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ACQUA DIRITTO UMANO INALIENABILE.

LA SITUAZIONE ITALIANA DOPO IL VOTO DI GIUGNO


I referendum sullacqua del 12 e 13 giugno hanno segnato una svolta storica nella storia politica e democratica del nostro paese: circa 27 milioni di Italiani (la maggioranza assoluta) si sono espressi a favore della ripubblicizzazione e delleliminazione del profitto dalla gestione del servizio idrico integrato (SII). Questo risultato avrebbe dovuto dare adito a dibattiti e confronti sul tema invece la notizia completamente sparita dalle cronache. Questo silenzio contribuisce ad alimentare il clima di disinformazione su quanto sta accadendo: non poche persone ignorano che attualmente il risultato referendario resta quasi del tutto disatteso convinte che le istituzioni e le amministrazioni stiano invece lavorando nel rispetto della volont degli italiani. A questo punto, per capire bene fare un quadro della situazione. Quale era lo scopo dei referendum? Con il voto del 12 e 13 giugno gli italiani hanno abrogato larticolo 23 bis della legge Ronchi (n 133/2008) che obbligava tutti gestori del servizio idrico integrato a cedere ai privati entro il 31 dicembre 2011 almeno il 40% delle loro azioni e parte del comma 1 dellart. 154 del decreto legislativo 152/2006 nella parte in cui prevedeva, come componente nella determinazione della tariffa, ladeguatezza della remunerazione del capitale investito, ossia il profitto garantito. Con la vittoria dei s, come sottolineato dalla Corte Costituzionale nella sentenza di ammissibilit del primo quesito (n. 24/2011 relativa al referendum n. 149 - Modalit di affidamento e gestione dei servizi pubblici locali di rilevanza economica) la normativa di riferimento quella europea che prevede la possibilit di gestire il servizio idrico integrato anche attraverso societ di diritto pubblico come ad esempio lazienda consortile. Nella sentenza di ammissibilit del secondo quesito (n. 26/2011 relativa al referendum n. 151 Determinazione della tariffa del servizio idrico integrato in base alladeguata remunerazione del capitale investito. Abrogazione parziale di norma) la Corte lascia intendere chiaramente che la nuova tariffa del SII immediatamente applicabile, a seguito dellavvenuta abrogazione. In pratica il risultato referendario doveva essere applicato a partire dal 20 luglio 2011, data in cui i Decreti del Presidente della Repubblica 18 luglio 2011, n. 113 e 116 di recepimento del risultato referendario sono stati pubblicati in Gazzetta Ufficiale con il numero 167. Ovviamente nulla di tutto questo avvenuto. Come si stanno comportando gli Enti Locali? Il combinato del primo e del secondo quesito referendario vuole rendere meno appetibile la presenza dei privati offrendo allo stesso tempo leffettiva possibilit agli Enti Locali di tornare ad una reale e democratica gestione del SII, rendendo possibile anche il superamento delle Spa a totale capitale pubblico che la legge Galli del 1994 aveva imposto. Sembra per che le amministrazioni non abbiano capito o non abbiano colto lenorme portata dei referendum nonostante la campagna referendaria sia stata animata da molti sindaci e amministratori locali.
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Molte amministrazioni stanno facendo a gara a privatizzare i servizi (ultime in ordine di tempo sono arrivate le delibere dei comuni di Salerno e Torino) mentre altre vivono un pericoloso immobilismo nel convincimento che la Spa composta dal 100% di capitali pubblici sia una forma di gestione pubblica (come accade a Cuneo, la citt in cui attualmente vivo). A sei mesi dalla vittoria referendaria lunica amministrazione che si sta spendendo per una reale ripubblicizzazione del SII secondo le indicazioni venute dal voto degli italiani quella di Napoli che ha proceduto a trasformare lARIN SpA, unazienda a totale capitale pubblico in azienda consortile di diritto pubblico denominata Napoli Acqua Bene Comune. Perch ripubblicizzare? Il decreto Salva Italia licenziato dal governo Monti il 6 dicembre 2011 contiene un articolo sul rafforzamento dei poteri dellantitrust (art. 35) che dovrebbe mettere in allarme tutte le amministrazioni comunali e che stato ben spiegato dal sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Antonio Catrical nella puntata di Ballar del 6 dicembre 2011. Catrical ha pronunciato queste parole "quando parliamo di rafforzamento dell'antitrust noi parliamo di liberalizzazione vera dei servizi pubblici locali, perch all'antitrust abbiamo dato il potere di impugnare innanzi al TAR le delibere dei comuni, delle provincie e delle regioni che sono restrittive della concorrenza, quindi se viene data in house contro la legge che prevede la gara una gestione di un servizio pubblico contro quelli che sono i principi della concorrenza, l'antitrust funziona da pubblico ministero e rispetto ai tribunali amministrativi, prima poteva solo fare una segnalazione con un parere negativo che veniva ignorato dagli amministratori ..." Questo significa che i comuni che gestiscono il SII attraverso Spa a totale capitale pubblico potrebbero essere obbligati a mettere a gara i loro servizi; se questo dovesse accadere risulterebbe molto difficile per loro riuscire a mantenerne il controllo e la gestione, specie se a competere nella gara dovesse presentarsi una multinazionale. La manovra peraltro contiene un taglio dei servizi forniti da Regioni e Enti Locali per un importo totale di 5,8 miliardi di euro che si