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Daniel Boccacci – Corrispondenze. Giovani, linguaggi digitali, pratiche educative.

• Introduzione → I lavori contenuti nel presente volume sono il frutto di riflessioni sviluppate
a partire dal confronto stimolato in occasione del convegno Corrispondenze tenutosi presso
il Centro Congressi Santa Elisabetta, nel parco delle Scienze di Parma durante i giorni 12 e
13 settembre 2014. l'iniziativa è stata organizzata dal gruppo di ricerca DigitalMente,
formatosi presso il LASS dell'Università di Parma nel 2012. L'èquipe diretta dal prof. Bosi e
coordinata da Boccacci si prefigge di studiare le forme di cambiamento della conoscenza tra
le generazioni che crescono nell'era digitale. I contenuti su cui si focalizzano i saggi che
seguiranno si basano sul presupposto concettuale che, se il linguaggio plasma intimamente
emozione e cognizione umana, nell'intreccio infinito tra interazioni sociali, articolazioni
sensoriali e associazioni semantiche, in un mondo sempre più digitale, pensare al rapporto
tra “nuovi alfabeti” del sapere e pratiche formative, non è un campo d'indagine qualsiasi, ma
il centro su cui costruire nuove dimensioni culturali, politiche e didattiche dell'educazione.

Parte Prima - Tra infiniti richiami

• Sentieri tra foreste di simboli di Daniel Boccacci


◦ 1.1 L'orizzonte → Questo saggio riflette sul rapporto tra espressività giovanile e pensiero, con lo scopo di
comprendere i processi culturali contemporanei in chiave di educatività. Lo studio si basa su esperienze
compiute nella primavera del 2014 da parte del gruppo di ricerca ‘’DigitalMente’’ dell’Università di Parma
in collaborazione con altri centri e istituti. All’interno del contesto educativo le ricerche svolte hanno
permesso di comprendere come i linguaggi digitali pongono a studiosi e a professionisti della formazione
davanti al mutamento di forme espressive. Il campo di questi studi è: la scrittura: la ricerca, infatti studia la
scrittura-codice e la scrittura-processo tecnico in relazione alla realtà digitale. La complessità dei testi
digitali è stupefacente perché si fondono sia la sostanza/forma dell'espressione, sia la sostanza/forma del
contenuto. Espressività ricche di insiemi linguistici come: Stampa, annunci pubblicitari, quotidiani ecc.
erano usate nel 900 e esistono ancor oggi, basate sull'integrazione di linguaggi visivi e verbali. L'avvento
del linguaggio audiovisivo ha permesso l'integrazione tra sostanze dell'esperienza visiva e sostanze
dell'esperienza sonora. Il DIGITALE supera le precedenti forme non solo perché associa più di due canali
sensoriali, ma perché crea testi così complessi da comporre con facilità elementi che storicamente sono
difficili da pensare insieme . A segnare la novità del digitale, è la sua diffusione universale, poiché è
diventato un linguaggio comune della società sostenuto da strumenti tascabili connessi in rete. In poche
parole, ESPERIENZE così diffuse favoriscono la nascita di un NUOVO-PENSIERO (di tipo sinestetico),
travolgente rispetto alle gerarchie sensoriali ed espressive del passato. La questione è decisiva per
comprendere la contemporaneità e il futuro degli orientamenti educativi.
*CONCETTO DI SINESTESIA: acquista notevole valore, il suo significato va distinto rispetto a quello
dei termini usati come suoi sinonimi. Il suo significato penetra nella questione della qualità delle fusioni
linguistiche, in questa riflessione non è la percezione l'oggetto di studio, ma l'espressione: i movimenti
letterari, in particolare Romanticismo e Simbolismo esaltano creazioni sinestetiche. Gli scrittori
(BAUDALAIRE-GOETHE-RIMBAUD) mettono la sinestesia al centro della propria arte, contribuendo
ad includerla tra le figure retoriche della modernità. La sinestesia si trova pure nel linguaggio verbale-
orale-medio (infatti i parlanti compiono inconsapevolmente associazioni sensoriali differenti, come ad es.
‘’LUCE FREDDA’’, ‘’VOCE CALDA’’ ecc..).La sinestesia, entra nell'asse portante delle ricerca e si pone
come strumento per comprendere la qualità dei nessi tra esperienza/lingiaggi/tecnologia digitale. Gli
esperti della storia dell’HOMO TECNOLOGICUS, sostengono le novità digitali che sono viste come
occasione di approfondimento. Questi ultimi notarono che le ricostruzioni virtuali permettono
l'esplorazione di mondi o troppo piccoli o troppo grandi/ o lontani nello spazio o passati nel tempo oppure
ipotetici. Una possibilità di conoscenza migliore sono “I contesti a misura d'uomo” (ad es. MUSEO, una
descrizione se pur dettagliata di un libro non può confrontarsi con una visita virtuale perché quest’ultima
attiva un apprendimento più ricco e più immediato). Per questo motivo, lo studioso Antinucci
approfondisce il tema del coinvolgimento emotivo, affermando che “Il digitale rispetto al canale alfabetico
attiva maggiormente l'emozione perchè fa sì che l'apprendimento impegni tutta la persona con immagini in
movimento, interazione e uso integrato dei sensi. In poche parole, il digitale propone dei sentieri
linguistici diversi rispetto alla linearità rigida dell'alfabeto. Per comprendere il futuro tecnologico non si
può non studiare la storia(per quegli intrecci tra forme espressive simili praticate in epoche differenti). Le
relazioni tra passato e futuro, aiutano a capire meglio l'analisi dei linguaggi e ad accorgersi che i pregiudizi
ostacolano l'innovazione. Proprio la scrittura per esempio, che oramai da secoli è considerata il
fondamento dell'attuale modello d'apprendimento, è il caso più noto tra le vittime della paura del
cambiamento (Platone nel Fedro la definì come un pericoloso strumento che causa la perdita della
memoria). Simili timori oggigiorno attaccano il “Digitale”. La scena sul MUTAMENTO-
TECNOLINGUISTICO non è dominata solo dal CONSERVATORISMO, ma anche dalla voce di chi
accetta questi cambiamenti considerandoli sicuri. L'opposizione è una storia che si ripete ogni volta che un
cambiamento genera disorientamento su decisioni culturali importanti. La Riflessione deve saper cogliere
il significato sociologico di queste paure e, ha bisogno di interrogarsi sulle dinamiche che comportano
contrasti, conflitti o alleanze durature. Solo in questo modo si può capire la nascita dei Processi Culturali
(es. la nascita della Scuola di Massa è il risultato di secoli di affermazione alfabetica). Così orientata la
ricerca deve saper entrare nella domanda sulla pratica dell'espressività della rete. Con questa sensibilità
verso le esperienze quotidiane, dentro quel mondo di trasformazione incessante del digitale ottiene grande
valore lo studio sull’oralità e sulla scrittura. Alcuni studiosi hanno gettato luce sulla cultura nata dal
pensiero, linguaggio e tecnologia. ONG: sottolineando le differenze tra un individuo che vive in un
ambiente privo di alfabetizzazione, e un altro alfabetizzato, mostra come l'uomo attraverso l'invenzione
della scrittura sia agente e agito di fronte al cambiamento (guardando, creando, riproducendo in maniera
diversa la realtà sociale, facendo parte di essa). Detto ciò, le differenze tra l'individuo alfabetico e quello
privo di alfabetizzazione, non derivano dall'ambiente tecnologico ma da un “habitat” più complesso che
l'uomo ha “voluto” sviluppare.
◦ 1.2 L'esperienza → La ricerca ha impegnato 64 giovani di Parma e provincia, di età compresa tra gli 11-14
anni. Nel 2014 sono state monitorate 17 prove, di ragazzi provenienti da vari istituti scolastici locali. A
tutti gli studenti è stato chiesto di sviluppare un racconto personale sull'amicizia. La prova ha dato la
possibilità di osservare percorsi individuali da confrontare con le relative creazioni testuali con lo scopo di
valutare la scrittura giovanile, e vedere se essendo liberi i ragazzi nella scelta di strumenti e modalità
espressivi mostrino di avere un pensiero sinestetico (capace di fondere codici, grammatiche, generi
comunicativi che alcuni anni fa prima dell’avvento del digitale erano ben distinti dall’espressività). La
scrittura, quindi ,(intesa come processo di costruzione di un testo) è stata la parte centrale dell’esperienza
per i ragazzi, al fine di ritrovare tracce di uno stile di pensiero diverso rispetto a quello tipico della cultura
alfabetica e pre-alfabetica. Nella fase preliminare del progetto si è svolta una riflessione sull'età dei
soggetti su cui si voleva compiere il monitoraggio: hanno pensato di concentrarsi sui “giovani” (categoria
assai ampia, in questi ultimi anni si è estesa verso età maggiori –sono considerati tali individui che dai
15/35 anni non hanno: 1)indipendenza economica. 2) un nucleo famigliare diverso da quello originario. 3)
assunzione del ruolo di genitore. In questa ricerca l’attenzione si è focalizzata sui giovanissimi perchè
sono nati e cresciuti in ambienti digitali, e quindi sono molto interessanti per studiare il cambiamento
culturale in rapporto alle nuove tecnologie. Per età i giovanissimi sono più energetici, più abili, più pronti
(non significa che sono per forza più competenti) ad incorporare le novità digitali, stupendo gli adulti per
la rapidità e la disinvoltura che hanno nell'uso tecnologico. Proprio per questo negli ultimi anni all’interno
delle scienze sociali hanno espresso definizioni come (Es. NATIVI DIGITALI, NET GENERATION,
NINDENDO GENERATION..) che stimolano la complessità culturale giovanile. Ragionando
sui”giovanissimi” ci aiuta la psicologia a ricordare le differenze che permettono di suddividere i bambini
in 3 fasce d’età in rapporto al contesto scolastico: PRE-SCOLARIZZATI, GIOVANISSIMI DI PRIMA
SCOLARIZZAZIONE (SCUOLA PRIMARIA) e PREADOLESCENTI. La ricerca si è concentrata su
quest’ultimi che hanno da gli 11 ai 14 anni, per una serie di motivi.. (perché con loro è possibile studiare i
rapporti stretti tra linguaggio, tecnologia ed educazione in relazione ai 5/8 anni di scuola. Può essere
significativa la loro prima immersione nei social network e nelle loro comunicazioni , non va trascurata la
capacità di autoriflessione). Era necessario non confondere le diverse fasce di crescita, se si voleva evitare
una ricerca più complessa. Molta cura è stata dedicata pure al ‘’SETTING’’ in cui i ragazzi hanno svolto le
prove, perché doveva mimetizzarsi con la realtà la quale presenta una vasta scelta tecnologica. Nella fase
preliminare nei laboratori hanno predisposto diversi strumenti, gli stessi alunni durante la prova (pur non
essendo a conoscenza delle modalità di svolgimento) avevano con sé strumenti portati da casa come (pc,
cellulare ecc..). *La ricerca è stata impostata su una struttura triangolare: hanno costruito un questionario
semistrutturato (appendice n.1) compilato da ogni ragazzo per raccogliere informazioni socio-anagrafiche
e indicazioni significative su abilità informatiche, tecnologiche e di scrittura. Hanno monitorato la prova
con una durata massima di 60 MIN. Con il passare del tempo hanno occupato sempre più la scena delle
ricerche dei software: programmi/strumenti come per esempio il TRACE-IT che è uno degli strumenti più
sofisticati ed efficaci (lavora mente noi lavoriamo) e garantisce una raccolta di dati sistematica e una
lettura cronologica. Il Software è utile per prove fisse su tastiera, ma non avrebbe raccolto elementi
rilevanti in questa ricerca perché è incentrata sulla libertà di scelta. Hanno preferito non utilizzare
l'osservazione automatica su “macchina” e, si sono affidati a una persona esterna che raccogliesse
informazioni. Il compito è stato abbastanza difficile, ha richiesto un utilizzo notevole delle risorse umane e
un impiego costante. In qualsiasi esperimento il ruolo dell'osservatore non è scontato ma molto complesso
perché c’è l'esigenza di catturare in tempi rapidi gesti minuti che si presentavano spesso sovrapposti.
