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S.

io.

1 dolo disliriguesi in due specie: dolo det~?~minafo 1 ( e d C quello clre si costituisce dalla intenzione diretta) dolo il2determinato (ed i! qilello che si ravvisa nclla intenzione indiretta positiva) che 3d ~ I C U I I ~~liacqiie eliiamnre intenziot~e alternaticu (I).
(1) Z)issertarono specialmente sol clolo : B i c 11o n de dofo i n delictis A u d e n t de voluntate in crimi?iibzts Rob e r t de volunc.c~te deflcienle in dclictis - Y a i 1 l a n E de Iibcra vnlundale nd dclictunz co?ztral~endicm necessaria S c haf f r a t h doli descrlptio D'A n eti. a n de meditato deliclo - M i t le r m a i c r dell' idea e dei caratteri dei dolo malo (nelli scritti germanici del BI o r i 2~01.1, p f ~ y . 51) W e n i n f: della presunzione del dolo nulo (nei citati scl'itti tona, 1 , pag. 4 6 ) M i t t c ~ m s i e rdel dolu ycnerale fscritti germ. toni. 3 , png. 1 )

Que~tedue specie costitiiiscono due divcrsi grati1 del dolo, considerata la sua graviti sotto il rapporto della cerlezza nella detsrminazP'one,

Sotto il rapporlo della sua intrinseca forza, ci02 rlella maggiore o minore energia della Cletermi?iccri(~fce, il (!o10 distinguesi in quattro gradi, sccondo il

combioato criterio (li durata e di sporrtnneirit ncla ileterminazione ci'irninosa ( l ) ,


(1) ~icutamenic 1' B i s e n h a r t (de eriniirirrl's sociis S. 4 ) defrni il criterio del grado nei doto con la foruiula ct~c tanto pi grave b ii dolo quanto pi era vi?tcdh'le l'impul-

so niolvacio. Tale osservazione non che Io svolgimento della sentenza di 1J7o lf i o (phflosopllitz prnclicrc S. 606 et seq9.j che la irretlitudfae del dolo sta tiella viacibilitit
della volontii, c la irreltitudine della colpa nella viucibilita de:lo intelieito. I; poiche i critcrii misuratori hanno sornpre . la loro genesi nei orilcrii essenziali, questa forniula cuinoidc con la nostra craduaziooc ; perch la u.i?tcibilitd doli' inipulso sta in i'agionc diretta del tempo concesso alla riflessione, e in resionc inversa della energia della passione. L' uonio e responsabile della sua determinazione, perchi: L% armb dcl presidio deHa ragiorie In sua sllivith psicologlc<i, nfa la ragione ha nelfa propria essenza la co~dizloue essere di tarda e fredda, Quando pertanto ricorre la rniiacnnza (li calnau e di .ilrcervullo, si pub sempre delinyiiere , pcrchk vi i una uolontd. bIa una volonth nzeno ar~natn. : Duliquo il dolo in qiiesti casi ha una Intensith minore: e il delitto presenta una iorea moralo soggettiva minore : alla quale miiior ft11'za soggettiva oorrisponde, come eirelto a curisa , una iuinor forza niorale oggettiva. Oalo dunque e senza rssione sufficiente in alcune sciiolc si respinge gualunyue g a d a zione di dolo.

il sommo, si Iie nella yrc* zlteditusiowo; ilells quale concorre 13 freddezza del cillcolo e la perseveranza nel malvagio volerc nierc6 17iotervallo passato tra il detern~itiaro e 1' agire.
1 primo g a d o , clie 1

1 secondo grado si Iia nella semplice delilrerasio1 ne; nella quale ricorre la perseveranza del malvagio

volere, non la freddezza deli' animo.

Il terzo grado si ha nella improooisa risoluzioticc; nelia quale ricorre la freddezza ctell' animo ma non la perseveranza nel reo proposito.

quarto grado si ha nel predomiuio ed urto istnntaneo di cieca passione; ove non ricorro ni: la calma dello spirilo, r16 1' intervallo fra la determinazione e l' azione ( I ) .
]il

de, spiritose:

(1) Si ha piirc ~iellnesilarnzioac della mente per bevaiiD' - n e t li a n de a~edilutodelicto png. 42. Biso1 gna per8 avvertire che la ebriet o la passione noil sono il dolo degradato, ma In causa per cui il dolo si degrada.

I primi due gradi si riuniscono nel linguaggio pratico sotto la formula dolo d i proposito : gli ultimi dile sotto la formula doto d' impebo. Nla aell' applicazione del graiio della respettiva imputazione necessario

siid~di~iilcre, coiiic sopra, cinscuria ili qucstc due liirdiversit;? di condiziorii anlolo~ictic rt rnrirali . &C C prol~riil.di ciascun grado, risponila iin:i : diversiti nelle condizirtni giuridiche. Il dolo (li protis sito si costituisce dei due elementi inlercirliu e riscrlrr;iotle. L inlerccrllo fra la iletermiiiazione e 1' azio' ne non pub essere di brwTi montcoti: nulla vi i: per :i!tro di stabilito circa la sua driruta, e piii rIie (la1 tempo si deve ilesrimere 11:igli alti estrn/rci inlercciluti (S. ld2 1 e st!ag.) Quanilo I' intervallo sark brcve, il delitto ~iolrhe s w e 1:rctlisptislo. ma rion mi j~renzeiruto. La ~isolu:iu~te non devc eonfiinilersi col tlesirlerio e coli la p~ssione(per esempio 1' odio j clie fu causa clellit risoluzione : ni: deve ~caiii?:iarsicon iiria idea iuttora incerta eiie agiti 1' aniriia (I). i)eve ripfin8eseritarsitlal fcituiaoilpll' indicativo.
i~iule; onde nHa

CJunidclu l' uonio che diede opera ad ua fatto [li cui fu conseguente la offesa alla legge, non l%oZle rii: pr~virle qirella conseguenza ma prcvide e volle soltanti) l' anlecedentc, non si Iia pii1 rlolo risyietto al ronseguerltc .

Se il conseguente non previslo a& volulo era prfcedibile si ha la colpa (i) : se non era neppur prevedibile dall' agente si Iia il caso.
(l) Trattarono specialmente della colpa P u f f e n d o r f d r E l v e r s de culpa G a e r txler firiii~llz culpur i12 jurc crimiraalz' - W e h r n doclri~ia jwris de ctlZp@ ci dolo K l oi n s c h r o d essenza e ptnizione dei delitti colposi (negli Scritti Gc~~rnnm'ci r:iccolli dal N o r i fo111. 1 , png. 81 ) W i n s s i ti go r de dif'ereatia inter delictn dolosa e! cbl'prlaa :al. quale ( a pag. 08 ) parve dover distitiguere eziaridio In colpa in rolpcc d i proposito e colpa d ' i l j i p e t o . coniuiidrnrlo perb l o Omp~oue'isocon li inlpclo.
nulprr

La coll~u si deGuisce la z;oionturia omissio~ic di clil.igenzu nel c~lcolarele conseguenze possibili c p?~ece~liBili proprio fatto. dcl

Dicesi omissione uolonteria percht! sebbene nei fatti culposi si ntjbia un vizio deli'intelletto, che non previde le consagucnzo danriose di un fatto, pure nella sua genesi questo vizio di intelletto risale alla uolortth dell' agente; perchb per un vizio di uolonl ci non adoperb l a riflessione con cili poteva illuminarsi, o coriilseere tali conseguenze sinistre. Se la colya fosse

mero vizio di iratelletto, essa per logica necesait;i non sarebbe imputabile nF: moralmente, nS politicamente. Lo B appunto perchb la negligenza ebbe causa nella volonti deli' uomo. Da quel falso concetto nacquero i dubbi di A l m e nd i n g e o ( d e imputatione juridica) e di altri chc negarono la impulabilita della colpa: e nacque la formula enipirica che la colpa si imputi
soltanto per ecceziotze.

Gli atti coiposi non dovono per0 identificarsi con glr atti regaliv vi. Rei delitti di omissione il corpo i?zatliz;o, xria 1' animo 6 attivo: perche per iin fine a cili tende, impera la inoperosit. al corpo. Xoi fatti colposi il corpo pub essere attivo, pcrch0 faccia quegli atti da cui nasco 1' effetto dannoso, ma l' animo i! sempre ii2nltiu0, percbb non spinge il suo calcolo alla previsione di tali eiTetti.

Dicesi conseguetbze prevedibili, pcrch la essenza della colpa sta tutta nel12 prevedibilitb.
$.

sa.

Il non aoer previslo I n conseguenza offensiva sconfitia la colpo dal dolo. ?I noth atlcrta potala preu6cle1.c: scorifiria il caso dalla colpa,

Percib il casa non ! ir~iputiihile: pereti6 posto mcora che vi fosse precipitanza nell' agire, non pub ~ ~ i n i proverarsi Ia omissione di una diligenza, il cui uso (stante l'assoluta impotenza dell' intelletto) sarebhc riescito inane a prevedere gli effetti che ne se;uisono. Su ciO i! da notarsi che la preuerlibiliti senza ~ ~ o l e n z a /li prevenire equivale alla non prevedibiliti qillirido l' rion~oi rielln accessitic di agire. :

Nella esattezza del linguaggio il noille di deEilt~i si riserba ai soli fatli dolosi. Ai fatli col]~osi applicaI'oii0 i [iralici il titolo di q~caui-deiilli; clie pcrh dai giureconsulti romani adoperavasi ad cspriiriere tutl' nltro concetto (i).

Se la essema ilella colpa sla nella prevcdibililir. dcl1' effetto sinistro, non voluto perb ni: previslo ilall' agerite, bisogna inferirne che il criterio con cui si calcoln it grado della culpa ( e tosi la misura della siia itriputazione ) deve desumersi , non dalla maggiore o minore pussibilitib dell' effetto dannoso, ma d n l l ~maggiore o rriinorc preuetlibilii (li cotesto efTetlo.

Su qziesla norina della preuellibilita si resola In divisione della colpa in lata, Iere, Eeuissinzu. lata quarido l' evento sinistro si sarebbe potuto prevedere da tutti gli uomini. k leve qriando sariasi potuto prevedere soltanto dagli uomini dillgeihli. fi leuissimi~ quando si slirebbe l~otuto provedere soltoalu merci! 1' tisu di una diligeuza straordinuri~~ elinn cornuns (i). cc
I ) codice Spsgnriolo del 1548 clistins~ casi di colpa in l 11 i bi~wlrdensaserrlplicc c i~l?j~rtcdelr;~c temcvcrricc nll' art. 450, ovc meritano di csscrc vednti i commeilti cli P n C h e co.

Ora siccome la legge umana non pub mai spingere le sue esigenze fino ad imporre ai cittadini cose insolite e straordinarie ;cos indubitato che 1 colpa s tcuissima non imputabile per principio di giustizia (1). Ron lo i. poi ancho per principio di po1itica; percila nella omissione di una straordi~iuriodiligen~~, rinon corro I' elemento della forza morale oggettiva, uori polendo i cittadini intimidirsi se allri non usa rlilelle procauzioni d i e dalla comune di loro non si usa, e. che ciascuilo sente che non adoprerebbo in siniigliantc caso egli stesso.
(I) (;i; tlimoclrt I>criissli~ioil 13 a r b a C o v i 11ell:isuti disscr1:rzionc dc ac)isirrcc pur/iurta7t puy. $ 6 , ove rrvrrc;i in

dubbio eziandio il diritto alla refettibiliii del ?anno civile nei casi di colpa Ievissima. Siilia tioa imputnbilitIi assoluta della colpa levissinia si veda Parte Specinle del P r o y ~ w ~ z nin S. 1087.

