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Shoah

Il termine Shoah voluto dagli ebrei, i quali, attualmente, rifiutano l'altra parola utilizzata in riferimento allo stesso avvenimenti, Olocausto, in quanto questo indica un sacrificio propiziatorio, il che sicuramente ingannevole. L'espressione Shoah si riferisce al periodo che intercorre fra il 30 Gennaio 1933, quando Hitler divenne Cancelliere della Germania, e l'8 Maggio 1945, la fine della guerra in Europa: in questo periodo furono milioni le persone uccise dalla follia razziale nei confronti degli ebrei e di altri gruppi sociali . Pur essendo impossibile accertare l'esatto numero di vittime ebree, le statistiche indicano che il totale fu di oltre 5.860.000 persone. La maggior parte delle autorit generalmente accettano la cifra approssimativa di sei milioni a cui si devono sommare 5 milioni circa di civili non ebrei uccisi. Tra i gruppi deportati dai nazisti nei campi di concentramento vi erano: zingari, serbi, tedeschi oppositori del nazismo, omosessuali, testimoni di Geova, delinquenti abituali, persone definite "anti sociali", come, ad esempio, mendicanti, vagabondi, venditori ambulanti ecc. Storicamente il partito nazista prese la decisone di dare avvio alla cosiddetta "Soluzione Finale" (Endl sung)nel 1940; in realt molti ebrei erano gi morti a causa delle misure discriminatorie adottate contro di loro durante i primi anni del Terzo Reich, ma lo sterminio sistematico e scientifico degli ebrei non ebbe inizio fino all'invasione, da parte della Germania, dell'Unione Sovietica nel Giugno 1941. I nazisti consideravano ebreo chiunque, con tre o due nonni ebrei, si fosse iscritto alla Comunit Ebraica dal 15 Settembre 1935 in poi; chiunque fosse sposato con un ebreo o un'ebrea al 15 settembre 1935 o successivamente a questa data; chiunque discendesse da un matrimonio o da una relazione extraconiugale con un ebreo al o dopo il 15 settembre 1935. Vi erano poi coloro che non venivano classificati come ebrei, ma che avevano una parte di sangue ebreo e venivano classificati come Mischlinge (ibridi). I Mischlinge venivano ufficialmente esclusi dal Partito Nazista e da tutte le organizzazioni del Partito (per esempio SA, SS, etc.). Bench venissero arruolati nell'esercito tedesco, non potevano conseguire il grado di ufficiali. Era inoltre proibito loro di far parte dell'Amministrazione Pubblica e svolgere determinate professioni. Gli ufficiali nazisti presero in considerazione la possibilit di sterilizzare i Mischlinge, ma ci non fu sempre attuato. Il Terzo Reich considerava nemico della societ ogni individuo che poteva essere considerato una minaccia per il nazismo, ma gli ebrei erano l'unico gruppo destinato ad un totale e sistematico annientamento. Per sottrarsi alla sentenza di morte imposta dai Nazisti, gli ebrei potevano solamente abbandonare l'Europa occupata dai tedeschi. Secondo il piano Nazista, ogni singolo ebreo doveva essere ucciso. Nel caso di altri "criminali" o nemici del Terzo Reich, le loro famiglie non venivano coinvolte. La spiegazione dell'odio implacabile dei nazisti contro gli ebrei nasceva dalla loro distorta visione del mondo che considerava la storia come una lotta razziale. Essi consideravano gli ebrei una razza che aveva lo scopo di dominare il mondo e, quindi, rappresentava un ostacolo per il dominio ariano. Secondo la loro opinione, la storia consisteva, quindi in uno scontro che sarebbe culminato con il trionfo della razza ariana, quella superiore: di conseguenza, essi consideravano un loro preciso obbligo morale eliminare gli ebrei, dai quali si sentivano minacciati. Non ci sono dubbi che ci furono altri fattori che contribuirono all'odio nazista contro gli ebrei e alla creazione di un'immagine distorta del popolo ebraico. Uno di questi fattori era la centenaria tradizione dell'antisemitismo cristiano, che propagandava uno stereotipo negativo degli ebrei ritenuti gli "assassini di Cristo", inviati del diavolo e praticanti di arti magiche. Altri fattori furono l'antisemitismo politico e razziale della seconda met del XIX secolo e la prima parte del XX secolo, che considerava gli ebrei come una minaccia per la stabilit sociale ed economica. La combinazione di questi fattori scaten la persecuzione, certamente nota a tutti i tedeschi e lo sterminio degli ebrei da parte dei nazisti che fu in qualche modo celato dagli stessi esecutori.