Proprio per questa complessità a differenza di altre ricerche in cui l’osservazione è più ampia e scandita in
tempi più lunghi, si è pensato di svolgere il monitoraggio attraverso una tabella di classificazione
(appendice.2) su base cronologica, con lo scopo di fissare il flusso dei gesti in costante
movimento,percettivamente brevi e passeggeri nella memoria. La tabella per registrare i dati è suddivisa in
5 colonne, la 1° distingue il ritmo di monitoraggio con intervalli di tempo prefissati. La 2-3-4° colonna
classificano l’eventuale uso di codici dell'alfabeto, del suono e dell'immagine. La 5° colonna infine, è stata
pensata per registrare il tipo di supporto tecnologico la cui scelta può variare nell’arco della prova. La
tabella, tuttavia, rende facilmente visibile la quantità di operazioni che è capace di fare la mente umana
attraverso associazioni e combinazioni in un tempo ristretto, e ha il pregio di selezionare e ordinare i tratti
significativi per la ricerca (che possono essere esaminati sia mediante la lettura verticale e quella
orizzontale), proprio dalla combinazione di 2 tipi di lettura ci ha permesso di far emergere la compresenza
di più codici nello stesso intervallo di tempo. La necessità di elaborare uno strumento di rilevamento ha
richiesto incontri preparatori, per studiare, confrontarsi e fare dei veri e propri pre-test compiuti sui ragazzi
del Centro Giovani Montanara. Ogni ricercatore prendeva dimestichezza con lo strumento per usarlo in
modo sicuro ed efficace. Sotto l’aspetto psicologico, è stato curato il primo incontro con i ragazzi per
instaurare un clima sereno, di collaborazione (i ricercatori dovevano utilizzare delle parole strategiche
come: argomento, espressione, invenzione, costruzione... che dovevano essere preferite rispetto a parole
come tema, testo, scrittura, che a scuola richiamano tecnologie e metodi). Al momento dell'attività si sono
posti silenziosamente, a distanza, come presenza “trasparenti” senza interrompere o intervenire per
orientare le scelte tecnologiche. La richiesta che è stata fatta ai ragazzi di parlare dell'amicizia,
rivolgendosi idealmente ad un amico o a una persona vicina, è stata mossa dall'intento di favorire
espressività libera. *Bisogna dire però che il sistema scolastico (luogo di crescita attraverso dei ruoli e dei
saperi formali, ambiente di costruzione di conoscenze e di valutazioni di merito) ha condizionato
l'esperienza. Infatti le prove svolte dai ragazzi del Centro Giovani Montanara sono diverse rispetto a quelle
condotte nelle scuole; nonostante un atteggiamento non intrusivo da parte degli osservatori e avalutativo, i
ragazzi non hanno potuto liberarsi dalla condizione psicologica di sentirsi “messi alla prova” di fronte a
persone sconosciute a cui mostravano come raccontare parte di sé.
◦ 1.3 Sul futuro dell'educazione linguistica → A fine indagine , ragionando sui dati ottenuti emergono
considerazioni importanti sul tema della varietà espressiva. Ciascun ragazzo ha mostrato i propri ritmi di
produzione, e a colpire l’attenzione è la presenza di 4 grandi famiglie all'interno dei 65 processi
monitorati: 1) Alfa-iconica (formata da ben 30 percorsi); 2) Alfabetica (numero di percorsi un po'
inferiore; 3) Iconiche; 4) Multicodice (3-4° insiemi più ristretti). La “considerazione” ha valore se messa
in relazione: al tipo di uso di codice e agli intervalli temporali. In questo caso emergono 2 TIPI DI
COMPOSIZIONE: Quella formata da giovani che hanno utilizzato più di un codice negli intervalli di
lunga durata e; l’altra è quella in cui la presenza di più codici è avvenuta anche durante intervalli
brevi, (infatti qui c'è la probabilità più alta che ci sia un pensiero sinestetico) perché questo fenomeno
che avviene su intervalli di 30 secondi è sicuramente fatto da chi è abile a generare linguaggi differenti
in modo unitario. Questo 2° tipo di composizione è stato rilevato con più frequenza tra i ragazzi del
Centro Giovani Montanara, questo ci porta a pensare che (il suo contesto extrascolastico abbia sviluppato
maggiormente un'espressività di fusione) proprio lì sono stati presenti quasi tutti i casi che univano
alfabeto, immagini e suono così come sono stati maggiori i percorsi bi/multi-codicali rilevati durante gli
intervalli. Le STRATEGIE EDUCATIVE (efficaci per lo sviluppo-espressivo di preadolescenti, bambini e
ragazzi) devono evitare il pericolo di riferirsi a modelli educativi a cui il passato scolastico italiano si è
ispirato; il dominio dell'alfabeto ha contribuito a formare società basate sul controllo, capacità d'analisi,
conoscenze, progressi tecnologici ecc.. la RICERCA ci ha mostrato quanto i ragazzi che praticano
tecnologie digitali facciano riemergere un intero mondo di esclusioni. La questione sul monopolio
linguistico è molto delicata per quanto riguarda l'insegnamento nella scuola chiamata “media” (con la
riforma del 1963) nata per affermare una nuova società, meno classista, proprio a partire dai giovani, più
liberi di scegliere il loro futuro. (Nonostante gli sforzi da parte degli insegnanti e presidi, per proseguire
questi obbiettivi i vecchi principi sono in buona parte rimasti). Oggi c’è l’abitudine di denominare i
giovani: “Nativi digitali” ma i ragazzi nati in un'epoca digitale non sono necessariamente i “maestri” del
digitale (eppure in Italia e in altri paesi per anni ha dominato la politica della dotazione tecnologica nelle
aule, per lasciar fare, formare in modo spontaneo, evitando le diversità personali e della relazione adulto-
allievo). E’ ovvio pensare che il futuro sia basato sul digitale, ma non si riflette su cosa significhi questo
linguaggio, quale sia la sua natura e come pensarlo in relazione all’educazione. L’alfabeto però essendo
presente in più della metà delle composizioni, è ancora una forza centrale dell'espressività; allo stesso
tempo nelle prove emergono percorsi multi-codice (molto diversi dal modo tradizionale di comporre con
linguaggi disciplinari distinti). Tra queste composizioni prevale il linguaggio iconico (che dimostra la
forza espressiva delle immagini presente nella cultura dei giovani. In comune con la scrittura tradizionale,
anche nelle composizioni più creative è presente il tecnologico. (Quasi la totalità di coloro che si sono
espressi digitalmente sono accomunati dalla costante frequentazione di internet durante tutto il processo
creativo. La rete è stata il riferimento d'ispirazione, archivio dove attingere, “come cacciatori/raccoglitori
nella foresta elettronica”). Questo comportamento ha fatto si che i giovani vengano considerati incapaci di
saper guidare la navigazione verso una comprensione profonda dentro la rete, infatti le nuove generazioni
sono viste come dei giocolieri, senza significato. Pensando all'educazione futura è uno sbaglio pensare che
si possa imparare giocando grazie alle nuove tecnologie, questa è un'immagine falsa! (ci si deve
impegnare ed essere seri, come quando si gioca a un gioco che piace). Il compito dell'educazione futura
non è quello di usare nuove tecnologie, è quello di trovare un significato per impegnarsi a lungo su
qualcosa che tecnologicamente può diventare banale e scontato. La varietà espressiva delle composizioni
osservate emerge se cominciamo ad esaminare la scelta del supporto dei ragazzi. È evidente che esiste:
-Chi si è espresso con strumenti analogici (simili) e chi ha preferito (la maggioranza) la via digitale.
All’interno di quest’ultima le composizioni sono state eterogenee. In conclusione, possiamo dire che alle
domande centrali della ricerca ossia: Su quale strada ci sta portando il digitale? È vero che apre un
pensiero sinestetico? Possiamo affermare che l'esperienza ci ha mostrato l'esistenza di una varietà
espressiva. Cercare di comprendere il mutamento dell'espressività, senza capire in che modo i media
agiscono su di noi, è uno sforzo inutile. Ma possiamo ancora credere che per il futuro la scuola abbia un
ruolo indispensabile? E che ci siano scopi che giustifichino la sua esistenza? Quali sono i suoi fini: fornire
conoscenze? Fornire un metodo? Preparare futuri mestieri) Bisogna pensare la scuola non come un luogo
dove vivono ancora le “certezze del passato”, ma come dimensione in cui si acquisisce qualcosa di
fondamentale per la vita, opportunità per sviluppare linguaggi, occasione imperdibile per conoscere la
propria storia.
• Discordanze sentite/ Corrispondenze cercate di Damiano Felini → (Es. che il prof .fa quando entra in un aula
universitaria..) Chiede ai ragazzi se sarebbero in grado di scrivere nel caso in cui non esistesse l'inchiostro,
(alcuni rispondono che utilizzerebbero il pc) ma la domanda del prof apparentemente assurda, alla fine fa
riflettere i ragazzi sul fatto che se non esisteva l’inchiostro in passato i loro genitori e nonni sarebbero ancora
analfabeti. Da li esce fuori il “concetto di alfabetizzazione”, che semplicemente indica la capacità di leggere e
scrivere nella propria lingua. Facendo riferimento al titolo del libro “discordanze/corrispondenze”, si nota che
è già presente il rapporto d'inimicizia tra la scuola e i media. Il prof in seguito fa riferimento ad alcuni studi che
hanno approfondito il concetto di alfabetizzazione mediale/digitale e lo hanno applicato ai contesti scolastici,
formativi ed educativi. La pedagogia ha spesso sottolineato la distanza che esiste tra scuola e media (crede che
i media non si abbassino alle logiche tradizionali dell’istruzione). Negli anni '70 nasce il concetto di “scuola
parallela”, con il nome scuola indichiamo l’istituzione formativa, mentre con l’attributo parallela si indica un
diverso modo di essere un’istituzione educativa, cioè meno formale e meno istituzionale. Secondo Porcher la
scuola parallela è formata da circuiti che gli allievi e il pubblico, in generale, ricevono al di fuori della scuola.
Gli strumenti della scuola parallella sono i “mass media” (stampa, fumetti, tv ecc..) Sono canali frequentati
molto dagli allievi e non sono controllati dagli insegnanti.

DIFFERENZA TRA SCUOLA E CULTURA DEI MEDIA:

SCUOLA: CULTURA DEI MEDIA:


Luogo di apprendimento di linguaggi e nozioni, è E’ basata per lo più sulle IMMAGINI, è collegata allo
finalizzata a creare concetti e astrazioni attraverso SVAGO e non richiede di essere insegnata, per sua natura
discorsi complessi, è incapace di trasmettere astrazioni riesce solo a porre
E’ DEPOSITARIA dei saperi umanistici e scientifici e fotogrammi uno dopo l’altro. I MASS MEDIA sono
punta alla TRASMISSIONE DI CONCETTI. Destinata a DIVULGATORI DI CULTURA ‘’ FACILE’’ RIVOLTA A
un NUMERO RISTRETTO DI PERSONE. TUTTI. E’ una CULTURA DEL RELATIVO (dove
tutti possono esprimere la propria opinione.

Se questo è il rapporto tra scuola e cultura dei media, non ci stupisce il fatto che la pedagogia sia stata
soprattutto una disciplina di “teorie delle discordanza”. Il problema dell'alfabetizzazione è stato sempre al
centro dei dibattiti pedagogici. Nell'800 si considerava alfabetizzato solo chi sapeva leggere e scrivere il
proprio nome e cognome, oggi invece secondo l'UNESCO (Organizzazione delle nazioni unite per
l'educazione, la scienza e la cultura) è alfabetizzato chi comprende e formula per iscritto un breve resoconto di
vita quotidiana. Il concetto di alfabetizzazione non può essere considerato un concetto statico, perché ha subito
numerosi cambiamenti a causa del mutare della società e della cultura.
*FREIRE: contribuì molto al concetto di alfabetizzazione, perchè mise in relazione la capacità di leggere e
scrivere con la realtà e la presa di coscienza del proprio ruolo nella società. (Ai nostri giorni l'alfabetizzazione,
non è più riferita solo alla capacità di leggere/scrivere, ma è diventata un vero e proprio sinonimo di “istruzione
di base”).
*TYNER: fu un altro autore che parlò del concetto di alfabetizzazione, egli parlò di ‘’MULTILITERACIES’’
un’espressione al plurale. Egli prende in considerazione 5 forme di alfabetizzazione: 1)° COMPUTER
LITERACY 2)° NETWORK LITERACY 3)°INFORMATION LITERACY 4)° VISUAL LITERACY 5)°
MEDIA LITERACY. Le prime due sono raggruppate nella categoria delle alfabetizzazioni strumentali ( perché
riguardano esclusivamente l’uso delle tecnologie) le altre tre, fanno parte della categoria delle “alfabetizzazioni
legati a linguaggi che rappresentano il mondo” che sono le più vicine all’alfabetizzazione tradizionale. Questo
processo di ampliamento del concetto di alfabetizzazione ha fatto si che alcune delle alfabetizzazioni multiple
fossero pensate in riferimento alle tecnologie e ai mass media. A partire dall'anno 1985, i programmi
ministeriali italiani, iniziarono ad utilizzare il concetto di alfabetizzazione, affidando alla scuola il “compito
specifico di alfabetizzazione culturale”. Con i programmi dell'85 la scuola ha come obiettivo di far conseguire
la capacità di usare sempre più il “codice verbale” senza trascurare altri tipi di codici (grafico, musicale,
mimico ecc..) poiché sono complementari al codice verbale. Per questo motivo il bambino doveva essere
consapevole del fatto che esistono codici diversi e ciascuno di essi offre delle opportunità specifiche. I
programmi dell'85, sono l'esempio di come la scuola italiana abbia già da tempo previsto un lavoro comune
con tutte le forme linguistiche. Per concludere, bisogna dire che il clima culturale è favorevole all'evoluzione
dell'alfabetizzazione, la strada è aperta, ciò che resta è camminare.
