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PRESCRIZIONI LEGALI

(p.to 4.3.2 UNI EN ISO 14001 ed. 04)

L’organizzazione deve predisporre e mantenere


attiva una procedura che consenta di identificare ed
accedere alle prescrizioni legali e di altro tipo
sottoscritte dall’organizzazione che riguardano gli
aspetti ambientali delle sue attività, prodotti o servizi.

PRESCRIZIONI LEGALI AMBIENTE (2) rev. 15.12.2014


PRESCRIZIONI LEGALI

Devono essere attivate procedure che garantiscano:


• di venire a conoscenza in modo tempestivo della
pubblicazione di nuova legislazione europea,
nazionale, regionale, provinciale e comunale;
• di valutare, nel caso di modifiche del processo
(nuove tecnologie) o alle infrastrutture del sito
produttivo, i nuovi adempimenti legislativi a carico
dell’Organizzazione.

PRESCRIZIONI LEGALI AMBIENTE (3) rev. 15.12.2014


COME ACCEDERE ALLE PRESCRIZIONI LEGALI

Fonti ufficiali
•Gazzetta Ufficiale nazionale/europea (GURI-GUCE)
•Bollettini regionali (BURT regione Toscana)
•Pubblicazioni della Regione
•Sito internet istituzionale (Parlamento, Ministero
Ambiente, ISPRA)

Altre fonti
•Riviste specializzate (Ambiente e Sicurezza)
•Siti internet (www.reteambiente.it)
•Consulenti esterni (CTQ)

PRESCRIZIONI LEGALI AMBIENTE (4) rev. 15.12.2014


LEGISLAZIONE AMBIENTALE DI RIFERIMENTO
relativa a:
1. Rifiuti 7. Gas ozono lesivi e
2. Emissioni in gas serra
atmosfera e 8. Amianto
impianti termici 9. Bonifica siti
3. Scarichi idrici inquinati
4. Risorse idriche 10. Sostanze pericolose
5. Rumore 11. Prevenzione Incendi
6. PCB-PCT 12. A.D.R.
13. IPPC
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PRESCRIZIONI LEGALI AMBIENTE (6) rev. 15.12.2014
PRESCRIZIONI LEGALI AMBIENTE (7) rev. 15.12.2014
PRESCRIZIONI LEGALI AMBIENTE (8) rev. 15.12.2014
PRESCRIZIONI LEGALI AMBIENTE (9) rev. 15.12.2014
PRESCRIZIONI LEGALI AMBIENTE (10) rev. 15.12.2014
1- RIFIUTI: Principali provvedimenti in vigore
GESTIONE RIFIUTI E BONIFICA SITI INQUINATI - D.Lgs 152/2006 e smi, Parte IV, artt. 177 – 266

D. Lgs 27/01/1992, n. 95 (oli usati)


DM 09/04/2002 (Dec. 2000/532/CE elenco rifiuti)
DM 05/02/1998 (recupero rifiuti non pericolosi)
L. 25/01/1994, n.70 (catasto rifiuti)
DM 01/04/1998, n.145 (formulario)
D. Lgs 13/01/2003, n. 36 (discariche)
D. Lgs 25/07/2005, n. 151 (rifiuti elettrici ed elettronici)
DM 26/03/2010, n. 65 (rifiuti elettrici e elettronici)
DPR 15/07/2003, n. 254 (rifiuti sanitari)
D. Lgs 24/06/2003, 209 (veicoli fuori uso)
Dm 471/99 (bonifica e ripristino ambientale siti inquinati)
DM 29/07/2004, n. 248 (rifiuti contenenti amianto)
DM 01/04/1998, n. 148 (registro c/s)
DM 12/06/2001, n. 161 (recupero rifiuti pericolosi)
DM 05/04/2006, n. 115 (recupero rifiuti non pericolosi)
PRESCRIZIONI LEGALI AMBIENTE (11) rev. 15.12.2014
D. Lgs 03/04/2006, n. 152 e smi
Parte IV “Norme in materia di gestione dei
rifiuti e di bonifica dei siti inquinati”

Disciplina rifiuti, bonifica siti inquinati, anche in attuazione delle


direttive comunitarie sui rifiuti, sui rifiuti pericolosi, sugli oli usati,
sulle batterie esauste, sui rifiuti di imballaggio, sui PCB, sulle
discariche, sugli inceneritori, sui rifiuti elettrici ed elettronici,
sui rifiuti portuali, sui veicoli fuori uso, sui rifiuti sanitari e sui
rifiuti contenenti amianto.
Sono fatte salve disposizioni specifiche, particolari o complementari, conformi ai principi della
Parte IV, adottate in attuazione di direttive comunitarie che disciplinano la gestione di
determinate categorie di rifiuti.
PRESCRIZIONI LEGALI AMBIENTE (12) rev. 15.12.2014
CHE COSA SI INTENDE PER RIFIUTO?
D.Lgs 03/04/06, n. 152 e smi, parte IV - Art. 183

Qualsiasi sostanza od oggetto di cui il detentore si disfi o abbia


l’intenzione o abbia l’obbligo di disfarsi.
La disciplina di gestione dei rifiuti non si applica ai SOTTOPRODOTTI:
sostanza o oggetto che avrà un utilizzo certo nello stesso o altro processo di
produzione o utilizzazione, direttamente senza alcun ulteriore trattamento
diverso dalla normale pratica industriale. L’utilizzo non comporterà impatti
complessivi negativi sull’ambiente o sulla salute umana (rif. art. 184- bis)

CHI E’ IL PRODUTTORE DEL RIFIUTO?


D.Lgs 03/04/06, n. 152 e smi, parte IV - Art. 183

La persona la cui attività produce rifiuti cioè il produttore iniziale o chiunque


effettui operazioni di pretrattamento, di miscelazione o altre operazioni che
hanno modificato la natura o la composizione di detti rifiuti

PRESCRIZIONI LEGALI AMBIENTE (13) rev. 15.12.2014


TIPOLOGIE DI RIFIUTI

RIFIUTI URBANI: domestici, provenienti Pericolosi


da locali adibiti ad uso di civile abitazione;
provenienti da spazzamento strade; giacenti su
strade e aree pubbliche; vegetali provenienti da
aree verdi; derivanti da esumazioni e NON Pericolosi
estumulazioni
Pericolosi
RIFIUTI SPECIALI: derivanti da attività
agricole e agro-industriali, da attività di
demolizione e costruzione, da lavorazioni
industriali, artigianali, commerciali e di servizio NON Pericolosi

PRESCRIZIONI LEGALI AMBIENTE (14) rev. 15.12.2014


IL CODICE IDENTIFICATIVO
DEI RIFIUTI

E’ responsabilità di ciascuna azienda assegnare


ad ogni rifiuto il relativo codice di identificazione
previsto dal CATALOGO EUROPEO DEI
RIFIUTI (CER).

Tale codice consiste in un numero a 6 cifre:


le prime 2 identificano la provenienza del rifiuto
le altre 4 indicano il tipo di rifiuto

PRESCRIZIONI LEGALI AMBIENTE (15) rev. 15.12.2014


D.Lgs 03/04/06, n. 152 e smi, parte IV (Art.183)

DEPOSITO TEMPORANEO= il raggruppamento


dei rifiuti effettuato, prima della raccolta, nel luogo in cui sono
prodotti, alle seguenti condizioni:

I rifiuti devono essere raccolti ed avviati alle operazioni di recupero o di smaltimento


secondo una delle seguenti modalità alternative, a scelta del produttore:
- con cadenza almeno trimestrale, indipendentemente dalle quantità in deposito;
- quando il quantitativo di rifiuti in deposito raggiunga complessivamente i 30 metri cubi
di cui al massimo 10 metri cubi di rifiuti pericolosi.

In ogni caso, allorché il quantitativo di rifiuti non superi il limite volumetrico, il


deposito temporaneo non può avere durata superiore ad un anno.
Devono essere rispettate le norme che disciplinano il deposito delle sostanze pericolose
in essi contenute.

E’ vietato miscelare tra loro categorie diverse di rifiuti pericolosi e rifiuti


pericolosi e non pericolosi (art. 187 D.Lgs 152/06 e smi).

PRESCRIZIONI LEGALI AMBIENTE (16) rev. 15.12.2014


REGOLE TECNICHE PER IL DEPOSITO
TEMPORANEO
Delibera del Comitato Interministeriale del 27/07/1984:
ESEMPIO (art. 4.1 stoccaggio provvisorio di rifiuti tossici e nocivi):
I recipienti, fissi e mobili, comprese le vasche ed i bacini, destinati a contenere
rifiuti tossici e nocivi devono possedere adeguati requisiti di resistenza in
relazione alle proprietà chimico-fisiche ed alle caratteristiche di pericolosità dei
rifiuti contenuti.
Se lo stoccaggio di rifiuti liquidi avviene in un serbatoio fuori terra, questo deve
essere dotato di un bacino di contenimento di capacità uguale all'intero volume
del serbatoio. Qualora in uno stesso insediamento vi siano più serbatoi, potrà
essere realizzato un solo bacino di contenimento di capacità eguale alla terza
parte di quella complessiva effettiva dei serbatoi stessi.
Allo scopo di rendere nota, durante lo stoccaggio provvisorio, la natura e la
pericolosità dei rifiuti, i recipienti, fissi e mobili, devono essere opportunamente
contrassegnati con etichette o targhe, apposte sui recipienti stessi o collocate
nelle aree di stoccaggio; detti contrassegni devono essere ben visibili per
dimensione e collocazione.

PRESCRIZIONI LEGALI AMBIENTE (17) rev. 15.12.2014


LA DOCUMENTAZIONE PER
LA GESTIONE DEI RIFIUTI

• Il registro di carico e scarico (D.Lgs 03/04/06, n. 152 e smi,


parte IV- Art. 190)
• Il formulario di identificazione (D.Lgs 03/04/06, n. 152 e smi,
parte IV - Art. 193; DM 01/04/98 n.145 )
• Il modulo unico di dichiarazione (D.Lgs 03/04/06, n. 152 e
smi, parte IV - Art. 189)
• Le autorizzazioni ed iscrizioni all’Albo di
smaltitori e trasportatori di rifiuti (D.Lgs 03/04/06, n. 152 e
smi, parte IV - Art. 208)

PRESCRIZIONI LEGALI AMBIENTE (18) rev. 15.12.2014


Nuovo Sistema di Tracciabilità dei Rifiuti
SISTRI
DM n.52 del 18/02/2011 e smi
Regolamento recante istituzione del sistema di controllo della tracciabilità dei
rifiuti – cd “Tu Sistri”

E’ un sistema informatico istituito dal Ministero dell’Ambiente e


gestito dal Comando dei Carabinieri per la tutela dell'ambiente.
Nasce con l'obiettivo di:
- sostituire il registro di carico/scarico, il formulario di
identificazione e il Mud con dispositivi elettronici,
- garantire una maggiore efficacia all’azione di contrasto dei
fenomeni di illegalità,
- conoscere, in tempo reale, i dati relativi all’intera filiera dei
rifiuti.

PRESCRIZIONI LEGALI AMBIENTE (19) rev. 15.12.2014


SISTRI: SOGGETTI OBBLIGATI AD ADERIRE
Art. 3 DM 52/11

- Imprese e enti produttori di rifiuti speciali pericolosi,


- Imprese ed enti produttori di rifiuti speciali non pericolosi di cui
all’art. 184 c.3 lett.c), d) e g) DLgs 152/06 e smi con più di 10
dipendenti,
- Imprese ed enti che effettuano operazioni di recupero o
smaltimento rifiuti,
- Commercianti e intermediari di rifiuti,
- Consorzi istituiti per il recupero o il riciclaggio di particolari
tipologie di rifiuti che organizzano la gestione di questi rifiuti per
conto dei consorziati,
- Imprese e enti che raccolgono o trasportano rifiuti speciali a titolo
professionale.

