Sei sulla pagina 1di 31

Anna Ascenzi e Roberto Sani – Storia e antologia della letteratura per l’infanzia

nell’Italia dell’Ottocento.

Introduzione. Questo volume rappresenta la prima parte della storia della letteratura per l’infanzia
nell’Italia dell’Otto e del Novecento. Vi sono due punti principali:

 fare capire ai lettori quali sono i testi che hanno caratterizzato la letteratura per l’infanzia;
 fornire ai lettori un’idea delle principali tappe che hanno caratterizzato l’evoluzione di
quest'ambito letterario.

Questo volume è dedicato alla letteratura per l’infanzia nell’800, la quale in questo periodo si è radicata
sempre di più come mezzo di educazione.
Ci sono tre tematiche fondamentali:

1. dopo l’unificazione d’Italia, la letteratura è diventata mezzo di educazione nei corsi elementari
e popolari;
2. la letteratura per l’infanzia è incentrata sull’educazione morale, religiosa e spirituale;
3. testi in traduzione, cioè testi per l’infanzia internazionali (grandi classici stranieri).

Un genere letterario che ha incontrato scarsa fortuna in Italia è quello della divulgazione scientifica
per l’infanzia e la gioventù.
Dato che l’educazione, specie negli ultimi decenni, si è andata sempre più espandendo la letteratura per
l’infanzia torva qui il suo culmine.
Il punto di vista degli storici ha fatto sì che la letteratura dell’Ottocento risulti come più ricca
rispetto a quella precedente. Dall’Ottocento in poi, gli editori scolastici sono divenuti anche editori per
l’infanzia, e viceversa.
Fra le due guerre mondiali, però, c’è stata una netta separazione di generi letterari. A questo proposito,
nel tentativo di rimarcare la propria dimensione letteraria, la letteratura per l’infanzia ha cercato di
definirsi secondo una prospettiva nettamente distinta rispetto ai libri per la scuola.

Capitolo 1. L’eredità del ‘700: le novelle morali ad uso de’ fanciulli (1782) di Padre Francesco Soave.

Nelle memorie intorno alla vita del conte Carlo Bettoni, Francesco Soave ripercorreva le origini delle
sue celebri e fortunatissime “novelle morali ad uso de’ fanciulli”, stampate per la prima volta a Milano
nel 1782.
Sulla base di tali convincimenti, quali mostrare sentimenti di umanità e vero amore, il Bettoni aveva
stabilito un premio di 100 zecchini alle scuole pubbliche di Brescia, per chi avesse conseguito meglio
25novellette. I criteri ai quali gli autori avrebbero dovuto attenersi sono intelligenza e sentimento.
Le novelle (scritte in lingua italiana) erano destinate ai giovanetti dagli 8 ai 12/14 anni. Le finalità sono
quelle di arricchire: la mete di idee adeguate; la lingua di espressioni proprie ed eleganti e; il cuore di
generosi sentimenti. Inoltre, i testi dovevano fare una distinzione tra bene e male.
Arrivarono molte novelle, ma nessuna di queste rispettava i criteri di Bettoni, il quale decise di andare
per altre vie, e dato che gli piacquero le novelle di Padre Francesco Soave, decise di investire i 100
zecchini sulle sue novelle.
Padre Francesco Soave era un professore di lettere, logica e metafisica e, nel 1782, per parte del
conte Bettoni, furono pubblicate le sue novelle morali ad uso de’ fanciulli. Il Padre iniziò ad interpretare
gli studi filosofici quando in Italia arrivarono le traduzioni di Locke.
Le novelle del Padre non furono scritte con fini scolastici anche se poi diventarono prototipo del libro di
lettura (elementari).
All’interno delle novelle venivano ricompensate le azioni buone e punite quelle negative. Lo scopo è quello
di rendere i lettori ottimi cittadini e cristiani.
Verso la fine del ‘700 le novelle avevano due obiettivi:

 formano l’individuo;
 consapevolizzano l’individuo della nuova realtà economica.

Ad esempio, nella novella Alimek, Padre Soave ribadisce l’importanza delle tradizioni. Per Padre Soave
la felicità si raggiungeva tramite tre cose: tranquillità, occupazione e, contentezza.
I genitori erano di fondamentale importanza per l’educazione dei figli. Padre Soave, nella novella Il
Conte d’Orengo o l’educazione, sostiene che il governo debba iniziarsi ad occupare dell’educazione della
gioventù.
Nella novella La vedova ammalata il Padre punta a far capire ai lettori la bontà dell’Imperatore
Giuseppe II nei confronti del popolo. (Giuseppe II = sovrano illuminato)
Padre Soave voleva trasmettere le ideologie dell’assolutismo illuminato di matrice austriaca (1700 –
Lombardia) a tutti i regimi politici presenti nella penisola italiana negli anni a venire.
In conclusione, si può affermare che le novelle di Padre Francesco Soave erano viste come una guida di
vita per i giovani.

Testi

 La vedova ammalata  Il Monarca Giuseppe II passeggiando per le vie di Vienna incontrò un


giovanotto che gli chiese aiuto per la sua situazione familiare. In seguito alla morte del padre
dovuta al fallimento del negozio, la madre del giovane si ammalò in quanto non sapeva come
sostenere economicamente la famiglia. Il Monarca gli diede i soldi per andare a cercare un
medico, e nel frattempo si recò egli stesso all’abitazione. Qui, dopo aver parlato con la donna ed
essersi reso conto della situazione, lasciò loro una somma di denaro che poteva loro permettere
una vita armoniosa.
 Alimek, o la felicità  Alimek è un contadino. Un giorno in una grotta trovò un sacco, un papiro
e un anello. L’anello aveva il potere di trasportarlo ovunque lui volesse, e il sacco di fornirgli la
ricchezza materiale. Così Alimek in cerca della felciità incominciò a viaggiare, ed a bearsi di
tutti i piaceri; viaggiando sentì però la mancanza di un’occupazione. I recò a Costantinopoli dove,
grazie alle sue conoscenze e alle sue ricchezze, si mise a lavorare per il sovrano. Qui, però, la
vita era troppo frenetica ma la guerra che stava scoppiando contro i persiani lo convinse a
restare per la gloria. Da questi ultimi, Alimek fu poi catturato e destinato ad impiccagione, ma
grazie all’anello, Alimek scappò e si rifugiò in Golconda (India). Qui, conobbe Selima (principessa
indiana); i due stavano per sposarsi, quando, l’invidia del popolo fece aprire gli occhi a Selima
che lo condannò a morte. Sempre grazie all’anello, Alimek scappò e si rifugiò in Cina dove
conobbe un vecchio saggio (contadino) che gli fece comprendere la vera origine della felicità. A
questo punto, Alimek rimase a vivere nel villaggio, e consegnò al saggio il sacco e l’anello così da
non cadere più in tentazione. Il vecchio aveva una figlia che Alimek chiese in sposa, e che dopo
varie prove di fiducia, da parte del vecchio, sposò. Successivamente, il sacco e l’anello furono
seppelliti in un luogo dove nessuno li avrebbe potuti trovare. Grazie alla nuova vita, Alimek capì i
tre valori fondamentali per la felicità: occupazione, contentezza e tranquillità.
 Il Conte d’Orengo, o la felicità  Il Conte d’Orengo, una volta uscito dal collegio, passava le
sue giornate senza alcuna occupazione, e sperperando i soldi che suo padre mensilmente gli
dava. Un giorno però suo padre scoprì dei debiti del figlio e decise così di metterlo alla prova
dandogli una somma di denaro che gli doveva bastare per due anni, al fine di responsabilizzarlo.
In questi due anni, il Conte d’Orengo governò bene i suoi soldi, e trovò un lavoro al fine di non
cadere nell’ozio. Così facendo, acquistò piena fiducia da parte del padre e, successivamente, si
sposò. Morto il padre, tutti i beni restarono a lui e, una volta che ebbe un figlio, questi ultimi
sarebbero passati al figlio; non prima, però, di averlo educato alla giusta armonia di vita. In tal
proposito, durante la sua crescita il figlio fu seguito molto e fu mandato all’esterno per fare
nuove conoscenze e tenerlo, così, lontano dall’ozio. Una volta adulto, il figlio del Conte si sposò e
percepì i beni di suo padre (appartenenti a suo nonno).
 Il fallimento  Un negoziante di Londra, il quale aveva negozi anche in America e nelle Indie,
un giorno di tempesta aspettava un carico che, però, affondò. Un suo amico banchiere:
Guglielmo P., che sapeva quanto il negoziante fosse onesto nei suoi affari, gli diede 50 mila lire
da rientrarli dopo aver esaurito gli altri debiti. Fu così che il negoziante fu riconoscente a vita a
Guglielmo P.
 L’ingratitudine  Tommaso Inkle partì con la sua nave Achille per le Indie occidentali. Una
volta sbarcati furono assaliti dai nativi e Inkle, scappando, si rifugiò su un’altura e, qui, fu
assalito da Jariko (una donna selvaggia) la quale si affezionò molto a lui. Jariko portò in dono ad
Inkle gemme preziose del luogo, e non appena arrivò una nave i due partirono per l’Inghilterra.
Una volta arrivati, Inkle non dimostrò nessuna gratitudine o umanità nei confronti di Jariko e la
vendé al marcato, come schiava. Non contento delle ricchezze già avute, partì ancora una volta
per le Indie, per derubarne le ricchezze conosciute grazie a Jariko. Arrivato al villaggio di
Jariko, i suoi uomini furono uccisi e lui venne sbranato, dai selvaggi, per vendetta di Jariko.
 Ibraim  Ibraim era un imperatore della Persia che teneva molto più al suo popolo più che alle
sue ricchezze. Un giorno, però, Tamerlano che voleva conquistare l’Asia e, quindi, anche il paese
di Ibraim (Schirvan) portò quest’ultimo ad un bivio: combattere o scappare. Infine, Ibraim
scelse di offrire dei doni al Re Tartaro, offrendosi a lui come suo schiavo. Il Re Tartaro fu
colpito da così tanto amore per il suo popolo, che decise di lasciar loro vivere una vita tranquilla
e felice.

Capitolo due. L’influsso della letteratura per l’infanzia d’oltralpe. François Fènelon, Jeanne-Marie
Leprince de Beaumont, Arnaud Berquin e Madame de Genlis.

Nel luglio 1781 il letterato Domenico Caminer manifestò sul giornale enciclopedico di Vicenza il
disappunto sul fatto che le opere italiane fossero trascurate per lasciar spazio alle opere estere, come
quelle degli Oltramontani (francesi). Tra questi vi era Fènelon, precettore del Duca di Borgogna (Luigi
di Borbone, nipote di Luigi XIV) il quale scrisse un romanzo pedagogico per rendere efficace e
dilettevole l’educazione morale e politica del duca. L’opera si presentava come il quarto libro
immaginario dell’Odissea.
L’opera aveva lo scopo di trasmettere al duca, tramite la vita di Telemaco, quegli ideali che lo avrebbero
portato un giorno a governare la società in modo armonioso. Nonostante l’opera fosse riservata solo al
duca, fu poi resa pubblica da parte di terzi.
Nel romanzo vi erano dei personaggi negativi nei quali il re e la regina si rispecchiarono; quando il re
chiese spiegazioni a Fènelon, quest ultimo rispose che voleva solo dare un esempio degli atteggiamenti
positivi/ negativi al duca.
Il romanzo era antibellicista (= contro la guerra), antidispotico e antiprotezionista, ebbe un gran
successo in tutta Europa, e una volta morto Luigi XIV (re sole) permise al duca di avere idee più
illuministe.
Di quest’opera vi furono molte ristampe in tutt’Italia. Opera molto apprezzata soprattutto dalla Chiesa,
in quanto Fènelon era considerato un buon cristiano.

In Italia e in tutta Europa ebbero molto successo le opere di Madame Leprince de Beaumont. Queste
opere consistevano in una ricchissima raccolta di fiabe, racconti e dialoghi morali dedicati all’infanzia.
Queste opere sono tratte dal Telemaco di Fènelon dal quale traggono:

1. la figura della guida pedagogica che rende il bambino cosciente degli errori e degli eventuali
rimedi e;
2. l’estrema lentezza e ripetitività con le quali progrediscono le azioni.
Le opere di Madame Leprince de Beaumont si distinguevano da quelle di Fènelon in quanto pensate per
dare risposta ai bisogni reali di tutti i fanciulli, e alle esigenze dei loro genitori o maestri.
Le edizioni in lingua italiana, di queste opere, ebbero una discreta fortuna come libro di testo nelle
scuole e nei collegi d’istruzione femminile dell’urbe. Sulla scia di Madame Leprince de Beaumont, si fece
largo un altro scrittore francese: Arnaud Berquin il quale scrisse due opere: 1) l’ami des enfantes e; 2)
l’ami des adolescence, divenute famose in tutta Europa. Queste due opere si componevano di racconti
morali, dialoghi, rappresentazioni storiche e mitologiche, poemi, narrazioni fantastiche e drammi
teatrali tratti per una buona parte da opere tedesche. Attraverso le sue opere, Arnaud Berquin fornì
una serie di efficaci strumenti per “educare con diletto” la prole.
L’ultima grande scrittrice che ebbe molta fama in quest’epoca fu Madame Genlis. Le sue opere
consistevano in una serie di commediole, racconti storici, novelle a sfondo morale e romanzi educativi
espressamente destinati alla gioventù. Queste opere in tutta Europa furono considerate come
didascaliche e istruttive.

È importante ribadire come di fronte alla condizione di grande ritardo accumulato dalla letteratura
italiana per l’infanzia, le opere di scrittori ed educatori francesi hanno rappresentato, nella seconda
metà del ‘700, un utile e insostituibile ausilio per l’educazione e l’istruzione dei fanciulli.

Testi

Le avventure di Telemaco figliuolo di Ulisse – Fènelon (Venezia, 1812)

 Libro decimottavo  Telemaco, dopo aver fatto molti sogni sulla morte di suo padre Ulisse,
decise di partire alla ricerca di quest’ultimo. Raggiunse così Caronte che lo fece salire sulla sua
barca e attraversarono l’inferno. I sogni di Telemaco figuravano un Ulisse felice, per questo
Telemaco credeva che suo padre fosse oramai morto. Telemaco preferiva, infatti, che i suoi
sogni fosse sogni tristi perché così significava che c’era ancora speranza. Questi sogni
rattristivano Telemaco, e con Caronte si diresse nell’Acheronzia (caverna molto profonda e buia
dove attorno non cresceva nulla). Prima di entrare nell’Acheronzia, Minerva, la quale lo aveva
accompagnato già dal principio, diede a Telemaco l’egida (= scudo fatto di pelle di capra).
Minerva disse a Mercurio di riferire a Plutone di far entrare nel suo regno Telemaco
accompagnato da Caronte. Qui Telemaco vide anime straziate e incontrò varie divinità; incontrò
anche Nabucodonosor (chiamato da Fènelon Nabofarzane). Quest’ultimo si trovava lì in quanto,
essendosi comportato male, non aveva lasciato un bel ricordo neanche alla sua famiglia. Arrivati
a riva, Caronte disse a Telemaco di dirigersi verso il palazzo di Plutone per domandargli se suo
padre Ulisse fosse lì. Plutone gli disse che non poteva rispondere e che doveva cercarlo lui;
uscendo dal palazzo e dirigendosi nei campi elisi, passando, però, prima dal Tartaro. Lo invitò,
pertanto, a partire nell’immediato. Secondo la volontà di tre giudici dell’inferno, nel Tartaro vi
erano tutti coloro che in vita si erano comportati malamente, come ad esempio: i traditori, i
santoni e quegli “oppressi” che cercavano una migliorìa di vita, tramite frode. Vi erano anche i
bugiardi, gli adulatori, gli ingrati, e coloro “posseduti” dai vizi. Infine, andava all’inferno chi in
vita non è stato grato agli dèi, come, ad esempio, quei re che pur vivendo nel lusso non hanno mai
ringraziato gli dèi. Tutti coloro che sono al Tartaro sono malinconici, e vorrebbero che la loro
anima si spegnesse, così da non sentire più il dolore. Venivano anche riuniti i re che non avevano
né migliorato né peggiorato la società. Di fronte a tutto questo Telemaco fu spaventato.
 Libro ventesimo secondo  Arrivato a Salento, Telemaco parla con Mentore confessandogli do
voler sposare Antiope, figlia del re Idomeneo. Mentore dice che per questo dovrà aspettare
perché prima deve pensare a salvare Itaca e sua mamma Penelope. Telemaco inizia a parlare con
Mentore dicendogli di aver trovato Salento ed Idomeneo molto diversi dall’ultima volta.
Mentore rispose, quindi, che Idomeneo ha fatto dei gran passi avanti rispetto al passato; che è
diventato un uomo saggio, ma che, tuttavia, è rimasto un uomo troppo minuzioso. Mentore
paragona Idomeneo ad un architetto, dicendo che così come un architetto pensa alla città prima
che alla singola casa, Idomeneo dovrebbe pensare in grande per poi arrivare in modo armonioso
alle cose più piccole. Mentore disse a Telemaco che tutto ciò che vedeva a Salento gli sarebbe
servito come spunto per il regno di Itaca. Telemaco confessa a Mentore di essersi innamorato
di Antiope, figlia di Idomeneo, ma di non dire nulla a quest’ultimo, perché si confesserà solo
dopo aver trovato suo padre Ulisse. Mentore, dà ragione a Telemaco sul fatto che Antiope
fosse una brava ragazza. Inoltre, lo rassicura dicendogli che gli dèi l’hanno destinata a lui, non
prima, però, di aver trovato suo padre. Pertanto, lo invita a partire insieme.

