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Vor Dem Gesetz - Kafka pt2

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Kafka- Vor dem Gesetz

Werkimmanente Interpretation
In rosso sono segnati i verbi che caratterizzano il protagonista (uno dei due protagonisti- L’uomo che
viene dalla campagna/ campagnolo). Anche qui sarebbe interessante confrontare le traduzioni che
sono state fatte in italiano, perché ci sono differenze importanti.

La prima figura che ci viene presentata è quella del guardiano (Türhüter) e poi inizia la vicenda. Si
potrebbe notare la differenza dei verbi “steht” (il guardiano sta davanti alla Legge- senza riferimenti
a una porta) e poi il primo verbo che caratterizza il campagnolo è “kommen” e “bitten”, quindi, c’è
un movimento. Questo uomo che viene dalla campagna chiede il permesso di entrare nella Legge. Il
guardiano dice che non può consentirgli di entrare. L’uomo della campagna riflette fra sé e sé e poi
chiede se comunque gli sarà concesso di entrare più tardi. Il guardiano dice che è possibile, ma non
adesso (“jetzt aber nicht”). Dal momento che la porta per l’ingresso alla Legge sta aperta come sempre
e il guardiano fa un passo di lato, l’uomo si inchina per guardare attraverso la porta verso l’interno.
Anche qui, quando si tratta di difficoltà, è come nel messaggio dell’imperatore, tutti gli ostacoli sono
descritti nel dettaglio. L’uomo quindi si inchina per guardare dentro e quando il guardiano se ne
accorge, ride e dice “se tanto ti attira, prova ad entrare nonostante il mio divieto. Ma stai attento io
sono potente e sono soltanto il più umile dei guardiani. Di sala in sala ci sono altri guardiani, uno più
potente dell’altro e già la vista del terzo io stesso non la posso più sopportare”. Gli dice di no, ma non
gli dice che non potrebbe farlo (che può provarci). Queste difficoltà l’uomo della campagna non se
le era aspettate e pensa che alla Legge si dovesse poter entrare sempre. Osserva il guardiano con
maggiore attenzione e lo colpisce l’esterno (cappotto di pelliccia, un lungo naso appuntito, una barba
lunga sottile nera come i Tartari). Questa figura che si impone tanto lo spinge ad aspettare fino a che
non gli verrà dato il permesso di entrare. Due figure contrastanti: lo Türhüter è una figura forte
(all’apparenza per lo meno) che sa quello che deve fare (cioè dire di no) e l’aspetto fisico rafforza
anche questo suo potere in qualche modo (se fosse stato un uomo mingherlino e pallido a dirgli di no,
forse non lo avrebbe impressionato e fermato decidendo di aspettare per avere il permesso).
Il guardiano dà all’uomo della campagna uno sgabello e lo fa accomodare di lato alla porta di ingresso
(in qualche modo non lo respinge del tutto). Su questo sgabello l’uomo sta seduto giorni e anni
(metafora). Fa tanti tentativi di essere ammesso e stanca il guardiano a forza di chiedere con le sue
preghiere. Si sta creando un rapporto complesso tra i due (non tra sadico e masochista, ma quasi in
un certo senso). Il guardiano spesso gli fa una serie di domande, ad esempio, sulla sua Patria. Ma
sono domande senza reale partecipazione “Teilnahmlos” (tanto per chiedere), così come i grandi
signori pongono le domande. C’è una caratterizzazione fisica dello Türhüter, perché è grande e grosso
e poi anche caratteriale perché in base a quello che dice si pone come se fosse una persona potente.
Il grande signore per benevolenza può chiedere all’umile servo che passa qualche cosa, ma in realtà
non gliene importa niente. Alla fine, continua a ripetere al campagnolo che non lo può ancora lasciare
entrare. Lo Türhüter se ne potrebbe anche andare, non ha bisogno di/deve intrattenerlo, però gli pone
tutta una serie di domande anche se alla fine sono domande tanto per chiedere. L’uomo che per questo
suo viaggio si era equipaggiato con tante cose usa tutto (anche cose di un certo valore) per corrompere
(zu bestechen- che riporta al contesto del Processo quando Joseph K. si muove cercando aiuto e anche
cercando di corrompere). L’uomo di campagna non fa il tentativo di convincere. Qual è la differenza
tra “convincere” e “corrompere” dal punto di vista della personalità di chi lo fa? Chi ha una
personalità forte e strutturata cerca di convincere con degli argomenti, mentre l’altro invece è più
debole e non sa come aiutarsi e quindi prova a corrompere. La reazione del guardiano è quella di
ricevere tutto, ma lo fa affinché l’uomo non creda di avere trascurato qualcosa. C’è questa complicità
alla fine tra i due: sono interconnessi l’uno con l’altro. Da un lato c’è la debolezza caratteriale
dell’uomo della campagna che ha in mente un progetto (porta tante cose con sé) e si fa fermare da un
guardiano che gli dice che non può entrare e deve aspettare. Potrebbe anche decidere di non aspettare
e andare contro quello che gli dice il guardiano; invece, anche per l’imponenza fisica del guardiano
si ferma e aspetta. Non prova a convincerlo o ad agire di sua iniziativa, ma si ferma e prova a
corrompere il guardiano. Dove sta la complicità? Il guardiano potrebbe farsi gli affari suoi e non
parlare più con l’uomo, ma invece gli fa delle domande ed entra in un rapporto in qualche modo di
complementarità, ma anche di complicità (perché accetta i regali per fagli un piacere e fargli capire
di aver tentato in tutti i modi senza rimpianti). Durante questi lunghi anni il campagnolo osserva quasi
ininterrottamente il guardino. L’attenzione del campagnolo si è spostata dalla Legge (dove doveva
arrivare in qualche modo) al guardiano. Quindi in qualche modo ha spostato l’attenzione sbagliando:
1. Dimentica la Legge (l’attenzione si è spostata su una falsa meta che è il guardiano); 2. Dimentica
gli altri guardiani (il primo gli sembra l’unico ostacolo per l’ingresso nella Legge). Fa due cose in
questi lunghi anni: 1. Cerca di corrompere il guardiano; 2. Maledice il caso infelice nei primi anni
senza riguardi e a voce alta, più tardi (da vecchio) brontola soltanto fra sé e sé. Un’ipotesi di cosa lui
consideri un caso sfortunato è che ci fosse questo guardiano davanti alla porta (e contro il caso
ciascuno è impotente). “verflucht den unglücklich Zufall”→ Giustifica così la sua impotenza. Il
singolo dà prova di sé proprio nella reazione di fronte al caso. Di fronte all’evento che non ho previsto
posso agire in un modo o in un altro (al fondo del Bildungroman ma anche di alcuni poemi come
Parsifal- in tutti i periodi che considerano la crescita personale dell’uomo, ci sono tante narrazioni
degli eventi che capitano a singoli uomini e tutto dipende non dall’evento ma dalla reazione del
singolo. Es. Kleist- Marchesa di O. che riesce a prendere le redini della propria vita). “Er wind
kindish”→ con gli anni è diventato come gli esseri umani che invecchiando diventano un po' stolidi.
“Jahrelange Studium des Türhüters” (errore di prospettiva) ha conosciuto persino le pulci del suo
collo di pelliccia e prega anche le pulci di aiutarlo e far cambiare opinione al guardiano. Alla fine,
anche la luce dei suoi occhi si fa debole (si sta avvicinando l’ora estrema) e non sa se davvero intorno
a lui si fa più buio oppure è soltanto un inganno dei suoi occhi. (opposizone luce/buio).

