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PSICOLOGIA CLINICA E MALATTIA ORGANICA: I DISTURBI NEUROLOGICI

CARLO PRUNETI

IL CERVELLO
Il cervello è un organo molto complesso dal peso di meno di un chilo e mezzo e contiene:

 miliardi di cellule nervose;


 cellule di sostegno addette al trofismo cellulare;
 numerosi vasi sanguigni

Durante la vita fetale l'organismo produce un gran numero di neuroni fino a qualche settimana
prima della nascita,dando inizio ad una seconda fase che durerà per tutta la vita,ovvero la
connessione tra le varie cellule nervose(SINAPSI).Questo processo di decadimento neuronale
riprende intorno ai 25-30 anni quando le cellule cerebrali invecchiate perdono le loro funzioni e
muoiono.Ciò non crea un declino mentale in quanto vengono conservate le capacità di creare
delle nuove connessioni facendo in modo che non vengono perse le abilità mentali acquisite,anche
perchè vi è una "scorta" di cellule disponibili nel momento del bisogno.Dal punto di vista evolutivo
il cervello è composto da 3 tipi di organi cerebrali sovrapposti:

 ROMBOENCEFALO:addetto alla gestione e al controllo di funzioni vitali non controllate


dall'individuo come respirazione,circolazione sanguigna
 MESENCEFALO
 PROSENCEFALO:diviso a sua volta in telencefalo e diencefalo(chiamato anche sistema
limbico)
Infine la parte più recente in assoluto è la CORTECCIA CEREBRALE,la quale riveste tutto il cervello
ed è percorsa da profonde fenditure dette fessure cerebrali.Le più profonde sono quelle che
separano i 2 emisferi e i cosiddetti lobi:
temporale (interpretazione di suono/linguaggio)
frontale (emozioni/ragionamento)
parietale (sensi)
occipitale (informazione visiva)
Ad avvolgere l'intero encefalo a scopo protettivo vi sono delle membrane chiamate meningi(la pia
madre e la dura madre)e una serie di cavità dette "cisternine" piene di liquido creando al cervello
una sorta di effetto galleggiamento utile per ammortizzare gli urti.
Una parte delle fibre nervose sono poi isolate da una guaina mielinica la quale è fondamentale per
il funzionamento cerebrale,tanto che un suo deterioramento potrebbe portare alla sclerosi
multipla.E' importante notare che il cervello mette in atto un meccanismo di autoprotezione in
modo che non gli venga mai a mancare l'unica fonte di nutrimento delle cellule celebrali,ovvero il
glucosio.Questo processo lo ritroviamo nel momento in cui si fa un digiuno prolungato il quale va
ad intaccare prima i muscoli e poi la massa grassa proprio perchè il cervello per difendere se
stesso procura richieste continue per cui le sostanze verranno sempre prima inviate per prima al
cervello.Questo meccanismo è importante per comprendere il problema dell'anoressia.

FUNZIONAMENTO DEL CERVELLO

La trasmissione dei segnali al cervello avviene attraverso particolari sostanze definite


NEUROTRASMETTITORI che possono essere divisi in due gruppi:
 AD AZIONE RAPIDA: come adrenalina e dopamina,molecole di piccole dimensioni addette
alla provocazione di risposte immediate come percezione,reazioni mimico
facciali(sorriso,pianto)
 AD AZIONE LENTA: come betaendorfina,grosse molecole lente ad agire ma capaci di
indurre modifiche anche per tempi lunghi.Queste sostanze possono anche modificare la
morfologia delle sinapsi sino a rendere insensibili i neuroni a certi segnali.

Tutti i neuroni quindi per poter comunicare si scambiano delle sostanze chimiche che li inducano a
generare particolari impulsi bioelettrici.Questo processo è poi in stretta relazione con
apprendimento,memorizzazione e ricordo,infatti ad esempio quando si viene a contatto per la
prima volta con un fiore che ha un forte profumo e colori accesi verrà attivato l'olfatto e la vista i
quali andranno a stimolare varie parti del cervello creando un enorme numero di sinapsi.Questo
fenomeno viene registrato nel cervello e nel momento in cui si ripresenterà metterà in atto il
ricordo;ciò prende il nome di PROCESSO DI FACILITAZIONE,il quale può portare nel tempo se
ripetuto per più volte su una stessa azione a dei comportamenti abituali difficili da modificare(ad
esempio cambiare il posto dove mettiamo sempre le chiavi della macchina).A volte per riuscire a
modificarli occorre un aiuto dall' esterno come uno psicoterapeuta.Importante per quanto
riguarda la memoria è che il cervello in quanto simile ad un muscolo deve mantenersi in esercizio
rimodellando le sinapsi vecchie e creandone delle nuove.Alcuni ricordi presenti in memoria
possono poi con il tempo perdersi o indebolirsi grazie al fenomeno dell'OBLIO che è del tutto
fisiologico e che non comporta una reale e totale cancellazione in quanto durante una seduta
psicoterapeutica quei ricordi possono tornare in memoria.Al contrario l'AMNESIA è una perdita di
memoria temporanea,patologica la quale può essere scatenata da traumi fisici al cervello o da
eventi spiacevoli.Oltre che alle funzioni di apprendimento e memoria il cervello funge da centro di
controllo anche per quanto riguarda SENSAZIONI e MOVIMENTO.

