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percici che nella definizione del delitto mancato si soggiunge - non suss@gtdo dall' effetro colutci per cagioni

indipendenti dalla volontlr , e duI mtrdo di agire del colpevote. f . aio.


Dire

- dalla t.olovrla - sembra a prima giunta

superfluo, perche se 1' evento mancb per volonta dello stasao agente, B cos incivile la tdea di aumentare 1% sua resporisabilith in ragione di un falto che sgli avrebbe diretto ad impedire il iielitto , da non meritare neppure di essere notata.

Ma la indicaione della volont (1) si ricongiunge con la indicazione del modo di agire del colpevole; appunto perch quel modo di agire fii coluto da lili: e eosi fii voluta, da lui la causa, benchi: senza previsione, det noil successo.
(1) Oltre a cib la formula blic per potere obiellare il delitto mancata occorra ohe 11 nw successo si^ dipeso da a a w indt$endeiafi affatto dalla volonli ddl' agente, ha un' altra iarporlanza applicativa. Possono essere stali dal colpevole eseguiti tultl gli atti necessarii a consumare la 0fresa da lui voluta e condolta a termine con perseverarite malvagitb di volere; ma il fatto poteva essere di t.<1i C 11~1tura da ammettere la utilit di un protito riparo; c liiib il

delinquente per 11t1 saluinre pentirriento avere egli rnedesinit> procaccialo cotcsto sollecito riparo clie lia clictriitto la nomila del fatto ed impedito l'evento finale. Fu gettato il ne~iiicoin mare, gli fu daio veleno mortifero: tutto era Patto, e con tali condizioni che la morte di quell' infelice sorchbc stafa dopo brevi infnuti 1:cEello riecessario. bia il oolpexole s i pcntl, si gett alla riscossa o corse a porgere un contravveleno , e salv lo sittiina. In lole ipotesi il delitfn indncato per il risore dei principii nntologici ricorrerebbe cnmplelo: i fatti posteriori potrebbero valutarsi corne attenuante Ina nori distruggere 1ii nozione del delitto mancato gii sorta coinptela. Pure vuole politica cbe si fiicillti il pentimento dei tri~~iiiti; perci0 nella nozione giilridica del e delitto iilancato si arnluctto ctie in siuilc ipotesi questo noli $i riconosca sebbene per la SIIR lioziono onlologicn dovesse dirsi esisl~re.Ecco il notabile oretto del richiarno falto nslln definfziane alla volonfk dell' agcntc.

E precisaniente perclii? il modo di agire fu volontaiBio ilell' agente, se in cotesto modo di agire da lui scelto stette la causa stessa che frastorn;, l' evento, I' opera sua nacque sanza quelle condizioni di pericolo Ijerscvernntc fmo al]' estremo, sul quale si appoggia la irnpulnzionc ed il titolo specialo del delitto ma?Jcalo.

Qunntlo pertanto la causa che irnpedi la violazione della legge fu insita al disegno e, al fatto stesso del1' antore, sarebbe repugnante a principii della scienza i il tenerlo resl~onsabiledi tutti i momenti dell' azione,

- 246 e cosi portargli a carico atiche qucllo fra tali morncnli ilal quale provenne la salvezza della rittima. Fu, vero. persererante il malvagio volere, nia non fu completa 1' azione delittuosa nei suoi rapporti antologici col resullato a cui la medesima si dirigeva.

Cio ? intuilivo quando 1' ostacolo provenne dal saggeito atliuo secotdario del clelilto : ci06 dai mezzi O strumenti adoperati dal reo+

Quando peri> l' ostacolo provenne da condizioni spe ciati del soggdtto passivo, per le quali i mezzi ;idripcrnti riuscirono vani a cagione del loro rappni3to fra questi e quello, bisogna distiligirere.

O I \ ostacoli erano sconosciuti al? agente (per si


esempio l' imperliniento provenne da una maglia di acciaro clie il neniico portava sulle carni) ed allora in questi ostacoli stessi si configura il fortuito che frastornb l' evento; e si nvri il delitto mancato. Non pot la volonl dell' agente portarsi sii cosa incognita I coiest0 ostacolo da lui imprevisto h estraneo aI suo modo di agire. il vero caso in cui I' impedimento 6 lutto indipendenb dal soggetb attivo.

O qiiell' ostacolo era yrecugnP'10 al!' agente : ed egli creclcva di superarlo coi mezzi usali : ma. i mezzi usati erano per legge di natura loro impotenti a superarlo: ed allora non si ha delillu ?nancaro. Era, a modo di escinpio, i1 riemico difeso dietro un riparo : ed il col~levoleesplose I' archibugio con piena risoluzione di nccidere, pensando elle la palla traforasse il riparo inentre cib era fisicamente impossibile. La vuloill~del-

l'agento si portb su cotesto imperlirncuto poichil. lo conobbe, e bcnch Io conosGessc non usb i mezzi valevoli ad eluderlo ; scelse un rnotlo per vincerlo che era a ci6 affatto impoterite. Il rapporto tra l' irnpeflimento ed i mezzi usati entrb nel disagno del collbe~ o l e :e questo disegno, tale quale fu concepito eil @seguito,fu scevrs affatto di pericolo, Un' azione siffalla, ove cento volte si ripetesse, non potrebbe inai nuocere: il delilto ntancata non vi . blanc 1' evento pel i~totlodi agire del reo; rnancb percht: tutti gli atti necessnrii a procacciarlo fiori furoiin eseguiti.

Riassumendo tutta la teorica del tentativo e del dclillo niancato nella piu semplica formula, abbiairio qrresta conclusione. Essenziali al conato porchb possa imputarsi carne delitto, sorio 1s intcnairrne ed il per9coEo. L' nutorith non pub senza tirannitle minacciare poli tic:^ impcitabilita o r e uno di questi elemanti difetta. I1 ma-

gistrato non puh, senza abuso di potere, civilmerite

imputare un fatto ove sia stata deficienza dell' uno o rlell' altro eleraento; n&, senza imperdonabile db erra' ziorie , supplire alla deficienza di ua eiamento con l' altro. I due elementi debbono essere posti in sodo ciascuno di per se: andrebbe a ritroso dei precetti logici e giuridici ctii credesse che il grave pericolo del fatto supplisse alla ii-itenzione dell' agente; o che la malvagia intenzione supplisse al pericolo che non era nel fatto.

Ilel resto per cib che altienc! alla misura della irnpuiazione , il delitto mancato deve rappresentare una inedia proporzioriale fra il tentativo prossimo e il dclilto perfetto. Noi non accettiamo la dottrina che vorrebbe parificare nella pena il deIitto mancato al consutnato ; benchi: adottata da alcuni codici, o benchS abbracciata da R o m a y n o s i, sostenuta da C h a uv e s u , ed anche recentemenle difesa con calore d B e r n a r d (1), e da altri rispettabili giureconsulti.
(l) Reuuc crili,,ruc d e [egiulation 1101. 20, pny. 4G6: airlicolo che U e r n a r d indirizzb ai legislatori dei nuovo regno d' Italia. hla la dottrina della parificaziorie ebbe sempre poca fortuna in Italia : G a b b r i e l l o corra. 170, n. 1 R i m i n a l d o cong. 327, n. 11 Silvano c u w ~ .43, num. 20. lib. 1 G r n m m a t l c o decs. 2 , et dcca's. 74 C i a z z i disc. 26.,num. 97 ;il qiiale m proprio i1 caso del nostro delitto mancato, e insegna doversi irrogare una pena minore qrramvis sit deventum ad actirm prosi~numveluti ad exonerationem arcliibusfi. Il P a s-

s e r i ii o nel suo trattato de occidrnte tittltjrr pro u t i i ~ pay. 222, dice che per In consuetudine univcrs,ilc di Liitia Italia accolta in gran parte di Europa, il conato anche proedino dell'omicidio e ccintlotto fino all' estrenio momento ili :izione deve punirsi tncno del delitto consumato ; eadeun leyu p w r i t l i ~ aed non ecrderrr poena. singolare la ve1lcii.i di alcuni scrittori francesi contemporanei i quali non corilenti di serbare cara per la Francia la tradizione severa dellii parjticazioue del tentativo al consumato delitto nella pena, pretendono ancora di richiamare i nuovi legislatori italiaiii t1 desertare L glorie delle loro coasiietudini e a fraucesize zursi anche in questo. Aflh di Dio sarebbe un bel progrefso !l hla in Francia si rispet1:ino ancora e si n1leg:ino le trailiziorii dei Capitolari di Carlo fagno dove al cap+ 10, lih. 7 , si 1~ggo qui Ibanrinern volucrit occidcrc ,ct perpctraide no?r putucrit Rornicitla est. Per il pi ampio EviJilppo di questa materia si vedano le mie lezioiii stil gldado ~ z a l lfirm [aisn del rtelilto (Opirscoli aol. 1 apirsc. fij. ~ .

A R T I C O L O 11.

In rrn delillo possono pretider parte parecchie persone. Giustizia vuole che tutte sia~lochiamate a rendere conto deila parte presi nella infraziooe della legge; ma vuole altres che ciascuno ne risponda proporaioiialmente alla i7i/?zteilza che ha esercitato sulla infrazione. Di qui la importanza della dottrina della complicitii.

L' auto9.e principale del delitto t: colui clie esegui l' atto cousumativo della infrazione. Coloro clic, agli atti consun~atici presero parte, sono o coautori o correi; ma tutti delinquenti principali. Tutti gli altri che parteciparono o al disegno criminoso, o agli altri alti, ma non a quelli' della consumazione, sono drliriquenti acce,csorii, o complici in lato senso.

La filosofia, che ha per oggetto enti puraniente ideologici, pub bene ravvisare un autore psicoloyico in colui che concepita una idea seppe ordinarla a completo disegno. Ma la scienza penale, che ha per oggetto i soli alti esterni e dei pensieri non si occupa se noli per indagare le cagioni di quelli, non pub prificare 1' autore di una idea all' autore di un falto. 11 delillo per lei I: un ctzte giuridico, che risultando dalla contradizione tra un fatto e la legge, non ha, vita non 6 malerialmente offesa la legge con un fatto: C 1' autore di quesio fatto 4 soltanto colui ctie ~natrri(tlt?isn& (5) lo eonsumb.
(1) 1)icendo clie I' autore del delitto colui clic t ~ i t i t e riulmente IO eseguisce si presuppone per necessaria deduzione dei prfncipii fondamentali che neli' autore i~iaterialc ricorra la criniinoeitr2: vale a dire che egli operi coinc essere moralmente libero, e cosi con responsabilit del fa!-

- eri to slno. Se I' dulnro ii~atrrialcera UII pazzo, un i n f a n l ~ i i r i , contto, o vittinia di errore, sicchk egli non sia iinputahile , in lui si tapprPsPnia non pib rrn ngente, iiia uno slrun~ento cieco P purnniante pnssivo della vulorifli prava cli coliii cfir Il, mise in riioto: 1'esi;erc iriorale in costui spariscr, e non resti\ clie In ni:iterfa agitata dall'altro. E conic noti ~ i u o dirsi autore clell* omicidio il sasso che uccise, cos rion auturc dell' omicidio il pazzo o il co:tttq che lo consumi) cc)ilre cieco o passivo struiricnlo del nxilvagin che lo ~ p i n s ~ iill'atto. L'autore C c~11uiche con la inniia Inncib il sasso, colui che con le arti proprio spinse l' infa~ilco il riientrcnllo ad uccidere. Quanilo il fiitlo ~ r i a t c r i ~ l c noli puL rifrrirsi c o m e w sua causa inorale imniediatn alla volont libcrn ed iritelligcnte di chi lo eseguisce, non B fi~lto questo : di costui i: 12 lunga mano di chi volle il delitto, e del s i i o braccio si valse coiiie puro inatcr'i;ile sIriiniento. Qircdi allora stil berio clie cliianiisi autove f:rllo.

