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Temperatura teorica di combustione (°C)

É il più elevato valore di temperatura che è possibile raggiungere nei


prodotti di combustione di una sostanza

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Aria teorica di combustione (mc)
É la quantità di aria necessaria per raggiungere la combustione completa
di tutti i materiali combustibili

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Potere calorifico (MJ/Kg o MJ/mc)
É la quantità di calore prodotta dalla combustione completa dell’unità di massa o di
volume di una determinata sostanza combustibile; si definisce potere calorifico
superiore la quantità di calore sviluppata dalla combustione considerando anche il
calore di condensazione del vapore d’acqua prodotto, si definisce invece potere
calorifico inferiore quando il calore di condensazione del vapor d’acqua non è
considerato; in genere nella prevenzione incendi viene considerato sempre il potere
calorifico inferiore.

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TEMPERATURA DI INFIAMMABILITA’
Temperatura minima alla quale il combustibile libera in aria
vapori ad una concentrazione tale da formare una miscela
incendiabile in presenza di innesco. Oltre tale valore la
possibilità di innesco non si limita alle sole immediate
vicinanze del combustibile, potendosi estendere all’intero
spazio interessato dalla presenza del combustibile stesso e
dei suoi vapori.
Pericolosità» T bassa
Sostanza Temperatura [°C]
Gasolio 65
Acetone -18
Benzina -20
Alcol metilico 11
Alcol etilico 13
Toluolo 4
Olio lubrificante 149

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Limiti di infiammabilità (% in volume)
Tali limiti individuano il campo di infiammabilità all’interno del quale si ha, in caso
d’innesco, l’accensione e la propagazione della fiamma nella miscela.
Sono:
· limite inferiore di infiammabilità:
la più bassa concentrazione in volume di vapore della miscela al di sotto della quale
non si ha accensione in presenza di innesco per carenza di combustibile;
· limite superiore di infiammabilità:
la più alta concentrazione in volume di vapore della miscela al di sopra della quale non
si ha accensione in presenza di innesco per eccesso di combustibile limite superiore di
infiammabilità

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LIMITI DI INFIAMMABILITA’ % IN VOLUME
Perché possano SOSTANZA
TEMPERATURA DI
INFIAMMABILITA’ °C
TEMPERATURA DI
ACCENSIONE °C
INFERIORE SUPERIORE
incendiarsi con l’aiuto
di una scintilla o Acetilene 17,8 335 2,5 80
fiamma, i gas devono
Acetone -18 535 2,5 13
essere miscelati in
Acido
certe proporzioni con cianidrico
-18 540 5,6 40
l’aria. Per temperatura
Alcool etilico 18 365 3,3 19
di autoaccensione
s’intende quella Benzina -21 250 1 6,5
temperatura alla quale Benzolo -11 580 1,4 8,0
il gas miscelato in una
Butano -60 287 1,6 8,5
certa proporzione con
l’aria s’incendia Esano -22 225 1,2 7,7
spontaneamente. Etano -130 515 3 12,5

Etere dietilico -40 180 1,85 36,5

Etilene -136 450 2,7 28,6

Gasolio 65 220 0,6 6,5

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ESPLOSIVITA’

La fiamma si propaga velocemente, combustione violenta ed istantanea

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miscele vapori-aria di tre liquidi combustibili in funzione della tensione di vapore °C ambiente
tensione di vapore dell’olio tensione di vapore è tanto alta da impedire formazione di miscele
combustibile è troppo bassa la formazione immediata di miscele in-fiammabili sia nel
perché miscele infiammabili in-fiammabili appena sopra la superficie bicchiere sia in prossimità
dei suoi vapori con l'aria del liquido ma non in prossimità della dell'apertura.
possano formarsi al di sopra bocca
del pelo del liquido a
temperatura ambiente

Olio benzina combustibile


combustibile aviogetti

concentrazione dei concentrazione dei


vapori al di sotto del vapori al di sopra del punto di infiammabilità
limite inferiore di limite superiore di compreso nell'intervallo
infiammabilità infiammabilità l % ± 7% in volume d'aria

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2.2) Il triangolo della combustione

I combustibili possono trovarsi nello stato fisico solido,


liquido, gassoso.

Tuttavia, la combustione con fiamma avviene solo per


combinazione di sostanze allo stato gassoso.

La fiamma che si sprigiona da un combustibile solido o liquido


deriva dai gas o dai vapori emessi dai solidi e dai liquidi per
effetto del loro riscaldamento.

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antincendio - Rischio medio
Classi dell’incendio
2.2) Il triangolo della combustione

I combustibili gassosi

Foto degli autori

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antincendio - Rischio medio
2.2) Il triangolo della combustione

Solo i combustibili gassosi possono miscelarsi


direttamente con il comburente e bruciare in presenza
di innesco.

Ai combustibili gassosi appartengono il Metano, il GPL,


l’ Acetilene, l’Idrogeno ….

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antincendio - Rischio medio
2.2) Il triangolo della combustione

NOZIONI IMPORTANTI sui combustibili gassosi:


 campo di infiammabilità
 temperatura di autoaccensione
 potere calorifico
 reattività con altri gas
 densità relativa rispetto all’aria

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antincendio - Rischio medio
Attenzione ai gas infiammabili!!

PIU’ LEGGERO DELL’ARIA

METANO GPL ARIA

PIU’ PESANTE DELL’ARIA


ESEMPIO 13.21

Le automobili possono utilizzare come combustibile metano oppure GPL; il pericolo di


esplosione avviene quando il gas a contatto con l’aria viene innescato, ad esempio dalla
marmitta calda dell’autovettura. E’ più pericolosa una fuga di metano (CH 4) oppure di GPL
(considerando sia formato solo da propano) (C3H8)?

Il metano ha massa molare = 16 (g/mole), mentre la molecola di propano ha massa molare 44 (g/mole).
Essendo la massa molare media dell’aria 28,8 (g/mole), il metano tende a disperdersi nell’atmosfera, mentre il GPL
tende a depositarsi verso il basso; tale fenomeno può provocare seri pericoli, ed in passato è stato causa di diversi
incidenti, come ad esempio mezzi di pompieri che sono esplosi durante interventi di fuga di GPL, passando sulla
nuvola stessa.

Figura 1: In molti garage è consentito l’accesso alle automobili alimentate a metano ma non a quelle alimentate a GPL.
2.2) Il triangolo della combustione

I combustibili liquidi

Foto degli autori Foto degli autori

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antincendio - Rischio medio
2.2) Il triangolo della combustione

I combustibili liquidi emettono, a temperatura


ambiente, vapori che, combinandosi con il
comburente, producono la miscela infiammabile.

Tale emissione aumenta con la temperatura e varia in


funzione della natura della sostanza.

