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0 Le rtltirne condizioni d' Italia obbligano a dimorare piii specialmente sopra il recpisito indispensabile al materiale di questo reato dello essere contraffatta una moneta messa in corso dulZuptc5bIica autoixitu,Questa osservazione era inutile prima rZ' ora perche nessun privato aveva balia di coniare monete tranne per espressa concessione sovrana, nel qual cttso la pratica considerava quella uiuneta. come pubblica. Ma oggi B rendata necessaria in ordine dla moneta cartacea. Tutti sanno cho quando in Italia fu autorizzata dal Governo la Banca al1 emettere fogli che avessero corso forzato piacque di porre in circolo fogli di valore elevato astenendosi affatto dallo erncttere carte che tenessero luogo del minuto denaro scarseggiante alIora fra noi; e vi vollero le piu calorose rimostrunze dcl Parla~uentoper ottenere 13 emissione dei fogli da due franchi: ne giova indagarne il, perchk, Patto & che il. minuto commercio giornaliero agitavasi in quel periodo fra lo pi grandi strettezze per mancanza di piccolo numerario, giacch la specnlazione degli usurai erasi impadroilita della situazione, e monopolizzando ogni rnonota metallica ci costringeva a pagare un grosso aggio anche sui soldi i-bili alle piccole spese. Dolevasi il popolo e mormorava per cih; ma il governo uon provvedeva. Laonde la industria dei bnoni cittadini riparb alla necessitk ed il governo dovette tollerare. I n ogni cittk ed in ogni piccolo castello (l' Italia si emisero diti privati [lei piccoli fogli del valore di una lira, di mezza lira, erl anche di vonti

e di dieci centesimi, o la popolazione esultd e trovossi a respirare pi libera sottratta cosi alle unghie dell' avarizia. di pochi: e tutti accettarono con alacrita quei piccoli fogli per supplire alla necessiti delle giornaliere spese correndo la fede delle flrms di chi li aveva provvidamente emessi, piuttosto che subire i1 ladronaio dcll' aggio sul rame. Questa fase storica non ha dato luogo a nessuni Inconvenieiiti ( almeno per claanto i(>conosco ) fin qni. Ma con ci6 si e fatta una scoperta oconomica vale a dire che la moneta curtacea ha accresciuto la riccliezza e 10, prosperit di una Nazione laddove si era sempre creduto che ne derivasse lo impoverimento. La Italia dopo .la sua unificazione prese naturalmente quello slailcio nelle industrie e nel commercio che dove~rli essere conseguenza delle mutate sue condizioni politiche. Ma quel10 svolgii-aento non era cosi vasto quanto si sarebbe augurato perche gli faceva ritardo il difetto di capitaIi, L' adozione per parte del 60verno della carta moneta, e la sna improvvi{Ienza nel fornire le piazze di liiccolo numcrario ave~ido dato balia ai negozianti di crearsi un capitale addizionale e senza aggravio, ed aggiungerlo al capitale effettivo, allargi le loro intraprese, In molti castelIi e citt sacondarie pn6 afl'crinaisi che i capitali dedicati alIe minori industrie ed alle minori specalazioni si raddoppiarono col capitale fittizio dei buoni mesi in circolo C dettero campo, come io vidi, in poohi anni a formare grandi fortune. Tanto vero chr: i fenornsni economici deludono spesso gli orgogliosi ~ 8 1 ~ 0dei dottrinarii. Ma io debbo porre da banda li il mio st.etticismo in economia politica! ed occnparrni soltanto del giure penale.

La nuova situazio~ie anzidetta dei privati divenuti pw tolleranza del governo fabbricatori di inoneta cartacea condusse i criminalisti a proporre il dabbio: guid jtu-is se laluno f'alsificasso quella moneta privata ? Io non ho cognizione che simile fatto siasi ancora verificato o almeno che sia stato portato alla cognizione dei Trihnqdj.: m+ dove ci avvenisse io , .. non esiterei a gisfi~lfidere il titolo di falso %umche ?~zrario bir;b& per giustiiia applicabile, ma bennon si quello E.@O .. ._ .i.izp*&ta sc~illzc~-a,di f~ode. , iji,:falm . o ' . - .. I$ , a * * < , . . :l . ., I ., .' xj3570. t;. . :,. . * -. . , Xel giare p&nk19 il: @so <inpro~rio pob mai non -*.. - . assimilarsi nella imputazione al caso proprio. Quei fogli sono nello stalo di fatto equivalenti a moneta, isa non ernanwo dal governo, non hanno corso farznto e non possono guardarsi neppure come monete itylpfopric.Non possono neppur dirsi cambiali, perche non ne lianno le forme erl i privilegi. So~io Wraniente obbligazioni che si accettano per il valoi'tt. per C U cantano da chi li vuole accettare sulla l'idu~ ci&della firma privata che portano, c che in moltispiinj luoghi non B neppure di negozianti. Sarebbe c3sfrbitante acicgu~~le monete pcr i fini penali. alle 1 . questione A d' altrondo letteralmente decisa in ~ t l u e ~ tscnso dagli art. 228 e 229 del codice To~ scano, i quali parificano alla moneta la sola carta 23~fib2ll:n di credito; a pzcOblic7ze carte certamente jion 801io quelle delle cluzlli favcllo.
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N a poidi il falso in scrittura privata si punisce dal suddetto codice (art. 248) col carcere che non put essere inferiore ai quntt,ro mesi; mentre la pena della f~~octe l'art. 404 combinato cori 1 art. 376 per .

pnii scendere molto al disotto; cosi 6 chiaro che verificandosi la ipotesi qui contemplata si farebbe luogo
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ritorialitB del giuie penale ci obbliga qui a fare una speciale avvertenza intorno al Zzlogo del commosso clelitto considerato come criterio sssonziczle del malefizio. Scientificamente noi opiniauo ( e gi:~ lo dicornmo dtrove) che nel giure punitivo (tobb:~ prevalere col progresso dei lumi e fratellanza della nazioni il principio della estraterritorialitn assoluta. Ma questo principio non O ancora riconosciuto dai

codici contemporanei; n& vuolsi ancora riconoscere; e se taluno lo propsgna trovasi esposto ad amare aensnre per parte dei nemici di ogni nuovil;. Laonde nel @re odierno pu dirsi che ncl maggior nurnero dei delitti sia criterio essenziale rimpetto alla autoriti che vuole perseguitarlo la sria corisumazione 1101 let7rilorio soggetto R quclla autarita. Cih pelaaltro non procede nel fjlso ~~ui~iiuari(,

(come in a l t ~pochi delitti genertilmcnte eccettuati 1 i e questa B la spscialitk che al presente luogo voletra essere notata.

S i volle coiitiliuare a dire non consentaneo a giustizia il punire nn omicidio, un furto, un incendio commesso all'estero: e si negb perilno In giurisdizione e potcstti di un governo cli spingere il guardo &l di l& del confine pur punire il delinyuente dic qua fosse venuto a godersi il frutto e la iinpunitk dei pi atroci misfatti. Ma quello che noli pareva giusto fineh8 trattavasi del pericolo dei singoli cittadini apparve giustissimo quando pnrlb la paura dei governi e lo iri.t;eresse finanziario.

Gli articoli 5 e 6 del codice ( ' istruzione crimi1 nale Franccse sbi)iliscono la panibiliti in Francia di chinxlquc coln si roclii dopo avere fabbricat,~ all' estcro nitincte nazionali. Noi dic p~~opugnia~uo il pdiucJipiu della estr'aterritorialiii~assoluta (5. 2059 e segg.) non muoviano al certo lamento che q m sto esempio del codice di Fraricia eiasi copiato da tariti altri codici contemporanei, nioritre vorremrno che fosse accolto come regola generale ci che vediamo adottarsi soltanto coue cccszione. Unicamerlte domandiamo se vi sia una ragione s p ~ c i a b clusiva por i casi di eccczionc, 13 quale non niiliti I1ct.r tlllt'i ; e sc? al parriciita iiori possa :~datttir+si la misura che si rzccettn per il falso tiioiietariu; e

-- " j se sia necessit giuridica usare tolleiailza in tanti fatti pi gravi ed atroci.
La ragione clie secasi innanzi per attribuire alle aritorit di uno Stato la giurisdizione su certi delitti politici e salle falsita inonetarie commesse :il1' estero, e quella che il governo estero non ha ilzt@t1essea punire chi nel suo territorio fabbrichi lc monete nostre; laonde vcrissimilrnenle non punendosi questo fatto da lui diviene necessiti4 che lo si punisca da noi. Ma questo argoineilto b piii specioso che solido. In primo luogo e futile presumere che 1 fabbricazione della moneta nostra non sarh pris nita dal governo estero nel territorio del quale venga commessa, mentre abbiamo il fatto contrario che tutti i codici dello nazioni civili contempllzno e puniscano come delitto anche la falsl~ricazionedi muneta straniera : cosicclib quello affettato timore d'irnpunitit i: reale soltanto per la ipotesi rarissima che la moneta nostra non abbia all' estero neppure il corso cor~zmcrcialo e ci' altronde lo stesso codice : Francese all' art. 154 (divenulo oggi 133) punisce indistintainente con la galera a toinpo qualunque fribhrict~zioucdi uioiieta strauieila: sicclib tutto I' inLeinesserlelliart, 5 stava nel potere apg1icni.e la pena di morte anzicbir. In galera a1 Francese che :ivc4sse coniato all'eestoro inorieta Frarcea~!.

In secuiido lriago 1s ragione come sol,r:t :ddo-ttx i i ~ iradice nel falso principio che il cardine c i 4 diVOL. SITXI. 27

ritto stia nei bisogni. Questo principio & una necessita per clii non riconosce legge divina costitutrice {le1 diritto nella umanit: B un principio comodo per cili rifugge dal risalire ai fondamenti Rlosoflci tlslla ragiono punitiva; ed poi eornodis~imoper i ladri; ma non mi persuader mai che possa essere i1 vero cardine sul quale devo erigersi la scienza giririclica. La questione della punibilith dei reati <:olilmessi aI12estero questione di C O Y ~ ~ U ~ B ~ ~ Z Q , 4 rio11 di utilifd. La competenza per conoscere dei 1'titt.i avvenuti fuori del territorio ai fini penali, conlc: se ne conosce senza esitazione nessuna ai flni rivili, o esiste o non esiste. Se esiste non pu0 essere altro che il consiglio de119availzia cluello che 81 qqnrirc. nn interessa a perseguitare il falsificatore di uii franco con tenaciti ed intollcransa rnag$ore rlie non si adoperi verso 1' incendiario o 10 :tvvelenatore. Se non esiste in radice essa non puo essei'u creata cialla previsione di una maggiore o iiiinort! facilifh della per+secnzioneestera.

