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MANUALE DI EVASIONE

DALLO
PSICO-PENITENZIARIO

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INDICE
Lezione 1 – La meccanicità
Lezione 2 – L’identificazione
Lezione 3 – La Legge d’Attrazione
Lezione 4 – Il ciclo della consapevolezza
Lezione 5 – La visione del Cuore
Lezione 6 – La Legge dello Specchio
Lezione 7 – Il senso del giudizio
Lezione 8 – Trasmutazione alchemica
Lezione 9 – Karma e perdono
Lezione 10 – L’arte di osservarsi
Epilogo
Appendice – Quaranta giorni
Bibliografia
Filmografia

Lazzaro, il nostro amico, si è addormentato; ma io vado a svegliarlo.


Gv 11,11

Lezione 1 – La meccanicità

Ciò che sto per dirvi ha il sapore della fantascienza, ma in verità non lo è. Si
tratta della cruda realtà. Quella in cui ci troviamo proprio adesso – io mentre
scrivo e voi mentre leggete – è a tutti gli effetti una psico-prigione. Film di

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fantascienza come Matrix, Nirvana e The Truman Show sono concepiti da
qualcuno che ha avuto delle intuizioni circa la vera natura della nostra realtà.

In verità questo pianeta di per sé non sarebbe una prigione, bensì una vera e
propria scuola dove le anime s’incarnano all’interno di apparati psicofisici –
delle macchine biologiche – che vengono cambiate vita dopo vita, con lo scopo
di apprendere ed evolvere. Il punto è che le macchine biologiche che ci
costruiamo al momento della nascita e che ci ospitano per tutta la vita, sono
soggette a dei meccanismi automatici di sopravvivenza che sfuggono al nostro
controllo cosciente. Questo fa sì che quando ci incarniamo ne diventiamo
automaticamente schiavi.

Ognuno di noi, quindi, viene in esistenza in un mondo che – pur essendo il


percorso scolastico più valido presente in questo momento nell’Universo –
possiede tutte le caratteristiche di uno psico-penitenziario, ossia un “carcere
per la mente”. Esattamente come in una qualsiasi altra scuola, se acquisisci
l'atteggiamento giusto hai la possibilità di imparare molte cose, ma se hai
l’atteggiamento sbagliato ogni lezione diventa una tortura inflitta senza ragione
e i professori diventano degli aguzzini. Devi scegliere tu se vivere in una
prigione o vivere in una scuola.

Nel momento in cui si iscrive a scuola, l’anima s’incarna in un apparato


psicofisico e si identifica totalmente con questo mezzo biologico, e in modo
particolare con la sua mente. Da quel momento l’anima crede di essere la
macchina e nulla più. Il problema è che l’apparato psicofisico è soggetto a una
totale meccanicità, ossia non prende mai iniziative – anche se a un occhio poco
attento potrebbe sembrare il contrario – ma si limita a rispondere
meccanicamente agli stimoli che provengono dall’esterno oppure dall’interno
della macchina stessa. Non agisce, bensì re-agisce. Per questo motivo non è
mai davvero libera. L’illusione che siamo noi ad agire – e non gli istinti, i

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bisogni e le paure della macchina – fa sì che quasi nessuno vada in cerca d’una
via d’uscita da questa situazione.

Odiamo meccanicamente e amiamo meccanicamente. Fumiamo


meccanicamente oppure non fumiamo meccanicamente. Ci iscriviamo
all’università meccanicamente e ci sposiamo meccanicamente. Possiamo
ottenere un cambiamento dentro di noi in direzione d’un risveglio, solo se ci
sforziamo di amare qualcosa o qualcuno che prima odiavamo (da qui il Lavoro
proposto da Gesù: ama i tuoi nemici e prega per i tuoi persecutori) oppure se
fumiamo e ci sforziamo di smettere, se parliamo tanto e ci sforziamo di parlare
poco. Rompere le abitudini meccaniche è il modo più rapido per uscire dalla
meccanicità della psico-prigione. O almeno questo è il lavoro iniziale,
dopodiché dovrà cominciare ad attivarsi il Cuore.

La situazione è resa ancora più complessa dal fatto che le nostre reazioni
meccaniche traggono origine dalla genetica e dai condizionamenti ricevuti
durante i nove mesi di gestazione trascorsi nella pancia della mamma e i
primissimi anni di vita (non prendiamo al momento in considerazione le vite
precedenti, le quali fanno sì che possediamo una determinata genetica e
nasciamo in una certa famiglia). Qui si creano il nostro carattere, le nostre
paure, le nostre preferenze, ecc. Tutto ciò che poi troveremo così difficile
andare a modificare, poiché nascosto in profondità nell’inconscio.

Avrete notato che non ho dato alcuna definizione né di risveglio né di


meccanicità. Non è necessario, in quanto possiamo comprendere cosa sono
risveglio e meccanicità solo sforzandoci di uscire dalla meccanicità, il che ci
permette di percepire “nella nostra carne” cosa significa diventare più svegli.

Provate a rompere la meccanicità. Se private forzosamente la macchina d’una


sua abitudine, reagirà in maniera aggressiva. Si comincia dalle piccole cose,

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come rinunciare al caffè la mattina, non prendere più l’ascensore, cambiare di
posto tutta la biancheria che avete nei cassetti e gli accessori che si trovano in
bagno, mangiare con la mano sinistra anziché con la destra (e viceversa),
sforzarsi di bere almeno due litri di acqua al giorno, modificare la vostra
postura quando siete seduti, modificare la vostra solita andatura quando
camminate. Fino a giungere a cose più radicali: cambiare alimentazione,
trovare il tempo per camminare mezz’ora ogni giorno, smettere di bere alcolici,
smettere di fumare, iscriversi in palestra, andare a convivere con il partner,
oppure non giocare più d’azzardo online, non guardare più video pornografici,
non leggere più articoli di gossip e inutili curiosità di cui è affollata la rete, ma
costringersi a utilizzarla solo per precise necessità stabilite a priori.

Mettere in atto anche solo uno di questi cambiamenti, causa di norma una
reazione violenta da parte dell’apparato psicofisico (spesso nervosismo e
irritabilità, ma si può giungere anche a somatizzazioni come sfoghi sulla pelle,
febbre, influenza).
State saggiando la resistenza delle sbarre della psico-prigione.

[L’argomento è approfondito nei miei testi: Risveglio e La porta del mago]

Lezione 2 – L’identificazione

Quando s'incarna, l’anima fabbrica un determinato apparato psicofisico: quello


che meglio esprimerà le sue caratteristiche e che le consentirà di proseguire il
suo percorso all’interno del pianeta-scuola, riprendendo il discorso dove lo
aveva lasciato al termine dell’incarnazione precedente. Lo fa scegliendo i suoi
genitori (e quindi una certa genetica) e l’ambiente dove nascerà.

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I primi anni della fanciullezza servono ad abbandonare progressivamente
l’identificazione con l’anima a favore d’una sempre più completa identificazione
con la macchina biologica (il corpo, le emozioni e, soprattutto, la mente).
L’identificazione con la mente – che le farà dimenticare del tutto la propria
origine – le consentirà però di sviluppare la coscienza di sé, che non è possibile
realizzare se non attraverso uno strumento duale come la mente umana e la
sua appendice fisica, il cervello.

L’albero, il pesce rosso, il topo... (e alcuni autori televisivi) sono creature


primitive che in realtà si trovano costantemente nell’Uno, per il semplice fatto
che non se ne sono ancora completamente distaccate; tuttavia, non
possedendo una mente duale, non possono divenire coscienti di sé. Per cui, un
albero e un pesce rosso, pur sembrando più in pace di un essere umano che si
reca tutte le mattine in ufficio, in verità nella scala evolutiva occupano un
gradino precedente al nostro.

Il fenomeno della coscienza, che ci fa dire «io esisto», deriva


dall’identificazione con uno strumento duale, capace cioè di dividere tutto in
due:
esterno/interno
io/gli altri
caldo/freddo
ecc.

Dio – la Coscienza Assoluta – diviene cosciente di sé attraverso l’uomo. Questa


è la ragione evolutiva per cui esiste il pianeta-scuola, l’incarnazione delle
anime individuali dentro macchine biologiche sempre differenti e, in ultima
analisi, il perché dell’Universo stesso.

Quali sono invece gli aspetti negativi dell’identificazione?

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In un percorso evolutivo regolare l’essere umano, una volta diventato
cosciente di esistere, in età matura dovrebbe riuscire a disidentificarsi dalla
macchina biologica e identificarsi con la coscienza stessa, ossia l’anima. In una
società normale, già nella fanciullezza si insegnerebbe ai bambini che questo è
il loro compito, poiché non sono destinati a rimanere prigionieri di una
macchina per tutta la vita.

Se l’essere umano riuscisse a sfruttare la sua permanenza nella macchina


biologica per identificarsi con la sua stessa anima, al termine dell’incarnazione
egli oltrepasserebbe la soglia in piena consapevolezza. Questa è l’immortalità
di cui si tratta nel percorso magico-alchemico. Questo è ciò di cui parla Gesù
quando dice: «In verità, in verità vi dico: se uno osserva la mia parola, non
vedrà mai la morte». Gv 8,51

Il punto è che tale slittamento del “centro di consapevolezza” dalla personalità


all’anima generalmente non si verifica, in quanto ciò che io sto scrivendo in
queste dieci lezioni non viene di norma insegnato ai giovani nelle scuole, per
cui essi credono che non ci sia uno scopo evolutivo per il loro esistere e
divengono schiavi della “filosofia del caso”. Se un uomo non sa che è qui per
un motivo e che la sua vita ha uno scopo, quell’uomo è destinato a soffrire
profondamente, per quanto possa raggiungere un livello elevato di successo
materiale. Questa omissione educativa trasforma automaticamente il pianeta-
scuola in uno psico-penitenziario che si percepisce come ingiusto e da cui è
difficile evadere.

Tu crederai allora di essere il tuo corpo, le tue concezioni intellettuali, le tue


idee politiche o contro la politica, le tue idee religiose o contro la religione, le
tue opinioni su cosa può essere ritenuto socialmente accettabile oggi, ecc. Il
risultato è che chi ha il potere di influenzare le macchine biologiche per mezzo
dei media e dell’educazione scolastica... tiene in pugno anche le anime, proprio

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in quanto queste ultime credono, per l’appunto, di essere solo un apparato
psicofisico nato per caso. Se un subacqueo impazzisce e comincia a credere di
essere la sua tuta da sub, quando io compro quella tuta e me la porto a casa...
compro anche la persona che c'è dentro: il contenuto diventa il contenitore e il
suo destino diventa il destino della tuta.

