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euro
ISSN 1720-5298
9 7 7 1 7 2 0 5 2 9 0 0 3
8 0 0 0 1
ISSN 1720-5298

Lexia
RIVISTA DI SEMIOTICA
nuova serie
/


Lexia
RIVISTA DI SEMIOTICA nuova serie
Direzione
Ugo Volli
Comitato di consulenza scientica
Kristian Bankov
Pierre-Marie Beaude
Denis Bertrand
Omar Calabrese
Donatella Di Cesare
Raul Dorra
Ruggero Eugeni
Guido Ferraro
Bernard Jackson
Eric Landowski
Giovanni Manetti
Diego Marconi
Gianfranco Marrone
Jos Augusto Mouro
Jos Maria Paz Gago
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Marina Sbis
Peeter Torop
Eero Tarasti
Patrizia Violi
Redazione
Massimo Leone
Antonio Santangelo
Gian Marco De Maria
Laura Rolle
Annalisa De Vitis
Daniela Ghidoli
Paola Ghione
Roberto Mastroianni
Federica Turco
Sede legale
CIRCE, Centro Interdipartimentale
di Ricerche sulla Comunicazione
con sede amministrativa presso
lUniversit di Torino Dipartimento
di Filosoa
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n. 4 del 26/02/2009
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vietata la riproduzione, anche parziale,
con qualsiasi mezzo effettuata compresa la
fotocopia, anche a uso interno o didattico,
non autorizzata
I edizione: aprile 2009
ISBN 978-88-548-XXX-X
ISSN XXXX-XXXX
Stampato per conto della casa editrice
Aracne nel mese di aprile 2009 presso la
tipograa Braille Gamma S.r.l. di Santa
Runa di Cittaducale (Ri)
LA CITT COME TESTO
scritture e riscritture urbane
Atti del Convegno Internazionale
Universit di Torino Facolt di Lettere e Filosoa
maggio
(organizzato con il contributo del MIUR
PRIN : La citt come testo)
con un saggio inedito in francese di
ALGIRDAS J GREIMAS
a cura di Massimo Leone
CON LA COLLABORAZIONE DI
Gian Marco De Maria Annalisa De Vitis Daniela Ghidoli
Roberto Mastroianni Laura Rolle Antonio Santangelo
Federica Turco
5
Indice




PREFAZIONE
Il testo della citt Problemi metodologici e teorici
UGO VOLLI ........................................................................................................ 9


PARTE I
La citt come limite: confini, confinamenti, sconfinamenti ........................ 23

Reading the City in a Global Digital Age The Limits of Topographic
Representation
SASKIA SASSEN ................................................................................................. 25

Nuovi spazi semiotici nella citt Due casi a Roma
ISABELLA PEZZINI ............................................................................................. 49

Formazioni e trasformazioni di spazi linguistici e sociali Appunti
sullEsquilino
ILARIA TANI ...................................................................................................... 69

Vuoti, stratificazioni, migrazioni Programmazioni urbanistiche e forme
dellabitare a Roma
PIERLUIGI CERVELLI .......................................................................................... 95

Il senso del luogo Qualche riflessione di metodo a partire da un caso specifico
PATRIZIA VIOLI ................................................................................................. 113

Il litorale versiliese tra strategia urbanistica e autorappresentazione
ANDREA TRAMONTANA ..................................................................................... 129



PARTE II
La citt come forma: informazioni, riformazioni, deformazioni ................ 145

Citt/brand Esercizio di sociosemiotica discorsiva
GIANFRANCO MARRONE ................................................................................... 147

Turismo ed effetto citt
MARIA CLAUDIA BRUCCULERI, ALICE GIANNITRAPANI .................................... 171
INDICE

6
Citt di sabbia Pratiche di costruzione del senso in una localit balneare
DARIO MANGANO ............................................................................................. 187

Oltre lidea di citt
GUIDO FERRARO ............................................................................................... 215

La rappresentazione di Torino nel mondo degli user generated contents
ANTONIO SANTANGELO .................................................................................... 223



PARTE III
La citt come simbolo: realt, virtualit, immaginazione ........................... 239

Esterni londinesi Lo spettacolo infinito
ROSSANA BONADEI ........................................................................................... 241

Pietroburgo, citt immaginaria
UGO PERSI ......................................................................................................... 271

La cittmacchina e il laboratorio futurista russo
ROSANNA CASARI ............................................................................................. 281

Linvivibile contemporaneo nelle citt di Yannick Haenel
FRANCESCA MELZI DERIL ............................................................................... 297

La citt come mondo della vita: le regard des ados Unincursione nella
letteratura per ragazzi
MARIA SILVIA DA RE ........................................................................................ 311

From L.A to L.A. Rappresentazione cinematografica di una citt duale
GIAN MARCO DE MARIA ................................................................................... 321

Policlastia Una tipologia semiotica
MASSIMO LEONE ............................................................................................... 335



PARTE IV
La citt come progetto: azioni, reazioni, interazioni ................................... 357

La citt e il suo pubblico Immagine prodotta e immagine recepita. Il
successo delle Olimpiadi Torino 2006
SERGIO SCAMUZZI ............................................................................................. 359
INDICE
Lexia, 12/2008
7
Rimini_Segni, Percorsi e mappe del territorio urbano Riminese Analisi
semioticoprogettuale
GIAMPAOLO PRONI ............................................................................................ 377

Citt Testo, Citt Metalinguaggio
CARLO CRESPELLANI ........................................................................................ 389


APPENDICE
Le songe de Gediminas: essai danalyse du mythe lithuanien de la fondation
de la cit
ALGIRDAS JULIEN GREIMAS .............................................................................. 411



Note biografiche degli autori ............................................................................ 443
INDICE

8

9


PREFAZIONE
Il testo della citt Problemi metodologici e teorici

UGO VOLLI
*




The text of cities Methodological and theoretical problems.

English abstract: In relation with cities, text is a metaphor or a model. Nevertheless,
it is useful for understanding the ability for communication of every city and the spe-
cific ways of this communication. Textuality implies qualities as complexity, perma-
nence, overlapping of significations. These effects can be classified following criteria
of length of time, spatial overlap, communications pointing to different material func-
tions. The city signification works on the basis of coherence (isotopic) effect by the
autonomous significations of its parts (buildings, streets, squares etc.), using mainly
their exterior communication surfaces. On that basis it is possible to write and to re-
write cities on many levels, often as a bricolage patchwork, or even an agonistic
confrontation of powers. But it is important the action of coordination realized by
laws, material boundaries, and direct public intervention.

Keywords: city, text, model, communication, exteriority, coherence, patchwork.



Riscrivere il testo urbano ma davvero un testo la citt, un
messaggio che si possa scrivere e riscrivere? O essa piuttosto una
macchina per abitare, secondo la nota metafora funzionalista di Le
Courbusier sugli edifici, che si pu facilmente estendere dalla casa ai
pi vasti complessi urbani? Oppure si tratta di un organismo, come
si sostiene per esempio nel recente volume a cura di Maria Teresa Lu-
carelli (2006). O ancora un prodotto essenzialmente sacrale (France-
schi, 1977), o utopico (Choay, 1973, Olivetti, 2001)? Una concentra-
zione ecologica (Aa.Vv. 1996) o piuttosto un fenomeno economico
(Camagni, 2002, Evans, 1998)? Una rete? Unopera darte? La base
materiale di una societ? Un fatto etologico, paragonabile ad alveari e

*
Universit di Torino.
PREFAZIONE

10
tane di altre specie animali? O infine essa ha un carattere totalmente
autonomo, che ne autorizza lanalisi solo nei suoi propri termini, se-
condo le metodologie caratteristiche della progettazione urbanistica?
chiaro che dal punto di vista sostanziale le citt non sono davvero
testi, o non solo ci; quella testuale una metafora o un modello, il
che peraltro non le impedisce di poter avere un valore importante dal
punto di vista cognitivo (Montuschi, 1993). Di fatto le metafore o i
modelli che si possono applicare al fenomeno urbano sono molteplici,
in grado di rivelarne con differenti capacit esplicative aspetti diversi.
Se il funzionamento concreto della realt urbana cos multiforme da
non permetterci di scegliere facilmente unipotesi invece dellaltra,
neppure il linguaggio ci aiuta granch a deciderci fra questi differenti
percorsi metaforici: citt civitas, legato a una radice sanscrita
*kei che ha una connotazione affettiva (cara); urbe, non indoeuro-
peo, probabilmente legato a orbis che forse veicola il senso di
uninclusione; polis in relazione col sanscrito pur, fortezza; ma
vi sono anche i posti come il greco astyn e il germanico stad, i
recinti e le fortezze come town e grad Benveniste, 1969, I, Cap.
VI). La citt non nasce secondo unessenza unica, ma un prodotto
storico, che ha caratteristiche diverse a seconda delle culture.
Dunque necessario ribadire preliminarmente che non vi unidea
unica, unessenza della citt: non solo per la pluralit dei percorsi di
conoscenza che abbiamo appena accennato citando alcune delle possi-
bili metafore fondanti, ma anche proprio nei fatti, come si verifica fa-
cilmente confrontando la struttura e laspetto di Bologna e di Los An-
geles, di Gerusalemme e di Tokio, dellAtene Classica e della moder-
na New York oggetti tipologicamente e analiticamente assai di-
versi.
Cosa sia propriamente una citt e cosa un villaggio, una conurba-
zione, un accampamento, una metropoli o una rete di insediamenti
una decisione che dipende dal modo in cui una certa societ di fatto
abita ma anche da come pensa nel profondo il proprio modo di abita-
re: il rapporto fra abitazione e pensiero uno dei temi importanti della
filosofia del Novecento (Heidegger, 1954). Molte culture, fra cui per
esempio esplicitamente la tradizione ebraica nella Bibbia e nel Tal-
mud, distinguono radicalmente fra citt murate (le sole vere citt) e
non murate (sostanzialmente i villaggi), per cui nessuna pi delle no-
Il testo della citt Problemi metodologici e teorici (Ugo Volli)
Lexia, 12/2008
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stre sarebbe una citt nel senso proprio. Altre culture pensano che una
sola sia la citt per eccellenza, la loro capitale (Atene, Roma, Gerusa-
lemme, Costantinopoli); queste metropoli sono spesso indicate lingui-
sticamente come la citt. Altre ancora distinguono accuratamente fra
un centro rappresentativo (city) e una zona pi fittamente abitata
(town), oppure gerarchizzano metropoli, citt, cittadine, borghi e pae-
si, come le lingue neolatine. In certi casi la nozione di citt chiara-
mente giuridicopolitica e implica certe libert o immunit per i propri
cittadini diverse da quelle degli abitanti del contado. stato cos che
nellepoca dei Comuni e ancora per secoli nellordinamento giuridico
italiano il titolo di citt veniva assegnato dallautorit politica. Che la
citt implichi un modo di essere diverso dalla campagna si vede anche
da espressioni come urbano per gentile e invece cafone (vale a di-
re originariamente contadino) per male educato.
In altri casi la nozione religiosa (la sede di un vescovado). In
certi casi invece le citt si costituiscono sulla base di un criterio
astrattamente geometrico (si pensi a Brasilia o ad altre citt
americane edificate al centro degli Stati di cui saranno capitali).
Talvolta il criterio quantitativo o demografico. Il territorio urbano
pu essere definito alleuropea per una stretta continuit, o
allamericana in maniera molto pi lasca. Citt nuove nascono
dallunione di villaggi, oppure si distinguono nella continuit
territoriali per ragioni solo amministrative (Milano e Sesto San
Giovanni). Si potrebbe continuare ancora a lungo.
La molteplicit delle denominazioni linguistiche degli ambienti ur-
bani corrisponde dunque a quella delle concezioni della citt. E queste
concezioni a loro volta informano i progetti e le pratiche dellabitare,
diventano case e strade e piazze. Per questanalisi e per ogni decisione
sulla definizione della citt, bisogna partire dal fatto ovvio che la citt
non affatto un fenomeno naturale, una cosa del mondo come le isole
e le montagne, anche se possiamo certamente identificarla nellog-
gettivit del costruito. al contrario un fenomeno storicosociale, il
frutto di unattivit umana dipendente da pensieri, credenze, ideologie
come da interessi e fatti di potere. il risultato di un progetto. Somi-
glia in questo ad altri fenomeni materiali istituiti, come il sistema eco-
nomico e quello giuridico e quello artistico: insiemi di cose che di-
pendono da un senso e dunque sono il frutto specifico di una cultura.
PREFAZIONE

12
La citt non dunque ovviamente un genere naturale come un ci-
presso, ma il suo modo di essere risulta dalloggettivazione di un si-
stema di pensiero come accade per un santuario o un ufficio. Non si
capisce la sua realt concreta se non si pensa alla sua funzione e dun-
que al sistema di valori specifico che motiva questa funzione, contri-
buendo a plasmare la sua stessa forma. Anche oggi, sotto lapparenza
di uno stile internazionale sempre pi monotono e ripetitivo che non
sostanzialmente variato dalla voluta stranezza di costruzioni intese
come sculture, la concezione delle citt e la loro struttura amplia-
mente divergente in diverse culture storiche. necessario cos con-
trapporre per esempio i centri antichi ben definiti della maggior parte
delle citt europee (nonostante i crescenti fenomeni di schiuma me-
tropolitana che le circondano: Volli, 2005) alla rete delle autostrade
che caratterizza le citt nuove di buona parte del continente america-
no, la periferia intesa come suburbio benestante delle citt statunitensi
al suo uso come favela abbandonato della maggior parte del Terzo
Mondo e cos via.

La nostra domanda devessere dunque riformulata. Non dobbiamo
chiederci se la citt sia un testo, ma se sia opportuno applicare il mo-
dello testuale (o un modello testuale) agli oggetti complessi che la no-
stra cultura chiama citt (sia nel nostro tempo che nel passato). fun-
zionale il criterio testualista alla comprensione dei diversi fenomeni
urbani, o almeno di una parte significativa di essi? Per rispondere bi-
sogna prendere molto brevemente in esame il portato metaforico e
concettuale della nozione di testo.
Alcune delle caratteristiche della testualit si applicano certamente
senza problemi, anzi banalmente a tutti gli ambienti urbani. In partico-
lare accade cos le due accezioni di Colombo e Eugeni (1996): la citt
certamente un textum, un tessuto complesso composto di persone,
cose, storie di vita, mezzi di produzione e di abitazione; ed inoltre
anche, pi o meno volontariamente, sempre testis, testimone del pro-
prio passato che perdura e continua a portare senso ben oltre il mo-
mento della sua produzione. La citt infatti dura. Queste due caratteri-
stiche non sono il portato di una modellazione teorica, non sono meta-
fore o modi di dire, appartengono inevitabilmente a qualunque cosa
noi possiamo chiamare citt, dato che sono le conseguenze inevitabili
Il testo della citt Problemi metodologici e teorici (Ugo Volli)
Lexia, 12/2008
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rispettivamente di una certa numerosit di insediamento e del suo ca-
rattere stabile, che impossibile eliminare da qualunque definizione
ragionevole dei fenomeni urbani. Ma questi sono anche requisiti ve-
ramente minimi, che sarebbero soddisfatti anche da un bosco visto da
un ecologo o da una sezione di crosta terrestre esaminata da un geo-
logo
La metafora testuale ci dice di pi. Quando parliamo di testo urba-
no intendiamo mettere in evidenza almeno unaltra qualit, la quale
nei testi verbali, visivi, audiovisivi, informatici, ecc. di solito sotta-
ciuta perch data per scontata, cio che si tratti di un dispositivo di
comunicazione o di registrazione che interviene nei rapporti sociali
con quella caratteristica efficacia simbolica che propria dei segni. I
testi sono rilevanti nella vita sociale non solo per ci che sono mate-
rialmente, ma per la loro capacit di richiamare altro da s, secondo la
celebre definizione agostiniana del segno come aliquid pro aliquo;
cio di suscitare e far agire un livello semantico, un piano del contenu-
to che agisce in maniera non casuale, non puramente psicologica e as-
sociativa, ma convenzionale, normata e regolare sulla mente delle per-
sone.
In generale le citt non sono considerate in questa maniera. Come
abbiamo visto in parte anche allinizio, altre funzionalit sono in gene-
re considerate pi rilevanti e certamente pi discriminanti: labitare, il
produrre, lo scambio dei mercati, laggregazione delle persone e la
circolazione dei materiali necessari alla loro esistenza, la difesa dai pe-
ricoli esterni, i rituali sacri e cos via. Proporsi di analizzare la citt
come un testo significa dunque innanzitutto mettere tra parentesi que-
ste funzioni (non certo negarle semmai farne astrazione, ma solo in
parte come vedremo). In positivo vuol dire concentrarsi sulla capacit
e sulle modalit specifiche di comunicazione che si esercitano su ogni
citt e di cui essa stessa in diversi modo soggetto e in particolare sul-
la sua capacit di veicolare senso, di produrre azioni su chi le abita
non semplicemente attraverso i propri vincoli fisici (come i muri che
materialmente sbarrano certi percorsi), ma anche ponendo obblighi,
divieti, possibilit come sensi del luogo (per esempio i percorsi reli-
giosi, turistici e di shopping, le regole della circolazione, ecc.: vincoli
non puramente fisici, anche se incorporati fisicamente in una segnale-
tica).
PREFAZIONE

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Senza dubbio un flusso di comunicazione, una densit di senso, ne-
gli ambienti urbani esiste e non difficile cogliere un gradiente di in-
tensit, quantit e qualit che li contrappone allesterno. Lesperienza
dellarrivo e dellingresso in citt dai suburbi stata pi volte descritta
in molte opere letterarie e si qualifica sempre come unintensifica-
zione, anche spaesante rispetto allesterno, dellinfluenza reciproca,
dei vincoli sociali, del frastuono, dellattivit delle persone, della se-
gnaletica, degli stimoli estetici, dei ricordi e dei luoghi sacri colletti-
vamente marcati (monumenti), ecc., cio sostanzialmente come un
gradiente comunicativo che subentra alla quiete della campagna cir-
costante.
Non vi dubbio dunque che la citt sia un teatro di azioni o un
ambiente comunicativo molto denso. Un contenitore dai contenuti se-
manticamente molto ricchi. Ma questa capacit di ospitare comunica-
zione ne fa davvero un testo? Televisioni spente, tele non dipinte,
quaderni non scritti possiedono forse una qualche testualit, se non al-
tro dellordine della virtualit negata della comunicazione; ma si tratta
di una testualit certamente assai povera, bench vi sia stato chi ha so-
stenuto che Il medium il messaggio (McLuhan, 1964; vale la pena
di richiamare qui il rapporto importante di questo autore con il tema
della citt, se non altro attraverso linfluenza di solito insufficiente-
mente sottolineata di Lewis Mumford [per esempio 1961] e Harold
Innis [soprattutto 1950]).
Senza entrare qui nel merito delle tesi mediologiche di McLuhan, il
fatto per che i dispositivi di cui abbiamo parlato sono innanzitutto
dei supporti, cio degli oggetti che presentano una qualche superficie
di iscrizione: se essa non usata, essi sussistono vuoti e poveri di sen-
so attuale. Senza dubbio per la citt non ha questa caratteristica: essa
non si pu distinguere dalla sua eventuale iscrizione. Essa gi in s
significativa, sempre gi una scrittura, comunque sia, a prescindere da
quanta comunicazione vi venga proiettata sopra. La citt un testo,
non un mezzo di comunicazione da riempire. La citt non si identifica
con la sua segnaletica e neppure con lanimazione delle folle che la
percorrono o dei commerci che vi si svolgono. Certamente esistono le
citt vuote, non solo le tracce archeologiche, ma anche le ghost town
ancora quasi intatte come quelle lasciate dalla corsa alloro in Califor-
nia (cfr. per esempio Piatt, 2003); ma leffetto comunicazione che le
Il testo della citt Problemi metodologici e teorici (Ugo Volli)
Lexia, 12/2008
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avvolge, senza persone n discorsi vivi, pu essere rarefatto ma non
sparisce. Anche le citt vuote sono iscritte.

Vi sono diversi modi per provare a caratterizzare questo effetto di
comunicazione, analizzandone il funzionamento, e probabilmente
vanno usati tutti assieme per cogliere la complessit delloggetto. Ne
cito alcuni. Altrove (Volli, 2005) ho sottolineato limportanza di un
criterio cronologico. Le citt in genere hanno cicli di vita molto lun-
ghi, che in alcune aree come il bacino del Mediterraneo, la mezzaluna
fertile medioorientale o certe zone della Cina si possono misurare in
parecchie migliaia danni. Alcune caratteristiche fondamentali delle
citt, come lorientamento di base della rete stradale, lorografia e la
presenza di corsi dacqua con le loro conseguenze in termini
dellindividuazione delle zone centrali e delle loro difese o ancora cer-
ti edifici e luoghi particolarmente cospicui hanno la stessa durata. Edi-
fici, strade e monumenti hanno una durata che tipicamente pu essere
di un ordine di grandezza inferiore (centinaia danni); facciate, alberi e
decorazioni varie di decine danni; segnaletiche, insegne, negozi ed
elementi di arredo urbano possono durare anni; i contenuti delle ve-
trine, i manifesti, le scritte e gli striscioni mesi o settimane, fino alla
presenza effimera ma significativa di persone e mezzi che si misura in
minuti. La citt vive nella sovrapposizione di tutti questi diversi ritmi,
che si influenzano a vicenda. Ogni sguardo situato in un momento
preciso li coglie tutti contemporaneamente, come in una sezione.
importante capire che per ciascuno di questi sistemi di elementi
vale il principio enunciato da Roland Barthes per cui, in un ambiente
sociale (qual per eccellenza la citt) ogni cosa diventa segno del suo
uso possibile, quindi assume una sorta di seconda natura comunicati-
va. Una strada indica la propria funzione di collegamento, oltre a eser-
citarla, unedificio si struttura quasi sempre in modo da permettere a
chi vi passa davanti ed fornito di normale competenza di sapere se
una fabbrica o una chiesa, un castello o una scuola. Dunque ledificio
si dice e parla della funzione sociale che vi si esercita (la giustizia e la
preghiera, il potere militare e il lavoro) definendo i suoi valori.
I ritmi diversi delle strutture urbane corrispondono naturalmente ad
analoghi tempi della loro comunicazione. Di nuovo, per essi sono
colti in sezione, tutti assieme a partire da uno sguardo prospetticamen-
PREFAZIONE

16
te situato. La citt va dunque pensata nei termini di una polifonia di
sensi estremamente complessa e continuamente modificata. Bisogna
considerare anche che, letteralmente, questi oggetti caratterizzati da
diversi ritmi comunicativi si sovrappongono e spesso si coprono a vi-
cenda. La base materiale dellarcheologia il fatto che le strutture ur-
bane si stratificano in maniera temporalmente ordinata. Ma anche nel
presente manifesti e striscioni, per esempio, ricoprono le facciate che
avvolgono le strutture degli edifici, nelle quali sono contenuti arreda-
menti che ospitano vite quotidiane di persone e attivit produttive.
Possiamo dunque parlare di palinsesti per analogia alle pergamene
su cui si sovrappongono diversi testi. Alla gerarchia temporale si pu
accostare dunque in maniera almeno parzialmente coerente una gerar-
chia spaziale degli elementi significativi che costituiscono la citt co-
me testo. Questo un terzo criterio di organizzazione della comunica-
zione urbana, dopo quello dei ritmi temporali e delle funzioni rappre-
sentate.

Due avvertenze metodologiche si impongono per a questo punto.
La prima indica il rischio che ovviamente considerando la seconda
natura comunicativa di cose come case, arredi, fortezze, indumenti,
facciate noi non teniamo conto della loro natura primaria di luoghi di
abitazione o di difesa, oggetti duso, coperture corporee o mezzi di i-
solamento di locali. Questa messa fra parentesi certamente una pos-
sibilit, molto spesso una necessit metodologica, ma essa non signifi-
ca certamente negare queste funzionalit materiali, bens semplice-
mente prendere in considerazione a parte il modo in cui queste fun-
zioni si rappresentano rispetto ai loro utenti e spettatori occasionali.
Vale la pena di notare a questo punto che difficile trovare nella
storia e nella geografia delle citt, esempi in cui questa dimensione
comunicativa non sia presa in conto ed esplicitamente perseguita, a
tutti i livelli. questattivit di previsione, calcolo, di realizzazione
della dimensione comunicativa delle pi diverse strutture urbane che
intendiamo parlando di scrittura urbana (o di riscrittura, quando la
sovrapposizione spaziale e temporale abbia le caratteristiche di riuso e
rifacimento programmato). Vedremo fra poco che essa dipende forte-
mente dallesteriorit che caratterizza sempre la struttura urbana (co-
me del resto i testi: Volli, 2008).
Il testo della citt Problemi metodologici e teorici (Ugo Volli)
Lexia, 12/2008
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La seconda osservazione consiste nel fatto che buona parte dei ma-
nufatti che abbiamo indicati come portatori della testualit urbana so-
no oggetti autonomi che possono essere considerati anche come testi
indipendenti. In realt questa una situazione abbastanza frequente in
ogni tipo di testualit: si pensi per esempio a un giornale, testo diacro-
nico composto di singoli numeri, in cui possiamo distinguere sezioni,
pagine, rubriche, articoli, titoli, illustrazioni, didascalie, pubblicit,
che sono a loro volta per lo pi manifestazioni testuali complesse e
scomponibili. Lo stesso vale per la coerenza di una marca rispetto ai
suoi prodotti, di una rete televisiva rispetto alle singole trasmissioni,
dellarredamento di un locale, ecc.
Il problema di stabilire loggetto testuale che ci si propone di a-
nalizzare una questione pratica della ricerca, che spesso viene in-
dicata con letichetta del ritaglio o decoupage del testo. In termi-
ni molto generali, ragionevole affermare che ha senso ipotizzare
lutilit di ricorrere a un testo di ordine superiore se si suppone che
vi sia una coerenza fra i testi inferiori, una rete di isotopie che li
omologhino e che facciano s che la loro effettiva capacit di pro-
durre senso dipenda fortemente dal contesto in cui sono collocati.
In altri termini, quando il testo superiore dice di pi dei suoi
componenti. Questo certamente il caso dei giornali, dellarreda-
mento, ma lo anche delle citt: basta pensare a effetti come i pa-
norami, le skylines, i colori e gli stili prevalenti, le interazioni fra i
monumenti e in genere il carattere di una certa citt, che spesso
facilmente riconosciuto dai suoi utenti, fino a diventare luogo co-
mune turistico, cartolina.
Da quel che si detto finora risulta chiaro che tentare di analizzare
le citt in termini testuali non significa affatto presupporre lesistenza
di un qualche linguaggio urbano unitario e autonomo, n tantomeno
di un numero pi o meno vasto di elementi minimi specifici che lo ca-
ratterizzerebbero specificamente, come si voleva un tempo. lintrec-
cio e linterazione estremamente ricca di altre forme testuali a realiz-
zare la comunicazione urbana.
Per questa ragione la scrittura delle citt, o la loro progettazione,
riguarda sempre in concreto gli oggetti minori che le compongono
(strade, piazze, edifici, segnaletiche) in rarissimi casi di fondazione
programmata (Brasilia, Pienza, ecc.) anche la loro collocazione e il lo-
PREFAZIONE

18
ro orientamento. Anche a questo proposito si impongono delle preci-
sazioni ulteriori.
La prima sta nel fatto che dal punto di vista della comunicazione
della citt (non certo del suo funzionamento materiale), quel che conta
soprattutto lesteriorit delle sue parti. lorganizzazione delle fac-
ciate, non linterno delle case e dei luoghi di lavoro, laspetto delle
piazze, non ci che il loro pavimento nasconde, la molteplice segnale-
tica che costituisce lo strato pi esteriore dellarredo urbano a deter-
minare in buona parte il funzionamento comunicativo della citt. Ma
chiaro che questa scrittura esterna determina in buona parte la per-
cezione e lapprezzamento estetico dellambiente urbano.
Dunque non si tratta affatto di una superficie decorativa senza va-
lore, per citare una nota tesi funzionalista dellarchitettura razionali-
sta del secolo scorso. E non ha senso pensare in questo caso a forme
che seguano pacificamente le funzioni: una chiesa o un palazzo non
sono solo luoghi utili per pregare o per il funzionamento personale o
burocratico del potere; esse servono altrettanto e forse di pi a segna-
larne limportanza, a produrre reverenza e timore, o sicurezza e prote-
zione. La stessa differenziazione dellambiente urbano che d identit
uniche e inconfondibili alle grandi citt darte italiane ed europee in
buona parte dovuta alle superfici esterne e non alle strutture che ne
sono delimitate. La scrittura della citt ha quindi un carattere sempre
esteriore e, come si accennava sopra, di unesteriorit sovrapponibile.

Questo fatto, insieme al sistema delle durate temporali cui si ac-
cennava sopra, fa s che la scrittura urbana sia per sua natura quasi es-
senziale una riscrittura, un aggiungere o sovrapporre strati di senso,
un togliere, un riempire, un rettificare che si sovrappone allorganismo
preesistente modificandolo continuamente in parte. Questo fenomeno
della riscrittura compiuto insomma costantemente in forma di brico-
lage, lavorando su materiali preesistenti: una casa ridipinta con un
colore pi adeguato (al momento); le sue pareti sono deturpate (o ar-
ricchite, a secondo dei punti di vista) da graffiti, scritte, affissioni
pubblicitarie. Nelle sue mura si aprono negozi che portano vetrine, in-
segne, altri materiali pubblicitari. Di fronte ad essa si affollano le au-
tomobili parcheggiate, i mercati rionali, i gruppi di persone che pas-
seggiano o manifestano. Una casa abbattuta e al suo posto si apre un
Il testo della citt Problemi metodologici e teorici (Ugo Volli)
Lexia, 12/2008
19
giardino, o se ne costruisce unaltra. Una strada prolungata, delle
mura abbattute lasciano lo spazio per viali e parchi. Si erigono statue e
affiggono lapidi. Si piantano alberi, siepi, aiuole; si erigono palizzate e
si espongono cartelli.
Tutto questo continuo bricolage dellapparenza urbana regolato
da tre limiti molto diversi fra loro. Uno lesistenza di abitudini, tec-
nologie, materiali che rendono certe apparenze molto pi probabili di
altre e con ci fonda delle isotopie. Materiali come il cotto in buona
parte della pianura padana, il legno dei villaggi alpini, la pietra bianca
veronese e trentina; tecnologie come larco a tutto sesto romano, le co-
lonne greche, i contrafforti gotici, il cemento armato moderno segnano
profondamente lapparenza di una citt. E cos pure scelte collettive
che si traducono nella prevalenza di portici, merli, facciate decorate o
meno.
La seconda forza, che spesso ne deriva la regolazione da parte
dellautorit su forme, materiali, colori delle strutture urbane, che di-
venta progressivamente pi stringente in Europa fino al sistema di au-
torizzazioni attuali. I limiti di altezza degli edifici che caratterizzano le
citt storiche italiane, ma anche luniformit del colore di certe citt ne
derivano fortemente.
Infine vi sono interventi diretti del potere politico: grandi strutture
di servizio come ponti e strade, palazzi rappresentativi e chiese, grandi
scelte urbanistiche, ma anche (al confine col punto precedente) la co-
struzione di contesti omogenei come Place Vendme e Place Royale
(des Vosges) a Parigi, San Marco a Venezia, numerosi spazi urbani to-
rinesi. Un esempio particolarmente significativo quello di operazioni
di arredo urbano uniforme e programmato, specie nel caso di grandi
eventi come sono state le Olimpiadi torinesi del 2006.

Tuttavia di solito le grandi forze in gioco per disegnare limmagine
della citt sono pi duna e si fronteggiano, come spesso nelle citt
italiane si confrontano la chiesa e il palazzo comunale o signorile, o
oggi il potere pubblico e quello dei proprietari di aree e imprenditori.
Ancor pi spesso accade che tale confronto avvenga al di l del tem-
po, fra il lascito di epoche diverse: le rovine romane e il palazzo si-
gnorile e la piazza del mercato e i segni della moderna civilt indu-
striale, che confermano la dimensione di tessuto del testo urbano, la
PREFAZIONE

20
sua intrinseca pluralit. Salvo che in rari casi di interventi violentissi-
mi (come quelli compiuti da Ceausescu a Bucarest) difficile anche al
pi assoluto dei poteri cancellare interamente le tracce del passato dal
volto della citt e dunque eliminarne la polisemia. Anche gli interventi
dautorit in realt rientrano nella dimensione della riscrittura secondo
il bricolage.
Anche nei pi raffinati e armoniosi tessuti urbani bisogna dunque
saper cogliere la trama polemica (e dunque narrativa, secondo una tesi
fondamentale della semiotica). I grattacieli di New York ci devono
parlare della concorrenza come in un contesto del tutto diverso le torri
di Bologna o di San Gimignano. La fortezza che sovrasta Volterra
dando le spalle al Palazzo Comunale ci dice del dominio mediceo che
abol il Comune, il rapporto fra Duomo e Palazzo Reale a Torino ci fa
capire le relazioni fra Stato e Chiesa come le stratificazioni di Aghia
Sofia a Costantinopoli quelle fra Cristianit, Islam e Stato laico. Parte
di questi conflitti urbani sono taciti e vanno interpretati al lume della
storia; ma parte sono assolutamente dichiarati: operazioni fatte per si-
gnificare esplicitamente e programmaticamente prese del potere e pre-
domini, come Via della Conciliazione a Roma o Via Roma a Torino.
Queste tre forze assieme sono comunque decisive nella costruzione
dellimmagine coerente della citt, invece dellaspetto caotico anche
sul piano comunicativo che sarebbe il frutto naturale di un bricolage
non organizzato.

Concludendo, le citt certamente non sono testi primari allo stesso
modo delle lapidi affisse ai loro muri o le statue che eventualmente
decorano le loro piazze. Ma la lettura testuale delle citt permette di
cogliere un carico comunicativo particolarmente complesso e articola-
to. Che ci si occupi delle ragioni per cui le citt sono plasmate in un
certo modo o della maniera in cui cittadini, immigranti, turisti le inter-
pretano, difficile fare a meno delle grandi metafore testualiste e delle
linee di ricerca che esse evocano.



Il testo della citt Problemi metodologici e teorici (Ugo Volli)
Lexia, 12/2008
21
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PREFAZIONE

22
23




Parte I

LA CITT COME LIMITE:
CONFINI, CONFINAMENTI, SCONFINAMENTI
PREFAZIONE

24
25


Reading the City in a Global Digital Age
The Limits of Topographic Representation

SASKIA SASSEN
*






Understanding a city through its built topography is increasingly
inadequate when global and digital forces are part of the urban condi-
tion. What we might call the topographic moment is a critical and a
large component of the representation of cities. But it cannot incorpo-
rate the fact of globalization and digitization as part of the representa-
tion of the urban. Nor can it critically engage todays dominant ac-
counts about globalization and digitization, accounts which evict place
and materiality even though the former are deeply imbricated with the
material and the local and hence with that topographic moment. A key
analytic move that bridges between these very diverse dimensions is
to capture the possibility that particular components of a citys topog-
raphy can be spatializations of global and digital dynamics and forma-
tions; such particular topographic components would then be one site
in a multisited circuit or network. Such spatializations destabilize the
meaning of the local or the sited, and thereby of the topographic un-
derstanding of cities. This holds probably especially for global cities.
My concern in this essay is to distinguish between the topographic
representation of key aspects of the city and an interpretation of these
same aspects in terms of spatialized global economic, political, and
cultural dynamics
1
. This is one analytic path into questions about cities
in a global digital age. It brings a particular type of twist to the discus-

*
Columbia University.
1
These are all complex and multifaceted subjects. It is impossible to do full justice to them
or to the literatures they have engendered. I have elaborated on both the subjects and the litera-
tures elsewhere (Sassen 2008: chapters 7 and 8).
PARTE I LA CITT COME LIMITE

26
sion on urban topography and cities since globalization and digitisa-
tion are both associated with dispersal and mobility. The effort is then
to understand what analytic elements need to be developed in order to
compensate for or remedy the limits of topographic representations for
making legible the possibility that at least some global and digital
components get spatialized in cities. Among such components are
both the power projects of major global economic actors but also the
political projects of contestatory actors, e.g. electronic activists. A to-
pographic representation of rich and poor areas of a city would simply
capture the physical conditions of each advantage and disadvantage. It
would fail to capture the electronic connectivity possibly marking
even poor areas as locations on global circuits. Once this spatialization
of various global and digital components is made legible, the richness
of topographic analysis can add to our understanding of this process.
The challenge is to locate and specify the fact of such spatializations
and its variability.
This brings up a second set of issues: topographic representations
of the built environment of cities tend to emphasize the distinctiveness
of the various socioeconomic sectors: the differences between poor
and rich neighborhoods, between commercial and manufacturing dis-
tricts, and so on. While valid, this type of representation of a city be-
comes particularly partial when, as is happening today, a growing
share of advanced economic sectors also employ significant numbers
of very lowwage workers and subcontract to firms that do not look
like they belong in the advanced corporate sector; similarly, the
growth of high income professional households has generated a whole
new demand for lowwage household workers, connecting expensive
residential areas with poorer ones, and placing these professional
households on global carechains that bringin many of the cleaners,
nannies and nurses from poorer countries. In brief, economic restruc-
turing is producing multiple interconnections among parts of the city
that topographically look like they may have little to do with each
other. Given some of the socioeconomic, technical, and cultural dy-
namics of the current era, topographic representations may well be
more partial today than in past phases.
The limitations of topographic representations of the city to capture
these types of interconnections between the global and the urban,
Reading the City in a Global Digital Age (Saskia Sassen)
Lexia, 12/2008
27
and between socioeconomic areas of a city that appear as completely
unrelated calls for analytic tools that allow us to incorporate such
interconnections in spatial representations of cities. Some of these in-
terconnections have long existed. What is different today is their mul-
tiplication, their intensity, their character. Some elements of topog-
raphic representation, such as transport systems and water and sewage
pipes, have long captured particular interconnections. What is differ-
ent today in this regard is the sharpening of nonphysical interconnec-
tions, such as social and digital interconnections, perhaps also point-
ing to a deeper transformation in the larger social, economic and
physical orders. Topographic representations remain critical, but are
increasingly insufficient. One way of addressing these conditions is to
uncover the interconnections between urban forms and urban frag-
ments, and between orders the global and the urban, the digital and
the urban that appear as unconnected. This is one more step for un-
derstanding what our large cities are about today and in the near fu-
ture, and what constitutes their complexity.


1. Spatialized Power Projects

Cities have long been key sites for the spatialization of power pro-
jects whether political, religious, or economic. There are multiple
instances that capture this. We can find it in the structures and infra-
structures for control and management functions of past colonial em-
pires and of current global firms and markets. We can also find it in
the segregation of population groups that can consequently be more
easily produced as either cheap labor or surplus people; in the choice
of particular built forms used for representing and symbolic cleansing
of economic power, as in the preference for Greek temples to house
stock markets; and we can find it in what we designate today as high
income residential and commercial gentrification, a process that al-
lows cities to accommodate the expanding elite professional classes,
with the inevitable displacement of lower income households and
firms. Finally, we can see it in the largescale destruction of natural
environments to implant particular forms of urbanization marked by
spread rather than density and linked to specific real estate develop-
PARTE I LA CITT COME LIMITE

28
ment interests, such as the uncontrolled stripdevelopment and subur-
banization that shaped the Los Angeles region.
Yet the particular dynamics and capacities captured by the terms
globalization and digitization signal the possibility of a major trans-
formation in this dynamic of spatialization. The dominant interpreta-
tion posits that digitization entails an absolute disembedding from the
material world. Key concepts in the dominant account about the
global economy globalization, information economy, and telemat-
ics all suggest that place no longer matters. And they suggest that
the type of place represented by major cities may have become obso-
lete from the perspective of the economy, particularly for leading sec-
tors, such as information economy sectors and finance, as these have
the best access to, and are the most advanced users of, telematics.
These are accounts that privilege the fact of instantaneous global
transmission over the concentrations of built infrastructure that make
transmission possible; information outputs over the work of producing
those outputs, from specialists to secretaries; and the new transna-
tional corporate culture over the multiplicity of cultural environments,
including reterritorialized immigrant cultures, within which many of
the other jobs of the global information economy take place
2
.
One consequence of such a representation of the global information
economy as placeless would be that there is no longer a spatialization
of this type of power today: it has supposedly dispersed geographi-
cally and gone partly digital. It is this proposition that I have contested
in much of my work, arguing that this dispersal is only part of the
story and that we see in fact new types of spatializations of power.
How do we reintroduce place in economic analysis? And, how do we
construct a new narrative about economic globalization, one that in-
cludes rather than excludes all the spatial, economic, and cultural ele-
ments that are part of the urban global economy as it is constituted in
cities and the increasingly structured networks of which they are part?
A topographic reading would introduce place yet, in the end, it would

2
The eviction of these activities and workers from the dominant representation of the global
information economy, has the effect of excluding the variety of cultural contexts within which
they exist, a cultural diversity that is as much a presence in processes of globalisation as is the
new international corporate culture.
Reading the City in a Global Digital Age (Saskia Sassen)
Lexia, 12/2008
29
fail to capture the fact that global dynamics might inhabit localized
built environments.


2. Analytic Borderlands

As a political economist, addressing these issues has meant work-
ing in several systems of representation and constructing spaces of in-
tersection. There are analytic moments when two systems of represen-
tation intersect. Such analytic moments are easily experienced as
spaces of silence, or of absence. One challenge is to see what happens
in those spaces, what operations take place there. In my own work I
have had to deal frequently with these spaces of intersection and con-
ceive of them as analytic borderlands an analytic terrain where dis-
continuities are constitutive rather than reduced to a dividing line.
Thus much of my work on economic globalization and cities has fo-
cused on these discontinuities and has sought to reconstitute their ar-
ticulation analytically as borderlands rather than as dividing lines
3
.
Methodologically, the construction of these analytic borderlands
pivots on what I call circuits for the distribution and installation of op-
erations; I focus on circuits that cut across what are generally seen as
two or more discontinuous systems, institutional orders, or dynam-
ics. These circuits may be internal to a citys economy or be, perhaps
at the other extreme, global. In the latter case, a given city is but one
site on a circuit that may contain a few or many other such cities. And
the operations that get distributed through these circuits can range
widely they can be economic, political, cultural, subjective.
Circuits internal to a city allow us to follow economic activities
into territories that lie outside the increasingly narrow borders of
mainstream representations of the urban economy and to negotiate the
crossing of discontinuous spaces. For instance, it allows us to locate
various components of the informal economy (whether in New York

3
This produces a terrain within which these discontinuities can be reconstituted in terms of
economic operations whose properties are not merely a function of the spaces on each side (i.e.,
a reduction to the condition of dividing line) but also, and most centrally, of the discontinuity it-
self, the argument being that discontinuities are an integral part, a component, of the economic
system.
PARTE I LA CITT COME LIMITE

30
or Paris or Mumbay) on circuits that connect it to what are considered
advanced industries, such as finance, design or fashion. A topographic
representation would capture the enormous discontinuity between the
places and built environments of the informal economy and those of
the financial or design district in a city, but would fail to capture their
complex economic interactions and dependencies.
International and transnational circuits allow us to detect the par-
ticular networks that connect specific activities in one city with spe-
cific activities in cities in other countries. For instance, if one focuses
on futures markets, cities such as London and Frankfurt are joined by
Sao Paulo and Kuala Lumpur; if one looks at the gold market, all ex-
cept London drop out, and Zurich, Johannesburg and Sydney appear.
Continuing along these lines, Los Angeles, for example, would appear
as located on a variety of global circuits (including binational circuits
with Mexico) which would be quite different from those of New York
or Chicago. And a city like Caracas can be shown to be located on dif-
ferent circuits than those of Bogota.
This brings to the fore a second important issue. We can think of
these cities or urban regions as crisscrossed by these circuits and as
partial (only partial!) amalgamations of these various circuits. As I
discuss later, some of the disadvantaged sectors in major cities today
are also forming lateral crossborder connections with similarly
placed groups in other cities. These are networks that while global do
not run through a vertically organized framing as does, for instance,
the network of affiliates of a multinational corporation or the country
specific work of the IMF. For the city, these transnational circuits en-
tail a type of fragmentation that may have always existed in major cit-
ies but has now been multiplied many times over. Topographic repre-
sentations would fail to capture much of this spatialization of global
economic circuits, except, perhaps, for certain aspects of the distribu-
tion/transport routes.


3. Sited Materialities and Global Span

It seems to me that the difficulty analysts and commentators have
had in specifying or understanding the impact of digitization on cities
Reading the City in a Global Digital Age (Saskia Sassen)
Lexia, 12/2008
31
results from two analytic flaws. One of these (especially evident in the
U.S.) confines interpretation to a technological reading of the techni-
cal capabilities of digital technology. This is fine for engineers. But
when one is trying to understand the impacts of a technology, such a
reading becomes problematic
4
. A purely technological reading of
technical capabilities of digital technology inevitably leads one to a
place that is a nonplace, where we can announce with certainty the
neutralizing of many of the configurations marked by physicality and
placeboundedness, including the urban
5
.
The second flaw is a continuing reliance on analytical categoriza-
tions that were developed under other spatial and historical conditions,
that is, conditions preceding the current digital era. Thus the tendency is
to conceive of the digital as simply and exclusively digital and the non
digital (whether represented in terms of the physical/material or the ac-
tual, all problematic though common conceptions) as simply and exclu-
sively that. These either/or categorizations filter out the possibility of
mediating conditions, thereby precluding a more complex reading of
the impact of digitization on material and placebound conditions.
One alternative categorization captures imbrications
6
. Let me illus-
trate using the case of finance. Finance is certainly a highly digitized
activity; yet it cannot simply be thought of as exclusively digital. To
have electronic financial markets and digitized financial instruments
requires enormous amounts of materiel, not to mention people. This
materiel includes conventional infrastructure, buildings, airports, and
so on. Much of this materiel is, however, inflected by the digital. Con-
versely, much of what takes place in cyberspace is deeply inflected by
the cultures, the material practices, the imaginaries, that take place

4
An additional critical issue is the construct technology. One radical critique can be found in
Latour, and his dictum that technology is society Made Durable (Latour, 1991; 1996). My po-
sition on how to handle this construct in social science research is developed in Sassen, 2006, ch.
7; 2002. More generally see Mansell and Silverstone, 1998.
5
Another consequence of this type of reading is to assume that a new technology will ipso
facto replace all older technologies that are less efficient, or slower, at executing the tasks the
new technology is best at. We know that historically this is not the case. For a variety of critical
examinations of the tendency towards technological determinism in much of the social sciences
today see Wajcman, 2002; Howard and Jones, 2004; for particular applications that make legible
the limits of these technologies in social domains see, e.g. Callon, 1998; Avgerou, Ciborra and
Land, 2004; Cederman and Kraus, 2005; for cities in particular see Graham, 2004.
6
For a full development of this alternative see Sassen, 2006, chapters 7 and 8.
PARTE I LA CITT COME LIMITE

32
outside cyberspace. Much, though not all, of what we think of when it
comes to cyberspace would lack any meaning or referents if we were
to exclude the world outside cyberspace. In brief, the digital and the
nondigital are not exclusive conditions that stand outside the non
digital. Digital space is embedded in the larger societal, cultural, sub-
jective, economic, imaginary structurations of lived experience and
the systems within which we exist and operate (Sassen, 1999)
7
.


4. Rescaling the Old Hierarchies

The complex imbrications between the digital (as well as the
global) and the nondigital brings with it a destabilizing of older hier-
archies of scale and often dramatic rescalings. As the national scale
loses significance along with the loss of key components of the na-
tional states formal authority over the national scale, other scales gain
strategic importance. Most especially among these are subnational
scales such as the global city and supranational scales such as global
markets or regional trading zones. There is by now a vast scholarship
covering a range of dynamics and formations (e.g. Sun, 1999; Taylor
et al., 2002; Taylor, 2004; Futur Anterieur, 1995; Schiffer Ramos,
2002; Barry and Slater, 2002; Ferguson and Jones, 2002; Brenner,
2004; Lebert, 2003; Glasius et al., 2002; Olesen, 2005). Older hierar-
chies of scale that emerged in the historical context of the ascendance
of the nationstate, continue to operate; they are typically organized in
terms of institutional size from the international, down to the na-
tional, the regional, the urban, down to the local. But they are destabi-
lized because todays rescaling cuts across institutional size (e.g. Sun,
1999; Yeung, 2002; Urry, 2000; Brenner, 2004) and, through policies
such as deregulation and privatization, also cuts across the institu-
tional encasements of territory produced by the formation of national
states (Ferguson and Jones, 2002). This does not mean that the old hi-

7
There is a third variable that needs to be taken account of when addressing the question of
digital space and networks, though it is not particularly relevant to the question of the city. It is
the transformations in digital networks linked both to certain technical issues and the use of these
networks (for critical accounts, see, e.g. Lovink, 2002; Rogers, 2004; MacKenzie and Wajcman,
1999; Mansell and Collins, 2005; Marres and Rogers, 2000).
Reading the City in a Global Digital Age (Saskia Sassen)
Lexia, 12/2008
33
erarchies disappear, but rather that rescalings emerge alongside the old
ones, and that they can often trump the latter.
These transformations entail complex imbrications of the digital and
nondigital and between the global and the nonglobal (Sassen, 2008:
chapters 7 and 8; Garcia, 2002; Sack, 2005; Graham, 2004; Taylor,
2004). They can be captured in a variety of instances. For example,
much of what we might still experience as the local (an office build-
ing or a house or an institution right there in our neighborhood or down-
town) actually is something I would rather think of as a microenvi-
ronment with global span insofar as it is deeply internetworked. Such a
microenvironment is in many senses a localized entity, something that
can be experienced as local, immediate, proximate and hence captured
in topographic representations. It is a sited materiality. But it is also part
of global digital networks which give it immediate farflung span. To
continue to think of this as simply local is not very useful or adequate.
More importantly, the juxtaposition between the condition of being a
sited materiality and having global span captures the imbrication of the
digital and the nondigital and illustrates the inadequacy of a purely
technological reading of the technical capacities associated with digiti-
zation. A technological reading would lead us to posit the neutralization
of the placeboundedness of precisely that which makes possible the
condition of being an entity with global span. And it illustrates the in-
adequacy of a purely topographical account.
A second example is the bundle of conditions and dynamics that
marks the model of the global city. Just to single out one key dynamic:
the more globalized and digitized the operations of firms and markets,
the more their central management and coordination functions (and
the requisite material structures) become strategic. It is precisely be-
cause of digitization that simultaneous worldwide dispersal of opera-
tions (whether factories, offices, or service outlets) and system inte-
gration can be achieved. And it is precisely this combination which
raises the importance of central functions. Global cities are strategic
sites for the combination of resources necessary for the production of
these central functions
8
.

8
These economic global city functions are to be distinguished from political global city
functions, which might include the politics of contestation by formal and informal political ac-
PARTE I LA CITT COME LIMITE

34
Much of what is liquefied and circulates in digital networks and is
marked by hypermobility remains physical in some of its components.
Take, for example, the case of real estate. Financial services firms
have invented instruments that liquefy real estate, thereby facilitating
investment and circulation of these instruments in global markets. Yet,
part of what constitutes real estate remains very physical. At the same
time, however, that which remains physical has been transformed by
the fact that it is represented by highly liquid instruments that can cir-
culate in global markets. It may look the same, it may involve the
same bricks and mortar, it may be new or old, but it is a transformed
entity.
We have difficulty capturing this multivalence through our conven-
tional categories: if it is physical, it is physical; and if it is digital, it is
digital. In fact, the partial representation of real estate through liquid fi-
nancial instruments produces a complex imbrication of the material and
the dematerialized moments of that which we continue to call real es-
tate. And it is precisely because of the digital capabilities of the eco-
nomic sectors represented in global cities that the massive concentra-
tions of material resources in these cities exist and keep expanding.
Hypermobility and dematerialization are usually seen as mere
functions of the new technologies. This understanding erases the fact
that it takes multiple material conditions to achieve this outcome (e.g.
Rutherford, 2004, Graham and Marvin, 2001), and that it takes social
networks, not only digital ones (Garcia, 2002; Sack, 2005). Once we
recognize that the hypermobility of the instrument, or the de
materialization of the actual piece of real estate, had to be produced,
we introduce the imbrication of the digital and the nondigital. It takes
capital fixity to produce capital mobility, that is to say, state of the art
builtenvironments, conventional infrastructures from highways to
airports and railways and wellhoused talent. These are all, at least
partly, placebound conditions, even though the nature of their place
boundedness is going to be different from what it was 100 years ago,
when placeboundedness was much closer to pure immobility. Today

tors enabled by these economic functions. This particular form of political global city functions
is, then, in a dialectical relation (both enabled and in opposition) to the economic functions (see
Sassen, 2000; Bartlett, 2001).
Reading the City in a Global Digital Age (Saskia Sassen)
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it is a placeboundedness that is inflected, and inscribed by the hy-
permobility of some of its components, products, and outcomes. Both
capital fixity and mobility are located in a temporal frame where speed
is ascendant and consequential. This type of capital fixity cannot be
fully captured in a description of its material and locational features,
i.e. in a topographical reading.
Conceptualizing digitization and globalization along these lines
creates operational and rhetorical openings for recognizing the ongo-
ing importance of the material world even in the case of some of the
most dematerialized activities
9
.


5. The Spatialities of the Center

Information technologies have not eliminated the importance of
massive concentrations of material resources but have, rather, recon-
figured the interaction of capital fixity and hypermobility. The com-
plex management of this interaction has given some cities a new com-
petitive advantage (Sassen, 2001). The vast new economic topography
that is being implemented through electronic space is one moment,
one fragment, of an even vaster economic chain that is in good part
embedded in nonelectronic spaces. There is today no fully virtualized
firm or economic sector. As I suggested earlier, even finance, the most
digitized, dematerialized and globalized of all activities has a topogra-
phy that weaves back and forth between actual and digital space. To
different extents in different types of sectors and different types of
firms, a firms tasks now are distributed across these two kinds of
spaces. Further, the actual configurations are subject to considerable
transformation, as tasks are computerized or standardized, markets are
further globalized, and so on.
The combination of the new capabilities for mobility along with
patterns of concentration and operational features of the cutting edge
sectors of advanced economies suggests that spatial concentration re-

9
A critical issue, not addressed here, concerns some of the features of digital networks, no-
tably their governance (e.g. Robinson, 2004; Drake, 2004; Koopmans, 2004; Klein, 2004; Ben-
nett, 2003; Mansell and Collins, 2005). These networks are not neutral technical events (see also
the issues raised in footnote 6 above).
PARTE I LA CITT COME LIMITE

36
mains as a key feature of these sectors. But it is not simply a continua-
tion of older patterns of spatial concentration. Today there is no longer
a simple or straightforward relation between centrality and such geo-
graphic entities as the downtown or the central business district
(CBD). In the past, and up to quite recently in fact, centrality was syn-
onymous with the downtown or the CBD. The new technologies and
organizational forms have altered the spatial correlates of centrality
10
.
Given the differential impacts of the capabilities of the new infor-
mation technologies on specific types of firms and of sectors of the
economy, the spatial correlates of the center can assume several
geographic forms, likely to be operating simultaneously at the macro
level. Thus the center can be the CBD, as it still is largely for some of
the leading sectors, notably finance, or an alternative form of CBD,
such as Silicon Valley. Yet even as the CBD in major international
business centers remains a strategic site for the leading industries, it is
one profoundly reconfigured by technological and economic change
(Fainstein, 2001; Ciccolella and Mignaqui, 2002; Schiffer Ramos,
2002) and by long term immigration (e.g. Laguerre, 2000). Further,
there are often sharp differences in the patterns assumed by this recon-
figuring of the central city in different parts of the world (Marcuse and
van Kempen, 2000).
Second, the center can extend into a metropolitan area in the form
of a grid of nodes of intense business activity. One might ask whether
a spatial organization characterized by dense strategic nodes spread
over a broader region does in fact constitute a new form of organizing
the territory of the center, rather than, as in the more conventional
view, an instance of suburbanization or geographic dispersal. Insofar
as these various nodes are articulated through digital networks, they
represent a new geographic correlate of the most advanced type of
center. This is a partly deterritorialized space of centrality (Peraldi
and Perrin, 1996; Marcuse and van Kempen, 2000; Graham and
Marvin, 2001; Scott, 2001).

10
Several of the organizing hypotheses in the global city model concern the conditions for
the continuity of centrality in advanced economic systems in the face of major new organiza-
tional forms and technologies that maximize the possibility for geographic dispersal. See the
new Introduction in the updated edition of The Global City (Sassen, 2001). For a variety of per-
spectives see, e.g. Landrieu et al., 1998; Rutherford, 2004; Abrahamson, 2004.
Reading the City in a Global Digital Age (Saskia Sassen)
Lexia, 12/2008
37
Third, we are seeing the formation of a transterritorial center
constituted via intense economic transactions in the network of global
cities. These transactions take place partly in digital space and partly
through conventional transport and travel. The result is a multiplica-
tion of often highly specialized circuits connecting sets of cities (Tay-
lor et al., 2002; Taylor, 2004; Yeung, 2000; Schiffer, 2002; Short,
2005; Harvey In Process); increasingly we see other types of networks
built on those circuits, such as transnational migrant networks (Smith
and Guarnizo, 2001; Ehrenreich and Hochschild, 2003). These net-
works of major international business centers constitute new geogra-
phies of centrality. The most powerful of these new geographies of
centrality at the global level binds the major international financial
and business centers: New York, London, Tokyo, Paris, Frankfurt, Zu-
rich, Amsterdam, Los Angeles, Sydney, Hong Kong, among others.
But this geography now also includes cities such as Bangkok, Seoul,
Taipei, Sao Paulo, Mexico City, Shanghai. In the case of a complex
landscape such as Europes, we see in fact several geographies of cen-
trality, one global, others continental and regional.
Fourth, new forms of centrality are being constituted in electroni-
cally generated spaces. For instance, strategic components of the fi-
nancial industry operate in such spaces. The relation between digital
and actual space is complex and varies among different types of eco-
nomic sectors (Sassen, 2008, chapter 7; Latham and Sassen, 2005), as
well as within civil society sectors (Sack, 2005; Pace and Panganiban,
2002; Avgerou, 2002; Bach and Stark, 2005).


6. What Does Local Context Mean in this Setting?

Firms operating partly in actual space and partly in globespanning
digital space cannot easily be contextualized in terms of their sur-
roundings. Nor can the networked subeconomies they tend to consti-
tute. The orientation of this type of subeconomy is simultaneously to-
wards itself and towards a larger global market. Topographic repre-
sentations would fail to capture this global orientation.
The intensity of transactions internal to such a subeconomy
(whether global finance or cutting edge hightech sectors) is such that
PARTE I LA CITT COME LIMITE

38
it overrides all considerations of the broader locality or urban area
within which it exists. These firms and subeconomies develop a
stronger orientation towards global markets than to their immediately
surrounding areas (e.g. Taylor, 2004; Schiffer, 2002; Yeung, 2000).
Insofar as they are a significant component of todays cities, this
global orientation overrides a key proposition in the urban systems lit-
erature, to wit, that cities and urban systems integrate and articulate
national territory. Such an integration effect may have been the case
during the period when mass manufacturing and mass consumption
were the dominant growth machines in developed economies and
thrived on national scalings of economic processes. Today, the ascen-
dance of digitized, globalized sectors, such as finance, has diluted that
articulation with the larger national economy and the immediate sur-
rounding.
The articulation of these subeconomies with other zones and sec-
tors in their immediate sociospatial surroundings is of a special sort.
To some extent there is connectivity, but it is largely confined to the
servicing of the leading sectors, and, further, this connectivity is partly
obscured by topographic fragmentation in the case of much of this
servicing. The most legible articulation is with the various highly
priced services that cater to the workforce, from upscale restaurants
and hotels to luxury shops and cultural institutions, typically part of
the sociospatial order of these new subeconomies. Secondly, there
are also various lowpriced services that cater to the firms and to the
households of the workers and which rarely look like they are part
of the advanced corporate economy. The demand by firms and house-
holds for these services actually links two worlds that we think of as
radically distinct and thus unconnected. But it is particularly a third
instance that concerns me here, the large portions of the urban sur-
rounding that have little connection to these worldmarket oriented
subeconomies, even though they are physically proximate and might
even be architecturally similar. It is the last two which engender a
question about the insufficiency of topographic representation.
What then is the meaning of locality under these conditions? The
new networked subeconomy occupies a strategic, partly deterritorial-
ized geography that cuts across borders and connects a variety of
points on the globe. Its local insertion accounts for only a (variable)
Reading the City in a Global Digital Age (Saskia Sassen)
Lexia, 12/2008
39
fraction of its total operations, its boundaries are not those of the city
within which it is partly located, nor those of the local area where it is
sited. This subeconomy interfaces the intensity of the vast concentra-
tion of very material resources it needs when it hits the ground and the
fact of its global span or crossborder geography. Its interlocutor is
not the surrounding context but the fact of the global.
I am not sure what this tearing away of the context and its replace-
ment with the fact of the global could mean for urban practice and
theory. But it is clearly problematic from the perspective of urban to-
pography. The analytic operation called for is not the search for its
connection with the surroundings, the context. It is, rather, detecting
its installation in a strategic crossborder geography constituted
through multiple locals. The local now transacts directly with the
global crossborder structurations that scale at a global level; but the
global also inhabits localities and is partly constituted through a mul-
tiplicity of local instantiations.


7. Cities as Frontier Zones: The Formation of New Political Actors

A very different type of case can be found in the growth of elec-
tronic activism by often poor and rather immobile actors and organiza-
tions. Topographic representations that describe fragmentations, par-
ticularly the isolation of poor areas, may well obscure the existence of
underlying interconnections. What presents itself as segregated or ex-
cluded from the mainstream core of a city can actually be part of in-
creasingly complex interactions with other similarly segregated sec-
tors in cities of other countries. There is here, an interesting dynamic
where top sectors (the new transnational professional class) and bot-
tom sectors (e.g. immigrant communities or activists in environmental
or antiglobalization struggles) partly inhabit a crossborder space
that connects particular cities.

Major cities, especially if global, contain multiple lowincome communities
many of which develop or access various global networks. Through the Inter-
net, local initiatives become part of a global network of activism without losing
the focus on specific local struggles (e.g. Cleaver, 1998; Henshall, 2000; Mele,
1999; Donk et al., 2005; Friedman, 2005). It enables a new type of cross
PARTE I LA CITT COME LIMITE

40
border political activism, one centered in multiple localities yet intensely con-
nected digitally. This is in my view one of the key forms of critical politics that
the Internet can make possible: A politics of the local with a big difference
these are localities that are connected with each other across a region, a coun-
try, or the world
11
. Because the network is global does not mean that it all has
to happen at the global level.

But also inside such cities we see the emergence of specific politi-
cal and subjective dimensions that are difficult to capture through to-
pographic representations (e.g. Lovink and Riemens, 2002; Poster,
2004). Neither the emergence nor the difficulty are new. But I would
argue that there are times where both become sharper times when
traditional arrangements become unsettled. Today is such a time.
Global cities become a sort of new frontier zone where an enormous
mix of people converge and new forms of politics are possible. Those
who lack power, those who are disadvantaged, outsiders, discrimi-
nated minorities, can gain presence in global cities, presence visvis
power and presence visvis each other. This signals, for me, the
possibility of a new type of politics centered in new types of political
actors. It is not simply a matter of having or not having power. There
are new hybrid bases from which to act.
The space of the city is a far more concrete space for politics than
that of the nation. It becomes a place where nonformal political ac-
tors can be part of the political scene in a way that is much more diffi-
cult at the national level. Nationally, politics needs to run through ex-
isting formal systems: whether the electoral political system or the ju-
diciary (taking state agencies to court). Nonformal political actors are
rendered invisible in the space of national politics. The space of the
city accommodates a broad range of political activities squatting,
demonstrations against police brutality, fighting for the rights of im-
migrants and the homeless, the politics of culture and identity, gay and

11
I conceptualize these alternative circuits as countergeographies of globalization because
they are deeply imbricated with some of the major dynamics constitutive of the global economy
yet are not part of the formal apparatus or of the objectives of this apparatus. The formation of
global markets, the intensifying of transnational and translocal business networks, the devel-
opment of communication technologies which easily escape conventional surveillance practices:
all of these produce infrastructures and architectures that can be used for other purposes, whether
money laundering or alternative politics.
Reading the City in a Global Digital Age (Saskia Sassen)
Lexia, 12/2008
41
lesbian and queer politics. Much of this becomes visible on the street.
Much of urban politics is concrete, enacted by people rather than de-
pendent on massive media technologies. Street level politics makes
possible the formation of new types of political subjects that do not
have to go through the formal political system.
The large city of today, especially the global city, emerges as a
strategic site for these new types of operations. It is a strategic site for
global corporate capital. But it is also one of the sites where the for-
mation of new claims by informal political actors materializes and as-
sumes concrete forms (Isin, 2000; Torres et al., 1999; Lovink and
Riemenes, 2002). The loss of power at the national level produces the
possibility for new forms of power and politics at the subnational
level
12
. The national as container of social process and power is
cracked. This cracked casing then opens up possibilities for a geog-
raphy of politics that links subnational spaces and allows nonformal
political actors to engage strategic components of global capital.
Digital networks are contributing to the production of new kinds of
interconnections underlying what appear as fragmented topographies,
whether at the global or at the local level. Political activists can use
digital networks for global or nonlocal transactions and they can use
them for strengthening local communications and transactions inside a
city (e.g. Lovink and Riemens, 2002) or rural community (e.g.
Cleaver, 1998). Recovering how the new digital technology can serve
to support local initiatives and alliances across a citys neighborhoods
is extremely important in an age where the notion of the local is often
seen as losing ground to global dynamics and actors and digital net-
works are typically thought of as global. What may appear as separate
segregated sectors of a city may well have increasingly strong inter-
connections through particular networks of individuals and organiza-
tions with shared interests (Espinoza, 1999; The Journal of Urban
Technology, 1995; Garcia, 2002). Any large city is today traversed
by these invisible circuits.


12
There are, of course, severe limitations on these possibilities, many having to do with the
way in which these technologies have come to be deployed. See Sassen, 1999; Graham and
Aurigi, 1997; Hoffman and Novak, 1998; Latham and Sassen, 2005).
PARTE I LA CITT COME LIMITE

42
8. Conclusion

Economic globalization and digitization produce a spatiality for the
urban that pivots on deterritorialized crossborder networks and ter-
ritorial locations with massive concentrations of resources. This is not
a completely new feature. Over the centuries cities have been at the in-
tersection of processes with supraurban and even intercontinental
scalings. What is different today is the intensity, complexity, and
global span of these networks, and the extent to which significant por-
tions of economies are now digitized and hence can travel at great
speeds through these networks. Also new is the growing use of digital
networks by often poor neighborhood organizations to pursue a vari-
ety of both intra and interurban political initiatives. All of this has
raised the number of cities that are part of crossborder networks op-
erating at often vast geographic scales. Under these conditions, much
of what we experience and represent as the local turns out to be a mi-
croenvironment with global span.
As cities and urban regions are increasingly traversed by nonlocal,
including notably global circuits, much of what we experience as the
local because locally sited, is actually a transformed condition in that
it is imbricatd with nonlocal dynamics or is a localization of global
processes. One way of thinking about this is in terms of spatializations
of various projects economic, political, cultural. This produces a
specific set of interactions in a citys relation to its topography.
The new urban spatiality thus produced is partial in a double sense:
it accounts for only part of what happens in cities and what cities are
about, and it inhabits only part of what we might think of as the space
of the city, whether this be understood in terms as diverse as those of a
citys administrative boundaries or in the sense of the multiple public
imaginaries that may be present in different sectors of a citys people.
If we consider urban space as productive, as enabling new configura-
tions, then these developments signal multiple possibilities.



Reading the City in a Global Digital Age (Saskia Sassen)
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PARTE I LA CITT COME LIMITE

48

49


Nuovi spazi semiotici nella citt
Due casi a Roma

ISABELLA PEZZINI
*




New semiotic spaces in the city: two cases in Rome.

English abstract: This intervention focuses two places of Rome: Piazza Augusto Im-
peratore with the new museum of the Ara Pacis (by Richard Meier) and the Audito-
rium Parco della Musica (by Renzo Piano), two sites in sharp transformation in the
landscape of city, first in the historical center, the other near the Olympic Village built
in 60. These two places also central in the structure of the city as somewhat ne-
glected, almost of internal suburbs. Their gradual rewriting, in addition to pro-
foundly change the character and ways to live and to perceive, urged wider debates on
the contemporary architectural interventions in the fabric of historic cities.
Our research has moved in three directions: analysis of instances and public discourse
that accompanied the projects; semiotic analysis of architectural texts in relation to
their cotext, direct observation in a social and ethnosemiotic customs and practices
which sedimented in these places.
The results achieved so far can be organized in three main areas: 1. semantic conflicts
that arise in discussions between old/new, ancient/hypermodern; past/present,
memory/project, conservation/innovation; 2. the relationship between the rewrite of
the city, actors and skills in terms of duties, wills, knowledge, credentials impli-
cated by this action complex; 3. The theme of selfrepresentation of the city and areas
of selfreflexivity, which explicitly puts it on stage, it is proposed as a subject or as a
brand. This theme connects to the specific role assumed by the new areas in reformu-
lating semiotic of public space.
Our two case studies thus show different strategies on the part of contemporary archi-
tecture against the archaeological, in an attempt to create a new context around, able
to renew its strength semiotics. The political debate betrays instead tempted to urge
citizens in the mixed feelings of expropriation/reappropriation of the city, in a policy
of owner of the city. Finally, we propose to consider space as the Ara Pacis and the
Auditorium, through and beyond their specific cultural function, as local het-
erotopic public places switching ordinary perception of the city, points of discontinu-
ity in its fabric, potential mechanisms of production of reflexivity and identity.

Keywords: historic city/contemporary architecture, memory/project, conservation/
innovation, public space/owner space, identity of the city.


*
Universit La Sapienza di Roma.
PARTE I LA CITT COME LIMITE

50
1. Loggetto della ricerca

Il termine di riscrittura, o ridisegno, utilizzato anche nel lin-
guaggio comune per indicare soprattutto gli interventi di ristruttura-
zione, risanamento, riordino e ridefinizione di luoghi o parti della citt
ad opera di amministratori e di esperti che sono preposti al suo gover-
no. Oppure, eventualmente, ad una pi spontanea opera di cittadini,
abitanti o fruitori della citt, che attraverso le loro pratiche tendono
ad adattarla alle proprie esigenze di consumo e di vita
1
. Anche in que-
sto senso, la citt o pu essere considerata un testo, scritto e
riscritto da molte mani. Come il testo nel senso di textum, la citt il
risultato di una tessitura fra orditi e trame di ordini semiotici diversi,
da quello spaziale, urbanistico e architettonico a quello linguistico e
antropologico: si parla infatti di tessuto urbano. E, come il testo, la cit-
t anche e sempre testis, teste, un testimone di quellinsieme di scrit-
ture che hanno contribuito a produrla. La citt inoltre oggetto di lin-
guaggi che parlano di lei, la parlano, la analizzano e la interpretano
dandole consistenza e personalit semiotica, e al tempo stesso essa
in qualche modo soggetto di linguaggi, espressione e produttore di
culture che le sono inerenti e specifiche (Mondada, 2000). Jurij Lot-
man sintetizza la complessit della citt parlandone in quanto testo
della cultura, per definizione semioticamente instabile:

Proprio il poliglottismo semiotico, che in linea di principio caratterizza ogni citt, la
rende campo di conflitti semiotici diversi, impossibili in altre condizioni. Riunendo
insieme codici e testi nazionali, sociali, stilistici, diversi la citt realizza vari ibridi, ri-
codificazioni, traduzioni semiotiche, che la trasformano in un potente generatore di
nuove informazioni (Lotman, 1984, p. 232, trad. it.).

Il progetto della nostra unit di ricerca, elaborato con Ilaria Tani, si
cos focalizzato su tre siti in forte trasformazione nel paesaggio
cittadino romano, la cui progressiva riscrittura, oltre a modificare pro-
fondamente la fisionomia e i modi del vivere e dellabitare di questi
spazi, ha sollecitato ampi dibattiti, non solo a livello cittadino: sono
Piazza Augusto Imperatore e il nuovo museo dellAra Pacis; lAudi-

1
Cfr. il saggio di Pierluigi Cervelli in questo stesso volume.
Nuovi spazi semiotici nella citt (Isabella Pezzini)
Lexia, 12/2008
51
torium e il Parco della Musica; larea circostante Piazza Vittorio nel
quartiere Esquilino
2
.
Sono tre luoghi tra loro apparentemente molto diversi, ma accomu-
nati dalla presenza di consistenti tentativi di riscrittura e ridetermi-
nazione, allinterno di una pi vasta e complessa politica di gestione
della citt, che si pu dire inizi col primo mandato della giunta Rutelli
(1993) e che sembrerebbe essersi esaurita con le elezioni amministra-
tive della primavera 2008
3
. Si tratta peraltro di progetti e di processi
tuttora in corso di completamento, assestamento, definizione, per noi
particolarmente interessanti proprio per gli aspetti ancora in mutazione
e per la ricerca non sempre univoca di unidentit pi consolidata che
manifestano.
Sia lAra Pacis che lAuditorium, sui quali concentrer questo in-
tervento, rientrano in particolare nel forte investimento operato in di-
rezione dellofferta culturale della citt, ed anzi ne sono divenuti dei
veri tangibili loghi. Gli interventi sono avvenuti in due aree ritenute
strategiche nel riassetto e dunque nella ridefinizione delle specificit,
delle vocazioni o delle specializzazioni del tessuto cittadino (cfr. Ciuc-
ciGhioRossi, 2006).

