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Titolo originale dell'opera: Animal Talk

Traduzione di Lucia Panelli


Copyright © 1999 by Penelope Smith
Copyright © 2000, 2003 Gruppo Editoriale Armenia S.p.A.
Via Valtellina, 63 Milano
email: armenia@armenia.it sito web: http://www.armenia.it
Stampato da AGGEP S.a.s.
per conto del Gruppo Editoriale Armenia S.p.A
Introduzione
Due parole agli amanti degli animali
Adoro gli animali e non riesco nemmeno a immaginare l'esistenza senza quelle
miriadi di forme e stili di vita che accrescono la bellezza del mondo e
arricchiscono il nostro modo di guardare la vita.
Più che pensare ad animali e persone come «loro» e «noi», considero ogni forma
vivente, incluse piante, rocce, acqua, aria e tutto ciò che ci circonda, come un
tutt'uno simbiotico. Lavoriamo e ci inuoviamo insieme secondo un ciclo
sviluppatosi nel corso dei millenni; una rappresentazione nella quale recitiamo,
osserviamo e impariamo ad apprezzare maggiormente la vita e il contatto con gli
altri. Creiamo un'armonia che si infrange quando crudeltà, abuso e
incomprensione si sostituiscono alla comunicazione, evento che purtroppo accade
spesso nel rapporto dell'uomo con il restante regno animale.
Fortunatamente, esistono da sempre uomini che rispettano e trattano gli animali
come fratelli e sorelle spirituali. Quello della comunione e della comunicazione
con altre specie non è un concetto
nuovo, è infatti un filo intessuto in ogni tradizione religiosa e, come elemento
basilare della vita, nelle comunità tribali di molti paesi. Individui
straordinari come San Francesco, Albert Schweitzer, Mahatma Gandhi, Jane Goodall
e Francine (Penny) Patterson ne sono un perfetto esempio.
L'obiettivo di questo libro è quello di sviluppare, risvegliare e favorire il
legame fra le specie per tutti coloro che lo cercano e lo desiderano.
Ovviamente, chi ha scelto questo testo prova una certa affinità con gli animali
o è per lo meno spinto dalla curiosità di saperne di più sul rapporto con essi.
Nelle pagine che seguono troverete le indicazioni su come avvicinarvi di più
agli animali, migliorando le vostre capacità di comunicare con loro. Che gioia e
comprensione fra gli esseri di questo pianeta possano prosperare !
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La natura della comunicazione con gli animali
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Il termine animale deriva dal latino anima, il cui significato è principio di
vita, respiro, aria, anima, essere vivente.
Sia gli animali umani che non umani sono una combinazione di corpo e spirito,
owerossia forme biologiche animate da esseri o essenze spirituali. Per molti
individui è difficile accettare l'esistenza di un aspetto spirituale negli
animali, poiché in loro è radicata la convinzione secondo la quale gli animali
sono oggetti o comunque esseri inferiori, addirittura creature robotiche guidate
esclusivamente dall'istinto e prive di capacità razionali, sentimenti o
possibilità di scelta. Ed è proprio a causa di queste convinzioni che molti
uomini giustificano o scusano trattamenti crudeli o insensibili nei confronti
degli animali.
Per molti esseri umani il tutto nasce dalla considerazione di loro stessi come
semplici corpi, o prodotti genetici privi di essenza spirituale. Una simile
concezione può indurre mancanza di rispetto e comportamenti disumani anche nei
confronti di altri individui. Per chi vive con una simile convin
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zione diventa estremamente difficile, se non impossibile, riconoscere la natura
spirituale di altre forme di vita. )
Prova della natura spirituale di creature umane e non umane è il miglioramento
della totalità dell'essere vivente, se trattato con rispetto e comprensione.
Concetto fondamentale alla base della mia professione è il riconoscimento
dell'animale individuale come essere spirituale che abita, o anima, una forma
particolare. Utilizzando questa prospettiva nella comunicazione è possibile
risolvere i turbamenti e i problemi comportamentali, guarire più velocemente
ferite e malattie e rendere l'individuo più felice, consapevole e vitale. Tutto
ciò non sarebbe possibile se assumessi un atteggiamento behaviorista, secondo il
quale l'animale è un insieme di comportamenti automatici e istintivi ed è privo
di raziocinio. Al contrario, considerando ogni aspetto del suo essere (fisico,
emotivo, mentale e spirituale), si sviluppa un atteggiamento di assoluta
comprensione nei confronti di tutte le creature.
Come specialista nella comunicazione animale, dedico la mia attenzione a tutti
gli esseri viventi, in particolar modo a quelli a quattro zampe ricoperti di
pelo, a quelli a due zampe con le piume o con altre caratteristiche fisiche
diverse da quelle del
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* ^
['Homo sapiens. Le migliaia di incontri con gli animali e i loro compagni umani,
mi hanno aiutato ad affrontare e risolvere problemi comportamentali e di
turbamento emotivo, a favorire la guarigione in caso di malattia (naturalmente
in accoppiata con le nccessarie cure veterinarie), a migliorare la
comuni( azione con gli animali e la comprensione di essi, a stabilire delle
linee guida per una corretta alimentazione e a equilibrare l'energia corporea.
Conferenze e workshop nascono con l'obiettivo di aiutare gli individui a
ritrovare la loro capacità di comunicare i on gli animali.
La capacità innata di comunicare
La domanda che mi viene invariabilmente rivolta all'inizio di ogni conferenza è
quando ho iniziato a comunicare con gli animali e come ho imparato o ho capito
di possedere la capacità di comprendere ciò (lie pensano e provano.
Come la maggior parte dei bambini, anch'io da piccola adoravo accarezzare e
osservare gli animali. Avvertivo per istinto ciò che provavano e capivo
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immediatamente le loro necessità. Potevo «essere» loro. Crescendo, mi resi conto
di essere in grado di parlare con loro ad alta voce, o tramite il pensiero, e di
ottenere mentalmente una loro risposta. Era un processo naturale; sapevo che mi
amavano quanto io amavo loro e che potevano pensare e parlarmi.
Tutti gli esseri viventi possiedono la capacità innata di comunicare e di
comprendersi reciprocamente. Tutti, o comunque la maggior parte dei bambini,
vivono esperienze di comunicazione mentale o telepatica con altre specie.
Insieme alla gestualità, è quello il loro modo di comunicare prima di imparare a
parlare.
Tuttavia, quando imparano a parlare, tendono a soffocare la loro capacità di
comunicazione attraverso il pensiero, poiché l'espressione verbale viene
maggiormente riconosciuta e incoraggiata dagli adulti e ottiene più attenzione.
È così che le capacità telepatiche iniziano a diminuire, come accade a ogni
funzione quando non viene utilizzata. A ciò si aggiunge la derisione di cui
diventa oggetto, da parte degli adulti, il bambino che fa affermazioni del tipo
«il cane mi ha detto che ha mal di pancia». Frasi del genere vengono
classificate come espressioni di una fervida immaginazione o addirittura come
bugie, per colpa delle quali il piccolo può
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anche essere punito. Logicamente, la maggior parte dei bambini impara in fretta
che la capacità di percepire e comprendere i pensieri degli animali non è
catalogabile come «desiderabile» poiché, in effetti, non esiste. Così, soffocano
questa loro capacità o finiscono per perderla naturalmente, poiché non è
possibile conservare una capacità che si ritiene impossibile da gestire o
addirittura inesistente.
Giunge così il momento in cui i bambini non considerano più gli animali come
esseri pensanti e senzienti. A ciò si aggiunge una generale incapacità a
insegnare ai più piccoli a trattare con dolcezza gli animali e a scoprirne le
esigenze fondamentali. Nel momento in cui maltrattano gli animali, i bambini
sopprimono totalmente il desiderio di conoscere o comprendere il loro legame
spirituale con i loro amici a quattro o a due zampe. Anche quando sono ancora
piccoli, può accadere che i bambini prendano in giro chiunque faccia riferimento
a esperienze mentali o spirituali che vadano al di là di ciò che viene
rigidamente concepito come «normale». I più giovani non fanno altro che
applicare quelle convinzioni e quei comportamenti che sono stati loro trasmessi
come accettabili.
Nel corso della vita alcuni fortunati individui accetteranno l'esistenza di
qualità o di dimensioni
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mentali e spirituali al di là di ciò che viene considerato «normale» e seguendo
i metodi applicati da altri uomini nel corso della storia, potranno riacquistare
quella che un tempo era una capacità innata di comunicazione mentale.
La mia esperienza
Per quanto mi riguarda, non ho mai perso la capacità di comunicare con gli
animali. Poiché gli adulti e i miei coetanei mi deridevano quando affermavo di
ricevere messaggi telepatici dagli animali, decisi che era meglio non parlare
più con gli altri di quelle mie esperienze. Mia madre affermava spesso che
possedevo «una fervida immaginazione» e che ero «testarda come un mulo». Chissà,
forse proprio queste due qualità mi hanno permesso di conservare le mie
capacità!
Non volevo perdere la fiducia, l'affetto e la comprensione dei miei amici
animali o tradire la reciproca consapevolezza della loro intelligenza e capacità
comunicative. Ritenevo tutto ciò troppo importante perché potesse venire
distrutto dall'incom
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prensione altrui. Così continuavo ad accoccolarmi con Fritzi, il mio gatto e a
divertirmi con Winkie, il mio parrocchetto che, seduto sui miei occhiali, mi
lisciava delicatamente le sopracciglia mentre facevo i compiti. Trascorrevo ore
e ore nel parco a parlare a uccelli e farfalle per convincerli a posarsi sulla
mia ni ano. Cercavo di fare capire a quei piccoli esseri che non avrei fatto
loro del male e quando finalmente mi si avvicinavano, non stavo più nella pelle
dalla gioia.
Dopo avere lasciato la casa dei miei genitori, per anni non potei tenere degli
animali poiché al college era vietato. In quel periodo non prestavo molta
attenzione alla mia capacità di comunicazione, che restava così nascosta sotto
la superficie, come la conoscenza di una lingua straniera, che riaffiora solo
quando si incontra una persona che parla quella lingua.
Studiai scienze sociali con la speranza di imparare a capire di più i miei
simili e potere migliorare le loro condizioni. Nel 1971, mi trovai nella
condizione di potere avere nuovamente degli animali. Inoltre, lavorando come
consulente, avevo acquisito la tanto desiderata conoscenza e metodologia pratica
per aiutare la mente e lo spirito umano.
La mia capacità di comunicare con gli animali si
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arricchì di una nuova dimensione: oltre a essere in grado di parlare con essi,
avevo acquisito gli strumenti necessari per aiutarli. Scoprii infatti che le
tecniche utilizzate per aiutare gli uomini a superare i traumi passati, a
liberarsi da turbamenti emotivi e ad affrontare problemi e blocchi mentali, si
adattavano anche per gli animali.
Peaches, una gattinà bianca e nera, è stata la mia prima cliente. Mi era stata
affidata da quella che avrebbe dovuto essere la sua padrona, ma che in realtà
non aveva più nessuna voglia di interessarsi alla bestiola. Peaches era
terrorizzata: si nascondeva appena si avvicinava un essere umano e rifuggiva il
contatto con i suoi simili.
Poche settimane dopo il suo arrivo, si presentò con un morso sulla schiena: era
stata attaccata da un altro gatto. Pulii e medicai la ferita, convinta che si
sarebbe rimarginata facilmente. Tuttavia, Peaches aveva in mente qualcos'altro.
Non appena la ferita si chiudeva, la riapriva con gli artigli. Bende e calmanti
erano inutili, poiché la gatta riusciva sempre a scoprire la ferita. Quello che
inizialmente era un taglio di un paio di centimetri si era esteso in modo
considerevole e l'animale aveva iniziato a perdere il pelo nella zona
circostante la ferita. Aveva un aspetto così orribile che gli amici mi
esortarono a prendere provvedimenti.
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Così misi Peaches su una sedia e decisi di comportarmi come avrei fatto con un
essere umano che si fosse rivolto a me in cerca di aiuto. Le posi domande
specifiche sul trauma fisico e su ciò che provava e lei mi rispose
telepaticamente. Mi trasmise immagini mentali di gatti che la minacciavano e
l'aggredivano. Rivivendo quei terribili episodi della sua vita, la gatta si
liberò di un pesante carico emotivo, sentendosi finalmente meglio.
Proseguendo nella seduta, capii che per Peaches peggiorare lo stato della ferita
costituiva la soluzione al problema della paura che provava nei confronti di
uomini e animali. Aveva infatti immaginato che rendendosi orribile, avrebbe
tenuto lontani gli esseri umani e i propri simili. E il sistema funzionava,
sebbene la facesse stare male. Una volta compresa e portata in superficie quella
decisione inconscia, la gatta divenne incredibilmente tranquilla e iniziò a fare
le fusa soddisfatta.
Il mattino successivo alla seduta, mi accorsi con stupore che la ferita si era
rimarginata e nel giro di una settimana il pelo crebbe nuovamente coprendo ogni
traccia del taglio. Ma ciò che più mi sorprese fu il cambiamento della gatta.
Sembrava un'altra! Non solo non scappava più quando uno sconosciuto entrava
nella stanza, ma gli si accoccolava addirittu
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ra in grembo a fare le fusa. Inoltre, i gatti del quartiere non la facevano più
oggetto dei loro attacchi, poiché ormai non attirava più su di sé un simile
comportamento.
Scoprii così che non solo gli animali pensano, provano emozioni, comprendono e
comunicano, ma che i principi e i metodi applicati per alleviare i blocchi
mentali degli uomini e favorire un giusto equilibrio psicoemotivo potevano
essere di grande aiuto anche per altre specie viventi.
Naturalmente non aprii immediatamente uno studio professionale con la targhetta
«specialista in comunicazione animale», ma proseguii studi e pratica sugli
«umani». Nel 1976, riscoprii una passione abbandonata da lungo: quella per la
danza e ne feci la mia principale occupazione. Tuttavia, dopo avere curato con
successo gli animali di alcuni amici, iniziò a spargersi la voce sulle mie
capacità comunicative e giorno dopo giorno, il lavoro con gli animali diventò
più che un'attività secondaria. Nel 1977, divenni ufficialmente una
professionista e specialista nella comunicazione con gli animali e iniziai a
emettere regolari parcelle per le mie prestazioni.
Fino al 1979, la danza restò comunque la mia occupazione prioritaria. Insegnavo
ad altri istruttori
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Ir mie particolari tecniche di movimento e scrissi .niche diversi libri sulla
danza.
Mentre l'attività con gli animali prendeva piede e Li conoscenza dei risultati
del mio lavoro si diffondeva, venni intervistata da svariate stazioni
radiofoniche, partecipai a numerosi programmi televisivi e In mia fotografia
apparve su molti giornali. Scrissi anche degli articoli per alcune riviste. Da
allora ho lavorato con migliaia di animali e con i rispettivi padroni e ho
tenuto innumerevoli conferenze e workshop sulla comunicazione con gli animali.
Come comunicano gli animali
La psicologia divulgativa ha diffuso alcune nozioni che potremmo definire
alquanto superficiali: poiché la struttura cerebrale di molti animali è meno
complessa di quella umana, se ne deduce che gli animali sono meno intelligenti,
non provano vere emozioni, sono privi di raziocinio e comunicano solo in modo
rudimentale, ricorrendo a grugniti, latrati, fischi e altre espressioni fisiche
non articolale. Tali convinzioni stanno però cambiando, man
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mano che gli scienziati scoprono la complessità di significati presenti nei
suoni e nelle gestualità delle creature animali, dalle api e gli uccelli alle
scimmie. Molti studiosi, liberatisi di pregiudizi «umani», hanno iniziato a
osservare le complicate ma intelligenti risposte comportamentali degli animali.
Naturalmente, si potrebbe imparare molto di più direttamente dagli animali,
attraverso cioè la comunicazione telepatica, la lingua universale. E ciò sarà
possibile mediante un potenziamento delle capacità di osservazione.
Sul vocabolario, il termine intelligenza viene così definito: capacità di
imparare o comprendere dall'esperienza, o capacità di reagire velocemente e
positivamente a una nuova situazione. Rifacendovi a questa definizione, sono
sicura che tutti voi troverete svariati esempi di intelligenza animale; basta
pensare a quante volte vi sarà capitato di sentire raccontare di cani e gatti
che hanno viaggiato per centinaia di chilometri per raggiungere i padroni che li
avevano abbandonati in seguito a un trasloco, o alle incredibili risorse di
ratti, procioni, coyote e altri animali selvatici per sopravvivere fra le
abitazioni umane dopo che l'uomo ha occupato il loro ambiente naturale.
Misurare l'intelligenza degli animali basandosi
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sulla maggiore o minore somiglianzà del comportamento animale rispetto a quello
umano, non ha senso. Gli animali hanno patrimoni genetici e capai uà fisiche
diverse da noi. Le loro reazioni variano a seconda del tipo di struttura fisica,
dell'ambiente e dell'esperienza.
Una delle principali differenze fisiche che permette all'uomo di compiere
svariate attività e di esprimere la propria intelligenza in modi impossibili
agli altri appartenenti al regno animale è dovuta ai sistemi estremamente
flessibili e sviluppati di nervi e mani, che permettono all'uomo di cimentarsi
in un'ampia gamma di attività manipolative. Ma il Luto che gli animali non
possano scrivere o suonare Li chitarra non significa che non siano intelligenti.
Gli uomini sono forse considerati meno intelligenti perché non possono volare
come gli uccelli o correre veloci come i ghepardi? Si tratta di differenze
dovute alle diverse strutture corporee e non alle ( opacità mentali. Lo stesso
essere spirituale che vive in un corpo umano e lo utilizza per progettare e
iostruire case, creerebbe un nido di rami e foglie se dimorasse nel corpo di un
uccello. Si tratterebbe comunque dello stesso essere intelligente, che però
userebbe un corpo diverso secondo le capacità fisiche di quest'ultimo.
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Se il corpo umano può offrire modi svariati e complessi per esprimere
l'intelligenza, bisogna convenire che la molteplicità e la diversità
dell'espressione di altre creature non è meno sorprendente. L'esistenza di
differenze fra le svariate specie è innegabile; ma ciò non implica
necessariamente superiorità o inferiorità. È infatti proprio la diversità che
rende la vita tanto affascinante.
Gli esseri sviluppano e utilizzano il loro corpo secondo le loro potenzialità
genetiche e le situazioni che devono affrontare, e alcuni lo fanno meglio e più
intelligentemente di altri. Molti animali domestici sono stati capaci di
assoggettare l'arte di vivere con gli uomini così bene da giungere a influenzare
e, in alcuni casi addirittura a controllare, l'attività umana.
Come gli esseri umani, ogni singolo animale si differenzia da un suo simile per
livello di intelligenza, sensibilità e capacità di comunicare. Alcuni sono più
consapevoli e interessati di altri e con loro è più facile stabilire un rapporto
di comunicazione.
Vi sono animali che non sono nulla di più che cani, gatti o cavalli e seguono
scrupolosamente gli impulsi fisici e l'eredità genetica. Altri creano un loro
stile come individui che si va ad aggiungere alla naturale tendenza del loro
fisico. Queste creature
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desiderano e sono in grado di controllare gli impulsi del corpo e di adattarsi
alla situazione nella quale vivono, per esempio, esseri più simili agli
individui i miani che li circondano.
Molti animali sono ansiosi di stabilire un rappori ( > più stretto se vengono
capiti per quello che sono e avvicinati dal loro livello di consapevolezza. In
alcuni casi sono addirittura più ricettivi o consapevoli degli uomini che
cercano di capirli.
Gli animali non comunicano solo attraverso il movimento, ma anche mediante il
pensiero, le emozioni, le intenzioni e le immagini mentali, sia fra di loro sia
con gli esseri umani. Gli uomini ricevono il messaggio telepatico nella misura
in cui sono capaci di ascoltare, di sintonizzarsi o di percepire ciò che viene
loro inviato.
Sebbene spesso io ricorra al contatto fisico per instaurare un rapporto e per
aiutare un animale in difficoltà, in linea di massima comunico telepaticamente o
mediante la trasmissione del pensiero e delle emozioni, verbalmente o in
silenzio. Nonostante molti animali capiscano il linguaggio verbale, grazie alla
loro familiarità con la lingua umana, comprendono spontaneamente le nostre
intenzioni, emozioni, immagini o pensieri nascosti dietro le parole, anche se
non comprendono totalmente le
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parole stesse. Poiché gli animali non vengono spinti a credere che le parole o i
simboli costituiscano l'unico modo per comunicare, non perdono la loro innata
sensibilità e capacità telepatica, come invece accade alla maggior parte degli
uomini.
Quando mi trasmettono i loro pensieri e le loro emozioni, afferro ciò che
vogliono dire e solitamente traduco in parole il loro messaggio, così come siamo
abituati a fare noi umani. Quando descrivono un episodio della loro vita, vedo
la scena dal loro punto di vista, percependo mentalmente i suoni, le emozioni e
qualsiasi sensazione essi abbiano provato. Se vi è capitato qualche volta di
sapere perfettamente ciò che sta pensando un'altra persona, di esprimere a voce
alta lo stesso pensiero simultaneamente, di provare le emozioni o percepire le
immagini mentali di un altro, allora per voi sarà più facile capire come
comunico con gli animali e come potreste farlo anche voi.
Gli animali capiscono ciò che dite o pensate, naturalmente se vi prestano
attenzione e se hanno voglia di ascoltarvi (proprio come noi umani). Spesso gli
animali si sbarazzano dell'obbligo di fare ciò che voi volete, facendo finta di
non capire. Accade che siano gli uomini stessi a favorire questo loro
comportamento affermando che il loro cane
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t
(f.atto, uccello, cavallo, tartaruga...) è stupido e non e apisce niente. Molti
animali, come molti bambini, interpretano il ruolo che noi ci aspettiamo da loro
e '.i comportano da stupidi. Cosi, si liberano del peso 111 dovere ubbidire alle
nostre richieste.
L'aspetto più interessante è che più si rispetta l'intelligenza degli animali,
si parla loro, li si coinvolge nella propria vita e li si considera come amici,
più questi reagiscono con intelligenza e affetto. Non dimentichiamo infatti che
tutti gli esseri viventi tendono a prosperare quando vengono fatti oggetto di
amore e comprensione.
Un giorno, mentre visitavo un collegio, ho avuto prova di quanto ho appena
affermato. Nell'istituto viveva un pastore irlandese e mi bastò un'occhiata per
capire che l'animale era perfettamente consapevole di ciò che accadeva intorno a
lui. Tuttavia, era • i uivinzione generale che fosse uno stupido e che non ne
combinasse una giusta. Ubbidiva raramente, si trascinava per i locali
dell'istituto e si sdraiava su tappeti e divani, sebbene fosse stato sgridato
ripetuta mente.
Quando in sua presenza mi dissero che era veramente tonto, mi trasmise
immediatamente un pensiero, «Non rivelargli ciò che sto facendo, mi diverto».
(Naturalmente queste parole sono la mia tradu
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zione del concetto trasmessomi dal cane. A volte gli animali trasmettono frasi
che hanno imparato, ma la maggior parte delle volte le parole sono
un'approssimazione nella lingua umana del pensiero e delle emozioni inviati).
Scoppiai a ridere, poiché quel cane era pienamente consapevole di ciò che la
gente pensava di lui e della vita che conduceva, faceva solo quello che voleva,
osservando chi lo circondava e imparando dal loro comportamento.
Nonostante la sua preghiera, mi sentii in dovere di chiarire quali erano le sue
effettive capacità mentali e così spiegai che era molto intelligente e che
capiva perfettamente che cosa accadeva intorno a lui e che cosa gli diceva la
gente. Il cane si adirò con me per avere svelato la sua vera natura, ma non
sopportavo che quella menzogna sulla sua supposta stupidità continuasse ancora a
lungo. Più tardi, quando lui ne ebbe voglia, comunicammo ancora e mi spiegò che,
dopo tutto, assecondare le aspettative di chi lo circondava poteva anche essere
piacevole, soprattutto se fosse servito a rendere la loro vita più felice.
Ripensando al modo in cui si era fatto gioco di tutti quegli esseri umani, non
riesco a trattenere un sorriso. E quello non era un cane intelligente?
Naturalmente, gli animali, come d'altronde gli
30
«¦.seri umani, possono interpretare male un messaggio e non capire ciò che si
sta cercando di dire loro, ••I n'cialmente se non si è più che chiari su quello
che m vuole. Oppure possono essere distratti da quanto li circonda, soprattutto
da ciò che attira i loro bisogni fisiologici, come l'odore del cibo o di altri
anim.ili. Perché prestino attenzione al messaggio invialo e lo comprendano è
necessario mantenersi all'inini io del regno della loro esperienza.
( Chiedere a un gatto di suonare il pianoforte proI umilmente non ha per lui
alcun significato e così non reagirà alla richiesta nel modo desiderato. È
inoltre importante amare gli animali e rispettarli per i (nello che sono: esseri
viventi con loro scelte e loro desideri e influenzati, entro un certo livello,
dalla Imo particolare eredità genetica. Proprio come noi.
Prendiamo esempio dai nostri amici animali, che < chiedono solo ciò che siamo in
grado di dare loro
. i accettano e ci amano per quello che siamo.
¦reniamo di comunicare con loro e facciamoli
f,etto di affetto e comprensione.
Alla domanda che spesso mi viene rivolta su i |i lale sia l'animale più
intelligente, è difficile rispondere in modo esauriente, poiché ogni corpo ha
una propria funzione e corpi diversi hanno funzioni diverse. Ciò che potrebbe
essere considerato intelli
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gente per una specie animale potrebbe non esserlo per un'altra. Corpi più
complessi con cervelli maggiormente sviluppati sembrano avere più scelte
programmate nel loro «computer», sebbene abbia riscontrato forme di
comunicazione «avanzata» in specie cosiddette «inferiori», quali gli insetti.
Ciò che gli animali fanno con le limitazioni del loro tipo di programma corporeo
varia fra gli individui di ogni specie. In generale, gli animali più grandi e
quelli che dimostrano con maggior facilità il desiderio di comunicare con gli
umani vengono spesso considerati più flessibili, sensibili o intelligenti (per
esempio, balene, delfini, elefanti, scimmie, cavalli, cani, gatti e altri
animali domestici). Tuttavia, è possibile trovare esseri molto intelligenti o
saggi anche in forme meno complesse. Per esempio, chi mi viene a trovare resta
sbalordito dall'acume e dall'intensità della comunicazione di alcuni miei
piccoli amici, quali una tartaruga scatola, una lucertola anolide e un
porcellino d'India.
Due balene, due cani o due gatti non presentano mai lo stesso livello di
intelligenza, di capacità comunicativa o di risposta emotiva. Inoltre, la
capacità personale di percepire gli animali come esseri simili a noi e di
stabilire un certo tipo di rapporto può generare giudizi completamente diversi.
Ani
32
\± ,..,.»
nli giudicati lenti e stupidi da alcune persone, da i iv possono essere ritenuti
estremamente ricettivi
'¦vegli.
I ,a cosa meravigliosa è che possiamo imparare gli Lui dagli altri e ognuno di
noi può dimostrare la lupria intelligenza nel desiderio di osservare e di
'prendere a capire meglio gli animali.
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2
Ristabilire la comunicazione telepatica
Che cos'è la comunicazione telepatica fra specie? Il termine tele è legato alla
distanza, mentre patia al sentimento. Comunicare teleli.ideamente significa
quindi essere capaci di sentire I e capire a distanza pensieri ed emozioni di
un'altra persona. Non si tratta di una prova di agilità o capacità mentale
riservata a una percentuale ridotta di popolazione particolarmente dotata o
sensibile. Al contrario, è una capacità innata in tutte le specie, i|iiella
umana inclusa. Più di ogni altra cosa, la telepatia è un legame diretto con
l'anima di tutti gli esseri. È una comprensione attenta, ma al contempo
irrazionale; un sapere ciò che un altro individuo sta pensando, provando e
vivendo in modo così diretto da divenire un tutt'uno con l'altro.
Un simile contatto si basa sul riconoscimento che lutti gli esseri sono
intelligenti e in grado di comprendere, mettersi in relazione l'uno con l'altro
e comunicare telepaticamente. Significa ricevere una trasmissione diretta di
pensieri, immagini, sentimenti e concetti da individui appartenenti ad altre
specie, indipendentemente dalla distanza. La comu
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nicazione telepatica può infatti avvenire tra individui lontani anche migliaia
di chilometri, e muri, o altre barriere, non possono ostacolarla. Dipende
soltanto dallo stabilire la connessione, sintonizzarsi e sapere con chi si sta
comunicando (un po' come fare il numero di telefono della persona con la quale
si desidera parlare o sintonizzarsi sulla stazione radio preferita).
Dove esseri umani e non umani camminano insieme nella comprensione reciproca,
vengono a galla nobiltà e individualità di entrambi. Armonia, dignità e rispetto
reciproco solitamente prendono il posto di paura e aggressività. Persino i più
scettici riescono a vedere la differenza dopo un vero scambio telepatico
avvenuto fra umani e altre specie.
Tutto ciò differisce enormemente dallo stato disperatamente bisognoso di molti
esseri umani nei confronti dei loro animali cosiddetti «domestici».
Qualche anno fa partecipai a un talkshow televisivo a New York. La conduttrice
del programma aveva due Lhasa con i quali avrei dovuto «dialogare» nel corso
della trasmissione. Giunta agli studi, incontrai immediatamente i due cani e la
conduttrice mi chiese che cosa pensavo di loro. La donna li
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¦ ' >usiderava alla stregua di figli e, come una madre, < 'leva che fossero e
apparissero perfetti. La sua • >oe tradiva un'ansia profonda quando mi disse che
I >rrava che i suoi «tesori» non avrebbero parlato
ni.ile di lei in trasmissione. I cani erano il suo amore, l,i sua vita e non
poteva esserci niente di sbagliato in li irò. Avvertii che i cani cercavano di
soddisfare i lisogni della padrona e che dipendevano totalmeni ¦ ¦ da lei,
mentre quest'ultima cercava in loro ciò che mancava alla sua vita, frenetica e
caotica. L'interista venne tagliata per mancanza di tempo prima • 1 io i cani
avessero la possibilità di comunicare e ¦ lire tutto».
Gli animali possono soffrire degli stessi squilibri ilei padroni a causa della
loro dipendenza ma anche
¦ liI loro profondo desiderio di servire e aiutare i loro unici umani. Ecco così
che la malattia può colpire l'ani male quando cerca di fare scomparire quello
stato >li agitazione o tristezza mentale che ha colpito il padrone o, ancora,
quando cerca di rispecchiare tale slato. Solitamente, gli animali domestici non
hanno la possibilità di condurre un'esistenza secondo la loro natura. Non sono
in grado di liberarsi facilmente di eventuali squilibri se non possono correre
all'aria aperta, seguire una dieta corretta, esplorare il mondo naturale e
godere della loro indipendenza. Allon
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tanati dal loro ambiente «naturale» possono soffrire degli stessi disturbi
lamentati dai padroni.
Le cose cambiano quando gli animali vengono considerati come esseri spirituali
diversi da noi solo nella forma e quando possono vivere la loro vita ed
esprimere la loro dignità, pur continuando a godere della compagnia dell'uomo.
Chi viene a trovarmi resta spesso sorpreso da quanto i miei animali siano
rilassati, felici e indipendenti. Sono infatti liberi di andare e venire e di
instaurare nuovi rapporti con chi vogliono, animale o umano che sia.
I miei amici animali sono individui saggi e intelligenti ma soprattutto, sono lo
spirito, l'anima e l'essenza della vita. Si comportano come esseri individuali
completi, caratterizzati dalla loro dignità, dai loro capricci, dai loro
diritti, dalle loro esigenze, dalle loro espressioni e dalla comprensione
dell'equilibrio della nostra famiglia o comunità. Ci adattiamo e cambiamo
secondo la crescita e la comprensione reciproche. Prestiamo attenzione gli uni
agli altri e giungiamo alla soluzione dei rispettivi problemi in rispetto alle
necessità reciproche.
Allontanandosi dalla natura, da quell'essenza spirituale che inonda la vita e
ponendo l'enfasi sulla caccia ai beni materiali, molti individui tra
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jormano il rapporto con gli animali, degradandolo a un rapporto
padronesottoposto. Senza il piarne spirituale, anche quando dichiarano di
Jrovare affetto per i loro animali, sono spinti a fvrcare di trarre da questi
ultimi ciò che hanno Abbandonato per perseguire la loro ricerca materi.ile. E il
risultato è che gli animali rispecchiano il litro tormento.
Ma se agli animali viene dato il giusto riconosci. dito, ecco che riprendono
forza e vigore e colla
II"nano maggiormente. Man mano che i «padroni» n .coprono la capacità di
ascoltare i loro amici a I, attro o a due zampe, i problemi vengono risolti
l.icilmente senza dovere ricorrere a soluzioni drasti( In, quali immergere il
muso della bestiola nei suoi (¦¦.(.Tementi o picchiarla.
Instaurare un rapporto basato sulla comunicazione richiede tuttavia un certo
sforzo, poiché significa nhbandonare uno stile di vita frenetico e materialisi
ico per adottarne uno dove prevalgano tranquillil,i, pace e attenzione per gli
altri. Per molti individui si tratta sicuramente di un salto «nel buio», ma i
lienefici di tale cambiamento sono indubbiamente immensi.
41
Aprirsi alla telepatia
Ero ancora bambina quando capii di essere in grado di avvertire ciò che le
persone pensavano, come erano interiormente e perché lo erano. Già allora mi ero
accorta che gli individui spesso si chiudono in se stessi rifiutandosi di vedere
ciò che hanno davanti agli occhi. Sapevo che gli animali sono esseri
intelligenti in grado di capirsi fra di loro e di capire me e che, a eccezione
della forma fisica, eravamo uguali.
Per mia madre la mia era solo fervida immaginazione. E in un certo senso aveva
ragione. Ero infatti capace di «vedere» pensieri, intenzioni e immagini al di là
delle parole e delle forme fisiche. Mi sentivo circondata da un mondo di spiriti
(angeli, guide, santi, fate e altre entità incorporee) e mi chiedevo come mai
gli altri non riuscissero a vederli o non volessero vederli. Io ero spirito e
sapevo che lo spirito era ovunque intorno a me.
I ricordi della mia infanzia sono legati a molti animali (pesci rossi,
tartarughine, parrocchetti, gatti e cani), ma in modo particolare a Winky, un
pappagallino blu e a Fritzi, un adorabile gattino.
Quando avevo circa undici anni, Winky e io era
.. 42
vanio inseparabili. Ricordo che, mentre facevo i rompiti, si appollaiava sui
miei occhiali e si lisciava le piume strofinandosi sulle mie sopracciglia.
Trascorrevamo insieme ore e ore e adoravo prendermi cura di lui. Un giorno,
Winky mi morse sul naso e per il dolore e lo shock reagii colpendolo con
violenza. Ma mentre la bestiolina finiva contro il muro, già mi pentivo del mio
gesto. Cercai di farmi I Kirdonare, ma Winky non dimenticò mai la mia rea,'ione
violenta e da allora il nostro rapporto non fu più lo stesso.
Pochi giorni dopo quell'infelice episodio, Winky incominciò a comportarsi in
modo strano, ad agitali le ali in modo forsennato e a sputare sangue. Lo portai
al negozio dove lo avevo acquistato, dove gli prescrissero delle medicine e mi
fecero spendere 11itti i miei risparmi. Ma fu tutto inutile. Winky conlinuava
infatti ad avere strani attacchi. Un giorno, mi morse nuovamente e il distacco
fra di noi aumeni o ancora di più.
Pur non avendo l'esperienza che ho oggi nello scoprire le cause emotive di una
malattia, capii che nlla base di tutto c'era il nostro «litigio». Mio fratello
accettò di prendersi cura di Winky e lo portò a vivere a casa sua. In breve
tempo, il mio piccolo amico si ristabilì e visse ancora per molti anni. Non
_. 43
ho mai dimenticato i giorni allegri e felici trascorsi con Winky e con il
passare del tempo l'astio fra di noi scomparve.
Fritzi, il nostro gatto, amava tutti gli otto membri della famiglia, ma aveva un
debole per mio padre. La mamma non faceva che ripetere che noi bambini in realtà
non gli volevamo bene, visto che non ci preoccupavamo mai di cambiargli la
lettiera, compito che lei detestava. Quando decisi di assumermi l'incarico e
trasferii la lettiera nella mia stanza, io e Fritzi diventammo amici per la
pelle. Ci accoccola' vamo sul letto nella stessa posizione e dormivamo insieme
per tutta la notte. ( )gni volta che mamma e papa litigavano, ci rifugiavamo in
camera e così il nostro rapporto divenne sempre più profondo.
Quando me ne andai di casa per frequentare il college, iniziarono i guai di
l'ritzi. Dal giorno successivo alla mia partenza cominciò a soffrire ai reni e
all'intestino e in pochi mesi morì.
Anni dopo, seguii un corso di psicologia che presentava il comportamento animale
(quello umano incluso) da un punto di vista meccanicistico e fecalizzava
l'attenzione su esperimenti condotti su ratti chiusi in labirinti e cani che
salivavano. Decisi di adottare il punto di vista materialistico sostenuto dal
corso e dagli studenti che frequentavo. Non solo
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ivrei eliminato la «psiche» (spirito) dalla psicologia, niine insegnatomi, ma
avrei eliminato lo spirito ¦ l;illa vita, dando per scontato, come facevano
molti, < he tutti gli animali, di qualsiasi specie fossero, non '•rano altro che
forme materiali create dalla collisioni accidentale di particelle e la cui morte
non era niente più che una dissoluzione di molecole.
Avendo negato lo spirito, avvertii immediatamente quella disperazione, quella
monotonia dell'esistenza lamentata da molti individui appartenenti alla nostra
cultura. Sentivo che niente aveva uno scopo, la vita era priva di colore, di
sentimento; ciò che mi circondava non era altro che movimento fortuito. Compresi
perché molti studenti si precipitavano al bar per riempirsi dello «spirito»
della bottiglia. Si sentivano vuoti e la vita era amara e senza senso. Avevano
bisogno di una via di fuga, di un qualche modo per lasciarsi andare e
ricongiungersi con il disegno universale, anche se tutto ciò significava
l'oblio. Capii perché i miei genitori, che avevano negato loro stessi come
esseri spirituali e vivevano nella paura e nell'odio, fossero degli alcolizzati.
