roma bastano le tre colonne del tempio di Castore e Polluce. Esistono ben pochi luoghi di città di carattere tanto forte da assorbirci interamente e da form are quella dimensione unica in cui sia impossibile ogni evasione. fino al Baltico. e la provenienza di quell'architetto italiano Gonzago di cui parla Glinka. g l'iconisti russi. si va nel Settecento dal vecchi o schema tartaro che già qualche italiano aveva tradotto in termini rinascimentali al Barocco italiano. Guarirli e Castellamonte. fare uno sforzo pe r ritrovare il nome della città e della nazione in cui ci aggiriamo. Si potrebbe tenere lo stesso discorso per la pittura dei primitivi.

tropicali con le loro strane membra. i costumi. A un certo punto la grande arch itettura è prossima alla natura. tornando di Spag na o di Grecia. scende fino al sud. e per esem pio la fontana di piazza Pretoria a Palermo non sembra dissimile da quella d'un parco fiorentino o dai gruppi che si trovano a piazza Navona. la civiltà costruttiva della pietra ha quel tema e lo riecheggia in modi infiniti. di Santa Sofìa a Costantinopoli. a me. La piazza della Loggia di Brescia. u n appoggio cui siamo abituati. Questo spiega perché molti stranieri. come a fatti da ritrovare uscendo da quell'astro fulgente dove l'architettura stessa è impregn ata degli elementi in cui essa crebbe come un prodotto naturale. che in altre piazze simili che le ricordano sembra manchi qualcosa. parliamo di Granata o del Partenone come d'astri solitari e disa bitati intorno a cui la vita sia interrotta. In luoghi come questi. La virtù che hanno molti di questi luoghi. quella del Duomo di Lucca. e di là penso alle mie cure. la riecheggia Palazzo Vecchio. e il rigore di Firenze . e anche senza che noi c onosciamo la storia del luogo esse ne raccontano gl'ideali. Esse sono concluse a tal punto. che non ammettono altri ricordi. e molte piazze di Viterbo. E che cos'è la Firenze rinascimentale se non la capitale delle città di pietra? È imminente la pietra azzurra del monte Céceri di cui il campanile di Fiesole è la prima catasta. dalle dantesche labbra strette. e sulle sommità degli edifici del Sansovino è il col ore del vento. Vi sono luoghi che. D ietro ad essa non v'è la sola Toscana. piazza del Popolo. sulla linea d ella grande architettura. delle case d'una campagna malfida che divenivano difese. sino a parere bizzarra. Ma mentre le colonie delle grandi architetture permettono di evadere. arriva ai margini della civiltà costruttrice del mattone che è l'Emilia e la Romagna. mentre in basso nelle incr ostazioni di nero si sente l'umidore dell'acqua. tanto sono divenute aereamente chiare. fluviali. riprende più in su. quella di Assisi. senza raggiungere l'imperiosità di questi. e cost ituisce la matrice d'altre città molte. stende le sue Colonie fino a Cipro e a Costantino poli. Un capo luogo di questi regni è Venezia. quella di Volterra. per dirne alcune. e dove in Calabria e in Sicilia si sveglia l'ar chitettura dopo il Rinascimento. al Cremlino di Mosca.di luoghi come questi è tale. stanno ad essi come satelliti a un pianeta. di mescolare insieme il nobile col comune . non mi ricordo quasi l'aspetto degli uomini e il colore della vita. lo stesso linguaggio c he vi si parla mi tocca appena. le colonne del Palazzo Ducale basta scorgerle di lontano obliquamente dalla piazza San Marco per avere l'impressione dell'acqua in cui s embrano affondare fino a mezzo. il colore della vita che espresse cotesti ideali di scenari umani. la piazza Cas tello di Torino. davanti a Palaz zo Vecchio non c'è possibilità di evasione. L'Italia ha in sé molte capitali di tali regni. la più esigente. che hanno per qua lche aspetto parenti in molte città del mondo. ma l'Umbria. ride col riso carnoso del Mediterraneo. ad Amsterdam. quando mi trovo a Venezia. Son queste le città prepotenti. quella dei Mercanti a Milano. e non so quante altre. e la fantasia anziché andare vagando ad altri aspet ti. il vecchio centro di Bergamo. altro che per le f igure tra marine. dove gli archi hanno forma di chiglia. quella del Cremlino. uno scalino su cui siamo soliti posare il piede. Po iché questi sono i fatti tipici dell'architettura. venendo i n Italia. attratt i nell'orbita di città fra le più prepotenti del mondo. ma che intanto sono uniche. l'ultima nostra sollecitudine sarà l'uomo. Mi accade solitamente. come non c'è di fronte a piazza Navona. quella di San Pietro. ma questa è la più difficile. quella di Perugia. che è Italia ma remotissima. il loro carattere tanto imperioso. perché laggiù si mescola a l ricordo delle torri e dei fortilizi mediterranei. alla mia casa. ci chiudono da tutte le parti. la piazza del Palazzo Gonzaga a Mantova. di pensare e di agire come se mi trovassi in un altro mondo. formano paesaggi obbligati tan to tipici. i passaggi obbligati. come è la p iazza del Palio. a Mantova e a Bergamo. Le grandi civiltà dell'arte hanno bis ogno d'una gran forza per rinascere alla storia. risale il corso del tempo. che ci sembrerà di essere entrati in un altro regno. dei palazzi spagnoleggianti. e all'estero la piazza Vendôme. qu ella davanti al Palazzo d'Inverno a Pietroburgo. e con accordi che la stessa architettura maggiore non conosce. e noi italiani lo sappiamo. dove vi siano vie d'acqua. la vita. Noi stessi. svolgono i temi maggiori con una libertà e una fantasia tanto sveglie. si siano quasi sempre occupali pochissimo della vita italiana. a ricordare altri luoghi. il luogo.

Vi si vedrebbe come i te mi di questa siano assai pochi. il nuovo protagonista della storia del mondo. la folla. nel suo bronzo ricorda il cannone napoleonico e tutta un'epoca e un materiale d'armi. senza neppur vicoli tra casa e casa. all'Oriente. Così vi sono le città nate d all'accrescimento enorme della popolazione e dalla necessità di tenere a bada non più un individuo o un partito. Se non temessi di semplificar troppo. quasi improvvise correnti d'aria. ma per la folla che mareggia nelle grandi arterie. Quartieri come questi danno l'idea che i punti di riferim ento si spostino stranamente. le vie Montenapoleone e Bo rgonuovo a Milano. o nella piazza della Loggia a Brescia. compensi tra vuo to e pieno. e Bergamo a un Rinascimento che s'è spinto nel punto più settentrionale d'Italia rimanendone meravigliosamente puro. tanto si sente vicino il modello italiano. pieni di sparizioni e di apparizioni. e che fa tanto caratteristiche. Con le nuove strade nasce il potere delle polizie. Vi sono strade che noi p ercorriamo la prima volta. la fantasia di quell'architettura che in poco diventava profonda. i cui quartieri corrispondono come corrispondono nella vita dei popoli gli strumenti stessi del la ricchezza. quando l' architettura era nelle prospettive. ma quella colonna n apoleonica di pretto tipo romano. con tut te le licenze che si può prendere uno che architetto non è. in pendio. senza quelle curve che un tempo bastavano a d are tutto un sapore alle città vecchie.e quotidiano. quartieri che hanno del misterioso e dove si svolsero nella mente dei romanzieri gl'intrichi dei lor o libri avventurosi. diversissima da oggi c he ha bisogno di enormi spazi. Poiché le città vecchie corris pondono a una data ben fissa della storia della società. ricordi d i città visitate sotto altro cielo e spesso lontanissime. Noi abbiamo in noi quasi naturalmente la logica delle vecchie città. dei traffici. i parenti minori di questi modelli ci fan no vagare nello spazio. e così Manto va. e non è più per l'uomo che vi appariva su una strada stretta. d'ins eguimenti attraverso dedali di strade. ai mondi parenti. o in quella del Comune di Bergamo alta? È un'espressione scaltrissimo di potenza pubblica e di buona vita privata. tra riposo e movimento. ed è interessante ritrovare lo stesso schema e lo stesso ideale costrut tivo nelle città operaie della Russia dove la città non è più che un immenso viale. faccia a Roma il quartiere che si estende dietro il Pantheon. Nelle vecchie città vi sono perfino delle licenze. percorrerla a piedi. Con questo v'è tutto un fatto sentimentale. quasi che gli agenti dell'ordine debbano dominarle con un'occhiata. Per entrare subito in contatto con una città nuova. a Roma. è spesso d'un seducentissimo effetto. piccola scena dove egli era nello stesso tempo bersag lio e spettacolo. Vi sono le città dei mercanti. al lato di Palazz o Venezia. dritte e uguali. e su cui si basa tutto il colore d'un'urba nistica. senz a piazze. La piazza Vendôme di Parigi non sareb be neppur tipica. CASALE Vi sono città in piano che seguono la squadratura del solco e del campo: è la manier . o molto più giù alla Chiesa Nuova. vi si estesero l e grandi arterie. come sono simiglianti gl'ideali delle classi che hanno fatto le civiltà. densa e com patta. e che ci conducono naturalmente verso le piazze con l a certezza del filo d'una corrente che porta al mare. avere la rivelazione della sua essenza. Così l a piazza di Brescia ricorda Venezia e la Loggia è già oltre. Chi sa più mettere un muro ciec o e una casa modesta tra nobili edifici come nella piazza del Mercato di Mantova . ma una folla: questo tipo di città fu iniziato a Pari gi con gli sventramenti di Napoleone III ma proviene da Torino. alle grandi correnti della civiltà. E a leggere la storia che corrisponde all'epoca di queste strade la si trova piena d'imboscate. a rischio di per dercisi. curva. ed è i nteressante notare come il filo della nostra fantasia si svolga e si annodi pass ando attraverso suggestioni diverse. per esempio. arruffati labirinti di strade. le sue leggi immutabili: ritmo. gerarchia. dei porti. è bene buttarcisi subito in mezzo. senza soste. Credo che in ogni città si trovi uno di questi nodi intricati. direi che i modelli grandissimi dell'architettur a ci portano nella profondità del tempo. ordine. hanno luoghi e passaggi e curve simiglianti. A cercare di queste parentele v'è da scrivere un trattato di architettura. nelle false distanze. Chi vuoi conoscere una di queste trappole . Così nacquero i grandi b oulevards. tra la piazza de lla Minerva e Navona: bisogna sia praticissimo per non perdere l'orientamento e non trovarsi volta a volta a sboccare dove meno se lo aspetta. Essi sono quanto rimane dei misteri delle città vecc hie.

sfrangiati nel capitello. Ogni ingegno locale ha lavorato a modo suo con un materiale tanto uniforme e di una plastica difficile. Così è Casale. Il mattone. si allontanano ve rso la pianura. Casale si svolge a chiocciola intorno al suo centro. l'argento dei pioppi. girano come un ragionamento intorno a un tema. Alla fine il mattone è il colore stes so della città. queste città danno l'idea dell'infinito e n on del finito. Ed è un sentiment o speciale. Il suo modello sarebbe insomma l a fattoria. Alla fine. è stato trattato qui come se i diversi architetti avessero avuto davanti agli occhi l'effetto che può produrre un cumulo di mattoni considerati nell'insieme. e su questo è cresciuta una città signorile: le belle fattorie che nella campagna aperta fanno ombra. Tanto è vero che in architettura non si può proscrivere nulla in nome della stretta ragione. riparano dal vento e dal gelo. saranno ancora per u n paio di secoli il ricordo di quelle chiese fortificate. queste torri si assottig liano. abbiano eretto questi palazzi come altrettante variazioni per scenari intern i. il vento ha stinto certe sommità di facciate sino al rosa antico. frescura. non soltanto nella squadratura della torre. Al modo del vino dei suoi colli. e tutto insieme fa un vino nobile e importante. sui ricordi di questa chiesa si può immaginare qual era la vita in questi centr i della pianura non ancora prospera. il sapore dell'acino legnoso. e inventato una natura artificiale. Le sue strade vanno come passaggi d'una gra nde fortezza. l'altro di scena e di colore. fontane. Il Duomo fu la prima fortezza di questa città fortificata sino all'Ottocento. l'odore del pampano. scalinati nel fregio. si avranno dieci sentimenti diversi. non trovando appigli esterni per variare le loro costruzio ni. ma a rrotondati nella colonna. C'era una comunità di fedeli sulla pianura e una chies a. Le architetture salgon o al cielo accompagnate dal sentimento di questo ritmo sonoro dei mattoni posati l'uno sull'altro. Hanno qualcosa di carnale. Fra l'una e l'altra. ci si accorgerà che è profonda e vasta nel suo interno come una ricca fat toria. Spesso l'effetto è quello spoglio e nudo di certe strutture di monumenti romani di cui è rimasta l'ossatura di cotto. infestata dalle acque e dalle invasioni. i ricordi di quelle torri sono riapparsi com e decorazione. Quando si saranno visitate dieci città padane costruite di matto ne. Tutti quei mattoni posati l'uno sull'altro. riunione di più case in aperta campagna. verso l'infinito. A Casale gli edifizi hanno spesso due uscite su due strade parallele. Lungo le strade che tagliano a raggiera il cerchio del centro. che è l'elemento costruttivo della pianura. una fattoria da racconto.a più semplice di risolvere il problema. è la città. la corte è vasta. di pieno. con tut te le varietà di tinte d'un campo di gerani. tra affreschi. Ultimamente. nelle più difficili combinazioni. Ho cercato inutilmente di dove prenda il suo nome Casale. gli edifizi di mattoni coi loro scabri ornamen ti acquistano risalto nel grigiore della strada che si confonde lontano coi verd i pallidi dei giunchi. fu anzi una chiesa fortificata al modo di quella di Vercelli. l'umore dolce della polpa nella buccia forte e densa . nelle chi ese costruite in istile funzionale. Ci si accorge da vicin o che quei due campanili sono anch'essi due torri. Rinascimento e Barocco elaborano a Casale il medesimo mattone e ne cavano effetti ognuno a suo modo: l'uno un effetto di massa. non ha perduto quel senso. Immagino: da casolare. Ne ll'architettura più tarda. colonne. Nei cortili l'oc . colonne e capitelli. piet re. ariosa e riparata: bisogni che dà la pianura. e del Duomo di Arles e di Saint-Nectaire in Francia . sono appena un ricordo della primitiva funz ione: tutte le cuspidi ai lati delle facciate delle chiese. l'aspetto della foglia e del graspo. del gotico e del Rinascimento. casale. Esso ricor da la vite e l'uva. della sua diligenza e delle sue qualità d'invenzione. danno l'idea della immensa fede e pazienza dell' uomo. S'immagina facilmen te che il centro siano quei due campanili e quella torre. e tu tto vi è estremamente urbano e civile. e punt eggiati dal grigio della calce. da romanzo. Quando la si sarà ben visitata. Siamo poco dopo il Mille. come un solo blocco di marmo o d i pietra. sofisticata. da stampa antica. le torri sono di venute colore del ferro. diventano motivi ornamentali. vedere apparire sull'orizzonte queste città di cotto. Si direbb e che gli architetti. l'effetto è d'un materiale d ivenuto prezioso. rompendo ogn i rapporto con l'uniformità del piano. quali angoli di natura e immagini di vita rustica. Casale è la grande signorile fattoria della pianura padana.

Di questo tempo tutta la zona delle risaie nella valle padana respira la donna: diecine di migliaia di ragazze. e a quello non meno femminile della Rave nna bizantina. lo scros cio degli oricalchi d'una banda. si ap rono d'un tratto piazze bianche enormi con una modesta cornice architettonica in torno: sono le piazze in cui la pianura prende il sopravvento. i sedili. di innamorate. nella grigia atmosfera delle stazioni squillano i nastri scarlatti con le scritte sui cappelli. tutti i ginocchi andavano avanti con uno scatto uguale. tanto costume. all'ombra dei grandi cappelli. una valletta.000 che lavorano ai trapianti nelle risaie. Sono composte di pochi elemen ti: un vecchio palazzo da una parte. vien fatto di ricordare qualche luog o simile in città dell'Oriente dove. ragazze per la maggior parte. e nello stesso tempo vasto e spazioso di Casale. una tenera macchina umana che si muove puntualmente in un ritmo di gambe e di braccia nude. fino alla metà di luglio. un'al tra si trova dietro il Palazzo Farnese a Piacenza. grandi e deser te.000 donne.000 monda riso. e hanno il loro infinito. i ca valli a ogni passo si schizzano il muso paziente. anche se sono tutt e ugualmente rosa le bocche che chiamano strillano cantano ridono. decorate come i p alchi dei teatri settecenteschi. le braccia n ude a cercare. Nel treno delle mondine i corridoi. qualcosa vacilla nella memoria in piazze come queste. nel fitto delle vecchie città tartare e mongoli che. Allora uno immagina: 180. una fattoria alpina. con tu tti i visi le stirpi e le semenze della valle padana. i nastri scarlatti. con lo sfondo d'un muro di mattoni. gridano. Erano treni speciali composti soltanto di donne. e non so quante volte tanti figli domani. le ruote affondano nell'acqua. Questo significa la pianura padana durante i lavori de lle risaie: centottantamila donne. Tutto vi acquista colo re e movimento. i finestrini erano invasi. Si capisc . quali li avr ebbe disegnati uno scenografo per un ballo di corte. sicuro. i cappelli di carta colorata. anche l'ingresso che sale lievemente in pendio e che basta a dar moto a tutta la scena. queste donne hanno imparato a vestirsi. fino a ricongiungersi all 'imperio femminile dell'antica Venezia.chio ritrova quello che cercherebbe invano nella pianura. di fidanzate. passava il carro tirato dai cavalli. occupa tanta storia e tanta vita. Il lavoro grande. i mazzetti del riso buttati giù dall'uomo sul carro punteggiano regolarmente la superficie liscia e grigia col l oro verde intenso. da Vercelli e da Mortara. i canti d'amore e i canti patriottici fanno tutto un fragore. Non è soltanto la piazza padana. verdi. altrettanti uomini che le amano. paziente. In questo sistema chiuso. o un muro di vecchio mattone. A Casale è la piazza del Mercato e quella intorno alla Fortezza. Davanti alla pianura spalancata. cantano. le finestre si aprono sui cortili come logge barocche. Qui si capisc e qualcosa dell'Italia. contenersi. è compiuto da queste centot tantamila donne. la s ua personalità. Sotto il tiro della stampa che si rovescia da Milano e d a Torino. anche sotto i copricapo da fiera e da veglione. Sul riquadro destinato ai tra pianti. qui si potrebbe essere ugualmente a Piacenza o a Ferrara o a Bologna. il suo tono. Da campo a campo ques to spettacolo anima grandi distese in cui l'acqua dorme liscia. facevano un gran muro di donne. le piazze dei mer cati e delle caserme. un riparo ombroso. gestire. e i mazze tti del riso verde si accumulavano accanto a loro. si spalancano di questi spiazzi che paiono tanto più strani quanto più le città s ono fatte con la strettura rigorosa d'un tempo. vive nell'ombra dei suoi cortili luminosi come in una natura fatta art ificialmente. ed è fatica. avanzare nell'acqua. m a la piazza delle città di pianura in genere. r idono. questa. IL TRENO DELLE MONDINE Per due giorni. Le avevo viste piegate sui ginocchi nudi. delle 180. una fila di c ase basse sul fondo chiaro e non lastricato della piazza dove la polvere d'estat e e la neve d'inverno ricordano la pianura. Casale è un mond o intimo. turchini. ha del coro. sono una lacuna e uno strappo nel ra gionamento rigoroso della città ben costruita. c'è il seme di qua si un milione di persone. a mano a mano che si scende lungo il corso de l Po. Spesso il cortile sembra a sua volta un esterno di quell i che si dispongono in teatro per figurare una strada o la scena d'una piazza ra ccolta. ciascuna con la sua grazia. i treni hanno trasportato 60. Si apre i l capitolo grande della donna che. di spose. verso i loro paesi i n Lombardia e in Emilia. ai fine strini una testa sull'altra.

e insomma la somiglianza a que l tipo unico che è la donna oggi. Ho visto alcune folle di donne in vari paesi del mondo. quale si vede nei giornali e al cinema. abbastanza feroce. non s'è mai visto come nel mondo attuale un così gran numero di donne che si annoiano e si sentono inutili quasi fossero scad ute dagli ideali umani. ma con le ar mi femminili. sembrava intonato con le unghie e coi capelli. e senza certi avvenimenti che fecero rientrare tante grandi cose italiane. Tutte in massa arrampicate ai finestrini vogliono p iacere. le rivoltelle battevano sulle cosce tonde. Il fatto della donna che lavora s'è posto in tutta Europa e in tutto il mondo civi le. le terrazziere. come ho detto. cortigiana di Venezia. ma fu una rivelazione delle qualità positive e più femminili della donna. la quale. Nella Turchia appena svelata. i regni femminili e add irittura matriarcali si sono sviluppati lungo il Po. e qualcosa ne è rimasto nel l'ordine familiare. le sole di cui possa disporre. a Mantova. anche quelle che vivevano da secoli nella capanna accanto allo streg one e facevano tutt'uno con l'immobilità e l'infinità della steppa. un migliaio di gambe nude un poco strette o un poco discoste ai ginocchi. il femmi nismo data da almeno tre secoli. perché storicamente il femminismo italiano del Rinascimento non pensò mai di agguagliarsi all'uomo. rammentavano tanto la fragilità della donna: l'inno che cantavano. i seni tremav ano a ogni passo e facevano ondeggiare la schiera. ben pet tinate. E d'altro canto. E si vede nelle rivoluzioni più elementari come il primo fatto che impressiona la donna è il vestito. la calzatura. e quello quasi virile della lombarda. tanto più forte è la spinta della donna v erso il lavoro: la donna si dà al lavoro come allo strumento più rivoluzionario dell a nostra epoca. a un uomo che l'aveva offesa manda un cartello di sfida per fare acerba vendetta. popolò il Rinascimento. Tra l e cassette. si moltiplicò in t re secoli. nell'Oriente. Si dice che la letteratura italiana di quel tempo è per la maggior parte letteratu ra amorosa ed erotica. ricordano il mondo civile pulito e ben vestito. l a piega e il taglio dei capelli. Dapprincipio l'i ntonaco delle pareti e la carta tinta di rosso servirono di cipria e di belletto . e rivela il fenomeno che è capo di tutta la biologia italiana: l'impulso verso la generazione che si impresse con la violenza d'un fenomeno naturale nei momenti delle riprese della nostra storia. Penso che altrove vidi un battaglione militare di donne: in maglietta at tillata quasi da bagno. nella Mongolia. Ma in Italia. le valigette. Questo era il feno meno più forte della vita italiana. Nel nome del rossetto. ai margini della Romagna e nella Romagna stessa. che morì lasciando la sua sostanza in favore di donne che si volessero redimere. Penso che in Italia dove la donna lavora fuori di casa. a causa della prevalenza femminile viva fra noi da molti secoli. s enza i problemi e senza le complicazioni tanto cari al puritanismo. assorbì le invasioni. Que . i fagotti. uno dei fatti de l tempo attuale è la donna che lavora fuori di casa. si sono mossi eserciti di donne dall'interno dell'Asia. e che sia divenuta poi la letteratura amorosa per eccellenza. la donna avrebbe occupato naturalmente ben altro pos to da quello che. Infatuazioni. In questa folla un occhio esperto può leggere l'appartenenza a una regione: il vestito un poco teatrale dell'emiliana (non per nulla l'Emilia è il paese dell'Opera). ed ecco che la veste alla moda.e l'irrefrenabile spinta civile del popolo di questa pianura che consuma tra l'A lpi e l'Appennino due terzi dei fogli e dei libri stampati della penisola. voglio dire nell'Italia che fu rinascimentale e comunale. Mi torna a mente Veronica Franco. occupò fino all'Ottocento e che sta per riprendere oggi. Per eguagliarsi a questi ideali hanno tentato di eguagli arsi agli uomini. a Venezia. Quanto più i paesi sono arretra ti e sotto il peso di pregiudizi secolari. Che una di costoro si fa ccia sul marciapiede. il fenomeno è tutto particolare. la pettinatura. Forse perché. sembra un bivacco. e si capisce che la letteratura nostra abbia d urato tutto il Cinquecento a descriverlo. a uscio chiuso e senza padrini. delle calze di seta. Essa mise sempre in chiaro i rapporti tra uomo e donna. pur notevole. la figura. Ecco un treno di mondine che sembra vadano a marito: ben vestite. in Russia ci sono le minatrici. nelle classi medie. credo che una folla come questa sia tra le più evolute. raddoppiò la popolazione negli ultimi cinquant'anni. ritoccate con garbo. a Ferrara. E i giornali r iportano spesso la stranezza delle ariete che cambiano addirittura sesso e diven tano uomini.

la malattia e l'amore della casa. Lawrence. di madre. organizzerei carovane di puritani. con tutta la sua crudeltà.sto e mille altri racconti del genere. I poeti del tempo di Shakespeare trovarono il fatto loro in questo impulso del sa ngue. i finti tonti occupano molto pos to nella vita italiana di allora. atteggiarla a costume. e un'opera pubblica gigantesca: la terra bonificata. Accanto ai violenti e ai pazzi. mentre palmo a palmo più giù la si strappava e la si strappa ancora al mare e ai fiumi. ris coprendo in Italia quello che in Italia c'era sempre stato: la donna nella sua f unzione di figlia. e ci ha tramandato una grande opera. L'Europa all ora risonò della lussuria italiana che non era se non questo impulso. sui poggi. come se visitassimo un regno istintivo e pieno di richiami del sangue. ci raccontano del loro tempo con una incredibi le facilità. i Principi creavano in un lembo di terra le più spiccate civiltà locali. Forse bisogna considerare quel tempo. quasi che tutto accadesse in un mondo astra le. Che Gian Francesco Gonzaga corresse armato per Mantova di notte e volesse venire alla mischia con quanti incontrava. Se si pen sa che questo amore delle quattro mura viene da una razza che ha avuto storicame nte la vita più scomoda. le bazze ostinate che si ritrovano ancora oggi in viso al primo che passa per le no stre strade. Venne fuori in Europa un'emancipazione di nuovo genere. Bisogna ri cordarsi che i Bonaccolsi. Le quattro mura erano l'incubatrice di questa civiltà. spesso gli mancava poco alla grandezza. e mondi interi tra le quattro mura delle loro fortifica zioni e dei palazzi. ma il fatto che egli ha costruito un a casa dove che sia. ma quel poco che fa veramente grande l'uomo. a tratti la più errante. che se fosse stato adoperato a fare l'It alia avrebbe dato altri risultati. Le cose più leggere erano le beffe. sono gli scemi. freudisti. Ma qualcosa ribolliva. le bocche risolute. lady Chatterley. triste o fortunato. E come in un'eco ingigantita. SABBIONETA I novellieri italiani del Rinascimento. Ognuno di quei personaggi era a modo suo un uomo. quando un altro inglese. i buffoni e i furbi. sbassati dai Gonzaga. terminata c inquecento anni dopo. quasi che col sangue si costruisse il destino vitale d'una nazione. gl'ingannat i. Il fatto è che ancora oggi l'italiano può portare una uniforme facendone qualcosa di individuale. e poi custodita. psicanalisti. Il popolo lottava con gli elementi. e gli energumeni. In quel tem po si formò il tipo fisico dell'italiano: quei nasi forti. . cercavano di cavarsela pel rotto della cuffia. tale solidarietà v itale e naturale fra uomo e donna italiani ci turba ancora nelle tragedie elisab ettiane. Da Bertoldo a Gonnella. rendendo abitabile dove si trova. e il Bandelle che è il testimone della vit a nella pianura padana di allora. nel la spersa pianura. solitarie e dirute sui fiumi. cominciata verso il Mille. Quanto a me. che spuntava qua e là come un mostro o come qualcosa di più che un uomo. all'orecchio del Principe attent o cui tutto era riferito nella più attiva ed elegante lingua d'Europa. Se ne accors e nuovamente molto più tardi. Le quattro mura del palazzo si ritrovano dap pertutto fra le Alpi e l'Appennino. pose una miccia a l puritanismo anglo-sassone e sconvolse non soltanto i cervelli delle donne. fecero un'enorme impressione nel mondo. di padrona reggjtrice della casa. a vedere i treni delle mondine nelle stazioni della pianura pad ana. seguitavano ad abitare il loro palazzo di fronte al palazzo degli usurpatori o vincitori che fossero. C'è molto inutile sangue in quella vita. e che talvolta ci si stupisce di non vederle sormontare un costume sontuoso o guerriero. fino al parricidio per ambizione. E questo era il Principe. e non tant o come segno delle quattro mura domestiche. e lo portarono sulla scena. E da allora l'italiano ha il genio. A legger e i racconti dei viaggiatori italiani che in quel tempo cercavano mondo e le mer aviglie dei popoli nuovi e le loro ricchezze e i prodotti pare di sentirle rison are nelle vaste sale di quella civiltà domestica. Il muro è tutto. Ci appare quel tempo come un dramma a un solo protagonista. Non c'è quasi delitto che essi non contemplino con relativa indifferenz a. come uno di q uei periodi in cui i popoli si rifanno corporalmente. in un tempo in cui le civiltà si sviluppavano in piccoli focolai locali. bisogna dire che si tratta d'un is tinto che dice tutta la personalità dell'italiano. è uno s cherzo tra i minori. riecheggiavano in una vita tutta istintiva l'antico desiderio di grandez za. i vi olenti. di amante. Ce ne rimane lo stesso una grande civiltà privata. truccata da scienza e da psico logia.

pr oviene dal ripetersi infinito dei miti di Diana Apollo e Venere che dalla forza del significato originario cadono nell'allusivo e nell'equivoco. il coro di questa tragedia. Non è certo la stessa cosa. di Ulisse. Il teatro è ora un cinematografo col telone sul palcoscenico. il palazzo con giardino. Sabbioneta. un a serie di figure di principi animati dalle più alte nobili e pure ambizioni. il castello. dove una pacifica i mpiegata. e no n erano neppure abbastanza grandi per questo. La chiesa che era un mausoleo di Vespasiano Gonza ga è ridivenuta una chiesina di villaggio. Se si ha da organizzare uno sp ettacolo simile. Viene incontro. alle porte di quella Mantova sempre più nuova nel tempo. un o dei più bei teatri a scena fissa della Rinascenza. Tutto questo fa f reddo e tristezza. i fili nudi delle lampade elettriche e i piattini di smalto. i ricordi non sono gli stessi. Ma bisogna dire che è una delle più strane avventure entrare in una sala ricca e grandiosa dal cui soffitto pendono. e i carciofi crescevano sull'umo del Colosseo. Anche questo è un luog o unico in Europa. gioia di vivere. e tra i miti di Galatea. i periodi di Roma decaduta in cu i i pastori erano tornati a popolare le pendici del Palatino sulle colonne abbat tute. I Gonzaga finirono con Ferdinando Carlo. se Shakespeare non ha già fatto tutto. e le stoffe sono divenute q . C 'è ancora. in un angolo qualunque della pianura lombarda. con a capo un papa. una natura fatta ad arte dove l a stessa natura è uniforme. mentre sulle sedie impagliate i contadini leggono il giornale. è affidato a due vecchi contadi ni che vi tengono una stanzetta col fornello. la torre. Tutto ricorda amore. vestiti di stoffa. ma egli già aveva ucciso con un cal cio all'inguine il suo figliolo. È forse l'unico angol o d'Italia che ricordi l'Italia dell'Ottocento. Non una villa. la galle ria degli Antichi. poiché essi non v idero altro che la grande e irrimediabile infelicità di uomini come Vespasiano Gon zaga. che fu chiamata la Nuova Atene. E il più bello è entrare sotto le volte del palazzo. ma che. e gli impiegati registrano gli atti dello stato civile fra i travagli di Ulisse e le avventure di Diana figlia di Giove e della Luna.Un Gonzaga. è meglio allora affrontarlo in grande e creare allora un curioso e unico villaggio modello in cui i bambini imparano l'alfabeto sotto i cassetton i dorati a zecchino. L'altro personaggio. tutta una turba del Quattro e Cinquecento. E grandi come a Mantova. ma un palazzo. Un decreto del senato veneziano proibiva ai nobili di accostarsi a que ll'uomo che si aggirava mascherato. affrescate e intagliat e. e Carlo V. e il teatro olimpico dello Scamozzi. dalle nicchie dove è collocata su diversi piani . L'uomo ha agito qui come agisce la natura. colti e raffinati. e andò a consumarne il prezzo al carnevale di Venezia. per un teatro tragico italiano. e l'uomo fu qui invece infelicissimo. il suo erede sperato e amato. Proviene forse da tanti sogni ambiziosi e senza vera grandezz a e da uno scenario che serviva soltanto a uno solo perché si chiamava Gonzaga. non agendo sulla realtà dei loro popoli e riducendo tutto a un dramma p ersonale e familiare. tras cinati in basso da un demone violento. Vesp asiano uccise la prima moglie per infedeltà. Credo che la popolazione di contad ini di allora fosse molto simile a quella d'oggi. il desco. un colore di villaggio. Avevano fatto della storia la loro biografia. il teatro. che nel 1681 vendeva Casale ai Francesi. registra gli atti municipali. il C onnestabile di Borbone. e che teneva una scuderia di donne grasse. quasi che la pianura vasta avesse qu i un argine. si trova un armadio per l'archi vio. perché incontrandol o a cavallo non lo aveva salutato. e i visi sono quelli d'un mondo imbalsamato. si trova nella chiesa delle Gra zie. Sono di legno e di cera. e questa unica perpetuità dell'u omo della terra ha conferito a questa città stranissima. Non so se tutto attorno a questi edifizi un tempo esis tessero altri palazzi. di Diana. ci hanno tramandato la più splendida civiltà privata e la più mi serabile tradizione pubblica. circondati dai più savi e fini e gloriosi uomini del loro temp o. non ne rimane traccia. tra i putti che gonfiano le gote su un fondo nubiloso raffigurando i v enti. un tavolino stecchito sulle sue quattro zampe a pomini. e Federigo Gonzaga. un mondo artificiale vario e ricco. la sua seconda moglie si chiuse in un convento tre anni dopo il matrimonio. il letto. e il suo segreto lo conobbe soltanto il m arito. in un villaggio di co ntadini. si ostinò a fondare una dimora principesca. in sopravveste nera. Ma st arci come ospiti decaduti perché non si trovano altri locali no. la terza moglie vide morire Vespasiano. ma in una lotta indoma bile con se stessi.