PRESCRIZIONI LEGALI AMBIENTE (20) rev. 15.12.2014


SISTRI: OPERATIVITA’ DEL SISTEMA (DLgs 101/2013)

Per i produttori iniziali di rifiuti speciali pericolosi con più


di 10 dipendenti e per gli enti e le imprese che
gestiscono rifiuti speciali pericolosi (art. 3 c. 1, lett. c),
d), e), f) g), h), DM 18/02/11, n. 52, e smi) il SISTRI è
operativo dal 1 ottobre 2013.

Per gli altri enti o imprese obbligati all'iscrizione al SISTRI il


sistema è operativo dal 3 marzo 2014.

Fino al 31/12/2014 è attivo il «sistema binario»: le


registrazioni sul SISTRI sono obbligatorie ma non
sanzionabili. Restano obbligatorie e sanzionabili le
registrazioni tramite formulari e registro di carico e
scarico.

PRESCRIZIONI LEGALI AMBIENTE (21) rev. 15.12.2014


SISTRI: Normativa in evoluzione
Il Ddl (disegno di legge recante "Disposizioni in materia ambientale per
promuovere misure di Green Economy e per il contenimento dell'uso
eccessivo di risorse naturali") approvato dalla Camera dei Deputati il
13/11/2014, e ora al vaglio del Senato per l’approvazione definitiva,
conferma la vigente operatività del Sistri e prevede la proroga fino al
31/12/2015 del periodo in cui i soggetti obbligati devono continuare ad
effettuare anche il tracciamento tradizionale dei rifiuti.

Durante tale periodo transitorio i soggetti obbligati ad utilizzare il nuovo


sistema di controllo dei rifiuti devono al contempo osservare anche le
prescrizioni relative a registri e formulari di trasporto, godendo di una
sospensione delle (sole) sanzioni relative al Sistri (che si
applicheranno dal 1° gennaio 2016).

PRESCRIZIONI LEGALI AMBIENTE (22) rev. 15.12.2014


I SOGGETTI NELLA GESTIONE DEI
RIFIUTI DI IMBALLAGGIO
www.CONAI.ORG

PRODUTTORI = fornitori di materiali di imballaggio, fabbricanti,


trasportatori e importatori di imballaggi vuoti
UTILIZZATORI = commercianti e distributori sia di imballaggi
vuoti sia di merci imballate, addetti al riempimento e importatori
di imballaggi pieni
CONSUMATORI = utenti finali che acquistano o importano per
proprio uso imballaggi, articoli o merci imballate
UTENTI FINALI = coloro che ricevono imballaggi in quanto
acquistano in Italia, per proprio uso, merci imballate ma non
imballaggi per i propri prodotti, né importano merci imballate

PRESCRIZIONI LEGALI AMBIENTE (23) rev. 15.12.2014


2 - EMISSIONI IN ATMOSFERA e IMPIANTI TERMICI CIVILI: principali
provvedimenti in vigore:

Norme in materia di tutela dell’aria e riduzione delle emissioni in


atmosfera - D.Lgs 152/2006 e smi, Parte V, artt. 267 - 298
DPR 412/93 (manutenzione ed esercizio di impianti termici degli edifici)

DPR 551/99 (manutenzione ed esercizio di impianti termici degli edifici)

DM 17/03/03 (libretti di impianto e di centrale)

D.Lgs. 19/08/2005 n° 192 (rendimento energetico nell’edilizia)

D.Lgs. 29/12/2006 n° 311 (correttivo e integrativo D.Lgs. 192/2005)

D. Lgs. 11/05/05 n° 133 (incenerimento rifiuti)

Direttiva 2008/1/CE (IPPC)

PRESCRIZIONI LEGALI AMBIENTE (24) rev. 15.12.2014


INQUINAMENTO ATMOSFERICO
(Art. 268 D. lgs 152/06 e smi)

Ogni modificazione dell’aria atmosferica,


dovuta all’introduzione nella stessa di una o
più sostanze in quantità e con caratteristiche
tali da ledere o da costituire un pericolo per la
salute umana o per la qualità dell’ambiente
oppure tali da ledere i beni materiali o
compromettere gli usi legittimi dell’ambiente.

PRESCRIZIONI LEGALI AMBIENTE (25) rev. 15.12.2014


Definizioni (Art. 268 D. Lgs 152/06 e smi)
Emissione: qualsiasi sostanza solida, liquida o gassosa introdotta nell’atmosfera che
possa causare inquinamento atmosferico

Emissione convogliata: emissione di un effluente gassoso effettuata attraverso uno o


più appositi punti

Emissione diffusa: emissione diversa da quella convogliata (nel caso di COV si intende
anche il solvente contenuto nei prodotti)

PRESCRIZIONI LEGALI AMBIENTE (26) rev. 15.12.2014


Autorizzazione alle emissioni in atmosfera
(Art. 269 D. lgs 152/06 e smi)
Per tutti gli impianti che producono emissioni deve essere richiesta una
autorizzazione all’amministrazione competente (provincia).

Il gestore che intende installare un impianto nuovo o trasferire un impianto da un


luogo ad un altro presenta all’autorità competente una domanda di autorizzazione.

L’autorizzazione stabilisce:
- per le emissioni che risultano tecnicamente convogliabili, le modalità di
captazione e convogliamento
- per le emissioni convogliate o di cui è stato disposto il convogliamento, i valori
limite di emissione, le prescrizioni, i metodi di campionamento e di analisi, criteri
per la valutazione della conformità dei valori misurati ai valori limite e la
periodicità dei controlli
- per le emissioni diffuse, apposite prescrizioni finalizzate ad assicurarne il
contenimento

L’autorizzazione ha una durata di quindici anni. La domanda di rinnovo deve essere


presentata almeno un anno prima della scadenza.
PRESCRIZIONI LEGALI AMBIENTE (27) rev. 15.12.2014
Emissioni in Atmosfera:
Autorizzazione Unica Ambientale
L'AUA è il provvedimento istituito dal Dpr 13 marzo 2013, n. 59 e
rilasciato su istanza di parte che incorpora in un unico titolo diverse
autorizzazioni ambientali previste dalla normativa di settore (come il
Dlgs 152/2006) tra cui il provvedimento di Autorizzazione alle Emissioni
in Atmosfera.
Possono richiedere l'AUA le piccole e medie imprese (DM 18/04/05) e
gli impianti non soggetti alla disciplina dell'AIA (Autorizzazione integrata
ambientale).

La richiesta deve avvenire in occasione della scadenza del primo titolo


abilitativo da essa sostituito.

L'AUA ha una durata di 15 anni decorrenti dal rilascio.

PRESCRIZIONI LEGALI AMBIENTE (28) rev. 15.12.2014


Impianti non sottoposti ad autorizzazione
Impianti ed attività elencate nella parte I dell’allegato IV alla parte quinta
del D. Lgs 152/06
(es. Impianti di combustione e gruppi elettrogeni di cogenerazione di
potenza termica nominale inferiore ad 1 MW se alimentati a gasolio e 3
MW se alimentati a metano o GPL; Impianti di emergenza e di
sicurezza o laboratori di analisi e ricerca purché le emissioni non
contengano le sostanze incluse nella parte II dell’allegato I alla parte
quinta del D. Lgs 152/06)
(Art. 272 comma 1 D. lgs 152/06 e smi)

Emissioni provenienti da sfiati e ricambi d’aria esclusivamente adibiti


alla protezione e alla sicurezza degli ambienti di lavoro
(Art. 272 comma 5 D. lgs 152/06 e smi)

PRESCRIZIONI LEGALI AMBIENTE (29) rev. 15.12.2014


Valori limite di emissione
Sono indicati nell’allegato I alla parte quinta del D. Lgs 152/06

(Art. 271 D. lgs 152/06 e smi)

Soglia di rilevanza dell’emissione (Art. 268 D. Lgs 152/06 e smi):


flusso di massa (g/h), per singolo inquinante, misurato a monte di
eventuali sistemi di abbattimento, e nelle condizioni di esercizio più
gravose dell’impianto, al di sotto del quale non si applicano i valori limite
di emissione

Valore limite di emissione (Art. 268 D. Lgs 152/06 e smi): il fattore di


emissione, la concentrazione (g/Nm3), la percentuale o il flusso di
massa di sostanze inquinanti nelle emissioni che non devono essere
superati
PRESCRIZIONI LEGALI AMBIENTE (30) rev. 15.12.2014
IMPIANTI TERMICI CIVILI: Principali
provvedimenti
DPR 26 agosto 1993, n. 412 Regolamento recante norme per la
progettazione, l'installazione, l'esercizio e la manutenzione degli impianti
termici degli edifici ai fini del contenimento dei consumi di energia, in
attuazione dell'art. 4, comma 4, della legge 9 gennaio 1991, n. 10.

DPR 21 dicembre 1999, n. 551 Regolamento recante modifiche al decreto del


Presidente della Repubblica 26 agosto 1993, n. 412, in materia di
progettazione, installazione, esercizio e manutenzione degli impianti termici
degli edifici, ai fini del contenimento dei consumi di energia.

DM 17 marzo 2003 Aggiornamenti agli allegati F e G del decreto del


Presidente della Repubblica 26 agosto 1993, n. 412, recante norme per la
progettazione, l'installazione, l'esercizio e la manutenzione degli impianti
termici degli edifici, ai fini del contenimento dei consumi di energia.

PRESCRIZIONI LEGALI AMBIENTE (31) rev. 15.12.2014


Principali provvedimenti
D. Lgs 19 agosto 2005, n. 192 Attuazione della Direttiva 2002/91/CE relativa
al rendimento energetico nell’edilizia.

D. Lgs 29 dicembre 2006, n. 311 Disposizioni correttive ed integrative al


decreto legislativo 19 agosto 2005, n. 192, recante attuazione della direttiva
2002/91/CE, relativa al rendimento energetico nell'edilizia.

D. Lgs 3 aprile 2006, n. 152 e smi Norme in materia ambientale.


Parte V - Norme in materia di tutela dell’aria e di riduzione delle
emissioni in atmosfera
Titolo II - Impianti termici civili (artt. 282 – 290)
- Denuncia di installazione e modifica
- Abilitazione alla conduzione
- Controlli e sanzioni

PRESCRIZIONI LEGALI AMBIENTE (32) rev. 15.12.2014


DPR 412/93 e smi, art.1 - DEFINIZIONI
Impianto termico: impianto tecnologico destinato alla climatizzazione degli
ambienti con o senza produzione di acqua calda per usi igienici e sanitari o alla
sola produzione centralizzata di acqua calda per gli stessi usi, comprendente i
sistemi di produzione, distribuzione e utilizzazione del calore nonché gli
organi di regolazione e di controllo; sono quindi compresi negli impianti
termici, gli impianti individuali di riscaldamento, mentre non sono considerati
impianti termici apparecchi quali stufe, caminetti, radiatori individuali, scaldacqua
unifamiliari.