Compresi perché mia madre fosse spesso così turbata dalla mia presenza,
soprattutto quando cantavo e ballavo, poiché era in quei momenti che veniva a
galla la mia vera essenza, quell'essenza che lei cer
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cava di negare. Capii anche che cosa spingesse molti uomini alla disperata
ricerca del successo materiale o addirittura al suicidio: una prospettiva che
rendeva la vita squallida e triste.
Sopportai quell'atteggiamento materialistico solo per pochi giorni. Quindi
ripresi a vedere il mondo infuso di spirito, ritrovai l'amore per la vita e la
speranza nell'armonia. È per questo che non potei rinunciare alla comunicazione
telepatica con gli animali e con gli spiriti. Era vera, era reale, era
divertente e non potevo tradire i miei amici animali negando quella loro vita
intcriore, quei pensieri e quelle emozioni che dividevano con me.
Per chi ha dimenticato da tempo l'innata capacità di comunicare telepaticamente
e ha accettato il condizionamento culturale secondo il quale tutto ciò non è
possibile perché non è scientificamente provato, ci vorranno tempo ed esercizio
per ritrovare quell'atteggiamento nei confronti della vita che conduce alla
comunicazione con altre specie. Imparate dai bambini ad aprire il cuore e la
mente; imparate dall'amore degli animali e dalla vita che vi circonda.
Dovrete intraprendere un cammino spirituale nel corso del quale dovrete
abbandonare e rivedere molte abitudini e schemi mentali condizionati dalla
.. 46 :

¦ocietà. Sebbene oggi sempre più persone riscoprano la capacità di comprendere


altre specie, ciò non lenifica che verrete accolti con gioia, in casa o in ni
lido, per questa vostra ritrovata abilità. Infatti, ¦ hi vi sta vicino potrebbe
sentirsi minacciato, poii he il fatto che siete in grado di percepire il
pensie10 di altri animali, significa che siete più ricettivi anche ai pensieri,
alle emozioni e alle intenzioni < legli altri esseri umani e quindi meno
controllabili. Sono convinta che tutti gli uomini possono crescere
spiritualmente e giungere ad abbracciare la vita in tutte le sue forme con
maggiore comprensione, compassione, benevolenza e saggezza.
Prepararsi alla comunicazione
Per riappropriarsi della propria capacità di comunicazione telepatica è
necessario demolire quegli ostacoli della cultura prevalente che bloccano la
capacità innata di comunicare e comprendere gli animali. Aprite la porta e
lanciatevi alla riconquista del vostro potenziale.
Per essere ricettivi e ascoltare individui di qual
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siasi specie, sono necessarie quell'attenzione e quella tranquillità che molti
uomini, nella frenesia della vita moderna, hanno ormai dimenticato. Viviamo
nell'era della velocità, dove riceviamo uno stimolo dietro l'altro. Il traffico,
la folla, la televisione e la pubblicità intasano il nostro apparato ricettivo,
spingendoci così a sopprimere la sensibilità per cercare di sopravvivere.
Impariamo a chiudere i contatti. Il mondo in cui viviamo ci aggredisce
ripetutamente e continuamente di informazioni, spingendoci così a erigere muri
psichici e a smettere di vedere e sentire ciò che ci circonda. Non prestiamo più
attenzione a nessuno, spesso nemmeno a noi stessi.
Gli animali possiedono la capacità innata di sintonizzarsi telepaticamente con
qualsiasi specie. Se lo desiderano, sono in grado di ricevere pensieri, immagini
mentali, emozioni, intenzioni e messaggi. E gli esseri umani? Come possiamo
riacquistare quel nostro diritto di nascita, perso a causa del condizionamento
sociale? Quella capacità di comunicare telepaticamente, di inviare e ricevere
messaggi al di là dei confini del linguaggio umano?
Da bambini eravamo aperti al mondo, ai suoni, alle emozioni e ai pensieri di chi
ci circondava. Eravamo curiosi e avidi di scoprire ogni cosa.
. 48
li il atti, i bambini parlano spesso ai loro amici animali e sanno che questi
ultimi li capiscono e sono a loro volta in grado di comunicare.
Che cosa è accaduto agli adulti che non riescono .1 «sentire» gli animali?
Di tutte le specie, quella umana è la più condizionata da un punto di vista
sociale. Nella nostra < ultura, la comunicazione telepatica solitamente non è
accettata. Impariamo un linguaggio verbale che viene ritenuto sufficiente per
comunicare. Non ci viene richiesto di sapere nient'altro al di là di ciò che
riceviamo attraverso la conferma delle parole. E strano, poiché se non capiamo i
pensieri e i sentimenti al di là delle parole (owerossia il vero significato di
ciò che un individuo vuole comunicare), ceco che non capiamo realmente le
parole. Nella vera comunicazione fra esseri umani, le definizioni dei dizionari
non bastano.
Per essere completo, il linguaggio umano deve permettere di recepire pensieri ed
emozioni. Ogni individuo, che se ne renda conto o meno, comunica a un
determinato livello telepaticamente con un suo simile. L'uomo perde o cela le
sue capacità telepatiche nella misura in cui le ritiene impossibili o comunque
indesiderate.
E poiché la società ci spinge a credere che gli ani
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mali non possano pensare (per lo meno non come facciamo noi) e siano inferiori a
noi, perdiamo contatto con essi. Altre specie, che non conoscono restrizióni
sociali, non perdono la capacità di comunicare telepaticamente fra di loro e con
noi. Noi chiudiamo i contatti della comunicazione telepatica, risultando così i
perdenti, i meno dotati. Con il nostro atteggiamento limitiamo noi stessi e
poiché non capiamo gli animali, definiamo limitati il loro comportamento e la
loro intelligenza.
La vita moderna ci spinge a negare la nostra sensibilità e le realtà più
sottili, quali la comunicazione del pensiero e delle emozioni. Finiamo con
l'essere preda di un impulso maniacale che ci spinge a cercare di non deludere
le aspettative della società e ci impedisce di aprire la mente a una calma
ricettività.
Il primo passo per imparare a comunicare è quindi quello di placare quel brusio
di pensieri che affollano la mente. È necessario rallentare, lasciare che i
pensieri seguano il loro corso e divenire tranquillamente consapevoli
dell'ambiente che ci circonda e degli individui che lo popolano. Non è possibile
' ricevere il pensiero di un altro se la propria mente è troppo «occupata». Se
si è costantemente impegna ¦ ti ad analizzare e proiettare i propri pensieri e
le proprie immagini, è impossibile vedere al di là di
>¦.&
¦ ssi, ricevere e imparare dagli altri e comprendere i punti di vista di un
proprio simile. È quindi neces
irio abbandonare quell'atteggiamento frenetico > on il quale si affronta il
mondo e conquistare uno
iato di quiete. Tutto ciò che aiuta un individuo a 11lassarsi e a divenire
consapevole (l'esercizio fisico, piuttosto che la meditazione o la musica) può
condurre sulla strada della ricettività.
Rallentando e sintonizzandovi, vi scoprirete più consapevoli nei confronti della
natura e della vita intorno a voi (il comportamento, le abitudini, le •
¦mozioni, le energie e lo spirito o l'essenza delle lorme di vita). Restando
tranquilli e ricettivi nei confronti di altre specie, vi accorgerete che queste
ultime iniziano a comunicare con voi. Solitamente, intatti, quando uno ascolta,
gli altri adorano «parlargli».
I canali sensoriali
Gli animali sono allenati a percepire i nostri pensieri, le nostre immagini o
intenzioni. Ma noi come possiamo afferrare ciò che loro «dicono»? La comu
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nicazione telepatica avviene in modi diversi. Possiamo infatti rilevare
emozioni, immagini, impressioni, pensieri, intenzioni, messaggi, sentimenti o
energie in forme diverse, che si spiegano in modi che possiamo imparare a
interpretare o comprendere.
Ogni individuo possiede dei canali sensoriali attraverso i quali accede più
velocemente alla comunicazione fra specie. Molte persone sono in grado di
percepire sentimenti o emozioni di altri e sentire che cosa accade loro. Altre
hanno un orientamento più visivo e ricevono immagini mentali o impressioni di
colori, scene, oggetti o eventi. Altri ancora «sentono» messaggi, suoni, voci,
parole, ricevono cioè impressioni uditive. Oppure c'è chi afferra i pensieri o i
concetti espressi da un animale e quindi li traduce in parole; chi avverte gli
odori, i gusti, le sensazioni tattili e fisiche che prova l'animale con il quale
sta comunicando; chi semplicemente «sa» ciò che prova o pensa l'animale (trae
cioè una percezione diretta che poi traduce in parole, immagini e sentimenti).
È possibile vivere tutti i tipi di ricezione durante la stessa comunicazione
come un pacchetto completo di impressioni sensoriali. Nell'esercitarsi alla
ricezione telepatica, è facile scoprire che più canali sen
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sori si aprono all'individuo e ricevere quindi la comunicazione in alcune o in
tutte le forme. Più la ricezione della comunicazione da un altro animale è
completa, e più è semplice comprenderne il vero significato.
Il messaggio telepatico non sempre viene tradotto nella stessa forma utilizzata
da chi lo invia. Se un animale invia immagini visive, ma chi lo accoglie è più
ricettivo alle emozioni o ai sentimenti, probabilmente afferrerà e comprenderà
il messaggio in modo emotivo. Oppure può capitare che l'animale invii un
messaggio col pensiero e che il ricevente lo percepisca come impressioni e
sensazioni. Potremmo paragonare questo sistema di traduzione a quello della
radio, che è progettata per ricevere segnali e tradurli in suoni. Le modalità di
traduzione non hanno tuttavia alcuna importanza, a patto che quanto trasmesso
venga compreso.
Il modo di trasmettere degli animali non costituisce necessariamente una
funzione di predisposizioni fisiche tipiche della loro singola specie, quali un
maggiore sviluppo della vista o dell'olfatto. La telepatia è una capacità
mentale, o spirituale, non limitata agli organi corporei.
Quando si impara a comunicare telepaticamente spesso si ha l'impressione di non
sapere come inter
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pretare quanto ricevuto anche perché, solitamente, appare frammentato. È
importante lasciare che ciò che si percepisce prenda forma. Inoltre, è possibile
chiedere all'animale maggiori spiegazioni sui mezzi di comunicazione utilizzati
o su altri dettagli. Nell'accrescere la propria esperienza con una moltitudine
di esseri, si diventa più abili nel dare un senso a ciò che si riceve,
inserendolo nel quadro complessivo.
Ogni comunicazione e ogni essere sono unici e non dovrebbero essere ammassati
con tutti gli altri o etichettati come quelli precedenti, se si desidera
comprendere totalmente quell'istante e l'espressione unica di quell'individuo. È
inoltre fondamentale mantenersi aperti alla sorpresa per non correre il rischio
di negare a se stessi la comprensione smettendo di ascoltare veramente.
Ricettività e proiezione
V
La maggior parte delle persone che cercano di imparare a comunicare con gli
animali mi chiedono come si fa a capire che si sta realmente comunicali
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¦ lo e che il messaggio che si riceve non è soltanto una proiezione dei propri
pensieri o sentimenti.
Innanzitutto è necessario essere tranquilli, non pensare o aspettarsi niente di
particolare, ed essere ricottivi mantenendo cuore e mente aperti. Soltanto •
osi, quando qualcuno desidererà comunicare con voi, avvertirete pensieri ed
emozioni del vostro interlocutore, non i vostri. I vostri pensieri non si
intrometteranno, ma resteranno in sottofondo, al
loro posto.
Naturalmente, per mantenere una tranquilla ricettività è necessario allenarsi.
La maggior parte di noi viene addestrata per utilizzare prevalentemente II
capacità dell'emisfero cerebrale sinistro: capacità di analisi, di
classificazione, di giudizio e di proiezione, per mantenere il passo e avere una
mente acuta e perspicace. In molte persone queste qualità non sono bilanciate
dall'apertura mentale dell'emisfero destro.
Per favorire il processo di ricezione e trasmissione è necessario rilassarsi,
respirare lentamente e profondamente, avvertendo i ritmi di altri esseri e
l'universo intorno a noi. Ecco allora che pensieri ed emozioni altrui ci
giungono come onde sulla spiaggia e senza opporre alcuna resistenza, li
accogliamo con tranquilla accettazione, comprensione e desiderio di
55
imparare di più. Nel momento in cui si cerca disperatamente di ricevere una
comunicazione o ci si aspetta che arrivi in una determinata forma, si corre il
rischio di perderne la semplicità e l'immediatezza. È necessario che il processo
sia semplice e tranquillo come lo scambiare quattro chiacchiere con un amico.
Sussurrate come il vento, spalancate le braccia e aprite il cuore, e tutte le
creature parleranno con voi. Risponderanno alle vostre domande su loro stessi e
sulla natura dell'universo.
Abbattere i blocchi emotivi
Molte persone scoprono che i turbamenti emotivi provocati dalla perdita di
animali, subita in passato, bloccano, nel presente, la comunicazione telepatica.
Hanno infatti paura che riawicinandosi agli animali, questi possano dire cose
che risveglerebbero quel dolore ormai sepolto o forse mai affrontato. Aprirsi
agli altri a un livello diretto e profondo costituisce un processo di crescita,
che richiede il rilascio del bagaglio emotivo accumulato.
Maureen Hall racconta la sua esperienza:
56 —
Partecipare al seminario lo scorso settembre mi ha fatto capire di avere
veramente bisogno di fare questo lavoro e non di usarlo solo occasionalmente
come ho sempre fatto.
Mi sentivo a mio agio e comunicare con i tuoi animali era naturale. Tuttavia, in
quei giorni mi sono scontrata con un esercizio che mi ha particolarmente
coinvolto emotivamente. Allora non sono riuscita a parlartene. Quando ci recammo
nel bosco, in quel posto che chiami la Cattedrale di Alder, ci dicesti di
convocare una guida animale. Pensai che sarebbe stato simpatico farsi
accompagnare dallo spirito del volpino rosso che aveva vissuto con me per sedici
anni. Ma lui non si fece sentire. Allora chiamai il procione che avevo avuto
anni prima. Si mostrò per alcuni minuti, quindi scomparve. Al suo
posto apparve un cane che avevo avuto da bambina e al quale ero stata molto
affezionata. Una consulente spirituale una volta mi disse (sebbene non avessi
rivelato di avere avuto un cane) che quando da piccola ero stata gravemente
malata, un cane mi aveva salvato la vita semplicemente con la sua presenza e che
avevo perso quel cane in modo traumatico e per questo, da allora, avevo
rifiutato le mie capacità psichiche. Temevo di affezionarmi ancora così tanto.
57
L
Il cane mi accompagnò fino alla sommità della collina ma non scese con me
dall'altra parte. Lo chiamai, ma lui mi disse, «Non posso, devo tornare. Sappi
però che va tutto bene e che è giunto il momento di imparare ad accettare il
passato e portare avanti il tuo lavoro».
Così ora, ogniqualvolta provo un'esitazione, ripenso a quelle parole e continuo
per la mia strada. È bello aiutare i propri simili ed è incredibile come tutti
siano disposti a imparare.
Le mie conferenze attraggono i più svariati amanti degli animali e quando parlo
a un gruppo, adatto argomenti ed esempi ai pensieri che ricevo dai presenti e a
ciò che vorrebbero sapere e da cui trarrebbero giovamento. Ricordo una
conferenza alla quale erano intervenute circa sessanta persone dove un uomo se
ne stava seduto in fondo alla sala con le braccia conserte. Il suo viso era
contratto; nei suoi occhi leggevo una forte resistenza. Mentre parlavo citai
l'esempio, rivolto in modo particolare a quell'uomo, di persone che durante
l'infanzia erano state particolarmente vicine agli animali e avevano comunicato
telepaticamente con loro ma che con il raggiungimento dell'età
58
t
uta avevano negato e quindi dimenticato tale ¦ apacità. Terminata la conferenza,
venni sottopola il un fuoco di fila di domande e quando finalmente mi liberai,
mi accorsi che l'uomo se n'era
nudato.
Il giorno seguente lo dedicai a visitare persone rlie avevano richiesto la mia
consulenza a domicilio e andai da una donna che possedeva numerosi cani. I ,a
signora si congratulò per la conferenza del giorno precedente che aveva prodotto
un cambiamento miracoloso nel marito.
Di ritorno dalla conferenza, lui aveva iniziato a parlarle degli animali che
aveva amato da bambino i\ fra un pianto e l'altro, era finalmente riuscito a
liberarsi di emozioni represse da anni. La donna mi spiegò che il marito era un
poliziotto e lavorava in un quartiere dove la criminalità la faceva da padrona;
per riuscire ad affrontare quel lavoro estremamente duro aveva dovuto sopprimere
i suoi sentimenti. In diciassette anni di matrimonio non lo aveva mai visto
piangere e ora sentiva che, grazie all'episodio della sera precedente, il loro
rapporto era diventato molto più profondo.
Il marito era l'uomo seduto in fondo alla sala della conferenza a braccia
conserte.
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La paura degli animali e di ciò che potrebbero fare a un individuo può inibire
il desiderio di aprirsi alla comunicazione con essi. Se si è portati a pensare
che serpenti e ragni siano fuori dalla porta pronti ad attaccare, è difficile
rilassarsi in loro compagnia. Ho provato che cosa significhi essere condizionati
culturalmente quando vidi per la prima volta uno scorpione. Ci eravamo appena
trasferiti in campagna e stavo disponendo un mucchio di legna nella caldaia,
quando vidi quello che di primo acchito mi sembrò uno scarafaggio. Mi piegai per
osservarlo meglio e notando la coda rivolta verso l'alto capii che era uno
scorpione. Su quegli animali sapevo solo che il loro veleno era mortale. Mi
sentii attraversare da un brivido di paura e le gambe divennero molli come
gelatina.
Nel frattempo, lo scorpione se ne stava là, immobile sul pavimento. Feci forza
su me stessa, riacquistai il controllo e ritrovai la calma necessaria per
comunicare con l'animale. Gli chiesi che cosa ci facesse nella caldaia, e lo
scorpione mi spiegò che cercava luoghi umidi e immersi nell'oscurità. Non
intendeva farmi male ed era curioso di sapere che cosa avrei fatto. Cercai una
tazza e gli dissi che lo avrei raccolto e portato fuori dove avrebbe potuto
vivere nel bosco. L'animale non oppose resistenza e
60 .
|i|ii,uulo rovesciai la tazza sul terreno se ne andò per
sua strada.
Più tardi, dopo avere letto in un libro che gli Eoi pioni di quella zona non
erano più pericolosi di lina vespa, quel poco di paura che ancora avevo, Hvmiiì.
Da allora, ogni volta che vedo uno scorpione Udii mi lascio più prendere dal
panico, sapendo che l,i loro natura è tranquilla e non hanno nessuna intenzione
di farmi del male.
( Comunicare permette di comprendere e dissolve l.i paura. Ad eccezione di
alcune razze potenziali predatóri di esseri umani, o di quegli esemplari che
agiscono in difesa di loro stessi, della loro prole, o del territorio,
solitamente se gli animali vengono avvicinati con tranquillità e rispetto non
rifuggono il «dialogo».
Molte persone sostengono che gli animali che detestano, ai quali sono allergici
o di cui hanno semplicemente paura, sembrano attirati da loro. Ciò di cui si ha
paura o a cui si resiste tende infatti a perseguitare. Quando ci si ritrae da
qualcosa, si crea un vuoto che sembra attrarre quello che si cerca di evitare.
Gli animali avvertono le emozioni di chi è loro vicino, soprattutto la paura. Ma
se alcuni reagiscono desiderando confortare la persona e aiutarla a supe
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rare la paura, altri percepiscono un eventuale pericolo, giungendo persino ad
attaccare. Ci sono poi quelli che accettano l'individuo per quello che è e
cercano di accoglierlo con affetto e calore.
Se non si nascondono i propri sentimenti o timori, solitamente l'animale
reagisce mostrandosi sincero e desideroso di collaborare. Quando iniziai a
comunicare con i cavalli non avevo mai avuto a che fare con essi, se si esclude
quell'unica volta in cui ancora bambina ero salita in groppa a un pony.
Ammettendo la mia ignoranza nei loro riguardi, reagirono positivamente e mi
insegnarono moltissimo. Gli animali conoscono e rispondono all'intenzione al di
là delle parole o dell'apparenza, perciò conviene essere onesti e diretti fin
dal principio e stabilire subito un buon rapporto.
Molte persone hanno scoperto che modificare il loro atteggiamento nei confronti
degli animali è il primo passo per divenire aperte a ciò che gli animali hanno
da comunicare. Si sono rese conto che dopo avere accettato l'idea degli animali
non come cose o esseri inferiori, bensì come fratelli e sorelle, non solo il
rapporto con gli animali è migliorato, ma anche questi ultimi si sono dimostrati
più ricettivi. Gli atteggiamenti negativi nei confronti degli animali possono
essere incredibilmente pervasivi.
_ 62
Accade spesso che soltanto dopo avere sentito parlare dell'intelligenza e della
sensibilità degli animali, molti uomini si rendono conto di quanto incuranti,
irrispettosi e a volte persino violenti siano stati nei loro confronti. Che cosa
meravigliosa è stabilire o lare rinascere un rapporto di comunione profonda con
i nostri compagni di viaggio di altre specie!
Il ruolo della dieta
Nel corso degli anni ho osservato come anche una dieta scorretta, soprattutto in
caso di consumo recessivo di zuccheri, blocchi la ricezione telepatica. Persone
che amano realmente gli animali possono avere difficoltà nel ricevere i loro
messaggi perché non seguono una dieta bilanciata o consumano un quantitativo
spropositato di cibi dolci. Nel momeni<> in cui cercano di sintonizzarsi con un
animale, '¦eco che sprofondano in uno stato di incredibile spossatezza mentale
se non addirittura di black out.
Esistono individui convinti di potersi concentrare su esercizi spirituali o di
progredire spiritualmente, ignorando il loro corpo. Solitamente si tratta di
.63
persone che tendono a considerare il corpo e i suoi impulsi come un aspetto
inferiore o meno importante dell'essere, o semplicemente non lo amano e *
vogliono negare la loro natura fisica. Atteggiamenti simili possono essere alla
base di un'esistenza triste e dolorosa. Parte del nostro compito spirituale
consiste nel prenderci cura del nostro tempio dello spirito e godere del tempo
sulla terra. Per chi ama gli animali può essere utile considerare il proprio
corpo come il più caro degli animali che ha bisogno di amore, attenzioni, di
un'alimentazione sana e di esercizio fisico per essere felice e carico di
energia. Molte persone devono affrontare particolari condizioni emotive o
mentali che influiscono sulle loro decisioni alimentari, prima di potere
cambiare definitivamente. Tuttavia, tutti i consigli mentali e spirituali di
questo mondo non hanno effetti profondi o duraturi se non vengono prese in
considerazione le necessità fondamentali del fisico in relazione alla dieta e
all'esercizio. Conoscenza del corpo e disciplina sono indispensabili per
migliorare a tutti i livelli.
Una dieta sana, studiata per le proprie caratteristiche fisiche e bisogni
individuali permette di mantenere l'equilibrio personale ed essere costanti e
chiari nelle comunicazioni telepatiche con gli ani
64
mali. Chi ignora il proprio corpo e si concentra ¦•elusivamente sul regno
spirituale tende a diventa
i irritabile, lunatico, stravagante.
Consumare regolarmente elevati quantitativi di uccheri è un sistema sicuro per
indebolire il flusso li energia corporea e il sistema immunitario. Se un
¦ onsumo limitato di zuccheri aumenta i livelli energetici, mangiare un
quantitativo spropositato di cibi < lolci debilita gli organi vitali, il cui
compito è quello di mantenere bilanciato il livello di zucchero nel
.mgue. L'energia viene bloccata, prosciugata o > lispersa nel sangue, fenomeno
che scatena la malatii.i. Il flusso di energia attraverso i chakra (i vortici
¦ li energia) dalla base della spina dorsale alla sommità del capo viene
ostacolato, impedendo così una • hiara percezione e ricezione.
Un eccessivo consumo di caffeina può limitare la I >ercezione, rendendo
difficile comprendere il senso ".onerale del messaggio trasmesso dall'animale.
Altre
ostanze non nutritive provocano effetti che posso: io pregiudicare il livello
qualitativo della comunica
ione.
Per comunicare con gli altri esseri è necessario che vi sia un libero flusso di
energia dal corpo alla lerra e attraverso tutti i canali nervosi, il cervello e
j;li organi sensori; in questo modo, la comunicazio
65
ne non è staccata dal corpo. Il consumo regolare di zucchero, di prodotti
trattati o di qualsiasi alimento che provoca una reazione allergica, affatica il
sistema nervoso e può determinare condizioni fìsiche, emotive e spirituali
negative.
Per ottenere il successo nella comunicazione telepatica, o in qualsiasi altro
settore che richieda una certa sensibilità nei confronti dello stato emotivo,
mentale e spirituale degli altri, è necessario prendersi cura di se stessi a
tutti i livelli. Trovare il giusto equilibrio fra alimenti sani e freschi adatti
al proprio organismo, fra esercizio fisico e contatto con tutti gli elementi
della natura, è fondamentale per imparare e fare bene questo lavoro.
Nostro compito è sentirci esseri completi, dove corpo, mente e spirito si
uniscono. Se non mi credete, provate a chiedere agli animali, soprattutto a
quelli selvatici, la cui dieta e il cui stile di vita non sono stati alterati
dagli esseri umani. Vi insegneranno come godere del vostro corpo apprezzandone
contemporaneamente la natura spirituale. Impariamo dalla loro vitalità, dal
loro equilibrio e dalla loro capacità di comunicazione con la Madre Terra.
66
Amore e telepatia
Nel visitare Toby, il parrocchetto bianco e azzurro di Nancy Sondel, scherzando
gli chiesi, «Toby, quali sono i Segreti dell'Universo?».
Mi rispose, «L'amore. Nient'altro. Soltanto l'amore».
Pungolandolo ancora, domandai, «Nessun altro segreto?».
«Solo l'amore. Ti faccio vedere». Toby mi circondò allora di una calda luce
bianca e avvertii amore dentro e intorno a noi.
Che cos'ha a che fare l'amore con la comunicazione telepatica fra specie?
All'università escogitai un esperimento psicologico sulla telepatia mentale per
dimostrare che la telepatia spontanea riguarda individui psicologicamente vicini
e che il loro legame emotivo fornisce un canale per la comunicazione telepatica.
11 legame emotivo fra individui e i loro amici animali può creare una profonda
conoscenza telepalica. Tuttavia molte persone, mentre lavorano per cercare di
riacquistare la loro capacità telepatica, scoprono di fare più fatica a ricevere
messaggi
—. 67
telepatici dai loro animali che da quelli di amici. Perché?
Torniamo alla parola amore. Considerare l'amore come accettazione, rispetto,
amicizia, attenzione, fratellanza e anche devozione è importante per creare la
connessione necessaria per promuovere la sensibilità indispensabile per il
contatto telepatico. Toby mi trasmise amore come una sensazione di legame,
riconoscimento di fratellanza e unità di spirito.
Ma alcuni individui sono emotivamente così bloccati che temono ciò che i loro
animali potrebbero comunicare. Il loro concetto e dimostrazione d'amore è una
miscellanea di dipendenza emotiva, simpatia simile a pietà, o condiscendenza nei
confronti degli animali visti come esseri inferiori. Avvinghiarsi a loro o
soffocarli con attenzioni o affetto può umiliare gli animali e ostacolare la
loro crescita. Sono questi i blocchi che impediscono una chiara ricezione di ciò
che gli altri provano o pensano realmente.
Questo lato oscuro o aspetto nevrotico dell'«amore» può rendere impossibile per
alcune persone accettare gli animali come esseri indipendenti, owerossia come
spiriti che possiedono sentimenti, pensieri e proprie responsabilità. Questi
individui
68
Ss*
sono quindi incapaci di prendere in considerazione il latto che gli animali
possiedono una mente o che I xissano instaurare con loro un legame telepatico.
Spesso è necessario un profondo lavoro introspettivo per modificare tali
atteggiamenti e creare un rapporto più equilibrato con gli altri. Se vi
accin¦Tte ad aiutare i vostri simili ad affrontare la comunicazione telepatica
fra specie, è necessario che raggiungiate quella maturità emotiva e spirituale
che vi permetterà di riconoscervi come esseri completi. A
< |tiel punto, potrete fare in modo che tale maturità si manifesti anche negli
animali che incontrerete.
D'altro canto, non è possibile mantenere un .iiieggiamento di freddo distacco. È
necessario provare amore per gli altri sotto forma di rispetto, iccettazione,
bontà d'animo e considerazione,
< osi da potere interpretare e trattare la comunicazione che si riceve con
equilibrio, compassione e saggezza.
Solitamente chi ama veramente gli animali è molto premuroso e aperto al resto
del mondo. Tuttavia, molte persone affermano di riuscire a comunicare meglio con
gli animali che con gli esseli umani o di non sentirsi a proprio agio con i loro
simili.
La cosa più difficile è amare coloro che rifletto
_69
no le nostre problematiche irrisolte. Quando vediamo i nostri errori, i nostri
problemi, le nostre sfide e i nostri conflitti rispecchiati in altri esseri
umani, tendiamo a criticare o addirittura a rifiutare quelle persone e a cercare
qualcuno che non susciti in noi tali sentimenti. Lo strano è che spesso gli
animali fanno e rispecchiano i nostri errori o le nostre malattie, o siamo
addirittura noi ad attirare quegli esseri in forma animale che hanno i nostri
stessi problemi. Nei confronti di questi animali spesso nascono in noi
risentimento e disagio, che permangono fino a quando non proviamo il desiderio
di aiutarci vicendevolmente per affrontare e risolvere i problemi.
Una delle più grandi sfide dell'umanità è quella di rispettare, accettare e
provare compassione l'uno per l'altro. Nell'apprendere il funzionamento della
comunicazione telepatica e nell'approfondire il legame con gli animali, spesso
si scopre che questa capacità porta con sé conoscenza di se stessi, comprensione
e maggiore compassione per gli amici animali.
Inoltre, si realizza che sviluppo telepatico non significa fare nascere nuove
capacità mediante esercizi mentali, ma semplicemente aprire il proprio cuore.
70
Le parole di Kate SolistiMattelon descrivono la riscoperta della sua capacità di
comunicazione con [li animali:
Da bambina sentivo le piante, gli animali e i minerali parlarmi. Ero convinta
che tutti potessero sentirli, ma imparai presto che così non era. Sentirmi
ripetere continuamente che era solo «la mia immaginazione», mi portò a dubitare
delle mie percezioni. Per potere essere «accettata» da amici e parenti, soffocai
le mie capacità e cercai di dimenticare ciò che avevo sentito, anche se in
qualche modo ricordai sempre le conversazioni con il mio gatto.
Divenuta adulta scoprii in me un profondo desiderio di «sentire» ancora i miei
amici animali, ma non avevo idea di come risvegliare tale capacità. Un amico mi
parlò di Penelope e del suo libro, che lessi avidamente. Ricordo che pensai, «Se
lo può fare lei, posso farlo anch'io». Fu allora che capii che la comunicazione
con gli animali è una questione di cuore.
Cominciai a lavorare da sola, cercando di eliminare quei blocchi emotivi che mi
impedivano di aprire il cuore. Non fu facile cancellare tutti quegli anni in cui
71
non avevo fatto altro che sentirmi ripetere, «Non puoi», «È impossibile»,
«Non essere ridicola». Superati i trent'anni, insieme a mio marito mi avviai
lungo un cammino di crescita personale per cercare di«curare» il nostro
matrimonio (anche quello era un'altra questione di cuore). Trascorremmo sette
lunghi mesi a cercare di eliminare la rabbia, il dolore emotivo e antiche
convinzioni. La nostra vita e il nostro matrimonio migliorarono sensibilmente e
finalmente la felicità, un tempo così inafferrabile, divenne realtà.
Nel gennaio 1992, mentre seguivo un corso di Reiki, conobbi un sensitivo
professionista che mi chiese di affiancarlo nella sua professione. Non potevo
crederci! Eppure sembrava proprio che il mio lavoro di crescita personale avesse
risvegliato le capacità psichiche. Nel lavorare insieme, restai sbalordita da
ciò che riuscivo ad avvertire. Permisi a me stessa di ricevere dettagli
sull'infanzia di sua madre e sulle origini dei suoi cristalli preferiti. Quindi
instaurai un forte legame con il mio spirito guida. Infine, il mio amico e
maestro mi chiese, «Che cosa vuoi fare con le tue capacità?». Risposi,
«Voglio sentire nuovamente piante e animali». Mio marito e il sensitivo mi
avevano dato il sostegno e l'incoraggiamento di cui avevo bisogno, ora era tempo
di mettersi all'opera. __ 72
f
II mio primo incarico fu presso una signora che voleva capire che cosa stesse
accadendo al suo golden retriever. Con mio sommo piacere, riuscii a sentire il
rane che mi mise a conoscenza di un avvenimento traumatico del suo passato. Ne
parlai alla sua padrona e, finalmente, i pezzi andarono al loro posto. Una volta
chiarito il malinteso, il cane perdonò immedialamente la padrona e il suo stato
di salute iniziò a migliorare. Ce l'avevo fatta! Riuscivo nuovamente a
comunicare! E ora?
Per sfruttare la mia rinata capacità, decisi di offrirmi come volontaria presso
una clinica veterinaria. Là applicavo la terapia Reiki e comunicavo con gli
animali convalescenti. Fu un ottimo sistema per mantenermi in esercizio. Gli
animali non desideravano altro che potere parlare con qualcuno, e io li
ascollavo, li rassicuravo e li aiutavo tìsicamente con la Reiki. Divenni sempre
più sicura di me stessa e il lavoro iniziò ad aumentare. Ben presto i
proprietari di animali domestici iniziarono a chiamarmi. Persino un
quotidiano a diffusione nazionale pubblicò un articolo su di me. Ora mi dedico
alla comunicazione con gli animali a tempo pieno e non sono mai stata così
felice. Se posso farlo io, lo può fare chiunque. Basta avere
73
pazienza, esercitarsi ad ascoltare e liberarsi di eventuali blocchi emotivi. È
sufficiente un po' d'impegno per risvegliare le proprie capacità e influire sul
futuro aiutando animali e persone a * capirsi l'un l'altro.
Jeri Ryan mi ha scritto per raccontarmi un'esperienza che illustra il ruolo
dell'amore e della fede nei miracoli:
Invoco sempre l'aiuto di San Francesco d'Assisi affinchè mi assista nel processo
di comunicazione con gli animali e aiuti questi ultimi in ciò di cui hanno
bisogno.
Un giorno, mentre ero impegnata in una sessione di psicoterapia, ricevetti la
chiamata di una donna che mi telefonava per una questione di vita o di morte. Un
colibrì, entrato per sbaglio in casa, cercava disperatamente di uscire
attraverso un lucernario sigillato che sembrava offrirgli la via verso la
libertà, ma in realtà costituiva una barriera invisibile. La donna aveva
tentato inutilmente di guidare l'uccello verso una finestra aperta.
Si trattava di un colibrì giovane, disorientato, che notò appena il mio
tentativo di comunicazione. Si mise brevemente in sintonia con me solo per farmi
74
avvertire la sua paura e quindi riprese la ricerca disperata di una via di
salvezza. Mi sentivo inutile e impotente. Invece di lasciarmi assalire dai
dubbi, feci un ultimo tentativo invocando San Francesco o chiunque altro fosse
in grado di mostrare a quella piccola creatura la via verso la salvezza e la
libertà.
A quel punto, il processo venne interrotto dall'arrivo del mio cliente
successivo. Non avevo il coraggio di chiamare la signora che si era rivolta a
me, certa che il colibrì fosse ormai morto di stanchezza o si fosse schiantato
contro il lucernario. Tuttavia, fu la donna a telefonarmi per dirmi che
l'uccello si era fermato e aveva improvvisamente cambialo direzione di volo
prima che riagganciassimo e che se n'era andato attraverso una finestra aperta
appena avevamo riappeso. Con un certo timore, mi disse anche che aveva avuto
l'impressione che mani invisibili avessero guidato il colibrì verso la finestra
aperta. Anch'io provo un certo timore. Alla donna non ho rivelato di avere
invocato l'aiuto di San Francesco. Ho ricevuto il dono della fiducia e della
fede nella guida dell'universo, in questo processo di comunicazione telepatica
universale e in me stessa. E un altro dono, tutt'altro che insignificante, è la
sicurezza dell'esistenza dei miracoli nell'universo,
75
che potrebbero essere più comuni di quanto si pensi.
Qualche consiglio su come potenziare la comunicazione telepatica
I consigli che seguono sono stati studiati per aiutare a diventare e a restare
ricettivi alla comunicazione telepatica con gli animali. Utilizzate questi
suggerimenti per rimuovere i blocchi che impediscono la comunicazione e per
sviluppare il vostro potenziale mentre metterete in pratica gli esercizi del
prossimo capitolo.
1. Più di qualsiasi altro fattore, è l'atteggiamento verso gli animali a
influenzare il vostro grado di ricettività alla loro comunicazione e al loro
desiderio di interagire con voi.
Rispettate gli animali come esseri simili a voi (diversi fisicamente ma con la
stessa essenza spirituale e lo stesso potenziale).
Nel rivolgervi agli animali con condiscendenza, rite
76
neri doli inferiori in intelligenza e consapevolezza, limitate la vostra
capacità di percepire e capire la loro vera essenza. Se invece li considerate e
li trattate come esseri ugualmente intelligenti, permettete loro di esprimersi a
un livello più profondo, sviluppando, maturando, elevando ed espandendo il
vostro rapporto con essi.
localizzarsi esclusivamente sull'aspetto biologico di un animale, per quanto
affascinante e meraviglioso possa essere, può farvi precipitare nel mare delle
nozioni convenzionali della psicologia divulgativa e impedirvi la percezione
della vera essenza spirituale e della saggezza presenti al di là della forma
fisica.
Ammirare le qualità spirituali di un animale (sincerità, fiducia, amore,
devozione, lealtà, bontà d'animo, onore, onestà, pazienza, integrità, umiltà,
gioia, altruismo, saggezza) vi aiuterà a trasformare il vostro rapporto con
esso, migliorando la comunicazione e la comprensione reciproca.
