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t!sservei-0 ui~ic;~ii~eritli in rlui:sl o giBiLvelroclie Ii!einn agitato tra i ii.enologi ci1 i giuristi evri un:t considerazione da non tinasciirare.

Voglio dire che I:L iiioilomailia religiosn ha una gcnesi In rluale in 92012 n~cillictgio,riia insi? stessa procede da i.l.iz21ulso vece huono e lcidevole, ecl al teii11)o stesso ittteriento ad un alto interesse personale, quelio ciok della salvezza ileli' anima propri:^. Ci6 porge anche in faccia ai giuristi a questa. specie di rnoi~ornanin colore un che essa non ha a coinuric cori Ie u-ionornanie incendiarie, oinicide, e siriiili, Ir! rlinali risalgono scmpre nella loro genesi ai1 un pt:rvertirierito rnoralc. 6 iiiipossibile attribuire a colui pcl quale si allega la mania saiiguinarin, o incc,niliiti~i:i, o sinlili, il carattere di una infeliciti conscrjuenziale alla mera cotidizione i~lorhosa cnrpn, occnsionata sotto il punto (le1 di vista riioralc da istinti buoni e virtuosi. Questo invece 11uQ soinpro afferinarsi nella inonomnni:t re: ligiosa, e spesso aiicora nella. ~nonomailia l~olitica nb creilo che siffatta differenziale posa essere senza peso sulla I~ilanciadella giustizia.

Una singolare coi~ibintizioilc])ci./) vuole cssci-c alla l~rescrite materia annotata in prol~osit~o ilella teorica del grado ; comhinazioiie io voglio dire della clottxina sulla s o z a e t i della dcterminaziotic, con pltnic la tlottritia clella complicith.Fcriniamoci un istante su questo argomeiito. nota In regola inc!reiite alla

Ccrttrina della spolztaneit che lo :lvcre :~pito alai1 irsui isfigccsioi?e circostanxn per la quale minnr:csi la imputazione clell' agente, in special mollo cluandu la istigazione parte da persona clie sopra di Iiii eserciti un granc!~ influsso morale. h nota 1)iire 1:~ regola inerente alla dottrina della coririplicit'~ clie chi fu soltanto ca71sa ~?to?-ccle delitto devlb iindel putarsi nleno di colui che ne fu ariche cairsfl fisica quando costui scese all'azione anche per i~ioti-\i suoi proprii o per motivi coinulli ad entianibo. Questi due precetti riconosciuti dalle scuole e dalle giurispruclenze contelnporanee sonosi gi da noi esposti (S. 315 e S. 457) come generalit scientifiche, ed apl~licntipii1 volte alle 'varie specialiti.

Bla coine si conibineranno ciilelle dile regole, cluniido insicuie sorgoiio innanzi al giudice a patrocinare respcttivan~eiitci pii1 cornpnrtecipi di un oltraggio al cuito? Ecco la ilifficoith clae vidi sorgere praticamente. Uiz ministro di una religione che guardava di mal occhio i riti tollerati di una religione dissidente, acceso di zelo, eccit i suoi ~mpolaniad atti di violenza contro il culto rBiprovato. E questi cflettivaunenle trascesero ad atti che cost,ituiroiio il reato di oltraggio a rjriel ciilto. Ecco che il rninistru dice a sua sc~isn,egli i? vero che io fui iT prirno istigatore del ftitto, ma mi astenni dal prendervi parte :~tf,ira, e costoro consumarono il reato per uno zelo i.eligioso clic 1? tutto proprio alla loro fcilc ed 11111? Ici~*ocrcrlenzc; io dunque debbo esseiu: punito tlicilo ili l o ~ o gli oseeutori alla lor volta al:

legano, vero d i r : noi fuinino 1;i cari.-:i liyic*;r i I t . I cielitto, ma noi 1, eseguiiiimo sedutt i d:ill:i i.;t i-:t1 zione del niinistro dalle 1:ilrl)rn del rl.iale nui r:r;tvamo avvezzi atl ur1i1.e la l~arolndi Liio e lo insngnameirto dei nostri doveri ;a noi iliinrlue si tlerc In istigazione altrui nrnnicttcre coinr: tiegra11:inte (1j. , i taluno parve impacciosa simile situazione: iii:i i,ii:nte arvi che irnpzicci il giudicc i1 cii~alericortli clic-! cinscuno degli accusati lia diritto ad un giudizio cl'imputazione tutto suo proprio e misurato i n ragione clelle condizioni d'iniputnIjilit5 nelle c~uali egli versa. Ad ognuno dei giiidicd~iliilcve tenersi conto delle aggravanti a lui aclilel~it:ite, clelle minoranti alle ciuali ha diritto, e deile dir~iiizuciltisuggerite n riguardo suo: ne clve inai cercarsi cosa avvenga dei compagni suoi. Noli ho mai capito cjuesto riiodo di ragionare di qualclie giudicc il quale si s c u s a ~ a di una pena severa inflitta ntl un a e c ~ s a t oaddustata cendo che altrimonti non vi s n r e l ~ l ~ c suflicient e differenza fra lui ed il suo coaccusato. All'udire ci6 io dissi a me inedcsiiilo, dunque quel clisgraziato ha avuto la condanna ad uil anno pii1 cli casa di forza per la sola acciclciltalit5 che scxlcva un altro presso a lui sulla panca dei rei; se fosse stato accusato a solo sarebl~esigiudicato 1~ast:lilternente represso il suo delitto coi1 un anno di meno. Ecco i sidera dei giudizi uriiani, Io non veggn diflicoltk nella coinl~inazionel~roposl:~. mi11istr.o isfigatoi*e il1 si applichi la niiiiorantc: tli:ll'ctusilio, pci.el12 gli esocutori agirono nnciio riur niutivi proprii; sgli autori rnuralc fisici si appliclri la rninorantt: della l~rcssionc esercitata sulla determinazione crii~liuusarl;~llo [LItrui istigazioni: o giustizia C futta l)cr tutti. l)cl

- 211 I' iippareiite co~iflitto fin la dottiit:+ delia e In i1ottrin.z &:l gi*nclo si serite spessissiti~ain pratica. Un delitto guardato in s stesso auineilt:k di yzlarzlitci 1,el ilumero cloi cnndeliilrluenti : ma q~?ssoriuando quel delitto si vuole imputare iildiviclualmentc a ciascuno dei suoi autori il nuiitero sii.rlilz'a 2jut,-a?ztita,z. attenua la i.esjit!ttiva i~esporisiil~ilith lo impulso patito dn iriflus:;c.i alper trui iicIla sua deterri~inttzionevolitiva.
i:!stu
yrjct/ttibli

(l) I l P u L t m a n n niblla diqscriazione inliioliita Att et q fcnle,ucs j ~ i s s i o eirni qui pnrst, Q poerra exirnal eanLie 11iitiitai (che irovasi fra i suai opusculrt juris crimkalie 11. 7, pag. 197) ossprva che la dcduziotio rlcll'avere agito a d isrigazione altrui rome SCUSii al proprio filtlo k istintiva, e lo dimoslra risalcritlo sino ad Adamo r l i ~ scusava dicendo (li si clsserc stato isliprito rlallti donna clie Dio gli aveva dslo; e acl Evi) chs si scusava incolpando il srrpcnte clii. I'avrva s~ilniia;t? procrldrntlo poi con la sua c o n s u ~ l a~aslicsinia orudizionr! arlducc prose dl quel vero rlesunlc rlai classici grpci L' ~ 1 3slorit; d i 1ulli i tPn111i.

Pii1 zrstruso 1,116 semllrzlro il problenia dio sorgo dal confi~ontoli.8 la dottl=ilza clclla qtrn~nti6tce la ~Zotlj~inu 91*tbd0 I ( L I ~ L I C ~ O collsi~1tf.r~ diverslbh del si 13, rlells l~czssioue moveilte. La teorica clolla quantit politicta cloi reati c'inseglia . d ~ tanto pih grave O e il delitto sotto il rapporto clel dnuno mediato quanto piii i.e Iie pxG pi'eveilarc facile la rilrctixione : tlucsto rii'itt>tlio i! t~tfti? r;kgioncvole, e ne abMaiiio ~e.!iluto ci:ilto fur'rize la costante np~ilicnziolienello iii cltti~lifiplie~Ici vari reliti, Ora 1' oltraggio al culto liuh

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derivare d : ~ ~lihtinti due i~nliulsi.;\LTc1I9 (~illj~io ~ . o c c I ~ ~ \ ~I ila odio contro tutte le religioni : iiun b un suitiiriento esagerato di clovenr rii? uii t r.:isriioilnrncnio di zelo che lo purta 31 disturbo c1t.i culti: riesaun seiitinlento d' interesse l~ropriolo eccita ; rila soltanto una antipatia gratuita cd insensata conliao gli atti di religione. Xll' oplrosto il rcligiunni.io ha un fortissimo iinpulso arl nggi*cclirt: i culti (lei tlissiilenti l~erche a cib lo spirige lo affetto esaltatc~ versi, In propria religione e la creilenza di f'tr cosa I~uonae nieritoriti per sk stesso usando ogni modo a dnniio dei cillti ril>idovat,i lui. D;L rjuesto cond3 fronto cliiaro clie iliflicilinente puO ~ ~ r e v ~ l e r s i un'aggressiune ostilc contro un ctilto eseguita per assoluta miscredcnza ; Isiido~re facilissimo a prcvedere ( e la stori~z porge escrnpi senza nurriero della giustezza di tale previsioiie ) che saranno f k cluenti le ripetizioni cli atti ostili contro un culto eseguiti per fanatismo dai seguari di culto diporme. Sotto il punto (li vista clui criterii della rliilnntitk bisogna clunclue dirc che guardato in astratto : l il clelitto di oltraggio al czdto i ~ ~ igrnve quanclo procede ila zelo pcr ft~natisiiloreligioso, e mcno grnve quando procede (la em1)ieti a scetticismo ; perchF! in questo seconilo caso ii. iliinore In forza tnorale oggettiva dc?l ~nnlefizio.

31a se lo identico ~irolilcriiai e;s:liiiiriti. iii c.c~iic.i.cbtn : sotto il punto di vista della d o l t ~ - i t ~ u p . c ~ r i o ,(1~':del sta ci porta ncl una inilaginc tutta soggcttivi~ v' inC ecgira ehc rluanilo lo inclividrio (:li(> cliin~iiato rcriti

cler corito di un delitto commesso cla lui, vi fu spinto da impeto ili veemente passione che pervertiva il suo senso inorale e pel quale l' atto assumeva agli occlii suoi le sembianze di giustizia, la sua imputazione cleve essere riiinorata. Dunque per la teorica del grado nella forza morale soggettiva chi oltraggiO un culto per impeto di zelo religioso ha nella pressione esercitata dallo affetto sulla sua criminosa determinazione una miiiorante che deve modificare la imputazione portata a suo carico: laddove chi agi per mero impulso irragionevole di antipatia ad ogni credenza religiosa non puO allegare a sua discolpa altrettanta pressione esercitata, sulla sua libert volitiva; e non pu8 addurre scusa per ci che ha fatto a solo intento di soverchiare la libert di coscienza dei suoi simili per far prevalere le sue individuali opinioni. Ecco a1 netto la situazione di questo problema che pone a conflitto la teorica della cluantit%con la teorica del grado. La prima si dovr rispettare dal legislatore: la seconda dal giudice.