• La classe 2.0 per costruire apprendimenti e competenze digitali di Ombretta Fusari → I ragazzi di oggi, definiti
“nativi digitali” si trovano di fronte a insegnamenti che parlano una lingua talmente diversa dalla loro da farla
sembrare un'altra lingua. In tutto questo c’è del vero. Sembra che i bambini, adolescenti, giovani in generale
oggi siano in qualche modo “diversi”. Forse è diversa la società, ma i sistemi formativi (la scuola) sono sempre
gli stessi. I bambini hanno familiarità con i dispositivi tecnologici soprattutto perché vivono nella società
dell'informazione. Nel convegno di “CORRISPONDENZE” sono state poste numerose domande, ma quella
più interessante secondo Ombretta era: “Quali relazioni si possono sviluppare tra nuovi e vecchi linguaggi, e
con quali conseguenze?”. Il docente può utilizzare le nuove tecnologie senza stravolgere i metodi del passato.
Infatti durante i primi anni della scuola primaria prevale l’uso della ‘’LIM’’ (lavagna multimediale, presente
nelle classi) che consente lo svolgimento di giochi didattici, lezioni dinamiche ed interattive. La LIM parla il
linguaggio degli studenti, e coinvolge in modo attivo ognuno di loro. Tre classi dell'Istituto di cui parla
Ombretta hanno partecipato al progetto “la classe del futuro”. L’obbiettivo del progetto consisteva nel capire se
la logica dei videogiochi può insegnare qualcosa relativo all'apprendimento ai ragazzi. Con questo progetto
sono state costruite delle “storie” in cui i protagonisti dovevano superare delle prove per accedere a determinati
contenuti/saperi. Con l’uso della videocamera/tablet sono state filmate le scenette che poi i bimbi hanno visto
sulla LIM. È un'esperienza significativa, perché: unisce l'attività concreta con il linguaggio tecnologico; la
lavagna interattiva non è ovviamente l’unica tecnologia che si trova nelle classi, ci sono (notebook, stampanti,
videocamere, fotocamere, connessione alla rete ecc). Nonostante i giovani vengono considerati ‘’NATIVI
DIGITALI’’ non sta a significare che sono i più esperti nel campo tecnologico, ma bisogna controllarli. In
ambito scolastico infatti vengono guidati dall'aiuto dell'insegnante, e imparano a creare documenti, inserire
immagini, disegnare, usare la rete ecc..
*Il linguaggio tecnologico è semplice e di facile comprensione: noi non dobbiamo insegnare nulla, ma
dobbiamo fare in modo che la tecnologia venga utilizzata dai giovani in modo significativo. Un’altra
opportunità per i giovani è la partecipazione alle “olimpiadi di informatica” (gare a squadre, online, per
risolvere quesiti di tutte le discipline che vengono insegnate nell’ambiente scolastico) la strategia utilizzata è
quella del “problem solving” con lo scopo di far prevalere il pensare, ragionare, fare ipotesi e rappresentare
percorsi di soluzione. Le abilità di problem solving si apprendono non solo all’interno della scuola, ma anche
in contesti Extra-Scolastici. *Alla fine di queste esperienze dobbiamo sottolineare che gli insegnanti devono
conoscere il linguaggio digitale usato quotidianamente dai giovani; i nativi digitali non hanno maggiore
conoscenza in ambito tecnologico, ma solo un maggiore accesso attraverso la rete alle informazioni. La
“tecnologia” si sviluppa ad un ritmo rapidissimo, oggi per es. i Notebook sono già stati superati dai tablet,
magari fra due anni anch’essi saranno da buttare. Nel corso della storia sono stati creati oggetti macchine e
altre innovazioni (tostapane, lavatrice,scrittura ecc..) che hanno continuato ad avere il loro ruolo funzionale
nonostante lo sviluppo e le nuove invenzioni come per es. internet.
• Educare al digitale di Italo Ravenna → Creativi si nasce o si diventa? Italo, era appassionato di informatica e
cinema, da grande diventò un operatore specializzato in montaggio sui pc, e nel corso degli anni diventò un
maestro. Il suo scopo era quello di introdurre nella didattica la sua creatività. Da quel momento in poi ebbe
molte IDEE collaborando anche con altri suoi colleghi (Crearono un calendario, diverso da tutti gli altri con la
presenza di foto ecc..). Bisogna dire però che non tutti i progetti si organizzano così facilmente, Italo preferisce
organizzare il progetto per un anno e eseguirlo in classe l’anno successivo. *2007: l’anno in cui uscì per la
prima volta l’IPHONE, Italo stava progettando di realizzare una fiaba per ragazzi, e la realizzò con l’aiuto dei
suoi alunni. L’anno successivo pensò di farla diventare una fiaba-interattiva (cliccabile/riproducibile su pc).
Voleva pubblicare la sua fiaba sull’IPHONE, e con l'aiuto di un piccolo software house nacque così la “marcia
dei folletti” (1°fiaba interattiva/scuola elementare/alunni di 7 anni). Dopo questa Fiaba Interattiva venne
realizzata anche nella versione in inglese (per il suo lancio nell’app store mondiale). *Per l'autore era molto
importante l'uso dei colori per far si che i bambini esprimano le loro emozioni. All’interno delle sue aule NON
vi erano distinzioni di sesso, tutti i bambini erano allo stesso livello. Il suo obiettivo era quello di eliminare la
vergogna che c'era tra i bambini, per creare un gruppo classe unito. Così creò un progetto dove attraverso i
colori i bambini potevano esprimere le loro emozioni . L’obiettivo è stato raggiunto, i suoi alunni non hanno
più provato vergogna a mostrarsi agli altri per quello che sono e sono diventati un grande gruppo.
• Neuroscienze ed educazione di Renata Pitino → Il notevole progresso delle indagini sul cervello ha permesso
di approfondire le conoscenze sugli aspetti percettivi, sensomotori e cognitivi dell'apprendimento (come i
NEURONI si sviluppano prima e dopo la nascita/ come i bambini imparano a percepire l’ambiente e ad
interagire con esso). Il nostro SISTEMA NERVOSO si modifica con gli stimoli esterni ed è in grado di
modificarsi anche in età adulta. Attraverso ciò che facciamo, come lo facciamo, alteriamo i flussi chimici della
sinapsi e cambiamo i nostri cervelli. Quando educhiamo i nostri figli, tramandiamo anche le modifiche della
struttura del nostro cervello. Si “apprende” attraverso il corpo in particolare attraverso i sensi, si impara ad
agire di conseguenza, ad imitare i comportamenti degli altri.
–Cosa succede alla nostra mente quando si passa dalla penna alla tastiera, dalle pagine di un libro allo
schermo di un computer? Nell'era digitale il compito dell'educatore è quello di: osservare, adattare e,
predisporre gli stimoli più adeguati a favorire lo sviluppo interattivo dell'educando.
*Oggi sappiamo che la ‘’MATERIA PRIMA’’ del nostro cervello sono le CELLULE NERVOSE, i neuroni
sono cellule specializzate nel trasmettere e ricevere informazioni. Ogni volta che compiamo un’azione o
abbiamo una sensazione fisica/mentale un insieme di neuroni nel nostro cervello si attivano.
*SINAPSI: è l'unione tra due cellule nervose (o fra una cellula nervosa) con l'organo di reazione, che consente
la trasmissione dell'impulso nervoso. Nel neonato si formano oltre 2milioni di sinapsi al minuto, il ritmo
rallenta fino alla pubertà, si stabilizza su valori molto più bassi tipici dell’età adulta, fino a decrescere nel corso
della vecchiaia. Noi veniamo al mondo solo con una certa quantità di connessioni neurali (che controllano per
es. il battito cardiaco/respirazione) e vengono definite “indipendenti dall'esperienza”. Altre parti del cervello
sono incomplete alla nascita, e sono in attesa di un’esperienza esterna. Questa rete di connessioni vengono
chiamate “in attesa di esperienza”. Vi è infine una 3°categoria di connessioni definite “dipendenti
dall'esperienza” (che dipendono da ciò che impariamo durante la nostra vita, e tali modifiche sono uniche per
ogni individuo). IL CERVELLO CAMBIA CONTINUAMENTE, E’ FLESSIBILE MA NON E’ RIGIDO.
Il fatto che sia flessibile, lo dimostra pure lo studioso Kandel con i suoi studi sulla memoria. Kandel svolse i
suoi studi sul cervello di una lumaca marina, che possiede un sistema nervoso molto semplice, con un numero
ristretto di neuroni. Durante l’esperimento, stimolò la lumaca, che per la prima volta rispose allo stimolo, ma
quando Kandel iniziò a ripetere lo stimolo, il comportamento della lumaca era cambiato. Kandel, così facendo,
ha dimostrato che quando una persone impara qualcosa, le connessioni del suo cervello e la struttura dei
neuroni cambiano. COME SI APPRENDE? Apprendere significa disporre di strumenti per registrare,
organizzare le nostre esperienze percettive, con lo scopo di riconoscere, prevedere e anticipare le situazioni. Il
canale sensoriale mediante il quale si apprende e passa la maggior parte della nostra esperienza
senso/percettiva è il canale visivo. L’apprendimento è facilitato quando vengono stimolati
contemporaneamente più sensi, anche se la vista è sempre il senso predominante. LA VISIONE E’ UN
PROCESSO DI REGISTRAZIONE, E’ ATTIVA, NON E’ L’OCCHIO MA IL CERVELLO CHE VEDE.
Fino ad ora abbiamo analizzato come il nostro sistema nervoso di modifica e apprende dall'ambiente esterno,
ma quando l'uomo si trova nel mondo virtuale che cosa succede?
Sono stati condotti molti studi sulla differenza tra la scrittura a mano e la digitazione su tastiera. Quando
leggiamo le lettere che abbiamo scritto a mano, si attivano parti del cervello diverse rispetto a quelle che si
attivano quando riconosciamo le lettere apprese digitando su una tastiera. Molti gruppi di ricerca osservarono
che quando i bambini scrivevano a mano libera ottenevano risultati migliori, carta e penna rispetto alla tastiera
di un pc li stimolano di più a scrivere. Crescendo i bambini impiegavano meno tempo a scrivere con la tastiera,
diventando degli abili “digitatori”. Le tecnologie non sono semplici aiuti esterni, ma comportano delle
trasformazioni delle strutture mentali, in modo speciale quando hanno a che vedere con la parola. Il pc e le
nuove tecnologie facilitano enormemente la nostra vita, tanto da essere diventati “indispensabili”. Con la
nascita della rete, l'uomo ora è in grado di gestire contemporaneamente diverse informazioni. Ciò da un lato è
positivo, ma dall'altro causa la dispersione dell'attenzione.
• Pensieri sulla visione di Cristiana Prestianni → Secondo l’autrice, ogni individuo possiede delle risorse
cognitive e un'intelligenza differente. Questa individualità deve essere rispettata soprattutto nel mondo della
scuola. Nel 2004 all’interno della scuola sono nati i cosiddetti “percorsi personalizzati” e si è capito che il
successo scolastico non è il raggiungimento dei saperi tradizionali, ma lo sviluppo della creatività, il saper
risolvere i problemi ecc... Questa riflessione non deve portarci ad “etichettare” gli alunni, perché si può essere
portati per es. per la musica, o per la pittura e così via...le analisi fatte dal Prof Boccacci, illustrate nel
convegno (che indagano sul contesto operativo, sull'aula, sui linguaggi giovanili ecc..) sono delle analisi
qualitative, che possono essere considerate come delle risposte al contesto-classe a cui si riferiscono. Quando il
cervello legge diversi sistemi di scrittura, e diversi tipi di linguaggio, si attivano vie nervose differenti. Quindi
diventa indispensabile per la scuola offrire tutti i tipi di linguaggi, compreso quello visivo, che permette ad
ogni alunno di trovare un apprendimento che gli consenta di raggiungere il successo formativo. Spesso però si
assiste ad un predominio del linguaggio verbale e della scrittura; questo in Italia si vede anche nei test
nazionali, dalle prove invalsi che indagano le competenze dei giovani sull'italiano e la matematica. Nelle
scuole non tutte le materia sono considerate importanti, ad esempio l’arte è considerata momento di svago, di
libera espressione proprio per questo viene svolta nelle ultime ore scolastiche per compensare la dura fatica
degli apprendimenti seri che si svolgono durante le prime ore di lezione. La scuola dovrebbe recuperare la
creatività, l'arte e il piacere della visione ma come sappiamo questo non accade. Occorre saper utilizzare le
immagini nella maniera corretta altrimenti si rischia di ottenere l’effetto opposto( es. una mappa concettuale
mal costruita o delle fotografie non collegate al contenuto rischiano di ostacolare la comprensione dell’alunno).
L'immagine stimola il pensiero creativo, è strano ma pur vivendo nella cosiddetta civiltà delle immagini
possiamo parlare di analfabetismo visivo (tempo fa una persona nella sua vita poteva vedere fino a 500
immagini, mentre oggi ognuno di noi più o meno 500 immagini le vede ogni giorno.
Per quanto riguarda la disciplina di “storia dell'arte” il ministro dell'istruzione, si è reso conto che c’è la
necessità di dare spazio a questa disciplina (anche per quanto riguarda ma musica ecc..). L'immagine nel corso
del tempo ha assunto diverso valore in base ai periodi. Per esempio durante il paleolitico, l’immagine veniva
usata per rappresentare la realtà (pitture rupestri, scene di caccia) , successivamente nel periodo medievale
viene utilizzata per rappresentare il “divino”.. e così via..