MIELOLESIONE
E' una lesione del midollo spinale con un'interruzione delle vie ascendenti (dagli organi e parti del
corpo al cervello)e discendenti(al contrario,dal cervello agli organi) con conseguente mutamento,
temporaneo o permanente, delle sue normali funzioni motorie, sensoriali o autonome.Viene
definita INCOMPLETA se viene conservata parte della sensibilità o forza muscolare dalla lesione
midollare in giù,invece è COMPLETA quando non vi è più sensibilità o movimento.Oltre a disturbi
quindi sensitivi e motori si possono avere disturbi che riguardino vescica,intestino,sistema
cardiovascolare e genitali sessuali.Quando il livello di lesione è alto quindi dalla cervicale in giù si
parla di TETRAPLEGIA,perchè sono coinvolti tutti e quattro gli arti(braccia e gambe),quando il
livello è basso si parla di PARAPLEGIA in quanto sono coinvolti solo gli arti inferiori(gambe).Le
cause possono essere varie:

 TRAUMATICHE(incidenti);
 ISCHEMICHE(quando non arriva sangue al cervello);
 EMORRAGICHE;
 NEOPLASTICHE(tumori);
 MALFORMATIVE;
 GENETICHE

Le persone affette da mielolesione possono avere diverse reazioni psicologiche,la prima fase è
sicuramente quella dello SHOCK,un fenomeno fisico e psicologico che può portare alla regressione
dello sviluppo comportamentale soprattutto se avviene in età infantile e adolescenziale in quanto
non si sentono più capaci di far nulla sino a volte ad arrivare a negare completamente la realtà non
accettando la malattia. In questi casi è importante la presenza di psicologi e psichiatri e di un
èquipe ben solida. Una fase intermedia può essere considerata la SPERANZA dove il paziente inizia
ad accettare la realtà anche se in parte;cerca il sostegno da parte di qualche membro dell'èquipe
cercando di "trattare" con i membri deboli del gruppo per ottenere privilegi come saltare terapie
che gli provocano molto dolore. In questa fase è molto importante l'unione dell'èquipe per evitare
che il paziente non collabori più come dovrebbe. Successivamente si potrebbe passare ad una fase
di AGGRESSIONE seguita da DEPRESSIONE. L'aggressione avviene perche il paziente vorrebbe
tornare ad essere "normale" come prima. Si può manifestare verbalmente o fisicamente
diventando a volte violenti contro i sanitari o altre persone;in questi casi è indispensabile l'aiuto
dello psicologo. La depressione invece porta il pazienta a darsi la colpa per ciò che è
avvenuto,perde le speranze,tende a lasciarsi andare e si trascura. In questi casi l'operatore
dovrebbe lasciare il paziente lavorare meno senza diventare invece rigidi con lui. Infine l'ultima
fase è quella del SUPERAMENTO,il quale arriva solitamente dopo molto tempo pur essendo
instabile e fragile per cui è importante che gli operatori non cambino i ritmi dell'intervento sul
paziente.

SCLEROSI MULTIPLA
E' una malattia degenerativa del sistema nervoso centrale definita cronica e progressivamente
invalidante. Questa patologia avviene per un deterioramento della guaina mielinica che riveste
particolari fibre nervose provocandone un'alterazione della funzionalità. Le aree in cui si verifica la
rottura della mielina sono visibili agli esami neuro radiologici come aree dure e bianche definite
placche. I sintomi presenti in questi patologia sono inizialmente dovuti all'annebbiamento della
vista ad un solo occhio,successivamente visione sdoppiata,disturbi del comportamento,problemi
nella coordinazione di movimenti,tremore,disturbo nel linguaggio,paralisi e formicolio. Sia la causa
che la terapia sono ancora sconosciute,l'unica ipotesi che viene fatta oggi tè che esista una
predisposizione genetica p dovuta a fattori ambientali. L'età di inizio della malattia va tra i 15/50
anni,anche se la frequenza maggiore si ha tra i 20/30 anni con prevalenza femminile.

