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TESI 10

La pratica della polifonia nel Quattrocento


Nel Quattrocento si afferm in Italia un periodo di relativa floridezza economica, durante il quale alcune signorie locali, conseguita una certa sicurezza economica e una relativa tranquillit politica, perseguono gli ideali dellozio e della bella vita, promuovendo attivit e imprese artistiche e assicurandosi il servizio di artisti di valore, offrendo loro condizioni di vita favorevoli e privilegiate. In ambito musicale, il signore di corte si adoperer attivamente per avere al proprio servizio i migliori musicisti disponibili allepoca, spesso entrando in competizione con altre corti. Il modo migliore per attrarre musicisti e cantori eccellenti era di offrir loro una paga fissa, lalloggio, doni occasionali e un beneficio, cio la concessione di una terra. I compositori italiani del primo Quattrocento, operanti nellItalia settentrionale, assimilarono in pieno il linguaggio musicale della tradizione francese; in questo periodo, inoltre, alla polifonia artistica complessa, considerata come espressione artificiosa e innaturale, erano preferite le forme pi semplici e comunicative della tradizione popolare, che venivano perlopi improvvisate senza luso di scritti. Nei servizi liturgici si praticava limprovvisazione su un canto dato gregoriano attraverso il procedimento del fauxbordon, che consisteva nellaggiunta di due voci inferiori, che si muovono per moto parallelo alla distanza di una quarta e di una sesta rispettivamente alla melodia gregoriana preesistente presentata nella voce pi acuta. Successivamente si svilupp il procedimento del falsobordone, che consisteva nellaggiunta di una quarta voce a una terza o a una quinta inferiore al tenor. Verso la met del secolo vennero istituite scuole di grammatica e di canto per preparare gli allievi alla routine del servizio liturgico e del canto gregoriano, non della polifonia. Sul piano dellesecuzione polifonica artistica, invece, i maestri franco-fiamminghi, di gran lunga superiori a quelli italiani, influenzarono i musicisti nostrani; per altro verso, i musicisti oltramontani assimilarono lampio utilizzo di terze e seste e la preferenza per le linee melodiche ben articolate, flessibili e delicate.

La musica nelle corti italiane


La corte dei Malatesta a Brescia fu la prima in Italia a costituire uno staff di musicisti su pianta stabile, compresi numerosi cantori e strumentisti doltralpe. Seguirono la corte degli Sforza a Milano e altre corti settentrionali, dove il repertorio della musica profana italiana si coltiv sotto lo stimolo dei letterati umanisti. Fu sicuramente la corte degli Este a Ferrara che divenne il pi importante centro musicale dItalia, grazie alla circolazione di una grande quantit di musica e di musicisti doltralpe; inoltre, gli estensi conducevano una politica filo-francese, quindi Ferrara era particolarmente recettiva nei confronti della poesia e della polifonia provenienti dalla Francia.

La messa ciclica
Nella prima met del Quattrocento, linglese Leonel Power fu tra i primi a gettare le basi del nuovo principio di connettere in maniera organica i movimenti dellOrdinario (tutti a tre voci) tramite una stessa melodia preesistente, applicata al tenor e denominata cantus firmus. Du Fay inaugura la lunga tradizione di messe cicliche costruite su cantus firmus di origine profana e fu tra i primi a elaborare una grande messa polifonica a quattro voci (cantus firmus: la melodia popolare Lhomme arm). Nella seconda met del Quattrocento cresce notevolmente il repertorio di messe polifoniche; si assiste in questepoca allutilizzazione di un vasto assortimento di procedimenti contrappuntistici e alladozione di svariate tecniche di elaborazione del cantus firmus. Le messe di Ockeghem presentano un vasto assortimento di procedimenti compositivi, sia nel trattamento del cantus firmus sia nella conduzione e nello sviluppo della trama contrappuntistica tra le quattro parti vocali (Superius, Altus, Tenor, Bassus). Lo stile personalissimo di Ockeghem caratterizzato dal flusso costante della polifonia verso la conclusione delle varie sezioni o sotto-sezioni, dal ritmo che evita la simmetria degli accenti e dal forte senso di accelerazione e di intensificazione ritmica. Altri importanti compositori di messe sono

Obrecht e Desprez: il primo aspira alla logicit della struttura e alla variet dei sistemi organizzativi; laltro adotta alcuni procedimenti compositivi arcaici e nelle sue messe il cantus firmus ripetuto rigorosamente in tutti i movimenti sempre nel tenor, con note di ugual valore, rimanendo indipendente dalle altre voci.

Composizioni polifoniche per lUfficio


La musica polifonica del XV e del XVI secolo per la liturgia dellUfficio esibisce una trama polifonica molto pi semplice rispetto allo stile elaborato e intellettualistico delle messe e dei mottetti. Un principio compositivo che interessa soprattutto gli inni (tutti a tre voci) il fauxbordon, con una parafrasi melodica del tema gregoriano nel superius.

I mottetti
Come gli inni polifonici, anche alcuni mottetti quattrocenteschi impiegano la tecnica della libera parafrasi della melodia gregoriana incorporata nella voce pi acuta. Il mottetto rinascimentale si distingue da quello medievale per labbandono delle strutture isoritmiche e delluso di testi differenti per ciascuna voce, per luso di testi in latino perlopi sacri, per la stabilizzazione del modello di scrittura a quattro o cinque parti vocali, per lutilizzazione del contrappunto imitativo.

La chanson
Quasi tutto il repertorio della chanson polifonica, coltivato nel corso del Quattrocento in Francia e assimilato poi dalle corti italiane senza il corredo dei testi poetici francesi in quanto preferivano lesecuzione solo strumentale, scritto a tre voci (Superius, Tenor e Contratenor), prevede luso di testi differenti per ciascuna voce e ha la struttura del rondeau a pi strofe di quattro-cinque versi. La chanson coltivata verso la met del secolo caratterizzata dal netto predominio della voce pi acuta sulle altre voci. Numerose sono le chansons a quattro voci caratterizzate da una spiccata sensibilit per le progressioni armoniche.