La pittura entra in crisi con la nascita della fotografia (rappresentazione della realtà), questo tipo di crisi vive
ancor oggi.
Con l'era digitale ha ancora il suo valore scrivere con la penna? Il digitale e la scrittura sono due mondi
diversi che hanno imparato a convivere, perché ognuno ha la propria specificità.
Confronto tra la figura dell'artista e quella del professore: L’artista vive dell’identità arte/vita e quindi non può
cambiare il presente che lo circonda, il docente dovrebbe imitare l’artista mettendo in discussione il proprio
modo di comunicare, perché senza una corretta comunicazione non si può parlare di apprendimento.
Corretta: nel senso di rivedere il reale e riproporlo nelle forme più adatte per l'alunno.
• Lingua italiana: irretimento/irreversibile? di Giuliana Fiorentino → Il dibattito sulla lingua si occupa
dell’effetto che le tecnologie e il digitale in generale hanno sull’evoluzione delle lingue. Per capire ciò che sta
accadendo dobbiamo cogliere lo scenario culturale in cui stanno avendo luogo queste trasformazioni
linguistiche. Molte ricerche sembrano concorde nel mostrare che l’uso di strumenti digitali attivi regioni del
cervello non attivate da altri compiti di lettura. Ciò che può preoccupare in questa era digitale sono gli aspetti
sociali, psicologici e relazionali, perché c’è il rischio dell’essere sempre connessi, e del rivolgere l’attenzione
altrove( tutti noi giovani adulti spesso ci muoviamo come zombi assorbiti nell’attività di telefonini sempre più
accessoriati, invece di prestare attenzione a quello che ci sta intorno). Nella nostra società occidentale i giovani
vengono accusati di avere una comunicazione quasi sempre inferiore/mancante rispetto a quella degli adulti, a
causa dei media. L’adolescenza è dipinta dai media infatti viene messo in atto un vero e proprio attacco alla
gioventù. Si parla infatti di estinzione della lingua. Dopo aver mostrato il cambiamento della lingua con l’uso
dei nuovi digitali, ora si può parlare dell’evoluzione di internet. La storia di internet venne divisa in quattro
fasi: la prima che va dal 1970 al 1990, è l’epoca iniziale in cui si diffonde internet dal mondo militare, infatti
venne inviata la prima email e da li vennero sperimentate le prime chat e cosi via; il decennio successivo(1990-
2000) è caratterizzato dalla crescita di utenti internet, grazie all’uso dell’email; la terza fase(2000-2010) è
quella dell’esplosione del web grazie alla nascita di vari sistemi di reti sociali(social networking). Inoltre dal
punto di vista tecnologico si assiste alla commercializzazione del cellulare ,accessibile a tutti e ovunque;
l’ultima fase , è invece la fase attuale (2010 in poi) ,caratterizzata dall’ulteriore sviluppo del cellulare e tablet;
L’evoluzione delle tecnologie ha portato dei cambiamenti anche in ambito pedagogico. Infatti nella prima fase
si parla di e-learning, basato su sistemi per l’apprendimento. La fase in cui viviamo noi è caratterizzata dal
mobile-learning, cioè un apprendimento che viene distribuito presso gli apprendenti mediante l’uso di
strumenti portatili.
Adesso per comunicare usiamo altri mezzi, ad esempio l’email (testi molto corti, a volte non sono
neanche firmate, perché il mittente è già noto al momento della spedizione), anche le chat ci hanno
abituato ad un discorso frammentario, al ricorso di abbreviazioni ed emoction, vengono anche usati
molti forestierismi (presi da lingue straniere come ad esempio il saluto “HOLA”). Infine i blog e i social
network hanno sancito la cosiddetta “privacy” poiché ormai tutti i vari fatti privati, attraverso questi
social diventano pubblici.
Questo tipo di scritta, l’autrice, lo definisce “scrittura allegra”, dove vi è uno stile meno accurato, uno stile che
produce una lingua che devia rispetto alle norme e che tende a semplificare lo standard. Lo stile “allegro”
passa dai contesti informali a quelli formali, vi è l’assenza delle maiuscole, segni di punteggiatura, divisione in
paragrafi e cosi via. La lingua italiana sul web è una lingua prodotta da semianalfabeti(cioè persone con una
scolarizzazione scarsa o una conoscenza della lingua ancora da perfezionare , ad esempio quella degli stranieri
o dei ragazzini, caratterizzata da errori dovute al cattivo apprendimento linguistico. Chiameremo questo strato
della lingua del web “lingua selvaggia”. I tratti linguistici della lingua selvaggia sono assimilabili a quelli ”
dell’italiano popolare”, essi infatti non usano molo le punteggiature, gli accenti e cosi via. Per rispondere alla
domanda iniziale , cioè se esiste un “irretimento della lingua italiana” si dovrebbe prima stabilire se esiste una
lingua italiana del web. Ma se per una attimo mettiamo da parte i problemi ortografici, il modello della lingua
“allegra” del web costituisce un problema per la sua informalità solo se esso è l’unico modello di lingua scritta.

Parte Seconda – Con occhi diversi

• The ict hourney in swedish schools di Agne Arnesson → Questa autrice parla: dell'impatto delle tecnologie
sull'insegnamento, ma più che “impatto” il termine giusto sarebbe “rivoluzione” perchè di questo si è trattato.
Si concentra a parlare del sistema scolastico svedese, il quale comprende il grado d'istruzione prescolare,
preparatorio alla scuola dell'obbligo, che va da 1 a 5 anni e che è molto importante per la formazione dei
ragazzi svedesi). La maggior parte degli istituti prescolari, sono gestiti a livello comunale; a 6 anni, i bambini
frequentano un anno prescolare non obbligatorio, ma seguito da circa il 99% dei bambini in quanto prepara alla
scuola dell’obbligo poiché ha luogo nei suoi stessi edifici e quindi abitua il bambino a vivere in quel contesto.
Dopo inizia il “percorso obbligatorio” (cioè la scuola primaria, e la scuola secondaria di I° grado) in totale
sono 9 anni. A differenza dell'Italia, in Svezia la scuola dell'obbligo è gestita completamente dal comune. Gli
insegnanti sono scelti direttamente dal preside e sono assunti dal comune, anche i costi di gestione, edifici,
materiale, ecc... sono gestiti dal comune. Lo stato non ha nulla a che vedere con la gestione delle scuole.
Trascorsi i 9 anni, ha inizio la scuola secondaria di 2° grado (gestita pure dal comune), questa scuola NON è
obbligatoria, ma è frequentata dal 99% dei ragazzi. Ha una durata di 3 anni, i programmi tra cui scegliere sono
circa 16 (tra cui le scuole professionali, college ecc..) Al termine di questi 3anni, gli studenti possono scegliere
di intraprendere l'università, corsi professionalizzati o decidere di entrare nel mondo del lavoro.
Per quanto riguarda le “materie di studio” l'unica differenza tra i 2 gradi d'istruzione è l’introduzione di materie
di tipo pratico/ l'insegnamento della lingua inglese a partire dalla scuola primaria/ una seconda lingua
(Francese, Spagnolo o Tedesco), si insegna anche la lingua italiana (nella scuola secondaria di 2° grado)..
anche il Latino se pur raramente. Le scuole di “Falkoeping” è un piccolo comune di campagna (3,200
abitanti) ma sono presenti 30 istituti prescolari, 18 scuole dell’obbligo 1 scuola secondaria di 2°grado e altri
istituti..ritornando all'argomento principale cioè l'uso delle tecnologie nelle scuole svedesi; negli anni '70-'80 le
scuole erano dotate di macchine da scrivere (e gli alunni imparavano a battere a macchina). Dopo arrivarono i
primi pc, ovviamente tutto era molto semplice, il formato era ancora in bianco e nero..
Quando entrarono nelle scuole i computer più avanzati (erano utilizzati per facilitare i lavori, per produrre
materiale didattico, orari delle lezioni ecc..). Negli anni '90, il computer era diventato sempre più diffuso.
Vennero in seguito introdotti: scanner, fotocopiatrici ecc.. Dall’anno 2000 in poi, possiamo affermare che si è
assistito ad una vera e propria corsa al progresso; in Svezia è stata introdotta la cosiddetta “classe del futuro”
(Con proiettori, schermi e casse per l'audio). Non è usata molto la LIM (come in ITALIA) viene solamente
usata per alunni con problemi, disabilità,ecc.. Grazie a queste tecnologie, è però migliorata la comunicazione
tra insegnanti e studenti (con blog e classi virtuali), attraverso questi è possibile comunicare meglio per quanto
riguarda i compiti per casa, lavori di gruppo e così via. Per i genitori questo è pure un grande vantaggio perché
anche loro oggi possono controllare al meglio le prestazioni scolastiche del figlio.. Le tecnologie non hanno
solamente cambiato le strutture scolastiche, in generale tutta la società ( es. molte persone utilizzano servizi di
home banking piuttosto che recarsi in banca ecc..) Questo per affermare che la comunicazione oggi avviene
attraverso pc o smartphone; anche i social (facebook, twitter..)hanno molto modificato la società. A differenza
dell'Italia la Svezia ha un sistema economico che supporta l'introduzione di queste tecnologie, questo fa sì che
le scuole siano sempre all'avanguardia;
*La domanda che si pone l'autrice, è in che modo vengono usate queste tecnologie?* Quest’ultime hanno
migliorato le capacità degli studenti, migliorando la loro creatività. I docenti: con tutta questa innovazione, si
sentono “inferiori” e incapaci di svolgere il loro lavoro. Si può affermare però che gli insegnanti oggi possono
svolgere il ruolo di “super visori, guide, mentori ecc..”. sono le nuove generazioni che devono adattarsi alla
vecchia scuola o, è la vecchia scuola che si deve adattare alle nuove generazioni? Abbiamo ancora la
possibilità di scegliere?
• The use of new technologies in the Irish education system di Art O' Sùilleabhàin → Il sistema scolastico
inglese per lungo tempo ha prevalso in Irlanda, ma il sistema irlandese è diverso da quello inglese. Il sistema
scolastico in Irlanda si divide in due cicli d'istruzione: 1) PRIMARY SCHOOL, obbligatorio(4-12 anni) il
99% di queste scuole sono gestite dallo Stato.(ma anche nella maggior parte dei casi, è gestita dal religiosi,
infatti il preside viene eletto dal Vescovo); POST PRIMARY SCHOOL, il secondo ciclo, è sempre gestito
dallo stato. All’interno di queste scuole di secondo grado ci sono alcune scuole private-religiose, scuole di sole
femmine o viceversa, gestite da cattolici. I salari dei docenti sono gestiti dallo Stato. All’interno di queste
scuole i ragazzi hanno l’obbligo di indossare le uniformi, regola dettata dal vescovo. Dal punto di vista
tecnologico, l’Irlanda è la capitale europea del digitale e l’occupazione in questo settore è elevato.(esempio
molti studenti hanno guadagnato molti soldi grazie alla loro capacità di sfruttare la tecnologia.) Grazie a
progetti e innovazione i ragazzi si avvicinano presto al linguaggio informatico e all’utilizzo delle tecnologie
nella vita quotidiana. Il problema maggiore è l’impianto inadeguato delle tecnologie è la mancanza del
supporto tecnico nelle scuole. A causa della recente crisi economica la situazione dell’Irlanda nell’ultimo
periodo è instabile, infatti per quando riguarda la formazione degli insegnanti nel campo delle tecnologie è da
sempre lasciata nelle mani dei volontari (solo insegnanti interessati seguono corsi di formazione per migliorare
le loro conoscenze tecnologiche, chi non lo fa rimarrà svantaggiato). Ogni scuola deve prevedere all'acquisto di
attrezzature, questi acquisti sono finanziati dalle famiglie degli alunni. Molti siti web si sviluppano all’interno
delle classi, comportano un vantaggio per quando riguarda l’insegnamento/apprendimento ( in quanto in classi
numerose è difficile avere un rapporto con ogni studente) mentre nelle classi virtuali il singolo studente è più
motivato e questo non accade. Le tecnologie vengono utilizzate nella fase preparatoria delle lezioni, infatti gli
studenti trascorrono poco tempo al pc per studiare o fare i compiti. La maggior parte dei presidi è d'accordo nel
sostenere l’introduzione di nuove tecnologie e crede che tutto ciò abbia influenzato il metodo degli
insegnamenti(però solo i docenti che hanno avuto la possibilità all’interno delle classi di avere tecnologie
all’avanguardia hanno potuto modificare il loro insegnamento). È necessario che il sistema educativo
irlandese si doti di strumenti più all’avanguardia e la formazione degli insegnanti sull’uso delle tecnologie è
diventata una priorità che non può essere affidata a volontari. A livello governativo ,infine, dovrebbero nascere
nuove riforme per supportare nuovi progetti, essenziali per fare avvicinare i ragazzi al linguaggio informatico e
favorire l’utilizzo delle TIC(tecnologie) nel campo educativo.
