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20.

MUSICA STRUMENTALE NEL PRIMO 700

Il 700 fu il secolo in cui ci fu un incremento riguardante la musica strumentale, attraverso manifestazioni


concertistiche pubbliche nei Palazzi aristocratici, nei teatri, giardini pubblici e all’interno di rappresentazioni
operistiche. Una figura importante in questo periodo è il dilettante, cioè chi suonava per puro diletto senza
farne una professione e, per questo, si cercò di semplificare sia dal punto di vista del contenuto musicale,
sia della stessa composizione strumentale per rendere quindi l’esecuzione aderente ai dilettanti. C’è un
grande repertorio pensato per i dilettanti. Novità di questo periodo è l’introduzione della tecnica della
stampa a lastre di rame, il cui vantaggio rispetto alle tecniche precedenti è la sua efficacia e convenienza e
perciò si poteva rendere più ampia la diffusione. La stampa si concentrerà soprattutto sul repertorio
pensato per i dilettanti, i quali erano sempre più numerosi. Questo repertorio ha, infatti, come esigenza
fondamentale una chiarezza formale. Gli italiani facevano inizialmente circolare le loro opere manoscritte,
ma la tecnica della lasta sul rame fu introdotta dal francese Rogè attivo ad Amsterdam. Grazie alla
diffusione di questa tecnica, Amsterdam diventò la capitale mondiale dell’editoria musicale.

Una delle forme più importanti di questo periodo è la SINFONIA. Il termine deriva dal greco e
significa letteralmente “suonare insieme”, quindi vuol semplicemente dire mettere insieme un
gruppo di strumenti e non c’è una forma stabilita. Inizierà ad avere una sua definizione più specifica
soltanto alla fine del 600 quando indicherà specificatamente quella composizione strumentale che
introduce l’opera. La sinfonia, quindi, è una composizione strumentale che nasce nel 500 a partire
dal semplice termine suonare insieme, per poi svilupparsi come sinfonia “avanti l’opera”, ossia che
precede l’opera stessa. Un’altra forma orchestrale è il CONCERTO e la caratteristica che distingue la
sinfonia dal concerto è che nel concerto c’è sempre uno o più strumenti solistici. Infatti nel concerto
solistico, chiamato così perché si riduce il numero di solisti a uno soltanto, i solisti eseguono episodi
virtuosistici, chiamati perfidie.

Un grande contributo per la musica strumentale viene dai cosiddetti Concertus Musicus, inizialmente erano
gruppi amatoriali di strumentisti fatti generalmente da studenti che si dilettavano di musica. Questi gruppi
poi furono rilevati da professionisti e finirono per diventare le prime organizzazioni strumentali. Altre
associazioni musicali, per esempio a Londra, sono costituite dall’Accademy of ancient music che
promuoveva la musica antica (del 600) cercando un recupero del periodo barocco, Philarmonic Society che
è una delle società filarmoniche più antiche al mondo. Altre città avevano gruppi strumentali che si
esibivano regolarmente come:

Parigi sono presenti i Concerts spirituals erano concerti che si tenevano durante la Quaresima per la
chiusura dei teatri, perché i teatri aprivano il 26 dicembre per il periodo di carnevale ed erano chiusi
durante il periodo di Quaresima.

In Germania l’attività musicale si concentra o sulla musica religiosa luterana o sulla musica strumentale. I
Collegia musica ossia piccoli gruppi strumentali di dilettanti che servivano a garantire l’attività musicale in
città. La musica strumentale, inoltre, ebbe un incremento per quanto concerne l’elemento prettamente
virtuosistico atto ad evidenziare le peculiarità di ogni strumento. Gli elementi virtuosistici si chiamavano
“perfidie”.

