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L’editoriale

Vito Cerullo di Lucia Ielpo

Poesia Parola in crisi?


‘Ogni pubblicazione è una co-
parola intesa come testo poetico ma
anche come semplice lessema che
mente, fino ad essere suono, rumo-
re, evocazione di uno spirito-carne
glionata e la prova di un tratto costella la nostra vita quotidiana, che rutta, che escrementa, che
negativo del carattere. Pubbli- nasce da un’esigenza di adeguamen- ‘diviene’ nel suo ‘essere fisiologico’.
care l’intelletto è il più vergo- to, di coerenza tra la lingua e il nuo- Parola in crisi, dunque, ovvero in
CLESSIDRA L’ESTATE DEI MORTI
gnoso dei crimini ed io non ho vo soggetto contemporaneo. Sogget- trasformazione, che celebra final-
esitato a compiere più volte to che in realtà celebra il suo non- mente la sua scomparsa, la morte di
Rovesci Stranezza esserci, la sua assenza, il suo chia-
questo crimine più vergognoso dio, il suo lento ma non per questo
amore, di un viaggio marsi fuori dal ‘discorso’, rinuncian-
di tutti […]. Che buona idea è indolore adeguamento al nulla, pas-
vita ferma incamminato stata non aver pubblicato Nie- do definitivamente a qualsivoglia sando per il corpo, come grido come
al tempo della loro estate. tzsche e Schonberg, per non ‘diritto d’autore’. Questo nuovo pianto forse, come un’onomatopea
già accaduta,
parlare di Reger, non me lo soggetto ‘parlato’ più che ‘parlante’, che scioglie il verbo in sangue, corpo
null’ altro Dormiveglia del cuore
perdonerei mai.’ che si esprime piuttosto nei vuoti, che sente.
per vitrei coni ad occhi aperti,
nelle linee spezzate, cha ha smarrito
d’aria. non ricorda Thomas Bernhard Credo nella parola che ‘ignora’, che
la cifra degli echi ‘The word is flesh’, recita lo slo- disprezza se stessa, che si dice per
Misura
che salgono dal sogno. gan-manifesto che ispira l’opera di distruggersi, per perdersi in ‘thin
del tempo trascorso.
W.S.Burroughs. La parola è carne, air’.
Piovono Aria diversa
come un’altra domenica.
dunque, soggetta ai normali proces- Forse dall’accavallamento delle cor-
a sabbie rosse
si di invecchiamento e decomposi- de vocali, dalla parola che balbetta,
le spiagge della terra Dormiveglia del mattino
zione di cui il corpo è vittima inevi- dalla dissacrazione del testo, forse,
su cieli distesi. del cielo, nel variare
tabilmente. La parola, questo testo può nascere una nuova parola priva
E il sogno inavverato delle nuvole e il sereno. bucato, frammentato, disperso nel- di passato che in poesia come nella
dei giganti la ‘orizzontalità’ di complessi se- vita ‘reale’, quella che non sogna,
é anche tuo prigioniero; VERSO IL SONNO mantici che si equivalgono, che si possa tornare a ‘raccontare’. Ma
sovrappongono, irriducibili all’uno prima che accada questo, tutto è
ancora e sempre
unico della parola ‘sacra’. Il pensie- ancora solo ed unicamente
portato dalla terra Reti discese
ro post-moderno ha consegnato alla ‘littérature’.
tocca l’ombra appena a clessidre di luce, storia una parola decostruita dal peso le coordinate spazio-temporali e si è
diradata dell’azzurro finale musica. ontologico di una profondità consegnato al sentire schizofrenico.
e non trova il cielo. Si scioglie il fumo ‘verticale’, concedendo alla parola L’artista-scrittore rinuncia ad essere
stessa la possibilità di smarrire il sen- monodiegetico, rinuncia a conoscere Hanno collaborato a questo numero:
di ultime nuvole
in lontanissimo cielo.
so, di dimenticare il concetto di ori- la sua stessa opera, scrive seguendo • Rino Malinconico
gine, di cancellare il soggetto stesso sentieri intrecciati che non conosco- • Tullio Fontana
Trattengo attento
che la pronuncia. Al Verbum, alla no un inizio, disprezzano ogni ‘fine’. • Bianconiglio
un sottile filo bianco
parola dell’origine, si sostituisce la Egli ascolta piuttosto il respiro che • piggilupin
come reti ritirate, babele del linguaggio,’ finalmente il gonfia la parola, indovina il signifi- • Vittorio Racioppi
lentamente, a riva. ritorno al caos prima del ‘segno’, alla cante che straborda dalla riga, gratta
• Davide Dalmiglio
Mi esce un’ eco dalla bocca. pluralità, alle lingue intrecciate, ai un nuovo senso-nonsenso sotto la
• Pasquale Amendola
suoni, ai rumori, alla ‘giungla’ delle parola cancellata.
corrispondenze. • Melpier
Anelo alla scrittura schizofrenica. La
Questa consapevolezza ‘altra’ della parola rarefatta che si svuota infinita-

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Ecolalìa lunare
'NCANTO MAMMA SEMPE MAMMA
di Lucio Spampinato
Prosa Cuntanno 'e stelle, t'abbraccio, Ire nu bucciuolo
rignennete 'e carezze e de suspire. quanno t'aggio addurata p''a primma vota.
Una voce sbuffata da un alito di birra ti ha investito alburno “.
L'anema mia 'nzieme a' toja, Po' si addeventata na rosa prufumata,
di soprassalto. Chi è? Istintivamente, hai pensato a Ormai eri sensibilmente più calmo, ma dell’idioma dint'a ll'incanto 'e sta notte d'ammore... delicata,
Gigino: l’ora e l’alcol coincidevano, mancavano solo i oscuro hai percepito solo la completa estraneità al
cani nottambuli. Ti sei voltato lentamente, prima a Stu mumento è tutt' 'a vita... maravigliosa mamma d''e figlie mieje.
precedente e, questa volta, hai ritenuto soltanto la
destra e poi a sinistra, ma non c’era nessuno. Dove ti 'o riesto è sulo suonno. Si stata amante, amica e cunsigliera,
parola alburno.
trovavi? Piazza della Repubblica era distesa nel suo ma 'o tiempo,
deserto luminescente; un vento ostinato e freddo ti ha Non avresti mai creduto di trovarti a quarant’anni in
preda a vocazioni dall’oltremondo. Ma poi chi ti assi- sti petali a uno a uno 'e fa caré…
fiaccato le ossa e la volontà.
curava che si trattasse proprio dell’oltremondo? Stai turnanno a' essere n'ata vota mamma,
“Gehst du gegen das decumano!” Ma chi era a gridarti 'E PAZZIELLE
Eppure decumano e alburno hanno qualcosa in comu- ma sta vota sulo 'a mia.
parole incomprensibili? Sembrava tedesco, ma non
afferravi il senso. Una rabbia ormai sorda cominciava ne e in questa ridente cittadina significano una sola
Sì, perdunàtece
ad assalirti per lo strano tipo di incubo mai sognato cosa: via Mazzini.
p''e patimiente ca nun v'avimmo dato,
prima. Non hai trovato un modo per verificare se Hai riflettuto sui nomi delle strade: la vita degli uomi- L'ALBA
p''e paure d''e bumbardamente,
stessi dormendo o se, per caso, fosse un’allucinazione. ni, la storia dei vincitori e a volte delle vittime si spec-
chiano negli epigrammi binomi delle targhe. Una ca- p''e pprivazione ca nun v'avimmo fatte cunosce-
Di solito, prendere coscienza dell’assurdo intrinseco
re... È ll'alba,
delle rappresentazioni oniriche ti ha aiutato a sve- tena di rimandi infiniti.
...e 'a famma, chella vera: me trovo a via Caracciolo:
gliarti. Ma questa volta non La luna rotonda roto-
c’era verso. quanno ce steva 'o ppane, era 'na festa. quant'è bella Napule,
lava sull’arco della
Tutto chesto 'e pate nuoste ce l'hanno dato. me pare na fémmena doppo na nuttata d'ammore.
Hai tentato di riorganizzare notte, quando hai de-
i pensieri. La tua logica, il ciso di percorrere il Avissev'avuta vedé comm'eramo felice Stenne 'e braccia ncopp' a stu mare,

tuo unico bene. E’ stato decumano orientato 'e desiderà 'na pazziella! areto 'a muntagna 'o sole chianu chiano appare,
sempre così, anche quando verso l’Alburno. Ma vuie avite raggione, Me pare na coppa 'e spumante...
non riuscivi a risolvere in Nel vento freddo la tutte st'avventure nun l'avite canusciute, L'onne plàcide, sciulianno, accarezzano sti scoglie...
trigonometria un problema montagna era costella- ogne ghiuorno pe' nnuje 'a sopravvivenza era na sto 'ncantato a 'mmirà tanta bellezza.
per i tuoi allievi di terza ta di luci bianche, co- vittoria. Ma tutto 'nzieme na voce me porta a' realtà:
liceo, quando insegnavi da me un presepe nottur- Po' è fernuto. "Signó, spustate sta machina c'aggia scupà ".
precario. Ti tornava sempre no. Ce truvajeme uommene, ancora giuvinotte, Mentre m'avvio penzo:
quella stramaledetta funzio-
“Ja, Ja verdammter penzanno a chelli ppazzielle sempe desiderate. no, nun sarrà na scupata ca me 'nguaiarrà 'a jurnata.
ne sinusoidale e la mano
Grieche, daß Sie mich L'avimme date a vvuje...
correva da sola a disegnarne Traso dint' 'a machina appiccio 'a radio;
verstehen!” ha ripreso perdunatece si pazziàveme cu vvuje.
il grafico, come un cane na canzona:
la tua allucinazione
che, liberato dal guinzaglio, "...che bella cosa è na jurnata 'e sole... ".
acustica. Adesso pro-
fili dritto alla sua cuccia,
prio non ci hai capito un cazzo, ma ti sei avviato lenta-
buono buono.
mente come annebbiato da un torpore, da un velo di
L’unica cosa che avevi capito era la parola decumano. stanchezza pesante come millenni.
Ma che senso aveva? Quasi in risposta al tuo fosco du-
Per le strade vuote, hai camminato come in un cimite-
bitare, scoccata dai cedri sovrastanti e alti verso la
ro, ripassando a memoria l’indirizzo di qualche amico.
notte infinita, è arrivata una nuova vociferazione in-
fernale: “O δρόμος που κατευθύνεται προς το Poco prima della lanterna rossa, c’era la casa del poe-

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ta. Una coperta di oscurità la tutelava dalle angosce diur-
Silloge dalla raccolta ne e dai gatti in amore.
Un rantolo lieve, ti ha indicato un uomo non più giovane
“ E ccerase “ addormentato su un giaciglio di cartoni. Hai fatto per
avvicinarti e quello si è sollevato mostruoso nel volto
deturpato ed un orbita vuota.
Poesia di Pasquale Amendola “E’ tornato per colpire ancora, pisogna far’ kvalcosa,
prego sig-nore!”. “Questo è un tedesco” hai pensato ,
“come la voce più insistente”. “Di chi parla, chi è tornato
per colpire ancora?” . L’uomo ti ha consegnato un bran-
Nota biografica dello di carta ed è fuggito via urtandoti con forza. Hai
LACREME E RICORDE battuto la testa per la spinta e sei rimasto riverso sul sel-
ciato. Poi più niente.
- "Uéh staje pure tu cca, trase me faje cumpagnia. “Stanotte hai parlato molto nel sonno, amore. In tedesco
Nu juorno sarraie pure tu comme sarragg' io: e in greco, credo” ti ha detto tua moglie, guardandoti
Pasquale Amendola, nato a Napoli 1'8 nu cuppetiello o na varchetella mmano a nu criatu- con tenerezza e radiosa in volto. “Non ho voluto sve-
marzo 1938. ro". gliarti”. In una mano hai trovato un foglietto che subito
- "Ma che staje dicenno? Chella è 'a gelusia ca te hai voluto leggere: “ … mulieres omnes indifferenter
Discende da una famiglia di artisti il pa- fa parlà. prostituit” e più in basso “Marcoaldo di Anweiler”. Tu
dre Gaetano, affermato tenore dagli anni Io mo aggio ricevuto applause a scena aperta, non parli quelle lingue ma ecco spiegato l’incubo: qual-
10 ai 40 del Novecento e la sorella Tina 'o dicitore ha avuta fà pure 'o bis, che giorno fa il viaggio di lavoro in Grecia e ieri hai par-
cantante hanno fatto parte di note com- lato con un vagabondo tedesco, originario della provincia
tu vai truvanne! ". AVVISO AI LETTORI
pagnie napoletane tra cui "Cafiero e Fu- di Anweiler e gli hai raccontato del luogotenente impe-
- "Nun ce penzà pure a me è succieso 'a stessa
mo". cosa. riale che espugnò il castelluccio, dopo aver messo a ferro
e fuoco i casali circostanti e violentato con la soldataglia
Si pregia di far parte del Salotto Tolino di
Statte quieto, nun te rammaricà, Desideri ricevere direttamente a
molte donne, senza distinzioni di ceto.
'o nicessario è ca simmo nate, casa tua i prossimi numeri di
Napoli; è lì che comincia ad amare la poe- “Il mondo non è poi così abbandonato al caso, dopo tut-
hê 'a vedè quante nun hanno avuto chesta furtu-
sia dopo un'avventurosa esistenza di cui to” hai riflettuto, mentre fai scorrere l’acqua calda per “Nugae—Scritti Autografi” ?
na".
ha in preparazione un libro di racconti di farti la barba. Da oggi è possibile… !
Só passate tant'anne,
vita vissuta. “I sogni, in fondo, sono rappresentazioni, elaborazioni
nu criaturo arape nu teraturo, Puoi chiedere maggiori informa-
scavanno, trova dduje fugliette scritte.
contorte delle esperienze della veglia”
E' socio dell'Associazione Nazionale Poeti zioni sul rimborso forfetario di 10
e Scrittori dialettali e membro dell'Asso- Nun ne fa nu cuppetiello nè na varchetella, Al bar hai preso ancora un caffè prima di andare al lavo-
euro (annualità) comprensivo delle
nc''e pporta 'o nonno e le dice:
ro. Hai dato uno sguardo al giornale, sfogliandolo velo-
ciazione Culturale "Rinascita Artistica cemente. spese di spedizione, telefonando
Partenopea". "'O no' che nce sta scritto?".
“Battipaglia. Il noto miliardario tedesco Marcwald E- ai seguenti numeri di Redazione:
'O nonno 'e llegge,
yberg, intenzionato ad acquistare il castelluccio e la colli- • 347-3098430
e 'e llacrime nfonnono 'e fugliette.
na circostante da adibire a campo da golf, è stato accol-
Chi sa si 'e llacrime só sulo 'e ssoje.
tellato stanotte da un connazionale, un senza tetto che • 333-5297260
pare meditasse da tempo l’aggressione. Oppure via e-mail all’indirizzo:
Le sue condizioni non sono gravi. Prima di essere tradot-
scrittiautografi@tiscali.it
to alla vicina casa circondariale salernitana, l’aggressore
avrebbe dichiarato di dover riparare a un torto vecchio di
secoli”.

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LE TRE ZANZARE

Favola politica
Prosa Raccolta dalla bocca di un Durito di Acerra du-
rante le veglie al presidio contro l’inceneritore
di Rino Malinconico Punto d’incontro
Via Roma, 64
C’erano una volta tre zanzare. Scorazzavano mente che non era quella la via, perché a stare appesi Battipaglia
libere, per quanto possano essere libere le zanzare; sfio- al braccio ci si rimettevano le alucce e anche il resto:
ravano i prati verdi, si nascondevano tra gli alberi om- “Non bisogna dargli l’agio di spiaccicare le sue manac- Inizio spettacoli
brosi, sostavano lungo i cespugli di malva. Stavano as- ce su di noi. E l’unica maniera è di pungerlo e scappa-
sieme, e poiché possedevano caratteri molto diversi, re.” “Scappare? Scappare? Ma quale scappare!” La voce Martedì nove Novembre
non di rado si trovavano acremente a questionare. Con- della zanzara impulsiva vibrava d’indignazione. “Fuggi
tinuavano però a girare tutte e tre tenendosi a vista, in pure tu, io non mi staccherò di certo dalle sue carni. E Ore 20.30
unica formazione, fianco a fianco sotto il sole d’estate o vedremo chi resterà in piedi alla fine!” “Vedremo pro- Martedì 9 Novembre
ai primi freddi d’autunno. Nella cattiva stagione si rin- prio quale piede resterà alla fine” s’associava gongo- La notte di Michelangelo Antonioni
tanavano in minuscole buche, negli incavi del terreno lante la zanzara svanita, cercando di imitare la voce
Martedì 16 Novembre
odoroso, ad aspettare con lunghi silenzi il sole malan- squillante dell’amica e indirizzando un nugolo di boc-
drino della primavera, un po’ sbadigliando, un po’ liti- cacce alla zanzara giudiziosa. Satyricon di Federico Fellini
gando. Si liberarono allora, con un violento stratto- Martedì 23 Novembre
Poi un giorno giunse un omone nel loro territo- ne, della poveretta che cercava di trattenerle e di farle Una giornata particolare di Ettore Scola
rio, che prese le misure, portò i materiali e cominciò a ragionare, e partirono di furia alla volta dell’omone. Martedì 30 Novembre
fabbricare un enorme, tetro castello. Questi se ne stava su una sdraio, con un respiro ampio
e cavernoso. La zanzara ardimentosa, senza fare né ai Il sorpasso di Dino Risi
Ben sapevano le zanzare che gli uomini –e figu-
rarsi poi gli omoni grandi e grossi!- tutto distruggevano e né bai, puntò dritto sul rettangolo di luce disegnato Martedì 7 Dicembre

di quanto per disgrazia incrociavano: campi, fiumi, al- dal sole del meriggio giusto al di sopra della gamba Ultimo tango a Parigi di Bernardo Bertolucci
beri, fiori, bestie. Qualsiasi cosa. Modificavano i cicli scoperta dell’omone. Si fece largo tra i peli, s’empì Martedì 14 Dicembre
naturali e la vita cambiava di sapore, finché, poco a po- d’aria i polmoni, s’attaccò alla cute, un dito scarso
sopra il ginocchio, e azzannò con tutta l’energia che Ladri di biciclette di Vittorio De Sica
co, tutto moriva.
aveva in cuore. Martedì 21 Dicembre
Discussero dunque fra loro. “Bisogna mandarlo
via!” esclamava risolutamente la più impulsiva e litigio- L’omone dormiva sodo, travolto da un’epica La morte a Venezia di Luchino Visconti
sa. “Sì, sì. Mandiamolo via!” faceva eco la più svampita, sbronza. Nel profondo dell’incoscienza avvertiva sol-
che s’accodava quasi sempre all’altra, affascinata dal tanto un pizzicore lontano, simile al fondo dell’aspri-
sonoro tonante della voce. “Certo, è necessario man- gno che gli ballava in corpo; per il piacere d’una tale Organizzato dalle associazioni
darlo via. Ma bisogna trovare un modo e non sarà certo memoria, si mise a russare più forte, col timbro d’un
facile” principiava a riflettere senza strepito la terza zan- basso d’opera che stona. La zanzara, intanto, s’ingoz-
zara, la più tranquilla. “Egli è forte, molto, molto più di zava d’un sangue cremoso e scuro, che inebriava e
noi. Prenderlo di petto non è certo possibile...” “Ma bruciava nella gola.
che forte e forte!” l’interrompeva con foga quella im- Appena fu sazia da non poterne più, s’arrestò
pulsiva. “Se tu hai paura, ci penso io. M’attacco al brac- ansante e s’avvide che la sua compagna si librava anco-
cio e lo concio davvero per le feste: gli porterò via inte- ra nell’aria, timorosa d’avvicinarsi alla sdraio. Le fe’
ramente il sangue!” “Sì, sì. Attacchiamoci al braccio e cenno d’accostarsi, poi la chiamò, poi strillò. E come
beviamolo tutto!” ridacchiava la zanzara svampita. comprese che quella persisteva a ronzare alla larga,
La più tranquilla cercava di spiegare paziente- presa da uno sdegno crescente la raggiunse ondeggian-