Le pene degli olkqaggi al czclto specialinente se sccoli.ipagnate da sacrilegio salirono nei passati teinpi allo apice della severith, cluanclo nei ineclesinii si applicava il tiiolo di lesa maest& divina. Non opera di una filosofia incredula, riia clella prevalenza dei pi esatti principii giuridici se nel secolo presente quelle penalith si sono ridotte a pi miti e pii1 giuste propo~zioni.

VOL. VI.

Sln il c,~clicuTuscsno db1 1x22-36, pr:; z:motl\l rIic I I ~ J git'r uccenristz~,fu tiitt'altiw cIx ii~itc! n4le 1!~1ii:iIirA coiitro i1 proseiiiiarito e contro gli oItraggi ti1 culto sliecialmente si: accur~tl~agnnti stlcri!egic~. da Quantlo nel I839 anche la rtrovinci:i T~,scnnay\-eiJnt: cz fai. parte del Reali-le S Italiz In 1ri:inia unificttrir:e dei nuovi r e g i t o r i si urresti~in faccia rlucsta grai~d:: r n ~ n u r ~tc,edel l,rogrss> ilelln scienza ~ n penale clie il riustro coclieo del 1856 : e vinta (!:ti reclaiiii e tlalle inslstcnze dei dotti e di tutta la lior~olazioilc Toscrc~lz affi!zionaii:;siina a cluesto codice foI1erU chi: riiii:tncsse iii vigore fi3a noi. I3 fra noi i.? sempre rim:tsto in pieno vigore dal 1859 fino : L lutt' oggi (30 Ottobre 1370) e speriaino che si rn:Liitenga ancora fino alla forr~~azione un nuovo codi dice penale Italiano. Ci non inipedi al P u,j o s di scrivere esultanto nei giornali di Francia nel 1860 le code pbnal Toscan n'est plus qu'zrn soz~ve~zir ; ma il suo grido fu un falso vaticinio, simile a cjuello clie mandava i1 granrie Luigi quando sclamava il rt'v a plz~sde Pirenes. Questo codice peraltro conteneva in nlateria di delitti politici o, religiosi una tliecina d' ui.ticoli clie 1jiU non erano co~iil)ntihili col sisteina costituzionale inaugurato in Italia c col nuovo ordine di reggimento. Xra cliinclur! una necessitii cBorreggarc questa 1)iccol:i parte del nostro codice 11cnnle per renrlerne r)ossi?~iIe complcta applicala zione ai tempi ed alle cosc nilove. A ci6 dct,t,eopera (i i u s e p p C P u C C i o n i col I'ra$olto (li riforwia d : ~lini con alli,i ~~rescntato l:-'ii!J al Governo ncl
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515

Provvisorio. A ci erano dirette tli tratto tratto nlcune interpellanze di Deputati ecl alcune istanze di psrticolsri dirette al Ministero per deterniinarlo n questa facilissima emenda. hla tutto fu inutile per la opera di un partito che aveva a noia il codice penale Toscano ; e hramava se ne mantenessero i difetti per farsi ragione di screditarlo pei clifetti niedesinii. Finalmente il Deputato Avv. P i e r o P u c C i o n i ( degno figlio e rappresentante del nome del grande maestro ) prese alla Camera iniziativa solenne presentando un suo Progetto (1) di parziale riforma che mirabilmente serviva ai l~isogni.Dopo maturi studi la Camera approvo nella seduta del 21 giugno 1566 il Progetto di riforma del giovine P ucc i o n i con cento sessnntasette voti favorevoli e soli sette contrari. Sperossi allora clie siniilc sconcio venisse tulto. Ma il Ministero non port tempestivameilte la nuova legge all' approvazione il01 Senato; o tutto rimase vano. La giurisprudenza tenta per y uanto pu di temperare questo parziale rigore del codice Toscano nella sua applicazione ; ma non seinlire pu quanto essa vorrebbe ne quanto vorrebbe la buona giustizia.
( I ) Ecco iri succinto lf: riformc clie in knia tli (lrlitli r?ligiosi il nuovo sclicma proponeva siil codice Toscano 4 L'art. 137 dcl codice Toscano dicliinra d ~ l i i l o proseli. ' il tisnlo con forrnule che colpiscono ariclie la pubblicazione d i mere polemiche. Di qiiesto arlicolo il Progetto proponeva la soppressione - 2."Il codice Toscano all'art. 131 spingela pcna contro i dislurbi recati a1 culto fino a quiridici anni (li m a di forza. A qucsto articolo il Progcllo sosliluiva l'art. 183 tlcl codicc Sardo clic iiiinacciri la carrcre fino a sci mcsi e

la multa Tiiiu a l'as1.132 a 133 minaccia contro il sacrilegio la casa di forza (la [re a vertli anni, ed anchc in certi casi lo ergaslolo a vita. I1 Progetto sostiluiva l'art. 18%dcl coilice Sartlo che infligge l:\ can:cre fino a cinque anni e la multa fino a mille lire 4" I l codice Toscano a1I7art. 136 minaccia la pena d i morte . (oggi ergastolo a vila) a clii tenti mediante tumulli distruggerc o11allerare la religione dello Stalo. Di queslo arlirolo il P r o g ~ l t o pro1)oneva la soppressione perche il fatto ricriira in ragiorie clri mrzzi nei rcnli contro la sicurezza interna dolla nazione - 5" L'art. 135 del codice Toscano infliggi: . la carcrrc fino a cinqiie anni contro clii guasti in cliiesa oci in sagrcslia cose non consacrale. Di qiiesl'arlicolo il P r o g r t ~ o proponpva la soppressione, perclii: se il guasto ? commesso i al fine di disturbare il culto od ha prodollo .simile effello ricnira nel ri.lativo litolo; e se non fnvvi codesto fine od rffetto incorilra la repressione tlel danno dato - 6 '11 codicc, ,) Toscano all'art. l43 contempla I' apostasia dal17ordine susseguila da matrimonio dell'aposlata. Ed ariclie di queslo articolo il Progello proponeva la soppressionr per ragione di coerenza al nuovo codice civile e per uniiorn-liiU.;illc rpgole v i p n l i nrl resto do1 Regno.

cinilueccnto lire - 3.O 11 codice Toscano al- 516

La b e s t e m m i a (convicil~nz colzt~n Delcm ce1 snnctos) guardata filosoficamente B il fatto p i insensato al q u a l e possa t r a s c e n d e r e l ' u o m o quanclo la v e r t i g i n e della passioiie offusca in lui o g n i reminiscenza della ragione. I1 besterrinliatoro o cr8ede in Dio o non vi crede. Se crede in Dio i: un ingrato,

un tenicrario, uno stoli~lo quanclo perbtraversia umana scurda i beni ricevuti ed osa inveire contro I' onnipotente, eccitandolo (sc ne fosse suscettibile ) all"ii;zanzichi! invocarne la lilisericordia. Se non vi cretle, una volta di pi irragionevole facendo mnstra di tenerlo un niente e nel tempo stc:, accen'\SO denclosi d' ira contro cluesto niente. Costui arieggia ai ft~nciulliche guasti dai servi o dalle mamnlr! ignoranti percuoto110 la sedia o il muro contro il quale hanno essi liledesinli urtato, attribuendo ai corpi inorganici una facolt di volere e di sentire che neppure la fantasia di Telliamecle saprebbc loro attribuire. I1 bestemmiatore pertanto P; agli occl-ii del filosofo un insensato. Se pure il suo atto non vuolsi attribuire a trasoneria, quasi cerchi ostcniare un coraggio superiore facendo sembiante di non temere la stessa, Divinit per incuteru timore di se, o per insultare con la bestenimia al senso morale dei fedeli che Io ascoltano e clie se no adonlano. Ma poichi': la irragionevolezza del fatto non B motivo bastante per negarne In punibilit quando esso sia lesivo del diritto, cos cjuesta osservazione non elimina la questione che presenta la bestemmia guardata sotto il punto di vista giuridico. Ma prima di studiarla per questo lato conviene esaminare qual sia 1 vera bestemqrjia (1) della quale pu occt~parsi s il giurista.
(1) HIBI~IOC~APIA S Si O tt.czclalus dz inq~sa'siliotio - BO n. 121 - C l a r o prnrliru 2. (rlasp1~emiuquctesl. 13, art. I. - il c c iri n o lrnclnllls crincinalea lib. G, cap. 2 - S c a nn a r o l a de t~isilrrtiowc cnrceriztorztm lib. I, ?. i 3, cnp. 1 per lot - S n1 o rz:i n n de jurr Igtdinrfsm lom. 1: lib. 2,

-- 5IX -rnp. I?.


q ~ - - il o C r i O drcisio 30 i - d r n n. ! i. l i I 11 s (le ~ r bilti1rri.r ctrs. 359, el 376 t 51 :i s r ;i r ti o rir I t orintorribas conrlrrs. in?. ul 193 - C o I r r n drcis. 172 -~ I pus t 3 c l i t ~,.rr~rr.if. , ) I . '2122. 2167 r p Si G 3 r c i i ? ~de t ~ o ' ~ t l ~ l g lig~ .e 21. 11. 4 t c G o 111 P Z r~ir iur'fi~tt1 esof!t!;onun~ irb. :t rnp. 2, i l . 3 R;i y n v i t1 o sgrrirrgnicr t e r uur r1 i r t ~ i t l i r l i i i &oip. l . 1:'. i , ef s q g . -- SI n t t li rsu r t S :t n z de i c r i iri!l;rli rontl or. 36, 14. 1 3 - C ci n c i o I o ~.csulal. criin. r e i bo blirsplretai~r per. lo1 B si l i c a drcis. 57, 11. i L r !. r s itirr.?itrrlione.tin pundeclas, sperimeta Kfi3 - J o u s; < e (le lrr jirslicc! criniit~ellepart. 4, liu. 3, lif. 6 - R o us. r a ud d e l a C CJ ni b t! nlalires ct iniin. part. i, chap. 2, ; .teCf, 4 -- K r e s s roinlneillalio in C. C. C. ad rrr t . 106 S c li i I t e r o yruxis rortrrrtto ger nrrin. exercit. 49, 84 - tr. 50 e1
,CL

x.