1.1. Il nuovo museo dellAra Pacis

Il primo intervento studiato in realt il pi recente, ed avvenuto
nel centro storico, in un punto nevralgico ma da tempo trascurato,
Piazza Augusto Imperatore, il cui perimetro esterno delimitato da
via della Frezza a Nord e via Tomacelli a Sud, il Lungotevere a Ovest
e via Corso a Est. Prima dellintervento, questa piazza veniva conside-
rata quasi una periferia interna, retroscena di quel centro commer-
ciale naturale di lusso che negli anni si attestato nel tridente da Piaz-
za del Popolo a Piazza Venezia (Criconia, 2007), nonch di un vec-

2
La ricerca si intitola Luoghi del consumo, consumo dei luoghi: Roma come caso di studio,
ed parte del Progetto COFIN diretto a livello nazionale da Ugo Volli. Collaborano alla ricerca
dellunit della Sapienza Universit di Roma, Dipartimento di Sociologia e Comunicazione:
Franciscu Sedda, Pierluigi Cervelli, Leonardo Romei, Vincenza Del Marco, Paolo Demuru, Ma-
riarosa Bova. Ovviamente questo mio intervento debitore al lavoro comune.
3
Gianni Alemanno ha subito dichiarato di voler caratterizzare il proprio mandato in discon-
tinuit rispetto ai suoi predecessori, Walter Veltroni e prima di lui Francesco Rutelli.
PARTE I LA CITT COME LIMITE

52
chio emblema degli sventramenti operati dal fascismo. Ridisegnata da
Vittorio Ballio Morpurgo, la piazza in realt rimasta incompiuta al
1939 a causa della guerra. La sua realizzazione, dopo essere stata a
lungo mal tollerata, oggi storicizzata, e cio considerata a tutti gli
effetti un importante esempio dellarchitettura del periodo, al di l del
suo valore rappresentativo nei confronti della dittatura fascista
4
. La
piazza, inoltre, si sviluppa intorno al Mausoleo di Augusto, gigantesca
tomba circolare in gran parte interrata. Coperta, essa ebbe funzione di
Auditorium, fino al 1936, quando Mussolini (che si diceva avesse elet-
to il luogo a proprio sepolcro) fece demolire la sala in vista di una
nuova sistemazione nellambito della piazza. Nel corso del tempo,
questo monumento, gi ampiamente saccheggiato e progressivamente
lasciato a se stesso, ha assunto laspetto di un romantico giardino con
rovine, popolato di gatti e clochard. Oggetto di un concorso per la ri-
qualificazione, espletato nel 2006 e vinto da un progetto di Francesco
Cellini, oggi sottoposto a un restauro interno e a una ripulitura ester-
na che dovrebbe fra laltro renderlo meglio agibile ai turisti. Molto
aumentati dallinaugurazione del nuovo museo lAra Pacis risulta
la terza meta preferita dai visitatori di Roma , essi tendono infatti i-
stintivamente a inoltrarvisi dopo la visita allAra Pacis, e prima di ap-
prodare a un tavolo dei molti locali enogastronomici di tendenza che
coronano lidealtour dallo shopping al museo in questo punto della
citt.
Il nuovo Museo dellAra Pacis, inaugurato nel settembre 2006, co-
stituisce un caso unico nella storia postbellica di Roma: si tratta in-
fatti di unopera di architettura contemporanea costruita nel centro
storico, e oltretutto previa demolizione di un edificio preesistente,
fatto piuttosto raro ed eclatante. Si trattava della cosiddetta teca
Morpurgo, un contenitore nato in realt come provvisorio per la
fretta e la scarsit di mezzi, fatto erigere in tempi record dallo stesso
Mussolini per le celebrazioni fasciste del bimillenario di Augusto.
Inaugurato il 23 settembre 1938, col tempo si era rivelato del tutto
inadeguato dal punto di vista della conservazione museale.
Lopera odierna firmata da un architetto americano di fama inter-
nazionale, Richard Meier, a cui stata commissionata per incarico di-

4
Cfr. Rossini, 2007, Cap. LAra Pacis da Morpurgo a Meier.
Nuovi spazi semiotici nella citt (Isabella Pezzini)
Lexia, 12/2008
53
retto dallamministrazione cittadina, sindaco Francesco Rutelli
5
. Il
progetto e la sua esecuzione, completata durante il successivo manda-
to di sindaco di Walter Veltroni, sono stati accompagnati da un acceso
dibattito sulla stampa quotidiana e specialistica e da violente opposi-
zioni, che hanno contribuito alle importanti modifiche al progetto in
corso di esecuzione
6
.

1.2. LAuditorium Parco della Musica

Il secondo intervento studiato, lAuditorium Parco della Musica
progettato da Renzo Piano, invece situato fra il quartiere Flaminio
(ovest), il quartiere Parioli (sud), Villa Glori (est) e il Villaggio Olim-
pico (nord), al quale idealmente offre un cuore, una piazza sempre
mancata. Prima dellintervento, la zona era lasciata nellincuria, peri-
colosa di notte bench semicentrale come il Flaminio, dove at-
tualmente in costruzione anche il MAXXI (Museo Nazionale e centro
per la documentazione e valorizzazione delle arti contemporanee)
progettato da unaltra architetta di fama mondiale, Zaha Hadid, in vi-
sta di una pi ampia ridefinizione della zona come quartiere delle ar-
ti. Il progetto di Renzo Piano diversamente da quello dellAra Pa-
cis ha vinto un concorso internazionale a inviti nel 1993, e i lavori
sono iniziati nel 1995. Previsto finito per il 2000, il complesso stato
inaugurato a partire dal 2002, ed ha comunque avuto un iter molto
lungo e complesso in tutte le sue fasi, dalla scelta del luogo, caduta in-
fine in una zona spenta e marginale sebbene certamente non perife-
rica, priva di interventi diretti dagli anni Sessanta.
LAuditorium si progressivamente caratterizzato come una strut-
tura multifunzionale, in grado di ospitare eventi di grande importanza
culturale e sociale (dai concerti della Stagione di Santa Cecilia, alla

5
Per la precisione, il Committente del nuovo museo dellAra Pacis il Comune si Roma
Sovraintendenza ai Beni Culturali, Ufficio Citt Storica. Lincarico affidato nel 1996; nel 2000
iniziano i lavori, che si interrompono per approfondimenti degli scavi e conseguenti modifiche al
progetto. Il 23 settembre 2006 sono inaugurati gli spazi dellauditorium e del museo (cfr. Ciucci,
Ghio, Rossi, 2006, p. 136). Richard Meier era gi anche autore, sempre a Roma, della parrocchia
di Dio Padre Misericordioso, nel quartiere periferico di Tor Tre Teste, commissionato dal Vica-
riato di Roma (19962003).
6
Il dibattito in ambito architettonico ben rappresentato nella Rassegna stampa tematica del
sito dellOrdine degli Architetti di Roma, www.architettiroma.it.
PARTE I LA CITT COME LIMITE

54
Festa del Cinema, ai Festival di filosofia, matematica, scienza) e
sembra avere inciso profondamente nella vita culturale di Roma e nel-
la sua immagine di metropoli anche allestero. Ad oggi, malgrado le
critiche, il successo delloperazione appare evidente, anche in termini
economici e di immagine: nel 2006 la struttura musicale ha avuto
934.563 spettatori paganti, e sotto questo aspetto al primo posto in
Europa
7
. Differentemente dallAra Pacis, lintervento stato accolto
sostanzialmente con favore, come osserva Piero Ostilio Rossi:

Per la prima volta dopo molti anni unopera di architettura moderna tornata
al centro dellinteresse della vita cittadina ed oggetto di valutazioni, di di-
scussioni e di critiche, ma questo il punto sentita come una compo-
nente significativa e vitale della citt (Rossi, 2006, p. 45).

Entrambi gli interventi culminano in forti segni di architettura con-
temporanea, che fanno rima con altri progetti firmati da celebri archi-
tetti in corso di realizzazione nella citt (fra i quali lampliamento del-
la Galleria Comunale di Arte Contemporanea, MACRO, in via Reggio
Emilia, di Odile Decq; il nuovo Centro Congressi detto la Nuvola di
Massimiliano Fuksas; il progetto di riconversione dei Mercati Genera-
li al quartiere Ostiense di Rem Koolhaas), tutti indicatori del rico-
noscimento operato dagli amministratori del particolare valore comu-
nicativo e di rappresentanza assunto oggi dallarchitettura
8
.


2. Lapproccio e il metodo di analisi

Dal punto di vista del metodo di studio, il nostro gruppo di ricerca
ha sinora lavorato in tre direzioni principali: in termini di analisi dei
discorsi e delle istanze discorsive pubbliche che hanno accompagnato
i progetti; di analisi semiotica dei testi architettonici in relazione al lo-
ro cotesto, di osservazione diretta in un approccio socio ed etno se-
miotico degli usi e delle pratiche sociali che si vanno sedimentando in
questi luoghi.

7
I dati sono pubblicati dal Rapporto annuale del sito ufficiale dellAuditorium,
www.Auditorium.com.
8
Cfr. Ciucci, Ghio, Rossi, 2006, Cap. 3, Le nuove icone della citt, pp. 120160.
Nuovi spazi semiotici nella citt (Isabella Pezzini)
Lexia, 12/2008
55
2.1. LAra Pacis

Un primo passo della nostra ricerca, dunque, ha riguardato proprio
lintreccio dei diversi discorsi che hanno accompagnato i progetti.
Ogni area urbana che si trovi al centro di un processo di riscrittura si
trova infatti potenzialmente al centro di una serie di enunciazioni, che
considerate nel loro sviluppo successivo, sintagmatico, danno luogo a
diverse narrazioni, a cui tutti i discorsi ulteriori fanno riferimento in
modo pi o meno esplicito. Schematicamente, per quanto riguarda ad
esempio lAra Pacis, possiamo distinguere tra le narrazioni che ri-
guardano la storia del luogo e dei suoi abitanti (il sito e le sue trasfor-
mazioni, piazza Augusto Imperatore); la storia del monumento (lAra
Pacis e i significati che le sono stati attribuiti); la storia del progetto in
questione (la volont politica, la scelta di Meier); le vicende e la di-
scussione del progetto stesso
9
.
Ovviamente ogni narrazione tende a incrociarsi con le altre e a por-
si, almeno a zone, in modo metalinguistico rispetto ad esse, e spesso
sono proprio questi nodi semantici ad essere rivelatori di conflitti
soggiacenti, esplicitati o meno. Inoltre, ogni narrazione seleziona i
propri protagonisti, attori dotati di competenze e autorevolezze dise-
guali, che mettono in scena e figurano i diversi punti di vista, le possi-
bili diverse prospettive sugli stessi elementi ed eventi. Un ruolo di
mediazione e di sintesi, certamente non neutrale, viene in genere as-
sunto dal discorso giornalistico e televisivo, accessibile ad un pubblico
pi vasto e creatore entro certi limiti di una comunit mediale che si
sente a pieno titolo partecipe della vita cittadina.
Per ricostruire lintreccio fra queste narrazioni si intrapresa
lanalisi della presentazione offerta dal catalogo, dal sito internet e pi
in generale dalla comunicazione del Museo, accanto alla ricostruzione
del dibattito pubblico avvenuto sulla stampa o da essa riportato (basa-
to in particolare sul corpus degli articoli raccolti dal sito internet
dellOrdine degli architetti di Roma). Lanalisi, condotta con strumen-
ti semiolinguistici, ha cercato di individuare le principali strategie nar-
rative ed enunciative adottate nelle ricostruzioni e nelle argomentazio-

9
Queste narrazioni forniscono del resto la scansione interna del libro di Orietta Rossini
(2006 e 2007), di fatto catalogo del Museo.
PARTE I LA CITT COME LIMITE

56
ni a favore o contrarie al progetto: le rappresentazioni degli attori in
gioco, le loro competenze, i valori convocati e discussi; i temi princi-
pali del dibattito, il livello retoricofigurativo dei discorsi. Si prevede
di dare un complemento a questa parte della ricerca con una ricogni-
zione, basata su un corpus testuale ma anche tramite interviste ad abi-
tanti, cittadini e visitatori, sul cambiamento di percezione e di abitudi-
ni cui ha dato luogo la presenza nel tempo del nuovo monumento.
Un secondo passo della ricerca, sempre per quanto riguarda in par-
ticolare lAra Pacis, consistito nella visita al museo e nella sua de-
scrizione secondo un approccio di semiotica sincretica, dove lanalisi
dello spazio architettonico si stratifica con quella dellallestimento
museale, degli oggetti esposti e della comunicazione nei confronti del
visitatore: espressioni eterogenee (architettura, reperti, oggetti, lin-
guaggio verbale e non verbale) concorrono a formulare un messaggio
comune, la cui unit si percepisce in termini di effetti di senso com-
plessivi (Hammad, 2004, 2006).
A partire da una descrizione di questo tipo diventa possibile osser-
vare il gioco, e leventuale conflitto, fra i punti di vista del fruitore
modello, iscritto nel progetto, e il fruitore reale. Questo passo
dellanalisi ha comportato in particolare una riflessione sui tipi diversi
di funzioni e di conseguenza di fruizioni che tipicamente questo mu-
seo contemporaneo fa proprie, ed inoltre, collegato e per estensione ri-
spetto al tema precedente, sul rapporto fra questo particolare tipo di
spazio, lo spazio urbano circostante e lo spazio urbano in generale.
Il terzo elemento su cui si focalizzata la ricerca stato infatti il
rapporto del museo con larea urbana immediatamente circostante, ca-
ratterizzata da una forte destinazione e vocazione al consumo, data la
massiccia presenza di negozi, di concept store, di locali, da indagare
con losservazione diretta e la raccolta di informazioni, anche tramite
lo strumento dellintervista a operatori, abitanti e passanti (Pezzini,
Cervelli, 2006).

2.2. LAuditorium

Se lo sfondo metodologico della ricerca ovviamente lo stesso per
quanto riguarda lAuditorium, in questo caso particolare attenzione
stata posta al carattere del progetto in quanto creazione di uno spazio
Nuovi spazi semiotici nella citt (Isabella Pezzini)
Lexia, 12/2008
57
di consumo materiale e immateriale. La ricerca focalizza quattro a-
spetti in particolare: la presenza nel cuore di Roma di uno spazio
vuoto e periferico, tra il quartiere Parioli e il Villaggio Olimpico; la
progettazione di Renzo Piano di un grande struttura e lincontro/
scontro tra il progetto e la memoria remota del luogo (la villa roma-
na); leffettiva realizzazione del progetto e le sue proposte culturali;
luso e le pratiche che si sono successivamente attestate in questo luo-
go, in particolare negli spazi esterni. Tutti elementi che dovrebbero
contribuire ad una valutazione dellefficacia di questo intervento ri-
spetto alle diverse funzioni cui era chiamato, in particolare nel doppio
rapporto con i quartieri immediatamente prossimi e la loro quotidiani-
t da un lato e con la dimensione metropolitana e dellintrattenimento
globale dallaltro. Questultimo aspetto indubbiamente il pi impor-
tante, si pu dire anzi che i primi tre aspetti costituiscono la premessa
al cuore conoscitivo della ricerca rappresentato dal quarto punto. In
particolare, sembrato necessario concentrare lattenzione sulle diver-
se istanze che a vari livelli interagiscono dentro e con lAuditorium:
quelle dei differenti tipi di visitatori; dei cittadini che vivono nei pressi
dellAuditorium; dellarchitettura, e dunque dellefficacia spaziale su
visitatori e cittadini; della Fondazione che gestisce lAuditorium.
In sintesi, obiettivo di questa parte della ricerca studiare la riscrit-
tura della citt proprio attraverso le forme che prende il consumo
dellAuditorium nellincontro tra queste diverse istanze.


3. Gli snodi emergenti

Da questa prima fase di lavoro sono quattro gli assi o snodi di sen-
so intorno ai quali ci sembra di poter organizzare i risultati finora rag-
giunti, e di cui qui tratteremo in breve alcuni aspetti:

larea dei conflitti semantici tra vecchio/nuovo; antico/ipermo-
derno; passato/presente; memoria/progetto; conservazione/in-
novazione;
il rapporto tra la riscrittura della citt, gli attori e le competenze
in termini di doveri, voleri, saperi, poteri implicati da
questa azione complessa;
PARTE I LA CITT COME LIMITE

58
il tema dellautorappresentazione della citt e delle zone di au-
toriflessivit, in cui esplicitamente essa si mette in scena, si
propone come soggetto o come marca, tema che si connette al
ruolo specifico assunto dai nuovi spazi semiotici nella riformu-
lazione dello spazio pubblico.

3.1. Il conflitto tra il passato e il presente

Nellarticolazione dellanalogia fra la citt e il testo si incontra
subito la sua particolare qualit di palinsesto, di citt diverse sia in
termini di spazi costruiti che di modi dellabitare o anche solo di im-
maginare che si sovrappongono ed interpenetrano fra di loro, dan-
do luogo a manifestazioni di superficie, a spazi reali, in cui nel miglio-
re dei casi i conflitti sembrano neutralizzati o ricomposti vuoi per in-
terventi specifici di armonizzazione, vuoi per la semplice autorit che
assume labitudine.
noto il confronto che Freud conduce, allinizio di Il disagio della
civilt, fra larcheologia dellanima e viceversa della Citt e
Freud nel suo esempio si riferisce proprio a Roma (Freud, 1929). Nel
primo caso linconscio, pur negando la storia, conserva traccia di tutti
gli stadi attraverso i quali passata la vita psichica e risponde a una
temporalit paradossale, che continuamente pu ripresentare, nello
spazio del vissuto del soggetto, formazioni o eventi antichissimi ac-
canto o insieme a quelli attuali. La storia della citt sembrerebbe
invece funzionare in modo opposto, perch lo spazio reale confligge
con il tempo, e un edificio nuovo non potr che sostituirne uno prece-
dente e demolito per fargli posto. Dunque il medesimo spazio al-
meno in superficie non pu essere riempito in due modi diversi allo
stesso tempo, il succedersi storico rappresentabile solo tramite una
giustapposizione nello spazio.
Questo, a ben vedere, proprio ci che accade normalmente nelle
citt e rende del tutto specifico il rapporto che in esse si istituisce fra
spazio e tempo, dove elementi eterogenei, prodotti in tempi diversi,
sono riuniti insieme nel collage di una patina paradossale, che quella
del presente della loro simultanea percezione, pi o meno sottolineata
e agevolata da interventi architettonicourbanistici specifici. Come
scrive Hubert Damisch, tali eterogeneit adempiono ad una una fun-
Nuovi spazi semiotici nella citt (Isabella Pezzini)
Lexia, 12/2008
59
zione analoga a quella attribuita nel sogno allo spostamento e alla
condensazione, nel momento in cui passato e presente si scontrano.
Tanto che a livello della forma la stessa identica cosa dire che la cit-
t non ha altre realt che storica e affermare che essa esiste solo nel
presente (Damischm, 1996, pp. 3435). La citt non mai un sem-
plice teatro della memoria.
Riportando queste riflessioni verso i nostri casi di studio, fra vuoto
urbano e viceversa troppo pieno, il caso dellAuditorium, sorto in
uno spazio relativamente poco denso della citt, sembrerebbe contrap-
porsi almeno superficialmente a quello del nuovo museo
dellAra Pacis, posto invece in un luogo ipersensibile ed estremamente
rappresentativo per lidentit cittadina, e cio il pieno centro storico.
In realt, sia pure con toni diversi, in entrambi i casi emerso il con-
flitto sempre incombente e pi evidente, a Roma citt eterna, tra
lantico e il moderno, il passato glorioso e il presente cialtrone, tra
laffresco sepolto e la ruspa invadente immortalati da Federico Fellini
nel 1972. Un conflitto che in sostanza si potrebbe riassumere, grosso-
lanamente, in una contrapposizione culturale di fondo, che nella prati-
ca si modula poi in posizioni pi articolate e sfumate. Da un lato fra
coloro che ritengono che il tempo dellevoluzione spontanea della
citt storica europea sia finito, e che alla luce di questa consapevolez-
za si tratti di assumere nei confronti di ci che ne rimane unattitudine
sostanzialmente di restauro e di conservazione, pi o meno discreta
10
.
Si tratta del partito della cosiddetta citt museo, che rischia di tra-
sformare la legittima difesa del patrimonio storico in antimodernismo
viscerale, e di assecondare pur senza volerlo le tendenze del consumo
alla trasformazione dei centri storici in parchi a tema (Castells,
2004).
Daltro lato, vi sono invece coloro che malgrado tutto credono an-
cora nellidea di citt come organismo simbolico e vivo e dunque che

10
Scrive Orietta Rossini, a proposito delleccezionalit del cantiere dellAra Pacis, riaper-
to dove si era interrotto cinquantanni prima, alla caduta del regime: Comprensibilmente, dopo
linterventismo del regime, larchitettura italiana aveva sviluppato una cultura avanzatissima del
restauro e del recupero urbanistico, e alla fine degli anni novanta lincarico a Meier, unicona
dellarchitettura internazionale, sembrava infrangere criteri di prudenza che si avvertivano acqui-
siti proprio in contesti complessi e storicamente densi come quello in causa. (Rossini, 2007, p.
119).
PARTE I LA CITT COME LIMITE

60
essa debba esprimere questa sua vitalit e il senso delle sue trasforma-
zioni complessive anche forse soprattutto attraverso il linguag-
gio dellarchitettura e delle arti contemporanee.
Si tratta di un conflitto che bene si presta a incarnarne altri meno
plateali, quotidiani, pi diffusi e sfumati nel vissuto e nelle rappre-
sentazioni dei suoi abitanti, fra i fantasmi e i simulacri di una citt ide-
ale perduta per sempre, sempre valorizzata positivamente e nostalgi-
camente, e la citt attuale, reale, con i suoi problemi e le sue eventuali
nuove presenze, sempre avvertite come deludenti e da neutralizzare
11
.
Questo atteggiamento, che istintivamente sfocia nella difesa dello sta-
tus quo, non un dato ovvio, ma appare specifico di un diffuso senti-
re, tutto sommato di recente formazione. Per lunghissimo periodo in-
fatti la citt si riformulata e rigenerata utilizzando i suoi stessi mate-
riali, ben prima degli interventi violenti del fascismo la stessa Ara
Pacis era divenuta, com noto, parte integrante delle fondamenta di
un edificio in costante trasformazione dal duecento, il palazzo Fiano
Almagi.

Dai nostri due casi di studio emergono ad ogni modo diverse possi-
bili strategie da parte dellarchitettura contemporanea nei confronti del
reperto antico, al di l delle ovvie differenze di partenza, che ci
sembra utile sottolineare.
LAra Pacis nasce come museo contenitore per la conservazione e
la valorizzazione di un simbolo della Roma augustea (Moretti, 1975).
Laltare un oggetto perduto e ritrovato che nasce come simbolo e
che nel corso del tempo conosce una serie di vicissitudini interra-
mento e perdita, recupero parziale, decostruzione ed estetizzazione dei
suoi componenti, recupero filologico, risimbolizzazione e pietra di
volta di una invenzione della tradizione ad opera del fascismo
che ne fanno un caso non solo affascinante ma esemplare. Cambiando
i modi di attribuzione di valore il significato di uno stesso oggetto pu
cambiare profondamente, per esempio in base alle diverse possibili at-

11
Scrive Piero Ostilio Rossi, al termine del saggio gi citato: Non possiamo far finta di i-
gnorare infatti che larchitettura contemporanea guardata con un pregiudiziale sospetto ed i-
stintivamente considerata nel sentire comune, soprattutto in una citt cos ricca di testimonianza
storiche come Roma, unalterazione negativa e non un possibile arricchimento del tessuto urba-
no o del paesaggio naturale (Ciucci, Ghio, Rossi, 2006, p. 46).
Nuovi spazi semiotici nella citt (Isabella Pezzini)
Lexia, 12/2008
61
titudini del presente nei confronti del passato e della sua memoria. Ma
questo stesso processo pu finire per rendere loggetto una sorta di
feticcio, pretesto di esercizio del modo simbolico, di una deriva
ed un eccesso di attribuzione di significati (Eco, 1984).
Oggi la presentazione e la comunicazione del MuseoTeca mettono
al centro del loro discorso un presente investito di responsabilit nei
confronti del passato, ed anzi il suo impegno totale nella custodia e
della valorizzazione di questo importantissimo reperto, caduto
nellombra e nel degrado per linadeguatezza del vecchio contenitore.
Il tema delle tecnologie di conservazione ipermoderne messe in cam-
po addirittura preminente rispetto alla presentazione dellopera di
Richard Meier in senso architettonico ed estetico certamente pi
immediatamente esposta al giudizio tanto critico che di gusto
12
. La
stessa concezione del museo, che pone lAra al centro del piano a li-
vello suolo, in un grande volume vuoto, visibile dallesterno, enfatizza
il carattere di culto delloggetto esposto peraltro un altare ed in-
vita a una fruizione fortemente estesicoestetica, collocando tutto
lapparato filologico e il percorso cognitivo sapienziale nel piano sot-
tostante e negli annessi.
Dopo tutte le vicissitudini che ha subito, il monumento dellAra
Pacis si presenta oggi tipicamente come un testo estrapolato dal con-
testo, cio tendenzialmente depositario di informazioni costanti. Ad
esso la teca di Meier si offre per nelle intenzioni come un nuovo con-
testo, capace da un lato di restituirgli laura perduta e dallaltro di
reinnestarlo, nel confronto dialogico con larchitettura contemporanea,
in quanto meccanismo in funzione che ricrea continuamente se stesso
cambiando fisionomia e generando nuove informazioni, cio come
un sistema semiotico generatore di significato (Lotman, 1998, pp.
3839).
La struttura del museo, cos ampiamente vetrata, dovrebbe o po-
trebbe rendere possibile questo processo di riattivazione semiotica in

12
Nel sito www.arapacis.it sono presenti due spot di presentazione dellopera, quello di
Richard Meier, incentrato sulla filosofia del suo progetto e sulla visione esteticosociale della
citt, e quello invece di Walter Veltroni, sindaco, che contestualizza lopera rivelando e rivendi-
cando lintenzione politica promotrice dellopera. In particolare questo secondo interessante
come costruzione discorsiva della dimensione simbolica di unopera di architettura rispetto a una
visione politica.
PARTE I LA CITT COME LIMITE

62
due diverse direzioni, dallesterno verso linterno e dallinterno verso
lesterno. La teca nei confronti dellAra evidenzia infatti il contrasto,
lintensa conflittualit interna del nesso testocontesto, nel dialogo
fra antichit e contemporaneit e questa operazione di risiste-
mazione paragonabile allatto linguistico di una rienunciazione,
ha in una sorta di trascinamento semantico leffetto di rendere con-
temporaneo lantico.
Al tempo stesso, nel contesto della vecchia Piazza di Morpurgo,
lopera contemporanea afferma con la sua apparente forte discontinui-
t il valore del nuovo (Gargano, 2007), quantomeno deautomatizzan-
do la percezione complessiva del luogo e risvegliandone le memorie
dimenticate
13
. Il tema critico che meriterebbe a questo punto di essere
approfondito riguarda il corrispondente prezzo semantico, la perdita
della patina del tempo intermedio che ogni opera di restauro radica-
le comporta.
LAuditorium, dal canto suo, incontra le fondamenta di una villa
romana la cui esistenza era caduta nelloblio, se non sconosciuta agli
archeologi, nel corso degli scavi per la realizzazione del progetto di
Renzo Piano, che viene rimaneggiato profondamente in modo da ospi-
tare al suo interno di spazio multifunzionale anche gli scavi e il relati-
vo museo.
In questo caso il rapporto instaurato fra presente e passato non
programmatico ma accidentale, il presente persegue i propri obiettivi
incorporando e inglobando come cammeo e elemento di pregio anche
le vestigia del passato. La strategia adottata dallarchitettura contem-
poranea nei confronti dellantico qui quella del dialogo interno,
che si realizza nellambito di uno steso testo attraverso lo scontro, il
conflitto, lintersezione e lo scambio di informazioni tra tradizioni dif-
ferenti sempre Lotman che parla tra sottotesti diversi e fra le
voci dellArchitettura (Lotman, cit., p. 40). Questa dialogicit, nel-

13
La discontinuit in realt soprattutto cromatica (il bianco di Meier), dato che in effetti si
moltiplicano i rimandi e le citazioni al resto della piazza ed anche al vecchio contenitore, di cui
viene ripresa lintera parete in travertino con liscrizione in piombo delle Res gestae. Questa stra-
tegia, daltra parte, non del tutto nuova a Roma, come testimonia ad esempio il recente restauro
dei Mercati Traianei, o il Museo della Centrale Montemartini, una sistemazione provvisoria di
archeologia romana in un contesto di archeologia industriale, divenuta per il successo definitiva
(Hammad, 2006, Ciucci, Ghio, Rossi, 2006, pp. 5079).
Nuovi spazi semiotici nella citt (Isabella Pezzini)
Lexia, 12/2008
63
le diverse possibili forme, ha un senso se riesce ad innestare o anche
solo a testimoniare non una semplice giustapposizione di oggetti o di
monumenti ma lo stratificarsi di idee diverse e successive della citt
come sistema complesso, che, in uno stesso paesaggio, attiva relazioni
e connessioni differenti fra i suoi elementi.

3.2. Ma di chi la citt? Riscrittura, autorialit e potere

E daltra parte larchitettura non fatta di sola architettura. La citt
uno spazio in cui si struttura a vari livelli da quello fisico a quello
immaginario il vivere quotidiano, secondo memoria, abitudine,
straniamento. Uno spazio quindi che viene sentito come proprio dai
suoi cittadini, e al quale, bench sia un luogo di consumo e che si con-
suma, istintivamente affidato il senso di permanenza delle cose. O-
gni suo cambiamento, tanto pi se esplicito e dichiarato, pubblico,
destinato ad essere percepito e vissuto in termini conflittuali.
Il conflitto gi insito nel sentire propria la citt. La citt pro-
pria ma al tempo stesso sempre anche altrui: il sentirla propria si ac-
compagna costantemente al senso di una condivisione forzata (oriz-
zontale) e a una latente espropriazione (verticale) da parte dei Poteri
che ne fanno il terreno della propria affermazione e autorappresenta-
zione. Ogni citt un ambiente semiotico globale, una semiosfera
dotata di una propria identit, espressa ad esempio dallo spessore se-
mantico del suo nome Roma ma al tempo stesso la somma di
molte semiosfere differenti, che per la maggior parte del tempo convi-
vono, spesso ignorandosi reciprocamente, ma potenzialmente sono fra
loro in conflitto.
Del resto, nella teoria della modernit, la citt esattamente quel
luogo che rende possibile la coesistenza della diversit, concetto e-
spresso dalla stessa semantica dellurbanit. Come sintetizza di re-
cente Daniel Innerarity, in ogni citt, tutti gli elementi abitanti, e-
difici e funzioni convivono in stretta vicinanza, sono condannati,
per cos dire, a una tolleranza reciproca. Tale obbligo, nel corso dei
secoli, ha potuto configurare linsieme di regole che oggi ammiriamo
come cultura storica della citt [] sono fattori che fanno della citt
un luogo di comunicazione, di divisione del lavoro, di esperienza della
differenza, di conflitto e di innovazione (Innerarity, 2008, p. 105).
PARTE I LA CITT COME LIMITE

64
Paul Zanker, studioso dellarte di Roma antica, dedica un libro ad
Augusto e il potere delle immagini che ovviamente d largo spazio
proprio allAra Pacis, e al suo ruolo nella costituzione di uno scenario
mitico intorno alla figura di Augusto e alla sua concezione dello Stato.
Per Zanker chiarissimo il ruolo minuzioso svolto dallarchitettura e
dalle arti nellaffermazione di nuovi valori legati alla monarchia, a suo
avviso secondo un processo in larga misura spontaneo, senza esplici-
te direttive dallalto. Nel capitolo Marmo e autocoscienza leg-
giamo:

Il culto imperiale e la trasmissione di nuovi valori, soprattutto per quanto ri-
guarda le ristrutturazione urbanistica della citt, vanno qui dunque di pari
passo, in un clima di pieno consenso ideologico (Zanker, 2003, p. 352).

Se il fascismo ha immaginato di poter riattualizzare una simile con-
cezione della citt e della sua architettura come espressione ed imma-
gine coordinata di un Potere unico, evidente che un approccio di
questo tipo oggi non pi possibile. Nella democrazia, sono i mecca-
nismi complessi della rappresentanza e della delega, integrati e corretti
dalle forme della partecipazione e del dibattito pubblico a rappresen-
tare la citt. La citt oggi non pi un solo corpo, lo spazio ideale
di una civitas concorde, terreno di conflitti e di conquista. Utilizzan-
do la metafora del testo e dellinterpretazione, se la citt un testo es-
so attraversato dal conflitto delle interpretazioni (Volli, 2006). Per
fare un esempio molto concreto, allinterno del sito web del nuovo
museo dellAra Pacis, sono ancora conservati due video di presenta-
zione, risalenti alla sua inaugurazione. Sono due videointerviste, una
a Richard Meier, larchitetto, e una a Walter Veltroni, primo cittadino,
rappresentante della committenza. Entrambi, ciascuno dalla propria
prospettiva, esteticoarchitettonica il primo, politica il secondo, fanno
del nuovo Museo il simbolo di una visione assiologica legata a
unidea di sviluppo della citt in cui passato e presente dialoghino in-
sieme e soprattutto dove il presente abbia un rilevante ruolo di forma-
tivit, e si proietti verso il futuro. Ma ecco che la prima dichiarazione
fatta dal nuovo sindaco, Gianni Alemanno, di opposto schieramento
politico rispetto al predecessore, di voler rimuovere la nuova teca
dellAra Pacis, letta banalmente come simbolo della precedente am-
ministrazione, colpevole di aver decostruito e rielaborato i simboli
Nuovi spazi semiotici nella citt (Isabella Pezzini)
Lexia, 12/2008
65
della cultura della citt: La teca dellAra Pacis un intervento inva-
sivo. Va rimossa [] uno sfregio nel cuore della citt, un atto di
arroganza intellettuale contro i cittadini romani (Repubblica, primo
maggio 2008, p. 12). interessante notare gli stereotipi linguistici a-
dottati, che Alemanno importa direttamente dai toni accesi del dibatti-
to precedente linaugurazione, efficaci nel solleticare un sentimento di
espropriazione/riappropriazione della citt da parte delle diverse parti
politiche. Essi sono al tempo stesso rivelatori di una concezione pa-
dronale della citt, vista pi come oggetto e che in quanto soggetto di
investimenti ed interventi politici.

3.3. La citt si autorappresenta

Scrive Alan Bennet, nel suo spiritoso quanto acuto Una visita gui-
data, a proposito dei motivi per cui le persone affollano la National
Gallery di Londra:

In realt [] non lo sanno. [] La verit che la gente viene qui per le ra-
gioni pi varie: per rilassarsi un po, o per ripararsi dalla pioggia, o per guar-
dare i quadri, o magari per guardare le persone che guardano i quadri. C da
sperare, anzi da contarci, che queste opere riescano in qualche modo a emo-
zionarli e che, uscendo, portino con s qualcosa di inaspettato e imprevedibi-
le (Bennet, 2005, pp. 4243).

Spazi come lAra Pacis o lAuditorium potrebbero essere dunque
considerati, al di l ed in forza della loro funzione specifica di musei o
di spazi culturali, come locali eterotopie, luoghi di commutazione del-
la percezione ordinaria della citt, punti di discontinuit nel suo tessu-
to, che ci obbligano a pensare ai paesaggi percettivi che vi si alter-
nano.
Questi spazi nascono, infatti, per enfatizzare la percezione sensoria-
le nellesperienza estetica e nella fruizione culturale (la visione,
lascolto). In modi diversi, le architetture contemporanee sembrano
rendere possibile anche un ribaltamento di queste esperienze metropo-
litane dallinterno dei luoghi deputati verso lesterno che le contiene:
cos come dallinterno insonorizzato e trasparente dellAra Pacis la
citt che si rappresenta e diventa uno spettacolo, muto e in movi-
mento.
PARTE I LA CITT COME LIMITE

66
Il paesaggio contemporaneo della citt non deve essere per forza di
cose ottenuto da radicali modificazioni, ma da modi diversi, per
lappunto contemporanei, di riconoscere e mettere in rete i suoi
elementi. Chiede non solo luoghi di memoria e di celebrazione del
passato e dei suoi monumenti, ma soprattutto proposte e dispositivi
che ne favoriscano dinamiche interpretative, sperimentazioni, acco-
stamenti imprevisti, nuove occasioni di produzione di senso.
Teorici della metropoli contemporanea come Saskia Sassen o Ma-
nuel Castells osservano che allarchitettura devessere affidato il com-
pito di riportare in primo piano laccezione culturale dello spazio co-
me forma di vita, e concentrare lattenzione dagli interventi sullo spa-
zio fisico a quelli sul cosiddetto spazio dei flussi. In questo senso, il
modello spaziale dominante nellet dellinformazione dovrebbe
esprimersi proprio nei musei, nei centri per congressi, cos come nei
nodi di trasporto, luoghi dellimmaginario culturale e di comunica-
zione funzionale, trasformati dallarchitettura in forme di espressione
culturale e di condivisione dei significati (Castells, 2004, p. 74), ne-
gli esempi migliori, cattedrali dellet dellinformazione, mete di pel-
legrinaggio in cui cercare il senso del proprio vagare:

Luoghi di riflessione, in cui si esprime la frattura fra gli edifici e la citt nel
suo complesso. La mancata integrazione tra questa architettura dei flussi e lo
spazio pubblico una giustapposizione tra marcatura simbolica e anonimato
metropolitano. [] ogni opera ha il suo linguaggio e il suo progetto che non
si pu ridurre a una funzione o a una forma, ma il suo significato finale di-
pender dalla messa in relazione dellopera con lesistenza quotidiana dello
spazio pubblico urbano (Castells, 2004, p. 75).

A partire da queste considerazioni, si tratter ora di verificare se i
nuovi spazi romani, con le manifestazioni che ospitano e la politica
culturale che realizzano, si dimostrano allaltezza dei compiti che at-
tendiamo da loro.



Nuovi spazi semiotici nella citt (Isabella Pezzini)
Lexia, 12/2008
67
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PARTE I LA CITT COME LIMITE

68

69


Formazioni e trasformazioni di spazi linguistici e sociali
Appunti sullEsquilino

ILARIA TANI
*




Transformations of linguistic and social spaces Some remarks on the Esquilino area
of Rome.

English abstract: The Esquilino area of Rome is an interesting example of the loss of
linguistic and social cohesion related to the recent trends of immigration and no-
madism. Starting from recent sociolinguistic studies on the area, the paper mainly
deals with Linguistic Landscape methodology, an important approach to multilingual-
ism through written signs in public spaces. The different perceptions and evaluation of
linguistic varieties by inhabitants and by experts, and the role of quantitative and
qualitative methods in sociolinguistic research on multilingualism are some of the
points in discussion.

Keywords: linguistic community, linguistic conflicts, multilingualism, linguistic
landscape, qualitative and quantitative methods.



1. Premessa

In un articolo pubblicato il 30 aprile 2008 su La Repubblica,
Giuseppe DAvanzo, riflettendo sui risultati elettorali delle ultime
amministrative a Roma, metteva in luce le particolari forme di cam-
biamento che hanno reso la citt irriconoscibile in certe aree, soprat-
tutto nelle periferie storiche, come Cinecitt, il Quadraro, il Tuscola-
no, trasformandola in un vuoto che non ospita, che non si pu abita-
re, un brulicante vuoto minaccioso che ha cancellato ogni significato
accettato e comune. Ci che in gioco non lincolumit delle per-
sone, ma la familiarit con il luogo che abitano, il riconoscimento
delle forme e perci il senso connesso alle pratiche del quotidiano. Il

*
Universit La Sapienza di Roma.
PARTE I LA CITT COME LIMITE

70
centro della periferia urbana divenuto irriconoscibile per lirruzione
di modi dellabitare e dello stare diversi e per una trasformazione dei
vettori di orientamento
1
che hanno prodotto una desemantizzazione di
quello spazio, svuotandolo del suo fuoco semiotico e disorientando gli
abitanti storici
2
.
Fattori importanti per la percezione dello spazio urbano come fami-
liare o estraneo sono anche le lingue e le pratiche discorsive, dal mo-
mento che il linguaggio verbale uno dei modi con cui organizziamo
e diamo forma allesperienza della realt e alle relazioni intersoggetti-
ve. Lidea che la lingua sia una componente fondativa della citt una
costante della riflessione occidentale a partire almeno dal modello ari-
stotelico, in cui citt e linguaggio sono assunti come termini comple-
mentari e costitutivi della naturale politicit dellessere umano (Arist.,
Pol. 1253a), che proprio in quanto animale parlante urbano e so-
ciale (Volli, 2008, p. 4). Nel Novecento, accanto ai fondamentali stu-
di di Labov sulla stratificazione sociale della lingua inglese nella citt
di New York (1966), un deciso richiamo ad ampliare gli studi lingui-
stici in questa direzione venuto da Halliday per il quale la citt un
luogo di discorsi: costruita con la lingua, e da questa tenuta insieme.
Non solo i suoi abitanti spendono parecchie delle loro energie comu-
nicando lun laltro, ma nelle loro conversazioni essi riaffermano e
rimodellano continuamente i concetti di base attraverso cui viene de-
finita la societ urbana (Halliday, 1983, p. 175). Un insieme di edifi-
ci non dunque sufficiente a costituire una citt, se non intervengono
strette interazioni tra i parlanti, che assumono la citt non solo come
sfondo ma anche come oggetto dei loro discorsi (Franceschini, 2001,
p. 21). Ci non significa per che la citt sia una comunit parlante,
nellaccezione idealizzata di questa espressione, risultante dalla com-
binazione di tre concetti distinti: gruppo sociale, rete di comunicazio-
ne, popolazione linguisticamente omogenea. evidente linadegua-
tezza di questa definizione rispetto al contesto urbano contemporaneo:
uno spazio linguisticamente eterogeneo, polifonico e potenzialmente

1
Il piazzale dellAnagnina diventato un terminal di bus non solo cittadini (collegamento
con il centro) ma anche interprovinciali (Castelli), interregionali (Calabria) e internazionali
(Romania).
2
Sulle diverse forme di vuoto urbano e sulla conseguente ridefinizione dei rapporti tra cen-
tro e periferia rinvio a Cervelli in questo volume.
Formazioni e trasformazioni di spazi linguistici e sociali (Ilaria Tani)
Lexia, 12/2008
71
conflittuale, non solo dal punto di vista endolinguistico (relativo cio
alle variazioni della lingua nei diversi quartieri e nei diversi strati so-
ciali), ma anche, e oggi anzi soprattutto, dal punto di vista esolingui-
stico (per la presenza di una pluralit di lingue, molte delle quali non
europee). La citt si presenta oggi come una realt plurilingue, al tem-
po stesso motore di unificazione e standardizzazione linguistica, luogo
di contatto e conflitto di lingue, di meticciaggio e creolizzazione lin-
guistica (Calvet, 1994).
Uno dei grandi temi del dibattito contemporaneo sulla citt ap-
punto costituito dalla frammentazione e dalla perdita di coesione dello
spazio sociale e linguistico innestata dai processi di immigrazione e
nomadismo, che hanno coinvolto lItalia in generale e Roma nello
specifico in tempi relativamente recenti, comunque in ritardo rispetto
ad altri contesti europei. Le migrazioni mettono in questione lidea
della citt come un insieme organico nonch la serie di mitologie lega-
te allo sviluppo dei nazionalismi europei degli ultimi due secoli: la
stanzialit e la sedentariet, il mito delle origini (cfr. Attili, 2007, p.
19), lomogeneit linguistica come strumento ed espressione della
comunit sociale. La civitas oggi piuttosto uno spazio frazionato e
composito al suo interno, attraversato da frontiere e confini sociali e
linguistici. E la crescente presenza di variet linguistiche esogene nel-
lo spazio urbano viene percepita da una mentalit monolingue ancora
molto diffusa come un riaffiorare della minaccia di Babele, rappresen-
tazione estrema della diversit come incomunicabilit, funzionale alla
delimitazione dellurbscivitas come forma organica.
La zona di piazza Vittorio Emanuele II, nel quartiere romano del-
lEsquilino, rappresenta unarea esemplare per riflettere sullidea di
confine sociale e linguisticoculturale, nelle sue trasformazioni e rela-
zioni con la citt. Si tratta infatti di unarea centrale ( parte del I Mu-
nicipio, che comprende tutto il centro di Roma), in cui per lorganiz-
zazione sociale dello spazio e soprattutto i modi di viverlo appaiono
per molti versi tipicamente periferici. Con un bel chiasmo, piazza Vit-
torio stata definita centro delle periferie per gli immigrati e peri-
feria del centro per i romani (Vando, 2007), lunico quartiere globa-
le della citt, che mette alla prova la nostra capacit di cittadini di
confrontarci con lalterit ma anche la tenuta e i limiti degli strumenti
concettuali delle nostre discipline e dei loro reciproci steccati.
PARTE I LA CITT COME LIMITE

72
Nellimpostare la ricerca sullEsquilino, condotta nellambito delluni-
t di RomaSapienza, intitolata Luoghi del consumo, consumo dei
luoghi: Roma come caso di studio (coordinata da Isabella Pezzini)
3
,
parso innanzitutto necessario interrogarsi sugli strumenti metodologici
pi adeguati allanalisi e allinterpretazione di un contesto sociale e
linguistico particolarmente complesso. A tal fine si ritenuto perci
opportuno dedicare una prima fase alla ricognizione dei principali stu-
di sociolinguistici sullo spazio urbano, e in particolare al modello del
Linguistic Landscape che nel corso degli ultimi anni ha assunto una
crescente rilevanza nelle ricerche sul plurilinguismo. In questa sede
tenter di dar conto sinteticamente dei principali spunti metodologici
che emergono da queste direttrici di indagine, per poi illustrarne le
possibili linee di applicazione al contesto indagato.


2. Fisionomia e immagine del paesaggio linguistico

Nellambito della sociolinguistica gli studi sulla citt si sono svi-
luppati lungo due fondamentali linee di ricerca. La prima, legata al
nome di Labov, assume la citt come uno spazio di variazione sociale
e linguistica e al tempo stesso come un fattore di unificazione e stan-
dardizzazione degli atteggiamenti e delle valutazioni sociali nei con-
fronti degli usi linguistici propri e altrui. Qui la citt assunta come
luogo di osservazione privilegiata delle dinamiche del mutamento lin-
guistico che, per laddensarsi di una molteplicit eterogenea di parlan-
ti, hanno maggiore possibilit di dispiegarsi e di rendersi visibili.
Manca per una specifica riflessione sullo spazio urbano e sulla sua
strutturazione linguistica e comunicativa. Una seconda linea di studio,
pi recente e legata alla lezione di Halliday, privilegia invece lo studio
dei discorsi sulla citt, considerati come azioni con cui i cittadini
costruiscono e danno forma verbale alle diverse rappresentazioni dello
spazio cittadino (Mondada, 2000, p. 72; DAgostino, 2007, p. 159)
4
.

3
Sul caso specifico dellEsquilino, oltre a chi scrive, stanno lavorando in particolare Vin-
cenza Del Marco e Paolo Demuru.
4
Esempi di sociolinguistica della citt in Italia sono le ricerche di Klein a Napoli (1995), di
DAgostino a Palermo (2006), ma anche, sebbene in una diversa prospettiva disciplinare, le in-
dagini di Portelli su Roma (2007).
Formazioni e trasformazioni di spazi linguistici e sociali (Ilaria Tani)
Lexia, 12/2008
73
Pur mostrando una decisa consapevolezza della specificit della di-
mensione urbana, quale fattore esplicativo e interpretativo dei processi
comunicativi e linguistici, nonch della rilevanza dei fenomeni di coe-
sistenza, contatto e conflitto tra lingue negli attuali contesti urbani, gli
studi dedicati al parlare della citt condividono con quelli relativi al
parlare in citt unattenzione pressoch esclusiva al linguaggio par-
lato.
Gli usi scritti delle lingue nello spazio cittadino sono invece ogget-
to di un ulteriore indirizzo della sociolinguistica urbana, relativamente
recente, incentrato sullanalisi di una variet di testi verbali privati
e pubblici, spontanei e pianificati visibili su muri, insegne e cartel-
li. Questo insieme di messaggi viene oggi definito paesaggio lingui-
stico, con unespressione che serve a sottolineare in particolare la vi-
sibilit delle lingue e la loro salienza nella costruzione simbolica dello
spazio pubblico (Backhaus, 2007, p. 4). Il riferimento allo spazio
dellesperienza visiva come ambito di raccolta dei dati e ladozione di
strumenti e metodi di tipo rappresentazionale e cartografico per lela-
borazione delle informazioni colloca questo indirizzo della sociolin-
guistica allinterno di un variegato insieme di scienze sociali accomu-
nate dal ricorso privilegiato al piano visuale dellesperienza sia come
oggetto che come metodo di ricerca (Pezzini, 2008, p. 6).
Il concetto di linguistic landscape emerge alla fine degli anni set-
tanta nellambito della pianificazione e della politica linguistica in
contesti bilingui e plurilingui, ma con un saggio di Landry e Bourhis
del 1997 che tale espressione viene introdotta ufficialmente negli studi
sociolinguistici, per individuare un fattore specifico nellambito del
contatto e della vitalit delle lingue, distinto da altri criteri di analisi
(come scuola, media, reti sociali). Il paesaggio linguistico costituito
dal linguaggio dei segnali stradali, dei cartelloni pubblicitari, delle
targhe di strade e di piazze, delle insegne di esercizi commerciali ed
edifici pubblici (1997, p. 24), cio dagli usi linguistici percepibili vi-
sivamente nello spazio pubblico. E dal momento che questi usi della
scrittura appaiono con una particolare densit negli agglomerati urba-
ni, il linguistic landscape tende a risolversi nel cityscape (Gorter,
2006a).
Come spesso accade, anche in questo caso la novit importata dalla
cultura anglosassone potrebbe dirsi pi apparente che reale: loggetto
PARTE I LA CITT COME LIMITE

74
di studio delimitato dalla nuova etichetta sembra infatti per certi versi
coincidere con quanto siamo stati abituati a definire scritture espo-
ste, cio con le realizzazioni della scrittura in luoghi pubblici (muri,
monumenti, pareti), dotate di funzioni comunicative e informative
(Petrucci, 1986)
5
, oppure con i cosiddetti sistemi semiologici di sup-
plemento (Choay, 1969), espressione che accorpa in ununica catego-
ria elementi verbali nomi di strade, cartelli e insegne commerciali
e non verbali sistemi di illuminazione e arredi urbani
6
. Diversa-
mente da questi ultimi, tuttavia, gli studi sul paesaggio linguistico non
si occupano dei segni linguistici dal punto di vista della loro efficacia
e funzionalit comunicativa nello spazio urbano, ma li analizzano co-
me testimonianza delle lingue presenti in un dato territorio, cio come
indicatori del repertorio linguistico cittadino: linsieme delle scritture
nello spazio pubblico costituisce una traccia della presenza, della vita-
lit e del grado di apertura di lingue e culture diverse. Rispetto alle ri-
cerche sulle scritture esposte, decisivo per la delimitazione dellogget-
to di indagine e dunque per la specificit di questo campo di ricerca
il riferimento alla veduta dinsieme dei segni verbali disseminati su
una determinata area abitata, intesa come uno scenario linguistico

5
Come ricorda Maturi (2006, p. 244), le scritture esposte possono essere analizzate non solo
dal punto di vista comunicativo (modalit della relazione tra emittente e ricevente) e informativo
(rapporto dato/nuovo realizzato linguisticamente attraverso dimensioni quali ordine delle parole,
focalizzazioni, struttura tema/rema), ma anche sul piano propriamente linguistico come rappre-
sentazioni delle forme fonetiche sottostanti e delle lingue o variet di lingua utilizzate; e inoltre
dal punto di vista del contenuto (ambiti tematici attestati dalle scelte lessicali) e della forma (co-
lore, forma e dimensioni dei caratteri), di cui si occupa propriamente la grafica. Uno studio e-
semplare delle scritture esposte in una prospettiva sociosemiolinguistica quello diretto da
Lucci (1998) sulla citt di Grenoble.
6
Per Choay i sistemi semiologici di supplemento rivestirebbero per la leggibilit della sce-
na urbana una importanza inversamente proporzionale alla capacit semantica dei sistemi se-
miologici di costruzione (edifici, strade, piazze, giardini, ecc.), cui spetterebbe dunque una fun-
zione primaria nella costruzione del senso urbano. Per una critica diretta a questultima posizio-
ne si veda Mangano (2008, p. 157). Diametralmente opposta alle considerazioni di Choay sui
rapporti tra architettura e scrittura anche la posizione di Zennaro (2004), la cui analisi grafica,
relativa alla dimensione formale delle iscrizioni nella Roma classica e umbertina, evidenzia co-
me le scritte (ufficiali) su muri ed edifici ricorrano con pi frequenza nei casi in cui la forma ar-
chitettonica gi di per s eloquente, contribuendo cos alla costruzione di un artefatto comuni-
cativo completo ed esauriente.
Formazioni e trasformazioni di spazi linguistici e sociali (Ilaria Tani)
Lexia, 12/2008
75
complesso. tale riferimento che giustifica, in particolare, il ricorso al
termine paesaggio
7
.
Come ricorda infatti Besse (2008), il paesaggio appartiene
allordine del visibile, implica cio un rapporto di tipo visivo ed este-
tico con il mondo. Dal punto di vista antropologicogenetico questo
modo di riferirsi al mondo appare legato alla dimensione stanziale
dellessere umano, che per prima crea un dentro e un fuori e conse-
guentemente la distinzione tra vivere e vedere, tra vicino e lontano, tra
visioni conosciute e sconosciute []. Il nomade e il raccoglitore non
hanno di fronte paesaggi, si orientano dentro reti del sentire e non del
vedere (Abruzzese, in Zagari, 2006).
E tuttavia, come in altri casi si cerca di ampliare lidea di paesaggio
al di l dellesperienza visiva, estendendola a suoni, rumori, odori, e-
sperienze di tipo tattile, cio allintera gamma delle relazioni percetti-
ve con il mondo, con il suo conseguente dissolvimento nellidea di
ambiente, cos in sociolinguistica tale termine viene spesso utilizzato
in modo generico per riferirsi alla situazione linguistica in un dato pa-
ese o alla presenza e alluso di pi lingue in una determinata area geo-
grafica. Il paesaggio linguistico diviene allora sinonimo di espressioni
quali mercato linguistico, spazio e soprattutto ambiente linguisti-
co e il relativo studio finisce per identificarsi tout court con la cosid-
detta ecologia linguistica (di cui costituisce invece una sottodiscipli-
na), perdendo cos la sua specificit e alimentando limpressione di
una estensione approssimativa al campo della ricerca linguistica di
termini ambientalistici alla moda, non supportati da unadeguata ela-
borazione metodologica e teorica
8
.

7
Lespressione inglese linguistic landscape viene variamente resa in italiano ora con pano-
rama ora con paesaggio linguistico. Entrambi i termini rinviano alla capacit di abbracciare
con lo sguardo una porzione complessa della realt e al tempo stesso alla rappresentazione pitto-
rica, fotografica, ecc. della stessa realt. Ma mentre il primo porta con s una connotazione este-
ticonaturalistica e scenografica, privilegiata nella tradizione anglosassone (landscape), il se-
condo rinvia anche ad elementi di carattere storicoculturale, tradizionalmente valorizzati nella
corrispondente espressione francese (paysage) (cfr. Mela, Belloni, Davico, 1998, p. 131). Trat-
tandosi della visibilit delle lingue storiconaturali si preferito perci rendere sempre il termine
inglese con litaliano paesaggio.
8
Anche quella di ecologia linguistica una nozione estremamente controversa allinterno
degli studi linguistici. Il suo ambito di riferimento lo studio e la difesa della diversit linguisti-
ca, sollecitato dalla crescente minaccia di estinzione che incombe su tante lingue del mondo. Per
PARTE I LA CITT COME LIMITE

76
Al contrario, secondo Gorter (2006a) e Backhaus (2007), per la de-
limitazione del paesaggio linguistico importante conservare il rife-
rimento, proposto da Landry e Bourhis (1997), alla visibilit delle lin-
gue nello spazio pubblico, escludendo altri usi linguistici non scritti e
non esposti. La dimensione visiva infatti un fattore decisivo del le-
game privilegiato che i segni verbali esposti intrattengono con lo spa-
zio, al quale attribuiscono significato, ricavandone al tempo stesso la
propria semanticit (indessicalit); inoltre nello spazio visivo che il
segno linguistico esercita la sua forza: per mezzo della lingua in un
certo senso il gruppo marca il territorio, affermando cos il suo potere
allinterno di un determinato spazio urbano (simbolicit) (cfr. Millet,
1998, p. 39).
Questultimo punto appare particolarmente rilevante nella prospet-
tiva sociolinguistica. evidente infatti che la componente linguistica
dei messaggi scritti nello spazio pubblico fornisce innanzitutto indica-
zioni sulla composizione sociolinguistica di una determinata area abi-
tata. Ma accanto a questa funzione propriamente informativa il pae-
saggio linguistico svolge anche una funzione simbolica, giacch la
competizione per la visibilit delle lingue fa parte della rappresenta-
zione del potere, del conflitto e della solidariet tra gruppi diversi (cfr.
Volli, 2005, p. 8). Mentre dunque agisce come lindicatore pi eviden-
te e immediato dello status delle comunit linguistiche insediate in un
certo territorio, e dunque della vitalit etnolinguistica oggettiva (valu-
tabile in modo quantitativo), il paesaggio linguistico influenza la per-
cezione soggettiva della propria e dellaltrui vitalit etnolinguistica,
contribuendo cos ad orientare la quantit e la qualit dei possibili
contatti tra i diversi gruppi e la formazione delle rappresentazioni so-
ciali esocentriche ed egocentriche (Landry, Bourhis, 1997).
Se dunque la percezione, intesa come strumento di lettura dello
spazio urbano, al centro degli studi sul paesaggio linguistico, in gio-
co non pu essere soltanto locchio e losservazione del ricercatore
esperto, ma anche lesperienza che dello spazio linguistico urbano
fanno i diversi abitanti e le diverse immagini della citt che ne risulta-
no. Il problema delle differenze percettive e quello del rapporto tra sa-

un quadro recente delle questioni in gioco si rinvia in particolare a Cuzzolin (2003) e Dressler
(2003) e pi in generale ai vari saggi contenuti nel medesimo volume dedicato a questo tema.
Formazioni e trasformazioni di spazi linguistici e sociali (Ilaria Tani)
Lexia, 12/2008
77
pere esperto e sapere diffuso sono alcune delle questioni che emergo-
no nella citt contemporanea e che lo studio del paesaggio linguistico
dovrebbe consentire di tematizzare.
Con la distinzione tra dimensione informativa e dimensione simbo-
lica dei segni verbali nello spazio pubblico si ripropone infatti
nellambito degli studi linguistici una polarizzazione analoga a quella
che attraversa in generale gli studi sul paesaggio, presi in una costante
oscillazione tra una accezione oggettiva ed una accezione soggettiva
del termine, inteso ora come parte di una realt osservabile e conosci-
bile (fisionomia), ora come percezione o rappresentazione emotiva-
mente ed esteticamente connotata del reale (immagine) (cfr. Gorter,
2006c)
9
.
Questa distinzione ha evidenti ricadute sul piano epistemologico e
metodologico: la posizione soggettivistica esalta il ruolo costitutivo
dello sguardo, quella realistica assume il visibile come traccia di qual-
cosa di non direttamente accessibile alla vista ma che in qualche modo
si rivela nella esteriorit e che losservatore esperto pu cercare di co-
noscere. Nel primo caso emerge lesigenza di un incontro tra discipli-
ne territoriali e discipline sociopsicologiche che si sostanzia nella
adozione di metodi di indagine narrativa, necessari alla comprensione
del senso e del valore prospettico di un territorio per una molteplicit
di soggetti individuali e collettivi (cfr. Mela, Belloni, Davico, 1998);
nel secondo caso le discipline territoriali si trovano a doversi confron-
tare con analisi di tipo strutturale e tipologico, necessarie ad una pi
articolata comprensione della forma di un territorio, che per la sua
ineludibile valenza storica e sociale sollecita una adeguata assunzione
di strumenti semiotici e culturali (Socco, 2007).
Lo studio del paesaggio non pu comunque ridursi alla considera-
zione esclusiva delluna o dellaltra prospettiva. Nel primo caso, infat-
ti, il rischio quello di rincorrere rappresentazioni dello spazio poten-
zialmente infinite, non solo relative a ogni abitante o persino ad ogni
viandante/turista, ma anche soggette a continui mutamenti nel tempo,
nel passaggio ad esempio da una generazione allaltra, in conseguenza

9
Per unanalisi della doppia accezione del temine (paesaggio come carattere o fisionomia e
paesaggio come percezione o immagine) in riferimento al testo della Convenzione europea del
paesaggio (2000), cfr. Priore (2006) e Socco (2007).
PARTE I LA CITT COME LIMITE

78
del mutamento dei ritmi di vita e degli spostamenti. Lesito sarebbe
cio lesasperazione del soggettivismo o del relativismo nella perce-
zione del paesaggio. Nel secondo caso, la ricerca di criteri oggettivi
porta ad affidare lo studio del paesaggio ad esperti, dotati di compe-
tenze specialistiche e rigore metodologico, il cui parere si rivela per
spesso in conflitto con il vissuto e lopinione comune degli abitanti.
Analoghi problemi metodologici sorgono anche allinterno degli
studi sul paesaggio linguistico: anche in questo caso da un lato si tratta
di registrare oggettivamente le lingue usate nello spazio pubblico,
dallaltro di interpretare la funzione simbolica della loro presenza e gli
effetti sul piano sociale e cognitivo che ci produce sugli abitanti di
una certa area urbana; il che riproduce anche in questambito una po-
tenziale frattura tra sapere esperto e senso comune.


3. Le lingue di piazza Vittorio, tra aperture e conflitti

Larea dellEsquilino costituisce un significativo banco di prova
per i problemi metodologici legati allo studio del paesaggio linguisti-
co, ma anche per una riflessione sul concetto di periferia culturale.
Quartiere multietnico per eccellenza (assieme al Pigneto), la zona di
piazza Vittorio testimonia in modo esemplare la crescente presenza
nel nostro paese di nuove forme di plurilinguismo (ben distinte da
quelle storicamente attestate nello spazio linguistico italiano e specifi-
camente romano, cfr. De Mauro, 1970, 1987), il cui valore simbolico
appare in un certo senso potenziato dal contrasto con larchitettura
umbertina che caratterizza questarea come una delle pi rappresenta-
tive delle trasformazioni di Roma nel periodo postunitario. Il disegno
a maglie quadrangolari, espressione dei valori di omogeneit, ordine,
funzionalit posti alla base del progetto del rione
10
, destinato ad acco-
gliere i numerosi dipendenti pubblici provenienti dalla excapitale
piemontese, si trova ormai da vari anni sottoposto ad un pressante
processo di riequilibrio sociopolitico e di reimmaginazione della
citt, sollecitato dalla presenza di un elevato numero di cittadini stra-

10
Approvato con il piano regolatore presentato da Viviani nel 1873 e realizzato in gran parte
nel corso degli anni ottanta dellOttocento.
Formazioni e trasformazioni di spazi linguistici e sociali (Ilaria Tani)
Lexia, 12/2008
79
nieri, appartenenti a una duplice tipologia: immigrati (stabilizzati) e
migranti (solo in transito)
11
. Questa nuova composizione sociale del
territorio viene perlopi percepita come fattore di disgregazione di una
presunta omogeneit sociale e di destrutturazione dello spazio urbano,
anche perch i gruppi immigrati non appaiono compatibili con nessu-
na delle due principali linee di rilancio della citt oggi praticate: quella
tecnocratica e quella culturalsimbolica (cfr. Guidicini, 2003; Lon-
gworth, 2007). Per questo lEsquilino oggi spesso definito come un
quartiere in bilico, ma anche come un laboratorio politico e sociale
dellesperienza urbana contemporanea.
Negli ultimi anni la zona stata oggetto non soltanto di interventi
di riqualificazione da parte dellamministrazione cittadina (spostamen-
to del mercato dalla piazza alla caserma Pepe, riuso della caserma Sa-
ni come sede universitaria, hotel Radisson, parcheggio multipiano,
Casa dellarchitettura), ma anche di un crescente interesse scientifico,
in particolare nellambito della sociologia (Mudu, 2003, 2006; Di Lu-
zio, 2006), dellurbanistica (Attili, 2008; Lucciarini, 2005) e della lin-
guistica (Vedovelli, 2002; Bagna, Barni, 2006). Le ricerche condotte
in questultimo campo, sebbene numericamente inferiori rispetto a
quelle registrate in altre discipline, costituiscono una novit significa-
tiva sul piano metodologico, rappresentata dallelaborazione tecnica
degli strumenti di analisi del paesaggio linguistico e dalla applicazione
del modello ad un contesto particolarmente complesso.
Gli studi sul paesaggio linguistico, precedenti e successivi alla loro
ufficiale istituzionalizzazione da parte di Landry e Bourhis (1997),
hanno generalmente prestato scarsa attenzione a contesti urbani carat-
terizzati da forme di convivenza e contatto tra lingue diverse legate a
fenomeni migratori recenti. Per lo pi sono state indagate aree urbane
storicamente contrassegnate da un alto grado di plurilinguismo e at-
traversate da conflitti politici e sociali, in cui il fattore linguistico gio-

11
Come ricorda Attili (2007, p. 142) la vicinanza della stazione Termini caratterizza presto il
quartiere come un luogo di arrivo, di passaggio, di meticciato. Un luogo di incontro tempora-
neo, determinando anche lapertura di un numero consistente di alberghi. Dalla seconda met
degli anni ottanta del Novecento si registra per un forte incremento di popolazione straniera,
proveniente in particolare dalla Cina (ma piccoli nuclei di cinesi erano presenti sin dagli anni
sessanta), e poi soprattutto dal Bangladesh, dalle Filippine e dallAfrica subsahariana. Questi
nuovi residenti vanno a riempire un vuoto abitativo prodotto da un processo di spopolamento del
centro storico verso altre zone della citt, avviato sin dai primi anni cinquanta.
PARTE I LA CITT COME LIMITE

80
ca un ruolo importante (ad es. Bruxelles, Montral, Gerusalemme, ma
per una ricognizione dei casi di studio si veda Backhaus, 2007). Oppu-
re sono stati indagati gli effetti della crescente diffusione dellinglese
sui diversi paesaggi linguistici e sulle complesse relazioni tra lingue
ufficiali e lingue minoritarie (Gorter, 2006b). Nel caso poi specifico di
Roma, gli studi in questo settore (di numero comunque esiguo e non
riferiti esplicitamente alla categoria del paesaggio linguistico) si sono
concentrati da un lato sul nuovo bilinguismo indotto dalla globaliz-
zazione, rappresentato dalla incidenza della lingua inglese in insegne
commerciali, targhe di edifici pubblici, quali musei e monumenti, car-
telloni e manifesti pubblicitari (Griffin, 2004)
12
, dallaltro sul vecchio
plurilinguismo, cio sulla presenza e la tenuta del dialetto e della va-
riet romana e giovanile ditaliano, documentata dalle scritte murali
(Romiti, 1998, 2002; Stefinlongo, 1998, 1999)
13
.
La ricerca sulle lingue dellEsquilino (Bagna, Barni, 2006), condot-
ta tra il 2004 e il 2005 nellambito dellOsservatorio linguistico per-
manente dellitaliano diffuso tra stranieri e delle lingue immigrate in
Italia (Vedovelli, 2004), si muove invece nello specifico contesto teo-
rico e metodologico degli studi sul paeaggio linguistico. Lobiettivo
dichiarato quello di indagare il grado di visibilit delle lingue immi-
grate e migranti
14
, inteso come indice della loro vitalit
15
, e il grado di

12
La ricerca, condotta su 17 strade di diverse aree della citt, ha evidenziato nel ricorso
allinglese la prevalenza di fattori di prestigio rispetto ad esigenze di comunicazione internazio-
nale.
13
In questa prospettiva le scritture esposte spontanee sono assunte come specchio del parla-
to. Obiettivo di queste ricerche pertanto lo studio delle forme fonetiche sottese agli usi scritti,
la percezione ingenua e irriflessa delle variet usate dai parlanti nativi, le forme di enunciazione
mistilingui.
14
Questa distinzione, proposta da Bagna, Machetti, Vedovelli (2003), ricalca quella relativa
alle presenze straniere, stanziali o in transito. Le lingue dei migranti, gruppi composti da poche
persone e scarsamente coesi, difficilmente si rendono visibili, mentre quelle degli immigrati, co-
stituiti in gruppi consistenti dal punto di vista numerico e in via di radicamento in un certo terri-
torio, hanno maggiori possibilit di entrare in contatto con le lingue parlate sul territorio di acco-
glienza e dunque di contribuire alla formazione di un nuovo spazio plurilinguistico.
15
La vitalit di una lingua e la sua capacit di affermarsi sul territorio dipendono da molti
fattori, tra i quali naturalmente decisivo lutilizzo che ne viene fatto nei diversi momenti della
vita sociale. A questo proposito vale la pena ricordare che tra i differenti usi di una lingua (quo-
tidiano, religioso, culturale e scientifico, amministrativo, diplomatico, ecc.) quello commerciale
uno dei pi poveri, dal momento che ricorre alla massima semplificazione e standardizzazione
lessicale e sintattica (cfr. Barbina, 1998, p. 53).
Formazioni e trasformazioni di spazi linguistici e sociali (Ilaria Tani)
Lexia, 12/2008
81
apertura/chiusura della comunicazione tra differenti gruppi linguistici,
sulla base dellipotesi che la presenza delle nuove lingue sia in grado
di modificare lo spazio linguistico italiano e di contribuire al raffor-
zamento della diversit linguistica che da sempre caratterizza il nostro
paesaggio linguistico.
Gli strumenti adottati sono quelli dellapproccio visuale, sia per la
raccolta dei dati, sia per lelaborazione delle informazioni. Per quanto
riguarda il primo punto, in generale gli studi sul paesaggio linguistico
devono molto allincremento e alla diffusione della fotografia digitale
(il cui ruolo nello sviluppo di questo indirizzo paragonabile a quello
che il registratore portatile ha esercitato per lelaborazione degli studi
sulle variet del parlato negli anni sessanta del Novecento). Nel caso
specifico della ricerca sullEsquilino, grazie allaiuto di fotocamere
digitali collegate a computer palmari stato possibile catturare tutte le
tracce linguistiche visibili allinterno del trapezio compreso tra via
Giolitti, viale Manzoni, via Merulana e via Cavour, riconducibili ad
una articolata tipologia testuale (costituita da insegne, opuscoli, mani-
festi e annunci commerciali, messaggi personali, men, ecc.), censite
in un arco temporale delimitato
16
. Questi testi sono poi stati classificati
sulla base di una serie di variabili: lingue utilizzate; unit lessicali; ge-
nere testuale; localizzazione; dominio duso; contesto. Si quindi pro-
ceduto al trattamento delle informazioni nella forma di una mappatu-
ra e di una rappresentazione cartografica (Bagna, Barni, 2006, p. 2)
delle lingue censite, la cui visibilit e vitalit viene cos focalizzata
nella dimensione statica e georeferenziata.
Delle 24 lingue registrate nel rione di piazza Vittorio, alcune pre-
sentavano un elevato numero di occorrenze: cinese, bengali, e natu-
ralmente italiano e inglese; altre erano attestate da una sola occorren-
za: urdu, farsi, portoghese, polacco e ucraino; in posizione intermedia
si trovavano lingue come il cingalese, lhindi, il russo, larabo, il ru-
meno, ma anche lo spagnolo, il francese, il tedesco, il punjabi, il core-

16
La rilevazione stata condotta nellottobre del 2004 (nellarco di cinque giorni), prima
della introduzione da parte dellassessorato al commercio del Comune di Roma delle norme re-
lative alla dimensione delle scritte nelle insegne commerciali e alla loro traduzione in italiano.
Una seconda rilevazione di controllo stata svolta nellaprile del 2005, per verificare la portata
di questo intervento di politica linguistica (Bagna, Barni, 2006, p. 27).
PARTE I LA CITT COME LIMITE

82
ano e il giapponese; scarsamente rappresentate infine lalbanese, il ta-
galog, il turco.
Lanalisi quantitativa del paesaggio linguistico ha consentito di e-
videnziare un fenomeno rilevante della immigrazione recente: la man-
canza di corrispondenza tra visibilit linguistica e culturale da un lato
e consistenza numerica del relativo gruppo etnico dallaltro. Ad esem-
pio il tagalog risultato decisamente sottorappresentato, sebbene la
comunit filippina alla data del 31 dicembre 2004, secondo i dati for-
niti dal Comune, costituisse numericamente il secondo gruppo stranie-
ro tra i residenti nel I Municipio
17
, e addirittura il pi consistente in as-
soluto se si considera lintera superficie del Comune
18
. Viceversa la
lingua cinese appariva la pi rappresentata sebbene il relativo gruppo
etnico
19
fosse numericamente inferiore a quello dei bengalesi e dei fi-
lippini. Il che dimostra come la vitalit e la forza di una lingua non sia
determinata dal numero dei parlanti, in valori assoluti e relativi alla to-
talit della popolazione, ma dipenda soprattutto dal tipo di attivit la-
vorativa prevalente. Altri fattori che possono naturalmente incidere
sono poi leventuale partecipazione alla vita politica della citt, la pos-
sibilit e la capacit del gruppo di gestire proprie istituzioni educative
e culturali e di accedere linguisticamente e culturalmente allo spazio
dei media. Dal punto di vista informativo, la visibilit della lingua nel-
lo spazio pubblico riflette dunque soprattutto la forza economica, poli-
tica e culturale del gruppo linguistico. Dal punto di vista simbolico, i
differenti gradi di visibilit delle lingue influiscono certamente sulla
forza dei legami sociali allinterno della relativa comunit linguistica e
sulle rappresentazioni identitarie interne, ma soprattutto sulla rappre-
sentazione del potere e dello status di quella comunit e dunque sugli

17
Con 2122 unit, numero di poco inferiore a quello del primo gruppo costituito dai cittadini
del Bangladesh, pari a 2154 unit. Riporto qui i dati relativi al 2004, forniti dal Comune di Ro-
ma, utilizzati nella ricerca di Bagna e Barni (2006), perch di questultima che qui stiamo di-
scutendo. Daltra parte ci che interessa in questa sede non sono gli aspetti prettamente numerici
di quella ricerca ma limpostazione metodologica. opportuno comunque ricordare che per
quanto riguarda il numero degli stranieri residenti nel Comune di Roma, gli ultimi anni hanno
registrato un incremento significativo passando dai 223.879 registrati nel 2004 (pari al 7,9% del-
la popolazione totale) a quasi 270.000 stranieri censiti allinizio del 2008 (pari al 10% della
popolazione totale) (Comune di Roma, 2008).
18
Con 27.335 unit, seguito dai romeni, con 24.996 unit.
19
Con 1194 unit nel I Municipio e 7930 nellintero Comune.
Formazioni e trasformazioni di spazi linguistici e sociali (Ilaria Tani)
Lexia, 12/2008
83
atteggiamenti e i comportamenti degli altri gruppi nei suoi confronti e
sulla quantit e qualit dei possibili contatti tra parlanti lingue diverse.
Oltre alla presenza delle lingue nellarea dellEsquilino, la ricerca
ha anche indagato il loro relativo grado di dominanza e di autonomia,
attraverso la valutazione dellincidenza di forme duso monolingui,
plurilingui e mistilingui nei testi censiti, indicative della chiusura e
dellapertura comunicativa tra le diverse comunit linguistiche. I dati
quantitativi non solo confermavano la preponderanza del cinese nel
paesaggio linguistico del quartiere (con 483 testi su un totale di 851
testi censiti), ma ne evidenziavano anche lautonomia in un rilevante
numero di testi (197), il cui monolinguismo segnala la scelta di privi-
legiare specifiche fasce di pubblico/parlanti/clienti da parte di una
comunit linguistica forte, compatta, chiusa nei suoi usi linguistici
(Bagna, Barni, 2006, pp. 3132). Per il resto veniva riscontrata per
una netta preferenza per il plurilinguismo, rilevato nella maggior parte
dei testi raccolti: 457, contro 277 testi monolingui.
La ricostruzione scientifica e oggettiva del paesaggio linguistico
dellEsquilino, condotta attraverso la raccolta sistematica e lelabora-
zione cartografica delle scritture esposte, ci presenta dunque una fisio-
nomia caratterizzata da un sostanziale plurilinguismo e da una notevo-
le apertura comunicativa tra i diversi gruppi.
Tuttavia la percezione diffusa del quartiere e delle relazioni
socioliguistiche al suo interno ben diversa. Come osserva Vando
(2007, p. 86), limmagine che di questo territorio viene generalmen-
te fornita dai suoi stessi abitanti quella di una stratificazione di
mondi, che scivolano luno accanto allaltro, spesso ignorandosi,
mondi che evitano cio lincontro, temendo lo scontro o
lincomunicabilit
20
. E questa percezione diffusa di estraneit legata
anche alle nuove e diverse forme di appropriazione linguistica dello
spazio. Come sottolinea Halliday (1983, p. 184) le persone si sentono
minacciate dal fatto che altri significhino in modo diverso da loro, il
problema non si pone a livello di un diverso sistema vocalico, ma
piuttosto di un diverso sistema di valori.

