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Mihály Szentmártoni S.J.

CONVERSIONE – SENTIRSI CAMBIATI

Allo psicologo, la conversione religiosa appare come la disgregazione di una sintesi


mentale e la sua sostituzione con una nuova: la conversione è una ristrutturazione della
personalità.

La dinamica della conversione


Esperienza religiosa: Percezione intuitiva dei segni di Dio.
Iniziativa di Dio: Dio chiama l’uomo libero per nome ad una missione per la
salvezza nell’amore.
Ricerca dell’uomo: Dove vado, come vado, chi sono, che cosa devo fare, dov’e la
mia salvezza, come devo vivere?
Il cammino dell’identità spirituale: conversione, ascesi, vertice, carisma, limiti,
mistica.
L’esperienza di conversione è la base e significa la presa di coscienza della propria
relazione verso Dio a livello esperienziale.
A livello psicologico la conversine coincide con la ricerca di orientamento della
propria vita.

Il processo della conversione


crisi dell’integrità psico-spirituale della persona
il senso di un potere dominante superiore, cui segue un sentimento di certezza.
il senso della percezione di verità prima ignorate.
l’estasi di felicità.

Tipi di conversione
per miseria morale
per sostituzione
progressiva
drammatica
per esperienza religiosa

L’esito del processo della conversione: una nuova immagine di Dio


Immagini negative di Dio
Dio che giudica e punisce
Il Dio della morte
Il Dio contabile
Il Dio dell´efficienza

Immagini positive di Dio


Dio Creatore
Dio Buon Pastore
Dio misericordioso
Dio compassionevole
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INTRODUZIONE
Tutte le religioni conoscono il fenomeno della conversione e utilizzano
la stessa parola per descriverlo, ma spesso con significati diversi. Tale
diversità ha delle implicazioni anche per l’ecumenismo e per il dialogo
interreligioso. Il fenomeno della conversione, essendo intrigante e complesso,
viene studiato da diverse discipline scientifiche. Così abbiamo studi
sociologici, psicologici, culturali, storici, e, naturalmente, studi teologici. In
questo studio intendiamo offrire una visione cristiana del processo della
conversione. Il nostra conferenza si articola in 4 parti: 1) Il contesto
dell’esperienza religiosa; 2) Il processo della conversione; 3) Diverse forme
della conversione; 4) Esito del processo della conversione: una nuova
immagine di Dio.
IL CONTESTO: L’ESPERIENZA RELIGIOSA
Antoine Vergote, il noto psicologo gesuita belga, definisce l'esperienza
religiosa semplicemente come una percezione intuitiva dei segni di Dio.
Possiamo definire la vita spirituale come una serie di esperienze vissute
tra loro collegate. La dinamica di base della vita spirituale consiste in un
continuo dialogo con Dio, in cui l'iniziativa parte sempre da Dio e l'uomo,
come essere aperto alla trascendenza, risponde a Dio che si automanifesta,
che si rivela. L'iniziativa divina può essere espressa in modo seguente: Dio
chiama l'uomo libero per nome a una missione per la salvezza nell'amore.
Quando si tratta della vita spirituale, queste affermazioni non sono astrazioni,
ma hanno le loro manifestazioni osservabili. La psicologia studia proprio
queste manifestazioni.
PROPOSTA DELLA SI HA L'INVITO A RISPOSTA UMANA:
GRAZIA SI HA L'ESPERIENZA DI

