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Giusti Enrico-Equaz Diff-Ana2-1989

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82 Capitolo terzo

Cap itolo 3 Se dividiamo ambo i membri per N(t ) si ottiene


N ' ( t) d
-- = - In N (t) = -p
Equazioni diffe renziali N(t) dt
e quindi
ln N(t) = - p t + c ,

da cui in definitiva
N (t) =A e-P t , [ 1 .4)

dove si è posto A = ec .
Notiamo che nonostante qualche passaggio non del tutto giustificato (ad esempio
abbiamo diviso per N(t ) senza preoccuparci che fosse diverso da zero), la [ 1 .4] dà ef­
fettivamente la soluzione dell'equazione differenziale.
l Introduzione Questa soluzione dipende dalla costante arbitraria A ; questo non deve sorprendere,
perché è evidente che non possiamo sperare di conoscere il numero di neutroni pre­
Una delle più importanti applicazioni del calcolo infinitesimale è costituita dalla senti al tempo t se non ne conoscevamo il numero a un tempo anteriore , ad esempio
soluzione delle equazioni differenziali, cioè di quelle equazioni, da cui si deve ricavare al tempo O .
una funzione incognita, che legano tra loro la funzione cercata e le sue derivate . Infatti se si pone t = O nella ( 1 .4) si trova
Il più semplice problema di questo tipo è quello della ricerca delle primitive di una N(O) =A, ( 1 .5)
funzione assegnata l (x), cioè della determinazione di una funzione F (x) tale che
e la costante A rappresenta proprio il numero iniziale di neutroni. In definitiva l'equa­
F '(x ) =f(x) . [1 .1]
zione differenziale ( 1 .3) , insieme con la condizione iniziale ( 1 .5), determinano com­
Abbiamo visto nel primo volume (cap . 4) che , se f è continua nell'intervallo [a, b ] , la pletamente la funzione incognita N (t). •
soluzione dell'equazione [ 1 . 1 ] è la funzione integrale
Esempio 1.2 Datazione con il C 14
x
Il carbonio presente in natura è costituito da una miscela di vari isotopi, tra i quali
F (x) = f(t) d t + c, [ 1 .2 ]
quello con peso atomico 1 4 è radiattivo e decade spontaneamente secondo la legge
a
temporale stabilita nell'esempio precedente :
J
dove c è una costante arbitraria, al variare della quale si ottengono tutte le soluzioni
N(t) =N(O) e - P 1 , ( 1 .6)
della [ 1 . 1 ] .
Un albero , che fissa il carbonio dell'atmosfera assorbendo C0 2 e liberando ossigeno,
1
Esempio 1. 1. Decadimento del neutrone conterrà una percentuale di C 4 uguale a quella dell'aria, e quindi costante. Se però
1
E ' noto che il neutrone non è una particella stabile , ma si disintegra spontaneamente al tempo t = O l'albero viene tagliato, smetterà di assorbire nuovi atomi, mentre il C 4
in un protone, un elettrone ed un neutrino : presente decade secondo la legge [ 1 .6 ) .
S e s i divide per il numero totale d i atomi d i carbonio (che rimane sostanzialmente
n -+ p+ + e - + v.
costante dato che il C 14 è una frazione molto piccola del totale) si ottiene
Se indichiamo con N(t ) il numero di neutroni presenti al tempo t e con p la pro­
P(t) =P(O) e-P t,
babilità che un neutrone si disintegri in un secondo, avremo
dove P(t ) rappresenta la percentuale di C 14 sul totale di atomi di carbonio. Poiché
N ' (t) = -pN(t) , [ 1 .3]
P(O) è una costante e p può essere determinata sperimentalmente, da una misura di
e la funzione incognita N(t ) dovrà essere determinata risolvendo l'equazione [ 1 .3 ] . P(t) si può risalire al tempo intercorso tra il momento in cui l'albero è stato tagliato e
EqUIIzioni differenziali 83 84 Capitolo terzo

quello della misura : Esempio 1. 3


Consideriamo l'equazione differenziale :
P (t )
-- · u'" = 3 t(u " )2 + e" sin t . ( 1 . 1 0)
P
t = - -1 In P(O)
Se si pone
E' inutile dire che per misurare P (t ) si usa di nuovo l'equazione differenziale [ 1 .3],
misurando il numero di disintegrazioni per unità di tempo, cioè la derivata dN/ d t . •
u' = v
u " = v ' = w,
•••
•••,
Siano f1 , f2 , fn delle funzioni delle n + l variabili reali t, u 1 , u 2 , , Un , definite
l'equazione ( l . I O) diventa equivalente al sistema del primo ordine
in un aperto A di R n + 1 . Un sistema di equazioni differenziali è un sistema di n equa­
zioni u' = v
v' = w
U f1 (t, U t . ... , U n )
w' = J tw 2 + eu sin t
{
u 2 -f2 ( t, U t . . . . , Un ) [ 1 .7)
che si può porre nella forma [ 1 .9)
{ ::
U� =fn (t, U t . ... , Un )
U' = f (t, U),
.
nelle n funzioni incognite u 1 ( t ), u 2 (t ), . . , u n ( ) .
t dove U ha componenti (u, v, w) e f(t, U) =f(t, u , v, w) ha componenti
Defmizione 1 . 1 Una n-upla di funzioni derivabili u 1 (t), ... , un (t ), definite in un /1 (t, u, v , w) = v
intervallo l C R è una soluzione del sistema [ l . 7] se: f2 (t, u, v, w) = w
(a) per ogni t E/ il punto di coordinate {t, u 1 (t ), . . . , un (t )} appartiene ad A;
f3 (t , u , v , w) = 3 tw2 + e" sin t ,
(b) per ogni t E/ si ha
In generale un'equazione differenziale di ordine k è equivalente a un sistema di k
u � ( t) =f1 (t, U 1 (t), .. . , Un (t)) equazioni del primo ordine in k funzioni incognite. •
[ 1 .8)
,
�� (t)=fn (t U 1 (t), . . . , Un (t)) .
{
Esercizi
Notiamo che la condizione (a) è necessaria affmché abbia senso la [ 1 .8), dato che le
1 . 1 In alcune reazioni chimiche del tipo
funzioni f1 , ... , fn sono definite in A . In genere però essa viene sottintesa a vantaggio
della (b), che è ovviamente la condizione che caratterizza la soluzione .
Se indichiamo con la funzione , a valori in Rn , di componenti u 1 , u2 , ••, A + B -+ C
u (t) Un e
•••
con l'applicazione di A in Rn di componenti f1 , [2 , . fn , il sistema [ 1 .7) prende la il numero di molecole della sostanza
f C presente al tempo t soddisfa l'equazione dif­
forma più concisa : ferenziale

u' =f(t, u). [ 1 .9) N ' ( t) = k(a - N) (b - N),

dove a e rappresentano il numero di molecole iniziali delle sostanze A e B rispetti­