La sclerosi multipla si può presentare in forme diverse:

 BENIGNA,dopo uno due attacchi con recupero completo non peggiora e non lascia
disabilità;
 PROGRESSIVA PRIMARIA,inizia lentamente con un peggioramento costante;
 PROGRESSIVA SECONDARIA si ha un progredire delle disabilità e continui peggioramenti;
 RECIDIVANTE REMITTANTE in cui ci sono attacchi imprevedibili con aggravamento di
sintomi e a volte comparsa di sintomi nuovi e periodi di inattività

Disturbi cognitivi nella sclerosi multipla

Una delle funzioni maggiormente colpite è la MEMORIA compromessa proprio nella fase iniziale di
memorizzazione e apprendimento rispetto alla fase di ritenzione e rievocazione che si
mantengono a lungo efficienti. I problemi di memoria sono dovuti all'attenzione compromessa
proprio nel notevole rallentamento cognitivo proprio nel momento dell'elaborazione delle
informazioni. Altri disturbi sono legati al ragionamento astratto e ideativo,alterazione del
linguaggio,rallentamento ideativo e riduzione delle capacità visivo-motoria.

Disturbi psicologici

Nei disturbi psicologici troviamo un progressivo distacco da aspettative e progetti,perdita della


propria autonomia e paura nel progredire della malattia. Questi disturbi possono aggravarsi
portando l'individuo a stati di:
 DEPRESSIONE,dove i pazienti vengono descritti come nervosi,irritabili e preoccupati. La
depressione in questi casi si divide in due tipi PSICO REATTIVA (è interpretabile come una
modalità di difesa in rapporto all'evento frustrante)e PSICO ORGANICA(è dovuta alla
patologia cerebrale ed è connessa alla presenza di placche localizzate nell'area limbica).E'
molto importante monitorare con attenzione pazienti con questo disturbo in quanto
potrebbero in alcuni casi arrivare anche al suicidio.
 EUFORIA,è dovuta alla messa in atto di meccanismi di difesa attraverso la negazione
dell'evento. In questi casi i pazienti possono essere allegri,felici ed avere reazioni
improvvise come ridere o piangere con poco;
 IPOMANIA,caratterizzata da modificazioni del tono dell'umore. Si può alterare alla
depressione diventando così un disturbo bipolare richiedendo specifici interventi
PSICHIATRICI E PSICOLOGICI;
 ANSIETA',tende solitamente a presentarsi nelle prime fasi della malattia,soprattutto nel
momento della diagnosi.
MORBO DI PARKINSON
E' una malattia neurologica degenerativa caratterizzata dalla perdita di cellule dopaminergiche
della substantia nigra conosciuta anche come sostanza nera. Il primo che ne descrisse la
sintomatologia fu James Parkinson il quale si soffermò su tremore,rigidità e instabilità posturale.
Successivamente si scoprì al contrario di ciò che pensava lui che potevano anche esserci dei
disturbi affettivi,come ad esempio non riconoscere i figli e disturbi cognitivi. Le cause di questa
patologia sono sconosciute anche se si pensa attualmente che possa esser causata da una
combinazione di fattori genetici e ambientali. L'età media della malattia è di 60 anni,ma nel 5/10%
dei casi può avvenire anche prima dei 50/40 colpendo maggiormente gli uomini. La diagnosi viene
fatta considerando 3 caratteristiche:

 rigidità EXTRAPIRAMIDALE(collo)
 TREMORE
 BRADICINESIA(movimenti lenti)
La diagnosi è positiva se vi è una buona risposta farmacologica alla DOPAMINA e dal fatto che gli arti
non vengano colpiti in maniera simmetrica. Spesso la malattia insorge molto prima dei sintomi e per
questo è importante una diagnosi precoce in modo a poter rallentare la malattia. Nella fase avanzata
della malattia si possono avere disturbi cognitivi come:perdita di concentrazione,incapacità nel creare
nessi logici,lentezza nell'elaborare concetti ,ma anche un rallentamento motorio.

Disturbi dell'umore

Il più comune disturbo dell'umore in persone affette dal morbo di parkinson è la DEPRESSIONE che
può essere LIEVE nella fase iniziale quando non vi sono ancora i disturbi motori o MODERATA. Uno
stato di depressione può portare a dei problemi nella diagnosi in quanto molti segnali come il
rallentamento motorio,l'espressione facciale o il tono di voce fanno parte della sintomatologia
proprio del parkinson. La depressione può poi portare al pessimismo,mancanza
d'interesse,tendenza al suicidio,anoressia,insonnia e la presenza di una componente ansiosa come
la paura costante di cadere.