Sempre nei quadri del Cinquecento. da sviluppo a sviluppo. e doveva essere un semplice linguaggio. Nelle loro nicchie. tra il petto e il cranio. In una cappella a parte è la tomba del più perfetto ma estro di creanze del Rinascimento: Baldesar Castiglione. Senza di questo non si sarebbe avuta. in atto di preghiera. esso ha la forma del torso umano. diviene tutt'uno con l'uomo. Uno con una fune al collo. cioè in qualche cosa che diviene part e dell'uomo.Col grave sasso che pendea dal collo . ci fanno ascendere con loro quell'atmosfera rarefatta della grande altitu dine e solitudine in cui si abbraccia l'inconoscibile e l'inesprimibile. da Monteverdi in poi. Alla nascita di questo strumento c'è fatalmente qualcosa di stregonesco che si per petua per due secoli. e pare di udirne i l gracile timbro: non è più il suono che i Greci paragonarono.Leggier divenni e non rimasi offeso". poiché gli antichi si contentavano di tali rumori che erano poco più su delle voci della natura. ritratti in grandezza naturale. Sembr a che i frati che custodiscono il convento non vogliono sapere più di questo teatr o picaresco ed errabondo sostenuto dalle colonne di legno. che induce il cuore a compiacersi delle sue passioni. di Amati. dice in versi. come è scritto in un cartiglio: "Dalla fune onde in alto era sospeso . E già nella sua consistenza è il mistero. che insomma introduce anche nella musica co ncetti morali come in tutte le altre arti.Un de' membri che al corpo er a sostegno . che crea tut ta un'umanità di patiti della melodia. dello Stradivari. approdano dalla Turchia. in atto di morire e di risuscitare. di Stradiva ri. si vedranno carri pieni di questi personaggi grandi e oscuri riattraversare le grandi strade della pianura. lo suonano ai piedi della Madonna in gloria. egli credette che i m . era un frinire. senza riuscire a trovar le p arole. formano un teatro grandioso.Perché allor fu i dalle tue braccia accolto". s ovrani e poveri diavoli. la ricetta della sonorità mai più raggiunt a dei violini dell'Amati. il violino lo suo nano gli angeli. compos ti di gusci di frutta e d'animali e di crani d'uomini. dalle condanne.Quando Maria chiamai fui risanato". dal le crudeltà e dalle guerre. v ecchi profeti brandiscono violoncelli per cantare le lodi del Signore. conquistato attraverso una pazien za e una tecnica che alla fine divengono la scala celeste verso l'ispirazione. ringraziano la Vergine Maria di averli scampati dalla peste del 1399. Un altro con una pietra al coll o sorge da un pozzo sotto gli occhi del carnefice e si esprime: "Fuor d'esto poz zo uscii libero e sciolto . e che era uno stridio. e che chiamavano perciò comunemente il mago (perché noi moderni attribuiamo ancora alcunché di magia ai procedimenti degli antichi). un ronzio. Un soldato con una gamba di legno dice: "Nella guerra crudel mi fu troncato . crudele e miserabile di quel tempo. nei loro palchetti. e dall'Africa. tutt'al p iù un canterello come d'uno che mugoli a bocca chiusa. com e se ne contentavano i primitivi: basta vedere gli strani liuti d'Africa. La grande riforma musicale consiste in questo: nella trasformazione dello strumento a corda in istrumento da braccio. avventurieri e saracini. sbucano dalle pestilenze e dagli orrori. I VIOLINI DI CREMONA Fino a tutto il Cinquecento. Guerrieri e condannati a morte. capace com'è di purificare ed esaltare l'uomo o di diventargli complice e mezzana lasciva: questo strumento è stato ricre ato nel Seicento a Cremona. in un lavoro infinitamente ostinato su un tema di poche note. la sua voce è umana come talvolta g li uomini vorrebbero cantare o implorare o gridare. appena spiccato dal patibol o. portano costumi di Spagna e di Germania. il mist ero stesso del ritmo e dell'armonia del mondo. Se riusciranno a sfrattarli . da variazione a variazione. nei quadri e nelle pale d'altare. Fin qui la musica non ha lo stesso senso che per noi moderni. Un po' più armonico era il suono del liuto prim a dell'avvento dei maestri cremonesi.Vergine benedett a ti chiamai . ha una voce più umana e s convolge la musica fino a renderla quell'arte che Tolstoi trovò diabolica e pensò di proscrivere. quella schiera di musicisti da concerto che. dei loro strumenti a corda. al canto delle cicale. del Guarnieri.ualcosa di mortuario. Un tecnico moderno di mia conoscenza. che perse tutta la sua vita a ricercare le lavorazioni degli antichi. durò tu tta la sua vita a rinvenire. dai pericoli. Ma lo strumento che a un tratto diviene parte dell'uomo. Puntato al sommo del petto. tra l'altro. cosparse di ex voto c ome gli scogli del mare sono decorati di conchiglie. di Guarnieri del Gesù. come accade di tutte le scoperte che sorpassano i limiti d ell'uomo.

Forse è quel viso che orna la parte alta del manico d'una sua cetra. di quei violini tascabili. Girò l'Europa con un segretario che pare fosse il diavol o in persona.aestri cremonesi trattassero il legno con l'ambra sciogliendola con una loro ric etta che poi andò perduta. Di Stradivari rimane la tes timonianza che allogò i suoi figli molto bene. Fino a Milano. e nello stesso tempo capace della più stretta regola e ortodossia. il sortilegio del violino. Uno strumento del Guarnieri usò Paganini. che essi confidano soltanto all'arte. Ma sul manico non c'è più nessuna corda. gl'inviati dei potenti d'Europa aspettavano più mesi a Cr emona che il maestro consegnasse gli strumenti richiesti. Perché il vio lino ha pure questo di supremamente umano: non suonato per un pezzo deperisce e muore. Nel Ferrarese viene fuori uno scrittore come il Monti. Non si sa dove il mago di mia conoscenza fosse arrivato con le sue ricerche. è vero c he si trattava di cerimonie nuziali. Gli angeli non suo nano più violini ai piedi della Madonna in gloria. Vedo apparire Paganini. Q uando si abbandonano alla fantasia toccano il gigantesco e il capriccioso. e nelle f alde nasconde forse una "pochette". In ultimo lasciò perfino il suo cuore a qualcuno. come colpito e bruciato dalla fiamma d'un genio infernale. Lo strumento di Paganini. e in tutto undici figli. L'Ottocento non ha finito ancora di stupirsi della voce del violino di Cremona: Tolstoi vede ancora Satana nella Sonata a Kreutzer. è piuttosto l 'ombra. Così accadde di Stradivari. LO SPIRITO DELLA PIANURA C'è uno spirito italiano proprio della pianura: facile ad accendersi. come per un irraggiungibile virtuosismo. curioso di t utte le novità. lavorò parte della sua vita in prigione do ve era stato rinchiuso per avere ucciso uno della sua stessa arte. Davanti alla tomba scoperchiata. alla maniera antic a. forse lo stesso che sulla testatura del violino dettò a Tartini il f amoso trillo. Sì. ma visse os curo. Guarnieri del Gesù. Di Stradivari no n rimane neppure un ritratto. l'aggettivo grande è il più significativo: grandi palaz zi. C'è un enigma nella vita di Stradivari. Paganini ha le br accia allungate smisuratamente dal violino e dall'archetto. poi demolita con la demolizione della chiesa del 1868. grandi torri. e annerito come gli era. e lo si trova in una boccia d'alcole nella . al modo del cuore nostro quando non vi spira più né amore né gioia né sofferenza. il viso pallido inco rniciato dai lunghi capelli cupi: intona il suo pezzo strabiliante sulla corda d el sol. le sue molecole si disgregano. Sono le contrade che hanno costruito i palazzi di Mantova e di Ferrara. voglio dire proprio il muscolo che fa da cuore. che appartiene al municipio di Genova. fornendo strumenti musicali ai grandi e alle Corti del suo tempo. non più sotto l'azione delle vibrazioni. Egli s'era poi fatto u na tomba in San Domenico a Cremona. grandi coltivazioni. un viso femminile ridente con due gemme p er occhi. o c hissà per quale motivo più reale. grandi frutta. ma non più di quanti ne nacquero fino all'Ot tocento. La fantasia d ei contemporanei non trova altra spiegazione alla figura di Paganini se non una sua alleanza col diavolo. e la migliore. attraverso il suo str umento: abito nero e corpetto nero. disse la leggenda. altro cremonese allievo di Stradivari. Del quale si sa che ebbe successivamente due mogli. la seconda a cinquant'anni. e con lui la leggenda si rinforza: egli uccise. un ignoto venuto da Milano afferra u n teschio e pronunziando il nome di Stradivari se lo porta via. le code della giacca fino a terra. lo strumento è profano: tanto che m'ha sempre stupito sentirlo qualche volta in chiesa accanto all'organo. ai frutti più madornali. morì portandosi anch'egli il suo segreto. intorno ad altri che praticarono il magico strumento. la sua amante infedele. alle più gr osse verdure. con quel suono disperato di cui ci parla tutta una letteratura. guadagnò un milione di lire (siamo alla fine del Seicento ). il più magniloquente e insieme il più ortodosso della l etteratura italiana. fu in carcere e fece un patto col diavolo per uscire libero e per diventare il più grande violinista d'Europa. "dispera to come un canto d'angeli scacciati dal cielo perché si sono innamorali delle donn e della terra". indifferente ai suoi concittadini per qualche stranezza del carattere. e di come amministrò abilmente il suo denaro. Niente altro. E chissà poi se uno strumento simile ha ancora una voce. Stradivari già lo conosceva il diavolo. Destino dei grandi uomini di scostare con la loro presenza quanto la loro opera invita a conoscerli esprimendo una parte di loro. quelle che me ttono l'impegno più assoluto al bestiame più bello.

che non è soltanto toscana e fiorentina. Ai due estremi della pianura padana si rispondono la testa esatta di don Bosco e quella bollente del Savonarola. in una piazza di Ferrara. in Dante. di deprecazione c ontro i preti. fin dal tempo dei Greci. ma anche le grandi famiglie. Ma nella pianura padana c'è ormai più poco da conquistare. quella settentrionale considera l'uomo nel finito e ab itabile mondo. I vers i mi pare fossero in terzine. E poi. In fondo. Ma ricordo a Bologna un tipo di vecchio signore in tuba che vendeva pittorescamente certi suoi fogli stampati. il più devoto alla tradizione letteraria fino alla bigotteria. come è padano il romanticismo. E sono padane la scienza dell'anatomia. e al punto da suggerire il pensiero che. proprio l'appartamentino distrusse in Turchia non soltant o la poligamia. di critica alle cos e comunali. E b ruciano anche le lapidi. Una commissione di trevigiani contadini è andata a saggiare la terra e il r egime delle piogge in Abissinia. nella vita per tanti versi misteriosa di quell'età. millenaria intorno alla terra. l'elettricità. Perché c'è un'ispirazione.Biblioteca dell'Università di Ferrara. fatti per altre generazioni e che non si riesce a ridurre ad appartamentini moderni. leggevo un cartello stampato che pareva composto in versi. grandi appartamenti di quelli che non si sa come dividere. e il futurismo. Ma sempre con un piede legato alla tradizione e al rigore tosca ni. alcune zone della Sardegna e. vi sia ancora qualcosa di inesplorato nei dipinti e nell e decorazioni allegoriche di cui signori e principi si circondavano. della sua necessità e fatalità. ininterrottamente. o me ne vo: che vale lo stesso". nell'infinito. A Ferrara si possono ancora avere. C'è l'Italia meridionale che indaga sull'uomo nel creato. ma l'annunzio di come una signo rina ferrarese aveva lasciato gli studi letterari per darsi alla chimica. c'è un potere d'infatuazione per tutto quanto è assolut o. l'economia politica. Non si immagina che cosa abbia combinato nel mondo ques ta necessità urbana degli ultimi cinquanta anni. È la pianura. ampio e avventuroso come un bel palazzo padano. E poi c'è l'Ariosto. inneggiami. la pianura tra Roma e il C irceo. E questo dà il senso del presente e dell'avvenire italiani. Non era la pubblicità d'un nuovo prodotto. Anche il cattolicismo prende qui forma di organizzazione. che non si trattasse soltanto di figurazioni di miti e favole antiche. e che la terra non è tonda ma piana e fermissima. senza accorgersi che i tizzi ardenti gli stanno per bruciare i piedi. e la lotta è sempre quella. per una somma relativa mente modesta. domina su tutto uno s pirito urbano. per tutta la piazza della Cattedrale. quel Bartoli che a nche in punto di morte ebbe uno scrupolo grammaticale e disse: "Me ne vado. col braccio teso. Se parliamo di reazione. e non è detto che il capitano d'industria o il padrone di un allevamento o d'un campo modello non portino nella loro funzione qualcosa che somiglia da vicino a l senso di assoluto che domina un filosofo nell'indagine del vero e del bene. bisogna annoverare le c ase piccole. il Ferrarese la campagna tra Roma e il mare. S otto una vita semplicissima. Queste lapidi imprecanti. Su una palizzat a. annunziando c he gli astronomi sono stupidi. Dove non c'è vento di idee nuove che non abbia suscitato uragani. E a Milano un astronomo che copriva di scritte i muri. del suo viaggio ve rso l'esilio. l'uomo ha bisogno di agire. e Ferrara più di o gni altra. ma che sotto vi pull ulasse uno spirito simile a quello che si trova nei misteri orfici e pitagorici . l'Opera è padana. dicono assai de lla vita d'una città che ha sempre tutto sulla punta della lingua. mentre là presso le lunette del Duomo sono le immagini più vicine all a concezione di Dante della vita ultraterrena. T ra i più potenti limitatori delle nascite al tempo nostro. col Polesine. Ora. altrimenti agisce contro di sé e il su o nucleo civile. La provincia di Trevis o colonizzò lo Stato di San Paolo del Brasile. la moda raggiunse l'Oriente e. I grandi palazzi sono pieni di tutto quanto nella vita medievale e rinascimental e è simbolico. il padre Bartoli era ferrarese. Ma le città sono piene d'uomini. ma medievale e padana. annunzianti. nell'assolu to. e che nel Risorgimento porta questo suo anelito fino a ricongiungersi con l'azione del Piemonte: l'Italia centrale cerca l'uomo nel regno di Dio. Il quale Savonarola sta ancora in piedi. e la terra un elemento dell a vita urbana e la causa stessa del suo fiorire. e appena q uel tanto di terra che si stende là dove il Po si impaluda. as sai prima delle leggi. primissima in Europa e ultima vo ce dei Greci fino a noi. l'appartamentino di due stanze e cucina venuto di moda dopo l'Ottoc ento e con l'urbanesimo. presso il Duomo di Fe rrara.

trasportandovi gli stessi simboli come li aveva veduti in Italia. non si fremerà davanti alla ciocca di capelli biondi che si conserva di Lucrezia a Brera. dalle strade che portano lontano e quasi infinite. le passioni. È come visitare un mondo segnato di quanto nell'uomo sta fra intuizioni e terror i: il peccato. È una vena na scosta che circola in tutta la vita italiana fino alla Riforma. se raccogliessi mo le lettere virili. e ve n'è una coperta. nella fantasia e nei sensi. e fuori di questo è silenzio. quasi gotica.della antichità: insomma. oltre la palude e il mare. La ebbe forse quella Olimpia Mo rato ferrarese. a significare Fede. perseguitato com'era dall'odio più furente verso l'arte del Rinascimento . Da decenni ormai gli storici s i affannano a togliere ogni colpa dalla vita di queste due donne. che ci possa spiegare i segreti di questa città che più di ogni altra serba nell'animo. la firma è grande e larga. non veniva forse da questa Ferrara marcata nel più intimo da quell'arte e da que lla concezione della vita? Grande e vasta Ferrara. credo. A vedere nell'ultimo tratto del Po come . Naturalmente sono andato a vedere. ma pare proprio certo che essere capitata a Ferrara ed entrare in tutto un mondo istintivamente prolifico abbia fatto di le i proprio una cauta signora. è una firma minuta. A ogni modo. anche a volerla intendere realisticamente . i quali adoperavano la parola Amore. a Ferrara ebbe tre figli . Ci si aggira inseguendo un segreto come in un labirinto ariostesco. Un signo re francese del Rinascimento. Forse perché meglio del giust o conosce la verità essendo con essa in contrasto e guerra? Guardiamo la storia de i Gonzaga: dopo una storia tutt'altro che edificante. nel centro geografico della Francia. è quel santo che parve avere n el sangue per un'esperienza di razza l'orrore del peccato. la scrittura virile. Il peccatore interessa più vivamente del fedele le religioni di tutto il mondo. mentre le sole firme di quelle altre due traggono tanta gente curiosa in pellegrinaggio? La sto ria non sarebbe dunque se non il racconto degli errori umani. le corti padane diedero schiere di gentilissime e virtuosissime per cui. Tutto questo non è sol tanto decorazione o allegoria. e tutto lo sbigottimento d'incontrarsi coi mostri che ognuno di noi chiude a doppia chiave entro di sé. nella Biblioteca dell'Università. si fece costruire a Bourges. pur nella rappresentazione che i l Cossa fa della vita di Borso d'Este. fuggiasca in Franconia perché aveva abbracciato la Riforma e di cu i si possono leggere le oneste lettere in qualche vecchio libro. come per Lucrezia ha fatto Maria Bellonci. Avrà mentito il cardinale. e lasciandoci a ogni modo una poesia di formule dottrinali che il Rossetti e Pascoli e Luigi Valli hanno tentato di decifrare in base appun to a un linguaggio che sospettavano iniziatico. Lucrezia. già dai poeti d'am ore durante gli anni di Dante. l'impeto di vita del Rinasc imento. non troveremmo che rari curiosi. la morte. a Ferrara. quella del Cossa. non più quella baccante che ancora adolescente as sisteva a orge immonde col padre premiando i vincitori. ed è San Luigi. un vero e proprio culto. come una grata di prigione. Parisina. e l'imp ressione che ebbi in quel palazzo di Bourges si riproduce davanti agli affreschi del Palazzo Schifanoia a Ferrara. e senza risult ato. Si trova nei pittori ferraresi una simbologia aperta e chiara come quella del Dosso. Quella di Parisina. come seguitando in una interminabile pianura. ed essa entrerà nel novero delle oneste donne che non hanno storia. quasi tutta aste. Ma d'altra parte. Parisina sarebbe soltanto una sventurata. accanto alle donne come Isabella Gonzaga. qua nto. senza nessuna conoscenza del mondo. spunta un tenerissimo inno cente il quale. una filosofia segreta. stretta in se stes sa. È un a mia ipotesi. e al terzo il cardinale Bembo augurava di "essere eziandio della materna virtù s uccessore". Questo signor Lallemant è sicuro p ortasse dall'Italia tutta una simbologia pittorica di natura iniziatica. LA BASSA La terra nella pianura padana rende oggi sui trentacinque per ogni quintale. Quello di Lucrezia è una lista di spese p er lavori di artigiani. i biglietti f irmati da Parisina e da Lucrezia Borgia. che mondo astratto. in calce a un biglietto che chiede dieci ducati d'oro "per una certa s pesa la quale habiamo fatto". un suo palazzo secondo la moda della Rinascenza nostr a. togliete queste favole. e non se ne parlerà più. Lallemant. e Lucrezia. per esempio. E il Sa vonarola. nessun'altra terra d'Italia. forse fino a trovare que lla Circe del Dosso. almeno nella seconda parte della sua vita.

Nient'altro. Fino a Mantova la terra ne serba ancora il ricordo. La te rra. quella che luccica da tutte le parti. l'aratr o la rivoltola di continuo per anni. spartirsi alle secche sabbiose. e tornava a casa sua. il gra no era in mezzo all'acqua sporca. è ancora visibile la separazione della terra dalle acque. corre nei canali del Po. stagna poco più giù. stanno nelle depressioni del terreno. e non si sa come ci si sentiva colpevoli. abbondanti. Gli argini so no alti. al punto che si riconosce dappertutto che gent e vi ha messo mano. come per una disgrazia che toccasse il pane di ognun o. con le braccia robuste in avanti. perché. Da trenino a trenino tanta gente corre la pianura: le donne coi fazzoletti attorno al capo. Veniva dal lavoro verso Vercelli. con quelle cappe bianche che tornano su sem pre nuove. l'architettura d'una fila d'alberi dritta che fa da frangivento. Nel Ferrarese. ne parlava con confidenza. dove tra Maccarese Ostia e il Circeo s'è avuta un'emigrazione di contadini di varie regioni. lungo gli argini a distanza una capanna di sarracchi. Capii in quel tratto la nostalgia della gente della pianura. Conosceva bene la terra e i lavori. Al m odo di tante altre donne. appena strappata dalle acque è fiacca e nera. Dopo aver visto il Po trascorrere solitario sotto i lunghi ponti. e non vedeva l'ora di scorgere sulla pianura le mura del suo villa ggio. alti nel mezzo e declinanti ai lati. Canapai e seminati a pioppeti promettono che di là tro verete chissà che aspetti. t utti fermi e zitti attorno. e una rete a bila ncia da capo d'una lunga asta. Una di queste donne. ma di molte generazioni. il mare arriva fin qui e tiene tutto sotto il suo dominio. Montagnana. e non quell a d'oggi soltanto. e il contatto con lo sterile mare. e nei loro discorsi si veniva a sapere tutto della vita attorno. svoltare nell'infinito piano come una vecchia strada. a Montagnana . con que lla confidenza che esse hanno dell'uomo. si capisce quello che è costato in sette secoli bonificare la pianura. come nell'architet tura e nel modo di disporre una città. i ragazzi all 'ombra delle fratte tra le acacie e i pioppi. i contadini con le braccia lunghe sui fianchi a guardare quella maledizione c he non capivano perché fosse capitata a loro. eccolo verso l'ultimo diviso in canali dritti e uniformi. nel Polesine. e nessuno ci poteva far nul la. talvol ta più bassa dell'argine. seminata di conchiglie. Anche nella Bassa sono arrivati ad avere i trentacinque per ogni quintale. Si fermavano le macchine di pa ssaggio. Altre donne salivano e scendevano alle stazioni. Ognuno ha il s uo modo. un borgo chiuso fra le mura d'un villaggio medievale di contadini fortificato. e invece è un campo appena arato con le sue motte di terr a grandi e lucide della lama dell'aratro. che danno l'idea della prontezza al lavoro. l'ars ura è nell'aria. e l'eterna promessa di questi argini che invitano a guar dare di là. Si aspetta che il . La pianura folta lascia appena disti nguere gli abitati. chi ha un po' d'occhio riconosce alla prima. Questi campi padani sono quello che più ricorda la presenza dell'uomo. e anche dove è passata più d'una generazione di agricoltori. Prosciugato il campo comincia l'arsura. nel Mantovano i campi sono rilevati. per molti secoli. a occidente della città. di dove ess i vennero: marchigiani o veneri o padani o della Bassa ferrarese. poi. e il salino. più giù è storia d'oggi: a Piacenza i campi sono adagiati fra alti argini. e di là è una nuova promessa a guardare oltre. i personaggi che possono diventare nella fantasia le ceppaie nocchiute che tirano a ogni nodo un virgulto dritto e lucido. C'è una tecnica della terra. e anche i villa ggi. come un cristiano. A un certo punto si v ede un piano allagato dalle piogge: i covoni di grano facevano pietà nell'acqua. si macinano alla fine a furia di arare. Ora i campi so no felici. ma ogni palmo di terra fu un lavoro di adattamento e un'impresa. Non c'è ac qua. Questa è terra di creazione recente. e il contadino pensa che tutt o sommato anche quello è concime. è salmastra.si strappa la terra fino al mare. le signore scendevano. fra due rive arruffate di giunch i. per mantenere i coltivi all'asciutto sgrondando i soverchi umori del te rreno. come da onda a onda. anche se la conformazione del terreno sia delle più uniformi. Non c'era il minim o equivoco. qualche silo risponde all e torri che tra il fiume e le gore verdastre dominano le fattorie e i villaggi f ino ai dintorni di Mantova. Intorno a Roma. e nella B assa. Ognuno vi r ifà il suo paesaggio natale. verdi. mi chiese di aiutarla a caricare sul tr eno certi suoi fagotti. con le figlie donnine piccine. correva in lungo e in largo la terra distesa dove ci f osse bisogno. e quando fui salito volle discorrere.

Raramente ho veduto uomo fatto di terra come era lui. E quello: "Se fossi proprio un gran signore. dovendo traversare le stanze vicine alla mia per uscire. Dove. e poi barbabietol e. bracci morti.. ce ne sono anche a Comacchio". metafisico. "Io. cioè. e permett e le colture di colore. Gli altri attorno fantasticavano ancora sui raccolti. i c anoni. d'una specie di oscuro e ribollente istinto vitale. dritta quanto è lunga la striscia . Le ragazze dell'o ste andavano attorno a servire le tavole e a preparare gli alloggi per la notte: non so quante fossero." ripeteva tra un bo ccone e l'altro. di feticismo delle forme più nobili fino al capriccio. rifugiate su strisce di terra come su pontili. Gli dissero: "Ce ne sono di pozzi artesiani. e nelle loro idee sono assoluti fino all'ultimo e oltre: questi sono i ferraresi. e che h a dato quanto di più strano. cioè i lampi in mare non annunziano tempesta. i fitti. la segregazione da tutta un'umanità e dagl'interessi di questa. e un'altra meteorologica: lampo non mangia barca. e oggi si direbbe di surrealista. la contrada tra Venezia e Ra venna asciuga tutto l'umore dei fiumi della valle padana. buse. e dal mare. la barbabietola delle terre asci utte è roba per le bestie.. e que llo d'una fantasia fuori d'ogni limite. prende nerbo.". e i paesi sembrano là a portata di mano. questo era il suo pensiero. per piover bene. Questo. Poi ma sticò: "Be'. resi praticabili dalla ostinata volontà dell'uomo. Di ogni cosa sentiva il sapore. Disse ancora poche sentenze: il pesce è buono quanto più la testa è lontana dalla coda. L'uomo non ci credeva.consorzio distribuisca l'acqua per l'irrigazione. Lo spettacolo e l'idea dei ragazzi dov eva accompagnarmi per tutto il resto del viaggio. ma erano molte. Non sono emiliani: manca ad essi degli emiliani quel certo la scito clericale che la natura degli emiliani è riuscita a rendere duttilità e morbid ezza. Gli rispose una risata. L'oste seduto acca nto a me era servito dalle sue figliole. vidi che i letti e i divani. s'illuminò tutto: "Ci sono molte fontane a Roma". e poi daccapo. vorrei avere un pozzo artesiano (diceva 'artigiano') nel cortile di casa mia". e quello che rende la terra più giù o più su. della lice nza del Rinascimento. ara e ara. non sono romagnoli: i romagnoli hanno il senso esclusivo del gruppo familiare con tutte le qualità che questo gruppo richiede. fossati. e come per mettersele bene nell'animo. C'è l'internazionale del contadino. fra cui mi trovavo. come le barbabietole... il granone e poca altra roba: è l'acqua che fa la terra di due sapori." L'uomo grosso e fort e che mangiava accanto a me nell'osteria d'un villaggio. Ora. poiché la locanda era pi ena. che sbucano da tutte le parti.. ma un signore come dico io. ragazze e donne. e non è un capri ccio da milionario. Ma senz'acqua non sono possibili che le colture bianche. Era l'ora di an dare a letto. diversivi. se ne circonda il campo d'una corrente continua che lo manterrà fresco. Vi si trovano vecchie città come Chioggia e Comacchio. Alla fine lo disse: "Se fossi un gran signore da cavarmi tutti i capricci. non riusciva a terminar e questa frase. l'uomo del pozzo. è rimasto un colore amoroso e generativo. Al mattino. A pensarci bene. i libri dei nostri narratori de i buoni secoli. un fiume pull ulante di vita. sentendo ch e io venivo da Roma. più che licenziosi sono pieni di ragazze e di donne. e così le angurie. Più che par lare. quello levò gli occhi dal piatto: veniva dalle terre salate di più giù. ciò che è il tratto di molti popoli della pi anura. e un'altra molto semplice all'apparenza: per p iovere bisogna che tuoni. È la sterilità che dà mistero e lontananza alle terre sterili. dieci o quindici.. Sì. capace di tutti gli eccessi e di tutti i rigori. Qui. il grano . si è fissata una civiltà artistica fatta d'emulazione. fra due estremi d'un conformismo tutto regola e rigore. sono proprio l'a cqua e la strada. è quel popolo bollente. è sciolta e fiacca. per mille ragioni. vorrei avere un pozzo artesiano". fantasticava: la terra appena riscattata dalle acque. non fece che mangiare patate. si fa stretta. ed è dove la terra è buona. Mancare d'acqua significa. dopo anni di aratura. Uno della tavolata gli fa: "O dillo che faresti se fossi un gran signore. Poi stette zitto. erano fitti di ragazzi addormentati. vanti l 'arte e la decorazione di tutti i tempi. Tra canali. fi no al fanatismo. per questo impegno sempre assoluto. e ogni volta che chiamava se ne present ava una nuova sempre più piccola. poi. e che quando possono sfogano in una lunga strada. I fatti che formano profonde differenze e distanze in campagna. io se fossi un signore. pa esaggi d'una Venezia minore. sono dappertutto. Di questo ha notizie.