Dio chiama... Conversione Cambiamento

l’uomo libero… Ascesi Libertà

per nome… Pienezza Identità

a una missione… Carisma Vocazione

per la salvezza… Umiltà Limiti


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nell’amore. Mistica Amore

Il cammino spirituale si può intendere anche come una serie di compiti


da realizzare. Si tratta di una naturale ricerca dell'uomo sul significato della
propria esistenza. Questi compiti di base sono: trovare il proprio
orientamento, intraprendere il cammino verso il fine, definire la propria
identità, scoprire la propria vocazione e finalmente, trovare lo scopo ultimo di
tutta la vita. Possiamo esprimere questi sei compiti anche in forma di
domande a cui ognuno di noi deve saper rispondere: "Dove vado?", "Come
vado?", "Chi sono?", "Che cosa devo fare?", “Dov’è la mia salvezza?”,
"Come devo agire?". A questi sei compiti e a queste sei domande
corrispondono le sei esperienze spirituali.
CONVERSIONE
La prima è più fondamentale domanda di ogni vita umana è il suo
orientamento, ossia la sua teleologia. È la prima domanda del Catechismo
classico: Perché sono creato e qual è il senso della mia vita? Anche il
Catechismo della Chiesa Cattolica inizia con queste riflessioni quando parla
dell'uomo come "capace" di Dio: "Il desiderio di Dio è iscritto nel cuore
dell'uomo, perché l'uomo è stato creato da Dio e per Dio; e Dio non cessa di
attirare a sé l'uomo e soltanto in Dio l'uomo troverà la verità e la felicità che
cerca senza posa" (NE 27). La scoperta di questo orientamento fondamentale
si vive come esperienza di conversione.
SENSO DI DIO
Dietro ogni conversione c'è una esperienza. Dietro la conversione
religiosa sta un'esperienza religiosa. Qual'è il contenuto di questa esperienza?
Alla base della testimonianza di tutti i convertiti si può facilmente rintracciare
la natura di questa esperienza: è il senso di Dio. La descrizione può variare,
ma l'essenziale è invariabile: la percezione dell'esistenza di Dio e la sua
importanza per la vita della persona. Una delle formulazioni più note di
questa nuova percezione del senso di Dio è quella di André Frossard: "Dio
esiste, io l'ho incontrato". Dopo questa scoperta la persona non può più vivere
come prima: Dio diventa la sua "sorte". Sono bellissime le parole di Charles
de Foucauld in questo senso: "Appena credetti che c'era un Dio, io compresi
che non potevo fare altrimenti che vivere per Lui".
Allo psicologo, la conversione religiosa, appare come la disgregazione di
una sintesi mentale e la sua sostituzione con una nuova: la conversione è una
ristrutturazione della personalità. La conversione comporta un insieme di
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movimenti psicologici e morali suscitati da motivazioni intellettuali o


affettive. Vi è una preparazione che inizia con una causa positiva (apertura ai
valori) o negativa (superamento, prova, ferita); seguita da una tappa
intermedia (per esempio, il neoplatonismo per S. Agostino); ed anche
l'influenza dei fattori culturali e sociologici.
La conversione, dal punto di vista psicologico, è un processo.

a) La fase di disintegrazione – Ogni processo della conversione inizia


con una scossa all’integrità personale. Nella maggior parte di noi l'evoluzione
normale del carattere avviene trasformando e unificando l'Io interiore. I
sentimenti, gli impulsi positivi e quelli negativi, che cominciano a tramutarsi
in caos, debbono gradualmente costituirsi in un sistema stabile di funzioni
opportunamente subordinate. L'infelicità può essere la caratteristica di questo
periodo di lotta e di ristrutturazione. L'esempio classico è quello di
sant'Agostino: il suo genio psicologico ci ha lasciato una descrizione
insuperabile delle angosce, proprie di una personalità disgregata.
b) La fase di unificazione - Il processo di unificazione può svolgersi
gradatamente o essere improvviso; può avvenire per una trasformazione dei
sentimenti o dei poteri di azione; come pure attraverso nuove scoperte
intellettuali, o mediante esperienze "mistiche". Nel processo della conversione
è importante tendere ad una sempre maggiore consapevolezza del centro
unificante della propria persona. Nell'ambito religioso tale centro è costituito
da Dio e dal rapporto della persona con il suo Creatore.
Per spiegare meglio questa definizione, William James introduce il
concetto del "centro abituale dell'energia personale"; si tratta di alcune idee a
cui la persona si rivolge e per le quali agisce. La differenza sta nel fatto che
alcune idee possono rimanere periferiche mentre altre si spostano verso il
centro. Affermare in questi casi che un uomo si è "convertito" significa che le
sue idee religiose, le quali avevano posizioni marginali nella sua coscienza,
occupano ora un punto centrale, e che gli scopi religiosi formano ora il suo
centro abituale di energia. Né un osservatore esterno, né il soggetto in cui il
processo si svolge, riescono a spiegare completamente come mai questi fattori
possano mutare così rapidamente il centro dell'energia di un individuo.
Esistono pertanto due vie, una cosciente e volontaria, l'altra involontaria ed
incosciente, per cui i processi mentali si possono svolgere.
L'ESPERIENZA DELLA CONVERSIONE
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La conversione, anche quella che di solito si chiama "improvvisa", difatti