Adelia e Teodoro ossia Lettere sull’educazione che contengono tutti i principi relativi ai piani di ogni, e
qualunque educazione d’uomini, e donne - Madame de Genlis (Venezia, 1797)

 1° lettera: Il Barone d’Almane, al Visconte di Limours  2/02 il Barone scrisse una lettera
al Visconte dicendogli che partirà per quattro anni con sua moglie e i suoi due figli, per
dedicarsi, in prima persona, all’educazione di questi ultimi. Scrive inoltre che una volta arrivato
a destinazione spiegherà meglio il perché sia partito senza avvisare, e nel frattempo spera di
non essere giudicato da loro.
 2° lettera: La Baronessa d’Almane, alla Viscontessa di Limours  7/02 la Baronessa scrive
alla Viscontessa di essere arrivati nella città di B. essa scrive poi che spera che la Viscontessa
non sia amareggiata dal fatto che sono partiti senza avvisare, ma le è stato imposto dal marito.
Le dice, inoltre, che i dettagli le verranno spiegati non appena si rincontreranno.
 3° lettera: La Contessa d’Ostalis, alla Baronessa  La nipote della Baronessa scrisse a
quest’ultima dicendole di essere andata a trovare la Viscontessa, la quale però non la ricevette
subito ma solo alla sera. Disse che ella era fredda e alterata perché la nipote era a conoscenza
della partenza mentre lei no. La Contessa disse però che lo sapeva in quanto figlia adottiva della
Baronessa, e che, pertanto, non avrebbe potuto venir meno al mantenimento del segreto. La
Contessa aggiunse anche che la Viscontessa voleva bene alla Baronessa e che, quindi, la
Viscontessa non sarebbe stata arrabbiata con la Baronessa a lungo. Concluse dicendole che di lì
a poco, sarebbe andata a trovarla a Linguadocca.
 4° lettera: La Viscontessa, alla Baronessa  Nella lettera, la Viscontessa esprime tutta la
sua amarezza, in quanto, come cugina, aveva più diritto della nipote di essere a conoscenza della
partenza. Disse inoltre che possedendo una casa più vicina sarebbe potuta andare lì ad educare i
suoi figli. Scrisse poi che a Parigi c’erano varie ipotesi sul perché della loro partenza: c’era chi
sosteneva che fossero partiti per debiti, e chi per lusso. Pertanto, la Viscontessa pregò la
Baronessa di dirle se vi fossero, o meno, altri motivi legati alla partenza, oltre all’educazione dei
figli. La Viscontessa concluse, infine, la lettera dicendole che nonostante tutto le voleva bene.
 5° lettera: Risposta della Baronessa, alla Viscontessa  7/02 La Baronessa scrisse che in
seguito all’adozione della nipote (Contessa d’Ostalis), fatta in giovane età, e in seguito all’ottima
educazione datale, alla nascita di Teodoro ed Adelia, lei e suo marito decisero che compiuti i 7
anni di Teodoro sarebbero andati a Linguadocca per educare i loro figli al meglio. Loro, infatti,
sostenevano che Parigi fosse una città troppo lussuosa e con troppi conoscenti, e che ciò non
avrebbe giovato all’educazione dei figli. Scrisse, inoltre, che non le importava il giudizio di terzi,
ma solo della loro amicizia (tra Baronessa e Viscontessa).
 7° lettera: Risposta della Baronessa alla Viscontessa  La Baronessa per dare più dettagli
alla Viscontessa le disse che aveva portato con loro Miss Bridget (insegnante d’inglese) e
Dainville (insegnante d’arte, originario dell’Italia). Inoltre, vi erano anche i domestici più cari, i
quali mangiavano tutti nella stessa tavola assieme a loro. La Baronessa, descrisse inoltre la
giornata tipo impiegata all’educazione dei figli.
Capitolo 3. La costruzione del “canone della letteratura per l’infanzia” nell’Italia dell’Ottocento. Il
Giannetto (1837) di Luigi Alessandro Parravicini

Nel 1833 la società di Firenze attribuiva un premio di 1000 lire a colui che avrebbe scritto un testo
destinato all’educazione dei fanciulli (6-12 anni) che destasse interesse in loro. Questi testi dovevano
contenere due qualità: novità e verità espressi con esempi/fatti di vita concreta. La commissione,
unitasi l’anno dopo, non consegnò alcun premio in quanto nessuno era degno di essere vincitore. Nel
1836, la commissione si riunì nuovamente, e decise di consegnare il premio delle 1000 lire a Luigi
Alessandro Parravicini per l’opera Il Giannetto.
L’opera “Il Giannetto” mette in risalto le virtù che ogni fanciulli deve acquisire a pieno per poter
diventare uomo.
Il premio aveva due pretendenti: Parravicini e Cesare Cantù. Vinse però “Il Giannetto”, in quanto
Parravicini, sotto consiglio della commissione, accettò di apportare modifiche al testo. Inoltre,
Parravicini fa un richiamo la buon uso del senso quotidiano e schiva richiami ideologici. Il Giannetto
ebbe numerosi consensi per tutto il corso dell’Ottocento, nell’ambiente scolastico ed educativo.
Nell’opera, Giannetto, nonostante le sue umili origini, era riuscito a migliorare la sua vita e quella della
società.
È importante evidenziare come l’opera, avendo avuto consensi per tutto l’Ottocento, sia sopravvissuta
con successo nonostante i vari regimi presenti in Italia.
Parra vicini colse gli stereotipi di quell’epoca e riuscì a definire, così, il cattivo e il buon popolano.
Incoraggiò, inoltre, le classi sociali più basse verso una prospettiva di vita migliore.

Testi

Giannetto – Luigi Alessandro Parravicini (1837)

 Doveri dell’uomo  L’uomo, nella famiglia così come nella società, è tenuto a compiere doveri e
obblighi morali al fine di essere felice all’interno della società.
 Doveri dell’uomo verso Dio  Un giorno il parroco entrò nella classe di Giannetto, e chiese al
maestro come si comportano i suoi alunni nei vari contesti sociali. Quest’ultimo rispose che non
tutti adempivano ai loro doveri. Pertanto, il parroco si rivolse alla classe dicendo che così come
Dio ha creato tutto, in un qualsiasi momento potrebbe distruggerlo. Così dicendo, il parroco
invita i bambini ad adempire ai loro doveri perché Dio li vede.
 Doveri verso sé medesimo  La settimana dopo il parroco torna nella classe di Giannetto e si
complimenta per aver visto i fanciulli adempire ai loro obblighi. Il parroco trova un libretto, e lo
fa leggere ad Antonietto. In questo libro ci sono gli obblighi dei fanciulli per quel che riguarda
la loro salute, lo studio e l’ascolto dei maestri e genitori.
 Doveri verso i genitori  Dato che i genitori si prendono cura in tutto e per tutto dei figli,
questi ultimi hanno nei confronti dei genitori le più grandi obbligazioni. Il parroco si girò poi
verso Franceschino ribadendo quanto fosse importante onorare il padre e la madre, in quanto
sapeva che Franceschino si comportava male. Dopodiché si congedò.
 Doveri verso i fratelli  Il maestro fa leggere ad Enrico, fratello di Giannetto, che i fratelli
devono volersi bene l’un l’altro; che i maggiori devono prendersi cura dei minori e; che questi
ultimi devono seguire i saggi consigli dei maggiori.
 Doveri verso il maestro  Il maestro è da considerare come un secondo padre in quanto si
occupa dell’educazione di ogni fanciullo: premia quelli bravi e castiga quelli cattivi. A scuola
viene insegnata l’educazione per diventare dei bravi cittadini e, creare così una società coesa e
armoniosa. Pertanto, non si deve mancare di rispetto al maestro.
 Doveri verso i benefattori  Gli uomini vivono in società per potersi aiutare l’un l’altro. Si
prestano, pertanto, servizi ai più svantaggiati come ospedali o scuole. Quest’ultima è offerta
gratuitamente dai benefattori, di modo che il fanciullo diventi costumato, e a modo. Quando
Enrico smise di leggere, gli alunni più intelligenti si sentirono il cuore pieno di gratitudine per
questa opportunità data loro.
 Doveri verso i maggiori  Un giorno Giannetto, andando a scuola, vide un anziano cadere, e se
ne presa beffa. L’anziano fu aiutato dal maestro il quale, successivamente, rimproverò Giannetto
dicendogli che l’anziano va rispettato perché è grazie ad essi se vive in questa società.
 Doveri verso gli amici  L’indomani il maestro andò a casa di Giannetto per avvisare i genitori
del suo comportamento. La madre sostenne che fosse colpa delle “amicizie” frequentate; così il
maestro si mise a spiegare come evitare le amicizie cattive, e salvaguardare, invece, quelle
buone.
 Doveri vicendevoli fra servo e padrone  Il maestro poi domandò alla madre di Giannetto
come andassero gli affari. Quest’ultima rispose che c’era poco personale, e che fra l’altro il
garzone (Giovanni) voleva cambiare lavoro. Il maestro disse alla donna che per accattivarsi le
persone doveva trattarle con rispetto. Rivolgendosi poi a Giovanni, gli disse che essendo nato
povero quel lavoro che aveva doveva tenerselo stretto.
 Doveri verso il sovrano ed i superiori  Sotto il periodo di Pasqua, l’ispettore girava per le
scuole dei paesi per vedere il livello di educazione dei fanciulli. L’ispettore arrivò anche alla
scuola di Giannetto, e interrogò i bambini. L’ispettore disse, infine, che si deve portare rispetto
ai superiori perché sono loro che regolano la società in cui vivono.
 Doveri verso la Patria  Il maestro disse a Giannetto di continuare a leggere il libretto. Qui,
c’era scritto che bisognava amare la propria Patria e difenderla, qualora fosse necessario.

Capitolo 4. La letterature per l’infanzia in Italia dall’età risorgimentale alla prima stagione post-
unitaria.

In Italia, a partire dagli anni ’30 e ’40 dell’Ottocento si registra una letteratura destinata all’infanzia e
alla gioventù come fenomeno editoriale non affidata al governo. Questo fenomeno riguarda tutti quei
libri pubblicati nel periodo circostante alla Restaurazione; uno di questi libri fu ‘Il Giannetto’.
Tramite i libri, la società medio-alta borghese istruiva i fanciulli, con le sue convinzioni etico-civili e
religione. Questi testi erano a stampo laico, ma siccome la religione aveva una funziona morale,
quest’ultima ricopriva ugualmente un ruolo importante. A partire dalla metà dell’800, la letteratura
destinata ai fanciulli era utilizzata come modello di rivoluzione nazionale. Così facendo, gli scrittori di
questo tipo di letteratura si fanno mediatori fra l’ideologia dei ceti dominanti e le classi popolari.
Questi testi indirizzavano il fanciullo alle cosiddette etichette, e ai tratti del contegno civile (buone
maniere).
I principali scrittori di quel periodo furono: Cesare Cantù, Salvatore Muzzi, Giuseppe Taverna, Pietro
Thouar, Caterina Franceschi Ferrucci, Felicita Morandi e Luigi Sailer.
Cesare Cantù nacque da una famiglia modesta. Lavorò alcuni anni come supplente di grammatica a
Sondrio. Successivamente, andò ad insegnare nella scuola dove anche lui aveva studiato da giovane.
Cantù aveva ideologie morali e politiche ben distanti da quelle austriache, pertanto, fu accusato di
cospirazioni antiaustriache, architettate a Milano dai circoli mazziniani della Giovine Italia e fu,
quindi, incarcerato.
Una volta fuori dal carcere si dedicò all’attività giornalistica e letteraria destinata ai fanciulli. Lo scopo
dei suoi testi era quello di trasmettere a tutti i fanciulli della penisola, i principi della morale cattolica
tradizionale. Dopo l’Unificazione d’Italia, Cantù riprese a dedicarsi all’educazione dei fanciulli per i quali
scrisse molte operette; tra queste vi era ‘Il portafoglio di un operaio’. Al contrario di Cesare Cantù,
Giuseppe Taverna e Salvatore Muzzi scrivevano opere a stampo prevalentemente religioso.
Giuseppe Taverna, originario di Piacenza, dedicò i primi anni della sua vita alla carriera
ecclesiastica,tanto è vero che divenne sacerdote. Successivamente, lasciò Piacenza e si trasferì a
Parma, dove scrisse delle opere destinate all’educazione dei fanciulli, privilegiando, all’interno di
quest’ultime, l’ambientazione nel mondo rurale e il riferimento alla vita semplice delle campagne e alle
pratiche e ai valori della società tradizionale.
Salvatore Muzzi, originario di Bologna, ha rappresentato, dalla II° metà degli anni ’30 dell’Ottocento,
uno dei principali scrittori per eccellenza dello Stato Pontificio. Attraverso le sue “novelline” e i suoi
“raccontini” egli trasmetteva gli ideali e i valori propri della borghesia moderata. Queste opere avevano
un linguaggio adatto alle capacità infantili.
Salvatore Muzzi deve la sua fama all’operetta ‘cento novelline morali pei fanciulli’ (1837, Bologna).
Come affermò Zanichelli (editore), le operette di Salvatore Muzzi erano destinate ad eccellere fra
tutte le altre operette destinate alla scuola.

Questi ultimi due autori facevano parte di un filone letterario chiamato self-helpista che si proponeva
di intrecciare la tradizione cattolica con la cultura liberale moderata ai fini dell’armonioso sviluppo della
società borghese.

Pietro Thouar e Caterina Franceschi Ferrucci, con le loro opere, volevano diffondere l’istruzione e
l’educazione popolare, e diffondere, inoltre, gli ideali patriottici.
Pietro Thouar, anche lui facente parte della Giovine Italia, scriveva opere con il fine di promuovere
l’elevazione culturale e civile delle classi popolari. Nel 1845 Thouar scrisse la sua opera più famosa: la
raccolta ‘Racconti pei fanciulli’. Come sottolineò Pino Boero, Thouar sembrava nata apposta per
rappresentare al meglio queste idee patriottiche.
Caterina Franceschi Ferrucci scriveva le opere per dare alle donne un’istruzione più elevata e orientata
in senso patriottico e liberale. Per queste sue opere, andò ad insegnare in un istituto femminile a
Genova, dove scrisse per le sue allieve letture morali a uso delle fanciulle; opera che ebbe un discreto
successo anche fuori dalle scuole.

