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“Nugae - scritti autografi” Norme per la collaborazione: la collaborazione è aperta a

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ANNO II - N.6 - Luglio/Settembre 2005 gratuita. Gli elaborati possono essere inviati, al fine
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Editore: “Associazione culturale Nugae” ne. Sono gradite le note bio-bibliografiche (con o senza
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TABELLA D
Autorizzazione DCB/ SA/088/2005
Valida dal 16/05/2005
Copertine arretrati
Chiuso in Redazione: 6 Luglio 2005

In copertina:
disegno di
Marco Vecchio
Numero 0 Numero 1 Numero 2 Numero 3 Numero 4 Numero 5
SOMMARIO PAG.
L’EDITORIALE M. Nigro 2
L’INTERVISTA - “Marco Vecchio: ritratto di un artista salernitano” A. di Dario 3
“Il sarto di Piazza Farina” E. Meis 6
Poesie D. Dalmiglio 16
“L’età tradita” M. G. Greco 21
Poesie - “Parole con il bacio” G. Proietti 23
LA RECENSIONE - “Sulla Nuovissima poesia italiana” F. De Santis 26
“Sentieri caotici” P. Bartoli 27
riVISTE 30
“Poesie inattuali” (recensione di Vito Cerullo) A. Piccolomini 31
“Della vertigine cosmica” (seconda ed ultima parte) V. Cerullo 36
“Una stanza tutta per me” T. Castellani 43
“Note e vibrazioni in un frammento del testo di Ouspensky” D. Della Rocca 45
“Ottima normalità” G. Proietti 46
SPAZIO NUGAE - “Appello per l’istituzione di cattedre di Fantascienza” A. Scacco 48
SOTTO IL PORTICO 3ª
CONTROEDICOLA 4ª

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(4 numeri)
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SITO AVVISO PERSONALIZZATO INCLUSO NELLA SPEDIZIONE DEL-
L’ULTIMO NUMERO.

1
L’editoriale
di Michele Nigro

La propensione di questa Redazione all’antiprovincia- tolo di “Spazio Nugae” è: “...Appelli, proposte, eventi…
lismo, manifestata fin dalle “origini”, sembrerebbe Idee in movimento...” . Ad inaugurare “Spazio Nugae”
essere giunta ad un’interessante fase di maturazione sarà il Prof. Antonio Scacco di Bari, che conosceremo
nel numero 6 di “Nugae – scritti autografi” per mezzo meglio nei numeri successivi della rivista, con il suo
di una novità che è riportata, tra gli altri dati del pe- appello decisamente insolito, ma necessario ed inno-
riodico, nella seconda pagina di copertina: il passag- vatore.
gio, per intenderci, da un’unica redazione battipa- Come premesso nel numero di Aprile, faremo una
gliese a tre redazioni nazionali… Modena e Napoli conoscenza più approfondita dell’artista salernitano
diventano, così, succursali di una passione che non vuo- Marco Vecchio che, oltre ad aver soddisfatto (ancora
le sentirsi costretta nell’angusta definizione di una volta, pardon, in bianco e nero!) le esigenze ico-
“prodotto locale”, ma cerca di confrontarsi con le nografiche di “Nugae”, ha rilasciato un’intervista in
varie realtà nazionali con cui entra in contatto. Ed è un cui illustra non solo le proprie origini pittoriche e gli
entrare in contatto pieno, fisico, non virtuale ma aspetti che riguardano la “sua” arte, ma ci conferma,
basato su relazioni vere o in procinto di essere co- pur essendone già convinti, l’esistenza di punti di
struite… La collaborazione, già ampiamente testimo- congiunzione tra pittura e scrittura. Ricordiamo, per
niata nei numeri precedenti, con scrittori apparte- l’occasione, l’interessante testo di Ignace J. Gelb
nenti a zone differenti della nostra penisola, si avvale, (“Teoria generale e storia della scrittura”- Fondamenti della
ora più che mai, di uno strumento che va al di là della grammatologia) in cui viene tentata una esposizione
comoda e fredda “conoscenza teleinformatica”: la sistematica dell’evoluzione della scrittura dalle primissime
redazione di zona diventa un punto di riferimento loca- fasi pittografiche fino alla sua compiuta realizzazione alfa-
le, pur confluendo nell’unico bacino scrittografico rap- betica. Un libro che, sfuggito alla recensione di
presentato dal periodico “Nugae”… Redazioni decen- “Controedicola”, approfondisce alcune tematiche
trate come sensori conficcati in terreni lontani e alla sfiorate nell’intervista.
continua ricerca di alternative umane, di esperienze,
di volti o anche solo di una stretta di mano… Oltre, Non raggiunge il quorum, questo mese, la rubrica
naturalmente, che di scrittura… “Raccontinani” che ritornerà ad Ottobre con nuovi
esempi di brevità applicati alla narrazione. Questa
Non contenti, abbiamo pensato di aggiungere una pausa è anche un invito rivolto a Voi, Lettori/
nuova, piccola rubrica – “Spazio Nugae” – con cui Collaboratori, affinché vi cimentiate, divertendovi,
crediamo di agevolare la necessaria trasformazione nella costruzione di quelle microstorie molto spesso
della rivista da “vetrina” a “piazza” e diventare, final- più affascinanti di un racconto lungo o di un roman-
mente, luogo di confronto e di discussione su temi zo.
umani e letterari, assecondando i naturali tempi lenti
di un trimestrale! Qualcuno del pubblico, durante Prima di lasciarvi alla lettura estiva del seguito, desi-
l’ultima presentazione di “Nugae” avutasi a Salerno dero, altresì, preannunciare la futura nascita, a parti-
nel mese di Aprile, ci chiese se avevamo intenzione, re dal prossimo numero di Ottobre, di una “scheda”
in futuro, di dare vita ad un “movimento”, oltre che dedicata agli aspetti tecnici (rivisitati, naturalmente,
ad occuparci delle sofferenze letterarie raccolte nel nell’ottica soggettiva di chi non vuole imporre
girone degli esordienti… La risposta a questa domanda, “pagine di Vangelo”, ma semplicemente proporre un
anche se la parola “movimento” è eccessiva e prema- personale approccio ragionato sui meccanismi della
tura, va ricercata nella disponibilità, nostra e dei Let- scrittura) delle varie componenti letterarie
tori, a creare occasioni e luoghi adatti, cartacei e non, (saggistica, poesia, narrativa…). Tutto ciò per tenere
per dare voce alle idee e soprattutto per animare fede alle responsabilità nate dal binomio “laboratorio/
discussioni o avanzare proposte. Senza orgogli acca- rivista” con cui “osammo” definire “Nugae” nell’inci-
demici o forzati atteggiamenti disincantati di chi cre- pit dello scorso editoriale. Progetto pretenzioso ed
de di aver capito tutto sul crudele mondo dell’editoria; improbabile? Forse… Ma sulla nostra volontà di
senza sciocchi timori nei confronti dello sperimentali- “entrare” (seppure in punta di piedi) nei perché e nei
smo; senza presunzioni elitarie o snobismi di casta… come della scrittura, scusate se insisto, non ho dubbi!
Non a caso, e rispondo così alla domanda, il sottoti- Buone vacanze!

2
L’intervista
a cura di Antonia di Dario

Marco Vecchio: Quanta importanza


ritratto di un artista salernitano. può avere la scrit-
tura in un mondo
Marco vecchio nasce nel 1976 ad Agropoli. Si di colori?
diploma al Liceo artistico di Salerno, città in cui
vive e lavora. Comincia ad avere da giovanissimo Molta, soprattutto nel
dimestichezza con forme e colori “rubando” dai dar vita ai diari, che
genitori un po’ di spirito artistico e la curiosità sono compagni di viag-
per il mondo. gio, che mi accompa-
gnano sempre nei luo-
Si laurea all’Università degli studi di Salerno in ghi che visito, e nel
Lettere… quotidiano. Questi
…Ma sarà meglio farsi raccontare da Marco stes- diari sono una fusione
so un po’ di sé: intima di scrittura e disegno, raccontano ciò che
vedo. Anche a distanza di tempo mi scopro a
Quando ti sei accorto dell’importanza dei dipingere il volto di un passante di chissà dove… I
colori, delle forme, nella tua vita? diari non sono pubblici, almeno per il momento,
Da sempre! Sono i cromosomi della tua stessa natura. poi, non si sa, potrei dedicarvi una mostra! Scri-
Già da piccolo il mio passatempo preferito era il vere è bello. Scrittura e poesia si integrano; cam-
disegno, giocavo con i colori. minano assieme pur vivendo
E già all’età di 5 – 6 anni non ognuna della propria autono-
avevo dubbi sul percorso mia. Nel lavoro del pittore gli
scolastico che avrei intrapre- stimoli possono scaturire da
so: il liceo artistico… Poi più parti: e la scrittura è tra
quella dell’Università è stata questi. Io amo particolarmen-
una scelta sacrificata; lo stu- te poeti come Gozzano, Go-
dio lasciava poco tempo ai voni; poeti visionari, che san-
“giochi”, ma sono riuscito no usare le parole come se
ugualmente a ritagliare dei fossero colori.
momenti dedicati alla pittu- Cos’altro può essere sti-
ra. Finiti gli studi ho preso la molante per un artista?
decisione di dedicarmi a tempo pieno a quello che
era solo un passatempo e questo è diventato, così, Tutto è stimolo: ogni cosa che vedo rientra in ciò
un lavoro a tempo pieno, con tutte le difficoltà che faccio. Un grande aiuto, comunque, è dato
che questo comporta. Forse è una scelta folle! dal viaggio: viaggio inteso come assorbimento di
climi, colori, paesaggi. Noi siamo immediatamen-
Sappiamo che nasci in una famiglia di arti- te percettivi e portiamo dentro anche l’aria che
sti: il padre pittore, la mamma costumi- respiriamo. La visione è tutto. Devo vedere per
sta… Quanta importanza ha avuto ciò nel dipingere. Anche un film può essere stimolo per
tuo sviluppo d’artista? un dipinto, se lascia emozioni e “visioni”. Nel
Sicuramente molta. Il bello è che 4 persone con 4 momento stesso in cui lo vedo, non me ne accor-
storie diverse fondono sotto un unico tetto le loro go, ma ho inglobato un’emozione che, poi, una
storie. Ed è interessante vedere come accade. Da volta metabolizzata, si riversa sulla tela ad espri-
piccolo ho appreso irrazionalmente, assorbendo mere ciò che ho visto. Involontariamente tutto il
come una spugna, tramite le vie dell’inconscio, vissuto rientra in ciò che faccio.
vivendo in questo ambiente di esperienze fuse; Nella tua produzione si notano dei “cicli”
guardando anche nascere i quadri di mio padre. di colori… Questo è dovuto a stati d’ani-
Ho imparato senza la fatica dell’apprendere, per- mo particolari…?
ché tutto era così naturale…

3
L’uso dei colori varia a seconda dei periodi; nei ambizioni: certo, sarebbe bello vivere di ciò che di-
quadri racconto le mie età… Questo è l’anno del pingo… Ma la pittura resta comunque l’unico modo
blu; ci sarà una mostra intitolata “Naufraghi”, che per scrollarsi di dosso il negativo delle cose. Sublimo
è un omaggio al mare, ed oltre a dipinti esporrò tutto nella creazione, e dipingere è bello al di là di ciò
sculture nate da legni trovati sulle spiagge, portati che può accadere. Sono me stesso allo stato puro.
dalle onde. Questo colore, il blu, oramai fa parte Credi che si dipinga per se stessi o per gli al-
di me, lo porto dentro, ho imparato ad amarlo ed tri?
ora non posso scinderlo da me stesso. Picasso lo
definiva “il colore dei colori”. Guardando i lavori Per se stessi prima di tutto, ma anche per gli altri.
passati mi accorgo di aver usato molto i colori Dipingere è anche discutere attraverso un linguaggio
della Sicilia: colori caldi, ori, e per motivi che non a me più congeniale; esprimere concetti che attraver-
so spiegare, in fondo credo che in so altri linguaggi non saprei comunica-
arte ci sia comunque una magia, re… Vengo fuori nella mia pittura. Per
qualcosa che non si può spiegare; e conoscermi basterebbe guardare i miei
mi piace, questo mistero… quadri: sono i ritratti di Marco Vec-
chio… ed è anche un modo per dare
Senti l’esigenza del confron- qualcosa di me agli altri, agli amici… a
to? Maria Grazia, persone a me vicine, che
Cacchio! E’ fondamentale il con- corrono quando le chiamo perché con-
fronto con altri artisti, soprattutto dividono con me questa passione che è
quando si ha stima delle persone parte di me.
che fanno questo mestiere: è scam- La scelta dei materiali da usare
bio gratificante ed atto di generosi- nelle tue opere nasce da un’esi-
tà potersi dare delle cose. Dise- genza particolare?
gnando assieme, passeggiando,
dipingendo… Arricchisce entram- Marco Vecchio - tratto da “Icone di carta” Da due anni amo il legno come concet-
bi… Bisogna, però, considerare to generico: il truciolato, ad esempio,
che il lavoro vero dell’artista è soli- perché è abbastanza versatile, assorbe
tario. Si ha bisogno dei propri si- bene qualsiasi tipo di tecnica. Io sono
lenzi, del proprio spazio mentale: fondamentale alla continua ricerca del nuovo, ed il legno è un buon
per la creazione. compagno in questa ricerca. In questo periodo mi sto
dedicando molto al pezzo di legno trovato e trasformato.
Ogni artista se vive solo del suo isolamento smar- Il legno però è deteriorabile e quindi, per meglio
risce la ricerca e tende a fare un lavoro manierista. conservare ciò che creo, preparo prima la superficie
Confronto è guardare le cose con altri occhi, non con colle e poi stendo il colore. La colla, oltre che
cristallizzarsi solo sulla propria visione. proteggere, ha anche la funzione di rendere i colori
Hai aspettative relativamente a questo me- più brillanti.
stiere? Dove si può acquistare un’opera di Marco
Tante, anche se non dipende solo da me. Conosco Vecchio?
i miei limiti, uno dei quali è la pigrizia: dovrei Solitamente la vetrina delle mie opere è la mia stan-
muovermi di più per potermi proporre di più. Ho za; ma ci sono anche le mostre, le presentazioni, le
un’aspettativa che è curiosità rispetto al linguaggio esposizioni. La prossima sarà il 23 Luglio presso un
della pittura: il chiedersi cosa dipingerò tra qual- locale di Salerno, il “FLIPPER”, sulla “rotonda”, dove
che tempo, dove mi porterà la pittura… Per sarà esposta la nuova produzione che ho intitolato
quanto riguarda il lato economico, non ho molte “Androidi”, un tema che richiama le stelle, lo spa-

4
zio… Non tutti i pezzi sono in vendita, solitamente Dipinti, Palinuro 1999.
quelli che appendo alle pareti sono quelli che mi re- Arte in campus, ricerca degli under 40, a cura di Silvana
galo. Sono opere nelle quali c’è una magia particola- Smisi. Università di Fisciano (Sa.) 1999.
re… E’ come se riuscissero ad esprimere il mio esse- Deserti, Palazzo Alario, Ascea (Sa.) 2000.
re, più di altri… Anche se separarsi dal “sé” espresso Artisti per il Kossovo, Galleria d’arte Paola Verrengia,
può significare ricevere nuova linfa; privarsi delle Salerno 2000.
proprie cose è un modo per sentire l’esigenza di
Millenium 2000 strange days, Cattedrale di Pistoia
riempire quel vuoto nuovamente. È trovare nuovi 2000.
stimoli…
Carte di Sicilia, Acireale (Ct.) 2001.
Una città come Salerno può risultare stretta Arte per la ricerca, Galleria d’arte Paola Verrengia,
ad un artista giovane che vuole farsi conosce- Salerno 2001.
re? Primo piano, Tenuta Vannulo, Paestum (Sa.) 2001.
Salerno, dal punto di vista artistico, offre poco: le Omaggio a Mirò, gadgets, nell’ambito della mostra
gallerie in cui poter esporre sono poche, quindi la MIRO’. Convento di S.Sofia, Salerno 2002-2003.
visibilità diminuisce. Con Salerno ho comunque un Il corpo e le icone, Cava de’ Tirreni (SA) 2003.
rapporto di amore – odio; infatti, se da un lato mi
rendo conto di quanto possa limitare non solo me, Alfabeti, Museo Città Creativa, Ogliara (SA) 2003.
ma tanti giovani artisti del posto, dall’altro non riesco Oltre, Cava de’ Tirreni (SA) 2003.
ad allontanarmene, perché appartengo a questa città, Totemica, L’atelier, Napoli 2003.
ai luoghi che tornano nei miei quadri, nei miei diari. Lo sguardo e il labirinto, Fondazione Alario, Ascea (SA)
Per me Salerno è il centro storico, quel microcosmo 2003.
nel quale vivo e del quale mi nutro; dove trovo ispi- Figura, Galleria d’arte Il Labirinto, Caserta (NA)
razione e linfa, e non mi ha ancora stancato. 2003.
Biennale dei giovani artisti, Istituto d’Arte, Napoli
2004.
Principali mostre personali e collettive.
Opere, Giardino dei Semplici, Salerno 2004.
Ritratti, Salerno 1997.
Contaminazioni ‘04, Balestrate (PA) 2004.
Segnalibro d’autore, Monaco di Baviera 1998.