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La fanciullezza irrimediabilmente, e contro volontà, do, l’agguantò per il collo e la sgridò col tono tremen- anche da altri posti: certamente a tutte le zanzare con-
Un gatto
perduta è spesso rievocata dal poeta, nella speranza di do che ha un sergente carogna quando strapazza il più viene di scoraggiare gli uomini e i loro castelli. Così se
un sortilegio di resurrezione. Si rimprovera, allora, di tremebondo dei novellini: “Che storia e questa che tu altre seguono il nostro esempio e ci aiutano, magari
non aver conservato “… una maglietta verde, /odore di non arrivi a mungere? Non sarà mica che hai creduto a pungendolo quando è in viaggio, o quando è da qual-
tabacco/ tra fresche fodere/ una ciocca di capelli/ allo- quella femminuccia paurosa? Non vedi che costui non che familiare, o magari mettendoci qui tutte insieme a
ra d’oro…”. Ma c’è ancora una chance a guardare bene ha neppure il coraggio di muoversi? Non perdere tem- tempestarlo di morsi…” “Ma tu sogni!” l’interruppe
“è un fazzoletto bianco/ impigliato tra ferme / arruggi- po, alzati, vieni con me.” E così dicendo trascinò la sprezzante la zanzara temeraria. “E sogni inutilmente,
nite leve, / non tornito”. Altra tecnica buona a riavvol- Apparenza appena mossa
zanzara riottosa alla gamba scoperta; bruscamente la perché tutto ciò non serve. Domani noi andremo e gli
gere la pellicola del tempo è gettarsi a capofitto in giochi Di mare, spinse ove già s’illividiva la pelle per il morso, poi, leveremo per sempre il sangue e la pelle. Se vuoi ve-
di fanciulli “trenta…trentuno…” e dare scacco al tempo sacramentando, la pigiò per il capo finché non avvertì nire, buon per te. E se no, stammi lontano, che non
per rimanere bambino, oppure saltare a “cavalcioni” sui Inarcarsi di docile schiena: che anch’ella succhiava. posso dar retta alle femminucce!” “Le femminucce! Le
compagni ricurvi (Uno sul precipizio della luna) e infine
Erbe tese e diverse Il banchetto durò a lungo, fino all’imbrunire. femminucce!” cantilenava allegramente la zanzara
restare “… ritto, in fondo/ al muro, a reggere la catena
E senza intoppi, che non fossero la pesantezza di sto- svampita, che ancora si beava dello stordimento del
del gioco/…/ sul precipizio della luna e della sera/ per A un vento di carezza.
trattenere la fanciullezza “. maco e un sentimento vago di vertigine. pomeriggio.
Nella calotta incorporea dimorano i defunti, o meglio il Dilatate e ritratte pupille, Immaginatevi il ritorno a casa: Un serpente, che s’aggrovigliava tra i sassi con
ricordo di essi e prima fra tutti la madre. E’ un mondo cantando a squarciagola entrarono nella le orecchie sempre all’erta, inarcò lenta-
Brivido di lieve altalena
affetto da lentezza: le nuvole vi scorrono quasi immobili buca della zanzara tranquilla e la copriro- mente il capo e sibilò: “E’ vero, è una fem-
e agli occhi dei morti le immagini si ripetono all’infini- Tra il tempo di un’onda no di motteggi. “Sei una sciocca, buona a minuccia senza fegato. All’omone bisogna
to. L’ascolto del silenzio è l’unica possibilità di suono e niente” le dicevano. “Ma quale scappare! dargli addosso e restarci attaccati. Se voi
giunge goccia a goccia, come il prolungarsi di un tuono E l’altra. farete così vi darò una mano anch’io. Sape-
Era a tal punto intimorito che neppure
sottovoce. Vertigine da uno stellato osava di muoversi. Così si fa. La prossima te bene com’è potente il mio veleno.” Le
Il sonno e il sogno, intimamente congiunti, costituisco- volta lo lasceremo morto stecchito.” L’al- zanzare sobbalzarono a quella voce e ancor
Che trema. più all’ultimo cenno. Non s’aspettavano
no il varco fra i due mondi, tanto che nella lirica Estate ( tra provava a ribattere: “Non vi fidate. Se
lauro ceraso) una danza di fanciulli può entrare da una è andata bene sarà dipeso da un qualche che fosse arrivato così vicino, il serpente,
finestra, camminare per i campi elisi del sogno e portare miracolo. Ma non vi fidate. L’unica è di col suo micidiale veleno. Di lui avevano
altro aroma alla stanza passata del poeta, cioè quella mordere e scappare subito, lasciando stare il sangue.” un’antica, tenacissima ripulsa. “Non gli dovete dare
Vito Cerullo mai ascolto” raccomandavano continuamente i genito-
dell’infanzia, nel luogo dove sola è possibile ogni ricom- “Oh, questa poi! Lasciar perdere il sangue? E che gu-
posizione. Spesso il poeta rinuncia alla tentazione del sto ci sarebbe a mordere?” “Che c’entra il gusto? Noi ri e, prima di loro, i nonni e i genitori dei nonni. “Il
trapasso per restare insonne, nella speranza di una con- s’era detto chiaramente che la faccenda era di cacciar- serpente avvelena tutto ciò che avvicina e cerca di
servazione lenta dell’esistenza. Nel registro del simbolo, lo. Ma ora non capisco più perché vuoi morderlo. Per mettersi nello stomaco tutto ciò che si muove.”
abbandonarsi alla vita sarebbe come dormire. farlo andar via o per il sangue?” “Embhé? Non è forse Volarono allora quanto più in alto poterono;
Trattazione a parte meritano le tematiche dei miti e la stessa cosa? Anzi è meglio, ché se gli leviamo il san- da lassù rifiutarono l’aiuto. “Non accettiamo la vostra
dell’amore. Ma dell’amore si può anticipare che esso gue quello addirittura muore.” “Muore, muore” fece offerta” dichiarò la più giudiziosa, che era tranquilla
trova il suo esito in quel mondo tenebroso e criptato, eco la zanzara svampita, con gli occhi chiusi e le labbra ma sapeva dire chiaramente pane al pane e vino al vi-
territorio metafisico che il poeta abita come seconda impastate d’ubriachezza. no. “Voi ci aiutereste solo per convenienza, per tener-
realtà. ci poi al vostro servizio: che so, come vedette o guar-
La sera stessa la zanzara tranquilla si mise a
Allo stile ermetico rimanda l’uso massiccio dell’indica- spiegare quello che intendeva con l’espressione diani che perlustrino per voi il terreno e vi diano da
tore spaziale indeterminato “A” che insieme al sostantivo “mordi e fuggi”. “Se lo mordiamo, e poi fuggiamo, e acchiappare le prede indifese. No, grazie. Non voglia-
assoluto concorre a realizzare l’essenzialità della parola. poi torniamo a mordere di nuovo, e così via, noi non mo ridurci all’infamia.” “E poi non ci serve aiuto. Per
Da notare ancora le belle sinestesie: “un odore giallino gli faremo davvero trovar pace. In tal modo non potrà l’omone basto solo io!” confermò sbrigativamente la
di fiore” in Estate, “in una curva azzurra di strada” in convincere neppure se stesso che la zona è tranquilla. temeraria. “Dicono di no, le avete pur sentite” conclu-
Europa, “musica di tramonto” in Battipaglia. I suoi amici non vorranno saperne d’avvicinarsi qui, se conciliante la zanzara svampita, timorosa in cuor
Riaffiorano, nei versi che vanno dall’84 al ’98, sugge- ed ei si pentirà di esserci venuto. Alla fine dovrà deci- suo che le altre, anche la temeraria, avessero passato il
stioni analogiche e simboliche che rinviano per ovvi mo- dere una volta per tutte cosa gli conviene: un castello segno dell’educazione e della prudenza. “Fate un po’
tivi agli ermetici “ meridionali”. da abitare da solo, con le zanzare sempre addosso? come volete” disse alfine il serpente, augurandosi fra
oppure andarsene da un’altra parte?” “ E quanto tem- sé che l’omone le schiacciasse in un colpo solo.
po ci vorrebbe per un simile risultato?” “ Beh, tempo L’indomani partirono tutte e tre. La zanzara
**** ce ne vuole. D’altra parte, se riusciamo a far sapere tranquilla scongiurava le compagne di fermarsi, di fare
che gli teniamo testa, forse potremo trovare aiuto un piano, di mordere e fuggire rapidamente. Ma le

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altre non le badavano. Giunsero dove era l’omo- si della manona, ma il sangue che le traboccava in Vito Cerullo: tenebra parallela
ne. Strizzando l’occhio alla compagna, la zanzara gola non la faceva neppure ragionare. “Ti concio io
temeraria cedette il passo alla zanzara tranquilla: per le feste!” riusciva a malapena a pensare. Con un
“Facci vedere tu, come si fa.” Il tono era dichiara- ruggito, al terzo tentativo, la mano dell’omone le fu
tamente di scherno, ma la zanzara paziente pensò addosso in tutta la sua enormità. La spiaccicò di di Lucio Spampinato
che forse poteva aggiustare le cose. Si mise per- piatto, completamente, senza che avesse neppure il
ciò d’impegno: volteggiò nell'aria, inquadrò l’o-
mone, s’abbassò velocemente in picchiata, lo
tempo di dire “mamma mia!” Saggistica
La svampita intanto, che mordeva e suc-
prese sul braccio, morse, fuggì. Un’imprecazio- chiava dabbasso sul calcagno, non s’era accorta di
ne terribile l’inseguì per l’aria. L’omone si tene- nulla. Il sangue la consegnava ad un effetto dolce di Con il vantaggio di una prospettiva biografica, In questa ecumene domestica, il poeta osserva la
va indispettito più che mai. S’era destato, infatti, stordimento, rallentandone i riflessi. Ma la zanzara derivante da una frequentazione durata ormai realtà fenomenica, spesso da dietro i vetri, come un
col gonfiore al ginocchio ed una voglia di prurito tranquilla, che volteggiava torcendosi disperatamen- quindici anni, mi è possibile delineare un profilo gatto sornione in attesa di predare, fruendo del be-
che non gli dava tregua. Il nuovo morso l’esaspe- te le mani, colse a tempo il movimento dell’omone. quantomeno tratteggiato di Vito Cerullo poeta. neficio di un sole caldo. Ma il gatto, che è doppio
rò. Sembrava un ossesso perché si dava grandi Guizzò rapida, raggiunse il calcagno e strappò via, Dovendo individuare un paradigma imperfetto zoomorfo del poeta, sa bene che la preda appartiene
paccate sul braccio e se lo strofinava vigorosa- di peso, la svampita, proprio all’istante in cui due per un ritratto sintetico ed insieme esauriente, al territorio limitrofo e segreto dove solo trovano
mente tra maledizioni e bestemmie. manone s’abbattevano sul punto del morso. Poi, sceglierò per quanto attiene le tematiche il pae- esito il sogno e l’amore, la dolce presenza dei defun-
Appena si ritrovarono al riparo d’una tirandosi a fatica la compagna, riuscì a sgusciare saggio-cortile di casa (e in campo lungo Battipa- ti e l’infanzia finalmente recuperata.
foglia, la zanzara tranquilla col viso illuminato chissà come dai pugni crudeli, che tagliavano l’aria glia), il viaggio, il vento, la fanciullezza, il mondo Per questo motivo, allungando il campo ottico, la
disse: “Avete visto? Se siamo veloci non riesce a ad afferrarle. dei morti, il sonno; questi ultimi tre elementi realtà di Battipaglia si presenta indefinita e “In un
colpirci.” “E’ vero” convenne la svampita. Ma la come domini vissuti nel presente e in piena com- baleno, città di luce” capace
Fu un giorno tristissimo di dolore. La svam- proprietà con la vita quoti-
zanzara temeraria, che in quel precipitoso “è ve- pita specialmente non si dava pace: piangeva, si di esistere solo in “… foto-
ro” aveva inteso un avvio di incrinatura, alzò su- diana consumata al di qua grafie/ di mie piazze…”.
strappava i capelli, si rotolava per terra. L’altra la del discrimine che separa il
bito la voce: “Bella prodezza! E a che serve mor- Gli uomini che la abitano
confortava e si sforzava di non cedere al pianto. “Se mondo reale dal mondo irra-
derlo se non gli porti via il sangue? Questa è una emettono voci subito
avessi insistito di più” si diceva con l’animo gonfio. zionale.
stupidaggine!” Poi guardò con severità la svampi- “…per altri svaghi
“Se avessi insistito di più…”
ta, che abbassava confusa la testa, e tuonò nuova- Riguardo allo strumentario ,/allontanate chissà dove,
mente: “Una stupidaggine!” Con la notte si fece nuovamente vivo il ser- stilistico, mi pare di poterlo non ascoltate/ più “. Si trat-
pente: “Belle amiche, che siete. E’ morta la più co- ricondurre in buona parte ta di una città per la quale il
Invano la zanzara tranquilla cercò di spie- raggiosa, e voi ve ne state a far niente! Che aspetta- (ma non senza invenzioni poeta si strugge “…di essere
gare l’utilità del “mordi e fuggi”; invano parlò del te a vendicarla? Andategli addosso e, mentre sarà autonome) a stilemi ermeti- qui e altrove”. L’altrove è
fastidio che in tal maniera si dava e dell’esempio occupato con voi, io lo morderò al piede.” Il sibilo ci. l’Europa sognata e altrettan-
che si suscitava. La temeraria non voleva sentire del serpente suonava suadente all’orecchio della to irraggiungibile. I viaggi
Il cortile di casa è abitato a
ragioni e sempre più aspramente urlava nelle svampita. E anche la zanzara giudiziosa prese a ri- del poeta sono stati pochis-
pieno titolo da tutti gli ele-
orecchie della svampita, la quale oramai non sa- muginarne le parole. simi finora: molti di più i
menti di un proscenio mediterraneo: un balcone,
peva da che parte voltarsi. Alla fine la temeraria, un arancio, gerani, rose, un lauro ceraso. La cor- viaggi immaginati. E il senso di questa difficoltà a
con un gesto che non ammetteva repliche e un “Sì, hai ragione, hai proprio ragione!” gridò conquistare nel viaggio altre distanze e nuove fron-
con una voce nuova la zanzara svampita. Non c’era nice meteorologica è quasi sempre di un sereno (“
secco: “Andiamo, sbrigati!”, s’involò verso il ca- Un interminabile azzurro” in Aprile-Maggio tiere resta nel verso della lirica Europa “ L’Europa è
stello in costruzione. Un po’ tentennante la più incertezza nei suoi gesti. “Dimmi come devo altrove”, ma forse ancor più nel mirabile emistichio
fare!” Il serpente sorrise: “Devi andare addosso all’- <insonnia> ) attraversato da pochi cirri lontani
svampita la seguì. La zanzara giudiziosa le richia- che restituiscono l’effetto di un mare lievemente ossimorico di chiusura “Patrie straniere”.
mava indietro, ma senza risultato: esse già si slan- omone, attaccarti al suo viso e non lasciarlo più. Al
increspato (“ Il cielo appena mosso/ sembrava il Il vento percorre indisturbato entrambi gli emisferi,
ciavano verso l’omone che continuava a toccarsi resto penserò io.” La zanzara tranquilla, a sentir
mare” in Non posso dimenticare). quello concreto e quello nascosto. Ma se nel dupli-
il braccio e a grattarsi la gamba. parlar così, si scosse dal mutismo, s’avvicinò al ser- cato feudo dell’irrazionale esso è latore di lettere fra
pente e con ira gli disse: “Vattene via. Abbiamo già Un mare navigabile e navigato, con cui il poeta
La temeraria si tuffò sulla spalla del co- può interagire e in cui passeggia con distrazione le anime amanti o riporta “la sembianza” di luoghi
un lutto. Non darcene altri. Attaccarsi al viso dell’- sognati, nel concreto esistente spettina odioso i ca-
losso, l’altra atterrò opportunamente sul calca- omone significa morire.” anche a costo di procurare danno (“ Vidi nel-
gno. Morsero e cominciarono a succhiare: con l’aria passare/il vascello dei cieli; /squarciai per pelli del poeta (“Non ho mai amato/il vento tra i
voracità la prima, timidamente la seconda. L’o- “Allora non volete far niente di niente!” caso,/con un dito, una vela” in Foglie di gerani). capelli; / bastava un soffio/ a farli disadorni” ) al
insinuò il serpente. “Non è vero. Faremo come a- Per quanto, poi, il quadro evocato rimandi ad un punto da difendersene persino nella “ …calma delle
mone cacciò un grido rabbioso e si diede una
vremmo dovuto fare dall’inizio: mordi e fuggi. E lo eterno speculare impalpabile, ad un regno paralle- sere”. L’idiosincrasia per il vento fa poi coppia nel
prima pacca sulle spalle. Non la prese. Se ne die-
cacceremo via di qua. Lo faremo per noi, per i no- lo tutt’altro che sereno, ma anzi venato da vistose poeta esteta con la paura di invecchiare: “Fammi
de una seconda e la sfiorò appena. La zanzara
stri figli. E lo faremo anche per la nostra povera pennellate di ipocondria, malato di un languore di morire prima/ che si spenga sul sorriso/ l’ultimo
temeraria vedeva con la coda dell’occhio l’agitar- raggio di giovinezza”.
compagna.” altrove.