C a n t e r a qli~ieqlioncsrriinirlnles ccrp. 3 (.?e bln,spl~et~aisc: r u s i o de iitdiciis p111s. 2, rup. 2 B a s c n n o praxia criainnlis 116. 4 rcip. 1, suppl. 2, prrg. 21?5 - C li a r L n r i o dccisiowea erittrinirli*~ t ~ i s . 4 2 ,35, et fi7. d

I,n besievtfilin ciividesi comuneriient o in sen7plice ~ (ercticale. E questa viene suddivisa in uttf*ibzttiua 1 tjuanilo applica a Dio un ~~redicato repugnn alla. che esscnza sua ; cleo)le:;taliuccriuknclo toglie a, Dio un ai triljuto cl-ic a lili pei.tienc! ; i n q ~ ? ~ e c ~r4uantlot ~tic~ alla Divinit o al s;lnto si clesiclera iin iiiale. M a cli-ic:sta tlistinzione o non ha tcrmiiii allili per il giuristn, o non gli k di uso nessuno. Infatti rluelln distinzione suppone che il semplice abuso dcl sc~jzlo noiiie (li Dio sin 1)esternirii:i. Ciri si appella in tal guisa nel lingunggio volgare. Ma veramente bcstcrriiiiia non i.. Cih i un vio1:lre il pririlo (lei corri:lnila. rricx~ti(li Dio, %! gravo pcccatn; h sconc.i:l t! vixiosn,

a.l~it,udillt:fra porsolle civili, ma iloii i il delitto & : I bcstenimin nel senso del crin~inalista.Esso infatti ( s n ~ i ?ne appello alla comune scuola antica e 1110rlernaj clefiniscc come 110 accennato di sopra la l)@stemmia un cs;?cicitu,?. conlprundc ognuno & Ora cj'.ialunrlue p+r~:a conteliente ronviciu?}~, impucio tazione dcnigrailte 1' oiiore, q1ian:lo si clirig contro ('e la Divinitrl noil pui, essere senza eresia. Se s'iiri]reca un male si pone per iinplicito la possilsilitk del piitimento nell' Ente Suprenio: se gli si attvihuisce una qua1it;t viziosa, o gli si nega un attributo sostanziale lo stesso. Se ogni attributo di Dio A domn~acli fede, ogni negazione diretta o indiretta cli tale attributo B un'asserzione contraria ti1 domina, e cos B eresia. I n quslla pertanto che volgarniente dicesi bestemmia se??lplice( cio esente da eresia) io non veggo clie un peccato, un turpilocjuio, non una Lestemmia, finchb i giuristi tutti concordi ~ n definiscono la bestemmia convicio (I). Se io giuro i ' per rnia rnaclre non ho gi 1 animo ci' insultare la memoria di mia madre: so giuro per Iddio violo il rispetto che devesi all' Ente Supremo mescolandolo nelle meschine cose terrene, e pi ne abuso se lo invoco per falsa asserzione, ma non ho animo d'ingiuriare la Divinit. Bisogna cambiare la definizione classica della bestemmia; o bisogna ammettere che si possa negare la bonth, la potenza, o altra virt di Dio senza rendersi colpevoli cli proposizione e?-eticale; o bisogna dire con me che pel giurista la bestemmia se~.izpZice formula che non ha senso pratico. B
(i) La noziono tlullo b:stenat~~icl iIi:;unla tliil coriririo (! dollrina univcrsalc: % u f f i o instit. jtcr. criug. lib. 8, lit. 21,

l i t . R - U r s a y a instiit~t. crim. lib. i , tit. 6 , n. 64 - C n ra v i t a:irnslit. crim. fola. 4, iih. l , 8. 3, cnp. 47, 71. 1 h l p h'3 n i jur. critn. lih. 2, tit. I , cnp. 1, png. 50 - V o 11gl a n s Lrnitk des rritnes tib. 1, chap. ,l, pny. 436 - C r em a n i de jirre criminnli lih. 4, cap. 2, nr l . 2, $. 1 E n g n 11 elen~enlalib. I , 2. 208 - B o e h m e r o elenlewin serl. 2 S. 38 - K o ci] inslit. $. 308 - P u i 1 m a ri n ele, metaiu g. 38 - C a r m i g n a n i elementtz S. 753 - G i 11l i a n i i~zsliltcz.vol. 2, png. 66.

Piii vera nella realth, ma poco operosa in pratica, i l' altra iiistinzinne fra bestemmia ~ e ? ~ b ne e be. l stemmia ~ e a l e ,che si esemplifica al modo stesso della correlativa distinzione ilella ingiuria (S. 1709) in ce?*OaZe veale; e riprorluce la suddivisione della e E verbale in ?)erbale opale; e verbale sc~-itkc. cosi ricliiama anche qui la questione gi altrove proposta in tema ci'ingiurie e libel10 famoso (S. 1724) relativa a decidere se la conturnelia emessa l)cr via (li piltura o scultzwa appartenga alle ingiurie verbali scritte o alle ingiurie 9-eali. Ma lo influsso giu-. ridico che hanno tali distinzioni nella niateria delle ingiurie ed offese aI17onore dei singoli pcr causa della specialit del libello famoso, non si riproducono alla materia della bestemmia, la quale subisce allri e differenti criterii, come vado a mostrare.

Tiensi coinunemente in grande valore la clislinxionc fra t)esl~c~nlrnia proferita nell' impeto ilcll' ira, c bestvinn~i;~ cincsea con animo freddo, r! rlelihcrnto

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prolmsito. Questa clistinzione si nii:iette al cardine tbntl:;liiciitalo cllc proclaii~a doversi senipre ravvisare nna n1:iggiore clilantitri politica nel i~inlefizio cjuaiitlo liroceda cla ma!urato consiglio e da fiedtln clcxterrninnzione.itIn io rlui~itoche nclla preselite i~iatcria anche siChttn tlistinzione non si:t produttiva (li gri~ndcchiarezza nella definizione del proposto titolo. Infhtti i criniinalisti che tengono conto dell' aiiziclettn clifferenziale della proeresi criminosa non sono per concordi sull' uso pratico ciella medesima. Perocchb gli uni non veggono in ci che un cl*itevia ntisia*atol*e,insegnando cloversi l~unire grapiU remente la bestemmia deliberatn, e meno clualla provocata da impeto di passione : mentre altri vorrebI~eroandare pii oltre, e fltre della dclibcrazione uii c~~iteg~io e.s,se~zziuledella punibilitk, affermando che la sola bestemmia emessz con freddo consiglio sia (12 guardarsi coine uii delidto, e cluella invece che la passione spinse irriflcttutsmente sul Inbro non essere che una t~*n,v~ressionepolizia. Eagione di di cluesta pii1 larga opinione si trova nel principio clie al delitto religioso richiede (S. 3257) come elemento diretta, essenziale la i~zte~zxio~~e ossia il dolo date?-' / ) L ~ ~ z c L ~ aggredire la religione, male (secondo load o ro ) adattaLile ad una parola rapidamente sfuggita dal labbro ileli' uomo adirato.

Ma io dubito clie In cosa delha guzrdarsi con pii1 esatta defeic.,iiza alla specinlith dei titoli e delle iiozioiii. Prolilisi test& clic: la vera bestemmia nnn x:l (12 mc! concrpirni S P I I Z ~una' implicita cotitrndi-

- 522 zione n1 tloiniiia rclipioso. Da riii nz c1t:riva che rluaiitlo la vera I~cstciiirriia,ciui) 1;1 pro~)c~sizi(~iie WCtical, sin pronunciata crin aiiiino fi.edt1o e ilelil~erato, la niedesima non puh esscre clisgiunta -tialla iiitenzione dil*ettn a trasferire in altrui la 1)crsuasionc di ciQ clie s i affernia iii contraclizicine tlell;~ iede e del doiiima. E se cos io ne cleiluco per Luona logica che la bestemmia proferita con animo freddo e uiaturo proposito rappresenti il pii1 grave titolo di propolazione di empii ilonimi, ossia prosclitismo. Di qui io n e concludo clic se l'aninio deliI~erato fn degenerare In bestemmia in un diverso u piii grave titulo, non liossiliile trovare nella delil~erazioneun criterio iiiisuratorc, perchi: non criterio del li^ naiswt*u clel iiiz~lelizio ci clie al inalefizio camljia il titolo, e lo tr;lsl)orta. in una specialilh difle?-etzte e pi grave. Sta diiricliic I)t:iie clie il inaturo consiglio del bestemii~iatoresi valuti a suo carico, ilin non gi per dirlo reo lli Iwsteniiiiia pi(~ grl:lvu : I~eiisi terici.lo n cah.olo tlell'altro piii odioIJCr so rcnto di ~~i*opal;iziono eiilpii cloiiliiii. In rluesto di riiio nioclo cli veilerc la istniitnneitl~ della risoliizione saiBel~l,c, opposto dello clrio sovr:~cccniiate clottriall' ne, il rcro criterio e~senziale titolo (li l.)esteiniiria. tlel

Posto cih i.iilu(.u 1 : ~clucsf.ioiii: tltklln /wrl~iltilitli tlt~lla I~ostc~iiiiiin conic ilulitto c:ivilc ai suoi niii~iiriitcrrnini. Elililino cioh i tci.iiiiiii dcllti, prcilii)sizioiii: cloiiigi'atrice della Diviriiti~sc1~i;~inciito :~fKlriiintac eoinunicata ad altri, l)erclii: i ~ i l)rc:sciita l! coiiclizioiii i del i8etlto cli p ? ~ o ~ ~ a Z ( ~ tli trll i : j ~ i tiolit , ] l i . Eliiiiiiio o i i

i termini tlel ee~itplicr! al-iusu del sn:ito nnile (li Dio ~ I X *:~j)it~~Zil~t> CI lilut~ di sdegno, o coinc, c~lit: sin, perchi: ini presenta u i ~ seinpliee peccato non mai lesivo dei clirifti di alcuno, e non sindncnbilc dal rriagistero penale. Iticlurw il problema al caso seniplice e proprio clell:~besleiizlizicb, cio proposizione contenente un concetto contrario al domina; ma coitimessa in un moto isttxntaneo, irriflettutan~ente, e non col proposito d'inculcare ad altri cluella proposizione come vera, sia che dessa offra esplicito, sia che I'oRra solanlente iiiiplicito (1) il concetto ereticale. l questo un fatto che psr le regole della ? , scienza penale possa ricevere c1a1 legislt~torc i caratteri di vero delitto?
I'OILI !I!CSPO

(1) Discordarono i lrgisli etl i foolopi sul punto (li sappre se fosse O 110 bestemmia il giurarr! p(lr il corpo di Dio, o per il sangue di Dio. I Irgisli sostennero che fossc brstrmmia, pcrchh con cid si altribuiva all:i Divii~iiiiIn sostanzn corporea che non le conviene: ma i trologi ossrrvnrono clii! essentlosi il figlio tli Dio incarnato prr li1 noslra reilonzionii quolla formula, purclih non si fowe rilfcriiri rsprcsqaiiirtilt: all'etcrrio Padre, non era bcslemniin. Qurs1.i tlispula Irovnqi lalamente svolta dal C a b a l l o (reso1eiio)zes r i ~ i i a i i ~ ~ i l e s cns. 296) con allcgazione namtBrosri ili autori n soslcgno dell' una e dcll'allra opinione. h rlliesta slrssa disputa i? ! a confrrma che una srmyilice esclam:izinnc! per i l rioriit: di Di{, come non i! besl(~rnmiaper i leologi, cosi non ptih csccre corisidcrata come tale tliilla csagcrala srverilSi dei giurisii.

