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1B - Ascoltaquestastoria - LQ

Il documento racconta la storia di Paolino, un bambino che ha la capacità di parlare con gli oggetti. In particolare, una sera d'inverno sente lamentarsi il calorifero che ha troppo caldo, e decide di mettergli del ghiaccio per farlo stare meglio.

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1B - Ascoltaquestastoria - LQ

Il documento racconta la storia di Paolino, un bambino che ha la capacità di parlare con gli oggetti. In particolare, una sera d'inverno sente lamentarsi il calorifero che ha troppo caldo, e decide di mettergli del ghiaccio per farlo stare meglio.

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impasommarugadef.

qxp 27-11-2012 15:50 Pagina 1

EdiGio’
[Link] 27-11-2012 15:50 Pagina 2

© 2012, Michele Sommaruga


© 2012, Illustrazioni: Silvio Giobbio, Rita Brustia e Elena Sommaruga
© 2012, EdiGio’
via Roma, 82 – 27018 Vidigulfo – Pavia
[Link] – Tel. 0382696748

I edizione novembre 2012


[Link] 27-11-2012 15:50 Pagina 3

a Francesca, Paolo
e Lorenzo
[Link] 27-11-2012 15:50 Pagina 4
[Link] 30-11-2018 19:45 Pagina 5

Paolino e
il Calorifero

P aolino aveva “una stranezza”, più che una


stranezza aveva una dote: parlava con le cose,
ma soprattutto le cose gli rispondevano e lo
capivano, certo più della sua mamma, del suo
papà e soprattutto più del suo fratellino piccolo,
che proprio non capiva niente.
Mondo Surreale

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[Link] 27-11-2012 15:47 Pagina 6

Mondo Surreale

La mamma dava per colazione i biscotti con il


latte, ed i biscotti, quando Paolino faceva per
intingerli nel latte, cominciavano a strillare,
dicendo:
– No, anneghiamo, aiuto, salvateci! –

6
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Paolino a quel punto non poteva mangiarli e la


mamma si arrabbiava… certo lei non aveva sen-
tito i biscotti chiedere aiuto!

Quando Paolino faceva i compiti, la penna gli


diceva:
– Mi fai il solletico strisciando sulla carta,
smetti, ti prego, sto morendo dal ridere…– e lui
allora era costretto a lasciarla giù. La mamma si
arrabbiava e urlava chiedendogli cosa avesse
fatto di male per avere un figlio così, e Paolino
non diceva nulla. Del resto, cosa avrebbe potuto
dire? La mamma non l’avrebbe creduto.

Quando il fratellino piccolo guardava i cartoni


animati, Paolino andava a spegnergli la televi-
sione: con il volume così alto non riusciva a sen-
tire se il televisore avesse qualcosa d’altro da di-
Mondo Surreale

re. Ma il fratellino questo non lo capiva, scoppia-


va a piangere e chiamava la mamma o il papà.

Una sera d’inverno Paolino stava sotto le co-


perte di lana, quando sentì un lamento debole,
che però ugualmente gli impediva di prendere
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[Link] 27-11-2012 15:50 Pagina 8

sonno. Cercò di capire da che parte venisse, ma


Mondo Surreale

non era facile, tanto lieve era il suono.


Suo fratello dormiva, così come i suoi genitori.
Allora Paolino si avvicinò alla finestra per vedere
se ci fosse qualche cosa fuori, e lì sentì il lamen-
to un po’ più forte; capì allora che proveniva dal
termosifone:
– Che caldo, non ce la faccio più, mi sento
morire – diceva il termosifone – L’inverno è la
stagione peggiore, c’è sempre un caldo boia. –
– Ma come – gli disse Paolino – siamo in inver-
no, è la stagione più fredda che c’è, cosa stai
dicendo? –
– Questo lo pensi tu, che esci di casa, e fuori
senti l’acqua, la neve ed il vento, ma io che sono
qui bloccato tutto il giorno, con quest’acqua che
scotta, che mi gira nelle budella, mi sento
morire. Senti come sono caldo, avrò sicura-
mente la febbre. –
Paolino lo toccò e scottava davvero, sembrava
proprio come quando suo fratello aveva la tosse,
il mal di gola ed era caldo come il fuoco.
Bisognava subito fare qualche cosa. In quei
casi la mamma metteva sempre il ghiaccio sulla
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[Link] 7-03-2013 11:51 Pagina 9

testa, perché diceva che se la temperatura sali-


va troppo poteva essere pericoloso. E Paolino
così fece: prese tutto il ghiaccio che c’era in frigo-
rifero e lo mise sul termosifone, che fu subito
molto contento e gli disse che si sentiva molto
meglio. Così anche Paolino, tutto felice per la
sua brillante idea, poté andare a letto soddisfatto.
La mattina dopo la mamma, quando entrò
nella cameretta per svegliare i bimbi, trovò la
pozza d’acqua e cominciò a strillare, dicendo che
capitavano tutte a lei.
Poi corse a chiamare l’idraulico pregandolo di
venire subito, perché era un caso di emergenza.
L’idraulico arrivò dopo un po’, e Paolino fu tutto
contento, perché era un tipo molto simpatico che
fischiettava e cantava mentre lavorava.
Sembrava un tipo anche bravo, ma trafficò tutto
il giorno e non trovò proprio nulla. Presentò il con-
Mondo Surreale

to alla mamma e, beato e pagato, se ne andò.


La mamma di Paolino proprio non si capacita-
va di quanto fosse successo, ma non ci pensò più
di tanto.
Verso sera però, quando decise di preparsi
un aperitivo per consolarsi della faticosa gior-
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nata, non trovò neppure un cubetto di ghiaccio


Mondo Surreale

in frigorifero e allora cominciò ad insospettirsi.


Quando poi vide i contenitori del ghiaccio vicino
al termosifone della camera di Paolino, capì,
ma non disse nulla, decisa questa volta ad
indagare, per comprendere cosa veramente
passasse nella testolina del suo bimbo.
Passarono molti giorni, ma la mamma ancora
non aveva dimenticato la vicenda del ghiaccio
sul calorifero: stava perciò sempre vigile e sor-
vegliava il comportamento del suo bimbo.

Una sera, quando ormai era giunta la primavera,


la mamma di Paolino sentì un rumore nella came-
ra dei bimbi, andò a vedere e trovò Paolino alzato,
che stava vicino al calorifero e parlava a bassa
voce: lo udì chiedere al termosifone se avesse
freddo e vide che lo toccava per sincerarsene; ed il
termosifone, ormai spento da mesi, era ovvia-
mente gelato per davvero.
Allora Paolino aprì l’armadio, prese una coper-
ta e la mise sul termosifone per scaldarlo.
La mamma allora capì che cuore d’oro aveva il
suo bimbo e soprattutto quanta fantasia avesse,
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che gli permetteva di percepire ciò che a lei, per-


sona adulta e razionale, era oramai precluso.
Ripensò allora a se stessa quando era bambi-
na, alle storie di un tempo che sembravano
dimenticate, ma che invece, ora se ne accorgeva
per la prima volta, erano ancora lì, presenti e più
reali che mai. Con questo pensiero si addor-
mentò.

La mattina dopo, quando la mamma entrò


nella stanza a svegliare Paolino, gli chiese cosa
ci facesse la coperta sul termosifone. Paolino,
preso alla sprovvista, rispose che era un po’ ba-
gnata e l’aveva messa lì ad asciugare.
La ragione, che da anni ormai la faceva da pa-
drona, suggerì a gran voce alla mamma di ribat-
tere subito che non aveva senso mettere una
coperta bagnata su di un termosifone spento,
Mondo Surreale

ma con sua grande sorpresa sentì se stessa dire


a Paolino:
– Giusto Paolino, hai fatto proprio la cosa giusta. –
Poi si avvicinò un pochino al termosifone per
toccare la coperta e vedere se fosse realmente
bagnata e, quasi come fosse stata in un sogno,
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sentì una vocina lieve, che veniva dal calorifero e


Mondo Surreale

le diceva: – Grazie, grazie mille per tutto. –


– Non c’è di che –, rispose allora la mamma di
Paolino, – Non c’è di che... –

Il racconto “Paolino e il Calorifero” è stato pubblicato


nell’Antologia “Racconti nella Rete 2008”, edito da NotteTempo,
[Link]. 2008.

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L’omino Birbolino e
l’omino Birbantello

C ome nei boschi di montagna vivono elfi e

Mondo Surreale
gnomi, che si fa fatica a stanare di giorno, ma
che di notte sono soliti girovagare e fare scherzi
a chi incautamente passeggia per i sentieri bui,
così anche nelle case vivono piccole
creature misteriose.

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Proprio come si trattasse di un bosco, una tavola


apparecchiata si presenta piena di rifugi e na-
scondigli: piatti, bicchieri, posate, tovaglioli.
Attorno ad essi si aggirano due piccole e miste-
riose creature: l’omino Birbolino e l’omino Bir-
bantello.
Birbolino è piccino, non più grande di un tappo di
vino, ma con un pancione tremendo: questo perché
è golosissimo e appena vede del cibo, si avvicina e
si mangia tutto quanto trova nel piatto. Birbantello
invece la pappa non la mangia, infatti è magro
come un chiodo, sembra quasi trasparente, ed è
alto come una forchetta da dessert.
Birbolino è orbo: non vede un tacchino arrosto a
10 cm di distanza, ma ne sente l’odore anche da 10
chilometri, e soprattutto ha un udito finissimo e, non
appena ode il lamento di un bimbo che non vuole
mangiare la pappa, si precipita alla sua ricerca, bran-
Mondo Surreale

colando nel buio.


Birbantello invece è sordo come una campana,
ma furbo come una volpe: non appena vede Bir-
bolino agitarsi, capisce che nei dintorni c’è qual-
che bimbo alle prese con la pappa.
Allora, veloce come una gazzella, prende la
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pappa dei bambini che fanno i capricci e la sostitui-


Mondo Surreale

sce con quella di qualche altro bambino.


