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Esame Insegnamento 1 GR - Ardagna

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Raffaele è iperattivo e per farlo stare fermo ha bisogno di

un controllo stretto e continuo da parte dell’adulto, sia a


scuola sia a casa. Si riescono infatti ad ottenere dei risultati
con lui solo se qualcuno gli siede accanto e richiama
continuamente la sua attenzione su quello che deve fare.
Questo crea problemi facilmente immaginabili sia in classe sia
a casa dove la famiglia comincia ad angosciarsi già di prima
mattina al pensiero di cosa si dovrà fare il pomeriggio per
riuscire a fargli fare i compiti in modo decente.
Luigi ha una lieve disabilità intellettiva. Sebbene segua
abbastanza agevolmente il piano educativo che è stato
programmato, presenta una serie di problemi di
comportamento: è distratto, oppositivo e aggressivo. In alcuni
momenti della giornata smette di seguire le indicazioni
dell’insegnante, sembra stufo di quello che gli si sta
proponendo, pensa ad altro, si alza dal suo posto
continuamente. Allora bisogna interrompere l’attività, fargli
la predica, richiamarlo all’ordine. Anche i compagni vengono
disturbati da questi atteggiamenti, soprattutto quando il
ragazzo si rivolta contro di loro, li provoca, li prende in giro; è
raro, per fortuna, ma capita anche che venga alle mani.

1
Davide viene subito alle mani. È un ragazzo di sedici anni
con una storia molto difficile alle spalle: rifiuto e poi
abbandono da parte dei genitori naturali, frequenti
istituzionalizzazioni, affidi familiari non sempre felici. Adesso,
soprattutto quando è a scuola, l’aggressività fisica sembra
essere il suo unico modo di mettersi in relazione con i
compagni. Davide ha un disturbo della condotta che lo porta
a essere violento (non solo contro le persone, ma spesso
anche contro le cose, molti atti vandalici nella scuola sono
opera sua) e a essere incapace di stabilire rapporti corretti e
duraturi con i suoi compagni.

STRATEGIE DIDATTICHE DI INTERVENTO


ORGANIZZAZIONE DELL’AULA
GESTIONE DELLE CRISI/EMERGENZE
APPROCCIO RELAZIONELE
RELAZIONE CON LA FAMIGLIA

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Insegnamento 1
Nome del Gruppo: Gruppo Prof. Ardagna Data 23/12/2023
Componenti del gruppo:
Asaro Maria
Borsellino Giuseppina
Borsellino Liliana
Borsellino Valeria
Burgio Dario Salvatore (assente)
Burgio Stefania
Certa Ornella
Denaro Irene (assente)

Raffaele è iperattivo e per farlo stare fermo ha bisogno di un controllo stretto e


continuo da parte dell’adulto, sia a scuola sia a casa. Si riescono infatti ad
ottenere dei risultati con lui solo se qualcuno gli siede accanto e richiama
continuamente la sua attenzione su quello che deve fare. Questo crea problemi
facilmente immaginabili sia in classe sia a casa dove la famiglia comincia ad
angosciarsi già di prima mattina al pensiero di cosa si dovrà fare il pomeriggio
per riuscire a fargli fare i compiti in modo decente.

Premessa: L’ADHD (deficit dell’attenzione e iperattività) è uno dei disturbi


neuropsichiatrici dell’età evolutiva più diffusi. La sindrome ADHD è classificata
come disturbo del neurosviluppo a causa del suo esordio in età infantile.
La disattenzione e l’iperattività si manifesta come incapacità nel portare a termine
i compiti assegnati, con scarsa attenzione ai dettagli e alle istruzioni. L’alunno
appare distratto, perde gli oggetti, non riesce a mantenere l’attenzione e non
ascolta.