8 33
L’ultima cosa che vide, girando il capo tra le
nuvole basse dell’orizzonte, fu il serpente: si
Davide Dalmiglio A QUESTO PUNTO IL RACCONTO PUO’
PROCEDERE IN DIVERSI MODI. stiracchiava beato dentro i detriti accumulati
dall’omone sul bordo di un dirupo, ad un tiro di
DECIDA IL LETTORE QUALE DEI SEGUENTI schioppo dal castello che s’andava costruendo.
FINALI
Poesia RISULTI IL PIU’ ADATTO A CONLUDERE LA
STORIA.
Secondo finale
“Dì piuttosto che hai paura. Avete pau-
ra, avete proprio paura. Tutte e due” disse perfi-
Contatore Stella rossa Primo finale damente il serpente. “Pensala come vuoi, noi
(futuribili resti) non ci faremo incantare dalle tue chiacchiere.”
“Dì piuttosto che hai paura. Avete paura, “Parla per te” intervenne nervosamente la svam-
Mi avviluppa la caviglia un rigagnolo pita. “Parla per te. Io non ci sto a non far nulla.”
avete proprio paura. Tutte e due” disse perfidamen-
levigato a zolfo e piombo, arricciato, te il serpente. “Io non ho paura” urlò con gli occhi “Non far nulla? E chi dice di non far nulla? Ado-
imbizzarrito in una serpentina nera Stritola pop corn con un tuffo della mano spiritati la zanzara svampita. “Era la mia amica, la pereremo la tattica del “mordi e fuggi”. Solo così
mia più cara amica. La vendicherò. La vendicherò forse potremo vincere.” “Forse… Forse…” le
alla radice, cisterne, polle sorgive fece il verso il serpente. “Neppure sai come an-
platea, poltrone, inciampi eccome!”
strapazzate da un contatore. drà a finire, e vuoi decidere
Non ci fu proprio nien- per gli altri.” “Io non decido
nel cinema muto. te da fare. La zanzara tranquilla per nessuno” ribatté piccata
Il piazzale, botole, gadget in poltiglia tentò l’impossibile per fermar- la zanzara tranquilla. “Dico
la, ma ella andò via col serpen- solo che non c’è altro mo-
il tramonto stramato al riparo dei tergicristallo Un binario, millepiedi+confine
te, che sorrideva come non do.” Il serpente tagliò corto:
i rally improvvisi, spremuti mai. Il giorno dopo alla zanzara “Basta. Vieni con me o resti
elemosinati in un surrogato d’avventura sullo schermo, a sinistra l’aereo, tranquilla, che non aveva chiuso con questa femminuccia pau-
occhio per tutto il tempo, arri- rosa?” La zanzara svampita
con tre dita di melma fra i denti della grata.
Dimitri cade in vite, tarlato di proiettili vò la notizia che temeva: la sua non se lo fece ripetere e
povera compagna era rimasta s’incamminò dietro il ser-
Il puzzle di pixel fa quadrato, abilità, spiaccicata sul viso dell’omone, pente. Anche la zanzara
La stella+rossa saluta dalle fiancate sotto uno schiaffo gigantesco, tranquilla tenne loro dietro,
tocco, il singhiozzo dei rulli mangiacarta, che aveva gonfiato l’intera fac- supplicando invano la com-
cartocciare denaro, perdere dignità cia. Il serpente se l’era invece pagna di ripensarci e di non
il calpestio in ritardo che ciondola nel buio,
e scomporsi in “a solo” da lustra
cavata, anche perché, al mo- mettersi alla coda del ser-
mento di intervenire, la vista dei denti aguzzi di un pente.
banconote sulla cromatura utile di uno spigolo. erpice in mano all’omone l’aveva portato a più ma-
baionette+lussuria/ trincee. tura riflessione. Tanto, con il castello egli poteva Arrivati dall’omone, il serpente diede
benissimo conviverci: l’uomo sopra, e lui sottoter- rapidamente le disposizioni: “Tu attaccati al vi-
Senza pensilina, dopo e dopotutto, so. E se anche tu vuoi far qualcosa –aggiunse
ra. Chi glielo faceva fare di arrischiar la pelle?
l’arcobaleno del benzene si mescola alla pioggia Schianto brusco dei neon e frecce verso casa.
volgendosi alla zanzara tranquilla, che se ne sta-
La zanzara tranquilla restò così immobile, a va sconsolata in disparte- devi agir come lei.”
che sferza di saluti le carene scolpite. fissare un punto che solo lei vedeva. Che fare? Che
fare adesso che era rimasta sola? Ripigliare a lottare La svampita eseguì a puntino le istruzio-
si tuffa dal naso in un irriverente volo ad ni: s’attaccò al viso dell’omone e prese a suc-
per scacciare l’omone? E poi? Aveva senso sopravvi-
angelo, rischia di toccare terra e rimpallare chiare. Il serpente intanto s’avvicinava alla gam-
vere alle compagne? E allora? Buttarsi addosso al
sulla piega lucida dei calzoni. gigante, succhiarlo e aspettare la stessa mazzata delle ba. L’omone avvertì la puntura e vide ad un
altre? Morir così? tempo il serpente davanti a sé. Con l’erpice lo
bloccò a terra. “Pietà! Pietà!” sibilò il serpente,
Rimase a lungo in tal maniera, gli occhi fis- che non riusciva a sgusciare dalla pressione dell’-
si, senza veder nulla. Poi lentamente si scosse, rac- erpice. L’omone s’accovacciò, lo guardò e disse
colse i suoi stracci e se ne andò per sempre lontano.

32 9
ad alta voce: “Guarda, guarda! Un serpente veleno-
so. E’ buono per cacciare i topi e gli insetti attorno al
noi. Abbiamo stabilito di andare in un posto dove nes-
suno possa tormentarci così. Che farai tu?”
Poesia Spleen Prosa
castello. Sta sicuro amico. Tu mi servi. Ti lascerò L’omone tergiversava, ma ogni giorno porta- di Vittorio Racioppi Prima persona singolare
andare a far buona caccia nel mio giardino.” Il ser- va il peggio. Lo “spleen” l’ho scoperto quasi per caso, ma con il tempo mi
pente a udir queste parole riprese pian piano il colo- sono reso conto che era solo qualcosa che avevo dentro.
rito e non la finiva più di scappellarsi. L’omone allo- Certo, anche le zanzare non se la passavano
Come chi nasce con una bella voce, io mi sento quel qualco- di Lucia Ielpo
ra allentò la presa e il serpente lestamente s’insinuò bene: ogni giorno non solo rischiavano la pelle, ma sa dentro, il mio mondo interiore che è lo spleen mi porta a
tra i sassi. dovevano sopportare i sarcasmi del serpente. “Belle vivere tutto in modo da volerlo scrivere, sperando che con
prodezze” diceva loro. “Il castello è quasi ultimato e una poesia possa toccare sempre un po’ di piu’ il cielo.
La zanzara giudiziosa aveva visto e inteso l’omone sta sempre là. A che servono i morsi?” oggi ho voglia della prima persona singolare, parole
tutto. Guardò la sua povera compagna, ferma sul DEVO TROVARE UN POSTO
proiettate fuori di me stessa con un lanciafiamme
viso dell’omone e guardò con tutto il disprezzo del Quando la compagna si scoraggiava la zanzara Devo trovare un posto per sgravar via per dimenticare tutto ciò che sono stata, il passato
mondo la coda del serpente che s’allontanava a bal- giudiziosa rispiegava da capo. E quando si scoraggiava tutta questa ansia; che mi divora la bocca che gratta i talloni che man-
zoni. Fece un sospiro lunghissimo e raggiunse l’ami- ella stessa, si dava animo in silenzio e non lo dava a
quella che ti prende allo stomaco gia tutte le strade tutte le fiammelle agli angoli degli
ca che succhiava alla disperata. vedere.
quando senti scorrerti la vita nelle vene, occhi. oblio velo che copre definitivamente chiusi i
Lo schiaffo le prese entrambe. “Toh, erano Alla fine la costanza fu premiata. L’omone balconi all'amore, uno dopo l'altro, ritirata, murata,
quando ti passa la vita davanti e vorresti stringerla.
in due” disse l’omone guardando le due macchie in- chiuse il castello e andò via. a cuccia sotto le coperte ed essere altro, la pienezza
Mi sento un mare dentro, sono come un recipiente
formi nel palmo della mano. Che festa quel giorno! Tutti gli animali venne- di uno sbadiglio diverso, un collare nuovo da adora-
colmo fino all’orlo,
ro a congratularsi con le zanzare, che non si tenevano re purché si dimentichi, il coltello che scava torrenti
ma adesso pronto a scoppiare per liberarsi dal peso di nelle ferite, la mano che tira la pelle, la spalla che si
più dalla gioia. Solo il serpente non era contento e a
tutto.
tutti cercava di dire che va beh, l’omone se ne era abbatte contro lo schienale della poltrona, nervosa-
Voglio inondare il tuo corpo del mio seme, mente, con le sigarette sotto controllo e il fumo ai
Terzo finale andato; ma mica per i morsi! E poi, vuoi mettere il
tempo che c’è voluto? Se avessero fatto come diceva renderti schiava del mio gioco, bordi del tavolino consumato. dimenticare, riparla-
lui, in quattro e quattro otto lo avrebbero steso per sentirti tra le dita senza freni, re riparlare riparlare fino a perdere la lingua in una
“Dì piuttosto che hai paura. Avete paura, sempre… sillaba e non ritrovarla più, fino a trovare acqua e
…ho bisogno della tua pelle.
avete proprio paura. Tutte e due” disse perfidamente ancora acqua sotto i denti che mi affoga fino ad im-
il serpente. Ma alla zanzara giudiziosa s’era svuotata Così diceva il serpente. Ma poiché nessuno gli Devo trovare un posto per nascondermi quando
mergermi nell'involucro che sono e dormire, senza
ormai la pazienza: “Vattene ora, che non ne possia- badava, si costrinse in ultimo a lamentarsi con i sassi. il vento spira forte,
parole, muta di sogni muta di fortuna e sfortuna,
mo più della tua presenza!” Il serpente ancora spera- Ma pure quelli lo lasciavano dire indifferenti. non voglio farmi trovare impreparato; silenziosa come un bacio immaginato caduta nelle
va nell’altra, e però la svampita pareva aver consu- basta lasciare un minimo la presa periferie di me stessa, senza suggerimenti, senza
mato tutta la voglia di vendetta: le era venuta l’im- e la vita mi sfugge di mano. indovini, ritorno al labirinto dal quale qualcun altro
magine della compagna spiaccicata e non ce la faceva Devo trovare un posto dove tu sarai sempre felice, è appena fuggito. salata di lingue asciutte sulla sab-
più a trattener le lagrime. La compagna la prese deli- bia, a tratti immaginata nella liquidità, cotta nelle
non voglio vedere i tuoi splendidi occhi languidi,
catamente per una mano e la portò via, lontano dal tracce dei passi, murata, insabbiata, ritorno all'emi-
serpente e dalle sue urla di derisione. ogni tuo singolo sguardo mi sembra una nuova
sfero della morte, spingo nella testa le mie spine,
alba nel mio cielo confuso. una ad una e mi verso nel bordo che straripa, nel
Poi spiegò con calma ancora una volta quel
che s’aveva da fare. La convinse. Devo trovare un posto, rossetto sbavato, nel tacco che vacilla. universo tra
ma chissà mai se lo troverò le gambe, dimentico ancora la saliva e l'apertura del
Da quel giorno l’omone fu continuamente
il modo per sentirmi appagato, desiderio, sciupata, distratta nell'assenza senza più
bersagliato dai morsi. Si dava schiaffi su schiaffi, ma
ma mi basta quel raggio di sole che hai sul viso.
bisogno, il calice ancora gorgoglia. il silenzio del
non riusciva a prendere le zanzare perché esse non si
silenzio, nulla che persiste, una membrana intorno
fermavano a succhiare: mordevano e scappavano. E
alla vita, insidiata dai rottami e dalla ruggine, pelle
parimenti accadeva a quelli che venivano a trovarlo, Per ricevere una copia fuori, pelle gridata, pelle sfilacciata, mi assopisco in
sicché dopo un po’ nessuno si recò più da lui.
di “Spleen” questo desiderio di non esserci, mutata nella riva
S’aggirava così solo per il castello, maledi- che si ritira, nel bastoncino di gelato sepolto dalla
cendo il luogo e il tempo. Ma accadeva ancor di più: “P a r o l e nel d e s e r t o“ scrivete una mail a
sabbia d'estate.
siccome s’era diffusa la voce della battaglia a colpi di spleen.db.g@virgilio.it
morsi, anche altrove le zanzare s’organizzavano in ...il nuovo film-documentario
indicando il vostro indi-
simil modo, martirizzando altri omoni suoi amici. ***
Questi, alla fine, non ne potettero più e andarono al scritto e diretto da Michele Nigro rizzo civico.

castello in ambasceria: “Devi deciderti. Le zanzare L’Autore sarà felice di con-


Per info: scrittiautografi@tiscali.it
non ti danno tregua; e non danno tregua neppure a dividere il suo “spleen”...

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sicuramente genuine e reazionarie. E persone die- gioco del sistema in cui viene costretto a vivere. La sola vita di Franz Cronenberg
tro queste idee che hanno cospirato contro un si- Sono gli inizi dell’era del consumismo italiano,
stema senza impugnare le armi consuete della po- laddove la formazione di ideali nuovi conduce l’in-
litica (poco credibile!), della lotta (contro chi?), dividuo ad un conflitto, una nevrosi. È il mal di
di Massimo Longo
dell’insurrezione (improbabile); ma cercando pro- vivere di Moravia, è la noia, la morte dell’ “essere
unico” che diventa “essere unidimensionale”. L’uo- Prosa
babilmente di sradicare da loro stessi un virus con-
mo non riesce a liberare una sua capacità di espri- Un tic tac tic di passo claudicante turbò profondamente Franz “Si, dopo il lavoro” disse Franz, “bene, e poi è venuto qui
genito con il quale hanno dovuto fare sempre i mersi, oppresso da un meccanismo che tende a che, seduto su di un pericolante sgabello di legno da bar, affon- per pensare a come affrontare la sera a casa, con sua mo-
conti: quando si faceva un viaggio all’estero, quan- inglobare l’individualità nella catena di montaggio dava la lingua vorticosa in un boccale di birra fredda. glie, cosa si può dire di carino dopo una dura giornata di
do si conosceva una ragazza nuova o quando si cer- della società. La società che classifica, fagocita, Tic tac tic, un suono sconnesso e sgradevole, che gli si avvicina- lavoro, non è vero?” A questo punto Franz trangugiò l’ulti-
cava di comunicare con una maggioranza arrogan- ingloba, risucchia gli individui in un imbuto di u- va, tanto che dovette voltarsi, lentamente, lasciar ruotare il suo mo sorso di birra, sul labbro superiore gli si disegnò una
fragile corpo sullo sgabello. sottile scia schiumosa. Poggiò il bicchiere sul bancone, si
te e classista. Non ce l’hanno con nessuno questi guaglianza davanti al denaro: tutti sono prodotti e
voltò verso l’uomo, ora lo guardava dritto negli occhi.
“esseri delle viscere”, stanno solo emergendo in tutto è produzione. Questo “mal di vivere” travol- Un signore piuttosto anziano si avvicinava al banco del bar, con “Senta, signor… non importa, io non so chi sia né cosa stia
superficie con le loro idee per dare libero sfogo ge ogni segmento della società investendo sia una estrema fatica si arrampicò sullo sgabello proprio al fianco di cercando qui, ma io le impedisco…”
alla propria fantasia, un viscerale sfogo di idee, borghesia istupidita, vittima della propria vanità e Franz, poi rifiatò e ordinò al barista un the con limone, ben
caldo, si raccomandò. “Ah!” fece l’uomo sollevandosi sullo sgabello e puntando
parole, progetti, intenzioni. frivolezza, sia un mondo proletario, incapace di
l’indice sul naso di Franz, la sua voce ora si poteva sentire
trovare gli strumenti necessari a liberarsi da una Franz si voltò per osservarlo, non lo faceva mai, neppure con in tutto il bar “io le consiglio di evitare questo stucchevole
Tentativi di comunicare attraverso libri, scritti, schiavitù del lavoro alienante e meccanicistico. quelli che si ritrovava seduti al proprio fianco, ma stavolta piagnisteo, lei dovrebbe piuttosto sorridere alla provviden-
fumetti, disegni che riempiono le strade grigie e Antonioni in questa sua idea vuole far prevalere un qualcosa aveva destato la sua curiosità. Il signore tirò fuori dalla za per averla fatta entrare oggi in questo bar, e di essersi
asfaltate di una comunità incupita e disgregata. Per punto di vista trasversale sulla rigidità del pensiero tasca un paio di occhiali sottili e li inforcò, poi prese a scarta- seduto proprio qui, su questo sgabello.”
dare un punto di vista diverso sulla realtà e sull’e- capitalistico dell’epoca: non condanna una classe, bellare dei sudici fogli che teneva in una cartellina rossa legata
con un elastico. “Oh, questa è bella” farfugliò Franz guardando Anselmo
sistenza. Un “in bocca al lupo” a tutti. E se qui in né assolve un’altra, bensì mette in risalto le con- come per cercare, senza per altro trovare, una qualche
superficie ci schiacceranno...non importa! Torne- traddizioni che borghesia e proletariato evidenzia- “Ancora una birra per favore” disse Franz, e lanciò uno sguardo connivenza che potesse rendere meno irreale quell’uomo.
remo nella fogna con le nostre parole, immagini e no in quegli anni. La distorsione è nell’uomo capi- al suo inopportuno vicino. Ora aveva dato il primo sorso al suo
sogni di libertà. the, schioccò la lingua sotto al palato al limone, diede due sec- “e sentiamo…ma lei, non ha avuto nemmeno la bontà di
talistico, l’uomo che si è formato secondo i valori presentarsi.” “Siete tutti uguali voi, quando vi capita una
della famiglia e del lavoro salariato, l’uomo senza chi colpi di tosse portandosi il pugno alla bocca, si tolse il cap-
Bianconiglio fortuna, una di quelle che mai vi sareste sognati, vi preoc-
ideologia che crede nel denaro e nel suo ruolo so- pello. Un volto oblungo, pensoso, e una quantità indefinibile di
capelli che teneva rigorosamente in ordine. Franz si stupì di cupate di conoscerne la provenienza. Mi dica un po’, lei
ciale e che poi tradito e disilluso dalla stessa socie- dal lunedì al sabato, dalle otto del mattino fino alle sei di
quanti capelli potesse avere quell’uomo.
Escursioni notturne tà che ne impedisce una sua affermazione e realiz-
zazione come individuo, svuotandolo, massifican- “Chi mai sarà costui?” pensò. A giudicare da come era vestito
sera lavora negli stabilimenti della Rosemberg, la fabbrica
di marmellate in barattolo, non è vero?”
dolo. doveva essere una persona di una certa importanza. Portava
Michelangelo Antonioni con “La notte”, prosegue “Si” disse Franz sgranando gli occhi, “e lei questo come lo
una sciarpa con delle righe incrociate blu e rosse, e un cappotto
il discorso sulla solitudine e il male di vivere, ini- nel film La notte a prevalere sull’analisi alla quale ci che doveva essere nuovo di zecca. Franz si preoccupò di infilar- sa? Mi ha forse seguito quando sono uscito dalla fabbrica?”
ziato nel 1959 con “l’Avventura”,film premiato al conducono i film di Antonioni, è l’esistenzialismo si nei pantaloni blu (era la divisa da operaio) un triangolo di “Non sia ridicolo” disse l’uomo ” non esiste nessuno al
Festival di Cannes. Le stesse tematiche le ritrove- dell’individuo vittima di un sistema meccanicistico camicia di flanella che gli precipitava sopra la cintura, poi infilò mondo tanto importante da meritarsi un mio pedinamento.
remo, nel successivo film “l’Eclisse” e in “Deserto e sempre più coercitivo. Marito e moglie vagano in la mano nella tasca della camicia e ne tirò fuori un pacchetto di Tanto più che la mia età mi renderebbe alquanto patetico
rosso”. Antonioni, in questi film, ha portato sulla una notte che sembra più avere i tempi del sogno sigarette, ne scelse una tra le tante e se la appiccicò al labbro, se mi mettessi a seguire uno come lei, con tutto il rispetto,
scena in quegli anni quelli che saranno gli effetti che della realtà, nel quale i due si trovano indiffe- infine si mise in cerca dell’accendino. s’intende”
perversi ed avvolgenti della nascente società capi- renti di fronte alle vicende che gli capitano e subi- “Abbia la bontà di non fumare” disse l’uomo, e alzò la testa e “Beh! Non è difficile” disse Franz “ mi ha visto ieri uscire di
talistica italiana, avviata verso una lenta ed inesora- scono gli eventi in maniera – quasi – passiva. Il puntò Franz, si tolse gli occhiali mostrando la nudità scivolosa qui e ha chiesto ad Anselmo”, a questo punto Franz si voltò
bile crescita economica che contemporaneamente loro sogno è il loro amore che si sta spegnendo, il del naso; “dia retta a me” aggiunse con ostinazione, “non accen- cercando lo sguardo di Anselmo, questi scosse la testa sen-
innesca quei processi di incomunicabilità e frantu- loro risveglio però è nella speranza di un domani, da quella sigaretta, la sua vita è ancora molto lunga, e se anche za parlare, continuò ad asciugare dei bicchieri con un pan-
mazione dell’essere. L’umanità messa in scena dal che risorga il sole nella loro esistenza e rinasca la lei non se lo aspettasse, può riservarle ancora una infinità di no bianco. g“Andiamo, non sia sciocco” fece l’uomo stizzi-
regista ferrarese è capace di recepire e fare sue le voglia di vivere. La notte si porta via tutte le pre- gradevoli sorprese.” to, “quelle due macchie che lei presenta con disinvoltura
istanze consumistiche di una ideologia capitalistica Franz schiuse le labbra mostrando tutto il suo stupore, quel- sui suoi pantaloni non possono che essere di marmellata.
occupazioni, la noia, la paura, per lasciare posto
che è pervasiva ed onnipresente, ma impreparata l’uomo parlava in un modo a cui lui non era abituato; aveva la Da quanti anni lavora in quella fabbrica? Dieci, dodici?”
alla speranza e alla lungimiranza dell’uomo. “Proprio dodici” disse Franz, e in quel momento l’uomo si
a dare un senso ad un modello di vita costrittivo, bontà di soffermarsi su ogni parola, e le meticolose pause che
piggilupin impiegava aspirando grosse boccate d’aria, erano di un tempo era alzato dallo sgabello e si era allungato fino all’angolo
unilaterale, nel quale l’alienazione si trasferisce dal opposto del bar, due giovani amici brindavano tintinnando
mondo del lavoro al vivere quotidiano. La costru- indefinibilmente lungo. “Ma lei chi è?” chiese a questo punto
Franz, “non importa” disse l’uomo, “a lei preme di sapere solo con due bicchieri di birra, e Franz notò con grande stupore
zione di una quotidianità produttivistica porta che l’uomo non zoppicava più.
l’uomo ad atomizzarsi, isolarsi, fare sempre più il del fatto che io sia giunto qui in questo momento. Lei è venuto
qui dopo il lavoro?” Il falso claudicante raccolse una borsa di cuoio marrone e la