Sin cilo vriolgi di questi miei pensieri corto h qoncrrnllklcnte il gilirtj costituito modcrno fa oggi
riixt eccezione alla- territorialith della
13i31'

legge penale

il (lolitto di falso nummario: e nientre In criininosith di uri. fatto e la misura della srit~ imprr-

t:i%iollr! nella iriaggior parte delle delinqrienze si re<0l:iil(i srilla leggo del kcago. dove & corninesso i] 1'cr?t~>, fhttit rmri eccezioncr per il falso n12lnmasi riti ; il qriiilc: iii itiolti p e s i si punisco secondo la 1e;qc llolla pi'll>viccdel colpevole ancorcll! egli siasi

recato a commettcrIo fuori di patria: e siffatta specialit credemmo opportuno notare al presente luogo.

9.qinalmente e da considerare se fra i criterii essenziali del falso nummario debba noverarsi come criterio negativo anche la qualith clella pe~'sotzn,. Quando civvenisse che gl' impiegati della zecca abusando dell' nfflcio loro s i provvedessero di metallo por conto particolare, e senza nltemre la lega pwscritta nelle pubbliche monote, ne fabbricassero una quantit per privata speculazione io noil credo pntesso loro obiettarsi il falso nummario, per la mancuriza di .inata*icll~. moneta cos dandestinamanLa te fabbricata sarebbe moneta uem. Non adtclfevatct. pesche formata con la sostanza legale: non colz.m' tlb(tfl&tta perche fal.d)ricata con i conii dello Stato (1). bc Potrebbe obiettarsi il titolo (li ndulte?*cc~ion~ la se lega tesse inferiore: ma tranne ci6 non si avreblle ,L . I I , che una forma speciale di peculato. Corrc qui tutta i , T. t , i' analogia con quanto verrb osservando in propneito :i : I ':C: del falso in bolli. ; r s (, ,
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(1) AtTi~tto opposto f u il concetto di ~ r o ' n s ~ i ( dr ~ e deliclis .riionetalibiu pag, 120 et 222) il quale ravvisb indistintamente una circostnnzo nyg?*nziante (aezicti eZtE11i2'l~ntiq~n) del falso nurnrnario nella qualit d'impiegalo alla zeci: : \ rlveslita dall' autore del dclitto. Qui i? decisiva la condizione i?ilrinsectc della mouela fiibbricata : s e si alter0 lii lega si ha il falso nuintilario aggravato do1 violato ufficio : si? la rnoneta si fabbrlcb per conlo proprio a l sog,oio legnllh iiianco il falso oufnmai'io, percbi? 111 nroncta t! vera rosi i 3 s triiisccarrienle come intrinsecarnenlc.

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La distinzione tra la falsificazione di moneta commessa da un pubblico ufficiale e queI1a commessa dal .privato sembra si pigliasse per norma nelI' art. 1i 2 della Costituzione Carolina. Ma poichk quell' articolo minacciava in certi casi la pena del fuoco ed in altri altre pene, cos diede origine ad immense dispute e radicali discordie nella pratica Germanica. L e y s e r (meditatiortes i92 pundectas .~peci~rze~~ medil. 1) sostenne che l' articolo 618, era chiarissimo, e che tutte le difficoltA vi erano state portate dagli interpetri pel desiderio di evitare la pena del fuoco. Lo cunfutb E o e h m e r o (meditationes i* C. C. C. ad art. 1 j 1 iiz pcfic.) ove lamentb che quello articolo fosse oscuro e perplesso, e che i commentatori noil avessero saputo portarvi luce. La dottrina ili B o e h m e r o ( S. 2) su questo punto mi pare razionalissima. Se la moneta COiliata dal privato ailcorchb di buona lega ed al giusto saggio, b fhIso nuiiiraario in ragione deIIa fonlWSe e coniata arbitrariamente dagli ufficiali dti.113 zecca con lega inferiore, k falso nurnmario in mgione della rncttsria. Ma se questi ultimi hmno coniato per conto proprio e con i coi~ii legittimi rnoncta al saggio legale non si ha falso nurnmario ne nella fo'~?iaa nella materia. Se poi i pubblici zecn6 chieri si sona valsi delle macchine a loro affidate per fondere monete estere con falsi conii si potr avere il falso nollu forv~zu e nella nlaiieriu. Qriesta tD00I"icti. pai.ini razionalissima (1).

(1) Ia termini che gli uEiciali della zecca siano raspansabili di falso nummario soltanto quaildo alterino il vniurt: intrinseco della rnonela, e non cadano in questo delitto quando fabbrichino per conto proprio nella puhblica officina mneta di giusto peso, ma in questo caso ricOilra il titolo soltanlo di pcoulalo se trattaci d'impiegati i ~ u B I iianrio bala ~ di fabbricare inunete per solo conto del Priacip~ e non ri si trovi deliLto se tratiasj di persone alle quali i1 Princfpr abbia concesso privilegio e licenza di coniare monele: I I J aa'ernia C a r t i a d s decis. 87, tum.2, 7t.23: e C n n t ~ r s yiraeslYrtzlcs cri?)iinales cap. 8, TI. 24, pcry. 280.

Iiiassnnlendo tutte le sovraesposte conrlizioni eit oliminazioni se ne puo concludere che i criterii 4s.se~zsiucclidel falso nummar-io si riducono a tre -.I." finitazi~tte ( o creata o mantenuta) della rnorieta sincenc -20 Corso legale o con;lnac;l+c;linb Stnt CI . nello della moneta imitata o alterata - 3.".5zCe~z,-ioos~e(lireila cc . ~ ~ l e t l e rifi ci~coloX moneta adnlterilia, e a Tiitte le volte che in un fatto doloso e, cl:innoso ci*iluto sopra la moneta sia aeficienaa in alcuno (li questi estremi si potrk avere un delitto di p ~ ~ c I f ~ ; zila non il titolo di falso rnonetarili.

X principii gih yareccllie volte ripetriti d;i noi


ysr parecdii inodi applicati alle singole sprlcicb clli-

rninosc; non ci wbbnndunano iiclla rilateria della falsa moneta. Sappiamo come i ci'iterii misuratori del delitto attengano t~llateorica delIa gztaztith, mentre i &erii minoranti la imputazione attengano alla teorica del g ~ a d osostanzialmente distinta dull' altra. Sappiuxlio come i criterii misuratori della qwafitith si Clesuinano dalle forze oggottiue del rnaleiizio, mentile i criterii iuilioranti la. imputazione si desumono dalle sue f'orzt: soggettive: e sappiamo che due essendo i motori di quelle forze, in due serie distinte si dividono cosi i criterii del g ~ 6 d 0 come i criterii della qumztifci secondoche dipendono o dalla forza fisica, o dalla forza ~?~oi.alc. Laoride come nel grado distinguesi In serie delle minoranti che derivano ilalla forza fisica soggettiva ( atti esecutivi ) d:illa serie delle minoranti clie derivano dalla forza morale soggettiva (volont&intelligente) cosi nella tooricn ilella rluuntitZ1 si tro~nno distinti in due serie i criterii mistiratori secoi~docli? derivano dalla forza oygt'66ivrb fi~iccc(danno iinmediato) o dalla forza ogget6ivn s~2o~cc.l~ (danno mediato). Tutte queste linee del nost1.o metodo ci servono esattamente di guida nelIn trattazione del presente articolo e del saccessivn.

Ma nello stridio dei criterii misuratori vuole 8ssere inzimzi tritto osservato che il falso nrirnmaiio potenito, come si b veauto (S. 3519 e segg.) consuiiiat'si coi1 diverse forv~c,incontraai nel medesimo iilli%specio ibrida di conGinuazione. Se. tdunc, ha fahhricnto, opparc speso, oppure introdotto ad intervalli (li tempo piu e diverse rnnnete false in ese-

cuzione di una stessa proeresi criminosa siritao nei termini ordinari ( S. 617 e segg,) della eonlin2ci~siotzg e le disposizioni generali che fanno preccttc~ al giudice di aumentare la pena entro i limiti rc)lativamente determinati bilstailo al bisogno della repressioue. Ma la situazione si rencle anomala qriando avvenga che uno stesso individuo abbia prima contraffatto e poscia introdotto o speso falsa moneta. Non pub dirsi che si abbiano pizi delitti, ~ ~ e r c lsebi bene varino le fornze il titolo di reato unico: non si rimane ti tutto rigore nei termini della riieiha continuazione per la differenziale dei fatti od anclir degli oggettivi giuridici, perdi8 (a modo di esernpio) la contraffazione ha violato soltanto la fede pribblica xrientre il successivo spendimento violo ancora la j ~ ~ o ~ ~ rprivata. Bisogna dunque ravvisare iri siG ietA fatto concorso rin criterio misuratore della quantiti del reato, e provvedervi con penalitk propornzionalmente crescenti, Qaesto si k fatto con grande saviezza dal cotlice penale Tosca~io, come. n srio 1ric~gr) esporrh.

5, :3.5s:-;,

E chiaro da ci0 die la teorica dclln cuntiiitiazione :tsstiiue nel falso nummariio ~iria forma ib~diZu e notevole come singolai3e.In tutti i nialeiizi In ~ 0 9 7 (I9nt~agione pi fatti malerialmorite separati uniche fica in rin solo fatto, ponibile c o ~ ~ sola peii:i una (aumentata ne1In sua relativa misura) proceclu SCIIt m t o cpanitu i piu f'ntti sorio cli identica natura t $ feriscono uno stesso oggettivo: per oscnipio? furto con furto, froctc cori frode, losione coli lesione simili. Ma nel falso nuisilwario si anificnnci (1) yer

la u~iitkclello elemento psicologico anche fatti che sono materialmente diversi, e che diversificano ancora nel respettivo oggettivo. Altro k fabbricare moneta, altro spenderla. I due fatti materialmente distinti nella loro sostanza si distinguono ancora nelle loro forze oggettive ; perchb la fabbricazione non offre che un danno potenziale mentre lo spendiruento offre un danno effetti~o tempo stesso che nel allarga il cerchio del danno potenziale: e mentre la fabbricazione non offende che un diritto uwiue.~sule, lo spendimento continua ad offendere questo diritto e nel tempo stesso offende il diritto pcunticolare della persona tradita nel suo patrimonio. Ci6 rigorosamente porterebbe a considerare i due fatti come clue reati distinti, e ad applicare cumuIativamente le pene di ambedue. Ma cosi non si pratica. Si guarda tutto lo insieme come un solo fatto, e dicesi lo accusato colpevole di fabbriccazio~ szcssegzcita da spefzdirnento, o di spenclzmelzto concertato col fabbricatore; ed a queste figure complesse si destina una pena speciale pi grave: COsicclib quei due fatti si qualificano in certa guisa a vicenda, e si fondono in un solo ente giuridico perchk si considerano respettivamente congiunti nello elemento ideologico in quanto 1 uno si ha come ' .nze,cao dell' altro e 1' altro come fine dell' uno. La differenza che intercede tra questo reato e gli altri sta dunque precisamente ed unicamente in questo, clic il nesso unificatore di mexzo n fine b nel falso nunimario costanlenaente preszozto laddove in altri reati B riieramente accidentalc e pobabile. Mi spiego. N011 0@1i omicidio srisseguito da furto latrocinio; perch sia tale bisogna che l' accusa provi

- 265 essere stato il primo destinato a servire come mezzo seco~iclo, il secondo essere stato fine del pried mo; lo che unifica i due fatti in un solo reato a ~iialgradodel differente oggettivo. Altrimenti non provato quel nesso ideologico si hanno due reati distinti, e si applica la pena dell' omicidio e quella del furto. 811' opposto nel falso nummario data la uniciti di persona o il cocgegno dello accordo fra le pi persone non si aspetta la prova di quel rapporto ideologico : esso B sempre presunto : e sempre procede la unificazione del titolo, e la irrogazione cli una sola pena specialmente destinata al fatto complesso.
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( 3 ) C a c c e j o fexercz'lationes, disput. 90, ccrp. 4, n. 21,

puy. 1569) tratt la questione se dovessero darsi due pene


od una sola a chi dopo avere fabbricato la falsa moneta ne eseguisse lo spendimento.

