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Medioevo istruzioni per l’uso di senatore

Luoghi e popoli
Osservando su di un atlante la posizione e l’estensione degli stati europei dal
V secolo al Xv secolo, o anche fino ai giorni nostri si ha l’impressioni che tutto
segua una certa continuità non c’è niente di pi sbagliato. Quegli stessi stati con
nomi apparentemente identici nascondono realtà profondamente diversi e la
definizione di napoletano come abitante della città di napoli è in contraddizione
con la situazione medievale in cui Napoli è un ducato bizantino e non una città
italiana. Nel medioevo inoltre sono esistiti molti stati e popoli che non sembrono
avere nessuna corrispondenza con il presente; questo è un altro errore. Tal volta
qualcuno, spinto da motivi politici riesuma i fantasmi per rivendicare la propria
identità e quindi vanno alla scoperta delle proprie radici locali contrapponendosi
all’identità nazionale. Così è successo per gli scozzesi che sono stati paragonati ai
celti del V° secolo, e anche per i padani, che si legano storicamente ai
longobardi; ne risulta che la storia non crea ne distrugge ma si trasforma sulla
base degli stessi popoli. STATI E STATOGli stati medievali non possono essere
paragonati allo stato ottocentesco, perché lo stato vero e proprio ha
caratteristiche precise, cioè la piena sovranità su un territorio dai confini ben
definiti e un apparato burocratico stabile. Lo stato carolingio VIII – IX secolo era
amministrato da funzionari locali chiamati comites o conti; questi
rappresentavano l’imperatore nelle circoscrizioni territoriali a loro affidati, i
comitatus o contee. Il conte adunava l’esercito e presiedeva l’udienza in cui si
giudicava plecitum; inoltre costringeva gli uomini liberi a lavorare per l’interesse
pubblico, quindi ance a ospitare gratuitamente il suo seguito. Anche se il conte è
un funzionario pubblico, egli non è paragonabile ad un funzionario statale di oggi
e neppure a uno di fine evo perchè probabilmente era analfabeta e sicuramente
non aveva una sede stabile. Lo stato era per lui la fedeltà giurata all’imperatore
che ricambiava il giuramento offrendo protezione militare e benefici. In ogni
caso egli era definito pubblico nei documenti che circolavano scritti da pochi
letterati di quel tempo che erano tutti ecclesiastici io monaci, i quali scrivevano
le leggi(capitolari) che l’imperatore inviava ai suoi conti. LA PSICOLOGIA DEI
PERSONAGGI. Nel corso dei millenni l’uomo non è rimasto uguale a se stesso:
la sua mentalità e psicologia cambiano, come cambiano i contesti materiali e
culturali in cui egli opera. La stessa vita umana non ha avuto sempre quel valore
assoluto che noi oggi le attribuiamo e, per gran parte della nostra storia, un
povero o una donna hanno avuto un valore inferiore a un guerriero maschio
adulto. Inoltre, fino alla prima metà del 900, l’estensione del proprio territorio
era considerata un fattore positivo come segno di un successo di un popolo, non
solo un obbiettivo politico. Per Alarico saccheggiare Roma non significava
impadronirsi dell’impero romano, egli si sentiva come un alleato tradito e per
questo ha indetto una rappresaglia; egli non era ne si sentiva un invasore, ma un
ospite che poteva salvare l’impero dai suoi nemici. Probabilmente il suo
desiderio era quello di far carriera nell’impero stesso utilizzando, come di
consueto per i barbari, il canale militare di accesso. I visigoti non avevano un
territorio stabile dove sedentarsi ma erano stati autorizzati ad insediarsi
nell’illirico, tuttavia sentivano che La loro migrazione non era ancora terminata.
Carlo Magno invece aveva un territorio stabile, ma il suo attacco ai longobardi
non fu sferrato per espansione ma per contratto: egli, e il padre Pipino il Breve,
erano stati riconosciuti dal Pontefice con il titolo di Patritius Romanorum ossia
protettore dei romani. L’ANACRONISMO, COMPAGNO DELLA RICERCA
STORICA. L’anacronismo è il peggiore errore che possa esistere per chi studia la
storia, vuol dire attribuire al passato caratteri del presente che all’ora erano
inesistenti; tutta via può tornare utile a comprendere il passato secondo due
modalità principali l’analogia e il contrasto e quanto si è detto in precedenza,
parlando del comes che lo paragona ad un funzionario pubblico attuale, dato
che era scelto dall’imperatore che era la massima autorità pubblica, ma fa
comunque delle dovute distinzioni tra la figura del conte medievale, guerriero
analfabeta legato da fedeltà, e un funzionario pubblico contemporaneo; in ogni
caso, per comprendere la storia è inevitabile muoversi tra passato e presente. Lo
scopo di questo libro ISTRUZIONI PER L’USO non è quello di far superare il
quattro e quattro otto l’esame universitario di storia medioevale ma è una guida
per lo studente che deve memorizzare i fatti accaduti in termini cronologici
(quando è successo) e politici (chi ha partecipato) e comprendere le questioni
che hanno portato a questi fatti come accordi non rispettati o manie di
grandezza degli imperatori. Che cos’è il medioevo Il medioevo è un periodo
della storia europea che comincia nel 476( caduta dell’impero romano
d’occidente) e si conclude nel 1492, data della scoperta dell’america da parte di
Cristoforo Colombo. Medioevo vuol dire età(evo) di mezzo(medio) cioè un
periodo intermedio tra l’età antica, terminata terminata con la fine dell’impero
romano d’occidente e l’età moderna cominciata con le grandi scoperte
geografiche. Si tratta di una definizione per lo più neutra perche tutti i periodi
sono di mezzo ma che fin dall’inizio ha avuto una connotazione negativa relativa
all’idea delle barbarie e della decadenza. I primi ad usare il termine di media
tempestas cioè tempo di mezzo furono gli umanisti del XV secolo per lo più
filologi e artisti italiani. Essi non inventarono questa definizione perché volevano
condurre uno studio storico su questo periodo di mezzo, ma solo perché
volevano isolare con una definizione semplice il periodo di mezzo tra la loro
epoca moderna o recente e l’antichità classica alla quale spesso si richiamavano
per trarne ispirazione e trovare modelli linguistico letterari( letteratura
storiografia) artistici( scultura e architettura tranne la pittura per la scarsità di
opere sopravvissute), e anche grafici( iscrizioni romani antichi manoscritti). La
letteratura e l’arte dell’età di mezzo erano da rifiutare in blocco. Infatti
inorridivano di fronte al latino scorretto delle università e delle cancellerie che
sostituivano con l’imitazione degli autori classici latini, erano infastiditi dai
chiaroscuri della grafia gotica che sostituirono con quella umanistica. Anche per
quanto riguarda l’arte gli artisti cercarono di eliminare le forme architettoniche
gotiche per rivolgersi all’arte greca e romana. Il medioevo di questi umanisti,
quindi non è un periodo definito nei suoi caratteri specifici ma è un contenitore
di opere rifiutate. Il termine medioevo è stato utilizzato anche alla fine del 600
da un professore tedesco Christf Keller nel suo manuale Historia medii evi
pubblicato nel 1688. Dunque il medioevo è nato quasi per caso come nasce un
soprannome e chi porta tale soprannome non riesce più a liberarsi. Come il caso
di Rosso mal pelo una celebre novella di verga che si portava addosso questo
soprannomi senza avere i capelli rossi e senza avere le attitudini malvagie. Infatti
i soprannomi si tramandavano ai figli anche se questi non avevano le
caratteristiche evidenziate e purtroppo come succede a rosso malpelo il
soprannome finisce a condizionare il comportamento di chi lo porta è un po’
quello che avviene al medioevo storico o reale che è sempre condizionato da
quello immaginario. Come risolvere il problema? Basta definire esattamente che
cosa fu il medioevo quali furono i caratteri originali e in che cosa quest’epoca si
differenzia dalle altre . la risposta e semplice basta dire che il medioevo inizia nel
476 e termina nel 1492 perché il medioevo non fu una civiltà non ebbe dei
caratteri omogenei distinguibili con quelli delle epoche precedenti o successivi.
la periodizzazione problemi di ricerca e di studio. Dividere in periodi o
periodizzare significa interpretare. Il primo compito di uno storico è quello di
datare un fenomeno di cui si occupa. Gli storici italiani dividono il medioevo in 2
periodi alto medioevo che è quello della stagnazione demografica e della nascita
di nuove organizzazioni istituzionali; e basso medioevo che quello della crescita
demografica, della nascita di nuovi regni di nuovi territori stabili e duraturi.