Birbantello è cosi veloce che, percorrendo gal-
lerie che lui solo conosce, che attraversano tutta la
terra, riesce a passare da un posto all’altro in
pochissimo tempo.
Così può capitare che ci sia un bimbo in Cina che
sta bevendo il tè per colazione facendo dei “pianti
cinesi” perché non lo vuole, e nello stesso tempo
dell’altra parte del mondo a Milano ci sia un altro
bimbo che fa degli strilli tremendi perché non
vuole mangiare la minestra e la sparge per tutta la
cucina.
Allora, rapido come una freccia, Birbantello pren-
de la minestra prima ancora che Birbolino la possa
assaggiare, si inabissa nei cunicoli che solo lui
conosce, arriva in Cina e cambia la tazza del tè con
il piatto della minestra. Così il bimbo cinese fa
colazione con la minestra ed il bimbo italiano si
trova il tè per cena.
Visto che di bambini che fanno i capricci al
mondo ce n’è tanti, Birbolino si mangia tutti i
giorni: spaghetti con le vongole, minestra di ce-
ci, pollo alla diavola, patate arrosto, torta al cioc-
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[Link] 27-11-2012 15:50 Pagina 17

colato e pere cotte… e diventa ogni giorno più


largo che alto.
Invece Birbantello porta: ad un bimbo cinese
l’hamburger, ad un bimbo esquimese la zuppa di
cozze, ad un bimbo napoletano il passato di a-
ringhe, ad un bambino svizzero un piatto turco, e
ad un bimbo mussulmano la fonduta di formag-
gio... .
Gli unici che ci guadagnano in questo gioco sono
i bambini inglesi: che il cibo lo mangi Birbolino o
che lo sostituisca Birbantello, qualunque cosa è
sempre meglio di una pietanza che si trova sul
tavolo di una casa inglese!
I papà, ma soprattutto le mamme, cercano sem-
pre di guardare se stanno arrivando Birbolino o
Birbantello e salvare la pappa dei propri bimbi, ma
Birbolino e Birbantello sono troppo furbi e veloci
per farsi prendere.
Mondo Surreale

Stando proprio in silenzio si può udire il rumore


dei loro passi, ma è un rumore così debole che per
sentirlo non deve volare neppure una mosca. Ma è
un evento piuttosto raro a una tavola dove ci sono
dei bimbi che mangiano. Forse non capita neppure
in Germania, figurarsi negli altri paesi.
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Alcune volte però Birbantello ha una brutta sor-


Mondo Surreale

presa: prende una bella salsiccia dal piatto di un


ragazzino tedesco che fa i capricci dicendo “Nein,
Nein”, si inabissa nei suoi cunicoli e spunta fuori in
un villaggio dell’Africa dove c’è pure un bimbo che
piange, ma non perché non vuole mangiare la
pappa, ma semplicemente perché non ce l’ha. E
così non c’è nulla che Birbantello possa utilizzare
per fare il cambio. Allora anche Birbolino si com-
muove e rinuncia alla sua pappa per darla al bimbo
africano. Sono le uniche occasioni in cui Birbolino
e Birbantello vanno d’accordo e si capiscono al volo
senza bisogno di parlarsi e fare gesti anche perché
uno è sordo e l’altro orbo, e a poco servirebbero.

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Sofia
la pittrice

S ofia era una bimba che viveva in cam-


pagna con i nonni, perché i suoi genitori non
c’erano più: era brava ed ubbidiente, ma sempre
Mondo Surreale

molto silenziosa.

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I nonni le volevano molto bene e speravano


Mondo Surreale

fosse contenta, ma loro erano vecchi e perciò


preoccupati che non fosse felice assieme a loro.
Oltretutto erano tempi difficili, c’era molta
povertà ed il cibo scarseggiava.
Un giorno Sofia andò nella sua cameretta e
dipinse un quadro: disegnò il suo nonno Gabriele
vicino alla sua nonna e se stessa in un campo,
mentre stavano raccogliendo tanta frutta e ver-
dura.
La nonna era molto contenta, perché Sofia nel
quadro appariva felice, e poi le sembrava di buon
auspicio che almeno nel dipinto si potessero
nutrire bene!
Sofia cresceva ed era sempre più malinconica;
trascorreva gran parte del suo tempo a dipin-
gere e, quando era intenta nella pittura, appari-
va più serena.

Un giorno disegnò un quadro con tanti bambini


attorno a lei.
Allora i nonni capirono che Sofia non poteva
stare sempre solo con loro, ma doveva stare con
altri bambini come lei.
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Mondo Surreale

Così la mandarono a scuola.


Il tempo passava e intanto Sofia era diventata
grande; era veramente una bella ragazza, alta e
bionda.
Alcuni ragazzi cominciarono a girarle attorno e a
farle la corte, ma restavano sempre un po’ inti-
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moriti da questa ragazza taciturna, dai modi riser-


Mondo Surreale

vati e con una vena di malinconia che le percorreva


tutto il viso. Inoltre Sofia preferiva passare la mag-
gior parte della giornata a dipingere piuttosto che
uscire con loro.

Un giorno dipinse un quadro, che rappresentava


uno sposalizio in una chiesa bellissima: c’erano i
suoi nonni in prima fila e lei, sullo sfondo, vicino
all’altare vestita di bianco, bellissima e con un’e-
spressione felice in viso, ma la cosa sorprendente
era che mancava lo sposo.
Un ragazzo di nome Federico passò lì vicino
(Sofia, se il tempo lo permetteva, dipingeva sempre
all’aperto) e rimase colpito dalla bellezza di Sofia,
ma ancora di più dallo splendore della ragazza
rappresentata nel quadro: somigliava molto a
quella reale, ma nel quadro appariva ancora più
bella, perché era felice e se ne innamorò; decise
allora che avrebbe speso tutta la vita, circondando
quella ragazza di attenzioni, gioia e amore, così da
farla diventare come quella del quadro.
Dopo un mese si sposarono.
I nonni, ormai vecchi, erano felici perché capivano
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[Link] 27-11-2012 15:47 Pagina 23

che adesso la loro nipotina era davvero contenta e un


po’ era anche merito loro.
Dopo qualche tempo arrivò la notizia che un bimbo
era in arrivo nella casa di Sofia. Federico lo capì
subito quando vide nella sala un nuovo dipinto: un
prato verde, senza nulla attorno, con nel mezzo un
bimbo biondo che urlava in una culla; somigliava tal-
mente ad un bimbo vero, che pareva si sentissero i
gemiti.

Dopo il bambino, che chiamarono Gabriele come


il nonno, arrivò anche una bimba, che chiamarono
Alice. Come in qualunque famiglia si avvicenda-
vano giorni lieti e giorni tristi, ed ogni volta Sofia
sottolineava quei momenti con un nuovo quadro.
Morirono i nonni, tutti e due nello stesso giorno, e
Sofia rappresentò quel triste momento con un
quadro grigio, che raffigurava l’inverno.
Mondo Surreale

Poi il figlio Gabriele si sposò, e Sofia fece due


quadri, il primo che la ritraeva mentre sorrideva
felice, il secondo, molto simile, ma che la vedeva
piangere.
Finalmente arrivò il giorno in cui Sofia diventò
nonna, ed in quella occasione Gabriele le regalò un
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[Link] 27-11-2012 15:47 Pagina 24

disegno fatto da lui, che rappresentava Sofia con


Mondo Surreale

il bimbo in braccio; siccome il figlio non era


bravo come la sua mamma a dipingere, per far
capire che la donna nel quadro era proprio lei, la
disegnò con vicino il cavalletto, la tela e la ta-
volozza dei colori.
Sofia, quando vide il disegno, disse che era il
più bello che avesse mai visto!

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[Link] 27-11-2012 15:50 Pagina 25

Dopo tanti anni all’improvviso Sofia morì.


Non era malata, ma era ormai vecchia.
Federico, con i figli, prese tutti i suoi quadri e li
mise in uno stanzone che fu chiamato “la stanza
di Sofia”.
La voce si diffuse in paese e cominciò a venire
tanta gente per vedere i dipinti.
La notizia fu riportata su qualche giornale lo-
cale, così che un giorno arrivò anche un critico
d’arte. Rimase favorevolmente impressionato e
scrisse un bellissimo articolo su di una rivista.

Dopo qualche giorno arrivò un ricco petroliere


che aveva saputo delle tele e desiderava acqui-
starle tutte. Offrì così tanti soldi per l’intera
stanza, come non si erano mai visti da quelle
parti.
Ma i figli dissero di no: non c’era ricchezza al
Mondo Surreale

mondo che potesse valere quanto la storia della


vita della loro mamma e, in fondo, della loro
stessa famiglia.
Federico invece non disse nulla.
Il ricco petroliere disse che comunque, se ci a-
vessero ripensato, avrebbero potuto chiamarlo;
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[Link] 27-11-2012 15:50 Pagina 26

lui era sempre interessato ad acquistare quei


Mondo Surreale

quadri perché erano i più belli che mai avesse


visto, dopo di che salutò e fece ritorno al suo
paese.
Alla sera Federico, senza dire nulla, andò nella
stanza di Sofia e rimase lì al dormire. Riguardò
con attenzione tutti i quadri, ma soprattutto
quello che raffigurava Sofia, vestita da Sposa e
sorridente.
La mattina presto prese il quadro e lo porto
nella sua casa, poi chiamò i figli e disse loro:
– Ragazzi, questa notte ho sognato la mamma:
era triste e mi ha detto che non capiva come mai
non avessimo voluto vendere i suoi quadri; se
quel signore era disposto a pagarli tanti soldi,
sarebbe stata un’occasione per rendere ricco e
felice questo paese sperduto, che è sempre stato
così sfortunato. Cosa ne pensate? –
Alice disse che non le servivano i quadri della
mamma per ricordarsi di lei; Gabriele invece
disse che se le persone del villaggio, incontran-
dolo, lo avessero salutato cordialmente, ricor-
dando la mamma, lui sarebbe stato felice, quin-
di anche per lui si potevano vendere.
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[Link] 27-11-2012 15:50 Pagina 27

Andò perciò a finire così: richiamarono il ricco


petroliere e questi arrivò il giorno stesso con un
elicottero privato.
I quadri furono venduti ma a condizione che,
se Federico o i figli avessero voluto un giorno
vederli, sarebbe stato sufficiente chiamare, e la
stanza di Sofia sarebbe stata loro subito aperta.
Il ricco petroliere pagò una somma ingente,
che servì per costruire una scuola più bella in
Paese, ovviamente intitolata a Sofia, mentre i
rimanenti soldi andarono alle famiglie più biso-
gnose.
Federico alla fine non disse a nessuno che
aveva sottratto alla collezione il quadro, grazie al
quale, tanti anni prima, si era sposato con Sofia:
quello proprio non ce l’aveva fatta a venderlo al
ricco Petroliere.
Tuttavia non era sicuro di essersi comportato
Mondo Surreale

bene: aveva chiesto ai figli di fare un sacrificio


che lui stesso, a ben vedere, non era stato
capace di compiere.
Decise perciò di chiedere proprio a sua moglie
se avesse fatto bene, comportandosi così.
Andò nella stanza dove aveva appeso il quadro,
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[Link] 27-11-2012 15:50 Pagina 28

e guardò Sofia nel dipinto, e non fu neppure ne-


Mondo Surreale

cessario fare la domanda, gli bastò guardarla:


Sofia appariva felice e sorridente.
Era trascorso molto tempo dall’ultima volta,
ma Federico adesso era sereno: Sofia sembrava
ancora più contenta di allora…

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[Link] 27-11-2012 15:47 Pagina 29

Enrico,
lo spazzacamino
con le vertigini

T anto tempo fa, quando ancora non


esistevano né gli aerei, né il computer, né la
televisione, c’erano persone che facevano un
Mondo Surreale

lavoro che ormai non esiste più: lo spazza-


camino.