20
Lassenza di scambio tra i diversi gruppi dellEsquilino resta una costante anche delle ri-
correnti rappresentazioni giornalistiche (cfr. il recente articolo Esquilino, la citt parallela, Cor-
riere della Sera, 5/9/2008).
PARTE I LA CITT COME LIMITE

84
Questa rappresentazione di indifferenza o di esplicita conflittualit
trova espressione piuttosto nel modo in cui la vita nel quartiere viene
rappresentata nella narrativa, basti pensare al fortunato racconto di
Amara Lakhous, Scontro di civilt per un ascensore a piazza Vittorio
(2006), in cui ciascun personaggio pi che una serie contigua di luo-
ghi (stanze, appartamenti, scale, ascensori, piazze, vie, giardini, risto-
ranti, bar, botteghe), abita differenti sfere discorsive, intraducibili e
potenzialmente conflittuali (Demuru, 2008)
21
.
Anche in questo caso si ripropone dunque il problema di una diver-
genza tra sapere esperto e sentire comune, tra realt percepita e rap-
presentazione scientificamente elaborata. Un contrasto in parte dovuto
anche alla metodologia di ricerca utilizzata negli studi sul paesaggio
linguistico. Il metodo visuale e cartografico infatti porta a ridurre la
citt, anche dal punto di vista linguistico, ad una superficie a due di-
mensioni ordinata in base a punti, linee e poligoni (Bagna, Barni,
2006: 8), che non riesce a dar conto della complessit delle interazioni
sociolinguistiche e dei reciproci atteggiamenti tra i diversi gruppi di
parlanti. Un orientamento che, come ha dimostrato Farinelli (2006), ha
le sue radici storiche nella vittoria del paradigma formale su quello so-
stanziale. Tale passaggio presuppone lo sgombero di ogni concreto es-
sere umano dal piano della rappresentazione, organizzata con gli
strumenti della geometria euclidea, e lassunzione di uno scarto tra la
conoscenza, intesa come attivit ideale e rappresentazionale condotta
da soggetti estranei alloggetto indagato, e sapere situato, quale attivi-
t riflessiva fondata sulle forme del vissuto e dellappartenenza.
Ma, come ha osservato Mondada (2000), lanalisi delle immagini
della citt richiede di considerare le diverse rappresentazioni prodotte
dai differenti attori che la abitano, la attraversano, la studiano, i cui
differenti sguardi possono contribuire nel loro insieme alla conoscenza
e al miglioramento dello spazio urbano. E nellarea di piazza Vittorio
convergono molteplici tipologie sociali e svariate modalit di vita (la-
vorative, di studio, abitative): dagli abitanti stanziali e di vecchia ge-

21
Risponde ad una esigenza analoga di osservazione di diversi punti di vista sul quartiere la
raccolta di storie di vita dellEsquilino a firma Samgati (2006), che per registra forme di quoti-
dianit molto meno conflittuali di quelle messe in scena da Lakhous. Larea di piazza Vittorio
continua peraltro ad alimentare la scrittura narrativa su Roma: si veda, da ultimo, Tommaso Pin-
cio, Cinacitt, Einaudi, 2008
Formazioni e trasformazioni di spazi linguistici e sociali (Ilaria Tani)
Lexia, 12/2008
85
nerazione, agli immigrati di pi lontano insediamento a quelli degli
anni pi recenti, agli studenti, ai turisti, ai commercianti (sempre me-
no romani e sempre pi stranieri), forme diverse di consumatori me-
tropolitani, tutti caratterizzati da differenti livelli di plurilinguismo
(cfr. DAgostino, 2007, p. 163). Lanalisi qualitativa di queste diverse
prospettive potr servire a misurarsi con un decisivo problema
semiotico, relativo a cosa d senso e fa sistema nel caso di un luogo e
della esperienza che se ne fa (Violi, Tramontana, 2006, p. 110), a
come si costruisce cio limmagine coerente, unitaria, organica di un
luogo, di un quartiere e, soprattutto, a chi appartiene questa immagine
(cfr. Pezzini in questo volume).
Se si assume lidea che la citt non esiste come agglomerato di edi-
fici e di lingue, ma esiste nei discorsi dei parlanti (Halliday, 1989) e
che la rappresentazione di uno spazio sempre filtrata da valori sociali
e culturali, dagli stili di vita, da visioni del mondo, dalla memoria sto-
rica di un singolo, di una famiglia o di un gruppo sociale, occorrer
considerare non solo il moltiplicarsi delle immagini della citt e del
quartiere ma anche le possibilit di una loro ricomposizione in un pro-
getto di spazio comune. Se infatti la frammentazione si accompagna
ad unassenza di comunicazione tra individui e tra gruppi sociali pu
risultarne un processo di perdita di senso della citt, per lo meno di al-
cune sue parti che appariranno come spazi destrutturati e periferici, in
quanto tali contrapposti ad aree simbolicamente forti e centrali.
La ricerca di una integrazione e il mantenimento di un costante dia-
logo tra rappresentazione esperta e percezione comune del paesaggio
linguistico (questultima indagabile attraverso lanalisi delle produ-
zioni discorsive e narrative) pu servire ad orientare i processi di strut-
turazione linguistica del rapporto dei parlanti tra loro e con lo spazio
urbano e contribuire in modo significativo alla comprensione di una
citt che appare sempre pi lontana da vecchie forme di isomorfismo
linguistico, culturale e territoriale (Appadurai, 2001).

PARTE I LA CITT COME LIMITE

86

Figura 1. Mappa dellEsquilino.



Figura 2. I portici di piazza Vittorio, lato nord.
Formazioni e trasformazioni di spazi linguistici e sociali (Ilaria Tani)
Lexia, 12/2008
87


Figura 3. Via Carlo Alberto.



Figura 4. Via Principe Eugenio.
PARTE I LA CITT COME LIMITE

88


Figura 5. Al mercato.



Figura 6. Al mercato.
Formazioni e trasformazioni di spazi linguistici e sociali (Ilaria Tani)
Lexia, 12/2008
89


Figura 7. In via Principe Umberto nel 1957.



Figura 8. In via Principe Umberto nel 2008.
PARTE I LA CITT COME LIMITE

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PARTE I LA CITT COME LIMITE

94

95


Vuoti, stratificazioni, migrazioni
Programmazioni urbanistiche e forme dellabitare a Roma

PIERLUIGI CERVELLI
*




Empty spaces, stratifications, migrations Urban planning and forms of settlement in
Rome.

English abstract: This article aims at analyzing how semantic relations among dif-
ferent city areas are reshaped depending on housing development. Reference is made
to those urban modifications already planned, in terms of outskirt definition and rela-
tive intervention policies, as well as to the PRG recently adopted. The relationship be-
tween housing practices and recent migrations is analyzed, focusing on some specific
ethnic groups (Chinese, Bangladesh, Romany): different ways to settle in the city are
studied as semiotic processes of interpretation and strategic redefinition of relations
among city areas. Finally, considering the concept of outskirt in the frame of cultural
dynamics, the paper shows how three forms of outskirt, based on different semiotic
models of urban space, are now coexisting in Rome.

Keywords: semiotics, migrations, city, outskirt, urban studies.



Viviamo in unepoca in cui lo spazio ci si offre
sotto forma di relazioni di dislocazione.

Michel Foucault


La citt di Roma in questi ultimi anni ha vissuto trasformazioni ra-
dicali: diventata una citt realmente multietnica ( abitata da persone
di 182 comunit nazionali diverse e quasi il nove per cento della popo-
lazione residente composta da cittadini immigrati, anche di seconda
generazione)
1
, ha vissuto un intenso sviluppo edilizio, con ampi feno-

*
Universit La Sapienza di Roma.
1
Si tratta di 250.640 persone residenti nel territorio comunale (al primo gennaio 2007), un
dato notevolmente superiore rispetto alla media nazionale, intorno al 5%. La cifra aumenta in
PARTE I LA CITT COME LIMITE

96
meni di speculazione nella gestione degli immobili e disagio abitativo
e ha visto la conclusione di un lungo processo di programmazione ge-
nerale dello spazio urbano, che ha trovato esito nel Piano regolatore
generale della citt, redatto (e adottato) dal consiglio comunale fra il
1997 ed il 2002 e recentemente approvato definitivamente, a quaranta-
sei anni di distanza dal precedente (del 1962) e ad un secolo circa
(1909) dallultimo approvato dal consiglio comunale della citt. La
redazione del Piano regolatore generale stata uno sforzo notevolis-
simo, il cui ambito di applicazione molto vasto (almeno nel panora-
ma italiano), basti pensare alle dimensioni del territorio che esso ha in-
teressato, pari alla somma delle nove pi grandi citt italiane (Milano,
Torino, Palermo, Bari, Napoli, Catania, Firenze, Napoli, Bologna) e
alla sua complessit storica, artistica, ambientale e politicoammini-
strativa.
Vorrei fare qualche riflessione a partire da questo documento senza
addentrarmi nella articolazione specifica dei progetti, anche perch es-
sa stata oggetto di una discussione vasta e molto frammentata
2
, sof-
fermandomi solo su quei temi che mi pare emergano dal suo impianto
generale e che considero pertinenti dal punto di vista di una ricerca
semiotica sulla citt. Considerer il Piano regolatore per come esso
stato elaborato fino al 2002, riferendomi ad un testo scritto da Mauri-
zio Marcelloni, un urbanista che stato uno degli estensori principali
del Piano regolatore, essendo stato direttore dellufficio del nuovo
Piano regolatore dal 1994 al 2001. Egli descrive e documenta in pro-
fondit il lavoro svolto, la sua impostazione basilare e la situazione e-
reditata in precedenza
3
.
Mi propongo di mettere in relazione le riflessioni urbanistiche, in
particolare riguardo alla classificazione della citt in parti, con alcune

maniera notevole se consideriamo anche gli immigrati stabilmente soggiornanti, arrivando a
431.418 persone (di cui 52.997 sono presenti per motivi religiosi), ma bisogna considerare che
comprensiva dellintero territorio della provincia di Roma. Cfr. Caritas, 2007.
2
Larrivo del Piano Regolatore generale in consiglio comunale ha coinciso con la presenta-
zione di circa 11.000 osservazioni da parte di cittadini, imprenditori delledilizia e associazioni
culturali e ambientali, e di altrettante contro deduzioni da parte dellamministrazione.
3
Per i dati relativi al Piano Regolatore faccio riferimento a Marcelloni, 2003. Ho scelto que-
sto documento perch ho preferito avvicinarmi al Piano regolatore attraverso una riflessione il
pi possibile vicina allimpianto generale originale piuttosto che attraverso il filtro di altre ela-
borazioni critiche.
Vuoti, stratificazioni, migrazioni (Pierluigi Cervelli)
Lexia, 12/2008
97
dinamiche di articolazione della citt dovute ai modi di abitarla, di
percorrerla e di posizionarsi in essa, che contribuiscono, secondo me,
a strutturare le relazioni fra le parti che costituiscono la citt e ne defi-
niscono il senso come forma (o organismo) globale o la disgregano,
mettendone in questione la presunta unitariet. Vorrei mostrare in par-
ticolare come sia possibile, considerando le dinamiche abitative ed i
modelli semiotici di spazio urbano sottesi ad esse, definire pi forme
di periferia che coesistono contemporaneamente. Mi pare infatti che la
specificit di uno sguardo semiotico nel contesto del Piano regolare
possa essere quella di rendere dinamiche alcune definizioni, come
quelle di centro e periferia, considerando quei fenomeni che Mi-
chel de Certeau (1990) chiamava pratiche spaziali, con lobiettivo di
riflettere sul divenire dello spazio urbano analizzandolo sulla base di
alcuni modi effettivi di abitarlo.


1. Forme dellindistinzione: i vuoti urbani

Analizzando lo stato del territorio urbano prima della redazione del
Piano regolatore, il punto di partenza del lavoro, lautore sottolinea
leterogeneit del territorio, che il Piano suddivide, sulla base delle ca-
ratteristiche del costruito, in tre tipi: la citt storica, quella compat-
ta dellespansione edilizia intensiva degli anni Cinquanta e Sessanta,
e la periferia della dispersione, segnata dalla frammentazione a cau-
sa di quelli che lautore definisce spazi vuoti. Si tratta di residui di
excampagna, inglobati nella citt e tuttavia non edificati, che si si-
tuano come delle lacune, o delle fratture, nei quartieri della periferia
estrema della citt. La presenza costante di questi luoghi non pi na-
turali, perch inglobati nella citt, ma nemmeno costruiti, accomuna
fra loro i quartieri pi lontani dal centro della citt, sia che si tratti di
quelli costruiti abusivamente e di edilizia minuta, definiti borgate a-
busive, sia di quei quartieri di edilizia pubblica degli anni Settanta,
costituiti prevalentemente da megastrutture (il complesso di Corviale
ne un esempio noto). Lautore motiva la nascita di questa periferia
riferendosi alle previsioni del Piano regolatore del 1962 e del Piano
per ledilizia economica e popolare e la descrive in questo modo:

PARTE I LA CITT COME LIMITE

98
La parte realizzata in generale costituita da grandi interventi in cui predomina
il segno architettonico ed il grande spazio degli standard sovradimensionati in
funzione delle esigenze dei vicini quartieri sottostandard. Gli edifici vengono
realizzati ma le aree per gli standard restano vuote: i finanziamenti per le e-
spropriazioni [] sottostanno ad una logica puramente quantitativa [] che
impone la scelta di limitare lesproprio ai soli sedimi edificatori e alle aree per i
servizi pi locali ed indispensabili []. I nuovi quartieri nascono cos privi di
connessioni e di servizi: la dilatazione dello spazio degli standard diventa cos
spazio vuoto, terra di nessuno e marca lo scenario in cui si innalzano i nuovi
monumenti delledilizia pubblica. (Marcelloni, 2003, 21)

Lunica parte della citt che nel Piano regolatore definita perife-
ria (significativamente le altre parti, bench differenziate, sono co-
munque chiamate citt) si caratterizza dunque per il continuum in-
differenziato di terrains vagues che si insinua allinterno delle bor-
gate abusive e dei quartieri di edilizia pubblica costruiti in essa.
Marcelloni si riferisce a questa parte della citt definendola un arci-
pelago senza connettivi, in cui quartieri di edilizia pubblica e borgate
abusive galleggiano. Gli esiti semantici di questa organizzazione
urbanistica vengono resi espliciti dallautore definendo cos la perife-
ria dispersa:

quella parte del territorio urbano, [] carente di quelleffettocitt che connota la cit-
t antica e moderna, e caratterizzata invece da un susseguirsi di episodi depositati nel
tempo e senza alcuna logica apparente sia che si tratti di edilizia legale che di edilizia
illegale. (2003, 169)

La dispersione dunque non si configura solo come una distanza,
fra gli edifici o i complessi abitativi. piuttosto in una mancanza
strutturale di organizzazione e di coerenza che si trova il primo ele-
mento distintivo, al di l dei tipi edilizi, che connota lo spazio della
periferia. dunque una particolare ricorrenza di deficit funzionali che
ha una regolarit, si stabilizza e si costituisce come costante ricono-
scibile, a definire implicitamente un sistema di classificazione e inter-
definizione reciproca degli spazi della citt, caratterizzando i quartieri
della periferia della dispersione. Questa morfologia urbana esprime
una differenza semantica fra le parti della citt: una parte di essa si
struttura come un insieme organizzato, mentre questa periferia de-
scritta come unagglomerazione di elementi puntuali privi di un tessu-
Vuoti, stratificazioni, migrazioni (Pierluigi Cervelli)
Lexia, 12/2008
99
to connettivo che abbia una propria coerenza e riconfiguri, in una uni-
t pi generale, il significato degli elementi che si situano in esso
4
.
Per modificare questa situazione gli interventi pi importanti previ-
sti nel Piano Regolatore si concentrano nella costruzione di quelle che
sono definite Centralit: complessi di edifici residenziali privati,
spesso di un certo pregio, ed uffici, che dovranno ospitare anche luo-
ghi pubblici (biblioteche, centri culturali e centri commerciali) e sta-
zioni per treni urbani e metropolitane (sono previste connessioni viarie
su ferro per unestensione di circa 300 chilometri) tramite cui ci si
propone che ogni cittadino, allinterno del Raccordo Anulare, possa
disporre, nel raggio di 500 metri dalla sua abitazione, della possibilit
di accesso ad uno dei nodi ferroviari che consentiranno di raggiungere
velocemente le altre parti della citt. Le Centralit dovranno porsi
come iniezioni di citt nella noncitt (questa la terminologia del
Piano regolatore) ed il loro effetto dovr estendersi anche al territorio
circostante (dovranno agire, si scrive, come dei magneti), creando le
condizioni per una citt policentrica strutturata come una rete, in mo-
do da uscire dal modello di citt attualmente in vigore, centripeto, ba-
sato sul fulcro della citt storica e passare ad uno multipolare.
Considerando la natura ed il posizionamento delle future Centralit
sulla base di alcuni progetti
5
si pu notare come esse saranno delle
porzioni di edificato compatte ed autonome, urbanisticamente coeren-
ti, con degli insiemi privati di qualit architettonica molto superiore
alledificato circostante, in coincidenza con le reti di trasporto e con
gli unici spazi culturali e sociali fruibili a piedi, per incontrarsi o pas-
seggiare, presentandosi di fatto, al di l delle intenzioni progettuali,
come insiemi separati, come isole, rispetto ai quartieriarcipelago
che li circondano. Rispetto ad un modello di questo tipo il mio dubbio
: come posso trasformare una citt centripeta in una rete se costruisco
delle Centralit che riproducono, nella relazione semantica con le
periferie in cui si inseriscono, il rapporto gerarchico che c adesso fra
il centro della citt attuale con la totalit della sua vecchia periferia?

4
In questo senso la definizione di schiuma metropolitana proposta da Ugo Volli pare
particolarmente adatta in quanto non la mancanza di elementi a caratterizzare questa parte
della citt ma la presenza costante di spazi che nessuno usa e che sono indefinibili rispetto a
quello che succede al loro interno, ai loro confini, ai loro utilizzatori. Cfr. Volli, 2004.
5
Cfr. Salvagli, 2005.
PARTE I LA CITT COME LIMITE

100
Mi pare che la produzione di nuovi centri in periferia rischi di ripro-
durre, moltiplicandolo su scala locale, il modello di citt monocentrica
attualmente in crisi. Credo che anche per evitare questo nel Piano re-
golatore si sottolinei la necessit che le Centralit siano composte es-
senzialmente da edifici a carattere pubblico.
Un cambiamento davvero notevole potrebbe derivare invece
dallespansione del sistema dei trasporti e dalla moltiplicazione dei
percorsi possibili. I percorsi, in quanto modi di connettere e disconnet-
tere i luoghi, possono essere considerati come una forma di regolazio-
ne e modificazione delle relazioni che intercorrono fra di essi, come
stato sottolineato anche nella ricerca urbanistica, in particolare da C.
Alexander
6
. Credo che questo riaffermi limportanza dei modi di abi-
tare la citt, dei modi di situarsi nei luoghi, dei flussi e dei percorsi,
che risultano fondamentali, secondo me, per capire come si crea uno
spazio vuoto e quando esso si trasformi in uno spazio abitabile. Gli
stessi spazi vuoti di cui parlava Marcelloni sono prima di tutto
vuoti di persone: si situano in quartieri caratterizzati da una massic-
cia concentrazione degli edifici e dallo svuotamento di strade e piazze,
dove molto difficile incontrare qualcuno per la strada, tanto che
lautore li definisce anche spazi di nessuno. La ristrutturazione della
concentrazione delle persone trasforma il senso dei luoghi e restituisce
limmagine della citt come un insieme pulsante, attraversato da con-
trazioni e diradamenti. Ma i luoghi non sono statici e possono crearsi
dei vuoti urbani in tutta la citt. Unanalisi qualitativa su questi fe-
nomeni mi pare potrebbe contribuire ad approfondire la definizione
della periferia urbana, affiancandosi alle analisi urbanistiche, ma an-
che ribaltandone la prospettiva e sostituendo allo sguardo dallalto,
cartografico, uno sguardo abitante, inserito nella citt.


2. Inserirsi nei vuoti: periferie culturali e modelli semiotici dello
spazio urbano

Considerando alcune dinamiche abitative mi pare appaiano ulteriori
modi di individuare e riempire i vuoti nel tessuto della citt, la cui

6
Cfr. C. Alexander, 1967.
Vuoti, stratificazioni, migrazioni (Pierluigi Cervelli)
Lexia, 12/2008
101
considerazione assente nei testi urbanistici a cui mi sono riferito. In
entrambi, bench si accenni ai processi di globalizzazione non si tro-
va, nemmeno una volta, la parola migrazioni. Questo invece, se-
condo me, un tema fondamentale per la strutturazione attuale del terri-
torio urbano. Le migrazioni a livello globale hanno una loro logica e
una loro struttura e contribuiscono alla definizione degli stati naziona-
li
7
: credo che anche le differenti logiche di posizionamento delle co-
munit immigrate ed i loro modi specifici di situarsi nella citt non
siano casuali e anzi possano dirci moltissimo sul funzionamento, sulla
struttura interna delle citt
8
. Nella citt in cui il Piano regolatore si tro-
va ad operare perdono senso i suoi limiti amministrativi, confini che
non delimitano pi nulla (in quanto dopo di essi la citt continua iden-
tica) e se ne creano di nuovi, anche a causa di questi nuovi abitanti
non autoctoni. Si tratta di un fenomeno diffuso: le capitali europee so-
no ormai cittfrontiera, che comprendono oggi al loro interno i con-
fini una volta ai limiti degli stati nazionali
9
, costituiti oggi dalle perife-
rie culturali, i luoghi di confine e di traduzione, in cui si parlano alme-
no due lingue, abitati dagli stranieri (Lotman, 1985). Si tratta delle
nuove frontiere interne delle citt globali.
Se guardiamo i dati degli ultimi anni evidente una strutturazione
molto particolare di questi spazi nel territorio di Roma, che sembra e-
videnziare delle forme di regolarit e credo possa essere connessa alla
forma generale del territorio urbano, al complesso di relazioni per cui
le parti della citt definiscono reciprocamente la propria identit indi-
viduale. Colpiscono in particolare le modalit insediative di due co-
munit: quella bangladese e quella cinese, che non sono le pi grandi
in termini numerici
10
ma sono sicuramente le pi concentrate e dunque
le pi visibili, rispetto ad altre comunit, molto pi omogeneamente
distribuite sul territorio urbano (in particolare quelle rumena, filippina,
peruviana). Le caratteristiche di questa concentrazione meritano qual-

7
Come ha mostrato S. Sassen (1999).
8
I modi di posizionarsi nella citt da parte degli abitanti immigrati non sembrano casuali n
caotici ma seguono piuttosto delle regolarit, delle forme di persistenze e di relazioni stabili che
secondo me non sono dipendenti dagli aspetti economici (anche se questo fattore ovviamente
molto importante).
9
Cfr. Fabbri, 1994.
10
Cfr. dati ufficiali al 31/12/2007 forniti dallufficio statistico del comune di Roma.
(http://www.romastatistica.it).
PARTE I LA CITT COME LIMITE

102
che riflessione: queste comunit abitano prevalentemente in due soli
municipi
11
, il primo ed il sesto, entrambi localizzati in aree centrali
della citt e strategici dal punto di vista della mobilit e della riqualifi-
cazione urbana. Fino a 15 anni fa si trattava di quartieri considerati
poco sicuri, fortemente degradati da un punto di vista abitativo e urba-
nistico, poco interessanti per attrarre residenti italiani e investimenti
da parte loro.
Oggi si tratta di due aree interessate da evidenti fenomeni di gentri-
fication
12
che, da periferie interne allarea centrale, stanno diventando
interessanti quartieri multiculturali della citt
13
. Oggi sono visibili le
potenzialit che quei quartieri avevano gi 15 anni fa ma che solo at-
traverso un percorso di rivalutazione e di ripopolamento attivato dagli
stranieri sono visibili a tutti e interessano e coinvolgono ora alcune fa-
sce di italiani.
Il dato della concentrazione emerge con particolare evidenza: nei
municipi delle aree considerate, primo e sesto (su diciannove totali), si
concentrano
14
circa il 40% della comunit bangladese e circa il 35%
della comunit cinese. Sono evidenti fenomeni di concentrazione an-
che in altre comunit: i rumeni nellottavo municipio, gli Srilankesi
nel ventesimo, entrambi con le stesse percentuali, intorno al 20% per
municipio. Cosa rende specifica la modalit insediativa di cinesi e
bangladesi? Due fenomeni che sono supportati dai dati: una concen-
trazione fortemente localizzata, che si traduce in una quasi totale as-
senza in molti altri municipi
15
e che si situa solo in alcune zone urbani-
stiche, corrispondenti grosso modo a quelli che chiamiamo quartieri
secondo il senso comune, di questi municipi. Due sole comunit dun-
que, che si presuppone non abbiano relazioni precedenti al fenomeno

11
Si tratta delle 19 entit amministrative in cui divisa la citt.
12
Mi riferisco al processo per cui in alcune aree urbane, sottoposte a processi di valorizza-
zione e recupero, avviene uno spostamento di nuovi abitanti benestanti e un progressivo allonta-
namento dei residenti di ceto meno abbiente.
13
Riferendosi allo studio di una giovane stilista, in un articolo apparso su D, settimanale del
quotidiano Repubblica, si scrive: Nel suo studio al centro di Roma, nel quartiere Vigneto (D
del 20/9/2008, articolo di Gabriella Colarusso). Il Pigneto fa parte del sesto municipio, ed
compreso nella zona urbanistica 6A, Torpignattara.
14
Il dato ricavato in base ai dati relativi alle iscrizioni allAnagrafe cittadina.
15
In 9 municipi su diciannove si concentra meno del 2% della comunit Bangladese; lo stes-
so accade in 6 municipi su diciannove per i cinesi. Cfr. http://www.romastatistica.it.
Vuoti, stratificazioni, migrazioni (Pierluigi Cervelli)
Lexia, 12/2008
103
migratorio, che presentano le stesse percentuali di concentrazione e le
stesse modalit insediative. Allinterno del municipio VI in particolare
la concentrazione visibile nel quartiere di Torpignattara (zona 6A),
in cui concentrato circa il 10% del totale della comunit bangladese
e di quella cinese
16
. Un fenomeno analogo accade in un altro quartiere,
quello dellEsquilino (zona 1E del municipio I), dove si concentra uf-
ficialmente pi del 12% dei cinesi presenti a Roma e circa il 7% dei
bangladesi. Si tratta fra laltro di una popolazione residente presumi-
bilmente stabile, dato che composta omogeneamente da uomini e
donne (in misura assolutamente paritaria per i cinesi e con una preva-
lenza di giovani uomini per i bangladesi, che si riscontra in entrambi i
quartieri e pare dovuta alle attuali caratteristiche dellimmigrazione
bangladese)
17
.
Quello che colpisce la straordinaria capacit dei migranti di indi-
viduare alcune zone della citt degradate o trascurate, ma potenzial-
mente interessanti, capaci di divenire centralit, e posizionarvisi
strategicamente. Pare infatti che queste comunit si siano inserite, con
una logica interstiziale a blocchi, al centro della citt consolidata, nei
quartieri (Esquilino e Torpignattara) che per vari motivi gli italiani
consideravano degradati o avevano abbandonato
18
. Questa scelta nella

16
In valori assoluti: 1098 Bangladesi su 11.235 e 973 cinesi su 9655.
17
Inoltre emerge un dato apparentemente anomalo: circa l11% dei bangladesi risulta re-
sidente a Trastevere (zona 1B, municipio I), un quartiere storico e turistico dove la gentrifica-
tion avvenuta circa 30 anni fa e buona parte dei residenti stranieri sono cittadini dellEuropa
occidentale o statunitensi, e i prezzi degli alloggi risultano proibitivi. Il dato si spiega con la
presenza di due organizzazioni che si occupano di assistenza e di tutela degli immigrati, la
Comunit di S. Egidio ed il BCII, Bangladesh Cultural Institute of Italy, presso le quali molti
immigrati possono prendere la residenza anagrafica (scelta che si presume sia motivata dalla
mancanza di una residenza stabile a Roma). Anche sulla base di contatti con la comunit, si
potrebbe ipotizzare che queste persone, prevalentemente giovani uomini (su 1269 residenti
solo 18 sono donne) vivano nei luoghi in cui la comunit si concentra, dove si verificano fre-
quentemente fenomeni di coabitazione e di sovraffollamento degli alloggi. comunque suffi-
ciente percorrere questi quartieri per notare una presenza massiccia di queste persone, anche
sulla base delle loro attivit commerciali, delle affissioni e delle pubblicazioni in lingua.
18
Gli italiani erano poco interessati a questi quartieri per motivi diversi: il quartiere Esquili-
no aveva cominciato a perdere popolazione sin dagli anni Cinquanta per la bassa qualit degli al-
loggi (nel 1982 sono crollati due edifici durante i lavori di costruzione della metropolitana nel
1990 un altro si spaccato a met) e negli anni Ottanta, data anche la vicinanza alla Stazione
Termini, era particolarmente frequentato da tossicodipendenti. Torpignattara era invece un quar-
tiere molto degradato, dal punto di vista delle abitazioni e della criminalit, e comprendeva la
zona del Pigneto, costituita da un nucleo di case di edilizia minuta degli anni Venti cui si erano
PARTE I LA CITT COME LIMITE

104
localizzazione pare in relazione alla forma complessiva della citt ed
ai processi di valorizzazione soggiacenti ad essa ed in netto contra-
sto con le modalit insediative tipiche degli italiani
19
, anche in una
prospettiva storica
20
(segnalando anche lapparizione di una nuova
classe media non italiana). Analizzare le scelte abitative degli immi-
grati pu dunque dirci molto su come anche gli abitanti italiani pensa-
no la citt, sulla sua attuale organizzazione valoriale, e sui processi in
fieri di ricategorizzazione delle relazioni fra le parti che la compon-
gono.
Sembra necessario, e utile, considerare unulteriore peculiare forma
di posizionamento allinterno della citt, relativa ai campi irregolari
abitati da zingari
21
rom e sinti. Anche il modello insediativo di questi
campi sembra non casuale. In base ai dati disponibili, parziali e sog-
getti a modifiche frequenti dovute agli sgomberi e agli spostamenti, ri-
sulta che esistono tuttora 133 campi (spesso microcampi) irregolari
spontanei, abitati da 4179 zingari (talvolta si tratta anche di campi mi-
sti, abitati anche da non zingari) che si sviluppano come nuclei di ba-
racche e/o tende, inglobando talvolta ruderi archeologici o edifici ab-
bandonati e sono distribuiti pressoch in tutta la citt, in 18 municipi
su 19
22
. I campi sono privi di acqua, luce, e servizi igienici ed il con-

aggiunte nel tempo costruzioni abusive ed aveva vissuto per decenni come una borgata isolata
dalla citt (sebbene topograficamente al suo interno). Sebbene molto vicino al centro della citt il
quartiere era considerato socialmente marginale dagli italiani, anche perch si sviluppava in
quella che era una volta una zona industriale della citt e si configurava come un quartiere per
operai. In effetti a tuttoggi compreso in quella parte della citt che presenta il numero percen-
tuale pi basso di laureati rispetto alla totalit degli abitanti. (per questo dato, suddiviso per mu-
nicipi, cfr. Frud, 2007).
19
Cfr. Pittau, Kowalska, Mellina 2007.
20
Per uno studio sociologico della relazione fra modificazioni urbanistiche e insediamento
della popolazione italiana a Roma in una prospettiva storica (dallunit dItalia ad oggi) cfr. Fru-
d, 2007.
21
Ho scelto di utilizzare, in linea con le ricerche antropologiche, il termine zingari, nono-
stante le connotazioni negative con le quali spesso utilizzato, per esigenze di economia: per
non dover specificare ogni volta se si tratta di rom, sinti o camminanti siciliani e di quale gruppo
specifico (esistono decine di etnie rom e sinti diverse, che provengono da luoghi diversi e parla-
no diverse varianti della lingua romani). Il termine zingari inoltre usato dagli zingari stessi
quando non si riferiscono al loro specifico gruppo etnico. Esso indica cio, come sostiene L. Pia-
sere, unappartenenza che sentita come comune.
22
I dati sui campi abitati attualmente da Rom e Sinti sono stati forniti dallArciKarin. Devo
un ringraziamento particolare ad Andrea Masala, che il responsabile del progetto, per laiuto e
le informazioni. Ringrazio inoltre F. Pittau per i dati sui campi rom e sinti relativi al 2006 e
Vuoti, stratificazioni, migrazioni (Pierluigi Cervelli)
Lexia, 12/2008
105
tatto con le strutture assistenziali scarso o nullo. Le loro dimensioni
sono ridottissime: spesso sono composti da 5 a 30 abitanti, apparte-
nenti a una o due famiglie. Solo 8 campi su 133 sono abitati da pi di
100 persone e uno solo ha 300 abitanti. In 125 campi dunque abitano
2818 persone. Sembra dunque possibile parlare di una struttura, come
lha definita efficacemente Leonardo Piasere, a polvere (1999). A
conferma della regolarit di questa forma di insediamento dispersa sul
territorio, caratterizzata da forte mobilit, si possono citare gli studi
approfonditi svolti da questo studioso, uno dei pi importanti antropo-
logi italiani delle culture zingare. A proposito dellesperienza avuta
nel corso di una osservazione sul campo presso un accampamento ir-
regolare di zingari Rom
23
nel nord Italia, Piasere scrive (1999, 87):
Per esempio negli otto mesi in cui rimasi accampato con un gruppo
di loro, fummo cacciati otto volte e rifacemmo quindi otto accampa-
menti diversi, uno al mese di media, e laffermazione coerente con
limmagine che si pu ricavare da unanalisi comparativa dei dati at-
tualmente disponibili.
In questi ultimi mesi la realt dei campi si ulteriormente polveriz-
zata, per resistere in una societ che si fatta ancora pi ostile
24
, arri-

Francesco Carchedi per i consigli e lamicizia. Per lanalisi dei dati stato fondamentale laiuto
di Marianna Onano.
23
Le osservazioni di Leonardo Piasere si riferiscono a comunit di zingari Rom Gurbeti e
Arla che provengono dal Kosovo e si sono spostati in Italia, e nel resto dellEuropa occidentale,
a partire dagli anni Sessanta.
24
Uneccezionale campagna discriminatoria verso i rom iniziata nello scorso aprile
(durante la campagna elettorale) dopo lomicidio della signora Reggiani, uccisa a Roma da un
rom rumeno (denunciato da altri rom), dopo aver subito violenza. Un episodio orribile e limi-
tato, cui sono seguiti pestaggi a Roma, da parte di italiani verso immigrati, e incendi di campi
rom a Napoli. Il governo ha poi deciso di effettuare un censimento della popolazione Rom,
per ora volontario, che prevede la schedatura con foto segnaletiche e impronte digitali di tutti i
rom, adulti e bambini (a Roma ci si limitati a fotografie e identificazione, senza impronte
digitali, per tutti i rom dallet di due anni in poi), anche di coloro che non hanno commesso
reati, con lobiettivo dichiarato di impedire laccattonaggio. I rom abitavano a Roma, fino al
2006, in 34 campi censiti, suddivisi in campi attrezzati, semiattrezzati, e spontanei. Nei
campi attrezzati si abita generalmente in container di circa 30 metri quadrati, privi acqua po-
tabile, recintati e controllati. I campi abusivi, sono di piccole dimensioni, e privi di qualunque
servizio. Una via di mezzo rappresentata dal campo, ormai allinterno della citt consolidata
e, pare, prossimo allo sgombero, chiamato Casilino 900, un ex campo di baraccati italiani in
cui abitano 8001000 rom. Le baracche sono prive di acqua, di bagni e da circa 6 mesi sono
prive di luce. Gli unici servizi igienici sono bagni chimici. Prima dellestate stata tolta
lacqua a molte delle poche fontane presenti nel campo. Recentemente sono stati posti dei
PARTE I LA CITT COME LIMITE

106
vando a questi microcampi sempre pi piccoli e nascosti, abitati ge-
neralmente da pochissime persone o da poche famiglie, principalmen-
te cittadini rumeni arrivati da poco, come si evince dai dati disponibili.
Un aspetto interessante, sebbene basato su dati piuttosto frammen-
tari
25
, relativo al numero e alle dimensioni dei campi: nel 1995 furo-
no censiti 5467 cittadini rom e sinti distribuiti in 51 campi, tutti irre-
golari; nel 2002 il Comune di Roma aveva creato degli insediamenti
regolari, attrezzati o semiattrezzati (si tratta di dotazioni minime: ba-
gni chimici, colonnine per la luce e alcune fontane di acqua potabile)
erano 32, distribuiti in 16 municipi su 19 totali, cui si dovevano ag-
giungere poco meno di 60 campi abusivi in cui abitavano circa 6000
rom rumeni, rilevati nel corso della campagna sanitaria per la vaccina-
zione dei bambini rom
26
. In seguito allazione del comune, che ha de-
ciso di attrezzare alcuni campi abbiamo oggi 26 dei 51 campi origina-
ri, trasformati da abusivi in attrezzati (o semiattrezzati), ma i circa 60
campi abusivi del 2006 si sono pi che raddoppiati e la popolazione di
ognuno drasticamente diminuita. I loro abitanti sono complessiva-
mente diminuiti, da circa 6000 a 4179 censiti (anche a causa dei rim-
patri volontari, dopo gli sgomberi, che prevedono anche la conces-
sione di una piccola somma economica). I dati dunque confermano la
natura strategica della distribuzione di rom e sinti e della sua struttura
a polvere, e confermano laffermazione di Leonardo Piasere, secon-
do cui gli zingari si rendono invisibili nel momento in cui la repres-
sione verso di loro massima e invece ricompaiono quando la situa-
zione pi tranquilla. Possiamo affermare infatti che non vi stata

blocchi di cemento allingresso al campo, in modo da vietare lentrata dei camioncini con cui
alcuni rom raccolgono il ferro in giro per la citt. Lingresso ora pattugliato dagli agenti del-
la polizia municipale, che, a volte, chiedono i documenti alle persone italiane che entrano.
Pensiamo cosa sarebbe successo nel caso di una rissa come quella citata da S. Sassen
(1999), avvenuta in Francia fra immigrati italiani e francesi nel 1893, che si concluse con 50
morti e 150 feriti.
25
I dati sono stati presentati nellambito delle rilevazioni perla costruzione del dossier im-
migrazione Caritas, non si tratta dunque di dati riferibili allufficio statistico comunale. Cfr. Mot-
ta, Geraci, 2007.
26
Nel corso della seconda campagna Salute senza Esclusione Campagna per laccessi-
bilit dei servizi sociosanitari e leducazione della salute in favore dei Rom e Sinti presenti a
Roma.
Vuoti, stratificazioni, migrazioni (Pierluigi Cervelli)
Lexia, 12/2008
107
nessuna invasione di rom rumeni
27
: la loro apparizione, o sparizione
improvvisa, legata al posizionamento di questi microcampi irregola-
ri. Si tratta piuttosto di una strategia di costruzione dellinvisibilit ba-
sata su una sorta di contromappa della citt, che opera al rovescio, e
anzich segnare i monumenti individua i vuoti momentanei, scova gli
interstizi puntuali e i luoghi di invisibilit
28
. Da questo punto di vista
pu essere utile considerare anche i luoghi scelti per la costruzione dei
microcampi abusivi: sottopassaggi abbandonati, argini dei fiumi, piste
ciclabili isolate, camminamenti sotto i ponti e lungo le strade tangen-
ziali, edifici abbandonati, luoghi difficilmente accessibili interni ai
parchi pubblici.
La definizione della periferia cambia se situata in una logica pro-
cessuale, come esito delle relazioni mobili che strutturano e rendono
ragione delle modificazioni dei rapporti fra le comunit che abitano la
citt e dei loro modi di pensare ed usare il territorio urbano. In questa
ottica possiamo affermare che oggi a Roma possiamo distinguere al-

27
I dati dimostrano chiaramente che non vi stata nessuna invasione, nonostante i pro-
clami politici e le semplificazioni giornalistiche: sommando questi 4179 abitanti ai circa 7900,
che secondo i dati Caritas abitavano nel 2006 nei campi attrezzati o semiattrezzati ricono-
sciuti dal Comune di Roma emerge un dato complessivo di 12.079 persone, di molto inferiore
alle cifre delle sole espulsioni, quantificate in circa 20.000, annunciate dal nuovo sindaco del-
la citt, Giovanni Alemanno, al momento del suo insediamento (aprile 2008). In cifra assoluta
la presenza Rom, comparata ai dati del censimento del 2002, registra un netto aumento, da
circa 6500 individui agli attuali 12.000, in linea comunque con laumento degli altri immigrati
(passati da 160.921 residenti, al 31/12/2000, in base ai dati dellufficio statistico comunale, a
250.640 residenti, al 31/12/2006, di molto inferiore alla cifra delle presenze complessive, se
consideriamo i regolarmente soggiornati), ma notevolmente ridotto in valori assoluti: si tratti
in effetti di poche migliaia di persone in una citt che ha circa 2.800.000 abitanti residenti
complessivi.
28
Sembra emblematico un episodio riferito in un articolo pubblicato sul quotidiano Il
manifesto il 3 maggio 2008 (articolo di Stefano Milani), in cui si parla di un abitante rom
rumeno, Mirceu, di una piccola baraccopoli costruita sulla via Flaminia, che ha abitato,
nellarco di dieci anni in oltre quaranta campi sparsi per la citt. Scrive Milani, riportando fra
virgolette le sue parole: [Abita qui da un anno ma a giorni alterni. Perch ogni tanto arri-
vano i vigili e la polizia e siamo costretti ad andare via per qualche giorno. Una, due setti-
mane al massimo poi sono di nuovo l. Tanto abbiamo altri posti dove andare a nasconder-
ci. Entra un attimo nella sua baracca ed esce con una mappa dettagliatissima. Vedi dice
Roma talmente grande che anche se ci cacciano da qui un altro posto lo troviamo. Que-
sto, ad esempio, un posto perfetto per vivere. Col dito indica la zona est della Capitale,
piena di verde e neanche cos lontana dalla metropolitana. Se Alemanno ci manda le ruspe
abbiamo gi deciso, andremo a stare l]. Mirceu abita in una baracca di 20mq, costruita con
bandoni di lamiera arrugginita, insieme alla madre, al padre e a quattro fratelli.
PARTE I LA CITT COME LIMITE

108
meno tre periferie: una prima periferia della dispersione, che corri-
sponde alla periferia indicata da Marcelloni, in cui si trovano preva-
lentemente italiani immigrati negli anni Cinquanta e Sessanta, che si
sviluppata ed stata abitata con una logica di aggiunta alla citt esi-
stente, legata alla rappresentazione di un territorio centralizzato in cui
i confini hanno un forte significato, e che stata assorbita dalla citt
attraverso espansioni successive; una seconda periferia a blocchi,
localizzata nei luoghi creolizzati al centro della citt, abitata con una
logica di inserimento compatto negli interstizi, che si basa sulla com-
prensione delle forme di categorizzazione e gerarchizzazione in vigo-
re, sfruttandone le falle: e infine una terza periferia polverizzata, anco-
ra diversa culturalmente e morfologicamente, costituita dai piccoli
campi non autorizzati abitati da rom e sinti con la sua struttura a pol-
vere, che si basa su un modello acentrico e stratificato di territorio,
adatto a spostarsi velocemente, a difendersi e nascondersi in una so-
ciet che ostile.
Dal punto di vista della relazione fra modello generale di un territo-
rio e modi di posizionarsi in esso possiamo distinguere, sottese a que-
ste tre forme di periferia, tre diversi modelli di spazio urbano, che ren-
dono conto della interpretazione tattica delle forme urbanistiche con-
solidate
29
: un primo modello in cui la forma del territorio quella di
uno spazio striato
30
, un insieme fortemente centralizzato e con dei con-
fini riconoscibili (tipica degli insediamenti degli italiani e che pare ri-
prodursi negli insediamenti di immigrati provenienti dallEuropa
dellest
31
, nellestrema periferia e nei comuni extraurbani); un secondo
modello che lo considera come un insieme compatto ma bucato, uno
spazio che presenta delle cavit in cui inserirsi a blocchi, in cui il valo-
re degli elementi decresce dal centro alle estremit, ed infine una terzo
modello, desumibile dallorganizzazione attraverso cui si situano i
campi rom e sinti spontanei (irregolari): si tratta di unantistruttura che
si basa su un modello acentrico di territorio, in cui non si riconosce

29
Si tratta di procedimenti di interpretazione riconducibili a quelli definiti da Eco (1975,
198) in relazione al concetto di ipocodifica, considerati qui come processi che emergono nel
quadro generale di una relazione fra macrosistemi strategici di inglobamento e microsistemi di
inserimento localizzato.
30
Cfr. Deleuze, Guattari, 1980.
31
Cfr. Caritas, 2007.
Vuoti, stratificazioni, migrazioni (Pierluigi Cervelli)
Lexia, 12/2008
109
nessuna gerarchia e non vi sono confini definiti, ma in cui contano le
relazioni di accessibilit e inaccessibilit, laccerchiamento da parte
dei gag (i non zingari) e i modi di sfuggire ad esso rendendosi invisi-
bili e spostandosi continuamente. Si tratta dunque di tre modi diversi
di articolare un sistema di luoghi secondo sintassi specifiche.
Questa molteplicit della periferia, e dei modelli culturali di spazio
urbano, esisteva anche in passato, ma coinvolgeva altre comunit: ad
esempio a Roma prima dellunit dItalia le modeste case del popolo
minuto circondavano i palazzi nobiliari, ne erano la periferia diffusa,
popolare e locale, ma cera unaltra periferia interna alla citt, quella
del ghetto ebraico, anchessa fortemente localizzata (lo dimostrano
molto chiaramente la specificazione quasi ossessiva e lestrema vio-
lenza delle norme edilizie e di localizzazione che imponevano la co-
struzione dei ghetti ebraici e di quelle tese a una regolazione della vita
quotidiana degli abitanti, contenute negli editti papali di Paolo IV
32
).
Tuttavia, anche in riflessioni urbanistiche davvero approfondite e sen-
sibili, sempre su Roma, come quelle di Birindelli e Insolera
33
, c po-
chissimo sul ghetto ebraico e non si accenna minimamente alle sue
particolarit urbanistiche in quanto periferia culturale.
Per evidenziare questa relazione necessario accostare alla consi-
derazione dello spazio costruito quella qualitativa dello spazio abitato,
dinamizzato dalle relazioni fra individui e dai programmi conflittuali o
cooperativi che le animano. quello che Michel de Certeau (1990),
proprio applicando alle dinamiche dellabitare le categorie semiotiche
del linguaggio messo in discorso, proponeva pi di 20 anni fa con la
distinzione fra spazi e luoghi. Oggi possiamo espandere la proposta di
de Certeau considerando i flussi di popolazione che caratterizzano la
citt contemporanea e la dimensione politica che essi implicano: quel-
la legata alle condizioni di accessibilit diversificate che caratterizza-
no le enclaves esistenti nellarcipelago metropolitano e alle forme di
invisibilit che esse determinano.
Unanalisi delle forme concrete dellabitare ci restituisce anche
unimmagine peculiare che a partire da Roma potremmo mettere alla
prova nei contesti di altre citt globalizzate: quello di una citt, o me-

32
Cfr. Fantozzi Micali, 1995.
33
Cfr. Insolera, 1970; Birindelli, 1978.
PARTE I LA CITT COME LIMITE

110
glio di un territorio urbanizzato, che fortemente connesso global-
mente ma che al contempo stratificato e separato localmente. Per e-
videnziare queste stratificazioni, che portano iscritte criticit e poten-
zialit delle nostre citt, credo sia fondamentale osservarle anche at-
traverso gli occhi degli altri. Le loro scelte sono forme di uso del terri-
torio studiando le cui logiche potremmo pi facilmente capire le no-
stre, e non dimenticare come siano tragiche certe situazioni che ri-
schiano di vederci solo come spettatori distaccati.



Riferimenti bibliografici

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PARTE I LA CITT COME LIMITE

112

113


Il senso del luogo Qualche riflessione di metodo
a partire da un caso specifico

PATRIZIA VIOLI
*




The Sense of Place: Some Insights on Method from a Specific Case Study.

English abstract: The aim of this paper is to analyze and discuss some methodologi-
cal issues for a possible semiotic approach to the study of space. Moving from the
analysis of a very specific case study the cultural construction of the Mediterranean
region more general questions are confronted, starting with what appears to be the
most basic epistemological problem in a semiotic perspective: the very definition of
the object under analysis. Space seems to have an objective and selfevident exis-
tence, but this is not the case: space is always the result of a construction process, de-
pending, first of all, on the perspective of the observer. But it is also a cultural con-
struction, which can become highly stratified over time, as in the case of the Greater
Mediterranean area. This implies a redefinition of what should be taken as Expression
and Content planes of a spatial semiotics: in particular the Expression plane cannot be
seen as coincident with the morphological configurations themselves, but is always
locally constructed, according to a principle of ratio difficilis with regard to its con-
tent. Such an approach allows us to better understand the sense of place of any
given geographical entity, and the relative variability of its semiotic values, which
may be independent of any physical changes in its basic morphological configuration.

Keywords: Semiotics of space, sense of place, expression and content plan, Medi-
terranean region.



Scopo del mio intervento proporre una riflessione su alcune que-
stioni metodologiche di fondo sollevate dallanalisi semiotica dello
spazio. Che ci si occupi infatti di citt in senso stretto, o di quelle enti-
t che, con termine molto generico, potremmo definire localit geo-
grafiche, ci si trova in ogni caso a fronteggiare problemi fondativi di
metodo, che si pongono come trasversali e comuni rispetto alle speci-
fiche analisi. Come si lavora sullo spazio? Attraverso i testi che lo

*
Universit di Bologna.
PARTE I LA CITT COME LIMITE

114
raccontano e descrivono? Attraverso gli edifici che lo arredano? At-
traverso le pratiche, gli usi, i vissuti di chi lo abita o soltanto lo attra-
versa? Come incrociare e integrare tutte queste dimensioni?
Mi pare quindi indispensabile, indipendentemente dalla specificit
che ogni singolo luogo impone, riflettere sulla portata del metodo se-
miotico nella sua generalit e nei suoi presupposti, soprattutto nel
momento in cui la natura delloggetto ci obbliga a confrontarci e dia-
logare con altri possibili metodi e prospettive di indagine.
Lo spunto per questa riflessione nasce da una ricerca condotta
allUniversit di Bologna da un gruppo da me coordinato che aveva
per tema il Mediterraneo
1
. Non dunque la citt loggetto da cui sia-
mo partiti, ma qualcosa per certi versi pi complesso e indefinito, che
include nella sua realt anche importantissime realt urbane basti
pensare a tutti i porti e le citt costiere, grandi e piccole, che da mil-
lenni si affacciano sulle rive del mediterraneo ma che non ad esse
riducibile. Questa diversa estensione del campo di indagine non incide
tuttavia in modo significativo sui problemi di metodo che intendo di-
scutere, anche se impone qualche chiarimento preliminare relativa-
mente al nostro oggetto di analisi.


1. La costruzione culturale dello spazio

Fin dallinizio della nostra ricerca ci siamo imbattuti in un interro-
gativo di fondo: come si pu definire un oggetto vasto, complesso e
multiforme come il Mediterraneo, e, ancora pi radicalmente, esiste il
Mediterraneo come entit in s definibile?
Il Mediterraneo infatti non un oggetto unitario di studio, e forse
non nemmeno un oggetto. Non rimanda ad uno spazio geografico


1
Il progetto biennale dellUniversit di Bologna aveva per titolo: La rappresentazione del
Mediterraneo fra memoria e progetto. Stereotipi, nuove politiche identitarie, costruzioni semio-
tiche. Vi hanno partecipato: Nicola Bigi, Giovanna Cosenza, Cristina Demaria, Annamaria Lo-
russo, Maria Pia Pozzato, Andrea Tramontana, Andrea Zannin. Primi risultati parziali del lavoro
sono in Violi e Tramontana (2006), i risultati finali della ricerca sono in corso di pubblicazione.
Il testo di Andrea Tramontana presentato in questo stesso volume si colloca entro questo quadro
generale di lavoro.
Il senso del luogo (Patrizia Violi)
Lexia, 12/2008
115
omogeneo, non unentit geopolitica definita, non allude nemmeno
ad una storia comune. Anche se sempre pi spesso, negli ultimi de-
cenni, si parla di una cultura del mediteranno, nella realt risulta poi
impossibile definire con maggiore precisione i confini di tale cultura, i
suoi assi portanti, gli elementi comuni che dovrebbero distinguerla per
opposizioni ad altre culture. La stessa idea di una definizione contra-
stiva appare problematica, dato che mal si comprende a quali altre cul-
ture quella del Mediterraneo dovrebbe contrapporsi: culture continen-
tali, nordiche, atlantiche?
Da un lato quindi il Mediterraneo non ununit definita e circo-
scrivibile, dallaltro per si presenta come una realt discorsiva forte-
mente investita di senso, come un luogo simbolico e mitico, un deposi-
to di rappresentazioni, temi, figure stratificate nel tempo e nelle diffe-
renti culture che ne fanno parte. E anche un repertorio di stereotipi che
in vari campi, dallarchitettura alla cucina, funzionano poi come sti-
lemi che contribuiscono a costruire quella stessa presunta mediterra-
neit di cui dovrebbero testimoniare lesistenza.
Il Mediterraneo dunque in primo luogo una costruzione culturale
e discorsiva, unentit semiotica basata su un procedimento astrattivo.
Lastrazione in realt non altro che il risultato di unoperazione di
estrazione di alcuni semi da un insieme pi vasto di configurazioni
semantiche e di percorsi discorsivi possibili. Proprio per questa sua
natura costruita, loggetto che ne risulta pu anche essere internamen-
te contraddittorio, una sorta di costruttoornitorinco fatto di pezzi di-
versi non necessariamente coerenti in se stessi, il che non esclude che
linsieme produca complessivamente un effetto di coerenza e di omo-
geneit. Parlare del Mediterraneo come di una entit semiotica signifi-
ca sottolinearne la natura di oggetto culturale, quindi unit dotata di
senso, anzi di molti sensi compossibili, diversi e a volte parzialmen-
te contradditori fra loro.
Questo stato loggetto specifico della nostra ricerca sul Mediter-
raneo: non la sua storia, la sua geopolitica, le sue tradizioni, ma piut-
tosto le forme della sua esistenza semiotica e le molteplici articolazio-
ni del suo senso. chiaro infatti che ci siamo trovati ad analizzare
molti e diversi piani di organizzazione del senso, e molti diversi og-
getti semiotici specifici: testi, rappresentazioni di vario genere, edifici,
aggregazioni urbane, percorsi, pratiche di tipo diverso, dalla balnea-
PARTE I LA CITT COME LIMITE

116
zione al turismo alla pesca, e cos via. Oggetti di taglia e natura diver-
sa che mettono in gioco grandezze eterogenee, in cui a volte sono rin-
tracciabili isotopie dominanti e aggregazioni sistemiche, in altri casi
accostamenti di sottoinsiemi non necessariamente omogenei e coe-
renti.
Queste considerazioni, certamente centrali nel caso di una entit
geografica cos vasta e multiforme come il Mediterraneo, mi sembra-
no tuttavia estendibili allanalisi di qualunque luogo, in particolare
allanalisi delle citt, anche esse oggetti costruiti e mai dati in s.
La costruzione delloggetto qui da intendersi in molti sensi: in-
nanzitutto come risultato di una storia culturale. Nel nostro caso, ad
esempio, il Mediterraneo come lo pensiamo oggi, luogo essenzialmen-
te di mare, vacanze, turismo estivo, uninvenzione piuttosto recente.
Fino al Settecento non esisteva lidea stessa di vacanza, che al Medi-
terraneo cos prepotentemente si connette: la villeggiatura nozione
della nostra modernit, e costituisce un capitolo di quella storia del tu-
rismo che tanta parte gioca nella vita contemporanea.
Se consideriamo poi singole localit pi circoscritte e delimitate,
vediamo che esse sono a loro volta oggetti costruiti in molti sensi di-
versi: in primo luogo dallosservazione che le circoscrive, delimita e
rende pertinenti; in secondo luogo dalle pratiche, gli usi e i comporta-
menti che le attraversano: quello che ci sembra lo stesso luogo non
affatto lo stesso per chi ci vive o per chi ci va in vacanza, per
limmigrato che vende le sue paccottiglie o per il turista che lo visita.
Infine, e soprattutto, i luoghi sono costruiti dalle attribuzioni di valori
e sensi diversi che producono una riscrittura continua e in costante tra-
sformazione.
Nella nostra ricerca abbiamo lavorato contemporaneamente su due
piani diversi, anche se interconnessi: da un lato le rappresentazioni
della mediterraneit come prende forma allinterno di vari testi e di-
scorsi che la mettono in scena, dalle guide turistiche ai libri di cucina
alle riviste di viaggi, alla pubblicit, ai siti web, eccetera.
Dallaltro le rappresentazioni di alcuni luoghi specifici, luoghi e-
semplari litorali e zone costiere che si presentano come luoghi
topici del discorso sul e del mediterraneo. Luoghi di condensazione
semica, fortemente simbolici, che acquistano il carattere di luoghi pro-
totipici, nel senso che esibiscono alcuni dei semi e delle configurazio-
Il senso del luogo (Patrizia Violi)
Lexia, 12/2008
117
ni che di volta in volta contribuiscono a creare leffetto di senso Me-
diterraneo.
importante sottolineare che non si tratta qui di contrapporre testi
a luoghi, ma di mettere in relazione semantica fra loro grandezze se-
miotiche diverse, costrutti semiotici a livelli diversi di pertinenza. I
luoghi sono oggetti semiotici complessi, il cui senso la risultante di
testi, discorsi, rappresentazioni sedimentate, pratiche, percorsi, ecc.
Oggetti sincretici per eccellenza, in cui il piano dellespressione for-
temente eterogeneo.
Mentre lanalisi dei discorsi e delle rappresentazioni non presenta
particolari problemi dal punto di vista del metodo, lanalisi dello spa-
zio ancora un terreno in parte sperimentale, ed su questo che vorrei
concentrare le mie osservazioni, elencando una serie di punti proble-
matici, o questioni ancora aperte per la definizione di una semiotica
dello spazio, a partire da un problema di ordine molto generale che ri-
guarda la costituzione dei piani di analisi.


2. La delimitazione dei piani in una semiotica dello spazio


A partire dal saggio fondativo di Greimas sulla semiotica topologi-
ca (Greimas, 1976), la semiotica ci ha abituato a pensare alla spazialit
come ad un linguaggio dotato di una propria significazione. La spa-
zialit un linguaggio a tutti gli effetti: lo spazio parla daltro da s,
parla della societ, uno dei modi principali con cui la societ si rap-
presenta, si d a vedere come realt significante (Marrone, 2001, p.
292).
Ora, se lo spazio un linguaggio, sar articolato sui due piani di
espressione e contenuto; la questione teoricamente pi delicata riguar-
da a mio parere la definizione del piano dellespressione di una semio-
tica spaziale, che si dimostra pi complessa di quanto non appaia a
prima vista.
Infatti, perch un sistema possa essere considerato come una se-
miotica, bisogna che significhi altro da s, e quindi che lespressione
rimandi a un contenuto diverso, di natura eterogenea. In questa pro-
spettiva lo spazio parla daltro da s, per riprendere le parole di
PARTE I LA CITT COME LIMITE

118
Gianfranco Marrone; lo spazio parla della societ, dei rapporti di pote-
re, della divisione di ruoli, significa, e iscrive in s allo stesso tempo,
codici e funzionamenti sociali.
Ma questo rinvio dello spazio ad altro rispetto a se stesso non da
tutti condiviso. Manar Hammad ad esempio sostiene che difficile
mostrare direttamente che il criterio citato soddisfatto il criterio
citato essendo appunto quello del rinvio e prosegue dicendo: ec-
coci di fronte a una difficolt di ordine metodologico, legata alla defi-
nizione stessa dellespressione della possibile semiotica di cui stiamo
interrogando lo statuto (Hammad, 2003, p. 11).
In qualche misura le problematiche teoriche che ci pone la defini-
zione dellespressione nel caso di una semiotica delle spazio non sono
molto dissimili da quelle che ritroviamo in una semiotica della perce-
zione, e analoghi sono i rischi di cadere in una definizione sostanziali-
stica del piano dellespressione.
Un primo equivoco da cui smarcarsi quello che riguarda lidenti-
ficazione immediata e diretta dellespressione con la morfologia spa-
ziale: lo spazio percepito i singoli luoghi e la loro morfologia
non rappresentano in quanto tali lespressione di una semiotica dello
spazio. Non si pu infatti pensare a questa semiotica come costituita
da un paesaggio materiale fatto di cose, cui far corrispondere dei si-
gnificati sulla base di un dato codice culturale, oppure di pratiche che
semantizzerebbero pure morfologie spaziali.
Ogni luogo piuttosto un agglomerato di esseri e di cose (Grei-
mas, 1976, p. 137), ununica forma sociale fatta di uomini, oggetti,
spazi: Non c, da un lato, una societ fatta di uomini e, dallaltro
uno spazio fatto di oggetti che quella societ accoglie in modo pi o
meno adeguato; c semmai ununica, generale, forma sociale, che
comprende sia uomini sia cose sia spazi, portatori ognuno di ruoli at-
tanziali specifici (Marrone, 2001, p. 319). La semiotica dello spazio
una semiotica sincretica per sua natura, dove il piano stesso
dellespressione eterogeneo e non riducibile alla sola configurazione
morfologica in s data
2
. Si tratta allora di capire meglio cosa il piano
dellespressione nel caso di questa particolare semiotica non verbale
che la semiotica dello spazio.

2
Su questo punto cfr. Hammad (2003).
Il senso del luogo (Patrizia Violi)
Lexia, 12/2008
119
A questo fine pu essere utile ripartire da quello che un assunto
teorico di fondo della nostra disciplina, fin dalla definizione di signifi-
cante data da Saussure, definizione interamente formale e non sostan-
ziale: lespressione non mai un dato, n una sostanza (anche se poi si
manifesta attraverso sostanze), ma un funtivo di una relazione con il
piano del contenuto, relazione che, specie nelle semiotiche non verba-
li, localmente definita, non sulla base di un codice preesistente ma
per selezione pertinente di tratti contestualmente rilevanti.
In quanto funtivo, lespressione sempre qualcosa di costruito e
non dato; non pu precedere il contenuto ma si d sempre e solo in-
sieme a questo, nellindissolubile unit del verso e del retro di uno
stesso foglio, per riprendere la famosa metafora saussuriana. Per stabi-
lire quali elementi rientrino nella costituzione del piano dellespres-
sione, non si pu che partire da unipotesi sul contenuto, che nel no-
stro caso potrebbe essere un certo uso dello spazio, una forma di vita,
un insieme di valori ad esso attribuiti. Sulla base di questa ipotesi sa-
ranno selezionati quei tratti che verranno poi resi pertinenti come e-
spressione di quel dato contenuto. La determinazione del piano del-
lespressione dunque sempre una questione di pertinenze a partire da
una lettura, o ipotesi, o attribuzione, sul piano del contenuto.
Facciamo un esempio che rimanda a un caso in cui ci siamo imbat-
tuti frequentemente nella nostra ricerca. Lavorando soprattutto sui li-
torali come luoghi topici del nostro territorio, abbiamo individuato nel
lungomare uno spazio particolarmente significativo e semanticamente
denso. Ma il lungomare pu essere cose molto diverse, svolgere
funzioni sociali molto diverse, dare luogo ad abiti diversi in differenti
contesti. Il punto che, con il variare delle funzioni e degli usi, quindi
del senso complessivo, varia anche il piano dellespressione, e non
siamo pi di fronte allo stesso lungomare. L dove il lungomare
luogo di passeggiata, saranno pertinenti certi tratti dello spazio e non
altri (la direzionalit del percorso, la sua percorribilit, la sua accessi-
bilit, e cos via). Se invece il lungomare diviene luogo di aggregazio-
ne sociale, diventeranno pertinenti spiazzi, slarghi e simili, che in mol-
ti casi vengono artificialmente segnalati e enfatizzati con interventi di
ristrutturazione mirati, o anche solo arredamento urbano. Ma anche in
assenza di alcun intervento specifico, lo stesso luogo a non essere
pi lo stesso per dirla in forma un po paradossale; in altri termini la
PARTE I LA CITT COME LIMITE

120
stessa configurazione morfologica viene a costituire un piano
dellespressione differente, perch differente la selezione dei tratti
che in questo caso sono diventati pertinenti.
Se poi, come avviene in alcuni casi e magari in alcuni orari partico-
lari, il lungomare si trasforma in un inquietante luogo di spaccio o
prostituzione, potranno divenire pertinenti gli anfratti nascosti, le zone
non visibili, o buie allopposto del caso precedente in cui lo slar-
go illuminato a assumere rilevanza in una continua riscrittura e ri-
definizione reciproca dei due piani.
Semioticamente potremmo dire che il rapporto che costituisce
lidentit dei termini, nel caso dello spazio, per ratio difficilis, dal
momento che si parte da unipotesi sul contenuto per definire il piano
di pertinenza della funzione segnica, e su questa base si determina poi
il piano dellespressione. Ci significa che la morfologia non pu es-
sere pensata come il supporto materiale per un investimento di valori,
ma una configurazione anchessa costruita nel suo senso a partire da
pratiche e valori. Tanto vero che il senso di un luogo pu cambiare
anche radicalmente senza che cambino gli spazi fisici.
Nelle zone costiere del Mediterraneo da noi considerate, abbiamo
spesso rilevato fenomeni analoghi: risemantizzazioni profonde che,
modificando le abitudini, i percorsi, i valori stessi dellesperienza di
un luogo, ne trasformano il senso complessivo senza alterarne tuttavia
la forma. I processi di risemantizzazione, anche qualora non alterino la
morfologia dello spazio, modificano sempre anche il piano del-
lespressione, e non solo quello del contenuto, dal momento che le
nuove pratiche, abiti, forme di vita rendono pertinenti altri e diversi
tratti espressivi rispetto a quelli precedenti
3
.
Ci significa che non c un significato spaziale separato o separa-
bile da uno culturale; il modo stesso di percepire gli spazi e di costi-
tuirli come significanti dipende dai valori e dai significati culturali che
vi attribuiamo. Non esiste, per lo meno dal punto di vista semiotico,

3
Un esempio interessante rappresentato dal ponte di Mostar, analizzato da Francesco
Mazzuchelli nella sua tesi di dottorato (Dottorato in Semiotica, Universit di Bologna). Il ponte,
pur ricostruito identico dopo il suo bombardamento, non ha pi il senso e il valore che aveva in
precedenza, n utilizzato secondo le medesime modalit. Un altro caso significativo il teatro
della Fenice di Venezia, ossessivamente restituita alla sua apparenza precedente allincendio che
la distrusse, eppure irrimediabilmente diversa.
Il senso del luogo (Patrizia Violi)
Lexia, 12/2008
121
una morfologia in s, oggettivamente data, distinta dai valori di cui
investita, dalle pratiche e dai comportamenti a cui d luogo, dai di-
scorsi che vi sono inscritti; un lungomare non sar tale solo in virt di
un percorso fisico, ma di una serie di abiti e forme di vita che a loro
volta implicano unattribuzione di valori sottostanti.
Con questo non si vuole negare lovvia esistenza di morfologie
proprie e specifiche ai vari spazi e luoghi, dotate di una loro realt og-
gettivabile e descrivibile, ma solo segnalare una pertinenza dellanalisi
semiotica rispetto ad altri approcci possibili e legittimi. Altre discipli-
ne, dalla geografia allurbanistica, possono avere come proprio ogget-
to, se pure da angolature diverse, la morfologia del territorio, quello
che la semiotica deve descrivere il senso degli spazi, il costituirsi di
quegli stessi spazi in un linguaggio provvisto di senso.