• Tempo e pensiero nell'era digitale: il collasso della virtualità di Alessandro Musetti e Roberto Cattivelli → La
domanda che si pongono questi due autori è: “ la cultura digitale sostiene o scoraggia il pensiero logico-
verbale? Questo tema è stato affrontato in vari ambiti ad esempio in ambito sociologico, antropologico,
filosofico ecc.. L’obbiettivo di questi due autori è quello di affrontare alcuni problemi concettuali; il processo
digitale del mondo è caratterizzato da una tendenza all’accelerazione(delle comunicazioni ma anche
dell’affettività e dal pensiero). Ma cos’è un pensiero accelerato? A questo proposito vennero aperti due fronti
opposti: da una parte vi sono gli analisti del comportamento, che considerano un performance veloce
“migliore”. Dall’altra parte vi è un pensiero che si accorda con la lentezza. Tra le due parti ,però, vi è un
accordo , sul fatto che non possa nascere una mente pensante se non all'interno di lunghe esperienze,
instaurando rapporti con gli altri. Secondo questo filone, il soggetto può “pensare” se sono presenti due
condizioni: la prima è se il soggetto vive delle esperienze frustranti , quindi negando il soddisfacimento dei
piaceri. La seconda è se il soggetto viene pensato da un’altra mente che lo riconosce nella sua specificità’ di
soggetto. È importante infatti sia essere “sciolti, fluenti”, sia sviluppare funzioni riflessive su di se e sul
mondo. Quindi si può dire che esistono due tempi della cognizione, ad esempio l’accelerazione costringe alla
cosiddetta “cultura dell’istantaneità” (ne parlò Bauman nel 2000) e quindi al soggetto ad un eterno presente.
Un altro tema fondamentale è quello della tecnica intesa come “strumento”. La tecnica è presente in vari
ambiti(esempio in ambito pedagogico o educativo). La tecnica è diventata un vero e proprio ambiente. Il
digitale, ormai, è costituito da una rete di dispositivi connessi a tutto il mondo grazie al web. Per questo oggi il
mondo è tecnico. Facebook o google ad esempio, non sono solamente degli oggetti che possiamo studiare o
“usare” come persone “distaccate”, ma sono delle componenti importanti per formare la nostra relazione con il
mondo. Cos’è quindi la tecnica? La tecnica è un: elemento strutturale e strutturante del mondo; rappresenta un
vincolo nel rapporto uomo/mondo, esterno/interno; non si può “usare” un dispositivo digitale (es. facebook),
ma lo si può “abitare”. La tecnica come razionalità: il computer nasce come un calcolatore, cioè una macchina
che velocizza operazioni razionali che seguono leggi matematiche. Essendo attraversati dalla rete e dai suoi
vari componenti(facebook, google , skypeecc), si nota infatti come questi aspetti hanno a che fare con il
pensiero magico e quindi con modalità di funzionamento legate al processo primario e non a quello secondario.
Tutto ciò conferma l’idea freudiana secondo cui l'inconscio è attivo anche nell'agire tecnico. Oggi infatti i
dispositivi informatici hanno assunto diverse funzioni oltre a quella del “calcolatore”: tra queste spicca quella
comunicativa. Il computer compie non solo operazioni di calcolo, ma fitte reti di discorsi e testi.
• Strumenti per l'inclusione e l'educazione all'autonomia degli alunni con DSA di Emil Girardi → Nonostante
viviamo circondati sempre più da strumenti informatici, utilizzare la tecnologia per studiare, fare i compiti è
qualcosa ancora molto rara e spesso è possibile solo grazie a “progetti didattici specifici”. In Italia c'è l’urgenza
di utilizzate le tecnologie nell’ambito scolastico per formare i “futuri adulti” in modo che sappiano usare il
computer in maniera adeguata e creativa; l'alunno che utilizza a scuola il pc (integrandolo anche con materiali
cartacei e analogici) lo usa in maniera più efficace. In questo particolare periodo storico, è cresciuta
l’attenzione agli alunni con un “disturbo specifico dell'apprendimento” (DSA). Ci sono state numerose
discussioni e viene ritenuta “una fortuna” avere nelle proprie classi alunni con dsa, perchè così la scelta
dell'utilizzo delle tecnologie come strumento di supporto per la didattica non rimane solo un'opzione, ma
diventa un obbligo didattico (prescritto dalla legge italiana) ed è una nuova opportunità per l'intero
contesto educativo. Non interessa utilizzare le tecnologie per il fine di far “diventare l'alunno con
certificazione clinica, come gli altri alunni normo-dotati”, si utilizzano non per eliminare le difficoltà, ma per
potenziare le abilità personali. (Il computer, i libri digitali, i supporti multimediali e il web permettono
all’alunno di superare le difficoltà di scrittura e di manipolare autonomamente le informazioni ). Nei
laboratori diffusi in Italia, denominati in onore delle idee pedagogiche di Maria Montessori: “Aiutami a fare
da solo”. Nel lavoro con i bambini e i ragazzi con dsa, si è osservato quanto le mappe concettuali siano uno
strumento prezioso perchè permettono l'organizzazione delle informazioni attraverso l'uso di poco testo (parole
chiavi), l'uso di strategie educative (immagini, colori, forme), l'uso di una chiara evidenziazione delle
connessioni logiche tra le parole chiavi (frecce) e, l'utilizzo dello spazio in un unico foglio per riportare
contenuti complessi. La “mappa concettuale” è stata teorizzata da NOVAK (anni’ 70). E' di fondamentale
importanza che sia l'alunno a costruire la sua mappa concettuale, altrimenti se non è l'alunno a rielaborare le
informazioni e i contenuti, non può esserci apprendimento.
“Leggere prima di leggere”. *Il primo passaggio che compie la persona che deve studiare un testo scritto è
quello di: iniziare dalla lettura del testo; si ritiene che non è vantaggioso per iniziare con la lettura del testo un
“alunno con disturbo specifico di lettura”, (in questo caso partire dalla lettura significa rischiare di rovinare
tutto il percorso). Leggere prima di leggere, significa fare un’analisi del testo sfruttando gli indici testuali.
Questi indici testuali sono quelle parti del testo facilmente accessibili (come il titolo, sottotitolo, parole scritte
in grassetto, immagini, schemi-tabelle, cartine geografiche ecc..) sono elementi che cadono facilmente
all'occhio. Un buon libro (possiede questi elementi, ma non troppi). Il compito del docente è quello di
stimolare il ragionamento nell'alunno, facendo delle domande sull'analisi degli indici testuali. Se pensiamo per
es. ad un'immagine all’interno di un testo, o alle parole in grassetto, permettono all’alunno di realizzare una
lettura veloce del contenuto, e riflettere sulle informazioni ottenute. Questo tipo di “analisi degli indici testuali”
risulta preziosa perchè: Riduce l’ansia da prestazione, molto frequente nell’alunno che inizia un’attività di
studio da un’operazione difficile per lui (come leggere); Permette all’alunno di concentrarsi sulla
comprensione e su le sue abilità cognitive; Fa sperimentare all’alunno un’attività di successo senza dover
leggere molto testo ecc..
Questa attività deve ripetersi per un periodo molto lungo, fino a che il bambino non sarà abituato a compiere
spontaneamente l'analisi degli indici testuali prima di iniziare la lettura, (es. un testo con dei cattivi indici
testuali come ad es. immagini inserite solo ‘’per abbellire la pagina’’ ostacolano e rendono più difficile la
lettura e la comprensione del testo di ogni alunno.
“La lettura”. Dopo l’analisi degli indici testuali, il secondo passaggio necessario è quello della: lettura. Il
rileggere più volte il testo, serve all'alunno a superare la semplice lettura e a concentrarsi sulla comprensione
del contenuto. Per fare ciò è fondamentale, creare un'ambiente adatto allo svolgimento (il caos, una classe
rumorosa non sono funzionali allo svolgimento di un’operazione così complessa). In questo passaggio viene
utilizzato uno strumento la “sintesi vocale”, che permette all'alunno di utilizzare un doppio canale per la
lettura, realizzando una “lettura con gli occhi” e una “lettura con le orecchie”. La sintesi vocale è uno degli
strumenti utilizzati per superare le difficoltà di esecuzione dei compiti da parte di alunni con disabilità
specifica, mettendo il soggetto in condizione di operare in modo più semplice. La sintesi vocale è: uno
strumento computerizzato, una voce digitale che legge tutti i testi presenti in esso (pagine web, documenti,
pdf ecc..). queste sintesi sono contenute in dei “software” (questi software contengono delle funzioni
specifiche utili allo studente con problemi di dsa, disabilità specifica dell’apprendimento). Molti di questi
software permettono di realizzare dei file audio (di solito in formato mp3) che permettono il supporto della
lettura con orecchie anche dove non è disponibile un pc. La sintesi vocale è di esclusivo utilizzo dell'alunno
con dislessia, sarà lui ad utilizzarla senza la spinta del docente.
“Categorizzare”. Prima dell'attività di “sintesi”, si ritiene opportuno che emerga la capacità di identificare un
alunno autonomo nello studio ovvero la capacità di categorizzazione. Un alunno sa distinguere
un'informazione importante da un'informazione che può tralasciare attraverso delle strategie, (es. dello studente
che sottolinea il testo, spesso con evidenziatori di colore diverso); spesso accade che sia l'insegnante ad
imporre agli alunni le nozioni più rilevanti del testo dicendo loro cosa sottolineare, e quindi, cosa memorizzare
del libro. (Ma, facendo ciò, indicando ad un alunno le nozioni principali, gli si nega la possibilità di fare suo
l’argomento studiato, in questo modo si perde l’unicità, la creatività, l’intelligenza..) Come conseguenza i
docenti avranno difficoltà nell'atto valutativo, non deve porre in questa fase quesiti basati sull'importanza
soggettiva, ma deve ricordarsi che i protagonisti dell'azione educativa sono i suoi alunni.
“La sintesi”. Dopo un lungo percorso arriviamo finalmente al lavoro della: sintesi. Attività indispensabile per
lo studente in quanto: Permette all’alunno di concentrare la sua memoria su determinate informazioni, dato che
è praticamente impossibile ricordare tutto il contenuto e; permette all’alunno di fissare le informazioni più
facilmente attraverso degli schemi logici personali. Lo strumento che utilizziamo per creare una sintesi è: la
mappa concettuale. (strumento facilmente utilizzabile, anche semplicemente possedendo una matita e un
foglio, si ritiene però che l’uso di specifici software permetta all’alunno un miglior risultato; le mappe
concettuali risultano strumenti preziosi per creare delle sintesi con poco testo (adeguate per alunni con dsa),
stimolare la memoria visiva (associare immagini a contenuti), utilizzare colori come strategia associativa
(stimolare la memoria visiva), collegare fra loro le informazioni con delle frecce per avere il contenuto in un
unico foglio.. è difficile fissare delle “regole” per costruire una buona mappa,(deve essere realizzata dal singolo
alunno, devono esserci le parole chiavi, colori forme immagini, bisogna esplicitare il significato delle frecce
che collegano tra di loro le parole, ed è indispensabile lavorare sulla forma grafica della mappa, sulla
disposizione di essa sul foglio.
“Memorizzare ed esporre”. Una volta completata la mappa concettuale, è necessario lavorare sulla capacità
di memorizzare le informazioni, e sull'abilità di riutilizzare le informazioni (che a scuola consiste nello
svolgimento di un'interrogazione, compito di classe, verifica). L’attività per l’alunno deve essere coinvolgente
perché l’alunno non deve fungere da semplice spettatore, ma deve essere un soggetto coinvolto
nell'apprendimento. Ogni alunno dopo aver partecipato all’attività ed averla svolta in maniera autonoma, ha
potuto esprimere la sua preferenza verso uno o più modelli di insegnamento/ apprendimento proposti.
• “Questo volto, questa voce, questo luogo” per un'architettura del segno di Emanuele Puglisi → La domanda
fondamentale che si pone questo autore è: esiste ancora la scrittura? Si, la scrittura esiste ancora, ce la
ritroviamo ovunque. Scrivere infatti vuol dire realizzare un tracciato di segni, ma che cos'è un segno? Il segno
è quell’elemento di cui noi ci serviamo per scrivere. Ma cosa vuol dire scrivere? Scrivere vuol dire: l'atto di
fissare una o più immagini su un supporto fisico, le immagini che vengono fissate sono dette significante. Ma
qual’è la differenza tra significante e significato? Significante: è il mezzo per esprimere un significato, e rende
il significato trasmissibile a tutti. Significato: è ciò che da forma alle cose, esprimendosi attraverso un mezzo.