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[Link] 27-11-2012 15:47 Pagina 30

Perché questo lavoro adesso non ci sia più non


Mondo Surreale

è del tutto chiaro, visto che i camini sui tetti


invece ci sono ancora, ma questa è un'altra sto-
ria; la nostra invece è ambientata in una grande
città; facciamo finta sia • • • • •• , per darci delle
arie ricordandoci di Mary Poppins, ma, più reali-
sticamente si tratta invece di Milano, o di
Genova.
In questa città viveva una famiglia ben cono-
sciuta per il fatto che tutti i suoi componenti
facevano il lavoro dello spazzacamino: il nonno,
il papà e anche i figli, compreso il più piccolo, di
nome Enrico.
Enrico ci metteva tutta la buona volontà nel suo
lavoro ed era anche bravo; sapeva tutto dal
punto di vista tecnico, riguardo a saponi, sco-
poni, scovoloni.
Era pure ingegnoso perché creativo: sapeva
trovare sempre la giusta soluzione per risolvere
ogni problema.
L’unica sua vera difficoltà consisteva nel fatto
che soffriva di vertigini: si muoveva per i tetti a
carponi, come un bradipo, e per questo veniva
preso in giro da tutti i suoi colleghi.
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[Link] 27-11-2012 15:47 Pagina 31

Ma la cosa che più lo rattristava era che suo


nonno era molto dispiaciuto per questo e diceva
Mondo Surreale

sempre; – Quel ragazzo lì è la vergogna della


nostra famiglia, pensare a tutte le aspettative
che riponevamo in lui! –
Mortificato, un giorno Enrico pensò di cambiare
lavoro, il mestiere dello spazzacamino decisa-
mente non faceva per lui.
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[Link] 27-11-2012 15:47 Pagina 32

Decise perciò di trovare un’altra occupazione


Mondo Surreale

che fosse prestigiosa e che lo facesse diventare


ricco, in modo che tutti i suoi parenti, e soprat-
tutto il nonno, potessero veramente andare fieri
di lui.
Dopo giorni e giorni di vane ricerche, Enrico,
parlando quasi per caso con un suo amico, sco-
prì che alla Banca della città stavano cercando
nuovi impiegati. Fece domanda di assunzione e,
con sua somma sorpresa, venne preso.

Passarono i giorni e arrivò Natale ed Enrico era


ormai un banchiere esperto, non certo ricco, ma
con un buon stipendio e con dei vestiti eleganti,
come richiesto dal suo nuovo ruolo.
Così si presentò ben vestito al pranzo di Natale
della sua famiglia, mentre i suoi fratelli e gli altri
famigliari arrivarono come sempre tutti sporchi
di fuliggine; per quanto ci si lavi bene, dopo che
si è trascorsa la giornata dentro la cappa di un
camino, la fuliggine resta sulla pelle e sulle
unghie, e anche se provi a pulirle con la spazzo-
la di ferro, ne rimane sempre la traccia.
Appena il nonno vide arrivare Enrico scosse la
32
[Link] 27-11-2012 15:50 Pagina 33

testa e disse: – Questo ragazzo è la vergogna


della nostra famiglia, nella quale il lavoro di
spazzacamino si tramanda da generazioni: che
razza di lavoro potrà mai fare un uomo che si
presenta così vestito? –
Enrico, nel sentire le parole del nonno, si rat-
tristò e fuggì via pensando:
– È strano il mondo: se in una famiglia di
banchieri c’è un figlio che fa lo spazzacamino
tutti si lamentano dicendo che è la pecora nera
(in tutti i sensi) della famiglia. Ma la medesima
cosa può capitare pure in una famiglia di spazza-
camini, se c’è un figlio che sceglie di fare il
banchiere! –
Enrico vagò per la città illuminata a festa ma
deserta, perché tutti erano nelle proprie case a
festeggiare il Natale, e si spinse fino al porto
(allora si trovava proprio a Genova!) dove vide un
Mondo Surreale

cartello con scritto: “Cercasi fuochista.”


Dopo poche ore si trovava già in navigazione su
di una grande nave con l’incarico di caricare il
carbone nella caldaia.
Alla sera Enrico andò a letto tutto sporco e con-
tento, aveva trovato finalmente un lavoro per il
33
[Link] 27-11-2012 15:50 Pagina 34

quale non doveva vergognarsi nel presentarsi


Mondo Surreale

davanti ai suoi fratelli, al suo papà e soprattutto


a suo nonno.
Passarono un po’ di giorni, ma Enrico non era
contento: è vero che il lavoro nuovo lo aveva reso
tutto bello nero di fuliggine, come uno spazza-
camino autentico, ma la vita sulla barca non era
agevole: a differenza di un tetto, che ha pur sem-
pre il pregio di stare fermo, la nave invece si
muoveva, si agitava tutta e beccheggiava (e
questo creava qualche nuova difficoltà allo
stomaco di Enrico) e poi davanti alla caldaia
c’era un caldo allucinante, non era proprio il
genere di lavoro che potesse andare bene per
lui, abituato da sempre a stare all’aperto e al
freddo.
Così, non appena la nave attraccò al primo
porto, Enrico parlò con il Capitano e, inventando
una scusa, diede le dimissioni.
Si trovò così in una città sconosciuta, senza un
lavoro e anche senza un tetto sotto cui andare a
dormire.
Si mise perciò a pensare a quale lavoro avrebbe
potuto fare; “Certo” - disse tra se – “deve ovvia-
34
[Link] 27-11-2012 15:50 Pagina 35

mente trattarsi di un lavoro ‘NERO’” e cominciò


a pensare a tutte le possibilità. “Potrei fare il
BECCHINO, oppure IL VIGILE o anche IL PRETE,
o l’operaio in una fabbrica di CIOCCOLATO.
Oppure potrei diventare un ARBITRO oppure un
PORTIERE, al limite quello di RISERVA, o altri-
menti UN VAMPIRO…”

Mentre aveva questi pensieri per la testa,


capitò nei pressi di un tendone di un circo, dove
erano alla disperata ricerca di un Pagliaccio per
lo spettacolo serale perché quello titolare, l’ulti-
ma volta era caduto per sbaglio nella tinozza e si
era preso la febbre a quaranta!
Così Enrico, senza neppure rendersi conto, si
trovò con il costume di Arlecchino di fronte a
centinaia di bambini a recitare una parte che
neppure conosceva, perché non c’era stato il
Mondo Surreale

tempo per spiegargliela.


Nonostante ciò, Enrico fu bravissimo; im-
provvisò delle scene divertenti e nel finale si
mise a raccontare la storia dello Spazzacamino
che soffriva di vertigini; non risero solo i bambi-
ni, ma anche i genitori e pure gli artisti del circo,
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[Link] 27-11-2012 15:50 Pagina 36

e sembra sogghignassero pure le bestie feroci.


Mondo Surreale

Allora per la prima volta Enrico capì quanto sia


importante dare gioia alle persone e riuscire, nel
proprio lavoro, a fare bene una cosa, qualunque
essa sia, traendone anche soddisfazione e grati-
ficazione.
Decise perciò che questa sarebbe stata la sua
professione nel futuro.
Così Enrico invitò tutti i parenti ad assistere al
suo spettacolo e il nonno si mise a ridere nel
vedere Enrico che raccontava la storia dello
Spazzacamino con le vertigini.
Così, grazie al successo e alla felicità che era
capace di trasmettere alla gente, venne accetta-
to come pagliaccio anche dalla sua famiglia.

Andò così a finire che colui che avrebbe dovuto


vivere, per volere della famiglia, in un mondo
tutto nero, si trovò a lavorare vestito di mille co-
lori: un Arlecchino in lotta contro le tenebre,
felice di vedersi specchiato nelle facce sorriden-
ti di tanti bambini!

36
[Link] 27-11-2012 15:47 Pagina 37

Giovanni,
il pesce malato

N ei mari profondi viveva un pesce di no-


me Giovanni, che stava sempre male: aveva un
forte mal di testa e non sapeva proprio come fare
Mondo Surreale

per guarire.
La cosa era alquanto strana, perché i pesci
raramente si ammalano, come ricorda il famoso
detto: “Sano come un pesce”, che il nostro amico
sentiva sempre ripetere dal suo papà.

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[Link] 27-11-2012 15:47 Pagina 38

Giovanni decise perciò di consultare un dottore:


Mondo Surreale

ce n’era uno particolarmente famoso, anche se


ancora piuttosto giovane, che era considerato
estremamente bravo dai suoi pazienti.

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[Link] 27-11-2012 15:50 Pagina 39

Si recò quindi nel suo studio, sperando in una


pronta guarigione.
Il pesce-dottore lo fece subito accomodare e,
con fare gentile, gli rivolse tantissime domande
sulle sue abitudini.
Alla fine sentenziò: – Il caso suo è parecchio
complicato da individuare, ma si tratta chiara-
mente di un problema alimentare: Lei dovrebbe
seguire una dieta speciale povera di sale. Faccia
così e vedrà che in poco tempo sarà guarito. –
Dopo di che lo face accomodare e lo congedò
gentilmente.
Il pesce se ne andò perplesso, pensando tra sé
e sé: – Mi sembra un po’ matto questo dottore:
viviamo in questo mondo fatto di acqua salata,
come mai farò a seguire una dieta povera di
sale? Ho idea che la cosa più semplice sia con-
sultare un altro dottore. –
Mondo Surreale

Si recò perciò da un anziano pesce-dottore,


conosciuto per la sua saggezza, ma anche per
essere rigoroso sostenitore della medicina
tradizionale.
Il pesce-dottore lo fece accomodare nello stu-
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[Link] 27-11-2012 15:50 Pagina 40

dio e, senza nulla chiedere, gli strappò un baffo,


Mondo Surreale

facendogli un male terribile, ed andò subito nel


retro ad analizzarlo.
Tornò dopo parecchio tempo e disse: – Il suo è
un caso tipico di reumatismi: per curarsi do-
vrebbe andare a vivere in una zona con un clima
secco. – Detto ciò, con fare deciso lo congedò.
Il pesce, uscendo dallo studio era sempre più
perplesso e pensava: – Anche questo parere mi
sembra alquanto strano e soprattutto piuttosto
difficile da attuare: da che mondo e mondo i
pesci stanno nell’acqua e nessuno ha mai detto
che non dovesse andare bene! Meglio sentire un
altro dottore. –

Il terzo pesce-dottore focalizzò subito la sua


attenzione sulla pinna del nostro amico, malgra-
do quest’ultimo continuasse a ribadire che il
problema in realtà era nella testa.
Alla fine il pesce-dottore si spazientì e comin-
ciò a dire che il dottore era lui, e il paziente, in
quanto tale, doveva stare solo zitto e - per l’ap-
punto - pazientare.
Infine, dopo una scrupolosa analisi della pinna,
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[Link] 27-11-2012 15:50 Pagina 41

il pesce-dottore espose la situazione: – Il male


alla testa è legato ad una malformazione con-
genita della pinna, che ha nome Pinna Valga: la
pinna malformata muovendosi provoca delle
turbolenze nell’acqua, e queste, per un mecca-
nismo di fluidodinamica piuttosto complicato da
descrivere, determinano in ultima analisi un
impatto anomalo della testa sull’acqua, che è
all’origine appunto del mal di testa.
Purtroppo non c’è nulla da fare, se non tentare
una difficoltosa operazione alla pinna, il cui
esito, però, non posso garantire con certezza. Il
mio suggerimento perciò è di riflettere bene, per
capire se il mal di testa è realmente insopporta-
bile oppure no. –
Detto ciò, il pesce-dottore congedò sbrigativa-
mente il nostro amico che, sempre più sconfor-
tato, decise di sentire un ultimo dottore.
Mondo Surreale

Questi era un noto sostenitore della medicina


alternativa: sentita la descrizione del dolore,
senza neppure guardare il nostro amico, senten-
ziò: – Dai sintomi descritti il suo è un caso di
otite; per cura c’è un rimedio semplice: due
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[Link] 27-11-2012 15:50 Pagina 42

gocce di medicina omeopatica nelle branchie al


Mondo Surreale

dì. –
Detto ciò, consegnò al malcapitato pesce una
scatolina con la prodigiosa medicina e lo salutò
molto gentilmente.

