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verità

• verità (lat. veritas, gr. aletheia):


1. accordo o coerenza con un dato o una realtà oggettiva;
2. proprietà di ciò che esiste in senso assoluto e non può essere falso.
(Dizionario di filosofia Treccani).
• Principali argomenti di dibattito:
a) definizione e identificazione della verità (prospettiva ontologica);
b) criteri per conseguire tale verità (prospettiva gnoseologica). Viene coinvolto anche l’aspetto etico, in quanto entra in gioco
l’esigenza di onestà intellettuale, di buona fede e di sincerità. (Karl Popper).
1. Teorie sulla verità: la questione della verità insita in proposizioni, affermazioni, dichiarazioni, idee, convinzioni e giudizi
rimanda alla necessità di individuarne i fondamenti.
• Parmenide: la verità si fonda sulla coincidenza di pensiero/essere, di logica/ontologia, che avrebbe contraddistinto tutto il
pensiero antico. Parmenide non attribuisce alla verità nessuna determinazione, appellandosi piuttosto al rigore logico che
vede la verità rigorosamente contrapposta all’errore, per cui semplicemente l’«essere è» e il «non-essere non è».
(Dizionario di filosofia Treccani).
«Il principio di non-contraddizione, introdotto da Parmenide per rivelare l’essere stesso, la verità essenziale, fu successivamente impiegato come strumento

del pensiero logicamente cogente per qualsiasi affermazione esatta. Sorsero così la logica e la dialettica». (Karl Jaspers).
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• Platone: riprende da Parmenide le caratteristiche dell’eternità e dell’immobilità del vero-essere. La verità in un discorso è «dire gli enti
come sono», mentre la falsità è «dire come non sono». (Platone, Cratilo, 385 b).
• Aristotele: dà della verità una definizione simile a quella di Platone: «dire di ciò che è che non è, o di ciò che non è che è, è falso; dire di ciò
che è che è, o di ciò che non è che non è, è vero». (Aristotele, Metafisica, IV, 7, 1011 b). Per Aristotele la verità è corrispondenza di
pensiero/essere.
• Agostino: trova il fondamento della verità nell’opera di illuminazione dell’anima da parte della Grazia divina. Nella tradizione agostiniana,
perpetuata da Anselmo d’Aosta, è dunque l’intelletto illuminato a fornire il criterio della verità.
• Tommaso d’Aquino: rinviene il criterio della verità nell’oggetto da conoscere. (Dizionario di filosofia Treccani). Per Tommaso d’Aquino la
verità è adequatio rei et intellectus.
• Filosofia moderna: il problema gnoseologico degli strumenti di ricerca della verità diventa preponderante, soprattutto in Cartesio.
• Cartesio: individua nel cogito il metodo fondamentale per distinguere il vero dal falso. Anche per Cartesio la verità è adequatio rei et
intellectus.
• Kant: dà per scontata la verità preoccupandosi piuttosto delle possibilità di accesso alla verità. (Dizionario di filosofia Treccani). Per Kant
la verità è fenomenica.
• Hegel: «La verità è l’intero». (Hegel, Fenomenologia dello spirito, prefazione, Firenze 1960, p. 39).
• Heidegger: la verità è aletheia (tensione tra disvelamento e nascondimento dell’essere).
• Karl Popper: rifacendosi a Kant, distingue la verità dalla certezza, evidenziando la differenza tra la possibilità oggettiva di approdare alla
verità, che può avvenire anche per caso, e la consapevolezza soggettiva di possederla, che invece non si ha mai.
«Dobbiamo distinguere chiaramente tra verità e certezza. Aspiriamo alla verità, e spesso possiamo raggiungerla, anche se accade raramente, o mai, che possiamo essere del tutto
certi di averla raggiunta […] La certezza non è un obiettivo degno di essere perseguito dalla scienza. La verità lo è». (Karl Popper, Congetture e confutazioni, prefazione italiana,
1985).
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2. Tipi di teorie salde e deflazionarie: l’insieme delle teorie sulla verità proposte dai filosofi e dai logici possono essere raggruppate in due classi:
a) Teorie con un concetto saldo di verità:
• teoria corrispondentista: vede la verità come corrispondenza di pensiero/essere. Così, un’affermazione è vera solo quando trova
conferma nelle cose presenti;
• teoria della coerenza: vede la verità come coerenza (ovvero non contraddittorietà) all’interno di un certo insieme di affermazioni
o, più spesso, di convinzioni. Per esempio, la convinzione di una certa persona è vera solo se è coerente con
tutte (o con la maggior parte) della altre sue convinzioni;
• teoria del consenso: sostiene che la verità è ciò che mette d’accordo (nel presente o in un futuro prossimo) le opinioni di certi gruppi di
persone specifici, quali ad esempio gli studiosi competenti in un certo ambito (come gli scienziati);
• pragmatismo: valuta la verità in base all’utilità delle conseguenze pratiche di una certa idea. Un’idea è vera, in altri termini, se – mediante
le idee e gli atti che ci suscita – è capace di guidarci senza intoppi da un’esperienza ad un’altra;
• costruttivismo sociale: sostiene che la verità è costruita dai processi sociali, e che essa rappresenta la lotta di potere all’interno di una
comunità.
b) Teorie con un concetto deflazionario di verità: dire che 2+2=4 è vero è dire niente di più che 2+2=4, e non c’è nient’altro da dire sulla