è un processo di cui si possono individuare alcuni momenti caratteristici.
Analizzando il processo della conversione, William James studia i sentimenti
che soddisfano le condizioni temporali in cui avviene la conversione.
Osserveremo questi momenti caratteristici sull'esempio del card. John Henry
Newman 1 che nei suoi scritti autobiografici ci ha lasciato un'analisi acuta e
dettagliata del processo della propria conversione.
1. Ogni conversione viene preceduta da una certa crisi dell'integrità
psico-spirituale della persona. Anche la conversione di Newman è iniziata con
una forte crisi. Egli stesso ci ha lasciato una lunga relazione delle sue
esperienze che riportiamo in forma sommaria.
Stava compiendo un lungo viaggio in Italia, nell'ultima tappa, in Sicilia,
si ammala. Il racconto della sua malattia in Sicilia sembra la storia della lotta
tra il bene e il male, tra Dio e il demonio, con la vittoria finale di Dio.
Newman dovette giacere nel letto per parecchi giorni, senza un medico abile
che lo curasse, prostrato da alte febbri, senza nessuno con cui poter
liberamente confidare i suoi affanni. Fu allora, nella prostrazione del corpo e
dello spirito, che egli vide con chiarezza la sua posizione nel mondo. Era una
forte crisi che gli donava una straordinaria lucidità di mente. Al domestico
che, vedendolo quasi moribondo, gli chiedeva di manifestare le sue ultime
volontà, egli rispondeva sicuro: "No, non morirò; non ho peccato contro la
luce; ho un lavoro da compiere in Inghilterra."
2. Il secondo passo nel processo della conversione è il senso di un potere
dominante superiore, cui segue un sentimento di certezza; il fatto centrale è la
perdita dell'ansia, domina un senso positivo di pace, di armonia, di voglia di
vivere, quand'anche le cose esterne rimanessero immutate. La sicurezza della
"grazia" di Dio, della "giustificazione", della "redenzione", è credenza
oggettiva che abitualmente accompagna nei cristiani tale trasformazione; ma
questa può anche mancare completamente. Una passione per la vita, di
acquiescenza, di ammirazione, è il risultato di questo stato mentale.

1
John Henry Newman (Londra, 1801 - Edgbaston, Birmignham, 1890), ordinato pastore
anglicano, fu coadiutore della S. Clement Church di Oxford; rientrato in patria dopo un viaggio nel
Meditteraneo, entrò in una crisi dottrinale riguardo la teologia anglicana che si risolse in
un'adesione completa al cattolicesimo nel 1845.
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Da quella malattia violenta Newman uscì con l'animo rinnovato. Lasciò


Palermo, s'imbarcò su un battello carico di arance diretto a Marsiglia.
Trovarono la bonaccia alle Bocche di Bonifacio. Fu qui che le impressioni
della vita passata, i propositi per l'avvenire, le intuizioni, non ancora
chiaramente espresse, durante la malattia gli riempirono l'animo, facendone
sgorgare la sublime lirica "Guidami, luce gentile". Non c'è dubbio, che questa
luce per lui era la Luce, cioè quel potere superiore che lo guidava e che adesso
lo chiamava in una nuova direzione:
Guidami, luce gentile; tra la tenebra
guidami tu!
Nera è la notte, lontana la casa -
guidami tu!
Reggi i miei passi; cose lontane
non voglio vedere, - mi basta un passo.

Così non fui mai; nè ti pregai così,


per la tua guida.
Amavo scegliere la mia strada; ma ora
guidami tu!
Amavo il giorno chiaro, l'orgoglio mi guidava,
disprezzavo la paura: non ricordar quegli anni.

Sempre mi benedisse la tua potenza; ancor oggi


mi guiderà
per paludi e brughiere, per monti e torrenti, finchè
svanisca la notte
e mi sorridano all'alba i volti d'angeli
amati a lungo e perduti ora.

3. Il terzo momento nel processo della conversione è il senso della


percezione di verità prima ignorate. I misteri della vita divengono trasparenti
e spesso la loro soluzione è inesprimibile a parole. Essendo educato nella
mentalità anglicana, Newman aveva non pochi pregiudizi verso la prassi
religiosa dei cattolici. Una delle sue difficoltà era la pietà mariana, così cara ai
cattolici:
Certe manifestazioni di devozione in onore della Madonna erano
state la mia grande croce riguardo al cattolicesimo; dico francamente
che non riesco a parteciparvi completamente nemmeno ora; e confido di
amare lo stesso la Madonna anche se non riesco ad assimilare quelle
devozioni. Si può spiegarle e difenderle interamente; ma il gusto e il
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sentimento non si fanno guidare dalla logica. Quelle devozioni vanno