Il nostro amico si trovò in mezzo al mare, con la


scatoletta della medicina in bocca e pensò: – Ma
come sarà mai possibile mettere due gocce di
medicina nelle branchie, stando nell’acqua?
Questo proprio non riesco a capirlo. Comunque
ci penserò dopo, adesso ho proprio bisogno di
una vacanza, tutte queste preoccupazioni mi
hanno distrutto. Andrò a trovare i miei parenti
che stanno al lago, e alla mia salute ci penserò
al ritorno. –
Detto ciò partì per questo lungo viaggio: dopo
giorni di nuotate continue, stremato, arrivò dai
suoi parenti-pesci, che gli fecero un sacco di
feste, anche perché era tanto tempo che non si
vedevano.
Nel frattempo il mal di testa era passato.
Così alla fine il pesce malato, del tutto guarito,
maturò l’idea che più lontano dai dottori stai e
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[Link] 27-11-2012 15:47 Pagina 43

meglio è; questo nuovo detto andò a sommarsi


al precedente e divenne: – Sano come un pesce,
soprattutto se lontano dai dottori. –
In realtà, a ben guardare, il motivo del male era
dovuto al fatto che il nostro amico pesce era una
trota che, per uno sbaglio di gioventù (quando si
è soliti fare i ribelli per principio) si era trasferi-
to al mare.
Sua mamma glielo aveva sempre detto – Devi
stare a casa, al lago, ché ad andare in giro per gli
oceani, finisci pure che prendi qualche brutta
malattia –, ma tutto sommato anche il primo
dottore non aveva avuto torto!

Mondo Surreale

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[Link] 27-11-2012 15:47 Pagina 44

Mondo Surreale

Babbo Natale
ha perso il vestito
In una foresta ben protetta
c’è nascosta una casetta.
A vederla da lontano
potrebbe sembrare quella di un nano.
Invece è una casa ben speciale:
ci credo, ci abita Babbo Natale.

E rano i primi giorni di Dicembre e Babbo


Natale, assieme ai suoi Folletti, era nella Fab-
brica dei Regali e si stava organizzando: stavano
già arrivando le prime lettere e Babbo Natale
diceva ai Folletti cosa dovessero costruire:
giochi, libri e ogni genere di cose.
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[Link] 27-11-2012 15:50 Pagina 45

I Folletti continuavano ad inventare giochi


nuovi e macchine per realizzarli: consegnavano
i progetti a Babbo Natale per l’approvazione, per-
ché lui voleva sempre supervisionare il tutto.
Alcuni Folletti erano specializzati nella co-
struzione di giochi classici, come soldatini e bam-
bole, altri erano bravi nei giochi di società, come
la battaglia navale ed il monopoli, poi c’erano
quelli che costruivano le carte ed i libri, ed infine
c’erano i Folletti più tecnologici, che sapevano
realizzare i videogiochi, i computer ed anche i let-
tori MP3.
Questi Folletti ultimamente erano quelli più
indaffarati, perché sempre di più arrivavano dai
bambini richieste di regali tecnologici, ma
soprattutto perché i balocchi tecnologici si evol-
vevano ogni momento e questi Folletti avevano
bisogno di studiare moltissimo per essere sem-
Mondo Surreale

pre aggiornati.

Le prime lettere stavano arrivando ed erano


pressappoco tutte simili:
“Babbo Natale, vorrei per favore due Videogiochi di
Spiderman, Alessandro”,
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[Link] 27-11-2012 15:50 Pagina 46

“Vorrei due mazzi di carte, Francesco”,


Mondo Surreale

“Papà Natale: Mi porti il Backgammon? Giulia” e


così migliaia di lettere.
I Folletti dovevano fare molta attenzione nello
smistamento, per evitare di recapitare ad un
bambino il regalo di un altro.

C’erano infine i Folletti che preparavano la carta


per i regali ed esisteva pure una macchina auto-
matica per impacchettarli. Tutti i regali venivano
messi mano a mano sulla slitta e, quando la slit-
ta era piena, veniva riempito uno scatolone, così
che Babbo Natale doveva fare diversi giri prima di
riuscire a consegnarli tutti.
C’era infine un gruppo di Folletti che non aveva
una funzione particolare, ma che venivano in-
gaggiati da Babbo Natale in caso di emergenza o
per i lavori urgenti, come per esempio riverni-
ciare la slitta e soprattutto curare e dare da
mangiare alle Renne. Questi erano chiamati i
Folletti “risolvi problemi”.

Finalmente arrivò la vigilia di Natale e c’era


molta agitazione nella Fabbrica di Babbo Natale:
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[Link] 27-11-2012 15:48 Pagina 47

tutti i Folletti erano all’opera perché, come tutti


gli anni, il tempo a disposizione era quasi finito,
ma c’erano ancora tanti regali da preparare.
Solo Babbo Natale non era nella fabbrica, ma

Mondo Surreale
girovagava nella sua casa borbottando: – Ma
dove sarà finito il mio vestito? Possibile che tutti
gli anni si ripete sempre la stessa storia? Non
posso mica andare a consegnare i regali con un
vestito normale, cosa direbbero i bambini nel
vedermi? –.

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[Link] 27-11-2012 15:48 Pagina 48

Ormai mancava poco alla mezzanotte e Babbo


Mondo Surreale

Natale era disperato, così andò nella stanza dove


stavano i Folletti – risolvi problemi – e chiese
loro: – Sapete dov’è il mio vestito? –
Al che il folletto più anziano e saggio, di nome
Natail, rispose – Il Suo vestito è nella stanza del
lavaggio, non si ricorda? L’avevamo preso noi al
suo ritorno, dopo quella sua caduta il 7 di
Gennaio mentre faceva le gare di velocità con la
Befana, Lei con la slitta e le Renne e la vecchiac-
cia con la scopa elettrica. Eccolo qui. –
E gli porse il vestito tutto pulito e poi gli disse:
– Però, se Lei è d’accordo, prepariamo anche un
vestito di ricambio uguale a quello suo classico
rosso, ma di colore azzurro, per distinguerlo dal-
l’originale. Così, se quello rosso fosse da ram-
mendare o da lavare, può sempre usare quello
azzurro di ricambio, cosa ne pensa? –
Babbo Natale, che non si ricordava affatto del
suo incidente dell’anno prima, anche perché
l’aveva prontamente rimosso, dal momento che
con la caduta nel fango aveva perso la gara di
velocità con la Befana, tutto contento che il
problema si fosse così rapidamente risolto,
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[Link] 27-11-2012 15:48 Pagina 49

disse al folletto Natail: – Grazie per il vestito


pulito e OK per quello azzurro di ricambio: non si
sa mai cosa può succedere nei prossimi anni,
meglio essere previdenti. – Dopodiché corse a
vestirsi per evitare di arrivare in ritardo con le
consegne dei regali.
Perciò, se in un futuro doveste ricevere la visi-
ta di un Babbo Natale tutto vestito di azzurro,
niente paura, è semplicemente perché il vestito
rosso non è stato lavato dal viaggio dell’anno
prima, e probabilmente anche Natail e i Folletti
“risolvi problemi” questa volta si sono distratti…

BUON NATALE a tutti i bambini del mondo!

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[Link] 27-11-2012 15:48 Pagina 50

Mondo Surreale

Oceano blu, il pesciolino


con il cappello

N elle profondità dei mari, dove mai filtra


un raggio di sole, vive una famiglia di pesci molto
particolare: Mamma Pesce è elegante, con le
squame di tutte le tinte dell’arcobaleno, e si
aggira per i fondali molto fiera dei mille colori
che la natura le ha regalato.
Papà Pesce, invece, è grigio-scuro intenso e
più piccolino, e lo si vede raramente in giro, tutto
assorto dai mille impegni tipici dei pesci delle
profondità degli oceani.
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[Link] 27-11-2012 15:48 Pagina 51

Il resto della famiglia è poi composto da sette


pesciolini, ognuno con un differente colore delle
squame e un nome che richiama questa carat-
teristica.

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[Link] 27-11-2012 15:48 Pagina 52

Ciliegiolo, dalla tinta rosso intenso, è tutto dol-


cezze e carezze.
Fumè, dal colore grigio scuro, è il più elegante
della famiglia, tanto amato dal papà che se lo
porta sempre con sé nelle serate di gala;
Limoncello è tutto giallo, dal carattere un po’
acidulo, ma è molto serio e rispettoso.
Ciokolate, marrone scuro, di evidente stirpe
svizzera, è nato forse durante una vacanza che i
genitori avevano trascorso nel lago di Lugano.
Nerino, nero lucido, si fa chiamare da tutti “Black
Lo Squalo”, ma nella realtà non spaventa neppure
una triglia.
Violetto, viola-shocking, ricorda le tonalità del
nontiscordardimé e, forse per questo, è particolar-
mente distratto; ed infine Oceano Blu, che ha lo
stesso colore intenso delle profondità dei mari, che
apparentemente sono senza tinta e quasi nere, ma
in realtà racchiudono tutte le sfumature dell’ar-
cobaleno: il blu delle sue squame ricorda i mille
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[Link] 27-11-2012 15:50 Pagina 53

colori della mamma, ma è come se il grigio scuro


del papà ne avesse spento la luminosità.
La famiglia è solita andare in giro per il mare in
fila indiana, vuoi per cercare cibo, vuoi per far visi-
ta agli amici, con la mamma in testa al gruppo,
l’atteggiamento fiero, orgogliosa della propria
conclamata eleganza, e la truppa al seguito, con
Fumè primo e Oceano Blu a chiudere la fila. Ma
ogni volta è sempre la stessa storia: il gruppo
parte unito come un plotone alla parata militare,
ma presto si sparpaglia come una scolaresca in
gita.
Allora Mamma Pesce si ferma e, con lo sguar-
do severo, richiama i propri piccoli ad una mag-
giore disciplina! Nel giro di breve tempo tutta la
fila si ripristina, ma si fa sempre una gran fatica
a recuperare Oceano Blu il quale, essendo dello
stesso colore dell’acqua, come un camaleonte
Mondo Surreale

marino si mimetizza benissimo con l’ambiente


circostante.
Così va sempre a finire che perdono un sacco di
tempo per ritrovare il loro fratellino e fanno
ritorno tardi nella propria tana, dove sta ad
aspettarli Papà Pesce, in parte preoccupato per
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[Link] 27-11-2012 15:50 Pagina 54

la famiglia, ma soprattutto affamato e seccato


Mondo Surreale

per il probabile ritardo nella cena!