Un tale sistema di equazioni differenziali si chiama del primo ordine (perché vi
vamente, e a < b.
b
compaiono solo le funzioni incognite e le loro derivate prime) in forma normale (per­ Supponendo che N(O) = O si trovi N(t ). Discutere il comportamento di N(t ) quando
ché le derivate compaiono isolate al primo membro). t -+ + oo.
Osserviamo però che un sistema in cui compaiono derivate di ordine superiore si
può sempre ricondurre a un sistema del primo ordine introducendo incognite ausilia­ l . 2 Discutere il problema l nel caso a = b . Mostrare che l a soluzione in questo caso
rie, come nel seguente esempio . si può ottenere come limite di quella precedente per a -+ b.
EqUilzioni differenzioli 85 86 Capitolo terzo

1 . 3 Ridurre a sistemi del primo ordine le seguenti equazioni differenziali: Viceversa se u(t ) ·è una soluzione continua in /(t0 , r) della [2.4], allora si ha
u(t0 ) = u0 e inoltre u(t) è una primitiva della funzione continua f(t, u(t )) e dunque è
(a) u" + 3 u ' - e" t = O
(b) u "' + 3 t u cos u 2 = O di classe C 1 e verifica l'equazione differenziale u' = f(t, u).
(c) u " + tu '( l + u 2 ) = sin t Riassumendo , la funzione u(t ) è soluzione del problema di Cauchy [2.3) se e solo
(d) u <4> + 2 u " u' e" = t ( l + u"). se è una soluzione continua dell 'equazione integrale [2.4) .

Veniamo ora alle ipotesi sulla funzione f(t, u), e per semplicità limitiamoci al caso
2 n problema di Cauchy di una equazione (n = 1 ).
La funzione f è defmita in un aperto A di R 2 ; se il punto di coordinate (t0 , u 0 ) è
Gli esempi del paragrafo precedente mostrano che è plausibile aspettarsi che la so­ in A potremo supporre che esista un intorno I=I(t0 , r 1 ) di t0 e un intorno J= I(u0 , r2 )
luzione del sistema di u0 tali che / X J sia contenuto in A (vedi fig. 3 . 1 ).
Noi faremo le seguenti ipotesi:
u' = f(t, u) [2 . 1 ]
(a) f(t, u) è continua in A ;
sia determinata univocamente dalle condizioni iniziali (b) esiste una costante L tale che
[2 .2 ) l f(s , v ) -{(s, w)I =E0; L i v - w l
o, se si preferisce scriverle componente per componente: per ogni s E/ e ogni v, w E J.
Indicheremo poi con M il massimo della funzione l f(t , u)l in / X J, e con r0 un nu­
u 1 (t0 ) = u�
mero reale verificante la relazione
u 2 (t0 ) = u�
[2.5]

u, (t0 ) = u� Si ha il seguente

Il problema di determinare la soluzione del sistema. [ 2 . 1 ] con le condizioni iniziali


Teorema 2.1 Supponiamo che la funzione f(t, u) verifichi le ipotesi (a) e (b). Al­
[2 .2) prende il nome di problema di Cauchy .
lora il problema di Cauchy
Noi dimostreremo, sotto opportune ipotesi per la funzione f, che esiste una ed una
sola soluzione . u ' =f(t, u)
Per far questo cominciamo col fare alcune considerazioni. Supponiamo che la fun­ [2.6]
u (t o ) = u o
{
zione f sia continua e che u(t ) sia una funzione di classe C 1 in un intorno I = J(t0 , r)
del punto t0 , soluzione del problema di Cauchy: ha soluzione unica in I (t 0 , r 0 ).

u ' (t) = f(t , u(t)) Dimostrazione . Basterà far vedere che l'equazione integrale [2.4] ha soluzione
0 [2 .3 )
u (t0 ) = u • unica in /0 =I(to , r o ).
{
Indichiamo al solito con C(/0 ) lo spazio metrico delle funzioni continue e limitate
Se si integra tra t 0 e t si ottiene in /o , e sia

t t

u (t) - u0 = u' (s) d s = f(s, u (s)) ds ,


dove al solito
to to
J J
ll u - u o ll - = sup l u (t) - u o 1 .
cosicché u (t ) soddisfa l'equazione integrale t E/0

t Poiché X è un sottoinsieme chiuso di C(/0 ), X è uno spazio metrico completo (vedi


u(t) = u0 + f(s , u(s)) d s . [ 2 .4 ) cap . l, esercizio 3 .2).
to
J
Equazioni diflerenzillli 87 88 Capitolo terzo

u
e quindi
t

l y (t) - z (t) l � l J ! t (s , v (s)) -t (s , w (s))l d s i �


to

�LI l v (s) - w(s) l ds i � L r0 ll v - w l l -·


/XJ
to
J
- - - - - - - - - - - - , ( t0 , u o ) A Si ha allora
l
l
J l
I I F (v ) - F (w)11 - � L r0 l l v - wl l - .
l
e, poiché L r0 < l , l'applicazione F è una contrazione . I l teorema del capitolo
assicura che la F ha un unico punto unito e dunque che il problema di Cauchy [2 .6]
7. 1 l
ha soluzione unica in I (t 0 , r 0 ). •

to
Es empio 2. 1
/( to . ro l
Figura 3. 1 La condizione (b), che può semb rare piuttosto difficile da verificare , è automatica­
mente soddisfatta se tha derivata continua rispetto a u . Per t fissato , la funzionet(t , u)
si può considerare come funzione della sola variabile u . Supponiamo che questa fun­
Consideriamo l'applicazione F che ad ogni funzione v E X associa la funzione
zione sia derivabile (rispetto alla variabile u) e che la derivata prima, che indicheremo
definita da
y = F (v)
con
t
y (t) = uo + f(s, v (s)) d s . at
to
a,:;- (t , u),
J
La funzione y (t ) è continua, e inoltre si ha, per ogni t E l0 • sia una funzione continua in A .
t Sia t E / e siano v , w EJ. Applicando il teorema del valor medio, si ottiene
l y (t) - uo i iiO; I at
to t(t , v) -t(t, w) = a; (t, �) (v - w),
J lf(s, v (s))l d s i iiO;M i t - to i <Mro <r1 ,
e quindi
dove � è un punto compreso tra v e w . Se si indica con L il massimo di a[/a u in / X J
(tale massimo esiste perché atta u è continua) si ha
cosicché F manda X in sé . l t(t , v) -t (t , w) l �L l v - w l
E' chiaro che u n punto unito d i F sarà soluzione dell'equazione integrale (2 .4] ;
infatti se u è un punto unito si ha e quindi t soddisfa la condizione (b).
Ad esempio, se t è la funzione
t
u (t) =F(u) (t) = u0 + f(s, u (s)) ds . t(t, u) = t eu - ln u ,
to definita in
J
Ricordando il teorema 7 . l del capitolo l avremo dimostrato l'esistenza e l'unicità A = {(t , u) E R2 : t E R , u > O},
di un punto unito se faremo vedere che F è una contrazione.
Siano v e w EX e sia y = F (v), z =F (w). Risulta si trova