bene per l'Italia, non per l'Inghilterra. Ma, a parte l'Inghilterra, il mio
era un caso speciale. Fin da bambino avevo appreso a considerare che il
mio Creatore ed io, Sua creatura, eravamo i due esseri, luminosamente
tali, in rerum natura. Non esaminerò qui i miei sentimenti. Ma ora so
benissimo, mentre allora non sapevo, che la Chiesa cattolica non
permette che nessuna immagine, di nessuna sorta, né materiale né
immateriale, nessun simbolo dogmatico, nessun rito, nessun sacramento,
nessun santo, nemmeno la Beata Vergine si frappongano fra l'anima e il
suo Creatore. In ogni circostanza, fra l'uomo e il suo Dio, è sempre un
faccia a faccia, un solus cum solo. Dio solo crea; Dio solo ha redento;
davanti al Suo sguardo terribile scendiamo nella morte; la visione di Lui
è la nostra eterna beatitudine.
Una particolarità dello stato di certezza, è la modificazione oggettiva a
cui sembra che il mondo vada soggetto. Questo senso di pura novità estetica
interiore ed esteriore è uno dei luoghi comuni nei racconti di conversioni. In
questa fase molto spesso si verificano fenomeni straordinari. Possiamo
ricordare l'improvvisa cecità di Paolo, o la visione della Croce sul cielo di
Costantino. La certezza di Newman viene espressa chiaramente nella seguente
confessione: "Non ho alcun timore che la linea che ho scelto non sia buona;
cioè che non sia buona in se stessa, poiché, naturalmente, la provvidenza
potrebbe anche, per i nostri peccati, privarci del suo esito naturale".
4. Il più caratteristico di tutti gli elementi del vissuto psichico è l'estasi di
felicità che indica che il processo di conversione è compiuto. Il card. Newman
ci ha lasciato una descrizione magistrale di questo nuovo stato di animo:

Dal momento in cui divenni cattolico, naturalmente non ho più da


narrare una storia delle mie opinioni religiose. Con questo non intendo
dire che la mia mente sia stata in ozio o che io abbia smesso di meditare
su argomenti teologici; ma non ho più avuto variazioni da registrare;
più nessun'ansia del cuore. Ho goduto una perfetta pace e tranquillità;
non mi è più venuto un sol dubbio. Al momento della conversione non mi
rendevo conto io stesso del cambiamento intellettuale e morale operato
nella mia mente. Non mi pareva di avere una fede più salda nelle verità
fondamentali della rivelazione, né una maggior padronanza di me; il
mio fervore non era cresciuto; ma avevo l'impressione di entrare in
porto dopo un traversata agitata; per questo la mia felicità, da allora ad
oggi, è rimasta inalterata.
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Queste quattro tappe si verificano anche nelle conversioni progressive


anche se non in modo spettacolare. Non è difficile rintracciare questi quattro
momenti nel proprio vissuto dopo ogni confessione. Dopo un periodo di
confusione, abbattimento e colpa, la persona si sente amata, accettata,
rassicurata.
LA DINAMICA DELLA CONVERSIONE
All'inizio della conversione c'è, dunque, una certa scossa psicologica.
Riguardo al movente psicologico che dà inizio al processo della conversione
si possono distinguere i seguenti tipi: per miseria morale, per sostituzione,
progressiva, drammatica, per esperienza religiosa.
Conversione per "miseria morale"
I primi studi sulla conversione, soprattutto degli adolescenti, hanno
inizio nel secolo scorso nell'ambiente evangelico, nei "movimenti di revival",
dove si sottolinea il risveglio religioso "per miseria morale". Una conversione
di questo genere avviene in tre tempi. Il predicatore si rivolge ad un soggetto
indifferente od ostile alla religione. Poi suscita in lui sentimenti di sconforto
morale. In questa fase depressiva nascono i sentimenti di colpevolezza,
d'umiltà, d'impotenza, di miseria assoluta, di disperazione. Giunto a tale
punto, il predicatore trascina gli interlocutori verso un superamento di sé
stessi nel dono religioso, che farà ritrovare loro la pace dell'anima. Inizia
allora una fase ascendente con una serie di sentimenti simultanei: di speranza,
di fiducia, di sicurezza della salvezza, di amore, di gioia, di senso di novità, di
pace e di luce. Ciò che pare caratteristico di questo tipo di conversione è
l'enfasi posta sulla miseria morale. Il messaggio di salvezza vi assume di
conseguenza un'importanza soggettiva particolarissima: il soggetto cerca di
essere liberato dalla sua infelicità morale.
L'esempio più famoso di questo tipo di conversione è il "figlio prodigo".
La sua conversione inizia infatti nel momento in cui lascia la casa paterna e fa
l'esperimento di essere autosufficiente non solo in senso materiale, ma anche
morale. Il risultato è più che catastrofico: crollano tutte le colonne che portano
il suo edificio spirituale e lui scivola sempre più in profondità nella miseria
morale. Quando giunge all'abisso dove minaccia la disperazione, lui si ricorda
della casa paterna e inizia la fase ascendente. L'incontro con il padre, e la
scoperta del suo amore incondizionato, sigilla il suo ritorno ad una nuova vita.
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La percezione della propria miseria morale è la fase più rischiosa di