E se la colpa Ievissima non per giuslizi'a iriiputabile ,ne consegue che quella triplice distinzione delle colpe impreteribile nel diritto penale; e che una legislazione (i) che la ornetta viola la gii~stizia: perch col ferire indistintamente tutte Ic colpe viene a punire anclie la negligenza levissirna ; e cos ad imporre ai ciltadini ' obbligo di una diligenza straorclil naria, che razioiinlmente non si pu esigere da loro.
(1) Cos il codice Toscano iuiputa e puiiisctl qualsiasi le$gerissima colpa al puri della colpa In pii1 sciagixrata.

Tanto nei fatti dolosi quarito nei fatti colposi si riscontra cos soggettivamente come oggettivamente la forza rnorale del delitto, come altrove (8. 128) diremo.

Della forza fisica

La legw di nalara non coslitui l' uomo vindice delle violazioni della legge morale, se non in quanto il tur-

- 7i bamento Jcll'ordine esterno abbisogna di una sanzione pronta e sensibile. Perchi! dunque l' autoritA civile eserciti legittimamente il diritto di repressione su$ atti umani, bisogna che questi atti presentino la capacit5 di turbare i' ordine esterno; ossia di violrirs i diritti degli altri uomini.

Ma tale capacita non offrouo gli atti umani se rioii in quanto a1 malvagio disegno abbia tenuto dietro rtri inoto corporeo, ossia un Gatto esterno: coi soli alti interni non si puO turbare l'ordine esterno.

I'ercib negli atti meramente interni si puB ravvisare vizio o peccato, secondo che si guardano nei loro rapporti con In sola legge morale o religiosa; ma non pu ravvisarvisi delitto. Ali' ente giuridico clie si chiama delitto, C! dunque necessario un secondo elemeuto, ed una seconda forza, che dicesi forza psica.

La forza fisica del delitto guardata nella causu, o soggettivamente, ha dunque il suo elemento nell' atto corporeo: essa nasce dal moto clie 1' animo imprime dle membra per farle, secondo il suo pravo disegno, servire alla esccuzioas del fatto reo. Laonde questa dicesi anche forza es!erlia, perchd si mostra agIi occhi

altrui ; e forza passiva, perche il corpo obbedisce all' impero della volanti.

I)~FS~Y~I~ICII(~~

La forza fisica del delillo guardata nel suo riszrl[rito, o uggeltivamente ,consiste nel dannu recalo nltrui con 1' azione, Questo danno pu esscre ~ [ f t t t i u o , P pofc~rziale. Effettivo quando realmenle avvenuta 1:i perdita del bene attaccato. Potenziale quando, sebbene non sia del t~itto avvenuta, B nel risultato dell' atto esterno la potenza a recarla; e ne i! avvenuta peri& completa la violazione ili un diritto.

11 danno polenaiccle B dunque una cosa distinta d:il psricolo. E il pericolo k essa pure di due specie. Altro B il pericolo appreso, il quale non ha mai presentato uno scalo di fatto che rendesse imminente la violazione del diritto: per esempio le male qualiti e teridenze di un uomo. -Altro i! il liericolo corso, il quale nasce da uno Stcl60 di fizito che Iia ad un dato momento reso i~ilmine~hte quella violazione. Il pericolo uppreso noti d i mai ragione di incriminare (1) e cade soltanta sotto le misura di biion governo, Il pericolo corso la base della iinputnzione del tcitlabioo, come n suo luogo ($3.59) vedremo. IL danno potenziale piiil anche Br sorgere la nozione del delitto colisumaio. Quei delitti nei quali il danno potenziale basta alla loro cnnsilmazione sono tutti delitti formali, appunto ~icrcili:

~rttllseeriplicc
siiscegoitz
t.1311'

~ U I ~ ilel E

dcliniliit'tit~, scbhcnc

rii t i i

~'[filtoche egli volern cillcrierc , si criiitigriru nrin ~ivln;io~te nl'vcnuh tlel dirilio, r! crisi gii 13 l~erfrituinfrazione della leggc. Ove nleri, yerir:olo,
Fb

il diritto non i: anche viulrrto, ma soltr:ntn nli~tiirciato.


i l ) J o n Fe [le delicfis col. 2 , ptry. 266 ,ie)ri prrq~rer~ periculuru in futuruni plrlli~'Q~olest: tfinl?fnaP I ' O ~ I P I ' 111'sei2 riculuril ortuni e r j u s Pccto, qltod ce1 ciuibtls, rcl rol.wili z ~ e b ! t s uel ~.eil~ublicae/ i l i t ~ a;tlitwlr~odowoxii -tjol>rtltili , a t f ai6iteiidllaa sit.

g. 98.
Kel delitto furriiulc si ha dsnno cffcuivo in quanto G ofieso il diritto astratro; e danno ineramentc pte?rainle in quanto al diritto concreto, ossia al godimento del beiie uzaterinle che vuleva togliersi. i,' azioice 6 incompleta sci suoi rapporli con la propria oggettioitic ??zr~tericllc, I)CI'CIIC!l'agentc p u ~non svcr'c conseguito il lene cui teutleva: riirr k cilmpleto il delitto nei rapporti con la propria oygeltivitlc ideale, ci06 il (lirilto astratto violato. Questa distinzione bisogna clunque intenderla sernpre referendo Ili polerkzialilic al bene rnatcrido minacciato; poicbj nel rapporto del diritto Qstrurto anche il danno pote~~ainlc senipre in sB la effettiha uitic della lesione. Cosi chi ingiuria pub nori aver tolto 1 onore all' oltraggiato, perchh nessuno abbia creduto ' all'iugiuria; e cos il danno ael rapporto al bene materiale k riinasto jn sola potenza: ina pure il rlelilto 6 completo, perclil: con la osprcssionr: ingiuriosa areiltc pntcnzisliti di togliero l'onore, si nvverritn 1.2 effpitivu violazione dei cliritto.

Il delitto rnaf~rinleal contrario esige sempre alla sua consumazione la reale privazione del bene a cui il diritto attaccalo si riferisce. Cosi deve essere effettiva tanto la violazione del diritlo astratto, quanto il toglilimento del bene concreto.

Yeppure dunque tutti gli atti esterni procedenti da rea intenzione, possono essere elevati a delitto ; ma quelli solo che hanno nociuto, o clie avevano 1' attitudine n fluocere ai diritti altrui; o quelli che hanno nel loro svolgersi posto il diritto in attua-le pericolo. Senza cii) l' atto esterno 6 civilmente innocente, per quanto possa essere riprovato dalla morale o dalla religione (i).
(1) La mancanza assoluta nella ~ocielhdi agni giuriediziona a punire le sole offese alla morale, od a pesare sulla bilancia della morale i delitti, B riconosciuta anche dai giuristi teologi B e n s a suvnma jztris neturalis ird errores modcrnoe evincendos acconzmodnta (Parisii8 1855) 5. 9G8. Societatis jus et officiun est extcrnum solutximodo ordinem lueri, et actus illos tantumniodo pwnire , qui ad socialem 0~dSnem turbonduln tcndunt. Individzculis vero honestati8 nulla cura aocietati conrinissa e s t . prneter quam guae ud sociale?n o r d i n c n ~periinet. idcirco obicctum juris hzcmani est soluna delict14m proprie surn$un&. Eryo soce'etoti nullurn jus est puniendi crimina quae indiuidzrali lanlum peccanris bono repicgnsnb. Ergo pu-

~iitionisproportio non ad nioralem, aed ud civiiciii delitti malitiam nptnndu est. Insisto su questa verill per mostrare che non sono eterodossi coloro che, lottando contrbo iinn certa tenderiza conlernpornnea ,oppugnano Ic teorie (li chi vorrebbe (S. 15.2) accatlnre dalla rnornlr il rriterio por misurare i delitti.

Di pib dal principio che la societh i: armata del gius di punire pcl solo fine del mantenimento del1' ordine esterno, si deduce che quando in un caso ooe il principio di giustizia esigerebbe la repressione, avvenga che 1 appliilicarla porti ali' ordine turbamerito mag' giore che il non usarne, cessa nella societ il diritto di esercitare urla giustizia, che B esternamente dannosa.

Se adesso tornasi a considerare il delitto nella cangiunzione di ambedue le sue forze, il dalano dividesi jn danno immediato o diretto, e danno mediato o ri/lesso, che dicosi anche da alcuni danno mciralc (1).
( 1 ) Applico nislvolentieri al danno ntcddata la denoniitiazione di danno morale ;pcmhb cib ,in ragione dell' nntitcsi, pub iagenerarc la iclca elle il danno Pmiediat~si debba dire daiino fisico; il che sarebbe erroneo. 1 danno vie1 dirzlo & senza dubbio sempre un danno ~norala, nel scnco che esso consisto ncll'effctto prodotto dal. delitto sull' aiainao dei tcrxi, Ile non pcr questo il danno immediato pub sempre dirsi fisico o matc7Tinle.Bsso risulta dalla forza fisica, 0 matorialilil dellsazione crirnit~osa ma non sempre si estrin:

seca in uii icsullslo fisico. PuL attcli' ~ $ 2 0cbolisistci.c i i i 1 1 1 1 iiicrc, risullato ntorulr, conie nella iiiioac(.ia ticll,~ r i ~ i ~ i r i : ~ i , rie1l:r hcstenruiia c simili. Tion diiriilrir csnllo cfi~iiiii~rri: culi K o s s i i1 darliio iiiinledi;ito nlrile ? ~ r r ~ t c ~ ':cl epii;) C>ia orr funte di ecjuiroco chiirinare con ;litri <i:inito i~illrc(le i l danti0 ~iiediatn.

S.

103.

Il danno r'mrlierliaro quel male sensibile dic il delitto reca col violare il diritto altcca\o; sia cIie (Iueslo pertenga ail un individuo, o a pi individui, ciil a~icliea tutti i nieinbri dell' aggregazione, eii anchc alla stessa aggregazione sociale guardata come persona di per si: stante, Percib rlicesi danno direuo, perclii! consiste nella lesione del diritto colpito dall' azione crirninosa direttamente.

5.

401..

1 clanno medialo quello che il delitto reca an1 - clie a tulti gli aIlri cittadini, che non furono dall' azione direttamente colpiti : percib tlicesi danno riflesso ;

yrcrclrb clii lo soffro ne C colpito per riflessione come di rimbalzo. S. 103.


L' uomo in societa gode il patrimonio rtaturalc, e di pi godo un patrirno~io clio dicesi politico.

li l~ntaimonio ?~arurale dell' uonio i.. il mmpenilio di tulli i beni che conie indiuiduo gli pertengono: vita, sarrili, libera, aseri, oaore, dirilli di famiglia.

Patrimonio j~olilico diceai quellr~ clic al17iiomo spetta in quanto nreitihro di tina civile societi: la qiinlc, * costitiiita 31 so10 fine di dare a lui i beni della s i ritrezra , e della opiuioire della sicurezza (i).