E tale cliiestione avvert,~ innanzi f,iitto che vuole ( ? s s ~ i ~ scnzn ilcfeil~::izsnll:i c.cct?zionalc tcoricn pnstn,

del grado, rir*hianintn dalli: particr~lari coniliziotii nelle qiiali versi la i~iiputal~ilith dello agente per i cardini generali delIn dottrina. La teorica (lei grado generale e assoluta : e 110 gin defto pih voltc 11011 rvvi titolo di reato nel qu:ile, dove ne colicorra In condizione, non clelha ricevere la pi ampia applicazione. Quando pertanto discutcsi In questione della piinihilit:?, della bestenimia rotne io la intendo, non si venga innanzi con la ipotesi dcll' ubriaco o dell'uomo soprafatto da vertigine di grave dolore, o ilal transitorio ft~9.ol.e di giusto silegno. In tali ipotesi per le innorinali condizioni dell'aniiiio dell' agente potr sparire ogni responsabilit in faccia alla legge l~uiiitiva,qrialunrlue sia il fatto al qilale cluello sciagurato veliiie condotto. Sparir anche nel ferimeiito e nell' orniciilio. l l a non per condizioni speciali clcl titolo clie sorga clnl fatto suo: non per ragioni di non irilq~z~lnhilita fatto ; del rna per ragioni di tion iiilputnbilitA clell'uorno che lo csegui. Blnle si ragiona seriipre cltlnnclo si studia rrnn regola configurandola nella ipotesi di un fritto pertiilente ull'orrline eccczionnle.

Sia dunrluc 1' ucmo in un moto di collera hastante a torre da lui il rinli~cciodi una proeresi di frbcddo 1)ropo"to, ma tion linstante n retidt:slo irresponsalile (lei fatti suoi. A l ~ l ~costui per malo uso, o per ia into1ierms:l di ncii~icnfortuna (1) o di cosa spiaccvole proferito contro la Divinith o contro i saliti una proposizione rontcnente la negazione di un domma cli tinstra fede ;snrA egli piinihila ? PotrA il fiifo elcvarsi a il~lif c i ~ i l ? to c

(i) Fra li: Jivrrrse pnlsui~zioniirnmagiiialc clai pratici pCr aiular? e i~rilitare proiiB 1114ditlitti, B singolare quella clie la Lrovasi ins~gnaiain ordiric alla prova dclla b c c l c m r n i a , ' ~ ~ disse e si riprL6 cl)ta il giuocu1are S 111>clilo Lcstemrni;i, c alla clie percib colui clte appariva drbilito al giiioco dovc,va presitalersi bcstrrnmialorr: N s s c a r d o c o n c f t ~ 194, n. 42 --. . I) c C i il n o Ir'crrlaltis ct'i~iairaalifiZib. 6; rtrp. 2. 11. 23 I k spojrsit Titbiiigzizsiu rol. 4, vespofia. 92. rt, 17.

I sostenitori di!llt~ opinioilc i~cgritivn 1ier r.tirilosti'nrt! clie la Lestcrnriiin oineijsa ncllYilripeto o ~ J I ! I = al~itudilienon E prr?zibilc, o nIiiieno ilori deve 1101'tarsi ultre i li~nitidella mcrn tl*u.~~~i.essiorzc di polizia, si valgono di uia seinplicissirno raglnrinrnentr~. Essi procodouo dal priiiciliio cIie non piici esservi delitto coritro la. religione se non coacoIir'e all' att.n una vulont6 tlirclla a l aggredire la ileligiorxi?~ t ~ o s ~ r i . E rrjueuta b la maggiore cleI loro sillogis~i-io.Qrrindi osservano che chi I~cstcmmitl per ahito o per rupido sfogo di doloite o di rabbia i ~ i e i i t epunsn ad tcggreiliro 1u religione. E cos giungono n concludere che non pub cluiicliie cbIiii tenersi :t cnleolv

conle culpevole di delitto.

La maggioro di questo siIIogisrno e indubihia: noi stessi l' abbiamo insegnata e pi volte ripetuta e applicata. La, minore e clcl pari una veritSt che come conclizione onliiisitt di 1htto 1)isogila arnmettero. Malgrado cio 18 coriseguonza li011 accettabiIc, ed il ri~gionamuntoE vizioso, pcl-ch ne1 suo corso

incontraiil cavillo dolla niutnzionc di termini. Inf~itii d c u n a proposizione generale defiizitu se ne vuole trarre una conseguenza iizdefit2ita; e cib ronq~enclo il nesso dinlettico fra la maggiore del sillogisiiio e la conseguenza, rende Edsa questa e vizioso il mgionarnento. h cde/7?zi!ct In iunggiore percl-ie detta una regola speciale al clelilto 9.eligio.w : 6 ilzdegnita la conseguenza perdli v u ~ l e stal~ilirecome rcgoln universale la esclusione di ogxi delitto. Perclib In conseguenza coincida con la premessa bisogna restringerla entro i liiniti cli clucsta che so110 deliniti;' bisogna clire clunrlue, non potete dolla I~estcinmin fare un delitto corztro la ?*eZigione,lo che esprinie il definito della premessa; o il vostro ragionnmeilto snra perfettainente logico. Di tale conseguenza ~ o i vi potrete valere per insegnare che la I~csternmia non potendo per m:~ncanzn de!Ia i~ztcsz:iolze d l v c l t t ~ elevarsi all' alto grado delle aggressioni contro 1:t religione, suanno avvcrso In niedesimci esorl~itsnti le pene di alto cririiinale : potrotc cosi colpire di severa riprovazione le esagerazioni delle vecchie Ordinanze e Statuti penali, ed anche respingrrc la irrogazione delle pi gravi pene corrczioiiali. E tutto questo star benissimo,

Ma per giungere alla ncpnzione nssolrrta ilella qualitk di delitto nella bcstommiu i mesicieridi una ljen diversa argomentazione. Bisogna cercare lti m:xggiore del sillogismo nei caratteri getzei-ali cci~tit~utivi del delitto indefinitivamente guardato: bisogna costruire il sillogisrno cosi Non puO elcvnrsi n delilto

ncs~un;\:li:ii~ilt: uiiinntt rlic non siti. lesirn dei diritti n 7 f i v i : iiln In ~ > L ' S ~ L ' I I I I non. ' L ~ ~ ~ lede il dirilio ili alcunt' : du~irliiela hcstcii.iiiii:~non e delitto. In questa f0rinn I'nrgnmcntnziune sareLLe esattissiina: ma s,:! rlalla rilndesinia in~lul~itliia propusiaionc? peIn neralct, s7ii;il,rlgna perii la proposizione speciale, e o ? dicon un ~ l c ~ g q ~ i r i ~ l l ' g l )si ri~vesriala a~'s1111t;l mosti4azionc.

3. y::-li>.
E 18 iriinor:! tti questa argoiilcntazione si nega a ragione, por ci6 clie taiitc volte 110 accennato; vale :t dire che ancl~r: ro1igir:ile costilltiscc n72 oggctla t m gi~widico i dello i~zdi~idrro.sentirneiito religioso Il congiunge alla personnIitS del de170to 1'og;ctto del SUO culto e iliilln sua ~~encrnzione, cosic.c.11h dii offi:nde cluesto offenclo lui; percli offende cosa congiunta alla sua persona. Itichiainisi qrii tutta la tcorica (g. 1819) delle ingiurie ilzdi~ette o filediate. Mostrai che noi possiamo cluerelarci non solo per le ingiurie dirette contro noi stessi, ma anche per quelle dirette contro persone a cui ci Icgn viva 2 f L fezione, perch la oResa recata a loro offende noi medesimi. Mostramnio ( 9. 201 1) come dal congiungiinento di una cosa anche priva di sensibilitb alla persona nostra nasca il diritto di propriet,, e cosi la ragione di esigere rip:~razioneper i danni recati a cjuella cosa corne recati alla nostra stessa persona aila quale quella cosa congiunta. Se queste sono veriti nessuno vorrd certo negarmi che a buon dii.ilto io possa chiamare offeso ine nlcdesimo, quando odo vililiciicloi~ail niio Dio, o il santo a cui Iio consacrato In 1ni;i. venerazione e che considero Come

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protettore ciella mia vita. E se una lesiiic del tliritto degli individui P, possibile nnclie inerc In bestemmia per impeto, ne consegue che In I~estemnlia (ammettasi pure non potere esscrd un delitto contro la religione nel rigore dei termini) pub essere eIe~ata delitto. Delitto, che se non ha per suo oga gettivo In religione in s stessa consiclerata come fede e come credenza, hn per oggettivo il culto considerato come espressione di :~ff"ttoe come interesse della consociazione che lo profcssa e come morale della concosa congiunta alla pt.~*~oi?ctli;'dCc sociazione medesima.

In tal guisa io aclorisco al concetto dei moderni alemanni clie la bcstemniia coilsideraiio come una ingiuricc che ~~zedicdccmenle ferisce i cultori del santo 0 della Divinith oltraggiata dal convicio dal bestelilmiatore. Sono questi i seri ;i>c~zielzlidi tale reato; perche tanto vale clie io sia offeso nella persona mia quanto che sia offeso in cosa che tcngo congiunta alla n ~ i apersona. I1 paziente del delitto di bestemmia quando emessa nell'impeto non ni! Dio, n il santo, n&la religione astrattamente guardata; ma l7 uomo. I; una parola se la ingiuri:i laliciaia inznzediataniegzte contro di me si tiene come punibile ve1 dolove lilomlc che mi reca, quantunque sia proferita in un moto istantaneo di collera, ilaa veggo come lo stato di collera di chi besteiiii~~ia possa far dubitare della incrirni~iabilit fatto quandel do questo mi reca dolore morale, cc1 ingiuria W C dialawzente me stesso ingiririailiio l'oggetto della ~ n i a

:iilurnzionc. Io 1)oilgo (la banda ogni coilsiileinzioili: :~ssetictl;non so adattarmi a1 concetto che si ucncliclii la offesa DivinitA : riia ilcll'oltraggio lanciato caontro il nonle di Cristo io veggo una ingiuria contro tutti i cristiani in presenza clei quali si nianoillette rluel nome venerato, e come-ingiuria io 1:~ trai-o giustamente elevata a delitto. Questo niodo (li veilere porta a tre conclusioni - I." Che sia nei froiigui casi punibile - 2." Che sia senlprc punibile iiiitemente -3." Clie per poterIa punire bisogna contenga il convicio e non si liniiti ad un seml11ice ~ I I U S O clel santo noine di Dio.

