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Michel Serres – Non è un mondo per vecchi

• 1. Pollicina
◦ Novità → Nella prima parte di questo capitolo si parla dei cambiamenti avvenuti dalla
generazione dei nostri nonni o avi, alla nostra generazione. Si parla ad esempio di come
la nostra generazione sia più rispettosa rispetto a quella dei nostri avi avendo vissuto sin
da bambini nelle città e non nelle campagne.
◦ Riguardo il corpo e la conoscenza → Questa seconda parte parla dei cambiamenti
avvenuti all'interno della società; cambiamenti dovuti sopratrtutto grazie all'introduzione
della tecnologia (cosa che prima non c'era o, se c'era, era molto limitata). L'utilizzo di
queste nuove forme di comunicazione ha però abbassato il livello di attivazione dei
neuroni che giornali, libri, lavagne e quaderni, invece mantenevano alti. È inoltre
avvenuto un cambiamento all'interno del linguaggio e della scrittura. È cambiata la
lingua ma anche la fatica. La società di oggi risulta dunque essere più comoda.
◦ L'individuo → Fino a poco tempo fa si viveva di appartenenza. Oggi l'individuo non sa
più vivere in coppia. Si può dire infatti che un tempo gli uomini e il mondo erano ciò che
adesso non sono più. A questo proposito, possiamo proporci tre domande... “Che cosa
trasmettere? A chi trasmettere? Come trasmettere?”. Quello che bisogna trasmettere è il
sapere. Ai giorni d'oggi, con le nuove tecnologie, il sapere è disponibile ovunque in rete,
oggettivato. Proprio per questo l'intero sapere è già stato trasmesso a tutti. (grazie al
cellulare e al gps, l'accesso al sapere è sempre e ovunque già trasmesso). Per via di tutti
questi cambiamenti, si può dunque dire che negli ultimi decenni stiamo vivendo in un
periodo paragonabile all'aurora della paideia in Grecia. Periodi tuttavia incomparabili.
◦ Invio → di fronte a questi cambiamenti, conviene escogitare delle novità
inimmaginabili, fuori dai quadri desueti.
• 2. Scuola
◦ La testa di Pollicina → Facendo un paragone con la leggenda di san Dionigi, l'autrice ci
vuol far capire come Pollicina abbia una testa “ben piena” d'informazioni ma anche “ben
fatta”. Proprio come San Dionigi infatti, anche Pollicina nel momento in cui accende il
computer, tiene la sua facoltà cognitiva, un tempo interna, fuori di sé. Con la tecnologia
è come se noi tutti fossimo diventati San Dionigi in quanto la nostra testa è “proiettata”
in una scatola cognitiva oggettivata (computer) ricca di altrettante informazioni.
L'originalità di Pollicina, trova dunque rifugio in questa scatola cognitiva. Così facendo,
si va forse incontro alla fine dell'era del sapere?
◦ Il duro e il dolce → Sin dal passato si pensava che le cose meritevoli come ad esempio le
Rivoluzioni (alle quali abbiamo anche assegnato loro dei nomi) si facessero intorno a
cose dure. Eppure sono state l'invenzione della scrittura e della stampa (cose dolci) a
sconvolgere maggiormente la cultura. Si può dunque affermare che il duro ha efficacia
sulle cose del mondo, mentre il dolce sulle istituzioni degli uomini, si può inoltre
aggiungere che il dolce organizza e federa coloro che utilizzano il duro.
◦ Lo spazio della pagina → In forma stampata oggi la pagina ci domina e ci governa
mentre lo schermo la riproduce.
◦ Nuove tecnologie → Nonostante l'invenzione della tecnologia e l'abuso, talvolta
estremo, di quest'ultima vi è un piccolo mistero. Com'è possibili che mentre esistono
libri elettronici, l'elettronica non si sia ancora liberata del libro cartaceo?