t at
- (t , u) = teu - I /u ,
y (t) -z (t) = {f(s, v (s)) -f(s, w (s))} ds, au
to
J
Equozioni differenzillli 89 90 Capitolo terzo

che è una funzione continua in A . Per il teorema 2.2 il problema di Cauchy all'ordine k - 1 :

u (t o ) = u0
u'(t0 ) = u 1
u "(t0 ) = u2
ha solu zio ne unica per ogni u0 > O , in un intorno I0 di t 0 • •

u<k- l)(t o ) = u k - 1 ·
Osservazione 2. 1 . La dimostrazione del teorema 2 nel caso generale di sistemi di
.l
equazioni differenziali è del tutto analoga ; naturalmente in questo caso il simbolo l u i Un tale problema ha soluzione unica in un intorno di t 0 • •

sta a i n dicar e la norma di u in R n :


Esempio 2. 3
L'esistenza di una soluzione per il problema di Cauchy [ 2 . 6 ) si può dimostrare (ma
noi non lo faremo) nella sola ipotesi che f(t , u) sia una funzione continua in A .
Con questa unica differenza è possibile ripetere parola per parola la dimostrazione Se però la funzione f non verifica l'ipotesi (b), in generale il problema d i Cauchy
nel ca so generale . avrà più di una soluzione .
Ad esempio il problema
Osservazione 2. 2 . Da un punto di vista geometrico , il teorema 2 . 1 implica che i
u' = 3 u213
grafici di due soluzioni distinte u e v di una stessa equazione differenziale non si pos· [2.7)
u (O) = O
{
sono incontrare . Infatti, se per qualche valore t 1 di t risultasse u (t 1 ) = v (t 1 ), per
l'unicità della soluzione dovrebbe essere u (t) = v (t) in un intorno di t 1 , e dunque ha soluzione
dappertutto per la continuità di u e v (vedi più oltre , lemma 3 . 1 ) .
u (t) = O ,
Esempio 2. 2 ma anche
Abbiamo visto che un'equazione differenziale di ordine k è equivalente a un u (t) = t3.
sist e ma di k equazioni del primo ordine . Ad esempio l'equazione
Si noti che la funzione f (t , u) = 3 u 2 13 non verifica la condizione (b) in nessun in·
u" = 2 u ' eu + sin u torno del punto (0, 0). •

è equivalente al sist ema Osservazione 2. 3 . Se la funzione f(t, u) è più che continua, le soluzioni u del­
l'equazione u' =f(t, u) saranno corrispondentemente più regolari.
u' = v v' = 2 v eu + sin u . k
In particolare , se f è di classe c nei suoi argomenti, le soluzioni u saranno di classe
k • l
Il problema di Cauchy per questo sistema consiste nell'assegnare il valore delle c .
funzioni incognite u e v al tempo t 0 • Per l'equazione di partenza, ciò corrisponde al­ La dimostrazione si può fare per induzione . Infatti il risultato è vero per k = O .
l'assegnare il valore della funzione u e della sua derivata prima al tempo t 0 , cosicché il Supponiamolo vero per k e dimostriamolo per k + l.
k
problema di Cauchy per la nostra equazione diventa Sia dunque fE c +l , e sia u una soluzione di u ' =f(t, u ) . La funzione f sarà in par­
k
ticolare di classe C , e dunque , poiché il risultato si è supposto vero per k, si può
u " = 2 u ' eu + t sin u u (t0 ) = u o u ' (to ) = vo . concludere che u E Ck +l . Ma allora la funzione composta

Il teorema 2 . 1 assicura che un tale problema ha soluzione unica. In generale pro­ F (t) =f(t, u (t ))
blema di Cauchy per un'equazione di ordine k :
il
k
è di classe c + l .
k
u<k> =f(t, u , u ' , . . . , u<k - t)) D'altra parte risulta u ' (t ) = F (t ), da cui si conclude che u E C +l e il teorema è
dimostrato .
consiste nell'asségnare al tempo t0 i valori della funzione u e delle sue derivate fino In particolare , se fE C .. , anche u sarà infinitamente derivabile. •
Equazioni differenzi/l/i 91 92 Capitolo terzo

Il teorema 2 . 1 che assicura l'esistenza e l'unicità della soluzione del problema di Se poi la funzione W è invertibile si può ricavare la soluzione
Cauchy , non dà però molto aiuto quando si tratta di calcolare questa soluzione, e u (t) = w - 1 (G (t) + c),
in genere il calcolo esplicito delle soluzioni di una equazione differenziale
dove c è una costante arbitraria da determinare per mezzo della condizione iniziale
'
u = f (t u ) u (t0 ) = u0 , da cui c = W (u0 ) - G(t0 ).
Si noti che si può sempre dividere per h (u), anche se la funzione h si annulla per
,
è impossibile . ••• ••• ,
alcuni valori u l > u 2 , , U m di u. Infatti in questo caso le costanti u l > U m sono so­
Un caso in cui c'è qualche speranza di successo è q ua nd o la funzione f ( t , u) è della luzioni dell'equazione, e dunque, per l'osservazione 2 .2 , nessun'altra soluzione potrà
forma a variabili separa bili: assumere i valori U t . . . . , U m che fanno annullare la funzione h (u).

f(t, u) =g(t) h(u).


Esercizi
Esempio 2. 4
Consideriamo l'equazione 2.1 Dimostrare che le funzioni
se t <". a
u' = (t + l ) e-u U11(t) =
se t> a
{ (tO - a)3
che moltiplicata per e" diventa
con a > O, sono soluzioni del problema (2. 7).
e" u' =t + l . Si trovino altre soluzioni dello stesso problema.