5
Il sarto di Piazza Farina
di Ettore Meis

Avviso ai Lettori incanutiti alla Ibrahim Ferrer e abbronzato come un


Nomi, luoghi, fatti e date contenuti nel racconto, catador (1) di Santiago de Cuba, riesumò una delle
sono frutto dell’immaginazione perversa dell’Auto- due mani dalla tasca e senza sprecarsi in parole inutili
re. Tuttavia, ogni riferimento alla Rivoluzione scostò la tendina per farmi entrare mentre già esami-
Cubana e a certi personaggi storici, quali Ernesto nava con gli occhi strabuzzati e lacrimosi l’oggetto
“Che” Guevara e Fidel Castro, è subdolamente e del suo prossimo lavoro.
nostalgicamente voluto. “Avrei bisogno di una piega!” - saltai subito al dunque
L’Autore, fin d’ora, si scusa con quegli uomini e in modo sintetico, risultando, tuttavia, il più chiac-
quelle donne politicamente impegnati che, per chierone tra i due.
tale motivo, non dovrebbero sentirsi coinvolti (o E lui, senza togliersi la sigaretta di bocca: “…domani
almeno lo si spera) dalla trama irriverente del sera!”
racconto. Ebbene… Io capisco che in quest’epoca di immagini
§§§ e parole inflazionate si debba usare con parsimonia il
“Lei crede nei sosia?” - chiesi all’improvviso. linguaggio, ma bisogna riconoscere senza falsa mode-
stia che noi, clienti del sarto di Piazza Farina, erava-
Mi vergognai quasi immediatamente per quella mo tutti dotati di una particolare intelligenza lingui-
domanda prematura e sciocca perchè, durante stica, perché da quello scarno “domani sera” avremmo
tutto il tempo delle prove dinanzi allo specchio, dovuto intuire la chilometrica frase “…c’è abbastanza
non ci eravamo rivolti nemmeno una sillaba. Met- stoffa per fare una piega decente e potrà ritirare il suo
tere su famiglia comporta alcune modifiche del pantalone già domani sera! ”
giro vita e, questo, i miei abiti lo sapevano benis-
simo. Così, di tanto in tanto, ero costretto a por- I meno arguti se ne uscivano sconfortati perché tra-
tare i pantaloni dal sarto per cercare, grazie ai suoi ducevano il grugnito baffoso in “ritorni domani sera,
miracolosi interventi di alta sartoria proletaria, di ora c'ho già altro lavoro!"
indossarli ancora per qualche anno senza scoppiare A volte la mia intelligenza si “distraeva”, ma quel
o semplicemente per una piega nel caso in cui giorno mi andò bene: rimasi in piedi in attesa di ordi-
fossero freschi di negozio. ni.
Il bugigattolo in cui cuciva, durante le ore del Con gli occhi mi indirizzò verso il soppalco dove i
mattino, era generosamente esposto al sole e così, clienti, accostando una tenda di velluto riciclato,
mentre mi dirigevo con il pantalone nuovo, ordi- potevano comodamente spogliarsi e indossare il capo
natamente piegato sul braccio, mi auguravo di da provare. Mentre salivo la scaletta di ferro il cane
poter rivivere la scena già gustata altre volte in mi accompagnava con una breve abbaiata d’ufficio
giornate simili. Voltai l’angolo ed eccolo lì: il per farmi capire che ero estraneo al contesto. E in-
sarto di Piazza Farina durante la prima siesta…! tanto potevo, da una favorevole visuale "aerea", valu-
La bicicletta da passeggio, multicolore ed arruggi- tare il piccolo mondo del sarto. L’omino era già ri-
nita, poggiata sul muro; il suo fedele cagnolino dai tornato nel suo angolo da lavoro e riprendendo in
riccioli bianchi ma ingialliti dal fumo del padrone; mano un pantalone lasciato a metà, continuò a scucir-
la tendina di plastica che ondeggiava al vento… E lo sul tavolo minuscolo illuminato dalla lampada con
leggermente adagiato su un lato dell’entrata, l'an- cui aveva condiviso tante notti insonni per terminare
ziano sarto che si gustava la P.S. della giornata lavori urgenti. Al suo fianco una macchina da cucire
(Prima Sigaretta, da contrapporre alla U.S. di “Stillblitz” degli anni ’60 con la pedaliera lucida e
sveviana memoria!) consumata dalle migliaia di pantaloni confezionati. A
Mingherlino, basso di statura, la faccia color siga- rimpicciolire quello spazio già esiguo, due appendia-
ro scavata da solchi di sole e vento, con dei baffi biti ricolmi di grucce in fila e vestiti finiti in attesa dei

6
proprietari. E, a portata di mano, montagne di spilli interessato e intrigante: “…in che senso?”
e aghi come porcospini imbalsamati e rocchetti di filo “Lo so che non sono affari miei, ma lei ha parenti
di cotone per giocare con gli aquiloni della fantasia… in America latina?”
Avevo indossato il mio pantalone e con i piedi nudi “Può essere…!”
sulla moquette del soppalco, mi apprestai ad attirare
l’attenzione dell’artigiano il quale, quasi infastidito “No, perché, vede… Ecco… Mi sento ridicolo…
che fossi ancora lì, sollevò lo sguardo dal suo deschet- Non so come dirglielo… E’ assurdo, lo so!..”
to. Aveva gli occhiali sulla punta del naso, la sigaretta “Senta, ho del lavoro da sbrigare!” - pronunciò,
eternamente in bocca senza mai causare danni ai tes- forse, la frase più lunga della mattinata.
suti che lavorava e un ago che usava con perizia chi-
rurgica. “…Lei è la copia esatta del… Lei è il sosia, il
clone, il ritratto fotografico del “Generale del
“Sono pronto!” - dissi per accorciare i tempi - “…può Popolo”, il mitico Antonio Louis Garzia Farinas,
salire per l’imbastitura, se vuole!” meglio conosciuto come “Cigarillos”, un nomigno-
Gli specchi dei sarti sono spietati. Il mio profilo pan- lo affettuoso e confidenziale datogli dalla sua gen-
ciuto si rifletteva inesorabile in tutta la sua lunghezza te a causa del suo fisico minuto e asciutto… Ma
e, ahimè, larghezza. Ma eravamo concentrati sulla capace di smuovere interi villaggi per scatenarli
piega. Il sarto inginocchiato aveva già dato un paio di verso un unico obiettivo rivoluzionario grazie al
colpi di filo sul bordo del pantalone ed al suo occhio suo carattere tenace e appassionato… Ecco, l’ho
esperto bastava per proseguire, anche senza la mia detto! Ora, se permette, mi tolgo i pantaloni
presenza, il suo lavoro solitario. imbastiti e me ne vado, così la lascio lavorare in
santa pace…!” - sudavo e volevo fuggire.
“Può toglierseli!” - disse senza troppi convenevoli
mentre già si apprestava a scendere le scale per ritor- “…Antonio chi?...” - riprese con mia sorpresa il
nare al suo precedente lavoro. sarto, che fino ad allora non mi era sembrato tan-
to propenso al dialogo. Approfittando di questa
Fu proprio in quel preciso istante che ebbi la poco favorevole apertura, continuai: “…Il generale
brillante idea di rivolgergli quella domanda assurda: Antonio Louis Garzia Farinas, fu l’eccezionale
“lei crede nei sosia?” istigatore e il padre ideologico della famosa
Si girò lentamente e guardandomi dal suo metro e “Rivoluzione dei torcedores” che nel lontano 1961
sessanta, volle essere sicuro che non scherzassi: “…in esplose nello stato sudamericano di Partagas…”
che senso?” E vedendolo sempre più interessato e immobile
“Mi scusi se le porgo una domanda tanto banale e sulla scaletta, incalzai: “…I torcedores sono gli ar-
soprattutto non vorrei farle perdere tempo…” - cer- rotolatori di sigari, quei singolari artigiani che
cai di ricucire - “…io sono un suo cliente, non è la lavorando le foglie di tabacco con perizia e passio-
prima volta che mi servo da lei…” - avvicinandomi al ne, riescono a produrre ogni giorno centinaia di
dunque - “…ogni volta che la osservo non posso fare quei sigari meravigliosi, famosi in tutto il mon-
a meno di pensare che lei non appartiene a questa do… I “Partagas”, per l'appunto: i sigari più buoni
città, a questa regione. E nemmeno a questa nazio- e costosi mai esistiti… E che lei certamente cono-
ne… Anzi, le dirò di più: secondo me lei non appar- sce dal momento che è un fumatore…!”
tiene nemmeno a questo tempo…!” Mi stavo dilungando e lo sguardo del sarto non
Stavolta l’avevo fatta grossa. Avrei dovuto cambiare prometteva nulla di buono; cercai di abbreviare:
sarto… “…poiché io lavoro presso il dipartimento di Sto-
E mentre la cenere della sua sigaretta cadeva sulla ria sudamericana… all’università… ecco… ab-
moquette, tornò a ripetermi con uno sguardo più biamo un archivio con centinaia di foto di perso-

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naggi storici sudamericani… e così… ho ricono- del Popolo… Per gli amici “Cigarillos”…
sciuto nel suo volto… quello del Generale…!” Ah,ah,ah!!!” - era la prima volta che sentivo il mio
Mentre seguiamo virtualmente nel nostro animo sarto ridere.
una traccia che ci appassiona e ci toglie il sonno, “Sì, va bene… Come non detto: vedo che continua a
succede spesso che, una volta raggiunto lo scopo e rivolgere la sua politica ironica nei miei confronti…
dopo aver svelato i nostri tormenti, l’idea che ci Ora vorrebbe farmi credere che lei è il Generale…
aveva torturati per giorni e mesi, per non dire Risorto!... Come il Cristo!… Io ho parlato di somi-
anni, finisce con lo “sfiatarsi” dinnanzi al disincan- glianze… Lei è il mio sarto e nulla di più!... Ora, se
to procuratoci dalla realtà. Ed è così che mi senti- per piacere si accomoda fuori, mi sfilo i pantaloni e
vo in quel momento ridicolo e assurdo con lo tolgo il disturbo! ” - dissi risoluto e pentendomi ama-
sguardo ironico del piccolo sarto puntato dritto in ramente della sciocchezza commessa.
mezzo ai miei occhi come per dire: “…stai male, “Ma quale risorto!” - continuava. “Non sono mai mor-
amico?” to!”
Forse tutto si sarebbe risolto con una grande risata Risi di gusto davanti allo specchio e poi riacquistando
da parte del taciturno mago dell’ago e me ne sarei la freddezza del ricercatore storico: “…e le foto, che
andato a casa con la coda tra le gambe e qualche hanno fatto il giro del mondo, in cui il Generale vie-
chilo di dignità in meno. ne ritratto a torso nudo, crivellato dai colpi di arma
Ma non andò così. Il sarto risalì il primo gradino da fuoco dell’esercito regolare partagassiano? E la
della scaletta e chiuse dietro di sé la tenda di vel- gente che ha letteralmente invaso la camera ardente
luto del soppalco. Mi guardò in un modo che non per dare l’ultimo saluto al proprio idolo? E la madre
potrò mai dimenticare: come un padre che ritrova che piange accanto al feretro? E il suo volto stampato
il figlio; come chi vaga attraverso i secoli in cerca sulle magliette rosse dei giovani di sinistra durante le
del suo angolo di storia perduto; come il ladro manifestazioni contro il governo?”
scoperto in casa con le mani nell’argenteria. “…Y “Pura strumentalizzazione! Io dovevo morire e basta!”
en voz bien alta, socialismo o muerte!” (2) - mi disse - controbatteva inesorabile.
a bruciapelo con un timido sorriso che sorgeva dal
volto scavato. “…E il discorso pronunciato dal suo amico e compa-
gno di battaglia, Rodriguez De La Rua, durante la
“Scusi…?” - conoscevo bene quel motto, ma non veglia solenne in memoria del Generale in Plaza de la
credevo alle mie orecchie. Revoluciòn il 18 Ottobre 1967 ?”
“Pero se siente de la patria el grito … Todo lo deja todo “…E’ stato lei a chiedermi se credo nei sosia, ve-
lo quema … Ese es su lema, su religiòn.” (3)- insiste- ro?... E la risposta è sì ! Ci credo: perché le foto a cui
va il sarto. accennava lei prima non ritraevano il sottoscritto,
“Capisco che le mie affermazioni sui sosia siano da bensì il mio sosia Josè Carriò ucciso per errore
prendere con le dovute cautele, ma prendermi in dall’esercito regolare che ancora resisteva ad est di
giro ripetendo questi inni rivoluzionari letti o Partagas; credendo che fossi io, non hanno atteso
sentiti chissà dove… Non mi sembra il caso!” - nemmeno l’ordine dei superiori per aprire il fuoco…
protestai indignato. I nostri compagni guerriglieri ci prendevano spesso in
“Calma, figliolo!” - mi tranquillizzò. “Non avevo giro, durante i bivacchi, per la nostra sconvolgente
intenzione di prendermi gioco di te!” somiglianza… Era un buon soldato ed è morto per
causa mia, come molti altri durante quei giorni tu-
E accendendosi un’altra sigaretta: “…E’ solo che multuosi!”
sono trascorsi molti, moltissimi anni dall’ultima
volta che ho sentito scandire il mio nome comple- “…Ma perché tenere nascosto l’errore? Perché non
to… Antonio Louis Garzia Farinas… Generale continuare la rivoluzione? Perché sparire in quel mo-

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do come se la battaglia fosse persa… Partagas oggi è perché speravamo nella lungimiranza dei nostri
vostra! Stretta nella morsa di un assurdo embargo, è governanti che, se pur corrotti, non erano tanto
vero, ma pur sempre rivoluzionaria e socialista… stupidi da escludere a priori un facile arricchimen-
Avete infiammato gli animi dei torcedores e poi siete to proveniente da una solida economia partagas-
sparito… Perché, Generale? Avete dato un esempio siana. Ma non andò così… Le repressioni non
unico al mondo di resistenza anticoloniale e antimpe- tardarono ad arrivare e molti torcedores, con le
rialista… Perché sparire così?” loro stesse famiglie, furono vittime della crudeltà
Il sarto non aveva più il sorriso iniziale e cercò una del Presidente Curreros… Quel maledetto por-
sedia… Si sedette… Non rispose subito ma, gustan- co, leccapiedi, schiavo degli americani…!”
dosi l’altra metà della sigaretta, si guardò a lungo “Sì… Ma in un secondo momento, dopo che
nello specchio mentre i suoi occhi normalmente umi- l’ Esercito dei torcedores si rifugiò sulle montagne di
dicci, sembravano essere diventati improvvisamente Partagas, la popolazione capì l’importanza della
secchi, stretti, sgonfi e ringiovaniti. vostra rivolta e fu da quel preciso istante che co-
minciaste a vincere… O mi sbaglio?”- imponen-
“Dovevo morire, amico mio…” - riprendendo final- domi con entusiasmo. E mentre il sarto cercava di
mente il discorso. “…La revoluciòn era già morta sul riaccendere il pezzo di sigaro con boccate piccole
nascere… Era cominciata, come ogni altra "buona" e veloci, continuavo: “Ancora oggi mi vengono i
insurrezione della storia, tra i migliori propositi e le brividi quando sento la registrazione della sua
più fulgide speranze… Sai, prima della rivoluzione voce durante lo storico annuncio, dai microfoni
anche io ero un torcedor…” della “Radio Liberata di Partagas”, che la Rivolu-
“Sì, lo so… Ho letto molto su di lei durante il mio zione era vincente e che la popolazione sovrana
dottorato all’università!” era riuscita a sconfiggere la classe politica filoame-
ricana… C’erano ancora alcune sacche di resi-
“…E l’esperienza di lavorare per conto di un padro- stenza ad est, ma Partagas era finalmente in mano
ne amico degli yankee, confezionando sigari che sareb- ai torcedores…” Riacquistando un’aria perplessa,
bero stati poi gustati in qualche ranch del Texas da ritornai sui punti dolenti: “…Ma allora, perché
petrolieri obesi, razzisti e guerrafondai, è stata l’e- fuggire? Perché sparire in quel modo? Non capi-
sperienza più dolorosa della mia vita…” Ci fu un sco…”Stanco della mia insistente curiosità storica,
attimo di silenzio. Il sarto si alzò dalla sedia e aprendo il sarto volle darmi un esempio di arte oratoria.
il cassetto di un vecchio mobile, tirò fuori un pezzo Erano anni che la sua ideologia orante aveva la-
di sigaro. Lo accese e, come se avesse atteso l’occa- sciato il posto alle lunghe giornate di silenzio in
sione giusta per fumarselo, aspirò soddisfatto la pri- quell’esilio di grucce e cotone. Era un po’ arrug-
ma boccata in nome dei bei tempi. Naturalmente non ginito, ma…: “Hoy represento al pasado … No me
era un “Partagas” risalente all'epoca… Il tempo non puedo conformar!” (4)
avrebbe permesso una simile attesa; ma il vecchio
sarto, tra un pantalone e una giacca da accorciare, “Sì, ma parli in italiano… Altrimenti i miei Letto-
non disdegnava, di tanto in tanto, l’acquisto di un ri non la capiscono e sono costretto a venirle die-
buon sigaro. Il soppalco fu invaso dal fumo denso tro con un numero infinito di note a piè di pagi-
dell'aromatica combustione mentre il Generale ripre- na!”
se il filo dei ricordi facendolo passare attraverso la “Mi scusi Meis…!”
cruna della memoria: “…Fu durante quegli anni che
maturai, insieme ad altri compagni di lavoro, l’idea di “Di nulla, capita…!”
una Rivoluzione; l’utopia di un’economia locale ed (Avete assistito ad un breve dialogo tecnico tra l’-
autonoma, di un sistema agricolo e industriale indi- Autore ed uno dei suoi personaggi che, essendo
pendente dai canali obbligati della supremazia norda- dotato di vita autonoma, crede di poter dire qua-
mericana. All’inizio non pensavamo all'uso delle armi lunque cosa e in qualsiasi lingua nei racconti scritti

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dagli altri. Ogni tanto bisogna riportarli all’ordi- in cui credere e non importa se a fornirglielo sia Gesù
ne! Mi scuso per l’interruzione. N.d.A.) Cristo o il Generale Antonio Louis Garzia Farinas…
“La Rivoluzione era già strumentalizzata nel mo- Fu proprio questo passaggio a spaventarmi: se la gen-
mento stesso del suo acme… Non so come spie- te aveva tanto bisogno di un cambiamento, perché
garglielo… Le motivazioni erano giuste e la po- aspettare un torcedor per avviare quel necessario pro-
polazione aveva veramente bisogno di un cambia- cesso di ribellione? Perché la gente, una volta rag-
mento radicale della politica e delle condizioni di giunto lo scopo della sommossa, si affida nuovamente
vita. Dai campi di tabacco fino ai quartieri in stile al “sonno dell’anima”? Perché l’essere umano sente
coloniale di Partagas, si sentiva la pesantezza di un questo impellente bisogno di stravolgimento a cui
ruolo impostoci dal passato e dai continui com- non segue, però, una continua e doverosa presa di
promessi stipulati, senza il nostro parere, tra la coscienza? La vera Rivoluzione comincia da "dentro"
classe politica latifondista partagassiana e i signori e non credo che a Partagas sia mai approdata una tale
americani… Ma qualcosa non andava… Sentivo rivoluzione...! Non volli infrangere quel sogno sca-
che la Rivoluzione non avrebbe estirpato la Febbre tenato con le mie stesse mani e così approfittai del
di Potere dalle viscere dell’essere umano e che mortale equivoco che colpì il mio sosia ed uscii di
anche il mio - come lo definisce lei ingenuamente scena. Naturalmente al mio “amico” Rodriguez non
- “amico”, Rodriguez De La Rua, era già corrotto sembrò vera una tale occasione per poter vivere da
fin dai tempi della costituzione dell’Esercito dei solo la gloria della Rivoluzione e il futuro magnifico
torcedores. Quando parlo di corruzione non mi che avrebbe avvolto Partagas di lì a poco. E poi avere
riferisco alla corruzione monetaria e materiale, un amico martire da ricordare in ogni occasione uffi-
non mi fraintenda… La corruzione è qualcosa che ciale, fa sempre comodo… Quante fiaccolate in mio
va oltre le ideologie e le rivoluzioni. Va oltre i onore, quante veglie per il Generale, quante statue
conti in Svizzera e i "paradisi fiscali"… E’ parte disseminate in tutta Partagas con la mia faccia, quante
integrante della cosiddetta “natura umana”… La canzoni che parlano di me… E le poesie, i quadri, i
corruzione è il naturale esaurimento del fuoco romanzi, le magliette, le bandane, i cappelli, le scrit-
ideologico; è la visione di un mondo più giusto te sui muri, gli striscioni, le bandiere, gli scioperi col
ma paurosamente simile a quello che ci si è affan- mio nome ovunque… Pura strumentalizzazione,
nati a ribaltare; è l’illusione di un cambiamento amico mio! Pura strumentalizzazione…”
che avviene con mezzi troppo simili a quelli con- Sembrava avvilito nel ricordare queste cose, ma non
tro cui si combatte…” gli davo tregua e così ripresi a chiedere: “…Lei…
Il pezzo di sigaro era ridotto al minimo e presto Pensa di soffrire della Sindrome del Messia Laico?”
lo avrebbe spento schiacciandolo nel posacenere. “E… E che sarebbe questa sindrome?”
“Ebbi paura di portare a termine la revoluciòn pur “Colpisce tutti i rivoluzionari genuini che pur aman-
essendone l’ideatore e, come diceva lei prima, do in modo viscerale la propria gente e la causa della
l’istigatore… Sentivo, con largo anticipo, che i revoluciòn - come dice lei - non fanno, ahimè, i conti
cambiamenti sarebbero stati solo superficiali e con una componente atavica appartenente al genere
non avrebbero scalfito nemmeno un pò i sistemi umano fin dall’alba dell’ homo sapiens…!”
profondi dell’eterna istintività umana…” “Amavo “E quale sarebbe questa componente?”
la mia gente e vedevo con i miei occhi gli effetti
della sommossa. Tutta la popolazione si sentiva “L’egoismo… Mon gènèral! L’egoismo…”
non più schiacciata, ma parte attiva del proprio “Adesso non cominci lei ad usare il francese, pe-
destino economico e sociale. Tutti stretti intorno rò…!”
ad un unico grande fuoco.” E con piglio dissacra-
torio, aggiunse: “La gente ha bisogno di un ideale “Ops, mi scusi!”