Siate umili e ricettivi e lasciate che gli animali siano vostri maestri.
2. Abbiate fiducia nella vostra capacità intuitiva di inviare e ricevere
messaggi telepaticamente. Non sottovalutate impressioni, immagini o messaggi in
qualsiasi forma vi pervengano.
3. Siate pronti, ricettivi, mentalmente tranquilli e vigili. Se la vostra mente
è affollata di pensieri non potete né sentire, né ricevere. Per raggiungere
questo stato mentale avrete bisogno di esercizio e dovrete sicuramente apportare
alcuni cambiamenti al vostro stile di vita. Evitate sostanze e condizioni
ambientali che offuscano la mente o la agitano troppo. Adottate abitudini che
riducono lo stress e aumentano la tranquillità, come dieta equilibrata,
esercizio fisico, riposo, yoga e meditazione e cercate di trascorrere un po' di
tempo in compagnia dei vostri amici animali e in comunione con la natura.
4. Coltivate la flessibilità, owerossia siate pronti a imparare da tutti gli
esseri e a cambiare idea. Guardatevi da giudizi e preconcetti che limitano la
ricettività a ciò che l'animale vi sta comunicando. Siate aperti
all'inaspettato. Liberatevi delle nozioni comuni sulla comunicazione
uomoanimale. Siate pronti a comunicare con gli animali e ponete loro domande di
ogni genere (che cosa mangiano, che cos'hanno da insegnarvi per migliorare la
vostra vita, quali ritengono siano le verità più profonde...).
.5. Siate emotivamente tranquilli. Farsi coinvolgere emozionalmente da ciò che
dicono gli animali o
78
da come potrebbero essére, può influenzare ciò che ricevete. Se pretendete che
gli animali vi abbiano in simpatia o che vi vogliano bene prima di comunicare
con loro, correte il rischio di disturbarli, bloccare i loro veri sentimenti od
offuscare la vostra ricettività. Nell'esercitarvi per migliorare la
comunicazione con gli animali, non investite questi ultimi di emozioni, amore,
paura, tristezza o rabbia. Se comunicate una forte emozione,
difficilmente sarete ricettivi e in risposta non riceverete altro che la vostra
stessa emozione o la reazione a essa dell'animale.
6. Siate vigili e tranquilli. Non forzate la comunicazione. Osservate la
postura e la tensione del vostro corpo: vi sporgete verso l'animale, aggrottate
la fronte o tendete i muscoli facciali, ansimate, stringete i pugni o vi muovete
per manipolare o controllare l'animale.
Assumete un atteggiamento ricettivo: sedetevi comodamente, respirate lentamente
e profondamente, aprite i pugni, rilassatevi e ascoltate.
7. Lasciate che la comunicazione assuma una propria forma, che siano
immagini, emozioni,
79
impressioni, pensieri, messaggi verbali, suoni,
altre sensazioni o semplice conoscenza.
Assimilate la vostra modalità di ricezione, così da
poterla riconoscere e accettare. * Lasciate che il significato del messaggio si
sveli da sé. Non analizzate, valutate o criticate. Non giudicate. Accettate ciò
che ricevete e «accusate ricevuta». Se avete dei dubbi, rilassatevi e ponete
nuovamente la domanda, ma non continuate a dubitare o a rifiutare di accettare
l'impressione di una comunicazione, poiché una simile resistenza porta a
innalzare delle barriere intorno a voi.
Siate pronti a correre dei rischi; non abbiate paura di accettare qualsiasi
comunicazione riceviate. Non preoccupatevi per quello che gli altri, o
addirittura voi stessi, penserete.
8. Esercitatevi con molti animali in svariate situazioni. Allontanatevi dalla
consueta routine e dalle normali aspettative e siate pronti a imparare e a
scoprire.
Buon divertimento!
3
Guida alla comunicazione con gli animali
80
Che tecniche dobbiamo utilizzare per riacquistare la capacità di comunicare
telepaticamente con gli animali? Nel corso dei miei workshop, i partecipanti si
¦ .ercitano con i loro animali secondo le fasi descrit• in questo capitolo.
Naturalmente nessuno può
• kfinirsi un esperto al termine di un seminario o di una sessione di esercizi.
Per ritrovare una certa abilità sono necessarie sensibilità ed esperienza.
Alcune l'àrsone capiscono di essere loro stesse a bloccare la
¦ omunicazione e individuano istintivamente che
• osa devono fare per sbloccare la situazione. È que,10 un passo importante per
riconquistare la propria innata capacità. La maggior parte degli individui
• onquistano così maggiore consapevolezza e sicu
zza riguardo alle loro capacità, consapevolezza e scurezza che aumentano man
mano che mettono in : ratica quotidianamente le giuste tecniche di comu
¦ ìicazione.
Se eseguirete gli esercizi illustrati, con attenzione e pazienza lasciando via
libera alle vostre percezioni, rimarrete piacevolmente stupiti dai risultati.
_ 83
1
II

Fase 1: osservazione
Una delle principali barriere alla comunicazione con gli animali è costituita
dalle interferenze attuate da pensieri, distrazioni o preconcetti. E necessario
ricevere con tranquillità ciò che gli animali desiderano comunicare, se infatti
modificate il loro messaggio vi sarà impossibile comprenderlo realmente. Il
primo passo per superare questa pessima abitudine è quello di trovare un momento
della giornata in cui possiate starvene con il vostro amico animale in un luogo
tranquillo. Sedetevi comodamente a un metro di distanza l'uno dall'altro, o alla
distanza che l'animale preferisce. Non cercate di attirare l'attenzione e non
fate niente che possa distrarvi. Limitatevi a guardare l'animale in tutta
tranquillità. Lasciate che distrazioni, pensieri o immagini di altre cose si
dissolvano e concentratevi sull'animale. Continuate fino a quando vi sentirete
calmi e rilassati e la vostra mente sarà relativamente libera.
Dopo esservi esercitati per qualche tempo, probabilmente conquisterete una
maggiore consapevolezza e avrete percezioni più chiare riguardo voi stessi e gli
animali. Non dimenticate inoltre che
84
f
il lassarsi e liberarsi dei pensieri più pressanti può rivelarsi un vero
toccasana.
A questo punto vi sentirete tranquilli e più vicini e comprensivi nei confronti
dei vostri amici animali. Se lo desiderate, potete ripetere l'esercizio con
iiliri animali.
Inizialmente, o anche dopo un certo periodo di isercizio, potreste avvertire
solo la vostra attività mentale. Potreste inoltre scoprire di non riuscire a >
limare la miriade di pensieri e immagini che vi ili oliano la mente o di non
ricevere nuove osservazioni o percezioni sull'animale. Potrebbe anche
cadérvi di fissarvi sul corpo dell'animale e di non mscire così a percepire il
suo essere completo, o non avvertire la sua essenza spirituale, i suoi pensieii,
le sue emozioni o afferrare chi sia veramente.
Siate pazienti. Il potenziamento della propria 1< msapevolezza e la personale
ricezione telepatica non avviene dall'oggi al domani. Molte persone ( levono
prima liberarsi degli anni di «ruggine» accumulati, ma il continuo esercizio
aiuta a ritrovare la «brillantezza» di un tempo.
Esercitandovi con costanza, porterete a galla i giudizi o pregiudizi sugli
animali. Siate pronti a libera rvene e ad accettare nuove osservazioni basate su
una chiara connessione con l'animale davanti a voi.
I
Scoprirete inoltre che la vostra ricettività ai pensieri, alle emozioni, ai
concetti e alle immagini è in aumento.
Ricordate che quello descritto è il primo passo da realizzare per potere
progredire nella comunicazione; è ciò che fa sentire sicuro un animale (umano e
non) quando si apre a voi e lo aiuta a capire che lo ascoltate e lo capite.
Esercitatevi giornalmente, o quando necessario, per minuti od ore, con persone,
animali, alberi, rocce o con chiunque desideriate stabilire un legame più
profondo.
Prima di passare alla seconda fase, assicuratevi di avere ben assimilato la
prima.
Fase 2: consegnare il messaggio
Attenzione
Molte persone mi hanno chiesto perché spesso gli animali non ricevono i loro
messaggi. In che cosa sbagliano?
Possono essere molti gli errori che commettete nell'inviare un messaggio. Vi è
mai capitato di porre una domanda quando il vostro interlocutore

86
¦ ia con la mente da un'altra parte e così distratto <l.i sentirvi appena o da
non sentirvi affatto? La
lessa cosa può avvenire nella comunicazione con ".li animali.
Perché vi ascoltino avete innanzitutto bisogno • liIla loro attenzione, del loro
desiderio e della loro
¦ .ipacità di prestarvi attenzione. A volte basta chiamarli perché siano «tutto
orecchie»; altre è suffi< icnte una carezza per fare sentire la vostra p reseli
.1. Ma spesso accade che gli animali prestino attenione soltanto quando vi
vedono rilassati e tran'liiilli, proprio come descritto nell'esercizio
precedente.
Se in molte occasioni gli animali vi guarderanno per farvi capire che stanno
ascoltando, purtroppo <|itesta non è la regola. Ho infatti notato che con molti
animali riesco a intavolare lunghe conversaioni mentre i loro occhi vagano per
l'ambiente cir
¦ ostante, attenti a ciò che accade intorno a loro,
¦ ome d'altronde vuole la loro natura.
Ciò che è necessario è sentire che vi stanno ascoltando. Solitamente le persone
riescono a sentire» se l'interlocutore è con «loro» o è menlalmente da un'altra
parte. Se la vostra intenzione di comunicare è chiara, non dovreste incontrare
alcun problema.
_ 87
L'unica volta in cui ho bisogno che gli animali mi guardino mentre parlo è
quando cerco di correggere determinati atteggiamenti e l'animale ha
deliberatamente opposto resistenza nel prestarmi attenzione. Per esempio, quando
i miei cani si comportano male, tengo i loro musi voltati verso di me per
enfatizzare ciò che ho da dire.
Una volta che avete imparato a essere veramente rilassati, sarà facile percepire
quando gli animali sono pronti e desiderosi di ascoltarvi. Logicamente, non
cercate di comunicare quando il vostro interlocutore è distratto dal cibo, da
altri animali o dai rumori. Eliminate innanzitutto il motivo della distrazione e
quindi concentratevi insieme.
Chiarezza
E ora parliamo di come consegnare il messaggio. Innanzitutto, perché giunga a
destinazione deve essere chiaro, verbale o muto che sia. Assicuratevi quindi che
non si confonda con altri pensieri o immagini mentali.
Prendiamo come esempio il padrone che cerca di insegnare al cane dei semplici
comandi di obbedienza. Quando dice «vieni» mentalmente immagina già l'animale
che si allontana da lui. Il cane capisce perfettamente il comando e sta per
obbedire,
I
quando l'immagine mentale del padrone lo confon' le. Ne risulta che l'animale
resta immobile, confuso mi ciò che deve fare, oppure scappa via, convinto «¦he
sia ciò che il padrone vuole da lui.
Ricordate che gli animali afferrano i pensieri o il •¦ignificato al di là delle
parole e imparano ad assodare queste ultime all'azione che state immaginando.
Non confondeteli. Cercate di mantenere immagine mentale e parole allineate. Il
pensiero, l'immagine o l'emozione che trasmettete nel pronunciare le parole sono
più importanti delle parole stesse. Ecco perché gli ammali sono in grado di
individuare le persone false: ciò che quelle persone dicono non corrisponde a
ciò che pensano o provano e gli animali, percependo il pensiero o l'emozione,
agiscono di conseguenza.
Più di una volta mi è capitato di avere a che fare con animali ai quali i
padroni non riuscivano a insegnare niente e che sembrava non prestassero alcuna
attenzione alle parole degli interlocutori. Ma una volta dissipata la confusione
mentale riguardo a ciò che i padroni volevano realmente, gli animali si sono
rivelati docili e ubbidienti.
Cercate perciò di essere mentalmente chiari quando parlate. Intendete ciò che
dite. U suono aiuta ad attirare l'attenzione degli animali. Comunicare i vostri
89
pensieri a voce alta può avere un maggior effetto, poiché è ciò a cui siamo
abituati. Tuttavia, quando siete vicini ad animali che si fidano di voi e vi
ascoltano realmente, la comunicazione mentale è meravigliosa. Con i miei animali
spesso comunico a voce alta, poiché amano sentire la mia voce e a me piace
comunicare in questo modo. Il suono permette inoltre di enfatizzare le
istruzioni che si debbono dare. Quando invece sono in veste professionale, buona
parte della conversazione con i «clienti» è mentale, poiché in quel modo è più
facile e veloce parlare di problemi e di passate esperienze traumatiche.
Anche accarezzare gli animali mentre parlate può facilitare la comunicazione. Il
contatto fisico aiuta a calmare gli animali quando preferirebbero non affrontare
qualcosa di cui invece è necessario parlare. Li fa sentire protetti e al sicuro,
tutti particolari che possono influire positivamente sulla comprensione della
comunicazione.
La procedura
Per facilitarvi nelle «esercitazioni» ho diviso la procedura in sette punti.
1. Visualizzate un oggetto o una scena e osservateli mentalmente. È un'azione
che facciamo tutti abi
90
r
tualmente perciò non dovrebbe crearvi alcun problema.
2. Visualizzate un oggetto e inviatelo in aria, a qualche metro da voi.
Proiettate l'immagine come se fosse una palla che avete calciato in aria. Le
immagini mentali sono sotto il vostro controllo.
3. Visualizzate un oggetto e inviatelo in un punto specifico della stanza (per
esempio, sul muro o sulla libreria).
4. Visualizzate un oggetto e inviatelo al vostro amico animale. State
tranquilli: la vostra immagine giungerà a destinazione. Potete anche
verbalizzare l'immagine mentre l'inviate. Esercitatevi sia a voce alta che in
silenzio.
5. Attirate l'attenzione del vostro animale. Chiamatelo per nome,
accarezzatelo o concentratevi intensamente su di lui per fargli capire che siete
lì e desiderate comunicare.
6. Salutatelo con un «ciao». Assicuratevi che abbia ricevuto il messaggio. Se
necessario, ripetete il saluto.
91
7. Visualizzate un semplice desiderio o un'immagine che possa interessare il
vostro animale (per esempio, una persona cara o una passeggiata sulla spiaggia),
fate corrispondere le parole al pensiero e inviate il messaggio all'animale.
Ripetete il procedimento fino a quando vi sentirete sicuri e vi accorgerete di
essere riusciti nell'intento. (Attenzione: non ripetete troppo le stesse
immagini, poiché l'animale potrebbe annoiarsi e quindi distrarsi).
Quando vi sarete esercitati a sufficienza e vi sentirete in grado di accordare
perfettamente parole e significato, non sarà più necessario che vi sforziate per
visualizzare mentalmente ciò che dite; parole e immagini si presenteranno
simultaneamente in modo naturale.
Rivedete questa seconda fase per controllare eventuali punti deboli nella
consegna di un messaggio e, se necessario, correggete la procedura.
A questo punto vi chiederete come fare per capire se l'animale ha ricevuto il
messaggio e per percepire la sua risposta. Niente paura, è ciò di cui si occupa
la fase tre.
Fase 3: ricevere la risposta
È la parte più temuta, poiché se inviare il messaggio sembra facile, ottenere e
comprendere una risposta appare estremamente difficile.
Molto dipende da come viene applicata la prima lase. Osservate con tranquillità,
percepite chiaramente e ascoltate l'animale, o non fate altro che pensare e
ripensare a tutto ciò che l'animale potrebbe o dovrebbe dire? Da tutto ciò
dipende l'apertura, o la chiusura, del vostro «canale di ricezione».
Naturalmente, se avete dato un ordine sarà facile vedere la risposta
dell'animale nella sua reazione I isica. Ma se ponete una domanda, come fate a
capiiv se avete ricevuto una risposta?
Immaginazione
Per prepararci, lavoriamo con l'immaginazione. Il termine immaginare deriva da
imago e significa «farsi un'immagine mentale di, formarsi un'idea di; concepire
nella mente». L'immaginazione è ritenuta compagna della fantasia e di quel
creare oggetti o situazioni non «reali» o comunque non presenti nel regno
fisico. Spesso viene addirittura derisa, come esemplifica l'espressione, «È solo
la tua immaginazione».
92
93
Ili
Tuttavia, senza la capacità di immaginare, n.. individuo non sarebbe in grado di
procedere con un piano d'azione o di percepire la comunicazione altrui. Chi non
è capace di immaginare, o di creare immagini mentali di un oggetto, spesso è
incapace di vederlo, sentirlo o avvertirlo in altro modo. Quell'oggetto può
letteralmente non esistere per quella persona, come nell'espressione, «Non
riesco nemmeno a immaginarlo». Logicamente, chi non è capace di immaginare di
ricevere un messaggio da un animale (o da chiunque altro), non sarà
effettivamente in grado di riceverlo. Per ricevere immagini mentali e pensieri è
necessario saperli creare per se stessi e percepirne l'esistenza.
E ora passiamo alla pratica: •
1. Sedetevi accanto al vostro animale e ottenete la sua attenzione. Salutatelo
con un «ciao» e immaginate che lui vi risponda con un altro «ciao». In questa
fase non è necessario ricevere realmente una risposta. State infatti aprendovi
all'idea di ottenere una risposta dal vostro amico. Immaginate di sentire il suo
«ciao». Esercitatevi fino a quando sarete sicuri di riuscire a immaginarlo.
Potreste persino scoprire che il vostro animale vi risponde, o potreste
percepire un suo saluto in
—: 94
11,posta. Limitatevi a esercitarvi e abituatevi all'idea ¦ III icevere un flusso
di comunicazione permettendo i i|iiest'ultima di tornare a voi. Utilizzate la
forza
I II'immaginazione. Create l'immagine mentale e i i ccpite il «ciao» o
qualsiasi saluto di ritorno, l'esercitatevi con diversi animali prima di passare
• punto 2.
f, Una volta risvegliati desiderio e capacità di ricezione di una comunicazione
mentale, attirate l'attenzione dell'animale (se non l'avete ancora) e
chiedetegli, «Come stai?». '*. Ascoltate e accettate ciò che ricevete.
I pensieri sono immediati. Non hanno bisogno di molto tempo per coprire una
distanza e la loro veste \)on è necessariamente costituita da parole. Potreste
ricevere la risposta sotto forma di idea, concetto, impressione, immagine o
emozione. Accettatela per
quello che è.
Solitamente si è più bravi ad afferrare i pensieri e le emozioni degli animali o
delle persone che ci sono vicini. Dubitare della propria capacità di stabilire
un contatto e delle proprie intuizioni, costituisce una delle maggiori barriere
alla comunicazione. Credetemi, possedete le capacità necessarie. Per
95 _
sentirvi più sicuri non dovete fare altro che esercitarvi.
Nel corso di una seduta, spiego ai proprietari ciò che gli animali mi dicono su
un determinato argomento e spesso mi sento rispondere frasi del tipo, «Mi era
sembrato che fosse proprio quello che cercava di dirmi», oppure, «Avevo
percepito qualcosa del genere».
Invece di fidarsi delle loro percezioni e riconoscere il messaggio ricevuto,
quelle persone mettono in dubbio il collegamento instauratosi e così non
riescono a comprendere totalmente che cosa accade. Spesso è sufficiente spiegare
in che cosa hanno sbagliato per aiutarle a migliorare la percezione e a trovare
maggiore sicurezza in loro stesse.
Invece di pensare di non esserne capaci, convincetevi di averne la capacità e
accettate ciò che ricevete. Esercitandovi migliorerete la qualità e la chiarezza
della percezione.
Non preoccupatevi se le vostre percezioni non sempre corrispondono a concetti
universalmente accettati o si differenziano dalle idee altrui. Prima di tutto
dovete iniziare ad avvalorare le vostre percezioni. Continuando a esercitarvi,
migliorerete la vostra capacità di comprendere ciò che percepite. Inoltre, vi
accorgerete che nell'imparare ad accetta
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< io che ricevete, il vostro rapporto con gli anima
' migliorerà.
In situazioni diffìcili, aiuta avere accanto una perii, i che non sia
emotivamente coinvolta e che ci Midi in un'analisi oggettiva. Il turbamento
emotivo > .rituisce infatti una barriera alla ricezione mentaI Se mi arrabbio
o mi agito, come accadde quando 'I mio cane sparì lungo un sentiero di montagna,
è ¦li tanto se riesco a vedere ciò che mi si para davani ì I iguriamoci se
riesco a mettermi in contatto con • 111 animale e a percepire i suoi pensieri.
Restare ilini e tranquilli è quindi indispensabile.
Preparatevi ad accettare qualsiasi pensiero, immagine mentale o emozione
trasmessa dal vostro ii limale in risposta alla vostra domanda; aggiungere i
vostri pensieri non farebbe altro che rendervi la ¦ila più difficile. Per
esempio, se domandate al cane notizie sulla sua salute e in replica ricevete
qualcosa ¦ lei tipo «triste e fiacco», limitatevi ad accettare la i isposta per
quello che è, evitando di lasciarvi andau; a personali osservazioni sul suo
stato di salute ( pensieri del tipo, «No, non può avere pensato una rosa simile.
Ha un ottimo aspetto, il pelo è bello, mangia regolarmente. Deve stare bene»),
poiché così non fate altro che aggiungere i vostri pensieri o le vostre immagini
alla risposta, negando la comuni
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cazione dell'animale e la vostra capacità di ricevere ulteriori messaggi.
Molti animali cercheranno di farvi comprendere mèglio il messaggio se porrete
nuovamente la domanda. Tuttavia, come succede agli esseri umani, potrebbero
gettare la spugna e immaginare che non siete veramente interessati a ciò che
hanno da dire, visto che continuate ad aggiungere la vostra personale
interpretazione. Se un animale vi vuole bene sarà felice di sapere che siete
interessati a ciò che ha da dirvi e si rallegrerà quando inizierete a lavorare
con lui.
Se un animale rifiuta di rispondere e inizialmente non sembra interessato ad
ascoltarvi, la causa di un simile comportamento potrebbe essere un vecchio
rancore nei vostri confronti. Dopo essere stato fuori sintonia per tanto tempo,
potrebbe decidere di non volersi sintonizzare e collaborare. Non dimentichiamo
infatti che gli animali, come gli esseri umani, imparano a comportarsi secondo
quelle che sono le aspettative e quindi potrebbero non rispondere a un
improvviso cambiamento di queste ultime.
Non gettate la spugna e date loro la possibilità di rispondervi. Potreste
restarne piacevolmente sorpresi. La comunicazione, se sincera, può abbattere
ogni resistenza.
98
•I. Accusate ricevuta di ciò che l'animale vi ha comunicato. Sorridete,
ringraziate o date al vostro amico una pacca amichevole per fargli capire di
avere ricevuto il suo messaggio. Non statevene seduti a rimuginare su ciò che
nvete percepito in risposta. Fare capire di avere ricevuto il messaggio è una
parte importante della i nmunicazione, poiché permette all'animale di ci
imprendere che lo stavate ascoltando e che vi sforzine di capire.
'» Se non capite ciò che l'animale vi ha comunicato, rifate la domanda. Per
chiarire ciò che avete percepito come risposta potete anche porre altre domande.
Anche quando parliamo con i nostri simili ci può capitare di non sentire o di
non capire ciò che il nostro interlocutore ha detto e così abbiamo bisogno di
porre nuovamente la domanda. Se siete arrivati a questo punto, il vostro amico
animale sarà lieto di ripetere la risposta. Chiedere non costa nulla.
(i. Se gli animali con i quali dialogate vogliono comunicarvi qualcosa che non
ha niente a che lare con la vostra domanda, accettate ugualmen
99
te ciò che vi dicono e comportatevi di conseguenza. Soltanto alla fine tornate
all'argomento originale.
Potrebbero pensare improvvisamente a qualcosa che desiderano dirvi da anni. In
questo caso, non snobbateli e non mettetevi in testa che stiano cercando di
eludere la vostra domanda. Ma se anche fosse, non irritatevi e considerate
attentamente ciò che vi dicono. Più tardi potrete tornare all'argomento di
partenza. Se affronterete il problema che distrae l'animale, potenzierete
l'armonia nella vita di entrambi.
7. Soltanto quando sarete soddisfatti della risposta ricevuta in relazione alla
prima domanda, ponetene un'altra, per esempio: «C'è qualcosa che vuoi dirmi?».
Seguite tutti i passaggi descritti. Esercitatevi con il vostro o con altri
animali, scoprirete così che animali diversi reagiscono in modi diversi. Alcuni
sono dei «chiacchieroni», altri sono di poche parole. Alcuni sono allegri, altri
tristi o annoiati. Accettate ciò che ricevete, indipendentemente dalle vostre
aspettative.
Alcuni animali fanno chiaramente capire che
100
.,i vogliono o che cosa provano attraverso le loro oni. Osservare il loro
linguaggio corporeo e Mancarlo alla comunicazione telepatica può per
ttere di comprendere con maggiore accuratezza significato del messaggio
ricevuto. Tuttavia, nel lamento in cui instaurate una conversazione teleaica,
non aspettatevi anche una continua espres•iie «gestuale». Nel momento in cui
instaurerete il ¦ usto contatto, probabilmente raggiungerete enunbi uno stato di
calma e tranquillità. Non dimeni' diamo infatti che spesso quando vi è reciproca
e mi ale comprensione, la dimostrazione fisica del i ",'nsiero non è
necessaria.
Un altro sistema per potenziare il desiderio di • omunicazione e aggiungere
nuove dimensioni di unorevole comprensione è trasmettere agli animali un
sentimento di ammirazione e apprezzamento. Sedetevi tranquilli e ammirate le
meravigliose qualità, fisiche e spirituali, dell'animale. Potete esprimere
anche verbalmente la vostra .iinmirazione e il vostro rispetto. In questo
modo, liducia e affetto reciproci non potranno che .lamentare. Ed è
questo il nostro obiettivo. Non potete sbagliare. Perciò non dovete fare altro
che esercitarvi costantemente sia con animali domestici che selvatici.
101
Riassunto dei sette punti
"Ecco un breve riassunto dei punti principali:
1. Osservate in tutta tranquillità l'animale vostro amico, lasciando che la
vostra mente si calmi e si prepari a percepire e a ricevere chiaramente.
2. Visualizzate un'immagine ed esercitatevi a inviarla in svariati posti,
incluso il corpo del vostro animale.
3. Ottenete l'attenzione dell'animale e inviate un messaggio di saluto.
4. Salutate con un «ciao» e immaginate che l'animale vi risponda a sua volta
con un «ciao».
5. Ponete una domanda e accettate qualsiasi messaggio riceviate.
6. Accusate ricevuta della risposta.
7. Esercitatevi con altri animali e altre domande. Buon divertimento !
: 102
Innanzitutto, semplicità
La comunicazione telepatica con gli animali è .... naturale e semplice che può
accadere di non jscire nell'intento perché convinti di dovere cerre qualcosa di
molto più difficile. Comunicare >n gli animali è come chiacchierare con un
nostro iiile. A volte non capiamo ciò che l'animale ci sta imunicando, oppure ne
comprendiamo solo una dite per poi riempire i vuoti in un secondo tempo, jando
veniamo a conoscenza dei dettagli mancanI e capiamo così l'intero significato,
proprio come jcade nella normale conversazione con un altro •ssere umano. Man
mano che si migliorano le per.oliali capacità di ascoltatore e si comprende più
a londo ciò che si riceve telepaticamente, percepire il messaggio completo
diventa più facile e veloce. dome sempre, per migliorare è necessario
esercitarsi.
Guardatevi dai preconcetti culturali secondo i i|uali gli ammali non sono
intelligenti, o sono meno intelligenti, e non sono assolutamente in grado di
comunicare o possono percepire solo oggetti rudimentali o un ambiente limitato.
Tali convinzioni vi [impediranno di ricevere ciò che gli animali vogliono
103
comunicarvi e di credere in ciò che ricevete. Lasciate che siano gli animali
stessi a educarvi. Credete nelle immagini, nei pensieri, nelle impressioni e
nelle parole che ricevete da loro. Accusate ricevuta di ogni comunicazione e
continuerete a crescere.
Se commettete degli errori e non sempre capite correttamente, non disperatevi.
Non accade forse anche nella comunicazione fra esseri umani? Fatevi coraggio: la
comunicazione telepatica ha come risultato un impatto così diretto di emozioni e
concetti da renderla meno soggetta a interpretazioni scorrette rispetto al
linguaggio verbale.
A ciò che riceviamo aggiungiamo sempre qualcosa di nostro, mentre i migliori
«comunicatori» sono coloro che aggiungono ben poco di personale al messaggio. Si
mettono «in disparte» per essere buoni ascoltatori, per lasciare che il
messaggio fluisca e per esprimerlo ricorrendo al linguaggio umano alterandolo il
meno possibile e facendo in modo che emozioni e intenzioni dell'animale trovino
piena espressione. Solo quando il proprio canale di ricezione è pulito e si è
mentalmente aperti e ricettivi è possibile ricevere chiaramente pensieri ed
emozioni di un altro essere.
104
La prova
I risultati parlano da soli. Se gli esseri coinvolti nella comunicazione
diventano più irritabili e contusi e non cambiano in meglio, allora le vostre
interpretazioni sono scorrette. Se, al contrario, ne risulta una maggiore
armonia, collaborazione e felicità, allora avete decifrato correttamente il
messaggio, permettendo così l'attuarsi di cambiamenti positivi. Gli animali
attendono con ansia che diveniate ricettivi ai loro messaggi. Man mano che vi
esercitale, la loro reazione alla vostra comprensione telepai ica vi permetterà
di capire se siete sulla buona strada. Quando si riceve bene una comunicazione e
si rende partecipi di ciò il proprio interlocutore, ecco flie nasce un senso di
verità, compassione e comprensione che favorisce la collaborazione reciproca.
Quello della comunicazione telepatica non è un esperimento di laboratorio che
può essere emarginato dal flusso della vita e ripetuto più e più volte per
ottenere sempre lo stesso risultato. La comunirazione e la comprensione fra
esseri è infatti un ! l'nomeno fluido e in continua mutazione. La prova
dell'efficacia della comunicazione è da rilevare nel cambiamento del
comportamento dell'animale e di
105
tutti gli esseri coinvolti, che divengono più felici ed equilibrati.
Imparate a fidarvi, a saltare il fosso. Non etichet tate il risultato della
comunicazione come mera coincidenza e non cercate di darne spiegazione
ricorrendo a motivazioni di carattere «scientifico». Imparate a sentire con
tutto il vostro essere: attraverso le emozioni, i sensi, il corpo e non solo
mediante la funzione analitica della mente, così da riuscire ad accettare e
capire ciò che percepite. Apritevi all'abbondanza con il cuore, la mente, il
corpo e lo spirito. Comprenderete e crescerete e anche altri intorno a voi ne
beneficeranno.
Quello che segue è un esempio su come funziona la comunicazione telepatica,
anche se non credete in essa. A volte le persone non credono nemmeno a ciò che
vedono e tendono a spiegare il fenomeno come una semplice coincidenza o una pura
fortuna.
Erano i primi di dicembre e un uomo stava pulendo la stia dei polli per
prepararla per l'inverno. Possedeva due galline e un gallo. Era circa un mese
che le galline non deponevano uova, così l'uomo disse loro che come
ringraziamento per tutto quello che stava facendo per loro si aspettava almeno
un uovo a testa per Natale. Altrimenti, un bel pollo ripieno sarebbe comparso
sulla sua tavola natalizia.
>.* * ¥ *
isl il ruralmente stava scherzando e aveva già n Monticato le sue parole,
quando il mattino di il.ile andò a controllare la stia e là vide due uova, prime
da circa due mesi.
Non poteva credere ai propri occhi; si guardò
i mediatamente intorno alla ricerca di tracce sulla
¦ ve per scoprire se qualcuno gli avesse fatto uno
herzo. Ma il manto di neve intorno alla stia era
mmacolato. Da allora, tutti i giorni le galline deposero un
< IVO.
Diventare l'animale
Un altro modo per vivere pienamente l'esperienza della comunicazione con gli
animali è quello di i rasformarsi in questi ultimi; owerossia, assumere il loro
punto di vista, vedere con i loro occhi, sentire con le loro orecchie, annusare
con il loro naso, percepire e pensare attraverso il loro corpo e la loro niente.
È questa la forma più diretta di comunicazione, una forma che non necessita di
traduzione, una fusione dell'essere completa e totale.
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107
Provate il seguente esercizio leggendolo a un amico o registrandolo e quindi
mettetelo in pratica. Presto potreste scoprire che ogni volta che eseguite
l'esercizio, migliorate la vostra capacità di assumere il punto di vista di un
animale e di capirne la prospettiva.
Meditazione sul divenire un animale
Sedetevi con la pianta dei piedi bene appoggiata al suolo e la schiena diritta.
Chiudete gli occhi. Inspirate ed espirate lentamente. Continuate la respirazione
lenta e profonda, rilassate mente e corpo. Lasciate che la tensione che
avvertite nel corpo (nel collo, nella testa, nel torace...) fluisca da voi al
suolo mentre espirate. Continuate a respirare profondamente e liberatevi di ogni
distrazione fisica o mentale. Dovrete sentirvi calmi e tranquilli nel corpo e
nella mente. Se durante l'esercizio doveste sentirvi distratti o confusi,
respirate lentamente e profondamente.
Siate aperti e ricettivi e lasciatevi andare alla visualizzazione. Scegliete un
animale. Immaginatelo
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11 miramente e osservate le sue caratteristiche fisiche. Notate un particolare
che prima non avevate mai i .lo. Rilevate un altro particolare che prima non r
evate mai osservato.
Percepite le qualità mentali e spirituali dell'animale, i suoi pensieri e la sua
essenza di essere vivenie. Osservate il ritmo respiratorio dell'animale e
sincronizzatevi con esso. Mentre inspirate ed espirate in sincronia con
l'animale, lasciatevi andare lentamente fino a scivolare nell'animale.
Guardate attraverso i suoi occhi. Sentite i vostri piedi sul terreno o il vostro
corpo in contatto con rambiente circostante. Concentratevi sulle diverse parti
del corpo (zampe, testa, pelle, pelliccia...) e su quello che provano. Osservate
la vostra altezza, il vostro peso, la temperatura e la struttura del vostro
corpo.
Muovetevi nel corpo di animale. Osservate i vostri movimenti, riflettete su ciò
che provate. Ora, raggiungete il luogo che preferite. Come vi sentite? Che cosa
vorreste fare? Che cosa vi interessa?
Esprimete le emozioni attraverso il corpo dell'animale (tristezza, paura,
rabbia, noia e gioia). Che cosa fate? Sempre sotto forma di animale, scoprite
che cosa si prova ad annusare, a vedere, a sentire, a toccare, ad assaggiare e a
pensare sotto tali spoglie.
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Incontrate un animale uguale a voi e poi un altro ancora. Come reagite?
Avvicinatevi a una zona dove vedete degli esseri umani, o vedete alcuni uomini
avvicinarsi a voi. Che cosa provate nei loro confronti? Stabilite un contatto
con essi.
Come percepite i loro pensieri, emozioni, intenzioni e azioni? Che cosa provano
nei vostri confronti? Ponete una domanda o cercate di ottenere ciò che volete da
un umano. Come vi comportate? Vi capisce? Che cosa fa?
In che cosa siete diverso dagli esseri umani? In che cosa siete simile a loro?
Che cosa sono le cose più importanti per voi? A che cosa vi piace giocare? Qual
è la differenza fra essere un umano ed essere un animale? Il vostro corpo
influenza il vostro modo di agire, reagire, pensare, sentire e vivere? Come vi
sentite?
Tornate nel vostro angolo preferito. Godetevi il vostro corpo di animale.
Rilassatevi, mangiate, riposate e giocate. Lanciatevi in ciò che vi piace fare
veramente nei panni di quell'animale.
Concentrandovi sulla respirazione, scivolate lentamente fuori dal corpo
dell'animale e riacquistate il vostro punto di vista, mantenendo lo sguardo
fisso sull'animale. Riflettete su ciò che provate ora nei confronti di
quell'animale.
Quando siete pronti, aprite gli occhi, guardatevi intorno, stiracchiatevi e
sorridete.
i
I progressi
Riconquistare la capacità di comunicare telepaticamente con gli animali può
ancora sembrarvi difficile. Quelli che seguono sono alcuni fra gli ostacoli
incontrati da diverse persone e le soluzioni adottate per superarli:
A quanto pare ho una certa facilità a comunicare con i cani. Il problema è che
non riesco a liberarmi di pensieri ingannevoli sufficientemente a lungo per
permettere ai loro pensieri di raggiungermi. Starmene fermo e tranquillo non è
mai stato, purtroppo, il mio forte.
Da tempo cerco disperatamente di percepire i pensieri dei miei amici animali, ma
per quanto mi impegni i risultati sono ancora scarsi. Tuttavia, il consiglio di
«accusare ricevuta» mi è stato utile.
110
111
Ho una grande notizia: da quando ho partecipato al workshop sono in grado di
comunicare con gli animali. Non me l'aspettavo proprio. Immagino che quei due
giorni mi abbiano aiutato ad aprire la porta e a fidarmi delle mie antenne.
Parte di questa mia capacità è forse da attribuire anche alla mia lunga
esperienza di terapeuta e di paziente. L'atteggiamento di ascolto (ricezione) è
infatti simile.
Ho scoperto che basta cambiare canale. Ora lo faccio con i miei animali e anche
con quelli che incontro per strada. Grazie per avermi aiutato in questa
meravigliosa scoperta. La mia percezione degli animali e il rapporto con loro
sono cambiati radicalmente.
Mi sono giunte testimonianze anche sul potere di trasformazione della
comunicazione telepatica diretta con gli animali scoperto dai numerosi
partecipanti ai miei workshop:
Ho capito che gli animali amano giocare, renderci felici e leggeri, ma devo
ricordarmi di trattarli come esseri saggi e intelligenti e non come graziosi
giocattoli.
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II workshop ha spalancato le porte di un nuovo mondo. È stato entusiasmante,
sorprendente, stimolante.
Secoli di condizionamento ci impediscono di credere che la telepatia è
accessibile a tutti. Il workshop di Penelope mi ha aiutato a fare ciò che
istintivamente ¦gnuno di noi sa di potere fare. È stato fantastico.
o
II workshop non mi ha aiutato solo ad accrescere la fiducia in me stesso e nella
mia capacità di comunicare con gli animali, ma ha migliorato anche il mio
rapporto con i miei simili e la mia vita in generale.