Ma che cosa non rappresentavano le foci dei fiumi. o forse si erano già spenti quando nelle altre colonie etrusche comincia vano le importazioni. i tedeschi e gli spagnoli: mille anni di storia. che arrostiva con piacere una sogliola sulla brace. Nel discorso dell'ostessa. e insieme dell'eterno. del provvisorio. chissà. si rifugiarono e mor irono all'incontro fra Tevere e Aniene. stretta e locale: fra i ricordi del m useo. alla Spina. i contatti con gli sla vi. parole france si. un quadrato di vela si gonfia ap peso per due lembi a un bastone. la sabbia accumulata negli ultimi s ecoli. le tracce della sua storia. e del dialetto ferrarese. I bracci in cui si divide il P o. era uno di questi approdi: le anime in attesa della barca fatale vi si agg iravano per più giorni. sono scarsissimi i vasi importati dalla Grecia. presso O stia. Tutto intorno dà l'idea del mutabile. per dire no diceva "nié" secondo le lingue slave. sotto monticelli di terra che arieggiano a piramidi. Tutta la contrada delle foci del Po dà il senso di questo svolgimento dei secoli. sono come gallerie praticabili e sottopassaggi contro il vento e il caldo. m'accorsi che il suo linguaggio era una mescolanza di parole c he capivo. cercano lungamente il mare. in molti punti allora deserti c'è l'uomo con la vigna che produce il vino nero e profondo ammantato di sonno. L'Isola Sacra. attraverso canali. Si dorme in un'atmosfera gonfia di umori e sembra di dover mettere le radici. A Comacchio. l'uomo vi sbarcò al modo stesso dei pesci che cercano acque più dolci e più temperate per generare. Quando alla fine raggiungono il mare. ma l'etrusco nessuno è riuscito finora a decifrarlo. come velo su velo. e in camere che riproducono le stanze dei vivi. In mezzo alle acque stesse. E alle foci dei fiumi gli antichi mettevano i l uoghi d'incontro per le anime che dovevano sbarcare di là. sentendo parlar e la mia ostessa. Anche i bragozzi a vela che corrono lungo il canale di Comacchio sul filo della corrente e del vento non sono molto diversi dai prim i modelli di navigazione: son appena un guscio. Contrariamente alla natura et rusca. e se ne possono trovare le memorie nel palazzo di Lodovico il Moro a Ferrara. c 'era molto passato del luogo. fa rilevare la prua che vi guarda in facc . Tutta l'opera dell'uomo per questa vasta distesa consiste nel rend erla praticabile da un punto all'altro. forse e ra anche etrusco. Le chiesi che dialetto parlasse . ricacc iati dal prosciugarsi della terra che ne mutò la vegetazione. Ventimila anni fa videro le grandi belve e ve n'erano anche stille foci del Tevere. In genere l'ingresso alle case è un androne che seguita fino alla parte opposta. dovettero avere rarissimo traffico. questa comunità di Spina s'era stabilita nel piano. del dominio degli elementi. le sue parole erano di tremila anni. e poi tedesche erano mescolate tra le altre. e se poi c'era veramente qu alcosa di etrusco. I tre quarti delle parole che diceva erano di lingu e note. Dovunque si sente il lavorio del vent o e del mare. la vela pare un drappo antico. e depressioni più basse del livello marino. già non lo si riconosc e. vi trovano. e mi rispose: "L'etrusco". l 'acqua vi forma i suoi canali. la loro architettura. dal Reno al Brenta. e mentre sembra che debbano risolversi in questa gran fluidità di elementi. ma un buon quarto era incomprensibile. Un altro particolare.di terra su cui posano. e non all'altra maniera egiziana dei ricchi. e anche su questo fondo sottomarino la corrente incide il suo corso: anco ra per due o tre chilometri la corrente del fiume dura fluendo su un letto sotto marino. lagune. A riscont rare il terreno con una carta topografica di venti anni fa. quello che di qui a qualche secolo sarà un banco di terra emersa e che un contadino tenterà ancora di riscattare dal mare. nella sabbia. I ponti sui canali ne proseguono la strada. tra gl'insabbiamenti. Alle foci dei fiumi si sviluppò anticamente la vita. e dall'altra parte si trova il cana le. Una c ittà etrusca era nelle valli di Comacchio. e alle foci si ebbero i primi fatti di creazione della vita umana. come dimostrò ai geologi un cimitero di os sa trovato in quella confluenza. fanno lunghi giri tra sabbie e lagune. Questi etruschi di Spina dovettero essere d'una civiltà molto chiusa. e gli altri fiumi che vi sfociano. seppelliva i suoi morti alla maniera egizia dei poveri. alla spagnola. Uomini e donne lavorano alla terra emersa negli ultimi due o tremila anni. L'uomo lo chiamava "hombr e". Gli ultimi elefanti del Lazio. a cinque o dieci metri di profondità. l'uomo seduto co i suoi pesci e le sue verdure a poppa. ma che dovevo raccapezzare da varie lingue.

a una svolta. il conduttore al volano. La macchina slittava nel fango attaccaticcio. il vino. umide e aggrondate. La contrada è delle più piovose. fino a Goro. il bosco si animava d'una vita primitiva e spensierata. ci guidò pel bosco della Mesola. l'acqua cop riva tutto come un velario. dal nembo. Erano presso di noi le chiatte con le loro cerate affungate. non si scorge l'acqua ma il verde dei canneti e dei campi. le case attorniate dai canni cci delle riserve di pesca sparivano tra l'opaco grigiore della pioggia. Su questo verd e si affacciano grandi vele. si trovavano da miglio a miglio case coloniche. sconfinata. pare. i discorsi dei cacciato ri. al Monviso. Andando ver so l'intrico delle foci. parevano prodi giose conquiste dell'uomo. covavamo il tepore d el respiro e del sangue. Le barche dei t raghetti più lontani erano abbandonate nell'acqua battuta dalla pioggia a scrosci. bigia. ci si accorge che queste vele percorrono un canale. dal canale. di tavole sconnesse e di tronchi d'albero. e nell'umidità. le vele si rigirano. Da vicino mostrano il loro d isegno a spicchio di luna. con tante creature. si sono presentate le grandi vele latine. e tra il luccichio dell'acqua che si apriva un varco nel la duna sentii l'imperturbabile scrollo del mare. finché trovammo un ragazzo che. e nel mezzo degli stagni. cercando la foce del fiume. e ci trovammo su una chiatta. poi pio vve a scrosci. gli occhi dell'ostessa. dove il Po nasce. sono lontane. di deserti salati e di boschi favolosi dove i daini sp iavano puliti e teneri tra gli alberi grondanti. sulla distesa rasata della terra. e inv ece il fiume stagnava pigro a una svolta. sulle onde v erdi e teatrali dell'Adriatico. non più che figure incappucciate. e sul limite dell'orizzonte una vela grandissima r icorda i mulini a vento delle pianure rasate della Prussia. verde. Scendeva la sera. Poi. a Tolle. allontanatesi uggiolando il temporale. Al traghetto. Dalle case solitarie qua e là sui fossi. coi vestiti a ttaccati dalla pioggia. si allontanano. a mano a mano che il cielo si rasserenava. Nell'ar ia freddosa sembrava di trovarsi in un fondiglio umido sotto il livello della te rra. uno degli spettacoli più curiosi del mond o. si fermava davanti a un banco di sabbi a e faceva un lungo giro che bisognava seguire per gli acquitrini e i ponticelli buttati tra fosso e fosso. ci toccava an dare a zig zag per non ribaltarsi nei fossi coperti di muffa e di vegetazione a fior d'acqua. era tutto il senso della vita. avvertivamo il caldo della nostra vita. al riparo d'un padiglione di canne e di vimini. la pista sabbiosa interrava le ruote dell'auto. raso terra. svoltano. e sembra di navigare su un'isola. lontano da casa. e tra questo eterno popolo i discorsi . Tutta la distesa è per un tratto questo falotico rigi rarsi di vele incappucciate. l'umid ità penetrava dovunque. e una piattaforma asciutta di mattoni. Ravvolgendo il loro m antello di vecchia porpora. Da canale a canale. Dai foss i saltavano ragazzi e bimbe. le biciclette.ia come un cigno navigante. e il forno. si scoprì nel grigio folgorante l 'abbazia di Pomposa. Pareva a cento passi. vengono avanti in volo. nella prateria. agli sbocchi dei canali. la stalla. Nell'intrico delle acque il paesaggio lagunare diventava lontano. si girano. Ai lati del canale si stende la laguna che è colore ro sa. alla Pila. il pollaio. correndo sui piedi di fumo. aranci one e oro. sono le chiatte e i caicchi ch e vengono su dal mare infilando gl'invisibili canali. di stagni. Correvo per un sentiero. gl i asini. come giganti ammantellati. le donne dietro i vetri della stanza a terreno. Su un campo grigio e appena rasciutto dalla melma salmastra. gli uomini ancora in sella. mucchi di grosse angurie prospe ravano come un primo getto della terra. tutta un'atmosfera di fumo e di cibo. Dietro l'abbazia di Pomposa i paesi agricoli levavano trionfanti sull'immensità tortuosa i loro campanili e i s ilos. alto a prua come a poppa. dagli stagni. come lassù. con un timone enorme manovr ato da un uomo piccolissimo. qualcun o ci accennava di lontano la strada. vi ve ngono incontro e poi si rigirano. Donne e b imbe sbucavano dal bosco portando chissà a chi il pranzo legato in una salvietta. e laggiù una fil a di pini si rifletteva su un'altra riva immobile. che era un'aia e che si trovava a distanze ricorrenti. dietro. e un tronco d'albero scheggiato dall'accetta. tutti fissi in questa sospensione di moto. In quel caos di acque. una chiatta porta all'altra riva le macchine. sotto i mantelli. e solo più tardi. dal mare. I GRANDI SCENARI DI MANTOVA A Mantova fu l'osteria.

intorno a sé. nella stessa confidenza che avevo provato altrove. Il dialetto che si parlava là dentro somigliava all'emiliano. e mi ricordai della forza del le donne del popolo come di una storia di matriarcato. Si potrebbe compilare un'antologia di città abbandonate. è suo il diritto alle cose alte e all'ozio. dei sogni antichi abbandonati. queste donne hanno l'ordine e la responsabilità. denso. Fu un tema caratteristico della nostra letteratura ne gli ultimi anni. che dopo di lui ciascuno ha veduto. che faceva collezione di vestiti e mandava le trote agli amici. e preoccupata di rendere giusti. deperiscono. in Inghilterra come in Francia. d ei grandi scenari deserti: un sentimento dominante di d'Annunzio. Ma Isabella. Ed ecco una delle fonti più cospicue di tale ispirazione: Mantova. A ritrova re questa città si ritrova un'epoca di letteratura. E tutto a Mantova parla un grande linguaggio. non avevo veduto in fronte a non so quante osterie e trattorie l'immagine di Ga ribaldi a cavallo col suo mantello svolazzante? Opera ed eroi mi apparvero l'esp ressione sopravvissuta dell'ispirazione popolare. le donne virili. quelle cui spettava l'ordine e la vita pratica. e chi entrava a chiedere un bicchier di vino. erano le regolatrici. quel sentimento sepolcrale delle cose. aspro. di palazzi polverosi. un sentimento delle cose che finiscono. i principi col popolo. io sott o gli occhi dell'ostessa mi sentivo quasi al riparo. e quando sentii che in quell'osteri a si parlava di teatro d'opera mi parve la cosa più naturale del mondo. da d'Annunzio in poi. La prese nza della donna e in quella veste e figura dà l'impressione di trovarsi in una soc ietà di tipo antico. nella Romagna e nel Venet o. m'incantava: amante delle arti e insieme pratica. Nell'al to dei loro occhi svegli. fa l'arte e la guerra. di gi ardini intristiti. Si ritrova nella letteratura italiana. Proprio in virtù di queste differenze il mondo degli uomini appare forte e vivo. ma a Mantova in mod o chiarissimo. al sommo di questa espressione civile. il vino che è com e una linfa vivificatrice dei luoghi bassi. torri. a Cipro e a Micene. si consumano. castelli e palazzi. di labirinti smessi. fantasia. Anche tra i Gonzaga l'elemento maggiore fu Isabella. di cui si conosceva perfino il numero delle camicie (d uecento). ha il suo regno accanto a quello dell'uomo. indebitata per l'eleganza e la vita ornata e insieme caritat evole. Mantova è scritta tutta a caratteri maiuscoli. Una volta furono le favole dei paladini e dei santi. oggi le passioni rotondamente cantate e i grandi cavalier i dell'umanità. che non avendo altra epopea da vivere ne vissero una amo rosa. questo stesso sentimento è penetrato nelle letterature degli a ltri paesi. Per un pezzo rimasi ad ascoltare i discorsi di quest'osteria. dove f . il crollo dei grandi scenari. di poca forza: un gran de umor della terra. ai quali partecipavan o l'ostessa dal suo banco. s'impiccioliscono più che ingrandire. a Tarquinia e ad Assisi. quella febbre che aveva preso gli scrittori di pochi anni prima della guerra con le pallide eroine agguantisi in luoghi dello stesso tipo. Qui esse guardavano i lor o uomini quasi come ragazzi. L'uomo ha pensieri. di fontane ingrommate. gioca e fu ma. e non in un mondo sfatto dove diventa nemica armata di inquietudini romantiche. che è la stessa dove il popolo esiste ancora nella sua espressi one originale. sono riportati su un terreno facile e senza stupore. padrone e spose. fu un modo di vedere le cose passate . Ques to è un lato del popolo che a Mantova mi colpì subito.eterni sul teatro dell'opera. Esiste proprio una scissione fra modernità e popolo. è ancora quella che vi ha tenuto sulle ginocchia. il quale è rimas to all'arte antica dove le passioni non erano importanti se non grandemente viss ute. le passioni m aiuscole cui si scaldano i cuori degli uomini raccolti insieme dall'inverno. Qui si trovano le forti donne coi forti pensieri. È un lato caratteri stico di quegli scrittori svegliati dalle trombe garibaldine e ritrovatisi poi t ra le tombe. quelle che capiscono l'uomo e a guardarvi vi fanno rico rdare della maternità sovrana. Ben più. e tra questi scenari crollati si riflettono negli specchi opachi eroi ed eroin e destati fra i furori. invidia d elle donne del suo tempo. È lo stesso dappertutto dove c'è popolo in Italia. Del resto. In un ambiente siffatto tutto quello che è civile acqui sta un tono più grande. La donna nelle società semplici è sempre una virago. inquietudini. la cuoca affacciandosi dalla cucina. e ognuno che cap itasse nella sala. d'un popolo che intorno a sé non vedeva se non la morte dei grandi sogni. come se non foste uscito mai dall'infanzia. la creazione è sua. quella parlata lu nga da cui le cose e i pensieri escono con un color familiare. nelle regioni vicine a questa. con le sue passioni grandi e sonore. lotte.

la distesa ind istinta della pianura. gli alberi lontani annuvola . Vecchi muri ciechi di tutta Italia. dormivo come sotto il velo d'un'acqua corrente come accade in certe dissolvenze del cinema. detta del Paradiso perché di là si vede la pianura. bello quanto una striscia istoriat a da qualche grande scultore. Di questo castello ricordavo un cortile dove l'umidità ha messo una fungosità verde e rasata come il verderame. Gli eroi in giacchetta nera vivevano le rovine come una droga eccitante. E tutto quel giorno. si ritrova il più straordinario sogno di grandezza che sia dato osservare. una sola camera che si possano chiudere a chiave. Qui. Il mercato con le osterie intorno è vegliato dalla figura di Virgilio in un bassorilievo medievale. acqua e cielo. i cicli sti che scivolano via sotto la pioggia sottile nei loro mantelli. Sì. e in quell'o mbra luccicante che confondeva terra. questo muro di Mantova è uno dei più belli. E sentivo di d ormire sulla pianura distesa. Mantova è un mondo. la capitale d'un'in tera letteratura. palazzi. che è un padiglione e un chiosco gigantesco. come se dormissi in terra. seduto a un banco. che svolge il suo libr o: è il Virgilio che non ha ancora imbracciato la tromba epica. per esempio le sere che vi passò Lodovico il Moro in visita presso la sorella Isabella. E quale grandezza poi? I Gonzaga. Sono quattordici grandi sale nel Palazzo del Te . Lo dovettero di ventare anche queste cinquecento stanze della Reggia di Mantova. e tutto è fatto per la rappresentazione. i riflessi dell'acqua. il bottone del campanello. un capolavoro del t empo e della natura. ma non c'è un sol o appartamento. dove la fantasia legge una storia senza immagini e senza parole precise. monumenti. tra una facciat a di terracotta e un muro scabro. Ma tra il Pal azzo del Te. e la presenza nera del castello co i piedi nell'acqua alle mie spalle. E non mi usciv a di mente quell'ora serale al ponte San Giorgio. vi fa un gran freddo. pareva aver dato una piega a un cornicione come d'un foglio accartocciato. sentivo correre fresche sorgenti e fontane. Per chi voglia dire di conoscere l'Italia. dominati la notte da un lampione scialbo. e i vicoli stessi in un bellissimo ordin e.ossero le grandi cose finite. la Piazza delle Erbe. che era una specie di casa di campagna dove si andava a passare un'ora tra le stanze decorate e i giardini. una caserma. castelli. piazze. tra una torre e un palazzo. il Virgilio delle comari e degli agricoltori. dico una gran dezza di passioni umane. Mantova è il più importante di cotesti luoghi. il termosifone. ch e cos'era stato! Un vagare di sorpresa in sorpresa. Una reggia così vasta che divenne spesso. e ugualmente stanze di passaggio. non furono grandi principi se non per il fasto e l'ornatezza delle loro corti. mi stupii di trovarvi una stanza bianca. Il battere delle mantelline dei ciclisti era come l'ombra d'un'ala. da meraviglia a meraviglia: la spiegazione di tante cose. a quanto mi pare. sulla facciata della chiesa di San Pietro. Mi ricordavo che una macchi a d'umido. l 'acqua calda e fredda nella bacinella di porcellana. con la sua barriera sulle acque. la pioggia suonava interminabile. mi parevano miraggi. nel sonno. come un elemento vivo in lotta con la grandiosità dell'acqua. Mantova è un punto importante. rivestite di legni preziosi e intar siati. andando a dormire in un albergo. Ma ne aveva una con le finestre sul Min cio. in cui il caso ha il rigore d'una logica. La città comunale è pressappoco tutta qui. tanto c he Isabella abitò stanze dal soffitto più basso. Nella chiesa le candele accese e le donne oranti facevano un calore piacevole. A tratti. e sembrava di stare al riparo. e la Reggia. Che gran sonno in quella straordin aria città. M a a uscire. di questi vecchi muri compatti e nudi su cui l 'azione del tempo ha descritto un lavoro suo. A momenti tutte le architetture che avevo visto il giorno . con un se guito di mille signori. e questo mi ripo rtava ancora nell'acqua. il ponte che dal Castello di C orte traversa l'allagamento del Mincio. con una delle più belle piazze che sia dato ved ere in Italia. sono cinquecento stanze la Reggia. quasi a una presenza sottile al modo stesso dell'aria. Era come un grande umore che mi copriva e mi lavava. specialmente con quel vino nero. gli scenari d'una grandezza passata. fino al 1917 che vide là dentro accantonati un reggimento inglese e uno francese i quali vi accesero anche dei bei falò per scaldarsi sotto le ampie volte decorate. come in certi piccoli appartamenti moderni dove tutte l e stanze sono salotti e la sera divengono tutte stanze da letto. e vi dovette fare sempre freddo. Mantova fu prima una città comunale. nella sua storia .

da cui le invasioni hanno asportato mobili e arazzi. la Sala da Ballo. No. gli affreschi dei gig anti in cui crollano montagne e massi su certe figure ciclopiche che non riescon o tuttavia a mostrarsi spaventate. perché tutto questo svanisse d'incanto. delle loro pa role. obbligando a un modo d'essere tutto diverso da quello nostro quotidiano nelle città sulle aperte pianure. le acque che circondano quasi il castello. tutta questa rappresentanza di sale che si percorrono oggi con u na guida per non perdersi. nobili ed eleganti. tutto quello che avevamo lasciato di ansie e affari alle nostre spalle sembrò il fatto d'una vita doppia e d'un atteggiamento. rumore di un nuovo lavoro in una città . ognuno si trovò quasi in una remota abitudine. quelli che passavano sulla strada. dei Duchi. Fino a che in una stanza grandiosa e nuda. quasi non bastasse. penetrata in un palagio in festa. Le impressioni meccani che della vita quotidiana. come se raccontando le storie della corte pontificia le amplific asse fino alla chiacchiera. così freddo e corretto a Roma. le vicende delle loro strade. in una vita lenta e addolcita. in cui non par di vedere altro che uomini spazzati via d'incanto con tutt i i loro costumi. Ci ritrovammo in folla alla funicolare della Città Alta. e i suoi mutamenti a seconda dei luoghi che si scelse come abitazione. C'era un suono d'organo in qual che chiesa. e a momenti costu mi d'un tempo quale si addensava ancora fra colonna e colonna e fra torre e torr e. che dominano tutta una stanza. non rivela altro che spett ri in tutti i convitati. che son servite da bivacco a tutti gli eserciti stranieri. Giulio Romano. e mi ricorda una pagina del Romanticismo. Poi il fitto grandinare dei tagliapietre. che parevano non aver più fretta. È vero. occupava i nostri pensieri. nel Palazzo del Te. donne e uomin i. e si entrass e nell'aria della città medievale. le vuote e spoglie sale. e un passante o un gruppo di persone in fondo a una strada acquistano una evidenza straordinaria e ricordano all'improvviso altra vita. Sono suoi. a ogni soffitto e a ogni svolt a i giuochi delle prospettive vi attraggono: una croce che mentre si cammina par e allungare le braccia da ogni parte. i cavalli di Apollo che vi galoppano addosso da qualunque parte li osserviate. E qu esti cavalli affrescati alle pareti. scesi nella pianura del Po. un malinconicamente bel paradiso. sono una delle curiosità del mondo. balli. Fu il sogno più spropositato del Rinascime nto e. sul filo di queste impressioni. i Gonzaga non erano grandi. le prospettive ch'esse creano. amic i e nemici. dalla porta d'una chiesa. È vero che a Roma non si trova neppure il sentimento di uno splendore così de serto. dello Zodiaco. tutto questo non è più vivo e non è neppur morto. sono un ca rattere imperioso della vita antica. tutte persone indaffarate con le loro bors e. la Sala delle C ariatidi. che nell'intrico delle strade e dei vicoli dileguava mentre lo cerca vo. di questa partico lare conformazione in cui gli uomini facevano scena e bersaglio solo a camminare per una strada di città antica. e le loro smorfie di orrore sono convenzional i ed educate come per darsi un contegno di fronte al pubblico degli eleganti vis itatori. Basta poco perché s'abbia l'impressione d'un'apparizione. musiche. un letto da campo del Settecento è il solo mob ile che abbiate incontrato in quella passeggiata interminabile. un letto coperto. dei Papi. senza lasciar traccia: risuonano ancora di loro. in cui la luce d'un'alba. la Sala degli Arazzi. ma bastò che si scendesse tutti alla piazza del Mercato delle Scarpe. SENTIMENTO CIVILE DI BERGAMO A Bergamo s'arrivò in un treno gremito. le officine della pianura lombarda. Amore e Psiche che si baciano e hanno un s olo naso in comune. come dice la guida. quadri e statue. Si capisce la differenza fra vita antica e vita moderna solo a tener conto di queste cose. A ripensarci. che trasformò anche la cappella in camera da bagno". ci smarriamo nei meandri della cittadina antica. È proprio un altro mo ndo. Quella mattina di Bergamo è una delle mie più belle. vi portò un a sua retorica. il movimento di M ilano di cui eravamo ancora una lontana vibrazione. altri costumi. e sentivo soltanto una chitarra in qualche stanza chiusa o in qualche corte. che a Roma non si trova nulla di simile. Folla della città. le ore di tut te le chiese parvero lunghe. che pare or dell'uno or dell'altra. furono apparizioni curiose. Si cammina e si cammina. c'è d a rifare tutto il cammino percorso dalla civiltà. e ci si domanda a quali sogni servirono questi i mmensi scenari. e dall'arco d'un por tico. E la guida vi di ce: "Qui dormì Napoleone.ti. Le città alte e antiche hanno una logica tutta loro: i dislivelli della loro st ruttura.

con le scritte Divus Julius e Divus Traianus. i passi di qualcuno sulla strada opposta che si dilungan o come in una chiesa. tutte verdi. questa si most rasse coi più accesi colori. virtù teologali e peccati mortali. Degli Etruschi non v'è che la memoria topografica. È la romanità come visse n el Rinascimento. una cosa ancora intendevano. Da queste cose la campagna acquista un color nuovo. di Berg amo. Ma poi fu romana e venezia na. e la s critta cubitale d'un'officina è sepolta come una lapide tra i ricami delle verzure . come dicono. il modo d'i ncurvarsi delle strade. il cordone rosso d'un campanello sulla targhetta di smalto d'un professionista. i putti roman tici sembrano feticci di un'arte elementare con le ossessioni medievali del diav olo. in cui vivono tutti insieme putti e sirene . Rinascimento con puri accenti e Comune dotato d i forza gigantesca. ma dei Romani e del Rinasci mento rimane un estremo brillare come se. o con le croci grandi sproporzionate. le sfingi della fontana nel mezzo della piazza hanno facce di gatto. come se in questo. con le statue dei santi sui campanili. Vi si avvicendano popolo e intelligenza esa tta. Qui la romanità vive nella facciata della cappella Colleoni dove i bassorilievi portano Cesari coronati e s antificati. al modo stesso delle fedi che splendono maggiormente ai margini delle loro comunità. e gli uccelletti infilati in uno stecco in mo do da stare in fila ad ali aperte sulla nuvoletta della polenta sembravano canta re anch'essi lietamente l'osanna di tutta la scultura animata di Bergamo alta. nel luogo di un'antica difesa. Ed è questo lo stesso impulso d'un Colleoni che. quella stessa che poi uscì a Mantova dal pennello del Mantegna ch e non si peritava di raffigurare come divini anche Ottone e Galba. e oggi clericalism o settentrionale. di amore e di culto della potenza e dell'unità civile. Qua e là le chiese vicine e lontane. cui il solo f atto d'essere stati reggitori dell'Impero del mondo dava diritto a una specie di santità. si appr opriò la sagrestia della chiesa di Santa Maria Maggiore per erigervi il suo monume nto funebre. le grate e i cancelli che non si aprono da tempo. imbracato nette armature. dialetto e alto linguaggio. e come la fine di una resistenza. la sua facoltà di tramandar . in questo labirinto di pensieri di ieri. che fu un punto estremo della penisola. Così è la romanità di Bergamo. e a un tratto non vi sono per la città altri rumori se non i due passi che s'inseguono. E poi. ricordi di Venezia e richiami di Firenze. una traduzione per genti lontane che non si preoccup ano degli scandali di Corte e che nella distanza loro hanno posto tutto nel mede simo olimpo. anc he la religione tenesse più fortificate le sue posizioni. polenta con gli uccelli". In un trionfo così t otale delle sembianze umane e divine. il gatto venuto a miagolarmi attorno mi sembrò una di quelle sfingi della fontana della piazza. Un numero enorme di appa renze scolpite e dipinte occupa breve spazio. e sono donne uscite da una fantasia che le accomunava con le belve. come ora ne risuonano le più vecchie città d'Italia quasi si ri fondassero: erano gli operai al Palazzo della Ragione. Siamo allo sbocco delle valli per cui scesero le invasioni. quando andai a far colazione in una trattoria dal vecchio nome. sempre le stesse come se anche per le piante esistesse un'epoca e uno stile. ed è naturale che dove c'è un'a ltura dominante il piano si sia soffermato l'etrusco. e le porte verdi.anticamente fondata. E poi il crepitio d 'un girarrosto che faceva spiccare il cartello d'una trattoria: "Specialità bergam asche. ai confini d'una civiltà. il più antico palazzo comun ale d'Italia. streghe e visi di Cesari. come se avesse superato in se stessa la natura. con le tele luttuose dei ragni. l'im provviso aprirsi di terrazze sulla pianura. i suoi aspetti sono fissi nel nostro spirito che vi si orienta quasi istintivamente: i lunghi muri che circondano un giardino e fanno di fronte al palazzo architettonico un aspetto immutabile d'un'armonia conosciuta. le pia nte che si affacciano dai vecchi giardini. Una forte e rigogliosa pianura in cu i le colonne di fumo delle fabbriche reggono la volta nebbiosa del cielo. È la romanità al suo stato di favola e di potenza. che avevano smarrito l'unità romana. gli atri raccolti col sentimento d'una vecchia pace. in una luce immobile e in un riposo di vecchio albergo. Una tradizione dice che Bergamo fosse prima etrusca. Forse queste genti lontane. i cortili. formano uno spettacolo che vi fa pensare d'esser e alle porte d'una civiltà. le sfingi ornamentali e i simboli scolpiti in pietra più dura per le arcate del Palazzo della Ragione. ed erano i prodigi dell'arte. con la scala esterna larga come un invit o al popolo che ascendeva. Il nucleo d'una città antica è come una strofe che si rifà a memoria.

e lo stes so denaro ha una spinta che in altre società ebbero idee e ideali. una città commerciale vive già della continua ascesa dei suoi bisogni e della capacità di consumo dei suoi stes si abitanti. sono i caratteri della Città Alta. Città come coteste sono il centro più forte della borghesia. il loro potere è in una serie di sforzi concordi. ma qui ho s entito un punto di confluenza di molte ispirazioni. Di questo tipo è Milano. il modello naturale di quell' economia vagheggiata da Ford nell'assetto delle sue fabbriche. non è più il cosiddetto vile denaro. per le case che gu ardano dall'alto del colle. una delle mescolanze più istruttive. med ioevo pesante e gigantesco. un'aria di frontiera dell'ar te. timorosa. dove batte il sole le finestre coi fiori. questa. Lentamente. è una r epubblica di tecnici in cui le classi non sono che specializzazioni e differenzi azioni di attitudini al lavoro. Una città i ndustriale suppone un'espansione nazionale e mondiale. acquistano un senso che supera le necessità elementari. e più sotto risponde la natura con la sua conformazione diversa. trasformazione. le rivoluzioni politiche e artistiche. in cui i bisogni creano l'organismo e l'organismo i bisogni. porta in sé tutte le spinte verso l'ascensione. ma il mezzo attraverso cui la società conquista la sua pie na espressione. dove il grigio e l'azzurro d i Venezia salgono dagli affreschi scoloriti con una nettezza di colori d'alta mo ntagna. poiché tutto è movimento. E anche il paesag gio veduto dai punti più alti è la stessa cosa: il castello di Venezia ha il colore aggrondato che si trova fino agli estremi limiti del dominio veneziano in Orient e. un modo d'essere. verso un assetto borghese tendo no tutte le partì che le compongono. Di questo la nostra civiltà ha più di un esemplare impressionante: è una massa disposta verticalmente. ma i colori festosi dei dipinti delle sue chiese. un concetto. e quelli can cellati dal tempo sulle facciate di alcuni edifizi. le guerre trovano i loro naturali fautori. il denaro diviene un mezzo vitale che ne sostituisce ogni altro. nella creazione di bisogni compl essi: questo è il terreno più adatto alla formazione di quella moderna borghesia che solo in apparenza è materialista ma è pur capace di slanci e di vibrazioni morali a ltissimi. forma città dall'aspetto particolare. il punto in cui l'arte italiana si fonde coi temi venuti dal settentrione. che impercettibilmente muta da luogo a luogo. Ma non è vero. una forma di cointeressenza. con una serie di azion i e reazioni di cui si può difficilmente stabilire la natura e il ritmo. la pianura con la sua verde abbondanza più sotto e. È. attaccati alle mode delle merci di maggior consumo. ai bisogni di una giorna ta e d'una stagione. E non soltanto il popolo enorme di figure adunate in tanto breve spazio fa impre ssione a Bergamo. un cost ume. e l'estrema grandezza e gloria dei monumenti.e la storia ai posteri. LE ORE AMBROSIANE Si parla di Milano in Italia in vari modi ma una cosa è certa: che le parole Milan o e milanese indicano. la capacità di espandersi e di riprodursi. le lotte per la vita. primi voli verso la classicità del Rinascimento. gli sforzi collettivi. . capitani e soldati. Questo fu l'ultimo appello italiano alla gloria anche quando mancò una vera grandezza. Non s o se questo sia giustificato dalla storia in particolare di Bergamo. I colori delle volte e delle lunette sono tra le cose che si ricordano d i Bergamo come se si fosse visitato un paesaggio. Qui le r iforme. che hanno veduto moltiplicar si la loro popolazione. Esistono città che sono empori nazionali e mondiali. in cui il produtt ore è ugualmente consumatore. è uno schema più elastico ma anche più antico di vita sociale. e quindi verso una forma di vita apparentemen te gelosa. Tenebra e luce. in cui l'uno regge l'altro e tutti insieme si tengono in equilibr io. e dove la popolazione stessa è prima di tutto produttrice e consumatrice dei prodot ti stessi. e ve ne sono cresciute i ntorno a nuclei formatisi per diverse combinazioni. hanno dell'ideale popolare e d ella rimembranza di arti che si aprono sotto cieli più felici. poco amante del rischio e delle novità. le conquiste del benessere. ha scarsi elementi tecnici e porta in sé nuclei in perpetuo movimento e trasformazio ne. In città come queste vivono grandi nuclei collettivi. più che un'immagine. Una città industriale ha magnati e lavoratori. Questo secondo modo d'essere. di altre regioni. U n fatto è certo: il primo monumento del Rinascimento lombardo è a Bergamo. Una città commerciale ha una diversa complessità. e un sentimento di altre terre. la cui efficenza è in rapporto diretto con tale aumento. una vigna giù pe r il colle. i giardini con una vegetazione che diresti meridiona le. di esprimersi.

qui entra in un ordine e in una disciplina. nei felici paesi degli scarsi bisogni. quanto. bisogna dire che questo paese. Lo stesso colore lo ritrovo oggi. la sua fedeltà e la sua memoria lunga. invidiabilissima. senso antico e familiare della vita. dalla Sicilia al Veneto. dell a vita ornata. costume divengono effimeri. la credulità. della costanza. un concetto. ed è il solo aspetto che l'assomigli a ai paesi materialisti. Vi hanno acquistato anzi le stesse doti di entusiasmo. La memoria corta è propria delle collettività moderne. superamento dei bisogni. Se poi v'è qualcosa di falso nel gusto che generalmente è detto milanese. e perfino d'una certa gloria e d'una certa nobiltà di discendenza. ma alla fine il lavoro stesso è divent ato un termine sacro. e con qu este il vecchio scetticismo italiano ha un punto in comune. e gente che nel suo paese ha il lavo ro nel conto d'una condanna. da ogni diversa formazione. si scorgono i caratteri. i m ilanesi si sono ricordati di un loro artista credo più che settantenne. onorato e ricordato da vecchio. Chi è entrato nelle loro grazie sa rà sempre poi salutato al suo passaggio. e m i pare che non si potrebbe trovare a questa città un più adatto paragone. un mito. l'Olanda commerciale. una vera assemblea popolare italiana: è il popolo italiano in una delle sue invenzioni più a perte. Dato per certo che sia costituita dalla società più borghese e più posata. io credo. di costituire il pubblico più attento. Si affida facilmente e lascia fare a coloro che ha scelto per guide. e significa che dall'Ottocento restò in questa città un sens o uguale e continuo. lotta. arte. Una raccolta simile di gente vi ha creato strade come il Corso B uenos Aires. della durata. sa rà che questa vita. a ffaristica. È questo il carattere più crudele delle civiltà moderne. proprio questo è un carattere notevole: essa apre a ognuno il senso della sua vita. sotto un'apparente brutalità. una delle più caratteristiche d'Italia e dell'Europa intera. e non tanto pel valore che essi vi annettono. Ultimamente. pur ponendo questa città fra quelle della media Europa. conquista. un colore probabilmente sopravvissuto a un assetto di socie tà quale fu quello della borghesia dei Comuni. e da quella che aspira a un assetto borghese. Ma a scendervi da B erlino. più curioso. ricchezza. spinta in avanti e culto delle forme di vita proprie senza infatuazioni di sorta. gloria e fortuna e ricchezza improvvise. quando le danno. di piacere di vivere e di agire. pel loro culto delle conquiste umane individuali. l a fedeltà. La differenza è tutta qui: Milano conserva in grado eminente alcune qualità che paio no fuggite alle società moderne. E questo sentimento della c ollettività è un altro carattere tipico di tale società. se qualche volta alcune lotte artistiche e letterarie e sin politiche in Italia hanno assu nto un carattere di netta opposizione a Milano. e si pensi all'immagine che ce ne viene da Rembrandt o d a Hals. s i riconosce quel colore tutto speciale di Milano di cui gli stranieri parlano co n una viva impressione delle differenze. a . Ho parlato di fedeltà. È un paese che conosce il significat o del lavoro. ultimi balua rdi dell'antica saggezza. mercantile. per esempio. facile a tutti: benessere. altrettanto facilmente si disfano dei loro prediletti di una stagione.Si pensi a quello che fu l'Olanda del Cinque e Seicento. Di Milano. e quella. Il fatto è questo: arrivando da qualsiasi regione. Senza queste qualità fondamentali non si spiegherebbe la formazione di Mi lano e la sua espressione quotidiana. Questo riferimento l'ho trovato in germe nelle pagine di Stendhal su Milano. ne costituiscono ormai il fondo. È difficile arrivare a queste conclus ioni venendo a Milano dalle città nostre dell'Italia centrale. gli uomini in questo clima si orientano: sarà che le cose parlano un linguaggio rudim entale. e cioè da città commerciali moderne. e sono la semplicità. in brev'ora persone e modi declinano. Ma accettandovi una volta si ricorderà sempre di voi. Migliaia di persone d'ogni parte d'Italia. dovendo provvedere a certi lavori pel teatro della Scala. certi nomi fra di loro divengono addiritt ura magici. ha conservato agli uomini i doni della semplicità e il co lore d'una vita naturale e senza ipocrisie. più disposto ad ammirare e a fare da spettatore. o ne davano fin o a ieri. e se le civiltà d'oggi danno. è difficile entrare nei s uoi gusti e nelle sue abitudini. piaciuto l oro da giovane. gusto. la naturalezza. amore delle arti. e tutte queste divers e qualità non vi si trovano per nulla isolate. e volentie ri diviene un atomo del grande aggregato collettivo. I personaggi della sua vita si possono contare a decenni di esistenza e di voga.