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poggiò sul banco del bar; Anselmo gesticolò con un
panno umido come per invitare l’uomo a sollevare la
ti quelli che non abitano là è perché vivono ancora con i
genitori. Ad esempio i più giovani, oppure quelli che Fioritura underground
borsa, permettendogli di pulire le gocce di birra che non hanno proprio trovato una moglie. Non mi è stato
Franz aveva sbadatamente versato. difficile capire che lei è andato via di casa molto giovane, di Bianconiglio e piggilupin
Più che osservare scrutava quei documenti (erano più probabilmente scappato da una situazione insostenibile,
che altro fogli bianchi con delle piccole macchie oriz- suo padre ad esempio, lei lo ha spesso odiato non è vero?
zontali in alto). “Mio caro…” fece l’uomo con distra- Mi dica Franz, quante volte ha pensato di uccidere suo
zione, “come si chiama? Me lo ha già detto ed io l’ ho
sbadatamente dimenticato, la prego di perdonarmi.”
padre?”
A questo punto Franz balzò in piedi, ma non disse nulla,
Recension i
“Veramente non credo di averglielo detto. Mi chiamo si limitò a indicare il lungo collo di Anselmo, e a ordina-
Franz Cronenberg, si, Franz Cronenberg.” Questa vol- re un’altra birra, “vuole anche lei una birra?” disse rivol-
ta il barista dal lungo collo, Anselmo, si propose di gendosi all’ex claudicante, “ma non dica sciocchezze” Recuperate qualche speranza...O voi che entrate! un piacere vedere emergere l’eterogeneo laddove
annuire mentre osservava i due, come per confermare rispose, “le sembro uno che beve birra? Con tutto il ri- E siamo ottimisti per una volta nella nostra vita! sembra si consolidi sempre di più un pensiero uni-
a quell’uomo che Franz stesse dicendo la verità riguar- spetto per la sua bevanda. Mi dia un altro the” e il bari-
do il suo nome. “Oh! Allora ritiro le mie scuse, poiché sta-giraffa ancora una volta fu puntato da quell’indice Questa idea del Cineforum ci piace vederla in un co spento e appiattito. Queste diverse realtà non
non c’era motivo di farle. Bene, caro signor Cronen- superbo. “Non se la prenda” riprese l’uomo, “come può momento in cui a Battipaglia stanno nascendo del- sono in contatto tra loro e il giorno in cui si incon-
burg.” “Cronenberg” vedere io non sono più giovane come lei, e tutti gli anni le iniziative editoriali quanto mai valide e nuove. treranno, di sicuro faranno finta di non ricono-
“Cronenberg. Lei è davvero innamorato della donna che ho vissuto in più mi hanno permesso di intuire tutte Negli ultimi tempi hanno fatto la loro comparsa scersi troppo.
con cui vive? L’ama? Nel senso che se dovesse andare a queste cose, non mi avrà mica preso per un vecchio stre- riviste prodotte da associazioni e gruppi di lavoro
gone? E poi non creda, spesso mi sbaglio, anche. Una Ma esse esistono e stanno creando, forse a loro
casa e trovare un suo biglietto con un lungo addio, lei che abbinano il lavoro redazionale ad iniziative
ne sarebbe disperato?” volta ad esempio incontrai in treno un uomo sulla qua- insaputa, un punto di vista nuovo. Sta emergendo
rantina, eravamo solo noi due nello scompartimento, concrete: Nugae, Underground Press, Reazione Alche- un po’ di sana umanità melmosa, da laggiù, dalle
“Ma certamente che sarei disperato, ma poi… l’avver- avevo scritto sul mio quaderno la storia di quell’uomo, a mica.
to che io rimango seduto qui a parlare con lei solo per- viscere della terra, dai bassifondi del perbenismo
giudicare dal suo volto contratto e da due orecchie parti-
ché m’incuriosisce la sua....” colarmente piccole non poteva che essere come pensavo La prima è una rivista di “scritti autografi” sulla post cattolico degli anni Cinquanta nei quali questa
“Bene” disse l’uomo anticipando Franz, “non ho dubita- io. Poi il treno sostò in una piccola stazione di una malin- poesia e il racconto (breve e a puntate) ma anche comunità, come altre del sud Italia, sembra ancora
to troppo della sua intelligenza, e mi compiaccio, ho conica cittadina, salì una donna e si sedette proprio al suo un gruppo di gente vera (non virtuale!) che si riu- vivere. Quali sono gli elementi per affermarlo?
fatto bene. A quanto vedo lei lascia il dovuto spazio alla fianco. Lui se ne era subito innamorato, pochi minuti nisce per leggersi e leggere i grandi autori. Questi Eccoveli in fila: una chiesa invadente e un suo an-
curiosità, e io non posso non apprezzare chi, come lei dopo le aveva raccontato tutta la sua vita. Con grande si sono resi protagonisti dell’iniziativa del cinefo- nesso pensiero cattolico conservatore; un’eccessi-
ha appena dimostrato, non si barrica dietro le conven- rammarico scoprii che mi sbagliavo del tutto.”
rum che porterà nelle prossime settimane alla vi- va considerazione della politica come possibilità di
zioni delle certezze. Le certezze hanno tutto il grigiore In quell’istante al bancone si avvicinarono i due giovani
di un nefasto cielo coperto. Ma lei è giovane, ha tutto il sione di film dei grandi autori italiani come Anto- riscatto sociale; un’idea della famiglia paternalista
amici tintinnanti probabilmente per pagare il conto. Fra-
tempo per soddisfare le sue curiosità. Mio caro Cro- nioni, Felllini, Risi e altri. Underground Press è una e assistenzialista; un desiderio sfrenato del sesso
gorose risate risuonarono in tutto il perimetro pentago-
nencerb.” nale del bar, i due giovani non potevano trattenersi dal rivista mensile diretta da Pedro Adelante, con i libero e una certa difficoltà di liberazione dei dirit-
“Cronenberg” ridere, Franz e il suo nuovo amico cessarono per qualche disegni di Rolando Quaranta (ex collaboratore e ti della donna; l’idea imperante dell’ostentazione
istante il loro dialogo per prestare attenzione alle parole amico del grande illustratore e fumettista Filippo del benessere.
“Cronenberg, Franz Cronenberg, lei porta il nome del
e ai movimenti dei due bizzarri amici. Poco dopo usciro- Scozzari).
celebre narratore praghese Franz Kafka. Un nome piut- Dati inoppugnabili perchè facilmente riscontrabili
no dal bar, la porta in vetro massiccio articolò due o tre
tosto comune a dire la verità.”
volte fino ad isolare le turbolenti risate dei due. Si vende nelle fumetterie e su abbonamento e al e sui quali non vale la pena esprimere giudizi,
“Non credo di conoscerlo. Ho studiato poco” fece suo interno prevede storie a fumetti, saggi, rac- mentre conviene osservarli con rispetto (per cari-
“Veniamo a noi Franz. Ormai fuori è buio e lei vorrà
Franz inarcando le sopracciglia.
tornare da sua moglie. Non pensi più a suo padre. È conti e poesie. La redazione organizza un concorso tà!) e un po’ di compassione verso noi stessi. Ma
“Non si rammarichi Franz, ha solo evitato lunghe noie. morto? Oh! vede, non ha più motivo di pensarci. Lei dove si vincono addirittura soldi veri per la miglio- questo sistema di cose in questi anni ha creato un
Oh! Mi sono un po’ dilungato, spesso credo di risultare Franz attualmente guadagna circa venti verste al mese, a re storia a fumetti. Reazione Alchemica è la rivista sottobosco di idee. È sintomatico di ogni sistema
pedante, lei non trova?” giudicare dalle… quante ore lavora al giorno? Nove?
dal linguaggio più diretto, accattivante e ironico. di controllo e potere quello di creare una reazio-
“Ma… io non trovo, continui pure.” Nove ore.”
Composta di quattro pagine, si consolida come ne. Più energia metteva mia madre nel farmi man-
“Bene, lei non può che abitare in uno di quei buchi che “Si, nove ore” disse Franz e ancora una volta tirò fuori organo di informazione dell’associazione omoni- giare i broccoli, più accanita e radicale era la mia
tutti si ostinano a chiamare appartamenti, nei quartieri dalla tasca le sigarette, fece per accenderne una, poi si
accorse che l’uomo gli aveva lanciato un’occhiata di ma. Anch’essa fa una scelta di tipo trasversale tra volontà dall’esimermi dalla crudele tortura. Così
di Hagenfaust, o forse in via Vinckelbrand, quella che
si raggiunge attraversando il parco comunale.” scherno, ricacciò il pacchetto in tasca. “A lei Franz pre- fumetto, musica, cinema e narrativa con interventi la tiritera “lavoro, matrimonio, e padre, figlio e
“Si, abito proprio là, ancora mi chiedo come fa a sapere
me di guadagnare molto di più, non può continuare a acuti e reazionari. La redazione organizza un Labo- spirito santo...amen” ha prodotto un qualcosa di
vivere in quel buco, e sua moglie, lei sa perfettamente ratorio di scrittura e un Laboratorio teatrale che eversivo.
tutte queste informazioni.”
che finge di essere contenta, fa di tutto per nascondere la
“Non si dia pena, tutti gli operai delle fabbriche abitano
metterà in scena il romanzo “Follia per sette clan” Pensieri, solamente e specificamente idee; forse
sua insoddisfazione, di giorno mentre lei lavora va in giro
nel quartiere di Hagenfaust o in via Vinckelbrand. Tut- e spesso si sofferma a guardare le case dove le piacerebbe di Philip Dick. Insomma, si smuovono le acque! È un po’ riciclate, mischiate e poco dogmatiche ma

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di sè, un segno di spacconeria nei confronti degli inqui- scomoda: senza alcun indugio si spogliò e gettò la vesta- abitare, e rimane lì, a contemplare un sogno che le sem- licenziarmi.”
renti, un modo per farsi voler bene dopo una vita di fughe glia dal balcone! Poi con uno sguardo furioso e cattivo bra irrealizzabile. E poi lei Franz, vogliamo pure conside- “Ma che sciocchezze Franz, non c’è bisogno, io sono
e di abusi, per risultare simpatici nonostante le mani in- prese l’agenda e correndo in cucina la gettò nel lavabo… rare lei, tutto il giorno immobile, a fissare un manto Rosemberg, quella fabbrica è mia.”
sanguinate, un qualcosa che sfidi la società perbenista da Afferrò la bottiglia dell’alcol e spremendola fino all’ulti- scorrevole e un becco d’acciaio che sputa marmellata in
cui farsi accettare e al tempo stesso da evitare… Prima o ma goccia cosparse l’agenda con il liquido infiammabile… un barattolo. Non è stanco forse? Da quant’è che non “Il signor Rosemberg?” disse Franz portandosi la ma-
poi la polizia avrebbe rintracciato la sua auto e non avreb- Cercò freneticamente i fiammiferi svedesi che stavano mangia marmellata Franz?” “Dodici anni, da quando lavo- no alla fronte, si stiracchiò i capelli.
be potuto presentare agli inquirenti la spiegazione di un vicino al forno e accendendone uno con mani tremanti ro là.” “Ne ero sicuro. Io Franz le offro cento verste al “Adesso si spiegano tante cose, ecco perché lei sape-
“altro Aldo” che viveva in lui e di cui non controllava le diede fuoco all’agenda… La fiammata fu violenta e i peli mese, può iniziare già domani mattina.” va del mio lavoro…” “Certo, può crederlo se le fa
abitudini e le pulsioni… Doveva dire che era stato un sulla mano di Aldo andarono in fumo… Ma era felice e
incidente e che per l’angoscia era fuggito disperato… Ora Franz in un gesto convulso s’infilo la giacca e fece comodo. Ma io, signor Franz, non vado in quella
cominciò a ridere di gusto come se si fosse liberato di un
per uscire dal bar, ricordandosi di aggiungere “ma guarda fabbrica da anni. Ne possiedo altre quattro. Non cre-
Sì…! Avrebbe detto così! Forse i giudici avrebbero preso peso di cui non era consapevole. Una diabolica risata che
un po’ questi cialtroni…” derà che io mi metta a controllare i miei dipendenti?
in considerazione l’emotività onesta di un lavoratore inte- non apparteneva al buon Aldo o forse era il modo di ride-
re di quell’altr’Aldo che finalmente libero si gustava la Io provo un grande affetto per voi, e non vi farei mai
gerrimo quale era sempre stato e come tutti lo conosce- L’uomo lo afferrò opportunamente per la manica della il torto di rovinarvi la giornata con la mia sgradevole
vano… scena di una vita organizzata che volgeva al termine. Un giacca che a sua volta trascinò Franz ancora vicino al ban-
Aldo triviale e nudo cominciò a danzare intorno al tavolo presenza.
Il problema era un altro; le domande erano altre: da cone, Anselmo sorrideva bonariamente. I loro nasi quasi
della cucina e a sudare come uno stregone in trance… si sfioravano per quanto erano vicini adesso, due occhi Bene, lei ancora non mi ha chiesto la foto di mia mo-
quanto tempo era nato questo nuovo Aldo? Le scritte sull’-
La piccola traccia sopravvissuta dell’Aldo razionale capiva sorretti da due abbondanti occhiaie puntavano scrupolo- glie. Certo non posso ammonirla per questo, è anco-
agenda erano gli ultimi segni dell’attività dispettosa e
cosa stava succedendo: i due Aldi si erano uniti in un uni- samente il volto imbronciato di Franz. “Non sia sciocco” ra un principiante, ma spero che presto sarà diverso.
sovversiva di Aldo-due? Se così stavano le cose, quali e
quante malefatte aveva commesso negli anni precedenti? co corpo senza conflitti e senza l’inconsapevolezza dell’u- disse l’uomo con voce flebile, “non perda questa oppor- Ecco la foto” e cacciò dalla tasca interna della giacca
Gisella aveva notato qualcosa? A chi aveva fatto del male? no nei confronti dell’altro. Solo un perfetto equilibrio tunità. Io ora la lascerò, poi una piccola foto tessera in bianco e nero. Franz la
regnava in quel corpo. Le componenti necessarie dell’es- sarà lei a scegliere se andare strinse tra le dita e la osservò a
E soprattutto: perché era nato? Come eliminarlo? sere umano avevano trovato finalmente il modo di coesi- lungo. Due occhi vitrei lo fis-
via oppure essere ragionevo-
Le ipotesi erano molteplici e oscillavano da una sfera squi- stere. Il pacato e il furioso, il razionale e l’intrigante, il le.” savano, tanto che quasi incute-
sitamente scientifica ad un’altra più semplicemente – si fa metodico e il rivoluzionario… Un’unica grande famiglia! vano timore. Era effettiva-
per dire! - “surreale”… La prima gamma di ipotesi a- L’uomo mollò la presa, poi mente giovane, dal naso ap-
Ora che l’oggetto schiavizzante, l’agenda, era andato in fece per uscire dal bar “mi
vrebbe voluto tirare in ballo un certo tipo di droghe psi- fumo, nulla li avrebbe più separati. Insieme avrebbero puntito, le orecchie erano
cogene che annebbiando la memoria e potenziando parti segua Franz” disse senza voltar- nascoste dai capelli mossi qua
vissuto i giorni più felici della loro nuova esistenza da
dimenticate di noi, fanno compiere gesti inconsulti anche si. Ora indicava un palazzo e là da voluminose vertigini (a
conviventi: giorni di casuale decisionismo, di puro potere
alle persone più pacate del mondo. Ma chi lo aveva droga- bianco con grosse finestre con Franz piaceva guardare le o-
mentale e non più cartaceo, di disorganizzato ozio creati-
to? E perché? L’altra classe di ipotesi avanzava più fatico- vo e di rari bigliettini attaccati sul frigo…
le volte a cupola, Franz gli recchie delle donne.)
samente, ma in modo più convincente e determinato, stava giusto dietro e, mentre
facendosi spazio a gomitate tra la testardaggine razionale “Ricordarsi di non ricordare!” – urlò Aldo con gli occhi osservava il palazzo cercando Uscirono dal bar che era già
di Aldo… iniettati di sangue. di mettere ordine nella sua buio, Il signor Rosemberg non
Valeriana e Clotilde erano fuggite dalle amichette del testa, aveva già fantasticato su volle saperne di lasciar pagare
L’ipotesi surreale… Dopo anni di organizzazione e di
apparente ordine, “l’Aldo ribelle” si era stancato di quel secondo piano e Gisella si era nascosta dietro la tenda giorni festanti di allegria e le innumerevoli birre che
ruolo recessivo e aveva deciso di fare il suo debutto in della sala da pranzo… buonumore, Lia che lo abbracciava incredula, le mattine Franz aveva bevuto lasciando una lunga fila di bic-
società! Rovinando i piani dell’ “Aldo legittimo”… buie in cui sarebbe apparso in strada uscendo dal portone chieri sporchi sul bancone. Anselmo li raccolse tutti e
L’odore della pelle bruciata aveva invaso la casa e le ulti-
me fiammelle sopra l’agenda carbonizzata stavano per senza immaginarsi il rituale irragionevole dei becchi in li affondò nell’acqua schiumosa, poi fece un cenno
Risalendo le scale lentamente e con la vestaglia aperta, con il capo per salutare il signor Rosemberg e dare il
esaurirsi. acciaio, che sputavano inesorabilmente la marmellata in
l’uomo tutto di un pezzo che rispondeva un tempo al consueto arrivederci a Franz che, come immaginava,
nome di Aldo, il roccioso Presidente di Fondazione, colui un barattolo.
Non avrebbe fissato più nessun appuntamento… sarebbe stato per la sera seguente.
che aveva messo in crisi le strategie di guerra del più “Quella è casa mia” disse l’uomo, “ci abito con mia mo-
Aldo era libero. Lungo la strada che Franz stava percorrendo per rag-
grande imperatore di tutti i tempi con una semplice tesi glie, al terzo piano. Vede, Franz, io sono un uomo anzia-
di laurea, il granitico organizzatore di agende, il bacchet- no, non molto tempo fa ho fatto l’errore di sposare una giungere la fermata dell’autobus, la vetrina in cui si
tatore dei perdigiorno, il domatore del tempo, il cesella- donna molto più giovane di me. mescolavano colori sgargianti come il rosso, il giallo
tore di minuti e secondi, era ridotto uno straccio! Entran- e il blu di una gelateria gli fece ricordare l’inizio di
do nello studio, con Gisella al suo fianco che non riusciva Anzi, mi correggo, se così si può dire, ho fatto l’errore
un altro dei segmenti della sua vita, e cioè il primo
ad articolare una sola parola, Aldo si avvicinò alla scriva- di innamorarmi di una donna molto più giovane di me.
giorno in cui aveva lavorato alla Rosemberg confettu-
nia e sopra l’agenda trovò un biglietto con la propria calli- Senza pensarci due volte l’ho sposata. Naturalmente lei
* 3° classificato – sezione narrativa inedita – al 18° Con- re.
grafia, ma che non ricordava di aver scritto prima di scen- ha accettato perché sono ricco. Vede quell’altra casa?”
corso Letterario Internazionale “Giovanni Gronchi” - disse ora indicando il palazzo di fronte, “l’ho comprata Quando la scia di operai frettolosi lo aveva trascinato
dere in strada. Solo una frase: … fammi uscire..! Firmato:
Pontedera (PI) pochi giorni fa. Lei Franz deve osservare quel portone in strada Franz non poteva orientarsi, e l’incognita
Alduccio tuo.
per tutto il tempo in cui io non sono in casa. Lei deve della fermata dell’autobus lo aveva condotto proprio
Risorgendo dalle proprie ceneri, l’Aldo ufficiale di quel in quella gelateria.
controllare se mia moglie esce di casa, e se la vedesse
corpo fu invaso da una nuova energia rivoluzionaria e
stravolgente… Sentì una scossa vitale prendere il soprav- uscire da quel portone segnare su un apposito taccuino Si fermò un attimo per riflettere, non per pensare a
vento su quella situazione angosciante… Si sentiva rinvi- l’ora in cui esce e l’ora in cui rientra. Tenga le chiavi, quell’uomo di cui aveva sentito il nome per tanti
gorito e straordinariamente forte e sicuro di sé! Aveva domattina io uscirò alle otto in punto, veda di essere anni, e che una sera qualunque si era presentato da
caldo e fremeva in quella vestaglia da camera divenuta puntuale.” Anselmo per offrigli cento verste al mese in cambio di
“Ma io…” farfugliò Franz “devo andare in fabbrica, devo un lavoro che sembrava quantomeno bizzarro. Cer-