Integrando , si otterrà 2.2 Trovare la soluzione dei seguenti problemi di Cauchy :

(a)
Jeu (t)u' (t) dt =J(t + l ) d t = + t + c. u (O) =l
{ u' = ( l + u2 ) sin t
(b)
n primo integrale si può calcolare facilmente con la sostituzione x = u (t ); si ha u ( l ) = /4
{ u ' = e' cos2 u
dunque

eu(t) = -
t" + t + c ( c)
2 '
{ u ' + t(u21T - l )Ju = O
u(l)= l
e infme
(d)
u (t) = ln +t+c ,
{ u' =
) u (0) = 2
dove c è una costante arbitraria, che può essere det�rminata per mezzo della condizione
(e)
iniziale . Ad esempio il problema di Cauchy con condizione iniziale u (O)= O avrà solu­ u (O) = O .
{ u' + 2 tu = tu 3
zione
2.3 Se nell'equazione omogenea
u (t) = ln +t+ . •
u ' =f(u/t)
t)
In generale un'equazione a variabili separabili si pone u = t v , si ottiene l'equazione a variabili separabili:

u' =g(t)h (u) v' = ( f(v) - v)/t.


Trovare le soluzioni delle seguenti equazioni :
si può risolvere dividendo per h (u) e integrando . Se G(t) è una primitiva della g e (a) u' = ujt + tg(u/t)
W(u) una primitiva di 1 /h (u) si avrà
(b) u' = ..J,;/t - ujt
W(u)= G(t) + c. (c) u ' = (u2 + u t + t2 )jt2 .
Eqrlllzioni differenzillli 1 05 1 06 Capitolo terzo

e inoltre descrivono, al variare di w in � . tutte le soluzioni dell 'equazione


Un (to ) = u (to ) + Wn {t o ) = u: . E (u ) =f. [5 .5 )
Abbiamo così trovato una soluzione del problema di Cauchy [ 4. 1 O) in tutto (a , b). Per caratterizzare completamente le soluzioni della [ 5 . 5 ] sarà allora sufficiente
Dalla [ 4 .6 ] segue poi facilmente trovarne una , e poi studiare l'equazione omogenea [ 5 .4] ad essa associata.
Cominciamo con alcune o sservazioni.
l l fn -[l l u6
l un (t) - u (t)i <; · + i u! - uo l eL<b - a� 'V t E (a , b), [4. 1 4) Abbiamo visto nel paragrafo l che un'equazione di ordine k
L
{
l

u t - t, u, u , ..., u [ 5 .6]
e dunque la successione Un converge a u uniformemente in (a , b). •
} k (" ) -[( (k- 1 ) )
si può trasformare in un sistema del primo ordine , introducendo le funzioni u 0 ,
•• •
La [4. 1 4] fornisce anche una stima quantitativa dell'errore l un - u l in termini del­ u1o , u
k
definite da
l'incertezza nel dato iniziale e di quello sulla funzione [.
_1
u 0 (t) = u (t)
diu i = l ' 2, .. ., k - l . [ 5 .7 ]
ul- (t) = u <i> (t) = -.
d t'
{
S Equazioni differenziali lineari
Con queste notazioni l'equazione [5 .6] si tramuta nel sistema
Siano a0 (t ), . . . , ak _ 1 (t ), [(t ) delle funzioni continue in un intervallo /C R.
L'equazione differenziale

u <k> + a k - l (t) u < k - l) + . . . + a 1 (t) u' + a 0 (t) u =[(t) [5 . 1 ]


[5 .8]
si dice equazione differenziale lineare . ,
uk - 2 = uk - 1
La ragione di questa definizione deriva dal fatto che l'applicazione E, che ad ogni
ui - 1 =f(t , u o , u 1 , . . . , u k- d
funzione u di classe c k associa la funzione

E (u ) = u (k ) + a k - l (t)u (k - l ) + . . . + a 1 (t) u ' + a0 (t) u , [5 .2) o più brevemente

è lineare , cioè soddisfa la relazione U' = F (t , U) , [5 .9]


E (>..u + JJ. V) = >..E (u ) + JJ.E (v) [5 . 3 ]
•••
dove U è il vettore di componenti (u 0 , , u k 1 ) e F(t, U) ha componenti u i > u 2 , , • ••

per ogni >.., JJ. E R e per ogni coppia u , v di funzioni di classe C k nell'intervallo I.
_ (
u k - t . f(t , u o , u 1 , ... , uk - 1 )).
Dalla relazione [5 .3] segue immediatamente che se u e v sono due soluzioni della Se l'equazione originale era lineare, il sistema ottenuto sarà anch'esso lineare , cioè
[5 . 1 ] del tipo

E (u ) =[, E(v) =[, U' =A (t) U + B (t) , [5 . 1 0]


la loro differenza è soluzione dell 'e quazione omogenea
dove A è una matrice k X k e B è un vettore k-dirnensionale .
E(u - v) = O . Se K è un compatto contenuto nell'intervallo di defmizione dei coefficienti, esi­
In altre parole , se indichiamo con 'l'o l 'insieme delle soluzioni dell'equazione omo­ stono due costanti P e Q tali che
genea
IA (t) U + B (t)I E;;Q I U I + P, 'Vt E K
E(w) = O [ 5 .4 ]
e quindi è possibile applicare il teorema 3.4 e concludere che ogni soluzione si può
e con u1 una soluzione dell'equazione [ 5 . l ] , le funzioni prolungare su tutto l.
u = u1 + w Nel seguito considereremo sempre soluzioni definite in J.
Equozioni differenzio/i 107 1 08 Capitolo terzo

Si ha il seguente risultato : e inoltre

Teorema S. l L 'insieme "Yo delle soluzioni dell 'equazione lineare omogenea di u (t0 ) = w (t o )
ordine k: u'(t0 ) = w'(to )
E(w) = O
è uno spazio vettoriale di dimensione k. u <k - l) (t o ) = w ( k - 1 ) {t o ).
Dimostrazione. Che "Yo sia uno spazio vettoriale segue immediatamente dalla Ma allora u e w sono soluzioni dello stesso problema di Cauchy e dunque u = w.
...
[5 .3 ). Infatti
se u e v appartengono a 1';;, cioè se E(u) =E(v) = O , si ha per la [5 .3 ) Ne segue che Uo , U t . , u k - l formano una base d i ro. •
E(Xu + IJV ) = O e dunque 7\u + IJV e 't';;.
Per dimostrare che 1';; ha dimensione k dovremo far vedere che : Se u1 è una soluzione particolare dell'equazione
(a) esistono k elementi di 1';; linearmente indipendenti ; E(u) =f
(b) ogni altro vettore di 't;; si può scrivere come combinazione lineare di questi.
ogni altra soluzione sarà data dalla formula
(a) Si considerino i k problemi di Cauchy : [5 . 1 1 ]
E(u) = O E(u) = O E(u) = O dove c0 , c 1 , .. . , ck - l sono costanti arbitrarie . La [5 . 1 1 ] prende il nome di soluzione
u (to) = l u (t0 ) = 0 u (t0 ) = 0 generale della equazione E(u) =f.
(co ) u'(to ) = O (e t ) u'(t0 ) = . . . (Ct- 1 ) u'(t0 ) = 0
Esempio 5. 1
l
Consideriamo l'equazione
u <k - t ) (t0 ) = 0 u <k - t ) (to ) = O u <t - t ) (t0 ) = 1 ,
u ' + u/t = et . [5 . 1 2]
e siano u0 , u h .. . , uk - t le rispettive soluzioni. La funzione
e cerchiamo dapprima la soluzione generale dell'equazione omogenea
u = Xo u o + X 1 u 1 + . .. + Xt-t Uk- 1
u ' + u/t = O.
è soluzione del problema di Cauchy
Dividendo per u e integrando si ottiene
E(u) = O
ln u = - ln t + a ,
u (to ) = Xo
u'(to ) = Xt cosicché la soluzione dell'equazione omogenea è