ha avuto spesso dei cattivi servigi dagli organi che dovevano guidare la sua grande curiosità e la sua grandissima capacità di acquisto. quelli dove una trovata ingegnos a nella distribuzione e nell'organizzazione delle vendite fa parlare le famiglie la sera al desco. della prima chiesa ambrosiana. i cibi speciali di una regione remota .perto a tutte le suggestioni moderne. sono come i forieri dell'alba. i suoi maestri spirituali. Più oltre è la campagna in disord ine come se presentisse l'arrivo dei nuovi sconvolgimenti per le nuove fondament a. fu un bene talvolta usato improvvidamente. questi s ono stati impari al popolo che dovevano guidare e si sono preoccupati spesso più d i servirlo che di interpretarlo. di quelli che costituiscono il fondo della cit tà da qualche centinaio d'anni. grande emporio di libri e di opere d'arte. Spesso. un po' retorico. quando dalla periferia al centro è tutto uguale colore e un medesimo . proclama le qualità d'un cosmetico. un po' operisti co. i maga zzini che seguono la moda di quelli del centro. nell'atto in cui è passata. È qui che la città si dip inge del colore festoso delle prime conquiste. di vecchia città. Ma dall'altra parte esiste l'altro polo: Via Torino. Il prestigio di cui hanno goduto certi organismi della sua vita pubblica. quella del primo nucleo. vi sorg ono qualche volta i campioni dell'architettura più appariscente accanto a un negoz io che ricorda i vini di un paese lontano. la vita di ques ta strada s'apre profonda e misteriosa con le sue case dalle ampie corti. l'osteria ancora rustica sul Nav iglio grigio parla di pace e di rifugio domenicale. Qui c'è ancora una forte tristezza. un cancello che separi dal movi mento una chiesetta appiattata fra le case. i suoi informatori. e vi si trovano ancora le più ingenue insegne. i modelli d egli stivaletti delle massaie di provincia. della conquista che si rinnova. il simbolo delle illusioni facili della città. il sapore del lavoro che comincia. come d'una delle quotidiane meraviglie della città. sulla via profonda. come agavi meccaniche. del govern o intellettuale che ha avuto per qualche tempo. come l'idolo d'u n nuovo fanatismo. coi tappeti "vera imitazione". le mille fami glie che vi abitano come in un chiostro. la via degli inurbati da tempo. raffigurata in un cartello alto qualche metro. questo è un aspetto della sua credulità. dove la facciata d'un cinema si può dipinger e tutta d'una vernice rossa con una corona regale e uno scettro d'argento. La via del ventre della cit tà. e vi spuntano anche i primi desideri degli agi. Tali oggetti sono qui spaesati da un borgo lontano: vi si può studiare la moda che passa. un po' romanticamente borghese. la via della vecchia Milano. come se gli anni passassero inutilmen te. e si pensi che se mausolei e sarcofaghi di tipo equivoco in festano la sua edilizia moderna. Sorgono qui le vecchie chiese d'una vecchia devozione. dove i negozi ridono già alle prime illusioni del lusso e del benessere. perché si rammemorino lunghe storie lo ntane e s'animino scene del più bel romanticismo italiano. i cartelli di pubblicità vi parlano un nuovo linguaggio. la chiatta sulle acque ondeg gia aspettando di partire sul filo della corrente. diventano un esercito. i lavoratori a squadre spuntano all'improvviso sul selciato d 'acciaio. e per essi il tr anvai ancora notturno col suo lume scialbo intona il primo inno. Alcuni neg ozi vi acquistano un colore di vecchie botteghe di provincia. sta alta nel cielo brumoso. Qualcuno non s'è ancora dimenticato dei fiori alla finestra e dei garofani. i balc oni lunghi che nell'interno formano il passaggio da porta a porta. si dissolve lontano nella nebbi a della periferia. Una donna. La periferia di Milano ha un modo di comporsi tutto proprio. sensibile a tutte le correnti nuove che traversano il mondo dell'Europa contine ntale. co me se Porta Venezia non si schiudesse pochi metri più oltre sul centro di una città curiosa e febbrile. o il grigio colore dei portici del Duomo la mattina. Accanto alla cascin a sorge la casa nuova della città che si allarga. una dura speranza della vi ta. Si osservi come proprio Milano ebbe fra le città italiane i primi esemplari di un'architettura e d'una decorazione moderne perfin o nei bar e nei caffè. Vi si trovano ancora gli ombrelli larghi e colorati dei contadini. O i lattai mattutini. e i pali della energia elettrica vi mettono i loro fiori di porcellana. Le cose del mondo grande vi hanno una strana risonanza. Il Corso Buenos Aires all'alba. è la profonda dimensione della vita urban a dove si ritrovano fatalmente le regioni sbarcate da poco nella città. e vi confluiscono le strade d'una be n più remota Milano. dei p alazzi storici. E basta un angolo sopravvissuto. grigio. È una strada come ve ne sono in vicinanza dei grandi porti. deserto.

e questo viavai di spose e di figliole in ciabatte h a un'espressione di vita forte. come se corressero in aiuto alla città assediata dai bis ogni che chiama col lamento lungo del suo movimento. e il sole brilla roseo attraverso le nebbie come per le vetrate del Duomo. con una trama di fili multicolori alla ruota di dietro. col secchiello della minestra. questa natura di sobborghi che sembra tanto distante dalla libera e sovrana natura. qualcosa di olandese. le risaie tosate. in attesa d'una fatica nuova. Proprio in queste ore il centro della città è a rumore. le prime voci. la città svegliata come verso una l otta. Così si forma la nuova sensibilità dei popoli urbani. con le loro voci lunghe e concilianti. Propri o queste cose lasciano un rimpianto nuovo nell'atto in cui le viviamo e non ce n e siamo ancora allontanati. gli alberghi enormi con le loro cupole f ormano prospettive che ricordano il barocco di altre piazze in città secolari e as sodate. è uno spettacolo sempre nuovo e dram matico. I cortili delle cascine coi paperi e i tacchini. o già pensierosi del lavoro avven ire. la città da una parte la invade. Eccoli che all' ora della colazione mangiano nel loro pentolino lungo l'argine. quel riposo dalle fatiche. e questo non ha nulla del riposo della vita dei campi. Più volte ho voluto rivedere queste cose. pantanose. verso l'albero del bene e del male. I vaporetti scivolano fuori da una stazione nera in un cortile. coi fischi infreddati dei t reni nella nebbia. l'acqua che trascorre come un velo sulle marcite.tono di vita: i primi risvegli dei negozi. le biciclette le aspettano da stazione a stazione. es sa si avvicina alla città. Ma anche il contadino dei campi verrebbe voglia di chiamar lo operaio. ha rinunziato alle illusioni della vita idilliac a. le luci ancora accese. qu esto spettacolo è sempre nuovo e non riesce mai a diventarmi familiare. col giornale ancora umido comprato alla bianca luce della lampada ad acetilene. i bambini che saltano nel meticcio col si llabario. col giornale in mano. ne forma il fascino e insieme le dona quella nuova e vag a sessualità da cui sono nate le inquiete filosofie moderne. Mi pare sempre che tutto questo agitarsi sia un gioco. là dove le cascine si dilungano per la campagna irrigata. La campagna è qua intorno ed è già re mota. muovendosi contro gli uomini in bicicletta con ferri e spranghe ed assi e ceste. La periferia vive tutta in una specie di assalto perpetuo. le partenze mattutine fra chiacchiere e voci e racconti di sogni. Per me che ho veduto nell'infanzia il libero lavoro della gente di pochi bisogni . Ricordo su una scarpata. O i gridi dei fagiani negli allevamenti. Le maestre ri empiono il trenino con le loro chiacchiere mattutine. immerso com'è in una natura trattata scientificamente. allontanandomi su un tranvai mattutino l ungo il corso Vercelli. fino a che l'inno del lavoro si scatena come un ruggito. quel ritrovarsi gen ti diverse accomunate dalla medesima disciplina. che alegg ia sulla città laboriosa. e sul filo di questo nome risognavo i paesi del sole. le donne vanno come al loro soccorso. il correre della gente verso la città. il loro modo di vivere e di considerare le cose. È una natura posta alle soglie della città come un'officina anch'essa. gialle. o come una buona bestia. dell'emozione d'un perpetuo assalto. suggerisce un sentimento vergine d'incontro e di ritrovamenti. davanti alla campagna fradicia di un autunno. e la contadina sulla soglia della sua casa sembra spiare la valanga uman a che avanza. i grandi viali si aprono in immense piazze vuote pronte per l'avanzata di domani. parla un linguaggio pieno d'ill usioni. la nebbia che sta a fior di te rra come un'acqua sottile e impalpabile. Già la città si affaccia fin qua. la loro morale. e i visi degli uomini di fatica assorti. che tutta q uesta gente corrente viva di bisogni creati per avere il piacere di muoversi e d i agitarsi. l'afrore dell'alcole c he scuote i risvegli. C'è un senso di pianura bassa e umida. la scalza pa stora che si ferma a cogliere un frutto dimenticato dall'estate su una siepe. e gli scolaretti in grembiulino che poi seguiranno il fruscio della bicicletta come il fruscio d'una gonna. i campi che ingialliscono dei colori dell'autunno settentrionale che altrove sembrano fantasie di pittori romantici. il complesso sentimento della individualità in una collettività che ha . quel chias so. i loro colori meravigliosi nelle gabbie delle corti umide o nei bo schi e nelle bandite. un c artello col nome di una strada: Via Aretusa. i papiri e le muse d'una corrente mediterranea. c'è quasi un calore nuovo e un a solidarietà avventurosa alle fermate del tranvai dove quel movimento.

e nuove combinazioni di concetti morali. per quanto oggi la facilità delle comunicaz ioni e il risanamento di quasi tutta la contrada abbiano trasformato la vita soc iale. e pare che p er vederlo meglio alcuni romiti si siano incantati a contemplarlo dalle serene f inestre. suggerendo q . gli strati di cui è formata questa società. E anche il loro riposo e le loro soste sono spettacoli interessanti. e che questo sia una scienza altr ettanto complessa quanto quelle liberali. la naturalezza che impressionò i vi sitatori stranieri d'un secolo fa. anche se meno comuni. si trova la casa di campagna napoletana. volte. cortil i. cioè dietro a un paravento nella stanza da pranzo o nella stessa stanza della padrona di casa di cui sono ospiti? È l'individuo in lotta per la conquista della sua indipendenza e della sua solitudine. gradazio ni diverse di attitudini. quel p ittoresco agglomerato di aggetti. borgate. l'asino. case coloniche. Mentre tutta Italia. la sua filosofia. Sono categorie costrette dal lavoro e dalla coabitazione a trascorrere gran parte della giornata fuori di casa.bisogno d'una disciplina di ferro. pare molto popolata e quasi senza soluzione tra paesi. Movimento e riposo. Alcuni concetti tradizion ali vi sono aboliti. in alto sullo sprone dei monti o dominante su una roccia il suo pezzo di terra strappato alla montagna. è la casa c olonica. circondati d'orti felici tra la pietra e la lava. Creati i bisogni e le necessità civili. e metodi di vita. dagli archi. Nell'Italia centrale è la vecchia casuccia d i campagna che reca nella sua struttura i segni della conquista terriera. di animi. il sens o dell'individualità. il loro speciale odore e colore. la lotta vi assume forme più attraenti che n ella natura libera dei campi e dei boschi. un'iscrizione luminosa come una nuova architettura. i gr andi ristoranti economici che vanno dalle dieci alle tre lire e cinquanta. la lo ro folla. tra i più naturali. dai terrazzi. città. chi dirà la storia di tant e ragazze che arrivano in cerca di lavoro e che dormono nel così detto "letto in f amiglia". la sua tecnica. i contadini tornano agli abitati sui monti e sui colli. a profitto talvolta di altri più coscienti. fattorie. più forti. luoghi dove è una vibrazione affascinante di vita. La sera. Si può dire che il resto d'Italia da Salerno in giù non abbia un abitato rusti co: la malaria e la poca sicurezza della vita sconsigliavano fino a ieri ogni so litudine in campagna durante la notte. miseria e ricchezza. e due o tre generazioni con un'abitudine secolare alla terra. dov e si può leggere la lotta e l'assalto. le attrazioni e le antipatie. e domani ne faranno a ltrettanto per raggiungere il lavoro. più sani. A nord è la vasta cascina che contiene un mondo. Fra l'uno e l'altro regno. Tali fluttuazion i aggiungono alla città un ritmo nuovo. Hanno fatto ore di cammi no per rincasare nella stanzuccia a terreno del villaggio. dalle Alpi al Golfo di Salerno. questo strato forma una categoria grandiosa di uomini e di donne non anco fissati nella macchina urbana. LA MARCA ALL'OMBRA DEI PALAZZI Uno degli aspetti più interessanti dell'Italia. civ ili. la rendono profonda e allettante e le dann o quel particolare tremito inquieto che assale le persone più posate. da cui si riconosce la casa toscana cresciuta lentamente e che ha finito col formare un complesso tipico di casa popolare. a percorrerla per lungo. Ammirano la macchina urbana come se fosse un paesaggio: una luminaria come una pubblicità di nuovo genere. con la donna. sovrastrutture. Si capisce alla fine come l'arte di vendere e di commerciare abbia i suoi canoni. E con questo mi preme di stabilire sov ratutto: che appunto per una certa capacità d'infatuazione naturale dei milanesi. Scendendo per la Penisola. la casa colonica diventa un rifugio in campagna fino a scomparire del tutto. si traversano regioni per centinaia di chilometri senza incontrare una cas a colonica. scale. la mensa che ha assunto l'aspetto d'u n grande servizio pubblico. esso è uno dei popoli più aderenti alla propria personalità. il ques to è il colore mai smentito della vita milanese. Non ho detto dei luoghi dove si mangia. Non si può capire il senso d'una città come Milano se non si tiene conto di queste forme di vita. sita nei luoghi più impe nsati. il fascio di legna. ricerca di piaceri e conquiste materiali. La città mobile si arresta la sera a guardare la successione di proiezioni luminose davanti a un a bottega. ciò che rende tanto vago il paesaggio. Si pensi soltanto alle profonde modificazioni che subisce in una simile società il sentimento dell'amore o dei rapporti fra i sessi. Per esempio. ballatoi. silenzi improvvisi e valanghe di rumori. come da secoli.

La conquista della terra per pa rte dei contadini delle Marche fu un'opera lunga. Appena qualche pagliaio e qual che rifugio sotto un mucchio di pietre rammentano la presenza dei guardiani al t empo dei raccolti. Vecchi terrori della solitudine. "Se tu coltivi questo pezzo di terra t i fornisco gli utensili. una chiesa romani ca. Era sicuro che i contadini la abitassero perché ved eva un lumicino rischiarare la finestra tutte le sere spegnendosi a un'ora di no tte. istinto di difesa e di diffidenza verso la nott e. esatto. ma dalle abitudini e dalle tradizioni. il mattone è messo anche di taglio per lastricare. vallate. come deve essere nei villaggi operai di America. vive spesso una famigliola . come più prospere." Bene. ciò che dà a certe strade sul mare da noi qualcosa di esoticamente moderno. un senso di terr e lontane e di semplici fortune che cercano una boccata d'aria. succedono spazi interminabili. Vi sono coste intere su cui si allinea no case senza interruzione. Nelle Marche non c'è niente di quel pittoresco che incuriosisce il visitatore. Fu uno sconfinamento al sovrappiù d'una popolazione che trovava terre non sue ma t rascurate. piani. Nacque spontanea come un fiore e rrabondo. I pacifici conquistatori non avevano neppure arnesi di lavoro. E poi: "Ora che lavori. Ora la proprietà è molto spartita. Appena il meridionale potè farsi una casa coi soldi dell'America. montagne. si popolaron o di famiglie e di animali. da Salerno in giù. monotono e inesauribile. Eppure. sul cocuzzolo del colle cretoso gli abitati sono dello stesso elemento: vengono fuori le più bel le intonazioni di rosso. diedero quell'aspetto a tutta la Marca interna dove. I padr oni delle terre fecero ad essi buon viso. della nazione più folt a del mondo. Bene. diligente come la terra in Toscan a e in Romagna. La luce che rischia rava tutte le sere il vetro della finestra era un mozzicone di candela che si co nsumava solo tutte le sere. cittadino. il cotto. artigiano. buoni cos truttori con l'unico elemento che offra il paese. ti do le sementi". fabbri e falegnami. Le Marche ha nno un colore tutto loro in Italia. ottimamente col tivati e senza quasi traccia di abitazione umana. Così nacque la mezzadria. di qua e di là dalla strada. a due piani. dell'epoca delle novissime fortune della borghesia. Ritrovo queste f ile di case anche sulla costa delle Marche. e per esso lasciava una casa comoda e ariosa in campagna. si scopre sempre una traccia di vecchia nobiltà. La casa colonica delle Marche ha la sua storia. l'embri one del vecchio abituro di mota rispunta ancora. sono come tutte le abitaz ioni nate dall'emigrazione. ma intanto si entra subito in rapporto con questa regione come se si fosse penetrat . Tra lo squillo dell'incudine e il raschio della pialla che è il suono di molti paesi qui. questa famigliola abitava nel villaggio una specie di sottoscala. sui colli che salgono e scendono con un ritmo uguale. I paesi sono quasi t utti di mattoni. che è un miracolo di diligenza. nel pae saggio dolce e aspro.uell'idea che stupisce ogni volta che vi si torna da fuori. si domina il panorama col sentimento di trovarsi fra gente molto diligente. Pregiudizi lenti a scomparire non più dalla fantasia. quatti quatti. da poggio a poggio sugli scrimoli dei colli e dei monti tutti col loro profilo a mucchio e a pigna culminanti nella chiesa col suo campanile a freccia. quando l'agricoltura italiana non era arrivata alla sua perfezione d'oggi. col balcone che sporge in fuori nel cen tro della costruzione. Mi raccontava un proprietario calabrese di avere una volta istituito una prima c asa colonica nella sua tenuta. in un ettaro di terra. sulle soglie delle porte o nelle stanze a terreno le donne lavorano i loro pizzi e ric ami. gli uomini e gli animali lasciavano all'imbrun ire la casa per raggiungere la borgata vicina. un cielo intenso e rinascimentale. tra casa e casa. naturalmente. e il mattone dà un senso di diligenza umana. un palazzetto sett ecentesco. preferì la marina e le terre della marina. Prima fu di mota e quasi un attendamento sulla terra non ancora dissod ata. Scoprì poi che. Appena un poco in alto. le abitazioni si ampliarono. a entr are nei paesi. avevano abituati anche i polli a seguirli dritti e zitti in questa trasmigrazione quotidiana. sotto un cielo dolce luminoso e un poco freddoloso di cui non si scordò mai Raffaello. popolata appena trent'anni fa di vagabondi. e all'ombra di essi una popolazione tutta operosa che lavora ancora ai ferri battuti e che ha imparato bene i vecchi mestieri. alle borgate e alle città annidate tra le gole e sui monti.

il nodo familiare s tretto da non lasciare quasi respiro. o quasi. come in quella poesia. com e fra gente libera e che conosce il valore della gerarchia. la stessa vita d'un tempo e la vicenda familiare di allora: padri imperiosi come si conviene a una razza teocr atica. Quando Leopardi si affacciava al balcone per guardare la Nerina o la Silvia. All'ombra di essi vive un'umani tà ben limitata nei suoi confini e certa dei suoi confini.i in un cantiere di quelli all'antica. molti segreti del mondo grande che n on aveva ancora visitato. meglio. quello stesso che anima violentemente il panorama del vicino Abruzzo. È l'artigianato. nella sua biblioteca sotto gli occhi del padre severo che lo sorvegliava dal s uo tavolo. una vita signorile sepolta negli anni e rimasta ferma e orgogliosa. il padre rigido. Bisogna ricordare che la storia dei rapporti di Leopardi con la sua famiglia. Ma pure. Si dice comunemente che il marchigiano sia esatto. del gruppo di ragazze che in una stanza a terreno dietro la finestrella stanno intor no alla macchina da cucire. o d'un canto. è un poco la storia di molti marchigiani. per quanto dalla regione natal e egli appaia il più distaccato fra i nostri poeti moderni. una febbre di conoscere e di essere nella v ita civile di là dal monte. Leopardi rappresenterebbe la biografia modello del marchigiano. il suo rapporto stretto con la sua terra. i vecchi mobili. se pittoresco può dirsi. egli è tutt avia lo specchio di quella mente cittadina che è proprio marchigiana. della tessitrice. È un paese che sta sulle sue. vi si intuisce una vita familiare molto chiusa e gelosa . . che sarebbe inesplicabile se non si tenesse conto dell'ingegno tutto citt adino delle Marche. di quello che rende avventurose tante regioni nostre. con una certa bruschezza e un certo orgo glio di persone abituate secolarmente alla dolce e dolorosa tirannia familiare. Tutta la sua poesia ris uona dell'alacre voce di questi mestieri. insomma un a nobiltà provinciale di cui sono arrivati nella grande tradizione italiana gli ec hi. la madre com'era sua madre. Qui non c'è un solo accento di colore locale. Orb ene. Inutilmente se ne cercherebbero gl i echi in Leopardi. e tutto ciò dal suo angolo di prov incia. e visitata la città di Recanati. l'improvviso tur bamento dell'aria che si riempie di voci di ragazzi. la sorella amica. e forse troppo. mi accorsi che quell o che dà un senso alle Marche è il tipo di vita dedicata ai semplici mestieri umani. e non un fatto specifico del più grande poeta lirico italiano e di uno dei nostri ma ggiori pensatori. Dentro i palazzi. come se gli accenti egu alitari che hanno dominato tanta parte del nostro tempo non vi fossero pervenuti . Ho cercato i nutilmente. Esse levano gli occhi al sorriso. propriamente artigiani e individuali. Ci si sente la Marca papale. Qui non è il palazzo s olitario tra la chiesa e la torre. in lui come nella sua gr ande famiglia regionale. le fortune matur ate discretamente all'ombra della Chiesa. e sebbene egli fosse c ittadino dell'Italia grande e universale e dell'universo ottocentesco. Leopardi intuì. ragazzo solitario. d oveva avere la medesima impressione di colui che oggi da uno di questi balconi o sserva una donna che lavora tra le amiche nel suo pianterreno intorno alla lampa da. o del suono d ell'ora. Ne rappresent erebbe in sommo grado l'ingegno naturalmente cittadino. quando ebbi veduto tre o quattro di queste borgate e cittadine lungo lo schienale dei colli. ma più palazzi. che ha improntato di sé l'artigianato e il complesso familiare con caratteri n on tanto facili da penetrare. i vecchi orgogli e le vecchie tirannie familiar i. caso piuttosto raro nella nostra letteratura. Per quanto Giacomo non abbia legato l'opera sua alla sua regio ne. che è nelle Marche molto vivo e che ultimamente molte scuole professionali hanno ribadito nel suo assetto. e del mondo avvenire. questo è pure il solo pittoresco leopardiano. rappresentano essi la vita nella sua s olitudine. separa i vec chi palazzi dalla vita popolare. un tranquillo sorriso. giovani che pensano al mondo grande fuori dell'infinito digradare e risal ire dei colli fino all'ultimo monte. e pure vi si intuisce uno stretto rapporto. insomma. Chiuso nella sua stanza . il coro sereno nella sua inquietudine. simili ad altrettante tappe nel giro i nfinito da altura ad altura. Domina il medesimo silenzio fra questo coro di rumori e brusii della fatica umana. non si trova un solo accento popolaresco. che hanno radunato nelle vecchie case i vecchi libri. un focolare marchigiano. Una divisione vecchia come la costituzione della società marchigiana. è la sua intimità. e tutto il pittoresco si riduce alla visione del fabbro. e nel medesimo tempo quel rimanere legati a certi cara tteri della regione che sono esclusivi.

Dove suonano le campane a vespro. cosparsa di una peluria virile colore del rame. ordinato. e lo stesso Leopardi. è chiaro. una lucerna. acc anto a certi oggetti. una specie di stampo irsuto e selvatico come se ne trovano nel profondo del popolo. Fuori è l'incanto semplice della vita piena d'una felicità inconsapevole. Basta ricordare di certi canti leopardiani e di molti suoi appunti in prosa il senso che acquistano le voci dei ragazzi. e quest'acce nto desto e urbano. IL LUPO E LE VERGINI D'ABRUZZO Nell'autobus che mi portava dal mare alla montagna. le strade si riempiono di gente del con tado. e rimpiangerla di con tinuo. Così parlano nelle loro case. senza selvatichezza. L'ho detto. ha il rilievo fermo di un mondo fermo. in una composizione inalterabile da coro. le accomodav a il lembo dello scialle sulla testa. fra gente vestita alla cittadina. una scala contro un muro illuminato dalla luce di certe sere. e con quell'armonia che è propria dei luoghi dove ognuno è li mitato nella sua attitudine e mestiere. Poi entrò un'altra donna con uno scialle color tabacco. storditi ma pronti. LE SERPI. è sempre l eopardiano. Il racconto che se ne facevano l'una e l'altra voce. il suo fantasticare. ma alacre e viva. è ancora la storia di molti marchigiani. tanto sommessa. Guardavano gli altri come se sentissero di appartenere a una grande famigli a. un mazzo di fiori: questo accompag namento della vita di tutti i giorni come una nostalgia e un rimpianto di non si sa quale vita intima e felice nei suoi trasalimenti e nelle sue voci. come un contadino dei suoi luoghi: "29 marzo. uniforme. l'affacciarsi di una donna. che v i rimanda da paese e da monte a monte come un'eco. così agli uomini. Discorrevano dunque tra di loro con quel tono di lunga preghiera. Ma che d'Annunzio abbia portato nell'arte sua molte cose radicate profondamente nel suo popolo. e la persuadeva ad appoggiarsi alla sua sp alla contro i balzi dell'autobus. aveva un uguale tono di preghiera. che si domanda che sia la vita. e Dio. la bocca stretta dalle r ughe: aveva l'aria di chi abbia parlato d'una sua grande miseria di dolore a un personaggio onnipotente che le avesse detto di stare tranquilla. Non mostravano nessuna timidezza. con la loro voce profon da. piena soltanto dell'esperta tristezza della donna matura che le stava acca nto. colorire. La più giovane era più se rena. parlavano. venerdì dell'Addolorata". se mai un autore ha nel sangue la sua origine. è animata di queste visioni. come in chiesa. La sua poesia. la discreta feli cità di vivere in un mondo chiaro. e sarebbe chiarissimo se si dicesse che il suo svagare. Prima che nascondessero il viso. il creato. e guardava tutto dall'alto di questa certezza. Così il suo senso delle cose e il suo balzo continuo n . e ripartire. Vi sono dialetti che serbano nella loro struttura un tono li turgico. veduto at traverso una secolare ombra di grandi stanze vegliate dai ritratti arcigni degli avi. e tornarvi. come tutta la Marca interna. avevo veduto che una er a giovane e l'altra matura. in un mondo uguale di abitudi ni e di atteggiamenti. se gna in calce ai suoi scritti la data ricordando il giorno. Erano state a Lore to in pellegrinaggio. come se la macchina portasse due simulacri coperti. Questo era il s uo segreto. nel dramma patetico dell'intimità familiare. Ma non vorrei definire l'Abruzzo sullo schema di d'Annunzio. coi loro sci alli e i loro fagotti di tela bianca. Voglio dire che Leopardi. Piano pi ano sentivo che parlavano di sotto lo scialle che le copriva. Non c'era che l'impressione dei loro grandi scialli neri. un telaio. è tutto ne l fondo popolare abruzzese.Quel fuggire la propria terra che era proprio di Leopardi. e la sua terra lo spiega. la giovine era tutta dedicata a costei. in un gesto molto nobile. che può parere anche troppo som messo. son cose proprio di lui. Così avvo lte. erano salite due donne. grande. esatto. nella s ua fuga ed evasione da questo mondo è proprio il personaggio che delle Marche ha s erbato la memoria eterna come possono essere eterni gli accenti dei poeti. Parlavano di là sotto con una monodia come se ne leggono in d'Annunzio. come vidi poi a una fermata quando ella abbassò il lembo dello scial le. aveva due occhi colore del caffè. biondastr a. Mi pareva re citassero dei mottetti. domanda e risposta. di cui si coprivano con un lembo la testa contro gli odori dell'autobus. anche questa specie di virago si tirò lo scialle sulla testa. incantarsi su sequenze interminabili di parole. Anch'essa parlava allo st esso modo. rivolto tutto alle cose reali. e il ricordo degli aspetti di questa vita. La più vecchia. così a D io. quella che parla con la divinità.

pittura. prima che le strade d'oggi vi portassero tutta la no vità del mondo attuale. sono penetrati del medesimo scrupolo del linguaggio elegante. i serpenti appena svegli strisciano in un cerchio di persone. Le donne dello scialle co nsideravano come usano queste trecce nelle città. a fatti supremi. la ca stità. Ab ituati secolarmente a definire la posizione dell'uomo di fronte alle forze della natura. alle orecchie e ai p olsi. E poi quella del lupo. L'attenzione di que ste donne si puntò sulle trecce delle bimbe. in una solitudine in cui tutto acquista lunghissime risonanze. E domani si celebrerà la festa dei talami. trasformata in una dimora neoclassica. sono intrecciati a forma di monile al collo delle giovani donne e dei giovani dai visi estatici. si misero a parlare con le donne dello scialle. ora fa qui un gran lusso morto dapper tutto. presso un abruzzese anche di media cultura si può notare una cura particol are del linguaggio significativo. la stessa ricchezza di enumerazione del loro popolo. e non importa se a Pescara la sua casa fu. sotto la coloritura del suo linguaggio. dettato da un istinto sicuro. della parola più efficace ed esatta. Ovi dio e d'Annunzio. nei suoi paesi solitari sui cocuzzoli dei monti o nelle valli. quasi che egli foss e nato nell'architettura di Gardone e non in una casuccia marina appena intonaca ta. la violenza della natura. Nelle feste ch e cominciano di primavera. C'è qualcosa di molto più antico della paganità. coronate di fiori. intervento delle forze occulte e divine. e poi la verginità. e non impor ta se poi vien fuori una parola soltanto colorita. un lungo dire la stessa cosa. insomma l'ultimo degli scrittori puristi. Le forme illustri che qui son o pervenute. si orientano subito in quelle della civiltà. e anche tro ppo. tenevano rapporti con l'incono scibile. lo stesso complesso del peccato e del ser pente tentatore. rozza. Insomma. un ricercatore di espressioni esatte. M ille mediatori. anche questi sono spariti. e i santi si confondevano con essi. le quali mostravano i capelli ancora troppo corti per poterli avvolgere intorno alla testa. n ei suoi boschi. incantatori. nella sua parte popolare. Le donne posarono le braccia coperte dallo scialle sulla spalliera davanti. Accade sempre nella vita popolare abruzzese che i fatti acquistino un significat o superiore. come aprendo due ali nere felpate. le forz e occulte e nemiche dell'uomo. il lupo. e infine lo stesso potere di celebrare quello che è fortunato: ca ntori di fasti. ma piena di un impeto primitivo. L'Abruzzo è ancora legato. attanagliato dalle tentazioni più oscure nei suoi recessi. c'è una sensitività naturale di gente che annette a tutte le cose un se nso esoterico. Si può immaginare questo popolo. del potere di rendere miti e favole apparentandole con la natura in una fantasia del medesimo colore. lo scatenamento dei sensi. scultura. a complessi originarii. coi loro sguardi acerbi e le bocche sigillate e proterve. sono state riprodotte con una fant asia popolare.el favoloso. La stessa arte abruzzese partecipa di queste cose. il serpente col suo linguaggio tentatore. coi balconi inginocchiati. il senso dell'u omo e della vita torna in questi uomini esatto. Terrore delle forze della natura ch e soverchiano l'uomo. il suo significato terreno e ultraterreno. In tutti i loro discorsi c'è un a ricerca di questa esattezza di espressione. I loro discorsi erano una lunga enumerazione. le fanciulle ornate di or i e di amuleti. e il loro rovescio. lui vivente ancora e die tro suo suggerimento. appena svegli alla civiltà. Le bimbe sedettero sul predellino dell'autobus come sulla soglia d'una ca sa. Lo stesso d'Annunzio fu. fino a quando anche nell a mia mente queste trecce si impressero piene di strani sensi. ecco il complesso tipico abruzzese. Il senso dell'animo abruzzese è contenuto nei termini di vita e mo . Si direbbe che la fantasi a abruzzese riproduca di continuo le immagini della vita amplificandole e riempi endole dei significati più occulti. stregoni. e i modi di rigirarle e di appun tarle. serbano un certo ornamento nel loro modo di espr imersi. Sono proverbialmente pratici . le trecce delle bambine. potere propiziato rio dell'innocenza e della verginità. Quando il mio autobus sostò a Chieti. e la pietra che un tem po era soltanto nello scalino della porta. che si potrebbero definire brevemente: il serpente. ornati di nastrini verdi e rossi. E la fantasia e il linguaggio dei due poeti abruzzesi lontani nei secoli ma parenti per ispirazione naturale. lo st esso compiacimento delle similitudini. Appena ieri si è celebrata la festa delle vergini. Poi. rimasto a una civiltà ch iusa e impervia. due bimbe della città salirono a curiosare sul predellino. Ma abituati alle cose ornate. architettura. esorcisti.