3. Il senso del luogo

Finora abbiamo parlato indifferentemente di spazio o di luoghi co-
me se i due termini fossero coestensivi ed equivalenti, ma parlare di
luoghi non la stessa cosa che parlare di spazio. Sia che si analizzino
citt, sia che ci si occupi di localit appartenenti a unarea geografica
molto ampia come il Mediterraneo, stiamo sempre prendendo in con-
siderazione non uno spazio generico, ma dei luoghi definiti. Ed pre-
cisamente il senso del luogo loggetto specifico del lavoro semiotico.
Ma che cos esattamente il senso di un luogo, e ancora prima cosa
esattamente un luogo e come lo definiamo?
Su questo punto si riscontrano posizioni differenti. Per de Certeau
un luogo una configurazione istantanea di posizioni che implica
una indicazione di stabilit; lordine qualsiasi secondo il quale de-
gli elementi vengono distribuiti entro rapporti di coesistenza (de Cer-
teau, 1990: 175 trad. it.). A fronte di questa generalit lo spazio
invece un luogo abitato e praticato, prodotto dalle operazioni che lo
orientano, lo circostanziano, lo temporalizzano e lo fanno funzionare
come unit polivalente di programmi conflittuali o di prossimit con-
trattuali (ibidem, p. 176). Il rapporto fra i due termini sarebbe simile
a quello che intercorre fra la generalit della langue e la realizzazione
della parole.
PARTE I LA CITT COME LIMITE

122
Opposta la posizione di Christian NorbergSchulz (1980), per cui
gli spazi ambientali diventano luoghi (places in inglese) nel momento
in cui sono abitati e vissuti, e solo a quel punto acquisiscono un
senso
4
.
La mia proposta di considerare come luogo uno spazio percepito
come un tutto organico, dotato di delimitazione e confini, se pure non
netti e marcati, con una identit relativamente stabile o comunque per-
cepita come tale, e sempre individuato da un nome che lo definisce
toponomasticamente. La denominazione semioticamente pi rilevan-
te, per lindividuazione di un luogo, dellesistenza di precise caratteri-
stiche morfologiche che lo delimitino, caratteristiche non sempre ne-
cessariamente presenti. Se per una piccola isola il nome va a identifi-
care una realt morfologica i cui confini sono predefiniti sulla base dal
suo carattere insulare, una localit sulla costa romagnola, che non pre-
senta soluzioni di continuit nella sua urbanizzazione, sar individua-
bile dal solo nome. Da questo punto di vista il concetto di luogo pre-
senta affinit, e pu essere comparabile, con la nozione semiotica di
Attore.
Si tratter ora di meglio definire tutte le componenti semantiche
che concorrono a costruirne il senso, e in particolare la relazione di-
namica che mette in tensione configurazioni spaziali e usi. Non vi
dubbio infatti che la configurazione spaziale non separabile dai suoi
usi, i quali a loro volta non sono separabili dal suo senso. Come ricor-
da Ugo Volli, non mai possibile separare luso pratico del territorio
dalla sua dimensione di senso (Volli, 2005, p. 12).
Ogni intervento umano sul territorio, ogni sua modificazione e tra-
sformazione, che si tratti di edificare nuovi edifici o tracciare strade, di
preservare aree naturali come parchi, o di ricostruirle artificialmente
come tali, costituisce unoperazione carica di senso, o meglio di sensi
diversi, che mettono in gioco sistemi e gerarchie di valori, suggerisco-
no percorsi, favoriscono o inibiscono determinati usi. Come abbiamo
visto nellanalisi dei litorali di area mediterranea, ogni singolo luogo
modula una sua particolare forma del senso, legata alle forme specifi-
che dellutilizzo di quel territorio, fatta di inediti e diversi rapporti fra
tradizione e innovazione, sviluppo e conservazione, al cui interno so-

4
Per una discussione su questo punto si veda anche Coppock (2008).
Il senso del luogo (Patrizia Violi)
Lexia, 12/2008
123
no iscritte complesse dinamiche di natura non solo culturale, ma anche
sociale ed economica.


4. Forme dello spazio e forme di vita

Una volta riconosciuto il nesso centrale che, nellarticolare il senso
di un luogo, lega le morfologie spaziali alle forme di vita, un punto
problematico la loro reciproca interdipendenza. In altri termini, fino
a che punto le configurazioni topologiche predispongono determinate
modalit di esperire gli spazi? Fino a che punto possono essere tra-
sformate, forzate, risemantizzate? Esistono delle linee di resistenza
proprie alle morfologie che precludono o quanto meno ostacolano de-
terminate pratiche o usi?
indubbio infatti che nei luoghi iscritto un progetto duso: alcuni
comportamenti sono previsti e resi possibili dalla stessa forma spazia-
le, altri si presentano come impraticabili. Abbiamo tuttavia osservato,
nel nostro campione di analisi, anche casi di risemantizzazioni cos
radicali da cambiare il segno naturale del luogo. Un divertente e-
sempio un tratto di litorale nei pressi di Castiglioncello denominato
I pungenti per lasperit del terreno di origine lavica, lavorato dal
mare in forma di aguzze e taglientissime punte. Eppure proprio su
questo pezzetto di costa libera si sono sviluppate pratiche di balnea-
zione imprevedibili rispetto alla pura morfologia del luogo, e che ri-
chiedono ingegnosi accorgimenti e opportuni strumenti, come spessi
strati di gommapiuma, strutture mobili a incastro fra gli scogli, e simi-
li. E il caso non isolato
5
.
Il rapporto fra spazi e comportamenti pare cos sempre da intendere
a doppio senso: da un lato gli spazi prefigurano dei comportamenti e
dei percorsi possibili, ma allo stesso tempo i percorsi e i comporta-
menti contribuiscono a ridefinire gli spazi, risemantizzandoli attraver-
so processi che ne alterano i sensi originari e determinano nuovi valo-
ri. La dinamica di questa interconnessione pu essere descritta in ter-

5
Altri esempi simili li abbiamo riscontrati a Grado, analizzato da Maria Pia Pozzato,
nelluso improprio della diga, o lungo il litorale adriatico, con utilizzi aberranti di spazi at-
trezzati del lungomare, che vengono usati in modi del tutto diversi da quelli per cui erano stati
progettati e previsti.
PARTE I LA CITT COME LIMITE

124
mini di differenti forme di esistenza semiotica: le configurazioni spa-
ziali prefigurano delle virtualit, dei progetti di uso possibili in
qualche modo previsti dalla morfologia dei luoghi; le forme di vita re-
alizzano poi tali progetti con un ampio grado di libert, seguendo tal-
volta percorsi impensati e non previsti, in un rapporto non predetermi-
nato, e nemmeno sempre prevedibile, fra i due livelli.
In altri termini il progetto iscritto nello spazio e la sua effettiva rea-
lizzazione non hanno la cogenza e la necessit che intercorre, in altri
sistemi semiotici e in primo luogo in quello linguistico, fra langue e
parole, fra la generalit della struttura e latto individuale della sua re-
alizzazione.
Mi pare che solo tenendo conto di questa importante caratteristica
si possa affrontare la questione della enunciazione in ambito spaziale.
Hammad (2003, p. 48) riferendosi allarchitettura, individua proprio in
quello che io ho chiamato progetto, e che lui definisce come uno
statuto strutturale (sintattico) particolare, un ruolo enunciazionale
che andrebbe a regolare le relazioni tra le persone che vi si trovano in
interazione.
Se nel caso dellarchitettura il ruolo regolatore dellenunciazione,
iscritta gi a partire dal progetto, appare pi identificabile e circoscrit-
to, la questione si presenta assai pi complessa quando si analizzino
luoghi compositi come una citt o un tratto di costa. Per un edificio
infatti pi facile risalire allintenzionalit enunciazionale, leggibile nei
disegni stessi dellarchitetto, e poi via via nelle sue varie fasi man ma-
no che il progetto si viene realizzando. La singola opera architettonica
pu cos essere letta come un testo la cui enunciazione rimanda ad un
enunciatore unitario (che non necessariamente un unico attore), se-
condo un percorso che va dal progetto alla realizzazione, magari con
significative trasformazioni da uno stadio allaltro, man mano che si
procede in un percorso di progressiva attualizzazione semiotica
6
.
Ma quando da un singolo artefatto si passa ad un agglomerato ur-
bano, una citt o una porzione pi ampia di territorio, lenunciazione
presenta una complessit infinitamente maggiore: non pi possibile
ipotizzare un enunciatore unico, ma ci troviamo di fronte a una com-

6
questo un tema molto attuale e discusso; si veda ad esempio il recente numero della rivi-
sta NAS a cura di Boudon (2008).
Il senso del luogo (Patrizia Violi)
Lexia, 12/2008
125
presenza di istanze e intenzionalit diverse, non necessariamente co-
ordinate e pianificate. Certo, esistono piani regolatori che prevedono
sviluppi possibili e altri non consentiti e che possono, in questottica,
essere letti come istanze enunciazionali, secondo un parallelismo con
ci che il progetto rappresenta per il singolo edificio. Ma le variazioni
che intercorrono fra piano regolatore e realt del territorio sono pi
complesse, perch varie e molteplici sono le progettualit che si ven-
gono a sovrapporre, o anche semplicemente ad accostare le une alle
altre senza necessariamente essere dotate di un ordine gerarchico,
dando luogo a esiti meno lineari e assai pi frammentari.
Una dimensione particolare di questa polifonia enunciativa dipende
naturalmente dalla dimensione storica che iscritta nella morfologia
di ogni singolo luogo, e che accosta le une accanto alle altre opere e
tracce di epoche e periodi storici passati, stratificando identit diverse
che vengono a loro volta reinvestite di senso nei nuovi usi che via via
si fanno degli elementi, architettonici ma non solo, del passato.


5. Memoria e identit dei luoghi

Si apre qui un capitolo molto importante della semiotica dello spa-
zio, che riguarda il processo attraverso cui la diacronia diventa sincro-
nia, e il passato viene in varie forme integrato nel presente, fino a farsi
elemento costitutivo del modo in cui una morfologia significa se stes-
sa, i suoi valori, il suo senso specifico. Una problematica che investe
la costruzione e gestione della memoria e dellidentit di un determi-
nato luogo nel tempo, il modo in cui viene interpretata, modificata, o
stravolta la sua tradizione. Il passato potr di volta in volta essere con-
servato in forma museificata, riutilizzato e valorizzato in funzione di
unidentit culturale forte, inglobato nel presente, o una combinazione
di tutte queste strategie. Talvolta il passato viene addirittura ricostruito
in funzione di una nuova definizione identitaria, che arriva a manipo-
lare la stessa morfologia fisica dei luoghi per iscrivervi le tracce di una
storia passata ripensata a partire dal presente.
Lanalisi diacronica diviene allora una dimensione necessaria della
ricerca semiotica, non tanto in quanto componente storica in s, ma
piuttosto come parte della ricostruzione culturale complessiva, in cui
PARTE I LA CITT COME LIMITE

126
la storia dei luoghi si iscrive nei luoghi stessi, quindi si fa sistema del-
la contemporaneit. Il senso di un luogo reca iscritta la storia delle
proprie trasformazioni e sedimentazioni, ne attiva continuamente la
memoria, costituendosi come una sorta di palinsesto, un sistema di
senso stratificato con progressive iscrizioni e cancellature. La diffe-
renza che definisce ogni luogo [] assume la forma di strati embrica-
ti. [] Una sedimentazione di strati eterogenei. Ciascuno, come la
pagina deteriorata di un libro, rinvia a modalit diverse di unit territo-
riale, di suddivisione socioeconomica, di conflitti politici e di
simbolizzazione identificatoria (de Certeau, 1990, trad. it., pp. 281
282). La trasformazione diacronica sedimentata nella strutturazione sin-
cronica dei luoghi, se da un lato il risultato di una storia culturale e
non naturale che ha negli esseri umani i soggetti trasformatori,
dallaltra a sua volta agisce poi sugli umani determinandone le moda-
lit di vita nei luoghi stessi. Vi un rapporto di doppia interazione e di
dipendenza reciproca fra spazi e esseri umani, fra soggetti e oggetti,
dove non dato che il soggetto sia sempre lessere umano e loggetto
lo spazio, perch, appunto, a volte proprio lo spazio ad agire
sulluomo, imponendo percorsi, suggerendo pratiche e forme di vita,
stabilendo valori pragmatici ed economici, ma anche estetici
7
.



7
Soggetto e Oggetto sono qui ovviamente intesi come ruoli attanziali. Lanalisi attanziale
applicata ad una semiotica dello spazio apre alcune questioni di metodo interessanti, a cui, in
questa sede, far solo un breve accenno. La semiotica ci ha giustamente abituato a pensare i
ruoli attanziali in chiave non antropomorfa, ma puramente sintattica; a volte tuttavia lanalisi
in chiave attanziale di configurazioni spaziali ci appare un poco forzato. Pu una porta chiusa,
in se stessa, essere definita come un Antisoggetto perch ostacola la realizzazione di un PN di
spostamento? A me pare che in questi e analoghi casi si rischi di ridurre la narrativit a una
pura e semplice concatenazione sintattica, escludendo valori e investimenti di valori, carichi
modali e loro trasformazioni, in altri termini le poste in gioco dellazione. Per potersi costitui-
re come Antisoggetto, un certo attore deve essere qualcosa di pi che un mero ostacolo sin-
tattico, deve essere modalizzato secondo il Volere, deve essere investito di valori opposti al
Soggetto, eccetera.
Il senso del luogo (Patrizia Violi)
Lexia, 12/2008
127
6. La costruzione del corpus. I litorali

Tocco per ultimo, e solo brevemente
8
, quello che in realt il primo
problema di metodo che qualsiasi analisi semiotica deve affrontare: la
composizione del corpus. Nel nostro caso la delimitazione del corpus
si presentava come questione centrale e al tempo stesso particolarmen-
te difficile, data la complessit culturale e lestensione territoriale del
nostro oggetto, alla cui problematicit ho gi accennato allinizio. Ab-
biamo scelto di privilegiare i litorali perch ci sono parsi i naturali
punti di limite e confine, ma anche di incontro, fra mare e terra, e
quindi luoghi topici per definizione di una regione che nel mare ha la
sua caratterizzazione sia culturale che geografica.
Il litorale del Mediterraneo ha subito profonde trasformazioni stori-
che: da luogo vuoto e non pertinentizzato come si presentava prima
dellera della villeggiatura, a luogo saliente (nelle sue varie forme)
come oggi. In semiotica la definizione di un elemento avviene sem-
pre per via differenziale, quindi per contrasto con qualcosa che non
; anche per noi il litorale stato dunque identificato sulla base di
unopposizione soggiacente con un nonlitorale, unarea percepita e
costruita come diversa e semanticamente opposta, ma la natura e le
forme specifiche di questa opposizione non sono date una volta per
tutte, al contrario presentano notevoli gradi di variazione.
In alcuni casi la zona costiera si oppone allentroterra inteso come
campagna e luogo di coltivazione, una opposizione che si pu rintrac-
ciare anche su territori molto limitati in estensione, come alcune pic-
cole isole. In altri casi lopposizione pertinente quella con il tessuto
urbano: qui il litorale assume il carattere di spazio di loisir e la citt
quello di spazio di lavoro, una differenza che si conserva in alcuni dei
nostri luoghi campione, sparisce invece in altri, o comunque viene ri-
formulata: Rimini non si oppone alla citt, ma si fa essa stessa citt,
generalizzando alcune caratteristiche di luogo iperurbanizzato.
Naturalmente quando si analizza una regione geografica estrema-
mente estesa e composita come il Mediterraneo, non si potr che pro-
cedere per campioni, per una mappatura limitata di casi che appaiono,

8
La questione sar affrontata in modo pi approfondito nella pubblicazione conclusiva della
nostra ricerca.
PARTE I LA CITT COME LIMITE

128
al giudizio dellanalista, particolarmente significativi, o per la loro ec-
cezionalit, o al contrario, per la loro ricorsivit. Se questo pu essere
visto come un limite dellanalisi, ci pare un limite inerente alla speci-
fica metodologia semiotica, che si pone consapevolmente sul piano
qualitativo e non su quello quantitativo. Il risultato di unanalisi per
casi campione non si prefigge come risultato una impossibile ricostru-
zione del Mediterraneo nella sua interezza, n daltra parte deve essere
letta come una pura sommatoria di casi a s stanti. Le singole analisi
rappresenteranno piuttosto altrettanti casi prototipici che si propongo-
no come realizzazioni particolarmente significative dalla forma Medi-
terraneo, istanze di tipi culturali e semiotici di ordine pi generale. In
quanto tali potranno esibire linee di tendenza riscontrabili anche al di
fuori dellarea mediterranea strettamente intesa, presentandosi come
modelli di uno stile mediterraneo che spazia dalla cucina allarchi-
tettura, ampiamente esportato anche in realt geografiche che non
hanno alcuna continuit diretta con il bacino del Mediterraneo.



Riferimenti bibliografici

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une science du projet?, NAS, 111.
Coppock P. (2008), Genius Loci nello spazio terzo. La sacralit come processo cul-
turale, E/C Rivista dellAssociazione Italiana di Studi Semiotici Ondine.
Accessibile presso il sito www.ecaiss.it.
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Linvenzione del quotidiano, Il Lavoro, Roma 2001).
Greimas A. (1976), Smiotique et sciences sociales, Seuil, Parigi (trad. it. Semiotica
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mare, in Marrone G., Pezzini I. (a cura di), Senso e metropoli. Per una semioti-
ca posturbana, Meltemi, Roma.
Volli U. (2005), Laboratorio di semiotica, Laterza, Bari.

129


Il litorale versiliese tra strategia urbanistica
e autorappresentazione

ANDREA TRAMONTANA
*




Versilias coastline between urban planning strategies and selfrepresentation.

English abstract: The aim of the paper is an analysis of the stretch of coast known as
Versilia, situated in the northern central Italy, by the Tyrrhenian Sea (in the province
of Lucca). Our case study is a landscape, which is the result of a process of view and
interpretation made by a community. In this heterogeneous area with different towns,
local governments from 2001 decided to establish a integrated system for tourist ser-
vices. The offer of a unique "holiday package (with different cultural activities for
every target) went together a process of construction of a local identity and a sense of
belonging to a common history. Two main efforts have been made to stress similari-
ties among different towns and touristic services: a symbolicaldiscursive one and an
urbanistic one. The symbolicaldiscursive aspect relates with the huge proliferation of
promotional texts (brochures, guide books, maps, affiches), whose central topic is the
emphasis on the illustrious past of the region: e.g. Viareggio is described with images
and tales as the Pearl of the Tyrrhenian Sea and an ancient holiday resort for the ar-
istocracy. The urbanistic aspect relates with a largescale project of urban equipment
and restyling of a crucial area: the waterfront, perceived by inhabitants and tourists as
the semantic nucleus. Discursive and urban dimensions are two strictly connected
aspects of the same strategy: the creation of a common memory, a case of invention
of tradition, a coordinated image which is the result of connections (real and imagi-
nary ones) among different nodes of a network. Our attempt to describe Versilia as a
local area network (topography) or a sort of hypertext (with interconnected links)
would like to convey the idea of a contemporary passage from a society of places to
a society of flows: identity is more and more related to other surrounding identities.

Keywords: landscape planning; network/hypertextuality; seacoast; place marketing.



1. La prospettiva di analisi: dalla citt al paesaggio

Questo contributo ha per oggetto lo studio della Versilia, area co-

*
Universit di Bologna.
PARTE I LA CITT COME LIMITE

130
stiera del Tirreno settentrionale in provincia di Lucca (Toscana)
1
.
Nellambito della ricerca semiotica sulla realt urbana, si propone co-
me riflessione e confronto tra luso della categoria di testo applicata
alla citt e luso di quella di ipertesto per il paesaggio. Come ve-
dremo, alcuni caratteri dellipertestualit (forma di scrittura/lettura
multisequenziale, rete di elementi sincretici) colgono meglio la realt
delle metropoli e delle comunit che le abitano
2
. Non solo ma il cam-
biamento del piano di pertinenza, ovvero lallargamento della scala di
analisi a nuclei abitativi eterogenei, non fa che mettere alla prova e
chiarire la prospettiva semiotica sulla citt come luogo di significa-
zione ed effetto di senso. Lanalisi semiotica si giova anche di que-
sto differente piano di pertinenza in quanto, come ricorda Rykwert la
citt pu essere compresa solo nel contesto del suo paesaggio, come
parte integrante e componente inscindibile della sua regione (2000,
trad. it. 2003, p. 305).
Tale rifocalizzazione sul paesaggio, inteso come costruzione
sociale e relazione tra una soggettivit che percepisce e unoggettivit
dellambiente, richiama lattenzione sullimportanza di uno studio che
consideri sia il dato morfologico e tangibile che la dimensione simbo-
lica e intangibile di un luogo. per questo interessante riscontrare
come demolizioni o ricostruzioni di zone urbane (ovvero interventi di
riconfigurazione della manifestazione superficiale) corrispondano a
precise scelte di valore di una comunit: sono atti semiotici di riscrit-
tura che interessano la semantica profonda del luogo stesso, il modo in
cui questultimo percepito e vissuto.
Parlare di paesaggio vuol dire dichiarare fin da subito la natura so-
cialmente costruita delloggetto di analisi: rispetto al nome citt che
pu riferirsi anche esclusivamente alla realt materiale dellabitato
(lurbs opposta alla civitas), il termine paesaggio indica una meta-
bolizzazione, una percezione e interpretazione del dato ambientale
(urbano o no) ad opera di una comunit. Il paesaggio infatti conteni-
tore di miti, saperi sul territorio, punti di vista preferenziali e lavoro di

1
Lanalisi stata svolta nellambito di un progetto di ricerca biennale dal titolo La rappre-
sentazione del Mediterraneo fra memoria e progetto. Stereotipi, nuove politiche identitarie, co-
struzioni semiotiche, coordinato dalla prof.ssa Patrizia Violi e svolto da un gruppo di ricercatori
dellUniversit di Bologna.
2
Per una disamina del concetto di ipertesto, cfr. Cosenza, 2008, pp. 98 e ss.
Il litorale versiliese (Andrea Tramontana)
Lexia, 12/2008
131
interpretazione: per questo il landscape planning (la gestione del pae-
saggio) un lavoro di manipolazione dei segni, dei codici di lettura (in
cui ecosfera e semiosfera sono continuamente intrecciate) orientato al-
la costruzione di un universo di significato. Il paesaggista non pu
fare paesaggi come il panificatore fa il pane, perch il paesaggio non
oggetto: senso (Cassatela, Bagliani, 2005).
Quindi nello studio delle citt il paesaggio non pu essere visto
come semplice contesto, limite o resistenza rispetto a un testo costitui-
to dai progetti di urbanisti e architetti: qualcosa di diverso dalla tela
bianca sulla quale crea lhomo symbolicus (che d forma alla materia
amorfa). Il paesaggio il risultato e il complesso di sguardi, letture e
discorsi ma anche pratiche vissute che danno forma, che restituiscono
unimmagine (pi o meno coerente) di un luogo. Tale prospettiva in
sintonia con lidea che non possibile parlare di spazialit facendo
economia della soggettivit che la percorre, la esplora e la rende visi-
bile (Cavicchioli, 1996, p. 9).
Un altro vantaggio dello studio sul paesaggio dato dal fatto che la
natura semiotica di effetto di senso, creazione simbolica del luogo,
emerge pi lucidamente quando ci occupiamo di qualcosa di pi este-
so dellimmagine di una citt. Lidea di citt richiama alla mente
unarea delimitata amministrativamente, con confini pi o meno stabi-
li ma in qualche modo oggettivamente rintracciabili
3
. La metafora del
testo applicata ad essa rafforza ancor pi lidea che esista nella real-
t delle cose ununit con confini, omogeneit interna e che sia frutto
di un disegno creatore.
Per evitare tale reificazione va ribadita la natura di modello opera-
tivo che hanno il testo e lipertesto: entrambi sono forme che consen-
tono allanalista di spiegare fenomeni che hanno luogo nella realt
empirica urbana
4
. Una citt (come un territorio) diventa ununit signi-
ficativa in quanto ritaglio culturale ad opera di un soggetto che prende
in carico la sua interpretazione. analizzabile come testo o ipertesto

3
Anche a fronte di fenomeni contemporanei come quelli che definiti schiuma urbana, di-
sgregazione metropolitana si portati a considerare la chiusura, lunit e la coerenza morfolo-
gica come presenti nellessere dei fenomeni e non nella lettura dellanalista che li osserva.
4
Pezzini, Marrone, 2008, p. 10 [il testo ] un modello e non un oggetto; una forma e non
una sostanza; ha confini necessari ma non ontologici, dunque da negoziare volta per volta.
PARTE I LA CITT COME LIMITE

132
da parte dellanalista a seconda della forza esplicativa e della capacit
di render conto di caratteristiche e trasformazioni che vi sono in atto.
Il caso della Versilia (per la differenziazione tra aree e per la molti-
plicazione zone di passaggio) mostra in modo evidente la natura di
costruzione dellidentit del luogo: nostro scopo vedere allopera i
dispositivi di produzione del senso del luogo. Due parole sul corpus e
sulla metodologia di analisi. Il corpus eteroclito, composto di docu-
menti
5
ma anche di dati delle strategie urbanistiche e delle pratiche
vissute. Lapproccio strutturale ha ricercato isotopie e figurativizza-
zioni ricorrenti nei discorsi promozionali ma anche nelle strategie in-
sediative (indagate indirettamente attraverso il monitoraggio di testi di
urbanistica). Le notazioni sulle pratiche vissute derivano
dallosservazione sul campo, una sorta di etnografia del vissuto inte-
ressata a come gli spazi sono animati da pratiche quotidiane ed eventi
per la comunit locale e per i turisti.


2. Loggetto di studio e le sue principali caratteristiche

2.1. Le trasformazioni storiche del paesaggio

La Versilia (dal nome del fiume omonimo) una delle zone
litoranee italiane con la maggiore intensit di urbanizzazione, che nel
tempo stata oggetto di significative trasformazioni. Trasformazioni
che sono suggerite anche dallo spostamento semantico del toponimo:
un tempo riferito al vicariato di Pietrasanta, nellimmediato entroterra,
oggi usato prevalentemente per indicare la fascia costiera tra la foce
del Serchio e quella del Magra (TCI, 2005, p. 139).
Questo slittamento deriva dallaccrescimento di importanza de-
mografica ed economica delle marine (centri abitati lungo la costa)
a fronte della marginalizzazione dei limitrofi centri pedemontani. Per
secoli il litorale era costituito da paludi inospitali e disabitate, punteg-
giate solo da torri di guardia lungo la riva; a seguito di una massiccia

5
I documenti presi in esame, dei quali riportiamo solo frammenti per esigenze di spazio, so-
no riviste di viaggi (Dove, Panorama Travel, Viaggi di Repubblica), siti internet, materia-
le promozionale, guide turistiche (Touring Club Italia, DeAgostini) e materiale iconografico
(cartoline).
Il litorale versiliese (Andrea Tramontana)
Lexia, 12/2008
133
operazione di bonifica (iniziata da Cosimo I dei Medici a fine Cinque-
cento e ripresa nel Settecento), le zone costiere dallOttocento diven-
nero meta di villeggiatura dellaristocrazia toscana durante i mesi in-
vernali
6
.
Qualche decennio pi tardi fu la pratica dei bagni di mare a decre-
tare la definitiva consacrazione di quelle localit, prima fra tutte Via-
reggio, che si dimostrarono capaci di rinnovare la struttura urbanistica
e la trama edilizia in funzione delle esigenze del nuovo turismo balne-
are (ibidem, p. 140).
A cavallo dei secoli XIX e XX gli insediamenti urbanistici assunse-
ro prevalentemente la forma delle piccole cittadine loisir (crescendo ai
ritmi imposti dal successo turistico), mentre dal secondo dopoguerra
loccupazione antropica assunse i caratteri di fenomeno di massa. Lo
sfruttamento edilizio ha portato negli ultimi decenni alla rarefazione
delle zone verdi, costituite dalle dune erbose della macchia mediterra-
nea e dalle pinete sviluppatesi dopo lintroduzione del pino domestico
e di quello marittimo. La copertura fitta di ville e stabilimenti balneari
diventata il tratto figurativo caratterizzante dellintera area, tanto che
anche solo a partire dallorganizzazione funzionale facile indovinare
la tendenza alla stagionalit della popolazione. A fronte di una mag-
giore vitalit nella stagione primaverile ed estiva negli altri periodi
dellanno [] quando i bagni sono chiusi e liberati dalle file intermi-
nabili di ombrelloni e sedie a sdraio [il viale litoraneo] consente anche
di scorgere qualche squarcio di mare e di riannodare elementi naturali
e storici di quello che era, ancora nel primo Novecento, uno straordi-
nario ambiente costiero (ibidem, p. 141).
Vedremo come i richiami al passato dellultimo secolo siano una
cifra caratterizzante dei discorsi sulla Versilia, la quale, pur subendo la
concorrenza di altre destinazioni balneari italiane ed estere, non cessa
di essere presentata in materiali promozionali come caposaldo
dellindustria turistica, perla del Tirreno, meta obbligata per il tu-
rismo di lite. Aldil degli slogan, la zona un interessante caso di
studio per il carattere pionieristico di centro balneare: stabilimenti, co-

6
In particolare nel periodo del Carnevale molti nobili toscani si trasferivano nelle ville di
campagna a ridosso del mare per godere dei benefici influssi e allontanarsi dalle citt sempre pi
caotiche.
PARTE I LA CITT COME LIMITE

134
lonie, ville e alberghi depoca sono nati di pari passo a quella che mol-
ti definiscono come la scoperta del mare, per questo offre uno
spaccato significativo dellevoluzione della vacanza al mare, del suo
processo di diffusione sociale con conseguente diversificazione dei
bisogni e degli stili di vita (ibidem, p. 141). Interessante allora rile-
vare come le pratiche del passato siano incorporate nella struttura
urbanistica attuale e giocate nelle strategie di rilancio turistico. Il
materiale espressivo costituito da elementi architettonici parla di
altro da s: illustra pagine della storia recente, contribuisce a produrre
unidentit locale sempre riattualizzata dalle pratiche di turisti e locali.
Una critica pu essere sollevata: se gi in una citt complicato per
lanalista trovare unestetica unitaria, un volto stabile, come li si rin-
traccia in un territorio pi ampio? La nostra tesi che i dispositivi di
messa in forma, articolazione delle discontinuit, costruzione di una
narrativa dellidentit versiliese siano del tutto analoghi a quelli che
sono allopera per una sola citt.

2.2. La Versilia come attante collettivo

Negli ultimi anni emerso con decisione nellarea versiliese il ten-
tativo delle diverse amministrazioni locali (Forte dei Marmi, Marina
di Pietrasanta, Viareggio e Torre del Lago) di rafforzare connessioni e
unimmagine coordinata per competere con altre zone litoranee.
Dallesame di piani regionali per lo sviluppo, redatti dalla Provincia
di Lucca e dalla Regione Toscana, dal 2001 in avanti (cfr.
www.regionetoscana.it dal 2001 in avanti), emerge una strategia di
promozione di una linea di prodotto maggiormente integrata rispetto
ai vari segmenti di offerta.
A lungo Viareggio e Forte dei marmi (due principali fulcri econo-
mici) hanno promosso la loro immagine come unit singolari, auto-
nome (quasi delle isole) in competizione con scelte urbanistiche e
sforzi promozionali che esaltano le discontinuit, senza una reale dif-
ferenziazione. In questa rappresentazione erano narcotizzati i colle-
gamenti con i centri storici dellentroterra e con le destinazioni at-
tigue.
A fronte di una flessione in termini di presenze turistiche, la conce-
zione localistica di chiusura rispetto alle realt circostanti stata cor-
Il litorale versiliese (Andrea Tramontana)
Lexia, 12/2008
135
retta e ogni misura strategica dal 2001 stata indirizzata verso
laggregazione e la differenziazione funzionale delle aree della zona,
che si propone come sistema turistico locale coerente e integrato. In
termini semiotici sintetizzeremo il passaggio come la costruzione di
un attante collettivo
7
: non si ha una cancellazione delle parti del tut-
to, ma una focalizzazione sulla comune volont a perseguire un o-
biettivo (programma narrativo) e sugli elementi di demarcazione ri-
spetto al continuum circostante.
Proprio per linteresse sociosemiotico verso la dimensione dinamica
del sociale, ci sembra che questo caso sia utile a mostrare come le iden-
tit locali siano qualcosa di fluido, relazionale e per nulla cristallizza-
to. Proprio per la sua natura semiotica di etichetta, lesistenza
dellidentit versiliese non definita ma in divenire, soggetta al con-
fronto con altri attanti e situazioni. Gli eventi degli ultimi anni hanno
mostrato una trasformazione aspettuale da massa disarticolata (con fra-
gilit e instabilit attanziale) in unit discreta, ma anche il sorgere di un
limite simbolico (a partire da quello geografico) tra un noi e un loro
costituito dal resto della costa toscana. Si vedr che pi che opposizione
rispetto a un attante esterno, molto sforzo stato diretto al recupero di
un passato fatto di tradizioni ed eventi culturali comuni. Come accade
sempre nei casi di recupero di una tradizione, il tipo di lavoro svolto
dallistanza di enunciazione responsabile molto pi che riproposizio-
ne: ricreazione e parziale invenzione degli elementi.
Il racconto di una storia comune di unarea basato su un apparato
discorsivo ampio ed ha trovato sostegno e risposta nelle scelte urbani-
stiche, nei riti sociali organizzati per enfatizzare la continuit tra le a-
ree. Lelemento connettore principale il viale litoraneo (lungo 14 km
da Forte dei Marmi a Viareggio) che separa la fascia degli stabilimenti
balneari dalla zona pedemontana apuana. La continuit del paesaggio
garantita dalla scelta di un tipo distintivo di pavimentazione per i
marciapiedi, dalla identica disposizione dei parcheggi e dalla punteg-
giatura quasi inalterata del viale con aiuole di pini e palme nane.
Questa strada di scorrimento diventa allora un significante spaziale
atto a veicolare contenuto altro da s: trasmette al visitatore che leg-

7
Ovvero una collezione di attori individuali dotati di una competenza modale o di un fare
comuni (Alonso, 1998, p. 51, trad. mia).
PARTE I LA CITT COME LIMITE

136
ge il paesaggio un senso di uniformit del tratto di costa, rendendolo
segmento marcato e distinto a nord da infrastrutture pi funzionali
(come il porto di Carrara) e a sud dalla Macchia di Migliarino, protetta
dal Parco Naturale di san Rossore.
La Versilia peraltro un territorio innervato da vie di comunicazio-
ne
8
: questo dato strutturale esaltato come punto di forza nelle bro-
chure perch rende facilmente accessibili le citt darte toscane
dellentroterra ma soprattutto consente di percepire il paesaggio abita-
to come un sistema aperto e non chiuso, che coinvolge il territorio con
sistema di flussi.
La costa versiliese comprende i comuni di Viareggio, Camaiore,
Pietrasanta e Forte dei Marmi (mentre Massarosa, Serravezza e Staz-
zema si trovano verso linterno)
9
. Il principale centro Viareggio, do-
ve sono tuttora leggibili i criteri di zonizzazione dellinizio del XIX
secolo, adattati al modello della citt termalebalneare. Strutture bal-
neari, residenziali e ricettive sono disposte nellimpianto ortogonale
secondo una gerarchia che ha come riferimento lasse litoraneo (il ma-
re in termini lynchiani un margine ma anche un riferimento non pun-
tuale ma lineare). Caratteristica riconosciuta alla cittadina aver sa-
puto mantenere, su un impianto marcato da elementi architettonici
omogenei e qualificati [] un diffuso decoro (TCI, 2005, p. 142).


3. Il paesaggio della Versilia come network di luoghi

3.1. Il paesaggio come ipertesto

Il senso del luogo, come detto, non pu essere colto prescindendo
dai discorsi e dalle rappresentazioni che lo costituiscono. La scelta di
presentare in modo olistico la Versilia una strategia di messa in for-
ma del territorio che ne restituisce una rappresentazione come fosse un
unico attore collettivo. Dal monitoraggio del materiale promozionale
emerge come limmagine della Versilia sia prossima a quella di una
grande rete, una galassia di possibilit, servizi ed eventi a disposizione

8
La statale 1 Aurelia, la ferrovia e lautostrada A12 si sviluppano in modo parallelo alla riva
del mare e seguono il tracciato della strada romana.
9
Per un quadro completo della Versilia, cfr. TCI, 2005, pp. 141 e ss.
Il litorale versiliese (Andrea Tramontana)
Lexia, 12/2008
137
del visitatore. Ecco perch per dare conto di questa immagine veicola-
ta affianchiamo al modello della citt come testo (tessuto, stabile e
leggibile come un libro, Volli, 2005), quello del paesaggio come i-
pertesto. Nellenfasi posta sulle connessioni (i percorsi trasversali in
bici, a piedi, in auto tra Viareggio, Pietrasanta o Torre del lago propo-
sti da brochure come Versilia. Itinerari turistici) e sulle differenze
che per fanno sistema, c una tematizzazione ricorrente: quella della
zona come unarea policentrica in cui il tutto conta pi del singolo.
Architetti, filosofi e urbanisti hanno usato limmagine dellipertesto
come descrizione suggestiva della complessit delle metropoli (perdita
di un centro, esplosione edilizia, debolezza del disegno urbano)
10
, in
cui i valori guida sono indeterminatezza, parzialit, effetto collage fat-
to di layer sovrapponibili. Si tratta di una complessificazione dellidea
di Castells che vedeva la citt come parte di un pi vasto sistema so-
cioproduttivo (network economicopolitico) pi che come unit spa-
ziale e sociale autonoma.
Lidea di ipertesto coglie la necessit di interrelare dinamicamente
le sottounit di un insieme (i sottotesti di un testo di riferimento) e in-
quadra meglio il ruolo del visitatore: questi non si limita a leggere il
testo urbano ma partecipante attivo circondato dal paesaggio, sceglie
dove posizionarsi, il punto di vista e in quale direzione andare.
Il paesaggio appare cos un insieme di risorse parzialmente struttura-
te disponibili a essere reinterpretate. Se la metafora del testo ha talvolta
implicazioni conservatrici, suggerendo lidea di un insieme coerente, in-
tegrit, permanenza, messaggio, testimonianza da mettere in biblioteca,
la metafora dellipertesto un invito a considerare la complessit come
qualcosa di trattabile. Nel paesaggio come ipertesto ogni luogo una ri-
sorsa, perch esister un lettore che lo utilizzer nei suoi spostamenti,
nei suoi riferimenti, nei suoi discorsi (Cassatella, 2001, p. 63).
Testo e ipertesto sono modelli operativi che interpretano la realt;
ciascuno inquadra ed esplicativo rispetto ad alcuni aspetti del vivere
in un territorio. Il testo si adatta a una visione tipica dellera moderna,
improntata alla retorica cartografica: tale ideologia descrive il mon-

10
Tra gli altri Andr Corboz parla di ipercitt per lassenza di strutture gerarchizzate (cen-
tro/periferia, dentro/fuori) e di ordine armonico: nel nuovo panorama domina invece tensione,
contrasto e discontinuit.
PARTE I LA CITT COME LIMITE

138
do secondo una prospettiva zenitale come collezione di elementi dai
confini stabili. Mentre la metafora dellipertesto, che enfatizza rela-
zioni e movimenti, si imposta grazie al successo delluso di internet
e quello del paradigma del network di relazioni nelle scienze sociali.
Tra le caratteristiche dellipertesto (Cassatella, 2001) due ci sembrano
interessanti se riferite alla realt territoriale: a) la struttura reticolare,
ovvero la non gerarchicit dei contenuti creati da pi soggetti indipen-
denti; b) la fruizione dinamica ovvero la percezione discontinua simile
alla navigazione che prevede una pluralit di codici e percorsi.
Paesaggio e ipertesto sono due universi multisensoriali e multidire-
zionali nei quali ci si trova immersi. Il lavoro semantico di chi esplora
un paesaggio analogo allinterattivit di un active reader perch
molto di pi che lettura lineare di una sostanza. Si tratta di unespe-
rienza di comprensione, interpretazione partecipativa di una situazione
costituita da una molteplicit di sostanze espressive (visive, sonore,
olfattive e tattili).
Eppure la percezione del paesaggio avviene in modo parziale ri-
spetto alleffetto di senso complessivo; perch si affermi unimmagine
summa che ricomponga la frammentariet necessario lintervento di
un operare narrativo. Nel caso della costruzione dellattante collettivo
Versilia ci troviamo dinanzi a un dispositivo di stewardship territoria-
le (logica del portale), che a fronte della pluralit di situazioni riduce
le scelte possibili indirizzandole, ordina attraverso mappe ma soprat-
tutto suggerisce una sintesi interpretativa del tout volutif.
Gli interventi coordinati mirano a un effetto polifonico e unof-
ferta turistica differenziata per aree a ventaglio (non monotematica e
modulare) con due obiettivi: rafforzamento della coerenza figurativa
complessiva e segmentazione verso target distinti. Ogni destinazione
mantiene e enfatizza le specificit nei discorsi ma anche attraverso mi-
sure di arredo urbano: Viareggio sempre di pi citt balneare per le
famiglie che valorizza la sua passeggiata con negozi per un pubblico
di massa; Forte dei Marmi che enfatizza i tratti di mondanit e abbelli-
sce il suo shopping district per turisti raffinati e ricchi; Torre del Lago
che si promuove come meta di turismo naturalistico ma fulcro del ni-
ghtlife trasgressivo; la zona di Marina di Pietrasanta pi indirizzata al
turismo culturale (con eventi darte e letteratura che le fanno meritare
lappellativo di Piccola Atene).
Il litorale versiliese (Andrea Tramontana)
Lexia, 12/2008
139
Il singolo luogo non basta ad attirare famiglie e giovani, pensionati
e VIP mentre la il brand Versilia si pone come pacchetto completo,
area di villeggiatura dove chiunque pu trovare (in un punto o laltro)
i servizi desiderati con la libert di facile accesso agli altri, come fos-
sero contenuti di una rete ipertestuale.

3.2. Lo sguardo rivolto al passato

Se il recupero delle tradizioni una costante del mercato turistico
contemporaneo, la costruzione dellattore collettivo Versilia gioca in-
sistentemente sulla dimensione temporale passata e in particolare su
due tempi doro: la Belle poque e gli anni del Boom. Nei testi ri-
badito il fatto di essere ancora meta della villeggiatura di classe, una
aristocratica colonia bagnante:

Ancora un articolo di nostalgie e ricordi? Ancora la Passeggiata a mare di Piccini e
Marconi, di Ermete Zacconi e Arturo Toscanini? Si perch inevitabile e giusto. Per-
ch la memoria la bellezza di Viareggio (TCI, 2005, p. 121).

Sapore di mare in Versilia. Da Forte dei Marmi a Pietrasanta, sulle spiagge di moda
fin dagli anni Cinquanta. Dove le giornate trascorrono come una volta, tra giri in bici-
cletta, bomboloni, shopping al mercatino del mercoled e cene in riva al mare. La
nuova tendenza il ritorno alla villeggiatura classica (Dove, 2006).

Due isotopie principali contraddistinguono i discorsi di guide e
brochure della zona: la conservazione del passato e laspirazione elita-
ria. Non tematizzata la rottura e il recupero del passato illustre ma si
pone laccento sulla continuit con la tradizione del turismo aristocra-
tico di inizio secolo a Viareggio e quello alto borghese al Forte, dove
si ricordano le frequentazioni di artisti (scrittori, pittori, poeti) ma an-
che la mondanit dei luoghisimbolo (villa Costanza della famiglia
Agnelli e la Capannina, storica discoteca). Si trovano frasi come: non
ha mutato il clima di sincera ospitalit e di prestigiose frequentazioni
che lha sempre contraddistinta e un successo mai tramontato, da al-
lora Forte dei marmi ha saputo conservare le sue caratteristiche di e-
quilibrio urbanistico, dai dorati anni Sessanta, cambiato tutto o
forse niente.
La costruzione del mito della Versilia come meta preferita del tu-
rismo di classe nazionale e internazionale una tematizzazione,
PARTE I LA CITT COME LIMITE

140
unimmagine statica che mette in valore le figure del passato anche a
fronte di cambiamenti e la complessit del territorio. Coerentemente
con questo stereotipo discorsivo, sul territorio sono conservate tracce
architettoniche delle due epoche: la strategia urbanistica assiologizza
la categoria persistenza vs. innovazione a favore del primo termine.
investito di valore positivo ogni elemento dei luoghi di ritrovo e delle
passeggiate che richiami al passato: si pensi al recente restauro in mo-
do fedele del Fortino (da cui il nome di Forte dei marmi) oppure alla
conservazione a Viareggio lungo la passeggiata dei grandi alberghi
depoca (Hotel Excelsior, Principe di Piemonte), i magazzini Duilio
48 (la cui impostazione liberty richiama lepoca doro della citt bal-
neare), lo chalet Martini in legno dellinizio Novecento, unica struttu-
ra sopravissuta allincendio dei bagni del 1917, il gran caff Margheri-
ta, finemente decorato e con torrette orientaleggianti secondo la moda
di fine anni Venti (Fig. 1).



Figura 1
Il litorale versiliese (Andrea Tramontana)
Lexia, 12/2008
141
Ma linsistenza sulle tracce del passato non riguarda solo lar-
chitettura, bens le tradizioni e gli eventi culturali promossi in estate.
Citiamo tre casi. La Versiliana, un parco a due passi dal mare di Ma-
rina di Pietrasanta, dove si tengono vernissage, incontri culturali e un
talkshow che richiama labitudine dei salotti letterari frequentati da
letterati e artisti di inizio Novecento. La rassegna internazionale di li-
rica Puccini Festival che si tiene a Torre del lago, dove in un teatro
allaperto vengono messe in scena le opere dellautore che qui visse a
lungo. Lultimo caso quello delle due discoteche pi note della zona:
la Bussola e la Capannina, due locali tra i pi famosi dItalia che vi-
vono allombra di un passato recente fatto di mondanit e personaggi
famosi, tanto da comparire persino nelle cartoline come luoghi simbo-
lo della zona (Fig. 2).
evidente che laspetto del territorio, le abitudini e i ritmi di vita
rispetto ai primi del secolo scorso (o anche agli anni Sessanta) sono
mutati. Questo non impedisce alla lettura e alla narrazione della




Figura 2
PARTE I LA CITT COME LIMITE

142
Versilia come terra daltri tempi, come Lido perbene, spiaggia pi
elegante della Penisola di essere ancora forte e presente. La trasfor-
mazione dei suoi centri abitati ma anche i nuovi riti collettivi (che
vanno oltre il Carnevale) e i nuovi punti di incontro per giovani non
entrano a far parte di questa immagine cristallizzata, questo sguardo
sulla zona.
Troviamo una tendenza quasi opposta alla risemantizzazione di
un luogo (cambiamento di valorizzazione): in Versilia non si riscontra
una trasformazione del senso rispetto ad una prima valorizzazione
bens una riconferma degli stessi discorsi, stessi valori di fondo a fron-
te di un mutare della sostanza espressiva. Versilia diventa allora la de-
nominazione che si cristallizza in un habitus e una sintesi interpretati-
va per outsider e residenti; gioca strategicamente il passato per presen-
tare le diverse destinazioni come casi di un unico genere, aspetti di
uno stesso volto, possibilit da esplorare come nodi di una rete perch
fortemente interconnessi. A costituire punto di accesso, portale a tutti
questi nodi il viale lungomare (che si trasforma in passeggiata a Via-
reggio): un corridoio visivo, un walkscape per accedere alle diverse
destinazioni quasi come si trattasse di una dorsale, arteria principale
dei flussi umani e simbolici della zona. Questo spazio dellandare
ha un potere rivelatore sullidentit del paesaggio: da questa prospetti-
va, come riportato da ogni documento promozionale, si apprezza
maggiormente la bellezza del paesaggio: lo scorcio di mare e monti
solitamente visti dalla riva protagonista indiscusso delle cartoline e
di ogni rappresentazione celebrativa della Versilia. A riprova del ca-
rattere distintivo di questi due elementi figurativi da segnalare come
nellimmagine logo del consorzio della Versilia, il disegno della V as-
suma i tratti delle pendici dei monti e sotto si trovi una macchia azzur-
ra che simboleggia il mare (Fig. 3).


4. Conclusioni

Il caso della Versilia ci ha consentito di indagare in che modo il senso
di un luogo venga continuamente riscritto non solo attraverso materiali
promozionali ma anche attraverso scelte di arredamento urbano e promo-
zione di eventi culturali, che rimandano luno allaltro come fossero col-
Il litorale versiliese (Andrea Tramontana)
Lexia, 12/2008
143
legati da link. La costruzione di un attante unico Versilia dove ne esiste-
vano una pluralit stata la risposta per competere economicamente con
altre destinazioni balneari. Lidentit condivisa ha giocato interamente
sulla valorizzazione del passato dellultimo secolo e sulla forza
delleffetto rete, ovvero la sistematicit di risorse, soggetti e storie.
Nellindagine si rintraccia qualcosa di pi del passaggio dal ci-
tyscape (paesaggio urbano) allo sprawlscape (paesaggio della disper-
sione): il mutato piano di promozione turistica dellarea ha sollecitato
iniziative urbanistiche e un intensificarsi di discorsi ed eventi. Dato
che ogni descrizione un progetto implicito che modifica il territorio
(in quanto la rappresentazione stessa uno spazio di interazione socia-
le), questa nuova biografia territoriale, o descrizione fondativa
non pu che avere ricadute sulle abitudini, valori e pratiche delle co-
munit di riferiment
11
. Altrettanto interessante vedere come lidentit



Figura 3

11
Esempio di ci che Marrone, Pezzini (2006) chiamano effetto di ritorno: lo spazio mes-
so in scena contribuisce a informare lo spazio esperito, orientando le pratiche quotidiane.
PARTE I LA CITT COME LIMITE

144
comune nasca dallesigenza di rappresentarsi, rendersi pi desiderabili
per gli outsider, i turisti.
La metafora dellipertesto qui proposta in riferimento al paesaggio
si dimostrata utile in due modi: ha richiamato lattenzione sulle ca-
pacit del territorio di connettere diversi discorsi sul mondo in modo
relazionale e non chiuso; ha accordato maggiore importanza a chi in-
terpreta e da un senso al luogo (rispetto alla concezione testualistica
centrata maggiormente sullatto creativo, progettuale). Questa prospet-
tiva offre quindi una migliore focalizzazione sul processo dinamico di
costruzione del senso del luogo e sul ruolo delle forme di narrazione
dello spazio vissuto. Lidentit di una citt o di un paesaggio pi che
risultato stabile che lanalista descrive come acquisito e dato appare
allora come processo, azione costante di identificazione che necessi-
ta di interventi su diversi piani.



Riferimenti bibliografici

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Universitaires de Limoges, Limoges.
Cassatella C. (2001), I perpaesaggi, Testo&Immagine, Roma.
Cassatella C., Bagliani F. (a cura di) (2005), Creare paesaggi. Realizzazioni, teorie e
progetti in Europa, Alinea, Firenze.
Cavicchioli S. (a cura di) (1996), Spazialit e semiotica: percorsi per una mappa,
Versus, 73/74, RCS, Milano.
Cosenza G. (2008), Semiotica dei nuovi media, Laterza, RomaBari.
Marrone G., Pezzini I. (a cura di) (2006), Senso e metropoli. Per una semiotica post
urbana, Meltemi, Roma.
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Pantheon Books, New York (trad. it. La seduzione del luogo. Storia e futuro del-
la citt, Einaudi, Torino 2003).
Touring Club Italiano (2005), LItalia: Toscana, Touring Editore, Milano.
Volli U. (2005), Laboratorio di semiotica, Laterza, Roma.
145




Parte II

LA CITT COME FORMA:
INFORMAZIONI, RIFORMAZIONI, DEFORMAZIONI
PARTE I LA CITT COME FORMA
146
146
147


Citt/brand Esercizio di sociosemiotica discorsiva

GIANFRANCO MARRONE
*




City/brand: an Exercise of SocioSemiotics of Discourse.

English abstract: According to my books on brand discourse (Marrone, 2007) and
languages of the city (Marrone e Pezzini eds, 2008), considering a city as a brand
from a semiotic point of view means: (i) examining the discourse on the city held by
different media, each one considered in its own specificity and autonomy as well as in
the ways they intertwine with each other; (ii) examining the discourse held by the city
itself using its own languages, heterogeneous in their substance but coherent in their
form; (iii) examining the way in which these two levels mix in citizens/consumers
concrete experience of living and reading the city (and making a brand of it).
In order to introduce such a thesis, this article proposes the textual and discursive
analysis of a specific case: two advertising campaigns about Palermo city in which the
generic message of renewal is conveyed by different kinds of discursive genres
(journalistic, institutional, spatial), whose confusion at first sight seems to generate
semantic vagueness. This sense effect vanishes when the underlying level of narrativ-
ity is being considered both on utterance and on enunciation level discovering a
common deep narrative (subjects, antisubjects, values, programs and counter
programs) that gives coherence and meaning to the whole.
As a matter of facts, the city emerges as a brand, a sense effect given by: (i) all the
different discourses held about and by it, (ii) the narrative background in which these
two discourses create both contractual and conflictual relationships between them.

Keywords: Palermo, city, advertising, brand, sociosemiotics.



0. Citt/brand pu voler dire diverse cose. Parecchie delle quali non
riguarderanno questo intervento. Non vorrei occuparmi, poich spesso
gi fatto, delle citt che uno o pi brand costruiscono ai propri fini di
marketing e di comunicazione, realizzando di fatto uniniziativa im-
mobiliare che risponde in modo pi o meno coerente ai valori identita-
ri della marca (un esempio per tutti, quello di Celebration della Di-

*
Universit di Palermo.
PARTE II LA CITT COME FORMA

148
sney
1
). Non posso occuparmi, per ragioni di competenza disciplinare,
di marketing urbano, ossia di tutto ci che riguarda i processi di inno-
vazione e di creativit costruita, in modo da far divenire certe aree me-
tropolitane veri e propri centri di attrazione per investimenti interni ed
esterni
2
. N vorrei occuparmi del caso per certi versi opposto, quello
dellimmagine percepita in modo spontaneo e casuale di una qualsiasi
citt, legata ai vari discorsi da quello mediatico a quello dei ru-
mors, passando per le varie pratiche significanti di fruizione e di riva-
lorizzazione dal basso che su di essa circolano nella semiosfera.
N tantomeno, caso intermedio e semioticamente pi interessante,
vorrei qui interessarmi agli interventi dei brand nel paesaggio urbano,
dalla cartellonistica alle affissioni nelle facciate degli edifici usate co-
me supporti pubblicitari, ma anche a intere zone ridisegnate o riscritte
poich brandizzate (cfr. per es. le operazioni di Nike a Berlino
3
). Tale
questione, in parte studiata
4
, riguarda non tanto il modo in cui viene
comunicata una citt dalle sue varie istituzioni, per costruirne per es.
una nuova identit (basti per tutti il caso riuscitissimo di Torino), ma
semmai il modo in cui il discorso di marca si testualizza negli spazi di
una citt, come cio il paesaggio urbano si mette a disposizione dei
brand, oppure come esso stesso si fa brand. I vari punti vendita per e-
sempio, gi dal modo in cui costruiscono lallestimento delle loro ve-
trine, in qualche modo usano la citt, ne assimilano parti, dando adito
a varie forme di messa in continuit o in discontinuit fra la facciata di
un edificio e larredamento di un negozio, fra il /dentro/ del negozio e
il /fuori/ della citt. Ma anche su questo si gi abbastanza discusso
5
.

1. Facendo un passo indietro, chiediamoci allora preliminarmente
due cose. La prima: come definire semioticamente il brand? Riassu-
mendo quanto esposto altrove
6
, intendo come brand un soggetto semio-
tico che non ha necessariamente e stabilmente contenuti propri

1
Cfr. Codeluppi, 2001.
2
Cfr. Carta, 2007.
3
Cfr. la ricognizione e le interpretazioni di Borries, 2004.
4
Cfr. per es. il convegno di Limoges dellottobre 2004 su Affiche/affichages, i cui inter-
venti sono adesso disponibili su www.revues.unilim.fr.
5
Oliveira, 1997; Codeluppi, 2007; Mangiapane, 2008.
6
Il riferimento a Marrone, 2007.
Citt/brand (Gianfranco Marrone)

149
ma si pone come metaistanza enunciativa che costruisce la propria iden-
tit di soggetto enunciante dettando la mappa dei discorsi altrui, valo-
rizzandoli e disvalorizzandoli a piacimento, inserendoli al proprio inter-
no e rilanciandoli, negoziandoli col consumatore, usandoli per i propri
obiettivi, e sempre a partire da forme testuali diversificate per sostanza
ma coerenti per forma, con casi frequenti di condensazione testuale (cfr.
i logo e in generale le forme brevi) o viceversa di espansione e disper-
sione formale e sostanziale. La seconda: che cosa vende una cit-
t/brand? Ovviamente una congerie di cose, beni/servizi/soggetti anche
molto diversi, con complesse possibili organizzazioni gerarchiche e re-
lative dominanti interne: il proprio territorio come area di business
(commerciale, finanziario, immobiliare, ecc.), se stessa come luogo
dattrazione turistica, le sue aziende, lefficienza dei suoi servizi e
dellamministrazione che li rende attivi, ma anche in fondo i suoi
politici che vogliono essere glorificati e rieletti.

2. A partire da queste due precisazioni, vorrei in questa sede pre-
sentare un abbozzo danalisi di un caso di costruzione dellimmagine
efficiente e in generale positiva di una citt, Palermo, a fini di bran-
ding non immediatamente o esclusivamente politico: due campagne
pubblicitarie apparentemente diverse (una istituzionale, laltra eletto-
rale) ma in realt legate fra loro da meccanismi espressivi e semantici
di vario genere
7
. Nellottobrenovembre 2006 il paesaggio urbano pa-
lermitano stato invaso da una massiccia serie di manifesti a dir poco
curiosi, una campagna presto battezzata dai media come la pubblicit
de La nuova Palermo (di fatto, dunque, un vero e proprio brand, da
progettare e manifestare) e diventata celebre grazie a intensi dibattiti
su di essa nei blog cittadini, che di fatto rilanciavano e commentavano
un cattivissimo servizio andato in onda nella trasmissione televisiva
Le Iene il 22 gennaio 2007. Su una campitura uniformemente rossa
spiccavano fra virgolette, con precisa indicazione di testata e di data, i
titoli di diversi giornali che nei due anni immediatamente precedenti
avevano pubblicato diverse notizie sui miglioramenti che stavano av-

7
Riprendo qui alcune osservazioni proposte da Francesco Mangiapane su
http://www.rosalio.it, nonch alcuni esiti di una bella tesi di laurea in Giornalismo per uffici
stampa, discussa da Fabio Brocceri presso la Facolt di Scienze della Formazione di Palermo,
e da me diretta, nella.a. 200607.
PARTE II LA CITT COME FORMA

150
venendo nel capoluogo siciliano. Il tutto con il logo, in basso a destra,
dellamministrazione comunale. Eccone alcuni esempi:


Figura 1


Figura 2



Figura 3


Figura 4
Citt/brand (Gianfranco Marrone)

151
Ed ecco lelenco pressoch completo dei titoli giornalistici riportati
nella campagna:

Boom di ristrutturazioni nel centro storico
La Sicilia, 23 novembre 2005
Palermo mon amour
Anna, 17 gennaio 2006
Rinascita il Kalsa Palermitana La Repubblica delle donne, 10 settembre
2005
Emergenza idrica? acqua passata
Giornale di Sicilia, 23 febbraio 2005
Notturno con Daverio Palermo cambiata
Giornale di Sicilia, 11 novembre 2005
Palermo ti stupir Glamour, 27 luglio 2006
Alla Zisa rifiorisce il giardino degli arabi
Il Giornale, 23 luglio 2004
Palermo in bella vista Il Sole 24 ore, 6 settembre 2005
La nuova Palermo
In viaggio, primo luglio 2005
In Palermo, a renaissance for art and ar-
chitecture
International Herald Tribune, 11 luglio
2006
Restaurate statue e fontane, splende il
Giardino Inglese
La Repubblica Palermo, 26 luglio 2003
La Zisa, paradiso ritrovato
La Repubblica, 14 agosto 2005
Foro italico, la passeggiata ritrovata
La Sicilia, 6 ottobre 2005
Torna alla luce Palermo Felicissima
MF Sicilia, 12 novembre 2005
Palermo, centro storico a cinque stelle
MF Sicilia, 17 settembre 2006
Larchitettura sceglie Palermo
MF Sicilia, 4 maggio 2006
Palermo. Rinascimento a colpi di cantiere Panorama, 27 marzo 2004
La citt pi cool dItalia? Palermo
Panorama, 30 luglio 2006


Come dicevo, la campagna ha suscitato aspri dibattiti e commenti
negativi sui giornali e sui blog cittadini, anche a partire da un servizio
televisivo de Le Iene, i cui argomenti chiave erano sostanzialmente
PARTE II LA CITT COME FORMA

152
due: (a) si tratta di unoperazione pagata coi soldi pubblici che avreb-
bero potuto servire per cose pi importanti e urgenti; (b) la quale pe-
raltro non risponde alla realt effettiva della citt. Una glorificazione,
insomma, costosa e menzognera. Da cui limmediata risposta degli uf-
fici di comunicazione del Comune: abbiamo riportato i titoli dei
giornali, senza alcun intervento, per evidenziare lattenzione e la con-
siderazione dei media della carta stampata regionale e nazionale rela-
tivamente al momenti di rinascita che la citt sta vivendo. Nessun in-
tervento enunciativo diretto, dunque, in linea di principio, ma un clas-
sico caso di discorso riportato.
Non ci interessa ovviamente, in questa sede, entrare nel merito del-
la discussione e prenderne parte, ma semmai, collocandoci a un livello
meta del discorso, assumerla come ulteriore oggetto danalisi che
integra in modo contrattuale/conflittuale il discorso gi di per s
metaenunciativo del brand nuova Palermo che con questa campagna
lamministrazione comunale palermitana, committente della pubblicit
in questione, stava tentando di far emergere e di affermare. Se un
brand, come sappiamo, leffetto di senso parziale e cangiante dei di-
scorsi che su di esso vengono tenuti (da se stesso o da altri), ecco un
caso interessante di citt/brand sul quale vale la pena soffermarsi con
una rapida analisi sociosemiotica. Si tratter di un tipico esercizio
danalisi testuale e discorsiva, al fine di mostrare come certe strategie
di branding urbano comportino meccanismi semiotici a volte molto
complessi, non sempre gestibili a monte dal progettista/creativo
/stratega che li pensa e li produce, e in ogni caso ben spiegabili e feli-
cemente interpretabili attraverso una cassetta degli attrezzi di natura,
appunto, semiotica.

3. Cominciamo, come di consueto, dal livello esplicito dei contenu-
ti semantici in gioco, ossia dallarticolazione tematica. Le figure del
mondo convocate nei testi in questione lacqua, la luce, i trasporti, i
giardini, il lungomare, i monumenti, il centro storico, il teatro,
ledilizia costituiscono una configurazione discorsiva molto evi-
dente qual quella della /citt/, dei suoi problemi, dei bisogni dei suoi
abitanti. Questa configurazione dinamizzata da una serie di processi
espressi esplicitamente in alcuni lessemi cambiando, ristruttura-
zioni, ritrovata, rifiorisce, rinascita, rinascimento, reinas-
Citt/brand (Gianfranco Marrone)

153
sance, ecc. grazie ai quali riesce possibile ricostruire lartico-
lazione tematica soggiacente:

rinnovamento (vs invecchiamento)
ritrovamento (vs perdita)
nascita (vs morte)
cambiamento (vs stabilit)
trasformazione (vs stato)

a partire dalla quale si intravede altres soprattutto grazie
allultima opposizione il germe di un racconto.
Per ricostruire tale narrativit soggiacente, occorre soffermarsi an-
cora un po sul livello tematico e i suoi meccanismi semantici costitu-
tivi. Queste opposizioni sono costruite tutte al medesimo modo: il
primo termine (manifestato nel testo) valorizzato positivamente,
mentre il secondo (occultato, ma facilmente encatalizzabile nel corso
della lettura) valorizzato negativamente, di modo che lassiologia
profonda che regge il discorso e su cui si basa la proposta di senso
dellenunciatore allenunciatario al tempo stesso evidente e na-
scosta, condivisibile e discutibile, assunta e problematizzata. Si tratta
in fondo, comera del resto ipotizzabile, del principio costitutivo del
discorso giornalistico legato per lo pi alla cronaca: ogni notizia tale
sullo sfondo di una /normalit/, di una /abitudine inveterata/ che il
discorso stesso a presupporre, ossia, letteralmente, a porre dopo come
esistente prima
8
. Cos, per es., se si dice che torna alla luce Palermo
felicissima, si presuppone che prima non era cos, che Palermo feli-
cissima era venuta meno. Oppure: se si afferma che sono state re-
staurate statue e fontane al Giardino Inglese, si presuppone che nor-
malmente esse venivano lasciate nella pi totale incuria. Ancora, sul
piano affettivo, se la passione dominante la meraviglia (cfr. Pa-
lermo ti stupir), si presuppone una predisposizione affettiva molto
diversa verso la citt: noia, abitudine, apatia Le opposizioni seman-
tiche precedenti vanno allora riscritte diversamente, in modo da far
emergere sia lassiologia del discorso (marcata dai segni + [= euforia]
e [= disforia] sia il processo trasformativo/narrativo implicito nel-
la serie di presupposizioni (indicata dalle frecce ). Da cui lo schema:

8
Cfr. Marrone, 1998; 2001; 2003.
PARTE II LA CITT COME FORMA

154
+
rinnovamento invecchiamento
ritrovamento perdita
nascita morte
cambiamento stabilit
trasformazione stato

Quel che resta implicito in questo germe narrativo la batteria de-
gli attanti in gioco, il sistema di soggetti, antisoggetti, aiutanti, opposi-
tori, destinanti, antidestinanti, ecc. che deve garantire al racconto il
suo strato antropomorfo, affidandogli la concretizzazione
dellassiologia profonda. Chi lartefice del cambiamento positivo
che viene raccontato in questi titoli di giornali? contro chi questo sog-
getto ha operato? qual il suo destinante? Non lo sappiamo, non ci
viene detto.
Abbiamo per alcuni contenuti in pi che ci vengono forniti a livel-
lo della temporalizzazione e dellaspettualizzazione: i termini in gioco
si stagliano molto chiaramente nellasse temporale /ora vs allora/ che,
nei termini della presupposizione discorsiva, va riscritto come /ora
allora/, dove cio l/ora/ dato e l/allora/ ricostruito per catalisi. Inol-
tre, appare abbastanza evidente grazie a una serie di lessemi in campo
(sta cambiando, acqua passata, sulle macerie nasce, non
pi, ecc.) come il momento dell/allora/ sia caratterizzato da una
/durativit/, da un processo tanto lungo quanto, assiologicamente, di-
sforico (= per tanto tempo purtroppo stato cos), mentre quello
dell/ora/ mette in gioco la fine di tale processo, dunque una
/terminativit/ (= il peggio sta per finire) oppure addirittura linizio
di un altro, un/incoativit/ (= cominciata una nuova era). Osser-
vazione importante, poich sottintende che il processo di rinnovamen-
to stato avviato da poco, non s affatto concluso, ed esige dunque
questa volta per implicazione dessere continuato e completato.
Cosa che, al momento dellemersione dei soggetti in gioco, comporte-
r una loro caratterizzazione modale molto precisa e la presa in carico
di programmi dazione altrettanto determinati.

4. A proposito di programmi dazione, va spesa qualche parola su
quel che concerne la messa in opera delle valorizzazioni che fonda
lassiologia profonda del discorso. Riesce infatti pressoch immediato
Citt/brand (Gianfranco Marrone)

155
luso del celebre modello dellassiologia dei consumi, per riscontare che
tutte e quattro le forme di valorizzazione previste da Floch (1990) ven-
gono qui tirate in ballo. Vi innanzitutto una valorizzazione utopica
della citt (La nuova Palermo, Torna alla luce Palermo felicissima, Pa-
lermo mon amour, Foro Italico, la passeggiata ritrovata, Alla Zisa ri-
fiorisce il giardino degli arabi, La Zisa, paradiso ritrovato), in cui essa
acquisisce una vera e propria identit soggettiva data dalla sua storia pi
o meno mitica, esotica, nostalgicamente rimpianta. Una citt, pertanto,
di cui addirittura poter innamorarsi. A essa si accosta, logicamente op-
posta, una valorizzazione pratica (Larchitettura sceglie Palermo, Big
europei per progettare il metro, Anello ferroviario verso il traguardo)
dove affiora una precisa esigenza strumentale, il varo di un programma
duso mirante a un congiungimento con un oggetto modale, dunque per
presupposizione una decisione dazione, un /volerfare/. Possiamo inol-
tre intendere come valorizzazione critica quei titoli che parlano di un
bisogno soddisfatto, di unesigenza consumeristica presa in considera-
zione, di un calcolo razionale tenuto in considerazione (Emergenza i-
drica? acqua passata, Il tram non pi desiderio, Restaurate statue e
fontane, splende il Giardino Inglese, Palazzo Bonagia. Sulle macerie
della guerra nasce un teatro). Non manca infine una valorizzazione lu-
dica, che punta sullestetica, la bellezza, il gusto, il lusso, il piacere (Pa-
lermo, centro storico a cinque stelle, Palermo in bella vista, La citt pi
cool dItalia? Palermo). Obiettivi, bisogni, desideri, piaceri sono tutti
presi in considerazione. Da cui leffetto di senso di una citt come tota-
lit integrale, configurazione di senso unitaria e articolata al suo interno,
fiera di unidentit al tempo stesso forte e sfaccettata. Da cui, poi, un ul-
teriore effetto di senso tanto intenso affettivamente quanto cognitiva-
mente importante: Palermo ti stupir. Dallo stupore, per molti filosofi,
ha inizio la conoscenza.