Il workshop ha risvegliato in me un sentimento di gratitudine nei confronti
degli animali che vivono accanto a noi.
Provate a immaginare di diventare una rana.... di nuotare in uno stagno, di
saltare su un tappeto di gigli, di catturare un insetto, di osservare gli umani
che si divertono a osservare te. E quello che ho fatto durante il workshop,
grazie al quale sono riuscito a riappropriami della mia capacità di comunicare
con gli animali. Sono stati momenti magici.
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II workshop mi ha reso consapevole di quanto riuscissi già a comunicare. Non era
la mia mente che vagava. Ho imparato a dirigere i messaggi e a «codificarli».
Il workshop mi ha incoraggiato a rilassarmi e ad ascoltare gli animali intorno a
me.
Un giorno, terminato il workshop, stavo giocando con un gattino randagio quando
esclamai, «Ehi, così mi fai male!». L'animale ritrasse immediatamente i piccoli
artigli. Un altro giorno mi accorsi che un cavallo si voltava verso di me ogni
volta che formulavo il desiderio di potergli parlare. Altri episodi simili mi
hanno spinto a scoprire sempre di più su questo «nuovo» modo di comunicare.
Ho l'impressione che ora tutti i miei amici animali si aspettino che li capisca
meglio. Effettivamente comprendo meglio chi loro sono veramente e sicuramente mi
diverto di più e sono convinta che loro provano lo stesso sentimento. La
settimana successiva al workshop ero così carica di energia e così felice che
giunta al fine settimana ero persino stanca a causa dì tanta felicità.
All'inizio del primo esercizio nel corso del workshop mi accorsi che lo
schiamazzare dei pappagalli, l'abbaiare dei cani, il saltellare di topi e gatti
era cessato. In quel silenzio e in quella calma assoluta di esseri umani e
animali vi era un'energia che non avevo mai avvertito prima e conquistai uno
stato diverso di consapevolezza. Divenimmo un tutt'uno; compresi che facevamo
tutti parte della stessa coscienza, che la nostra essenza di esseri era uguale'.
Venni pervasa da un senso di gioia e di pace indescrivibili.
Dire che il tuo seminario mi ha cambiato la vita è persino riduttivo! Non avevo
idea che i miei animali avessero tanto da dirmi. Che sorpresa meravigliosa!
Partecipare al tuo workshop è stata un'esperienza indescrivibile. Non solo per
avere riscoperto le mie rapacità telepatiche, ma soprattutto per avere ritrovato
l'unità perduta con l'intero universo.
Anima
da dove proviene questa comunicazione telepatica? da quel corpo? Non
sembrerebbe. Attento, addormentato? Anche là? A chi importa?
114
115
Quanto è grande l'anima?
Se ci mettiamo in contatto con la loro anima attraverso il tempo e lo spazio
dove ci troviamo noi? E quando? «Innocenza» è quello che sussurri mentalmente.
Ascoltare ciò che un altro ha da dire
sembra di ascoltare
ciò che la nostra anima pensa.
Apriamoci a un altro e ci apriremo a noi stessi!
Per sentire la loro verità, dobbiamo sentire la nostra.
Ah, che tecnica meravigliosa!
Un sorriso per ciò che dici.
Dall'immenso stagno della conoscenza sembra giungere ogni cosa.
Insisti.
insisti.
ROY POUCHER
Aprirsi alla comunicazione telepatica con altre specie è un cammino che ci aiuta
a scoprire chi siamo veramente. È un cammino di unione universale. Buon viaggio
a tutti!
116
4
Mostrare che capiscono
Probabilmente vi starete ancora chiedendo come fare a capire se la comunicazione
telepatica è effeti ivamente in corso, se l'animale capisce e se voi stessi
state ricevendo in modo corretto il messaggio tra
messovi.
Non dimeticate mai che gli animali possono capirvi, che sono in grado di
afferrare pensieri,
ignificati, emozioni e intenzioni al di là delle parole. Se rispetterete la loro
intelligenza, le probabilità
che rispondano saranno maggiori e, soprattutto, vi dimostreranno che capiscono.
Non dimenticate inoltre che anche voi, come esseri spirituali, siete in grado di
ricevere e comprendere ciò che gli altri vi comunicano. Ecco un esempio:
Sherry era rientrata al maneggio dopo una cavalcata sul suo nuovo stallone
arabo. Tolse la sella dal cavallo e la mise al suo posto. Quindi si allontanò
per giocare con l'animale. Quest'ultimo, tuttavia, non mostrò alcun interesse a
seguire Sherry quando la ragazza lo chiamò. Così, Sherry proiettò mentalmente
un'immagine nella quale il cavallo si voltava verso di lei, si avvicinava,
abbassava il muso per per
119 :
metterle di togliere le briglie. L'animale sollevò il muso, fissò la ragazza
sorpreso e fece ciò che lei aveva pensato. Non aveva mai conosciuto un essere
umano che cercasse di comunicare con lui in quel modo.
Comprensione e obbedienza
Comprensione non è sinonimo di obbedienza, come invece sembriamo dare spesso per
scontato. Infatti, siamo convinti che se un animale ci capisce, farà quello che
vogliamo. Se non obbedisce, lo bolliamo come stupido e incapace di comprendere.
Più di una volta mi è stato chiesto se i miei cani sono molto obbedienti, visto
che riesco a comunicare direttamente con loro. La risposta è che non sono cani
addestrati in modo classico e quindi molto obbedienti. E nemmeno mi aspetto che
lo siano. Risolviamo i problemi insieme e tenendo presenti le rispettive
necessità e quelle della società umana, raggiungiamo un accordo. Comprendere ciò
che un individuo di un'altra specie dice può avere come risultato l'esatto
opposto dell'obbedienza, se l'ani
interessato non vede un buon motivo per
Mini
^^Mobbedire. ^^H Nel 1979 nella mia vita entrò Pasha, un cucciolo HHPcii
afgano di sei mesi che era un vero concentrato di | esuberanza, allegria,
voglia di vivere, curiosità e I timore per l'avventura. Aveva otto mesi
quando parI limmo per un viaggio in compagnia di Popiya, l'alI irò
mio afgano, a bordo di un vecchio camper. I Dalle spiagge della costa
occidentale raggimi
mmo le Montagne Rocciose e quindi le coste del ( w England. Ovunque andassimo
cercavo ampie Mie verdi dove i cani potessero correre liberameli i< Popiya
non si allontanava mai troppo e dopo
I ¦¦ »co tornava da me. Pasha, al contrario, correva per <>ie inseguendo
gabbiani e scoiattoli. Avevo ben i " >co controllo sul suo orario di ritorno,
poiché non ¦¦li avevo insegnato a obbedire ai comandi. Adoravo
¦ |uel suo spirito di libertà e sapevo che sarebbe rien
I1 ito quando fosse stato pronto. Ma quando lo chiamavo o lo visualizzavo
nell'atto di rientrare, presta
.1 attenzione al messaggio e poco dopo tornava al
¦ unper.
Questo mio atteggiamento di laissezfaire funzionava perfettamente, poiché
apprezzavo quel suo nuore per la vita e niente mi spingeva a cambiare le cose.
Un giorno, andammo a trovare una donna e
120
121
appena la vide, Pasha le saltò addosso per farle le feste, suscitando lo sdegno
della padrona di casa. Era un'addestratrice di cani e ricordo ancora le sue
parole, «Questo cane non è stato addestrato all'obbedienza, vero?».
Mi ritrovai a riflettere su quella frase. Le parole «addestrato all'obbedienza»
avevano suscitato in me l'immagine di un rapporto schiavopadrone. Che orrore!
Sentivo che, dopo tutto, Pasha non faceva del male a nessuno e ci piaceva
com'era la nostra vita. Tuttavia capii anche il punto di vista
dell'addestratrice. Pasha non possedeva infatti quelle maniere che la società
umana richiedeva a un cane e io avevo ben poco controllo sulle sue azioni.
Così, quando tornammo dal nostro viaggio e Pasha aveva ormai quattordici mesi,
gli dissi che avrei dovuto addestrarlo all'obbedienza per insegnarli quelle
maniere che gli avrebbero permesso di vivere in mezzo agli uomini senza
spaventarli o disturbarli. Avendo deciso di educarlo io stessa, lessi numerosi
libri sull'argomento e presto iniziammo le lezioni. Non seguii il metodo
ripetitivo e soffocante che a quei tempi consigliavano molti addestratori, ma mi
limitai a spiegare a Pasha ciò che volevo facesse e a utilizzare i comandi
verbali e gestuali per dirigerlo a eseguire l'ordine.
Dopo due giorni di svariate lezioni di quindici minuti ciascuna, Pasha aveva
imparato a obbedire ai comandi fondamentali quali «seduto», «resta», ¦<giù»,
«resta giù» e aveva addirittura imparato a non toccare un pezzo di formaggio
davanti al suo naso fino a quando io non gli avessi dato il permessi di farlo.
Per un cane così goloso tutto ciò aveva del miracoloso!
Dopo avere imparato a obbedire alla perfezione nel giro di due giorni, Pasha mi
chiese, «allora, adesso basta?». Gli dissi che se restava seduto e tranquillo
quando io o altre persone ne avevamo bisogno, il corso poteva considerarsi
concluso. Gli spiecai inoltre che avrebbe dovuto osservare gli uomini e prestare
attenzione ai loro pensieri e alle loro emozioni e comportarsi di conseguenza.
Pasha adorava saltare addosso alle persone e appoggiare sulle loro spalle le sue
grosse zampe in segno di benvenuto. Gli dissi che poteva continuare a farlo a
patto che agli altri facesse piacere e lo trovassero divertente. Di fronte a chi
invece non lo gradiva doveva starsene seduto e aspettare il saluto senza saltare
addosso. Raramente gli capitava di sbagliare nel giudicare le persone e quando
era il caso, si comportava molto educatamente, anche se adorava fare ridere e
divertire con i suoi buffi atteg
122
123
giamenti. Aveva un modo di fare che conquistava tutti.
Tornare quando veniva chiamato era un altro discorso. Gli afgani sono segugi
nati per correre per chilometri e chilometri e cacciare sfruttando la vista più
che l'olfatto. Per la maggior parte degli afgani la parola «vieni» significa «ci
vediamo più tardi». Insieme a Pasha lavorammo per settimane sul comando «vieni»,
ma con pochi risultati. Era un comando che alle orecchie del cane non suonava
ragionevole.
Ogni giorno permettevo a Pasha di correre liberamente, ma naturalmente aveva dei
limiti di tempo. Perché le cose funzionassero, con Pasha era necessario fare
appello alla sua intelligenza e scendere a patti. Prima di slacciargli il
guinzaglio nel parco, gli dicevo quanto tempo potevamo stare fuori e quando
doveva tornare. Lo informavo dei miei impegni e del perché doveva tornare a una
determinata ora. Gli spiegavo inoltre che se non fosse tornato in orario, il
giorno dopo sarebbe rimasto sempre al guinzaglio. Solitamente, rispettava i
tempi. Quando intuiva che non avevo appuntamenti allora se la prendeva comoda,
perché sapeva che se anche avesse tardato non sarebbe successo niente di grave.
Io stessa cercavo di essere abbastanza elastica, perché
124
j
mescevo l'importanza dell'esercizio fisico per la m;i salute fisica ed emotiva.
Sebbene abbia corso l'i rischi che forse non correrei più, e più di una olia
abbia dovuto intervenire il nostro angelo nstode, il sistema funzionava.
L'addestramento all'obbedienza è benefico quando viene effettuato con un'ottima
comunicazione e umprensione del cane. Se invece si ricorre alla lorza e al
dolore per ottenere obbedienza, il prezzo ¦ la pagare è molto alto. Ho
conosciuto un uomo che per insegnare l'obbedienza al suo afgano, lo scuoteva per
il collo e lo buttava a terra sul dorso, probaliilmente in imitazione del
comportamento dei lupi din metodo utilizzato in alcune scuole per l'adde.1
lamento all'obbedienza).
In realtà, nessun lupo capobranco getta a terra (in suo simile quando esige
sottomissione; i diversi individui accettano di sottomettersi per il rispetto
clic portano al leader, rispetto rafforzato dalla comunicazione telepatica
e dal linguaggio corporeo, che raramente è violento. Certo, con quel sistema
l'uomo alla fine ottenne l'obbedienza del cane, ma quest'ultimo si rinchiuse in
se stesso e da allora rifiutò qualsiasi comunicazione con il suo padrone. L'uomo
aveva stabilito i termini del loro rapporto, termini che il cane aveva accettato
offrendogli l'ob
125
p
bedienza superficiale che chiedeva, ma rifiutandogli di condividere il suo io
più profondo.
Alcuni allevatori e addestratori mi hanno spiegato che per ottenere obbedienza e
rispetto da alcune razze o individui è necessario picchiarli. C'è anche chi,
per obbligarli ah"obbedienza, consiglia di appendere i cani per il collare
fino a quando stanno per soffocare o svengono. I cani, come tutti gli animali,
avvertono le vostre aspettative ed emozioni e imparano a giocare al vostro
gioco. Se pensano di non dovervi prestare ascolto a meno che non usiate un certo
livello di forza, non lo fanno. Indubbiamente alcune razze richiedono una certa
forza fisica per potere essere contenute, ma più metodi violenti si usano, e più
i cani ricorrono alla forza bruta per trattare con voi, invece di sviluppare un
rapporto basato sul ragionamento.
Ritengo che se si è in grado di placare le paure e le aspettative negative
dell'animale e fare appello alla sua intelligenza, alla lunga si costruisce un
rapporto più equilibrato, felice e appagante. Cercare di imitare il
comportamento del cane leader per diventare il capo del branco può illudere il
cane che voi siate come loro, invece di essere una specie diversa caratterizzata
da comportamenti e punti di vista diversi. Mi sembra quasi ridicolo che degli
uomini
j
¦linno cercare di apparire come capibranco,
ce di rapportarsi al cane come esseri intelligenti
¦attenenti alla specie umana e in quanto tali desi
i osi di mostrare al cane ciò che desiderano da lui
me animale domestico. Riconoscendo le diverse
i cezioni e realtà del cane e lavorando insieme per
i < >lvere il problema, rispetteremo le sue e le nostre
i i ussita così come la sua e la nostra intelligenza.
I lo conosciuto dei cani che, a causa del modo in
mi erano stati allevati o per colpa di semplici
M. ompTensioni, avevano bisogno di una continua
Ihnostrazione di forza fisica da parte degli umani
¦¦ r obbedire loro. In realtà esistono sistemi più gen
111 per trattare quegli ammali che pensano di avere
¦'¦¦ugno della forza: il colloquio, la terapia fondata
' i un affettuoso contatto fisico e dei buoni metodi
li comunicazione. Sono infatti pochi i cani che non
¦ l< siderano, o ritengono impossibile, modificare le
li>io abitudini aggressive.
Il giorno in cui andai a trovare la donna che dove
va sponsorizzare una mia conferenza, non avevo
ancora suonato il campanello di casa che mi ritrovai
il muso di un immenso Rottweiler tra le gambe
1 acrobazia che riuscì a fare con fatica a causa della
sua altezza spaventosa) e la schiena appiccicata al
muro. La donna scusandosi, ma ridendo come una
126
127
pazza, mi spiegò che era solo un cucciolo e che quello era il suo modo di dare
il benvenuto. Avevo la schiena dolorante e nel comportamento di quel «cucciolo»
non ci trovavo niente di divertente. Appena mi sedetti, il cane iniziò a
masticarmi polso e mano, un'altra delle sue divertenti abitudini, come mi spiegò
la padrona. Quest'ultima gli lanciò un gioco di gomma ma Max, così si chiamava
il «cucciolo», sembrava preferire gli arti umani. Più tardi conobbi il marito
della donna, un ingegnere e ufficiale dell'esercito ormai in pensione. Ogni
volta che il cane si comportava male, l'uomo gli urlava degli ordini e, di tanto
in tanto, otteneva ciò che voleva. Ma per la maggior parte del tempo non faceva
altro che lanciare ogni sorta di giocattolo al suo immenso Rottweiler. Riuscii a
percepire il pensiero del cane riguardo al gioco che stava giocando. Max sapeva
che non gli veniva richiesto veramente di comportarsi in un dato modo a meno che
gli ordini non venissero impartiti con un certo tono di voce.
Vedendo che Max continuava a darmi noia, gli dissi che sapevo che era
intelligente e che era perfettamente in grado di capirmi e che per questo non
avevo nessuna intenzione di alzare la voce. Lo avrei ignorato ed evitato fino a
quando non si fosse deciso ad ascoltarmi e non avesse smesso di spingermi
Y
per tutte le parti. Quando andai a letto, chiusi la porta e gli spiegai che
quando avesse avuto voglia di di mostrare la sua intelligenza e avesse
rispettato i miei desideri, lo avrei lasciato entrare.
dopo due giorni in cui Max non aveva fatto altro che comportarsi in modo
insopportabile, soprattutto quando in casa c'era il padrone, il terzo mattino me
lo trovai sdraiato davanti alla porta della mia camera. Attraverso i suoi
pensieri e il suo comportamento mi fece sapere che era pronto ad ascoltarmi e a
comportarsi come l'essere intelligente che io avevo percepito in lui. Lo feci
entrare e il cane si sedette sul pavimento, senza saltarmi addosso o leccarmi.
Parlammo a lungo del suo ruolo nella vita e mentre «chiacchieravamo», lo
massaggiai delicatamente. Da quel giorno e per tutto il tempo che restai in
quella casa, si comportò in modo irreprensibile. Sentivo di essere riuscita a
instaurare un vero lega
me e speravo che ora che qualcuno aveva capito e portato in superficie parte del
suo io, la sua vita sarebbe stata migliore, anche se il padrone non era
ricettivo alla comunicazione telepatica. Anche Jake, un altro Rottweiler,
resterà sempre nel mio cuore per la sua incredibile simpatia. Lucy, la sua
padrona, si era rivolta a me per scoprire che cosa stesse accadendo al cane, che
aveva raggiunto uno stadio
I
128
129

avanzato di addestramento. Quando si allenavano .1 casa Jake non commetteva un


errore, perciò lei sap< va che A cane capiva perfettamente e poteva eseguii'
qualsiasi comando. Ma quando partecipavano ami concorso, ne faceva di tutti i
colori, dal lanciare m aria l'osso di plastica invece di riportarlo alla padre >
na ad alzarsi e scodinzolare felice invece di aspettare l'ordine della donna. Ma
se il suo buffo comportamento attirava sempre molte persone, curiose di vedere
che cos'altro avrebbe combinato, provocava un senso di frustrazione nella sua
padrona.
Quando parlai con Jake, mi rivelò che la padrona gli aveva detto che quando
avesse conquistato il titolo non avrebbe più dovuto partecipare ai concorsi. Ma
Jake sentiva che il suo ruolo nella vita era di essere un clown, di fare ridere
e divertire le persone e, inoltre, adorava sentirsi al centro dell'attenzione e
suscitare in chi lo vedeva dei sentimenti positivi. Non voleva assolutamente
smettere di partecipare ai concorsi. Lucy mi confermò quanto rivelatomi dal
cane; era infatti convinta che Jake non ne potesse più di fare gare e concorsi e
non desiderasse altro che starsene a casa.
Altri cani con i quali avevo «dialogato» mi avevano confessato di essere stanchi
di partecipare a tutte le mostre cariine e di non volere nient'altro che
1 n "y
Botarsene nella loro cuccia. Alcuni di essi erano ni Miniati per la ripetitività
richiesta da quei concorsi , >esso avevano già conquistato diversi titoli. Altri
i levano i concorsi troppo stressanti. Altri ancora li ivevano trovati
divertenti all'inizio, ma poi si • i .ino resi conto che i padroni li prendevano
troppo il serio e che quindi perdevano ciò che di piacevo! esisteva in quelle
competizioni. Jake era diverso. Gli piaceva quando le persone si dilavavano
intorno a lui e ridevano. Sapeva come Icntare la tensione e fare ridere. Quando
comunili a Lucy l'opinione di Jake, la donna ne fu sorpree al contempo
sollevata. Parlandone, trovammo ila soluzione che soddisfaceva entrambi. Prima
ella gara, Lucy avrebbe portato Jake in giro per il ng così che il cane potesse
rallegrare tutti con la na simpatia. A sua volta, quando fosse venuto il
[momento della competizione, Jake avrebbe eseguito lillà perfezione ogni
esercizio, se non sempre, almeno qualche volta. Così, tutti si sarebbero accorti
di quanto era bravo, la sua padrona sarebbe stata orgogliosa di lui e avrebbe
ottenuto il premio che, se per Jake non aveva alcuna importanza, per lei ne
aveva molta. Alcune settimane più tardi, Lucy mi raccontò che Jake si era
divertito un mondo a girovagare prima e dopo il concorso e che aveva vinto facil
130
131
mente il titolo. Visti i risultati, gli aveva promesso di portarlo alle gare
fino a quando avesse voluto.
Dopo avere seguito un corso di base su «come * comunicare con gli animali»,
Helene Jaillet si era iscritta a un corso di addestramento con Mimi, il suo
cucciolo maltese di sei mesi. Avendo perso la prima lezione e non essendosi
esercitate, Helene non pensava certo di riuscire a fare eseguire in modo
corretto il comando «sedutoresta» quando quella sera lei e Mimi sarebbero andate
a «scuola». Helene cercò di comunicare con il cane per pregarlo di collaborare,
poiché sapeva che ne era capace. In risposta ebbe la netta sensazione che Mimi
le dicesse che trovava l'intera faccenda estremamente umiliante e che non aveva
nessuna intenzione di rendersi ridicola. Helene replicò, «Beh, sarà molto più
umiliante se saremo le uniche a non riuscire a farlo! Tutti pensano che tu sia
il cucciolo più carino; non vorrai che pensino che sei stupida». Le spiegò
inoltre che tutti, persino i bambini umani, vanno a scuola per imparare a
comportarsi in un certo modo. Ma ancora una volta ebbe l'impressione che Mimi le
rispondesse che ci avrebbe pensato.
Quella sera, a scuola, i padroni impartirono l'ordine «sedutoresta», mentre
l'istruttore passava davanti a tutti i cuccioli facendo rimbalzare una
132
palla davanti al loro naso per sondare la loro ubbidienza. In fondo alla fila,
Helene era convinta che limi non sarebbe rimasta seduta nemmeno fino a quando
l'istruttore fosse giunto da loro. Mentre elene guardava Mimi, pregandola
silenziosamente di restare ferma, Mimi scoppiò a ridere. Stava guardando gli
altri cani che facevano di tutto, tranne starsene fermi e seduti, mentre i loro
padroni cercavano disperatamente di farli obbedire. Divertita, la cagnolina
guardò Helene. Quindi giunse alla conJlusione che quello fosse un gioco e che
loro avrebbero vinto. Helene non poteva crederci e promise a Mimi un bellissimo
premio non appena fossero tornate a casa. Mimi trovò divertente condividere un
segreto con la sua padrona. Quando l'istruttore le si presentò davanti facendo
rimbalzare la palla, si limito, a guardare distrattamente il giocattolo per poi
posare nuovamente uno sguardo divertito su lelene. Quest'ultima
condivideva il sentimento di limi e fece fatica a non scoppiare a ridere.
L'esercizio venne completato e secondo il proramma doveva essere ripetuto altre
due volte. La seconda, Mimi restò seduta praticamente fino alla .line, ma alla
terza volta decise che ne aveva abbastanza e che quel gioco stava diventando
noioso. A quel punto, a Helene non importava molto se Mimi
133
stava o non stava seduta, poiché comunicare con la sua cagnolina era stata per
lei l'esperienza più bella Quanto riportato non vuole essere un consiglio
assoluto da seguire per addestrare il vostro cane Ogni cane infatti ha bisogno
di un trattamento diverso. Ma perché la società funzioni al meglio e necessario
che animali e umani siano addestrati cor rettamente. Utilizzare la comunicazione
telepatica può aiutare nel fare dell'addestramento all'obbc dienza un compito
più intelligente, efficace e diver tente, sia per gli uomini che per gli
animali.
Il gatto che sapeva troppo
Spesso vengo consultata per risolvere il problema di gatti che urinano o
defecano fuori dalla lettiera. Dixon era un soriano castrato di tre anni e
quando venni contattata dai suoi padroni, sporcava per tutta la casa da un paio
di mesi. I proprietari non sapevano più che pesci pigliare e visto lo stato in
cui l'animale aveva ridotto la casa, avevano persino preso in considerazione
l'ipotesi di farlo sopprimere.
Comunicando a distanza, Dixon mi spiegò che
134 ¦
f
,ando i suoi padroni uscivano, davanti alla porta casa compariva uno strano cane
selvatico. Dixon Recava per tutta la casa per segnalare che quello 'a territorio
suo e della sua famiglia. Inoltre, un .nile comportamento gli permetteva di
alleviare la insione e la paura che lo assalivano alla vista del 'edatore.
I padroni confermarono che i vicini avevano visto ji coyote nel loro giardino.
Dixon mi disse che i mi della famiglia vivevano in un canile adiacente ,a casa,
ma invece di abbaiare per scacciare l'injso, sembravano agire in accordo con
lui, limitanisi a osservarlo mentre gironzolava intorno all'edijio. Dixon era
l'unico a fare la guardia. Aveva cerjto di avvertire i suoi padroni del
pericolo, ma non li avevano prestato ascolto, così aveva dovuto iminciare a
sporcare per attirare la loro attenzione. , .._ aveva raggiunto lo scopo.
Fortunatamente, i uscirono a capire il suo punto di vista prima di Incidere di
disfarsene. Suggerii che riconoscessero » buone intenzioni di Dixon e il suo
aiuto nel pròleggere casa e famiglia e che perlustrassero i dintorni prima di
uscire al mattino e al momento del rien'0. Chiesi a Dixon se una simile
soluzione gli parecorretta e l'animale si mostrò enormemente solle
vato.
135
Ogni giorno, i padroni facevano il giro della casa per controllare che non vi
fossero coyote Dixon, tranquillizzato, riprese a utilizzare la let tiera.
Il taglio degli artigli: l'incubo dei gatti
Jackie richiamò Muffili, la gatta, che non faceva altro che mordere e graffiare
tutti. Muffili era stata affettuosa e allegra fino a quando non era stata con
temporaneamente sterilizzata e privata degli artigli. Quando mi misi in contatto
con lei, la trovai gravemente traumatizzata. La pancia e le zampe le dolevano
terribilmente ed era pervasa da una profonda rabbia per la crudeltà dimostrata
dagli umani nei suoi confronti. Non capiva il motivo che aveva spinto i suoi
padroni a sottoporla a entrambe le operazioni, e sentendosi estremamente
vulnerabile e debole, reagiva attaccando.
Per aiutarla a sbloccarsi, feci rivivere a Muffili il momento della
sterilizzazione e del taglio degli artigli. Era stata una prova straziante per
la povera gatta. I suoi padroni non le avevano spiegato che
i sarebbe successo e non si erano resi conto che
ilio degli artigli non è un'operazione necessaria
lue accompagnata da un profondo dolore fisico
1 • motivo. Solitamente la sterilizzazione non è par
¦1.irniente traumatica e il gatto recupera senza
I ili collaterali e con chiari benefici. Ma in quel
i ¦ >, il dolore causato dal taglio degli artigli aveva
• nato Muffili a trattenere nell'addome il dolore
136
Spiegai ai padroni di Muffili che, al contrario di punto sostengono alcuni
veterinari, tutti i gatti ¦ "M i quali avevo comunicato si erano lamentati,
.iliormando che l'eliminazione degli artigli costituisce un'operazione dolorosa
ed emotivamente dannosa. Privato degli artigli anteriori, owerossia della sua
prima linea di difesa, il gatto si sente debole e vulnerabile. Non è raro che il
gatto privo di artigli morda chi gli sta vicino, anche in viso. Oliando i gatti
con gli artigli intatti graffiano un .libero o un apposito oggetto, affondano
gli artigli, .iliungano e allineano la spina dorsale, rilasciando l'energia
trattenuta e favorendo la circolazione corporea, assicurandosi così un buono
stato di salute. Ma un gatto privo di artigli posteriori non può certo
lanciarsi in un simile esercizio. Le zampe restano indolenzite per mesi, a
volte per
137
anni. Molti gatti privati degli artigli defecano fuori dalla lettiera, poiché
graffiare quest'ultima con le zampe estremamente sensibili è doloroso e i gatti
solitamente grattano per coprire le feci. In segno di protesta e per denunciare
il loro disagio, alcuni tendono a urinare ovunque.
Non è difficile insegnare ai gatti a utilizzare gli oggetti appositi per «farsi
le unghie», l'importante è che questi ultimi siano sistemati vicino a dove l';i
nimale dorme. I gatti solitamente amano «graffia re» appena svegli e
preferiscono materiali nei quali possano affondare gli artigli, quali la
corteccia degli alberi, le corde in fibra d'agave o la parte posteriore dei
tappeti, invece dei morbidi tappetini che vengono generalmente venduti per
questo scopo. Può essere d'aiuto avere mobili dalle superfici lisce, invece di
superfici nodose alle quali i gatti difficilmente resistono. Ma anche dove il
mobilio sembra fatto apposta per essere graffiato, con un po' di pazienza è
possibile insegnare al gatto a «farsi le unghie» dove gli è consentito. I miei
quattro gatti spesso grattano la corteccia degli alberi in giardino, ma in casa
ho comunque dei tappetini apposta per loro, disposti in punti strategici, così
che non abbiano scuse per graffiare o rovinare i miei mobili.
138
di,.
lui
l'rovate a immaginare se, per punizione, vi venisi agliata la prima falange
delle dita. Oltre al doloi vostri movimenti sarebbero terribilmente pacciati.
Lo stesso vale per i gatti. Potete comuire con loro e loro possono imparare dove
grato. La mutuazione di parte del corpo degli animai ( taglio degli artigli o
della coda e delle orecchie) " t comodità umana o a fini estetici è un atto di
cruI'Ita pura e molti animali sottoposti a simili operali >ni, in seguito
lamentano disturbi psicologici, fisii o comportamentali.
La comunicazione a distanza con Muffili diede i i i alitati sperati. La gatta
riuscì a rilasciare il dolore ¦ la frustrazione emotiva e riprese una serena
coesiitnza con i suoi padroni. Questi ultimi l'aiutarono ¦ ittoponendola a
delicati massaggi e dedicandole particolari attenzioni, ma soprattutto,
comprendendo il suo punto di vista.
II gatto selvatico
Dave curava svariati gatti selvatici del suo quarl iere e, di tanto in tanto, ne
adottava qualcuno per
139
lo
che vivesse in casa con lui. Nutriva quelli selvatici nel giardino e li
catturava per sterilizzarli, in mod da evitare un aumento eccessivo della
popolazione felina. Si rivolse a me perché era preoccupato pei una giovane gatta
incinta per la seconda volta e che, nonostante i suoi tentativi di catturarla,
continuava a sfuggirgli. Evitava accuratamente la gabbia contenente il cibo.
Quando mi misi in contatto con l'animale, percepii in lei un vero terrore nei
confronti della trappola. Quella gabbia per lei era come la morte. Essere
catturata dagli uomini era la peggiore tortura che potesse immaginare. Per
tranquillizzarla e renderla ricettiva nei confronti di ciò che stavo per dirle,
l'ascoltai e le feci comprendere di capire la sua paura. Le spiegai a che cosa
serviva la trappola: una volta catturata, Dave l'avrebbe fatta sterilizzare e
così non avrebbe più avuto una gravidanza dietro l'altra, cosa che a lungo
andare l'avrebbe sfinita e fatta morire prematuramente. Dave l'avrebbe portata
in ospedale per l'operazione, ma le assicurai che al termine avrebbe
riacquistato la sua libertà. Per qualche giorno avrebbe sentito un po' di
dolore, ma poi sarebbe stata veramente libera e non avrebbe più avuto
gravidanze. Era terrorizzata all'idea di potere essere tenuta «prigioniera»
nella casa. Le assicurai che
140
JX.
I >ave l'avrebbe lasciata andare e non l'avrebbe ¦ 'lihligata a restare in casa
contro la sua volontà.
La gatta non mi diede alcuna risposta precisa,
; noti sembrava totalmente convinta. Ma il giorno
Mìuiente, Dave mi chiamò incredulo. «Non so che
iosa le abbia fatto», mi disse, «ma già ieri sera la
natta è entrata nella trappola». La fece sterilizzare e
le ridiede la libertà.
Quando ci trasferimmo nella nostra casa attuale, un gatto selvatico che
girovagava nel quartiere terrorizzò i nostri gatti ferendone due. Mi misi in
conlatto con lui per fargli capire che il suo modo di (.•(importarsi non andava
bene. Non avevo nessuna intenzione di fargli del male, ma non volevo nemmeno che
lui importunasse i miei gatti. Ricordai all'animale che i nostri vicini avevano
catturato e ucciso un gatto che attaccava gli uccellini che andavano a mangiare
nel loro giardino e se avesse continuato a comportarsi in quel modo, anche lui
correva lo stesso rischio. Sentii che mi ascoltava.
Da quel giorno, diradò le sue visite ma quando attaccò nuovamente uno dei miei
gatti, lo minacciai seriamente mostrandogli una trappola pronta per ingabbiarlo.
Da allora non ci importunò più.
141
I cavalli e il dolore
Dopo avere comunicato con migliaia di cavalli, sono giunta alla conclusione che
la maggior partedei problemi esistenti nel rapporto uomocavallo deriva
dall'incapacità degli esseri umani di capire realmente i sentimenti e i pensieri
dei cavalli. I proprietari spesso si lamentano perché i loro cavalli sono
cocciuti, irritabili o improvvisamente si mettono a opporre resistenza.
Solitamente il problema viene risolto forzando il cavallo ad andare avanti, ma
si tratta di una vittoria di breve durata. Dopo averlo obbligato ad agire contro
la sua volontà, l'animale spesso diventa intrattabile, scalcia, indietreggia e
si impenna.
Più di una volta i cavalli mi hanno spiegato che il dolore arriva a un punto
tale da non poterlo più sopportare. Dolore dovuto a ferite, nuove o riapertesi a
causa della pressione fisica o dello stress emotivo, o aggravate da abitudini
scorrette del cavallerizzo, da selle inadatte o da qualche squilibrio fisico.
Solitamente le persone non sanno riconoscere i primi segni di disagio di un
cavallo o i suoi tentativi di comunicare che qualcosa non va. Provate a
immaginare come vi sentireste se aveste una terribi
142 ,
1 emicrania, male al collo o alla schiena e qualcuno iistesse per farvi andare
avanti come se niente ise. Non diventereste irritabili, cocciuti, spaventa
J Sicuramente sì!
f Dopo che il cavallo ha descritto il punto e la Sutura del dolore, della
tensione o dello squilibrio i he provoca il suo strano comportamento, insieme .
11 padroni solitamente troviamo un metodo delica10 e sensibile per risolvere il
problema. A volte busta una sella nuova, degli zoccoli più bilanciati, qualche
seduta chiropratica o di agopuntura, dei uimbiamenti nella dieta, un modo di
cavalcare più equilibrato da parte del cavallerizzo, un po' di riposo o una
combinazione di più elementi. Continuare t a cavalcare come al solito non
risolve certo il problema.
Laura mi spiegò che Gator, il suo purosangue da dressage di dieci anni, si
rifiutava di girare quando lei tirava il morso e il più delle volte andava
dritto. Gator mi comunicò di soffrire di una forte tensione al collo e di un
dolore alla fronte. Gli chiesi spiegazioni riguardo al dressage e al problema
riferitomi dalla sua padrona e avvertii in lui il chiaro desiderio di compiere
in modo corretto l'esercizio. Il problema era che quando si innervosiva per
cercare di capire che cosa volevano da lui o se stava andando
143
bene, tendeva la mascella e comprimeva il collo, cosa che ostacolava il
movimento della spalla e gli impediva di muoversi liberamente.
Sebbene Gator avesse sofferto in precedenza di disallineamento del collo,
problema curato con successo ricorrendo all'agopuntura, non era quella la causa
dell'attuale disturbo. Lo stato di tensione emotiva autoindotta di cui soffriva
lo portava a bloccarsi e a perdere connessione con il corpo. Al contrario,
quando era rilassato era perfettamente in grado di eseguire l'esercizio. Ma
quando comprimeva mascella e collo, provocava un aumento del nervosismo e non
era più in grado di pensare chiaramente e restare in contatto con l'amazzone.
Desiderando comportarsi bene e abusando delle sue possibilità diventava sempre
più turbato e angosciato.
Per interrompere il ciclo vizioso, suggerii a Laura di massaggiare i punti
dolenti del corpo del cavallo per aiutarlo a rilassarsi. Quindi avrebbe dovuto
parlargli, in tono calmo e rilassato, del programma del giorno e di che cosa si
aspettava da lui. Una volta in sella, avrebbe dovuto cercare di evitare che
Gator tendesse collo e mascella, ricordandogli di rilassarsi e di allungare il
collo, spiegandogli ciò che desiderava da lui e aiutandolo dolcemente a girare
il collo.
'¦••¦\.
144
pò la cavalcata, le consigliai di massaggiare nuo! icnte Gator e di
complimentarsi con lui per i cessi ottenuti al fine di accrescere la fiducia in
se
i SSO.
Gator mostrò un immediato miglioramento dopo
ia seduta di agopuntura, che diminuì la tensione
l'I collo e migliorò l'equilibrio generale; inoltre, i
iiei consigli permisero a Laura di aiutare l'animale
< rilasciare lo stress emotivo e a liberarsi delle vec
• lite abitudini fisiche.
Un caso abbastanza simile vide come protagoni
ia un cavallo di nome Maxwell. I proprietari si
lamentavano perché l'animale era molto rigido e
< ipponeva resistenza quando cercavano di farlo giraie, in particolar modo verso
sinistra. Maxwell mi •.piegò che il collo e la schiena gli dolevano in seguilo a
un incidente avvenuto su un van e quando lo montavano cercava di reagire al
dolore tendendo i muscoli. Gli massaggiai il corpo, aiutandolo a capire dove
erano concentrati dolore e tensione. Il cavallo mi mostrò, con immagini
mentali, come tendeva il corpo quando lo montavano. Spiegai ai proprietari di
massaggiarlo prima di montarlo e, una volta in sella, di ricordargli di
rilasciare la tensione, così da rilassarsi ed evitare di provocare un fastidioso
dolore.
