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VOL. VII.

PROGRAMMA
CORSO DI DIEITTO CRIMINALE
DAL PROPESSOIiE

FRANCESCO CARRARA
SOCIO CORRISPONDENTE DELL' ACCADEMIA DI LEGISLAZIONE D I TULOSA E DELLA REALE DEL BELGIO, SOCIO DELLE REALI ACCADEMIE DI LUCCA, DI MACERATA E DI URBINO, Ml?,flBliO DELLA CO~IMISSIONEINCARICATA DEL PROGETTO D I CODICE PENALE ITALIAAO, PRESIDEKTE DELLA CAMERA DEGLI AVVOCATI PIIESSO LA R. CORTE D I A P P E L L O D I LUCCA

PARTE SPECIALE
OSSIA

ESPOSIZIONE DEI DELITTI 1 SPECIE 8


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VOL. VII.

L2Autore poiie anche questa parte del siio Prog~rl)riZC~ sotto la salvaguardia delle vaglianti leggi sulla proprietf letteraria,

PARTE SPECIALE
(SEGUE)

SEZIONE S E C O N D A

DELXTTI SOCIA&Z

CLASSE SESTA
DBLZTTI

COI)'TIiO LA PUBBLICA FEDE


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Fiiicti~gli uomini si considerano in uno stato di mera consociazione naturale ordinata sal principio della ngaaglianea, non B possibile immaginare il coricetto di una fe& plizcbblica, cio. di un vincolo comune che li costringa a credere certe cose. L' uomo posto a contatto del suo simile ha nelle sue operazioni e nclle sue contrattazioni frequente bisogno di C?-@&re; ma AnciiB non si presuppone un' autoriti che 2 ' imponga una ragione superiore 1 di credere, egli creaera sempre o perclib indotto a ci; dai propri sensi, dalle proprie verifcazioni, dal

proprio giudizio; oppure pcrchh indotto a ci6 daIla ficlucia nello individuo clie lo viene assicurando ili un dato fatto. L' uomo in quello etato ipotetico (ben dissimile, come pi voltc notai, dallo stato inixnaginmio ed impossibile di completa dissociazione) asrr& pui bisogno di contrattare: ma quando egli un oggetto da lui occupato o prodotto permutera con un oggetto di altri che a lui meglio accomodu., il valore dell' oggetto clie riceve o lo giudicher (fosse anche un pezzo di metallo) per i sensi ed oscervazioni proprie, o lo creder sulla osservazione di chi glielo porge; o sur8 sempre fede prtuaCcc: e quando snilh chiamato acl. eseguire un patto proprio o do1 suo genitore, creder8 alla esistenza di quel patto cd alla sua forza moralmente obbligatoria, o per reminisce~eee veriflcazioni proprie o per la stima che avr nelle attestazioni di altri che a lui ricordano quel patto ; e sempre sar fede privata.

&la contemplate il sorgere della societ civile. Essa viene a tutelare il diritto, ciob la lil~ertinilividtiiale di tuiti i consociati, e lo esercizio raziondrnente libero delle attivita umane. Essa costituisce una autoritzi sovrastaiito a tutti, la quale mantenga la osservanza dei rapporti obbligatorii madiarite il magistero civile; e mantenga il rispetto ai diritti di tutti mediante il magistero penale. Questa autorita provvede a rendere pi libero e pronto lo wolgin~eiito delle attivit8 umane nelle contrattazioni, e crea delle meloci di una o di altra materia formate, alle qualli assegna un valore, e vuole che sia quello

c die sia da tutti senza discussione creduto quale

essa lo dichiaro: ecl ecco la 9lzotaeta. Tutti i consociati al vedere quell'oggetto al quale l'autorit attribu il valore di dieci crede senza esitazione che valga dieci; e lo accetta per il valore di dieci; e le cose sue che nella propria opinione valgono dieci da in cambio di quella moneta. L' autorit sociale procede oltre. Essa crea dei segni materiali, e delega a certi cittadini l'a potest di assicurare mediante tali segni o le condizioni di un oggetto venale, o la esistenza di certi fatti e di certe convenzioni:Ecco i bolli; ecco i pubblici zcfi2cz'al.i destinati alla parte di fidefacienti con presunzione di veridicita fra i cittadini; ecco i pubolici docu?~zenti destinati ad essere prova di avvenimenti e di convenzioni che per loro si ricordano. Cos nasce nei consociati una fede che non deriva n dai sensi, n6 dal giudizio, n& dalle mere attestazioni di un individuo privato; ma da un prescritto della autoritit che la impone. Io credo che quel pezzo di metallo abbia il valore di dieci, perch8 vi scorgo i caratteri materiali imposti dalla autorit come concomitanza costante del valore di dieci. Io credo che quell' oggetto sia di oro, perchk vi scorgo il segno che 1' autorit prescrive dovere essere infisso soltanto agli oggetti d' oro. Io credo che quel fatto o convenzione siano avvenuti perch ne leggo la attestazione in un foglio che presenta i sigilli e la firma di un pubblico ufficiale a cui la legge ha dato balia di attribuire presunzione di veritk a quanto da lui si venga attestando. Ecco che in tutti tali casi la mia fede non pi fede privata ma fede pubhlz'ccc: ed e tale sogg~tt2.uarnenle, porch da quelle condi-

zioni non nasce la credenza di un solo particolare, iiia la credenza pubblica, la credenza di tutti i citfxidini: ed tale oggettivamente, perch io non ho fede in chi presenta la moneta o il contratto ( e posso anche avere ragioni di diffidarne ) ma ho fede nell' autorith pubblica, nel suo segno, nel suo emI~lema, suo mandatario. nel

I1 cornetto della fede pubblica, tutto figlio della societ civile e che serve di criterio tipico della presente classe di malefizi, non B dunque una sottile astrazione. Esso esprime una realt, positiva che nasce da un fatto della potest superiore, e si estrinseca in una serie di altri fatti universali e costanti. Questa formula di fede pubblica al presente luogo risponde ad una idea molto difforme da quella contenuta nella identica formula quando si adoperava nella materia dei farti per designare tra questi quelli che dalla offesa alla pubblica fede desumevano una aggravante. Sappiamo (g. 2223) che aggravati dalla offesa della pubblica fede soiio i furti che caclono sovra cose abbandonate all'aperto per cagione di una necessit relativa, la quale non permette di usare intorno a quelle la difesa e vigilanza privata. Ora questa 9zcbblica fede violata in simili furti non B precisamente lo stesso della pzcbblica fede violata con certe falsitk. In queste la pubblica tde nasce da un provveclin~entodell' autorit che la impone: in quelli la pubblica fede nasce dalla necessit di certe condizioni di fatto e dalla volont dei proprietarii che preferiscono ad una intollera-

bile spesa di vigilanza lo abbandono delle cose loro alla presunta onest dei cittadini. La si ba fiducia nella opera del governo e suoi mandatarii. Qua si ha Adacia nella prohitk dei singoli cittadini.

Tale essendo il senso della pubblica fede che si contempla come determinatrice della presente classe di nialefizi, facile definire le singole figure c~lizninose che debbono richiamarsi nella mede~ima. Nella moneta si deve aver fede da tutti i cittadini per la fiducia nel governo che Ia conia. Qneata B fede p%&7ilica, e si viola da chi falsifica la moneta: dunque i1 f d s o 1zumw2u?~2o qui la sua vera sede. Nei doha cumenti pubblici e nei bolli si ha fede da tutti i cittadini per la fiducia nei rnandalarii del governo o in colora che ebbero balia dalla autorit8 superiore di creare mediante i primi, o medianie i secondi urla presunzione di veridicith in una attestazione, a di esistenza di certe condizioni in un oggotto. Qnesta fede putiblica, e si viola da chi falsifica i pwOblic$ dcuilncszti od i ho@: dunque il falso (1) 212 clocumefito pubblico ed i1 falso i?$ fioili offrono altri due titoli clie qui vogliono essere esaminali.
(1) La parola fede qui non si adopera nei senso di fedeltd o manlenimeulo di un impeguo contralto: ma nel censo di credenza o fiducia. Questn quando B individuale forma I'obieftivo di un delitto ~ m l u r n l e fatti che Ia tradinei scono. Quando c? .zmivcrsalc ( e quasi necessaria ) perch, imposta da certi provveditnenti dell' autoriii dello Stalo oEre veramente 1' obiettivo di un reato sociale. P i l ii n 6 i e ri (scicn-

della legislazione lib. 5, tit. 8, cap. 48 ) ideb la classe dei reati contro la pubblica fede collocandovi la bancarotta, il peculato, ed il falso pubblico, ma vi aggiunse ancora la predizione. C a r in i gn a n i felementu S. 1192 ) riprodusse questa classe, ma vi colloc soltanto il peculato, Ia b(c?zcarotta, e il falso nummario. G i u l i a n i {istituzioni di diritto criminale lib. 2, pay. 198) mantiene anch7 egli la classe dei reati contro la pubblicn fede richiamandovi i soli tre titoli di peculato, bancarotta, e falsa moneta. Il titolo di falso parve a questi due maestri dovesse trovar sede nei reati contro la proprietd reale del cittadino. Ma finch si parla del fulso privato io aderisco a tale concetto e non vi ravviso che una forma di furto. Non posso per aderirvi quando contemplo il falso i n pubblico documento. L' obiettivo di questo reato non pi quello soltanto della proprietd privata, ma-ben' anche quello della pubblica fede, il quale . prevalente ed assorbente del primo. Molte sono le ragioni che mi confortano in queslo concetto: 1 . O L' autenticitd data ad un foglio munito di certe forme ed esarato da certe persone nel modo stesso che 1' autenticit8 data ad un pezzo di metallo foggiato a moneta. Ed il pubblico pone la sua fede in quei caratteri di autenticit cos nell' uno come nel19altro 2.O Se 1' obiettivo del falso in pubblico documento caso fosse soltanto la proprietic privata, il malefizio non potrebbe dirsi consumato con la sola falsificazione del17atto autentico, ma bisognerebbe aspettare I' aggressione del diritto deteruiinante la classe del malefizio, ci08 la lesione della propriet privata 3 0 Posto come positivo il concorso del doppio . obiettivo, cioE dirilto di propriet (minacciato nel particolare ) e diritto a rispetto di cosa investita dalla pubblica fede ( leso per la falsificazione del pubblico documento in tutti i cittadini ) deriva dai cardini fondamentali della classazione dei reati che 1' aggressione al diritto ut~iversalecome prevalente sulla minaccia del diritto particolare sposti la classe del malefizio e lo conduca nei reati sociali 4 . O La prevalenza del secondo obiettivo riconosciuta da tutti i legislatori nella
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ecoaon~ia delle pene. Quando si punisce con parecchi anni di casa di forza la falsificazione di un titolo che pu recare 31 privato .un miserabile danno di cento lire E evidente che il criterio misiiratore della quantit del reato non si desume dal solo dirilto particolare di propriet, ma bens dal diritto universale violato nella pubblica fede della quale riveste ltautorit il documento alterato. Negando ci sarebbe impossibile porgere congrua ragione di una penalit cos poco proporzionata al danno patrimoniale. Se dunque 1' obiettivo della pubblica fede si considera come prevalente nella misura della penalit, sarebbe contradittorio non riconoscerlo come prevalente nella nozione e nella classificazione del malefizio. Sono queste le ragioni che mi determinarono a mantenere nella classe dei delitti contro la proprieti il falso privato perche la propriet particolare esaurisce tutta la sua oggetlivil giuridica ; ed a serbare la trattazione del falso in pubblico documento alla presente classe dei reati contro la pubblica fede. Cosa importa che I' uno e l' altro abbia il nome di falso? I nomi non fanno le cose: e l'accidentalit di un nome non mi sedurr mai a postergare la contemplazione della sostanza delle cose sulle quali porto i miei studi. Io sento anzi profondissima la convinzione che questa dislinzione radicale tra falso pubblico e falso privato sia utilissima a purgare la dottrina e la pratica da tante ambagi nelle quali si agita la materia del falso documentale.