questo tipo di conversione. Bisogna perciò essere molto cauti quando si incita
una persona a guardare se stessa, la propria miseria morale. Questo metodo di
incitare alla conversione ha trovato la sua forma quasi istituzionalizzata nelle
missioni popolari, ma anche nelle molte prediche penitenziali da parte di tanti
sacerdoti. È facile confondere un'anima, ma non è in nostro potere redimerla.
Senza un'assistenza spirituale da parte del confessore o direttore spirituale c'è
il pericolo di affogare nella propria miseria.
Un esempio contemporaneo di questo tipo di conversione, cioè per
l'esperienza della propria miseria morale, è Charles de Foucauld, noto anche
come Fratel Carlo. 2 All'età di sei anni resta orfano. A 17 anni perde la fede:
"Di fede non restava traccia alcuna nella mia anima". Ha inizio un
travagliatissimo periodo d'una paurosa indolenza e d'un sempre più
progressivo "lasciar andare" morale, che causeranno la sua espulsione dalla
Scuola Sainte-Geneviève a Parigi, tenuta dai Padri Gesuiti. Ma insieme a
questo disorientamento la sua anima viene riempita di un sempre più
profondo senso d'infelicità. "Provavo in quel tempo un vuoto doloroso, una
tristezza mai provata", scriverà sedici anni più tardi parlando dei suoi
ricevimenti a Pont-à-Mousson. "Questa tristezza mi riprendeva ogni sera non
appena mi trovavo solo nel mio appartamento; questa tristezza mi annientava,
mi opprimeva durante le cosiddette feste. Le organizzavo, ma quando
avevano luogo le trascorrevo nel mutismo, in un disgusto infinito." La sua
mente è turbata da una confusione, dalla mancanza di un orientamento, di uno
scopo. Con parole poetiche descrive questo stato d'animo il suo biografo:
Un disgusto infinito. Lo ha detto! Un disgusto in cui affonda e che
lo soffoca. Ogni qual volta hanno luogo queste riunioni, se ne avesse la
forza, si alzerebbe di scatto e griderebbe ai suoi invitati: "Basta!
Andatevene! Lo vedete che non ne possono più!" No, non può continuare
a condurre questa vita stupida, bisogna che essa cessi al più presto, ma
in che modo? E perché? Egli non ha più ne scopo né fede, non è più che

2
Il visconte Charles-Eugène de Foucauld de Pontbriand è nato a Strasburgo nel 1858 e morì
a Tamanrasset, Sahara algerino nel 1916. Dopo aver condotto vita brillante e dissipata, servì per
qualche tempo nell'esercito come ufficiale di cavalleria; dispensato dal servizio per indisciplina,
diede le dimissioni nel 1882. Tornato a Parigi, si convertì per influsso dell'abate Huvelin (1886), ed
entrò nella Trappa, che poi lasciò per condurre volontariamente un'umile e durissima esistenza in
Palestina. Spogliatosi di ogni suo avere, dopo l'ordinazione a sacerdote si stabilì in pieno Sahara, a
Tamanrasset, nell'Hoggar. Durante la prima guerra mondiale venne assassinato da predoni ribelli
senussiti.
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un rottame alla deriva: che importa il luogo dove potrebbe arrivare?