(1) Ln sieh~e;,cci I. 1: opiliiurte rleil~lsictli.cr,ttr cuiiie ~ l i t i fo le d la Iiaturu. Xon transigo su cih. 3I:t li uoriio clic \ i \ ( * consoci:tto senzci protcsiono (li Griveruo ha In siciirez;r,hprccnria pcrch) nfidnta alle so16 propri^ f o r ~ e , crisi anclrr' la c trpinionc dcll:i sictirczza i. in Itii pnHit,ia c rIJcw,o dffett:i. Lii s(JrJJ\ ncccssill dcil' rrutoritlr sucinlo stl in qilcsto ; che c r w la pJtotebiorie clel cliriltr~. pcr Ici clic 14 sicurczaa c 1:) apinioric delle eicurczza divenqonn ?.ealtd di f;illo. L' uornu isolalo Iia diritto a vivere: ( l i ~ ~ i l l~iritllrale,patrinr~iwio ti((n lirraie, perclii: In socictit civilt: non vi aggiungo uti atl~T110. I..'irc~aloi ~ r i l : l t i ~Iia piire rltrilto a f i ~ rsicltvo il suo diritto .illa . i i t : ~ . Ln ju d c f i ) i s l c ~ l i .6 1111 dirlf[a naturale incrcrilc ~ tuCLi r dir'itii cod origiriarii coriie ncqiiiciti. bls lo jus (haji.tiriin?iic p~r'fetlonel siio essere idrnlc nsn sempre si gode suflicienlcnit.nte (lnll' iiori~r,isolato. Quantunque forto ogli pub i!ssere sugglogato dnl pi forlc, o per malaltin n fradiniento oscer vinto. Anclie il diritto di setllir'si s i c l i ~ n(opiniori~ ilella sicurezza ) pcrticrie nll' uoino isolato , ma quel v:igu sciilinieuto dello sua impcitenza gliens rriinora il godiiiictito. 1.a YocietU crcii 1 tzllcla, e riiiesia G la siiu uiissiorie pcr : i I c g g ~di notiira. Crnictc sua niissioiie irs.soEictn. Ecco percli* ~ :I lci si di1 il tricrito cii qiiesto pali'triionic~: e si dicc politiro iion porcliP la cilt Gn tlici ,riiri perclii: I:i citllt io roiida ui\:i \tcrit;\ di fatta ~ c u l l ~ l e goil~t% n t ~ dali' 1iQinO. hncor iu [renso ~*IIL\In lc:71,qc $11 riulurn insir~ric!col diriltri iliii :)Il- i i i ~ i i i i i 1ii s.oscirriz:i dclln fmtcr~IIQ i i f e l t r l c ~ ~il diriflri. incor io p L t i ~ ( ~ tIi t e

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che in questa duplice coscienza del diritto e della facolt di difenderla sia inerente la coscienza di esser sicuro. Ma come conseguiste 1 uomo isolato questa coscienza di difesa ' e di sicurezza? Come una verit assoluta in quanto B potenza, come una credenza spesso delusa in quarito gliardasi come realt. Ancor io penso con L o c k e che la legge natnrole attribuendo all'uomo anche lo jzss defensiunis non sia assurdo referire alla legge natiirale lo jw pzbnit2oiii.s cornc iiiezzo d1 difesa diretta al fine di distosliere 1' offensore dal tornare al1' offesa. percib che lo jua punitionie dalla legge naturale si B rivelato alP uoiiio col sentiiuento della vendctla ,la quale ha due forme psicologiche : 1' una di mern passione come eCietto dello sdegno al male patilo, ed k opera di scntz%crito; 1' altra di atto di calcolo come mez-

zo di prevenire nuovi dauni, ed B opera di rngione. E qui osservo che auche in sorieti si hanno pronunziatiscime in fatto queste due forme psicologiche della vendetta. Quando offendo il nemico per mero sdegno di un rrrale recatomi, di cui non lemo i1 rinauovamento, esercito la vendetta coine atto (li mcrn passione brutale: quando io bastano il Iiidro che ho trovato a cogliermi i frutti del mio campo csercito la vendetta cornc atto di ragione -Ti voglio dare iina Iczione per cavarti la voglia di tornarci Qoestc dur! forme proriiinxiatlscinie nicriterctibcro forse di essere avvertitc anclit? nelli1 pratica come criterio di una giusta proporzione nelIa iniputazione dei delitli commcssi per vendetta. Ne11:i prinia formo il delitto E barbaro e brutale : i. un sentiitientn vizioso e riprouevole. KelIa seconda forma quando aou si rccedono i limiti della correzione vi E neil' agente una coscienza erronea di giustizia. I1 delirro consiste oel12aver fatto tli privata forza quello che doveva faro esclusivamente 1' autorit sociale. E quando pure i 1 malo che il privato rec sin rninore di qucllo che avrebbe recaro 1' autorit, vi sempre delitto perche si usurpano i poteri di questa: e l' abilit dei poteri di questa ra ceseare la facolth di esercitarli per parte privato. Ecco dove sLn il fondamento del moderarile della

clite~,come climostr:\i nella prolusiotic del 1889; prima puiiblicazione del nilo sisteriia. Ma torniamo a noi. Anclie riconosciuta nella legse naturale la rlvelazionc del dirillo di punire sotto Ia fortna della ~endetlarii~iionall,eotcsto (liritto non pub In leggo rnededirna averlo concesso come fucolf%coctanter~cutedcdiicibilc ali: atto dall' uonio offeso : t! turbanlentu del giudicib per le Ire grandi ragioni l."cI zio nel' iiumo offeso; 2." del non riconosciiaento del giudizio per parte dell'offensore; S.* della impotenza di escsuire 1 giudizio quando I' offensore prevalga di forze. Queste tre difficoltk rendevano impossibile l' esercizio dello j u s pi~nitiollis per partc dell' individuo. Dunque nccessarid l' aritorila armata della pena per disposto della legge naturale. Ed ecco il patririionio politico complctnto niercli il godirriento reale della sicurezza, e della opirriono delIa sicirrezzn. In questo patrimonio polilico per tal guisa (lefinilo ne1 SCLCJ concetto ideale verisorto ad nyipitrtenerc tutti qriesli ordiriamenti ed istituzioni chc tendono alli nssodaniento rlella societ civile, ed al pi facile funzionamento della sua pri~nariamissione di protesgere il clirilto. Cos 11ri Iegge oryiiriica dello Stnto, la pubblica giustizia, la glibhlica cluietc*, la pubhlica fede, e simili, sono beni che c i acquistano rnediante I;i societ; ; e sono beni reali in quanto dai rtredesinii ogni individuo I I ~ ricava vantaggio neli' esercizio dei dirilli e 150dimento dei beni che aveva ricevulo dnlla natura. Se mi G lecilo valermi di un paragone il patrinronio poliiico ~iub somigliarsi ad un muro da cui si cingo un siardino. Qucl inuro non avrnenta la ricchezza o feracltG naturale del giardino ( pntriinonio naturale j anzi e p d suolo che occupa e por I' uggia chc reca ilcntro certi limili a cletrimento di quella natunle fcracith proilutlivri. J\In il bene (rluantunqur in parte menomato) di qilesta fenicith produttiva vjeiic nel silo complesso ad aurneiitani por la ottenuta s i c i ~ r ~ z z ~ mrrliante rpcl muro (ptitrimonio iirlificiale) clio In mano dell'uomo Ija oornposto al fliic di tutclurc i beni n:itiirali del gfardintr. Clii r l i c ~ gli uomini sotio fatti per la Stato tlicca che

clie il riardino $ creato pel servisio del niuro. Clii opera iri guisn clie gli ordinnn~eniidi tutela girirlrlica clrllc citlii ticcirl:ino ogni sodiinenta di beni naluralj i nella SII;I iriipr~il ilc~nzasiiiiik al pimpictario che di troppo ~izantcccciIiiuro circontl;indo il proprio giardino gli 1nlp:i e sole ed arld per g i i i s ~da reiiderlo ~ t p r i l r ,e IIZOI-[U :id o;ni spcntnz;i ( l i
~~ro~lrizioiic.

Accettando qaesln nornonclaturn e questa disliiizion e , nori si intende gia di porro in antitesi i diritti t~aturalicoi diritti pulitici nel senso cbe questi 311I~ialici una clerivaziotie diversa dalla legge natiirale primitiva, P, che siano frutto di nmnne convenzioni. Tenuto per fermo ctie la societi civile a b l h In sila arigine nella legge di natura; ctie da questa provenga 1' sutoriti direttiva dell' ordine esterno, e la potesti in lei (li proibire le violaziuiii dei dirilti ~iaruruli:i' nggreguzione stessa viene ad essere un fatto rtuturuls, c il tliritto che ha ogni cittadino a vedere rispettato 1' ordine di qutella societi ove egli 6 costituito, t. ancti' esso un diritto che nasce dalla natura. Sotto tale sspelto la distinziorie tla palrimonio naturale E patrimonio politico, o non avrebbe senso u aure'I)he iin senso fallace. Mn se un ordinamento sociale, [in' autorith, una giustizia punitiva, guardate nel loro essere aatt':ilto, enianaiio diretlarnonte rlafla leggo naturale; non i? dello loro formo. Le quali, purcliS rispontosi dano n1 tinc della legga eterna dell' ordine, sono tutte legittime in ogni toro possibile vasietA. Ora qileste viirieli. che costittiiscoria il modo di essere cnrtrretn lii

tale o tale altro ordinamento politico delle diversc genti, sono costituite dal consenso taciio o espresso dei cittadini : e appunto percib si rlieono ordiiiamenti polilici.

3.

109.

L' uomo pertanto che vive in una societA, oltre ai diritti che a~rebbecorno individuo e che formano i! suo patrimonio naiurale, ha il diritto che sia rispettata quella forma di ordinamcnlo col~crelo nel quale trova la sua siczrrezza. 1 diritto alla nostra sirt~rsarace 1 lo d la natura: ma la societA, ministra della legge naturale nel proteggere cotesto diritlo ,attua la sicurezza mediante la legge civile; e genera rrei cittadini la api?liorle ragionata di rli~ella. Costituita cosi la formcr (li ~irotezionedella societii ne nasce nei cittadini il diritto di esigere che sia rispettata cotcsta forma (li protezione. In questo senso la sicurezza e la opinione della propria sicurezza, costituiscono al cittadino il patriniunio che si dice politico. E un fatlo ctie senza offenilere nessun individuo, ofTenda il corpo sociale, lede cusi ttatti i consociati , non nel patrimonio naturale, ma nel patriinonio politico; perchb attaccando I' autorittc guardiana dei diritti cii ciascuno mette a roprntaglio la sicurezza di tutti.

Posto ciG C da ~~vvertirsi il Ilelitto ora pub che i~t~mediata?/ieraie attaccare soltanlo un individuo o alcuni individui nei loro particolari dirilli, cd ora (1uO l i

offendere direttamerite lutti i consociali, non nei diritti che hanno come uomini ma nei cliritti che hanno come citladini di quello Stato.

Nel primo caso il danno immedz'aco 6 pricato, n particolars: nel secondo caso pubblico, o universale. Nel primo caso dicosi attaccata la sicurezza privata; nel secondo la sicurezza pubblica. Questo concetto, che pone a base dei delitti politici la nozione del danno universale, rettifica I' errore nel quale caddero alcune moderne scuole (1) che la societa civile guardarono come Fnc a cui l'uomo doresse servire: e cos sommersero 1' individuo neltu Stalo ; immaginando in questo dei diritti suoi propri, e nei delitti contro lo Stato Ia violazione di una categoria di diritti tulti particolari di questa personaliti. La socieli non i? che un mezzo, uno strumento indispensabile alla tutela dei diritti naturali dei consociati: non pu esistere antagonismo fra il poterc e le moltitudini. Onde le offese alla societi non sono lcsioni di un diritto dolla personn astratta, ma dei diritti di tutti e. ciascuno dei suoi m~rnhri.
(3) Vodas I e I i ni e pliilosophic pug. 231 T h i e r c c l i n Prfncipcs
]Jl7!1.

24

7"

dz di
di1

drnil, vol. 1 , d ~ n i tedit, 18137 , ,

>la il danno immediato pub essere danno pubblico tanto quando il fatto abbia cffetiivan~erzteraggiunto un fine che era a detrimento di tutti ; quanto allorchb tale lesjone , effettivamente rbistrella forse a pochi individui, attacca tutti potenzialmenle. In arnbo i casi si ha un danno immediato pubblico; in arnbo i casi attaccata la sicvrezza pubblicn (4).
(1) tjuesto modo di considerare i1 danno iiniiiediatop~bbiico sostanziaIrnente diverso da qucllo dello scuola pulltica (iibbracciato dal C a r m i g n a n i ) che considera conla

soggetto passivo di cotesto danno 1s. persona ideale dello Steto. Anche nel danno immediato pubblico si trova i l suo pctnieflte negli uomini reoli, e il suo oggetto nel diritto degli Individui oonsociati; non nella idculo persoulfcnxione dello Stato. Solo invece di esserne leso uno o pochi, so~iolesi tutti; donde chirir1scesi la nozione del dirmio zinivcrsule, e se nc dimostra la grande irnportanzn teorica e pralica di c~rissladislinta nozione.