Storici di altre tradizioni culturali dividono il medioevo in 3 periodi alto o primo
medioevo(V- X secolo) pieno medioevo o alto(X-XIIIsecolo) e basso
medioevo(XIII-XVsecolo). La differenza tra alto e basso medioevo sta nel fatto
che occuparsi dell’uno o dell’altro significa praticare 2 discipline diverse, perché i
rispettivi studiosi hanno a disposizione fonti diverse e devono sviluppare
competenze scientifiche e metodi di analisi diversi. Le fonti che disponiamo
dell’altomedioevo sono dello stesso tipo di quelle della storia antica: atti
legislativi di autorità maggiori (re papi imperatori), opere scritte naturalmente in
latino( storie cronache lettere di grandi personalità)resti materiali( edifici,
sculture pitture cimiteri monete oggetti). Non esistevano invece i documenti
giuridici, come donazioni, compravendite, testamenti, inventari dei beni. Mentre
nel basso medioevo disponiamo di fonti scritte in quantità maggiore perche in
quel periodo si fa maggior ricorso alla scrittura in tutte le occasioni atti notarili,
registri amministrativi, contabili, fiscali, censimenti, prediche, verbali lettere,
diari ecc…. Chi si occupa di alto medioevo è costretto a limitare gli argomenti di
studio, ma è stimolato ad ampliare il suo bagaglio di conoscenze attraverso
l’interpretazione. Per conoscere le vicende dell’invasione longobarda non ci si
deve fermare alle poche testimonianze scritte disponibili, ma bisogna ricercare
le fonti e i metodi di altre discipline: analisi dei resti ossei dell’onomastica e la
topo mastica lo studio rispettivamente dei nomi di persona e dei luoghi,
dell’archeologia, antropologia etnografia che sono diventate indispensabili per lo
studio dell’alto medioevo. Bisogna cioè essere in grado di comprendere su che
principi si fonda la disciplina che sono senza dubbio diversi dalle altre discipline e
i metodi di ricerca. La ricerca storica riguardante l’alto e il basso medievo si può
ricavare da un manuale universitario, dal quale lo studente deve comprendere e
ritenere le questioni e selezionare pochissime informazioni sul resto e infine è
importante bisogna riconoscerlo dare importanza agli argomenti che più
suscitano l’interesse del docente che si possono riscontrare seguendo le lezioni.
Periodi diversi per storie diverse. La storia politica ed istituzionale prevale in
quasi tutti i manuali di storia medievale. Tuttavia si può fare storia anche di altro
per esempio dell’economia. I fenomeni economici hanno tempi diversi rispetto a
quelli politici ed istituzionali. Una battagli può finire in una giornata una guerra
può durare anche di più fino a cent’anni, ma le strutture economica hanno una
durata più prolungata, perché prima della rivoluzione tecnologica, dovuta
all’industrializzazione cominciata in Inghilterra alla fine del XVIII secolo, i
cambiamenti in ambito produttivo(strumenti, tecniche per coltivare allevamenti
di animali)erano molto modesti e di lenta diffusione. In alcuni casi l’attività
economica è rimasta uguale si pensi alla raccolta dei mitili praticata nella
preistoria che è identica a quella dei giorni nostri si tratta di un prodotto
spontaneo della natura che resta sempre uguale nonostante le innovazioni, i
nuovi strumenti i frigoriferi, l’allevamento. Altro esempio è la ruota del vasaio,
uno strumento ed una tecnica che rimasta uguale a quella del neolitico quando
gli uomini scoprirono le qualità dell’argilla impastata con l’acqua. La struttura
economica e commerciale dell’impero romano aveva alcune caratteristiche
fondamentali: le ricchezze sottratte con violenza alle regioni sottomesse
convogliavano sempre al centro, cioè a Roma, presso l’imperatore e le famiglie
più ricche dell’impero. Dal centro una parte poi era destinata alla periferia che
veniva utilizzata per costruire stradi, porti, acquedotti, per pagare soldati, e
funzionari dell’impero. Ma viera anche un’altra caratteristica importante la
commercializzazione a lunghe distanze di prodotti agricoli come il grano, l’olio, il
vino, ceramica e i protagonisti di questa attività erano i mercanti e i grandi
proprietari terrieri i quali disponevano di enormi quantità di schiavi e di enormi
distese di terre. Centri del movimento economico erano le città. Un celebre
storico belga Henri perenne sosteneva che la fine del sistema economico è da
attribuire all’espansione islamica che ruppe l’unità economica del mediterraneo,
quindi il medioevo sarebbe cominciato nel VIII secolo. Oggi questa tesi è stata
rifiutata. Come l’inizio anche la fine del medioevo è incerta dal punto di vista
economico. La struttura giuridica ed economica delle campagne europee dei
secoli basso medievali e moderni fu giudicata da filosofi politici ed economisti
arretrata e assolutamente da riformare o abolire. Ecco perchè fu chiamato
antico regime. Nei manuali di storia medievale non manca mai un capitolo che
tratta del sistema curtense cioè quella particolare organizzazione agraria che si
basava sulla conduzione diretta ed indiretta cioè su terre coltivate dai contadini
alle dipendenze dei padroni e le terre divise in lotto chiamati mansi che
gestivano invece altri contadini che erano più autonomi dei rimi anche se
sempre in condizioni servili. Questi contadini pagavano in denaro o in natura i
propri padroni oppure con prestazioni d’opera gratuite. Oppure non manca un
capitolo che tratta della crescita commerciale produttiva ed urbana nei secoli
centrali del medioevo. Lo studente deve studiarle come delle mini monografie
sia perchè narrano un’altra storia diversa da quella politica istituzionale, sia
perché usano un linguaggio di altre discipline diverse dalla storia medievale
anche se complementari: la storia economica la demografia la storia del diritto.
Geografia della storia medievale. Se non è esistita una civiltà cosiddetta
medievale che coincide con quel periodo detto medievale. Qual è il soggetto del
medioevo? La storia romana ha un centro di interesse molto evidente lo stato
romano dalla fondazione di roma alla costituzione di un impero enorme. Quindi
il suo punto di interesse è quello di occuparsi dal punto di vista geografico delle
regioni che via via roma conquistò e con le quali entrò in contatto. Osservando i
capitoli invece di storia medievale ci si accorge che al centro della trattazione vi
siano are geografiche e soggetti politici diversi studiati con un grado diverso di
attenzione a seconda di come nel manuale sono trattati. Ad esempio l’islame è
trattato più profondamente nella prima parte del manuale in capitolo specifico
che tratta della predicazione di maometto e dell’espansione araba. Dopo il 750
la fine del califfato degli omayyadi il mondo islamico appare in modo
frammentario. Quindi lo studente deve cercare di collegare i diversi paragrafi del
manuale. La disciplina storia medievale si occupa della storia dell’europa
occidentale con un occhio di riguardo per la penisola italiana. L’europa
occidentale non va però intesa come concetto geografico ma come concetto
culturale, il vero centro di interesse è dunque l’occidente la civiltà occidentale
quella civiltà nata dall’incontro latino germanico segnata dall’esperienza del
Cristianesimo. Quindi senatore ci indica che il soggetto della trattazione è
l’occidente anche se per qualcuno potrebbe essere imbarazzante ammetterlo. La
disciplina: problemi di focalizzazione. Il manuale passa dalla storia
dell’occidente a quella dell’italia, occupandosi frammentariamente di altre civiltà
come quella asiatica al tempo dell’espansione mongola. Quindi medioevo è un
contenitore di diversi periodi storici, ma anche la categoria storia medievale è un
contenitore di diverse discipline ognuna con i suoi termini tecnici i suoi metodi e
le sue fonti. A partire dalla seconda metà del 900 lo studio del medioevo ha
subito una dilatazione di prospettive che hanno intasato i manuali. Si tratta di un
fenomeno tipico delle discipline umanistiche le nuove acquisizioni cioè le nuove
scoperte documentarie non scacciano mai le vecchie ma si aggiungono ad esse e
questo porta lo studente a trovare difficoltà nel trovare le informazioni e le
questioni più importanti per superare l’esame. Non tutto è possibile ricordare
non tutto è possibile sapere. Non si deve dimostrare di conoscere la storia
medievale ma si deve dimostrare di conoscere un manuale e quindi deve sapersi
orientare in quei secoli e in quelle questioni. Uno studio da i suoi frutti quando si
individua ciò che è veramente importante e quindi comprendere e memorizzare.
Il metodo di studio sbagliato è quello di leggere il manuale più volte dall’inizio
alla fine come se fosse un romanzo, è bene invece saltare da un capitolo all’altro
smontando la difficile costruzione sequenziale del testo e procedere ad una
selezione. La selezione facilita la comprensione e la memorizzazione di un
argomento. Per capire le informazioni più importanti lo studente deve leggere
con attenzione il manuale e deve riflettere sul titolo dei capitoli e dei paragrafi.
Lo studente deve chiedersi perché quella parte del manuale è intitolato in quel
modo e al momento della ripetizione deve ricordare la parte centrale di quel
capitolo a libro chiuso scorrendo l’indice. Scoprirà che alcuni paragrafi sono più
importanti degli altri e deve fissarli nella mente perché intorno ad esse
riguarderanno sia le domande che le risposte in sede di esame. Un altro metodo
più empirico ma pericoloso è ascoltare le interrogazioni dei propri colleghi per
individuare le cose più importanti. Infatti non mancano mai nelle sessioni di
esami quei studenti che armati di penna e taccuino segnano le domande del
professore durante l’esame e l’amico di Senatore chiama giornalisti. Lo studente
giornalista per far trionfare questa operazione deve sapere già la storia
medievale altrimenti confonderà la gerarchia delle domande non distinguendo
tra quelle essenziali e quelle causali. L’idolo delle origini. Una affermazione
molto comune è quella del passato che spiega il presente. La ragione per cui si
studia la storia non solo medievale sarebbe infatti quella di conoscere le origini
delle nostre istituzioni politiche, sociali ed economiche, della nostra cultura. Cioè
le origini del nostro presente. Ma si aggiunge un’altra considerazione che
riguarda il rapporto di causa effetto tra gli eventi storici. Che si sintetizza nella
espressione latina post hoc, propter hoc ciò che viene dopo è causato da ciò che
viene prima. Quindi per capire il dopo bisogna risalire al prima. Marc Bloch ha
definito idolo delle origini l’ossessione che porta a ricercare a tutti i costi le
origini dei fenomeni storici. Invece un fenomeno del presente o del passato
andrebbe analizzato e compreso nel tempo in cui si è svolto a pieno e solo dopo
si dovrebbero ricercare le cause. Le origini dice Bloch sono in un vocabolario
corrente un cominciamento che è sufficiente a spiegare e qui sta il pericolo.