verità oltre a questo. Queste posizioni sono quasi universalmente chiamate teorie
«deflazionarie» della verità (in quanto il concetto è stato «sgonfiato» della sua importanza)
o anche teorie «senza virgolette» (per appuntare l’attenzione sul fatto che esse rimuovono
le virgolette da ogni proposizione, come mostrato nell’esempio precedente).
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Il principale proposito teoretico di queste prospettive è di illustrare quei casi
particolari
nei quali emergono proprietà particolarmente interessanti del concetto di verità. In
questo insieme ricadono anche alcune varianti del pragmatismo, ed anche molti teorici
della corrispondenza possono essere interpretati come appartenenti a questo campo.
3. Cristianesimo:
• la verità non è assimilabile a un concetto, ma piuttosto è incarnata, e quindi rappresentata direttamente da una Persona: Gesù
Cristo. Gesù: «Io sono la via, la verità e la vita» (Gv 14,6). La verità è Gesù Cristo.
• Il Catechismo della Chiesa cattolica afferma che: «2466 In Gesù Cristo la verità di Dio si è manifestata interamente».
• La teologia cristiana, appropriandosi di gran parte del patrimonio filosofico elaborato soprattutto da Socrate, Platone, Aristotele, Plotino, ha
più volte sostenuto l’irriducibilità della nozione di «verità» a quella di «dimostrabilità». Alcuni tra i più importanti dottori della Chiesa,
come Agostino, Anselmo d’Aosta, Bonaventura, Tommaso, Cusano, concepivano la Verità come qualcosa di trascendente, ovvero situata al
di là del percorso logico-dialettico che occorre intraprendere per approdarvi, e quindi afferrabile tramite un atto intuitivo che sfocia nella
dimensione mistica dell’estasi. Una tale dimensione non si traduceva comunque per costoro in un mero salto nell’irrazionale, quanto
piuttosto nel sovra-razionale, in quella Verità assoluta che è Dio e in quanto tale sta a fondamento dell’ordine razionale dell’universo. In
particolare per Tommaso, la verità è il fine ultimo dell’intero universo, il quale trova senso e spiegazione nell’intelletto di Dio che l’ha
creato (cfr. Tommaso d’Aquino, Summa contra Gentiles, I, 1). Compito del sapiente è dunque quello di volgersi alla ricerca disinteressata
della verità, come del resto la stessa divina Sapienza si è incarnata «per rendere testimonianza alla Verità» (Gv, XVII, 37).
La verità in definitiva viene intesa non come un oggetto o un’entità da possedere, bensì come Soggetto, da cui viceversa si viene posseduti.
Tommaso d’Aquino sostiene in proposito: «Tu non possiedi la Verità, ma è la Verità che possiede te» (De Veritate, 1257).
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4. Pensiero moderno:
• la nozione cristiana della verità entra in crisi, ad opera dei tentativi di Cartesio da una parte, e dell’empirismo dall’altra (soprattutto Berkeley
e Hume), di escludere dall’orizzonte della verità tutto ciò che non potesse essere dimostrato logicamente, o verificato sperimentalmente.
Questa nuova concezione della verità sarà poi fatta propria in particolare dal positivismo ottocentesco. (P. Valori, articolo su La Civiltà
Cattolica, edd. 2929-2940, 1972, p. 320).