Questa osservazione porta a conseguenze in una specialitk pratica. Suppongasi che taluno abbia fabbricato false monete per esercizio o studio nieccanico o per ischerzo: finqui egli non ha commesso 'tlelitto. Ma poscia sorpreso da imprevisti bisogni spende quelle monete, e cosi rendesi senza dubbio colpevole di spendimento doloso. Allora potr egli subire la pena destinata a1 titolo di fibbricuxione st6ssegziitc~clcc spendimento? Potrii quel dolo clie originariamente non era nella fabbricazione superfittarvisi per il fatto successivo? Ecco il problema. Se fosse apl~licahilela teorica ordinaria della cori-

- 266 tiiiuazione sarebbe repugnante che un clelitto si dicliiarasse continuazione di un no?% delitto. Consiclevnto invece colile presunto il nesso ideologico di iiiezzo :I. fine dovrebbe applicarsi la pena della fclbhricuzfo~ze szcsseguitu da s1~efzdiqlzento non quella e sola dello spe?zdr;l~tejzto. poicli in criminale non Ma vi sono presunzioni j?cqo?'set cle jzcf-e pare a me che, quando l' accusato per c11iai;e prove assodasse la innocenza della f"hl~ricazione,la tesi pi rigorosa (1) clovesse respingersi.
(1) C)uesta fattispecie broccardica pu avverarsi anche in allri reati. Per esempio nel furto. Tizio essendo in casa di un sua conoscente e sclierzando con lui ruppe la serratura dell' uscio. Egli non aveva nessuna intenzione di rubare, e fli doleiite del danno recalo. hIa quell' uscio non si polk acconciare di subito. Nella notte Tizio ? preso dalla tenlazione di profittare di quella casualit da lui involontarianiente prodotta, e per mezzo dell' uscio rotto s' introduce in quella casa e vi ruba. Sar egli colpevole di furto con eflrazione, nienlre la effrazione non era preordinata al furI n ? lo opinerei per la nc~ativa.

Ma poicl-ik sono venuto a dire una parola della continuazione mi si permetta dirnorare un istante su questo difficile argomento. Non avvi forse per le questioni giuridiche situazione pii1 infelice di quella nella quale si trovano quando le diverse ~cuolenon sono d'accordo sul linguaggio tecnico, ( : adattano alle identiche parole difforrni concetti. Allora si disputa e si disputa, ma si comincia dal non intendersi, e si finisce col noli capire pii nien-

te: talvolta si crede di esser concordi nientre siailio in pieno dissirlio: talvolta s crede di esser avversari e siamo perfettaniente concordi. Questa confasione ( s e male non mi appongo ) si e verificata e si verifica ogni giorno fra noi in proposito della continuazione, della quale ad ogni momento si disputa nei giornali e se ne fa argomento di questioni forensi senza mai premettere in che consista la co?ztitzzlazione della quale si cerca nelle differenti ipotesi. Ho gi ~ o t a t o altre volte questa confusione di termini ; ma poich& veggo che essa prosegue m r piace tornarvi sopra.

La confusione nasce dai due sensi diffornli nei quali si adopera la parola conti?zzcuzione e clelitto continuato dai moderni Italiani. Nell' un senso essi ne pigliano il concetto dai criminalisti Francesi (ddlit co?zti?zu) nell' altro dalla scuola Alemanna seguitata fra noi dal codice Toscano. Ma la sost,anxa, delle due configurazioni & totalment-e diversa.

I1 delitto contimcato nel senso Francese k quellc che sebbene emerga da ac?z fatto solo, pure ha una prosecuzione dietro a s che mantiene lo stccto al?tigiztridico creato col primo fatto. Questo il contrapposto del delitto ista?ztaneo, il quale consumat~o una volta dal colpevole non conserva una perse1 verante violazione del diritto. I clelitto istantaneo si rappresenta dal]' omicidio, dalla lesione personale,

dalla violenza carnale, e da altri simili reati i quali sono esauriti con l' atto consumativo senza che dopo questo null'altro di antigiuridico si faccia dal colpevole. I delitto che a pregiudizio della chiarezza 1 si vuol chiamare continuato o continzdo o continuante, e che dovrebbe dirsi szcccessivo, o petwna%ente, o cl*onico, o come altrimenti piace (fuor che continecato, a causa della inevitabilita dello equivoco) si rappresenta dalla bigamia, dal carcere privato, dalla usurpazione del possesso altrui, ed anche come bene insegno N i c C o l i n i ( a tutto torto criticato recentemente) dal furto. Questi delitti sono consumati con la usurpazione del possesso, con la sottrazione o con l' appropriazione dell' altrui cosa, con lo incarceramento dell'uonmo, e simili. Ma nella natura di questi fatti vi Q che il carcerato si trattenga, clie il possesso si prosegua a godere, che della cosa rubata o truffata si prosegua ad usare 'indebitamente. Tutti gli atti positivi o negativi del colpevole mantengono lo stato antigiuridico che egli cre col primo fatto da lui consumato; ma tali atti non sono in ciascuno di loro ?tuovi delitti nb identici al primo nF? diversi da quello. I1 ladro con 10 indossare 1' abito rubato e servirsene non commette nuovo furto, n&pu obiettarglisi un nuovo delitto. Ma pone in essere un fatto che mantiene lo stato antigiuridico della propriet o possesso usurpato : E: perci6 il 'delitto dicesi permanelzte.

Questa condizione non nasce da atti accidentali, rnn dalla natura stessa del fatto criminoso. La co-

spirazione se fu seriamente costituita ( e non fu un mero progetto abbandonato) doveva necessariamente portare i cospiratori a successive congreghe e comunicazioni fra loro: ma il delitto di congiura era gi consumato col primo stringere del sodalizio criminoso, e non pu dirsi che col nuovo convocarsi e con 1s ulteriori deliberazioni comuni i cospiratori pongano in essere una nuova congiura ed un nuovo delitto. La teorica dei delitti ripetuti e dei de1itt.i concorrenti estranea alla figura del delitto permanente, perch si ha uno svolgiiiiento del fatto criniinoso gi compiuto e non un nlteriore fatto criminoso che meriti una ulteriore e speciale imputazione.

I1 delitto permanente (finchb rimane semplicomente tale) 6 sempre delitto zcfzico, e se vuolsi a lui adattare la formula delitto contiirauato generatrice di perpetua confusione non per questo pnU adattarsi al medesimo la vera teorica della continuazione, la quale presuppone ptlh cZelitti consecutivi, ciascuno dei quali sarebbe in se completo, e meritevole di una speciale imputazione; ma che si rinificano in una sola figura per la rinicit& della forza morale alla quale tutti s' inspirarono.

Iia distinzione pertanto fra delitti permanenti e delitti istantanei non di alcun uso prat,ico nel rapporto degli az6to9-i principali e della loro impritazione, e pu soltanto esercitare uno inflnsso sr~ll:~ sorte dei cornpllci.

A1 i:oiitrai'io ia co?ttinuasio~~~ sensci dellc nel scuole germnnicle, nel senso delle antiche pratiche e nel senso Clell' art. 80 del codiee Toscano non ha niente clio fare col co?ztinu dei Francesi, e malamente si i/ volrito tradurre la formula dd2iE co?ttininu con la nostra clelltto co+zEifzuubo, riie ne appello e ai vocabolarii, i quali C' insegnano che nel Francese i1 co~zt.ilzececl il co?ztinzt hanno due significati essenzialruente distinti. La formula clcZ2Eto continrlrccto lion cuprixne un fatto co~ztz'nztoche senza interruzisric si rnantcnga in una perpetua opposizione allo stato giriridico; i-na esprime una serie di fatti diatinri nello spazio ( o di tempo o di luogo) ciascuno dei quali lia axitt O~rmain sb completa c distinta, ia che soni) peraltro informati tutti da UII nesso ideologico nel quale si riniiica ciil cic sarebhe separato nel12 srra mnterinlitk,

Ura pub trovarsi il delitto cotzd6ti6ato tanto ne1 llelitto isGwr~tar&cn cjuanto ~ i e ldelitto persi.ar6$ze%tc; eci h vatiith cercare il criterio della continuaxion~ nella istuntccneilu u nella pc,*r}?rcfncraxct. delitto, del ccA criterio rli questa preteiidero rli risolvere le clrrestimi di continuazione. I1 furto i! rin delitto pg~n?cl.ngrlte: la lesione e un. delitto istanlccjzeo. Mu colui che (101~0avermi ora ferito torna ilupo breve intervallo 1 sl'ogo ilellu stnsstr hilc n feririlii 6 respon1 sabile delitto sodinztcalo, non mcrio che i] ladro

- 271

chc dopo avervi rubato rin libro torni dopo nn'orn a ruttarvi un secondo libro in esecrizione dello stesso disegno ; n in orcline alla continuciziorie indrice differenza nessuna la indole i.st~r.ntcc~zccc ~e,qmccne?rite o del. rnclefizio.

Il delitto corlzbifitcato ha per suoi contrapliosti il delitto ucr2ico e il clelitto .r~aolteplice, i quali sta fio come un interinesliu, pe~~chbun delitto unico nello 6 elemento icleolopico ecl un delitto molteplice nello elemento materiale.

L n permanenza nasce, coine ho detto, da condizioni speciali e costanti del fatto, c dalla natura (le1 diritta aggredito. La continuazione nasce da una accidentalit esteriore che non pri0 indovinarsi rlriaI1do czvvienc il primo delitto, perchb ancora non si sa se esso sar& O no ripetuto dal colpavole.

La ~iuzianedel delitto continuato feracissinia di utili offetti, perch coilduce ad Imputare corno un delitito solo pii1 fatti mnte./"iak?20"1ate distinti, e ad applicare una sala pena Id dove per In niolti1~licitBcloi fatti niciteriali parrebbe applicabile In imputazione e la pena cli pii1 delitti fino ad un criilirilo gravosissirno. Un rincaro di pena entro i liilliti rclntiramontc segnati al sillgolu dt?litto srip-

- 272

plisce al bisogno della repressione ed equilil>i.a il benefizio della unificata imputazione. Un delitto per essere di natura peruszunente (alineno nei casi orciinarii) potra a priori dal legislatore considerarsi come pi elevato nella sua qua?zt.itic.%fala continuazione una eventualit che non pu6 prevedersi ilal legislatore come una condizione che informi uno od altro titolo speciale di inalefizio; un uccide?~s che si valuta dal giudice quando nel caso concreto i: piaciuto a1 delinquente di ripetere 1' azione cririiinosa in esecuzione di un solo divisamento.