u0(t) = c/t,
u <k- t ) (t o) = Xk- 1 > con c costante arbitraria .
e quindi si potrà avere u = O solo se 71.0 = 71.1 = ... = 7\k _ 1 = O, cosicché le funzioni Resta ora da trovare una soluzione dell'equazione [5 . 1 2 ] . La cercheremo del tipo
u o , u 1 , . . . , uk _ 1 sono linearmente indipendenti.
u1 (t) = c (t)/t,
(b) F acci amo ora vedere che ogni soluzione w si può scrivere come combinazione
lineare delle u0 , ul > ... , Ut - 1 · dove c (t) deve essere determinata tramite l'equazione [ 5 . 1 2].
Poniamo per questo Si ha
u (t) = w(to ) uo(t) + w'(t0) U t (t) + ... + w<k- t ) (to ) uk- 1 (t) . c'(t)/t - c (t)/t2 + c(t)/t 2 = et ,
Risulta ovviamente cioè
E(u) = O c'(t) = t et ,
Eqwzioni differenziali 1 09 110 Capitolo terzo

che integrata dà 5 .2 Trovare una soluzione dell'equazione di Bernoulli


u ' + a ( t) u = b ( t) u n ,
c(t) = J te' d t = (t - 1 ) e'.
prima risolvendo l'equazione
.
La soluzione generale dell'equazione [ 5 1 2 ] è allora u ' + a ( t) u = O ,

u (t) =u, (t)+ u0(t) = (c + (t - 1 ) e1 )/t. • e poi facendo variare la costante. ( Si osservi comunque che l'equazione di Bernoulli
non è lineare .)
La tecnica dell'esempio precedente può essere usata per trovare la soluzione gene·
rale di un'equazione del primo ordine 5 . 3 Trovare una soluzione dell'equazione
(a) u ' - u / t = u2 sin t
u' +a(t) u =f(t). [5 . 1 3 ) '
( b) u + 2 tu = t 3 u 3 .
La soluzione dell'equazione omogenea
5 . 4 Si trovi la soluzione generale dell'equazione
u' +a(t) u = O
u ' + g ' ( t) u = g' ( t) g( t) .
si ricava formalmente dividendo per u e integrando ; abbiamo

u0(t) =ce-A(t),
6 Equazioni Hneari e coefficienti costanti
dove A (t) è una primitiva della funzione a (t ), e c è una costante arbitraria. Si cercherà
.
quindi una soluzione dell'equazione [ 5 1 3 ] del tipo Quando i coefficienti a0 , a 1 , ••• , a k _ 1 sono costanti, l'equazione

u1(t) = c(t) e-A(t), (6 . 1 ]


dove c(t) è una funzione da determinare per mezzo dell'equazione [5 . 1 3 ). Si ha si dice , appunto , a coefficienti costanti.
c'(t) e-A(t) -a(t) c(t) e-A(t) +a(t) c(t) e-A( t) =f(t), In questo caso la ricerca delle soluzioni è più semplice ; in particolare, la soluzione
dell'equazione omogenea
e dunque
u < k> +ak - 1 u < k - 1 ) + · ·· + a l u' +a0u = O (6.2]
c' (t) =f(t) eA < t>
si riconduce alla ricerca delle radici del polinomio associato
integrando la quale si ricava la funzione c(t).
P(X) = Xk +ak _ 1 xk - l + ··· +a X +a 1 o. [6.3 ]
n metodo usato , che consiste nel trovare la soluzione dell'equazione omogenea e Per semplificare i ragionamenti introduciamo l'operatore d i derivazione D , che associa
quindi nel considerare variabile la costante arbitraria che vi compare, prende il nome ad ogni funzione derivabile w la sua derivata :
di metodo della variazione della costante.
Dw = w'. (6.4]
Con questo formalismo l'equazione
Esercizi
u' -au = O
5.1 Trovare la soluzione generale delle seguenti equazioni differenziali : si scrive
(a) '
u +u tg t = l fsin t
(b) u ' + u/(t+t 2)=t-2 (D -a) u = O .
(c) u '+ 2t u=t + t3
Inoltre , se w è una funzione di classe C2 , si ha
(d) u '+u fsin 2t = l
(e) u ' + 2tu = te- 12 (D -a) (D - b) w = (D -b) (D -a) w. [6.5 ]
Equazioni differenzillli 111 112 Capitolo terzo

Infatti, sviluppando il primo membro della[6.5) si ottiene sono soluzioni dell'equazione (6.9 ) . Ad esempio per la prima di queste funzioni ba­
sterà scrivere la (6.9) nella forma equivalente
(0 -a) (O -b) w =(D -a) (w' -b w) = w" -a w' - b w' +abw,
e analogamente

(0 - b) (D -a) w = (D - b) (w' -aw) = w" -bw' -a w' +abw. Se i numeri À; sono tutti distinti, le funzioni [ 6 . 1 O) sono linearmente indipendenti
e la soluzione generale dell'equazione [6. 2 ) è
Esempio 6. 1
Consideriamo l'equazione differenziale [6 . 1 1 J

u" - 3 u' + 2u = O. [6 .6] Bisogna osservare che se il polinomio P(X) ha delle radici complesse, la (6. 1 1 ] con­
Il polinomio ad essa associato è terrà delle funzioni complesse . D'altra parte, se il numero complesso À = a + i/3 è una
radice di P()..) , lo sarà anche il numero X = a - i {j (infatti P(X) ha coefficienti reali). Al­
P(''A.) = }.,.2
- 3:>..+ 2 lora , dato che le funzioni
e ha radici À1 = l e À:z = 2. Pertanto la [6.6] si può scrivere e"t = lJtt (cos {jt + i sin {jt)
[6. 1 2 ]
(D - 1 ) (0 - 2)u = 0, [6.7] e"' = e01 ' (cos {jt - i sin {jt)
o anche, tenuto conto della [ 6.5 ],
sono soluzioni dell'equazione differenziale , saranno soluzioni anche le funzioni
(0 - 2) (0 - 1 ) u = O. [6.8] (e"' + e"' )12 = l� ' cos {j t,
Ricordando che la funzione e4' è soluzione dell'equazione [6 . 1 3 ]
(e"' - e"1 )/2 i = e011 sin {jt.
(D -a) u = O, Si potrà dunque sostituire alla coppia di funzioni complesse e" t ed e" t la coppia
si vede facilmente che le funzioni di fun1ioni reali ( 6 . 1 3 ). Procedendo in questo modo si ottiene una soluzione in ter­
u 1 (t) = e1 e
u2 (t) = e2 1 mini di sole funzioni reali.

