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- 501 M. 2, cap. 4, ort. 4 . S. 6 ) surrogare questo a quello, e chiedere testa per lesta. Una quesiione elegante qui si solleva.

Quando la legge punisce la effrazione del carcere commessa da un condannato, pu egli tenersi conio del suo siato di recidivo per aggravargli la pena P La Cassazione di Francia ( 1 4 aprile 1864) ha per buone ragioni sanzionalo la negativa. Ci chiaro quando lo sttito di recidiva si voglia desumere dti quella stessa condanna alla quale il condannalo si sottratto con la fuga. i1Ia un dubbio pu nascere quando la recidivanza si desuma da una condanna anteriore gi espiata dallo evaso. Peraliro anche in questa ipotesi RI o r i n f a r t . 7872) sostiene non potersi applicare la a g ~ r a v a n t e della recidiva. La consitlerazione morale che domina tale questione si quella che : chi fugge dalla pena non mosira perzwrsit di animo. Non pu converlirsi in abitudine crirninosa il desiderio della IibertIi. In quanto alla non punibiliti rlella evasione meritano fra i moderni di essere veduti Va l d e s O n thioric di6 codc pinul Espag)~ol, pccy. 252, e P a C e C li o cl codigo peno1 corrrcntndo urt. 124, t ~ o l 1, pag. 506. h poi singolare la osservazioiie . che foce C r i s p o l i t o decisiotles ~nilitares, cns. 11; e posciii E n g c l li a r d / d e jure nlilitunz nnturali S. 1000, pug. 414) dove insegna clie un soldato ristretto in carcere qualora s e ne sottragga con la fuga non pu punirsi come dcscrtorc; perclib non fugge per animo di abbandonare la milizia, 111a 11e1 lioe di sottrarsi alla pena.

La iigura c In gcilcsi (li questo malcfizio gik si deliilc0 a1 fi. 477 ad occ.3sione della complicitii. Rlnstrb il R o r i nella sua Ic~o?*icn eoilicc l~ciirile I del

Toc;cailo che i fuz4tores crinziizis erano conosciuti anche nel giure Romano, e rettamente osserv8 che ormai questa nozione era acquisita alla scienza; n-ia non gi che i romani staccassero i fct!tto~*esdalla serie dei partecipanti ai delitti altrui IJer f~rneun concetto distinto di delinquenti con caratteri cl'oggettivo speciale: no : diasi lode al vero, questa ii una ~laborazioiledella scienza moderna (1).
( l ) BIBLIOGRAIIA Jl o iii ni a e r t s de c ~ ~ i u i n ~ t tfiintota ribus e x jurc h o d i e ~ v r o Iu C C i o n i .vrggio d i d i r i l i n ' pe~i(ile prig. 115 S a n d e r i n t o r u o ctllu dottrina del /irv?-eygiuir~erilo negli Scrilli ger.nt~!rticidcl h1 o r i 1701. 5, ( pug. 31 ) B e r n e r Lelti-b. ptry. 174, 3. e d . B a 11 e r dli//~oarl. png. 4Gd. 1,

La pratica tutto confuse in questo argomento nella nozione dei complici aposteriori: accettata una volta In idea di questa forma di complicit tutto quanto si eseguisse da tiii terzo dopo la consumazione cli iin delitto al iine cli aiutarne 1' autore a goderne il ISruttoo a deludere la punitrice giustizia, l~asta renderlo partecipe della rcsponsabilitA dell' autore, c spesso a farlo adeguare al medesitno nella punizione per quanto gravissinia. Lo errore di questo indistinto concetto di accessione al clclitto altrui era capitale : porchi: nessririo' ptib tcnersi cornc responsahile di uii delitto se in uno o in un altro n ~ ~ r l o non no fh C A U S , ~ ; c poicli repugnante che uii fittto tutto posteriore sin causa di altro fatto antcriore, In responsabilit del delitto preccderitemcnte

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esaurito clie voleva porsi addosso ai cosi detti complici per 21oslei-itts era fondata sopra una iperbole, anzi sopra un iiiipossil)ile giuridico: cosa intollerabile in criminale (1)(1) Receriteniente ad occasione del nuovo codice penale che si va preparando da una corninissione di dotti per lo Impero aiistriaco vi fu un criminalista autorevole che tentb di risuscitare 1' antico crrore della complicili ppost dcliririi~i. Sottilmenle argouienlando si disse: non esser vero che il favore da me prestato :il delinquentc dopo il delilio non fosse causa del delito stesso quantuncluc da me 12011 ~ ~ T O M C S S O precedenteu~ente all' autore: lo fu perchb 1' autore del delitto calcolb sulla speranza di aver favore da mie, e tale speranza lo determini a delinquerc. Il vizio di questo argomento sta nel porre a carico del favoreggiatore (preteso complice) le speranze dell' autore che rion sono fu110 del fautore; e cos per rendere m e responsabile del fatto altrui supporini responsabile dei pei~sieri altrui non eccitati da me. Circolo vizioso, evidentissimo, che vuol giustificare un assurdo con un altro assurdo. La comniissione austriaca Iia peraltro tenuto s;ildo, e reietto qucske vellcii restauratrici di errori e di ingiustizie ormai handitc dalla scienza penale.

Coerentemente a c~uestaretta vetluta si mnntennero nel novero dei complici o ausiliatori, e si continub a punire conie tali coloro che il favore posteriormente usato all'autore do1 delitto avevano n l u i prececlefztclnctztc 27~ovzesso n questo C giustissin~o, : perche sel~bencil fntlo sin posteriore, 8 per0 anteriore In 2n10messn; c tale Ilroincssa non pu non imputarsi come fatto doloso a clii la cliede; e nella

medesima non pu non riconoscersi un impulso alla determinazione criminosa alla quale pii1 facilmente scese l' autore perch fatto certo di quel soccorso che avrebbe a lui facilitato la impunit. Cosicch il fantore successivo fu veramente causa morale del delitto. Ma fuori di questo caso, quando 1' aiuto era tatto posteriore cos materialmente come intellettualmente, si rinneg a buona ragione il concetto erroneo della complicit, e mantenuta la criminositA del fatto, se ne cre il delitto di favoreggiamento, figura adesa ma non coesa al reato anteriore ( l ) .
(3) I fautori si chiamarono dal codice Portoghese a311erentes, e dallo Spagouolo encuhridores: gli $lemauni danno loro il nome di Beyunstigung. Kei vecchi pratici si us talvolta il nome di fautores, ma cou ci si esprimeva sempre da loro una forma di azlsilio, e si era ben lontani dal percepire il distinto concetlo giuridico odierno del favoreggiamento, perchb sempre rispetlato 1' errore della coniplicit2 per poslcri~uindipendente da ogni previo concerto : C a t a l o n o tractatus cri~ninalisn. 101, pay. 332 G i u r b n consilin crfn~inalia, consil. 42.

A questa nuova forma criminosa si trovb 1' obiettivo non nel diritto giA violato col primo malefizio, rria nella pubblica giustizia, e poich. questa rappresenta un diritto universale, il favoreggiamento dovette pertenere ai reati sociali. E di vero a colui che gik fu offeso col primo reato non reca lesione nessuna il favoreggiamento, n&ad offendere lui si dirige il pensiero del fautore. I1 danno del fatto di costui e la criminosith del suo pensiero sono in-

teramente rivolte contro la pubblica giustizia alla quale rcndesi pi malagevole scoprire e convincere l'autore di u n delitto, mentre interesse di tutti i cittadini che tale scoperta si ottenga (l), che e la giusta pena colpisca effettivamente il colpevole. Laonde la nozione di questo reato si compone di criterii pooitivi e di criterii negativi. I positivi sono la intenzione di impedire la giustizia (elemento morale), e 1' attitudine nel fatto (elemento materiale) a tale impedimento. I negativi sono la mancanza di previo concerto tra fautore ed autore precedente al primo delitto; e pi Ia mancanza di un eccesso.
(1) Quando si dice fine d' impedire la giustizia qui come sempre nou gi s7 intende che il colpevole debba agire per animo ostile, e quasi per darsi il puelo di deludere i megislrati. Il fautore agisce per il fine immediato di giovare ad un reo, ma poich s a che quel giovainento non pu farsi senza nocumento alla giustizia, e nel solo fine di giovare non sarebbe criminosit senza l' altro oggetto, il fine crirnlnoao dell' atto si compenetra col fine immediato dell'agente. L7opposto pertanto avviene quando il fine immediaio non il semplice giovamento pietoso, ma E in altra lesione del diritto altrui. Io persisto a sostenere che il ricettatore d i cose ~ U T tive non pu imputarsi per favoreggiamento. Egli agisce per fine d' ingiusto lucro violando la propriet di altri che permane sulla cosa che egli vuole far sua: egli indi0erente elle il ladro (forse a lui scoiiosciuto prima) vada in galera o si salvi: egli non lia il fine di deludere la giustizia : difforme perlatilo i! sostanzialmente il reato nel suo elemento iolcrizionalc. Ni: ralc il dire ohe il risuitamenlo dello impiiccio alli1 ~;iustiziavi sempre, e che da ci deve trarsi il carattere determinante il reato. Quesla un' accidentalit non prevista dal17 autore del fatto: ariche chi in una rissa

ha ucciso un uomo clie era sfalo LesLinionc unico ad un delitto, ha forse rovinato il processo clir si :~nd:i\r~i islrriendo per quel delitto ; nia non per questo si pii; cercare nrl clanno della giustizia il criterio del suo reato. Di pi quell' accidentalit pu essere e pub non essere; e pub anclic avvenire i l contrario: pongasi che il ladro avesse sepollo le gioie rubate: inutilmente la polizia giudiciaria aguzzava le sue ricerciie finch: la terra cuopriva ali oggelli furtivi: Tizio scientenierite acquistb quelle gioie dCil ladro, e ponendole in corlimcrcio porse occ;isione al derubato di ottenerne il ricupero, ed alla piristizia di scuoprire il delinquente clie sarebbe stato perpe(ri:irneole occullo finchb quelle gioie rinianevano solterrntc. Gli annali del loro criniinale coniproreno per ri~ille esernpi simile osservazione. E voi punirete conie fautore, cio! COUIC impacciatore della giustizia, coliii clie alla giusiizia recb il m:issimo dei vantaggi desiderati dn lei ! Non ha peraltro rettaiilenle aliixrralo il iiiio concetto chi Iia scritto civerc i1 Currara soslearrta in pt*oponito d i ricctirrziowc iEi cose furtive In dotlrintr iizEicrn. La dottrina antica, che partendo dal giure rom:itio si manlcniir fino al C r e m a n i, gri;irdava il riceltatore ]~urarneiiIe semplicerrienlc corno un complice: quesio era un e errore ontolo=ico, percli non pub concrpirsi causa tulla posteriorc all'cfiito : tale errore rilevato dal N a n i, e poscia dal I l o s s i , dal G i u l i a n i , e dal R o b e r t i , e dalla coiiiune dei contemporanei, non si volle certamente riprodurre da me. lo clissi clic era f ~ l s o trov,ire al fiitio di coslui 1' oliicttivo prcvalento neli:; 11ubblic;i siustizia, e confonderlo coi ftrutori: e cos penso. Io dissi clic I' obictliro di questo fatto era il diritto di propriclU, coiric IU libertii individuale 1' obiettivo del fallo di chi ad iiltro luogo trasporli contro sua VO~ ; l i : i unli donna gi rapita d;i altri senza coricorso di lui : e cos penso. hla fra il dire clie un f;itto offende lo identico dil-iilo sia offcso da un delitto 0rrn;ii consumato, C il dire ctic r l u d fE\itorende c i ~ t r ~ l d i c i questo dclitto, vi & grande di diiTer*enza: e questa dikrenza doveva avvertirsi. Io perci conclusi che di tali ricettatori e siriiili doveva farsi una Ji-

gitra giuridica dislinta, che stesse coiiie iiitermedio i r ~ i veri falrtori, ed i veri conlplici. Dissi clie 1' obiettivo a questa forma di realo ed i suoi criterii niisuratori si dovevano cercare nel dirilio stesso aggredito col primo realo: e finii col proporre un nonie speciale da darsi a qiiesli deliiiquenli suggerendo la deriomiri~izionc cli conlinuatori. 11 mio concctlo pub pnrere ardilo; mi) devo giiidicarsi tale quale 8 , e noil <1ppor111icome detto da rno ci clie non tio n I~ensato ii detto. Duolmi che questo abuso dcl mio povero insegnainerito divenga troppo frequenie. Si vogliono interprelare le iiiic piirole con le vecchie i d e c , nia dovere che si interpretino con le idee ?aie. Se finora un fiiIlo non presentava che dtie figure giuridiche di reato; ed io dico che s e ne t devo siaccare unci Z c ~ z n forriiri per fiirne ~ 1 1 3 e r z a figura sioridica distinta crfirtlo dalle [illre diir, come pu apporiilici che io voglia ricondqrre quella forni~isoito una delle clue vecotiic figure !