I1 delitto dunque si caratterizza dai cianno *imrnediato prSoaro sollanto in quei fatti criminosi che ledo110 I' i~zdividuopaziente clell' azione criminosa, senza ledere per loro stessi n6 efl'ettivrimente n6 potenzialrnonte la sicurezza universale. Cosl il furto, a moda ili esempio, lede il solo derubato. E da quel fatto iiiossun danno immediato ne deriva, neppure poterizialmente, a tutli gli altri cansociati.

Ya invece con i' offendere (per esenipio) la giustizia


pubblica non si ledono soli coloro a cui danno era rivolta l' azione; e che subiranno forse il danno irnmediata effettivo. Portando quell' azione indebolimento all' autorit magistrale, offenlle immediata~nentetutti i cittadini, poictlb tutli hanno iriteresse e diritto che vi sji-i giustizia e sia rispettata. Cos nella emissione di una falsa moneta il daano effettivo si risentirA soltanto da chi ebbe la falsa mouela per buona; mn il danno potenziale cade su tutti, perch la moneta posta in corso pui, venire in mano di tutti con apparenza di un valore che non ha: laonde per cotesla pot~~taialitis avviene Ia effeitioa violazione del dine ritto che tutti hanno a veclero rispettata la fede dclla pubblica rriunota; e si 1' uno che 1' altro P, danno immediato. 8. i45.
-41 contr:trio in certi fatti non e possibile coacepire il danno immediato di tutti. Se alcurio fu ucciso,

uioletitxto , deriibato , ingiiiriato, nessun diritto dei suoi concittadini pu dirsi leso , neppure potenziakiael~fe ; perchb la poteiizialiti deve stare nell' atto consumato, e non nelle supposte sue possibili ripetizioni. In tali casi il danno immediato B tutto privato. Coll' uccidere un uomo non si C leso neppure potenzialmente alcun altro; n6 violato per conseguenza alcuri diritto che negli altri fosse di vedere rispettata qnella vita.

La sicurezza di ciascun di loro rispetto allae([ello i i l ~ d i a r o del delitto 6 illesa.

;)il-

Sicehe il danno immediato universale, o pubBliru, si ha quaildo il deliltu offende ulia cosa artla qttcilr, tutti i consociirti hanno u2 rornutie itileresse; e cos ztrr diritto IL uederla rispettata; come la religione, I' autorit, la quiete pubblica, la proprietb pubblica, la giustizia, ec. Il clanno immediato particolare, o prioalo, si ha per lo contrario quando il delillo affentlc ulia cosa sulla q ~ a l eavez;u?io islteresse t soli indiuldui che furono pazienti d ~ 2delitto. Da queste nozioni si rileva che il danno potenziale privato basta a costituire il delitlo perfetto quando vi concorre iiri daono effeltivo pubblico. In questa formula si riassume tutta la teoria; e se ne illumina la dottrina del conato, cnme a suo luogo (g. 374 e scgg. ) vedremo.

>fa tanto in quei delilt che recano un danno immediato pubblico, quanto in quelli che recano un danno inunedinio meramente privato, vi sempro i.ii secondo danno, il quale costantemente publ~lico perchci patito da t u t t i : e questo i! il danno qnedinto.

rlaziniie ( nllarnie) sorta

Il clanno uzediato . o rillessn , consiste ntlla inlii~iinei hi~onprr la consumnzio-

- 86 ne di un delitto; e nel cattivo esempio che ae ne suscita nei male inclinati. Questo speciale fenomeno e quello che d un carattere politico a tutti i delitli, e fa si che per un' offesa i1nsitediatamer2te recata alla sicurezza di un solo, tutli gli allri mediatamente soffrano per Ia diminuita opinione della; propria sicurezan (i).
(1) L onorevole Consi~Iiere&la r t i n e l l i nel suo P r o ' dromo a un progetto d i Codice PenaEe introduce 110a nuova formula a designare il danno mediato. Ii delitto (eqli dice) viola Ia espetlativa che hanno tulti i cittadioi che nccsuno usi della sua liberlh a danno altrui. Ma questa nuova formula della espetlabi?in non parnii che adeguataniente rinipiazzi la vecchia del danno mediato ; perche se ecpri~ne Ia agitazione eccitala nell' animo dei buoni, non esprinie ug,ualmente I' agilawionc eccitata dal delitto nell' animo dei male incliilati, nelle quali forme si svolge la forza nioralc oggettiva del reato.

Gli uomini infatti virono tranquilli in societi nella liducia chc i loro diritti siano protetti avverso le passioni dei nrialvagi, dall' autorit e dalla legge penale. Una offesa che. avvenga al diritto di alcuno in onta di tale B un lampo che rivela la impotenza della protezione. Ciascuno all' udire che nonoslante il divieto I' azione vietata si B commessa, sente che lc passioni malvagie spezzano il freno dulla leggo; dubita a ragione della efficacia di cotesto freno; o quantunqua non regga meriurnatii attualmente la propria sicurezza, si sente meno sicuro perchb prev.edo che ove una passiona spinga qualche perverso a disegnare

consimilo offesa contro lui stesso, la legge repressiva rlon sari a lui bastante tutela, corno non lo 6 stata per 1 altro che gi& rimase vitlima del delitto avvenuto. '

1 danno mediato del delitto E dunque un danno 1

di mera opkzione. Zsso trae la sua osseaza ideologica da una sola cosa dalla pos@ibilitic della ripebziorza. Pi B facile la ripetizione, piu 1' allarme e l' incitamento saranno gravi ed estesi. Esso percib 6 sclnpre uduersale, tanto in quei delitti cile recauo un danno immediato uniuvsale, quanto in quelli che rccano un danno immediato soltanto pnrticolare. Infatti, avendo esso per base la idea di una possibils ripetizione del delitto commesso, e tale ripetizione potendo avvenire per parte di tutli 0 contro tutti, la univarsalitd di cotesto danno i: intrinseca alla sua natura, Se im delitto commesso da uno non potesse mai piu ripetersi in diversi soggetti, quel delitto non avrebbe danno mediato; e cos non avrebbe carattere potitico. SiocIi il danno mediato & tutt' altra cosa del. danno pots~zzialc, perchb questo S una condizione reule del fatto eseguito, come lo fu il pericolo corso (5.352) nel tentativo; quello dipende dalla previsione ili altri nuovi fatti. E i' una e gli altri sono differentidal mero pericolo appreso; il quale ha tutta la sua base in un calcolo della mente non conseguente ad una violazione di di-

ritto git'i avvenuta.

Ora coteslo effetto del delilto non k il risdlsto della sola sua forza fisica. E i1 risultato della forwu

fisica e della forza morale insieme conibinate.


Infatli quando un uomo cade per morbo o per. irifortunio, ~ i u bsentirsene dagli altri dolore; ma non vien meno per questo fatto la potenza morale delI'autoria e la fiducia nella legge e nella giustizia. Nessuno rie trae argomento di audacia a turbare l'orainc!

esterno; nessutio ne sento crollare neli' animo la opiione di essere sicuro dalle offese di gente perversa.
11 malesempio 0 la intimidazione sorgono soltanlo quando si viene a conoscere che quella morte O stata prodotta dal braccio di un uomo per malvagia intenzione o per iniprudcnza. Allora il. fatto lesivo dell' iiadivida0 diviene lesivo anche della legge. La lesione deila legge aggiunge l' effetto rrzorale all' effetto fisico deila lesiorie materiale. E cos col minorare la forza morale dell' autoritb si aggiunge a1 fatto direttamente dannoso anche il carattere di indirertammte dannoso.

Percib il fondamento della politica irnputabilitk del dolo e della colpa sta in questa combinazione della forza ?)zorale con la forza fisica. Bisogna che 1' autoritc offesa dal fatto doloso o colposo rialzi sa stessa

89

uella opinione dei cittadini, chiamando 1' offensori a dair conto di s. Obiettandolo a Iui e imputandoglielo a delitto, coiltrapone for~a morale a forza morale. E mentre il delitto avwa eccitato i malvagi, e intiindito i huoni, essa intimidisce i malvagi e riconforta i buoni.

Se la colpa dovesse considerarsi come mero vizio


d' intelletto, Bisohfncrebbe esitare sulla sua palitica imputabilita, e cercare a questa un pretesto altrove clie nei principii cardinali del giusto. M poicha nella cola pa. trovasi bene un uiaio (li uolonth, i? un inutile errore l' iusinuaie che il fondamento della politica imputabilitb della colpa sia il sospetto del dolo. Non puO In giustizia imputare per un sospello. E questa formiila

conrlurrehhe ad assurde conseguenze nel graduare 13 imi~utazionedei faiti colposi. SiccEi la formula del sospetto del dolo, im~naginata dal C a r ra ig n a n i, b iriaccettabile. Lo del pari la forioula insignificante dettata dal M o r i , che i fatti colposi si imputino per eccezione. Lo lo spccioso ritrovato di A l m e n d i ng o n ; i1 quale scorgerido nella colpa un solo aizio tli intelletto rrndb a cercare il diritto della socicti di incrimiiiare i fatti colposi nel bisogno di correggere i trascilrati. Tutte queste speculazioni non varrebbero a far tranquilla la coscianna sociale sulla legittimiti della repressione dei fatti irn~irudeuli,so i medesimi non potessero farsi risalire ad un vizio di volonth: perchb il diritto di colpiro un uomo per atti a lui non impolahili moralmente (g. 34) sul pretesto o di m e n -

darlo, o di fare una eccezione, o di avere un sospetto, non potrebbe facilmente dimostrarsi competente ali' auloril. Ma rellificata la genesi della colpa tutte queste difficoltIt si dileguano. Eessun moralista negii mai ~110dai fatti cotposi nasca 1 obbligo al13 ripara' zione del danno recato. Ora se avvierie che un fatto colposo non cagioui soltanto un danno priuatci, ma aadre un danno sociale perchb minori nell' animo dei cittadini la opinione della propria sicurezza, b evidente che il. fatto colposo obbliga alla riparazione anche di questo danno; e pub per conseguenza imputarsi anche politicamento. Nel danno potilico sta la ragiorie cardinale per cui diviorie politica la preambula imputabiliih morale.

II fonclsmento della politica imput&bilit$dei fatti culposi B tutto analogo a quello dei fatti dolosi. Cioh danno ?~sdf&'clroconcorrente con lo immediato. bachi: pei f ~ t t iimprudewi sente il buon cittadino minorata la opinione della sua se'cureanu: s l' incliriato ad es'sere imprudeote ne trao cattivo esempio. I htti colposi in quanto nsalgcai~oad un vizio di volout sono moralmente irnpritabili ,percl~b un atto volontario iI fu teuere inerti le facoll intellettive. 1 negligente bon1 cbb non volesse la lesiono del. dirillo, volle perii il htto nel quale doveva conosoere possibile o probabile quc!la lesione. Laonrle se avviene che i fatti imprudenti proilucano un male politico, debbono ossere nella cangriia proporzione e rnisara imputabili anche poli-

Iicsmente; gerctiio anche da loro si ha iI risiiltato politico che la oiresa maieri3lrnenle particolare rechi perturbazione morale uniuersalc, e il dttadino ha diritto (li esser difeso non solo contro gli scellerati ma anc.he contro gli scioperati.

Grande differenza pero intercede fra la irnputaliilitA degli uni e la imputabilit degli altri in ordine al danno immediato. Il quale pei fatti dolosi puO essere anche potenziale, pub consistere nella lesione di un diritto reitacegrarbile, e pu anche supplirsi per l' effetto della imputabilili dal pericoco corso, lo che non ricorre nei fatli calposi. Questi non possono iniputarsi agli egetti penali se il danno diretto cagionato da loro non consista nello effettivo toglimento di un bcili3 non reintegrubilz. Non pub accetlnrsi la eccentrica dottrina di alcuni (S. 366 tzotla) clie lianno nt! pi n meno sostenuto potersi incriminare anche i fatti coiposi che

non hanno cagionato daano nessuno.


