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La Libertà necessaria

2021

Codice ISBN KDP (Amazon): 9798508969677


Casa editrice: Independently published
UN LIBERTARIO CRISTIANO

La Libertà necessaria
Vademecum del libertario liberato
SAGGIO POLITICO-FILOSOFICO
A tutti gli editori che non hanno voluto
pubblicare questo volumetto

Tutto ciò che è vero,


tutto ciò che è nobile,
tutto ciò che è giusto:
questo sia oggetto
dei vostri pensieri.

Saulo di Tarso (I sec. d.C.)


PREFAZIONE DELL’AUTORE

Il migliore titolo accademico che possiedo è


l’esperienza.

Ho circa sessant’anni, di cui oltre la metà


dedicati alla professione docente.

Ho educato (sto educando) tre figli.

So leggere, e capire abbastanza bene quello


che leggo.

So pensare, e rielaborare il pensato in


maniera creativa. E so trasformarlo in
scrittura chiara e fedele.

Sono libertario perché penso che solo nella


libertà l’uomo possa trovare la motivazione
e l’energia spirituale indispensabili per
tentare di migliorare la propria condizione.

www.civicieliberi.it

7
8
1.
Tesi I
Sulla rilevanza assoluta della libertà

Alla base e al principio del processo di


lotta per la liberazione di tutti e di ciascuno
dal potere autoritario, si trova la
consapevolezza ragionata e interiorizzata
delle relazioni fondanti tra
libertà,
responsabilità e
vita.
Le suddette relazioni si possono
narrare come segue.
La condizione di libertà si dimostra
essere un requisito indispensabile affinché
una persona possa ritenersi responsabile
delle proprie scelte. Soprattutto, la libertà di
ciascuno di operare scelte individuali tra le
diverse opzioni disponibili permette ad ogni
persona di differenziarsi secondo i propri
giudizi e inclinazioni; di autodefinirsi, cioè,
sul piano esistenziale, nella sua unicità e
irripetibilità.
In sintesi, una persona privata della
libertà (o vittima di sue significative

9
restrizioni) non si trova più nella condizione
di poter agire umanamente, cioè con
autonomia e responsabilità. Nel tempo,
quella persona, sottomessa ad una
sostanziale schiavitù, è destinata a perdere
progressivamente tutti quei tratti che la
qualificano (che la rendono riconoscibile),
appunto, come persona, fino al totale e
irreversibile annullamento della coscienza
della propria individualità.
Se non si è in grado di cogliere appieno
la drammatica rilevanza di queste relazioni
(libertà – responsabilità – vita), se affiora
anche un minimo dubbio sul primato della
libertà su ogni altro valore o indicatore di
esistenza in vita, se non si è disposti a
sacrificare letteralmente tutto per la causa
della libertà (cioè, della vita) personale e
sociale, allora non vale neppure la pena di
proseguire nella lettura del presente
volumetto1.

1
“Se mi chiedessero: «Che cos’è la schiavitù?» e con una
sola parola io rispondessi: «Assassinio!» tutti capirebbero
ciò che avrei voluto dire. Non occorrerebbero altre
parole per dimostrare che il potere di togliere a un uomo
10 il suo pensiero, la sua volontà, la sua personalità, è un
potere di vita o di morte, e che ridurre in schiavitù un
2
Tesi II
Sulle tre relazioni autoritarie

Una prima relazione autoritaria si basa


sul potere che la società esercita nei
confronti dei singoli individui che la
compongono. Questo è un problema (una
responsabilità) della società e non del
singolo individuo, il quale non possiede i
mezzi (e quindi neppure il dovere morale)
per contrastare tale relazione.
Una seconda relazione autoritaria si
basa sul potere che ogni singolo individuo
esercita nei confronti di altri individui2.
Questo è un problema (una responsabilità)
del singolo individuo, il quale può e