Così come si esce dalla meccanicità attraverso lo sforzo di combattere le


vecchie abitudini e di crearne di nuove (vedi lezione precedente), si esce
dall’identificazione con la macchina biologica per mezzo dell’auto-osservazione,
la quale rappresenta l’elemento essenziale di tutto il lavoro su di sé. Parliamo
della creazione di un »testimone« capace di osservare e annotare i
comportamenti della macchina biologica nel corso della giornata. Si comincia
con il tenere un diario dettagliato che viene compilato la sera, indicando i
comportamenti della macchina a livello fisico, emotivo e mentale. Poi si passa
al taccuino, che viene tenuto sempre in tasca e sul quale annotiamo, nei limiti
del possibile anche sul posto di lavoro, i momenti più rilevanti che vive la
macchina, in tempo reale; per poterlo poi rileggere la sera prima di andare a
dormire. Infine appare il testimone vero e proprio, un osservatore costante di
quanto accade momento per momento, direttamente nell'istante presente, e
che non ha più bisogno di annotare nulla.

Per quanto vi riteniate evoluti spiritualmente e siate persone che meditano con
costanza da decine di anni, che hanno i chakra aperti e che canalizzano tutti i
giorni... vi prego di trovare in voi l’umiltà necessaria per cominciare questo
percorso (consideratelo una sorta di Spirituality for dummies) studiando e
applicando le basi fondamentali che vi sto suggerendo. Il lavoro su di sé può
essere affiancato a qualunque altra pratica, qualunque movimento, tradizione o
guru stiate seguendo. Non potrete che trarne beneficio.
Ve ne sarò grato per sempre.

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[L’argomento è approfondito nel mio testo: Risveglio]

Lezione 3 – La Legge d’Attrazione

La Legge d’Attrazione è una conseguenza della Legge di Risonanza


(percepiamo solo ciò che è sulla nostra stessa frequenza, come una radio).
Significa che risuoniamo con certe vibrazioni e quindi attraiamo certe
situazioni.

Se il nostro scopo è evadere dallo psico-penitenziario – cominciando a vederlo


per quello che realmente è: un pianeta-scuola – allora è indispensabile
conoscere questa importante legge e abituarci a tenerla in considerazione in
ogni momento della nostra vita, in particolare quando viviamo eventi o
conosciamo persone che hanno una grande influenza su di noi, sia in positivo
che in negativo.

La Legge d’Attrazione dice che ogni persona che incontriamo e ogni evento che
viviamo sono in qualche modo attratti da noi nella nostra vita. In pratica, in
ogni istante della nostra vita ci accade esattamente ciò che noi,
inconsciamente, vogliamo per la nostra crescita interiore, anche quando non ne
comprendiamo il senso.

Che noi lo sappiamo o meno, la nostra anima, per potersi affrancare dalla
schiavitù alla macchina biologica che la ospita, manipola la realtà che ci
circonda affinché ci accadano tutti gli eventi necessari per compiere il nostro
cammino di “ritorno a casa del Padre”, l’identificazione con Dio. Questo
principio vale ovviamente anche per chi ci circonda, infatti la vita di ciascuno si

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incastra perfettamente con quella di tutti gli altri, all’interno di un puzzle
cosmico perfetto.

Se avete compreso bene questa definizione, credo vi sia chiaro che la Legge
d’Attrazione non ha nulla da spartire con l’utilizzo della volontà per ottenere i
risultati che desideriamo. È normale che i critici di tale legge non l’abbiano
compresa (si critica più aspramente proprio ciò che meno si comprende), ma a
quanto pare nemmeno chi la sostiene ne ha capito molto. Per cui, i primi
criticano – e i secondi si sforzano di applicare – una loro versione personale di
tale legge, che non funzionerà mai.

In verità la Legge d’Attrazione non ha bisogno di “essere applicata”, in quanto


si sta solo limitando a esporre la comune modalità di interazione fra le persone
su questo pianeta-scuola: ognuno attira la situazione che gli serve in ogni
istante della sua vita. Cosa c’è da applicare? È così e basta, che vi piaccia o
meno.

Che vantaggio ricavate dal rifiutare questa legge? Nessuno. Al contrario, se


non iniziate a ragionare in questo modo, il pianeta-scuola si trasforma in un
orrido psico-penitenziario, dove voi siete nati “a caso” e gli eventi vi accadono
“a caso” (ammesso che questa espressione possa significare qualcosa da un
punto di vista filosofico).

I problemi nascono quando volete cambiare il vostro futuro perché non vi piace
il tipo di vita che state attirando in questo momento. Qui nasce la confusione
fra la vera Legge d’Attrazione e le filosofie del “crea la realtà che desideri”. Se
la Legge d’Attrazione adesso vi è chiara, avrete realizzato che per cambiare
qualcosa all’esterno, nel futuro, dovete cambiare qualcosa all’interno, ora. Se
volete cambiare il film che vedete sullo schermo, dovete cambiare la pellicola
che si trova dentro il proiettore.

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Non è vero che tu puoi “fare le tue ordinazioni all’Universo” come si dice in
molti libri sull’argomento. Non è vero che se tu esprimi i tuoi desideri con
sufficiente intensità e focalizzazione e ti sforzi di provare le belle emozioni che
proveresti dopo la loro realizzazione, allora “l’Universo si attiverà per
concretizzarli”. Finché agisci nella sfera di emozioni e pensieri, resti nella sfera
dell’apparato psicofisico, la macchina biologica che l’anima si è costruita per
muoversi dentro la matrix.

Può essere che per un periodo limitato la cosa possa anche funzionare, perché,
in effetti, leggere un buon numero di quei libri vi costringe a cambiare
interiormente, almeno in una certa misura. Ma se il cambiamento non si è
radicato in profondità, ossia, se non avete stabilito un collegamento costante
con la vostra anima – ciò che realmente siete al di là della macchina biologica
– a lungo andare ricadrete nei vecchi meccanismi e resterete delusi.

Il risultato sarà che vi sentirete frustrati e vi schiererete con i denigratori della


Legge d’Attrazione: «La Legge d’Attrazione non funziona, è tutto un carrozzone
pubblicitario per creare giri di soldi, un’altra moda stravagante del momento,
ma sotto non c’è nulla di concreto, solo venditori di fumo». Questo è un
peccato, perché questa legge non solo è valida, ma è indispensabile per
proseguire in un corretto percorso di evasione dalla prigione psichica.

Come funziona in realtà?

Vi faccio un esempio. Se chiedo più abbondanza o chiedo di incontrare il mio


amore, l’esistenza stessa si attiva affinché dentro di me avvengano quei
cambiamenti necessari perché io attiri l’abbondanza o l’amore nella mia vita.
Per far accadere questi cambiamenti è indispensabile che io affronti
determinati eventi – alcuni piacevoli, ma altri traumatici – con il fine di

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produrre la trasformazione necessaria. Può quindi accadere che io chieda
abbondanza e in risposta abbia una grossa perdita di denaro, può essere che
chieda di incontrare il partner giusto e invece incontri qualcuno che m’inganna.

Questo non significa che la Legge d’Attrazione non funziona, bensì che agisce a
un livello molto profondo. È l’inconscio, ossia la mia anima, a creare la realtà
che mi circonda, non il mio involucro superficiale con i suoi desideri superficiali.
La personalità superficiale vuole cambiare qualcosa nella sua vita, ma lo vuole
fare a modo suo, mentre l’anima sa che il mutamento deve essere profondo,
talvolta doloroso, e non sempre la personalità è disposta a pagarne il prezzo.
La mia anima vuole che sia la mia percezione di cosa sono
l’abbondanza e l’amore a cambiare, non unicamente le condizioni
esterne. Queste muteranno, ma solo come “effetto collaterale” d’un
cambiamento interiore, il quale spesso avviene solo attraversando delle
difficoltà.

[L’argomento è approfondito nel mio testo: La via della Ricchezza]

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Lezione 4 – Il ciclo della consapevolezza

Il “ciclo della consapevolezza” o “ciclo dell’evoluzione” può sembrare una


lezione teorica, invece è una delle lezioni più importanti, in quanto spiega
perché è indispensabile l’esistenza del pianeta-scuola nel quale ci troviamo.
Devo ammettere che esiste anche un’alta probabilità che per qualcuno questo
pianeta-scuola si trasformi in una vera e propria psico-prigione da cui è difficile
evadere, ma vi garantisco che vale la pena correre questo rischio.

In principio c’era solo l’Uno – e, a ben guardare, anche adesso c’è solo l’Uno –
ma quest’Uno era inconsapevole di sé. Per farcene un’idea possiamo
immaginare l’assenza di coscienza che caratterizza il sonno profondo, cioè il
sonno senza sogni: un vero e proprio vuoto di consapevolezza. Oppure
possiamo pensare alla coscienza d’un neonato o alla coscienza d’un albero:
sono tutte espressioni dell’Uno onnipervadente, ma non sono consapevoli di
esserlo. Gli esseri appartenenti ai regni precedenti a quello umano – minerale,
vegetale e animale – di norma non hanno sviluppato la consapevolezza di sé
(senza offesa per il vostro gatto), ossia la consapevolezza di esserci. Lo stesso

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dicasi per gli esseri umani a uno stadio neonatale: i neonati sono ancora
nell’Uno e inconsapevoli di esistere in quanto entità separate.

Affinché si sviluppi la consapevolezza di sé – quella che vi fa pensare (e


sentire): «Io esisto» – è necessario che l’Uno si incarni e si identifichi con un
individuo – una macchina biologica – in possesso di un “meccanismo” duale;
esattamente ciò che possiamo trovare in un essere umano adulto. Più lo spirito
percorre il suo cammino dal mondo minerale a quello umano – e più si sviluppa
come uomo nel corso della storia – più diviene separativo. Per esempio, popoli
come gli indiani d’America o gli aborigeni australiani erano meno separativi di
noi e più in contatto con la natura e lo spirito che la pervade, tanto che per
loro non esisteva una “natura scientifica” separata dalla concezione spirituale
del mondo. L’uomo moderno è riuscito a separare le due cose; ha cioè
sradicato lo spirito dalla natura e lo ha relegato al mondo della religione e poi
ha cominciato a indagare la natura utilizzando come unico strumento la mente
razionale. Per questi popoli invece la natura, la vita e lo spirito erano
inseparabili.

Il punto è che solo diventando degli intellettuali occidentali che separano lo


spirito dalla materia si può giungere a divenire davvero consapevoli di sé, del
proprio esserci nel mondo. Più sei separato, più sei consapevole di essere
“qualcuno”. E per fare questo era necessario che l’Uno si identificasse (e si
perdesse) totalmente con un guscio biologico di natura duale, un apparato
psicofisico. Mentre gli animali e i neonati vivono in armonia con l’Uno, l’adulto
umano si sente esistente solo all’interno del suo corpo e vede il mondo
all’esterno come qualcosa di separato dalla sua coscienza e fonte di pericolo.
Dio si guarda attraverso gli occhi d’una macchina biologica e non si riconosce
più!