Bloch metteva in guardia dalle spiegazioni banali ad esempio sapere che le prime
tribù germaniche entrarono in contatto con i romani nel II secolo a.C non è
sufficiente a comprende le migrazioni del V e VI secolo che sono ben diverse
dalle incursioni dei cimbri e teutoni sconfitti sanguinosamente da Mario, un
precedente che si può anche trascurare perché riguarda soggetti storici e
contesti assolutamente differenti. Per quanto riguarda le cause è difficile che di
un fenomeno storico si possano individuare le cause perché potremmo avere
informazioni insufficienti a riguardo, ma soprattutto perché i fatti umani non si
possono spiegare come delle reazioni chimiche. E anche se si raggiunge una
spiegazione assai probabile di un fenomeno storico basato su dati sicuri non
potremmo mai riprodurlo in laboratorio. Il passato che spiega il presente il poi
che spiega il prima( post hoc propter hoc) la storia che ci istruisce sui nostri
comportamenti cioè storia maestra di vita historia magistra vitae queste
osservazioni hanno un significato banale perché danno una visione rassicurante
dei fatti umani i quali sono invece complessi, ambigui, imprevedibili. Anche il
passato è stato complesso ambiguo imprevedibile. Ma per questo non si rinuncia
a cercare le cause e le origini ma per questa operazione occorre tempo e
metodo. Nei manuali l’ordine cronologico di tanti fatti ti da l’impressione che
essi non potevano che andare così che l’uno è causa dell’altro, che bisogna
imparare la successione per poter capire in una catena che non si spezza mai
fino al presente. Lo studente dovrebbe liberarsi dall’idolo delle origini dalla
schiavitù della cronologia e chiedersi subito che cos’è il fenomeno che si trova a
studiare in una parte del testo. Studiando ad esempio la crociata dovrebbe
subito cercare dal manuale la su definizione breve ed efficace: la crociata fu un
pellegrinaggio armato di guerrieri cristiani in prevalenza franchi e normanni al
sepolcro di Gesù Cristo. Essa si tenne nel 1096-99 e portò alla conquista di
Gerusalemme e di altri territori islamici nel vicino oriente. La definizione poi per
essere fissata nella mente dovrebbe essere sottolineata nel testo o scritta al
margine. Una volta stabilito che cos’è quando e dove si è verificata si passa al
come e perché c’è stata la prima crociata, preceduta tra l’altro da una zero che è
quella dei poveri. Smontando il testo e schematizzando gli argomenti non
significa fare il riassunto che è sconsigliabile perché il manuale è già un riassunto
fatto però dagli specialisti, è anche sbagliato se dopo lo studente solo quello
senza consultare il testo originale senza esercitare la propria intelligenza. Il
medioevo come paradigma dell’antimoderno. La parola medioevo e l’aggettivo
medievale hanno un valore negativo. Medievale definisce ciò che oscuro,
arretrato, irrazionale e che magari può essere suggestivo proprio perché ha
queste caratteristiche. Medievale è il negativo che rispunta contro il positivo del
moderno. Medievale quindi è ciò che non è moderno. Già il fatto che nella
quotidianità quando ad esempio un treno ritarda quando ci danno un
imposizione e in ambito religioso quando un vescovo non concede la
celebrazione della messa funebre per un suicidio noi gridiamo al medioevo come
per definire tutti quei comportamenti medievali e n da disprezzare. Ma nel
medioevo c’è qualcosa di buono quali i valori dell’eroismo, della lealtà,
dell’amicizia, della devozione alla donna amata, cioè i valori della cavalleria che
già nel medioevo erano esaltati nella letteratura poesie romanzi, poemi
cavallereschi. Noi siamo così lontano dal mondo della cavalleria. Oggi ad
esempio c’è l’inferiorità della donna che è ancora normale in alcune parti del
mondo. Il feudalesimo mostro inafferrabile? Insieme a medioevo e medievale
sono vissuti altri termini: Boccaccesco che è sinonimo di salace
(indecente,sconcio) ma boccaccio non scrisse solo novelle boccaccesche. Poi c’è
fascista che è un insulto che qualifica un comportamento violento. Chi lo usa in
questo modo non lo riferisce a un movimento politico in particolare o a un
preciso periodo storico. Feudale e tutti i termini ad esso
apparentati(feudo,feudatario, feudalesimo,barone vassallo) sono usati come
giudizi di valore che sono più negativi di medievale. Un quartiere viene definiti
feudo di una famiglia mafiosa che lo controlla un primario ospedaliero che fa
vincere il concorso ad un figlio viene chiamato barone, è chiamato barone anche
un professore universitario che non si presenta alle lezioni senza avvertire o che
non rispettano l’orario di ricevimento. Il partito politico che non è autonomo dal
partito maggiore della propria coalizione è qualificato un vassallo. Feudalesimo è
sinonimo di antistato, di abuso di potere, di uso illegale dell’autorità che
proviene dalla propria funzione pubblica ad esempio il primario ospedaliero), di
subordinazione all’altro il partito minore. Viene considerato feudale chi utilizza
le risorse del proprio ruolo nell’amministrazione statale o in azienda per fini
personali. Lo storico giovanni tabacco ha definito il feudalesimo un mostro
inafferrabile infatti è uno degli argomenti più complessi della storia medievale.
L’accezione negativa del termine risale al XVIII secolo che fu definito feudale
l’intero sistema dei rapporti politico sociale del medioevo, formato dalla
frammentazione del potere pubblico che non era solo dei funzionari statali ma
anche dei feudatari e l’esistenza nelle campagne dei cosiddetti diritti signorili
cioè i signori spesso dovevano patteggiare con la popolazione locali e questi
riuscivano a strapparli questi diritti signorili. Si trattava di censi(versamenti in
denaro o in natura oppure di prestazioni gratuite(corvees), di obblighi come
quello di macinare il grano nel mulino del signore o di mettere in vendita il vino
solo dopo che il signore aveva venduto il suo. Questi diritti che erano una vera e
propria subordinazione del contadino rispetto al padrone erano chiama ti diritti
feudali e furono criticati dagli illuministi del XVIII secolo poi aboliti dai
rivoluzionari francesi l’!! agosto del 1789. Più tardi il filosofo tedesco Karl Max
definì feudale un particolare sfruttamento dell’uomo: quello del padrone della
terra nei confronti del proprio servo legato sempre alla terra assegnatogli e a
cedere la propria forza lavoro. La storia umana veniva periodizzata in base al
modo di produzione quello primitivo quello asiatico quello antico fondato sulla
schiavitù, quello feudale che oggi gli storici definiscono signorile e quello del suo
tempo in cui i proletari venivano oppressi dalla borghesia che controllavano le
fabbriche. Oggi all’interno della definizione di feudalesimo sono stati identificati
concenti differenti tanto che molti studiosi preferiscono non usare questo
vocabolo prima del Xi secolo. Si distingue dunque tra il vincolo vassallatico-
beneficiario, il legame personale tra 2 guerrieri(senior il più vecchio e vassallo
vassusu il giovane) che comparve nella gallia nell’VIII secolo e fu un elemento di
unione tra regno franco e impero carolingio, la signoria fondiaria il potere
economico e giuridico del proprietario terriero sui contadini del proprio fondo.