uomo equivale a ucciderlo” (Pierre-Joseph Proudhon,


1840)
2
In qualunque modo e forma essa si manifesti: esplicita,
implicita, manifesta, occulta, volontaria, involontaria. Per
esempio, l’abilità oratoria, soprattutto nei toni dell’ironia
o dell’imprecazione, può prestarsi ad essere utilizzata
come potente (quanto subdola) arma autoritaria; ma
anche certa prossemica o gestualità velatamente
invasive, lo sfacciato edonismo, l’ostentazione di 11
ricchezze materiali, lo sfoggio della cultura, eccetera
(senza contare i frequenti e diffusi atteggiamenti
paternalistici, più facilmente smascherabili).
moralmente deve limitare l’esercizio del
potere che si trova ad avere sui suoi simili,
possibilmente fino ad astenersene
completamente.
Una terza relazione autoritaria si basa
sul potere che, nella coscienza di ciascun
individuo, una parte esercita sulle altre parti
costituenti la personalità. L’annullamento di
questo tipo di relazione, presupposto
imprescindibile per l’annullamento del
secondo tipo di relazione, è anch’esso un
problema (responsabilità) del singolo
individuo, che si trova nella condizione di
favorire o contrastare una certa parte della
propria personalità piuttosto che un’altra. Il
processo di lotta interiore contro la parte
autoritaria della propria personalità è la
prima e fondamentale lotta di liberazione,
che occorre assolutamente intraprendere e
vincere per poi poter combattere tutte le
altre battaglie libertarie.

12
3.
Tesi III
Sull’autocrate interiore

Il primo e fondamentale potere


autoritario da abbattere è quello che opera,
in maniera più o meno percepibile dalla
coscienza, all’interno della personalità di
ciascun individuo.
Nel momento in cui una persona
giunga a liberarsi del se stesso autoritario,
per portare la lotta libertaria in seno alla
società non occorrerà stabilire nuove
particolari strategie, poiché la testimonianza
di autentica libertà del singolo agirà
spontaneamente, per sua natura (non potrà
non agire), nel contesto familiare e sociale
nel quale si manifesta.
Quindi, il primo passo verso la libertà di
tutti e di ciascuno si compie con
l’identificazione del/dei proprio/i
autocrate/i interiore/i, e della modalità più
efficace per il suo/loro abbattimento.

13
14
4.
Tesi IV
Sull’agente autoritario

Un agente autoritario (sia esso una


persona fisica, un ente politico o morale, un
principio etico, un’idea, un pregiudizio, un
sentimento o qualunque altra realtà fisica,
psichica o spirituale) è un soggetto che
impone la propria ragione d’essere sulla
ragione d’essere, differente o diversa, di altri
soggetti.
L’imposizione può essere più o meno
diretta, intenzionale, consapevole, ma
produce sempre e comunque un effetto di
schiavitù, in senso lato, sul soggetto che ne
percepisce l’azione.
La ragione d’essere di un soggetto si
sostanzia, nel concreto, in una molteplicità di
tratti caratteristici: per esempio, nella sua
funzione antropologica, nella sua modalità di
percepire se stesso e gli altri soggetti, nei
suoi atti di volontà3, eccetera.

3
L’atto di volontà consiste di sei fasi o stadi sequenziali.
Essi sono:
a) lo scopo, la meta o il fine, basati su valutazione,
motivazione e intenzione;
15
b) la deliberazione;
c) la scelta (la decisione);
d) l’affermazione (il comando o il fiat della volontà);
e) la pianificazione e la programmazione;
f) la direzione dell’esecuzione.
16
5.
Tesi V
Sulla lotta contro l’agente autoritario

L’agente autoritario, per sua natura e


definizione, si oppone alla libertà
individuale.
L’agente autoritario non ha il potere di
modificare la propria natura, quindi deve
essere eliminato. In altri termini, l’obiettivo
finale della lotta al potere autoritario è la sua
completa eliminazione: con il potere non si
negozia, non si arriva a compromessi.

17
18
6.
Tesi VI
Sugli obiettivi della lotta4

Se la completa eliminazione
5
dell’agente autoritario non fosse
oggettivamente possibile nei tempi e nelle
condizioni date, ci si attiverà, nell’ordine:
a) per la sua contaminazione,
inserendo all’interno dei suoi
meccanismi elementi e procedure