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“Io fuggii dall’egoismo della mia gente… E’ vero! Ma “Più o meno…! Ma che centra con la revoluciòn?”
in realtà non facevo nient’altro che assecondare il mio “Un attimo, ci sto arrivando!… Cosa impedisce
egoismo…! E poi le ho già detto, prima, che avevo ad un sarto di organizzare una rivoluzione qui a
avuto sentore di corruzione... Ed il passo tra egoismo e Rionero?”
corruzione è fin troppo breve!”
“Mah… Non saprei… Il troppo lavoro?”
“Bell’intreccio!”
“Ma cosa va dicendo!? Lei se ne intende di rivolu-
“Lei, però..." - riprese "Cigarillos" - "...ancora non mi zioni come un cavallo di algebra…!”
ha rivolto una domanda che io ritengo fondamentale al
fine di una seria ed approfondita ricerca storica… An- “Non incominciamo ad offendere.
che se lei è venuto qui principalmente per farsi imbasti- Me lo dica lei, allora, Signor so-tutto-io-della- rivo-
re i pantaloni!” luzione-al-punto-tale-che-me-la-sono-svignata-sul-più-
“E quale sarebbe questa domanda?”- chiesi con sospet- bello!
to, realizzando chiaramente come il ruolo inquisitorio, “Come…? Parli più piano…”
che mi ero faticosamente ricavato, stesse passando nel-
le mani del sarto. “Niente… Continui… Mi dice cosa glielo impedi-
sce?”
“Il passaggio da condottiero di una rivoluzione sociali-
sta sudamericana a sarto di una tranquilla cittadina ita- “Il benessere, amico mio!”
liana…! Da torcedor a “cucitor” - mi lasci passare la battu- “Ma se a Partagas non c’era il benessere, allora
ta!” perché ha deciso di abbandonare una rivoluzione
“Passi pure… E’ vero, ma ci sarei arrivato!... Alla do- che sarebbe sicuramente riuscita? Visto che è il
manda… Ma visto che se l’è già formulata da solo, benessere a frenare le sommosse? Si può sapere
risponda pure…!” che cosa vuole lei dalla gente? Se ci sono i presup-
posti per una rivoluzione, lei che fa…? Si alza e
“Saltare dalla rivoluzione armata alla macchina da cuci- abbandona il campo di battaglia proprio nel mo-
re non è stato facile, ma riuscii a riconoscere in questa mento della vittoria. Se non ci sono, allora si la-
apparentemente umile e silenziosa professione - quella menta perché c’è troppo benessere per farla…
del sarto - una analogia filosofica con ciò che avevo Ma insomma! E’ proprio sicuro che tutto graviti
lasciato a Partagas.” intorno alla ricchezza di un popolo?”
“Analogia filosofica? Abbiamo un generale platonico…” “Quando decide di usare la materia grigia, vedo
“Tenga a freno il suo sarcasmo e mi segua!” che è in grado di mettere in difficoltà il suo inter-
locutore… Ma ho una risposta anche per la sua
“Certo, continui pure…” legittima perplessità…!”
“Se lei, invece di preoccuparsi della pancia, dedicasse “Sentiamo…!”
un po’ più di attenzione agli intimi meccanismi della
vita e alle imperscrutabili analogie che tengono insieme “Lei confonde il benessere con la coscienza!”
il mondo, forse sarebbe un uomo più consapevole e, “Cioè?”
chissà, più felice…”
“Anzi, le dirò di più: voi cattolici..."
Aveva ragione, ma non gli diedi soddisfazione.
"Intendiamoci subito su un punto: io sono cattoco-
“In realtà non c’è nessuna differenza tra il torcedor e il munista. E ci tengo a precisarlo!"
sarto: entrambi ripiegano qualcosa. Il torcedor ripiega e
taglia foglie di tabacco per il piacere dei fumatori, "...Insomma: voi cattoqualcosa confondete ulte-
mentre il sarto ripiega e taglia tessuto per il piacere riormente la coscienza con la Coscienza… Come
degli elegantoni come lei… Mi segue?” se tutto ciò che proviene dall’umano pensiero

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fosse frutto di un dono divino… Per fare una ri- passato non ci sono mai state rivolte popolari o som-
voluzione a me basterebbe la coscienza - quella mosse di alcun genere?”
con la “c” minuscola - non chiedo chissà quale “Non mi insegni la storia di un posto che conosco
presupposto… A Partagas avevamo il "bisogno meglio di lei, la prego! Conosco bene le capacità ri-
materiale", l’impellente necessità di una rivolu- voluzionarie di questa gente e saperle in quiescenza,
zione, ma non avevamo sufficiente coscienza per non le nascondo, mi infastidisce…!”
gestire il futuro… Ed infatti oggi Partagas non è
nient’altro, si fa per dire, che un’esotica dittatura “Aaah! Oye se quema, se quema! (5) Ma allora lei mi da
piena di belle donne, rhum e sigari, sognata dai ragione, caro il mio storico pancione!”
vostri pseudointellettuali rivoluzionari di sinistra “No, ferma, stop, buono…! Ottima la rima, un po’
che non si sono mai mossi dalle loro fabbriche in meno il contenuto!”
eterna vertenza sindacale e dalle “okkupazioni” di
vespai condominiali in cui organizzano “comitati “Anche lei sente il bisogno di risvegliare questa gen-
pro-Chiapas” senza sapere dov’è!” te!”
“Dov’è... cosa?” “Manca l’analisi e poi non c’ho l’elmetto!” (6)
“Il Chiapas…! Si svegli!” - puntualizzò impazien- “Ma che fa? Ora si mette a rubare le battute di Ven-
te. ditti?
“Voi, invece, avreste la possibilità di risvegliare la “Una piccola digressione sul pensiero dei cantautori!”
vostra coscienza con i mezzi e le potenzialità di “La pianti una volta per tutte e finisca la sua tesi…!
una società culturalmente e tecnologicamente Non vede che pian piano si avvicina al mio pensiero?”
avanzata, ma non lo fate! Avete la possibilità di - il vecchietto sembrava aver riacquistato il suo antico
conoscere cosa succede nel mondo, ma usate la carisma da “generale del popolo”. Ritornai serio.
televisione solo per vedere le partite di pallone; “Chi le ha mai detto che il mio pensiero è lontano dal
potete comprare un biglietto aereo a prezzi strac- suo? Abbiamo sicuramente età ed esperienze diffe-
ciati su internet, ma viaggiate solo per seguire la renti e poi, stento ancora a crederci, lei è un pezzo di
vostra squadra del cuore in trasferta o per andare storia vivente, nascosto qui a Rionero… Mi dia alme-
a mettere il culo nel mare di qualche villaggio no il tempo di riorganizzare le idee… E visto che c'è,
turistico in Oceania; potete stampare tutti i gior- mi dia anche un pizzico per assicurarmi di essere sve-
nali che volete senza essere fucilati o dimenticati glio!”
in qualche carcere in attesa di morire, ma trascor-
rete il vostro prepensionamento mentale con la “Ay candela me quemo aé! (7) Non credo che vivrò an-
testa immersa nel Corriere dello Sport…” cora a lungo e speravo, prima di andarmene, di poter
vivere una vera revoluciòn in cui coscienza e necessità
“Secondo me è lei che confonde la coscienza con fossero entrambe presenti sulle barricate… Ma l’uo-
la necessità!” mo è come una fiamma nel vento… Amico mio!
“Si spieghi meglio, figliolo!” Vivrò i miei ultimi giorni col rimorso di non aver
“E dalle cò sto figliolo…!" - protestai - "La co- vissuto la mia rivoluzione quando ero abbastanza gio-
scienza è stimolata dalla necessità, ma coscienza e vane per poterlo fare… Sono stato uno sciocco idea-
necessità - come spero si sia accorto - non sono la lista e morirò durante un’inutile attesa. La coscienza
stessa cosa… Perché pretende che la gente di è assopita dal benessere ed io non posso pretendere
Rionero si metta a fare la rivoluzione proprio ora di far tornare questo paese nel medioevo, solo per
che ha raggiunto un certo benessere?... E non mi riscoprire la necessità di fare la mia stupida rivoluzio-
chiami figliolo!” ne.”
“Perché figl…? Vorrebbe dire che a Rionero in “Non sia così pessimista! E’ sicuro che non ci sia

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un’altra strada in questa sua spietata analisi storica?” non era degno di essere il Generale del Popolo…
“Sono anni che la cerco… Se lei è tanto bravo, si fac- Allora, questa piega?”
cia avanti con la sua teoria… L’ascolto!” “Faccia poco lo spiritoso e finisca di dire ciò che
“Quando prima mi riferivo alle capacità rivoluzionarie ha cominciato a dire…!”
dei rioneresi, non intendevo dire che oggi ci sono gli “Uffà! Ma non dovrebbe essere lei a darmi lezioni
stessi fattori predisponenti dei moti studentesco- di storia e di coscienza storica?”
proletari degli anni ’60 e ’70 e né tanto meno le con- “Poche storie, sennò addio piega!”
dizioni per una nuova “rivoluzione delle pezze al culo” in
stile Carmine Donatelli Crocco… La gente cambia e “Calma, calma: la piega mi serve per domani…
- le piaccia o no, carissimo Generale Farinas - cambia- Non facciamo scherzi! Va bene?… Le spiego:
no anche le necessità. Se prima si combatteva per la bisogna saper riconoscere, in ogni epoca storica,
chiusura di una fabbrica, oggi si combatte per l’apertu- il grado di coscienza sviluppato durante il periodo
ra… Sa, la storia dell’inquinamento e del cosiddetto che abbiamo il privilegio di vivere… (E già questa
“progresso ecosostenibile”…? Il problema non è rico- operazione risulterebbe alquanto indaginosa!).
noscibile nella mancanza di coordinamento tra neces- Una volta fatto il bilancio delle potenzialità di
sità e coscienza, come asseriva poco fa, ma nella “quasi questa benedetta coscienza, bisogna regolarsi in
totale assenza di una coscienza!” base ai risultati. Lei, all’epoca di Partagas, preten-
deva di fare la rivoluzione e contemporaneamente
“Caspita… Ed io sarei il pessimista?” - disse preoccu- di migliorare la coscienza della sua gente… Erro-
pato il sarto. re madornale! Prima si preparano e si risvegliano
“Per assopire una coscienza, si presuppone l’esistenza le coscienze tramite la poesia, la scrittura, l'arte
di una coscienza da assopire… Mi segue Signor Gene- nel suo più ampio significato,..."
rale?” "La poesia, la scrittura...? Ma ne è sicuro?... E le
“A stento… Ma prosegua, la prego!” armi, le pattuglie di guerriglieri, gli esplosivi?" -
“Il problema della coscienza assopita presuppone solo si affrettò a correggermi il Generale, forse perchè
due possibili approcci: o c’è una piccolissima fetta di colto in pieno nella sua passione per le strategie
coscienza ancora sveglia che si rende conto della si- paramilitari .
tuazione attuale, oppure - come io penso, mio caro "...Mi lasci concludere!... E solo dopo si scatena-
Generale - la coscienza è talmente poco sviluppata no le rivoluzioni… Ogni sommossa che si rispetti
che è impossibile assopirla. Sarebbe come sparare su c'ha i suoi meditati fattori predisponenti e i suoi
un paziente in coma!” tempi prodromici... Poco fa non ha affermato che
“Non c’è speranza, solo tristes recuerdos de tradicio- la rivoluzione comincia da “dentro”? Poiché, in
nes!” (8) cuor suo, si era accorto dell’errore, ha pensato
bene di gettare la spugna ed ora viene qui a Rio-
“Ed è qui che si sbaglia ancora una volta, Signor Fari- nero pretendendo di risvegliare le coscienze dei
nas… Ed è in questo punto preciso che lei ripete, rioneresi…?”
dopo decenni di solitudine, lo stesso identico errore
commesso a Partagas negli anni ’60… Se lei mi avesse “Non ho mai preteso tutto ciò…!”
incontrato durante la Rivoluzione dei torcedores, non si “Ma lo stava ipotizzando poco fa…! Non può
ritroverebbe a fare il sarto a Rionero, ma sarebbe negarlo!”
diventato il “Comandante” di Partagas. Anche se, a “Sì… Forse, un pochino!”
pensarci bene, forse, non se lo sarebbe nemmeno
meritato… Se lei a distanza di decenni mi cade sempre “Generale, Generale…! Ma ha visto bene in quali
sulla stessa questione, allora vuol dire che, proprio, acque navighiamo qui in Italia? Altro che coscien-
za e necessità: qui bisognerebbe ricostruire tutto

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daccapo… Cominciando dai partiti!” danneggiare il potenziale umano ed ideologico del-
“I partiti? E che centrano?” l'ormai defunto Partito Comunista, i conti tornano
sul perchè dell'evidente fallimento politico.
“Generà!!! Ma lei da quanto tempo non esce dalla
sartoria? Non ha notato come è ridotta la Sinistra Vi siete mai fatto un giro nei cortei della Sinistra? A
in questo paese? parte le magliette e gli striscioni con la vostra faccia
stampata nero su rosso…”
“La Sinistra… E la Destra dove la mettiamo?”
“La mia faccia da giovane…? Oggi solo lei mi ha rico-
“Analizziamo uno schieramento alla volta, Signor nosciuto nonostante la vecchiaia!”
Generale!”
“La sua faccia nera su drappi rossi… Che bello! Ma se
“Mi scusi, faccia pure…” vedesse i tipi che la portano in giro, scommetto che
“Grazie! Sorvoliamo sulla degenerazione degli orga- vorrebbe scomparire anche da sopra quei drappi…!
ni centrali della Sinistra… Sarebbe più facile Altro che strumentalizzazione e corruzione!”
comporre un puzzle di un milione di pezzi! La “Perché… Chi è che mi porta in giro?”
"gente di sinistra" ancora si salva, almeno nelle
intenzioni e nonostante la confusione in cui è co- “A parte il fatto che non esistono più da diversi anni i
stretta a vivere la propria appartenenza politica... presupposti per definirsi di sinistra, perché manca -
Ma c'è una buona fetta di "popolazione rossa" ecco che ritorna - la necessità che una volta spingeva
che lascia molto a desiderare... La Sinistra la gente verso un sano e genuino sentimento comuni-
"alternativa", che avrebbe dovuto creare una co- sta… Non nel senso di partito comunista, ma di messa
scienza popolare, è stata fagocitata dal in comune delle necessità.
"calderone" immenso dell' Immagine che mercifica Oggi invece nei cortei vedi scorazzare, per la mag-
il pensiero. Gli ultimi rantoli, travestiti da finta gior parte, giovani fricchettoni viziati e figli ribelli di
evoluzione, sono rappresentati dai continui cambi stimati professionisti e noti imprenditori metropoli-
di sigla e di simboli... Patetici! A volte verrebbe tani che hanno scambiato il comunismo per una
voglia di votare a Destra! In passato sicuramente "moda"… Figlie di "buona famiglia" con i capelli
la Sinistra ha smosso gli animi di molti cittadini e “dreadlocks” e il blocchetto degli assegni del padre
le battaglie che ne scaturirono fecero la differenza capitalista nella borsetta comprata in un mercatino
storica nel nostro paese. Ma oggi il "popolo" pre- peruviano durante l'ultimo raduno internazionale dei
ferisce seguire un tipo di governo che non gli "no global"; distruttori di città che sfogano antiche
procuri fastidi inducendolo a faticose prese di frustrazioni familiari e sociali sublimandole in una
coscienza; e stando bene attento a non perdere di triste pseudo-politica da strada; ricchi artisti - forzata-
vista chi promette vita facile e assurde "formule mente poveri - in cerca di fortuna per espiare i sensi
aziendali" annebbiate da ottimistiche propagande di colpa derivanti da una fastidiosa ricchezza eredita-
televisive. Contenti loro...! L'importante è assi- ta; piccolo borghesi travestiti da missionari laici che
curargli un buon "campo" sui telefonini e la inneggiano ai diritti universali; pseudointellettuali
"tredicesima" a fine anno! Cercare di capire il snob con foulard di seta rossa che sculettano tra una
perchè delle cose è secondario...! Il simbolismo tec- mostra di pittura ed un sit-in per far vedere di essere
nocratico e pseudoideologico ha decisamente engagé; subpopolazioni di esseri socialmente indecisi i
scavalcato il bisogno intimo di una ricerca so- quali pensano di essere di sinistra solo perchè parlano
bria... E se all'alienazione ideologica sommiamo male del governo e che invece non sono niente !”
la "naturale" chiusura mentale di certi cosiddetti “Socialismo o muerte!”
"comunisti", i quali si vantano di una elitaria e
presunta logica materialista che in realtà nasconde “Appunto, Generale: molti pensano di aver scelto il
solo una squallida pochezza spirituale capace di socialismo, ma appartengono già alla morte…Non

14
alla morte fisica, ma a quella politica e ideologica!” Note
“Che situazione, muchacho!” 1) Catador: chi vive e lavora per strada racco-
“Lei, Generale, ha scelto l’autoesilio e forse, ripen- gliendo spazzatura riciclabile e rivendendola a
sandoci, ha fatto bene…! Ma è proprio convinto che depositi e magazzini.
sia arrivato il momento per lei di riprendere il discor-
so sulla rivoluzione… con gente simile?”
“Ecco… Io, veramente…” 2) “…E a voce alta, Socialismo o morte!”: slogan
“Mi dia retta… Si goda la sartoria e la vecchiaia… Si rivoluzionario cubano.
legga un buon libro e lasci che la portino nei cortei…
Tanto a lei non costa nulla!”
“Come la vuole la piega? Alla francese o normale?” 3) “Ma lei può sentire il pianto della sua patria…
“Faccia lei, Generale… In questo è più esperto di Lei ha lasciato ogni cosa, ha bruciato tutto… E’ la
me!” sua vita, la sua religione”: tratto da “La Bayamesa”
“Venga a ritirare il pantalone domani sera!” di Sindo Garay (1869); interpretata da Ibrahim
Ferrer e Compay Segundo in “Buena Vista So-
“A domani sera, allora... Hasta siempre, Comandante!” cial Club” di Ry Cooder.

4) “Ora io sono la storia. Non posso oppormi al cam-


biamento”: tratto da “Veinte Años” di Marìa Te-
resa Vera; interpretata da Omara Portuondo in
“Buena Vista Social Club” di Ry Cooder.

5) “Senti, sta bruciando, sta bruciando!”: tratto da


“Candela” di Faustino Oramas; interpretata da
Ibrahim Ferrer ed Eliades Ochoa in “Buena Vi-
sta Social Club” di Ry Cooder.