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Come ho già detto nella seconda lezione, la coscienza deriva dall’identificazione
con uno strumento duale, capace cioè di dividere tutto in due:

interno/esterno
io/gli altri
caldo/freddo
giusto/sbagliato
mi piace/non mi piace
ecc.

L’identificazione della coscienza con un apparato duale rappresenta la


cosiddetta “caduta dello spirito nella materia”.

La risalita, l’ascesa, la religione (re-ligo=unisco di nuovo), lo yoga (=unione), il


“ritorno a casa del Padre” ... sono tutte espressioni che indicano la possibilità
di passare dalla separazione all’Uno, risalendo lungo quel cammino che per
milioni di anni abbiamo percorso in discesa. Il risultato finale è la realizzazione
del proprio essere Dio CONSAPEVOLMENTE, ossia senza perdere la
consapevolezza di sé che si è acquisita in fondo alla discesa, nel punto più
basso del cerchio. I popoli citati prima, sono più vicini di noi al Dio primordiale,
ma sono più lontani di noi dalla “consapevolezza di Dio”. Questo è un punto
essenziale da comprendere, in quanto spiega cosa ci facciamo sulla Terra e
perché c’è bisogno della manifestazione materiale.

L’uomo nel corso dei millenni si è “individualizzato” sempre di più: è passato


da una coscienza “di branco” a una coscienza individuale, cioè da un’anima
collettiva a un’anima individuale. Ne consegue che pure i metodi di risveglio
sono mutati nel corso del tempo; ciò che era adatto a un indù di mille anni fa,
non è più adatto (o è addirittura controproducente) per uno stressato e
malealimentato newyorkese di oggi. Da qui nasce la mia critica verso i metodi

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cosiddetti “tradizionali”, legati cioè a insegnamenti vecchi di secoli o addirittura
millenni.

[L’argomento è approfondito nel mio testo: Risveglio]

Lezione 5 – La visione del Cuore

Quando si pensa al cuore si pensa all’organo fisico oppure a qualcosa di


romantico. Con l’espressione “avere cuore” s’intende solitamente una persona
benevola, che aiuta le vecchiette ad attraversare la strada e difende i famosi
“diritti dei più deboli”.
In pratica, nell’accezione comune, la persona “di cuore” è una persona come
tante altre, addormentata esattamente come le altre... però più buona.

Invece non è per niente così. L’apertura del Cuore è una condizione di
coscienza ben precisa, conseguibile grazie a un costante lavoro (nei miei libri
ne parlo), che consente di vedere la realtà per ciò che veramente è, al di là dei
condizionamenti inconsci che ci caratterizzano fin da bambini e che influenzano
la nostra percezione dei fatti e delle persone.

Ognuno di noi dà per scontato di poter vedere la realtà oggettiva – ossia per
come realmente è – e di possedere pareri differenti rispetto a quest’unica
realtà oggettiva che, di base, resta comunque uguale per tutti. Invece ognuno
costruisce intorno a sé, fin da bambino, una “bolla di realtà”, una realtà
personalizzata – solo in parte coincidente con le bolle di chi lo circonda – che
deciderà il suo carattere, le sue preferenze sessuali, la sua salute fisica e i suoi
comportamenti rispetto agli altri. Questo ammasso di meccanismi acquisiti nei
primi anni di vita, ognuno di noi lo chiama “se stesso” e fa di tutto per

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difenderlo. Difendiamo, cioè, la nostra stessa psico-prigione. Ci fa male, ci sta
scomoda, ma è tutto ciò che conosciamo.

Il punto è che tutto questo non è reale, ma fa parte di ciò che nella prima
lezione abbiamo chiamato “meccanicità”, ossia la creazione, da parte della
nostra macchina biologica, di una visione della realtà “privata” nella quale
resta essa stessa invischiata. E nel momento in cui ci identifichiamo con la
nostra macchina, ne restiamo invischiati anche noi: soffriamo con lei, ci
deprimiamo con lei, festeggiamo con lei.

La liberazione consiste nel lavorare su di sé fino a realizzare un’apertura di


Cuore che ci consente di saltar fuori dallo psico-penitenziario e dare almeno
uno sguardo a “ciò che c’è oltre”, il cosiddetto Regno dei Cieli, che trasforma la
psico-prigione in uno splendido e avventuroso pianeta-scuola. A quel punto la
nostra visione degli altri e degli eventi viene ribaltata di 360 gradi in un modo
che adesso non possiamo nemmeno immaginare, in quanto “non abbiamo
occhi per vedere”. Il Cuore è una porta.

Ogni macchina biologica possiede le sue maschere: io sono intelligente, io sono


un esoterista, io sono gay, io sono una che si fa rispettare, io sono inadatto, io
sono di sinistra, io non sono mai all’altezza, io sono handicappato, io amo gli
animali, io sono pacifista, io non sopporto quando... io non sopporto chi... io
non sopporto quelli che... e così via.... Quando gli altri non rispettano le nostre
aspettative di comportamento o addirittura ci offendono apertamente, in verità
stanno dando delle picconate alle nostre maschere, ma noi anziché cogliere
l’occasione per osservarle e disfarcene, le difendiamo a pugni chiusi.

La Fiamma del Cuore non viene dalla mente. Non la si provoca, ma se ne viene
rapiti. Non ci sono esercizi, pratiche o tecniche basate sulla volontà che ci
possano condurre passo passo all’apertura del Cuore, altrimenti la liberazione

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sarebbe appannaggio solo di ragionieri con una grande forza di volontà. Il
lavoro su di sé si limita a portare più presenza – più coscienza – in
corrispondenza dei fatti quotidiani, in particolare di quelli che mettono in crisi
le nostre mille maschere, le nostre reazioni meccaniche/emotive agli eventi
della vita.

Il dolore, quando viene associato a una ferma presenza nel qui-e-ora...


costringe il Cuore a dischiudersi... un po’ alla volta, in maniera non prevedibile
né programmabile.
Allora finalmente si spalanca la realtà.

[L’argomento è approfondito nel mio testo: Officina Alkemica]

Lezione 6 – La Legge dello Specchio

La Legge dello Specchio recita: «La realtà è un nostro specchio».

È il principio più difficile da accettare per chi porta avanti un lavoro su di sé,
tuttavia risulta estremamente importante se vogliamo onestamente crescere.

La Legge di Risonanza dice che ognuno di noi è un sistema vibratorio che,


ovviamente, entra in risonanza con frequenze simili alle sue (è un po’ il
principio che regola le trasmissioni radio). La Legge d’Attrazione dice che,
proprio grazie alla Legge di Risonanza, attiriamo verso di noi le situazioni e le
persone che riflettono ciò che siamo. Infine la Legge dello Specchio ci dice
qualcosa sul perché talvolta attraiamo situazioni che ci procurano fastidio e
rabbia: attraiamo ciò che siamo profondamente, ossia le situazioni che
riflettono il nostro inconscio, ma che spesso non vogliamo vedere.

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La Legge dello Specchio infatti recita anche: «Quando qualcosa ci dà fastidio
all’esterno, significa che quella cosa è nascosta dentro di noi». Lo so che può
fare molto male al nostro orgoglio, ma d’altronde, se non accettiamo
l’evidenza, ossia che il fastidio è un fenomeno mentale/emotivo che si verifica
all’interno di noi – e quindi impegnandoci ne possiamo prendere il controllo –
nessun lavoro di crescita interiore può avere successo a lungo termine.

L’uomo ordinario sottovaluta l’importanza della psicologia in generale e il


concetto di inconscio in particolare. La realtà non è creata dal nostro volere
cosciente, bensì da ciò che si nasconde nel nostro inconscio e che si trova lì
sotto sin dai mesi in cui eravamo nella pancia della mamma. L’invisibile ci
influenza decisamente più del visibile. La realtà ci fa da specchio proprio
perché riflette il contenuto del nostro inconscio. Più qualcosa è nascosto in
profondità, meno ne siamo consapevoli, più ci dà fastidio quando lo
vediamo negli altri. In pratica, ciò che ci dà più fastidio è proprio ciò
che si nasconde più in profondità dentro di noi.

Capire perché qualcosa ci dà fastidio non è così semplice. Per esempio, più o
meno a tutti dà fastidio l’aggressività, perché più o meno tutti siamo degli
aggressivi repressi. In questo caso l’equazione è semplice. Ma se invece
dovessi chiedervi perché vi dà fastidio chi ruba? In questo caso non dovete
fermarvi all’apparenza, ma indagare a fondo il concetto che si trova alla base
del fastidio. Nell’esempio del furto, probabilmente si tratta del senso di
attaccamento alle cose materiali, che accomuna il ladro e il derubato, oppure
potrebbe trattarsi dell’attaccamento al senso di giustizia. Per ognuno di noi, lo
stesso fastidio può avere alla base delle origini differenti.

In ogni caso, non è così importante scoprire perché qualcosa o qualcuno ci dà


fastidio, perché ci siamo ammalati o perché abbiamo avuto l’incidente. Può

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accadere che lo scopriamo, ma può anche non accadere. Nell’ambito del lavoro
su di sé ci interessa soprattutto restare in uno stato di presenza mentre
proviamo il fastidio. Come ho già scritto nei miei libri, è fondamentale
modificare lo stato interiore con cui affrontiamo il disagio, non scoprire
la causa del disagio.

Restiamo in presenza e ripetiamoci le due frasi irrinunciabili di chi lavora su di


sé:

«Sono io che sto inconsciamente creando questa situazione».

«Se avessi occhi per vedere la realtà, non starei così male».

Chi ha occhi per vedere – ossia, chi ha aperto il suo Cuore – non prova più
disagio come all’inizio, perché tocca con mano il fatto che la caratteristica che
lo ha sempre infastidito, in verità era l’embrione di una magnifica qualità...
che adesso finalmente sta sbocciando. Allora vedrà quella nuova qualità sia in
se stesso che negli altri, proprio come se avesse fabbricato un nuovo “senso
sottile”, un “senso dell’anima” che gli dischiude nuove possibilità di percezione
della realtà. Percepirà direttamente le anime anziché solo gli aspetti fisici e
psicologici delle macchine biologiche, per cui abiterà un mondo che gli altri
ancora non possono nemmeno ipotizzare. Questi sono gli “occhi per vedere” e
a questo fenomeno si riferisce il Vangelo quando parla di “intendere con il
Cuore”.