l'animo loro è tutto nella vittoria dell'u omo in quanto tale. non è misticismo. chi di lato. Tutto umano. il risveglio dei nudi istinti nella grande estate arrabbiata sotto la sferza del s ole. Grandi ri sate del pubblico. Questa contro le bestie è la crud eltà meridionale. La donna se ne accorge . si dispera. e portato a i culmini del fantastico e del simbolico. La donna gli parla e invoca la sua protezione. Le campane d'Abruzzo fanno uno squillo acuto come quello dell'incudine. un simulacro. atteggiare. sconfitta e vittoria. Passavano i carretti carichi di agnelli per la Pasqua. i visi si chinarono a bac . La vita abruzzese culmina nelle grandi feste dell'anno. Non si accorge che il lupo è entrato (è un altro contadino rivestito d'una pelle di lupo . e tornarono con le mani piene di caramelle e di confetti. Le quali si chinaron o su di essa. disposti a modo di foglie intorno a un ramett o verde. e quelle caramelle. qualcosa di pasta dolce. un b imbo di quattro anni. scosse da un brivido terribile e continuo. quelle di sopra. Al suono della campana. fino a quando si abbattevano con la testa ciondoloni fuori del carretto. col risveglio dei serpi a primavera. cercavano di levare la testa di sopra al cumulo dei morti. coronarsi di serpenti. due uomini poiché come nell'uso antico le donne non fanno teatro. si sono divise le parti. Le b estie erano legate e giacevano l'una sull'altra. verginità e lussuria. mangia e beve. Questi solch i di dolore innocente passano tra l'indifferenza di tutti con la fatalità che hann o i dolori sotto il cielo alto e chiaro del sud. moglie e marito. Intanto è rincasato il marito. il lupo torna indietro. introduce un grano di pazzia. ma una creatura incorr uttibile. lo stesso d'Annunzio non è riuscito mai a correggere il suo accento dialettale. Lungo il declivio d el paese. morte. vidi sbucare sulla strada un piccolo corteo. e quatto quatto rimette il bimbo nella culla. La chiesa era deserta. ornare. e nei grandi avvenimenti della vita. A tratti veniva da un nego zio il sospiro di un'armonica. S'erano ritirati il prete e il chierico. Intorno alla bara bianca era affaccendato il gruppo delle ragazze. Il marit o siede. E strascinare la lingua sul pa vimento dei santuari. la pazzia dei toccati da Dio. e che ha calzato un paio di guanti con tre dita). Sono terribili scon giuri per placare l'ignoto che è intorno all'uomo. Quello vestito da donna recita in falset to. del riparatore di armoniche. e spesso la sua eleganz a era tipicamente provinciale non senza sospetto di pacchianeria. matrimonio. Precedevano il prete e il crocifero. Seguivano quattro ragazzi che tenevano leggera su due fasce bianche una bara bianca. Di questi giorni si recita a Pretoro lo spettacolo del Lupo. Un bimbo vagisce nella culla. frettolose come i colpi dell'incudine. ed è il sol o personaggio non reale della scena. nascita. vestite di verde e di rosa. Il marito fatto sicuro della divina protezione prende a calci il lupo. si misero diligenti a raccomodargli un velo. poi esce. che poi si fermarono sull'orlo della bara bianca. Dietro veniva un gruppo di giovani donne. A sentire ch e la donna si è rivolta al Santo. chi nella tasc a del vestituccio. sanguin anti e digiune. Le ascoltai tutta una mattina. non pareva più che fosse un bimbo morto. e invoca il Santo. E poi nelle m ani del morticino ponevano quei confetti e quei rametti. Poiché tutta la tradizione abruzzese è fondata sull'uomo. A tratti era un lung o belato di agnelli. carnale. ogn una con una sua idea. Quelle mani diligenti ed espert e si muovevano su di lui ad accomodare. la folla si dispone ad anfiteatro davanti a un palcoscenico di assi. D ue contadini. Entrarono in chiesa. Quelle di sotto erano tramortit e o già morte. La donna ringrazia il Santo. lo addenta alle fasce e se lo porta via. La rappresentazione dura un quarto d'ora. chi gliela posava sul cuscino.rte. La moglie sta preparando il desinare. Il Santo appare in forma di immagine. magari con quel tanto di pastorale che rimane attaccato a ognuno di essi. Non immagino neppure una mistica abruzzese. Il lupo va carponi verso la culla del bimbo. e questo suono non si ode che in Abruzzo. come i vecchi toscani. di quei confetti co me di Pasqua combinano in Abruzzo. nella piazza di Guardiagrele. Poco dopo le ragazze uscirono in frott a. la scoperchiarono. è la stessa immagine che è stata portata la mat tina in processione. Tanto che poi gli abruzzesi immessi ne lla vita urbana hanno un potere reale di capire e di orientarsi. La donna torna alle sue faccende di casa. e guardarono il morticino che era là dentro. quella mistica c he pure tra i popoli più realistici della terra. le mani fugaci e pro nte.

al suo sentimento dell e classi nella storia. che isola uomini e cose in un'armonia che fu già il fondamento di un'arte felice e di pieno equilibrio. l'idea del mare. e torna a mente quanto scrive Stendhal: che le sole fortune distingu ono in Italia un uomo dall'altro.iare l'oggetto delle loro cure. tanto che il barocco spag nuolo porta qui tutti i suoi caratteri di tetraggine e d'isolamento. con caratteri comuni. ac cadde ed è ancor vivo a Napoli. come in una figurazio ne popolare. e la campanella ripres e a battere. e nello stesso tempo troppo grevi e forti perché non vi si insin ui il sospetto d'una certa ironia o esagerazione. La pietra. e giganteschi candelieri di marmo fanno da ornamento alle piazze. e poi lo stesso corteo uscì dalla chiesa. a Napoli è la vita coi suoi atteggiamenti fermi a un tempo ch e non è di ieri né d'oggi. È ancora qualcosa che rimane della vecchia Italia. costituisce la storia morale di questo popolo: un colle vi div enta fortezza e insieme è una montagna abitata. non senza dare l'ultimo tocco al velo. Quando il corteo fu sulla piazza. a Napoli è un carattere naturale tra i più raffinati cittadini. spesso lavorata fino al vaniloquio. automobili carro zze tranvai. Certi rag azzi coi capelli arruffati e il berretto tra le mani guardavano storditi. e in nessun luogo è tanto facile come qui vedere il c onvento e il palazzo che somigliano a prigioni. a Na poli un tranvai e una carrozza carichi di gente danno l'idea della folla che si serve della macchina come un tempo del ciuco o del cavallo. un'evasione festiva. importata anch'essa. come fissati a un punto che non è nuovo né antico ma di sempr e. la sua storia. non la nascita o la categoria sociale. in modo che l'uomo vi sta dentro enorme come in una figurazione primitiva e. e non della macchina che domina l'uomo: v'è sempre l'idea della gita più che della costrizione metropoli tana. ma intanto esse sono solidali. al contrario. ma a Napoli l'architettura n on ha un predominio schiacciante come nel settentrione. altrove è la città. E il gu sto del plebeo. quel tanto che in alc uni quartieri di Napoli è inaspettatamente duro e cupo come una prigione. Non c'è che a Napoli un'architettura monumentale così estranea alla terra. in una strettissima parentela. si assiste al sorprendente ripetersi di tipi con caratt eri comuni. ma materne e fra terne. con la faci lità dei napoletani di interpellarsi e di porgersi l'aiuto l'un l'altro. i portoni spropositati vi reggono spesso abitazioni strettissime. fanatico perfino. Dico che solamente l'uomo stretto parente della natura riesce a costruire aspett i di città di pietra terribile. dal pugno di una di quelle ragazze. La cas sa fu chiusa come le ragazze avrebbero chiuso la madia di casa. la media d'una civiltà che è metropolitana e paesana. perché non c'è luogo come questo dove i limiti delle classi s iano segnati da ogni cosa. rimane invenzione degli uomini o segno delle loro ambizioni e dei loro timori. vi ha formato i depositi sociali composti d'un a vera e propria razza. meglio. sono altrettanti terrori di una storia in cui tutto si è confuso in un med esimo sentimento. la sua architettura. scenari di muro compatto rosa e giallo sono come una prigione urbana. come con un giocattolo poco serio. Certe donne si curvarono a raccattare i confetti. le sue attitudini che vi parlano ch iaro al primo passo. questo è accaduto ai primordi delle città italiane. vi concorre la luce. e l'archite ttura dove è più allettante simula non so che ordine popolare che è poi un'ordine mora le. A Napoli l'uomo ha avuto se coli per adattarsi e per posarsi. che regge come certi muri apparentemente decrepiti i gra ndi edifizi storici. e spesso da tutt'altro genio che non q uello napoletano. Dicevo prima dell'importanza dell'uomo rispetto alla natura e all'architettura. d el cielo. CIVILTÀ DI NAPOLI A Napoli quello che mi colpisce è l'importanza dell'uomo su tutte le cose. Altrove il veicolo e la macchina confondono e limitano l'uomo. è durissima pietra e non riesce mai a formare un paesaggio e un mondo puramente architettonico. E poi. risponde al fondamentale pessimismo napoletano. Sarà effetto dell'aria e della luce che vi si stende specchiata dal mare. Forse non v'è nessuna sproporzione fra lo scenario e l'uomo. come un' eterna campagna mediterranea. che oggi è un atteggiamento delle società eleganti e un curioso segn o dei tempi. neppur tristi. Qui nella scala sociale. palazzi che sem . a renderla ostile. o. In nessun altro paese si ha l'impressione come qui che veicoli. è invece qualcosa come un sentimento e uno stato d'animo. siano minori di proporzioni che altrove. fu gittata una manciata di confetti che rimbalzò sul legno bianco della cas sa e crepitò in terra.

e la cucina. gaia e funebre. con cui Napol i. Sì. che è un carattere d'oggi. e le civiltà in fama di raffin ate mostrare non si sa che stupida barbarie. L'interpretazione che ne diedero i . il suo ritmo. nell'epica pulcinellesca del Tiepolo. Si d irebbe che in un ambiente d'aria e di luce buone per tutti. il segno palese del benessere. l'epica delle di fferenze sociali che improvvisamente invadevano una storia nuova e non più europea né universale. gli atteggiamenti sono rimasti gli stessi. formano il motore di questa civiltà. monte. q uasi tutta tendente a certi sapori acidi che sono assai nel gusto delle donne e dei ragazzi. Lo stile vi s'è mantenuto in un rapporto originale. La natura di Napoli è lontana da quello che di solito intendiamo qua ndo diciamo campo. Fu costui uno degli ultimi Pulcinella della gran pulcinelleria bianca e nera. C he era poi il destino di gran parte d'Italia. avevano già carpito al suo na scere questa nuova famiglia e ridevole mitologia: Pulcinella e Pulcinellino. i Goya. Ma l'Italia non fece mai del poverismo o del populismo. pochi hanno capito l'essenza estremamente libera e intelligente di questo paese . In un mondo che si adorna tanto facilmente degl i appellativi di meccanico. che è il prodotto d'una ci viltà complessa come il gusto toscano dei poderi. e ch e s'era fatte tante comode virtù. Per la prima volta. senza più l'intervento del Cielo. motteggiava con atroce forza il suo destino. Si notino a Napoli gl'infiniti chioschi dove non si vende che acqua. È proprio questo il tempo in cui si misura cosa voglia dire civiltà. Pulcinella in riposo fra capre cani e pastorelli d'Arcadia che sono poi tutti della stessa famiglia pulcinellesca. Due artisti di altri due splendidi paesi. Sei e Settecento furono in Europa quasi la riscossa let teraria e pittorica dei poveri e dei derelitti e dei vagabondi. ornati di f rutta. Il comico Altavilla. e pur tra le fortezze e i vecchi androni più scuri grida l'invito alla bellezza delle derrate. La terra vi fornisce un vino aspro. Pul cinella che suona la chitarra. e vedo ragazze e carrozze". La campagna napoletana è il segno d'una disposizione dell'animo fermata in una stagione classica. questa città da un pezzo ha conosciuto i piaceri delle evasioni nella natura. attore del San Carlino verso il 1855. con una leggerezza incauta. nelle figure della nuova società popolare che animano le scene del Piazzetta. L'occhio vuole la sua parte. Al primo segno di malessere vediamo virtù e conven zioni crollare. La quale essenza si può misurare meglio in questi tempi in cui stanno crollando tutti i convenzionalismi cui si era affidata una società nel pieno benessere. E bisogna essere meridionale per capirlo bene. de lla ricchezza. ma con un sentimento dell'ari a e della luce che troveremo più agitato andando più giù nell'Italia meridionale. è un modo di dire mer idionale. mare. forse. che è un vero lusso. con que l gusto degli elementi diversi disposti opportunamente. Pulcinella che nasce da un uovo covato da una gal lina faraona tra una famiglia di Pulcinelli. Nei tetri banchetti d'ombre del Magnasco. Gli stranieri vi corrono come a non si sa che bizzarra varietà. nei vagabondi di Caravaggio. e quindi delle creature più vicine agli elementi originali della crea zione. senza decadenze né imbarbarimenti. e ne scrivono. prodighe a tutti. che è un'altra nota di questi sapori. come in un mo dello d'architettura. o la frutta stessa nei piccoli mercati. e senso del diritto e della giustizia. c'è un mondo pudico che non ama mettere in piazza i suoi segreti e i suoi dolori. e civiltà antica. della potenza. a uno spettacolo puramente visivo. Anzi.brano case di campagna perduti nella grande città. Bisogna conoscere la campagna che si stende da Napoli a Salerno per re ndersi conto come essa abbia il suo ordine. come se la bellezza fosse tutto. anche. solo che i protagonisti sono altri. sole e aria e veduta sono qui al sommo dei pensier i di tutti. uguali i riti. e senza più il coraggio della fuga ne l divino. Basta vedere insieme una scelta di queste raffigurazioni per rendersi conto che quella fu un'evasione dell'arte italiana come lo era stata la grande pittura dei guerrieri e degli eroi. N apoli non s'è scordata la natura. Nei paesi a civiltà antica la resistenza a un tempo duro come questo è un fatto aiutato da un'esperienza secolare delle cris i di civiltà. ella si rivolgeva alla sua vita reale. ar ia e luce diventino la conquista più importante. caratteri insospettati uscir fuori. il suo schema. caduta in un'epoca sventurata. Sono là i Rembrandt. i Callot. diceva: "Quando sono triste mi metto a letto. il genovese Magnasco e il veneziano Tiepolo.

l'Italia mise la maschera.viaggiatori superficiali in Italia è nota. una città adatta agli scrittori di romanzi co me si intendeva il romanzo allora. gli antri più mis teriosi. e tanto che nuovamente si sparse per il mondo come una risata tonante. ma è noto e amico ai meridionali. il suo addensarsi e il suo complicarsi al punto che un giorno si sarebbe dovuto rompere col piccone . veneziani e napoletani i nuovi de scrittori di quella rovina le cui macerie richiesero tutti i secoli seguenti per lo sgombero. Con un'opera assidua. romanziere napoletano vissuto tra il 1819 e il 1891. era signore e servo . specie a quelli nati nei paesi do ve i libri di Mastriani arrivano con Ponson du Terrail. indossava un vecchio vestito nero e un gilè bianco. va sti cortili e palazzi. Mastriani scrisse cento sette romanzi. mentre lacrime di gelo le solcava no le gote e un pugnale dall'impugnatura simile a quella d'una sciabola le trapa ssava il seno. Napoli diventa un mondo complesso e inestricabile. Napoli fu dominata da questa immagine piaga ta. imparò ingle se e francese. tra la regalità d'un'antica porpora e la veste dell'infanzia. Come al crollo dell'Impero romano. si sostituì l'immagine del Crocifisso. Questa immagine popolò i vicoli più oscuri. non fosse un uomo di genio. Studente di medicina. Questo sviluppo della città. alle dimore. Ho trovato ancora qualcuno che si ricorda di Mastriani. cavaliere e pitocco. Picco lo di statura. e dal 1875 li pubblicò tutti in appendice nel giornale "Roma". e finì con l'influire anche fra noi. Circostanza curiosa. il suo manto celeste. Questo nome dirà poco ai s ettentrionali. Portava in tasca una boccettina d'i nchiostro. Qualcuno lo indi cava come "l'autore dei romanzi di Mastriani". che ricorda il lavoro dei protozoi. e trasformato architettura. la madre. era nuovissimo fenomeno in Italia. lo stesso lavo ro che sul Colosseo. e cioè un intrico di passioni in una città fatta per le apparizioni singolari e che nel suo ventre formicola di tutte le passioni . sormontate da un ponte che ne sbarra il cielo nella luce di Capodi monte. e facendo ad essi da guida nelle ore libere. delle conchiglie. abbandonò l'Università pe r darsi alla letteratura. era l'immagine della sofferenza virile e non più della grazia celeste e d ella intercessione femminile. la maschera popolare saliva le scene e parlav a la verità che soltanto ai buffoni è consentito dire. Ma l a cosa era forte. e poi la donna nei momenti trionfanti della sua vita. È un peccato che Francesco Mastriani. Montepin. seguendo le c omitive degli stranieri. Intanto. agli angoli delle strade. la giovane sposa. grandi portoni. sul Foro e su tanti monumenti romani aveva fatto l'umanità mi nuta in tanti secoli. dove si erano vedute le mani g iunte della Vergine. furono genovesi. Scriveva anche aspettando i signo . Si sa che la divinità più vicina agl'italiani era stata sempre la Vergine. la moglie di ligente gliene ritagliava in ogni straccio e in ogni residuo di vestito o di sto ffa. dei celenterati nel fondo del mare. e qui. ignuda. Era stupefacente osservare quello che era accaduto di un androne di casa patrizia. il bambino ignudo e ricco di grazie. diet ro il compenso di due lire la puntata che negli ultimi anni gli fu elevato a cin que. Era celebre nel popolino. il ponte dal quale le povere donne tradite e offese si buttavano credendo che non fosse peccato cadere da tanta luminosa altezza. l'ombra. Siccome aveva la mania delle cravatte. Pulcinella si metteva il naso di cartone e il berretto bianco a do minare lo spazio che avevano dominato i guerrieri e i santi. e nel golfo più ridente del mondo si addensava una città misteriosa come Londra del Settecento e Parigi dell'Ottocento. flagellata. Si dovette impiegare alla Dogana. e dove che fosse scriveva. e che dà l'immagine d'un costume dissueto. quando tali monumenti erano abitati. E in Napoli la Ve rgine madre diventava la Madre Dolorosa che. la vita abi ssale di un popolo addensatesi in modo incontrollabile aveva dato l'assalto alle strade. E che mescolanza di profano e di sacro. con barba e baffi alla Napoleone DI. tendeva al cielo e ai fedeli la mano con un fazzoletto di pizzo. Ma la dolce Toscana aveva finito di parlare. Anziché mostrare le sue piaghe. de Kock. coi misteri. coronata di spine. la malinconia delle valli. ai palazzi. vestita di nero. calvo. in un meandro di tane e di sotterranei. la pred iletta del Ciclo. Sposato e con quattro figli. oppure vestita dalla cintola in giù con una veste scarlatta a pieghe del tipo di quella che copre il Volto Santo di Luc ca. abitò tutta la vita in quel quartiere di Sanità simile a una valle oscura nella città. dalla più abietta alla più sublime. egli si vantava di possederne sessanta.

Un fatto però vide molto bene Francesco Mastriani. sollecitato dal primo libro che gli capitava sottocchi o. ognuno legge in questa città secondo il suo cuore e il suo sentimento. tanto che i su oi romanzi si possono considerare una lunga digressione su problemi sociali. Peccato che non fosse u n artista e che non riuscisse a cucire insieme i suoi personaggi. Faceva anche brindisi in rima. accada fra Bor go Loreto. ossessione del popolino napol etano come del povero romanziere. alla fantasia di chi v'è p assato una volta. non la supera e non la trasforma e non ne evade. staccandosi da una tradizione in costume. e poi mezzani. La maschera è d'una enorme serietà. il realismo con la buffoneria. Uno di que gli umili precursori di cui riesciremmo appena a mettere insieme cento pagine d' antologia. in una lingua tra accademica e dialettale. di smarrimenti e di ritrovamenti. di strade e di luoghi. dirigeva bene le quadriglie nei balli familiari. di ricchi e di str anieri che portano di colpo una povera fanciulla del popolo e una traviata al ma trimonio. Stretta nel cerchio della realtà. e la Serao lo considerò come un precursore. e fu la profondità. Egli trovò nella sua città la dimensione fantastica e il mistero ch e sono stati sempre la qualità più attraente d'un romanzo. Era l'epica della vita quotidiana. essa pensa sempre alla stessa cosa e non mira che al suo scopo. e che. era il personaggio moderno che. Non appare per nulla grat uito nella sua opera numerosa e disordinata che un intrico di personaggi e di av venture. Di Giacomo. uno dei suoi fantasmi è il padrone di casa. Chiaia. essendo i suoi scherzi sempre intorno alla realtà e a una realtà precisa. Alle origini del teatro moderno c'è la m aschera che di quando in quando rispunta. Fa ridere perché non evita un solo urto con la realtà. tutta l'organizzazione intorno alla colpa e al delitto. ladri. g li arbitrii della fantasia possono essere assai pochi. e questa è una prova dell'animo suo. almeno fino al tempo di Mastriani. quelli che visitano Napoli si fermano agli aspetti più appariscenti del . quello che formò poi la sua tradizione sociale: la Serao. Nel gennaio del 1891. davanti alle sue invenzioni non ci prende alcu n dubbio che quanto egli racconta si possa svolgere a Napoli: di ciò gli diamo cre dito illimitato. eroica e favolosa e classicizzante. e le maschere sono la sua aria vitale. Vicaria. vizio. di donne che abbandonano il frutto della loro colpa e che lo ritrovano dopo molti anni nell'a biezione. vedeva al modo del comico Altavilla ragazze e carrozze dal fondo della sua mi seria. venditori d i carne umana. Lo stesso Pulcinella era la maschera del buon senso e del realismo. Ma. anche quando scherza. E tanto che il giudizio cor rente su Napoli è diverso da persona a persona. la letteratura sulle città italiane è aperta e chiara. ma che aveva intuito oscuramente il genio naturale dell'Italia meridi onale. Di solito. un mondo molteplice e avventuroso.rini cui dava lezioni di lingua e di grammatica oltre che di inglese e di france se. int ramezzata da brevi descrizioni di caratteri e di passioni che non riescono mai a mettersi in movimento con quella illusione di vita che è propria dei romanzieri. In genere. basta il nome di Napoli per evocare. Lotta e si dibatte intorno ad essa. Sanità. La maschera vuol dire carattere e vita di tutti i giorni in una passione. Verga . trattandosi d'una società c on caratteri familiari. per arrotondare il magro bilancio familiare. Aveva dei meridionali la facile im pressionabilità verso i problemi filosofici e sociali. virtù. assumeva un costume anch'esso. di personaggi che muoiono e risuscitano perché il pubblico reclamava al giornale nuove puntate del romanzo. Fra gli a ltri. a meno che non accetti le comode e generiche definizioni che se ne sono date da gente estranea e superficiale la quale scambiò la filosofia del vivere con la spensieratezza. e il ridurre il generale a un particolare. e non soltanto in Italia. usciva "Il Paese della Cuccagna" di Matilde Serao. cantava e suonava. tendenza: è l'uomo che si occupa d ell'umano. quando chinò il capo sui suoi fogli. la commedia borghese. avvent urosità di Napoli. senza invidia e senza desideri malsani. il risalire dal particolare al generale. Con una fantasia sbrigliata. densità. poiché nella sua fantasia si confondevano i suoi casi personali e quelli del l'umanità. Nasce così anche in Franci a. La maschera è estremamente seria. era un comples so di società provinciali in città di provincia. Descriveva alla brava la vita di lusso. di figli spurii che ritrovano i fratelli legittimi. Ma anche oggi che la vita italiana s'è fatta complessa. assassini. Tanto che proprio da fatti come questi nasce in Italia. il carattere con la maschera. I suoi roman zi sono storie complicate di donne cadute nella colpa per bisogno.

cioè l'uomo capace di cattive azioni. a gente la più diversa che incontravamo lungo il viaggio. un . Per questo. Ora. Comodità sono gli oggetti che servono ad alleviare la fatica quotidiana. e l'amore dei beni che vengono dall'industria umana come dalla natura. imbrogliatore. con la bocca. Qui si vive collettivamente.la città. ma da paese a paese. si tratta d'una mobilità estrema. Il cocchiere non faceva che salutare. e disporne in comune implica un mondo di rapporti e di discorsi e di interessi solidali. altre persone parlavano allo stesso modo. cioè da uomo. del cielo. o che di colui avrebbe avuto bisogno. ecco che gioia e dolore di ciascuno si comunicano a tu tti. e quasi disponendo in comune delle risorse di ciasc uno. con tutta la gente di cui presto o tardi avrebbe avuto bisogno c olui. La strada era un avvenimento: organetti che suonavano e l'armonia era subito travolta e ripresa volubilmente da un vocio di monelli. è sotto il segno della più stretta solidarietà. gran parte della letteratura. e sapeva che la generosa bestia era tenuta bene. un ziro d'olio. da tutto quello che di vario e alacre si può rovesciare sulla strada d'un paese vesuviano. la vita napoletana popo lare è una tragedia fra uomini. mettono fuori i loro mille balconi. cioè a cenni. saluti. accennare a una sol idarietà con gli uguali. ai suoi conoscenti da quartiere a quartiere. da case troppo alte e uniformi che. Nel suo senso migliore. Certo. una bellezza. E che cosa è di meglio ogni migliore vita civile? Cotesta tregua la osserverà meglio chi si troverà di fronte alla vita del popolo min uto che. al suo tessere di gesti la vita quotidiana. cosa che alla fine esclude l'odio verso i fortunati. Piccole cose. Esiste in tutta l'Italia meridionale un significato a parte per la parola " comodità". e l'intimità che tale sentimento porta nella vita di tutti i giorni. il padrone. e siccome la vita è quello che è. delle forme e d ei colori. Questo discors o era interrotto di continuo da un rapido occhieggiare del cocchiere all'ingiro. grida di mercanti ambulanti. a Napoli queste comodità sono qualche volta il bene comune d'interi gruppi umani. che se le prestano e ridanno . napoletana. E quell o che i napoletani chiamano "fetente". un movimento. e non da strada a strada. Percorrevo in carrozzella i paesi alle falde del Vesuvio. da un pu nto all'altro della strada. tintinnio di carr etti colmi di verdure. del mare. ci si accorgerà troppo tardi e a nostre spese che si tratta d'un vero fetente. alla sua nobiltà. e il colore di un'ora. alla realtà. uno scrollo. mentre spesso. bisogna pensare che l'origine di questo sentimento. se l'era presa il colonnello. sorridere. d'un uomo livellato dalla vita moderna. una grattugia. Una tale solidarietà fa sì che non si troverà mai un napoletano che si umilii a un altro uomo ma gli parlerà da uguale. alla spensieratezza che sembra emanare sempre da tutto q uello che è vivace e naturale. viste di profilo. Il cavallo trottava con la vivacità d'un meridionale. significava farsi vivo. popolare o meno. il cocchiere si voltava di quando in quando a raccontarmi la storia d'un altro suo cavallo che gli era stato requisito. E sui bal coni. e il gesto d'un vicino e il lampo d'un paio d'o cchi di donna. e invece è tutto un modo e una rete di rapporti di cui è fatta quella vit a. Ma se vorremo capire il senso della realtà dei napoletani . E questo complesso di rapporti mobile e diffuso come quello delle api e degli uccelli. che la rendono meno grave e la consolano: comodità è un balcone assolato. ed è difficile indovinarne lo scopo. pietosa e legata del mondo. cioè l'odio sociale. Ciò che può diventare anche un vezzo. fino a Torre del Gr eco. con le sue feste e il suo carico di dolore. mai smesso dal tempo dei greci. con gl'inferiori. coi conos centi: insomma. cant a delle ore di gioia e delle ore di dolore. che non lo poteva dimenticare. complesso forse unico. La stessa cosa notai poi andando in carrozzella a Na poli. una pentol a. tanto che mol ti non gliene attribuiscono alcuno. si rivela subito al primo colpo d'occhio. accennare. Questo è l'aspetto più evidente della solidarietà napoletana. raccolto in densi quartieri. con le spalle. se non proprio la manifestazione di una gran de vitalità. cenni col capo. a distanza. il loro piacere degli oggetti. con la mano. lo andava a trovare al reggimento in una città vicina. quale possono produrre seco li di vita difficile e un'esperienza vasta come la storia. cui allo stesso modo bastava un tremito. un fuoco. egois ta. eloquentissim o nella vita e nell'arte napoletane. con gli amici. Queste non sono forme oziose e non sono ossequio servile. un fornello. ammiccare. della città più soccorrevole . Una solidarietà siffatta rende testimone c iascuno della sorte dell'altro. un lampo. coi superiori. sta in cotesta pratica di vita rivolta assi duamente al mondo sensibile.

e il grande protegge il piccolo d agli assalti del mare. perché una cosa è indubitabile: che a Napoli la gente non sia vera. L'uomo qui è dominato dal fatto di riuscire a ogni costo a strappare quello che vuole strappare alla vita. sono le frasi più comuni nelle canzonette. l'effetto. queste figure di pietra . di vitalità e di verità richieda questa vita. dove i venti del mare sono capricciosi. e vi si metterà con tutte le sue risorse. coi piedi ben piantati sulla terra. anche quando sembra che lo dimentichi. intorno a un melone d'inverno. Egli aspetta dal cielo la grazia. uscendo di casa la mattina. tutto quello che pare disusato. Il popolo chiama. il benefizio. qui è vivo non per abitudine e pigrizia come s i crede. il paese dei devoti delle miracolose M adonne. le strade tagliate a picco nella roccia. un'umanissima arte . senza g uardarne l'intima ragione: così è venuta fuori la leggenda di Napoli. e che non ve n'è uno il quale. più oltre l'ulivo ha lo stesso colore. Del resto. carattere. e il piccone e la mina ha nno messo alla luce del sole decorazioni di stalattiti. Quale che sia la sua occupazione. le case sospese sull'orlo dei precipizi e i massi fermi sul punto di un a immane rovina. un orto napoletano dice la cura. Ma se per un i stante si sarà entrati nel cuore del popolo napoletano. sotto una luce bianca ad acet ilene. abita paesi nobilissimi. reale. Ogni commessura della roccia ha le sue piante erranti. gioia e dolore. vec chio. lungo la strada. con che teatralità sono disposti una dozzina di fich idindia per dritto. possono diventare maniera stucchevole. e la fede del popol o napoletano. ci si spiegherà che somma di forza. giardini sospesi in alto. A ogni punto più minaccioso la Madonna col Bambino ha la sua nicc hia. Il fatto è che ogni napoletano è combinato proprio in tutt 'altra maniera. questo p opolo. Il crinale delle rocce forma anch'esso profili di creature. vi sono riti che sopravvivono a Napoli perché son o legati ad essi alcuni benefizi. e ogni paese ha la sua perché questo è un tema di quella famosissima strada. di quanta virtù civile sia capac e quando gli sia chiesta. o come il venditore di fuochi artificiali.motivo facile. Mi fermo a guardare la cura della decorazione nei p iù piccoli venditori ambulanti. al suo pittoresco. con cupole. patetiche. si sia dimenticato un istante dello scopo della sua giornata e de l fine che vuol raggiungere. In genere. i sibili. Si aprono nella montagna. E da questa seri età proviene la soppravvivenza di vecchi riti e vecchie feste. PAESAGGI NAPOLETANI Venivo dalle valli della costa di Amalfi. ma sa ranno pur sempre nuove nella realtà popolare di questo paese il cui nome è volato in tutto il mondo a significare tante cose curiose. non lo p erderà di vista un momento. perciò la montagna sembra viva. d i colore azzurro come sono le piante sulla pietra. come è facile parlare del dol ce far niente napoletano. E la persuasione è l'arte napoletana per eccellenza. alla minuzia con cui ognuno compie il suo più umile lavoro. volte e nicchie. portichetti. e li chiede come v anno chiesti. Vuoi c onvincere. e la necessità conserva in vita a Napoli tutto quello che è morto o che è vuoto formalismo altrove: la necessità. ma perché risponde a ncora a uno scopo. e rinca sando la sera. d a Positano a Maiori. absidi come di cattedrali. di vecchia architettura amalfitana . anche se gli scogli che si drizzano sulla riva o stanno isolati tra le onde o sono a due a due. talvolta le piante che sbucano da ogni interstizio del ma sso fanno sulla sommità di tali simulacri naturali una corona d'erbe e di fiori se lvaggi con una simmetria meravigliosa. o per amore del pittoresco e della rappresentazione. vivacità alla vita. incoraggiando a comperare un r azzo o una girandola. in tutte le forme. di quanta proverbiale ingegnosità. Sulla roccia e in pieno sole cresce il capelvenere e difende disperatamente il suo verde e le venature b ionde delle sue foglie. Molti si sono fermati a questo carattere esteriore. separate l'una dall'altra con un sentimen . Morte e vita. È facile dire che a Napoli c'è gaiezza e spensieratezza. solo movente delle azioni umane. In tutto il pittoresco napoletano v'è un senso stretto della ne cessità. egli pone una tal e attenzione a quello che fa. strane. ne descrive i rumori. Questo dà un colo re tanto forte alla vita napoletana. Le case sono spaziose e cir condate di orti e giardini a terrazze. il volo. grotte e caverne. ma una fra tutte: l'uomo in una densità e pienezza e verità di vita. uno grande e uno piccolo. un patetico troppo semplice. e il senso della forma di. e che dà forza. tanto che una certa lentezza napoletana è dovuta pro prio a questo impegno. È come se fossero alimentati dalla salsedine. La gente di questi luoghi. la Madonna e il Bambino. sopravvissuto ad altro tempo.

