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PREISTORIA E PROTOSTORIA IN ETRURIA

ATTI DEL DECIMO INCONTRO DI STUDI

L’Etruria dal Paleolitico al Primo Ferro


Lo stato delle ricerche

volume II

Centro Studi di Preistoria e Archeologia


Milano
In copertina
disegno di Ercole Negroni

Questo volume è stato stampato con il contributo


dell’Università degli Studi di Milano

È vietata la riproduzione anche parziale a uso interno o didattico,


con qualsiasi mezzo effettuata, compresa la fotocopia non autorizzata.

ISBN 978-88-639-9083-6

© 2012 by Centro Studi di Preistoria e Archeologia – Onlus


via Fiori Chiari 8, 20121 Milano
www.preistoria.it
Veio nella prima età del ferro. Struttura sociale e scambi

Luciana Drago Troccoli* In occasione di questo importante incontro, che ci stimola a un


prezioso sforzo di sintesi su tematiche oggetto di dibattito da de-
cenni, vorrei proporre in via del tutto preliminare alcune linee
guida di un progetto, nato in seno alla scuola di Massimo Pallotti-
no, volto all’analisi globale delle necropoli arcaiche di Veio, oggi
necessariamente da inquadrare nel più generale ambito dell’intero
comprensorio grazie alla ripresa mirata delle indagini nell’abitato,
con particolare riguardo al Progetto Veio in corso dal 1996 a cura
degli ex Istituti di Etruscologia, Topografia e Archeologia dell’U-
niversità di Roma “La Sapienza”.
Il rapporto tra produzioni e committenza e le relazioni a breve
raggio con le comunità limitrofe e a lungo raggio con le altre co-
munità della penisola o con le genti allogene nell’ambito della cir-
colazione di materie prime, merci e persone nel Mediterraneo tra
Oriente e Occidente, sono alcuni dei temi più interessanti ancora
tutti da indagare nei loro aspetti più concreti quanto alle più spe-
cifiche implicazioni locali, in un complesso intreccio di reciproche
interrelazioni.
Per Veio I i dati disponibili provengono solo in piccola parte
dalla necropoli di Casale del Fosso (Buranelli et alii 1997), mentre
sono per lo più restituite dall’attigua Grotta Gramiccia (Berardi-
netti, Drago 1997), da Quattro Fontanili (Toms 1986; Guidi 1993)
e Valle La Fata (Bartoloni, Delpino 1979) e da alcuni settori del
pianoro dell’abitato, in particolare dai più recenti scavi a Campet-
ti, presso la porta nord-ovest (Boitani et alii 2009). Qui Francesca
Boitani ha indagato presso le mura un’area produttiva – sia per
ceramica sia per metalli – la cui documentazione, databile a parti-
re da Veio I con una relativa continuità nei secoli successivi, costi-
tuisce un utile punto di partenza ai fini della definizione concreta
delle produzioni artigianali locali, del livello tecnologico raggiun-
to nell’apprestamento delle fornaci e dell’organizzazione e gestio-
ne della produzione da un punto di vista socio-economico. È stato
supposto che la sepoltura femminile, databile nell’ambito del vil-
lanoviano antico come i materiali delle più antiche fornaci e della
capanna rinvenute accanto ad essa, appartenga a un personaggio
direttamente coinvolto nella gestione dell’attività produttiva.
L’analisi archeometrica dei materiali fittili rinvenuti a Casale
del Fosso, Grotta Gramiccia e Portonaccio (Saviano et alii 2007),

* Dipartimento di Scienze Storiche,


Ar­che­ologiche e Antropologiche della
An­tichità, Università degli Studi di
Roma “La Sapienza”.