Ma la pzcbblica fede d uno speciale carattere ad altro malefizio sotto un punto di vista analogo a1 precedente benchb non esattamente conforme. I1 negoziante non 8, a vero dire, un pubblico ufficiale: malgrado ci i suoi libri purch regolarmente tenuti fanno fede entro certi limiti del loro contenuto, e piena prova in giudizio. Ecco un termine di

12 :intelogia per il quale 1%bsbizca>*olta ricliiamasi alla presente cktsse. dgziungnri a ci4 dle se il (lare a fido la ~sroprictrolxt od i1 proprio denaro i: beneralmente atto di vcslont:t, bisogna dirlo atto di necessitk nelle transazioni fra i negozianti per la 6istanza deHe dimore, per la desiderata rapiclitu degli affari, e per la moltitudine loro che quasi rende impossibile compire le transazioni commerciali a pronto ed effettivo contante. Di qui la conseguenza di un fido pi o meno esteso che si accorda ai negozianti da tutti per guisa che il credito (cioi! la reciproca credenza nella lealta respettiva) si dice a ragione la ~ i t a l'anima del commercio eti il moltiplicatoe re indefinito dei capitali effettivi con mirabile universale vantaggio. Fuori del cornrnercio se fidasi roba o denaro ad alcuno sulla nuda parola sua senza cautele o riialleverie ci6 avviene per una speciale opinione di probitk o solventezza che abbiamo di quello individuo: questa i fede p~*ivata.Ma nel : commercio si contratta per anni e per somme smisurate con chi forse mai videsi in faccia ed a mille miglia di distanza; e ad un semplice avviso suo gli si spediscono valori e merci ad immense distanze per obbligazioni da rimettersi poi e da estinguersi a lunghi termini, Ed anche per questo lato ha il negoziante una fede pubblica di forma speciale, la quale rende in lui delitto il fallire che tale negli altri non %; e lo rende delitto d' indole sociale perchB quella universalita di fiducia tradita non era figlia di speciali rapporti fra inclividuo ed individuo, ma della posizione di negoziante assunta rimp&to a tutta la consociazione.

Finalmente la fecle pzcbbliccc assume nn'altra forma particolare quando la nazione ed i suoi legittimi rappresentanti hanno avuto in qualche individuo una fiducia della sua probit che si estrinsecata con affidargli la pubblica pecunia. Se costui maliziosamente si appropria quella pecunia o parte della medesima, egli rompe la fede pubblica, la fede ciob che ebbe in lui la intera consociazione ponendo in sua mano quei capitali che provenivano dal patrimonio di tutti i consociati, e che servire dovevano a benefizio di tutti loro; ed ha tradito la fiducia di tutti. Non pu dubitarsi pertanto che anche il peculuto proprio sia titolo di reato referibile alla presente classe.

Vi sarebbero altre forme di pubblica fede tradita analoghe pur esse a questa ultima e costituenti delitti: ma le medesime sono distolte dalla presente classe per la teorica della prevalenza. I1 Generale di Armata, il Ministro, lo Ambasciatore ebbero per fiducia di tutti i consociati e dei loro rappresentanti una relativa quantit di poteri, conle la ebbero i Deputati ad un Parlamento entro pi angusti confini, ma di natura perfettamente identica. Tutti costoro tradiscono la fede pubblica se nello esercizio dell' ufficio conferito loro maliziosamente ne usino a danno della Nazione ed a profitto di potenza estera, e molto .pih so a profitto di potenza nemica.

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IIa poich simili fatti presentano un oggettivo che si componetra con la vita politica dello Stato, ciuesta piiSr importante oggettiviti li richiama sotto il titolo cli prodizione alla classe dei reati contro la sicurezza dello Stato ; e non permette si callochino in una classe cho desume il sno criterio prominente dalla violazione della put~blica fede ; siflatta violazione non si disprezza ma si tiene a calcolo quale accessorio, ed ha nei medesimi la debita valutazione ed i suoi effetti giuridici coi-ne cpalitk aggravante del tcialefizio prjncip~ilea cui fa bruttissima concornitmza. Sicchb i titoli di reato pertinenti alla presente cllmsc si riducono al peczcluto, alla banca?*attct, alla foZsu rrzoncta, al falso 2npubOEco ~luczm/cc~zto, ed ti1 fal.5;o in 7,oZZi. Di ciascuno sc~)arntnmento~

P e c u l a t o proprio.

La forza logica che esercita per. propria virlii la oggettivitk giuridica sulln nozione dei reali anche irzconsape~olmente coli dove pik trova fautori Itr dottrina soggettiva, yortb diverse czntinomie nei monunienti clel piure rciinaiio intorno al titolo di $Ccul~tto. interpetri inii.tilmente tontarano di conG1' cilicrde niontro esso non erano che la espressiune dello svolgimonto storico di qriesto titolo, o per conseguenza manifestavano una vera difl'ormitd di clottriria. Nel prisco giure romano la sottr:rzionl: della pecunia pal~blica si elhe coma rncritovole di oclio

speciale in ragione della cosa sottratta che guardossi come sacgma onde i peculatori forono posti : in compagnia dei sacrileghi. Nei diritto cesareo prevalse invece la considerazione della fiducia tradita e della facilitd d i delinqzcere. Di qui nacquero le divergenze. Trovato, il criterio dello aggravamento iiella santit della cosa ne consegui: 1." Che soggetto passivo del peculato fosse soltanto il patrimonio del popolo romano che solo era scccro, e non le propriet dei Municipii e delle citt, che si consicleravano come private - 2.0 Che la sottrazione della pecunia del popolo romano (.l) si avesse come sacrilega e costitutiva di peculato ancorch commessa da persona privata niente congiunta per lo ufficio alla pubblica fede. Quando al contrario nel diritto cesareo si prese a desumere 1' odio contro i peculatori dalla fidncia tradita, quelle due proposizioni dovettero naturalmente rovesciarsi : e si venne a stabilire: 1." Che anche le cose delle citt e di ogni pubblica amministrazione fossero soggetto pas2." Che la severita maggiore sivo di peculato delle leggi penali dovesse serbarsi contro coloro che la pecunia pubblica si appropriavano abusando dell' ufficio a loro fidato. Di qui le discordie (lei frammenti : di qui le lotte fra gl' interpetri; di qui la divergenza delle scuole e delle pratiche protrattasi fino ai di nostri intorno alla nozione del peculato; e la impossibilith assoluta di descrivere questa nozione senza incontrare contradittori. I n simile conflitto noi ci siamo tenuti alla opinione piii affine a1 diritto cesareo insegnata dal C a r m i g n a n i , approvata e seguitata dal dotto G i n l i a n i , e chc meglio consuona alle legislazioni contemporanee.

Twvianlo nella cosa pubblica una ragione di aggravamento che non clenatura il furto: la sottrazione di quella commessa da privata persona la descriviamo tra i farti (S. 2080 e segg. ) col nome di peczclato f ~ i p ~ o p -Troviamo nel vincolo di fede o, rotto e esevito di mezzo al delitto la offesa di un diritto sociale, un oggettivo prevalente sulla considerazione della cosa, un' alea di maggiore pericolo per la proprieti comune, e ne costituiamo la figrira del pczclato polprio che qui andiamo a descrivere. Chi si limita a contemplare nella sottrazione della pecunia pubblica l'oggettivo delIa propriet pi o meno iutsressante non si trova innanzi che una forma di furto: per costituire del pecnlato una figura criminosa fritta spedals e distinta bisogna riconoscere nellkoggettivo della pnbtilica fede il criterio determinante di questa specie delittuosa.
(1) 1 patriaohio del popolo romano designavasi col nome 1 di ncrnriunl. Col nome di fisco desigriossi pi specialmente il patrimonio del principe: R a e v a r d u s Variorum lib. 4, cap. 4 , psg. 84.