Adesso riconosce una luce che fuoriesce dalla porta della Legge (che non si può estinguere). Pare che
sia assodato che prima di morire i moribondi abbiano una visione veloce della loro vita (le esperienze
principali della loro esperienza). Nella testa del campagnolo, prima della sua morte, si raccolgono
tutte le esperienze della sua vita in una domanda che finora non ha posto al guardiano. Il guardiano
si deve chinare profondamente verso di lui, perché la grande differenza fra l’uno e l’altro si è
trasformata molto a svantaggio dell’uomo. Il guardiano gli chiede cosa vuole sapere ancora e gli dice
che è insaziabile (unersättlich). Il campagnolo risponde che tutti tendono alla Legge, quindi com’è
possibile che nessuno tranne lui ha chiesto di entrare? Il guardiano riconosce che l’uomo è arrivato
alla fine e dice “qui non poteva entrare nessun altro, perché questo ingresso era destinato soltanto a
te. Adesso vado e lo chiudo”. Qui non ci sono speranze, perché l’uomo ha perso la sua occasione: la
porta era per lui e non ci è entrato. Nel Messaggio dell’Imperatore anche se il messaggio non può
arrivare visti gli ostacoli e la lontananza tra le due dimensioni, però se il singolo si dà da fare ci può
arrivare in qualche modo (il singolo c’è solo all’inizio e alla fine).
In sintesi: l’uomo della campagna era partito per un obiettivo (la Legge), poi incontra un ostacolo che
gli sembra insormontabile (guardiano) e con il tempo si fissa sull’ostacolo anziché tenere presente il
suo obiettivo e, quindi, sbaglia. Il motivo per cui lo fa dipende dall’interpretazione. Qualunque
interpretazione ha in comune il segnale di un’incapacità/disagio/estrema debolezza (problemi
psicologici, condizioni storico sociali, condizione esistenziale dell’uomo).
L’uomo della campagna si può definire un inetto ricollegandosi a Joseph K. che cerca aiuto dagli altri
corrompendoli, perché non ha in sé la forza di prendere in mano la propria vita. Nessuno può prendere
delle decisioni al posto nostro.
In Vor dem Gesetz, l’attenzione si focalizza più sull’uomo della campagna, sulle sue debolezze e
incapacità, mentre invece in Die keiserliche Botschaft è il messaggio al centro (che non arriva), la
comunicazione non c’è e, quindi, al singolo che vuole prendere in mano la sua vita non resta che
questa dimensione limitata (crepuscolo, finestra) che comunque costituisce un punto di partenza (c’è
una soluzione).