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to, Lia che gli allungava le braccia al collo ogni sera, Poi sedettero al piccolo tavolo in cucina, l’una di fronte
Il giorno dopo Aldo infilò la sua agenda nella ventiquat- cio…
quando rientrava dal lavoro, non aveva abbandonato la all’altro, e Franz scoprì un piatto in cui un’abbondante
trore e andò normalmente a lavoro, promettendo a se Ora basta! Non ne poteva più di questa storia…!
sua memoria neanche per un istante. Era l’espressione quantità di succo di limone e menta tagliuzzata condiva-
stesso che avrebbe organizzato subito la giornata non Aveva aggiornato l’agenda quella stessa mattina e
fintamente bonaria di suo padre che lo tormentava. Quel no un merluzzo lesso. appena fosse arrivato in ufficio. Tutti i suoi collaborato-
Rosemberg doveva essere certamente un uomo intelli- non l’aveva abbandonata neanche per un minuto.
Quando ebbe finito e le raccontò di Rosemberg e del suo ri sembravano normali come sempre e riprendendo Aldo era pallido in volto e sudava freddo… Avver-
gente ma…possibile che sul volto di Franz si poteva leg- nuovo lavoro Lia lo abbracciò con vigore, poi corsero in fiducia in se stesso, fece riaffacciare l’ipotesi dello
gere chiaramente tutta la sua vita? Certo lui non aveva tiva dei conati di vomito e per alcuni terribili se-
camera da letto e fecero l’amore come Franz ricordava scherzo. “Potrebbe essere qualcuno che sa imitare la condi la stanza sembrò girare su se stessa… Aprì di
mai pensato di ammazzare suo padre, ma non poteva solo una volta tanti anni prima, quando furono costretti a mia scrittura e vuole prendersi gioco di me perché sa
dimenticare che quella sera d’estate di quindici o sedici corsa la porta dello studio e quasi urtava violente-
restare tutta una notte chiusi nel ristorante dove Lia la- che sono un tipo preciso!”- pensava Aldo – “…Farò dei mente Gisella che stava andando da lui per infor-
anni prima (fece un rapido calcolo), quando suo padre gli vorava. confronti con le calligrafie di tutti i dipendenti e appena marlo di una terribile notizia appena giunta: “Hai
aveva spiattellato sul naso e davanti a tutti i suoi amici scopro chi è il mattacchione, giuro, lo licenzio!”
Né Lia né Franz riuscivano a ricordare quante volte fece- saputo del Signor Marinelli…? E’ stato investito e
quel piccolo incidente in cui Franz aveva distrutto, dopo ucciso verso le sei e mezza… stasera… al centro…
ro l’amore quella notte, e quando ne parlavano tutti e “Farò finta di niente anche io!” – architettava Aldo.
aver sottratto con astuzia, la macchina quasi nuova del sul colpo… mentre passava la strada… per entrare
logorroico genitore, ebbene, non poté negare di aver due non la smettevano mai di ridere, soprattutto nel Successivamente a questi pensieri di vendetta, entrò
nell’ufficio la sua segretaria che, visibilmente rossa in in chiesa… Che brutta fine, poverino…! E pensa-
augurato sottovoce al padre una rapida morte. Ma era ricordare l’espressione interrogativa del signor Hagen
viso, riuscì a dire solo poche parole: “…voglio dimenti- re che con me e le bambine è stato sempre tanto
stato una volta sola, quando poi dovette fuggire di casa quando aprì il ristorante il giorno dopo, e li sorprese a
care ciò che è accaduto ieri mattina solo per l’amicizia gentile!”
pochi anni dopo perché proprio non poteva più tollerare bere un caffè tranquillamente seduti.
quell’uomo, allora sarebbe stato pronto a giurare di non che mi legava allo zio di sua madre, l’ex Presidente Senza accorgersi di avere le pantofole e la vestaglia
Si addormentarono che era molto tardi. Il giorno seguen- della Fondazione, un vero gentiluomo che non si sareb- da camera, Aldo si diresse verso la porta di casa per
averlo neanche un po’ odiato, gli aveva solo sottratto te Franz era in piedi prima del trillo della sveglia, nono- be mai permesso di palpare il mio…” – e quasi in lacri- uscire in strada all’aria aperta e respirare…
l’unico figlio per il bene di tutti. Quello che lo aveva stante fosse sempre Lia che ogni mattina era costretta a me corse velocemente fuori dall’ufficio. Ma che stava succedendo? Doveva capire! La sua
aspettato dopo la fuga non bisognava sottovalutarlo. Per scuoterlo ripetutamente.
settimane intere Franz aveva vagabondato senza uno Aldo rimase con l’agenda in mano e la bocca semiaper- flebile lanterna di razionalità si stava per spegnere
Il numero 22 quel mattino non era proprio affollato, ta. Era sconvolto e non capiva che cosa stesse succeden- tra le onde tempestose di quegli eventi inspiegabi-
straccio di soldo, aveva chiesto lavoro in tutti i posti do-
Franz ebbe modo di sedersi, dinanzi a lui stava in piedi do. Continuava a pensare che anche la scena della segre- li… Lui: che aveva sempre spiegato e organizzato
ve gli era capitato di passare. Sarebbe stato un buon mo-
un’enorme signora che aveva delle grosse difficoltà a taria fosse il proseguimento di uno scherzo di pessimo ogni minuto della propria e altrui esistenza, ora non
tivo per odiare suo padre, e tuttavia non lo aveva fatto.
tenersi in equilibrio. Teneva il braccio teso e a volte do- gusto… Per prima cosa Aldo strappò la pagina incrimi- riusciva a trovare una risposta a queste strane coin-
Quel Rosemberg si sbagliava. E poi perché si permetteva veva aggrapparsi a Franz per non cadere quando l’autista nata. Non aveva mai trattato così una sua agenda e il cidenze! “…E sì! Certo…!”- disse rincuorandosi –
di ficcare il naso in questioni così strettamente personali? baffuto affrontava le curve. In fondo all’autobus Franz rumore dello strappo suggellava una rottura ben più “…perché, in fin dei conti, di coincidenze si tratta!”
Ora Rosemberg sembrava addirittura un gran maleduca- vide uno dei suoi colleghi del reparto confezioni, per profonda: quella tra la sua vita e la serenità. Anche se E poi : “… io a quell’ora, è vero, passavo in mac-
to; e poi doveva essere sicuramente un po’ pazzo, uno di tutto il viaggio fece in modo di nascondersi dietro la sa- non riusciva ad individuare il demiurgo di questo stra- china per il centro ritornando verso casa…” – ri-
quei vecchi industriali ricchi e annoiati che se le inventa- goma della grossa signora. Non voleva che quell’uomo lo volgimento… Stava impazzendo: questo almeno era cordava meticolosamente Aldo mentre passeggiava
no tutte pur di sconfiggere la noia. Aveva sposato una vedesse, in modo che in fabbrica per i primi giorni tutti sicuro! La giornata era cominciata male, anzi malissimo: nel parco vicino casa in pantofole tra l’ilarità dei
donna molto più giovane, bella (nonostante Franz non le lo avrebbero creduto malato. il piccolo forellino della sera prima nello studio, quando passanti – “…ma se avessi investito una persona o
avesse ancora visto le orecchie), e adesso improvvisava aveva letto quell’appunto osceno, era diventato un cra- fosse stato anche un cane – diavolo! - me ne sarei
Ora Franz entrava nel portone del palazzo che Rosem- tere pieno di lava incandescente. Programmò il resto accorto! …Certo che me ne sarei accorto!” Nono-
una guardia e la nascondeva nell’appartamento di fronte
berg aveva puntato la sera precedente. della giornata: doveva salvare almeno l’attività lavorati- stante gli sforzi, tutte le sicurezze crollavano una
per controllarla a tempo pieno. “Ma non importa” disse
Franz tra sé, “sono cento verste al mese solo per stare Aveva detto proprio il terzo piano? Franz sperava di si, va, visto che non poteva più salvare la propria integrità dietro l’altra come pere mature sotto il sole di una
seduto tutto il giorno. Oggi la provvidenza mi viene in altrimenti avrebbe rumoreggiato nella serratura della mentale. Dopo il lavoro ritornò a casa e come sempre si doppia vita che faceva pian piano capolino dalle
soccorso.” casa di qualcun altro, e lui ci teneva a passare inosservato apprestò ad organizzare l’agenda, cercando di allontana- pagine ordinate dell’agenda di Aldo! Ritornando
soprattutto il primo giorno, dopotutto si trattava di un re dalla mente i mille dubbi su ciò che era accaduto. In lentamente verso casa, con Gisella che lo guardava
Intanto dovette affrettarsi a cercare riparo sotto la pensi- un impeto di normalità forzata riprese a leggere e a dal balcone preoccupata, si avvicinò alla sua auto
lavoro che richiedeva assoluto controllo.
lina dell’autobus, perché una pioggia trasportata da un depennare gli impegni svolti e portati a buon fine du- parcheggiata sotto casa e controllando la carrozzeria
vento capricciosamente diagonale gli bagnava la faccia. Franz era contento, quel lavoro faceva proprio per lui; si rante la giornata: si accorse che il fanale destro era rotto e una evi-
ricordò che da bambino trascorreva lunghi pomeriggi ad dente ammaccatura insanguinata confermava l’im-
Dopo pochi minuti arrivò un lento numero 22, lo stesso ore 11:25, aperitivo di lavoro con l’Unione Scrittori
osservare una ragazzina che abitava di fronte casa sua, patto avvenuto con un essere vivente! Stava facen-
che lo trasportava inesorabilmente da casa a lavoro e dal Esordienti della Federazione russa; “…fatto!”
non ci aveva mai parlato ma dopo qualche anno, quando dosi strada, nel pover’uomo, l’ipotesi assurda e
lavoro a casa, da dodici anni. Franz pensò che con il nuo- ore 12:38, visita del Vescovo di Milano presso la mostra
divenne una ragazza, Franz credeva di conoscerla più di lontana dal suo ordine mentale, che in lui vivessero
vo lavoro avrebbe continuato a prendere il numero 22, allestita nelle sale della Fondazione sui mosaici paleocri-
quanto non conoscesse nessun altro. Era bravo e soprat- due Aldi… Uno meticoloso e ordinato, l’altro ribel-
ma che già gli pareva diverso, meno tedioso, forse quel- stiani; “…fatto!” le e nevrotico! Solo che di quest’ultimo non ne
tutto aveva pazienza e un discreto equilibrio interiore.
l’autobus sarebbe veramente cambiato nei giorni a segui- ricordava né le gesta, né i continui richiami alla
Non aveva sbagliato, perché non appena inserì la chiave ore 13:40, pranzo con l’assessore provinciale alla Cul-
re. Probabilmente aveva perduto troppo tempo prima di consapevolezza ignorati per anni… L’unica occa-
nella serratura la porta si aprì, Franz entrò e richiuse con tura; “…fatto!”
rientrare in casa, perché non appena richiuse la porta alle sione che aveva avuto per scrivere dal “carcere”,
sue spalle trovò Lia seduta con il volto imbronciato. cautela la porta alle sue spalle. ore… erano state le pagine illibate dell’agenda di Aldo.
“Che hai?” disse Franz avvicinandosi e sfiorandole un Una enorme stanza bianca senza le pareti divisorie lo ore... Avrebbe potuto continuare a palpare sederi e ad
braccio come faceva ogni volta che la vedeva triste. “Oh! inghiottì. Non che Franz si aspettasse di trovare una casa ore 18:23, investire con l’auto e possibilmente uccidere il mio uccidere gente senza renderlo noto al suo ospite
Nulla” disse Lia e si nascose il volto nel petto di Franz. arredata con cura, in realtà non aveva provato ad imma- vicino di casa che occupa sempre il nostro parcheggio condomi- ma, come spesso accade ai criminali romantici ed
“Ti sei preoccupata perché sono arrivato tardi a casa?” ginarsi il suo nuovo posto di lavoro, tutto era accaduto niale e si frega l’ascensore la mattina quando vado in uffi- estroversi, emerge l’esigenza di lasciare una traccia
“no, ma che sciocchezze…” troppo in fretta. Allora Franz capì l’importanza che pote-