S. 3363.
La circostnnza che le cose sottratte dalla mano del ladro anzieh0 essere pertinenti ad un solo individuo, o ad aria sola famiglia, spettino ad un numero di uomini per comunanza o consociazione privata, od anche ad una personaliti morale, come una pubblioa amministrazione, od anche allo Stato, e cos niediatamente a tutti i cittadini, noil induco mutazione radicale nella oggettivitl giriridica del malefizio. I1 diritlo aggredito sempre il diritto di pro-

pitieth :In socielh civile interviene in cotesto ugdettivo come nn qzricZ fttcli in cpanto accade clie la proprietk violata sia di persona collettiva aiizichk di un individuo ;ma non aggiunge un quEd j u ~ i sal malefizio, e non ne muta la indole giuridica. Esso i sempre una lesione del diritto di proprieth ed es! clusivatnente di questo diritto. Potr a taluno sembrare che la propriet della nazione abbia una importanza maggiore, e le tradizioni dei romani chs assimilavano alla sacra la pecunia pubblica cundnrre a ravvisare in questa oircostanea uno aggravamento dsl furto :ma nella vari&& delle circostanze il furto della pecunia pubblica potra recare un danno assai meno sensibile e meno doloroso (li yucllo che rechi il furto di altrettanto a danno di una privata famiglia che ne sia condotta a rovina. E ad ogni modo 1' oggettivo non varia. Laonde coll o c a i ~ peculato ;i'~~pmpvio 8 quello commesso il (che da porsona privata sopra. cose di publ~licaspettanza) nella. classe dei reati contro la proprietb, io esposi succintamente cola le ragioni e gli effetti <li questo aggravamento (1).
(1) Liisoord F i l n n g e r i rettiirnente censurato ds G i ul i a n i istlltrsioni criniinali vol. 2, puy. 200. Anche C a r m is. n n ii i f cle?)ie?itn 9. 3201 ) concorda nel ravvisare uri fidrto r: non u n peculato nella sottraziorie che ftlociasi da uu privato del pubblioo denaro. Singolare B il niodo di vedere clel codice bunamila j il quale considera come meno griiae il furto clie il privnto coinrileltn sulla pecunia piihlilicti, e come pir grave il furto caduto sulle cose dei privati: A 11 b s r r1 r rode dnnrlrnilc vol. 1, pag. 1 et 2.

VOI,. VII.

>IL? muta sostanzialmente di aspetto la cosa iiuando si contempla il pcculato prop?*io (1) che A - la u11procpriaz.ione di cosa pubblica covz?)tessa da; pwsowa rivestita di p.icbblico ztflcio, alla qzcale in ragio?ae appzc?zto dZ gucllo e.iqasi consegnata la t;osa a ~ p ~ p r ~ C O f Z 0Ob1igo di consevvarla c u ~u ~-wstittrivlu,
(i) B I B L I ~ G ~ A FA A ge l o de dclictis cap. 96 ~n

n o c li i o de arbilrariis cas. 586 R i c c i o colleetunaa 2087-3012- F a r i n a C C i o cle furtis quaest. 171 T)e-

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tractulus c ~ i a i n a l i s 8 , crrp. 28, VOL. %, pag. 537 lilr. dsciaiones ,V~apolitanae col. 2, dee. 166, 284, et 285 C r u s i o de indiciis pars 3, cap. 4 B y 1il C r d i k obseruntio~lzcnr juris vol. 1 , cc-p. 12 - F e l d e elcmenta juris unlvcrsi pag. 191 Y e l a e q u e z consilia vol, P , cola. 145 V e r m i g l i o l o consil.4BG Carav i t a iirsliiudiunes crr'ninales lib. 4 , $. 1, cap. 62, n, 12D a m h o u d e r pvnxis c r i m i ~ u l i s eup. 116 Enirnin% h au s jus Szcsatcse a r t . 147, pag, 159, 160 Col e r o dccisiones decis. 155, et 207 L e y s e r nleditutiones in pnnrleelus spcciinen. 621 h1 a t t h eu e t S a ri z tractalus de re cri!riisali conlrou. !5,R8,77 P e r e g r ino dc juro /?sci lili. 5 , [il. 3 U r s a y n iislilulio~ies c?*intiaules ti(r.2, li(. 3 J o u a s e juslice crimi~tcllctit. 40, vol. 4 , pag, 26 i;a r r a r d dc le jurisprudencc crintinelle ~ c c t . 2, t1np. 4, S . 4 -' C r e rn a II i de jurc crOirinali lib. 2 , cap. 4, trrl. 5, $. G P u lt m e il n clei~ret&ta 498 et seq?, $$, ai e i s e r principia juris S. 360 et seqq. t , C a r m i gn a n i olrmenln S. 1199 G iu i i a n i rblilu.tioni vol. 2 pug. 200.
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I n questi termini sorge come prcirili~ente ulte1' riore obiettivo della fiducia tradita. I fatto nci suoi 1 termini semplici sarebbe ineiio di un furto a causa della consegna, sarebbe una tr~ffc.1, abuso di iiun ducia, o aria frodata amministrazioiie, agli occhi di chiunque si fermasse a coritemplare la obiettivita giuridica del maleflzio nella sola proprieth violata. Ma se la liiolala @dztcia presenta appo le scuole e legislazioni conterriporanee una importanza minore di iluella che trovasi nel violato possesso, per le ragjoni che a suo Iuogo (5. 2.279 e segg.) esornai, privata, questo avviene finelle si tratta di fld26~ii~ perchl? potenclo sempre rimproverarsi di poca cautela ed avvedutezza cului che ultroneamente confidi, le cose proprie a persona indegna di fiducia, si crede meritevole di protezione minore la vittiina di quel reato; questo pnb affermarsi s0ltant.o dove la fiducia della vittima si8* stata ultronen, e dove sia stata volontaria per parte sua la scelta della persona tiella quale poneva fede.

Quando peri> 1a Itlucia sia conseguenza di una necessiti, e tale necessith si connetta con le condizioni inseparabili ilall' ordiilamento ilella cosa pubblica incontrasi un risultamento tutto co~itrario. La nazione 11a bisogno di uficiali che amministrino il patrimonio di lei: essa sceglie siffatti uficitili 1'1.:~ quei cittadini che pii1 hanno fama di piluLi, li l':i

iniccIiidi emolamenti bnstevoli ai bisogni loro, :t li solleva u1Ia dignitk d'impieghi onorcr~oliesii~ii, Qt~esti individni ricevono cosi la flducia di tutta la nazione, ed ognuno che S chiriruato a fare un versnmento od una consogna di denari o di ripgctti duvuti allo Stato non puG ~ersareo consegnare in mani diverse. Sia che vnolsi pertanto del cunfronio &a il ulaiuto possesso e la aiolata fiducia finchk t 3 iliiuciap?*hata,egli i, certo clie quello ha nlis irtipurtanza minore di questa tutte Ie volte che qurista e fiducia pz~bOlica.Laonde se l' abuso di ficiucia fra privato e privato b delitto miiiore del fiirto, i' ai~uso fiducia fra persona pui~l~lica il pnl~l~lilico di ed b delitto di gran lunga pii1 orlioso del furto. Cosi :~vvieno clie il privato il qriale rubi ila uiza pu111,licn cassa 11iuiiuscirne in certi casi con witi pene, l a d ~ l o ~ o severissime sono le puniziorii minacciato ai pulsWici ufficiali che derubino le casse a loro affidate. C i t non ilsrivn da veilx~to empirichhe di utiliti+, nb da int6resm finanziario che cosi voglia; ma una spontanea deduzione giuridica doi pilincipii cardinali regolatori M a quantith dei reati ;e ci6 appunlo ~ierclllE!nel fatto del pubblico rificiale s' incontra una oggettiritk giuridica ulteriore, in quanto da lui non si viola solamente il diritto di propriet mit si violn ancora la pv,fiblica fede, vale a dire quella, fiducia che nella sria genesi i! necessa~ict le condizioni per della societh civile, e clie nel suo svolgimento cssendo imposta a tutta Ia nazione 1:i per corrispondente il diritto di tutta In nazione al suo esai'lo ~nantenimcnto.

1~rili:ttii c\sr,i;irr/i di questa qiecirilita crirninos:i tritto(1i corre n~11cS(!UOIC e nel fora cotto il 110rt;i? di ~~1r1t/t1!/3 nel vero e proprio sul-I ricnso) flufl l ~ n o cercarsi : 1 nella persowa 2.0 rielln nelle comli~ioni della consegna (1). crrsn
jclit:

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'1) Secondo il giure e pratica Sasconicn cernhra si @SIresse ancora un qunrlo requisilo al deliito di peculalo, od era quello che il peculalore avesse prestato giurainentu i l i i'edelc gsstir~neprima di assamero 1' ufficio : iJ'e r n h e r o//serualiot~cs juris tmal. purlo 3, nbsert*. 12-1 piig. 614. Prr 1, te1 rnudr~s'irrosavii a1 pcculatore la pena dcllit spcrgiiiro

P ~ ~ I JESTREMO - I'ersolta. Soggetto attivo del IO ~ieculata pub esscre clle il ~iulil~lico non funzionario riconosciuto come tale dalla pu~~hlica amministrazione, e dic ncll' ufficio suo ha la ragione di mettere in sua Inano la cosa pnl~l~lica indebitanicnte die si appropria. Non ii divario nella essenza del titolo il rango pii1 o meno elevato dcll' ufficiale ; ni? lo intervento o i' assenza (li uno stipcnilio. Ma & iiecessario che l'usurpatore della puLWica pecunia sia riconosciuto dalla autorila: c cih si comprende facilrilente r~ualiilosi ricorda che la spccialc ocliosil~ di i~r~cstotolo nasce clalla violazione della pu%Wit:ct I l f ~ d c In qual fidc qui non pub costiliiirsi ciic diilla ; norriina o ilnl riconnscirncntl) dcll' nntoritA. Un Aiuto clxe siasi dato il Cassiere anche con autorizzazione

superiore, ma per elezione e noinina ilcl Cassiere stesso (ed anclic con stipendio ma pagato dal Cassiere) non che un privato in faccia alla. pul~hiiclz amministrazione. Esso non tradisce la fidricia di questa ma la fidncia del Cassiere che lo lia scelto e IU tiene ad arbitrio suo : laonde se profitti di tale sna ingerenza per appropriarsi il denaro pubblico, non propriamente resl~onsal~ile peculato. di

SECONDO ESTREMO - La cosa. Intorno alla cosa considerarsi in primo luogo la sua gzrslith eil i11 secondo luogo la sua j~ertitacnzn.Circa la gzcnItflt della cosa tutti i dottori e legislatori cos mticlii come moderni concordano nello accettare il concetto pii1 larga. Non fa divario che tratiisi cli denaro o di altre cose purcb aventi valore n&che siano tali cose fungibili o iion fungibili (I)~ i che le medesime siano state consegnate direttamente cialla amministrazione oppure da privati por conto ileli' arnrninistrazionr?.T3nstra che le ~nedesimesiano pervenute in niatio del pubblico ufficiale per ragione dell' rificio, ed egli sc le sia indebitainente appropiBiateper veduta di Iricro: sempre si ha il peculato.
i? da

(1) fi stato giudicato che non si faccio pcculatore qiiel puliblico uficlale che veiidn o in altro inodo si approprii ld ~iiobilia a i ~ d e guarnito il suo uflizio. E si E dcciso benissimo per la ragione che la mobilia dell' uflizio sebbene dcstinata al servigio dei funzionari per i tempi non pub dirsi clie formi soggetto della loro amministrazione. Ma non po~relilje da questo trarsene la proposizionc generale clic il

peculnlo cada soltanto sopra le cose fiinyililli. I libri eil i quadri sono certsmcole cose tren fitvgibili, nia ad onta di siffatla qualllh della cosa io orederei che il Bibliotecario pribhlico ed il direttore di un pubblico museo i quali sottraessero quadri o libri di propriet pubblica per farrie privalo lucro sarebbero veri e propri poculatori. Ci era certo nel giure romano, poici18 il titolo di peculato si applicava anche a coloro che avessero soLlratlo la preda fatta sui neinici (cio gli stessi oggetti materiali anche non furiaibili tolti ii nemici) e non i soli sottraitori detie manubine, ciob dei dcnari che i questori ritraevano dalle prede fattc in suerra : G e l l i o nncles alticne lib. 15, cap. 25.