I1 delitto per-9i.zanente (contitzzt) ha per. suo criterio essenziale la mancanza di ogni interruzioile cii atti, perclib lo stato antigiuridico persevera per virt propria del diritto aggredito flncllb non e tolto di mezzo per un atto contrario (restituzione del tolto, liberazione del carcerato, ritorno dello evaso alle carceri, rinvio della concubina, e simili) o finchi., non ha cessato la esistenza del soggetto passivo del nialefizio (consumazione del tolto, morte del cnrcerato, o dello evaso, o della concubina). 1111' opposto il delitto contiiiuato (continzc) ha per suo criterio essenziale precisamente la intesnrzcaione rnc~tevicrl~ doll' azione pcr cui la catzfiinztilci resta puramente ideologica. Percic clii salpa sopra una pianta altrui e vi colga vcnti porna pononilolo in un cal?c+ stro per serliarsele i?reo di delittojreg*slzcr~?e+zle iii;1 non co)ztinzsato: chi salga su qricHa pianta per xnnngiare i venti pomi sull' atto S reo di delitto i.r.l(t,?,6uneo e parirnente no??'conli~azcubn:chi salga

quella pianta alla mattina e vi mangi cinque pomi per sua colazione; e poi vi ritorni a farvi il suo pranzo col raccogliere e mangiare altri cinque pomi, reo di due delitti istantanei, i quali si unificano e compongono un solo delitto continuato.

Ricordate p s t e nozioni indispensabili a diradare le tenebre nelle quali spesso s' involve la dottrina della continuazione, applichiamole al falso nurnmario. Questo delitto semprepernzufiente in tutte le sue forme. Lo S nella fabbricazione, nella alterazione, e nella introduzione, perchi! la falsa moneta una vdta creata od: introdotta mantiene la potenza di entrare in circolo a pregiuclizio deIla moneta vera finch non distrutta. Lo 6 per doppia ragione nello spenclimento, perche oltre alla potenza del circolo perdura nello spenditore lo indebito godimento del correspettivo carpito alla buona fede di colui al quale fu imposta la falsa moneta. Ma se il falso nuriimario k delitto perqnulzente, non i! sempre delitto co?%1i2nzrntrr.

Finchb i fabbiicpte continua per un tratto ink definito di tempo tutti i suoi preparativi di lamine, ordigni e macchine per coniare monete, il falso nummario non 6 ancora consumato. Montato 1' ayparecchio esso d opera a battere monete; tna se di seguito e senza interruzione ne batte sci, dieci, o pi, la sua azione ztrn'ccc, ed unico il suo tlelitto, llerc1i.i: la pluralit degli atki (, 527) ncin hnsta a VOL.VII. Is

- 274 costituire la pluralit dei delitti. Se per8 dopo avere in una prima lavorazione coniato le prime monete torni per una seconda rolta o pi alla operazione delittuosa potra benistsimo obiettarsi a lui un falso nummario continuato. In tale ipotesi i delitti materialmente sarebbero piu di uno attesa la diversit delle azioni separate le une dalle altre per un intervallo di tempo, ma li unifica in un solo delitto continuato la unicit della determinazione criminosa e dello oggettivo giuridico. Allora come aggravante della pena entro i limiti relativamente determinati pel delitto unico fa il suo giuoco in la questo delitto molteplice, cosi uni@cat~, continuazione come conlinuazione. Laddove nel primo caso avendosi per la continuit dell' azione un delitto unico cosi materialmente come ideologicamente, il numero delle monete coniate in un solo contesto di azione e senza interrompimento si pu valutare come criterio misuratore innominato della qiiantith del delitto, $j. 3599. Infatti egli B manifesto che la consiclerazione del danno immediato porta a riconoscere un primo criterio misuratore del falso nummario nel rwnesgo(1) delle monete contraffatte alterate introdotte o spese, anche quando la unicitlt dell' azione eljniina il con* cctto dcl delitto continuato.
(1) Pu dirsi riniversae nella prelica la regola clie declinnva il rigore della pena ordinaria per discendere a pene pi miti tulto le volte che il danno derivalo dal falso nunlmario fosse leggiero: A l e x a n d r o consil. 1 O$ i n Jin. lib. 1

- 275 Ala r s i l i o consil. 71 - B a j a r d o a d Clarum S. fnlsuin, 527 - A z e v e d o iiz ley. 1, n. 42, tit. 17, lib. 8 F a r i n a c c i o in p r a x i prirs 4, quaest. 115, n. 111 B o s s i o SUO ti. de falsn moneta n. 4 - C a b a l l o cas. 199,7~.2 0 - e r n'h e r obserz~cilio?tzlm a r s 9, tom. 2, p
52.

obterv. 200. Nel17 applicazione della quale teorica i pratici si cimentarono alla determinazione della somma che dovesse dirsi ntodicn: argomentarono alcuni dalla l e y . 9 e dalla leq. 10. 6 de dolo nlcilo; R a y n a l ci o f cap. 5, S. 1 a d 5, n. 94, et 97) pretese distinguere fra danno piccolo e danno minimo, ammettendo che la quanti15 del reato si diminuisse per il secondo e non per il primo: e volle stabilire che in materia di falsa moneta quantit nainima fosse quella qune sit infrn duos azlreos. Conati inani peroh non pub porsi un limite numerico alla prudenza ed equit del giudice. E di cib bene si avvidero i legislatori Francesi quando nel 1852 abrogarono l'art. 4 6 3 del codice del 1810 rigettando il criterio nza#erico erroneamente assunto da quello. Il vecchio art. 4 6 3 limitava la facolt di atteuuare al solo caso di un danno inferiore a veilticinque franchi. Ricordo che quando in Lucc:i vigeva quella legge erano in faccia ai tribunali correzionali indefesse le cure per ridurre al minimo la liquidazione dei danni: e si discutevano con grande calore tutte le questioni relative al danno indirelto e diretto, inmediato e occasiort(t1e. E spesso i tribunali distitiguevano fra valutazione ai ftni civili e valutazione a i Fui petznli, aggiudicando al leso le indennit anche per ogni perdita consequenziale, ma non valutando questa coine danno cagionato dal delitto p e r ridurre la pena ed aprire 1' adito alle attenuanti. Sottigliezze alle quali conduce sempre un sistema penale quando cade nel vizio d7 imbrigliare fra i numeri la coscienza del giudice. I1 valore del tolto nel furto ha delle basi cerle e non si corre pericoli adottandolo conle criterio misuratore. il valore del danno reccito quando si voglia ridurre ;I numeri getta nei pii1 grandi imbarazzi ia giuslizia pratica: e le ~iurir,prudeiiz;i Austriaca tuttora incerta circa la ualulccaionc del dtrmro ~ i c l

fitrto fa solenne testitiionianza della veritN della mia oscervazione.

5. 3600.
Per identica considerazione S un criterio misuratore di questo malefizio il mc~ggiogneo .~ninor @aZo?*a della moneta sulla quale caduto il delitto. Questo criterio si adotta generalmente da tutti i codici che fanno una sostanziale differenza fra la penct minacciata al falso nummario cadut,o sopra moneta erosu ed al falso nummario caduto sopra moneta d' oro o d' cwgento. Qui per deve ricordarsi una regola che perpetua in tema di criterii misuratori, ed B questa: la scienza quando detta siffatti criterii parla indistintamente al legislatore ed al giudice, Ma al giudice non dato di calcolare i medesimi n in aggravi0 n a discarico tranne quando il legislatore abbia omesso di contemplarli come tali; che se il giudice tornasse a tener conto di un criterio misuratore dopo che giit la legge lo contempl e gli dette il debito peso, cadrebbe in una duplicazione quando ei di nuovo lo valutasse, o detterebbe una censura contro la legge quasi rimproverandola di avere troppo poco ap~~rezzato criterio. Laoncle se la legpe non facquel cia distinzione di metalli il giudice avr debito di attenuare la pena in ordine alle monete di rame 0 di altra bassa lega; ma quando il criterio del nietallo si P, valutato nella legge con lo stabilire una differenza di penalita tra il falso in monete di niet-allo pii1 nobile, e il falso caduto sovra monete pi vili, il giudice non polrebl~on& aumentare nuovarncntIe ln pena n6 nuovainente cliininriirla sotto il

pretesto che si trattasse di moneta d'oro o di moneta di meta110 vile o di bassa lega: salvo sernpre peraltro il diritto (o meglio pub dirsi il dovere) di tener conto del ?zzwzei.o delle monete respettivamente coniate o spese perch non contemplato dal legislatore.

I pratici per lo ahorrimento della pena di morte ingiustamente inflitta ai falsi monetarii furono in questa materia larghissimi di attenuanti, ed ogni piccola differenziale bast loro per usare una delle formule che furono predilette a simile fine, o dicendo con esatta obl~edienza al debito di giustizia che il titolo se ne inzpropriuz~u, dicendo per una equit o arbitraria che doveva scendersi a pena skuordir&a?aia. Cos fu insegnato che la pena dovesse modificarsi quando la moneta imitata era logora (1) ed aveva perduto i suoi segni caratteristici; ed io g i i ~ notai di sopra che in tale circostanza vedrei senza difficolt una ifizpii.opriuziolzeper la quale il falso nummario degenera in frode: ma quando ci6 non volesse accettarsi dovrebbe almeno riconoscersi in quella circostanza una ragione diminuente la quantit del delitto. D' altronde in simili casi e il governo stesso quello che permettendo il corso di monete indiscernibili porge occasioni a siffatti inganni.
(1) Quando fosse cio: ita attrito, zlt ivza,qincs et signu publicu prorsus cognosci nequcunt: R e i n h a r t tid C'hrhl'islineum obscrv. 76 i u l l e r o prompluutlizcm col. 4 , puy. i I 683, N. 13.