Infine, Felicita Morandi e Luigi Sailer furono gli scrittori italiani che si occuparono dell’educazione dei
fanciulli nel periodo risorgimentale e nella prima fase post-unitaria.
Felicita Morandi, originaria di Varese, si trasferì prima a Parma, poi a Piacenza ed infine a Milano, dove
avendo avuto modo di lavorare in diverse realtà educative, capì l’importanza dell’educazione rivolta
anche alle donne. Per queste sue capacità educative, la Morandi fu nota anche a Roma. Nonostante la
sua occupazione in queste diverse realtà educative, Felicita Morandi trovò anche il tempo di pubblicare
delle vere e proprie opere destinate all’educazione dei fanciulli. Tra questi, una raccolta di poesie
importanti fu ‘Ghirlanda di fiori per l’infanzia e l’adolescenza’ (1857).
Luigi Sailer, originario di Baviera, insegnò letteratura italiana nei diversi istituti scolastici della
Lombardia. Successivamente, si dedicò alla scrittura di opere destinate all’educazione dei fanciulli; tra
queste vi è ‘L’arpa della fanciullezza. Poesie pei bambini dai 5 ai 10 anni’.

Testi

Il buon fanciullo. Racconti d’un maestro elementare pubblicati da Cesare Cantù, (Milano, 1880).

 XXXI Chi s’ajuta il ciel l’ajuta  Claudio era un mendicante che chiedeva la carità davanti alla
chiesa. Il protagonista, su insegnamento della madre gli lasciava sempre qualche spicciolo. Un
giorno il protagonista passando, insieme al signor Anselmo (orologiaio), davanti a Claudio, si
fermò davanti a Claudio. Qui, il signor Anselmo disse a quest ultimo che secondo lui era meglio
se andava a lavorare. Nei giorni successivi Claudio non si vide più. Il protagonista, dirigendosi
alle fiere di Bergamo, si fermò ad un’osteria dove incontrò Claudio. Quest ultimo gli disse che
aveva trovato lavoro come contadino, e una volta aperta la locanda trovò moglie e ebbe figli.
Il giovanetto drizzato alla bontà, al sapere, all’industria – Cesare Cantù (Firenze, 1840)

 XXII La Patria  La Patria è quel luogo in cui siamo nati, quel luogo dove abbiamo ricevuto la
prima educazione e dove abbiamo tanti ricordi. È inoltre quel luogo che ci è difficile lasciare.
Pur di non lasciare la patria bisogna che i cittadini s’inventino un nuovo lavoro che permettano
loro di restare, al fine di salvare la Patria, occorre gettare le armi e imparare a convivere in
quanto vincere con una Patria distrutta è come aver perso. Dato che la Patria è importante per
tutti, per salvaguardarla occorre sacrificare il nostro privato, ad esempio: il saggio
Aldobrandino Ottobuoni, decise di rifiutare gli zecchini offertogli dai pisani e di andare a dire
ai fiorentini di non distruggere il Montrone, perché sarebbe tornato poi, utile sano.

Prima lettura de’ fanciulli congiunta di una continuazione – Giuseppe Taverna (Milano, 1834)

 La scuola  Pippo era un bambino molto sveglio per la sua età, e la madre così decise di
mandarlo alla scuola del villaggio. Incamminandosi verso scuola con una ragazza, Pippo incontra
molte distrazioni con le quali vorrebbe giocare invece che andare a scuola. La ragazze gli disse
che tutte quelle distrazioni (ragazza, ape, cane, uccello, cavallo) avevano ben altro da fare e che
lui doveva andare a scuola. Una volta a scuola Pippo vide gli altri leggere, e mettendosi a leggere
anche lui, si ricordò delle parole della ragazza, e capì che lavorare è più gratificante/importante
che giocare.
 L’importunità  Attraverso una conversazione con la madre Aurelia, la piccola Metilde impara
l’importanza di fare domande appropriate, a chi conosce e in tempi consoni. Così facendo,
Metilde potrà divenire una fanciulla a modo.
 Il bell’atto  Daniele era un ragazzo buono e obbediente ai suoi genitori. Daniele conosceva
Rinaldo, il quale era un ragazzo cattivo, bugiardo e disobbediente. Un girono, il padre di Rinaldo,
per rimproverarlo, gli disse che avrebbe voluto che fosse più simile a Daniele. Queste parole
ferirono Rinaldo, il quale preso dalla rabbia si diresse a picchiare Daniele. Quest’ultimo aveva
però dei buoni amici che lo difesero e andarono a raccontare tutto ai genitori di Rinaldo. Il
padre di Rinaldo lo intimò di volerlo rinchiudere per guarirlo, così Rinaldo si mise a piangere e
promise che sarebbe divenuto buono. Daniele lo perdonò, e i due divennero buoni amici. In
breve, il segreto per correggersi sta nell’avere buone amicizie.
 I balocchi  Lauretta, oramai divenuta grande, dovrebbe trovarsi un’occupazione, come le
sorelle più grandi, tuttavia ella non aveva intenzione di abbandonare i suoi balocchi e chiese alla
madre di continuare a giocare. La madre le disse che andava bene ma che si sarebbe annoiata.
Dopo aver giocato tutta la mattina, Lauretta si annoiò e, pertanto, si mise ad aspettare le
sorelle. Quando quest’ultime tornarono si misero a giocare insieme, ma a Lauretta i giochi non
parvero così divertenti. La sorella maggiore, Adelaide, le disse che se lei avesse avuto
un’occupazione, le sarebbe risultato più gradevole il momento del gioco.

Le cento novelline morali – Salvatore Muzzi (Bologna, 1873)

 1. Il buon fratellino  Carluccio decise di voler dividere la sua mela con la sorella in quanto,
seppur di piccole dimensioni, dividendola gli sarebbe sembrata più buona
 2. La buona figliolina  Una fanciulla che raccoglieva le mammole per la sua mamma, incontrò
un giovane il quale gli offrì dei soldi in cambio delle mammole. La fanciulla gli disse che non le
avrebbe date per nulla al mondo, e il giovane apprezzando il gesto le lasciò una moneta
d’argento.
 3. La tentazione vinta  Un fanciullo, entrando in casa di un suo amico, vide che non vi era
nessuno ma soltanto un cesto di pere sul tavolo. Ne fu tentato ma non le mangiò perché pensò
che Dio lo avrebbe visto. Il nonno dell’amico, che lo sentì, si compiacque del gesto, e gli regalò
l’intero cesto di pere.
 4. Il superfluo  Ernestina ed Enrichetta, uscendo da scuola, diedero il pane avanzato
rispettivamente ad una signora povera ed a un cane. Dopo che la signora ringraziò Ernestina,
Enrichetta si vergognò di aver dato il pane al cane, invece che ad un’altra persona bisognosa.
 5. La pigrizia  A Giorgetto cadde il sillabario così chiese a Lena (80 anni) di prenderglielo. La
madre intervenne dicendo di non disturbare gli altri per cose che poteva fare da sé. Giorgetto
imparò pertanto la lezione.
 6. La caduta  Emilio e Narduccio erano con la madre quando videro un uomo cadere sul
ghiaccio. Narduccio si mise a ridere, mentre Emilio lo aiutò ad alzarsi. La madre rimproverò
Narduccio dicendogli che non avrebbe mai più dovuto ridere delle disgrazie altrui.
 7. La fratellanza  Un giorno a scuola entrò un ragazzo storpio, così Gustavo vedendolo lo
schernì. Al contrario suo, altri ragazzi lo aiutarono. Gustavo si intenerì del gesto, e imparò a non
ridere delle imperfezioni altrui.
 8. La sincerità  Arrighetto e Mariuccia dovevano andare col padre al giardino. Arrighetto
ruppe il vaso di porcellana, e Mariuccia che era corsa a rimediare fu vista dal padre, il quale le
diede la colpa. Quest’ultimo le disse che per punizione sarebbe stata a casa. A queste parole
Arrighetto confessò e il padre vedendoli così buoni, li portò entrambi al guardino.
 9. L’orgogliosetta  Orsolina che portava una rosa sul petto venne elogiata da un passante.
Ella se ne pavoneggiò e il signore specificò che il complimento era per la rosa. La mamma di
Orsolina le fece notare che gli uomini elogiano maggiormente gli ornamenti e le ricchezze più di
quanto facciano con le persone.
 10. Lo stordito  Il maestro di Gigi disse che la rosa era il fiore più caro e che le api danno il
miele, così Gigi colse una rosa e si punse, andò all’alveare e le api lo punsero. Così, dicendo alla
madre l’accaduto, diede del matto al maestro; la madre però gli disse che le cose buone si
fanno nocive per gli storditi (cioè per chi non sa usarle bene).
 11. Il buon figliuolo  Giovannino era un fanciullo molto devoto ai suoi genitori, pertanto, ogni
cosa che gli richiedevano veniva da lui eseguita immediatamente. Un giorno, correndo alla posta
per imbucare una lettera per suo padre, incontrò un suo amico che si stupì di tanta fretta.
Giovannino gli disse che bisognava avere amore e gratitudine per i genitori (come diceva il
maestro); ecco perché tanta fretta.
 12. I risparmi  Pippo e Gigetto, figli di Evaristo, spendevano tutti i loro soldi in golosità. Su
consiglio del padre, decisero di risparmiare. Pippo diede i soldi al padre e Gigetto li mise nel
salvadanaio. Passato un anno, Pippo poté comperare dei libri per lo studio, mentre Gigetto (che
più volte era stato colto dalla golosità) non poté permettersi i libri. Da questo episodio,
entrambi capirono l’importanza di una cassa di risparmio.
 13. La correzione  Silverio era un fanciullo di cuore ma molto capriccioso. La madre, al fine
di togliergli questo vizio, gli toglieva un bottone, ad ogni capriccio, dal giubbotto. Silverio, che
era tanto attaccato agli ornamenti, vergognandosi di girare senza bottoni nel giubbotto, capì la
lezione.
 14. L’educazione  Alfonsino e Sofia, vedendo due fratelli poveri azzuffarsi per un soldo,
chiesero alla madre come mai si comportassero a quel modo. La madre rispose loro che non vi
era scuola che li poteva educare in quanto poveri, così Alfonsino pensò che da adulto avrebbe
fondato una scuola per loro.
 15. La verecondia  Il padre di Clementina (Gherardo) le fece vedere a sua figlia alcune
piante derivate dall’Africa. Clementina si stupì di una in particolare che appena la si toccava si
ritraeva. Il padre le disse che era la pianta che rappresentava le buone fanciulle; quelle che
evitano le brutte azioni e le adulazioni.
 16. La modestia  Un giorno Isolina sentì un buon profumo tra l’erba, e spostandola vide le
mammole. Così la mamma le disse che se si fosse comportata con modestia, anche senza
mettersi in mostra, il suo buon nome si sarebbe divulgato; proprio come il profumo delle
mammole.
 21. Il dovere  Un guardaboschi, non appena incominciò a piovere, cercò riparo e vide un
ragazzo che badava alle pecore e una grotta dove potersi riparare. Il guardaboschi chiese al
ragazzo come mai non si riparasse, e quest’ultimo rispose che era suo dovere sorvegliare tutte
le pecore. Il guardaboschi gli disse che conservando questi buoni sentimenti, sarebbe divenuto
un galantuomo.
 22. Il lavoro  Pierino e Mariuccia (benestanti) si annoiavano nel non fare nulla. Un giorno
sentirono cantare un fanciullo, e pensando si stesse divertendo lo raggiunsero. In realtà,
quest’ultimo stava intrecciando della paglia per i cappelli. Quando i fratelli gli chiesero perché
fosse così allegro, il fanciullo rispose loro che quando lavora è sempre allegro. E li invitò
pertanto a trovarsi un’occupazione. Subito i due fratelli fecero fatica, ma poi furono contenti di
non trovarsi più in ozio.
 23. La generosità  Valentino (sveglio) e Anselmuccio (più tardo) sono molto amici.
Anselmuccio era malinconico per il fatto di essere meno bravo di Valentino a scuola. Così
Valentino fece volontariamente errori per tutta la settimana, così il maestro premiò
Anselmuccio. Successivamente, il maestro chiese spiegazioni, riguardo gli errori, a Valentino e
una volta compreso il motivo, ne provò ammirazione.
 24. Un buon amico  Alberto e Rodrigo sono molto amici. Un giorno quest’ultimo si trovò a
casa di Alberto e correndo ruppe delle tazzine di porcellana. Alberto corse dalla madre
raccontando l’accaduto ma incolpando sé stesso. La madre che, però, aveva assistito a tutto
quanto, disse ad Alberto che non doveva mentire per nessun motivo e che non avrebbe
rimproverato a Rodrigo. Così Alberto corse da Rodrigo a consolarlo.
 25. L’amorevolezza  La nonna Geltrude, per invogliare i nipoti a volersi sempre bene,
raccontò loro una storia: tre ragazzacci volevano prendersi beffa di Teòdulo, un ragazzo buono
e che non aveva mai fatto del male a nessuno. Così i tre ragazzi ci ripensarono. La nonna disse ai
suoi nipoti che se volevano ricevere del bene, i nipoti si sarebbero dovuti comportare sempre
come Teòdulo.
 26. L’esercizio fisico  Margherita, che era stata in ozio tutta la mattina, all’ora del pranzo
non le piacque la minestra. Al pomeriggio andò alla fontana a lavare i panni, e la stessa minestra,
la sera le parve buonissima. La madre le spiegò che il sapore buono era dovuto alla fatica del
lavoro.
 27. Sollecitudine nel ben operare  Ilario aveva buon cuore ma era molto pigro. Un girono
infatti incontrò un povero bambino ammalato, che viveva in un pagliaio, e Ilario così decise che
gli avrebbe portato sempre un po’ della sua minestra, ma tardarlo nel farlo, il bambino morì.
Dopo questo episodio Ilario imparò a non rimandare ciò che può fare nel presente.
 28. Il buon cuore  Andreino vide un’immagine di un uomo che portava sulle spalle un vecchio e
chiese chi fossero al padre. Quest’ultimo disse che era Enea con suo padre. Andreino,
affascinato dal gesto di Enea, disse al padre che ne prenderà esempio. Il padre gli disse che se
avesse conservato questo buon cuore, le consolazioni sarebbero state ben altre.
 29. La pittura  Augusto vedendo la pittura di un uomo cieco che portava in braccio un altro
soldato, si chiese il senso del dipinto. Il padre gli rispose che l’uomo sulle spalle era malato e
quindi si aiutavano a vicenda, uno indicando la strada e l’altro portandolo. Augusto si promise di
dipingere fatti virtuosi, una volta adulto.
 30. La sana lettura  Il maestro fece leggere a Ernesto un libro su ‘Fra’ Giovanni da Vicenza’.
Quest’ultimo predicava l’amore e aborriva l’odio e la rabbia fra le persone. Quando Ernesto finì
di leggere il libro, il maestro ribadì questi concetti e, due allievi nemici da tempo, fecero pace.

