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MONOLOGO di ASTON da “ IL GUARDIANO ” di H.

PINTER


Ci andavo abbastanza spesso. Oh, anni fa. Poi ho smesso. Mi piaceva quel
posto. Ci passavo parecchio tempo. Questo prima di andar via. Poco prima.
Credo  che quel posto… Abbia molto a che fare con tutto il resto. Erano
tutti… Molto più vecchi di me. Ma mi ascoltavano sempre. Pensavo…
Capissero quello che dicevo. Perché io parlavo con loro. Parlavo troppo.
Questo è stato il mio errore. E in fabbrica lo stesso. Durante il lavoro come
nelle pause, io… Parlavo di cose. E loro, mi ascoltavano quando io… Avevo
qualcosa da dire. Tutto andava bene. Il guaio era che avevo come delle
allucinazioni. Non erano vere e proprie allucinazioni, era che… Mi
sembrava di vedere delle cose… Molto chiaramente… Tutto… Era così
chiaro… Tutto diventava quieto… Tutta questa… Quiete… E… Questa
visione così chiara… Era… Ma forse mi sbagliavo. Comunque qualcuno
deve aver detto qualcosa. Io non ne sapevo niente. È stata messa in giro
una specie di frottola. E questa frottola deve essere circolata. Di colpo mi
sembrava che la gente fosse diventata strana. In quel bar. In fabbrica. Non
riuscivo a spiegarmelo. Poi un giorno mi hanno portato in un ospedale,
fuori Londra. Mi… Ci hanno portato. Io non ci volevo andare. Ho anche
tentato di scappare una o due volte. Ma… non era facile. Mi facevano delle
domande, lì dentro. Mi hanno ricoverato e mi facevano domande di tutti i
generi. Beh, io glielo dicevo… Quando me lo chiedevano… Quali fossero i
miei pensieri. Hmmnn. Poi un giorno… Questo tizio… Un dottore, credo… Il
capo. Mi fa chiamare. Mi dice… Che avevo qualcosa, una specie di disturbo.
Mi dice così… Solo questo. Hai questa… Cosa. Questo è il tuo disturbo.
Quindi abbiamo deciso, mi dice, nel tuo interesse, che c’è una sola cosa da
fare. Mi dice… Non riesco… A ricordarmi esattamente… Come me l’ha
messa giù… Mi dice, dobbiamo farti qualcosa al cervello. Mi dice… Se non
te lo facciamo, dovrai rimanere qui per il resto della vita, altrimenti potrai
uscire di qui e vivere come tutti gli altri. “Cosa vuol fare al mio cervello?”
gli chiedo. Ma lui non fa che ripetere quello che aveva già detto. Beh, io non
ero così scemo. Quella notte ho tentato la fuga, quella notte stessa. Ma
quando ce l’avevo quasi fatta, un uomo ha avuto… Ha avuto un attacco,
proprio accanto a me. E così mi hanno beccato. Circa una settimana dopo
hanno cominciato a farci questa cosa al cervello. La dovevano fare a tutti
in quella corsia. Venivano e ne facevano uno alla volta. Uno per notte. E io
ero uno degli ultimi. E vedevo benissimo quello che facevano agli altri.
Arrivavano con queste… Non so cos’erano… Sembravano delle grandi
pinze, con dei fili, e i fili erano attaccati a un piccolo apparecchio. Elettrico.
Immobilizzavano il paziente, mentre questo dottore… Il capo, gli fissava
queste pinze, come delle cuffie, ai lati del cranio. C’era quello  addetto 
all’apparecchio  che… Lo accendeva e il capo premeva le pinze ai lati del
cranio, fissandogliele. Poi gliele toglieva. Ricoprivano il paziente… E non lo
toccavano più per un bel po’. Qualcuno si ribellava, ma la maggior parte no.
Rimanevano lì sdraiati, buoni. Beh, quando stavano per venire da me, la
notte in cui sono venuti, io mi sono alzato dal letto e mi sono messo contro
il muro. Mi dissero di tornare a letto, io sapevo che dovevano farmelo sul
letto perché se me lo facevano in piedi avrebbero potuto rompermi la spina
dorsale. Così rimasi in piedi e, uno o due di loro, vennero a prendermi, beh,
ero giovane allora, ero molto più forte di adesso, ero molto forte allora, ne
stesi uno e presi l’altro per il collo, e quel dottore, di soppiatto, mi mise
quelle pinze ai lati del cranio, io sapevo che non doveva farmelo in piedi,
ecco perché io… Ma lui me lo fece lo stesso. Così poi sono uscito. Sono
venuto via da quel posto… ma non riuscivo a camminare bene. Non credo
mi abbiano danneggiato la spina dorsale. No, quella era perfettamente a
posto. Ma il guaio era… Che i miei pensieri… Erano diventati molto lenti…
Non riuscivo più a pensare… Non riuscivo… A mettere… Le idee…
Insieme… Aaahh… Non riuscivo… Mai a metterle… Insieme. E poi non
riuscivo a sentire quello che dicevano gli altri. Non riuscivo a guardare né
a destra né a sinistra, dovevo sempre guardare dritto davanti a me, perché
se giravo la testa… Perdevo l’equilibrio. E avevo questi mal di testa. Ma non
sono morto. Il fatto è che sarei dovuto morire. Morire. Comunque ora mi
sento molto meglio. Ma non parlo più con la gente.