145
£?.
Oltre a vedere come Maxwell seguiva le mie istruzioni mentre lavoravo con lui, i
proprietari restarono piacevolmente sorpresi per come l'animale reagiva ai loro
consigli mentre lo cavalcavano. Quando gli ricordavano di rilasciare la tensione
nel collo o nella schiena, l'animale si rilassava notevolmente e modificava le
vecchie abitudini, permettendo ai proprietari di cavalcarlo con maggiore
facilità e piacere. Nel giro di un paio di settimane, dopo anni di tensione,
Maxwell sembrava un altro. La comunicazione diretta, che aveva richiesto il suo
aiuto e la sua comprensione, potenziò l'efficacia del lavoro effettuato sul
corpo.
Dominici, un imponente purosangue, scalciava e s'imbizzarriva una volta sellato.
Mi spiegò che gli doleva la parte centrale della schiena. Lo esaminai
attentamente e mostrai al proprietario il punto in cui, a causa della
compressione delle vertebre, l'animale provava fitte di dolore. Il cavallo mi
fece capire di sentire il bisogno di muoversi per rilassarsi e alleggerire la
tensione della spina dorsale. Il proprietario lo portò in un recinto dove il
cavallo potè correre e muoversi a piacimento. In seguito, riuscì a montare
Dominici con estrema facilità.
Mi sono resa conto che quando si spiega agli animali qual è la causa del dolore
e si visualizza o
146
si illustra in che modo possono risolvere il problema, sono gli animali stessi a
fare la maggior parte del lavoro, senza dovere ricorrere a esercizi complicati.
Quando si utilizzano delle particolari tecniche di intervento sul corpo è utile
spiegare che cosa si sta facendo, poiché in questo modo si stimola l'animale a
collaborare, proprio come accade con gli esseri umani, e l'intero processo di
guarigione diviene più rapido e piacevole. Ricorrere a tecniche imposte con la
forza senza ottenere la comprensione o la collaborazione dell'animale può
provocare resistenza, dolore, senso di oppressione lisica o un miglioramento che
però svanisce in breve tempo.
Jim Dietz mi confessò che dopo avere imparato a comunicare con gli animali nel
corso di un seminario, i suoi animali avevano iniziato a guardarlo in modo
diverso e lui aveva avvertito che il loro rapporto si era in qualche modo
trasformato per il meglio. Un giorno, un cavallo selvaggio che aveva adottato,
aveva iniziato ad agitarsi e a mordersi il fianco; era chiaramente nel bel mezzo
di una colica, firn gli aveva messo le briglie, cosa che normalmente il cavallo
non gli avrebbe permesso di fare, e lo aveva portato a fare una passeggiata. Ma
poiché le condizioni dell'animale non erano migliorate, aveva
147
chiamato il veterinario, che avrebbe dovuto arrivare nel giro di un'ora.
Il cavallo non mangiava e continuava a dibattersi, rotolandosi per terra e
mordendosi il fianco. Jim temeva di perderlo. Spinto dalla disperazione, aveva
messo le braccia intorno al collo dell'animale e gli aveva sussurrato parole di
affetto, spiegandogli quanto fosse importante per lui. Nel giro di pochi minuti,
il cavallo si era alzato, aveva incominciato a mangiare e si era liberato dei
gas intestuiali. Jim aveva disdetto la visita del veterinario, poiché il cavallo
sembrava nuovamente in perfetta forma.
Il canarino che non voleva cantare
Frodo, il nostro canarino, cantava stupendamente, soprattutto al mattino e ogni
volta che mio marito suonava alla chitarra o al liuto un brano musicale che gli
piaceva particolarmente. Frodo viveva in una grande gabbia in soggiorno in
compagnia di Sultan, un bengalino comune, del quale era diventato buon amico
dopo la morte della compagna di quest'ultimo. Improvvisamente, un mattino
d'estate, Frodo
: 148
smise di cantare. Inizialmente non mi preoccupai, poiché era entrato nel periodo
della muda e spesso i canarini smettono di cantare per dedicare ogni loro
energia alla crescita di un nuovo piumaggio. Passarono parecchi mesi e Frodo
continuava a restare silenzioso, mentre gli anni precedenti aveva ripreso le sue
abitudini canterine dopo un paio di mesi dal termine della muda. Decisi di
interrogarlo
in proposito.
Sentiva che qualcosa non andava con la gola, ma era sicuro che sarebbe passato
tutto e sarebbe tornato a cantare presto. Restai sorpresa, poiché era sempre
stato un uccello sano ed estremamente attivo. Trascorsero diverse settimane e
Frodo ancora non cantava, decisi allora di interrogarlo nuovamente. Frodo
sentiva che c'era ancora qualcosa che non andava con la gola che gli impediva di
cantare. Ricevetti le immagini di cicatrici sul tessuto della gola. La scoperta
mi lasciò perplessa, poiché Frodo non aveva mai mostrato alcun segno di
malattia.
Gli domandai se ci fosse qualche altra ragione che gli impediva di cantare.
Mentre mi rispondeva sembrava imbarazzato. Quando Frodo cantava allegramente e
frequentemente, solitamente interrompeva il canto di Sultan. E se il bengalino
osava riprendere a cantare, Frodo lo cacciava dal posa
149
toio. Sultan poteva cantare senza essere interrotto solo quando l'altro era
impegnato a mangiare. Sebbene per la maggior parte del tempo i due volatili
fossero buoni amici non riuscivano a risolvere la questione del canto. Mentre ne
parlavamo, Frodo si rese conto di avere smesso di cantare per permettere a
Sultan di farlo ogniqualvolta lo desiderasse e ora sentiva la gola fisicamente
bloccata. Gli dissi che saremmo stati felici di sentirlo cantare ancora e che
con Sultan avrebbero potuto cantare a turno.
Il mattino seguente, Frodo iniziò a trillare nuovamente, sebbene non avesse
ancora riacquistato l'esuberanza di un tempo. Lo ringraziammo e lo incoraggiammo
a continuare. Ma l'uccello smise di cantare e dopo un paio di giorni tornai da
lui. Mi spiegò che se avesse ripreso a cantare a «pieni polmoni», il senso di
predominio e di territorialità si sarebbe nuovamente impadronito di lui,
spingendolo a bloccare Sultan. E lui non voleva fare niente di tutto ciò.
Il problema di Frodo era imparare a esprimere pienamente se stesso senza sentire
il bisogno di soffocare l'amico. Essendo convinta che ce l'avrebbe fatta, lo
incoraggiai a cantare in un altro modo. Qualora avesse sentito crescere in lui
il senso di predominio nei confronti di Sultan, avrebbe dovuto volare per la
gabbia liberandosi così di quel senti
150
; mento senza dirigerlo sull'amico. Poteva ascoltare Sultan cantare e imparare a
«esibirsi» a turno.
t Rispose che ci avrebbe provato.
Il mattino seguente lo sentimmo nuovamente cantare, sebbene ancora in modo
incerto ed estre
). mamente tranquillo. Nel frattempo, anche Sultan aveva cambiato atteggiamento.
Non più sottomesso e timoroso di Frodo, aveva iniziato a cantare più
liberamente. Giunse il giorno in cui cominciarono a cantare insieme, cosa mai
accaduta prima.
Un vecchio uccello impara nuovi trucchi
Mi regalarono Pirouette, il mio primo cacatua, quando aveva due anni e mezzo.
Non era stato abituato a posarsi sulla mano o ad appollaiarsi su un posatoio e
solitamente se ne stava nella gabbia. Emetteva un fischio tipico degli esemplari
della sua razza e non parlava. Ogni mattina mi divertivo a salutarlo dicendogli,
«Sei fantastico, Pirouette». Nel giro di poche settimane, l'uccello non faceva
che ripetere «sei fantastico».
Iniziai a fischiettare alcuni motivi e in breve
151
la dimostrazione di quanto sia limitata tale nostra concezione.
Danzando con un lama
Vidi per la prima volta dei lama nel 1976, durante una visita allo zoo di Los
Angeles. La loro gabbia era sulla sommità di una collina e raramente veniva
visitata a causa della faticosa passeggiata necessaria per raggiungerla. Mi ero
fermata all'inizio della salita e osservavo i tre lama in cima alla collina
accanto alla mangiatoia. Chiesi loro se potevano avvicinarsi così che potessi
vederli meglio. In risposta avvertii un senso di disdegno, quasi disgusto. Loro
dovevano venire giù per me, una misera umana?
Così iniziai a cantare. Incuriositi, mi osservarono meglio, ma non si mossero.
Allora cominciai a ballare sul vialetto e il capo dei tre si precipitò verso di
me correndo. Anche gli altri si avvicinarono, ma il primo intimò loro di
allontanarsi dicendo, «E soltanto per me».
Il lama si unì al ballo, muovendosi lungo il recinto. Avvertivo il suo piacere e
la nostra unione men
154
J
tre danzavamo. Gli altri due erano affascinati e sebbene fossero tentati di
unirsi a noi, rispettarono l'ordine ricevuto. Continuammo a cantare e a ballare
per circa quindici minuti, fino a quando suonò la campana di chiusura dello zoo.
Spiegai al mio compagno di ballo che dovevo andare. Mi rispose che dovevo
continuare. Obbedii (ino a quando la campana suonò una seconda volta. «Torna
un'altra volta», mi ordinò il lama in tono imperioso. Gli dissi che lo avrei
fatto. Mi voltai per guardarlo mentre mi avviavo lungo il sentiero: l'animale
restò immobile a fissarmi per qualche minuto, quindi si voltò e si avviò lungo
la collina.
I guardiani dei polli
II 6 dicembre 1991, un sogno divenne realtà: ci vennero finalmente consegnati
Regalo e Raindance, due splendidi lama. Uno dei benefici della loro presenza
derivava dalla loro capacità di guardiani. Prima del loro arrivo, ogni anno
perdevamo qualche pollo a causa delle volpi e delle donnole che riuscivano a
infilarsi nel pollaio. I cani sentivano e riusci
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vano sempre a cacciare via i procioni ma erano impotenti davanti a predatori di
dimensioni più piccole, a causa della loro velocità e silenziosità.
Il recinto dei lama circondava il pollaio e io feci capire ai due animali che
uno dei loro compiti era fare la guardia ai polli. Grazie alla prontezza, alla
curiosità e alla vigilanza dei lama, sentivo che i polli erano al sicuro da
qualsiasi attacco.
Un anno dopo, mentre mostravo ad alcuni amici il recinto dei lama, notai dei
procioni svignarsela dal pollaio uscendo dalla parte opposta rispetto al rifugio
dei lama. Restai sorpresa, poiché non avevo più visto un procione da quando i
lama erano diventati i guardiani ufficiali dei polli. Ero preoccupata e dissi
agli amici che speravo che i lama avrebbero continuato a tenere orecchie e occhi
aperti. Non ne parlai mai direttamente con Regalo e Raindance.
Quella sera, non vedendo i lama dormire vicino al loro rifugio, andai a
controllare. Erano entrambi sdraiati vicino al punto in cui avevo visto
sgattaiolare via il procione. Non li avevo mai visti dormire là. Restarono
sorpresi quando si accorsero che li stavo cercando; entrambi avevano infatti
capito che volevo che facessero la guardia proprio in quel punto. Da allora,
quando lo ritengono necessario, trascorrono la notte in quel punto vicino al
pollaio.
r;,.,. j
II serpente a sonagli
Le mie nozioni sui serpenti a sonagli si limitavano a ciò che avevo visto nei
film western, dove i reti ili venivano uccisi da un colpo di fucile o venivano
schiacciati dagli zoccoli dei cavalli, prima di avere il tempo di colpire.
Quando nel 1982 vidi per la prima volta un serpente a sonagli, scoprii aspetti
totalment e diversi della sua natura.
Stavamo camminando lungo i sentieri collinosi del Griffith Park di Los Angeles
insieme ai nostri cani. Rana, la femmina di afgano, correva qualche metro
davanti a noi, quando udii quel crepitio inconfondibile. Mettemmo immediatamente
il guinzaglio a Pasha e quindi raggiungemmo Rana, che all'epoca non aveva
nemmeno un anno. La trovammo che saltellava e abbaiava a un grande crotalo
pronto ad attaccare. Preso dal suo eccitamento, il cane non prestava attenzione
alle mie preghiere di allontanarsi.
Sapevo che se avessi afferrato Rana in tutta fretta, il serpente avrebbe potuto
mordermi. Così, con calma, dissi al rettile che non intendevamo fargli del male.
Rana era solo un cucciolo che voleva giocare. Spiegai all'animale che mi sarei
avvicinata al
156
157
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cane per portarlo via e che ci saremmo allontanati nella direzione opposta alla
sua. Quindi afferrai il collare di Rana e l'allontanai. Il serpente smise di
sibilare e si allontanò in direzione opposta alla nostra.
Convivenza con le vespe
Quando nel 1988 ci trasferimmo nella nostra nuova casa, notai delle vespe
infilarsi in un buco sotto la palizzata di legno. Avendo sempre saputo che le
vespe costruiscono i loro nidi sotto le gronde delle case, mi chiesi che cosa
facessero nel terreno. Mi avvicinai lentamente e chiesi loro se potevo dare
un'occhiata per capire che cosa stessero facendo. Ottenuto il permesso, mi
inginocchiai e sbirciai nel buco. Le vespe entravano e uscivano volando intorno
al mio viso, mentre osservavo ammirata il loro favo. Prima di andarmene le
ringraziai e ottenni una risposta del tipo, «È stato un piacere, ma d'ora in
avanti vedi di stare alla larga».
Qualche giorno dopo lessi un articolo sull'astiosità delle vespe che, anche
senza essere provocate,
[attaccano l'uomo. Non potevo certo trovarmi d'act cordo con quanto scritto sul
giornale, visto che ogni • giorno lavoravo in giardino fianco a fianco con
quegli insetti e non ero mai stata punta.
Ogni estate, le vespe facevano il nido in giardino ogni volta in un posto
diverso e andavano e venivano senza problemi. Nel 1992, scelsero un ceppo marcio
a circa una decina di metri dalla mia zona di lavoro, vicino all'acquaio e alla
manichetta per innaffiare. Un giorno, mentre bagnavo il prato, non mi accorsi
che il tubo di gomma scivolava davanti all'ingresso del loro nido. Una
sentinella inviperita mi fece chiaramente capire che non gradivano tutto ciò: fu
la mia prima puntura.
Così scoprii sulla mia pelle la loro natura bellicosa e andai su tutte le furie.
Cominciai a condividere ciò che avevo letto sul giornale. Il mattino seguente
passai alla rappresaglia: riempii il loro buco con terra e detriti. Mentre ero
in giardino, una vespa guerriera mi raggiunse. Riuscii ad allontanarla prima che
mi pungesse e, imbarazzata per il mio comportamento, mi scusai. Avevo provato le
emozioni che spingono alla guerra e ne avevo percepito la futilità. Spiegai la
mia posizione alle vespe e chiesi una tregua. Io avrei rispettato la loro casa,
ma loro mi avrebbero rispettato come padrona del giardino
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159

e come colei che faceva crescere quei fiori che lon» tanto amavano.
Dopo quell'episodio tutto andò per il meglio Ogni volta che passavo vicino al
nido rivolgevo loro parole di pace e rispetto. Nonostante il mio impiglio, devo
ammettere che non era facile trascinare l.i manichetta per tutto il giardino
senza farla passaiv davanti all'ingresso della loro casa. Quando accadeva,
sciamavano fuori inviperite e dovevo benedirlicon pace e rispetto per poi
sparire fino a quando non si fossero calmate. Mio marito passò davanti al nido
un giorno in cui avevo usato la manichetta e il loro livore non si era ancora
placato completamente: non ci pensarono due volte e lo punsero. Quella volta fu
lui ad andare su tutte le furie e a volerle eliminare. Capivo la reazione di
entrambi e avvertii la necessità di una tregua per tutti gli esseri umani che
transitavano davanti all'alveare. Vivere in pace con vicini così irascibili
necessitava di calma e di un grande controllo di sé.
La convivenza proseguì per sei mesi ma con l'avvicinarsi del freddo, ero
convinta che se ne sarebbero andate. Giunse dicembre, la colonnina del mercurio
precipitò, ma le vespe erano sempre là. Chiesi loro di andarsene, mi risposero
che se ne andavano un po' alla volta, ma se disturbate, continuavano a sciamare
160
I
M d
11.
mo
ni. Dovevamo avvertire sempre della loro presenza n veniva a trovarci e
numerosi amici ci suggerirono iriati modi per ucciderle, chiedendosi come mai ni
lo avessimo ancora fatto. Ogni volta ci ritrovava a spiegare la nostra politica
di coesistenza. Superai il mio limite di tolleranza, quando l'.illina, la
mia coniglietta, venne inseguita dalle ¦ spe mentre se ne andava a spasso per il
giardino, l 'uà di esse riuscì a pungerla e altre lo avrebbero I ilio se non
fossi intervenuta per scacciarle e portai ' Pallina al riparo. Per evitare una
reazione allergi• .1, la curai con un rimedio omeopatico contro le IH alture. Si
riprese in fretta, ma la mia tolleranza nei ¦ onfronti delle vespe si era
esaurita. Avremmo «lovuto vivere in armonia, ma l'equilibrio era deci. unente
sbilanciato. Io inviavo loro messaggi di pace e rispetto e quelle mi
rispondevano con pretese, attacchi e irritabilità.
Dissi loro che ne avevo avuto abbastanza e che le vrei aiutate ad andarsene per
sempre. Quella notte empii l'entrata della loro casa con della diatomite, n
abrasivo che ha un effetto disidratante sul corpo egli insetti, ma è innocuo per
l'ambiente circostane e costituisce un nutrimento per il suolo. Le vespe
continuarono a uscire indisturbate, ma dopo continue applicazioni, una bella
gelata e un mucchio di
161
sassi davanti all'ingresso, divennero sempre più deboli finché morirono. Non fu
facile prendere una simile decisione, ma a volte la comunicazione non r
sufficiente per risolvere i problemi.
Il mistero delle «rimirine»
Nella mia vita sono sempre riuscita a stabilire un buon rapporto di coesistenza
con gli insetti che abitano o abitavano nella mia casa. Eliminando qualsiasi
alimento potesse attirarli, tributando loro il dovuto rispetto, mercanteggiando
e offrendo loro qualcosa in cambio, sono sempre riuscita a convincerli ad
andarsene.
Quando nel 1990 venni travolta da un'invasione di piccoli insetti nella
credenza, restai sorpresa nello scoprire che quei piccoli esseri non
rispondevano all'abituale e tranquilla comunicazione che fino ad allora aveva
sempre funzionato. Non riuscendo a ricevere alcun messaggio, mi chiesi se
fossero esseri alieni o appartenenti a specie mutate, poiché sembravano
particolarmente attratti da sacchetti e contenitori di plastica, anche da quelli
privi di tracce di
'¦vi >•.,», f
162
ilimenti. Poiché nessuno riuscì a capire che cosa i ¦ >ssero, li soprannominai
le «cimicine».
Per principio non uso veleni e anche quella volta non ricorsi ad altri
deterrenti chimici, limitandomi a ii porre gli alimenti in contenitori. Ma le
cimicine ¦ ontinuavano ad aumentare. Non riuscendo a < omunicare con loro per
trovare un'altra soluzione, iniziai a buttarle nel lavandino dove le annegavo. 1
Continuai così per settimane senza peraltro ottenere grandi risultati.
Esasperata, dissi agli insetti che avrei messo della diatomite nelle credenze,
una sostanza che, se non se ne fossero andati, li avrebbe fatti morire
disidratati. Dopo quell'ultimatum, mentre schiacciavo un pisolino, mi apparve
l'immagine di un'entità che capii essere la leader delle cimicine. Domandai
perché quegli insetti fossero venuti nella mia casa e l'entità rispose che erano
stati attratti dall'incredibile energia che sprigionava la mia dimora e che
desideravano diventare parte della nostra famiglia ed essere di aiuto nella
comunicazione fra specie.
Dopo avere ringraziato per il messaggio, misi bene in chiaro che dal mio punto
di vista avere la cucina invasa da milioni di insetti non era il massimo della
vita. Non potevano essere presenti in spiri
163
p
to? La leader afferrò l'idea e mi disse che le cimicine avrebbero risolto la
situazione infilandosi nei contenitori nei quali avevo messo la diatomite. Nelle
settimane successive, orde di insetti marciarono nei contenitori, dove i loro
corpi si seccarono e scomparvero tìsicamente. Ancora oggi sento la loro
affettuosa presenza spirituale potenziare l'energia e l'armonia della mia casa.
Il ritorno delle balene
Ho sempre avuto una particolare affinità con le balene, le antiche e sagge
guardiane del mare. Sono convinta che senza la loro presenza sulla terra,
armonia ed equilibrio ecologico verrebbero distrutti, l'uomo si sentirebbe
spiritualmente abbandonato e morirebbe in breve tempo.
Nel 1979, ricevetti una lettera nella quale mi veniva chiesto di intervenire per
fermare lo sterminio delle balene. Comunicai a distanza con il capo delle
balene, il quale mi disse che per loro era giunto il momento di lasciare la
terra. Loro erano guardiane e maestre di saggezza per l'umanità e il resto della
164
terra, ma ora sentivano di non riuscire più a dialogare con gli esseri umani,
poiché questi ultimi continuavano a decimare le balene e gli altri animali. Feci
capire loro che c'era ancora speranza e che ogni giorno sempre più persone
scoprivano la loro natura spirituale e cercavano nuovamente la saggezza perduta
nel mondo naturale. Potevano restare?
Conversai e pregai con loro. All'epoca mi esibivo come ballerina solista e
promisi di dedicare dei balletti alle balene e al loro ritorno per mantenere
intatta la fratellanza fra animali ed esseri umani. Nei mesi e negli anni
seguenti, mentre danzavo, sentivo la loro vicinanza e avvertivo la loro
decisione di riunirsi, ripopolarsi e tornare. Sono sicura che la danza e le
preghiere di molti altri si sono unite alle mie e che insieme siamo riusciti a
ristabilire la protezione delle balene, così necessaria per un'esistenza
armonica.
Non potrei vivere se animali e piante fossero morti. Non potrei vivere in un
ambiente artificiale, dove la terra fosse arida e vuota. Il mio essere è unito a
quello di tutti gli altri; il mio lavoro con gli esseri umani non sarebbe
possibile senza il sostegno e la forza degli animali e di ogni altra specie
vivente.
Le balene mi onorano della loro presenza durante le spedizioni di whalewatching
e più di una volta gli amici mi hanno confessato che quando ci sono io
165
sono sicuri che i grandi mammiferi si faranno vedere. Forse questo accade perché
mi sento più vicina a questi cetacei che a qualsiasi altra specie animale. Le
balene comprendono infatti la condizione umana e hanno rinnovato il loro impegno
per aiutarci.
Oh giganteschi esseri meravigliosi che ingentilite l'immensità dell'oceano e che
a ogni creatura della terra portate il vostro messaggio.
Navigate in questo mare al nostro fianco eppure l'ignoranza umana vi ha colpito
voi che non ci avete provocato alcun dolore e che perfino nell'ira siete
maestre.
Non ci lasciate,
aiutateci a completare la vostra missione di saggezza. Per voi spargo le mie
lacrime. State con noi, compagne gigantesche fino a quando questa terra brillerà
in spirito rinnovato e i piccoli giochi meschini saranno soltanto un brutto
ricordo.
lo resto accanto a voi
in movimento parallelo. :
F
Spiriti delle acque create le onde necessarie per ridare vita alle aride terre.
State con noi, o spiriti nobili
Mostratemi come rendere più efficace la mia missione
Grazie per la vostra presenza, o sorelle.
Q che la pace si diffonda dal blu dell'oceano
al blu del cielo.
Nel 1985, Humphrey, una balena grigia, ebbe l'onore delle prime pagine in tutto
il mondo quando ittraversò la baia di San Francisco e risalì il fiume Sacramento
dirigendosi verso quelle acque basse che probabilmente avrebbero decretato la
sua fine. Gli uomini cercarono in mille modi di spingere quella balena,
apparentemente persa o disorientata, verso il mare aperto.
Quando mi misi in contatto con Humphrey, mi disse di essere un'inviata speciale
scelta dalla comunità delle balene per risvegliare la coscienza umana. Sapeva di
mettere a rischio la sua vita, ma non sarebbe tornata indietro fino a quando un
numero sufficiente di uomini non si fosse reso conto di ciò che stava facendo
alle balene, agli oceani e alla vita sulla terra, e non avesse cambiato
atteggiamento. Per settimane, giornali e televisioni descrissero l'a
166
167
gonia dell'animale e gli infruttuosi sforzi umani per salvarlo. Quando fu
raggiunto un certo livello di contatto e di consapevolezza, Humphrey permise
agli uomini di aiutarla. Avvertii la gioia che pervase animali, oceani e
l'intera comunità mondiale, quando la balena ebbe portato a termine la sua
missione. Nel 1991, Dawn Hayman si mise in contatto con tre balene intrappolate
sotto i ghiacci al largo della costa dell'Alaska:
Ogni giorno i media informavano il mondo sullo stato delle balene, mentre gli
uomini lavoravano freneticamente per perforare il ghiaccio e permettere ai
cetacei di salire in superficie a respirare. Ma le balene continuavano ad
allontanarsi da quegli spiragli di salvezza. Bonnie, la mia compagna, mi chiese
di parlare alle balene spiegando loro che se avessero raggiunto le aperture nel
ghiaccio, sarebbero state aiutate. Mi misi in contatto con gli animali e restai
alquanto sorpreso da ciò che mi dissero. «Non siamo qui per essere salvate», mi
spiegarono. «Siamo state scelte per insegnare agli esseri umani una lezione
importante. Non siamo intrappolate qui sotto contro la nostra volontà». Dissi
loro che se , avessero continuato ad avanzare sotto il ghiaccio sarebbero morte.
Mi risposero, «Dovremo morire
168
...,» >
per insegnare la nostra lezione di vita. Non siamo tristi; siamo onorate di
essere state scelte per questa importante missione».
Non capii, ma accettai le loro parole. Ogni mattina, prima di ascoltare le
notizie, Bonnie mi chiedeva di contattare le balene. Un giorno, mi dissero che
una di loro era morta e che loro si sarebbero spinte oltre. Quando chiesi che
lezione gli uomini avrebbero dovuto trarre dal loro sacrificio, mi dissero
soltanto che presto lo avremmo scoperto. Le notizie diffuse dalla radio
confermarono ciò che già sapevo: una balena era morta e le altre due si stavano
allontanando dalle aperture per l'aria. Tristi per ciò che sapevamo sarebbe
accaduto, Bonnie e io ci chiedevamo quale lezione ci avrebbero insegnato con il
loro sacrificio.
Il mattino seguente, Bonnie mi chiese come sempre di contattare le balene: mi
aspettava una piacevole sorpresa. «Vivremo!» esclamò felice la balena. «Voi
umani non solo avete recepito il nostro messaggio, ma siete andati ben oltre
rispetto a quanto ci aspettassimo. Ora possiamo insegnare meglio la nostra
lezione vivendo». Non stavamo più in noi dalla gioia. Le balene erano così
orgogliose, eccitate e onorate per qualcosa che avevamo fatto o capito. Ci
chiedevamo di che cosa si trattasse. Accendemmo la
_____ 169
_L
radio. I russi avevano inviato un rompighiaccio. E anche gli americani. Si
sarebbero incontrati e insieme avrebbero aperto un canale nel ghiaccio.
L'operazione avrebbe richiesto molte ore, ma se le balene si fossero avvicinate
alle aperture per l'aria ce l'avrebbero fatta. Quel mattino stesso, le balene
cambiarono rotta e si dissero verso le aperture. I rompighiaccio continuarono il
loro lavoro fino a quando il canale fu aperto e i cetacei poterono tornare in
mare aperto.
Alcuni mesi dopo, io e Bonnie capimmo il significato della lezione impartitaci
dalle balene. Due rompighiaccio appartenenti a paesi antagonisti, che non
avevano mai collaborato, avevano unito le loro forze per salvare delle vite. E
le nostre maestre, le balene, lo sapevano. Grazie a Dio, noi uomini avevamo
compreso il loro messaggio e il loro sacrificio non era più stato necessario.
Prevenzione e miglioramento
DELLA VITA
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Ammali e bambini vengono spesso lasciati in disparte nei momenti in cui la
famiglia deve prendere delle decisioni. Spesso gli adulti apportano dei
cambiamenti che influenzano anche la vita dei più piccoli e degli animali senza
tuttavia metterli al corrente di ciò che sta accadendo. Tutto ciò a volte può
provocare gravi disagi, sia a livello fisico che mentale.
Ecco un esempio:
Tara era uno sconsolato setter irlandese che da alcune settimane presentava una
lieve febbre continua e rifiutava il cibo. Quando mi misi in contatto con lei,
su richiesta del padrone, tutto quello che mi seppe dire fu che era triste.
Chiesi al proprietario se prima del mutamento di atteggiamento, Tara avesse
perso qualcuno o qualcosa. L'uomo mi disse di avere rotto con la sua fidanzata
da un paio di settimane.
Sentendo quelle parole, Tara iniziò a parlarmi, confessandomi di sentire molto
la mancanza della ragazza. Scoprii inoltre che il cane si riteneva colpevole per
la rottura del fidanzamento. Era stata felice
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con i suoi amici fino al giorno in cui avevano chiuso la porta e avevano
discusso per ore, lasciando Tara all'oscuro di ciò che stava accadendo. In
seguito a quella discussione, la ragazza aveva fatto le valigie e se n'era
andata. Non sapendo che cosa fosse accaduto fra i due, Tara era sprofondata in
uno stato di disperazione, incolpando se stessa e convincendosi di averne
combinata una veramente grossa per provocare un simile disastro.
Nessuno si era preso la briga di spiegarle la situazione, non pensando che anche
lei ne avrebbe risentito o avrebbe semplicemente avuto bisogno di esserne messa
al corrente. Alcuni genitori si comportano nello stesso modo con i figli.
Pensando che tanto i bambini non capirebbero, non fanno nemmeno la fatica di
spiegare che cosa sta accadendo nella loro vita. Ma bambini e animali possono
poi sentirsi responsabili per l'accaduto e precipitare in uno stato d'ansia, di
confusione o persino di disperazione.
Nel raccontare l'accaduto e altri precedenti equivoci, Tara si rianimò e ritrovò
il suo abituale entusiasmo quando scoprì che cosa era accaduto realmente e
quando le venne promesso che avrebbe rivisto la ragazza.
Naturalmente non tutti gli animali sono ugual
174
mente sensibili o hanno bisogno di essere tenuti costantemente al corrente di
ciò che accade. Cercate però di capire i vostri amici a quattro o a due zampe.
Non dite loro che va tutto bene quando non è vero (lo stesso discorso
naturalmente vale anche per i bambini). Nello scoprire la verità potrebbero
restare scioccati o confusi, oppure potrebbero formulare una loro personale
interpretazione della situazione.
Con onestà e semplicità, spiegate come stanno le cose e date loro modo di
assorbire il cambiamento, lìssere lasciati in uno stato confusionale può essere
pericoloso per la salute mentale e fisica dell'animale. Una perdita non motivata
può provocare l'insorgere di malattie o persino il coinvolgimento in incidenti
provocati dalla tensione emotiva. Assicuratevi che i vostri animali comprendano
la situazione per evitare loro inutili angosce.
Mettere al corrente il vostro animale del fatto che vi allontanerete qualche
giorno da casa lo aiuterà a trascorrere con tranquillità le ore in cui sarete
assenti. Non preoccupatevi di ciò che pensa la gente quando vi sente parlare con
gli animali. Il vostro comportamento potrebbe anche abbattere i loro preconcetti
sull'intelligenza degli animali e renderli più rispettosi e comprensivi nei
confronti dei nostri amici a quattro o a due zampe. Le critiche dovreb
175
bero essere messe da parte quando è in gioco la felicità vostra e dei vostri
amici animali.
Obiettivi
Le pagine che seguono potrebbero aiutarvi a modificare totalmente il vostro
rapporto con gli animali. Ciò che dovete fare è assicurarvi che ciascuno dei
vostri amici a quattro o a due zampe abbia, conosca e persegua un obiettivo.
In questo modo, potreste evitare problemi comportamentali e quindi aumentare la
vostra e la loro felicità. Tenderete inoltre a rispettare e a trattare
maggiormente gli animali come esseri intelligenti. Questi ultimi si sentiranno a
loro volta più felici, responsabili e comprensivi, poiché contribuiranno o
aiuteranno realmente come membri della famiglia.
Vorrei raccontarvi la storia di Zor, un grazioso barboncino. Il padrone di Zor
non sapeva come affrontare la furia devastatrice che si impossessava del cane
quando, dovendo andare a lavorare, lo lasciava in cortile. Zor saltava e si
lanciava contro la porta di servizio e le finestre fino a quando riusciva
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a entrare in casa. Il proprietario non voleva lasciarlo nell'appartamento per
paura che urinasse ovunque e distruggesse i mobili.
Zor fu molto diretto nella sua comunicazione. Mise subito in chiaro che ciò che
voleva era sentirsi vicino al suo padrone anche quando quest'ultimo era in
ufficio e lo poteva fare stando in casa a guardia delle sue cose. Essere
lasciato nel cortile era per lui fonte di grande frustrazione; temeva infatti
che qualcuno si infilasse in casa e manomettesse lo stereo e l'attrezzatura
fotografica tanto cari al suo padrone.
In precedenza, aveva urinato e morsicato svariati oggetti per marcare le
proprietà del padrone, spinto dall'ansia che qualcuno le toccasse mentre lui non
c'era. Non comprendendo il comportamento di Zor e pensando che il cane non
capisse, il padrone non gli aveva mai spiegato esattamente che cosa dovesse
fare. Inoltre, era convinto che Zor sarebbe stato molto più felice all'aria
aperta e non si era mai dato pena di capire realmente i desideri del cane.
Comunicando con cane e padrone, risolvemmo tutte le incomprensioni e il sorriso
illuminò gli occhi di entrambi. (Anche i cani sorridono, sebbene non sempre con
la bocca come gli umani!). Il padrone decise di lasciare Zor in casa tutto il
giorno. Ne
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risultò un cane decisamente più allegro e responsabile, oltre a un essere umano
più comprensivo e soddisfatto.
L'episodio riportato spiega perché è tanto importante stabilire l'obiettivo o la
posizione del vostro animale all'interno della famiglia. Nelle prossime righe vi
spiego come fare.
Innanzitutto, osservate quello che il vostro gatto, cavallo, cane, tartaruga o
uccello ama fare, ciò a cui è geneticamente portato e quale attività migliora la
vostra convivenza. Per esempio, il vostro gatto siamese ama tenere pulito il suo
territorio, il vostro pastore tedesco adora curare i bambini, o il vostro
chihuahua si gonfia di orgoglio quando può fare la guardia alla casa e abbaiare
agli sconosciuti che si avvicinano.
Parlatene con i vostri animali e stabilite quale obiettivo o compito possono
svolgere in relazione a voi stessi e all'ambiente in cui vivete. Assicuratevi
che le funzioni si adattino alle capacità fisiche dell'animale. Non chiedete
alla tartaruga di rispondere al telefono e prendere i messaggi, sebbene lei
voglia comunicare con i vostri amici. Chiedetele invece di curare l'appartamento
irradiando la sua presenza calda e luminosa. Chiedete al gatto siamese di
aiutarvi a tenere la casa allegra e pulita e al pastore
tedesco di controllare i bambini mentre giocano in
cortile.
Non punite gli animali quando sembra che non tacciano esattamente ciò che
volete. Siate pazienti e chiarite ogni malinteso o disaccordo. Stabilite ciò di
cui c'è bisogno e affidate all'animale compiti che possa effettivamente
assolvere e che siano consoni alle naturali inclinazioni fisiche e individuali.
Ecco altri esempi di obiettivi o compiti che molti animali perseguono e
assolvono con gioia: rendervi felici; rallegrarvi quando siete giù di morale;
intrattenere la famiglia con salti e capriole; creare un ambiente caldo e
accogliente dove tutti si sentano i benvenuti; aumentare la bellezza
dell'ambiente con il loro aspetto fisico, la loro educazione, i loro canti o le
fusa; fare la guardia; creare un senso di sicurezza così che nessuna influenza
negativa possa entrare; portarvi fuori per un po' di moto; tenervi calmi e
placare le vostre tensioni; ampliare la vostra visione della vita; condividere o
migliorare un'attività che vi piace, quale la corsa, il nuoto o l'equitazione;
assistervi spiritualmente nel vostro lavoro o in altre attività.
Dopo avere assistito a una mia conferenza, il proprietario di quattro cuccioli
di cane decise di seguire il mio consiglio. I quattro cuccioli solitamente
facevano a gara per avere la sua attenzione e ogni
178
179
¦

I
volta che entrava in casa facevano una gran confusione. Decise allora di
comunicare con uno alla volta mettendolo al corrente di quello che avrebbe
dovuto essere il suo compito e complimentandosi per la sua abilità quando avesse
fatto quanto dettogli. Con sua grande sorpresa, i cani si calmarono, divennero
più responsabili e l'intera famiglia fu molto più felice.
Prima di uscire di casa, se non avevo intenzione di portare con me Pasha, il mio
afgano, gli dicevo dove andavo, quanto sarei stata fuori, perché non poteva
venire anche lui e che cosa mi aspettavo che lui facesse nel corso della mia
assenza (ad esempio, fare la guardia alla casa o controllare i gatti). Rientrata
a casa, controllavo l'appartamento e ringraziavo Pasha per la sua
collaborazione. Sebbene lui avrebbe preferito venire con me, il mio
apprezzamento per ciò che aveva fatto faceva svanire un eventuale disappunto,
poiché anche lui contribuiva al benessere della famiglia e si sentiva perciò
utile e amato.
Se il vostro animale è abituato a comunicare direttamente con voi, i saluti
prima di una partenza non hanno bisogno di trasformarsi in un lungo rituale.
Basta un pensiero veloce e tutto è chiarito. Con Pasha non avevo bisogno di
dilungarmi nei det
tagli quando uscivo, poiché sapeva che cosa mi aspettavo da lui e lui adempiva
al suo compito pér( ertamente.