Racconti per giovinetti – Pietro Thouar (Firenze, 1870)

 Il buon esempio  In un ospizio per ragazzi a Madrid, vi erano due tipi di fanciullo: da una
parte vi erano poveri lavoratori, dall’altra parte ragazzi benestanti ma che si comportavano
male. Tra i ragazzi lavoratori c’era Diego, buono di carattere e sempre disposto ad aiutare il
prossimo. Un giorno all’ospizio arrivò un nuovo ragazzo di nome Carlo, molto spaventato, che pur
di non finire con i ragazzi cattivi, si buttò sul letto di Diego e non volle più scendere. L’aguzzino
(colui che sorvegliava i ragazzi) cercò villanamente di convincere Carlo ad andare al suo posto,
ma Diego gli disse che poteva rimanere. Il superiore lo lodò per la sua buona azione. Carlo era
spesso lontano per lavoro, lo mise in un collegio. Qui Carlo incominciò a imitare i cattivi ragazzi e
il padre pensò fosse meglio affidarlo a un precettore che gli insegnasse le buone maniere. Ma
anche qui, Carlo non si comportò bene, e per questo motivo lo mise all’ospizio per insegnargli un
lavoro. Qui Carlo e Diego strinsero una forte amicizia. Carlo scelse il lavoro come tessitore di
lana, proprio come Diego, e presto familiarizzò con gli altri ragazzi. Dopo essersi abituato al
ritmo dell’ospizio, Carlo poteva considerarsi un ragazzo felice, se non per il fatto che gli
mancasse molto suo padre, e che si sentiva in colpa di essersi comportato male con lui tante
volte. Passati tre anni, il padre di Carlo finalmente lo perdonò e lo venne a riprendere. A Carlo e
a Diego dispiacque dividersi, ma Diego era felice di vedere Carlo contento, e nel suo cuore
sapeva che Carlo non avrebbe mai dimenticato il ragazzo che l’ha riportato sulla buona strada.

Letture morali ad uso delle fanciulle – Caterina Franceschi Ferrucci (Genova, 1861)

 Come le diverse condizioni sociali siano utili alla comunanza civile, e degne di onore  Due
fanciulle erano in carrozza insieme alla madre, e passando per le campagne videro molti
contadini, contadine e fanciulli, darsi da fare nei campi. La madre (Maria) fece riflettere le
figlie sulle diverse condizioni sociali delle persone, dicendo che siccome ogni persona è diversa,
diverse sono le loro abitudini, ciò vale anche per i mestieri. La madre voleva assicurarsi che le
figlie non screditassero mai un lavoro, anche se umile, perché un lavoro umile, perché un lavoro
umile è sempre meglio dell’ozio e del vizio; inoltre ogni uomo è uguale davanti a Dio, quindi
nessuno si deve sentire superiore rispetto a qualcun altro.

Racconti educativi – Felicita Morandi (Milano, 1892)

 Il vizio del giuoco  Giacomo, falegname, si sposa con Bice e hanno un bambino di nome
Edoardo. Giacomo nutre molte speranze per il figlio, così pensò ad un modo per fare più soldi
possibili per il suo futuro. Eusebio, un suo collega, mal visto da tutti, lo indirizza a giocare a
lotto dandogli false speranze. Presto Giacomo perde tutti i suoi risparmi e si indebita. Un giorno
Bice trova il coraggio di chiedere a Giacomo come mai non fosse così malinconico, e lui confessò.
Lui si discolpò dicendo di essere perseguitato dalla sfortuna, ma non si assunse la colpa per aver
cercato la fortuna tramite facili vie. Una sera Giacomo esce di casa in fretta, lasciando Bice
preoccupata fino all’indomani mattina; momento in cui Giacomo torna a casa. Poco dopo al suo
rientro, bussarono i carabinieri e lo arrestarono per furto. Giacomo stette in carcere un anno
nel quale pianse i suoi sbagli. Una volta uscito di prigione Bice e il suo capo di lavoro lo
perdonarono, mentre i colleghi di lavoro continuarono a trattarlo con freddezza. Giacomo pensò
che fosse meglio cambiare città e trasferirsi dove nessuno sapeva del suo passato. Mastro Gian
Domenico (il capo) gli pagò il viaggio e lo assicurò a un suo amico, anch’esso falegname. Qui,
Giacomo e Bice vissero una vita felice ed Edoardo intraprese il lavoro di falegname. In breve,
pochi soldi ma onesti sono meglio di tanti ma guadagnati tramite male azioni.
 L’istitutrice  La famiglia Armandi era composta da: il signor Giacinto, le tre figlie: Ernesta,
Pia e Clementina, e la moglie (in fin di vita). Quando quest’ultima morì, delle figlie si prese cura
la governante Erminia, che le educò nelle varie mansioni domestiche, come voleva la madre. Ma a
poco a poco, per via di sfortune il padre si ritrovò senza un soldo e con tanti debiti e dovette
quindi licenziare tutti i domestici. Erminia si rifiutò di andare e rimase al fianco della famiglia.
Quest’ultima si trasferì in una casa più piccola, dove le quattro donne, su idea di Erminia,
aprirono una casa d’educazione al piano di sotto. Grazie a questo lavoro, si rifecero di tutti i
soldi persi.
L’arpa della fanciullezza. Componimenti poetici per bambini dai 5 ai 10 anni – Luigi Sailer (Milano, 1873)

 251. Ciascuno ha il suo dovere  Facendo vari esempi di lavoro, l’autore mette in risalto
l’importanza di adempiere con attenzione e piacere al proprio lavoro.
 252. Anch’io lavoro  L’autore prende come esempio il lavoro che fanno gli animali per nutrirsi,
paragonandolo al lavoro che la bambina deve fare per istruirsi.
 253. Leda  L’autore con ironia racconta di Leda: una ragazza viziata e oziosa che viene
giustificata dalla madre, la quale pensa che crescendo migliorerà da sé.
 254. Lo spazzacamino  L’autore racconta di un fanciullo che trasferitosi a Milano, dal Lago
Maggiore, cerca di guadagnare dei soldi facendo lo spazzacamino. Un giorno spera di poter
tornare da sua madre e portarle i soldi guadagnati se lei sarà ancora via.
 255. Spazzacamino  L’autore vuole sottolineare che anche uno spazzacamino è da
considerare uomo d’importanza in quanto guadagna soldi in modo onesto.
 266. Canto dell’operjo  L’autore tramite questo “canto” vuol sottolineare che le fatiche
durante la giovinezza saranno poi ripagate nella vecchiaia.
 267. Al lavoro!  L’autore vuole sottolineare che chi lavora e si guadagna tutto col suo sudore
ha più soddisfazione rispetto a chi ha tutto senza guadagnarselo.
 270. Salute e lavoro  L’autore vuole mettere in risalto il fatto che se una persona e un
lavoro per mantenersi, non ha bisogno di nient’altro.
 271. La fiorista  L’autore evidenzia il fatto che seppur la fiorista è povera resta comunque
di bell’animo rispetto a quelle signore che comprando fiori sperano di nascondere il loro animo
cattivo, pertanto la fioraia non deve averne invidia.
 272. Il fabbro-ferrajo  L’autore vuole sottolineare che chi lavora è più gioioso di chi ozia.
 273. Per la festa degli operai  L’autore fa capire che tramite il lavoro si troverà quel
decoro e quella vita armoniosa che chi ozia non conoscerà mai.
 276. L’ingresso nella scòla  L’autore mette in risalto che la maestra di scuola voglia bene a
tutti i suoi studenti in eugual modo. Inoltre, l’autore fa capire che i bambini dveono essere
buoni perché sanno di essere guardati dal Signore.
 277. Il fanciullo nella scòla  L’autore spiega che se i bambini adempiranno ai loro doveri
scolastici, le persone intorno a loro (maestri e genitori) saranno contenti.
 278. Fiori e fanciulli  L’autore spiega che fino a quando i fanciulli rimarranno semplici come
fiori, questi non conosceranno mai la vergogna e la colpa.
 367. La Patria dell’italiano  L’autore vuole far capire che la Patria dell’italiano non sta nelle
singole città ma nell’essere coesi specie durante i periodi brutti e, nel provare potrà verso il
prossimo-
 368. Il luogo nativo e la Pàtria  L’autore spiega che bisogna amare il posto in cui si è nati e
che bisogna essere grati ai personaggi pensati per aver reso l’Italia ricca di cultura. Inoltre è
benedetta la bandiera italiana: verde, bianco, rosso.
 369. Siam fratelli  L’autore vuole far intendere che ci deve essere amore tra gli uomini e
per questo, non si devono fare le guerre.
 370. Pàtria -> L’autore che sostiene che bisogna essere grati alla nostra Patria in quanto ci ha
educati, nutriti e difesi.
 371. Itàlia  L’autore dice che chi non ama l’Italia non è degno di esserne figlio.
 372. Ciò che amo  L’autore mette in risalto le bellezze d’Italia; pertanto gli italiani devono
essere grati di cuore alla patria durante le loro preghiere.

Capitolo 5. La letteratura per l’infanzia fra i banchi di scuola. I libri di lettura per le classi elementari e
i corsi popolari dopo l’Unità.

Le ricerche fatte negli ultimi quindicenni hanno fatto emergere lo stretto collegamento che vi era, negli
anni ’30 e ’40 dell’800, fra la letteratura destinata alle aule scolastiche e la letteratura per l’infanzia/
giovanile. Questo collegamento è sostenuto anche e soprattutto dal fatto che la letteratura per
l’infanzia viene pubblicata parallelamente alla pubblicistica scolastica. Per tutto il corso dell’800,
proprio per l’importanza che la letteratura per l’infanzia andava assumendo, gli editori di pubblicistica
destinati alla scuola, stampavano anche libri destinati all’infanzia, e viceversa. Soprattutto questi ultimi
testi, seppur nati con un fine diverso, conobbero la loro fortuna proprio all’interno della scuola. Ne
fanno parte, ad esempio, le novelle di Padre Francesco Soave, i racconti di Cesare Cantù, il Giannetto
(Parravicini) e le opere appartenenti al filone del self-helpismo.
Al fine di approfondire, ai ragazzi, i contenuti della fase rigorosamente italiana, i libri di lettura di quel
periodo facevano riferimento agli scenari politici e culturali caratterizzanti quel periodo. La scuola
italiana, tramite quei libri, aveva un compito: fare gli italiani. A tal proposito, il pedagogo e uomo di
scuola Aristide Gabelli evidenziò l’importanza di realizzare “una vera educazione nazionale pel nostro
popolo”.
Le èlites politiche e intellettuali risorgimentali erano animate dal culto letterario della tradizione.
Queste èlites erano gruppi minoritari nel Paese. Aristide Gabelli, a tal proposito, sostiene che coloro
che si sono occupati del Risorgimento vedevano l’Italia più ricca e colta di quel che effettivamente era.
Queste èlites politiche e intellettuali si trovarono a gestire un processo unitario nel quale il rapporto
tra Stato e società civile si è realizzato secondo una prospettiva oligarchica e una netta divaricazione
fra le classi.
I nuovi ceti dirigenti (di stampo giobertiano e mazziniano) rivendicarono per sé una forte appartenenza
e lasciarono alla moltitudine una cittadinanza debole e continuamente sorvegliata; il processo di
unificazione sociale, per la maggioranza della popolazione, rimase circoscritto alla comunità d’origine.
A partire dal 1860 con la Legge Casati più vari regolamenti attuativi, i programmi didattici iniziarono a
essere caratterizzati da percorsi paralleli e distinti; i modelli educativi erano fortemente eterogenei
per: impostazione, durata e contenuti. In breve, a seconda della classe sociale che veniva occupata, si
affrontavano studi più o meno completi.
La nazionalizzazione delle cose popolari, attraverso la scuola e la formazione scolastica, fece estendere
a tutta la popolazione: l’educazione al sentimento della patria e la promozione dell’identità nazionale. La
borghesia estende, pertanto, tutti i suoi valori, i suoi modelli culturali, la sua morale e i suoi costumi.
Nei primi decenni successivi all’Unità d’Italia, i libri scolastici affrontarono come temi: la civilizzazione
del popolo basso, accennando talvolta alla dimensione religiosa, e il dirozzamento della plebe.
Quest’ultimo passa attraverso l’interiorizzazione dell’etica borghese e dei valori che la sorreggono. Ai
libri, era pertanto affidata un’educazione più sull’economia e la posizione sociale piuttosto che sulla
moralità e la cultura.
La prospettiva di educazione nazionale declinata ai libri di letteratura e nelle pratiche educative
scolastiche si caratterizza, nel II° Ottocento, per la valorosa difesa di un modello sociale borghese
rigidamente èlitario e gerarchico, ostile ad ogni forma di mobilità e ascesa sociale, come pure ad ogni
ipotesi di rimescolamento tra le classi.
Un esempio lo possiamo trovare nel libro il libro del bambino o primo libro di letture graduate
dall’Abate Giulio Tarra. Quest’ultimo, opera una vera e propria saldatura tra l’obiettivo: di promuovere
il sentimento nazionale e la leale adesione delle classi popolari agli ordinamenti e alle istituzioni del
nuovo stato unitario; e quello di favorire l’assimilazione, da parte degli stessi ceti subalterni, dei valori,
dei costumi e dei modelli culturali borghesi.
Vi sono, pertanto, due tipologie di testi:

1. Letture, dialoghi e raccontini destinati ad esaltare il sentimento della patria e ad illustrare le


prerogative della monarchia e il ruolo di primaria importanza dalla religione nell’edificazione
della nazione italiana;
2. Testi che favoriscono l’interiorizzazione di un’etica rigidamente improntata al sistema di valori
delle classi dominanti.
Angiolino discorrono colla mamma intorno al loro stato”. In questo racconto i due fratelli si
lamentano del dover andare in giro uno col farsetto corto, e l’altro senza scarpe e col capello bucato. La
mamma rispondo loro che ciò avviene perché c’è chi deve comandare (i ricchi) e chi deve obbedire (i
poveri). La speranza è che questi ultimi saranno poi promessi al paradiso. Così i bambini, comprendendo
la situazione, vanno a scuola con la speranza di andare, dopo la morte, in paradiso con la mamma e con il
papà.
Un altro esempio dei principi dell’accettazione rassegnata della propria condizione sociale e delle
differenze di classe come un fatto naturale e immodificabile, lo possiamo trovare nella Raccolta
completa dei dialoghi e racconti per fanciulli di Massimina Fantastici Rosellini (1877). In questa
raccolta vi è contenuto un dialogo fra la mamma e le sue due figliuole Adele e Malvina. Questo racconto
è analogo a quello di Giulio Tarra. Qui, le due figliuole si vergognano di indossare dei semplici abiti e di
abitare modesta rispetto alle figliuole nobili, vestite a festa, che abitano nel palazzo di fronte. La
madre, tramite un esempio, fa capire loro che ciascuno ha la sorte che, con la propria condotta, si è
meritato.
Storia analoga viene raccontata ne La terra, il Mare, il cielo di Ida Baccini (1880). In questa
lettura, nel capitolo “lavoro” la scrittrice propone un dialogo tra una povera vedova e Manfredo (il figlio
maggiore). Qui, viene raccontato che Manfredo, prendendo spunto dalle api che faticano tutto il giorno,
chiese alla mamma di non farlo più studiare in quanto voleva andare a lavorare per portare lui i soldi a
casa e non fare affaticare tanto sua madre.
Un ultimo esempio di queste tematiche, lo troviamo nel libro “La bambina italiana alla scuola:
Compimento del sillabario per la classe prima” di Siro Corti e Pietro Cavazzuti (1892). In quest’opera
viene evidenziata l’importanza di promuovere un riavvicinamento morale e di affratellamento tra le
classi sociali, alimentato da buoni sentimenti.
Qui, si parla di tre fanciulle: Elisa (ricca), Emilia (cugina di Elisa) e Filomena (povera). Quando
quest’ultima vide Elisa le corse incontro per abbracciarla, ma Elisa si tirò indietro. Avendo assistito alla
scena, Emilia fece notare ala cugina che le fanciulle devono stimarsi ed amarsi a vicenda e che quelle più
ricche devono essere più gentili, nei modi, con quelle meno fortunate.
In breve, con il dirozzamento delle plebi (fine di alcuni libro post Risorgimentali) i libri destinati ai
fanciulli vedono il popolano da acculturare prima che l’individuo in evoluzione da portare a maturità.
Perciò, tutti quegli interventi che si fondavano su una già ben consolidata educazione al buon gusto e
alla rispettabilità, assumono subito dopo l’Unità, l’aspetto di repressione dell’eccesso e della
sregolatezza tradizionalmente attribuiti al popolo.