Potenziali evocati
(utilizzati per la diagnosi del Morbo di Parkinson)

I potenziali evocati sono delle modifiche elettriche che avvengono nel sistema nervoso a seguito di uno
stimolo esterno. Per fare questo esame viene utilizzato l'elettroencefalogramma che ne registra l'attività
elettrica cerebrale. Viene sottoposto il cervello a stimoli e se ne registra la reazione elettrica. Spesso
però questa reazione viene mascherata dall'attività di base dell'elettroencefalogramma pertanto si
sovrappongono i singoli tracciati ottenuti sino ad evidenziare il segnale dei potenziali evocati del
tracciato normale. I potenziali evocati si possono dividere in :
 STIMOLO-CORRELATI,ovvero la risposta di un gruppo di neuroni ad un particolare stimolo uditivo
o visivo
 EVENTO-CORRELATI,dipendono dal contenuto dell'evento informativo dello stimolo e compaiono
solo quando il soggetto presta attenzione ad un determinato stimolo e quando a questo viene
attribuito un significato. Gli studi sui potenziali evocati evento-correlati hanno portato alla
scoperta di una tecnica la P300 utilizzata principalmente per problemi di deficit cognitivo per
valutare forme di demenza e alcune patologie neurologiche come il parkinson.

I Parkinsonismi o sindromi Parkinsoniane

Esistono alcune patologie che assomigliano al morbo di parkinson ma che in realtà non lo sono.
Queste patologie prendono il nome di sindromi parkinsoniane e possono essere distinte dalla reale
malattia grazie alle nuove indagini strumentali,dall'inizio della malattia che al contrario è rapida e
invalidante e da una cattiva risposta ai farmaci. Le sindromi parkinsoniane si possono dividere in
SINTOMATICHE(in cui è riconosciuta la causa) e PRIMITIVE(dove la causa è sconosciuta).

MALATTIE NEUROLOGICHE NON DEGENERATIVE


Le malattie neurologiche non degenerative si dividono in :

 ACCIDENTI VASCOLARI
 TUMORI CEREBRALI
 TRAUMI CRANICI

Si parla di ACCIDENTI VASCOLARI quando un vaso sanguigno all'interno del cervello per cause
appunto accidentali non porta più la giusta quantità di ossigeno provocando la morte cellulare e
disfunzioni anche gravi.

Demenza vascolare

La demenza vascolare per poter essere diagnosticata è importante che vi siano presenti: una
sindrome amnesica,disturbi cognitivi come AFASIA(difficoltà nel linguaggio),APRASSIA(incapacità di
compiere gesti coordinati),AGNOSIA(problemi nel ricordare),lesioni vascolari multiple e che tra le
indagini strumentali e la sintomatologia non siano passati più di 3 mesi. Una causa di demenza
vascolare è lo STROKE o infarto cerebrale provocato da un'arteria del cervello che viene occlusa o si
rompe e non è più in grado di fornire ossigeno e nutrienti ai tessuti cerebrali causandone la morte
cellulare. Tutto ciò può portare a paralisi,difficoltà visive e afasia. Ci sono 4 tipi di STROKE due
provocati dalla chiusura delle arterie cerebrali(ISCHEMIA) e due dovuti alla fuoriuscita del sangue
all'esterno dei vasi(EMORRAGIE).L'ictus ISCHEMICO può esser dovuto o ad EMBOLIA
CEREBRALE,ovvero un coagulo di sangue che si crea lontano dal cervello ma staccandosi dalla parete
del vaso viene trasportato al cervello andando ad ostruire un'arteria cerebrale,oppure da TROMBOSI
CEREBRALE,in questo caso il coagulo si forma direttamente nel cervello non facendoli arrivare più il
sangue. Questo viene considerato come un evento molto pericoloso in quanto può succedere
durante la notte o nelle prime ore del giorno ed è quasi sempre preceduto da TIA(attacchi ischemici
transitori)ovvero non gli arriva più il sangue al cervello per brevi periodi provocandone perdita di
memoria,debolezza e offuscamento della vista. L'ictus EMORRAGICO invece rispetto a quello
ischemico è molto più pericoloso ma meno frequente e può esser dovuto o ad un EMORRAGIA
INTRACEREBRALE(rottura dei vasi all'interno del cervello)o da EMORRAGIA SUBARACNOIDEA
(rivestimento di sangue sulla superficie del cervello sotto una delle meningi chiamata aracnoide).La
causa più comune di emorragia intracerebrale è l'elevata pressione sanguigna che può manifestarsi
un pò in tutte le età, ma può anche esser dovuta a malformazioni vascolari come:

 ANEURISMA,è una dilatazione delle arterie le cui pareti si assottigliano sino ad arrivare a
causa dell'elevata pressione arteriosa alla rottura. Queste malformazioni possono essere o
congenite o dovute all'avanzare dell'età. E' quasi sempre asintomatica fino al momento
stesso dell'emorragia.