5. Ma chi tiene questo discorso? e a chi si rivolge? Come anticipa-
to, lemergenza del discorso di marca risucchia in s una congerie di
discorsi altri e comporta una loro strategica messa in gerarchia. Pas-
sando a livello dellenunciazione, va osservata lesistenza di un pale-
se, smaccato, troppo evidente inscatolamento enunciativo.
Al primo livello si colloca il discorso giornalistico, il racconto e-
sterno e legittimante, autorevole proprio perch informativo, vero e
PARTE II LA CITT COME FORMA

156
veritiero di uno stato di fatto sanzionato positivamente. Come dire: i
giornali dicono che Palermo adesso cosecos. (La scelta del font
times, autorevole e giornalistico, come carattere tipografico utilizza-
to non forse del tutto casuale e in ogni caso enfatizza leffetto o-
biettivante). Data la manifestazione del momento finale dello schema
narrativo, quello del giudizio sanzionatorio, si presuppone un lavoro
per giungere al risultato (performance riuscita di un soggetto operatore
mai nominato), una competenza pregressa per svolgerlo, un contratto
ancora pi a monte, che se da riscrivere sar appunto il focus
nascosto di tutta loperazione.
Il secondo livello quello del discorso istituzionale: i giornali ven-
gono ripresi, citati, menzionati dallamministrazione, segnalata dal lo-
go del Comune, che si limita a mostrarne la parola sanzionatoria.
Una specie di euforica rassegna stampa raccolta e proposta alla citta-
dinanza, per mostrarle quel che i media dicono di noi. Se al primo
livello enunciativo, quello dei giornali, la storia enunciata riguarda Pa-
lermo e le sue trasformazioni (di cui abbiamo detto sopra), a questo li-
vello del discorso istituzionale i contenuti enunciati riguardano invece
la parola giornalistica, e pertanto implicitamente le storie in cui essi a
loro volta si trovano a vivere e operare. Se difatti i giornali sono
lattante soggetto enunciante che svolge lazione di parlare di Palermo
assumendo il ruolo del destinante sanzionatore euforico (ne parlano
bene), il loro antisoggetto implicitamente messo in gioco a livello
dellenunciazione istituzionale sono quegli altri giornali che invece
di Palermo parlano male, magari sulla base di stereotipi culturali (ma-
fia, criminalit, malaffare, ecc.) o di periodiche classifiche sulla quali-
t urbana della vita (dove Palermo figura quasi sempre agli ultimi po-
sti). La /rassegna stampa/ proposta ai cittadini ha dunque un suo nemi-
co mediatico tanto indeterminato quanto giurato: quella reputazione
negativa che agli occhi dei media e dei suoi fruitori da molto, troppo
tempo Palermo si trova ad avere. Il discorso istituzionale intende ri-
stabilire la realt delle cose: guardate che i giornali parlano bene di
noi, altro che stereotipi negativi!.
Ne nata quella che mi piacerebbe definire una guerriglia filologi-
ca: c stato chi andato a prendere i giornali citati per vedere come
quei titoli stessero in relazione con gli occhielli e i catenacci, nonch
con il contenuto intero degli articoli. A questo proposito, il futuro
Citt/brand (Gianfranco Marrone)

157
candidato dellopposizione alle imminenti elezioni comunali non ha
mancato di invocare il sempreverde contesto: hanno estrapolato i ti-
toli dal loro contesto. Non si tratterebbe dunque, secondo gli avversa-
ri dellamministrazione comunale, enunciatore a questo secondo livel-
lo, di una semplice, obiettiva, normale rassegna stampa, ma dellesi-
to di una doppia selezione: quella degli articoli positivi su Palermo,
quella dei titoli rispetto allintero ambito della pagina di giornale in
cui erano stati proposti. Alla supposta buona fede del cittadino paler-
mitano modello, enunciatario del secondo livello della campagna in
questione, pronto a prendere per buona la parola dei giornali e di chi li
propone alla sua attenzione, si contrappone cos la coscienza semiolo-
gica degli avversari politici, che esibiscono unaccortezza testuale da
filologo provetto e uno strategico, provvidenziale misbelieving nei
confronti della storia enunciata.
A prescindere dallintervento, del resto presumibile, degli avversari
filologicamente accorti, gi questo dispositivo enunciativo duplice
sembra avere alcuni esiti curiosi sul piano, non della comunicazione,
ma della significazione. Innanzitutto, non pu non saltare allocchio la
natura delle testate coinvolte e il loro non sempre eccelso prestigio.
Cosa che si riverbera sul discorso in generale, producendo un effetto
bricolage, una sorta di ricerca matta e disperata di un giudizio positi-
vo sulla citt che non pu che escludere i grandi media per defini-
zione come s detto, nemici. Lautorevolezza che si ricerca nella pa-
rola giornalistica finisce cos per diventare il suo contrario. In secondo
luogo, si pone un problema di generi: allinterno di quale tipo di frame
discorsivo lenunciatario pu collocare e dunque interpretare la
campagna in questione? nel discorso giornalistico o in quello politico?
nel discorso istituzionale/pubblico o in quello promoziona-
le/turistico/pubblicitario (entrambi i quali, per definizione, dovrebbero
avere intenti comunicativi opposti)? Da una parte, c un discorso ri-
portato fra virgolette e la citazione della fonte; dallaltro c il logo
dellamministrazione comunale che sovrappone la propria parola a
quella del giornale. A chi dar retta? Come spesso accade, lassunzione
programmatica del termine complesso (giornalistico + politico; istitu-
zionale + pubblicitario) finisce per ricadere nel termine neutro (n
giornalistico n politico; n istituzionale n pubblicitario), con tutta la
perdita di senso e di efficacia comunicativa che ne deriva.
PARTE II LA CITT COME FORMA

158
Ma le cose si complicano o si chiariscono ancora di pi se
passiamo al terzo livello enunciativo che in gioco nel processo se-
mioticocomunicativo che stiamo ricostruendo, e che quello del di-
scorso della citt. Non si tratta di allargare ostinatamente lo sguardo a
dismisura, ma di andare alla ricerca di ci che, nel contesto situaziona-
le ove si situano i testi della campagna in questione, pertinente, e che
dunque deve essere assunto come elemento o componente testuale da
convocare nellanalisi. Ora, per quanto spesso dimenticato, abba-
stanza evidente che laffissione pubblicitaria entra in forte relazione
con il paesaggio urbano, contribuendo a definirlo, a modificarne il
senso e i valori, interagendo con tutti gli attori cose, persone, stra-
de, edifici, altre affissioni, ecc. che in esso sono presenti. Il confine
testuale del manifesto pubblicitario, pertanto, non pu essere quello
del suo formato di partenza, cos come viene fuori a monte dal
progetto del creativo e della tipografia che lo manda in stampa; esso
deve necessariamente includere il supporto materiale dove a valle
viene collocato il manifesto, con tutta la significazione che tale
supporto gi possiede, nonch gli immediati dintorni urbani in cui es-
so si trova a sua volta a essere collocato. Il gioco delle scatole cinesi
insomma potenzialmente infinito, a priori, ed solo la testualizzazio-
ne, ossia leffetto di senso prodotto sul destinatario, a determinarne a
posteriori linterruzione salvo poi riprenderlo in vista di nuovi,
possibili effetti di senso nella semiosfera
9
. Cos, nel caso in questione,
i manifesti affissi dellamministrazione comunale che parlano del mo-
do in cui i giornali parlano di Palermo sono stati distribuiti lungo il

9
Fontanille (2008: 215) insiste a questo proposito sul fatto che la significazione dun mani-
festo pubblicitario non si esaurisce nel suo essere un testoenunciato, poich occorre integrarla
alla situazione semiotica in cui tale manifesto si trova concretamente a esser collocato. Tale si-
tuazione, che non va confusa col generico contesto troppo spesso evocato per bloccare lanalisi
immanente degli oggetti semiotici, va a sua volta distinta in quelle che lautore definisce scena
predicativa e strategia daffissione, ossia tutto ci che, a partire da una eterogeneit di princi-
pio che potrebbe costituire una sorta di rumore allefficienza comunicativa (supporti, altre af-
fissioni, oggetti sparsi nellambiente, costrizioni parziali e temporali, passanti, ecc.), pu essere
invece ottimizzato per rendere coerente ed efficace il manifesto. Si ha limpressione, per, che il
punto di vista assunto da Fontanille sia ancora, per molti versi, quello della comunicazione, ossia
del produttore e della sua intenzionalit predicativa (non a caso egli parla di strategie di cattura
dello sguardo), e non quello, qui assunto, della significazione, ossia dellosservatore che, pi o
meno per caso, si trova ad assumere la posizione del destinatario del manifesto affisso
nellambiente cittadino.
Citt/brand (Gianfranco Marrone)

159
paesaggio urbano della stessa Palermo costruendo, decostruendo e
ricostruendo giochi semiotici di tutti i tipi, che interagiscono con la si-
gnificazione dei precedenti due livelli enunciativi, sino a inficiarne
fortemente la portata comunicativa. Basti questa breve serie fotografi-
ca per testimoniare del problema:





Figura 5



Figura 6
PARTE II LA CITT COME FORMA

160


Figura 7




Figura 8
Citt/brand (Gianfranco Marrone)

161


Figura 9



Figura 10
PARTE II LA CITT COME FORMA

162
Come si vede, i manifesti entrano in relazione con tutti gli altri e-
lementi del (con)testo urbano semafori, edifici, alberi, cielo, altri
manifesti contribuendo a costituirlo come tale (Fig. 5), quando
non riescono di per se stessi, se per es. accostati fra loro, a proporsi
come un elemento a s stante del design della citt (Fig. 6). Pu ac-
cadere che il rossastro del manifesto interagisca per contrasto con un
elemento decorativo del centro storico come una fontana (Fig. 7); ma
se si allarga un po la visuale ci si accorge che ancora il principio
del design urbano a dominare, con una teoria di campiture rosse che
segnano la soglia fisica fra il marciapiede e la strada (Fig. 8), ridefi-
nendo lestetica della citt vecchia. Ma se lo sguardo si focalizza in-
vece su un particolare a sinistra del panorama cittadino del medesi-
mo sito, ecco emergere una donna a capo chino che chiede
lelemosina, il cui contrasto con il titolo del giornale proposto nel
manifesto che le sta accanto (Palermo, centro storico a cinque stelle)
talmente eccessivo da superare anche il ridicolo per arrivare quasi
alloffesa (Fig. 9). Lallargamento e il restringimento della focale
dello sguardo comporta cos vere e proprie trasformazioni dellatto
linguistico messo in opera, con tutte le evidenti conseguenze
sullosservatore/destinatario del testo giornalistico/istituzionale/
pubblicitario/politico, una volta che questo viene inserito come
per forza di cose devessere nel (con)testo urbano. Loffesa, del
resto, scatta non solo in un regime di soggettivit o intersoggettivit
(lo stato di indigenza della donna vs il preteso centro storico a cin-
que stelle) ma anche in quello dellinteroggettivit: se dalla donna si
sposta lo sguardo un po pi a destra, questa volta a perdere le staffe
sar la fontana, tuttaltro che restaurata e spendente, come quelle del
Giardino Inglese di cui parla il titolo del giornale riportato nel mani-
festo che le sta giusto dinnanzi (Fig. 10). A innervosirsi maggior-
mente, possiamo immaginare, saranno per uomini e cose che dal
centro storico a cinque stelle o no, restaurato o meno stanno
molto lontano: come quelli del quartiere periferico e iperdegradato
dello Zen, dove pure i medesimi manifesti sono stati affissi (Figg.
1112).

Citt/brand (Gianfranco Marrone)

163

Figura 11


Figura 12
PARTE II LA CITT COME FORMA

164
6. Resta, alla fine, un effetto di senso abbastanza determinato: quello
legato a un valore la novit, il rinnovamento che tiene insieme in
profondit lintero discorso della campagna, fatte salve le difficolt se-
mioticotestuali a cui essa necessariamente andata incontro. Lammi-
nistrazione comunica ai propri cittadini che, rispetto a un passato ancora
recente, le cose stanno cambiando; e a dirlo non tanto e soltanto lei,
quanto semmai i giornali, pronti adesso a mettere laccento su tutto ci
che di positivo a Palermo viene fatto. Ma qual il passato di cui cos im-
plicitamente e ostinatamente parla la nostra campagna? cosa accadeva
/allora/? cosa si diceva e se ne diceva? e quali erano gli attori protagoni-
sti? presto detto: il periodo precedente, in cui cera unaltra ammini-
strazione, era quello della famigerata Giunta Orlando, ossia proprio un
governo della citt che del rinnovamento aveva orgogliosamente fatto la
sua bandiera politica. Emerge cos a tratti lantisoggetto, posto per, dal
punto di vista assiologico, sul piano di unapparenza cui non corrisponde
alcuna realt effettuale, dunque sullisotopia della menzogna (apparire +
nonessere). In altri termini, la campagna in questione sta dicendo anco-
ra: questo d/adesso/ il vero rinnovamento, non quello tanto sbandierato
/allora/ e, ancora una volta, sono i giornali ad affermarlo.
Occorre chiedersi: perch apparso necessario mettere in gioco
questo antisoggetto e ridefinirlo cos fortemente sul piano della veridi-
zione? che bisogno cera di tirare in ballo un passato che, per quanto
recente, potrebbe anche essere, se non dimenticato, quanto meno mes-
so fra parentesi? E la risposta semplice: non si tratta soltanto del
passato ma a ben vedere anche del presente, o quanto meno dellim-
mediato futuro. Da l a pochi mesi si sono svolte infatti le elezioni per
il rinnovo dellamministrazione comunale, dove Leoluca Orlando era
il candidato che lopposizione schierava contro lattuale sindaco, Die-
go Cammarata, candidato per la riconferma. Comprendiamo cos la
ragione delle ambiguit semantiche ed enunciative sopra rilevate: la
campagna elettorale era gi cominciata, sotto mentite spoglie. Il di-
scorso del brand nuova Palermo si poneva anticipatamente a servizio
di un discorso che presto divenuto squisitamente politico dove
questa volta il soggettoeroe pu e deve uscire allo scoperto.
Dando unocchiata ai manifesti elettorali di Cammarata emerge al-
lora un certo numero di fenomeni di un qualche interesse, che suppor-
tano e integrano le osservazioni sin qui avanzate.
Citt/brand (Gianfranco Marrone)

165


Figura 13


Figura 14
PARTE II LA CITT COME FORMA

166


Figura 15








Figura 16
Citt/brand (Gianfranco Marrone)

167
Innanzitutto, va rilevata la serie delle palesi, sistematiche forme
dopposizione fra le due campagne [chiamiamole, dora in poi, cam-
pagna rossa e campagna azzurra]. Innanzitutto a livello dimpatto
visivo, sia figurativo sia plastico, emerge lesigenza di una chiara dif-
ferenziazione fra le due campagne, che fanno sistematico ricorso a so-
luzioni grafiche molto diverse:

campagna rossa vs campagna azzurra

rosso pieno azzurro sfumato
dominate verbale dominante visiva
figurazione astratta figurazione concreta
un solo logo molti logo
allineamento centrale allineamento a destra

Unaltra opposizione riguarda la dimensione enunciativa. Laddove
nella campagna rossa, come s detto, lintento quello di produrre un
effetto obiettivante mediante un discorso riportato per definizione au-
torevole qual quello giornalistico, la campagna azzurra mira invece a
un effetto soggettivante, grazie allo sguardo dellattore enunciato di-
retto in modo inequivoco verso lo spettatore, che viene in tal modo in-
terpellato, chiamato in causa, coinvolto in prima persona nel discorso
che si sta facendo. Cammarata, soggetto enunciante che si autorappre-
senta nellimmagine, guarda negli occhi il suo elettore, gli parla diret-
tamente, lo fa partecipe di problemi e soluzioni che, per definizione, lo
riguardano. Inoltre, se nel caso della campagna rossa il genere discor-
sivo, per quanto oscillante, quello del discorso istituzionale, qui si
opta per un genere decisamente pi familiare e intimo, quel quello
epistolare (cfr. la finzione della cartolina postale, con tanto di franco-
bollo).
Tornando alla dimensione plastica, per, non difficile accorgersi
che la campagna azzurra, pi che citare direttamente il discorso gior-
nalistico, come fa la rossa mettendolo fra virgolette, in qualche modo
cita il modo in cui questultima lo cita. E il discorso dellinfor-
mazione, apparentemente denegato, torna a far capolino. Ecco il me-
desimo carattere tipografico: a parte figura 13, il tipico times. Ma,
soprattutto, ecco una struttura grafica invariante della parte verbale,
che sembra mimare la articolazione ternaria canonica della titolazione
giornalistica occhiellotitolocatenaccio. Per esempio in figura 14:
PARTE II LA CITT COME FORMA

168
Occhiello soluzione specifica 1000 litri di pi al secondo.
443 hm di nuove condutture
Titolo problema generale Lacqua nelle vostre case?
Catenaccio risposta al problema Adesso c.


Se si considera la dimensione tematica e, poi, narrativa, fra le due
campagne si coglie del resto pi di un semplice, fortuito collegamento
istituzionale. Le tematiche trattate sono le medesime lacqua, i tra-
sporti urbani, il lavoro , in modo da produrre vere e proprie isotopie
che tessono una rete semantica complessiva che ancora una volta
quella della configurazione discorsiva della citt, dei suoi bisogni e
dei suoi problemi. Il tutto sotto legida di un valore quello del nuo-
vo che, legando le due campagne a livello assiologico, fa s che es-
se si pongano come due declinazioni testuali distinte del medesimo di-
scorso di marca: la nuova Palermo. La citt/brand il collante che
dona una coerenza discorsiva a due congerie di testi apparentemente
non collegate, fornendo loro, fra laltro, una sintagmatizzazione dei
contenuti. Laddove la campagna rossa costruiva, come s visto, una
serie di presupposizioni che opponevano un rinnovamento in corso a
una stasi del passato, la campagna azzurra rende manifesto lattore che
incarna il ruolo attanziale del soggettoeroe che opera questa trasfor-
mazione. Un claim come Il Sindaco della nuova Palermo da questo
punto di vista un perfetto connettore disotopie: un articolo determina-
tivo (il) che individua uno determinato attore; un sostantivo che ri-
vela un preciso ruolo tematico (Sindaco); una specificazione (del-
la) che indica il campo dazione di questo soggettoeroe; una formu-
la (nuova Palermo) che funge da marchio dellintera operazione. La
figura di Cammarata cos costruita come quella di un soggetto com-
petente, performante e positivamente sanzionato dalla stampa per il
proprio operato. Pronto a sottoporsi a unulteriore sanzione, questa
volta da parte del suo elettorato, che di fatto sottende la stipula di un
nuovo contratto e di una nuova manipolazione.


Citt/brand (Gianfranco Marrone)

169
Riferimenti bibliografici

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PARTE II LA CITT COME FORMA

170

171


Turismo ed effetto citt
*


MARIA CLAUDIA BRUCCULERI
**
, ALICE GIANNITRAPANI
**




Tourism and cityeffect.

English abstract: In this essay we will investigate how the city feeling effect ap-
pears, starting from two kinds of texts dedicated to travelling.
Taking as a starting point a previous wider research about different types of tourist
communication relevant to some Mediterranean destinations, we will dwell upon a
comparison between the institutional brochures and the Routard guides of Barcelona,
Istanbul and Palermo.
Our analysis will start showing some macrodifferences among the Routard guides
and the institutional brochures. Such differences are related to many aspects, such as
the logic on which the relationship between the visitor and the place is based, the fea-
turing of the city, the contrast between the historical, geographical or cultural theo-
retical thorough analysis typical of the brochure and the informal feature of the de-
scription made in the guides, created as a sort of travel tale.
Not only, but what further distinguishes such two kinds of text is the way of creating
the simulacrum of their enunciatee: if on one hand such difference is on the whole
referable to the opposition between tourist and traveller (already widely treated by
tourist literature), the different textualizations of the relationship hostguest (which
can appear under a polemic or contractual shape) have to be added to such difference.
The comparison between the guides and the brochure allows us to emphasize the
building mechanisms of the space dimension of the city: they are shaped starting from
two different kinds of glance organizing them, from their most representative monu-
ments, from the apportionment defining them.
The centrality of the relationship of the places with the temporal dimensions has also
to be added, therefore there will be cities whose identity is based on a wellbalanced
relationship between the past and the future and cases in which such identity is unbal-
anced towards a specific dimension, generally linked to the past. Temporality declines
also as rhythm proper of the cities, but also as time articulating the path of the visi-
tor/reader inside the urban text.
Therefore, actors, spaces, times and glances organize the creation of the identity of the
places according to modalities varying from city to city but also in relation to the two
textual genres. The urban space emerges as a sense effect starting from a shaping op-
eration producing time by time a specific tourist substance.

Keywords: tourism, cityeffect, brochure, tourist guides, building of the image of
places.

*
Questo articolo stato progettato e discusso in tutte le sue parti da entrambe le autrici. Per como-
dit, Brucculeri si occupata della stesura dei paragrafi 1, 2, 5; Giannitrapani dei paragrafi 3, 4.
**
Universit di Palermo.
PARTE II LA CITT COME FORMA

172
1. Introduzione

Lobbiettivo di questo intervento indagare in che modo emerge
quello che potremmo chiamare leffetto di senso citt a partire da due
tipi di testo dedicati al viaggio. Ci siamo chieste in quali modi il di-
scorso turistico metta in forma la citt, costruendone una specifica
immagine semiotica, facendone, da un lato, un vero e proprio oggetto
di valore, e, dallaltro, producendo un portato di senso che interagisce
con quello derivante da altri discorsi sociali (politici, letterari, urbani-
stici, ecc.). Pur considerando che, nel vasto panorama delleditoria tu-
ristica, trovano spazio diversi generi testuali, in questo contributo si
deciso di delimitare il campo prendendo in considerazione le brochure
ufficiali e la guida Routard di tre citt mediterranee: Barcellona, I-
stanbul e Palermo
1
. Ci sembra utile tracciare di seguito le macrodiffe-
renze che definiscono i due tipi di testo del nostro corpus.
Nelle guide Routard il lettore riceve un trattamento elitario: non
tutti i turisti sono uguali, si crea un forte effetto di comunit; il lettore
definito dallappartenenza al proprio ruolo tematico (viene chiamato
routard), culturalmente superiore rispetto a quello di un banale turista
2

e paritetico rispetto a quello dellenunciatore (arrivando paradossal-
mente a forme di inversione attanziale
3
). Nelle brochure, invece, c
un trattamento generalista dei visitatori inscritti, senza alcun interven-
to sanzionatore dellenunciatore circa i diversi modi di fare turismo
4
.
Su questa scia, due diverse logiche sembrano regolare il rapporto
visitatore/luogo: nelle guide una logica della scoperta, diretta tanto
verso lesterno (la meta visitata), quanto verso linterno (romantica-

1
I testi facenti parte del corpus di analisi sono: Guida Routard Istanbul (2007), Guida
Routard Barcellona e Catalogna (2007), Guida Routard Sicilia (2001) e le brochure di Pa-
lermo, Istanbul e Barcellona realizzate nel 2007 dagli Enti Istituzionali di promozione turisti-
ca dei rispettivi paesi.
2
Allontanatevi dieci o venti minuti dai capolinea del tram o dai principali monumenti,
fuggite da ogni genere di procacciatore e non accontentatevi dei soli ristoranti che [] (Rou-
tard Istanbul, p. 98); Comfort minimo a un prezzo veramente economico. [] Accoglienza
poco cordiale. Per i routard, quelli puri e duri! (Routard Sicilia, p. 56).
3
Labbiamo trovato inspiegabilmente chiuso, fateci sapere se c qualche novit (Routard
Sicilia, p. 236).
4
La caratteristica pi importante che rende Istanbul una citt di mondo quella di of-
frire a tutti [] svariate possibilit [] (Brochure Istanbul, p. 8), In genere gli abitanti del
posto considerano il turista un invitato deccezione (Brochure Istanbul, p. 5).
Turismo ed effetto citt (Maria Claudia Brucculeri, Alice Giannitrapani)

173
mente correlata ad una concezione del viaggio come riscoperta e tra-
sformazione del s); nelle brochure, una logica della conoscenza ri-
volta verso i luoghi, che esclude un effetto riflessivo sul soggetto.
Inoltre a una visione del tutto euforica proposta dalle brochure
(lesperienza di viaggio sembra essere idilliaca e senza alcuna forma
di turbamento), si contrappone una visione che alterna euforia e disfo-
ria nelle guide (non mancano infatti esperienze rischiose, pericoli, ne-
gativit che attraversano la meta visitata)
5
.
Ancora, le guide Routard sono costruite come una sorta di rac-
conto di viaggio, fatto di note e appunti che lasciano larghi spazi di
autonomia e di libert allenunciatario
6
. Le brochure invece si basano
su approfondimenti storicoculturali e riferimenti analitici ai siti di in-
teresse, mirando a fornire uninformazione quanto pi possibile esau-
stiva e completa. Si tratta chiaramente di effetti di senso: a un effetto
di sospensione se ne contrappone uno di esaustivit. Notiamo dunque,
con Geninasca, una contrapposizione tra una costruzione oggettivante
dei luoghi, in cui la percezione regolata da un sapere codificato ante-
riore, e una costruzione soggettivante, che invertendo la relazione tra
percepito e conosciuto, rende possibile linvenzione di un sapere ine-
dito sul mondo (Geninasca, 1995, p. 69).
La costruzione dello spazio delle tre citt rispecchia questa duplice
logica: per le brochure lo spazio turistico si esaurisce in una serie di
markers istituzionali, luoghi da visitare per il loro indiscutibile
valore storicoculturale
7
; per le guide, accanto a quelli che Pezzini

5
La stanza stata trasformata in un deplorevole museotruffa. Lallestimento ha del pa-
tetico [] (Routard Istanbul, p. 169); Abbiamo visitato altri musei di questo genere molto
pi ricchi e interessanti. Lingresso caro per ci che si vede (Routard Barcellona e Catalo-
gna, p. 203).
6
Insomma, vi farete da soli la ricetta vincente a seconda dei gusti e delle propensioni fe-
staiole (Routard Barcellona e Catalogna, p. 181); Ma noi vi suggeriremo alcuni valori gi
consolidati, pur non dubitando che il vostro fiuto abituale ve ne far scoprire altri (Routard
Barcellona e Catalogna, p. 170).
7
Questa moschea [la Moschea Blu n.d.r.] sia il marchio di fabbrica di Istanbul che la
favorita dei musulmani e dei turisti (Brochure Istanbul, p. 58); Le spettacolari dimensioni
del progetto hanno fatto s che la Sacra Famiglia diventasse il simbolo indiscusso della citt
(ibidem).
PARTE II LA CITT COME FORMA

174
(2006) definisce monumentilogo
8
, si stagliano tutta una serie di siti
che sovvertono le sedimentate assiologie turistiche (alberghi che di-
ventano monumenti da visitare, monumenti che diventano luoghi in
cui fare un pic nic, luoghi in cui non c nulla da vedere ma che con-
servano unatmosfera da assaporare)
9
.


2. Attori

Sebbene queste forme di editoria turistica non siano popolate da
molti attori, una figura che chiaramente viene convocata quella del
visitatore. Essendo questo simulacro pertinente anche al livello del-
lenunciazione, emerge con evidenza la questione delle diverse moda-
lit enunciative e dei patti comunicativi dei testi indagati.
Cos, ad una figura tendenzialmente unitaria e coerente del viaggia-
tore routard, che vuole scoprire anche e soprattutto gli aspetti pi in-
soliti del luogo, si contrappone nelle brochure un turista generalista,
che si attiene ai percorsi canonici predisposti nei testi. Non ci soffer-
meremo ulteriormente su questa opposizione tra turista e viaggiatore,
gi ampiamente trattata in letteratura.
Lenunciatario inscritto nei testi di divulgazione turistica in realt
un attante sincretico: un lettore (del testo editoriale), un visitatore
(che percorre il testo citt). Questi due ruoli sono costruiti diversa-
mente nelle guide e nelle brochure. Nel primo caso lenunciatario
innanzi tutto un lettore destinato a trasformarsi in visitatore: cos ad
esempio ci sono sezioni della guida che vanno lette prima di arrivare,
larticolazione delle informazioni segue i passi del turista e le sue esi-
genze di programmazione del viaggio. Nel secondo caso lattante sin-
cretico turistalettore si d in concomitanza: le informazioni relative
allorganizzazione del viaggio sono totalmente secondarie e in genere
poste alla fine del testo, mentre si d grande spazio agli itinerari e alla

8
[] macrosegni identitari: per la citt e i suoi abitanti, per i suoi architetti, per lo stesso
turista, con il compito di rinnovareperpetuare lidentit visiva della citt installando un percorso
di visita autoriflessivo per tutti (ibidem, p. 44).
9
Pi che un albergo un vero e proprio museo (Routard Istanbul, p. 169); In realt
non c nulla di straordinario: unatmosfera, frammenti di vita, facce, osterie, bar riciclati
(Routard Barcellona e Catalogna, p. 222).
Turismo ed effetto citt (Maria Claudia Brucculeri, Alice Giannitrapani)

175
loro organizzazione sintagmatica, che regola contemporaneamente sia
il percorso di lettura sia quello fisico, con approfondimenti da leggere
una volta giunti nel sito da visitare.
Si noti come la costruzione del turistalettore come attante sincreti-
co comporta parallelamente un doppio sguardo, che Volli (2003) defi-
nisce strabico, rivolto verso il testo scritto, ma anche verso il testo
spaziale in cui inglobato. Operazione non semplice in cui lo sguardo
va gestito, regolando il passaggio da un tipo di testo allaltro e cercan-
do una forma di equilibrio: non lasciarsi scappare informazioni sul
luogo mentre lo si visita, non lasciarsi scappare porzioni di luoghi
mentre si legge
10
.

2.1 La relazione hostguest

Un aspetto spesso tematizzato nei testi il rapporto complesso
tra visitatore e popolazione locale, che identificheremo, in linea
con gli studi sul turismo, con i termini host e guest. Tale rapporto si
lega al ruolo di mediazione interattiva che Cohen (1985) attribuisce
alle guide.
Esso si configura come tendenzialmente euforico, ma non mancano
forme di interazione a rischio. Da un lato, nei testi vi una riduzione
della figura di host a tipo, spesso convocato in quanto ruolo temati-
co (soprattutto quando si ha a che fare con descrizioni a grandi pennel-
late e con la ricreazione di atmosfere arcaiche o autentiche
11
).
Dallaltro, nella guida Routard, vengono chiamati in causa perso-
naggi veri e propri con nome e cognome e caratterizzazione fisica e/o
patemica
12
.

10
Nelle prossime pagine vi forniamo indicazioni essenziali: in questo modo eviterete di
restare con gli occhi incollati alla guida a scapito delle numerose attrattive della citt (Rou-
tard Istanbul, p. 111).
11
Assembramenti di persone giocano a carte tra ficus giganti (Routard Sicilia, p. 67);
Come capita spesso, bisogna perdersi tra i suoi meandri per goderselo al meglio. Il quartiere,
ovviamente, ultraturistico, ma tra stradine e viuzze si possono scoprire dei magici scorci
della vita di una Spagna ancora autentica: un prete addormentato nel suo confessionale, un
portinaio rannicchiato nel suo casotto in fondo allombrosa hall di un edificio, bambini in uni-
forme che giocano a pallone [] (Routard Barcellona e Catalogna, p. 198).
12
Il proprietario Antonio, un ex fricchettone che si riciclato nel ramo dei crostacei (non
pu sfuggirvi, il solo siciliano che assomiglia a un indiano Cheyenne seppure privo di piu-
maggio) propone a tutti lo stesso menu pantagruelico [] (Routard Sicilia, p. 77).
PARTE II LA CITT COME FORMA

176
Per ci che concerne la relazione hostguest possiamo dire che ten-
denzialmente il viaggiatore routard vuole confondersi con host parte-
cipando per esempio alle pratiche quotidiane (siano essi matrimoni,
funerali, cene al ristorante o visite al barbiere del luogo
13
). Il rapporto
costruito in questo caso contrattuale e la popolazione ospitante, qua-
lunque essa sia, dipinta in termini euforici. Talvolta, per, tale rap-
porto diventa potenzialmente polemico: si tratta dei casi in cui un per-
sonaggio del luogo vuole truffare il turista. Il racconto messo in ten-
sione, il turista posto sul chi va l, e lenunciatore interviene con un
ruolo preventivo e salvifico. Si innesca cos un complesso gioco di tat-
tiche e controtattiche, camuffamenti e controcamuffamenti
14
.
La relazione hostguest, in sostanza, si configura come polemica
quando coinvolge un turista di massa, invece contrattuale quando ri-
guarda un viaggiatore.
Nelle brochure, invece, la relazione hostguest sorprendentemen-
te assente, a causa della loro tendenza a privilegiare la dimensione co-
gnitiva e a costruire una relazione con i luoghi distante dallattualit e
dalla loro vita reale.


3. Spazi

La creazione di uno spazio turistico urbano viene sviluppata
allinterno dei nostri testi secondo una pluralit di strategie. Innanzi-
tutto la citt viene presentata come configurazione globale nelle sezio-
ni introduttive generali. Colpisce a questo proposito un netto contrasto
tra le brochure e le guide. Nelle prime viene enfatizzata la dimensione

13
Se siete routard curiosi, fate una puntata da un parrucchiere (kuafr) o da un barbiere
(berber): potrete usufruire di un taglio con metodi antichi o di unaccurata rasatura [] (Rou-
tard Istanbul, p. 33); Osate spingere porte, imboccare stradine e mescolarvi nel mezzo di un
matrimonio o un funerale per visitare una chiesa di solito chiusa (Routard Sicilia, p. 64).
14
Come in tutte le grandi citt, il furto frequente Specialit locale: lo scippo! Non si
contano poi i temibili borseggiatori. Avendo assistito sulle scale della Sagrada Famiglia alla
corsa senza speranza di una turista americana alle calcagna del tipo che le aveva strappato la
borsa, possiamo affermare che i ladri hanno spesso un look da turista (macchina fotografica al
collo, zaino) e ottimi garretti! Malgrado la folta presenza di agenti (spesso in borghese per
non farsi riconoscere), ecco alcuni consigli da non trascurare, evitando comunque la paranoia
per non rovinarsi la vacanza (Routard Barcellona e Catalogna, p. 33).
Turismo ed effetto citt (Maria Claudia Brucculeri, Alice Giannitrapani)

177
storica e geografica dei luoghi, che sembra riconducibile a un discorso
di tipo pedagogico e scolastico
15
. Il lettore convocato un soggetto
cognitivo che domina il sapere sul luogo. Nelle guide prevale un di-
scorso patemico e poetico, centrato sulla dimensione dellessere, in
cui il visitatore chiamato in causa come soggetto percipiente, talvol-
ta sopraffatto ed eterodiretto dalla forza della citt
16
.
A questo fa da pendant la diversa costruzione dello spazio portata
avanti dai due tipi di testo. Nelle brochure domina una costruzione
oggettivante, realizzata a partire da un osservatore non inscritto nel
racconto, semplice istanza presupposta, che con Fontanille (1989;
2004) possiamo definire un focalizzatore, e dal prevalente uso di assi
cardinali come punti di riferimento spaziale. Nelle guide invece pre-
domina una costruzione soggettivante, fondata su un turista inscritto,
un assistente partecipante, che percorre la citt e utilizza i sei lati del
mondo per orientarsi.
In secondo luogo la citt, in quanto oggetto di valore, viene rappre-
sentata dai suoi markers, che punteggiano il territorio e ne definiscono
la turisticit. Essi possono essere di diverso tipo: attorializzati da figu-
re umane (gli euforici milioni di visitatori che si oppongono alle di-
sforiche orde di turisti), di natura spaziale (la Sacra Famiglia, Aya
Sofia e la Moschea Blu, il Palazzo dei Normanni e la Cappella Palati-
na), o ancora manifestati da tratti plastici (la curvilinerarit del moder-
nismo a Barcellona o lo skyline definito dalle sagome di cupole e mi-
nareti a Istanbul). Tali markers assurgono a simboli dellidentit turi-
stica della citt, condensandola sinteticamente per effetto di un mec-
canismo sineddochico. Nelle guide Routard, accanto ai markers i-

15
Ubicata nella zona pianeggiante che unisce le montagne al mare [] Barcellona ha
circa un milione e mezzo di abitanti [] la seconda citt della Spagna [] (Brochure Bar-
cellona); Meta obbligata, tra Settecento e Ottocento, del Grand Tour di scrittori, poeti e
artisti [] Palermo riuscita a conservare il fascino delle genti che lhanno abitata: []
(Brochure Palermo).
16
Capoluogo della Sicilia, una delle citt che pi colpisce per le immagini forti, le at-
mosfere inquietanti e i pregiudizi. Ci si accosta con una lieve apprensione, che via via aumen-
ta quando si resta imbottigliati nel traffico pazzesco di via Roma, a fine mattinata. Una citt
da affrontare con grinta. Tuttavia superato il momento drammatico e trovato finalmente il
parcheggio (grazie al classico colpo di fortuna!), si scopre una citt ricca di sorprese e di
inesauribili risorse. Palermo d forti emozioni con i suoi pregevoli monumenti, ma anche con
i suoi netti contrasti, a volte sconcertanti. [] Dimenticare Palermo Impossibile! come
dimenticare il primo incontro, la prima automobile, il primo (Routard Sicilia, p. 46).
PARTE II LA CITT COME FORMA

178
stituzionali, e coerentemente con linscrizione nel testo di un lettore
viaggiatore, ritroviamo anche dei markers atipici. Si tratta di siti in
rovina, la cui valorizzazione si fonda su unestetica del degrado e che
al contempo costruita come tratto autentico e non battuto del luogo
17
.
La costruzione dello spazio della citt si basa su unoperazione di
selezione dei luoghi da visitare e di focalizzazione dello sguardo sugli
aspetti pi significativi. Il valore turistico si costruisce sempre a parti-
re da due tipi di sguardi che inquadrano la citt. Il primo quello del
soggetto che la percorre, sguardo per definizione dal basso, che pu
essere statico o dinamico. Se statico, di solito durativo e contempla-
tivo (lessicalizzato con verbi come ammirare, assaporare, apprezzare,
ecc.); se dinamico si tratta spesso di una visione fuggitiva, che si insi-
nua ma non si sofferma, puntuale (sbirciare, dare unocchiata, ecc.)
18
.
Il punto di vista in questi casi ravvicinato, secondo una modulazione
progressiva, che pu arrivare fino alliperfocalizzazione su un detta-
glio. Il secondo tipo di sguardo quello panoramico; il punto di vista
in questo caso ampio e distante, si diparte da luoghi generalmente e-
sterni o marginali (Torre di Galata, Tibidabo, Monte Pellegrino) e
consente una presa totalizzante sulla citt o su alcune sue porzioni
19
.
Lo sguardo in tale modo abbraccia e costruisce la citt in quanto spa-
zio totale inglobato, rendendo possibile la costruzione del concetto
della citt, o meglio della citt come concetto (Mondada, 2000).

17
La citt vecchia che precede il Barrio Gotico un dedalo inestricabile di stradine bi-
sunte in cui le osterie si affrontano a colpi di zaffate maleodoranti e i caff si contendono la
clientela pi movimentata o il jukebox pi urlante. il rifugio di emarginati, di punk alla de-
riva, di tutte le lingue del Mediterraneo [] (Routard Barcellona e Catalogna, p. 204).
18
[] dunque possibile dare unocchiatina [] (Routard Barcellona e Catalogna, p.
146); [] da ammirare nel loro insieme, trovando langolatura ideale (non facile!) (Routard
Sicilia, p. 67); Bisogna attardarsi un po al suo interno [di Ayasofia] per cogliere a pieno la
sua serenit maestosa [] (Brochure Istanbul); Vale la pena di fermarsi alcuni minuti ad
ammirare il pavimento (Brochure Barcellona, p. 14).
19
Salite sulla terrazza in cima alla torre: bel panorama e vista impedibile sulle due torri e
sui tre archi della porta Dorata. Mettete alla prova le vostre diottrie guardando, nellangolo
della torre nord, unaquila bizantina appollaiata sopra il cornicione (Routard Istanbul, p.
148); La straordinaria veduta che si scorge dallalto [dalla vetta del Tibidabo], con la citt
che si estende eterogenea fino al mare [] fanno s che la localit sia prediletta da coloro che
vogliono allontanarsi dal ritmo di vita frenetico, senza smettere di sentire il suo battito ai loro
piedi (Brochure Barcellona, p. 37); La strada [che conduce a Monte Pellegrino] offre bellis-
sime viste su Palermo e la Conca dOro (Brochure Palermo, p. 38).
Turismo ed effetto citt (Maria Claudia Brucculeri, Alice Giannitrapani)

179
La citt diventa pertanto uno spazio per definizione deformato, ora
zoommato, ora rimpicciolito, ora addirittura cancellato. Queste de-
formazioni si legano alloperazione di messa in valore turistico rea-
lizzata dallenunciatore. Diventano cos pertinenti le figure retoriche
della sineddoche e dellasindeto, gi utilizzate nellanalisi degli spazi
da De Certeau (1990) e Augoyard (1979). Talvolta il singolo detta-
glio ad emergere al posto di pi ampi sintagmi spaziali, attraverso una
pratica di addensamento il caso dei principali monumenti turi-
stici. In altri casi, nella pratica descrittiva, interi segmenti spaziali
vengono eliminati, negati, producendo un effetto di discontinuizzazio-
ne: il caso per esempio della descrizione di monumenti che si susse-
guono senza soluzione di continuit o di interi quartieri del tutto ne-
gati.
In questo senso possibile leggere la relazione tra la citt e le sue
parti secondo la dinamica figura/sfondo, per cui in alcuni casi la citt
sembra darsi esclusivamente come sfondo desemantizzato, sul quale
si inscrivono le figure dotate di valore (i siti turistici); in altri casi in-
vece la citt ad emergere come figura in rapporto a uno spazio pi
ampio (non turistico) che le fa da sfondo (si pensi allo sguardo pano-
ramico che riduce leterogeneit della citt, per riportarla a ununit
globale che si staglia e si oppone rispetto ad uno sfondo de
semantizzato).
Per ci che concerne la forma della citt turistica, al di l delle spe-
cifiche parcellizzazioni che ogni testo propone, possiamo individuare
una sua ripartizione in tre macroaree: il vecchio, il nuovo e il resi-
duale, che potremmo mettere in relazione alla distinzione proposta da
Rastier tra ici, l e labas. Nelle tre citt considerate la parte nuova
viene descritta da un punto di vista storico come estensione rispetto
a un vecchio centro. Il percorso turistico ripropone questa relazione tra
vecchio e nuovo: lEixample, Beyoglu e il quartiere di Via Libert nei
testi sono raccontati come aree sorte in risposta alla crescita demogra-
fica (Eixample e Beyoglu etimologicamente si legano a unidea di
ampliamento, di qualcosa che sta oltre)
20
. La citt turistica ha cos

20
A met del XIX secolo il progetto di costruzione dellEixample (Ampliamento) fu la
risposta alle sue esigenze di espansione fuori dal nucleo medievale [] (Brochure Barcello-
na, p. 2); La citt comincia ad essere troppo piccola, e si pensa quindi di costruire oltre le
mura. [] (Routard Istanbul, p. 170).
PARTE II LA CITT COME FORMA

180
un centro di irradiazione, che parte dal vecchio, in cui la densit del
valore turistico massima
21
, e che si sviluppa verso lesterno, verso il
nuovo, con una diminuzione progressiva di densit di tale valore turi-
stico.
Tutti i testi riportano poi uno o pi siti vicini alla citt, ma non del
tutto interni (i dintorni); zone residuali che assumono il loro pieno
significato in questo modello di citt turistica. Si tratta delle zone li-
minari, che distinguono la citt dal suo altro, punti in cui quel proces-
so di diminuzione di densit turistica giunge al suo estremo. Questi
posti riproducono allinterno della citt, possiamo dire con Lotman
(1998), lopposizione tra interno ed esterno. Il loro ruolo comunque
importante per una pluralit di ragioni. Si tratta di luoghi in cui di
solito possibile osservare la citt nel suo complesso e che sono caratte-
rizzati da un fare turistico diverso da quello urbano si pensi al caso
di Mondello, delle Isole dei Principi o del Tibidabo. La loro visita co-
stituisce una sorta di viaggio nel viaggio: comportano un allontana-
mento dalla citt (spostamento fisico), un cambiamento di valori turi-
stici e una diversa pratica duso dello spazio (ci si va per prendere il
sole, fare un picnic, andare al parco giochi, immergersi nel verde). E
ovviamente ci si va se si ha del tempo anchesso residuale, dopo la
visita della citt
22
.


4. Tempi

I testi presi in esame costruiscono in modi diversi il rapporto della
citt con il tempo, da intendere non solo come categoria generale, che
si tripartisce in passato/presente/futuro (con tutte le implicazioni che
ci comporta a seconda di quale di queste dimensioni venga valorizza-
ta), ma anche come dimensione su cui si fonda il tempo agogico della
citt, cui si sovrappone anche il ritmo proprio della visita turistica.

21
Cos come il cuore dellimpero batteva a palazzo [Palazzo di Topkapi], il cuore del pa-
lazzo batteva nellharem (Brochure Istanbul, p. 26); Il Quartiere Gotico il vero cuore
cittadino (Brochure Barcellona, p. 7).
22
La collina di Camlica il punto culminante di Istanbul. Se avete tempo vi ci potete re-
care in macchina per ammirare il magnifico panorama sulla citt e i superbi paesaggi (Bro-
chure Istanbul); Il Tibidabo divenne la meta per antonomasia delle escursioni urbane e con-
tinua ad esserlo (Brochure Barcellona, p. 37).
Turismo ed effetto citt (Maria Claudia Brucculeri, Alice Giannitrapani)

181
In generale nei testi dedicati a Istanbul e Palermo riscontriamo
unassoluta centralit della storia e un totale sbilanciamento su un
tempo per definizione passato e slegato dalla contemporaneit
23
. Le
due citt sono proposte come una sorta di museo a cielo aperto, som-
ma di edifici, monumenti, siti il cui valore sta proprio nellessere luo-
ghitestimonianza di eventi passati.
Questi siti, come ha messo in luce Koselleck (1986), non rappre-
sentano il passato in quanto tale, che per definizione non pi, ma il
presente del passato, ovvero la traccia ancora viva di ci che era un
tempo. Notiamo dunque una radicalizzazione della concezione della
citt definita da Lotman (1998) come un meccanismo che, come la
cultura, si contrappone al tempo. Se infatti la citt, in quanto sistema
semiotico attivo, si fonda su una continua riattualizzazione della sua
memoria e sulla possibilit di rendere passato e presente quasi inter-
cambiabili, in questo caso il discorso turistico e le pratiche che esso
implica finiscono per far venir meno questa sorta di equilibrio. Tale
sbilanciamento verso il passato si traduce in una riattivazione del
meccanismo della memoria, facendo s che sia il visitatore, parados-
salmente, a conservare una memoria del luogo pi profonda rispetto a
quella del cittadino.
Nelle guide il riferimento al passato non esclude del tutto la dimen-
sione del presente, sebbene anche questultimo acquisti senso nella ri-
cerca di una dimensione arcaica e perduta
24
. Nella brochure di Paler-
mo lattualit, la vita quotidiana, le trasformazioni contemporanee non
vengono tematizzate in alcun modo, diversamente dal caso di Istanbul,
in cui il presente tematizzato esclusivamente se intrattiene una qual-
che relazione con la dimensione turistica
25
.

23
Da Santa Sofia alla Moschea Blu attraverserete un millennio di storia (Brochure I-
stanbul, p. 111); Istanbul [] stata capitale di tre grandi imperi, che hanno ospitato popoli
vissuti in Anatolia con una cultura millenaria [] (Brochure Istanbul, p. 12); Fenici, Ro-
mani, Bizantini, Arabi, Normanni, Svevi, Angioini e Spagnolo hanno lasciato la loro firma
nellarte e nella vita stessa della citt (Brochure Palermo, p. 2).
24
Questo il ritrovo della gente modesta del quartiere. Andrete a scegliere direttamente
in cucina i vostri piatti, su consiglio di Angelina. Giuseppe vi offrir il vino della casa. Ha
partecipato allo sbarco americano nel 1945, e ha mantenuto un po laccento americano che,
mescolato con il dialetto siciliano, suona piuttosto buffo (Routard Sicilia, p. 60).
25
Questo primo cortile (del palazzo di Topkapi n.d.r) [] dove allepoca risiedevano i
giannizzeri, oggi utilizzato come parcheggio per gli autobus che portano ogni giorno mi-
gliaia di turisti (Brochure Istanbul, p. 25).
PARTE II LA CITT COME FORMA

182
Nel caso di Barcellona invece lidentit della citt si definisce come
protesa, in una continua tensione positiva, verso il futuro, che non di
meno poggia su solide basi storicoculturali. Sempre con Lotman
(1998) potremmo parlare in questo caso di una citt eccentrica, in
cui il futuro per definizione il tempo della citt, caratterizzata da un
ritmo incalzante e vitale, in cui ogni aspetto della vita della metropoli
tende verso uno sviluppo progressivo
26
.
Questo aspetto trova un suo corrispettivo a livello spaziale. Nel ca-
so di Barcellona la coesistenza di passato e futuro nel presente ha una
sua rima a livello spaziale, nella valorizzazione turistica euforica tanto
del vecchio (quartiere gotico), quanto del nuovo (Eixample). Paralle-
lamente nel caso di Istanbul la centralit del passato della citt, che
non nega per del tutto il suo presente, si riflette in un netto sbilan-
ciamento a favore della valorizzazione turistica dei vecchi quartieri
storici
27
. A Palermo questo contrasto portato ai suoi estremi: alla va-
lorizzazione del passato si accompagna una costruzione turistica della
citt fondata esclusivamente sul centro storico (alla parte nuova ven-
gono dedicate poche righe di testo).
Un altro aspetto inerente la temporalit quello dellagogia
28
. Il
tempo agogico di Barcellona , come abbiamo visto, veloce, incalzan-
te, dinamico, caratterizzato in termini euforici, spesso in contrasto con
la lentezza del modo di esplorarla da parte del visitatore. Il visitatore

26
Barcellona mostra la sua vocazione settentrionale nello spirito imprenditoriale e nel con-
tinuo desiderio di innovazione [] (Brochure Barcellona, p. 2); Non c da stupirsi che Bar-
cellona sia una citt aperta e cosmopolita: orgogliosa del ricco patrimonio acquisito nel corso dei
secoli, lo salvaguarda [] Scelta come sede dei Giochi Olimpici nel 1992, la citt ricevette un
ulteriore impulso, approfittando delloccasione per modernizzarsi [] a dimostrazione di
unenorme capacit organizzativa (Brochure Barcellona, p. 3); Volendo preservare la propria
immagine di metropoli audace e intraprendente, Barcellona ha investito in progetti di grande
portata (Routard Barcellona e Catalogna, p. 146).
27
La strada principale conserva ancora un certo fascino, ma il resto dellisola ha perso
gran parte del suo interesse da quando gli yali sono stati sostituiti da moderne ville o residen-
ze. Diffidate anche delle spiagge tutte quante a pagamento ein cemento (Routard Istanbul,
p. 198).
28
Con questo termine si intende una forma di temporalit che pertiene il piano dei contenuti
enunciati dai testi, prescindendo dalla loro messa in forma enunciazionale e dal piano espressivo
che ne consegue. Si tratta di un ritmo musicale del racconto (Marrone, 2003, p. 250), quello
che in francese si indica con tempo, [] un rythme particulier qui caractrise un style dagir et
qui peut tre odserv plusieurs niveaux du percours gneratif de la signification (Alonso,
2006, p. 14).
Turismo ed effetto citt (Maria Claudia Brucculeri, Alice Giannitrapani)

183
in effetti invitato chiaramente a percorrere e conoscere i luoghi attra-
verso il ritmo lento proprio della passeggiata, percorso ondivago e va-
lorizzato euforicamente a partire dallopposizione implicita tra veloci-
t (propria del tempo routinario del non viaggio) e lentezza (propria
del viaggio), come se lunico modo per assaporare e cogliere lessenza
di una tale vitalit sia quello di accostarsi ad essa rilassatamente. Nella
guida Routard, al contrario, il ritmo della citt viene talvolta fatto
proprio dal visitatore, che, secondo la sua logica di acclimatamento al
luogo (Landowski, 1997), si lascia prendere del tutto dalla specificit
della nuova dimensione spaziotemporale
29
.
Per quanto riguarda Istanbul e Palermo la situazione un po pi
complessa. In particolare le guide Routard tematizzano un ritmo al-
ternato, fatto di frenesia e momenti sospensivi. La frenesia pu essere
inquadrata ora in termini euforici (quando diventa un tratto tipizzante
del luogo, che lo caratterizza in quanto esotico, altro dal quotidiano
per es. i mercati), ora in termini disforici (quando essa richiama la
quotidianit e la routine del nonviaggio, per es. nel caso del traffico
cittadino)
30
. Accanto a questa emerge un ritmo parallelo proprio degli
abitanti, che vivono momenti sospensivi (bere il the o la siesta pome-
ridiana), che sembrano quasi sdoppiare limmagine della citt
31
. Nella
brochure di Istanbul, infine, la caratterizzazione disforica della frene-
sia emerge in negativo e velatamente dallindicazione di luoghi in cui
possibile trovare ristoro rispetto al caos della citt
32
.



29
La Rambla si percorre al centro del vialone centrale al ritmo del passeggio (Routard
Barcellona e Catalogna, p. 202).
30
Fin dallarrivo a Istanbul, vi assorderanno con i loro clacson: presenti ovunque, forni-
scono un notevole contributo al caos imperante, integrandosi nel tessuto cittadino (Routard
Istanbul, p. 85).
31
La siesta pomeridiana fa parte delle tradizioni fin dallantichit. In estate soprattut-
to, la citt si addormenta dopo pranzo: i negozi chiudono, il traffico diminuisce e chi lavora
durante lhora sexta [] veramente una rarit. [] Visitando lisola, sarebbe cosa saggia
assecondare questo ritmo, ritenuto salutare per il corpo e per lo spirito (Routard Sicilia, p.
44).
32
In questo genere di posti potete raccogliere le forze prima di gettarvi nella calca di
questa citt situata tra due continenti (Brochure Istanbul, p. 13).
PARTE II LA CITT COME FORMA

184
5. Conclusioni: la citt nel discorso turistico

In conclusione ci sembra utile ritornare sul ruolo della descrizione
nella costruzione delleffetto citt. Hamon (1981) parla della descri-
zione come forma di equivalenza che si ha tra un elemento conden-
sato (il tematitolo) e la sua espansione (predicati, nomenclatura). In
tal senso, stando alla definizione del dizionario di Greimas e Courts
(1979), la descrizione pu essere definita come lattualizzazione di
un campo lessicale latente. Questo ci consente di avvicinarci alla
struttura dei testi analizzati in cui il tematitolo (la citt considerata)
correlato alle parole che seguono, che lo espandono, ma che soprattut-
to costituiscono unequivalenza: quella citt ci che descritto, ci
che segue il suo nome la costituisce come realt salvo poi ritrovare
tante realt, tante citt, quanti sono i testi esaminati.
Vorremmo quindi brevemente riprendere alcune caratteristiche di
quelle che ci sembrano essere le peculiarit della citt turistica. Innan-
zi tutto una citt per essere di interesse turistico va costruita come va-
ria; il valore di variet si estrinseca spesso in diverse forme di contra-
sto (vecchio/nuovo, ricchezza/povert, bello/brutto, ecc.). In secondo
luogo, come gi evidenziato da diversi studi in campo turistico, alcune
parti della citt vanno costruite come autentiche, zone vere che sin-
tetizzano lo spirito del luogo. Da qui il paradosso dellautenticit di
cui parla Culler (1981, p. 137): un sito per essere considerato autenti-
co ha bisogno di essere marchiato come tale, ma, nel momento stesso
in cui ci avviene, vi una mediazione, un segno del sito stesso e,
quindi, il sito non pi autentico nel senso di inesplorato.
Inoltre la citt turistica va costruita sempre a partire da due sguardi:
dal basso, parziale e frattale il primo (quello del turista che percorre
gli spazi), dallalto, ampio e inglobante il secondo (quello panorami-
co). La citt come entit turistica globale si d nei testi a partire da un
primo inquadramento di massima, ma per essere conosciuta va spez-
zettata, parcellizzata. Essa risulta imprendibile nella sua interezza, che
si pu cogliere solo a posteriori. Questa parcellizzazione semplifica il
lavoro del turista e porta i testi ad identificare sempre degli spazi pi
(rappresentativi, importanti, tipici, ecc.), un cuore turistico che fa
vivere la citt in quanto essere antropomorfizzato.
Ci sembra poi interessante evidenziare la stretta relazione che si in-
Turismo ed effetto citt (Maria Claudia Brucculeri, Alice Giannitrapani)

185
nesta tra spazio e tempo nella costruzione delle citt turistiche indaga-
te e in particolare dei percorsi che le attraversano. A Barcellona spazio
e tempo si danno in perfetta sinergia ed equilibrio: lo spazio esprime
attraverso il suo linguaggio il rapporto equilibrato della citt con la
propria dimensione temporale, aperta contemporaneamente verso il
passato e verso il futuro. Nel caso di Istanbul la dimensione storica
talmente centrale nella costituzione della sua identit, da finire per so-
vradeterminare e quasi annullare la dimensione geografica: i percorsi,
gli interstizi, gli elementi congiuntivi vengono negati, per affermare
unorganizzazione tassonomica dei luoghi legata al tempo, che finisce
per negare lo spazio della citt. Nel caso di Palermo, al contrario, lo
spazio a sovradeterminare il tempo: gli itinerari si danno a partire da
un criterio di prossimit geografica, trasversale alla dimensione tem-
porale, finendo per intersecare luoghi e siti relativi ad epoche diverse.
Lo spazio urbano pertanto uno spazio che si d a partire da una
messa in forma turistica: la proiezione di una griglia specifica e o-
rientata su un substrato di materia formata da altri tipi di discorso (ge-
ografico, storico, economicosociale, artistico, ecc.), che produce una
sostanza turistica specifica, quella che emerge dai singoli testi.



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187


Citt di sabbia Pratiche di costruzione
del senso in una localit balneare
*


DARIO MANGANO
**




City of Sand Making Sense in a Seaside Resort.

English Abstract: Mondello is Palermo inhabitants favourite seaside resort, a long
white sand strip that assumes different meanings depending on the season: during
summer, when it is invaded by lidos facilities that make an urban system of it; and
during winter, when some of them are removed and it becomes a savage land, where
contact with nature can be experienced. The most important among the devices that
perform this resemantization is the capanna, a small wooden cabin rented for the
entire season to extended families with which the sandy surface is divided, organized,
oriented. A system made of streets and squares, and even more on social relationships,
those typical of a small community that transform the beach in a village. In this sce-
nario, new identities and conflicts raise, i.e. the one between capanna owners and
those who dont have such a facility that are forced to try to set them up day after day
in the only part of the beach protected by the law from any kind of license: the waters
edge. This way, an intense semiotic activity takes place on the seaside: new spaces get
sense such as MondelloPaese and Capo Gallos rocks and new identities are
being constructed, in a resemantization game well represented by the semiotic square
that articulates the opposition between /nature/ and /culture/, a theoretical tool that not
only clarifies the semantic value of different spaces but also helps to explain the trans-
formations of their meanings.

Keywords: seaside, beach, holiday, seasonal migration, resemantization, semiotic of
space, space.




*
Devo molto per questo articolo alla generosit intellettuale di Paolo Fabbri che in una lun-
ga passeggiata a Mondello ha voluto condividere con me le sue brillanti osservazioni, e, prima
ancora, al fiuto semiotico di Gianfranco Marrone che ha saputo cogliere le potenzialit di
questarea spronandomi a lavorarci.
**
Universit di Palermo.
PARTE II LA CITT COME FORMA

188
1. Una localit

Mondello si direbbe una localit, espressione che viene utilizzata
nel linguaggio comune per indicare luoghi di cui non ben definita n
lestensione n la precisa natura, e tanto meno il rapporto che intrat-
tengono con ci che gli sta intorno (per esempio con le citt), ma che
sono caratterizzati da particolari aspetti ambientali (DevotoOli).
Oscillano dal piccolo paese al quartiere, e si trovano solitamente ai
margini del territorio urbano. Mondello la localit balneare dei pa-
lermitani e comprende, oltre a un vasto numero di case di villeggiatura
della migliore borghesia, anche lamata spiaggia. Situata tra il pi bel
promontorio del mondo (almeno a detta di Goethe, che cos lo defini-
sce per la gioia degli uffici del turismo nel suo Viaggio in Sicilia), os-
sia il Monte Pellegrino e il Monte Gallo (Figg. 1 e 2), Mondello si



Figura 1. Il golfo di Mondello racchiuso fra i due promontori di Monte Pellegrino (a sinistra)
e di Monte Gallo (a destra).
Citt di sabbia (Dario Mangano)

189
presenta come una lunga distesa di finissima sabbia bianca pochi
chilometri fuori da Palermo. Qui, durante i mesi estivi, la societ ita-
lobelga (al secolo Immobiliare italobelga s.a.) che da oltre
centanni detiene i diritti di sfruttamento del fronte a mare, provvede
ad attrezzare la spiaggia con un insieme di oggetti e infrastrutture
(docce, cabinespogliatoio, fontanelle, tettoie, ecc.) che dovrebbero
contribuire a rendere pi piacevole la fruizione di questi luoghi. La di-
stesa di sabbia che, nei mesi invernali, possibile percorrere libera-
mente in lungo e in largo, si trasforma cos in uno spazio parcellizzato,
accessoriato e, pi di tutto, chiuso a coloro che non possiedono
lambita tessera fornita dalla societ ai suoi ospiti paganti. Da spa-
zio pubblico Mondello diventa dunque privato, ma ci che si verifica
non , come si potrebbe immaginare, un restringimento dellinsieme
di coloro che fruiscono di questa risorsa naturale e, pi in dettaglio, un
loro livellamento verso le classi pi abbienti: pi la spiaggia viene
chiusa pi in realt si apre a un pubblico vasto, ma soprattutto a un


Figura 2. Il golfo di Mondello con al centro il Charleston, lo stabilimento su palafitte.
PARTE II LA CITT COME FORMA

190
target completamente differente da quello che ne fruisce negli altri
momenti dellanno. Inoltre, cambiano completamente le modalit
duso di questi luoghi: ci che si fa in spiaggia ma anche ci che si fa
della spiaggia, ovvero il senso che assume rispetto alla citt e ai suoi
modelli di vita. Pochi dispositivi fisici agiscono come operatori semio-
tici, trasformando il senso dei luoghi e con esso il loro funzionamento
in quanto operatori di relazione. Cambia lidentit dei fruitori e cam-
biano le pratiche duso secondo quel principio di presupposizione re-
ciproca che tipico della relazione di significazione, il tutto in un
complesso gioco di risemantizzazioni che finisce per riconfigurare il
rapporto complessivo che vi tra la citt e il mare, e con esso le loro
rispettive identit.
La spiaggia, cos colonizzata, diventa allora una vera e propria cit-
t, che si inserisce per in unaltra inurbazione (il paese di Mondello),
che a sua volta inglobata in unaltra citt ancora (Palermo), in un
gioco di ruoli (e dunque di sensi) per comprendere il quale necessa-
rio partire proprio da questultima, da Palermo.


2. Linvenzione di Mondello

A dispetto delletimologia da cui proviene il suo nome, Palermo
(Panormos in greco vuol dire tuttoporto) ha sempre avuto con il ma-
re un rapporto tuttaltro che semplice. Chi lha mai visto il mare nella
Citt? scrive Roberto Alajmo nel suo Palermo una cipolla Se
solo tu fossi un viaggiatore pi intraprendente dovresti provare a per-
correre tutta la costa, da sudest a nordovest, da Settecannoli a Sferraca-
vallo, se ci riesci. Prova, se ci riesci, con lautomobile a tenerti il pi vi-
cino possibile al mare, fermandoti ogni volta che puoi vederlo o che ti
pare sia raggiungibile. Gi alla partenza non vedresti che un continuum
di muri e staccionate (Alajmo, 2006). Anche Leonardo Sciascia, prima
di Alajmo, notava come Palermo faccia di tutto per voltare le spalle al
mare, rivolgendo per esempio le facciate dei palazzi verso linterno e
non verso la distesa azzurra. In citt, del mare si sentono gli odori, le
temperature, lumidit, lo annunciano i gabbiani che sorvolano le zone
pi interne dellabitato, se ne percepisce la presenza insomma, ma la
sua esistenza viene negata in ogni modo possibile.
Citt di sabbia (Dario Mangano)

191
Mondello il luogo in cui il mare finalmente si vede, in cui si rea-
lizza il romantico contatto con la natura, con la sua prorompente bel-
lezza che per qui, come spesso accade anche nei paesaggi allappa-
renza pi incontaminati, il frutto di una precisa azione delluomo.
Mondello non sempre esistita, non in questa forma almeno. Prima
della fine dellOttocento e dellintervento di bonifica operato dal Prin-
cipe Lanza di Scalea, questa zona non era nulla pi che una palude ac-
quitrinosa e malsana, al termine della quale, ormai quasi sotto monte
Gallo (Fig. 1) sorgeva una borgata di pescatori intorno ad una piccola
tonnara. Mondello come oggi la conosciamo il frutto di una precisa
invenzione, quella dellingegner Luigi Scaglia che la concep in tutti
i suoi particolari come un preciso e regolato sistema che si svilup-
pava intorno a uno stabilimento balneare ma che comprendeva anche
diverse strutture per la ricezione turistica, un tram di collegamento con
Palermo, un certo numero di villette private e financo una chiesa. Un
progetto che avrebbe dovuto proiettare questa localit nellempireo di
quelle pi prestigiose dEuropa accanto a Nizza, Cannes, Southport e
Venezia (si confrontino Figg. 3 e 4). Lo stabilimento chiamato Char-


Figura 3. Il Charleston, cuore dello stabilimento balneare.
PARTE II LA CITT COME FORMA

192
leston ci che rimane di questo grande disegno, per quanto, a dire il
vero, la struttura su palafitte che sorge oggi al centro del golfo (Figg. 2
e 3) sia un surrogato del progetto originale realizzato da tale Rudolph
Stualker, che fu incaricato della progettazione da due imprenditori
belgi, Jules Monard e Paul Mouton, dopo che ebbero soffiato sotto al
naso allingegnere laffare di cui erano venuti a conoscenza grazie ad
un improvvido articolo a sua firma uscito su La Sicilie Illustre nel
1906 e intitolato Grandioso progetto per lavvenire di Mondello.
La storia di Mondello comincia dunque con il raggiro di un sicilia-
no da parte di due belgi, che, al contrario del primo, non avevano a
cuore il prestigio internazionale della zona, ma solo le possibilit spe-
culative che offriva, e che infatti si guardarono bene dal portare a
compimento le opere che si erano impegnati a realizzare (costruirono
solo il Charleston e il tram oggi dismesso), accaparrandosi per il di-
ritto di sfruttamento della spiaggia per ben un secolo. Lo stesso diritto
che consente alla societ italobelga che oggi lo possiede, di lottizzare
in estate la distesa di sabbia riempiendola di costruzioni in legno: le
capanne.



Figura 4. Una veduta della Baie des Agnes a Nizza come appariva allingegner Scaglia negli
anni dei suoi viaggi di perlustrazione in Europa.
Citt di sabbia (Dario Mangano)

193
3. La citt di capanne

Quando si dice capanna a Palermo nessuno pensa ad una costru-
zione con il tetto di paglia. Altrove probabilmente le si chiamerebbe
cabine o, come dicono alcuni forestieri, casette, per via del fatto che
riproducono le forme di una elementare casa con il tetto a spiovente.
Si tratta di costruzioni in legno grezzo di abete di 2 x 3 metri circa ap-
poggiate sulla sabbia e del tutto prive di confort come lacqua corrente
o la luce elettrica, che in qualche caso vengono fornite di una tettoia
collegata alla facciata a mo di terrazza coperta (Figg. 7 e 8). La loro
funzione ideale sarebbe quella di spogliatoio, se non fosse che esse
non vengono concesse in uso dalla societ italobelga per il breve
tempo di un cambio dabito ma per lintera stagione, e ad un prezzo
equivalente allaffitto di una piccola casa di villeggiatura. Una somma
in cui compreso il diritto ad un certo numero di tessere che con-
sentono laccesso a quella parte della spiaggia che ospita le capanne
stesse e che, con linizio della stagione balneare, viene cinta da una
ringhiera verde sul fronte della strada (Fig. 5) e da una bassa staccio-


Figura 5. La cancellata verde che dal viale alberato impedisce laccesso alla spiaggia.
PARTE II LA CITT COME FORMA

194
nata su quello del mare (Fig. 6), mura sorvegliate da appositi guar-
diani per impedire laccesso ai non soci. La superficie privatizzata
tutta quella che la legge consente di dare in concessione e dunque non
comprende la battigia, ovvero i 5 metri che precedono il punto in
cui londa si infrange (Fig. 6).
Dello spogliatoio la capanna non ha che solo lidea della funzione.
Si voglia perch al giorno doggi non fa scandalo togliersi i vestiti in
pubblico, si voglia per il costo del noleggio, si voglia per la forma mi-
tica da rifugio che assume, essa non mai solo il luogo per un cambio
dabito ma diventa una casa a tutti gli effetti, in cui la sola attivit che
non si pratica quella di dormire. Per il resto gruppi familiari allargati
(gli unici in grado di sostenere costi cos elevati) ne fanno il loro cam-
po base estivo, stipandola di ogni genere di suppellettile (sedie, tavoli,
ombrelloni, palloni, salvagenti, pinne, maschere, contenitori per lac-
qua, ecc.) che al mattino, il primo arrivato della comunit di utenti,
provvede a tirare fuori e a disporre sulla sabbia antistante la dimora.


Figura 6. La staccionata che divide la zona delle capanne dalla battigia.
Citt di sabbia (Dario Mangano)

195
La capanna diventa cos una vera e propria casa, non solo per il tempo
che vi si passa allinterno (o in prossimit), ma anche per il modo in
cui viene arredata, personalizzando il colore delle pareti interne attra-
verso carte da parati e affiche varie nonch appendendo allingresso la
tipica tenda (Fig. 7).
Insomma, se una casa tale solo quando assolve sia la funzione
pratica del riparo sia quella mitica, allora le capanne con le loro deco-
razioni, con lintimit che creano non solo al loro interno ma anche
allesterno, sono per il villegiante un perfetto sostituto della casa che
possiede in citt e alla quale deve far ritorno solo per ricaricare le bor-
se termiche e dormire quel tanto che basta per ricominciare una nuova
giornata di vacanza.






Figura 7. Serie di capanne con tettoia adornate dalle tende e, sulla parte interna della porta, da
ogni genere di affiche.
PARTE II LA CITT COME FORMA

196
4. Urbanizzazione di Mondello

Se le capanne sono le case con cui viene colonizzata la spiaggia,
bisogna chiedersi a questo punto come avvenga tale colonizzazione,
che tipo di modello urbanistico sia adottato e quali ne siano le con-
seguenze. Come si detto, basta confrontare il modo in cui Mondello
viene vissuta in estate, quando le capanne sono montate sulla spiaggia,
con quello che ha luogo in inverno, quando vengono rimosse e la
spiaggia restituita alla sua forma naturale, per renderci conto di
quanto quel tipo di colonizzazione influisca sullidentit dei luoghi e,
con essa, sui modi di entrare in relazione delle persone.








Figura 8. Cortile fra due file di capanne senza tettoia.
Citt di sabbia (Dario Mangano)

197
4.1. Lestate, il regno della discontinuit

Vediamo dunque come lindistinta continuit di questo spazio ven-
ga spezzata nelle sue principali direzioni (Fig. 9). Per comodit deci-
diamo di orientare i nostri due ideali assi cartesiani in modo che le a-
scisse coincidano con la linea della costa e le ordinate con le file di
capanne. Partendo dal mare la prima delle zone che incontriamo
quella della battigia, un lembo di sabbia tutelato dalla legge come de-
manio pubblico e al quale dunque deve essere garantito pubblico ac-
cesso, ma che, a causa dei movimenti delle acque, si espande e riduce
continuamente. Lunica possibilit di godere del mare mondelliano da
parte dei non tesserati, diventa cos una vera e propria zona fantasma,
che novella striscia di Gaza diventa il teatro di una doppia guer-
ra: quella con gli elementi naturali e quella dei tesserati contro i non
tesserati.



Figura 9. Le diverse zone della spiaggia di Mondello. Ben visibili, sulla spiaggia, le file di
capanne perpendicolari alla costa che definiscono altrettanti cortili.
PARTE II LA CITT COME FORMA

198
A monte della staccionata che sancisce la fine della battigia comin-
cia la zona offlimits per la gente comune e occupata dalle famigerate
capanne. Queste ultime sono disposte perpendicolarmente rispetto al
fronte del mare a formare dei cortili (Fig. 8) in mezzo ai quali si trova
una zona libera in cui i proprietari delle capanne dovrebbero potersi
sdraiare al sole. Disposte in questo modo le capanne si guardano luna
con laltra e dunque ai proprietari che vogliono stare in prossimit del-
la propria preziosa dimora preclusa la vista delle acque. Un parados-
so che rientra perfettamente in quella logica di negazione del rapporto
col mare di cui si detto.
Ulteriore zona ancora pi interna quella che chiameremo
dellincementato. Si tratta di una lunga passerella di cemento che
percorre lintero golfo sulla quale sono posti alcuni dei servizi forniti
dalla societ italobelga: le docce, le toilettes e alcune fontanelle bas-
se. Lincementato di fatto lultimo baluardo dello stabilimento, oltre
il quale la cancellata verde (Fig. 5) segnala linizio dello spazio pub-
blico. A caratterizzarlo il viale alberato (Fig. 5, a sinistra), una
strada in terra battuta circondata dalla vegetazione che i non tesserati
della societ italobelga percorrono per andare da una parte allaltra di
Mondello, il cui statuto per non quello del normale marciapiede
(Fig. 9). Si voglia per il materiale di cui costituito il fondo un ter-
riccio chiaro che ricorda la sabbia e che consente di camminarvi su a
piedi scalzi senza particolari problemi si voglia per lombra offerta
dagli alberi, questa zona diventa il teatro di lente passeggiate compiute
per lo pi in costume, secondo un modello di comportamento che
quello del corso del paese. Qui si fanno incontri, ci si ferma a chiac-
chierare, ci si pulisce dalla sabbia o si mangia il pane e panelle. La sua
funzione non affatto quella della strada, e sebbene segua tutto il lito-
rale, non qui che chi si deve spostare rapidamente cammina: i veri
professionisti vanno dalla parte opposta della strada, nel sottile mar-
ciapiede in cemento.
Per quanto riguarda la dimensione ortogonale al mare, e dunque le
diverse latitudini, dovremmo aprire un lungo discorso che ci portereb-
be lontano dagli intenti di questo articolo. Per evitare di far passare del
tutto sotto silenzio questo aspetto, per, diciamo che, come prevedi-
bile, i diversi cortili, sebbene tutti uguali in linea di principio, assumo-
no caratteristiche e prestigio diverso a seconda della loro posizione.
Citt di sabbia (Dario Mangano)

199
Quello che interessante che il valore non dato unicamente dalla
prospettiva che offrono sul golfo ma anche da ci che si trova dalla
parte opposta (un certo bar, oppure il commissariato di polizia che ha
sede in una splendida villa sulla strada). Basta leggere i giornali per
rendersi conto di quanto il diverso prestigio delle zone sia un fatto or-
mai assodato per tutti i palermitani: A Mondello il cortile dei nobili
decaduti, Questanno ci hanno tolto pure le docce titola la Repub-
blica nella cronaca di Palermo il 5 agosto 2007.

4.2. La presa della battigia

Nel sistema che abbiamo descritto, la battigia assume un ruolo di
particolare importanza cos come le pratiche che vi hanno luogo.
qui, infatti, pi che altrove, che i conflitti che sono insiti nel modo di
sfruttamento della spiaggia si manifestano. E con essi diventano visi-
bili le fazioni in lotta, con i rispettivi concetti di vacanza, relax, con-
tatto con la natura, svago e quantaltro. Sono le zone di confine quelle
nelle quali scoppiano le guerre, e ci avviene sempre a causa di una ri-
levante attivit semiotica che qui si realizza (Montanari, 2004): tutto
un interpretare di segni, un decidere quanto un movimento minac-
cioso, cosa ha voluto dire, e come opportuno rispondere. Qualcosa
che avviene, in piccolo, anche a Mondello.
Le fazioni in lotta, ormai noto, sono da un lato i tesserati della ita-
lobelga che desiderano ristorarsi grazie alla brezza marina dal calore
infernale tipico dei cortili chiusi, e dallaltro i palermitani che non si
rassegnano ad essere estromessi dal loro mare. Non si tratta, per, sol-
tanto di coloro che non possono permettersi i costi di una capanna, ma
anche di tutti quelli che pensano il proprio rapporto con il mare in
modo diverso da quello tipico dei tesserati; che non hanno bisogno di
imbandire la tavola per resistere allora di pranzo, che magari ad una
certa ora del pomeriggio sono disposti a considerare attivit diverse da
quelle da spiaggia e che sicuramente tengono di pi a fare il bagno
piuttosto che a star seduti a giocare a carte sotto il proprio ombrellone.
Un esercito nutrito, che fin dalla mattina comincia a occupare la stri-
scia di sabbia, provocando puntualmente la reazione dei tesserati. A
quel punto cominciano gli scontri. Intendiamoci: non ci si picchia di-
rettamente, si lasciano combattere le truppe, che in questo caso sono
PARTE II LA CITT COME FORMA

200
rappresentate, dal lato dei proprietari di capanna, da sedie, ombrelloni,
e sdraio (Fig. 10), e da parte dei cittadini comuni, dalle immancabili
asciugamano (Fig. 11). Quando i nontesserati arrivano al mare la
prima cosa che devono fare apparecchiarsi il posto distendendo la
propria asciugamano: da quel momento in poi il fazzoletto di sabbia
di loro propriet. I virtuosi si attrezzano allora con asciugamano gran-
di quanto la vela di un brigantino per avere pi spazio per muoversi e
per riporre le proprie cose, una strategia vincente in quanto nessuno
avr mai nulla da ridire sul diritto di distendere la propria tovaglia
(come si chiama qui). Lunico atto di rappresaglia, semmai, sar
camminare cos vicino al telo da riempirlo di sabbia proprio quando il
proprietario a fare il bagno, in modo che trovi la lieta sorpresa al suo
ritorno. Lasciugamano a Mondello insomma lequivalente del tap-
peto descritto da Hammad (2001), segna i confini di una sorta di gira-
dino privato, il vero senzatetto allora, da queste parti, diventa colui
che non ha un telo sul quale stendersi (Fig. 12).