Testi

Primo libro di lettura graduata allo sviluppo progressivo del linguaggio, delle idee e della morale ed
all’avviamento al comporre ad uso delle scuole elementari del popolo – Giulio Tarra (1864).

 I signori, gli operai e i poveri: osservazioni e notizie  In tutti i comuni, gli abitanti vivono
in condizioni di vita diverse. Ci sono i benestanti, gli operai e i poveri, gli infermi e i disgraziati.
In questa società è necessario aiutarsi l’un l’altro e rispettarsi. Tutti hanno bisogno di essere
istruiti ed educati. Il buon cittadino, quindi, deve rispettare chi è sopra di lui, ed avere pietà di
chi soffre; se tutti facessero così ci sarebbe pace e armonia.
 I magistrati, i sacerdoti, e i vecchi. Osservazioni e pensieri morali  I magistrati (re,
sindaci, ecc..). i sacerdoti e i vecchi, sono le persone più venerate della società: i primi perché
guidano la società con le leggi; i secondi perché amministrano i sacramenti e istruiscono,
assistono e confortano i credenti con sacrifici e preghiere; e i vecchi perché con la loro
esperienza hanno tanto da insegnare ai giovani. Il popolo deve, quindi, ascoltarli e rispettarli,
solo così la verità e la giustizia trionferanno e saranno tramandate.
 La patria. Osservazioni e pensieri  Ogni cittadino deve amare la sua Patria, e fare in modo
di proteggerla e contribuire al bene di tutti lavorando onestamente.
 Tito descrive la venuta del Re nella città  La città era in festa, le botteghe chiuse e le
bandiere tricolori sventolavano delle finestre. Dopo alcuni colpi di cannone, arrivò il Re Vittorio
Emanuele. Tutti lo acclamarono e molti generali e ufficiali lo seguivano. Le bande militari
suonavano l’inno nazionale, e una volta che il Re entrò nel Duomo, il sacerdote, il vescovo e i
cittadini, ringraziarono il signore per aver dato loro un Re così valoroso.
 Al ritorno del soldato in famiglia. Dialogo  Alberto era al servizio militare da tre anni,
quando i superiori gli diedero il permesso di un mese di riposo. Andò così a trovare la sua
famiglia composta dal padre e dai 2 fratelli: Ulderico e Pasquale. Il padre gli chiese come lo
trattassero i superiori e se si trovasse bene; Alberto rispose che lo trattavano come uno di
famiglia, che il cibo non gli mancava e che in qualsiasi parte d’Italia andasse, il popolo lo amava
come un fratello. Alberto raccontò poi di aver combattuto contro i briganti, che erano oziosi ed
assassini. Il padre e i fratelli gli dissero di avere sempre pregato per lui. Alberto promise che
una volta tornato dal servizio, sarebbe stato di sostegno al vecchio padre e alla famiglia.
 1° racconto: Camilla regina dei volsci  L’autrice trae dall’Eneide (poema di Virgilio), la storia
di Camilla. Quando Latino promise in sposa sua figlia Lavinia ad Enea (troiano), Turno (re dei
rutuli) andò su tutte le furie perché era stata promessa a lui, e non ad Enea. Quindi Turno
radunò molti eserciti, e con la regina Camilla a capo dei volsci, partì per combattere contro i
troiani. Camilla era figlia di Metabo, re di Priverno, il quale aveva messo contro di lui i sudditi, a
causa dei suoi eccessi. Una volta cacciato dalla sua capitale, i sudditi lo perseguitavano per
ucciderlo. Un giorno in braccio Camilla, e quando vide che lo stavano inseguendo, affidò la
fanciulla a Diana, dea dei boschi, pregandola di salvarla da questo attentato. Scampato il
pericolo, padre e figlia vissero nei boschi, e una volta cresciuta, Camilla diventò un’abile
cacciatrice. In molti la chiesero in sposa, ma lei volle conservare la sua verginità. Una volta
tornata a Priverno, fu proclamata regina. Nel frattempo, l’armonia fra i laurentini (popolo di
Latino) e i troiani si era rotta, perché il figlio di Enea, Ascanio (avuto dal precedente
matrimonio con Creusa, poi morta a Troia) aveva per sbaglio ucciso un cervo addomesticato di
una donna laurentina. Così i laurentini e Turno si allearono, mentre i troiani fecero lega con
alcuni possenti signori toscani. Alla battaglia partecipò anche Camilla e le sue donzelle (suddite).
Mentre Camilla combatteva vide un troiano con una bella armatura, così decise di seguirlo e
prenderla per portarla al tempio di Diana, come dono. Presa dal suo inseguimento, non si accorse
che un uomo la stava per colpire alle spalle. Una volta morta, Turno e i suoi cavalieri stavano
perdendo la battaglia, e una volta che anche Turno fu ucciso, Enea entrò a Laurento e fece pace
con il Re Latino, infine sposò Lavinia.
 2° racconto: Le sabine  Romolo e Remo, figli di Enea e Lavinia, avevano fondato la città di
Roma. Qui però scarseggiavano le donne, così Romolo (Remo era morto) si rivolse ai sabini,
affinchè acconsentissero ad offrire le loro donne in cambio di alleanza negli interessi di
entrambi i paesi. I sabini non acconsentirono, così Romolo diede una festa in onore di Nettuno,
invitando i popoli vicini, e una volta arrivati i sabini, con le loro donne, i romani si lanciarono sulle
fanciulle. Con il tempo però, molte fanciulle si affezionarono ai loro rapitori, e perdonando la
loro violenza iniziale, diventarono mogli affettuose. Gli uomini sabini, però, si ribellarono e iniziò
una guerra fra i due popoli. Le donne vedendo morire da una parte i loro fratelli o padri, e
dall’altra i loro mariti, scesero in battaglia a scongiurare di fermarsi. Gli uomini capirono il
legame d’affetto che le donne provavano nei confronti di entrambi i popoli, così deposero le
armi. Le donne, con il loro amore, avevano unito i due popoli portando la pace.

Tomaso o il galantuomo istruito. Racconti e letture per le scuole di campagna e degli adulti – Pasquale
Fornari (Milano, 1868)

 Dio e religione  Tomaso Barca, era un vecchio contadino di oltre 80 anni, ed era
soprannominato “galantuomo”. Era chiamato così perché era virtuoso e sempre pronto ad
aiutare il prossimo. Non aveva mai studiato, ma aveva buon senso e molta esperienza. Un giorno,
mentre tornava dal mercato d’Orta, incontrò il medico di un paese vicino. Iniziò allora una
discussione sull’esistenza di Dio: il medico non credeva, mentre il vecchio si. Il galantuomo
spiegò che era Dio ad aver creato il mondo, e la sofferenza esisteva per il semplice fatto che
gli uomini un po’ se la procurano da soli, un po’ perché il cosmo è talmente grande che Dio non
può badare alla sola felicità degli uomini. Spiegò inoltre che frequentando la chiesa, i poveri
cittadini, trovarono conforto nelle parole del parroco, che insegnava loro come comportarsi da
bravi cittadini: la Religione, quindi, insegna come vivere in modo virtuoso. Il medico fu
meravigliato di trovare nei principi del contadino i suoi stessi principi.
 Il lavoro  Un giorno mentre il galantuomo era occupato nel suo orticello, passarono di lì un
gruppo di suoi compaesani ubriachi. Questi gli chiesero che allegria trovasse nello stare sempre
occupato in qualcosa, dato che alla sua età non aveva da badare che a sé stesso. Galantuomo
disse loro che invece di oziare tutti i giorni, gli conveniva mettere da parte qualche soldo alla
cassa di risparmio. Inoltre, il lavoro rende le ossa forti, mentre l’ozio è il padre di tutti i vizi, e
vivendo in modo disordinato, come loro, subentrano le malattie, e questo influirà anche sul
denaro. Infine, disse che da sobri avrebbero dato più importanza, e trovato più piacere nel
rivedere le loro mogli e i loro figli. Detto ciò, ognuno se ne andò a fare le proprie faccende,
colpiti dalle parole di Galantuomo.

Il Plutarco femminile. Libro di lettura e di premio – Pietro Fanfani (Milano, 1872)

 IX S. Caterina De’ Fieschi  La direttrice disse alla sua alunna, Giannina, di raccontare la vita
di una donna genovese; che è l’esempio perfetto delle buone spose. Questa donna è Caterina De’
Fieschi, che fin da bambina desiderava farsi monaca e privarsi dei beni terreni, ma per
obbedire ai genitori si sposò con Giuliano Adorno, uomo nobile ma scostumato e ritroso. Caterina
pregò che il suo sposo cambiasse carattere, e per tutto il matrimonio subì le stranezze e le ire
del marito; le sue preghiere furono però esaudite quando, dopo una lunga malattia di Giuliano,
questo morì santamente. Le allieve rimasero meravigliate dalla forza d’animo di Caterina. La
direttrice disse che trovare un marito così è sì una disgrazia, ma si può tentare di risolvere con
le buone maniere e la pazienza.
 XII Veronica Gambara  Vittorina era una fanciulla non bella e piuttosto dispettosa; la
direttrice le fece leggere la storia di Veronica Gambara: Veronica, fin da bambina, studiò molto:
soprattutto le lingue e la poesia. Ella stette lontana dalla madre e dalle vanità femminili, e una
volta sposata, seppe occuparsi della casa. Quando suo marito morì, andò a stare per qualche
tempo a Roma, dove formò un’accademia dove vi erano scritti i più grandi letterati di quei tempi.
In quel tempo ci fu l’incoronazione di Carlo V, il quale ebbe una conversazione graziosa e dotta
con Veronica, e ne rimase incantato.
La signorina Vittorina chiese alla direttrice perché avesse fatto leggere questo racconto
proprio a lei, e la direttrice le disse che qualche tempo prima l’aveva vista in una discussione
troppo accesa sul discorso della moda, e voleva farle capire che ci sono mode che non tutti
possono permettersi, chi per soldi, chi per l’età e chi per certe occasioni.
 XIII Vittoria Colonna  La direttrice, il maestro e le alunne, erano già tutti in aula ad
aspettare Laurina che quel girono doveva leggere. Dopo un po’ di ritardo arrivo e si mise a
leggere il suo racconto: Vittoria Colonna nacque da una famiglia antica e nobile di Roma. All’età
di 4 anni, suo padre la promise in sposa a Francesco D’Avalos, marchese di Pescara. Quando
Vittoria compì 14 anni, lo sposò. Vittoria era bella, virtuosa e affettuosa, ma il marito dovette
allontanarsi da lei per combattere delle guerre. Rimasta sola, Vittoria si dedicò allo studio delle
letterature riuscendo molto bene. I due sposi si scambiavano lettere e lui ascoltava sempre i
suoi consigli, tant’è che quando i principi italiani gli proposero di diventare Re di Napoli, in
cambio di consacrarsi al loro partito, lui rifiutò su consiglio di Vittoria. Francesco morì in
battaglia a Milano quando Vittoria aveva 35 anni. Passati da poco i 50 anni, quest’ultima tornò a
Roma dove morì. I letterati dicono che le sue poesie sono bellissime e furono onorate e lodate
da tutti.
Quando Laurina finì di leggere, la direttrice la rimproverò per il suo ritardo e il maestro le
corresse qualche imperfezione del suo discorso.

Racconti e biografie di storia Patria per le scuole primarie e popolari – Siro Corti e Domenico Recchia
(Torino, 1880).

 Giuseppe Mazzini  Giuseppe Mazzini è uno dei grandi uomini della nostra Patria, e sacrificò al
sua vita per rendere libera la Patria. Il suo maestro, quando Giuseppe era fanciullo, scrisse una
lettera a sua madre informandola che suo figlio era molto avanti per la sua età, pieno di ingegno,
e che pertanto doveva impegnarsi a mantenerlo tale, spronandolo negli studi. Molto giovane,
Mazzini entrò nella setta dei carbonari, dove fu, in seguito a ciò, imprigionato ed esiliato.
Riparatosi a Marsiglia fondò la giovane Italia, con l’intento di costruire una nazione libera e
uguale. Una volta esule, non vi fu una manifestazione in Italia alla quale lui non partecipasse. A
Roma la costituente proclamò la Repubblica, e la città elesse Mazzini come suo rappresentante.
Qui, si mostrò attivo, e aiutato da Avezzana e Garibaldi, ordinò la difesa dello Stato. Le cose
però non andarono bene, e i numerosi nemici vinsero, facendo ricadere Roma sotto il dominio dei
Papi. Mazzini si trasferì in Inghilterra fino a che scoppiò la guerra nel 1859, cominciando quella
serie di vittoria che ci condussero, alla Breccia di Porta Pia. Mazzini operò in Sicilia, e nel 1867
morì a Pisa.
 Camillo Cavour  Camillo Benso, Conte di Cavour fece parte al Risorgimento della Patria. Nato a
Torino, fu posto all’accademia militare, ma Cavour non aveva alcuna inclinazione per le armi, così
viaggiò in Francia e in Inghilterra, dove fece amicizia con uomini illustri e acquistò la scienza del
governo parlamentare. Ritornando in Patria, lodato scrittore dell’economia politica, si diede a
difendere la necessità di liberi ordinamenti ed a cercare di riunire le forze italiane insieme a
Balbo. Con la Rivoluzione delle 5 giornate di Milano, Cavour spinse, tramite la stampa, il principe
e il popolo alla guerra. All’inizio la vittoria si mostrò favorevole, ma poi le forze degli austriaci
prevalsero. Dopo la sconfitta a Novara, Cavour fu scelto da Vittorio Emanuele II come
presidente del governo e ministro delle finanze. In seguito, le vittorie di Alma e della Cernaia,
ristabilirono la fama dei piemontesi come soldati, e resero celebre il nome di Cavour. Dopo che
Cavour strinse alleanza con la Francia, ci furono una serie di gloriose vittorie, e le truppe
austriache si indebolirono. La pace di Villafranca, però, mise fine a questa serie di vincite, e
Cavour, indignato, si ritirò dal governo. Dopo qualche mese Cavour si rese conto che la sua
presenza era necessaria e tornò; qui seppe riunificare l’Italia sotto lo scettro di Vittorio
Emanuele II.
Mentre Torino festeggiava il Risorgimento della Patria, Cavour morì all’età di 50 anni.
 Vittorio Emanuele II Re d’Italia  Vittorio Emanuele era figlio di Carlo Alberto e Maria
Teresa di Lorena. Quando Carlo Alberto andò a combattere in Spagna, la moglie gli scriveva di
quanto Vittorio mostrasse segni di straordinaria intelligenza. Anche se ci furono delle sconfitte
durante le battaglie, il popolo con il suo amore lo confortava, e alle sconfitte succedettero le
vittorie, e applaudito e acclamato, passò da Roma per la Breccia di Porta Pia.
 Liberazione delle province meridionali e proclamazione del Regno d’Italia  Mentre al nord
erano scoppiate le ostilità fra il Piemonte e l’Austria, le popolazioni napoletane e siciliane fecero
guerriglie. Il Regno delle due Sicilie era sotto il feroce governo di Francesco II. Garibaldi e i
mille, in quel tempo, sbarcarono a Marsala, dove il 6 giugno a Palermo, obbligarono i borbonici a
capitolare. Liberata la Sicilia, Garibaldi e i suoi risalirono lo stivale per liberare il resto. Dopo un
breve assedio per terra e per mare, Ancona, le Marche, l’Umbria, passarono sotto il Re Vittorio
Emanuele II.
A Volturno ci fu la grande battaglia fra borbonici e garibaldini, dove vinsero questi ultimi. Nel
1861, il Parlamento promulgava una legge con cui Vittorio Emanuele II assumeva il titolo di Re
d’Italia.
 Giuseppe Garibaldi  Garibaldi è l’eroe del popolo, ha speso tutta la vita per i diritti del popolo
e il beneficio dell’umanità.