Tra il X e XI secolo nonostante il legame vassallatico beneficiario, il potere
pubblico assunse il carattere signori lesi confuse cioè con il potere esercitato dal
proprietario sul proprio terreno e sui propri contadini. Quest’epoca viene
definita dell’ordinamento signorile. Nel basso medioevo dall’Xi secolo il vincolo v
vassallatico fu utilizzato per finalità diverse non collegava più 2 persone ma 2
poteri territoriali. Il beneficio che era chiamato ora feudo concesso al vassallo
feudatario è un territorio che il feudatario governa. Nel regno di sicilia nel XIII
secolo il feudatario possedeva un territorio con la sua giurisdizione( diritto di
giustizia, beni demaniali come laghi, corsi d’acqua, foreste; tasse indirette sul
commercio e sull’attività produttiva; monopoli come quella della vendita del
vino e della macinatura del grano. Egli riconosceva di possedere tali terre e diritti
a titolo feudale cioè assegnatoli dal proprio re o signore feudale. Questa
assegnazione era perpetua che si poteva trasmettere agli eredi ma a delle
condizioni doveva essere fedele al sovrano, impegnarsi a difenderlo prestando
servizio militare o fornendo combattenti, altrimenti la pena era la perdita del
feudo. Il legame tra il feudatario e il suo signore era ancora personale ma
regolato da norme del diritto feudale raccolte nel liber augustalis e dal
documento di concessione feudale. I diritti signorili(i cens, corvèe) erano
compresi nella concessione feudale che li legittimava. Un feudatario non si
poteva sposare liberamente né poteva dividere il suo feudo liberamente a più
figli perché era il re che approvava le sue scelte perché potevano percuotersi
sulla pagamento del sevizio nei suoi confronti. Nel feudo non vivevano solo i
contadini del feudatario, ma anche altre persone che svolgevano diverse attività(
nobili di rango inferiore, ecclesiastici, mercanti, imprenditori, artigiani,
proprietari terrieri). Essi anche se chiamati vassalli rispondevano al feudatario
solo pere questioni di giustizia o perché dovevano rispettare i monopoli e pagare
le tasse indirette possedute dal feudatario. Gli ecclesiastici non erano soggetti al
feudatario ma al tribunale del vescovo o del papa. Che era condannato dal
tribunale feudale poteva ricorrere ai tribunali del re che erano gli unici
competenti per i reati di falsificazione delle monete o lesa maestà. Non era solo
il feudatario ed esigere tasse nel suo territorio, la chiesa esigeva da tutti i fedeli
la decima parte del raccolto chiamate appunto decime. Questo sisteme poteva
anche non funzionare come qualsiasi sistema ma aveva una sua razionalità
anche se diversa dalla nostra. Terza parte le fonti. Spesso si dice che la storia si
fa con le fonti. È una metafora dalle fonti sgorga la storia come acqua fresca e
limpida, per fonti si intendono tutti i resti del passato, materiali immateriali
scritti non scritti prodotti intenzionalmente da chi ci ha preceduto per lasciare
memoria di sé e delle proprie azioni, quindi leggi lettere narrazioni poesie
monete cocci leggende noni dio luoghi. La storia si fa con le fonti ma è più giusto
si fa con la critica delle fonti. Perché esse sono spesso ambigue e mute e
occorrono adeguati metodi per poterli interpretare. Le fonti sono utili anche per
uno studente alle prime armi che può farsi un’idea di quanto siano difficili la
storia(ciò che è accaduto) e la storiografia il racconto di ciò che è accaduto). Il
manuale tratta un livello di storia generale che tenta di mettere insieme con
coerenza argomentativa fatti questioni assolutamente diversi,e anche
interpretazioni fatte in contesti diversi. La storia insegnata dai manuali la storia-
disciplina è un sommario di informazioni e argomentazioni. Vi sono vari tipi di
fonti: narrativa, materiale, documentaria, legislativa e amministrativa. La fonte
narrativa un monaco e l’invasione barbarica. Per quanto riguarda la fonte
narrativa viene riportata la Historia langobardorum scritta da un monaco
longobardo Paolo Diacono. I passi di Diacono sono scritti in maniera semplice di
facile interpretazione scritti con l’intenzione di raccontarci qualcosa. Diacono
racconte che l’occupazione dell’italia fu caratterizzata da assassinii e
depravazioni. Le chiese furono spogliate,ucciso i sacerdoti, le città distrutte, le
popolazioni decimate, i romani sottomessi. Dopo 10 anni senza un re (574-584) i
duces elessero re Autari il quale restaurò la monarchia costituendo come base
del suo potere un patrimonio di bene che raccolse facendosi ridare dai duchi
metà dei loro averi. Le parti cruciali sono quelle in cui l’autore ci informa che
durante l’interregno i nobili romani furono uccisi da chi voleva impadronirsi dei
loro beni, gli altri invece furono tributarii. Poi parla della violenza dei duchi che
durante l’interregno distrussero l’italia. Il terzo passaggio riguarda il destino dei
romani o meglio dei populi assoggettati ai longobardi. Egli parla di reliqui
nobilium romanorum riferendosi ai nobili romani rimasti e di populi la
popolazione in generale e inoltre definisce i longobardi come ospite(ospiti). Ci si
riferisce ad un istituto della tarda antichità, quello della hospitalitas secondo il
quale ai barbari insediati all’interno dei confini dell’impero romano veniva
assegnato un terzo delle terre confiscate ai proprietari romani o un terzo delle
entrate dalle terre . Per paolo diacono l’ espressione è usata in questo secondo
senso cioè un tributo in natura con l’obbligo di versare la terza parte dei loro
raccolti. Ma in quelle condizioni di violenza era difficile prelevare la terza parte
dei raccolti e se molti romani erano stati trucidati doveva restare in vita
senz’altro qualche altro proprietario in possesso di beni per poter essere
tassato. Paolo diacono come faceva a sapere quelle cose da dove prendeva
quelle notizie visto che le ha scritte 200 anni dopo che sono successe. Bisogna
approfondire la nostra analisi sul piano della forma( la lingua, la tradizione
letteraria) e sul contenuto( l’origine e l’attendibilità delle fonti). E per chiarire
questi punti bisogna conoscere bene l’autore, passare dal testo all’autore,
analizzare il suo modo di scrivere cioè fare un po’ di storia della storiografia nel
medioevo. Questo porta ad indagare sulla biografia di diacono sui motivi politici
culturali e personali che lo spinsero a scrivere quell’opera, sulle fonti e sui
modelli letterari che usò. Per molte cronache e storie medievali( cioè le fonti
narrative) la maggior parte delle notizie biografiche sull’autore si ricavano dalle
sue opere e vanno valutate attentamente perché è l’autore che le ha
selezionate. Questo vale anche per diacono che ci racconta la storia della sua
famiglia e da alcune informazioni sulla sua vita. Queste informazioni sono
intenzionali perche sono quelle che diacono ci ha voluto dare. Ma vi sono anche
delle informazioni che egli non voleva dare e che ci ha dato senza rendersene
conto, queste sono invece informazioni preterintenzionali. Paolo ad esempio
non ci racconta delle origini dei longobardi come invece avviene nella storia dei
franche che sono stati presentati come discendenti dei troiani e quindi collegati
alla storia antica, i longobardi non hanno bisogno di inventarsi ascendenti nobili
o antiche perché sono stati presentati come un popolo proveniente dal nord
quindi estraneo al mondo romano. Quali erano quindi le fonti di diacono egli
raccolse tradizioni orali della storia dei longobardi. Egli racconta ad esempio
della saga delle origini dei longobardi raccontata a voce per secoli e poi giunta
alla scrittura nella storia di paolo ma anche in altre storie di altri ma modificata.
Altra fonte di Diacono è Secondo di Non o di trento. Infatti i termini reliqui
populi sono stati attribuiti a un’opera che non ci è pervenuta di questo autore.
Secondo narrò le fasi più difficili della conquista di cui ebbe esperienza diretta.
La notizia dell’assoggettamento e il vocabolo di hospites, il re autari che fu
chiamato flavio risalgono al testo di Secondo. Ma nel opera di Diacono e
precisamente nel passo che dice nel regno dei longobardi non c’era violenza
nessuno opprimeva gli altri ingiustamente non c’erano furti, non c’erano rapine
ognuno andava dove voleva sicuro e senza timore. Ebbene queste informazioni
non possono essere attribuite a Secondo che viene contraddetto. Questa
affermazione è sicuramente di Diacono che evoca la pace e la giustizia che
regnavano tra i longobardi. Diacono non vuole lasciare un giudizio negativo del
suo popolo. Paolo apparteneva a una nobile famiglia longobarda radicata nel
friuli. Divenuto monaco a montecassino aveva assistito alla fine del regno, alla
rovina della sua famiglia perché il fratello nel 776 aveva partecipato a una
ribellione anti franca. La storia dei longobardi è la sua ultima storia interrotta
dalla morte. Tutti questi avvenimenti non possono non averlo condizionato
inquanto essendo un monaco cattolico non poteva che giudicare negativamente
l’arianesimo, gli eccidi dei romani, i saccheggi alle chiese, ma come longobardo
era fiero della storia del suo popolo e riteneva opportuna tramandarla ai posteri.
L’opera di Paolo è una fonte per conoscere i longobardi di cui parla la sua
historia dalle origini del I secolo a.C al 774 ma soprattutto nell’VIII secolo quindi
è fonte del tempo che racconta e del tempo in cui fu scritta. Anche Alessandro
Manzoni scrisse un saggio storico sui longobardi nel 1822( discorso sopra alcuni
punti della storia longobardica in italia) secondo manzoni i romani sono i futuri
italiani rispetto i longobardi che non si fusero con le popolazioni indigene.
Secondo manzoni l’identità degli italiani derivava dalla tradizione romana
stravolta ma non annichilita da un elemento come quello lombardo. “il volgo
disperso che nome non ha” così definì manzoni i romani rimasti in stato di
sottomissione anche dopo la conquista franca del regno longobardo(adelchi).
Oggi l’opera manzoniana è ritenuta scorretta perché pur essendo evidente che
l’invasione causò la decimazione dell’aristocrazia senatoria nessuno di quei
passaggi afferma esplicitamente che la popolazione romana fosse ridotta
schiavitù. Inoltre per quante devastazioni e stragi i longobardi abbiano
procurato, non possono aver sterminato o schiavizzato l’intera popolazione non
foss’altro per ragioni di numeri. Ma non bisogna considerare però l’analisi delle
fonti di manzoni non seria ancora oggi le sue motivazioni sono oggetto di
interesse. Da manzoni ai giorni nostri la storiografia è cambiata moltissimo.