ESERCIZIO SULLA LEGGE DELLO SPECCHIO

Fai un elenco delle cinque persone che ti danno più fastidio. Puoi includere,
parenti, conoscenti, alcuni aspetti di qualche amico che proprio non mandi

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giù... e poi i politici, i personaggi televisivi oppure intere categorie: i vigili, i
giornalisti, quelli che non fanno la raccolta differenziata, quelli di destra, quelli
di sinistra, i preti, i ricchi, i tossici, i guru, gli zingari, ecc.

Se non ti bastano cinque, arriva fino a dieci. In ogni caso ci interessano quelli
che ti danno più fastidio. Poi scrivi accanto a ogni persona il perché, o i perché,
del tuo fastidio, provando a entrare il più possibile in profondità dentro di te, e
iniziando sempre la frase con: «Mi dà fastidio (nome), perché richiama dentro
di me... ... ...».

Esempi:
POLITICO NR. 1
- Perché secondo me fa il contrario di quello che dice di fare.
- Perché secondo me cerca di fregare gli altri.
- Perché secondo me non ha rispetto degli altri.
POLITICO NR. 2
- Perché secondo me non è onesto.
- Perché secondo me è entrato in politica per i suoi interessi e non per aiutare
gli altri.
- Perché secondo me ha troppi soldi.
PARENTE NR. 1
- Perché secondo me parla sempre lui e crede di sapere tutto.
PARENTE NR. 2
- Perché secondo me si avvicina sempre per piangere miseria e chiedere soldi.
PARENTE NR. 3
- Perché secondo me ha l’energia sessuale di una zoccola, non vedi come ti
guarda?
PARENTE NR. 4
- Perché secondo me è pieno di rabbia e fuori controllo.

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PARENTE NR. 5
- Perché secondo me è uno che non rispetta mai le regole sociali.

Adesso considerate tutte le risposte come un quadro di ciò che VOI in realtà –
almeno inconsciamente – siete, senza alcuna eccezione. Non importa che
subito non siate d’accordo. Questa è la dura realtà della Legge dello Specchio
(dura lex, sed lex).

[L’argomento è approfondito nei mei testi: Risveglio e Officina Alkemica]

Lezione 7 – Il senso del giudizio

Punto Primo: Il giudizio nella realtà non esiste. Ciò significa che chi ha “occhi
per vedere” non si sente mai giudicato.

Punto Secondo: Le persone si sentono giudicate dagli altri solo in quanto il


“senso del giudizio” risiede in loro permanentemente, come un’anomalia
psicologica, sebbene esso oggettivamente non esista (vedi Punto Primo).

Punto Terzo: Chi possiede dentro di sé il senso del giudizio (praticamente


tutti), quando parla, che lo voglia o meno, è costretto a giudicare,
indipendentemente dalle parole che utilizza. Ciò che fa e che dice è pervaso del
medesimo giudizio che percepisce da parte degli altri nei suoi confronti.

Le persone, essendo pervase dal senso del giudizio, sono costrette a stare
sempre sulla difensiva. Analizzano i comportamenti e le parole degli altri (amici
e parenti in particolare) al fine di capire se li stanno giudicando o meno.
Queste persone hanno continuamente paura di essere giudicate per ciò che

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sono, per ciò che fanno, per come si vestono, per le loro abitudini, per i loro
comportamenti sessuali, ecc. Sospettano che gli altri stiano sempre a
parlottare fra di loro per criticarle.

Quando fate notare un errore a una persona immersa nel giudizio, lei la prende
sul personale e si sente giudicata o addirittura accusata, perché non riesce a
separare ciò che fa da ciò che è. Percepisce nelle parole degli altri lo stesso
senso del giudizio che si trova dentro di lei. È difficile far notare a qualcuno che
sta sbagliando, cercando al contempo di evitare che quella persona si senta
giudicata e reagisca male – ossia deprimendosi o arrabbiandosi. Se è pervasa
dal senso del giudizio, si sentirà giudicata anche da Gesù.

Avrete capito che il punto essenziale non riguarda il giudicare o meno gli altri,
bensì il sentirsi giudicati dagli altri, in quanto è proprio questo aspetto che
rende insopportabile l’esistenza. Sentirsi giudicati è infatti una situazione
terribile, che rende la vita impossibile da vivere. Nella misura in cui vi sentite
giudicati dagli altri, allora vuol dire che anche voi state giudicando; non
importa che ve ne accorgiate o meno.

Non potendo agire direttamente sugli altri, potete però farlo indirettamente:
essendo il comportamento degli altri causato dai vostri stati interiori, il vostro
scopo dev’essere rimanere in stato di presenza ogniqualvolta sentite il giudizio
degli altri su di voi. Vi renderete presto conto del fatto che il disagio derivante
dal sentirvi giudicati è uno stato che si trova già al vostro interno e non viene
“inserito dentro di voi” dall’esterno. L’altra persona potrebbe avere o non avere
la reale intenzione di giudicarvi ma, indipendentemente da questo, se dentro di
voi risiede il giudizio, voi vi sentirete comunque giudicati dai suoi
atteggiamenti, dai suoi sguardi e dalle sue parole. Al contrario, nella misura in
cui avrete eliminato il giudizio dal vostro interno, non vi sentirete più giudicati
nemmeno quando nell’altra persona ci sarà un chiaro tentativo di farlo.

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Quante volte vi è capitato di far notare qualcosa a qualcuno e di percepire che
l’altro si è sentito giudicato, anche se non era vostra intenzione farlo?
Voi: «Che belle scarpe! Ne portavo un paio uguali cinque anni fa».
L’altra donna (solo pensato): «Che stronza! Vuole dirmi che io metto roba fuori
moda».
Invece magari voi volevate sinceramente fare un complimento (ritenete le
scarpe davvero belle) e avete subito associato le scarpe a quelle che portavate
voi, ma in maniera del tutto innocente. Il punto è che, se in quella persona
risiede il “senso del giudizio”, si sentirà offesa, indipendentemente dalle vostre
intenzioni. Se invece in lei non risiede il giudizio... beh... in quel caso non si
sentirebbe offesa nemmeno se voi ci provaste intenzionalmente.

Lo stato di presenza nel qui-e-ora è la medicina per questa malattia


mentale chiamata giudizio. Dovete “illuminare” con la vostra presenza il
senso del giudizio che provate dentro. Avrete capito che il senso del giudizio è
una trappola psichica molto potente, che tiene le persone intrappolate nello
psico-penitenziario facendo loro credere che il sentirsi giudicati dipenda
dall’esterno e non da loro stesse. Più in generale, le sbarre di questa
prigione si rafforzano tutte le volte che crediamo che la nostra serenità
possa in qualche modo dipendere dal comportamento degli altri e dagli
eventi esterni.

Nella misura in cui, progressivamente, vi sentirete sempre meno giudicati,


allora sarete in grado di riprendere gli altri quando sbagliano, senza provare un
reale risentimento nei loro confronti, ma anche senza esitazione, timore o
senso di colpa.
D’altronde, chi non sa punire, non sa nemmeno perdonare.

[L’argomento è approfondito nei miei testi: Risveglio e La porta del mago]

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Lezione 8 – Trasmutazione alchemica

Abbiamo detto nelle lezioni passate che l’evasione dal carcere non consiste in
una fuga, cioè nello spostamento da un luogo a un altro, bensì nella creazione
di nuovi “occhi per vedere”, la cosiddetta apertura del Cuore, la quale consente
un ribaltamento della nostra visione della realtà. L’apertura del Cuore
trasforma automaticamente la psico-prigione nella quale ci sembra di vivere, in
un pianeta-scuola, che è la reale e originaria funzione della Terra.

Tale cambiamento di visione non riguarda unicamente un mutamento di


pensiero, bensì la capacità di operare una trasmutazione alchemica all’interno
della propria macchina biologica, affinché tale cambiamento sia effettivo e non
solo pensato. Esso viene provocato da due fattori che devono agire in maniera
concomitante: presenza nel qui-e-ora e apertura del Cuore.

Ipotizzare che stiamo trascorrendo la nostra vita tra fastidi, preoccupazioni e


ansie solo perché non siamo capaci di vedere il mondo autentico, sembra
assurdo, e ci appare tanto più assurdo quanto più siamo presi nell'allucinazione
e non riusciamo nemmeno a concepire un'esistenza fuori dallo stato di
allucinazione. In effetti il lavoro su di sé è assurdo, è forse ciò che di più
assurdo può essere concepito: esso dice che il mondo è splendido in ogni suo
aspetto e che non lo percepiamo come tale solo perché lo guardiamo
attraverso l’organo sbagliato: la mente. La mente è l’organo di percezione della
personalità (la macchina biologica), mentre il Cuore è l’organo di percezione
dell’anima.

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Vedere il mondo in maniera mentale (giusto/sbagliato) genera delle emozioni
negative all’interno della nostra macchina: rabbia, gelosia, ansia, ecc. Tali
emozioni sono quelle che ci rendono impossibile la vita e ci infognano
maggiormente nell’identificazione con la macchina biologica.

Se, ad esempio, stiamo provando rabbia, ciò vuol dire che la nostra macchina
è pervasa dalla sostanza della rabbia sul piano emotivo, ossia nel corpo
astrale. Al contempo si produrrà immaginazione negativa sul piano mentale
(pensieri ossessivi riguardo una certa persona o situazione) e vari fenomeni a
livello ormonale, circolatorio e muscolare sul piano fisico (pressione, battito
cardiaco, contrazioni muscolari). Se noi ci sforziamo di osservare tali
manifestazioni imponendoci di restare presenti a noi stessi, nel qui-e-
ora, ossia di “ricordarci di noi”, creiamo una certa dose di attrito
rispetto alle reazioni meccaniche della personalità, questo attrito,
dovuto allo sforzo, produce un Fuoco che agisce sugli atomi sottili
della sostanza emotiva che compone la rabbia, esso fa in modo che tali
atomi si trasformino (attivazione della 5° e 6° spirilla) e si produca
così una nuova sostanza che si cristallizza nel nuovo corpo in
costruzione, il »corpo causale« o corpo dell’anima. È probabile che al
momento non sia chiaro a tutti ciò che ho scritto in queste righe, ma confido
che molto presto – grazie alla pratica del lavoro su di sé – questi concetti
saranno sempre più diffusi e diverranno comprensibili a molti.

Nel nuovo corpo che si viene progressivamente a cristallizzare, questa non


sarà più rabbia, bensì una specifica emozione superiore che è risultata dalla
trasmutazione alchemica della nostra rabbia. Così come la personalità provava
rancore quando si sentiva vittima di un'ingiustizia, allo stesso modo ora l'anima
prova una nuova emozione superiore – qualcosa che concerne la compassione
– di fronte allo stesso evento esterno, in quanto i suoi “nuovi sensi” sono in

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grado di cogliere il vero e non interpretano più come ingiusto quell'atto della
vita.