Un giorno Mamma Pesce decide di affrontare
questo problema con il marito per trovare una
soluzione una volta per tutte. Papà pesce ascol-
ta in silenzio tutta la storia, medita per un po’ ed
infine racconta una leggenda tramandatagli da
suo nonno: “Pare che nelle profondità dei mari si
trovino degli oggetti strani, che - si dice - siano
stati persi da creature misteriose che vivono in
altri universi sopra l’acqua. Questi oggetti si
trovano concentrati in stranissime scatole, che
giacciono in fondo al mare e che hanno il nome
misterioso di Relitti”.
I genitori decidono dunque di fare un sopral-
luogo in uno di questi posti alla ricerca di
qualche cosa che faccia al caso loro. Così, quan-
do i sette pesciolini sono ormai andati a dormire,
ecco che i genitori escono dalla tana e si recano
in perlustrazione in un grosso e vecchio relitto
che si trova lì vicino. Vi si infilano dentro e subito
si imbattono in una quantità di strani oggetti di
cui ignoravano assolutamente l’esistenza.
L’oggetto che più di tutti richiama la loro atten-
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[Link] 27-11-2012 15:50 Pagina 55

zione è lucido ed è legato ad una corda. I due lo


raccolgono con la bocca e lo portano allo scien-
ziato del villaggio per meglio capire di cosa si
tratti.
Lo scienziato del villaggio è un pesce molto
anziano, che ha girato tutti i mari e visto cose
misteriose; appena vede l’oggetto metallico,
tutto incuriosito, va a consultare un grosso libro
antico ed alla fine, dopo un lungo silenzio, sen-
tenzia: – L’oggetto che avete trovato si chiama
Fischietto: pare sia stato inventato con lo scopo
di emettere suoni e musica, ma in realtà non si è
a conoscenza di nessun pesce che sia riuscito a
trarne alcun rumore. Potete comunque provare
ad utilizzarlo senza pericolo; dovete solo racco-
mandare al vostro piccino di soffiarci dentro,
venite poi a raccontarmi quale è l’effetto! –
Mentre fanno ritorno verso casa, i due pesci
Mondo Surreale

discutono animatamente: Mamma Pesce è per-


plessa ed osserva: – Se non c’è riuscito nessuno,
è mai possibile che proprio nostro figlio riesca a
far suonare questo misterioso fischietto? – Papà
Pesce invece è tutto galvanizzato all’idea di
essere partecipe di una grande scoperta scien-
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[Link] 27-11-2012 15:50 Pagina 56

tifica e fa già mille piani pensando a quando,


Mondo Surreale

grazie al suo figliolo, sarà diventato famoso.


Il giorno seguente, prima di uscire per la soli-
ta passeggiata, i due genitori, con tutti i pescetti
in cerchio, cominciano a dare confuse istruzioni
su come vada utilizzato il misterioso oggetto.
Se ne guardano bene però dal fare una prova
dal vivo, preoccupati come sono di fare una
“sonora” figuraccia! Mettono quindi il fischietto
al collo di Oceano Blu e, data la grande oc-
casione, partono entrambi, con i figli al seguito,
per andare a far visita a dei pesci parenti.
Ma come al solito la truppa dopo un po’ è già
disunita, e questa volta è Papà Pesce che con
fare militaresco richiama tutti alla disciplina: sei
pesciolini colorati subito ricompongono la fila,
tutti eccitati e pronti a sentire il fantomatico
suono del Fischietto. Ma non si ode nulla, né
tanto meno si vede all’orizzonte Oceano Blu.
Piuttosto si cominciano a vedere delle grosse
bolle nel mare.
Mamma Pesce e Papà Pesce, convinti che si
tratti di una balena, immediatamente si
dileguano, e con loro anche tutti i pesciolini,
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[Link] 27-11-2012 15:50 Pagina 57

eccetto Violetto che, distratto come al solito, nep-


pure si è accorto delle bolle, prodotte in realtà da
Oceano Blu che sta soffiando nel fischietto con
tutto l’ossigeno che ha in corpo.
Finisce che Oceano Blu, stremato per il gran
soffiare, va a sbattere proprio addosso a Violetto
e così alla fine si ritrovano. Gli altri pesci della
famiglia, resisi conto che in realtà non c’è un
gran pericolo, tornano sui propri passi, anzi,
sulle proprie pinne, ed alla fine si riuniscono
tutti con grande sollievo, anche se Papà Pesce e
Mamma Pesce, per orgoglio, non vogliono
ammettere di essersi realmente spaventati. Alla
sera festeggiano a casa lo scampato pericolo,
ma sono costretti a riconoscere che, anche se
bello a vedersi, in realtà il famoso fischietto
risulta alquanto inutile. Oceano Blu però nel
frattempo si è tanto entusiasmato all’idea di
Mondo Surreale

averlo al collo, che non se ne vuole più separare.


Papà Pesce allora si reca nuovamente al
Grande Relitto e, dopo una lunga perlustrazione,
fa ritorno a casa con un altro oggetto misterioso.
Racconta di averlo trovato vicino al luogo dove
stava il fischietto, di averlo poi portato al pesce
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[Link] 27-11-2012 15:50 Pagina 58

scienziato che, consultati i suoi libroni, aveva


Mondo Surreale

sentenziato – Trattasi di un cappellino –


– Pare che sia stato inventato per proteggere la
testa dall’acqua –, aggiunge papà pesce diverti-
to, ma la cosa sembra in realtà alquanto assur-
da sia a lui che allo stesso pesce scienziato.
Papà Pesce infila il cappello sulla testa di
Oceano Blu ed il risultato è sorprendente: la
testa brilla come una stella marina ed anche il
colore di Oceano Blu sembra adesso più splen-
dente. Da allora Oceano Blu va sempre in giro
tutto fiero con il suo bel cappellino; non lo toglie
più neppure per un minuto, e soprattutto non si
perde più.
Perciò, se inabissandovi nei mari con
maschera e pinne, vi capitasse di imbattervi in
un cappello con fischietto senza pesce (perché
Oceano Blu non si vede!), davanti al quale
nuotano sei pesciolini variopinti, con alla testa
uno più grosso che concentra in sé tutti i colori
dell’arcobaleno, state tranquilli: non avete bevu-
to né troppa birra né preso un colpo di sole, vi
trovate semplicemente nelle profondità degli
oceani, dove non filtra neppure un raggio di luce.
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[Link] 27-11-2012 15:48 Pagina 59

Ah, ci siamo scordati di dirvi che sul cappellino,


stampigliato a grandi lettere, c’era la scritta
“TITANIC”; ma poco importa, perché tanto i
pesciolini dei mari profondi non sanno leggere la
lingua delle creature misteriose che vivono in
altri universi sopra l’acqua, e poi, soprattutto,
non sono affatto superstiziosi.

Mondo Surreale

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[Link] 27-11-2012 15:48 Pagina 60

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[Link] 27-11-2012 15:50 Pagina 61

T anto tempo fa la Terra era simile a


come è oggi, tranne che per una cosa: non
c’erano né conchiglie né crostacei.
A quei tempi non esistevano le scuole ed i
bambini stavano in spiaggia.
Mondo Poetico

All’inizio era divertente, i bambini nuota-


vano felici e facevano giochi d’acqua, ma in
genere dopo un’ora le mamme li richiama-
vano fuori (anche le mamme non sono poi
così cambiate dai tempi della preistoria…),
così dovevano stare a terra e si annoiavano.
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[Link] 27-11-2012 16:10 Pagina 62

Talvolta andavano con i papà (che non lavo-


Mondo Poetico

ravano ancora in ufficio e avevano poco da


fare) a pescare con reti e lenze, ma ancora
una volta finivano per annoiarsi perché face-
vano sempre le stesse cose.
Una notte la luna pensò a cosa si poteva fare
per aiutare i bimbi, ed ebbe un‘idea: domandò
alle nuvole, che si stavano riposando, se
potevano aiutarla e loro risposero di sì.
Chiese loro di far cadere una pioggia violen-
ta, così che i bambini non potessero uscire
per andare in spiaggia. Mentre i bambini se
ne stavano rintanati nelle grotte, la luna
sparpagliò su tutte le spiagge dei pezzetti di
roccia grigi e uguali, che cadendo sulla sab-
bia si modellarono con le forme delle
conchiglie.
Dopodiché la luna disse alle nuvole di smet-
tere, e così dopo qualche giorno, la pioggia
cessò. Per un mese i bambini furono impe-
gnati a girovagare per le spiagge e gli scogli
alla ricerca delle conchiglie. Dopo un po’ si
resero conto che, anche se le conchiglie
erano belle, erano pur sempre tutte uguali.
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[Link] 27-11-2012 15:48 Pagina 63

Finì quindi che i bambini smisero di rac-


coglierle.
A quel punto toccò al sole cercare un rime-
dio: ci pensò anche lui per qualche giorno,
poi trovò la soluzione: sfruttò il tramonto
per colorare e cambiare forma alle
conchiglie. Anche le nuove conchiglie ten-
nero impegnati i bambini per un bel po’,
anche più di quanto non avessero fatto le
conchiglie della luna.
Ma i bambini si lamentarono ancora,
dicendo che erano pur sempre solo
conchiglie.
Intervenne quindi il Signore che creò i
crostacei: inventò il granchio con le sue
chele, il guscio e la polpa molto pregiata, il
paguro, e infine l’aragosta.
Così i bambini poterono pescare sugli
Mondo Poetico

scogli i crostacei da mangiare.


Ed è per questo che adesso sulla Terra ci
sono sia conchiglie che crostacei.

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[Link] 27-11-2012 15:48 Pagina 64

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[Link] 27-11-2012 15:50 Pagina 65

È lì proprio in mezzo al prato


Un bel fiore colorato.
È di tante sfumature,
Dalle più chiare alle più scure.
Ha dei petali molto belli
Che si trattano come fratelli
In inverno sono piccini
Come la faccia di tanti bambini
In estate sono davvero grossi
Sembrano proprio tanti colossi
Mondo Poetico

Questo fiore è considerato


Re tra i fiori di questo stato.
Il suo bel nettare tutto giallo
Mi fa pensare al becco di un gallo.
E poi profuma così tanto
Che quando lo sento canto
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[Link] 27-11-2012 15:50 Pagina 66

Un dì un’ape fortunata
Mondo Poetico

Capitò lì facendo una passeggiata.


Lo annusò e sentendo l’odore
Si innamorò subito del fiore
Così che non voleva più andare
Ma fu costretta a salutare
Quindi salutò senza guardare
Per tornare all’alveare
Poi dispiaciuta di averlo lasciato
Tornò a lavorare come mai l’avesse pensato.

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[Link] 27-11-2012 15:48 Pagina 67

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[Link] 27-11-2012 15:48 Pagina 68

Mondo Poetico

O gni tanto nelle case si perde


qualche vestito dei bimbi: non si trovano più
i guanti rimasti chissà dove, nessuno si
ricorda che fine abbia fatto il cappello rosso
con il pon-pon e neppure la sciarpa verde
che era della nonna, Perciò nessuno ci fa
più caso se manca anche solo un paio di
calze.
Ma le calze non le hanno perse i bambini:
è la Befana che, giorno dopo giorno, le
prende, una sera da una casa in una città,
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[Link] 27-11-2012 15:48 Pagina 69

un’altra da una capanna in un villaggio.


Certo potrebbe prenderle tutte quante la
sera del 5 Gennaio, ma sarebbe un lavoro
faticosissimo e verrebbe subito scoperta
perché mancherebbero, da un giorno con
l’altro, milioni di calze dalle case di tutto il
mondo e la notizia non passerebbe certo
inosservata, ma verrebbe subito pubblicata
su tutti i giornali.
Poi la Befana deve pure avere il tempo di
lavare le calze, prima di metterci dentro le
caramelle, e se avesse una lavatrice sola?
Per questo motivo, bambini, usate sempre
le pantofole in casa, per evitare che vi si
buchino le calze; oltre a fare contenta la
mamma, fate felice pure la Befana, che non
rischia alla fine di perdere in giro tutte le
caramelle! E se poi dovesse arrivare proprio
Mondo Poetico

a voi la calza bucata?