La strada di Amalfi e di Sorrento non era ancora aperta. ma complicato con quello originale del luogo. La gente. La terra. il mare divenne deserto. Per valicare il passo di Monte Sant'Angelo. ed ha . e dove la rocc ia fa imbuto la circondano di una mora di sassi. abbia occupato le case loro. A terreno sono le stanze della vita comune. ed è la seconda semina d ell'annata. e le loro case le fanno con logica. All'orto. quando non possono altro. una decorazione di stucco alle finestre. e alle cinque la valle è imm ersa nell'ombra uguale e pur tanto chiara che d'estate dura due o tre ore. e mostrano ancor oggi certi disegni di caminetti. avevano commerc i con Genova cui fornivano legni e uomini. Erano città fiorenti e prospere al tempo della navigazione a vela. pe r una porta aperta in un vicolo. contro le intemperie. Nello stile del paese. essi si fecero palazzi e ville. il cammino più facile era il mare. dove seguitarono l'altra loro attitudine naturale. Essi sono la nobiltà del popol o. col giardino ric co. quelle di abitazione. sono taciturni e pratici. la sabbia del mare. Ed è così. l'indimenticabile chiarità del Mezzogiorn o. le rose fioriscono senza stagioni. le donne sono anch'esse da fatica. Il sole in queste valli scompare prima della sua ora. sia nata in queste contrade che i settentrion ali conoscono a meraviglia. d i tingere i palazzi di due colori. Venne la navigazione a vapore. i limoni sono il frutto di tutto l'anno. e ancor oggi capita di vedere. composti di cilindri e di cubi di muratura sovra pposti che ricordano le nude forme della moderna architettura monumentale. e magari con le due stanze superior i sprofondate. capolav ori di architettura popolare che sarebbe opportuno difendere con le leggi stesse che difendono il paesaggio e i monumenti illustri. alcuni quartieri abbandonati crollarono. fra tante cose comuni. Si può dire che la terra la trasportino col fazzoletto. il cortile davanti al portico. che sono la traduzione di tante cose ricche e illustri in uno stile del luogo che rammemo rava fantasticando le cose visitate.to d'indipendenza e di solitudine che ci si domanda da quale razza sia venuto. S i vede spesso gente povera uscire da palazzetti del Settecento. i q uali coi commerci adottavano le mode e le eleganze vedute nei paesi ricchi. Mi pa re certo che la consuetudine invalsa in alcune città dell'Europa settentrionale. Perché sono architetti e agricoltori nati. e dentro di un bellissimo bianco in cui la luce grande della co ntrada fa l'atmosfera d'un bagno vitale. in lugli o e in agosto si vedono le arance attaccate all'albero. dicendo orgogl iosa che è un mobile di famiglia. che li divide dal versante di Castellammare. Qui stavano gran signori. Il tema di quell'architettura. alt ri emigrarono in America. e fra di loro non si sente mai dire di quei drammi sentimentali che scoppia no sovente nei climi morbidi. rimasta nel paese dopo la parten za d'una razza di signori. all e piante e ai frutti. alcuni si diedero alla pesca. colorano la casa di du e colori spesso. che hanno un gusto inimitabile. Sono architetti nati. sopra. Fino a qualche anno fa. al livello della terrazza. all'albero. ho detto. un mobile illustre. I te tti sono a cupole lisce. hanno della vir ago. strappata a palmo a palmo alla montagna e alla roccia. è buona. Ho veduto certi mulini loro. con un tale senso di costruttori che il funzionalismo moderno ha in loro dei precursori. E gente diversa da ogni altra della regio ne. e dall'alto fanno un panorama di bagni romani. rimasto più intatto che ad Amalfi. È un'antica c orporazione naturale che nessuno ha ancora pensato a ricostruire. al cortile e alla terrazza sacrifica no lo spazio altrimenti adatto a ingrandire l'abitazione. perfino di cucine. alle prime piogge di settemb re si seminano gli ortaggi che altrove vanno a primavera. è pur sempre quello settecentesco. di alt ane. Vi portano su. gli armatori abb andonarono le loro ville e i palazzi. questi pa esi erano ricchi di bei mobili settecenteschi. Questi so no per la montagna scoscesa i loro orti e uliveti famosi. Il Settecento dovette essere il periodo delle maggiori fortune di questa contrad a. con un sapiente sfruttamento del terreno. e all'arrivo di qualche antiquario accorto. prima che i mo delli bastardi dell'architettura comune penetrino fin là. S'immagina che gente del popolo. una delizia settecentesca che la padrona di casa v'invita a guardare. o turchi che è forse lo stesso. si prendeva una sedia e quattro portatori per tre ore di cammino. sul portico la terrazza. di balconcini. conobbero i commerci del Mediterraneo occidentale insieme con la lor grande amica. I ve lieri tornavano a Positano carichi di mobili comperati a Genova. La loro casa ha l'orto.

verso la punta della Campanella. Sui muriccioli le bambine coi grandi o cchi e la carnagione calda sembrano conoscere la felicità segreta del mondo natura le. e vi vengono incontro le ombre vivide. e si ferma sulla strada come un torrente rappreso. È una luce immensa che si mette in lotta con gli organis mi. che sembra u n plastico. con una lunga scala esterna che quasi fa da ancora sulla terra. vi riporta a qualcosa di immortale. v'è da giurare che occhi di migliaia d'anni e gli stessi occhi di Virgilio ed Orazio li abbiano veduti semp re gli stessi. così facili ad abbandonarsi fra di loro e a baciarsi in pubblico nell'atto di dirsi qualcosa all'orecchio. e tutta la sua pastorelleria. sono segni che si riconoscono. Ho detto che in questa costiera non esistono gradaz ioni di luce. chi li ha veduti una volta li distingue fra mille. di pozzi. quale si vede nell'Europa del nord. i c hiari e gli scuri. nell'ombra dei giardini ragazzi e bambine. per proporsi solt . E le colombe che volano nelle sue liriche . di fiori. di estatico. l'arancio ha la chioma irta e tutta fiammelle. La terra è d'oro. della sua luce. rosa e viola. li sconvolge. della sua aria. tutta opposta all'idea che di solito ci si fa. la natura della vite di questa contrada. col verde luminoso degli aranci. sullo sgargiante de lla terra napoletana. e i suoi canti agresti. capricciosa alle soglie del Barocco. Vigne e agrumeti formano un profondo bosco. somigliano a questi. le labbra. e gli orti dis posti come in una geometria. Si può dire. E anche le mollezze e i piaceri dei suoi giardin i incantati appartengono a quest'ozio. i fiori che si aprono al principio dei suoi madrigali. li avesse da un a reminiscenza di questi suoi luoghi. vi mettono una fiammella. il Settecento che attecchì qui e ricorda i buoni affari e l'agiate zza d'un secolo ornato e intraprendente. e l'uomo si sente scintilla dell'immenso creato. La casa diviene bassa. una gracilità da paes aggio antico. E tutto questo popolo d i verdure. che sono la tr aduzione architettonica del vulcano che le domina. La natura ha un'armonia così gr ande che vi si può scoprire un tema uguale e universale per tutto. I paesi sono ch iari come le pietre d'un letto di torrente all'asciutto. al contrario dell'arancio greve e tondo della Sicilia. è come se quel lu me abbagliante lo posassero in terra. e quella precisamente che va sotto il nome di napoletana. Il pi no napoletano. La loro razza è tutt'altra. Il sole è tanto vibrato che a chi non sia abituato dà strani e pur piacevoli disturbi. V'è una delicatezza di scavo. li rinnova. si passa dal sole sfolgorante alla fosforescenza del crepuscolo di tre ore. e a queste colombe che si vedono bianchissime volare all'improvviso come innalzate da un'improvvisa tempesta. È facile dire che Tasso il sentimento dei suoi orti e dei suoi giardini. Quelli che vivono sulle falde del Vesuvio non credono al Vesuvio. Le strade dei paesi lungo la costa di Sorrento si aprono col loro Settecento div enuto popolare. che hanno un timbro miracolosamente salvo da ogni convenz ionalità. popolari. o non ci pensano. questi colori tutti napoletani. lo chiamano la Montagna. Non lo chiaman o neppur Vesuvio. di asini bendati intorno al pozzo. osservando case come queste. la vita vi si snoda intorno senza fatica apparente. e gli stessi atteggiamenti degli agricoltori. la chioma dell'arancio. La vite è alta e forma viali d' ombra. E i fiori sgargianti. Alle finestre le donne. E questa è la seconda zona. bizzar ri. e la propaggine della scala. felice dei suoi orti. il pino gracile ha qualcosa del fiore dell'agave. e si rivedono i vapori che velano le cose. e l'incombente Vesuvio colore di rosa. Qui gli orti felici si stendono in tutto il loro lusso naturale.del lungo crepuscolo. Non ci credono. di cui sfuggono quasi le dimensioni reali. Ma basta valicare il passo di Sorrento per trovarvi una natura diversa. il colore. ciò che influisce anche sui sentimenti. li abbia tratti da qui. M a passata la sella di Sorrento. da Pompei a Napoli. La terza è quel la alle falde del Vesuvio. rischiaranti tanto soavemente il suo poema. e quasi nelle profondità di stanze lussuose. coi carrettini di verdur a e di vino. com e l'uomo non pensa alla morte. checché ne pensino i pittori. A Sorrento le ragazze ab bracciate parlano ridenti e si baciano. e tronca. Il rosa e il grigi o riprendono il loro dominio. come si sente raccontare di c ontrade favolose più a sud. e perfino i loro ca ppelli e i loro vestiti rustici. A Sorrento la vitalità del popolo. secondo l'abitudine delle ragazze di Nap oli. gli strumenti rustici che si se ntono nelle sue selve. al trotterello facile dell'asino piccolo. e gli occhi. E non ci sono che i napoletani. si ricorda dell'eruzioni.

per il tremolare rosato dei peschi. nei patio. e dell'equilibrio naturale del mondo secondo cui tutto si accomoda. i n definitiva. Non te ne incaricare. Non si tratta d'indifferenza. san no che le parole evocano spesso i fatti e i fantasmi. delle cento e più specie che prosperano sulle rocce basaltiche coperte d'uno strato di cenere di pochi palmi. perenne e prospera. prima. i cannicci che coprono le chiome degli a ranci carichi. e neppure di non voler vedere. ma nell 'ordine del campo. il terreno offre infinite combinazioni alla massa mostruos a. tengono ancora prigionieri i vecchi spiriti del paganesimo. Ma intanto. Tutto in torno è creato con gli elementi del Vesuvio e i muriccioli e le mura. i magri cavoli verdeblù. La guardano. sono venute fuo ri da semi erranti. i mandor li. stacca tanti passi quanti gliene contende la lava. una antichità di og ni attimo. Immemorabilmente questa terra di continuo cancellata e risorta r iproduce quell'ordine. e che quando accadranno si presenteranno sotto un aspetto diverso da quello immaginato. e piegati dal vento i tronchi sembrano umani. le case. che è quanto basta a render buono un campo. che rappresentano facce umane. e sul grigio i tronchi scortecciati e dipinti di bianco degli alberi. il problema del giorno. era un modo romano che conteneva lo stesso esplicito divi eto del "non te ne incaricare" napoletano. Questo si chi ama tenere tutta spalancata la porta dell'inatteso. sulla cenere grigia e molle che serba l'impronta lucente della v anga e della zappa. In alcune di queste contrade hanno abolito la stazione dei carabin ieri. e le cupole delle abitazioni impostate e saldate come le pareti d'un orcio. Nei cortili profondi e ombrosi. gli aranci. sulle colonne di calce mozze. questo l embo di terra col suo sapor di cenere. significa. Fino all'ultimo egli non crede. Un'antichità vivente. il cagnuolo accucciato. E si accomoda perché l'uomo pensa ad accomodarlo.. G li uomini la guardano avanzare. per anni non pensato. è longevo. Non s'è mai sentito dire d'un delitto o d'un furto. negli androni. si affaccia alla memoria. difatti. Anche ora l'ultima parola non è detta. È lo stesso. tra cui il risentirsi delle prime foglie verdi è come il rinverdire d'una capigliatura di vecchio personaggio di favola. ordine degli stucchi di vita agreste nel museo de lle Terme a Roma. degli affreschi di Pompei. delle nostalgie campestri di Virgil io e di Orazio. Se bisogna abbandonare la casa. l'uomo co n le masserizie e i figliuoli già sul carretto non crede fino all'ultimo di dovers ene proprio andare. Il vino è colore violetto e amaranto. i suoi frutteti. la pianticella propizia della ruta. E sarà troppo tar di per capire che non ne valeva la pena. volere sino all'ultimo: sotto l'apparente disinteresse è una manifes tazione di volontà. La primavera è sosp esa nell'aria. e non sarà de tta mai. i giardini. L'ultima capitale di questa saggezza è Na poli. è d'un colore vivo e quasi umido. un gallo nero su una sedia. d'un millesimo la fatalità e la catastrofe. E gli alberi acquistano sul terreno chiaro cadenze di persone. s'è vista a volte dividersi la corrente incandescente davanti a un vigneto. i l problema dell'ora. In una natura arida come questa. i legumi e gli ortaggi. come i numeri del lotto. non vuole.anto i problemi immediati della vita. La metà del mondo d'oggi si guasta i nervi e perde troppo presto la vita per pensare alle cose che gli accadranno. Guarda la dil igenza dei solchi. e non altro. è saggio. se la lav a si ferma egli si ferma. l'ordine degli orti." "Lo è. e i buffi vasi di creta. Egli ha pia ntato i suoi orti e le sue vigne. In un patio tra mura d'un bianco di latte dove la bocca nera del forno sta da un canto. i piselli alti appena due palmi. E poi i peschi. Questo è a ntico. con sopra questi vel i rosa. come nell'uomo che combatte si fa strada la coscienza primitiva della difesa e dell'offesa. Sperare fino all'ultimo." . "Questa dev'essere gente fatta in un modo diverso da ogni altra. Non ci pensare. i fiori diventano enormi. In un paese di aspetti e di fatti antichi come l'Italia. In basso in questo grigio che ho detto. stanno donn e e bambini. Ma se accadesse? Se la Montagna si scatenasse? La lava avanza lentissimamente. col suo pensiero e con la sua fantasia. serba l'antico in nessuna pietra. e uno per volta. una p ioggia di lapilli neri ha concimato la vigna. Una scienza primitiva e un pregiudizio rimasto nel popolo. e il bianco rico rda le vesti. Tutto quello che s'è taciuto per anni. molte specie di vitigni. dei capricci della sorte. non ha affrettato. "Fai q uel che stai facendo". e la vite gracile è divenuta robusta e più abbondante. Dove la cenere è appena rimossa. Un giorno.

Usciti dall'ombra propizia dei cortili bianchi. È una materia sorda che acquista una forma sol perché è materia. stringendo la fo rma esatta delle chitarre. è molle. un verde che pareva il miraggio d'u n bosco tenerissimo. un essere vivo e romito: un gufo. di violetti . da animale. in vista del Vesuvio lontano e benigno come un totem. in una natura tutta minerale. nella realtà. Intorno a quella convulsione le fumarole esili e bianche fi orivano incensando. si levò battendo le ali una creatura di quei luoghi. cordami rappresi in cerchio. avevamo lasciato le ultime case piantate ai limiti dell a lava. discutevamo che rumore facesse. sol perché gli occhi umani vi cercano una forma. mentre piccoli uomini sul ciglio dell'altr o versante si profilavano nel cielo con l'aria assorta della gente agli spettaco li. Suonavano la chitarra. Nel deserto di lava. A questo punto. in quella solitudine disperata in cui la montagna pareva soffrire senza tregua né rimedio tutti i dolori della terra. comincia il deserto. segn ava lo stacco tra la vita e la morte. apparvero i due suonat ori di chitarra. No. Ancora sotto l'orlo dei cratere. ma personaggi. e terna condannata ai dolori del parto. un rumore più elementare. Sembra di in travedere in queste macchie quello che si trova nella profondità della terra. col real ismo dei carnai. D'una porta che si chiuda violentemente suscitando echi profondi e rimbombi in una casa vuot a e spaziosa. come se li avesse messi là in un suo canto streg ato l'Ariosto. D'un'onda immane che si abbatte su una spiaggia mentre la riecheggiano scogli e caverne. cantata tante volte sul mare d'argento. Ma non è così tutta la vita? Fino a quando il gigante non dà uno scrollo. nudità decapitate e mutilate. Di solito. gli uomini. sonoro di pie tra arida. Se ne intravedono le case bianche. d'un regno infantile. la massa di cenere preme da tutte le parti.sopra sono ricresciuti gli orti e le abitazioni. Ma non è pr oprio il deserto. La montagna emana un tenue calore.Dai loro cortili e dai loro patio. Cantavano e suonavano "Ohi Mari". Ma più oltre. d'un colore di zolfo. Vedono l 'Italia come fosse caduta dal cielo. Salendo. muffito di sterili bianchi. E quella canzone. Si scorge un ciuffo d'erbacce secche e ci si domanda in quale mai stagione rinverdì. Il Vesuvio e la chitarra. di ingrommatura. sostenuto dalle macerie di pietre . Quando si accorgeranno che l'hanno costruit a gli uomini? Oh. i campanil i rosa. Non si pensava che fossero posteggiatori. Ne ho incontrati fin sotto il cratere del Vesuvio. Come se stesse per soffocare. in vista de lla colonna di fumo gialla e rosea. Più sopra c'è il bosco dei pini. e non dico la bellezza di quella forma e di quel colore del frutto in quell'informe e tra quei colori da chimici. pareva a tratti che su quell'onda i dad i bianchi delle . con la loro forma di cubo come un'affermazione semplice e costruttiva di fronte alla natura tondeggiante della montagna. coi suoi profondi recessi. guardando un mare dall'alto. I COSTRUTTORI DEL GARGANO . apparizi oni avventurose. da vivente. dopo qualche orticello in cui gli ortaggi diventano nani. In una di queste macchie è Pompei. gli stranieri non guardano agli uomini. Il Vesuvio in questi giorni è attivo. È quell o. Con una fantasia stracca e disordinata. il deserto di lava rifà l e immagini che si leggono in tutti gli elementi disordinati e lubrici: stracci e panni luridi. case pencolassero come le vele in mare. poco più oltre. umani. Si spalanca sotto gli occhi la valle infernale. tra le illusioni dell'uomo e il nulla. simili a macchie d'inchiostro le tracce delle antiche eruzioni si spando no nella pianura . riaperto oggi. e così un ragazzo che vendeva certe arance appena staccate dall'a lbero. di gialli. allo stesso modo che. di muffa. se ne scorgono gli scuri degli sc ogli e i chiari dei banchi di sabbia. la cenere nel pugno di una mano è pesante: ha il colore d'una brace che cova un fuoco non ancora spento. lassù in cima. il vulcano vomitò certi stracci incandescenti di lava. tra la cenere rosea e l'infernale stereo. il Vesuvio e le arance d'oro. il viottolo aperto ieri. guardano stupiti noi che guardiamo quell'anti ca semenza d'uomini. Alla fine viene in mente l'immagine d i quel girone dantesco in cui si trovano quei "due tuffati in uno stereo". portata lassù. e dagli sguardi assortiti di tan ti occhi bianchi e neri. all'informe della lava che prem e da tutte le parti in un mare rappreso. Il mondo abitato è lontano. che si posarono e si spens ero tra il verde minerale del cono eruttivo.

con gli occhi di fuoco di notte. se non vecchie. è una immane opera di muri a secco che sostengono le terrazze degli olivi . Ma s'immagina difficilmente un gruppo di pastori e di contadini che porti una p reoccupazione architettonica nella sua abitazione. e si misura dove e come il vento la tormenta. questo vortice diventa più grandioso e più complicato a m ano a mano che si risale il monte. A parte la donna dell'autobus. di qui. Una scritta all'ingresso della città avverte che qui si tocca il quaranta per mille della natalità. Si capisce d'essere capitati entro un'opera tra le più ingegnose degli uomini e. posa per un attimo lo sguardo su di voi. Tutto qui è molto importante. a turbante. A un certo punto. Tanto du ra. Ma salendo per la strada bianca. sull'intero promontorio. con due occhi di fuoco di notte. g li ulivi alleggeriti sono gracili e ai loro piedi il grano è d'un colore nuovo. a elmo. se una città moderna dovesse avere i suoi co mignoli delle proporzioni di questi. Non avevo mai veduto un pane di questa posta. Sulla cima di qualche poggio sta come un fossile un edifi cio bianco. che coprono il monte come un tetto. delle vigne. nel suo rifugi o di montagna. la quota più alta d'Italia. una macchia verde descrive la sua pac e. di poche case sparse tra i campi di olivi e di mandorli. Una tale opera dei campi è sta ta compiuta in settant'anni. Qua e là nelle valli. si d ovrebbe presentare con camini della grandezza delle Torri di Bologna o del campa nile di Pisa. ma su tutti i poggi e i monti intorno. della stessa for ma. seguendo il disegno delle terrazze che la sovrastano per la montagna. In una piega del terreno. In fondo alla valle. in una valle. Non vi guarderà mai più. dei mandorli. Che un contrasto qualun . tinta di bianco come tutta la pietra che si vede. Ci si accorge subito di trovarsi fra gente dura e gelosa. Angelo. la bisogna del pane. quello che era il deserto appare un bastione di pietrame. quanto basta a una famiglia di cinque o sei persone. chiuso come un minatore. il mare che sembra levarsi inclinato sulla linea dell'orizzonte. il freddo d'inverno . e spioventi come gli embrici d'un tetto. una borgata è disposta in riga su quattro o cinque file. che neppure il matrimonio accade senza dramma. e non se ne scorge l'abitazione. colore della polvere. l'occhio si abitua a discernere nient'altro che questa immane pa zienza. Come lo s catenarsi d'una girandola. in rapporto all'altezza degli edifici. sopra. di vecchi casolari. E si capisce per quelli che hanno da celebrare una potenza e da attestare una forza. arriva verde di grano proprio fino alla striscia del mare turchino. i mandorli già verdi con qualche vecchio fiocco fiorito. da quando il Gargano finì di essere un feudo regio co i suoi boschi profondi dell'interno. dove il vento non arriva. di campa nili. nel suo forno. ma non c'è traccia d'uomo se non questi enormi camini dalla forma di torri. per due giorni. Poche volte la fatica umana dà uno sbigottiment o simile. Questi camini dicono tutto: il vento che tira. a quanto pare. quella cioè che ha costruito l'enorme monumento dei bastioni delle sue montagne. e sopra ci sono due pani di dieci o dodici chili ciascuno. è rigato a llo stesso modo dalle correnti: tutto è sullo stesso disegno. Il lavoro parla per gli abitanti. Tutta la terra atto rno è lavorata come una miniera. nell'autobus. di olivi e di pini d'Aleppo. Gli stessi comignoli che si sono veduti prima. di lanterne. Tutto quello che si scorge. bianchi come la pietra. simile all'avvolgers i di certe conchiglie. L'uomo ha spesso bisogno di un atto di forza anche in ciò. Un lembo di t erra miracolosamente in piena. Una donna. e. La vigna è ancora nuda . Da Manfredonia a Monte S. figurano come le cuspi di di una lontana città turrita e bianca. qualche albero si leva. i viottoli serpeggianti e le strade tortuose rifanno un movimento con corde. La montagna è una pietraia deserta là davanti. non ho veduto qu i altre donne. questi comignoli sproposi tati. annunziano la città di Monte Sant'A ngelo. le case basse d isposte in riga sulla cima. Un movimento a spirale avvolge monte die tro monte. prendono forma sopra al ciglio roccioso del monte. dalle valli asciutte al le cime. si va prima per un pendio sul m are. in una ruga. e non qui soltanto. spuntano certi enormi comignoli. c ome succede. Si scorge bensì la porta incardinata nel masso. si pensa alla natura di questi uomini. alla fi ne.Vi sono popoli che hanno un talento istintivo e storico per l'architettura. a torrione. Da una casa esce un tale con un'asse sulla testa. fuori. del grano. e un filo di fumo annunzia che qualcuno è vivo là sotto. si scorgono poi i tetti.

m a per quello che sanno fare ricercati in tutto il Tavoliere. tante invenzioni preziose d'architettura. ma con quale cuore? E si tratta proprio d'un richiamo d'amore. Spesso. per avventura. di risolvere problemi di pendenz e. Il ra tto può capitare anche a una donna sorda al richiamo dell'amante. cui la donna. strisciando lungo il mu ro fino alla porta di casa sua. come è quella che ci propone stabilimenti balneari e palagi tutti del medesimo stile. non vadano proposte a modello d'una moderna architettura povera di idee e pretenziosa. che essi chiamano pagliai anc he certi rifugi di montagna costruiti di pietra a forma di capanna. muratori e imprenditori di lavori stradali e di costruzioni. quest'uomo spalleggiato dai suoi compagni si presenta nella casa di lei. vanno a informarsi se tutto sia andato bene. e per salirvi ci vuole una scaletta o una sedia. di prospettive. paesi d'Italia. e l'uomo. per un buon grande pane sicuro. a Positano. a cui corre. al modo degli uccelli e delle fiere. È tanta la vocazione di questi di Monte Sant'Angelo. prendendo il posto di Apollo che qui aveva un tempio. dove sono scavate nella roccia le gabbie per i torchi. dove il vento è chiamato lucifero.que coi parenti della sua bella si faccia strada. che lo prenda un dubbio sui se ntimenti della donna amata. ci si può chiedere se. ad Amalfi. Quella del ratto è una vecchia usanza illirica. e la fanciulla rifugiata ai piedi del letto. non soltanto popolare. Arte di fare scale. Han no il genio dell'architettura come in altri. dove sono di pietra anche gli ammostatoi. portici. se è fuori. a Ischia. o nel co rso d'una festa. A ogni denunzia di colpi di questo genere. si affac cia dietro i vetri o sulla porta. prima della celebrazione. Appena il romanico glorioso fece illustre la Puglia. e dava nti alla loro città costruita mirabilmente sullo scrimolo del monte e su due valli . in modo che la più modesta cas uccia ha questo egregio frontespizio. a cava llo. Non esiste da noi un documento che metta sotto gli occhi l'arte di costruire una casa come fanno qui. dove gli uomini ripetono sempre la medesima storia e nascono forti. per la povera condizione degli sposi che non possono redigere lunghe note di be ni e di oggetti di corredo da far leggere solennemente per bocca del notaio dava nti al vicinato. i carabinieri sanno che tutto finirà col pranzo di nozze. . un s ibilo sordo come dei grilli d'estate. quest i montanari trasportarono sulle loro abitazioni il modello delle facciate di que lle chiese. Ed è una caverna il famoso santuario di S. se vuoi rispondere. Tutto finirà ugualmente col matrimonio. Il letto è molto alto. il rituale del matrimonio comporta anche un ratto simulato. È noto che di là. I loro avi d ella preistoria abitavano qui in caverne che si vedono ancora. che fino a quel giorno non è riuscito a parl are alla sua sospirata se non stando sulla soglia della porta. e dei ratti in campagna. le assi sono sostenute da due alti trespoli. negati a ogni forma d'industria. passaggi. egli si chiude la porta alle spalle e diventa signore dell'ama ta. e che neppure nell'emigrazione scordano le loro attitudini. le grandi famiglie che servono pe r il lavoro della montagna. e da far portare alle comari nelle canestre. e che per avvent ura ami un altro. sull'altra sponda de ll'Adriatico. le madri d ei due sposi per amore e per forza. Michele Arcangelo che pare sia apparso qui per la pri ma volta alla adorazione dei fedeli. crescono intraprendenti contadini pastori e artigiani. il ratto è buonissim o rimedio che dispensa da tante malagevoli formalità. dove si lavora fino a settant'anni e si campa spesso fino a cent o. con la madre muta testimone. e suscita nei crudi inverni i racconti delle streghe. adattate già mirabi lmente ad abitazione. e adattandole. E poi i figli. Qui è rimasto l'uso nel suo vigore primitivo. non più molti. e quando i suoi compagni con l'inganno e con la forza hanno condotto fuori la vecchia. La mattina dopo. Le impronte di quei piedi e di quelle mani sono come una lunga eco delle sessant amila persone che passano qui ogni anno. quadrate e rettangolari. dove i pani sono grandi come la lun a piena. anche al prete e al medico quando sarà l'ora. di variarle infinitamente. In molti luoghi. e un buon letto. Poiché egli lasciò l'impronta del suo piede nudo. Pensano gli amici a preparar e una lauta cena ai due fuggiaschi. rimanen do carpentieri. Arte di legare gli uomini ai loro luoghi. i pellegrini di tutta l a regione e delle regioni vicine tracciano sui muri e sulle scale del santuario l'impronta della loro mano e il loro nome. è ancora la caverna primiti va sormontata da un comignolo e chiusa da una di queste facciate. in un'ora in cui ella è sola con la madre.

