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7 Ottobre 2019

Abbiamo introdotto l’altro giorno la questione delle due cantorie del duomo di Firenze, due opere
in qualche modo emblematiche, di apertura della cattedrale e della sua consacrazione nel 1438;
presente papa Eugenio IV di istanza a Firenze, l’abbiamo già visto nel convento di Santa Maria
Novella da diversi anni e quindi la cattedrale diciamo come luogo del patrimonio della nuova
centralità di Firenze sicuramente dal punto di vista culturale, del mecenatismo promosso da
Cosimo il vecchio ma anche come luogo politico di rilievo, abbiamo visto teatro del concilio nel 39
tra le due chiese. Quindi queste due opere sono in qualche modo emblematiche, collocate
entrambe nel coro di Santa Maria il Fiore, realizzate da due scultori molto diversi anche se diciamo
quasi coetanei e due opere che stanno all’inizio di due diversi percorsi della storia della scultura a
Firenze nei decenni centrali del 400; due percorsi che a momenti sembrano contrapporsi, due
filoni in concorrenza e vedremo che entrambi saranno due filoni vincitori, vincenti diciamo meglio
nella situazione artistica fiorentina e non solo, ma anche nell’Italia centrale del lungo tratto.
Entrambi vincenti perché in fondo l’incidenza che Donatello con i suoi effetti di schiacciato entro la
scultura Fiorentina e Toscana non ebbe pari, i suoi effetti non ebbero pari, certamente furono
degli effetti di incredibile incidenza sulla scultura contemporanea però è anche vero che Donatello
allontanandosi da Firenze nel 1444 per ben dieci anni, lasciò in qualche modo libero campo agli
sviluppi invece quest’altro filone più classicista più legato alle regole dell’antico alle norme
razionali alle misure di ispirazione Brunelleschiana e poi naturalmente a Nanni di Banco secondo
tutto un filone più filologico e antiquario su cui Luca ebbe la sua espressione più alta. Sulla cantoria
di Luca della Robbia erano collocati questi due angeli, questi due spiritelli, sono in bronzo, oggi si
trovano al Museo Jacquemart-André di Parigi quindi recuperati sul mercato a fine 800 inizio 900 e
acquistati diciamo in questa straordinaria collezione parigina ma erano per la cantoria del duomo
e proprio perché erano collocati sulla cantoria di luca erano in precedenza attribuiti a Luca. In
realtà invece sono di Donatello che esprimono al meglio tutta quella carica di dinamicismo di
spirito graffiante pungente di realismo e al contempo di sperimentalismo anche iconografico che
sempre caratterizzano questo geniale scultore, i due angioletti reggi cero sono come accovacciati
sulla balconata e guardano con spirito quasi ridente, torcendosi sul corpo, questo corpo massiccio
grassoccio accovacciato e serrato nelle sue forme. Ebbene se facciamo un confronto con sculture
contemporanee di Donatello come l’amore Attis del museo del bargello la cui iconografia è di
ispirazione antiquaria sicuramente controversa ma anche questo è una specie di angioletto
profano, creatura alata infantile, ebbene se facciamo un confronto fra quei puttini e questo
vediamo delle affinità strettissime proprio anche nel modo di lavorare il bronzo, non solo nell’idea
del putto così in carne ridente di ispirazione antiquaria ma tutto poi riletto in maniera perfino
spiritosa pungente da Donatello, anche qui siamo con amore Attis nel quarto decennio del 400,
mentre con questi putti danzanti e musici, siamo di fronte a due delle creature che Donatello
plasmò in bronzo per il battistero di Siena di San Giovanni, oggi conservato ai musei statali di
Berlino. Spesso agli esami gli studenti lo scambiano con una scultura del 500 proprio perché c’è
tutto un avvitamento uno sviluppo della figura che sembra anticipare l’equilibrio instabile della
scultura del 500 quasi ai tempi del Gian Bologna, in realtà è Donatello che inventa questa idea
dello spiritello all’antica che poi avrà tanta fortuna nel corso del Rinascimento e anche nel corso
del 500 cioè l’angioletto, l’amorino, il bambino alato, in atteggiamenti curiosi, danzanti, pungenti
ovviamente in bronzo o in marmo e che diventa un motivo iconografico di enorme fortuna in tutto
il corso del Rinascimento. Sono gli anni ancora in cui Donatello realizza per Cosimo il Vecchio che
poi diventa il suo interlocutore privilegiato far i mecenati della Firenze di quei anni, realizza questo
David per palazzo medici che oggi si trova al museo del Bargello elevato su una colonna porfido,
porfido che aveva un significato di eternità quindi materiale estremamente sontuoso all’antica
spesso usato per decorare le tombe, ebbene su questa colonna c’era questa figura che solo una
committenza privata così raffinata e colta poteva cogliere e non di certo una chiesa o un luogo
pubblico; una figura biblica così nuova dal punto di vista iconografico, una figura completamente
nuda, come nella tradizione classica un coro sottile. Sotto il profilo iconografico così nuovo una
figura competente nuda di tradizione classica con questo corpo sottile nudo Sì ma con i calzari E
con questo cappello a punta con foglie di alloro e naturalmente una figura fragile apparentemente
fragile dal punto di vista fisico ma sempre con un atteggiamento di sfida e di Eroismo spirituale
diciamo così morale singolare che aveva già segnato i David precedenti. Eppure vedete come in
due decenni come la figura di David nell’evoluzione di Donatello si sia evoluta in maniera
straordinaria e qui Inventa una figura del tutto nuova. Chi mai avrebbe immaginato un David con
dei capelloni con dei capelli che sfiorano e vanno persino oltre le spalle. A partire dagli Anni Venti
e nel corso degli anni trenta Donatello si unisce in societas, in bottega comune, con Michelozzo Di
Bartolomeo; è uno scultore architetto importante di questo momento, uniscono le loro sostanze si
dividono le commissioni, quasi mai lavorano insieme, e in qualche modo affrontano meglio le
difficoltà di un mercato artistico così competitivo e difficile naturalmente come quello di Firenze e