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G ianni era proprio un piccino bravo


e simpatico, sempre ubbidente, faceva tutto
quanto la mamma gli diceva di fare, al punto
che certe volte la stessa mamma con
curiosità lo scrutava chiedendosi: – Ma cosa
Mondo Poetico

mai passerà per quella testolina lì? –


Ed in verità in quella testolina c’era
un’idea fissa, quasi un’ossessione, che
impegnava tutti i pensieri e le energie di
Gianni: quando alla sera, rintanato sotto le
lenzuola, dalla finestra della sua cameretta
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vedeva la luna splendere, pensava: – Come


Mondo Poetico

mi piacerebbe poterla toccare con la mano,


chissà se è calda come una frittella. –
Allora, senza farsi accorgere dalla
mamma, apriva la finestrella e con il ditino
puntava verso il cielo, ma per quanto gli
paresse di arrivare vicino, mai che riuscisse
anche solo a sfiorarla! Tutte le sere ci
provava, ma era costretto ad arrendersi ed a
tornare al calduccio del proprio lettino.
Una sera Gianni decise che era giunta l’ora
di portare a termine il suo progetto, ma
come fare? Guardò la luna con molta atten-
zione fino a quando ebbe un’idea geniale:
“Come aveva fatto a non pensarci prima? Il
campanile della chiesa era così vicino alla
luna, che da lì sarebbe stato semplice toc-
carla”.
Decise perciò di agire: aprì la finestra e si
calò in giardino con l’aiuto di una corda che
usava per far giocare il suo gatto Baghera.
Una volta giù Gianni ebbe un attimo di
smarrimento: mai era andato più in là del
suo giardino, neppure di giorno, se non
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accompagnato o dal papà o dalla mamma, e


sicuramente la mamma non sarebbe stata
contenta di saperlo in giro da solo di notte,
con tutti i pericoli e senza neppure Baghera
al suo fianco! Ma bisognava agire, quella
notte la luna era grande, splendente e più
vicina che mai, non ci sarebbe stata più
un’occasione così ghiotta. La sera poi era
così bella, l’aria così frizzante. E poi chi
poteva dire se la luna sarebbe tornata
anche la sera successiva? Talvolta arrivava,
ma altre sere proprio non si faceva vedere.
Forse pure lei si addormentava come suc-
cede ai bambini. E poi mica sempre si face-
va vedere tutta: alcune volte ce n’era solo un
pezzettino talmente piccino, che sarebbe
stato impossibile da prendere.
Quella sera però era tutta tonda come una
Mondo Poetico

palla, era proprio la sera giusta per provare.


Alla sola idea Gianni si senti subito proprio
felice.
Decise perciò di incamminarsi verso il cam-
panile. Ma occorreva stare attenti per non
farsi vedere da nessuno: un bimbo così pic-
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colo in giro da solo a quell’ora di notte a-


Mondo Poetico

vrebbe certo insospettito chiunque. C’era poi


da prestare attenzione alle macchine che già
di giorno facevano tanta paura, e ancora di
più di notte con quei fari!
Doveva anche trovare un sistema per
salire sul campanile, la chiesa infatti
sarebbe stata certamente chiusa. Ma Gianni
era un bambino coraggioso e scaltro, un
sistema l’avrebbe sicuramente trovato, e
quella sera avrebbe toccato la luna e
sarebbe stato il primo a riuscirci.
Pensava: – Chissà, magari è molle come
caramello, potrei anche mangiarne un
pezzetto, così però la mamma mi sco-
prirebbe subito. Dovrò proprio stare attento
a non fare alcun errore, la sfiorerò soltanto
molto delicatamente. –
Così pensando, Gianni arrivò davanti al
campanile: com’era alto!
Come fare per salire? Gianni però era pieno
di risorse e sapeva che la porticina, che il
campanaro usava la domenica, non era certo
chiusa. Infatti poté entrare, ma che buio!
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Gianni però era stato previdente, si era por-


tato una candela ed un fiammifero: l’accese e
lentamente si incamminò su per le scale. Ma
quanta fatica! Mai avrebbe pensato fossero
così tanti gli scalini del campanile.
– Meglio – pensò – più è alto e più sarò
vicino alla luna e potrò proprio toccarla,
ma devo ricordarmi di far molta atten-
zione: se la schiacciassi con troppa forza
potrei lasciarle l’impronta e allora la
mamma domani mi scoprirebbe subito! –
Gianni saliva piano piano e la fatica era
tanta. Cominciava a sentirsi così stanco che
gli occhi tendevano a chiudersi: mai era
stato alzato fino a quell’ora, ma bisognava
proseguire e l’emozione per la meta quasi
raggiunta lo teneva sveglio.
Quando però fu in cima, proprio vicino alle
Mondo Poetico

campane grosse e scure, che facevano tanta


paura, Gianni si accorse che la luna non era
poi così vicina: – Che si sia spostata? – Certo,
forse l’aveva visto arrivare, anche perché lui
– poco furbo – aveva pure acceso la candela.
Allora Gianni guardò in giro e si accorse
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che la luna si era quasi appoggiata sull’al-


Mondo Poetico

bero più grosso del parco della scuola dove


giocava sempre ad arrampicarsi con i suoi
compagni. Lì non sarebbe riuscita a sfug-
gire quella birbona, pensò, ma bisognava
fare molta attenzione, non farsi vedere per
nessuna ragione, guai ad accendere ancora
la candela. La luna sarebbe sicuramente
scappata un’altra volta.
Gianni scese i gradini di corsa e via verso
la scuola, ma quanta stanchezza! Non ci si
poteva però arrendere proprio ora, quasi al
traguardo.
Arrivato al parco scavalcò il cancello,
come tutti i giorni, e corse verso l’albero più
alto. Diede ancora uno sguardo alla luna
per vedere se fosse sempre lì: si stava
nascondendo dietro una nuvola, bisognava
proprio fare in fretta. Cominciò ad arrampi-
carsi: era più difficile di notte al buio, ma
conosceva ogni ramo e non ebbe difficoltà.
Quando fu in cima cercò la luna: Come era
distante! Si era spostata ancora? Come
aveva fatto ad accorgersi del suo arrivo?
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Questa volta proprio non riusciva a capirlo,


aveva fatto tutto così in silenzio e senza
accendere la candela, era proprio furba
quella luna lì!
Gianni si accorse però che la luna si trova-
va adesso proprio di fianco alla finestra
della sua cameretta: riusciva perfino a
scorgere la corda che penzolava giù, tanto
era chiara la sera. Questa volta l’avrebbe
presa proprio in castagna.
Chissà, pensava Gianni, la luna potrebbe
anche essere gelata come un ghiacciolo al
limone, in effetti di notte fa così freddo. Se
di giorno fa caldo perché c’è il sole, forse la
notte è così fredda per colpa sua. Ma allora
perché brilla così? Certo erano cose difficili
e Gianni non le capiva. Ma perché il suo
papà, che stava lì sempre a spiegargli tutto,
Mondo Poetico

non gliene aveva mai parlato?


Gianni scese dall’albero, scavalcò nuova-
mente il cancello e via di corsa verso casa.
Era la strada che faceva tutti i giorni con il
suo papà, di ritorno dalla scuola: ci impie-
gava sempre tanto perché guardava in giro
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da tutte le parti, e poi anche perché il papà


Mondo Poetico

andava sempre piano perché si fermava


ogni momento a leggere il giornale. –
Chissà cosa mai c’era scritto di così interes-
sante in quel giornale? – Gianni proprio non
riusciva a capirlo – chissà se raccontava
anche della luna, allora sì che l’avrebbe
letto pure lui! –
Preso dall’ansia di arrivare, fu a casa in un
lampo e, senza neppure accorgersi, si trovò
in camera da letto. Fece per sporgersi
quando vide dallo spiraglio della porta la
mamma sul punto di entrare in camera. Si
nascose rapido sotto le coperte e chiuse gli
occhi facendo finta di dormire: la cosa gli
venne del tutto naturale, anche perché, se
ne accorgeva adesso, era davvero stanco.
Restò così in silenzio ad aspettare che la
mamma tornasse in sala ... aspettava con
gli occhi chiusi ... nessun rumore attorno ...
le palpebre quasi incollate ... finalmente si
alzò dal letto ed apri la finestra: la luna era
lì di fronte, grande come non l’aveva vista
mai. A guardare bene sembrava quasi sor-
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ridesse, e questa volta non stava scappando


via. Bastava allungare la mano: Gianni lo
fece ed avvertì una sensazione strana, che
non riusciva a capire, come di caldo e fred-
do nello stesso tempo, e la luce era così
forte che non si riusciva a vedere, anche
perché era proprio tanto strano, sembrava
tutto così nero... .

Tu che stai leggendo questa storia, cer-


cando di fare addormentare il tuo bimbo, sei
rimasto incredulo? Forse sì, anche perché
la luna non l’hai mai neppure sfiorata con
un dito e non sai cosa si prova, peccato. Ma
la cosa grave è che neanche ci hai mai
provato a toccarla, né tanto meno hai so-
gnato di farlo, o forse sì, ma tanto, tanto
tempo fa... .
Mondo Poetico

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L una e Sole, uno la notte e l’altro il giorno per


definizione, come due amanti che vivono in due
posti differenti: uno al mare e l’altro in montagna
e, per questo, si vedono di rado, ma si inseguono di
Mondo Poetico

continuo...
Questa storia parte da lontano, da un laboratorio
dove c’è un omino piccolino, con gli occhiali e il cami-
ce bianco, che fa gli esperimenti: accende un fuoco,
fa cadere un oggetto, lancia un sasso e cerca di
capire se per ogni fenomeno c’è una sorta di legge
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[Link] 27-11-2012 15:50 Pagina 82

universale che ne spieghi il meccanismo e aiuti a


Mondo Poetico

prevedere il comportamento futuro; sostanzial-


mente cerca una ragione per i fenomeni della natu-
ra. Lavoro noioso quello del fisico, potrebbe dire
qualcuno: più divertente fare il calciatore oppure il
postino; ma lavoro affascinante nello stesso tempo,
perché aiuta a dare risposta a una domanda cruciale
per l’umanità e soprattutto per i bimbi, ai quali fa
dire ogni momento: – Perché? Perché? Perché?... . –
È bella la fisica; qualcuno potrebbe pensare
possa essere noiosa, perché è “roba di libri di
scuola”: ma invece no, è la fiaba del mondo, la
descrizione della vita. E l’uomo, appena ha
guardato oltre il proprio naso, senza saperlo ha
fatto subito il fisico, perché voleva capire: l’ha fatto
quando ha acceso il primo fuoco e ha poi compre-
so come rifarlo. Ma è diventato un fisico soprattut-
to quando si è posto il problema di capire per
prevedere: la mela cade dall’albero, ma per quale
motivo? Se lo capisco, allora dopo saprò anche
immaginare come si comporterà la prossima
volta.
Subito dopo è nata un’altra domanda: – Ma quan-
do definisco una legge fisica, è proprio la
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[Link] 27-11-2012 15:50 Pagina 83

descrizione di come sono gli ingranaggi del


mondo? –
E qui ha compiuto il passo più grosso: quando
l’uomo si è reso conto che in realtà come siano
davvero questi ingranaggi forse non lo capirà mai,
ma in fondo neppure è importante, perché questo
fa parte dei misteri della natura che vanno oltre;
allo scienziato basta definire un modello sufficien-
temente affidabile per capire un fenomeno fisico e
prevederne il comportamento la volta successiva.
Non gli occorre sapere dove andranno tutte le sin-
gole molecole d’aria e tutte le goccioline d’acqua
che compongono le nubi, per prevedere il tempo
per domani!
E con questo ultimo ragionamento è nata la
Fisica Moderna.
In un giorno di primavera né bello né brut-
to, con le nubi ma anche il sole, tanti bam-
bini correvano tutti assieme in un campo,
Mondo Poetico