aggiungeranno ai pesanti tagli previsti dalla manovra Tremonti del 2010 e dalle precedenti manovre del 2011. Scegliere di trasformare le Spa in Aziende speciali di diritto pubblico metterebbe i Comuni al riparo da questo tipo rischio perch queste ultime non sono soggette alle regole del mercato. Si sta cercando di accerchiare il risultato referendario provando a far rientrare dalla finestra ci che stato sbattuto fuori dalla porta; del resto gi la cosiddetta Manovra Bis del governo Berlusconi (Decreto legge 13 agosto 2011 n. 138, convertito in legge 14 settembre 2011, n. 148 e pubblicata i Gazzetta Ufficiale il 16 settembre 2011, n. 216) allarticolo 4 ripresenta non solo labrogato articolo 23 bis del vecchio decreto Ronchi ma persino nuove date di scadenza per le prossime privatizzazioni dei servizi pubblici locali. Il non rispetto dellesito referendario non una mera questione tecnica dovuta alla mancanza di riferimenti normativi (che la scusa usata da molti Enti Locali e dai maggiori partiti politici) ma lo specchio di un chiaro vulnus democratico. Con la scure del debito sulle nostre teste si sta portando avanti un operazione di svuotamento di tutti quegli organi decisionali pi vicini ai cittadini e pi radicati nei territori; anche la riforma degli AATO vuole andare in questo senso. A decidere non sono pi le istituzioni ma la paura della recessione, lansia della crescita e la fibrillazione dei mercati che non trovano mai pace.
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Il finanziamento del SII ha dimostrato il suo fallimento dal momento in cui al principio del full cost recovery (tutti i costi devono essere compresi in tariffa), contenuto nella legge Galli, si associato laffidamento a soggetti privati. I dati in tal senso parlano chiaro: dal 1990 al 2000 gli investimenti nel settore idrico sono calati di oltre il 70% flettendo da circa 2 miliardi di euro a circa 600 milioni annui 1, nel periodo compreso tra il 1997 e il 2006 le tariffe del SII sono aumentate del 61,4% a fronte di uninflazione nello stesso cumulata del 25%2; infine, previsto un aumento dei consumi di circa il 18% nei prossimi 20 anni3. In effetti gestire lacqua un business molto appetibile, il giro di affari annui calcolato in circa 8 miliardi di euro allanno. Gestire lacqua vuol dire non avere rischio dimpresa poich i profitti erano garantiti per legge per una quota pari al 7% del capitale investito caricata direttamente sulla bolletta e ora abrogata dal secondo quesito referendario. La gestione dellacqua non conosce crisi economica visto che il servizio idrico per definizione un servizio a domanda rigida, nel senso che la sua essenzialit per la vita lo rende praticamente immune dallandamento generale dei consumi. Gestire il servizio idrico significa gestire un servizio in regime di monopolio poich lacqua un monopolio naturale e pertanto pu essere pubblico o privato ma di fatto non sussiste possibilit di concorrenza. Pertanto parlare di liberalizzazioni in questo campo una vera e propria mistificazione. Si pu parlare solo di privatizzazione di un bene. Daltra parte i fautori del mercato continuano a mistificare la realt sostenendo che, rimanendo pubblica la propriet delle reti, lacqua non viene privatizzata ma ci che viene messo sul mercato la sua gestione. Appare evidente come il reale proprietario del bene sia colui che lo gestisce in regime di monopolio poich detiene tutte le informazioni e non colui che ne detiene la propriet formale. Questi dati palesano il reale motivo della non applicazione dei referendum e la conseguente caduta nel dimenticatoio del voto del 12 e 13 giugno 2011. Come si sta muovendo il Forum Italiano dei Movimenti dellAcqua? Nella partecipatissima assemblea romana del 2 e 3 luglio 2011 a Roma il Forum si dato degli obiettivi a cui tendere per riportare al centro dellagenda politica una discussione seria sulla gestione delle risorse idriche, partendo dallassunto che lacqua un diritto umano universale e fondamentale (Risoluzione dellAssemblea Generale dellONU 28 luglio 2010 GA/10967). Il forum ha una storia lunga pi di sei anni ed composto da migliaia di comitati territoriali e associazioni nazionali; dopo il 12 e 13 giugno si assunto il compito di custode del voto e lassemblea ha deliberato di mettere in campo tutta una serie di azioni finalizzate al rispetto dellesito referendario e alla ripubblicizzazione vera e senza ambiguit dellacqua. Il faro la Legge di Iniziativa Popolare sulla quale nel 2007 sono state raccolte 406.626 firme e che ora giace in qualche cassetto del Parlamento in attesa di essere discussa. Dopo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale dei decreti del Presidente della Repubblica, il Forum ha convocato conferenze stampa delle quali si data pochissima notizia ed tornato in piazza convocando una manifestazione nazionale a Roma il 26 novembre 2011: la manifestazione stata partecipatissima ed stata aperta dai gonfaloni di quei comuni (in primis Napoli) che da sempre condividono e partecipano al lavoro del Forum. In
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Elaborazione del CO. VI. Ri (Comitato di Vigilanza Risorse idriche) su dati ISTAT, riportata da uno studio del Dipartimento per le politiche di sviluppo del Ministero dello Sviluppo Economico L.Anwandter P. Rubino Rischi, incertezze e conflitti dinteresse nel settore idrico italiano: analisi e prospettive di riforma Materiali UVAL numero 10 2006). 2 Fonte: Unioncamere. 3 Fonte: Bluebook Centro studi Utilitatis.

