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Lo studio

Previde Il Fondatore l’attività scientifico-culturale dei suoi figli spirituali che tanta fama si
sarebbero acquistata nei secoli futuri?

Una ‘Ratio Studiorum’ vera e propria non ce la diede: provendo egli e i suoi primi
compagni da un ceto altolocato e di cultura umanistica, non ebbe il tempo né l1occasione di
farse teorico di pedagogia o didattica, aggiungendo proprie scritture ad altre già esistenti e,
per giunta, di moda, nel secolo delle metodologie.

I ‘chierice regolari’ che si configurarono nell’immagine di preti nuovi per tempi nuovi, eran
oumini di studio per l’esercizio di un magisteo catechistico-teologico, in risanamento del
l’ingoranza del clero secolare e del popolo; non poteva mancare ovviamente una nuova
scuola per i nuovi maestri che attingendo a scienze umane e naturali, abrebbe acquisito un
linguaggio sapienziale e pastorale, atto ad esprimere il Messaggio evangelico agli uomini
del loro tempo.

Il Santo per parte sua aveva una cultura universitarai e tendeva, piuttosto, sulle orme di S.
Tommaso, su maestro ideale, a rianimare il profano con il sacro, lottando sempre contro la
pestifea tiepidezza del sapere mondano, noncurante della fede e dei buoni costumi. Lo
studio per lui è preghiera nel più largo senso della parola, con avido, prioritario amore alla
sacra Scrittura nel suo significato spirituale:

‘habiamo manifesti et aperti li sensi occulti, massime quelli che sono atti all’istruzione dei
costumi’.

Altra lettura formativa sarà quella dei santi Padri. Lo Zaccaria è vigile nell’intravvedere i
pericoli e gli abusi di una lettura patristica spregiudicata, quale volevano gli umanisti che
ostentavano un certo disprezzo per la teologia dogmatica, e subito aggiunge:

‘potranno leggere i Santi Padri, purché li loro scritti non si ritrovino essere contrari alli
detti della Sacra Scrittura e dei Santi Dottori: particolarmente et in specialità si dilettino
più di leggere quielli libri che trattano dell’istruzione et informaione delli buoni costumi,
della perfectione della vita et della vera imitation di Cristo come sariano (secondo il detto
di San Benedetto nella sua Regola) la Collatione di Giovanni Cassiano, le Historie delli
Patri Santi, maxime quelle che sono state composte da S. Girolamo, Giavanni Climaco,
l’abbate Isach di Siria, lo Specchi di Perfezione, lo Spechi di Croce, il Beato Bartolomeo
dell’Ordine dei Predicatori sopra la Cantica, Santo Bonaventura, le Epistole e il Dialogo di
Santa Catherina da Siena, li libri del nostro Padre Battista da Crema et altri simili’.

E’notevole il metodo di lettura che non intende formare degli eruditi, ripetitori del
pensiero altrui, bensì dei pensatori atti a comporre essi stessi dei libri: l’accenno ai filosofi
è un ricordo di anni scolastici a Pavia e a Padova.

Lo Zaccaria ha messo in pratica ciò cheora suggerisce: più che una rapida letura il suo
studio fun una mediazione. Non sono del suo stile le molte citazioni, ma una scienza
sostanziosa traspare da quelle pagine che rivelano una personalità originale, assimilatrice
di fonti e ricca di reminiscenze:
“Sappiate tutti che è meglio leggere poco e queelo masticarlo bene che trascorrere e vedere
molte cose e più autori, perchè questo è più presto pascere la curiosità che studiare. Perciò
esortiamo e bogliamo che ciascheduno (in quanto gli sarà possibile) si diletti et studii di
haver più tosto quello che gli potrà insegnare a fare dei libri (ancor che fosse ignorante
della scorza delle lettere) che acquistare la sola esteriore scienza sui libri de’altri e ciò farete
con la vera imitazione di Gesù Cristo Crocefisso con la vittoria omnimoda e totale di voi
stessi e con la domazione delle vostre passioni, et in questo modo acquisterete tal scienza
che potreste ancora convincere li filosofi perchè l’intelleto e la buona capacità dell’uomo ha
composto dei libri”.

Infine suggerisce la lettura a tavola dei predetti libri, “overo di qualche libro di ragion
canonica” – è il diritto canonico così trascurato e vilipeso dagli umanisti!