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[Link] didattiche di intervento:
L’insegnante tra le strategie didattiche da realizzare deve: organizzare e strutturare
il contesto in cui lavora lo studente con ADHD, aiutandolo ad organizzare il lavoro
attraverso l’uso di liste, diari, quaderni, appunti e cartelline per gestire meglio il
proprio materiale ed evitare che lo perda.
Per quanto riguarda la lezione, l’insegnante deve fornire istruzioni chiare e
semplici sui compiti assegnati, scandire i tempi di lavoro, offrendo pause
frequenti, considerando anche l’utilizzo di strumenti di supporto come i
promemoria visivi; rendere la lezione accattivante es. proponendo anche dei
giochi di gruppo, e utilizzare approcci interattivi e coinvolgenti per mantenere
l’attenzione; è opportuno inoltre, stabilire e far condividere le regole all’interno
della classe. L’insegnante, dopo aver dato la consegna, deve chiedere all’alunno
se ha compreso bene il compito da svolgere e, se necessario, aiutarlo ad avviare il
lavoro.
Una giornata in classe in cui le attività si ripetono in modo regolare, attraverso la
routine, consente allo studente di poter regolare meglio il proprio comportamento.
È opportuno far notare quali sono i comportamenti adeguati e quelli disfunzionali,
facendo comprendere gli effetti negativi e positivi che ne derivano, rinforzando e
incrementando mediante premi i comportamenti positivi, piuttosto che punire
quelli negativi.

[Link] dell’aula:
All’interno della classe occorre evitare le fonti di distrazione. Cercare di tenere lo
studente lontano dai compagni rumorosi. Sarebbe opportuno far sedere lo studente
lontano dalla finestra e dal cestino, ma nemmeno isolarlo dal resto della classe,
per evitare che diventi più iperattivo.
È fondamentale la disposizione dei banchi così da consentire al docente di avere
sotto controllo la situazione.

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[Link] crisi ed emergenze:
Di fronte ad un comportamento disfunzionale, un punto di partenza è mantenere
la calma, essere disponibili all’ascolto, utilizzare un tono di voce calmo e
rassicurante. Portare lo studente in un’area più tranquilla per evitare stimoli
eccessivi; allontanare oggetti che potrebbero causare danni a lui o ad altri studenti,
garantendo la sicurezza di tutti; Evitare di alzare la voce. Potrebbe essere utile
inoltre avviare un piano di gestione delle crisi concordato precedentemente anche
con la famiglia. L’insegnante, infine, può individuare il rinforzo positivo, ovvero
un oggetto o un comportamento alternativo a quello negativo messo in atto.

4. Approccio relazionale:
Mantenere una comunicazione aperta con lo studente, utilizzando un linguaggio
costruttivo e positivo per motivarlo e supportarlo, evitando critiche eccessive.
Dedicare tempo allo studente ascoltando le sue preoccupazioni, mostrando
empatia e comprensione. È importante, conoscere gli interessi, talenti e sfide dello
studente per creare un legame positivo e forte.
Fornire continui feedback regolari e riconoscimento per i progressi raggiunti
durante il percorso scolastico. Aiutare lo studente a sviluppare strategie di
autoregolazione, ed a riconoscere e a gestire i segnali di stress.

[Link] con la famiglia:


La comunicazione regolare tra insegnanti di sostegno e genitori dello studente
risulta fondamentale per garantire un processo di apprendimento positivo.
Pertanto occorre coinvolgere attivamente la famiglia nel processo educativo
concordando obiettivi e strategie di supporto sia a casa che a scuola.
Condividere con la famiglia i cambiamenti positivi o le difficoltà riscontrate dallo
studente; costruire un’alleanza educativa con la famiglia e la ASL.
Creare una collaborazione reale tra scuola e famiglia e di cooperazione, è utile a

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prevenire problematiche più significative in adolescenza, come l’impedire
fenomeni di dispersione scolastica (drop-out), il migliorare la consapevolezza
delle famiglie dei ragazzi con ADHD di un problema altrimenti non preso
sufficientemente in considerazione.

CASO 2: Luigi ha una lieve disabilità intellettiva. Sebbene segua abbastanza


agevolmente il piano educativo che è stato programmato, presenta una serie di
problemi di comportamento: è distratto, oppositivo e aggressivo. In alcuni momenti
della giornata smette di seguire le indicazioni dell’insegnante, sembra stufo di quello
che gli si sta proponendo, pensa ad altro, si alza dal suo posto continuamente. Allora
bisogna interrompere l’attività, fargli la predica, richiamarlo all’ordine. Anche i
compagni vengono disturbati da questi atteggiamenti, soprattutto quando il ragazzo si
rivolta contro di loro, li provoca, li prende in giro; è raro, per fortuna, ma capita anche
che venga alle mani.