C A P I T O L O IV.

RoxiunZ generali della qualit, quantiti e! grado ?lei delilli.

Fin qui abbiamo esaminato quali coi~dieioniin genere debba avere un fatto onds l'autoriti socide possa aver diritto di incri~niriurlo. trovate le conMa

dizioni della politica imputaliliti di un fiiilo, non poira peri:, essere in arbitrio del legislatore di imputarlo piii o mena a piacimento suo. Esistono regole di assolub ragione per limitare questo arbitrio: n& dalle: medesime pu defietlare 'I autoriti sociale senza o tradire il principio della difesa, o trascendere i1 limite della giusiizja. E queste regole si riassumono nella formula che i delitti devono imputarsi con debita progorzione alla loro qualitic, guantirir , e grado. Infatti quando non pie guardasi il delitto in astratto nelle sue generali nozioni e coildizioni, ma scendesi a conteniylvlo nelle sue speciali altuazioni, si trovano naturalmente tra specie e spocie diversit importantissime : varieh di quale'ilt, di quaintilir, di grudo. Ecco lc tre nozioni che segtlendu la dottrina e nonienclatura esattissima della scuola italiana, rimangono a svilapparsi per completare la teoria del delitto.

Se tutti gli enti clie si presentano agli occhi del nostra corpo o della nostra mento, fossoro perfettamente identici, le idee di gualitii, gtca~zcilh, grado, sarebbero ii~concepibiliallo intelletto umano. Se gli enti fossero siffattamente distinti clie non si ravvisasse tra loro nessun rapporto di identit, sarebbero per opposto motivo sempre indefinibili cotestc idee* &la gli enti che spethno ad un medesimo genere Iianno pi o nieno fra loro dei caratteri comuni (rapporti di identit) e dei car'atteri dislinbi [rapporti di varieta). E que$li fanno si che pii1 enti i quali per certi rapporti di

identiti attengono al medesimo gwere, cliverdficliiriir l'uno dnlikltro per certi rapporti di varieti, e cosi formino altrettante specie diverse.

Di qui nasce in primo luogo la nozione della quulitic. Quulir in senso generale 5: cib che fa clie la cosa sia role grcal' d. Xei delitti la qualilti ci per

cui avviene che un fatto criminoso sia piullosto un ilelitto che un altro delitto: t2 cib che distingue titolti criniinoso da titolo criminoso.

Ala quaodo secondo le t.ondizioni costitutive degli oggetti che si studiano, se ne 6 esattamento distinto il rapporto di quuliih, nasce fra specie o specie il ipapporto di quantitb: e ne segue il bisogr~o di trovare il giusto criterio, sul quale si proceda a ricorio-

scere in una specie una guuntitic maggiore che altra specie.

iri

5. 432.
La quatatitic 6 cib per cui fra diverse specie coniparate fra loro esiste un rapporto di pz'& o di msrbo.

I1 calcolo del rapporto di quantiti4 varia tra specie e specie secondo il divcrso elemento cha si assume coinc critorio per riiisurarla.

Cosi quando io confronto le condizioni ontologiclie

del franco con la moneta da cinque ceatesimi, ho il risultato che stante i molti caratteri di varieti, che intercedono tra 1' una e 1' altra, le due monete sono (li qutklirit diversa. Quando procedo poscia a calcolarne la relativa quaniit&, se assnmo per norma del mio giudizio per esempio il volume, dirY che nei ciuque centesimi vi B una qoantia rnaggiore elle nel franco : se assumo il peso, uii trovo alla istessa conseguenza : se invece assumo 11 ualore, mi trovo a dire che il franco rappresenta una quantiti i~iaggiore della moneta da cinque centcsiaii.

Cos uel delitto non basta aver distinto specie da specie, e averne ottenuto la nozione che un fatto criminoso (per esempio il furto) costiluisce un Citolo (li delitto diverso da quello costituito da altro fatto criminoso (per esempio daH' omicidio). Con ci0 110 esaurito la inrlagine sulla qualifb. Ma Ilo bisogno di sallere inoltre quale dei due delitti b , rispetto all' altro , pii4 graue per proporzionarvi la giusta imputazione. Questa la indagine sulla qscanzith.

Con la prima giungo a conoscere, a modo di esempio, che l' atto di rubare fa sorgere un titoio di delitto diverso dallo uccidere. Con la seconda giungo a conoscere, per esempio, che 1' amicidio rappresenta una

quantiti di male politico maggiore di quella che si riscontra nel furto. Se alla indagine sulla diversa qualit dei delitti non tenesse dietro la indagine sulla possibile differenza di qztanbiti politica respeltiva, In indagine sulla qualitit saria puramento tecnologica e niente di ilso prtaatico. La utilit della ricerca sulla qualilb, o zitolo dei delitti, b invece praticamerite grandissima per la necessiti di distinguere la quantit dei delitti che si sono trovati diversificanti nella gtsalif21, onde a ciascuno attribuire 13 imputazione respottivamente dovuta.

Ma i1 giure penalq non solo ha bisogno di detormiuare i titoli dei diversi delitti e la prevalenza astratta di un titolo sulY altro titolo. I1 giure penale nella sua pratica applicazione non dovrh gindicare n6 i gemri, rd le specie, ma gli individui. Ora nei fatti iridividualmente contemplati pub talvolta mancare qualche cosa alle condizioni ordinarie e normali, Ecco il grado nel delilto.

5. 138.
I1 grudo i: tutto ciU clie wanca ad un individuo per
adeguclrc la condizione nurnialc degli individui con-

simili.

g. 139.
Quaodo con lo studio delta ilualith ho conosciulo che una moneta 8 diversa dnll' altra moneta : qiiando con lo studio della quantiti ho coriosciuto che I' una

tia un valore maggiore dell' altra: verierido poi a i applicare praticamente sugli individui questa seconda cognizione, posso cader0 in errore, ove io non prenda ancora ad esaminar0 in ciascurr individuo se in lui si riscontrino canse di degradazione. Questo esame pu talvaita portare al risultamenta che quella rnoneta la quale per la sua specie avrehbe dovuto avere tnn valore maggiore doli' altra, lo abbia invece niinore per la sua individuale degadaziooe, per esempio se B guasta o corrosa.

g.

ico.

Cosi nel delitto dopo conosciuto che ai due fatti

rispoadono titoli distinti, e che dei due titoli 1 uno ' I? piu grave deli' altro, puli avvenire che applicando queste nozioni ad un fatto individualmente guardato, vi trovi una deficienza nelle condizioni ordinario della sua specie. Di guisa che quel fatto particolare che contemplo, sebbene appartenente ad una specie che d' ordinario rappresenta una quanlitk maggiore di altra specie, pure par questa sua degradazione venga atl averne una minore (1).
(1) Tutte le circoslarize che nel lin(l;u;iggio pratico c legislativo si dicozio aggravanti nei delirti speciali (conie la effrazione nel furto, la insidia nel ferirnento, In violcuza nelI' ndullerio , c tutte altre simili ) noil tangono alla teoria del gratto del delitto, rria della sua quali!$ e qtrilntith. Tnli circostnnze aumentano la yunnlilu polltica del dclifto, o pcrrnhb tasprirnbno la violazione di pi diritti, n pthrcliil minornrido la potenza delta difesa privata aumeqtano il daririo aietli;itu. I,' enellti di lati circostanze > quello di nriil)itii'r

il lifalo del de1itlo (sin cbe ne conlbino il nome ordiriariu; sin che al no:ue ordiiiario portino 1: adiczfuee di un prcdicato oclioso') C cos mutano 1s sltecl'e: non la degradanti ni. 1' agsravario ($. 201, e se:?.) 2 ia qucsto scnso che Ic a? : gravrinli non appartengono atta teoria dd grado. Cib d l r aumenta la qun,ititti. ricl delitto c>tmbin 1' ente giurirlico ; iie fa diversa la specio, Il grndu presuppone rnantonin~enliB1 r
iitoIo ordinario.

La qixantitti astralta rimane sempre !a istessa, Ma si rwiodifica la gravita colicr~la del inalefizia per uila accidentde deflcieuza nei suoi elenienti costilulivi. Questo b oib che deterl'iiina il grado deI delitto. La differenza fra cib che attiene al grado e ci elio attiene, alla guantilb del delitto, risponlle alla, rliffersn~a fin ciii che deiiaturu un entc e ci C ~ B0 degmdu sen1 za dsnaturarlo. In gonerale j!u dirsi, come vedremo fila poco, che la ruodiilcazicine ueI1a qriautiti discendo da1 rapporto oggettivo, e la muclificazioiie del grado dalla ciriit~rn?lazione soggettiva del malefizio.

Siffatta nioclificazione, e casi l' effetto del grado nel delitto, pub spingersi siao a1 ptinto di far ccssare ogni licilitica impulahiliti; come la degradazione di una ~iloiieta pub giungero a talc da renderla di nessun valore.

Qtiandc) oj,ora ~ o t e s l oeffetlu ia circostariza i scri: wtinalrice ( o dirimarre). Negli altri casi dicesi esrfr7

sanle ( o minoranre). Formula che male si adoprerebbe nel primo caso; percbb dove sparisco la idea di delitto non trova termini abili la idea di scusa.

Anzi in quest' ultima applicazione anche la denominazione di grado, se bene si considera, meno esatta; lierch nella negazione di un es6ere non vi un grado rlell' essere. Puro per servigio dell' ordine si riunisce la trattativa delle minoranbi e dslle dirimonti, e si le une come le altre si richiatilano alla teoria dal grado, quantunque quest' ultime non degradino il de-

litlo ma lo distruggano.

Quando due reati si unificano nel criterio della qualiti, della quantiti, e del grado debbono per giustizia identificarsi nella loro imputazione. Giacche sebbene per legge mirabile di natura non vi possano essere clrio enti materiali perfettamente identici, opponenilosi a ci0 le infinite varieti dello spazio nel luogo e nel tempo, si pu avere dall' uomo la nozione della identit negli enti ideali, che appunto si astraggono da ogni considerazione di spazio. Onde sebbene due fatti debbano sempre diversificare nelle circostaaze maleriali; pure quando si guardauo nel loro rapporto ideale con la legge, i delitti che ne risultano saranno identici nella loro condizione di enti giuridici, parchi? non sia tra loro varieti nella qualith, nalla qtlantici, rt nel yrn~lo.

t.'fi~crio della

r~iialitit

/rei delitti.

in rju:ilunqae scienza la qunlit i! quella che guida ad ordinare gli oggetti della scienza stessa. Nel giiire 1iennIe la qualirh dei delitti t3 quella che serve alla

loro classuri~.ine.

3. 147.
Ma ~iell'urdinarc Ia classaziolie degli oggelli di una scienza, c tosi neI1' assegnare loro la ~~espettivs qrluiitFc, rion si pub prescindere da1 prendere di mira ura elemento particolare di rapporto fra oggetto eil oggetto. Ora la din[icoll9 del ben ciassare dipende dal trovare. il pio esatto criterio (li rapporto che per lo scopo della scienza sia a prendersi in coosiderazione a inotestr.,servigio.

3.

448.

Altrimeriti operando si istituiscono classi confuse, e si arrecano tenebre ove vorrebbe portarsi Ia luce. Chi classasse, a modo di esempio, i corpi secondo il colore si troverebbe a porre l' oro e 1' olio, il sangue il vino, nella medesima classe, Errore grossolano.