Costruita su cluesta argomentazione In punibilitl~ tlella Ijesteinrnia parrehl~elogico dedurne la conclusione che (salva la differenziale nella iilisura della cj~iantith)fosse punibile come delitto la bestenliizia tanto se lsroi'erita in una riunione cli persone lc quali se ne siano stimati offese clunnto se in fhccia nnc11e ad un solo inclividiio. Ma avverso a ci6 sorgono altri cardini ilel cliritto penale. Sta bene ecl inconcusm la proposizione non potersi elevare a reato uii atto umano sc non h lesivo clel diritto altrui. IIa Ic proposizioni le piii vere in un senso non seuiprc I-cstano vere se si cal~ovolganoin senso rovescio, c In inassima pi sicura in senso negativo i: spesso una proposizione falsa nella sua contraria, voltata in $cnso afiern-intivo; e viceversa. Vero i, noil csscia ilclitto dove iloli b lesioizc del tliritf o ; iiin falsa S:Lrehl)c In ii~versa asscrzioize ili chi ilicesse, clic oviinrlire C ,?esio,jzc z ( j 1 cZi/+1/0 i~ri0 ilc.litto. I,ti, ufiitsa YOL. TTI. 34

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(!e1 ilirittu ito1ivldu:~ie 6 I.mcr clr4 i'unulaiueiltl tlcl delitto c i ~ i l ; ma non Fr I' unico: clrc se Zu fosci: e

ctuvselA~edirsi reato ogxi vi6iIaziurno di coi~trattu, ogni muncztnza ad un dovere giu~lilico.L'atto 162sivo del giure altrui non pu6 essere delitfo se oltre rtlfo elemento giuridico (danno i~il~necliato cR1.e ) non lo elemento politico (danno iueclialo) che iniereiscc sempre nel fi~tto futfa In concoeiazione pel malo cscmpia e lo allarme nascente dal fittto stesso, r eusi aiitcrrizzn In repressione: sociale. Ora nella i;+>stemriii:t concorre rjuosto daliiio politico del malo esempio e del timore dei buoni alioscr soltanto cjunndo si& accompagnata cla una certa l)irOOlicilk, l~erclk allora soltaziho se ne addolora il credente per tema cile sia recato in discredito appo gli altri l'oggetto c1eIla sua adorazione. La bestemmia proferita i11 p~*ivuto quanto spiacente a chi l'ode con reper pugnanza, non ha i caratteri del malo esempio clie 51 uno dei criterii essenziali 'del danno ~ncdinio,A cosi dello elemento politico del fatto; lacncle malo vi si adatterebbe la figura di un irialefizio perseguitabile nello interesse di tutta la societ. Ecco con quale ordine di idee si combinano le repolr: speciali al delitto religioso con i principii fondameniali delln, scienza intorno alla vera natura del delitto civilc e con le regole fondamentali della politica irriputabilith. Ecco come, quando, entro quali limiti, ed a quali moderati effetti noi riconosciamo la liuniljiIit& dclla bestemmia come bestemmia dove contenga con'vicio, clovc sia commesx:l in puliblico, e clove proccilcndo da imlieto istantaneo (non yor suflicien2e ad cscludcrc la iinputal~iliti) possa salire al pii1 non giare titolo di propalazione di empi clommi, il qualc

Ira per esscilza 1' nriimo deliberato. Di qui tipp:x~iscco In indole sociaie aaciie ci31 reato di besteiiinia, in quanto per la meciesima si coilsiclora come ofl'eso zlon il solo diritto cli un ifzdz'aicilzlo inn il diritto di rin nilmeio inileter~riinatodi cittadini aggrediti nel luro sentitilento etl affelto religioso verso un nonlo
(121 loro venellato. Cos se tnluno entrato in mia cnsil syeaza i1 crocifisso che tengo da capo al iilio letto sark colpevol di danno dato, od altro dolitto avente per oggettivo 1171 diritto pa~~ticola~.e; se quella ma inirnagine era esposta alla venerazione di un IIUmeru iride~erminato cittadini, il reato ( o chiamisi di hostemmia reale od o!traggia al culto) assumo la indole di delitto contro il sentimento religioso acconipagiiato da caratteri politici, e Ie condizioni di delitlo suciale avente per oggettivo uil cliatto universale, perchb tutti i cittadini hanno indistintamento il diritto al rispetto di quella immagine elle postn l oilcle serva alla serierazione ed alle preci eventualmente di tutti (1).

(4) Quello c h e volgasmcnte diccsi scirrldalo rion b g i i u n fallo puramenic, morl~l8: sc fosse semplicemente tale non che avrebbe grande valore nel giurr: punitivo, Ma ilerso B urt

fatto polilico; iric~uanloclib esprime il fulo csc~n[iio eccitalo dalla puliPlic;ili di un'azionc prilva lesiva d t ~ ldirilla, e portalo ad un t31 grado do rictliarnare lc cure dell'aul.oril8: nl quale ma10 esen~piorispondendo tiri buoni il ragionato timoro della ripelizione d i falli consimili a causa bel13 propngazionc e della indole imi tatrice dell'iiorno; sc nc ha il risullomenlo del danno merlialo rlic cl~lmcrrio inilispciisabilc al ddillo civile, Ma perclih qucsta forza oggelliva, yiinnrlo i? c~oslilztaizlela er.imit&o.sildclc! Callo, possti ubictlart.si t i r i 11n giurlicabile, bisogna clic a lui Iiossano iBifcrirsiIc ioi'zc $08-

- 3:;2 --gcriivc cori.i~[~cin~lcnli n l ~ i I ~ ~ i 1SI clr>lillo S S ~ ~ I Iil ~ I I ri:l;i n3, C ~ risiilliimcnto (li iIric fnr.zc soggrilivc: percli ai1 ni-i giiiilicul~ilr! PSSO vcngn giuslnmcnlc inipiltiito Iiisopnn rlie Irti poss:i ril'ri-irsi la g ~ t ~ t v i :qec~llrduc ~li forze.DelIti forza s ~ i g g ~ l l i rnoriili~ vn prirniiri3mrnlc, ricrclik il fallo :I lui risaly cuni;~ SII:^ f a i l a .;,i rnorelr, i n qiilirilo sia ntlrihuibilc ad iin tillo ilcllm s i i l vnl~r~~h:dclldz n s o g g ~ t t i v nfisica,perchi: il cuo corpo a t i i i i : ~ for

agilo i n olil~ctlicnz:~ qiiel vcili2l.c otl nl>lli;i asilo nllro corpo tli miasso in inolo pitr imprrlso ricllvulo (la ~ I I C Itrolorcamrilrtsinin. Quiiiidulo sriinillilo roclilniscfila c s ~ r n ~ i r l i t ~ ~ r i l o ilrll s prrclibil rondizioac? dsllrc punibililit del f , ~ l l o i ir)gili~to , ; allril~iiiri!n[\ rrlcliiio qorsio c i c r n ~ r i l o duvc? l'allo r L lti v n I ~ r i t $ atilogrr)i;l iIi iin Irno r?s;iuriruno i~sclusivarnrnlcin sii ]:I gcncsi rli 1 1 1 r i ~ l l r ~ furzc. t211i'o dir! un frilto p?r su,i t);itui':i, gii poliiirnrnr!nti* impiilal~ilt-a Tizio,clrlrt~acnnsiclrr;irsirrinip pii1 g1'31~~a i l r i ~ i l i Tizio mri1ei;imo per C ~ ~ C V ~ \ ~ I Z ~ X ( ! ~ol)t';~ggiur~te inilianrl~l! p r ~ n t l e n ~ ~ m rdal c n lili: ~ l t r n:chr! iin f ~ l t r il qt~iilo.scnz: i l i i coiteorso (li urla clal,~circosi:iiix:i non snrcblic slatn polilicirqne~lteirnp~ctnbidea 'fizio clic tic li1 I'tialorr, si voglio n cnriiln cli lui rcriderr [)olilie%mentri itiiptrt~il~ile Iri scipravrrnit!ii.c..n per d i qaellti rircnslrinza coslili~l rlelin crimiiialii4, scbl,fnc t;clr! jvn

~ ~

circoslsnza sia a f l a l l ~eslraniw 1111' op~1-2cuu ril iill:i ctin ro\onlS, ma tutta si:~ jigliu tlrlls volonl8 t: fallo t t i i i n I[\rzc).

lti:tssrr~i~ot~rlo ~~c'lcsso 1~0vi(:t~: cielitto 'r~~ligio.so 1~1 1 (1 1 ilii8b che essa 11a tre IV~ri-ie;o s s i t ~clil: il suo og;qcttivo coiiltino tlelln religione si tlspIiczi iii tre i i ~ i i ~ l o cliverse, seco~illoche si nggreiliuce tld ccilpcvolc 1.o kt rcligioilc culiie cvedelbsn; e11ecco la lit'nlinInxioiirl cli cinlsi rlotnrui o il jivnsul.lt.isitio, cltu in c < ? ~ t o frine c coaclizioni perturbatiAici cIclI7nriline vucilo esscl-13~iiniif ciiiito nel aovcro rlci clclitti 2." 1:~ i+~ligic~~ir: czrltr) c~t~criorr; (>pcbriil clisturbo COII~~.! ci)