I combustibili liquidi comprendono carburanti


(benzina, gasolio), olii lubrificanti, alcooli vernici e
solventi.

111
2.2) Il triangolo della combustione

COSA BISOGNA SAPERE dei combustibili liquidi:


 temperatura di infiammabilità
 temperatura di autoaccensione
 campo di infiammabilità
 potere calorifico
 tensione di vapore
 peso specifico e miscibilità con l’acqua

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2.2) Il triangolo della combustione

I combustibili solidi emettono gas a seguito di un


processo chiamato PIROLISI, che avviene
sottoponendo a riscaldamento il materiale.
Il gas emesso combinandosi con il comburente brucia
con fiamma; il restante materiale brucia senza fiamma,
formando le braci; al temine della combustione
rimangono le ceneri, incombustibili.
i combustibili solidi comuni comprendono legno, carta,
carbone; tessuti, fibre tessili in generale; materie
plastiche; gomma.
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antincendio - Rischio medio
2.2) Il triangolo della combustione

I combustibili solidi

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antincendio - Rischio medio
2.2) Il triangolo della combustione

Le braci
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antincendio - Rischio medio
2.2) Il triangolo della combustione

COSA BISOGNA SAPERE dei combustibili solidi:


 potere calorifico
 temperatura di infiammabilità
 temperatura di autoaccensione
 pezzatura, porosità e forma del materiale
 eventuale reattività con acqua
 composizione chimica della sostanza
 contenuto di umidità del materiale

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2.2) Il triangolo della combustione

Combustibili solidi in polvere, dal punto di vista


dell’incendio si comportano come gas e portano
facilmente all’esplosione.
Se in polvere, anche sostanze considerate
incombustibili possono bruciare, come i metalli
ossidabili (alluminio, zinco, magnesio).
Sostanze organiche in forma di graniglia o polvere
(grano, mais, farina, zucchero) possono fermentare e
l’aumento di temperatura può innescare
l’autocombustione.

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2.2) Il triangolo della combustione

NOZIONI IMPORTANTI sulle polveri combustibili:


 concentrazione
 granulometria
 potere calorifico
 reattività con acqua o altre sostanze
 umidità

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2.2) Il triangolo della combustione

L’energia di attivazione può essere fornita alla miscela


infiammabile:
• direttamente, ponendola in contatto con sorgenti di
ignizione (fiamme libere, faville, archi elettrici);
• indirettamente, grazie al calore generato altrove che si
trasmette per conduzione, convezione od irraggiamento.
È possibile anche che il combustibile prenda fuoco per
autocombustione.

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2.6) Le fasi di un incendio

EVOLUZIONE DI UN INCENDIO NEL TEMPO

Nell’andamento di un incendio si distinguono le


seguenti fasi:
 innesco
 propagazione
 incendio generalizzato
 estinzione per consumo combustibile

120
2.6) Le fasi di un incendio

Andamento di un incendio

121
2.6) Le fasi di un incendio

Quando è possibile intervenire?

Prima del flash over e della generalizzazione


dell’incendio è possibile spegnere l’incendio con le
misure attive di estinzione
Quando l’incendio è sviluppato in modo generalizzato
rimangono le protezioni passive a garantire la
possibilità di evacuazione

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2.6) Le fasi di un incendio

Andamento di un incendio

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2. LA PREVENZIONE
ANTINCENDIO

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Le sorgenti d’innesco

Possono essere suddivise in 4 categorie:


- Accensione diretta
- Accensione indiretta
- Attrito
- Autocombustione o riscaldamento spontaneo

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Accensione diretta

Quando una fiamma, una scintilla o altro materiale incandescente entra in


contatto con un materiale combustibile in presenza di ossigeno.
Esempi: operazioni di taglio e saldatura, fiammiferi e mozziconi di sigaretta,
lampade e resistenze elettriche, stufe elettriche, scariche elettrostatiche.

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Accensione indiretta

Il calore d’innesco avviene nelle forme della convezione, conduzione e ir-


raggiamento termico.
Esempi: correnti di aria calda generate da un incendio e diffuse attraverso un
vano scala o altri collegamenti verticali; propagazione di calore attraverso
elementi metallici strutturali degli edifici.

Le 3 forme di propagazione del calore: Convezione, Conduzione, Irraggiamento


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Attrito

Il calore è prodotto dallo sfre-gamento di due materiali.


Esempi: malfunzionamento di parti meccaniche rotanti quali cuscinetti,
motori; urti; rottura violenta di materiali metallici.

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Autocombustione o riscaldamento spontaneo

Il calore viene prodotto dallo stesso combustibile come ad esempio lenti


processi di ossidazione, reazione chimiche, decomposizioni esotermiche in
assenza d’aria, azione biologica.
Esempi: cumuli di carbone, stracci o segatura imbevuti di olio di lino, polveri di
ferro o nichel, fermentazione di vegetali.

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Le principali cause di un incendio

CAUSE NUMERO PERCENTUALE


SU TOTALE
ALTRE CAUSE 21.728 36,53%
CAUSE ELETTRICHE IN GENERE 13.349 22,44%
CAMINO 9.913 16,66%
MOZZICONE SIGARETTA E FIAMMIFERI 6.154 10,35%
FAVILLE 4.454 7,49%
SURRISCALDAMENTO DI MOTORI E MACCHINE VARIE 1.383 2,32%
AUTOCOMBUSTIONE 938 1,58%
GUASTI AD IMPIANTI DI PRODUZIONE E DI CALORE IN GENERE 387 0,65%
FULMINE 379 0,64%
FUOCHI D ARTIFICIO 268 0,45%
RITORNO DI FIAMMA 247 0,42%
DETONAZIONI E/O DEFLAGRAZIONI 209 0,35%
REAZIONI CHIMICHE TRA ELEMENTI 75 0,13%
TOTALE INCENDI ANNO 2009 59484 100%
Fonte: VVF 2009

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Cause e Pericoli di Incendio più comuni
• deposito o manipolazione non idonea di sostanze infiammabili o combustibili;
• accumulo di rifiuti , carta o altro materiale combustibile che può essere facilmente
incendiato (accidentalmente o deliberatamente);
• Negligenza nell'uso di fiamme libere e di apparecchi generatori di calore;
• inadeguata pulizia delle aree di lavoro e scarsa manutenzione delle
apparecchiature;
• impianti elettrici o utilizzatori difettosi, sovraccaricati e non adeguatamente
protetti;
• riparazioni o modifiche di impianti elettrici effettuate da persone non qualificate ;
• apparecchiature elettriche lasciate sotto tensione anche quando inutilizzate ;
• utilizzo non corretto di impianti di riscaldamento portatili ;
• ostruire la ventilazione di apparecchi di riscaldamento, macchinari,
apparecchiature
elettriche e di ufficio;
• fumare in aree ove è proibito, o non usare il posacenere;
• negligenze di appaltatori o di addetti alla manutenzione;
• etc. ;

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Accorgimenti (misure) comportamentali per
prevenire gli incendi
Deposito ed utilizzo di materiali infiammabili e facilmente combustibili
Dove è possibile occorre che il quantitativo di materiali infiammabili o facilmente
combustibili esposti, depositati o utilizzati, sia limitato a quello strettamente necessario
per la normale conduzione dell'attività e tenuto lontano dalle vie di esodo.
I quantitativi in eccedenza devono essere depositati in appositi locali od aree destinate
unicamente a tale scopo.
Le sostanze infiammabili, quando possibile, dovrebbero essere sostituite con altre meno
pericolose (per esempio adesivi a base minerale dovrebbero essere sostituiti con altri a
base acquosa).
Il personale che manipola sostanze infiammabili o chimiche pericolose deve essere
adeguatamente addestrato sulle circostanze che possono incrementare il rischio di
incendio.