Tutta la storia dell’uomo occidentale è scritta sulla base della distinzione tra quest’ultimi. Se è vero che
esistono più significati per esprimere lo stesso concetto è altrettanto vero che non esistono più idee per indicare
lo stesso oggetto( ad esempio un sedia per quanto possa essere differente da qualsiasi altra sedia, resta pur
sempre una sedia). La sensazioni di “spaesamento” che da sempre coglie l’uomo di fronte alla consapevolezza
che nulla dura per sempre , è ciò che ha spinto l’uomo a cercare dietro alla realtà delle cose, una realtà stabile,
capace di resistere alle trasformazioni. Questa realtà , nella storia del pensiero occidentale, prende il nome di
episteme. Esso è la conoscenza scientifica, razionale della realtà; e per secoli la filosofia è stata in un certo
senso “ scienza epistemica”(cioè ricerca di un sapere indubitabile , che fosse espressione dell’uomo i quanto
essere razionale). L’autore definisce l'episteme, come qualcosa che si oppone al divenire. La scelta dell’uomo a
favore dell’episteme è la volontà di opporre alla forza del divenire , un saper certo che possa essere
tramandato. (ad esempio non è nel testo di geometria che essa via, oppure non è nel marmo del pantenone che
nasce l'idea di architettura). Questi oggetti sono reali , ma la loro realtà dipende da ciò che essi supportano. Ad
esempio noi non avremmo mai saputo dell’esistenza del pantenone se qualcuno non avrebbe avuto l’idea di
crearlo. Ma cos’è un'idea? L’idea è un’entità indipendente da chiunque possa pensarla e per essere tale deve
continuare ad esistere anche dopo che chi l’ha pensata abbia cessato di farlo. Si capisce allora che il carattere
principale dell’idea è la sua trasmissibilità. Prendiamo ad esempio l’idea di triangolo , so che è un triangolo
perché qualcuno mi ha fornito questa idea e mi ha insegnato a distinguerla da altri oggetti(ad esempio dal
quadrato). Quindi affinché c’è l’idea è necessario che qualcuno la fissi dentro di se e poi la trasmette a tutti. Le
idee vengono trasmesse grazie al linguaggio, cioè mi da la possibilità di comunicare il mio pensiero e le mie
idee agli altri. Ma da solo il linguaggio non basta per creare un’episteme. Esiste, infatti, un legame tra la
razionalità e la voce, che vede nella voce il mezzo per avere un contatto con i sentimenti della persona, ma se
vogliamo cercare la razionalità non è nella voce che ci dobbiamo concentrare per due motivi: 1)Perché se il
segno è traccia, a sua volta la voce è un mezzo su cui si inscrive la razionalità; 2)La voce veicola , ma solo a
chi è vicino. Ciò che permette di trasmettere a distanza la scrittura. L’episteme, per il pensiero greco,
rappresenta la conoscenza vera della realtà, ed è legata alla razionalità e si contrappone al mito e alla credenza,
che invece sono legate all’immaginazione individuale e poetica. Credenza: essa è la fede. La fede infatti non
ha bisogno di razionalità , si crede per scelta, è la scelta a volte si traduce in un atto che può essere irrazionale
agli occhi di chi quella scelta non la condivide. Mito: è il tentativo che l’uomo attua per spiegarsi qualcosa che
gli risulta incomprensibile. Il mito è unione di poesia e metafora, è l’uomo a costruirlo e a raccontarlo, per
questo si parla sempre di scrittura. Le figure dei miti sono i significanti, cioè i veicoli di trasmissione di una
verità che continua a sfuggire all’uomo. La differenza tra forma e materia, tra segno e significato, si costruisce
“materialmente” nell’architettura, cioè nella capacità razionale dell’uomo di organizzare lo spazio in base ad
un suo progetto. Questo vuol dire che l’intera opera dell’uomo può essere letta come un’opera architettonica.
La forma che l’architettura da ad uno spazio esprime il tentativo dell’uomo di immergere le mani in un mondo
“ostile” , con lo scopo di portarvi ordine e serenità. L’architettura pur essendo simbolo della conoscenza
dell’uomo, rimane una traccia, cioè scrittura che si inscrive nel mondo delle cose, e forma che si manifesta
attraverso una materia. Infatti la materia non può esistere senza la forma e viceversa. L’architettura è l'abitare,
l'esistere. Per esistere deve avere un corpo, e avere un corpo vuol dire occupare un luogo. Da sempre il luogo
dove abita l’uomo si configura come luogo di scrittura (nella lingua Giapponese si dice madori che
letteralmente vuol dire “disposizione degli ambienti”). La struttura del mondo ci appare come un insieme di
segni e grazie a questi segni (la più importante è la sensibilità , il gusto , l’olfatto, l’udito ecc) che l’uomo si
relaziona al mondo, e grazie a questi segni che fanno di noi degli esseri viventi e ci permette di entrare in
relazione con gli altri. Ma per instaurare una relazione è necessario possedere un corpo, il corpo infatti è il
medium, attraverso esso che noi conosciamo le cose, le tocchiamo e le assaporiamo. Il corpo infatti è scrittura
e a sua volta il volto esprime l’essenza di chi abbiamo davanti, cioè capiamo chi abbiamo davanti e leggiamo
la sua storia, e decidiamo se farne parte o meno. Se non ci fossero i segni a rendere trasmettibili le idee,
sarebbe impossibile pensare di formare una coscienza. Essa infatti è mobile, poiché ognuno di noi cambia in
base alle nostre esperienze.
• Testo e sinestesia di Stefania Stefanelli → La crescente presenza nella vita quotidiana di nuovi mezzi
informatici, e l'uso della rete, hanno portato cambiamenti significativi. Per tutti coloro che hanno preso
contatto con le nuove realtà in età adulta può presentarsi il concetto di bilinguismo, ovvero la convivenza tra
due linguaggi, (la lingua verbale scritta/parlata e la lingua multimediale). Siamo in una fase di passaggio molto
delicata tra vecchie e nuove generazioni, ognuna della quale è dotata di specifiche competenze diverse. Questo
“cambiamento” che potremmo definirlo “epocale” . La scuola si ritrova davanti a una grande sfida. Deve
capire come rendere utili gli strumenti tecnologici, quanto sono necessarie le conoscenze tecnologiche e,
soprattutto deve capire quali strumenti si devono utilizzare per educare ad un pensiero multimediale. Gli
insegnanti più esperti, sono consapevoli del fatto che la scuola è in ritardo rispetto alla velocità di mutamento..
Vengono però attribuite delle “colpe” all'uso intensivo di internet, una delle più diffuse è la decadenza
linguistica che caratterizza la scrittura del social network; (è innegabile che i messaggi su Facebook, Twitter
ecc.. sono scritti in maniera estremamente semplificata e, contengono forme che nell'uso scritto tradizionale
verrebbero considerati errori molto gravi. (queste abbreviazioni vengono chiamate sigle) e alcuni studiosi, per
es. Della Valle, afferma che: l'uso delle sigle è antichissimo, se a Roma guardiamo la facciata del
Pantheon,troviamo abbreviazioni molto difficili da comprendere. I romani utilizzarono queste sigle per motivi
simili ai nostri e, cioè, per risparmiare tempo e spazio. *Non va dimenticato però il risultato positivo che la rete
ha generato, (un numero sempre più elevato di persone che magari dopo la scuola dell’obbligo utilizzavano la
scrittura solo per la lista della spesa o per la rubrica telefonica, ora grazie ai nuovi media siamo di fronte a una
riappropriazione della scrittura). Nella cultura occidentale, la scrittura è un sistema secondario, perchè
sostanzialmente fa riferimento all'oralità. Il testo multimediale si è affermato nel corso dei secoli.. (si tratta di
un messaggio che impiega contemporaneamente diversi codici, e diversi canali sensoriali e dunque
diverse modalità di ricezione, ma è pur sempre un testo dotato di coerenza e coesione. Ha radici lontane,
nel testo verbo-visivo: (i POETI-ALESSANDRINI vedevano la pagina come sfondo per poesie i cui versi
abbandonavano il tradizionale allineamento per disporsi liberamente nello spazio bianco, sono i technopaegna
o carmina figurata).
In ITALIA sono state condotte numerose ricerche per quanto riguarda la “scrittura” e si è capito che scrivere
non significa semplicemente tradurre in segni grafici l'emissione sonora delle parole, ma saper produrre testi
significativi e adeguati alla situazione comunicativa.

Parte Terza – Dentro Percorsi Futuri

• Tradizione e innovazione: Riflessione di un'insegnante tra esperienza e novità di Monica Bernuzzi → Il tema
che affronta questa autrice è il cambiamento dei bambini non solo all’interno della scuola, ma nella società in
generale. Infatti, oggi come oggi, stare a contatto con i bambini, occupandosi della loro educazione e della loro
crescita, è diventata una sfida dura e importante. Monica racconta la sua esperienza lavorativa , stando a
contatto con i bambini, e lei stessa afferma di essersi ritrovata in una situazione completamente diversa da
quella di un tempo. A tutto c’è un perché però. Se la situazione è cambiata , è dovuta al fatto dell’introduzione
di nuove tecnologie. Viviamo infatti in un universo che è reale e digitale , che ha scaturito nella società
opinioni e atteggiamenti diversi, ad esempio rassegnazione, fastidio, rifiuto, indifferenza, o anche entusiasmo.
Infatti oggi la tecnologia sta diventando una necessità. La frase tipica di ogni insegnante che inizia in una
classe primaria è: “i bambini sono cambiati, e peggiorano sempre più”. Da questa affermazione nasce la
nostalgia del passato, delle precedenti classi, dei “vecchi” bambini. Ma se i bambini sono cambiati è perché il
mondo dove sono cresciuti è cambiato. I “nuovi bambini” ormai sono in stretto contatto con le macchine
digitali , considerate uno strumento di “informazione e intrattenimento”. Questo cambiamento, però, ha portato
degli aspetti negativi ma anche positivi. Monica stando , per molti anni a contatto con i bambini, ha notato
diverse cose: i bambini di oggi , sono molto più distratti, infatti se qualche argomento non cattura la loro
attenzione loro non stanno attenti, sono completamenti “assenti”. Invece sono molto concentrati a guardare la
tv, ma nello stesso tempo a giocare con l’ipad e a parlare a telefono con un amico. Viviamo nell’era di “chi si
ferma è perduto” , la nostra vita infatti scorre velocemente, e cosi anche quella dei nostri bambini. Infatti loro
quando lavorano hanno poca pazienza, se vedono che non riescono a completare un lavoro ci rinunciano.
Ormai si vive nell’era dell'immagine, tutti i bambini infatti sono bombardati da immagini, e a sua volta la
parola ha sempre meno potere. Il linguaggio infatti si è impoverito rispetto al passato. I bambini fanno fatica ad
esprimersi, del resto attraverso le emoctions loro riescono ad esprimere tantissime emozioni. Anche il modo di
“giocare” è cambiato. Infatti sin da piccoli hanno un buon bagaglio di conoscenze e abilità che deriva dal
gioco. Il tipo di gioco ha influenzato il modo di apprendere . i giochi dei bambini sono cambiati(giocano con
l’ipad, con l’X box con la playstation ecc) e a sua volta e cambiato il loro stile di apprendimento. Però hanno
qualcosa di positivo: sono molto INTUITIVI, infatti è una delle caratteristiche più eclatanti dei bambini di
oggi. La scuola in questi ultimi anni ha cercato di rispondere alle esigenze dei “nuovi bambini”. In realtà la
scuola vive di due urgenze: 1)l’urgenza di addestrare i docenti che non sono molto esperti nel campo della
tecnologia(usare le LIM/ PC); 2) salvaguardare i giovani dai pericoli della rete.
• I linguaggi nell'età di Internet: una questione educativa tra storia e umanità di Fausto Pagnotta → La società,
politica, scuola, famiglia si devono “confrontare” oggi con internet e le nuove tecnologie digitali
dell'informazione e della comunicazione. I giovani (adolescenti e preadolescenti) si esprimono sempre più in
modo tecnologico, attraverso l’uso di un linguaggio dove parole, immagini e suoni interagiscono tra loro
formando: il “messaggio-comunicativo”. Internet e le nuove tecnologie traggono forza da 2 principali bisogni
dell'uomo: (quello di descrivere e rappresentare sé stesso e il mondo di cui fa parte, e quello di comunicare la
propria esperienza di vita ai suoi simili). La diffusione-globale, della rete e delle tecnologie. Non riguarda
solo i giovani, ma ogni essere umano. E’ necessario che tutte le istituzioni in generale (Scuola, famiglia,
politica, Università ecc..) si prendano la responsabilità del futuro dei giovani, e di capire in che modo i giovani
utilizzano la tecnologia; l'obiettivo è quello di non far ampliare il “divario” tra le generazioni. (Per la scuola
italiana, è ancor oggi un problema la dispersione scolastica cioè l’abbandono scolastico precoce, ma risulta
opportuno segnalare dei dati di miglioramento registrati nell’anno 2004. Questo miglioramento dimostra che la
Scuola Italiana è ancora in grado di dare delle risposte efficaci alle problematiche sociali, come la dispersione
scolastica). Il mondo digitale non può essere archiviato, o ignorato da nessun soggetto che abbia un ruolo di
responsabilità nel campo dell'educazione o della formazione, educare ad internet è l'esigenza. L’essere
umano per sua natura, è “comunicativo” è nella sua natura utilizzare le forme comunicative e linguistiche che
ha a disposizione; oggi è quella del web (gli adulti non devono andare contro i giovani, per farsi seguire
devono cercare di creare una sintonia con loro).*Oggi: nella WEB SOCIETY , le nuove tecnologie
promuovono tra i soggetti contatti a distanza (cioè non in presenza) nei quali la dimensione della corporeità è
filtrata, se non del tutto annullata dai nuovi media, (in queste relazioni a distanza, ciascuno ha di fronte
l'oggetto tecnico, telefonino-smartphone, attraverso cui stabilisce il rapporto con l'altro, ma non ha l'altro di
fronte, lo ha sotto forma di sostituto). Però dobbiamo ricordare che una “relazione” tra soggetti, pure
nell'era di internet, la nostra, avrà sempre bisogno del contatto umano. (Ogni uomo all'interno della nostra
società, che decide di insegnare o comunque decida di esercitare un ruolo educativo, deve fare i conti con sé
stesso, deve avere la padronanza della grammatica che insegna, una padronanza che deve rinnovare nel corso
degli anni..). Per cercare di conoscere e capire i linguaggi che i giovani creano in rete (e mettersi nelle
condizioni di capire pure i loro BISOGNI, PENSIERI, OPINIONI, INTERESSI ecc..) c’è bisogno che gli
ADULTI (Sia a scuola che in ogni altra struttura formativa ed educativa a partire dalla famiglia) assumano con
i più giovani il ruolo di mediatori culturali attivi della tecnologia. (E siano quindi promotori di un pensiero
critico e costruttivo rispetto all’utilizzo delle nuove tecnologie). Si è affermato che la rivoluzione del web,
abbiamo come principale elemento di innovazione, l'assottigliamento e in certi casi la scomparsa del confine
tra chi produce testi sul web e chi ne fruisce come lettore.