LE QUATTRO TAPPE DELL'OLOCAUSTO:


EMIGRAZIONE, GHETTIZZAZIONE, MASSACRI CON UNIT MOBILI, CAMPI DI STERMINIO. 1- "SOLUZIONE EMIGRAZIONE" (1933-1941)

Inizialmente, vale a dire sino allo scoppio della guerra, apparentemente l'obiettivo principale del nazismo e di Hitler consistette nel rendere il Reich judenfrei vale a dire "libero dagli ebrei". Il sistema prescelto per "ripulire" la Germania dagli ebrei fu, in questa prima fase, costringerli ad emigrare. Rendendo loro intollerabili le condizioni di vita attraverso una legislazione sempre pi oppressiva, si cercava di spingerli verso un esodo definitivo all'estero. Il bilancio di questa fase che va sostanzialmente dal 1933 al 1939, non fu tuttavia coronato da successo. Dei 520.000 ebrei tedeschi che vivevano in Germania nel 1933, ne rimanevano 350.000 nel 1938. Ma in quello stesso anno con l'annessione dell'Austria i nazisti si trovarono a dover "gestire" anche i 190.000 ebrei austriaci. Riuscire a far emigrare altri 540.000 ebrei apparve era impossibile. Ad ogni espansione della Germania nazista il numero degli ebrei cresceva e le nazioni estere non furono in grado o non vollero assorbire l'ondata di emigrazione ebraica proveniente dal Reich. La soluzione "emigrazione" alla vigilia della guerra appariva sostanzialmente fallita. Nacque allora l'idea di ampliare il concetto stesso di deportazione trasferendo forzatamente in un luogo distante gli ebrei tedeschi. Il luogo venne individuato nell'isola di Madagascar. All'epoca il Madagascar era una colonia francese e per rendere possibile il piano, occorreva sottoscrivere un accordo diplomatico. Nonostante i numerosi colloqui non si raggiunse alcun risultato positivo. Con la sconfitta della Francia questa ipotesi divenne realizzabile. La resistenza della Gran Bretagna tuttavia impediva la realizzazione del progetto. In pi nel 1940 la situazione era drammaticamente mutata: non si trattava pi di far emigrare 520.000 ebrei tedeschi, occorreva sbarazzarsi anche degli ebrei polacchi che corrispondevano a 2.000.000 di persone. Nel febbraio 1941 Hitler discusse il problema con il consigliere del lavoro Ley. Hitler a questo punto sostenne che occorreva riprendere in mano la questione del Madagascar con i francesi. Martin Bormann chiese come si sarebbe potuto trasportare cos tanti ebrei in un luogo cos distante vista la presenza della flotta inglese. Hitler ribatt che occorreva studiare la questione e si dichiar disposto a usare l'intera flotta se necessario ma non voleva esporre i marinai tedeschi ai siluri inglesi. 2 - GHETTIZZAZIONE AD ORIENTE

In piena guerra il problema si aggrav ulteriormente. L'invasione del Belgio, dell'Olanda, della Francia, della Danimarca e Norvegia fece aumentare ulteriormente il numero degli ebrei caduti nelle mani del nazismo. L'obiettivo prioritario, rendere judenfrei la Germania si allarg a dismisura: si trattava ora di rendere judenfrei l'intera Europa. La soluzione non poteva pi essere quella di far emigrare gli ebrei all'estero. Si fece cos strada un'altra soluzione: deportare gli ebrei europei all'Est concentrandoli nei territori polacchi occupati. In questa operazione di concentramento dovevano essere coinvolti ovviamente anche gli ebrei polacchi. Creare in Polonia dei grandi ghetti apparve la soluzione pi appropriata. Tuttavia sin dall'inizio ci si scontrava con un altro pilastro dell'ideologia nazista: lo "spazio vitale" che la Germania doveva guadagnarsi ad Est. I territori conquistati dovevano infatti essere destinati ai tedeschi che avrebbero

dovuto insediarvisi. Il concentramento nei ghetti della Polonia non poteva dunque rappresentare la "soluzione finale" del problema ebraico ma una "soluzione transitoria" in attesa della fine della guerra dopo la quale si sarebbe dovuta trovare una soluzione alternativa. 3 -STERMINIO IN UNIONE SOVIETICA