Figura 10. I tesserati occupano la battigia con le loro sedie in plastica.
Citt di sabbia (Dario Mangano)

201

Figura 11. I visitatori contrattaccano distendendo i loro asciugamano.




Figura 12. Il caso particolare di una visitatrice islamica che, dovendo rimanere coperta, non
ha ragione di utilizzare lasciugamano.
PARTE II LA CITT COME FORMA

202
Ma il conflitto molto pi affollato di quello che sembri. Se le
truppe sono quelle che abbiamo detto, la guerra, come sempre accade,
non ha luogo solo sul campo di battaglia. Ci sono infatti altri attori a
combatterla. Da una parte il mare, che fa variare continuamente la fa-
scia di 5 metri prevista per la battigia, restringendola soprattutto, e
provocando cos le proteste infuriate degli invasori non tesserati (non
a caso, i giornali locali riservano ogni estate con cadenza quotidiana
almeno una pagina a questo genere di beghe, per esempio: Le due fa-
zioni di Mondello alla conquista della battigia titola La Repubblica
di Palermo del 29 luglio 2007). Dallaltra quella del bagnino, mezzo
poliziotto al servizio del padrone italobelga e mezzo garante della si-
curezza, che cerca sempre molto timidamente di liberare laccesso al
mare invocando le ragioni del bene comune. Tutto conferma il fatto
che la diatriba tra battigia e cortile anche la diatriba tra due modelli
di vacanza, due forme di vita: quello familiare, domestico in tutti i
sensi, e quello dei giovani, meno inclini alla stanzialit, al gruppo
chiuso, allessere confinati in un recinto fisico prestabilito. Ecco allora
che le annuali oscillazioni della battigia, le lotte per farne lievitare la
superficie, tendono invariabilmente ad un modello di spiaggia libera.
Una utopia (visto anche il recente rinnovo della concessione alla so-
ciet italobelga), che non manca per di indicare la via di una tra-
sformazione in atto. Prima di occuparcene, per, vediamo cosa succe-
de a Mondello in inverno.

4.3. Linverno e il regno della continuit

In inverno il paesaggio cambia profondamente: le capanne vengono
smontate e da qualche anno ( conquista recente di un comitato di cit-
tadini) la stessa sorte tocca anche alla inferriata verde. Queste due
semplici variazioni non soltanto ridisegnano il panorama, ma cambia-
no profondamente il modo in cui si fruisce degli spazi, contribuendo a
modificare la composizione di coloro che abitano spiaggia ben pi di
quanto possano le condizioni meteorologiche (che sullisola consento-
no la balneazione da aprile a novembre). La spiaggia viene in qualche
modo restituita ai palermitani, a un certo tipo di palermitani almeno,
riacquistando la sua forma naturale, ritornando ad essere quel para-
diso incontaminato meta prediletta di romantiche fughe dallaliena-
Citt di sabbia (Dario Mangano)

203
zione della metropoli. Ma quello che adesso finalmente uno spazio
privo di soglie, continuo, diventa davvero un tutto indistinto? Come
facile dimostrare, a Mondello rimuovere delle soglie significa render-
ne pertinenti delle altre, diverse dalle prime, ma utili come quelle a dar
senso agli spazi. Facciamo subito un esempio: il viale alberato. Non
appena la ringhiera verde scompare e lincementato (Fig. 5) risulta ac-
cessibile per la passeggiata di tutti, di colpo il viale perde un po della
sua essenza pedonale per diventare una strada frequentata soprattut-
to dagli scooter (Fig. 13). Un destino peraltro comune a qualunque
corso di paese che, come si sa, sempre strada e salotto insieme.
Cambia la funzione ma soprattutto cambiano coloro che se ne interes-
sano, dai pedomobili ai motomobili, attanti diversi che pertinentizzano
elementi dello spazio e della configurazione urbana differenti.
Per non parlare della battigia, il cui destino quanto mai interes-
sante. Zona frequentatissima in estate, non appena viene rimossa la



Figura 13. Scooter a ottobre sul viale alberato.
PARTE II LA CITT COME FORMA

204
staccionata che ne segna il limite, anzich diventare un luogo come
unaltro, frequentato in misura uguale alla parte rimanente della diste-
sa di sabbia, rimane di colpo deserto (Fig. 11). Nessuno ci va pi. Le
asciugamano vengono posizionate sempre dietro quella che era la li-
nea Maginot dei tesserati in estate e questo per nessuna ragione pratica
viste le temperature e la quietezza delle acque. come se fosse lei, o-
ra, la parte riservata secondo una inversione che ci fa pensare alle
maschere di LviStrauss.

4.4. Sulle variazioni stagionali

Abbiamo visto come Mondello sia il teatro per nulla innocente di
una vera e propria migrazione stagionale, ci di cui ci dobbiamo oc-
cupare adesso capire cosa accada da un punto di vista sociale in que-
sta migrazione, mettendo in collegamento questo aspetto con le tra-
sformazioni fisiche del mondo materiale e del paesaggio che abbiamo



Figura 14. La battigia vuota in inverno.
Citt di sabbia (Dario Mangano)

205
visto. Si tratta di un approccio ben noto allantropologia che ha studia-
to approfonditamente questi fenomeni. Molti popoli, infatti, si sposta-
no durante la stagione estiva per cercare zone con un clima migliore,
oppure per avere modo di procurarsi pi facilmente il cibo, ma gli ef-
fetti di tali migrazioni non sono soltanto pratici. Non si tratta sempli-
cemente di raccogliere frutta migliore o cacciare in zone pi popolate,
ma di cambiare profondamente il proprio stile di vita, tanto da far sor-
gere il dubbio se il motivo che spinge a migrare sia quello di trovare
pi facilmente qualcosa da mangiare, oppure se ci che davvero si
cerca sia un diverso modo di interrelarsi con la comunit. Particolar-
mente interessanti si sono rivelate per noi le migrazioni dei popoli e-
schimesi analizzate da Mauss (1906). Ci che accomuna i palermitani
a questo popolo cos lontano il fatto che in entrambi i casi nella bella
stagione si lasciano le case invernali per trasferirsi in altre residenze
molto pi provvisorie delle prime. Gli eschimesi vanno a vivere in ve-
re capanne fatte di bastoni e pelli di foca, mentre gli abitanti del capo-
luogo siciliano si spostano nelle cabine di cui s detto. vero che gli
eschimesi passano anche la notte nelle capanne mentre ai palermitani
questo non succede, ma per il resto la vita si svolge in un ambiente
completamente diverso da quello cui si abituati e cosa pi impor-
tante secondo sistemi di relazione molto differenti. Il tesserato tra-
scorre lintera giornata in prossimit della sua capanna, in un cortile
popolato da altre famiglie che presto impara a riconoscere come suo.
Il contatto con i vicini inevitabile e pi diretto di quello che si pu
avere in un condominio: c pi tempo per parlarsi e conoscersi, inol-
tre, questa configurazione spaziale genera subito un effetto di comuni-
t, stimolando un senso di appartenenza nei confronti non soltanto de-
gli altri cortili, ma pi ancora dei veri altri, quelli che stanno sulla
battigia e che bisogna scavalcare ogni qualvolta si decida di fare il ba-
gno. Insomma la vita estiva del mondelliano una vita di comunit
(Gemeinschaft) che recupera la dimensione del paese, risvegliando
modalit relazionali che difficile si realizzino nella metropoli in cui
predomina il modello pi razionale della societ (Gesellschaft) (come
anche, allopposto, nello spazio invernale meno arredato e pi natura-
le). Lesempio degli eschimesi indicativo: ci che interessa Mauss
non il cambio di zona o di casa, ma il fatto che in inverno questi po-
poli vivano in famiglie allargate, in cui c una forte condivisione non
PARTE II LA CITT COME FORMA

206
soltanto dello spazio ma di moltissime altre funzioni sociali; mentre in
estate le famiglie si separano e, come per incanto, una serie di usi spa-
riscono. La religione per esempio. In inverno quando si tutti insieme
permea profondamente la quotidianit, ogni fatto viene interpretato al-
la luce di radicate e rigide credenze, in estate invece, questa dimensio-
ne cos condizionante sparisce del tutto. La vie dhiver et [] la vie
dt ne se traduit pas seulement dans les rites, dans les ftes, dans les
crmonies religieuses de toute sorte; elle affecte aussi profondment
les ides, les reprsentations collectives, en un mot toute la mentalit
du groupe (Mauss, 1906, p. 219). Quello che vediamo accadere a
Mondello ha le stesse caratteristiche, soltanto che rispetto al caso e-
schimese tutto funziona al contrario: dove per gli eschimesi lestate
la stagione della solitudine, per i palermitani quella della condivisio-
ne e della socialit.


5. La natura di Mondello

Parlare di Mondello ci ha portato nei paragrafi precedenti a far rife-
rimento pi volte ad un stato di natura dal quale sembra ci si allon-
tani o avvicini a seconda del modo in cui si utilizza la spiaggia, obbli-
gandoci a definirlo in relazione a quello di cultura. Ma se il concetto
di natura non pu essere considerato unico, necessario prevedere ac-
canto al multiculturalismo cui siamo abituati e che, anzi, ci sembra del
tutto scontato, anche la possibilit di un multinaturalismo (Latour,
1999), concetto questultimo pi scomodo e difficile da gestire da par-
te della scienza, perch la obbliga a definire tutte le volte le condizioni
a partire dalle quali qualunque ragionamento pu essere considerato.
La natura tale solo in rapporto a ci che la circonda, che si trova
accanto ad essa nello spazio (sintagma), ma anche a ci che si sarebbe
potuto trovare al suo posto in quella stessa situazione (paradigma). Il
caso di Mondello emblematico in questo senso. Durante linverno, lo
abbiamo detto, per il palermitano la via di fuga, il punto in cui pu
finalmente ritrovare la natura che tanto gli manca in citt. Questo ac-
cade per soltanto per nove mesi lanno, per i rimanenti tre si trasfor-
ma nel pi socialmente denso dei luoghi: tanta gente, tante relazioni,
tante cose, e sulla spiaggia nasce una vera e propria citt con regole
Citt di sabbia (Dario Mangano)

207
diverse da quelle dellaltra citt, quella di cemento e asfalto, ma non
per questo meno urbana nello spirito. Il sole e il mare, sempre al lo-
ro posto, non sono pi gli stessi, quella non pi la natura che cercava
il nostro palermitano in fuga, una forma di cultura, diversa da quella
cittadina, ma altrettanto capace di far sentire il suo peso. Cosa accade
a questo punto che la natura non pi la stessa? Siamo prigionieri di
una indistinta cultura? Assolutamente no, piuttosto si costruisce
unaltra /natura/: entra in gioco Capo Gallo (Fig. 15), una zona irta di
scogli subito oltre il paese che in inverno era rimasta deserta, sebbene
sia ricca di paesaggi altrettanto suggestivi di quelli della spiaggia e
priva della dispettosa sabbia.
Risulta evidente da questo ragionamento come il preculturale, il
regno dellindistinto, di ci che Greimas (1976) chiamava estensione e
che idealmente precede il luogo che lesito di una operazione di
formazione (e dunque una sostanza), sia unentit concettuale che non



Figura 15. Capo Gallo allinizio della stagione estiva.
PARTE II LA CITT COME FORMA

208
possibile pensare se non a partire da questultimo. Per dirla in termi-
ni hjelmsleviani, lestensione in quanto materia a partire dalla quale
lattivit semiotica si esercita come operazione di messa in forma e
dunque di costruzione di una sostanza, non pensabile se non a partire
proprio dalle concrete realizzazioni culturali con le quali veniamo in
contatto e che, loro soltanto, ci consentono di pensare una dimensione
presemiotica.
Se non c natura senza cultura e questi due concetti si presentano
come opposti (ossia come una categoria semantica) il modo di ragio-
nare semiotico impone di guardare allinterno di questa categoria per
valutare se le due posizioni logiche che essa custodisce siano rappre-
sentate nella realt. A offrirci questa possibilit lo strumento del
quadrato semiotico che presentiamo nelle figure 17 e 18.





Figura 16. Uno degli edifici abbandonati che realizzano il terrain vague accanto Mondello
Paese.
Citt di sabbia (Dario Mangano)

209
Questi schemi ci invitano a riflettere sul fatto che dietro ogni cate-
goria si nasconde sempre unarticolazione pi complessa che com-
prende anche altre posizioni possibili che giocano un ruolo fondamen-
tale in qualunque struttura semantica. Mondello da questo punto di vi-
sta esemplare. In inverno le posizioni sono chiare: Mondello coinci-
de con la /natura/ mentre Palermo con la /cultura/. Con la bella stagio-
ne si verifica invece una risemantizzazione che nel nostro quadrato
percepiamo come uno spostamento: Mondello passa dallo statuto di
/natura/ a quello, pi ambiguo, di /non natura/, ed qui che subentra
Capo Gallo che ristabilisce gli equilibri prendendo il posto lasciato li-
bero da Mondello. A questo punto per il territorio che separa questi
due spazi, ossia MondelloPaese, non pu non entrare a giocare un
ruolo. Quale sia questo ruolo per di primo acchito non chiaro. Co-
me posizionare linsieme di ristoranti, pizzerie, paninerie, bar che po-
polano questarea nel quadrato? Risulta immediato pensare questa zo-
na come il supporto dedicato al vettovagliamento di coloro che abita-



Figura 17. La struttura semantica di base di Mondello in inverno.


Figura 18. La struttura semantica di base di Mondello in estate.
CAPO GALLO PALERMO

/ natura/ / cultura/

MONDELLO-PAESE


/ non cultura/ / non natura/

TERRAIN VAGUE MONDELLO
MONDELLO PALERMO

/ natura/ / cultura/




/ non cultura/ / non natura/
PARTE II LA CITT COME FORMA

210
no la spiaggia e dunque una parte fondamentale della citt di capanne.
MondelloPaese insomma come Mondello (/non natura/) o addirittura
come Palermo (/cultura/). Ma la struttura semantica che abbiamo pre-
visto ci segnala lesistenza di un termine, quello della /non cultura/,
che non abbiamo riscontrato. Ora, lo scopo dei modelli come il qua-
drato semiotico non solamente quello di consentirci di sistematizzare
le nostre riflessioni, ma anche, e forse soprattutto, quello di segnalarci
la possibile esistenza di aspetti di un dato problema che sulle prime
potevamo non aver considerato. Un modello valido solo se ci con-
sente di prevedere degli effetti di senso, e nel nostro caso esattamen-
te cos che funziona, obbligandoci a guardar dentro una scatola, quella
di MondelloPaese, che non possiamo per nulla considerare uniforme
e le cui differenze interne entrano perfettamente nel sistema che ab-
biamo considerato.
Questa singolare borgata, infatti, per quanto popolata in maggior
misura da bar e ristoranti, li concentra nella parte pi vicina alla
spiaggia mentre, man mano che si prosegue sulla costa per giungere a
Capo Gallo, ci che era un brulicare di locali improvvisamente scom-
pare. Ci che segue non per un incontaminato pezzo di costa, bens
un numero di edifici (ex esercizi commerciali per lo pi) abbandonati
(Fig. 16) del tutto inaudito per una zona turisticamente cos valida.
Una vera e propria zona morta, perfetto terrain vague in cui il vuoto
di senso solo apparente perch in effetti un senso esiste ed quello
di nonessere qualcosa. Basta guardare il paese durante la notte dalla
spiaggia (Fig. 19) per rendersi conto di come questo vuoto sia per-
cepibile nellilluminazione: molto forte a sinistra, nulla in mezzo, e di
nuovo presente a destra, in prossimit del Capo. Si tratta allora con
tutta evidenza di quella /non cultura/ rispetto alla quale il nostro qua-
drato ci aveva messo in guardia. Percorrere il golfo di Mondello fino a
Capo Gallo in estate significa allora vivere i momenti di un percorso
narrativo rispetto al quale la /natura/ diventa lobiettivo finale, un o-
biettivo che in inverno, quando lorganizzazione semantica degli spazi
diversa, non pi tale, non pi parte di quella narrazione. Per que-
sto non si fa nulla per riqualificare questo luogo: esso durante la sta-
gione invernale sparisce, perde ogni pertinenza, ogni senso, e dunque
la sua stessa esistenza, e quando la riacquista allorch la spiaggia vie-
ne ricolonizzata ormai troppo tardi e non rimane che tenerlo com.
Citt di sabbia (Dario Mangano)

211
6. Dal vedere al fare: levoluzione di Mondello

Da quanto si detto, appare evidente che a Mondello, come in qua-
lunque altro luogo, una riqualificazione deve essere pensata innanzi-
tutto come un effetto di senso, ed ci che sta accadendo oggi sulla
spiaggia a darcene conferma. Dalla passata stagione, infatti, la Societ
italobelga ha disposto che una piccola parte della spiaggia fosse
sgombrata dalle capanne e attrezzata con sdraio e ombrelloni come
accade in moltissime altre localit turistiche. Una mossa che ha avuto
un grande successo commerciale riportando a Mondello alcuni di quei
frequentatori invernali che non riuscivano ad adattarsi alla capanna e
al modello di vita che comporta, ma soprattutto i turisti. Quel sistema
di fruizione della spiaggia, infatti, non prevedeva minimamente la
possibilit che la spiaggia potesse ospitare anche loro. Come avrebbe
dovuto fare, daltronde, uno straniero a capire il complesso sistema
delle capanne adattandosi a prendere anche lui forzatamente possesso
della battigia? Impossibile. Ed infatti a Mondello non si sono mai visti
forestieri fino a questanno in cui sono magicamente ricomparsi. ba-
stato togliere le capanne e modificare la recinzione (Fig. 20) per cam-
biare del tutto leffetto di senso creato dalla spiaggia. Il mare dei pa-
lermitani si avvia a non essere pi soltanto dei palermitani dunque.



Figura 19. Il panorama notturno di MondelloPaese e, fra le due stanghette bianche, il terrain
vague accanto al paese (a sinistra) e Capo Gallo (a destra).
PARTE II LA CITT COME FORMA

212
Non dimentichiamo per che quando si parla di citt, cos come
quando si parla di lingua, cambiare un termine (anche quando lo si fa
con un sinonimo) significa potenzialmente cambiare il senso
dellintera frase. Dobbiamo chiederci allora cosa ne sar a questo pun-
to del senso di Palermo e di Capo Gallo, oltre che della rimanente par-
te di costa. Finora, quando nasceva la citt di capanne sulla sabbia, Pa-
lermo diventava di colpo diversa, molto pi vivibile: si frequentavano
altri esercizi pubblici, si facevano altre passeggiate, si facevano altre
cose. Si usciva molto di pi insomma, vivendo in maniera diversa la
citt. Per capire verso quale Mondello o Palermo si vada allora e
per fare in modo che ce ne sia una non serve una teoria della citt
intesa come un modello statico, ma una semiotica, ovvero una teoria
della trasformazione, del senso in quanto produzione e non in quanto
prodotto.





Figura 20. La nuova Mondello con le sdraio e gli ombrelloni.
Citt di sabbia (Dario Mangano)

213
Riferimenti bibliografici

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Leggere lo spazio, comprendere larchitettura, Meltemi, Roma 2003).
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PARTE II LA CITT COME FORMA

214

215

Oltre lidea di citt

GUIDO FERRARO
*




Beyond the idea of city.

English abstract: What we usually call town can still be seen as a specific part of
an objective reality? When the appeal of the urban was at its zenith, the concept was
already primarily designating not a place but a process, a way of transforming social
relations and personal stories. As the concept of urban has always been based on a
differential gap with the surrounding areas, we are no more always able to discrimi-
nate urban areas from something not urban. And finally we are pushed to think that
towns are not there, and maps are not an instrument to describe their independent
reality, but that the new purpose of maps is to create the urban effect, inventing
the identity of places, their plan and their boundaries: the new maps, in the era of
Google and social networks, dont represent a territory, they write it.

English keywords: city, limits, maps, social networks.



Ormai da diversi anni si andata diffondendo e consolidando lidea
che quello che siamo soliti chiamare citt non vada pensato come
unentit dotata di una sua solida e oggettiva presenza, ma come un
modo di percepire e pensare una porzione di spazio antropizzata. I
semiotici possono dire quindi, nei loro termini, che citt un effetto
di senso, riprendendo del resto in questo modo certi aspetti di quanto
gi era stato elaborato, ad esempio, allepoca dellinteresse dei semio-
tici per il concetto di paesaggio. Leffettocitt quindi il risultato
di una soggettiva lettura dei luoghi, il che ovviamente rende pertinente
e interessante la precisazione di quali regole determinino linter-
pretazione di una porzione di spazio quale realt urbana, e di come tali
regole cambino nel tempo.
La semiotica convoca allora propri modelli su cui da tempo lavora,
come la fondamentale opposizione centro/periferia, ma forse pi inte-

*
Universit di Torino.
PARTE II LA CITT COME FORMA

216
ressante sarebbe ragionare in termini che, potremmo dire, vedono nel-
la citt la rappresentazione di determinati regimi di trasformazione
(concetto che ha poi qualche imparentamento con quello di transitivi-
t, lanciato da Benjamin e recentemente ripreso da Ash Amin e Nigel
Thrift (2001): citt un territorio strappato al dato naturale, proie-
zione di un volere progettuale, punto di arrivo di un percorso di gene-
razione culturale sicch citt sarebbe il punto di arrivo di un pro-
getto continuamente in corso e continuamente ridefinito. Perch in de-
finitiva lobiettivo di questo progetto il mantenimento magari an-
che finzionale, illusorio, ingannevole se vogliamo di una bengodi
della virtualit: lo spazio del possibile, dellincrocio tra tutte le identi-
t e tutti i linguaggi, fra tutte le prospettive e tutti i programmi di vita
(su questi aspetti cfr. Sgroi, 1997; ma non privo dinteresse a questo
proposito lavvicinamento tra citt e romanzo fatto da alcuni semioti-
ci, tanto pi se pensiamo a quanto Bachtin aveva detto sul roman-
zo). Allepoca della corsa alla citt, lo spazio urbano sembra essere
stato sentito da molti come il luogo ove era davvero possibile la tra-
sformazione della propria identit opponendosi in questo senso alla
campagna, luogo della stasi e della ripetizione, dei cicli naturali, itera-
tivi, e parallelamente spazio legato a un quadro sociale per sua natura
votato alla stabilit.
Collegandoci a questa prospettiva, possiamo ricordare come non
costituisca novit neppure sostenere che la citt non sia unentit, non
sia un luogo bens un processo lo ha scritto in particolare Manuel
Castells (1996), nel suo libro sulla Network Society. Ma se possiamo
dire che nellottica di oggi la citt possa essere intesa come un pro-
cesso, possiamo anche riconoscere che in effetti la citt sia stata alla
radice concepita in effetti come un processo, precisando in tal senso
che il concetto di citt vale come tale dentro la prospettiva dinamica
di un fenomeno come lurbanesimo, storicamente situato pur se collo-
cabile in molteplici condizioni storiche. Non consideriamo qui la di-
mensione ovviamente pertinente dellevoluzione diacronica, le-
gata a trasformazioni essenziali nei modi di produzione, di consumo,
di organizzazione sociale eccetera, ma assumiamo la prospettiva a noi
pi abituale per cui processo termine correlativo a sistema: proces-
so si riferisce a unazione condotta sulla base del raggiungimento di
uno scopo, per lottenimento di certi valori o lacquisizione di una cer-
Oltre lidea di citt (Guido Ferraro)

217
ta identit. Pensiamo dunque a un processo attivato e indirizzato da un
Soggetto, definito da una determinata posizione nella rete sociale: in
questo senso, lurbanesimo pensabile come un programma narrativo
che aspirava a raggiungere valori tra i quali cera per esempio
senzaltro la sicurezza, o laspirazione a far parte di un ambiente uma-
no dotato di maggiore organicit: questo in dipendenza di una pi pre-
cisa articolazione delle funzioni e specializzazione dei compiti, quindi
grazie alla compresenza e complementarit di istituzioni, attivit, pro-
fessioni il che, come molti hanno notato, comporta anche loppor-
tunit di una condivisione dello spazio tra differenti strati sociali.
Basta citare gi solo queste due componenti essenziali per renderci
conto che per leggere sicurezza nellambiente urbano, finiti i tempi
in cui contavano le opere di fortificazione e le guarnigioni militari, si
doveva coglierla nella stessa percezione di uno spazio denso, cos
come lorganicit di un interagire di parti caratterizzate da funzioni
complementari era legato anchesso alla lettura di uno spazio come
denso. In altre parole, sotto certe prospettive sembra che basti avvi-
cinare le persone, le case, le attivit, concentrandole in un ambito pi
ristretto, che basti insomma infittire il territorio di elementi che co-
munque costituiscano le molecole di uno spazio abitato o se vo-
gliamo che basti eliminare i vuoti, diminuire le distanze, serrare le fila,
insomma per avere almeno alcuni degli effetti di senso chiave del
fare citt.
Ma va rilevato che la nostra idea di citt come luogo denso, fitto di
case e di persone, e la conseguente convinzione dellevidenza oggetti-
va della citt come spazio denso che si contrapporrebbe alle ipotesi
pi elaborate cui abbiamo accennato solo uno dei modi di pensare
la citt. Non tutte le citt possiedono di fatto questa evidenza. Basti ri-
cordare che quella che si considera la maggiore citt dellepoca me-
dioevale, con una popolazione stimata tra i cinquecentomila e il mi-
lione di abitanti vale a dire Angkor, la capitale dellimpero Khmer
si estendeva su una superficie incredibilmente vasta, recentemente
valutata nellordine del migliaio di chilometri quadrati (non molto
meno dellattuale Los Angeles, per intenderci). Si trattava, dicono gli
archeologi, di un complesso urbano ad altissima strutturazione, con
una notevolissima organizzazione di servizi interni e un imponente si-
stema di approvvigionamento dacqua, e per a bassa densit abitativa
PARTE II LA CITT COME FORMA

218
come del resto lo erano anche le grandi citt dellAmerica preco-
lombiana. Qualcosa del genere vale del resto ancora oggi, per esempio
per unaltra grande citt dellIndocina come Rangoon, in molte sue
parti anche centrali non riconoscibile ai nostri occhi quale ag-
glomerato urbano.
Non sempre dunque la presenza della citt leggibile nei nostri
termini; la citt non necessariamente, sempre e dovunque, quello che
siamo soliti pensare. Mettiamo in dubbio, allora, la nostra tradizionale
concezione della citt come legata a una misura di densit. Oggi, es-
sendo in grado di cogliere le mille variazioni dei fondamentali bisogni
antropologici del fare gruppo, possiamo guardare allurbanesimo an-
che come a un modo ai suoi tempi innovativo per elaborare una cultu-
ra comune, per dar vita a forme di pensiero meglio collettivamente
condivise: lurbanesimo pu essere visto anche come lultima applica-
zione di un meccanismo di crescita culturale per addensamento. La
citt ha dei numeri: pi teste pensanti, pi possibilit per lo scambio
delle merci e delle idee, anche pi possibilit di confronto fra patri-
moni desperienze in qualche misura diverse. Parallelamente, sinten-
de, la citt dispone di maggiori masse lavoratrici per innalzare edifici
e monumenti che sfidino il cielo o per dar vita a forme di produzione
serializzata e massificata, dove ancora una volta la dimensione nume-
rica diventa un prerequisito fondamentale.
Lera industriale quindi non a caso considerata come il momento
di massima affermazione del modello della struttura urbana, sicch
stato facile a molti studiosi riconoscere come per tanti aspetti lepoca
postindustriale comporti un qualche superamento di tale modello.
Tra le dimensioni interessanti da un punto di vista semiotico c
senzaltro quella che accomuna strutture spaziali e strutture comunica-
tive. Nel fondamentale saggio No sense of place Joshua Meyrowitz
(1985) mostra come i media annullino progressivamente la relazione
tra la comunit culturale (o il gruppo sociale) e la prossimit nello
spazio. Questo limita almeno certi aspetti del rilievo della densit so-
ciale e apre la via alla prospettiva della gi ricordata Network Society
e alla possibilit di parlare di strutture che funzionalmente equivalga-
no a quelle urbane ma siano deterritorializzate: forse in fondo facen-
doci pensare a un fenomeno di urbanizzazione totale, a una citt dif-
fusa, senza pi confini e identit differenziale. Come ad esempio os-
Oltre lidea di citt (Guido Ferraro)

219
serva Massimo Ilardi (2007, pp. 3738) nel suo libro sul tramonto del
vecchio concetto di non luogo, la definizione sociale dello spazio
ormai stabilita dai circuiti del mercato e della comunicazione, che se-
guono loro regole e nuovi modelli fondamentalmente il modello
della rete per cui oggi fuori della metropoli non c pi nulla:
non c, dunque uno spazio che per essere meno densamente urbaniz-
zato si distingua in termini di stili di vita, di linguaggi, di forme di so-
cialit.
Quello che innanzi tutto sembra andato perduto, agli occhi degli
studiosi recenti, la leggibilit stessa di una porzione di spazio come
area urbana. Come ai semiotici ben noto, ogni entit definibile solo
a partire da una differenza, ma oggi dicono i sociologi della dimen-
sione urbana la citt si oppone ormai solo debolmente a quella che
un tempo era nettamente identificata come campagna, o comunque a
uno spazio non urbanizzato. Ma forse la stessa percezione delle
grandezze e delle qualit dello spazio a non essere pi percepita nei
modi tradizionali. Su un piano molto concreto, la configurazione spa-
ziale che in modo apparentemente ovvio definiva la citt viene vissuta
sempre pi in termini di accessibilit e di percorribilit, dunque in de-
finitiva traducendo le dimensioni spaziali in temporali: le distanze si
misurano in minuti piuttosto che in chilometri. Di conseguenza, la
mappa culturale dei luoghi muta drasticamente, allontanandosi dalle
rappresentazioni inefficaci di ogni mappatura meramente fisica: se
consideriamo in termini di tempi laccesso da una zona allaltra della
citt, e parallelamente conduciamo la stessa operazione su un territorio
comprendente un certo numero di centri minori disgiunti, ci possiamo
rendere conto che in termini di possibilit di accedere a servizi, di di-
sporre di unarticolazione tra zone complementari, di fruire occasioni
di socialit eccetera, il risultato ormai troppo simile sotto moltissimi
aspetti.
Daltro canto, il crescere delle dimensioni e delle densit degli spa-
zi urbani non va pi a vantaggio della loro identit, ma tende semmai
a travolgerla e mandarla in frantumi. A un certo punto leffetto tradi-
zionale di compattezza dellagglomerato urbano tende a perdersi, la
citt abdica alla sua omogeneit e non riesce pi a gestire la comple-
mentarit tra aree interne diversamente specializzate; come spesso ac-
cade, si prospettano forme di rovesciamento del centro nella periferia,
PARTE II LA CITT COME FORMA

220
o si disegnano barriere interne che incidono linee di disgregazione non
facilmente valicabili, vere e proprie trincee come ad esempio quella
che a Torino pu essere osservata lungo Corso Regina Margherita,
nellarea intorno a piazza della Repubblica. Qui, soprattutto nelle ore
serali, si rileva una netta linea di spaccatura, su un lato della quale si
schierano le falangi di un pacifico ma compatto esercito di africani,
mentre sul versante opposto si accalcano le truppe locali, costituite
soprattutto da folti drappelli di giovani che fanno di questarea di con-
fine una delle zone pi trendy e sofisticate della citt. Nessun passag-
gio graduale, dunque, nessun vantaggio di vicinanza, nessuna compat-
tezza o complementarit; la visione oggettiva della mappa fisica non
rivela nulla della mappa reale di un vissuto urbano che trae senso dalla
contemporanea presenza ed esclusione dellaltro: i ristoranti etnici e i
raffinati caff alla marocchina frequentati dai giovani torinesi su un la-
to della trincea sono tanto allusivi quanto inaccessibili alle falangi ne-
re disposte sullaltro lato esattamente del resto come da quel lato i
caff marocchini e i ristoranti di cuscus sono altrettanto off limits per i
non africani. La citt stringe artificialmente gli spazi tra le realt cultu-
rali, ma non li cancella, anzi palesemente li traduce nei termini di una
configurazione virtuale, che non a caso fa rotta verso il piano dellim-
maginario.
Tutto questo non fa che sottolineare la distanza crescente dalla rap-
presentazione tradizionale della citt. Abbiamo tutti potuto constata-
re il moltiplicarsi dei modi in cui una mappa pu essere concepita e
impiegata, ma fino a poco tempo fa si poteva comunque vedere la
mappa come lettura del territorio, per quanto parziale e soggettiva: es-
sa ancora manteneva in effetti una primariet del territorio rispetto alla
rappresentazione che lo leggeva, sicch la mappa restava uno strumen-
to di accesso a qualcosa che era l. Ma gi la mappa del banale na-
vigatore satellitare, che cambia sotto i nostri occhi ridefinendo le linee
dei suoi percorsi a seguito dellosservazione del nostro comportamen-
to, la mappa che ci osserva e si riconfigura di conseguenza, ci si pre-
senta oggi come lantenata delle mappe di cui ci troveremo circondati
nei prossimi anni: mappe personalizzate, mappe che abbozzano pro-
poste e si ridisegnano al volo sulla base delle nostre reazioni, mappe
che tracciano sullo spazio esterno i percorsi dei programmi narrativi
generati dallespressione dei nostri desideri Aggiungiamo che
Oltre lidea di citt (Guido Ferraro)

221
come sa chi conosce il senso della personalizzazione nel contesto
delle teorie recenti del marketing e dei consumi non si deve inge-
nuamente pensare che si tratter di strumenti che semplicemente ubbi-
discano alle inclinazioni dellindividuo, tanto pi che gli individui si
definiscono in contesti sempre pi chiaramente tribali, di elaborazione
collettiva. I meccanismi di social tagging del territorio sono in effetti
gi decisamente in atto: si pensi a tutto il lavorio con cui ci simpegna
a riportare su mappe come quelle di Google le proprie indicazioni, le
proprie scoperte da condividere, i link ai filmati su YouTube, ecc.
Avremo dunque mappe legate a realt di groupware e di social ne-
tworking, ma anche inevitabili mappature brandizzate: si potr percor-
rere uno spazio urbano secondo il disegno elaborato da Facebook o da
Tribe.net, oppure da Michelin o da Prada, oltre che naturalmente dai
responsabili degli enti locali o dagli esperti delle associazioni paesag-
giste. E saranno, per ciascuno di questi casi, esperienze profondamen-
te diverse, perch ognuna di queste prospettive tende per suo statuto a
elaborare una specifica concezione del territorio, disegnando spazi de-
finiti dalle proprie logiche interne, senza molte ragioni di seguire i
confini o le densit oggettive della vecchia epoca urbana. Probabil-
mente, anzi, e del tutto ragionevolmente, questi strumenti avranno tan-
to pi successo quanto pi si renderanno autonomi dalloggettivit da-
ta del territorio fisico, scegliendo di seguire piuttosto proprie logiche
dattrazione che poco hanno a che fare con i processi e le ragioni che
portarono un tempo a configurare gli agglomerati urbani. Quando le
mappe leggevano il territorio, le citt imponevano la loro voluminosa
e inconfutabile esistenza, ma quando le mappe iniziano piuttosto a
scrivere il territorio, reinventandolo a partire da altri principi, pu ben
accadere che finisca per dissolversi la stessa percezione di una realt
urbana.



Riferimenti bibliografici

Amin A., Thrift N. (2001), Cities. Reimagining the Urban, Polity Press, Cambridge
(trad. it. Citt. Ripensare la dimensione urbana, il Mulino, Bologna 2005).
Castells M. (1996), The Rise of the Network Society, Blackwell, Oxford (trad. it. La
nascita della societ in rete, Bocconi, Milano 2002).
PARTE II LA CITT COME FORMA

222
Ilardi M. (2007), Il tramonto dei non luoghi, Meltemi, Roma.
Meyrowitz J. (1985), No Sense of Place. The Impact of Electronic Media on Social
Behavior, Oxford University Press, New York (trad. it. Oltre il senso del luogo.
Come i media elettronici influenzano il comportamento sociale, Baskerville, Bo-
logna 1995).
Sgroi E. (1997), Mal di citt. La promessa urbana e la realt metropolitana, Franco
Angeli, Milano.

223


You Turin
La rappresentazione di Torino nel mondo
degli user generated contents

ANTONIO SANTANGELO
*




You Turin The Representation of Turin in the World of User Generated Contents.

English abstract: YouTurin is the title of a research that deals with the theories of
some semioticians who, in the last years, have tried to define the role of semiotics in
the context of social sciences. The main goal is to highlight the best procedures to find
out the cultural models that work inside and around Torino, determining the vision its
citizens have of it. Everything starts with a sort of a bet: that from some simple textual
analyses of the user generated contents shared in social networking environments, like
YouTube or MySpace, we can draw the main grammar of the way people use to
think about a town. Therefore, what we find out is not only the meaning of some vid-
eos, but also the reasons why architects and politicians acted like they did, in the last
years, to change the shape and the identity of the urban landscape. Of course, to verify
this hypothesis, the research doesnt stop at the user generated contents analyses, but
it compares the cultural models they are based on, to the ones that are displayed in
other texts, like a best seller essay on Torino, some communication campaigns of the
local authorities and, finally, the words of an architect who has recently constructed
some very important buildings in town. The results that talk about a mythical vi-
sion of Torino, which is trying to take distance from its recent industrial past con-
firm the theories we chose to guide the research, revealing that starting to study an ob-
jective space like a town, from the subjective points of view of YouTube or MySpace
users, is not actually a bet, but a precise strategy to understand and describe the cul-
tural models that we build together to give birth to the socially shared vision of that
space.

Keywords: Turin, media studies, usergenerated contents, cultural models, socio
semiotics.




*
Universit di Torino.
PARTE II LA CITT COME FORMA

224
Premessa

YouTurin il titolo di una ricerca che ho messo a punto per con-
frontarmi con le teorie di alcuni degli studiosi che, negli ultimi anni,
hanno cercato di definire il ruolo e i metodi della semiotica tra le
scienze sociali.
Lobiettivo era dotarmi degli strumenti e delle procedure danalisi
pi efficaci per individuare i modelli culturali che operano dentro e at-
torno alla citt di Torino, determinando limmagine che, di questulti-
ma, custodiscono i suoi cittadini.
La curiosit, invece, era di verificare se, a partire da alcune sempli-
ci analisi testuali, basate sui contenuti generati e condivisi dagli utenti
di YouTube, MySpace, LiberoVideo, Blogger e Qoob, tutti ambienti
telematici di social networking, fosse possibile astrarre una sorta di
grammatica del pensiero sulla citt, in grado di rendere conto non
solo del significato di una serie di video o di discussioni nei forum on
line, ma anche, per esempio, delle operazioni architettoniche e politi-
che messe in atto, negli ultimi anni, da chi si occupato di dare forma
allo spazio urbano del capoluogo piemontese.
Questo articolo una presentazione delle analisi che ho condotto,
delle ragioni teoriche che le hanno sostenute e dei loro risultati. Esso
suddiviso in due parti, che possono essere lette in maniera indipendente.
Anche se la seconda il resoconto della fase empirica della ricerca
deve essere vista come una conferma delle considerazioni iniziali.


1. La citt, gli user generated contents e la semiotica come scienza
sociale

1.1. La semiotica come scienza sociale della intersoggettivit

Conducendo la mia ricerca, ero interessato, in primo luogo, a veri-
ficare una proposta teorica di Ferraro che, nel suo articolo La semioti-
ca e le scienze sociali (2000, pp. 163172), suggerisce di tornare a
pensare la nostra disciplina nei termini di una scienza della soggetti-
vit, in grado di prendere le distanze da una visione oggettivante di
ci che essa studia.
You Turin La rappresentazione di Torino nel mondo (Antonio Santangelo)

225
Basandosi sul celebre esempio di Saussure (1922, pp. 143145),
sulla natura mentale e differenziale dei significanti dei segni, Ferraro
approfondisce questi concetti, sostenendo che

il mondo oggettivo indefinitamente variabile, instabile, legato alle variazioni indi-
viduali, non pienamente regolato per esempio ciascuno pu vergare una lettera
dellalfabeto con una grafia particolare tutta sua, individuale e instabile mentre il
mondo soggettivo stabilisce delle categorie astratte e ben formate come per e-
sempio i grafemi che costituiscono lalfabeto e queste categorie soggettive sono
espressione di regole, hanno stabilit, appartengono al livello del collettivo (Ferraro,
2004, p. 29).

Alla luce di queste riflessioni, gli studi sulla citt, condotti sui vi-
deo e sui discorsi degli utenti dei social network on line, possono rive-
larsi molto significativi. Essi, infatti, permettono al semiologo di con-
frontarsi con quelle visioni soggettive della realt di cui parla Ferra-
ro. User generated contents significa, per lappunto, contenuti genera-
ti direttamente dai singoli individui, i quali si servono di tecnologie di
condivisione come YouTube o Facebook, per parlare con gli altri del
proprio punto di vista sul mondo. Da un lato c un oggetto la
citt che viene rappresentato sotto molteplici sfaccettature.
Dallaltro, se le teorie sulla semiotica come scienza sociale della sog-
gettivit sono corrette, dovrebbero esserci delle regolarit, delle logi-
che di lettura della citt stessa, che accomunano i diversi sguardi delle
persone, rassicurandole del fatto che, in fondo, stanno parlando della
medesima realt.
A questo proposito, sono interessanti le affermazioni di due socio-
logi della conoscenza, Peter Berger e Thomas Luckmann, i quali, nel
loro famoso saggio sulla realt come costruzione sociale (1966, pp.
4258), affermano che questultima il prodotto dellinterazione degli
individui, per mezzo dei segni. Ma, soprattutto, i due studiosi ci sug-
geriscono dove ricercare la realt, indicandoci un campo dindagine
preciso: le interazioni tra le persone, mediate dal linguaggio. l, in-
fatti, che, scambiandoci visioni condivise delle cose, ci convinciamo
della stabilit della loro vera natura.
Anche sotto questo aspetto, lo studio della rappresentazione della
citt, nel mondo degli user generated contents, si dimostra interes-
sante. Daltra parte, in ambienti come i social network, gli individui
PARTE II LA CITT COME FORMA

226
non fanno altro che discutere attorno a video, fotografie, frasi pro-
nunciate da qualcuno, citazioni, costruendo insieme unidea precisa
della realt.
Fondamentale, per, comprendere i meccanismi di questa costru-
zione simbolica. A questo proposito, Ferraro (2004, pp. 7682), rife-
rendosi alle teorie di Claude LviStrauss sul funzionamento dei miti,
suggerisce di rinunciare alla classica distinzione saussuriana tra lan-
gue (il sociale, la regola) e parole (lindividuale, la realizzazione della
regola stessa). Quando si tratta di ragionare sulla circolazione dei mo-
delli culturali che contribuiscono a definire una certa visione del mon-
do, infatti, non ci sono singoli individui che fanno le loro scelte, per
comporre frasi ben formate, a partire dalle infinite virtualit rese pos-
sibili dalla lingua. Piuttosto, c una specifica grammatica, intesa co-
me un sistema di classificazione dellesperienza, che si preoccupa di
dire che cosa uguale e cosa diverso, che cosa pu essere unito e
che cosa va tenuto distinto (ivi, p. 82).
Questa grammatica, in questi frangenti, diventa non lo strumento,
ma il fine della comunicazione. Lobiettivo di chi se ne serve non ,
allora, fornire la sua personale visione delle cose, ma ragionare
sullordine per la lettura simbolica dellesperienza, messo in gioco in
un certo contesto socioculturale. Per ripeterlo, rileggerlo, discuterlo e
costruire, insieme agli altri, una visione condivisa della realt.
Questo anche, a mio modo di vedere, ci che avviene nei social
network, quando si parla di un tema dalla grande rilevanza sociale,
come quello della citt. Gli utenti producono i propri contenuti perso-
nali, proprio per affermare la bont di un certo sguardo sul mondo. Poi
lo condividono con gli altri, e questo suscita dibattiti, spesso molto ac-
cesi, nella misura in cui queste posizioni corrispondono ai punti di vi-
sta culturalmente pi rilevanti, sullessere cittadini di un certo contesto
urbano, in un determinato periodo storico. Ma queste posizioni, ap-
punto, sono tanto pi forti, quanto meno assumono un valore persona-
le, diventando immediatamente condivisibili.
Alla luce di queste riflessioni, mi sembra utile introdurre unaltra
definizione di quella che, oggi, viene chiamata sociosemiotica, che
arricchisce, in qualche modo, il significato dellespressione realt
come costruzione sociale. Si tratta della posizione di Eric Landowski
(1997), che suggerisce alla nostra disciplina di analizzare
You Turin La rappresentazione di Torino nel mondo (Antonio Santangelo)

227
quei si dice, luoghi comuni o dichiarazioni ufficiali, scene di strada o mode
del momento, lettere damore o daffari, racconti di viaggio o foto dattualit,
articoli di stampa o frammenti di letteratura. E ricavarne delle configurazioni
generalizzabili, una grammatica: quella della produzione di senso emergen-
te dai nostri modi di stareinsieme. Vale a dire una grammatica del sociale.

Se il concetto di costruzione della realt pu essere visto, alla De
Certeau (1975), come il frutto dellinvenzione delle persone che, con
le loro pratiche di riappropriazione degli spazi della vita quotidiana,
affermano la propria autonoma visione del mondo, dallaltro lato essa
si pu intendere come il risultato della riproduzione di certe strutture
di senso preesistenti. Questo non significa, naturalmente, essere
schiavi di alcuni modelli culturali, da cui non possibile affrancarsi,
ma avere la possibilit di scegliere insieme quelli che pi si adattano a
fornire una descrizione condivisibile della realt.
In questo senso, Landowski chiaro, nel tracciare limiti e confini
della ricerca sociosemiotica. Egli sostiene che

nulla, in questo dominio, attualmente in grado di proporre un modello in
qualche modo compiuto (sempre che lidea stessa di compiutezza e di totaliz-
zazione conservi qui un senso) sappiamo a grandi linee in quali direzioni
cercare, nella prospettiva di un progetto di comprensione pi globale che, in
definitiva, riguarda lo statuto della nostra presenza nel mondo, come mondo
reso significante nel e grazie al gioco delle pratiche intersoggettive (ivi).

Queste parole, seppur pensate in un altro contesto teorico, sembra-
no scritte apposta per tracciare la strada degli studi semiotici sulla cit-
t. Il contesto urbano, infatti, leterogeneo crocevia di una serie di
modelli culturali di portata generale, che non solo ci permettono di
leggere e dotare di senso la realt che ci circonda, ma che influenzano
direttamente la nostra esistenza, dando forma agli spazi in cui viviamo
e al nostro modo di abitarli. I testi che parlano della citt, ma anche i
piani urbanistici, le strade, i palazzi, gli oggetti e le interazioni tra le
persone assumono la loro fisionomia sulla base di questi modelli, che
sono, appunto, quella grammatica del sociale che emerge dai nostri
modi di stare insieme. Il compito del semiologo, dunque, studiarli
induttivamente, a partire dalle loro molteplici manifestazioni, tra le
pieghe della vita quotidiana.

PARTE II LA CITT COME FORMA

228
1.2. Oltre il testualismo: procedure sociosemiotiche per la ricerca
sociale

Il punto di vista di Landowski interessante anche in unottica me-
todologica. Esso si allontana due volte dalla vecchia prospettiva te-
stualista. Innanzitutto, perch sostiene che il significato dei testi in
generale e, dunque, anche di quelli che parlano della citt, non sia al
loro interno, ma nei modelli culturali che li generano. E poi perch ri-
tiene che una semiotica che ambisca ad affiancare le altre scienze so-
ciali, non possa studiare solo quelli che, nel senso comune, vengono
riconosciuti come testi (libri, riviste, articoli di giornale, programmi
televisivi, film, siti Internet), ma che debba occuparsi anche del signi-
ficato degli oggetti, dei luoghi, delle mode e delle azioni delle per-
sone.
Eppure, questo non significa dover necessariamente tagliare tutti i
ponti con le tradizioni metodologiche del recente passato. Come ricor-
da Marrone, infatti

la significazione non un sottoinsieme della societ, ma vi si sovrappone; qualsiasi
fenomeno sociale istituzione, movimento, relazione intersoggettiva si d perch
inserito in un universo articolato di senso, ossia in un processo di significazione. Il
problema [] comprendere i modi in cui la societ entra in relazione con se stessa,
si pensa, si rappresenta, si riflette attraverso i testi, i discorsi, i racconti che essa pro-
duce (2001, p. XVI).

Si pu dire, in sostanza, che i medesimi principi che generano i te-
sti che parlano del mondo, siano allopera nel mondo stesso, per dare
forma a luoghi, oggetti e pratiche dello stare insieme. Per individuarli,
descriverli, e comprendere il loro modo di operare nella societ, pos-
sibile, dunque, partire dai testi, per poi compiere il doppio movimento
di allontanamento che ho gi descritto: verso altri testi, la cui struttura
consenta di comprendere i modelli che hanno prodotto quelli analizza-
ti; e verso tutte le manifestazioni della vita quotidiana il cui significa-
to, frutto della medesima grammatica del sociale, dimostri con chia-
rezza la portata generale di quegli stessi modelli.
Questa, naturalmente, una metodologia di lavoro che pu essere
applicata anche agli studi sociosemiotici sulla citt. Pu avvenire, per
esempio, che un ricercatore si imbatta in un filmato particolarmente
You Turin La rappresentazione di Torino nel mondo (Antonio Santangelo)

229
significativo, per il suo modo di rappresentare il contesto urbano. Per
comprenderne appieno il senso, egli lo comparer con altri filmati,
romanzi, articoli di giornale, saggi, opere darte. Infine, una volta e-
splicitati e descritti i principi che lo hanno prodotto, cercher di verifi-
carne la rilevanza sociale, constatando se la citt stessa, nella sua con-
formazione generale, o in quella di alcune delle sue componenti, subi-
sca o meno la loro influenza.
Questa procedura corrisponde esattamente al disegno della ricerca
che presento in queste pagine. Ancora una volta, i concetti di user ge-
nerated contents e di social network si rivelano cruciali. In questo ca-
so, per, visti nellottica dei cosiddetti personal media, accostati ai
mass media. Infatti, se le teorie di Landowski, Marrone e Ferraro sono
valide, allora lesistenza di modelli culturali unificanti, che funzionano
come matrici comuni di testi eterogenei, ci induce a ritenere che non
dovrebbe sussistere una grande differenza tra i contenuti di video, fo-
tografie e discussioni sulla citt, prodotti dagli utenti di alcuni social
network, e quelli realizzati, sul medesimo argomento, da mezzi di co-
municazione di massa come la televisione o la stampa.
Questo il motivo per cui ho deciso di inserire unopera come
quella di Giuseppe Culicchia Torino casa mia (2005) campio-
ne di vendite nelle librerie generaliste, come parametro di paragone,
rispetto a ci che le persone qualunque esprimono, sotto forma di
pareri personali, su come deve essere visto e interpretato il capoluogo
piemontese.
Senza anticipare le conclusioni della ricerca, segnalo solo che que-
sta , daltra parte, la strada che, da pi parti, viene indicata come la
pi foriera di possibili nuove scoperte, nel campo dei cosiddetti au-
dience studies televisivi (Scaglioni, 2006, pp. 69130). Un settore nel
quale, alla rigida contrapposizione tra il paradigma dei cosiddetti ef-
fetti forti, e il modello usi e gratificazioni, si andata pian piano
sostituendo lidea del punto di incontro tra le logiche di lettura del
mondo messe in gioco dai mass media e dai loro spettatori. Proprio
perch si visto che, invece di ragionare su come la televisione possa
influenzare il pensiero delle persone, o su come queste ultime possano
sfuggire ai suoi malefici influssi, molto pi interessante riflettere,
in generale, su come i mezzi di comunicazione e il loro pubblico co-
struiscano, insieme, una visione condivisa della realt.
PARTE II LA CITT COME FORMA

230
2. Torino alla ricerca di unidentit mitica

Nel mondo degli user generated contents, basta scrivere su un mo-
tore di ricerca la parola Torino, per imbattersi in moltissimi link, che
conducono a testi collegati ad altri testi, in una rete di rimandi labirin-
tica e, potenzialmente, senza fine.
Se avessi dovuto ragionare in unottica statistica, a giudicare dalla
frequenza con cui questo tipo di video vengono condivisi, sarei certa-
mente dovuto partire, per la mia analisi, da qualche montaggio sulle
bellezze architettoniche della citt. Tra turisti nostalgici che ricordano
la loro vacanza in Piemonte, e torinesi orgogliosi che mostrano il glo-
rioso passato e il luminoso presente della prima capitale dItalia, infat-
ti, non ci sarebbe stato che limbarazzo della scelta.
Come sostiene LviStrauss, per, quando si tratta di studiare i
meccanismi di pensiero di un certo contesto socioculturale, pi uti-
le concentrarsi su un testo il cui funzionamento non dipenda dal suo
carattere tipico, quanto piuttosto dalla sua posizione irregolare in seno
al gruppo (1964, p. 14). infatti a partire dalle apparenti anomalie
del sistema che si riesce a comprendere, per somiglianze e differenze
coi suoi elementi pi rappresentativi, la logica del sistema stesso.
Per questo motivo, la mia attenzione si concentrata su due video
molto simili, dal titolo The World Comes to Torino
1
, prodotti da un
famoso network americano, in occasione delle olimpiadi invernali del
2006. Montati insieme da un utente di YouTube, essi erano stati non
solo i pi visti in assoluto, tra quelli catalogati con il tag Torino, nel
celebre sito Internet americano (almeno fino al maggio del 2008), ma
anche i pi commentati, con una serie di infuocate discussioni, capaci
di eccitare gli animi degli amanti e dei detrattori del capoluogo pie-
montese.
Pi o meno, il senso di questi spot era che Torino una citt molto
bella, piena di splendidi monumenti, e circondata da una natura incon-
taminata; ma che, soprattutto, essa il simbolo dello spirito olimpico,
perch i suoi cittadini hanno saputo battersi e soffrire per un ideale,
durante il Risorgimento, per liberare lItalia dai suoi oppressori e farla
diventare una libera repubblica.

1
Per vederlo: http://it.youtube.com.
You Turin La rappresentazione di Torino nel mondo (Antonio Santangelo)

231
Il fatto che The World Comes to Torino fosse stato visto e discusso
da cos tante persone, naturalmente, non poteva essere un caso. Va-
riante dei video sulle meraviglie architettoniche, naturali e culturali,
prodotti dai turisti e dai torinesi, esso era il frutto, significativo,
dellattenzione degli stranieri nei confronti della citt. La quale, pro-
prio per loccasione delle olimpiadi, si rendeva conto di dover assu-
mere unidentit ben precisa. Se non altro, per sapere come mostrarsi
allo sguardo degli altri.
Mediamente, i commenti suscitati dalle immagini della televisione
americana erano come questo, di Mazda189:

per chi come me ha vissuto le Olimpiadi 2006 al 100% questo video regala
sensazioni uniche. Le emozioni che quei meravigliosi 15 giorni hanno tra-
smesso a noi torinesi saranno per sempre scolpite nei nostri cuori. Torino ha
saputo, grazie alla sua bellezza e alla sua straordinaria cittadinanza, dare
unimmagine splendida dellItalia in tutto il mondo. TORINO SEI STATA
GRANDE!

Il giudizio, dunque, si orientava subito sulle chiavi di lettura emoti-
ve ed estetiche, con opposizioni molto nette, come quella del botta e
risposta tra Raqdreamer (Spettacolo! Bella e indimenticabile Tori-
no!) e Tetrabye (Ma per piacere che Torino la citt pi brutta
dItalia).
Se ci concentriamo sui motivi per cui Torino era considerata brutta,
dai suoi detrattori, individuiamo allincirca cinque posizioni ricorrenti:

1. citt in crisi didentit: ma quanta retorica!!! In verit una cit-
t che dietro tanta propaganda nasconde la sua crisi. Leggete ad
esempio lultimo libro di Babando Torino, provincia di Milano
e capirete qualcosa (Anonimo);
2. citt triste: il centro molto bello, non c che dire. Il resto
molto triste. Ci abito da 4/5 anni ma non credo che riuscir mai
a sentirla come la mia citt adottiva (Anonimo);
3. citt grigia e inquinata: ma come si fa a dire che questa una
bella citt non si vedono neppure le stelle da Torino!!!!! Il
grigiume perenne (Anonimo);
4. citt pericolosa e piena di immigrati: odio venire a Torino e
beccarmi tutta sta mandria di coglioni, mi spiace perch avete
PARTE II LA CITT COME FORMA

232
una bella citt, ma non potete uscire mai di casa tranquilli (si-
dout);
5. citt provinciale: Torino la citt pi dinamica dEuropa? Per
piacere, che oltre a un paio di parchi e la grande piazza dove sta
palazzo Madama e palazzo reale non c niente (tetrabye).

Attorno a queste posizioni, i sostenitori della bellezza della citt
intavolavano appassionate discussioni, avvalorate dalle testimonian-
ze di video e fotografie. Da questi confronti con gli sguardi critici,
nasceva una rete di testi che costruiva un discorso abbastanza preciso
sullidentit di Torino. Un discorso basato su cinque opposizioni
forti:

1. internazionale e monumentale vs provinciale e insignificante: in
questo caso, la citt era considerata bella perch europea e moto-
re della crescita dellItalia sotto vari aspetti, da quelli culturali, a
quelli economici e di costume. Tipici interventi a difesa della
sua immagine erano:

lasciate stare coloro che dicono che Torino fa schifo. Sono ipocriti e invi-
diosi di una citt gioiello dellItalia e contemporaneamente tesoro ben cu-
stodito, prima capitale, difesa dellItalia dallinvasore durante tutta la sto-
ria, lontana dalla caoticit di Milano, dal pattume e dalla malavita di Na-
poli, citt belle e importanti comunque; rispetto per una citt che in Italia
prima nella maggior parte dei settori (compreso il calcio con la juve).
Tutta invidia, rodetevi il fegato W TORINO (Feonte18);

se Torino chiamata la Piccola Parigi ci sar un motivo no?? Torino
di sicuro la citt pi elegante dItalia con larghi viali, piazze sconfinate e
portici senza fine che danno la sensazione di lusso anche. Torino un po
Parigi e anche un po Vienna (Davidtutdunpez);

2. luogo di integrazione, multietnico, tranquillo e vitale vs contesto
fatto di emarginazione, razzismo, delinquenza: in questo caso,
invece, Torino era considerata bella perch capace di accogliere
persone provenienti da tutto il mondo, in grado di arricchire la
citt con le loro culture differenti e la loro voglia di integrarsi.
significativo che, per sostenere queste posizioni, gli utenti di
YouTube abbiano pubblicato alcuni video prodotti dal Comune
You Turin La rappresentazione di Torino nel mondo (Antonio Santangelo)

233
di Torino, in occasione delle olimpiadi
2
. Accadeva, infatti, che i
singoli utenti di un cosiddetto personal medium mostrassero di
condividere le posizioni delle istituzioni, proposte attraverso i
mezzi di comunicazione di massa. Come a significare che certi
modelli di lettura della citt appartenevano a tutti, a prescindere
da chi fosse il soggetto che li enunciava;
3. colore, pulizia, natura e bellezza delle origini vs grigiore, smog,
cemento e polvere del tempo: secondo questa opposizione, Tori-
no oggi bella perch riuscita a scrollarsi di dosso la polvere
del suo passato industriale, ritrovando un corretto rapporto con
la natura e una vivibilit tipici di una sua supposta et del-
loro. Un classico discorso a sostegno di questa posizione il
seguente:

Torino qualche anno fa era ingrigita perch trascurata,bella ma impolvera-
ta. Luomo lha ripulita, riportando alloriginaria bellezza ci che era sta-
to trascurato, le grandi industrie ci sono ma in periferia. La citt rac-
chiusa fra la collina in fiore, il Po e le Alpi innevate. bellissima, credimi
(Ortensia25);

4. allegra, viva, piena di gente in festa e di iniziative culturali vs
triste, noiosa, dedita solo al lavoro, materialista: in questo caso,
invece, Torino era apprezzata per la sua capacit di trasformarsi
in una citt a misura duomo, dove le persone sono in grado di
riappropriarsi del loro tempo, costruendo dei rapporti incentrati
su valori come lallegria, la cultura e il divertimento in mezzo
agli altri. Ancora una volta, il discorso pi rappresentativo di
questa posizione, veniva portato avanti da un utente che citava
un video del Comune di Torino, che recitava, allincirca, cos:
nuovi amici, nuovi spazi, nuove strade, nuovi interessi, nuove
lingue, nuove prospettive, nuove idee, nuova vita
3
;
5. cambiamento, futuro e dinamismo vs stasi, passato e immobili-
smo: infine, lultima opposizione forte era quella tra la paura di
rimanere legati a un passato ormai superato e lentusiasmo per i

2
Per vederlo: http://it.youtube.com.
3
Per vederlo: http://it.youtube.com.
PARTE II LA CITT COME FORMA

234
cambiamenti che, in maniera visibile, stavano proiettando Tori-
no verso un futuro promettente:

non bisogna vedere a due centimetri ma un po pi avanti Torino comunque si
svegliata dal torpore degli scorsi decenni. Gente, non credete pi al politico che
dice, questo no, questo non si pu fare, no no no (Aristide11).

A riprova dellimmediata rilevanza sociale delle posizioni espresse
nel mondo degli user generated contents, sufficiente sottolineare
come queste fossero gi tutte presenti nel libro di Giuseppe Culicchia
Torino casa mia (cit.) campione di vendite, forse, proprio per
la sua capacit di tratteggiare unimmagine del capoluogo piemontese
ampiamente condivisa dalla gente.
Per esempio, a proposito della Torino multietnica, allo stesso tem-
po ricca di cultura e minacciosa, lo scrittore torinese afferma: cos a
Torino una casbah c ed l [a Porta Palazzo]: inebrianti profumi e
inquietanti vicoli compresi (ivi, p. 43).
Sulla ricomparsa di colori e bellezze del passato remoto, a discapito
del grigiore degli anni bui, invece, Culicchia si esprime cos:

Torino non Wolfsburg. E in fabbrica non ci vanno pi tutti i torinesi in
blocco, come vuole la leggenda [] Altrove tuttavia il luogo comune della
grigia citt industriale, per definizione perennemente piovosa, resiste osti-
nato [] Eppure, chi viene a Torino per la prima volta, aspettandosi di trova-
re una distesa monotona di capannoni e alveari dormitorio, costretto a ri-
credersi [] tanto che dopo i recenti interventi di restauro che hanno restitui-
to al centro storico i suoi colori originari [] la citt sta recuperando le tinte
solari amate da Nietsche. (ivi, pp. 1618)

Infine, sulla capacit di rinnovarsi, insita nella citt, ma temuta da
quella parte di abitanti timorosi del futuro, queste sono le parole dello
scrittore: Torino non una citt grigia: grigi sono spesso i torinesi,
dentro (ivi, p. 124).

Se Atrium e Piazza Solferino fossero chess, a Berlino o Londra, i torinesi in
gita direbbero per, che bravi, questi berlinesi o londinesi invece Atrium
a Torino. Ah, se altri architetti a Torino avessero avuto il coraggio di chi ha
progettato Atrium [] Se i nuovi condomini sparsi qua e l nelle zone sot-
tratte al passante ferroviario o alle vecchie fabbriche fossero stati concepiti
con uno spirito simile. (ivi, p. 155)
You Turin La rappresentazione di Torino nel mondo (Antonio Santangelo)

235
Volendo raggruppare tutte le posizioni fin qui presentate, si potreb-
be costruire un unico modello unificante. molto chiaro, infatti, che
per chi osserva Torino, cercando di cogliere la sua vera identit, i se-
gni del passato remoto recuperato, e quelli del futuro che la citt desi-
dera perseguire, sono letti come qualcosa di positivo. La capacit di
far convivere, allo stesso tempo, monumenti di tutte le epoche, una na-
tura incontaminata, tradizioni importantissime e uno stile di vita a mi-
sura duomo, assieme con linnovazione, la voglia di cambiamento, la
creativit e leffervescenza culturale, vista come lelemento fonda-
mentale che rende bello il capoluogo piemontese. Ci che, invece,
completamente negativo, e va rimosso, il passato prossimo. Quello
dellepoca industriale, grigia, polverosa, inquinata, spersonalizzante,
noiosa, materialista, caratterizzata dallincapacit delle persone di
prendere in mano il proprio destino e costruire il futuro che davvero
desideravano. A questo proposito, Culicchia scrive:

Torino, citt gi militare e poi industriale, non pi n militare, n industria-
le. E giorno dopo giorno, cerca la sua nuova identit. Puntando, si dice, sulla
cultura. Cos che i cantieri per le prossime Olimpiadi [] sono forse al mo-
mento la metafora perfetta di un luogo in divenire, dove alle rovine si alter-
nano nuove fondamenta, e accanto ai mozziconi di vecchie fabbriche in via di
demolizione se ne intravedono altri, quelli degli edifici in via di costruzione.
(ivi, p. 15)

Torino si trovata sotto i riflettori del mondo intero, in un momen-
to storico di grande ridefinizione della propria identit, mentre il mo-
dello economico industriale, su cui essa aveva costruito le sue fortune,
ma soprattutto la sua riconoscibilit, verso lesterno e verso s stessa,
si trasformava e si trasferiva verso est. Dovendo fornire unimmagine
di s, ma faticando a trovarla, visto che voleva tagliare i ponti con un
passato controverso, che sembrava allontanarla dalle logiche di svi-
luppo delle citt occidentali pi avanzate, essa ha dunque deciso di
puntare su un concetto nuovo, che potremmo definire della miticit.
Applicando al funzionamento dei media contemporanei alcune teo-
rie di LviStrauss, infatti, possiamo dire che la capacit di coniugare
gli opposti una prerogativa dei miti della nostra cultura. Quel-
lautomobile allo stesso tempo potente, ma capace di limitare i con-
sumi. Quello sportivo, grazie alla consulenza di una famosa azienda,
PARTE II LA CITT COME FORMA

236
riesce a fare latleta e lo studente universitario. Quella coppia di suc-
cesso riesce a tenere insieme famiglia e carriera. E una citt pu far
convivere passato e futuro, natura e tecnologia, tradizione ed innova-
zione. Trasformandosi, agli occhi di chi la osserva, in un luogo mitico,
decisamente desiderabile.
Poco importa, poi, se Torino non veramente cos. Le rappresenta-
zioni sono dei segni, che per qualcuno i cittadini, le istituzioni
stanno per qualcosaltro lo spazio urbano secondo qualche a-
spetto o capacit. E questi aspetti o capacit, come ricorda Prieto
(1975), sono parti della realt, che vengono rese pi significative di al-
tre, dalle pratiche di attribuzione di senso di chi si serve dei segni
stessi.
Nel capoluogo piemontese esistono davvero esempi virtuosi della
capacit di far convivere passato e futuro, nel nome di unidea nuova,
che tagli i ponti con gli ultimi due secoli di storia della citt. Ma ci so-
no anche tanti capannoni abbandonati, quartieri dormitorio, aree di-
messe da recuperare. E molte industrie ancora pienamente funzionanti.
Solo che il modo in cui le persone pensano Torino, oggi, sta cambian-
do. Le campagne di comunicazione della pubblica amministrazione
recitano slogan come always on the move, passion and more,
Torino al futuro. Nel mondo degli user generated contents, si parla
di un luogo mitico, ormai lontano dalle immagini di immigrazione e di
operai in lotta, di fronte ai cancelli della Fiat.
Questo non modifica solo il modo in cui viene rappresentata la cit-
t, ma ottiene degli effetti pi concreti, come dimostra questo testo
4
di
Benedetto Camerana, un architetto che, a Torino, ha lavorato molto,
costruendo, per esempio, il Villaggio Olimpico. Di questo comples-
so abitativo, egli scrive che

si inserisce allinterno di un quartiere che era, ed ancora, una sorta di perife-
ria interna alla citt [] unarea che aveva smarrito buona parte della sua i-
dentit [] con la progressiva scomparsa dello statuto di quartiere operaio,
legato come era alla produzione dei vicini impianti della Fiat Mirafiori, molto
ridotta negli anni. Questa incertezza doveva, come per tutte le grandi aree in
trasformazione, essere inquadrata nella pi generale ricerca di una nuova i-
dentit per Torino [] Il progetto [del Villaggio Olimpico] prevedeva []

4
Per leggere lintero documento: www.casaportale.com.
You Turin La rappresentazione di Torino nel mondo (Antonio Santangelo)

237
che le facciate degli edifici fossero vivamente e variamente colorate [] Con
questa scelta [] volevamo dare anche il segno di una trasformazione
dellanima della citt, non pi solo industriale, e quindi erroneamente inter-
pretata come grigia, ma anche citt del turismo, dunque citt colorata, viva,
varia.

Fatte le dovute proporzioni, sembra di sentire parlare uno degli u-
tenti di YouTube, o di leggere una pagina di Culicchia. In realt, pos-
siamo adesso concludere che tutti quanti riproducono la medesima
grammatica, cio le stesse regole per la lettura della realt.



Riferimenti bibliografici

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NY, Doubleday and Co. (trad. it. La realt come costruzione sociale, il Mulino,
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miotica: venticinque anni dopo, Edizioni dellOrso, Torino.
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cotto, Il Saggiatore, Milano 1998).
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Scaglioni M. (2006), Tv di culto. La serialit televisiva americana e il suo fandom,
Vita&Pensiero, Milano.
PARTE II LA CITT COME FORMA

238

239




Parte III

LA CITT COME SIMBOLO:
REALT, VIRTUALIT, IMMAGINAZIONE
PARTE I: LA CITT COME LIMITE

241


Esterni londinesi Lo spettacolo infinito

ROSSANA BONADEI
*




London outdoor: the endless show.

English abstract: The image of the Greater London, capital of the Industrial
Revolution, finds its visionary foundation in poetry, namely in William Wordsworths
Prelude (1851). Foregrounded by the poets gaze (the poem was completed by 1805),
London emerges as a spectacular city,while a Victorian establishment was launching
a urbanistic and architectural project to make London an exhibition to the multitude
for the multitude. The Imperial London was eventually made even more spectacular
with the opening of collective and performing spaces that clearly emboded a partici-
pant spectacular gaze: according to a national ideology that reflected its power into a
progressive architecture, conceived also to entertain, astonish and control the ur-
ban masses.
From the astonished gaze of the protoromantic flaneur to the Crystal Palace (the
wonderful glass structure that in 1851 hosted the first Great Exhibition), from the
pleasure gardens to the grand glass and iron buildings conceived by the fin de sicle
Western establishments, an impressive cultural and aesthetic continuity has con-
structed the image of London as the modern City of Wonder (competing with Paris,
Chicago and New York). A wonder that would soon become a global tourist attrac-
tion (London. The Wonder City was actually the title of a best selling tourist guide
published in English in the beginning of the XX
th
century): a modern metropolis im-
plemented by heritage attractions and view points that are also gazedevices for an
urban community that has been investing emotions and money in making itself a
worldshow. And this would come to a climax with The London Eye, the gigantic
postmodern copy of Vienna and Chicago Panoramic Wheels, that welcomes on
board the globalized masses allowing them to embrace the Third Millenium metropo-
lis, to peep from high in its remote nooks and angles and guess its exploding bounda-
ries. You can see them from the many antic city corners, circling in the air as if them-
selves embraced to a luminous and light web.

Key words: London, poetic narration, gaze, architecture, glass.




*
Universit di Bergamo.
PARTE III LA CITT COME SIMBOLO

242
1. London is a show: origine e meta di un discorso

Tutta la vita delle societ nelle quali predomi-
nano le condizioni moderne di produzione si
presenta come unimmensa accumulazione di
spettacoli.