 ANGIOMA,è la creazione di un intreccio di vasi sanguigni(arterie e vene) formatosi tra il


sistema nervoso e quello arterioso. Nel tempo può ingrandirsi e anche se raramente può
scomparire spontaneamente. Qualora avvenga la rottura dell'angioma potrà provocare
l'emorragia.

Tumori cerebrali

I tumori cerebrali detti anche neoplasie sono una massa in cui alcune cellule crescono e si
moltiplicano in maniera incontrollata. Questa massa occupa spazio e può andare ad interferire con la
normale attività del cervello. Il tumore cerebrale può aumentare la pressione intracranica,invadere o
danneggiare i nervi e i tessuti sani. Può essere di 2 tipi:

 BENIGNO,è costituito da cellule che si riproducono con lentezza e raramente si diffondono in


altre sedi. Se localizzato in aree particolarmente vitali può creare dei problemi seri alle
funzioni del cervello. Per questi tumori benigni l'intervento chirurgico è in genere risolutivo e i
danni limitati.
 MALIGNO,è costituito da cellule che si riproducono velocemente danneggiando in poco
tempo le funzioni cerebrali. Un tumore cerebrale maligno si può facilmente diffondere
all'interno del sistema nervoso centrale, mentre difficilmente potrà diffondersi negli altri
organi,al contrario dei tumori che vengono nelle altre parti del corpo.

Le possibilità di sopravvivenza dipendono dal tipo ti tumore e da quanto tempo lo si ha. Intorno ai
20/40 anni sono più frequenti i GLIOMI A BASSO GRADO(tumori del sistema nervoso
centrale),mentre intorno ai 40/70 GLIOMI AD ALTO GRADO. Le tecniche diagnostiche utilizzate sono
la risonanza magnetica,la tac,angio-rm e la pet. Il tipo di tumore è quasi sempre stabilito dall'esame
istologico che permette di classificare il tipo di tumore quindi se maligno o benigno e fornisce il grado
di malignità o benignità. La terapia del tumore è quella chirurgica che a volte può essere associata a
terapie come la chemioterapia(iniezione di farmaci)o radioterapia(con radiazioni). Le persone affette
da tumore cerebrali a causa dei farmaci utilizzati, dall'incapacità di svolgere atti della vita quotidiana
hanno bisogno per migliorare la propria qualità di vita di terapie per attenuare il dolore e la
sofferenza,di un sostegno psicologico che può prevedere anche una psicoterapia da estendere anche
ai familiari.

Traumi cranici

I traumi cranici si dividono in :

 APERTI,quando l'encefalo e le meningi sono esposte all'esterno della scatola cranica


 CHIUSI,quando encefalo e meningi non risultano traumatizzati
 DA ACCELLERAZIONE,quando la testa ferma viene colpita da un oggetto in movimento
 DA DECELLERAZIONE,quando la testa colpisce degli oggetti solidi e fermi

I traumi cranici possono produrre dei danni strutturali PRIMARI (quando vi è un urto direttamente
sulla testa provocando lesioni cutanee,fratture cerebrali,danni alle meningi e commozione cerebrale
che può portare al coma o alla morte)e SECONDARI(conseguenza del danno primario che comporta la
compressione dei tessuti all'interno dell'organo e sono EMATOMI,ovvero accumulo di
sangue,EDEMI,ovvero accumulo di liquidi e ASCESSI,formazione di pus).

Fratture e traumi cranici

Le fratture ossee del cranio non sono di per sè pericolose ma è importante capire la localizzazione per
capire dove vi è il danno sottostante. Possono essere di vario tipo: LINEARE(linee dritte e
definite),COMPOSTA(la cute è lesa profondamente e l'osso del cranio è incrinato,ovvero vi sono delle
crepe),COMMINUTA(l'osso si è rotto in diversi punti),DEPRESSA(quando uno o più frammenti ossei
sono penetrati nel tessuto cerebrale). Può anche esserci il caso di una linea di frattura cranica che
interessa una SUTURA CRANICA causandone l'apertura della stessa. Questo viene chiamato DIASTASI.
La terapia delle fratture craniche è in un primo momento chirurgica e medica,successivamente se si
arriva al coma le cure diventeranno fisiatriche con riabilitazione.

LA MEMORIA
REGISTRAZIONE (immettere in memoria)

RITENZIONE (immagazzinare l'informazione in memoria)

RECUPERO(recuperare nella memoria)

Per quanto riguarda la memoria si parla di ricordo o di traccia mnemonica secondo la seguente
tipologia e meccanismi di memorizzazione del tutto fisiologici:

 Ricordo reintegrativo(aggiustamento o perfezionamento di un ricordo)


 Richiamo(volontario o provocato di un contenuto in memoria)
 Riconoscimento(di avvenimenti,persone e luoghi)
 Riapprendimento

In una piccola percentuale dei casi vi sono alcuni fenomeni coma la REMINISCENZA o
PLAGIARISMO INCONSCIO, ovvero scrivere un brano di una canzone senza ricordare
coscientemente da dove si è tratta). Vi è poi anche la PARAMNESI conosciuta come dèjà vu,
ovvero un esperienza di vissuto o di impressione visiva per cui un posto,località,persona o
avvenimento che di per se non vengono ricordati in generale e nel particolare ma che forniscono
un'impressione di familiarità.