4
“Ciò che chiediamo è che [...] ogni uomo abbia i mezzi
materiali e morali per sviluppare tutta la sua umanità.
Questo principio [...] va tradotto nei seguenti obiettivi:
organizzare la società in modo tale che ogni individuo [...]
trovi, nascendo, mezzi il più possibile eguali per lo
sviluppo delle sue differenti facoltà e per l’utilizzazione di
esse attraverso il lavoro; organizzare una società che,
rendendo impossibile per qualunque individuo, chiunque
sia, lo sfruttamento di un altro, permetta a ciascuno di
partecipare della ricchezza della società – ricchezza non
mai prodotta altrimenti che con il lavoro – solo nella
misura in cui, tramite il suo lavoro, ha contribuito a
produrla” (Bakunin, 1895). 19
5
“Noi siamo realmente nemici di ogni autorità, perché
sappiamo che il potere corrompe sia coloro che ne sono
investiti sia coloro i quali devono soggiacervi: sotto la sua
nefasta influenza, gli uni si trasformano in despoti
ambiziosi e avidi, in sfruttatori della società in favore
della propria persona o casta; gli altri, in schiavi”
(Bakunin, 1873).
destabilizzanti e/o capaci di
evidenziarne le contraddizioni6;
b) per il suo indebolimento
(parcellizzazione7, bilanciamento8,

6
Due esempi. Nell’impossibilità di cambiare il sistema
scolastico, l’insegnante libertario potrebbe almeno
decidere di adottare i principi e le tecniche tipiche della
pedagogia libertaria durante lo svolgimento dei suoi
corsi. Nell’impossibilità di cambiare le leggi e i
regolamenti della rappresentanza sindacale ufficiale, il
singolo lavoratore (non rappresentato) potrebbe
promuovere tra i colleghi una petizione che eserciti
almeno una qualche forma di persuasione morale nei
confronti del datore di lavoro.
7
In maniera attiva: chi si trovi investito di un qualunque
tipo di potere, potrebbe decidere di ricorrere il più
possibile alla prassi della delega ai suoi subordinati. In
maniera passiva: favorire (con proposte, con iniziative
culturali e politiche, con l’esercizio del diritto di voto in
occasione di elezioni e referendum, con tutti i mezzi e i
modi non violenti che risultino utili e praticabili) la
20 suddivisione e la frammentazione dei poteri costituiti, nel
senso per esempio del federalismo amministrativo o
della radicalizzazione del principio di sussidiarietà.
8
In ambito politico, si potrebbe decidere di facilitare il
bilanciamento del potere dei singoli partiti e coalizioni
(frammentandone nel contempo il potere complessivo,
come sistema) esercitando il diritto di voto per favorire i
gruppi più piccoli che si trovino all’opposizione di
governo e che magari propongano anche politiche di
decentramento amministrativo, il ricorso strutturale alla
democrazia diretta, il sorteggio e il limite di mandato dei
candidati alle elezioni, il mandato imperativo per gli
eletti, un sistema elettorale proporzionale puro senza
alcuna soglia di sbarramento, l’apertura dialettica ma
contestualizzazione9, critica
sistemica10, ecc.);

fattiva alle istanze delle realtà associative operanti alla


base della società.
9
Creando o sostenendo sul territorio nazionale delle
zone (almeno parzialmente) liberate dall’invasività delle
strutture e dei controlli statali. Vedi, per esempio, le
numerose comunità autosufficienti (Nomadelfia), i
cosiddetti ecovillaggi (Villaggi Elfici) e i collettivi
autogestiti (Forte Prenestino).
10
Mezzo millennio or sono, La Boétie (Discorso sulla
servitù volontaria, 1576) già individuava una categoria di
persone la cui massima responsabilità sociale consiste nel
“giudicare e valutare il presente”: i gens savants, i
sapienti (oggi diremmo: gli intellettuali). “Tali intellettuali
sono per natura avversari del potere e da questo
avversati, ostacolati nella libertà di azione e di pensiero,
o al limite confinati nell’ambito ristretto delle loro
riflessioni. [...] Gli intellettuali debbono proporre una
nuova cultura, riscoprire i valori della libertà e
dell’autonomia, ostacolare l’intorpidimento degli spiriti”
(Gianfranco Ragona, Anarchismo, Laterza, 2019, p. 20). 21
Come si vede, già cinque secoli fa vengono definiti con
chiarezza i tratti di un giusto lavoro culturale, che per
alcuni attivisti possono, da soli, rappresentare appieno il
senso di un’intera vita. Ma come declinare, nel concreto,
quegli obbiettivi d’indirizzo? Non tutti possono diventare
autori di studi, giornalisti o influencer, ma ogni libertario
può raccogliere la sfida quotidiana di individuare e
mettere in risalto le infinite contraddizioni della realtà
sociale in cui si trova, anche solo con un commento
significativo ad un post di Facebook, o con il sostegno
esplicito e motivato a iniziative comunitarie (petizioni,
richieste di referendum, manifestazioni, azioni di
disobbedienza civile, ecc.). Per quanto riguarda Civici e
Liberi (www.civicieliberi.it), Libertari cristiani stanno
c) per la sua rimozione dal nostro
vissuto, frapponendo ostacoli
(spazio, tempo, relazioni personali,
dinamiche sociali, ecc.) tra noi ed
esso11.