Guy Debord


Shock e spaesamento: sono questi gli stati danimo che emergono
dallincontro a passo duomo con le strade di Londra, la citt in pie-
na Rivoluzione industriale, che sta diventando metropoli: la passeg-
giata di questo flaneur antelitteram uno dei capitoli cruciali del
Preludio di William Wordsworth, poema narrativo di lingua inglese
che restituisce un interessante spaccato della storia sociale inglese ed
europea a cavallo tra Settacento e Ottocento
1
. La vicenda mentale (il
sottotitolo del poema The Growth of a Poets Mind) spazia avanti e
indietro nel tempo, dallinfanzia in campagna alladolescenza on the
road, fino allimpatto con la citt: quasi un romanzo di formazione,
che mette a fuoco la storia di quella generazione di inglesi che lascia-
rono la provincia per diventare abitanti della citt. Nel Prelude tempo
dellesperienza e tempo della narrazione precipitano in una sorta di
sincronia simulata, che suggerisce lidea di esperienze ed emozioni in
presa diretta. Ne esce un impasto di momenti memorabili, spots of
time
2
che si impongono come immagini poetiche e nuclei narrativi su
cui costruire il castello di connessioni, analogie, discontinuit, tra-
sformazioni, e giudizi che attestano la formazione del soggetto, e
lindividuazione di un destino poetico.
Il soggiorno londinese, che da il titolo al Libro settimo senza
dubbio un passaggio cruciale della formazione, fatto di istantanee e
fissiimmagine che conferiscono al testo una forte carica visionaria
e mettono a fuoco strade, angoli, piazze della citt. La scoperta della
nuova vastit di Londra e la scrittura/mappatura della cittcapitale,

1
Per una ricostruzione del contesto storicoletterario si veda la prefazione di M. Baciga-
lupo alla edizione Mondadori, alla quale si fa riferimento per tutte le citazioni in traduzione
dal testo.
2
Sullo specifico poetico di Wordsworth si rimanda in particolare a Makdisi, 1998.
Esterni londinesi Lo spettacolo infinito (Rossana Bonadei)

243
sono un contributo immaginario e topografico fondamentale per una
collettivit raccoltasi attorno a una citt per molti versi percepita come
un Dark Continent, sconosciuto e insidioso. Cera bisogno di ri
raccontare Londra, di farla propria mentre stava diventando altra, di
rimisurare il grado di appartenenza alla nuova realt: di questo sostan-
zialmente si occupa il Prelude, aprendo il capitolo, poi lunghissimo,
della messa a testo della citt
3
.
Le sobrie e vere storie, non meno di tutto quel che si fantastica,
sono il tessuto discorsivo dentro cui incomincia il racconto di Londra:
c insomma un testo mentale della citt, costruito dal potere mira-
bile delle parole, che spazia in scenari grandiosi, piazze come quinte
di teatro solenni e silenziose, visioni dentro a cui galleggiare. Ma la
cittmemoria sembra dissolversi dopo poche battute, una volta scesi
per strada:

e ora guardavo la scena vera,
la osservavo da vicino giorno dopo giorno
con piacere acuto e vivace []
[] la danza veloce
Di colori, luci e forme; il frastuono babelico;
il flusso ininterrotto di uomini e oggetti in moto;
per ore e ore il passeggio senza termine
sempre su vie con sopra cielo e nuvole,
la ricchezza, laffaccendarsi e la fretta
[]
qua, l e ovunque un affollarsi estenuante;
chi va e chi viene, faccia contro faccia,
faccia dopo faccia; le file di merci vistose
di negozio in negozio, con insegne e nomi dipinti,
e sullingresso tutti i titoli del commerciante;
qua facciate di case che paion frontespizi
stampati di grandi lettere da cima a fondo,
l, sulla porta, come santi protettori,
forme allegoriche maschili e femminili

(vv. 156179; corsivo nostro)


3
Sfida che il giovane poeta giudic paradossalmente persa: il testo, ampiamente
circolato tra amici e conoscenti (tra il 1801 e il 1805 Coleridge, De Quincey e Keats lo lessero
e commentarono per esteso, appressandolo), fu pubblicato postumo, solo nel 1850, quando lo
spettacolo di Londra era gi diventato merce culturale.
PARTE III LA CITT COME SIMBOLO

244
Incontrata ad altezza duomo, la cittmonumento diventa forma
viva in movimento,perpetual flow che avanza a un ritmo costante e in-
fernale (Babel din), a creare un ambiente testuale fortemente impre-
gnato di immagini teatrali. Non tanto libro di pietra (Victor Hugo)
Londra piuttosto un grande palcoscenico masquerade, pantomi-
mic scene, exhibition, walking pageant, rareeshow, mimic sight,
parade ove lo sguardo incontra la qualit intrinsecamente spettaco-
lare della citt, il suo essere intrattenimento infinito. Scene curiose e
strane si susseguono e si accavallano, e strane (straniere) sono le
facce che il poetaflaneur comincia a mettere a fuoco. Il tessuto me-
ticcio di Londra, la realt di una folla esplicitamente multietnica, si fa
evidente nei quartieri affollati a ridosso del Tamigi, (vv. 227243).
Gremita di venditori ambulanti, giocolieri, barboni e freaks mescolati
a ordinari city users, Londra una mostra permanente di uomini e
merci. di fatto il film della citt che il testo comincia a costruire,
portando lattenzione su paesaggi e luoghi di aggregazione e di transi-
to, pratiche di intrattenimento ludico, a incorporare il nuovo ibrido
collettivo, il suo ritmo e lo stato danimo (Simmell) che lo caratte-
rizza. A pensare e a trascrivere The Greater London (secondo la de-
finizione data nella letteratura storica e urbanistica) uno sguardo
che cammina, un soggetto incorporato dentro a una concentrazione
collettiva nuova: una forma organica che impasta lumano, lanimale e
la suppellettile in un unico corpo sociale e politico (roaring crowd).
Di fronte alla citt che non si ferma mai, allo scintillio e al vorti-
ce cacofonico del perpetual flow, il testo visibilmente arranca e ri-
sponde con una lentezza e una lunghezza, che mimano la fatica di
procedere, di osservare, e tradiscono la preoccupazione di dare un sen-
so. la folla muto sguardo che cammina il memento di un in-
ciampare, un perdersi e un disfarsi che il soggetto poetico a tratti
patisce come una minaccia al farsi stesso della scrittura, e alla sua ca-
pacit di dire il mondo un fantasma romantico che qui si proietta
sui volti inconoscibili, su quella presenza straniera che resta
lemblema primo dellesposizione alla citt (il volto di ciascuno che
mi passa vicino un mistero). Da qui limpulso, anche questo carat-
teristico di molta poesia romantica, a nominare per conoscere e rico-
noscere in uno sforzo classificatorio e desinonimizzante volto a de-
finire qualit e sfumature delloggetto che contribuiscono a distingue-
Esterni londinesi Lo spettacolo infinito (Rossana Bonadei)

245
re lindistinto: e allora la folla si fa moltitude, crowd, mob, swarm,
perpetual flow sfumature di folla che consentono al soggetto di rio-
rientarsi. Da un altro lato, resta lesperienza del caos urbano in s a
sfidare la rappresentazione, dove losservazione ad altezza duomo
si scontra con il paradosso di una eccessiva vicinanza, inadatta per il
poeta a presentare la realt di un corpo esteso e diramato: come il
viandante cieco avvistato a un incrocio di strade, il flaneur urbano
guarda senza vedere, il volto fisso e gli occhi senza vista (v. 621).
Ma nel Prelude, prospettiva e panorama sono stati sacrificati allo
schema dellincontro, lo spettacolo della citt dunque ci che lette-
ralmente si incontra: corpi, odori, riflessi, assaggi di cibo, bestie e
suppellettili che la scrittura mette a testo chiamando in causa tutti i
sensi, e facendo ricorso a intricate sinestesie. poi la dimensione nar-
rativa incorporata dalla passeggiata a riscattare il soggetto da un
continuum di cui non intravvede un inizio o una fine: sono i cambi di
scena imposti dallitinerario e dalla casualit degli incontri a far brilla-
re la dimensione romanzesca (Marc Aug) della citt, il cui ritmo
invece affidato alla cadenza battente del pentametro giambico reso
lento o martellante, a seconda del procedere del passo e del battito
cardiaco, oppure eccitato e frenetico, a riflettere il galoppare a destra e
a sinistra dello sguardo, della mente, del corpo in corsa.
La costruzione di una grammatica urbana attestata da un soggetto
in movimento che fa corpo con una collettivit che lo contiene e lo
definisce diventa preoccupazione centrale dellarte e del discorso
sociale ottocentesco, per culminare nel vero e proprio pensiero della
citt di Simmel e Benjamin: il primo impegnato a definire la base
psicologica su cui si erge il tipo delle individualit metropolitane, os-
servata nella intensificazione della vita nervosa che prodotta dal ra-
pido ininterrotto avvicendarsi di impressioni esteriori e interiori
4
; il
secondo alle prese con sistematiche attraversate di Parigi e Berli-
no, innanzitutto dove un soggetto a spasso tra strade, memoria ed
enciclopedia indaga la struttura stratigrafica ed evolutiva della citt
che si fa metropoli, tracciando mappe geografiche e mentali a un
tempo.


4
Cfr. Simmell, 1903, p. 413.
PARTE III LA CITT COME SIMBOLO

246
2. London exhibited: ideologia dellevento e palazzi di cristallo

Lumanesimo della merce prende a proprio ca-
rico gli svaghi e lumanit semplicemente
perch leconomia politica pu e deve domina-
re queste sfere in quanto economia politica.

Guy Debord


A partire dagli anni Trenta dellOttocento, Londra fatta oggetto di
una massiccia offensiva immaginaria, che vede pittori e romanzieri,
incisori e reporter, fotografi e pubblicisti impegnati in un intenso
corpo a corpo con la citt, rivelata e fotografata nella sua articola-
ta fisionomia, giocando su contrasti prospettici e visioni dallalto, che
lo sguardo insegue nella struttura stessa e nella topografia della citt:



Figura 1
Esterni londinesi Lo spettacolo infinito (Rossana Bonadei)

247
dalle finestre, dai ponti o ai campanili, quel che si vede e si rappresen-
ta di Londra non sono tanto le beautiful vistas (le banks lungo il Ta-
migi, St Pauls, il Parlamento), ma quella fiera di gente che si muo-
ve, si agita, e fa spettacolo di s, in qualche modo compiaciuta di esse-
re l, nel cuore del nuovissimo mondo.
Mentre larte tematizza lo spettacolo del caos metropolitano, la
pubblicistica celebra Londra come capitale del moderno, contrapposta
a Roma capitale dellantico, certamente degna di essere proprio per
questo visitata:

Certainly tourists from the eighteenth century onwards visited London to see
a new world in its makingwhat fascinated visitors was not a landscape of
historical monuments, but the Great Roar of London. The spectacle of its
movement, its congestion, even its dirtiness could be read as a sign of the
newness and modernity of the city. (Gilbert, 1998, p. 2)




Figura 2
PARTE III LA CITT COME SIMBOLO

248
Anche la politica va scoprendo in quel primo scorcio di secolo le
potenzialit simboliche del teatro cittadino e individua nelle massa ur-
bana il soggetto su cui sperimentare le strategie di un moderno con-
senso civico: attraverso lintensificazione della pratica organizzata
dellevento e dellintrattenimento, manipolando una domanda ludica e
di aggregazione del tutto comprensibile per una societ investita dai
nuovi disagi della civilt senza ancora godere del benessere diffuso.
La Londra vittoriana, dove la ricchezza delle abitazioni ancora si
misura dal numero delle finestre e una larga parte della popolazione di
umile estrazione lavora, mangia e dorme per strada, una citt tutta
orientata verso i suoi esterni, caratterizzata da unintensa vita di stra-
da, sia tradizionale (mercati rionali, fiere, sagre) che proiettata sulle
nuove forme di intrattenimento di massa, organizzate in spazi dedicati.
Eventi sportivi (gare di cricket, di rugby o di football), concorsi e mo-
stre di vario genere, concerti allaperto e happenings dilagano, (a so-
stituire pi antichi spettacoli popolari, come le battaglie tra animali
e le impiccagioni). Tra gli anni Trenta e Cinquanta dellOttocento si
afferma il fenomeno dei pleasure gardens, veri e propri parchi di di-



Figura 3
Esterni londinesi Lo spettacolo infinito (Rossana Bonadei)

249
vertimento situati in sobborghi resi facilmente accessibili dalla costru-
zione delle nuove linee di ferrovia urbana (Highbury Barn, Vauxhall
Gardens). Proliferano i circhi (il pi famoso quello stabile di We-
stminster Bridge Road) e si moltiplicano le performing areas (Covent
Garden e Haymarket). Esplode infine la mania dei visual games con la
diffusione di diorama, ciclorama, cosmorama e kineorama, e il suc-
cesso dei peep show. A Park Square East si trovava un famoso diora-
ma di Jacque Daguerre, inventore della fotografia, ove si poteva am-
mirare uneruzione dellEtna in tre tempi e la simulazione della navi-
gazione sul Bosforo; un Colosseo, aperto nel 1826 a Regent Park,
offriva invece un giro turistico, con una panoramica di Londra, una
Sala degli Specchi e uno Chalet svizzero.
La storia della Greater London che si avvia a diventare capitale
imperiale e lattestarsi di un corredo immaginario che ne simboliz-
za la grandezza e la magia anche la storia di un sistematico al-
lestimento della citt, a partire da un riassetto urbanistico del centro
cittadino (con grandi arterie e ponti che racchiudono il cuore pulsan-
te la City e il West End), un robusto intervento architettonico
(allinsegna di un vistoso stile neogotico che marca larea politico
amministrativa, tra il Tamigi e Buckingham Palace) e la costruzione
di spazi e di edifici pubblici concepiti per ospitare, intrattenere, educa-
re, controllare, la collettivit. Unaccorta classe politica aveva insom-
ma deciso di investire simbolicamente sul capitale urbano e sui suoi
abitanti, rendendoli protagonisti e spettatori di una saga nazionale che
ritrovava nella Corona e nella Regina Vittoria un formidabile
punto di riferiment
5
. Il prestigio economico e politico dellInghilterra,
la sua supremazia culturale e morale partivano dalla presentabilit di
Londra e della sua classe dirigente, nonch dalla disponibilit della
popolazione a contemplarla, nei termini esattamente indicati da Guy
Debord nel suo implacabile ritratto della societ dello spettacolo
6
.
Quanto pi diventeremo democratici ebbe a dire Walter Bagehot,
costituzionalista vicino alla Corona tanto pi impareremo ad ap-
prezzare limportanza per il popolo della pompa e dellostentazione.

5
Per una recente rilettura sulla centralit della regina Vittoria e di tutto lentourage fami-
liare, si veda Homans e Munich, 1997.
6
Ci riferiamo ovviamente allomonimo saggio, La Socit du spectacle, pubblicato da
Gallimard nel 1992.
PARTE III LA CITT COME SIMBOLO

250
Essere invisibili equivale a essere dimenticati, mentre per essere un
simbolo, un simbolo davvero efficace, occorre farsi vedere spesso, e
nel modo pi vistoso
7
.
Nel 1851 un grande e unico spettacolo avrebbe coronato il progetto
di fare di Londra un teatro per il mondo intero: la citt sarebbe diven-
tata infatti sede della prima grande esposizione universale delle genti e
delle merci, to display Britain to the world and viceversa, in rispo-
sta alle Expositions parigine in voga dal 1798. The Great Exhibition,
letteralmente messa in scena in un fantastico edificio di vetro, ferro e
legno il Crystal Palace inaugur una nuova stagione metropoli-
tana, quella delle Expo, vere e proprie esibizioni di grandezza per le
citt del mondo di qua e di l dellOceano che ambivano a compete-
re nelleconomia e nella cultura del progresso, dove anche arte e archi-
tettura erano convocate per sfidare il senso comune.
Innestato dentro ai giardini di Hyde Park, e facilmente raggiungibi-
le da Victoria Station via Kensington attraverso la Exhibition Road, il
Crystal Palace era effettivamente una sfida in molti sensi: misurava
mezzo chilometro di lunghezza e 130 metri di larghezza; fu costruito
con 300 mila metri quadri di vetro e acclamato da tutti classe poli-
tica, stampa e cittadini come wonderful, un trionfo della tecnica
con un nome dal sapore antico (suggerito da un giornalista del Punch),
ma che sapeva sollecitare immaginari utopici. Quel luogo fiabesco



Figura 4

7
Citato in Bertinetti, 2007, p. 35.
Esterni londinesi Lo spettacolo infinito (Rossana Bonadei)

251
(come ebbe a definirlo anche la Regina Vittoria) coglieva tra laltro al-
la perfezione il gusto britannico di far convivere armoniosamente il
naturale e lartificiale (come fu per il Landscape Garden), la conser-
vazione e linvenzione: da qui lapparente paradosso di un laborato-
rio industriale immerso nel verde, con una hall principale abbracciata
a due enormi olmi (conservati per una volont popolare di cui sempre
il Punch si era fatto principale portavoce)
8
.
La Great Exhibition, che mise in mostra 19 mila prodotti prove-
nienti da tutto il mondo e fece registrare una media di 40 mila visitato-
ri al giorno, non fece aumentare le vendite dei prodotti, ma cre le
basi per la commodity culture e il suo sistema di rappresentazioni
9
e
fu comunque, un colossale business commerciale e turistico. Ai Vitto-
riani, che amavano le statistiche, non sfugg che quellevento aveva
aperto di fatto la strada a diverse nuove economie tra cui lindustria
legata ai trasporti pubblici e al turismo urbano. David Gilbert mostra
in modo assai convincente lo stretto legame tra la Great Exhibition, il
lancio turistico di Londra e il revival editoriale della guida alla citt:
Over six million people visited the Exhibition, concentrating the
minds and efforts of the publishers of tourist literature. More than 40
guides were published in English during the Exhibition, and at least 16
in foreign languages
10
. A fare da modello fu London Exhibited di
John Weale, passata inosservata qualche anno prima, e ora perfetta-
mente in tono con una cultura del mostrare che faceva delle citt un
punto di forza. Ma parlare genericamente di visitatori significa trascu-
rare storie poco raccontate, storie trascurate ma non per questo meno
importanti agli effetti della piena comprensione delle dinamiche di
massa innescate dalla Exhibition. Alcuni visitatori furono di fatto co
protagonisti dellevento non meno del gruppo che laveva orchestrato:
ci riferiamo in particolare alle maestranze operaie, sia quelle inglesi
(addette agli stands e alle macchine) che quelle straniere, (convenute a
decine di migliaia, soprattutto dalla Francia e dalla Germania), ma an-
che alle diverse comunit coloniali convocate a fare da comparsa e-
sotica o per animare, come suppellettili mute, paesaggi primitivi o

8
Su questi aspetti, si veda in part. De Stasio, 1995.
9
Cfr. Richard, 1991, p. 26.
10
Cfr. Gilbert, 1998, p. 16.
PARTE III LA CITT COME SIMBOLO

252
selvaggi ricostruiti secondo la visione del mondo avvallata dalla
Exhibition. Non questa la sede per approfondire le controstorie le-
gate al grande evento, ma vale la pena ricordare che esposizione uni-
versale e internazionale socialista sono fenomeni tra loro legati
11
, cos
come la presenza massiccia a Londra di comunit trasportate dai do-
mini coloniali avvia il capitolo del melting pot e delle sue contro
storie
12
. I fantasmi della rivolta proletaria o coloniale erano co-
munque lontani da una Londra che, a met dellOttocento, era protesa
ad autocelebrarsi come capitale di una cultura progressista attenta alle
riforme sociali. In tutti i sensi la citt rivendicava insomma una capa-
cit di meravigliare il mondo, esibendo tutti i segni del progresso,
tecnologico, economico e democratico.
Dopo il Crystal Palace, la gara a stupire sfruttando lalleanza tra
spazio urbano e tecnoarchitettura prosegue in Francia con la Tour
Eiffel, costruita anchessa in occasione di unEsposizione Universale
(quella parigina del 1889). Interamente di ferro e arditamente vertica-
le, la Tour Eiffel squarcia il cielo sopra Parigi, riscrivendo la citt ai
propri piedi e conferendo un senso nuovo alla storia nazionale. Come
ebbe ad osservare Roland Barthes, la Tour sorge a desacralizzare il
peso di un tempo anteriore, a opporre alla fascinazione della Storia
la libert di un tempo nuovo
13
. Incorporata a forza nella vita quoti-
diana, e punto fisso, sempre presente (impossibile non vederla, a meno
che uno ci salga su come notava Maupassant), la Torre realizzava
anche un desiderio arcaico e modernissimo, che si riassume nel sogno
panottico ( lunico punto cieco di un sistema ottico totale di cui
essa costituisce il centro e Parigi la circonferenza)
14
, o pi pragmati-
camente nella possibilit di decifrare. Chicago, che nel 1893 ospit
la prima Esposizione Universale in terra statunitense, pur puntando


11
Si vedano in tal senso i contributo di Meriggi e Pagetti, 1994.
12
Un interessante saggio di Andrew Hassam, Portable structures and uncertain colonial
spaces at the Sidenham Crystal Palace, in Driver and Gilbert (1999) recupera qualche fram-
mento di controstoria relative ai gruppi stranieri delle colonie, con riferimenti a tafferugli e
proteste (soprattutto degli indiani), per approfondire poi la controversa vicenda dellutilizzo di
aborigeni australiani allinterno delle fantasiose messe in scena del mondo primitivo propo-
ste dal Sydenham Crystal Palace.
13
Cfr. Barthes, 1998, p. 428.
14
Ibidem, p. 412
Esterni londinesi Lo spettacolo infinito (Rossana Bonadei)

253
sulla grandezza e sul dispositivo ottico, opt invece per una forma
meno ardita ed esplicitamente giocosa: su suggerimento di George
Washington, Gale Ferris realizz la costruzione di una Ruota alta 80
metri. Lidea comunque piacque e fu immediatamente replicata a
Londra per la Earls Court Exhibition del 1895 e a Parigi per
lExposition del 1900: stava con ci avanzando anche nella pragmati-
ca ideologia capitalistica lidea di una progressive architecture, con-
cepita in funzione ludica piuttosto che abitativa, ma comunque densa
di carattere simbolico e capace di messaggio sociale.


3. The Wonder City. La messa in scena della metropoli imperiale

Lo spettacolo non un insieme di immagini,
ma un rapporto sociale tra individui, mediato
dalle immagini.
Guy Debord


Il Crystal Palace, a galaxy of splendour a cui sembrava ormai
impossibile rinunciare, dur a Kensington pochi anni, anche a seguito
di un incendio che aveva minacciato i quartieri circostanti; smantellato
nel 1853, fu ricostruito su identica pianta a Sydenham, in un quartiere
periferico, ma con dimensioni pi che raddoppiate. Ledificio, rag-
giungibile tramite due nuove linee ferroviarie urbane, era destinato a
diventare il centrodecentrato di tutte le attivit culturali londinesi,
dallarte alla musica alle scienze, (che andavano riscuotendo sempre
pi attenzione presso le nclave culturali della citt quanto tra le mas-
se): divenuto nel giro di un anno un grande parco espositivo e musica-
le il primo del genere al mondo il nuovo Crystal Palace fu bat-
tezzato dai media Palace of the People, a segnalare la definitiva al-
leanza tra economia politica, edutainment di massa e consumo. Imme-
diatamente dopo la sua edificazione, su incarico della Corona e per ri-
spondere al nuovo interesse scientificopaleontologico sollevato dalla
Great Exhibition del 1853, B. Waterhouse Hawkins esperto di geo-
logia e di animali estinti presso il British Museum of London viene
nominato Director of the Fossil Departmnet of the Crystal Palace e
avvia il lavoro di costruzione di modelli di animali preistorici, tra cui
PARTE III LA CITT COME SIMBOLO

254
un gigantesco iguanodonte
15
, che avrebbero trovato collocazione nei
giardini circostanti il Palace, a simulare un parco preistorico adattato in
mezzo a felci e paludi: linizio della storia, insomma. Lo spazio interno,
suddiviso in varie halls illuminate dalla luce naturale garantita dal vetro,
conteneva esposizioni permanenti illustrative delle architetture e alle ar-
ti antiche (dallEgitto a Roma) e moderne (da Bisanzio allet Elisabet-
tiana). Gli allestimenti pi spettacolari (che oggi non esiteremmo a de-
finire disneyani) erano sicuramente i padiglioniserra, come quelli
dedicati agli egizi, con enormi statue, sfingi e due colossi di Abu Sim-
bel, o quello che riproduceva una parte dellAlhambra, incastrati uno
dentro laltro a formare caleodscopici percorsi.


Figura 5

15
La creatura preistorica avrebbe fatto molto parlare di s; tanto da diventare una specie
di icona culturale, quando non una citazione letteraria (si veda ad es. lincipit surreale di
Bleak House di Dickens, del 1858).
Esterni londinesi Lo spettacolo infinito (Rossana Bonadei)

255
Ad attestare la continuit tra il vecchio e il nuovo Crystal Palace
era la presenza delle sale dedicate allIndustria e alle citt industriali
inglesi (in particolare Birmingham e Sheffield), con una vasta esposi-
zione di macchine e prodotti. Nel 1856 il Palace avvia un nuovo im-
portante capitolo della storia della cultura e dellintrattenimento di
massa, con la costruzione di una grande Concert Room, destinata alla
rappresentazione di opere liriche e concerti di musica classica, a parti-
re dalle opere di Handel. Nel 1857 il Crystal Palace si impone
allattenzione internazionale dando ospitalit al primo Handel Festival
(2000 tra cantanti e coristi e circa 400 musicisti inglesi e stranieri). Un
pubblico di 40,000 persone prese parte allevento, inclusa la Regina




Figura 6
PARTE III LA CITT COME SIMBOLO

256
Vittoria e varie famiglie reali straniere. Completata nel 1868, la
Concert Room ospitava fino a 4000 persone, grandi orchestre e stru-
menti musicali deccezione; a questo stadio che riprende corpo
lantica associazione tra musica e giochi di luce resa grande dalle
corti rinascimentali con sontuosi spettacoli di fuochi artificiali visi-
bili da grandi distanze.
Dal 1859, il Crystal Palace di Sidenham avvia iniziative di educa-
zione e formazione, con lapertura di varie scuole e collegi, come
The School of Art, Science and Literature (che ospitava corsi annuali
con pi di 400 studenti) e The School of Practical Engineering
16
che



Figura 7

16
Men of all ages, and from all parts of the globe, came to the Crystal Palace to be
trained. Mr. Wilson had under his care Colonials, Indians, Chinese, Japanese, West Africans,
Germans, Frenchmen most of whom left their countries without the slightest knowledge of
engineering and returned thoroughly skilled in its application (Piggott, 2004, p. 47).
Esterni londinesi Lo spettacolo infinito (Rossana Bonadei)

257
trovarono complemento nella Fine Arts Courts (con una ragguardevo-
le raccolta di opere figurative) e una biblioteca di 12.000 volumi. Nel
1868, infine, in una delle grandi sale fu installato il primo proiettore a
motore (a gas) concepito per proiezioni destinate a un vasto pubblico.
Parco scientifico, museo, accademia, spazio espositivo, performing
area, il Palace era al contempo una struttura iconica e uno spazio abi-
tativocollettivo unico al mondo che assolve a numerose funzioni tra
arte, educazione e spettacolo, a promuovere unidea di cultura che
cerca i grandi numeri e ha ambizioni di universalit: in quella maesto-
sa vetrina, gli inglesi impararono a rafforzare la propria immagine di
popolo virtuoso, dispensatore di democrazia e progresso. In tal sen-
so esso fu anche la cornice perfetta per ospitare nellimmediato pri-
modopoguerra la Victory Exhibition e le prime ali dellImperial War
Museum.
Edificioemblema di una epopea della luce, della musica e della
conoscenza, il Sydenham Crystal Palace riprendeva, rafforzandola,




Figura 8
PARTE III LA CITT COME SIMBOLO

258
una fiera del cristallo che fu anche simbolo di una parabola visiona-
ria del tutto specifica del mondo britannico, che incorpora la sua co-
munit dentro a un medesimo spettacolo, di s, della nazione e della
citt che in questa comunit si specchia. Un altro tassello di quella fie-
ra lAlexandra Palace, costruito nel 1876 come una copia in minia-
tura del Sydenham per dare nuovi spazi allintrattenimento musicale:
poteva ospitare fino a 14mila spettatori e vantava lorgano pi grande
del mondo. Non edifici di pietra, dunque, ma superfici lucenti e volu-
mi fluidi erano preferiti come sfondo per il tempo libero e ludico: me-
tallo e cristallo, dove esterni e interni sono in continuit tra loro e lo
sguardo li attraversa, senza barriere: in un vertiginosa circolazione di
sguardi che guardano e si incrociano.
La Londra edoardiana stiamo parlando di una fine secolo che si
protrae abbastanza coerentemente fino allo scoppio della Seconda
Guerra Mondiale, prima che i bombardamenti sfigurino la citt
conservava e confermava molte delle pratiche e dei rituali di strada,
spontanei o organizzati, consolidati dalla generazione precedente, con
alcune variabili significative: una crescita netta della capacit di mobi-
litare grandi masse (funerali reali, giubilei, festeggiamenti internazio-
nali). Nellera dello splendore imperiale tra la fine del secolo e il
1914, volendo tracciare una parabola storica lideologia della mo-
bilitazione si allea con un populismo marcato (condiviso con le altre
grandi nazioni europee, sullo sfondo di crescenti tensioni, sfociate poi
in aperto conflitto).
Al livello dellintrattenimento collettivo, una dimensione insulare e
nostalgica sembra convivere con la spinta verso una internalizzazione
degli stili partecipativi. Esemplare di un localismo incline a tradizioni
inventate (nellaccezione di Hobsbawm) il pageant revival, che e-
legge Londra a territorio privilegiato per rituali e ricorrenze volte a ce-
lebrare lo heritage nazionale (di guerre e vittorie, ma anche di ricor-
renze e tradizioni della cultura materiale). Se lantecedente pi pros-
simo furono le celebrazioni per lincoronazione di Vittoria a Impera-
trice dIndia, nel 1877 un rito imponente culminato con una sfilata
alla quale assistettero centinaia di migliaia di cittadini festanti i pa-
geant si moltiplicarono nei primi dieci anni del secolo, come forma di
propaganda esplicita intesa a bring home to the citizens of London
the greatness of their city, mostrando in striking manner the impor-
Esterni londinesi Lo spettacolo infinito (Rossana Bonadei)

259
tant part it occupies as the centre of a wideworld Empire
17
. Il genere
conobbe il suo culmine (prima del definitivo declino) nel London Pa-
geant del 1911, spettacolare evento di strada lungo tre giorni, con 40
scene e 15.000 comparse (tra cittadini e performers), dedicato alla nar-
razione della secolare storia di Londra, che si concludeva con un Ma-
sque Imperial in forma di Allegory of the Advantages of Empire.
Per quanto possano sembrare oggi stravaganti, queste forme espressi-
ve si collocano in un contesto di intrattenimento popolare che trovava
allora espressioni diverse dai toga plays di Max Reinhardt alle epi-
che cinematografiche di D.W. Griffith.
Anche la fotografia e la pubblicistica che lavorano per la stampa di
massa sembrano aver abbracciato senza ripensamenti limmagine di
Londra cuore del mondo, the biggest aggregation of human life,
la cui marca pi forte il West End, completamente ristrutturato al-
la fine dellOttocento e trasformato da area di divertimenti popolari in
area commerciale estesa (con i primi department stores a Oxford
Street e gli eleganti stores di Regent Street, tra cui Liberty, icona del
British style di fin de sicle). Si consolida insomma limmagine del-
la metropoli come citt degli happenings, che accanto alla politica, in-
cludono ora lo shopping, la moda e larte, sostenuti da una frenesia di
ammassamento che sembra fatta apposta per fare notizia e immagi-
ne. Facevano dunque notizia e immagine le parate e gli assembramenti
della roaring crowd come The Monkey Parade e Mafeking, o le
manifestazioni sindacali e le sfilate di protesta tutti spettacoli su
cui i riflettori dei media si accendono, stimolando una domanda gi
robusta di aggregazione collettiva e di consumo immaginario dello
spazio urbano.
E facevano notizia le aggregazioni festive favorite nel tempo da
progetti megalomani monster halls and pleasure domes, come
lOlimpia Palace (1886) che ospitava il Circo Barnum e limmenso
Earls Court pleasure ground (1884) che comprendeva la prima Great
Wheel di enormi dimensioni e il Buffalo Bill Wild West Show. Un
progetto avviato nel 1904, mai realizzato, riguardava la costruzione
del pi grande parco di divertimenti del mondo, che doveva includere
una torre di ferro alta pi di 300 metri, volutamente pensata per umi-

17
Cfr. Ryan, in Driver and Gilbert, 2003, p. 117.
PARTE III LA CITT COME SIMBOLO

260

Figura 9


Figura 10
Esterni londinesi Lo spettacolo infinito (Rossana Bonadei)

261
liare la Torre Eiffel, in unottica di competizione tra metropoli che
andava caratterizzando lepoca prebellica.
Per i fotografi di fine secolo anche lo spettacolo dallalto si rivela
un tema affascinante, che riflette daltronde una vera e propria pano-
ramania resa possibile dalle tecnologie e dalle nuove macchine del
volo (le mongolfiere, i dirigibili, le ruote panoramiche) e amplificata
da unindustria culturale ormai globalizzata, sostenuta da press
networks e agenzie internazionali.
Densit e vastit sono il segno riconoscibile della realt metropoli-
tana: per cui accanto alle immagini prese ad altezza duomo che
immortalano la folla si moltiplicano le vedute aeree. Le immagini
di Londra, Parigi e New York viste dallalto si diffondono sui gior-
nali e sulle guide turistiche, diventano poster e cartoline, come com-
mon properties dellimmaginario e icone di un vissuto quotidiano
che appartiene al mondo intero, ad alimentare sogni collettivi condivi-
si. A met Ottocento, quando la modernit era agli esordi, la visione
aerea cominciava ad affascinare una civilt quella Vittoriana
sempre pi ossessionata dalla vista di s stessa. La Londra del nuo-
vo secolo centro di avanguardie artistiche e letterarie ancor pi
compresa in questa ossessione, quando non ne centro propulsivo.
Visione aerea e modernit vanno insomma di pari passo, sostenute
dallarte, dalla grafica e dalla tecnologia costruttiva. La stessa Tour
Eiffel pu esser letta in tal senso come un turning point decisivo: se il



Figura 11
PARTE III LA CITT COME SIMBOLO

262
sorvolamento con il pallone aerostatico era unesperienza per pochi, la
Tour Eiffel strumento di massa. Solo nel primo anno 2 milioni di
persone salirono sulla Torre: quel fenomeno trasformava il modo di
vedere, apriva lo sguardo alle superfici piatte, ai pattern astratti, alla
visione vertiginosa, apriva a una dimensione fantasmagorica della
citt, nel senso proprio suggerito da Benjamin. Una dimensione
vertiginosa, astratta, caleidoscopica che le avanguardie pittoriche
(Impressioniste e PostImpressioniste) stavano a loro volta proceden-
do a fissare su tela. La visione dallalto otteneva daltronde un effetto
importante: conferiva potere allosservatore un potere liberatorio
per lartista e certamente euforico per il cittadino e trasmeva
lillusione di un controllo condiviso: unillusione appunto, sostenuta
da un piacere dellincoscienza che cresciuto insieme alla civilt
della contemplazione consumistica.


4. Global London

Quanto pi la necessit viene a essere social-
mente sognata, tanto pi il sogno diviene ne-
cessario. []
Lo spettacolo il guardiano di questo sonno.

Guy Debord


Alla fine degli anni Trenta, a ridosso del secondo conflitto, Londra
sembra aver abbracciato limmagine di una metropoli laboriosa e tutta
compresa in un high imperialism che anche gli stranieri hanno im-
parato a leggere come elemento di grandeur e di wonder. London the
Wonder City, titolo di una delle scene del Pageant of London del
1911, ricompare come titolo di una famosa guida turistica, particolar-
mente apprezzata dai ricchi americani, che insisteva sulla capitale in-
glese come treasure house of tradition: la guida usc nel 1937, cele-
brato come anno specialmente denso di eventi spettacolari of a bril-
liance and a gaiety unparalleled
18
. Uno sguardo turistico si andava
rapidamente sovrimponendo sulla citt, che a sua volta provvedeva a

18
Cfr. Gilbert, 1998, p. 17.
Esterni londinesi Lo spettacolo infinito (Rossana Bonadei)

263
riorganizzare i propri spazi e i propri tempi a misura di una nuova
massa internazionale e multiculturale (i cui volti tradivano anche
limpatto di una progressiva colonizzazione di ritorno). Un anno pri-
ma, nella notte del 30 novembre 1936, il Sidenham Crystal Palace
un segno del tempo era andato completamente in cenere, devastato
da un incendio che dur giorni e notti (contrastato da 438 vigili del
fuoco e 749 poliziotti, intervenuti a proteggere qualche centinaio di at-
toniti visitatori). Con uno spettacolare incendio la cattedrale dello
spettacolo infinito a uso e consumo del popolo britannico aveva
chiuso i battenti.



Figura 12
PARTE III LA CITT COME SIMBOLO

264
Anche le macerie facevano spettacolo. Ma la Londra in macerie
che emerge dai massicci bombardamenti del secondo conflitto mon-
diale (un destino condiviso con molte altre capitali europee), lo spetta-
colo di una capitale devastata (fino ad allora mai fatta oggetto di attac-
chi esterni, a differenza di altre citt europee) una ferita simbolica
oltre che materiale. A cui gli inglesi reagiscono con una ricostruzione
frenetica soprattutto per gli aspetti urbanistici e di relazione com-
merciale gestita da un partito Labour che riorienta le politiche cul-
turali verso un consenso pi critico, che punta sullaperto coinvolgi-
mento delle classi intellettuali del paese. La fine del lutto nazionale
coincide con un grande evento, che segna la ripresa delle attivit cul-
turali: il Festival of Britain del 1951 ha come premessa un coraggioso
piano di rigenerazione urbana che trasforma la South Bank, sede di
fabbriche e depositi industriali, nella pi grande area di eventi cultura-
li e di divertimenti inclusa in una metropoli. Caratteristica del progetto
il ritorno a solide architetture (basate su una combinazione severa di
geometrie realiste e materiali localii tradizionali bricks) associate alla
presenza di edifici temporanei, ad accogliere spunti architettonici spe-
rimentati nelle expo internazionali
19
. Intorno alla Royal Festival Hall
sorsero infatti una serie di strutture solo in parte sopravvissute: the
Dome of Discovery, una vasta cupola di alluminio che ospitava una se-
rie di gallerie espositive; lo Skylon, un gigantesco giavellotto alto 90
metri fatto sospeso e fatto fluttuare nellaria con un complicato siste-
ma di cavi (che ricorda il sistema che ncora the Eye, lultimo anello
di quello heritage invisibile che caratterizza la Londra lucente e spet-
tacolare).
La seconda met del secolo riguarda la storia di quella metropoli
che non si ferma mai (Roberto Bertinetti) troppo sfaccettata per esse-
re credibilmente raccontata in poche pagine. daltronde la storia di
metropoli che da un lato tendono ad assomigliarsi, investite da svilup-
pi urbanistici turbinosi, e da un altro proteggono la propria differenza,
incorporando nuovi segni dentro al tessuto stratificato del passato. Le
parole in questo caso gli aggettivi coniati dallindustria culturale e

19
Si pensi al padiglione lucente di Miles van der Rohe allExpo di Barcellona del 1929 o
alla tensostruttura di Frei Otto, fino alle gigantesche cupole: dalle Geodesic Domes di Bu-
ckminster, diventati modelli desportazione per paesaggi urbani che tendono ad assomigliarsi
sempre pi.
Esterni londinesi Lo spettacolo infinito (Rossana Bonadei)

265
dalle narrazioni mediatiche possono comunque suggerire un ipote-
tico indice del testo della Londra che tutti conosciamo: swinging
negli anni Trenta, hectic negli anni Settanta, cool negli anni Tren-
ta, e global allaffaccio di un nuovo millennio che la citt e la na-
zione hanno festeggiato quasi come fosse cosa propria
20
. Avanguardia,
rivoluzione, innovazione, fashion system, sono invece le parole
dordine di una citt concentrata sulla rincorsa a nuovi stili di vita e di
consumo, specializzata, secondo alcuni detrattori, in un effimero i
cui segni sono visibili tanto nellaspetto della folla globale che accorre
a Londra numerosissima quanto su un territorio che accetta specula-
zioni immobiliari, stravaganze urbanistiche e scempi estetici. Da qui il
paradosso riferibile ai vari livelli della espressione sociale di i-
cone allapparenza democratiche che, come osserver un perplesso
architetto, servono a destabilizzare il contesto, a sfidare la gerarchia
dei significati sociali, a stravolgere le convenzioni. Ma una ben stra-
na forma di democrazia quella che permette a ogni edificio, soprattutto
se di altezza stratosferica e di forma insolita, di trasformarsi in un lan-
dmark
21
. In realt anche lodierno spettacolo di Londra sia esso
urbanistico o umano ripropone leredit culturale di una civilt che
ha tenuto insieme memoria storica e sfida futuristica: solo alla luce di
questo ibrido (inciso e ben visibile sul territorio) si riesce a dare un
senso a un testo urbano che comprende la Modern Tate (un gioiello di
architettura rigenerata) e la conica Swiss Re Tower (il cetriolo eroti-
co), la nuova sede dei Lloyds e il faraonico quanto grossolano com-
plesso del Millenium Dome (entrambi frutto di Richard Rogers, il co
progettatore con Renzo Piano del Beaubourg di Parigi), la Canary
Tower (imponente succursale della City trasportata sulla South Bank)
e il London Eye, la grande ruota di vetro e metallo aggiunta, con i la-
vori del Millennio, a uno psichedelico skyline londinese, a riproporre
lattualit di un paradigma spettatoriale che tornato ad essere caratte-
ristico della metropoli londinese.
Costruito per la Millenium Feast sulla South Bank, in faccia alle ca-
se del Parlamento e a St.Paul, il London Eye una tecnostruttura in

20
Uninteressante mappatura degli stili e delle culture sviluppatesi a Londra tra il
Dopoguerra e gli anni Settanta suggerita da Colaiacomo e Caratozzolo, 1996.
21
Cfr. Jenks in Bertinetti, 2007, p. 123.
PARTE III LA CITT COME SIMBOLO

266
vetro e metallo dalla forma elementare e fiabesca: un cerchio con una
V rovesciata che punta al centro, con tanti piccoli cerchi sul grande
perimetro (gli abitacoli di vetro). Questo grande occhio artificiale e ri-
lucente (che variamente richiama un monocolo, un orologio, un colos-
sale mulino dacqua, o la Ruota della Fortuna) si staglia per 135 metri
nella sua perfetta rotondit come la citazione postmoderna e kitsch
delle famose ruote panoramiche ottocentesche, con le quali condivide
una primaria funzione ludica. Puntato sul cuore della citt, the Eye
doveva far rima con il Dome, forma circolare e piatta adagiata sulla
riva opposta del Tamigi: come un altro occhio rivolto al cielo a
scrutare il futuro, o come unastronave pronta a decollare.


Figura 13
Esterni londinesi Lo spettacolo infinito (Rossana Bonadei)

267
Per la sua altezza ( la terza forma pi alta della citt, con il Canary
Wharf Tower e la BIT Tower), ma soprattutto per la sua forma, imme-
diatamente riconoscibile anche da molto lontano. the Eye si impone
allo sguardo come un segno iconico, che aiuta a dare un senso al pae-
saggio complicato di Londra. Come accade per la Tour Eiffel, se vedi
the Eye sai dove sei e se vi sali hai la citt ai tuoi piedi, immediata-
mente decifrabile e visibile dallalto nelle sue direttrici fondamenta-
li le stesse che il visitatore impara a distinguere nelle mappe del Lon-
don Tube, con in pi una prospettiva scalare (portata dal lento sali-
scendi della ruota) che produce lillusione di una graduale messa a
fuoco del paesaggio.




Figura 14



Figure 15 e 16
PARTE III LA CITT COME SIMBOLO

268
Forma essenziale e forza iconica hanno rapidamente fatto del Lon-
don Eye un calco turistico di successo, un nuovo biglietto da visita
per una citt che ha fatto dei suoi visitatori una importante risorsa e-
conomica: lo si incontra sulle brochures e le cartoline turistiche pa-
rificato a pi memorabili monumenti sulle confesioni del cioccola-
to, i retrocopertina dei giornali a grande diffusione; la sua silhouette
stilizzata viaggia sulle fiancate dei bus o si accende sui poster lumino-
si che arredano la citt, riprodotto poi allinfinito nelle fotografie e nei
filmati dei molti turisti che stazionano nellarea. A differenza del Mil-
lenium Dome un edificio fin dallinizio violentemente contrastato e
rapidamente smontato anche a causa di un inaspettato flop finanziario
il London Eye si installato nel paesaggio quotidiano dei londinesi
e nellimmaginario turistico, nonostante la sua provocatoria presenza,
a confermare linclinazione di Londra ad accettare spettacolari e di-
scutibili rotture urbanistiche, che continuamente risignificano la
citt.
Eppure, non dissimilmente dal Dome, anche the Eye era stato con-
cepito come un edificio a tempo: la sua leggerezza e la sua traspa-
renza esprimono infatti un modo nuovo di occupare lo spazio,
allinsegna della provvisoriet piuttosto che della solidit. In questo
senso, il London Eye un segno del tempo e un indicatore valoriale
paragonabile al Crystal Palace: laddove il Palazzo per osserva
Bertinetti doveva trasmettere a chi vi accedeva il senso di solidit
delleconomia inglese mentre la ruota sulla quale salgono ogni anno
pi di quattro milioni di turisti comunica soprattutto il carattere ludico



Figura 17
Esterni londinesi Lo spettacolo infinito (Rossana Bonadei)

269
e leggero della sua evoluzione in forma postmoderna. E cos, com-
presi nella fantasmagoria di questo occhio luccicante, scrutiamo
dallalto una citt dove gli edifici appaiono disposti come se fossero
enormi sculture di carta che spuntano fuori da un libro pop sulla vita
urbana
22
.



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22
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6. The Messiah at the Crystal Palace in Sydenham, nella brochure della mostra
Handel at the Crystal Palace, The Foundling Museum, 2008.
7. The Palace by the light of the electric flash bombshell: a Brocks Benefit
night, with 64.000 persons present, in Piggott 2004.
8. Imperial War Museum, Crystal Palace, 192024, in Piggott 2004.
9. Monkey Parade, Rye Lane, Peckham, 1913, in White 2008 .
10. Coronation Celebrations at Banghor Street, Notting Dale, May 1937, in
White 2008.
11. Balloon Ascent from the English Garden, Showing Rockhills, Paxtons
House, in Piggott 2004.
12. The Fire, Daily Sketch, 1 December 1936, in Piggott 2004.
13. The London Eye from Wenstminster Bridge, in Rose e Robinson 2007.
14. Marks Barfield illustration of a new use for the Millenium Dome, 2000,
ibidem.
15/16. Section through the capsule, in Rose e Robinson 2007, p. 105.
17. The London Eye, Fotografie, ibidem.

271


Pietroburgo, citt immaginaria

UGO PERSI
*




Petersburg, an imaginary city.

English abstract: The definition of St. Petersburg as an understandable city be-
comes important in light of the famous verse by the Russian poet A. Blok, and later
quoted by the historian Nicolai Anciferov in his works on the soul of St. Petersburg.
In this text the author writes about a mythology of the city based on literary texts
which portray the city on the Neva as a protagonist or as a background of various nar-
ratives. The mythology it is concerned with is based on the evanescence of the St. Pe-
tersburg reality, on its ghostlike quality, but the emphasis is on the architectural or
territorial sites which have already lost their physical appearance due to the auto-
maticquality caused by repetition. Rarely is St Petersburg portrayed as a city in
which real people live and work. The main idea of this paper is not to lose sight of the
real city and to bring together the two contrasting aspects of St. Petersburg, the
mythological one and the urban one, in order to depict an understandable St. Peters-
burg.

Keywords: St. Petersburg, mythological space, urban space, utopia, distopia, russian
literature.



In un suo importante scritto dal titolo Il testo pietroburghese della
letteratura russa il noto semiologo V. Toporov a proposito di Pietro-
burgo scrive: la citt e il suo testo sono legati da un certo qual pro-
cesso osmotico unitario, ma bidirezionale, e per questa ragione tanto
difficile decidere una volta per tutte [] cosa nel testo ci sia della citt
e, pi spesso, cosa ci sia nella citt del suo testo (Toporov, 2003, pp.
2930).
La questione, in effetti, complessa, ma non tanto per la problema-
tica compresenza nel testo pietroburghese del dato urbanistico e del-
la sua rappresentazione artistica, quanto per la natura concettuale

*
Universit di Bergamo.
PARTE III LA CITT COME SIMBOLO

272
della citt. Uso questo termine a ragion veduta, sia in senso etimologi-
co che, per cos dire, filosofico, proprio perch Pietroburgo una citt
concepita sotto il profilo urbanistico, e cittconcetto sotto quello
letterario e nellimmaginario collettivo russo. importante mettere in
evidenza che il primo fattore ha condizionato assai fortemente i se-
condi. Per questa ragione, contrariamente ai testi di altre citt, Ber-
lino, Parigi, Londra, Praga, il testo pietroburghese solo di rado rap-
presenta la citt reale mediante lattivazione del dato urbanistico. Ne
consegue la formazione, nel corso della storia della citt, di due testi
che pur non distinti, tuttavia si presentano e rappresentano abbastanza
autonomamente: da un lato la citt reale come tessuto urbano di stra-
de, piazze, edifici, rete idroviaria, formato dalle continue stratificazio-
ni edilizie; dallaltro quello mimetico come tela formata dalle succes-
sive stratificazioni di tutte le immagini verbali e visuali di Pietrobur-
go. Con la perspicacia che lo contraddistingue, gi negli anni Trenta
dellOttocento N. Gogol nel racconto La Prospettiva Nevskij scrive-
va: Dio mio, che vita la nostra! Un eterno dissidio fra sogno e real-
t. Difficile pensare a Pietroburgo come a una medaglia che compen-
dia due facce, due aspetti, due realt.
Michel de Certeau nel suo studio Linvenzione del quotidiano af-
ferma che dopo il XVI secolo il fatto urbanistico si tramuta in con-
cetto di citt (De Certeau, 2001, p. 175). De Certeau non accenna a
Pietroburgo, ma se questa citt fosse stata oggetto della sua attenzione,
egli avrebbe potuto parlare solo di concetto di citt non preceduto
dal alcun fatto urbanistico. In Russia, fra le due capitali, solo Mo-
sca, pari ad altre grandi citt europee, aveva vissuto la fase di fatto
urbanistico, poich solo essa era sorta per necessit etnogeo
economiche. Come dicevo, Pietroburgo per di pi una citt conce-
pita a tavolino, e questo fatto ha indotto la formazione di una mitolo-
gia particolare e, di conseguenza, di unaltrettanto particolare lettera-
tura sulla e della citt, appunto il cosiddetto testo pietroburghese.
Pu servire a mettere in evidenza questa specificit il confronto con il
testo moscovita. A mio parere, nonostante gli sforzi lodevoli di vari
studiosi di individuare tale testo, i risultati sono alquanto meno con-
vincenti perch la mitologia moscovita di per s pi debole, e lo
proprio e paradossalmente perch Mosca pi russa, intrinseca e,
per cos dire, non costituisce problema per la coscienza russa. Mo-
Pietroburgo, citt immaginaria (Ugo Persi)

273
sca al centro di tutto: del territorio etnogeografico, della cultura
russa antica, della storia, della religione, e tutti questi fattori la alimen-
tano. Al contrario, Pietroburgo eccentrica a tutto ci. al di fuori.
un corpo estraneo artificialmente inoculato nellostrica della cultura
russa, la quale, restando in metafora, per non soffrirne ha cominciato
ad isolarla secernendo sostanze calcaree che presero forma di meravi-
gliosi palazzi, monumenti e mitologemi. Alla dinamizzazione dei
miti pietroburghesi contribu il fatto che la nuova capitale fu sempre
percepita non solo come un corpo estraneo, ma addirittura come una
sorta di mondo alla rovescia a causa delle sue caratteristiche climati-
coterritoriali: costruita non su terreno solido, ma su paludi; terra che
periodicamente si trasformava in mare; la sua nascita provoc decine
di migliaia di morti; sole a mezzanotte. Jurij Lotman, nellanalisi se-
miotica della vita di corte, o dellalta aristocrazia in genere, rileva che
vista dal di fuori, e cio dal personale di servizio, dai comuni cittadini,
e dal resto della Russia, quella vita non solo era considerata inarrivabi-
le, ma soprattutto irreale, una vera rappresentazione teatrale. Palazzo
dopo palazzo, mitologema dopo mitologema, ne risult una perla che
non aveva ormai quasi pi nulla a che fare con la sua ostrica e che, tut-
tavia, nonostante la sua bellezza non aveva ancora una sua cultura
perch quella russa, ritenuta semibarbara, era stata rigettata. Alla citt
fenomenica mancava il noumeno e pertanto la perla doveva essere, e
fu, incastonata in una montatura mitologica.
Leccezionalit di Pietroburgo, libridismo della sua natura costitui-
to da astrazione e concretezza, il suo carattere premeditato, lhanno
posta ad una certa distanza dalla coscienza di tutto il paese che la per-
cepisce come concetto, come punto mentale, piuttosto che come di-
mensione e fatto urbanistico. Nel famoso romanzo Pietroburgo An-
drej Belyj scrive: Comunque sia, Pietroburgo non soltanto illusoria,
ma si trova anche sulle carte; in forma di due cerchi concentrici con un
punto nero nel mezzo; e da questo punto matematico che non ha di-
mensioni proclama energicamente la propria esistenza: da qui, da que-
sto punto si diffonde come una fiumana lo sciame delle parole del no-
stro libro (Belyj, 1980, p. 4).
Il decreto imperiale e il progetto rigidamente razionalistico che
diedero vita alla citt la condannarono ad unesistenza cartografica,
o planimetrica. Questo tratto di virtualit, per altro gi rilevato da
PARTE III LA CITT COME SIMBOLO

274
Belyj quando scrive tutta Pietroburgo linfinit duna prospettiva,
elevata allennesimo grado. Dietro Pietroburgo non c nulla (ibidem,
p. 15), questo tratto di virtualit, dicevo, ha trasformato la citt in un
fenomeno anormale che si riflesso negativamente sulla sua quotidia-
nit. Il riflesso negativo della quotidianit della Pietroburgo reale
rappresentato dalla sua matrice utopica spesso volgente ad un esito di-
stopico, non da ultimo a causa delle condizioni territoriali a cui ho ac-
cennato. Movendo invece da Pietroburgo come punto mentale e a
giudicare dal testo pietroburghese, piuttosto che di utopia o distopia, si
deve parlare di negazione della localit, di luogonon luogo, di citt
esclusivamente concettuale, insomma di atopia.
Come la nebbia perniciosa che si leva dalle paludi circostanti,
lerrore di Pietro si alzato sulla citt, lha intossicata per sempre
creando un mito ambiguo, angosciante e maestoso. La Pietroburgo rea-
le, nonostante i problemi, continua la sua vita di grande citt, e cos pu-
re la Pietroburgo letteraria, ma su tuttun altro piano. Non tanto su quel-
lo del fittizio artistico, quanto su quello delle idee. Quando M. Ba-
chtin definisce i personaggi di Dostoevskij portatori di idee, ossia in-
dividua la loro ragion dessere nellespressione di unidea, coglie nel
segno, ma non forse un caso che lesempio pi calzante proprio il
pietroburghese Raskolnikov che con i suoi continui spostamenti da un
punto allaltro della citt li marca di idea, ideologizzando cos il territo-
rio pietroburghese. Riferendomi al gi citato studio di de Certeau in cui
fra laltro si afferma che lo spazio il luogo frequentato, credo di po-
ter affermare che la Pietroburgo del testo pietroburghese uno spazio
poco frequentato da personaggi forniti di connotati reali, ma quasi so-
lamente da personeidee che non riflettono la reale vita sociale della cit-
t, bens unaltra, forse pi elevata, ma astratta. Raskolnikov ha forse
qualcosa in comune, per esempio, con i balzachiani Rastignac e Ru-
bempr, o col Duroy di Maupassant o al Dombey dickensiano? Persino
nel romanzo pi simile a questi esempi del realismo francese e inglese,
Una storia comune di I. Goncarov, il protagonista passeggia, corre in-
daffarato, gioisce, soffre in una Pietroburgo sulle prime tratteggiata ne-
gativamente e poi senzaltro dimenticata nel prosieguo del testo. Si di-
rebbe che il mito di Pietroburgo sia stato emanato da un peccato origi-
nale e che non abbia ormai pi nulla a che fare con la citt reale. Questo
mito venne propagandato dal testo pietroburghese il quale, per, si ri-
Pietroburgo, citt immaginaria (Ugo Persi)

275
vela essere unessenza tre volte inessenziale poich con parole rap-
presenta il concetto di una citt che non c.
Anche se la rappresentazione che se ne ha in Occidente pi sem-
plice di quella russa, Pietroburgo un concetto della cultura mondiale
che si pu sintetizzare come meravigliosa scena della fastosa vita de-
gli zar. Le rappresentazioni russe di questo concetto, invece, sono e-
videntemente pi articolate, ferma restando la ripetitivit di pochi te-
mi: scena grigia e malinconica di una spettrale vita quotidiana. Effet-
tivamente, tutti gli autores russi, in misura maggiore o minore, rap-
presentano Pietroburgo come un incubo; i vari giudizi, sfumature, ri-
visitazioni che vanno a formare il testo pietroburghese non sono al-
tro che mitologemi di una citterrore, di una citt che non c, di una
cittnoncitt. Non v dubbio che se usiamo il termine concetto
nel significato datogli dalla semantica cognitiva, allora anche il con-
cetto Pietroburgo non pu reggersi sul nulla, ha anchesso un freim,
una sorta di aureola di concezioni individuali su Pietroburgo, di singo-
li apporti personali, che necessita di supporti, di punti dappoggio
concreti, che nel caso specifico si ripetono da pi di due secoli prati-
camente invariati. La versione letteraria di Pietroburgo, infatti e in ul-
tima analisi, una serie quanto mai ricca di testi che poggiano su po-
chi elementi urbanisticoarchitettonici di base pi o meno ricorrenti
che i vari autori di volta in volta osservano vuoi da un punto di vista
diverso, vuoi sotto unaltra illuminazione, vuoi in unatmosfera diffe-
rente, vuoi, infine, in unaltra disposizione danimo.
Esiste una sorta di quintessenza del testo pietroburghese, lampio
studio di N. Anciferov del 1922 dal titolo Lanima di Pietroburgo.
Quintessenza perch lautore passa in rassegna i testi dei pi impor-
tanti scrittori e poeti in cui Pietroburgo compare in qualit di sfondo
scenografico o, addirittura, di protagonista. Leggendo Lanima di Pie-
trobugo non si pu non notare limbarazzo di Anciferov di fronte alla
necessit di reperire sempre nuove varianti per i suoi commenti ai
concetti, oggetti, immagini, che gli autori esprimono in modo ripetiti-
vo nei confronti della cosiddetta Palmira del Nord. La causa di tutto
ci, come rileva lo stesso Anciferov, una sola: Una citt senza vol-
to, senza passato, n futuro, una sorta di posto vuoto
1
. Questa affer-

1
N.P. Anciferov, Nepostiimyj gorod, p. 84.
PARTE III LA CITT COME SIMBOLO

276
mazione prestata ad Anciferov dalle impressioni di A. Herzen, scrit-
tore e pubblicista di sentimenti socialisti foureriani, non certo incline a
valutazioni emotive.
Un posto, Pietroburgo, che per correttezza non possiamo considera-
re del tutto vuoto; tuttavia scarse sono le categorie oggettuali che si
incontrano nel testo pietroburghese. Sopra tutte risaltano: 1) il tem-
po atmosferico, 2) il territorio, 3) larchitettura. Di queste categorie
costituito il freim del concetto Pietroburgo, sostenuto da vari og-
gettisupporti. Questi sono, per il tempo atmosferico i cieli bassi e
grigi, la foschia o la nebbia, la neve, la pioggia, il vento, il fango; per
il territorio la Neva, i canali, le isole del delta; per larchitettura
luoghi elevati e spesso brillanti come lAmmiragliato con la sua guglia
dorata, le chiese di Pietro e Paolo e di SantIsacco rispettivamente con
la guglia e la cupola dorata, la Prospettiva Nevskij, la statua equestre
di Pietro I, detta anche il Cavaliere di bronzo, i ponti. Soprattutto si-
gnificativi sono questi edifici che sembrano assumere la funzione di
luoghi alti, punti di riferimento in una citt sorta su un terreno del
tutto piatto e nella quale, a causa delle enormi dimensioni prospettiche
e delluniformit degli edifici in altezza, lo skyline appare stranamente
basso.
La descrizione della citt che ci fornisce Goncarov tramite i pensie-
ri e i sentimenti del giovane protagonista di Una storia comune, appe-
na arrivato dalla campagna per intraprendere nella capitale una nuova
vita, potrebbe essere assunta a sintesi iconica di tutto ci che fu e sa-
rebbe stato scritto in seguito sul panorama di Pietroburgo nella lettera-
tura russa. Cos scrive Goncarov:

Guard gli edifici e fu preso da una noia ancora maggiore: gli infondevano
tedio quegli uniformi giganti di pietra che, come sepolcri colossali, in massa
compatta si disponevano uno dietro allaltro. Aleksandr arriv fino alla
Piazza dellAmmiragliato e rimase impietrito. Davanti al Cavaliere di bronzo
rimase pi o meno unora. Gett unocchiata alla Neva e con aria tronfia
fece la sua comparsa sulla Prospettiva Nevskij, atteggiandosi a cittadino di un
nuovo mondo.

Nella percezione del lettore leterna ripetizione di luoghi alti po-
co a poco priva gli stessi di concretezza e solo la genialit degli autori
li salva dallo status di clich, per conferire loro quello di convenzione.
Pietroburgo, citt immaginaria (Ugo Persi)

277
Quasi tutti i personaggi pietroburghesi, e con loro il lettore, in questo
spazio convenzionale si spostano da un luogo alto allaltro, e con i
loro passi fittizi e spostamenti mentali essi tessono una telaconcetto
fine a se stessa e per la quale non importante se limmagine che ne
risulta sia pi o meno verosimile. In ultima analisi, persino lesanime
affrettarsi della folla (Goncarov) si presenta come necessario ma
formale attributo della capitale, non come elemento segnico o struttu-
rale del romanzo. La Pietroburgo narrata un luogo vuoto, citt pura-
mente verbale fornita di monumenti e attrattive con funzione di ban-
dierine, come quelle delle mappe di Google Earth, intorno alle quali i
poeti intrecciano merletti metaforici, una citt nella quale la gente non
vive una comune vita cittadina. Difficile immaginare un romanzo su
un grande magazzino pietroburghese di moda femminile come Au
bonheur des femmes di E. Zola o sulle vicende di un profumiere emu-
lo del balzachiano Csar Birotteau. Nella capitale del Nord poco di
tutto questo. Certo, anche nella Pietroburgo letteraria ferve la vita, ma
una vita fittizia, ideologica. La Pietroburgo letteraria si nutre di lette-
ratura; scrive V. Korolenko: E questo, ovviamente, il Nevskij
Ossia, ecco, qui un tempo passeggiava il gogoliano tenente Pirogov
E in qualche posto di questa confusa mole di palazzi viveva Belinskij,
rifletteva e lavorava Dobroljubov
2
. Insomma, nella Pietroburgo lette-
raria la mitologia intrattiene rapporti incestuosi col mito e genera in-
cubi mitopoietici. E quasi sempre Pietroburgo un pretesto per
lennesima rappresentazione della tragedia russa, leterna opposizione
OccidenteOriente. Pietroburgo un punto incancellabile sulla carta
della storia e della coscienza russa e come tale essa una cittidea,
unidea costituita dal fatto di essere fra, n Occidente, n Oriente, n
reale, n solo apparente. In ci la sua tragedia, ossia lideacardine su
cui ruota tutta la mitologia artistica della citt.
Posseduta da questa idea, la letteratura di e su Pietroburgo in fondo
poco si cura della vera Pietroburgo. Se in Turgenev la quantit di co-
ordinate topografiche della citt ridotta al minimo, in Tolstoj non se
ne trovano descrizioni. Tuttavia, anche l dove le incontriamo, esse
hanno spesso un carattere convenzionale. Ci particolarmente evi-
dente nella poesia dei simbolisti, tutta unesperienza poetica che si ri-

2
V.G. Korolenko, Istorija moego sovremennika, tomo 2, parte 1, Cap. 4, Leningrad 1976.
PARTE III LA CITT COME SIMBOLO

278
versa in un romanzonon romanzo, il citato Pietroburgo di Belyj, vera
summa della livida mitologia pietroburghese. A. Blok, il maggiore po-
eta del simbolismo russo, pur rappresentandola, raramente la nomina o
denomina, mai la descrive: Ricordi la citt inquietante, / la nebbia
azzurra lontano; Verranno le notti bianche, / Avvelenando lani-
ma di luce bianca; Siamo ovunque. E in alcun luogo. Andiamo, / E
il vento invernale incontro a noi; Il cielo di Pietrogrado soffusc di
pioggia.
Pi esplicita A. Achmatova, devota di Blok, ma anche lei affezio-
nata alle bandierine: Di nuovo SantIsacco paludato / Dargento
fuso. / Intirizzito dimpazienza minacciosa / Il cavallo del Grande Pie-
tro. // / Ah! Il sovrano scontento / Della sua nuova capitale.
Laltra poetessa protagonista dei salotti letterari pietroburghesi, Z.
Gippius, temuta critica letteraria per la sua penna puntuta e velenosa,
riversa sulla capitale queste sue qualit: E la volta celeste, come di
vetro, / trafitta dalla guglia doltre fiume, e nel fiume scorrono
acque amare come assenzio.
In moltissimi casi la convenzionalit della topografia pietroburghe-
se tale da rendere irriconoscibile la citt, spesso addirittura assente
e lallusione alla citt affidata ad un solo toponimo, magari posto
con funzione di titolo, a mo di insegna. Cos come per la statua di una
dea sconosciuta priva di segno distintivo o di emblema, solo il carti-
glio inciso sul piedistallo conferisce alla figura nome, significato e
contenuto, allo stesso modo in molte poesie il titoloinsegna, e solo
esso, pone il testo nel contesto pietroburghese. Un esempio significa-
tivo dato dalla poesia Giardino destate di un poeta minore, N. Ne-
dobrovo, primo studioso della poetica achmatoviana. Vi si narra di un
incontro galante, del tentativo di corteggiamento di una giovane dama
seduta su una panchina del giardino (12). Di nuovo, come in molti al-
tri casi, ci troviamo in un luogo pietroburghese convenzionale indivi-
duato non in base a coordinate spaziotemporali, ma in un vuoto con-
testuale. La convenzionalit di questo Giardino destate dipende so-
lamente dal titoloinsegna, appunto Giardino destate che poteva es-
sere benissimo sostituito da unaltra insegna come Palais Royal o
Volksgarten, senza che alcuno ne notasse la differenza. E unaltra
poesia di Nedobrovo, dal significativo titolo La pianta di Pietroburgo,
si propone come reificazione della tesi fin qui esposta:
Pietroburgo, citt immaginaria (Ugo Persi)

279
Enorme fiume, larghi canali,
Ampie e diritte vie, vaste piazze
Belle nelle tiepide notti bianche.
Ma che libert allimpeto del vento invernale!
Com odiosa la loro vastit nel gelo,
Quando ghiaccia ogni loro vuoto
E tutto vuol essere pi intimo, vicino e stretto,
Quando nella carrozza, pur non amando,
Una donna si stringe a un uomo
3
.



Riferimenti bibliografici

Belyj A. (1980), Pietroburgo, Einaudi, Torino.
De Certeau M. (2001), Linvenzione del quotidiano, Roma, Il Lavoro.
Ju. Lotman, Simvolika Peterburga i problemy semiotiki goroda; in Ju. Lotman, I-
zbrannye stat'i, II, Tallinn 1992, pp. 921.
Toporov V.N. (2003), Peterburgskij tekst russkoj literatury. Izbrannye trudy [Il te-
sto pietroburghese della letteratura russa. Opere scelte] IskusstvoSPB, San Pie-
troburgo.

3
Plan Peterburga, in N. Nedobrovo, Milyj golos. Izbrannye proizvedenija. Tomsk 2001,
p. 83.
PARTE III LA CITT COME SIMBOLO

280

281


La cittmacchina e il laboratorio futurista russo

ROSANNA CASARI
*




The citymachine and the Russian futurist laboratory.

English abstract: The purpose of this work is to analyze the urban imaginary in the
Russian futurists works, in particular in the works of poets and painters who propose,
from one side images of the contemporary chaotic city, from the other side the city of
the future as a world of dream, as a world of utopias. I think that this last kind of city,
the city of the future, can be an optimal projection of the other one. A special attention
is paid to the imaginary buildings represented in Velimir Chlebnikovs drawings and
poems, where is underlined verticality and preponderance of glass and crystal. Future
buildings imagined by Chlebnikov show moreover an original synthesis between na-
ture and human artefact. Chlebnikovs poetic images suggest a link with Pavel Floren-
skijs ideas, which have been expressed in his work Organoproekcija (The projection
of the organs). In this work Florenskij shows how many organs of the human body are
in a strong relation with the corresponding human artefact.

Keywords: Russian futurism, Chlebnikov, Florenskij, urbanism, architecture, utopia,
nature, artefact.