questa commissione comune è quella del terrazzo angolare collocato all’angolo del duomo di
prato, siamo nei primi anni 30 quando l’opera fu conclusa, ed è un’opera sostanzialmente di
Donatello

Con una società diciamo comune con Michelozzo Di Bartolomeo è uno scultore architetto una
figura molto importante uniscono le loro sostanze si dividono le commissioni ogni te le fa una
quasi mai lavoro insieme e quindi in quel modo affrontano meglio le difficoltà del mercato artistico
così competitivo è difficile naturalmente come quello di Firenze è in questa commissione comune
è quella che vi mostro del diciamo terrazzo angolare o meglio balconcino collocato all'angolo del
Duomo di Prato siamo nei primi anni trenta quando l'opera fu conclusa ed è un'opera
sostanzialmente di Donatello i rilievi voi sapete Dato che c'è il culto della Sacra cintola della
Vergine che avrebbe secondo la tradizione che sarebbe fatta cadere Durante l’assunzione e fu
raccolta  da San Tommaso apostolo E ogni anno diciamo dai risposta questa reliquia da questo
piccolo balcone sostanzialmente quindi è il pulpito esterno della cattedrale Quindi è una struttura
semicircolare con dei rilievi delle formelle quadrate separati da dei pilastri all'antica scanalate e in
questi rilievi vengono rappresentati dei Putti danzanti ciò un motivo che Donatella aveva già
sperimentato nella Sartoria in quegli stessi anni applica Alghero trattoria Ma che qui hanno questa
Nuova versione qui vedete uno sfondo decorato con piccole tessere fatte a mosaico E
naturalmente anche qui c'è l'effetto schiacciato che rendono straordinariamente innovativo figure
che si collocano Su due addirittura tre piani diversi in uno stesso Rigo di pochi centimetri
attraverso questa tecnica che in fondo aveva inventato Donatello un altro monumento importante
è quello del Cardinale Korshka  del battistero di Firenze Chi era costui era un antipapa era il Papa
Giovanni XXIII che viene in qualche modo grande e lo scisma di occidente Questo è uno degli
antipapa forgiato però da Cosimo de' Medici ad esempio non a caso viene accolto la sua tomba nel
battistero di Firenze Ed è una come dire un'opera questa volta a doppia collaborazione c'è lui sono
presenti due grandi maestri perché Michelozzo è l'autore di questa parte di basso con le tre virtù
che vedete Appunto le tre virtù cardinali Fede speranza e carità su questa base all'antica con
questo zoccolo diciamo all'antico e invece poi il sarcofago andando verso l'alto prevale soprattutto
la presenza di Donatello che è l'autore del bellissimo Gisan che rappresenta appunto il Cardinale
per chi naturalmente veniva da un punto di vista, papà per chi veniva da un altro punto di vista che
giace sul lettino funebre un altro monumento funebre sempre per un corporato di questi anni è
quello del Cardinale Rainaldo Brancacci la chiesa di Sant'Angelo a Nilo a Napoli come vedete è una
monumento funebre che in qualche modo riprende la traduzione di quelli gotici che specialmente
a Napoli pensiamo confido di camaino nel 300 non ho avuto grande fortuna questo sovrapporsi di
elementi architettonici e plastici questa fusione tra architettura e figure scolpite anche qui vedete
le virtù in basso che reggono il sarcofago poi poi degli Angeli che tengono il tendaggio aperto e poi
sopra il coronamento con questa struttura mistilinea  ancora in fondo di retaggio Gotico con Poi
però dei punti all'Antica che il suono la tromba e quindi come dire è un modo da parte di
Michelozzo e Donatello di inserirsi nel filone di una tradizione partenopea che naturalmente aveva
avuta una grande fortuna nelle chiese soprattutto della città lo ha detto che quasi tutta la struttura
del Monumento Brancacci comprese le virtù è di Michelozzo Ma i rilievo è stato questa parte
frontale del sarcofago è stata fatta naturalmente di Donatello invece che rappresenta l'assunta di
Maria Maria il cielo sostenuta dagli angeli che appunto vola verso l'alto come un trono Celeste E
naturalmente un capolavoro di schiacciato con degli effetti atmosferici figura immersa in mezzo
tutte queste nuvole questi angeli vigorosi dinamici si muovono quasi nuotanti con questo volare
intorno allo spazio che li circonda Questa è una delle figure del Monumento Brancacci vedete
come Michelozzo si è sempre più antichizzante di Donatello anche nel modo di rendere il
panneggio anche il volto questo volto regolare molto idealizzato anche la figura allegorica come
sia diciamo In Fondo in sintonia con la scultura di Luca della Robbia del suo classicismo ortodosso È
questa tendenza più classicheggiante la rivediamo anche in queste due figure della cattedrale di
Montepulciano che Michelozzo inserì nel monumento di Bartolomeo aragazzi commissionato
proprio nei primi anni trenta del 400 e realizzato da lui ci lavora solamente Michelozzo anche se è
un'opera commissionata ad entrambi Questo è il motivo per cui a Prato ci lavora solo Donatello
era appunto un modo per spartirsi diciamo le sostanze comuni Ma anche in qualche modo
velocizzare di rendere più produttiva la bottega Bartolomeo aragazzi Era un piccolo umanista La
Toscana che però era è stato segretario della Curia pontificia faceva quindi parte della burocrazia
pontificia degli uffici diciamo della curia però era anche una persona colta che prima di morire si fa
realizzare Questo monumento all'Antica che è Che forse in assoluto il monumento umanista che
non era nè un Cardinale, nè uno dei grandi della Terra Era una figura tutto sommato semplice si fa
però realizzare questo monumento L'importante è che oggi è stato poi smembrato anzi alla fine
del Cinquecento già che poi stato ricostruito ma in maniera del tutto arbitraria in epoca di recente 
ed è difficile per noi oggi capire com'era composto Perché tutte le varie parti sono state
sparpagliate all'interno del Duomo di Montepulciano. Queste sono due figure oggi collocate
nell'altare Maggiore quindi luogo dove certamente non erano Poste e sono delle figure di angeli.
