Sette Piani
Dopo ore trascorse in treno Giuseppe Corte arrivò nella città con la famosa casa di cura. Quella mattina
aveva un po' di febbre. Giunto davanti a questa casa che presentava 7 piani entrò e venne fatto sistemare
su quest’ultimo. La camera era molto accogliente, con una bella vista sulla città. Sistematosi si andò a
sdraiare sul letto mentre leggeva un libro. Subito arrivò un infermiere e lui ne approfittò per chiedere
informazioni sul luogo in cui era. L’infermiera gli spiegò il perché dei sette piani con un ragionamento
logico, gli disse che in ogni piano c’era un tipo di paziente diverso cosicché nessun paziente di malattie
meno gravi potesse essere infettato da patologie più gravi. Sembrava che quel posto fosse diviso in caste ed
ogni casta aveva il proprio metodo di cura e organizzazione. Dopo l’infermiera uscì e Giuseppe si alzò,
sentendosi meglio, ed andò ad affacciarsi alla finestra, da lì però non si riusciva a vedere molto, allora girò
lo sguardo e notò che un altro uomo stava lì davanti alla finestra. Iniziarono a guardarsi finché Giuseppe
non ruppe il silenzio e fece delle domande al signore, da quella conversazione Giuseppe scoprì che
quell’uomo aveva un fratello messo peggio i lui, che alloggiava al quarto piano, scoprendo anche chi fosse
instaurato nel primo di piano invece. La giù c’erano i moribondi con i preti che erano da tutte la parti, e
nelle stanze in cui le persiane sono abbassate voleva dire che era morto qualcuno da poco. Così Giuseppe si
mise a fissare le persiane che in quel preciso giorno erano abbassate. Successivamente venne sottoposto
alla visita medica generale che lo rassicurò, nonostante la febbre non accennava a scendere, Giuseppe
sarebbe rimasto al settimo piano non andando in quello inferiore. Seppure lui seguiva le cure per guarire in
fretta, le sue condizioni erano sempre uguali. Dopo svariati giorni Giuseppe si presentò dal capo-infermiere
perché nel giorno seguente sarebbero dovuti arrivare una donna con dei bambini, e lui voleva spostarsi in
un’altra stanza, il capo-infermieri acconsentì spostandolo al sesto piano sentendosi più a disagio. Un giorno
il direttore decise di far ribassare ancora di più il grado del piano, portando Giuseppe al quinto piano. Così
Giuseppe si arrabbiò molto ma il medico cercò di tranquillizzarlo. Però Giuseppe si rendeva conto di andare
incontro ad una progressiva stanchezza. Nei giorni successivi comparse un eczema sulla sua gamba.
Andando a finire nel quarto piano dell’ospedale. Una settimana dopo circa, il capo-infermiere entro nella
sua stanza dicendo di doverlo trasferire direttamente al primo piano. In un pomeriggio di calda estate poi
morì.
I topi
Giovanni quest’estate non mi invitò nella sua villa in campagna. Lì ho vissuto molti giorni. Un giorno ero
nella camera del secondo piano quando udii un rumore e scoprii che c’era un topo che però non ebbi il
coraggio di schiacciare. Ma a Giovanni sembrava non interessare. L’anno dopo ero di nuovo a giocare a
carte con lui ed altri amici quando udii un altro rumore, simile a delle trappole per topi, ma non fu nulla del
genere. Un altro anno e ritorno nella villa, dove vengo catturato da due gatti, magari servivano per far
scappare i topi, ma mi sembravano un po' grassi. Ritorno in villa dopo un altro anno e ritrovo i due gatti ma
molto più stanchi e non energici come la prima volta che li vidi e allora Giovanni disse che la mia era una
bella idea visto che di topi ora non ce né neanche l’ombra sogghignando, poco dopo Giorgio mi chiamò in
disparte e mi disse che i gatti avevano paura proprio dei topi, disse che dall’ultima volta diventarono quasi
cento. L’anno dopo, già dalla prima notte si sentivano i loro passi sopra il tetto. Il giorno dopo a tavola allora
chiesi che cosa si sarebbe fatto contro i topi, ma Giovanni mi contraddette e cercò di vanificare la mia
domanda, allora i suoi genitori mi risposero, stupiti della mia domanda, che di topi non ce n’erano più. Da lì
Giovanni si fece pensieroso dicendo che, magari ci fossero degli spiriti. Dopo, sempre il primogenito mi fece
chiarezza confermando quello che io udii quella sera, ma aggiunse che anche suo padre iniziò ad avere un
po' di timore e forse sarebbe meglio lasciarli stare. Finché l’estate scorsa mi accorsi che non se ne vedevano
più. Andai quindi a complimentarmi con Giorgio, ma mi rivelò che si erano riuniti nelle fogne. Ma non
riuscivo a capire perché Giovanni non mi avesse invitato. Alcuni dicono che i signori Corio siano morti, ma
un signore che porta viveri alla moglie, l’ha vista vestita come una pezzente mentre cucinava come una
schiava per i topi che gli erano tutti intorno.