La. considerazione del danno immediato pciria a differenziare il falso numru,vio caduto sovra monete nazionali e quello caduto sopra monete estere cosl'enti nello Stato. SiEatta differenziale si mantenne da quasi tutte le legislazioni (1) ma parecchie di queste la dettarono per un falso principio di o r p $io e per una tradizione della antica erronea opinione che nel falso nummario trovava la lesione dei diritti niaiestatici. Dal che ne i! avvenuto che a simile differenza si C fatto spesso corrispondere ~1na differenziale atroce ed esorbitante liella penalitb, come era nel coclice penale Francese del 9 S I 0 dove agli articoli 132, '134 la diffcrcnza fra la moneta estera e la nazionale operava niente meno che il passaggio dai lavori pubblici temporarii alla morte. Evvi per+b una ragione giuridica reale e solida per' difrerenziare equalilente la pena1iti.t del falso secondo che cade sulla rnoncta estera o sulla nazionale. Nella falsificazione dolla moneta estera ami soltanto la offesa alla pubblica fede, mentre nella nazionale avvi di pii1 il danno al pubblico erario. Prima o poi vione un giorno che per urla od altra i'agione Ie autorith tolgono il corso n certo monete. Ora qnanclo cii, avviene di moneta estera 1' autorit che le toglie il corso non ha obl~ligodi ritirarla paychh iion fri emessa da lei: mentre se trattasi di nloneta nazionale vi i?. un quasi co~itsclttoed un dovero rispettato i: trilti i governi anesti di ripreril% ilere la manctn vecchia tolta di corso dIa quale si vuole sostituire ltl nuova. Allora il ptlbhlico ertll'io

rientra in possesso del valore intrinseco del metallo contenuto nella moneta che emise; ma se a questo' giorno egli trova in corso una quantit di monete contraffatte e forniate con lega inferiore b evidente che il publ~licoerario costretto a ricevere quelle monete che hanno apparenza di vere e non potendo tutte saggiarle ad una ad una incontra un ulteriore danno patrimoniale. E questa (per cluanto a me pare) la solida ragione di quella differenza; tranne ci6 non si saprebbe quale motivo addurne quando anche la moneta estera aveva corso legale perchb si riceveva alle pubbliche casse.
(1) Z i e gl e r fde jure m~rjeslatislib. 4 , cap. 49, S. 45) distinse la moneta esleru semplicemente tollerata e la mnneta eslera che il Principe abbia accettata come sua, ed ammise una diminuente nel primo caso e non nel secondo. Vedasi su questa ed altre dislinzioni Boe h m e r o a d Ccirpsoviun8 quitest. 42, obscrv. 6 . M in generale la quali[& di a estera nella monela contraflalta si tenne in pralica (anche nel silenzio delle leggi costiluitc) conie ragione bastevole per discendere a pena straordinaria: P e g u e r a decis. 46,n. 15 Ba j a r d o ad Clnrzsm S. falsiart n. 317, et 318 D e f r a iio li i s decis. 470 P a r i n a C C i o consil. 48, n. 4 , et 25. La distinzione fra moneta estercc e wusio?aulc ebbe priucipulniente la sua origine dalla circostanza che nella nioneta tjazionale eravi la immagine dello Iniperatore; dal che nasceva quella forma singolare di lesa maest che Wa n L e u m e n elegantemente chiam slatztcwin et ir~myinarin:cosicchi. il concetlo della lesa niaesl nel falso nunimario pare che nascesse dalla violazione della immagine pi che dalla invasione , dei diritti regii. Singolare la questione relativa ad unci Provincia aggreg~la ad allro Regno, ma con autonomia, cio conservazione di leggi proprie; c~ueslioneche si esaniina dal C a b e d o decisiotzes Lusitarzae li6. 1, dccs. 89; e in ordinc

igli Stati confederati si esamina dal B o e 11 m e r o in C. C. C. art. 111, S. 6. Se peraltro la qualit di estera nella moneta si tenne universalmente nella pratica come una diminuente, ci provenne da parecchie cagioni; vale a dire o dal trsto dei diritti costituiti; o dal concetto della maesta; o dal concetto del sacrilegio: e soprattutto dalla esorbitanza delle penalitii che sempre spinse i giuristi alle impropriazioni dei titoli: W y n a n t s decisiones Brabnntine vol. 2, clecis. 228 Responsa TuItinycnsia uol. 4, respons. 35; ove si assicura essere questa massima dominante in tutte le facolt giuridiche della Germania: B r u n n e m a n n o in 1. 2, C. de falsa alonetu n. 7 C a r p z o v i o p r a x i s crzm%nalis qztuest. 42, n. 75 et seqq.
ctd

S. 3603.
Truolsi peraltro avvertire che il codice penale Toscano non ha tenuto conto alcuno di questa differenziale (1) perch%mentre il codice Francese coerente al concetto del suo art. 475, n. 11 serbava tutto il suo rigore per le monete aventi corso legale in Francia ; il clidice Toscano coerente al principio scientifico che trova in questo reato I' oggettivo giuridico prominente della offesa alla pubblica fede parifica il corso legale al corso comwerc.iuZe.
(1) La osservazione da me fatta al precedente paragrafo in ordine al danno recato allo erario in occasione di ritiro della moneta mi porta a non aderire interamente allo insegiiamento del P u c c i o n i il quale fcomnzentnrio vol. 4, ~ r i t g 13) sembra voler parificare a tutti gli elTStti la mone. ta estera avente corso commerciale fra noi alla moneta nazionale. Ci sta benissimo agli effetti della nozione ma agli elfetti della quantit del delitto vi 6 una differenza nel rapporto del danno immediato. E s e il legislatore ha fatto benissimo ad abolire quella distinzione antiquata non S per

questo che i giudici nella latitudine concessa loro circa le pene relativamente determinate non debbano tenerne conto.

L' anzidetto pensiero spinse alcuni criminalisti ad insegnare che quando la falsa moneta fosse fabbricata con lega metallica identica a quella della vera cosicchb ne fosse identico il valore intrinseco non potesse obiettarsi un falso nummario. Ma ho gi detto (S. 3567) che a me non par buona questa dottrina perche porterebbe all' assurdo della impunit del falso nummario caduto su moneta erosa o cartacea. D' altronde o la falsificazione riconoscibile per segni esteriori (senza il criterio sperimentale dell' analisi) o non lo e. Se non lo i! riuscir piii difiile fare il processo, e il colpevole evader& la peria per la natura delle cose e non per un principio giuridico: se h riconoscibile per segni esteriori (forme, colore, peso, od altro) la offesa alla pubblica fede h la stessa poichb gli avveduti non ricevendola ne sar arrestato il corso a danno di chi troppo facilmente l' ha ricevuta illuso dalle ingannevoli apparenze; e ad ogni modo ne soffriri~ impaccio la circolazione monetaria. Ammetto per6 che questa circostanza sia valutabile come criterio misuratore. S. 3605.

Pu tenersi eziandio sotto il rapporto del danno mediato come criterio misuratore la maggiore o minore perfezione della contraffazione perchb se ne aumenta il sospetto e lo allarme nei buoni cittadini

che quanto meglio imitata la moneta vera tanto pi si sentono esposti al pericolo di restarne ingannati : laddove la imperfezione della imitazione diminuisce proporzionalmente a s&stessa simile sospetto fino al punto clie quando essa giunga a tal segno che possa riconoscersi da qualunque persona cauta sicch la moneta manchi di spendibilita, quel sospetto svanisce affatto e con lui cessa ogni carattere politico del falso nummario, come ho clet.to di sopra (1).
(1) Singolare la opinione di K i z z e1 d e jz61.e ~no?zelali pag. 473, ?t. 15 et 45; il quale volle trovare uno speciale crilerio misuratore dello spendimento doloso di k l s a nioneta nel t e n p o . E iiisegn clie il delitto si aggravasse per avere speso la t l s a moneta di notte e si alleviasse per averla spesa di pieno yiorno. Questa dottrina non ebbe seguito in pralica; e a prima giunta pu parere eccentrica: nia essa si connelte col cardine fondamentale della minorata potenza dell:i difesa privata. Del resto clie il falso nummario si a c ~ g a v i ragioin ne della maggior perfezione dell' adulteramento, S precetto dominante anche nella scuola germanica : B e r n e r Lelirhiic~~ cdil. 5, Leipaig. 1871, p a y . 524.

Per identiche ragioni pus noverarsi fra i criterii niisural;ori desui1t.i dal danno mediato anche la natura dell' oliificio preordinato alla falsificazione: il (luale se sarh una macchina (i) abilmente costruita sicchb possa bene imitare le monete vere, e crearne pi velocemente un gran numero, se ne aunzeiiter~ il sospetto degli animi e il delitto avrfl gravit maggiore indipendentemente dal numero delle moneta gi coniate o poste in corso.

- 353 (1) Sembra che per molti secoli le nionete si formasser con la fusione o col battere a colpo i conii, e che solo pi recentemente s' inventasse il sistema di coniar nionete mediante pressione a torchio o vite. Ci rilevo dal R i C h t e r fvelitationes academicae velit. 8, tlhes. 18) il quale deplora lale scoperta come pericolosa per la facilit clie offre a forn~are falsa moneta ivi uccessit hodie etium ulius e/forntandi nuinnzos nzodus, quem vocent Pressuran, scu oflcinus rno1zeturias torcularias; i n quibus nzonetcie ?lo%pe~cutiutzttw sed preuzuntz~r.Plane illicitus totique Iniperio Roma~zo de ndulterina. naoneta facienda periculosissi?nus. Quilibet eni?ir rusicus et leois lioino huc uin nummos fricere potest; nc proinde hodiernis fere tentporibus accidat ut fitlsu nola j ~ c s t iponderis et vcrloris moneta i n Reptcblicn pnssirn inuenintur. Cos scriveva il R i C h t e r il 2 settembre 1645. Da questo frammento rilevo due notizie storiclie. La prima circa 1' epoca verso la quale si applic 1' uso dei torchi al conio clelle monete: la seconda che forse questo sistema s' invent prima dai Pdlsarii onde evitare il pericolo di essere scoperli col batter colpi e da loro lo appresero le officine goverriative.

- -

Piiialmente si deve avvertire che quantunque nella nozione del falso nuramario le sue diverse fojnmesopraccennate costituiscano tutte ugualmente lo identico titolo, pure non sono uguali nella loro gravit politica; cosicchb il falso numn~ario subisce un criterio misuratore dipendente dalla diversa folamc con la quale si B consuinato. Prescindendo ancora c dal caso complesso della contraffazione che si obietti allo stesso individuo congiuntamente al successivo spendimento o tentato o consuinato, le suddette forme considerate isolatamente presentano la una rispetto all' altra grandi differenziali di gravit criminosa.

Cosi 1' u1temzio:one (1) offre una quantit crirnlnosa di gran lunga inferiore a quella che incontrasi nella fabbricuzio~ze.Pi vicina pu6 offrirla nei congrui casi la int~odwiotze Lo spendiuzetzto senza (2). concerto col fabbricatore deve parimente tenersi come meno grave della fabbricazione. Lo svolgimento di huesto criterio misuratore si chiarir&meglio nel suo punto di vista applicativo quando esporremo le penalita saviamente distribuite pei diversi casi dal codice Toscano (3).
(1) Lo S t r y k i o fdissertat. vol. VII, dissert. 15, (le tefneratorib. j u r . monet, Cap. 2, $. IO) opin che gli abrasori ,e struggitori delle monete (detti grnnularii) dovessero punirsi alla pari dei fabbricatori. Ma E n g a u fde falso nummario $. 28) e la maggior parte dei pratici Alernanni sostennero invece clie costoro si rendessero responsabili di seniplice falso, ? dovessero perci sottoporsi alla pi mite pena sancita contro questo malefizio in ragione del danno inferito. Vedasi R i C h t e r nella citata velitazione de j u r c nzoneturum S. 74 B e r g e r o electa j u r i s criminn1.i~pay. 77, n. 4 C o l e r o decisiones Saxoniccie decis. 169, n. 13. (2) 1 pratici considerarono la introduzione dolosa di falsa ilionela come delitto meno grave della fabbricazione (Ber% e r O consil. 072 ) e in mancanza di legge speciale vi applin carono la pena dello stellionato: P u t t r a n n elementic $. 172. (3) Nella pratica e sotto quelle legislazioni che infliggevano contro i falsarii di moneta il vivicomburio non si applic il rigore della pena ordinaria se non a coloro che congiuntariicnle venissero convinti' di avere speso la falsa moneta e di avere assistito alla sua fabb~icnzione. I,o spendimento senza fabbricazione e la fabbricazione senza spendimento por-

una impropriazioae ohe mitigava la pena: ma tale rniligaziooe troppo spesso consisteva nello ucciderli in altro modo anzichb bruciarli vivi: C ra m o r olrservationtcm ttol. 4, obseru. 1018.
tava ad

Grado nel fcllso ntw~~rnnrlo.