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vano avere i tanti oggetti inutili che pure si trovavano in sapere se Franz fosse realmente in grado di svolgerlo.
anche le più minuscole memorie programmate il giorno da una serie di eventi che avrebbero senz’altro minato la
casa sua. In fondo alla nuda superficie della stanza c’era Non poteva fare altro che impegnarsi il più possibile per
prima. sua filosofia di vita apparentemente inossidabile.
una sedia in vimini, disposta proprio di fronte alla fine- confermare la fiducia che il signor Rosemberg gli aveva
ore 8:00, primo caffè con il capo settore ricerche storiche Eventi che, distaccandosi dalla spiegazione razionale degli stra, e poi nell’angolo in fondo un piccolo tavolino a tre mostrato.
della Fondazione; “…fatto!” accadimenti naturali, approdavano nel tunnel buio delle piedi che aveva l’unica funzione di reggere un telefono a
ipotesi surreali… Del resto non poteva che essere felice dal momento in
ore 10:30, riunione generale con i soci onorari della Fon- disco. I passi di Franz echeggiarono nella stanza nuda, cui aveva lasciato la fabbrica. Un lungo sogno finalmente
dazione; “…fatto!” Una sera, tornato a casa dopo una giornata di lavoro, sembrava che ogni movimento fosse amplificato, si pro- realizzato. Ora non doveva obbedire a nessun caporepar-
ore 11:45, appuntamento con lo storico e scrittore Berar- Aldo si predisponeva ad assecondare il suo hobby preferi- pose persino di respirare piano per evitare rumori ecces- to, e poi poteva rilassarsi e accavallare le gambe in qual-
dinelli per la stesura della prefazione al suo nuovo libro to. Aprì l’agenda in corrispondenza del giorno appena sivi. Provò a sedersi, poi si affacciò e si rese conto che siasi momento. Per la verità c’erano alcune cose che
“Storia e tempismo storico”; “…fatto!” trascorso e con la punta della stilografica andava alla ricer- per il momento era impossibile osservare la casa del si- andavano a suo svantaggio, ad esempio ora doveva essere
ca degli impegni vissuti e quindi da depennare. gnor Rosemberg, che aveva opportunamente individua-
E trascinando il suo parossismo organizzativo anche nella costantemente attento ai movimenti di quella donna, non
ore 9:00, scrivere lettera per il Presidente dell’Associa- to, perché le persiane erano completamente chiuse. Per poteva proprio distrarsi. Con il vecchio lavoro invece
sfera privata: il momento avrebbe fissato il portone, anche se, pensò, a
zione Bibliotecari della Regione Lombardia; “…fatto!” aveva adottato una tecnica molto particolare: poteva
ore 16:10, riunione insegnanti-genitori. Scuola media di quell’ora probabilmente la moglie di Rosemberg stava
ore 9:46, mandare inviti al consolato spagnolo per la sera- stare a guardare il flusso interminabile di barattoli scor-
Valeriana; “…fatto!” ancora a letto. Pensò a Lia che ogni mattina, quando
ta dedicata alle opere di Cervantes; “…fatto!” revoli e dormire. Prima lo faceva chiudendo un solo oc-
ore 17:30, appuntamento con l’ortopedico di Clotilde; riusciva a svegliarsi gli preparava il caffè ma poi ritornava chio e tenendo l’altro aperto a vigilare sulle mosse del
“…fatto!” ore 10:18, toccare il sedere della segretaria… di corsa a letto per dormire ancora due o tre ore. Si sa- caporeparto. Poi col tempo imparò a dormire con gli
Non credeva ai propri occhi…! Chi aveva osato aprire la rebbe appisolato per qualche minuto visto che, adesso se occhi spalancati, incrociava le gambe a bilanciare il corpo
ore 17:50, comprare fiori Gisella; “…fatto!”
sua agenda e scrivere simili ne rendeva conto, la lunga notte precedente lo aveva un e poi si addormentava e sognava i barattoli che fuggivano
ore 18:10, squillo sul cellu- oscenità? In ufficio nessuno po’ spossato. impazziti sotto i suoi occhi.
lare di Gisella per farle capi- avrebbe mai pensato ad un
re che arrivo; “…fatto!” Distese le gambe e incrociò le dita ottenendo un comodo
simile scherzo e poi conosceva All’improvviso Franz saltò dalla sedia e corse in tutta
supporto alla testa, chiuse gli occhi. In quell’istante il
Aldo non tralasciava nulla. l’integrità morale dei suoi fretta ad affacciarsi, gli sembrava che la tenda si fosse
telefono squillò, Franz trasalì dall’improvviso trillo im-
Anche quei gesti di umana collaboratori e la seria profes- aperta per offrirgli finalmente il sipario della signora
ponente, si guardò un po’ intorno circospetto. Avrebbe
dimenticanza che possono sionalità della sua segretaria… Rosemberg. Presto si accorse però che si stava sbaglian-
dovuto rispondere? Non poteva essere che Rosemberg, e
rendere gradevole un nor- Aldo, alzandosi dalla poltrona do, al secondo piano una signora mirabilmente anziana
e allontanandosi dalla scriva- poi perché gli stava telefonando?
male rapporto tra “esseri osservava, con la mano alla tempia, se il nuovo giorno
imperfetti”, Aldo li aveva nia, cercava di osservare da Alzò la cornetta e la portò all’orecchio, “buongiorno prometteva pioggia oppure sereno. Poco dopo rientrò in
eliminati fin dalla notte dei un’altra angolazione la sua Franz” disse la voce debole di Rosemberg, “oggi è il suo casa e richiuse la tenda, impedendo al povero Franz di
suoi tempi tardo adolescen- agenda adagiata sulla base del primo giorno di lavoro. Spero che si trovi bene, e sono soddisfare una nuova curiosità, cioè quella di osservare
ziali. cono irregolare di luce pro- contento che sia arrivato in orario, deve sapere che io scrupolosamente la disposizione dei mobili della signora.
dotto dal lume… Rimase in sono un uomo assolutamente rispettoso degli orari, e Lo avrebbe fatto senz’altro nei giorni a seguire.
Credeva, in questo modo, di piedi per alcuni interminabili
poter controllare la vita, le soprattutto pretendo dai miei dipendenti lo stesso rispet-
minuti e mentre tamburellava to. Le chiedo però di non dormire Franz, sono sicuro Ora si era di nuovo seduto sulla sedia di vimini, gioche-
sfortunate coincidenze e le nervoso con il dito indice rellava con le dita facendole tamburellare sul ginocchio,
sciagure di una vita lasciata al caso. Il “Caso”: un’entità che lei e sua moglie avrete trascorso una lunga notte d’a-
della mano destra sulla narice destra, ricavò dal suo panie- more in occasione del suo nuovo lavoro, ma l’avverto, dopo un po’ ne venne fuori un gradevole motivetto.
che terrorizzava Aldo. Il “buio” ed il “vuoto”, nella scala re di spiegazioni razionali l’unica che avesse le caratteristi-
delle fobie umane, potevano apparire quasi piacevoli se non l’ammonisco perché oggi è il suo primo giorno. Le Senza badarci troppo Franz, le braccia conserte sul petto,
che più plausibili.
rapportati alla insondabile libertà del “Caso”… Un mo- comunico inoltre che lai ha tre possibilità di ammonizio- se ne uscì con un sonoro sbadiglio, tanto che un signore
stro con ventiquattro teste, quante sono le ore di una “Valeriana e Clotilde hanno giocato nel mio studio ieri ne, dopodiché sarò costretto ad espellerla. Le ammoni- che proprio allora attraversava il pianerottolo si fermò
giornata, che spruzzava acidi corrosivi a base di “dolce far sera e così quelle bricconcelle hanno pensato di fare uno zioni avranno luogo nel caso in cui lei si addormenti, o per un attimo a riflettere su quel suono, perché proprio
niente” e “svago”… Quante vite venivano sprecate nel scherzetto al loro paparino…! Non c’è altra spiegazione! anche se si distrae con passatempi oziosi che probabil- non riusciva a capirne la provenienza.
mondo solo perché non avevano ricevuto una adeguata e Ormai Valeriana ha quasi tredici anni, è una signorinella e mente penserà di portarsi sul posto di lavoro. Ma stia
saggia programmazione! Gente che bighellonava tra le quindi vive l’età delle prime sfide e dell’esplorazione Subito però si ricompose portandosi una mano alla boc-
tranquillo Franz, questa è solo la prassi al quale sono
strade di un’eterna indecisione, abituata a vedere appassi- dell’emotività genitoriale…!”- cercava di autoconvincersi ca, si guardò intorno come se non sapesse di essere solo
obbligato ad attenermi, sono sicuro che io e lei ci inten-
re i migliori anni della propria esistenza dietro bigliettini il povero Aldo, ripescando dalla memoria antiche nozioni in quell’ambiente. Ora aspettava il telefono squillare da
deremo alla perfezione. E ora le auguro una buona gior-
volanti e pro memoria scadenti… Menti deboli e senza di psicologia casalinga. Così pensando, si apprestava a un momento all’altro, non poteva non essere ammonito
nata, signor Franz”
futuro. “Per fortuna che, ogni anno in occasione del Santo chiamare Gisella per farle notare la vicenda. Ma riesami- per questo, uno sbadiglio era sempre uno sbadiglio, e
Natale, io regalo ai dipendenti della Fondazione… una nando con più attenzione la pagina violata della sua agen- Non appena ebbe riattaccato Franz corse alla finestra per anche se non aveva chiuso nemmeno per un istante gli
bella agenda!” – ricordava orgogliosamente Aldo mentre da, si accorse con terrore che la scrittura delle ore 10:18 vedere in che modo quell’uomo lo aveva osservato. Ep- occhi, quel gesto presagiva senz’altro il sonno.
osservava con sgomento dai finestrini del filobus le masse era proprio la sua! pure le persiane erano completamente chiuse, probabil-
mente lo aveva spiato dalle piccole fessure dalle quali Il telefono però non squillava, Franz fu più tranquillo e si
informi di persone che ondeggiavano nel mare dell’ap- Con uno scatto isterico Aldo chiuse l’agenda senza scrive-
filtra le luce anche quando sembrano chiuse. Ma allora avvicinò con la sedia alla finestra, adesso poteva vedere
prossimazione. La sua vita, invece, era come il motore di re gli appuntamenti del giorno dopo. Una cosa che non
una Ferrari e le ore della sua esistenza perfette e cadenza- Rosemberg non era uscito come gli aveva detto il giorno fino in fondo alla strada, il suo campo visivo era ampia-
aveva mai tralasciato di fare in tutti quegli anni! mente largo, e così quella donna non gli sarebbe certo
te come in una ruota dentata del miglior orologio svizze- prima? E allora, se invece era rimasto in casa come si
ro! Cercò di dimenticare l’accaduto e con la perplessità nel sfuggita.
poteva supporre, perché sua moglie non se la controllava
cuore andò a dormire, non senza rigirarsi innumerevoli
Ma i suoi pensieri sarebbero stati, di lì a poco, sconvolti da solo? Forse nei primi giorni avrebbe agito in questo C’era un uomo considerevolmente basso e accigliato che
volte nel letto prima di prendere sonno…
modo per accertarsi della capacità di Franz in quel lavo- sparava bolle di sapone con un’arma di plastica, Franz
ro. In fondo si erano appena conosciuti e lui non poteva continuò a guardarlo, non sapeva quanto tempo fosse

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trascorso, ma era certo che quell’uomo non aveva
ancora venduto una pistola da quando era iniziata la oggetti indefiniti. Si guardarono in volto e sorrisero,
giornata. Si sentì in colpa per il fatto di avere un la-
voro così ben retribuito, mentre quell’uomo doveva
si baciarono, Lia non poteva resistere alle labbra pao-
nazze di Franz dopo una sbornia, e tanto meno Franz L’agenda
starsene sul marciapiede a sparare bolle di sapone in alle gote infiammate di Lia. Ogni volta che si ubriaca-
aria senza guadagnare nulla. vano finivano sempre per fare un gran baccano e poi
facevano l’amore tutta la notte. Gli ex colleghi della di Michele Nigro *
Ora Franz sobbalzò perché il telefono stava squillan-
do. Il signor Rosemberg gli parlava dall’altro capo,
Rosembrerg confetture avevano imparato a ricono-
scere quelle notti, poiché Franz andava a lavoro con Prosa
“non deve sentirsi in colpa Franz, lei sta facendo il delle grosse borse cascanti sotto gli occhi. “Il vino
suo lavoro, e la sua remunerazione non è altro che la inganna” disse Lia sospirando, “sembra tutto più bel- L’ordine regnava indisturbato tra le pagine dell’agenda di La vita di Aldo e Gisella era perfetta. I giorni e gli anni
giusta ricompensa di un lavoro delicato come il suo. lo. Non è vero Franz? Oggi non riuscivo proprio a Aldo. trascorrevano lieti e senza attriti. Le asperità e i dubbi
E poi non dimentichi che lei è ancora in prova.” Poi sopportare di stare chiusa in questa casa. È troppo Sarebbe stato difficile risalire alle origini di quell’impeto venivano appianati senza sforzo e il tempo non era nient’-
Rosemberg riattaccò, Franz non ebbe il tempo di bassa, sono sempre triste. Invece ora mi sento pro- organizzativo, anche se i suoi ex compagni di scuola di- altro che un giocattolo facile da smontare.
rispondergli, attaccò a sua volta. Forse in questo caso tetta da questo soffitto, vorrei che fosse ancora più chiaravano candidamente di non averlo mai sorpreso con “L’esistenza è un puzzle” – ricordava la targhetta posta
la tenda del terzo piano si era mossa davvero, poiché basso per riscaldarmi ancora meglio.” “Sccct” fece la cartella in disordine e il diario senza i compiti elencati sulla scrivania nell’ufficio di Aldo. Bastava solo incastona-
Franz in un balzo si ritrovò affacciato alla finestra per Franz portandosi l’indice al naso, poi si sdraiò sul per materia. Conclusi brillantemente gli studi presso il re i vari pezzi di tempo nel modo giusto e l’immagine
cogliere finalmente sul fatto quella donna. letto e allargò le braccia per invitarla ad unirsi a lui. Liceo classico “Orazio Flacco” di Busto Arsizio, senza della propria giornata sarebbe apparsa in tutta la sua per-
Franz non era sensibile come Lia, spesso non riusciva batter ciglio si iscrisse alla facoltà di Storia dell’Università fezione. Tornando da lavoro, Aldo riviveva, ormai da
Niente da fare, era stato qualcuno che chiudendo una di Milano e polverizzando tutti i record fino ad allora anni, i soliti gesti collaudati: posava il cappello sulla con-
finestra, nel palazzo dove lavorava Franz, aveva ri- proprio a capirla, però l’ascoltava, e finiva sempre
per accarezzarla senza aggiungere nulla, gli bastava monitorati dall’ateneo ambrosiano, riuscì a laurearsi con sole, salutava Gisella che si affacciava teneramente dalla
flettuto la luce del sole proprio contro il vetro del il massimo dei voti e la pubblicazione della tesi, chieden- sala da pranzo, si toglieva le scarpe sull’ingresso e dopo
balcone del terzo piano. Franz poteva essere conten- che parlasse lei. “Non facciamo l’amore Franz, restia-
mo abbracciati a guardare il soffitto, così questa notte do di poter anticipare di una sessione la seduta di laurea. aver appeso la giacca all’attaccapanni, indossava soddisfat-
to del primo giorno di lavoro. Alle cinque in punto il to la vestaglia da camera. Rarissimi i momenti in cui in-
telefono aveva squillato e la voce rassicurante del suo sarà ancora più memorabile. Che dici Franz?” Fu una discussione quasi solitaria. C’erano lui, alcuni
colleghi universitari, i genitori e il motivo di tanta fretta: vertiva la sequenza delle operazioni. Gisella ricordava
capo gli aveva raccomandato di andare a casa, e di Franz era d’accordo, era sempre d’accordo con Lia, solo un paio di eventi durante i quali Aldo “si lasciò pren-
Gisella. Si erano conosciuti tra il terzo e il quarto giorno
trascorrere una gradevole serata con la sua dolce nonostante avesse questa volta una gran voglia di fare dere la mano dal tempo”: quando lo chiamò urgentemen-
di corso al primo anno e fu subito amore. Titolo della
compagna. l’amore. Si abbracciarono e rimasero a lungo a fissare tesi: “La disorganizzazione tattica e logistica di Napoleone te in ufficio non appena si ruppero le acque alla fine della
il soffitto, poi Franz si addormentò, quello che ricor- durante la campagna di Waterloo”. gravidanza di Valeriana e quella volta nel Febbraio del
Sorrise e si ravvivò i capelli, poi uscì accertandosi più
dava il mattino dopo era l’orecchio riscaldato dalla 1983 quando la salutò affacciandosi nella sala da pranzo
volte di aver chiuso la porta con le tre mandate che Aldo aveva programmato tutto. “Non appena sarò laurea- con ancora il cappello in testa! Piccole distrazioni perdo-
Rosemberg gli aveva raccomandato. voce sussurrante di Lia. Il giorno dopo Franz, straor-
to, andrò a lavorare presso l’archivio storico della Fonda- nabili di un giovane maritino inesperto e intemperante!
dinariamente puntuale, aprì meccanicamente la porta
Non era successo nulla durante tutto il giorno, le zione “San Mauro” di Abbiategrasso, il cui Presidente è
d’ingresso che già conosceva bene, entrò e la richiuse La seconda metà del tardo pomeriggio Aldo la trascorreva
persiane del terzo piano erano rimaste chiuse proprio uno zio di mamma…” – tranquillizzando Gisella sul futu-
alle sue spalle. Il telefono squillò subito. “Signor Ro- ro economico del loro connubio durante le soavi passeg- nel suo studio privato. Confortato dal caldo abbraccio
come le aveva trovate al mattino. Persino la vecchia semberg” disse Franz. “Buongiorno Franz. A quanto della sua vestaglia da camera preferita, si abbandonava,
giate domenicali lungo i Navigli. “Per quanto riguarda la
del piano di sotto non si era più affacciata lasciando la vedo lei è puntuale, bene, sono molto soddisfatto di prima di cena, alla sua attività prediletta: l’organizzazione
casa, non preoccuparti… Ho pensato a tutto io! Esatta-
curiosità scrutatrice di Franz ampiamente insoddisfat- lei per questo. Voglio dirle che io oggi uscirò con dell’agenda.
mente tra una settimana avrò un appuntamento alle 11 e
ta. Non era certo che l’uomo all’angolo avesse ven- mia moglie alle undici, circa, per rientrare poi verso 15 con l’architetto Righelli, un vecchio amico di papà, Aveva una bellissima agenda: i fogli erano bordati in oro e
duto delle pistole, ma quando si era affacciato duran- le dodici, circa. Lei durante quest’ora può dormire. che ristrutturerà la casa della mia nonna materna … Sei la copertina in pelle di color marrone scuro emanava un
te il pomeriggio lui non c’era più, probabilmente Dica la verità: è contento oppure no? Sono sicuro che contenta, amore!?” – interrogava Aldo, quasi per dovere odore di stabilità storica. Ogni giorno Aldo lucidava la
aveva cambiato strada perché lì di affari proprio non lei avrebbe vigilato sempre diligentemente, benché d’ufficio, la dolce Gisella che, un po’ per carattere e un copertina con un prodotto svizzero che rendeva elastica la
poteva farne. Oppure all’uscita della scuola ne aveva avrebbe dovuto fare un grosso sforzo, visto la notte altro po’ perché non riusciva assolutamente a contenere pelle e toglieva le macchie di sudore dopo una giornata di
vendute tante da permettergli di finire lì la sua gior- che ha trascorso. Stia bene Franz.” l’entusiasmante e preponderante capacità organizzativa duro lavoro e di maneggiamenti. Il laccetto dorato che
nata di lavoro. Senz’altro lo avrebbe rivisto nei giorni del futuro marito, rispondeva sempre con un tenero e testimoniava fedele il susseguirsi dei giorni non era sfilac-
a seguire, Franz si propose di conoscerlo, poi ci pen- Il signor Rosemberg era davvero un uomo molto
rilassato sorriso. Tra Aldo e Gisella conviveva da anni una ciato alla punta come spesso accade nelle agende delle
sò bene, la sua nuova professione non gli permetteva caro, si preoccupava che Franz stesse bene, gli telefo- terza presenza: l’agenda di Aldo. persone sciatte, ma Aldo aveva provveduto a prevenirne
di fare amicizie superflue, dopotutto doveva conser- nava spesso e gli raccomandava di salutargli Lia nono- lo sfilacciamento con una linguetta di plastica trasparen-
stante non l’avesse mai conosciuta. Franz pensò che Una presenza discreta ma decisiva, elegante e al tempo
vare una certa segretezza. No, non lo avrebbe cono- stesso dittatoriale, senza la quale non si andava da nessuna te. Abbinato al prezioso strumento, una penna stilografica
sciuto, l’unica persona che poteva conoscere le sue presto gli avrebbe fatto piacere portare Lia con sé un con inchiostro impeccabilmente nero regalatagli da Gisel-
giorno, per farle vedere il posto dove lavorava e far- parte e capace di determinare, negli anni successivi al
mosse era certamente Lia, nessun altro. Tornando a matrimonio, la definitiva e insindacabile cancellazione del la in occasione del loro primo anniversario di matrimo-
casa pensò di comprare una bottiglia di Porto per fe- gli conoscere Rosemberg. A proposito, qual’era il nio. Aldo viveva l’intera giornata aspettando quel mo-
verbo “approssimare” dal vocabolario della coppia.
steggiare con Lia il primo giorno di lavoro. nome di quell’uomo? Franz non aveva ancora pensato mento di rilassamento e di pacata confidenza con la sua
di chiederglielo, lo avrebbe fatto molto presto, forse Da quella tenera e composta unione erano nate Valeriana amante cartacea. Si sedeva alla scrivania e sotto la luce del
La signora che abitava sul pianerottolo dei coniugi proprio in quell’occasione gli avrebbe chiesto un e Clotilde: due splendide bambine di impareggiabile in- lume apriva con gesto da maestro la sua meravigliosa a-
Cronenberg dovette picchiare più volte sulla porta incontro con Lia. Ora aveva trascinato la sedia fin telligenza e dolcezza. Dopo la morte dello zio materno, genda. Toglieva il cappuccio alla penna e con la precisa
d’ingresso prima che i due, già sufficientemente eb- sotto la finestra, poi aveva dato un ampio sguardo Aldo fu nominato Presidente della Fondazione così come leggiadria di uno spadaccino depennava soddisfatto gli
bri, la sentissero imprecare e decidessero di smetter- panoramico, l’anziana signora era già sveglia, Franz era stato ordinato dal defunto nel suo testamento. impegni affrontati, gli appuntamenti, le commissioni e
la di ballare in casa trascinandosi sedie stridenti e altri poteva vedere la sua sagoma mentre trafficava per