Guardate i suoi campioni: Gioacchino da Fiore. Figurarsi la discussione. Guardate la chiesetta bizantina di San Marco a Rossano. alluvioni. Poiché il calabrese s'innamora come pochi delle grandi idee e delle idee universal i. delle sp iagge. albero. è la stessa natura che prende atteggiamenti d'archite ttura. la grandezza umana. e l'attitudine a giudicare. e l'i mmagine delle cose. poiché per esse abbiamo tenuto fede alla nostra tradizione. il suo carattere. con tutto quanto è insondabile in questa affez ione. e lo spettacolo degli invasori c he tra il vino e le cose saccheggiate li schiantava di colpo la perniciosa. nelle sue lettere. Uno di questi luoghi è Tiriolo. giacché percorreva la Magna Grecia con la spada e un Virgilio: il tribunale ebbe un occhio di riguardo per lui. con lo stesso struggimento che dà l'atteggiarsi d'una figura familiare terri bile e alta ma cara come è in Calabria la paternità. pietra. non trovate che torri di giustizia e castelli di utopia. e diciamo p ure la sua cavalleria e il suo talento filosofia). questa regione tiene al sommo del suo carattere il sens o del diritto e del torto. e in ogni cuore d'uomo. non conosce neppure il pe rché di questo suo attaccamento. il passato. natura. Questa è proprio la Calabria con la sua natura. perciò esso è tra i più facili a diventare ingiusto e prepotente sapendo di esserlo. come se l'uomo li avesse ridotti in suo po tere e resi soggetti. vanno al fondo delle cose e delle parole trovandovi la s uprema imbecillità. la pietra. e Santa Severina. e gli offrì di scegliersi lui stesso la morte che meno gli disp iacesse. v'è la Toscana do ve la natura non è che l'introduzione all'architettura e la sua più bella introduzio ne. mi offre una reliquia. come press o una bestia di cui non conosce la forza ma che sa potente. che sono la chiara immagine della sua storia e delle sue a bitudini: c'è nella Lombardia dei canali la geometria di Leonardo. Da noi essa fu sempre quotidiana anche con la natura. forse per ciò. basta per dargli colore.Il sagrestano del tempio. e quando ru ppe in mare e la tempesta lo portò sino a Scilla. interpretano. essa è tutta nell'atteggiarsi dei monti. e ai greci vecchi e nuovi trema il cuore a scorgerla di lontano. gli sciocchi mitici sono sciocchi filosofici che dis tinguono. Tomaso Campanella. parlano a lui con accenti de l suo sangue. Per quanto egl i si soffermi poco sul paesaggio. In ogni terra è la lotta fra giusto e ingiusto. l'arrivo improvviso nei paesi dell'altopiano (chi arrivava primo sparava). Un giorno capitò in uno di questi tribunali uno degli ufficiali invasori. roccia. poiché era u n uomo di lettere. Ci penso spe sso. l'uomo vive in mezzo alla natura ancora sottomesso. Una scheggia del masso. Quale sia la tradizione dei calabresi è difficile dirlo. i boschi con g l'impiccati agli alberi da cui qualcuno si spiccava facilmente ("s'impicca prest o e male"). il paese sul colle addensato come un mucchio di semi o un armento. il senso delle cose. Courier tornò tre volte al campo spogliato dei suoi panni. Gli alberi solitari nella valle nuda. facendosene anzi un culto disperato e una missione come della giust izia: posizione esatta da angelo condannato. il sopruso. franamenti. o il panorama di Corigli ano Calabro. spartire giu sto e ingiusto.e lo so. Non si potrebbe essere più giusti. Ma in Calabria siamo ancora al primo balzare dell'uomo nella sua abitazione terrena tra mille forze nemiche. CALABRIA Se dovessi citare uno scrittore che ha capito la Calabria parlerei di Paul-Louis Courier che venne da noi con le truppe napoleoniche del Massena. attraverso terrem oti. il colore di quella guerriglia: le bande defilate sui costoni dei monti. dei colli. Vi sono altri e più bei paesaggi che danno il senso della trionfante presenza dell'uomo. l'opera dell'uomo che fa tutt'uno con essa. ha resistito. sotto la grotta umida ed enorme che si apre nella chie sa. E i tribunali rustici. la violen za: eppure. e non sa bene se nem ica o amica. distinguere. uomo. ma vi sta come figlio. quello che. Chi ama queste cose . Ancora pietra. Poic hé questo è il paese. il cocuzzolo accanto pela . Francesco da Paol a. Sono pochi i paesi d'Italia c he abbiano conosciuto meglio della Calabria l'ingiustizia. la forza civile. Un tema divenuto chiariss imo e dominante di questa regione povera di grandi memorie archeologiche perdute in cento flagelli naturali. Certo non è più bella Egina davanti ad Atene. persona colta a quanto pare. e la Colonna di Giunone Lacinia sul mare di Croto ne. Da secoli noi amiamo la verità come gli aspetti della nostra terra. è difficile amarle -. E nelle sue favole popolari. e tale sentimento è il patriottismo.

giovane. direi addirittura di discendenze. Ricorderò il gesto con cui una povera donna. diviene prezioso quello che la te rra e la luce danno. per esempio. la vita di tipo antico dispone a queste cose. e così reggono le distinzi oni e gli abissi fra le classi. quando misi mano al borsellino mi disse: "Grazie. sia un frutto o un sacchetto di sementi. È una bellezza di pura geologia. proprio della sua stessa natura inquieta. e quella che fu una volta l'el argizione dei diritti dell'uomo. a tal punto che ogni cosa è cara per la fatica e la lotta che rappresenta. lana e grano in casa è già la ricchezza. e che soltanto in questi anni allacciano buone strade. ciascuno ha il suo linguaggio. mentre avrebbe bisogno di lottare solo. dove l'imbecille parla da imbecille. La forza della Calabria è nella sua struttura familiare. l'hanno risecchita. prima del lavoro delle m acchine. E con la mancanza di bisogni. e questo soltanto gli dava il diritto. Vale a dire che la vita ant ica regge dove le differenze materiali sono più profonde. In Calabria i venti del mare e la luce e il sole hanno compiuto l'opera. E questo non è tanto primitivo come sembra a prima vista. Abbiamo veduto che le rivoluzioni di tipo socialista di dopo guerra hanno sommosso popoli inte ri con l'introduzione di alcune comodità materiali. che è poi la libertà suprema dell'uomo. l'elaborazione della natura e il suo rivolgimento e il suo cambiar positura e aspetto. e la donna con la sua roba sulla testa. il campo del suo genio. là dove dalla semina del grano allo sfornare il pa ne l'uomo è schiavo di se stesso. Tant'è vero che in Calabria. Ancora per poco. dai ballatoi. una promessa e una speranza. appartiene a una tradizione di tipi e di fa miglie. quando arrivò a dire "siamo tutti u guali". è divenuta in Russia. al suo ritorno. I figli rapprese ntano un continuo atto di fede nella vita. Perciò ogni conquista è la tr adizione. Questo permette di star fermi. La vita dura. una forz a che deve correggere il destino individuale dei padri. il suo mondo. Uno dei caratteri d ella civiltà d'oggi è d'avere ridotto al minimo il prezzo di tali privilegi. Se rimane solo e libero di sé. contemplare. Il mare deserto. era tutto il segno del privilegio di alcune classi. di con formazione del terreno e di storia della terra. il suo dramma e la sua poesia. deve af frontare la vita. dalle porte del paese ad anfiteatro. porterà il suo individualismo. gli rispo se un coro enorme di risate. terre coltiva bili rare e motivo di contese secolari. teneva un suo discorso dal balcone d'una casa. o nella loro limitatezza. dei geli delle epoche remote. in uno di nostri paesi. il passato. mondata. guardare. per mutar condizione. e così l'avere fatto parte dell'esercito per un numero di anni. Altrimenti non si capire bbe il significato della parabola che percorre ogni calabrese di modesta condizi one che si affaccia alla vita: proprio nel momento in cui egli. vino. Ma una penisola così stretta ha una vita profonda e di lenta penetrazione. Grande solitudine dell'uomo. ragionante. castelli e palazzi solitari. la vita. da rozzo il rozzo. La Calabria è ancora sul punto di questa trasforma zione. pe r cui avere olio. invecch iata. Ancora tutta la sua vita è nella mancanza di bisogni. l'ho fatto per rispetto di voi": e la sua veste era tutta una toppa. di smettere il c ostume della sua categoria. come nella scogliera di Scilla. elargizione de i benefizi della vita confortevole. e fiumi rovinosi. che ha il ricordo di un cosmo op erante. formano tutta l'immagine d'una società. cavillosa.to. Era la povera gente che rideva. pensare. La famiglia è la sua spinta vitale. l a stessa che nel paesaggio attorno a Roma. aiutandomi a portare una valigia in u na stazione sperduta. degli oceani che lambivano le cime dei mon ti e ritirandosi hanno scavato le terrazze. nei quali benefizi. certo. pensa a sposarsi. non ne ho bisogno. senza il peso del gruppo familiare a lui pare inutile comb attere. mummificata. e la ri voluzione socialista ha per veri autori le macchine. nel tempo di prima non v'era al tro mezzo che l'emigrazione. dai vicoli. Come nei drammi di Shakespeare. e ogni mercé rappresenta le arti più antiche dell'uom o. Mi fa ancora pena se ripenso all'avven tura d'un agitatore socialista che venticinque anni fa. Ma ancora quanto basta per dare un ritratto della nat ura originale di questo paese. dove ognuno è il suo personaggio e nient'altro. sola. paesi rifugi ati sui colli e sui monti in guardia. da signore il signore. e paesi dove a poche m iglia di distanza mutano il costume e il dialetto. alle manifestazioni più sfrenat . cioè l'adattamento dell'uomo ad altro lavoro e ad alt ra vita. Non conosco altr i luoghi che come la Calabria abbiano il senso della gerarchia della vita. si c rea una responsabilità.

sa tuttavia che si tratta sempre di una autorità di uomini. Si tratta di temperamenti facile preda alle passioni: fantasio si. Questo è teocrazia e insieme senso degli uomini. diventano pra tici. è unitario. questo è il solo mezzo a ttraverso cui egli si potrà fissare nella società. vedevo che tutta la vita sociale girava intorno a q uesti doni stagionali. È escluso ogni senso edonistico. Per lui chi comanda ha il diritto di comandare. cui torna sempre. col denaro portava anche doni. e sono destinati ugualmente ad aumentare il numero di detti avv ocati. e il comando è una funz ione indiscutibile. sensibili. e s i può dire che non abbia il senso della conquista sociale se non ha una famiglia d a recare in porto. che vorrebbe fuggire. è buon soldato. di una cesta di frutta o di un animale dei boschi dell'Aspromonte e della Sila? Vidi molti a nni fa uno di questi doni offerti a un cardinale in Roma. Egli ha bisogno naturalmente del freno della famiglia. il calabrese sa che il potere è un fatto umano e che basta pervenire a parlare con esso perché si pieghi alle necessità umane. un cesto di arance. la f amiglia di un carcerato che si presentasse all'avvocato non andava mai a mani vu ote. primordialmente femminili. e sovrattutto un valore emotivo. abituato a spartire il dritto e il torto in tutte le sue manifestazioni. Poiché ha un senso primitivo della giustizia. il potere non è per lui altro che sost anzialmente giusto. un barile di vino. una bottiglia di essenze. egli entra così nell'ordine sociale. un agnello. divent ando magari il più umile servo di esso. Una recente statistica ha rivelato che la città di Catanzaro conta un numero di avvocati maggiore che non la città di Milano. L'ingegno calabrese tira facilmente al mestiere intellettuale come all'unica ris orsa per uscire da una costituzione fino a ieri di tipo feudale e di cui durano . Allora. bisogna aprire più scuole professionali e officine. come volete rimanere insensibili all' offerta semplice. che crede di placare i rappresentanti del potere con le offerte di frutti della terr a. che parla a quanto abbiamo nel cuore di più antico. sono considerati a tal punto. Da ciò proviene al calabrese un altro ordine di pensieri. che l'uomo p ervenga alla famiglia dopo aver vinto la sua battaglia per l'esistenza. il senso pate rno. e ricordo come egli so rrise. capaci di astrarre. partecipare al potere in qualsiasi forma. Disposto naturalmente a una funzione patriarcale. Se si vogliono meno av vocati. la famiglia li frena. Il calabrese im magina il potere come qualcosa di astratto. Qua ndo ero ragazzo in Calabria. È il contrario di quanto accade negli altri paesi. come oggi. Si stabiliva così un contatto tra uomo e uomo. mentre colloca il potere nella dimensione più alta e inattaccabile. lo appaga il mondo esterno del suo paese che egli ama. Ma nello stesso tempo. patriarcale. Q uesto è un sentimento tutto regionale dell'autorità e del comando. Naturalm ente. E annettendo ai prodotti della sua terra un valore inestimabile. Per quanto ciò possa sembrare un futile dono propiziatorio. questa etica calabrese richiede qualità virili anche nella donna. e le ingiustizie che ne possono derivare dipendono da chi am ministra questo potere. che s i spedivano non soltanto tra vicini ma da paese a paese. Poiché. e per un'abitudine secolare all 'oppressione. quello di fronte a ll'autorità. E non è una cagione trascurabile del malessere sociale. l'invio delle primizie. Difatti è monarchico. gli bastano la sua fantasia e la sua filosofia della vita. per cui nei vecchi tempi si eresse a brigante giustiziere. Lo spirito tradizionale del calabrese è dunque gerarchico. offerto da uomo a uomo e da vecchio ragazzo a vecchio ragazzo. Migliaia di studenti escono ogni anno dalle scuole classiche del le tre Calabrie. E questo è l'altro aspetto della questione. Il calabrese non acquista neppure socialmente rispettabilità se non ha famiglia. se il calabrese ha il senso dell'autorità come un fatto irrazionale e indiscutibile.e. Manca in Calabria un assetto moderno che apra alle energie giovani il cam po delle arti. dei mestieri e delle professioni tecniche. che tutto il movimento profondo della Calabria tende da cinquant'a nni al mutamento di condizione. il co mando della società. ha il suo effetto. sa che anche Dio sorrid erebbe del suo paniere di frutta. È facile vedere gente del popolo. dei frutti e degli animali. egli diffida degli esecutori del potere. In Calabria è considerata una vergogna non essere abili al servizio militare. Per quanto sia grande l'autorità cui il calabr ese si rivolge con questi mezzi primitivi. o come vol ete. in Calabria. volubili. Per sé egli non conquisterebbe null a. essendo la Calabr ia uno dei paesi che ha in maggior grado il senso della gerarchia. D'altra parte il potere.

di sacrifici e sforzi eroici. il matrimonio cui pervennero per nuovi sacrifici. in genere il più piccolo. la nessuna servilità. dividendo con la famiglia paterna il salario e lo stipendio. e non per sé. e comportano certo il loro dramma: una famiglia intera.le conseguenze. Ma intanto. ha stabilito la sua condizione. l'uomo considerato come partecipe d ella responsabilità familiare e del suo ordine. capace di correre il mondo a suo solo ri schio. avendo già dato la metà della loro vita alla creazione dell'opera patern a. Per maturare un figlio che diventi avvocato o medico o prete. Questi fatti possono parere terribili a chi li considera senza l'animo del lu ogo. e di molte fortune che non si possono più tentare. un Campanella . un San Francesco da Paola. Sarà in alcuni strati la corsa verso l'impiego e il funzionarismo. e già predestinato. Nelle famiglie povere dove il padre non può arrivare a compiere l'oper a di elevazione familiare. soltanto allora i su oi fratelli hanno potuto sposarsi. L'uomo che entra in una famiglia è considerato subito un soldato e un difen sore di essa. Per quanto l'Italia abbia la famiglia come centro di ogni manifesta zione di vita. il figlio maggiore assume la parte di padre. aiutato d a ognuno dei suoi fratelli. e di fronte a un altro impegno per il resto dei loro anni. Tutte le rovine familiari e individuali della Calabria dipendono dallo sganciame nto della vita familiare e da questa struttura. sono le molle dell'esistenza. Ecco una v icenda solita: sposarsi. Sono qu esti i surrogati fatali dell'emigrazione di un tempo. È un paese questo dove la dignità. Si pensi che umanità pr eziosa si può cavare da gente siffatta. si sono ritrovati coi capelli bianchi. Ma questo gli basta per spingersi nella vita. ma non può sfuggire a nessuno questa attitudine del calabrese al sacrificio. molte famiglie hanno sacrifica to tutti i loro membri. hanno affrontato l'emigrazione. I fratelli maggiori. né si è abolito il concetto della differenza tra impiego di tavolino e mesti ere. L'annullamento dell'uomo di fronte alla gerarchia patriar cale ha le sue ragioni. essendo d'altra parte i calabres i eccessivi per natura e capaci delle passioni più sfrenate. Preti. per ordine di età. Molte vite calabresi sono tutta una rinunz ia. O meglio. per tirare fuori da uno dei figli. Si veda a che punto è relegato il pi acere. l'arruolamento set tennale. intraprendente. come si faceva una volta. e si tro va ad averla terminata vecchio come suo padre. la Chiesa e lo Stato. carabinieri. E le sorelle andranno a marito per ordine di età. Molti matrimoni nell'ambiente calabrese sono ritardati perché la sorella maggiore non ha ancora trovato marito. e dopo quindici giorni o un mese di matrimonio emigrare . e in molti luoghi a uno che chieda la figlia minore d'una famiglia. aspettando la sistemazio ne del fratello minore. attivo. e dei giovani sulle soglie della vita si sono privati di tutto. all'annullamento della sua personalità di fronte alla legge familiare. In molti casi. rappresentano il riscatto di famiglie che non hanno altro mezzo per salire e migliorare la propria condizione se non mett endosi sotto le ali dei grandi poteri costitutivi. solo dopo che il giovane prescelto. un intellettuale. alla totale dedizione di sé. Il figlio rimane legato alla ca sa fino a quando non siano in porto i fratelli o non si siano sposate le sorelle . o partire soldato. il contributo finanziario per i dieci o dodici anni della durata degli studi. I maggiori uomini della Calabria portarono sempre in sé qu esto avvertimento: un Abate Gioacchino. dalla semplice sigaretta all'amore. con una dose di amor proprio e di orgoglio molto s piccata. Tanto più grave in quanto il calabrese è di sua natura m obile. la lib ertà interiore. e forse neppure tanto dolorosa dacché una tradizione antica ha segnato nel cuo re di ognuno questo potere. l'emigrazione aveva rivelato che il calabrese può diventare anche u n uomo moderno. strano in un popolo d i virtù tanto primitive. non si è ancora sviluppato il senso dell'iniziativa individuale e del rischio per sonale. la personalità. il padre ris ponde offrendo la maggiore. funzionari. la biografia del calabrese si può ridurre alla rinunzia. la Calabria è tutta nella famiglia. virile. e i figli si sono sottomessi se nza fiatare a tali sacrifici. dominano questa regione come segni di quel genio tutto proprio della regione d . in alcune famiglie numerose. la storia di tante ascensioni dalla vita popolare all'attività civile in Calabria è piena di drammi inauditi. avido di vita. il padre ha imposto a tutti gli altri figli sacrifici di anni. Questo indica l'annullamento totale dell'uomo di fronte alle necessità familiari.

I ragazzi sono la maggioranza dei frequentatori nelle chiese. e dice che si farà carabiniere. Mi domando che cosa si tirerebbe fuori da ta nte e così ardenti vocazioni se questi ragazzi vedessero altri aspetti della vita e della conquista umana. e poi le ciambelle e i dolci delle feste. mediterranea e interna. accanto ad esse è la madre nera cosparsa di rughe che registrano sul s uo viso i dolori sofferti. un bambino era rimasto nella chiesa vuota. Il lino azzurro fa laghi di gemma nei campi. i loro giocattoli sono d ipendenti dalla natura. coi piedini nudi non ancora appiattiti dal troppo cammin are. ella si le va con la sua bellezza ignara e gli occhi sereni. dalle tane oscure. Così sono maturati fra noi i mi gliori uomini. una intera frase arriva ai vostri orecchi. non si sa di dove. di scampanii di pecore. varia . simili a quelli di tutta la be llezza e la gioventù del mondo dove che sia. le zagare: l'aria è un profumo fluido che s i respira come un'atmosfera sensibile. intatta. e poi la canna quando è verde. è la coabita zione con gli animali. e poi gli oleandri. chi parla è come se mettesse inavverti tamente la mano sul tasto pronto di un organo. hanno la natura per trastullo fantasioso. nella stagione che dura sessanta o settanta giorni. i simboli e le immagini. del croco. Qualcuno ha visto i segni della forza e della potenza nei carabinieri. le noci. sotto il cie lo di cristallo che prolunga la sera indefinitamente in una chiarità di altri mond i lontani nel firmamento. Fuori è un mucchio di stracci. Per poco essa è so spesa in quella stagione sublime. di superiore all'uomo. belle le donne. dai fiori: le castagne. striscia fino ai pie di dell'altare. Saranno . e d'autunno la creta molle per farci le sta tuine. perciò tutto è popolato. orientale e boreale. Poss o immaginare che il ragazzo rimasto solitario nella chiesa vuota nutra chissà qual e inconscia vocazione verso le cose alte e nobili. come su un'onda della radio. tutta la mob ilità meridionale è fissata in queste rughe come i moti della terra sull'intrico di linee dei sismografi. ed è tutto un esclamare vago e diffuso. tras mette a distanze enormi i rumori e i suoni. le parole dette. dei co lchici. A tratti. f orti gli uomini. Terminata la cerimonia in chiesa. le preghiere mormorate. Sta va inginocchiato dietro un pilastro. i piedini nuovi e paffuti come le sue mani giunte. nel vecchio e scabro abitato: il colore ielle cose nuove della natura. di impersonare la missione dell'uom o nel viaggio verso la giustizia. di solenne. e le donne tornano dai campi la sera con un mazzolino di fiori per la Madonna vestita di azzurro con una parrucca d'oro sot to la corona grande. f anno un pubblico turbolento che si aggrappa alla balaustra. in paesi come questi formano la stagione incantata. e si appiatta dappertutto per assistere da vicino ai misteri che si celebrano. tutto è grande e maestoso. Qui intuiscono qualcosa di alto. e poi la fioritura degli asfodeli. in un'eterna felicità di voci umane. sedute sulla soglia d ella porta. queste cose non si ve dono altro che in chiesa nei poveri villaggi calabresi: in chiesa è la calma e la pace e il lusso dovuto alle cose divine. È uno dei fenomeni più incantati della Calabria. La primavera è allo stesso modo sospesa sulla Calabria intera. Ne ho visto uno che a dodici anni portava un paio di pantaloni con due bande scarlatte. il trifoglio che in Calabria è sgargiante copre di colore granato i poggi. e tuttavia i ragazzi sono belli e sani. ora giallo e bianco abbagliante. l'olean dro quando si scorteccia facilmente. d'un colore che nulla in torno ha. piccolo come possono essere piccoli i bambi ni già vestiti da adulti. Ho riveduto le ragazze nuove di quest'anno. Per questi due mesi l'anno. e ho riveduto queste eterne cose. di suoni e di voci. e i fiori posati da vanti alle immagini. e dagli stracci. dei germogli delle piante e delle foglie tenere della lattuga. di richiam i e di canti.i abbracciare le grandi idee di abnegazione. La ragazza è appena nuova. Sono tornato in Calabria dopo molti anni. Se dappertut to l'infanzia e l'adolescenza sono la primavera del mondo. e l'universo considera to come una sola famiglia. la terra più se vera e più scabra che sia in Italia sorride. l'ordine. da quello colore della muffa a quello gemmante come il mu sco. e tra un colore e l'altro quello della terra ora grigio. poiché è di maggio. Qui i ragazzi percorrono gloriosamente le feste e le stagioni. La sua preghiera consist eva nel guardare tutto all'intorno. ora color della fe ccia. L'aria è trasparente e sonora. dai frutti. e poi tut ta la gamma dei verdi. Tutto è bello. le nocciole . la gerarchia. È il tempo che bisogna visitarla.

coi suoi altipiani interni che paiono d'una co ntrada boreale d'Europa. i fiumi si fanno torrenti e si manifesta la lotta contro i venti e contro le acque. Ho ritrovato la mia terra più bella di quanto non sospettassi io stesso. La n eve andava ricamando sui rami e sulle gemme i suoi merletti. Ci si trova in una regione combattuta dagli elementi e difesa dagli uomini. le b orgate e le città pingui in una terra ben grassa dove la vite a ceppaia è grossa e n occhiuta come da noi un arbusto. Questo spiega pure il carattere dei calabres i. per sentirla allargarsi e diffondersi. e per un occhio come quello dell'italiano. i paesi disertati sui colli franosi. Nessuno sa che sia. Si può pro vare a pronunziare una frase a voce discretamente bassa. l'aria diventa più vibrata e viva. tra i castagni ancora spogli e irti come piume di aspri sui dorsi delle montagne. è nuova. questo appare proprio un altro mondo. Dopo tre ore mi r itrovavo sulla spiaggia calda del mare fra lo scampanio dei greggi e le loro sch iere ordinate che andavano brucando in fila e avanzando compatte le erbe magre d ella spiaggia e l'arsenico. abituato naturalmente a distinguere le età della terra. La Provenza è vecchia come la Grecia e l'Italia. fra tribù pastorali e greci. Scendendo lungo il corso del Rodano. primitivo e raffinato. Questo mutamento di clim a. come spiega le fero ci passioni e insieme il discettare più filosofico e cavilloso. Lassù la vita è chiusa. si sent e il mare. come a molti di noi nell'infanzia appariva ancora insupe rabile. e tutta l'aria si mette in moto mentre il lume bianco del sole vibra di questi messaggi. le rocche medievali sugli sproni dei monti. mercantili e civili della cost a. A chi scende dal Borbonese. col suo colore di terra antica fr a i colli digradanti dal balzo abissale dei monti. il cielo si apre. dalla Borgogna e dell'Alvernia. patriarcale e avventuroso. si camminava in un bosco profondo di abeti. suscettibile di ogni perfez ionamento. Conoscevo la Calabria che si percorreva a piedi o sul mulo. con la luce che si affaccia alle finestre vuote dai tetti sprofondati. i castelli abbandonati. sveglie. è carica di parole.le sue montagne ad amplificare e armonizzare le voci. tenuta a bada dall'uomo che ad essa adatta la sua abitazione c ol patio e il suo campo difeso da cipressi in fila uniti come canne d'organo. LA PROVENZA "INTRODUZIONE ALL'ITALIA" I vecchi libri dei viaggiatori francesi parlano della Provenza come d'una introd uzione all'Italia. come i ri cordi della vita pubblica romana in tutte le città della Provenza. Ora la Calabria si può percorrere in lungo e in la rgo con le strade tra le più belle d'Italia. La distanza che oggi in auto è breve. la Calabria impervia per cui era un mistero quello che si trovava dall'altra parte delle sue montagn e o nei suoi altopiani solenni. L'impressione è di trovarsi in una delle provincie del Mediterraneo. di natura. vigorose nella mollezza dell'aria. dalla storia e dagli uomini. qui la natura è capric ciosa. eccessiva. cioè rifatta dagli elementi. e la viola alpina. l'abitato rustico scarso. qui in Provenza la gente vive sulla strada. di ogni slancio verso l'inconoscibile e il cielo. dal Delfin ato. e le città raccolte. Avev o trovato la neve nella Sila. L'abitato rustico prende l'individualità propria di questa sponda del Mediterran eo. Non si tratta soltanto di alcuni richiami evidenti. e in due o tre ore. appaiono il cipresso e l'olivo. parla animatament e. Prima di scoprire l'archeologia delle città provenzali si scoprirà l'antichità della terra di Provenza. le torri diru te. riservata. di pochi figli. le fioriture enormi di certi poggi. vecchia. Su ll'Altipiano Centrale la foresta è ancora druidica. sarà l'aria lieve e pronta. e spiega molta storia calabrese dibattuta di continuo fra le stirpi indigene dell'interno e i popoli nuovi. Le voci sono pronte. Una distanza di continenti. Da Rouen a Bourges la s toria locale è chiara: all'epoca delle chiese gotiche e del castello feudale succe . le crete aride. Lassù i fiumi sono contenuti in una terra sicura e qua straripano. Ma la gente si chiama da poggio a poggio. qualcosa rende più vivaci: siamo in Provenza. quelle che vanno da Atene a Barcellona . la piana si anima di fattorie e di armenti c on un senso di presepe. in terra fra la nev e aveva bucato il croco violetto e azzurro. dovette appari re a quel tempo enorme. La massa della Francia fino al Rodano è compatta come la configurazione del suolo. di paesaggio. Si stendeva infinitamente quella sponda greca che da Crotone si prolunga fino al Capo Spartivento. e la loro antica t radizione monacale. è un fatto unico nell'Italia che p ure è tanto prodigiosa. e la sua vecchia consunta sponda greca dell'Jonio.

Quel luogo dei giardi ni di Nîmes è assai bello. Leggeva stando seduto. è sensuale pagana e cristiana. costruito nel Settecento su terme romane. Zola e Vauvenargues. di amore dell'assoluto. Perciò essa prese l'iniziativa di tanti rivolgimenti francesi e si oppose poi ai loro eccessi. La Provenza si stacca da tutto il complesso francese. il più recente è Charles Maurras. fosse la Convenzione o Napoleone. le fiere. poi fino a oggi di autonomia provenzale. tre suoi foglietti pieni di fr izzi in cui si prendeva gioco delle squisitezze parigine. i balli popolari e i fuochi d'artificio. Che siano le lotte di tori nelle vecchie arene romane ancora frequentate. e dove l'individualismo spinge all'invidia. i suoi uomini fanno una macchia d'olio nell a vita francese. le don ne coi bimbi in braccio. né Roma né Atene. L'insegna della Pr ovenza è la famosa cicala ciarliera. ha caratteri così contrastanti da irritare quelli che non capendoli li trovano tortuosi e pieni di "combinazion i". Si possono dividere i popoli in antichi e moderni a seconda che hanno tempo per parlare di cose che non portano utile. Ma non ho mai ascoltato un brontolare più vivo di quello che nei giardini di Nîmes fac eva un vecchio provenzale seduto davanti a un bicchiere d'assenzio. Ebbe la lotta civile ma no n la prosperità civile. dell'intellettualismo e dell'arrivismo. Detestano il pariginismo che pesa tanto sulla Francia intera. Però la Provenza rappresentò la borghesia del vecchio regime oppressa dal feudalismo celta e sempre in lotta con lo strapotere della Capitale e diffidente del poter e centrale. si radunano volentieri. poiché la popolazio ne è greco-romana e ligure. È l'unico popolo che possa dare l'immagine di quello che fu il ciarliero popol o ateniese coronato di cicale. La foga e l'estrema s ecchezza. senza asprezza e col ritmo di un epigramma. chius a tra le sue mura. proprio l'unità darà un carattere alle città provenza li: il Cinquecento e il Settecento. Gelosi delle tradizioni locali. E tuttavia è una r iserva per la Francia. I provenzali parlano volentieri. ha una stor ia comunale per quanto il comunalismo non vi abbia recato che frutti amari e nie nte che regga al paragone di Siena. Così l'intelligenza provenzale. né il Papa né la repubblica. La Provenza al carattere e all'aspetto è tutta nei suoi uomini : Mirabeau e Thiers. i provenzali sono facili a imbastardire nel feti cismo delle mode straniere che ha poi per suo contrapposto il senso dell'avventu ra e del cercar mondo anche proprio di loro. parla fino al Cinquec ento di Nazione Provenzale. incapace di obbedire senza brontolare. un eccesso di sensibilità". I pr ovenzali. Egli lesse p acatamente a un gruppo d'amici che si trovavano là. perché universalità è tipicità. Venezia. ma co me animo e ingegno. Ora. hanno bisogno di animars i e di crearsi uno scopo alla loro animazione. Ma della Provenza si pot rebbe dire che è un'Italia andata a male. "Lou solèu mi fai canta": il sole mi fa cantare . I provenzali sono irrimediabilmente antic hi. ed è ancora quell'acqua della sorgente cui Nîmes deve il suo nome e intorno a cui fu fondata la città. l'acqua corre a ncora in quelle piscine adattate a fontane. Daumier e Cézanne. dove tutti vogliono comandare. se nza declamare. senso profondo della propria civiltà e non in quanto cucina abitudini e usi. non fiorirono Comuni né Signorie che resero tempestosa ma avventurata e profonda l'Ita lia. Di questo anche noi italiani sappiamo qualche cosa. né il C omune né la Signoria. gli uomini coi ragazzi sulle spalle. I fr ancesi hanno in compenso gratificato la Provenza d'una stima assai modesta. "la rivalsa delle parti inferiori dell'umanità sulle superior i. i provenzali tutte le volte che hanno avuto da dire nell'arte e . e con più accanimento i vecchi. un'Italia mal sortita. Poiché lungo il corso del Rodano en trarono in Francia la cultura greco-romana e il Cristianesimo. parlano della loro terra come d'un mondo nella nazione. dove non riuscì né il feudalesimo né il principato. Per conto loro. quella che serba più vivi certi caratteri di cavalleria. le feste. essa ha serbato quello che per Renan è il senso dominant e del Cristianesimo. arriva difficilmente all'universale. Alla fine. Firenze. della moda e dei misteri della fama. un'Italia in cara tteri minuscoli e domestici. colui che legg eva quei fogli mi pareva senza età come quell'acqua. E allora si vedono le numerose famiglie provenzali. i suoi pensieri forbiti e acu minati sembravano di qualche antico nel chiacchiericcio del Foro o del Pecile.dono secoli di vita accentrata che impoveriscono i focolai di civiltà locale. la personalità alla disgregazione del sentimento civico e nazionale. Unitaria ma federalista. e anche della sua disgregazione.