Dlgs 152/06 e smi, art.283 – DEFINIZIONI

Impianto termico: impianto destinato alla produzione di calore costituito da uno


o più generatori di calore e da un unico sistema di distribuzione e utilizzazione di
tale calore, nonché da appositi dispositivi di regolazione e di controllo.
PRESCRIZIONI LEGALI AMBIENTE (33) rev. 15.12.2014
Esercizio e manutenzione
degli impianti termici

Art. 6, DPR 74/2013


c.1 L'esercizio, la conduzione, il controllo, la manutenzione
dell'impianto termico e il rispetto delle disposizioni di legge in
materia di efficienza energetica sono affidati al responsabile
dell'impianto (vedere definizione di cui all. A DLgs 192/2005), che
può delegarle ad un terzo.
c.3 L'atto di assunzione di responsabilità da parte del terzo, anche
come destinatario delle sanzioni amministrative, applicabili ai sensi
dell'articolo 11, deve essere redatto in forma scritta
contestualmente all'atto di delega.
Esercizio e manutenzione
degli impianti termici

Art. 7 comma 5 DPR 74/2013


Gli impianti termici per la climatizzazione o produzione di acqua
calda sanitaria devono essere muniti di un "Libretto di impianto per la
climatizzazione". In caso di trasferimento a qualsiasi titolo
dell'immobile o dell'unità immobiliare i libretti di impianto devono
essere consegnati all'avente causa, debitamente aggiornati, con gli
eventuali allegati.
Controllo e Manutenzione degli impianti termici
Art. 7 comma 5 DPR 74/2013 - Controllo e manutenzione degli I.T.
Le operazioni di controllo ed eventuale manutenzione dell'impianto
devono essere eseguite da ditte abilitate ai sensi del D.M. 22 gennaio
2008, n. 37, conformemente alle prescrizioni e con la periodicità
contenute nelle istruzioni tecniche per l'uso e la manutenzione rese
disponibili dall'impresa installatrice dell'impianto o conformemente alle
prescrizioni e con la periodicità contenute nelle istruzioni tecniche
relative allo specifico modello elaborate dal fabbricante, ai sensi della
normativa vigente.

Gli installatori e i manutentori devono dichiarare esplicitamente al


committente o all'utente, in forma scritta quali siano le operazioni di
controllo e manutenzione di cui necessita l'impianto da loro installato o
manutenuto, per garantire la sicurezza delle persone e delle cose e con
quale frequenza le suddette operazioni vadano effettuate.
Periodicità controlli di efficienza energetica
degli impianti termici ALLEGATO A - DPR 74/2013

Cadenza
Rapporto di
Potenza termica controlli di
Tipologia controllo di
Alimentazione utile nominale efficienza
impianto efficienza
[kW] energetica
energetica
(anni)
Generatori alimentati a 10 < P < 100 2
Impianti con Rapporto di
combustibile liquido o
generatore di P ≥ 100 1 tipo 1
solido
calore a
Generatori alimentati a gas, 10 < P < 100 4 Rapporto di
fiamma
metano o Gpl P ≥ 100 2 tipo 1
Periodicità controlli di efficienza energetica
degli impianti termici ALLEGATO A - DPR 74/2013
Cadenza
Rapporto di
Potenza termica controlli di
Tipologia controllo di
Alimentazione utile nominale efficienza
impianto efficienza
[kW] energetica
energetica
(anni)
Macchine frigorifere e/o 12 < P < 100 4
pompe di calore a
compressione di vapore ad
Rapporto di
azionamento elettrico e
P ≥ 100 2 tipo 2
macchine frigorifere e/o
Impianti con pompe di calore ad
macchine assorbimento a fiamma diretta
frigorifere / Pompe di calore a
pompe di calore compressione di vapore Rapporto di
P ≥ 12 4
azionate da motore tipo 2
endotermico
Pompe di calore ad
Rapporto di
assorbimento alimentate da P ≥ 12 2
tipo 2
energia termica
Periodicità controlli di efficienza energetica
degli impianti termici ALLEGATO A - DPR 74/2013
Cadenza
Rapporto di
Potenza termica controlli di
controllo di
Tipologia impianto Alimentazione utile nominale efficienza
efficienza
[kW] energetica
energetica
(anni)

Impianti alimentati Sottostazione di


Rapporto di
da scambio termico da rete P > 10 4
tipo 3
teleriscaldamento ad utenza

Rapporto di
Microgenerazione Pel < 50 4
Impianti tipo 4
cogenerativi Rapporto di
Unità cogenerative Pel ≥ 50 2
tipo 4
Valori minimi consentiti del rendimento di
combustione ALLEGATO B - DPR 74/2013
Valore minimo consentito del
Tipologie di generatori di calore Data di installazione
rendimento di combustione (%)
Generatore di calore (tutti) prima del 29 ottobre 1993 82 + 2 Log Pn
dal 29 ottobre 1993
Generatore di calore (tutti) 84 + 2 Log Pn
al 31 dicembre 1997
dal 1° gennaio 1998
Generatore di calore standard 84 + 2 Log Pn
al 7 ottobre 2005
Generatore di calore a bassa dal 1° gennaio 1998
87 + 1,5 Log Pn
temperatura al 7 ottobre 2005
Generatore di calore a gas a dal 1° gennaio 1998
91 + 1 Log Pn
condensazione al 7 ottobre 2005
Generatore di calore a gas a
dal 8 ottobre 2005 89 + 2 Log Pn
condensazione
Generatore di calore (tutti,
salvo generatore di calore a gas dal 8 ottobre 2005 87 + 2 Log Pn
a condensazione)
log Pn: logaritmo in base 10 della potenza utile nominale espressa in kW.
Per valori di Pn superiori a 400 kW si applica il limite massimo corrispondente a 400 kW.
Valori minimi consentiti del rendimento di
combustione ALLEGATO B - DPR 74/2013

Valore minimo consentito del


Tipologie di generatori di calore Data di installazione
rendimento di combustione (%)
Generatori ad aria calda prima del 29 ottobre 1993 77 + 2 Log Pn
Generatori ad aria calda dopo il 29 ottobre 1993 80 + 2 Log Pn
log Pn: logaritmo in base 10 della potenza utile nominale espressa in kW.
Per valori di Pn superiori a 400 kW si applica il limite massimo corrispondente a 400 kW.
ESERCIZIO E MANUTENZIONE IMPIANTI TERMICI
DM 17/03/03
Gli impianti termici con potenza nominale superiore o uguale a 35
kW devono essere muniti di un “libretto di centrale” conforme
all'allegato I del DM 17/03/03

Gli impianti termici con potenza nominale inferiore a 35 kW devono


essere muniti di un “libretto di impianto” conforme all’allegato II del
DM 17/03/03

La compilazione iniziale del libretto deve essere effettuata all'atto


della prima messa in servizio dalla ditta installatrice.

Il libretto di centrale ed il libretto di impianto devono essere


conservati presso l'edificio o l'unità immobiliare in cui è collocato
l'impianto termico. Art. 11, c. 11, DPR 412/93
PRESCRIZIONI LEGALI AMBIENTE (42) rev. 15.12.2014
3 - SCARICHI IDRICI: principali provvedimenti in
vigore:

Norme in materia di difesa del suolo e lotta alla desertificazione, di


tutela delle acque dall’inquinamento e di gestione delle risorse
idriche D.Lgs 152/2006 e smi, Parte III

RD 11/12/1933, n. 1775 Testo unico sulle acque

PRESCRIZIONI LEGALI AMBIENTE (43) rev. 15.12.2014


Definizioni
(Art. 74 D. lgs 152/06 e smi)

Acque reflue industriali: qualsiasi tipo di acque reflue provenienti da edifici od


installazioni in cui si svolgono attività commerciali o di produzione di beni,
differenti qualitativamente dalle acque reflue domestiche e da quelle meteoriche
di dilavamento, intendendosi per tali anche quelle venute in contatto con
sostanze o materiali, anche inquinanti, non connessi con le attività esercitate
nello stabilimento.

Acque reflue domestiche: acque reflue provenienti da insediamenti di tipo


residenziale e da servizi e derivanti prevalentemente dal metabolismo umano e
da attività domestiche.

Acque reflue urbane: il miscuglio di acque reflue domestiche, di acque reflue


industriali, e/o di quelle meteoriche di dilavamento convogliate in reti fognarie,
anche separate, e provenienti da agglomerato.

PRESCRIZIONI LEGALI AMBIENTE (44) rev. 15.12.2014


SCARICO
(Art. 74 D. Lgs 152/06 e smi)

Scarico: qualsiasi immissione effettuata esclusivamente tramite un sistema


stabile di collettamento che collega senza soluzione di continuità il ciclo di
produzione del refluo con il corpo ricettore acque superficiali, sul suolo, nel
sottosuolo e in rete fognaria, indipendentemente dalla loro natura inquinante,
anche sottoposte a preventivo trattamento di depurazione

I Limiti di emissione sono riportati nelle tabelle contenute nell’Allegato 5 alla parte terza
del DLgs 152/06.

Tutti gli scarichi devono essere resi accessibili per il campionamento


da parte dell’autorità competente per il controllo nel punto assunto a
riferimento per il campionamento, che va effettuato immediatamente a
monte della immissione nel recapito in tutti gli impluvi naturali, le acque
superficiali e sotterranee, interne e marine, le fognature, sul suolo e nel
sottosuolo. (Art. 101 D. Lgs 152/06 e smi)
PRESCRIZIONI LEGALI AMBIENTE (45) rev. 15.12.2014
Assimilabilità degli scarichi

Sono assimilate alla acque reflue domestiche le acque reflue aventi


caratteristiche qualitative equivalenti a quelle domestiche e indicate
dalla normativa regionale (Art. 101 D. Lgs 152/06 e smi)

Per la regione Toscana tali categorie sono indicate nell’allegato 1 alla


DPGR 46R del 17/09/08

(es. attività di produzione di beni le cui acque reflue sono costituite


esclusivamente dallo scarico di acque derivanti da metabolismo umano)

PRESCRIZIONI LEGALI AMBIENTE (46) rev. 15.12.2014


Autorizzazione agli scarichi
Tutti gli scarichi devono essere preventivamente autorizzati.

L’autorizzazione è rilasciata al titolare dell’attività che origina lo scarico.

Gli scarichi di acque reflue domestiche in reti fognarie sono sempre


ammessi nell’osservanza dei regolamenti fissati dal gestore del servizio
idrico integrato ed approvati dall’autorità di ambito.

La domanda di autorizzazione è presentata alla provincia ovvero


all’autorità d’ambito se lo scarico è in pubblica fognatura.

L’autorizzazione è valida per quattro anni dal momento del rilascio. Un


anno prima della scadenza ne deve essere richiesto il rinnovo.

(Art. 124 D. Lgs 152/06 e smi)


PRESCRIZIONI LEGALI AMBIENTE (47) rev. 15.12.2014
Scarichi idrici:
Autorizzazione Unica Ambientale
L'AUA è il provvedimento istituito dal Dpr 13 marzo 2013, n. 59 e
rilasciato su istanza di parte che incorpora in un unico titolo diverse
autorizzazioni ambientali previste dalla normativa di settore (come il
Dlgs 152/2006) tra cui il provvedimento di Autorizzazione allo Scarico.
Possono richiedere l'AUA le piccole e medie imprese (DM 18/04/05) e
gli impianti non soggetti alla disciplina dell'AIA (Autorizzazione integrata
ambientale).

La richiesta deve avvenire in occasione della scadenza del primo titolo


abilitativo da essa sostituito.

L'AUA ha una durata di 15 anni decorrenti dal rilascio.