Circa poi la portine?zza r i contradizione fra il pr+iscogiure romano e la comnne dottrina odierna. I1 responso di P a p i n i a n o clie trovasi alla leg. 8 f c7e fecrtis, sernbra stabilire in modo assoluto che il peculato cade soltanto sulle cose pcrtinonti al popolo romano; e che i aattrattori dello cose pertinenti alle citt ai municipii od altre amrninistrazioni pubbliche secondarie si rendano colpevoli di furto e non di pecrilato. Ma al contrario i', rescritto di Trajano ed Adriano che trovasi ricordato nella leg. 4,c2,f^. ccd bg. &A% peczchlzcs avrebbe disposto che si porseguitassero come responsabili di peculato anche i cassicri infedeli delle citth e dei municipii. Sudarono gl' interpetri ( 2 ) per conciliare quei due frammenti, proponendo diverse congetture od eniencle al ff ne di mettere d' accorclo le due proposizioni tliaiiietraln~erits contrarie: ma parmi si a p p o n p al vero il dotto G i u l i a n i quando opina che P np i n i a n o mantenesse la piU stretta clottrinn del-

1' ;iiltico giare romano a ilispetto del rescritto degli Imperliitnri che avevano s7oluto allargare la aclzione del pecnlato. Sin ciio vuolsi di ciG certo k che nelle scriole e leggi moderne il pensiero di Trajanu si & reso do~ninmte;e comunemente si considera come reo di peenlato tanto 1' uniciale consegnatario

delle cose della nazione quanto quello cile si q p r o prii le cose della provincia, del Comune, di ua IIontc io, o di altra pubblica amministrazio~ie: ed anche in certi casi le cose private consegnate Eqaknerlzle nelle pnl)l)Iiche casse o locali pubblici a cib destinati.
(1) A l c i a lo fdispsnct. 1, 3 ) ricorse alla erncnrlazione delIa 1. 81 supplendovi un nec per voltare il non (negazione) in un rrec non, che suona anrmnzione. B y n li o r s O e k f obssruniio?run j t ~ r i sror~lanilib. 4 , c@p.5) VOIIC che il ~ z o ~ r s' intendesse per noli tnnlu??b, cosicchb i1 frammento dicesse che il dilapidatore dei muaicipii non era tenuto con la sola azione p~clclntzcs,ma anche con la aotio furti. Qileste ipotesi si censurarono giustariiente dai niicliorj interpetri, e dal1' A n t o n i o iii a t t h e o f de crirtilnibtts EiB. 48, tit, 10, rap, 1, 71. 5) il quale vide in quei due frammenti uno cvolgimenlo storico della dotlrina del peculato ed iina reale differenza portata sulla nozione del medesinio. Altra conciliazione idcb R a e v a r d us vnrion~atlib. 2, cap* 19. Possono consultarsi in proposito C u j o o i o in resp, Pnpi?iictni ad 1, 81 B n c h o v i o ad Treutlerztm vol. 2, dispct. 32, thes. 0, [{t. e, pug. 1299 et seqq. D u a r e n o d i s p i ~ t .annivers. li%. 2, cap. 26 1,y o l a m a ntenibranarum lib. 5 , cap. 8 L o o n irio emendatdonitnt lib. 7 , cup. 10 Amaya observnlio~aicnjuris eiuilis lili. 5 , cop. 7, n. 20 et seqq. B i l d c r d y k obsc~uationu?~i efilentiationurn vol. l , et cup. 13, liti!/. 94.

5.

3371.

Soltanto ai di nostri potrebbe nascere una elegante questione in proposito di certe societa che veramente sono private (come, a modo di esempio, le societk di ferrovie) ma nelle quali ha per0 un qualcl~einteresse economico il governo, sia perch ne partecipi ai 'lucri, sia perch ne guarentisca gli utili. Lo ibridisino di tali amministrazioni pu far nascere un grave dubbio. Chi guardi allo interesse pecuniario che vi ha la nazione potrii dire che il sottrattore delle cose pertinenti a quelle societa si appropria cosa che almeno in parte C di pubblica spettanza. Ma chi guardi invece alla natura di quelle amministrazioni e al modo di elezione dei funzionarii bisogna che dica essere le medesime sostanzialmente private e non essere i loro gerenti legati a rigore di termini da una fecipubblica. In questa difficolt turbano la mente le tradizioni delle antiche reverenze alla santit della cosa. Ma oggi che la figura del peculato si guarda principalmente nei rapporti dellapz6bbEca fede si complicano gli argoiiienti di disputa. I1 denaro di certe Banche, Casse di risparmio, e simili, non B a proprio dire pubblico ma privato. La persona del Cassiere cui si fida quel denaro B anche essa a rigore di termini privata, psrchB (eletta da privati e stipendiata con denaro privato) male potrebbe dirsi ufficiale pubblico. Cosi la coscc e la persona parrebbero escludere il carattere di peculato cla coteste ipotesi. Ma pero il riguardo alla p2cOblicct fcde porta a consiilorare nelle inedesime anche la indole ecl il fine di tali istitu-

2G

zioni. Le Casse di risparmio, le Societh di asili, e siniili lianno una Cassa che priuatcc e impiegati che sono pl*ivati: ma nella costituzione loro non avvi nessoiia speculazione di lucro privato; e tutto si fa a beneflzio del pnUblico: il danno derivante dalla dilapidazione di tali casse B unirerscale, cornt: i! nniversale la fiducia che si lia nelle medesime: e tnttocib porta ad assirriilare (malgrado le specialita di cosa e di persona) i dilapidatori delIc. meilesirne ai veri peculatori.

TERZOssrnmro - Co?zi!izloni c @ eacolzseglltr.. 7 7l Qui si apre una cliscordia fra i principii (le1 giui3e romazio e dclla cornune dottrina penale, eil i pi2ncigii clie si sono voluti sanzionare da qualche legislazione contemporanea. Nella comune giurispradenza prevale la regola che ad avere il titolo di ~)cculato requisito indispensabile che il publ~lico sia dcpsitario fosse debitore di sjecic e non di qzlalztitd; lo che si esprime generalmezite nelle definizioni del peculato con la formula peczclela ~zo?zsuo ye)*2'cuZoszcsceptcc :condizione che noi riproducemmo ricllri ilostrri definizione con In formula con o12Oligo di co?zservn?*lc~?-estitz~irlch.1 pul~blicofunzionario e 1 clio sia contabile e responsal~ile in prop~~io delle somme che anirninistrn col mcro obbligo di ciare il tasztzcmckm, qualora non riesca fedele nel darne wnto iion sarebbe passibile per la opinione prediletta da qrialclke dottore (1) che di azione civile soltanto, corric ogni altro debitore del fisco : et~rcbbc per In pih retta e pil coinnrie dottrina reo di riri

titolo di delitto (de ~esic7uis)ma non bile di peculato.

responsa-

(1) A n t o n i o M a t t li e o applicando il crimen de resi-

d u i ~ casi differenti si fece p,ropiignatore della dottrina che a per giure romano il debitore di quantit fosse a tenersi come mero debitore civile del fisco. Altri videro in questo il titolo de residuis. A n t o n M a t t h e o argomenta dalla 1.9, S. Labeo e t $. i s aittena a d leg. Jztl. pecalatus, la quale peraltro contempla quei privati che intraprendevano il trasporto da luogo a luogo delle cose pubbliche a proprio rischio e pericolo. RIa difficilmente si concepisce la figura del delitto de residuis se non vi si trova in generale il caso del funzionario debitore di quantit: e dilTicilmente si giunge a credere che i romani si contenlassero dell' azione civile contro il pubblico ufficiale usurpatore malizioso della pecunia pubblica. M lasciando queste dispute agii eruditi certo che in a punto di scienza la dottrina del n1 a t t h e o non accettabile n6 politicamente n6 giuridicamente : non polflicamente per il grave pericolo; non giuridicamente perchb vi B sempre il dolo, il danno, e la fiducia tradita. La pi esatta e conveniente teorica quella che esclude il pi odioso titolo di peculato, ma il debitore di quantith tiene sempre responsabile in via criminale per il delitto speciale di vuolo di cassa che pi sotto esporr. Rlalgrado la ragionevolezza della' moderna teorica ( sia dessa o no la riproduzione della distinzione romana fra peculato e residui ) nella pratica si oscillb lungamente fra le due opinioni estreme : alcuni insegnarono che il Cassiere costituito debitore di quantilb, che abbia fornito cauzione, diviene padrone del denaro, e non commette delitto con la distrazioite di quello a proprio benefizio: G r a t i a n o disceptuliones furenses cap. 504, n , 11 li1 eLa r r e a n o C li i o dc arbi11.nriis cas. 586, n. 18 cl seqq. rrllcgntioii~sfisccllcs allcg. 83. Altri perb sostennero Io apinione pi rigorosa, e il Ca b a l 1 0 f t*esoluliones cfls. 99 )

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ricorda di avere egli stesso coudannato a morte in Fireuze un Cassiere distrattore di pecunia pubblica a lui consegnata come quantit. bIa da notarsi che un' apposita legge piihblicata in Firenze il 9 seltembre 1681 espressamente minacciava la pena di morte anche contro i Cassieri debitori di quantith che avessero distratto in proprio uso una somma superiore a scudi cento. Non si dimentichi mai nello studio dei dottori la osservazione di ci che deriva da leggi positive locali prima cli acettarne lo insegnamento corne dottrina scientifica. Questa cautela interessantissima, e per 1' oblio dalla medesima spesso parvero principii di dottrina i capricci feroci di qualcbe particolare legislatore. Di qui le conseguenze fatali alla scienza che derivano dallo insegnare come teoria il diritto criminale costituiio. In quanto alle pratiche Germaniche vedasi C r a m e r observatio 954.