6) Tratto dal brano “Bomba o non bomba” di An-


tonello Venditti; “Sotto Il Segno Dei Pesci”
(1978)
Disegno di Marco Vecchio

7) “Oh fuoco, mi sono bruciato!” : tratto da


“Candela”; vedi nota 5

8) “Tristi ricordi del passato”: tratto da “La Baya-


mesa”; vedi nota 3

15
Poesie
di Davide Dalmiglio

con gli occhi vitrei


Storia di Odili e la bocca nell’acqua
e dei suoi due figli ad ogni mareggiata
li raccolgono
E’ difficile raccogliere con lunghi uncini
una tradizione portarla per coprirne lo sguardo
lontano chiusa da un nodo con teli neri.

su strade improvvise
Carovane di clandestini
oltre linee di frontiera
risalgono l’Africa
con le luci dei villaggi
sul“sentiero dei piedi”
che aspettano nelle valli
costretti a sostare
sciogliere un telo sul
nei villaggi del deserto
selciato sconnesso
dove la pelle scolora
ammiccare indulgenza
ed i migranti da sud
all’umore di guardia
sono “negri di merda”
suonare una terra
sperando di rastrellare
ormai troppo cambiata.
un passaggio nel ventre
dei camion cisterna
Giovani clienti
che arrancano
in cerca di spezie
tossendo verso il mare.
zingari entusiasti
per qualche tempo
Ci presero
musicisti per
e sedemmo in terra
qualche istante
lungo la banchina in cemento
attratti dalle forme
ci presero
di strumenti esotici
e ronzarono intorno
venduti per poco
per mescolare la nostra paura
da un “buon selvaggio”
gli anziani
su un telo stramato.
parlano per proverbi
gli anziani
Una notte lungo la costa
dicono che “il sole
trovai i soldi
splenderà su quelli in piedi
per farli passare
prima di splendere su
i miei figli sbalzati
chi sta in ginocchio
da un gommone
alla sua ombra”
nell’acqua scura come pelle
corpi tremanti
Recintati a reticolo
impazziti di paura
ci chiusero in un campo
che strinsi a fatica
per evitare il contagio
nelle coperte ed al cuore
“I nomi non bastano,
correte oltre le dune
la tua parola non conta
lungo la spiaggia
serve tempo per accertare
qualcuno galleggia
le vostre identità
contro il fondale
non resterete comunque

16
più di due mesi” una terra scomparsa
ripetevano spesso altri sono partiti lungo
i soldati nel campo rotte meno intasate
spiando le intenzioni con luci e suoni più freschi
nella fila di corpi affilati. nella sabbia umida
o sbarcati da un peschereccio
I miei figli traforato a ruggine.
mi guardavano fissi
la parola di un padre Ormai nessuno
tra la mia gente compra strumenti
non può portare menzogna spaccio la loro musica
aspettammo per giorni chiusa in buste quadrate
ciondolando a serpentina protetta dal vento
sulla terra dura dello spiazzo con due elastici in croce
con i pensieri atrofizzati siedo lungo i marciapiede
fra le latrine ed i piantoni ammiccando
fu soltanto nella ai passanti distratti
confusione di una rissa sull’orlo delle stazioni
trasformata in rivolta scruto il mio viso
che li presi per mano e nello specchio sopra il lavabo
ci aprimmo un varco dietro conto il denaro
un paio di tronchesi. all’ombra di un incrocio
ed aspetto i miei figli
Una notte bluastra spediti sulle corriere
con grigio giallo di grano a suonare vecchi
tre volti taglienti valzer stonati.
dal fiato spezzato
una rincorsa nel tempo Clacson generosi
attutita dai campi attorno ad un semaforo
un viaggio interrotto portiere ermetiche
che domanda fortuna smorfie da mendicanti
il vento che rotola secchi di schiuma
fra i nostri passi aree di sosta forzata
giocando trasformate in nuove economie
a raccontare la fuga. un sogno di libera impresa.

Trovai riparo
in un palazzo squassato Storia di Alvaro
dietro la stazione gli ultimi giorni
tubature crinate
ed un pavimento rossiccio In prossimità di un funerale
pareti gialle la collina si fa verde
fiorite a lividi viola e gli abiti più scuri
straniero tra la mia gente gli uomini maledicono il morto
canto ormai con i piedi affondati

17
nel cuoio bagnato appesantita tracimata
una bambina irriga dormiva spesso con la testa
il prato ruotando a girandola reclinata verso il muro
il suo ombrello e la tracolla della borsa
freddo teso contro scivolata al gomito
il corpo dell’officiante per mostrare l’imbottitura
schiaccia la tunica pagine appallottolate
disegnando un profilo il suo primo, ingenuo
d’uomo fra le gambe asciutte lavoro di censura
e negli occhi umidi delle convenute. fra le colone dei quotidiani
in bella mostra sul comodino lucido.
Gli ultimi mesi spesi
sulla riva della branda I sogni di Alvaro chiusi
nell’edificio geometrico appena dietro l’angolo
del sanatorio pubblico consumati fra gli stampi chiassosi
illudendosi di consolare il cuore per laminati metallici
fumando brace fino alle dita di una siderurgia come tante
nascosto all’attenzione dei camici tornando alla sera
con le braccia in grembo srotolava i rullini
palpando incredulo impressi la domenica
un grumo di cellule dure curvo sulle vasche dei reagenti
come se l’ombra corta aspettò a lungo lo scatto giusto
del suo orizzonte ostinato come un mulo
aspettasse solo la prima e rapito dal suo talento
luce per sciogliere il cerchio disgustato fra i suoi vicini.
dei passi lungo il linoleum (...........)
consunto della rampa d’uscita Le foto sono in mostra
lasciarlo oltre le porte scorrevoli alla destra della pendola
a serpeggiare fra le ambulanze nel salotto incartato di fresco
strappandosi dallo stomaco ora che i suoi occhi scuriscono
quel polipo impazzito poco a poco riconosce
osservava la barriera nel tramestio della corsia
verde acqua del pannolone il trillo del telefono
le cosce magre appena sotto la risposta atona dell’impiegata
persuaso impaurito ed il suo passo
forse ancora in piedi arrampicato sui tacchi
libero dal velcro bianco lo squillare nervoso
di quella gabbia del centralino gli ricorda
con le spalliere smaltate. gli auricolari impigliati
alle barbe e negli occhi
Sua figlia assopita nella sedia dei suoi nipoti maschi
aveva smesso lo sguardo rigidi e scomposti al suo capezzale
ottuso delle ultime ore fuori posto come le sedie a vite
ed il penoso carosello delle postazioni interinali
delle convenienze dove se li figura a saggiare

18
la formica compatta le gambe ben strette
dei tavoli sagomati composte e sicure.
con i polpastrelli porosi.
Scomparve nell’auto
Il suo ultimo vezzo costretto al guinzaglio
fu un colbacco di pile torceva la testa
grigio ferro voltandosi spesso
il vento teso che rotola i rimpianti non servono
fra gli abiti scuri a consolare
prendendo la rincorsa quel saluto tradito
dalle colline orientali col vestito da festa.
le belle gambe di sua nipote
tornite a pasta fine La guerra si accese
ed esibite nel giorno più triste sfumandone il viso
ed il disagio dell’officiante scese in picchiata
inchiodato sotto la gonna. ad arare le piazze
nei campi induriti
fra le danze disperse
Storia di Marta il gelo soffiava
Circostanze, necessità e memoria a bruciare le porte.

Le danze ed i canti Negli ultimi sguardi


dei nostri padri fra uomini e donne
non sono legati non c’era più tempo
a rime vistose per verificare
un’ombra ordinata migliaia di mani
nascosta nel fiato ogni giorno in coperta
un gesto scavato farfalle impazzite
nel giro del sole. tracolle lucenti.

Marta guardava Marta vestita


il suo amore partire di un nuovo candore
la visiera su gli occhi prese un anello
la distanza di allora ad un uomo sudato
due gambe straniere lo vide partire
ed un ventre eloquente nel tempo concesso
la portiera che geme esitando il saluto
ed accoglie il suo peso. fra le case ed il porto.

“Parti in fretta Il ricordo più vivo


ricuci il tuo sguardo al suo ritorno
adegua i passi è il fustagno rugoso
a quei capelli di fieno” di quei calzoni
d’istinto il vestito la nuca pulita
le cinse i fianchi e la stoffa graffiante

19
lo slancio rimasto un progetto per comprendere
a gonfiarle il ventre. e scrollarsi di dosso
le scorie dell’incendio
Le danze ed i canti con una tracolla
dei nostri padri nuova d’utensili
non sono legati ritrovare zolle grasse
a rime vistose fra le suole
un’ombra ordinata oltre il vuoto della
nascosta nel fiato pantomima
un gesto scavato cavare con le sgorbie
nel giro del sole. un materasso spesso
trucioli eventi minimi
oltre la crisi
Storia manifesto raccontare senza righello
Appunti per la rivolta oltre gli avanzi
di una identità
Braccia ad elica parco giochi
ronzano la via che rimbalza fra
gite dal fiato corto un semaforo e l’altro.
ricucite a sera
in saltelli ritmati
ironie disperanti

Marco Vecchio - tratto da “Icone di carta”


accese sotto vetro
nel rollio a buon mercato
di bagliori d’oltreoceano
claque in affitto
arrampicate lungo i muri
giravolte e mani serrate
per non cedere il passo.

Ho ballato questa piazza


ridendo sui miti e leggende
del cemento armato
ho abbandonato le tribù
accampate nelle aiuole
tra fondali di cartapesta
quando prodighi di trucchi
li ho visti lanciare birilli
colorati contro il cielo
imprigionati in collari
di conchiglie
con due penne sintetiche
fra il balsamo dei capelli.

Serve un metodo
un istanza critica

20
L’età tradita
di Maria Grazia Greco

“Ma come hai fatto a fidarti così, della prima venuta? Pensa, le erano perfino spuntate le lacrime.”
Non dovevi neanche farla entrare!” Le parole si arrestano di nuovo.
“E chi poteva immaginarselo? Fosse stata una ragaz- “Eravamo qua sul divano e… mi è venuto spontaneo
zotta che ciancicava gomma e parolacce…” farle una carezza. No, non pensare male. Una carez-
I suoi occhi annacquati di una stanchezza antica sem- za innocente, da padre.”
brano rincorrere dentro la mente la figura che doveva Il tono adesso è quasi trasognato.
essergli apparsa quel giorno.
“Ho visto i suoi occhi diventare ancora più lucidi.
“Invece… Una signora tanto per bene, un’aria pro- Ha allungato la mano verso di me per ricambiare la
fessionale, con tanto di tailleur scuro e cartella da carezza e poi… si è avvicinata un po’ di più e mi ha
manager. E che modo di parlare… Ti incantava starla sfiorato le labbra con un bacio dolcissimo, casto.”
a sentire. Mi faceva le domande, amabilmente, intan-
to che prendeva appunti. E poi, quando l’intervista si Il suo sguardo sembra ora smarrito in una fissità
è conclusa, abbiamo preso un caffè e abbiamo conti- sognante.
nuato a parlare del più e del meno, come vecchi ami- “Cerca di capirmi, Giorgio. Alla mia età, dopo tanti
ci. E andata a finire che si è messa a mia disposizione anni di solitudine, sentire risvegliarsi sensazioni,
per qualsiasi cosa mi potesse servire: che so, andarmi sentimenti che credevo ormai perduti… Avvertire
a fare la spesa, o pagarmi le bollette alla posta. O di nuovo il battito di un’emozione remota, risentire
anche soltanto venire a trovarmi per fare due chiac- di colpo scorrere dentro la vita!”
chiere, quando ne avevo voglia. E come resistere a
tanto garbo? Senza contare che mi faceva anche co- Scuote la testa, sconsolato.
modo. Lo sai, non ci vedo più tanto bene e poi, con i “Da quel giorno ho cominciato a contare le ore,
miei problemi alle gambe, andare in giro per negozi nell’attesa che lei arrivasse. E lei non mi ha mai de-
e uffici mi costa fatica. Ma soprattutto, sto sempre da luso. Sempre più cara, sempre più dolce, con la
solo... e vedere qualcuno ogni tanto, scambiare due pazienza che solo una donna davvero innamorata
parole…” può avere con un uomo tanto più vecchio…”
Un moto fulmineo di vergogna mi si staglia dentro. Un lieve rossore gli colora appena le guance.
Sì, perché ho anch’io la mia parte di colpa per quello “…soprattutto in certi momenti.”
che è successo. Forse le cose sarebbero andate in mo-
do diverso se solo avessi trovato il tempo di stargli un Ha chinato la testa e mi sembra ancora più affranto,
po’ più vicino, di farglielo sentire fino a che punto lui più vinto. Mi fa tenerezza. Solo adesso riesco a sen-
è importante per me. tire più caldo l’amore che forse non gli ho mai di-
mostrato abbastanza.
“Così ha cominciato a venire sempre più spesso e a
poco a poco mi sono reso conto…” Ma sento anche qualcos’altro di segno molto diver-
so. Odio. Sì, odio allo stato puro!
Abbassa per un attimo gli occhi. “…sì, che con lei
stavo bene. Perché sai, Giorgio, con lei non mi senti- Lo sento friggermi nelle viscere, premere dentro i
vo un vecchietto bisognoso d’assistenza. Parlavamo pugni serrati, furiosi. Immobili.
tanto, ci raccontavamo tante cose… Anche quelle di Odio per quell’infame che, dopo aver fatto scempio
cui è più difficile parlare: quelle che ti passano den- dei sentimenti di un uomo solo e indifeso, non ave-
tro la testa… e che ti rimangono dentro l’anima.” va esitato a sparire nel nulla. Insieme al denaro che
Tace un istante, sembra ancora più pensoso. gli aveva estorto e agli oggetti di valore che era riu-
scita a trafugare da casa.
“Finché un giorno mi ha detto quanto era difficile
anche per lei vivere sola, dopo che il marito l’aveva La testa china mi sembra ancora più candida, ades-
lasciata per un’altra. Poverina… Era davvero tanto so. Ancora più stanca.
triste. Quasi insensibilmente le dita, ancora serrate del

21
mio furore impotente, si aprono piano. pato alla I Rassegna del corto teatrale tenutasi nel feb-
E non potrebbe essere più dolce la carezza che si braio scorso presso il Teatro Fara Nume di Roma. La
posa sul volto di mio padre. versone drammatica di Dal territorio del diavolo verrà
rappresentata nella prossima stagione presso lo stesso
Teatro.
Attualmente sta lavorando a un progetto sulla vita e
Nota bio-bibliografica l’opera di Pier Paolo Pasolini.
Il racconto “L'età tradita” è stato segnalato per
la sezione C del premio letterario
Maria Grazia Greco è nata a Roma nel 1954. Si è
"Campagnola" (Padova) – XXIII edizione.
laureata in Lettere all’Università degli Studi di
Roma La Sapienza discutendo una tesi di argo-
mento etno-antropologico pubblicata nel 1983
( Hopi: l’individuo come soggetto e come oggetto di rito
– La Goliardica Editrice Universitaria).
Dirige l’Agenzia letteraria Mondolibro di Roma.
Organizza e conduce corsi di scrittura creativa e
comunicazione. Collabora con riviste culturali.
Ha partecipato a premi letterari per inediti conse-
guendo numerosi riconoscimenti, tra i quali: Pre-
mio Sykania 1997 (Giuria presieduta da Giuliano
Manacorda); Premio Artemare 2000 di Riposto
(CT); Concorso di letteratura giovanile Zaccaria
Negroni 2001.
Diversi suoi racconti sono inseriti in volumi anto-
logici.
Ha pubblicato, con la Serarcangeli ed., i romanzi:
-La stanza in fondo al tempo (Premio Cirò Marina
1997 per l’opera prima di narrativa, Premio La
Pira 2003);
-Vite in gabbia (Premio Internazionale Frontiera 1998,
Premio Speciale della Giuria Il Molinello 1999,
Premio Giovanni Gronchi 2002- sezione speciale
opere di alto contenuto sociale e umano);
-Le parole sono mie (Premio La Fonte – Città di Ca-
serta 2001, Premio Città di Torino 2001, Premio
Città di Avellino 2001, Premio Marco Pannunzio
2001);
-Vietato esistere – Monica G. una storia di mobbing;
Marco Vecchio - tratto da “Icone di carta”
-Dal territorio del diavolo (XXXI Premio di lettera-
tura europea S.Benedetto).
Si è dedicata recentemente alla scrittura teatrale.
La versione drammatica di L’età tradita ha parteci-

22
Parole con il bacio
di Gianfranco Proietti (parte prima)

Questo libro è dedicato a due bambine. scartare l’involucro dorato o argentato di un finis-
La più grande ha due anni e sei lustri; la più gio- simo cioccolato nostrano a forma di bocconcino e
vane ha un anno in più e due lustri in meno. leggere la strisciolina di carta cerata con un afori-
Se dopo aver risolto questo inaspettato proble- sma, una frase, breve e concisa, scelta apposta e
ma, la scoperta dell’età fa ancora sorridere, ag- scritta per invogliare, perseverare al bacio. Oppu-
giungo seriamente che ho cominciato a scrivere re si ricomincerà dai Primordi.
questo libro quando la seconda la portavo a spas-
so con la carrozzina e la prima, invece di acco-
darsi s’attardava a riempirsi di cioccolatini nel Gianfranco Proietti
bar sottocasa e faceva finta di salutare un’amica
per farmi credere che era quella la causa del suo
ritardo.
È colpa mia se sono cresciute e se c’è voluto
tutto questo tempo per parlare di un bacio?

A Katia e Manuela, Specchio d’acqua


Papà è quest’anima;

fa cadere
PAROLE CON IL BACIO
goccia a goccia

Breve è il corso che la vita ci dà. la pioggia del tuo viso.


Come ai rigagnoli di pioggia; scivolano sull’eterna Ti ravviso
roccia che al sole s’asciuga la fronte. Il fuso del nel ticchettio dei baci.
calore è un bacio. Possiamo rubarlo per il nostro
benessere alla pioggia e alla roccia che si conten-
dono l’eternità; per tramandarlo, presentarlo ai °°°

posteri. Che faranno i posteri chi lo sa? Però, se


le montagne si salveranno dallo sprofondare negli L’amore
oceani, e loro stessi non dovranno disputarsi una S’è addormentato
pozza d’acqua fangosa come fanno gl’ippopotami
Quando lo baci
durante la siccità, e se qualcuno non perderà l’a-
bitudine di baciare, vorrà dire che qualcosa dell’- Sbadigliando.

abbuono attuale continuerà,e può anche darsi che


migliorerà. Si arriverà persino a vedere i bambini °°°
nati dalla colonizzazione di Venere e di Marte,

23
Sei Ti penso.

nel tabarro che ho cucito, La scrivo.

l’ho cucito nell’abbraccio. Metto una virgola

Butto forbici Dopo un bacio.

ago e filo;

sei nelle maglie


E col batticuore
strette del destino.
Tra scogli e gomene
Dammi un bacio.
Lascio un bacio
Non puoi fare altro.
Sottolineato

In un foglio d’invito.
°°°

°°°

Un bacio

che In un bacio

ferisce Abbandonato

il labbro Già

è S’è meditato

un patto Il tradimento.

di sangue.
°°°

°°°
Un bacio

Vuoi sapere È

Che cos’è L’impiegato ideale

Una poesia? Nel pubblico

E nel privato.

La tua presenza

Nella mia vita.


°°°

24
Se qualcuno Gianfranco Proietti nasce e vive a Tivoli (RM);
sposato, due figlie, di trenta e vent’anni… Nei
Si fosse azzardato
dieci anni che appaiono inattivi, è stato membro
A venire
attivo nel Nucleo Guardie Zoofile del Comune di
A darti un bacio Tivoli a titolo volontario e gratuito. Da sempre in
Fin lassù contatto con la poesia, leggeva Ungaretti durante
Dove il servizio militare a Livorno, 1° RG.T. Paracadu-
tisti “Folgore” (per questo motivo, forse, tiene
Ti posi io,
chiuse in un cassetto bozze di racconti brevi, mol-
Al centro
to brevi e microstorie). Ha pubblicato due libri di
Dell’universo, poesie: “INTERNO DI RAGAZZO” e “A VISO APER-
L’avrei ammazzato; TO”. Finalista nel 2001 al 2° Premio “Elsa Moran-
E se te”; sezioni: poesia singola e raccolta di poesie.
Quinto classificato al Premio “Parnaso” - anno
Ci avesse provato
2004; sezione libro edito di poesie. Menzione
Ci avesse provato chi si crede dio
speciale al Premio “La Tavolozza” - anno 2004. È
O di una casta privilegiata, presente nella “Biblioteca dell’Inedito” in CD. È
Anche loro inserito nella “Enciclopedia dell’Arte”, Carello
Avrei spazzato via. Editore, volume “Realtà e Fantasia”.