PRESCRIZIONI LEGALI AMBIENTE (48) rev. 15.12.2014


Acque meteoriche di dilavamento
e di prima pioggia
Le acque meteoriche, a meno di disciplina regionale diversa, non sono
soggette a vincoli o prescrizioni derivanti dalla parte terza del presente
decreto (Art. 113 D. Lgs 152/06 e smi)

Le regioni adottano apposita disciplina in materia di restituzione delle


acque utilizzate per la produzione idroelettrica, per scopi irrigui e in
impianti di potabilizzazione (Art. 114 D. Lgs 152/06 e smi)

PRESCRIZIONI LEGALI AMBIENTE (49) rev. 15.12.2014


4 - RISORSE IDRICHE: principali provvedimenti in
vigore:

Norme in materia di difesa del suolo e lotta alla desertificazione, di


tutela delle acque dall’inquinamento e di gestione delle risorse
idriche D.Lgs 152/2006 e smi, Parte III

RD 11/12/1933, n. 1775 Testo unico sulle acque


D. Lgs 12/07/1993, n. 275 concessione acque pubbliche

PRESCRIZIONI LEGALI AMBIENTE (50) rev. 15.12.2014


Tutela ed uso delle risorse idriche
Tutte le acque superficiali e sotterranee, ancorché non estratte dal
sottosuolo, appartengono al demanio dello stato (Art. 144 D. Lgs
152/06 e smi)

E’ vietato derivare o utilizzare acqua pubblica senza un provvedimento


autorizzativo o concessorio dell’autorità competente (Art. 96 comma 4
D. Lgs. 152/06 e smi)

Le regioni disciplinano i procedimenti di rilascio delle concessioni di


derivazione di acque pubbliche (Art. 96 D. Lgs 152/06 e smi)

Tutte le concessioni di derivazione sono temporanee, la durata delle


concessioni non può eccedere i 30 anni. (Art. 96 D. Lgs 152/06 e smi)

PRESCRIZIONI LEGALI AMBIENTE (51) rev. 15.12.2014


Approvvigionamento da fonte diversa dal pubblico
acquedotto (Art. 165 D. Lgs 152/06 e smi)
Coloro che si approvvigionano in tutto o in parte di acqua da fonti
diverse dal pubblico acquedotto sono tenuti a denunciare annualmente
al soggetto gestore del servizio idrico il quantitativo prelevato nei termini
e secondo le modalità previste dalla normativa per la tutela delle acque
dall’inquinamento

Quantitativi di acque derivate (Art. 95 comma 3 D. Lgs 152/06 e smi)


Entro 180 giorni dalla data di entrata in vigore della parte terza del
presente decreto, le regioni definiscono, gli obblighi di installazione e
manutenzione in regolare stato di funzionamento di idonei dispositivi
per la misurazione delle portate e dei volumi d’acqua pubblica derivati,
in corrispondenza dei punti di prelievo e, ove presente, di restituzione,
nonché gli obblighi e le modalità di trasmissione dei risultati delle
misurazioni dell’autorità concedente.
PRESCRIZIONI LEGALI AMBIENTE (52) rev. 15.12.2014
5 - Rumore

LA DISCIPLINA NAZIONALE

Legge n. 447/1995 “Legge quadro


sull’inquinamento acustico”: stabilisce i principi
fondamentali in materia di tutela dell’ambiente esterno e
dell’ambiente abitativo dall’inquinamento acustico.

PRESCRIZIONI LEGALI AMBIENTE (53) rev. 15.12.2014


L. 447/1995

inquinamento acustico: l'introduzione di rumore


nell'ambiente abitativo o nell'ambiente esterno tale da
provocare fastidio o disturbo al riposo ed alle attività
umane, pericolo per la salute umana, deterioramento
degli ecosistemi, dei beni materiali, dei monumenti,
dell'ambiente abitativo o dell'ambiente esterno o tale da
interferire con le legittime fruizioni degli ambienti stessi.

ambiente abitativo: ogni ambiente interno ad un edificio


destinato alla permanenza di persone o di comunità ed
utilizzato per le diverse attività umane.

PRESCRIZIONI LEGALI AMBIENTE (54) rev. 15.12.2014


L. 447/1995

sorgenti sonore fisse: gli impianti tecnici degli edifici e le altre


installazioni unite agli immobili anche in via transitoria il cui uso
produca emissioni sonore; le infrastrutture stradali, ferroviarie,
aeroportuali, marittime, industriali, artigianali, commerciali ed
agricole; i parcheggi; le aree adibite a stabilimenti di movimentazione
merci; i depositi dei mezzi di trasporto di persone e merci; le aree
adibite ad attività sportive e ricreative.
valori limite di emissione: il valore massimo di rumore che può essere
emesso da una sorgente sonora, misurato in prossimità della
sorgente stessa.

valori limite di immissione: il valore massimo di rumore che può


essere immesso da una o più sorgenti sonore nell'ambiente abitativo
o nell'ambiente esterno, misurato in prossimità dei ricettori.

PRESCRIZIONI LEGALI AMBIENTE (55) rev. 15.12.2014


LA DISCIPLINA NAZIONALE
D.P.C.M. 1 marzo 1991 “Limiti massimi di esposizione
al rumore negli ambienti abitativi e nell’ambiente
esterno” : stabilisce limiti di accettabilità da applicare alle
sorgenti sonore fisse in attesa dell’emanazione della legge
quadro sull’inquinamento acustico della zonizzazione
acustica dei territori comunali.
D.P.C.M. 14 novembre 1997 “Determinazione dei valori
limite delle sorgenti sonore” : stabilisce limiti di
accettabilità da applicare alle sorgenti sonore fisse a
seconda del tipo di zona in cui ricadono in seguito
all’avvenuta classificazione del territorio comunale.
DM 16 marzo 1998 “Tecniche di rilevamento e
misurazione” : stabilisce criteri e modalità di esecuzione
delle misurazioni del rumore e le modalità di presentazione
dei risultati.
PRESCRIZIONI LEGALI AMBIENTE (56) rev. 15.12.2014
COMPETENZE DELLE REGIONI

Definizione dei criteri in base ai quali i comuni procedono alla


classificazione acustica del proprio territorio.
Poteri sostitutivi in caso di inerzia dei comuni o degli enti competenti
ovvero di conflitto tra questi.
Definizione delle modalità di controllo del rispetto della normativa
per la tutela dell’inquinamento acustico all’atto del rilascio di
concessioni edilizie nonché dei provvedimenti di autorizzazione
all’esercizio di attività produttive.
Procedure per la predisposizione e l'adozione da parte dei comuni
di piani di risanamento acustico.

PRESCRIZIONI LEGALI AMBIENTE (57) rev. 15.12.2014


COMPETENZE DEI COMUNI
classificazione del territorio comunale.
adozione dei piani di risanamento.
controllo del rispetto della normativa per la tutela
dall'inquinamento acustico all'atto del rilascio delle concessioni
edilizie relative a nuovi impianti ed infrastrutture adibiti ad attività
produttive, sportive e ricreative e a postazioni di servizi commerciali
polifunzionali, dei provvedimenti comunali che abilitano alla
utilizzazione dei medesimi immobili ed infrastrutture, nonché dei
provvedimenti di licenza o di autorizzazione all'esercizio di attività
produttive;
autorizzazione per lo svolgimento di attività temporanee e di
manifestazioni in luogo pubblico o aperto al pubblico e per spettacoli
a carattere temporaneo ovvero mobile, nel rispetto delle prescrizioni
indicate dal comune stesso.
PRESCRIZIONI LEGALI AMBIENTE (58) rev. 15.12.2014
OBBLIGHI PER LE IMPRESE

In assenza di zonizzazione acustica

rispetto limiti del DPCM 1 marzo 1991

In presenza di zonizzazione acustica

rispetto limiti DPCM 14 novembre 1997

PRESCRIZIONI LEGALI AMBIENTE (59) rev. 15.12.2014


DPCM 01.03.1991
(*) zona A, agglomerati urbani che rivestono
carattere storico, artistico o di particolare
pregio ambientale; zona B, parti del
territorio totalmente o parzialmente edificate
diverse dalle zone A.

PRESCRIZIONI LEGALI AMBIENTE (60) rev. 15.12.2014


LIVELLO DIFFERENZIALE DI RUMORE = è la differenza tra il livello di rumore
ambientale (livello di rumore prodotto da tutte le sorgenti di rumore esistenti in un
dato luogo e durante un determinato tempo) e di rumore residuo (livello di
rumore che si rileva quando si escludono le specifiche sorgenti disturbanti).

Ai sensi del DPCM 14/11/1997, non deve superare:

- 5 dB(A) per il periodo diurno (6-22)

- 3 dB(A) per il periodo notturno (22-6)

All’interno degli ambienti abitativi, il rilevamento deve essere eseguito


sia a finestre aperte che chiuse, al fine di individuare la situazione più
gravosa.

Non è applicabile nelle aree esclusivamente industriali.

PRESCRIZIONI LEGALI AMBIENTE (61) rev. 15.12.2014


Principali aspetti da verificare in relazione all’aspetto
ambientale RUMORE
- Esistenza del piano di classificazione acustica emesso da parte del comune.

- Individuazione della classificazione della zona in cui è ubicato il sito produttivo e


quindi dei valori limite.

- Orario di lavoro (solo diurno o anche notturno).

- Sorgenti sonore fisse presenti nel sito produttivo.

- Rilevazione fonometrica effettuata da un tecnico competente in acustica (L.


447/95) che evidenzi il rispetto dei limiti applicabili con strumentazione tarata (DM
16.03.1998). I risultati dei rilevamenti devono essere trascritti in un rapporto che
contenga le informazioni di cui nel DM 16.03.1998.

- Rispetto del valore limite differenziale di immissione (ove applicabile).

PRESCRIZIONI LEGALI AMBIENTE (62) rev. 15.12.2014


6 - PCB/PCT
Si definiscono policlorobifenili (PCB) un gruppo di composti chimici aventi
formula generale C12H12Cl 10-x. Con la sigla PCB si intendono anche,
quando non specificato, i policlorotrifenili (PCT) in forza dell’affinità chimica,
dell’impiego analogo e delle caratteristiche tossicologiche.
Dal punto di vista chimico-fisico si tratta di composti estremamente stabili e
proprio queste caratteristiche, unite alle ottime proprietà dielettriche e di
trasporto di calore, ne hanno favorito la diffusione negli anni passati per una
serie di utilizzi sia in campo industriale che civile, come ad esempio nei
condensatori e nei trasformatori, nei plastificanti dei rivestimenti protettivi,
negli additivi nei flussi di impianti idraulici, nei lubrificanti all’interno delle
apparecchiature subacquee.
Al giorno d’oggi i PCB sono considerati, per la loro tossicità, nei confronti
dell’uomo e dell’ambiente, tra gli inquinanti più pericolosi poiché la loro
grande stabilità ai diversi attacchi chimici li rende difficilmente degradabili
acuendo l’effetto di bioaccumulazione negli organismi viventi.
Al fine di tutelare la salute e la sicurezza nonché la salvaguardia ambientale,
prima la Comunità Europea e poi, come recepimento, l’Italia (DPR 206/88.
D.Lgs. 209/99) hanno vietato la commercializzazione e l’uso delle
apparecchiature contenenti PCB.

PRESCRIZIONI LEGALI AMBIENTE (63) rev. 15.12.2014


PCB/PCT

LA DISCIPLINA NAZIONALE

DLgs 209/1999 "Attuazione della direttiva 96/59/CE relativa allo


smaltimento dei policlorodifenili e dei policlorotrifenili“.

D.M. 11-10-2001 “Condizioni per l'utilizzo dei trasformatori contenenti PCB


in attesa della decontaminazione o dello smaltimento”.