• Percorsi educativi e nuove tecnologie di Rosaria Poi → Come noi ben sappiamo tutte le scuole , grazie alle
nuove tecnologie, hanno avuto uno sviluppo importante. Vi sono varie testimonianze fatte a diversi istituti
scolastici, ad esempio nell’istituto di Fontanellato, di Fontevivo , attraverso vari progetti (la classe del futuro I
e II edizione, progetti comenius e i progetti europei). Molte scuole primarie e secondarie sono state coinvolti in
questi progetti, e le tematiche affrontate in questi progetti sono diverse tra cui: l’integrazione degli alunni
stranieri nei contesti educativi europei. Lo studio delle scienze attraverso le tematiche ambientali. L’uso delle
nuove tecnologie(tablet e telefonini) in classe e cosi via. Ogni progetto aveva affrontato tematiche diverse, ma
entrambi avevano come obbiettivo l'uso delle tecnologie nei percorsi educativi. Il progetto iniziò nel 2004, con
l’istituto di Fontanellato e Fontevivo , che entrarono in contatto con le scuole di Falkoping (città svedese che
era in gemellaggio con Fontanellato). Esso era nato da una ricerca , svolta da un docente-ricercatore, che aveva
visitato gli Stati Uniti e molti paesi europei per osservare le innovazioni tecnologiche nell’ambito scolastico.
Al termine della sua ricerca decide che è necessario che in ogni aula ci sia la presenza del computer provvisto
di Internet. La fase iniziale di questo progetto coinvolse molti docenti, che iniziarono ad informarsi sull’uso
delle TIC, si passò quindi dalla concezione dell’uso dell’informatica come materia , alla concezione delle
nuove tecnologie come mezzo per una nuova metodologia di insegnamento/apprendimento. Tutto questo
migliorò la scuola, poiché si poteva accedere a biblioteche o musei virtuali, a siti d’interesse artistico , o
lavorare via e-mail e cosi via. Nel 2006 venne visitata un’altra città, l’Irlanda, per analizzare il suo modello
informatico presente nelle scuole. Ad esempio in una classe di lingua gaelica esiste una LIM che insegna agli
alunni una seconda lingua: l'italiano. Nello stesso anno venne visitata una piccola cittadina in Andalusia , l’uso
del pc portatile controllato direttamente dal professore ed è connesso alla LIM. Visti gli esiti positivi del primo
triennio, venne creato il progetto “la classe del futuro II° edizione”. In questa seconda fase si introdusse
all’interno delle classi pilota lavagne interattive, utilizzate dai docenti per produrre autonomamente didattiche
digitali da pubblicare sul web. In questo momento si inizia a lavorare con i social network in classe, a formare
reti locali limitate alla scuola, in cui comprendere l’utilizzo di tutte le nuove applicazioni che nascono. Questo
decennio ci ha mostrato come , nell’ambito dell’educazione e delle nuove tecnologie vi sono delle barriere che
devono essere abbattute. Le tecnologie sono un buon strumento per confrontarsi con l'altro.
• Trame di linguaggi e sensi di Alessandra Pozzi → L’intervento fatto da Alessandra si propone di rielaborare le
riflessioni espresse durante il convegno di questo libro “Corrispondenze” raccoglie i contributi; (Durante
questo convegno vennero proiettati 2 filmati); Uno dei temi principali del Convegno era: capire come
sviluppare il linguaggio sinestetico (che caratterizza la cultura digitale) all'interno di un progetto di
apprendimento significativo. La cooperativa-sociale “Connessioni”, ha voluto testimoniare la propria
esperienza collocandosi tra il mondo della scuola e il mondo della quotidianità extra-scolastica dei giovani. I
giovani (ma non solo) utilizzano i dispositivi multimediali (sia nelle ore dedicate allo studio, a scuola e a casa,
sia nel tempo e nello spazio della vita sociale e privata). Non è una novità che la formazione della nostra
identità è connessa al rapporto con la tecnologia. La particolarità di quest’epoca è la rapidità con cui tali
cambiamenti stanno avvenendo e il fatto che i nuovi strumenti portino a mettere in discussione il pensiero
logico-verbale dell'uomo alfabetico moderno. La costruzione dell'identità, si caratterizza pure dall’uso dei
social network, programmi di comunicazione istantanea degli smartphone... Nei risultati proposti in sede di
convegno, si è puntato più sull'uso dei dispositivi multimediali come “occasione per favorire l'espressività
giovanile” piuttosto che sull'uso di essi come “mezzi per apprendere contenuti didattici”. L’uso dei dispositivi
multimediali, favorisce il processo del “raccontarsi”(con parole, gesti, musiche, suoni) per alimentare la
costruzione di una personale “immagine di sè”. (Infatti la maggior parte dei giovani oggi, certo non tutti, si
racconta e comunica attraverso FACEBOOK , ISTAGRAM, WHATSAPP, SKYPE ecc.. ). Ma questo cosa
significa? Che la comunicazione “vis a vis” sta sparendo, o la voglia di “svelarsi al mondo” non passa più
attraverso le forme di oralità e scrittura tradizionali? (Questo dibattito è ancora aperto). Chi vive e lavora
con i giovani, vede quanta importanza ancora hanno la carta, diari, penna e libri nella loro vita quotidiana; ma
definirsi “soggetto pensante” oggi implica a pensarsi anche come un dito che imprime forza su una tastiera,
orecchio che percepisce il suono, occhio che dipende dalla luce di uno schermo. I linguaggi sinestetici (creati
dalla tecnologia) sono una questione che riguarda tutta la società. L’uso di tali tecnologie ci riguarda. Una
delle critiche sull'uso di tali strumenti tecnologici, (si basa sul fatto che l’uso di questi, aumenta la velocità’ del
leggere e scrivere, e riduce la capacità di approfondimento). Alessandra Pozzi afferma che a volte si può
ottenere l'effetto contrario (cioè con l’utilizzo degli strumenti digitali, la riflessione sui contenuti diventa più
specifica, rispetto a quanto i giovani nella loro quotidianità sono abituati a fare). Tutti utilizziamo la
tecnologia anche per ‘’ scivolare’’ rapidissimamente da un’informazione ad un’altra, per entrare nella
vita dei nostri contatti con un click e altrettanto velocemente uscirne, per scrivere e pubblicare on-line
un momentaneo stato d’animo, o scattare la fotografia di un istante. Nei laboratori dei due filmati che sono
stati proposti durante il convegno, la pratica delle tecnologie si è tradotta nella “possibilità di fermarsi”,
sperimentare la lentezza..per meglio capire, per trovare le parole o le immagini o i suoni giusti per tornare
indietro una cento mille volte al fine di rileggere e ripensare. (i ragazzi che si sono messi alla prova come
scrittori, sceneggiatori, attori e registi si sono presi tutto il tempo necessario per poterlo fare al meglio delle
loro possibilità). Si sono presi il tempo per curare al meglio il tema da proporre, ma si sono presi pure del
tempo per capire come lavorare assieme in qualità di “gruppo”. (E per questo il rapporto con gli strumenti è
stato anche il mezzo attraverso cui sviluppare nuove relazioni con gli altri e nuove occasioni per raccontarsi
agli altri). *Durante il convegno sono stati brevemente presentati i progetti all’interno dei quali i ragazzi hanno
creato due storie, entrambi attraverso l'uso del “linguaggio-cinematografico”. Lo scopo non era quello di
mostrare dei lavori creativi, ma era quello di mostrare esempi concreti di intrecci tra diversi linguaggi.
Entrambi i filmati ruotano attorno a uno specifico contesto “Il mondo della scuola”. Durante la visione
di questi 2filmai sono state trovate delle “differenze” che ci danno la possibilità di ragionare attorno al
tema dell'uso delle tecnologie digitali. Foller (fingere oltre i limiti delle emozioni reali): Foller è
il risultato di un laboratorio, rivolto a gruppi di ragazzi dai 16 ai 18 anni e nasce con l’intendo di consentire ai
partecipanti di sperimentarsi nell’uso delle tecnologie digitali come strumenti in grado di stimolare e favorire
l’espressione in forma narrativa, per consentire l’emissione di emozioni e vissuti personali. Il metodo di questo
laboratorio si suddivide in 2Fasi. La prima fase del progetto è caratterizzata dall’acquisizione di nozioni base
sul cinema, giochi narrativi, di ruolo ecc.. la seconda fase è un vero e proprio laboratorio-Filmico nel quale i
ragazzi si calano pienamente nel ruolo di sceneggiatori, scelgono i protagonisti, scrivono la sceneggiatura,
filmano le scene, ecc.. fino ad ottenere un film completo, pronto per essere presentato al pubblico. Attraverso
questo percorso, le abilità acquisite dai partecipanti sono la capacità di esprimere emozioni e sentimenti,
ascolto del punto di vista degli altri, collaborare alla realizzazione di un fine comune, capacità di cooperazione,
riflessione, discussione ecc.. TRAMA: 3 ragazzi durante il 1°giorno di scuola vengono richiamati dal preside a
causa del loro ritardo, e decidono dopo di scappare dalla finestra del bagno. Nella loro fuga si aggiunge pure
una 4 ragazza e da qui iniziano i racconti dei loro vissuti, a tratti reali (problemi con droga, bullismo ecc..).
Dopo alcuni giorni di fuga iniziano seriamente a preoccuparsi fino a decidere di ritornare a scuola ed
ammettere i propri errori.
Oltre la maschera: Il progetto è stato realizzato a Fidenza, e ha coinvolto 6 classi della scuola superiore del
territorio; Il tema è stato incentrato sul rapporto tra la comunicazione e l'ascolto... “Oltre la maschera’’ è frutto
di un lavoro compiuto in 10 incontri da 2 ore ciascuno e ha utilizzato un metodo operativo (poiché affrontando
il tema della comunicazione è emerso il “vuoto comunicativo” nel quale i ragazzi si sentono immersi). Le
condizioni che consentono ogni forma di comunicazione in quel contesto mancavano, mancava soprattutto
l’abitudine all’ascolto.. Era presente l’utilizzo fuori controllo del cellulare ,ma la cosa più particolare è che i
ragazzi stessi hanno deciso di presentarsi definendosi “stupidi, senza possibilità di rimedio” (questa era
l’immagine che loro avevano di loro stessi nel contesto scolastico e nel mondo che li circonda). Si è cercato di
lavorare sulla DIFFERENZA che c’è tra l'essere stupidi, e il fare gli stupidi.. Da ciò è emerso il tema della
“maschera” (che noi tutti indossiamo per non mostrarci interamente per come siamo, prima di tutto a noi
stessi). La riflessione sulla maschera, ha coinvolto l’uso del cellulare e dei social network definiti dai ragazzi
stessi come una “forma di maschera” contemporanea, come luogo dove si può agire nascosti, dove modificare
la propria identità con il rischio di smarrirla, dove gettare le trappole. TRAMA: Un ragazzo viene minacciato
da un gruppo di compagni di scuola attraverso un social network a cui è iscritto e a cui accede tramite il
telefonino. Inizialmente era solo e spaventato, ma alla fine trova la forza di ribellarsi gettando simbolicamente
il telefono davanti agli occhi dei suoi compagni.
*In entrambe le storie i partecipanti hanno scelto la scuola come contesto dal quale partire; Nel primo caso la
scuola è il luogo da cui evadere, ma al quale si decide di tornare dopo, nel secondo appare come contesto privo
di comunicazione , interazione, popolato da studenti attaccati ai propri cellulari, incuranti dei professori ecc.. e
diventando al termine del filmato, il luogo in cui ribellarsi e uscire allo scoperto senza più paura. Questo lavoro
è stato la testimonianza del fatto che attraverso un lavoro creativo le nuove tecnologie favoriscono una
riflessione profonda, come nel caso del tema della “trappola’’ fortemente connesso a quello della “maschera”.