inseguendo un pallone. Era caldo e, anche


se c’erano nubi all’orizzonte, sicuramente
non avrebbe piovuto e poi comunque, anche
fosse successo, non sono certamente
queste le preoccupazioni di bimbi che stan-
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[Link] 27-11-2012 15:50 Pagina 84

no giocando a palla: semmai, potrebbero


Mondo Poetico

essere le preoccupazioni delle loro


mamme... .
Ad un tratto cominciò a piovere e tutti,
senza stare a pensarci su più di tanto,
decisero all’unisono che la partita si poteva
anche lasciare lì, ed era assai più furbo cor-
rere a casa, dove le mamme sicuramente
avevano preparato una gustosa merenda.
[Tra le regole d’oro da seguire nello scrivere c’è
quella che raccomanda di non cambiare mai il
tempo della narrazione, ma visto che il tempo
cambia già per i fatti suoi, passando dal bello alla
pioggia, ci sentiamo autorizzati a farlo pure noi e
passiamo al presente: ci piace di più perché è
quasi come se fossimo su un set cinematografico e
facessimo uno zoom sul nostro protagonista].
Solo il bimbo più piccino è rimasto sul
campo, quasi incuriosito dalla pioggia, come
fosse la prima volta che la vede, e così alza lo
sguardo al cielo per capire da dove arrivi
tutta quell’acqua e, con sua somma sorpre-
sa, scopre che sopra di lui non c’è neppure
una nube, ma solo il sole, anche se appa-
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[Link] 27-11-2012 15:50 Pagina 85

rentemente un po’ più pallido del solito.


Allora il bimbo diventa curioso, vuole capire
perché il sole sia così pallido e da dove arrivi
la pioggia, ma nello stesso tempo è anche
molto stanco per tutte le fatiche della gior-
nata. Decide perciò di ripararsi sotto una tet-
toia lì vicino per proteggersi dall’acqua e
intanto si appoggia per un momento ad un
covone di paglia, pensando: – Per cinque
minuti non succederà nulla. – Dopo un po’
che sta lì pensieroso, sente una vocina molto
debole: si guarda in giro per vedere da dove
provenga, ma in realtà non scorge proprio
nessuno; guarda ovunque, fino a che, quasi
d’istinto, volge lo sguardo al cielo, ed ascolta
con grande attenzione: sembra proprio che
la vocina arrivi dall’alto, ma più che una voci-
na, sembrano singhiozzi.
Mondo Poetico

Domanda allora incuriosito: – Chi c’è lassù


che si lamenta? Sei per caso un uccellino
smarrito? – Ma di uccellini smarriti non se
ne vedono all’orizzonte. – Fammi capire
dove sei nascosto, perché io non vedo pro-
prio nessuno. –
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[Link] 27-11-2012 15:50 Pagina 86

E la vocina risponde: – Ma come nascosto,


Mondo Poetico

non vedi che sono proprio di fronte a te? – Il


bambino non sa più cosa pensare. – Sole, ma
sei tu che ti lamenti? Ma che hai da frignare?
Sei il re del mondo, tutti ti venerano, ti adora-
no, ti ringraziano per le belle giornate che ci
regali; giri attorno alla terra tutti i giorni e vedi
meraviglie ai tuoi piedi, cosa vuoi di più? –
E con grande sorpresa del bimbo, il sole
ribatte: – Sì, hai ragione , ma la verità è che
qui, da solo, mi annoio tantissimo; nessuno
che si avvicini a me per fare due chiac-
chiere, solo le nubi ogni tanto arrivano, ma
sono dispettose e allora in quei casi me ne
vado subito via.
Invece ci sarebbe qualcun altro con il quale
io starei tanto volentieri, sto parlando della
Luna, ma quando faccio per arrivare e mi
pare di intravederla all’orizzonte, subito lei
scappa. Io provo a chiamarla, a pregarla di
restare, ma non sono mai riuscito a vederla
veramente e parlarle anche solo per qualche
minuto. –
Il bimbo rimane a bocca aperta dallo stu-
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[Link] 27-11-2012 15:50 Pagina 87

pore, ma propone subito una soluzione: –


Sole, non ti preoccupare, ci penso io a parlare
con la Luna: le dirò che le vuoi parlare, le
chiederò se una sera può arrivare un minuto
prima o, al limite, se può fermarsi un pochino
di più alla mattina. Lo farò direttamente
questa sera, e vedrai che sistemo tutto io. – A
questo punto il bimbo non sta più nella pelle,
aspetta con ansia che passi il tempo per poter
parlare subito con la luna. Arriva la sera e lui
è in mezzo al prato che urla alla Luna,
sperando possa sentirlo: – Luna, ho un mes-
saggio per te, rispondimi, è importante! – Ma
nulla si ode di rimando; sta già tornando a
casa sconsolato quando una voce dolce e
femminile gli domanda: – Bimbo, cerchi pro-
prio me? È la prima volta che un bimbo così
piccolo mi chiama: sono sempre poeti e can-
Mondo Poetico

tanti che in genere lo fanno, ma sono così


melensi…che cosa vuoi da me? –
– Ti porto il messaggio di un tuo ammira-
tore, è il Sole, al quale tu piaci tanto e vor-
rebbe che lo sapessi; se tu potessi stare in
cielo un po’ di più la mattina, o arrivare un
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[Link] 27-11-2012 15:50 Pagina 88

po’ più presto la sera, così da incontrarvi,


Mondo Poetico

sarebbe tanto contento! –


– Lo farei molto volentieri – risponde la
Luna – ma con la mia pelle così chiara e de-
licata proprio non riesco a sopportare tutto
quel caldo e tutta quella luce, credo che
morirei; però posso provare una volta ad
arrivare alla sera qualche attimo prima –
Con il cuore in gola per l’emozione il
bimbo fa ritorno verso casa, contento per la
missione compiuta. Si risveglia, ed è sotto
la tettoia, ma non si fa tante domande, tanto
è eccitato all’idea di avere parlato prima con
il Sole e poi con la Luna: corre perciò a casa
a raccontare al suo papà quello che è suc-
cesso.
Il papà ascolta divertito il racconto un po’
confuso del suo bimbo, poi con fare un po’
saccente gli dice che è giunto il momento di
capire come funziona il sistema solare: che
la terra gira attorno al sole e che a sua volta
la luna gira attorno alla terra, e può anche
capitare che rispetto alla terra qualche
volta il sole e la luna appaiano vicini, solo
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[Link] 27-11-2012 15:50 Pagina 89

che poi la presenza del sole e della sua luce


fanno sì che la luna, anche se c’è, non si
veda più, e questo càpita anche per le stelle,
che di giorno non si vedono. Il bimbo è
molto contento che il papà gli racconti tutte
queste cose ma, per quanto si sforzi, fatica
a seguire tutto quanto. Alla sera il suo papà
lo porta a fare una passeggiata in cam-
pagna; con la scusa di andare a vedere il
tramonto, che è pur sempre un bello spet-
tacolo, pensa di riparlare con il suo bambi-
no del sistema solare e delle sue orbite.
Abitano in una bella regione in montagna,
l’aria è frizzante ed il bimbo è felice. Il sole
è rosso fuoco: Strano pensa il bimbo –
chissà perché è così rosso, quando invece di
giorno è giallo e stamani era pure cosi pal-
lido –, ma all’improvviso vede che di fronte
Mondo Poetico

al sole c’è la luna, è arrivata prima per


davvero, come gli aveva promesso!
È davanti al bimbo, pallida e splendente,
ma non gli dice nulla e intanto il sole diviene
sempre più rosso. Per forza pensa il bimbo
sorridendo – è diventato rosso perché sotto
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[Link] 27-11-2012 15:50 Pagina 90

sotto è timido e si vergogna; fa tanto il


Mondo Poetico

gradasso, ma poi, come tutti i ragazzi,


quando si sta di fronte ad una bella ragazza
(e la luna è di certo di quel genere) c’e poco
da fare, si diventa rossi!– E in quel
frangente il bimbo fa un giuramento a se
stesso: di fronte a quello splendido tramon-
to, e con al fianco il suo papà, che gli tiene
la mano con affetto, il bambino prende la
decisione che gli condizionerà tutta la vita:
investigherà i fenomeni della natura, par-
tendo proprio dal sole tutto rosso al tra-
monto.
Siamo in Svizzera dove i tramonti sono
ancora più belli, per cui rimangono ad
ammirarlo fino all’ultimo barlume di rosso
in cielo, dopo di che il suo papà gli dice: –
3
Andiamo a casa Albert , che è tardi e la
mamma ci aspetta. –

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[Link] 27-11-2012 15:50 Pagina 91

3
Il mistero del cielo azzurro e la teoria di Albert
Einstein:
da sempre l’uomo ha cercato di capire per quale
ragione il cielo apparisse azzurro e perché il colore del
sole virasse al rosso al tramonto: le prime indagini scien-
tifiche sull’argomento risalgono a più di mille anni fa, ad
opera di alcuni scienziati Islamici tra i quali la figura di
spicco era un certo Alhazen.
Nei secoli successivi si sono occupati dell’argomento
scienziati di grande fama come, tra i tanti, pure Leonardo
da Vinci e Isaac Newton, che riuscirono ad intuire alcuni
aspetti del problema, senza però proporre una spie-
gazione esaustiva dei due fenomeni.
Il primo contributo significativo alla soluzione finale
arrivò grazie a Lord Rayleigh, che definì la legge mate-
matica per il fenomeno fisico della diffusione che è l’ele-
mento di base del problema. Ma la spiegazione definitiva
la si deve proprio ad una intuizione di Albert Einstein
intorno al 1910.
Mondo Poetico

La spiegazione del colore azzurro del cielo e del colore


rosso del sole al tramonto è legata alle modalità di inte-
razione dei raggi solari con le particelle che compongono
l’atmosfera.
I raggi che ci arrivano dal sole sono di colore bianco e,
come noto, contengono tutti i colori. Quando penetrano
nell’atmosfera, subiscono deviazioni ed attenuazioni più o
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[Link] 27-11-2012 15:50 Pagina 92

meno pronunciate a seconda dello spessore dello strato


Mondo Poetico

atmosferico attraversato e della concentrazione dei vari


costituenti dell’aria. Tra le varie componenti costituenti la
luce bianca, quelle di colore azzurro/blu/violetto subi-
scono, nell’urto con le particelle atmosferiche, deviazioni
maggiori rispetto alle altre, scorporandosi dal raggio
incidente e sparpagliandosi per tutto il cielo.
Il cielo appare azzurro perché i nostri occhi non sono
molto sensibili al violetto e filtrano questa componente,
mentre percepiscono in modo molto efficace il colore
azzurro/blu.
L’effetto di sparpagliamento dei raggi azzurri è così
intenso da non consentire la visione delle stelle di giorno,
mentre sono visibili di notte proprio per la mancanza dei
raggi solari. Al tramonto invece i raggi solari attraver-
sano uno strato di spessore molto maggiore per raggiun-
gere un osservatore sulla terra rispetto a quando il sole
si trova alto nel cielo; durante questo tragitto, quindi, non
sono solo le componenti azzurra/blu/violetto a subire
deviazioni ed attenuazioni, ma anche molte altre, lascian-
do nel raggio principale solo le tonalità dal giallo all’aran-
cione e, sul finale, solo il rosso: per tale motivo il Sole
assume queste colorazioni al tramonto.
La stessa cosa avviene pure per la Luna quando si trova
vicina all’orizzonte: appare di un giallo carico che tende al
rosso per il fatto che, allo stesso modo, i raggi solari che
essa riflette subiscono lo stesso processo fisico.
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Nel 1913 il francese Jean Cabannes riuscì a riprodurre


in laboratorio il colore azzurro del cielo, confermando in
modo sperimentale la teoria di Albert Einstein.
Operando con un gas puro e secco, contenuto in un con-
tenitore sigillato, schermando accuratamente la luce
parassita emessa dalle pareti del recipiente, riuscì a mi-
surare la luce azzurra diffusa all’interno del contenitore,
riprodusse praticamente il cielo in bottiglia!