PRESCRIZIONI LEGALI AMBIENTE (64) rev. 15.12.2014


PCB/PCT
i. Comunicazione di detenzione di apparecchiature contaminate da PCB (per
apparecchiature con volume di olio superiore a 5 dm3 e concentrazione di
PCB nel fluido superiore allo 0,005% in peso). E’ una comunicazione,
da inviare alle Sezioni Regionali del Catasto rifiuti contenente informazioni
sulla tipologia degli apparecchi presenti e sui quantitativi e concentrazioni di
PCB contenuto negli apparecchi. La comunicazione è da ripetere con
frequenza biennale e in caso di variazioni.
ii. Etichettatura degli apparecchi contenenti PCB per un volume superiore a 5
dm3 (ALL 1 DLgs 209/1999).
iii. Il detentore, prima della consegna dei PCB, dei PCB usati e degli apparecchi
contenenti PCB ad un'impresa autorizzata, garantisce che siano osservate le
condizioni di massima sicurezza, ed in particolare che siano prese tutte le
misure necessarie per evitare rischi di incendio. In ogni caso i PCB, i PCB
usati e gli apparecchi contenenti PCB devono essere tenuti isolati da
qualsiasi prodotto infiammabile.
iv. Referti analitici per la determinazione del PCB contenuto negli apparecchi
(come da DM 11-10-2001).

PRESCRIZIONI LEGALI AMBIENTE (65) rev. 15.12.2014


PCB/PCT
v. In attesa di essere decontaminati o smaltiti entro i termini ed alle condizioni
previste dal decreto legislativo 22 maggio 1999, n. 209, i trasformatori
contenenti PCB possono essere utilizzati a condizione che il detentore
dichiari, nella comunicazione da effettuare alla provincia territorialmente
competente a) che il trasformatore è in buono stato funzionale e non
presenta perdite di fluidi; b) che il trasformatore è stato riempito con un
liquido conforme alla norma CEI 10-1 e che viene esercito nel rispetto delle
norme CEI 10-1 o CEI 10-6 e CEI 11-19. La documentazione comprovante il
rispetto delle condizioni di cui alla lettera b) deve essere conservata presso
la sede dell'unità locale del detentore.

vi. L’organizzazione deve prendere idonee precauzioni per evitare, anche in


caso di incidente, sversamenti di olio dielettrico in corpo idrico superficiale,
rete fognaria o suolo.

vii. I trasformatori contenenti più dello 0,05% in peso di PCB devono essere
decontaminati (art. 7 c4 DLgs 209/1999).

viii. Dismissione programmata delle apparecchiature contenenti PCB secondo la


normativa vigente.

ix. Smaltimento in conformità al DLgs 209/1999 art. 7-8.

PRESCRIZIONI LEGALI AMBIENTE (66) rev. 15.12.2014


PCB/PCT
Cronoprogramma delle scadenze degli smaltimenti

Lo smaltimento degli apparecchi contenenti policlorodifenili (PCB) e


policlorotrifenili (PCT) e dei PCB in essi contenuti deve essere effettuato nel
rispetto del seguente programma temporale.
- apparecchi contenenti PCB:
50% degli apparecchi detenuti al 31 dicembre 2002: entro il 31/12/05
70% degli apparecchi detenuti al 31 dicembre 2002: entro il 31/12/07
100%: entro il 31/12/09
- trasformatori contenenti PCB con una percentuale compresa tra lo 0,005% e lo
0,05% in peso:
Tutti: alla fine della loro esistenza operativa, nel rispetto delle condizioni stabilite
dall'articolo 5, comma 4, del citato decreto legislativo n. 209 del 1999
- apparecchi contenenti PCB non inventariati
Tutti : entro il 31/12/05

I soggetti autorizzati allo stoccaggio ed al trattamento di rifiuti costituiti da


apparecchi contenti PCB e dai PCB in essi contenuti sono obbligati a
procedere al loro smaltimento finale entro 6 mesi dalla data del loro
conferimento.

(Cfr. art. 18, comma 1, L. 62/2005, art. 5 D.Lgs. 209/99)

PRESCRIZIONI LEGALI AMBIENTE (67) rev. 15.12.2014


7 – Gas lesivi dello strato di ozono e Gas serra

Gas lesivi dello strato di Gas serra


ozono • HFC (R407C -
• CFC (R11-R12-R13) R410A)
• HCFC (R22)

Prescrizioni legali Prescrizioni legali


• D.P.R. 15/02/2006 n.147 • REG. CE 842/2006
• REG. CE 1005/2009 • REG. CE 303/2008

PRESCRIZIONI LEGALI AMBIENTE (68) rev. 15.12.2014


7 – Gas serra

Reg. CE 842/2006
Obbliga l’operatore ad adottare tutte le misure fattibili sul piano tecnico per
prevenire perdite di questi gas e riparare le perdite rilevate.
la frequenza dei controlli dipende dai quantitativi di gas:
Annuale, > 3Kg (>6 Kg nel caso di impianti ermetici)
Semestrale, > 30 Kg
Trimestrale, > 300 Kg

Le operazioni devono essere annotate in un registro.

Reg. CE 303/2008
Definisce i requisiti minimi delle imprese e del personale che effettua i controlli
delle perdite e il recupero dei gas.
PRESCRIZIONI LEGALI AMBIENTE (69) rev. 15.12.2014
Regolamento (CE) n. 517/2014 gas florurati a effetto serra
Prevede l’abrogazione a partire dal 01/01/2015 del Reg. CE 842/2006

Il controllo periodico per l’individuazione delle perdite viene effettuato con la


periodicità di seguito specificata:

QUANTITÀ DI TONNELLATE DI CO2 ASSENZA DI UN SISTEMA DI PRESENZA DI UN SISTEMA DI


EQUIVALENTE RILEVAMENTO DELLE PERDITE RILEVAMENTO DELLE PERDITE

Compresa tra 5 e 50 12 mesi 24 mesi

Compresa tra 50 e 500 6 mesi 12 mesi

Oltre 500 3 mesi 6 mesi

Per calcolare le tonnellate di CO2 equivalente si utilizza il «GWP=potenziale


di riscaldamento climatico di un gas a effetto serra», calcolato in termini di
potenziale di riscaldamento in 100 anni di un chilogrammo di un gas a
effetto serra rispetto a un chilogrammo di CO2, di cui agli allegati I, II e IV o,
nel caso delle miscele, calcolato a norma dell'allegato IV

PRESCRIZIONI LEGALI AMBIENTE (70) rev. 15.12.2014


7 – Gas lesivi dello strato di ozono
CFC (Clorofluorocarburi)
HCFC (Idroclorofluorocarburi). Contengono idrogeno e meno cloro rispetto ai
CFC per cui sono meno dannosi per lo strato di ozono.

La presenza di cloro rende tali sostanze lesive per lo strato di ozono.

Queste sostanze vengono anche definite ODS, Ozone Depleting


Substances (sostanze che distruggono l’ozono).
Sono caratterizzate da un Potenziale di eliminazione dell’ozono
(ODP, Ozone Depleting Potential), numero che si riferisce
all’ammontare della riduzione dell’ozono causata da un composto
ODS.
CFC-11, CFC-12, HCFC-22, hanno un ODP rispettivamente di:
1; 1; 0,055.
PRESCRIZIONI LEGALI AMBIENTE (71) rev. 15.12.2014
Il Reg. CE 1005/2009
in vigore dal 01/01/2010, abroga e sostituisce il Reg.
CE 2037/2000.
Allegato I: sostanze controllate disciplinate, ODP.
Frequenza della verifica di presenza fughe:

- Impianti che contengono da 3 a 30 kg di sostanze controllate: annuale;


- Impianti che contengono da 30 a 300 kg di sostanze controllate: semestrale;
- Impianti che contengono più di 300 kg di sostanze controllate: trimestrale.

Il DPR 147/2006 definisce i contenuti del “libretto di impianto” sul quale


registrare l’esito delle verifiche e degli interventi effettuati sugli impianti e
sulle apparecchiature contenenti gas lesivi dello strato di ozono.

PRESCRIZIONI LEGALI AMBIENTE (72) rev. 15.12.2014


http://www.fgas.it

L'art. 13 del DPR 43/2012 istituisce presso il Ministero dell'ambiente e della


tutela del territorio e del mare, il Registro telematico nazionale delle
persone e delle imprese certificate.

Tutte le persone e le imprese individuate dall’art.8 del DPR 43/2012 che


svolgono attività su apparecchiature e impianti contenenti i gas
fluorurati ad effetto serra individuati dal regolamento 842/2006/Ce (HFC,
PFC ed esafluoruro di zolfo), devono iscriversi al registro.

L'avvenuta istituzione del Registro viene pubblicata sul sito web del Ministero
dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, previo avviso nella
Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana. L'iscrizione al Registro deve
essere effettuata entro il 12 giugno 2013 ed è condizione necessaria per
ottenere i certificati e gli attestati.

PRESCRIZIONI LEGALI AMBIENTE (73) rev. 15.12.2014


8 - Amianto
Amianto= minerale naturale a struttura microcristallina, di
aspetto fibroso, appartenente alla classe chimica dei
silicati e alle serie mineralogiche del serpentino e degli
anfiboli (patologie a carico dell’apparato respiratorio).

La presenza di materiali contenenti amianto in un edificio non comporta di


per sé un pericolo per l’ambiente.
Se il materiale è in buone condizioni e non viene manomesso, è
estremamente improbabile che esista un pericolo apprezzabile di rilascio di
fibre di amianto.
Se invece il materiale viene danneggiato per interventi di manutenzione o
per vandalismo, si verifica un rilascio di fibre che costituisce un rischio
potenziale.
Analogamente se il materiale è in cattive condizioni, o se è altamente
friabile, le vibrazioni dell'edificio, i movimenti di persone o macchine, le
correnti d'aria possono causare il distacco di fibre legate debolmente al resto
del materiale.
PRESCRIZIONI LEGALI AMBIENTE (74) rev. 15.12.2014
LA DISCIPLINA NAZIONALE

DM 6 settembre 1994 : Ministero della Sanità.


Normative e metodologie tecniche per la valutazione del
rischio, il controllo, la manutenzione e la bonifica dei
materiali contenenti amianto presenti nelle strutture
edilizie.

PRESCRIZIONI LEGALI AMBIENTE (75) rev. 15.12.2014


METODI DI BONIFICA
a) Rimozione dei materiali di amianto.
b) Incapsulamento. Consiste nel trattamento dell'amianto con
prodotti penetranti o ricoprenti.
c) Confinamento. Consiste nell'installazione di una barriera a tenuta.

PRESCRIZIONI LEGALI AMBIENTE (76) rev. 15.12.2014


DM Sanità 06.09.1994
nel caso siano in opera materiali friabili
provvedere a far ispezionare l'edificio
almeno una volta all'anno, da
personale in grado di valutare le
condizioni dei materiali, redigendo un
dettagliato rapporto corredato di
documentazione fotografica.

LINEE-GUIDA per la Valutazione dello stato di


conservazione delle Coperture in Cemento-
Amianto e per la Valutazione del rischio

Assessorato Sanità - Servizio Sanità Pubblica

PRESCRIZIONI LEGALI AMBIENTE (77) rev. 15.12.2014


L’adozione di azioni correttive ad una situazione
di rischio nasce da semplici considerazioni tecniche.
Nelle lastre piane o ondulate in cemento-amianto, utilizzate per
copertura in edilizia, l’amianto è inglobato in una matrice non
friabile, che, quando è in buono stato di conservazione,
impedisce il rilascio spontaneo di fibre.
Dopo anni dall’installazione tuttavia, le coperture subiscono un
deterioramento per azione delle piogge acide, degli sbalzi
termici, dell’erosione eolica e di organismi vegetali, che
determinano corrosioni superficiali con affioramento delle fibre e
conseguente liberazione di queste in aria.
Nelle coperture la liberazione di fibre avviene facilmente in
corrispondenza di rotture delle lastre e di aree dove la matrice
cementizia è corrosa.

Le fibre rilasciate sono disperse dal vento e, in misura ancora


maggiore sono trascinate dalle acque piovane, raccogliendosi nei
canali di gronda o venendo disperse nell’ambiente dagli scarichi di
acque piovane non canalizzate.

