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LA TECNOLOGIA DELLA GOMMA

Le materie prime,
la fabbricazione della gomma,
la calandratura, la trafilatura,
la vulcanizzazione,
le lavorazioni minori.

LA GOMMA NATURALE

La gomma un elastomero naturale (isoprene) ed


costituito da lunghe catene che ripetono un
idrocarburo base, composto da 5 atomi di carbonio e
8 di idrogeno.

La fondamentale propriet della gomma


lelasticit, ed determinata dalla disposizione
intrecciata delle catene che la costituiscono. Se
sottoposte a trazione, tali fibre, per un ampio campo
di valori della forzante, si distendono senza
scorrimenti relativi, e quindi senza che si generino
delle deformazioni permanenti.

IL PROCESSO DI PRODUZIONE
DELLA GOMMA
Materie Prime

Dosatura
Plastificazione
Confezione della
mescola
Magazzino
Mescola
Lavorazione della
mescola
Magazzino PF

LE MATERIE PRIME

Elastomeri (naturali o sintetici).

Agenti peptizzanti: impediscono che si riformino le


catene di elastomeri che, per facilitare lassorbimento degli
ingredienti della ricetta, erano state spezzate per mezzo di
una forte azione meccanica nella fase di plastificazione.

Agenti vulcanizzanti: si avr modo in seguito di


descrivere compiutamente il processo di vulcanizzazione.
Lingrediente principale lo zolfo giallo, o altri composti
che lo contengano.

Agenti acceleranti: sono dei catalizzatori introdotti per


ridurre il tempo di vulcanizzazione, migliorando la
produttivit dei macchinari.

LE MATERIE PRIME

Le cariche: sono delle sostanze aggiunte per


migliorare alcune propriet fisiche del materiale
prodotto. Vengono usualmente stoccate in silos:
cariche rinforzanti: servono a ridurre la sgretolabilit
del materiale e ad aumentarne il carico di rottura. Esse si
dividono in nere (la principale il nerofumo, sottoprodotto
della combustione del petrolio e dei gas naturali), e non
nere (ossido di zinco, carbonato di calcio e di magnesio,
ecc.);
cariche diluenti: servono a ridurre la densit del
materiale, notevolmente alterata dallaggiunta delle
cariche rinforzanti, senza per ridurne le caratteristiche di
resistenza; le principali sono: caolino, carbonato di calcio
non attivato, talco, ecc.

LE MATERIE PRIME

Plastificanti: sono utilizzati per facilitare la


plastificazione e per restituire flessibilit al prodotto
vulcanizzato; i principali sono acido stearico, acido oleico
e diverse resine vegetali.
Agenti protettivi: servono a prevenire lossidazione del
prodotto finito ed il deterioramento dovuto allattacco di
agenti chimici ed atmosferici.
Additivi speciali: servono a conferire caratteristiche
morfologiche speciali al materiale:

rigonfianti;
abrasivi;
coloranti;
antiappiccicanti;
...

LA DOSATURA

Il primo passo nel processo di confezionamento


della mescola la dosatura degli ingredienti che
andranno a costituire la gomma, secondo una
ricetta nota al produttore.
Di norma, la dosatura effettuata in modo semiautomatico:
il polimero base (naturale o sintetico), le polveri e gli
additivi solidi sono dosati manualmente, ma su
bilance collegate al sistema informativo, cos da poter
controllare in tempo reale la composizione risultante e
il rispetto dei dosaggi;
gli oli e gli additivi liquidi sono pompati in automatico
dai silos di stoccaggio direttamente ai mescolatori.

LA PLASTIFICAZIONE

La gomma, naturale o sintetica, prodotta in balle


che a temperatura ambiente risultano molto rigide.
La fase di plastificazione ha lo scopo di
ammorbidire gli elastomeri da lavorare perch
possano esservi aggiunti tutti gli ingredienti che
comporranno la mescola finale.
Le principali soluzioni impiantistiche a cui si fa
ricorso per plastificare gli elastomeri base sono le
seguenti:

mescolatori chiusi (Bambury);


mescolatori aperti;
plastificatori a vite.

I MESCOLATORI CHIUSI

Il mescolatore chiuso (Bambury)


una potente macchina con 2
cilindri irregolari racchiusi in una
camera. In essa viene introdotto il
materiale da plastificare che,
grazie allattrito con i cilindri e le
pareti della camera, si riscalda fino
a temperature superiori ai 140 C.
Il mescolatore chiuso sempre
posto vicino ad un mescolatore
aperto, che completa il processo in
esso iniziato. La potenzialit
produttiva molto variabile, e pu
raggiungere 1500 Kg/ora, con lotti
unitari che possono variare da 100
a 400 Kg.

I MESCOLATORI APERTI

Il mescolatore aperto
costituito da due grandi cilindri
controrotanti (lunghezza max.
220 cm, diametro max. 75 cm)
a superficie liscia, nel quale
viene introdotto il carico
precedentemente lavorato nel
mescolatore chiuso.