sono soluzioni dell'equazione [6.6). Infatti, usando la forma [6.8] si trova


Esempio 6. 2
(D - 2) (0 - 1 ) e' = (D - 2) 0 = 0 Consideriamo l'equazione di un circuito elettrico oscillante
e analogamente, usando la [ 6. 7], L u" +R u' +Ku = O .
(D - 1) (D - 2) e:z t = (0 - 1 ) 0 =0. Il polinomio associato è
Poiché u 1 ed u2 sono linearmente indipendenti (vedi cap . l , esercizio 4.4), la solu­ P(X) = L X2 + R X2 + K
zione generale dell'equazione [6.6] è data da
e ha radici
u(t) =c1 e' + c2 e:zt. •

Xl -
Il metodo illustrato nell'esempio precedente può essere usato per la risoluzione 2L
dell'equazione generale [ 6.2 ]. Supponiamo che il polinomio P(À) associato abbia radici
_ - 4LK )
• ••
À1 , À:z , , Àk . L'equazione [ 6.2] si può allora scrivere nella forma ">..2 -
2L
[6.9] Si hanno tre casi :
E' immediato riconoscere che l e funzioni (l) R 2 - 4LK > O. Le due radici sono reali e negative e la soluzione generale è
i'1' , e �' . ... , e ""' [6.10) u (t) = c1 e"� ' + c2 e"2 ' .
Equazioni differenziali 113 114 Capitolo terzo

(2) R 2 - 4LK < O. Le radici :\ 1 e :\2 sono complesse e coniugate ; se si pone Il metodo seguito nel caso (3) può essere esteso a una generica equazione differen­
ziale con radici multiple .
Sia À una radice del polinomio PO..) , con molteplicità m . L'equazione [6.9] con­

le funzioni
terrà allora m fattori (D - À), e si può supporre che siano agli ultimi m po sti . Si ha,
ricordando la [6 . 1 4] ,
e <- c u i (J) t e e <- et - il3) t
(D - X)'" t h eXt = h (D - X)m - t t h - t eXt = ··· = h (h - l ) · · · (h - m + l ) th - m ext,
sono soluzioni dell'equazione , e quindi saranno soluzioni le funzioni:
Se h è un intero minore di m, il prodotto
e - a t cos (3 t e e - a t sin (3 t ,
h (h - l ) · · · (h - m + l )
cosicché la soluzione generale sarà
è nullo , quindi le m funzioni
u (t ) = c 1 e - ett cos (3t + c 2 e - et t sin (3 t . tm - t eXt
ext , t e x r , . . . , t m -2 eXt,
(3) R2 - 4LK = O. In questo caso, si ha una radice doppia
saranno soluzioni dell'equazione data. Poiché per ogni radice À del po linomio si è
:\ = - R/2L , trovato un numero di soluzioni pari alla molteplicità di À, il numero totale di radici
così determinate è uguale all'ordine dell'equazione .
e il nostro metodo fornisce solo una soluzione .
Si può dimostrare che queste soluzioni sono linearmente indipendenti, cosicché
Per trovarne una seconda osserviamo che sussiste la formula
la soluzione generale è una loro combinazione lineare . •
[ 6. 1 4]
Esempio 6. 3
Allora , se :\ è una radice doppia,
Si trovi la soluzione generale dell'equazione

u" - 2u' + u = O.
e dunque una seconda soluzione è data dalla funzione te li. 1 •
n polinomio
La soluzione generale è in questo caso :
P(X) = X2 - 2 À + l
u (t) = c 1 e li. t + c2 t e li. t = (c 1 + c 2 t) e - R t !2 L .
ha una radice doppia À = l , e pertanto la soluzione generale è
La figura 3 .4 illustra il comportamento qua/itativo della soluzione nei tre casi.
u (t) = c t e' + c 2 te1• •

u u
'
'
Esempio 6. 4
\ L'equazione
\
\ u"' - 2u" + 2 u' = O
'
' ha associato il polinomio
'
, X3 - 2 X2 + 2 X,
'
..... _ _

2L t le cui radici sono


( 1 ) e ( 3) - > -
R
O, l + i e 1 - i.
( c, )
2L
c,
(3) - < ­ Si ha allora
c, R
(c, )
Figura 3.4 u (t) = c 1 + c 2 e1 cos t + c 3 et sin t. •
Eqwzioni differenzio/i 1 15 116 Capitolo terzo

Esempio 6. 5 In tal modo nella derivata u' (t) non figurano le derivate delle funzioni c 1 e c 2 , co­
Si consideri l'equazione sicché la derivata seconda :

u <4 > + 2u" + u = O,


il cui polinomio associato conterrà solo C t . c2 e le loro derivate prime . Dall'equazione [6. 1 6] si ricava
2 c� e' -c; e - t = 1 /(1 + e ' ), [6. 1 8]
�4 + 2 � + l
ha le radici doppie i e - i. e, tenendo conto della [6 . 1 7],
Le funzioni c� = 1 /2 e '(I + e' ) , c; = - e'/2(1 + e').
Integrando , si ha
sono soluzioni, e quindi anche le funzioni CJ (t) =
sin t, cos t, t sin t, t cos t. l
t {ln ( l + e - ' ) - e - ' },
c2 (t) = - 2 1n (l + e' ),
La soluzione generale sarà allora
e la soluzione è dunque
u (t) = c 1 sin t + c 2 cos t + c3 t sin t + c4 t cos t. •
u(t) = c 1 e' + c 2 e- t + e' In ( l + e- ' ) - - (l + e' ). •

Una volta trovata la soluzione generale dell'equazione omogenea sorge il problema


t t t e- t In
di cercare una soluzione dell'equazione completa
Il metodo della variazione delle costanti diventa sempre più complicato man mano
[6. 1 5 ] che l'ordine dell'equazione aumenta , e già a partire da equazioni del quarto ordine è
praticamente inservibile .
Per questo non ci sono metodi generali che siano anche maneggevoli. Per le equa­ Se il secondo membro f(t) dell'equazione [ 6. 1 5] è il prodotto di un polinomio per
zioni del secondo ordine a volte è utile il metodo della variazione delle costanti. un esponenziale si può cercare una soluzione dello stesso tipo . Illustreremo questo
metodo con alcuni esempi.
Esempio 6. 6
Si trovi la soluzione generale dell'equazione Esempio 6. 7
u " - u = 1 /( 1 + e' ). [6. 1 6] Si trovi la soluzione dell'equazione