Alcuni codici moderni hanno voluto abolire questa distinzione (1) ed hanno dichiarato peculatore e come tale punibile anche il pubblico funzionario che si approprii il denaro pubblico cla lui tenuto a proprio pericolo. &fa questa severa opinione non risponde nB ai principii giuridici n& ai principii movali. Non ai principii giuridici, perchh il funzionario debitore di qzcuntita B fatto pro2)rieturio delle cose che riceve: la natura del contratto gli d& la facolt di disporne, cosicclik il delitto non si consuma quando usa della cosa o del clenaro che b suo a tutto rigore di termini, rna soltanto quando all' occasione del resoconto non paghi esattamente il suo clebito alla pubblica amministrazione. Non ai principii morali, perchS mentre il pubblico funzionario non S in clolo quando usa a suo pro del denaro che tiene come

suo e che ha a proprio pericolo pu poscia non essere in dolo neppure quando manca di corrispondere al suo debito nel giorno del ricliiamo, perch circostanze fortuite gli abbiano fatto venir meno quei mezzi sui quali ragionevolmente aveva calcolato come bastevoli a metterlo in grado di dar conto di sB.
(1) Il codice Francese del 1791 manteneva con una differeuza di pena la distinzione fra pubblico ufficiale contabile e pubblico ufficiale depositario di propriet pubblica. 3Ia il codice del 1810 tuttora vigente col tolse aI17art. 169 e segg. simile distinzione; e con ci in luogo di migliorare la teorica la intorbid : vedasi B l a n c h e eludes prntiqites sur le code przal vol. 3, pay. 594 et szciu. h osservabile ancora che il codice Francese confonde al17 art. 173 e 255 col peculaio il Jalso per soppressiotze di documenti. Il codice Sardo asli art. 310, 211, 212 e 213, copia in sostanza le disposizioni francesi. e confonde esso pure col peculato il fitlso per sopl~ressione: soltanto al danno di lire tremila clie pel codice Francese B suficiente a condurre ai lavori pubblici a tempo, il codice Sardo sostituisce la condizione che le cose trafiignle o sottrnttc siano di un valore di lire cinquemila.

Ci6 non ostante la dottrina che il contabile incontri nella suddetta ipotesi una responsabilit rneramente civile paruta a bnona ragione soverchiamente benigna. Laonde la odierna dottrina ha creato anche per questa ipotesi una azione penale, immaginando un titolo di malefizio distinto dal pecrilato, e che denomina vzcoto di cctssa. Questo nuovo titolo di reato incontra una pena assai pii1 henigna, c su-

bordinata a condizioni pi favorevoli all'accusato. Cosi il codice penale Toscano, che all'art. 174 ha convertito in precetto legislativo simile dottrina, punisce come colpevole di ?;uoto di cassa quel pub-

blico zbficiale o szbo sostittslo od aiuto app~ovato, celi siape?. zcflcio ccfliduta come a debilorv di qztantitci, l' a~~zwzi?zistrazio~~e di dc~?zav-i dello Stalo, o di un CO??LZC~Z~ O di qzcalzcizqz~e Stabilinlejzto pubblico, qualora non renda esatto conto dei valori in lui pervenuti: ma se in tal guisa il codice suddetto non limita i suoi provvedimenti alla semplice azione civile i., pero mitissimo nella pena, minacciando soltanto quella della truffa, la quale corre sulla misura del valore del tolto; ed aggiungendovi unicamente la interdizione dal pubblico servizio : lo che porta enorme differenza con la pena del peculato che quella (art. 169) del furto qrialificato, cio la casa di forza.

Vi B poi differenza ulteriore nelle condizioni della punibilita, avvegnach il suddetto articolo al S. 2 disponga doversi eliminare ogni pena afflittiva di corpo e limitare la repressione alla sola interdizione dall' ufficio fino ad un triennio qualora il pubblico riflciale od altri per lui ripiani il vuoto di cassa prima che sia emesso il decreto d' invio al giudizio. lk evidente clie rluesto ulteriore provvedimento lio la sua ragione nello interesse del pubblico patrimonio anzidib nei principii della criminaliti, poich ainrnette come escusante il fatto del temo senza concorso nessuno della volonth del colpevolc. P u cG i O n i i-itrl SUO commentario nll' art. 174 lia dato al

31 -vuoto di cassa il nome di peczil~bi~rqroprio. Noi a $. 2080 diemmo i1 nome di peculato wiqroprio l al furto di denaro pubblico commesso da persona che non lo avea in consegna. Non vi B peraltro contradizione fra noi ed il chiarissimo commentatore. Una volta per sempre si avverta che in ogni male@io il iitol~ prq~rionon pu essere che uno; ma niente repugna che dei titoli improprii ve ne sia110 parecc.hi e difformi tra loro, La bnpropriu~ionedi un titoIo nasce costantemente da questo che in una data figura cririiinosa manchi alcuna cielle condizioni costitutive del titolo p*op~*io essenziali al medeed sinio. Ora siccome tali condizioni sono il pih delle volte pareccl~ie,cosl pud avvenire che in una configurazione di fatto manchi una delle medesime ed in altra configurazione no manchi un' altra divcrsa: in ambo le ipotesi il titolo dovrA dirsi inytqopriuto. Casi nel furto di cosa pubblica coilimessci da persona privata Uiancu il primo estrerno, ciob quello della ~1t37*sotz~,perci il peculato s impropria: e ' txgucilmente xiella sottrazione di cosa pubblica commessa dal filnxionario debitoro di qnantitk, manca il terzo estremo del peculaio proprio, ci08 1' obbligo di cotiservare la syecie; ed il peculato una seconda volta s' inipl.opria per causa differente dalla priina.

1 $1 o l*i nella sua tco~'icndel codice pe~zabn 1

png. 173 si diffuse n lnostrarre che non sia a punirsi come reo di vuoto di cassa quel contabile clie non abbia potuto dar colito per un fortuito indipendoilte dal fatto e volontit sua; per esempio, un furto

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od un incendio. i1 giustamente osservb P u c c i o53 n i commeni,sncio l' art. i74 che quella fa una (tigressione superflua, avvegnadib sia regola generale che nessnno B crirninalmerite responsabile del fai.tuito o del fatto del torzo, e questa regola sia assoluta e comune aiiclie a1 peculato proprio come ad ogni altro titolo di malefizio, e non gi speciale al titolo di vuoto di cassa. E inutile pertanto dimorare su tale condizione e farne uno estremo speciale. Certi requisiti cardinali che sono della essenza di ogni delitto non hanno liisogno di essere ripetuti in ogni specialit, e se avviene che uno scrittore od un legislatore ne tacciano nella descrizione di qnalclio titolo (li reato bisogrlsi, averli come sottintesi per le regole geliorali.

Altri gottb in questa materia un ponio di discordia dando valore alla distinzione h a sot/rnaz'ont: e clist~~azio~se, e prendendo a sostenere che il Iiieculato esigeva la S O ~ ~ ? * Q N " ~ O ~ ? cosa publ~lica,nb dellrt. bastara una semplice di.strnziwfie a consumtrrlo (2). Questo sistema fu reietto dalla lettera di molti codici contemporanei, iua in veriki io non comprendo come possa seriarnents sostensrsi. E nella natura del pecuIato clie 1' oggetto pubblico sia co~z.segnnto ti1 pul~blicouitlciale il quale indebitamente lo volpe in suo lucro. Costui non pab dirsi che .sott~tlgg{6~ yerchi! ha il possesso della cosa: egli se i' appropria c la distrae dall' riso al qua10 era stata (lestinata c pel clriale ne aveva ricevuto la consegna. Dunrlue hcn lnngi (la1 potersi dire che la rZislrnuiolz~ crcn

dai termini del peculato, e desca invece che ne presanta le condizioni ordinarie. Non pub essere che eccezionale e rarissimo il caso di un peculato coiirmesso per via di vera e propria ~ o t t . ~ ~ u xpor- ~ ~ e , i~' tando cio clandestinamente la mano sopra cosa che non era a consegna nostra. E dunque insostenibile la tesi che la c7istru~ionenon basti a consumare il peculato, se la parola distrazione si adoperi nel srzo rigoroso significato ;e casi rettament~ corlice Toil scano all' art. 171 mantiene il titolo di peculato unclie contro il Cassiere debitore di s9eeie che faccia commercio col denaro pubblico beneh8 non ne derivi danno allo erario. La assenza del danno puii influire stilla pena (art. 171, 5. 2 ) ma noil inverte il titolo. Se con questa dottrina si volle sostenere la distinzione fra debitore di q~clzH.itcie specie, la teorica era buona. ma si espose con formula disadatta. Se poi si volle fare una qucstione ifzte?zzionuZe alludendo alla ipotesi che il pubblico ufficiale debba avere avuto la intenzione di appropriarsi clefinitivamente la cosa pul~blicae non basti che egli se ne sia momentaneamente servito per un SUO bisogno, si porta innan5i rina dottrina pericolosissima la quale pri8 servire di facile scusa a tutti i peculatori. Altro e il dire che il ripiano della cassa fatto ternpestivamelite renda assai ardua la prova della distrazioile e del dolo che deve accompagnarla: altro e il dire che la intenzione di i5pianare converbasti act elimitendo la sottrazione in dist~~uiorie nare l' accusa di peculata.
(1) Cn r m i 2 11 a n i in una sua celebre difesa tent sostclnere che la sula d i s t r ~ s i b n edel. denaro pubblico non costi-

VOL.VII.