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Utilizzo di fonti di calore

Le cause più comuni di incendio al riguardo includono:


a) impiego e detenzione delle bombole di gas utilizzate negli apparecchi di riscaldamento
(anche quelle vuote ) ;
b) depositare materiali combustibili sopra o in vicinanza degli apparecchi di riscaldamento;
c) utilizzo di apparecchi in ambienti non idonei (presenza di infiammabili, alto carico di
incendio etc.)
d) utilizzo di apparecchi in mancanza di adeguata ventilazione degli ambienti (norme UNI-
CIG)
I condotti di aspirazione di cucine, forni, seghe, molatrici, devono essere tenuti puliti con
frequenza adeguata per evitare l'accumulo di grassi o polveri.
Gli ambienti in cui sono previste lavorazioni con fiamme libere dovranno essere
accuratamente controllati .
I luoghi dove si effettuano lavori di saldatura o di taglio alla fiamma, devono essere tenuti
liberi da materiali combustibili; é necessario tenere presente il rischio legato alle eventuali
scintille.

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Impianti ed attrezzature elettriche

Il personale deve essere istruito sul corretto uso delle attrezzature e degli impianti
elettrici e in modo da essere in grado di riconoscere difetti.
Le prese multiple non devono essere sovraccaricate per evitare surriscaldamenti degli
impianti.
Nel caso debba provvedersi ad una alimentazione provvisoria di una apparecchiatura
elettrica,
il cavo elettrico deve avere la lunghezza strettamente necessaria e posizionato in modo
da evitare possibili danneggiamenti.
Le riparazioni elettriche devono essere effettuate da personale competente e
qualificato.
Tutti gli apparecchi di illuminazione producono calore e possono essere causa di
incendio.

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Il fumo e l'utilizzo di portacenere

Occorre identificare le aree dove il fumo delle sigarette può costituire pericolo di
incendio e disporne il divieto, in quanto la mancanza di disposizioni a riguardo è una
delle principali cause di incendi.
Nelle aree ove sarà consentito fumare, occorre mettere a disposizione idonei
portacenere che dovranno essere svuotati regolarmente.
I portacenere non debbono essere svuotati in recipienti costituiti da materiali
facilmente combustibili, nè il loro contenuto deve essere accumulato con altri rifiuti.
Non deve essere permesso di fumare nei depositi e nelle aree contenenti materiali
facilmente combustibili od infiammabili.

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Rifiuti e scarti di lavorazione combustibili

I rifiuti non debbono essere depositati, neanche in via temporanea, lungo le vie di
esodo (corridoi, scale, disimpegni) o dove possono entrare in contatto con
sorgenti di ignizione.
L'accumulo di scarti di lavorazione deve essere evitato ed ogni scarto o rifiuto
deve essere rimosso giornalmente e depositato in un’area idonea fuori
dell'edificio.

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Aree non frequentate

Le aree del luogo di lavoro che normalmente non sono frequentate da personale
(cantinati, locali deposito) ed ogni area dove un incendio potrebbe svilupparsi
senza preavviso, devono essere tenute libere da materiali combustibili non
essenziali.
Precauzioni devono essere adottate per proteggere tali aree contro l'accesso di
persone non autorizzate.

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3. LA PROTEZIONE
ANTINCENDIO

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3.) La protezione antincendio

Le MISURE DI PROTEZIONE servono a limitare i danni


dopo che l’incendio si è sviluppato.
La protezione può essere attiva o passiva.
La PROTEZIONE PASSIVA non richiede interventi di
uomini od impianti e mira a limitare i danni alle
strutture, permettere l’evacuazione e contenere la
propagazione dell’incendio.
La PROTEZIONE ATTIVA si attua con persone, impianti
od attrezzature; è volta a dare l’allarme ed a
combattere le fiamme e l’accumulo di fumo e di gas
tossici.

141
3.1) Principali misure di protezione antincendio

La PROTEZIONE PASSIVA si realizza attraverso:


 isolamento con distanze di sicurezza
 muri tagliafuoco e schermi
 compartimentazioni e resistenza strutturale
 materiali e rivestimenti isolanti/incombustibili
 vie d’uscita

142
3.1) Principali misure di protezione antincendio

L’ISOLAMENTO serve ad impedire la propagazione ad


edifici o infrastrutture di incendi originati da impianti o
strutture particolarmente pericolosi installati nelle loro
vicinanze.
Si realizza usualmente con l’interposizione di spazi
scoperti, predisponendo cioè delle Distanze di
Sicurezza.
All’insufficienza delle distanze di sicurezza si ovvia con
l’interposizione di Schermi Protettivi.

143
3.1) Principali misure di protezione antincendio

Tratta da: http://www.vvfnapoli.it/document/DISPENSE/Prevenzione%20Incendi.pdf

144
3.1) Principali misure di protezione antincendio

La COMPARTIMENTAZIONE consiste nel delimitare


completamente aree di un edificio con strutture aventi
resistenza al fuoco prestabilita.
Questi spazi, chiamati COMPARTIMENTI, sono
autonomi e separati gli uni dagli altri o separabili con la
chiusura di porte od altri serramenti aventi uguale
resistenza al fuoco.
Il compartimento è realizzato allo scopo di impedire,
per un tempo prefissato, la propagazione dell’incendio
a settori adiacenti o a strutture attigue.