La soluzione dell'equazione omogenea è u"' -u' = (3 - t) e2 '.


u0 (t) = c1 e1 + c2 e - t . La soluzione dell'equazione omogenea è

Si cercherà un a soluzione del tipo uo (t) =cl + c 2 e' + c3e- t


u (t) = c 1 (t) e' + c2 (t) e- t. e, poiché e 2 t non è una soluzione dell'equazione omogenea, si proverà una soluzione
della forma
Derivando :
v (t) = (A t + B) e2 t.
u'(t) = c� et + c; e - t + c 1 e1 -c2e - t .
Si ha
Prima di proseguire nella derivazione osserviamo che abbiamo a disposizione due
funzioni c 1 e c2 per soddisfare la sola equazione [6. 1 6]. v' (t) = (2A t +A + 2B) e2 t ,
Si può allora imporre una relazione addizionale tra c 1 e c2 • Porremo v" (t) = (4A t + 4A + 4B) e2 ',
[6. 1 7 ] v"' (t) = (8A t + 1 2A + 8B) e2 t ,
EqUDzioni differenzio/i 11 7 1 18 Capitolo terzo

e dunque Poiché sin t = (ei t -e- i 1 )/2i e né ei t né e- i t sono soluzioni dell'omogenea, si potrà
cercare una soluzione del tipo
v"' - v' == (6A t + l l A + 6B) e2 1 .
aei t + b e- i t ,
Basterà allora scegliere A e B in modo che
o meglio ancora del tipo
6A ==- l , l l A + 6B == 3,
v (t) =A sin t + B cos t .
S i ha
cioè
29
A == - -6l ' B == J(; · v " + v ' = (A -B) cos t - (A + B) sin t

La soluzione generale dell'equazione è dunque e quindi

A =B =- � .

la soluzione generale è dunque

Esempio 6. 8 u (t) =c 0 + c1 e- t - (sin t + cos t). •


Risolvere l'equazione

u" -u == (t + l ) e1• Esempio 6. 1 O
L'equazione
L'equazione omogenea ha soluzione

c 1 e1 + c1 e- 1. u " + u = cos t
ha come soluzione dell'omogenea associata la funzione
Poiché e' è soluzione dell'omogenea bisogna cercare una soluzione del tipo
c1 sin t + c2 cos t.
v (t) == (A t + B) te' . Occorrerà dunque cercare una soluzione del tipo
Si trova v(t) =t 0 sin t + B cos t).
v" - v == (4A t + 2B + 2A) e1, Si ha
e dunque v " + v = 2 (A cos t -B sin t),
A == -4l ' e dunque la soluzione generale è

La soluzione generale è allora u(t) =c1 sin t + c2 cos t + + t sin t . •

u(t) ==c 1 et + c1e - t + 4l (t + l ) tet . • Esempio 6. 1 1


Risolvere il sistema di equazioni differenziali
Esempio 6. 9
Risolvere l'equazione
v' - 4u + v = t + 3.
{u' + u - v =e'
'
u" + u == sin t .
Questo sistema si può ricondurre a una equazione operando come segue . Si comincia
L'equazione omogenea ha soluzione col derivare la prima equazione :

c0 + c1 e - t. u " + u' - v' =e' ,


Equazioni differenzillli 119 1 20 Capitolo terzo

quindi si ricava v' dalla seconda e si sostituisce , ottenendo u ' - v = sin t


(c )
v ' + u = t cos t
{
u" + u' - 4u + v - t - 3 = e' .
u' -v = O
lnfme si ricava v dalla prima equazione ; in tal modo si ottiene un'equazione del se­ (d)
v ' - u = ln (I + e t ).
{
condo ordine nella funzione incognita u :

u" + 2 u ' - 3 u = 2 e' + t + 3 .


*7 Studio di un circuito oscillante
Questa equazione si risolve coi metodi degli esempi precedenti:

.!!. Come esempio di applicazione delle equazioni differenziali a problemi fisici, stu·
9 .
2 3
U (t) = c l e' + c 2 e - 3 t + .!. te' - .!. -
dieremo in dettaglio il circuito elettrico costituito da una resistenza R , un'induttanza
La funzione v (t ) si ricava infine dalla prima equazione : L e un condensatore di capacità C, a cui sia applicata una forza elettromotrice varia·
bile V(t ) (ve di fig . 3 .5).
Se indichiamo con u(t) la differenza di potenziale ai capi del condensatore, e po ·
niamo K = 1 /C, si ha l'equazione differenziale :

Esercizi L u" +R u' +Ku = -K V(t).


Noi ci limiteremo a studiare il caso in cui V (t) è del tipo sin w t oppure cos w t;
6. 1 Risolvere le seguenti equazioni differenziali:
come nell'esempio 4. 1 del capitolo 2 , considereremo l'equazione
(a) u" + 4u = e' + l
(b) u "' + u = 2 te' L u" +R u' +Ku = a ei wt . (7. 1 ]
( c)u " + u = l / l + sin t )
u"' + u' = t(cos t + l ) Dato che abbiamo già trovato la soluzione generale dell'equazione omogenea nel­
(
(e) u <4> - u " = sin t + t
(d)
l'esempio 6 . 2 , si tratterà di trovare una soluzione della [ 7 . l ]. Poiché e i w t non è solu­
(f) u" + 4u = tg t
zione dell'equazione omogenea , cercheremo una soluzione del tipo
(g) u"' - u" - u' + u = e - t
(h) u"' - u ' = l / ( e2 ' - 1 )
(i) u" + 4u = t sin 2 t
u (t) =A ei wt .
(l) u"' - u " + u ' - u = e' ( l + sin t)
Si ha
(m) u "' + u" = 3 t + e '
(n) u" + u = e' sin t.
(-L w2 + i wR +K)A = a ,
6. 2 Dire per quali valori di a, il problema
u'' + lu ' + a u = O
R
u O) = O ; u l ) = O
{
( (
ha soluzioni diverse da zero.
V( t) - c
6. 3 Risolvere i seguenti sistemi:
u' -u - v = t + 2
(a)
v' - u - v = te 2 ' L
{
u ' - 2 v = sin t
(b)
v' - u - v = t + e'
{
Figura 3.5
Eq1111zioni differenzio/i 121 1 22 Capitolo terzo

e dunque (se 2KL - R 2 > O) e la funzione a( w) è crescente per w < w 1 e decrescente per
A = (K -L w2a + i wR) ' w > w1 • Nel punto w1 c'è dunque un massimo , con valore

che si può scrivere nella forma (7.7]