L’analisi delle fonti narrative si è raffinata è non è più al centro delle
ricostruzioni storiche. Il destino dei romani deve essere approfondito con altre
fontio e altri metodi di indagine. Illuminato da altri testi il testo di diacono ci
ancora qualcosa sia riguardo sia sul proprio tempo sia su quello trattato. Le
discipline coinvolte nel testo di diacono sono: l’analisi del testo, lo studio della
lingua, e della letteratura italiana, della storia della storiografia, la storia del
diritto. Ma queste non bastano occorrono anche l’archeologia luministica storia
dell’arte ma il punto di partenza fondamentale per lo studio della fonte narrativa
è la filologia. Essa mediante una critica del testo ricostruisce un testo che aspira
ad essere sempre più vicino al testo originale detto archetipo. L’historia infatti
èn stata analizzata dai filologi considerando prima la costituzione materiale(
grafie disposizione dei fascicoli, rilegatura organizzazione dei paragrafi). Poi la
storia interna il copista che allestì il singolo manoscritto, dove fu allestito, le
biblioteche o i privati che lo possedettero). E poi sono stati confrontati per
cercare errori comuni. Un errore comune attesta che 2 manoscritti sono tra loro
collegati l’uno è copiato dall’altro o entrambi hanno un antenato comune detto
antigrafo e quindi la loro testimonianza non vale 2 ma uno. La filologia è a sua
volta supportata dalla paleografia, (studio della scrittura) codicologia (studio
della struttura fisica del manoscritto, bibliografia( studio delle edizioni a
stampa). La fonte materiale. Per quanto riguarda la fonte materiale il senatore
ha messo sul lbro una fotografia di un piatto tondo di ceramica utilizzato per
mangiare non è rivestito di smalto e solo di terracotta un impasto di argilla e
acqua cotto poi in forno. Questo tipo di ceramica è detta sigillata perche la
decorazione è ottenuta tramite matrici o sigilli usati sull’impasto ancora
morbido. Il piatto della foto è una sigillata africana D che equivale all’ultimo
periodo tra il 610/620 e il 680/700. Il piatto era rotto e i cocci sono stati ritrovati
da una squadra di archeologi nel 1993 nel pavimento della cripta balbi la cripta
di balbo adiacente al teatro romano costruito nel 13 secolo a c da lucio cornelio
balbo partigiano di Augusto. Che sia rotto lo dimostra il fatto che ha delle parti
scure che sono le originali mentre quelle chiare sono ricostruite. Nella cripta
balbi gli spettatori del teatro potevano passeggiare senza bagnarsi in caso di
pioggia. Essa aveva anche un giardino sovrastante al lato vi era una esedra e sul
pavimento di questa esedra è stato ritrovato il cumolo con i frammenti di
ceramica. Come i testi scritti anche i monumenti romani ci sono pervenute con
delle trasformazioni distruzioni operate nel corso dei secoli. Gli archeologi hanno
potuto appurare le seguenti fasi dell’esedra: l’impianto originario risalente a
lucio balbo; la ristrutturazione risalente al II secolo quando furono costruite delle
latrine; l’abbandono e la distruzione del monumento risalente al V-VI secolo;
l’uso dell’area come luogo di sepoltura VI secolo; il nuovo abbandono nel VII e
VIII secolo; la costruzione di una calcara un impianto di produzione di calce
ricavata dallo scioglimento dei marmi antichi tra fine VIII secolo e inizi del IX; la
distruzione del monumento a causa del terremoto nel IX secolo; la costruzione di
un bagno annesso ad un monastero intorno al 1000; la sistemazione dell’area a
giardino del conservatorio di santa caterina della rosa in età rinascimentale e
moderna; l’abbandono del conservatorio nel 1937. Sei delle fasi cadono nel
periodo medievale. Ma come si possono ricostruire le 10 fasi perché è sempre
difficile capire a quale periodo un qualcosa trovata sottoterra appartenga sia le
tecniche di costruzione e decorazione di edifici sono le stesse per lungo tempo,
sia perché non ci sono notizie sufficienti sul sito in cui si scava. Gli archeologi
risolvono il problema della datazione con un metodo specifico che si è sviluppato
nel XX secolo la stratigrafia. Nel corso del tempo eventi naturali inondazioni
frane distruzioni, e eventi umani scarico di rifiuti ristrutturazioni, innalzano il
livello del suolo o del pavimento di un edificio. Lo strato superiore è posteriore a
quello inferiore. gli archeologi che hanno lavorato nella cripta balbi hanno
proceduto dall’alto verso il basso a ritroso nella successione storica dalla decima
alla prima fase, e solo nel 1993 sono arrivati allo strato che ci interessa quello
della seconda metà del settimo secolo. In esso sono state trovate frammenti di
piatti, di anfore, di lucerne unguenti, monete frammenti di vetro oggetti di
metallo osso avorio e pietre preziose, reperti organici ossa di animali resti di
pesci e di molluschi. Questi reperti sono stati meticolosamente misurati,
fotografati. Datati gli oggetti e datato lo strato bisogna capire perché quei
frammenti si trovano lì. La forma dello strato è molto simile ad una discarica cioè
butto, uno immondezzaio che è più alto al luogo più vicino nel punto di lancio.
Lo strato più alto di Vii secolo è a nord della cripta verso il muro perimetrale
dell’esedra. Si pensa che il lancio provenisse da un monastero vicino quello di
san Lorenzo in pallacinis oggi e si pensa ad una inondazione del Tevere e quindi
alla necessità di sgombrare materiale accumulato dalle acque. Da ipotesi ad
ipotesi l’archeologo passa dalla stratigrafia dalla classificazione alla ricostruzione
storica utilizzando altre fonti. La massa di reperti datati e classificati può essere
utilizzata per conoscere l’economia del Vii secolo. Infatti la presenza nel
deposito della cripta di baldo di sigillata africana proveniente dalla tunisia di
unguetari prodotti forse in palestina, di lucerne dalla sicilia di anfore e altri
contenitori alimentari provenienti da tutto il mediterraneo, prova che esisteva
un commercio a lunghe distanze di oggetti, e di prodotti alimentari e che roma
era inserita in queste reti commerciali. In mancanza del prodotto nei contenitori
si prende in considerazione la forma e la provenienza ad esempio nelle anfore
africane vi era l’olio, in quelle palestinesi vino. Vi era inoltre una particolare
anfora riconducibile a Samo che fa ipotizzare che contenesse vino di quell’isola
greca estremamente costoso. Quindi si può dedurre che la situazione economica
a Roma non era poi così drammatica se ci si poteva permettere il vino di Samo,
piatti e olio africani. Perché quei cocci buttati lì potessero dare tutte quelle
informazioni è il risultato di un lavoro paziente, che è durato decine d’anni che
ha coinvolto decine di studiosi quindi la ricerca archeologica ha bisogno di molte
energie finanziarie e scientifiche, inoltre essa è un lavoro di gruppo perché si ha
bisogno di laboratori per analizzare la composizione chimica di un reperto
organico, l’analisi delle ossa permette di stabilire sesso, età, alimentazione degli
individui. A chi tratta la fonte scritta e a chi tratta quella materiale il problema è
passare dal particolare al generale. Generalizzare le conclusioni raggiunte può
essere rischioso, ma inevitabile per la ricerca storica e quella archeologica. La
distanza tra archeologia e storia è maggiore e l’addestramento per la ricerca per
un archeologo e per uno storico è molto diverso. Tuttavia per lo studio del
medioevo occorrono entrambe. Le fonti documentarie. Le fonti documentari
sono i diplomi, un contratto notarile, per quanto riguarda i primi senatore
riporta un atto ufficiale dell’imperatore cioè del re di germania ottone I di
Sassonia che scese in italia nel 962 dove fu appunto incoronato imperatore.
Questi diplomi erano confezionati in modo particolare erano in pergamena,
dotati di sigillo, grafia sottoscrizioni formule che avevano la stessa funzione che
è oggi propria della carta multicolore di una patente del bollo tondo della
motorizzazione civile, la patente infatti deriva il suo nome da documenti come
questo, che erano appunto definiti litterae patentis che dovevano essere esibite
a terzi, diverse dalle litterae clausae indirizzate al solo destinatario. Ora come la
patente autorizza a guidare il diploma di Ottone autorizzava il vescovo e i suoi
successori a governare la città di parma come se fosse conte del palazzo
imperiale infatti i conti erano i funzionari pubblici dell’impero carolingio. I poteri
concessi sono deliberare,giudicare e ordinare di cui deliberare e giudicare sono
funzioni legislativi invece ordinare sono esecutive. Il vescovo doveva esercitare il
suo potere sul muro della città, sui corsi d’acqua ciò che oggi si chiama demanio,
quindi egli deve preoccuparsi a ripararle a rinforzarle controllarle assicurando
così la difesa della città. Può imporre dazi a chi percorre corsi d’acqua, può
imporre una tassa sui prodotti di consumo può arrestare multare eseguire una
sentenza. Ma chi è soggetto al vescovo? Sono ricordati prima i chierici che non
sono solo i sacerdoti i laici, ma tutti quelli sottoposti alla tonsura taglio circolare
sulla sommità della testa e sia coloro che avevano ricevuto gli ordini sacri. Poi
tutti gli abitanti della città e del circondato entro tre miglia ma anche i beni
immobili posseduti o mediante eredità o acquisiti in un secondo momento, e i
servi personali che ogni persona di una certa ricchezza possedeva. Qualsiasi
uomo o servo,quindi, dovrà ricorrere a lui se un’autorità pubblica vorrà
arrestarlo o multarlo o gli chiederà un servizio lavorativo. Questi documenti sono
scritti in prima persona plurale( plurale maiestatis) riferita all’autore giuridico del
documento, l’imperatore. Infatti nei documenti medievale l’uso di questo
plurale è frequente a differenza dei documenti attuali. Il potere pubblico è per
sempre del vescovo e dei suoi successori siamo quindi di fronte ad una
donazione il potere è donato come se fosse un bene privato. Il vescovo non è né
funzionario né è nominato conte né un feudatario dell’imperatore è un signore
indipendente. L’imperatore (Ottone) rinuncia a un pezzo di stato che diventa del
vescovo. I cittadini di Parma hanno un signore-padrone che esercita su di loro il
suo potere. Signore-padrone perché egli possiede materialmente le mura i corsi
d’acqua e le pubbliche funzioni collegate a questi oggetti. Un documento del
genere è utile oltre che per conoscere la Storia di Parma e le concessioni a titolo
di proprietà anche per ricostruire il funzionamento della cancelleria imperiale.