Però come vedete e questa è una novità del Rinascimento rispetto alla tradizione medievale
anche le figure più canoniche sotto il profilo iconografico può essere in qualche modo variato
angeli apteri angeli Senza ali che Sì presto non accetta ambiguità interpretative perché saranno
Angeli saranno virtù figure diciamo ideali Certamente da un significato che a noi sfugge sono figure
di grande fascino molto belle eh anche queste in leggera torsione almeno 1 su se stessa
quest'altra molto simile alle figure allegoriche di Michelozzo quindi di Luca della Robbia Quindi
come dire Donatello collabora e vive accanto possiamo dire per un certo periodo della sua vita
ascoltatori che hanno tutt'altra tendenza rispetto dal punto di vista estetico e culturale più legati ai
modelli partenopei Michelozzo e anche l'autore come architetto di alcune delle opere principali
commissionate Da Cosimo III Innanzitutto il palazzo di galarga Palazzo Medici Palazzo che in realtà
viene realizzato tra gli anni 40 e 50 del Quattrocento quindi non è il primo palazzo dove viveva
Cosimo dopo il ritorno da Padova la Prima Dimora dei medici Diciamo che ci sfugge è un palazzo
grandioso Naturalmente monumentale che si affaccia su una strada di grande transito allora
vicino alla chiesa di San Lorenzo della parrocchia felice è un palazzo che presenta una facciata con
tre diversi decorazioni possiamo dire a bugnato ma diversificato perché il bugnato rustico molto
aggettante molto rilevante nell'ordine inferiore si distingue nettamente dal gugnato liscio e
levigato dell’ordine centrale dove si aprono le finestre Le bifore ma non sono le bifore gotiche ma
sono invece Centinate con una linea curva che chiude in alto il profilo della finestra stessa Una
visione Michelozziana che poi verrà adottata dagli architetti successivi è un palazzo naturalmente
con dei cortili interni tra cui era collocato il David di Donatello che abbiamo già visto è un cortile
Quello principale di palazzo Medici Decorato con dei medaglioni all'antica fatti dello stesso
Michelozzo Quindi diciamo poi naturalmente sopra ci sarà una cappella che verrà decorata negli
anni 50  lo vedremo meglio e sono in un momento in cui anche Brunelleschi lavora ancora per
Cosimo alla cosiddetta Sagrestia Vecchia la chiesa di San Lorenzo è uno spazio collocato sul lato del
coro di San Lorenzo. Sull'altro lato naturalmente verrà realizzata nel secolo successivo nel 500 la
cosiddetta Sacrestia nuova realizzata da Michelangelo per i medici del 500 non quelli stiamo
trattando ora Sacrestia vecchia quindi che si contrappone a quella nuova è tutta prodotto del
progetto di Brunelleschi ed è uno spazio quadrato cubico a cui si affianca un'altra spazio quadrato
che è quello dell’abside della cappella stessa perché la sacrestia è immaginata anche come una
cappella sepolcrale qui sotto questo tavolo abbiamo la tomba del fondatore della Sacrestia è
accanto lo vedremo più tardi verrà realizzata la tomba di Piero e Giovanni De Medici i due figli di
Cosimo invece Cosimo verrà sepolto sotto nella cripta di San Lorenzo Dicevo quindi uno spazio
quadrato quello dell'abside di questa idea e cappelle che è La Sacrestia e accanto vedete abbiamo
altri due spazi quadrati che fiancheggiano quello dell'abside sono le due Sacrestia le Sacrestia della
Sagrestia Vecchia quindi è tutto un castrarsi di spazi quadrati cubici perfetti regolari razionali e
scanditi dalla cosiddetta bicromia brunelleschiana: grigio Della pietra Serena a segnare costoloni
scanalate i timpani e le porte delle due piccole sacrestie e naturalmente il bianco Calcinato dei
muri e su queste bicromia si basa molto Il fascino di un'architettura così essenziale razionale
classica in questo spazio tutto così Ben misurato Donatello intervenne per realizzare delle
decorazioni plastiche che sono queste Quattro Santi all'interno di queste lunette sopra le due
porte delle tre sagrestie e storie di San Giovanni Evangelista nei tondi in stucco dentro Pennacchi
agli angoli sotto la cupola sostenuta naturalmente da dei pilastri che c'hanno i costoloni di
sostegno che danno questo spazio interno che è quello dei Pennacchi è dentro questi Pennacchi in
stucco Donatello realizza queste storie colorate Policromate molto suggestive. Ecco questa ad
esempio La resurrezione di Drusiana che è una delle storie di San Giovanni Evangelista Questo
invece è uno degli Evangelisti San Matteo rappresentato anche questo nella parte superiore della
Sacrestia Ora voglio rendete conto che questi soluzioni policlonali questa è ricerca dello spazio
pieno di suggestione come Donatello negli schiacciati era di controtendenza rispetto alla misura
razionale delle superfici cristiane  e non a caso come Ricordano i biografi Qui si venne a creare una
frattura nei rapporti d'amicizia che era stata così solida fino ad ora fra i due grandi maestri e
quindi probabilmente questa frattura nasce anche per motivi estetici diciamo di visione dell’arte
due visioni che ormai vanno sempre più a distanziarsi Con le sperimentazioni sempre più
spericolate dal punto di vista spaziale che Donatello porta avanti nella Sagrestia Vecchia Donatello
realizza anche le due porte delle sagrestie due volte composte da quattro ante con suddivise da
delle formelle bronzee che rappresentano Apostoli Santi vari uno speculare all’altro Donatello
gioca sulla varietas nell'andare a caratterizzare in maniera sempre più differenziale l’una dall'altra
e anche nella mimica nel gesti queste figure sono di una novità sorprendente tanto tanto che
Filarete ad esempio il suo trattato negli anni cinquanta del Quattrocento dice in realtà questi santi
sembra che stiano duellando c'è un Pathos un dinamismo una forza anche in questi movimenti
che ben poco ha dell'aspetto così ieratico del santo della tradizione iconografica Vedete il modo di
realizzare il bronzo in questi rilievi di questi Di Donatello rispetto al maestro di Berti che va a
cesellare ogni minimo cm rendeva La superficie levigatissima con un oggetto di oreficeria in
Donatello C'è invece una sprezzatura c'è un disinteresse in fondo per il dettaglio da definire
minutamente e c'è invece una ricerca di grande sintesi cosa ti interessa è una visione di sintesi
globale del rilievo gli effetti del panneggio acciaccato del movimento degli arti del pathos che si
esprime nei volti fortemente caratterizzati non c'è quella diligenza artigianale che in fondo era
ancora la grande eredità tardogotica di Giliberti Una bottega in cui Donatello si era formato a
destra invece abbiamo il San Giovanni Battista in legno intagliato che Donatello realizzò per la
Chiesa dei Frari a Venezia È una cronologia controversa che spostano un po' più avanti intorno Il
1450 Certamente un'opera di periodo Padovano quando Donatello si reca a lavorare appunto a
Venezia ma qui si conclude intanto il lungo percorso di Donatello sarebbe poi morto nel 66 quindi