16 25
casa. L’uomo delle pistole invece non c’era, Franz diceva di chiamarsi Clara.”
pensò che magari aveva cambiato postazione per una
Poesie
Il segnale di linea interrotta si ripeté per alcuni se-
ragione di affari.
condi, poi Franz si rese conto che Rosemberg non
Alle undici in punto distese le gambe e serrò le pal- era più al telefono; poggiò il ricevitore sull’apparec-
pebre, poi sprofondò nel sonno. chio, ritornò alla finestra con la fronte corrugata,
di Fabio De Santis All’improvviso trasalì perché stava squillando il cam-
ancora scosso da quell’incubo. Si propose di non dor-

Poesia
mire più, anche se glielo avesse chiesto lo stesso si-
panello della porta d’ingresso. Un suono stranissimo,
gnor Rosemberg.
sembrava una marcia militare, Franz aprì la porta con
l’accortezza che si richiedeva ad uno del suo mestie- Non era proprio una sciocchezza restare svegli in
Non credo molto alla non propensione degli italia-
re. Non che fosse del tutto inverosimile quell’uomo quella stanza. Per il pranzo, Franz tirava fuori da un
ni alla lettura. Credo invece all’esistenza di un’ansia Leggo e perdo che si presentava sul posto di lavoro di Franz, ma sacco dei panini che Lia gli preparava la sera, prima
da consumo di libri. Nell’epoca dei supermercati è sulla sua fronte sporgeva una vistosa protuberanza, in di andare a letto. Poi ingurgitava grandi quantità di
scandaloso che non vi siano orde di consumatori che più aveva la testa inclinata da un lato come se qualcu- caffè; era un ottimo metodo per essere sempre atten-
rimpinzano carrelli di libri il sabato sera. Una delle Sfoglia tra i polpastrelli all’inseguimento ti. Infatti bastarono pochi giorni, poi tutto divenne di
no gli avesse legato al collo un grosso sasso.
motivazioni, che ritorna spesso, sembrerebbe essere di una vita in più, della lettera assoluto controllo. Era proprio di-
“Ciao Franz” disse lo strano uomo.
l’eccessivo costo dei testi. Ci si crede anche! Come che non muore fra le tante, “E lei come fa a conoscere il mio
ventato un uomo serio e maturo. A
dire: leggere è più costoso di una frequentazione scuola invece non era difficile che
vanitosa si affranca nome?” disse Franz accigliandosi.
frenetica di locali; più degli abbonamenti alle pay- sonnecchiasse, a volte gli partiva
tv; ecc. ecc. “Ma come, non mi riconosci? Io uno sbadiglio e dimenticava persino
sono Alfred. Alfred Rosemberg.” di nasconderlo con la mano. Era
Mi preoccupa, invece, il fatto che non ci si preoc- dalle porose stampe.
“Il signor Rosemberg?” fece Franz veramente cambiato, quel lavoro gli
cupi molto che per leggere ci voglia tempo. Dicia- E nuoto fra i detriti di virgole e non celando il suo stupore dinanzi stava giovando in un modo che non
mo che ultimamente l’avere tempo è un marchio sviluppo la lente di lettore all’ossimoro, a tale cambiamento. “Ma lei… avrebbe mai immaginato. Persino
d’infamia: non produci (più o meno), sarai un fan- come si è ridotto cosi?” Lia se n’era accorta, anche se lei
presunto smacco all’esistenza non era proprio contenta dei suoi
nullone… nel migliore dei casi hai una rendita e sei “Ah! Sciocco Franz” disse il signor
colpevole di non far circolare il denaro. Non hai cambiamenti. Lei amava Franz così
Rosemberg e fece per entrare, col
scampo! che sentenzia l’uscita
come l’aveva conosciuto, semplice
braccio teso scostò Franz che era
e generoso, con quella sua maniera
Per leggere ci vuole tempo, si sa. Di tempo se ne dall’inquadratura degli occhiali. E dietro rispunta rimasto immobile con l’aria tonta.
ingenua di accondiscendere sempre
“Ho portato con me mia moglie,
ha poco, è la vera ricchezza dei nostri giorni, pare il polverone del tacco, incompreso a tutto. Ora invece sembrava una
così la conoscerai. Vieni… vieni
proprio che non corra rischi d’inflazione. Al pari di pure” gridò. Dall’ingresso spuntò
persona piuttosto riflessiva, la sera a
recide e tormenta
tutte le cose belle può essere considerato un vizio. letto teneva lo sguardo rivolto al
Lia che appena vide Franz sorrise e
Leggere, oltre a rischiare di essere peccaminoso, dà lo stacco. soffitto per lunghi minuti, una volta
gli allungò la mano mostrandone il
può essere considerato quindi una ricchezza. Allora rifiutò persino di fare l’amore di-
dorso. Franz invece che baciarla la
io non credo molto, dicevo, alle statistiche sul con- cendo di sentirsi stanco, e di aver bisogno di dormire
Ancora ferito a letto di notte strinse e l’agitò mentre la osservava scrupolosamen-
molto in previsione della giornata di lavoro.
sumo dei libri, che dovrebbero coincidere con la te. “Lia” disse spalancando gli occhi. “Mi scusi ma…
capacità di lettura di un popolo; diciamo che quest’- io mi chiamo Clara, forse lei si confonde?” Nei mesi che seguirono i Cronenberg ricevettero
aspetto mi lascia indifferente, non mi allarma e non Gocciola serbatoio di un androlavaggio regolarmente un assegno di cento verste al mese. Lia
“ Ma come? Ma come?” disse Franz e prese a girare
mi esalta. accanto. Piovono le ruote plastiche fu felice di lasciare la casa in via Vinckelbrand per
per la stanza in lungo e in largo. “Ma… Lia?”
andare ad abitare nel quartiere Survillage, un quartie-
Mi sembra che siamo un po’ abituati, invece, a triciclanti di bambini inquieti emigranti. Il telefono squillò e Franz balzò dalla sedia, afferrò il re nato da pochi anni che si inerpicava su di una pen-
considerare opportunità la possibilità di venire in Piangono notti, freddate ricevitore e lo portò all’orecchio “Ah!” disse “è lei denza collinare. Il nuovo appartamento era ampio e
possesso di un oggetto senza preoccuparci troppo di signor Rosemberg?” “certo che sono io Franz, chi luminoso, Lia era particolarmente contenta perché
farne intensa esperienza. Se ci si ferma al primo a- vuoi che sia, forse non ti sei ancora accorto che solo finalmente poteva fare ginnastica in casa, infatti aveva
spetto direi che la condizione odierna non sia peg- dall’autunno e i carri ferroviari sorpassano io conosco questo numero? O forse sei stato così lasciato al centro dell’ambiente d’ingresso uno spazio
giore di altre epoche, tutt’altro! non capisco perciò le ansie. Ansimano residuali imprudente da lasciarlo a qualcuno?” sufficiente persino per poterci ballare. Quando Franz
il pessimismo diffuso. È nel secondo aspetto che non “No, no, certo che non l’ ho dato a nessuno, lei era la sera rientrava a casa, Lia lo afferrava per le braccia
danze da letto. Sopite poche parole
mi farei illusioni e penso che la percentuale di chi qua, ho avuto un incubo, c’era anche Lia” “anche Lia? e lo guidava e i loro corpi volteggiavano e roteavano
lontane di ore mentre tranciava per tutta la casa sulle note di un valzer, di cui Lia
riesce ad avere un’intensa vita di lettore sia bassissi- Si svegli Franz, mezzogiorno è passato da ben otto
minuti.” “Si è vero, ha ragione, ora mi rimetto subito aveva provveduto a procurarsene un’intera collezio-
ma, pur avendone le possibilità intellettuali e mate- ne. Franz però si sottraeva piuttosto presto a quel
riali. Questa è una lacuna preoccupante, evoca bar- il lavorare i minuti feriti all’entusiasmo, stillante al lavoro. Sarò ammonito per questo?” “No Franz,
questa volta voglio perdonarla, che non si ripeta più gioco che Lia trovava molto seducente; non di rado
barie, la evoca perché di base c’è una grande depri- sul pendio definitivo del canale vacuo. finivano per litigare perché Franz spesso si irritava
vazione: il tempo. Direi rapina! però. Mi dica Franz, nel sogno che ha fatto, avevo
una vistosa protuberanza sulla fronte?” “si, si, e la per dei motivi che Lia trovava assolutamente futili.
testa inclinata, si, la testa inclinata. Poi è venuta Lia,

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Si, Franz era davvero cambiato negli ultimi tempi, ogni mattina più o meno alla stessa ora per innaffiare
adesso Lia ne era convinta, anche se non riusciva a
trovare nessun motivo che potesse risultarle esau-
due piccole piante grasse. Una volta finalmente lasciò
le ante della finestra aperte, così Franz riuscì a vedere Dei miti religiosi in poesia
riente. Il primo sospetto fu proprio quello del lavo- gran parte della casa, la cucina che aveva un piccolo
ro, poi però dovette convenire sul fatto che quel tavolo quadrato al centro, poi la camera da pranzo
lavoro non poteva che giovargli. Franz aveva trent’- con due poltrone e una credenza nella quale brillava di Vito Cerullo
anni, Lia abbandonò quel pensiero dicendo a sé stessa l’argenteria. Attraverso quegli indizi Franz capì che
che un uomo doveva pur cambiare nella sua vita, non
poteva certo restare uguale per sempre, anche se lei
in quella casa ci viveva solo l’anziana signora, forse il
marito era morto e i suoi figli andati a vivere altrove,
Saggistica
non avrebbe nemmeno sospettato in altri tempi che oppure non aveva figli, e magari suo marito non era
questo potesse accadere. C’era una cosa però che la morto, magari lei non si era mai sposata. Restò assor- Ed io ti dissi (senza neppure dirti? Perché non mi chiedesti relazione a uno sperimentale e divertito ibrido sag-
turbava più di tutto il resto: Franz si rifiutava di ac- to ad osservare scrupolosamente l’interno della casa, o perché ti rivolgesti ad altri? Perché non c’eri, non c’era gio-racconto:
compagnarla a comprare le scarpe. Un tempo invece e nel frattempo fantasticava su tutte le vite che quella nulla intorno a me?) che mi attraversano i pensieri idropi- collage di citazioni poetiche variate in parte con
non vedeva l’ora che lei comprasse un nuovo paio di signora avrebbe potuto vivere. Era solo un’anziana che colombe che partono eternamente, o del diluvio se personale terminologia.
scarpe perché ogni volta si facevano delle grandi risa- signora che innaffiava due piante grasse ogni mattina, vuoi, e triplici, e altre intime, miti, e altre digiunose per
te. Una mattina Franz si accorse che erano oramai però offriva una quantità indefinita di possibilità. tre giorni, e quella che vola sulle acque degli astri dal 160- idropiche colombe . . . triplici: attraverso Manoscrit-
sette mesi che faceva quel lavoro ma della signora Franz la immaginò da giovane, provò a disegnarle il 3. Ombre si distendono lungo i corpi (1) e i soli nel mor- to nella bottiglia, Stradario della primavera di Govoni.
Rosemberg nemmeno l’ombra. Era una donna asso- volto nonostante l’avesse vista solo poche volte da dere i petti, se saranno trombe ancora vive da musica (2) Intime … miti: in Inferno di V. Bodini da Appunti
lutamente misteriosa, non si affacciava nemmeno al una distanza considerevole. Fece persino un gesto simile a quella di organi risorti. Sarcofaghi aperti, occhio di poesie, residue e sparse nella sezione Roma(1944 -
balcone. Una sera Franz aveva ispezionato attenta- con una mano come per salutarla ma la signora non perduto (3); dolersi di terre dentro cieli divelti (4). Scena- 1946).
mente il palazzo in cui abitava Rosemberg, ed era lo notò, era troppo impegnata a versare l’acqua alle ri di rapaci con filamenti di cielo (5) tra gli artigli, equiva-
digiunose... : la colomba relativa all’episodio della
giunto alla conclusione che non c’era modo di affac- due piante assetate. Franz si chiese se bisognava in- lente del cadere da essenze soprannaturali; perduta luce
morte di Kant. Forse lo spirito del filosofo tedesco
ciarsi in quella casa se non da quel balcone. La signo- naffiarle proprio tutte le mattine le piante grasse. A per tutta un’eternità senza espiazione. Ma tempo, quale
“che si staccava dallo stuolo delle ipotesi per entrare
ra Rosemberg proprio non si affacciava, e non lascia- questa domanda però non seppe trovare alcuna rispo- speranza del riscattarsi per il primo uomo, se non si aggira
nel tempio delle verità rivelate”.
va nemmeno arieggiare la casa visto che le persiane sta, non aveva alcuna conoscenza in fatto di piante, si di bianco d’albero, dove ogni cosa del creato vuole sfiorar-
erano sempre serrate. Possibile che non avesse mai propose di chiedere consiglio a Lia, sicuramente più lo. Fenici in grido d’ogni ridestarsi non bastano se un’ ani- (L. Sinisgalli, Il vaso rotto, dall’ Indovino, Cava dei
disobbedito al marito? Una volta invece era convinto esperta di lui. ma supplica d’esser presa dentro il riposo di un’onda; un Tirreni 1994).
che qualcosa si era mosso, infatti il vetro della fine- vento che spazzi la polvere dalla memoria, per un’ inno- Quella …sulle acque degli astri. . . : si tratta della
Subito dopo ricevette una telefonata, si fermò un cenza d’occhi, per riammirare una perpetua
stra rifletteva un movimento ondulatorio della tenda, costellazione Colomba di Noé, deno-
attimo a pensare e subito capì il suo errore. Infatti il primavera.
Franz balzò in piedi con l’inquietudine del segugio. minazione posta dall’astronomo Gio-
signor Rosemberg gli telefonava per ammonirlo del
Poi vide una sagoma che si muoveva dietro la tenda, vanni Bayer. (v.C.Flammarion, L’A-
suo gesto. Era stato troppo ingenuo, non si salutano
a giudicare da quella geometria però, doveva trattarsi stronomia popolare, Milano 1908).
le signore da una finestra agitando la mano. Era la ----------------------------------
della sagoma del signor Rosemberg. soli … petti: L. Sinisgalli,
prima ammonizione che Franz riceveva, stavolta però (1)
Deluso, tornò a sedersi, ora si era persino adoperato se l’era proprio meritata. Nei mesi che seguirono “Il nostro corpo… ci ingombra e sembra Giorno d’ira in Poesie).
con un morbido cuscino che aveva posizionato sulla Franz volle rimanere a lavoro oltre l’orario stabilito. un miraggio poterlo ritrovare in concordia
cieli divelti: Libero de Libero, Giudi-
sedia. Una mosca gli ronzò intorno all’orecchio e Lia se ne preoccupò e lui si giustificò dicendo che la il giorno supremo delle trombe” (L. Sini-
zio universale (Testa).
sembrava volesse entrarci, Franz non pensò di scac- signora Rosemberg aveva assunto un’ atteggiamento sgalli, FPD, IX, p. 187).
cadere... primo uomo: Adamo e Luci-
ciarla, seguì i suoi movimenti, poi la vide poggiarsi troppo strano. Disse che l’aveva vista un giorno traf- (2)
Cfr. L’incendio dei cristalli, fero dalla stella del mattino di Bacchel-
sul naso, gli risultava difficile metterla a fuoco da ficare per casa nervosamente, poi aveva spiato in “L’Interplanetario”, n. 3, 1° marzo 1928. li, vedi anche Beccaria (Adamo),
quella distanza così ridotta, riuscì però a seguire per- strada attraverso la tenda. Franz non voleva avvertire (3)
Del Principe Cattolico, dipinto dall’auto- di bianco d’albero … sfiorarlo: Sci-
fettamente lo sfregamento delle zampe, prima di subito il signor Rosemberg prima di avere avuto l’as-
soluta certezza di quello strano comportamento. re di Carte segrete “come un pesce o una pione, Le nubi sono sospese nell’aria
quelle anteriori, poi delle posteriori. Si soffermò
Doveva a tutti i costi continuare a vigilare, quella era foglia, inginocchiato in mezzo alla campa- “come egli stesso si vide in una sua
ancora un po’ sul naso di Franz, poi all’improvviso
una fase molto delicata del suo lavoro. Si avvicinò a gna romana” poesia” (FPD, XV, p. 205).
decollò e si disperse nella camera, Franz tentò di
seguirla ma lei si mimetizzava con la stanza che era Lia e fece per darle un bacio, lei però si scostò leg- (L. Sinisgalli, Saggio su Scipione — FM). Fenici...: Sinisgalli, Fenice del nostro
completamente bianca, nessuna variazione nel colore germente e Franz riuscì solo a sfiorarla con le labbra. (4)
ldentica situazione apocalittica si riscontra nella sinisgal- risveglio (VV)
poteva evidenziarla. Lui però non si arrendeva, si liana prosa L’albero bianco (B) p. 106: “La luce si fece fo-
Quella del comportamento strano era una bugia, ora anima …primavera: G. Ungaretti, Caino (Sentimento
voltava da tutte le parti ma non riusciva proprio a sca, una saetta spaccò in due parti il cielo come un vaso”.
però Franz non poteva averne la certezza, non riusci- del tempo).
vederla, né tanto meno a sentirla. Passarono alcuni
va bene a ricordare se quel trafficare nervoso della (5)
Diverse suggestioni si colgono nella lirica Inferno di Vitto-
minuti e la mosca tornò a fargli visita, Franz gli offrì
signora Rosemberg c’era stato davvero oppure no. rio Bodini: qualcosa di “scipionesco… dell’Ungaretti misti-
il naso ma lei questa volta non si poggiò, gli ronzò
Per questa ragione doveva impegnarsi molto di più, ***
intorno all’orecchio e poi fece per uscire dalla came- co urlante - sino all’enigmatica - interferenza della rissa
vigilare di più, continuamente, non doveva lasciarsela cristiana di Montale” nelle Occasioni. (V. Bodini, Introduzio-
ra attraverso la finestra, Franz diede un balzo e la
sfuggire, non poteva. Una volta dimenticò persino di ne a Tutte le poesie, a cura di O. Macrì, Nardò 1997, PP.
chiuse, ma lei per un soffio riuscì a fuggire.
mangiare, poi quando stava per tornarsene a casa si 26s).
La signora del secondo piano si affacciava sul balcone accorse di avere una gran fame, scrutò nel fondo buio
Si riportano ulteriori annotazioni minori a chiarimento, in

