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La dialettica della storia

Le forze produttive e i rapporti di produzione costituiscono la stessa LEGGE DELLA STORIA. A un


determinato grado di sviluppo delle forze produttive tendono a corrispondere determinati rapporti di
produzione e di proprietà. I rapporti di produzione si mantengono soltanto fino a quando favoriscono
le fore produttive corrispondenti. Poiché le forze produttive, in connessione con il porgresso tecnico,
si sviluppano più rapidamente dei rapporti di produzione, i quali tendono a rimanere statici, ne segue
periodicamente una situazione di contraddizione, che genera un’epoca di rivoluzione sociale. Infatti,
le nuove forze produttive sono sempre incarnate da una classe in ascesa, mentre i vecchi rapporti di
proprietà sono sempre incarnati da una classe dominante al tramonto. Risulta inevitabile lo scontro a
livello sociale, politico e cultuarle. Alla fine le idee della classe dominante sono in ogni epoca le idee
dominanti.

Ricoluzione francese e rivoluzione comunista

Questo modello teorico trova la propria esemplificazione nella Francia del Settecnto, dove vi fu uno
scontro aperto tra la borghesia e l’aristocrazia. Nel capitalismo moderno si delinea una contraddizione
tra forze produttive sociali e rapporti di produzione privatistici. Secondo Marx, se sociale è la
produzione della ricchezza (più dipendenti per una fabbrica), sociale deve essere la distribuzione di
essa. Il capitalismo porta in sé, come esigenza dialettica, il socialismo, in quanto genera le condizioni
favorevoli a una rivoluzione comunista mondiale.

Le formazioni economico-sociali

Nella prefazione a Per la critica dell’economia politica, dove compare l’espressione formazione
economico-sociale, Marx distingue quattro epoche, ciascuna caratterizzata da una particolare
formazione economica della società:

Comunità primitiva

Società antica

Società feudale

Società borghese

Futura società socialista

Esse rappresentano gradini di una sequenza che procede dall’inferiore al superiore, dal comunismo
primitivo al comunismo futuro, passando attraverso la società di classe. Il comunismo è lo sbocco
inevitabile della dialettica storica.

Critica a Hegel

Anche per Marx, come per Hegel, la storia si configura come una totalità processuale dominata dalla
forza della contraddizione. Marx però ritiene di aver fatto camminare la dialettica di Hegel “sui piedi
anziché sulla testa”, in quanto i soggetti della dialettica storica sono la struttura economica e le classi
sociali; la dialettica del processo storico è scientificamente osservabile attraverso i fatti. Le
opposizioni che muovono la storia sono concrete e determinate: i rapporti di produzione.

IL MANIFESTO DEL PARTITO COMUNISTA


Come si articola:

Nel 1484 Marx pubblica il Manifesto del partito comunista, che si presenta come il programma di un
partito che interpreta una nuova classe sociale e tratta:

Dell’analisi della funzione storica della borghesia, di cui viene messa in luce la contradditorietà in
quanto è una nuova classe che ha generato una classe ancora più nuova a cui si oppone per il
mantenimento dei privilegi

Del concetto della sotria come lotta di classe

Della critica dei socialismi non scientifici

La funzione storica della borghesia

Nella prima parte Marx descrive la vicenda storica della borghesia, classe dinamica che non può
esistere senza rivoluzionare continuamente gli strumenti di produzione e tutto l’insieme dei rapporti
sociali. Senonché le moderne forze produttive, sempre più sociali, si rivoltano contro i vecchi rapporti
di proprietà, ancora privatistici, generando crisi che mettono in forse l’esistenza del capitalismo.
Tanto che il proletariato, oppresso dalla società borghese, mette in opera una dura lotta di classe.
Marx individua nel Manifesto come soggetto autentico della storia, proprio la lotta tra classi. Insiste
inoltre sull’internazionalismo della lotta proletaria e termina il manifesto con la nota esortazione
“Proletari di tutti i Paesi, unitevi!”

La critica ai falsi socialismi:

Marx critica i socialismi a lui precedenti, che definisce falsi socialismi. Essi sono:

Socialismo reazionario -> attacca la borghesia secondo parametri conservatori, rivolti al passato,
piuttosto che secondo schemi rivoluzionari, rivolti al futuro, proponendosi in tal modo di “far girare
all’indietro la ruota della storia” in nome di un’aristocrazia paternalistica e magnanima che aiuta i
lavoratori

Socialismo conservatore -> incarnato dagli economisti filantropi che ritengono possibile rimediare agli
“incovenienti” sociali del capitalismo senza distruggere il capitalismo stesso, senza quindi riconoscere
i diritti dei lavoratori, ma come concessione dall’alto. Principale esponente di questa corrente è
Proudhon che Marx accusa di non comprendere il meccanismo della dialettica e di voler tollerare la
proprietà non eliminandola ma distribuendola tra i lavoratori

Socialismo utopistico -> pur avendo il merito di riconoscere l’antagonismo tra le classi e gli elementi di
contrapposizione esistenti nel mondo moderno, hanno il limite di non riconoscere al proletariato una
funzione storica e rivoluzionaria autonoma, e di fare appello a tutti i membri della società, compresi i
ceti dominanti, per una pacificazione di riforme (es. Bismark in Germania)

A questi socialismi Marx contrappone il proprio socialismo scientifico basato su un’analisi


critico-scientifica dei meccanismi sociali del capitalismo e sull’individuazione del proletariato come
forza rivoluzionaria.

IL CAPITALE
Il carattere tendenziale delle leggi economiche:

Per Marx l’economia deve far uso dello schema dialettico della totalità organica e studiare il
capitalismo come una struttura i cui elementi risultano strettamente connessi, distingendone gli ele
menti di fondo al fine di metterne in luce le tendenze di sviluppo, per poi formulare alcune previsioni.
Il Capitale sembra quindi presentarsi come un libro di predizioni circa i destini futuri del capitalismo
moderno e i ciritici di Marx lo hanno assimilato a un testo di profezie sbagliate.

Rapporto con la dialettica hegeliana

Nella fase centrale della sua esistenza, Marx accantona la prospettiva dialettica come regola del
processo storico. Nel Capitale, invece, riprende la dialettica come principio interpretativo sistematico
dei fatti, in un testo che intenda cogliere l’essenza del modo di produzione capitalistico in generale,
nella sua universalità.

Il metodo scientifico

Marx si propone di individuare gli elementi strutturali, separandoli da quelli accidentali, finendo per
considerare astratto ciò che a prima vista appare concreto e viceversa. Questo significa che la scienza
è l’individuazione, al di sotto dei fatti, delle leggi che presiedono al loro accadere, delle condizioni
generali che non sono a priori - cioè fondate sulla ragione - ma a posteriori, cioè da rinvenirsi
all’interno della storia. La metodologia scientifica di Marx ha tre tappe fondamentali:

Ricerca della documentazione

Analisi del materiale raccolto

Individuazione di un principio generatore