più di 10 anni dopo dal suo ritorno a Firenze dopo il soggiorno Padovano una vita naturalmente
molto lunga è una vicenda estremamente articolata da sotto il profilo stilistico e culturale
riprendiamo invece il discorso su Luca della Robbia anche lui uno scultore longevo Mogliano e nel
1482 Luca questa cantoria abbiamo già visto insieme guarda un po' meglio certi dettagli ad
esempio questo di bambini cantori Fanciulli diciamo cantori naturalmente venivano cantati gli inni 
sulla cantoria quindi c'è queste iconografia musicale e canora che caratterizza i rilievi è vedete
filiale di scultura antitetico rispetto a quello di Donatello quando erano agitati quasi febbrili quelli
di Donatello questi di Luca sono invece figure di una grande pacatezza disposte in una maniera
così quasi paratattica davanti a noi anche se su piano diversi con gesti Calmi di grande affetto
l'uno con l'altro si tengono per mano le spalle con questi sguardi sereni un'infanzia sempre
idealizzata non è mai un infanzia pungente irridente un po' Patetica di Donatello. Questa invece è
sempre un umanità rigorosa e serena quella che Luca esprime E anche i panneggi ricadono a
piombo verso terra non sono quei panneggi con quegli effetti di panno bagnato segnato in
profondità scavate diciamo dallo scalpello Come viene nelle figure di Donatello tutto molto
levigato e diciamo in qualche modo ordinato perfino le pieghe sono rettilinee ricadono quasi
parallele l'una con l'altra verso terra e tutto Questo lo vedremo anche in altre opere di Luca a
partire da una delle più antiche che il tabernacolo eucaristico Oggi la chiesa di Santa Maria
Peretola Ma che nasce la chiesa dell'ospedale Santa Maria Nuova Firenze che poi in qualche modo
questo tabernacolo posto in periferia all'infuori di Firenze com'è noto in realtà è un'orpera che
nasce per uno dei luoghi più importanti della città di questi anni siamo alla fine degli anni trenta
dopo la cantoria ed è un rilievo in parte formulario e in parte in terracotta invetriata cioè con
questa tecnica che viene inventata da Luca Da questo momento è che poi diventerà una sigla
caratteristica della sua produzione non solo di Luca della Robbia ma anche di suo nipote Andrea
della Robbia e anche del nipote di Andrea Giovanni una dinastia che si protrae fino al 500 e vedete
che queste sono le parti in ceramica in terracotta invetriata Con una Cromia molto ridotta dal
violetto al Verde e all'azzurro che contrasta il bianco marmoreo Luca lavora accanto a
Brunelleschi c'è una sintonia profonda Fra Questi due artisti non c'è dubbio come sei una volta
abbandonato il rapporto privilegiato con Donatello il Brunelleschi scegliesse Luca per collaborare
con lui è nella cappella dei pazzi Naturalmente in Santacroce che fiancheggia il corpo centrale della
grande Basilica Francescana di Santa Croce viene realizzata appunto la cappella per i pazzi Luca la
inserisce nei Pennacchi in sintonia con quello che era avvenuto nella cappella della Sacrestia
vecchia inserisce appunto questi due Evangelisti Ma potete vedere con quale diverso linguaggio
Naturalmente rispetto a Donatello quasi impressionistici molto sperimentali nelle loro forme e nei
loro colori Qui invece c'è una grande chiarezza e luminosità proprio anche  nella policromia della
terracotta invetriata che caratterizza anche quest'altro importante commissione Ti che si assunse
nel verso la fine degli anni quaranta del 400 e cioè le lunette ter le porte accesso alle due sacrestie
di Santa Maria del Fiore Santa Maria del Fiore a due sacrestie La Sacrestia delle messe è La
Sacrestia dei canonici. Questa è una delle due lunette che Luca realizza era presente Naturalmente
la resurrezione di Cristo dove c'è una ordine compositivo al centro Dov'è il Cristo è perfettamente
al centro che Si solleva dal sarcofago non c'è nulla di drammatico in questa scena dove poi gli
artisti dei secoli successivi svolgeranno i toni estremamente drammatici pieni di pathos
naturalmente Invece qui tutto si svolge con una grande pacatezza con soldati che non sono
risvegliati dalla presenza di Cristo risorto gli angeli che si pongono in posizione orante intorno a lui
simmetrici c'è proprio questa ricerca di aritmia di equilibrio di ordine dei panneggi che non sono
mai solcati da pieghe mosse Ma questa idea che sono sempre ricadenti verso il basso perfino gli
elementi arborei ce ne sono simmetricamente intorno al sarcofago c'è una ricerca di equilibrio di
classicismo dei sensi non ci sono elementi archeologici è un classicismo vero profondo di Luca che
è proprio quello della ricerca di un equilibrio che trova negli antichi un suo riferimento preciso non
è un caso che quando Raffaello Un secolo più tardi sì Reca Firenze guarderà con grande interesse
naturalmente questi modelli di Luca della Robbia ancora per la Cattedrale Luca realizza degli Angeli
portacero dell'altare Maggiore Questo è uno in terracotta invetriata materiale che che soprattutto
hai 500 poi verrà considerata come materiale povero Diciamo in cui un pittore vero come
Michelangelo Non si può nemmeno lontanamente immaginare di cimentarsi ebbene nel 400 è
anche uno dei materiali ben degno di essere lavorato come il bronzo il marmo cioè non c'è ancora
quella ideologia classicheggiante che poi Segna in maniera indelebile il 500 E quindi la terracotta è
considerata una tecnica addirittura dimenticata nel Medioevo e che poi nell'ambito di Brunelleschi
viene poi riscoperta e fusa da autori come Luca che sono stati tra gli scultori più vicini alla poetica
Brunelleschiana all'idea brunelleschiana dell'arte nuova però la terracotta da Luca venne
naturalmente Rivestita da questa superficie smaltata che la rende anche come una tecnica quasi in
concorrenza con la pittura e qui lo vedete in maniera molto chiara Questo è il monumento funebre
del Cardinale Benozzo federighi vescovo di Fiesole che si trova nella chiesa di Santa Trinità è un
monumento Paritale in questo caso quadrato vedete la struttura rettangolare diciamo del
monumento funebre grande con due angeli immaginate come virtù alate così come  le aveva
concepite Ghiberti nella tomba dei tre martiri che abbiamo già visto con l'iscrizione che
naturalmente ricorda l'anno in cui è morto e così via quindi un'immagine classica per eccellenza
poi abbiamo Naturalmente il lettino funebre Con il Gisan del vescovo è nella parete di fondo una
sorta di desis quasi un recupero della grande tradizione bizantina diciamo dal punto di vista
iconografico al centro il Cristo morto la Vergine dolente E San Giovanni Evangelista dentro a
questa cornice così dando anche un senso di ordine di grande compattezza formale e il sarcofago
è chiuso sulla parte superiore da 2 fregi che sono fregi in terracotta invetriata quasi a fingere
qualcosa di dipinto perché c'è una policromia piuttosto variata in questo caso bene guardiamo un
altro Invece.