Mentre si affermava la soluzione della "ghettizzazione" la Germania stava preparando i piani di invasione dell'Unione Sovietica. In prospettiva l'invasione dei grandi territori dell'Ucraina, della Bielorussia e della Russia europea aggravava il "problema ebraico". Infatti il numero degli ebrei che vivevano in Unione Sovietica ammontava a svariati milioni. La soluzione adottata in Polonia non sembrava praticabile. Si fece strada un'ipotesi alternativa: eliminare fisicamente gli ebrei dell'Unione Sovietica con nuclei di sterminio mobili appositamente creati. Nel marzo 1941 Hitler afferm che "l'intellighenzia giudeo-bolscevica in Unione sovietica doveva essere eliminata" ma questo era un compito difficile che non poteva essere affidato all'esercito. In una direttiva dell'esercito del 13 marzo 1941 si informavano i comandanti militari che Hitler aveva incaricato Himmler di certi compiti speciali nelle zone operative dell'esercito. Di fatto questi compiti consistevano nel massacro degli ebrei sovietici ad opera dei cosiddetti "Einsatzgruppen". Il 22 giugno 1941 la Germania invadeva l'Unione Sovietica. Nei territori che con estrema velocit le armate tedesche stavano occupando vivevano 4.000.000 di ebrei. All'avanzare delle truppe tedesche, alle loro spalle, gli Einsatzgruppen iniziarono un sistematico massacro che - secondo le valutazioni degli storici - provoc oltre 1.500.000 morti . 4 - SOLUZIONE FINALE

La soluzione di sterminare sul posto gli ebrei rappresent un "salto di qualit" nel progetto di eliminare il giudaismo europeo. Per la prima volta si teorizzava e applicava nel concreto un piano di eliminazione fisica. Tuttavia il sistema di sterminare gli ebrei laddove vivevano non poteva essere adottato al di fuori dell'Unione Sovietica. Lo sterminio degli ebrei occidentali non poteva essere attuato con mezzi cos brutali ed evidenti. Non si potevano assassinare in massa gli ebrei olandesi, francesi, greci alla luce del sole. Le fucilazioni compiute ad Oriente erano inimmaginabili ad Occidente. Occorreva studiare un altro metodo. Ed di fronte a questi problemi che si fece strada la "soluzione finale". Vi erano state diverse esperienze di sterminio negli anni precedenti che concorsero ad ideare la soluzione finale: il programma di eutanasia aveva formato un nucleo di specialisti che aveva ideato le uccisioni con i gas; la deportazione in Polonia degli ebrei del Reich aveva fornito degli "insegnamenti" sulle tecniche di deportazione; il concentramento in ghetti aveva messo in grado le possibilit della macchina dello sterminio. Con un bagaglio di esperienza cos ampio si fece definitivamente strada la soluzione finale cioe' l'annientamento fisico degli ebrei in campi di concentramento predisposti a Oriente. La teorizzazione di questa soluzione finale venne affidata ad Himmler e ad Heydrich .

Hegel: la giustificazione filosofica della guerra

La storicit il tratto essenziale della filosofia hegeliana. Dopo la morte di Hegel (1831) i suoi allievi pubblicano il materiale dei suoi corsi, fra cui vi il componimento intitolato Lezioni sulla filosofia della storia. Da questopera possibile apprendere come per Hegel leticit si divide in: famiglia, societ civile e Stato . Quest'ultimo si distingue a sua volta in diritto statale interno, diritto statale esterno e concezione della storia. E' proprio nel secondo momento di questa tripartizione, quello cio che concerne le relazioni tra gli stati, che si individua la posizione di Hegel nei confronti della guerra. Egli dichiara che non esiste un organismo superiore in grado di regolare i rapporti interstatali e di risolvere i loro conflitti. Il solo giudice o arbitro lo Stato universale, cio la Storia, la quale ha come suo momento strutturale,la guerra. Hegel attribuisce alla guerra non solo un carattere di necessit ed inevitabilit ma anche un alto valore morale,. Infatti come "il movimento dei venti preserva il mare dalla putredine,nella quale sarebbe ridotto da una quiete durevole",cos la guerra preserva i popoli dalla fossilizzazione alla quale li ridurrebbe una pace durevole o perpetua. Questa concezione presuppone un divenire storico razionale e necessario in cui i veri protagonisti sono i popoli,come espressione dell'oggettivazione dello Spirito. Della finalit della storia gli individui non sono consapevoli, essi sono strumenti dell'agire universale dello Spirito: Hegel definisce questa dinamica "astuzia della ragione".