Premessa: Il Disturbo Oppositivo Provocatorio è un disturbo neuropsichiatrico


caratterizzato da difficoltà nel controllo delle emozioni e del comportamento. Nello
specifico tale disturbo si manifesta principalmente con comportamenti polemici,
sfidanti e vendicativi ed è spesso accompagnato da irritabilità. In particolare lo
studente:
• si distrae facilmente e mostra poco interesse verso le attività proposte
dall’insegnante in classe;
• si alza dal suo posto continuamente;
• interrompere lo svolgimento delle attività didattiche disturbando i compagni e
deve essere continuamente richiamato all’ordine;
• raramente viene alle mani.

STRATEGIE DIDATTICHE DI INTERVENTO E APPROCCIO RELAZIONALE


In classe l’insegnante, in presenza di un alunno DOP, deve:

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• creare un rapporto positivo e di fiducia in modo tale che lo studente si senta
apprezzato e capito in ogni momento;
• essere paziente ed empatico in modo che lo studente possa sviluppare
positivamente il suo potenzialità;
• comunicare in modo chiaro e diretto le aspettative di comportamento in classe,
stabilendo regole chiare e le relative conseguenze per il loro mancato rispetto,
per garantire che l'alunno comprenda le aspettative e le ripercussioni associate
al suo comportamento;
• introdurre durante lo svolgimento delle attività didattiche di pause continue in
modo tale da fargli mantenere il più possibile alta la sua attenzione;
• Riconoscere e premiare il comportamento positivo dell'alunno per rinforzare le
azioni desiderate;
• Creare un ambiente accogliente che possa aiutare lo studente a ridurre l'ansia e
migliorare il suo comportamento (fornire una routine chiara e organizzata);
• consentire all'alunno di fare scelte ragionevoli in modo da sentirsi coinvolto nel
processo decisionale, riducendo potenzialmente i comportamenti provocatori;
• minimizzare il confronto diretto, cercando di risolvere i problemi in modo calmo
e privato, piuttosto che in situazioni che potrebbero portare a uno scontro;
• favorire opportunità di interazione positiva con i compagni di classe, aiutando
l'alunno a sviluppare abilità sociali attraverso lo svolgimento di attività in
cooperative learning e peer tutoring in modo tale da sentirsi parte integrante
della comunità scolastica;

ORGANIZZAZIONE DELL’AULA
In presenza di un alunno con disturbo oppositivo provocatorio il docente deve
organizzare la classe secondo un approccio olistico e attento alle esigenze di tutti gli
studenti. In particolare deve posizionare l’alunno DOP in un’area della classe che
riduca le distrazioni e favorisca la concentrazione, ma allo stesso tempo che gli
permetta di essere parte del gruppo.
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GESTIONE DELLA CRISI/EMERGENZE
Nel caso in cui l’alunno con DOP alzi le mani in classe è importante che l’insegnante:
• affronti la situazione con calma e con pazienza per evitare reazioni impulsive
che potrebbero aggravare la situazione;
• ascolti attentamente le motivazioni che hanno spinto lo studente a compiere
l’azione;
• comunichi in modo chiaro e positivo le regole della classe sottolineando il
comportamento appropriato;
• riconosca e rinforzi i comportamenti positivi, quando si verificano,
incoraggiando lo studente a seguire le regole della classe;
• assicuri che l’ambiente sia sicuro per l’alunno e gli altri studenti;
• Comunichi con i genitori per condividere le preoccupazioni e lavorare insieme
per migliorare il comportamento dell’alunno.

RELAZIONE CON LA FAMIGLIA


L’approccio del docente nei confronti della famiglia di un alunno con disturbo
oppositivo provocatorio è cruciale per costruire una collaborazione efficace e
supportare così il benessere dell’alunno. Quindi è fondamentale:
• mantenere una comunicazione aperta e trasparente con la famiglia;
• condividere informazioni rilevanti sulla performance accademica e
comportamentale dell’alunno;
• ascoltare attentamente le preoccupazioni e dimostrare empatia e comprensione
per le sfide che la famiglia affronta quotidianamente;
• coinvolgere la famiglia nella creazione di un piano di supporto personalizzato
per lo studente concentrandosi in particolare sugli obiettivi realistici e misurabili.

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CASO3: Davide viene subito alle mani. È un ragazzo di sedici anni con una storia
molto difficile alle spalle: rifiuto e poi abbandono da parte dei genitori naturali,
frequenti istituzionalizzazioni, affidi familiari non sempre felici. Adesso, soprattutto
quando è a scuola, l’aggressività fisica sembra essere il suo unico modo di mettersi
in relazione con i compagni. Davide ha un disturbo della condotta che lo porta a
essere violento (non solo contro le persone, ma spesso anche contro le cose, molti
atti vandalici nella scuola sono opera sua) e a essere incapace di stabilire rapporti
corretti e duraturi con i suoi compagni.