In altre parole, per ogni manifestazione negativa che viene osservata


coscientemente in stato di presenza, si provoca una piccola apertura del Cuore
e si costruisce in tal modo una sorta di “senso sottile” appartenente al corpo
dell'anima. Essa lo utilizza come “occhio” per percepire nuovi aspetti di
bellezza nel mondo e per provare nuove corrispondenti emozioni superiori.

Anche il piano mentale può venirci in aiuto. La personalità infatti reagisce con
emozioni negative a certi eventi perché pensa: «Lui sta sbagliando, potrebbe
comportarsi in un altro modo ma non lo fa. Questa situazione non è giusta!
Perché è accaduta proprio a me e alla mia famiglia?» oppure pensa: «Io non
sono all'altezza. Non sono capace. Non sono adatta. Così non vado bene. Sono
sbagliata».

Mentre lavoriamo con la nostra inamovibile e instancabile presenza sulle


manifestazioni emotive, possiamo lavorare anche sul piano mentale
sostituendo questi modi di pensare con altri, più utili per il nostro lavoro:

«Se non sopporto una persona (compresa me stessa) o una situazione, quella
persona e quella situazione non c'entrano. Il brutto e lo sbagliato fanno parte
d’un mio difetto di percezione. La verità, sugli altri e su me stessa, mi può
essere comunicata solo dalla visione del Cuore».

Il lavoro alchemico necessario a cristallizzare un nuovo corpo dentro di noi, di


norma si protrae per anni, a volte per decenni. Ma se non prendiamo la ferma
decisione di cominciare subito... non finirà mai. E soprattutto chiediamoci:
«Cos’abbiamo da perdere, se non le nostre catene?»

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[L’argomento è approfondito nei miei testi: Officina Alkemica e La porta del
mago]

Lezione 9 – Karma e perdono

Premetto che non farò riferimento a ciò che ho letto sui libri che hanno scritto
altri – né moderni, né appartenenti alla cosiddetta tradizione – in quanto
determinate nozioni ho potuto apprenderle attraverso l’esperienza diretta di
progressiva identificazione con la mia anima. A chi si stupisce voglio ricordare
che tutti ci siamo reincarnati più e più volte, e ancora lo faremo, per cui sapere
come funzionano determinati processi è solo una questione di memoria più o
meno salda che permane tra una vita e quella successiva. Tale memoria
dipende dalla cristallizzazione (=fabbricazione alchemica) del »corpo di gloria«,
anche detto »corpo causale«, ossia il corpo dell’anima.

Possono nascere dubbi sulla reincarnazione solo in chi ancora non ha


cristallizzato un »corpo causale« e quindi non si è sufficientemente identificato
con la sua anima (costruzione del corpo causale e identificazione con il
principio che lo abita, l’anima, vanno di pari passo). Il “sentirsi anima”
consente infatti di percepirsi in quanto esseri immortali che attraversano
differenti incarnazioni lungo migliaia di anni. La questione della reincarnazione
non ha nulla da spartire con dimostrazioni logiche o scientifiche o con la
trasmissione di insegnamenti tradizionali; consiste invece in una semplice
verità che a un certo punto si manifesta come evidente e indubitabile in chi ha
lavorato su di sé abbastanza a lungo.

L’anima esiste in ognuno di noi, ma di norma essa esiste solo in embrione.


Attraverso il lavoro su di sé letteralmente si “fabbrica” l’anima (si cristallizza) e

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allo stesso tempo la nostra coscienza si disidentifica dalla mente per
identificarsi progressivamente con l’anima, man mano che essa viene
costruita attraverso la presenza nel qui-e-ora e l’apertura del Cuore. Di
norma le persone credono che sia la loro attuale mente a reincarnarsi, invece è
l’anima, l’essenza, a reincarnarsi in apparati psicofisici sempre differenti.

All’inizio del cammino evolutivo, nel corso delle prime incarnazioni, l’anima non
si cristallizza in maniera volontaria, ma semplicemente come effetto delle
situazioni difficili che è costretta a superare di vita in vita. L’anima viene cioè
fabbricata “per attrito”, grazie alle difficoltà e alle sofferenze che la macchina
biologica deve affrontare nella psico-prigione. L'anima è come una resina che
la personalità secerne quando viene spremuta.

Il karma si origina in quanto gli effetti di ciò che un’anima ha vissuto all’interno
di un’incarnazione si trasferiscono a quella successiva. Detto in altro modo: la
qualità delle nostre reazioni agli eventi della vita creano un bagaglio positivo o
negativo che portiamo con noi anche dopo la morte. Questo significa che
“qualcosa” di immortale si è già costruito e sopravvive alla morte del corpo
fisico. Per cui, un individuo può star certo che a ogni incarnazione riprende il
lavoro esattamente da dove lo aveva interrotto al termine della vita
precedente. L’anima non muore mai e le incarnazioni si sviluppano secondo un
continuum molto simile all’alternarsi dei giorni nella nostra vita quotidiana
(giorno, notte e poi un nuovo giorno).

Un uomo più evoluto decide invece di lavorare su di sé volontariamente al fine


di cristallizzare in maniera definitiva il suo »corpo causale« e chiudere ogni
sospeso karmico derivante dalle azioni delle vite precedenti. Non si affida, cioè,
all’evoluzione naturale, ma decide di accelerare i tempi.

Come si lavora in tal senso?

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Gesù dice in maniera chiara: «In verità, in verità vi dico: se uno osserva la mia
parola, non vedrà mai la morte». Gv 8,51
La parola di Gesù indica sempre l’apertura del Cuore. In teoria non è nulla di
complicato, perché non concerne l’applicazione di alcuna tecnica occulta; infatti
è sufficiente... perdonare i propri nemici. Il perdono rivolto a qualcuno che ci
sta facendo qualcosa di male fa sì che venga bruciato il karma che ci tiene
legati a quella persona o a quel luogo. Non importa che non sappiamo quali
trascorsi karmici ci hanno condotto a incontrare questa persona in questa
situazione, perché il perdono va offerto a priori. Il perdono è il balsamo che
guarisce e libera dalle catene del karma.

Nella pratica, come avrete intuito, non è così semplice come nella teoria.
Perdonare è faticoso, in alcune occasioni quasi impossibile. Il punto è che
l’attrito interno che si crea nel tentativo di perdonare qualcuno, letteralmente
fabbrica il »corpo causale«. Questo ci consente di liberarci sia sul piano fisico
che su quello astrale prima ancora di passare “dall’altra parte” al termine
dell’incarnazione. Il perdono non è un atto morale, bensì un processo
alchemico che ci libera definitivamente delle sbarre della psico-prigione.

Afferma San Paolo nella seconda lettera ai Corinzi: «Se uno è in Cristo, è una
creatura nuova; le cose vecchie sono passate; ecco, ne sono nate di nuove».
(2Cor 5, 17)

La parte mortale di noi vuole reagire, colpire, vendicarsi... mentre la parte


immortale non si sente nemmeno offesa. La nostra coscienza sta nel mezzo:
talvolta pende da una parte, talvolta dall’altra. In ogni caso, ogni minuto che
riusciamo a frapporre fra l’offesa e la nostra reazione è un mattoncino che va a
costruire il palazzo dell’anima.

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Detto questo, perdonare non significa “restare a guardare” di fronte alle
nefandezze del mondo oppure diventare lo zerbino dei nostri aguzzini. Il
perdono non ci impedisce di porre fine a una situazione o di far arrestare
qualcuno. Gesù con i mercanti che facevano i loro affari nel tempio non si è
certo comportato da spettatore passivo, eppure vi assicuro che nel suo Cuore
c’era solo amore.

[L’argomento è approfondito nei miei testi: Risveglio e La porta del mago]

Lezione 10 – L’arte di osservarsi

Per quale motivo l’ultima lezione di questo breve “manuale di evasione dal
carcere” riguarda il tema dell’auto-osservazione, che di norma ci si
aspetterebbe invece come prima lezione? Perché la pratica dell’auto-
osservazione viene ampiamente sottovalutata e relegata ai “preliminari” del
lavoro su di sé, quando invece è l’attività più difficile da apprendere. L’auto-
osservazione è al contempo l’inizio e la fine del lavoro su di sé.

Questo significa che si comincia con l’osservare quotidianamente i


comportamenti della macchina biologica sui piani fisico, emotivo e mentale
(annotandoli su un diario) e si finisce con l’identificarsi con Dio che osserva
tutte le cose create dentro di sé. Stiamo parlando dello stesso processo che
diventa sempre più profondo: si genera un osservatore, poi un centro di
gravità permanente, poi un’anima... fino a identificare se stessi con il Sé, ossia
l’Uno stesso, l’unico grande osservatore.

Le persone in generale non si osservano, nemmeno quelle che dicono di fare


un lavoro su di sé. Conosco esperti di meditazione, terapeuti esseni, master

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reiki, dotti esoteristi... e tutti si vantano di essere su un percorso spirituale, ma
in realtà ciò che manca a tutti è la volontà di osservarsi, di chiedersi: «Perché
sto agendo in questo modo? Perché sto dicendo questa frase? Che rapporto ho
con il denaro? Che rapporto ho con il sesso?». Sto parlando della volontà di
guardare se stessi dal di fuori, con umiltà, con il fine di scorgere i propri
meccanismi. Ho visto “maestri” con centinaia di allievi incapaci di rilevare in se
stessi un problema riguardo al denaro o alla sessualità. Problemi che, peraltro,
con un’osservazione costante e prolungata si scioglierebbero nel giro di pochi
anni o addirittura pochi mesi.

Una volta nati nell’ambiente della psico-prigione diveniamo schiavi della nostra
macchina biologica ed entriamo in uno stato ipnotico che ci costringe all’interno
della “ruota del topo”, quella del produci-consuma-crepa, inframmezzata
unicamente dai momenti in cui ci dedichiamo all’attività riproduttiva. Tale
attività – uno sbuffare e sudare in posizioni scomode e ridicole – è stata
concepita affinché nuove anime potessero nascere e restare anch’esse
intrappolate nell’illusione, fornendo così una inesauribile fonte di energia alla
struttura stessa della psico-prigione e a chi l’ha costruita.

Solo un cambiamento di paradigma ci permette di vedere la Terra come un


pianeta-scuola. Una realtà virtuale immersiva dove ogni evento non accade “a
caso”, ma serve a imparare qualcosa. Solo questo mutamento di visione ci
consente di evadere dallo psico-penitenziario. L’evasione, ovviamente, non è
prevista, per cui a chi intraprende questo cammino occorrono una buona dose
di forza di volontà e una fede inscuotibile nella realtà che si nasconde dietro le
apparenze.