I)unqiic non tutti gli rrttrlbuti di

un ente

solio :IC-

cetlat~ili corne criterio della sua qualit: rna quelli

sali che ne costituiscono la essenzlt speciale. Tutta l'arte del ben classare consiste nel djstingaere gli accidenti dalla sostu?iza.

Ma la esseraza del delitto (intendendo sempre sotto qtieslo vocabolo il delitto vero e proprio, ben diverso dalle trasgressioni (1) di polizia) sta nella uiulaziotic di un diritto protelto dalin legge penale. Dunque il pi retto criterio per ben definire la qualit dei delitli ed esattamente classarli, t! qiiello desunto dalla di~iasithdel dirilla leso (2).
(1) Le trasgressiun (cio le violazioni delle leggi clie protc~gono la ~ V O S ~ C T ~ & ~ , non i1 diritto, e clie tranno il loro fondamento nel solo principio della utilitk) si classaiio secondo il diuerso bene che vuolsi procurare con lo interdire quei fatti che costituiscono le trasgressioni medesime. Non potrebbero clessarsi sulla norma del dunna, O del dirillo viola!o, perch in loro non vi b nS dntzno, nE vQlaziuae di dlritlo: tiluieno per ossenza loro non lo rslSano. Non snrehbe dunque possibile nella classaziono delle trasaressioni applicare il criterio col qsalo si classano da noi i delitti. Non potrebbe ricorrersi al d o l o , lierchb non vi i: come elemento necessario. Hon potrebbe ricorrersi aila spinta, n b ( sfrultando il poneiero che l' ottimo E l l e r o estern circa la classazione adotl'dbilo nelle loggi puramente prcocnliue) polriano classarsi sccoiido la passione movente, per la solida rnpione che nclle tr;isgrcssioni non sempre ricorre una pnssiunc clio muova il trasgressore. Laonde k propriameilte neccwnrio ed inevitabile nei regol~mcntidi polizia desumcre la clascazionc delle contravvenzioni da divorso bene protetto con le proibizioni di certi atti, anche rnoralmenic

innocenti e che non recano ciltitale violazione o pericolo al diritto. E tale il metodo gcneralmeutc osservato in coteste materie. (2) La considerazione dcl clirit'lto leso port L u c a s ad iin risultnfo diverso dal nostro. Egli divise i dclittr in tre gtlandi classi delitti co?~f?io persone le delitti contilo le prtlprield delitti listi. Questa classazione pub servire per ano studio statistico; non per Ia teoria penale n? per uri codice. Inoltre essa non lascia sede pei delitli pollttai. Del. che per altro non si turb 1 , u c a s clie aveva negato recisameute cotesta classe. Inadeguate per la soienza sono (lei pari le classazioni cho si desumono dall' azione, o dallki peau: inaccettabili quello che si volessero desumcro dal dolo o dalla spinta critninosa. Vedasi C a r m i g u a n i reain della sicuve;laa sociale vol. 2, culi. 6.

E sebbene il diritti, non si leda che coli I' atto isico, pure la formula da noi usata uarietb del dirilto leso, non identica ali' altra - rarista dell'alto fisico - perchb due atti fisici simili possono essere direlli da ciascuno degli agenti a violare due diversi diritti, e per la influenza dello elemento intenzionale sulls essenza del delitto, pu (rrialgrado la identitb di atti fisici) riascerne diversiti di delitti n cagione della diversit deila intenzione cle1I' agente che 1' atto fisico indirizzava (z leilcre un diritto piuttosto cha un altro.

avvertenza risale al gagliarctii priricipin che il delitto agli occlii della scienza non 6 iin c?lte nlnQuesta

reriale ,ma un eiitu giuridico :laonde il suo oggetto non 6 la cosa o 1' uomo, ma il precelto violato. Cosicchtl variando il dirilto attaccato varia il precetto protettore del medesimo, e varia 1' ente ideale chc si chiama delitto. Cos I' identico fatto, per esempio deli' atterramento di un albero, con lo identico risultato deiio atterramento pub costituire ora il titolo del dans o dato con ingiuria, ora dei furto, ora della ragion fattasi, ora do1 turbatu possesso ; secondo il diverso fine dell' agente.

i.

a53.

In tal guisa viene a chiarirsi clie 1' oggetto del delitto si deve (se vuolsi usare un linguaggio che esattamente risponda ai bisogni scientifici o pratici) ravvisare nella legge violata, e desunisrlo dal fine dello agente. E guesla 6 la ragione per cui atti materiali perfettamento simili del quali Cajo abbia usato per violare un diritto, e Tizio per violarne un altro, fanno nascere due rlolitti esser~ziaEme~zte diversi.

Ora, tornando a cib eli8 dicemmo ia proposito del clanno immediaro, si trova che questo puo essere o pubblico ossia uniuersale, o privato ossia parlicolare ; secondo che il malefizio violo un dirilto particolare o iin dirilto i~nicersale. qui la prima divisione dei deDi litti in offese contro la sicurezza ptsbblica, e offese contro la sicicrczaa privata,

offesa alla siciirezza pubblica pub esttuinsecarsi con un attacco alla societit nel!' uutorilb che la rappresenta, e con un sllacco alla socieli nei fnemMa
13,

tiri che la compongono.

Le offese alla pubblica sicurezz,? nel l~t'iinocaso asstzrnono il nome di delilti polilici yroprii o direiti : per&& il danno immediato risult~nteclall' attacco culitro 13 persona aaornle (societ&) non ferisce se non consequenzialmente gli it~dividuiche la. compongono in qualunque dei loro diritti particolari; nia li ferisce tutti nel cliritto che tutti e ciascuno di loro Iianoo a veder rispettato 1' ordine politico dal quale attendono la loro tutela giuridica: lesione della (iltlb, perclik lesione di un diritto universale che da tutti i consociati si gode.

5.

157.

Le offese alla sicurezza pubblica nel secondo caso si dicono delilti politici i~nproprii,o i?zdirettame~tte tali. Anche in questi il danno imm~diatoeffettiuo si sente soltanto da pochi individui, od anche d a nissun individuo nel suo particolsre. M il delitto ferisce tulli a i congregati; percho tutti ne sono oflesi, non solo wnralmeute per il timore di una ripetiziowe (lo che atterrebbe al danno mediato) ma muterialnleate per gli

4U&

un didetti del fatto gi conszimato che ha ~ittoa tutti loro spettante. effeltioo il danno imrnerliato nel rapporto del diritto astratto: nel diritlo ci06 di vedere rispettata quella cosa a cui tt~ttihanno interesse. Pub non essere effetlieo, ma O sempre polenziale ne! rapporto del loglimento di u?& bene roncreto ai cittadini. Questa potenza la sviluppano simili delilti contro tutti indistintarriente; i consociati ; e perci0 si riferiscono alla classe dei politici, perchb hanno un danno immediato universale. Ma siccome l' autore di questi non intende ad attaccare la persona morale della societ, cos si dicono politici indiretti.

Tanto nei delitli politici diretti quarito nei politici indirett.i, la massa dei cittadini 6 offesa nel suo pa~rimoniopolitico, non solo in quanto attiene alla mera opinione della sicurezza, ma veramente anche in cib chc costituisce la sicurezza.

J delilti contro la giustizia, contro la religione, colitro la q ~ i e t epubblica, contro la pubblica fede, contro il gius delle genti, contro la pubblica sanil, spettano 3 qaeslo secondo membro della prima classe. In tali delitti ricorre il carattere distintivo comune di non esigere alla loro perfertu consunaoa9one la eflettivitk del dan?io immediato particolare. I1 daniio zcniversele trova In sua effetiiviih nella semplice offesa a1 dirilto

attaccato, quando questa 6 perfetta nelle sue speciali coiidizioni. E la prevalenza del diritto u?zie;ersale o pubblico sul diritto particolare o priuaio (prevalenza che si sente da ciascuno) porta a cotesta regola, di rendere indiEerente alla perfezione di tali delitti che ricorra la eEettivith o solo la potenzialiti del danno immediato; come mostreremo ( S. 374 ) in seguito.

Questa divisione dei delitti in due grandi classi, secorido clic ioiincdiatamente attaccano o diritti fra-

lurali di ano o di cclczcldi determinati individui, o attaccano invece i diritti sociali, e cosi i clirilti cli teclri i consociuti; sembra esteriormente la riproduzione della divisione del C a r m i g n a n i ia delilti politici e politico-civili: ma il concetto ne sostanzinlmente difforme. C a r i i g n a n i nel suo pensiero dimentica n Ia persooaliti di tutli i cittadini nella personaliti dello Stato, r: duna a qiiesta personalit ideale una somrria di diritti che considera come tutli suoi proprii. E preildendo di mira la societ come ente di per SI+ stante, trova i delitti potitici clirelti nella offesa recata a tale persona giuridica, senza guardare il dirillo dei cunsodati alla di lei esislenza. Il cliritto secondo questa idea t3 nello Stato, come socondo altre idee era nella gersoltu del principe. Poi immaginando quasi dei puntelli i quella persona nelle islituzioni per le quali si rafl forza lo Slato, trova nelle offese a tali istituzioni i delitti cho chiama politici i~ldirelti. Cos gli avvenne che il falso pubblico e nummaria, e le offese alla finanza

e alla salule pubblica, gli rimasero come anomali ; e gli avvenne altresi di dover con nou molta esaltezza, noverare come n'slitlauioni sociali la quiete pubblica e il gius tlelle genti. La iiostra divisione invece non si ferma a cercare i diritti nella persona dello Stalo. Guardiamo la massa dei coiisociati. Se il delitto orfende taI cosa a cui lutti hanno interesse e diritto comune, diciamo questo iIn delitto di danno inanbediutn tbtzicersale, e lo poniamo nella classe dei delitti politici; che preferiamo chiamare sociali perclih tale comunanza di interesse e di diritti non pub nascere che dalla associazione. E se il fatlo offende invece una cosa sulla quale non abbiano diritto gli altri cittadini tranne il paziente del fatto criminoso, lo diciamo delitto di danno immediato pai.ticolare. E poichb cotesti diritti all' individuo li d la natura, a tali delitti (che sono presso a poco i doIitti politico-civili di (: a r m i g n a n i ) diamo il nome di naturali.

Delitti iiaturmli, o colitro la sicurezza priuuta;, soilo dunque quelli nei quali il dauno irnnre&uto t! particolare: vale a diro il d a n u ~ tanto sffetlivo quanto pot$nzde non colpiace ch& un maero limitlzko ili indivirlui. L' attacco ad un diritto e'~acdivid26al~ nei che reati della prima classe pub non esswe; qui B sempre presupposto. Essi non o f f $ ~ d ~che i diritti tran~ surali del]' uomo; e 1' indole politica 1' assumono tutta [liil solo danno neediato.

Questi si suJi1iviilono secoudo il dicersv kertr n cili si riferisce il rliriltli ofleso ~iell' individuo. Cori talc cisitcria , trovando che i brrri possibilmente oEendiliili (lsl1' azione malvagia si rirluconu a sei categorie; in sei membri si parte questa seconda classe, secondochil l'azionn eriminosa ha att;tccalo nell' uomo clie ne fii ~tassivo,o il diritto aJla vita; o alla inlegriti delle niembrrt; o alla libei1t5 individuale; o alf' onore; o agli n w ri; o alld sue relazioni di famiglia.

Ciascuna di quelle classi arnmette poi delle suildivisioni dipendenti, o dalla sostanza dell' offesa, a dalla Prinu e condizioni della sua esecuzione. Dall' una e dnll' altra quando tratt3si di diritti cmplessi. Dalla sola f'or?)la della sua esecuzione, quando trattasi di diritli
semplici (4).
(1) Sezplics, a ulodo di esempio , diceci il diritto alli1 vita; coniplo.sso il diritto che suddividesi in altri subalterni diritti. Talo (per. esempio) il diritto di proprieta, che sviIsppa lo jzts possidendi, utendi, uitidicnndi ec. cc,

La classazione dei deIitti non tiene alla mera nornei~clatura.Ha una inflirenza csseliziale: perciib dal col-

locare un fatto criminoso in una classe piuttosto che in altra pub derivarho che si modifichi la sua qualititi e la sua imputazione, c talvolta persino se ne alterino le condizioni essenziali.