Premessa: Davide ha un disturbo della condotta caratterizzato da una gamma di


condotte socialmente disfunzionali quali l’aggressività, impulsività, oppositività e
iperattività, difatti spesso il Disturbo della Condotta è la conseguenza di un
precedente disturbo oppositivo-provocatorio.

STRATEGIE DIDATTICHE DI INTERVENTO


• Creare un clima collaborativo e non competitivo in cui tutti gli studenti
possono sentirsi ascoltati;
• Individuare regole condivise
• Utilizzare un tono di voce calmo e non aggressivo
• Evitare minacce di punizioni o note
• Personalizzare il metodo di insegnamento per adattarsi allo stile di
apprendimento dell’alunno, incoraggiando il coinvolgimento e la
partecipazione attiva;
• Favorire attività pratiche e coinvolgenti che tengano alta l’attenzione
dell’alunno e offrano opportunità per il successo;
• Implementare rituali e routine quotidiane per creare un ambiente prevedibile,
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il che può ridurre l’ansia e migliorare il comportamento.

ORGANIZZAZIONE AULA
• Assegnare al ragazzo una postazione di lavoro distinta possibilmente vicino
all’insegnante;
• Evitare possibili distrazioni o situazioni che potrebbero provocare
comportamenti problema;
• Minimizzare le distrazioni dell’aula riducendo i rumori di fondo
• Mantenere l’ambiente ordinato

GESTIONE DELLA CRISI/EMERGENZE


Il docente, nella gestione delle crisi con studenti con disturbi della condotta, deve:
• Rimanere calmo e controllato durante la crisi contribuendo così a ridurre
l'ansia dello studente;
• Assicurare che l'ambiente circostante sia sicuro per lo studente e per gli altri
compagni e ridurre gli eventuali stimoli esterni che potrebbero peggiorare la
situazione;
• Utilizzare una comunicazione non verbale aperta e rassicurante, mantenendo
uno sguardo calmo, una postura aperta ed evitare comportamenti minacciosi;
• Ridurre il numero di persone nell'area, abbassare il livello di rumore e fornire
uno spazio sicuro e tranquillo dove Davide possa ritirarsi se necessario;
• Cercare di stabilire una connessione emotiva con lo studente, dimostrando
empatia e ascolto attivo;
• Coinvolgere altri membri del personale per avere un supporto aggiuntivo.

APPROCCIO RELAZIONALE

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L’approccio relazionale del docente in presenza di un alunno con disturbo della
condotta è cruciale per favorire un ambiente scolastico positivo.
In particolare deve:
• dimostrare empatia e comprensione nei confronti del discente, cercando di
capire il contesto che contribuisce al disturbo della condotta;

• praticare l’ascolto attivo per stabilire un legame significativo, consentendo


all’alunno di esprimere i propri sentimenti e preoccupazioni;

• costruire un rapporto di fiducia attraverso relazioni autentiche e positive,


incoraggiandolo a sentirsi accettato e supportato;

• comunicare le aspettative riguardo al comportamento in modo tale che


l’alunno comprenda chiaramente le conseguenze;

• concentrarsi sui comportamenti positivi e rafforzarli attraverso elogi e


ricompense;

• personalizzare gli interventi in base alle esigenze specifiche dell’alunno,


considerando le sue abilità e limitazioni;

• insegnare come gestire l’emozione per aiutare il discente a sviluppare un


migliore controllo emotivo e sociale;

• Collaborare con specialisti ed altri membri del personale scolastico per


sviluppare un approccio coerente e coordinato nel supportare l’alunno.

RELAZIONE CON LA FAMIGLIA:

La scuola in questo specifico caso avvia una collaborazione con le figure di


riferimento attraverso :

• Ricerca di informazioni utili al percorso dello studente;


• Instaurare una comunicazione aperta e trasparente tra scuola e servizi sociali;

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• Condividere informazioni dello studente inclusi i dettagli del suo disturbo della
condotta;
• Sviluppare un piano di intervento condiviso che includa obiettivi, strategie e
ruoli specifici sia della scuola che dei servizi sociali;
• Organizzare incontri regolari di coordinamento per discutere e aggiornare il
piano di intervento.

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