°°°

Un Bacio

È come

La fortuna;

Se non lo cerchi

Non viene

A trovarti.
Disegno di Marco Vecchio

25
La recensione
di Fabio De Santis

Sulla Nuovissima poesia italiana questa che irrompe negli uomini sempre con
grande intensità. Ma testimonia anche l’esistenza
di un’attenzione ai linguaggi, alla costruzione di
Incoraggia la presenza in libreria di un testo una struttura linguistica coerente, niente affatto
come la Nuovissima poesia italiana, edito da Oscar lasciata alla fatalità del genio. È un altro aspetto
Mondadori. Incoraggia soprattutto chi legge e confortante che emerge da questa generazione, la
scrive poesie. La raccolta rafforza la convinzione quale si trova nella condizione di ereditare una
di quanto l’interesse per i versi sia vivo, pur esi- saturazione delle performance sperimentali e de-
stendo in condizioni diffi- costruzioniste; così il poe-
cili. I curatori Maurizio ta si anima del desiderio di
Cucchi ed Antonio Riccar- delineare dei campi poeti-
di − a proposito dei giova- ci dove ricostruire un lin-
ni autori – scrivono di un guaggio formale che dia il
mondo che non li incoraggia. senso della specificità della
Nell’introduzione si poesia.
preoccupano di lasciare L’insistenza dei giovani
emergere alcuni tratti dei nella ricerca della forma è
poeti che intendono pre- il dato più esaltante che
sentare, evitando esplicita- emerge dalla loro voce.
mente di tracciare dei sol- Ma chi sono gli autori
chi dove inserire tutto un della Nuovissima poesia ita-
improbabile movimento liana? Sono un gruppo di
letterario. diciotto poeti, una cam-
Sottolineano quanto essi pionatura si potrebbe defi-
siano lontani da una qualsi- nire. Sono nati nel decen-
voglia operazione lettera- nio 1970/1980. I nati
ria. È una generazione che negli anni Settanta, che
racconta l’esperienza del hanno da raccontare, in
mondo dentro la parola e particolar modo, il grande
dentro la forma varia della impegno a cercare di capi-
poesia, consapevoli che ben re un ventennio denso di
poche altre forme possano eventi e rapidamente in
garantire un uguale spessore di testimonianza. Nel- movimento. Hanno anche il compito di sfuggire
l’incipit Cucchi e Riccardi si stupiscono – o fingo- al banale etichettamento di chi – da parte del con-
no di farlo – di come un giovane, oggi così bom- formismo − li vuole sbaragliati e non equipaggiati
bardato da messaggi, possa affidare il proprio fu- per farne merce plastica, modellabile; di chi –
turo alla poesia. In un mondo che crea il bisogno dalla parte di aristocratiche nostalgie borghesi di
dell’apparire, del successo rumoroso ed effimero, matrice anni ’70 − li definisce, invece, semplice-
esistono dei giovani che cercano qualcosa di più mente al di sotto di un idealizzato prototipo uma-
sostanzioso, di più concreto. La loro ambizione è no.
infatti molto alta, e dunque indifferente alla piccola In verità il compito che essi hanno è un verdetto
ricompensa di un successo banale. per la storia, certamente sarà qualcosa che s’in-
Il testo è così una bella testimonianza del corag- treccia con una realtà sicura: il godimento che si
gio di affidare la propria storia alla poesia e di prova dello scriver versi.

26
Sentieri caotici
di Paolo Bartoli

Saper leggere il libro del mondo determinismo. Assumiamo questa affermazione, per il
con parole cangianti e nessuna scrittura, momento, come definizione di caos ed ora cerchiamo
di capirla attraverso un esempio molto importante
nei sentieri costretti in un palmo di mano che possiede anche un nome sufficientemente poeti-
i segreti che fanno paura. co: l’effetto farfalla.
De Andrè-Fossati Esso può essere sintetizzato attraverso la seguente
domanda: il battito delle ali di una farfalla a Tokyo
può influenzare le condizioni meteorologiche di
Una zingara che legge il futuro nella nostra mano Grottaferrata (radioso paesino dei colli romani)?
rappresenta l’immagine più spinta del determinismo; In maniera più generale ci si chiede se piccolissime
la previsione del futuro è sempre stata un’attrattiva variazioni delle condizioni iniziali di un sistema fisico
molto presente nell’animo umano. possano alterarne l’evoluzione.
I metodi utilizzati per le previsioni dai nostri antenati Esempio: una navicella spaziale deve raggiungere
sono stati assai vari; dalla strage di innocenti animali Marte; l’errore di un millimetro nella conoscenza
alla “lettura” dei fulmini, dalle magiche pietre dei della posizione del pianeta al momento del lancio,
pellerossa all’interpretazione delle geometrie del può pregiudicare la riuscita della missione spaziale?
volo degli uccelli.
Secondo la fisica deterministica la risposta è sempli-
Il progresso scientifico ha permesso agli uomini di ce: le piccole influenze possono essere trascurate,
avvicinarsi all’antico sogno della predicibilità: rigoro- non avranno effetto rilevante.
si modelli matematici partoriscono equazioni le cui
soluzioni consentono la descrizione di tantissimi fe- Per un certo tipo di eventi, invece, le minuscole per-
nomeni naturali. turbazioni possono causare effetti notevoli: il battito
di ali della nostra farfalla giapponese può provocare
La descrizione deterministica del mondo si avvale del anche un temporale sulle colline laziali!
modello sviluppato principalmente da Newton e La-
place: la conoscenza precisa di posizione e velocità di Non è giusto imprecare contro le farfalle orientali; è
ogni singola particella dell’universo consente (grazie la natura non lineare di certi fenomeni (quelli atmo-
alle equazioni del moto) ogni previsione futura. (1) sferici nella fattispecie) associata alla non perfetta
conoscenza delle condizioni iniziali a determinare
In queste pagine si parlerà di un grave colpo inferto a l’impossibilità di ogni previsione.
questa visione del mondo.
Diremo, ora che un evento è caotico quando è forte-
Molte situazioni della nostra esistenza, infatti, sono mente influenzato dalle condizioni iniziali, fino al
dominate da un fenomeno per certi versi traumatico punto da divenire impredicibile se esse non sono note
perché sconvolge il comune buon senso e per altri con esattezza.
risulta, invece, un ottimo tonico per la nostra mente
costringendola ad aprirsi, espandersi. Prima di chiarire cosa s’intende per fenomeno non
lineare, usciamo per un momento dall’ambito scien-
Iniziamo il nostro cammino sui sentieri del caos. tifico per un paragone che ha il solo scopo di renderci
In maniera intuitiva faremo la conoscenza con i feno- familiare l’idea del caos.
meni caotici e ci accorgeremo che essi sono presenti Consideriamo la nostra vita come un fenomeno che
in tante situazioni giornaliere, a volte addirittura ca- evolve nel tempo (in effetti è così).
salinghe. Sappiamo che il nostro comportamento è sicuramen-
E’ bene chiarire subito che “caos” è un termine pura- te condizionato da esperienze precedenti, ma chiedia-
mente tecnico che denota situazioni in cui fallisce il moci in che misura, invece, piccoli accadimenti a cui

27
non abbiamo dato eccessiva importanza possano boleggiano eventi (o equazioni) lineari.
influenzare le nostre scelte. Lungo strade lineari, tutti arriveremmo a destinazio-
In un film di qualche anno fa, la protagonista per ne facilmente e nei tempi previsti. (3)
un ritardo di pochi istanti non riesce a salire su un
autobus, torna a casa e scopre l’infedeltà del pro- Immaginate, ora, una strada tale che ogni dieci metri
prio compagno; ciò le cambia radicalmente la vita. presenti biforcazioni, svolte, rotatorie, a volte inter-
Parallelamente, l’autore ci propone anche la ver- ruzioni; nessuna segnaletica (chi ha viaggiato nell’in-
sione nella quale la protagonista riesce a prendere terland napoletano ha sicuramente un’idea precisa al
l’autobus e la sua vita evolve in maniera completa- riguardo).
mente differente. Ecco un’equazione non lineare; ecco perché un pic-
Una piccola fluttuazione casuale, visualizzabile nei colissimo sbaglio può condurci in una località opposta
pochi istanti di ritardo, crea una biforcazione nel- a quella desiderata: è il caos!
la vita di questa persona. Quanti di questi insigni- In una strada del genere, l’abilità del guidatore è de-
ficanti particolari possono accadere in una giorna- terminante. E’ necessaria la capacità di essere sempre
ta? Possiamo pensare, allora, alla nostra vita come presenti; la percezione dello spazio e del tempo in
ad una rete costituita da molteplici biforcazioni ogni millimetro e in ogni istante. Questa è coscienza
che evolve inevitabilmente su sentieri caotici. di vivere. Non è più bello così?
Moltissime esperienze ( per tornare alla scienza), A questo proposito, riporto con piacere, in conclu-
dai fenomeni meteorologici alle oscillazioni dei sione, un’autorevole opinione di un grande scienzia-
mercati, dalla turbolenza della scia di una nave ai to: Eduardo Caianiello. Egli, a proposito della crisi
“rubinetti che perdono” (2) ci fanno capire che generata in fisica dalla scoperta del caos, scrisse:
viviamo continuamente a contatto con fenomeni “…abbiamo innanzi a noi un esempio straordinario di come
caotici. a questa crisi la risposta effettivamente <<esista>>: è
Dobbiamo attendere ancora un attimo prima di l’uomo stesso, che decide in tempi brevissimi, sopravvive in
parlare dei fenomeni non lineari, in quanto è es- situazioni caotiche e si adatta a situazioni comunque com-
senziale chiarire che per la fisica il concetto di plesse <<imparando>> quale comportamento meglio gli
caos è ben distinto da quello di disordine. Il chia- convenga adottare, a dispetto di tutte le argomentazioni
rimento è necessario perché spesso, nel linguag- che, secondo le conoscenze attuali, vorrebbero dimostrare il
gio comune, i due termini assumono lo stesso contrario. Non v’è maggior stimolo per un ricercatore che
significato. non conoscere le risposte; è augurabile, ed anche possibile,
che gli studi ampiamente interdisciplinari che dappertutto
Le innumerevoli particelle che costituiscono l’aria vanno sviluppandosi su modelli di “attività mentale” diano
contenuta nella vostra stanza da letto, ad esem- un contributo sostanziale, forse decisivo, a queste investiga-
pio, formano un sistema disordinato, ma prevedi- zioni.”
bile; le equazioni della meccanica statistica per-
mettono di ricavare tutte le informazioni signifi-
cative riguardanti la sua evoluzione temporale. Il Bibliografia
fenomeno caotico, come abbiamo detto e ribadi-
to, è, invece, caratterizzato dalla non predicibili-
tà. Caos - James Gleick - Sansoni Ed.
Un mio compagno di studi era famoso per la sua La rete della vita - Fritjof Capra - BUR Ed.
forte propensione a sbagliare strada quando viag- Divagazioni sulla scienza e sul mondo - Eduardo
giava in auto. Per questo motivo prediligeva stra- Caianiello - Guida Ed.
de rettilinee con una sola uscita corrispondente al
luogo che doveva raggiungere. Strade siffatte sim-

28
SPAZI PUBBLICITARI ANNUALI
rivista “NUGAE - scritti autografi”
Note ______________________________
1) Quando Napoleone chiese a Laplace come Formati disponibili :
conciliava questa descrizione del mondo con
l’idea di Dio, egli rispose affermando che in • Pagina intera
un universo siffatto Dio non risultava un’ipo- • 1/4 di pagina
tesi necessaria.
• 1/2 di pagina
2) Una celebre esperienza di Shaw nel 1984
mostrò che gocce d’acqua da un rubinetto • Pagine di copertina e interne
tendono, per piccole velocità di flusso, ad
assumere un comportamento caotico. Banner e logotipi forniti dai clienti o
3) Un fenomeno arcano è rappresentato dai realizzazioni personalizzate in sede
treni delle Ferrovie dello Stato. Essi riesco- redazionale.
no ad accumulare forti ritardi nonostante
viaggino su sentieri lineari chiamati binari. Per informazioni :
Michele Nigro cell. 333-5297260
Paola Magaldi cell. 335-8384148
e-mail : scrittiautografi@virgilio.it

29
riVISTE
...contattate e segnalate da “Nugae”

È’ un periodico di cultura, arte e letteratura. Il nucleo cen-


trale è a Napoli, presso la libreria Dante&Descartes. Ha
sede anche a Parigi e redazioni a Milano, Trento, New
York. Giustamente la rivista si definisce europea. In Sud
prevale la prosa, ma non manca la poesia. Gli scritti non
sono mai segnalati da definizioni; racconto, testimonianza,
saggio, si mescolano senza mostrare necessità di avvertimen-
to. Attraente è anche il formato A3, composto come un
quotidiano. Il telefono è 081.5516771.
La posta: info@dantedescartes.it

Graficamente sobria ma ricca di contenuti, “Future Shock”,


pubblicazione quadrimestrale di saggistica e narrativa di fan-
tascienza - unica fanzine da Roma in giù - presidia, da ben 17
anni, un territorio alquanto alieno da una serena discussione
riguardante la letteratura fantascientifica. La rivista barese,
nata anche grazie all’influenza che ebbe il saggio del sociolo-
go americano Alvin Toffler – “Lo choc del futuro” (Future
shock / 1970) – sul suo ideatore e curatore, il Prof. Anto-
nio Scacco (direttore editoriale), affronta tematiche attualis-
sime e offre ai Lettori una vasta gamma di stimolazioni saggi-
stiche (dalla bioetica all’antropologia; dalla sociologia alla
religione; dall’esplorazione spaziale all’inner space…) attin-
gendo dalle opere, note e meno note, degli Autori di science
fiction. Un’ampia porzione del periodico è dedicata alla pub-
blicazione di scritti provenienti dal “pianeta degli esordien-
ti”… Coordinate di riferimento per “Future Shock” sono:
1) una costante azione umanizzante promuovendo una fanta-
scienza responsabile e riflessiva; 2) l’esigenza di non lasciarsi
ibridare da un genere fantasy relativistico e disimpegnato.
Per maggiori informazioni: www.futureshock-online.info/
index.html oppure richiedete una copia gratuita al seguente
indirizzo e-mail shiack@tin.it o al civico Prof. Antonio
Scacco, via Papa Giovanni Paolo I, n.6/M-A, 70124 Bari.

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Poesie inattuali
di Antonio Piccolomini

Dagli elementi in nostro possesso ci sembra di una lirica


organizzata a volte per criteri ermetici, rivestita di ricorren- Strade.
te terminologia astrale “stelle” “Cosmi” “Universi” “galassie”;
orientabile, almeno in un caso, su un motivo di caduta Percorse
d’astri “terra… foglia rapita”, ossequio a rigorose metafore Amate
vegetali relazionate a vediche piante. Rievocazione per Vergini
“piogge” deliberiane, per “anno mille” pascoliano. Ondose Donne
soluzioni di continuità, reminiscenze di “naufraghi” e Abbandonate
“prigionieri”. Aggiungeremmo che l’Anubi Cane perpetua ai In orgoglioso
cieli la corsa al gatto amato da Lalande. La traccia del mito Silenzio –
si ricollega a quella di un gridante Ungaretti, ai lampi di Rumori
intuizioni bodiniane, e rappresentabile per scipionesca pit- Lontani –
tura. Deserti
Vito Cerullo Africani –

Strade.
Strade
Cosmi
Strade Sospesi
Perdute Nel vuoto
In lontananza Universi
Abbandonate Tra fiumi
Scagliate Di tempo.
Su incerti Attimi
Risvolti Lunghi
Nel buio – La storia
Selvagge Di un vento o
Terre di Di un mondo
Frontiera – Vite
Di un vagabondo
Strade. Sogni,
Guanciali
Scalinate Di nebbia.
Alle stelle
Orfane Strade.
Vellutate Ad ogni angolo
Dall’afa. Nuove galassie.
Annunci
Sirene
Partenze
Di treni –

31
Attimo Un gatto

La notte Limpida notte


Come un’onda Su strade assopite
Porterà via Palpo la luce densa
Ogni cosa E in tenebre
Tra le tue mani Striscianti
Scivolerà Nuoto
La sabbia
E il vento La mente
Ti bacerà Straziata,
I capelli Ostello
Di ossessi
Il futuro – Pensieri,
Steso Anela
Davanti a te Alla tregua
Confuso Notturna –
Nel verdeazzurro Dormono tutti
Dei tuoi occhi
Immenso – Dalla grondaia
Un gatto
Nessun tramonto Mi guarda.
Nessuna Luna Pupilla di giada
Il cielo macchiato di rosso – Nascosta
Soli Tra veli
Io e te Di raso.
Davanti Mistero
Ad un oceano Nobile e antico
Come ad un tempo Immobile –
Infinito Tremo
Disteso Dinanzi
Luccicante Abissi
Dimentico di noi Di ghiaccio,
Anubi
La notte Infligge
Come un’onda Eterna
Porterà via Dannazione –
Ogni cosa… Il mio spettro
Percorre
Le terre
Del Limbo –
Grida
Alle viscere
Della notte

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E il silenzio Lontananze
Lo divora –
Tace la notte
Ecco! Tace l’insana speranza
L’ora più tarda Di un giorno
Spacca il rintocco Tace la luna
Funereo – Sfavilla
Una campana Di sogni perduti
Echeggia Tace l’oceano
Da colli Carezza le spiagge
Lontani… Assonnate

Il gatto Cercandoti
Si inarca e Smarrito
Nell’ombra In questo infinito
Si dilegua… Silenzio
Tacciono tremule
Isole d’argento…
Apatia

Latrati di cani Poesia di (non) ritorno


All’orizzonte
Di fuoco Anime solitarie, su strade
Sulla città Sospese nella nebbia, vanno
Morente – Tremanti tra fiochi bagliori
Inerte Di lampioni lontani
Rimango
Su triclini Scompaiono sulla strada infinita.
Sudati e cuscini Un nero torrente serpeggia verso
Imbrattati Mete precarie. L’interminabile
Di sangue. Viaggio le porta lontano

Il raggio Ombre di pini silenti


Sanguigno Drappeggiano oscurità ferite
Trafigge Da orfane luci…
Persiane
Distese – Mi parlano distanze percorse…
Senza motivo
Contemplo Trapasso queste strade…
Brandelli
Di polvere Cerco l’anima tua
Galleggiare Vagare lontana…
Nell’aria.

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La notte.
Tempesta
L’occhio
Fiato alle trombe del cosmo!
La luna stanotte imita il sole
Lampi rimbombano Brucia su un carro di fiamma
Sui flutti lontani Squarcia le nuvole fuliggine e pece
Del mare in tempesta, Nell’ora più tarda della notte oscura.
Luci di navi perdute spariscono. La luna divampa nel cielo spettrale
Il mare ed il cielo Ferita sanguinante del paradiso addormentato
Si fondono Occhio di Satana che turba nel sonno
Tra lembi di raso Risucchia le stelle nel fuoco infernale.
E bighe fulminee cavalcano flutti
Sbraitanti. Oggi
Piovre e draghi marini Di nuovo i tuoi occhi
Azzannano stelle, Tremendi
Notturne fenici… Insostenibili
Angeli e demoni Malefici & divini
In turbini orgiastici Neri
Gridano venti selvaggi. Abissali
Penetranti & infiniti
Fiato alle trombe del cosmo! Oggi
Di nuovo il dolce veleno
La terra è soltanto Che uccide nel sonno più nero.
Una foglia rapita
Dal vento,
La mente soltanto Vento
Un lieve vascello.
Vento, fiume di ghiaccio
Dannato flagello
Visione da dimensioni irreali Sputato dalle fauci del cielo
Rigurgito di abissi notturni;
Avvolto dalla nebbia Fuggono uomini e bestie
Nell’orizzonte insanguinato Il tuo triste lamento
Compare improvviso Sbatti su porte e finestre
Lo spettro del Vesuvio – Rapito dal Tempo
Scogliera infernale E così, esule e ramingo,
Sulle sponde del Limbo – Vai disperando
Drago accovacciato – Su strade deserte.
Guardiano della terra
Addormentato da millenni – Morte, issa la vela!
Ombra di un veliero Torna a spirare, bufera, e potenti
Che avanza Di nuovo si gonfino l’onde.
Nella nebbia di Londra Procedi fulminea, aggrappati al volo
E fende silenzioso Cingi e incatena

34
Il giovane Albatro
Preda di flutti ruggenti.

Vento ricolmo d’odio


Calunnie e paure,
Respinto da padri, schernito da amanti,
Solo ti accompagni
A scheletri e foglie
E vecchie trecche ubriache e barboni

Destino impietoso!