La mescola si trasforma in un foglio,


continuamente ripassato nel mescolatore
fino al raggiungimento delle condizioni
volute. Per questo motivo non esiste una sua
potenzialit produttiva standard, ma dipende
dai tempi richiesti dalla specifica mescola
lavorata; solitamente esso di rivela il collo di

I PLASTIFICATORI A VITE

I plastificatori a vite sono macchine in cui, per


mezzo di una vite senza fine (diametro max. 1 m),
si comprimono gli elastomeri base in un cilindro. Il
calore generato dallattrito con le pareti del cilindro
e con la matrice di uscita riscalda e modella la
gomma, plastificandola come richiesto.
Questa macchine, meno ingombranti rispetto ai
mescolatori, non trovano larga diffusione e
vengono usate solo in quei casi in cui si renda
necessaria una preventiva plastificazione delle
mescole gi prodotte prima di particolari
lavorazioni, come la spalmatura o la trafilatura.

PARAMETRI TECNOLOGICI DEI


MESCOLATORI

Il parametro fondamentale del processo di plastificazione


la temperatura a cui esso viene realizzato (trend crescente
plasticit temperatura per temperature superiori ai 100
C).
La temperatura di plastificazione dipende essenzialmente
dal rapporto di frizione, definito come:

Velocit
cilindro
superiore
Rapporto di frizione
Velocit cilindro inferiore

Un ulteriore parametro distintivo tra i due tipi di


mescolatori il range di temperature di esercizio, pi
basso sullaperto in virt degli scambi termici con laria. In
questo modo esso richiede pi tempo, ma evita il rischio di
scottare la gomma in lavorazione, cosa che potrebbe
accadere nel mescolatore chiuso.

ATTREZZATURE AUSILIARIE NEI


MESCOLATORI

Grembiule, che rimpiazza il cassone del mescolatore e


consiste in un nastro che corre sotto lapertura del
mescolatore e raggiunge la sommit del cilindro
posteriore; il naastro riconduce al mescolatore polveri
e altri materiali che cadono attraverso il traferro.
Rialimentatore: apparecchiatura per la mescolazione
meccanica della gomma che evita lintervento
delloperatore.
Coltelli, montati sul cilindro per tagliare strisce con cui
alimentare altre apparecchiature o pi semplicemente
per facilitare la rimozione della gomma dal
mescolatore.
Raschiatori con lama, per asportare mescole molli.

LA CONFEZIONE DELLA
MESCOLA

Il processo di confezione della mescola avviene in


rapida sequenza rispetto al processo di plastificazione,
e viene svolto sugli stessi impianti (in serie
mescolatore chiuso e aperto).
A distanza di pochi secondi da quando le balle di
gomma sono state introdotte nel mescolatore e sono
state plastificate, vengono aggiunti secondo una
sequenza predefinita gli ingredienti che costituiranno
la mescola.
I tempi, i rapporti di frizione e le temperature sono
distintivi di ogni mescola e costituiscono i parametri
tecnologici del processo di confezione.

LO STOCCAGGIO DELLA
MESCOLA

Usualmente dopo la fase di confezione, la mescola


viene tagliata in strisce e stoccata per qualche
giorno, perch possano uniformarsi le sue propriet
e possano affiorare eventuali difetti, come
scottature, efflorescenze di ingredienti non ben
mescolati, ecc.

LA CALANDRATURA

La calandra una macchina costituita da due o


pi cilindri lisci e riscaldati; essa pu essere
utilizzata come un mescolatore di precisione,
anche se il suo scopo principale quello di
trasformare le strisce grossolane che derivano della
fase di confezionamento in sottili fogli di gomma.

LA CALANDRATURA

Cos come nelle lavorazioni per deformazione


plastica dei metalli, anche nella lavorazione della
gomma linflessione dei cilindri pregiudica la
qualit del prodotto. In basso riportato lo schema
di una calandra modificata con cui si pu risolvere
questo problema.

Calandra scarica

Calandra carica

LA TRAFILATURA

La trafilatura consiste nel forzare del materiale


caldo e preventivamente plastificato in un tubo,
che termina con una matrice che conferisce al
prodotto la forma voluta. I tipici prodotti in gomma
ottenuti per trafilatura sono tubi, camere daria (in
disuso), battistrada dei pneumatici...

LA SPALMATURA

Viene utilizzata per la produzione di tessuti


impermeabilizzati, e consiste nella disposizione di
un sottile strato di mescola (35 millesimi di mm) su
di un tessuto.
Quindi si effettua una vulcanizzazione a freddo.

LIMMERSIONE

Alcuni prodotti in gomma sono ottenuti per


immersione di un modello in mescola liquida, con
successiva solidificazione. Tipico esempio la
produzione di guanti.