Mondo Poetico

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L a giraffa e lo scoiattolo erano amici inse-


parabili, giocavano assieme tutto il giorno e
quando giungeva la sera, lo scoiattolo saliva sul
collo della giraffa e con un salto era nella sua
tana sull’albero.
Mondo Poetico

L’albero era piccolo, ma cresceva giorno dopo


giorno, ed il ramo dove si trovava la casetta dello
scoiattolo era sempre più in alto, così che la
giraffa doveva sforzarsi sempre di più per far
tornare a casa il suo amichetto.
Una sera la giraffa tornò dalle sue sorelle che
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[Link] 27-11-2012 15:48 Pagina 96

per la prima volta si accorsero del suo lungo


Mondo Poetico

collo e cominciarono a prenderla il giro.


La giraffa ci rimase male e scappò via; comin-
ciò a piangere, e a correre, a piangere e a cor-
rere….
Quando infine si fermò dopo molti giorni, si
guardò attorno ed il paesaggio era tutto nuovo:
non c’erano più i monti, le foreste ed i ruscelli,
ma si trovava nella savana.
Conobbe altri animali e non fece più ritorno
a casa. Visse felice, ma certe volte pensava al
suo amico scoiattolo, preoccupata per come
avrebbe fatto senza di lei a tornare alla sua

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tana sull’albero. Non seppe mai come andò a


finire: lo scoiattolo imparò a cavarsela da
solo, arrampicandosi sui rami e spiccando
grandi salti.
Anche lo scoiattolo ogni tanto pensava: – A-
desso che non ci sono più io da trasportare sul
ramo, cosa se ne farà la giraffa di quel lungo
collo? Le sarà solo di intralcio! –
Invece le servì, perché l’aiutò a cibarsi delle
foglie dagli alberi più alti della savana.
Non si rividero più, perciò non seppero mai che
bel regalo si erano fatti l’un l’altro.

Mondo Poetico

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S e avvicinate l’orecchio ad un muro in


campagna, tutto ricoperto di edera, e siete
fortunati, potreste anche riuscire a sentire
un discorso come questo:
Muro: – Se non avessero inventato me, a
Mondo Poetico

quest’ora tu che faresti? –


Edera: – Non mi sono mai fatta questa
domanda, ma credo che qualche altro posto
l’avrei pure trovato. –
Muro: – Forse sì, ma qualche altra cosa
cosi perfetta e dritta di sicuro no. –
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Edera: – Ma a me non pare che tu sia poi


Mondo Poetico

così perfetto, vai tutto in pezzi. –


Muro: – Vado in pezzi perché sei tu che me
li strappi via, e finirai con l’ucciderti a tua
volta. –
Muro: – Tu rinasci solo se rinasco pure io. –

È curioso: spendono tutto il tempo a bor-


bottare e a lamentarsi uno dell’altro, ma in
realtà l’edera esprime tutta la sua poten-
zialità solo se c’è il muro, ed il muro rag-
giunge il massimo del suo splendore solo se
tutto ricoperto di edera, verde in primavera,
rosso splendente in autunno.

Edera e Muro vivono in simbiosi: ma la cosa


incredibile è che l’edera esiste da sempre,
mentre il muro è stato inventato tanti anni
dopo dall’uomo. La domanda allora diventa:
– Ma è una vera invenzione o era già scritto
che andasse a finire così? – Sembra infatti
che l’una fosse lì con pazienza ad aspettare
che venisse creato pure l’altro.

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Mondo Poetico

A lla tua vecchia valigia ci sei


affezionato: la ricordi con tenerezza perché
era con te in tutti i viaggi che hai fatto, sia
quel giro fantastico in Australia che quel
trekking avventuroso in Nepal.
Ma un giorno passi davanti ad un negozio,
anche un po’ di fretta, e ne vedi una nuova in
vetrina; non è proprio la valigia ideale per
te, è un po’ più grossa di quella che ti
servirebbe, ma è in saldo.
Sul cartellino c’è scritto: – Occasione, fine
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serie – , come se il fatto di essere il residuo


di una serie dovesse rappresentare uno sti-
molo in più per acquistarla.
Così finisce che la compri e torni a casa
con la tua nuova valigia in mano ed una
strana sensazione: un misto tra la con-
vinzione di avere fatto un affare e quello di
avere comperato qualche cosa che in realtà
non ti serve.
Ad un certo punto la vecchia valigia, dopo
anni di onorato servizio, improvvisamente e
senza una ragione evidente, si rompe. – Che
coincidenza – pensi – per fortuna ho com-
perato proprio ieri quella nuova – , ma
questo ragionamento che, in linea di princi-
pio, dovrebbe rafforzare la sensazione di
avere fatto un buon acquisto, aumenta invece
incomprensibilmente l’inquietudine.
Mondo Poetico

Non ci hai fatto caso, ma sbadatamente la


sera prima hai messo le due valigie nello
stesso armadio: – Che mai si saranno dette
durante tutto quel tempo passato assieme?
Si saranno ignorate come due persone in
ascensore, imbarazzate, che si rivolgono
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solo domande di circostanza? – Oppure è


Mondo Poetico

andata diversamente; magari la nuova vali-


gia è arrogante ed ha rivolto alla valigia più
vecchia frasi del tipo: – Sei finita, ora ci sono
io e tu verrai messa da parte – , e allora lei
non ce l’ha più fatta: quella cinghia, che da
tempo era sul punto di spezzarsi, ma riusci-
va sempre a resistere e a finire il viaggio,
ogni volta uno in più, improvvisamente ha
ceduto. E il giorno dopo sei lì con la valigia
rotta; ti dici che ormai non serve più a nulla
e la getti via. Pensi si sia trattato di una
fatalità, non riesci a cogliere il filo rosso che
percorre tutta questa storia: dal momento
in cui sei entrato nel negozio, fino a quando
butterai la valigia nel cassonetto, E non
capisci che non stai gettando via solo una
vecchia valigia, ma anche un po’ di te stesso.

E la medesima cosa la farai anche con le


vecchie sedie della nonna, che sono belle
ma ormai un po’ sbilenche, e le sostituirai
con un bel modello di plastica, tutto lucido.
E poi magari anche le vecchie pantofole:
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sono ormai un po’ rotte, ma sono quelle alle


quali parlavi sempre quando uscivi con
quella bella ragazza che ora è tua moglie! E
tornando a casa un po’ brillo ti rivolgevi a
loro chiedendo: – Eh, ce la faremo questa
volta? –
E sono loro le sole che, assieme a te,
sanno la fine della storia: come hai fatto alla
fine a conquistarla (o magari è stata lei che
ha deciso “di essere conquistata”…) così,
quando le getterai in pattumiera e le
saluterai per l’ultima volta, anche se sul
momento non lo capirai, perderai qualche
cosa anche della tua storia.

E magari rinuncerai pure a quei bicchieri


un po’ sbeccati, che usava sempre tuo
nonno per darti il succo di arancia, mentre
Mondo Poetico

lui si beveva il cognac, e certe rarissime


volte ti ci faceva pure intingere le labbra. E
ti sentivi improvvisamente felice e un po’ più
grande e contento.
E ora, mentre stai per sostituirli con 12
bicchieri di vetro, perfetti, prodotti in Romania
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(3 euro/6 pezzi), senza accorgertene stai but-


Mondo Poetico

tando via anche un po’ della tua infanzia, e


allora diventerà ancora più difficile riuscire a
tornare indietro nel tempo!

E forse non lo sai, o solo non ci pensi, ma


ci sono tanti artigiani nelle loro piccole bot-
teghe, gente paziente che si ingegna per
aiutarti a ricostruire quello che si rompe,
tenendo in piedi un mondo antico che fatica
sempre più a stare su, minacciato giorno
dopo giorno da questa cultura consumisti-
ca. Questi artisti della manualità spendono
magari un pomeriggio intero solo per pen-
sare, prima di mettere un chiodino, una
graffetta, la colla che aggiusti il difetto e
riporti l’oggetto all’antico splendore, men-
tre in competizione con loro vi sono tante
scatole di cemento sparse per il mondo, in
Europa ma anche in Cina ed in India, con
migliaia di persone chiuse dentro, che lavo-
rano alla catena di montaggio: grossi
macchinari, grossi stampi fumanti, rumori
infernali per produrre oggetti a migliaia,
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tutti perfetti, tutti uguali: PLOF ... fatto!


E tu? Da che parte vuoi stare?

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Ringraziamenti

Grazie ai miei figli, Paolo e Lorenzo, che hanno


giocato assieme a me ad inventare queste storie,
fornendo talvolta anche lo spunto creativo per
iniziarle.
Un “Grazie” a Francesca, la mamma, nonché
moglie dello scrittore, che di sicuro è la più rea-
lista del gruppo e che talvolta con queste storie,
sorridendo, abbiamo preso un po’ in giro. Ma è
facile fare il sognatore sulle nuvole, se qualcuno
pensa tutti i giorni a servirti sulla nuvola la cena
e a tenere la nuvola in ordine.
Un ringraziamento a tutti gli amici, che mi
hanno supportato e sopportato in questi tempi,
fingendo anche interesse ogni qual volta insiste-
vo per leggergli l’ultimo mio racconto, ma in par-
ticolare un grosso “Grazie” a Bianca Vannutelli,
che mi ha aiutato a dare una forma più rigorosa
a tutta l’antologia.
Silvio Giobbio e la nonna Rita hanno realizzato
le illustrazioni di questo libro, che senza di loro
non esisterebbe. I disegni contengono tutto ciò
che ho immaginato nello scrivere i racconti, e
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forse anche qualche cosa di più; I disegni sono


caratterizzati da due stili completamente diver-
si, immagino Silvio al MAC e la nonna Rita con
pennello e cavalletto, intenti a cogliere un’im-
magine! Hanno saputo farlo da due punti di vista
differenti, Silvio amplificando la componente
surreale di alcuni racconti, Rita rilevandone
l’aspetto poetico. Per questo motivo ho diviso i
racconti in due sezioni, per enfatizzare queste
differenze che, per altro, si compensano recipro-
camente.
Grazie anche a Elena per il bellissimo disegno
di Oceano blu, il pesce con il cappello.

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Michele Sommaruga, nato a Milano nel ‘62 è alla


sua prima pubblicazione, tutta a suo nome.
In precedenza ha pubblicato due racconti in
antologie di Autori Vari
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Stampato in Italia

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