La condizione degli omosessuali La testimonianza pi agghiacciante sulla detenzione nei campi di concentramento degli omosessuali proviene dalle "Memorie" che Rudolf Hss, il comandante di Auschwitz, scrisse prima di venire impiccato. Hss ricorda in questo modo gli omosessuali nel campo di Sachsenhausen: "Gi a Dachau gli omosessuali erano stati un problema per il campo, sebbene non fossero cos numerosi come a Sachsenhausen. Il comandante e lo Schutzhaftlagerfhrer erano dell'opinione che fosse molto pi opportuno suddividerli per tutte le camerate del campo, mentre io ero d'avviso contrario, avendoli conosciuti molto bene in carcere. Non pass molto tempo che da tutti i blocchi cominciarono a giungere denunce di rapporti omosessuali, e le punizioni non servirono a nulla, perch il contagio si diffondeva dovunque. Su mia proposta, tutti gli omosessuali vennero allora messi insieme e isolati dagli altri, sotto la guida di un anziano che sapeva come trattarli. Anche sul lavoro vennero separati dagli altri prigionieri, e adibiti per un lungo periodo a lavorare con i rulli compressori, insieme ad altri prigionieri di altre categorie, affetti dal medesimo vizio. Di colpo il contagio del loro vizio cess, e anche se qua e l si verificarono questi rapporti contro natura, si tratt sempre di casi sporadici. Del resto, costoro vennero sorvegliati rigorosamente nei loro alloggiamenti, in modo che ... non potessero ricominciare... .A Sachsenhausen, fin dal principio gli omosessuali vennero posti in un blocco isolato, e ugualmente vennero isolati dagli altri prigionieri durante il lavoro. Erano adibiti ad una cava di argilla di una grande fabbrica di mattonelle; era un lavoro duro, e ciascuno doveva assolvere una determinata norma. Inoltre, erano esposti a tutte le intemperie, perch ogni giorno doveva essere fornita una determinata quantit di materiale finito, e il processo di cottura non poteva essere interrotto per mancanza di materia prima. Cos estate o inverno, erano costretti a lavorare con qualunque tempo. L'effetto di quel duro lavoro, che avrebbe dovuto servire a riportarli alla normalit, era differente a seconda delle diverse categorie di omosessuali. I risultati migliori si ottenevano con i cosiddetti Strichjungen. Nel dialetto berlinese erano chiamati cos quei giovani dediti alla prostituzione, che intendevano per tal via guadagnarsi facilmente da vivere, rifiutando di compiere qualunque lavoro, sia pure leggero. Costoro non potevano assolutamente essere considerati dei veri omosessuali, poich il vizio era per essi soltanto