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Luciana Drago Troccoli

unitamente a quelli dello scavo ancora in corso all’estremità meri-


dionale dell’abitato a Piano di Comunità (Ambrosini et alii 2009),
ha felicemente avviato l’opera di raccolta di dati per la caratteriz-
zazione chimico-fisica delle argille e delle ceramiche veienti, utile
punto di partenza per tentare di risolvere i frequenti dubbi di at-
tribuzione, soprattutto per il periodo compreso tra Veio IC e II, di
ceramiche dipinte di tipo greco, a Veio piuttosto che al luogo di
produzione primaria – madrepatria o colonie – o ad altre botteghe
etrusco-meridionali o laziali, in primis Roma, ma anche di impasti
dai caratteri ben definiti, con circolazione estesa a centri limitrofi
dell’Etruria e del Lazio.
Tornando a Veio I va premesso che l’analisi dei corredi ci mostra
in maniera evidente come alcuni prodotti originali presumibilente
locali, che in numero limitato si distaccano in vario modo dalla pro-
duzione standard, debbano essere interpretati come frutto dell’ope-
ra di artigiani specializzati che lavorano fin da questo momento così
antico su ordinazione di una committenza di alto livello che, nell’ap-
parente omogeneità di strutture funerarie e selezione ristretta e ri-
gorosa degli elementi del corredo, dovuta non certo a quel che è
stato definito l’apparente egualitarismo della primitiva comunità
ma all’ideologia funeraria, si distinguono solo attraverso l’esibizio-
ne, anche se controllata, di beni simbolo di prerogative limitate a
famiglie o singoli personaggi al loro interno, anche ma in minor
misura femminili, eccezionalmente infantili, per appartenenza a un
determinato gruppo e non solo in relazione al ruolo rivestito all’in-
terno del corpo sociale. A Grotta Gramiccia – in minor misura a
Casale del Fosso e Valle La Fata, per motivi legati ai limiti di scavo,
e a Quattro Fontanili per la distruzione della sommità della collina
dove erano le tombe più antiche – in particolare nel settore nord-
orientale e all’estremità sud del settore meridionale, risulta evidente
l’organizzazione topografica dei sepolcreti veienti per nuclei e grup-
pi familiari allargati che costituisce la principale caratteristica della
struttura sociale della comunità del periodo, ribadiamo solo appa-
rentemente egualitaria, ma in realtà con una già consolidata orga-
nizzazione fortemente gerarchica che prelude allo sviluppo ben
noto verso una aristocrazia ereditaria tra i periodi Veio II e III.
In un gruppo isolato di pozzetti tra Casale del Fosso e Grotta
Gramiccia di Veio IC-IIA (Buranelli et alii 1997, p. 63), si segnala
ad esempio un inedito tipo di biconico miniaturistico a lamelle
metalliche con ansa a nastro verticale in analogia con esemplari di
Pontecagnano, prodotto unico espressamente realizzato in rela-
zione all’adozione di uno specifico rituale, affine a quello laziale,
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Veio nella prima età del ferro. Struttura sociale e scambi