PRESCRIZIONI LEGALI AMBIENTE (78) rev. 15.12.2014


I principali parametri da rilevare attraverso l’ispezione visiva
sono:

i. la friabilità del materiale: la matrice si sgretola facilmente


dando luogo a liberazione di fibre;
ii. le condizioni della superficie: evidenza di crepe, rotture,
sfaldamenti;
iii. l’integrità della matrice: evidenza di aree di corrosione
della matrice con affioramento delle fibre di amianto;
iv. i trattamenti protettivi della superficie della copertura:
verniciatura, incapsulamento, ecc….;
v. lo sviluppo di muffe e/o licheni sulla superficie;
vi. la presenza di materiale pulverulento in corrispondenza di
scoli d’acqua e nella gronda;
vii. la presenza di materiale pulverulento aggregato in piccole
stalattiti in corrispondenza dei punti di gocciolamento.

PRESCRIZIONI LEGALI AMBIENTE (79) rev. 15.12.2014


SCHEDA N. 2
RILEVAMENTO DELLO STATO DI CONSERVAZIONE DELLA COPERTURA

Lato Nord Lato Sud Lato Est Lato Ovest


Quando lo stato della copertura non è uniforme compilare la seguente scheda per ciascun lato.

N° Parametro Osservazioni Punteggio Punteggio


assegnato
per singola
voce
con una pinza gli angoli o i bordi delle lastre si rompono in modo netto 1
emettendo un suono secco
1 Compattezza
del materiale con una pinza gli angoli o i bordi delle lastre tendono a piegarsi o a sfaldarsi 3
con le mani gli angoli o i bordi si piegano e si sfaldano facilmente 9
con una lente di ingrandimento si osservano fasci di fibre inglobati nella 1
matrice cementizia
2 Affioramento
con una lente di ingrandimento si osservano fasci di fibre parzialmente 3
di fibre
inglobati nella matrice cementizia
i fasci di fibre che si osservano con una lente di ingrandimento sono 9
facilmente asportabili con pinzette

assenti 1
3 Sfaldamenti, poco frequenti 2
crepe, rotture
numerose 3

PRESCRIZIONI LEGALI AMBIENTE (80) rev. 15.12.2014


DM 248/2004 : Regolamento relativo alla determinazione
e disciplina delle attività di recupero dei prodotti e beni di
amianto e contenenti amianto.

Gestione dei rifiuti contenenti amianto.


Destinazione dei rifiuti contenenti amianto.

PRESCRIZIONI LEGALI AMBIENTE (81) rev. 15.12.2014


Principali aspetti da verificare in presenza di AMIANTO

L’organizzazione deve:
- identificare tutte le strutture contenenti amianto presenti nel sito.
- nominare un responsabile interno per la gestione dell’amianto.
- valutare (controllo visivo, prova a strappo) lo stato delle infrastrutture.
- effettuare un monitoraggio dello stato di conservazione delle
infrastrutture (in occasione di eventi atmosferici particolari, manutenzioni,
etc.).
- smaltire in modo adeguato i rifiuti contenenti amianto (i lavori di bonifica
possono essere affidati esclusivamente ad imprese iscritte all’albo
Gestori Rifiuti categoria 10).

PRESCRIZIONI LEGALI AMBIENTE (82) rev. 15.12.2014


9 - BONIFICA SITI INQUINATI: principali
provvedimenti in vigore

GESTIONE RIFIUTI E BONIFICA SITI INQUINATI - D.Lgs 152/2006 e smi , Parte IV, artt.
177 - 266

Disciplina gli interventi di bonifica e ripristino ambientale dei siti


contaminati e definisce le procedure, i criteri e le modalità per lo svolgimento
delle operazioni necessarie per l’eliminazione delle sorgenti
dell’inquinamento e comunque per la riduzione delle concentrazioni di
sostanze inquinanti, in armonia con i principi e le norme comunitari, con
particolare riferimento al principio del “chi inquina paga”.

DM 25/10/1999, n. 471 “Regolamento recante criteri, procedure e modalità per la messa


in sicurezza, la bonifica e il ripristino ambientale dei siti inquinati”

PRESCRIZIONI LEGALI AMBIENTE (83) rev. 15.12.2014


10 - Sostanze pericolose
CHE COSA SI INTENDE PER SOSTANZA PERICOLOSA?
Sono considerate pericolose le sostanze ed i preparati (miscele/soluzioni di
due o più sostanze):

a) esplosivi i) corrosivi
b) comburenti l) irritanti
c) estremamente infiammabili m) sensibilizzanti
d) facilmente infiammabili n) cancerogeni
e) infiammabili o) mutageni
f) molto tossici p) tossici per il ciclo riproduttivo
g) tossici q) pericolosi per l'ambiente
h) nocivi

PRESCRIZIONI LEGALI AMBIENTE (84) rev. 15.12.2014


pericolosi per l'ambiente:
i preparati che, qualora si diffondano
nell'ambiente, presentino o possano
presentare rischi immediati o differiti per
una o più delle componenti ambientali.

PRESCRIZIONI LEGALI AMBIENTE (85) rev. 15.12.2014


Gli strumenti con cui le informazioni sulla
pericolosità delle sostanze e dei preparati
commerciali vengono divulgate sono:
l’etichetta,
la scheda dei dati di sicurezza.

PRESCRIZIONI LEGALI AMBIENTE (86) rev. 15.12.2014


Regolamento CE 1272/2008
CLP – Classificazione, etichettatura e imballaggio delle sostanze e
delle miscele
I pericoli che le chimiche comportano vengono comunicati attraverso indicazioni e
pittogrammi standard riportati sulle etichette e nelle schede di dati di sicurezza.

PRESCRIZIONI LEGALI AMBIENTE (87) rev. 15.12.2014


PRESCRIZIONI LEGALI AMBIENTE (88) rev. 15.12.2014
LE SCHEDE di DATI di SICUREZZA

Il fornitore di una sostanza o preparato pericoloso trasmette al destinatario


una scheda di dati di sicurezza che riporta le seguenti informazioni:

1. Identificazione della sostanza/preparato e della società/impresa


2. Composizione/informazione sugli ingredienti
3. Identificazione dei pericoli
4. Interventi di primo soccorso
5. Misure antincendio
6. Provvedimenti in caso di dispersione accidentale
7. Manipolazione ed immagazzinamento
8. Protezione personale/controllo dell'esposizione
9. Proprietà fisiche e chimiche
10. Stabilità e reattività
11. Informazioni tossicologiche
12. Informazioni ecologiche
13. Osservazioni sullo smaltimento
14. Informazioni sul trasporto
15. Informazioni sulla normativa
16. Altre informazioni

PRESCRIZIONI LEGALI AMBIENTE (89) rev. 15.12.2014


Reg. CE 1097 del 18 dicembre 2006
REACH (Registration, Evaluation, Authorization of Chemicals)

Con decorrenza 01/06/07, il fornitore di una sostanza o di un


preparato trasmette al destinatario della sostanza o del preparato
una scheda di dati di sicurezza compilata a norma dell'allegato II del
Reg. CE 1097/2006 (art. 31).

Il Ministero della Salute con proprio parere del 13 marzo 2007


ha precisato:

“L’aggiornamento della SCHEDA di DATI di SICUREZZA può


avvenire in occasione della prossima revisione del documento. Nel
transitorio, se la scheda attuale presenta delle mancanze rispetto a
quanto previsto dall’allegato II, le informazioni mancanti possono
essere riportate in allegato alla scheda stessa.”

PRESCRIZIONI LEGALI AMBIENTE (90) rev. 15.12.2014


Reg. CE 1097 del 18 dicembre 2006 REACH (Registration, Evaluation,
Authorization of Chemicals)
• Il REACH è un sistema integrato di registrazione, valutazione e
autorizzazione delle sostanze chimiche che mira ad assicurare un
maggiore livello di protezione della salute umana e dell'ambiente. Circa
30.000 sostanze e prodotti chimici dovranno infatti essere soggetti ad un
esame sulla loro pericolosità e inseriti in un database comune a tutti gli Stati
membri.
• Obiettivo principale del REACH è quello di migliorare la conoscenza dei
pericoli e dei rischi derivanti da prodotti chimici già esistenti (quelli introdotte
sul mercato prima del settembre 1981) e nuovi (dopo il settembre 1981) e al
contempo mantenere e rafforzare la competitività e le capacità innovative
dell’industria chimica europea.
• Il processo di registrazione richiede ai fabbricanti e agli importatori di
fornire informazioni circa tutte le sostanze chimiche prodotte o importante
nell’Unione europea in quantitativi pari o superiori ad una tonnellata l’anno.
• L’obbligo di autorizzazione è richiesto per le sostanze estremamente
problematiche (sostanze con effetti cancerogeni, mutageni, e tossici per la
riproduzione, e alle sostanze che risultano persistenti bio-accumulabili e
tossiche nell’ambiente, e molto persistenti e molto bio-accumulabili o che
destano simili preoccupazioni).

PRESCRIZIONI LEGALI AMBIENTE (91) rev. 15.12.2014


ADEMPIMENTI RELATIVI ALLA PRESENZA DI
SOSTANZE PERICOLOSE

-Censimento delle sostanze pericolose utilizzate nel sito (quali e in


che quantitativi).
-Disponibilità schede dati di sicurezza aggiornate.
-Formazione al personale in relazione ai rischi ecologici, alle modalità
di stoccaggio e di smaltimento.
-Procedure di emergenza (nel caso di dispersioni accidentali,
incendio, etc.).
-Prescrizioni per il trasporto dei rifiuti –contenitori sostanze pericolose
impiegate- (applicabilità A.D.R.).

PRESCRIZIONI LEGALI AMBIENTE (92) rev. 15.12.2014


11 - Prevenzione Incendi
Il Certificato di Prevenzione Incendi
Per le attività elencate nel DPR n.151 del 1 agosto 2011 “Regolamento recante
semplificazione della disciplina dei procedimenti relativi alla prevenzione degli
incendi” deve essere richiesto il Certificato di Prevenzione Incendi (C.P.I.) al
Comando VVF.

Nel DPR 151/11 (Allegato I) :


i.è riportato l’ELENCO DEI DEPOSITI E INDUSTRIE PERICOLOSE SOGGETTI ALLE
VISITE ED AI CONTROLLI DI PREVENZIONE INCENDI (attività nr. 1 – 80);
ii.è definita la periodicità della visita (rinnovo C.P.I.);
iii.è definito l’iter per la richiesta di CPI.

Es:
attività nr. 74: Impianti per la produzione di calore alimentati a combustibile solido,
liquido o gassoso con potenzialità superiore a 116 kW

Ogni attività è distinta in categoria A, B o C in ordine crescente di criticità.

74 – A impianti fino a 350 kW


74 – B impianti tra 350 kW e 700 kW
74 – C impianti oltre 700 kW

PRESCRIZIONI LEGALI AMBIENTE (93) rev. 15.12.2014


Il Certificato di Prevenzione Incendi
Le fasi per il rilascio del C.P.I.
Per le attività di cui all'All. I DPR 151/11, l'istanza per l’ottenimento del CPI, è
presentata al Comando VVF, prima dell'esercizio dell'attività, mediante
segnalazione certificata di inizio attività (SCIA).
Il Comando verifica la completezza formale dell'istanza, della documentazione e
dei relativi allegati e, in caso di esito positivo, ne rilascia ricevuta.
I VVF entro 60gg dal ricevimento dell'istanza, effettuano controlli attraverso
visite tecniche volte ad accertare il rispetto delle prescrizioni previste dalla
normativa di prevenzione degli incendi. Per le attività categoria A e B i controlli
sono disposti con metodo a campione per categorie di attività o nelle situazioni
di potenziale pericolo comunque segnalate o rilevate. Per le attività categoria C
i controlli vengono sempre fatti.
In caso di accertata carenza dei requisiti e dei presupposti per l'esercizio delle
attività, i VVF adottano motivati provvedimenti di divieto di prosecuzione
dell'attività e di rimozione degli eventuali effetti dannosi dalla stessa prodotti, ad
eccezione che, ove sia possibile, l'interessato provveda a conformare detta
attività alla normativa antincendio entro un termine di 45gg.