145
3.1) Principali misure di protezione antincendio

Compartimentazione con porte scorrevoli

Tratte da: http://www.officinebrevettisisti.com/sisti_prodotti_01.htm

146
3.1) Principali misure di protezione antincendio

Le strutture che delimitano i compartimenti devono


possedere le seguenti proprietà:
 resistenza meccanica contro i cedimenti;
 capacità di tenuta contro la propagazione di fumo e
gas;
 capacità di isolamento termico.
Queste proprietà sono racchiuse in un unica
definizione: la RESISTENZA AL FUOCO.
Tutte le strutture portanti, aventi influenza sulla
stabilità dei compartimenti devono garantire almeno la
resistenza meccanica.
147
3.1) Principali misure di protezione antincendio

La RESISTENZA AL FUOCO, viene definita attraverso la


sigla “REI”, seguita da un numero.
Le tre lettere indicano
 la stabilità «R» (la resistenza meccanica)
 la tenuta a fumo e gas «E»
 l'isolamento termico «I».
Il numero specifica il tempo, espresso in minuti, per il
quale la resistenza al fuoco è garantita.
Es. REI 90: stabilità, tenuta ed isolamento garantiti per
un’ora e mezza.

148
3.1) Principali misure di protezione antincendio

I materiali di rivestimento isolanti/incombustibili sono quelli che,


non alimentando l’incendio, rallentano la propagazione e
proteggono i materiali combustibili o sensibili ai prodotti della
combustione da essi ricoperti.
La capacità isolante/combustibilità è definita tramite un indice
denominato REAZIONE AL FUOCO, che esprime la facilità con cui
un materiale brucia e gli effetti negativi, della sua combustione.
Tale parametro da conto di quanto il materiale contribuisce ad
alimentare un incendio.

149
3.1) Principali misure di protezione antincendio
Il SISTEMA DI VIE D’USCITA (vie d’esodo) è costituito da percorsi
che permettono la rapida ed ordinata evacuazione delle
persone verso luoghi sicuri.
I LUOGHI SICURI sono i luoghi dove le persone possono ritenersi
al sicuro dagli effetti di un incendio.
Le USCITE DI EMERGENZA sono gli accessi ai luoghi sicuri.

150
3.1) Principali misure di protezione antincendio
Le caratteristiche del sistema di vie d’uscita sono:
 lunghezza e larghezza dei percorsi;
 larghezza e numero delle uscite;
 ubicazione;
 materiali costruttivi e protezione dal fuoco.
Queste sono stabilite dalla legislazione vigente, in relazione alle
caratteristiche dei luoghi di lavoro

151
3.1) Principali misure di protezione antincendio

Le PORTE installate lungo Il sistema di vie d’uscita


devono:
 aprirsi nel verso dell’esodo;
 da aperte, non devono né ostruire né ridurre la
larghezza di passaggi e scale;
 non aprirsi direttamente su scale ma su
pianerottoli;
 essere evidenziate da apposita segnaletica.

152
3.1) Principali misure di protezione antincendio

Le PORTE

Tratte da: http://www.officinebrevettisisti.com/sisti_prodotti_01.htm

153
3.1) Principali misure di protezione antincendio

Le SCALE sono in molti casi l'unico mezzo di evacuazione da


livelli superiori o inferiori a quello del terreno o della strada.
Il loro sviluppo verticale costituisce il passaggio preferenziale del
fumo e dei gas di combustione, che si diffondono per effetto
camino.
Per poter far parte del sistema di vie d'esodo, le scale devono
essere esterne o protette, racchiuse cioè in un compartimento
antincendio.

154
3.1) Principali misure di protezione antincendio

Le SCALE

SCALA A PROVA DI FUMO SCALA A PROVA DI FUMO INTERNA


Tratte da: http://www.sistema-filtro-fumi.it/il-sistema-filtro-fumi/prescrizioni-raccomandanzioni-e-normativa-del-sistema-filtro-fumi.html

155
3.1) Principali misure di protezione antincendio

Scale di sicurezza esterne

156
3.1) Principali misure di protezione antincendio

Il sistema di vie d’uscita deve essere indicato con SEGNALETICA


conforme alla legislazione sulla sicurezza nel lavoro.
Se una via d’uscita attraversa un’area molto vasta, il percorso
d’esodo si deve poter distinguere attraverso apposita marcatura
sul pavimento.

157
3.1) Principali misure di protezione antincendio

Il sistema di vie di uscita e la relativa segnaletica


devono essere ben visibili e illuminati all’esterno ed
all’interno dei luoghi di lavoro.
Quando necessaria, l’illuminazione artificiale deve
essere di intensità sufficiente e funzionare anche in
caso di mancanza della tensione di rete (illuminazione
di sicurezza).

158
3.1) Principali misure di protezione antincendio

La PROTEZIONE ATTIVA riunisce l’insieme di misure che


servono a rivelare, segnalare e spegnere un incendio.
Dipende dall’intervento degli uomini e/o dalla disponibilità
di energia per l’azionamento dei suoi sistemi.
Sono misure di protezione attiva anche gli ausili
all’evacuazione dipendenti da una forma di energia per il
loro funzionamento:
 sistemi per eliminare fumo, gas nocivi e calore;
 illuminazione di sicurezza.

159
Protezione
attiva

Impianto
Impianto
estintore idrante rilevazione/allar
spegnimento
me

Mantova 18/05/2015 160


3.1) Principali misure di protezione antincendio

La RIVELAZIONE di un incendio può:


 avvenire da parte delle persone presenti nel luogo
ove si sta sviluppando;
 essere attuata tramite un sistema automatico che,
con appropriati sensori, ne rileva l’insorgere.
I sistemi di rivelazione automatici permettono la
scoperta di un incendio entro tempi ridotti rispetto al
suo insorgere.

161
3.1) Principali misure di protezione antincendio

L’ALLARME può essere dato:


1. direttamente a voce;
2. attivando manualmente un sistema acustico ed
eventualmente ottico, intervenendo su un
pulsante o una leva di apparecchi fissi;
3. mediante l’attivazione automatica di un sistema
acustico ed eventualmente ottico, da parte di un
apposito impianto.
In ambienti affollati, possono esser opportuni anche
avvisi trasmessi mediante altoparlanti.
162
3.1) Principali misure di protezione antincendio

Centrale di controllo

Segnalazione
Rilevatore acustica

24 Vdc
Segnalazione ottico
Pulsante manuale - acustica
230 Vac

Rete Elettromagneti
per porte
Alimentatore tagliafuoco
Immagini tratte da: http://www.elkron.it/IT/catalogo
163
3.1) Principali misure di protezione antincendio
I mezzi di estinzione si dividono in:
MANUALI

MOBIILI FISSI

ESTINTORI PORTATILI IDRANTI

ESTINTORI CARRELLATI NASPI

AUTOMATICI

IDRAULICI GAS

SPRINKLER CO2

A SCHIUMA GAS INERTIZZANTI

164
3.1) Principali misure di protezione antincendio

Criteri da seguire per stabilire numero e disposizione degli


ESTINTORI:
1. almeno uno per piano;
2. percorso fino al più vicino, non più di 30 m;
3. protezione, in rapporto alla capacità di estinzione, delle
seguenti superfici:
Tipo di estintore Superficie protetta
13 A - 89 B - C 100 m2
21 A - 113 B - C 150 m2
34 A - 144 B – C 200 m2
55 A - 233 B - C 250 m2
165
3.1) Principali misure di protezione antincendio

Il posizionamento di regola è vicino alle vie d’uscita e agli apparecchi più


rischiosi (quadri elettrici, caldaie, cucine).
Gli estintori devono essere in posizione visibile e segnalata, senza ostacoli al
loro raggiungimento.
Essi devono essere allocati in posizione protetta contro danni accidentali.
Devono essere oggetto di accurata, sorveglianza, controllo e manutenzione.