In Italia, i primi gruppi strumentali che utilizzano gli archi in particolare, nacquero in Italia: a Bologna e
Venezia, precisamente basilica di S. Marco a Venezia e Basilica di S. Petronio a Bologna. A Venezia si
organizzavano concerti negli ospedali veneziani che nascevano come veri e propri orfanotrofi. Questi
imparavano un lavoro, alcuni venivano indirizzati alla musica, per poter avere dei piccoli cori da impiegare
durante le cerimonie religiose della domenica. A Venezia gli orfani erano prettamente ragazze e all’interno
degli ospedali si finì per organizzare dei veri e propri concerti a pagamento, un contributo che serviva a
sostenere i concerti stessi. Uno degli autori più importanti che lavorò tantissimo all’interno di questi
ospedali fu Antonio Vivaldi.
Antonio Vivaldi è nato a Venezia nel 1678 e morto a Vienna nel 1741. Iniziò giovanissimo a studiare violino
con il padre Giovanni Battista, violinista nella Cappella di San Marco, finché venne ordinato sacerdote e ben
presto fu soprannominato il Prete Rosso per via del colore dei suoi capelli. A causa della sua salute
cagionevole, soffriva di un’infermità branchiale congenita, fu costretto a smettere di celebrare messa, ma
non lasciò mai l’ordine. Vivaldi ricoprì diversi incarichi musicale presso l’ospedale della Pietà di Venezia,
un’istituzione di carità destinata all’istruzione musicale di ragazze orfane e rimase sempre in contatto con
questo Istituto. Per le giovani ragazze orfanelle dell’Ospedale, Antonio Vivaldi compose la maggior parte dei
suoi concerti e delle musiche sacre. L’influenza come compositore di Vivaldi sui suoi contemporanei, italiani
e stranieri, riguardò soprattutto la musica strumentale e principalmente gli innumerevoli concerti per
strumento solista e orchestra d’archi. Vivaldi compose oltre 450 concerti di cui circa 250 dedicati al violino,
di cui ne sviluppò enormemente le qualità tecniche ed espressive. I soli si alternano ai tutti, mettendo in
luce un contrasto espressivo e timbrico e un virtuosistico brillante. Nei brevi adagi, il solista ha invece modo
di esprimere una delicata cantabilità. La raccolta più significativa è il Cimento dell’armonia e dell’inventione
a cui appartengono i celeberrimi concerti detti Le quattro stagioni in cui l’intento descrittivo, evidenziato da
sonetti che precedono ogni stagione, è realizzato attraverso il sapiente colorito impasto timbrico, con effetti
bizzarri e inconsueti di imitazione della natura attraverso la corrispondenza tra musica e testo. I tratti
solistici vivaldiani riguardano:

- Sonorità semplice con effetti d’eco


- Armonia semplice con predilezione per la parte strumentale che insiste sulla tonica in modo da
affermare la tonalità di base
- Melodia semplice con uso della progressione
- Ritmo marcato con l’utilizzo della sincope per ottenere tensione
- Cantabilità e linearità melodica

Tartini violinista, compositore e teorico. Iniziò da autodidatta lo studio del violino e iniziò a guadagnarsi
da vivere. Grande fu il numero dei suoi alunni stranieri, ecco perché si parla di SCUOLA DELLE NAZIONI. Le
caratteristiche della scuola tartiniana sono:

- Tecnica violinistica
- Lezioni della composizione
- Studio degli abbellimenti.

Tartini scoprì empiricamente il TERZO SONO descritto nel trattato per strumenti e cantanti “Regole per
arrivare a saper ben sonar il violino” lasciato manoscritto per volere dell’autore. Il terzo sono è il suono
grave che si ottiene dall’esecuzione simultanea di altri due suoni di altezza diversa. Siccome il III suono si
verifica quando il bicordo è intonato, Tartini lo impiega per l’ottenimento della giusta intonazione. Per
Tartini la scala ha origine dall’armonia: la scala maggiore deriva dallo sviluppo “orizzontale” della triade
maggiore e quella minore dallo sviluppo “orizzontale” della triade minore.

La sua produzione musicale si basa essenzialmente su 1) concerti per violino solo 2) sonata per violino solo.
Le sonate sono articolate in 3 movimenti: uno le to e due veloci (il secondo tipo danza). Tipica è la presenza
di un accorto vuoto alla fine die movimenti (costituito fondamentale e quinta).