:3

triiva peculatore nemrneno il Cassiere debitore di specie. Jla questa tesi rirnpetto al CassIere non sostenibile, Potra siovare ad un complice il quale avendo ricevuto per propri bisogni denaro dal pubblico Cassiere alleghi la sua buona fede col dire o che credeva che il Cassiere potesse far ci, o che iiuri aveva scienza della qualitk di pubblico nel denaro che riceveva : e difatti in quella difesa di Ca r m i g u a ii i ( alla quale ebbi io pure l'onore di partecipare) il cliente ottenne 1: assolusioiie per mancanza di scionzn e non per la tesi di diritto. In questo argomento vi stata confusione di termini piu clie esattezza giuridica a causa della inesatta formula usatu dal codice Francese nell' art. 169. Li parola soltrazlQrici ;? vuota di senso quando si applica ad un Cassiere debitore {li specie, Esso a rigore di termini un dcpositnrio: il depositario non sott?-iie riia distrae,percli: ha la cosa in consesna. La parola sottt*iizione inesrilti ancho applicata i11 ihsslero debitorc di quu?ititic, perchb costui essendo debitorc ~lellasoi,sna usa'legitliuiamc~iteil denaro che ha esatto, mentre & tenuto a corrispolidcrc eliuirr de szon exactis: egli si rende colpevole solttlnlo quando ali' ora del versaniento non In eseguisce. Sicchk egli riori B colpevole per aver &strutto iua per essersi ulipropriuto la sostanza pubblica il giorno aiella chiainata ai conti: ed anche i11 questo moniento non pu8 dirsi che egli sott?-cly$n. Ponclo un Camaringo che per favorirc un iiuico debitore per dueinila lire del Coniune gliefaccia ricevuta senza toccare il dci1ai.o; o cib hcciu peri'hig colui ora suo privato ct*ediiore in antecedcnza : ponete 4.11~ quel Cassiere a l $orno del versamento trovisi in vuoto l'ci. quello dueinila lire: costui iioir pub dirsi che abbia rib s ~ t t ? ' n l l oirU dislrulto il deiiaro che niai entralo in cassa: I' pure C colpovolc. E per l'ol>posto se al. debltorc di qualililk s i vuole apporno iiiClisLiriiaiiietik una colpovolezza nella ? : ~ S ~ P ' U . Z ~ O P nu avi.iene clic il C;imai.linSo iiicorra l;n perla IC 1'ur :tvcrc iitlchc rii~~aiei~irinearrier~lc in SUO pro i). rispeso cS.1~iiln dcllc sue cstizioiii q~iitilu~iqiie ;11)bi;i dopo hrevissitno ii'Ijil)fi i'i~lcsS0il deiioro, e ~~urilunlriic~i[o fcdolmcilte dalo

conto completo di ogaI SUO debito. Infelicissirxia pertanto fu la formula sotfrnziutle e rlist~u;;lo)rtiisafa dal cudice Fraucese a questo luogo : e pure per lo spirito d' imilnzinne quella forriiula fu senza valritur'ue la Iuiyortanza) cicopiata io parecchi codici successivi.

La unica ricerca d ~ presenti una utilitk pratica e 6 quella che cade srillo stabilire il uiomento consu.xnativo del mlefizio nel confronto ira le due figure criminose del pecultito e del vuoto di cassa. No1 pecullrto proprio supponendosi nGlpabhlico uflciale la mera cletenzione della specie pul~blicti tt nome p8T conto altmi scnza nessun diritto suo proprio sulla medesinla, b mnriifesto c11e c!ol solo distrc~rlw! quella specie ;Ll~i-inefizioriroprio o di altri 1' ufficiale conslknzcs.cleiinitivcziilentc il redo : abbia egli pure od :rfletti 1 : ~ iutenzionc di servirsi procariamente cii quella cosa per un suo bisogno e pusciti ~estituirblaLI clepu~ito,questa deduzione intenzionale : (troppo agovole ad assuinorsi) non muta i criterii esseriziali ilel fatto criminoso, o mtllgratlo ci6 In violazione tlel diritto k corisuinata :il mornento in cui egli siite ttllo jtow si I! V ; ~ S O di cosri non sua. Diverrsarrieatc rrvviene nel vuoto (li cassa: questo titolo suppunendo il ~~ribtlico funzionario dc-.,ljitort: di yzcaditci, c? cusi proprietario iicll;~qwc%e a lui consegnata, non tollcr.:~dic si ravvisi la consnrriazione (le1 maI~Siziunolln seiiiplice distrnzione, pet1dii? iri questo ii~omcntunon SUI'=(? nlfro cun(?~tto giilidiilic'(r timric (juello clcll' 1 1 s ~ i ~ g i t t i ~ ~~:US;Lprywiu. S l i i l l (li ~ o 1,uir :tdiiltaidsi ii coiieottu i l i il!rdto o ti*uffti t11 !rso,

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dove l h s o perniesso. Il moniento consumativo del vuoto di cassa si ha dunque soltanto allora quando il Cassiere richiamato a dar conto della quantitk dovuta rimanga moroso, e non faccia il debito versamento: solo in questo momento che si consama il reato per parte sua.

N dicasi (per riprodurre la opinione di quei dottori i quali volevano il debitore di quantit passibile in caso di mora di semplice azione civile) che in tal guisa si crea una delinquenza priva dei necessarii elementi; che riconosciuto innocente il fatto del distrarre, la colpevolezza riducesi tutta in un atto negativo; che questo atto negativo (di non avere riposto nella Cassa il denaro che si era appropriato senza delitto) non si pu incriminare perche pub essere figlio di un' accidentalit impreveduta che abbia contro sua volont renduto il Cassiere impotente al versamento ;puO avere per mero spirito di beneficenza soccorso un amico e questi averlo tradito ;pu la gragnuola, la inondazione, od altra calamitk avergli tolto quei prodotti sui quali faceva calcolo per corrispondere al debito suo. Qaesta argomentazione apparisce a prima vista molto gagliarda; poichk stabilito che il delitto nan si commetta nel priino momento della distrazione possono thcilmente apparire deficienti le. condizioni della colyevolezza nel secondo momento della mancata restituzione. Ma cih non ostante i caratteri crin~inosi (lei fatto possono essere senza errore sostenuti. Sia pure che il Cassiere debitore di quantit essendo

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un depositario in proprio possa senza colpa usare dei denari depositati. E per9 suo debito di guarentirsi a proprio rischio e pericolo in faccia ad ogni evenienza della propria impossibilit di corrispnndere agli obblighi contratti. I1 suo ufficio gl'impone di non usare della cosa altrui se non lia la certezza di poterla rimettere. Lo evento successivo ha inostrato che quella certezzcc egli non aveva quando imprudentemente distrasse le cose affidategli : ed in ci sta la sua colpa, e questa sufficiente per dar base ad una imputazione criminale. Egli sar vittima d' illusioni, di esagerate speranze, di calcoli errati. Ma e colpa che confina col dolo in un pubblico ufficiale lo avventurare la sostanza pulsblica sopra dolle speranze e dei calcoli eventualmente fallaci. Se s' incriminano legittimamente (come a suo luogo vedremo) anche gli atti di grave imprudenza nel mercante che fallisce non pu esitarsi ad incriminare ugualmente gli atti del pubblico ufficiale che vogliono palliarsi sotto il colore d' imprudenza, ma che con tutta probabilit non furono esenti da dolo. PuO dirsi che lo evento posteriore in certa guisa si retrotragga, e riversi ne1 momento della distrazione la previsione della futura impotenza e conseguentemente un vero dolo precedente. Coloro che assumono una posizione (pubblici ufficiali o mercanti) che attribuisce loro la pubblica fiducia non possono essere giudicati con la stregua benigna con la quale si giudicano le imprudenze dei privati.

Ma vi I: una forma speciale che pui> presentart: la consurnazio~edel vuoto di cassa anche prece-

Jentemente al giorno in cui doveva il Camarlingo cseguire il versamento. Questo a me pare si cleb11a riconoscere nella ipotesi della fisga. I1 Cassiere clie doveva dar conto a decembre si appropria g ' in1 cassi fatti e fugge nel settembre dallo Stato. Chi vorr dire che questo delitto si consumi soltanto col 31 clecemhre?Fosse pure quel Cassiere un debitore di quantita ed il suo obbligo fbsse cli versaye a decembre : ma con la anticipata sottrazione della propria persona alIa giustizia del suo paese non ha egli anticipato anche il momento consumativo del delitto ?i La pubbliea amministrazione rimpetto al dehitore di specie ha un diritto sopra la cosa, e quando questa B divertita il diritto violato : essa rimpetto al del~itoredi quantith ha un diritto sulla perr-sona, e quando questa k sottratta alla giustizia locale il diritto B violato. I1 grande interesse della ricerca del momento consumativo apparisce evidente, quando si faccia la ipotesi della pinesc+*ia.ione dell' azione penale : ma i? singolare clie sotto questo punto di vista lo accelerare il rnoinento consumativo i? tutto a l~enefiziodel delinquente.

Se peraltro indubitato che in quei due niornenti sopraccennati si consumi respeitivamente in modo definitivo il malefizio del peculato o del vuoto di cassa, i? pur vero che le odierne legislazioni (1) hanno in questa materia ammesso una eccezione alla regola fondamentale factufn ififectzcm lievi neqz&, o almeno hanno dato sulla quantiti del reato una efficacia gagliardissima anche alle circostanze

post~iiai~l consumazioiie del delitto. Copi i1 coalla dice Toscano all' art. 171 dispone in tenia di peculato proprio - ivi - Qcrsu?zdo il colyevole od alt93 pcr hci abgiu, risnilciio pienu?ne?zte il dan~za cbjile del peczclato, priv:lllb~cliC sia ~ ~ ~ o ~ t / , n ~ i a t o 22 c7ecreto d' iftvio a pubblico giwcliuio ;a l l ~ 2 casa cti fol.za o allt~curcwe s i sostiluiscc I'esilio ~ I U T ~ ~ C ' G O lmle da sei mn.cisi cc t1*e urtiti felvna sinlz$e Itc i j 2 tc?*&isio?ze pubbl.ico so,-vigio. E analoga d ispodui sizione deT,ta pure all' art. 174, S. 2 i11 teina di
vuoto di cassa.
(1) La restjluzione lempestiva e complelli del tolto si :mirtiise corno circostanza diiyiinuento del peculalo dal codice Eslense (art. 181) il quale nllargb il beuetizio oniinellctidb la ulilith del ripiano fino alla prolazionc della sentenza definitiva: pii1 ollra spinse le cose il codice Dadesc che a[ 5.692 trova nella restituzione del tollo prinra che la sentenza di condanna sin passata in cosa giudicata iina completa d i r i v z e ? l t ~ ~ riduccndola agli effelti di atteiluante (S. 693)soltgnto quandn il peculato sia slato accompagnato da falsit docunieniale.