elaborando un progetto di condivisione della lettura


critica on line dei quotidiani.
11
L’allontanamento individuale dai centri di potere è
l’ultima possibilità per sottrarsi al controllo statalista, da
prendere in considerazione soltanto in contesti di
gravissimi abusi di potere che comportino minacce
concrete all’incolumità fisica o psichica. Si tratta, in
22 pratica, di un esilio volontario che potrebbe anche
concretizzarsi in una vera e propria emigrazione in altre
nazioni.
7.
Tesi VII
Sul principio della lotta

L’autocrate interiore è il primo agente


autoritario da abbattere.
L’autocrate interiore più potente è la
paura, in concorso con le varie dinamiche
istintuali che ne sono il corollario.

23
24
8.
Tesi VIII
Sulla paura della morte

La madre di tutte le paure è la paura


della morte, intesa come uno stato di
consapevole, assoluta debolezza (e
conseguente solitudine). Il potere che deriva
da questa paura è immenso e pervasivo in
ogni aspetto della vita quotidiana12.
La paura della morte è il primo nemico
da abbattere.

12
Soprattutto in questo caso estremo, pare assai ingenuo
e molto poco efficace il consiglio di La Boétie: “Siate
risoluti a non servire più, ed eccovi liberi” (Discorso sulla
servitù volontaria, 1576). Occorre certamente una
strategia, o un mezzo, o un alleato decisamente più
risolutivi. 25
26
9.
Tesi IX
Sullo strumento della lotta

La paura della morte si può abbattere


con l’amore per la vita. Infatti, poiché la
morte fa parte della vita, chi teme la morte,
teme e odia anche la vita. Dunque, per
combattere e vincere la paura della morte
occorre assolutamente identificare e
alimentare nella propria coscienza una
splendida e amorosa ragione per vivere,
occorre cioè attribuire un senso nitido e

27
generativo13 (antropologico o metafisico14)
alla propria esistenza.

13
Generativo di che cosa? Quale dovrebbe essere il
prodotto auspicato di tale sforzo indagatore, l’ambito
premio per la nostra indefessa ricerca? Certamente,
prima di tutto, la conquista di quel valore dal quale ci
onoriamo di trarre la nostro specifico antroponimo: la
libertà (in primis, la libertà interiore). Successivamente,
grazie e attraverso l’uso giusto della libertà conquistata,
si formerà in noi la consapevolezza di operare nella e per
la giustizia. Da quella consapevolezza non potrà che
discendere la vera pace del cuore, una pace trascendente
e definitiva. In sintesi: pace, giustizia e libertà sono
generate (conquistate) attraverso la (progressiva)
definizione del significato (antropologico o metafisico)
della propria vicenda esistenziale.
A proposito dell’uso giusto della libertà, poi, mi pare utile
parafrasare e reinterpretare il famoso detto di M. L. King
(“La mia libertà finisce dove comincia la vostra”): la mia
libertà inizia dove incomincia la libertà di tutti. In altri
termini: la mia libertà è ben utilizzata solo quando è
28 finalizzata alla liberazione altrui. Infine, cercando una
bussola valoriale che possa efficacemente orientarmi in
questa topografia morale, non posso non pensare ad
alcune celebri massime: comportati con gli altri nello
stesso modo in cui vorresti che gli altri si comportassero
con te (Yeshùa di Nazaret); sii tu il cambiamento che vuoi
vedere nel mondo (Gandhi); non chiederti che cosa può
fare il tuo paese [la società] per te, chiediti che cosa puoi
fare tu per lui [lei] (J. F. Kennedy).
14
Personalmente, ho scelto l’opzione metafisica. In
appendice a questo volumetto, mi permetto di offrire al
lettore una sintesi (incompleta) della mia riflessione
esistenziale, che non vuole e non deve assolutamente
essere considerata come un antilibertario tentativo di
indottrinamento: è semplicemente la testimonianza di
10.
Tesi X
Sull’efficacia dello strumento