da parte di un ristretto gruppo di famiglie anche a Quattro Fonta-


nili e Grotta Gramiccia, con la miniaturizzazione parziale del cor-
redo. A un rapporto con il Lazio di personaggi di spicco, sempre
nell’ambito di forme legate al rituale funerario, potrebbe rinviare
anche l’uso dell’urna a capanna e del vaso a fiasco, associati in un
settore di Quattro Fontanili con materiali di Veio IC sconvolto
dalle arature (Berardinetti Insam 1990, fig. 4a, p. 16).
L’appartenenza a un gruppo elitario è parallelamente confer-
mata in alcuni corredi di Valle La Fata dall’esibizione di un rasoio
alludente all’attività della caccia (Bartoloni, Delpino 1979, tav.
XXVIII) riservata anche più avanti ai personaggi più importanti
delle famiglie di più alto livello nella scala sociale, e dall’eccezio-
nale unicum rappresentato dal noto ossuario biconico dipinto di
forma e repertorio decorativo tradizionale ma realizzato con ma-
teriale e tecnica di derivazione allogena, in concomitanza con i
primi rapporti con l’ambiente euboico prima della colonizzazione
(Bartoloni, Delpino 1979, tav. 10, 1). Allo stesso orizzonte crono-
logico e a quello immediatamente successivo sono pertinenti alcu-
ne brocche deposte in un numero non troppo ampio di corredi
distintivi del ceto sociale più elevato, anch’esse testimonianza di
convergenza di forme e motivi decorativi derivati dal repertorio
locale e di tecniche di fabbricazione e decorazione derivati da mo-
delli e influenze dirette allogene, forse non solo euboiche (Drago
Troccoli 2009, p. 237, fig. 5). Un possibile rapporto con modelli
levantini oltre che euboici può essere ad esempio invocato per una
brocca di impasto depurato color camoscio decorata a fasce paral-
lele dipinte in bruno, rinvenuta nello stesso settore di Quattro
Fontanili da cui proviene uno degli skyphoi a semicerchi pendenti
rinvenuti a Veio (NS 1963, QF 16, p. 93, figg. 7a, p. 166, fig. 59b).
Ugualmente ibrida può essere la fonte di ispirazione di un altro
unicum, un askos ornitomorfo di impasto grezzo in un corredo di
filatrice o tessitrice da Grotta Gramiccia con profonde solcature
curvilinee (Drago Troccoli 2009, pp. 236-239, fig. 6).
A integrazione del repertorio noto da Quattro Fontanili per
Veio II A e soprattutto II B, si possono citare alcuni esempi del
variegato repertorio ceramico locale in impasto da Casale del Fos-
so, comprendente come accennato unica anche di un certo pregio,
prodotti per la deposizione in tombe di membri delle élite veienti
facenti capo probabilmente al settore nordoccidentale dell’abitato
presso Porta NO, cui potrebbe riferirsi la “donna delle fornaci” di
Campetti. Di un certo interesse è una brocchetta lenticolare a la-
melle metalliche, variante delle più comuni tazze-anforette che co-
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Luciana Drago Troccoli

stituiscono uno dei tipi più originali inconfondibilmente assegna-


bili a Veio IIB (Guidi 1993, fig. 9.9), quando tale tecnica decorativa
è particolarmente in auge, ad esempio anche su un tipo di tazze ad
ansa insellata con fondo ombelicato (Guidi 1993, fig. 7.6). La pre-
senza in due tombe di due diverse necropoli bolognesi (Benacci e
Savena) di due vasi a stivaletto (Drago 1981) – forma attestata a
Veio nella tomba 817 di Casale del Fosso menzionata più avanti –
di cui uno decorato eccezionalmente a lamelle metalliche e uno,
miniaturistico, a profonde solcature, comprova ulteriormente rela-
zioni dirette tra le più importanti famiglie e l’ambiente produttivo
di Veio e Bologna. Una brocchetta globulare di dimensioni ridotte
rinvia alla Campania settentrionale mentre una brocca con ansa
fornita di apofisi trova un parallelo in prodotti tarquiniesi e un uni-
cum appare invece una brocca con ansa zoomorfa (forse un ibrido
tra un equino e un lupo: Drago Troccoli c.s.a), il cui possibile signi-
ficato simbolico ci sfugge, anche se è innegabile che si tratti di
un’originale creazione di un abile artigiano prodotta appositamen-
te per un membro di un’importante famiglia, nel cui corredo fune-
bre spicca anche una grande brocca locale ispirata alla ceramica
euboica (Buranelli et alii 1997, p. 75, fig. 32).
Forse in parte ad ambito laziale rimanda invece il vaso a filtro, di
indubbia funzione rituale, che replica in parte le caratteristiche ti-
pologiche di alcuni boccali, arricchite dall’ampio labbro oltre che
dai fori sul fondo e da una peculiare decorazione della superficie
con profonde incisioni rubricate (Buranelli et alii 1997, p. 74, fig.
25). L’ingubbiatura biancastra allude alle ceramiche depurate, come
in due singolari poppatoi, di forma analoga ai boccali ovoidali, in
una tomba infantile di alto livello eccezionalmente fornita di corre-
do (Buranelli et alii 1997, p. 74, fig. 24). Quanto alle profonde inci-
sioni rubricate, si tratta di una peculiarità che ricorre anche su altre
forme (ad esempio scodelle, di cui una miniaturistica nello stesso
corredo) ed è affine a ceramiche dell’Italia meridionale.
Nel gruppo relativamente nutrito di corredi di Casale del Fosso
in cui le ceramiche dipinte greche o di tipo greco, per lo più di
ambito euboico, integrano servizi in impasto variamente combina-
ti, in genere con prodotti che si distinguono per la peculiarità di
forma e/o decorazione accessoria, e/o per la fattura particolar-
mente curata, ceramiche locali realizzate nel II B in una caratteri-
stica e inconfondibile argilla depurata di tonalità rosata, riprendo-
no forme di tradizione greca – brocchette globulari compresse e
skyphoi – o locale – come le anforette globulari compresse, i piatti
e le tazze monoansate, nonché forme nuove come il sostegno tra-
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Veio nella prima età del ferro. Struttura sociale e scambi