Clii lo idei) e ai1 altri ne commise la esecuzione, i : l' uutri~.ctlella idea, non della offesu alla legge. Il giurc penale ravriserh in costui una causa del fatto; e chiainaiidolu primo molure del Belilto , lo perseguiter con rigore anche, so ruolsi, uguale a quello clie spiega contro clii lo esegu. BIa tra l' essere cairsu, o vrotnre di un fritto, c I' essenic aurore (1) vi 1: diffcrenzs esseriziale. Pub alciino aver concoiiito il disegno di (in quadro nelle piu minulo sue parti : pub nllri aver con dennru iiidotto il pittore a porre in tela colcslo disegno. Qiicsti due saranno respetlivamcate ccrusc del nasci~neritodel quadro, e averne andio uti rrierilii ; nia 1' uuloro i? colui che col penrieliu gli cliede esistenza.

1, La foggia di ctiiatnnre ~ r r f o r edel delilla lo i s t i p l o t ' ~ enne piu recentemente rejetta dal dottissimo Br r ii r r iici b u o i elementi d i dirilto panulc lili. 3, g. 109, nofa 4 , n<servando che il delitto essendo un fatto esterno v:ilt- I:\ regoia che per essere autori di uri fatto P necessario esseiiip causa cslerna; limibando la regola soltaolo nel caso (li i r responsabilili8 dello esecutore : e allega come coniorriie il dKanuule di L u d c n vol. 3. pug. 455.
\

Dire aurore del delitio ciii lo ide0, (? u g finriorie. una figura rettorica. Ma una scienza positiva coine la nostra deve bandire le metafore dal suo Ii~guaggioLe suole criminali erano d'accordo nel distinguere i m()roves crintivis dagli authores cl-irninis ( I ) . Pare clie fosse T i t t m a n il primo ctie riun gli uni e gli altri solto una stessa denominazione. Onde poi gli Alemarini entrambo li espressero col so10 vocabolo urheber, al quale troviamo appunto nei lessici corrispoiidere la doppia significazione di autore, e primo mtore. Ma neppure tutta la scuola germanica assenti :L tale denorninazione. M i t E e P rri a i e r (archiaio dei diritro criminale uol. 3, yag. 12Ei ) sostenne doversi con diverso nome distinguere nella scienza 1' aulore (~ldrel;) i1 motore (urheber); e da questo I' ausiliaed lore e il fuulore, che troveremo fra poco.
(1) E i e e n h a r t cle criminum socis $, 8 Kesscn i C h (le socii8 i*& crimirre M o m m a e r t s de criuinum fauro~ibus pag. 8-10. II G a e r t n e r allargt tanto il sigiiiBcab della parola nwtore, che immaginando un fratelli) che con letture oscene aveaae corrotto l'animo del fratallo

iiiinore ,disse clie qiiello dovesse dirsi nuture dello $tupm cln q i ~ c s t tcatntncsso; gwin eflicie~rlctncausam corruptelae f~-clt~retili pr'aebuif f diss. ftlium clllycie, Uerolini 18.36, pqg. 56 j Queste sorio le aberrazioai 2 cui si trova condotto chi cerca le definizioni scientificlie non nella imealti della cosa, xna nei concetti fantastici, nelle analogie o uelle figure rerlorlche. Il mostro dei Yenosino potE da lili venir descritto u sua posta perch? era egli che lo creava : riia ciil che i non pub defitiirci che tale quale esso P , e non altrinienli,

1 delitto si compne di due elementi 1 elerriento fisico ( moto del corpo, atti esterni ) senza del quale

la infrazione della legge rion e possibile eleniento viorale ( disegno criminoso, intonziorie ) senza di cui la materiale violriziarie del diritto S un accidentale inf~rtunio.Ora la partecipazione dei pi individui puO essere avveniuta in un solo di questi elementi: o in ambedue. Di qui sorge spontanea la partizione di questa teorica, sec.ondoch si considera - o un concorso di uaiorre senza concorso di v 0 ~ 0 n 6 ~ ' O un concorso di voloitzk senza concorso di ccziolze - o un concorso cumulativo di azior~eA di uolontit.

( : O ~ ~ V ~ IdiS O ~ aeiune

senza

G ( I I ~ C ~ T S di O

volonts.

Questo primo caso si configiira tutto le volli? che avvenga ad alcuna di coadiuvare allri in un delitto,

seriza sn~erlo* volerlo. Il corl;o di costui ha cone curso efficientemente alla forza psicu del delitto; mii Iion vi ha concorso l' animo :iion ha concorso alla sua firrzs nmrule. Manrn la Orle!/zione di violare la legge: e rinlptio a lui I' azione, henchk mat~ri:ilmentcofferis i ~ a(lcll~legge, non f! irriputnhile.

CiQ pub avvenire: in quattro modi distintissiini tra di loro, che variano secondo la diversa forma che 3s. sunsr: la intenzione di chi cooperava al delitto senz:i pensare a cooperarvi. 11 ristillats b peri, senipre idertico in rapporlo alla riton iiiiputsbilith di costiii.

Poti: srerc costui unn itilenzione in?tuce~rtemerrtc ilictinta: qnnnrlo egli credclle dare opera a cosa lutla lecita, mentre in realti [in malvagio (li cotests opera sua traeva yrofltto per violriro 12 legge.

2.0 Pota avere una irrie~rzionocriminosa'lrrertte dis6ilztrc (1): quanilo Cajo crcilctto aiutare Tizio a comnieltare un delitto pii1 lieve; mentre questi con 1' aiiito di Iiii ~ I ~ ~ ~ o s a n ~consumh in realtil un tlelilto pii1 gracirtc ve, chi: Cojo non prc~cdovnni! voleva. In qiicl tlelitto iiltcriore Cajo hn partecipato col corpo, rnn non cori l' ani1110: E i a e n h a r t de rriminuni suciis 13. 28 ;

. . B f1 o o 1 e h e C 1i:e de I roin/liriid &g. 328. CaB none (la noh dirnentiiksi mai nella t e 0 l j i della eomplicili 4 il seguente il fatto ?nati$$le pu esscrc c~~n~lrlricaliile Pii1 pnrteeipi: 13 i ~ h a i o n non i: mai fra' c romtiairabilc da in;lividao a individuo. Querla conligudisttnra non i : razione della intenzione crinzi~losarna?te iina idea nuova; n6 niaova G la regola che ne derliirc?. Essa f11 considerala dai romani giurecorisi~lti:e risoIiitr, il problema con la regola della noti con?plirith. Vedasi la iey. 53 ff. d e ficrpis :ove P a o l a imrniigin% il caso di ilno clil ir~jjurine cnussa atterrh iina porta; per la quale altri si iritrcdusse n rubare : e dice che ?jon teneterr firrti, perche maleficia T oI untrrs ct / prol~ositwn& d~liiiqtbb??lisdi.~.ti~tyuur(ti che si ripelc IO ila U l p i a n o alla lcy. 39 ff, cod. L' errore di contrntarsi della eaicienza ~nascriale per costitilirne In rompliciti seriza curare la certezza clella coelllcienza inle~~zio~znlt:, sostenibile teoricnmeiite, n da alnon ! cuno osa soslenersi: soltanto vi si cade talvolta nella yrriticn.
L. --

- 285

' P

ict,

il)La forniu1:i ilclla i n t c f i ~ i o n ecriniinosonienle clislinstrcttamcnto coercntc ai principj fostlninentoli clclln iinp~ital~ilitli, scioglie iin problenia che Il;\ richiamato le osser-

vnzioni dei cr~ltiiInalisticonicrilpornnci. Una sentenza dei tribunali di Prai-icia, il . piovoso aririo SIXI,coridann n rnortp co1 me complice di ornicidio prctnedilato rlri qiovine che nvev:i prestato PII' i i n i i ~ o hnstonc di cili qiiesli si era valso per rrciin ctdero iin siln rivtilc. L:i sentenza dichiar Ictlcrnlnicntc? esserc ~'isriltnlo f i t t o die [':tniico non nvrn prestato quel hnstonc, il8 sc noti tlictrn solctinc pronicssri che tllrn czt~re0heiccciso il riv:ilc. IInlfiroilo 1:) c~rtifir~:izionc qiirskn circostnnzn , in esrdi cfrzioric {]ella 1e;gc di Francia che ~rnrificnvn anche allora

- 256 nella pena i complici all'autoro principale, quell'infelice fu condannato a morte, e decapitato. Ora; nel febbrajo del 1861 Re n o i t Ch a m p y ha pubblicato a Parigi un eccellctite Iibro sulla complicit. In quel libro ei ricorda quest'atroce sentenza, e se ne vale a mostrare che la legge dovrebbe distinguere nella pena il coniplice dsll' autore principale. Posteriormente T hi e n hj o u , dando una sutxinta nuaiisi dello scritto di C h a mpy , ritorna su questo fatto crudele. E se ne valo per trarne un'altra coasegueaza. Egli dice che dovrebbe la legge lasciare ai giudici un arbitrio per 1110dificare la pena secondo i casi. Io non discuto n& la conclusione di C h a m p y (che in massima accetto come verissima ) n ia conclusione di T h i e n g n u. H a dice che nel oaso dell'anno XIII, non vi era bisogno di modificazioni legislative per impedire la ingiusta strage di quell'infeli~c. lo dico cho se i giudici ricordavaao i veri principj dellii scienza, quel disgraziato era salvo senza ai-bitrio e senza correzione di Icgge. 1nf:tLli costui non aveva mai avuto nolontri diretta all' omicidio. Egli aveva imprestato un' arme , rnn con la certezza che non divenisse strumenlo di morte. Come pot dunquo dichiararsi coniplice di omicidio pronieditaio? Fosse pure premeditata dall'aulore principale la strage, non poti: averla premedilatri chi non la voleva. Si sostitu donqiie da quei giudici il concorso materiale al concorso i l i l C ~ r ; i ~ l i a l e ; coefticieuza materiale alla cocficienir.;l la rnoralc. Si dichiaro complice di un fatto chi po8ftivanlcnte ?ion lo aveua voluto. La cauca di uccidere l'accusato si trov nel dolo quulificato ,nella premeditazione :cbecclic' potesse drrsi quanto al risultato gitl grave derivato dili me%%ivoirrli, certo O che la premeditazione essendo circostanza che tutta risiede nella intenzione non pu essere comnicabile. E ammesso ancora che l'autore avesse prernedilalo la uccisione, certo che a o ~ h ein questa ipolesi 61 sarebbe condaruiato a morte un uomo per la intenzione di Un altro W f R O :Intenziooe che quello non avea conosciiibo ,e a cui non aveva partecipato. Cosi la qualifica e

per coiiseguenza la pena, furono &rrronti ad ingiuste, per urin giudaica aderenza alla lettera della leggo, la quale deve sempre intendersi che subordini i suoi dettati ai precetti sorrani della ragione e della giustizia, formulari nei canoni della scienza. I1 precetto che vuole si escludo la partecipazione dove trovasi una intenzione criminosamente distinta, si i: sostenuto e svolto da Sc h u r r m a n s (yrdcis dc droit phznl pcig. 2 , et 29, ) contro la comune dottrfria 8 francese. un fenomeno diiiiostrato dalla storia di quattro qecoli che i Giureconsulti (lei Paesi Bassi hanno piu spesso sosteniito le opinioni p i ~ benigne, colue i giurecous~lti frnnccsi hanno gt?neralmeiite prediletto ie pi scrcre. Vetlasi ancora su questo importante aqoniento M o l e n s de I" Iricnlnnif6 danlr les ioia criminellcs. Del resto in Itiilia il principio della non comunicabilitb nl? del doio n cici siirii grii(Il fra i partecipi di un fatto criminoso, accoglicsi iinivers:ilIiienti? scnza ,diflicolti. Vedasi S. 1135 nota.