La splendida e amorosa ragione per


vivere, il senso nitido e generativo della
propria esistenza, sono tanto più efficaci,
nella lotta per l’autoliberazione, quanto più
si avvicinano alla verità ultima dell’uomo. In
altri termini, la nostra ragione per vivere è
tanto più vera (ed efficace per la causa
libertaria) quanto più si identifica con la
ragione per la quale siamo stati chiamati
all’esistenza. La creatura che riuscisse a
individuare la ragione per la quale è stata
creata, e a vivere secondo la logica di quella
stessa ragione, sarebbe onnipotente nella
propria definitiva, assoluta, libertà di
autodeterminarsi.

uno tra gli infiniti percorsi che ciascun libertario, per


amore e fedeltà a se stesso, può trovarsi a percorrere nel
corso della sua ricerca di senso.
29
30
11.
Appendice
Un manifesto del libertarismo cristiano

Libertarismo cristiano15 indica una


visione della vita (per alcuni, una corrente

15
Questo costrutto non deve sembrare un ossimoro
poiché, a parte le numerose testimonianze concrete che
attestano storicamente non solo la percorribilità di
questo specifico percorso ma addirittura la sua maggiore
bontà in gran parte dei contesti, esistono almeno tre
fondamentali caratteristiche che accomunano il
cristianesimo con il libertarismo (e l’anarchismo classico):
a) la dimensione interclassista (che li distingue, per
esempio, dal marxismo), in quanto entrambe sono delle
proposte rivolte a tutti e a ciascun essere umano, a
prescindere dal gruppo antropologico e socioeconomico
di appartenenza;
b) il non dogmatismo – a parte, naturalmente, i rispettivi
dogmi fondanti, che si possono sintetizzare
(semplificando al massimo) con le espressioni “Dio è
amore” e “la libertà è il bene supremo” (N.B. ci si riferisce
qui al cristianesimo primigenio narrato nei testi sacri, non 31
certo alla forma istituzionale assunta attraverso secoli di
normalizzazioni);
c) la condizione di realtà in divenire, cioè non ancora
compiutamente manifestatasi ma già pienamente
operante come segno e strumento di trasformazione
della società.
A proposito della condizione del già ma non ancora,
Errico Malatesta “considerava la società anarchica alla
stregua di un’aspirazione di lungo periodo, delineabile
come un insieme di valori e di desideri di libertà e
uguaglianza, ovvero un’etica; un orizzonte lontano, che
filosofica) secondo la quale i principi teorici
dell’anarchia (nella sua formulazione
classica) si possono e si devono
concretizzare negli atteggiamenti e nei
comportamenti suggeriti specificamente
dall’insegnamento e dalla testimonianza di
Yeshùa di Nazaret (Gesù Cristo), così come
vengono proposti dai testi sacri e compresi
con l’ausilio indispensabile di un particolare
intuito illuminante, altrimenti conosciuto
come Spirito santo.
Il rapporto con le istituzioni
ecclesiastiche non pone problemi, a
condizione che esso non giunga a
manifestarsi secondo una relazione di tipo
autoritario, autoreferenziale e dogmatico (in
entrambi i sensi: istituzione-fedele e fedele-
istituzione)16.

poteva essere raggiunto edificando nel presente forme di


vita coerenti con il fine prefissato” (Ragona, op. cit., pp.
78-79). Per ulteriori approfondimenti sul tema, si
consiglia di iniziare da Anarchia e cristianesimo di Jacques
Ellul (Elèuthera, 1993) e Cristiani e anarchici, di Lucilio
Santoni (Infinito, 2014).
16
A questo proposito, trovo molto suggestive le
32 ricostruzioni storiche (alle quali ovviamente rimando per
i necessari approfondimenti) che molti studiosi ci hanno
offerto dell’organizzazione delle prime comunità
cristiane, i cui vescovi, eletti insieme ai diaconi dalle
I libertari cristiani, richiamandosi ai vari
brani evangelici in cui si evidenzia un
rapporto stretto tra potere mondano e il
Male17 (comunque si interpreti questo
termine18), giudicano con sospetto
l’esercizio di qualunque tipo di potere
personale, politico e religioso, in qualunque
forma esso si manifesti. Lo Stato rappresenta
oggi la forma visibile più evidente di questo
potere. Tuttavia, crediamo che esista una
forma invisibile di potere autoritario che
precede, genera e legittima tutti i poteri
autoritari visibili: si tratta del potere che il
Male esercita all’interno di ciascuna
persona. I libertari cristiani si riconoscono
come tali proprio perché individuano
nell’amicizia e nella frequentazione