LA VULCANIZZAZIONE

La gomma grezza non viene usata quasi mai in prodotti


finiti (a meno di alcune suole per scarpe), e questo perch:
appiccicosa;
sgretolabile (Carico a rottura: 17Kg/cm2);
fortemente sensibile al caldo e al freddo.

Nel 1843 Goodyear scopr che il trattamento della gomma


ad elevate temperature in presenza di zolfo eliminava tutte
queste criticit, inducendo moderate controindicazioni (es.
aumento di densit). Egli chiam questo procedimento
vulcanizzazione.
Come ulteriore vantaggio, la gomma vulcanizzata ha
eccellenti caratteristiche di elasticit, migliorando
ulteriormente la sua principale propriet.

LA VULCANIZZAZIONE

La vulcanizazzione pu essere diretta o indiretta:


diretta: in questo caso lo zolfo viene aggiunto direttamente
nella fase di lavorazione;
indiretta: in questo caso lo zolfo si libera da elementi che lo
contengono i quali vengono aggiunti durante la lavorazione.

TECNICHE DI VULCANIZZAZIONE

Un primo tipo di
vulcanizzazione
detta in vapore
libero. Questa
tipologia di
vulcanizzazione si usa
per tubi, piccoli cavi,
camere daria ed altri
oggetti che non
hanno bisogno di un
Ci si serve di apposite autoclavi in cui i prodotti,
sostegno come in uno
in presenza di zolfo, vengono riscaldati secondo
stampo.
un preciso ciclo termico.

TECNICHE DI VULCANIZZAZIONE

Di gran lunga pi importante la vulcanizzazione


in stampo; le condizioni di temperatura e
pressione vengono create attraverso presse
idrauliche e riscaldando gli stampi.

Le tecniche principali sono:


stampaggio a compressione ;
stampaggio per trasferimento: particolarmente
indicato per la produzione di pezzi che contengano
inserzioni in metallo;
stampaggio ad iniezione, mutuato dalla produzione
delle plastiche, ha elevate caratteristiche di produttivit.

TECNICHE DI VULCANIZZAZIONE

TECNICHE DI VULCANIZZAZIONE

Gli stampi sono realizzati in acciaio, e nel loro progetto


si deve tener conto di tutte le problematiche (canali di
bava, sottosquadri, sovradimensionamento, angoli di
sformo, ecc.) che usualmente guidano il progetto di
stampi per la deformazione plastica dei metalli.

Un caso particolare della vulcanizzazione in stampo


la vulcanizzazione in stampi in autoclave, in cui pi
stampi sono impilati e, pressati da un pistone, sono
posti in un autoclave per compiere il ciclo termico di
vulcanizzazione. Questa tecnologia usata nella
produzione dei pneumatici.

TECNICHE DI VULCANIZZAZIONE

Un ultimo tipo di vulcanizzazione quella a


freddo, usata per articoli ottenuti per immersione
in mescola (es. guanti). I questo caso la
vulcanizzazione avviene per immersione in una
soluzione di monocloruro di zolfo, con grandi
problemi di sicurezza a causa dellestrema
pericolosit di questa sostanza.

LO PNEUMATICO

Lo pneumatico moderno nacque nel 1888 ad opera


di J. B. Dunlop. Nonostante fosse un settore dotato
di un enorme potenziale, lindustria dello
pneumatico non si afferm fino al 1913, quando
venne standardizzata la tipologia di attacco al
cerchio.

LO PNEUMATICO

Un moderno pneumatico costituito da pi di 75


componenti, ma i sottoassiemi principali sono tre:
il battistrada: la parte a contatto con lasfalto, ed disegnato
in funzione della tipologia di prodotto; deve presentare ottime
caratteristiche di rigidit e di resistenza allusura;
la carcassa: la struttura dello pneumatico, e deve presentare
caratteristiche di grande flessibilit e robustezza; nella sua
parte a vista essa ne costituisce i fianchi, ma ovviamente si
estende anche sotto al battistrada; costituita da tessuti di tele
rivestite di mescola;
il tallone: lelemento che unisce lo pneumatico al cerchio, e
deve avere caratteristiche di grande tenacia poich attraverso
di esso si scambiano tutte le forze di tenuta e di contatto;
costituito da cerchietti di acciaio rivestiti di mescola, che
sostengono anche i tessuti che costituiscono la carcassa.

LO PNEUMATICO

LO PNEUMATICO
Preparazione
della mescola
per il battistrada

Preparazione
della mescola
per la carcassa

Preparazione
della mescola
per il tallone

Trafilatura del
battistrada

Rivestimento su
calandra del
tessuto del cord

Trafilatura dei
fili del tallone su
matrice a T

Posizionamento delle tele, dei


cerchietti, dei talloni e del battistrada
nello stampo vulcanizzatore

Vulcanizzazione in autoclave in
stampo

Apertura dello stampo, sbavatura e


controllo qualit

Stoccaggio