Una fanciulla massaia. Libro di lettura per le scuole femminili elementari superiori – Ida Baccini
(Firenze, 1880).

 Avanti di cominciare  Una madre racconta alle sue figlie di come erano i testi per i fanciulli,
quando era bambina lei.
I libri erano grandi e poco piacevoli, vi erano tante nozioni che si dovevano imparare a memoria,
senza necessariamente capirne il senso. Per fortuna, però, le scuole si perfezionarono e i libri
divennero più facili da capire, e i maestri più gentili, quasi come un padre o una madre. Le
alunne, però. Corrono il rischio di cadere nella vanità, credendo di essere superiori solo perché
sanno tante cose, ed arrivarono perfino a vergognarsi dell’ignoranza e della semplicità dei propri
genitori. Un giorno una popolana raccontò questo fatto alla madre di queste figlie: la figlia di
questa semplice donna, era una brava fanciulla che aiutava la mamma in varie faccende
domestiche; da quando però incominciò a leggere i libri ed ad andare a scuola, questa non
parlava altro che di ciò che imparava, vergognandosi per il linguaggio popolano dei genitori.
Le due donne convennero che l’unica “medicina” per curare l’orgoglio, l’ingratitudine e la vanità,
era l’amore e la pazienza.

Il libro completo per gli alunni e le alunne della quarta classe elementare – Ildebrando Bencivenni
(Torino, 1881).

 Una buona conoscenza  Bistino è nato in una famiglia povera, sua madre e suo padre sono
entrambi lavoratori onesti; e tengono molto all’educazione dei figli. Bistino è un fanciullo buono,
cerca sempre di mostrarsi gentile, di studiare ed aiutare suo padre. Bistino amava molto anche i
suoi fratelli, cercava di dare il buon esempio e correggerli senza asprezza. Per il maestro aveva
molto rispetto, in quanto era lui ad insegnare ai fanciulli, preparandoli ad affrontare la vita.
Bistino (o Bista) sapeva quali erano i propri compiti e li adempiva, senza orgoglio né superbia.
 Dovere  I ragazzi devono imparare a non pretendere troppe dagli altri, senza aver loro stessi
adempito ai propri doveri. Senza i doveri, ogni virtù, ogni autorità e gli stessi affetti, non
potrebbero durare. I fanciulli che fanno il loro dovere, vengono apprezzati da tutti, crescono
saggi, utili alla famiglia e alla patria.
 Buon senso e buon cuore  Bista un girono andò a fare visita al cugino Roberto. Arrivato
davanti a casa sua, lo trovò sconsolato, ma quest’ultimo non gli volle dire cosa fosse successo.
Entrato a chiedere spiegazione agli zii, questi furono, con Bista, molto evasivi nelle risposte.
Sospettando di qualche marachella del cugino, Bista andò da lui a fargli un discorso: gli disse
che bisognava amare e rispettare i propri genitori perché sono loro che hanno educato e
cresciuto, e noi (figli) abbiamo pertanto il dovere di obbedirli, con lo studio e il lavoro.
Roberto, quindi, confessò di aver risposto male alla sua mamma e di non aver studiato
abbastanza. Bista, quindi, lo invitò a scusarsi e una volta ottenuto il perdono dei genitori, si
propose di diventare un buon fanciullo.

La giovinetta italiana ammaestrata nei suoi doveri di donna e cittadina. Per le classi elementari superiori
e complementari – Giuseppe Bergogno (Torino, 1885).

Capo III – La Patria, governo e sue forme

 Lezione prima. Doveri della donna come cittadina  Vi è un discorso fra due donne, la quale
una pone una domanda all’altra, che le risponde affermando l’importanza di conoscere la propria
Patria, per una buona cittadina italiana.
 Lezione terza. Doveri speciali della donna cittadina  Il discorso continua e la donna speiga
all’altra che la Patria va amata, onorata e servita, in quanto essa ci dona dei benefici quali:
istruzione, educazione e sicurezza.
Pertanto, per far sì che la donna sia una buona cittadina, deve rendere virtuosa, prospera e
forte, la nostra Patria.

Capo V – Regole di urbanità e di buona creanza

 Lezione prima. Quanto importi alla fanciulla l’apprendere le massime di buona creanza  Il
dialogo sfocia nell’importanza di condividere le proprie virtù con gli altri per il bene della Patria.
 Lezione terza. Del contegno  Le fanciulle per bene sono quelle che hanno contegno: per
contegno s’intende essere onesti, gentili e decenti. Occorre, pertanto, attuare comportamenti
dignitosi quando si è in pubblico.

Emma e Giulia. Letture educative per le scuole elementari femminili – Giuseppe Toti (Palermo, 1887).

 I vestiti, la biancheria, il bucato (economia domestica)  Una buona massaia, sa che è


importante avere un vestito semplice, integro e saperlo portare con grazie; piuttosto che avere
un vestito sfarzoso senza poterselo permettere. Inoltre, è buona cosa risparmiare sui vestiti, in
favore della biancheria.

La giovanetta italiana alla scuola. Libro di lettura conforme ai programmi governativi del 20/11/1894 –
Siro Corti e Pietro Cavazzuti (Milano, 1895).

 Forza d’animo  Una delle virtù che deve avere una fanciulla per bene è la forza d’animo:
intesa come quella volontà che non ci fa cadere in tentazioni. Un esempio è Giuseppa Tornielli-
Bellini: Giuseppa è sempre stata educata alla forza d’animo. Quando si sposò ed ebbe un figlio,
che era la sua più grande gioia, dovette farsi forza quando quest’ultimo morì. Lei e suo marito,
però, non si abbatterono e iniziarono ad occuparsi dei figli degli altri. Quando poi, anche il
marito morì, Giuseppa andò avanti nel suo impegno e donò dei soldi per le scuole destinate ai
bambini poveri.
 Coscienza e volontà  Le buone fanciulle devono essere in pace con la propria coscienza; per
capire se un’azione è in armonia con la nostra coscienza, dovremo pensare di raccontarla ai
nostri genitori/maestri; se ci viene facile raccontarla vuol dire che la nostra azione non avrà
conseguenze negative, viceversa dobbiamo lasciar perdere quest’azione. Un’altra forza interna
delle buone fanciulle è la volontà. Questa ci permette di raggiungere i nostri obiettivi, anche
laddove a primo impatto ci sembrano irraggiungibili.
 Modestia e vanità  Elettra e Maria erano state compagne di scuola. Maria si trasferì poi con
la famiglia, la quale non le negava alcun tipo di lusso. Ella era, infatti, molto bella e vanitosa, ma
incapace di occuparsi delle faccende alle quali una fanciulla dovrebbe adempiere.
Al contrario, Elettra, modesta nel vestirsi, era in grado di provvedere all’economia e alle
faccende domestiche. Una volta sposate, infatti, si videro le differenze: il marito di Maria,
impiegato governativo, si invaghì di lei per la sua bellezza, dopo poco tempo si accorse di quanto
Maria fosse spendacciona e si pentì di averla sposata. Elettra, che invece era risparmiatrice,
aveva fatto triplicare il capitale del marito (industriale). Allo stesso modo, diversi furono i
princìpi di educazione dei figli.
Quando le due donne si rincontrarono, Elettra vedendo le povere condizioni di Maria, e capendo
a che cosa queste erano dovute, appellandosi al cuore materno di quest’ultima, riuscì a farla
ragionare.
Il giovinetto italiano educato e istruito. Letture per la quinta classe elementare maschile. In
conformità dei programmi e delle istruzioni ministeriali 29/11/1984 - Bartolomeo Rinaldi (Torino,
1896).

 La fanciullezza d’alcuni grandi  I grandi (che siano essi autori, patriottici, o gente comune)
sono stati a loro volta piccini. Sarebbe quindi curioso, saperne di più sulla loro fanciullezza.
 1. Vittorio Emanuele  Dell’infanzia del Re Vittorio Emanuele II ne veniamo a conoscenza
tramite delle lettere che la madre, Maria Teresa, scrisse ad un’amica.
 Delizia della madre  1/01/1823 Vittorio era vivace, saggio ed amorevole.
 Amore verso il fratellino  2/01/1823 Vittorio vuole molto bene a Ferdinando, e corre sempre
nella sua camera per vederlo.
 Vivace, si, ma anche docile e studioso  8/05/1823 La mamma si assume la responsabilità di
insegnare a Vittorio a leggere, ed anche se fa fatica a farlo stare attento sugli studi, quando
quest’ultimo impara una cosa non la dimentica più.
 2. Camillo Benso di Cavour  (Torino 10/05/1810 – Torino 6/06/1861). È importante ricordare
il Conte di Cavour in quanto fedele patriottico ed esempio per i fanciulli di quel tempo.
 Vivacità e prime difficoltà superate  La Marchesa Adelaide di Sellon (mamma) scrisse ad
un’amica che già prima dei 5 anni Camillo sapeva leggere e scrivere in piena autonomia.
 Franchezza e risolutezza  La risolutezza di Camillo si mostrò fin da piccolissimo, quando in
viaggio per Ginevra si accorse che le strade erano mal ridotte e pertanto, volle parlare con il
sindaco. Quando quest’ultimo gli accordò la visita, Camillo riuscì a rendere fattibili le sue
richieste.
La stessa risolutezza si confermò quando Camillo prese parte al Risorgimento italiano.
 3. Giuseppe Garibaldi  Garibaldi, valoroso capitano e fedele a Vittorio Emanuele II, pubblicò
le sue memorie tramite quali possiamo oggi, venire a conoscenza della sua fanciullezza.
 Superiorità e bontà  In qualsiasi contesto Giuseppe si rivelava superiore rispetto agli altri
compagni, ma di questa superiorità non ne fece mai un vanto. Giuseppe, per tutta la sua vita, è
sempre stato pronto a difendere i più deboli.
 Compassione verso gli animali  La sua prontezza nel difendere i più deboli, si mostrò anche
nei confronti degli animali. Tant’è vero che quando, per sbaglio, ruppe una zampa ad un grillo,
Garibaldi pianse.
 Atti d’eroismo verso i suoi simili  Garibaldi non ebbe mai paura di rischiare la sua vita per
mettere in salvo quella degli altri. Questo ebbe modo di dimostrarlo in più episodi.
 4. Giuseppe Mazzini  Mazzini era uno scrittore e si battè tantissimo per la libertà della
propria patria.
 Buoni esempi in famiglia  Sin da bambino, sentendo parlare il padre di tematiche quali:
libertà, uguaglianza, fratellanza e indipendenza nazionale, Mazzini fece di queste tematiche uno
spunto per la sua battaglia di vita, ovvero il Risorgimento italiano.
 Precoce svogliatezza d’ingegno  Mazzini, fin dall’età di 7 anni, si dimostrò molto sveglio per
la sua età, infatti, il maestro disse alla madre che Giuseppe sarebbe stato destinato ad essere
ricordato da tutta Europa. E così fu.
 I prescritti d’Italia  Mazzini decise di battersi per l’amore della patria quando un giorno,
vedendo le condizioni alle quali era costretto un patriottico in esilio, che chiese la carità a sua
mamma, si commosse.

Considerazioni  Tutti questi grandi personaggi storici, sono diventati tali grazie agli
insegnamenti dei genitori e grazie al rispetto e alla gratitudine che questi grandi personaggi
provarono nei loro confronti.
Una allegra nidiata. Corso di letture per le classi dalla 2° alla 5° elementare - Anna Vertua Gentile
(Lanciano, 1900)

 La nostra Italia  Il maestro disse agli alunni della classe 3° elementare che essi conoscevano
l’Italia fisicamente, ma non ne conoscevano la storia. La conoscenza di quest’ultima è
fondamentale per sentirsi parte della propria patria.
 Doveri verso la Patria  La Patria è come una mamma che provvede al bene dei propri figli.
All’interno della patria occorre rispettare delle leggi per esserne parte a pieno.
 Doveri dell’uomo I doveri dell’uomo hanno tre destinatari: sé stesso (salute), la Patria
(rispetto, lavoro, conoscenza della storia, difesa tramite armi) e; i genitori (rispetto e
obbedienza).

Capitolo 6. Più che amena, edificante: la letteratura per l’infanzia di matrice confessionale.

Un genere di opere ignorato in Italia è quello a stampo religioso destinato però ai fanciulli d’ambo i
sessi ma di diversa condizione sociale, incentrati sulle tematiche della formazione morale e spirituale.
Queste opere hanno conosciuto, anche dopo l’Unità, una diffusione crescente, testimoniata dalle
frequenti ristampe e riedizioni. Tra queste vi erano un’immensa diffusione dei libri di pietà quali: La pia
giovanetta di Domenico Nava e Il nuovo manuale di Filotea del D’Aqui.
In questa letteratura di carattere devozionale possono essere colti stili educativi e pratiche formative
destinate all’infanzia. Questo filone letterario si caratterizza soprattutto per il suo specifico intento
educativo ovvero, come strumento privilegiato per la trasmissione di indirizzi e modelli di
comportamento coerenti con la fede cristiana. In questi manuali di devozione vengono spesso
intrecciati i principi cristiani e i modelli normativi del vivere sociale.
Un altro filone di letteratura destinata all’infanzia, nell’ambito della letteratura di matrice
confessionale, è rappresentato dalle biografie edificanti: tra queste vi sono la vita dei santi. Queste
opere (scritte con un linguaggio semplice) attiravano la popolazione sia rurale che urbana. Queste opere
furono oggetto di lettura per “diletto” e per “edificazione”, e fino alla metà del’800 costituivano,
assieme all’abecedario, al catechismo e all’abaco, il libro di lettura più diffuso.
Questo tipo di opere assume particolare significato in quanto riflette e veicola una peculiare
intenzionalità formativa.
Il carattere ripetitivo e convenzionale della narrazioni agiografiche, consente allo storico di verificare
la persistenza e/o il mutamento nel tempo di alcune dimensioni e caratteristiche dell’ideale educativo
proposto all’infanzia.
Opere come “La vita dei santi”, per le loro caratteristiche, si prestano ad essere utilizzate anche per
lumeggiare l’evoluzione sul lungo periodo della concezione del bambino e del più generale significato
attribuito all’infanzia da parte del mondo adulto.

Testi

Indirizzo della gioventù nella strada della salute – Sacerdote Claudio Aruisenet (Milano, 1827)

Capitolo 18°. Dell’impiego e dell’occupazione

1. È necessario operare il bene e lavorare duramente se non si vuole finire all’inferno dopo la
morte.
2. Il tempo ti sarà amico se lo saprai sfruttare al meglio e non oziarci.
3. Chi ozia e mangia con il sudore degli altri, finirà all’inferno.
4. Le persone che hanno perso tempo durante la vita vorrebbero, ora che sono all’inferno,
recuperare quel tempo e non finire così all’inferno.
5. I fanciulli, quindi, devono impiegare in modo fruttuoso le loro ore, per averne poi il privilegio del
Paradiso.

Capitolo 26°. Delle cattive compagnie.

1. Il Demonio vede le anime che seguono Dio e, tramite le “anime perse”, cerca di portare gli
uomini buoni sulla cattiva strada.
2. Le anime sottomesse al demonio sono talmente tante, che non possono essere contate.
3. Alle anime dannate non basta questa condizione di esserlo, ma vogliono trascinare, nel male, le
altre.
4. Le anime malvagie faranno di tutto per portare le anime buone con loro, ma queste ultime non
devono cedere alle loro tentazioni anche a costo di restare da sole.
5. Le anime buone devono sfuggire agli oziosi, per non cadere nell’ozio.

Capitolo 27°. Dell’ozio.