Io ho visto che quando Masaccio muore a Roma c'è un documento che dice che non si trova
perché l'artista pittore era passato come una meteora Infatti era stato solo 4 diciamo 5 anni a
Firenze e aveva lasciato  un panorama intatto diciamo per nulla segnato dal suo passaggio a
Firenze fino a quel momento cioè la Firenze rappresentava ancora una pittura tardogotica come
poi anche nel resto dell'Italia però già alla fine degli anni 20 e all'inizio degli anni 30 questa eredità
di Masaccio inizia a trovare proseguito diciamo inizia a trovare in qualche modo la sua elezione nei
suoi seguaci il primo naturalmente è colui che per motivi proprio  bibliografici si era formato
accanto a Masaccio Filippo Lippi pittore nato nei primissimi anni del Quattrocento quindi
coetaneo di Masaccio carmelitano Era un religioso di quella chiesa in cui Masaccio Aveva lavorato
ampiamente per la scena della sagra nel chiostro della Cappella Brancacci Quindi si forma
all'ombra di Masaccio è già nei primi anni trenta Filippo Lippi frate pittore lascia le opere
immensamente Masaccesche come quella che vedete la cosiddetta Lunetta trivulzio che si trova
nel museo del Castello Sforzesco di Milano è una composizione che raffigura  una Madonna
dell'umiltà con Santi e angeli quindi abbiamo Santa Elisabetta angeli questo è san Pietro Martire
e questo credo San Ludovico con altri angeli Madonna col bambino seduta a terra Quindi
Madonna dell'umiltà come diceva la vostra collega vedete che queste figure del panorama gotico
strettamente gotico della cultura Fiorentina si rivelano invece molto diverse le figure degli Angeli
soprattutto dei Santi hanno una tridimensionalità si presentano a forma massiccia che viene come
accentuata dal giovane Lippi siamo nel 32-33 qui accentuando queste forme un po' corte Non
sono figure non allungate vedete sono come dei bambini che presentano queste forme un po'
tarchiate un po' massicce quasi a voler accentuare questo aspetto plastico che viene sottolineato e
assecondato da un Chiaroscuro molto intenso Chiaroscuro che rende i panneggi davvero rigorosi e
plasticamente rilevanti ci sono dei  richiami di Masaccio negli effetti chiaroscurali nei modi nel
costruire figure naturalmente ma anche di Luca della Robbia soprattutto nel fatto che i ragazzini i
santi bambini guardano dovevano la testa come i cantori di Luca della Robbia sembra quasi una
specie di citazione Intorno al 1437 Filippo Lippi dipinge questa Madonna col bambino oggi
conservata nella Galleria nazionale di Palazzo Barberini a Roma è realizzata appunto per Cardinale
tedeschi la cosiddetta Madonna di Tarquinia Per il Cardinale Giovanni tedeschi è una figura quella
della Vergine e del bambino soprattutto Immaginata come quelli di Masaccio come un piccolo
Eracle con delle membra così vigorose così di evidenza plastica che senza la presenza di Masaccio
nemmeno lontanamente potrebbe essere concepito e così la Vergine guardate i panneggi con il
mantello che ricade sulle gambe sulle ginocchia questi solchi che vengono a crearsi sulle sue
ginocchia la luce che funge possiamo dire sul ginocchio invece lascia completamente in ombra
questa parte che naturalmente è più chiusa serrata fra le gambe e quindi c’è da una parte questa
grande  senso plastico donatelliano e Masaccesco insieme dal gruppo sacro Dall'altro la figura
inserita all'interno di un contesto domestico di un ambiente domestico il letto di Maria sul fondo la
finestra che si apre ad un paesaggio che invece sembra già in qualche modo quasi in sintonia con
una certa pittura fiamminga la pittura nordica e abbiamo messo in confronto uno dei grandi
capolavori degli stessi anni siamo nel 34 della pittura di van eyck siamo Appunta la metà del
quarto decennio del Quattrocento e siamo Appunto però nelle Fiandre questo dipinto realizzato è
un committente italiano sono i coniugi Arnolfini conservati alla National Gallery di Londra e c'è
questo come dire spazio domestico realizzato in termini semplici ma molto liberi uno spazio
vissuto animato figure umane popolato da Oggetti di vita quotidiana la natura morta gli zoccoli
gettati a terra il cagnolino Nature morte appoggiate sulle mensole e così via tutti elementi che in
qualche modo seppur filtrati Dalla cultura Masaccesca Lippi sembra recuperare nella sua tavola di
Tarquinia questo è invece Naturalmente la Madonna con bambino Santi Angeli (Incoronazione
Maringhi) una Sacra Conversazione conservata alla Galleria degli Uffizi a Firenze Siamo intorno al
1440 e vedete che Lippi progressivamente rende sempre più complicate le sue composizioni le sue
scene  le arricchisce di tante figure una specie quasi di horror vacui e soprattutto valorizza al
massimo il disegno l'elemento grafico nella resa d'esempio dei braccioli del trono della Vergine
delle rese di questi panneggi che cascano in modo molto variato molto articolato c'è un elemento
ornamentale decorativo di queste composizioni di Lippi degli anni 40-50 che sembra
progressivamente abbandonare La grande lezione di chiarezza e semplificazione formale che
aveva caratterizzato lì sulla scia di Masaccio allora è una specie di sottile tradimento della lezione
Masaccesca che si avverte nei pittori fiorentini soprattutto Lippi negli anni 40 e verso la metà del
400. Pittura prospettica senso di volumi il senso della prospettiva matematica rigorosa e Chiara che
aveva la propria culla a Firenze nella Firenze di Masaccio progressivamente si perde nella ricerca di
gusto antiquario e ornamentale di Preziosismo grafico di disegno sempre più sperimentale che
caratterizza soprattutto Lippi quindi Lippi che era stato in fondo il primo allievo di Masaccio e
anche il primo che a un certo punto si distacca e vedremo che in fondo la vera eredità di Masaccio
troverà sviluppi altrove ma soprattutto a seguito di Piero della Francesca e quindi in altri centri
Questa è un'opera degli anni cinquanta del Lippi È l'affresco con le esegue di San Stefano realizzato
del coro del Duomo di Prato e Vedete che tutto quello che vi dicevo fino ad ora trova
un'espressione ancora più alta è accentuata certo era una composizione prospettica molto 
rigorosa Ci mancherebbe altro però sembra che Al di là della composizione all'interno di questa
chiesa così costruite in termini molto prospettici poi il gusto grafico disegnativo del Lippi per i
vaneggi spiegazzati per le figure molto variate eccetera si concentri su altri elementi su altri
interessi Qui siamo ancora a Prato Queste sono le storie di San Giovanni Battista sempre a Prato
nel coro e Questo è appunto l’affresco con la danza di Salomè In due particolari vedete come
diventa il panneggio di Salomè danzante tutto segnato da pieghe in questo pannello leggero come
un velo ci vuole poco ad arrivare a Botticelli a quel grafismo prezioso elegante che Botticelli
esperimentò poi Nella seconda metà del Quattrocento a Firenze dando via ha poi tutto un filone.