Oblio
Il fenomeno dell'oblio è un meccanismo fisiologico che indebolisce la memoria sino alla perdita di
contenuti. Può avvenire attraverso 3 meccanismi:
1. DECADIMENTO SPONTANEO(indebolimento di un contenuto che non viene richiamato in
memoria per molto tempo)
2. DISTORSIONE SISTEMATICA(comparsa di cambiamenti nel ricordo con interferenze su
particolari di scarsa importanza ma che possono distorcere il ricordo una volta che vi è la
necessità del richiamo cosciente del ricordo)
3. INTERFERENZA(qualsiasi attività svolta tra apprendimento e ricordo come ad esempio
apprendere a memoria una poesia e nello stesso tempo memorizzare anche altri contenuti
scolastici. Se queste attività vengono effettuate in successione e il contenuto è molto simile
l'interferenza può essere anche notevole. L'interferenza può essere poi divisa in
RETROATTIVA,ovvero rivolta a contenuti di memoria precedenti o PROATTIVA,interferenza
sui nuovi apprendimenti)
Vi è poi un meccanismo psicologico di selezione dei ricordi denominato REPRESSIONE che consiste
in una cancellazione del ricordo inconsapevole in quanto è stato troppo doloroso o frustrante.

Amnesia

L'amnesia è la perdita patologica di parte o tutta la memoria in maniera temporanea o


permanente. Può essere divisa in ANTEROGRADA(ricordi successivi al
trauma),RETROGRADA(ricordi precedenti al trauma),ANTERETROGRADA(di tutti i ricordi). I pazienti
amnesici sono quelli che manifestano i più gravi disturbi psicopatologici come
depressione,disperazione,ansia,irritabilità. Le amnesie possono riguardare la memoria
spaziale(non ricordare i luoghi) e la memoria verbale(non ricordare le cose dette). Per decidere il
tipo di riabilitazione psicologica e cognitiva è importante conoscere se l'amnesia riguarda la
memoria a breve termine o quella a lungo termine.

LO STRESS E LA MALATTIA

La forza d’impatto di eventi o situazioni potenzialmente pericolosi per l’individuo, nel linguaggio
scientifico denominati stressor, è in gran parte dipendente dalla percezione dello stress
medesimo, dallo stato di salute generale, dalle condizioni psicofisiche in quel dato momento, da
precedenti fattori di condizionamento e/o apprendimento e la relativa reazione agli stessi, dai
meccanismi di “coping” prevalentemente utilizzati. Pur non sottovalutando, il complesso quadro
della risposta di stress, è possibile affermare che, rafforzando gli apprendimenti più adattivi per il
soggetto nel suo ambiente abituale ed aumentando la possibilità che vengano usati adeguati
meccanismi di “coping” , gli effetti dannosi dello stress possono essere ridotti in modo sostanziale.
A molte persone spesso accade che si trovano ad esaurire le loro risorse psicofisiche: spesso si
accorgono del loro stato solo quando stanno davvero andando in pezzi. A sua volta, uno stato di
esaurimento può essere in grado di favorire, oltre che una depressione dell’umore, anche
depressione delle difese immunitarie, con maggiore rischio di incorrere in malattie fisiche. Anche
l’umore di per sé è coinvolto nello sviluppo e mantenimento di alcune malattie, anche
neurologiche. Un esempio è rappresentato dal morbo di parkinson i cui effetti patologici possono
essere enormemente rallentati dall’acquisizione e utilizzo di adeguati meccanismi di coping.
Molte malattie fisiche, possono avere delle concause psichiche e ambientali, così come altre
malattie organiche possono essere accompagnate da depressione, soprattutto quella cronica,
invalidanti e progressive. Per l’analisi delle componenti fondamentali del comportamento umano,
anche in uno stato di malattia fisica, sono molto importanti da prendere in considerazione i
meccanismi di coping usati, i rapporti interpersonali del soggetto, il livello e tipologia di
interazione con sé stesso, la valutazione delle caratteristiche transitorie come sintomi variabili,
detti di stato e quelli più stabili, detti di tratto.