forato della tomba 884 in cui convivono tradizioni greche e locali.


Non mancano importazioni corinzie associate a imitazioni euboi-
che o imitazioni eccezionali di ceramiche inusuali di ambito atti-
co-beotico strettamente aderenti ai prototipi (Buranelli et alii
1997, pp. 73-77, figg. 23-38, tav. VIIb).
Per molti dei prodotti rielaborati localmente, prima menzionati,
in particolare brocche e anforette, in assenza delle idonee indagini
archeometriche permane l’incertezza dell’attribuzione a botteghe
veienti o romane (Drago Troccoli 2009, p. 247, note 139-143), se-
gno ulteriore dello stretto legame tra i due centri affacciati sulle due
opposte rive del Tevere, sia a livello economico e produttivo sia più
direttamente attraverso casi di mobilità sociale o scambi di tipo ma-
trimoniale, come farebbe supporre la presenza a Veio di foderi di
armi di materiale deperibile rivestito di filo di bronzo strettamente
avvolto a spirale ben attestati in tombe di guerrieri di Roma e delle
non lontane Crustumerium, Castel di Decima e Osteria dell’Osa
(Bietti Sestieri 1992, tav. 42, n. 70, p. 406, con confronti) e in necro-
poli romane, in particolare nel settore di quella del Quirinale pros-
simo alla via Salaria, di cinturoni a losanga (Colonna 1997), affini a
esemplari veienti delle più importanti tombe femminili, come quel-
lo inedito della tomba femminile 973, tra le pochissime distinte per
la presenza dell’ascia (Buranelli et alii 1997, p. 69, fig. 19). Cinturo-
ni assai vicini a esemplari veienti, tra cui un altro illeggibile dalla
tomba 1032 di Casale del Fosso con una seconda cintura a nastro
(Buranelli et alii 1997, p. 73, fig. 20), costume attestato ad esempio
anche a Tarquinia e Narce, e due inediti da Grotta Gramiccia carat-
terizzati, come un esemplare tarquiniese, da forellini con anellini
inseriti ai bordi come nei cinturoni a margini dentellati di Fermo,
Bologna e Verucchio, secondo una tecnica e un gusto particolar-
mente apprezzati in area adriatica, attestati su piattelli pressoché
identici di Cerveteri e Novilara (Drago Troccoli 2003, p. 73, nota
192. Vedi Iaia 2005, fig. 84), sono deposti sempre nel Lazio a Tivoli,
e tra Etruria meridionale, Italia centrale e area padana, in tombe del
Caolino al Sasso, tarquiniesi e vulcenti, di Capena, Falerii e soprat-
tutto Narce, di Poggio Bustone, di Fermo, del territorio di Veruc-
chio (Olivieri 2006; vedi Lucentini 2009).
Tale ampia convergenza di caratteri comuni dimostra, come nel
caso della maggior parte dei bronzi soprattutto laminati caratte-
rizzanti i corredi di armati e di filatrici-tessitrici, comprese ad
esempio le fiasche, nella tomba 962 di Casale del Fosso in versione
monumentale con decorazione a cavallini, ritenuta peculiare di
Veio anche se in molteplici varianti (Iaia 2005, pp. 251-260, fig.
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Luciana Drago Troccoli