Si sviluppa lo STILE GALANTE associato alla categoria del giusto apprezzato dal nobile dilettante che rifiuta
tutto ciò che è invecchiato o specialistico. Le caratteristiche sono: predilezione per le melodie cantabili e
ritmi uniformi e semplici. Una tecnica semplice di accompagnamento è il basso albertino (dal cembalista
Domenico Alberti) che consiste in accordi spezzati, semi spezzati o arpeggiati. La maggior produzione di
composizioni tastieristiche in stile galante è la sonata cembalistica. La sonata è caratterizzata da due
movimenti: uno veloce in ritmo binario, mentre il secondo adotta ritmi ternari di danza.
DOMENICO SCARLATTI Principale compositore italiano per tastiera del 17esimo secolo per quantità (555
sonate) e ricchezza inventiva. Figlio di Alessandro, Domenico fu un grande virtuoso. Venne chiamato a
Lisbona al servizio del re di Portogallo con l’incarico di maestro di cappella e come insegnante di cembalo
per i figli Antonio e Maria Barbara, la futura regina di Spagna. Per la cattedrale di Lisbona Domenico scrisse
un numero considerevole di brani vocali sacri. Quando la principessa Maria Barbara sposò Ferdinando di
Spagna, egli la seguì a Siviglia e a Madrid, dove passò il resto della sua vita.

Tra le opere più significative figurano i trenta “Essercizi per gravicembalo”. Le sonate di Scarlatti sono
designate con la lettera K, iniziale del nome di Kirkpatrick che ne compilò la numerazione e con la lettera L
riferita all’edizione pianistica.

Lo schema di base della sonata scarlattiana in un solo tempo segue una costruzione bipartita. Nella prima
parte il discorso musicale procede dalla tonalità fondamentale a quella di dominante o del suo relativo
maggiore o minore; nella seconda parte si ritorna alla tonalità di partenza attraverso un ampio giro di
modulazioni. Raramente S. adotta una struttura monotematica. Variabile è il trattamento del materiale
tematico: i motivi si susseguono, si incrociano, talvolta si sovrappongono fino a ridursi a due voci sole. Solo
6 sonate hanno il sottotitolo di fuga, tra questa figura quella denominata “gatto” per la natura bizzarra e
capricciosa del tema. S. fu uno dei primi a rivalutare seriamente l’elemento popolare, infatti non raramente
vi sono ritmi serrati di danza.

STILE EMPFINDSAMER: Nelle regioni della Germania settentrionale (in particolar modo a Berlino) a partire
dal 1740, un nuovo interesse influenzò il repertorio cembalistico e che si estese anche agli altri generi di
musica strumentale (sinfonica e da camera). Si tratta di una correte stilistica che, se da un lato coincide con
lo stile galante come nel rifiuto dell’elemento erudito, dall’altro vi sono dei caratteri più impetuosi ed
espressivi. Vi è il culto degli sbalzi d’umore per passare dal malinconico all’emozionante per esempio. Il
termine empfindsamer, infatti, indica uno stile sentimentale, sensitivo caratterizzato da:

 Fantasia bizzarra e eccentrica

 Indicazioni particolari del tempo (allegretto arioso e amoroso, adagio affettuoso)

 Frequenti indicazioni di dinamica con rapidi passaggi dal forte al piano

 Linee melodice frammentate

 Accompagnamento più vivo

 Improvvise modulazioni

 Tendenza a evitare la regolare simmetria delle frasi melodiche,

Un esponente dell’empfindsamer stil è Carl Philipp Emanuel Bach che operò per quasi 30 anni a Berlino
dove fu cembalista di corte del nuovo re di Prussia Federico II. Alle tastiere Bach dedicò un fondamentale
trattato per la realizzazione degli abbellimenti e per la soluzione di altri problemi inerenti la prassi esecutiva
strumentale. Nella prima raccolta di Sei sonate, dette “Prussiane” in quanto la raccolta è dedicata a
Federico II di Prussia, Bach adotta lo schema in tre movimenti veloce-lento-veloce ed è interessato a
mettere in rilievo la parte espressiva rispetto a quella formale della scrittura musicale.