Tuttavia, devono pur esserci lidi pacifici, sponde fiorite dove trovano
rifugio i naufraghi come lui, ma per scoprirli bisognerebbe cercarli; e al
giovane ufficiale, beniamino degli dèi, ogni sforzo appare vano; più
nulla l'attira.
La lettura d'un brano di Bossuet circa l'influenza della Divina
Provvidenza sulla vita degli uomini e dei popoli getta un ponte sull'immenso
abisso aperto sotto i passi dell'infelice. "Oh Dio mio," esclama, "quanto mi ha
protetto la Tua mano e quanto poco l'ho sentita!" Così, Dio lo protegge da
anni. Ma a quale scopo? E che desidera da lui? Charles cerca febbrilmente di
comprenderlo.
La conversione in tutti i grandi convertiti della Chiesa (per esempio,
Paolo, Teresa d'Avila, Francesco d'Assisi, Agostino, Ignazio di Loyola, card.
Newman...) oltre quella tappa decisiva in cui hanno scelto Dio per sempre, si
presenta come un processo giornaliero di cambio di mentalità.
In questa categoria ci sembra rientri anche la conversione di Sant'Ignazio
di Loyola. Dopo le prime illuminazioni provenienti dalla lettura della vita dei
Santi, lui scopre la sua miseria morale che lo porta fino alla disperazione.
Così il suo biografo descrive questa scoperta sconcertante di Ignazio: "Le
immagini dei santi e la vita di Gesù lo posero a confronto anche con se stesso:
Cominciò a riflettere con più serietà sopra la sua vita passata e riconobbe
quanto sarebbe stato necessario per lui fare penitenza al riguardo". Egli ha poi
trasferito queste sue esperienze nel libro degli Esercizi spirituali, che in certo
senso si potrebbe chiamare anche "manuale della conversione". Si contempla
il peccato, i propri peccati, la misericordia di Dio e il suo perdono. Ma
Ignazio ha scoperto anche un altro elemento essenziale per la conversione: la
misericordia di Dio. Perciò tutto il processo viene inquadrato in una
contemplazione iniziale sull'amore di Dio creatore e in una contemplazione
finale sull'amore di Dio onnipresente.
Conversione "per sostituzione"
Si tratta di un processo di sublimazione, cioè del trovare nella religione
una soluzione a qualche problema psicologico. Può essere la ricerca di pace,
di gioia, di tenerezza, di forza vitale. Non di rado si sente dire da parte degli
oratori religiosi, o si legge nei libri spirituali che basta convertirsi per trovare
pace, serenità, soluzione ai problemi. Bisogna essere però cauti, poiché questi
desideri non possono essere gli unici motivi per la conversione, perché
falsificherebbero la natura dell'esperienza religiosa. Il motivo primario deve
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essere la ricerca di Dio e questi contenuti psichici eventualmente arriveranno