11 grado nella forza morale soggettiva offre iri questo reato argomento a qutllchc osservazione Wcezlonale. In generale puO dirsi clie tutte le sc.us** provenienti da un merlo di quella forza si c?~x~met,tono anche qui senza esitazione. E anzi nutexrule che mentre l'odio contro la lesa maest$ conduceva alla barbarba dottrina elle pei reati infoiii da simi1 vizio non fosse scusa la e$& az2fiovail@, questa si mlutd invece senza contrasto come minorank no1 falso nulnrnari~. ci8 pibovenncdal lelternlo ilisyiclE sto della Ieg. rl C. cle fctZsu nzonetm; Itl quale dettando una sanzione barbara contro gl'innocenti IJrciprietarii della casa dove si fossero coniate inunete anchc aIla insaputa di quelli, volle alinena da t.:kle sanzione dichiarare immuni 113 caso dei ~~ripilli.

Ed anzi la suddetta Costituzione, la ijuuls letteralmente frenava il suo rigore a riguardo delle ,17ciloue, diede argomento ai giuristi di pit f~lcilmentr* :Irilmettere no1 falso nnillrriari? la diminrienk* tlel sosso, sgscialmcnte quando In fkrnrnin:~ aveva subito influssi esteriori.

Anche la coazione ivyroyriu derivante da subiezione ~lonzesticatrovasi ammessa con maggiore larghezza e con pi benefica efficacia (1) nel falso nummario che in altri reati. E ci naturalmente deriva dalla indole di questo reato nel quale sebbene non mancante di un fondo cl' immoralitb, pure (almeno nella determinazione della pena ) prevale il calcolo politico alle considerazioni morali. Lo che porta per buona logica ad essere pi benigni in tutti quei casi nei quali il colpevole versi in circostanze che a lui rendano meno sensibile la gravita politica di questo reato. Cit volle esprimere Costantino nella citata Costituzione quando parlando delle vedove e dei pupilli disse - Impuberes vero etiafizsi

conscii fueriqzt, nzcZlum substiqzea~~t detriazentu~n~ : qzcia aetus eorzcm quid videat, ig?zorut; stabilendo in tal guisa una presunzione di non discernimento fino alla puberth impossibile ad accettarsi in un dulitto naturale. Al contrario le condizioni ordinarie nelle quali versa il falso monetario rendono per lo pi inadattabile al presente reato la scuaa dell' impeto degli affetti.
(1) La coazione impropria trovasi frequentemente ammessa in pralica a favore della moglie la quale abbia nascoslo i conii fabbricati dal marito od abbia ajutato questo a contraffare monete: G i u r b a consilia crinzinnlicc cons. 85 S a o f e l i c c decisione~Ncflpolitanac 2, decis. 276 uol. 17 ;lb r o in codircn-r lib. 9 , tit. 16, def, 5 C o r t i a d a dccis. 872 vol, 2,n.24 G o rn c z vciriurzaz lib. 5 , cnp. 15, n. 42

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M a s t r i l l o deeis. 4G per toltrnz S c h w e d e r Responsa Tubinyensicz vol. 6, consil. 84; ove peraltro da notarsi che la facolth Tubingense valut (n. 199) come circostanzii determinante la sua mitezza il fatlo giustificato che quel aiarito era solito bastonare la moglie: dicendo sull' autorith di B a r t o i o e di G i u r b a che tale consuetudine faceva presumere la incussione di un timore. Cos le bastonate dei marili possono recare inattesa utiliti in faccia alla giustizia alle povere mogli I

5. 3612.
Bens sotto i1 rapporto dello affetto movente vuole essere qui ricordato il caso di chi avendo ricevzcto (1) per 8uonu una falsa moneta la spenda e la rimetta in circolo dopo uversze ve~ificutoed essersi renduto certo della sua falsit. Costui senza dubbio pecca moralmente; e senza dubbio fa un atto dolosamente lesivo dei diritti altrui. Ma bisogna considerare che il fatto di costui non rivela abitudini malvagie; e che B dalla occasione tratto eccezionalmente a fallire. E soprattutto bisogna considerare che lo assiste la scusa del gizulo dolore pel danno cli cui fu vittima. Egli raon ~e?~tcbt Zzcc~ocaptando, de ma de dcbmno tvitanclo. La sua coscienza in certo rriodo transige. E a lui fa apparire lecito di far ricadere sovr' altri il danno che lo affligge: egli calcola che quella moneta come si S ricevuta da lui si verr ricevendo successivamente dagli altri e che in fin dei conti circoler come vera senza danno di alcuno. Per queste ragioni il reato che nella sua materialit sarebbe un vero spendimento doloso di falsa moneta si degrada per guisa da in~propriarsi, denaturarsi, e quasi mutare di titolo, S'imputa pur sempre a delitto ma con la massima benignitll,

(1) Si k voluto elevare una questione intorno all' oneile della prova. Si dimandato se quando l'accusato deduce di aver ricevtcto per buona la moneta che spese si rovesci sullo accusatore il debito di smentirlo con prova diretta; o s e rimanga a carico dell'accusato giustificare il ricevimento. Parve a taluno che la regola della preszc~zziune d' i~z~aocenza portasse ali' effetto che il giudicahile dovesse credersi nella sua deduzione fino a prova contraria. &Ia una Corte di Assise di Francia avendo accettato quella presunzione, la Corte regolatrice con decreto del 5 maggio 1832 cassi~il siudicato, espressamente decidendo che spettava al giuclicabile di far Iii prova che la moneta erasi da lui ricevuta per buona. 31a non i gi da credersi che all' accusato incomba di produrre : testimoni a giustificare il ricevimento innocente, o costruire la prova legale di quel fatto. Accusato ed accusatore non possono trattarsi ad imparicc; e se sotto il sistema della intima coiivinzione 1' accusatore pu provare il delitto con amininicoli corigetture ed indizi, deve potere 1' accusato siunaere con uguali mezzi a costruire la prova della scusa che allega cornpeterirli o della impropriaziono del titolo che gli si obietta. Qui I' :Ecusatore deve provare nel giuclicabile la scienza della falsi12 nel Iliornenlo della emissione. E il pi delle volte gli s ~ \ ~ e r r i di non potere scindere cotesta prova, e quelle rnerlesimr clrcostanze clie a lui giovano per sostenere che I' occiis;ito era sciente perchk aveva niostrato o fatto verificare la iiionclta al fiue di accertarsi della sua siucerit o falsit verranno per necessit logica ad indurre il ricevimento a buona fede: e cib I~aster perch: il giudice abbia a Clichiariirsi convinto di qiiellii circostanza. Sernbra per) che nella giurisprudenza prevalga 1;l piu giusta dottrina di doversi presumere la moneta ricevuta ;i huorio fede tino a prova coiltraria: C a r r i o t cotle pCn[il 0 i . t . 156, n. 5 Corte di Bruxelles 26 Inorzo 1851 e 29 in;i;.gio 1852.

Questa regola che trov, ostacolo appo alcune fegislazioni ed in alcune giurisprudenze (1) si i clalle i pi ilIuniinate riconosciuta come tanto certa che si (. negato persino di noverare il caso suclcletto tra le foin~e falso nummario, e si i creato per il iiietledel l siino i1 titolo speciale di fiaoc7e ~.no~zed/~~'~*irl. 1 tloio 1 ili questo speciale reato ricorre al rncii~ientodellri spendhize?zto ma affatto marita nel niornento deli;~ ~ecezione. Laonde nulla reprigna che al tempo stesso dichiarisi avere il giudicabile speso (~Iolosun?~n&r Ia falsa moneta, ed averla egli iniianzi ~*ice??7slct rlclrd buona: h1 O r i n a++. Q025.
(1) Non mancarono anzi fra i dottori quelli clie insegnarono rion doversi infliggere nessuna pena :i chi vittima di iin inganno avendo ricevulii per buona unil falsa rilotieta la spenda per rifarsi del danno patito qicrtsi ad titrenrrs non rrd fircinora specltJt, indemnitcrti sncte cr*ussiove licet i ~ i ~ ~prorlo spicere rcllc: IC r e s s iu B n s t i t . Carolin. r t . 111, $. 6 , ~ o t n Rla pi generalmente si niiintcriiic! iinclie iri qneslrt 1. caso il titolo di firlso: L e y s e I. nzcrlkrrtio~~esn Pnndectrrs i spec. 616 rle frilsis qttcre vulgzis igaorctl S. 45. Troviisi pcri insegnato da qualche pratico clie chi ebbe la monei:~per hiiona incorra lieve pena aricorch! qiiando la spese cgli fosse in ( 1 ~ 6 bio circa le sua falsil: Il O m ril e l Ilhpsorli(ie oDsrrv. 616. &la i migliori criminalisti non si appiipiroiio del solo cll~hhio c nel giure odierno lia prevalso la regola che il punire 10 spendiriiento di moneta falsa ricevuta a Suona fede siil iipcessario diriiostrare clie 10 spcnclilore si era procurata li1 c e r t e z z a della falsit della nionela. I< CIiiestii mnssinin io soslsnni con fortuna nel 1870 avanti la Reiil Corle ili Apprllo di Firenze in causi1 Cliiatti e Rossi.

BoI,. YII.

i!,

Caddero in gravissimo errore coloro i quali VOI-. lero considerare come comnplice di falso nummario chi senza concerto coi fabbricatori o con gli smereiatori avendo ricevuto per buona una falsa moneta la rimette in circolo dopo averne verificato la falsit. Ideare una complicita dove non b concerto un errore grossolano che dovrebbe ormai esser bandito per sempre dal giure penale. I1 concerto noli B necessario che sia precedente alla fabbricazione per produrre il titolo di spendimento : quando taIuno ha comperato monete gi falsificate perch precisamente egli cercava di speculare su quelle procacciandosele a buon prezzo e col fine di emetterle come brione, il concerto gi nato: ma il concerto sulla ve9tdita e non il concerto sulla fu6bricaxione. Se il concerto fosse precedente alla fabbricazione costituirebbe complicit in questa forma, ancorchh poscia non fosse avvenuto lo acquisto e neppure tentata la vendita, perch colui col promettere 10 acquisto avrebbe dato impulso alla determinazione criminosa del fabbricatore. Che se poi fosse susseT guito l' acquisto o lo smercio, colui sarebbe colpevole per duplice fatto; ci08 per la complicit morale nella .fal~bricnzione per lo spendimento concertato e col fabbricatore. Ma quando lo spenditore era stato egli medesimo vittima del falsario B repugnante nonvertirio in un co~npZicedel medesimo. Esso prec senta una figura nuova e di per s stante, che molto opportunamente si distinse col titolo (2) di frode monetaria.