Un altro esempio su come gli animali reagiscono di fronte a un incarico «di
responsabilità» è rappresentato dal caso di Anna, un cavallo. Anna era di
proprietà di una signora che, a causa di una brutta esperienza vissuta con un
altro cavallo, aveva paura a risalire in sella e per questo non aveva mai
montato Anna.
Anna aveva la reputazione di essere testarda e irrequieta. Appena mi misi in
contatto con lei capii che si trattava di un essere saggio e che era stata
trattata senza rispetto dalle persone che avevano una bassa opinione di lei.
Quando le spiegai che la proprietaria aveva paura dei cavalli a causa di una
brutta esperienza e che per questo aveva bisogno di ritrovare la fiducia
perduta, Anna si mostrò dolce e comprensiva. Quando finalmente tornò in sella,
la signora ne fu felicissima e ritrovò la sicurezza perduta.
La maggior parte degli esseri solitamente reagisce positivamente all'onestà e
alla sincerità. Gli animali avvertono la paura, la rabbia o qualsiasi altro
sentimento in chi gli sta davanti, perciò è assolutamente inutile cercare di
nasconderli. È meglio parlare
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181
apertamente delle proprie emozioni, in modo da stabilire una solida base per la
reciproca collaborazione e comprensione.
Là prima volta che sono salita in sella ho vissuto un'esperienza simile con una
puledra famosa per il suo nervosismo. Era la cavalla dell'istruttore e
rispondeva soltanto ai suoi comandi: e io avrei dovuto fare una lezione in sella
a lei. Rispettando la sensibilità e l'intelligenza dell'animale, appena montai
le dissi che ero una pivellina e che le sarei stata grata se mi avesse trattato
con gentilezza.
Mentre cavalcavo, l'istruttore restò allibito per come la puledra obbediva al
mio desiderio di rallentare quando la sua direttiva era di accelerare. Sebbene i
due avessero un ottimo rapporto, grazie alla comunicazione che avevo stabilito
con l'animale quest'ultimo era diventato sensibile alle mie esigenze, aiutandomi
così a divertirmi.
Se il compito di un animale viene stabilito chiaramente, riconosciuto e
apprezzato, ecco che può sorgere una collaborazione meravigliosa con quello che
in precedenza era un animale lunatico, triste o dalle tendenze distruttive.
Quegli animali che vivono già in felice armonia con gli uomini sono membri
produttivi della loro famiglia o società, che sa, apprezza e facilita i loro
obiettivi. Tutti noi siamo felici di
182
potere contribuire al bene dei nostri simili dando il meglio di noi stessi.
Libertà, controllo e obbeàìenza
Non avete le idee chiare riguardo a quanta libertà dovreste dare ai vostri amici
animali? Le parole regole, controllo e obbedienza vi mandano in crisi?
Alcune persone pretendono che i loro animali siano sempre sotto il loro stretto
controllo, pronti e obbedienti e non evitano di punirli qualora questi cerchino
di sfuggire al loro rigido regime. Loro sono i padroni e gli animali sono gli
schiavi. Entrambi si comportano reciprocamente come robot, l'uomo in una
posizione di dominio e l'animale di sottomissione.
All'altro opposto troviamo chi consente al proprio amico animale di fare tutto.
Per questi individui non esistono regole. Se l'animale vuole camminare sul
tavolo durante la cena o urinare nel letto può farlo, non importa quanto un
simile comportamento possa essere fastidioso per gli altri. In questo caso, è
l'animale a dominare l'uomo.
183
Fra i due estremi, si colloca naturalmente il giusto mezzo, costituito dalla
maggior parte delle persone che possiedono animali e che si chiedono quanta
libertà dovrebbero concedere e quali regole dovrebbero applicare.
Non esiste un'unica risposta che possa adattarsi a tutti i casi, poiché molto
dipende dalle preferenze individuali e dalle circostanze. Per il bene di tutti
gli interessati, regole e libertà dovrebbero essere stabilite con il consenso di
entrambe le parti. Non dimentichiamo infatti che gli animali hanno bisogno di
una certa libertà per soddisfare la loro natura, come per correre, giocare ed
essere parte della famiglia.
Devono esserci delle regole che stabiliscono i limiti di comportamenti
accettabili e non. Tali regole varieranno a seconda del tipo di vita e delle
esigenze; in assenza di norme chiare e definite, la confusione e
l'imprevedibilità si impossessano dell'animale, che non saprà come comportarsi
come membro della famiglia. In questi casi, si corre il rischio che l'animale
riempia il vuoto con schemi derivanti dal suo background genetico o con altre
azioni che voi non gradite e che loro hanno assimilato da altri animali (umani
inclusi). Tutto ciò può provocare un diffuso senso di disagio e infelicità sia
negli animali che negli uomini.
184 ¦"
Ho parlato con numerosi cani divenuti aggressivi nei confronti delle persone,
che rincorrevano giungendo persino a morderle. Così molte famiglie iniziarono a
non volere più un cane che proteggesse loro e le loro proprietà. Ma un simile
comportamento era il risultato dell'atteggiamento assunto dagli stessi padroni,
che approvavano l'aggressività dei cani ed evitavano di correggerli, o se lo
facevano, in realtà dentro di loro erano orgogliosi dei loro animali,
particolare che naturalmente i cani avvertivano.
Quelle persone non avevano stabilito dei limiti riguardo a quale fosse un
comportamento protettivo accettabile. I cani, individui solitamente intelligenti
e decisi, avevano trasformato il loro livello di protezione in comportamento
aggressivo al di là del controllo dei padroni. Quindi, quando dopo una continua
mancanza di controllo o messaggi di segreta approvazione, i cani vennero
sgridati perché terrorizzavano le persone, quelli non capirono in che cosa
sbagliassero. In fin dei conti, facevano solo ciò che pensavano volessero i
padroni.
Chi ha un animale deve stabilire determinate regole. C'è chi ritiene che il cane
possa accedere solo a una parte della casa e chi gli permette di salire sul
divano e sui letti.
185
Le regole devono essere realistiche, poiché se sono innaturali, l'animale
potrebbe non capire perché gli si chiede un certo comportamento (come:
aspettarsi che il cane non abbai o impedire al gatto di «farsi le unghie» dove
più gli aggrada se non gli si è mai fornito un luogo adatto a tale scopo).
Le regole e le libertà concesse devono essere comunicate sia agli animali che
agli umani e devono essere rispettate, onde evitare sconcerto e confusione.
Mostrate al vostro amico a quattro o a due zampe che cosa volete e
ricordateglielo finché non otterrete ciò che desiderate. Siate calmi e
comunicativi piuttosto che impazienti o violenti. Non dimenticate che gli state
chiedendo di imparare qualcosa che potrebbe essere alieno alla sua natura. Se
applicherete i consigli contenuti in questo libro, il vostro amico capirà ciò
che volete e si dimostrerà pronto a collaborare.
Una volta che le regole sono state capite e stabilite, dovete mantenere il
controllo della situazione, e di voi stessi, in caso di infrazione di tali
regole. Andare su tutte le furie o fare finta di niente non è l'atteggiamento
migliore per vivere in armonia.
Prendiamo l'esempio del gatto che urina sul tappeto. Il metodo più diretto è
quello di portarlo dove ha bagnato, dire un «no» deciso, metterlo nella let
186
i iera od ovunque vogliate che urini e quindi lodarlo quando si comporta
correttamente. Assicuratevi che la lettiera sia sempre pulita e in un posto
facilmente accessibile per il gatto, altrimenti sarete voi stessi a spingerlo a
infrangere le regole; la maggior parte dei Inatti non sopporta le lettiere
maleodoranti o andare di corpo in situazioni scomode o pericolose. Se l'azione
correttiva deve essere ripetuta spesso, e nel frattempo avete pulito
accuratamente la zona così che la stimolazione dell'odore non spinga il gatto a
urinare di nuovo sul tappeto, sarà meglio che vi sediate a fare due chiacchiere
per scoprire la causa che porta il vostro amico a comportarsi in quel modo.
Urinare sul tappeto potrebbe essere un modo per comunicare il suo disappunto per
un cambiamento all'interno della casa. Ascoltate i vostri animali e cercate di
risolvere al meglio il problema con la comunicazione e la comprensione. Potrete
quindi ribadire le regole e mostrare facilmente al vostro gatto ciò che volete,
poiché fra voi non vi saranno più barriere mentali. Chiarite voi stessi il
problema o con l'aiuto di uno specialista nella comunicazione con gli animali.
Solo allora potrete essere severi e intraprendere le azioni necessarie per fare
arrivare il messaggio a destinazione e ottenere la collaborazione desiderata.
187
Per creare un ambiente armonioso e ordinato non avete bisogno che di un po' di
buon senso. Non esiste un metodo che funziona sempre. La «punizione» dipende
dalla sensibilità dell'individuo, dal grado di disciplina necessario per
ottenere quanto desiderato e dalla gravita dell'infrazione.
Solitamente, se si è veramente in sintonia, uno sguardo di disapprovazione è
sufficiente. Un rimprovero verbale con voce ferma ma tranquilla facendo capire
perché non siete soddisfatti e quindi ripetendo l'azione positiva che vi
aspettate, è spesso il comportamento giusto. Se scoprite l'animale in flagrante,
uno scappellotto sul di dietro e un «no» deciso sono solitamente sufficienti.
A volte negare la vostra presenza, mettendo l'animale fuori dalla porta o in
un'altra stanza, è il modo migliore per ottenere collaborazione. Utilizzate un
tono sufficientemente enfatico per sottolineare che il suo comportamento è
scorretto e per fargli capire che non scherzate. Soltanto dove è in gioco la
vita si può intervenire con la violenza.
Utilizzare metodi strani e irrazionali per fare capire all'animale che ha
sbagliato spesso provoca malintesi, paura o altri sentimenti negativi. Un
esempio di quello che considero un metodo pessimo è ciò che uno psicologo degli
animali consigliò a
un amico. Per correggere il gatto che sporcava sul divano, lo specialista gli
consigliò di chiudere gatto ed escrementi in un cassetto, per un paio di ore.
Invece di risolvere il problema, il gatto divenne più confuso e alienato e il
padrone più frustrato. Non solo dovemmo lavorare per eliminare l'iniziale
sconvolgimento emotivo che aveva portato l'animale a defecare sul divano, ma
dovemmo anche affrontare il problema aggiuntivo del trattamento crudele.
Alcuni testi sull'addestramento degli animali consigliano di spingere il muso
dell'animale nei suoi escrementi quando si libera nel posto sbagliato, oppure di
cacciarglieli in bocca. Ritengo questi metodi stupidi e inefficaci, basati sulla
concezione irrazionale degli animali come automi.
Se l'animale continua a infrangere le regole dopo avere utilizzato metodi di
controllo e correzione ragionevoli, significa che qualcos'altro aggrava il suo
comportamento. Forse ha frainteso qualcosa o vuole protestare, o forse qualche
sconvolgimento emotivo, qualche paura o una particolare condizione fisica lo
portano a perdere il controllo. Se la causa sottostante a un simile
comportamento non viene portata a galla, forzare l'animale a mantenere un certo
atteggiamento può essere solo una soluzione temporanea o può addirittura
provocare un peg
188
189
gioramento nel comportamento già nevrotico della bestiola. La fonte del problema
deve essere individuata ed eliminata per consentire il diffondersi di un'armonia
generale.
A volte, la resistenza continua di una persona o la paura di un certo
comportamento creano forti immagini mentali che spingono l'animale a comportarsi
proprio in quel modo. Per esempio, Pasha aveva la tendenza ad allontanare e ad
attaccare gli altri cani di sesso maschile. Se io restavo calma e mantenevo un
atteggiamento neutrale, prestando poca attenzione al suo incontro con gli altri
cani, lui si limitava ad annusarli velocemente per poi continuare per la sua
strada. Se al contrario mi spaventavo perché temevo che lui si mettesse nei
guai, il più delle volte schizzava come un razzo verso «il nemico».
Ciò che pensate e provate influenza le reazioni degli animali e delle persone
che vi sono vicine. Ci avete mai pensato?
Se fate del vostro meglio, giungendo a consultare anche un professionista, ma il
problema comportamentale persiste, forse è perché è diventato un'abitudine che
l'animale trova in qualche modo confortante. Per risolvere il problema
probabilmente dovrete prestare particolare attenzione al vostro
190
amico a quattro o a due zampe e forse dovrete anche ricorrere a misure
diversive.
Cercate di conoscere a fondo il vostro animale. Usate il buon senso. Non reagite
facendo ricorso a metodi violenti, strani, estremi. Forse dovrete dire al vostro
amico, con tono deciso, che avete fatto del vostro meglio per risolvere il
problema e che ora dipende da lui collaborare, altrimenti...
Scegliete una misura disciplinare chiara e semplice in modo che l'animale
afferri il messaggio. Per esempio, spesso si rivela efficace mettere gli animali
fuori di casa o in un'altra stanza da soli, fino a quando capiscono il loro
errore e sono pronti a rimediare. Comunicate. Fate in modo che il vostro animale
sappia che cosa state facendo e perché e che cosa vi aspettate da lui. Dategli
la possibilità di capire che infrangere le regole non serve.
Nella maggior parte dei casi, ricorrere a questo espediente una o più volte
piega anche il più refrattario. Non esagerate, ma cominciate con il minacciare
l'animale di totale esclusione. Siate decisi. Capirà l'antifona, a meno che in
precedenza non ci sia stato un tale conflitto per cui ora l'animale non desidera
più stare con voi e sarebbe più felice altrove. Sta a voi giudicare.
Per i cani, l'addestramento all'obbedienza effet
191
tuato con il proprio padrone è un momento importante per stabilire un buon
rapporto di squadra, che darà gioia e soddisfazione a entrambi. Trascinare il
cane in modo violento per obbligarlo all'obbedienza non è un buon sistema.
L'isolamento forzato, l'inganno o qualsiasi metodo che sottintenda il cane come
un essere privo di sensibilità e raziocinio è inaccettabile.
Fate dell'addestramento all'obbedienza un gioco e applicate i principi
fondamentali della comunicazione, illustrati in precedenza. La maggior parte dei
cani si diverte durante le ore di addestramento, a patto che sia assistita con
sollecitudine e affetto. Quello dell'addestramento è infatti un modo per
avvicinare il cane al padrone, per aiutare l'animale a capire le regole che
dovrà rispettare per vivere fra gli uomini, per farlo sentire più importante e
soddisfare le sue esigenze di collaborazione in modo positivo.
Questi principi possono naturalmente essere applicati anche ad altri animali
oltre ai cani. Il raggiungimento di buoni risultati dipende dalla vostra
pazienza e abilità, dalla vostra amicizia con gli animali e dalla loro volontà e
capacità fisica di partecipare. La collaborazione fra uomini e amici animali ha
spesso dato risultati eccezionali.
192 _______________.
II punto di vista degli animali
È importante capire l'intenzione di un animale al di là di un comportamento che
potrebbe essere definito strano o scorretto. Non punite gli animali per azioni
che loro considerano positive per voi. Riconoscere e reagire all'obiettivo del
proprio animale può fare meraviglie. Ecco alcuni esempi.
Tip, un simpatico cagnolino, aveva preso l'abitudine di liberarsi l'intestino su
un tappetino in soggiorno. Inoltre, aveva cominciato a portare in giro o a
mangiare le feci del gatto. Il padrone aveva tentato di correggerlo in vari modi
(dalla sgridata all'infilargli il muso negli escrementi), ma inutilmente.
Il padrone mi spiegò che i guai erano iniziati quando aveva portato in casa la
lettiera del gatto che un tempo lasciava in giardino. Chiesi a Tip di spiegarmi
che cosa stava succedendo. Il cane aveva notato il padrone raccogliere gli
escrementi del catto dalla lettiera e immaginando fosse un gioco divertente,
aveva voluto imitarlo, convinto di fargli piacere.
Inoltre, poiché il padrone si era dimostrato così soddisfatto di ciò che faceva
il gatto, aveva pensato di fargli un regalo e di lasciare i suoi escrementi
193
dove lui avrebbe capito che erano un dono del suo cane e non del gatto. Era
convinto che il padrone sarebbe stato felice di raccogliere le sue feci quanto
lo era raccogliendo quelle del felino.
L'unica cosa che non capiva era perché venisse sgridato, quando invece il gatto
non veniva mai ripreso. Comunque, non aveva dato peso alla cosa e aveva
continuato a depositare il suo «pensiero», convinto che prima o poi il padrone
ne sarebbe stato felice.
Nonostante la mia ormai provata esperienza, resto ancora sorpresa da ciò che gli
animali mi comunicano. Tuttavia, è normale che quando l'intenzione al di là
dell'azione non viene compresa, si dia per scontato, o per lo meno si speri, che
continuando a ripetere l'azione, l'intenzione venga compresa.
Dopo avere assicurato Tip di avere capito il suo obiettivo, spiegai le
motivazioni dell'animale al padrone, che scoppiò a ridere divertito e al
contempo sollevato per avere finalmente capito la situazione. Ringraziò quindi
Tip per la sua intenzione e quest'ultimo finalmente capì che il suo messaggio
era stato ricevuto. Quindi spiegai al cane ciò che il padrone faceva con la
lettiera e che non dovevi! defecare in casa, in quanto un simile comportameli
194
to non faceva piacere al suo padrone, il quale sarebbe stato felice se lui
avesse ripreso a sporcare all'aperto.
Per rafforzare l'azione corretta, suggerii al proprietario di lodare
diffusamente il cane, quando nei giorni seguenti sarebbe andato fuori a
sporcare. In breve tempo, Tip non lasciò più «ricordini» in casa.
Quello che segue è un caso nel quale comprensione e riconoscimento
dell'intenzione avrebbero salvato una vita. Chiacchierando con una signora al
ristorante, questa mi raccontò di un gatto che le era Stato regalato da
un'amica. Lei e il marito si erano affezionati alla bestiola, fino a quando non
aveva rominciato a uccidere gli uccelli e a portarli a casa per mangiarseli. La
donna aveva trovato tutto ciò orribile. Nonostante fosse ricorsa a svariati
sistemi I >er dissuadere l'animale, questo era giunto al punto ' li portare in
casa fino a tre uccelli morti al giorno e
• li non mangiare più il cibo per gatti che la padrona "li dava. Quello era
stato il punto di rottura. La «lonna aveva provato un tale dispiacere per gli
uccellini che aveva deciso di fare sopprimere il iatto.
Sebbene avessi capito i sentimenti della donna, il ¦¦no era chiaramente un caso
di fraintendimento
• Ir]le intenzioni del gatto. Mi sono resa conto che gli
195 ,
animali domestici, che amano il loro padrone, cercano di compiacerlo nel modo a
loro connaturale. Per un gatto cacciare è un'azione naturale; è infatti
l'espressione più elevata del suo retaggio genetico. Portare a casa un uccello
significa volere rendere partecipe il padrone delle proprie capacità e
condividere con lui la propria soddisfazione; non può capire perché il padrone
resta interdetto e lo punisce. È come sgridare un bambino per avere fatto delle
formine di terra in giardino quando ha appena imparato a farle e vuole mostrare
le sue creazioni. Il piccolo non riesce a capire perché mamma e papa non sono
contenti.
La prima cosa da fare quando si comunica con qualcuno è capire ciò che ci sta
dicendo. In questo caso, il gatto probabilmente era orgoglioso delle sue
capacità di cacciatore e voleva renderne partecipe la sua padrona, pensando che
ne sarebbe stata soddisfatta.
Quando mi trasferii in campagna, Peaches, il mio gatto, prese l'abitudine di
farmi trovare ogni mattina, ai piedi del letto, uccelli o topi morti. Sebbene ne
fossi un po' disgustata, mi trattenevo dall'urlare e, al contrario, mi
complimentavo per l'abilità dimostrata dall'animale e lo ringraziavo di cuore
per il dono. Quando fui sicura che il gatto si sentiva
apprezzato, gli chiesi di portare fuori casa il «cadavere», altrimenti avrei
dovuto farlo io, poiché gli spiegai che avrei preferito che avesse tenuto le sue
prede all'esterno. Il gatto capì e dopo pochi giorni non portò più in casa
animali morti. Se non fossi stata d'accordo sulla caccia in generale, avrei
potuto parlargli o attaccargli un campanellino al collare per mettere in guardia
uccelli e topi del suo arrivo. La donna nel ristorante mi spiegò che più
sgridava il gatto e più questo diventava frenetico nella sua caccia,
aumentando di giorno in giorno il numero delle vittime. Avete mai notato che
quando non capite, la persona interessata continua a provare a farvi pervenire
in qualche modo il messaggio? Quando si desidera essere capiti e apprezzati
solitamente le intenzioni sono buone. Ma se si viene rifiutati o ignorati troppo
spesso, ecco che i messaggi possono diventare disperati o per lo meno
«strani».
Anche le vostre paure e le vostre immagini mentali aiutano a suggerire
all'animale ciò che desiderate e quindi possono essere utili nel creare la
situazione. Ogni volta che sentiva il gatto fuori dalla porta, quella donna
veniva colta dalla paura di trovarsi davanti uccelli morti o martoriati. Se
avesse avuto una simile informazione, forse quella donna
196
197
avrebbe potuto evitare a se stessa e al gatto tanto dolore e sofferenza.
Più tardi ripensai alla conversazione avuta al ristorante e mi resi conto che la
donna stava mangiando del pollo. Probabilmente non si era mai resa conto che,
indirettamente, aveva ucciso un volatile per sfamarsi. Il gatto per lo meno si
prendeva la responsabilità di uccidere direttamente le sue prede.
Quante persone mangerebbero la carne se fossero loro a dovere uccidere la mucca,
il pollo o il maiale? Probabilmente quella donna non lo avrebbe fatto. Eppure
aveva voluto che il suo gatto morisse (facendolo uccidere naturalmente da
qualcun altro), perché l'animale mangiava gli uccelli; è un particolare su cui
riflettere.
Sebbene l'attuale ordine naturale dei corpi che consumano i corpi di altri
animali potrà forse essere rivisto in futuro, la realtà è che attualmente tutto
ciò è considerato necessario o auspicabile per la sopravvivenza. Applicare i
principi di comunicazione e comprensione a questo settore significherebbe
mettersi in comunicazione con gli esseri che animano i corpi e stipulare un
accordo in relazione alla loro fornitura di cibo per gli uomini, prima di
appropriarci dei loro corpi da utilizzare come alimenti.
Ed è proprio così che si comportavano gli india
198
ni d'America quando si rivolgevano al bisonte, o a qualsiasi altra forma di vita
dalla quale dipendevano, con rispetto e gratitudine. Comunicavano con gli
spiriti legati a quelle forme di vita e facevano loro capire che avrebbero usato
quei corpi per un fine onorevole, ovverossia la loro sopravvivenza. Nella
maggior parte dei casi, dopo una simile spiegazione, gli esseri animali erano
probabilmente desiderosi di dare i loro corpi. Corpi che non venivano rubati o
violentati e loro, in forma di spiriti, potevano migrare tranquillamente nella
loro successiva vita come bisonti o altri esseri.
La maggior parte dei metodi moderni per allevare e quindi macellare gli animali
si discosta ampiamente da questo ideale e spesso è caratterizzata dalla crudeltà
e dalla mancanza di rispetto e di comunicazione. Ogni uomo deve giudicare
secondo la propria etica come viene ottenuto il cibo per nutrire il suo corpo e
la personale responsabilità a quel riguardo.
Quando cercate di comprendere il comportamento animale, spiccate un salto e
provate a vedere, sentire e percepire come fanno gli animali. Per scoprire ciò
che mi interessa, io vedo letteralmente con i loro occhi e sento con le loro
orecchie. In caso non ne foste capaci, cercate di ottenere informazioni sul
199
l'animale mediante l'osservazione e la ricerca personale. Scoprire le
caratteristiche fisiche e il background genetico della razza a cui appartiene il
vostro cane, gatto, cavallo, può essere estremamente utile. Naturalmente non
basatevi esclusivamente su informazioni di quel tipo, poiché ogni animale fonde
le qualità fisiche, mentali e spirituali della sua razza con la propria
personalità e il proprio modo di affrontare la vita.
Per comprendere pienamente un individuo, il metodo migliore è quello di mettersi
nei suoi panni. Per esempio, una donna voleva scoprire perché il suo terrier,
una volta salito in macchina, continuava a saltare da una parte all'altra invece
di starsene tranquillo a guardare fuori dal finestrino. Era convinta si
trattasse di nervosismo.
Guardai con gli occhi del cagnolino e vidi ciò che lui vedeva. Invece di avere
un'ampia visuale del paesaggio, riusciva a vederne solo una parte. Per non
perdersi niente di ciò che gli passava sotto gli occhi, doveva saltare da una
parte all'altra e girare continuamente la testa. Quella era la soluzione che
quel cane aveva adottato per risolvere quel piccolo problema e probabilmente è
per quello stesso motivo che molti cani, una volta in macchina, diventano
irrequieti. Per cercare di spiegare
200
determinati comportamenti, è quindi importante scoprire ciò che gli altri vedono
dalla loro angola
zione.
Anche per capire il comportamento di Pasha, il mio cane, ho dovuto più di una
volta «calarmi nei suoi panni». Ricordo la prima volta che andammo a New York.
Cresciuto a Los Angeles, era abituato a passeggiare in giardini, parchi o lungo
sentieri montagnosi e non certo lungo strade intasate dal traffico, dove il
rumore è assordante.
Di tanto in tanto, mentre camminavamo, Pasha si voltava improvvisamente e si
mordeva la schiena. Quel comportamento, quasi nevrotico, raggiungeva livelli
addirittura convulsivi ogniqualvolta si udivano clacson o sirene. Mi fermai e,
sentendo con le sue orecchie, scoprii che il rumore assordante era
caratterizzato da un ronzio di sottofondo, come se uno sciame di api stesse per
attaccare. I nervi della colonna vertebrale del cane registravano in modo
doloroso quegli intensi impulsi. Ce n'era a sufficienza per fare impazzire
chiunque.
Risolsi il problema indicando a Pasha da dove provenivano i diversi rumori.
Quando infatti il cane iniziò a localizzare la fonte dei rumori, la cacofonia
iniziò a diminuire e lui si tranquillizzò. Ogni volta che faceva un salto, gli
facevo capire
201
che lo stridio dei freni proveniva dal camion o il forte colpo di clacson dal
furgoncino e così si calmava. Gli dissi inoltre di diminuire la sua sintonia con
i rumori, poiché era troppo sensibile per quell'ambiente. Così, dopo un paio di
giorni, Pasha fu in grado di passeggiare per le strade di New York senza venire
disturbato dal frastuono della metropoli.
In generale, il modo migliore per affrontare animali spaventati è indicare o
spiegare l'origine del disturbo. In questo modo, si elimina la paura che la
causa dello spavento sia qualcosa di orribile, che non può essere affrontato e
si prevengono eventuali future reazioni negative a quel particolare rumore.
Essere capaci di assumere il punto di vista di un animale può essere di aiuto
anche nella scelta di un compagno a quattro o a due zampe in linea con le
proprie esigenze e l'ambiente in cui si vive. È inoltre un ottimo sistema per
risolvere qualsiasi situazione senza ricorrere a una formula meccanica non
sempre applicabile ed è sicuramente il modo migliore per saperne di più sul
proprio animale.
202
Litigi fra animali
Un problema frequente che devo affrontare è quello dell'ostilità fra animali
all'interno di una stessa famiglia. Sebbene per ogni caso si debbano applicare
soluzioni adatte alle circostanze, vorrei fornire alcuni esempi e linee guida di
base.
Oro, un cucciolo di afgano, era così possessivo nei confronti del cibo da
giungere ad allontanare la sorella Zoya dalla sua pappa. Sempre per questioni
alimentari, fra i due ogni tanto scoppiava una baruffa. Per tutto il resto, i
cuccioli andavano splendidamente d'accordo.
Inizialmente, i padroni decisero che i due cuccioli avrebbero dovuto risolvere
da soli il loro problema. Un po' come quando si permette a due bambini di
picchiarsi e farsi male senza intervenire. Così facendo, le liti dei cani
diventarono sempre più frequenti e violente. I padroni iniziarono allora a
sgridarli e a separarli, spiegando loro che non dovevano comportarsi in quel
modo. Sebbene ottenessero il risultato desiderato, la quiete aveva breve durata
e con il passare dei giorni, i cani divennero sempre più litigiosi al punto che
anche Zoya iniziò a innescare quel gioco pericoloso.
203
Un giorno, mi capitò di essere presente allo scoppio di una lite provocata da un
pezzetto di cibo praticamente invisibile. Li afferrai per il collare separandoli
e, in tono deciso, dissi, «Adesso basta!». Erano entrambi così immersi nella
colluttazione che continuarono a ringhiare e a cercare di colpirsi
vicendevolmente. Tenendoli stretti e scuotendoli, ripetei, «Adesso, basta!».
Finalmente ottenni la loro attenzione. Li rimproverai con tono calmo ma deciso,
facendo loro capire che quel comportamento non era ammissibile e che se volevano
essere lasciati, avrebbero dovuto scusarsi l'uno con l'altra.
Zoya ammise subito di avere istigato Oro e chiese scusa. Oro impiegò più tempo
ad ammettere le sue colpe, ma alla fine si scusò anche lui.
Per risolvere al meglio la questione, parlai individualmente a ogni litigante
per chiarire la causa che aveva innescato il comportamento aberrante e
assicurarmi che entrambi si impegnassero a controllarsi per impedire che
avvenissero ancora liti simili. Consigliai inoltre ai padroni di incoraggiare il
nuovo comportamento con lodi e dimostrazioni di affetto.
In questo modo, il problema venne risolto e le poche volte che si presentò
nuovamente, i padroni riuscirono ad affrontarlo con facilità.
Ogniqualvolta si verifica un malinteso fra i miei
204
animali, mi assicuro sempre che entrambe le parti si assumano le loro colpe. Può
essere necessario separarli perché si calmino e pensino a ciò che hanno (atto,
prima di ottenere il risultato sperato con le scuse del caso e la promessa di
non farlo mai più. Perché quel comportamento non si ripeta mai più deve esserci
un «lieto fine».
Andate alla radice del problema e affrontatelo. Dovete trovare una soluzione che
ottenga il consenso di entrambe le parti e stabilire una politica chiara e
decisa per impedire che la situazione si ripresenti. Per fare ciò, potrebbe
essere necessario modificare una situazione ambientale che contribuisce a
scatenare il problema, quale la mancanza di una ciotola personale o di spazio
sufficiente, situazioni che portano gli animali a invadere lo spazio l'uno
dell'altro. Prestate attenzione alle esigenze del vostro amico animale e
ricorrete al vostro buon senso.
Reiterate gli obiettivi degli animali come membri della famiglia. Lodate il
comportamento desiderato. Complimentatevi per il loro atteggiamento. Allentate
il controllo se si comportano in modo corretto. Introducete nuovamente quei
privilegi che sono stati eliminati come parte dell'insegnamento.
Ci sono volte in cui potete lasciare che siano gli animali stessi a risolvere il
problema, limitandovi a
205
controllare che tutto proceda correttamente. Prendiamo come esempio l'ingresso
in famiglia di un nuovo animale. Per un certo periodo, l'ultimo arrivato verrà
probabilmente tenuto a distanza e guardato con sospetto, fino a quando gli
animali di casa e il nuovo avranno imparato a comunicare correttamente e avranno
stabilito le reciproche posizioni. Lasciate che facciano amicizia secondo i loro
tempi. Intervenite se la situazione si inasprisce e insegnate a entrambi a
capire qual è il loro posto o la loro funzione in famiglia.
Fate capire agli animali più anziani che non avete intenzione di rimpiazzarli e
che continuate a voler loro bene. Considerate il nuovo arrivato come amico o
compagno di giochi di chi già vive con voi e non come il vostro nuovo amico a
quattro, o due, zampe. Sottolineate questo particolare mentre parlate con loro.
Spiegate al più anziano che sareste felici se si prendesse cura e aiutasse il
nuovo arrivato a diventare un buon membro della famiglia. Chiedetegli di
insegnare al più giovane i «segreti del mestiere» e fategli capire di avere
piena fiducia in lui, poiché è un animale affidabile e intelligente.
L'ammirazione sincera aiuta ad addolcire un cuore offeso e a smussare gli
angoli.
Insegnate al nuovo arrivato, soprattutto se giova
: 206
fcs*.
ne e impaziente, a rispettare i diritti del più anziano e a osservare le sue
esigenze. Frenate un'eccessiva esuberanza nei confronti del più vecchio,
soprattutto se non è desiderata. Tutti i membri della famiglia devono essere
incoraggiati a mantenere il loro posto e a contribuire con le loro qualità e
capacità al bene della comunità. Ancora una volta saranno necessari rispetto,
comprensione e buon senso.
Anche ai cani che solitamente cacciano i gatti e ai gatti che cacciano i topi si
può insegnare a rispettare il diritto di vivere del «nemico». Spingeteli a
considerarli come esseri e non come corpi o prede, così che possano imparare a
controllare l'impulso genetico alla caccia. Con alcuni cani si tratta di un
processo semplice. Dopo un breve periodo, li troverete addormentati vicino al
gatto. E per quanto riguarda quest'ultimo, si mostrerà sempre interessato al
pappagallino di casa, ma non cercherà più di acchiapparlo. Naturalmente non sarà
così facile con tutti i cani o i gatti. Ci saranno infatti quelli che non
vorranno controllare i loro impulsi genetici e invece di ascoltarvi,
preferiranno godersi le emozioni della caccia e/o dell'uccisione di altri
animali.
Più di una volta mi sono trovata ad affrontare casi difficili proprio con i miei
cani. Per esempio con Popiya, una femmina di afgano che avevo preso dal
207
canile. Popiya non faceva altro che rincorrere inferocita tutti i gatti del
quartiere. Ogni volta che ne vedeva uno, nella sua mente affiorava l'immagine di
un leopardo e nei suoi occhi appariva lo sguardo intenso della cacciatrice.
L'immagine del leopardo faceva parte del suo retaggio genetico, poiché in alcune
parti del mondo gli afgani venivano allevati per cacciare i leopardi.
Affrontai la soluzione bloccandola ogni volta che, vedendo un gatto comune,
nella sua mente scattava l'immagine del leopardo. Tenendola al guinzaglio la
facevo avvicinare al gatto e la esortavo a vedere quell'animale come un essere
spirituale e non come una preda. Le dicevo, «Guarda quell'essere» e la
gratificavo quando obbediva, finché si calmava e non sentiva più il bisogno di
assecondare quella reazione automatica. A quel punto, le ricordavo chiaramente
che non doveva cacciare i gatti e nemmeno pensare di ucciderli, poiché né io né
i nostri vicini la ritenevamo un'azione accettabile.
Più tardi, quando presi un gatto, nel giro di una settimana potei lasciarlo
tranquillamente in compagnia di Popiya, che sebbene non arrivò mai a volere bene
ai felini, per lo meno imparò a ignorarli. Da parte sua, il gatto la rispettava
e la lasciava in pace, pur non avendone paura. Popiya smise di cacciare i
208
gatti, un vero successo, considerato il suo retaggio di afgano.
Un altro caso difficile fu Miei, un'altra femmina di afgano che mi regalarono
quando era un cucciolo. Pasha, il mio afgano maschio, aveva sempre cacciato i
gatti, ma solo per amore della caccia e non certo per uccidere quelle bestiole,
che, peraltro, amava molto. Quando era cucciolo gli avevo infatti spiegato che
non doveva uccidere gli altri animali. Una volta, lo vidi acchiappare uno
scoiattolo per poi lasciarlo subito andare e spingerlo a riprendere la corsa,
così che lui potesse continuare la caccia.
Miei, al contrario, aveva in lei un forte istinto alla caccia a cui non
desiderava rinunciare. Sebbene l'avessi istruita seguendo lo stesso sistema
utilizzato con Pasha, continuava a uccidere topi, ratti, opossum e uccelli.
Un giorno la beccai mentre uccideva un gatto. Andai su tutte le furie.
L'afferrai e la picchiai sul didietro per farle capire che quel comportamento
era inaccettabile e che facevo sul serio. Quindi la lasciai sola un paio d'ore a
pensare. In seguito, lacemmo una lunga chiacchierata, al termine della quale
Miei comprese la scorrettezza della sua azione.
Tenendola al guinzaglio, ci esercitammo a vedere i gatti del quartiere come
esseri e non solo come
209
corpi, così che lei potesse imparare a controllare i suoi istinti. Non fu facile
per Miei rinunciare al piacere della caccia e dell'uccisione. Portare in casa
dei gatti ci permise di lavorare al problema tutti i giorni e dopo qualche mese,
Miei era in grado di passare loro accanto senza scaldarsi o avere intenzione di
attaccarli. Al contrario, restava calma, limitandosi ad annusarli e leccarli.
Ma la tranquillità non durò a lungo, infatti, quando pensava di essere sola,
riprendeva ad assumere un atteggiamento feroce nei confronti dei gatti. Per
quanto mi fossi data da fare, Miei non rinunciava a seguire il suo istinto.
Ottenere quell'ideale rapporto armonico fra animali non sempre è facile e
nemmeno possibile. Tutto dipende dalla vostra pazienza e capacità di giudizio,
oltre che dalla forza dell'istinto dell'animale e, soprattutto, dalla sua
volontà.
Forse se avessi avuto dei gatti quando Miei era un cucciolo sarebbe stato più
facile stroncare subito l'atavico istinto alla caccia. Rana, l'altro mio afgano,
è stato allevato fin da cucciolo insieme ai gatti e ha imparato facilmente a
giocare con loro con delicatezza, sebbene rincorra gli animali selvatici con
intenzioni bellicose. Ogni animale, così come ogni situazione, è unico e in
quanto tale deve essere affrontato in modo diverso.
210
Ho seguito lo stesso sistema anche per ricordare ai gatti di considerare
canarini, fringillidi, parrocchetti e cacatua come esseri viventi di cui
rispettare i diritti. L'istinto di caccia nei gatti è molto forte, tuttavia è
possibile insegnare loro a dominare tale istinI o nei confronti degli altri
membri della famiglia e a slogare la loro voglia di caccia in altre direzioni.
Sono contraria ai metodi violenti per scioccare gli animali e ridurli
all'obbedienza. Questi sistemi vengono spesso considerati l'ultima spiaggia
prima di passare, in caso di insuccesso, alla soppressione dell'animale
indomabile. In queste situazioni è difficile decidere quale sia la soluzione
migliore. In molti animali l'istinto distruttivo sorge in seguito a episodi di
violenza e privazione.