singole comunità, avevano delle competenze puramente


logistico-amministrative (e non di magistero, che era
invece affidato ad altre persone, i profeti, ritenuti più
importanti). Cfr. Romano Penna, Le prime comunità
cristiane, Carocci, 2a ed. 2018, p. 135.
17
“Il diavolo condusse [Yeshùa] in alto, gli mostrò in un
istante tutti i regni della terra, e gli disse: Ti darò tutto
questo potere e la loro gloria, perché a me è stata data e
33
io la do a chi voglio” (Lc 4,5-6).
18
In chiave materialistica, psicologica, spirituale, etica,
sociale, ambientale, ecc.
spirituale con Cristo l’unico, efficace
strumento di liberazione interiore19.
Ci sembra evidente che il primo e
fondamentale potere autoritario da
abbattere è quello che opera, in maniera più
o meno percepibile dalla coscienza,
all’interno della personalità di ciascun
individuo. Nel momento in cui, poi, una
persona giunga a liberarsi del se stesso
autoritario, per portare la lotta libertaria in

19
Yeshùa dice: “Chiunque commette il peccato [il Male] è
schiavo del peccato [del Male]” (Gv 8,35). E ancora: “Se
rimanete nella mia parola [...] conoscerete la verità e la
verità vi farà liberi” (Gv 8,31-32). Ma qual è questa verità
liberante, dove la si può trovare? Yeshùa stesso ce lo
rivela: “Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al
Padre [può liberarsi] se non per mezzo di me” (Gv 14,6).
E come avverrà questa liberazione? Yeshùa lo esplicita
chiaramente: “Se uno osserva la mia parola, non vedrà
[subirà] la morte in eterno” (Gv 8,51). E conclude: “Se
dunque il Figlio vi farà liberi, sarete liberi davvero” (Gv
8,36). In altri termini, Yeshùa ci libera innanzi tutto
liberandoci dalla paura della morte. Infatti, “la legge dello
34 Spirito, che dà vita in Cristo Gesù, [ci] ha liberat[i] dalla
legge del peccato e della morte” (Rm 8,2). “Quelli che
vivono secondo lo Spirito, tendono verso ciò che è
spirituale: [...] lo Spirito tende alla vita e alla pace” (Rm
8,5-6). E “Dio, che ha risuscitato Gesù dai morti, [...] darà
la vita anche ai [nostri] corpi mortali per mezzo del suo
Spirito che abita in [noi]” (Rm 8,11). Sul tema della
sconfitta della (paura della) morte, cfr. 1 Corinzi, cap. 15
(in particolare il v. 26 e i vv. 54-56).
seno alla società non occorrerà stabilire
nuove particolari strategie, poiché la sua
inevitabile testimonianza di libertà agirà
spontaneamente, per sua natura (non potrà
non agire), come stimolo e fermento
generativo nel contesto familiare e sociale
nel quale si manifesterà.
Nella storia del pensiero e
dell’attivismo libertario, l’autorevole figura
del russo Lev Tolstoj (1828-1910) emerge
come una personalità di sicuro riferimento
per quanto riguarda la specificità cristiana, in
particolare per via della sua riflessione sui
seguenti punti:
a) il valore assoluto del pacifismo, della
non-violenza, dell’antibellicismo, contro
ogni forma di nazionalismo e razzismo;
b) l’intuizione che tutte le guerre e le
violenze traggono la loro origine all’interno
del cuore degli uomini;
c) la certezza che la necessaria
trasformazione (conversione) spirituale
degli individui non può essere realizzata da
alcuna organizzazione istituzionale, fosse
essa un partito o un governo;