21. Bach e Handel

Johann Sebastian Bach nasce nel 1685 e, rimasto orfano a 10 anni fu accolto dal fratello maggiore,
organista, che ebbe cura della sua prima formazione musicale. Bach si dedicò soprattutto alla musica
eseguita nell’ambito della liturgia luterana. Al fine di incoraggiare i fedeli a prendere parte alla componente
musicale della funzione liturgica, molto praticato era il canto del corale. Molti erano i compiti che Bach
aveva in qualità di organista e di Kantor tra cui suonare l’organo, avere cura della biblioteca e degli
strumenti, istruire il coro della scuola, organizzare la musica liturgica nelle varie chiese della città. Finché
visse, Bach fu più apprezzato come esecutore e insegnante, che come compositore. Compose 295 cantate
sacre, alcune per solisti e orchestra, altre per coro e orchestra. Le cantate sono di due tipi: corali so corale e
citazioni bibliche e cantate su testi poetici liberi o passi di poesie devote. Scrive 40 cantate profane scritte
nel periodo di Lipsia e 150 corali per organi. Per clavicembalo scrive il clavicembalo ben temperato, una
collezione di preludo e fughe in tutti i toni maggiori e minori. Importante è la messa in si minore e per
orchestra compone 6 concerti brandeburghesi (concerti per più strumenti) dove i solisti sono strumenti a
fiato. Nel quinto concerto spicca l’importanza del clavicembalo in passi solistici. L’attività di Bach si esplicò
soprattutto con le cantate sacre e con le Passioni di Bach con testi derivanti da Vangeli o salmi. I testi
evangelici vennero alterati con libere inserzioni poetiche spinte dal movimento religioso tedesco
”PIETISMO”. I credenti pietisti cercavano Dio nell’intimo della propria anima abbandonandosi ad un
misticismo sdolcinato. Le opere più significative sono: “Gesù che la mia anima” basata sull’episodio della
guarigione dei 10 lebbrosi, “Passione secondo Matteo” e “Passione secondo Giovanni” elaborate su un
testo poetico ispirato alla passione di Cristo e oratori quali Oratorio per l’ascensione composto da 9 brani,
oratorio di Natale con 64 brani e oratorio di Pasqua con 11 brani. Gli oratori offrono elementi stilistici che
Bach impiega per illustrare il testo.

George Friederich Hendel è un compositore tedesco nato, anche lui, nel 1685. Egli, non essendo figlio di
musicisti fu indirizzato a studi di giurisprudenza. Alla morte del padre decise di intraprendere più
seriamente gli studi musicali. La sua vera gloria furono gli oratori. Il loro successo è dovuto al fatto che essi
rispondevano alle esigenze dei ceti medi: molto vicini ad una concezione teatrale, con libretti in lingua
inglese, narravano storie dell’antico testamento ma anche virtù, pace, giustizia, obbedienza e patriottismo.
Scrisse 11 anthems più 4 per l’incoronazione di re Giorgio II.

26. Il melodramma italiano

In un contesto sociale post unitario, l’unico luogo d’incontro per le diverse classi sociali fu il teatro
dell’opera anche se gerarchicamente diviso in settori: palchi, platea e galleria. Per tradizione ci si recava a
teatro anche per parlare, mangiare e giocare d’azzardo e alla fine del carnevale si tenevano anche balli
mascherati con banchetto. Sorsero nuovi teatri alcuni dei quali furono chiamati politeama perché avevano
una grande capienza di posti. Nell’800 la musica operistica veniva ascoltata anche da chi non poteva
permettersi di andare a teatro e questo perché la musica operistica veniva ascoltata anche da chi non
poteva permettersi di andare a teatro e questo perché la musica operistica stava alla base del repertorio
dei complessi bandistici; le bande divennero, infatti, anche nelle piccole città, un elemento caratteristico
delle feste pubbliche e quindi importante mezzo di diffusione della musica colta. Il musicista che
componeva per il teatro mirava al successo immediato e all’immediato guadagno; doveva, perciò, scrivere
opere sempre nuove e mantenere un ritmo di produzione musicale rapido. L’opera veniva scritta tutta d’un
getto anche se però poteva subire modifiche e revisioni nel corso delle prove di scena per soddisfare
perlopiù esigenze di specifici cantanti. Gli impresari erano dei veri e propri industriali dello spettacolo ed
erano loro a curare i rapporti con le autorità. Con l’affermarsi degli editori musicali l’impresario diviene una
figura di scarsa importanza e i diritti sulle partiture eseguite passano all’editore. I migliori compositori
italiani romantici convogliarono le loro energie creative nel campo operistico, tra cui Gioacchino Rossini,
Vincenzo Bellini, Gaetano Donizetti e Giuseppe Verdi.