Traduzione della parabola:


Vor dem Gesetz viene insierito nel penultimo capitolo del Processo, quando Joseph K. doveva
incontrare un italiano nel Duomo e non si presenta. È tutta una scena particolarmente suggestiva,
ricca di metafore (luce, ombra) e improvvisamente compare il Cappellano della prigione. Questo
prete, salito sul pulpito, gli racconta questa parabola. Il tentativo è quello di smuovere Joseph K. e di
far sì che la smetta di chiedere aiuto agli altri. Gli dice chiaramente che deve essere lui a difendersi,
non affidandosi agli altri pensando che possano aiutarlo. Joseph K. non lo capisce/non è in grado di
farlo e, quindi, nell’ultimo capitolo muore.

Il primo commento di Joseph K. in questo colloquio con il Cappellano è “dunque il guardiano ha


ingannato quell’uomo” e il Cappellano gli dice di non essere precipitoso nel giudizio e di non
accettare senza averla verificata l’opinione altrui. Le parole liberatrici gli sono state dette solo quando
non potevano più servire, ma prima non gli era stato chiesto niente. Inoltre, era solo un guardiano e
come tale ha fatto solo il suo dovere. La domanda deve partire dal singolo: è il singolo uomo che deve
fare la domanda giusta, altrimenti nessuno può rispondere. Metafora: l’uomo deve porre la domanda
esistenziale di fondo per avere delle risposte, perché se non lo fa non arriva da nessuna parte. Il
guardiano ha fatto il suo dovere, non era tenuto a dirglielo. Joseph K. non è convinto e chiaramente
prende le parti dell’uomo di campagna. Due punti di vista diversi: 1. Richiede la partecipazione del
singolo all’evoluzione della sua vita; 2. Che non ne capisce il motivo.
Nel primo passo il guardiano dice che “al momento” non può concedergli di entrare e poi alla fine
dice “questa entrata era destinata a te”. Non c’è contraddizione fra queste due dichiarazioni, quindi
non lo ha ingannato. Al contrario, la prima dichiarazione allude persino alla seconda e si potrebbe
quasi dire che il guardiano è andato oltre il suo dovere in quanto ha lasciato intravedere all’uomo una
futura possibilità di accesso.

Siamo arrivati agli interpreti della Scrittura, che non è la Parabola ma più generalmente la Sacra
Scrittura (Bibbia ebraica per Kakfa). Sono proprio i rabbini a discutere sulla Legge, cioè sulla Sacra
Scrittura in più modi. Infatti, per tanti interpreti qui c’è proprio un riflesso delle discussioni ebraiche.
Joseph K. difende giustamente il campagnolo e il Cappellano difende il guardiano (dicendo che è
incorruttibile, che non si lascia commuovere ecc.). Legge la slide.
Dimensione rabbinica:

“le opinioni sono quanto di più mutevole c’è al mondo”→ la Scrittura è immutabile.
Anche per i filosofi tedeschi esiste una verità, ma il problema è arrivarci (con una prospettiva
soggettiva).

Esiste pure un’opinione secondo la quale l’ingannato è il guardiano. Si dice che lui non conosce
l’interno della Legge ma solo il tratto che deve continuamente ispezionare davanti all’entrata. In
termini religiosi il guardiano potrebbe rappresentare il sacerdote in generale (figura di mediazione fra
la dimensione del Sacro e quella terrena). Teme anzi più dell’uomo quello che c’è all’interno.
Altri dicono che lui deve esserci già stato nell’interno, perché è pur vero che a suo tempo è stato
assunto al servizio della Legge. Ma potrebbe essere stato nominato con una chiamata dall’interno e
non si sarebbe potuto spingere molto nell’interno, dato che non riesce a reggere la vista già del terzo
guardiano. Inoltre, ha fatto solo un’osservazione sui guardiani (non si può sapere quanto conosce
dell’interno della Legge). Il guardiano sembra non molto esperto di quello che c’è (forse ingannato è
esagerato, anche se sono opinioni).

Il guardiano tratta l’uomo come un subordinato, ma che lui di fatto sia subordinato all’uomo
risulterebbe con altrettanta chiarezza. L’uomo è libero ed è in posizione di superiorità rispetto a chi è
vincolato. L’uomo libero può andare dove vuole e solo l’accesso alla Legge gli è proibito. Il
guardiano, invece, è vincolato al suo posto dalle sue mansioni e non gli è consentito di allontanarsi
verso l’esterno ma nemmeno verso l’interno.
Senso della Parabola: se Joseph K. fosse entrato nel meccanismo del dibattito, forse si sarebbe potuto
salvare. Il Cappellano gli propone la storia, ma nessuno può imporre niente a nessuno. Deve essere il
singolo che si appropria di un ragionamento.

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