3.O Pot agire con inten,zione indireila negasivamente tale: versare ciob in un fatto colposo, Ma nei fatli colposi non pub esservi complicith, perche iinplicherebbe contradizione. assnlnta la regola di U 1p i a n o (Eeg. 50 S. 2 ff. de ferrlis) neo co?&sz'lium vel openi feerrs sitle dolo inalo nbrno posse.

infine trovarsi nello stato di i~il~cdziona inaperfettar: essere cio nel quarto grado del dolo. E andio in questa ipotesi non si ammette per regola X complicilA; trarine specialissimi casi, nei qirali , mal67

i."oti:

- 258 grado 1' impeto istaotaneo degli affetti, possa apparire univocarnente esplicita la volont di coadiuvare il delitto che altri commetta ( $. 1307).

In una parola la teoria si epiloga, coerentemente ai principii costitutivi del deiitto, in una regola semplice ed assoluta, Il concorso materiale, per quanto efficie~irrl al delitto altrui, non rende mai partecipi del delitto, se non vi fu intenzione deterniinata a wadiuvarlo.

t?oncorso di ~010nti senza concorso di azione.,

Opposta regola procede ove alcuno coucorra con la uolonta al delitto che altri commette ; ma senza prendere veruna parte all' azione materiale. A costui irnputabile i1 fatto altrui, purdt la sua volont abbia euercitato m 1 animo dell' ayeinte una influenza effi1' cace; e la sua re~paasabiiit& misura sul grado magsi giore o minore di tale i.nflecenzl-

Costui allora dicesi cassa mwde del delitto. In lui non s' imputa il penkao (il giare -le, sempre 10qico , non perseguita gIi atti iabrei) m oltre I' atto

- 9;9 interno I: intervenuto un atto esterno, che ha violato la legge: ed allora anche la manifestazione del pensiero diviene politicamente imputabile, in quanto abbia alato impulso a quel fatto esterno violatore della legge.

Perchk dunque il concorso puramente morale al delitto altrui sia impntabile politicarnen te, t! indisperisabile che nel medesimo possa riscontrarsi un impiilso al delitto stesso. A tal fine 6 necessario che il perisiero criminoso sia stato comunicato al]' agente sotto una qualche forma; sicctii? abbia spinto questo ad agire.

Ora secondo il variare di tali forme, varia il modo di essere della partecipazione morute: e ne nascono cinque distinte figure di complicit. Queste sono 1.O il ma~~dato 2.O il comando - 3." la coaalortc. 4.0 il consiglio 5.0 la sociel a delinquere. Tali forme distinte di partecipazione morale pub un legislatore (a cui piaccia) unificare a talenlo, e contentarsi della parola istigazio~u per esprimerle tutte. Ma la istigazione t! un genere che comprende !diverse specie separate tra loro a caratteri pronunciatissimi; e la scienza ha bisogno di studiare queste singole specie, ponendosele innanzi con nomi distinti. Quando fra due cose esistono difformit essenziabi ,la velleit rnoderria di unificarle con un solo norne porta confusione nel linguaggio, e niente altro : ma E impotente a distruggere le diflerenze reali.

1.O nir~ndaio si ha - quatldo si coli2mette al.! altri la esecuzione d i zcn delitto per uoslrn utile e conto esclusicam~nte.

2.' 11 comarrdo ua mandalo a delinquere impor sto con abuso di autorit da un superiore ad un inferiore.

La cauzione ( nel senso in cui qui si adopera questa parola, ci08 in quanto sia causa di azione, non
3.0

di reazione) un ma~tdatoa delinguere imposto con la; rninaccia d i grave male.

E evidente che il comando e la coazione non so1io che mandati qualificati, o dall' abuso di autorit, o dalla incussiane del timore.

Queste due forme di compliciti morale hanno cib solo di particolare, che in ragione della maggiore influenza che pub avere esercitato sull' animo dell' agente o i' alitoriti, o la minaccia, se ne minora la irnpn-

tazione dell'aulore fisico; e se ne aumenta la imputazione di chi ne fu causa morale. E tale aurnent;~,e respettiro decremento, possono giungere sino al punto di esonerare da ogni responsalsilita (9. 288) 1' autore fisico, e far ricadere tutta la imputazione del delitto sulla causa morale. Cib avviene quando l'esecutore debba considerarsi non come strumento attvo , ma come strumento passiuo dell' altro : o perchb non ebbe una volonti libera, come nei congrui casi il coatto; o percb non ebbe una volont intellige?~te,come nei congrui casi (5. 3 i 6 ) il comandato.

Tranne cotesta specialit, le regole del comando , della coazione, e del mandalo corrono di pari passo.

4 . O I1 cotlsigZio b
czcrlo StcO

- l a istigazione diretta ad ab-

col fil~e d i indurlo a commetlere un delitto per esclzcsivo utile e conto.

3.O La sociccit k tcn patto interuenuto fra pih Persolre al fine d i consunaare un delitto per utile o m . w f t e o respettivo d i tutti gli associati.

La societic, il consiglio, e il ~nandatahanno questo di comune, che in loro stessi non possorio considerarsi come tentativi del delitto pattuito, consigliato, od ingiunto, pereh con loro non si d i principio alla esecuzione del delitto. Ove oou vogliano perseguitarsi come rei di delitti sui generis, e per s stanti, non possooo i1 mandante, il consigliero, ed il socio irnputarsi in ragione di comp\icilA, finchb l' autor fisico non ha dal suo canto posto in essere almeno un lentativo del delitto voluto. Si pub essere ccimplici [li un tentativo; ma tentativo di complicit non si ammette. I pratici esprirnevauo questa verit m1 bromardo mcsndans tenetrst, causa maodati, noli ex mandalo.

1 mandato, il consiglio , e la societ hanno il prin1

cipale criterio differenziale nel diverso reparto dell'utile derivante dal delitto. Questo 15 la unica delimitazionc'l possibile che suggerisca la scienza per distinguere coteste tre figure. Ma B criterio essenziale ; perch influisce sul reparlo delle forze crirninose : e perci;) coteste figure vogliono appunto essere distinte, per misiirame con giusta proysorzione la respettiva imn1itnl)iliLi.

Se il delitto si esegui per solo interesse della sua causa morale si ha un mandato (4): se per solo in-

teresse della causa fisica si ha un consiglio: se per interesse o comune, o respetti~o tanto di chi lo megui come di chi partecipi} al solo disegno criminoso, si ha la societ.

(1) Questa nozione del mandato. alla quale per vaghezza oltramontana, vorrebbe oggi darsi I'ostracfamo dalla scienza , classica neI1n medesima : C a r p z o v i o praclicrr par8. 1, quaest. 3 S t ry k i o dissert. de mandato delin pendi N a n i principj di giurisprudetlz~ rriminnie S. 136 Carrn i g n a n i clena. juris c i i i n , S. 2 8 4 : il cluole sebbene la disapprovi agli effetti penali per la sprciosa ragione che un consiglio a delinquere essendo contro la morale, presuppone sempre un interesse in chi lo emetto, non sI1ggerisce per un diverso criterio, e. mantiene la distinzione fra consiglio e mapld~to. Ognuno comprende che ad animo corrotto non repugua consigliare altri al male senza verun proprio lucro ; e che 17intoresse del mahagio consigliore tutto nel piacere di vedar deIfniluere. Ma dove l'istigato non avr Un interease propMo non potr8 mai dirsi che si ha un coneiylio: come dove il delitto porta tutto l'utile ali' istigato non potr mai dirsi che si abbia un mnndato. L'essere o no a si? profittevole il delitto coriduce a dire che siasi escguito o per conto proprio, o per conto d i altri, o per conto comune :6 qae6tu criterio della dictinzioxie tiene alle stesea natura delle cose. & poi il medesimo politicamente influente ,perahb l' utile derivante o no dal delitto all'seecutore dimostra se debba riferirsi la prima causa del delitto, o in tutto o in parte nll'isligiitore. Si vedano l e istitut;oni del G i u l i a n i vol. 1, pay. 180 Gcliz. 1856) e pag, "L03 ivi Che il coriaigli0 , o dfferenza del mandato, ridonda i n vantaggio di chi lo ricewe non d i chi lo di P u c c i o n i saggio teorica.pralieo pag. 105 ivi Si commetterebbe grave mrord confondendo i4 consiglio col mandato. In questo i nraruiatario .

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irlrruprc~de la erecuxionc del delitto per conto ed interesse d i quello dnl quale i1 mondato proviene: al contrario nel consiglio il delitto ai compie nel solo i n t e r ~ s se del consigliato. Nel codice Toccano si volle bandire aliche questa nomenclatiira : ma si dovelte conservare In reflttti della distinzione fra motivi proprii, motivi comuni, motivi eaclurfvi. SicchB tutto il progrewu consiste nori neil' erneiida del pensiero, o del principio, ma nella confusione de1l:t nomenclatura esatka e adequeta deila vecchia scuola italiai i n nel solo vocabolo istigaaione. Si sdegnato ripetere le voci consiglio, et mandato. Si detto invece iatigrrrt~ che ha motivi proprii -i$tignto senza motivi praprii istigato che ha motivi comuni. Cos taluno che proponesse non doversi pi dire OPO od argento, ma metallo giallo e metallo bianco, si illud,erebbe credendo di avere rinnovatf) la scienza aietallurgica.

La legge civile perseguita anche coloro che parteciparono nel delitto altrui morakmeate soltanto, perch8 anche in questi trova una causa della delinquenza che ella deve reprimere. La potenza di una causa 6 tanto piri forte quanto pi ha agito senza sussidio di alire cause a procacciare 1' evento. 1 movente che pii1 1 d' ordinario spinge l'uomo a violare la legge 13 1' utile cho spera otlenore dal delitto. ]Dunque il reparto della imputazione tra l' aotore fisico del delitto, e chi vi partecipb moralmente solbanto , deve graduarsi ssconrlo il reparto della urilira.

Nel mandato si irnppune che ii mandatario non avesse nissuno ifllerm tr delinquere. Dunque causa
,

primarin del delitto fu il mandante : senza il mandato, il mandatario non avrebbe certamente commesso quel delitto in cui non aveva iriteresse nessuco : durique la impiiiazionc del mandante deve essere maggiore di quella che si dirige contro il socio, o contro il consigliere.

Su questa idea le scuole e i codici moderni hanno fondato la dottrina ddla perfetta uguaglianza aella irnpiitazione tra mandante e mandatario (i).
!l) Fondano In dottrina della p:irificn~ioiiesul respuriso di U l p i a n o leg. 15, ff. ad le$, C o m . dc sic. nil i r l tel'esl occidut quis, un ctiusam mor3tfspruebirit I, C u 11C l a v i o f celocn b ~ i l i c a r w ~ )fraym. 555 j riporta questi{ t senienzn nzaridator cuedis pro Iromicida Irabetur. La quale perb non B nel codice fiorelitino delle Basiliche, n& nel C o ~ p m jurz's del G e b a u e r pag. 1048- 1 A e n a z z i segiiesdo Fa r i n a o ci o f p a r r 5 quncsb. 136, n. 6 ) vor, rebbe aiizi punito pi il mandanle che il mandatario; ide,~ che si annoda con una opinione del Da r t o l o accolta d alorini ~nticliidottori : C i a z z i disaert. 2 6 , n. 316. La pii rificazioue si insegnb da G a r p z o v i o praclico purs 1 , quaest. 19, n. 15, ct qu. 4 , n. 1 4 , et qu. 3 8 , n. 54 G e b a u o r de impictntio?re f a c l i alieni sect. 1 , $. 7 , sect. 3 , S. 1 . C o li C i o l o verbo assassiniurn resol. 5 : e i n gencrnle ilai pratici. Si opposero alla parificaziotie R e c c a i. i n per un principio di politica ; e C n r rii i g n a n i per uti prii~cipiodi giustizia, c r e l l dissert. de poena insligatioilia: in ejica collect. fitsc. 1 1 pag. 1939 e; 195%. La sostiene Il a u s cout.8 J e droit pinal rol. l , pag. 301.