L’imperatore anche se era l’autore giuridico non interveniva nella stesura
dell’atto esso era composto nella cancelleria secondo procedure rigide, sia per
quanto riguarda le partizioni del testo, le formule, ognuno aveva un compito chi
lo componeva, chi lo ricopiava in bella forma, chi lo registrava, chi apponeva il
sigillo dopo averlo letto tutto. All’inizio si trova sempre l’invocazione in questo
documento alla trinità, poi l’intitolazione del re, che è sempre la stessa, poi
l’arenga la premessa in cui vengono dichiarate le motivazioni etiche e politiche
dell’azione documentaria. Dopo l’arenga si narra come si è giunti alla specifica
decisione che viene chiamata narratio e qui si afferma anche che è stato il
vescovo a sollecitare la concessione che viene spiegata nella determinazione.
Tutte le azioni dell’imperatore vengono racchiuse in questo schema il quale può
darci delle informazioni che vanno valutate e di queste cose si occupa una
disciplina in particola la diplomatica cioè lo studio dei diplomi. Un diploma
medievale poteva essere falsificato la diplomatica serve proprio ad accertare
l’autenticità della documentazione giuridica medievale. Il termine diplomatica è
tratto dalla prima trattazione sistematica della disciplina De re diplomatica di un
monaco benedettino francese Jean Mobillon. Tale disciplina è affiancata ad altre
paleografia, sigillografia (lo studio dei sigilli), la storia del diritto della lingua ,
l’archivistica (lo studio degli archivi): essa è considerata una disciplina scientifica.
Le fonti medievali si cominciano a studiare con interesse per rispondere infatti
alle polemiche dei protestanti contro le fantasiose leggende dei santi un gruppo
di gesuiti cominciò l’edizione critica della vita dei santi. Lo stesso mobillon scrisse
il suo trattato per rispondere alle accuse di falsità del gesuita Daniel Pabebrok
nei confronti dei diplomi dei re merovingi. Quegli studiosi erano tutti uomini di
Chiesa: e quindi la critica delle fonti nacque in ambienti religiosi e non
accademici perché la ricerca storia non si insegnava nelle università. Solo
dall’800 la storiografia critica attuale ha conquistato le università. Il contratto
notarile. Nell’archivio di stato di napoli era conservata una pergamena quadrata,
scritta in una grafia particolare detta curiale amalfitana che è una grafia usata
solo dai curiali molto difficile da leggere da chi non appartiene a quella
categoria. Purtroppo però questa pergamena è stata distrutta dal fuoco nel
1943, quando i documenti più preziosi dell’archivio furono incendiati da una
pattuglia di soldati tedeschi. Il documento è un contratto privato del 1034: si
tratta di una permuta(scambio di beni) tra Maria e suo padre Giovanni. Maria
cede al padre una parte del mulino ad acqua sito in Atrani, vicino ad Amalfi, in
cambio di una cassaforte e di una coperta di lana. Alcune delle lettere o intere
parole non erano illeggibili e sono riportate in parentesi quadre. L’editore ha
integrato le parti illeggibili sulla base di documenti simili e questo è potuto
essere possibile perché il documento non è stato scritto da un cancelliere come
il documento di Ottone, ma da un notaio ed era scritto in un linguaggio ricco di
formule fisse. Il notaio è un professionista della scrittura gode della pubblica
fiducia, ed è in grado di dare validità e pubblicità alle cose che scrive. Ad Amalfi
veniva chiamato scriba come Giovanni come Giovanni di questo atto, oppure
dalla seconda metà dell’XI secolo, curiale. Nel medioevo i notai si tramandavano
l’un l’altro una serie di formule che garantivano l’autenticità dei loro atti. Il
documento non contiene una datazione completa e si scrive solo a metà del
mese di febbraio seconda indizione e si trova al principio preceduta dalla
invocazione di Gesù. Nel documento non è riportato l’anno 1033, ma l’anno di
governo del duca di Amalfi e del figlio Sergio a lui associato. Per calcolare l’anno
giusto bisogna quindi conoscere la successione dei duchi di Amalfi e confrontarla
con un’altra indicazione precisa l’indizione. L’anno indizionale era come l’anno
scolastico non corrispondeva a quello solare perché cominciava il primo
settembre e finiva il 31 agosto. Quindi la seconda indizione cominciava il primo
settembre e finiva il 31 agosto 1034. Quindi per un documento come questo ha
bisogno oltre che della diplomatica anche di un’altra disciplina la cronologia una
materia erudita ma essenziale per la critica delle fonti. Essa è essenziale per
smascherare eventuali falsi per un falsario era difficile esprimere la datazione
secondo l’uso corretto di una determinata località in un certo periodo. Quali
sono le cose interessanti di questo contratto? Da esso si può conoscere il dirito
privato dell’epoca. La regola da rispettare quando si comprava e si vendeva, si
lasciava in eredità, una donazione si costruiva una società, non erano di
competenza dello Stato, il diritto non era prodotto dallo stato ma dalla società
stessa, che lo tramandava ai posteri ed era diverso da zona a zona. Ad esempio
maria compie la permuta in estrema libertà come aveva fatto anche la madre
con il suo testamento, perche seguivano la legge romana entrambi avevano la
stessa capacità giuridica di un uomo. A salerno invece le donne seguivano la
legge longobarda e non potevano compiere transazioni di questo tipo senza la
presenza di un tutore che poteva essere il padre il marito o un altro uomo della
famiglia. L’atto è molto formalizzato le formule sono prolisse per evitare
ripensamenti e eventuali contestazioni. Quindi non basta dire che maria ha
ceduto arte del mulino, ma bisogna precisate che la parte del mulino si cede
interamente e che giovanni può farne quello che vuole. Oggi per una transazione
del genere si farebbe riferimento all’articolo del codice civile che regolamenta le
permute. Nella parte finale del documento viene indicata una sanzione di 30
bisanti(moneta d’oro bizantina), che maria deve versare qualora non dovesse
rispettare la transizione. L’atto non sarebbe valido senza una sanzione. Per
quanto riguarda la figura dello scriba il testo rispecchia non solo la cultura
professionale di Giovanni, che è appresa al fianco di un altro curiale ma anche le
sue conoscenze linguistiche: infatti il suo latino non è perfetto come quello del
documento di Ottone che è stato scritto dalla cancelleria dove lavorano persone
con una discreta formazione letteraria acquisita nelle università nei monasteri
nei vescovati. Giovanni sbaglia ortografia, usa vocaboli sconosciuti ai dizionari di
latino più comuni. Non è né latino né volgare e se si correggesse tutti gli errori di
ortografia e morfologia e sintassi non si riuscirebbe ad avere mai un latino
corretto. È una lingua artificiale che non è volgare ma neanche quella della
chiesa e della cultura. Questo atto va analizzato con gli strumenti della lingua
italiana, della dialettologia. In questo strano latino veniva rappresentata una
realtà concreta che è possibile ricostruire grazie ai nomi dei centri abitati, agli
oggetti agli edifici, tecniche di coltivazione, accordi tra il signore del luogo e
uomini a lui sottoposti. In questo caso la notizia interessante è la cessione di una
parte di mulino ad acqua. La proprietà dei mulini era divisa in quote. La quota è
in durate maria cede al padre la quota di porzione di 2 mesi meno giorni cinque
del mulino. Le quote dei mulini che possono anche durare solo giorni sono come
le azioni della società e documenti del genere ci fanno capire la mentalità
imprenditoriale degli amalfitani, della loro flessibilità ma anche del loro
attaccamento alla loro terra. L’atto veniva redatto in 2 originali in modo che
ognuna delle parti ne conservasse il suo. La pergamena faceva parte dell’archivio
del monastero benedettino femminile di S. maria di Fontanelle di Amalfi. Nel
1581 il monastero fu accorpato al monastero della santissima trinità e l’utima
monaca di s. maria di fontanelle portò con sé tutte le pergamene in una casa di
algerola quando si trasferì il 1909. Lo stato riuscì a sottrarre quel documento che
poi disgraziatamente è finita in fumo nel 1943. Ma come mai un atto tra 2 privati
finiva in un monastero? Perché quando un bene passava ad un altro proprietario
per esempio ad un monastero dopo una donazione questi riceveva tutta la
documentazione legata al bene perchè le scritture nel medioevo avevano molto
valore. Per studiare la storia europea fino al XI secolo gli archivi delle cattedrali e
monasteri hanno un ruolo fondamentale perché sono le uniche istituzione che
hanno conservato sempre i documenti giuridici fino ai giorni nostri. Quindi chi
vuole conoscere l’economia, la società la mentalità dell’XI secolo deve rivolgersi
ad archivi di questo genere. La fonte legislativa. Federico II di Svevia imperatore
del Sacro romano impero e re di sicilia fu una delle figure più suggestive di tutti i
tempi. Egli nel 1231 promulgò il liber augustalis(libro di Augusto) che è una
raccolta di leggi del regno di Sicilia. Nel proemio c’è scritto che il re di sicilia ha il
potere di dettare legge perché ha ricevuto da Dio il compito di tenere a bada la