18 23
del sacco e ci trovò i panini. Li mangiò nell’autobus
Ma l’infelicità L’access point mentre lo scenario silenzioso della città gli scorreva
File 7 necessita
di un nuovo accesso remoto.
lo conosci. lentamente sotto gli occhi.
In seguito Franz si adoperò per restare a tempo pieno
Poesia
Ricerco un divino Dischi rigidi in smoking File 11 a lavoro. Sul pavimento aveva gettato un materasso
gonfiabile, ci dormiva comodamente ma ogni due ore
web designer stanano door-to-door si svegliava, tornava alla finestra con gli occhi iniettati
tra cibernetiche chiese le menti deboli Bluetooth di sangue, avrebbe rinunciato del tutto al sonno se
fosse stato possibile. Con Lia non si preoccupava più
e boschi campionati. svendute dai provider. per erotici setup
neanche di giustificarsi, il giorno in cui era uscito di
Preti-cyborg Ipertesti ribelli e posizioni in autoplay. casa con il materasso gonfiabile lei lo avea seguito fin
dicono messa rischiano l’overburning Uno storyboard sull’uscio ma lui aveva chiuso la porta sbattendola
selezionando tra l’indifferenza di romantiche jpeg
violentemente. “È una vita che non ti si vede” disse
Anselmo e si allungò sul bancone del bar per guarda-
Poesia N.1
liturgiche tracks. di chi adora il Sistema. installa respiri re Franz più da vicino. “Cosa ti è successo?” aggiunse.
Franz non gli rispose, si limitò a sorridere bonaria-
sull’amore mio
Ritornano Riconoscimenti vocali di ottimismo.
mente e ad ordinare una birra fredda. La trangugiò in
frame infantili anche per pisciare Stupido player pochi sorsi, lasciò una banconota di un taglio che
a volte all-in-one e battiture lente in un web sarebbe bastato a pagarsi dieci birre, infine uscì dal Ci univa un desiderio di morte per lo più
bar. anelata anelante ma tutto sommato
ripercorrendo timeline per essere esclusi senza pop,
di una vita compatibile. dall’e-business. superi blackout
Ora non tornava più a casa, non vedeva Lia da tanto che ridere.
tempo, non ricordava più nemmeno da quanto.
Ergonomia illusoria mettendo anime Domani ti uccido ogni promessa è debito
Aveva ancora dei soldi che gli sarebbero bastati per
File 8 solo per i favoriti. in scandisk. altre tre o quattro settimane, poi avrebbe chiesto al tu ridi amore
ad Andreas Eschbach Decisamente anacronistico Riportami signor Rosemberg di spedire solo novanta verste a casa
e di lasciarne dieci per lui. che ora o più tardi un desiderio di morte.
Se muori aprire un blog in Nepal. sano e salvo
Franz si persuase che quello era l’unico modo per Avevo un occhio nero la barba incolta
mandami un’e-mail verso silicon valley.
dimostrare al signor Rosemberg di essere l’unica
dall’inferno. File 10 ti amavo come insetto inetto
persona in grado di svolgere quel lavoro nel modo
Affinché possa aggiornare più efficiente possibile. che ridere
il mio database Errate prototipazioni rapide mostravo non potevo altro
sullo scetticismo. creano famiglie infelici
un cazzo duro come altare per lo più.
Scarsi i video editing senza feedback emozionali.
Tu voltavi le spalle fai bene amore
sull’al di là Abbassa il tuo firewall
non temere l’altro è facile da accarezza-
mentre abbondano con fede.
re
assurdi Scaccia i bug dal bios
voglio che tu stia bene, bene?
i links rivedendo clip serene
ad una Falsa Verità. di probabili vite. Ci univa un desiderio di morte per lo più.
L’ultimo tool è lei… Amore.
File 9 Un genetico know how
da rinverdire Tullio Fontana
Schiavi dell’e-commerce con ram primaverili.
respirano gif pesanti Sognando e-booking
riesaminando immobili da leggere insieme.
lerci background. Hardware tra lenzuola
Un dio plug&play e chip di fiducia.
ci conforta Usa la sua pelle
con la sua potenza di calcolo. come un pad…

22 19
File 3 e fastidi multimediali. e dimenticati.

Silloge “Cyberpoetry” Perduti driver di vita Eppure


Lenti processori profetizzano crolli un vago
di backup affettivi del dow jones morale. ricordo miocardico
di Michele Nigro
vantano Esistenze upgradeabili pompa sangue malato

Poesia chasing playback cercano nuove patch verso superstiti freeware.


sulla mia vita. per evitare suicidi So di essere stato…
di analogica presunzione
Voglio un lettore onesto in multisessione. Ma cosa?
L’assimilazione di termini “angloinformatici” alla lin- risalivano sintoamplificati
gua italiana è cominciata da tempo. Ultimo avampo- a cui consegnare Non credo Un amore in megahertz
dai vicoli formattati…
sto: la poesia... Forse! Accettare l’integrazione ras- memory card ai matrimoni cordless destinato a morire.
segnandosi agli innesti che già esistono nella forma Nuovi entusiasmi
con storie vissute e nemmeno Sentimenti obsoleti
parlata oppure combattere una guerra per la purez- in dolby surround.
za? S’intravedono all’orizzonte scenari con future e mai cancellate a resurrezioni one touch su vecchie partizioni.
Configurami l’anima…
“resistenze linguistiche” tra battaglie incruente a dalla Rete su directory religiose.
base di aggettivi e idiomi in via d’estinzione… Chi Regalami una password
vincerà? di un telefonico Eraclito. Sesso integrato File 6
verso la speranza.
Gigabyte d’esperienze in bytes all’infrarosso.

File 1 affaticano l’hard disk. Chiudi sessione? Ci lasciammo


File 2
Medici virtuali Ma prima su una gelida

Universi overclockati - via modem - scannerizza panchina di ferro


Vite senza plasma
agonizzanti mi diagnosticano un progetto d’amore. come due libri
in eterna defrag.
chiedono al server un software al cuore. in un folle bookcrossing.
Angosce in stand by
download d’amore. Antivirus di regime File 5 Divenendo puro e-loving
su dirette di guerra
Innesti linguistici lavorano instancabili stand alone
in widescreen.
s’interfacciano su lacrime in mp3. Memorie storiche e abitando
Lascia libero uno slot
ad anime crackate. Alloggi infestati da mouse in floppy datati periferiche bruciate.
sulla scheda madre
Non c’è memoria libera e meretrici su letti di java. percorrono il tempo Mi restano clusters
dei tuoi sentimenti.
per capire cosa voglio. Una webcam e atterrano di silicei ricordi
Orde di tecnopoets
Ho inventato milioni di colori puntata sull’anima nuda. su letture palmari. senza codec.
catturati dai monitors
per i tuoi cristalli liquidi Ma tu dove sei? Ridicoli Camminando
rubano supporti di memoria
e oggi i nostri ricordi con piedi d’inchiostro
a silenziosi dissipatori
un display bugiardo File 4 in quei futuri tra neon e freon
di gioia metropolitana.
mi annuncia di inutili utility. immerso in un mare
Amori digitali
(necessarie) Cene romantiche masterizzate Immemori di led luminosi,
su porte parallele
scansioni di cuore. per non dimenticare dei primordiali soddisfacenti
conquistano
Cliccasti col tasto destro che siamo schede video netcafè letterari timing di accesso
megapixel di bellezza
sulla playlist in eterno aggiornamento. dove conobbi alla memoria
invadendo
della mia indecisione Salva con nome… le tue labbra in 3D. mi permettono
gli ultimi lembi di dignità
mentre vagavo “Salvati, se hai un nome!” Autotraining mistico di cablare il presente
con browser
in energy-saving Desktop di noia su scenari high tech. al file date
di solitudini.
tra le strade di una vita e amori wireless Vacanze marziane di un lontano kamasutra.

a bassa definizione. per evitare worms in alta stagione

Suoni monofonici flatulenze digitali per embrioni scongelati

20 21
“Nugae—Scritti Autografi” Elenco delle librerie e caffè letterari dove è in distribuzione “Nugae”:
-Libreria Mondadori via Mazzini, 31 - Battipaglia (SA)

Controedicola
Norme per la collaborazione : la collaborazione è aperta a tutti ed è completamente gratui-
ta. Gli elaborati vanno inviati tramite e—mail o all’indirizzo della Redazione nitidamente datti- -Libreria Mondadori corso Trieste, 198/200 - Caserta
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superare la lunghezza di 6 cartelle. La Redazione non restituirà il materiale pervenuto presso la -Libreria Feltrinelli corso V.Emanuele, 230 - Salerno
sede del periodico. La Redazione, inoltre, si avvale della prerogativa di non pubblicare gli ela-
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borati sprovvisti dei requisiti minimi dal punto di vista letterario o sgrammaticati. La riprodu-
zione, anche parziale, della presente rivista, è consentita dietro autorizzazione scritta della -Nuova Libreria Internazionale piazza 24 Maggio, 10 - Salerno In alternativa alla cultura dilagante del “ best seller da edicola” e all’ “enciclopedia da su-
Direzione e con la citazione della fonte. Gli organizzatori dei premi letterari dovranno far per- -Libreria Mondadori corso V.Emanuele, Salerno permarket”, Nugae—Scritti Autografi è l i et a di pr es ent ar e ai s uoi Let t or i una pi cco-
venire i testi dei bandi almeno quattro mesi prima. Gli articoli, i racconti e le liriche riflettono -Libreria Legislativa Criscuolo via Nicotera, 47 - Nocera Inf. (SA)
le opinioni dei loro Autori, che di essi risponderanno direttamente di fronte alla Legge. Gli
-Caffè Letterario “Intra Moenia” piazza Bellini – Napoli la rubrica dedicata ai cosiddetti “libri particolari” - sconosciuti o quasi—, agli “sfortunati”
scritti inviati dovranno essere inediti e accompagnati dalla seguente dichiarazione: “LO SCRIT-
TO INVIATO E’ UN MIO PERSONALE LAVORO E NON E’ STATO MAI PUBBLICATO”. -Libreria Guida Porta Alba— Napoli delle classifiche, ai “figli stampati di un dio minore”… A tutti quei testi, insomma, che un
Gli scritti pubblicati e inediti sono di esclusiva proprietà degli Autori e fa fede la data di pubbli- -Libreria Feltrinelli via Roma—Napoli po’ per le tematiche affrontate e, in parte, a causa dell’ombra creata dai “grandi succes-
cazione sul presente periodico.
-Libreria Feltrinelli piazza dei Martiri - Napoli si”, non hanno mai aspirato e mai aspireranno a risalire le “top ten” dei libri più venduti.
Rivista letteraria bimestrale autogestita Libri che hanno ancora tanto da raccontare.
SOMMARIO pag.
a cura dell’Associazione Culturale

“Nugae” L’editoriale di Lucia Ielpo 3


Presidente: Fabio De Santis
Sede legale: via Guinizelli, 14 Sc. A Ecolalìa lunare di Lucio Spampinato 4
84091 Battipaglia (Sa)
Le tre zanzare di Rino Malinconico 6
Tel. 0828-303091
Direzione, Redazione, Amministrazione:
La sola vita di Franz Cronenberg di M. Longo 11 “Le streghe sotto il ciliegio” di Cesare Baldoni
Via XX Settembre, 23 Battipaglia Un bambino dai sette ai nove anni attraversa la seconda
guerra mondiale, vive, cresce in essa, partecipa col suo
E-mail : scrittiautografi@tiscali.it Poesia n.1 sull’amore mio di Tullio Fontana 19 «io» ad una angoscia quotidiana che si esaspera fino a
culminare in avvenimenti in cui è presente insieme ai
Direttore responsabile: Alfonso Amato suoi affetti, al suo mondo. Il dramma è «filtrato» da “Il canto d’amore e morte dell’alfiere Chri- “L’altro inferno”
Redazione: Massimo Longo; Paola Ma- Cyberpoetry di Michele Nigro 20 stupefazioni, sensazioni, episodi, viaggi; il bimbo com-
pie la sua avventura umana con una narrazione in prima
stoph Rilke”
di Ulisse Loni
galdi; Fabio De Santis; Antonia di Dario; persona in cui traduce con immediatezza stati d’animo di Rainer Maria Rilke
Lucia Ielpo; Lucio Spampinato; Vito Ce- ed immagini, dialoghi, personaggi con i quali si incontra;
Dei miti religiosi in poesia di Vito Cerullo 23 l’opera si esprime in un romanzo-diario in cui la verità Rielaborando il mito a lui caro di una propria,
rullo; Adriana Mazzella; Michele Nigro nasce dall’impatto del bimbo con quanto lo circondi, nel antica origine aristocratica, Rilke trasse i temi di Ulisse Loni si cimenta con un tema assai im-
(cell.333-5297260). bene e nel male. Un parametro a queste “Streghe sotto il Die Weise von Liebe und Tod des Cornets Christoph pegnativo, sia per la vastità del progetto sia
Poesie di Fabio De Santis 24 ciliegio” potrebbe confinare con il diario di Anna Frank, Rilke da una cronaca apparsa nel 1665 a Regen-
per le capacità fantastiche e poetiche che
Pubblicità: Paola Magaldi anche se la bambina ebrea ha vissuto tutto dentro la sburg, una «relazione» del conte Johann von
mansarda di Amsterdam ed il piccolo esce invece allo Stauffenberg secondo cui l’alfiere Christoph, richiede: la “Divina Commedia”, riproducen-
(cell. 335-8384148) scoperto, entra nella coralità, nella conflittualità, nel- do nella lingua poetica e letteraria delle gran-
L’agenda di Michele Nigro 25 l’incubo dell’evento bellico, fra sequenze, dal 25 luglio
fratello di «Otto von Rilke, signore di Langenau,
Granitz e Ziegra», avrebbe prematuramente di opere napoletane, tutte le situazioni dante-
Stampa: Centro copie “Duc@s” alla caccia agli ebrei, all’esodo degli sfollati, ai bombar-
damenti, fino ad un fatto marchigiano della Resistenza, incontrato la morte nel 1663, in Ungheria, com- sche (peccati, peccatori, pene, anime purgan-
battendo contro i turchi durante la campagna di
via E. De Nicola, 24 Battipaglia Fioritura underground di Bianconiglio 29 avvenuto a Varano, alle porte di Ancona. Nel momento
in cui il plotone tedesco sta per fucilare il padre, la Raimondo Montecuccoli.
ti, beati e tutti i commenti e le questioni,
Registrazione del Tribunale di Salerno: guerra non è più per il bambino solo un’ossessione, ma anche teoriche, da essi suscitate). Vengono,
un dato personale, che entra nella sua interiorità. Le Scritto nel 1899 e pubblicato nella sua stesura però, sostituiti i personaggi assunti da Dante
N° 20 del 28/Giugno/2004 Escursioni notturne di piggilupin 30 <<streghe>> sono le passioni degli uomini che vortica- definitiva nel 1912 come primo volume della dalla storia o sono protagonisti della nostra
no attorno all’albero della vita, il ciliegio. Ed il bimbo è nuova e ben presto famosissima collana «lnsel-
Editore: “Edizioni Nugae” in questa dimensione che raggiunge la sua nitida poesia, storia più recente. L’autore reinventa, così,
Bucherei», il Cornet riscosse «un successo travol-
Spleen di Vittorio Racioppi 31 il compimento, che è la configurazione di un lavoro che gente», scrive Ladislao Mittner, «e con ogni figure e situazioni conferendovi un tono ilare
Via XX Settembre, 23 affida ancora una speranza a questa umanità divorata e scherzoso. La galleria dei personaggi
dall’ansia e dalla morte. Il quadro in cui si svolge quest’-
probabilità senza precedenti nella storia della
84091 Battipaglia (Sa) opera ponendo il bimbo dinanzi agli occhi di un mondo lirica di tutta la letteratura mondiale: cinquemila “attuali”, per limitarci al solo “inferno”, è
Prima persona singolare di Lucia Ielpo 31 violento e dissacrante apre le pagine ad una denuncia di copie ne furono vendute nelle prime tre settima- affollatissima: da Achille Lauro, nelle vesti del
Cell. 347-3098430 attualità, oggi come ieri, alla segreta sfida di un ne, quasi duecentomila entro il 1922». Tutto traghettatore Caronte, a Croce, Di Giacomo,
<<io>> dinanzi all’annientamento. Il bambino, dentro costruito per vividi frammenti, in un rapido
Chiuso in Redazione: 29/11/2004 Viviani, Ferdinando Russo, inseriti nell’elen-
Contatore / Stella rossa di Davide Dalmiglio 32 e fuori, specchia le sue sensazioni, le confronta con
l’amichetta Anna, nel bosco, fino a che la sua ingenuità e
susseguirsi di quadri più poetici che narrativi, il
co degli “spiriti magni”, a Bettino Craxi (che
Per liberi contributi, lasciti, donazioni rivolger- breve testo già presenta alcuni temi della grande
trasparenza emotiva lo portano al riconoscimento del sostituisce il Ciacco dantesco), Andreotti e
si al Tesoriere Sig. Colitti Salvatore (Cell. 338- prossimo a lui più vicino e da lui più amato, il padre, lirica rilkiana.
2025760) o direttamente in Redazione. Grazie. Vito Cerullo:tenebra parallela di L. Spampinato 33 ateo, il quale se sfugge tutti non sfugge l’amore per il Occhetto considerati tra i “golosi” in quanto
suo bambino, in un rapporto umano e spirituale, in una incontinenti nell’essere “golosi di potere”, a
<<presenza>> imprevedibile. L’uomo, che ha difeso la Pippo Baudo, indicato come “iracondo”, in
Un gatto di Vito Cerullo 34 sua e l’altrui libertà, perché in essa è il bene di ognuno Vuoi segnalare a “Controedicola” un sostituzione del dantesco Filippo Argenti. Le
In copertina: contro ogni dittatura e sopraffazione, intuisce nell’amo-
re per il bimbo un altro essenziale portato per il riscatto “libro particolare” o comunque igno- Tre Furie sono Camorra, Sporcizia e Corru-
“Castelluccium de Baptipalla individuale, un segno che va oltre la sua esistenza e gli
rato dalla pubblicità di massa? zione. Pulcinella, come epicureo sostituisce
in Wasteland” Silloge da “E ccerase” di Pasquale Amendola 36 rivela un potere spirituale al di sopra delle sue forze e
Farinata degli Uberti.
delle sue convinzioni. Il bambino, che parla direttamen-
Fotomontaggio di: te al lettore, è il seme da salvare, un gettito di vita Manda un’ e-mail a :
Melpier Silloge di Vito Cerullo 38 dinanzi all’assurdo quotidiano.
scrittiautografi@tiscali.it

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