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f d u!!J'L~~/$o ~ ! t l /a ~ r c ~ i n r ~ ai )~ 110l ~ t o~t~wl'a(d f ~ (1:~ nnzioilc sacrilega - :3.<1 ]:t religioxie biiic! intiitlr I .vti)atii)~c~z!o c~rctto i e cuori: del crctlcixtc; eil ecco dili ~ l In ~ J L ' . S . ~ L ' ~ I Z I IIO~ C G . rho allo infiinri (li questi tre Z creilo ptiilt i di vista il giure pen:~lo noli i1elil)n pii1 olfi'e cir.cul~ai'si della oggcttivitk gjurirlicn cboilucssn nllrt i8eligiolie,e del)ba ogni hlti'o Insciare alla Cliiestz. ai cnnonisti, c al iilagistcro di l ~ o Fuveriio; av~ i ~ai~tliiido pcit6 rltzt'st' rillitno n non Irnx~i~o~lare ~iei. ssvei-ci~iunscct'isnio (1).
(i) Un mio amico mi ol.iiellavu dir! rliii\s\a leoricn rlibi rlclilti religiosi b lurla ?selnliorc e prt-caria come la lcnrica (14 d ~ l i l l i ~01111'0111 prapr iel8. Ponrir (mi scriveva il tlolto rorrisponrlrrilr?) che gli unmini arcrtiando luiii la clollrina sc~cialislaal'~oltsrano Id proprioli; r, clilenii allora cosa aviiriir. L ~ P I vostro dclilto (li f i ~ ~ t o : ponele clie iulta 12 tltnilriiiO dabasi alla religiori[! i~lilurntt* sbolisca ogrii rtrlto eslr~lo; c. clilcnii allora cosa avviene dri sosiri dclilii i,eiigiosi. Queste voslre ~corielianon sono rluiique clic? ipolcs;i plissrggicine. Risponrlo: al . " 1.0 propriclh k un nssoltrlo pcr la umiiriiti: IIOLI~Uruollilicailsi r prcnrlcre la piu malei'iale idra ili u n Imssrssn; polrh s~ibirc! i niiitlzioiii nrl loinpo, nello sliario, l rirll' ojgctlo, n i i ~ g i ie f l l l i ; iiia uri congiuiigimenlo ilvllc CORI: ~ a L i ~ r i 3 1 i con la iiriiaoa pc~rrorialithssr&sempre nocrssasi0 ~ 1 1 ( ? r111~nga; tanto Lasia percliL; rimanga il furio com. e clrlitlu, ossia cotne fallo ~iolatol'r! (li 1111 dirillo. In quarito al rltllo e,~/ar'iloio crello (prescindendo d a ogni dottrina trologica) clii! ~ n c l i r ! IJIII:PLD P ~ U a ~ s o l u l oper !il iirn~iiiii, 1111 r ~ il soo lunic dr\lla ~iigior\euic lo fri crr\dcrt! [alt! [~r'rclih l la st13~ ~ r i l v ~ r ~ Iol i ~:i u s \ i a a t i ~ rflhifr diviuo: I J Q I I ~ C ei'cldo tion terilic.sbilc la ipoIcsi clu! iuitii 13 uiii~rii~ial~baiitloni concorde ogni C I I ~ ~ Q tlstrrio. 3islionilri poi - 2,"C11eil pericilisia bisogna clic nc.ccl(ii lo slalo di firllo allriiili' tli311niim3nii$, r su1)orilini B r l ~ t ~ * s i ~ i p~*i~t-c~[[i i l~r l $iu~.i~Iici. uncllr firsi la i;~oi.~si Pu.3

c l ~ e ticimini aboliscano il matrimonio, ma non ppr rlucslri gli il penalisia ilcvc oggi Lralnsciaro lo esnrne dello adullcrin rome ilrlillo. 1,n scirnzn 11~:Lla i suoi prcicclli pPr gli uomini; e questi giurlica i i ~ l l a vila contemporanea, e non in eli a r a 7.1lnit.e remolo p i a o nieno possibile, Quando lo slalo giuridicn tlel!o umani14 nclla vita conicmporanpa lifferrna una daia serie ili dirilli in ogni indiriduo,il penalista bisognache mediti sui n~orli i Lulrlarc q u ~ dirilii e sulle condizioni e limiti di sifd i fiilia itilela. Il penalista non crea lo slato giuridico, ma sludia i niczzi di prolrgqere contro cerle aggressioni lo slato giuilitlico che trova accelialo dalla umnnit9 oiventr, lascianilo 1':ivvcnii-e i n mano di Dio; nel morlo slcsso che il mrdico cura lino infcrmo quanlunque prcvegga non come possihilc, tna come ccrlo clie dcsso un giorno rnorrS o non a v r i pih I~isognodi cure.

1 criterii misuratori clella bestemmia possono procecicre da considerazioiii i~ztevne da coilsiclerazioni e csler~:c.. ijztergze quazido si valuti la maggiore o D% ininore perseveranza ilegli atti O tiellc parole offensi~e della Divinit o del santo. Zstewze se si valuti la maggiore o minore pubblioit.

Una clucstione elegante ina delicata sorge in tema di bestemmia in proposito del rapporto intercedente fra il soggetto attivo della medesima e In religione oltraggiala. Pu cioh dubitarsi se lo avere inluno c1enigiat.o o imprecato una DivinitA od uiz santo al quale esso per apparteilero a religiane diversa non deve 'rispetto n8 renerazioi~c,sia circostanza che refluisca sulla puiiiliilitSt del fatta, o elle altneno vo-

gliu essere calcolata coine criterio ti1isur:ilorc dclltL quczntitg del uialefizio. Eiinilo dubbio non lo credo apprezzul~ile tema di oltraggio al culto, avvegnain che a tutti i culti legittimamente esercitati nello Stato debba porgersi rispetto esteriore come cittadini e non corlic cristiani o conie isdraeliti. CXlr volesse in tema di oltraggio al culto sostenere che la sacra fuilzioiie cattolica disturbata dal cattolico offra un delitto piY grasre di quello che sorgerebbe dallo iderit.ico ft~ttose la funzione si fosse disturbata dn un turco o da un isdraelita, non potrebbe addurre di differenziale altro, criterio tranne quello che il primo o l t ~ e deli~iquerepecca, inentre il al secondo rlelinque e non pecca. Ma cio sarebl~eun riportare sulla bilancia della giitizia punitiva la considerazione ed il. calcolo del peccato. I1 dubl~io poraltro udii sollevarlo in tenia di bestemmia, dove ilon B 'la invasione dell'altrui libert come nell'olIraggio aJ cullo.

tema ili I~osteminia. (1) rl dubbio non sl pro.pane gid nella ipotesi semplice del turco che bestcrn~niMaometto ma iiella. ipotesi del turco cl-ie liosteiiimi i nostri sailti. Si voluto obiettare che lo udire -r.iri turco od un isdrtielita negare gli attributi (le1 noatro divino K@rlci~lor.e b cofsa che generi non scai~dczIo, perchb si m che colui perduto nella falsa ~~eligione (leve ilislictio al noatro Salvatore dcl non qualil 11011 riconosce la Diviniti. Con questo ragion:luiciilo si vori.ol)be ai1 insinu:titc cl~c dissiclente un possa irnyiunciilciite ~ilipcnclereil nome di tiliti i
E
iti

1iostr.i santi atlegando che non ne riconosce In snnlitk. I n tal giiisa la jmputaziono cli bestemmia ncrluistercblie uii caratiore di ~ e k 4 i c n .Ma pare a nio che!i siffatta opinione ilascosameilte s' insinui sernpi3e In consider,zzi'oile del peccato, la q~~ald inavvertitriinente prevale alla co~templaziui~s ilella offesa 211 diritto.
( I ) I,a qnestionc rrlaiirn alla I~cslrnlmiodel giurteo corilro (.i9islosi Ira116 dai vccclii yralici,i quali p n ~ l r n d o principio rlal t:11(? \a bcslcrnrnii 6 un ilcliito atixli fori, e che pilr consci.guenza dcro essere punira (la\ foiso ccclrsinslic6 C (la! foro sclrcilar~! dulilica'l~,mcnlc i;i~liprntl'cntemenic c I'ono dall'rillro, clsnrnfnaror% il gindco I~rilrmmiaiored 'C,rislo puicssr! piinirsi i ti uri foro scl~l,cnc noii punibile nel\' altro foi*ct. '\hasi k' a r i rr ;I c c i o q~;oest.$0, 1 1 . 40 - C 13r o S. b11I'spl~a~ i i t i i i e ,il. 3 - M a r C*o ilcoisiolies doplhirraks vol. 2, decis. 508, jmg. 181. Sii qiicsto iliibl~io J b u s s c (j!r.stire c~ irraiv~clle pnrs 4, Etb. 3, l i l . 6,( 1 1 l . 8, w. 13) dice piinibilc anclle l'etcrudossci niii 1)orla proiica pi~riirsi rncno. 11 pi.osen1.c: cktf i1lli.i ~iro blc'nii iion possorio csatlanicnic sciogiicrsi so rion si iLicori:liicoria sotlo il priilcipio giitritlico. lo periso clic! si? u n crisii~iioa (;o~frinlinupolis i ~;\CCSPP. p ~ i l ~ l ~ l i c a l iade ~nI IlS~ I ~ U Iiii'C Bliiorhirlio poirrl)l,c r.saci'c isolk Irgiltiri~arncnlcpuriilo corw ofl'.r!iililorrl tlci diriti l i (lei lltis~ulmnrii.~osi i pralcslariii i'rpnrono il clrlili'o (li hpi.cnto, aoito il qual n m c minacriarono pvnc conlro i 'r;itioliri Clir. avcssero lii'c3;licalo nei loro S'liii'i e chiilro c l i i ;IVPSSP rict?\(~lo pwLi cilltolici, rtl oltru a i r i i i l r ; rome pud vclrltirsi in W c g l i o 1.3 t jm R ~ ~ ~ ~ lib.I G, I I I C I crrp. 1, rcrl, i, prg. 510, L;i dispiita sulla liaslcmrriia Ileli' iriI'cldrlc si rsamirib d a 130 @ l imero rirlllo sue o~s~rsnaiorli :il C n i.p z o o i o, cliu laccici (li risibjJo il pcnsicra di puriivc? 13cliri>n I ~ C1ioFi~1n;llin Ciisla; da I C r e s s (trd C. C. I:. il,.C ric. 'lf)r>. $.$? ~ a y 977) clic propugnb ugualb opiriioiic ; . c ilaii7 T i o n! 111c l (I /!'ll)dodiu~' oko, rnt, 2411 iwl* t o l , ) i t

quale osscrvn appunlo clie se il cristiano inwlla il nomc d i FuIaornelto a Costantinopoli Bgiuslamenle punito come por\!irliatore rlell'oriline ma non come liesLsmmirslo~c:e vorreblic dislingnere la besl~rnmiain ilue formc. 1,' una rcli chiama Iir*stenimiadel gius d z l k genti, I's1 tra egli chiama bestemmia locn~eiR1ase a ragione s7impugna p o t ~ r s icliiamiirc bestemmia In contiimelia proferita dallo elcrodosso, non pcr questo se ne esclude la criininositil;come nota lo siesso B o i11 m e r o (jus ecclesiasticurrb pi.otestu.itlium lib. 5, tit. 25, $, 49 ) il quale menlre virilmeote sosliene clie la contumelia dello infedele non (! bsslernrtlin vera propone pcrallro per queslu rpotivo la irrogazione di una pcria slraorilinttria. 11 t? cliiaro 13 \ che se per tale molivo~s'infliggeminor pena all'infttdele, il di pi che s'irroga al cristiano gli s'irrog,? in ragione del psccalo; e C O S ~senza accorgcrsene si manticile a qcicsla idra a@dsc.inatrice una signoria nel giuro punitivo. Volle ancora 1'11o m m e l si dislinguessc! fra ingiuria conlro Dio e ingiuria contro i santi, ed osservd ( non so sc immemore dclla sloriii di Francia)'chc i cattolici punirono la bestemmia pih mitemente cl-ic i protcstanli, Vedasi ancora lo stosco B o m m e \ (rhupsodia 478) oue esamina la diiTerenza fra gli alti clcl crlstiano e gli alti d(:ll'infedele i n tema d i proselilismo.