35
d) l’individuazione dell’ambiente
naturale come contesto privilegiato per fare
esperienza della vita reale nella verità
antropologica, riconoscibile nella fratellanza
e nell’amore per il prossimo, avendo come
modello il cristianesimo delle origini;
e) l’ideale della cooperazione nel
contesto di un’economia sobria,
collettivistica, dove non sia prevista la
proprietà privata, completamente libera
dalle ingerenze stataliste;
f) la necessità di una società fondata
su piccole comunità esemplari,
interconnesse secondo modalità federaliste,
promotrici di una vera, progressiva
secessione pacifica da ogni potere politico
centralista20.
Come per Tolstoj, anche per l’ebreo
tedesco Gustav Landauer (1870-1919) l’idea
20
La bibliografia di e su Lev Tolstoj è immensa. Ci si può
tuttavia fare un’idea più precisa del libertarismo cristiano
grazie a Lev Tolstoj, Al clero e altri scritti anarcocristiani,
Relapsus, 2014. Vedi anche: Lev Tolstoj, Il risveglio
interiore, Incontri Editrice, 2010; Lev Tolstoj (a cura di N.
Battiloro), Il regno di Dio è in voi. Ovvero il cristianesimo
dato non come una dottrina mistica, ma come una
36 morale nuova, Marcovalerio, 2001; Nicolas Weisbein,
L’evoluzione religiosa di Lev Tolstoj, Centro Gandhi, 2016.
di rivoluzione “sfiorava quella di redenzione,
un riscatto totale e radicale dell’uomo nella
storia. La rivoluzione, per lui, non era
dunque un evento cataclismatico, ma un
lungo processo di transizione politica e
spirituale. [...] La sua idea di trasformazione,
quella che avrebbe realizzato la comunità
anarchica, poteva essere meglio espressa
con la parola rigenerazione”21.
Nella stessa direzione di pensiero
(sebbene scevri dell’interesse spirituale di
Tolstoj) si trovano anche autori come Rudolf
Rocker (1873-1958), per il quale la cultura (e
non la violenza) è “l’antidoto alla supremazia
incontrastata del principio politico”,
prospettando “un avvenire all’insegna del
progresso e della libertà, a patto di
riconoscere l’anarchismo stesso come un
grande fatto culturale”22; e Camillo Berneri

21
Gustav Landauer, Die Revolution, Rütter & Loening,
1907 (trad. it. La rivoluzione, Diabasis, 2009), cit. in
Ragona, op. cit., p. 98.
22
Giampietro Berti, Un’idea esagerata di libertà.
Introduzione al pensiero anarchico, Elèuthera, 1994, cit.
in Ragona, op. cit., pp. 99-100. Cfr. Rudolf Rocker,
Nationalism and Culture, Freedom Press, 1937, trad. it. in
37
2 voll. nel catalogo delle Edizioni della Rivista
Anarchismo, Catania 1977-1978.
(1897-1937), il quale proponeva di
“accantonare l’attesa della rivoluzione
cataclismatica e risolutiva, sviluppando per
contro graduali esperienze di autogestione,
a livello comunale per esempio, inserite in
una praticabile proposta federalistica”23.
Per quanto riguarda gli attivisti puri,
infine, pare utile almeno menzionare il
francese Louis Lecoin (1888-1971) e l’italiano
Marco Pannella (1930-2016), entrambi
fautori di un libertarismo non violento24,
legale, riformista e innanzitutto culturale.
Entrambi, poi, fondatori di mass media (il
mensile Défense de l’homme e il settimanale
Liberté l’uno, Radio Radicale l’altro);
entrambi campioni della disobbedienza
civile, dell’obiezione di coscienza, del non
bellicismo e dell’antimilitarismo25; entrambi
maestri dell’arte della provocazione nei
23
Ragona, op. cit., p. 80. Cfr. Camillo Berneri, Umanesimo
e anarchismo, a cura di G. Fofi, e/o, 1996.
24
Marco Pannella insisteva spesso sul concetto che “non
è vero che il fine giustifica i mezzi; al contrario: i mezzi
prefigurano [qualificano, legittimano] il fine”.
25
Louis Lecoin ebbe modo di affermare: “Se anche mi
fosse dimostrato che facendo la guerra il mio ideale
38 avrebbe la possibilità di realizzarsi, direi lo stesso no alla
guerra, poiché non si crea una società umana
fabbricandola su mucchi di cadaveri”.
luoghi pubblici; entrambi formidabili
digiunatori per la causa delle libertà
individuali e dei diritti fondamentali della
persona26.
Questi scrittori e attivisti sono stati
portati come esempi concreti di un certo
modo di pensare e vivere un libertarismo che
incarni altresì i principi fondanti del
cristianesimo. A prescindere dal fatto che
questi uomini abbiano o non aderito
formalmente al cristianesimo, ci pare
corretto affermare che, nella pratica, hanno
cercato di comportarsi ispirandosi al valore
evangelico della solidarietà e hanno lottato
per la sua affermazione nella società27.