Cotesta parificazione presuppone perb sempre due condizioni : i .O un grado ugude di dolo nel mandante e nel mandatario; variando il quale deve variare il reparto della. imputazione - 2.O che realmente ci;) che la ragione dell' intflresse porta a presumere siasi avverato: ci08 che trattisi di vero e proprio rnandamio. 'Se in fatto anche il mandatario aveva un interesso rsspenivo a delitto, il mandante assume piuttosto la Aghra do1 socio non esecutore; e si assimila a lui. Se poi, anche senza tale interesse, viene a conoscerpi che il primo a concepir6 il delitto e a cercar I' ordilie di commetterlo , fu il mandatario stesso. la presunzione forza B che ceda alla verit. 1 nian1 dante non piu la causa morale primaria del delitto, e deve imputarsi meno del mandatario; perchi: mentre antrarnbo vollero il delitto con ugual forza di volonta, il mandante lo volle soltanto, il mandatario lo volle e lo esogui.

Bella socn'eta Y inbresse h copnund, Dunque causa morale del delitto sono ambo Q suci. Ma la causa fisica
del d6Iitto fu il solo socio esscutore. Dunque a paria ili causa rnoraIe, la prevalenza della causa fisica porta a dovere Hoputarg il dtilitto piu al socio esecutore, e meno al socio aoa eiecutore. Che. se tutti i consociati a dolinquere concorsero o all' esecuzione o alla

consumazione, non si ha piu un semplice concorso di volontA, nia ancora un concorso di azione; e Ia imputabiliti si gradua frai pi delinquenti secondo la parte prosa neli' azione, ccme vedremo (3. 47 i) tra poco.

Nei consiglio si suppone che il consigliero non ab* bia nessun interesse al delitto; il quale torna ad esclusivo vantaggio del consigliato che lo esegui. Perb piiib ritenersi che costui avrebbe commesso il delitto anche senza il wasiglio altrni. Dunque rnenbro nefl' esecutore si mantiene lutta la pienezza della imputazione; il consigliero deve imputarsi meno del mandante o del socio e pu anche non essere niente imputabile.

La imputabiiit o nm imputabiliti del consiglio dipende dal grado di imfcuenra (1) che essa eserciti, sul delitto. Di qui la distinzione tra consiglio o~rtaplice o esortativo ; e consiglio efficace.
(1) T i s s o t volle distinguere il cnnaiglio dall' ordine , ravvisando nel primo una partecipazione wrisramente fntellelluate ( partecipazione ail*idtaj osl eecondo una partecipazione rnoral~ ( partecipaziona alla deterrni~ah$ione/. Siffatt:~(lictinzione ~ i u essere ideologicamente esatta , perchD la dclcrrnimxione ( atto dl volontJ ? cosa bene diI versa dslla idea (atto di mora inlelligt?nzaj. l a quando ai irnmegina u n consiglio e c a c e si 0806 dal campo della inera concezione di una idea, e si entra niieoessarlamente

- 208 nel campo ddla determinazione ;perch quella coiicezione esercita appunto una forza deterniinante la volonh. E quando si presuppone il dolo nel consigliero, questo non iri altro pub consistere tranne nella inlenziorle di spingere ai delitto la determintrsione altrui. Senza ci pub essersi nei nieri termini di iniprudenza, e manca il. cotrcorso di iwInntti al deli#o, Altrimenti il chimico che pubblica uiia suti scoperta circa la fabbricazione di un veleno, sarebbe respoosabile del venaficio, che taluno, edotto dal suo libro, commettesse dipoi.

!$. 6 l . h

La efficacia del consiglio si desume dalla certezza che si ottenga di una influenza esercitata dal colisiglio stesso 81111' animo del male inclinato; per la quale costui siad con maggiore facilitil, od anche esclusivamente per essa, determinato ad agire. Ella questione di fatto, sulla quaia la scisuza non pub porgere che una formula generale (2). Certo 13 perb die la efficacia deve essere tanto oggettiva quanto sogget6ioa. Non hasta che una parola incauta abbia determiuato altri al delitto, se non fu proferita con cotesta intenzione :qui sta il dolo nel consigIio. Neppure basta che sia nel consiglio una emcacia soggebtiua, se lion si ebbe anche oggettiva. Taluno disse uCGidi a colui che inseguiva con mano armata il nemico. Questi 1' uccise: rna b provato che nm udi quella parolcb. Qui stava la efficimza rebe del consiglio.
(Ij U n a ulLerbipe dbtiazivne meritovola di essere seKnalato trovo acutamente Lndhta .da Ber a e r taei suoi elevienti d i dirillo p n a i e tSf. 3 , 107 et oeqq. fra colui

S.

- 269 che istiga I' autore principale al delitto, e colui che istiga 1' ausiliatore ad ajutarlo. Questa B distinzione da meditarsi e sfruttarsi, coordinandola peraltro alla regola che non ammette conzplicitd di conzplicitd e determinando le eccezioni che possono ammettersi a cotesta regola.

Deve avvertirsi che il consiglio S sempre imputabile perche indubitatamente efficace (fermo stante il dolo uell' emetterlo) quando fu accompagnato da istruzioni, che poi abbiano effettivaments giovato alla esecuzione del delitto. In questo caso il consiglio ha esercitato influenza non solo sulla determinazioiie, ma in certa guisa anche sull' azione.

Deve pure notarsi che il massimo grado d' impulazione si deve al consiglio, quando pu accertarsi, che senza di quello il delitto non si sa~ebbe commesso. Infatti vero che la utilit tutta a profitto del consigliato of're in se stessa una causa sufficiente alla determinazione criminosa; ma questa non A che una niera presunzione d' iiifluenza. E tale presunzione deve cedere, conle tutte le presunzioni, alla prova contraria. Sempre perb il consiglio, per quanto efficace, dovrebbe (a parer mio) imputarsi meno della esecuzione.

Evvi una forma speciale di partecipanza al delitto altrui senza concorso (li azione, che gli scrittori ora

chiatnano complicit neg~rioa( T i s s o t droir y6riul tom. I , pag. 119 ) ; ora connivenza; ( P LI t t m a n n UPUSC. 3 R a s de vinculo cognationis). Ora r~licenza ( R a n d W j i C k de reric~ntia).Essa consiste nel conservare il silenzio iritorno ai1 un delitto che si conosce volersi commettere da altri ; e col non denunziarlo all' autoril lasciare che si consumi. La imputaziooe di questo silenzio come dalillo & alcuni si ragiona sulla utilila. politica, e si portata alle pio esorbitanti consep;uenze da certi legislatori nei delitti di Stato (1). Da altri si oobikita col principio della solitiarieti difensiva dei cittadini (2). ChecchS sia della imputabiliti di codasto silgnzio (o in ordine ai delitti dar co~~imettersi, in ordine a deiilti gitG commessi) o guardato come fatto sui generis, e valutato come dclitta di per s stante; certo 6 che rron possorio mai trovarsi nel medesimo i termini della complicitic. iSon essendovi coacorso di cozfo~ze, yartecipanza fondata la siil mero concorso rnurale non yub radicarsi etjo sopra un atto positivo ed efficiente della volont, che aderisca al delitto. Ora codesta adesione non ha nel caso altra base che una presunzione :la presunzione che colui, iiL quate divenne noto 1 disegno criminoso di altri, poicbb omette di iarsene delatore 2iogEi~4 clie il delitto s eonsu;mi.Gosi la pretesa coinplicitu o pai rifloa wpo stato negativo della volizione ad uno stato pasitiao; a.f$ndandoei mvra Ia presunzio~edi un desiderio, il presunto desiderio mnvortc in una volonli determinata; e cos con supposizione di supposizione si attribuisce ad un prauo volere cib che puii essere l'ef-

{etto o di pudore,

o del timore di proprio perieil\o o di pielh verso gli altri.


1: T a s c h e m a c i i t ~ r jlrre silsolii de G e b a i ~ e r *r d itnpularirine f i ~ c t iriliclii, il qiwle dice che i* reo di fiirto chi non acclarna ai ladri vedendo rubare C t r y k i o (lr a'uputaliotte fucti alieni ?g. 70, crcp. 1.0, e cup. 5, n. 86,80; 4 disp. ile credentirie rez~rlo!ione cap. 5 G 11 n d l i n$ i a de siienfio in critriine mnjriituli~ P 11 t ?n1 a n ri utlceraarior. 1-01. 2 , cap. 51 , p ~ ! l . 408 V e n Ii ci1 li e I- il^ crimine m n j ~ s t a f i f i n 0 c l r i c a c: t8csnur. noLq. dissert. s sel~ct. aol. 2 , tom. 1 , png, 75 ) C r e t l de pocJ?rn s i lrrblii dimert, 53, pay. 1103 iJuestn di>itrin:i niassc diritta dal giure penale d ~ l l Irnpern Romano. E la rnergin ron ' (ai fu clililhnrtura rln Ile c c n r i a, da h1 ilu n t a s (1 ii i e u, e da F i l a ri g i e r i non trattenne utcuni codlci rooderrii 11d frlIffilnore sci~rissiniepene contro la non rivelnzioric ; cof l i c liraricese art. 104: onrlico Auctri;icn ;ir.t. 64, 56 : corlic.~ ~ P I ' f l [ ~ ~ l e t f iart. 1413: codice Ticinese ilrt. 308. h~ 1) cndlce Portogliese urt, 8 , e Rap~iui'tociella coniriiissione cap. \'Il ; ovn s applica alla .noli rtveiaziolis la iriipuI.3i ~ i o u edell' ndarenru. La idea della fiolidarielic defrnsivn dei consocinti, ~ P cui Si eleva a dovere civico la prevenP zione dei criniini, e n delitto la violnzione di tale dovcre, si sostenrie ila I l o i i c k e , O e r s t e d , i i o e n i g s ~ v a r t c i . . Ved:isi l[ R u 1) O I d exerci6at. I ~ J W I .2 , p ~ y $48 et seqq. e . H o n n c v i l l e tic 1' amiliomiion de Eu loa' crirnirrellc p o i . 2, p g . 670 ad altri, W i n C k l e r (de crimine o?niasionis $. 8 ) ricordi1 molti ~ t ~ t l l k i t)llnir000 c0tIle deche litto speciale il nutr ir~ipeditriantodel delitto da corumettrarsi, t! la nim ~ii!cltcgWrie dclitto , o da commatbersi, o del gii~ i!r?rnmesso, I,ntii~t\ei~fi;r ) n g o de delictis f Trnfeci, 1846) Y ,io[. $2, ~ 1 1 9415. Si;, rh(3 viiolei di cos qrave disputa (che , qui rion r,,idc) h;\ati al presenlt? luuso aikrrnare che d b 1~ tifin rii!elaairine, nb il 1ron impedtmt~nlo, giammni possono

- 373 costituire vera cornpiiciib, perchb no0 vi n. concorso di azione, n concorso di volont.