1. L’ozio è la base di tutti i mali perché rende l’uomo inutile alla società.
2. I giovani devono abituarsi a studiare ed a lavorare in modo da non cadere nell’ozio.
3. Bisogna iniziare da subito a non oziare per evitare di pentirsi all’inferno; dove il tempo non
ritorna più indietro.
4. Se una persona si dedica sempre a un’occupazione, non cadrà nelle tentazioni del demonio e sarà
degno, come ricompensa, dell’eterno Paradiso.

Capitolo 28°. Della castità.

1. Dio non perdona coloro che cedono alle tentazioni della carne ed accetta in Paradiso solo le
persone pure.
2. Piuttosto che cadere in tentazione di Satana sarebbe molto uccidersi.
3. Se andrai incontro alla collera di Dio, quest’ultimo ti punirà o in vita terrena o dopo la morte,
con l’Inferno.
4. Se ti comporterai bene sulla terra, Dio ti compenserà con l’eterna felicità in Paradiso.
5. Tuttavia essere casti è un dono che possiamo avere e tenere solo con la grazia di Dio.
6. Per combattere Satana bisogna rimanere casti,sobri e bisogna evitare gli eccessi.
7. Se ti vuoi tenere casto, devi trovarti un lavoro in quanto quest’ultimo è l’unico che ti può
preservare dal cedere nel male.
8. Bisogna tenersi lontano dai piaceri, in quanto assecondandoli cadiamo in peccato.

Gesù al cuore del giovane. Con aggiunta di un metodo per fare l’orazione mentale, modo per ascoltare
con frutto la Santa Messa, un breve apparecchio alla Santa Confessione e Comunione, adorazione alle
sacrissime piaghe di Gesù Cristo e suppliche a San Luigi Gonzaga – canonico Giuseppe Zama Mellini
(Novara, 1838).
III morte

 Il giovane  Dio ruota la lama della spada nei confronti di coloro che si convertono a Satana.
 Gesù.
1. Gesù ricorda ai giovani che un giorno dovranno morire, e questo giorno può essere vicino
così come lontano.
2. Gesù ci invita a vivere con la coscienza pulita, a partire dall’immediato presente.
3. Quando morirai ti scorrerà il tuo vissuto davanti agli occhi. Rivedendo gli errori
commessi, ne sarai contento?
4. Molti giovani, credendo di avere ancora del tempo per pentirsi, morirono impuri.
5. Bisogna vivere a pieno ogni momento della giornata in modo da non rimpiangerlo quando
saremo morti.
6. Gesù invita i suoi discepoli a compiere ciò che vogliamo fare nell’immediato, perché poi
potrebbe essere troppo tardi.
 Il giovane  La paura della morte diviene molto meno intensa se ci si avvicina a Dio.
 Frutto  Se la coscienza è sporca, bisogna subito pentirsene e confessarsi come se si stesse
per morire a breve.
 Massima  La morte è a un passo di distanza da noi.

IV giudizio

 Il giovane  Fa che la mia preghiera arrivi a te (Dio), e che da te apprenda il significato di


entrare in giudizio con me.
 Gesù.
1. Quando arriverà il giorno della tua morte, dovrai rendermi conto di tutte le tue azioni,
non solo quelle di cui ti sei reso colpevole in prima persona, ma anche quelle in cui la
colpa è ricaduta su altri per colpa tua.
2. Se non ti pentirai delle tue cattive azioni, al giorno del giudizio tutte le figure celestiali
presenti in Paradiso, si rivolteranno contro di te.
3. Al giorno del giudizio non ci saranno scusanti per le cattive azioni che hai commesso
perché io (Gesù) ti dissi di non seguire le usanze del mondo, ma le mie direttive in
cambio di aiuto e vita perenne.
4. Ora puoi evadere dalle condanne del mondo terreno, ma quando morirai nessuno potrà
evitare la mia giustizia.
5. Se vivrai secondo le mie leggi e i miei esempi sari ricompensato, una volta morto, di una
gloria altissima e di una felicità infinita.
6. Bisogna patire alcune sofferenze sulla terra, per poi godere in eterno della gloria del
Paradiso.
 Il giovane  Se il Signor mi aiuterà, non cederò in tentazioni perché temo il suo giudizio.

XIX divertimenti

 Il giovane  Il piacere che proverò nel seguire i tuoi insegnamenti, sarà la mia forza.
 Gesù.
1. Cosa avresti detto se ti fossi trovato con me l’ultima notte della mia vita, circondato da
persone che si prendevano gioco di me, sia verbalmente che fisicamente? Saresti
inorridito e dispiaciuto per me?
2. Tu mi fai provare lo stesso dolore di quella notte, quando cadi in tentazione e vai contro
le mie leggi, perdendo così la tua innocenza.
3. Io ti diedi i mezzi per vivere onestamente, pertanto tu non devi sciuparli.
4. Vivendo in modo errato e disordinato diventi malvagio, e ne pagherai le conseguenze una
volta morto.
5. Tu dici che l’età che stai vivendo è quella dei divertimenti, e che quindi tutto quello che
fai è perdonabile, ma la morte può arrivare in qualsiasi età; ti conviene quindi imboccare
la retta via fin da giovane.
6. Se comincerai sin da giovane a seguire il mio esempio, arriverai puro alla morte, godendo
così del Paradiso.

Apparecchio alla confessione.


Colloquio primo.
 Gesù  Anche se hai già perduto parte della tua innocenza, sei ancora in tempo per convertirti,
e far felice me e tutto il Paradiso.
 Il giovane  In così tanta bontà e potere spero vivamente nel tuo perdono, e se così sarà, mi
prenderò le responsabilità delle mie colpe.
 Esame sopra i peccati dei giovinetti  I ragazzi sono invitati a pensare se adempiono ai loro
doveri, se le loro azioni sono da considerarsi pure, e se si impegnano per diventare buoni
cittadini e buoni cristiani.

Colloquio secondo.

 Gesù  Per cancellare le tue colpe avrei dovuto chiederti anni di penitenza molto dura, ma io ti
chiedo solo di pentirti di cuore delle tue cattive azioni ad un sacerdote; così facendo farò
tornare pura la tua anima.
 Il giovane  Odio tutti i miei peccati, perché io ho offeso la tua bontà e il tuo amore. Abbi
pietà di me, ed io mi confesserò.

Colloquio terzo.

 Gesù  Se peccherai ti attenderà l’inferno, ed io non sarò più in grado di aiutarti. Ma anche se
non esistesse l’inferno, non ti basterebbe sapere del mio amore per te per agire nel bene?
 Il giovane  Sono grato del tuo amore, per questo ti sarò sempre fedele, rispettoso e
ubbidiente.

La pia giovanetta. Meditazioni col modo di ascoltare la Santa Messa e l’apparecchio alla confessione e
comunione – Prete Domenico Nava (Milano, 1840).

Meditazione ventesimanova – pericoli del mondo

 I libri cattivi  In una conversazione, Gesù sconsiglia vivamente a una giovane ragazza la
lettura dei libri perversi che la porterebbero a perdere la sua innocenza, e a tralasciare i suoi
doveri per il divertimento. Gesù consiglia quindi di leggere solo quei libri che vengono dati dai
parenti o dai superiori.
 Le compagne cattive  Oltre ai libri perversi, Gesù sconsiglia anche quelle amicizie sbagliate,
che porterebbero la fanciulla a seguire i loro cattivi esempi e, ad allontanarla dalla parola di
Gesù. La giovane deve, quindi, trovare amicizie buone che la sosterranno nella retta via.

Meditazione trentesima – pericoli del mondo

 I mondani divertimenti  I divertimenti mondani come andare a teatro o ai balli, sono solo
piaceri sensoriali e carnali, che il vangelo dice di non seguire. Pertanto, proprio come le cattive
compagnie e i cattivi libri, questi piaceri vanno evitati. I piaceri sono altri per una cristiana: per
esempio, stare con la famiglia, avere buone amiche e aiutare il prossimo.
 L’ambizione del vestire  Gesù dice alla giovanetta che anziché curarsi di vestire alla moda,
deve preoccuparsi di curare l’anima in quanto il corpo è destinato a deperire mentre l’anima vive
in eterno.

Vita breve di San Luigi Gonzaga – Antonio Cesari (Milano, 1846)

Introduzione  Il puro San Luigi Gonzaga fu preso come protettore in ogni collegio e società.

Parte prima
 Capo I. Nascimento ed educazione prima di Luigi  Luigi Gonzaga nacque in una famiglia
ricca, il padre era principe dell’Impero e il marchese di Castiglione della Stiviera. Fu battezzato
ancora prima che nascesse a causa di problemi durante il parto. Il padre gli fece costruire la
sua armatura, ma all’età di 8 anni capì che la sua strada era quella di Gesù. Per seguire questa
via decise di rimanere vergine per onorare la Madonna.
 Capo II. Altre virtù della sua puerizia  Fin da piccolo Luigi si dimostrava indipendente e di
buon cuore verso coloro che lo servivano.

Cose da fuggirsi massimamente dalla gioventù

 Articolo I. Fuga dell’ozio e delle vanità  Don Bosco dice alle giovinette di dedicarsi al
lavoro, ed anche nel tempo libero, dice loro di dedicarsi a qualcosa di utile per la loro crescita.
 Articolo II. Fuga dalle cattive compagne  Don Bosco distingue tre tipi di compagne: le
cattive (da stare alla larga), le buone (tenersele strette) e le vie di mezzo (non entrare troppo
in confidenza). Le prime si riconoscono dal fatto che quando parlano non si vergognano
nell’affrontare argomenti peccaminosi. Pertanto, è bene seguire le buone compagne in quanto
quest’ultime ti porteranno in Paradiso insieme a Gesù, la Madonna e l’angelo custode.
 Articolo III. Evitare i cattivi discorsi  Don Bosco dice che piuttosto che stare con cattive
compagne è meglio morire subito, piuttosto che sentire le loro cattive parole e convertirci al
male.
 Articolo IV. Evitare lo scandalo  Per evitare scandali (= azioni/parole/gesti che offendono
Dio) è necessario fuggire dalle persone che li compiono, e cercare di porvi rimedio con i buoni
esempi.
 Articolo V. Evitare il rispetto umano  Piuttosto che rinnegare la fede è meglio morire.

Mezzi di perseveranza

 Articolo I. Modo di portarsi nelle tentazioni  Per tenersi lontano dalle tentazioni bisogna
essere sempre occupati in modo che il diavolo trovandoci senza occupazione, non ci tenti.
 Articolo II. Alcune astuzie che usa il demonio per ingannare la gioventù  Il diavolo ci
tenterà sempre, ma sta a noi decidere se vivere in pace con noi stesse e assicurarci così il
Paradiso, o se lasciarci andare ai piaceri sensoriali rinunciando così alla felicità dell’anima.
 Articolo III. La più bella delle virtù  Un’arma contro la tentazione è la riservatezza.
Infatti, è più facile essere tentati laddove ci esponiamo troppo agli altri.
 Articolo IV. Alcune pratiche di pietà sommamente utili per le giovanette che vogliono darsi
al Signore  Esistono delle pratiche per mantenersi sempre sulle strade del Signore quali;
pregare molto, essere devote a Santa Maria, iscriversi a qualche compagnia cristiana, e studiare
la vita dei santi che portano il nostro stesso nome.

Ginetta, ossia delle virtù e della morte di una Santa fanciulla – Francesco Martinengo (Torino, 1880)

Virginia (soprannominata Ginetta) era una fanciulla molto graziosa fisicamente ma lo era molto di più
spiritualmente. Lei apprendeva molto facilmente e per questa sua dote era brava a scuola, e arrivava
sempre prima in tutto: anche nei giochi durante la ricreazione. L’unica pecca era la grafia, perché dopo
un po’ che scriveva le tremava la mano e le si offuscava la vista, ma il medico non lo riteneva grave.
Inoltre, Ginetta era benvoluta dalle sue compagne perché non si vantava di avere così tante doti.
Ginetta era ammirata di tutti ma, ciò nonostante, rimaneva molto riservata.

III. Pietà verso Dio  In Chiesa Ginetta era sempre attenta: non forzatamente ma col cuore. Di
questa sincerità ci furono tantissime prove: come per esempio il modo in cui ricevette il sacramento
della confessione e della cresima. Infatti, in entrambi i casi, Ginetta si era dimostrata molto seria e
altrettanto felice di averli ricevuti.
Capitolo 7. La letteratura per l’infanzia in traduzione. I grandi autori e i “classici” stranieri.

Negli anni della Restaurazione, parallelamente allo sviluppo della letteratura destinata all’infanzia e alla
gioventù (testi dei quali ci siamo occupati fin’ora) prese il via, da parte dei tipografi ed editori già
impegnati nella pubblicazione di opere destinate all’infanzia, la pubblicazione di racconti, novelle e
romanzi stranieri in traduzione: inizialmente destinate ad un pubblico adulto. Tra questi abbiamo: La
vita e le avventure di Robison Crusoe (Milano, 1731-1739) scritto da Daniel Defoe; L’ingegnoso
cittadino Don Chisciotte della Mancia di Miguel de Cervantes (Napoli, 1831). Questi due romanzi
ebbero tantissima fortuna: questo lo si può capire dalle tante riedizioni susseguitesi con gli anni, da
parte di più editori. In Italia, analoga fortuna, ebbero anche i romanzi dello scrittore americano James
Fenimore Cooper. Tra questi ci sono: La spia (Livorno, 1828), L’ultimo de’ Mohicani (Milano, 1829), Il
corsaro rosso (Milano, 1833).
Negli anni seguenti, sempre a Napoli, furono tradotti: La prateria e Le sorgenti del Susquehanna,
ossia i colonni.
Uno fra gli autori stranieri che eccelle in Italia fu Walter Scott: considerato il padre del romanzo
storico e l’artefice di opere di straordinario respiro epico. Di questo autore, a partire dagli anni Venti
dell’800, furono pubblicati numerosi romanzi e racconti. Tra questi romanzi abbiamo: 1) La prigione di
Edimburgo o nuovi racconti del mio ostiere (Napoli, 1827), 2) Ivanhoe, ossia il ritorno del crociato
(Pisa, Venezia e Firenze, da vari editori, 1822), e 3) Raccolta di romanzi ridotti in novelle ed ornati di
tavole liografiche (Venezia, 1839).
Nel 1840 videro fortuna anche i romanzi di Charles Dickens quali: Oliviero Twist, o l’orfanello della
Parrocchia e; Memorie di Davide Copperfield. Analoga fortuna ebbero i romanzi di Jonathan Swift.
Tra questi c’è Viaggi del capitano Gulliver contenente il viaggio di lilli put in diversi pesi lontani,
con la giunta de’ nuovi viaggi del figlio del capitan Gulliver (Avellino, 1775-1778).
In tutti questi romanzi vi sono tre tipi di genere principali: 1) avventura, 2) fantastico, e 3) patetico
sentimentale. Quest’ultimo è costituito dal lieto fine, il quale dà alla vita una visione più ottimistica.
Altri romanzi sono: L’isola del tesoro di Robert Louis Stevenson (Milano, 1886); Avventure del
Baronedi Munchausen di Rudolf Erich Raspe (Roma, 1886); e i due romanzi di Frances Elisa Hodeson
Burnet quali: Un piccolo Lord (Milano, 1887) e La povera principessa (Milano, 1889).
Alla Vigilia dell’unificazione tradizionale furono tradotte e pubblicate alcune opere della Alcott quali:
Jack e Jane (1885), Viaggio fantastico di Lilì (1887), e Gli ultimi racconti. Opere tutte tradotte a
Milano dall’editore Treves.
All’inizio del ‘900, videro la luce a Milano: Piccoli uomini, libro di lettura per fanciulli e fanciulle
(1905), e Piccole donne, libro per la gioventù (1908).
Sempre a Milano, vide la sua luce il romanzo La capanna dello zio Tommaso ossia la vita dei negri in
America; romanzo che ebbe molte riedizioni da parte di molte stamperie italiane.
Tra gli scrittori stranieri che ebbero maggiore fortuna nell’Italia dell’800, dobbiamo ricordare:
Alexandre Pumas che scrisse romanzi quali: Il Conte di Monte Cristo, I tre moschettieri (Milano,
1880), Venti anni dopo (Milano, 1880), e Il Visconte di Bragelonne (Napoli, 1852). E, Jules Verne che
scrisse romanzi quali: Le avventure del capitano Hatteras (1873), I figli del capitano Grant (1873),
Cinque settimane in pallone (1873), Viaggio al centro della terra (1874 e 1876), Il giro del mondo in
80 giorni (1877) e tanti altri…

Infine, è bene aggiungere che i tipografi ed editori della penisola si fecero promotori, nel corso
dell’Ottocento, della traduzione in lingua italiana di una serie di testi dedicati all’infanzia e la gioventù,
e destinati ad acquistare una crescente notorietà internazionale. Alcuni esempi di queste opere sono:
Cinquanta novelle per i bambini e per le famiglie dei Fratelli Grimm (1897), e Le novelle e i racconti
fantastici di Andersen (1885).