R 4L 2
A =a Il valore a( w 1 ) è tanto maggiore quanto più piccola è l a resistenza R ; è questo il
K-L w2 -iwR =aae- i wo ,
[7 .2 )
(K -L w2 )2 + R 2 w2 fenomeno della risonanza , che diventa sempre più pronunciato quanto più piccola è
dove il fattore di distorsione a e lo spostamento di fase 6 sono dati da la resistenza.
La risonanza cessa non appena si ha
sin w6 =R wa
[7.3) 2KL -R2 <. O.
cos w6 = (K -L w2 ) a.
In questo caso la funzione a( w) è decrescente e ha quindi massimo 1 /K per w = O.
I n questo modo la nostra soluzione è l a funzione
Nella figura 3 . 6 vengono riportati i grafici della funzione a(w) per K =L = l e
aatw<t- o ) . corrispondenti a diversi valori di R .
Le considerazioni che precedono sono di notevole importanza nella costruzione di
Le soluzioni corrispondenti a una forza elettromotrice esterna
...
strumenti di rilevazione, come ad esempio galvanometri, circuiti radio ecc (il cui
- K V (t) =a sin w t oppure a cos wt funzionamento è governato da equazioni del tipo della ( 7. 1 ] ), che devono registrare
un'oscillazione dovuta a una forza esterna periodica.
sono rispettivamente (vedi cap. 2, esempio 4. 1 ) la parte immaginaria e la parte reale
Supponiamo che la forza esterna sia la sovrapposizione di un certo numero di fun­
a a sin w(t-6) e a a cos w(t - 6). zioni circolari, con differenti frequenze .
La soluzione generale dell'equazione [ 5 . 1 ] è
o: (w)
u (t) =aatw(t- o) + u0(t),
2,2
dove u0 è la soluzione generale dell'equazione omogenea (vedi esempio 6. 2).
2,0
......
Si noti che la funzione u0 tende a zero esponenzialmente quando t + oo, cosicché
dopo un certo tempo il suo contributo sarà trascurabile rispetto alla soluzione del­ 1 ,8
l'equazione non omogenea . In termini tecnici questo vuoi dire che il comportamento
1 ,6
del circuito in condizioni di regime è determinato solo da quest'ultima.
Converrà dunque studiare in dettaglio la funzione 1 ,4

w(t) =aaei w(t- o) , 1 ,2

e in particolare il fattore di distorsione a( w) in funzione della frequenza di eccita­ 1 ,0


zione w:
0,8
[ 7 .4]
0,6

0,4
lim lim =C, [7.5 ]
K 0,2
a(w) · w2 = -Ll , a( w) = 1..
w -++• w -o
e inoltre la derivata prima si annulla solo per il valore
o 0,5 1 ,0 1 ,5 w

[ 7 .6 ) Figura 3.6
Equazioni differenziali 1 23 1 24 Capitolo terzo

Si tratta di scegliere , nella costruzione di circuiti come quello studiato, i valori di dove si è tenuto conto del fatto che R è piccola . Da questo segue anche che
R, L e C (che sono entro larghi limiti a nostra disposizione) in modo da ottenere le
migliori prestazioni.
Le considerazioni prevalenti sono di due tipi. Da una parte l'apparato dovrà essere e quindi
il più sensibile possibile, cioè per la frequenza in questione il coefficiente di distor­
w 2 - w3 � V3 !iL .
sione dovrà essere il più grande possibile .
a
Siccome a(O)
= C, il valore della capacità sarà una misura della sensibilità dello Si vede allora che, oltre a scegliere una resistenza piccola, converrà prendere una
strumento . Per aumentare la sensibilità occorrerà scegliere una capacità C molto grande. alta induttanza e, in corrispondenza, una piccola capacità, in modo che sia soddisfatta
Un altro fattore importante sarà l'assenza di distorsione relativa ; in altre parole per la [7.8).
le frequenze in questione la distorsione dovrà essere pressoché costante. Questa con­
dizione è indispensabile se vogliamo riprodurre fedelmente l'eccitazione.
Uno studio delle curve di distorsione (vedi fig. 3 .6) mostra che se si fa in modo Esercizi
che sia
7.1 Si supponga che - K V( t ) sia una funzione continua, regolare a tratti e periodica
2L K -R 2 � o. di periodo 27T, dunque sviluppabile in serie di Fourier:
..

la curva di distorsione si mantiene all'incirca costante per frequenze inferiori a -K V(t) =a0/2 + !: (ak cos k t + bk sin k t).
k= l
w= Si ponga
A k =ak o: (k),
/f =
Occorrerà dunque scegliere piuttosto piccola in modo che sia grande , e quindi
L w Bk = b k o: (k) ,
aggiustare in modo che
R sia positivo e piccolo .
2KL - R2 e si dimostri che la serie di Fourier
Una situazione del tutto diversa si ha nel caso che il circuito oscillante venga usato
..

come sintonizzatore , cioè quando si vogliono registrare soltanto segnali di una deter­ A 0/2 + !: (A k cos k (t - 6 k ) + Bk sin k ( t - 6 k ))
minata frequenza w0•
In questo caso è importante avere una curva di distorsione con k=l
un massimo estremamente pronunciato nel punto Come si vede dalla figura 3 .6 ,
w0 • è totalmente convergente, insieme alla serie delle derivate prime e seconde , a una fun­
questo s i ottiene soprattutto riducendo l a resistenza R. zione u ( t ) periodica e di classe C2 .
'
Si dovrà allora scegliere R molto piccolo, mentre e C dovranno essere determinati
L Si dimostri che u (t ) è soluzione dell'equazione L u " + R u + K u = - K V.
in modo che sia cioè
w 1 = w0,
*8 Le funzioni circolari
[ 7 .8]
Come applicazione della teoria precedente, vogliamo proporre una definizione ri­
Questa relazione ci lascia ancora libertà di scelta ; un parametro importante nel no­ gorosa delle funzioni circolari, in particolare delle funzioni seno e coseno.
stro caso è la larghezza di banda , cioè la differenza tra le due frequenze per
w2 - w3 Consideriamo per questo i problemi di Cauchy :
cui la distorsione è la metà della massima :
. u" + u = O
a(w2 )=a(w3) = u (O) = O [8 . 1 ]
{
La curva di distorsione avrà un massimo tanto più pronunciato quanto minore sarà la u ' (O) = l ,
larghezza di banda .
Dalle [7.4] e [7 .6] si ottiene u" + u = O
u (O) = l ( 8 .2]
{
2 3 L 4L 2 � 2 .../3w 1 !iL ' u ' (O) = O.

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