Inso mma. colore di scavo romano. popolato di pastori. E al trettanti ne ha la Provenza. cui legare la nostalgia e la gioia del ritorno. i colli. confusa col mare. e non è altrove l'Acquedotto romano sul Gard . quest'altra è fantas tica e umana. il paese diviene più arido e selvaggio. e in definitiva rinascimentali: Parigi s arà Atene. di stendere i piani. Roma è presente ma molto lontana. verso i Baux. nel giro d'una cos ta. più in qua. una regione che ricorda la Maremma e il Basso Po. La bellezza d'una terra è qualcosa di spontaneo e sen za ragione. è la veduta della piana di Avignone c oi suoi cipressi stretti come nel fondo del quadro tizianesco della Venere del P rado. paludoso. ed è che essi discorrono delle loro ves tigia romane senza nessun riferimento a Roma. Cézanne ripropone alla p ittura francese i grandi temi classici. di montoni e di tori. nella Francia centrale. E a un certo punto leva i l suo viso colore di terra. so no la Duranza e il Rodano. Si ritrova spesso il ritmo di certe visioni romane come di ricordi che sorprendono a distanza. intatti quasi come sono spesso intatti i monumenti romani in Provenza. qualcuno rifugi ato su un cocuzzolo. ma il gran teatro di Grange. una specie di i nfinito della terra come sanno combinarne i fiumi impetuosi alle loro foci. grigio su grigio. non è altrove. "il più bel muro del mio regn o" come lo chiamò Re Sole. giovane come le stagioni. per simpatia della pietra. su cui si fis sarono sempre gli occhi dell'uomo. il Tempio della Fortuna Virile a Roma. ma la Provenza è Roma. naturale e senza scopo. Questo è il patriottismo. bisognerà girare molto in Franci a per ritrovare un aspetto simile. Un fatto colpisce parlando coi provenzali. Ma anche per questo è un freno agli eccessi delle ideologie francesi. Più a occidente. La Provenza ha q uesti volti e i caratteri della bellezza antica. là stepposo. solo che sono più gracili e solitarie nella pianura. come là. un'edicola dedicata alla famiglia di Augusto e u n Arco. s egnano la strada romana. I fi umi che hanno creato questo paesaggio. arido. A Saint Remy. il Falero e l'Olimpo. come a Nîmes. vecchia e ossificata come i secoli. le Alpi Apuane o i Colli Eug anei. È ancora un riflesso del mondo antic o riconoscere la patria in una sommità. il paese fatto di piet ra è come se vi fosse nato da solo. da qui. la Casa Quadrata di Nîmes. sul colle tagliato con la liscia parete della cava. così la porta di Nîmes si chiama Porta di Spagna. ricordano soltanto la Provenza. forse i monti sono i profili e le facce della terra. hanno il profilo d'un parente o d'un amico. o del semplice colle di Montmartre. ce n'è. Nessuno sa in che consista il loro fascino. quella che si ritroverà poi a passare sotto gli Archi di Nîmes e di Grange. poiché la Francia s i riconosce celta e nordica: Mistral è ancora un trovatore. qua prospero e ordinato. Il magro profilo delle Basse Alpi ha lo stesso senso delle Alpi Liguri. . il Soratte o il Vesuvio. e hanno l'eternità dei secoli. come qui.nella vita francese l'hanno richiamata a certi termini latini. sotto altri cicli. nel profilo d'un monte. germinato da quella durezza. come a Arles. in cui è mescolato il senso della campagna toscana ma come distesa su un più largo spazio. e una natura sottile come quella del Mediterraneo lavorata dalle piogge dai vent i e dal mare. Perciò la sua storia è sconclusionata. e in una natura simile a quella della campagna piemontese. Dall'altro versante è la Camarga. sulla strada che percorse Cesare. nella Crau. In questo non ci può che la natura col suo modo di atteggiare i monti. il Mont Saint Michel o il P uy de Dôme. e mai come a Roma. allontanandosi come echi sempre più fievoli. Sentirete parlare in Francia di alcune sommità famose. come a Grange. ha il sentimento della patria locale nella patria grande. di qua passava per prendere il nome della provincia seguente. quando confrontano i monumenti rom ani di Provenza. e i Greci quando vedevano quel lembo di terra brucia to del Palerò tremavano nel cuore. Perciò la Provenza è cronicamente inquieta. diventano cav e di pietra. questa pietra servì sempre a costruire i paesi sui colli aspri e denu dati. Il paese sul colle ha un'aria nostrana. verso settentrione. contro il vento che qui si chiama mistral e che arriva sulle coste settent rionali del Tirreno dove si chiamerà Provenza. Arles. Così l'A lyscamps di Arles ricorda la via Appia. sulle Basse Alpi. Grecia e Italia hanno cento di questi profili p er riconoscerli di lontano. come è sempre la bellezza. lo ntana quanto la vecchia strada che dal Foro partiva. l'una sfonda nell'intellettualismo e nel metafisic o cui adatta male l'opposizione tra internazionale e nazione. e sulla via di quell'inva sione ricorda anch'esso l'Italia.

rigoglioso. Ma i f iori sono troppo grevi diggià. perfino il Tevere. si capisce senza neppure esser troppo pratici quanto tempo hanno. Siamo in un mese tranquillo in cui si sta bene insieme. quell o che ha detto uno che non si conosce. senza suscitare pensieri p rofani né significati nascosti. E il ricordo più vivo è nell'Arco di Augusto a Nîmes. ma ora l'aria è della stessa temperatura del corpo umano. Siccome l'aria è buona. Ma diciamo un po' come li portano le l . amici miei. questo è un ricordo vivo del mo ndo romano quale appariva e come pensava. È lo stesso per i bambini. che crescon o ritti come il fieno dopo la falciatura. Roma è distante venti secoli. lungo i recinti delle ville. prendeva il colore dei luoghi. non hanno più di tre o quattro mesi. E perciò si guar dano i bambini che hanno le mani semichiuse. tra la Maddalena e il Palazzo Borbone e le ville versa gliesi. e perciò non c'è niente di male a guardare un bambino port ato in braccio dalla madre. una belle zza non più vana come è solitamente della rosa. Hanno tanti capelli sulla testa che fanno meravigliare. naturale. più tardi avranno i c apelli vivi dei ragazzi. senza mutar e struttura. Dal vello che copre la loro testina . Risalendo da Arles verso l e Basse Alpi. il corpo umano fiorisce. libera e chiara. Anche per le rose c'è una bellezza buona e familiare. poiché il tempo è buono. come si pens a che il cielo è trasparente e come si guardano i fiori. poi non lo terminarono mai più. ed era il mese scorso quell'altro tempo in cui venivano alle labbra domande com e queste: "Mi vuoi bene? Mi ami? Sempre?". Non siamo ancora al tempo che le donn e piangono e gli uomini diventano bruschi con l'inquietudine della vastità estiva. poche pietre nella maremma. li portano fuor i. le genti lontane la ri cordano col mondo nel pugno. C'è una bellezza per tutti e fiori per tutti. perché ricordano appunto queste cose. Se sentite gli innamorati lungo le spallette dei fiumi. È un tempo di mezzo. E gli occhi delle creature d iventano chiari. e guardare la madre pensando che è bella. una frase appena udita. fra noi.Nei discorsi dei provenzali. Bisogna pensare che pure i fiumi più torbidi diventano verdi. Niente l'offende come non offende i fiori. non soltanto i nomi iscritti tra le panoplie sono gallici con una terminazione in us e in osus. e nella pianura vasta fin o al mare sembra che di qui qualcuno abbia spiccato il volo lasciando la sua orm a. ma una grazia semplice e devota essa può stare nel bicchiere della casa quieta o in chiesa. Tutti sembrano ricordare d'improvviso qualche cosa di urgente. sono troppo grandi e maturi. Non s oltanto le figure che ornano gli archi di trionfo sono di Galli coi baffi appesi sotto il naso e i pantaloni. e di ridire quello che si vede. Quando i bambini sono così. resti d'un lastrico che forma quasi un'impronta di passi su l deserto. È un mese sano. Sono i ricordi d'un'abitazione preistorica. e non siamo al distac co dell'estate. parlano di cose semplici: è il piacere di dire cose umane. ESTATE IN ITALIA Giugno è il mese che si vedono molti bambini. come era solita del resto in tutto i l mondo. insomma una b estialità di tutta la natura. in nessun'altra stagione dell'anno si fanno queste c ose. Una parte di quest'arco non è f inita. È un tempo raro nell'anno. ma semplice bestialità. È passata l'inquietudine della primavera. Così si capisc e che i frutti (i pomi. Quando Augusto vi passò. e non è altro che l'aspetto di un viso. perfino i nostri. e si domanda qu anto tempo hanno i bambini. ma qualche elemento che si potrebb e dire neoclassico in confronto al classicismo è già qui come sarà poi in tutti i rito rni neoclassici francesi. sembra naturale accostare le altre p ersone nella luce nitida. Ma stavo parlando dei bambini. e per questo ridiamo. i floridi e vegetali capelli dell'infanzia. e anche il vello sfr angiato delle bestie piccole e il piumaggio degli uccelli da nido. Voglio dire che una certa eleganza in qualche modo speciosa e fragile d ell'architettura francese è già nell'architettura romana in terra di Provenza. Come in un ambiente favore vole. Il segno più antico della Provenza si trova in Camarga. Ieri era ancora troppo fresco. fra poco farà caldo. un gesto. le mandorle) sono ancora immaturi sotto la calugine e la peluria che li copre. un ricordo di quando non ci si conosceva tra amanti. gli operai non avevano fatto in tempo a terminarlo . E anche l'arte romana qui. disposte in modo animato sembrano un f ocolare abbandonato. Ma i visi umani hanno il colore di quando si specchiano in una bell'acqua. ma libere e autonome. una memoria lontana. Ci si ferma per istrada.

Che significa questa grande uscita dei ragazzi? E portarli fuori in questo modo. l'inverno che chiude. Perché aveva i bambini. si pensa che v errà l'autunno che riavvicina.. Il piccolo uomo vestito di nero guardava assorto. noi soli possiamo sentirle come si sente l'aria di casa nostra e le voci famili ari. un mese sano. non era mai stat o a Sorrento. "Ma tu m'avevi detto. E ora nuove schi ere di altre donne camminano sotto gli alberi. tutto si accomoda. quando gli animali sono buoni. e i marmocchi stanno a guardare coi loro occhi incerti. e sotto di loro si scorgeva l'acqua profon damente limpida. Guardava malvolentieri. un mese non romantico. forse un angolo minuscolo e ordinato della natura. No. con un'aria di appr endisti. Ci si sente animali. Vedono la strada. nessuno lo può capir e altro che noi. Mi disse che non era stato mai a Sorrento. Nessuno di noi può godere nulla senza pensare a casa sua. Essi sentono certo la madre. come se fossero appiccicati al ramo e come si vede nelle statue della Madonna. hanno i l viso veramente nudo. È un modo italiano quello che dice "Chi mangia solo si strozza". Si sta tranquilli come in seno alla natura qua ndo tutto opera per suo conto e non c'è niente di male. su una mano quando sono fasciati. e son tutte del colore del loro seno.". al nostro paese. che perfino gli uomini se li caricano in braccio? Partono famiglie intere e vagano nell'aria saporita. Ora ci andava perché era obbligato. le sono legati. non si capisce poterla gode re da soli. piangeva. e non s iamo altro che istinto. E la madre appartiene a loro. la vigna con le fogli e spante sul grappolo che matura. Questo è un segreto della nostra vita. ed era napoletano. voci arrivavano e canti. col ventre pieno di amore. grande. O sono occupati a distruggere qualche cosa. il campo del nostro grano. Aveva quarantenni e non era mai stato a Sorrento. e soltanto noi lo possiamo capir e. calme e paghe. pen sano alla gioventù infinita e alle sempre stesse parole. Quelle di ie ri passano col piccino appena impastato.oro madri. e invece la festa è tutta nel la luce." Superato questo mese. una t ana di formiche o un cespuglio. vedono gli altri bambini. È tutta una q uestione di clima. nei viali sol itari e nelle ville non si sente altro. hanno gli stessi sguardi come se niente al mondo avesse importanza che quello sguardo fisso. e questo è il primo sveg liarsi dell'uomo giovane e nuovo. vi buttano in faccia una manata di polvere. niente altro che per prendere l'offensiva. gente dei paesi della luce. e le donne sdraiate a prua facevano pe nsare soltanto alla felicità. curvi sul braccio come su un balcone. e non poteva andare in un luogo bello da ved ere senza i suoi bambini.. si pensa alla vita Non si possono dire belle. Se nessuno fa lor o attenzione. Si pensa che sia festa. Il primo istinto è offensivo e aggressivo. un mese realistico. vedono le pe rsone. Si portano i ra gazzi perfino nel chiasso dell'osteria. le barche carich e di gente felice navigavano leggere. guardano l'acqua che corre. Gli pareva troppo bello pe r un uomo solo che non poteva offrire queste cose a nessun altro. Questo.. E vedono i ragazzi grandi che si cominciano a o rientare nel mondo. quasi non vole va vedere. Fanno pensare al latte s correvole. Quando vengono di queste grandi indulgenze plenarie fra di noi. Il mare era bello. all'umore delle piante. si stringeva sotto la grondaia al suo uomo nella pioggia di primavera. Ma i piccoli appartengono ancora alla madre. Abituati alla bellezza del mondo. nessuno immagina dove si portano. stanno curve sulle spallette del fiume abbracciate al loro uomo. è un mod o nostro di godere il mondo. rideva. O stretti con un braccio sul seno. che è bella perché ha un bambino e per questo anche è in pace. E una volta. ella si fida di noi senza timore che gli si faccia male. Ricordo una giovane madre di campagna che fu invita ta a un gran pranzo. Ci se ne accorge in città dove già alla fine d i giugno gl'innamorati hanno cominciato a disputarsi e a leticare. ma accanto a loro non si può pensare a male.. Se apriamo con un dito la mano al piccino. Soltanto noi sappiamo parlare a una donna col suo bambino. feci conoscenza con un piccolo uomo vest ito di nero che guardava il mare sospirando. Luglio è il mese che separa le persone. Chi pensa alla bellezza? Si rasentano come si ra senta il forno del nostro pane. "Ma ti giuro c he non l'ho più veduto. Non giova neppure all'arc . e lo sanno soltanto loro. Se si pensa che ancora due anni fa ella v olava come le sue compagne. andando su una nave a Sorrento. Questo è un mese senz'ombra. il cielo grande. e siccome la roba era buona si mise quasi a piangere e non voleva mangiare perché non poteva far saggiare la roba al suo bambino.

È la grande ora. crede di sentir passare furtivamente e senza las ciar traccia né impronta. un vento fresco corre a scuotere quella immobi lità. ed è simile al rombo del mare che si riode nelle conchiglie vuote. non si sa come. e i passanti vestiti di chiaro. Si sa che la luce isola l'uomo. e il canto nuovo degli uccelli che hanno abbandonato il nido. a quelli che furono e a quelli che saranno. mentre i frutti sono appesi agli albe ri. C'è qualcosa di occulto che passa fra terra e cielo. gli alberi dell'estate si levano reali e carichi di frutti sui campi mietuti . perché proprio di questo mese si formano i nuovi branchi dei pesc i e degli uccelli. dei mietito ri che partono lontano. che dove la luce è più grande l'uomo è più solitario e più suo. poiché mai il cielo è. e l'uomo conta il suo raccolto come riepiloga i suoi pensieri. quel sommoversi del ve nto percorre le vie della città. Esiste una separazione nella luce e nella natura. Se non si conosce all'alba il passare a frotte delle persone che vanno a spigola re. sulle colonne istoriate e sui monumenti si legge fino all'ultimo bassoril ievo nel più alto rocchio e nella più alta cuspide: si pensa all'infinito lavoro del la natura e degli uomini. È l'ora in cui si pensa all'eternità dei g iorni. da Stoccolm a a Palermo. Verso mezzogiorno si può sorprendere un aspetto di questo mister o. In altri tempi. uomo o animale. una sazietà di tutta la terra. di questo mese. come di chi fora la carta con uno spillo. al più lieve tonfo scattano fuggendo a raggiera.hitettura: i più bei monumenti. come se bevessero o fossero bevute dal sole. agita le tende e fa ondeggiare le vesti. di tutti gli animali del creato. Ma non soltanto di questa solitudine nella luce io voglio parlare. Tutto il creato si ricorda della natura e anche i colori artificiali delle vesti sple ndono ricordando i mari. Nei mari le nuove famiglie dei pesci si accostano all'acqua tepida delle rive. Dal profondo dei boschi. del r iccio nei boschi. Voglio dire della solitudine che è nella natura. come gli animali docili in uno slancio di amore verso il padrone: stan no immobili. Gli animali messi in allarme inse guono con gli occhi la preda invisibile. in qualche recesso profondo o in qualche solitudine aperta. assorte. negl i uomini intenti al lavoro dei campi: è la solitudine dell'opera compiuta. tra il rombo esaltato delle macchine e le voci dritte come voli nell'aria legge ra. con tutte le loro foglie. palazzi e cattedrali. i papaveri. Qualcuno. delle cartoline illustrate. e tra poco si sentirà lo squit tio delle volpi. l'ombra torna a modellare le facciate e le cattedrali. le città mostrano ugualmente le loro strade profonde fiancheggiate di chiara ombra. Soltanto verso sera. irrompe nelle botteghe piene d'ombra odorosa di merci come del ricordo di un mondo che f u natura. gonfiare le vele. le piante e i fiori stregati dal sole come le donne e gli uomini sull e spiagge. Dalla pr imavera brulicante di piante e di creature. fa suonare e imbaldanzire le foglie. di questa stagione emigravano i popoli. i fiori dei prati. È una breve sosta. più chiari e dritti anche i pensieri. come ora. le più belle facciate. il rosicchiare. ma anc he gli uomini. dalle città di maggio e di giugno dove la sera pare che a torme gli uomini vadano con passo lieve incontro alla gioia. Forse è questo il mese in cui si prendono le fotografie per le cart oline illustrate delle città. un moto che invita a inseguirl o. più disti nti gli alberi e l'architettura più ordinata. di quelle che vanno lungo i lidi a raccogliere i frutti di mare. con tutto il lor o essere. la terra sia divenuta gr ande e avventurosa. Alla stessa ora. Un nuo vo ciclo della creazione anima l'universo. una visione aspettata da tempo o una preda. sotto q uesta luce impiccioliscono si scopre quanto sia grande la loro vecchiaia calcina ta dai secoli. s ono come essa trasparenti. fugg endo i cattivi raccolti e andando incontro a terre più propizie. più realistica e umana l'arte. grandi le strade: è un mese che più volte ha aperto le . Le vele sembrano ingi nocchiate. buono alla terra. Questo è un mese ch e rende vasti gli orizzonti. Le piante si tendono verso l'alto. Si distingue foglia per foglia sugli alberi. col brivido del meriggio. la stagione ferma e lontana come una memoria di breve viaggio. Non soltanto albero per albero e foglia per foglia sono netti nella luce. a tante ma ni quante foglie passano sul mondo. forse è proprio questa la stagione in cui. sui piani e sui mari. si scorgono gli oggetti più lo ntani. ripo pola le chiome degli alberi di quel mistero che fa rimpiangere la terra e la gio ia della luce come se si fossero perdute. quando il sole è sull'orizzonte e fa una luce radente sulla terra.

Mi decisi a chiedergli l'itine rario d'un viaggio nelle Eolie. Un omino magro e nervoso. con le case fatte di pomice chiuse da tetti piatti. Tra le quattro isole che si vedevano correva quasi un'armon ia di costellazioni. E pe r tutta la sera smaniò di comprar lumi. dalla montagna bianca di pomice si affacciano gli uomini da tutte le finestre scavate nella montagna. Ed è pure questo il tempo per coricarsi sulla terra: ricco o povero. una pioggia fitta e sottile irrorava le corone di fiori a poppa. poi. Primo. i semi e le radici. con le sue sette montagne senza riva. fiammiferi. Ai piedi della montagna un gruppo di abitazioni è av volto in una polvere densa. m'incuriosì quando. quand o il bastimento si mosse. e delle costellazioni avevano la fermezza e la vecchiaia e stupefacenti per questo: ché in esse la vita della terra e degli elementi era domi nante. e per nulla al mondo avrei sottratto alla sua casa la luce d'una di quelle ca ndele comprate con tanta previdenza a Milazzo. risentire il suo anti co odore. presenti. In una rada di Lipari. Stromboli con la sua bandiera di fumo che segnava la direzione del vento: scirocco.pioveva . si scoprì il cratere di Vulcano. avevo in mente tutt'altre cose che d i andare a fare esplorazioni. di Stromboli. Gli abitanti delle isole mettono ogni calcolo orrido nell'ordine naturale delle cose. Le aperture fatte nel minerale sono stranamente incorniciate da strati diversi. l'arcipelago si parò nel fondo. al di sopra di ogni traccia della vita degli uomini i quali ad ogni picco sul mare hanno messo immagini sacre in tabernacoli. aspettando il treno per Palermo. era una striscia tremante e fulgida. di pomice bianca sormontata da una montag na bianca bucata regolarmente come un immenso bugno. fra cui ve n'è uno ch'è la schiuma della pomice. frutta. avvertire come sale in noi la sua forza tranquilla in cui giacciono i minerali e le acque. Credo che mentalmente egli calcol asse le ore da rischiarare nella sua isola. co me in procinto di chiudersi in una terra deserta. lieve. Il cielo. La temono come un padrone che concentra in sé tutti i poteri. dormirci sopra. distese una sull'altra. considerando tuttavia se stessi. questo è il tempo per l'uomo di riprendere contatto con le forze della terra. Uno di quei compagni. facendogli intendere che mai sarei passato da lu i. tra cui nulla della vita degli uomini che furono si ritrova. Non che la terra poss a andare in perdizione. Terra sempre nuova e da creare.m'imbarcai con la stessa inquietudine di chi vada al le isole Fortunate. dopo cena. cocci. a sinistra. tornarla ad amare come l'amano i ragazzi. andammo lungo la spiaggia di ponent e. a picco sul mare che ad ogni spostamento del naviglio parevano alter narsi e cambiare luogo. Poi improvvisamente. Poi. si fermò a ogni striscia di te rra riconoscendo le piante più familiari e gridandone il nome con entusiasmo. lucente. Le isole. francobolli. traversando gli orti di Milazzo. ma che cambi positura. e il millenario lavoro umano. La terra in fermento è un nemico per i futuri e non per i presenti. C'erano a poppa due corone di rose e non si potè appurare qual e signore fosse morto nelle isole. Conobbi in un albergo due abitanti delle isole Eol ie e si cominciò a discorrere. sorpassato i l promontorio. Sembra che quella terra viva d'una vita cieca e istintiva. Il bastimento scricchiolava a ogni giro d'elica. La mattina dopo . con le sue case orientali. il cielo si aprì e il mare apparve nero come il catrame e corruccia to. nell'incrinatura. Fra la polvere si vedono figure apparire e scomparir .strade delle guerre. A dest ra si scoprivano alternamente le altre isole: Panaria come una balena boccheggia nte. che un nuovo strato si sovrapponga agli altri che si distinguono come coluri di vario colore. autonoma. a picco. L'ARCIPELAGO FAVOLOSO A Milazzo. a guardare il deserto mare schiumoso sotto il maestrale e le isole in fondo ferme e nette sulle onde incerte. giurò che a rimanere un giorno di più a Milazzo sarebbe mo rto di noia. potente o deb ole. in u na contingenza fuori della legge dei secoli. corrose e sezionate dal mare avevano contorni netti che parevano incrinare il cielo. Come spuntato dal mare. lastricata di cacti. come vasi ben costruiti: su di essi battono i costruttori fino a che si ode tuonare la casa armonicamente come un gigantesco vaso di coccio per cosso da nocche mostruose. ora denso e lucente come un cristallo. piantata com'è sugli abissi. due scogli bianchi e aguzzi fra l'impetuosa corrente del canale. Nel me zzo Lipari.

fra pian te gracili nella palude salmastra. per conto suo. Le sbarre di ferro sono friabili e si frantumano fra le mie mani. Mi sembra di bere le sue fattezze di maga decaduta. Le sue gambe lunghe. e ogni sasso sulla spiaggia fa parte di quel l'ordine violento. e risale tingendosi di rosso in un cono perfe tto. I balconi di ferro battuto sono crollanti. quell a che spande sul mare un fetore di idrogeno solforato. quel tal Bacco peloso. l a villa che ha dovuto abbandonare. Il padrone perc orre sulla sua asina nera. Mi accorgo allor a che le grate del pianterreno. Il padrone di Vulcano risiede a Lipari. Come una bestia che appaia di sorpresa. Tre donne sulla scala esterna d' una casupola.si possono ricordare i Ciclopi. La terr a scoppia ad ogni passo come premuta da un seme che ha aperto una ferita giallas tra e netta da cui sgorga il soffione. bianche di polvere le modanature d elle finestre e delle porte. Allungo la mano verso il cancello. i magr i alberelli di acacia piantati sull'argine ancora sollevato come un solco. si spinge sul mare bluastro come il verderame. addentati dalle mille bocche della foresta dei vapori. al principio della sua vita: era gialla e appena fatta. circondata da soffi di va pori di zolfo e di anidride carbonica per tutta l'insenatura d'approdo. Le macine di pietra tritano la pomice che si leva a nuvoli. comune alle opere d'arte incompiute e alle terre vulcaniche. Ricordo uno dei barcaioli. Una voce diffusa nelle isole dice che essa ha tracce d'oro. e Polifemo accecato e furente. e io vedo per un attimo il suo viso riflesso nel liq uido odoroso e cocente. che mi portò a Vulcano . e la popola d'un fruscio perpetuo.e a capo basso. hanno quel rapporto stupefacente dell'arte antica. un Bacco che era stato emigrante in America. saltellare per la spiaggia. al riparo da quel mondo in fermento. sterile. a cavallo dell'asino nero e nano. dicono davanti a quegli scogli e al mare: "O ggi è mansueto. Scende e mi mostra la sua vecchia residenza. LE STRADE. ma glielo dico io che alle volte fa piangere". poi m . prender manate di sassi e gittarli da ogni parte g ridando: "Questa è moneta!". rasentando gli scogli percoss i dal mare e fermati in quella positura che è quasi una volontà di movimento. galoppante per la china brulla. La gente scalza che sta nel sole invernale sulla baia di Lipari at tende gli scopritori del tesoro. Gli alberelli macerati dal vento. Il signore dell'isola. Poi il terreno sprofonda. Gli uomini che compiono quella fatica ne tornano laceri e scalzi. IL TEMPO Anche da noi il Governo ha fatto belle e comode strade. risecchisce le rare piante intorno. Io vidi la strada dei miei lu oghi tre anni fa. uscita d a un racconto cavalleresco. Viene avanti la più giovane. C'è una parte dell'isola. la sua terra che non ha scoperto tutti i suoi segreti. vestito di nero. il Bacco barcaiolo mi chiama. un po' di zolfo. penetra dovunque. s otto la montagna coperta di lava: i contadini delle isole vicine se la sono spar tita e vanno in barca a guardarsela. per la china cinerea arriva al trotto. chiuse in certe uose grigi e ed alte si trascinano in terra. È sua la parte infernale dell'isola. piccolo in confronto al suo respiro e al suo sign ificato fantastico. trae da tutto quel purgatorio. Somigliava a un Bacco tozzo e peloso sino al naso. Arrivammo all'alba con una barchetta da naufraghi. i davanzali. con metodi primor diali. le mensole dei balconi cadono a pe zzi. Ovunque la forza delle pr oiezioni vulcaniche sembra di ieri. che è terra nera. Il Ciclope allora m ugola come un cane che sogna. La casa ha le finestre aperte ed è disabitata. Qualcuno si affaccia sulla ri va all'approdo del battello ripensando alle felici contrade della terraferma dov e sgorgano le acque limpide e le piante rinverdiscono. che sostengono il cielo come una tenda. Il padrone. come da fiori alti e maligni. attraverso una stanza terrena soffi a su di me il fiato pestilenziale di una bocca di zolfo. I due uomini che mi accompagnano. fa un vino malinconico ed ha l'unica fonte d'acqua dolce di tutto l'arcipelago. Ecco. e un Ciclope rachitico che schizza sangue da tutti i pori. da lontano. La foresta dei vapori domina l'isola. impregna gli uomi ni.e sembra d'udirne il perpetuo fracasso . Davanti agli scogli precipitati in mare . tanto che dapprincipio n on si capì bene se non fosse un lusso straordinario. le sole abitatrici del versan te orientale. le ringhiere. mi porgono un boccale di vino. Bianchi i letti.

opere. a udire quel bambino. Ecco come finisce il mondo classico. e quelli che erano i misteri della vita lontana e separata diventano il gesto unic o d'un solo grande sforzo vitale. Così la strada cominciò la sua vita. il mo ndo antico. guarda correre. è umano. milioni di parole. e solo nel mezzo le peste dei viandanti avevano tracciato un vio ttolo. e della strada non sapeva nulla. le automobili. Case. i cavalli e i muli in fila sulla viottola. al coro immenso di sospiri. sperduto sotto il cielo e insieme disforme e unisono. ieri formata di cose distanti. e chi la percorre ora può avere l'impressione di andar anche troppo piano con la macchina. sotto quelle piante.e la ricordo di primavera: le erbe e i fiori l'avevano invasa. E ancora qualche viandante per l'immensità della valle. la confondevano c on la campagna. pareva di volare su quella sof fice nube gialla e rosata. ma senza occupare il sentiero . e rimane soltanto come nostalgia. a bordo della macchina: la strada che avevo fat to a dorso di mulo le mille volte. il mondo della natura. Vi passai in au to. ora era una successione rapida e irreale. Ci vogliono molti anni per cancellare un sentiero su cui sono passati uomini e uomini per trecento anni. Incontrai i viandanti in fila. né più né meno che se non l'avessero fatta. avevano diversi aspetti da miglio a miglio. armenti. sul filo di questo ricordo. discontinua. sono parvenze di viaggio. Erano venti chilometri di sentieri e facevano tutto un mondo. ai quattro canti della terra. carbona i. la strada rotabile. La pres enza degli uomini lungo quel cammino di tre ore mi dava lo stupore della vita. un'impronta incancellabile. e alla fine il dado azzurro dell'autobu s animò di sé il paesaggio. quasi che ieri avessimo tutti fatto un sogno e oggi ci trovi . chi. aspetti di e ssa sono un lampo. canti. animata di favole. e la facoltà di trovarmi di qua e di là. già prendono confidenza con le macchine e senza stupore. da chilometro a chilometro tutto diventava lontano. era una meraviglia quella cosa semovente. Fu qui che io ebbi l'impressione del tempo e dello spazio. fermo. Poi cominciarono i carri. e così il mio spostarmi . Ancora oggi non riesco a concepire bene questo fatto nuovo. e dall'alto di quel terrapieno della strada scorgevo i sent ieri secolari disegnati da tante orme. come alla fine d'un'amicizia e d'un amore. ed è mirabile questa f acoltà umana di adattarsi: ogni fatto primitivo è lungi da uomini che hanno vissuto una vita primitiva. i l sentimento dell'universo. Già sui miei monti gli uomini non credono più alle fav ole. Era un lungo viaggio. andava come ero andato io tante volte. e mettendomi in viaggio mi acc adeva spesso di pensare come è meraviglioso trovarsi in un luogo e dopo tre ore in un altro. ortolani: si annunziavano di lontano col loro rumore e odore e colore. e oggi simultane a. i fiori alti si piegavano sotto la macchina con un soave fruscio. il percorso di venti chilometri su cui ogni c osa si presentava gradatamente. Io arri vai a casa proprio in un baleno. i fiori ch e da noi coprono i luoghi abbandonati. sembrava di non arrivar mai. spariva. Non riuscivo con la fantasia a occupare q uello spazio del viaggio. si entrava d a luogo a luogo nei misteri d'una comunità umana. a guardare quella donn a. creature. la prima volta. Tutto questo è grande. to rnava a girare. necessità e vita. Oggi io posso percorrere quella mia strada in venti minuti. come alle orig ini della sua invenzione. nell'a ria erano segnati quasi i confini. Ora. ma è un sogno impossibile. orti. è forte. invece. e neppure a concepirlo se non come una visione. in cui lo spazio e il tempo hanno altro senso cui non ci siamo ancora adattat i del tutto. la stessa velocità è un filo che leg a tutto il creato. Ma per noi che la percorremmo a piedi o a cavallo ogni cosa h a cambiato senso. mille gesti sono sorpresi in un attimo. e ogni cosa stava nel suo alone di luce diver sa. si fermava. l a macchina che corre rompe la solitudine umana. tanto che nelle mie fantasie puerili sognav o talvolta che tutti gli uomini a un segnale dato si mettessero a gridare o a ca ntare. io e le cose eravamo presi dalla fretta. è il trionfo dell'uomo. davanti a cui si fermavano in argini più folti che mai le piante. una mandra. sono nello sforzo umano dei segni dell'ordine e della gerarchia. e se si sarebbe udito questo immenso coro fino agli astri. Potrei percorrere. vorrebbe anch'egli fuggire. si annunziava di lontano. Il tempo diventava davvero un fatto misterioso. girava. pensavo alle vite umane più lontane. un casolare. l'uomo sulla sua mac china elementare ha conquistato se stesso e il suo potere sulla creazione. rumori. Era bello. Chi corre vorrebbe fermarsi un attimo solo fr a quelle mura. quasi il cammino della civiltà.

e talvolta era tanto impetuosa l'acqua che le buone donne m'invitavano a scendere sulla riva. e ogni cosa segnava la sua ora al sole. Allora la strada s' animava di remote presenze. di orrori. Lo si guarda come ai piedi della scala umana. dove il torrente aveva invaso il campo. e poi l'improvviso odore del mare. annusando l'aria. e mi portavano sulle spalle. e a ogni passo si misurava la misera condizione umana . assediata dal tempo e dallo spazio. Le favole antiche non ebbero altro che il potere della fa ntasia sul concetto dello spazio. infanzia e virilità: quella piena di giorni lunghi. Io vedevo le loro gambe nude col polpaccio duro tuffarsi nella corrente. Per la necessi tà di proporsi un fine. da quel movimento dell'acqu a. per venti chilometri di strada. Allo stesso modo della vi ta nostra. sotto la stessa corrente che facev a inclinare le onde e le piante dalla stessa parte e con un solo colore. l'odore degli orti. come le mac chie d'un manto d'ermellino. Per questo gli uomini erano amici fra di l oro. è utile. pei torrenti. gl'incon tri degli animali fra di loro pieni di nitriti e di richiami. E che c osa sono ora queste cose? Parvenze labili d'un viaggio rapido. . e la stessa impressione di sicurezza d'aver trovato il fondo. e lentamente. era pieno quel breve spazio di straordinarie avventure. scegliendo la strada con un istinto sicuro. un tempo lungo e pie no di meandri. di liete liberazioni. Ieri erano la fatica di vivere e di camminare. L'odore del fiume. sulla sabbia del fondo chiaro. e l'occhio di chi passa giudica soltanto se è pro spera o no. ulivi. s'erano scelti sul cammino alcuni p unti di riferimento: una casa solitaria. salici. Un simile viaggio portava queste ed altre avventure. brevi nostalgie c he si cacciano l'una con l'altra. Usciti al piano. gl'improvvisi galoppi e le impennate. sibilare. perfino le pietre portate sulla groppa degli asini. con quel tumul to intorno. Gli stessi animali che ci portavano aumentavano il mistero con le loro improvvi se paure. ce n'è ancora qualcuno. se. ingigantiva il paesaggio. è tutto un altro mondo. il piede diventa re cereo. Che cos'erano gli antri. Nel le pozze intorno. con quella voce. il cavallo era stordito da quel chiasso. pioppi. levava le froge al cielo.amo adulti. le loro ripugnanze a proseguire. e sentivo nella schiena della portatrice lo stesso sforzo e la stessa incertezza della groppa del cavallo. i mondi sot terranei. il galoppo delle cavalcature incontro al sole era una festa. uno sbancamento del terreno. questa era la terra. l'odore dei fo rni. sovrastato dal suo lontano rombo nelle gole dei mont i. in definitiva. di cui mi sono servito anc h'io per metà della mia vita. Mi ricordo che a un certo punto di questa strada il cavallo mi aveva preso le re dini. e si misurava la profondità dell'acqua da quel fischi are. se non i luoghi intravisti nei faticosi cammini a piedi o sul dorso de gli animali? Il mezzo di cui gli uomini si servivano. questo era tutto in poco spazio. Il sentimento della distanza stringe gli uomini in comunità chiuse. le loro attrazioni verso certe strade e verso certi luoghi. dove una mandra era stata sorpresa dalla bufera. le donne andavano a raccogliere legna portata dall'al ta montagna sulla corrente. e il variare degli alberi. di timori. c ome l'infanzia della terra. un albero. come erano gl'inco ntri degli uomini. E il cavallo. Talvolta. illusioni di pace e di felicità dove ci si vorre bbe fermare. Ora gli alberi si piegano al passaggio dell'auto. passava accanto a noi in una raggiera di spruzzi. In pochi mesi. e vi sarà semp re in qualche luogo della terra. i girini formavano. e andava all'impazzata minacciando di sbattermi contro gli alberi bassi. dava una conoscenza più stre tta e insieme più misteriosa con le cose. l'odore delle mandre. questa che guarda l 'orologio e dice di soprassalto: "Com'è tardi!". i boschi. Tutto diventava faticoso. svegli. quando dovevo traversare il torrente. e si fa appena in tempo a vederli gira re: tutta la natura s'è appartata. l'odore dell'abitato come di una stanza che ha aperto le su e finestre al mattino e la nebbia del sonno non s'è ancora diradata. crea nelle pat rie le piccole patrie. dove era caduto un fulmine. è crollato un s ecolo. tastava il fondo dell'acqua con lo zoccolo. per misurare il tempo. m i ricordo. dove erano accaduti incidenti di viaggio . Sembra impossibile che qualcuno vada ancor a a piedi o sull'asino. d ove una creatura era stata travolta dai torrenti. prezioso. risucchiare. degli agrumeti. che era immobile e fermo.

Sign up to vote on this title
UsefulNot useful