S. 2826.
Infatti la rilteriorc elaborazione della scienza port6 ad m7vertire che rnalgrado la rtisncanza di precedente promessa in certe forme di favori prestati del al delinquente dopo la consumazione~(l) reato poteva trovarsi un obiettivo ulteriore, e la importanza di questo poteva cssere pi1 grave. Sta bene clie quando il diritto clella vittima leso col prirno clelitto, pi non si leda col favore accordato al colpevole, sia stoltezza cerecarel'obiettivo del favore in qucl diritto. Coiuc potb clirsi clic il diritto alla vita deli' uomo ucciso riccvcssc una offesa per parte di chi aiutava a scppcllire il cadavere, e cos rimproverare a custrii il titolo di pal-/ccil,nzioncall' omicidio!!!l M a vi sono di quei diritti clic ancorch lesi una volta pcrseveratm no1 cittadino; e vi sono degli atti posterior-

- 508 mente eseguiti da un terzo che tornano a ledere lo stesso diritto. Considerare questi atti come niero favoreggiamento, e la esecuzione loro come rneramente offensiva della pubblica giustizia, sarebbe un nuovo sbaglio : perch tali atti effettioanzente ledono un altro diritto, e sono intelzxionalwze~zte diretti a ledere quest' altro diritto, e non soltanto la pubblica giustizia. Tizio rap violentemente una donna il primo gennaio, e forzatamente la tenne in una sua casa; ma credendola poi mal sicura col, cerc0 1' aiuto d i Sejo; e Sejo il tre gennaio lo aiul0 a trasportarla sempre violentemente in altra pi remota dimora. Io non dissi mai che il fatto di Sejo comniesso il tre gennaio lo rendesse complice del ratto consumato da Tizio il primo gennaio. Dissi peraltro e sostengo che il fatto di Sejo del tre gennaio non un semplice favoreggiamento ; non lede e non mira a ledere soltanto la pubblica giustizia; ma tende a recare e reca di fatto una nuova violazione alla libert di quella donna, libert che B un diritto in lei permanente anche dopo il primo rapimento. Tizio fabbrici, un numero di false monete il primo gennaio; ne smerci0 una parte, ma incontrando qualche diflcolt per difetto del colorito, si volse a Sernpronio perch pi esperto di lui perfezionasse in questo le rimanenti monete; o Sempronio esegui ci0 il quattro gennaio. Sicuramente In fabbricazione e spandirnento delle prime monete erano un delitto consumato da Tizio, e Sempronio non se ne rendette partecipe: sicuramente anche lo monete rimaste in mano di Tizio presentavano rispetto a lui un falso nummario g;iA consumato, e neppure di questo reato si p0t8 render complice Sempronio il quattro gennaio. M a

- 509 pure il fatto del quattro gennaio non B un semplice favoreggiamento; non si pose in essere coi fine di coprire un delitto gi cclmmesso, ma col fine di meglio ingannare il commercio nello spandimento di qtielle monete; ed ha in se il niateriale di una contraffazione di moneta. Chi colorisce una moneta vera per attribuirle maggior valore autore di falsa moneta, e non lo sarA clii colorisce una moneta falsa per completarne e renderne pi efficace la falsificazione ! Questi fatti non sono semplice favoreggiamento, e se si punissero solto questa figura come reati contro la pubblica giustizia si andrebbe contro la verit cosi materi~6Ze come inntenziotzale, e si minaccerebbe una repressione insufficiente.
(1) Nelle mie lezioni sul connto e sttlln c o m p l i c i t ~volli dare la definizione del .favore;;gianiento nei seguenti tei'niini Quulunque atto esterno idoneo, nledianbe il qzlale

scienlenaenle dopo l a (:onsicntcrzione d i itrr delitto, nta senzn precedei~te concerto, c s e w u portitre il delitto stesso <c conscgztenze zcltcriori, s i coadii~va?zogli autori del viedesitno O ctd nssicto~cirne .l criminoso proplto o cld elui dere le inuesligciziod rlelln giilstioin. Qiiclln mia brtnula dopo 116 C O I I S Z I I I ~ ~ ~ Z ~ Odiede occasione ;id .iltri di credere I~L', che In si dovesse intendere cotne un conlrrrpposto di dopo
il tetctatiuo; cosicclib io avessi vol~ilosiabilire clie nel Icntatloo non debba ammettersi fiivoreggiamento punibile. Pu essere criticabile in codesto punto quella drfnizinne perchi: comprenda rneno del definito; nia cerlo h che io non ebbi il pensiero clie mi si appone. Sorto una vollii un lentalivo punibile esso tl! un delitto nella sua forma coniplcto; il suo autore h un delinqiientc!: potri dunque usarsi faaore a salvarlo dalla pena incorsa, e s e cib avviene noti saprebbe capirai per qual motivo Lale fa\orc dovesse andare iii~punito.

- 510 Vero P. che il pi spesso se il favore si nceorcla allo altentante mentre insiste a spingere innanzi la esecuzione del SUO reato, si avr2 pi fiiciln~enteiin rclisilia c t ~ enon un favore. Ha ci rientrerii nella nozione generale, perchk il frrvore non pi semplice fnvo~.c.gginmenlo, quando spingc il delitto a conseguenze ulteriori. Del resto clie sia punibile il favoreggiamenlo usato a rigii;trdo di uri colpevole di solo reato tentato lo ha stabilito nel 1871 la Corte di Cassazione di Firenze, e tale decisione giustirsima.

I1 codice Toscano riconobbe la veritA di questo pensiero, e all'art. 60, dove defini il favoreggianiento, escluse da tale nozione quelli atti che avessero portuto il clelitto a cofzsegztenze ziller*iori. Fu giustissimo questo pensiero di escludere dal faroreggiamento quelli atti ( benclii: tutti posteriori ) che avessero ripetuto la lesione del primo diritto. Ma fu a mio credere troppo oscura In formula, e fil incoiiipleta la claborazionc del pensiero. Disse il legislatore toscano clic questo non fosse Savoreggiamento, e disse bene; m a manc di dire cosa fbsse, e qui fece male, pcrchb lasci6 nella incertezza la tlcfinizione (le1 titolo di un fatto interessante. Di che sono rei i fautori (1) clie portano il delitto a conseguenze rilteriori? 1,a esclusione cosi secca lascia campo a dire che si renilono complici del pririio tlelitto, m a qncsta formula a rigore cli terriiini sarehi ~ e errore eil una ingiustizia: un errore, perchf. iin non si prlb csscre complici di un fatto del clunle non si fu causa n riiateriale ni? inorale: una ingiristizia, pcrclik sc il primo fatto fri accouipagnato da una qualifica ed i l secondo fatto ne fn scompagnato,

- 511 col dare il titolo di complice all' aut&e del secondo fatto si rende corresponsabile anche di rluella qualifica, e cio B ingiusto. Bisogna dunque considerarli come nzrlolTi di un nuovo reato rappresentato dal fatto loro, se non piace creare per costoro (conie altra volta io proposi) una serie speciale di delinquenti accessori, e dirli co~zli~zz~aloi~i del primo delitto. Ma l'obiettivo di cluesto nuovo fatto, e conseguentemente i suoi criterii misuratori, non si devono andar cercando nella pu h1,lica giustizia, nk ricorrere alle effiiilere penalitk dcl favoreggiainento. I suoi caratteri si devo110 clesurfiere dal diritto offeso e voluto offt2ndcre col nuovo fatto, cercanilone la misura nelle circostanze sue proprie, le quali eventualmente possono condurre ad una repressione minore ed eventualmente ancho ad una repressione maggiore (li quella dovuta al primo fatto. Suppongasi clie il ratto clelln doiina il primo gennaio si operasse rilediante ilzgnnno; suppongasi che il (li Ici trasporto nel tre gennaio si cseg:.riissemediante vera violenzcc e con lesione della persona: la mia osservazione B cvidcnte.
(1) lo non Iio ancor:i poliilo vedrre in pralica un caso al
qiii~le i tribiinali Toscani abbiano applicalo qiiest;i figitra giuridica lascirit;i inceri:) (lo1 cotlicc. Si suppone clie noti vi sia concerlo prcccdetztc clic di per sh costituisce conipliciilt : si supporle un mero ritvor~sassrjiucntc, il c~iialeavendo porlalo i l deliito a consoguo,zc ulicrirri rinn pi si vuole piinilo coiiie semplice fit~oreg~i~iii~crilo.cosa tluriqiie? f3 U i i i i Ala coiiiplici[li per p o s i c r i r t s . ~Non trova srde nelle forine di c~tiiplicitit dcscrilie di1 c~iicl codice. il rliinquc un iiuovo litolo di reato? ;\1:1 rlii;ilc? Evidciiie~iieii~c non vuol dirsi se

che nulla bisogna guardarlo come una conlinuatiotie del delilto precedente.

9. 2828.
A completare la nozione del favoreggiamento cleve avvertirsi alla facile contingenza che in questo fatto si mescolino lesioni di altri diritti. Se dai diritti offesi come mezzo al favore nasce un reato sociale, il titolo di favoreggiamento sempre sparisce assorbito nel titolo o di falsa testimonianza, o di resistenza, o di corruzione, o di effrazione di carcere, o di violenza pubblica, o di falso per soppressione di docunienti pubblici, secondoch il colpevole all' uno od all' altro di questi disperati mezzi si apprese per sopprimere il processo o le prove di un reato, o salvarne l'autore, Ma quando come mezzo a procacciare il favore si offeso un diritto nc6turale, il titolo del reato nella nozione scientifica rimane sempre quello di favoreggiamento; perche un delitto sociale non muta classe per la permistione di un delitto naturale, ma questo qualifica quello. I1 giudice per che ( S. 2521 ) deve applicare la teorica della prevalenza in un punto di vista concreto dietro il confronto delle pene respettivamente sancite dalla legge positiva, potri bene continuare a dire che trattasi di un favoreggiamento commesso al mezzo di lesione personale, o di diffamazione, o di violenza privata secondo i casi; ma se trova che la legge al delitto naturale accessorio minacci pena pi grave di quella che minaccia al favoreggiamento, dovra applicare quella di prekrenza: mai per cumularle. Facile immaginare che per favorire un reo si minacci o si ferisca un testimone, e si alteri

un documento privato, e la regola suddetta trova a1lol.a la sua applicazione (I).


(1) In faccia a questa conseguenza parrl una intitile soltigliezza scolastica conservare la nozione e la classe teoricamente, quando si aninielte praticamente la mutazione di pena. nIa non & vero. La teorica dei delitti pediasequi 1' ho notato altra volta, e qui lo ripeto ) ha la sua pratica utilitk quando pub spendersi una eccezione perentoria contro I'azzione penale. Allora diventa vitale la questione teorica relativa alla definizione del delitto principale. Io n e ho trovato due volte ulilissima prova. L' amnistia del 1849 aboIlva tutti i delitti politici ad occasione dei moti di Livorno: la Cassazione di Firenze gindicb che anche gli omicidii commessi per causa politica cadevano sotto lo indulto. Altra volta un r a t t o improprio si era commesso al mezzo di minaccia contro la fantesca: ottenuta quietanza per il ratto improprio i tribunali giudicarono non pi perseguitabili le minacce; e la Cassazionc conferm il giudicato: cos in altri casi. La figura del favorcggiumento presuppone che il fautore sia un privato ed agisca come tale. Se era persona pubblica che per salvare un colpevole abusasse dello ufficio suo, questo delitto ( c h e le anticlie pratiche punirono anche di morte: S a n f e l i c e Dccisio9lcs vol. 2, decis. 227 ) non riceve soltanto una aggravante dalla persona; ma propriamente cnmbia natura. Rimarrk fra i reati sociali contro la pubblica giustizia, ma dalla serie dei reati di persone private passa nella serie dei reati di persone, pubbliche per assumere il nome di abuso d i autoritci, O di corrtczionc secondo i casi.

5. 2829.
Ristretta la nozione del favoreggiamento a1 suo vero concetto di un aiuto prestato dopo la consumazione di un delitto a1 suo autore (2) o ai1 alcuno VOL.v. 33

- 51 r dei complici per eludere la giustizia od assicurare il criniiuoso profitto ma senza previo accordo c2) e

senza spingere il reato a conseguenze ulteriori, facile descriverne i criterii misuratori e le specialit del suo grado. In quanto ai primi si calcola innanzi tutto - 1.0 La diversitci del delitto pel quale si favorito 1' autore, e la pena che questi avrebbe incontrato. Siffatto criterio il principale che si prende di mira nel graduare il castigo del fautore. I1 codice Toscano all'art. 60, S. 2 procede esclusivamente su questa norma.
(1) Venne in mente a taluno che al favoreggiamento fosse necessario altres 1' accordo posteriore al delitto fra il fautore ed il colpevole favorito. Io non lo ciwio necessario per

niente. Non siamo pi nei termini di un complice ma di un ctdrrente: e 1' aderenza a1 delitto e non al delinquente. Pu benissinio un amico distruggere le tracce di un delitto, e preparare la delusione delle riccrchc della giustizia mentre colui clie chiuso in una segreta non ha comunicato con nessuno, e niente sa .di quello clie si opera a benefizio suo. Dove : il bisogno dell'accordo? Questo reato nb si costituisco n& si modifica per il concerto col reo. Esso ha il suo oggettivo nella delusa giustizia, e questa si pu fuorviare nelle sue ricerche anche alla insaputa dello individuo che si vuol proteggere. Nel reato di favoreggiamento non 15 partecipe mai il colpevole favorito, n& vi b ragione per cui si debba richiedere che egli reciti una parte del dramma di questo reato. (2) Nel caso di previo concerto il fautore non si rende conaplicc del delitto per cib che [a posteriormente, ma per ci;> chc pronlcsse antecedenternente; tanto E ci vero che s e dopo averlo promesso manclii poscia alla data parola, e por timore o per mutato consiglio lo neghi, rimane scmpre con>piicc t piU nE meno come se lo avesse prestalo. G

Pu ancora considerarsi 2.0 Lo eretto ottenz~too non ottenuto del fuorviamento della giustizia: e - 3.' La maggiore o minore importanza nel processo dellaps.ova che si distrutta per favorire il reo: e tale importanza B maggiore qnando si procacciata la fuga dell' inquisito.