Innanzi a te si schiudono strade celesti


E tenebrosi abissi a cui ritorni
Foreste e deserti, oceani in tempesta;
Canti e fragori, silenzi d’un vuoto infinito
E le lande addormentate dell’Asia
Al lume soffuso di una carezza lunare.
Disegno di Marco Vecchio

35
Della vertigine cosmica
di Vito Cerullo
(seconda ed ultima parte)

Con La vertigine (8) (Nuovi poemetti) siamo giunti condizione di assoluto stato di levità, “senza più peso
in linea diretta con gli astri nel precipitarvi di un e senza senso”(13) che Pascoli rimodula in una sua
fobico (9) fanciullo complessato da errate infor- prosa La ginestra, in riferimento al perdere “a un trat-
mazioni scientifiche, ritenendo gli esseri umani to il peso” per riscontri onirici. Il senso della nudità,
“penduli” nel vuoto e dunque non “eretti”. Sino a della solitudine dell’uomo nell’universo viene legitti-
un crescendo di ossessione nel disperare di poter- mato definitivamente per diversi passaggi, sintesi
si aggrappare (perduti di seguito appigli da consi- delle inconcepibili percezioni visive e del pensiero “di
stenza maggiore a minore “rupe” “albero” “stelo”) là da ciò che vedo e ciò che penso”; del perpetuarsi in
anche a un esile “filo d’erba… un nulla”(10) per eterno del moto attraverso il riproporsi continuo
evitare di “cadere in cielo!”(11). Un dato, que- dello spazio “da spazio immenso ad altro spazio im-
st’ultimo, a riconferma di una variabile inaugurata menso”. Senza mai conoscere “sosta!”, senza un
con l’ode Chavez e che trasferisce l’abisso in alto: “fine… termine ultimo!” agli occhi del fanciullo stu-
“Cade... salendo”, “su l’alto cielo ei cade”. Con pefatto (14). Parimenti misteriosa e lontana si rivele-
l’Inno secolare a Mazzini, IV, I, registriamo ancora: rà la “regione di Elenore” descritta da F. Thompson
“L’eroe cadeva in mezzo all’universo”. nella Donna della visione (15) sede di un universo pa-
Dal cadere del cielo sulla terra e gli uomini, al rallelo e invisibile, nella temporalità o meno, rag-
cadere in cielo, dunque; fenomeno talmente in- giungibile varcando, impalliditi, sotterranee porte al
quietante da indurre il fanciullo in essere a com- deposto velo d’un cielo e d’una terra d’apocalisse.
piere una lode delle radici (12), auspicare la con- Per il Pirro di Borgese (Il viaggio meraviglioso di Pirro
dizione di immobilità al suolo (secondo un tema Spicchi) nel suo affascinante viaggio attraverso lo spa-
parallelo a quello del horror vacui) in un luogo zio siderale, avendo come orizzonte la prospettiva di
dello stesso poemetto: la salvezza riposta in un un “Giudizio Finale – che – non ci sarà”, non si deter-
“bosco, che s’afferra/ con le radici, e non si getta mina viceversa trauma fobico o tensione varia. Una
in aria”. La vicenda per Pascoli procede tuttavia in caduta, stavolta, di tipo terrestre e di portata minore,
chiaroscuro; l’elogio prosegue per Ritorno a Ca- ma non da sottovalutare per la rilevanza emotiva che
prera nella cui esemplificazione Garibaldi tende a suscita l’evento, viene esemplificata da Pascoli in un
dimostrare che la felicità si raggiunge piantando e paio di componimenti ulteriori: La quercia caduta nei
facendo germogliare gli alberi. Di avviso contra- Primi poemetti, e La quercia d’Hawarden in Odi e inni.
rio é l’esito del Torcicollo (Nuovi poemetti), dove Ovvero, é manifesto lo sfacelo di un universo vegeta-
s’illustra dell’impotenza al terreno di uno spaven- le, albergo di numerose esistenze ornitologiche, da
tapasseri “uomo d’una cappa/e d’un cappello” intendersi sottilmente quale simbolo dell’intimo vio-
sbeffeggiato dai passeri avendo essi scoperto l’in- lato nido del poeta, per estensione a quello dell’inte-
ganno escogitato dall’uomo per allontanarli dai ro pianeta. Ma siamo giunti ormai nell’ambito della
campi coltivati. La tensione che trova il suo punto trattazione di un orrore per sfumature generiche, di
critico in espressione di “Su quell’immenso bara- una caduta “della memoria”, ora, laterale al tema
tro tu passi/correndo, o Terra...” va stemperan- dell’abisso astrale; di un abisso riscopribile quindi “al
dosi poi negli “occhi” della “Grande Orsa” che lo nostro lato”(16) per il Sinisgalli d’Horror vacui. Rias-
“fissa” per la durata notturna, situazione prope- sumendo, in merito ai principali esempi trattati e
deutica per condurre a una eufemizzazione del pertinenti per nostra scelta, (L’aquilone, La piccozza,
dramma con l’enunciato di “firmamento” che Chavez, Andrée, La vertigine) abbiamo denotato del
lievita “sotto il mio precipitare!” (del fanciullo). dove é avvenuta l’ascesa dell’uomo; in che modo si é
Scemando senza più sintomatologia, nell’immagi- verificata: da fermo, a piedi, precipitando. Con quali
ne del franare “languido” “sgomento”, inabissan- strumenti é stata realizzata: aquilone, piccozza, aero-
dosi “d’un millennio ogni momento!”. In una plano, pallone aerostatico, mente allucinata. Con

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partecipazione attiva degli astri, direttamente coin- tra il mondo dei vivi e quello dei defunti, come
volti (La vertigine); neutra (La piccozza, Chavez, Andrée) illustrato in chiusura della ricordata lirica I gattici
assente (L’aquilone) ad eccezione della presenza del compresa nella stagione di Myricae.
sole! A impostazione di uno schema inevitabilmente
“verticale”(17) rispetto a un altro di caratteristica
“orizzontale”, per percorsi terrestri, come ad esem- Note
pio l’avventura dell’Ulisse dell’Ultimo viaggio nei (8)
Conviviali per restare a Pascoli. E si contempla una O. Giannangeli (Le fonti spaziali del Pascoli, in
possibilità ulteriore di moto che compendia il compi- Pascoli e lo spazio, Bologna 1975) attento osserva-
mento dello spazio esteriore e interiore insieme, tore alle fonti della poesia cosmica pascoliana,
attraverso quella fenomenologia nota come riti di ipotizza che il poemetto in esame sia il frutto di
passaggio (18). Sorvolando sulla vicenda del castagno un mosaico composto con tasselli ricavati dalla
(Il vecchio castagno, nei Primi poemetti) che dovrà essere consultazione di diverse opere del Flammarion:
abbattuto, e su quella del morente pontefice Leone Scienza e vita di Camillo Flammarion. Antologia di
descritto nella Morte del papa (Nuovi poemetti), a rap- scritti e pensieri, a cura di G. V. Callegari, Roma
presentazione d’ulteriore possibilità di congedo, ac- 1919, rappresenta il testo da cui il Giannangeli
cenneremo in corsa al sentimento tra Rosa e Rigo ricava i passi a dimostrazione della validità della
sfociato in unione matrimoniale. Il passaggio definiti- sua tesi. Nel menzionato lavoro scientifico riporta
vo quindi della protagonista del poemetto da un’esi- altresì la trascrizione di diversi brani dal romanzo
stenza di stampo familiare a un’altra di tipo coniuga- Stella dello stesso Flammarion. Fruttuosi per il
le, prevede prima l’assolvimento di altri riti interni, Pascoli riescono: ancora di Flammarion, L’astrono-
come la consegna della dote materna custodita nella mia popolare, Milano 1908, e di Meyer, Trattato di
cassapanca di noce in rappresentazione nel Corredo; e astronomia popolare. L’universo stellato, Torino, U-
di conseguenza il dolore della figlia supplicante la tet, 1900.
madre a non lasciarla andare via, ottenendo in rispo-
sta da lei la conferma che ciò avviene per volontà di
“un altro”, l’amore. Si svolgono in successione imma- (9)
L’epigrafe del poemetto recita così: “Si rac-
gini della chioccia singhiozzante che le si fa incontro, conta di un fanciullo che aveva perduto il senso
il contemplare di Rosa con pianto interiore per l’ulti- della gravità...”. Ispirata da una notizia forse ap-
ma volta le cose a lei così care, “ma non era amore”. parsa sul “Corriere della sera”. Per l’antefatto di
Ma soltanto un immenso bene non sufficiente al livel- quella “cotal vertigine” data all’editore e confidata
lo dell’amore (superiore) per cui vale il caso mutare epistolarmente al Caselli, per notizie d’altre ope-
posto e abitudini: una creatura crudele che non le da re e spunti di vita in genere, vedi del Biagini il
tregua, la strappa via dagli affetti. Oscurabile ora nel biografico Il poeta solitario, Milano 1963.
compromesso fascino proprio di una conoscenza non
completata, nell’inevitabile corporalità che l’acceca. La cronaca per Pascoli assume termine di media-
La visione di quell’ “alto girasole,/nell’orto...”, con- zione tra il dato attendibile e la fantasia dell’auto-
cede un ultimo indugio ancora, riassume il massimo re a porsi in atto. Secondo G. Getto (Giovanni
avvicinamento possibile tra i due mondi in relazione, Pascoli poeta astrale, in Carducci e Pascoli, Napoli
quello che sta per passare a quello futuro come esem- 1965) suggestiva per il poeta potrebbe rivelarsi lo
plificato nel Saluto. Poiché l’amore é presente allo studio dell’Eureka di Poe, coi suoi passaggi carat-
svanire, dentro l’equivalersi perenne di nascere e terizzati in “abissi… più neri dell’Erebo”, dimen-
svanire sulla bilancia del tempo, alle partenze di per- sione senza limiti dell’ ”Universo del Vuoto”.
sonali clessidre ingigantisce inesorabilmente quell’al- Rimarca Getto del convergere di “ogni cosa terre-
tro fiore. Ancora pertinente al nostro tema, “il fiore stre… non solo al centro della Terra, ma… verso
della morta”, i crisantemi; punto estremo di contatto tutte le direzioni possibili”.

37
voce di rapace (l’assiuolo) come afferma S.Vassalli
(10) Affrontando la questione da un versante sto- (Momento estatico e sue componenti simboliche nella
rico-sociologico, contempliamo dell’angoscia di poesia pascoliana di “Myricae”, in “sigma”, 19, 1968).
una classe media borghese “schiacciata… tra alta Riassumendo, l’espressione in “là” ”laggiù” “lassù”,
borghesia e proletariato”, in proiezione sullo identifica una situazione su un livello spaziale, nel
schermo delle sue paure politiche e sociali di livello stesso dell’ ”allora” che vuole significare una
“incubi vertiginosi di fronte alla natura e all’uni- situazione temporale. Accennavamo alle onomatope-
verso”. (Vedi E. Sanguineti, introduzione a G. Pa- e, e in relazione a quest’aspetto Beccaria ricorda del-
scoli, Poemetti, Torino 1971). Per altro sintomo di l’abilità del Pascoli nell’aver saputo ricreare aggettivi
vertigine (“vertigine spaziale”) non riesce immune di una certa opacità onomatopeica di fondo.
neppure il volo agile dell’allodola illustrata in Di (Polivalenza e dissolvenza del linguaggio poetico: Giovanni
lassù. (Leonelli, Figure e orchestrazioni myricee, in Pascoli, in Le forme della lontananza, Milano 1989).
AA. VV., Nel centenario di “Myricae”, cit.).
Un breve accenno va compiuto circa quelle singo- (11) Traina riporta di un’epigrafe di Macrobio ricava-
lari soluzioni avverbiali prossime al “lassù” della ta dal Commentarium in Somnium Scipionis, probabil-
citata lirica, che adotta Pascoli. Il “là” per esempio mente determinante per l’intuizione pascoliana con-
esprime una forte emotività, sempre presente alla trassegnata da nota nel testo, cioè: “ne caderet in
memoria: “Là nelle stoppie...“(Romagna). Vice- caelum”. La trovata del pascoli per il Traina assume
versa, il “laggiù” si rivela per un blando onirismo. valenza nell’espansione per tutti il pianeta della
Il “là-bas” che gli è equivalente in francese conferi- “condizione degli antipodi” (Presenze antiche nella poe-
sce “all’idea della distanza una sfumatura di sogno” sia cosmica del Pascoli, in Poeti latini (e neolatini), Bolo-
secondo L. Spitzer, Le innovazioni sintattiche del gna 1975).
simbolismo francese, in Marcel Proust e altri saggi di
letteratura francese moderna, Torino 1977, che attra-
verso un preciso paragrafo La ricreazione sentimen- (12) Elogio che Pascoli compie in precedenza attra-
tale degli avverbi, circostanzia il concetto ritenendo verso una lirica dal titolo Coloni Africi, dove ancora
la figura grammaticale testimonianza una volta precari si rivelano gli ormeggi alla terra. Il
dell’ “irreale, la lontananza di tempo e di luogo”. senso di tutto va inteso in digressione a Poematia et
In riferimento all’uso di “là” e di “lassù” da parte epigrammata, VI, in Carmina. Non é ben noto da quali
del poeta romagnolo ce ne riporta M. Pascoli in componimenti prende le mosse l’intestazione Due che
Lungo la vita di Giovanni Pascoli, Milano 1962. Spe- agli antipodi guardano in su. (Consulta in proposito G.
cificamente per quest’ultimo termine orientato Pascoli, Myricae, a cura di G. Nava, Firenze 1974).
sul volo dell’allodola, del senso dell’ “iterazione L’angoscia allo smarrimento delle coordinate spaziali
dell’avverbio di luogo”, vedi G.A. Camerino (Alle investe anche il S. Agostino delle Confessioni (libro
origini dell’ “Ultima passeggiata; metrica e varianti”, in XIII); e nuovamente il Pascoli della Mirabile visione,
AA. VV., Nel centenario di “Myricae”, cit.). Della dove il problema cronico viene sempre relazionato
“suggestione fonica” ipotizzata per “laggiù” riferi- alla smarrita attrazione “di gravità fisica” come ci ri-
sce F. Felcini, in (Le Myricae e D’Annunzio: un’ipote- corda G. Getto (Giovanni Pascoli poeta astrale, cit., p.
si, in AA. VV., Nel centenario di “Myricae”, cit.). Da 107). Da valutare per altro discorso il senso di quelle
intendersi l’avverbio in questione anche in un’otti- “radici della terra”, qui probabilmente stabili e avver-
ca di “irrevocabilità”: E. Pasquini (Osservazioni sul se ai Titani, a cui accenna K. Kerény (Gli dei e gli eroi
linguaggio di “Myricae”, in AA. VV., Nel centenario della Grecia, Milano 1963).
di “Myricae”, cit.). Dagli avverbi alle onomatopee il
passo risulterà breve, con quest’ultima figura del
linguaggio individuata in non soluzione di conti- (13) A. M. Girardi (Simboli cosmici ne “I due alberi”, in
nuità da suono di meteora atmosferica (il vento) a “rivista pascoliana”) associa quel preciso senso e-

38
spresso nei due citati esempi pascoliani a una lirica di franare che agisce dentro l’ “ordine delle cose”.
Baudelaire dal titolo Le gouffre e riportata in Fleurs du Ci sembra doveroso porre in rilievo un ulteriore
mal. La lezione discende all’Ungaretti delle opposte sottotema relativo alla pesantezza dell’uomo in
lune del “senza più peso” di un‘anima nel Sentimento funzione della leggerezza di una farfalla: il vocia-
del tempo, e di “Peso” nell’Allegria. Inaugurando la no Sbarbaro baratterebbe ben volentieri il corpo
sequenza di riferi- pesante e una
menti in Sinisgalli, cospicua dote
ritroviamo quasi in d’anni, in cambio
parallelo con lo stato dei brevi attimi di
d’animo pascoliano vita e dello slan-
un “Senza peso e cio esile della
senza pena”, intanto, creatura iridata.
in Se una lucertola si De Pisis (Meriggio
ferma (Vidi le Muse); in montagna, in
ribadito nel “senza Poesie) circoscrive
peso e senza pena” di con più dettaglio
Fiori pari, fiori dispa- il sintomo della
ri. E ancora un sua pesantezza:
“senza peso” si deno- “come é pesante
ta sempre nella stes- il mio cuo-
sa prosa. Il “senza re!” (equivalente
peso” incosciente in della “mortale
annullarsi di pesantezza” del
”gravità” enunciato cuore di Sbarbaro
in Calcoli e fandonie, in Pianissimo)
ripropone da vicino disagio espresso
la situazione espres- mentre nel folto
sa per versanti oniri- della vegetazione
ci nella Ginestra del si dirige “un volo
Pascoli, probabil- tremulo di cavo-
mente percepita laia”. La situazio-
ancora per la com- ne si rovescia
posizione della Mira- immediatamente
bile visione. In paral- in Govoni (A un
lelo con quella di- Marco Vecchio tratto da “Icone di carta” tratto levò il vento
mensione di pace in Govonigiotto)
originale dell’esiste- nell’anelare la
re, dove si auspica che un’altra anima fanciulla vi libertà di un cuore “senza peso” proteso nelle
deponga “il peso dell’esistenza”. (M. Kerbaker, Intro- circonferenze degli azzurri aquiloni. In riferimen-
duzione alla Bagavadgìta, Firenze 1866-67). Solo di to al binomio in esame, poi, riconfermandosi la
apparente matrice contraria si rivela l’ ”immobilità costante della farfalla, muta l’interlocutore che si
pesante” sofferta in Ventoso (Vidi le Muse), ovvero pro- relaziona ad essa: in forma naturale ora “nero
spettiva del peso del non peso non più liberatorio; peso della terra” contro una macroglossa (Cuore e
poiché preludio a risvolti angoscianti, apocalittici già cervello). Quindi, di consistenza vegetale: un fiore
resi altrove circa la strana “catalessi” del pianeta, la “carico e peso” urtato da un’altra macroglossa
drammatica “epilessia cosmica” o l’impercettibile (Elegia a mio figlio, in Preghiera al trifoglio). E, ad-