I metodi di addestramento brutali solitamente instillano nell'animale un senso
di apatia o di paura nevrotica. Sistemi simili sono naturalmente ben lontani dal
rispettare la scelta di un essere, la sua intelligenza e la sua natura
spirituale. Se un controllo fermo e deciso degli animali selvatici o
eccessivamente nervosi è necessario, la brutalità non lo è.
Nel trattare gli animali è necessario equilibrare la consapevolezza che abbiamo
di loro come esseri spirituali infinitamente capaci (come d'altronde
211
siamo tutti) con la loro individualità, caratterizzata anche dalla loro forma
fisica. A volte è difficile capire come il nostro meraviglioso amico possa fare
cose stupide, ma d'altronde lo stesso accade agli esseri umani. Considerate gli
animali come esseri amici e cercate di comprendere la loro natura
fisico/spirituale. Incoraggiate un atteggiamento di collaborazione e rispetto
reciproci.
Gli animali selvatici
Mi scrisse una donna, «Ho bisogno di aiuto per cercare di capire il
comportamento del mio gatto, figlio di una gatta randagia. Sebbene sia con noi
da quando aveva sei settimane, non ha mai smesso di attaccarci alle caviglie e
alle mani... Quando è sul grembo di uno di noi e lo accarezziamo, fa le fusa
soddisfatto ma poi, all'improvviso, inizia a mordere le mani che lo nutrono».
Situazioni come questa si presentano quando le persone cercano di addomesticare
animali selvatici o di avvicinarsi a individui che hanno un sacro terrore degli
uomini. Per capirne il comportamento, la
212
prima cosa da fare è considerare il carattere genetico dell'animale.
Negli animali selvatici scatta una reazione istantanea a qualsiasi stimolo che
segnali una minaccia alla loro vita. I loro sensi sono altamente sintonizzati
per avvertire il più piccolo rumore, movimento e odore e per permettere loro di
scappare, nascondersi o attaccare immediatamente. Non possono fermarsi per
valutare se lo stimolo proviene da una fonte amica, poiché nel mondo in cui
vivono anche la più piccola esitazione potrebbe costare loro la vita.
Anche movimenti lenti, apparentemente amichevoli o innocui di altri animali,
umani inclusi, in passato possono avere dato luogo a serie minacce. I
sopravvissuti hanno imparato prima a reagire, a guadagnare una posizione sicura
e quindi, se ce n'è l'opportunità, a studiare i motivi o gli interessi
dell'assalitore. Se trasportati in ambienti meno ostili, il loro comportamento
può non sembrarci razionale, a meno che non capiamo che l'animale è ancora
sintonizzato per la sopravvivenza in un ambiente affollato di pericoli
potenziali.
Vivendo con gli umani in un ambiente tranquillo e sicuro, gli animali selvatici
si abituano lentamente ai movimenti e alle abitudini degli uomini e impara
213 :
no che non è necessario fuggire o attaccare al più piccolo rumore o movimento.
Tuttavia, il retaggio genetico può renderli sospettosi nei confronti di
movimenti sconosciuti. Il loro meccanismo sensorio può essere ancora
perfettamente attivo, facendo apparire il più lieve movimento della mano come un
pugno mirato per colpirli.
A causa della loro sensibilità, determinati livelli di suono possono
trasformarsi in campanelli d'allarme e innescare l'immediata reazione degli
ammali, portandoli anche a mordere. Anche un cambiamento dell'energia emotiva
nel padrone può metterli sul chi vive.
Nel caso del gatto di cui sopra, sebbene vivesse in quella famiglia da quando
aveva sei settimane, era già troppo influenzato dal suo background per potere
essere sempre perfettamente rilassato quando era circondato da esseri umani.
Probabilmente, la madre gli aveva già insegnato come sopravvivere nel mondo e
forse, avendole disubbidito, aveva vissuto qualche brutta avventura. Perciò,
anche dopo avere trascorso sette anni in compagnia degli uomini, quando suonava
un campanello d'allarme, l'istinto alla sopravvivenza aveva la meglio.
Alcuni movimenti, suoni od odori, impercettibili agli uomini, possono fare
percepire all'animale sel
214
f
vatico un possibile pericolo, sebbene nell'ambiente domestico quel pericolo non
sussista. Naturalmente, non è detto che l'animale debba reagire sempre allo
stesso modo, poiché tutto dipende da quanto si sente sicuro in quel nuovo
ambiente o se in quel momento avverte l'influsso dell'esperienza passata o del
retaggio genetico.
Un minuto è tranquillamente spaparanzato sul grembo del padrone e poi,
improvvisamente, reagisce meccanicamente a qualcosa che ha richiamato in lui un
pericolo del passato. A quel punto, la carezza del padrone potrebbe addirittura
scatenare un senso di imprigionamento o il bisogno di stare all'erta. Reazioni
simili sono registrabili in molti animali, umani inclusi.
Per controllare la situazione, alcuni animali potrebbero avere bisogno di
instaurare un dialogo con una persona sensibile e paziente, che li aiuti a
esaminare le loro paure e il nuovo ambiente in cui vivono. Ma se il metodo da
applicare e le reazioni variano da individuo a individuo, esistono alcune misure
da prendere per facilitare la convivenza con un animale selvatico o timoroso.
Innanzitutto, è necessario creare un ambiente tranquillo e sicuro, privo di
rumori estranei o distrazioni. Muovetevi lentamente, parlate dolcemente e
....... 215
spiegate quale sarà la vostra prossima mossa, visualizzandola chiaramente.
Ricordate che movimenti o cambiamenti improvvisi mettono l'animale in allarme.
Mettetevi in modo tale che l'animale possa vedervi perfettamente e non
spaventatelo cercando di avvicinarvi quando è timoroso od ostile. Dategli il
tempo di sentirsi sufficientemente al sicuro per accettare la vostra presenza e
per avvicinarsi a voi. Consentitegli di imparare a conoscervi (il vostro corpo,
il vostro modo di muovervi, la vostra voce, il vostro odore) e di percepire che
non avete intenzione di ferirlo o intrappolarlo. Allontanatevi quando sembra
avere acquisito una certa tranquillità anche in vostra presenza.
Nel caso del gatto sopra riportato, i padroni avevano già stabilito un rapporto
con lui, ma forse l'animale reagiva a qualche loro specifico movimento. Essere
accarezzati troppo a lungo o meccanicamente può provocare una diminuzione di
energia fisica o un senso di irritazione. Forse anche voi avete provato
sensazioni simili quando qualcuno vi accarezzava distrattamente. Per un animale
estremamente sensibile può essere ancora più fastidioso. Trattate sempre gli
animali con attenzione, allo scopo di potenziare l'armonia. Reagiranno
positivamente alle vostre intenzioni e se le vostre azioni non verranno
216
percepite come una minaccia, inizieranno a fidarsi di voi.
Una volta che avete conquistato la fiducia del vostro animale nel suo ambiente,
potete avvicinarvi lentamente. Se reagisce nervosamente, allontanatevi
lentamente, lasciandogli il suo spazio. Non reagite con movimenti bruschi,
rimproveri o punizioni, poiché non solo non raggiungerete l'obiettivo di farlo
sentire al sicuro con voi, ma potreste anche risvegliare in lui antiche paure.
Dopo avervi conosciuto a distanza, l'animale potrebbe tentare di avvicinarsi o
di saltarvi in grembo. Lasciate che esplori e si abitui a voi, ma non
obbligatelo a fermarsi. Quando si sentirà sufficientemente sicuro da permettervi
di toccarlo, appoggiategli lentamente, ma con decisione, il palmo della mano e
non le dita; inoltre, evitate tocchi troppo leggeri (a meno che non abbiate a
che fare con animali minuscoli, come gli insetti). Un simile comportamento può
infatti stimolare il suo apparato sensorio e innervosirlo fino a spingerlo ad
attaccarvi. Stabilite il contatto fisico sollevando gradualmente la mano e
appoggiandola su una parte del corpo in modo delicato, ma deciso. Iniziate dalla
schiena per poi spostarvi ad altre zone del corpo. Mentalmente, o verbalmente,
trasmettete pensieri colmi d'affetto e
217
Al
di dolcezza. Terminate la «lezione» quando l'animai le è calmo e sereno e non
mentre scappa o si rivolta contro di voi. Se reagisce negativamente,
allontanatevi con calma, e mantenete un atteggiamento tranquillo; aspettate che
si sia calmato, dopo di che lasciatelo solo.
Non forzate l'animale a fare qualcosa che lo spaventa in modo eccessivo. Quando
avrete conquistato la sua fiducia e quindi il suo permesso al contatto fisico,
nel caso si innervosisse mentre lo tenete in braccio, lasciatelo andare soltanto
dopo che si sarà calmato.
Per stabilire un buon rapporto sono necessarie discrezione, sensibilità,
esperienza, un atteggiamento affettuoso e paziente e la voglia e il desiderio di
osservare attentamente e di capire le reazioni dell'animale. Molto dipende dal
vostro atteggiamento, che naturalmente viene percepito dall'animale. Se il
vostro obiettivo è aiutarlo senza forzarlo, si sentirà sicuro in vostra
compagnia e farà notevoli progressi; ma se, al contrario, non avete a cuore il
suo bene, allora manterrà nei vostri confronti un distacco guardingo e reagirà
in modo negativo. Non cercate di «conquistare» un animale selvatico, ma lavorate
per migliorare la comprensione di entrambe le parti.
Riuscire ad avvicinarsi e a stabilire un buon rap
218
i
I torto con un animale selvatico è un privilegio con< esso a pochi e la fiducia
reciproca fra uomo e animale è una delle più grandi soddisfazioni della vita.
Nel caso temiate che il sistema di «avvicinameli io» qui descritto possa
risultare pericoloso per voi o i vostri cari, poiché l'animale potrebbe
attaccarvi mentre lavorate con lui, create una sorta di palizzata che, pur
mantenendovi lontani dall'animale, permetta di stabilire il contatto sperato.
Ricordate infatti che la comunicazione può avvenire anche senza il contatto
fisico.
In seguito, quando ormai l'animale si sentirà al sicuro in compagnia umana, nel
caso ricomparissero atteggiamenti «selvatici», potrete affrontarli e risolverli
come fareste per qualsiasi altro membro animale della vostra famiglia. A volte
basta ricordare che quella particolare azione non è accettabile per ottenere la
collaborazione dell'animale. Comunicate sempre con il vostro amico a quattro o a
due zampe per scoprire che cosa lo irrita e affrontate la situazione tenendo
presente il suo punto di vista. Potreste accorgervi che nel momento in cui
ricompare quello sguardo vitreo, solitamente presente in un animale che si sente
in un ambiente pericoloso, l'animale non riesce a percepirvi completamente. In
tal caso, fategli vedere gli oggetti dell'ambiente in
219
cui vive ora, indicandoglieli a uno a uno; in questo modo, l'animale ritornerà
nel presente e si calmerà.
A volte gli animali, come d'altronde gli esseri umani, hanno bisogno di essere
trattenuti con la forza per dominare i loro istinti. Giudizio e capacità di
osservazione sono necessari per stabilire come agire nelle diverse situazioni
per il bene dell'animale. Solitamente il ricorso alla violenza non è un sistema
rieducativo efficace, poiché può provocare diffidenza e desiderio di rivalsa
sull'essere umano. Tuttavia, può essere necessaria per arginare una situazione
pericolosamente fuori controllo e per catturare l'attenzione dell'animale e
quindi spingerlo a reagire correttamente ricorrendo a metodi più gentili.
Ricordo ancora un'avventura incredibile vissuta con un animale selvatico. In
quel periodo abitavo in una casetta circondata da un grande giardino. Quando
uscivo, lasciavo sempre la porta socchiusa per permettere ai miei cani di
entrare e uscire a piacimento. Un giorno, mentre rientravo, i cani mi corsero
incontro felici, ma appena ci avvicinammo alla casa, scattarono dentro,
abbaiando e saltando intorno a un armadietto. Mi piegai per vedere che cosa
attirasse la loro attenzione e vidi un piccolo opossum, fermo e rigido come se
fosse morto.
Dopo avere mandato fuori i cani, mi inginocchiai
220
vicino all'animaletto e gli dissi che sapevo che era vivo e che quindi non
doveva più fingere. Aprì gli occhi fissandomi con diffidenza. Gli spiegai
dolceniente che non poteva stare in quella casa e che avrei dovuto portarlo
fuori senza che i cani se ne accorgessero ed evitare così che lo attaccassero.
Presi un sacchetto di carta e nel dirgli che doveva entrarci, visualizzai
l'immagine di me stessa mentre lo portavo fuori e lo deponevo sano e salvo nel
giardino dei vicini. Descrissi dettagliatamente ciò che volevo facesse,
sottolineando che non doveva assolutamente mordermi. Gli assicurai che non
avevo intenzione di fargli del male e che non avrei permesso ai cani di
avvicinarsi. Restò dove si trovava, fissandomi sospettoso. Così, allontanai il
sacchetto e gli rispiegai la situazione. Cercai di fargli capire che non aveva
altra scelta se non fidarsi di me. I cani, che nel frattempo abbaiavano e
grattavano alla porta, lo avrebbero catturato se io non lo avessi aiutato a
uscire, perciò gli conveniva entrare nel sacchetto.
Continuò a guardarmi con circospezione, ma quando appoggiai nuovamente il
sacchetto per terra, vi entrò. Raccolsi il sacchetto e piegai l'estremità
superiore, spiegandogli a ogni passo ciò che stavo per fare e assicurandogli che
tutto sarebbe andato bene. Appena aprii la porta, i cani si precipitarono in
casa
221
seguendo l'odore dell'animale. Tenendo il sacchetto in alto, chiusi la porta e
mi avviai verso la staccionata. Dissi all'opossum che avrei aperto il sacchetto
e che non avrebbe dovuto mordermi ma saltare nel giardino dei vicini e non farsi
vedere mai più. L'animaletto si precipitò fuori e scomparve fra l'edera.
Fu la mia prima esperienza con un opossum ed ebbe successo dato che avevo reso
l'ambiente il più sicuro possibile, perché gli avevo assicurato in tono calmo e
tranquillo che poteva fidarsi di me e gli avevo spiegato ciò che doveva fare.
Non lo avevo messo nella posizione di dovermi mordere e avevo ottenuto la sua
collaborazione tramite una tranquilla comunicazione e una chiara visualizzazione
della situazione, oltre ad avergli assicurato che i cani non lo avrebbero
toccato. Nel corso di quel breve incontro avevamo stabilito un ottimo rapporto
ed entrambi avevamo vissuto una bella esperienza.
Un altro sistema per rendere il nuovo ambiente dell'animale selvatico sicuro e
confortevole è attraverso una dieta corretta, che dovrebbe essere il più vicino
possibile a quella naturale. Nel prossimo capitolo approfondirò l'argomento. Se
lo desiderate, per calmare il vostro amico animale potete mettere nella sua
pappa, o nella sua acqua, alcune erbe dalle proprietà calmanti, quali la
camomilla, il lup
222
polo, il trifoglio rosso, la menta, il rosmarino, la salvia, la valeriana, la
lobelia, la radice dell'altea, la scuicllaria o la ciliegia dolce. Anche
l'esercizio fisico, l'aria fresca e il sole sono importanti per evitare che
l'animale (come d'altronde anche l'uomo) diventi nervoso, irritabile o si
ammali.
Non vi preoccupate se il vostro animale selvatico non risponde subito alla
vostra offerta di fiducia e comprensione. Alcuni animali, come gli uomini, non
vogliono cambiare e oppongono resistenza ai tentativi di comunicazione.
Accettateli per quello che sono. Non potete obbligarli a reagire positivamente
alla vostra offerta di aiuto. A volte, ritirarsi è la tattica giusta per
suscitare la loro curiosità e il loro desiderio di contatto. Per quanto riguarda
invece gli animali che desiderano cambiare, applicando i metodi descritti
dovreste ottenere buoni risultati in breve tempo.
Riassunto dei principi
Prescrivere un sistema specifico per affrontare ogni possibile problema
comportamentale o cercare di spiegare l'ampia varietà di comportamenti, è pra
223
ticamente impossibile. Tuttavia, quello che segue è un riassunto dei principi
che possono essere applicati, con un po' di fantasia, a ogni situazione:
• Conoscere le esigenze fisiche ed emotive del proprio animale e comprendere
la loro relazione con il rapporto di convivenza uomoanimale.
• Essere in grado di vedere con gli occhi dell'animale. Vedere e includere il
suo punto di vista nello stabilire o rafforzare delle regole. Essere ricettivi e
concreti.
• Comunicare chiaramente ciò che si desidera e assicurarsi che l'animale abbia
capito.
• Essere coerenti. Ripetere le dimostrazioni fino a quando l'animale non avrà
afferrato il significato, senza tuttavia pretendere che comprenda in una sola
volta.
• Essere affettuosi e onesti. Rispettare l'animale e se stessi.
• Riconoscere e lodare un comportamento accettabile.
• Nel caso sia necessario dire «no» per bloccare un comportamento scorretto,
offrire all'animale qualcosa di positivo da fare e per il quale possa essere
lodato. Lasciarlo con un nota positiva e usare il «no» con parsimonia.
• Mantenere la calma nel correggere l'animale. Urlare o punire spesso è
inutile e può provocare reazioni nevrotiche.
224
Chiarire la causa alla base del comportamento scorretto per ristabilire la
comprensione reciproca.
Ricorrere al proprio buon senso e utilizzare tutto ciò che può essere utile per
creare un rapporto fondato sull'armonia.
225
6
Esigenze fisiche
E PROBLEMI COMPORTAMENTALI
Più di una volta è stato richiesto il mio intervento per aiutare un animale
afflitto da un problema o da una malattia comportamentale < he, all'apparenza,
sembrava provocata da una parucolare condizione mentale, ma che non scompariva
nemmeno mediante la comunicazione e l'esame di turbamenti o esperienze
traumatiche a essa connesse. Disturbi della pelle, artriti, iperattività,
epilessia, diarrea, fiacchezza, timidezza e altro ancora, spesso sono causati da
fattori mentali o emotivi, ma per ottenere una guarigione completa è necessario
prendere in considerazione anche gli elementi fisici delle deficienze alimentari
e dello stress ambientale, particolari così importanti che consiglio sempre di
analizzarli in prima battuta.
I farmaci possono sopprimere i sintomi, ma non eliminano le radici fisiche o
mentali del disturbo, come invece possono fare la comunicazione e una corretta
dieta alimentare. È assolutamente vero che le medicine annientano il dolore
fisico e spingono il corpo a chiamare a raccolta tutta la sua forza per
sopravvivere, ma è anche vero che provocano effet
229
ti collaterali che indeboliscono ulteriormente lo stato di salute generale
dell'animale.
Ricordo di essere stata chiamata per visitare un cane al quale il veterinario,
alcuni mesi prima, aveva diagnosticato l'epilessia e gli aveva prescritto dei
farmaci per tenere la malattia sotto controllo. Con il passare dei giorni, nel
padrone era cresciuta la preoccupazione, poiché il cane pur non avendo più avuto
crisi convulsive aveva perso qualsiasi interesse per ciò che lo circondava e
viveva in uno stato di costante apatia. La pelle era diventata molto secca e
aveva cominciato a perdere il pelo.
Le prime convulsioni erano comparse al rientro del padrone da una vacanza. Il
cane mi spiegò lo shock provato quando il padrone era partito e chi avrebbe
dovuto occuparsi di lui lo trattava in modo ostile, sgridandolo e chiudendolo in
camera se osava abbaiare. Aveva trascorso intere giornate in completa
solitudine, senza sapere se qualcuno si sarebbe preso cura di lui. Quando
finalmente, attraverso la comunicazione, chiarimmo il motivo del disappunto, il
cane ritrovò parte dell'antico entusiasmo, scodinzolando soddisfatto a me e al
padrone.
Per il benessere fisico dell'animale, consigliai una dieta a base di cereali,
carne fresca e verdura integrata con calcio, magnesio, farina di ossa, olio di
230
Y
l'jyato di merluzzo e complessi vitaminici B, E e C, il tutto per calmargli i
nervi e ristabilire l'equilibrio
lisico.
Grazie a questa dieta, il padrone potè ridurre leni amente il dosaggio dei
farmaci prescritti per l'epilessia. In meno di tre settimane, era stata
interrotta la somministrazione delle medicine senza che si lesse presentata
alcuna recidiva. In breve tempo, riacquistò completamente l'abituale vivacità.
Quelli che seguono sono alcuni consigli per la cura degli animali
(principalmente di cani e gatti) che possono esservi d'aiuto nella prevenzione
di malattie e problemi comportamentali:
• Offrite al vostro amico a quattro zampe aria fresca, luce naturale,
esercizio fisico, affetto, comunicazione e comprensione.
• Evitate il consumo di cibi trattati con conservanti artificiali, coloranti e
condimenti, di zucchero raffinato in tutte le sue forme (zucchero scuro,
destrosio, saccarosio, sciroppo d'amido ecc.) e di
cibi in scatola.
• Lasciate che il cane/gatto digiuni, beva liquidi e mangi erba quando non si
sente bene. Si tratta di un sistema naturale che l'animale adotta per liberarsi
di scorie e sostanze tossiche. Non obbligate
231
fcrf.
lo a mangiare, a meno che non sia stato prescritto dal veterinario per la cura
di una determinata malattia.
• Incoraggiate una dieta a base di alimenti crudi, il più vicino possibile a ciò
che l'animale consumerebbe se fosse un randagio.
Contrariamente a ciò che si pensa, i carnivori non si nutrono solo di carne.
Quando uccidono un altro animale per nutrirsi, per prima cosa mangiano lo
stomaco e l'intestino, che contengono verdure e granaglie parzialmente digerite,
e soltanto dopo passano agli altri organi interni, al sangue, alle cartilagini,
alle ossa e alla pelle. Inoltre, mangiano erba, radici, frutta, noci e uova.
La carne in scatola o cotta, se consumata troppo frequentemente, tende a
decomporsi nell'intestino e a lasciare residui tossici, creando così il terreno
per la crescita di parassiti e provocando disfunzioni fisiche. Utilizzate per lo
più carne cruda o appena scottata (se possibile, usate carne organica), oppure
lasciatela perdere del tutto, nel caso il vostro cane, o gatto, cresca sano e
robusto anche con una dieta vegetariana. Tuttavia, allevare un gatto con una
dieta priva di carne potrebbe essere pericoloso, poiché quest'animale ha bisogno
del
232
e.
l'amminoacido taurina, che si trova esclusivamente
nella carne.
Altre fonti di proteine che si possono utilizzare sono gli ossibuchi crudi, il
pesce poco cotto, il formaggio, lo yogurt, le nocciole, il burro di nocciolina e
i prodotti a base di soia. Per i gatti, il fabbisogno proteico deve essere pari
al sessanta/ottanta percento della dieta, mentre per i cani, al
venticinque/quaranta percento. Le verdure crude o bollite aiutano l'organismo a
liberarsi delle tossine e forniscono il giusto quantitativo di vitamine,
minerali ed enzimi e possono costituire il venticinque percento della dieta.
I cereali (riso non brillato, avena, frumento, miglio ecc.) asciutti,
germogliati o cotti per aumentarne la digeribilità, o il cibo essiccato privo di
additivi chimici, forniscono buona parte delle sostanze nutritive necessarie e
ammontano al cinquanta percento della dieta per i cani e al dieci/venti percento
per i gatti. La frutta e le noci sono ottimi per gli spuntini.
• Aggiungete gli integratori alimentari per controbilanciare gli effetti
dell'inquinamento ambientale, dei cibi privi di nutrimento, di uno stato di
salute precario e della notevole tensione derivante dal vivere a contatto con
gli uomini e per esse
233
re sicuri che tutte le esigenze nutritive del vostro amico a quattro zampe siano
soddisfatte. Utilizzate l'olio di fegato di merluzzo, il macrocistide, l'erba
medica e altre polveri o compresse d'erbe, farina di ossa e oli vegetali.
Aggiungete zinco, lecitina e complesso vitaminico B se l'animale ha problemi
alla pelle e la vitamina C per la prevenzione e la cura di organismi debilitati.
Regolate il dosaggio in base alla corporatura e alle esigenze.
Naturalmente esistono moltissimi libri che trattano diversi aspetti della cura
degli animali con le erbe, con l'omeopatia, con la dieta e con altri metodi
curativi e che vi aiuteranno a comprendere e a creare un ambiente e una dieta
più naturali, al fine di eliminare molti problemi comportamentali e di salute.
Sebbene comprare il cibo in scatola per animali sia estremamente comodo e
pratico, pensate che così facendo potreste aprire la strada a future malattie,
tensioni o strani comportamenti, dovuti al consumo degli avanzi non idonei
all'alimentazione umana provenienti dai mattatoi e degli additivi tossici
contenuti in tali cibi. Il tempo in più che dedicherete a preparare alimenti
naturali per il vostro
234
rane, vi permetterà di risparmiare non poco in spese veterinarie e vi eviterà
mal di testa, preoccupazioni e sensi di colpa. Considerate la dieta come
l'assicurazione sulla salute per il vostro amico a quattro zampe.
La sterilizzazione
Molte persone si chiedono che cosa provino gli animali dopo essere stati
sterilizzati. La maggior parte degli ammali con i quali ho comunicato, fra cui
cani, gatti, cavalli, conigli, capre, mucche e pecore, si sentono sollevati e
felici per la soppressione della loro fecondità, poiché spesso il flusso
ormonale interferisce con la capacità di soddisfare il loro desiderio di stare
con gli amici umani. Tuttavia, è naturale chiedersi come sia possibile che
accettino un simile cambiamento, poiché avere gli organi riproduttivi intatti fa
parte del loro stato naturale.
Gli esseri che scelgono coscientemente di vivere con gli uomini solitamente lo
fanno per amarli, servirli e rallegrarli nel modo migliore. Gli animali
selvatici generalmente evitano gli esseri umani e condi
235 —
vidono l'esistenza con altri esemplari della loro specie. Gli animali domestici,
al contrario, cercano la compagnia degli uomini e li considerano la loro
famiglia. Stringono amicizia persino con appartenenti ad altre specie, con i
quali non si legherebbero mai allo stato selvatico.
Molti animali mi hanno rivelato di essere venuti nel nostro mondo per servire
alcuni individui, donando il loro affetto e insegnando che cosa sia l'amore
incondizionato. Sebbene questi animali apprezzino la compagnia di individui
della loro specie, spesso desiderano ancora di più quella degli uomini, poiché
ritengono di appartenersi gli uni agli altri. Quando gli ormoni sessuali li
spingono a inseguire un compagno, o quando vengono inseguiti dagli animali
dell'altro sesso, provano frustrazione, risentimento e persino paura, poiché
tutto ciò li allontana da quello che è il loro obiettivo, owerossia stare con
gli uomini.
Ricorrere alla sterilizzazione permette inoltre ad animali di sessi opposti di
farsi compagnia senza lo stress della monta e della riproduzione continua. Gli
stalloni spesso conducono un'esistenza di solitu dine, poiché nella maggior
parte dei maneggi vengono tenuti lontani dagli altri cavalli, ad esclusionedei
periodo della monta. In realtà molti stalloni
sono contenti di potere stare vicino ai loro simili e agli uomini dopo essere
stati castrati.
George, un delizioso coniglio nano, adorava stare con la sua compagna, Elfie, ma
dopo due figliate dovetti separarli, poiché piazzare i piccoli non era facile.
George, solitamente dolce e gentile, si arrabbiò moltissimo, sebbene gli avessi
spiegato la motivazione di quell'allontanamento e lui potesse toccare e
comunicare con Elfie attraverso la gabbia. Gli dissi che se voleva tornare con
Elfie avrebbe dovuto essere sterilizzato, il che significava che non avrebbe più
potuto accoppiarsi. Ma il desiderio di stare con la compagna era tale che
acconsentì all'operazione. Trascorso un primo periodo durante il quale Elfie si
aspettava che George si unisse a lei e lo incoraggiava, i due ripresero a
coccolarsi teneramente, felici di essere nuovamente insieme.
La sterilizzazione dovrebbe essere eseguita quando l'animale è ancora giovane
(subito dopo la pubertà), poiché si riprende più velocemente e non deve
combattere con la confusione o l'abitudine derivanti dal comportamento sessuale
passato. Dopo avere provato la confusione e lo stravolgimento ormonale dei primi
calori, buona parte dei miei animali mi hanno sempre ringraziato di essere stati
sterilizzati.
236
237
I proprietari di animali spesso si identificano con i loro amici a quattro zampe
e tremano all'idea di potere essere «sterilizzati». Le donne spesso pensano a
come sarebbe bello se la loro cagnolina avesse dei piccoli e potesse cosi
provare le gioie della maternità. Mentre gli uomini, terrorizzati al solo
sentire la parola «castrazione», rifiutano sdegnosamente la sterilizzazione per
i loro cani. Spesso provano soddisfazione nel vedere il loro cane aggredire i
suoi simili e temono che la sterilizzazione trasformi il loro amico in una
«femminuccia».
Ma il vostro amico a quattro zampe è diverso da voi. Il comportamento sessuale
animale è determinato dai cicli ormonali, mentre gli uomini solitamente possono
scegliere se appagare il loro eccitamento sessuale. Con l'esclusione di pochi
individui, ciò non è possibile per gli altri animali, provocando così un
conflitto intcriore per quegli esemplari che desiderano restare vicini ai loro
amici umani. Non dimentichiamo infatti che l'istinto all'accoppiamento può
causare un comportamento considerato inaccettabile dagli uomini che, per
esempio, vedono il loro cane scappare via all'improvviso, litigare con altri
individui del suo sesso, marcare il territorio, ululare e arrampicarsi sui muri,
inseguire le femmine, essere iperattivo e aggressivo.
238 ¦¦
La proprietaria di un setter irlandese femmina si rivolse a me per sapere perché
la cagnetta aveva delle gravidanze isteriche e si comportava in modo molto
strano al termine del periodo del calore. Il veterinario le aveva consigliato di
sterilizzare il cane, poiché le gravidanze isteriche spesso indicano possibili
problemi futuri per la riproduzione. Tuttavia, la padrona non accettava la
sterilizzazione, poiché le sembrava un atto violento e contro natura.
Il setter mi si avvicinò e sospirando mi chiese di abbracciarla. Non fu facile
per lei confessarmi di non volere dei cuccioli, poiché non desiderava
indispettire la sua padrona che invece desiderava esattamente il contrario. Ogni
volta che entrava in calore, la cagnolina era colta da turbamenti emotivi e il
suo corpo reagiva in modo incontrollabile. Come poteva fare capire alla padrona
che desiderava soltanto essere una sua amica, fedele e affettuosa? Lo avrebbe
accettato?
Mi trovavo ad affrontare un tipico caso di individuo che proiettava il proprio
desiderio di maternità sul cane, complicando così l'esistenza di quest'ultimo.
Riferii alla donna i sentimenti del setter, augurandomi che si decidesse a farla
sterilizzare, poiché quella sarebbe stata la soluzione migliore.
Molte persone si danno un gran da fare, spesso
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inutilmente, per cercare di fare coprire i loro cani, non sapendo che sono loro
stessi a non desiderare dei cuccioli e quindi a opporre resistenza alla monta.
Esistono inoltre cani che, avendo vissuto la gravidanza come un'imposizione,
finiscono per rifiutare i piccoli e altri che sviluppano disturbi dell'apparato
riproduttivo. Simili messaggi sembrano indicare che individui simili non sono
nati per accoppiarsi. Forse molti animali domestici stanno perdendo la capacità
di riprodursi, perché le strade sono affollate di cani e gatti randagi.
Spesso i proprietari fanno coprire i loro cani perché loro stessi o i loro amici
desiderano un cane proprio come il loro Coco o Max. Tuttavia, non c'è garanzia
che la figliata sia l'immagine dei genitori. Molte delle caratteristiche che
amate nei vostri amici a quattro zampe sono qualità dell'individuo e non tratti
ereditari. Nel mio lavoro, ho incontrato migliaia di animali incredibili. Gli
esseri dal carattere meraviglioso sembra riescano a farsi strada nel mondo in un
modo o nell'altro e tutti hanno bisogno di una casa. Non sta quindi a voi
incrementare il numero dei cuccioli che si affacciano alla vita.
Mi è capitato di conoscere un uomo che voleva fare coprire la sua adorata golden
retriever, nono
stante presentasse, fin da cucciolo, una chiara displasia dell'anca unita a una
forte artrite. Che cosa può giustificare la sofferenza della deformità fisica
trasmessa coscientemente di generazione in generazione? Gli animali selvatici
devono essere forti e sani per sopravvivere. Chi fa accoppiare il proprio cane
deve essere sicuro che sia sano e non presenti tare ereditarie, poiché farlo
coprire per seguire il capriccio del momento o la moda, può dare risultati
disastrosi.
Chi fa fare i cuccioli al proprio cane, o gatto, afferma sempre che ha
tantissimi amici pronti ad accogliere i piccoli. Eppure soltanto negli Stati
Uniti, nascono all'anno circa venticinque milioni di cani e gatti randagi, di
cui circa quindici milioni vengono uccisi o donati ai laboratori di ricerca. Il
rimanente soffre la fame o viene colpito da malattie, se non addirittura ucciso
lungo le strade. Per ogni animale che trova una casa, ce n'è un altro che
vagabonda senza meta.
La sterilizzazione pone fine allo scompiglio emotivo e fisico provocato dai
cicli ormonali, senza rendere l'animale pigro o privarlo del suo entusiasmo e
della sua vivacità. Inoltre, lo protegge dalle malattie legate agli ormoni che
spesso colpiscono gli animali non sterilizzati, allungandogli così la vita.
240
241
Per motivi etici, umani, comportamentali ed emotivi, è quindi meglio fare
sterilizzare i nostri amici a quattro zampe. Loro stessi ne saranno felici.
Comunicare con le pulci
Affronto questo argomento perché spesso, durante i seminari, mi viene chiesto in
tono disperato se so comunicare e fare qualcosa per risolvere il problema delle
pulci (o di mosche, api, zanzare, zecche ecc).
Le pulci possono costituire una fonte di tensione emotiva e fisica per gli
animali (e gli uomini) e poiché ho dedicato loro parecchio del mio tempo,
desidero mettervi a parte delle mie scoperte.
Che emozioni suscitano questi resistenti parassiti? Soltanto l'idea di queste
creature apparentemente disgustose che succhiano il sangue del vostro amico a
quattro zampe, può rendervi isterici e disperati. Che cosa si può fare per
tenerle alla larga? Le soluzioni sono infinite, dal circondare la casa con rami
e gemme di eucalipto alla guerra nucleare, che
242
probabilmente creerebbe le condizioni ideali per un aumento spropositato di
parassiti.
Volete sapere che cosa faccio per combattere le pulci dei miei animali? Piango,
sudo, grido e gratto! Per dire la verità ho provato svariati metodi, senza
tuttavia ottenere grandi risultati. Quello che segue è un elenco dei rimedi che
io stessa ho provato, o di cui ho sentito parlare, compresi di aspetti negativi
e positivi.
Veleni chimici. I disinfettanti contro le pulci, gli shampoo, le polveri, gli
spray, i collari o la disinfestazione professionale uccidono o stordiscono le
pulci a contatto, ma presentano lo svantaggio di essere tossici anche per altre
forme di vita, quali cani, gatti e uomini. In alcuni animali, in modo
particolare nei gatti, sostanze simili possono essere fatali, soprattutto se
sovraccaricano gli organi di purificazione (fegato, reni, polmoni, intestino) e
si accumulano nell'organismo. È buona cosa limitarne l'utilizzo o evitarlo
totalmente, nel caso voi o il vostro animale siate di salute cagionevole, poiché
simili trattamenti non farebbero che aggravare il vostro stato. Volendo,
potreste ricorrere alle più innocue pozioni contro le pulci, per esempio quella
contenente piretro.
243
Desiderare di apportare sollievo al vostro amico a quattro zampe colpito da
grave irritazione a causa delle pulci, è assolutamente normale. La maggior parte
dei veleni non attaccano le uova delle pulci, che una volta schiuse ricreeranno
il ciclo infestante, a meno che non utilizziate nuovamente il veleno nel giro di
un paio di settimane. Indubbiamente sapere che il proprio cane e l'ambiente in
cui si vive sono privi di pulci è di grande conforto e sollievo. Ciò che dovete
fare è valutare bene i vantaggi e gli svantaggi dei veleni chimici, tuttavia
esistono altri metodi meno tossici.
La pulizia. Uova di pulci, larve e pulci adulte sono molto resistenti ai lavaggi
e per combattere il veloce processo di riproduzione è necessario pulire
giornalmente la casa utilizzando l'aspirapolvere. Quello dell'aspirazione è
infatti uno dei metodi più efficaci ed è inoltre privo di effetti collaterali
per uomini e animali. Dopo l'utilizzo, buttate via il sacchetto
dell'aspirapolvere o aspirate un po' di polvere contro le pulci o di diatomite
prima di riporre l'elettrodomestico, onde evitare che le pulci si riproducano e
si spargano nuovamente.
Un altro sistema consiste nello spruzzare del sale o della polvere di borace su
tappeti e pavimenti e
244 ,
sotto e dietro mobili e cucce, lasciando il prodotto per un giorno e due. Dopo
avere aspirato e pulito è necessario spruzzare nuovamente il sale o il borace.
Queste sostanze seccano le uova e le larve di pulci, interrompendone il ciclo
riproduttivo. Continuate il trattamento per diversi mesi per liberare
completamente la casa dalla presenza dei parassiti.
Pulizia dell'animale. Spazzolare e pettinare il vostro animale aiuta a tenere
lontano le pulci, soprattutto se utilizzate l'apposito pettine per intrappolare
i parassiti e se li buttate in acqua alla quale avrete aggiunto del detersivo
per impedire loro di saltare fuori. Naturalmente non è un'impresa facile,
soprattutto se il vostro amico a quattro zampe ha il pelo lungo, ma
quest'azione, combinata a una quotidiana pulizia dell'ambiente domestico,
risulta veramente efficace.
"Evitare. Tenete il vostro animale lontano da zone infestate da pulci, quali
campi e giardini. Così facendo, limiterete però i movimenti del vostro amico e
il tempo trascorso all'aria aperta e alla luce naturale. Tuttavia, se tenete
casa e animale ben puliti, difficilmente vi ritroverete con le pulci.