Pu ancora considerarsi 4." La i~nocenza o la co@evole.mn del giudicabile che si volle proteggere. Io non credo che sia essenziale al favoreggiamento la co@evolezxa del favorito (1). I1 reato consistendo nello attraversare le vie della giustizia, esso trova subiettivamente ed obiettivamente i termini della sua impntabilit anclie quando allo esaurinierito dcl giudizio venga a conoscersi che quel1' uomo favorito dal terzo era innocente del crimine che gli si apponeva. BIti anche accettata per rigore di logica questa proposizione, nessuno pu disconoscere quanto si rimpiccolisca la colpa del fautore quando venga a sapersi clie egli procacci la fuga di una vittima d ingiusti sospetti, o distrusse tracce ' ed indizi clic avrebbero condotto la giustizia n colpire uno innocente.
(1) Questa opinione, che dai criterii diagnostici del favoreggiamento punibilc elimina la colpevolezza dcl favorito, sarebbc rigorosamcutc esatta. l a in pratica (conie noteri~al S. 2850) non nccolia, ed L\ rneglio cos. fila sc si prctcrisce

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dal rigore delle deduzioni giuridiche per un rispello al senso morale, it necessil obbedire al principio accolto in tutto il suo svolgimento; e ci esige che non si possa infcrire molestia al favoreggiatore che deduca di aver soccorso zn c innocente, finchS questa deduzione non b smentita dalla condanna rlefinz'tiva del giudicabile favorito. Non salva 1' obietto un giudizio coutemporaneo, perchb pub appellare il reo principale e non il favoreggiatore, e se quello ottiene assoluzione questo rimane condannato per aver favorito un innocente.

In ordine al gru& nella forza fisica io non dubito che il favoreggiamento ammetta la ipotesi dello irateruento di c m l c .Non osta la regola che reopfi spinge il concetto della complicita di complicita. IJna volta che il fautore non P; pih complice in faccia alle migliori moderne dottrine, ma bensi autore di un delitto di per sa stante, niente repugna in fatto che egli riceva da altri un aiuto secondario nella opera sua, o sia da altri instigato od istruito a compiere la medesima; e niente repugna in diritto che a questo terzo si obietti la correit o 1' ausilio al fasloreggiamento, secondo i casi.

In proposito del tentativo, evidente che i1 favoreggiamento B un delitto formale. Non B necessario alla sua consumazione che la giustizia sia stata effettivamente ingannata o delusa. Purchb nel fatto costituente il favore vi fosse aoilith a ingannarla O deluderla, questo fatto quando compiuto esaurisce

la consumazione del malefizio ancorchb non siasi ottenuto l' ultimo intento della liberazioni di un colpevole. Questo effetto ottenuto sar, come ho detto, un criterio misuratore ( e autorizzer a dire che il favoreggiamento giA consunzato B con ci divenuto periafetto) ma non B criterio essenziale. Anche il favoreggiamento ammette peraltro la nozione del tentativo rispetto a s medesimo quando il fatto che lo costituisce non fu compiuto e non ragg'iunse il suo fine prossimo. Sapenilo che Tizio era arrestato come sospetto di omicidio io corsi in sua casa, e la trovando vesti cosperse di sangue clivisai di lavarle affinchh perquisite dalla giustizia non facessero indizio gravissimo contro 1' amico. I1 fatto frequentissimo. Io raggiunsi il mio fine prossimo, perch riuscii a detergere quelle vesti in guisa che nessun perito pot8 poscia trovarvi le traccie del sangue ;ecco un favoreggiamento consecri?zato:n cessa di esserlo perch la giustizia abbia per altro modo ristabilito lo indizio delle vesti intrise di sangue, per esempio con larga mano di testimoni che avevano veduto ed osservato quel sangue, o veduto me stesso mentre dava opera a toglierlo. Ma se mentre io era intento a quest'opera sopravvenne la giustizia e mi tolse (li mano quelle vesti non ancora deterse, o il mio lavoro resti, per altro fortuito interrotto, io inclinerei a pcnsare clie si avesse un favoreggiamento semplicen~cntclentalo. Ripetcsi qui la ossorvazione che ho gii k t t o in ordinr! ad altri delitti sociali. Quando quest.i esauriscono le loro condizioni ontologiclio sono reati consumati ; m a possono peri, cn~mcttererispetto a se medesimo un tentativo quando la matcrialit essenziale a loro

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non sia completa. La questione 6 grave e sottile; ma a me pare debba dirsi cosi.

Rispetto al grado nella foiua ~z2oraleil favoreggiamento merita speciale osservazione nell'argomento dell' afetto movente. Non pu ammettersi degradante nessuna per questo lato al fautore che abbia proceduto per venalit. Questo fautore non ha niente di nobile nella sua proeresi; ed b sopra ogni altro pericoloso. Ma un riguardo deve aversi al movente dell' amicizia, od anche della sola pietk (sia pure male intesa) che signoreggiando il cuore del fautore ottenebrb agli occhi suoi il sentimento del dovere cittadino e lo interesse della giustizia, sicchb altro non vide in quel momento tranne una creatura infelice (2) esposta a grave pericolo. Sotto questo punto di vista torna a conflitto il senso morale col criterio politico : se il reo salvato era in pena di morte il fautore B politicanzente colpevole al sommo; ma invece in faccia al senso morale B esente da scusa il fautore quando abbia brigato per salvare un amico da pena pecuniaria od altra lievissima.
(1) La questione pi vitale nella pratica contro le accuse di favoreggiametito E quella relativa alla scienzn. Cogli clementi del dolo non si pub transigere. Un dubbio, un sospelto

che 1' individuo al quale io do ricovero sin perseguitalo dalla giustizia, non equivalc alla cevtesza che : necessaria per dirmi colpevole di iavoreggiarneuto. Neppure varrebbe a ci una vaga conoscenza del delitto per la notoriet pubblica, se non concorresse eziandio luna cogoizioue personale: M o r i n

- 51:) rirt, 8565. Intendasi bene pero clic noli si richiede la scienza del dclitto e della vera colpevolezza del favorito, ma basta la scienza del17azione dellii giustizia verso di lui, ed il fine di attraversare cotestn azione.

Vi k perb sotto questo punto di vista dello affetto movente una situazione che pei suoi caratteri presuntivamente positivi e costanti porta al pi pingue effetto della scriminazione; ed appunto a tale effetto si deve prevedere e si prevede come causa di esenzione da ogni pena (la tutti i buoni legislatori. Tale b la situazione descritta clall' art. GZ del codice Toscano - ivi - n favoreggiuuzento che sia. stato prestato solamente per proteggere la pe?*sona ( 1 ) del delinquente rimane impunito fra i coniugi, fra i consanguinei od aflni i n linea retta fino a qualunque grado, fra: i consanguinei od affini in linea collate?-alefino al qzcavto grado civile inclusive, il-a i1 pccdre ed il &Zio adottivo, e f??a Q tfutore ed il ~~upillo. Non possibile pensare altririlenti ove non si vogliano concalcare le pih sante leggi della natura. Fu una barbarie della restaurazione Francese nel 2815 di ritenere in carcere la generosa moglie del conte De Lavallette, fino al punto di far perdere lo intelletto a quella nobile eroina, perch alla vigilia della decapitazione del marito era riuscita a farlo evadere sostituendo se stessa in suo luogo. La dirimente o la degradante ilesunta dallo affetto mai deve peraltro estendersi alla forma di favoreggiamento che consiste nello assicurare il c~*21zijzoso profitto: in questa forma non trova ragione la scusa. Ma deve goderne i@-

- 520 &stintamente il favore prestato pcl pne d saicare la persona, sia che si estrinsechi con 1' occultare la persona stessa, sia che si estrinsechi con l' occultare le traccie od indizi. Se il vincolo di saague mi scusa quando occultai il colpevole, B contradittorio c11e non mi scusi quando occultai lo stile o i panni sanguinosi. Tale distinzione sarebbe irragionevole, ed an5 che assurda, perchb rispetto alla giustizia vi c pi nell' occultamento della persona e meno nell' occultamento dei cenci. Tale distinzione erronea scientificamente non mi sembra voluta per modo alcuno dal codice Toscano, il quale nella sua esenzione contempla il fiae del favore e non il suo modo.
(1) La degradante derivata dai vincoli di sangue tra il fautore ed il delinquente che ci voleva salvare fu apprezzata anche nell' antica pratica : S a n f e l i C e Decisiones vol. 1 , decis. 343, ed i citati ivi a larga maiio.

Se per si guardano un poco addentro i due casi della degradante accordata alla piet verso 1' amico e della di~imenteaccordata allo stretto vincolo di sangece, si scorgo che le duc regole non risalgono ad un identico principio. La ragione di ammettere una scusa nel primo caso bisogna cercarla nella teorica dell' impeto degli affetti: si attenua la imputazione del fatto per quel moto di timore suscitato all' aspetto del male sovrastante all'amico che perturb lo agente nel momento della sua dcterminazione. Da ci6 le due conseguenze ctis l'attenuazione non pu essere che leggiera; e che per am-

metterla bisogna tener conto della rapidit8 della dcleralinazione, e della precipitanza ad agire, perchb tali sono i caratteri generali (Cj. 326) clello impeto degli affetti considerato come scusa, Questo principio non pub bastare al secondo caso, dove si va alla assoluta scrii-inazione, e questa si accorda malgrado il concorso della massima ponderazione e freddezza ricorrente nel fautore. Qui veramente si fa ragione ad un divitto piuttostoch concedere una scusa.
Ej. 2837.

La disposizione dell' art. 61 del codice Toscano non pui, dunque trovare il suo fondamento nella degradante dell' impeto degli affetti. Se il suo criterio si VUOI mantenere connesso alla teorica del grado, bisogna applicarvi la regola della coanz' * lone . e dello stato di necessith; e dire che lo aspetto (le1 pericolo deI figlio, e viceversa, ha esercitato sul1' animo del padre e sull'axbitrio suo una pressione cosi forte da renderlo non impntabile se prescelsa al male di persona tanto a lui cara la violazione della legge. Rla questa formula non pare esatta, perch sappiamo (Ej. 297) essere estremo della coazione, affinch si valuti corne dirimente, che il male minacciato sia ingizlsto; condizione che qui non ricorre. L' art. 61 bisogna pertanto metterlo fuora dalla teorica del grado, e riportarlo ai principii cardinali della politica imputabilitj. Sappiamo (S. 12) clie 1' autoritt~ sociale non pu dichiarare politicamente impntabile un atto che siasi eseguito in obbedienza ad rin precetto della legge religiosa o moralc. Ecco il presidio del hutore die ag in

- 522 obbedienza ad un dovere di famiglia. Egli dice al1' autorit sociale, io non ho bisogno d' indulgenza da te: ci che io feci lo feci per diritto mio, e pi che per diritto lo feci per dovere; e questo dovere mi era imposto da una legge superiore alla tua. Agii con piena calma, con piena cognizione, assumo tutta la responsabilit morale del fatto, ma non sono politicamente imputabile. Ecco il vero punto di vista di quella regola; ed ecco perchb la dirjmente rientra con tutta esattezza nello stato di necessita: necessit imposta dalla legge morale. Parlare di minorante di pena e passar oltre, pu t bastare alla scuola empirica che con la panacea delle attenuanti d ragione di tutto senza dare ragione di nulla. La diminuente della pena non ha qui niente che fare ni? circa il primo, nb circa il secondo quesito. Non si d pena minore ad un fatto che s' imputi come di ordinario : si pzl,nira meno o niente, perchi? si sar8 dovuto o Zwputare meno o niente il fatto che si contempla.