I VVF, a richiesta dell'interessato, in caso di esito positivo, rilasciano copia del


verbale della visita tecnica.
PRESCRIZIONI LEGALI AMBIENTE (94) rev. 15.12.2014
Il Certificato di Prevenzione Incendi
Attestazione di rinnovo periodico di conformità antincendio

La richiesta di rinnovo periodico di conformità antincendio che ogni 5 anni il


titolare delle attività di cui all'All. I DPR 151/11 è tenuto ad inviare al
Comando, è effettuata tramite una dichiarazione attestante l'assenza di
variazioni alle condizioni di sicurezza antincendio.

Il Comando VVF rilascia contestuale ricevuta dell'avvenuta presentazione


della dichiarazione.

PRESCRIZIONI LEGALI AMBIENTE (95) rev. 15.12.2014


Decreto Ministeriale del 10/03/1998
“Criteri generali di sicurezza antincendio e per la gestione dell'emergenza nei
luoghi di lavoro”.

Valutazione del rischio incendio (basso-medio-elevato).


Redazione Piano di emergenza.
Designazione addetti al servizio antincendio.
Formazione degli addetti alla prevenzione incendi, lotta antincendio e gestione
dell'emergenza.

ALLEGATO VII
Informazione e formazione antincendio.
7.4 - ESERCITAZIONI ANTINCENDIO
Nei luoghi di lavoro ove ricorre l'obbligo della redazione del piano di emergenza
connesso con la valutazione dei rischi, i lavoratori devono partecipare ad
esercitazioni antincendio, effettuate almeno una volta l'anno, per mettere in
pratica le procedure di esodo e di primo intervento.

ALLEGATO IX
Contenuti minimi dei corsi di formazione per addetti alla prevenzione incendi,
lotta antincendio e gestione delle emergenze, in relazione al livello di rischio
dell'attività (basso:4 ore; medio:8 ore; elevato:16 ore).

PRESCRIZIONI LEGALI AMBIENTE (96) rev. 15.12.2014


ACCREDIA
Regolamento Tecnico RT09 rev.02

PRESCRIZIONI LEGALI AMBIENTE (97) rev. 15.12.2014


PRESCRIZIONI LEGALI AMBIENTE (98) rev. 15.12.2014
LE IMPRESE A RISCHIO DI INCIDENTE RILEVANTE
LA DISCIPLINA NAZIONALE
Decreto Legislativo 17 agosto 1999, n. 334
“Attuazione della direttiva 96/82/CE relativa al controllo dei pericoli di incendi
rilevanti connessi con determinate sostanze pericolose”

Modificato dal Decreto Legislativo 238/2005


“Attuazione della direttiva 2003/105/CE sul controllo dei pericoli di incidenti
rilevanti connessi con determinate sostanze pericolose“.

detta disposizioni finalizzate a prevenire incidenti rilevanti connessi a


determinate sostanze pericolose e a limitarne le conseguenze per l'uomo e per
l'ambiente.

si applica agli stabilimenti in cui sono presenti sostanze pericolose in


quantità uguali o superiori a quelle indicate nell'allegato I (art. 2).

nell’art. 4 sono riportate le esclusioni (es. discariche rifiuti, trasporto di


sostanze pericolose).

PRESCRIZIONI LEGALI AMBIENTE (99) rev. 15.12.2014


PRESCRIZIONI LEGALI AMBIENTE (100) rev. 15.12.2014
a)"stabilimento", tutta l'area sottoposta al controllo di un gestore,
nella quale sono presenti sostanze pericolose all'interno di uno o più
impianti, comprese le infrastrutture o le attività comuni o connesse;

d) "gestore", la persona fisica o giuridica che gestisce o detiene lo


stabilimento o l'impianto;

e) "sostanze pericolose", le sostanze, miscele o preparati elencati


nell'allegato I, parte I, o rispondenti ai criteri fissati nell'allegato I, parte
2, che sono presenti come materie prime, prodotti, sottoprodotti,
residui o prodotti intermedi, ivi compresi quelli che possono
ragionevolmente ritenersi generati in caso di incidente;

f) "incidente rilevante", un evento quale un'emissione, un incendio o


un'esplosione di grande entità, dovuto a sviluppi incontrollati che si
verificano durante l'attività di uno stabilimento e che dia luogo ad un
pericolo grave, immediato o differito, per la salute umana o per
l'ambiente, all'interno o all'esterno dello stabilimento, e in cui
intervengano una o più sostanze pericolose.

PRESCRIZIONI LEGALI AMBIENTE (101) rev. 15.12.2014


Art. 5
(Obblighi generali del gestore)
1. Il gestore è tenuto a prendere tutte le misure idonee a prevenire gli incidenti
rilevanti e a limitarne le conseguenze per l'uomo e per l'ambiente, nel rispetto dei
principi del presente decreto e delle normative vigenti in materia di sicurezza ed
igiene del lavoro e di tutela della popolazione e dell'ambiente.
2. Il gestore degli stabilimenti industriali di cui all'allegato A in cui sono presenti
sostanze pericolose in quantità inferiori a quelle indicate nell'allegato I, oltre a
quanto previsto al comma 1, è altresì tenuto a provvedere all'individuazione dei
rischi di incidenti rilevanti, integrando il documento di valutazione dei rischi di cui
al decreto legislativo 19 settembre 1994, n. 626, e successive modifiche ed
integrazioni; all'adozione delle appropriate misure di sicurezza e all'informazione,
alla formazione, all'addestramento ed all'equipaggiamento di coloro che lavorano
in situ come previsto dal decreto del Ministro dell'ambiente 16 marzo 1998.

PRESCRIZIONI LEGALI AMBIENTE (102) rev. 15.12.2014


Art. 6
(Notifica)

Il gestore degli stabilimenti che rientrano nel campo di applicazione del D.Lgs.
238/2005, è obbligato a trasmettere al Ministero dell‘Ambiente, alla Regione,
alla Provincia, al Comune, al Prefetto, al Comando provinciale dei Vigili del
fuoco competente per territorio una notifica.

La notifica, deve contenere le seguenti informazioni:

a) il nome o la ragione sociale del gestore e l'indirizzo completo dello


stabilimento;
b) la sede o il domicilio del gestore, con l'indirizzo completo;
c) il nome o la funzione della persona responsabile dello stabilimento, se
diversa da quella di cui alla lettera a);
d) le notizie che consentano di individuare le sostanze pericolose o la categoria
di sostanze pericolose, la loro quantità e la loro forma fisica;
e) l'attività, in corso o prevista, dell'impianto o del deposito;
f) l'ambiente immediatamente circostante lo stabilimento e, in particolare, gli
elementi che potrebbero causare un incidente rilevante o aggravarne le
conseguenze.

PRESCRIZIONI LEGALI AMBIENTE (103) rev. 15.12.2014


Art. 8
(Rapporto di sicurezza)

1. Per gli stabilimenti in cui sono presenti sostanze pericolose in quantità uguali o superiori a
quelle indicate nell'allegato I, parti 1 e 2, colonna 3, il gestore è tenuto a redigere un rapporto di
sicurezza.
2. Il rapporto di sicurezza deve evidenziare che:
a) è stato adottato il sistema di gestione della sicurezza;
b) i pericoli di incidente rilevante sono stati individuati e sono state adottate le misure
necessarie per prevenirli e per limitarne le conseguente per l'uomo e per l'ambiente;
c) la progettazione, la costruzione, l'esercizio e la manutenzione di qualsiasi impianto,
deposito, attrezzatura e infrastruttura, connessi con il funzionamento dello stabilimento, che
hanno un rapporto con i pericoli di incidente rilevante nello stesso, sono sufficientemente
sicuri e affidabili;
d) sono stati predisposti i piani d'emergenza interni e sono stati forniti all'autorità competente
gli elementi utili per l'elaborazione del piano d'emergenza esterno al fine di prendere le misure
necessarie in caso di incidente rilevante.

PRESCRIZIONI LEGALI AMBIENTE (104) rev. 15.12.2014


Elenco stabilimenti a rischio incidente rilevante

http://www.minambiente.it
Inquinamento atmosferico – Stabilimenti industriali a
rischio

Predisposto dalla Direzione Generale per la


Salvaguardia Ambientale-Divisione VI (RIS) - Rischio
Industriale - Prevenzione e Controllo Integrati
dell'Inquinamento. Redatto in collaborazione con il
Servizio Rischio Industriale dell'APAT.

L'elenco viene aggiornato "semestralmente".

PRESCRIZIONI LEGALI AMBIENTE (105) rev. 15.12.2014


12 – Trasporto su strada di merci/rifiuti in regime ADR
A.D.R. 2011 (ACCORD DANGEREUSES PAR ROUTE)
DLgs 27/01/2010, n. 35 Attuazione della direttiva 2008/68/CE, relativa al
trasporto interno di merci pericolose.

Dal 01/01/2014 è in vigore il nuovo ADR 2013


Aspetti da verificare nell’ambito del SGA:

Gli autisti sono dotati del certificato di formazione per il


trasporto merci/rifiuti in regime ADR?
Idoneità dei mezzi per la tipologia di rifiuto e imballo.
Condizioni di carico (divieto di carico in comune,
limitazioni delle quantità trasportate).
Presenza istruzioni di sicurezza (trem card).

PRESCRIZIONI LEGALI AMBIENTE (106) rev. 15.12.2014


Il contenuto della tremcard (TRansport EMergency card)

CARICO
- Indicazione della designazione ufficiale di trasporto della materia o dell'oggetto, o
della denominazione del gruppo di merci che presentano gli stessi pericoli, della
classe e del numero ONU o, per un gruppo di merci, i numeri ONU delle merci alle
quali queste istruzioni sono destinate o sono applicabili.
- Descrizione limitata per esempio allo stato fisico, con indicazione eventuale di
una colorazione e, se il caso, di un odore, per aiutare l'identificazione di perdite o di
versamenti.

NATURA DEL PERICOLO


Breve enumerazione dei pericoli:
- Pericolo principale;
- Pericoli supplementari, compresi gli eventuali effetti ritardati ed i pericoli per
l'ambiente;
- Comportamento in caso di incendio o di riscaldamento (decomposizione,
esplosione produzione di fumi tossici, ecc.);
- Se del caso, menzione che le merci trasportate reagiscono pericolosamente con
l'acqua.

PROTEZIONE INDIVIDUALE
Indicazione della protezione individuale destinata al conducente.