166
3.1) Principali misure di protezione antincendio

In relazione alla valutazione dei rischi, quando un eventuale


incendio non è affrontabile esclusivamente mediante estintori, si
installano SISTEMI FISSI, manuali e, se necessario automatici.
I sistemi fissi, manuali od automatici, non possono essere sostitutivi
degli estintori.
I sistemi fissi manuali sono essenzialmente idrici, quelli automatici
si dividono tra idrici ed a gas.

167
3.1) Principali misure di protezione antincendio

Gli IDRANTI sono composti da una presa d’acqua, (attacco), da una


tubazione flessibile (manichetta) e da una lancia erogatrice.
I NASPI sono costituiti da una bobina girevole, su cui è avvolta una
tubazione semirigida dotata, ad una estremità di una lancia
erogatrice.
Concettualmente simili, differiscono per la capacità di erogazione
acqua e la facilità d’uso.
Richiedono comunque, personale specificatamente addestrato per il
loro uso.

168
3.1) Principali misure di protezione antincendio

IDRANTI E NASPI

Una idrante a parete Un naspo

Tratta da: http://firetrade.it/Antincendio%20Fire%20Trade%20listino.pdf Tratta da: http://www.fiamma-antincendio.it

169
3.1) Principali misure di protezione antincendio

I SISTEMI AUTOMATICI di spegnimento IDRICI sono ad


acqua semplice o a schiuma.
I SISTEMI A GAS utilizzano gas inertizzanti o anidride
carbonica.
Esistono anche impianti automatici a polvere, ma sono
poco diffusi.
Gli impianti automatici di spegnimento, in genere, sono
collegati al sistema di rivelazione incendi.
Quelli idrici possono avere gli erogatori che fungono
essi stessi da sensori di rilevazione.

170
3.1) Principali misure di protezione antincendio

I sistemi automatici di spegnimento idrici sono:


 ad umido, con tubazioni piene d’acqua in pressione;
 a secco, con tubazioni piene d’aria in pressione:
un erogatore, aprendosi, fa diminuire la pressione
dell’aria, comandando l’apertura delle valvole di
alimentazione dell’acqua.
I sistemi ad umido sono più rapidi nell’intervento.
I sistemi a secco permettono di decidere il ritardo
dell’erogazione dell’acqua.

171
3.1) Principali misure di protezione antincendio

Il più diffuso sistema automatico di spegnimento idrico


è il sistema SPRINKLER.
È un sistema ad acqua frazionata.
In caso di incendio l’apertura dell’ugello spruzzatore è
comandato da un elemento termosensibile.
È un sistema “puntuale”: irrora acqua solo dove si è
verificata l’apertura dell’ugello spruzzatore.

172
3.1) Principali misure di protezione antincendio

Tratto da: http://cma-sistemiantincendio.it/component/docman/cat_view/71-impianti-antincendio

173
3.1) Principali misure di protezione antincendio

I SISTEMI AUTOMATICI A GAS funzionano quasi


esclusivamente per soffocamento, saturando
l’ambiente dove si è sviluppato un incendio.
Sono efficaci, al chiuso.
Sono impiegati dove l’uso dell’acqua ha
controindicazioni: musei e pinacoteche, centri di
calcolo, sale motori, locali quadri elettrici, ecc.
L’agente estinguente più usato è la CO2.
Molto più rari sono i sistemi ad inibizione chimica, che
utilizzano gas inertizzanti sostitutivi dell’Halon.

174
3.1) Principali misure di protezione antincendio

Gli EVACUATORI DI FUMO E CALORE (EFC) sono dispositivi


che, aprendosi, assicurano l‘uscita del fumo e dei gas di un
incendio, sfruttando i moti ascensionali naturali dei fluidi
caldi.
Il beneficio dato dagli EFC consiste nella possibilità di:
 lasciare i locali liberi da fumo e gas agevolando
l’evacuazione delle persone e l’azione dei soccorritori;
 ridurre l’effetto nocivo dei prodotti della combustione su
persone, beni e strutture;
 ritardare o evitare la generalizzazione dell’incendio.

175
3.1) Principali misure di protezione antincendio

Aperture a shed
Tratto da: http://www.soaveinfissi.com/efc.php

Evacuatore a cupola
Tratto da: http://www.caoduro.it/prodotti_ita.php?id_cat=3

176
3.1) Principali misure di protezione antincendio

L’ILLUMINAZIONE DI SICUREZZA è la misura di


protezione attiva che fornisce l’illuminazione
necessaria a:
 mettere in sicurezza aree dove sono presenti
particolari rischi;
 consentire l’evacuazione.
L’illuminazione di sicurezza deve entrare in funzione
rapidamente in mancanza della normale alimentazione
di rete.

177
3.1) Principali misure di protezione antincendio

Gli apparecchi per l’illuminazione di sicurezza, per


fornire l’illuminamento previsto, devono essere
posizionati:
 in prossimità di ogni porta di uscita;
 dove sia necessario evidenziare potenziali pericoli;
 ove sia necessario evidenziare attrezzature di
sicurezza.
Gli apparecchi di illuminazione sono installati di regola
ad un’altezza di 2 m da terra.

178
3.1) Principali misure di protezione antincendio

Gli APPARECCHI AUTOALIMENTATI per l’illuminazione


di sicurezza sono di due tipi:
 apparecchio non permanente: entra in funzione
solo in caso di black out, alimentato da batterie,
caricate dalla rete ordinaria;
 apparecchio permanente: sempre acceso, cambia
l’alimentazione passando da rete a batterie, in caso
di black out, per poi tornare all’alimentazione
ordinaria una volta che questa sia stata ripristinata.

179
3.1) Principali misure di protezione antincendio

Le misure di protezione, ed in particolare gli impianti e


le attrezzature antincendio, per garantire le prestazioni
loro richieste devono essere mantenute integre ed in
costante efficienza.
Devono perciò essere sottoposte a CONTROLLO
PERIODICO ed a regolare MANUTENZIONE.
Queste attività deve essere affidata a personale
competente e qualificato.
Esse non rientrano tra i compiti degli addetti
antincendio.