Il disco si posò
Durante una sera in una valle un disco volante si posò su un tetto di una chiesa. L’ordigno sembrava non
emettere rumore tranne che per un ronzio. Il don della chiesa allora, sentendo lo strano suono, decise di
affacciarsi per vedere cosa ci fosse. Dal disco uscirono due esseri, ma a don Pietro bastava prendere l’arma
posta sul muro. Uno dei due allora fece per tranquillizzarlo e gli spiegò il motivo del loro viaggio. I due
Marziani non riuscivano a capire cosa fosse quella specie di antenna posta sulla chiesa, don Pietro allora
spiegò loro che era una croce, il Marziano non capì subito, così il prete iniziò a spiegargli a cosa servisse. Ma
nel farlo introdusse involontariamente una storia che sembrava colpire i due stranieri. Sembrava che loro
non conoscevano il peccato e quando don Pietro si mise a pregare loro lo guardarono con aria stranita
poiché loro non lo facevano. Alla fine di questa chiacchierata i due Marziani ritornarono sul disco, che si
staccò dal tetto e parti a massima velocità per fare ritorno a casa. Per la gioia allora il parroco sparò un
colpo in direzione del disco e se ne andò con l’ululio dei lupi.
Sciopero dei telefoni
C’era un problema nelle nostre comunicazioni telefoniche, ovvero tutte le persone che chiamavano a volte
venivano inserite in altre chiamate già avviate potendo anche intervenire. Una sera stavo chiamando un
mio amico ma sono stato aggiunto ad un’altra telefonata e da lì divento una specie di riunione dove
chiunque poteva intervenire pur non sapendo chi fosse. Appena entrai udii dapprima 2 donne che
parlavano di vestiti. Poi si aggiunse un uomo che prese scherzosamente in giro le due donne facendo ridere
anche gli altri che erano in linea. Soggiunse poi un altro uomo e ci fu un miscuglio di voci. Dopo un po' di
risate e conversazioni bizzarre, la dozzina di persona tacque, e le due donne ripresero a parlare tra loro.
Però l’uomo si intromise di nuovo, che facendo arrabbiare una delle due donne, sotto richiesta della
comitiva di persone in chiamata si mise a cantare. La sua voce era bellissima e dopo aver concluso la
canzone fu subito seguito da complimenti. Ci fu puoi un’altra richiesta di cantare, ma l’uomo decise di
cantare solo se anche tutte le persone in linea lo avrebbero fatto, così iniziarono tutti a cantare la canzone
proposta, una volta finita si salutarono tutti, tranne le due donne che si rimisero a parlare di quello che era
accaduto.
Una vecchia fotografia
In primo piano ci sono i miei nonni vestiti molto eleganti con un piccolo pupo in braccio, loro due sempre
sorridenti, riescono ancora a trasmettere gioia da una vecchia fotografia. Nel retro poi si apre un’immensa
tavolata con una trentina di sedie un po' datate per l’epoca ma con un color rosso vino, anche se un po'
sbiadito dalla fotografia, il tavolo era rivestito da una tovaglia bianca ricamata interamente a mano, c’erano
dei piatti in ceramica molto raffinata con posate altrettanto belle, i tovaglioli erano di stoffa piegati e stirati
proprio per quella occasione tanto speciale e qua e là si trovavano anche delle bomboniere o dei fiori.
Alzando la testa sul soffitto, si trovava un lampadario, sembrava fatto di cristallo, la luce dalla fotografia non
rendeva ma creava un sottofondo soave, sulle pareti invece c’erano dei quadri, in essi erano rappresentati
per lo più campi a volte aridi e a volte già fioriti, con dei contadini molto stanchi ma gioiosi del loro lavoro, a
volte venivano confusi però con degli specchi. Sulla sinistra c’era poi una porta a forma di arcata che si
collegava ad un’altra stanza, ma non si riesce bene a capire cosa ci fosse stato effettivamente, si riuscivano
ad intravedere anche delle scale in marmo ma il luogo di destinazione era ignoto. In una delle pareti
c’erano anche tre finestre che davano su una specie di giardino, dalla immagine si vedeva una distesa verde
con tanti piccoli fiorellini di vari colori, anche se il bianco prevaleva. È una bella fotografia da conservare
magari per ritrovare un po' di felicità facendo riaffiorare vecchi ricordi.