La pena del favoreggiamento in certe sue forme si elev e si eleva ad uno intollerabile rigore finchb si volle (i), e dove si persiste a volere, che al fautore si adatti la veste di complice. Questo B uno dei pia imperdonabili errori nei quali possa cadersi in giure penale: e sorprende che tuttavia si trovi chi tenti resuscitare questo delirio di una causa posteriore allo effetto. Ridotto alla sua vera condiziono di reato per sB stante contro la giustizia pubblica bastano pene miti a frenarlo; anche perchb

dove esso assuma caratteri di gravit in ragione dei mezzi pi odiosi adoperati dal fautore, questi mezzi stessi faranno sorgere un diverso titolo (2) che incontrer pi severa repressione.
(1) M o l i n i e r f Repression du uol, pag. 37 ) avvert che anche in Francia nel decorso secolo quantunque la opinione dominante uei Parlamenti considerasse i ricettatori come complici del furto e li punisse ugualmente, abondavano peraltro autorevoli giuristi che combattevano tale dottrina ravvisando nella ricettazione u n delitto distinto e s u i gcneris. (2) Affatto distinto dal semplice reato di favoreggiamento il titolo che sorge dalla abitudine di d a r ricovero a i mcilfattori. La ricettazione abituale di malviventi non propriamente un reato contro la piibblica giustizia, ma piuttosto u n reato contro la pubblica tranquillit, per la ragione che il delitto esiste ancorchk i ricettati non abbiano ancora consumato nialefizi, e cos non abbiano dato diritto alla giustizia di porre le mani addosso a loro, e col ricettarli si eludano semplicemente le vigilanze del17autorit politica. Questo titolo speciale si prevede dal codice Francese al1' art. 268 ristretto al solo caso che diasi alloggio a malfattori organizzati in banda. In ordine alla scienza che deve concorrere relativamente alle qualit della persona riceltata, vedasi D l a n C h e quatridt~ac Ctzrdc pag. 242 ; et deuxidmc &cde n. 150, pag. 248. Si prevcde dal codice Toscaiio ( art. ,417 ) come un reato contro la propriet privata, perch contempla soltanto il rifugio abituale dato ai malfattori che aggrediscono la propriet. privata, senza occuparsi degli altri; e ne spinge la pena fino a cinque anni di carcere. La ricettazione di facinorosi pu dunque assilinere tre diverse 1."Pu e s s c i ~fa:to di compliciti+, qiiando forme giuridiche sia stata prornessn pt'eccdentenlcnte ad un delitto poi consumato, scbbenr: preslntn postcrior~rrirntc!;c quando sia prrordinata preccdciitcrnrnfc 3.1 uii dclitto fiituro tcntato o con-

sumato dipoi 2." Pub assumere la figura di un delitto sui generis contro la pubblica Iranquillitl, quando sin preordrnata a delitti futuri non ancora tentati n& consumati 3 . O In ogni altra ipolesi rimane un favoreggiamento.

I1 codice Toscano, all' art. 60 S. 2, niinaccia per massimo il carcere fino a due anni o la multa fino a cento lire, lasciando indefiniti i minimi appunto perchk la equit del giudice abbia piena larghezza di coordinare alla levit dei casi ed ai dettati del senso morale la repressione di un reato che B tutto politico. Soltanto fa precetto che la pena del fautore non possa mai eccedere il temo della pena che si debba decretare allo aulore del delilto favoreggiao. E questa disposizione mostra evidente che il legislatore toscano ha sciolto in senso benigno il problema che per rigore di principii io sopra (. 2831 ) avrei sciolto nel senso severo : vale a dire se possa essersi fautori colpevoli di un innocente. Ed ha fatto benissimo a scioglierlo cos; e cosi deve sempre sciogliersi praticamente questo problema: perch nel giure penale le deduzioni logiche debbono irnpreteribilmente rispettarsi quando il deviarne sarebbe a carico del giudicabile: ma puO ed anzi deve preterirsi dalle medesime quando il rigore della dialettica condurrebbe a disposizioni le quali per quanto giuste repugnano al senso morale. Non pu impugnarsi che anche il fautore dello innocente indcbitamente intruda la opera del privato nel santuario della giustizia. In ci8 il giurista k forzato a ravvisare un delitto. Ma chi vorrh poi applicare una pe-

- 525 n a ? I1 codice Sardo all' art. 285 contempla la ipotesi dell' occultamento della persona del reo, e minaccia la carcere al massimo di due anni, purchk peraltro avesse avuto corso contro la persona occultata il mandato di arresto. Non trovo che questo codice preveda gli altri modi di favoreggiamento.
TITOLO IV.

Inosservanza di pena.

I1 principio di giure naturale che al colpevole non incomba la obbligazione positiua di sottoporsi alla pena, ma soltanto la obbligazione negativa (S. 561 ) di non opporsi con mezzi vietati dalla legge alla societ che lo vuole punire (lo che basta a rendere pei3fetto in lei il diritt,o alla punizione) porterebbe a concludere che un condannato non possa mai dirsi dclinqzcente per clucllo che ha fatto innocuamente onde sottrarsi alla pena: e noi accettammo testb questa logica deduzione quando contemplammo il reo che evade dal carcere, perch qui la societ doveva meglio guardarlo. Ma vi sono delle pene (confino, bando, interdizione di luoghi o di professioni) le quali non ammettono possibilitii di coercizione fisica adoperabile sul condannato. I1 precetto della legge e della sentenza se non Iia una sanzione diviene parola vana e risibile, e sarebbe stoltezza minacciare tali pene in un codice. E dunque nccessitd politica e logica nel tempo stesso che contro i condannati

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a siffatte pene si commini un male suscettibile (li coazione fisica da incorrersi da loro quando volontariamente non condannino sb medesimi alla loro puntuale osservanza. Su ci6 siamo tutti d' accordo (i).
(1) Gli Aiemanni chiamano urfeda la cauzione o promessa giurata che giudicialmente si chiede al condannato alla relegazione ailinch si obblighi a non abbandonare il luogo della sua pena. Sulla etimologia di questa parola vedasi P u t t m a n n elementa j u r i s criminali8 . 124, ef seqq. Sulla sua origioe : H e i n e c c i o j u r . Get-m. lib. 2, pag. 348. Quando s' imponga o no: L e y s e r meditaliones i n p a n dectus spec. 662, medit. 13. Come si punisca la violazione della urfeda: P u t t m a n n 'j. 128, 129, 130; e W e r n h e r selcctarz~m observationum forensium lib. 1, p a r s 5 , obsera. ti2,pag. 1010; dove si accennano le cause di scusa ammesse per la violazione della urfeda, le quali sono le identiche riconosciute dalle nostre pratiche per la inosservanza di pena. Si veda Responsu Tubingensia vol. 5, cons. 105. Da questo rito trassero le legislazioni alemanne il criterio della penalita da infliggersi al relegato fedifrago. Le ordinanze sassoniche comminavano allo inosservante la mutilazione dellc due dita della mano destra con la quale aveva giurato ; e sigatta pcna si generalizz per gli art. 107 e 108 della Costituzione Carolina nei termini di una prima infrazione per parte del relegato, il quale per dopo la patita mutilazione si riconduceva al luogo di pcna con la minaccia di consegnarlo a morte in caso di una seconda infrazione. Ma la Costituzione elettorale Sassonica f p a r s 4, costit. 48 ) commin il taglio delle due dita e il ritorno aila pristina pena per la prima infrazione; la fustigazione e la relegazione perpelua per la seconda; e la pena di morte soltanto contro la terza. Sulla qual legge t? notabile che 61' interpetri nell' ambigiiit del testo decisero che 1' amputazione dovesse farsi non delle intere due dita ma soltanto dellc due prime falangi, comc

- 52'7 si ha da ca;Vpzo v i o jurisprudcntia pars 4, consti!. 48, def. 2 ; ove seriamente pronunzia essere giustissinio questo

sistema di punire lo inosservante nel membro che ha peccato, senza avvertire che costui non delinqueva quando giurava 1' urfeda, ma quando abbandonava il luogo di esilio, e che allora non delinqueva con le mani ma coi piedi. In proposito di qucsla legge ebbe frequente occasione la questione proposta dal B a l d o f i n authentica sed novo jure n. 12, C. de servo fugitiwoj pel caso che il colpevole si trovasse aver giB casualmente perduto le due dita che si dovevano recidere: e dissentirono i giureconsulti ed i tribunali alemanni sul da farsi in questo emergente, come si ha dalla decis. 114 del C o l e r o , Vedasi anche M o l l e r o semeatrizcm lib. 2, cap. 38.

Ma un dissidio nasce intorno a definire il vero carattere giuridico di tale comminatoria, e della inosservanza che vi fa incorrere. Alcuni negano che a quella possa darsi il nome di pena, ed a questa il nome di delitto (l),vogliono che quella si dica e soltanto una misura di necessit politica e questa tutto al' pi una contravvenzione. Essi dicono che repngnante chiamare reo di delitto chi ha obbedito allo istinto della naturale libert. A prima giunta questa argomentazione pare senza replica.
(1) Come provvedessero i Romani allo esilio e come alla relcgazione, lo ricorda Z i i C h a r i a Il u b e r o Digressioncs .Justinianeac lib. 3, cap. 10, pag. 175.

Io per sono di contrario avviso, perchb anche qui avviene il fenomeno che un principio umanitario divenga disumano, e che per rispetto alla forma od alla parola si leda la giustizia nella sostanza. Guardate praticamente questa disputa, e sar chiara la mia ragione. Se della inosservanza d i pena noi facciamo un delitto noi manteniamo questo fatto sotto le regole generali del delitto, e cos per punirlo abbiamo bisogno del dolo. Ed ecco che il giudice umano potr non ascrivere a colpa all' esule se per breve spazio di tempo rientr onde porgere l'ultimo bacio a1 moribondo genitore : potra non sottoporlo a pena se atterrito da contagio mortifero si allontan per campare la vita, e torn poscia spontaneo al luogo di pena dopo cessato il contagio: potr non punire il chirurgo al quale fu interdetta la professione se trovatosi a contatto di un apoplettico deaerto di ogni altro soccorso possibile, a lui fece un salasso e lo salv dalla morte imminente. E appunto per aver guardato la inosservanza come delitto che pot la pratica universale stabilire la regola che a punire l' inosservante occorra il dolo speciale consistente nel fine di disobbedire (1). In questi, ed altri simili casi, noi apriamo la porta alla giustizia per liberare lo inosservante dalla pena incorsa, col chiamarlo responsabile di delitto. Voi che sofisticando sulla parola volete dire che ha contravvenuto ad un provvedimento politico, lo sottoponete per necessith logica ad una condanna iniqua.

(I) Questa regola era costante nella nostra prafiea di giudicare. Cosi una sentenza Rotala del 26 giusno 1832, re1ator.e P u c c i o n i , esent da ogni pena I' esiliato che aveva rotto 1' esilio per inseguire la nioglie da lui fuggita: cd albrii setitenza Rotale dei 29 agosto 1832 escluse pure l ' m i m o di trasgredire nel condannato che aveva rotto I' esilio per assistere la madre inferma. Vedasi il repertorio del C e r r e t e l l i alla parola esilio IZI$. , 10. Nello stesso senso fu deciso 9 il 7 giugno 1850, e di nuovo il 19 noveriihre 3831 a relazione V a n n i n i, di una inosservanza conimessa per causa di salule: C e r r e t e l l i v e r b o pena, f i n . 5, 17. BIa ia re0ol;i P stessa si fa risalire al testo romano per argoinento dalla 1. yrii curi? 24110 ff. de ve ) ~ l i k t a r i ;e 1' applicazione ne comune anche fra i veccbi pratici (vedasi S a n f e l i c e Becisiones ATenpolitnnae decis. 285,vol. 2 , pug. 158) e fu cstesa ;incora alla causa di amore: G i u r b ;I consil. cri91&. Analoga 47. doltrina prevale nella Giurisprudenzii militare i n terii~idi rleseraio~ze C r i s p o l t o r l e c i s i o ~ ~ e1nililntv.\. cns. 9. : s

In proposito clclln inosservlinza di pena fu viva la disputa intorno a1 requisito della jlugi0nta;u. Molti criminalisti sosteilnero clie contro cluesto reato non potesse procedersi per inquisizione (1). Secondo i inedesitiii b necessario clic il contravventore sia sorpreso in flagrante violazione clella condanna. Se il relegato o lo esiliato che vi010 per clualche tenipo il precetto si i? restituito a1 Iriogo cli pena senza che voi lo abl~intcpotuto cogliere in fallo, non vi 1. permesso punirlo. Ci6 por alcriiii si deduce dai pericoli ed incertezze di un:\ procedura inquisitoria ncisccnti dalla rlifficoltLt (li 1)ene accertare o la idenliti della pcrsona o In localitti vietatu i11 cui preVOL.V. 31:

- 530 tendasi essere stato veduto il condannato ; difficoltic che possono peraltro vincersi in molti casi. Per altri si deduce dalla mancanza di dolo, e rluesto 1' ai.. gotriento pii1 specioso: rjuaiido il condanrinto tc~i.l~C spontaneamente al luogo di pena riiastrt chc non aveva li ani1120 di sfliggil*e la 2ieun che i il dolo : speciale costituente questo reato; nia che subj lo irnpero di un qualche eccezionale cleside~ioo Lisogno: ragionamento sofistico, perche la pena di un mese di esilio consiste nel non tornare per trenta giorni nel luogo vietato; e chi vi e tornato anclie per un solo giorno ha voluto subire una pena non di trenta giorni ma di ventinove.
(1) P r a t i respons. 9.