◦ Una storia in breve → Gli utensili abituali esternalizzarono le nostre forze verso le
macchine semplici che ne imitavano il funzionamento. Ciò portò all'espansione delle
macchine motrici.
◦ Pollicina medita → Il pensiero di noi persone si differenzia dal sapere grazie ai processi
di conoscenza. Prendendo le distanze da questo sapere e da questa conoscenza ci
convertiamo a un senso di vuoto cognitivo. (questo senso di vuoto cognitivo è dovuto al
troppo affidarci alla tecnologia). Per questo motivo si può dire che l'intelligenza
inventiva si misura rispetto alla distanza del sapere.
◦ Voci → Normalmente all'interno di un'aula universitaria, vi era un silenzio religioso in
quanto chiunque era lì per ascoltare un sapere già depositato nei libri; la cattedra
imponeva infatti l'ascolto del portavoce del sapere. Il silenzio religioso di cui sopra
parlavo è dovuto dall'oralità del trasmettere il sapere. Ai giorni d'oggi i ragazzi non
intendono più ascoltare l'esposizione orale di ciò che è scritto perchè questo sapere
annunciato lo possiedono tutti, interamente e ovunque. Ciò non causa solo un brusìo di
sottofondo all'interno dell'aula universitaria, ma rende “inutile” il ruolo del portavoce del
sapere di una volta. Si può dunque considerare finita l'era del sapere.
◦ L'offerta e la domanda → Da molto tempo e fino a poco fa, insegnare consisteva in
un'offerta. Forte delle sue prerogative, quest'offerta non si preoccupò mai di ascoltare il
parere né di sondare le scelte della domanda. Il portavoce esibiva nel pieno silenzio. Con
il chiacchiericcio viene rifiutata l'offerta per annunciare, inventare, presentare una nuova
domanda. Ai giorno d'oggi, l'ondata degli accessi ai saperi è alta quanto l'ondata del
chiacchiericcio.
◦ I piccoli impietriti → Quando si è piccoli ci si sottomette non soltanto ai maestri ma
soprattutto al sapere al quale, i maestri stessi umilmente si sottomettono. Molti bambini
non sono più tanto terrorizzati da questo sapere al punto da non riuscire ad apprendere.
Per assurdo infatti, per essere recepito, il sapere deve impaurire.
◦ La liberazione dei corpi → La facilità d'accesso al sapere, riempie di sapere tutti i
ragazzi. Una volta lo spazio dell'aula si configurava come un campo di forza ed era la
densità pesante del sapere che “teneva” zitti i ragazzi. Oggi, con tutta questa “comodità
del sapere” l'aula di una volta viene archiviata e inizia così il chiacchiericcio.
◦ Mobilità: conducente e passeggero → Lo spazio focalizzato dell'aula universitaria, si
può anche descrivere come un veicolo. Di questo veicolo gli studenti sono i passeggeri
che si lasciano condurre dal pilota (insegnante). I passeggeri in aula sono rilassati e
inattenti mentre il pilota è attivo e attento. I ruoli s'invertono però quando i ragazzi
utilizzano il computer o il cellulare. Questo provoca il baccano (chiacchiericcio) in aula
e, ciò è dovuto al fatto che gli studenti sono oramai abituati a tal punto al sapere che
quest'ultimo li ha stancati.
◦ La terza istruzione → Oggi il sapere lo si ritrova per intero in una qualsiasi “macchina”.
Un tempo il sapere lo si offriva soltanto frazionato; così facendo la realtà andava in
frantumi. Per evitare questa frantumazione della realtà, basterebbe ascoltare il rumore di
fondo della domanda, seguendo i movimenti del corpo e tentando di esplicitare il futuro
implicito nelle nuove tecnologie.
◦ Il disparato contro la classificazione → Attraverso l'esempio di come Boucicat fece
fortuna riorganizzando i reparti die grandi magazzini, l'autrice ci vuole far capire che se
anche all'università venisse mescolata un po' di questa, e un po' di quella materia, gli
studenti nuovamente presi dal sapere tornerebbero al silenzio “religioso” di cui
inizialmente si parlava.