Es. pag. 75 n. 14
Arachne Lydia era una ragazza brillante: tesseva e dipingeva ragnatele belle e larghe con incredibile abilità.
Anche le ninfe spesso lasciavano le selve ombrose e le loro sponde abituali, e venivano a Lidia, perché
desideravano guardare le tele delle fanciulle. Ma Aracne era orgogliosa: “Se la dea Minerva - diceva spesso
- combatte con me, è facilmente sconfitta. Allora la dea ascoltò con grande rabbia le minacce della ragazza
e prese la forma di una vecchia; poi lascia Atene e trova una ragazza in Lidia. Prima ammonì così: "La tua
vanità è grande; devi abbattere la tua arroganza e il tuo orgoglio e non contendere con gli dei." e asperse la
ragazza con la medicina fatale. Immediatamente Aracne assunse la forma di un ragno.
Es. pag. 84 n. 34
Molti e vari lavori furono eseguiti sia a Roma che ad Atene. L'agricoltura e il commercio fornivano agli
abitanti il loro sostentamento. I contadini rendevano la terra fertile con energia e nutrivano le loro famiglie
con grande parsimonia. Anche l'uva e le olive allietavano spesso le feste nei paesi. A volte, tuttavia, l'Italia e
la Sicilia furono afflitte dalla scarsità di viveri e una perniciosa miseria si diffuse nella vita degli abitanti. I
marinai con grande abilità e prudenza solcavano le acque e trasportavano i vasi, le pentole e le conchiglie:
nelle isole e in Italia e in Grecia si compravano uva e olive, e procuravano molta ricchezza ai contadini e ai
marinai. Come insegnante, svolgeva anche vari compiti nella scuola: ogni giorno educava le allieve, le figlie
dei maestri, insegnava la disciplina e l'eleganza delle lettere e della scrittura; lodava con grande bontà i
poveri alunni, ma colpiva con la canna i pigri.
Es. pag. 90 n. 5
Fortuna è considerata e adorata come la dea di Roma e di Atene. Perché Fortuna è una buona signora per
gli abitanti, per le matrone, per i marinai e per i poeti. In terre straniere, i marinai sperano di trovare casse
piene di gemme e perle, o vasi sotterranei con ricchezze. Anche le matrone con le loro figlie fanno spesso
sacrifici e corone fiorite alla dea Fortuna: le matrone chiedono vesti e braccialetti ingioiellati, mentre le
figlie desiderano gioielli e uno splendido matrimonio. Ma lascia che la dea Fortuna sia cieca: spesso manda
bisogno e preoccupazioni e guai. Perciò dobbiamo temere l'incostanza della Fortuna. La vera felicità non è
fornita dalla dea: perché non è il gioco, né la ricchezza, né l'abbondanza di dracme, ma l'armonia, la
giustizia e la temperanza che rendono felice la vita.
Es. pag. 89 n. 3
1. Le amicizie oneste sono condotte non solo per la felicità, ma anche per il bene di una vita felice.
2. Sei portato alla rabbia, quindi sei considerato una cattiva signora.
3. Le ricchezze sono spesso tenute in grande considerazione, ma la castità non è rispettata.
4. La madre di famiglia, signora dura e obbediente, guidava e lodava le ancile buone e diligenti,
rimproverava e spesso picchiava quelle piccole e testarde.
5. Le truppe sono sconfitte da imboscate, i fuggitivi sono sconfitti dagli indigeni.
6. Le matrone romane adoravano innumerevoli divinità, statue consacrate e sacrifici in altari, ma
spesso la fortuna della famiglia era avversa.
7. La terra di Sicilia è coltivata dagli abitanti con grande abilità, e non rimane sterile, ma è sempre
feconda e ricca.
8. La crudeltà di Ottone verso il paese era appropriata.
Es. pag. 82 n. 30
1. La vita è improvvisamente cambiata dalla sorte: oggi felice, domani giudichi infelice, mai beata.
2. Le feroci bestie della foresta, le grandi cure del cervo, sono ritenute pericolose minacce anche per i
contadini.
3. Le lettere dei poeti erano gradite alle ragazze e preparavano una grande gioia.
4. L'insegnante guidava diligentemente le studentesse.
5. Dal poeta Catullo, Lesbia era considerata una bellissima signora.