Contro tale clottriria insorse P a o l e t t i (ifzstritz. p e i - con?pil. i proc. cri.rn. 5. 1 9 ) e sostenne invece clie la inosservanza di pena potesse benissimo reprimersi anche con un processo inqaisitorio. Eil io confesso che rni sembra meglio accettalile rjucsta upinione (1). N& solo m' induce a cib la frivolezxa degli argomenti contrarii, ma pii1 ancora due considerazioni ; la prinia 2: quella clie verso Ja inosservanza di pena si userebbero due pesi e due misure : 1' riiia pii1 larga e benigna verso gli esiliati eil i r-oiifiri:tti; l' altra necessariamente piii severa per g1' intoriletti da una professione (medici o lcvatrici) pei quali sarel~beveramente ridicolo pretendere la sorpresa in flagranti ! La seconda consiilerazione b la troppo facile elusione della legge. L' esule che

confida nella agiliti delle sue gambe potrebbe ad ogni settimana recarsi baldanzoso nei luoghi inlerdetti dove specialmente non siano permanenti distaccamenti di publ~lica forza. L' esiliato da Firerize e in lo esiliato da un contado remoto sarel~liero situazione disegnale rispetto alla veritk della punizione. La esemplaritii della pena t! distrutta dalla presenza del condannato anche per poche ore nel luogo inibito. Quando 1' esiliato si i! fatto vedere nel luogo interdetto, la offesa alla giustizia consumata, i cittadini sono stati testimoni all' insulto fatto al decyeto (le1 magistrato. E cluando la forza giunge sul Inogo, il puI~blic0 ricle di nuovo al vedore che l'inobhediente 11a lestamente rivarcato il confine, e di la saluta gli apparitori ( resi impoteiiti 2d arrestarlo per la teorica della flagrtinza) rnentre aspetta che se ne tornino onde arcare re di nuovo il confine. Qual' t! la csemplaritit della pena appo i cittadini spettatori di questo gioco? La contraria dottrina ha il suo germe nel guardare l'esilio o il confine come rnisrii.a di polizia. Rla non k tale: e quarido anche lo fi~ssesente ognuno che la legge non sarebl~eefficace con un simile sistema.
(I) Balla prllclicu del N o v e l l o a pag. 77, cd in generale dagli antichi formulisli criminali, resi~lta evidente che nella maggior parte delle curie ilaliane si procedelte sempre per via di inqciisizione contro i \liolnt~ridcl confino senza bisogno d(*]lasorprcsa fl;tn;r~nte;e dopochc si erano resliluiii vol~ntariarnentoal luogo rli rjeiia. Tanto U lunge dallo essere accellata in priitica la doltrina Iii qualc richicde I;i sorpresa in flagrante per punire In iiiossrrvaiiza 311' csilio che invece incontrasi vivjssima dis1)iltn fra i dotiori circa 1' oncrc dclln prova. Molli iriklti sosterrgorio clie al fisco h s l i affcriiiare la

inosservanza, r speiti al condannalo la prova tlella i~bbcdiciizu: altri (pi ragionevolmente a inio crcdcre) insegniino noti essere qui adattabile la re~olri cire si oppone a d i i i i ~ t o ~ ~ r ~ 1: onere della prova negativa perchi: qiii \ crarricrite si cliicde al fisco 1;i prov:i di un Litio positivo. Si vedtino sti qucsio punto controverso F a r i i i a c c i o prrtcticn critrzitl~tlis,ccrlju Utrnnilits, ?L. 98 - 1) a C i o f o r d ,i i1 r~ Iirciiilt.rrtioxc,,s ,101. 5 , lili. 14, tit. 17, I L . 55, irz Jia. fu!. 268 T u s C li i o e r r t r ~ i r ~ i ~ 11iii11rcusclasiu?~ua,i l e l ~ r iV, coliclus. 29, n. 5 4 , et 39 l Co n c i O l o resolitt. crliw verbo i ~ x r l i n ~resolirt. 2 , 11. . )~, 5 ct 4 Sd 11 f e l i C e dccis. 51 iri pr3ittc. P o g g i el~urert u j~lrisc r h ~ t lili. l , cup. 4 , S. 98. .

I1 cj*ites3iomiszwatot.c/ della quantiti politica cli questo reato si desuine clalla gi*ncilic tlella pena inosservata; e dal nzt?tie?lo (1) dellc inosservanze?. Ad una prima inosscrvanza puG infliggersi un' altra pena piii intensa, rnn sempre del genere di rjuelle che si eseguiscono col solo costringimento morale. &la ad una seconda inosservanza S indispensal~ile ricorrere ad una pena suscettibile di coazione fisica. Cosi procede il codice Toscano agli art. 21, C;. 5 ; 29, g. 3; 163; *l&k.
(1) (Junndo qui parlo del numcro dellc inosservanze siippongo una seconda inosservanza ciic succcd;i ad una prima gi conosciula e punila. Le pi inosscrvaiize ripclute priiriti tlella sorpresa oErorio i criierii dellii colllinuazio~re,o :iliiieno nc prcseritaiio il problema. Vedasi il giudicato della Corte di I\eiincs dell' 11 iioveiiil,re 18G8: h1 o r i ri a r t . 8776. Ma noil a caso io dico che qui si ascoridc iin problenia nellti iliolesi di un sistema clic aminett;i il proc~diiiiciito corilro

questo reato per via d' inquisizione e non per sola sorpresa. Una sentenza dcl 1 maggio reride costante unti inosservanza di pcn:~comrnessa il 2 aprile, e condanna pcr qucsta. Posteriorrneute viene a scnoprirsi che il medesimo era ciiduto in altra inosservanza nei precedente febbrajo. Potr egli venire sot~opostoa nuovo procedimento e condanna per la inosservanza del feLbr;ijo, o questa snrh coperta dalla sentenza del niaggio ?

Una questione si sollov nella nostra giurisprudenza (1) circa la inosservanza di pena che avesse durato tanto da consumare la prescrizione a partire dal prirno giorno di inobbedienza. Alcune volte i tribunali nostri anzmisero la prescrizione, ma poi si venne in contraria sentenza; e qucsta b la dottrina pii vera, perchb si tratta di delitto contifizcato.
(1) Vedasi C e r r e t e l l i repertorio, parola pcnn, n. 15; o C h ti r t a r i o tlecis. 6 , n. 25.

r1vi.i bens una inosservanza di pena che non puii per uzodo alcuno ascrivcrsi n delitto, cc1 b cluella clii, apre 1"dito ad un nioiio di riparazione, clie h in sostanza una vera sostituzione cli pena a pena.

(Jriesta la snciet8 ottiene da un condannato a pena pecuniaria col convertirla in proporzionata carcere clriaiiilo ci non In paghi. Questo metodo B universaliliente accolto, ina non pu davvero dirsi che talc innsscrvanza sia un reato, perchl: presuntivamente procede (In niancaiiza rli inezzi pecriniarii che non

pu ascriversi a colpa del condannato. Esso si novera tra i modi di espiare la pena; e quantunque molti abbiano lamentato la disuguaglianza che apparentemente ferisce nel vedere per lo istesso delitto un delinquente posto in carcere e l' altro no, pel solo motivo che questi ha denaro, pure ella 6 una necessiti di giustizia. Altrimenti i poveri, che hanno il disgraziato privilegio di non pagare tasso allo Stato, quantunque forse gli siano pi che gli altri di aggravio, avrebbero ancora il privilegio di commettere irnpnnemente tutti quei reati che la prudenza legislativa vuole puniti con pena pecuniaria. E vero che cici porta una disuguaglianza nella forza fisica oggettiva della pena sulla sensibilitc,del delinquente, ma la disuguaglianza in questo rapporto k una necessita umana impossibile atl eliminarsi da yualunquc foggia di pena, perch dipende dalle infinite varieti cli condizione del soggetto passivo della medesima.
C A P I T O L O V.

Delitti cofzt~*o pz61il)Zicrc gizcslizia di pcrsoilcs Zc6 private coiztro persone private.

Pu8 sembrare a prima giunta di sovcrdiio sottile ed inconcepibile la formula dcl C n r rii i g t i :i n i di delitti contro In giustizia pribblica comrnessi d:i privati contro privali. M a essa 6 per altro esatta, e necessaria. h esatta, percht? vi sono rlci fatti iici qriali si offende direttamente la giustizia pribbliat

- 335 senza che nei medesimi intervenga la persona del pul~lilicoufficiale: e la loro repressione risponde al bisogno (S. 2484) che in bene orclinata consociazione la giustizia si converta in certe regole pratiche direttive della condotta dei cittadini per opera del solo legislatore, al quale soltanto appartiene il diritto di dettare le leggi positive dello Stato; e amniinistrisi poi dai soli suoi ufficiali forniti della opportuna giurisdizione e non di privata antoritit. E necessario, percIi6 in certi fatti potrelsbe non trovarsi la viohziolze del di?-itto, sc la medesima non si configurasse nella offesa al diritto universale che tutti i consociati hanno al pieno rispetto c vigore della giustizia pul~blica.Quando taluno ha esercitato un cZh$tto uero e reale, non saprebbe concepirsi delitto, ossia lesione del diritto, nel mantenimento del diritto, se non si concepisse la lesione nel rapporto della giustizia considerata come istituzione sociale. Quando due sonosi liberamente accordati di battersi a duello, non si puO in quest' accordo trovare lesione nessuna dei diritti reciproci dei due consenzienti; e per trovare una violazione del diritto bisogna abbandonare i rapporti degli individui tra loro, e cercarla nei rapporti dell' individuo con la societti. La ragion fattasi) il carcere p ~ i u a t oe il dzlello sono i titoli che s' incontrano in questa serie. I concetto di questi tre titoli di reato B lo identico: 1 identica la oggettiviti primaria che costituisce il substrato dollo elemento criminoso di tutti tre; vale a dire In usurpazione per parte del privato dello ufficio cli legislatore o di giudice. Ma il reato negli ultimi due titoli diviene com2)Zesso, perch oltre a ledersi il diritto sociale si offende o si pone a pe-

536

ricolo un diritto naturale clelIr1 pein,soiln sulla quale earle l' azione; vale a dire il diritto alla libel-tri pel-.,otlule nel carcere 21~ivict0, il diritto alla i?tlcg)-ilh e cita della persona nel dzrello. Ala sempre in tutti tre la classe e la respettiva natura speciale si detertiiiila dal comune criterio cile diede il prirnn im~ ~ n l s o azione, rluello cioi! di farsi giustizia di priall' ~ata autorita.
#2

1:agion

fattasi.

i,;t r*/~gi~jz fchttasi (1) il clelittn di chiunrlric c~.edencJurY acel-e 2/12 ~ Z i ~ i l tSO~J?-CGc ~ l t irzdiuidz~o o ?~~ In e.sc?citn ~iznlgracloc6 0~121asi%e~o?ze o presusztic l uem

di qtteslo, 21clfilze di sos6itecire k6 szln fo?*$a jii*iuatcc c nll' /t~ilor-illi~~~cijliccc, pelw altro eccecle~~e senza itz v i o l ~ ~ ~ ~ sj~ecic~li uit)*i d i ~ i t t i .Alla essenza (li i o i l i di cotcsto reato B dunrjuc indifferente che il diritto est:rcitato fosse vero e giusto, o fosse sognato eil ingiusto. I1 delitto non sta nell' rivere violato la giristizia nelIa sostanza, ma ncll' averla vioIata ne1l:i fii.~iilcc. Ci6 nelle leggi toscane non irifluiscc neppure corrie cr-itcrio ?laiszcralo?*e della quanti ti^: vi iiifluisce ~ierh coilice Sardo (art. 288) ed a me pare assai nel saggio: pcrch non sempre i critcrii misriratori dei reati procedono sopra linea parallela coi loro criterii cssenzi;ili; o niente repugna clie una condizione In quale non altera la essenza di un reato possa modificarne In quantit: anzi qncsta una verith quasi comune in tutti i malefizii.

rlisserl. 31, de violenl~i pcnr:ir Itostrirriis tlt.fensione L y C l a n1 n benedictof/lrra l&. 2, rilp. 17, png. 519 Va n E y s d c zlindictu ~ w i i l t r t ~ 1, . w t . 1 - C r r l l d i s s e r t u t i o s e ~ , rcip. disnert. 7 2 , p!. ' / 1389, d c tlclictis ~ r r i h t t si ~ i i l i t i m o n ~ s t u m h firit A nf o n >I a t t e o dc c r i t ~ i i ~ i i b l r s 47, tit. 3 , cap. 2 , 11 4 lib. I' 11t t m .I n n elcmeflfn S. 1 8 5 B u e Li ni e r o rxrrcitnlioncs ~iirl.2 , exere. 95 d r ~ ~ o e jauo sibi dicenti$ siile jirs dice C a r m i g n o n i elenterztcr 5. 8 7 8 e.t s ~ y y - CI i u. i i a n i islitusio~livol. 2. pny. 110.
11 Birr ioc.n~rrn