Concorsa di volon~ concorso di aziol'ie. s

Concorre al delitto cori uolontu e con azione chiunque, oltre a volere la violazione del diritto che il reato minaccia, interviene yersonalmsnte ad alcuno degli atti che a0 costitui~cono la forza fisica soggettiva, ossia 1 elemento materiafe. ' Per ben calcolare il grado d' imputazione che si deve a questa forma di partecipanza 6 necessario distinguere la materialia dell' azione criminosa in tre diversi momenti : preparazione, esecuzione, co?zsumuzione. Aver confuso il primo col secondo, ed il secondo m terzo di tali momenti, 6 stato causa di qtlivoci. 1 Gib alla materia del conato ( 5 . 393, e :+$l$) notai che la preparazione si disti~giledalla eseci~zioneper la univociki; e la esecuzione dalla canszsmazione per la presenza coef@ienre ( non gia maramente accidentale ) dei soggetto passivo deliri consumazione. Gli atti che s n si rileriscono zrnivocamente al delitto sono prepaO ratocil; cQrne per esempio munirsi di uno scalpelln. Quando @i atti acquisktno unioocitb criminosa incomincia la esecuziorie; per esempio il ladro Iia confitto lo scalpello neril' mio per dischiuderlo. E se certo che 1' atto dir@~a$i ad un dslirio, ma dubbio

se ad uno pid grave o p% leggero, prevarr la probaltilita del delitto pi lieve al quale si riferir il tentativo. %a nun siamo ancora alla cansrsrnazs'one, perchb il soggetto passivo del furto non dev' essere quell' uscio. Siamo alla co~zmniazio~re tostochb i1 ladro dirige ia opera sua sulla cosa che vuole rubare. Se perb n81 tentativo la nozione degli atti preparatorii porta ad esimerli da ogni imputazione per la incerteziia d&a loh tendenza criminosa, evidentemente nel tema della ~mplicitA l' avvenuta consumazione effettiva rivela cou certezza la direzione degli atli anche meramente preparatorii; cosiecb il risultato di questa noziooe non pu mai essere nella complicit identica al resullato che produce nel conato. Tale osservazinne pare a noi decisiva per accettare la formula che la qualiti di preprafo~io in un atto non p& dcsumersi da altro criterio trame quello della u~rivocilii. 1' atto preparatorio fosse non Se imputabile soltanto perchd otto peparatwio, ei atrn sarebbe imputabile nei complice e h si limito a tali albi.

In proposito del concorso di azione al delitto altrui la distinzione di questi tre momenti fd nascere diverse forrne di par~ecipanza.Dalla partecipazione agli atti consumativi sorge !a corr~itb; dalka partecipazime agii atti precedenti ( o di esecrizione, o di preparazione) riasce 1' ausilio , o prossimo o rernoto. Dalla parteci* pazione agli aUi posteriori alla consumazione naste 1' nderenza , e il faooreggiaonento

Qaando la partecipazione fu concmitcrnte agIi atti consumativi, colui che la pose in sssere i: un correo, ove awbe vi abbia parkwipato unicamente con Ia par o b ~ od anche colla mera preser~zu e senza nuIla , , operare. La parda istigatrice, che svituppa il solo concorso 4~0fuIe $0 h precedente alla consumazione del delitto, w u m e il carattere di concorso m e r i a l e quando 1 coocornitarite ai momenti della consumaziona e : con lei si compenetra per la unita. di Qmpo.
h nada paroEa pub anche costituire elemento fisico di paftecipadone al delitto allrui, bench prete* dente alla consumazione: e eib quando non abbia influito solt~nzo sulla ruolorirb dell' agente; ma abbia inflelito diretiamerrte sul fab6o come parte di aziolde. Ci si esebplifica bene in colui che d' accordo coll' assassino, ahbia con parola ingannevole indotto la vittima a recarsi nel luogo ove il micidiale l'attendeva. Quella parola non ha avuto una influenza morale soltanto, ma una influeaza fisica su1 faito criminoso ; e rientra n81 concorso, aon di mefa volona, ma di voluna e di azione: io tale ipotesi perb non costituirehbo la c0frBitd ma 1' ausilio.

La mera presmztm, benthb atto negativo, assume il caraltpre di corrsitii quando tale presenza riunisce 1 ~ :

- 275 due colidizioni di esserehtata efpcierite, e di essere stata intesa a facilitare la esecuzione. Allora anche la prese?r;a inattiva i: [in momento materiale che si con. giunge alla p~rza fisica del delitto.

I1 correo 4. irnlrutabile eryualrneltte che 1' autore fisico del delitto. & un' accidentalit so la mano delI' uno piultustocb quella dell' allro operb l'atto con cui la legge venne defioitivameiite violata. Quest' atto si considera corno fatto di ciasciino dei malvagi che scientemcnte vi assisterono di persona. Qnell' assistenza, ancha inerte, rendeva piu audace 1' esecutore o distoglieva la vittima dalla difesa; e tanto basta percll assuma il rapporto di causa ad effetto respetlivamente al ilelitto a cui tutti i presenti dirigevano attualrriente le loro volont,

Pi propriamente il correo dislinguesi (la1 coautore. l< cnautore in senso stretto colui che partecipa attivamente all" ultimo atto consumativo del tlelitlo. Celebre 1' esempio romano Bei due ladri che portano sullc spalle al10 due estremiti la Irave rubata: adaltabile iri molte altre fattispecie. Correo 6 parola che esprime la rorrcspo~~sabilitici Coautore esprirnc la roncorrerzza altitru in cjuell'atto che veramente consuma la respettiva violaziorie della legge. Ambedue sono per la comune dottrina ugudmente imputabili. Ma la distinzione fra

correo e coaeilore pub essere interessante nella questio-

ne circa la coniunicabilit deHe circostanze aggravanti.

Quando la partecipanza dolosa all' azione fu solo precedente agli atti eonsurnativi, colui die Ia pone in essere un ausiliatore. La forza fisica del delitto ha ricevuto da costui un imp~ls0minore che non fu qilelo datole da coloro che parieciparono alla consumazione. Fu il fatto di costoro che viol la legge; senza del quale il fatto dell' ausiliatore poteva restare innocenlc. Oltre a ci la volonta eriminosa perseverb iia quelli Ilno all' esaurimento del delitto : mentre nell' adsiliatare si ignora se avrebbe ugualmente perseverato (1).
(1) h qiiesta la ragione fondanientaIe per cui si dirnostra assolulameiite ingiusto il sistema della parificazione dei complici agli autori. In quelli vi meno di forza fisica collo i1 rapporto della eticienza, e meno di forza morale sotto il t'dpporto della persaverariza, Re c c a r i a dfvagando anche qui in cerca di argomenti empirici disse che punir nxcno il comglice giovava perclib pi8 difficilmente si sarebbero trovati autori. Ma i'argo:oineiito fu ritorto contro di lui dicendo che m punire meno i coniplici si rendeva pi facile trovar com1 plici. La replica distrugge 1' argomento. Ira cosi 1' argomento wme la replica sono viziosi: perchk portatio stil falso terreno della ubilith una questione che deve decidersi coi soli priucipii di giustizia. I1 codice Francese del 1820 (anacronismo vivente) adollb ii principio della parificazione. La scuola Francese vi aderisce tenacemente. V o i a i n (de E conrplicit$ ha consaa crato la sua dork dissertazione a sostenere il principio dell'assimilazione con 1' argomento elorico. Secoadc lui dai Greci e
I

- 277 Roiiinni fino a noi quasi Lutti i monumenli legislalivi mastrano la prevalenza di cotcsto principio, Io non valuto niente I' argomento storico in una questione che vuol essere cciolba secondo i principii di dirilto. Ma poi il lavoro di Y o i s i n rivela ad ogni pagina la parzialit. In primo luogo egli ha presceIto i testi che favorivano la sua tesi; o malgrado cll, ha dovuto recarne innanzi parecchi che la conibattono. In secondo Iiiogo egli ha talvolta contorto il vero senso di alcune leggi che allega. In terzo Itiopo egli porta innanzi disposizioni speciali come argomento di un principio generale. E questo k capitale errore nel quale si cadde in proposito del giure Romano uella materia del tentativo, come si O orinai dimostralo da G e b e da N i c C o l i n i. Anche tra noi abbiamo adesso leggi spcciali contro il brigantoggio lo quali pdriflcano coinplici e tentativo con autori e consumazione. Potranno perci i posteri desumere da queste leggi che i tre Codici penali da cui si governa oggi il Reame d' Italia ohbedivano al pillncipio della parificazionc! O r t o l a n desume , la etimologia della parola complice dal verbo plectcre (punire: conlplectc~e,eomplexus , complex, complice. La etimologia sarh esattissima. Ma la conseguenza spontanea di tale etimologla k quella che complectere vuol significare punire insieme, non gli punire obgunlmsnte. E difatti lo stesso O r t ol a n b fra i pochi Criminalisti Francesi che riconoscono I:i giustizia dl un reparto disuguale d imputazione secondo la ' diversa intliienza della partecipazione.

Esige dunque giustizia che contro t' ousiPiatar~esi diriga una irnpirtnziorie nzinore (li quella che si applica ali' aiiloro priricipalc.

Tale jrnputazione si gradua sul criterio delIa rnaggiore o minore influerata che 1' ausilio esercit sulla cousumazioue. Di qui la distinzione dell' ausilio in prossimo e remolo (i); analoga alla consimile distinzione del conaio. I1 pifi spssso la partecipazione agli atti di esecuzione costituir l' ausilio prossimo :la partecipazione agli atti preparatorii costituir8 P ausilio remoto+ Dico il pi spesso perch t;rlvolta '1 ausilio mche Wgli atti preparatorii pub lasciare un risultaio rnareriaie che poi figari nei momenti della consumazioue ; peh lochb ravvicinandosi a questi 1 atto del complice pab ' presentare tale influenza da doversi consitierare come ausilio prossimo :per csempio la manipolazione del veleno i- atto preparatorio; ma chi seientemente preparb il veleno Al' avvelenatore pare a me ausiiiatore p r w simn, percb0 il risultato dd suo atto ha figuralo m modo eiiicsce tra i momenli della consumazione. Questo ravvicinamento del risultato maleriale del fatto preparatorio alfa consumazione, vi accosta giuridieamenw l a persona di chi lo esegui dolosamente a cotasto fine, quantunque 1' alto ( dolosa preparazione del veleno ) abbia la natura dei preparatorii, e quautunque sia disco~@ per una lunga serie di momenti intermedii e (per ua iritervallo farse di mesi) dalla consumsione del veneficio.
(l) W o l t h C r s de auctoribus gina 117.
et uociis

deliceorm; $a-

Ripeto che cotesto confronto rilevantissimo della differente gravit politica degli aiti preparatorii nel conato e nelin compliciti, una ulleririre riprova della esattezza della formula [la me adottata, quando affermai che il vero criterio scriminativo degli atti preparatorii nel conato, non 6 gii la mera possibi1t.A del lientimento (la quale si accomuiia ad ogni attentato) ma bens la mancanza di univociti. E sempre una questione di scienza. Nel tentativo Ia impossibiliti di supersi dai terzi la vera direzione di quelli atti li scriinina quando non furono susseguiti da atti ulteriori. LnJella complicitSr la scis~tzanel complice della loro ileslinazione aggiunge al concorso fisico il c,oncorso rnorale. E se gli atti preparatorii furono susseguiti da atti ulteriori, colui che parlecipb a quelli B indubitatarneute imputabile; e lo B talvolta al massimo grado al quale possa salire la irnpa tazione dell' ausilio. Qnesto massimo grado d imputaziona nell' ausilio che pu talvolta spia' gersi fino alla pariflcaziono della pena per eccezione alla regola generale, quello che si risconlra riel complice necessario. Complice nocessario dlcesi quello cIis concorse ali' azione con atto tale che senza il meilesimo non si sarebbe potuto consumare il delitlo. Sarh assai difficile in pratica 1' applicazione di questa formula, ma B la sola giusta. Bisogna per0 guardarsi dal1' intenderla in un modo grettamente coricreto, percht! quando un fatto i! avvenuto tutte le circostanze che vi concorsero concretamente possono assumere il ca-