I numerosi studi sul rapporto tra stress e coping possono essere inseriti in tre filoni principali,
quello dell’approccio basato sullo stimolo per il quale lo stress è considerato uno stimolo
caratteristico dell’ambiente del soggetto, espresso sotto forma di carico, di richieste poste alla
persona , di stimoli ambientali, nocivi o avversivi. Quello dell’approccio basato sulla risposta, per il
quale lo stress può essere considerato come risposta generalizzata, aspecifica, a qualsiasi
sollecitazione ambientale (selye) ; sono quindi gli stimoli, gli stressor, che danno origine alla
risposta da stress. Questi approcci , non tengono conto delle differenze individuali e degli aspetti
cognitivi sottostanti. Vi sono poi degli approcci psicologici o transazionali che hanno cercato di
valutare la natura delle differenze individuali basandoti sul modello di Lazarus che considera lo
stress come uno stato psicologico legato ad una transazione problematica tra la persona e il suo
ambiente. La concezione delle emozioni di Lazarus, sottolinea l’importanza dei fattori cognitivi,
oltre che di quelli strettamente legati alle variabili biologiche e alle variabili socio-culturali-
ambientali. Lazarus distingue una “valutazione primaria” consistente nel giudizio sulla presenza o
meno di una minacci, di un pericolo o di una situazione di sfida, e una valutazione secondaria
relativa al tipo di azione richiesta e alla capacità dell’individuo di farvi fronte. Il considerare sé e
quando un individuo si sente minacciato dipende dalla sua stima della situazione e dalla
conoscenza delle proprie capacità e possibilità di fronteggiamento. Tale stima si basa in gran parte
sulle informazioni provenienti dall’ambiente esterno, dalle esperienze precedenti e dalle
caratteristiche personali. Nuove informazioni possono poi condurre ad una rivalutazione della
situazione, con conseguente variazione anche dello stato emotivo della persona. Se l’individuo non
si ritiene in grado di fronteggiare la situazione, la minaccia dell’insuccesso condurrà ad ansia. I
processi di coping sono considerati da Lazarus parte del processo di autoregolazione o
autocontrollo degli stati emozionali e vengono inoltre distinti in azioni dirette all’interazione
persona-ambiente e in processi intrapsichici.

INTERVENTO DELLO PSICOLOGO IN OSPEDALE


Negli ultimi anni è aumentata la presenza di psicologi nelle strutture sanitarie dovuto da una forte
richiesta da parte dei pazienti per migliorare la qualità della vita,aiutare grazie a strumenti
psicologici la diagnosi da parte dei medici a migliorare la comunicazione tra sanitari,pazienti e
familiari. Inoltre lo psicologo è una figura di supporto in caso di malattie gravi o che coinvolgono
bambini,anziani e disabili o nei casi di morte o coma. Lo psicologo si occuperà anche di tutti i
pazienti con disturbi psicologici e neuropsicologici preparando i familiari all'assistenza del soggetto
in caso di malattie croniche,invalidanti o degenerative. Un'altro importante intervento dello
psicologo è quello di aiutare gli operatori sanitari a gestire lo stress dovuto all'attività lavorativa. La
valutazione psicologica viene utilizzata oltre che in ambito clinico anche nella scelta
dell'orientamento scolastico,nella scelta del personale lavorativo,in ambito giuridico e giudiziario.

Valutazione neuropsicologica

La valutazione neuropsicologica è un importante strumento clinico che permette di valutare il


funzionamento cognitivo integrandoci la diagnosi medica. La professionalità e la conoscenza del
clinico-psicologo e l'uso di batterie di strumenti psicodiagnostici adeguati potrà fornire
informazioni sul comportamento,le capacità cognitive,le abilità apprese ed il potenziale
riabilitativo delle persone che hanno subito una lesione cerebrale. L'obiettivo dell'esame
neuropsicologico sarà quindi quello di rilevare le manifestazioni comportamentali correlate a
particolari funzioni cerebrali. La corretta valutazione delle funzioni cognitive richiede comunque
l'utilizzo di prove flessibili,da scegliere con cura ed effettuare progressivamente.

MODELLO BIOPSICOSOCIALE

E' uno schema introdotto da Engels il quale considera la malattia il risultato di una serie di fattori
che interagiscono tra loro come mente-corpo,individuo-ambiente. Secondo questo modello è
importante che vi siano più figure professionali per procedere ad una valutazione
multidimensionale e multidisciplinare con lo scopo di raggiungere il più elevato livello di benessere
compatibile con la malattia. A volte nelle malattie neurologiche si ha l'effetto domino per cui una
malattia può portare ad altri disturbi senza un effettivo danno.