Nello stato ipnotico, vivere pochi mesi o 90 anni non fa molta differenza, in
quanto lo stato ipnotico può dirsi vita, ma non ancora “vita cosciente”. Una
mente che ripete una serie di opinioni personali raccolte qua e là, un mucchio

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di emozioni sempre pronte a scattare e una buona dose di energia sessuale,
nel loro complesso non costituiscono ancora un “essere cosciente”. La presenza
– la coscienza di sé – in fondo non è necessaria per condurre una tranquilla
vita ordinaria all’interno della prigione. Utilizzando la mente, le emozioni e
l’energia sessuale potete fare tutto ciò che fa un qualsiasi altro terrestre e
nessuno sospetterà mai che siete addormentati, ossia che non siete davvero
vivi. Come zombie fra altri zombie, finché restate come loro non date troppo
nell’occhio.

La pratica di osservarsi non è attraente, perché non ha niente di esotico e


orientale, non ha nulla da spartire né con il meditare, né con il far affluire
“energie cosmiche” dentro di sé, né con il “canalizzare” qualcosa o qualcuno.
Osservarsi significa restare presenti a noi stessi mentre agiamo e parliamo,
nella quotidianità. I primi anni ci si aiuta compilando un diario la sera prima di
addormentarsi, poi l’osservazione diventa sempre più diretta, in tempo reale;
diventiamo cioè capaci di “risvegliarci a noi stessi” proprio mentre siamo preda
di qualche meccanismo. Per esempio, ci sorprendiamo a dire una frase solo per
difendere la nostra reputazione o far vedere che siamo intelligenti oppure solo
per fare colpo su una persona con l’unico scopo di portarcela a letto. Se non ci
osserviamo, non possiamo renderci conto che dietro una frase o un
atteggiamento si nascondono condizionamenti che fanno capo a nostra madre
o a nostro padre o alla maestra di scuola.

Nell’auto-osservazione non è richiesto un nostro intervento con lo scopo di


modificare ciò che stiamo dicendo o facendo. Può accadere che ci sia una
modificazione, ma può anche non accadere. In ogni caso la volontà va diretta
verso l’interno – il restare presenti come testimoni coscienti – e non verso
l’esterno, ossia nel tentativo di modificare qualcosa. Le modificazioni possono
accadere, ma solo come effetto collaterale della nostra osservazione. Per
esempio, mentre osserviamo la rabbia non dobbiamo cercare di “fermare la

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rabbia” (il che sarebbe un esercizio specifico), dobbiamo solo sforzarci di
restare presenti, senza farci seppellire totalmente dallo stato ipnotico indotto
dall’emozione stessa. Tuttavia accade spesso che, come “effetto collaterale non
ricercato” della nostra osservazione, la rabbia si modifichi, aumentando oppure
diminuendo di intensità.

L’auto-osservazione è il punto di partenza senza il quale nessun reale


cambiamento può avvenire. Non importa quale sentiero spirituale abbiamo
intrapreso, perché se non cominciamo a sforzarci di restare presenti con lo
scopo di osservarci, giorno dopo giorno, stiamo solo meditando o facendo reiki
o studiando insegnamenti elevati... sempre all’interno dello stato ipnotico.

Nell’osservare la nostra macchina biologica dobbiamo imparare a considerare


tutto in maniera neutra. La macchina non fa cose giuste o cose sbagliate; la
macchina è la macchina ed è fatta come è fatta. Il nostro compito è osservare,
non giudicare. Con il tempo dovremo imparare ad osservarci come ci
osserverebbe Dio, con compassione anziché giudizio. Con il tempo impareremo
ad amare la macchina così com’è adesso, con tutti i suoi meccanismi, senza
aspettare che cambi per essere degna del nostro amore.

[L’argomento è approfondito nei miei testi: Risveglio e La porta del mago]

Epilogo

Cosa fare nella pratica? Questi sono i punti essenziali ricavati dalle 10 lezioni.
Vanno applicati nello svolgimento del lavoro pratico mirante all’evasione dal
carcere.

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1) Combattere la meccanicità. Rompere le abitudini meccaniche è il modo
più rapido per uscire dalla meccanicità della psico-prigione. Smettere di
compiere sempre gli stessi gesti quando parliamo. Smettere di usare gli
intercalari (“voglio dire” “sì cioè” “no cioè”, ecc.). Cambiare le posture
che usiamo per sederci o per stare in piedi. Smettere di rispondere con
frasi fatte a partner, figli, colleghi, clienti, ecc. E mille altri gesti che
compiamo o frasi che diciamo inconsapevolmente durante il giorno e che
possono essere modificati coscientemente. [vedi anche Lezione 1].

2) Presenza costante e prolungata nel qui-e-ora. Vedi l’esercizio dei 5 minuti


per 40 giorni illustrato in Appendice.

3) Auto-osservazione. Osservarsi significa restare presenti a noi stessi


mentre agiamo e parliamo, nella quotidianità. I primi anni ci si aiuta
compilando un diario la sera prima di addormentarsi, poi l’osservazione
diventa sempre più diretta, in tempo reale; diventiamo cioè capaci di
“risvegliarci a noi stessi” proprio mentre siamo preda di qualche
meccanismo. [vedi anche Lezione 2 e 10]

4) Restiamo in uno stato di presenza qui-e-ora mentre proviamo un


qualsiasi fastidio o disagio. Restiamo in presenza e ripetiamoci le due
frasi irrinunciabili di chi lavora su di sé:
«Sono io che sto inconsciamente creando questa situazione».
«Se avessi occhi per vedere la realtà, non starei così male».

5) Sforziamoci di entrare in stato di presenza ogniqualvolta sentiamo il


giudizio degli altri su di noi.

6) Perdoniamo. Il perdono è il balsamo che guarisce e libera dalle catene


del karma.

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7) Puntiamo ad amare i nostri nemici come obiettivo di vita. Ripetiamoci:
«Se non sopporto una persona (compresa me stessa) o una situazione,
quella persona e quella situazione non c'entrano. Il brutto e lo sbagliato
fanno parte d’un mio difetto di percezione. La verità, sugli altri e su me
stessa, mi può essere comunicata solo dalla visione del Cuore».

Appendice
Quaranta giorni

Mentre Noè è al riparo sulla sua Arca, la pioggia del diluvio dura per quaranta
giorni e quaranta notti.
(Genesi 7,4 - 7,12 - 7,17 - 8,6)

Mosè sul monte Sinai rimane con il Signore quaranta giorni e quaranta notti,
senza mangiare pane né bere acqua.
(Esodo 34,28)

Il gigante filisteo Golia sfida per quaranta giorni l’esercito di Israele, prima che
Davide decida di affrontarlo.
(1Samuele 17,16)

Dopo essere stato nutrito da un angelo del Signore, Elia cammina per quaranta
giorni e quaranta notti fino al monte di Dio, l’Oreb.
(1Re, 19,8)

Giona annuncia al popolo di Ninive che dopo quaranta giorni il Signore avrebbe
distrutto la loro città, ed essi digiunarono, si pentirono e furono salvati.

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(Giona, 3,1)

Dopo il Battesimo Gesù digiuna per quaranta giorni nel deserto, prima di
iniziare la predicazione.
(Mt 4,2 – Mc 1,13 – Lc 4,2)

Il corpo di Gesù, dopo la morte, rimane nel sepolcro per quaranta ore (da
venerdì pomeriggio a domenica mattina) e non tre giorni, prima della
resurrezione.

Gesù dopo la resurrezione si mostra per quaranta giorni agli apostoli prima di
ascendere.
(Atti degli Apostoli 1,3)

Quaranta giorni rappresenta un periodo di tempo significativo dal punto di vista


spirituale. Se, per esempio, sentite il bisogno di compiere una purificazione
fisica – seguendo una dieta particolare – utilizzate questo periodo di tempo. Se
volete pregare per qualcuno alla cui salute fisica o psichica tenete molto, fatelo
per quaranta giorni. Se volete svolgere degli esercizi spirituali, questo è il lasso
di tempo ideale.
Il periodo della Quaresima (quaranta giorni precedenti la Pasqua) ha, o
dovrebbe avere, proprio uno scopo di purificazione/preghiera/meditazione.

Al di là dell’ambito prettamente cristiano – e trasversalmente a ogni religione –


consiglio vivamente al praticante spirituale l’esercizio dei 5 minuti (una volta
era di quindici, ma ultimamente questa durata si sta rivelando troppo
impegnativa!). L’esercizio consiste nello sforzarsi di restare presenti a se stessi
per 5 minuti al giorno, tutti i giorni alla stessa ora.

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Se le attività legate al risveglio sono troppo frequenti e disordinate, diventano
meno efficaci, quando non addirittura inutili. Come in battaglia... le energie
non vanno dissipate, bensì, al contrario, focalizzate verso un solo obiettivo. Lo
scopo è »ricordarsi di sé«, ossia avere la totale padronanza della propria
coscienza, per almeno 5 minuti all’interno della propria giornata. La “cappa di
addormentamento” che avvolge il pianeta sta divenendo sempre più fitta e
pesante. Liberarsene è sempre più difficile (vedi il passaggio obbligato dai 15 ai
5 minuti), e lo è anche per chi ha già fatto del risveglio il fine della propria vita.
Quindi bisogna avere un metodo semplice e dedicarsi ad esso con tutta
l’anima.

Solo 5 minuti. Un solo tentativo. Scegliete un momento della giornata in cui


non siete isolati dal mondo, ma nemmeno un momento troppo impegnativo,
che renderebbe troppo difficile l’esercizio. Se riuscite a ricordarvi di voi stessi
solo per 30 secondi, oppure vi dimenticate del tutto dell’esercizio, non potete
ripeterlo più tardi. Dovete aspettare il giorno seguente, alla stessa ora. Se
questo vi fa arrabbiare, meglio, perché metterete più energia il giorno
seguente. Per facilitarvi, le prime volte potete puntare la sveglia sull’ora
d’inizio dell’esercizio.

Si richiede la totalità dell’attenzione a voi stessi nel corso dei cinque minuti. E
basta. Dal momento che l’esercizio durerà per quaranta giorni, in questo arco
di tempo sospendete meditazioni di ogni genere o altri esercizi. Non mischiate
le attività. Di più... non è sempre meglio.

Dovete attestarvi in maniera solida all’interno di quella che con il tempo diverrà
la vostra nuova dimensione. Siate leggeri, delicati, ma inesorabili. Cinque
minuti per quaranta giorni. Dopodiché dovete sospendere, non potete
ricominciare con un altro ciclo subito dopo, altrimenti perdete di potenza ed

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efficacia. Potete farlo solo una volta o al massimo due all’anno. Se vi date più
occasioni... perdete di potenza ed efficacia.

Una volta o due all’anno è poco? Non abbiate fretta, perché proprio la fretta fa
parte della “cappa di addormentamento” e vi fa perdere forza. E in ogni caso
nel frattempo potete riprendere il consueto lavoro su voi stessi con i relativi
esercizi. Sempre che ne abbiate ancora bisogno...