102), più che per le fibule – con l’eccezione di alcuni esemplari in


materiale prezioso, alcuni con castoni in ambra o in pietra dura,
tutti unica, creazioni originali facenti capo a uno stesso modello
caratterizzato da inserti a giorno con la tecnica a filigrana intro-
dotta da artigiani levantini (Berardinetti, Drago 1997, p. 56, fig.
24, tav. VIb; Buranelli et alii, p. 64, tav. VIIa) – quanto sia arduo
nonostante i recenti sforzi di più studiosi tentare l’individuazione
di centri di produzione sulla base in realtà di carte di distribuzione
rivelatrici solo dell’appartenenza dei committenti a questo o quel
centro, che nulla ci dice in concreto del più o meno stretto e diret-
to legame tra artigiani itineranti, loro luogo di origine e formazio-
ne, varie e successive sedi lavorative presso questo o quel signore
locale e in parallelo capacità di smistamento dei prodotti su richie-
sta a breve e lungo raggio.
Appare comunque di un certo interesse sottolineare come nella
stessa area della necropoli del Quirinale dove era sepolta la donna
con cinturone a losanga spiccavano le due deposizioni in sarcofa-
go monumentale di impasto rosso a forma di tronco d’albero, già
ritenuto opera sperimentale di altissimo livello tecnologico (Co-
lonna 1997, p. 233; Drago Troccoli 2009, p. 233, nota 31), ripro-
ducente un tipo di deposizione conforme a un rituale funerario
comune ai due ambiti, anche se più precocemente introdotto a
Veio (Drago 1994, p. 23; Berardinetti, Drago 1997, p. 46; Buranel-
li et alii 1997, p. 64).
Ugualmente precoce tanto nel Lazio quanto a Veio, così come
a Cerveteri e Tarquinia, come ho già avuto modo di mostrare
(Drago Troccoli 2009; cfr. Botto 2010, pp. 153-155), è l’inizio del-
la produzione locale in impasto rosso, già nei decenni precedenti
la colonizzazione fenicia in Occidente, anche se non tutti gli stu-
diosi (ten Kortenaar 2011), probabilmente influenzati dalla man-
canza di modelli importati nei corredi dovuta a un diverso grado
di apprezzamento dei prodotti originali e a un rapporto diverso
con i mercanti e gli artigiani levantini rispetto alla componente
greca, probabilmente per motivi di ordine culturale oltre che
commerciale, e fuorviati dalle caratteristiche più evolute dell’im-
pasto rosso orientalizzante fenicio o locale, credono al rapporto
con la red slip ware levantina, anch’essa a questo così alto livello
cronologico ancora in una fase di evoluzione anche nel Mediterra-
neo orientale, quanto a colore e trattamento delle superfici.
Tornando alla ceramica dipinta di tipo greco in Etruria meri-
dionale e nel Lazio, la questione dell’attribuzione a Veio o a Roma
è resa più complessa dalla diffusione di prodotti affini a entrambi
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Veio nella prima età del ferro. Struttura sociale e scambi