Queste benigne disposizioni offrono una analogia alla diminuente che si aiilmette nel furto per li spontanea e couipleta restituzione ( fij. 2271 ) tempestiva del talto. Ma le medesiine difficilmente trovano la loro ragione iiei rigorosi principii di diritto i quali vorrel11;iero che la regola del girircconsuito romano %z4??zqzca??4 post fatto CI-cscit cs pra!'feriti crl?zi+zis hipzctatio valesse ancora in senso rovescio. Ma nel senso rovescio spsso si daroga

dalla prudenza dei legislatori a quel ripido precetto, perchk la equitk deve seiupre sovrastare al rigoroso diritto quando trnttnsi cli punire. Noi lodiamo peiltanto qnesta moderaziono cli pena, non gih per rredute finanziarie ma perche la completa ~.ipnrazioi~e natec~lcle del clanno (in quei rnalefizi iiei quali essa e possibile) diminuisce sempre la fbrzn niorale oggettiva del delitto non ne1 momento della consumazione (l) ma nello svolgimento posteriore della medesima. Dol~biamoperaltro ancbo a questa occasione lamentare quel protezioni~modegli impiegati che altre volte notammo essere un difetto radicale del codice Toscano; ma che oggi (meglio eruditi) diciamo essere rin ilifotto generale dolle legislazioni conterrnporanee. Iti faccia allo nndazzo delle odierne paure acquista ogni giorno di pii1 uiistoriosa potenza quel grido clie tisoglia rinlrzaril, il principio (li autorit. Non qriesto il luogo 1 dissertare snlle funeste conseguenze della idola% tria esagerata di siffatto pensiero, n& di esporre per. largo qual sia il principio di autorilk che deve sssere riiigagliarclito, n& come iiebhn ringagliardirsi. Dir6 soltanto che 18 vera forza dornina.trice degli riaiiiini e la fown "~no?~ale giA la forza fisica, e non strui~ionlu brutale che coirzprime i corpi mn non sigiioreggia le ariinle e clie presto o tardi rivolgesi conio, un aspide contro la mano che la maneggia: 11irO che la forza ~rioraledoll' autoritti non si accresco per certo col deliiomlizzare gli organi che 1 servono: e dir8 per consegrieilxa clic il principio : 2 (li axltoibiti~ si rafforza col proteggere inipiegati non colpwvuli, i~ia mosdrare ai cittadini che ' nutocol l non lia creature e che esercita una giristiaiw

- 41 rigu:llruente sercrn per tutti. Questa 6 la grande veri ti^ clie non si vuole ricorioscere p-.rclik oggi le Icggi pii1 non si fanno dai Principi 1113 dai Comizi, ~iiain ttitfe piil o muno prsvaIe lo influsso della cos detta Bu?*ocsc$zict, ciok dei funzionari del potere; nei quali (essencto aoniirii) I'amore clel privilegio 2 sempre potente.
1

(1) G1i effetti giuridici della tempestiva restituzione del

tolto lianno recentemente dato argomento allo illustre Gey e r di una dissertazione inserita nel fosci~olo1 . O del 1869 della Gericlitsaul, ed Iiitiloluta In restittizionc: del toilo tlsuc ella essere unn dimi'nitenle dello pena? Tvi il dotto professore con quella maestria che lo distingue tratta I' argomento, e conclude che se pub essere la spontiinea restftuzione (specialiriente quando procede da pe~itimento)valutala come diitzinuenle n p n deve mai spingersi agii effetti dirinlfnli. In proposito della ceusura che qui faccio iil codice Toscano molto nolabile la regola dettritu da G e y e r intorno la misura e graduabititli di tale dimtnucnlo. La medesirnn (egli dice u png. 1 0 ) tanto pi deve essare valutata a discarico clell' accusato quanto pi nel punire il delitto da lui corninesso prevale la considerazioae del danno privato sulla considerazione del dauno pubblico: e tanlo meno deve essere profiltevole al reo quanto pi nel puuirlo si prenda di mira il danno pribblico anzich il privato. Questa osservazione ci sembra acuta e molto giusta. illa la medesima p;irnea noi che dia risalto maggiore alla incongruenza nella quale b cnduto il nostro codice quando Iii restituzione del tolto Iia renduto profittevole al peculalore pii1 che al ladro privato,

Del resto il difetto del codice Toscalio riclltx materia attuale si rileva con molta esattezza ~lalP u C-

- 42 c i o n i nel suo comrnentario all' art. 172. Esco si estrinsecn nel confronto che si faccia fra gli efSetti della restituziozie del tollo nel furto conlrirlc, c gli effetti della restituzione del tolto nel furto pii1 adioso ckie dicesi peculato. 1." I codice Toscaric) in ttriirn 1 i l i furto non valuta come dimiriuente la restituzionr: del tolto quando essa sia fatta da altre persane fuori del colpevole. Nel peculato invece esso la vdut:i ancorchb sia fatta da &?-i - 2." Simile dimi~~uente nel peculato porta lo etiotto di degradare In s~~ecie' della plza scendendo nientemeno di tanti gradi quanti ne corrono dalla casa cli forza allo esilio particolare: invece nel furto ( art. 425) lo effetto della diminuente si limita ad abbreviare dcIln me ti^ o di un quarto secondo i casi la durata della perw senza rnoclificarne la specie. P u r; c i o n i soriamente dimanda qual' B la ragione di questi diversi criterii e di queste diverse misure; ma vi vriol pocr., a capirlo. Si b ammfxsa nel pecnlato coiue diminuente la restituzioiic del tolto fatta unchi, da terzi per lo interesso fiscale di veclere ripianate le cassa, si O dato alla restituzione del tolto nel peculato una efficacia benefica iminerisamente maggiore di quella che si % concessa nel fUrto,,po~10 spirito di protezionisino degli impiegati. E impossibile escogitare. altre ragioni di quelle due differenziali cotailto grnvi o notevoli. S. 3384.

1 criterii misuratori della quantit nel presente reato si desumano dalla ragione composta del valore del tolto come nel furto, e della dignith ed importanza maggiore dell' ufficio del quale si Q atiu-

- 42 sato. Per la priiila ragione si anmcntn la yuanliti* natatckle del malefizio ncI rispetto del danno .iiluiiedic~to:per la seconda se nc aumenta In qanntith pulitica per ~ispetto l danno nzcdiato (1). a
(1) Taluno pose fra i criterii misuralori di questo malefzio anche la circostanza di avere o non avere il pubblico funzionario prestato idonea carr=;ici~tc. circostanza della La c;iflaiooe pub essere vall~tiil~ile come nrgorncnto per ritener@ il pubblico depositario debitorc tli qrtn?klild piuttosloctli! di

specie. Na tranne ci;> io iion credo che la cntizioue prestata possa per ce stessa modificare 1;i giianlilu crinniiiosa del peculato. Tanto varrebbe il pretcudere che il peculhto corrimesso da un ricco avesse minore gravita del peculnto coriiinesso da [In povero ; e correndo sopra cotesta linea si verrebbe a dire che. anche i1 furto fosse un delitto miuorc quondo S commesso da un ricco, pcrclii! dal suo patrimonio poysono meglio reoupcrarci le indenfiit&. Tutlc idce sbngliutc iri radice. k perb voi*o che lo dirriinuenfe dello dntn cauzionc B ammessa il:11 codice di S. Alarino (art. 249), e dal codice Jonio (art. SO2 ) il quale con pi significativo lingiiag~io chinma questo reato r~~aluersciziu~ie: nomc speciale di itls col ~ l e r s i r l t i e (li fimdi punisce I' ilso illegiltimo di fondi pubbtici che siasi fatlo da! Cassiere iuiplegando quelli ad un altro riso pubblico diverso da quello al qudc erano destinati.

Qui vogliono essere presi in esame i nzeu-si adoperati dal peculatore in qtianto i iizcdesimi possnnu

valutarsi come criterii misuratori. Due sono le vie thc sogliorio prendersi dai Cassieri infedeli. O con iiparto cinismo insultano alla iic2ucia dei loro amitiinistrnti, s via fuggono col bottino rapito; oppure

usando d' ipocrisia per serbare fama di onesti teiitano occultare il materiale del loro delitto. E a tale occultazione procedono sogretamentc col mezzo del f'ulso c?oocm/lr~e,zfab, col mezzo clclIa sin$zclcczio?ze o CE delitto. Col mozzo del falso, alterando o soppriinsndo libri, cifre, s registri, conipongoiio conteggi artificiosi coi quali dimi~luenclola somma del lore debito possano aver modo di arriccl-iirscne occultamente. Col uezzo cli si!rbzilasione cli delitto fingeti(lo tli esser vittime ora di un furto, ora di un inr.eixdio, ed attribuorido a tali infortunii la dispersionts dei valori sottratti da loro medesimi. Comprenrle ogiiuno che se il primo sistsma cli delinquer pii1 tiudnce, il secondo 1! pii1 pericoloso, pih malizioso, e di maggioro gravitj,

I1 srivo inorale proclama. In gravitk maggiore di colpa cle1 peculntwc ipocrita rimpctto al pcculatorr trlliicrario. Gens mi piace avvertire auchc ad occasione del presente reato la pratica inaccettabilitli ilcllr teorica dolla spinta criminosa c~ualesi volle inorlorrinmentc costruire; c moslrare come i fantor'i (li qriclln teorica si potigailo in opposizione con Ici stesso loro maestro. R o m a g n O s i aveva descritto c.tolile olcmcuto della spinta crimiiiosa Ia sp~i'anzu"~~ c ii~y~unitu; per impunita egli certanrenle non r e intoi~devnla salvezza otteilrita con la ruga i la yuulc! in sb stesa una pena cbo s'infligge il colpevr>le; e per li% Incita confcssiona del realo rende pi facilr: 13 coilclannn del reo. Non puO essere ci6 c:4dato in xnliiitc di R o m a g n O s i, perchi! B assrirdo

tlesnmcre dalla accidfintalo puusil~ilitAmaggioru r i cosa tutta esteriore al minore della fnga (clie delitto) nn criterio wisnratore dt4a ytimtitit iritrinseca del medesimo :t! tale assurdo palpabile. Se cosi s'intendeese la speranza d' impuniti, nc verrebbe che il reato commesso dall' italiano a Periigia sarei~l~e grave del deliito commesso dalpiu l' italiano a Firenze; perchk di Iri Q pii1 facile fuggire che non di qua; uno stesso reato sarebbe piu grave se commesso presso il conflne di uno Stato che non rende i delinquenti, [li quello no1 sarebbe se commesso presso il confine di uno Stato che h:& stretto con noi largo trattato di estradizione: anzi tatti i delitti minori pei quali gli Stati limitrofi non rendono i colpevoli sarebbero per ci8 piC gravi dei maggiori pei quali i: promessa la coiisegna. Tutte incoersnze che rovesciano la economia delle pene, o &e sono inseparabili dal cercare un criterio misuratore del malefizio nelle accidentdita esteriorl. Impossibile attribuir0 al grande pul~blicista simile concetto. No: la Znq~u~zZtu ilella quale esso parla esprime la ocotcltu~io:one&Zln reilu, il sottrarre il delitto o il delinquente alla cognizioiic della giustizia; e non gi la semplice assicurazioiie dei corpo ottenata medialile la propahzione del delitto.