occasione della manifestazione stata lanciata la campagna di obbedienza civile, una campagna che partir il primo gennaio 2012 e che vuole coinvolgere i cittadini italiani in unazione di autoriduzione della bollette, proprio in obbedienza al secondo quesito referendario che dice che dalle bollette deve essere tolta la parte corrispondente alla remunerazione del capitale investito. 27 milioni di italiani hanno deciso. Indietro non si torna. Si scrive acqua e si legge democrazia lo slogan del popolo dellacqua. Cosa pu fare un amministrazione comunale per tutelare le proprie risorse idriche? Il non rispetto della volont di 27 milioni di italiani sta avvenendo non solo in un colpevole silenzio politico generalizzato ma anche attraverso una mancanza di indicazioni agli enti locali che di fatto potrebbero immediatamente sottrarre lacqua al mercato. La ripubblicizzazione del SII secondo criteri di democrazia e partecipazione richiede un forte e deciso atto politico che vada decisamente controcorrente; non una questione tecnica perch mai come in questo periodo le leggi, forti del risultato referendario, permettono un simile cammino. I primi passi che potrebbe muovere un Comune come quello di San Mauro La Bruca sono: cambio dello statuto comunale con laggiunta di un articolo che preveda la non rilevanza economica del sistema idrico integrato e sono molti i comuni in Italia che hanno deliberato in questo senso; adesione al Coordinamento Nazionale "Enti Locali per lAcqua Bene Comune e la Gestione Pubblica del Servizio Idrico", che vuole essere uno strumento di coordinamento e di servizio fra Enti locali ed Autorit dAmbito Territoriale Ottimale (AATO) che perseguono lobiettivo di salvaguardare e promuovere la propriet, la gestione ed il controllo pubblici dellacqua, intesa come bene comune e che considerano laccesso allacqua nella quantit e qualit sufficienti alla vita come un diritto umano, in un contesto di salvaguardia delle risorse idriche e di sostenibilit ambientali e altres di cooperazione e di solidariet internazionale; farsi promotore di questo percorso presso gli altri comuni ricadenti sotto la stessa Autorit dAmbito; sollecitare gli organi competenti a non abolire gli AATO; su questo dovrebbe legiferare la Regione ( la Regione Piemonte ad esempio sta discutendo una legge regionale che non sopprime gli AATO e nello stesso senso si sta orientando la regione Veneto). La partecipazione al Forum Italiano dei Movimenti dellAcqua mi ha insegnato che limpegno, anche virtuoso di istituzioni e amministratori comunali, pi forte se accompagnato dalla presenza di un comitato territoriale: ai cittadini di San Mauro e San Nazario va il mio invito a costituire un comitato acqua bene comune che entri in relazione con il Forum Nazionale dei Movimenti dellAcqua. Il tempo delle lamentazioni sulla politica non funzionante sta tramontando; bisogna avere il coraggio di prendere in mano il proprio destino se linteresse quello di vedere istituzioni operanti nel reale interesse dei cittadini. Questa una partita importante che non si pu pi giocare solo a livello territoriale visto che le nostre vite, bene che vada, vengono decise a livello europeo. Bisogna avere il coraggio di mettersi in gioco, di diventare protagonisti della vita politica non come sindaci, assessori, consiglieri, tecnici ma come cittadini. Il Forum Italiano dei Movimenti dellAcqua ha aperto questa strada e ha dimostrato che praticabile; certo pi facile delegare e non prendersi responsabilit ma in futuro non avr senso deplorare e
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inveire perch chiunque potrebbe chiederci a ragione dove eravamo quando le decisioni venivano prese sulla nostre teste. In questo articolo, data lampiezza della materia, non ho avuto la possibilit di approfondire tutte le proposte che ho lanciato n di dare ulteriori informazioni, utili alla comprensione di tutta la tematica (ho volutamente tralasciato il quadro europeo e mondiale e la situazione economica e politica generata dalla crisi economica). Anche se emigrata, metto a disposizione di tutti la mia esperienza, maturata in anni di lavoro prima nel comitato napoletano e poi in quello cuneese nella speranza che questo articolo stimoli riflessioni, domande, critiche alle quali sar ben lieta di rispondere. Chiara Carrat
(attualmente aderente al Comitato Cuneese Acqua Bene Comune Forum Italiano dei Movimenti per lAcqua)

chiara.carratu@gmail.com