Una grave diiricollh nella scienza nostra incontra la classwziot~edei delilti quando , cume spesso auvieiie , in un unico conlesto di azione criminosa si viola piir di urc ds'riuo.

5. 106.
In primo luogo ( 0 questa $ regola irnpretcribil~) deve d;stjnguersi se la violazione d i piu diritti fu operata per servire a diuorsi ftni del colpe~o?eioclipendenti 1' uno dall' altro; o se i1 reo non tendeva .che ad zcn solo f i l a pel quale violava un diritto, e della violazione dell' altro diritto s valeva ccme mezzo per giii~igere a qiiello. 5. 167. Nel primo casu si considerano le azioni come sepElrnbe, gerehb in verit sono tali e meceriaiviente o inte!leitualmcnrs. E tanti sono i lini, tanti sono i tiloli di reato; dei q~inliciasc,uno si misura e si giudica iridipetideabmcnb dali' altro. Se il delitto Posse iin eiite materiale, la concomitanza puramente materiale di luogo e di tempo potrebbe unificare due falli in iitl solo delitto. N esso : uu ente giuridicn a clie consta dcll' eleme~ito naaiteriale e tlell' elemento

ideologico. Perche si abbia nesso giilridico tra ftilto e fatto bisogna dunque che siavi anche nesso ideobogico, cio connessione di mezzo a fine. hltri~ilenti il concorso di due alti eotibiui indipeiideati ne fa due delitti. 3. %U8.

Rell' altro Gaso si ha un solo (I) delitto. Afa per conoscere a qual titolo esso pertiene occorre una scconda distinziorie: o nella violazione del diritto, ilella quale si valse come rn@z;o il colpevole, non si configurerebbe un litolo di reato di per s stante; o anctie questa violazione costituirebbe, se fosse sola, iin titolo spocialo di malelizio.
(1) Dissente T i s s o t (droil pe'ttcrl tuirl. l,pny. 82) ;kffermatido che si hnni-io seniprc due delitti malgrado l' unioo fitle. Ma se si giiard;issero coiiie due dcfitli quando l'alto voll'lbo uno, s'iinputerebbe due i~ollela istessa deterfiiioazione, L' elemento intenzionale imputato in un delitto , tornerebbe ad imputarsi no1 secotido delitto. h la istessa ragiona su ctli si fonda la teoria del delitto contintcalo (S. 617). Si ha una determinazione volitiva coml~lessa; nascer un delitto co)rlplesso ( S . 50): ina un delitto solo. Chi dcterrninossi a rubare mediante scasso i: reo di urla sola cleteriiiiaazione crirninosa. Chi dctermii~ossia rubare e stuprare B reo di due determinazioni. & questa I n dottrina dei deliiti pedisscgiti, che il il1 o r i nella sua teorvioadel codice penale rinatomizzl con grande acrimonia, dimenticando che ncl suo codice pcnale egli stesso (tratto dalla prepotenza del vero) avea dovuto ndluarla ; per esempio rit-I filrto con violenza r: cori soasso, nelle lesioni pcr coa~niotbra stupro, e altri simili. Quando si vuole rovesciare una dottrina cons:icrata

dalla sapienza dei sccoli hisognercbbe dlmeno esser coerc>riti n s* st~ssi.

S.

iG9.

Kel prinio caso il reato che sorge per la violazione del diritto alla. quale 1' agente tendeva conie fine, non cambia classe. Rimane sempre l'. istesso titolo: e l' averla ottenuta merci: la viotazione di altro diritto costituisce una quacI2tu aggravante, che pub talvolta variar some al realu principale, Ina rion ne

aliera la classe.

S.

470.

Re1 secondo caso sorge una terza distitizionc. 0 i1 diri#o violato camc mezzo era meno importante del tiiritto alla cui lesione come fine tendeva lo agente, oti anche era di ugualo importanza :ed allora il reato che servi di mezzo si tiene come psdisaequo e fainulativo all' altro; ne aggrava la imputazione ; pu6 ariclia mutarne il nome : ma si compenetra con quelln senza mutarlo di classe. O invece il reato che servi di ntcuzu era pii& gravo di quello che lo agente si proponeva come fine: od allora il fatto esce dalla c.lasso del delitto fine per far passaggio nella classe ; cui spetta la infruione servita di mezzo, e tnlvrilla i ' ~ e r b ~aow che gli dava la violaziotie usata come il mczzo, per esempio incendio a fine di furto : talvolta ~iiritnanche nome; cosi 1' omicidio a fine di furto dicesi latrocinio. il fine aliora che modifica la ini~iutazionedel mearo; non t? i1 mezzo che qualiflclii i1 fim.

C A P I T Q 1, 0 VI.
Crirericb della qiiantit!~ 12el delirio.

Ririegatu il si~lisma dracciniaiio che rifferrnava la iigntigliaoza di tutti i delilti, b concor.cl&oggidi I& dottrina clie i diversi reati presentino diversa y z c ~ ~ t t i i i c politica; ~osiechSdebba ai singoli reati adattarci una diversa misura tli imputazione.

Jia se cib fece sentire a tutti i criminalisti il Ilrsogno di trovare la formula secoiido la yiiale rriisurare si dovesse 1s yucl~ititic(lei malcfizi, essi non furono per altro concordi nel definire il crilerio pi retto (li

c(ltest$ yrrccilit. reloliclu.

Ti1e suriu i l~r'iuciyali sistcmi oggid prevalenti nelle diverse scuole. Quello di B e o C a 1% a , svolto dal C a ri m i g n a n i, che desurne dal dnn~wsoriul~ la qi~untit,'~ dei delitti. Quello ideato da R orna g n o s i, clie In desi~lne dalla spin tu c~~inzinwa. lo prupugnnto (la1 Quel I\ o s s i , clie vuole ririlrtlcciarlo ilella importanza del rlrst:era violato. Noi sogiiitiamo il primn sistetnn, rite~tecirlo rion accattafbili gli altri illis.

Non i! accettabile il sistema iniziato da R o in ag n o si; perch iu primo luogo esso presenta il vizio di desumere la misura del fatto non dalle colidizioni inlri~(secl~~fatto stesso ma dalla sua causa che al e lutla fuori del deZi6io che viiole misurarsi.
i

Iafatti la spi7zta c~iminosasi riscontra da R o m ag n o si nel coricorso di questi tre impulsi che harino delerminato i' uomo a dclinquere 1.%tile speralo dal delillo - 2.O facililis di cornmelterlo 8.' speranza di impuniih.

S. 476.
E secondo lui dovendo n ~ l l apena ravvisarsi soltanto un riparo al pericolo del delitto, ed ogni forza repellente dovendo per buona dinamica proporzionarsi alla forza impellente, quanto pi in un determinato fatto furono energici quei trc impulsi a dclinyucre che costituiscono la spi~ata, tanto piu deve essere energica la controspinta; ciob la imputazione che le contrappone l' autaritA sociale.

Ma cotesto argoniento, oltre al vizio radicale che test$ accennnlsmo, di misurare la graviti di un fatto

da ua elemento esirinseco d fatto stesso, non come poi rimpetto alla consideraxione del tornaconto socialo.

L' autoritti sociale nell' esercizio del magistero punitivo non pu procedere secondo l' accidentaliti dello cagioni di ua ratto, ma secondo il rapporto tra il tnale del delitto e il lilale della repressio~te. emerCib ge per logica necessia dal principio che 1 autorith non ' 13 armato della giustizia penale se non pel mantenimeuto dell' ordine. Onde ove il male del reprimere soverchi il male del delitto, la repressione condrrce ad iin riovello Bisortiline, aiizichS ristabilire l'equilibrio rotto dal prirno turbainento (4).
I l ) L' autoritg sociale deve tener dietro lilla causu del &ditti quando aggirandosi nell' ufXcio del buon governo, qtudia i modi di prevenire direttamente f crimini fuluri , a i -

tivenendo loro con ispengerile le cagioni. Su cib possoita vcdersi S o n n c n f e l s scienza dcl buon yuvcrno 1)cn T c x da oausis crirniuium; cd altri piolti che se ne sono matiiramente occupati.

N6 i1 principio della giustizia assoluta, alla quale i: subordinato il masistero penale, comporta. che per regola assoluta si accresca all' uomo Ia sua responsabilili non per un aumento del male che tia recato o disegnato recare, ma per l' accidentaliti di cerle caH

- 114

gioni; e cos per un calcolo della probabilit8 maggiore o minore del rjrnnovarsi del delitto (4).
(1) Tanto B Iunge che la facilita di delinquerc aumenti la qravib politica del delitto, quanto certo invece 1 . O - che gli ostacoli superati per delioquere mostrano maggior tenaciiA di pravo volere, e tosi rivelano nel delitto una r n a g ~ i o rforza morale soggettiva - 2.0 che la facile occa#ione d i dclinquere si vuole da insigrii Criminalisti sia invece una sciisa minorante la irnputaziorie. Yedasi la nota 2 al 5. 845.

5.

180,

1,a teoria deHa spinta non pu aver dunque apparenza di giustizia, se non appo coloro che tenaci al solo principio della difesa, la idea ddla giustizia assoluta vorrebbero tolta affatto dal magistero penale, ri-

ducendone la legittimit ad una giustizia tutta fattizia, che libra la sua lance sul solo pernio (pur troppo elastiro) della politica utilitA.

Ma inoltre il sistema della spinta crimiriosa portato alle sue pratiche applicazioiii ( c specialnienlc se si assume qual norma primaria per confrontare tra loro delitti di titolo diverso ) conduce ad esorbitanti consegucnze; elsvando al massimo grado certe deiinquenxe che i1 consenso di tutti i popoli riguardb sempre rome di minors importanza: avverso le qtiali spiegando i pi enargiei mezzi di repressioiae, si risica di cagioliare maggior nocumenlo colla difesa, che non se n p tema dall' offesa,. Facile infatti egli t! a diriio-

- 415 strare che, a modo di esempio, il furto dovrebbn nella scala dei delitti rappresentare una gravit maggiore dell' omicidio se la relativa gravit dovesse calcolarsi sui criterii delly utile sperato, della sporata impunit, e della facilit di conometterlo. Oltre a ci confrontando ancora i diversi fatti che pertengono al medesimo titolo sulla norma delle diverse cagioni, si viene a delle conseguenze che repugnano al senso morale di ognuno ed alla pratica universale. Colui che ha rubato per salvarsi da2 carcere imminente di cili lo minacciano i creditori (idea spaventosa che ruin troppo spesso anche al suicidio) ha senza dubbio una spinta maggiore di chi rubi per procacciarsi il denaro onde fare un viaggio di piacere. Imputerassi dunque pi quello di questo? Si imputer piu la uccisione di un inviso rivale che la uccisione di uno sconosciuto consumata per lieve cagione, senza profitto nessuno? I1 criterio della spinta che non risponde al tornaconto sociale, non risponde nemmeno alle gradazioni della moralit dell' azione ; perchis urta un sentimento incancellabile nel cuore dell' uomo, pel quale si commisera pi facilmente un delitto quanto piu potenti ed energiche sono state le cause che hanno traviato il colpevole (4). Ogni regola perch sia giusta bisogna che torni vera tanto in senso affermativo, quanto in senso ~zegativo.Cos se la quantili del delitto dovesse u,zcwzentarsi per 1' aumento della spinta, dovria non solo aumentare sempre dove la spinta si accresce, ma dovrebbe decrescer0 dove decresce: e cos divenir mi~zimw dove la spinta fu piccolissima. In un omicidio barbaro commesso di pieno giorno e in luogo popo-

l ~ l s o non vi fu nessuna sperauza di impunia, nessun , utile I.Bi3. commetterlo: dunque infirno grauo di spinta nei swi principali elementi. Ad evitaro queste assurde consquenze si volle inlrudore nella formula la considerazione dell' audacia: ma per ia insoparabile opposizione che sta fra ' audacia da un lato, e la facilith l di eseguire un delitto i il calcalo della sua e'll~ptrnitt't 3 ' dalla altro Iato, svidente che 1 elemealo d611' audacia non sv~lgsla dottrina di R o m a g a o ?; i, ma la varia e la distrugge in radice.
(1) La teorica dolla spinta si volle accettare dal P e u e rb a c , il quale tentb di conciungerla con la stia dottrine fondamentale della intimidazione. Ma ne ebbe censura dallo J o n go (do delictis uol. 2, png. 2091 che appunto ossorvb H c doctrina erroribus non v a c a t : non omnes ac noxii stimulis animi ex aensibue originern ducentibus, ad voluplntibus oensibus pereipicndir fruendum Pnowentur : ut ex, gr. illi qui male i~itellcctioreligionis zie1 libertata's studiis ud delicla coiiunittendu irnpcllunlur :ct pcrpctucac poewne vnriis atilnulis animi moti4icm opponi possunt.