ROSSINI nato a Pesaro nel 1972, era di modesta famiglia: il padre era suonatore di corno e di tromba e la
madre possedeva buone doti canore che la portavano ad esibirsi come soprano. La definitiva affermazione
avvenne nel 1813 a Venezia con l’opera seria “Tancredi” e la buffa “L’italiana in Algeri”. Rossini svolgeva
anche in altre due città: Roma e Milano; nella prima chiuse la produzione di opere buffe con il “Barbiere di
Siviglia” e “La cenerentola”; nella seconda chiuse la produzione dell’opera semiseria con la “Gazza Ladra”. Si
recò a Parigi dove divenne direttore del Théatre Italien dove contribuì al rinnovamento del teatro
ingaggiando i maggiori cantanti del momento e allargando l’Orchestra. Nel 1829 il compositore metteva
fine alla sua produzione con “Guillaume Tell”.

BELLINI nato a Catania nel 1801, svolse la sua carriera operistica in solo 9 anni con una produzione
complessiva di 10 opere. Iniziò presto gli studi musicali sotto la guida del padre e del nonno. Le indiscutibili
qualità del giovane gli consentirono di ottenere una borsa di studio per andare a continuare gli studi a
Napoli. Per Milano Bellini scrisse “La straniera”, “La sonnambula” e “Norma”. Per Venezia scrisse “I Capuleti
e i Montecchi”. Decide nel 1833 decide di trasferirsi a Parigi dove ottenne un contratto per un’opera al
Teatro Italiano, “I puritani”. Una sua caratteristica consisteva nello “smaterializzare” il ritmo esaltando la
melodia e la sonorità, infatti ciascuna delle sue opere ruota attorno ad un nucleo tematico centrale.

DONIZETTI nato a Bergamo nel 1797, portò sulla scena 63 opere. Il suo campo rimase Napoli dove fu
direttore di alcuni teatri e dove insegnò composizione al conservatorio. Per Napoli scrive ad esempio
“Maria Stuarda”. Nel 1838 decide di trasferirsi a Parigi. Il 1843 fu l’ultimo anno di attività in quanto
iniziarono a manifestarsi i segni di una malattia cerebrale che in poco tempo condusse il musicista ad una
totale paralisi fisica e creativa.

VERDI nato a Parma nel 1813, ebbe una produzione complessiva di 30 melodrammi. Nel 1832 si trasferì a
Milano per essere ammesso al Conservatorio ma non riuscendoci prese lezioni private da Lavigna. Le sue
più grandi opere, conosciute come trilogia popolare, sono “Rigoletto”, “Il trovatore” e “La traviata”. Dopo
l’Aida, Verdi per 16 anni non accettò più commissioni da parte dei teatri d’Italia e d’Europa e solo nel 1886
portò a compimento l’”Otello” di Shakespeare.

Per quanto riguarda il libretto, dal 1830 il compositore impone sempre di più la propria autonomia: è il
testo a doversi adattare alla musica, non il contrario. Il compositore adesso sceglie il soggetto, individua i
nuclei drammatici, le situazioni in cui vengono a trovarsi i singoli personaggi infatti si passa al tipo di
drammaturgia fondata su conflitti psicologici dei personaggi, sugli avvenimenti avventurosi o sulla passione.
Al finale lieto, si preferisce una fine tragica e disperata. Il rapporto amoroso, soprattutto in Verdi, viene ad
intrecciarsi con situazioni di ordine politico, sociale o morale; figura ricorrente è anche quella del tiranno. La
figura della donna innamorata resta comunque quella intorno alla quale ruota il melodramma ottocentesco
con le sofferenze di queste donne, spesso amanti deluse. Librettisti e compositori italiani prima della
pubblicazione del libretto dovevano far sottoporre la bozza, la cosiddetta selva dell’opera, alla supervisione
e all’approvazione della autorità politiche; ogni libretto veniva setacciato alla ricerca di contenuti sovversivi
soprattutto nello Stato Pontificio e spesso i compositori dovettero rimaneggiare la trama, alterare i titoli, i
nomi dei personaggi e le ambientazioni delle loro opere.