Stabilito una volta che anche la besteinriiia si punisce dall'aniorit secolare percllb b un iati0 a.ntigiuvidiao e non perclib B un fatto p~cca~rti~zoso, mi pare che il rapporto di credenza intercedente fra il bestemmiatore e il santo bestemmiato noil solo rion debba prendersi corno criteri6 essenziale del malefizio, ma neppurle come suo criterio misuratore: perchb nella bestemmia si unisco la orosa risentita dai ccreclenti allo udire viliponclere un nonie da loro 'venora.to; e la lesioiie di taIo diritto, ohe costituisic

Y oggettivo del reato, non muta per le eventuaIi opinioni del bestemmiatore. Che varrebbe ad un accusato d'ingiuria contro un nostro sacerdote da lui tacciato d'inzpostore lo allegare che egli lo crede lale perch ritiene falsa la religione alla quale prestasi servizio da quello ? Sigatta credenza non toglie gi che quel sacerdote abbia patito una ingiuria nell'onor suo (1).
(i)nnciie B e r n e r ( ~errroucn3. zta psairlina ia qucslione di colui che con hcs(emmie ed ollraggi offendo urla i.eligioiie alla quale egli non apparlicric!: e irr coniradizionc a K o c l i ( S . 398) ed a O u i s t o s D ( l , S. 12.1) c in ade$. senza con F e u e r b a c h (Lol~~buch 305) T i t t m u 11 n (andbuch 1101.2, $539) H e f f t e r (9.422) G o l ~ d a m m e r (matel-icllen 2, png. 2G5, n. 4 ) decide che alla puriibililh (li quesli blli Eindifl'ercntc la confessiorio reli6iosa alla quale appartiene il beslernrniatore. B e r n e r perallro in qusnlo a1 principio fondamentale non d'accordo con noi, ma profrssrt il concello che h o esposto di sopra come ilourina di C a rm i g n a n i , vale a dire clie lo Slato dcbba proteggere la religione anclie mediante il giure petiale per il bisogno che esso ha d i mantencrc nei ciltlidini vivace e caldo il scnlimcnlo religioso.

La dottrina che vorrebbe far dipendere la irizyutabilita della bestemmia clalla religione del besteiriiiiiatore riconduce in sostanza a1 principio fondamentale seguitato dal C a r m i g n a n i, e che io sostenni (S. 5241 e segg. ) non accettabile, quello cio che adagia la puriibilitA delle ogese alla religione sul bisogno che ha il goveriio di avere dei sudditi ohbedienti d domma religioso da loro pro-

fessato. M mostrai quali pericolose conseguenze dia scenderebbero inevitabili da tale principio ; ed ora una di tali conseguenze perniciose sarehbe appunto questa clella libert della bestemmia accordata in una citt cattolica a tutti gli eteyoclossi. D' altronde con la logica non si transige. Se si ammette che un Evangelico possa irnpunemento andare vituperanclo per le strade di Xapoli il nome di santo Gennaro perch rispondendo al giudice che egli non lo riconosce come santo si esima da ogni penale responsabilit9, bisugna per necossitd logica aniinettere che colui il cluale faccia professione di ateismo avr piena libert, di bestemmiare contro tutte le religioni del mondo. Queste sono le aberrazioni alle quali conduce la scuola soggettiva. Tenace aderente alla dotti4iaa 6ntoJogioa, che la essenza s la quantitk del clelitto cerca nella oggettivith giuridica offesa, io non posso seguitare simili conclusioni. Si potrh parlare di 9s-&do e di ii~zinorarnti impiitazione la ogni volta che la situazione eccezionale. dello agente couduc~ad una conciizione cli iiznorrnalit8 la forza morale soggettiva clel reato da lui commesso : si p t r S ammettere a favore del dissiclerite una minorrrtnte quando dimostri che fu tratto a bestemmiare i nastri santi per un impeto cli zelo verso la religione da l u i professata ;ma il delitto in sB guardato rimane lo stesso : e proclamarne la impunith sarebbe rrn climentica~t! dcbilo sociale della tutela il giuridica.

g. 3351.
Circa i! grado nella fo?=acz figicn O inutile ripedero che la bestemmia ovale non aroinetto tentativo

perch. b regola gencrale di non riconosce~sl30ssibiliL$ di tentativo nei delitti di pal-ola, i quali unico pe~~ficizcntzc?-,ach e per natura loro non si pre(l), stano ad un seguito di atti esecutivi. & inutile occuparsi del tentntit-o nella bestemmia scritta: percll se lo scritto & privato (come una lettera confidenziale ad un ai~iico)manca la condizione delb pubbliciti, ed il fatto a~lche~consumato B puninon bile : e se lo scritto & divulgato il tentativo (che ptz configurarsi in una divulgazione impedita per cause indipendenti dalla volontA del colpevole) sar tentativo di propalazione di empii dommi e non tentativo di bestemmia. Finalmente neppure ilella bed stemmia reale io credo concopibile In figura Bel tend tativo ;perche colui che aveva inoominciato a lordare o rompere la sacra immagine sia stato arrestato da altri, i suoi atti violenti contro quella hanno giA consirmato la conlumelia costituente la bestornmia reale, seppure in un fatto di simile ilatura pu il giurista continuare a riconoscere il titolo i1i bestemmia anzichb (come io credo) ravvisarvi piuttosto, quando prcsenti le con~tiaionidella sua punibilita, il delitto di oltraggio al culto,
( I ) Questaproposizion~briprtuta univcrsaimente iIa tutti i rr'iruinalisli, e pareva non dovcssc sorgere mai clii vcnissc: n rcvociirla in dubhio, Pure oggidi per la uagliezzri di apptirirt! noratori si calpesiano i piu iriconcnssi priricipii della scienza nll'ornbra d i arlificiosi sofismi, e si B voluto sostenere il conlrnrio. Si prelendc nb pi nE meno clie il tenlnlivu rd il delillo fntlaculo essondo prcvisti come ipotesi gslzeralc climiliie indislin/:imcrilc a luldi i reali, ella sia una stolla presunzione pri?icnderr clic in certr forme crirninosc sia impose

sihib 13 figura dcl lentalivo o del delitto m a n a l o . Clic vnle p ~ C O S I O ~ Oche sinpalla irnpossibiliih sia un' assoluia concor mikinza della lanltrrcc dillie COSL*, p~:rcl~k n cerle forme crii minose In cansurnnzione oggelliva si compenclri scilipre con qunlunqne primorcliodi coiisii~nazionesoggsllivn? non vidi lo m;ii iln assuiito cos Liislacc~ riii'argomcnlazionecosi vuola rii! di scnso. Noli avvi poletizri d i ~lollorr, di Icgislalore clic n& viilga a procacciare che sia cib clie nolz pirb essere. Se il lenlalivo suppone pcr n~cessjlddi sua nalurn uri frnzionawelzlo della rizione crirninosa, i n liitli quei falti nei cjuali l'azione n o n e fr~aaionabtle e impossil~ileconcepire il tr:ntalivo. E se l a iiutura rlel delillo nbnncaio vuolc. tt-ie non sin avvpnutn 13 ~ o n s u r n a ~ i ooggellivrl, i3 irnpassibite conc~pire ri~ tllitlo mancalo in lulli quei falli nei quali il primo momento clrlla esrcuzioria aoggellivrc pccsenla una cornplcia eialazionc del diritto a ~ g r e d i t e come negli ollrabg<al p u d o r ~ e simili; , , e nemmcno in quri casi n c j qiiali sifTi~lt~ complcls violazione B insepsrabilc dalla coiisumazione soggallilja: come ncX1furlo,

I n ordine n1 grado nellu fama mn40rcclesoggettiz;n non vi sono specinlith da osservare, salvo ripetere che a torto si volle da alcuni anche in questo reato negare In, virth ininarante della eta, della veemente passione, della elsrieth, e simili. M una volta pcr a sempre rigettate tutte Io protese limitazioni di tali iniiioranti che erroneamente si vollero un tomlro destimore da odio speciale contra certi reati (l), B inutile tornitrvi sopra.
( f ) L'oilio conlro i hcslernrniolori co~idiissc!i giurisli a porrc i n dispurn qi? ;il Principe fosse lccilo usare a riguardo loro d e l diriiro (lip-otici, P .;n magislrati polessrr'o icncr

ronlo Jelle circacla~ize. i n i ~ ~ - n i lat ii!zipuiaziane e Jellc d i t fairtrieplbi la peni]: flesponstd T1bbinge)isin vol. 0, respons. 66 -- G r a n t i u s defensio i~tgt~isitot.unr t%, n. 945 pcrg. K o e li ifaslilitl. 5. 398 - L a u i.r r b n c h de jiwe uggratiaadi, tim. 13; irt ejiu disse?l. 2'06. 4, ~ Z i ~ s t r6:. p0g. 190 l 37 - C a r p z o v i o prnxis crirnitiolis q1ta8sl. 150, *I&. el aegg. - Cl n t- o lib. V, s.etzte~i.licrrurn fiih. gflrrcJsl. 85 C o cc e ,io responso crnzit~ulirr,rcspons. 204. ala 1' affcrxna. liva prevalse arlclts i~clJavccclrih praiica : B o m m e \ 7.hapsodia 248 - Hesponsn Abbingewsia voi. 8, r-espons. 69, $1 42, o li ivi allegali. Jfu oggi sarebbe futililh il farna questiorie. AIP opposic, la idea che nella beslemmia si punisse il Iicccato porlb al13.ri\lraconiroversia se l'auioril secolare polesse punire i l heslerumialore doporlib confessatosi del s t i ~ ppccato ne avesse riporlata I'assoluzione al iribunale d i peniLenza,Talcqueslione si e a r n i n b perlargo da M a scard o, e %cli i o, e in g ~ n e r acta lutii i priltici italiani sopracie n ol l~ tali. Si andd tant'oltre nell' odio contro In bestemmia chp si giunse a dire esser queslo un delillo pih pravc ilell'ornicidio: V i v i o decisiones Nu~~cpolitanus dscis. 478, n . 13.

a.