(1) Neppure potrebl~ein tale ipotesi trovarsi un continuatore del primo delitto, perche anche la continuazione del delitto esige uu accordo delle due volonth. Avverti Va n V i s v 1 i e t fde jzcre coecitntis S. 8, png. 39, Lcydelz 1762) che al delitto di speudimento di falsa moneta offriva una scusa speciale la ceci18 dello spenditore. La cecil pu avvalorare la presunzione giuridica che la moneta falsa siasi ricevuta per buona da chi deficiente di vista pot pi facilmente esser vittima della malizia altrui; rna non una dirimente assolula: perchd la malizia dei colpevoli pu avere appunto prescello u n cieco allo ufficio di spenditore di false monete calcolando sulla facilit della scusa.

Pu ancora osservarsi che la circostanza di essere stata la moneta falsa dallo spenditore ricevuta per buona modifica (1) eziandio la forza morale oggettiva del reato: laonde questa specialit che noi richiamiamo alla teorica del grado in quanto per la medesima si valuta la scusa del giusto dolore potrebbe senza inesattezza richiamarsi alla teorica dei criterii rniszcratori desunti dal danno nzedialo. Infatti se ne minora la forza morale oggettiva del delitto rispetto agli onesti che meno si allarmano non vedendo in colui un deliberato colpevole il quale se non severamente punito minacci la ripetizione del delitto. E se ne minora il malo esempio nei perversi, perch sarebbe una contradizione in termini il supporre che si corresse a ricevere pii1 facilmente false monete senza diligente esame nella speranza di spenderle poi impunen~enteanche dopo verificate. Ci implicherelsbe il concetto assurdo di una i~nps*ztcietzzccpreordinata al dolo, Pu dunque benis-

siino il caso presente considerarsi come un reato non soltanto tleg)*nc!lltonella sua forza n~nrales o g gettiva ma essenzialmente minore nella sua qnnntittr, desunta sempre dalle forze oggettive.
( l ) JI,i poicli il tilolo di frode inorietaria viene in tal guisa a sorgere come un reato disliiito e principale, 6 nata gravissiuia questione s e la deduzione del ricevimento a biiona fede iniporii deduzione di una scusa lcgnlc o una inip~ignativa delle circostanze costitutive del k l s o nnmnlario. La qiiestione si 1? resa importantissima sotto il sistenia della giuria come ordinato in Francia e con gli idciilici vizi trapiantato fra noi. Sappiamo chc la legge orgariic;i impone al presidente di proporre ai giurali tutte le qiiestioni di scrcs~ldedotte dall' acsusato: sappiamo che so le dc~liizionidel niedcsimo port;inn ad escludere una circostilnza costitulivii rlel delitto obieltatofili il presidente non ha l'obbligo di proporre questione speciale ai giurati perclik si ritiene che essi debbano implicitail-ieiile risolverla col negare la colpevolezm sulla queslioile principale. Teoria astrattamente vera, la quale io vidi in pratica risolversi in un tranello, perche conduce ad equivoci i giurati inesperti. Rla stando cos la legge necessario clecidere se il ricevimento della riioneta pcr biionii sia o no un fatto di aczlsn che obblighi 11 presidente n proporre la relaliva questione ai giurati, od unii mutazione di titolo: vedasi $1 0 r i n art. 8888. I,a nececsilit di porre Ia questione si sostiene da N o u c u i e r f Co2~rd' i l s s i s ~ svol. 4, S. 2 8 5 7 ) e la rilenne la Corte di Cassazione di Francia nel decretn 2 7 giugno 1846, 16 gennaio 1848, 2 7 niaggio 1855. Ala ai contrario essa decise allra volta che fosse una queslione costitiiiiva, e che nnll dovesse Ctrseiie ricerca speciale percli in~piicitan~ente ritenuta nella risposta data sulld colpevolezza: Cassazione 20 aprile 1860 e 3 8 luglio 1864. Questo peraltro a nre pare assurdo, [~rrcli.se 1' accusato iriipugnii 1;1 sciorizii dclln falsilii tanto ;il momento della recezione r1ii;iiito n1 iiiornciito dello

spc.tidit~zentoe s e ue fa una sola questione complessa, se avvenga che il giuri si conrinca non esservi stata scienza nella recezione ma esservi stata scienza nello spendimento, conie poti*&esso esprimere la sua con~~inzione una unica ricon sposta? Se pronuncia la non colpevolezza rimanda assoluto colui che avendo scientemente speso nionota falsa meritava una pena quantunque ruitc. Se invece risponde affermativaniente sulla colpevolezza manda in galera colui clic fu in dolo quando spese, rna che aveva a buona fecle ricevii(o la fais;t tilonela. i3 una sotligliezza pericolosa il pensare chc rion sia questione di scusa quella clie iiiinora il titolo del reato trasportandolo da un tilolo pi grave ad un titolo inferiorc. A rigore di termini nello esalto linguaggio giuridico non . k vera S C ~ I S L IIa circostanza clie impropria i l re:itc!: ma per i fini della quesiione obbligatoria ai giurati B necessiti di ordine pubblico che i due termini siano pnrificaii. Tizio B imputato di aver rubato un cavallo: egli deduce che quel cavallo gli era stato prestato e clie soltanto colpevole di un abuso di tiducia; e il difensore insiste perch sia posta ai giurali Iii questione sullo impreslito e sullo abuso di fiducia. &I:I il presidente si ostina a non porla percli dice con ci non si scusu ma s' i n l p ~ o p ~ iilu furto: e in punto di diritto dice benissimo. (Juando par persiste nel porre ai giurati IR sola questione se l'accusalo sia colpcuole di P t r t o , egli (nellii ipotesi che ~1 lo irnprestito sia vero ed i giuriti ne siano convinti) tr. d'isce la giustizia. Se i giurati rispondono n siilla colpevolezza del furiu l'accusato evade indebitamente la pena della truffii: se rispondono s, viene a sottoporsi alla pena del furto colui clie essi ritenevano soltanto debitore di truffa. (Jueste perplessith alie t r o ~ ~ pspesso si converlono in gherminelle dovrebbero o esserr iiiipossibili sotto una Suona legge di ordinamento procedurale. &la B I a 11C li e fd~us~iL:~ize p ~ g 75) sostiene dttlde . clic 1'1 questione speciale superflua perch virtualmeiiie compresa nella queslione principale relaliva ad accertare se 1' accusato sia colpevole cli avere scicnlcnrr~llccmessa Fnls;i iiioneta. Questo peraltro mi pare uno equivoco, perchi! ;iiiclie

colui che spenda moneta ricevuta per buona evtette falsa ntanetn, e la emette scientenzente quando ne lia verificato i1 vizio, ed conseguentemente colpeaolc: sicch quando i giuritti hanno affermalo la materialitri della einissione e la scienza del vizio non hanno ancora niente detto sulla deduzione dell'accusalo: e non hanno contradetto quella deduzione col dichiararlo colpevole, perch un fatto colpevole quello di chi spende moneta falsa da lui conosciuta per tale quantuuque egli medesimo 1' avesse dapprima credula buona. N& la opinione di B l a n C h e si conforta dal giudicato della Cassazione O del S aprile 1860, perch in quel caso l si era posta la questione e i giurati avevano risposto no senza dichiarare la maggiorili; onde la Cassazione vide in quella risposta una semplice dichiarazione esplicativa della questione principale. Anzi tale opinione ha in contrario i giudicati della Cassazione di Francia del 31 gennaio, e 3 ottobre 1857, e 24 novembre 1861, e gli altri molti che ricorda lo stesso B l a n C h e a pag. 77. E a vero dire gli elementi crirninosi del morriento consuni~tivo(materialila della vendita; scienza del vizio; e volont d' ingannare) essendo gli identici in ambo i casi, e tutta la minorante stando in un antecedente ed in un fatto diverso dal fatto criminoso, vi si adatta pi volentieri il coi]cetlo di una minorante anzich quello di un reato ontologicamentc distinto.

S. 36i6.
Pot un tempo notarsi come una specialitb del falso nummario che in questo delitto si ammettesse una coinplicitk per semplice negligenza. Ci si era indotto da Costantino alla leg. i, C. de falsa molzetn ove decretava che i proprietari etium inconscii della casa dove si orano fabbricate false monete dovessero (meno quando abitassero a grande distanza di l) sottoporsi alla perdita di quella propriet la quale confiscava a vantaggio del publ~lico erario (i).E seb-

bene lo Imperatore disponesse che i pupilli e le vedove anche dimoranti in luogo vicino si esimessero da quella sanzione, pure egli fu sollecito a non lasciare in perdita il fisco facendo ricadere il danno sopra i disgraziati tutori ivi - Tzt'zctores tccwzen. aorum si in proximo fueil.int, quonium .Lynos..u?-e eos

an qui in rebecs pupilli geritzcr Po opo.rmtethaec poena expectabit, ut de rebus eos-ztm si idonei fztevint tafitum fisco infe?*aturquantzc/m a pupillo fzceg-at inferendum.
(1) Questa sanzione insieme con le sue limitazioni si mantenne nella pratiaa finch il giure penale si regolb col dirilta Rornano: P o g u e r a decis. 46, n. 14 C o r t i a d a decisiones vol. 2, decis. 87, n. 13 C o v a r r u v i o de veter. numism. cap. 8, n. 3.

5. 361'7.
Ma oggi la dottrina del grado nella forza fisicti non incontra osservazioni speciali quanto al falso nurnmario sotto il punto di vista della complicit. Soltanto una specialit che molti fatti i quali in altri reati sarebbero costitutivi di mera complicitk o di favoreggiamento, in questo reato assumano le condizioni di delitti principali. Chi al frodatore scientemente prepar il mentito diploma col quale colui giunse a sorprendere 1' altrui buona fede non 6 che complice della frode: colui che in esecuziune di precedente promessa fattane al ladro converti in denaro le cose rubate non t? che complice del furto, n6 quello pu dirsi autore di frode n6 questo azcto~ di furto. Ma chi fabbric la falsa moneta che altri poscia venne a convertire nella vera non mera-

iiieiitc! coiliplice dello spenclitore; nE: questo E: iiieiAo 1:oinplice di quello: aml~edue sono autori di un reato principale di per si? stante? ambedue azcto?*idi falso iluinninrio. Questo feiioineiio tiene alla indole sociale del reato, ed k coniuiie ad altri delitti sociali, ma uel presente e pit pronunziato che in altri.

