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tempo

• tempo:
• L’intuizione e la rappresentazione della modalità secondo la quale i singoli eventi si susseguono e sono in rapporto l’uno
con l’altro (per cui essi avvengono prima, dopo, o durante altri eventi).
• Caducità delle vicende umane o eterna ricorrenza degli eventi astronomici.
• Incidenza di fattori ambientali (cicli biologici, succedersi del giorno e della notte, ciclo delle stagioni) e psicologici (stati
della coscienza e della percezione, memoria).
• Diversità da cultura a cultura.

1. Antichità:
• Il concetto di tempo nella filosofia antica si riassume nella definizione di un ordine oggettivo misurabile del movimento.
• In modo più dettagliato i Greci distinguono quattro concetti di tempo:
1. chronos: tempo secondo un ordine inflessibile; tempo quantitativo; tempo del divenire; tempo della successione; tempo
secondo la taxis;
2. aion: tempo come eternità;
3. eniantos: grande anno: tempo ricorsivo;
4. kairos: dimensione qualitativa del tempo; attimo che fugge; momento buono; attimo immenso.
tempo
• Platone: il tempo è l’«immagine mobile dell’eternità» (Timeo, 37 d) e a essa gerarchicamente inferiore. Nella dottrina platonica, infatti, il
tempo è misura solo del movimento del mondo sensibile della generazione e della corruzione, in cui hanno senso i concetti di passato e di
futuro (l’«era» e il «sarà») rispetto all’eternità, eterno presente immobile., che compete alla sostanza eterna.
• Aristotele: il tempo è «la misura del movimento secondo il prima e il dopo» (Fisica, IV, 12, 219 b).
• Concezione neoplatonica, da Plotino ad Agostino: permane la distinzione fra tempo ed eternità, ma il concetto di tempo è collegato,
anziché al movimento del mondo fisico, all’anima e alla sua «vita interna». Per Plotino il tempo, «immagine dell’eternità» (Enneadi, I, V, 7)
è il movimento mediante il quale l’anima passa da uno stato all’altro della sua vita; per Agostino l’eternità, come «eterno presente», non ha
successione di istanti; il tempo invece, come successione, presenta infinite aporie se lo si esamina secondo il senso comune. Infatti il passato
e il futuro, che pure fanno parte integrante della concezione comune del tempo, non esistono se non in quanto presente, e il presente stesso è
fluire, passaggio, ed è quindi inesteso e non sembra misurabile. Escluse le definizioni classiche del tempo, come movimento degli astri e
come misura del movimento, non resta ad Agostino che definire il tempo come «misura dell’estensione dell’anima» (Confessioni, XI, 14; De
civitate Dei, XI, 5), nel ricordo, nell’attenzione e nell’aspettazione (passato, presente e futuro).

2. Età moderna:
• Sulla linea della critica di Agostino all’idea dei cicli si muovono, più o meno consapevolmente, quegli autori moderni che attribuiscono ai
Greci (e secondariamente ai Romani) una concezione ciclica del tempo storico (teoria dell’«eterno ritorno»), mentre peculiare del
cristianesimo sarebbe una concezione lineare.
• Nella tradizione empirista inglese, da Hobbes a Locke a Berkeley, l’attenzione si concentra sull’accentuazione del carattere mentale della
costruzione dell’idea di tempo.
• Kant: il tempo è, accanto allo spazio, forma pura della sensibilità. Esso è condizione universale e oggettiva di ogni fenomeno in generale
perché, a differenza dello spazio, che è forma pura di tutte le intuizioni esterne, il tempo è condizione formale dell’intuizione interna e vale
per ogni fenomeno che entri a far parte dell’esperienza. Negando quindi la realtà assoluta del tempo, Kant non ne nega in alcun modo
l’oggettività, garantita dall’identità delle forme pure della sensibilità in ogni soggetto possibile (Critica della ragion pura, 1781, seconda
edizione 1787, Estetica trascendentale, sez. 2; Forma e principi del mondo sensibile e del mondo intellettuale, paragrafi 10,12-14).
tempo
• Hegel: il tempo è «divenire intuito».

3. Età contemporanea:
• Bergson: il tempo della scienza è una schematizzazione e spazializzazione del tempo vero che, come tempo vissuto, altro non è che la
durata della coscienza. Il tempo vero è infatti, per Bergson, un fluire non spazializzabile di stati della coscienza in cui non ha alcun senso la
distinzione del prima e del poi e, quindi, il concetto d’irreversibilità. Il tempo della coscienza è composto di momenti indistinguibili che
trapassano l’uno nell’altro, si mescolano e costituiscono un tutto unitario, in cui ogni istante è assolutamente nuovo e insieme si conserva,
costruendo la «valanga», via via ingrossantesi, della memoria.
• Heidegger: considera il tempo, o meglio la temporalità, nelle sue tre dimensioni del passato, del presente e del futuro, come la caratteristica
essenziale e costitutiva di quell’ente che è l’«esserci» (Dasein), cioè dell’uomo in quanto essere «gettato» nel mondo e, come tale, legato al
passato non meno che al presente, ma anche proiettato nel futuro attraverso la progettualità e le possibilità che gli sono proprie. (Essere e
tempo, 1927).