questo è un altro dipinto di anni 50 Madonna col bambino e due angeli agli Uffizi è un po' il
manifesto di questa pittura di metà del Quattrocento che già volge verso questo nuovo Orizzonte
ornamentale decorativo Guardate che cosa non diventa l'acconciatura della Vergine tutta segnata
con un intreccio di capelli legati oppure il bracciolo della poltrona in cui è assisa la Vergine il
passaggio stesso di fondo che non dà un senso di profondità razionale ma è quasi leggermente
ribaltato Ecco questo è il sottile tradimento che in Lippi porta avanti a metà del secolo In avanti.
prima di concludere il suo percorso si trasferisce a Spoleto dove realizza la decorazione con le
storie di Maria nel coro della Cappella principale del Duomo e questa è la scena dell'annunciazione
proprio del Duomo di Spoleto morirà proprio Spoleto nel 1469 quando accanto a lui abbiamo
autori come Botticelli e non fai in tempo a formarsi con il figlio Filippino Lippi che però sarà allievo
del Botticelli l'altro grande erede di Masaccio è naturalmente Beato Angelico  l'angelico era un po'
più anziano di Masaccio e quindi rispetto a Lippi che si era già formato come pittore Masaccesco
Invece lui si era formato in pieno periodo tardo gotico e infatti la pittura del giovane Angelo
guarda Soprattutto quella gotica di Lorenzo Monaco cioè di un pittore che era l'ultimo miniatore
che lui religioso come Angelico. Angelico era appunto un pittore domenicano Bene la Madonna
che vi mostro Madonna con bambino in trono Madonna dell'uva Madonna di angelico è una
Madonna che collocandosi ancora sullo scorcio degli anni 20 risponde perfettamente a tono al
grande precedente di Masaccio nessun pittore a queste date così precoci come l'angelico è capace
di replicare in maniera originale Sì ma anche perfettamente consapevole di queste novità che
stanno con la pittura di Masaccio a polittico del Carmine Rispetto ai panneggi di Masaccio così
scalpellati quasi donatelliano in quel senso quelli di Masaccio questo andamento quasi più levigato
quasi Ghibertiano e però vedete come il ginocchio che emerge sotto un mantello azzurro fa
vedere la luce che ci sbatte sopra Qui invece da questo lato di ombre più intense quindi c'è tutta
una ricerca di plasticismo di volume che segna in questa figura ancora in sintonia con Masaccio e
questa tavola con la conferma del nome del Battista che si trova nel museo di San Marco a Firenze
museo di San Marco sapete e anche museo dell' Angelico dicevo questa tavola rappresenta
l'imposizione del nome al Battista San Zaccaria che dà il nome a San Giovanni circondato dalle
donne e questa scena avviene diciamo in giardino chiuso è tutta la scena è messa in scorcio
prospettico e non solo c'è anche quasi una citazione di Masaccio dell'affresco del miracolo del
figlio di Teofilo perché vedere che il muro di fondo presenta dei vasi con i fiori collegati nella
parte In alto sopra su muro proprio secondo l’invenzione di Masaccio  ma non c'è dubbio che il
capolavoro prospettico più sperimentato sia la grande incoronazione di Maria su tavola oggi
conservata al Museo del Louvre dipinta intorno al 1430 È una tavola Straordinaria per tutto un
effetto d’insieme per L'invenzione stessa dell'angelico che immaginò il paradiso come una
struttura architettonica piramidale e al culmine di questa piramide architettonica costituita poi da
una grande scala al vertice al trono di Dio Padre sotto un edicola architettonica di gusto gotico sì
ma c'è stato uno spazio bene abitabile dalle figure e dicevo quindi all'interno di questa edicola
architettonica Il trono di Dio Padre che incorona la Vergine è tutto intorno lungo la gradinata nel
paradiso si collocano le varie Figure degli Angeli dei Santi proprio a Corona a dare più solennità
una festosa solennità perché soprattutto i colori sono di una vivacità come se fossero degli smalti
brillanti eh dicevo le figure si dispongono queste in primo piano sul pavimento quadrettato a
misurare lo spazio in termini scientifici E naturalmente poi lungo la Scalea del Paradiso tutti gli
angeli e Santi e vedete che ogni figura è disposta nello spazio in maniera razionale non è uno
spazio mistico di tradizione medievale tutt'altro Anzi è piuttosto più vicino alle novità
Masaccesche e in effetti ognuna di queste figure è disposta nello spazio in una maniera diversa
questi visi di spade questi di profilo di tre quarti di spalle questi di profilo e alcune figure viste di
fronte Quindi è anche uno studio della figura umana da tutti i punti di vista che è una ricerca
prospettica di per sé Questa è la Madonna col bambino Santi una Sacra Conversazione la
cosiddetta Pala di Annalena in realtà il convento di Annalena fu fondato più tardi degli anni in cui
quest’opera fu realizzata ovvero gli anni 30 del 400 E allora si pensa che giustamente in realtà
questa pala sia nata per la chiesa di San Lorenzo c'è una chiesa progettata  e seguita da
Brunelleschi È in cui Brunelleschi dettava le regole trovi altare Cioè anche le decorazioni degli altari
dovevano corrispondere a dei criteri di modernità e quindi come dire Non dovevano essere gli
altari gotici con tutto un repertorio antiquato agli occhi del Brunelleschi naturalmente Ma
dovevano essere invece delle pale quadre all'Antica cioè con la parte superiore che era in realtà la
una sorta di architrave una porta o come un'architettura classica e infatti vedete che questa è una
pala architravata sostanzialmente senza tutte le decorazioni ornamentali e preziose ma che nella
chiesa di Brunelleschi non ci dovevano essere. E quindi anche il fatto che ci sia un santo come San
Lorenzo e poi i santi medici Cosma e Damiano fa capire che era una pala proprio per quella chiesa
è un'architettura che quella di gusto brunelleschiano con l'edicola del trono che ha una nicchia
una conchiglia scanalata come quella del San Ludovico di Tolosa diciamo di Donatella per
intenderci per l'altare maggiore di San Marco nella chiesa San Marco Angelico realizza la
cosiddetta Pala di San Marco che è questa Pala molto grande è una pala che ha subito nel tempo
vari danni è stata restaurato di recente e quindi ha avuto un bel recupero Ma va detto che
purtroppo lo sfondo del paesaggio ha subito dei danni molto forti delle abrasioni subite nel
passato che l'hanno reso irrecuperabile anche questa come vedete è una Sacra Conversazione la
Madonna in trono circondata da angeli è una pala commissionata da cosimo de medici perché il