malvagità umana manifestatisi con il peccato originale di Adamo ed eva. Il testo
del Proemio si divide in 3 nuclei principali: il primo è il racconto biblico della
genesi con la creazione del mondo diviso in 2 fasi: la creazione del primo uomo e
della sua compagna eva, la loro ribellione e la loro condanna a vivere sulla terra
come esseri mortali. Il secondo ppoi enuncia la giustificazione del potere
imperiale cioè il potere dato da Dio al re di emanare le leggi per tenere a bada la
malvagità umana. Nel terzo poi si spiega perché si promulgano le leggi di cui ha
bisogno il regno di sicilia e si ordina di rispettarle. La struttura del liber augustalis
è uguale al documento di ottone abbiamo: l’intitolazione, l’arenga (creazione e
fondamento del potere temporale), la narratio(il regno di sicilia), e infine la
dispositivo/(determinazione). Il proemio contiene alcune citazioni letterali dalla
Bibbia ed a proposito del compito del re vengono riportate 2 importanti
parabole quello dell’amministratore cacciato dal suo padrone perché ne ha
dissipato i beni. E quella dei talenti nascosti sottoterra i talenti erano monete. Il
padrone distribuisce diverse quantità ai suoi servi. Due riescono a guadagnare
altrettanti il terzo che ne aveva avuto solo uno lo nasconde sottoterra per paura
del padrone e questi dopo averlo rimproverato gli sottrae il talento. Federico
invece lo fa fruttare. Viene anche riportata la metafora del sacrificio del vitello e
federico afferma che provvedere alla legislazione della Sicilia è come offrire un
vitello a Dio al fine di ottenere il perdono dei peccati come fece Aronne per
ordine di Mosè. Quindi federico svolge il suo compito che gli è stato affidato da
Dio ed è stato chiamato al vertice dell’impero dotato da Gesù Cristo di particolari
talenti ossia di domini e di virtù che deve far fruttare come fanno i servi buoni
della parabola che non nascondono le monete sotto il terreno anzi le investono
e le presentano al loro padrone duplicate. Anche il concetto della necessità del
potere temporale viene rinviato alle sacre scritture. Ne aveva parlato paolo nella
sua lettera ai romani in cui aveva detto sottomettetevi alle autorità costituite e
le autorità erano stabilite da Dio. Paolo fece anche riferimento ad una
affermazione di Gesù che ai farisei che gli chiesero se bisogna pagare le tasse
gesù mostrò il profilo dell’imperatore sulla moneta date a cesare quel che di
cesare e a di quel che di dio. Quella di gesù implica la separazione tra regnum e
sacerdotium. Quella di paolo afferma il fondamento divino di ogni autorità
temporale. Quindi la funzione politica e quella temporale sono separate ma al
tempo stesso connesse. E questa connessione si fece sempre più stretta quando
nel corso del IV secolo con cstantino e teodosio il cristianesimo diventa una
religione di Stato. Nel diploma del 962 ottone I si diceva imperatore per volontà
divina chiamato al vertice per prendersi cura del vantaggio di tutti ma
soprattutto delle chiese di Dio. Federico cita come primo loro dovere la difesa
della chiesa dai suoi nemici soprattutto gli eretici che sporcano la fede. Le
differenze della concezione imperiale tra ottone e federico erano evidenti con
ottone regnum e sacerdotium si opponevano e si confondevano: il papa era a
capo di una delle chiese che lui proteggeva era un suo interlocutore importante
del resto lo incoronò ma non interferiva mai nella collaborazione tra potere
politico vescovi e abati. Con federico invece il papa era diventato il vertice
assoluto della organizzazione ecclesiastica l’incarnazione vivente del
sacerdotium visto che vi era un'unica chiesa che era la chiesa cattolica romana
sotto l’autorità del pontefice ed era santa e persecutrice dell’eresia. Il papa
inoltre indirizzava le azioni dell’imperatore anzi dopo dallo scontro con gli
imperatori svevi interpretarono la derivazione del potere temporale da Dio
come dipendenza dei principi dal papa che era ritenuto il vicario di cristo sulla
terra. L’unico punto di passaggio importante per la separazione completa tra
sfera politica e sfera religiosa è la sacralizzazione del potere temporale ma non
pregiudicò però una visione del mondo intrisa di spiritualità cristiana. Lo studio
dellsa personalità di federico II non si può trarre solo dal proemio ma si ha
bisogno di altre discipline come le sacre scritture la storia della letteratura latina,
la retorica la teologia la storia della filosofia. La fonte amministrativa dante in
una riunione. Il liber fabarum n°5 è un registro dei verbali del comune di firenze.
In esso si trova traccia della partecipazione di Dante ad una riunione del 19
giugno del 1301. Dante faceva parte del consiglio dei 100 uomini che quel giorno
doveva deliberare 2 argomenti: la proroga di un sussidio militare di 100 cavalieri
inviati a papa bonifacio VIII per far fronte agli Aldobrandeschi e il pagamento di
un contingente di fanteria reclutato nel contado di Firenze per difendere colle
valdesa. Il consiliodei cento era preseduto da capitano del popolo, un ufficiale
comunale introdotto nel 1250. I comuni italiani attraversarono tre fasi quello
consolare e gli organi di governo erano l’assemblea generale dei cittadini, il
collegio dei consoli a cui aspettava il potere esecutivo e che restavano in carica
per pochi periodi in modo da evitare il proliferarsi di regimi personali. Quella
podestarile in cui il cui podestà sostituiva i consolo ed era uno straniero. Ed era
uno straniero in modo da rendere superiore il governo della citta rispetto alle 2
categorie nobiltà e popolo. E infine quella del popolo. Al tempo di Dante esisteva
sempre il podestà che veniva eletto ogni anno e divideva il potere con il capitano
del popolo e i provvedimenti comunali dovevano essere approvati sia dall’uno
che dall’altro. La verbalizzazione avviene secondo criteri che sono rimasti gli
stessi esiste un ordine deol giorno fatto i questo caso di 2 punti enunciati in
origine a voce da benditori che poi saranno comunicati per iscritto. A ciascun
votante vengono consegnate 2 pallottole di diverso colore una è nera valida per
il sì l’altra è bianca per il no. La pallottola era messa dai votanti in una scatoletta
il tutto veniva verbalizzato: la messa in votazione di chi presiedeva la seduta e in
questo caso era il capitano del popolo; i voti fatti da Guidotto de Canigiani che si
espresse per 2 si e quella di dante che si espresse con un no e con un si. Ed infine
l’esito della votazione. I votanti erano 81 ma non furono verbalizzati tutti i nomi.
Il verbale veniva redatto da un notaio che durante la seduta prendeva appunti su
foglietti volanti che poi riportava in bella forma sul liber fabarum chiamato così
perché le pallottole usate per votare erano chiamate anche fave. Il testo è molto
sintetico e formalizzato, sicuramente ci sono stati altri interventi ma quelli che
vengono riportati sul verbale sono solo gli elementi essenziali ritenuti legittimi
per la votazione. Una votazione è considerata valida perché all’interno è stata
eseguita una corretta procedura: convocazione della riunione; presenza di un
numero legale, discussioni e dichiarazioni di voto; scrutinio segreto e
verbalizzazione. Prima della riunione del concilio dei cento i punti erano stati
discussi in una riunione congiunta del consiglio dei cento, il consiglio generale, il
consilio speciale del capitano del popolo, e delle capitudini delle arti. Il consiglio
generale era composto da 25 rappresentanti per ogni sestiere(firenze era divisa
in 6 quartieri chiamati sestieri) quindi vi erano un totale di 150 persone. Il
consiglio speciale era formato da 6 rappresentanti per ogni sestiere, con un
totale di 36 persone. Alla riunione erano presenti anche i priori = primi delle arti
e il gonfaloniere di giustizia. I priori delle arti erano nati nel 1282 e nel 1301 era
formato da sei persone in carica per 2 mesi. Essi detenevano il massimo potere
nelle città. Il gonfaloniere di giustizia era stato aggiunto ai priori nel 1293. Egli fu
chiamato così perche portava il gonfalone del partito-popolo, segno di
potere(disponeva di balestrieri,fanti armata di cavalieri). E inoltre vigilava sugli
ordinamenti di giustizia che assicuravano pace e giustizia in città. Infatti uno
degli ordinamenti prevedeva l’esclusione dei nobili chiamati magnati(potenti) da
tutte le cariche comunali. C’è in merito un dibattito ancora aperto se questa
classe fu emarginata da una classe nemica il popolo, i mercanti oppure da
famiglie ricche e potenti che si sentivano minacciate da un gruppo più
agguerrito? Quindi lo scontro era di classe ? o politico?. I magnati avevano in
famiglia un cavaliere anche Dante ce l’aveva ma non era un magnate. Il gruppo
sociale che emarginò i Magnati e che al tempo di Dante controllava Firenze
erano le arti di giudici notai calimala (importatori di stoffe all’ingrosso residenti
alla via così chiamata), cambiatori di moneta, produttori di lana, medici,
produttori di por santa maria (venditori di panni al minuto residenti in un
quartiere così chiamato). Al tempo della riunione Firenze era guelfa cioè vicina al
papato; i ghibellini che sostenevano l’imperatore erano stati espulsi da Firenze.