Percorre lesperienza futurista russa, come quella occidentale, con
una frequenza ossessiva nella sintesi di poesia, pittura e architettura, il
tema costante e infinitamente sfaccettato e variato della citt. Presenza
e immaginario fondanti per il futurismo che si esprimono, a ben vede-
re, tramite due ipostasi diverse e insieme complementari. Da un lato
emerge e simpone laspetto caotico della metropoli contemporanea
vista come alienante citt infernale, turbinoso groviglio di vie, dal-
laltro una sua struttura immaginaria, razionale e ordinata, utopica e
fantastica, risultato della progettualit visionaria degli artisti.
A prima vista le due tipologie appaiono diametralmente opposte le
une alle altre, in realt la seconda variante di immagini urbane futuri-

*
Universit di Bergamo.
PARTE III LA CITT COME SIMBOLO

282
ste in un certo senso proietta su un piano diverso gli stessi elementi
componenti le immagini delle citt reali in cui erano immersi gli ar-
tisti creatori; ne rappresenta la proiezione razionalizzata e ordinata in
un utopico cosmo.
Immagini di citt, le une e le altre, che gi popolavano larte del pri-
missimo novecento, in diverse declinazioni e realizzazioni. Nelle opere
dei pi noti poeti simbolisti, in Blok, Belyj e Brjusov il tema della citt
si era fatto man mano dominante, pertanto quando i futuristi proclama-
vano, nei loro pi dirompenti manifesti, che era necessario gettare dal-
la nave del tempo tutta larte anteriore alla loro esperienza, la stessa
pratica affermava palesemente il contrario; tuttavia, in relazione al tema
urbano, i futuristi si allontanavano dalla tradizione precedente nella ten-
sione verso la rappresentazione privilegiata di una citt astratta e uni-
versale, della Citt con la maiuscola. Majakovskij e Chlebnikov, i due
maggiori poeti futuristi russi, tendevano infatti, fondamentalmente, a un
immaginario urbano sintetico e astratto, pur muovendo anchessi da una
realt ben individuata e nominata, dalle due capitali Mosca e Pietrobur-
go, le cittsimbolo sempre presenti, con i loro tratti caratteristici, nel
sottotesto della citt futurista russa. Mosca e Pietroburgo, pur trasforma-
te e rivisitate, ne costituivano il costante tessuto semantico.
Le due ipostasi di citt di cui si detto allinizio, dominano
limmaginario urbano delle opere di Majakovskij e Chlebnikov, non
solamente nei loro esiti lirici, ma anche nelle opere di arte figurativa e
nel teatro. Anchessi infatti, come gli artisti del tempo, coprono con la
loro produzione i generi pi vari e le pi diverse correnti, in una coesi-
stenza e intreccio continuo di poesia transmentale, cubofuturismo, su-
prematismo, costruttivismo. Pertanto le loro citt del futuro si costi-
tuiscono di elementi verbali e non verbali, di segni grafici e architetto-
nici tendenti a trasmetterne una visione essenziale. Lindagine artistica
sulla citt, che coinvolge trasversalmente tutte le arti nellaffermarsi
dellavanguardia russa tra gli anni Dieci e Venti del XX secolo, si
immette infatti nella corrente di ricerca del nucleo primario delle varie
arti, di ci che in poesia si definiva la parola come tale e in pittura,
segnatamente nel suprematismo di Malevic, la forma come tale.
Intorno al tema della citt, pittura e poesia sono in costante dialogo,
in uno scambio che si fa particolarmente intenso nellopera di Vladi-
mir Majakovskij.
La cittmacchina e il laboratorio futurista russo (Rosanna Casari)

283
Nella tragedia Vladimir Majakovskij, nel poema La nuvola in cal-
zoni (Oblako v tanax), immagini minacciose di case dai mille occhi
inquietanti danno vita a una visione cubofuturista che ha i suoi analo-
ghi nelle opere di Olga Rozonova e Aleksandra Ekster (Fig. 1).
Un cinetismo frenetico, convulso, debordante squassa la citt, dove
tramvai e automobili corrono su pi piani, si agitano le innumerevoli
insegne, baluginano luci e fuochi e al lettore pare di udire un continuo
rombo di sottofondo. Muta continuamente il punto di vista, la visione
si scompone fino a capovolgersi nella pi pura tradizione russa della
prospettiva rovesciata, come nei celebri versi di Linfernaccio della
citt (Adie goroda): Le finestre frantumarono linfernaccio della
citt / in minuscoli infernucci succhianti con le luci. / Rossicci diavoli,
si impennavano le automobili, / facendo esplodere le trombe proprio
sullorecchio. / [] (Majakovskij, 2004, p. 15).
La citt che tormenta e distrugge, aspira tuttavia sempre ad un
mondo altro, superiore, alla terra promessa, come nel dramma Mi-
stero buffo (Misterija buff); si apre allo spazio delle fantastiche citt
russe del futuro dove domina la dimensione verticale e la volont di
elevazione. Questa constatazione induce a indagare con particolare at-
tenzione il complesso problema della verticalit che investe tutta larte


Figura 1. V. Chlebnikov Noi e le case, 191416.
PARTE III LA CITT COME SIMBOLO

284
dellavanguardia con quella tensione e volont di sollevarsi dalla pe-
santezza della realt, di vincerla in uno slancio ascensionale che uni-
sce i poeti e i pittori del tempo.
Le immagini aeree delle loro opere sono suggerite, sintende, an-
che dalla contemporanea diffusione dellaviazione, che indirizza ver-
so il cielo lattenzione dellartista, ma nel loro tendere verso lalto si
esprime di fondo una vnutrennjaja potrebnost (necessit interiore)
di tutto il movimento futurista: Siccome dinamico, il mondo ur-
bano non sopporta lancoraggio al terreno, [] per Majakovskij si
risolve in una trasposizione della citt nel cosmo (Messina, 1993,
p. 284).
La citt aerea non risulta tuttavia una totale alternativa a quella ter-
rena, ma ne in qualche modo una proiezione e una sublimazione, ve-
nendo a costituire uno spazio simbolico, un sognato Eden, nel quale
coesistono i tratti trasfigurati del mondo reale. Come spesso accade
nella tradizione culturale russa, le visioni simboliche sono strettamen-
te connesse al dato concreto, al reale, a un quotidiano (byt) che riman-
da tuttavia a significati altri, al mondo trascendente, trasfigurato.
Sullo sfondo degli avvenimenti burrascosi degli anni Dieci e Venti
del XX secolo, sullo sfondo della rivoluzione, si fa possibile un mon-
do nuovo di audaci progetti, di ogni sorta di utopie architettoniche e
urbanistiche.
Eppure non erano utopie in assoluto, sebbene avessero tutti i tratti
distintivi dellutopia. La lucida razionalit che le contraddistingue, si
configura, secondo le parole di Aleksandr Flaker (1986, p. 488), come
proiezione ottimale, in altre parole si pu riconoscere nella realt ri-
creata avveniristicamente una chiaro rimando a quella terrena, un le-
game tenace con questo mondo, con la Russia di quegli anni, in un
continuo movimento di ascesa e di discesa. Si tratta pur sempre di una
proiezione, ci che presuppone un legame con il quaggi.
Nellambito delle visioni urbanistiche del futuro un posto centrale
spetta a Velimir Chlebnikov.
necessario premettere che Chlebnikov ha accompagnato costan-
temente la sua attivit artistica a un forte interesse per la matematica
che si espresso in un continua ricerca dei segreti dei numeri, e per
larchitettura, uno dei temi prediletti che ha generato le frequenti im-
magini di case e di citt.
La cittmacchina e il laboratorio futurista russo (Rosanna Casari)

285
Mundi constructor chiamato il poeta futurista (Lanne, 1990, p.
52). La sua ars aedificatoria riflette il caos del mondo contemporaneo
in nuove immagini oniriche, lo trasforma, lo razionalizza con lucida
fantasia.
Chlebnikov ha dedicato alla creazione della citt dei budetljane
1

(gli uomini del futuro) non solamente i ben noti versi: Moskva bu-
duego (Mosca del futuro), Gorod buduego (La citt del futuro), il
poema Ladomir, ma una prosa programmatica Noi e le case (My i do-
ma), nella quale il discorso fa dapprima oggetto di considerazioni la
citt borghese contemporanea, contraddistinta da forme architetture
ormai sorpassate, per poi passare a esporre una nuova concezione ur-
banistica che deve aiutare luomo del futuro a sollevarsi da terra, libe-
rarlo dalle catene che lo legano al suolo e alla sua pesantezza, elevan-
dolo in una nuova dimensione verticale, in uno spazio di trasparenze e
dove dominano trasparenti grattacieli di vetro.
Gli uomini del futuro dovranno essere uomini volanti, perci: []
non nelle viziose vie con il loro sozza volont di possedere luomo
come una cosa nel proprio lavandino, ma sul tetto bello e giovane si
affoller lumanit [] la via si trasferita pi in alto delle finestre e
delle grondaie [] la folla ha imparato a volare sopra la citt []
(Chlebnikov, 1968, p. 276).
La citt chlebnikoviana degli uomini volanti possiede il suo nu-
cleo abitativo, ununit costituita da una cabina mobile di vetro che
pu essere trasportata da un edificio allaltro. In tal modo si realizza-
ta una grande vittoria: viaggia non luomo, ma la casa.
Questi abitacoli di vetro sono destinati a occupare appositi incavi
previsti nei diversi edifici della citt e a fissarvisi temporaneamente,
poich gli uomini del futuro di Chlebnikov sono un popolo nomade,
come il poeta stesso che non ebbe mai una dimora stabile.
Limmaginazione poeticoarchitettonica di Chlebnikov progetta
diversi tipi di edifici alveolari che il poeta descrive accuratamente nel-
la sua prosa, dove compaiono caseponte; casepioppo; palazzi sot-
tomarini; casenave; casapellicola; casascacchi; casaaltalena; ca-

1
Termine coniato da Chlebnikov sul futuro del verbo essere russo: budet.
PARTE III LA CITT COME SIMBOLO

286
sacapello; casacoppa; casatromba; casalibro;casacampo; casa
sulle ruote
2
.
Nella particolareggiata descrizione di tali edifici in vetro (in parte
rappresentati nel disegno; Fig. 1) e nelle precise indicazioni del loro
uso da parte della nuova umanit, si avverte una buona dose di ironia e
di mistificazione da parte dellautore, ma i progetti utopici e le fanta-
sie architettoniche di Chlebnikov inducono anche a considerazioni che
ne mettono in rilievo i profondi legami con lampio dibattito che si
svolgeva contemporaneamente in Russia, in diversi ambiti culturali,
sui rapporti tra arte e scienza, anche in relazione alla citt.
opportuno ritornare a quanto si gi detto sullo slancio verso
lalto che domina limmaginario futurista. Tener conto di questa ne-
cessit interiore, disposizione cruciale per comprendere larte di Ma-
jakovski, anche lelemento discriminante per orizzontarsi nellimma-
ginario architettonico e urbanistico di Chlebnikov, i cui edifici fanta-
stici tendono tutti allalto, sono tutti grattacieli. Come se i russi, e i fu-
turisti in particolare, per compensare laccentuata orizzontalit del ter-
ritorio russo, coltivassero con particolare intensit il mito della verti-
calit, rinnovando e proiettando nel futuro leterno simbolo della citt
sulla montagna, della citt come tramite tra la terra e il cielo.
Nella tradizione culturale e spirituale russa predomina un atteggia-
mento interiore che potrebbe essere definito una sorta di nostalgia
dellaltezza, della montagna, dove naturalmente la montagna deve
essere intesa come segno e simbolo. In effetti, nel corso di tutta la sto-
ria culturale russa, il folclore e la tradizione religiosa testimoniano del
significato profondo del concetto di alto (Fedorov, 1994, pp. 1426;
Casari, 2000) e Chlebnikov conosceva molto bene e aveva una parti-
colare attenzione per queste tradizioni, come in generale per un certo
mondo arcaico e primitivo, prediletto anche da molti artisti contempo-
ranei.
Questo strato culturale si manifesta anche nella predominante verti-
calit dei futuristi, metafora della possibilit di trascendere il mondo
terreno e avvicinare una realt spirituale. La verticalit infatti segno
di quel passaggio dal visibile allinvisibile che cercava Malevic con
il suprematismo, inteso come superamento dei limiti del mondo reale.

2
Ibidem, pp. 283285.
La cittmacchina e il laboratorio futurista russo (Rosanna Casari)

287
Lincrocio tra lo slancio verso lalto e ricerca delle protoforme, dava
vita ai celebri prouny di El Lisickij (Fig. 2), ai planity e gli archite-
ktony di Malevic.
Un particolare interesse suscitano gli architektony di Malevic, pro-
totipi architettonici da lui concepiti come fondamento della citt del
futuro. Nellidearli il pittore futurista percorre una significativa traiet-
toria: dagli architektony Alfa e Beta (Fig. 3) caratterizzati da
unorizzontalit assoluta, lartista passa agli architektony Gota e Ze-
ta (Fig. 4), che si innalzano decisamente verso lalto con la loro strut-
tura accentuatamente verticale. Essi esprimono lo slancio ascensionale
come proprio della struttura ideale della citt futura (Kaucisvili, 1994,
pp. 162163).




Figura 2. El Lisickij La tribuna di Lenin, 192024.
PARTE III LA CITT COME SIMBOLO

288
Questa visione spaziale di una predominante verticalit e il dialo-
gocontrasto ininterrotto delle linee orizzontali, verticali e a spirale
sono propri anche delle opere darte costruttiviste.
Si crea cos un ponte che unisce la citt del futuro di Majakovskij,
di Chlebnikov, di Malevic con le utopie di artisti visionari creatori del-
le citt volanti, quali Krutikov e Lodovskij (Figg. 5 e 6).


Figura 3. Malevic Alpha, 1923.



Figura 4. Malevic Gota, 1924(?).
La cittmacchina e il laboratorio futurista russo (Rosanna Casari)

289


Figura 5a e 5b. G Krutikov La citt volante, 1928.



Figura 6. N. Lodovskij Progetto di una casa comune, 1919.
PARTE III LA CITT COME SIMBOLO

290
Una marcata verticalit caratterizzer anche il Monumento alla
terza Internazionale di Tatlin (Fig. 7) e pi tardi, gi in tempi stali-
niani, verr ribadita nei grattacieli di Mosca e nel gigantismo del
Palazzo dei Sovet progettato da B. Iofan (Fig. 8).


Figura 7. V. Tatlin Monumento alla III Internazionale, 1920.


Figura 8. B. Iofan Il Palazzo dei Sovet, 1933.
La cittmacchina e il laboratorio futurista russo (Rosanna Casari)

291
La predominante verticalit si deve intendere inoltre come il risul-
tato di un particolare punto di vista sulla citt, frutto di unottica che
andando dal basso verso lalto marca laspirazione a un mondo utopi-
co libero, armonico e felice. I progetti della citt del futuro che muo-
vono dal mondo basso, reale, e simbolicamente si slanciano verso
lalto, si aprono al mondo dellillimitato possibile: O citt mangianu-
vole!, esclama Chlebnikov e la vede come vetropoli (Ripellino,
1968, p. 207), agglomerato di falansteri di vetro: O citt mangianu-
vole! / che porti avanti un rogo di catene, dal becco daquila! / Dove
pi fragorosa di mille tori / mugghiava la gola di case di vetro. / []
Valle di vetro, scogliere di vetro, cui sattorceva delle strade il luppo-
lo /
3
.
In tale contesto di visionariet e fantasie architettoniche luso del
vetro e del cristallo ha di fatto un ruolo molto ampio e significativo.
Il vetro con la sua trasparenza e leggerezza si adattava particolar-
mente alla costruzione di architetture fantastiche, poich simbolo della
luce, perch esso stesso rilucente. Erano gli anni in cui larchitetto te-
desco Paul Scheerbart sognava di creare unintera citt di vetro: Il
suo libro Architetture di vetro [] divenne il manifesto teorico dei
giovani architetti. Scheerbart attribuisce allarchitettura di vetro il ruo-
lo messianico di liberazione dai mali dellepoca (DAmelia, 2005,
p. 8).
Vetro, cristallo e specchi diventano per Chlebnikov unossessione,
moltiplicandosi allinfinito nelle visioni delle citt del futuro come la
Solestan della lirica Gorod buduego (La citt del futuro): Come
cinghie motrici vanno le vive stanze / celletta dietro celletta, argentea
campana a martello, / allegre eremite che han conosciuto il servaggio,
/ come fili cerulei di vitree, di lisce capanne / (Ripellino, 1968,
p. 70)
4
.


3
Ibidem, p. 67.
4
Nella tradizione letteraria russa esiste anche una linea di interpretazione distopica del si-
gnificato dei grandi edifici in vetro e ferro. Gi nel 1862, in Inghilterra, Dostoevskij ebbe mo-
do di contemplare il Palazzo di cristallo e con la capacit di penetrare i significati pi profondi
della realt che gli era propria, subito lo vide come privazione di libert, come prigione, come
formicaio. Questa linea interpretativa conduce sino al romanzo di E. Zamjatin My (Noi) che
precorre Orwell.
PARTE III LA CITT COME SIMBOLO

292
Il porre in risalto materiali cos fortemente caratterizzati in senso
simbolico come il vetro e il cristallo non tuttavia lunico tratto che
caratterizza la specificit delle visioni chlebnikoviane. Il mondo urba-
nistico dei futuristi, e di Chlebnikov in particolare, presentava una ten-
sione verso sintesi nuove e originali. Se da una parte si poneva il pro-
blema di unire il nuovo a una rivisitazione originale delle tradizioni,
dallaltra si avvertiva la necessit di collegare in qualche modo la cit-
tmacchina, prodotto della tecnica, alla natura.
Era questa unistanza molto sentita e molto urgente per gli artisti e i
pensatori dellepoca, un problema per il quale Chlebnikov prospetta
soluzioni originali. Come afferma il critico JeanClaude Lanne, nella
visione del mondo e nel pensiero poeticourbanistico del futurista rus-
so il modello biologico e organico ha uno straordinario rilievo (Lanne,
1986, p. 494).
Nellottica del rapporto tecnicanatura, il disegno che illustra la
prosa My i doma (Fig. 2) particolarmente interessante per le raffigu-
razioni della casapioppo e della casafiore
5
, nelle quali la tecnica di-
venta perfezionamento della natura. Lideale della loro sintesi pervade
i progetti di queste case in qualche modo biotecniche, come le in-
numerevoli metafore vegetali che popolano le opere chlebnikoviane e
rappresenta il fondamento del mondo del futuro.
Nel legame privilegiato, strettissimo e indissolubile di tecnica e na-
tura si possono cogliere forti analogie tra la visione del mondo di
Chlebnikov e le teorie che il pensatore russo suo contemporaneo Pavel
Florenskij espose nellopera Proiezione degli organi (Organoproekci-
ja) (Florenskij, 2000, pp. 402421)
6
.
Per Florenskij lorgano umano (locchio, lorecchio, la bocca, la
mano) prototipo di un corrispondente strumento o artefatto prodotto
dellingegno umano. Cos, per esempio, locchio il prototipo della
camera oscura. Tra prototipo e strumento si instaura tuttavia, secondo
il pensatore russo, un legame particolare, nel senso che lo strumento
pu essere considerato proiezione del corrispondente organo umano.

5
In questo ultimo edificio sono destinati a vivere I e E, una sorta di nuovi Adamo e Eva, i
due protagonisti dellopera di Chlebnikov Racconto dellet della pietra.
6
TESTO DELLA NOTA MANCANTE
La cittmacchina e il laboratorio futurista russo (Rosanna Casari)

293
Lorgano biologico e lo strumentoartefatto svolgono la stessa funzio-
ne e, secondo Florenskij, costituiscono un tutto indivisibile.
Nello stesso trattato, Florenskij prende in considerazione la casa
come insieme di utensili e strumenti collegati gli uni agli altri, appunto
come unit e totalit. In quanto tale, la casa proiezione del corpo
umano, il quale, a sua volta una totalit di organi.
Muovendo da questo tipo di considerazioni si pu affermare, a no-
stro avviso, che anche nella citt, totalit di case, sistema di sistemi, si
possono individuare le due componenti quella biologica e quella inerte
e materiale. La citt a sua volta corpo e in quanto tale pu rientrare
in quella biosfera intesa come unit organica di ogni manifestazione
della vita che lo studioso G. Vernadskij teorizzava in quegli anni e alla
quale Florenskij in una lettera a Vernadskij del 1929 fa diretto riferi-
mento per il suo lavoro sullorganoproekcija (Florenskij, 2000, pp.
449452).
Come Florenskij ipotizza tra lorgano umano e la sua proiezione
tecnica un rapporto di simbolo, cio un terra di mezzo dove i due
mondi si incontrano e interagiscono, cos Chlebnikov rappresenta poe-
ticamente levoluzione dalla natura alla tecnica tramite metafore che
dicono la costante compresenza dei due mondi. Se per Chlebnikov nel
fiore ancora presente il seme, in una continuit organica dellevolu-
zione che radica il futuro nel passato, allora afferma ancora Lanne:

On peut poser ds le dpart [] que le modle biologique lui est congnita-
lement inhrent, car la ville est pense par Xlebnikov comme devant suivre le
mouvement mme du temps []. Cest le sens profond de la mtaphore v-
gtable si frequente dans les textes [] de Xlebnikov, par la quelle la ville
apparat comme une manifestation de la vie, une entit vgtale [] les for-
mes mmes sous lesquelles la ville se dploie [] retrouvent trs naturelle-
ment le mouvement de croissance et dexpansion de la vie [vgtale ou ani-
male].

Levoluzione in Chlebnikov ha un suo aspetto germinativo che
indica un passaggio dalla natura alla tecnica in una visione unitaria
delluniverso, dove loggetto fabbricato rappresenta proprio come in
Florenskij, unemanazione del modello che nella natura: La citt si
fa il primo esperimento di una pianta di ordine superiore [] (Lanne,
1990, p. 73).
PARTE III LA CITT COME SIMBOLO

294
La compresenza del mondo biologico e di quello frutto della
scienza e dellintervento delluomo in un continuo processo di me-
tamorfosi, processo di cui la citt fulcro, viene, si pu dire definiti-
vamente sublimato da Chlebnikov in un modello di sintesi esteso a
tutta la Russia, nelle straordinarie immagini dei versi Io e la Russia
(Ja i Rossija):

Ed io mi tolsi la camicia / E ciascun grattacielo di specchi dei miei capelli, /
ciascuna fessura / della citt del corpo / espose tappeti e tessuti di porpora. /
Le cittadine e i cittadini / del Mestato / si affollavano alle finestre dei riccio-
li a mille finestre, / le Olghe e gli Igor, / non per ingiunzione, / esultando del
sole, attraverso la pelle osservavano. / Cadde gi la prigione della camicia! /
Non feci altro che toglierla di dosso: / diedi il sole ai popoli del Me! (Ripelli-
no, 1968, p. 164).



Riferimenti bibliografici

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PARTE III LA CITT COME SIMBOLO

296

297


Linvivibile contemporaneo
nelle citt di Yannick Haenel

FRANCESCA MELZI DERIL
*




English abstract: Cercle is a novel by Yannick Haenel that describes the contempo-
rary experience of the European cities visited by its protagonist: Paris, Berlin, Pra-
gue The voyage starts in the French capital: one morning one man decides to spend
his time wandering in the urban landscape: the city then dissolves as a wellknown
universe displaying what the author calls linvivable of our epoch, a surrealist di-
mension charged with the memory of evil and of history.

Keywords: Cercle, Yannick Haenel, contemporary French literature, cities, urban
landscape.



La critica ha indicato come postmoderno il tipo di scrittura, or-
mai lontana da quella dei grands rcits (Lyotard, 1979), che si caratte-
rizza come una sperimentazione radicale del linguaggio e una autopre-
sentazione attraverso lincrocio di generi letterari diversi che mescola-
no i discorsi pi vari
1
. Seguendo infatti il discorso di Lyotard, il pas-
saggio dalla modernit al postmoderno si concentrato su una cultura
della frammentazione e della dispersione molto simile a quanto Flau-
bert aveva previsto in Bouvard e Pecuchet. In esso infatti si constata
che i fili che organizzano la conoscenza ovvero i differenti racconti si
sfilacciano progressivamente dalla tela del discorso (Cascardi, 1995:
pp. 36065). Ma il postmoderno crea soprattutto una funzione partico-

*
Universit di Bergamo.
1
Hillen, 2007, p. 5: Le roman que plusieurs ont appel postmoderne et que dautres quali-
fieraient dsormais de lhypermoderne ou encore de surmoderne na pas seulement revel
la fin des grands rcits. Il a aussi repandu une vision de la libert fragilise par la tecnologie et la
mondialisation. Libertaire et parfois libral, le personnage de la seconde modernit exigeait une
dignit qui lui donnait le droit de vivre sans contraintes en harmonie avec ce quil jugeait impor-
tant ou valable.
PARTE III LA CITT COME SIMBOLO

298
lare dello spazio urbano. Il romanzo di Haenel, come del resto altri
romanzi degli ultimi anni del XX secolo, quelli ad esempio di Auster,
Laurrent, Echenoz hanno in comune la fusione di elementi che appar-
tengono al romanzo di avventura, a quello nero, al poliziesco pur non
avendo poi nulla di questi generi (Horwath, 2004: 34755).
Cercle il romanzo con il quale un giovane scrittore francese,
Yannick Haenel, ha vinto nel 2007 il prestigioso Prix Goncourt (Hae-
nel, 2007). La vicenda del protagonista, un certo Deichel, ha inizio la
mattina di un 17 aprile, a Parigi. Come ogni giorno, presso la stazione
del metro Champ de Mars egli in attesa del treno delle 8,07 che lo
dovrebbe condurre al lavoro. Deichel avverte un appello interiore a ri-
prendere in mano la sua vita e formula una risposta del tipo: s,
possibile. Tutto si dimostrava pi semplice del previsto: non sale sul
treno, esce dal metro, si ritrova allaria aperta, inizia a camminare lun-
go la Senna. La presentazione della citt comincia dunque da un punto
ben precis
2
. Avr cos inizio la sua errance: Parigi, Berlino,Varsavia,
Lublino, Cracovia, Praga, altrettanti labirinti urbani alla ricerca delle
parole che sfuggono, scompaiono, riappaiono, galleggiano nellaria,
sempre inseguendo una giovane donna, Anna Livia, che faceva parte
della troupe di Pina Bausch. comune a questi romanzi post moderni
lo svolgersi nelle grandi citt moderne. Cit de Verre di Auster a New
York, i romanzi di Echenoz a Parigi. Il movimento senza soste che ca-
ratterizza questi testi sembrerebbe favorirne la presentazione (Petitfr-
re, 1998).
Il primo gesto altamente simbolico che Deichel compie dopo la sua
decisione quello di rovesciare il contenuto della sua borsa. Getter
poi la borsa stessa da un ponte nella Senna: questa svolta rappresenta
ci che egli chiamer lvnement: Questo evento non aveva no-
me. Era impossibile omologarlo. Io lo chiamavo levento (Haenel,
2007, p. 385).
Levento aveva come nervatura la distruzione, la distruzione pura
e semplice (ibidem).
3


2
Garric, 2007, p. 25: La ville commence toujours par un endroit.
3
Cet vnement navait pas de nom. Il ntait pas homologable. Moi je lappelais
lvnement. [] Lvnement avait pour nervure la destruction, la destruction pure et sim-
ple (ibidem).
Linvivibile contemporaneo nelle citt di Y. Haenel (Francesca Melzi dEril)

299
Distruzione di una vita, di orari, di rapporti di lavoro, di amicizie di
tutte le coordinate entro le quali egli aveva labitudine e di muoversi.
Deichel, il protagonista di Cercle, a partire da quella mattina, u-
scendo dal metro che rappresenta dunque quel punto topograficamente
ben definito da cui si dipana il romanzo post moderno, va incontro a
strane avventure, a incontri casuali e impossibili, spostandosi inces-
santemente attraverso il labirinto delle citt europee menzionate alle
quali successivamente approda. Questa specie di qute pare corri-
spondere alla ricerca di un senso attraverso linseguimento delle paro-
le e delle frasi che dovranno andare a comporre il suo romanzo e che,
man mano, vanno a depositarsi nella fodera del suo mantello. Ma tutto
quanto costituisce la sua incessante rincorsa assume laspetto di un gi-
rare a vuoto anche se, apparentemente, il continuo spostarsi allinse-
guimento di Anna Livia, caratterizzando luniverso postmoderno del
romanzo, potrebbe offrire limpressione di una grande attivit. Da no-
tare come i nomi propri, assai frequenti nel romanzo, rappresentino
lancoraggio di quello che Garric definisce una deriva mnemonica,
une drive mmorielle, in quanto sul toponimo se greffe le di-
scours (Garric, 2007, p. 40). Come in altri analoghi romanzi, il prota-
gonista passeggia e si muove senza soste, da un punto allaltro delle
citt menzionate. Un altro dato rappresentato dalla constatazione che
le citt in cui Deichel penetra, sono tutte citt attraversate da un fiume;
il protagonista stesso ribadisce che, fin dallinizio, non ha fatto altro
che seguire il percorso dei fiumi: la Senna, la Sprea, la Vistola, la Vla-
tva. I fiumi non si perdono mai e i racconti che vengono dai fiumi si
formano sulle loro rive. Se tutto scomparisse si tornerebbe a nascere in
riva a un fiume (Haenel, 2007, p. 409).
Grazie alle descrizioni assai precise degli itinerari che percorre
la Parigi di Notre Dame, della Sainte Chapelle, dei Lungosenna
enumerandone i ponti: Concorde, Solfrino, Pont Royal, Carrousel,
Pont des Arts, Pont Neuf, Saint Michel, (ibidem, p. 26) seguendo lo
scorrere del fiume, questa curva azzurra che penetra nella citt come
un serpente rilassato
4
(ibidem). Deichel modella il suo corpo de
phrase en phrase finch ha limpressione che esso diventi un turbinio,
un tournoiement fra gli alberi, una luce di vento leggero une lumi-

4
Cette courbure bleue qui pentre dans la ville comme un serpent dcontract.
PARTE III LA CITT COME SIMBOLO

300
re de vent frais e man mano che procede le frasi si affacciano, una a
una, alla sua mente. Le frasi vengono dallacqua. Come ogni giorno
ascoltavo il rumore della Senna (ibidem, p. 112)
5
.
La vita delle frasi ha inizio con la spuma, ogni frase arrotolata in
un onda. Diventa pronta per essere ascoltata.
Captando la sonorit dellacqua, Deichel dichiara a se stesso che
non avrebbe pi scritto dal punto di vista degli uomini ma dal punto di
vista dellacqua e la sua scrittura sarebbe stata unicamente quella degli
alberi e del fiume (ibidem, p. 113). E cos avviene per Berlino, per
Varsavia, per Praga. Potrebbe sembrare che tutti questi segnali per-
mettano al lettore di immaginare di vivere realmente in queste citt ma
le metropoli descritte restano silenziose e sembrano respirare il vuoto
come se fosse dato di vederle sfilare attraverso delle riproduzioni
(Horwath, 2004).
Le citt in questo, come in altri romanzi simili di questi anni in
Francia, sono citt in cui non importante la vita, n la propria n
quella degli altri, sono testi da decifrare, dense di segnali da interpre-
tare (Gouvion, 1973; Petitfrre, 1998) immersi in un atmosfera di -
garement. Isabelle Roulland, analizzando la dinamica dellgare-
ment ne La Forme dune ville di Gracq, ne mette in evidenza
lorientamento e il disorientamento continuo come corrispondente a
una deriva intellettuale dei pensieri, come una progressiva scoperta
delle radici dellimmaginario che passa attraverso il percorso urbano
(Roulland, 2005, p. 185). La citt, proiezione di uno spazio mentale
costituisce dunque una topografia dellimmaginario a cui il narratore
d forma. Si assiste allora a una dematerializzazione dello spazio ur-
bano, a un processo per uscire dallo spaziotempo. Se per Haenel si
tratta di grandi citt, di capitali come quelle che abbiamo indicato; per
altri si tratter di Sidney, Bombay, New York, Las Vegas. Aeroporti,
stazioni, alberghi, ristoranti, caff, cabine telefoniche, phonecenters,
luoghi di transito, botes de nuit, tutti luoghi che restano anonimi e che
sembrano respirare il vuoto (Marillaud, 2003), luoghi in cui luomo
alle prese con il suo spazio, lotta con esso lungo tutta la sua vita.

5
Jcoutais comme chaque jour le bruit de la Seine.
Linvivibile contemporaneo nelle citt di Y. Haenel (Francesca Melzi dEril)

301
La parola vuoto ricorre ossessivamente insinuandosi in continua-
zione fra le pieghe di citt assai popolate. Solo le frasi riempiono que-
sto vuoto, solo le frasi verranno abitate.
Gli spostamenti continui corrispondono a uno spaesamento del per-
sonaggio che si muove incessantemente nella solitudine pi completa
nonostante incontri casuali, brevi, anonimi: Un universo di segni
vuoti volteggia al rallentatore. Sono segnali indirizzati al vuoto. Vi
cadono fino al giorno in cui seguite il vuoto laddove divenuto un al-
leato, laddove guida i vostri passi
6
.
Nel romanzo di Haenel sono frequenti i segnali che annunciano
larrivo e la presenza delle frasi che andranno a ricomporsi fino a for-
mare il suo testo.
Haenel aveva scritto un suo primo romanzo nel 2003 dal titolo Evo-
luer (compiere evoluzioni) parmi les avalanches (Haenel, 2003), in
cui il narratore si trova, il 12 settembre 2001, nel metro intento a leg-
gere Les Penses di Pascal quando il convoglio subisce un brusco ar-
resto. La frase che egli stava leggendo era: Quy a til dans le vide
qui puisse nous faire peur?. Contemporaneamente lo sguardo cade
sul giornale del vicino e sulle fotografie dell11 settembre con la gente
che si lancia nel vuoto dalle torri in fiamme (ibidem, pp. 1213) Gi in
questo primo romanzo limmagine tragica delle virgole umane che si
gettano nel cielo di New York, erano state associate a brandelli di pa-
role, di frasi: Mara mi ha raccontato che erano state chiamate virgole
i corpi che si erano gettati dalle torri del World Trade Center l11 set-
tembre. Allora ecco sul soffitto della mia camera svolazzano le mie
virgole
7
.

Sul ponte della Concorde giunta una frase. La terza. Conoscevo anche quel-
la. Era una frase di Rimbaud. Da molto tempo non lavevo pi pronunciata e
ecco che oggi essa faceva ritorno. Non la pronunciavo pi perch mi sentivo
in ritardo su di lei, in ritardo su tutte le frasi di questo genere e proprio oggi

6
Un monde de signes creux virevolte au ralenti: ce sont des signaux qui sadressent au
vide. Ils y tombent jusquau jour o vous allez avec le vide, o le vide est devenu favorable,
o il guide vos pas (Haenel, 2007, p. 26).
7
Mara ma dit quon avait nomm virgules les corps qui staient jet des tours du
World Trade Center le 11 septembre. Alors voil dans le ciel de ma chambre [] mes virgu-
les senvolent (ibidem, p. 76) e anche allora sono le frasi che parlano in noi, ci conducono
dove vogliono e noi diventiamo le nostre frasi (ibidem, p. 17).
PARTE III LA CITT COME SIMBOLO

302
essa tornava a sorridermi. La vita sboccia dal lavoro: una vecchia verit: la
mia vita non era abbastanza pesante. Vola via e galleggia lontano sopra
lagire, questo caro punto del mondo.Questa frase di Rimbaud cadeva a pic-
co. Essa indicava esattamente il punto in cui mi trovavo. Formulava ci che
mi stava accadendo fin da questa mattina. Non mi ero forse allimprovviso
liberato della vecchia verit, quella del lavoro?
Non avevo forse mollato gli ormeggi? nello spazio di qualche ora, da un pon-
te allaltro, con alcune frasi e la luce in un corpo che cambiava ad ogni mo-
mento, avevo cominciato a abitare questa frase sulla quale ancora ieri mi sen-
tivo in ritardo.
8


La sensazione che il personaggio prova, nonostante si avventuri
nella descrizione delle citt in cui si inoltra, quella di non essere da
nessuna parte, di abitare unicamente il linguaggio. La passione per
questa interminabile frenesia deambulatoria per combattere la noia
(Hillen, 2007, p. 3), questa interminabile passeggiata, corrisponde in
realt a quel tentativo gi indicato di uscire dallo spaziotempo, di
immergersi in qualcosa che sia fuori da se stesso
9
.
A Berlino, citt che per la sua grande estensione diventa teatro di
marce estenuanti: Allora cammino, cerco di sfinirmi camminando.
Cammino lungo la Senna. Percorro lisola dei Musei
10
.
Ero contento. Camminavo a casaccio
11
.

8
Sur le pont de la Concorde une phrase est arrive. La troisime. Cellela aussi, je la
connaissais. Ctait une phrase de Rimbaud. Je ne la prononais plus depuis longtemps et voi-
ci quelle faisait retour aujourdhui. Je ne la prononais plus car je me sentais en retard sur
elle, en retard sur toutes les phrases de ce genre et aujourdhui, prcisment, elle revenait srir
moi: La vie fleurit par le travail, vieille vrit: moi, ma vie, nest pas assez pesante. Elle
senvole et flotte loin au dessus de laction, ce cher point du monde. Cette phrase de Rim-
baud tombait pic. Elle indiquait exactement l o jen tais. Elle formulait ce qui marrivait
depuis ce matin. Ne mtaisje pas subitement deliver de la vieille vrit? celle du travail?
Navaisje pas largu les amarres? En quelques heures, dun pont lautre, avec des phrases
et la lumire dans un corps qui changeait chaque instant, cette phrases sur laquelle hier en-
core jtais en retard, je mtais mis lhabiter (ibidem, p. 27).
9
Perec sottolinea come gli spazi si siano moltiplicati, diversificati e ne sono, egli scrive in
Espces despaces (1974) di tutte le taglie, per tutti gli usi e tutte le funzioni. Vivere passare da
uno spazio allaltro, cercando, per quanto possibile, di non urtarsi. Garric nota come cest en
prlevant quelques uns de ces termes quil va tracer son propre parcours dans la ville quil va ac-
tualiser son espace (2007, p. 40). Si veda anche de Certeau, 1990.
10
Alors je marche, jessaie de mpuiser en marchant. Je longe la Spre. Jarpente lile
des Muses (Haenel, 2003, p. 388).
11
Jtais tout content. Je marchais au hasard (ibidem, p. 428).
Linvivibile contemporaneo nelle citt di Y. Haenel (Francesca Melzi dEril)

303
Correvo e correndo avevo la sensazione che la notte corresse con
me
12
.
Camminatore indefesso, errabondo, egli ci fornisce una miriade di
particolari: indirizzi, itinerari, mezzi di trasporto. Ho scoperto la casa
che non c proprio in quel periodo. Si tratta di un luogo nel vecchio
quartiere ebraico al numero 17 della Grosse Hamburger Strasse dalla
parte opposta al vecchio cimitero, ove fra le due case non vi nulla
13
.
Le citt, nonostante questi segnali cos precisi, sembrano rimanere
taciturne.
In Cercle, come in altri casi ci si trova inoltre in presenza di una
miriade di frammenti intertestuali, iconografici e letterari come inter-
testo della citt, carrefours testuali per eccellenza. Sempre presente fra
i fili dellordito Shakespeare, Joyce, ma poi Omero, Melville, Moby
Dick. La loro presenza lacera lo spazio e il tempo. Il tempo e lo spazio
di Moby Dick sono quelli del vecchio mondo quello in cui essi sono
esistiti per lunica e ultima volta. (Haenel, 2007, p. 75) Le frasi di
Omero risuonano come una melodia familiare danzando nella sua te-
sta e chiedendo che cosa avesse fatto in questi anni. Omero si era
smarrito realizzando in un secondo momento che quando ci si perde si
trova la vera strada. Ulisse, nonostante le sue avventure, che gli etno-
logi definiscono prgrination empeche, non sembra perdersi (Pe-
yronic, 2005), salvo ununica volta presso i Feaci quando, addormen-
tato presso il fiume, viene svegliato da Nausica (ibidem, p. 40).
Le citt sono carrefours testuali per eccellenza. Dopo aver declina-
to la sua identit, il protagonista si libera del passato, del lavoro, dei
legami che avevano caratterizzato la sua vita fino a quel momento e
scivola verso lanonimato. Nessuno sa chi veramente egli sia. Ma la
perdita di identit finisce per farlo smarrire nel labirinto in cui si i-
noltrato. Questa alienazione lunica vera avventura che appare nel
romanzo postmoderno.

12
Je courais et en courant javais la sensation que la nuit courait avec moi (ibidem, p.
402).
13
Jai dcouvert la Maison manquante cette priode. Cest un endroit, dans le vieux
quartier juif, au 17 de la Grosse Hamburger strasse de lautre cot du vieux cimtire, o entre
deux maisons il ny a rien (ibidem, p. 382). E a p. 388 vi il disegno della Maison Manquan-
te e di quanto la circonda.
PARTE III LA CITT COME SIMBOLO

304
Il capitolo XXXVIII, di Cercle dal titolo Le Labyrinthe, porta
questo titolo ma le citt in cui si addentra sono uno spazio finto poich
in realt il labirinto di natura diversa e lo spazio urbano ne solo il
pretesto (Castoriadis, 1978; Bord, Lambert, 1977).
Se, come scrive Bachelard nelluomo tout est chemin perdu, il
momento labirintico sia onirico sia mnemonico corrisponde dunque
allerranza, alla sensazione di essersi smarriti e di cercare la strada.
Lincubo del labirinto riassume queste due angosce e il sognatore
vive una strana incertezza, si trova esitante al centro di un solo ele-
mento
14
.
Come stato puntualizzato anni or sono, essere e muoversi nel la-
birinto rappresenta un binomio che costituisce anzitutto una condizio-
ne esistenziale divenendo uno schema di autopresentazione a cui
lidea del labirinto fornisce la struttura di supporto miticofigurale. Il
percorso stesso con tutte le sue complicazioni diviene una rappresen-
tazione della molteplicit degli stati o delle modalit dellesistenza
manifestata attraverso la serie indefinita nella quale lessere ha dovuto
errare. La letteratura, come ricorda Segre, crea dei modelli del mondo
e tale attivit si pone in atteggiamento esattamente speculare alla presa
di conoscenza del mondo attraverso stereotipi di tipo conoscitivo che
dicano o parlino la realt (Segre, 1985: 168)
15
.
Verso la fine della sua avventura Deichel, frugando fra le pagine
manoscritte, afferma di avervi trovato, inaspettatamente, il disegno
della spirale che sappiamo essere una delle prime raffigurazioni labi-
rintiche incise su tavolette dargilla portate nei musei dEuropa
allinizio del secolo scorso provenienti dagli scavi nella Mesopotamia.
Esse raffiguravano labirinti accompagnate da iscrizioni cuneiformi.
Fra queste due luna conservata a Leida, laltra proprio a Berlino.
Casualit? E queste due non presentano iscrizioni ma semplicemente
una spirale. In effetti, osservando la classica raffigurazione del labirin-
to, notiamo che esso non che una spirale i cui giri non si svolgono in
modo uniforme, ma, variamente interrotti, imboccano direzioni oppo-

14
Le cauchemar du labyrinthe totalise ces deux angoisses et le rveur vit une trange
hsitation. Il hsite au milieu dun element unique (Bachelard, 1958, p. 210 e ss.).
15
C. Segre, Avviamento allanalisi del testo letterario, Einaudi, Torino 19, 168.
Linvivibile contemporaneo nelle citt di Y. Haenel (Francesca Melzi dEril)

305
ste e inoltre vanno dallinterno allesterno e quindi dallesterno allin-
terno, come se si volesse rafforzare il valore protettivo della spirale
16
.
Il labirinto rappresenta perci un archetipo dellimmaginario che
incarna, come una delle nostre mitologie, langoscia di un reale che
sfugge, come potrebbe essere per esempio, quello che si prova nei
confronti della citt moderna. Attraverso la realt dellerranza, il labi-
rinto diventa cos uno spazio portatore di significato; langoscia dello
smarrimento e del ritorno sui propri passi, lincertezza della via da
scegliere, i ripetuti errori prima di procedere di qualche passo verso il
centro. Gli studi fino a oggi condotti convergono su un dato inconfu-
tabile, la presenza nei meandri della esperienza labirintica di uno
schema antropologico che consente lindagine di un largo spazio
dellimmaginario mettendo in evidenza quella struttura dialettica che
implicita nel viaggio, nella conquista del centro, in un problematico ri-
torno. Lerrance del protagonista di Cercle attraverso le citt che ho
citato, allinseguimento della donna conosciuta per caso anchessa
perpetuamente in movimento, tracciando a passo di danza, un suo la-
birinto di cui tiene il filo, avviene allinsegna della espressione di Nie-
tzsche Luomo del labirinto alla ricerca della sua Arianna
17
(Hae-
nel, 2007, p. 466).
Contrariamente a quanto appare, non si tratta, afferma il narratore
di Cercle, di cercare di uscire dal labirinto, perch uscire un modo di
perdersi Poich il labirinto il nome della memoria (ibidem)
18
.
Egli capovolge quindi lo schema tradizionale che comprende
unentrata e unuscita trovando nel labirinto una strada che riporta alla
memoria nomi, corpi, voci, tutto ci che nella vita abbiamo gi incon-
trato.
Il filo dArianna di Deichel sono le parole, le frasi che vanno a co-
struire nelle pagine manoscritte Cercle I, II, III. Egli entra nel labirinto
del linguaggio attraverso tre parole: phrases, oiseaux, feuillage.
La combinazione di queste tre parole in grado di accendere un fuoco

16
Peyronic, 2005, p. 43: Sia nelle rappresentazioni greche sulle monete cretesi del V e IV
secolo sia a Roma nei mosaici delle ricche ville imperiali, nella rappresentazione labirintica vie-
ne escluso che ci si perda. Non vi altra difficolt se non quella dellenchevetrement.
17
Lhomme labyrinthique cherche son Ariane.
18
Car le labyrinthe est le nom de la mmoire.
PARTE III LA CITT COME SIMBOLO

306
nella sua mente e ognuna di esse dar luogo a una visione che si inse-
rir nella trama di Cercle (ibidem, p. 28).
Ad esse aggiunge la parola vide e con queste quattro parole sca-
rabocchiate su un foglio che tiene davanti agli occhi prosegue il suo
cammino come se tenesse fra le mani la mappa della citt. Sono frasi
che tessono un prato in mezzo alle foglie, svolazzano come piume nel-
la camera dellalbergo.
Solo nel momento in cui le frasi formano una musica nella sua testa
si ha la percezione di che cosa voglia dire esistere, mentre le parole
invecchiano, cambiano significato, muoiono, si sbriciolano, cadono in
polvere. Le frasi vanno a depositarsi ai suoi piedi (ibidem, pp. 101,
121).
Siamo di fronte a una rappresentazione dello spazio che viene vei-
colata dalle parole, dallimmagine, dal suono. Bertrand Westphal nel
suo libro sulla geocritica fa riferimento allopera che ha influenzato
gran parte della critica postmoderna, quella di Lefevre, La production
de lespace. Altri critici vi hanno ravvisato il libro probabilmente pi
importante che sia stato scritto sul significato sociale e storico dello
spazio.
Penso tuttavia che non sia fuori luogo richiamare anche la teoria di
Deleuze che aveva declinato lo spazio sotto tutte le sue forme (We-
stphal, 2007, p. 45) e non forme, dalla linea di fuga alla superficie li-
scia che opponeva agli spazi striati.
Tuttavia a me sembra che la rappresentazione delle parole, delle
frasi cos come lautore ce la propone allinterno della struttura labi-
rintica della citt gi illustrata, possa anche richiamare quella struttu-
ra a rizoma che Deleuze Guattari avevano teorizzato gi molti anni
or sono. Lalbero di per s immagine del mondo o meglio ancora la
radice limmagine dellalberomondo. Il rizoma, fusto sotterraneo,
corto, orizzontale possiede radici normali che si staccano verti-
calmente in basso in corrispondenza dei nodi, ha forme assai diffe-
renti dalla sua estensione superficiale ramificata in ogni senso. Un
punto qualsiasi del rizoma, secondo la teoria deleuziana, pu essere
congiunto con qualsiasi altro. In ogni rizoma ogni tratto non riguarda
necessariamente un tratto linguistico: alcuni anelli di una catena se-
miotica vengono collegati a codificazioni assai diverse, anelli biolo-
gici, politici, economici. Un rizoma non cessa di congiungere uno
Linvivibile contemporaneo nelle citt di Y. Haenel (Francesca Melzi dEril)

307
con laltro. Estraneo a qualsivoglia idea di asse genetico e di struttu-
ra profonda il rizoma mappa, non calco. La mappa infatti non ri-
produce un inconscio chiuso su se stesso, lo costruisce. Possiede i-
noltre uno dei caratteri pi importanti del rizoma di essere a entrate
multiple contrariamente al calco che rimanda sempre a se stesso (De-
leuze, Guattari, 1976, pp. 11, 12 e 18). Riassumendo, il rizoma fat-
to solo di linee, linee segmentali, stratificazioni territoriali da non
confondersi con le linee arborescenti. Fa riferimento a un antimappa
che deve essere costruita, smontata, rovesciata, modificata, a entrate
e uscite multiple.
Il territorio rizomatico soggetto alla delinearizzazione del tempo.
Questo spaziotempo anomico sembra adattarsi alle forme fluide del
postmoderno (Westphal, 2007, p. 88).
In questo testo il protagonista rincorre parole e frasi, che abitano
uno spazio fuori di lui, e che chiedono di essere chiamate alla vita del
testo. Ma la natura stessa del linguaggio lo pone in un territorio urba-
no, fra luoghi, edifici, ecc. Inseguire le parole che non sono allineate e
gi pronte per entrare in un testo ma giacciono dappertutto in maniera
imprevedibile e disordinata, deve avvenire attraverso un testo gi esi-
stente, in questo caso le citt europee maggiormente significative. Ma
se lordine delle parole non lineare non pu neppure essere lineare il
percorso da seguire per intercettarle. Le citt si presentano allora come
spazio e, secondo Lefevre, spazio concepito, percepito, spazio vissuto
(ibidem, p. 127). Sono daccordo con Westphal allorch ritiene che lo
spazio concepito, ovvero una rappresentazione dello spazio quello
che sembra interessarci maggiormente quello spazio vissuto attraverso
immagini e simboli e nel nostro caso il romanzo contiene anche alcu-
ne raffigurazioni interessanti sulle quali il caso forse di soffermarsi
come momenti intertestuali iconografici. Vi sono infatti alcuni disegni
a penna dellautore e sono: la balena, il labirinto a spirale il cui centro
costituito dal sorriso, un teschio e altro e inoltre un quadro di Bacon
(1944), Tre studi di figure ai piedi di una Crocifissione. Bacon cerca
di colpire lo spettatore nellintimo, atteggiamento di chi stato defini-
to esistenzialista nella misura in cui lindividuo viene afferrato nel
cuore del suo isolamento, irriducibile, generalmente in un trittico in
cui i personaggi non comunicano fra loro. I personaggi di Bacon sono
al limite della disgregazione, della deformazione. Il Rhinoceronte di
PARTE III LA CITT COME SIMBOLO

308
Durer
19
, che egli riproduce, sarebbe apparso allimprovviso, alle 10 del
mattino, a Berlino sulla Budapester Strasse mentre dietro un cancello
due uomini lo stavano lavando. La visione di questo animale lo affa-
scina, gli fa pensare a Anna Livia, una visione improvvisa quanto in-
solita. Il rinoceronte nel suo volume, nella sua compattezza gli offre
lidea dellexistence absolue, di essere in grado di sfuggire alla distru-
zione. Il rinoceronte appartiene a un regno, in esso ha un posto ben de-
finito che talvolta manca allessere umano, appartiene a una sfera to-
talmente altra, regna sulla solitudine. Lo si crede prigioniero ma in-
differente proprio in virt della sua appartenenza allaltro regno. (ibi-
dem, pp. 353356)
Particolarmente significativa la riproduzione di un quadro di Gio-
vanni Francesco Caroto
20
, San Giovanni evangelista a Patmos, che il
narratore dice di aver visto a Praga alla Galleria Nazionale. Nella raf-
figurazione di San Giovanni; questi siede su un masso roccioso, la te-
sta riposa nel palmo della mano. Giovanni circondato di carte, di li-
bri, simile, scrive Haenel, a una Vergine del Rinascimento italiano.
Appoggia i gomiti su un tessuto che assomiglia nelle sue pieghe a un
papiro. Il suo mantello rosso sembra tramutarsi in manoscritto. Sta
scrivendo lApocalisse. Con un mantello e la carta il mondo si spalan-
ca e si cambia il mondo (ibidem, p. 492) Ma il soggetto del quadro,
precisa ancora lAutore, San Giovanni che pensa. Laria immobile.
Saint Jean a vu ce quon ne peut pas voir. Un giorno ha visto una
voce che gli ha comandato di scrivere quello che aveva visto cio
quello che non si vede.
Haenel ha avvalorato con la presenza del quadro di Caroto tutto il
suo racconto dallinseguimento delle parole e delle frasi nel labirinto
delle citt attraverso le quali stato obbligato a rincorrerle a partire da
quella mattina fino al ricupero di tutti quei brandelli scritti che an-

19
Nel maggio del 1515 arriv a Lisbona un rinoceronte dono al Re del Portogallo. Secondo
le cronache il rinoceronte durante lo sbarco cadde in acqua e anneg. Drer non aveva mai visto
lanimale ma esegu la splendida xilografia attraeverso un disegno che gli era pervenuto, appo-
nendovi anche una dicitura secondo la quale il rinoceronte sarebbe il nemico numero uno
dellelefante. Drer, disponendo solo di unimmagine, commise un errore. Interpret una protu-
beranza mal eseguita come corno supplementare.
20
G.F. Caroto (14501555) lavor a Milano per i Visconti verso il 152730. La sua arte sot-
to linfluenza di Raffaello si trasform profondamente perdendo la sua intensit lirica e cadendo
nelleclettismo.
Linvivibile contemporaneo nelle citt di Y. Haenel (Francesca Melzi dEril)

309
dranno a formare il romanzo. In questa raffigurazione di San Giovanni
il particolare del mantello sembra proteggere e conservare le parole e
le frasi della sua visione quasi che fosse necessario metterle al sicuro
proprio per la loro stessa natura di visione esse corressero il pericolo
di dileguarsi, di scomparire nel nulla. La scelta dellautore dellA-
pocalisse ha un suo significato ben preciso perch le parole di Gio-
vanni raccontano qualcosa che lui solo aveva visto potuto afferrare.
La nostra riflessione giunge al punto cruciale al rapporto fra refe-
rente e rappresentazione, problema sul quale avviata la nostra rifles-
sione e che oggi non pu che avvalersi di alcuni interrogativi prelimi-
nari.
Il linguaggio, come affermava Roudaut, reinventa la citt: frasi di
Haenel vanno a posarsi sulla citt, vengono trasportate dallacqua dei
fiumi La descrizione dei luoghi non produce un referente, il discorso
che costruisce lo spazio (Westphal, 2007, p. 134).
Non a caso la continua, soggiacente intertestualit con lOdissea ri-
propone un Ulisse che con il suo discorso disegna una carta, fatta di
parole non di luoghi precisi.
In che modo quindi una citt costruisce un testo (Garric, 2007)? I
livelli di rappresentazione delle citt appaiono come strumenti di or-
ganizzazione di un messaggio e dunque elementi di organizzazione
del reale e del messaggio stesso (ibidem, p. 17). Gli strumenti che
vengono elaborati per faire ville secondo lespressione di Garrii, ap-
paiono come metafore della citt. Possiamo riscontrare nella citt un
intreccio di parecchi livelli che vanno dalla realt materiale della citt
prodotta dalla societ ma che poi influenza a sua volta la societ. Il
codice della rappresentazione della citt associa una funzione informa-
tiva attraverso la quale delle convenzioni artificiali organizzano
linsieme di una frase del testo.



Riferimenti bibliografici

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PARTE III LA CITT COME SIMBOLO

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311


La citt come mondo della vita: le regard des ados
Unincursione nella letteratura per ragazzi

MARIA SILVIA DA RE
*




The city as lifeworld: le regard des ados An incursion in literature for teenagers.

English abstract: Real cities rarely appear in titles of novels for teenagers; editors
rather emphasize plot, characters, or the more or less ambiguous profile of a hero.
However, the textualization of a city can play a foreground role in the literature for
teenagers, where it often represents, through fictional elaboration, a key to reality and
its invisible background. The paper starts from a survey of some recent bestsellers in
order to formulate some hypotheses about criteria for the classification of novels and
therefore provide a mapping of the city in this editorial/literary sector, which more
and more appears not only as a cultural but also as a commercial phenomenon.

Keywords: City, literature, teenagers, reality, fiction.



Le considerazioni espresse in questo articolo si basano su una
prima presa di visione del tema della citt nella letteratura per ragaz-
zi, unincursione, per cos dire, funzionale allimpostazione di una
banca dati allo studio per lUniversit di Bergamo. Sar una scheda-
tura ragionata della narrativa contemporanea per adolescenti, scheda-
tura che dovrebbe costituire uno strumento per ulteriori ricerche e
inoltre gi fornire alcune suggestioni critiche e di sociologia della
lettura.
Il criterio quello di indicizzare ogni libro secondo parametri e-
sterni indicazioni bibliografiche, tiratura, prezzo del libro, ciclo di
vita e travaso in altre collane e parametri interni: genere testuale e
trattamento del luogo/tema della citt.

*
Universit di Bergamo.
PARTE III LA CITT COME SIMBOLO

312
Gli indici pertinenti relativi al trattamento della citt saranno rica-
vati in modo induttivo. Alcuni saranno costanti, come quelli funziona-
li alla descrizione di qualsiasi luogo (per esempio, confini, accessi, to-
ponimi) altri varieranno (topografie reali e immaginarie, effetti di ve-
rosimiglianza, relazione in cui sta la citt con la vicenda e le avventure
dei personaggi, e quanto suggerito dagli stessi libri). Un aspetto di cui
gi oggi, nellambito di una veloce panoramica, si potr anticipare
lincidenza, proprio la verifica di unidea stratificata della citt, sug-
gerita da queste giornate di studio.
Indipendentemente dagli esiti statistici, i dati raccolti e indicizzati
nella banca dati dovrebbero in ogni caso consentire di recensire una
messa in testo o elaborazione testuale della citt allinterno della let-
teratura per ragazzi, che una vera e propria letteratura parallela, ge-
neralmente trascurata dalla critica.
Un esito secondario ma non meno importante potrebbe essere quel-
lo di andare a determinare lorizzonte dattesa del lettore teenager,
ossia le sue aspettative verso la letteratura specializzata. Dal momento
che le indagini qualitative sui comportamenti di ricezione e di lettura
sono una via ancora scarsamente battuta dagli operatori del libro si po-
trebbe auspicare anche la loro collaborazione (alcuni editori hanno gi
dato la loro disponibilit) e la rilevanza dellindagine anche ai fini de-
gli studi sulleditoria.
La verifica interessa i lettori teenager, o ados, come dicono i fran-
cesi abbreviando adolescenti, proprio perch quello che in gergo si
chiama lo zoccolo duro dei lettori, per leditoria per ragazzi, rimane
la fascia det compresa fra gli 8 e gli 11 anni, mentre dai 12 e
nellarco delladolescenza tende a verificarsi il cosiddetto abbandono
della lettura che assilla tanto i genitori e gli insegnanti quanto ovvia-
mente gli editori e sul quale merita perci riflettere.
Il comparto delleditoria per ragazzi in Italia comunque un com-
parto in buona salute anche se in parte saturo e di dimensioni ristrette
a paragone di mercati simili, come per esempio quello francese, che
aveva rappresentato un mercato di riferimento fin verso la met degli
anni Ottanta, prima che il mercato italiano fosse maggiormente in-
fluenzato da quelli anglosassone e americano.
Per inquadrare le dimensioni del settore ragazzi rispetto al com-
plesso della nostra editoria, le opere per ragazzi (italiane e tradotte)
La citt come mondo della vita: le regard des ados (Maria Silvia Da Re)

313
pubblicate nel 2006 sono state circa 4300 (prime edizioni e ristampe)
a fronte di quasi 51.000 opere di varia (categoria che include un po
tutto, dizionari, narrativa, manualistica) e di oltre 6000 opere di scola-
stica (a).
Non mi risultano statistiche ufficiali che distinguano allinterno
della produzione per ragazzi le tipologie per fascia det: in altri ter-
mini non sappiamo quanta parte in questa produzione occupano gli al-
bi per i pi piccini, le serie per i preadolescenti e i volumi, spesso fuo-
ri collana, indirizzati agli adolescenti. A costoro da un paio danni an-
che le librerie, sulla scorta dellinteresse degli editori per questo pub-
blico, o appetibile fetta di mercato, hanno consacrato spazi dedicati sui
loro scaffali, ma non sempre con il richiamo di un esplicito layout.
Uno sguardo ai cataloghi evidenzia peraltro uno scarso numero di
titoli che evochino citt immaginarie o reali, bench tanto lambienta-
zione metropolitana quanto la tematizzazione della citt siano ricor-
renti sia nella produzione per i pi piccini (anche negli albi per i non
lettori) sia in quella per i giovani adulti.
Nella classifica dei 600 libri pi venduti a Natale nel 2007 si conta-
no solo 8 ricorrenze fra toponimi (compresa la Troia degli adattamenti
dellIliade) e allusioni alla citt nei titoli: fra queste La citt del vento
di Pierdomenico Baccalario, scrittore emergente per adolescenti edito
da Piemme.
La citt del vento, ambientato a Parigi, lunico romanzo della se-
rie Century ideata da questo autore con nel titolo la parola citt;
Baccalario (20062008) ha intitolato diversamente gli altri volumi u-
sciti finora: Lanello di fuoco, La stella di pietra e La prima sorgente,
in cui la vicenda si svolge rispettivamente a Roma, a New York e a
Shangai. I romanzi di Baccalario, in cui ogni cento anni quattro ragaz-
zi sfidano e sventano lincombere del male, sfruttano al massimo
lambientazione metropolitana, sede di enigmi, tracce e cerche, e rap-
presentano uneccezione alla regola per la messa in risalto anche nella
veste grafica dei volumi della citt, che sin dalla copertina appare pro-
tagonista.
Altri libri in cui la citt rappresenta ben pi che un semplice sfondo
non ne sfruttano invece limmagine in copertina (n ad essa danno
importanza le schede editoriali che si soffermano piuttosto sulla trama
e sullo stile dellautore), cosicch la citt, pur ben presente nella narra-
PARTE III LA CITT COME SIMBOLO

314
tiva per ragazzi, un tema non sempre facile da individuare anche per
gli stessi editori e librai.
Anche per il fatto che non esistono esaustivi repertori tematici, il
primo scopo della banca dati, la cui ampiezza significativa resta da de-
terminare, dunque proprio quello di un censimento.
Lintento comunque di avviare la ricerca a partire dallattualit,
per seguire levoluzione che in questo momento, il genere letteratu-
ra per ragazzi, allinseguimento del nuovo, sta attraversando. Tanto
che si pu parlare di veri e propri sperimentalismi, spesso allavan-
guardia anche rispetto alla letteratura per adulti.
E vengo alla seconda ragione per cui sembra promettente concen-
trarsi sulla fascia degli adolescenti (fascia divenuta pi precoce negli
ultimi anni). Sotto il profilo dei contenuti la proposta rivolta ai ragazzi
presenta naturalmente unelaborazione pi sofisticata rispetto ai libri
rivolti ai pi piccini (non lettori e primi lettori). Negli albi e nelle sto-
rie a fumetti per questa fascia det, la rappresentazione della citt
pi che altro un pretesto e ha una funzione educativa o attualizzante.
Anni fa era ad esempio uscita in traduzione per i tipi della Tartaruga
una versione di Cappuccetto Rosso a Manhattan, mentre un successo
dellanno scorso in Francia (premiato anche alla Fiera di Bologna
2007) stato proprio Un lion Paris (Un leone a Parigi) dellillu-
stratrice italofrancese Beatrice Alemagna, uscito da Autrement. Dopo
lo spaesamento iniziale, il suo simpatico leone che si specchia nella
riva della Senna decide di abitare a Parigi. Sono vari i libri illustrati
che mettono in scena non senza poesia e umorismo limpatto della cit-
t sul visitatore ingenuo (o lanimale bonario). Inoltre la citt un te-
ma della quotidianit illustrata nei diversi registri della giocosit ai
bambini (penso per esempio alle avventure delle Tea Sisters parenti di
Geronimo Stilton, il celebre topo giornalista), o alla serie sulle citt
edita negli anni Sessanta e recentemente ripubblicata da Rizzoli per i
pi piccini.
Nel volume delle Tea Sisters intitolato Grosso guaio a New York,
la Grande Mela attraversata come un mirabolante luogo di avven-
ture.
Nella Parigi della bella serie Rizzoli invece ci sono tanto di gatti e
angeli custodi e un bel bozzetto di Les Halles prima della ristruttura-
zione del quartiere.
La citt come mondo della vita: le regard des ados (Maria Silvia Da Re)

315
Mutatis mutandis, e a parte il fatto che le audaci Tea Sisters anticipano
le ragazzine irriverenti dei volumi per le successive fasce det, si tratta
pur sempre di classici del libro per linfanzia, fra poesia, riso e stupore.
Se si guarda alla proposta oltre gli undici anni si pu invece consta-
tare la portata innovativa della letteratura per ragazzi, che in ogni caso
prospetta un genere a s stante con interessanti peculiarit anche nel
trattamento della citt.
Possiamo provvisoriamente intendere il concetto di genere in
unaccezione vasta, ossia, come stato definito (Maria Corti), come il
luogo in cui unopera entra in contatto con altre opere.
I filoni di maggior successo dellattuale letteratura per adolescenti
infatti rifondono elementi dellhorror, del thriller e della fantascienza,
ma anche del fiabesco e delliperrealismo, in un linguaggio perlopi
non alto e spesso sconcertante, ma con espedienti funzionali a intro-
durre nella scrittura una serie di effetti speciali fra i quali ricorre an-
che un effettocitt basato sulle dimensioni spaziotemporali della
stratificazione e della simultaneit.
Per introdurre ancora qualche esempio prima di soffermarci su al-
cuni casi che vale la pena di tenere presenti anche ai fini di un appro-
fondimento della citt come testo, necessaria una rapidissima rica-
pitolazione di quelle che si potrebbero definire le due rivoluzioni del
libro per ragazzi degli ultimi decenni, dopo il boom di questa lettera-
tura anche in quanto letteratura di consumo e di intrattenimento, ormai
svincolata dalla sua originaria vocazione moralizzatrice.
Alla luce dei cambiamenti dobbiamo infatti inquadrare anche la
presenza della citt nella proposta editoriale pi recente.
La prima rivoluzione si avuta intorno alla met degli anni Ottanta
ed stata quella del realismo delle tematiche affrontate: famiglia,
disagio, primi amori. Collane di lungo corso come Gaia di Monda-
dori, in cui la femminilit affrontata in tutti i suoi aspetti problemati-
ci, o come Contrasti di Fabbri, dal nome significativo, possono esse-
re citate ad esempio. Quanto ai temi dellimmigrazione e della societ
multietnica, sono ancora scarsamente affrontati nella narrativa, men-
tre, in anticipo su quella italiana, sono numerose le collane francesi
centrate su questi aspetti, anche per ovvie ragioni storiche. Il ruolo
della citt si limita in questi casi a unambientazione, per quanto pro-
blematica, dei romanzi esperienziali.
PARTE III LA CITT COME SIMBOLO

316
Lantidoto alla quotidianit del mondo reale, con gli steccati tra
ricchi e poveri, centro e periferia, pu essere allora luniverso virtuale.
La narrativa esperienziale non esclude oggi contaminazioni con
limmaginario. Un libro che ha riscosso un notevole successo in Fran-
cia e ha ottenuto un minore riscontro in Italia, tradotto da Mondadori
nel 2003 Golem. Romanzo i cui riferimenti colti corrono anche al
giallo e alla fantascienza (oltre che alla tradizione del Golem ebraico).
Il caso ambientato in un quartiere povero di Parigi e la citt vi appa-
re tanto pi straniante per gli accadimenti insoliti che vi hanno luogo:
un ragazzino e il suo maestro di scuola sono uniti nella comune batta-
glia contro i mostri che si sprigionano dai computer posseduti dalle
multinazionali e che invadono la citt
Golem stato scritto da MarieAude Murail, oggi scrittrice di pun-
ta della letteratura per ragazzi doltralpe (in Italia tradotta da Giunti)
allet di 11 anni insieme ai suoi due fratelli Lorris ed Elvire e ha dato
inizio alla voga dei ragazzi scrittori per ragazzi, che ha portato a im-
mettere sul mercato libri dalla scrittura talvolta discutibile.
In generale la ricerca sembra vertere, pi che sulla qualit della
scrittura, su un mix di ingredienti vincenti.
Il mercato italiano infatti ha reagito come quello anglosassone alla
commistione dei generi e alle contaminazioni ormai quasi onnipresenti
del fantasy.
La seconda rivoluzione del libro per ragazzi, a tuttoggi in corso,
stato il successo di Harry Potter (il primo volume Harry Potter e la
pietra filosofale del 97). Dopo questo bestseller assoluto, per i tipi
di Salani in Italia, la cui fortuna stata determinata oltre che dalla go-
dibilit (almeno per molti) da unoperazione marketing senza prece-
denti, tanto la proposta di letture indirizzate alle pi giovani fasce
det quanto quella rivolta agli adolescenti si sono affollate di draghi,
magia e fantasmi. Autori come Philip Pullman, Tolkien e C.S. Lewis,
dapprima considerati classici del fantasy per adulti, sono passati ai re-
parti ragazzi nelle librerie, anche grazie alle recenti versioni cinema-
tografiche, che sono state un volano di vendite anche per i titoli di
questi autori, oltre che della serie della Rowling.
Proprio la saturazione del fantasy ha determinato lattuale tendenza
alla sperimentazione sta dando luogo a novit anche nel trattamento
della citt, o della metropoli.
La citt come mondo della vita: le regard des ados (Maria Silvia Da Re)

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E sono proprio le citt reali Londra, Parigi, Venezia, New York
a esibire un doppiofondo della realt, luogo spettrale o sedimento
archeologico, ma anche cuore di una circolazione vitale Cuore di
pietra un titolo emblematico e insomma un insolito mondo della
vita (utilizzando fuori contesto questa suggestiva categoria) il cui
presupposto non pi scontato, e nelle cui riscritture urbane si pro-
spettano inedite articolazioni del possibile.
Per avviarci alle conclusioni, mi limiter ad accennare ad alcuni
successi di pregio degli ultimi anni. Loriginalit pu riguardare la
formula e gli espedienti narrativi, il contenuto o lespressione.
Nel romanzo di Brian Selznick (2007), La straordinaria invenzione
di Hugo Cabret, la storia sfrutta svariati topoi della letteratura classica
e per linfanzia: nella Parigi degli anni Trenta, un orfano sopravvive
regolando gli orologi della stazione (il mestiere dello zio scomparso
che lo aveva adottato) e facendosi ingaggiare da un severo giocatto-
laio; il ragazzino ha un sogno: riparare lautoma lasciatogli da suo pa-
dre e impara i trucchi del furto e della prestidigitazione per sottrarre al
giocattolaio i pezzi per rianimare lautoma: un automa particolare, il
cui gesto quello di scrivere e che traccer il disegno del viaggio sulla
luna illustrato da George Mlis, vera identit del giocattolaio scoper-
ta nel lieto fine.

Linnovazione sta qui nella tecnica narrativa: il romanzo infatti
sfrutta alternandole la narrazione tradizionale e la graphic novel. In al-
tri termini la storia procede per parole e illustrazioni senza didascalie.
Dopo un breve prologo, lo stesso incipit del romanzo affidato alle
immagini e la citt vi protagonista insieme ai personaggi della narra-
zione, scandita appunto dai luoghi; il testo grafica, e la citt fa le ve-
ci del testo, ossia graphia, come a dire scrittura.
In un altro romanzo del 2007, dellamericana Katherine Marsh
(2007), Lo strano viaggio di Jack Perdu nellal di l edito dal Castoro
(il titolo originale the Night Tourist) la citt cos fittamente intrec-
ciata alla trama e ai rimandi testuali da apparire essa stessa ipertesto,
un universo non sequenziale nel quale i protagonisti, il ragazzino Jack
e lo spirito di Euri (nuova Euridice), per cos dire navigano, passan-
do da una dimensione allaltra grazie allausilio di una vecchia mappa
(o bussola). In una New York caput mundi, nella quale convergono la
storia e le energie spirituali dellumanit, laltrove sopra e sotto, nel
PARTE III LA CITT COME SIMBOLO

318
cielo in cui volano i fantasmi e nelloltretomba sotterraneo al quale si
accede intrufolandosi nelle fontane. Anche la storia un eterno ritorno
nel quale rivivono simultaneamente miti e leggende metropolitane. In
questo aldil che prelude esso stesso a un oltre (i Campi Elisi) Jack ri-
trover la madre scomparsa e il senso della sua vita nella metropoli
dove era nato e dove poi torner ad abitare. Al tracciato topografico si
sovrappone una mappatura poetica: sono infatti i versi di Emily Di-
ckinson a fare incontrare Euri e Jack, liceale ipercolto che pu avanza-
re nella sua ricerca grazie alle chiavi fornitegli dai poeti e che gli per-
mettono di spostarsi in punti diversi, in una sorta di bizzarra esegesi
della citt.
Non questa la sede per una disamina letteraria, che il romanzo
meriterebbe anche per la sua fine ironia. Nel Circolo dei poeti estinti
delloltretomba di New York, incontriamo ad esempio anche un mi-
sconosciuto scrittore per ragazzi.
Senza indulgere in dettagli che rischierebbero di scoraggiare
unavvincente lettura, passo a un ultimo altro romanzo, di nuovo go-
dibile anche per il pubblico degli adulti. il gi citato Cuore di pietra,
dello scozzese Charlie Fletcher (2007) (uscito nel 2006 e pubblicato in
Italia da Mondadori nel 2007). Il mondo invisibile, a noi, ma non a i
due ragazzini protagonisti, in questo caso sotto i nostri occhi: sono i
monumenti e le sculture medievali e moderne di Londra, che vivono
di una dimensione parallela, e si dividono in Destati e Marchiati, una
nuova versione dei buoni e i cattivi. Tutti portano il segno del loro
creatore e la favilla che lo scultore ha impresso alle sue creazioni. So-
no i segni di altrettante epoche stratificate nella citt che non di nes-
suno e appartiene a tutti.
Non esiste ununica Londra, ma un composito palinsesto di morti e
di vite simultanee.
Cos si spiegano lArtigliere Destato e lincauto ragazzino protago-
nista di nome George (che come San Giorgio dovr sconfiggere i Dra-
ghi):

E io perch ti posso vedere?
Lartigliere si concesse ancora qualche grattatine, poi si alz in piedi
allimprovviso. Perch tu hai fatto qualcosa. Non so cosa, ma devessere
stato un bello scherzo per far arrabbiare tanto i Marchiati. Immagino che do-
La citt come mondo della vita: le regard des ados (Maria Silvia Da Re)

319
vremo scoprire coshai combinato, ma ti dir una cosa, e te la dir gratis.
stato gi abbastanza brutto tirarti fuori dalla tua Londra e farti entrare nella
mia. Non una cosa buona. Non per te.
In che senso la tua Londra?
La Londra in cui i Marchiati odiano i Destati e le cose che nella tua Lon-
dra sono immobili si muovono e vanno a caccia e combattono. Non avrai mi-
ca creduto che la tua Londra fosse lunica che esisteva, vero? Londra non
soltanto una qualsiasi vecchia citt. la roccia e largilla e la terra su cui sor-
ge. Ha molti strati. Tu sei soltanto caduto da uno strato allaltro. E adesso
sbrighiamoci, dobbiamo chiedere alle sfingi come risolvere
Si blocc. Rizz le orecchie.
Gorge gli si avvicin senza pensarci. Cosa hai sentito?
Niente. Voglio dire, ho sentito qualcosa che smetteva, ma era qualcosa di
cos silenzioso che non lho notato finch non c stato pi. (ibidem, p. 62)

La visione della citt che qui si esprime del tutto esplicita e illu-
strata anche altrove nel romanzo.
In conclusione di questo rapido excursus mi ricollego perci bre-
vemente alle premesse del mio discorso.
Lappartenenza della letteratura per ragazzi alla scrittura di genere,
o paraletteratura, dove questo termine non ha nulla di aprioristicamen-
te dispregiativo ma indica semplicemente una scrittura indirizzata a un
preciso pubblico, e regolata da una serie di rapporti convenzionali tra
il piano dellespressione e del contenuto, convenzioni sulle quali non
mi sono soffermata, ma che come abbiamo visto non escludono
loriginalit, la rende tanto pi interessante nellambito di una ricerca
sulla citt.
Prima di tutto perch questo tema tradizionalmente catalizzato
dai generi di cui la letteratura per ragazzi si contamina, dal feuilleton
alle citt immaginarie del fantasy e a quelle reali del giallo. Poi per-
ch in quanto destinata a un lettore ancora ingenuo, questa letteratura
sembra esplicitare tanto i meccanismi del proprio funzionamento
quanto i percorsi dellinvestimento di senso dei luoghi. Gli itinerari
straordinari e i percorsi di iniziazione alla vita, che per eccellenza
la vita moderna nella citt, descrivono altrettanti processi della costi-
tuzione simbolica.
Del resto i ragazzi sono lavanguardia del presente come noi lettori
e scrittori adulti ce lo immaginiamo, loccasione per la nostra continua
risignificazione delle circostanze dellesistenza
PARTE III LA CITT COME SIMBOLO

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Ma cosa ne pensano i ragazzi reali? Potr stupire ma da una recente
inchiesta, vivere tante vite, esperienze diverse, vivere delle avven-
ture e avere compagnia, sono ultime in classifica fra le motivazioni
che spingono i giovani alla lettura.
Una ragione di pi per sondare i significati dei loro mondi ideali.



Riferimenti bibliografici

Baccalario P.D. (20062008), serie Century, Edizioni Piemme, Casale Monferrato.
Fletcher C. (2006), Stoneheart (trad. it. Cuore di pietr