convento di San Marco è una specie di protettorato Mediceo Cosimo aveva lì una cappella la
cappella dei magi all'interno del Convento affrescata con l'angelico con l'adorazione dei magi e
Cosimo Ha commissionato a Michelozzo la biblioteca del convento e anche naturalmente diciamo
la pala d'altare Infatti il primo piano compaiono nuovamente i Santi Cosma e Damiano vedete
disposti uno davanti e uno di dietro tutti e due in scorcio prospettico poi naturalmente i santi
domenicani perché ovviamente siamo all'interno di un ordine domenicano, una delle novità
maggiori è che in fondo, al di là di questo trono architettonico d giusto brunelleschiano non si
apre un fondo d’oro ma si apre una sorta di tendaggio e al di là noi vediamo una specie di bosco
molto realistico sotto un cielo atmosferico che ha subito i danni che vi dicevo quindi è una pala di
modernità straordinaria come se davanti all’osservatore si aprisse una sorta di palcoscenico
teatrale In cui si svolge la sacra conversazione e ai due alti ci sono addirittura le due portine come
di un sipario insomma aperto ai lati abbiamo le tavole della predella dei Santi Cosma e Damiano
vedete queste scene avvengono in ambienti quadrati prospettici rigorosamente ricostruiti in
termini geometrici con lo studio delle luci e delle ombre nette come nelle pareti come ad
esempio in questa parete dove l’ombra la divide in due parti nette e Queste sono alcune delle
decorazioni del Convento di San Marco Naturalmente la biblioteca realizzata da Michelozzo quello
che vi dicevo prima e oggi noi abbiamo l'immagine piuttosto distorta della biblioteca la biblioteca
presentava nei conventi ai lati delle due navati laterali c’era una parte centrale per passare
naturalmente e ai lati c’erano i banchi in legno e libri dove si poteva leggere si poteva scrivere e
oggi questi danno più un’idea da museo questo è il grande chiostro e nel convento abbiamo
alcuni affreschi dell’ Angelico come l'annunciazione qui Siamo intorno a 40 e alcune delle celle del
convento affrescate dallo stesso Angelico questa è una seconda annunciazione e questa è
l’incoronazione di Maria. Riprenderemo il discorso sulla Angelico un po' più avanti quando
l'angelico da Firenze si sposterà verso Roma chiamato ormai dai palchi con Eugenio IV e Nicolò
Quinto si sono ormai ristabiliti a Roma dopo lo scisma d'occidente e piano piano Roma comincia a
ricostituirsi come grande centro del Rinascimento, naturalmente nulla a che vedere con Firenze
che molto più all'avanguardia e dicevo tra questi recupereremo il discorso sul Angelico ma intanto
guardiamo altri protagonisti a questa eredità Masaccesca ovvero Paolo Uccello. Pittore Fiorentino
che è documentato alla porta nord (non riesco a sentire cosa dice) nel secondo decennio del 400
alla conclusione dei lavori anche oltre a Donatello, Michelozzo e tanti altri, anche Paolo Uccello è lì
attestato. Nel 1425 abbandona Firenze per recarsi a Venezia, questo perché pittori artistici tardo-
gotici preferiscono migrare verso il Veneto per trovare più spazio e lavoro e Paolo Uccello si vede
che era un Goticizzante e si reca a Venezia e ci sta per 5 anni lavorando ai mosaici di San Marco
per la Basilica di San Marco. Nel 1431 torna e Firenze e ovviamente in quegli anni è avvenuta la
rivoluzione a livello pittorico a Firenze, a cui ovviamente non aveva assistito, c’era stata la meteora
di Masaccio e lui si ritrova in una situazione a cui non ha assistito. E così poco noto a Firenze che in
un documento gli operai del duomo di Firenze chiedono notizie di lui agli operai del Duomo di San
Marco a Venezia, chiedendo chi sia costui. Nel 36 realizza per il Duomo di Firenze questo affresco
straordinario che rappresenta il monumento equestre e funebre per Giovanni Acuto, (la
fiorentizzazione di un nome inglese, o meglio, di un condottiero inglese) morto nel 36 e la
Repubblica commissione a Paolo Uccello questa memoria questo cenotafio che volle ricordare
questo grande personaggio. Non guardiamo la cornice perché successiva, è un motivo aggrottesco
impossibile di questo periodo perché scoperti più avanti, quindi voi dovete immaginare solo
l’affresco con un fondo azzurro e non rosso, questo perché il lapislazzuli cade esce fuori il rosso
della preparazione, un affresco monocromo, certo perché costava meno rispetto a farci un
monumento in marmo a tutto tondo però era pur sempre una grande memoria, un grande
riconosce mento, e nel 36 quando Paolo Uccello realizza quest’opera mostra già tutta la sua piena
aderenza alla lezione di Masaccio e alle novità prospettiche del (Civita). Innanzitutto questo è più
un monumento funebre dopo l’antichità, un monumento equestre commemorativo come se fosse
un condottiero romano che vuole chiaramente ispirarsi al marco Aurelio del campidoglio e poi al
figura del cavaliere e collocata su una base finta architettonica prospettica che non ah un
precedente se non nella trinità di Masaccio dipinta dieci anni prima l’idea di un architettura finta e
illusionistica che attraverso l’artificio prospettico di tipo Brunelleschiano riesce ad essere
illusionistica ci illude che ci sia davvero qualcosa di rilievo ma se nel 36 Paolo uccello realizzava già
un’opera così rinascimentale, prima cosa aveva realizzato? Se nel 31 era ancora ignoto, ebbene
intorno al 1433 aveva realizzato le storia di Maria e santo Stefano per la cappella dell’Assunta del
duomo di Prato, e come vedete questa lunetta con la nascita di Maria, ed è una lunetta ad affresco
con una cornice a foglie accartocciate, foglie grasse, molto belle, che danno un senso di spessore e
volume anch’esse intercalate da dei medaglioni e dei clipei con delle teste buffe per lo più irridenti
curiose Paolo uccello mostra fin dall’inizio questo suo spirito umoroso pungente bizzarro che lo
distingue da altri artisti seri come Lippi o altri, qui invece c’è sempre un qualcosa di ironico che
segna la sua pittura, anche qui queste fanciulle che sono astanti alla nascita di Maria con questi
colli lunghissimi con panneggi Masacceschi perché ricadono pesantemente verso terra, ma sono
delle figure un po’ buffe nei loro abbigliamenti, nelle loro acconciature un po’ alla moda, con
questa loro silhouette molto semplice molto realizzata con grande libertà espressiva con uno
sperimentalismo che non vediamo negli altri pittori contemporanei eppure aldilà di questo spirito
aldilà di un certo retaggio gotico che Paolo Uccello non abbandonerà mai, si sente che la lezione di