ratlere di imprescindibili da quella data forma di fatto: nia cib non basta a dirle necessarie alla forma generica del delitto. 8. 576. Quando la partscipazione materiale al delitto altrui fu sebsseyerBnte all' alto consumativo ,si deve distinguere: o cotesta opera era stata dal part9cipe promessa all'esocutare del delitto precede~tementealla consumazione del meciesimo; O non era a&ta promessG. Se era pattuita precedentemente, l' atto fisico di partecipazione benche malerialmente posteriore alla esecutione, costituiscs un wusiio'o e ne corre le regole (i). N6 vale in tal caso 1' abietto che itn atto posteriore non possa essere cauaar dell' atto anteriore; perchb l'alisilio , sebbede abbia avuto esistenza rnaieriale solo dopo il delitto, ebbe per altro, merc8 il patto, una esistenza iniellettuale antecedente. E questa influ, o pnt6 influire, s~iladeterminazione eriminosa dell' autor fisico : il quale potb con fac.iiilk risolversi (per modo di esempio) ad uccidere, perche reso certo che I'altro In avrebbe aiutato a seppellire il cadavere della vittima. Onde a ragiona in qnest partecipanti, che alcuni chiamarono fautcma ex cmppacro, per distinguerIi dagli altri che dissero fautorss wcidantaliter, si riconoscono i carsilteri di vera complicita. La eacienza fisico nel fatto lot~ ~osteriore: efficienzamorale frl anteriore. k la
(1) Che la promessa , del favoreggiamento posleo~ior'e a l delitto quando B data' antrrio.rmenre costituisca vera coniplicibh, lo espresse Il B e P lo l o con la 'elegante formula qtiin

bpes data ad euadendum est ausilium ad comrmtrcndtrn~. Del resto la irlcn che il favoreggiamento posteriore non mlituisse per regola cornplicil fa intesa anche dagli antichi Dottori: B a r t o l o Sn leg. 3 s i quisqtre fi ad S. C.Syl1.- A n g Pl o de rnal~ficiis, aerbo et AnJfseal, num. 6 . in Pla Ca lilr. 1 Itclictnrum, crrp. 16, n 16. . R i c h t e r de ?ioliridio pag. 802.

g. 47'7.
Se poi la pa~tecipszionenon el,tie esistenza n8 intelletluale nc/ wtateriale precedentemente al delitto: ma si la Ede~come 1 aaione del terzo furono posteriori, ' allora si deve di nuovo distinguere. O 1' alto posteriormente concepito ed eseguito ebbe per unico f i n e di sotlrurre il delinquente alle persecuzioni della; giuslizia: o ebbe anche il pile di portare il delitto a

conseguenze ulteriori.

Re1 primo caso non pub parlarsi di oomplicilh. Sorge un titolo nuovo di reato di per si! stante; che dicosi fuuoreggamsnto, e che bn:dolitko sui generis ( i ) che ha per obietto Ia pubblica giustizia. l1 diritto che I' autoro di questo fatto intendeva violare, e quello

che effettivamente violb, non era (a modo di esempio) il diritto clie il soggetto passivo del dclitto aveva alla vita od alla integritSt delle membra. Quosto diritto era ormai violato dati' autore del reato. Il diritto che il fautore volle violare e violb, fu un diritto universaZs. Fu il diritto che tutti i cittadini hanno di vedere rispettata con effetto, non elusa e conculcata la p n b blica giustizia.

- 883 (1) hnohe

B e r n e r (Elmenli di Diritto penale rit. 5 ,

S. 107) segue la

comune dotirina odierna che nel favorepgiamento riconosce una figura criminosa disbinta dal delilto priuoipale: ma avverb perh quctsto essere vero in ordine alla nozione. In qiianto d i a pena oisserva non polerui presoindare da un riguardo alla diversa qualit del delitto principale a cui si b odeso il favoroggiamerito; e avverte che questo metodo (suggerito da 0 a u e r nel suo trattato vol., 1, jdog, 464) fu adottato dai codici di Sassonia 1838 art. 58, e 1853 art. 61; di Vurtemberg art. 90; di Uarmstadt art. 89: di Baden Q, 143; di Hannover art. 75; di Turingia art. 36 31 ;di Prussia art. 38 ; di Austria art. 6.
fB

Ma ae 1' atto, quaniueque tutto posteriore, cadde intorno ua reato non del genere d0gli islantanei, ma di qiielii che diconsi successioi perchb ammettono prosecuzione nalla offesa al diritto principalmente atlaccalo, ed ebbe per fine di agevolare questo delitto nella sua prosecuzione e di fatto lo prosegui, io penso che debba sempre parlami di vera complicit8 anche nel1' alto posteriormente ccroce~ito BC1 ~5eguito.

Ln M t o . mo l',ai@ (5 p~sbriore alla violaziorae delio J ~ g a p r &ll diritta, ma non posteriore all' esau:~ rime~ta Pelil~Riiio~+jLa ed i1 diritto erano semlegg0 p n w c e u i b i l i d w r o vi~latri, quell' identico so& i in &&lo passivo &i grhw &lit.to; a sa Y aUo posteriore alla prima violazione rappresenta egli medesimo una

secorida violazione della stassa legge e dello stesso diritto, il fatto deve dafioirsi e misurarsi dalla offesa recata a questo ;non dalla offesa alla giustizia, alla quale 1' agente non intendeva (i).
(1) Tedasi il mio discorso sulla ricettaxione dolosa di cose ftrrliue (Opuscoli vol. 1, opicsc. 3 ) e il codice dcl Brasile arl. 126, S. 1. P a C h c C o festudios del dererhn pe?rnl, leccio?&15) accennb alla i7*reparabilitct del. delitto consuriiato, come a criterio della nozione del fuuorcggiaarento. lifa uon spinse a risultato cotesta osservazione: n+ la dicli~ziono fra reato irreparabile e realo reparabile pub essere guida sicura por discernere i fuutori del delitto dai contiiiuatori. I1 criterio unico esatto i: quello della coxtinuailitu, o non contirwabilitk della violazione del diritto; poi& b questa che da al delitto la indole successiva, e porgo agli atti postc~iorila iderilith di obiclto con gli anteriori consumativi. La idea di questa disilnzione trovo che si era rivelata anclie al M o m m a e r t s (de criminum fautoriIius png. 22, Louanio 1897) e che ei I' occottdva sanza per Nu~n rPm fwlivam celnt atque qui altro svolgerla ivi recipit non solicm diquafenus id eflce?>epolerrt ut crimen impunkutn maneat ; etiam receptalores repvuna fiutivased rum imyirdicnt quon~inub ablatue domi~aoreatituarilur. ras Ideoquo dsninurri ejus, ritqve delictum iuris quasi coirtlnuant. Ji'o mayis ii puniendi videnlur si in 2uci8a participenr, 74 pplerzil~~q~~e solel. 7" ceri

- -

Le aritiche scuolo confusero nella complicit indistintamente tutti i fatti posteriori ad un delitto ; ed anche quelli che no11 polcvano avere altro Fns, tranrie di proc.acciare al colpevole la imyunitu. Questo. fu un

errore. Colui che seppellisce, la vittima di un omicidio senza avere prec&ailerneints promesso quest' opera al micidiale, non p b dirsi complice dell' omicidio. Alla prima ~iulazione costui estraneo si moralmente che era materialmeiite. 11 diritto di quell' infelice alla vila non era pii1 suscettibile di essere violato ;ni! lo violava per certo colui che dava sepoitura alla fredda salma, Trovare 1' obierto di tale delinquenza nel diritto alla iiiia di queli' infelice, era l' istesso che dare per obietto ad un rmtc) un dirifh non pi osisbnte, non pi suscettibile di essere offeso, ed effettivamente non violato dall' atto posteriore.

scuole moderne corressero cotesto errore, distingueado il fautore dall' ausilisrtor~, io penso che Ma trascendessero nella correzione quando, senza distinguere tra reati istantanei (mi valgo della formula di O r t o l a n ) e reati che confinuano la violazione del diritro (detti gii da J o u s s e swccessiz;) e senza distinguere 674s da fine, gittarono nella classe dei favoreggiamenti tuttr gli atli che, senza patto anteriore si potevano porre in esser8 dopo il delitto. Colui che per fine di lucro scienleinente d i opera a liquefare l'argenteria cho a me B stala rubata aaiinchi? il ladro possa giungere al]' ultima meta del suo delitto (ci06 la propia locupielaziione) ana aiuta il ladro a ingannare ia giustizia, ma w cmprt6 la viuIaziono della mia propriea. Cosmi vioh ii mio diritto d-i p~opriezti,che malgrado il furto b clnuvia%aldoe, vi~ace; da qtiem e
Le
l

sta violazione deve desumersi la misura della sua imputazione. Tale almeno la mia opinione conforme a quella dei criminalisti italiani fino ai d nostri, e dei criminalisti francesi anclie modernissimi.

In una parola la essenza materiale della complicita sta in questo che I' atto cui vuole applicarsene la nozione sia stato causa della violazione del diritto da Se l'atto cui tragge il suo tilolo 1' azione principale. interviene quando il diritto non era (plu violabile, repugnante ravvisarvi un atto di compliciti; e non pub perseguitarsi che come delitto isolato secondo i suoi fini ed effetti. Ma quando il dz'ribto era sempre ciolabile, e 1' atto sopraggiunto dopo la prinza v i o l a ~ i o r ~ e lo ha realmente offeso d i nuozco; e il $ne dell'agente era appunto diretto contro questo diritto (come evidente io colui che dolosamente ricettando 1' oggetto furlivo, porta 1' avida mano sulla eosa altrui per farne Iticro) quest' atto, se non pu dirsi causa delda prima violazione gid esaurita, pu bene dirsi causa, come reallnenle lo A , di una violazione ulteriore recata al diritto di proprieli. una proseczczione (come acutamente osserv T r e b u t i e 11 ) della prima offesa; eli atto di coml)licit.

Sicch4 riepilogandomi, dovrebbero a mio parere dividersi i partecipanti al delitto altrui in cinque cate-

gorie d .O i motori :che possono essere o esclusivi. o concornitanti %.O gli autori: ai quali si sssirnilano i coweriori, o correo' 3.O gii ausilialwi: che possono essere o prossimi, o remati ;o nacessarii , o accidentali, - 4.O i continuatori - 3.O i fazrrori. La ric~~taaione , come titolo speciale costiluilo dalla nbiiucrZn'62c del ricovero di cose o persone, non ha alcun n e s o col dolitlo principale. Taato O cib vero, che per alcune giurisprudenze per avere questo titolo di deliaqoenza non sempre k rispylr necessaria la verificazione di un delitto consumato.

Anomalie della innpulazo'ond nella cmplic.it.

I principii fondamentali di ginre penalo sono assoluti. E appunto perchb sono assoluti, le r'egole upplicatioe variano con le modificaioni dei fatti: perche la regola applicativa deve ssmpre obbedire al ~~rincipio, e non questo arrendersi a quella.

: principio assoluto che la imputazione si rnisuri sulla ragione cbmposta deila forza morale e della forza fisica del delitto. Come altrettante deduzioni di cotestr) principio noi trovammo le regole secondo cui la imputazione del mandante, dei socio, del consigliere, del

- 887 correo, o dell' ausiliatore si gradua proporzionatamente a quella dell' autore principale secondo il pi o meno clie la complicita presenta nelle respettive sue forze fisica e morale. Ma tali regole di proiiorziorie presuppongono lo stato orvlirlario e normale del respettivo concorso delle volontA o delle azioni.