come conseguenza del ritrovamento dell'orientamento vitale. Gesù non ha mai
promesso felicità terrestre ai suoi discepoli, anzi, diceva loro apertamente che
per il suo nome e per il Vangelo avrebbero dovuto subire persecuzioni e
incomprensioni addirittura nella propria famiglia (cfr. Mt 10, 34-36).
L'invito alla conversione deve seguire la logica di Gesù: "Cercate prima
il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in
aggiunta" (Mt 6, 33). Certo, che Dio può invitare l'anima alla conversione
anche attraverso l'esperienza della propria insufficienza, attraverso
l'esperienza di infelicità, ma non bisogna confondere il motivo con la causa.
Vergote mette in rilievo il pericolo di imboccare una strada di vocazione
consacrata come conseguenza di questa nuova esperienza, che poi risulta
insufficiente come motivo vocazionale. Comunque resta il fatto che una tale
conversione può diventare autentica nelle sue fasi susseguenti, se la persona
viene aiutata ad una sempre maggiore obbedienza alla chiamata di Dio.
D'altra parte, proprio l'esperienza della propria limitatezza può essere il
punto di partenza per ravvedere la vita e cambiare direzione. Se Sant'Agostino
non avesse avuto l'esperienza dell'insufficienza di tutta la saggezza di questo
mondo e la falsità dei piaceri terrestri, non avrebbe mai sentito il richiamo del
cuore inquieto.
Conversione "progressiva"
La conversione in tutti i grandi convertiti della Chiesa (per es. Paolo,
Teresa d'Avila, Francesco d'Assisi, Agostino, Ignazio di Loyola, card.
Newman ecc.) oltre alla tappa decisiva in cui hanno scelto Dio per sempre, si
presenta come processo giornaliero di cambio di mentalità. In questo senso la
conversione è l'elaborazione continua e intima del soggetto di un principio di
fede; al termine d'un tranquillo progredire, intellettuale e spirituale, il soggetto
giunge ad osservare, non senza stupore, di essere diventato un altro uomo.
Sembra che in questo caso la destrutturazione e la ristrutturazione della sintesi
mentale siano avvenute contemporaneamente.
Il caso più famoso e magistralmente documentato di questo tipo di
conversione è la progressiva trasformazione delle idee religiose del card. John
Henry Newman, come abbiamo visto nel paragrafo precedente. Nella sua
opera autobiografica ha descritto minuziosamente, passo per passo, le sue
ricerche intellettuali che lo hanno lentamente allontanato dalla Chiesa
anglicana e lo hanno portato nella Chiesa cattolica romana. Non è possibile
offrire neanche una breve descrizione di questo lungo cammino. Ci
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contentiamo di citare un breve passaggio nel quale egli stesso descrive l'esito
delle sue scoperte:
Non ho altro da dire riguardo al mio cambiamento di opinioni
religiose. Da un lato arrivai a poco a poco a vedere che la Chiesa
anglicana era formalmente dalla parte del torto e la Chiesa cattolica era
formalmente dalla parte della ragione; e che perciò non potevo trovare
giustificazioni valide per restare nella Chiesa anglicana né obiezioni
valide per non passare alla Chiesa di Roma. Non avevo ormai più nulla
da imparare: quel che mi mancava per convertirmi non era un ulteriore
cambiamento d'opinioni, ma che l'opinione stessa si tramutasse in una
chiara e ferma convinzione intellettuale. [...] Mi restava da fare un solo,
definitivo passo avanti con l'intelligenza, ed un solo, definitivo, passo
concreto. Il passo avanti dell'intelligenza lo feci quando fui
sinceramente in grado di dichiararmi sicuro delle conclusioni a cui già
da tempo ero arrivato. L'altro passo, obbligatorio dopo il conseguimento
di tale certezza, fu la mia sottomissione alla Chiesa cattolica. Questa
sottomissione avvenne dopo due interi anni dalla rinunzia alla mia
parrocchia, fatta nel settembre 1843.
La conversione progressiva si verifica nella vita di tutti i credenti che
sono cresciuti in un ambiente autenticamente religioso e hanno una vita
spirituale regolare. La vita sacramentale, le preghiere, gli esercizi spirituali, le
letture spirituali e tutti gli altri esercizi di pietà e di ascesi portano l'anima ad
una conoscenza sempre più profonda delle verità cristiane. Senza
accorgersene la persona cresce, e in essa si verificano cambiamenti
progressivi.
Conversione "drammatica"
Scosso in profondità da una situazione drammatica, l'uomo vede talvolta
frantumarsi la propria immagine del mondo e, nel crollo dei valori che davano
un significato alla sua vita, gli accade di affidarsi interamente a Dio, come
all'unico valore che resiste nella tragedia. Vanno sottolineate però due
circostanze: i drammi umani non si riducono mai ad una sola spiegazione,
perciò invece di condurre alla conversione religiosa, possono irrigidire l'uomo
nella sua ostilità verso la religione; d'altro canto, l'effetto della scossa emotiva
è spesso labile. L'esperienza drammatica o decisiva influisce assai meno della
riflessione personale; l'evento drammatico è operante solo se assunto
personalmente da un soggetto alla ricerca della sua verità.
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Come esempio possiamo citare il caso di San Francesco Borgia.


L'improvvisa scomparsa dell'imperatrice Isabella produsse nel suo animo una
vivissima impressione. Incaricato di condurre il cadavere a Granada e di
testimoniarne l'identità, prima della sepoltura, ebbe il senso profondo della
caducità delle cose terrene. Da qui trasse origine la sua decisione di dedicarsi
ad una vita più perfetta.
Conversione "da un'esperienza religiosa"
Benché ogni conversione supponga un'esperienza religiosa, possiamo
affermare che vi è un tipo di conversione, all'origine della quale vi è
un'esperienza strettamente religiosa che determina il senso dell'adesione
consecutiva. Si tratta delle conversioni in cui la realtà di Dio si impone
improvvisamente per forza propria come un valore radicalmente nuovo. I
segni della presenza divina possono essere di ordine diverso: un amore
umano, la lettura di un passo del Vangelo, il simbolismo del culto (Paul
Claudel). Il punto di partenza può essere una frase della Sacra Scrittura che
colpisce la persona perché si riconosce in essa, si sente interpellata. La
tradizione vuole così la conversione di San Francesco Saverio, che si sarebbe
sentito interpellato dal monito di Gesù: "Qual vantaggio infatti avrà l'uomo se
guadagnerà il mondo intero, e poi perderà la propria anima?" (Mt 16, 26).
Il processo di conversione può essere causato anche dalla lettura della
vita dei santi. Un esempio contemporaneo è la conversione di Edith Stein. 3
Edith prese l'abitudine di trascorrere spesso un tempo più o meno lungo nella
tenuta dei Conrad-Martius a Bergzabern. Si prestava volentieri anche al
lavoro manuale ed aiutava i suoi amici nella coltivazione del vasto frutteto;
partecipare alla raccolta della frutta e imballarla per la vendita era per lei un
gran divertimento. "Non si ritirava da nessuna fatica: di giorno si lavorava di
braccia, e la sera si filosofava!"