Masaccio e di Brunelleschi è stata perfettamente assimilata l’architettura del letto si Sant’Anna è
perfettamente costruita con questi naturali visti in prospettiva, visti in scorcio che creano proprio
un senso di scatola spaziale misurata in termini scientifici. Questa è un’altra delle storie di santo
Stefano del duomo di Prato è la disputa di Santo Stefano che avviene di fronte ad un edificio
architettonico prettamente ispirato alla cupola del Brunelleschi con questi archi rampanti questi
costoloni questa misura spaziale a pianta centrale perfettamente costruita e le figure in primo
piano creano come un capannello di persone un po’ come il tributo nel Masaccio dove c’è uno
spazio costruito attraverso le anatomie in termini credibili certi; e accanto abbiamo messo la
Madonna col bambino della National Gallery di Dublino che è un capolavoro dei primi anni 30 di
Paolo Uccello ispirato in parte al Donatello specialmente nel bambino ridente che sembra un po’
quelli bronzei della cantoria, che abbiamo visto poco, fa questa corporatura così massiccia che lo
caratterizza e la vergine chiusa all’interno di un edicola architettonica con una conchiglia
profondamente scanalata secondo i canoni Brunelleschi ma come dire questa severità
brunelleschiana prettamente rinascimentale è come intaccata sempre da paolo uccello da una
vena umorosa che caratterizza la vergine col bambino: un bambino così grasso, con una
capigliatura così crespa chiusa da una specie di mazzocchio sfondato, di passata diciamo sulla
testa, quale mai altro artista l’avrebbe concepita in termini così spiritosi ecco quindi che la pittura
di paolo uccello è genialmente ibrida tra pieno rinascimento e nostalgie gotiche, pieno
rinascimento, severità sul piano architettonico e prospettico e spirito umoroso, pungente. La
Vergine in epoca di controriforma nella seconda metà del 500, forse anche prima fu coperta nella
testa da un velo nero perché effettivamente quella capigliatura con quella acconciatura così
accurata sembrava forse come qualcosa di profano per un’immagine sacra, così come il nimbo che
proprio come quelli di Masaccio ma ancora più accentuando l’aspetto di Masaccio è una specie di
gatto fisicamente tangibile applicato dietro alle figure, non è qualcosa di spirituale, astratto,
invisibile, no, è qualcosa di tangibile, ma il grande capolavoro di paolo uccello di fine anni 30 è
rappresentato dai tre grandi pannelli su tavola con la battaglia di San Romano, come voi sapete
sono tre diversi episodi della stessa battaglia conservati in tre musei diversi, Uffizi, Louvre,
National Gallery, questi tre grandi tavoloni erano conservati nel 1492, alla morte di Lorenzo il
Magnifico, nella sua camera da letto, questo ha fatto supporre a lungo, che l’avesse
commissionata Cosimo il vecchio, il nonno, invece studi recenti hanno attestato che in realtà i
committenti furono i Bartolini Salibeni, una famiglia nobile di Firenze in qualche modo legata alla
corrente medicea e che solo Lorenzo alla fine del 400 impose ai Bartolini di donare queste tre
tavole. Allora questa, il pannello principale, l’immagine più grande e rappresenta un momento
della battaglia molto cruento con soldati e cavalli a terra, cavalieri disarcionati a terra, cavalli
caduti a terra, altri che scalciano, soldati che si azzuffano con queste lance verticali, e sullo sfondo
campi arati nei quali corrono cacciatori dietro alla selvaggina, un aspetto un po’ curioso, che però
rimanda con un filo di nostalgia al mondo tardo gotico, alle scene venatorie della tradizione
tardogotica di quello più cortese ma vedete che in qualche modo quel mondo è evocato anche nel
fatto che il paesaggio non va in profondità ma è come ribaltato sul fondo quasi a creare un effetto
arazzo più che un effetto di profondità come avrebbe fatto Masaccio o Angelico, quindi c’è questa
curiosa e singolare contraddizione tra un primo piano virtuosissimamente prospettico e
volumetrico, guardate questo cavallo di scorcio, che artificio nel riprodurlo e poi sullo sfondo, più
rampante, più empirico se vogliamo dal punto di vista prospettico. Questo è il pannello di Londra,
conservato alla National Gallery, consumato, e in basso quello del Louvre. Concludo con due pittori
Senesi, questa separazione tar scuole, tra scuola fiorentina, scuola senese, che tanto ha avuto
peso anche negli studi, ovviamente, in realtà in questo momento tra gli anni 20 e 30 del 400
questa suddivisione non deve risultare troppo schematica, anche alcuni pittori senesi partecipano
alle novità fiorentine e frequentano al città in modo tale da assorbire la lezione dei grandi
innovatori e fra questi pittori è Domenico di Bartolo autore di questa Madonna dell’umiltà che si
conserva nella pinacoteca di Siena e che presenta la data 1433, una data precoce, quindi
Domenico fu uno dei primi che assimilò la lezione prospettica, naturalmente la Madonna l’ho
messa accanto ad un rilievo di Luca della Robbia, perché anche qui torna l’idea delle figure dei
bambini o fanciulli che siano che fanno uno dietro l’altro e che sollevano al testa per guardare al di
là delle spalle della vergine proprio come era avvenuto come nella Madonna del castello sforzesco
di luca della robbia. Questa è invece la ricostruzione ideale del polittico per l’arte della lana che fu
realizzato proprio a Siena da Stefano di Giovanni detto il Sassetta il principale pittore del primo
rinascimento qui a Siena, siamo qui ancora prima della pala della Madonna dell’umiltà di
Domenico di Bartolo, siamo tra il 1426-29 è un grande polittico che poi fu smembrato, tagliato
segato, e disperso di cui rimangono pochi frammenti, non rimane più nulla del pannello centrale,
nel quale era raffigurato una scena abbastanza singolare: gli angeli che portano l’eucarestia in
cielo, proprio perché era l’osta che veniva celebrata in questo polittico e infatti una delle scena
principali è l’ultima cena e vedete che anche qui Sassetta nel ricostruire il pannello con l’eucarestia
lo spazio in cui sono collocate le figure degli apostoli coglie vari suggerimenti dalla pittura del
Francesca quindi c’è già un dialogo con Masaccio analogo a quello dell’Angelico, questo è un altro
pannello che rappresenta la tentazione di Sant’Antonio Abate con un paesaggio sotto un cielo
atmosferico come quello del Fabriano dipingeva tar Firenze e Siena negli stessi anni, un cielo con
le nuvole che non ah più nulla a che vedere con al tradizione trecentesca.