- Il e l i c l d

Gli estremi dunque di questo reato sono quattro - 1." Un atto esle~*no spogli altri di un bene clie che gliele, e sia eseguito contro In opposizione o espressa o presunta di questo - 2.0 Credenza di far quest' atto in esercizio di un diritto - 3." Coscienza di fare di privato braccio quello che dovrebbe farsi per antoritk di magistrati - 4.0 Mafzcanza di titolo pii6 gt*c6ve. La vagion fattasi si esemplifica nel fatto di chi apprende di privata autorith un possesso goduto (la altri - nel creditorc che prende un oggetto del debitore per farsene un pegno, o pagarsi del eredito - nel debitore che avendo pagato il debito riprenda arl~itrariamente dato pegno (Casil sazione di Napoli 10 marzo 1865) - nella distruzione arbitraria di una opera materiale che credasi lcsiva di un nostro diritto - nella espulsione violenta clcll' iucjuilino moroso - ed altri simili casi ( l ) .
(1) Xon pcrb nel fatto (le1 colono che insisia sulla colonia clie gli fu debifamcute disdetta. 11 C a r m i g n a n i fu tralto in errore dall' A n t o n h1 a t t e o , ed enuiiicrb qiiesto

fra i casi di ragion fallasi. >la i l N a t t e o eqiiivocb nella intelligenza della leg. 10 C. zmde vi: c dimeriiicb il principio che suprenio regolatore di questa materia qtii ciiriti,iunt itoii nlte~itnt.L;] ley. 10 i ~ f l d eui, presd a fonddmenlo di questa dottrina, non prova I' assunto, e prova invece il contrario. Non prova I' assunto, perchb non pnrln di delitto, ma soltanto di refitsiotw (li rlurtni in via civile. Prova invece il contrario, percli 1) Imperatore dispone che i coloni i quali si ostinano a non rilasciare il fondo siaiio condiinnati nei danni, si cognitioais jurliciuriae cve~ilzt filevini damnnti. Se dunque cotesta legge conclanua in cteslisiitlioiic soltanto coloro clie furono succom6cizli nel giudizio ciliile, i? evidente che non si tiene il concetto della ragion f.itfnsi criminosa, la quale espone alla pena quantrinque i l diritto esercitato sia vero; ed anzi induce per giiirc rom:tno I:) p e ~ d i l n rliritlo, in pena dell' arbitrio commesso ; c per dcl tale decadenza rende impossibile la ulteriore prosccuzione tIella lite civile. Quando dunque Z e n o n e presuppone Irr prosecilzionc della lite, e la poscibilii5 che nella lite vinca il colono, niente pu desiderarsi di pi lucido e di pi chiaro per dirnostr;tre che il rescritto di Zerio n e prova diametralmente l'opposto di ci clie si volle inseguare ali' oiiibra del mcdesiino.

S. 2851.
PRIMO ri,sTnmro L' atto esterno deve privare altri contvo s z caglia di un Ziefze che gode. Chi ~ nell' attuale godimento di un hene e continzca a goderne a dispetto di clii non voglia, non delinque; perch la legge protegge lo stat~cqz~o,il quale non 1)uA variarsi tranne per consenso degl' interessati, o por decreto dell'autositri giudiciale. Sarebbe sagion fzttasi l'azione dcll' altro che rni impedisse (li continuare in quel godimento: dunque non puci essere ragion fattasi ' azione mia con la quale mi l

mantengo in quel gocliinento. Chi ( a modo di esempio) senza spreto di una intiiliazione giudiciale o di una speciale inibizione della autoriti, faccia delle opere sul suolo da lui posseduto sebbene possano essere contrarie al diritto del vicino e civilmente illecite, non consuma delitto.

Dcl pari il dissenso altrui, o vero o presunto, B estremo di questo reato, pcrchB trattasi di diritti liberamente alienabili. Ma clicesi che basta anche il dissenso 21~*eszcnto; perchb la ragion fattasi puO esistere anche sema violenza, come avviene quando 1' altro non consente ma neppure si oppone apertamente, perchi: (per esempio) assente. Tostoch? tale dissenso 6 conosciuto si ha sempre una ragione fattasi, quantunque (S. 2858) Zmp-oprin (I).
(1) Pensarono alcuni che priml della celebre legge Julitr de v i fosse nella liberf repubblicana di Rorna lecito a ciascuno di farsi giustizia di privata autorith. Ala codesta opinione, fondata unicamente sulla miincanza di un testo espresso di legge in cui si punisse la ragion fattasi, non verosimile: e d'altronde provano il contrario le vindicicte, i giudizi pretorii istituili appositanicnle per il ricupero delle cose proprie. Provvide poi con espresse sanzioni avverso questo clelilto la legge ,fi/lclicc dc v i prizratrc, In quale ollrc a proibire in genere c~iialunque cscrcizio di privata autorit conteniplb spccialniente alcuni n~odi pi frcrlucnti di Birsi ragione, Succcssivariienfe un decreto di Blarco Aritoriirio ricordato da Ca l l i s L r a t o in E. 7, ff. ad lcg. ,Jtilinlri de v i privrrtu aggiunse la pena della perdita del diritto. fi nolabile i n questa legge qual fosse il concetto della violenza Et

- :io '7i'tiln ,iin,*cirrnus tliceret r i ~ nnitElri!~ifcri, Grpsnr tli.ril ; t l r vini l~trtusesse sulit~li si l ~ o ~ i r i r ~ e s ~~lrlwerelrt!:~.. c s l , I'is rt tttnc qaolies quis id quod dehe1.i sibi prttrct, t ~ o p w j i l ~t dicein repclscil; no11 pitio tu/iem nec r~recrrrzrli~re dirzec ynilrrti lttne cowcetzirc, qi~iclqltc(~i~ JILYCf'ucel'e. (2riis11011 +~iiis igilur probntlis artlii filerit rcnz iillant ,leliiloris 111511 rib ipso siili tratlitanz siile 21![0 judice tcr!rere prrssidere, (Ju~i~qzie jlifi i n cala wril di,xisse jus, credili I Z U U f~ll!i(~sihi
ilil. 1.a qual perla non fu gid sosiitiliia alle pene :~riteceden-

temente sancite; riia fu aggiunta alle rnedesiirie, cciiiie rile.r,isi ddll<t l . 12 in fin. f i qtrod ilietics crricsti. Kon nianc;ino per;iltro olliini inlerpetri i quali alla 1. 18 Il: quod Ir1elli.v rrrusa (che LS la riproduzione del franiriiento di C il l l i s t r ti i O riferito al tit. de vi p r i v u t u j pensino che il rcreto di Marco Anionitio provvetlesse ad iIri;i spcciciliihclir non c;irIev,i sotio la legge Giulia, vale a dire al caso appunto del c r e dilore clie avesse ricupcriiio il suo dirilio S C K I Z ~i l cunsenw del dehiiore, ma senza pertiltro usare violenza conlro di lui ; ed a questa I;ltlispecic! provvedesse I' Imperatore coriiiiiinando la perdita del diritto. Secondo tale interpetrazionc la distinzione fra 1' arbitrio e la rctgion fittlasi risalirebbe 31 ciurc roniano. Qiiesla sarebbe stata colpito dalla legge Giulia de r*i l ~ i i u u l u ,e qocllo dal decreto di Blarco Aiitoniiio. Sulla peniiiiik della perdita del diritto aggiunta alla ragion fattasi trovasi ampia trattazione, cos in faccia al giurc roninno, corno ;il siure canonico, comc ;illa pratic;~,nel B o e11 m e r o f e x e r cilutiones vol. 2, p"$. 8 ad 8 5 ) il qu;rle seinbrir opinare clie sia perseverante nella pratica. Al contrario soslenriero che pi non era in uso, S a r m i e n t o selectue intrrpret. lib. 2, cap. 13, n. 7 C o v u r r u v i o vat.itrrtiin rcsoluiioILIIOL lib. 3, cup. 1 5 , n. 7 G r O e n e W e g li c n [le legibus rrbrogutis ad 1. 15, f .q11011 nictils cuzisa Ca rpzov io I1 e I f e l d opusczil. et praclica pnrs 4, cup. 5 7 , n. 11 dissert. opusc. 21, S. 4 , pcig. 476 C o l e r o dccis. 125. Irisegn Invcce doversi nianteriere il B r u n ii e rri a ri ri o in C. 1. 7 si quis in t u n t u m C. undc v i ; et in pandecus ad 1. 13

- 5-11

yilod nzcttrs caitsn 11. 5 C r ;i m e r obserrat. 1070 S t r J' k i o usas rlioder~irisi11 t i t . quod ~ a e t a s causo S. O G o e d d e 11 s Colisilia J ~ u r p u r y e ~ t s cotis. 68, li. 10 - 31 ria v i o decisio)tes p n r s 1, tleeia. 03 - K i ii d Qi~nestior~es forelzscs li!). I , c.rp. 76, ptrg. 204 - t i r e r u li e r o!~seruiitici)luna VIJI. l , 11ar.s I , obser. 905, pn9. 210. I;: qiiesta opinioiit* prevalse fino al 1855 nelle pratiche giudiciali toscane ( C e rr e t e l l i repertorio, p a r . rcigiolz fitttcisi, 9,. 13 ) nia qiieilo che V I era di iiuovo e singolare fra noi si clie In p~rr1it;i : del credito non si decretava a favore del dcbitore p i i s ~ i ~ o della violenza ma a favore del Regio Fisco al quale si devolveva. La disputa relativa a decidere s e la perdita del diritto fosse pcl giure Romano conseguenza costci~itedella r;);ion fi~ltasi, soltaiilo eccezionale in i\lcune sue fornir, risi~lc O ai glossatori ; e fu argoii1ento di controversia fra i due antagonisli M ;r r t i n o e I$u l gil r o ; i l prinlo dei qii.ili sosieritxvii ~11equesta fosse ecceziouale in cerli casi speciali, mentre B u l g a r o insisteva che fosse comune ad ogni forin;~di r u gion fattnsi. Vedasi II a e n e l nella dissertazione intiiolata tlissen/in dn1i,1orir)n pctg. 36 e1 78, Lipsia 1831.

SECONDOESTREIIO - C)*edcnca (li esercitare un diritto, cioi: di fhr cosa gizcsla nella .~oslan=a. di k qui clie il titolo di ragion fattasi trae la necessitit clcl suo specialc modo giurirlico di essere. Se io ho la credenza cli violare il diritto altrui nella sostcc?zua, il 111io r c ~ t o Iragge la indole sua da qzresto tli?*itto che violo e so di violare. Rla quando io credo di far cosa conlorrne al diritto lilio, la violnzioric del diritto nltrrri non pub dare il titolo al inalefizio, percht! io sotto cluesto rapporto non sono iii dolo. So preii~loIn cosa do1 inio clcbitore per pngarriii, iloli Iio 1' aiiiiuo cli arriccliirmi, non Iio 1' animo [li spo-

- 542 gliare altri; non son reo di feiv-io (S. 2230). Sc tLiglio 1 albero in un Sondo che credo mio schl~enc ' pussedtito da altri, l~erclik ritengo indel~itoilutrsto possesso altrui; non sono reo cli clr~12110clnto, l~erclii! iion ho l'animo di dannegiare l'altrui, rna soltanto di esercitare il mio gius di doniinio sul rriio. La crinlinositit non nnscae e non pu6 nascere c1;illa .ilioltizione del diritto 2la1*ticolarr*e; quale i11 rei .c;e)*ila iccte pu8 anche non esistere per uioilo alcuno. La cririlinosita consiste nello animo di sostituire l'autorit mia all' autoriti della legge scritta od all'auturita del giudice, che avrei dovuto invocare perche desse sanzione al mio diritto. Dove manchi pertanto cotesto estremo non sparisce la delinquenza ma de: genera e carrit~ia ossia rientra nell'ordine naturale a cui la ricliiama il diritto particolare violato, e dal diritto particolare dipende. Facciasi un eserripio speciale: Tizio ha preso la cosa altrui ; se egli 1' Ira presa peilclii: credeva essere stata a lui rclitta cial proprietario, egli non reo (li furto, ma di ragiuil fattasi, anche se il testamento ed il legato sia vero o valido. Tizio ha preso la cosa altrui non sapendo (ti legati o di testamenti; rna stimandola cosa altrui: i: reo di furto. BIa dopo il fatto si avvera che quella cosa era stata a lui lasciata dal proprietario alla sua insaputa: ecco: Tizio non i: pii1 reo n& (li ficrio n& di vagio?z fattasi. Non B reo di fuvto, l~erctii., furto manca l'elemento materiale, poidi al l'il presanon la cosa altrui, ma la propria; e la prava intenzione sc scoinpngnata dalla effettiva viol:ixione del diritto non si punisce, come delitto consuiiiato; e neppure pu6 punirsi corne attentalo quail\lo inancb ridi atti esecutivi la notenza di violare il

- 543 diritto per cagione della propriet. Non t? poi reo di ragio~zfattasi, perch a questo reato manca l' elemento intenzioizaie. Tizio non conoscendo il testainento non potb avere la credenza di esercitare un diritto, n& 1' animo di agire in spreto della giustizia. Da ci si vede come il crimine di ragion fattasi abbia un criterio tutto ideologico ed un carate teie eminentemente politico. I1 moralista assolve colui che condannato dal giudice: il giudice assolve colai che & condanriato dal moralista. Chi credendo di aver diritto ad una cosa vuol vincere con la privata forza la reluttanza del possessore ilella cosa il quale nega quel diritto, deve essere punito, pcrchb ad un tempo mostra diffidenza della criristizia pubblica e volont di usurparne i poteri. a E prominente il carattere sociale (li questo malefizio (1).
(l) Uii t.senipio di ragion fattasi lo pone B e s o l ci o f Liresui~rris prncticzcs twl. 1, lil. h, png. 416, n. 50) nel f a ~ o di chi invada In casti altrui per riritracciarvi cose a si? rubaie, e clie suppone niiscoste coli^. Anche qui io elemento i l i f e ~ ~ , - i o t i l niodifica lo elemento nlateriule. il fatto che c srriza dubbio illccilo costituirebbe nella sua nialerialila i l delitto di oiolnaione d i domicilio; ma perchh esegiiilo con lo interidilncnio di Lrsi privata giustizia il vero titolo obietlabile C qiicllo di rnyiott ftirtnsi. Ili consimili dcgericraziorii di titolo per causa dcll' iiiiinio di farsi gi~isfizi;~ abbondano gli esernpi nella priiticii giornalicrn. Altra ipotcsi che porse occ;isiunc tli dispiitii i: qurllii drl riiidrorie che di privata ;11iirii311oiisn fiiori dcl suo fondo o della sila casa il coloiio o lo inqiiilirio dopo liailo i l contrailo o per iioii piignla riicrcetlc. Su qucst:~ disscria 1%o e h m e r o fexcrcilatiotaitrn vol. 2, L . X ~ I ' C23, 11rlg. 98 ) rslioricndo le contrarie opiiiioiii e teil.