3
Edith Stein nacque il 12 ottobre 1891 a Breslavia, ultima di sette fratelli. Terminata la
scuola, studia filosofia sotto la guida di E. Husserl. Dopo la conversione entra nel Carmelo e
prende il nome di suor Teresa Benedetta della Croce. Per la sua origine ebraica viene arrestata da
Gestapo ed è morta probabilmente ad Auschwitz nel 1942.
14

Durante una di queste visite nel periodo delle vacanze, entrambi i coniugi
dovettero assentarsi da casa per breve tempo, e prima di partire la signora Conrad-
Martius condusse la sua amica nella biblioteca invitandola a servirsene liberamente:
tutti i libri erano a sua disposizione. Edith stessa racconta: "Senza scegliere, presi il
primo libro che mi capitò sotto mano: era un grosso volume che portava il titolo Vita
di S. Teresa d'Avila, Scritta da Lei stessa. Ne cominciai la lettura e ne rimasi talmente
presa, che non l'interruppi finchè non fui arrivata alla fine del libro. Quando lo chiusi,
dovetti confessare a me stessa: *Questa è la verità!+". Conclude il suo biografo:
"All'orizzonte albeggiava, ma Edith non se ne accorgeva: Dio si era impadronito di
lei, ed ella non lo avrebbe più abbandonato".
ESITO DEL PROCESSO DELLA CONVERSIONE: UNA NUOVA IMMAGINE
DI DIO
Se la dinamica centrale dell’esperienza della conversione è la ricerca e il senso
di Dio, allora il suo esito deve necessariamente consistere nella scoperta di una nuova
immagine di Dio. Questo compito dura tutta la vita, perché ogni nuova situazione
richiede una nuova risposta sulla domanda, dov’è Dio in questa situazione? La
psicologia dell’esperienza religiosa, ma anche la psicologia pastorale, a questo punto
studia la qualità della diverse immagini di Dio. Il più noto studioso di questo campo è
il gesuita tedesco Karl Frielingsdorf.
IMMAGINI NEGATIVE DI DIO

Immagine Caratteristiche Conseguenze


Severo tiranno Confusione
Dio che giudica e punisce Senza pietà Paura
Chiede l´espiazione del Rabbia
peccato Autopunizione
Demone che produce morte Mancanza di fiducia
Il Dio della morte Uccide Vita senza valore
Contro l´uomo ed ogni Perfezionismo
piacere
Robot che tiene conto di Scrupolosità
Il Dio contabile ogni sbaglio Oppressione della legge
Poliziotto del mondo Parla della morte e
dell´inferno
Esige una attività eccessiva L´amore di Dio deve essere
Il Dio dell´efficienza che Richiede successo meritato
esige efficenza Non tollera fallimenti Attività spirituale
Autorealizzazione
Autoredenzione
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IMMAGINI POSITIVE DI DIO

1. Dio creatore. - assicura l’autostima; Testi: Genesi 1; Salmo 139


2. Dio buon pastore. - presenza nella solitudine; Testi: Is 40, 11; Salmo 23; Lc 15,3
3. Dio misericordioso. - caratteristiche materne, amore incondizionato; Testi: Lc 15,
11-32; il figlio prodigo
4. Dio compassionevole. - fonte di una vita nuova; Testi: Esodo 2,23; Mc 1,41
Il processo di conversione si può ritenere completato soltanto nel momento in
cui la persona è riorganizzata in profondità dall'effetto di una "transelaborazione"
(Durcharbeitung) dei suoi ricordi e dei suoi sentimenti. Intorno al suo nuovo centro di
gravità, il soggetto intesse una nuova trama di relazioni significanti con il mondo e
con gli uomini. Mediante una simile elaborazione, dopo un momento di
sdoppiamento intimo, l'integrazione religiosa della personalità trova modo di
compiersi. Mai una conversione si completa unicamente con la rivelazione e la
rielaborazione delle resistenze. La nuova sintesi però non è frutto di un momento,
bensì di un lungo cammino che implica sforzo, lavoro sistematico e continuo,
chiamato comunemente "ascesi".