Il 0% ha trovato utile questo documento (0 voti)
1K visualizzazioni2 pagine

La Risposta - Frediric Brown

Copyright
© © All Rights Reserved
Per noi i diritti sui contenuti sono una cosa seria. Se sospetti che questo contenuto sia tuo, rivendicalo qui.
Formati disponibili
Scarica in formato ODT, PDF, TXT o leggi online su Scribd
Il 0% ha trovato utile questo documento (0 voti)
1K visualizzazioni2 pagine

La Risposta - Frediric Brown

Copyright
© © All Rights Reserved
Per noi i diritti sui contenuti sono una cosa seria. Se sospetti che questo contenuto sia tuo, rivendicalo qui.
Formati disponibili
Scarica in formato ODT, PDF, TXT o leggi online su Scribd

Con gesti lenti e solenni Dwar Ev procedette alla saldatura, in

oro, degli ultimi due fili.


Gli occhi di venti telecamere erano fissi su di lui e le onde
subteriche portarono da un angolo all’altro dell’universo venti
diverse immagini della cerimonia.
Si rialzò con un cenno del capo a Dwar Reyn, e s’accostò alla leva
dell’interruttore generale: la leva che avrebbe collegato, in un
colpo solo, tutti i giganteschi calcolatori elettronici di tutti i
pianeti abitati dell’Universo – 96 miliardi di pianeti abitati –
formando il super circuito da cui sarebbe uscito il
supercalcolatore, un’unica macchina cibernetica racchiudente tutto
il sapere di tutte le galassie.
Dwar Reyn rivolse un breve discorso agli innumerevoli miliardi di
spettatori. Poi, dopo un attimo di silenzio disse: “Tutto è pronto
Dwar Ez”. Dwar Ez abbassò la leva. Si udì un formidabile ronzio
che concentrava tutta la potenza, l’energia di novantasei miliardi
di pianeti. Grappoli di luci multicolori lampeggiarono
sull’immenso quadro, poi, una dopo l’altra si attenuarono. Draw Ez
fece un passo indietro e trasse un profondo respiro. “L’onore di
porre la prima domanda spetta a te, Dwar Reyn”. “Grazie” rispose
Dwar Reyn “Sarà una domanda cui nessuna macchina cibernetica ha
potuto, da sola, rispondere”. Tornò a voltarsi verso la macchina.
“C’è Dio?”. L’immensa voce rispose senza esitazione, senza il
minimo crepitio di valvole o condensatori.
“Sì: adesso, Dio c’è.”
Il terrore sconvolse la faccia di Dwar Ev, che si slanciò verso il
quadro di comando.
Un fulmine sceso dal cielo senza nubi lo incenerì, e fuse la leva
inchiodandola per sempre al suo posto.

Frederic Brown, Le meraviglie del [Link] secondo libro della


fantascienza (1954)

Analisi del testo 

L’uomo nel corso della sua storia è stato capace di compiere


grandi passi in avanti, di progredire e di riuscire a rispondere a
importanti interrogativi. Nonostante questo, ancora molto per lui
rimane ignoto ed è proprio questo ignoto che più lo spaventa.
Difficili domande ancora non hanno trovato una risposta e questo
crea nella mente dell’essere umano confusione e timore. Molti,
però, hanno provato a mettere fine a queste incertezze e affondare
i loro pensieri nella sicurezza, ma, spesso, questi interrogativi
sono misteri troppo grandi per l’uomo, un essere intelligente ma
non ancora pronto a determinate scoperte.
È proprio da questi dubbi che prende vita il brano “La risposta”
di Fredric Brown, scrittore statunitense la cui fama è dovuta ai
suoi testi brevi e fulminei che sfiorano i limiti del paradosso.
L’autore si sofferma appunto sul futuro presente, ovvero sulla
costruzione dell’avvenire attraverso le azioni dell’uomo.
Lo scrittore narra della realizzazione di un macchinario molto
potente, che raccoglie in sé tutta l’energia di novantasei
miliardi di pianeti: una forza incredibile, capace di tutto; ma
“non si gioca col fuoco”, perché spesso rischiare può essere
pericoloso e può portare solo a sventure e tragedie. Infatti,
nella storia analizzata, il tentativo di risolvere i problemi
spirituali e morali dell’uomo finisce  con un disastro e la
“supercalcolatrice che racchiude tutto il sapere delle galassie”
prende il sopravvento sugli uomini stessi .
I due protagonisti, gli uomini artefici della grande macchina
cibernetica, sono Dwar Ev e Dwar Reyn, dei quali l’autore non
presenta una descrizione caratteriale e fisica dettagliata, ma
parla solamente delle loro azioni nel corso della vicenda.
Quest’ultima è raccontata in maniera cronologica, senza la
presenza di prolessi, analessi, elissi o altre strutture narrative
che modificano la successione reale delle azioni: è per questo che
la struttura si può definire una fabula.
Il narratore è esterno onnisciente ed è questo il motivo per cui
egli conosce ogni dettaglio del racconto, senza però esserne
coinvolto. Lo stile utilizzato nel brano di Brown rispecchia le
speranze dell’essere umano e i timori che attraverso le tecnologie
porteranno l’uomo  alla rovina. Il brano si sofferma sull’attesa e
sull’incertezza di quella che può essere la conclusione e lascia
in sospeso le aspettative di chi legge fino alla fine,
sorprendendolo con un colpo di scena finale.
Questa incertezza consiste nell’elemento comune, che lega e
caratterizza tutti gli elementi del testo. Ciò spiega la mancata
descrizione dei personaggi e anche del luogo. Questo, infatti, non
è specificato, ma si nomina solamente la grande quantità di
pianeti dell’Universo. Molto probabilmente ci si trova nella
Terra, ma è solamente un’ipotesi.
Come la maggior parte dei brani di Brown, la storia è ambientata
nel futuro, in un’epoca sconosciuta che ancora deve avere inizio.
Si parla di esperienze che ancora non sono state vissute dall’uomo
e di risultati e invenzioni non ancora raggiunti.
Quello di Fredric Brown è un messaggio alla nostra civiltà, la
quale tenta di porsi interrogativi le cui risposte sono
irraggiungibili e cerca di arrivare ad obiettivi troppo lontani.
Questo tentativo di esagerazione e questa voglia di potenza e
conoscenza porta l’essere umano all’autodistruzione. Nemmeno
l’uomo stesso riesce a controllare ciò che da lui è stato creato.
La genialità dell’autore sta anche in questa sottigliezza, ovvero
non solo critica il continuo bisogno di risposte da parte
dell’uomo, ma riesce, tramite l’ambiguità del racconto, a creare
interrogativi nella mente del lettore. Così facendo amplifica
ancor di più l’atmosfera di attesa.
Secondo me l’unico modo per raggiungere dei risultati nella vita e
nel futuro non è continuare ad aspettare e cercare sempre delle
risposte, ma proseguire verso l’avvenire senza provare a
programmarlo, lasciandosi semplicemente trasportare.
Serenella Todesco

Potrebbero piacerti anche