PRESCRIZIONI LEGALI AMBIENTE (107) rev. 15.12.2014


Il contenuto della tremcard (TRansport EMergency card)

MISURE D'ORDINE GENERALE CHE DEVE PRENDERE IL CONDUCENTE


Indicazione delle seguenti istruzioni
- Fermare il motore;
- Divieto d'uso di fiamme libere. Non fumare;
- Disporre segnali sulla strada ed avvertire gli altri utenti ed i passanti;
- Informare il pubblico del rischio e consigliargli di restare sopravvento;
- Avvertire la polizia ed i pompieri il più presto possibile.
MISURE SUPPLEMENTARI E/O SPECIALI CHE DEVE PRENDERE IL CONDUCENTE
Devono essere qui inserite istruzioni adeguate, così come l'elenco delle
attrezzature necessarie al conducente per eseguire azioni supplementari e/o
speciali secondo la o le classi di merci trasportate (per esempio, pala, recipiente
collettore ecc.).
INCENDIO
Informazione per il conducente in caso di incendio:
I conducenti dovrebbero essere addestrati durante la loro formazione ad
intervenire in caso di limitato incendio sul veicolo. Non devono intervenire in caso
di incendio che coinvolga il carico.
PRIMO SOCCORSO
Informazione per il conducente in caso di contatto con la o le merci trasportate
INFORMAZIONI COMPLEMENTARI

PRESCRIZIONI LEGALI AMBIENTE (108) rev. 15.12.2014


SOGGETTI coinvolti nell’ADR e relativi ADEMPIMENTI

SPEDITORE: rispettare le caratteristiche richieste per imballi, assicurarsi


che gli addetti alle operazioni di carico siano formati, assicurarsi che il
mezzo di trasporto sia adeguato, verificare le dotazioni del mezzo

TRASPORTATORE: assicurare l’utilizzo e la manutenzione appropriata


dei veicoli, assicurare che il personale sia formato, apporre le etichette e
le segnalazioni prescritte, avere a bordo la TREM CARD (istruzione di
sicurezza per l’intervento in caso di incidente durante il trasporto)

DESTINATARIO: assicurarsi di disporre di tutte le informazioni e dotazioni


necessarie per ricevere e movimentare, assicurare che gli addetti al carico
siano formati, effettuare nei casi previsti dall’ADR la pulizia e la prescritta
decontaminazione dei veicoli e dei contenitori

PRESCRIZIONI LEGALI AMBIENTE (109) rev. 15.12.2014


13 - IPPC
La disciplina comunitaria e nazionale
La direttiva 96/61/CE sulla prevenzione e riduzione integrate
dell’inquinamento, conosciuta come direttiva IPPC (Integrated
Pollution Prevention and Control), è stata attuata in Italia con il DLgs
n. 59 del 18 febbraio 2005.

Il 18-02-08 è entrata in vigore la direttiva 2008/1/CE, pubblicata nella


Gazzetta ufficiale delle Comunità europee 29 gennaio 2008 n. L 24,
che abroga la direttiva 96/61/CE.

La direttiva 2008/1/CE integra tutte le modifiche


apportate nel tempo alla direttiva 96/61/CE senza
introdurre prescrizioni diverse o aggiuntive.

PRESCRIZIONI LEGALI AMBIENTE (110) rev. 15.12.2014


Quali sono le ragioni dell’introduzione dell’IPPC?
Anche se è indiscutibile che nell’ultima decade sono stati attuati
notevoli miglioramenti nell’industria, per quello che riguarda le
emissioni delle sostanze inquinanti, e che con gradualità le cause
principali d’impatto ambientale si sono spostate dall’industria verso le
cosiddette sorgenti diffuse d’inquinamento (come il consumo di
sostanze chimiche per il traffico e per le attività domestiche), non si
può certamente ancora affermare che tutte le modalità di produzione in
vigore attualmente in Europa siano rispettose dei principi dello
sviluppo sostenibile. Poiché i processi di produzione industriale
rappresentano ancora una parte importante delle sorgenti
dell’inquinamento complessivo in Europa (soprattutto per gli inquinanti
come i gas-serra, le sostanze responsabili delle piogge acide, i
composti organici volatili ed i rifiuti), appare molto importante ridurre
ulteriormente il loro impatto ambientale negativo.
Su questa strada è evidente che risulta più praticabile la decisione di
cambiare le modalità di produzione di circa ventimila aziende piuttosto
che cambiare le abitudini di consumo di centinaia di milioni di cittadini
della UE. Un’altra ragione per stabilire regole autorizzative comuni sta
nella volontà della UE di evitare il cosiddetto “dumping” ambientale, che
potrebbe indurre le aziende a spostarsi da una parte della UE all’altra,
dove i requisiti ambientali sono meno restrittivi.
PRESCRIZIONI LEGALI AMBIENTE (111) rev. 15.12.2014
13 - IPPC
Art. 1 DIR 2008/1/CE: finalità e ambito di applicazione

La presente direttiva ha per oggetto la prevenzione e la riduzione


integrate dell'inquinamento proveniente dalle attività di cui
all'allegato I (nessuna modifica rispetto al Dlgs 59/2005).

Essa prevede misure intese a evitare oppure, qualora non sia


possibile, a ridurre le emissioni delle suddette attività nell'aria,
nell'acqua e nel suolo, comprese le misure relative ai rifiuti, per
conseguire un livello elevato di protezione dell'ambiente nel suo
complesso, lasciando impregiudicate le disposizioni della
direttiva 85/337/CE, concernente la valutazione dell'impatto
ambientale di determinati progetti pubblici e privati, e altre
disposizioni comunitarie in materia.

PRESCRIZIONI LEGALI AMBIENTE (112) rev. 15.12.2014


Attività soggette a IPPC ALL. I direttiva 2008/1/CE

1. Attività energetiche.

2. Produzione e trasformazione dei metalli.

3. Industria dei prodotti minerali.

4. Industria chimica.

5. Gestione dei rifiuti.

6. Altre attività.

PRESCRIZIONI LEGALI AMBIENTE (113) rev. 15.12.2014


13 - IPPC
La direttiva 2008/1/CE disciplina il rilascio, il rinnovo e il riesame
dell’Autorizzazione Integrata Ambientale (A.I.A.) degli impianti di cui
all'allegato I, nonché le modalità di esercizio degli impianti medesimi,
ai fini del rispetto dell'autorizzazione integrata ambientale.
L’A.I.A. sostituisce ad ogni effetto le seguenti autorizzazioni:
emissioni in atmosfera, autorizzazione allo scarico idrico in acque
superficiali, sul suolo e nel sottosuolo, autorizzazione allo scarico in
rete fognaria, autorizzazione alla realizzazione / modifica / esercizio di
impianti di smaltimento o recupero rifiuti, autorizzazione allo
spandimento sul suolo di liquami provenienti da insediamenti
zootecnici.
La Provincia è l’Ente competente al rilascio dell’autorizzazione
integrata.
Art. 13 direttiva 2008/1/CE - Verifica e aggiornamento delle condizioni di
autorizzazione da parte dell'autorità competente
1. Gli Stati membri adottano le misure necessarie affinché le autorità competenti
riesaminino periodicamente e aggiornino, se necessario, le condizioni
dell'autorizzazione.
PRESCRIZIONI LEGALI AMBIENTE (114) rev. 15.12.2014
13 - IPPC
Ai sensi della Legge 19 dicembre 2007, n. 243
"Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 30 ottobre 2007, n.
180, recante differimento di termini in materia di autorizzazione integrata
ambientale e norme transitorie "

art. 1

Le domande di autorizzazione integrata ambientale relative agli impianti esistenti


devono essere presentate in ogni caso entro il 31 gennaio 2008 all'autorità competente.

L’Autorizzazione Integrata Ambientale deve essere rilasciata entro il 31-03-08.

art. 2
Fino alla data del rilascio dell'autorizzazione integrata ambientale, gli impianti esistenti
per i quali sia stata presentata nei termini previsti la relativa domanda, possono
proseguire la propria attività, nel rispetto della normativa vigente e delle prescrizioni
stabilite nelle autorizzazioni ambientali di settore rilasciate per l'esercizio e per le
modifiche non sostanziali degli impianti medesimi; tali autorizzazioni restano valide ed
efficaci fino al 31-03-08.

PRESCRIZIONI LEGALI AMBIENTE (115) rev. 15.12.2014


IPPC: principi generali
Articolo 3 direttiva 2008/1/CE
Principi generali sottesi agli obblighi fondamentali del gestore

1. Gli Stati membri prendono le disposizioni necessarie affinché le autorità


competenti garantiscano che l'impianto sia gestito in modo che:
a) siano adottate le opportune misure di prevenzione dell'inquinamento,
applicando segnatamente le migliori tecniche disponibili (B.A.T.);
b) non si verifichino fenomeni di inquinamento significativi;
c) sia evitata la produzione di rifiuti; in caso contrario, questi vengono
recuperati o, ove ciò sia tecnicamente ed economicamente impossibile,
vengono eliminati evitandone e riducendone l'impatto sull'ambiente;
d) l'energia sia utilizzata in modo efficace;
e) siano adottate le misure necessarie per prevenire gli incidenti e limitarne le
conseguenze;
f) si provveda onde evitare qualsiasi rischio di inquinamento al momento della
cessazione definitiva delle attività e il sito stesso venga ripristinato in maniera
soddisfacente.

PRESCRIZIONI LEGALI AMBIENTE (116) rev. 15.12.2014


B.A.T.
Art. 2 Definizioni

12) "migliori tecniche disponibili", la più efficiente e avanzata fase di sviluppo


di attività e i relativi metodi di esercizio indicanti l'idoneità pratica di
determinate tecniche a costituire, in linea di massima, la base dei valori limite
di emissione intesi a evitare oppure, ove ciò si riveli impossibile, a ridurre in
modo generale le emissioni e l'impatto sull'ambiente nel suo complesso. Si
intendono per:
a) "tecniche", sia le tecniche impiegate sia le modalità di progettazione,
costruzione, manutenzione, esercizio e chiusura dell'impianto;
b) "tecniche disponibili", le tecniche sviluppate su una scala che ne consenta
l'applicazione in condizioni economicamente e tecnicamente valide nell'ambito
del pertinente comparto industriale, prendendo in considerazione i costi e i
vantaggi, indipendentemente dal fatto che siano o meno applicate o prodotte
nello Stato membro in questione, purché il gestore possa avervi accesso a
condizioni ragionevoli;
c) "migliori", le tecniche più efficaci per ottenere un elevato livello di protezione
dell'ambiente nel suo complesso.

PRESCRIZIONI LEGALI AMBIENTE (117) rev. 15.12.2014


BREF (BAT reference document).

I BREF sono pubblicati sul sito internet dall'Ufficio Europeo dell'IPPC.

Esempi BREF disponibili

1. Pulp and Paper manufacture


2. Iron and Steel production
3. Cement and Lime production
4. Cooling Systems
5. Chlor-Alkali manufacture
6. Ferrous Metal processing
7. Non-Ferrous Metal processes
8. Glass manufacture
9. Tanning of hides and skins
10. Textile processing
11. Monitoring systems
12. Refineries

PRESCRIZIONI LEGALI AMBIENTE (118) rev. 15.12.2014


ALLEGATO V direttiva 2008/1/CE
PARTECIPAZIONE DEL PUBBLICO ALLE DECISIONI
1. Il pubblico è informato (attraverso pubblici avvisi oppure in altra
forma adeguata) in una fase precoce della procedura di adozione di
una decisione o, al più tardi, non appena sia ragionevolmente
possibile fornire le informazioni sulla domanda di autorizzazione;
3. Il pubblico interessato ha il diritto di presentare osservazioni e di
esprimere pareri all’autorità competente prima che sia adottata una
decisione.
4. Gli esiti delle consultazioni condotte ai sensi del presente allegato
vanno tenuti nella dovuta considerazione al momento della
decisione.
5. Gli Stati membri stabiliscono le modalità precise di informazione del
pubblico (ad esempio mediante affissione entro una certa area o
mediante pubblicazione nei giornali locali) e di consultazione del
pubblico interessato (ad esempio per iscritto o tramite indagine
pubblica). Vengono fissate scadenze adeguate per le varie fasi, che
concedano un tempo sufficiente per informare il pubblico nonché per
consentire al pubblico interessato di prepararsi e di partecipare
efficacemente al processo decisionale in materia ambientale ai
sensi delle disposizioni del presente allegato.
PRESCRIZIONI LEGALI AMBIENTE (119) rev. 15.12.2014