Ora questa normalit pub sparire ogni qualvolta intervenga una modificazione, o nei rapporti che Icgano i partecipanti tra loro, o nei loro rapporti cori la legge penale. Ci pub verificarsi in tre modi diversi 1.0 ovo non sia stata cosrsnao psrseucmnte Wa le r o lonth degli agenti 2.O ove sia mancata la coererbzcc dell' azione alla coloni do1 partecipe - 3.O ove non siavi coerenza risila posizione gitlridica delle persone. A completare la teorica rimana si spieghino questi tre casi di possibile modificazione. Hicordercmo con T i s s o t 1' aurea regola: in malieria penale quanto piu si clistingne pil siarno certi di amministrare giustizia.

PRIYO CASO Cessazione di coereuza nelle volotlI& La coereliacb della vulori~brleli' autore con la volont8 del suo complice, e viceversa, deve avere iri qualche momento esistito, aItrimenti non vi sarellhe compliciti (S. 4.32 e segg.) in nessun caso.

M I' accordo nato una volta fra i pi malvagi, e a che gli ha legati in un rapporlo giuridico verso la legge punitiva, pu essere rotto pcr ma mulazione di volonta avvenuta in uno solo dei piu consociati. E qui variano le regole seconbchb tale resipiscenza avvenuta, o nel delinquente principale, o nell' accesso~io-

& impossibile seiogliere questo delicato problema senza procedere a disiirizione di casi. 11 principio fondamentale 8 uno solo: quello ci06 che ciascuno dei pii1 chiamati a rispondere di uri delitto se pub essere imputaliile anehe del fatto materiale non suo, non pub essere imputahiIe se non a misura dello stalo d ' i n tenzione che fu suo proprio. Il dolo 6 eminentemente individuale; ma il doto uoa volta che pub ravvisarsi come causa impulsiva del fatlo criminoso non B sempre nacessario che sia concornitante alla consumazione del medesimo. Di queste veritA trovasi nitida una nuova applicaziorie nelle varie regole che adesso andiamo ad esporre.

q.

491.

Se si 6 patlsita colui cbs doveva essere esecutore

del delitto, distinguesi. O si poti prima di aver ritrlllb operato; ed il suo pentimento giova al socio, all' msiliatore, al mandante; in questo senso, che non es-

- 289

sendo interrenuto verun alto esterno di esecuzione, manca il f t principale su cui radicare la imputaao zione, e non pu seiiza vizio logico parlarsi di romplicitiz, ciae di arcessorici a cib che tion esisre. L'necordo criminoso p u i ~lutto al pi in certi casi impntarai a coliii che persererb nel reo volere, come delitto di per sk stante.

O 1' esecutore si penti dopu avere gii posto sere atti esterni co~t~ituenti materialiti di uu la tiuo: ed alliira quel teritativo potA rion essere tato a. colui che si penti; lierchi! rapporto a

in eststitcc-

impului si avrk un deIilto ritiiiisto imperfetto per causa volontaria ($, 394); ma cari sempre il tentetivo stesso irnputahile all' allro, perchk rapporto a lui il pentimerito clcH' esecutore t? un fortuito indiperrdents 12calla sua i.nluntik, ed anzi contrario a quella.

Se pni il peulirnenlo nan si verifica nel!' csc!ciitoi.e, ma. ncl n l a ~ ~ d a ~ rnel, socio, nel cor~siglic!rc. o nrlte 1' cr.lcssiliutore,Lisogna tlistinguei'r, Ri nooro.

O qui51 pe~~tirricnlo rirn:ise igr~ora~o eset:utore : all' il qualc condusse a terrnine i1 delitto in coerenza al prirrirtivo accordo: ed allora il pentimento niiiia giova
I! !

a scusare il partecipe, come nulla giovb ad impedire la esecuzione del delitto alla quale egli avea dato v:tlido impulso. 3. 498.
O quel penlimento fu cortosciuto te?rryestil:(~uieriIc dal1' eseculore ; il quale, malgrado conoscesse la yariata

rolontA del suo compartecipe, pcrseverb per conto proprio, e condusse a .fine il delitto : ed allora per reguli~ il solo responsabile rimane l' esecutore.

Cotesta regola perb si fonda sul concetto che il delinqueate accessorio comunicando temyeutivanze~ite,sebbene non i~tilmente,il suo variato consiglio nll' ssecutore , ablrin distnctto per parte slia lutli gli e[feCtJ dei suo priino disegno, e dell' accordo priiilitivu. Per('i0 ove tale supposto cessi, ella C necessita logica riconoscere la perseveranza della impulabilih nel Iiartecipe, ad onta del suo pentimento e della manifealazione len~~iestiva colesto pentimento. di

Cib accade qaando il partecipe abbia ajutato ni yrim i atti delilluosi ,o dato istruzioni, o sunmitiistrato ?)lezzi che poscia abbiano elrettivamente servito a consuinare il delitto. ln coieste fattispecie il primo atto

malvagio del partecipe che ebbe eiiicienza sul delitto, iinn pub essere cancollnlo dal secondo atto di resipi-

- 294 scenza, che non fu efliciente ad impedirlo. La imputaI.iilit resta malgrado cutesto futile pentimento, a menu che il partecipe non abbia spinto la sua resipiscenzo fino al punto di agire eoo ogni suo possibile ]rei' impedire il delitto.

SECONDO CASO Mancata coarercwra dell' uziunt! ailo t.olo?iti-c Cib avviene quando 1' esecutore del delitto 1,rnduce un effetto piu grave, e viola un diritto pi

imporlarite di quello previsto dai suoi partecipi. L'ordine del mandante, le istigazioni del consigliere, gli alacordi ilel socio, i preparativi dell' ausiliatore, tendevailo per esempio al semplice ferimenlo clell' iiiimicu: l' esecutore Io Eia ucciso : saranno gli altri responaaIiili dcll' omicidio ? (i).
' 1 : 1 picnii rcsponsabilit:i delleeccesso si sosiennc da , ; ) iiiolti: B o h ~ r n c r o elcm. 2, 16,216- M a t t c o dc crim. 48, 5,3 B c r g e r o rrconomia j1lri8 3, li, 36 ;ct 3, 11,

--

C n r p z o v i o prnE i s o n l i a r t o p l t s c , pog.67 r l i c n pav's 1, qrrmst. 4, n. 37. Combatlk encr$icnnk~nte tale opiiii~na il P 11 t t iti a ri ti opttsc. crffii. ap. 1.

12-

principii vengono a conflitto. Da un lato si obiettn che quei partecipi avendo influita sul mettere in moto il braccio dell' autoro fisico clel delitto, sono in certa guisa couse di questo. Dail' attro si oppone che non pu esservi mai reslionsabilit penale dove non ricorre la oolonl2c.
Dile

1 conflitto si dirirne distinguendo fra erc'essn nei 1 tnezzi, ed eccessa nel @/re.

Si ha eccesso nei mezzi quando 1' esecutore 11a iisato mezzi diuersi da quelli concertati coi partecipi: il disegno comune era di usare il bastone; P, l' eseciitore si valse di stile. In questo caso la re~ponsabilitii pesa tutta suli' autore dell' eccesso ;iinica caiisa del

piu grave risullamento.

quando sebbene i nzezni adoperati fossero quei medesimi che si voleunfio da lutti, prodassero per un effetlo pii1 grave di qiiella previsto. In sirnil caso se l' effetto pi grave nacque per conseguenza naturale del fatto, o per sema plice colpu dell' esecutore, la res[ionsabilil si comiinica: perclrB quantunque i partecipi non prevedessero riB volessero quel fino, p r e vollero dolosame~zte quei mezzi ci10 per natura loro produssero il risultato pii1 atroce. Cib li rende responsabili del titolo pi grave: sebbene perb noa valga a trasportaro la qualifica del dolo di proposiro dal caso previsto e volilto al tito10 non previsto n& voluto.
filie

Si ha eccesso soltanlo nel

Ce per6 i' eccesso, anche n ~ mero fine, provenne da l 11#,19 qler.irrlt1 dclt' escctitort, egli solo ne i: responsabile.

si deve perdere di vista che le regrile relative al1' eccesso, che trounno congrua applicazione riell' istesso genere di delinquenza, non ~irocedonnper/) nel tema di delirri ~lirrrsi. questa ben distinta ftrtticpe. In cit: sona costariti le regole di irrc*;l?onsahilitil sstabilite di sopra ( g. 43Z ).

TEI\ZU CASO - Riancala coerenza nella poszaionr: giuridica dei corzdelinyuea~i,Le circostanze materiali irieronti al fatto criminoso si coniunicano fra i piQ compartecipi rtl tfelitto. Le circostanze irierenti alle persone nou si comunicano. La complici li^ non 6 mai accessiorie alla yprsone, ma al fatto :6 reals, non parsoviale. Questa regola i! assoluta : rna sorgono clificolti riellri sua appIicazione.

Vi sorio ilelle circostanze cos iutuitiuarnentt: persofrali, che aori pii0 emergerne oceasioiie di rluhhio. La ~tai?korefi~ e?.l.ore , la cbrietic: il srirdoniu1ism0, 13. de, 1'

wet2za, fa ueemenle passione (i) di uito dei parloci-

panLi al delitto nessuno vorri sostenere che ci~rnuniclii il benefizio della. scusa agli altri partecif~iche si travano in condizioni di piena impnl~biliti.Ni! la prerlsitb o lo stato di recidiuntrza, iil cui versi uno dei

colpevoli, potrebbe mai carne ragione di aggravi0 porlxrsi a carico dei compagni, che non sorio forestieri nk recidivi.
(l) k stato oggello di clegante dispitta frui pr.ltici il caso t l ~ lrnlrito che sorpresa in adullcrio la prizl>ria rnoglie, coinaridi al figlio od al servo di ucciderla. Panno vslcro i~ prn dell' esecutore In sciisa cho proteggeva il inarito offeso Fai. i n u o o i o (quaest 121 ,?&. 18) ed altri , per 1~ rngioiit! ciie I'esccutore sapeva lc conseglicnzc giuridiche del giustu dolore sul fiiito che gli veniva comandato. No dubitb t I ~ r p r e c h t dirrp. 1 , n.545.Vi si oppose C o v : ~ r r r i v i o in epiconte pnrs 2 , cnp. 7, S. 7, 18. 5 : ove dopo avere aonfessrito G ~ C questa t! la comune dottrina d e ~ l i scrittori, ne oppti~i1; per altro la veritb. E noi pure la credianio rripno vern.So1tanfo ravvicinando questa ipotesi alla ipotesi dcl coinl~lice del figlio parricido ,ci se~iibrerebbe che le due qiiesli01)i volessero essere decise con un ciliterio uiniforrnc.

Del pari vi hanno delle circostanze che sono tosi iatuitiuamente materiali, da Iion porgere occasione dubbio circa la loro comunicabilit3, a tutti i parte~~ipiLo scasso, la scalata, la falsa chiave, la uioleltrra ed altre circoslanze materiali ohe abbiano servito (li mezzo al furto, e che ne aumentano la quantiti politica, non possono non essore comuni a lutti coloro
+

che scientemcnte prcsero parte al delitto cosi qualificato, benche costoro non abbiano per avventura di

propria mauo operato essi la violenza o la effrazione. Coteste circostanze sono cosi unilicate al fatlo criminoso, che non se ne possono declinare le conseguenze (la chi volle e coadiuvb il fatto accompagnato clallrz medesime. 608.
Tutta la difficolt:l nasce in ordine a certe circoslaaze; le quali ben lungi dali' essere reali, sono pro-

priamente intriilsechc alla persona; ma pure influiscono sul titolo del reato. La donlesfrcitic nel ladro, dalla quale nasce il titolo di famulalo, si comunica essa ai compagni non domestici? La qualits di pubblico zifflciuls deteriora essa le sorti dei partecipi del falso commesso dal tabellione? La qualit di figlio nell' uccisore aggrava essa anchc 13 responsabiliti dei parletipi nel parricidio?