un mestiere, e quindi la dura vita del campo e il lavoro faticoso furono per essi di grande utilit. Infatti, nella maggioranza, lavoravano con diligenza e cercavano con ogni cura di non ricadere nell'antico mestiere, poich speravano cos di essere rilasciati al pi presto. Arrivavano al punto di evitare addirittura la vicinanza dei veri viziosi, volendo in tal modo dimostrare che non avevano nulla a che fare con gli omosessuali. Molti di questi giovani cos rieducati vennero rilasciati senza che si verificassero delle ricadute; la scuola che avevano fatto al campo era stata abbastanza efficace, tanto pi che si trattava in maggioranza di ragazzi molto giovani. Anche una parte di coloro che erano diventati omosessuali per una certa inclinazione - coloro che, saturi di provare il piacere con le donne, andavano in cerca di nuovi eccitamenti, nella loro vita da parassiti - pot essere rieducata e liberata dal vizio. Non cos quelli ormai troppo incancreniti nel vizio, cui si erano volti per inclinazione. Questi ormai non potevano pi essere distinti dagli omosessuali per disposizione naturale, che in realt erano pochi. Per questi non serv n il lavoro, per quanto duro, n la sorveglianza pi rigorosa: alla minima occasione erano subito uno nelle braccia dell'altro, e anche se fisicamente erano ormai mal ridotti, perseveravano nel loro vizio. Del resto, era facile riconoscerli. Per la leziosit femminea, per la civetteria, per l'espressione sdolcinata e per la gentilezza eccessiva verso i loro affini, si distinguevano assai bene da coloro che avevano voltato le spalle al vizio, che volevano liberarsene, e la cui guarigione, ad una attenta osservazione, si poteva seguire passo passo. Mentre quelli che intendevano realmente guarire, che lo volevano fortemente, sopportavano anche i lavori pi duri, gli altri decadevano fisicamente giorno per giorno, pi o meno lentamente secondo la loro costituzione. Non volendo, o non potendo, liberarsi del loro vizio, sapevano benissimo che non sarebbero pi tornati in libert, e questo pesante fardello psichico affrettava, in queste nature in genere anormalmente sensibili, la decadenza fisica. Quando poi vi si aggiungeva la perdita dell'amico, per una malattia o addirittura per la morte di questi, era facile prevedere l'esito finale; parecchi, infatti, si uccisero. L'amico era tutto per costoro, nel campo. Parecchie volte si verific anche il doppio suicidio di due amici. Nel 1944 I'SS-Reichsfhrer fece compiere a Ravensbruck degli esami di riabilitazione. Gli omosessuali della cui guarigione non si era perfettamente convinti, vennero messi a lavorare, come per caso, insieme a prostitute, e tenuti sotto osservazione. Le prostitute avevano il compito di avvicinarsi come per caso ad essi e di eccitarli sessualmente. Quelli che erano realmente guariti approfittavano senz'altro dell'occasione, senza neppure bisogno di essere stimolati, mentre gli incurabili non guardavano neppure le donne. Anzi, se esse si avvicinavano loro in modo troppo evidente, si allontanavano con manifesto disgusto. Secondo la procedura, a quelli che stavano per essere rilasciati venivano offerte occasioni di stare con individui del loro sesso. Quasi tutti rifiutavano questa possibilit e respingevano energicamente tutti i tentativi di avvicinamento dei veri omosessuali. Vi furono per anche dei casi limite, che accettarono e l'una e l'altra occasione. Non so se costoro potrebbero essere definiti dei bisessuali. In ogni caso, fu molto istruttivo per me poter studiare la vita e gli stimoli degli omosessuali di ogni genere e osservare le loro reazioni psichiche in relazione alla prigionia". . (Rudolf Hoss, Comandante ad Auschwitz, Einaudi) )

La testimonianza di Hoss per quanto rivoltante nella sua inumanit rivelatrice della mentalit nazista: gli omosessuali possono essere "guariti", almeno quelli non "innati". Gli esperimenti con le prostitute, la convinzione che un lavoro massacrante potesse riportare alla eterosessualit i "triangoli rosa" fa emergere la preoccupazione di non veder sabotata la crescita del sangue tedesco. Questo atteggiamento fu alla base del tentativo di "guarire" gli "irrecuperabili" con l'intervento della medicina. Un medico danese delle SS, Carl Vernaet, chiese di poter sperimentare un suo preparato a base di ormoni che, secondo i suoi studi, sarebbe stato in grado di "guarire" definitivamente i "triangoli rosa".

Un certo numero di omosessuali vennero inviati al campo di concentramento di Buchenwald dove Vernaet install il proprio laboratorio. In via preliminare Vernaet, esaminati i prigionieri li divise in tre categorie:

Omosessuali incalliti (che amano lavorare a maglia o ricamare) Omosessuali irrequieti (che oscillano tra virilit e indifferenza omosessuale) Omosessuali problematici (recuperabili sotto l'aspetto psicologico)

La prima categoria, separata dagli altri, fu la protagonista degli esperimenti. La "cura" di Vaernet consistette nell'incidere la cute dell'addome e nell'inserimento di una dose massiccia di testosterone che sarebbe dovuta essere sufficiente per un anno. A distanza di tre settimane l'80% delle persone operate era deceduto ed il 20% rimanente non presentava sintomi di guarigione. Lo stesso insuccesso e le stesse percentuali di mortalit si registrarono nei soggetti "irrequieti" e "problematici".

Simboli dei campi di concentramento nazisti


simboli dei campi di concentramento nazisti, principalmente triangoli, facevano parte del sistema di identificazione dei prigionieri. Questi simboli erano in stoffa ed erano cuciti sui vestiti. La loro forma e il loro colore avevano significati precisi.