[Il tema degli esercizi è approfondito nel mio testo: Risveglio]

Bibliografia

Libri dell’autore:

Officina Alkemica, 2008 Anima Edizioni (1° ed. Antipodi Edizioni, 2006);
La porta del mago, 2009 Anima Edizioni (1° ed. Antipodi Edizioni, 2007);
Risveglio, 2008 Anima Edizioni (1° ed. Antipodi Edizioni, 2008);
Risvegliare la macchina biologica, 2011 Antipodi Edizioni;
La rinascita italica, 2012 Antipodi Edizioni;
Il libro di Draco Daatson, 2012 Antipodi Edizioni;
La sacra sessualità, 2017 Antipodi Edizioni (1° ed. 2013, L’Arte di Essere);
Il bambino e il mago, 2013 Il Punto d’Incontro;
Guerrieri metropolitani, 2014 Anima Edizioni;
Il libro di Draco Daatson – Il Regno del Fuoco, 2016 Antipodi Edizioni;
Come la pioggia prima di cadere, 2016 Anipodi Edizioni;
La Via della Ricchezza, 2017 Anima Edizioni.

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Libri consigliati:

La via del guerriero di pace di Dan Millman – Il Punto d’Incontro


Quando vedrai con chiarezza la causa, capirai che le increspature della tua
mente non hanno nulla a che fare con te. Quando smetterai di prendere tanto
sul serio i tuoi pensieri, sarai libero dall'agitazione del mondo. Ricorda: quando
qualcosa ti disturba, lascia andare i pensieri e guarda la tua mente!
Da questo libro nel 2006 è stato tratto un bellissimo film "La forza del
campione", con Nick Nolte.
Il lavoro pratico su se stessi di Eugene J. Gold – Edizioni Crisalide
Questo libro presenta esercizi e procedure, di natura eminentemente pratica,
disegnati per far uscire la coscienza dallo stato di torpore in cui tende a
scivolare e favorirne il "risveglio". Il programma di lavoro è costituito di 24
passi. Il processo di trasformazione non può essere innescato che da un
intenso sforzo, mantenuto con tenacia nel tempo. Il prezzo richiesto dalla
trasformazione è alto, ma vale la pena di pagarlo se si vuole dare senso alla
propria vita e alla propria presenza su questo pianeta. Pubblicato nel 1989.
Il potere di adesso di Eckhart Tolle – MyLife Edizioni
Vuoi vivere libero dalla sofferenza, libero da ansia e nevrosi? Il libro insegna a
capire il tuo ruolo come creatore del tuo dolore. È la nostra mente a causare i
nostri problemi, non le altre persone, non "il mondo esterno". È la nostra
mente, con il suo flusso di pensieri pressoché costante, che pensa al passato e
si preoccupa del futuro. Noi commettiamo il grave errore di identificarci con la
nostra mente, pensando che questa sia la nostra identità, mentre in realtà noi
siamo esseri ben più grandi. La disidentificazione dal nostro “corpo di dolore” si
colloca alla base della liberazione.
Zero limits di Joe Vitale – Il Punto d’Incontro
Un libro che chiunque decida di lavorare seriamente su di sé dovrebbe leggere.
Qualcuno critica lo stile "da marketing" di Joe Vitale, io invece considero questa
sua opera un capolavoro della crescita interiore. Partendo dal presupposto che

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il mondo si trova all'interno e non all'esterno di noi, apre nuovi orizzonti per
quanto riguarda la capacità di migliorare la propria condizione economica o
affettiva e agire terapeuticamente sugli altri. Prendendo come base di
riferimento la filosofia ho'oponopono, Joe Vitale scrive un libro molto valido,
che ribalta la nostra concezione del mondo. Indispensabile in particolare per
chi svolge il lavoro di insegnante o terapeuta a qualsiasi livello.
Appello - Foglie del giardino di Morya vol. 1 – Editrice Nuova Era
« O Miei guerrieri, marciate coraggiosi. La crescita dello spirito vuole impeto.
Chiunque può giungere alla meta. Lo spirito, una volta chiamato, non torna
indietro.
Non aver fretta - ci vuol tempo anche per forgiare il ferro. L'acciaio si tempra
in acqua fredda perché lampeggi come fiamma. »
Primo libro della serie di insegnamenti conosciuti sotto il nome di Agni Yoga,
che comprende un totale di 17 volumetti. Un’iniezione di Fuoco allo stato puro.
Il destino come scelta di Thorwald Dethlefsen – Edizioni Mediterranee
Questo libro presenta in maniera semplice, completa e impeccabile le principali
leggi dell'esoterismo. Rappresenta un testo fondamentale per chi vuole avere
le idee chiare su cosa vogliono significare espressioni come "evoluzione
spirituale" e "conoscenza interiore". Come viene visto il mondo dal punto di
vista dell'esoterismo? Cosa è la malattia e cosa significa "guarire"? Tutti siamo
in qualche modo, fisicamente o psicologicamente, ammalati... perché?
La macchina biologica umana di Eugene J. Gold – Edizioni Crisalide
Tratta del lavoro di trasformazione alchemica in maniera estremamente
pratica. Secondo Gold la macchina biologica umana è un potente campo
elettrico. Se le sue funzioni trasformazionali sono attivate dallo »stato di
veglia«, essa è capace di agire elettricamente sul sé essenziale... che è un
altro campo elettrico più sottile, che forma il vero sé. Sebbene distinti dalla
macchina, ne siamo ipnotizzati, siamo identificati con il suo stato di sonno.
Pubblicato nel 1991.

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Il potere della kabbalah di Yehuda Berg – TEA
Il vero "nemico" è la vostra reazione, non la situazione o la persona. È la
vostra reazione ai fatti della vita a dover essere trasformata, non la persona
che avete di fronte! Il vostro partner o il vostro datore di lavoro possono
decidere di cambiare oppure rimanere gli stessi, in quanto come creature
uniche e libere non hanno alcun dovere nei vostri confronti, ma voi potete
decidere per voi stessi e trasformarvi radicalmente. Un altro testo
perfettamente in linea con i principi del lavoro su di sé.
Messaggio per un’aquila che si crede un pollo di Anthony De Mello –
Pickwick Libri
Gesuita indiano di Bombay, dopo un’esperienza di risveglio interiore comincia a
divulgare una visione semplice ma molto efficace della spiritualità. Non è un
libro di esoterismo, ma dice cose essenziali e applicabili nella quotidianità, a
partire dalla differenza fra addormentamento e risveglio. Molto adatto da
regalare a chi comincia.
One minute millionaire di Mark Victor Hansen, Robert Allen - Gribaudi
È un libro straordinario, che per metà è costituito da un saggio e per metà un
romanzo che racconta una storia davvero interessante sul come fare
velocemente denaro quando si è motivati da una questione che ci tocca
affettivamente. Come recita il sottotitolo, si tratta davvero della "via illuminata
verso la ricchezza". I tre principi dell'Enlightned Millionaire (il milionario
illuminato) infatti sono: Primo: non fare del male. Ossia creare abbondanza,
non penuria intorno a sé, perché nessuno deve risultare danneggiato o
impoverito. Secondo: compiere del bene in abbondanza. L'obbiettivo è quello
di arricchirsi arricchendo gli altri. Terzo: operare per servire. Distribuire agli
altri almeno il 10 per cento del proprio guadagno.
Vedute sul mondo reale di Georges I. Gurdjieff – Neri Pozza
L’unico libro contenente insegnamenti chiari e diretti di Gurdjieff ai suoi allievi.
Prezioso.

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Il cristianesimo esoterico di Annie Besant – Edizioni Teosofiche Italiane
Un classico dell'esoterismo finalmente ristampato dopo anni di assenza dalle
librerie. Scritta da una donna che possedeva una grande capacità di "visione"
delle cose sottili, questa è ancora l'opera più affidabile e corretta riguardo
l'interpretazione profonda degli insegnamenti cristiani. Indispensabile per chi
vuole approfondire questo argomento senza smarrirsi nella selva delle
moderne "canalizzazioni" new age sulla vita del Cristo. Alcuni capitoli: Il Cristo
storico - Il Cristo mitico - Il Cristo mistico - L'Espiazione - Risurrezione e
Ascensione - La Preghiera - Il Perdono dei peccati - I sacramenti.
Il ricordo di sé di Robert E. Burton – Ubaldini Editore
Il ricordo di sé, uno degli aspetti più importanti del lavoro su di sé fra quelli
trasmessi dall’opera di Gurdjieff e Ouspensky, viene qui esaminato in tutti i
suoi aspetti operativi. Indispensabile per chi svolge un serio lavoro su di sé.
Posso garantire sulla validità del testo, ma non ho strumenti per pronunciarmi
sull’attuale affidabilità dell’autore.
Il sentiero del risveglio interiore di Eva Pierrakos – Edizioni Crisalide
Per oltre vent’anni, un’entità spirituale chiamata “la Guida” ha trasmesso
tramite Eva Pierrakos gli insegnamenti che sono alla base del Sentiero, un
metodo completo di sviluppo, che affronta tutti gli aspetti dell’essere umano: il
fisico, l’emotivo, il mentale e lo spirituale.
Lettere sulla meditazione occulta di Alice A. Bailey – Il Libraio delle Stelle
Lettere mandate ad Alice Bailey dal maestro Djwhal Khul nel 1920. Il libro
consiste in un manuale di consigli per la meditazione, intesa come
allineamento fra personalità e anima. Si va dalle istruzioni per l’utilizzo della
“parola sacra”, all’esame dei pericoli di una meditazione protratta senza criterio
e senza il monitoraggio di un maestro.
Dopo l'11 Settembre - Dalla sottomissione alla libertà vol.2 di Anne
Givaudan – Amrita Edizioni
Fra i testi che trattano di questo tema spinoso, questo è uno di quelli sulla cui
validità posso garantire. Ancora una volta l’autrice è andata a caccia di

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informazioni, testimonianze, articoli passati inosservati alla stampa, riguardo la
mafia, la medicina, la ricerca scientifica, l’Opus Dei, gli extraterrestri, i campi di
concentramento statunitensi. I documenti che comprovano l’esistenza di un
"Governo dell’Ombra" le cui azioni sono ormai sotto gli occhi di tutti. Molti degli
eventi annunciati nella prima edizione del libro, che parevano fantasiosi o
impossibili, oggi sono realtà.
Fake news di Enrica Perucchietti – Arianna Editrice
Un’autrice molto valida che già conoscevo per altri suoi libri. In questo testo
compie un’analisi non banale del rapporto tra i mezzi di comunicazione, il
potere politico e il mercato. Individua le strategie del controllo sociale,
mostrando come i primi a mentire all’opinione pubblica siano proprio i media
mainstream. Non è un testo di lavoro su di sé, ma ve lo consiglio vivamente
come “apriscatole mentale”.