180
3.1) Principali misure di protezione antincendio

SEGNALI DI SALVATAGGIO

181
3.1) Principali misure di protezione antincendio

SEGNALETICA ANTINCENDIO

182
SITUAZIONI DA EVITARE

Mantova 18/05/2015 183


Inefficienza dei sistemi di
Accumulo di rifiuti, carta od altro
protezione antincendio

Mantova 18/05/2015 184


Inadeguata pulizia delle
aree di lavoro e scarsa
manutenzione delle
apparecchiature

Mantova 18/05/2015 185


Le vie d’uscita devono
essere sempre disponibili
per l’uso e mantenute
libere da ostruzioni in
qualsiasi momento.

Mantova 18/05/2015 186


COME MI COMPORTO?

COSA FACCIO?

Mantova 18/05/2015 187


ESTINTORE

Mantova 18/05/2015 188


2.5) Le sostanze estinguenti

Per estinguere un incendio si deve intervenire su almeno


uno dei tre lati del “triangolo del fuoco”.

ALLONTANARE
FUOCO SOFFOCARE
INIBIRE
CHIMICAMENTE

CALORE

RAFFREDDARE
Docente <Nome> - Corso di
formazione per addetti 189
antincendio - Rischio medio
2.5) Le sostanze estinguenti

Le sostanze estinguenti normalmente utilizzate sono:


 l’acqua
 la schiuma
 l’anidride carbonica
 polveri
 gas inertizzanti (gas alogenati e loro sostituti)

Il loro uso dipende dal tipo di combustibile che


caratterizza la CLASSE DEGLI INCENDI

Docente <Nome> - Corso di


formazione per addetti 190
antincendio - Rischio medio
2.5) Le sostanze estinguenti

In funzione del tipo di combustibile sono stabilite le


classi di incendio:

 classe A: combustibili solidi


 classe B: combustibili liquidi
 classe C: combustibili gassosi
 classe D: metalli combustibili
 classe E: apparecchi elettrici sotto tensione

Docente <Nome> - Corso di


formazione per addetti 191
antincendio - Rischio medio
2.5) Le sostanze estinguenti

ACQUA

AZIONE ESTINGUENTE: Raffreddamento


Soffocamento
DA NON UTILIZZARE SU: Impianti elettrici in tensione
Metalli combustibili
Prodotti reattivi
Beni deteriorabili
Liquidi infiammabili leggeri
MASSIMA EFFICACIA: Solidi (incendi classe A)
INEFFICACIA: Gas (incendi classe C)

Docente <Nome> - Corso di


formazione per addetti 192
antincendio - Rischio medio
2.5) Le sostanze estinguenti

SCHIUMA

AZIONE ESTINGUENTE: Soffocamento


Raffreddamento
DA NON UTILIZZARE SU: Impianti elettrici in tensione
Metalli combustibili
Prodotti reattivi
Beni deteriorabili
MASSIMA EFFICACIA: Liquidi inf.bili (incendi classe B)
INEFFICACIA: Gas (incendi classe C)
Alcoli (escluso prodotto specif.)
Incendio di getto in pressione
Docente <Nome> - Corso di
formazione per addetti 193
antincendio - Rischio medio
2.5) Le sostanze estinguenti

ANIDRIDE CARBONICA

AZIONE ESTINGUENTE: Soffocamento


Raffreddamento
DA NON UTILIZZARE IN: Incendi all’aperto
Incendi con forti correnti d’aria

MASSIMA EFFICACIA: Piccoli focolai in luoghi chiusi


INEFFICACIA: Metalli combustibili
Grandi focolai di incendio
Solidi con formazione di braci

Docente <Nome> - Corso di


formazione per addetti 194
antincendio - Rischio medio
2.5) Le sostanze estinguenti

POLVERI

AZIONE ESTINGUENTE: Inibizione chimica


Soffocamento
DA NON UTILIZZARE SU: Apparecchiature elettroniche
Metalli combustibili
Beni deteriorabili
MASSIMA EFFICACIA: Incendi di solidi (classe A)
Incendi di liquidi (classe B)
Incendi di gas (classe C)
INEFFICACIA: Solidi con formazione di braci

Docente <Nome> - Corso di


formazione per addetti 195
antincendio - Rischio medio
2.5) Le sostanze estinguenti

GAS INERTIZZANTI

AZIONE ESTINGUENTE: Inibizione chimica


Soffocamento
DA NON UTILIZZARE IN: Luoghi frequentati da pubblico
MASSIMA EFFICACIA: Impianti elettrici ed elettronici

INEFFICACIA: Solidi con formazione di braci


Grandi focolai
Metalli combustibili

Docente <Nome> - Corso di


formazione per addetti 196
antincendio - Rischio medio
ESTINTORI
Gli estintori sono dispositivi che possono essere utilizzati in caso di intervento
di emergenza su principi d’incendio e sono costruiti con le specifiche
caratteristiche richieste dai relativi decreti ministeriali; essi permettono di
intervenire nei primi momenti dell’insorgere dell’incendio per un’efficace
azione di soffocamento.
Gli estintori vengono scelti in funzione del tipo di materiale e/o di impianto
sul quale se ne prevede l’impiego; devono essere collocati in posizioni ben
visibili e raggiungibili con facilità. La posizione deve essere scelta privilegiando
la facilità di accesso, la visibilità e la possibilità di raggiungere uno
percorrendo al massimo 30 m, almeno uno a piano.

Ogni estintore è corredato da un'etichetta in cui vengono riportati tutti i dati


identificativi, le modalità d'impiego e le avvertenze di sicurezza.

Mantova 18/05/2015 197


Omologato dal Ministero dell'Interno, con
riferimento alle norme tecniche e procedurali
contenute nel D.M. 7 gen-naio 2005,
strettamente collegató alla normale tecnica UNI
EN 3-7:2004. Limite massimo di peso a 20 kg ed
obbligatoria, per gli estintori con carica
superiore a 3 kg, l'installazione di manichetta
flessibile per una più appropriata utilizzazione
dell'estinguente.

TIPOLOGIE
ESTINTORI

IDRICO SCHIUMA CO2 POLVERE COMPOSTI


(in disuso) (liquidi) (app.elettrici) (liquidi,app.el) ALOGENATI

Mantova 18/05/2015 198


CAPACITA’ ESTINGUENTE
È il focolare tipo che l'estintore è in grado di
spegnere se correttamente impiegato.

CLASSE A: la prova viene eseguita su catasta di


travi di legno.
Es. focolare tipo classe 13A= catasta di legna
formata da travi di lunghezza pari a 130 cm.

CLASSE B: la prova viene eseguita su dei


recipienti cilindrici riempiti di 1/3 di acqua e di
2/3 di benzina.
Es, focolare tipo classe 89B= vasca
normalizzata contenente 89 L di liquido.