In quest’ottica, assumono un importanza rilevante i significati personali che si intrecciano con


l’esperienza della malattia, il modello di cura che ciascun individuo possiede, infatti, è in grado di
influenzare il percorso terapeutico e l’aderenza ai trattamenti (compliance). Questi modelli fanno
parte delle idee personali, delle convinzioni che a loro volta si basano sull’esperienze culturali, sociali
e familiari e che possono variare in maniera significativa all’interno di uno stesso gruppo o addirittura
all’interno di una stessa famiglia. Inoltre, il sentirsi “malato” fa sì che , in maniere relativamente
precoce, si formi un’attribuzione di significati alla malattia; tra questi, alcuni tra i più comuni sono:

- SFIDA
- NEMICO
- PUNIZIONE
- DEBOLEZZA
- SOLLIEVO
- STRATEGIA
- PERDITA
- VALORE.

La disabilità e il disagio causati da una malattia cronica comporta la necessità di riadattamento


personale, fisico e psichico , esistenziale, in altri termini, globale della persona. Se il paziente dimostra
difficoltà nell’adottare determinati meccanismi di coping in una malattia ad andamento cronico, si
può osservare:

- La comparsa di disturbi della sfera psicologica sino allo sviluppo di vere e proprie
psicopatologie;
- La riduzione della compliance , ovvero l’aderenza ai diversi trattamenti .
- L’instaurarsi di un loop (circolo vizioso) psicopatogeno che può andare a coinvolgere anche
familiari e operatori sanitari

Così come le persone sono diverse le une dalle altre, così possono essere molteplici e mutevoli le
reazioni alla malattia, ciò nonostante alcune tipologie di comportamenti, sono stati descritti come
tipici, tra questi, i più comuni sono:

- INCREDULITA’
- SHOCK
- SPOSTAMENTO
- PAURA E ANSIA
- RABBIA
- IPERDIPENDENZA
- PERCHE’ IO?
- IRONIA
- COLPA
- DEPRESSIONE
- NEGAZIONE

Difronte ad una malattia prima di parlare di accettazione bisogna specificare che questo termine non
va inteso alla “lettera” , ma designa un vero e proprio percorso di rielaborazione di sé stessi, della
propria vita e del proprio contesto esistenziale, alla luce di un quadro psicofisico definitivamente
cambiato rispetto a prima, in una sorta di necessaria integrazione trapassato, la situazione attuale e
le prospettive future. Per questo vengono in genere individuate delle fasi, ciascuna delle quali
presente un” compito” preciso per il paziente:

- 1. FASE DELL’AMMISIONE CON SE’ STESSI;


- 2.FASE DELL’AMMISIONE CON GLI ALTRI;
- 3. FASE DELL’ACCOMODAMENTO;
- 4. FASE DELL’ADATTAMENTO.

Se si considerano in particolare due caratteristiche della famiglia, ovvero la coesione e la


flessibilità, si può osservare l’influenza della patologia in questo ambito.

La coesione è il legame emozionale, l’impegno emotivo tra i membri e in base a questo fattore si
evidenza un continuum. Le relazioni con le persone che non appartengono al sistema sono
ambivalenti, caratterizzate da atteggiamenti sia di esclusione sia di ricerca, di complicità e di
collusione. La flessibilità è invece traducibile come la capacità di cambiamento ed è strettamente
connessa alle potenzialità di adattamento individuale e del gruppo familiare. Nei confronti dei
servizi sanitari si riscontrano spesso atteggiamenti ambivalenti tra l’ostilità e la dipendenza.

Il caregiver informale , che in generale ha associato ad un familiare, anche se non


necessariamente, ed in ogni caso presta assistenza non retribuita. Il compito di colui che presta
assistenza diretta e continua è spesso fonte di stress con possibilità di esaurimento e conseguenti
sentimenti di depressione dovuti a fattori quali: il tempo dedicato all’assistenza, la concomitanza
con altri eventi di vita stressanti, il supporto sociale sul quale lui stesso può contare, l’età ed il
sesso con maggiore rischio per le persone più giovani e di sesso maschile.

Il concetto di équipe non è dato dalla semplice somma delle figure professionali che ruotano
intorno ad un obiettivo comune rappresentato dal paziente, ma dalla capacità, volontà di
costruzione di un vero e proprio gruppo di lavoro. Il gruppo di lavoro deve essere percepito come
un’alleanza che favorisce la condivisione delle competenze sia dei professionisti della salute,
basate sulla loro conoscenza scientifica, sia di pazienti, basate sulle loro esperienze di vita, la
conoscenza del proprio corpo, le loro relazioni, i loro principi e valori culturali. La formazione di
tutti i professionisti dovrebbe essere curata in modo tale che possano riuscire a comprendere in
che modo l’esperienze personali, familiari e professionali di un dato paziente, possono aver
contribuito a formare quel loro modo di pensare e di vivere, e quale influenza possono avere sulle
cure, in termini di aderenza ai vari trattamenti.