i centri anche in alcune delle comunità latine nel territorio prossi-


mo al distretto romano: molteplicità di botteghe, ampiezza del
raggio dei mercati o scambi di doni tra pari di diversa appartenen-
za etnica o comunitaria?
Reciproche influenze sono rivelate anche dai calefattoi, seguiti
dai primi holmoi di dimensioni limitate (G. Bartoloni, Sulla prove-
nienza degli “holmoi”, in Bartoloni 1997, pp. 239-243, figg. 1-2),
produzione presto abbandonata almeno a livello delle attestazioni
sepolcrali forse per motivi di ideologia funeraria, anche se indiret-
tamente vi allude più tardi una isolata tazza-cratere tipologica-
mente affine a esemplari di Ficana che indizia l’adozione di un
costume tipicamente latino (L. Drago, in Berardinetti et alii 1997,
pp. 330-331, fig. 9), se non una presenza di un latino nella comu-
nità etrusca, pendant della presenza nell’età precedente di un
capo guerriero o principe veiente nella necropoli latina di Osteria
dell’Osa (A. De Santis, in Bietti Sestieri 1992, pp. 875-877).
Per concludere basti citare alcuni corredi e classi di materiali
già presentati in altre occasioni, rivelatori di rapporti complessi
con altri ambiti culturali in relazione ai legami più o meno diretti
delle più importanti famiglie locali con membri di spicco di comu-
nità ugualmente interessate ai traffici via Tevere e allo scambio di
beni e materie prime: la tomba 817 di Casale del Fosso con vaso a
stivaletto e olletta miniaturistica sarda (Drago 1981; Drago Troc-
coli 2009, pp. 263-264), i due corredi di Quattro Fontanili con
spilloni di tipo sardo (Drago Troccoli 2009, p. 269; Drago Trocco-
li c.s.b. Vedi Guidi c.s.) e la tomba 1032 di Casale del Fosso con la
tazza con ansa a globetti strettamente affine a quella di Castel di
Decima e, come gli altri esemplari della penisola, rielaborazione
locale dipendente da modelli di ispirazione levantina già rielabo-
rati in Sardegna (Drago Troccoli 2009, pp. 217-263), a mio avviso,
a titolo diverso, espressione di un interesse reciproco di membri
delle élite veienti, sarde e levantine a intrattenere rapporti in rela-
zione allo sfruttamento delle risorse minerarie e alla partecipazio-
ne alla gestione dei traffici ad esso conseguenti. È a tali élite che
appartengono, in pieno Veio II B, il guerriero sacerdote della tom-
ba 1036 (Colonna 1991; Boitani 2001), il cui corredo rivela rap-
porti molteplici dal Lazio all’ambito centroeuropeo, e più tardi la
coppia di principi delle tombe 871 e 872 (Drago Troccoli 2005),
nei cui corredi si realizza la prima significativa fusione tra il retag-
gio della tradizione villanoviana, i modelli greci, i simboli regali e
lo stile di vita dei dinasti vicino-orientali, cui segue la diffusione
della scrittura e la nascita delle tombe a camera.
763
Luciana Drago Troccoli

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La necropoli veiente dei Quattro J. Toms 1986
Fontanili nel quadro della fase recente The relative chronology of the
della prima età del Ferro italiana, villanovan cemetery of Quattro
Firenze. Fontanili at Veii, in AION ArchStAnt
8, pp. 41-97.

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Luciana Drago Troccoli

Riassunto / Abstract Ci si propone di contribuire al dibattito sull’organizzazione sociale ed economi-


ca di Veio nella prima età del ferro, sottolineando il rapporto tra una serie sele-
zionata di prodotti, ceramici e metallici, i caratteri dell’artigianato e la commit-
tenza, nel più ampio quadro delle relazioni tra Veio, le altre comunità della
penisola e quelle allogene (in particolare Sardi, Greci e Levantini).

The purpose of this paper is to analyse some aspects of the social and economic
organisation of Veii in the Early Iron Age. The funerary evidence, with the new
data from the plateau (Campetti), allow us to suggest some hypothesis about the
connections between some original feature of the craftsmen’s work and the social
role of the most important families of the local community from the beginning of
the Early Iron Age (Veio I). Other remarks concern the relations of these families
between the end of Veio I and Veio II with the other communities of the Penin-
sula and of the great Tyrrhenian islands (especially Sardinia) and with the Greek
and the Levantine peoples.

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