Colore

un triangolo di colore rosso identificava i prigionieri politici, nei cui confronti era stato spiccato un mandato di arresto per ragioni di pubblica sicurezza; Il colore rosso stato scelto probabilmente perch rappresenta i comunisti, i nemici politici pi odiati dai nazisti una stella a sei punte di colore giallo identificava i prigionieri ebrei; dalla met del 1944 gli ebrei furono contrassegnati come le altre categorie ma con l'apposizione sopra il distintivo triangolare di un rettangolo di stoffa giallo; un triangolo verde identificava i prigionieri criminali comuni; un triangolo di colore nero identificava gli "asociali"; un triangolo di colore viola identificava i Testimoni di Geova; i religiosi cristiani ricevevano un triangolo di colore rosso, perch generalmente internati in seguito ad azioni repressive naziste rivolte contro l'autorit; un triangolo di colore rosa identificava i prigionieri omosessuali; un triangolo di colore marrone identificava i prigionieri "zingari" un triangolo di colore verde appoggiato sulla base identificava i prigionieri assoggettati a misure di sicurezza, dopo che avevano scontato la pena loro inflitta; una lettera "E" prima del numero di matricola identificava i detenuti "da educare" (Erziehungshftling); un cerchietto di colore rosso recante la sigla "IL" (Im Lager, nel campo) identificava i prigionieri ritenuti pericolosi o sospetti di tentare la fuga; un cerchietto di colore nero identificava i prigionieri della "compagnia penale".

Triangoli doppi
Quando il triangolo veniva sovrapposto ad un triangolo invertito di colore giallo, indicava che il prigioniero era un ebreo civilmente ausiliare; ad esempio un triangolo rosso sovrapposto ad un triangolo giallo indicava un prigioniero politico ebreo, oppure un triangolo giallo sovrapposto ad un triangolo rosa indicava un prigioniero omosessuale ebreo. Un triangolo nero vuoto sovrapposto ad un triangolo giallo indicava un ebreo che era stato accusato di violare le leggi naziste sulla purezza della razza, avendo una relazione con una donna ariana. Il simbolo inverso, ovvero un triangolo giallo sovrapposto ad un triangolo nero indica una donna ariana accusata di avere una relazione con un ebreo.

Altri simboli
Un piccolo cerchio nero circondato da un cerchio vuoto contrassegnava le persone assegnate ai battaglioni penali, mentre se il cerchio era rosso indicava un prigioniero che era sospettato di fuga. Le lettere utilizzate all'interno dei triangoli erano invece utilizzate per indicare il paese di origine: "B" (Belgier, Belga), "F" (Franzosen, Francese), "I" (Italiener, Italiano), "N" (Niederlnder, Olandese), "P" (Polen, Polacco), "S" (Republikanische Spanier, Repubblica Spagnola) "T" (Tschechen, Ceco), "U" (Ungarn, Ungherese).

Il gergo dei lager


Di seguito sono riportati alcuni termini gergali utilizzati dai deportati nei campi di concentramento.

Block (blocco o baracca): identificava le unit abitative dove alloggiavano i deportati, in condizioni di inimmaginabile sovraffollamento, costringendoli a dormire in 3-4 per ogni pagliericcio disponibile. Blocksperre (chiudere i blocchi): un ordine che imponeva a tutti i prigionieri di rientrare nei loro blocchi. Quest'ordine veniva impartito comunemente in vista di una selektion per evitare che gli internati vi si sottraessero. Hftling (prigioniero): termine che definiva l'internato. Spesso era utilizzato in associazione con il numero di matricola tatuato sull'avambraccio sinistro per identificare uno specifico prigioniero. Ad esempio: Hftling 174.517. Ka-Be (abbr. di Krankenbau): l'infermeria del campo. Kap: termine generico che indicava un detenuto che ricopriva una carica all'interno del campo e che spesso esercitava il comando su altri deportati. Kommando: squadra di lavoro. Muselmann (musulmano),: termine di origine ignota che indicava un prigioniero sfinito dal lavoro e dalla fame, senza pi alcuna volont di sopravvivenza, destinato alla selektion. Prominent: prigioniero che godeva di una condizione privilegiata rispetto agli altri internati. Selektion (selezione): selezione tra gli abili al lavoro e coloro da inviare immediatamente alle camere a gas effettuata dal personale medico tedesco all'arrivo dei convogli di deportati. Il termine indicava anche i periodici controlli medici effettuati all'interno del campo per selezionare ed eliminare i prigionieri pi deboli (Muselmnner). Sonderkommando: kommando, composto da prigionieri segregati, che lavorava presso i forni crematori e aveva l'obbligo di collaborare alle operazioni di smaltimento dei cadaveri.