CLASSE C: la prova è effettuata su un tubo da


cui fuoriesce propano.

Mantova 18/05/2015 199


CO2
(app.elettrici)

Mantova 18/05/2015 200


SCHIUMA
(liquidi)

La schiuma è una massa di bollicine d'aria o di anidride carbonica formata con vari
sistemi da soluzioni acquose che si forma per mezzo di agenti schiumogeni (liquidi
schiumogeni).
La schiuma è molto leggera, è in grado di galleggiare su tutti i liquidi infiammabili
costituendo uno strato continuo e quindi una sorta di sigillo fra il liquido
infiammabile e l'aria sovrastante.

Mantova 18/05/2015 201


COMPOSTI ALOGENATI
HALON

Mantova 18/05/2015 202


Liquidi infiammabili
Materiali più leggeri dell'acqua
solidi di na- Miscibili
Tipo di Non miscibili Impianti Principali tipi
tura organica con Gas Metalli
estintore conl'acqua elettrici di azione
(carta, legno, l'acqua o
carbone) ( v e r n i c i, più
nafta,petrolio)
pesanti
Raffredda-
mento
Idrico X X Soffocamen-
to a famma
Meccanica
Formazione di uno
strato barriera che
Schiuma X X X impedisce il contatto
tra vapori e aria
X
(non su Raffreddamento
CO, X X X X relè, siste-
Soffoca-mento
mi elettro-
nici
Meccanica
Polvere X X X X X Soffocamento

Mantova 18/05/2015 203


5.1) Gli estintori portatili

L’ETICHETTA
1. Tipo estinguente e classe

Tratto da: Programma Leonardo “L’ESTINZIONE DEGLI INCENDI” CE


estinzione
2. Istruzioni per l’uso
3. Avvertenze sicurezza –
possibilità uso su
apparecchi in tensione
4. Estremi omologazione
5. Nome responsabile

204
5.1) Gli estintori portatili

La CAPACITÀ ESTINGUENTE degli estintori portatili si


indica con un numero seguito da una lettera che indica
la classe di fuoco estinguibile.
Il numero (dove previsto) indica le dimensioni del
focolare di prova relativo alla classe di fuoco
estinguibile.
Gli estintori, devono garantire un tempo di
funzionamento minimo stabilito in funzione della
capacità estinguente e della quantità di prodotto
estinguente.

205
5.1) Gli estintori portatili

L’estintore portatile a POLVERE è il mezzo di estinzione


più diffuso, data la sua versatilità, semplicità d’uso ed
efficacia.
La polvere è efficace su fuochi di classe A, B, C.
Normalmente si usa quello a pressione permanente,
tramite azoto compresso a 15 bar.
Unica controindicazione è l’eventuale perdita di
pressione o per un difetto o a seguito dell’uso (serve
l’immediata ricarica anche dopo erogazione parziale);
per questo motivo necessita di sorveglianza accurata.

206
5.1) Gli estintori portatili

L’estintore portatile a CO2 è il mezzo preferito nella


protezione di apparecchi in tensione e prodotti delicati o
di grande valore.
La CO2 è tenuta in pressione allo stato liquido, perciò il
contenitore è una bombola d’acciaio molto resistente;
pertanto è un estintore pesante.
Per i limiti d’efficacia della CO2, in genere è classificato
solo per i fuochi di classe B e C.
Servono componenti isolanti per maneggiare l’estintore
perché la CO2 erogata produce un forte raffreddamento.

207
5.1) Gli estintori portatili
Differenze tra estintori a polvere e a CO2

Tratte da: http://www.sirespa.it/antincendio/estintori.html

208
5.1) Gli estintori portatili

USO DEGLI ESTINTORI

1. Leggere le 2. Togliere la 3. Premere la leva di


istruzioni spina di apertura ed erogare
sicurezza l’estinguente

Tratto da: www.vigilfuoco.it/sitiVVF/ascoliPiceno/viewPage.aspx?s=85&p=11181

209
5.1) Gli estintori portatili
USO DEGLI ESTINTORI

1. Posizionarsi alla giusta 2. Dirigere il getto alla base


distanza per colpire il focolare delle fiamme e non sul
e non sprecare estinguente loro apice

Tratto da: www.vigilfuoco.it/sitiVVF/ascoliPiceno/viewPage.aspx?s=85&p=11181

210
5.1) Gli estintori portatili

USO DEGLI ESTINTORI

TRATTO DA ABC DELL’ANTINCENDIO

1. Attaccare le fiamme più 2. Erogare facendo un


vicine e poi quelle più distanti leggero movimento a
senza attraversare le prime ventaglio
con il getto

Tratto da: www.vigilfuoco.it/sitiVVF/ascoliPiceno/viewPage.aspx?s=85&p=11181

211
5.1) Gli estintori portatili

USO DEGLI ESTINTORI

TRATTO DA ABC DELL’ANTINCENDIO

1. Mai attaccare le 2. Se si agisce in più persone porsi


fiamme dallo stesso lato o in posizioni poste
controvento, ma a 90° - mai agire in modo
porsi con il vento contrapposto
alle spalle
Tratto da: www.vigilfuoco.it/sitiVVF/ascoliPiceno/viewPage.aspx?s=85&p=11181
212
5.1) Gli estintori portatili

USO DEGLI ESTINTORI

TRATTO DA ABC DELL’ANTINCENDIO

1. Con liquidi in fiamme orientare il 2. Per le fiamme di gas l’estinzione


getto per non proiettare fuori dal avviene orientando il getto nella
contenitore il liquido (si propaga stessa direzione della fiamma
l’incendio)
Tratto da: www.vigilfuoco.it/sitiVVF/ascoliPiceno/viewPage.aspx?s=85&p=11181
213
5.1) Gli estintori portatili

Ulteriori precauzioni nell’uso degli estintori

1. Dopo aver spento un principio d’incendio, aerare bene


i locali interessati;
2. non abbandonare i locali subito dopo l’estinzione ma
verificare che non vi siano riaccensioni;
3. non dirigere il getto di un estintore sulle persone, a
meno che non vi sia assolutamente alcuna altra
possibilità di spegnere il fuoco su di esse.

214
La rete antincendio può essere costituita da naspi che rappresentano, per la
possibilità di impiego anche da parte di personale non addestrato, una valida
alternativa agli idranti soprattutto per le attività a rischio lieve.

Mantova 18/05/2015 215


Mantova 18/05/2015 216
DPI

Mantova 18/05/2015 217


MASCHERA ANTI-GAS

La protezione degli organi della


respirazione in ambienti contaminati da
gas o va-pori nocivi può essere assicurata
mediante l'uso di maschere antigas, se
l’ossigeno è presente almeno al 17% e
l’inquinante abbia concentrazione
inferiore al 2%.