Quando cotesto qualiti meramente persuituti, oltre ad influire sul iirolo (lo che puj configurare una efficacia meramente nominale) o danno l' essenza al nuovo reab, o ns furono mezzo, deve cerlamente farsene rinfaccio anche a coloro ctio nella propria persona non le avevario, tnn che al fatlo cli chi Ie aveva parteciparono con scienza delle medesimo; e cosi delle medesime profittarorin. Quando niente di ci8 si verifica, la opinioni sono divise (1); nia sembra so-

verchio rigore il comunicare un' aggravante a clii in $6 non ne aveva la causa, per la mera ragione deI1' ossequio alla nooienclatura.
(1) C a r a i i g n a n i insegn? la dottrina drlla cu~tiirnicntiune. Russi acremente difese la non coi~itnicazioneliel\'ag.dravants. T o l e n e s fde l' humawit Jans les lui8 cri1 i mkaelles, puy. 543) B o i t a r d , L c g i . n v c r e n r l , C h a u v e n u et H e l i e, ed altri, sono prr la incomu~\icubililri.13 e rt n 11 l d filcrnire iepon pag. 457) avverto chc? la clottrin;~ . per la opinione pi m i l e , e 1u glurisprudctizn per lo piit severu, ma si decide per questa. T r e b u t i c n dopo q i i : ~ I che esitanza mostra propendere per l cornirnicauf~~nea a j si tranquillizza poi fcours c'l~nenfaire droit criurlitrel de pcig. 200) con auvertico che i 1 giuri avrcbbc artiiric!sso pel cornplice non figlio le circostanze attenuanti. Cos jl sistern:~

rlclic circostanze ottenuantl , che lascia senza ficot~orfli:~ la giustizia pratica , conduce all' Indi~erentisrrio sui princip.i scientifici, e si abbandona al giudici la cura di 'farla da legislatori. M o l i n i or (Recue Criliqzle vol. 13, paig. 86) sostienc Id p~i'ificaziouc della pena pel complice si del parricida, coine del uotaro che abbia falsificato iin puIillico ilo~uriieiito. O r t o l a n fcle'rnents de droil p h u l n . 1284,2." ) srrirnclte chc la doitrii~a corre~itt? i tcarici C quclln clell;i fra non comunicuDidild: Ina (n. 1285) egli si dichiara in mnssima per la comunicobilit8 tutte le volte che la r~uakitik personale influisco, come diciamo noi, sul tilolo; o , come egli dlce, sulla criminalil& del fallo, e non sulla solo criminadicci dclln persana. No limita per altro (n. 1286) la influenza per guisa da rendere scriipre disu,oiiali le sorti dei partecipi. Ra u t e r spinse il suo rigore fino a dirci flraM6 de droit crimine1 n. 1 1 9 ) che il complicc partecipa la responsabilit delle qualit personali dell* fiutare , nncorchi. q l i te abbia ignotatsl Proposizioni cbe parrebbe impossibile si potessero loggare in un ltbro pubblicato ai riostri

tt'tilpi, se i ~ u ~ s ed altro non ci fosse spiegato con le frnlo iliziotii di J o u s s e e di i ' o u g l a ri s ( il grande neniico (li B e c a r i n ). Con cib si hnndisce il requisito dell' clerncnto itueri;ion~le dalla cornplicit&; e si cade nella p.i

~ssrirdacoiitradiziune. L;) i ~ n o r c l n ~dei suoi rapporti pera sotiali con l' ucciso escltide il titolo di parricidio anche nello stesso figlio uccisore del padre, pcrchS quanto h1 parricidio i. crrore essenzinle: e si osa sostenere ciie tale i g n o ~ a a ;n non giova ai complice! In sostariza questa Srave divergenza dipcnrle da dile principii clie qui vcngoiio a trovarsi in lott:~fra loro. II. priucipio rlcliii intliridiu'tci del titolo chr seiilbra ooruanare lo comuncazioue : e il principio della indil'itli~nlil!idel dolo che prescrive la non comuriicazione.

C A P I T O L O Del delitto contintiak).

X.

Fin qui abbiamo considerato la posizione giuridica tli 1iu UOMO i cui si VUOIB imputare, o come autore l o come complice, la viulazioile di @n solo diritto o consumala o tentata.

Ahbiamo considerato aacora la posizione giuridica (li colui n cui si rimprorerino pi oiolnxfoni, 1' una (lelle quali abbia servito di mezzo all' altra: ed abbiaaio veduto come iin delitto si compenetri con I' altro, e si i~nificlll ( S. 84 e Cg. 470 ).

Abbiamo consirlerato ancora il caso di ctii abbia commesso piei violuaion per pi distiriti p t l i : eil abbiamo di volo notalo che tnnti sono i Jipii, laliti sono i deliiti di cui 1' agenle 6 imputabile distiutnmeillc l'tino dall' altro. $a quest'ultima regol;l Iia bisogno di iilteriore sviluppo. g. 543.
La rogolii lirocede tranquilla se i fitti diversi rnppreseatano piu violazioni di diversa Itgge penalc : per esenipio alcuno rubo e stupr, anche nello stesso contesto di azione; nessun dubbio sulla regola. Sorio dile delitti distinti, $. a i 4 .

)fa se l'agente con le ripetute violazioni offese sempre u?ia stessa leggo penale, il allora delle pii[ violazioni sembra uaificarsi; almeno sotto un punto di visla gericrico; e la unificazione del fine sembra dover portare ad unificare anche il reato. Ecco 1s teoria sottilissima della continuaaloue: clie deve la sua origine alla benignit dei pralici i quali con ogni studio tentavano diradare la pena di morte inflitta al torzo furto.

Fu notata la differenza fra delitti nei qiiali la sialazione del diritto si esuurisce in un solo ~iiomento;

e delitti nei quali la violazione del diritto prusegtle ancbo dopo il momento della sua consumazione. Cosi ncll' o~xlicidio nella Iesioiie personale, riello stupro , la , violazione del diritto si esaurisce coll' atto dell' uccisione o del ferimento : dolio il quale noo continua nia si prolunga, sebbene continui il male giiz prodotto dall' infrazione. In altri delitti inveco 13. violazione si prolunga ( o lru prolungarsi) iudefinitamente: come per esempio l'associazione di ~nalfaltori,la conpiura, la usiirpazione del possesso altrui, il ratto, il plagio, il deposito di armi, il carcere privato, la bigamia, ed anche sotto certi aspetti il furto. Quelli furono detti delitti istatltanei (5. 5 % ) ;questi dagli antichi si chiamarono siicccssiui ( quasi aventi insita iina progenie rli violazioni) altri li cliiamb co~ilinuanti altri perma, neari; altri modernamente li disse crolzici: O r t o l a n r'lmeats de $ruit p h a l n. 743,

Quesln distinzione

non propriarnerite qnelln in

cui risiede la leorica del delitto conlinetltlo.

Ln nozione del delilto cortittunto (nel senso alineno ciin cui si sempre intesa dai pratici italiani) presuppone la rii~elizio~~cpib azioni, ciascuna delle (li quali rappresenti una 1)erfeltcc (l) vii)laziorie di legge. Qiiandi, il clelinqticntc persevera nelle congreghe ribelli, nel godirriento del possesso iisurpato , nella in-

- 300 giusta detenzione del cittadino, neli' abuso doloso di cosa altrui, tale prusmzione del delitlo, se piib mostrare la perseveranza del pravo animo, non sviluppa i ~ c r iulteriori ciokaziorrf di legge. Qui non puO nasce~ re il dubbio che si tratti di pi& di 4111 delitto. La prosecuzione consiste nel tener vivi gli effetfi del prirno delitto in un modo quasi negativo, piuttosto che con un rinnovamefilo di azione in cui veramente sin una seconda infrazione deliri legge.
111 qui In grdve questiono se possa obiettnrsi la cuw li~iuazione IctiCativo, e nel delilto niancato. La questioxic riel fu proposti1 in un caso pratico alla Corte R ~ g i i i di Luccn,

un

fii

piultoslo cvasa ctie risoluta.

continilazione in cotesli reali B cosi inorente alla natura loro, che non & possibile farne una speciulitir 11c:i singoli casi; o pretendere di riiifacciare al colpevole dellu prima infrazione, il secondo atto come una nuova infrazione di per s stante.
L3

Perchb si abbia l' aspetto di pizi ddslilti bisogria vi siano pih azioni rappresentanti ciascuria di per si., una nuova offesa alla legge. Ora dala questa piurulilcl di azioni, il rigore dei principii avrebbe richiesto c h ~ a\!' autore delle medeime si imputassero tiittc cokne altrettanti distinli titoli di delitto. Ci portantlo per ne-

tessiti logica ad iin'ngclcrmerazioae di pene clic poteva essere esorbitante, i pratici irilroilussero la dottrinx della cotttinrrawio~~ela cluale h:i. 10 scopo be; nipo di consillerare i piit tlelitti come un solo rlelitto ronti,trccrto ;onde a~~l~licsrgli irilputaxione comuna plessiva, pii~grave di quella altril~uibilcal flclittn m i c o , ma non mai erliiivaiente alla soinma risultarito dal rumulo delle irnpulazioni dovute a ciascuria infraziori~.

Da cib B intuitivo che la conti~rraaiotienoil e in modo assoluto una circoslanza uggracarire, poiclib porta 1' effetto di diminuire la iniputazione (li tanto. di quanto la iniputazione che si d i ad un delitto solo (:itimentata per la continuazione) differisce dalla irnllutazione della prima violazione, sonimata con la i~nputazione della seconda, e della terza, ed oltre secondo i casi. Checchi; possa essersi delto dallo giurispridenze in obberlienzs ( o vera o creduta ) di certi diritti castituili, k chiaro i t l faccia ai principj razioiiali che la co~ztilaua~ior~e puii mai essere portata all' cffctnon to di infliggere ai piu fatti una pena maggiore di quella che recherebbe la somma delle perle dovutc a tutti i fatti. Cib i: dimostrato dalla storia di questa teoria : e dalla rngiorze a c i ~ isi ispira, ctie B qnella di trovare nei fatti continuanti, non $i5 piii e diverse detcrrriinazioiii aiminose, ma utln sola. Essendo innegabile che dehl.ra tenersi corni! pii1 scellerato r:hi piib 'twlts si ii delcrrniriato al clelitttu, clie no1 sia chi vi si determinnto roda ualtn sola, B repugnrinte pum
'

- 302 nire piu questo che quello. % iri qaesti dimcili conflitti [li appliczzions che la gastizia prrtica sembra spesso faorviare dai dettati della giustizia razionale; e porge il fianco alk amare cerisure dei socialisti.

A ben deflnire ii deliulo cxmtitrlrato B necessario stabilire due crilerii distinti. L' uno per discernere il caso del delitto colltinzcato dal caso dei pii6 delitri. L'altro per distinguere il delilto con&inwtodal delilta unico. Avvertenza non sempre chiarita a sumcienza e 1:i coi dimenticaiiza diveane feconda di equivoci. Due scrittori ~ m b r e r a n n ocrwcardi perchb dicono entrarnbo questo non b caso di delitto co~itiwato.Ma I'uno nega la coirtinuaziooe perch sostiene che sono piz delitli: l'altra la nega percbb sostiene che 6 un delitto salo. E invece di essere concordi sono agli antipodi.

g. ann.
Distiaguere il reato colitinorato dal molteplice B agevole, tostochh si risalga ai principii costitutivi del delitto. Prima di tutb R necessario, par escludere la pluralih, che si tratti di pi8 violazioni della stessa legge. La O ml o tcnitir, di legge vioiata 13 dunquo if d ia t primo reqtligbo per esctndere la pluralitia dei reati. Uve i pib aEti iol lino d i o e r ~ I%ggi,b evidente clis (per la moltiplicih degli oggetti) si ha pi8 di nn delitto da imputare; tranae il raso che si unifichino nel rapa porto di mezzo a &M.