26
Su Lecoin si possono utilmente leggere le seguenti
fonti: Louis Lecoin, Le Cours d’une Vie, Lecoin, 1965 (in
francese); Louis Lecoin, De Prison en Prison (formato
Kindle, in francese), FeniXX réédition numérique (Lecoin),
1947; Sylvain Garel, Louis Lecoin: an Anarchist Life,
Sharply Library, 2000 (in inglese).
Su Pannella: Marco Pannella e Matteo Angioli, Una
libertà felice. La mia vita, Mondadori, 2016.
27
A questi, si potrebbero legittimamente aggiungere le
seguenti personalità dell’anarchismo post-classico: il 39
filosofo personalista Emmanuel Mounier; il linguista anti-
imperialista Noam Chomsky (contro la dittatura culturale
della tecnocrazia); l’architetto e urbanista Colin Ward
(fautore della creazione, nel tessuto sociale ordinario, di
una rete di contropoteri); Paul Goodman (per un
Ovviamente, i libertari cristiani
riconoscono esplicitamente come loro
amico, maestro e liberatore Yeshùa di
Nazaret, colui al quale Dio ha dato, già e non
ancora, “ogni potere in cielo e sulla terra”
(Mt 28,18).

anarchismo della vita quotidiana); il sacerdote cattolico


Ivan Illich (demistificatore della modernità e critico
feroce della gestione tecnocratica del potere, da lui
definita come fascismo manageriale). Goodman e Illich,
tra l’altro, furono teorici e sperimentatori di metodi
pedagogici rivoluzionari, basati sull’applicazione pratica,
nel contesto scolastico, dei principi libertari di
40
autodeterminazione democratica, in riferimento ai
docenti insieme ai discenti.
12.
Questioni ancora aperte

1. Tra le varie declinazioni della libertà


personale, può trovare piena legittimità
anche la facoltà di una persona di ridurre o
limitare le proprie libertà28? A quali
condizioni? Per quali scopi?

...

2. Può un libertario impegnarsi


direttamente e personalmente in una
competizione elettorale? Con quali obiettivi
e a quali condizioni?29

28
“Per chi ha l’animo di un servo, la sola pace, la sola
felicità è nell’avere un padrone e nulla è più faticoso e
veramente spaventoso dell’esercizio della libertà” (Carlo
Levi, in La Nazione del Popolo, 2 novembre 1944). Leggi
l’articolo completo in:
https://www.gruppolaico.it/2018/07/12/paura-della-
liberta/
Vedi anche Carlo Levi, Paura della libertà (Einaudi, 1946),
Neri Pozza, 2018.
29
Camillo Berneri “proponeva che i toni della retorica 41
anti elettoralistica fossero ammorbiditi, per evitare di
cadere nella [...] fobia del voto; non bisognava
indietreggiare sdegnosamente di fronte alla possibilità di
sfruttare ogni spazio concesso dal potere (quello di
esprimersi in un referendum, per esempio, o di orientare
...

3. Il principio di non violenza può e


deve essere rispettato in ogni circostanza,
fino all’estremo sacrificio? E qualora si tratti
della vita e della morte di altre persone?

...

I vostri contributi saranno molto


apprezzati all’indirizzo di posta elettronica
civicieliberi@gmail.com.

i processi reali influenzando le scelte politiche)”. Errico


Malatesta, di contro, rimase sempre “fermo nella
spiccata diffidenza verso il parlamentarismo e la prassi
elettorale”. Cfr. Ragona, op. cit., pp. 79-81.
42
Castelfranco Veneto (Treviso), 30 maggio 2021