Sono gi&pih volte voriuto osservando quanto fosss traboccante il rigore delle anticl-io legislazioni (1) contro i besteniluiatori, ed inutile funestarci 1' animo col ricoril~ delle lingue perforate o recise, e degli dtrj nizlrtorii con i quali i legislatori per yarecchi secoIi vollero straziati colaro i quali (come dissi in principio di cluesto titolo) sono a guarclarsi come forsennati, poiche la loro vsrtigine si spinge fino alla piit inesplicabile demenza dell' uomo che osa porsi in lotta con lit Divinit: concetto che parrebbe impossibile a chi noil ne vedesse ogni giorno clolorosa

testimoi~ianza.$la pei.chD apl~unto& questo un atto iliseusnto se ne deve trarre argoi?iento per riconusceile In. inutilit delle punizioni tei'rdene a frarinre colui che non trova bastante freno nella iliinaccici, delle peno eterne. Punire si dolibono certi fatti per dare una soddisfazione al seriso i1:orale dei ci!!,ailini offesi, ed attuare la tutela giuridica nnctie pei ileIativi dirilti. i\,!& temerit ed utojlia pretentlorc di poterne pih d i Dio, e sognarsi di giunjcre col ciebole braccio umano dove non giungono le rniiiaccie terribili della Divinith. E quasto doloroso vero ebl.io qui pure costante conferrna clalla storia, perche a11che IB dove In pena si spilise fino allo estrerno supplizio rioz mancarullo mai I_iesteiurniatorisui quali potesse il. carnefice esercitare l'opera sua. FiiichB si dice voglio amniazxare quest' uomo pe,rclik pii[ non cornmetta quel fatto che rni oflende, si uscrA la logica inesorabile del selvaggio, ina si regioieri giusto, ecl il resultato sari~ infallibile. iifa quando si dice o si ripete io voglio uccic1er.e costui perclib la sua morte distolga gli altri dal riunuovnre il tnedcsimo fatio, si corbre dietro ac1 una utopia, e si fa un ragionamcnto perpetuamente falso e sempre diiuostr*ato falso dal pronunciato iiifailibile della storia.
( I ) Anclie in Firenze per unti legge drlj'8 Iitglio 154.2 s'infliggeva ai bestemmiatori per la prima volte la pcna della perforazione della lingua, pnna applicata anche in Frariciu per la Ordiiia~izridel 20 maggio 1681 e per altre molle cbe cbbero oSscrvtinza dai Parlamenti. In generale la pena fii arbilraria, erl cstcnsibile e sprsso ?stesa d i farlo ancora alla morlc: Il e n o C h i u s dfi artiilrnriis cns. 378, 12. 23 et seqq. - F a r i n u c c i u s qtcrresl. 20 S a n f e l i c e deci$, 369 ~l'ay n a r rl o docisiones I&olosnnne lib. 4, &e-

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cs. 7G
ct Ei

- P a p o:n i o arreslorztln lib. I , lit. 9, a p p . 3, 4 - C a r p z o v i o iir pruxi ci'intinali pnrs i, quaest, 4S,

n. 2 crt scqq. Nei tempi di mezzo fu irrogala la carcere! ad arhitrio; copikiE. reg. fra~zc.capilici, iitgiitltl~eitnerise 8. fi cupilnl. Knroli Jfagtli lib: Cj, S. 101 ; pena che poi fu clevala anclie al la morie : ctrpi&?rl.Karoli Allngni adrliiio 3, F. 84. li] Ssssonia cra punil;i con la morte se rlclib~rata,o col taglio della lingua se [ier molo d'ira ;ma a m l ~ e d u ~ qucsre pene atirlarono i n dissuetudinr, app1icanl:losi sollanlo la fuctigazione e la relcgr\zionr! perprlua, comp ne asvrrle C a rp z o v i o jurisprztd, purs 4, colisl, I , d6fin. 3: C M o m m e l ~ ~ l ~ a p s o 246, il quale avvorlc rlic anctti? l a fustig~zione dia applicavasi soltanto i grnla volgare. In Banimai'ca per la I ~ g g e O Criclitino Quinto si innigpcva il taglio del capo p r ~ c e d u t o i dal taglio clella lingua e sussilgoiio dalla inlissiorie sopra u n ' a s k ~ della lingua e capo rerisi: J V c g l ~ o r ts jis duizicum lib. 6, cap. 1, art. 7, pcig. 542. Lo Caroliiia (arl. 100) fu snrh'cssa sfrcriata rna meno Inssnliva delle orditianzs di Fruncio; (ioichB diede a i niagistr:~li piena balia sulla i!ila e sui n i e a b ~ del I ~ e s i ~ m m i a t o r e d e fossc corpornl~nenle i on punilo secondo la qzisriil dells per,solae e secondo la natura della heslerninin. Nel dirillo franccsc sono nolcvuli u n e Ordjnnnzii del 1254 del re S Luigi che iniliggr i l niarchio in . fronte, e i n caso di recidiva il taglio clcllc labbra o datla lingua; altra del 22 f~.bl)raio 1357 di Filippo d i Vnlois ed una del i4 ottobre $ 4 0 di GaAo seilimo che minacciano la esposizione e il taglio drllo labbra n clella lingua; e finalmente un decrelo dill Parlamento di Bretagita d e l 43 giugno 1661 che clevd In ppna fino alla morta: Jotisse j t b btice crirradnel!~pcart. 4, liv. 3, l i l , 6, art. '3. Anclie A N3poli era punita col taglio d ~ l l a i i g u ~ una prawin:llica l per del ?i aprile 3481, alla q\iiil pena fu aggiurilri qncli1:i (li qualtrp anni di galera il 10 febbraio 4R88: ed arubccliir: qilestc caneioni vennero confcrrnalc C rinnovale col bando del giugno 1698: A l f e n o V a r i o pragmaticne rca~ti tzt?clnutitatti voi. 4, lil. 32, pirg, 331, c t s q q .

I 1egisl:~toi.i niorlerili ( 1) clia lis~iilo riconosciuto 1)Gr tl'0ppO Iutlga cfiperierizn questi solenile verit& nella maggior parte clej clelitti (qiiantui2que molti si ostinino a non volerla ricoilosce~e tutta la Iiliea) in sonu scesi a pii1 initi propailzioni nella penalit della bestemmia; e cos almeno lianno liotuto riuscire a vedere piu sllesso applicate le 101'0 sanzioni. I1 codice penale Tosc:~no (arlt. 13G) punisce dei carcere fino a ciiii~ri"unrii 1s Iics;torn~nia einossa con a n i r ~ o delil~ernlo;nel che viene a eonfonrlere la besteiui~iia con la prupalazione ili ainpi ilomriii. Infligge poi la cai@crlc da uno n sai iiicsi contro la, bestcininia proferita per ilinlvngict aLiiudina o irnpoto di collera ; nel clie, se si avvcrtc che questo codice noli amiact te cii'costai~ze att~nual-iti,tornnsi a scorgere rluslln tinta di seve~ithche gli 'Li0 gi rlirnproverato nella presente; nitlteria, c che k sensibile yuni~dosi rifletto n1 miziimo in~pretcribile(li un iiicse cli prigioliis irrogata per una parola fuggitn dtil Icilibro i11 un parossismo di collera. Io ebbi a clif~iidere ~Iogl'iinputaticliia.mati a r e d o r conto di ferimento, violenze e bestemmia, o clovetlero riportare coi]ilanila pii severa per questa d ~ e il011 11er gli altri ilditti dei quali crniio coliviilti. 1 codice Sardo 1 (art. 135) punisce ,coma delitto la besterrirnia sollc21ito quando b comiiiossa in pul~bli~o coi1 animo e deliberalo, ci1 infligge gli arresti c la inlilta flno a. lire cinilricccilio.

'1) 1.3 bc-rleraiiri~it? riiinila chi cialiicc? Au-[riaco (S. i??; r t ~ lcarcere da sri mesi ad un aiirio ~ ~ l e n c i l i i i31 rarrprr3 e iluro fino ai dicci anni nei riid rli pubbliru scsndtil o perIiirhazione della pubblica rlaii?te: il;zl PI urdono {g. i$5) cari tre anni di carccre: dallo Svedf*se(cap. '7, 3. i j ron sei mesi di carcrre, e se coli animo d~~lilrt~ralo ilur aniii ili coii lavoro forzato: da1 Vallese (ari. 101) coli l a carcerc Tino a dieci anni e nrrilla: dal Badese (O. 583) con In essa cli lararo firio ad un anno, scnxa disliozioncl se Iia off(xn il cullo caltoliro od alfro cullo amrrirsso nello 51310.

I N D I C E

(SEGUE) SES%KePNmSEC@NDA

D E L I T T I
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S O C I A I , f
-7

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CLASSE SECOi"JIDA
BELITI'I CORTRO L;I

I'UDDLICb b1ORALE

CAP. 1.1)Idea e coi~teiluto della c l ~ s s s 2919 a 2939 S. C p . 2.0 Oltraggio al pudore pubblico S. 2040 n 2957 CAP. 3.O 1,enocinio . . . S. 2935 a 3013

CLASSE TERZA

~ . L P." i . .

- :,i% ->lilla O ruinii, , - . . S. ~ ! I ! I [ I


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C[

!+ll + )

CAP. 5." Guasto t12nrgiili o in;>iiil:tziaric . . . . g.:!lll ~ : ! 1 2 1 C.il>. 6." Srrni!k~crsioiie 11 p~~tjc!;r;tfi~ nnufi:tgio . . . . S. 31% { t !;IX. CAP. 7 . O Falsi fari . . . . . :S. 31 4 !t 3150 0 CAP. S.* Giaxti di fi?rt'~via . . g. 21:l1 3169

CLASSE QUAXITA

CAP. l? Idea c contenuto d e l k clrissc $. :322:>a 32% CAP. 2.O Estrenzi gozej-ali dei r2clillZ
d'iilzdole 2-eliglvstt seco~zdo 2cl scie~zsct . , . R. ;.32>6n:3203 CAP. 3."Titoli da eliwhuq*si dalla

j.'i'esente clusscr, o 2ic?-clil:. tzon so?ao delitti, o ~ G I ' C I L A

spatlalzo ad alt rn classc

8,

(1

:??il;$

CAP. 4." Titoliche nelkct oddevnu scicn~-iv~it??(ln170 S$Cco?r?c

cictlitk ?tellct clcrs::c dei clclitt i coi~tritIti zheligionc . S. 3294 l'il.. 3 .O Proselitismo . . . . , 5. 32% a 3308 Tit, 2." Oltraggi al cullo . . S. 3307 a 3330 Tit. 3.1'Ecstcmmia . . . . S, 3332 ad f i ? ~

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