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4l

tandorie la conciliazione. Altro escrnpio riferisce Jl n y c r oliserrr~lio)i[+s inlerdiclo qclod vi rrirl cliina prry. Y5, raers. (le nlinnr ctrlisrim. Del rcsto qiiesto cstrei-iio clrllo e ! e i ~ ~ e ~ i11rlo tetarionle non pub avere circosci~izioiii prc~iaiiilitc.11;131.1 cile esista c non sia alreltatn la opiniolle di avere iiri diritio, Cos reltai-iieiite decise la Cnss,izioue di Torino il 29 giugno 1873 che un prouuediil~entoaiiidiziale (qtinntutique poss:~ rendere meno ragiotievoie I;i opinione del cliritio ) non bast,i acl escludere clie lo agente abbia potuto credere ingiiisto q u ~ I pro\ vediiiieiito, e cos ninntencre la opinione di escraitnrr iin diritto in onta di quello.

T~r,zo ESTZ:EJIO - Coscicul~~c fnre cosa ingiucli sta nella foi3nba. 1 secuilclo estrerrio test svilu~ipatu 1 l~arrel facesse sparire ogni (1010, sommergeiiilolo ll~e nella credenza di aver ragione. I1 terzo estrerrlr~ i.ic*ostruisce la nozione del dolo nel ftitto, e scgiial;r il &)lo (1) syccialissiitzo elle tutto proprio di questo reato. Nel prirlio estremo ho indicato ci che eostit riiscc l' clettzento .rizateriale del rnalcflzio : spoglio ili un bene clu altri goduto; dissenso alnieno presunto cli questo. Ora nel terzo estremo il primo estremu si riprodrice sotto la forma di ebnzento inlena.iolt/clri in quanto l'estremo materiale esista ideologicamente riprotlotto nell' aninio dell' agente. Bisogna cio ch' io sul~pircche quel bene goduto da altri ; bisogna che io .s(rppiu che questi non consente a che io ne lo i privi. Se per u ~ errore di confini io estendo il solco sril carnpo del vicino (la lui posseduto, io ho materialmente spogliato un dissonziente del bene che godeva; primo estrcmo: io ho avuto la credenza di es11rcitar.e un diritto; secondo estremo. Ma io non

- 545 sono reo di ~lagion fattasi, perdib ne manca il terza estremo : ciob perclie noil ebbi l' ailiriio (li assumere ailiitrasinmente il diritto che crctlcva li esercitare. Se io vo in casa dell' amico; e trovatolo assente prendo un Miro miu clic giri gli aveva iniprstato, C! di cui 1 0 l~isogno,nella opinione che s'ei fisse 1 stato i11 casa non si sarebbe opposto; ecco: se avviene poi che 1' amico uon volesse renderlo, e pretendesse avere invece ragione di rilenerlo vi il primo estremo della ragion fattasi, ho privato altri di cosa da lui tenuta, e coiitru stia voglia: vi k il secorido estreiiio; Iio fatto ci6 nella creilenza di averiic diritto. 3Ia pure non i?i'agion flittrisi per difetto del terzo estreiiio: ciuk lterclik il pririio estreino non ideologicaiiientrs ril~rodotto nella inia mente. si Esso non esiste nel mio intcllctto, pereh8 io non conosco la opposizione dell' amico: manca drcnque 1' elti~i7eiitoi~zle~z~riu?zale suo secontlo criterio, ncl perclik io non ebhi coscienza di h r cosa ingiusta nella foinnzcc. Pongasi adesso c11e l'amico mi avesse fatto noto clie no11 voleva rci~derrriiil libro, perchk (per esempio) avea speso a farlo rilcqnre, o aveva altro iiiotivo per negarsi alla i.estituzione: pongasi che io scir:nte di ci9 abbia spitito il iliomento iii riii I'atiiico era assente, pcr inti~oclririiiiin sua casa e iipi-enclcre il libro: ecco sorto il terzo estreiiio ilcl1:l vc~giu?z fc~tlusi. IO C O I I O S C ~ V il ilissenso clell' aiiiiro ~ a spogliarsi ili qrtolla dctciizio~ie:io credeva per altro iilgirista la sri:i rcnit1:nz:i: io per6 noil voloa spci~ilc.i,ea fliido una lite; non 110 voluto iinpIor:ii~e, conie tlovcva, il 1~r:icciodel giuilicc: nii sono ripreso la cosa iiiia con 1' intendii~iuntod i vinccrc 1' altrui opriosizionc; col mezzo ilellri privala iiiia lbini,:i,Si?riZt YUL. V. st;3

- 546 ricorrere all' autorit pubblica. Ecco il dolo .veciaTil della ragion fattasi.
(1) Fu seiriprp unariinle Ici giurisprudenzn toscana riel rnvtisare in yueslo il dolo s~ieciaicindicpelisabile al delitto cli rngiou fattasi: Corte di Cassaziorie cli Firenze 27 geliivi per lo natiiru ed esserrzn gili~~itlictr nnjo 1858 il61 drliito d i rayione illecitauenie fattaai, sin pure o rw clr~corrtptrgrlrttc, a violenzu, d' u o p o 2 nncccssriritruie~llerid I~lrereche rrell' itgerite (leve esisfere Irc praucc irrtenzione tli susiitirire lic propria all'uutorilri d e i tr.i!,i~nctli, ctl ottellcre cosi ci& ciie gli C , o erede yli si dounto, e gli d n u l l r i rll*grtlo, senzn ricorrere rilllc plibblicu !jitisiizia, dclltt qiirile inoslrrr ?&o11 /;tre conlo, poitcr,do in slcri Illugn e u i ~ c yi!rstisin ilidiuidtiule e priuittn. Concord<t Irr (:orle di Cessazione di Firenze 25 Iiiglio 1855 e 5 sctterriZti e 1804 sul ricorso 7'1.rcppdi.

- -

Lo sprelo della giustizia costituisce la indole giuridica di questo reato: e tale spreto ricorre nel caso, tanto int~insecanzente,qrianto e~t?~insecarnente. Ricorre int~*%nsccamentg perchb di fatto il privato usurpa la prcropativa del magistrato. Ricorre es lrinsecunzentc, perchb il privato cosi facendo mostra di non avere fiducia nal magistrato. In tale spreto consiste il dolo caratteristico clella ragion fattasi : senza questo terzo estremo la idea della ragioil fhttasi condurrebbe all' assurdo, perchk ognuno che ihcessc cosa da lui creduta di srio diritto diverrebbe incrirninabilo. No, esso 10 diviene soltanto quando abbia la coscicnza di non potere agire in siffatta guisa: quando sappia ciob che srio dovere sarebbe

- 547 tli iiuplorsre l' autoriti del giudice, ed ei non voglia sottostare a cotesto dovere. Laonde se il dovere esisteva ma 1' errore dello agente cadde sul pensare (non irragione~olrnente)che il dovere non gli corresse, esuler8 un' altra volta la idea dalla responsabiliti per mancanza di dolo; e perch tale l'effetto (S. 260) dell'errore sostanziale. Perclib il dolo qui non stando nella intenzione di violare il diritto particolare, ma nella intenzione di disprezzare la giustizia; non pu avere la intenzione di offendere I:% giustizia colrii che non vi ricorre perclik crede non essere nel dovere di ricorrervi. Bisogna dunque che si creda da un lato di avere il diritto, lo che esclude l'animo di far cosa ingiusta nella sostanza; ma che si sappia altresi che lo esercizio di cotale diritto, a fronte del13 opposizione del terzo, esige l' intervento della autorit pubblica; il che esprirne l' animo tli far cosa ingiusta nella foi-nwx. Non tutto ci6 che si fa a dispetto di altri nella opinione di averne diritto b delitto di ragion fattasi: non lo B tutte le volte che si a l ~ l ~opinione di aver diritto non ia solo alla cosa, ma anclie a far la cosa 212 qziel n~odo.

non concorra la violazione di un altro diritto dalln qunle ??nscnnel reaio eaz litolo ,~iecictlc. Colui che uccida il Iat'lro colto in Aagranle nella opinione (li averne diritto, non reo di ragion Szittasi, ma cli omicidio. Colui che per esercitare il preteso diritto raguni una turba, e comiliova In 21zcbblicn qrric>te;sarA reo di violenza pubblicu: e cosi via cliscorrendo.
(JU.~RTO ESTREMO

- Che

Su tal proposito esiste grave dissenso fra P a o1 e t t i e C a r rii i g n a n i. I1 primo inscgna che iiuanclo vi e il fine di esercitare un diritto, riiilcii~t? il titolo di ragicin fattasi ancorchk il inezzo sia stato rina violenza coaftinn, consistente ciob ire1 costiain$ere altsi a fare o patire una cjualche cosa. C a r111 i 3 n 't n i invece insegna che quando per esercitare un diritto si usa violenza alla :iltrui liOcr31ii pe~*so~c-cle il delitto degenera in altro titolo, che 1)ert egli non indica, e clie nella sua rnente non sa cungetturarsi qual sia; poiclii: egli altrove nega il titolo cli violenza privata come ti tolo di per sb stante. lo stimo piu vera la dottrina del P a o l e t t i. Al ~nornentoche interviene 1' anirno di farsi giustizia, la violenza privat:i assunie il carattere di nzezro; e pcr la sua nozione essenziale non pu6 piii ravvisarsi come costitutiva di titolo speciale, l ~ e r ~ c la ~ li lesione alla libertir personale non ccst,itutiv:i. di un titolo szii gefzeris tranne quando essenilo finc a si: stessa non tcndc ad altro finc criniinoso. Il finc di farsi giustizia esclude ogni altra fornia (li dolo :I meno clie non sia pii1 nel slhiello clie ncll' ofiicllu, come negli escnipi dell' omicidio, della lesione, o clclla violcnza prib1)lica cahe siano stati f)lc,"uo :illa ipagion k~ttasi. hla la setiiplice lcsione dclln liberth ~iersonalcaltrui, quando non assume un 92onze spc(.inle, csscnclo l' ordinario concornitante dcIIa ragion f'tittasi 111'o~1t'kt, puO protlurre cotcsto cfli:tto; non nltrinicnti si disfrriggc affatto In nozione della r:tgion fattasi pro21ria ($. 2858). Sc ho preso con vio-

- 540 lenza la cosa creduta mia, non sono reo perci di furto violento, ni: di estorsione, n& di rapina: sempre il filze che da la essenza al reato quando nell'azione non interviene la violazione tli un diritto diverso clal semplice diritto alla libertk personale. I1 codice Toscano non sanziona la opinione del C a r r n i g n a n i , ma bens quella del P a o l e t t i ; poichi: all' art. 36 l parifica la violenza commessa con l' obbligare alh*i cc fuve, e la violenza consistente nel costringere altri a 2int.ii.e c l ~ eio faccia: il che i: nitida prova che non accoglie la distinzione fra la violenza coc~llivcc(primo caso) e la violenza iilzcllsttivct secouclo caso: e la emenda portata sull'art. 146 al testo primitivo del codice Toscano dalla legge degli 8 aprile 1856 conferma cotesta veriti. Chi: se la ragion fattasi la qrialc si estrinsechi col mezzo odiosissimo del carcel-a p*itlato, costituisce un reato speciale ed assai pii1 grave, ci avviene perckik in questo caso non si ha soltanto una nionlentanea restrizione alla lil~erttio fisica o morale dell' uomo la quale abbia servito di nzesso al fine di Shrsi ragione, ma un vero attacco diretto contro la sua fisica lifiel-tu, clie era 1' unico fine dell'agente, e clie per la sua odiositi e gravezza Iia meritato un nome speciale, comc fra poco vedremo. In una parola nella ragion fattasi la vis coritro la liberti dell'avversario e scmpre un mezzo tendente a diverso filze (per esempio recupcro cli cosa, occupazione di foiido, ec.) e lo is tanto se si estrinseclii col costringere 1' avversario a patire che io prenda o faccicl) quanto se si estrinseca ncl costringere 1' avversario a f w e o cla7.e egli stesso. Ma nel carcere privato 1' aggressione contro la libert personale

- 550 8 frlt>ZiO, e fine unico dell' azione nel tempo stesso; perch il farsi ragione consiste in questa fornia unicamente nel privare l' avversario clella sua libertk. A briona ragione danclue il cnrce)*epriuntoha (come fra poco vedremo) caratteri speciali che lo staccano dalla rapion fattasi, ed obbligano la esattezza del giurista a farne un titolo distinto.