Per quanto riguarda i tipi vocali, Rossini cominciò ad assegnare al tenore le parti di amoroso assieme a
quelle di antagonista, parti virtuosistiche. Con Verdi, la voce di tenore è chiamata ad esprimersi con una
gamma estesa di tinte e gradazioni. La voce grave e tenebrosa del basso resta il simbolo della tarda età,
solennità e saggezza. Impersona figure del re, padre nobile o sacerdote. Il baritono incarna l’uomo invasato
dalla gelosia, rancore e altre passioni violente. La voce di soprano femminile è legata a personaggi
idealizzati, giovane donna innamorata, fanciulla angelica, spinta al sacrificio. Il canto arricchito di fioriture è
un aspetto dello stile di Rossini, fu il primo compositore a scrivere le colorature per esteso. Bellini sviluppò
una nuova vocalità protesa verso un’unione fra musica e poesia piegata ad una situazione drammatica.

L’organizzazione formale del melodramma italiano dell’ottocento era definita come “solita forma”. Tale
forma va intesa come uno schema di massima che di volta in volta il compositore può osservare o
trasgredire. I tratti drammatico-musicali della solita forma si distinguono così:

- SCENA: imposta la situazione emotiva


- TEMPO D’ATTACCO: avviene lo scontro dialettico tra i personaggi che conduce ad un culmine
sentimentale. Avviene di solito un colpo di scena che muta la situazione drammatica
- ADAGIO/CANTABILE: è il momento in cui il culmine sentimentale trova sfogo. I personaggi, in
meditazione, restano immobili in poste statuarie
- TEMPO DI MEZZO: si svolge a seguito di un colpo di scena
- CABALETTA: sezione conclusiva in cui si sfoga la nuova situazione.

Con l’appellativo “giovane scuola” i critici accomunarono un gruppo di compositori dediti al melodramma
che chiamato “verista”. Ad aggiornare la cultura italiana fu il movimento letterario d’avanguardia, la
scapigliatura, erano seguaci del romanticismo francese con un gusto per l’eccentrico e il grottesco. Sotto
l’influenza dei teorici del movimento realista Zola, naturalismo, e Verga, verismo, si portano in scena
drammi amorosi di tragica passionalità, ambientazione contemporanea e rurale, popolati da personaggi con
basso livello sociale. Si ha la ricerca di un soggetto audace e insolito, il verismo musicale illustra la finzione
che in teatro succeda come nella vita. Il linguaggio è semplice e concreto di ogni giorno, simile al linguaggio
parlato. Il verismo nel melodramma inizia con “Cavalleria rusticana” del 1890 di Mascagni, opera tratta
dall’omonima novella di Verga.

PUCCINI nato nel 1858, poggia il suo successo in “Boheme”, “Tosca” e “Madama Butterfly”. Il tema
centrale che scorre nella maggior parte delle opere è l’amore e la morte. È una sua inclinazione far
strutturare ogni libretto in modo da mettere in risalto l’eroina fragile dove attorno ruota l’intero dramma.
Un tratto saliente della drammaturgia pucciniana è la crescita graduale della tensione che porta alla
catastrofe finale. I letimotiv, o temi ricorrenti, vengono riproposti come reminiscenze. Il tessuto orchestrale
contribuisce a delineare i sentimenti che agitano i personaggi o l’atmosfera predominante in una data
situazione. Tipico è raddoppiare, triplicare, fino a quadruplicare una melodia vocale all’ottava, di solito con
gli archi e attenzionava particolarmente le sfumature espressive.

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