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dirittura, la variabile prevede insetto in antitesi ad sonno da “grappoli di fiori”, in Colloquio da Myricae.
altro insetto, come vedremo poco oltre. Autono- Su quest’ultimo contesto pascoliano, Nava su sugge-
mi, si riveleranno ancora un “peso del fiore” in Al rimento di G. Capovilla che si autorizza pascolista
tempo delle vigne, e in successione “peso dei frut- coi suoi La formazione letteraria del Pascoli a Bologna.
ti” (Propositi in L’odor moro). Di apparenza eterica Documenti e testi, Bologna 1988, e Il giovanile Ciclo
e di fattore specifico impercettibile se orientato lirico, in “Rivista pascoliana”, n.2, 1990, cita Miche-
su astratte bilance, si dimostra il quasi “peso di let che in una sua composizione dal titolo L’uccello, e
memoria” assunto dal volo di una civetta, così in una successiva sull’Insetto, ripropone il desiderio
come ci viene reso attraverso un passo del Savi cosmico della vita vegetale a vincere l’impedimento
(Ornitologia toscana, Pisa 1827). Con Gozzano causato dalla forza gravitazionale. (In compendio,
(Della passera dei santi) denotiamo la stasi di un Nava, in G. Pascoli, Myricae, cit.). Di queste creatu-
genere di insetti terricoli “popolo verde”, come re diafane ne é ampiamente documentata la poesia
abbiamo appena anticipato sopra, vissuta con del novecento (si pensi ancora a Pascoli, al Moretti
invidia feroce verso “le farfalle al volo”. Circa di Tutti i ricordi, Milano 1962, a Montale di Dinard e
questi versi, si contemplano delle differenze di Vecchi versi, alle “pieridi” di Poesie d’amore di Gatto;
interpretazione di ordine filologico, e di redazio- figure inquadrate canonicamente in un ruolo di mes-
ne; in merito al secondo aspetto, ci viene fornita saggere dall’al di là delle anime dei defunti, tema
la tesi di G. Rocca (G. Gozzano, Tutte le poesie, peraltro concorrente a quello appena valutato) e
Milano 1983 p. 610) alquanto suggestiva. Gozza- anche quando non direttamente esplicitato, l’ele-
no rimodula in poesia la sintesi di alcuni passaggi mento rilevatore della leggerezza alata in opposto al
in prosa da un’opera di Maeterlinch, Intelligence peso dell’uomo, va sempre e comunque sottinteso!
des Fleurs, Paris 1907. Per particolari ulteriori In tutte le sue direzioni possibili, il tema in essere
illuminante risulterà G. Gozzano, Poesie, a cura di viene esaustivamente esemplificato nell’evoluzione
E. Sanguineti, Torino 1973, n. 93, pp. 258ss.). del lavoro di R. Aymone, Farfalle messaggere nella
Pur rimanendo attuale in questa lirica (e in quella lirica da Pascoli a Montale: chi scrive ignora al mo-
che segue di Gozzano) il problema delle radici, mento di notizie in merito a una pubblicazione
non sembrano persuasive le teorie del Pirotti (probabilmente in AA. VV., forse per studi in onore
( Pascoli e Gozzano, in AA.VV., Studi per il centena- di G. Paparelli).
rio della nascita di G. P., Bologna 1962, pp. 177s)
secondo il quale risentirebbe di una suggestione
pascoliana da Grande aspirazione nei Primi poemetti (14) “Stupefazione” che richiede d’esser modulata a
(dove vengono accomunati in un destino di stati- seconda delle zone semantiche in cui rivela traccia di
cità le piante e l’uomo “albero strano/che... cam- sé. In riferimento alle manifestazioni espressive del
mina”, da possibile fonte evangelica circa l’episo- sembiante delegate dal Pascoli a ruolo fondamentale,
dio del cieco guarito. Nella misura in cui la pianta un conto sarà l’incredulità del protagonista “attonito”
invano germoglia i fiori, l’albero dell’uomo pro- del X Agosto, e altra valenza assumerà l’aver spento il
duce le parole. Ma nella premessa a La mirabile campo visivo a una concezione arcaica del mondo
visione, Pascoli rigetta questo punto di vista asse- mediante l’oscuramento dell’occhio al ciclope Polife-
gnando all’umanità una sorte più nobile, non mo da parte dello scaltro Ulisse. (Cfr. F. Ferrucci,
vincolante alla terra) tesi dicevamo valida per un L’assedio e il ritorno. Omero e gli archetipi della narrazio-
altro componimento dell’autore dei Colloqui, ne, Milano 1991, p. 72). L’orrore pascoliano per le
L’amico delle crisalidi: ovvero di un uomo cose nel guardarle, in un rapporto intrinseco con
“sopravvissuto” che a vincere la gravità “Sull’ale” l’orrore delle cose (“occhi di draghi / e di leoni” nella
di quel gracile esserino prenda “i cieli dell’infini- Pecorella smarrita, “tondi /occhi”, l’Orsa, nella Vertigi-
to”. Identica é la fiduciosa prospettiva di larve ne, “occhi dei leoni /vigili… sonnolenti occhi
“che sognano ali”, e ancora di siepi adornate nel dell’orse”, nel Ciocco, “fisso occhio di Sirio”, nell’Au-

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rora boreale, “Sirio: occhio del Cane”, ancora nel Cioc- quale “sentinella sull’orlo dell’abisso” ne riporta
co.) quale conseguenza della proiezione di una perso- Sinisgalli in Ventiquattro prose d’arte. Per ulteriori
nale impressione d’orrore. (Cfr. F. Curi, Vedere a dettagli si rimanda alla lettera a Cazalis del 14 mag-
udire, in AA. VV. Testi ed esegesi pascoliana, cit.). Ne- gio 1867, inviatagli dal poeta francese e riportata
gli innumerabili riflessi di uno sguardo espressivo di nell’antologia di M. Luzi, (L’idea simbolista, cit.).
uno stato di coscienza va annoverata la componente “nel cielo in bilico”, ovvero i muratori di Rosei del
d’inquietudine dell’occhio (dell’asino: doppio dell’- rosa dolce delle case con un piede “bianco” (il con-
artista) che come dal fondo di uno schermo osserva le centrarsi cromatico del vuoto) sospeso “alle cima-
figure costituenti la Sacra Famiglia nel Riposo in Egitto se”. Dopo un ultimo episodio di “verità in bili-
del Caravaggio. (Vedi G. C. Argan, Storia dell’arte co” (Giorgio Morandi, in Furor mathematicus), nel
italiana, Vol. III, Firenze 1983, p. 272s). procedere per altre serie in Sinisgalli, leggiamo:
“anima bianca… piede bianco” (Le sorelle Pampi-
glione, in Furor mathematicus), soprattutto in fun-
(15) Lirica riportata nella già citata antologia di M. zione di quest’ultimo dato cromatico. E in suc-
Luzi, L’idea simbolista, Milano 1976. cessione: “piede nell’ombra... funamboli sulla
corda… piede nel bianco… cavalli sulla scacchie-
ra” (Fiori pari, fiori dispari, X) variando in connota-
(16) Immediata conferma ci offre in un aprente zione d’ombra e di luce. E ancora una “metà in
“abisso” ora “al mio lato” (in Naia noia, 3, in Vidi le ombra” (quella del poeta in inespressa somiglianza
Muse) La puntuale mediazione di Ungaretti “statua per la madre) come una atipica faccia di luna per
dell’abisso umano” si rileva nella lirica Statua, in Sen- l’altra metà in luce (quella dell’altro figlio espri-
timento del tempo, “vestigia d’abisso” in Horizon mente qualche segreto di lei) in Viaggio da Bellibo-
(Derniers jours). Inaugurata, la sequenza sinisgalliana schi. Alla tradizione di un piede “bianco-
prosegue con alcuni esempi da Nuovi campi elisi: spor- luminoso” riconducibile a valenze simboliche me-
gente “abisso” dell’immune incoscienza di un fanciul- diate da Valéry, sono da collegare i due esempi
lo (Lucania), separante “abisso” (Nessuno più mi conso- sinisgalliani “piede… chiaro”, Idillio (BBM) e
la) ; increspante “abisso” (Laggiù). Quindi, “abissi” “piede… luminoso” (Fiori pari, fiori dispari, IX).
rasentati (Intorno alla figura del poeta). Sospendenti (L. Sinisgalli, Vidi le Muse, cit., p.233). In Pascoli,
“abissi” (L’ architettura ovvero la Fenice in Furor mathe- registriamo: “piede, bianco” (La buona novella, in
maticus). Poemi conviviali). Il tema del vuoto enunciato in La
Di una prima “eufemizzata” figura dell’orrore, asse visita di Pascal, in Il passero e il lebbroso, va previsto
portante dalla poetica sinisgalliana (Vedi L. Sinisgalli, anche su di un piano sensistico: il Pascal (noto
Vidi le Muse, a cura di R. Aymone, Cava dei Tirreni fisico autore dei Pensées e a cui si deve l’intuizione
1997, p. 221). Variante alla voce analizzata ritrovia- di un vuoto ideale traducibile anche in natura) che
mo “precipizio” (Quell’ombra coglie il fiore, in La vi- giunge sotto le spoglie di un lattaio, e non trovan-
gna vecchia); e di nuovo “precipizio” in Horror vacui. do la bottiglia lascia un messaggio sotto la porta,
Variante a questi: “altarino/a picco sul fosso” (Il fosso asserendo di non aver “trovato il vuoto”, lascia
di Libritti, in Dimenticatoio). Nel novero di figure “in trasparire immaginariamente il significato di un’-
equilibrio verso la luce” (L. Sinisgalli, Vidi le Muse, ambivalente assenza.(Vedi complessivamente R.
cit. p. 234) dei tipo “ombra… bilancia sulla corda”, Aymone, Del senso del vuoto e dell’abisso, Postfazio-
“corda… sui ponteggi”, rispettivamente in Intesa al ne a L. Sinisgalli, Horror vacui, Cava dei Tirreni
tuo slancio e Cantiere di Porta Vittoria, da Poesie e non 1995). Ancora in Sinisgalli, si annuncia un
riproposte in Vidi le Muse, va riportata anche quella in “vuoto… senza tempo”, alimentato da “ciò che
“bilico”. La costante precedente in aggiunta alla figura non si sa dire” (Calcoli e fandonie). Lucrezio affer-
in esame: “In bilico sopra l’abisso” (Leonardo da Vinci e ma che lo spazio vuoto é vitale al movimento
il volo degli uccelli, in Furor mathematicus). Di Mallarmé delle cose, senza il quale la materia rimarrebbe

41
“stipata per ogni dove”, e in maniera d’ “inerte (Pascoli: la rivoluzione inconsapevole, Milano 1979).
quiete” (De rerum natura, I). Ungaretti in Vita d’un Circa la categoria del pianto motivato, per il Pascoli
uomo, non dissimile da quello rimasto sospeso “sul un‘emotività repentinamente regressiva all’infanzia
vuoto” col “suo filo di ragno” in La pietà (contro il provocatorio “lasciatemi divertire” del Pa-
(Sentimento del tempo), del Tramonto della luna di lazzeschi, frutto del superamento di un’anacronistica
Leopardi, riferisce del “raggiungimento del nulla” ideologia sentimentale) viene celebrata attraverso Le
in un’ora senza possibilità di luce prodotta dal ciaramelle; e, semmai, a ricercarne le fonti (Giusti,
sole (non ancora sorto) dalla luna (già tramontata) Porta...) di questa lirica, significherà cercarne per
tra interdette stelle alla loro funzione; vuoto asso- tutta la poetica pascoliana orientata verso questa spe-
luto, dunque. Di Canzone, ancora delucida di a- cifica sensibilità.
spetti di un nulla senza “vita… stagioni… gioia… (P.P. Trompeo, Propaggini giustiane, in L’azzurro di
veglia… sonno”; tema presente nello Zibaldone, Chartres, Caltanissetta 1960). Ad analisi di una perfet-
da non escludersi per il Reverdy di Le voleur dem ta sintesi a volte di mondo bucolico e rituale di pian-
Talan (1917). Posizionato “au fond du gouffre” to, consulta due lavori di Aymone: (Addio ai campi, in
Ungaretti rimarca di una “vertige paludéen” in Il bruco e la bella. Saggi pascoliani, cit., e Pianger di
Mélancolie 1919 (Derniers jours) non distante emo- nulla, cit.). Delle esaminate soluzioni avverbiali e
zionalmente dallo stato d’animo relativo a Perfec- aggettivali, tralasciavamo (Grammatica del sentimento e
tions du Noir (Derniers jours). Julien Green confessa senso dello spazio in Myricae, cit.) a complessiva illu-
di una “léger vertige” avvertita lungo il ponte di strazione scientifica. Parimenti, per criteri generali al
Jena (L’autre Sommeil). tema degli astri si rimanda a P.De Stefano, Pascoli: il
discorso cosmico, in “L’arengo”, 1995-96.
(17) R. Aymone, Horror duplex: le radici e l’abisso,
in Il bruco e la bella. Saggi pascoliani, Cava de’ Tir-
reni 1999, p. 88.

(18) A. Van Gennep, I riti di passaggio, Torino


1981.
Circa il ricordato dolore di Rosa, va condotta una
rapida ricognizione sul motivo d’essere del pianto
in Pascoli: un piangere cosciente, e in opposto un
altro senza un perché. In riferimento a questa
seconda fase, viene ereditata a sintomo nei codici
umani la matrice di un dolore delle origini, non
nostro, dunque. Basti pensare all’inconsapevole
singhiozzare della tacchina di Romagna, al belato
della capra in Saba, o al razionalizzato “dolore di
cose che ignoro” di Quasimodo di Acque e terre.
Del piangere senza apparente motivazione, il
Croce (Giovanni Pascoli, Bari 1956) lo ritiene per
tale e non meritevole d’approfondimento. Re-
mando controcorrente da questa ipotesi, il Debe-
Marco Vecchio tratto da “Icone di carta”
nedetti lo valuta per spiccata caratterizzazione in
suono, e in seconda istanza rivedendo aspetti della
sua tesi, lo stima anche a fenomenologia di senso.

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Una stanza tutta per me
di Teresa Castellani

Ore 8.45 di martedì 9 dicembre. loro se ne dimenticavano.


Due vigorosi facchini, uno dei quali è straniero, ov- Era come se pensassero: quale altra classe ci po-
viamente, introducono in casa mia uno scrittoio. trebbe sostituire? Nessun'altra è venuta prima né
E' il mio scrittoio. un'altra verrà dopo di noi.
L'ho visto, l'ho scelto dopo un veloce e persuaso inna- Leggo qualche bigliettino "confidenziale", di
moramento e gli ho detto: - Verrai a casa mia. quelli che le ragazze mi affidavano in gran segre-
to.
Ora attende, in quella stanza che sarà la "stanza tutta
per me", di essere utilizzato. Su uno c'è scritto: "Cara professoressa, siamo
Debora e Martina e le dobbiamo dire che quando
I figli, quando vanno in altri nidi, lasciano tanto spazio lei non guarda, Paolo ci dà molto fastidio e poi
dietro di sé. quando lei si gira, fa l'angioletto. Ma non gli cre-
Ancora sto prendendo le distanze da lui. da, perché è un diavoletto!"
Cosa sarà capace di suggerirmi? Quali idee saprà farmi E poi ci sono le cartoline provenienti da tutti i
nascere? luoghi delle gite scolastiche.
Lo sto scrutando, ancora un po' diffidente. Con affetto. La ricordiamo sempre. Alla mejo
prof. della scuola (e a seguire, sparpagliati dap-
Intanto, nell'attesa lo sto plasmando. Le foto incorni- pertutto, tutti i loro nomi. Mancava sempre la
ciate sono già sul piano dell'alzatina; nel ripiano a data).
giorno sono esposte alcune scatoline dipinte. Nei
cassetti hanno trovato posto il quadernone , i mille Le lacrime si stanno pericolosamente facendo
"non-ti-scordar-di-me" che i ragazzi mi hanno lascia- strada dai loro profondi recessi, ma forse le mie
to durante i lunghi anni passati a scuola con loro, l'a- non stanno poi così in profondità, perché basta un
genda con gli indirizzi importanti. niente per farle venire fuori.
Cosa manca? Ma non è "un niente" quello che giace nel casset-
to di sinistra dello scrittoio: lì dentro ci sono mo-
Manco solo io che, seduta davanti a lui, mi decida a menti irripetibili che hanno accompagnato anni e
imbrattare le pagine di quel quaderno che giace lì, in anni della mia vita lavorativa.
attesa delle parole.
Non conosco cosa facciano o dove siano tutti quei
Io sono un po' preistorica: per creare devo scrivere a ragazzi.
mano e poi, per necessità, copio e rimaneggio al com-
puter. Molti di loro sono adulti, hanno dei figli già gran-
di e probabilmente hanno dimenticato quelle fer-
Apro il cassetto di sinistra, quello dei ricordi (quello vide dichiarazioni d'affetto che mi indirizzavano
del cuore, mi viene da pensare, come se gli scrittoi quando ci frequentavamo.
avessero un cuore!).
Io non li ho dimenticati: qualcuno è evanescente,
Biglietti, cartoline, lettere, fotografie, fogli improvvi- ma il loro ricordo mi è dolce.
sati su cui sono state velocemente scarabocchiate pa-
role e frasi affettuose, teneri disegni di campanelle Mi metterò a scrivere quando la stanza sarà riusci-
pasquali o di verdi abeti natalizi. ta a contenere la folla di ricordi che piano piano si
stanno sprigionando dalle cose che vi sto metten-
Cara professoressa le auguriamo buon Natale e felice do: i libri che amo, primi fra tutti quelli di Natalia
Anno Nuovo, classe 1°B. Ginzburg, la scrittrice tanto amata e mai dimenti-
Alla nostra professoressa, classe 2°B. cata; le foto dei figli, quelle di quando avevano i
Le date le dovevo aggiungere quasi sempre io, perché capelli lunghi e a me piacevano tanto così capello-

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ni e imbronciati, le foto del marito che mi abbrac- con racconti e poesie.
cia, che sorride attraverso i baffi. Da tre anni collabora con l’Associazione O.N.L.U.S.
Dietro di me, su un tavolino, c'è perfino la gatteria, Candelaria, presso la Casa Internazionale delle Don-
stracolma di gatti, i più vari: in ceramica, in metal- ne a Roma, tenendo corsi di Lingua italiana a donne
lo, in vetro, in terracotta. straniere e corsi di Cultura italiana a Mediatori cultu-
Ecco, direi che ormai ci siamo quasi: fra poco potrò rali.
entrare pure io. Nell’ottobre del 2004 ha provato la gioia di veder
Ah, no. Prima entrano loro: i miei gatti in carne ed pubblicato il suo primo libro, un romanzo per ragaz-
ossa. zi: “Le Scoperte di Elisabetta”, scaturito dal bisogno di
raccontare storie secondo la sensibilità e il punto di
Guardano critici e un po' apprensivi lo scrittoio. vista degli adolescenti, essendosi sempre sentita dalla
"Cosa ne farai? Possiamo salirci? Scrivi? Scriverai loro parte e avendo sempre cercato d’interpretare il
anche di noi? Posso mettermi su questo foglio che ti loro modo di affrontare la vita.
è caduto? Ma poi ti ricorderai che abbiamo bisogno Il romanzo è stato ufficialmente presentato in occa-
di te?" sione della 3° Fiera Nazionale della Piccola e Media
"Buoni, su, buoni. C'è posto anche per voi, mette- Editoria, “Più Libri”, tenutasi a Roma nel dicembre
tevi lì e non siate invadenti. 2004. Sono seguite altre presentazioni presso Libre-
rie, Biblioteche comunali e Scuole, dove sta riscuo-
Questa è la stanza tutta per me, ma, lo sapete, dove tendo un discreto successo come testo di narrativa.
sono io ci siete pure voi. Ma ora buoni, vi dico.
Sto per cominciare a scrivere."

Note
Teresa Castellani è nata nel 1947 a Città di Castello
(PG), in cui ha abitato fino al compimento degli
studi. Testo di: Teresa Castellani
Dopo avere conseguito la Laurea in Lettere presso Illustrazioni di: Nicola Perugini
l’Università degli Studi di Perugia, ha iniziato ad
insegnare nella Scuola Media: prima a Belluno e “LE SCOPERTE DI ELISABETTA”
provincia, infine a Roma dove risiede tuttora. Ed. ERA NUOVA Perugia.
Da sempre coltiva con tenacia la passione della
scrittura e collabora a riviste per grandi e bambini,

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Note e vibrazioni
in un “frammento”¹ del testo di Ouspensky
di Delva Della Rocca

riodo intercorrente tra un Do e un Do - un’ottava” -.