245
Rimedi naturali. Ne esistono moltissimi: collari antipulci a base di erbe,
polvere a base di erbe, foglie o gemme di eucalipto, finocchio fresco o foglie
di alloro sparse intorno alla cuccia, chiodi di garofano, olio di eucalipto,
citronella, menta puleggio, vetiver, ruta, canfora, arancia, limone, sassifraga,
verbena, senape, timo, anice, lavanda, pino, salvia, cardamomo, cedro.
Massaggiate il vostro animale con dell'olio naturale, che usato singolarmente o
in combinazione e aggiunto allo shampoo o all'acqua del bagno e spruzzato
intorno alla cuccia, sui tappeti e i pavimenti, tiene lontano le pulci. Nelle
lettiere possono essere utilizzati i trucioli o l'olio di cedro, mentre le
polveri naturali possono essere spruzzate su tappetini e pavimenti.
Gli shampoo e i disinfettanti, la maggior parte dei quali contengono oli di
agrumi, possono essere utili per rimuovere le pulci e lenire l'irritazione della
pelle. Se lo desiderate, potete preparare voi stessi il disinfettante immergendo
un limone tagliato a fettine sottili in una pentola di acqua bollente e
lasciandolo in infusione per una notte. Un'altra ricetta prevede l'utilizzo di
aceto di sidro e acqua.
Personalmente adoro il profumo degli oli naturali, soprattutto di quello alla
citronella, ma non è così per tutte le persone o gli animali. Ricordate che gli
246
oli possono irritare la pelle se utilizzati in concentrazioni troppo forti. Il
tempo di durata della protezione data dagli oli naturali è solitamente breve,
sebbene dipenda anche dall'esposizione a infestazioni e dalla resistenza delle
pulci nelle vostre zone. Oli, spray e shampoo naturali sono reperibili nelle
erboristerie e nei negozi di animali.
Piantare nel vostro giardino delle piante che allontanino gli insetti può essere
un'altra buona idea. Oltre a quelle da cui vengono estratti gli oli sopra
menzionati, potete provare con l'aglio, la cipolla, l'albero dei paternostri e
la baptisia.
Rimedi meccanici. Esistono degli apparecchi agli ultrasuoni che emettono dei
suoni ad alta frequenza, impercettibili alle orecchie umane, che dovrebbero
tenere lontani insetti e roditori o per lo meno disorientarli al punto da
impedirne la riproduzione. Tuttavia, è stata provata la loro inefficacia nello
scacciare le pulci all'interno della casa. Inoltre, sembra che non disturbino le
pulci già presenti sull'animale o prese all'aperto, a meno che l'apparecchio a
ultrasuoni non sia indossato intorno al collo. Poiché questi apparecchi possono
avere leggeri effetti negativi sugli uomini e su altri animali, dovranno essere
sottoposti a ricerche più approfondite.
247
Sul mercato esiste una trappola per pulci da utilizzare in casa di notte; i
parassiti vengono attirati da una luce e finiscono per restare intrappolati su
un cuscinetto appiccicoso. Potete creare una versione faidate di questa
trappola, riempiendo un piatto piano di acqua saponata e ponendovi accanto una
lampada con lampadina da 25 watt, disposta in modo tale da illuminare l'acqua.
Le pulci salteranno verso la luce e cadranno nell'acqua, dove annegheranno. Non
utilizzate acqua pura, perché le pulci sanno galleggiare e quindi potrebbero
uscire dall'acqua. Utilizzate la trappola in diverse stanze durante la stagione
delle pulci e libererete la casa dalla presenza indesiderata dei parassiti.
Quello descritto è indubbiamente un metodo nontossico, che ha inoltre il
vantaggio di agire mentre dormite.
La dieta. Una dieta a base di cibi naturali e verdure crude per mantenere
l'intestino sano e pulito, aiuta a prevenire l'attacco delle pulci. Complesso
vitaminico B (soprattutto Bj) e aglio fresco grattugiato od olio all'aglio
aggiunti alla dieta possono potenziare la resistenza dell'animale e allontanare
i parassiti. Queste sostanze sono prive di effetti collaterali, a meno che
l'animale non sia allergico proprio a esse.
248
A
Alcuni veterinari distici ritengono che un'alimentazione corretta sia la misura
preventiva più efficace contro l'assalto delle pulci. Gli animali sani diventano
naturalmente immuni a pulci e ad altri parassiti, che solitamente vengono
attratti da animali deboli e malati o molto giovani. Un trattamento che rafforza
il sistema immunitario aiuta gli animali a liberarsi delle pulci. I cibi
trattati, i veleni contro le pulci o qualsiasi altro tipo di veleno ambientale
indeboliscono l'animale e alla lunga possono aumentare la suscettibilità alle
pulci.
Poiché ogni animale ha una propria costituzione fisica e una resistenza ai
parassiti diversa, per alcuni individui gli integratori alimentari sembrano
sufficienti per risolvere il problema delle pulci, mentre per altri un tale
rimedio può risultare inefficace. In questi casi, sarà necessario utilizzare un
insieme di metodi diversi. Tuttavia, non dimenticate che dieta, pulizia,
esercizio, benessere fisico e mentale contribuiscono a mantenere un animale sano
e libero dalle pulci.
La prevenzione è indubbiamente la miglior difesa. Nel caso di una grave
infestazione di parassiti, solitamente è necessario ricorrere a un utilizzo
paziente, persistente e preciso di più metodi. Quando abitavo in una zona di Los
Angeles pesan
249
temente infestata da pulci, nonostante la dieta naturale, gli integratori e la
pulizia degli animali e della casa, dovevamo ricorrere costantemente anche ad
altri sistemi per mantenere controllata l'invasione dei parassiti. Risultato: i
miei animali non si grattavano molto, non sembravano particolarmente tormentati
dai morsi delle pulci e non svilupparono quelle reazioni topiche e quelle
allergie che spesso colpiscono gli animali.
L'approccio spirituale. Un'estate, dopo avere utilizzato tutti i rimedi naturali
possibili e anche qualche soluzione chimica, mi ritrovai ancora in aperta
battaglia con le pulci. Decisi così di tentare di comunicare con quei parassiti
per scoprire il loro punto di vista e cercare la loro collaborazione per evitare
che divorassero i miei cani e i miei gatti.
Qualsiasi cosa chiedessi o dicessi loro ricevevo un solo messaggio, «Ho fame».
Forse mi ero messa in contatto con loro all'ora di pranzo, quando erano troppo
concentrate sul cibo. Comunque, mi convinsi che il loro era un ritornello senza
fine, così persi la pazienza e rinunciai a quel sistema di approccio.
Più tardi decisi di cambiare atteggiamento, mettendo da parte la mia resistenza
e cercando invece di
250
y
assumere il loro punto di vista e di accettare il loro diritto alla vita.
Immaginai di essere una pulce, che insieme a migliaia di altri piccoli esseri
neri saltava a destra e a sinistra, provando un gran piacere nel mordere i
mammiferi. Quando ebbi eliminato ogni resistenza e mi fui calata perfettamente
in loro, le sentii scomparire. Non credevo ai miei occhi: un minuto prima dovevo
scacciarle dalle gambe e ora erano scomparse.
Il problema era che i cani non erano in grado di imitarmi e perciò le pulci
continuavano a tormentarli. In realtà, i cani non sentivano un bisogno urgente
di bloccare i parassiti; combatterli li teneva impegnati quando non avevano
niente di meglio da fare. Avevo infatti notato che raramente si grattavano
quando si divertivano sulla spiaggia o correvano nel bosco; soltanto quando
venivano assaliti dalla noia iniziavano a «fare andare» le zampe.
Le pulci non mi lasciarono in pace per molto, poiché non mantenevo costantemente
un atteggiamento di nonresistenza nei loro confronti e anche perché ero
circondata da persone che continuavano a odiarle. Tuttavia scoprii che, se
necessario, ero in grado di liberarmene; il trucco stava solo nel non farsi
influenzare dalla resistenza degli altri.
251
Altri insetti
Comunicando sinceramente con insetti che vi arrecano disturbo, quali mosche,
api, blatte o formiche, potete raggiungere ottimi risultati. Personalmente,
considerando gli insetti come esseri intelligenti con i quali è possibile
coUaborare, ho sempre ottenuto ciò che desideravo.
Dopo avere ascoltato i motivi che spingono gli insetti a comportarsi in un certo
modo e avere acconsentito ad aiutarli a soddisfare le loro esigenze, chiedo loro
di andarsene dal mio cibo o dalla zona del giardino dove lavoro e solitamente
ricevo la massima collaborazione. Potete rivolgervi ai singoli individui oppure
al «capo», o spirito in carica del gruppo.
L'elemento più importante è l'atteggiamento. L'assenza di resistenza e il
desiderio di ascoltare e comprendere realmente il loro punto di vista sono
essenziali al fine di trovare una soluzione accettabile per entrambe le parti.
Per quanto sia difficile considerarli al di là di esseri dalle forme repellenti,
anche gli insetti provano emozioni, hanno degli obiettivi e delle interazioni
sociali. E infatti, insetti sociali, come le api o le formiche, sono molto più
252
simili a noi di molti altri animali. Avvicinandovi a loro senza pregiudizi,
potreste scoprire di non provare più il bisogno di respingerli e di potere
vivere «fianco a fianco».
Un giorno, mentre me ne stavo all'aperto a meditare, ho vissuto un'interessante
esperienza che illustra perfettamente la natura degli insetti come esseri
pensanti. Una mosca continuava a posarsi sulla mia mano e dopo avere tentato
varie volte di scacciarla, decisi di parlarle. L'avvicinai al viso e le dissi
che se voleva continuare a toccarmi, allora doveva lasciare che anche io la
toccassi. Avvertii la sua sorpresa di fronte a un essere umano che le parlava.
Restò sufficientemente a lungo perché le toccassi delicatamente la schiena con
un dito e poi volò via. Tornò dopo poco e ripetemmo il gioco altre cinque volte.
Avvertii la sua curiosità e la sua fiducia nei miei confronti. Se ne andò avendo
acquisito un atteggiamento diverso nei confronti degli uomini, o per lo meno uno
di essi. Fu per entrambe un'esperienza fantastica. Restai in collegamento
telepatico con lei mentre se ne andava e raccontava ad altre mosche ciò che era
accaduto. Come sarebbe successo a degli esseri umani, erano incredule, a causa
soprattutto della loro esperienza che le por
253
tava a ritenere gli uomini creature pericolose e insensibili.
È sempre fantastico ottenere un cambiamento di punti di vista quando si comunica
con un'altra specie, soprattutto con una per la quale la comprensione umana non
è disponibile a causa di antichi preconcetti. In quei momenti, l'armonia e
l'unione con tutti gli esseri diventano una realtà più vicina.
Ferite e malattie
Oltre alle cure naturali e di pronto soccorso citate in precedenza e a quelle
veterinarie, esistono altri metodi per aiutare un animale a riprendersi più
velocemente e totalmente da una malattia o in seguito a una ferita.
Alcune tecniche fisiche richiedono anni di studi prima di potere essere
praticate (agopuntura e chiropratica), altre invece possono essere apprese
tramite i libri o frequentando brevi corsi (digitopressione e riflessologia).
Desidero illustrare alcune semplici tecniche che utilizzo per calmare animali
turbati e favorire il recupero di un buono stato di salute.
254
i
Prima di procedere con una tecnica, comunicate con l'animale interessato,
spiegategli che cosa desiderate fare e assicuratevi di ottenere il suo consenso.
Più di una volta mi è capitato di vedere persone imporre il loro sistema di
guarigione ad animali che non avevano chiesto, né volevano, il loro aiuto. Per
ottenere i migliori risultati, l'animale deve collaborare con voi; la volontà è
infatti un elemento essenziale nel processo di guarigione. Se l'animale non
vuole guarire o essere aiutato, nessuno strumento magico vi permetterà di
vincere la sua resistenza. Nel trattare con qualsiasi essere vivente, utilizzate
sempre il buon senso, l'umiltà e il rispetto.
La tecnica più semplice è una variante dell'arte antica della digitopressione e
poggia su principi orientali basati sul flusso di energia nel corpo. Appoggiate
delicatamente, ma con decisione, la mano su diverse parti del corpo,
sollevandola lentamente dopo alcuni secondi; evitate le zone troppo sensibili.
Le parti ferite o malate bloccano il flusso energetico e questa tecnica
favorisce il ripristino di tale flusso. Di conseguenza, l'animale si sentirà più
in contatto con il proprio corpo, aumentando così la circolazione e il
nutrimento delle zone interessate.
Un altro metodo consiste nel collegare diverse
255
parti del corpo con le mani, come un circuito elettrico. Per esempio, se il
vostro cavallo lamenta un dolore all'addome, appoggiate una mano sulla parte
dolente e l'altra sulla parte posteriore della testa dell'animale. Evitate i
punti troppo sensibili o che fanno trasalire l'animale, spingendolo a opporre
resistenza al vostro tocco. Potrebbe capitarvi di sentire uno scambio di energia
fra i due punti. Tenete le mani appoggiate fino a quando notate che il corpo è
più tranquillo o avvertite una pulsazione sincrona in entrambi i punti. Soltanto
allora spostate la mano in un altro punto, per esempio la parte opposta
dell'addome. Continuate fino a quando l'animale vi sembrerà più rilassato o
felice. Alcuni animali cadono in un profondo sonno guaritore, altri arrivano ad
alzarsi e a camminare dopo giorni di totale immobilità. Quella che segue è una
tecnica di massaggio per sbloccare la tensione accumulatasi lungo la spina
dorsale e favorire il recupero del funzionamento di muscoli e organi.
Massaggiate con il pollice e l'indice di una mano entrambi i lati della colonna
vertebrale, dalla testa alla coda. Delicatamente, effettuate una leggera
pressione sui muscoli, rispettando il grado di tolleranza dell'animale.
Massaggiate attentamente l'osso iliaco per ristabilire il corretto equili
. 256
brio di fondo schiena, anche e muscoli delle
zampe.
Molti animali adorano essere massaggiati intorno al collo, alle orecchie e alle
spalle. Quello del massaggio è un buon sistema per mettersi in contatto con il
vostro amico a quattro o a due zampe e controllarne la condizione fisica.
A volte una condizione fisica soggiacente può aggravare o persino provocare un
problema comportamentale. Una volta venni chiamata per «visitare» un cane di
nome Frodo, il cui continuo abbaiare disturbava tutto il vicinato. Il cane e la
sua padrona si erano appena trasferiti in quel nuovo appartamento e sebbene la
proprietaria cercasse di calmare l'animale, quest'ultimo saltava e abbaiava al
più piccolo rumore. Inoltre, secondo i vicini, quando la padrona era assente,
abbaiava continuamente.
Quando entrai in casa, Frodo iniziò ad abbaiarmi e smise soltanto quando mi fui
seduta. La sua padrona mi spiegò che si comportava così con tutti. Parlandogli,
iniziai a toccargli delicatamente il corpo alla ricerca di zone sensibili.
Quando giunsi a metà schiena, Frodo voltò la testa bruscamente e con il pensiero
e un leggero ringhio mi proibì di toccarlo. A quel punto la padrona mi spiegò
che si lasciava toccare solo sulla testa e sulle spalle.
257
I
Dai movimenti del cane capii che nella parte inferiore della spina dorsale vi
era un blocco di energia. Le vertebre sembravano ammassate e fuori allineamento.
Inoltre, le zampe e la parte posteriore di Frodo non sembravano sviluppate
completamente e apparivano rigide, come se i muscoli si fossero atrofizzati.
Il cane mi trasmise l'immagine di una macchina e di riflesso, domandai alla
padrona se Frodo fosse finito sotto un'automobile. La donna ricordò che il cane
era caduto da un'auto in movimento circa sette anni prima e che dopo un periodo
in cui aveva zoppicato, era guarito senza bisogno di ricorrere ad alcuna cura.
Le chiesi quando Frodo avesse cominciato a essere così sensibile al tatto e ad
abbaiare tanto. Ero quasi sicura che tutto risalisse al periodo immediatamente
successivo all'incidente. La padrona non ci aveva mai fatto molto caso, poiché
allora abitavano in una casa abbastanza isolata, dove nessun vicino poteva
venire disturbato dall'abbaiare del cane.
I rumori o l'avvicinarsi di qualcuno aggravavano il dolore alla schiena che
Frodo si portava dietro dai tempi dell'incidente. Abbaiava a chiunque osasse
avvicinarsi per paura che gli toccasse la parte dolorante. Dopo che gli ebbi
parlato e lo ebbi aiutato a
258
liberarsi dalla tensione mentale, riuscì a rilassarsi e a sentirsi decisamente
meglio.
Il suo corpo aveva ancora bisogno di aiuto, ma Frodo continuò a guardarmi con
sospetto mentre cercavo di toccargli la schiena. Utilizzai una tecnica
estremamente utile con animali feriti o spaventati e che tendono a mordere o a
rivoltarsi se li si tocca direttamente. Dopo avergli spiegato ciò che stavo per
fare (passo fondamentale prima di procedere), accarezzai l'aria a pochi
centimetri dal suo corpo, dall'inizio alla fine della spina dorsale e in altre
parti del corpo, seguendo il flusso naturale di energia. Così facendo, riuscii a
fare rilasciare parte dell'energia bloccata e a diminuire la tensione della
colonna
vertebrale.
Il problema di Frodo non poteva tuttavia essere risolto in una sola seduta;
tornai da lui altre tre volte. Lentamente, riuscii a toccargli la schiena senza
che lui obiettasse e così potei allentare la tensione dei muscoli, per
permettere loro di funzionare in modo più equilibrato, particolarità che spinse
le vertebre a trovare un migliore allineamento.
Dopo la prima visita, la padrona notò che l'appetito del cane era aumentato e
che svuotava la ciotola avidamente. Le consigliai di aggiungere alla pappa degli
integratori alimentari, quali la farina di
: 259
ossa e la vitamina E per calmarlo e favorire la guarigione di muscoli e ossa.
Nel giro di poche settimane, il cambiamento nel fisico del cane divenne
evidente. La parte terminale della schiena e le zampe posteriori si erano
irrobustite e non appoggiava più tutto il peso del corpo in avanti.
La cosa più incredibile fu che si calmò moltissimo, abbaiando solo quando degli
sconosciuti entravano in casa. Durante l'ultima visita, si lasciò toccare in
tutto il corpo. Era decisamente rilassato e felice, come d'altronde lo erano la
sua padrona e i vicini.
I risultati di queste cure casalinghe possono essere stupefacenti, soprattutto
se affiancate da attenzione allo stato di salute generale, cure veterinarie e
«chiacchierate» per localizzare e chiarire il lato mentale o spirituale del
problema.
Nel seguire questi procedimenti, siate comprensivi ma cercate di mantenere il
giusto distacco emotivo per potere essere efficaci. Proiettare la vostra ansia
può prolungare la malattia aumentando la dipendenza da voi dell'animale.
Rispettate l'individualità e la capacità del vostro amico a quattro (o due)
zampe di curare il proprio corpo, con il giusto aiuto, e osservatene le reazioni
positive.
260
7
II futuro delle forme di vita sulla terra
Animali e bambini
I bambini perdono la capacità infantile di comunicare con gli animali anche a
causa dell'atteggiamento negativo degli adulti e della mancanza di esposizione
positiva agli animali. Anche quando i genitori amano realmente gli animali e li
trattano come esseri simili a loro, la capacità di comunicazione del bambino può
essere ostacolata dall'abuso o addirittura dall'assenza di utilizzo di tale
capacità, oppure dalla mancanza di un insegnamento adeguato su come comunicare
con gli animali.
In un centro immaginario di insegnamento alla comunicazione con gli animali per
genitori e figli, bambini e ammali verrebbero incoraggiati a seguire le loro
tendenze naturali, owerossia il loro interesse nella comunicazione con altre
forme di vita. A uomini e animali verrebbe insegnato a comunicare in modo
corretto e a comportarsi positivamente nei confronti l'uno dell'altro.
Quella che segue è l'esposizione di alcuni risulta
263
ti derivanti dal rapporto naturale instauratosi fra bambini e animali.
Nel 1978, ai miei corsi di danza e movimento corporeo partecipava anche Debbie,
una giovane donna in dolce attesa. Pochi mesi dopo la nascita della bambina,
Debbie riprese le lezioni, portando con sé la neonata. Pasha, il mio afgano che
ai tempi aveva sei mesi, era sempre felice di vedere la piccola e la salutava
saltellando da una parte all'altra. Dal canto suo, Samantha, così si chiamava la
bimba, cercava di ricambiare come poteva l'entusiasmo del cane e allungava una
manina per accarezzarlo. Quando erano insieme erano entrambi allegri e gioiosi.
La prima volta che Samantha vide Miei, si buttò addosso a quest'ultima, un
tenero cucciolone di otto mesi... Spiegammo allora alla bimba che Miei era
piccola come lei e che doveva essere trattata con delicatezza. Era il primo
incontro di Miei con un bambino e volevo che tutto andasse bene. Sotto la nostra
guida, Miei e Samantha iniziarono a stringere amicizia.
Anche Joan, un'altra amica che seguiva i corsi di danza, adorava i miei cani.
Reme, il suo bimbo, aveva circa cinque mesi quando vide Pasha per la prima volta
(il cane era invece intorno ai quindici
264
mesi). Fu amore a prima vista, anche se dovemmo frenare l'ardore di Pasha per
evitare che con la sua grande mole travolgesse il piccolo. Un giorno, quando
Joan venne per una lezione, Reme raggiunse a gattoni Pasha, che dopo avere
salutato il bimbo con la solita esuberanza, se ne stava sdraiato tranquillo.
Reme guardò Pasha e Pasha guardò Reme, comunicando totalmente come esseri
viventi, indifferenti alle loro diversità come specie animali. A un certo punto,
Reme battè la mano sulla zampa di Pasha e quest'ultimo imitò il bambino
battendogli a sua volta la zampa sulla mano. Era un piacere osservare quanto si
divertissero.
Naturalmente è necessario insegnare sia al bambino che all'animale come
comportarsi vicendevolmente, onde evitare di farsi del male lasciandosi
trasportare dall'affetto e dall'entusiasmo. Un giorno, Miei, che all'epoca aveva
pochi mesi, iniziò a guaire improvvisamente: Reme le stava tirando il pelo.
Mostrammo al piccolo come accarezzare delicatamente il cane e spiegammo a
quest'ultimo che non era obbligato a sottostare alle angherie, per quanto
affettuose, del bambino e che se lo desiderava, poteva allontanarsi.
È necessario rispettare sempre le differenze fra le specie e regolarsi di
conseguenza. I cuccioli di uomo amano afferrare e tirare ed esplorare il mondo
che li
265
circonda, mentre altri piccoli amano annusare, leccare, saltare, masticare e
giocare. In mancanza di supervisione, il primo incontro fra due specie diverse
può concludersi in un fiasco completo. È necessario tenere in considerazione gli
schemi comportamentali di ogni specie e le esigenze individuali. Mostrare a un
bambino come avvicinarsi a un animale in modo accettabile per entrambi,
significa mettere le basi per la nascita di una grande amicizia. La
comunicazione telepatica sulla quale si fonda il rapporto bambinoanimale
crescerà con il bambino, a patto che venga stimolata e rispettata.
I risultati del contatto precoce di Samantha e Reme con gli animali saltarono
all'occhio nel corso di una festa a casa mia. Erano presenti numerosi bambini,
fra i quali Samantha, che allora aveva poco più di due anni, e Reme, che ne
aveva uno e mezzo. Anche Miei aveva superato l'anno e perciò i bambini avevano a
che fare con due cani di notevole stazza. Quando Samantha voleva qualcosa da
mangiare, avvertiva i cani di non toccare ciò che era suo e si avvicinava al
tavolo facendosi largo gentilmente fra i due amici a quattro zampe. Anche Reme
parlava e si muoveva fra i cani con estrema sicurezza.
Mi resi conto di quanto i due bambini fossero
! 266 ^
ormai in sintonia con i cani, quando vidi una bimba di due anni e mezzo circa,
avvinghiarsi alla madre appena i cani si avvicinavano, nonostante lo facessero
con delicatezza. Era chiaro che la piccola non aveva un rapporto positivo con
gli animali.
Grazie all'educazione giusta, ho visto una bimba di dodici mesi camminare e
giocare fra nove cani senza che vi fosse bisogno di controllo. E possibile
incoraggiare la comunicazione dei bambini con gli animali mostrando un
atteggiamento positivo nei confronti degli appartenenti ad altre specie.
Iniziate con animali di cui potete fidarvi e lasciateli gradualmente in
compagnia dei piccoli, limitandovi a controllare.
Non permettete che i bambini, spinti dall'entusiasmo, facciano del male agli
animali o non mettete questi ultimi in situazioni dove, per sfuggire alle
eccessive dimostrazioni di affetto dei piccoli, si vedano obbligati a mordere o
graffiare. La paura di bambini o adulti per gli animali o di questi ultimi nei
confronti dei bambini può essere superata creando situazioni di contatto sicure.
Spiegate a bambini e animali ciò che desiderate da entrambi nei confronti gli
uni degli altri. Siate pazienti e appellatevi alla loro collaborazione e
comprensione: rimarrete stupiti dai risultati.
267
A
Uomini e animali coesistono in questo mondo e per comprendersi meglio
reciprocamente è necessario creare le opportunità per comunicare in sicurezza.
Credo fermamente che arriverà il giorno in cui tutte le specie saranno più
vicine grazie alla reciproca collaborazione e quel giorno non esisteranno più
barriere. Vivremo gli uni accanto agli altri liberamente. Riuscite a immaginare
quest'era di totale armonia fra le specie?
• ;?
L'uomo e il suo complesso di superiorità «
Preparatevi a un salto spirituale in regioni inesplorate. Se ciò che leggerete
vi sembrerà eccessivamente irreale, non consideratelo, o accettatelo come mia
esperienza personale per stimolare ulteriori riflessioni. Forse le mie parole vi
aiuteranno a capire un paio di cose che riguardano il vostro amico a quattro
zampe o a due e che fino a oggi non vi sono state ancora chiare.
Alcune persone trovano estremamente difficile assumere il punto di vista di un
animale o immaginare come sarebbe la loro vita se non appartenessero alla
, 268 —^
r
«
specie umana. La classica domanda che mi pongono è, «Perché mai un uomo dovrebbe
volere essere un cane, un gatto o un uccello? È degradante». Questi individui
considerano la forma umana la più intelligente e avanzata e ritengono inferiori
gli esseri nonumani.
Un simile concetto nasce forse dalla teoria della reincarnazione o da filosofie
e religioni secondo le quali gli esseri si evolvono da forme corporee più
semplici (inferiori) a forme più complesse (superiori) o secondo le quali non è
possibile raggiungere la completezza spirituale finché si è umani. Il
presupposto alla base di tali concezioni è la visione dell'uomo come essere
prescelto e di tutti gli altri come esseri relativamente inconsapevoli della
loro identità o semplicemente inconsci.
La mia esperienza con gli animali mi ha insegnato che niente di tutto ciò è
vero. Esseri che hanno avuto corpi umani ora potrebbero avere forme animali, o
viceversa, per svariati motivi e senza schemi generali applicabili a tutti i
casi.
Alcune persone, incapaci di vedere il rapporto di interrelazione che unisce
tutti gli esseri, ritengono inoltre che animali, piante e minerali
contribuiscano ben poco alla vita. Sono convinti che gli uomini creino i giochi
migliori e più grandi, che abbiano più scelte a disposizione e si divertano di
più, e per
269—
questo sarebbe noioso se non limitante essere qualcosa di diverso da ciò che è
l'uomo.
Questo «complesso di superiorità» impedisce all'uomo di osservare e capire
realmente ciò che sono gli animali e inibisce l'apprendimento e l'arricchimento
che potrebbe trarre da uno stretto legame con essi.
Prima di esporre il mio punto di vista e le mie esperienze sul perché gli esseri
assumano forme animali, vorrei farvi vivere un'esperienza che potrebbe ampliare
la vostra opinione su questo argomento.
Immaginate di essere al di fuori dell'universo fisico (per esempio, a duemila
chilometri dalla terra) impegnati a osservare il mondo materiale sotto di voi e
a fecalizzare la vostra attenzione sui corpi che voi, e altri esseri, guidate da
un posto all'altro su pianeti come il nostro. Osservate come assomiglino a
microscopici puntini. E ora ditemi, qual è la differenza fra fare funzionare
puntini umani e non umani? Da questa angolazione più estesa, dove sta l'affare
nell'essere umani?
Ora eseguite l'operazione contraria e invece di allontanarvi, avvicinatevi alla
terra ed entrate in una colonia di formiche. Osservate la loro attività e
prestate attenzione al loro scambio di comunicazioni. Notate la complessità
dell'interazione sociale, della collaborazione e della rivalità. Avvertite le
emozioni
270
se la varietà dell'influenza reciproca sul pensiero. Tutto ciò vi ricorda
qualche altra specie alla quale siete particolarmente legati?
Spingetevi oltre e scoprite l'influenza reciproca e gli umori di esseri
microscopici quali i microbi. Osservate le differenze e le affinità con la
vostra esperienza umana.
Nel momento in cui ci si cala nella vita di altre creature (animali, piante o
minerali) è meraviglioso scoprire quanto la vita possa essere affascinante anche
da quelle diverse prospettive. La vita umana non è l'unica forma di vita; è
parte della rete di esperienze. Lo spirito fluisce in tutte le forme di vita, e
una volta liberati da ogni travestimento, abbiamo tutti la stessa essenza.
Di vita in vita
Quello che segue è un elenco di motivazioni per assumere, da una vita all'altra,
forme di vita diverse.
1. Familiarità con il gioco. Per esempio, l'essere stato un cavallo per secoli e
per questo essere in
_,— 271 ¦
grado di adottare facilmente come propri quello stile di vita e quell'identità.
2. Desiderio di essere vicino ad altri esseri (per esempio, come amico
dell'uomo). Essere nati sotto forma di cane, gatto o cavallo è un modo semplice
per riunirsi su una base diversa, o più vantaggiosa, rispetto al nascere
bambini. Alcuni esseri che appaiono come cani, gatti o uccelli degli uomini sono
guardiani o compagni fedeli e vogliono servire i loro «padroni» in ogni modo.
Potrebbero avere vissuto insieme in precedenza come amici, fratelli, amanti o
coniugi. Ho notato che gli individui più consapevoli spiritualmente attraggono
animali altamente consapevoli e che spesso sono stati con loro in passato, a
volte come esseri umani.
Un gatto che conobbi aveva il compito di guidare la crescita spirituale del suo
padrone. Quando quest'ultimo si allontanava dal cammino che gli avrebbe permesso
di crescere spiritualmente, il gatto si ritraeva, rifiutava di comunicare e si
comportava quasi da «nemico» fino a quando il padrone non riprendeva la retta
via.
Quando vivevo a Los Angeles, ogni mattina Pasha entrava in camera mia e mi
appoggiava una
'¦ 272 :____
zampa sul viso all'ora che avevo stabilito la sera precedente per assicurarsi
che rispettassi il programma. Se lo mandavo via perché volevo dormire ancora un
po', tornava indietro dopo dieci minuti pronto a svegliarmi.
Molti animali desiderano aiutare e persino illuminare altri esseri e si dedicano
totalmente al benessere del loro compagno umano.
3. Situazione di blocco a causa di passati eventi traumatici e obbligo ad
assumere quel determinato corpo.
Un particolare aspetto di ciò è quando degli esseri che sentono di avere
trasgredito nei confronti di una persona o di un animale fanno penitenza
apparendo in quella particolare forma nella vita successiva. Il ricco tiranno
potrebbe così diventare un poveraccio. Conobbi un coniglio estremamente infelice
per dovere vivere rinchiuso in una gabbia. Nella sua vita precedente era stato
una volpe, uccisa mentre aggrediva un coniglio in una gabbia. Si era sentito in
colpa per avere attaccato una preda che non aveva possibilità di fuga, ma un
attimo dopo si era ritrovato dietro le sbarre ad agitare il naso e a fissare gli
umani che si prendevano cura di lui.
In uno zoo, vidi un giaguaro passeggiare nervosa
273
mente avanti e indietro all'interno della gabbia. Provai una grande pena, così
mi sedetti su una panchina davanti alla sua prigione e gli chiesi perché si
trovasse là. Mi giunsero immagini di caccia di frodo a svariati felini, fra cui
anche i giaguari, in quella che era stata la sua vita passata sotto forma di
uomo. Sebbene provassi compassione per il suo stato di sofferenza, capii che era
stato lui stesso la causa del suo male. Le ruote di quel grande ingranaggio che
è la vita sembrano girare per aiutarci a scoprire e imparare i mille modi per
sperimentare l'esistenza con comprensione e compassione.
4. Desiderio di vivere svariate esperienze o semplicemente di divertirsi volando
per un paio d'anni come un'aquila, guizzando leggeri come una lucertola o
correndo a più di cento all'ora come un ghepardo, apprezzando ogni avventura e
il lato estetico delle diverse forme di vita. Turni, il mio amico criceto, verso
un anno e mezzo di età venne colpito da una fastidiosa tosse che sapevo
preludeva a una sua rapida fine. Gli chiesi se volesse farsi un giro nel bosco,
invece di morire lentamente nella gabbia. Quando disse che sarebbe stato
divertente, lo avvertii che correva il rischio di essere catturato da svariati
predatori.
274
f
Quella sera, lo sentii frusciare fra le foglie, mentre fra un colpo di tosse e
l'altro si allontanava dalla sicurezza della gabbia. Lo seguii per assicurarmi
che fosse consapevole del fatto che probabilmente stava andando incontro a una
morte violenta. Lui capì e si diresse verso di me ma poi, all'ultimo momento,
cambiò idea e puntò deciso verso il iitto degli alberi.
Al mio risveglio, il mattino successivo, sentii che era stato ucciso dopo
essersi divertito per poche ore nel bosco. Appena mi misi in contatto con lui,
mi trasmise l'immagine di un procione, che l'aveva mangiato. Il procione l'aveva
catturato e lui aveva lasciato il suo corpo e dall'alto osservava ciò che
accadeva sulla terra. Era rimasto così incantato dalla bellezza del procione,
che aveva deciso che quella sarebbe stata la sua prossima forma fisica.
5. Confusione in seguito a una morte dolorosa o improvvisa che porta a calarsi
nel più vicino corpo disponibile.
6. Desiderio di osservare la vita da un punto di vista comodo e sicuro, di
prendersi insomma una pausa.
Ho conosciuto dei cani felici di avere dei padroni che li consideravano come
niente di più di sem
275
piici «cani» e che per questo non nutrivano particolari aspettative nei loro
confronti. Un simile atteggiamento permetteva ai cani di rilassarsi e di avere
il tempo per riprendersi o per meditare sulla loro ultima esperienza di vita.
Alcuni esseri tirano le somme nel regno spirituale fra le vite, mentre altri lo
fanno nell'incarnazione successiva, quando ormai sono «fuori dalla mischia».
Mi è capitato di incontrare un cavallo che non voleva fare nessuna delle
attività che gli uomini si aspettavano da lui. Quando era un uomo e dal suo
punto di vista osservava i cavalli, pensava conducessero una bella vita,
impegnati a pascolare e a meditare. Ed era quella la vita che voleva fare ora.
Si ritrovava invece a dovere venire nuovamente a patti con gli uomini, sebbene
fosse proprio ciò a cui aveva voluto sfuggire.
7. Inconsapevolezza o desiderio di nascondersi. Molti esseri non hanno
possibilità di scelta riguardo alla vita che conducono. Non hanno idea del
perché si trovano qui, chi sono o che cosa fanno.
Esistono infiniti motivi per assumere una forma animale piuttosto che un'altra e
sono tutti validi e indiscutibili.
276
Armonia e unità
Gli animali hanno molto da insegnarci e nell'osservarli possiamo restare stupiti
dal loro desiderio di adempiere un compito, di aiutare gli uomini con devozione
e lealtà, di donare amore e di essere amati, di accettare gli uomini per quello
che sono, di divertire con i loro giochi e il loro amore per la vita e di
rendere felici chi li circonda.
È per me un privilegio essere amica di animali saggi e meravigliosi. È
sorprendente come molti animali dalle forme possenti (cavalli, elefanti, balene
ecc.) scelgano di collaborare con gli umani, nonostante siano spesso oggetto di
abuso proprio da parte di questi ultimi. La loro capacità di perdonare e
continuare a insegnare e aiutare è spesso al di là dell'umana comprensione. Gli
animali selvatici possono essere apprezzati anche per la loro bellezza, per la
meravigliosa esperienza di capire i loro schemi di vita e i loro punti di vista,
per il loro ruolo nel mantenere l'equilibrio e l'unità della vita sulla terra e
per la completezza e l'appagamento che proviamo nel legarci a loro.
In generale, non posso dire di avere scoperto che gli animali nonumani siano
esseri inferiori. Ho
277
T
infatti conosciuto molti animali più intelligenti, sensibili e decisi degli
uomini e in grado di godersi pienamente la vita, a differenza di molti esseri
umani. Inoltre, è divertente calarsi in corpi diversi e lanciarsi in nuove
esperienze; per esempio, saltare come una rana per potenziare le proprie
capacità ginniche, o essere agile e feroce come una tigre per controllare meglio
il gioco umano. Ognuno di noi è importante per completare l'altro.
Gli animali sono individui con storie personali e comunicando con loro ed
«essendo» loro, possiamo imparare molto. Più comprendiamo e apprezziamo la
vastità dell'esperienza delle infinite forme presenti nell'universo e più
partecipiamo all'immensità della creazione, dove lo spirito si esprime nella sua
completezza.
La mia speranza è che nel mondo si diffondano sempre più comprensione,
illuminazione, armonia e gioia di vivere insieme. Siamo tutti anima.
Indice
Introduzione. Due parole agli amatili degli animali pag. 7
1. La natura della comunicazione con gli ani mali . . » 11
2. Ristabilire la comunicazione telepatica........ » 35
3. Guida alla comunicazione con gii animali ..... » 81
4. Mostrare che capiscono ................... » 117
5. Prevenzione e miglioramento della vita....... » 171
6 Esigenze fisiche e problemi comportamentali ... » 227
7. Il futuro delle forme di vita sulla terra........ » 261
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