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LUDWIG VAN BEETHOVEN

Ludwig van Beethoven nacque a Bonn nel 1770, passó gli anni della sua
infanzia nella sua città natale. Durante gli anni della giovinezza si trasferì a
Vienna dove rimase fino all’anno della sua morte nel 1827. Beethoven
operò durante il periodo della rivoluzione francese e dell’impero
napoleonico che condussero a sconvolgimenti politici, sociali e culturali
che influenzarono il pensiero filosofico del tempo.

L’influenza della rivoluzione francese nell’ambito musicale

Il linguaggio musicale non risentì dell’influenza del contesto storico ma la


fruizione musicale sì. Se prima i compositori si dedicavano a quelle
sofisticate sfumature, alla polifonia e alle differenze dinamiche utilizzando
i registri estremi, adesso la richiesta da parte dei nobili e dei re era quella
di composizioni con motivi melodici semplici e orecchiabili, facilmente
recepibili dal pubblico e all’unisono. Il pubblico non era più quello
ricercato del teatro e dell’opera ma era popolare, le composizioni infatti
vennero semplificate e di uso comune diventarono gli inni. In particolare
“la marsigliese” fu l’inno più eseguito e comune in Francia.
Notevole incidenza ebbe la Rivoluzione francese anche nel campo
dell’istruzione musicale. Per la prima volta nella storia della musica la
formazione del musicista non consistette solo nell’apprendimento della
musica sacra ma anche nell’insegnamento di strumenti a fiato che
fungevano da accompagnamento alle composizioni eseguite dal popolo
stesso. A proposito viene ricordata la scuola di musica della Guardia
nazionale.

Beethoven e la Rivoluzione francese

Anche Beethoven aderì ai principi rivoluzionari e il suo linguaggio


musicale aveva sicuramente caratteristiche stilistiche ascendenti francesi,
ma ciononostante la rivoluzione non influenzò il suo modus operandi.

Il momento cruciale del suo metodo compositivo era scrivere alcune frasi
brevi, piccoli motivi melodici e a volte l'intera struttura della
composizione all'interno dei suoi appunti. Ciò che rendeva uniche nel suo
genere e interessanti al pubblico le sue opere, erano i continui tentativi di
perfezionamento per ogni singola composizione, al contrario di altri artisti
che invece stendevano direttamente le proprie opere in partitura, senza
prima modificarle. Era comune in quest’epoca , utilizzare pagine di opere
precedenti in nuove composizioni, ma questa era una pratica che non
veniva adottata da Beethoven.

Il suo genio gravava sulle spalle di qualsiasi altro compositore del suo
tempo, in quanto egli era ritenuto il compositore più influente del
diciannovesimo secolo. Egli fu il compositore che produsse un corpus di
opere piuttosto esteso rispetto ai compositori di tutta la storia della
musica, ereditiamo dal suo patrimonio circa 600 opere. Di queste molte
sono simili tra di loro e peccano di originalità in quanto molte di queste
vennero scritte frettolosamente, presumibilmente poiché il tempo in cui
egli le scrisse fu breve.
Biografia di Ludwig van Beethoven

Nato in una famiglia di musicisti, poiché il nonno fu maestro di cappella,


fu introdotto allo studio del pianoforte e del violino all'età di quattro anni.
Il suo approccio alla musica non fu per nulla spontaneo poiché suo padre
adottò un metodo di studio prepotente e brutale e spesso capitava che
Beethoven venisse chiuso in cantina per sedersi al pianoforte. Il suo
talento sbocciò poi con l'improvvisazione. Si dedicò allo studio della
composizione a Vienna con maestri come Hydin, ed entrò a far parte di
alcuni circoli che gli offrivano la possibilità di esporre le sue opere. Gli
studiosi convenzionalmente suddividono la vita di Beethoven in tre
periodi.

Il primo periodo (1782-1802)

Il primo periodo va dal 1782 al 1802. Negli anni della giovinezza a Vienna,
egli si rese conto della moltitudine di pianisti e studenti di pianoforte,
inoltre il pianoforte era lo strumento a cui era legata la sua carriera
artistica ed era a lui di ispirazione, quindi non gli fu difficile creare
composizioni specifiche per il pianoforte, considerando anche il mercato
che queste avrebbero avuto. Nelle sonate per pianoforte egli forzò le
potenzialità tecniche dello strumento ai loro limiti estremi, così da creare
sonorità pressoché orchestrali e insolite. L’arricchimento della scrittura di
Beethoven avvenne quando i fabbricanti si dedicarono a perfezionare la
meccanica dello strumento e ad estenderne la tastiera. Durante questo
periodo tra le sue composizioni troviamo trii per violino, violoncello e
pianoforte che si caratterizzano per l'estensione dei movimenti in cui si
suddividono. Il progetto più ambizioso di questo primo periodo fu la
composizione di sei Quartetti d’archi, che pur seguendo la tradizionale
articolazione formale, presentano tendenze sperimentali.

Il secondo periodo (1803-1815)

Il secondo periodo si estende dal 1803 al 1815, e durante questo arco di


tempo egli compose le sinfonie dalla terza all'ottava. Nonostante si
attenesse ai canoni compositivi della tradizione, Beethoven cercava
sempre di aggiungere all'interno delle sue composizioni qualche
innovazione o arricchimento che avrebbero reso originali le sue opere.
All'interno delle sinfonie vediamo estese le parti che la compongono.
L'esposizione diventò una volta e mezza più estesa rispetto a quella che si
trovava convenzionalmente all’interno delle sinfonie di altri compositori .
Caratteristica della sua composizione, è l'estensione dello sviluppo,
tradizionalmente molto più breve. Ma l’elemento peculiare del suo
modus operandi è l'estensione della coda, all'interno della quale
Beethoven inseriva modulazioni ed elementi drammatici che comportano
un finale di gran lunga più trionfale. I canoni e il linguaggio musicale di
allora volevano che la coda fosse particolarmente breve mentre
Beethoven la fa diventare l’elemento dove si raggiunge l'apice della
tensione melodica.

Il terzo periodo (1816-1826)

Nonostante il raggiungimento di una certa indipendenza economica e


l’affermazione che conobbe in campo internazionale, gli ultimi dieci anni
circa della vita di Beethoven furono anni di isolamento, in seguito al
peggioramento dell’udito che sfociò poi in sordità. Da questo periodo di
isolamento scaturirono le ultime opere che ne furono l’espressione. Lo
stile delle sue ultime opere è caratterizzato da un’esplorazione quanto
mai intensa della scrittura contrappuntistica e da una maggiore
attenzione per i procedimenti della variazione. Questo particolare
incremento delle tecniche compositive del passato, conferisce alle opere
un carattere “arcaicizzante” e nel contempo proiettato verso il futuro.

Al giorno d’oggi Beethoven è considerato il precursore della musica del


periodo classico, in particolar modo della musica che si sviluppò a Vienna
durante gli anni del suo soggiorno. La sua influenza fu di vitale importanza
per il linguaggio musicale del XIX secolo e per quelli successivi, tanto da
rappresentare un modello per molti compositori. Il mito del Beethoven
"artista eroico", capace di trasmettere attraverso la sua opera ogni sua
emozione, esperienza personale o sentimento, crebbe moltissimo nel
periodo Romantico; tuttavia, pur anticipando molti aspetti del futuro
Romanticismo, la sua adesione alle regole dell'armonia nelle modulazioni,
il rigetto dei cromatismi nelle melodie, la cura dell'equilibrio formale dei
brani lo collocano nel solco della tradizione del classicismo.