Le note, le Processo estendibile per analogia al generale “raggio
vibrazioni, di creazione”, riproduzione illimitata di una struttura
rappresentano umana.
la musica car- ____________________
dine che echeg- ¹ Capitolo VII di “Frammenti di un insegnamento sconosciuto” di
gia tra le pagi- P.D.Ouspensky
ne di un testo
noto come il
collante, crea-
tivo, di un pa-
rallelismo tra
le leggi che
regolano l’Uni-
verso e l’Uo-
mo; accoglien-
te un’antica
conoscenza che
rivela la statura di uno dei più grandi pensatori russi
George Ivanovic Gurdjieff ad opera del suo allievo
P.D.Ouspensky depositario di un vero e proprio
“sistema di insegnamenti frutto di approfondimenti dei
problemi della vita e delle istruzioni per il miglioramento
dell’esistenza dell’uomo”. Si scopre come nella citata
Legge cosmica dell’ottava possa rivivere l’Arte: - la George Ivanovic Gurdjieff
musica - dove “la struttura della scala musicale” ed una
realtà vibrazionale dell’Universo, offrono una base
per comprenderne il significato riflettendo su come si
verifichi incessantemente nella vita. Incontri, urti,
deboli, forti di vibrazioni, dalle origini diverse, si articola-
no in ogni tipo di materia arrestandosi l’un l’altra. Inter-
valli, semitoni, come - rallentamenti “inevitabili” d’in-
tensità di forze - fulcri di osservazione della qualità
discontinua, cangiante, crescente, discendente, mo-
bile del mondo. La lucidità risuona nell’illusione del
raggiungimento di un “qualunque” obiettivo, nell’os-
servazione, attraverso l’esperienza, del “tutto accade”
uscendo dal “ruolo di spettatore passivo di quel che si
verifica nell’uomo e attorno a lui”. L’integrazione avvie-
ne ad opera di interventi, penetranti “l’inevitabile”
attraverso l’idea o la creazione di “choc addizionali”
che colmino esattamente intervalli, quando “si produce
un rallentamento delle vibrazioni”. Esattamente “un pe- P.D.Ouspensky

45
Ottima normalità
di Gianfranco Proietti

“Chi sono e che faccio?” sbagliato il compito in classe.


Rodolfo lo canta e lo dice, nella Bohèrne. ………………
Anch’io a domanda rispondo: riparo rubinetti, scal- Mi ha fatto cenno di aspettare e, prima di abbassare la
dabagno, tubature, perdite, rimetto guarnizioni, testa a cercare il cambio o il freno a mano, ha sorriso di
faccio saldature. nuovo più apertamente facendo le fossette. Sarà una
Senza essere esoso, eseguo lavori a domicilio, lavo- neopatentata che si è avventurata da poco nel traffico e
ro in proprio. Tengo materiale e attrezzature nel nelle precedenze, non avrà capito niente a Scuola Gui-
garage adibito anche a officina di riparazione. Mi da, ma neobella non si può definirla.
sposto continuamente in macchina e riesco ad esse- Questa era bella dall’Elementari! E alle Medie faceva
re puntuale negli interventi, anche perché puntuale scordare Dante e la Divina Commedia ai compagni ma-
sono stato sempre ed ho lavorato quindici anni in schi.
una ditta a stipendio fisso senza assenze e ritardi. Titubante, ma ha trovato i meccanismi giusti, si muove,
Un collega che oggi lavora in proprio come me, mi riparte a scatti. Mi saluta col capo, ma di nuovo sorride,
dice che devo alzare i prezzi e il cliente lo debbo sorride fissandomi e mordicchiandosi un labbro.
tenere in ansia per la riuscita del lavoro come se si AHHIH!! Mi sarei meritato di più, almeno un bacio
trattasse di un intervento a cuore aperto o altret- appassionato se la precedenza fosse stata tra pedoni;
tanto difficile e rischioso. “In fondo” conclude “non avremmo messo le mani avanti toccandoci per non
siamo i dottori del rubinetto e delle tubature?”. scontrarci, come due macchine che si tastano i paraurti
A me sembra uno strano paragone. Ma perché con- per non farsi male. E poi una scusa, un “Ma s’immagini”
traddirlo? Abbiamo imparato il mestiere insieme ed “Non è successo niente, possiamo presentarci?”
abbiamo avuto sempre un ottimo rapporto. E poi il saluto spontaneo, con un lungo bacio appassio-
E poi alla mia età non si cambia. Leggo Topolino, i nato. Il bacio affrancato dall’amore che si fa interprete
fumetti, guardo le videocassette che compravo per di una risoluzione di simpatia sulle strisce pedonali.
i miei ragazzi. Allungando l’episodio con la fantasia, la distrazione
E le guardavamo assieme quando loro erano bambi- visionaria, sulla Tangenziale si paga presto.
ni. Solo che hanno smesso ed io ho continuato. Arriva una serenata di clacson e chiari gesti di saluto dal
I miei figli sono sposati e sono andati via; le video- finestrino che mi mandano a quel paese, è un tripudio
cassette, la raccolta di Topolino, i fumetti sono d’addii. L’ultimo, alza il braccio nell’abitacolo, vuole
rimasti nell’apposita libreria. Apposita perché l’ac- distinguersi perché gli altri hanno fatto tutti lo stesso
quistai per loro. Avevo ed ho un ottimo rapporto saluto, tiene la mano in mostra nel classico gesto delle
con i miei figli. corna, la mostra fino a quando non vede più l’auto che
Rispetto i semafori, porto appresso la patente, il ha sorpassato. La mia. Questo tizio, con intenzione o
libretto, ben esposto c’è il tagliando dell’assicura- senza intenzione, riapre una ferita per la quale sono
zione. sempre sensibile perché si piazza nella mente, nello
stomaco, nella gola; dentro la ferita c’è una normalissi-
Forse sono bravo perché mi sento solo. ma giornata di fine lavoro.
Dò la precedenza a destra e... anche a sinistra ades- Ho finito di lavorare e mi sento come sempre un po’
so; toccherebbe a me passare, ma una bionda signo- vuoto, non sono mai soddisfatto, anche se mi hanno
ra m’ha tagliato la strada e le si è spento il motore. ringraziato sinceramente e mi hanno detto “Lei è molto
Gli ho mimato che aveva lo Stop e lei, dopo aver disponibile”.
ritrovato la chiave dell’avviamento, reclinando la
testa da una parte, mi ha sfoggiato un sorriso… con Forse sono disponibile perché mi sento solo.
la tenerezza di una bambina, una scolaretta che ha In questa ferita c’è il vialetto che percorro.

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Ho rimesso l’auto al garage e l’avvitatore sul caricabat- mente quando lavoro non cerco rogne, evito di esse-
teria. re coinvolto perché non conosco la strada che si
Verso di me viene un giovane, è uscito dall’atrio della prende quando si decide, se si può decidere, di uscir-
villetta, è casa mia. ne.
……………… ………………
Porta una cassetta per attrezzi, più che nuova, come Una sera d’inverno, stavo davanti al camino del Ru-
fosse stata acquistata da due giorni o mai usata. stico, mia moglie scese dal piano di sopra e mi aggre-
dì verbalmente per un vaso rotto.
Si notano certe cose, anche perché da una vita vado a
lavorare con cassette per attrezzi, e le mie invecchiano Di rotto dentro casa c’erano cose più serie, io cercai
in due ore. di smorzare i toni dicendo che era un comunissimo
vaso e che si poteva ricomprare anche al supermerca-
Mi passa accanto, m’ignora, io ho accusato uno strano to e... invece si fece ancora più provocatoria e vio-
malessere e mi sono sentito a disagio dopo averlo guar- lenta, tanto che mio genero che fumava in giardino si
dato. precipitò dentro cercando in tutti i modi di farmi
Ho inciampato sullo zerbino per pensare a lui e a quello togliere le mani che le stringevano il collo, e dispera-
che non volevo pensare. Sono entrato e ho chiamato to gridava “Così l’ammazzi, l’ammazzi!”.
mia moglie, non si sa mai dove sta e che sta a fare, e Non l’ho affiancato per litigare,quella faccia da stron-
senza salutarla perché abbiamo smesso di salutarci da zo.
qualche anno “Quel tizio chi era?” ho chiesto.
Lui spinse sull’acceleratore della BMW e sparì sul
“Cheee?!!” lei è tranquilla, radiosa, lontana... rettilineo.
“Quel tizio chi era?” insisto. Oggi, proprio per la ferita, ci farei a botte se volesse
Si stringe nella vestaglietta estiva, è ancora piacente fare il bis.
come donna, si può desiderare, ma non c’è, è assente Perché è un falso idraulico che ha riparato un guasto
e… in un appartamento che di rotto aveva solo gli occu-
“AH!! Si, è il tenore del coro di Don Mario...” panti; canta veramente nel coro parrocchiale a stretto
contatto musicale con una soprano leggera, leggera,
“Ma che ci faceva voglio sapere!” di quella leggerezza che porta via una quarantenne
“AHH! Sì, l’ho chiamato per il miscelatore... il bagno sposata per caso ad un idraulico riparatore di mestie-
si stava allagando, poi avevamo le prove, il mezzosopra- re.
no al semaforo…” Ma l’artigiano della cui normalità ero certo fino a
Il resto non l’ho sentito. ieri, oggi si deve essere messo qualcosa in testa, den-
“Ecco dove ho visto quel tizio…” ho detto quasi a voce tro la testa, qualcosa che si presenta ancora difficile
alta. Al semaforo, lunedì, sì lunedì, mi guardava... mi da decifrare.
esaminava... e al verde mi ha bruciato come chi vuole S’è comprata una BMW d’occasione, seminuova, ci
dimostrarti che vale più di te, e se volessi la competizio- va a fare la solita manutenzione, la tiene pulita nono-
ne, lui è sicuro di superarti sempre. stante sia blu, è più distratto del solito, ed ho notato
Poi ha rallentato guardando allo specchietto per pochi che quando si trova fianco a fianco con una BMW in
secondi sperando forse che lo affiancassi, per che fare? doppia fila o al semaforo, fa una faccia strana, la guar-
Bruciarmi di nuovo o provocare una reazione faccia a da di sbieco e sgomma così forte che sussulta sul sedi-
faccia? le anatomico.
Una bella litigata, un sano ricorrere alle mani. Special- Forse perché non indossa più le cinture.

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“SPAZIO NUGAE”
...Appelli, proposte, eventi… Idee in movimento...

APPELLO PER L'ISTITUZIONE starsi allo studio della scienza. Rimandiamo, perciò,
DI CATTEDRE DI FANTASCIENZA quanti lo desiderano, ai nostri interventi più significa-
tivi, che si trovano raccolti al seguente link: http://
Il rapido progredire, oggi, della scienza e della www.futureshock-online.info/pubblicati/html/
tecnologia sottopone l'uomo, nel breve volgere cattedre.htm
della sua esistenza, a una serie di mutamenti così
inattesi, profondi e molteplici che, in passato, si Tuttavia, per poter assolvere il compito di educare le
verificavano solo nell'arco di centinaia di anni. La giovani generazioni all'uso corretto (umanistico) della
visione del mondo era, per l'uomo del passato, scienza, la fantascienza ha bisogno di essere accolta
del tutto rassicurante, tanto che l'umanista Caro- nel mondo accademico italiano. Si rende dunque
lus Bovillus poteva dire: "Hunc mundum haud aliud indispensabile la istituzione di cattedre universitarie,
esse quam amplissimam hominis domum". L'avvento come normalmente avviene nel mondo anglosassone,
della scienza moderna sconvolse sin dalle fonda- dove recentemente, a Glamorgan (UK), è stato isti-
menta tale concezione prescientifica. E poiché tuito un corso universitario con diploma di laurea in
quella che è andata in frantu- fantascienza. Ma è anche indi-
mi è la visione armonica del spensabile l'appoggio di quanti
mondo e l'uomo contempora- credono nella bontà del nostro
neo - afferma il filosofo tede- progetto, appoggio che può esse-
sco Max Scheler - "è diventa- re offerto sia divulgando la nostra
to pienamente e completa- iniziativa, sia dando la propria
mente problematico a se stes- adesione al seguente link: http://
so; [né] sa più ciò che egli è, www.mooncity.it/public/
ma allo stesso tempo sa pure contatti.html. Il Comitato orga-
di non sapere, si designa il nizzatore, di cui fanno parte Ro-
disagio dell'epoca moderna berto Furlani (direttore della
come "crisi umanistica". rivista fantascientifica on-line
"Continuum"), Enrico Leonardi
Tuttavia, se la scienza è all'o- (docente di lettere, collaboratore
rigine della crisi umanistica di "Cultura Cattolica" e critico di
contemporanea, non ha senso fantascienza), Luciano Nardelli
condannarla e rigettarla in (scrittore di fantascienza), Miche-
nome di una improbabile ed le Nigro (redattore di "Nugae –
idilliaca era pre-scientifica: scritti autografi" e scrittore di
nella storia i "ritorni" non fantascienza), Guido Pagliarino
sono possibili, meno che mai il ritorno ad un'età (scrittore), Annarita Petrino (scrittrice di fantascien-
della pietra o ad un'età barbarica, che nessuno in za) e Luigi Picchi (insegnante liceale di Materie Let-
pratica sarebbe disposto ad accettare. La soluzione terarie e critico letterario), raccoglierà le adesioni
della crisi è, invece, nello sforzo difficile ma non pervenute, che si spera siano abbondanti, e le presen-
impossibile di integrare la scienza in un umanesi- terà, a corredo del piano di studio per la laurea in
mo rinnovato, alla cui realizzazione da' un notevo- fantascienza, agli organi competenti.
le contributo la letteratura che alla scienza si ispi-
ra: la science fiction o fantascienza. Non è facile Distinti saluti.
esporre, in poche battute, il percorso critico, Prof. Antonio Scacco
filosofico, epistemologico e pedagogico che ci ha
portati ad intendere la fantascienza come ponte tra le (Direttore editoriale “Future shock”)
due culture e come stimolo per i giovani ad acco-

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“Sotto il portico”
galleria di poesie

Ridefinire le distanze

Sarà una tale lontananza


a non farmi contare più
gli incontri, le volte che
le parole fumate – proprio così -
le abbiamo sfumate. In un micro cartoccio Figlio.
- che sbiadisce l’inchiostro – non faccio
Dalle viscere dilaniate
che pensare al pensare e cercarsi.
Si comincia così una nuova sfida. Dal cuore trafitto
Dalla bocca impotente
Qui nel mezzo non resto. Avrò
quarant’anni, e cinquanta, Dagli occhi senza più lacrime
e ancora centocinquanta di occasioni Figlio!
ci saranno per ritrovarsi? Comincia Il dolore senza requie
la vera questione della vita: Le lacrime senza scopo
abbeverarsi goccia a goccia a rari Le preghiere senza movente
sorrisi e parole vere. È un’epoca Le domande senza risposta
di fame e sete. Meglio soli, Figlio!
meglio solitudine che vedersi Figlio senza colpa
sfiorire d’inflazione. Perché Come gridò sotto la croce
non ci stupiamo: si accalcano L'altra Madre
alle soglie come esistesse razione Figlio mio diletto
di pace e libertà, Pensiero di ogni momento
passione forse. Noi siamo lì Figlio!
perché? Crediamoci, siamo lontani Ti cerco a ogni respiro
eppure ci guardiamo. Il mio balcone Risvegliandomi
annuvolato mi costringe a traslocare. Addormentandomi
Questa volta e ancora una volta Nel sonno
la vita non è ripetizione, Ti cerco nel sole
avanza lentamente E nelle tenebre
in movimento. Incontriamoci in più Ovunque io speri
due o tre volte almeno, Di trovarti
vedrai che festa e sorpresa: Ovunque ti cerco
saranno le sole volte in cui ci guarderemo. Figlio!

Nota
Teresa Castellani
pensare e cercarsi è tratto da una poesia
di Pasolini Ai redattori di Officina, pre-
sente negli Epigrammi (1958) inclusi nella
raccolta La religione del mio tempo. Invece
mezzo viene fuori dal noto primo verso del-
la Divina Commedia.
Fabio De Santis
“Controedicola”
In alternativa alla cultura dilagante del “ best seller da edicola” e all’ “enciclopedia da super-
market”, Nugae - Scritti Autografi è lieta di presentare ai propri Lettori una piccola rubrica dedi-
cata ai cosiddetti “libri particolari” - sconosciuti o quasi ; famosi un tempo, ora dimenticati -, agli
“sfortunati” delle classifiche, ai “figli stampati di un dio minore”… A tutti quei testi, insomma, che
un po’ per le tematiche affrontate e, in parte, a causa dell’ombra creata dai “grandi successi”,
non hanno mai aspirato e mai aspireranno a risalire le “ top ten ” dei libri più venduti. Libri, antichi
o moderni, che hanno ancora tanto da raccontare…

“L’opera poetica
di Emilio Prados” “Il popolo degli abissi” “Se tu vorrai sapere…”
di Jack London Cinque lezioni su Franco Fortini
di Ennio Abate, Velio Abati, Luigi
di Felice Pagnani L’opera dimenticata del grande scrit- Carosso, Elisa Gambaro, Gianni
tore americano. Mentre altri autori Turchetta.
suoi conterranei si limitavano a canta-
A cura di Paolo Giovannetti
Questo volume di Felice Pagnani ha re ciecamente le glorie dell’Impero
l’indubbio merito di andare ad illumi- Britannico allora giunto al suo massi- A dieci anni dalla morte di Franco
nare una zona trascurata dagli ispani- mo fulgore, London, travestitosi da Fortini, il Punto Rosso gli ha dedicato
marinaio, si addentrò, nel 1902, nel-
sti, e non solo italiani, della così detta un ciclo di cinque lezioni, nella con-
l’East End della capitale britannica, e vinzione che l’opera di questo straor-
“generazione del ‘27”, quella per in-
si calò completamente nella più disa- dinario intellettuale sia pienamente
tenderci dei Lorca, degli Alberti, dei
strata delle realtà sociali: dormì nelle viva, pur in un contesto politico e
Salinas, dei Guillén, degli Aleixandre, ideologico come quello italiano d’og-
ecc. E Prados è rimasto per troppo baracche, frequentò prostitute, pove-
gi che anche a sinistra fa di tutto per
tempo, insieme al suo amico e colla- ri, ogni genere di umanità rifiutato
ignorare le urgenze della sua ardua
boratore Manuel Altolaguirre uno di dalla città “alta”.
riflessione, del suo instancabile utopi-
questi eccetera. Un capolavoro letterario e un vero e smo. Da quell’esperienza realizzata
Pagnani è nato a Contursi Terme proprio trattato sociologico. con intenti soprattutto divulgativi da
(SA). Laureatosi in Lingue e Letteratu- un gruppetto di ‘militanti’ e
Robin Edizioni
re straniere, presso l’Università di ‘accademici’, per una volta non con-
€ 12,00 trapposti è nato il presente volume.
Bergamo, è dirigente del “Centro di
Una ricostruzione di alcuni ambiti
Cultura Popolare UNLA”. @@@ dell’attività di Franco Fortini e (ce lo
Vuoi segnalare a “Controedicola” un
auguriamo) dell’insieme della sua
figura: la poesia, la saggistica, l’azio­
Mauro Baroni Editore (1998) “libro particolare”, antico o moder- ne politica a un tempo analitica e
L.25.000 no, fuori catalogo o comunque sfio- appassionata, l’educazione, il ruolo e
rato/ignorato dalla pubblicità di la funzione dell’intellettuale.
massa?... Manda un’ e-mail a : Edizioni Punto Rosso
scrittiautografi@virgilio.it € 8,00