1Ialgrwdo l' oclio che si ehbe grandissimo contro il flso nurnmario ammise per0 sempre la pratica elle aiiche in questo delitto il complice di compliciiii iaeiirotn si punissc meno (1) del]' autore principale quaiit,riiiyue si applicasse pena uguale al partecipe pei' coinplicitA cooperativa (2). Si mantennero per6 1 principii iiiiniorali inferiti dal titolo di maesti della inipuniI8 accordata ai complici delatori (3).
(1) IV e r n h e r p a r s 9, lovt. 2, observ. 201 C, a r p z Ov i o praxis gzrusst. 42: et ibi Boe h m e r o ohserv. ti.

(2) Rcsponscc Twbiilgrnsin uol. (i, respons. 84, n. 172. (5) Fra le iiolle specialitli che lo interesse dei Governi iiiti*odusse in yueslo reato vi furono pur quelle clie lo aocusutore non riuscito alla prova noli incorresse la pena della calunnia, e che il socio del delitto quando se ne fosse fatto ilelalore riridasse ininlune da pena; regole eccezionali che si iii~irilerilleronella veccliia pralica; C a la l a n o trcrclntzcs ti?irtlis cup. 28, n. 57.

Non pu0 peraltro passarsi sotto silenzio nello argoiiiento della compliciti come fosse il falso numiiiario un0 di quei dclitti nei quali le antiche tiran-

nidi elevarono a rcato la ~ro?z ~-ic-elctluio.r2c ) tro~:tnclo (l in questa, con esorbitante rigore, una ~ I I - ~ S ) L H Z ~ O I Z @ di coizcot~.so ?;olofzih tutto fantastico. Fu un errore [li delle antiche scuole quello di distingriere una classe di malefizi col nome cli eccottzrati per significare che per tali fatti a cagione di un odio speciale dovevano tacere le regole ordinarie di giustizia, e fra tante eccezioni vi era pur quella c11e severaincnte si punisse chi non se ne faceva delatore. Poco vi vuole a comprendere che fra questi titoli di reati &&?*a legem cloveva stare alla cima la lesa macsti: e che tenendosi allora il falso nummario corne una offesa ai diritti maiestatici ne veniva spontaneo il castigo della non rivelazione. Ma lo interesse clellic. finanza fece sopravvivere questa ultima applicazione: al naufragio del titolo di maest&: e nel codice penale di Prancia'del '1510 videsi riprodotta all' art. 136 ; e vi volle la rivoluzione del 1830 perchb quell' articolo fosse cancellato. La scienza non esita a riprovare tutte le eccezionalitA en~piriche, perche non puG csservi ragione (li utilit che autorizzi la violazione del giusto, ed in questo anatema generale con~prende anche la esosa regola che la piet od il ribrezzo pel quale l'uomo onesto si trattiene dal farsi delatore si converta in delitto. Anche la scienza odierna rispetta quella elle in addietro parve una eccezione, ci06 la punibilita del falso nummario coinmessa all' estero, pcrchb in ci6 noli vede che una regola generale, ma non ammette alle regofe generali eccezioni per la cosidetta odiosz'lii speckb di un delitto.
(1) Si disse ancora doversi punire chi non avevi\ iriipedito il falso numrnario potendo inipeclirlo: C a t a l a n o trtr-

ctatus criminalis png. 229, n. 72. Vedasi C r e ni a n i de jiwr criniitiali vol. 2 , s . 5 , pag. 9% En g a u de falso tittvtnzurio S. 50, e; 51; e Vo i s i n de la catnplicit pag. 159, et 160-Van L e u w e n censurn forensis pars 1, lib. 5 , cup. 2, n. S. La benignit dei pratici portb peraltro nnclie qui la opera sua, e distinse il caso della fabbrica di false monete costituita con destinazione duratura (nel qual caso mantenne 1' obbligo della rivelazione) e moneta falsificata per una volia tanto accidentalmente da qualcuno, nel qual caso respinse la criminosit del silenzio. Questa applicazione si rannoda cori la distinzione generale fra reticenza intorno a delitto da commetlersi e reticenza intorno a delitto gi consumato, distinzione da me altre volte notata. Ma non fa meraviglia che la scienza ed il silenzio si elevassero a delitto dove gl' Imperalori avevano voluto si punisse ancora chi era ignorante del f;itto!

E pero notabile la indole anfibia che assume in questo reato lo spendimento doloso, il quale ora si punisce come fatto di per s stante ed ora si considera congiuntamente al concetto della complicit nella fabbricazione ; secondoche risulta o no che lo spenditore agisse con precedente concerto (1) col fabbricatore.
(1) comune fra i pratici la distinzione nella pena fra

spenditore senza concerto e spenditore con concerto col fabbricatore: E n g a u elententct jztris crin~inalis 532 - ivid 5. Qui numinos falsos dolo rnnlo expetzdit, vel fustiyatzrs relegalur, ve1 capile trunccttur, proilt hoc feci[ absgtse societcttc i)lil(&D U ~etz praevifi.

Ma qual a il concerto che qui si prevede? A diritto costituendo parrebbe doversi distinguere. Lo spenditore puO essere socio del fabbricatore ;e nella speculazione crirninosa mentre l' altro ha la ingerenza di fabbricare avere esso lo incarico della emissione della moneta: e questo sarebbe il vero concerto che presenterebbe la situazione di maggiore gravita. PRO invece lo spenditore essere accednto una cice tantum al fabbricatore, ed avere comperato da lui a minor prezzo la moneta gi fabbricata. 6 evidente che questa seconda ipotesi presenta una minore gravit di quella elle incontrasi nella prima nella quale lo spenditore viene contemporaneamente ad essere autove della emissione e causa morale della fabbricazione. Anzi B o e h m e r o (medit. in C. C. C. art. 1211, S. 9 ) osserv doversi distinguere fra coloro che collaborano col fabbricante servitii caussa e hanno un tanto la giornata, e coloro che sono a parte del lucro della fabbricazione e vari soci del fabbricante. Queste distinzioni nel punto di vista scientifico sono doverosamente apprezzabili. Ma quando un diritto costituito ha contemplato il caso di chi spende la falsa moneta di concerto col fabbricatore avr esso inteso parlare della prima ipotesi soltanto, ciob del concerto vero e proprio; oppure avr voluto parificare a quello anche il concerto nato li per l dopo la fabbricazione tra il fabbricante che vende il sacco della moneta falsa e lo speculatore che la compra per quindi smerciarla? Una tale difficolt dovrebbe sciogliersi secondo la necessit logica. Se il diritto positivo ha coiitsmplato

bpeuialuiente il caso di chi scientemcnte compra ~iloiietaf~tlsaper farne sniercio, il dubbio f sciolto 11:llla lettera della legge. RIa se il giusc positivo rion ha una sede apposita dove cunteml~licinesto caso, t.1 soltanto ha una disposizione generale contro lo silicrciatore con co?2ceiito, non potendosi ammettere la impunitk dell' altro caso, n credere che il complxtore sciente sia parificato a cili ricevette la moneta per buona, sara logica necessita conclnclere che con la hrmula di cotzcetnto col fccbbricccZot*e cluella legge volle adeguare il concerto ccgztef*io~~e faballa Ijricazione ( e cosi cnz~sativodella medesima) ed il concerto lmsteriore alla medesima : ossia il concerto c d fa7,~~icu~zclz~~~z c ed il concerto c~dumzdeszcZu~?z. Ci6 ~~orterebl~e una iniqua clistribuzione di pene; t: ad percib ottimamente il codice Toscano contempl sepuralainente lo spendimento con concerto precedente alla fabbricazione nell' art. 231 ; e scparatainente nell'art. 234 lo spendimento consumato o tentato anche per conto dello stesso fabbricatore, 1 i; per un accordo posZmliore alla fabbricazione; e 1:i qiustaiilente dett differentissime pene per le diverse ipotcsi, 17nlutmdo come doveva la cronologia deconcerto. 5. 3622. ltelativarnente al Zentalivo si leggono due diverse regole dettate nel falso nummario che ambeclue sono intisatte. L' una i, quella che la fmbO?~icwzio.lzee la . .Lltt~~odzaione Salsa moneta non siano che un te%di babho, e il delitto si perfezioni soltanto con lo spendiriiento. I,' altra ? quella che il tentativo di falso ~luinnlariodebba punirsi alla pari del delitto con-

- 301 sumato. Forse i1 secondo errore non fu che una conseguenza del primo (1).
(1) La discordia delle opinioni sul momento consurrtalirc~ del falso nurriniario tIJtti1 consequenziale alla diversiii del concetlo che ci tiene coiile determinante del suo oggettivo. Cerc~iidoquesto nel danno privato e assomigliando ICi Pulsa moneta al furto non si ha la consunirizione ch.e riello spendimento. Trovatolo nel dirillo iiniversulc, bisogna dir consiinialo il malefizio con la sola abnicione o contr,iiri~zione,per i l danno poteiiziritc della circolazione futura (li una riiorietir ;idulterin~i: G i u l I ;i n i f istitziaiorzd d i diril[o ci'iriii~inle ZIO/. prtg. 210) ravvis iin srniplice conalo nella Snlibricc!2, zioiie c~~iiintunqiiP coiiipleln: P o gg i file~r?enln 4 , r n p . h, liO. S. 67) insegn che era delitto consumato: C a r m i g n a ii I , nel testo delle sue institutn $. 1196, In disse rin eoniito: ma poscia nelle succes~ivc edizioni v i aggiunse una nola ove concord che re melius pevpcnsn fosse un delillo perfelio. Anche B e r n e r (lcl~rbnch5, edit. Leipziq lSI 1, p q . 525) ritiene come pi vera la opinione che il falso niirrimario si consumi con la sola fabbricazione od altenizionc. Abbiasi p r r altro presente ai~cliequi clie s e \;i fitlbriciiziorie c~iiiiplctat i i t i delitlo perfetto essa ariiiiiette il suo tentativo nella ipoiesi di iiiiil f~ibbricaaio~ic intcrrolln per CiiiiSo cuszccrle prirna del perfczionaiiiento della riionrta. .jifhtln ipotesi nstrattanientehindubit:ita. In pratica per polrh diire occasione n gravi perplessi18 nel drterminare 1." SP la f:ibbricaziono sia stata sospesa pcr pentimento 2."Se fosse nella intenzione dello ;igente (li t i r e o no qualche allro lavoro su quella moneta. A sp~ncliriif~ritrt noi1 ancora avvenulo si sottopongono le monete ~ierquisitc; i l giudizio dei periti. Essi trovano la imitazione ulellil rnonct:i sincera, ma av'crertono che in quella specie vi tiIiiiici1 nel circolo o in una delle sue facce un;i si$ii o uii segno qualri~ique che uno dei distintivi della riioricta vera. Sr si ritiene clie il fabbricatore avesse intenzioricl di riietlere i n circolo ];i iil(1neta cos iriconipleta bisogna puriirlo cnnie reo d falso roik-