Imparare a fare le cose, fa sentire i ragazzi maggiormente coinvolti, attivi.. Questi ragazzi con cui gli adulti si
trovano a lavorare oggi (docenti, educatori, formatori) approcciano al digitale e ai nuovi linguaggi con
maggiore immediatezza rispetto a quanto accade nel mondo degli adulti.. ma bisogna aiutare questi giovani..
bisogna capire i loro bisogni le loro esigenze, i loro stimoli e i loro segnali per sperimentare percorsi didattici e
socio educativi, in grado di fornire senza dubbio creazioni originali.
• Stay: sostare nella rete alla ricerca di nuovi significati tra web ed educazione di Andrea Corsini → Andrea è
stato un educatore presso la cooperativa Gruppo Scuola di Parma, che ha avuto origine nel 1972 nel quartiere
Montanara, formato da genitori, insegnanti che vivevano la realtà scolastica in un momento delicato. Tutti
sappiamo bene che la scuola è un’opportunità di formazione dell’individuo molto importante, ma nello stesso
tempo è uno strumento di emarginazione sociale. Questa cooperativa , in campo pedagogico, ha avuto come
riferimento Don Milani, con l’esperienza della Scuola di Barbiana. Lo strumento fondamentale del gruppo è la
partecipazione, che presuppone l’uguaglianza dei valori di tutti gli uomini , che è fondamentale per la crescita
dell’uomo. All’interno di questo gruppo la cosa importante era quella di capire le problematiche degli abitanti
del quartiere , risolvendo il problema. La cooperativa garantisce numerosi progetti educativi, infatti nel 1986
nasce “VILLA GHIDINI” , che era un entro aggregativo della città. CENTRI GIOVANI: sono luoghi dove
ragazzi e ragazze costruiscono relazioni significative ed hanno l'opportunità di sviluppare le proprie
competenze. All'interno di questi centri la presenza dell'educatore è fondamentale perchè garantisce che sono
luoghi nei quali si possa vivere esperienze di crescita. Ad esempio il CENTRO GIOVANI MONTANARA si
rivolge ai ragazzi di età compresa tra i 13 e i 21 anni, e vengono accolti tutti, non ci sono distinzioni di sesso,
di lingua di cultura.. e si propone di sviluppare le aree dedicate alla musica e alla multimedialità, attraverso la
disponibilità di attrezzature tecnologiche avanzate per le prove di registrazioni musicali, per le riprese e il
montaggio del video, la radio ecc. NATIVI DIGITALI: sono tutti quei bambini nati in una società multi
schermo, dove prediligono il cellulare, la tv.. lo schermo del cellulare è per loro uno spazio per comunicare con
gli sms, messaggi vocali, emoctions ecc, rimanendo sempre connessi alla rete. Le tecnologie digitali hanno
prodotto ,nella metà degli anni 90, la convergenza di tre media separati: il telefono, la tv e il calcolatore
elettronico. Infatti con la convergenza tra telefono e calcolatore si può accedere al web. I nuovi media hanno
una caratteristica unica: sono ipertestuali e personali. PERSONALI: perché in rete possono fornire ali utenti
servizi on-demand e gli utenti possono richiedere ciò che vogliono. IPERTESUALI: perché permettono
un’esplorazione non lineare attraverso una rete di nodi collegati da link. La rivoluzione tecnologica ha
generato una nuova forma di intelligenza: l'intelligenza digitale. Essa si fonda su un’operazione cognitiva che
permette al soggetto di selezione un’alternativa semplice: SI/NO! si tratta di un’abilità pratica e non teorica,
questa “abilità digitale” ,negli ultimi due decenni, è stata rapidissima, con la diffusione di oc, telefoni ecc.. Ma
la nuova sfida educativa da cogliere è lo stare in rete insieme ai GIOVANI con lo scopo di definire
un’educazione dell’intelligenza digitale e di responsabilizzare i giovani nell’uso di internet. Il mondo
dell’istituzione scolastica dovrebbe sostituire il termine “istruzione” con quello di “formazione”, e dovrebbe
cambiare il modo di fare scuola, mettendosi a confronto con nuove esperienze. L’educatore deve cogliere e
stare all’interno dei processi generativi, la sua azione è attenta a rinnovare la formazione del ragazzo, infatti
l’educatore non si può sottrarre al compito di monitoraggio delle azioni dei ragazzi che utilizzano internet. La
grande sfida lanciata agli adulti che si relazionano con i giovani è quella di educarli alla cultura e alla civiltà,
per arrivare a scoprire se stessi. I ragazzi infatti, mettendosi in gioco attraverso nuovi metodi di apprendimento,
riescono a fare emergere le proprie competenze.(ad esempio. In un laboratorio che ha a disposizione alcuni
strumenti , essi permettono di entrare più velocemente in comunicazione con i ragazzi. promuovendo infatti le
tecnologie o tematiche più vicine alla loro generazione aiutano a favorire l’apprendimento).
La SOGLIA: è un luogo e un tempo che ai può ritrovare in alcuni luoghi (intervallo, cambio d’ora, colloqui), a
volte però essa si rileva in modo inaspettato, è qui il compito dell’educatore si fa più delicato, perché devono
saper cogliere questa soglia. Ma la soglia è anche il mezzo che ci permette di iniziare una relazione educativa
con i ragazzi e insegnanti.
L’ESPERIENZA DI RADIOFFICINA Radi officina web radio nasce nel 2009all’interno del progetto SMS,
finanziato dalla Caritas e dal Consorzio di Parma, la sede e lo studio di registrazione si trovano all’interno nel
CENTRO GIOVANI MONTANARA. Il progetto prevede una strutturazione poliedrica della radio, da un lato
la sua dimensione più formale con uno studio di registrazione che rispecchia l’idea tradizionale della RADIO,
dall’altro l’apertura a tutti i cittadini con l’intenzione di rispondere alle richieste della comunità. La radio
coinvolge tutte le categorie sociali e tutte le fasce generazionali del bambino. Tutto ciò permette: sul piano del
coinvolgimento (l’attivazione di classi, gruppi giovanili, cittadini). A livello contenutistico (cerca di spaziare
dall’intrattenimento, ai focus tematici ecc.). Recentemente tutti gli operatori che lavoro in questo progetto,
hanno modificato il luogo, ridistribuendo gli spazi arricchendoli di attrezzature musicali e tecnologiche. Questo
nasce dalla loro convinzione educativa per il quale lo spazio il più professionale rimanda ai ragazzi stimoli più
elevati: da un lato la sensazione di entrare in un luogo a se che si estranea dalla realtà quotidiana, dall’altro per
la sua natura di web radio , porta i protagonisti ad essere immersi in una connessione globale. Un altro punto
di forza che distingue questo progetto da altri è l'uso del linguaggio. Deve esserci un linguaggio che si adatti al
contesto stesso, promuovendo un’attenzione all’uso delle forme espressive. Ma il fare radio di fronte al
microfono e con le cuffie può mettere in difficoltà , ma una volta rotto il ghiaccio tutto è più semplice. Inoltre il
progetto da voce alle persone fragili, coloro che stanno per strada , ma anche coloro che stanno a scuola, tutti
possono far parte di questo progetto, non vi sono emarginazioni. Questa radio da ai ragazzi una spinta positiva,
si mettono in gioco, mettono in mostra tutte le loro abilità creative e si mettono in relazione con gli altri.
• Conclusioni. Tecnica e tecnologia di Alessandro Bosi → Il Convegno ‘’CORRISPONDENZE’’ ha chiesto nel
SOTTOTITOLO di analizzare 3TEMI: GIOVANI, LINGUAGGI DIGITALI E PRATICHE EDUCATIVE. I
RELATORI hanno analizzato ciascuno di questi aspetti, spiegando pure il nesso che li lega fra loro. BOSI:
distingue la tecnologia della tecnica (modo acquisito di praticare la conoscenza e l’uso degli oggetti).
Al momento della sua affermazione la tecnologia mette a dura prova la tecnica, e conserva la pratica per un
periodo di tempo la cui durata non dipende da nessuno (la durata del tempo è necessaria a tecnologia per
sbarazzarsi della tecnica), non può essere calcolato: In un ipotetico scontro tra tecnologia e tecnica,
quest’ultima vedendo che tecnologia sta per invadere i suoi territori, si sente minacciata, ma all’inizio
Tecnologia è consapevole che non si potrebbe sostituire a Tecnica. Tecnologia però, se ha pazienza di vivere
con tecnica e di farle credere che non potrà mai prendere il suo posto, proprio facendo questo se saprà
convincerla, allora potrà prendere il suo posto. Ovunque si afferma la tecnologia, non si fa più ricorso all'uso
della tecnica. Queste 2, sono 2 guerriere che combattono, ma il loro destino non dipende dal loro, combattono
a causa di due regine nemiche: persistenza e cambiamento. (Tecnologia è con Cambiamento/ Tecnica è con
Persistenza). Fino a quando durerà questo “conflitto”? Alla fine trionfa persistenza e allena tecnologia fino a
farla diventare domestica (dal momento che ognuno la usa normalmente). Il regime di cambiamento, che è
stato sconfitto, cambia nei propri comportamenti, al contrario persistenza continua a prefissare i suoi principi
coerentemente. (Proprio per questo la fenomenologia persistenza/cambiamento, può dare vita ad un eterno
ritorno, ma non dell'uguale). Quindi persistenza a differenza di cambiamento può regnare per un tempo che va
oltre a quello della vita, e si afferma nel tempo di cambiamento. Il potere viene dato a persistenza e non a
cambiamento, perchè persistenza ha chiesto “autorità” (consiste nell’esercizio del ruolo che le è stato assegnato
nelle diverse situazioni). *In questa relazione tra TECNOLOGIA e TECNICA possiamo individuare 4FASI:
1)LO STUPORE: La prima fase è caratterizzata dallo stupore per l’affermarsi di una nuova tecnologia. Lo
stupore è uno stato di sospensione, smarrimento che proviamo quando ci sentiamo inadatti di fronte a qualcosa.
Può renderci APATICI e quindi può crearci MALESSERE, oppure può trasmetterci EUFORIA. (Spesso
l'incontro con una nuova tecnologia offre entrambe queste possibilità); 2) L’INVAGHIMENTO: Lo stupore
per la bellezza di Tecnologia sale fino all’invaghimento (Quando i vantaggi che garantisce la Tecnologia
diventano necessari per relazionarsi con il mondo); 3) L’USO: nella 3° fase subentra l’uso della tecnologia (in
risposta ai nostri bisogni privati, collettivi ecc..) Con l’uso si afferma l'interpretazione soggettiva della
tecnologia; 4) L’INCORPORAZIONE: è l’ultima fase. Con lo stupore la tecnologia si presentava difronte
all’individuo, ora con l'incorporazione, diventa membro di ogni singolo corpo che la usa ordinariamente e in
modo riflessivo. Alla fine di questo processo abbiamo ottenuto la “tecnologia del sè” (cioè che da ora in poi
l'individuo utilizza la tecnologia del proprio corpo). Questo non è solo un fatto individuale, ma la
tecnologia è incorporata nella società. Per molto tempo gli adulti sono stati i titolari delle prime due
fasi caratterizzate dall’oggettività della tecnologia. Ma nel XX secolo è entrata nell’uso l’espressione “
FRATTURA GENERAZIONALE” dove vi sono stati dei conflitti familiari, e da tutto ciò si è sostenuto che LE
GENERAZIONI DEI GIOVANI NON RIPETONO PIU’ QUELLE DEGLI ADULTI, sia dal punto di vista dei
valori, della cultura e del comportamento che hanno all’interno della società. La causa della fattura è anche
dovuta alla NASCITA DELLA SCUOLA PUBBLICA(1850-1870) , fu allora che la generazione dei genitori
analfabeti consegnò ai figli la conoscenza della scrittura(diventata successivamente strumento per cambiare i
rapporti nella società).
Ora che dal mondo agricolo si passa ad un mondo “industriale” , tutti i giovani apprendono l’antica tecnologia
della scrittura che in passato non si era mai sostituita alla cultura orale. Questa FRATTURA si manifestò nel
19esimo secolo e fin da subito si notò che i ragazzi usavano la tecnologia con linguaggi e stili di vita
completamente diverse da quelle dei genitori. Infatti mentre le generazioni passate erano assidue nella
conservazione della tecnologia , l’uso che ne facevano i giovani era diverso, era “sfruttato” “consumato”.
Infatti furono i giovani ad introdurre il CONSUMISMO, , ma la logica del consumo rimase nascosta dal velo
dell’ideologia e dalla cultura , quella che si vede invece e che i giovani la usavano per consumarla.
Abitualmente le tecnologie pervengono al sé attraverso l’incorporazione che ne viene fatta quando la si usa.
LA SCRITTURA INVECE E’ UN’APPARTENENZA ORIGINARIA DEL SE CHE SI SCRIVE NEL
MONDO AVENDOLO SCRITTO E LETTO DA SEMPRE.