Inoltre Firenze era a campo della lega guelfa della toscana, un’alleanza di comuni
poteva dire No. Perché Dante votò per il No? Nel 1301 non vi era nessun
conflitto tra papato ed impero. Nessun re di germania da oltre 30 anni era sceso
in italia per prendere la corona imperiale. L’unico pericolo per l’indipendenza di
firenze era bonifacio VIII che voleva trasformare il ordinamento guelfo in una
egemonia effettiva del papato sulla toscana. L’arrivo in italia di carlo di valois
come pacere non andò in porto quindi la situazione era critica. E l’invio dei fanti
a colle valdelsa che dante aveva approvato significava portare quel piccolo
comune dalla parte dei bianchi. Comunque la maggioranza del consiglio votò a
favore del papa per non farlo ulteriormente irritare e prolungare il sussidio
militare. LA FONTE CONTABILE. Per quanto riguarda la fonte contabile il libro di
Senatore riporta una lettera di cambio, un documento che permetteva il
trasferimento di denaro a distanza.Oggi queste funzioni sono effettuate dalle
banche mediante documenti elettronici e cartacei a reti informatiche ai quali si
può accedere mediante un bancomat o una carta di credito. La lettera era chiusa
ripiegata più volte fino a raggiungere laforma di un piccolo rettangolo di carta
bloccato da un sigillo di cera. Infatti in passato per la corrispondenza epistolare
non si usava la busta l’indirizzo era segnato sul retro del foglio, sulla parte
esterna. Su questa lettera l’indirizzo era francesco dimarco da prato in balzalona
l’indirizzo è seguito poi da un segno identificativo del mittente, antonio di neve.a
ricevere la lettera non fu francesco datini ma la sua azienda con sede in quella
città. Datini aveva infatti una rete di società che svolgevano attività creditizia e
commerciale. Anche il mittente antonio dineve era un mercante banchiere. La
sua lettera ha la stessa struttura di una lettera privata come in molte scritture
del medioevo non mancano i richiami alla fede, al centro del foglio, si legge
l’invocazione a dio, simbolica (la croce) e letterale (a nome di dio) seguita poi
dalla data come al diploma di Ottone I°. la comunicazione si chiude con un
augurio (cristo vi guardi), che per molti secoli è stato usato nella corrispondenza
epistolare. Rispetto ad una lettera privata, manca la locuzione al destinatario
(caro, egregio), perché questa non era una lettera comune, ma una lettera
specializzata. La lettera del 5 febbraio del 1410 è scritta in un linguaggio tecnico
in volgare toscano, non del tutto comprensibile. Da Montpelier Antonio di neve
spicca un ordine di pagamento a distanza a favore di un certo Gerardo Cattani
un mercante lucchese, il quale ritirerà il denaro presso il banco Datini di
Barcellona, a cui è indirizzata la lettera. La somma che beneficerà il Cattani è
espressa in due differenti monete: La lira di Barcellona e il franco del Regno di
Francia. Ecco perché la lettera è detta di cambio: L’operazione è in un primo
momento un cambio tra due valute. Il tasso di cambio è regolarmente indicato
(a soldi 15 denari 8 per franco) ed è comprensivo dei costi dell’operazione che
oggi si chiamano commissione bancaria. La somma è indicata prima in lettere e
poi in numeri, introdotti dal cioè e si tratta di una regola che anche noi oggi
usiamo quando compiliamo un bollettino postale o un assegno. Bisogna notare
che non è Antonio Di Neve a disporre da Montpelier un versamento al Cattani,
ma un suo cliente, Il Bartolino Bartolini di Parigi citato alla fine del testo, il quale
aveva versato la somma ad Antonio Di Neve. Quindi sono quattro i soggetti di
questa lettera di cambio: il datore (Bartolini) colui che versa il denaro, il
prenditore (Antonio Di Neve), che riceve la somma e scrive la lettera di cambio, il
beneficiario (Cattani), che preleva la somma, presso il pagatore (Datini) colui che
riceve la lettera e paga il beneficiario. Grazie alla lettera di cambio era possibile
mettersi in viaggio senza portarsi a presso il contante. L’indicazione addì 16 vista
significava che la lettera doveva essere pagata 16 giorni dopo la sua ricezione. La
somma che Bartolini versa a Cattani non si sposta da Montpelier a Barcellona il
trasferimento era virtuale. Tutto era basato sulla fiducia: gli operatori si
conoscevano e si fidavano l’uno dell’altro, tanto da tirar fuori somme di denaro
in cambio di un foglietto di carta. La lettera di cambio era un documento con
immediati effetti giuridici, anche se non era emessa ne da una autorità pubblica
ne da un notaio: ai mercanti bastava riconoscere la mano del proprio collega (la
lettera era infatti autografa) e anche bastava riconoscere il segno identificativo. I
primi contratti di cambio erano stipulati da un notaio, ma alla fine del XIII secolo
i mercanti si resero autonomi, perché le transazioni aumentavano sempre di più
ed era impossibile ricorrere al notaio. La lettera di cambio conteneva anche altre
note quella dell’accettazione di Cattani che scrive che la somma accreditatagli va
girata a Accettanti un altro mercante che aveva deciso di girare la somma alla
compagnia fiorentina dei pazzi, come si fa oggi firmando un assegno bancario
sotto la dicitura GIRATE. Nella lettera si nota inoltre sotto la frase accettati la
parola prima che sta ad indicare che la lettera era stata spedita in due copie, di
cui questa era la prima. Una lettera di cambio poteva anche essere rifiutata,
protestata. La società del Datini infatti avrebbe potuto rifiutare il pagamento nel
caso in cui il datore o il traente non fossero stati affidabili. La lettera di cambio
protestata sarebbe tornata ad Antonio Di Neve con aggravio di spese. Inoltre c’è
da notare che l’accettazione era datata 15 febbraio 1409 mentre la lettera era
datata 5 febbraio 1410. Non è un errore la lettera ha impiegato 10 giorni da
Montpelier a Barcellona, nel febbraio 1410. La società Datini usa la datazione
secondo lo stile di Firenze che faceva iniziare l’anno non il 1° Gennaio ma tre
mesi più tardi il giorno cioè in cui il calendario liturgico stabiliva il concepimento
nel grembo di Maria, cioè il 25 Marzo. Quindi a Firenze e nella Banca Datini il
1410 sarebbe cominciato il 25 Marzo, mentre fino al 24 Marzo i fiorentini
avrebbero continuato a datare 1409. Ecco questi erano i problemi della
cronologia medioevale. Ogni luogo aveva i suoi usi cronologici, le sue monete le
sue unità di peso e di misura che i mercanti impararono a gestire perfettamente.
La diversità di unità di misura coinvolgeva anche le monete. A Barcellona si
poteva pagare un prodotto in moneta locale (di rame d’argento o d’oro) o anche
in qualsiasi altra moneta, ducati veneziani, provesini francesi e fiorini fiorentini.
Oggi tranne eccezioni (basi Nato e USA), non si può pagare in dollari se ci trova
sul territorio italiano. Ma bisogna cambiare la valuta statunitense in euro. A cosa
serve quindi un’informazione del genere? In primo luogo uno studio del sistema
di scritture e delle tecniche di calcolo elaborate dai mercanti, permette di
ricostruire la storia della banca e del capitalismo medioevale. La raffinatezza
degli strumenti creati dai mercanti banchieri per misurare, comprare, valutare è
sintomo di una forte razionalità. In secondo luogo i numerosi dati contenuti nelle
scritture contabili permettono di costruire la storia della produzione, del
commercio, e della finanza basso medioevale. Abbiamo visto che i soggetti
coinvolti nella lettera di cambio sono tutti mercanti banchieri professionisti del
denaro e spesso imperatori, re ed altre autorità territoriali si rivolgevano a
questi per ottenere cospicui prestiti. Tutte le guerre tra il XIII e il XV secolo sono
state finanziate dai mercanti banchieri. Non c’è un edificio monumentale delle
città europee che non sia stato costruito grazie a loro. Tutte le aree regionali che
non erano coperte dalla rete delle banche nel Medioevo erano escluse dai
commerci internazionali restando a un livello economico inferiore. il mercante
banchiere del basso medioevo non fu solo un immolatore dal punto di vista
dell’economia e della mentalità, ma anche da quello della cultura, che
comunicava in volgare. Nelle loro città mercanti organizzarono proprie scuole
per l’istruzione primaria(leggere, scrivere e fare di conto) mentre la formazione
tecnica avveniva mediante il tirocinio in una azienda, dove i figli dei mercanti
cominciavano a lavorare già a 10 – 12 anni, magari all’estero. I primi manuali di
economia aziendale e di diritto commerciali sono stati scritti dai mercanti.