◦ Il concetto astratto → Talvolta i concetti sono difficili da formulare per questo motivo si
tende ad esporre degli esempi. Attraverso la citazione di innumerevoli esempi però, non
avremmo mai potuto scrivere né leggere pagine o libri.
• 3. Società
◦ Elogio della valutazione reciproca → In questo elogio si parla di come nel tempo
chiunque è soggetto a valutazione; persino i docenti da parte degli studenti. Così è
sempre stato e così sempre sarà. La lucidità nel giudicare discerne da ciò che muore
nell'antico mondo e da ciò che nel nuovo mondo si fa largo. Ai giorni d'oggi vi è però un
rovesciamento che favorisce una circolazione simmetrica fra valutatori e valutati: ovvero
fra i potenti e gli assoggettati.
◦ Elogio di H. Potter → H. Potter è uno degli pseudonimi dei ragazzi d'oggi. Si narra che
Potter con lo spago della trottola abbia legato il braccio della macchina a vapore alle
valvole che lui doveva azionare a mano di modo che, così facendo, potesse andare fuori
a giocare. Solitamente la parola impiegato esprime la presunzione di incompetenza.
Spesso però, gli operai hanno dimostrato una competenza sopraffina e versatile.
◦ La tomba del lavoro → Ai giorni d'oggi i ragazzi non smettono di cercare lavoro
nemmeno quando già ne hanno trovato uno. Di questo lavoro trovato poi, i ragazzi si
annoiano. Persino i falegnami, un tempo orgogliosi e attivi nel loro mestiere, oggi
tendono ad annoiarsi. I ragazzi d'oggi sognano infatti una nuova opera la cui finalità
sarebbe quella di porre rimedio a questi misfatti e di essere benefica.
◦ Elogio degli ospedali → Attraverso questo elogio capiamo come persino all'interno di un
ospedale vi è la “differenza sociale” di cui parlavo due paragrafi fa. Eppure, proprio
perchè all'interno di questa struttura si vivono mix di emozioni sia positive che negative
(nuove speranze e dolori), chiunque vi sia mai stato a contatto con i pazienti ospedalieri
dovrebbe aver imparato il vero significato delle parole “noi soffriamo”. Senza la
comprensione di queste parole, persino un filosofo risulterebbe uno sciocco.
◦ Elogio delle voci umane → Il vocìo non avviene solo all'interno del gruppo classe bensì
avviene all'interno di un qualsiasi gruppo (anche se si tratta di adulti). Alla calma dei
villaggi silenziosi è subentrata bruscamente l'estensione delle reti. C'è un'esigenza
generalizzata di parola; tutti vogliono parlare e tutti comunicano attraverso reti
innumerevoli. La voce occupa oggi la totalità dello spazio. La voce vota in permanenza.
◦ Elogio delle reti → I ragazzi rimproverano i padri visto che loro per primi non sono in
grado di vivere bene in gruppo e di fare gioco di squadra. I ragazzi affermano che al
contrario dei padri, loro non vogliono più costruire una collettività sul massacro di
un'altra o sulla propria immolazione, il loro futuro vitale è quello di conoscere
prudentemente persone sui social network ed è contrapposto alla storia dei padri e alle
loro politiche di morte.
◦ Elogio delle stazioni e degli aereoporti → Con l'invenzione dei mezzi, l'uomo è passato
da Homo Sapiens a Homo Viator. Adesso è più facile spostarsi e vi è decisamente molta
più gente che viaggia e si muove come se lo facessero da sempre.
◦ Rovesciamento della presunzione di incompetenza → Per la prima volta nella storia
chiunque se si informa da una fonte attendibile, può saperne di più di tutti quei
personaggi e di tutte quelle istituzioni che all'interno della nostra società occupano un
gradino più elevato.