Testi di approfondimento (un po’ più difficili):

Frammenti di un insegnamento sconosciuto di P.D. Ouspensky –


Astrolabio
L'insegnamento di Gurdjieff è autenticamente alchemico. Pur non facendo uso
in maniera esplicita della simbologia alchemica, il signor G. portava i suoi
allievi a una radicale trasmutazione interiore, ognuno secondo le sue possibilità
realizzative. Personalmente amo questo testo e credo che ogni alchimista serio
dovrebbe leggerlo e, soprattutto, applicarlo. Anche secondo me non è così
importante conoscere gli antichi testi alchemici se poi si conoscono applicano le
corrette tecniche di risveglio nella vita quotidiana. E Gurdjieff era un maestro
nel fare questo. Da pagina 200 a pag 215 è spiegato tutto ciò che occorre
sapere per applicare l'insegnamento di Gurdjieff in particolare e l'Opera
Alchimica in generale. Per chi ha buona volontà si tratta solo di mettere in
pratica.

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Iniziazione umana e solare di Alice A. Bailey – Il Libraio delle Stelle
Il libro tratta della gerarchia planetaria dei maestri e dei suoi compiti, delle
iniziazioni che un discepolo deve ottenere, del loro significato e del lavoro da
fare per superarle. Una sintesi del lavoro di Alice Bailey. Il libro migliore per
approcciare questi insegnamenti.
Trattato di magia bianca di Alice A. Bailey – Il Libraio delle Stelle
Il libro tratta nei particolari del rapporto fra anima e personalità e di come
quest’ultima può progressivamente porsi al servizio delle prima, divenendone
un canale perfetto.

Filmografia
(in ordine di uscita nelle sale)

ESSI VIVONO (tit. orig.: THEY LIVE) di John Carpenter 1988 Usa. B-movie
di fantascienza dove il protagonista scopre che indossando degli occhiali
speciali può vedere quante persone sono in realtà degli alieni che fingono di
essere umani. Non è registicamente un grande film, ma il contenuto è più
attinente alla realtà di quanto normalmente si pensi. Da associare alla lettura
dei libri di David Icke.
ALLUCINAZIONE PERVERSA (tit. orig.: JACOB’S LADDER) di Adrian Lyne
1990 Usa (con Tim Robbins, Danny Aiello) Nella vita di un uomo reduce dal
Vietnam accadono fatti sempre più strani ed egli è vittima di terribili
allucinazioni, fino a quando un medico non gli confessa che sugli uomini del
suo plotone era stata sperimentata una nuova droga. Da non perdere.
IL PIANETA VERDE (tit. orig.: LA BELLE VERTE) di Coline Serrau 1996
Francia. Manifesto cinematografico della New Age. Una donna viene sul
pianeta Terra e ha il potere di cambiare il modo di pensare delle persone.
Commedia molto divertente, che lascia qualche speranza per il futuro. Anche

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se nel film non si capisce, in realtà il pianeta da cui proviene la donna è
Venere, il luogo da dove milioni di anni fa la Gerarchia dei Maestri è giunta e si
è stabilita a Shamballa.
NIRVANA di Gabriele Salvatores 1997 Italia/GB/Francia (con Christopher
Lambert, Diego Abatantuono, Sergio Rubini, Stefania Rocca) E se il
personaggio d’un videogioco si risvegliasse e cominciasse a rivolgersi al suo
Creatore per fargli delle domande... il Creatore lo aiuterebbe a liberarsi dalla
prigionia del videogioco? Un cult, raro esempio di fantascienza italiana fatta
bene.
AL DI LÀ DEL DESIDERIO (tit. orig.: BLISS) - USA 1997 - Directed by Lance
Young (with Craig Sheffer, Sheryl Lee, Terence Stamp). Una coppia in difficoltà
si rivolge a uno psicologo molto particolare che li introduce al mondo del
Tantra. Un film unico nel suo genere. Da non perdere per qualunque coppia
che voglia lavorare su di sé attraverso la sessualità.
THE TRUMAN SHOW di Peter Weir 1998 Usa (con Jim Carrey) La realtà
esiste oggettivamente o è solo un qualcosa che ci è stato costruito intorno e
sfrutta le nostre paure per rimanere saldamente al suo posto e impedirci di
andare... oltre il mare? Uno dei film più significativi che abbia mai visto, per
quanto concerne il tema della psico-prigione e della liberazione umana.
AL DI LÀ DEI SOGNI (tit. orig.: WHAT DREAMS MAY COME) is a 1998 USA
(con Robin Williams). Un uomo tenta di aiutare la moglie che dopo la morte si
è persa nei paesaggi dell’Aldilà. Curioso, visionario e in massima parte
realistico nella descrizione dell’aldilà.
GHOST DOG – IL CODICE DEL SAMURAI (tit. orig.: GHOST DOG – THE
WAY OF THE SAMURAI) di Jim Jarmusch 1999 Usa (con Forest Whitaker). Un
film che traspone ai giorni nostril il codice di condotta degli antichi samurai.
Filosoficamente ispirato al testo Hagakure – il libro segreto dei samurai (nel
film vengono anche citate delle frasi), cinematograficamente ispirato al bel film
francese Le Samouraï del 1967 (malamente tradotto in italiano Frank Costello

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faccia d’angelo), dove il protagonista è Alain Delon, ma la storia resta uguale.
Entrambi da vedere per aspiranti samurai.
IL TREDICESIMO PIANO (tit. orig.: The Thirteenth Floor) di Josef Rusnak
1999 Usa/Germania (con Craig Bierko, Vincent d’Onofrio) Al tredicesimo piano
d’un edificio si progettano realtà virtuali immersive. Ma a un certo punto il
creatore del progetto viene trovato ucciso in un vicolo. Avvincente e ricco di
significato (sulla stessa linea di Nirvana, Matrix e The Truman Show).
MATRIX di Andy e Larry Wachowski 1999 USA (con Keanu Reeves, Carrie-
Ann Moss)
«Hai mai fatto un sogno tanto realistico da sembrarti vero? E se da un sogno
così non ti dovessi più svegliare, come potresti distinguere il mondo dei sogni
da quello della realtà?» (Morpheus) Se non avete mai visto questo film... beh...
non voglio nemmeno pensare a questa eventualità. Dialoghi da imparare a
memoria.
LA PASSIONE DI CRISTO (tit. orig.: PASSION) di Mel Gibson 2003
Italia/Usa (con Jim Caviezel, Maia Morgenstern, Monica Bellucci). La più
realistica trasposizione cinematografica della storia di Gesù dalla cattura
nell’Orto degli Ulivi – il Getsemani – fino alle resurrezione. Magnifiche le
atmosfere e i flashback. Lo considero il miglior film su Gesù che sia mai stato
girato. Mel Gibson si è spirato agli scritti di Anna Katharina Emmerick, monaca
e veggente tedesca (1774-1824) [libro: La Passione del Signore ]. Il
protagonista Jim Caviezel, successivamente al film si è rivelato essere un
mistico cristiano [intervista:
https://www.youtube.com/watch?v=iKsKikGqwVo].
SE MI LASCI TI CANCELLO (tit. orig.: ETERNAL SUNSHINE OF THE
SPOTLESS MIND) di Michel Gondry – 2004. Pessima scelta del titolo italiano,
che non rende merito a un film fatto bene, che tratta in maniera divertente e
decisamente alternativa delle dinamiche nel rapporto di coppia. Con Jim Carrey
e Kate Winslet.

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CUORE SACRO di Ferzan Ozpetek 2005 Italia. Una donna in carriera, a
causa di due shock ravvicinati che coinvolgono e sconvolgono la sua vita
privata, entra in una profonda crisi esistenziale, che la porterà a una
progressiva e completa apertura di Cuore. Magnifico.
IL GRANDE SILENZIO (tit. orig.: DIE GROSSE STILLE) di Philip Gröning
2005 Germania. Film documentario girato nel monastero certosino de La
Grande Chartreuse, situato sulle montagne vicine a Grenoble. 162 minuti di
totale silenzio meditativo seguendo la vita quotidiana dei monaci: o entrate in
un altro stato di coscienza o uscite dalla sala dopo dieci minuti!
LA FORZA DEL CAMPIONE (tit. orig.: PEACEFUL WARRIOR) di Victor Salva –
2006 Usa. Tratto dal libro autobiografico "La via del guerriero di pace" dello
scrittore statunitense Dan Millman, è la storia d’un giovane ginnasta americano
la cui vita tutta orientata al successo personale e all'esteriorità, cambia
profondamente dopo l'incontro con gli insegnamenti di un misterioso
personaggio chiamato Socrate. Molto utile per chi lavora su di sé.
V (VISITORS – la serie televisiva del 2009-2011, Usa). Bellissimo remake della
famosa (per quelli della mia età) mini-serie degli anni ’80. Alieni di forma
rettiloide invadono la Terra fingendo di venire in pace e aiutando i terrestri a
guarire dalle loro malattie. I meccanismi psicologici illustrati in questa serie
sono eccezionalmente attinenti alla realtà dei fatti, per come si sta svolgendo e
per come si svolgerà. Magnifica la scena di Anna (Morena Baccarini), la leader
degli alieni, che fa fare meditazione all’intero pianeta. Chi viene in pace, ci
guarisce e ci fa fare meditazione... magari alla fine vuole anche mangiarci! Da
associare alla lettura dei libri di David Icke.
LUCY - directed by Luc Besson – France, 2014 (con Scarlett Johansson,
Morgan Freeman). A una donna, costretta a fare da corriere per una nuova
droga, si aprono delle capsule nello stomaco. Gli effetti della sostanza sulla
coscienza sono decisamente imprevisti: percezioni extrasensoriali, insensibilità
al dolore, memoria fotografica, apprendimento accelerato, telepatia e

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telecinesi). Un film che illustra il futuro cui è destinata la specie umana se
sempre più persone intraprenderanno un percorso iniziatico.
PREDESTINATION - directed by Michael and Peter Spierig – 2014 Australia.
Basato sul racconto dello scrittore di fantascienza Robert A. Heinlein "All You
Zombies" (1959), con Ethan Hawke, Sarah Snook e Noah Taylor. Un film
paradossale che gioca con la non-linearità del tempo e produce lo stesso
effetto di un koan zen. Girato e montato in maniera superlativa, lo consiglio
non tanto per il contenuto, ma per la sensazione che fa vivere e che lascia alla
fine. Sforzatevi di non capirlo!

Salvatore Brizzi
(professione: cane di Dio)
(D.O.G. = Dogs Of God)
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