I1 criterio .liziszcj*nlorc(1) della quantiti politica (li questo reato si desurne principaln~entedal sizezzo adoprato. Di q u i la distinzione fra ragion fattasi ~ I I - O ~ I * ~ C 'Ilzp~~or)i*ic~. ed C La l)ro21)*iccsi ha cluando alI'esercizio arbitrario del diritto si venne con usare violenza uercc (o fisica o niorale) contro 1' opponente. I-lagion fattasi .iilq~l*opt*in lla invece quando si si ; venne a ci6 con Iti sola violenza pne~ttn6u ciob non assenziente l'altro, tiia senza vincerne la opposizione clie (per escmpio, pcrclk assente) non fcce. La ragion fattasi ii'lzpl-op?*ia (detta anche dalla pratica rt)*bitt*io) delitto assai pi leggiero, e ordinnria i~ientci: di azione privata (2).
(1) A rigore di principii il delitto di ragion fattasi avendo In cssenzialilZi propria ncl voler sostituire 1' aulorith privata

alla pubhlica non si modifica i11 nessuno dei suoi rapporti per la circosbaiiza che il diritto esercitato fosse vero ed in sealti sus~isteiite aiizicl~: opinulo cd erroncarnenle supposto. iiIa nella pratica certi niorali riguardi prendono spesso il Iiiogo ed assumono la sembianza di deduzioni giuridiclie. A l modo btesso pcrldnto ctic si arnrnesso riel delitto di LIISO una diiiiinucnle per il fdlso ConIrnesso al fine di pro-

vare un fui10 v e r o ; e nella stessa violenza pubblica ( L e ys e r zlol. O, spec. 590, ~rieditatioiics7 et 8 ) una diminuente per il rnoio suscitato 3 buona ragione; cosi anche nella ragion fattasi non mancano i dotlori i quali abbiano insegnato doversi trovare una diminuente nella veri[% del diritto arbitrariamenle esercitato. E questa opinione si adottata dal codice Sardo all' art. 288, come ho notato di sopra. (2) In quanto a questo titolo di arbitrio (ragion fattasi senza violenza) che si vuol mantenere fra i titoli di delitto, io penso che quando lo ulteriore progresso civile arrh purificato le idee dei rapporti fra lo individuo e lo Stato da certe nebbie tradizionali, questo titolo debba scomparire dal novero (lei reali.

g. 2859.
Non potrh mai per altro dimenticarsi il supremo principio della legittimit della difesa del diritto per parte del privato : e tuttavolta che 1' invocare 1' autoritk non basti al bisogno del momento per la legittima tutela del diritto messo a pericolo, non potr mai farsi rimprovero a1 cittadino che ha usato la forza privata a tutelare le sue cose. Anche l'omicidio a propria tutela una ragion fattasi: ma chi sogn9 inai di trovarvi delitto per la idea politica della deferenza alla pubblica giustizia? La massima vim vi 9-epelleve licet non B soltanto applicabile alla repulsa delle offese personali; essa si estende a qualunque repulsa di ingiusto attacco alla propriet, quando la difesa si eserciti entro i limiti del moderarne: si vedano le Zeg. i, 5.27;leg. 3, S. 9 cztm igitz6pa;leg. 1 If: de vi et de vi arnzata - leg. 12, 7 fii. 1 q210d nzelus caecsa - leg. 45, S. 4 ff.ad lcg. Aqzcilia~n- leg. 1, C. unde vi - leg. 7, S. 3 OelZissime; Zeg. 22, fj. 2 si a d januam ff. qztod vi aut

cfnm - Eeg. 10 jl". & semitutihs

- 552 -

- fcg. 1 1 S. i ff:

cornn~unia praedioru?~~: offrofio eloquentissime che applicazioni di questo principio. Perci io posso inseguire il ladro e riprenderne le cose mie; respinil-a gere l'invasore del mio domicilio; al~l~attere continenti gli ostacoli che sono stati eretti ad impedirmi un passaggio del quale era nel pacifico godimento e quasi possesso; perchk non arliitrio resistere ad un atto arbiirario. La regola qui contitzzmt non attentat P; il palladio della liberti civile; 1? I' epicheia che pu impedire al concetto della rapion fat,tasi di essere convertito in un fautore e protettore d i disordine, ed in un vincolo intollera1)ile dalla sana ragione (1).
(l,)Nelle itnticlie pratiche di Francia si neg clie 11 possrssore violenlemente spogliato potesse anche imniediril;inictile ricuperare per violenza il suo possesso contro I: iisurpalorc : A r g e n t r k con~mentnriui n legcs Ilriti~nzln?c ~ r t265, . L n p e y r e r e de'cisions di1 Palnis, lit. v , 910s. e, n. 8 11. 67. hlii la reintegrazione violenta di privala autorili coliIro lo spo5li;itore violento si ammise per principio costiinte dallc leggi rorri:ine purchb fosse esegriila ii?zmeditrtnfilci2Ic; e, salvo rara eccezioni, tale principio fu accollo nelle pr;itiche di quasi tutta Europa : S t r y k i o clisserlrrl. vol. 5, diss. 23, cup. 6, n . 54 M o n a C o dccis. 1rccea.scs dee. 1 l La n c e l l o t10 dc allentnlis pnrs 2, cnp. 4 , lirn. 1, i l . 13 P e r 6 i o cotisil. 2 1 S c a c c i;i de .sententiis gloss. 3 , quiresl. 2, n . 32 P r c c li i o de aquaeducirr. ccip 4, qncicst. 6, n. 7 6 D o n a t 1t.s lois civiles liti?.. 1, lil. 12, 1 sect 1: il. 7. Noa i: perii clie con questa regola si irninieltti indis1inl:inietile lo jus relorsioriis : B r u n tic rn a n n rcspotb sa Francofilrlensin resp. 17. Lo jtis rrtorsinnis C cosa Lutta dislinin dallo jus defensionir, e orrnai lo sappiamo per

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niolle a[iplicaziani clie ne abbiamo fiitto. Mii lo j i i s drfrn8ioni.v non si limitii all;i d i f ~ c a della sic?ire.zan prrsonsle quando non trattasi di aggredire l' altrui sicurczzii riersonale. Nelle accuse di ragion fattasi uon si viiole gi ini1,iit;ire con queslo titolo uri ferin~eiito od un oiiiicidio che siilsi cornriiesso nella opinione di dirillo : si viiole imputare un7 rrygressio~ie s o p r a cose alle qiiiili allri pretende di aver diritto ;il pari che rioi. Onde tutta la questione si svolge sempre intorno alla prev,ileiiza dei dirilli reali respettivrinierite vantati, e si risolve per Io pi valulando la poziorit JcI respettivo possesso. JI;i qiinndo colui ciie vorrek~bepunirsi per ragiou f;itta+i nou fece clie difendere un suo dirilto del quale era ncl gndiine~ito,vale coriiiinenierite in pratica la regola che iion sia a parlarsi ni: di ragion tiltasi nb di arbitrio, 1111t~ volte clie clii procurb a se $tesso coi siloi privati le mmzi il ricupero dcl proprio dir.itto, vttrhavci in ciirostanze nelle cluali sarebbe stato inutile o alriic~iio di assai dubbio risultaiiicnto iill,r tutela di quello lo i~ivoc~ire iittcmiere ed I' ;iutoi.iih giudiciale ; F a r i n a C C i o de fio-lis, e1 fi.trgnriiiit. ynrs 4 , S. azlctoriiate propricr, n. 264 31 c n o C li i o d e ~ e c i i p u ~ r ~ ipossessione reurcd. 9, n. 401 ; ci de rrl.bi1r.adu ?*iis cas. 516 per tal. B o s s i o ctrp. (le l)lul-ibus viol. n. 43 C a r [ i z o v i o prrrclictr gitrtesl. 88, n. 47 - C r a l i a; ri o clisccplt. 826, n. 23 - Don i f i i c i o de furti8 $. 10,

dove si eseniplifica li1 regola nel caso del debitore fuggitivo o di chi riciiper;~ dal 1;idro fuggente In cosa sollraltit - Col e r o tlecis. 156 a d 169 j dove si tiffernia lecito il scqurslro niornentaneo dcll'anirnale colto a pascere nel uostro fondo. Acl cliniinare cluncluc 1' accusa di ragion bittasi due sono i prsincipii che si possono spendere (priiicipii iiguiilniriiie potenti nia distiniissiriii ) quello cio della continuuzione del l ~ o s s c s s o e c~uellodella necessnria difean. I l gioco disiinto , rli questi due principii si enuclea netlameuie ddll' Il C l f e l l d

nella citata dissertazione, dove eSpone la ragione di difesa a $. 5 el seqq. e le ragioni del possesso dal S. 27 il1 56.

I codice Sardo (art. 286 a 238) gradua la pena1 lit di rjaesto reato con pi completa analisi che non il codice Toscano (l). La punisce con la relegazione se vi intervennero arigzi e percosse; col carcere sopra tre mesi se armi senza percosse, o $e?*cosse senza armi; col carcere sotto i tre mesi se non vi furono n& armi n percosse; con la multa se non vi fu violenza. Ammette poi come degradante la ueritu del diritto esercitato: per cui scende nel primo caso dalla relegazione alla carcere; nel secondo caso al carcere sotto i sei mesi; nel terzo caso dal carcere alla multa; nel quarto caso dalla multa all' ammenda. 1 codice Toscano ( art. 146 ) la puni1 sce col carcere da un giorno a due anni quando fu accompagnata da violenza personale, e con la multa quando ci non concorra.
(1) Oltre le: graduazioni di penalitb che qui accenno e che mi sembrano lodevoli, il codice Sardo ha due punti di differenza col codice Toscano sulla nozione del delitto di ragion fattasi, clie sono radicali e nolevoli 1.0 Cile amrriette una diminuenle nella tieril del d i r i t t o ; come ho gib riotalo al 5. 2849 - 2 . O L' altra dinrenza sta in questo che il codice Toscano, seguendo il suo eccellente metodo, definisco il reato col concello giuridico. 1,addove il Sardo, aderendo esso pure al suo opposto sistema, definisce il reato con le solite descrizioni di materialiti ivi costringe taluno a pctyu1.e zin debito, o u d eseguire un'obbliguzione ~ u n l u n q u e ,o turba l' a l t r u i possesso, d e m o l i ~ c e fubbricuii,

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devia crcgue, abbntte alberi, siepi, rive o r i p a r i stabili. Ora anche qui apparisce quanto sia intitile e vizioso questo sisterna descrittivo delle materialii. Inzitilc, perch con la forililila firrsi 01-Sitrl~rinnicn~e ragione espriittorte il c f i t i ceilci yiiividico si d del reato rina nozione complcta clie colpisce lutti i casi possibili, e che si comprende da ognuno, conle si 6 sempre compresa in Toscana da giudici di ogni sorta. vizioso poi, perch nelle infinite evenlualilh delle umane lotte possono iiicontrarsi esercizii arbitrarii di diritti opinati i qutili non si estrinsccliino in togli rl' trlberi, tletiirrziorii ci" ncque, donzolivioni (li fiibhriciili, od altra dc'lle d p scritlc niaterialitli; e questi casi sfuggono alla s;inzione penale: a meno che non si amriiettano le condanne per analogia, lo che i l porlo dove sono costretti a ricoverarsi i seguaci del metodo matcrialisla, nia un porto dove naufraga la giusliziii.

Cnrcei.c privato.

Ptti obbeilienza al iiietodo ricordiariio qui questo titolo sebbene infimequentissiino. necessiti di tratFu tnrc largamente a questo luogo del carcel'e priunlo (l) p01 C a r m i g n a n i e per gli altri che come lui non avevano fatto una classe speciale dei reati contro In libc;lstli;i~adluidirnlc.La cletenzione arbitraria cli un uoiiio cfintro stia voglia non poteva non ofilirc un titolo di itelitto pcr la palpabile Icsiontb clel diritto dello inili~idtioimprigionato; e mancando lri classe dei reati contro la liberth personale, non trovava collocazione : perci0 onde darle una sede SCIposta qui, come fu posto tra i delitti contro la