◦ Elogio dell'intarsio → Con lo scopo di conservare il vecchio status quo le istituzioni
ricorrono all'argomento della società umana, ciò si riduce al punto tale che ogni tentativo
di semplificarla la complica. Nella storia della scienza la complessità è indice del fatto
che non si utilizza un buon metodo e che bisogna cambiare paradigma. All'interno delle
società semplici vi è la legge del più forte ma, all'interno delle società complesse (come
la nostra) i cittadini hanno il sospetto che i rappresentanti non intendano ridurre tale
complicazione.
◦ Elogio del terzo supporto → La storia della scienza conosce il dislivello che segue a
questo tipo di crescita. La velocità elettronica evita la lentezza del trasporto reale e la
trasparenza del virtuale sventa gli scontri agli incroci, e la relativa violenza. La
complessità continuerà a crescere in quanto essa caratterizza la democrazia.
◦ Elogio dello pseudonimo → Pollicina è unica, esiste in quanto individuo, in quanto
persona, non come astrazione. Bisogna intendere per Pollicina un nome in codice per
qualsiasi persona realmente esistente. Come un tempo il milite ignoto (eroe dei nostri
giorni), Pollicina codifica questo anonimato.
◦ Algoritmico, procedurale → Pollicina, maneggiando un cellulare, senza esitazione mette
all'opera un campo cognitivo che una parte della cultura anteriore, ha a lungo tempo
lasciato perdere; questo campo cognitivo si può chiamare procedurale. Queste procedure
un tempo servivano per eseguire correttamente delle operazioni aritmetiche, oggi invece
compenetrano il sapere e le tecniche. Costituiscono perciò il pensiero algoritmico. La
filosofia, fedele al suo abito analitico, non riesce più a cogliere l'avvento del cognitivo e
fallisce il compito del pensiero, non solo nel metodo, ma anche riguardo all'oggetto e al
soggetto.
◦ Manifestazione → Il pensiero algoritmico si riaffacciò in Europa con Pascal e Leinbnizz,
che inventarono due macchine calcolatrici e portarono degli pseudonimi. All'epoca
questa rivoluzione passò inosservata eppure prese l'avvio, tra la formalità geometrica e la
realtà personale, una nuova conoscenza degli uomini e delle cose. Questo portò al fatto
che tutt'oggi una miriade di metodi efficaci utilizzano procedure o algoritmi. Di fatto, la
nuova vittoria delle vecchie procedure deriva dal fatto che l'algoritmico e il procedurale
si fondano su codici.
◦ Elogio del codice → Il codice (codex) viene oggi generalizzato al sapere e all'azione in
generale da parte delle nuove tecnologie. Fino a poco tempo fa l'uomo non riusciva ad
interpretare alcun codice; quest'ultimo infatti, era intellegibile solo ai dotti. Un codice
somigliava a una moneta a due facce contraddittoria: testa e croce (era dunque
accessibile e segreto). Ora il codice diventa il corrispettivo linguistico e cognitivo di
questa cultura; la apre o la preclude. Oggi i metodi del sapere e delle pratiche utilizzano
procedure e algoritmi; il codice fa dunque nascere un nuovo ego.
◦ Elogio del passaporto → Estendendo a tutti i dati possibili inventiamo un ka (passaporto
universale codificato). L'ego può dolcemente confessarsi in tutta sincerità, ma anche
scivolare in tasca, come pezzetto di plastica dura.
◦ Immagine della società odierna → In passato non fu possibile organizzare delle squadre
per realizzare qualcosa in comune fra più popoli a causa dell'incomprensione reciproca
del proprio idioma. Grazie alla nascita degli scribi, molti monumenti furono costruiti.
L'equilibrio statico coincide però con il modello del potere. In mancanza di un reale
cambiamento, noi soggetti alla periferia, preferiamo un potere lontano, in cima all'asse, a
quel vicino che terrorizza. Non a caso i francesi non fecero la Rivoluzione contro il loro
re quanto contro il barone.