Mantova 18/05/2015 218


a)L'azione assorbente dei filtri antigas è normalmente compiuta da materiali che
hanno la capacità di assorbire le sostanze nocive. L'assorbente più comunemente
usato è il carbone attivo, che presenta una porosità elevatissima, ottenuto
mediante la carbonizzazione di sostanze vegetali e la loro successiva attivazione.
Ogni filtro è specifico per un solo agente o per una classe di agenti La protezione a
filtro è possibile solo quando si conosca esattamente la natura dell'inquinante e si
disponga del fil-tro idoneo.
b)La reazione chimica: nei casi in cui il carbone attivo si dimostra insufficiente, si
ricorre all'impiego di composti chimici in grado di reagire in condizioni dinamiche
con il tossico da filtrare, neutralizzandolo o trasformandolo in prodotti di reazione
gassosi non tossi-ci o tollerabili all'organismo umano.
c)L'azione catalitica: un particolare sistema di filtrazione è quello attuato a mezzo di
catalizzatori (es. filtri destinati alla protezione da ossido di carbonio).

Sono monovalenti, polivalenti o universali

DURATA??

Mantova 18/05/2015 219


AUTORESPIRATORI
Si utilizzano quando:
• ambiente povero (<17%) o privo di
ossigeno; il tasso d'inquinamento
atmosferico è eccessivamente elevato;
• non si ha alcuna conoscenza,
nemmeno approssimata, della natura
dell'inquinante;
• in tutti i casi dove non è sufficiente o è
dubbia l'efficacia dei dispositivi
filtranti.
A ciclo aperto: l'aria espirata viene
dispersa all'esterno attraverso la valvola
di scarico della maschera.
E LA DURATA??
volume bombola = Lt. 7
Pressione = atm. 200
autonomia= 7 x 200 : 30 = 45 minuti

Mantova 18/05/2015 220


Parte 3 – I rischi specifici nella scuola
 Introduzione
 Ambienti di lavoro
 Microclima e illuminazione
 Rischi elettrici
Rischi chimici – Etichettatura
 Videoterminali
 Cadute dall’alto
 DPI e organizzazione del lavoro
 Stress lavoro-correlato
 Movimentazione manuale dei carichi
 Rischi meccanici e attrezzature
 Campi elettromagnetici
222 222
Il Rischio Chimico
Nelle scuole sono esposti a rischio chimico:

 Il personale ausiliario che utilizza prodotti per le


pulizie;
 Docenti e assistenti tecnici dei laboratori di chimica;
 Gli allievi quando utilizzano il laboratorio di chimica.

223223
Cenni di TOSSICOLOGIA
Dose
• “Alle Ding sind Gift, und nichts ohn Gift; allein die
Dosis macht, daß ein Ding kein Gift ist.”

• “Tutte le sostanze sono veleni, non ne esiste


neanche una che non sia un veleno. Solo la dose
differenzia un rimedio da un veleno.”

Paracelso
(1493-1541)

225
DL50 di alcuni agenti chimici
Agente DL50 (mg/kg) *
alcool etilico 10000
sodio cloruro 4000
solfato ferroso 1500
morfina solfato 900
fenobarbital sodico 150
picrotossina 5
stricnina solfato 2
nicotina 1
d-tubocurarina 0,5
emicolinio-3 0,2
tetrodotossina 0,10
diossina (TCDD) 0,001
tossina botulinica 0,00001

*DL50 = dose che causa la morte nel 50% degli animali esposti
modificata da Casarett and Doull’s Toxicology, Mc Graw-Hill 2005 226
227
228
Curve dose-risposta
• NOAEL (NO-OBSERVED-ADVERSE–EFFECT LEVEL). IL LIVELLO DI ESPOSIZIONE IN
CORRISPONDENZA DEL QUALE NON SI VERIFICANO AUMENTI STATISTICAMENTE O
BIOLOGICAMENTE SIGNIFICATIVI DELLA GRAVITA’ DI EFFETTI NEGATIVI TRA LA
POPOLAZIONE ESPOSTA ED IL CORRETTO CONTROLLO. GLI EVENTUALI EFFETTI RILEVATI
NON SONO CONSIDERATI NEGATIVI.
• NOEL (NO-OBSERVED-EFFECT LEVEL). IL LIVELLO DI ESPOSIZIONE IN CORRISPONDENZA
DEL QUALE NON SI VERIFICANO AUMENTI STATISTICAMENTE O BIOLOGICAMENTE
SIGNIFICATIVI DELLA FREQUENZA O GRAVITA’ DI EFFETTI TRA LA POPOLAZIONE
ESPOSTA ED IL CORRETTO CONTROLLO.

LOAEL lowest observed adverse effect level


NOAEL no observed adverse effect level
LOEL lowest observed effect level
NOEL no observed effect level

229
Classificazione
A livello internazionale, l'International Agency for Research on Cancer IARC, agenzia
dell'Organizzazione mondiale della sanità (OMS) classifica i carcinogeni noti in 4 gruppi:

•Gruppo 1: l'agente (composto) è sicuramente cancerogeno per l'uomo. Le circostanze di


esposizione danno luogo a esposizioni che sono cancerogene per l'uomo;

•Gruppo 2A: l'agente (composto) è probabilmente cancerogeno per l'uomo. Le


circostanze di esposizione danno luogo a esposizioni che sono probabilmente
cancerogene per l'uomo;

•Gruppo 2B: l'agente (composto) è forse cancerogeno per l'uomo. Le circostanze di


esposizione danno luogo a esposizioni che forse sono cancerogene per l'uomo;

•Gruppo 3: l'agente (composto o circostanza di esposizione) non è classificabile in base


alla sua cancerogenicità per gli uomini;

•Gruppo 4: l'agente (composto) è probabilmente non cancerogeno per l'uomo.

232
Alcuni esempi di carcinogeni chimici, molecole e miscele

Aflatossina -Classe 1
Amianto -Classe 1
Benzene -Classe 1
Benzo[a]pirene -Classe 1
Cromo esavalente e suoi composti -Classe 1
Carbone, distillazione, gasificazione, combustione e produzione di Coke -Classe 1
Diesel, fumi di scarico dei motori alimentati dal combustibile -Classe 1
Alcool etilico nelle bevande alcoliche -Classe 1
Formaldeide -Classe 1
tabacco, fumo attivo e passivo -Classe 1
Nichel, nei suoi composti -Classe 1
Cloruro di vinile, monomero del PVC -Classe 1
Legname, polvere di segheria -Classe 1
Radon
Steroidi anabolizzanti -Classe 2A
Gas mostarda come l'Iprite -Classe 1 -carcinogeno bifunzionale

233
234
INAIL_Agenti cancerogeni e mutageni.pdf
236
Vie di penetrazione e modalità
d’azione
• Vie di penetrazione e modalità d’azione

237