Intesa nei vero suo senso la formula rli I,o iu a? g n o s i resisterebbe pertanto alla prova. della siin applicazione no1 confronto fra il peculatore ipocrita ed il pecrrlatorc sfrontato. Ma i discepoli di R ori] a g n o s i trovatisi iinpacciati in moltissimi oasi

nei qunIi il criterio delh sperata impunitfi non rispondeva alla coscienza univers:ilu, completarono la teorica con i' altro eleinento dell' anl!(lcilt, e ponendo innanzi 1' uutlr~clu dolinquorite c o u e criterio miclul sriratore sapplirono con rluesti~ bisogno rlello ugal gravamento in quei casi nei ilciali il criterio della sperata impunith faceva loro dit'etto :ed k questo ci& che io qui voleva notare per additare h contradizione di sifitto sistema. Infatti il liecnlatore ipocrita oifririi ragione di aumento por la speranza d'impunitk che in lui si accresce a causa dei uiodi artificiosi che troppo spesso nella realta ciella vita riescono a lasciare psilyetuamcnte ignote lo fkodi degli athwinistratori: il peculaturt! sfrontato offrir& alla sua volta ragioni di aumento por l' audacia con la quale consuma il delitto: cusicchb la dottrixia della spinta coi'nl)letatn in tal guisa non presta pii1 servigio nessuno, perclib lo avvicondrirsi dei due criherii conduce il ccilculo ad un risultato uguale in tutti i casi, (? per tal guisa diviene negativo ed inutile.

La scuola ontologicn non passeggia fuori del delitto pwr trovare i criteiii iuisnr'atori del rneclesiruo. Essa stndia l' ente nelle sue intrinseche condiziolii. 1 delitto non b un ente di fatto, ma un ente g h 1 ~>idico, risultante dalla ctnntr~adizione fat,to col didel ritto. Di qui il pr'irno postulrito irnpretesibile di questa scrioln che nessnn f'dtto p116 dichiararsi reato se riuii :iggretlisce il Jirittn ;postulato die non prib conculcarsi mni tranne da d i i corii'onrln la giustizia con Itt polizia, ecl il delitto con la trasgressione. Di (lui

il secondo postulato che la misura della quantit dei delitti deve desumersi dalla importanza e quantith dei diritti aggrediti dal colpevole. Queste due formule altrettanto semplici quanto esatte illuminano da capo a fondo tutta la esposizione delle specialith criniinose. I1 danno immediato aumentando col suo crescere la importanza del diritto leso non perde mai la sua funzione rnisuratrice. I1 danno mediato non e mai perduto di vista e serve di guida a valutare tutte le circostanze accessorie del reato in quanto con la violazione di un diritto ulteriore o con 1' aumento del pericolo di ripetizione si aumenti per opera loro la forza morale oggettiva del malefizio recando piu larga o pih profonda ferita alla opinione della siczc~ezsa. Cos non avvi ipotesi nella quale la teorica di quella scuola manchi a si! stessa o venga meno ai bisogni della giustizia distributiva, mentre interdice ogni accesso nella economia penale a quei due perpetui nemici della buona giustizia che furono e sono le vedute arbitrarie dello' ascetismo da un Iato e dall'altro lato i calcoli empirici della utilitk. Se vi formula che possa arrogarsi il vanto di avvicinare alla esattezza matematica le cliscipline morali tale si it questa. Ora applicata la medesima al tema presente se ne deducono facilmente le regole, e le ragioni delle regole.

Contemplando la ipotesi del peculntore ipocrita hisogna innanzi tutto distinguere se il falso o la simulazione di delitto furono assunte da lui come mezzo per consztuzat-e il reato, ciob la appropria-

zione della pecania pubblica, o come mezzo per nascondere il deIittu, cio urla appropriazione giir consumata precedentemente (I).
(1) La ideotificazione dei due casi del falso commesso per eseguire i1 peculato e del falso commesso per ?wscondere il peculato gih consumato, a parer nostro erronea. Quella distinzione di casi ha radice nel testo romano olle 1. 28 ff. de fivlis Sed si 6Uhripuit priuaquam delent . . . . . . . delendo ndil nd poenam adiicit. Laonde nella pratica tosc:ina si ebbe come regola costiinte che il solo falso per estguire valesse a qualificare il peculalo; ecl il falso per *msoindere non fosse che un fabto famulotivo al\' altro. 31 O r i,

perpeirio nemico della dottriria toscana intorno a i reali pedissequi e famiilalivi, volle anche nelt' art. 170 abolire le nostre osservanze giudicialt, e non si avvide che qui allargava invece 1a teorica dei raati pedissequi e che con abolire quella distinzione aboliva uno do~trinadi P a o l o. Vedesi anche R a y n a l d o obseru. crim. cnp. 18, n. 6 et seqq.

Nella seconda ipotesi Q repugnanto trovare un criterio misuratore del peculato proprio nei modi usati per occultarlo che furono architettati ed escguiti postrriotrraente alla appropriazione. Scientificamente non credo possa patire eccezione il parenlia romano nunpam e 8 posi facto crescit prccelwiti criroinis impulatio. Una volta consurrir;to un delitto osso e tale guale i e non b possibile mutarne pfi ; la natura e le condizioni: le accidentalith, successive possono influire sulla pena, ma il fatto consumato B immutabile. Se per deludere la ginstizia ed occultarle un delitto giA consumato s commettano delitti

uIteriori, qriesti sono fatti nuovi, sono nuovi enti giuridici che col prirno non hanno altro rapporto tranne quello di trovarvi la causa a delinqnere, i ~ i t i sono figure criuiinasc tutte distinte che non aIterano la prima figura; e che vogliono essere definite e giudicate ciascuna isolahmcntc.

In conseguenza deve per questa prima ipotesi distinguersi fra pecz'4Zato e ~ u o t o ccassu; perchi! &i il primo si consuma col distrn.n.e, il secondo col 9,072 dar cogtto. Questa differenza del momento consumativo prbodnc@ efletto che nel vuoto di cassa lo lo incendio o il furto siniulato o 1' alterazione dei libri devono sempre considerarsi come mezzi per fio% da?- co.nto, e casi memi per coubsua?zcc?.e il delitto non ancora consumato, e perci costiluiscono col medesimo unit giuridica per i fini che fra poca dir& Ma al contrario il peculato corisumandosi con la distr(cgio~ee col semplice riso in proprio vantaggio della specie data in deposito, pu avvenire che il delitto di falsith o simulasiono sia tutto posteriore ad nila sottrazione gih conipiutu; ecl allora repngna immaginare che ad un antecedente gi perfetto possa servire di mcxso un susseguente. 1)evono obiettarsi clrie delitti distinti ed eventualmente tre ; ciob il pecnlato e quindi la falsit a lo incendio o la simulazione di furto od altro simile che sinsi posto in essere per occultare il delitto precedentemento compiuto. Sarebbe lo stosso che se un avvelenatore per troncare lo indagini della giristizia esumasso il cadavere della viltima e lo dispordesse :

VOL. VII.

a costui potreste obiettare il veneficio e la violazioiie di sepoltura come due reati distinti, ma noli potreste clire davvero che la violazione di sepolcro qual2fica il veneficio come mezzo servito al medesinio. Giudicati e verificati distintamente i titoli concorrenti dovranno poi nel punirli osservarsi le regole del cuniulo oc1 assorbililento delle pene gi altrove ( S. 278 e segg. ) esposte, e che qui non occorre ricordare; e dove si accolga la teorica dei delitti pedisseyui potr assorbirsi la pena del seconiio reato nella pena del primo per questa speciale corisiclerazione. Ma gli enti giuridici sono due.

Nella prima delle suddette ipotesi (che sar ordinaria nel vuoto di cassa e che eventuale nel peculato) supponendosi che la falsit a la simulazione siano stati 2x8eordinati a consumnfne delitto il di approliriazione della pecunia pul~blica, irrecu sal~ilela unificazione giuridica, e cos sorge il bisogno della dottrina dei criterii misuratori. Ma qui sYiizconira la teorica della prevalenza, la quale per principio assoluto di ragione interdice che si consideri il p& come qualifica del mefio, e vuole che sempre il nrelzo si calcoli conle qualifica del pii&.Cib richiede una nuova distinzione di casi.

Se per consuinare il peculato si sar adoperata In furZsilb nei pubblici docutnenti la regola della pre~aleiiz:l ccsk-atta non porta a spostamento nii; di

- 91 tanto il falso pulsblico quanto il pecrilato essendo reati sociali, e pertinenti entiaml~oalla classe contro In yzsfihficctfede, non vi b ixnportanzn teorica che si dica commesso un peculato col naszso di f;tJso o pintlosfo un faIso a fi12e di peculato, e cosi qualificare il peculato in ragione clel mezzo o piuttosto cjndiflcare il falso in ragione clel firie. Ma pub esservi ana prevalenza G ~ ) ? Z C I - ~inGfaccia al giudice che sia chiamato a giu~ G dicare del caso sulle ilorme di un cciclice il cfuale segni differenze nella rennlit& punendo il falso pii1 del peculato o il pccnl:~to pii1 del falso. Allora nella pratica applicazione rlollc?. teorica dovrh setnpre clefrriirsi il titolo secon(2o il fatto pii1 gravemente punito e trovare nell'altro una circostanza aggravar~te.
cctteg~ili[bn4 d i cZasse; perctib

Ma se invece il mezzo per consumare i1 peculnto fu la siin1.clr6siiiolzc di detil'lo non vi anrk neppure allora spostamento di categoria, percht! saremo scillpre nei reati sociali. Vi sar por9 spostamento di classe, perchi! la simulazione di delitto perticile ai reati contro la pul.&lica giustizia rnent~e pocnlato il appartiene alla classe dei reati contro In publilica fede: ed allora fennn stante l' applicazioric ilella prevalenza concreta sulla norma delle poiluliti~ e R r pettivamente minacciate, la intilolaziune cloirrA determinarsi i11 astratto seconilo la importanza. 1naggiore della classe.