Testi
Luisa Alcott, Piccole donne. Libro della gioventù (Lanciano, 1908).

1° capitolo. Giocando ai pellegrini  Il racconto inizia con un dialogo fra le quattro sorelle: Margaret
(Meg), Josephine (Jo), Elisabeth (Beth) e Amy. Tutte e quattro parlavano del fatto che fosse brutto
essere “povere” e avere il babbo in guerra, e per questo motivo, la mamma aveva detto loro che per
questo Natale non avrebbero acquistato alcun regalo. Le quattro ragazze pensarono così di acquistare
loro stesse qualcosa che sarebbe loro stato utile, utilizzando l’unico dollaro che avevano a disposizione.
Quando poi alle 6 Beth mise sul focolare, a riscaldare, le babucce della mamma, le quattro ragazze
pensarono di comperare, utilizzando l’unico dollaro a loro disposizione, qualcosa che potesse essere utile
alla mamma.
Si misero poi a recitare un’opera scritta da Jo (che per la sua bravura venne paragonata a
Shakespeare). Quando poi entrò la mamma e sentirono la sua voce, le ragazze non poterono far altro
che notare come, nonostante la trascuratezza della donna, ella fosse bellissima.
Daltronde, tutte le mamme sono belle.

Il conte di Monte Cristo – Alessandro Dumas (Milano, 1882)

XV Il numero 34 ed il numero 21  Dantes Edmondo si trovò prigioniero alla cella n° 34 accusato di


essere un traditore. In cella era solo e l’unica persona con la quale parlottava ogni tanto era il
carceriere, nei momenti in cui quest’ultimo portava il pasto a Dantes. Dantes non era una persona che
pregava ma dopo due anni di prigionia iniziò a rivolgersi a Dio domandando libertà.
Una notte sentì un rumore provenire dal muro e capì che era un altro prigioniero che stava scavando nel
muro, anche lui in cerca di libertà.
Quando i due riuscirono a parlare, Dantes scoprì che l’altro uomo era in cella da 4 anni più di lui, e
scoprì che si trovava nella cella n° 27. Quest’uomo disse a Dantes di lasciare perdere gli scavi in quanto
ci avrebbe pensato lui e, difatti, un giorno Dantes si vide presentare, tramite l’apertura scavata nel
muro e nascosta dal letto, il prigioniero della cella n° 27.

Il giro del mondo in 80 giorni – Giulio Verne (Firenze, 1897)

III Una discussione che sarà pagata cara  Il signor Fogg si trovava nel Reform-Club quando,
leggendo il “Morning Chronicle” entrarono altri membri del club, nonché amici del signor Fogg e accaniti
giocatori di Whist.
Questi iniziarono a parlare del furto avvenuto tempo prima di 55mila sterline nella Banca di Londra da
parte di un gentleman. Iniziarono a sostenere, inoltre, che visti i mezzi sempre più in via di evoluzione,
la terra si fosse “rimpicciolita” in quanto la si poteva ripercorrere tutta in tempi più stretti rispetto al
passato. Per l’esattezza ci volevano 80 giorni. Così, fra una mano e l’altra di whist, i signori decisero di
fare una scommessa: il signor Fogg e il signor Stuart sarebbero partiti la sera stessa per intraprendere
il giro del mondo in 80 giorni; scommettendo rispettivamente 20mila sterline e 4mila sterline.
Il viaggio fu intrapreso la sera stessa alle 20.45 con tutto il treno diretto a Douvres.

La capanna dello zio Tom – Enrichetta Beecher Stowe (Firenze, 1903)

1 In cui il lettore fa conoscenza con un uomo dotato di cuore umano  Due gentleman, nella città di
P (nel Kentucky) stavano discutendo di una cosa molto importante. I due gentleman sono: il signor
Shelby (indebitato) e il signor Haley (mercante).
Il signor Shelby doveva dei soldi al signor Haley così decise, per rientrare il debito, di cedere il suiìo
miglior schiavo Tom. Ma il signor Haley non si accontentava e voleva anche Elisa (la serva della moglie
del signor Shelby) e Enrichetto (figlio di Elisa). Consapevole di quanto la moglie sarebbe stata
contraria, il signor Shelby disse a Haleydi tornare la sera: così da lasciargli del tempo per parlarne con
la moglie e prendere una decisione.
Racconti fantastici di Andersen (Milano, 1886)

La regina dei genii

1. La grotta di tempesta  Il re de’ tuoni ha mandato a Tempesta (regina dei genii) in


ambasciata il fulmine ed essa, si trova perciò in gran consiglio con la sua corte (formata da
venti, grandine, pioggia, trombe marine, scogli e ghiacci). La regina Tempesta è bella ma molto
maligna e rimprovera i suoi schiavi (corte) per permettere il passaggio, del tutto tranquillo, di
tutti i vascelli. Ordina, quindi, loro di scatenare morte e rovina: l’unico mezzo tramite cui li
avrebbe perdonati.
Tempesta alzò quindi la sua clava e con essa percosse tre volte il terreno. A questo segnale
tutti i genii malefici furono in piedi.
2. Il principe papavero  Papavero era il principe più cattivo di Sicilia. Egli era sempre in collera
in modo da assicurarsi rispetto da parte del popolo. Un pescatore una mattina gli portò 99 pesci
anziché 100 pesci e Papavero lo condannò al rogo insieme al suo battello. Durante questa
esecuzione, Papavero si assicurò una ricca ricreazione.
Al lancio del secondo missile nel battello; Papavero vide suo figlio: Botton D’oro. Quest’ultimo
che era di buon cuore voleva salvare il pescatore.
Successivamente, un tuono rovesciò a terra Papavero, il suo popolo e tutto il suo regno ma,
anche in mezzo a tutto questo scompiglio, Papavero era in collera.
3. La montagna di calamita  Tutto era raso al suolo; l’unico rimasto vivo, anche se mutilato e
sfigurato, era il Principe Papavero. Quest’ultimo, in un primo momento, si arrabbiò col
pescatore, poi pensò che suo figlio non c’era più e gli scese una lacrima. Questa cadde su l’unico
fiore che l’uragano aveva risparmiato: il Botton D’oro. Con quella lacrima, lo stelo del fiore
crebbe fin sotto le radici del Principe Papavero. Il principe andò in collera vedendo che il fiore
era stato risparmiato e il figlio no e voleva strapparlo. Pensò poi che quel fiore portava il
medesimo nome del figlio appena deceduto e così lo risparmiò per amore paterno. Papavero
seguì poi la direzione del sole, indicatagli dal fiore, e si trovò ai piedi di una montagna dove in
cima a quest’ultima vi era una faro che mostrava fuochi di ogni colore.
Un signore coricato ai piedi della montagna, disse a Papavero che se si fosse impadronito del
faro, avrebbe potuto conquistare diversi Regni, ma l’impresa era difficile e richiedeva calma, il
signor gli diede poi una sbarra di ferro per scalare la montagna ma Papavero una volta in cima,
rimase lì attaccato per i piedi alla montagna e non vi era modo di scendere. Questo fu dovuta
alla troppa fretta di salire che non gli fece rendere conto che la montagna era anch’essa di
ferro e che, pertanto, fece da calamita.
Se solo la sua morte avesse potuto far tornare in vita suo figlio.
4. Il vulcano  Compiuto l’uragano, i genii tornarono dalla regina Tempesta con Botton D’oro. Il
fanciullo, per la sua bellezza, piacque alla regina che decise di rianimarlo e di tenerlo come suo
paggio (=servitore). Ma una volta rianimato, Botton D’oro pianse la morte alla quale il padre era
destinato e non voleva vivere in un mondo in quale non vi era suo padre. La regina Tempesta
sbatté il piede sulla terra e scatenò così un terremoto potentissimo grazie al quale sarebbero
morti anche Botton D’oro e suo padre papavero.
Qui, Botton D’oro si sentì toccare la mano: era la regina dei campi (il fiore che suo padre aveva
risparmiato). Quest’ultima lo indirizzò verso la montagna di calamita in cui stava per morire il
padre. Gli disse però di non girarsi fino a quando non glielo diceva lei. Botton D’oro che aveva
pazienza, più del padre, non si girò e così facendo riuscì a salvare la sua vita, quella del padre e
di tutto il popolo della Sicilia.
Papavero dovette però promettere di amare il suo popolo con lo stesso amore che riserva al
figlio.
I viaggi di Gulliver – Gionata Swift (Milano, 1925)

1. Il protagonista si presenta  Samuele Gulliver, inglese. Divenne medico di bordo sulle navi e
qui, viaggiò molto.
2. Uno strano risveglio  Nel maggio del 1969, Gulliver si imbarcò a Bristol per raggiungere una
parte delle Indie orientali. Ci fu però un’improvvisa burrasca che spinse la nave contro una
scogliera e, Gulliver e i suoi compagni si salvarono in una scialuppa. Ma, anche quest’ultima venne
rovesciata. Gulliver si addormentò angosciato nella sabbia e, si svegliò l’indomani col bruciore
del sole.
Al risveglio Gulliver fu addolorato di concepire che essendo completamente legato al suolo non
poteva muoversi. Ad un tratto, Gulliver vide un ometto alto quanto un bicchierino di liquore,
seguito da altri 40 uomini alti quanto lui. Questi ultimi salirono sul corpo di Gulliver e
quest’ultimo allora urlò. Gli uomini che si spaventarono, andarono tutti a riparo.
Successivamente, Gulliver si vide lanciate addosso infinite frecce.
3. Una colazione da orco  Gulliver decise che per rimanere in vita era meglio rassegnarsi a
questi uomini. Questi ultimi arrivarono poi vestiti d’oro e urlarono, nella loro lingua, a Gulliver
che se voleva stare vivo si sarebbe dovuto arrendere al nobile popolo.
Gulliver solo due richieste fece: che fosse liberato e che gli fosse dato da mangiare. Vide così
arrivare molte ceste contenenti cibo e barili contenenti vino.
Ma per quello che riguardava la richiesta di essere liberato, non vi era ancora nulla da fare.
Tramite il vino, quei piccoli uomini avevano narcotizzato Gulliver per poter fare ciò che volevano.
4. In viaggio verso Mildendo  Gulliver si svegliò poi su una specie di carretto basso. Si trovava lì
sdraiato in quanto gli uomini lo stavano portando alla capitale per presentarlo al re.
Il viaggio durò una notte e un giorno e arrivarono a Mildendo, capitale di Lilliput. Qui, i magnani
del re tagliarono le corde e permisero a Gulliver di alzarsi. Tuttavia però, benché gli concessero
di alzarsi, era ancora legato e con quelle catene, poteva fare al massimo 3 passi scarsi.
5. Gulliver alla catena  Gulliver fu stato messo in una casa-canile dove, nonostante le catene
restrittive, poteva entrare in casa e sdraiarsi.
Gulliver era motivo di attrazione per il popolo e se il re non avesse emanato un edito severo nei
confronti del popolo, tutto il regno di Lilliput avrebbe subìto una grave crisi.

Vita ed avventure di Robinson Crusoe – Daniele Defoe (Milano, 1922)

 6° capitolo. Una proposta vantaggiosa  Tre signori portoghesi proposero a Robinson di


partire tra i 15 giorni in cerca di schiavi che si sarebbero occupati delle piantagioni di canna da
zucchero.
Robinson che amava molto viaggiare e non riusciva a starne senza, era entusiasta della proposta.
I quattro, quindi, brindarono.
 7° capitolo. Naufragio nell’isola deserta  I quattro partirono così dal porto di San Salvador
in partenza per le coste della Guinea.
Inizialmente il viaggio fu tranquillo, poi un vento furioso fece ribaltare la nave e i mercanti di
schiavi dovettero calare le scialuppe.
Una forte onda fece ribaltare quest’ultima e Robinson, che era un’abile nuotatore, fu l’unico che
si mise in salvo. Robinson fu infine sbattuto sulla cima di uno scoglio, insanguinato e tramortito.
 8° capitolo. Solo!  Quando Robinson si svegliò, attorno a sé vide un berretto, tre cappelli e
un paio di scarpe scompagnate, ma dei suoi amici/compagni nessuna traccia.
Robinson ringraziò così Dio per averlo salvato e, quando oramai fu sera per salvarsi dalle bestie
feroci si arrampicò su un albero, dove dormì fino all’alba del giorno seguente.
 9° capitolo. Quel che può fare un uomo solo  Il sole del mattino svegliò Robinson e,
quest’ultimo vide la nave capovolta così si tuffò e andò a prendere tutte le provviste di cui la
nave disponeva. Portò con sé anche il cane e i gatti. Una volta tornato sull’isola, gli si strinse il
cuore nel concepire che era tutta quanta attorniata dall’oceano.
 10° capitolo. Robinson si fa una casa  La prima settimana, Robinson la passò a costruirsi un
riparo all’interno di una caverna.
Robinson incise poi, con la punta del coltello, sulla sabbia “naufragato su questa spiaggia il dì 30
settembre 1659”; ogni giorno andava aggiungendo tacche per numerare i giorni che
trascorrevano.

Un piccolo Lord – Francesco Burnett (Milano, 1887)

II  Quella sera Cedric non pensava che la mamma le potesse raccontare una storia, alle fine della
quale, Cedric avrebbe poi compreso che morto il nonno lui sarebbe un Conte e che pertanto era un
piccolo Lord: Lord Fauntleroy.
Il piccolo Cedric pianse all’idea di dover abbandonare il suo amico droghiere Signor Hobbs; ma capendo
che era una cosa della quale suo padre sarebbe stato fiero si fece coraggio e andò a salutarlo,
spiegandogli che ben presto sarebbe divenuto un Conte.

Avventure del Barone di Munchausen – Rudolp Enrich Raspe

16° capitolo. Secondo viaggio nella luna  Il protagonista racconta il suo secondo viaggio sulla luna,
fatto con un suo lontano parente il quale sosteneva che da qualunque parte, vi fosse un popolo uguale a
quello che Gulliver affermava di aver trovato nel Regno di Bicobdignac. Partiti per tale ricerca, un
uragano trasportò la nave sulla quale viaggiavano sulla luna, e qui videro molte cose impressionanti:
grossi individui che cavalcavano avvoltoi, per esempio.
Su questo pianeta era tutto più grande che sulla terra, il Re era in guerra col Sole e i soldati usavano
come armi ravanelli o gambi di asparagi, e come scudo il cappello dei funghi. I lunatici (abitanti della
luna) mangiano solo una volta al mese, introducendo cibo nel loro stomaco tramite uno sportellino, e
nascono dagli alberi. Ognuno, già prima di nascere, possiede una professione che inizia ad esercitare sin
dalla nascita.
Queste sono alcune delle stranezze degli abitanti della luna. Infine, il protagonista invita il lettore a
recarsi egli stesso sulla luna per convincersi dell’esattezza con la quale ha descritto questo pianeta.

Potrebbero piacerti anche