Tnnrlon delictorum grnuissiinorum ctimuli animi vcl oau.


sae miliinti esse possunl. Quali sieno le conscguenzo alle quali porta la dottrina dolla spiata assunta come misura della

quantitb. del dslitto, ce lo mostrano tutti coloro che no hantio svolto le logiobo deduzioni. A moda di esompio, il Bens a (summa juris naturali8 lib. 9, art. 2 , pag. 185) ne trae diritto la conseeiienza che dovendo la quantilli del dolitto proporzionarsi al benB che se ne spera ed alla probabile irnpunittt, i delitti di prova dificile debbono ponlrsi pii1 sevcraaents per quem sola regione che sono di prova pih dimcilo.

Il sistema di R o s s i ha tiitta la sua specialit nel prendere a considerare come cribrio della misura del delitto tre distinte s p i e di male 1.O male mal~rYalo;che i! il nostro danno immedialo : 2.O rnale misto; che i: il nostro danna mediato: 3.0 male morale; che si rappresenta dalla violazio?le del tiover~. Ma la introduzione di questo terzo elemento nel calcolo deHa gravit del delitto ha un doppio difetto. Xi primo sta nel confondere 1' uMcio del criminalista con quello del moralista. II secondo sta nello ind~filzito, a cui sempre conduce la forrnula da lui suggerita.

Confonde 1' ufficio del moralista con queIlo del criminalista. Infatti se il R o s s i ci chiamasse a calcolare la importanza politica. del dovere, la sua formula si unificherebbe con quella del danrio sociale; mentre la importanza &vile del dovere non ha altra norma che la importanza del dirirto corrispondente. Ma il R o s s i distinguendo nel suo prospetto dei tre mali del delitto la importanza del diricto offeso dall' importanza del dovere violato per farne due distinti critorii della quantiti, evidentemente richiama i1 criminalista a porre sulla bilancia il dovere morale come elsmento di gravita politica che ha una efficacia, sccondo lui, tutta sua propria e diversa dalla gravit del male materiale, e dalla graviti del male c.ii' ei dico misto, ci06 clallo spavento maggioro o minore dei cittadini.

In una parola egli pone il dovere morale coine criterio jndjpendente dal dovere giuridico e dal dovere politico: e cos al calcolo della moralitu esterna sostituisce il calcolo della moralit interna, Ma il giure penale non avendo altra base di legittimiti che In tutela giuridica, non pub convertirsi in uno strumento della santificazione dell' anima. Non si puriisce la violazione del dovere morde ma la violaziona del dovere gz'ur.c'de'co,cioB la offesa (lei diritto. E vi e diirerenza fra l' uno e l' altro: 4.0 peroh8 non ad ogni flovere corrisponde un dirirto esigibile 2.O perchb non sempre alla maggiore t;antiai del dovere corrisponde allreltanta importalaza pel mantenimento del diritto. t1 male tizoraEe del delitto, che vorrebbe porre in calcolo il R o s s i, non turba 1' ordino esterno se nou in guanto a lui risponda un aumento o di danno immediato, o di danno mediato. Per lo che il terzo elemento, nel quale si stringe tutta la novit di codesta fornlula, quando non b falso G inutile.

La formula rossiana ha poi il vizio dell' indelinito. Infatti, tenendo che i delitli si debbano misurare secondo la importanxa del dovere morale violato, qual sarh la norma per misurare questa importanza del bsvws? i l problema si scioglie con ua problema in un zcgomenta ove la scienza dove lasciare il meno possibile alle oscillazioni dell' umano arbitrio.
Pub esservi un criterio morale costante per dire che certo azioni sono corlive :ma un criterio pura-

mrnla mtwale che sia universale e costante per dire che un' azione & pih cattiva di un' altra. non vi .

K vale rispondere, come fece R o s s i , che il


criterio per misurare la imporlanra relativa dei diversi doueri nella sensiuit mora!~, e che si rivela merce 12 coscienza universale. Imperocchb , auto ammessa nel senso morale della maggioriti degli uomini tale concordia e costanza che valga ad unificare la coscienza universale, rimarr sempre arcano come possa la coscienza universale rivelarsi con certezza al legislatore. E finche la misura dei delitti non si ileterm n in UII comizio, ne avverri sempre che il Icgislaii tore sostituirh la coscicznza propria (figlia delle sue abitudini, del suo stato, delle sue propensia ed affezioni) alla coscienza wniuersale, scambiando quella con questa (4).
(1) Una stringente coafutazione del sistema di Rossi trovasi nel T h i e r G e l i n (Principe8 du drall pag. 298, 299 ) e nel T i s s o t (Le droit pinal etucli dans ses pr.incipes

vol. 1 , png. 106) ove riferisce gli energici argomenti del R o t F e ok contro la fatale tendenza di subordinare In giustizia punitrice ai prinoipj della morale, che in lei pu Bssere soltanto principio negalr'eto. Nuova confutaziono della pericolosa dottrina di R o s s i ha fatto il F r n ;n ck phidosophie du clroit pBnnE pag. 103. G i i il B a r b a c o v i (?e mensura poenarum, Trento 1810, pag, 3 4 ) avova censurato la dottrina di coloro che nella maggiore nequizia del delinquente volevano trovare ragione di elevare la quantit0 del delitto, osservando che tale sistema aveva i1 duplioe vi-

- 120 zio di attrbuice all' uoao gli uffici della divini& e di aprirc uti campo eni.onato all' arbitrio. B dolo e B violazione del dovere morale non aggravano il malefizio findik si guardano nel mero punto della moralitd inte?-na: lo aggravano quando ne scalurisce una rnbdiicazione di moralit2c estcr~ r a quanto se ne accresca la forza morale oggettiva del in ,reato: ed allora la relativa cootempiazione rientra sotto la contempbaioaa del danno medialo.

Il criterio acuettabile come mfsara della quanli~ &i delitti non pub esser dunque che quello dei danno: -hrnula che risale a P 1 a t o n 8 ; formula esatta, e farmi~lamzionals.

5.
iil

486.

Pornuia esrttiu meglio di qaalaqae altra. Perchb danno non prooede da olementi astrajti o puramente intellettuali, sui quali si aprano nel seritire degli uamini divergenze e contradizioni: il danno si esprime con uiia matcrialith positiva, in faccia alla quale lo spe. culativo dileguasi. B questa, alrneno entro certi limiti, costringe 1' umano sentire ad una concordia che repelle 'i arbitrio (i).
(1) Uiia sptciale obietimo cculm la forrrnuia del danno fu fatta dall' He n c k e e ripetaia da Jonge fde drtictis contra rcapublicam adpnS&ii~ 3, m.%W)oaaervkwh ool, che se il danno fosse la mI3u~ndeiedelitti,certi reati coiposi perchb di danno graviaptma dovrebbero punirsi pili di altri reali dolosi. di d&no inferiDre. L' obietto non approda; 1.0perchb mostra di non comprendere che sotto l i 1

- 121 formul~danno si racchiude eziandio ia conternplazisns dei danlzo ?)lediatu; 2.0 mostra dimenticare la teorica deI yrudo pel quale discende infisitamcnte la itnpulaziono dei delitti indipendenteniente dalla loro quantIL2 : ed appurito la colpa (S. 265) si riferisce alla dottrlna del grado.

La gravit del danno immediato si ragiona, secondo C ci r m i F; ri a n i , sui tre dati positivi 1.O della maggiore o minore Qtnportanzadel bene tolto col delitto - 2.O della maggiore o minore repurabilitis del male - 3.O della sua maggiore o minore clif~ondibilitci.

Formirla razionale. Infatti la legge di natasa non ha dato ali' uomo autoriti sull' allr' uomo soltanto perclih giustizia si compia in tutti i suoi dettati ;n6 perchk il malvagio espii la propria malvagit; rib perchit l'nomo sia vendicato ; n6 perchb sia corretto, L' esercizio della giustizia delegalo all' uomo sull' uomo per una necessith di riatura onde abbia forza la legge dell'ordine merce una sanzione pronta e serlsibile, e sia difesa la uinanilh dai mali di cui sarebbe vittima se le nialvagio azioni rinlanessero senza freno.

Se dunqile la difesa della umanit b quella non gii che crea la ragione di giustizia, ma che legittima

- sa2 1' esercizio dsHa giustizia nel braccio ursiauo , facile B vedere ho la energia della reyressioiie, ossia della

riifesa, deve essere in rapporto ai mali recati da\le ogese. E che per consemenza la gravita relativa di qiiesta deve misurarsi sulla gra~itSrrelativa di quelli.

M la forinula genarica del dicslim t si i e ricl-iiania a wr d c ndla sua applicazione a cousillerafe, ollrs il danno immediato, ancora il mediato. Cos in q\lest;r forrniila si lielle conto tanto del\' oii'osa alla sicurezza quanto dell' offesa alla oginiolze della sicurosra. La considerazione del datino mediato non potrebbe assumersi come noruia unica o prevalente della misura dei delitti, perclib l' auuieuio possibile di danno v~ecliu~o le per accidentali forme assunte dalla esecuziona del delitto, pub ripetersi a ciascun fatlo, ma con influenza diversa. Laaude pub funzionare corna criterio accessorio o subaltcrno, ma noti come principale archetipo della quanlitg.

8. 193.
La qumW,ralaliva dei delitti diversi dave misurar6i duque sul d a w intm@dia6o;cioh sulla forzct fisico oggettiv~dd delitto stessa.

h clanno irnrried* uguat$ la quantith relativa dei dditti si modMoa sulla norma del datino mediato;

suIla forra rthorale ogg~ttil-adel delilto; la quale, come abbiamo ~ednto(Q. 131) il risultalo della forza fisica del delitto e della sua forza morale sogcioi:

gettiva.

5.

19s.

A cose ordinarie il danno mediato sar proporzionale ali' imniediato; perchi? lanto piu si teme la perdita di un bene, quanto pi B importante il bene minacciato. Ma le circostanze dalle quali accompagnato un delitto possono essere cagione di aumento di danna merlirrto anche senza modificaziorie del]' immsdiato.

La coilsiderazione del dan?ao mediato viene cosi ad attribuire sulla quantita del delitto la debita influenza anche ali' elemento del dolo, senza dare a questo eleinento una potenza assoluta, che confonderebbe la nozione del peccato con 'quella del delitto. Laonde fu insulsa i' accusa che si diede alla formula del danno, (li dimenticare la moralith deli' azione.

I1 dolo considerato in st! stesso, come mero fatto interno, non potrebbe influire sulla quantita politica del delitto ; perchb 1' autoritk sociale non esercita col magistoro punitivo un sindac.ato deiia moraliti interna, ma quello soltarito della rrioralit;l esterna.