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Che cos'è la linguistica?

E' una disciplina che studia le regole per scrivere correttamente una lingua.
Un suo uso scorretto avviene quando vi è un approccio normativo o prescrittivo alla lingua. La
lingua non è solamente una norma e la linguistica serve solamente per fissare una lingua ufficiale:
infatti essa non prende in esame tutte le caratteristiche della lingua.
La linguistica dev'essere una scienza descrittiva, deve descrivere ciò che i parlanti producono, anche
se scorretto strettamente parlando. Le frasi marcate sono frasi con un valore informativo diverso.

Es: Ho incontrato i miei fratelli e gli ho detto di venire a cena da noi


Gli regolarizza il paradigma :
tra mi, ti, gli, ci, vi, loro infatti la particella loro si posiziona in un punto diverso rispetto alle altre.

Le frasi a-grammaticali sono segnate con un asterisco * es:

G. ha visto Maria.
*G. hanno visto Maria.

La linguistica descrive la lingua e quindi è lo studio scientifico delle lingue e del linguaggio umano,
quindi utilizza il metodo galileiano ipotetico-deduttivo.

Le lingue naturali sono la manifestazione concreta del linguaggio umano.


Errori come: *Maria ha arrivata; sono tali in quanto violano regole specifiche della lingua
italiana, mentre altri come *Dolce i ragazzi mangiato il hanno; corrispondono ad una violazione
del linguaggio umano.

La teoria della grammatica generativa elaborata da Noam Chomsky nel 1957 dice che le lingue
sono la manifestazione concreta del linguaggio umano. Una lingua naturale è un mezzo utilizzato
per comunicare dei significati.

La lingua naturale si distingue dal linguaggio degli animali e dal linguaggio delle scienze in quanto
è un sistema complesso e dipendente da una struttura che associa sequenze di suoni dei significati e
fa un uso infinito di mezzi finiti.
A differenza del linguaggio degli animali la lingua naturale ha la proprietà della discretezza, ovvero
è possibile distinguere i suoni tra di loro. Ogni unità infatti possiede della caratteristiche che ci
permette di individuarli e di distinguerli l'uno dall'altro.
Ogni individuo possiede la “facoltà del linguaggio”, che dev'essere immaginata come una serie di
principi universali ma astratti. Questi principi permettono di intendere la spontaneità
dell'apprendimento della propria lingua naturale, che viene appresa senza sforzo apparente e senza
nessun insegnamento preciso. Poiché l'apprendimento di una lingua straniera normalmente avviene
successivamente, durante l'apprendimento è già presente una grammatica universale, per poter
giustificare queste proprietà viene proposto uno schema di acquisizione che parte dalla facoltà del
linguaggio (che è lo stato iniziale della mente) e che viene attivato dall'esperienza (enormità dei dati
linguistici). Tutti questi principi un bambino li sente propri della comunità in cui è nato.

Esperienza => Facoltà del linguaggio => Competenza


Dati linguistici grammatica universale stato finale
stato iniziale

Un bambino elabora regole sempre legate alla struttura generale, infatti commette sempre errori
dovuti a criteri legati alla struttura.
Le unità delle lingue naturali si organizzano in strutture sintagmatiche e facilitano l'apprendimento.

Principi della G.U.:


– Principio della dipendenza dalla struttura: sembra giustificare il fatto che le lingue naturali
siano anche molto diverse tra di loro. Infatti alcuni dei parametri dei principi universali
vengono valorizzati in modo diverso in base ai dati linguistici con cui entra in contatto. Ad
esempio la ricorsività (intesa come principio universale che riguarda la possibilità di creare
strutture di lunghezza illimitata tramite la subordinazione). Le lingue possono avere il lato
destro (italiano, spagnolo, francese...) o sinistro (giapponese, turco...). Le lingue che
scelgono il lato sinistro hanno i complementi che precedono l'elemento fondamentale
(genitivo sassone). L'inglese, come molte altre lingue non è specificatamente destra o
sinistra => fine cap 1
– Principio di proiezione esteso: giustifica la legittimità all'interno di sequenze di costruzioni
linguistiche (intese come relazioni semantiche tra una categoria di elementi).
Le relazioni semantiche tra gli elementi di una lingua devono mantenersi inalterate
durante tutto il processo di derivazione. Tutte le frasi devono avere un soggetto.
Se prendiamo ad esempio una categoria, per formare una frase dobbiamo rispettare tutte le
sue proprietà semantiche. Es: comprare è un verbo che deve associarsi a due elementi: chi
compra e cosa è comprato.
Es: Gianni ha comprato il gelato, dove Gianni è chi compra e il gelato è l'oggetto
comprato. Non posso dire: *Gianni ha comprato, è una frase a-grammaticale. Mettendola
alla forma interrogativa: Che cosa ha comprato Gianni? Le regole sono rispettate, in
quanto i due attori (Che cosa e Gianni) sono presenti.
Tutte le frasi devono avere un soggetto => significa che viene associato un parametro, infatti
Se il soggetto è pronominale, può non essere realizzato lessicalmente. A seconda che questa
affermazione sia vera o falsa, cambia il tipo di lingua. È possibile in lingue come l'italiano,
lo spagnolo o il russo, mentre non è possibile in lingue come l'inglese o il francese.
Nel caso che sia possibile, io posso non esprimerlo quando è pronominale, ovvero quando il
referente è già stato precedentemente introdotto.
È quindi possibile dire non solo “(pron) è arrivato”, ma anche “(pron) è arrivato
Gianni”, in cui il soggetto si trova in una posizione post-verbale.
In italiano esistono anche verbi che non selezionano un argomento esterno (si dice “piove”,
non “esso piove”), mentre in altre lingue (come l'inglese) il soggetto dev'essere sempre
espresso nella sua posizione strutturale di base (it's raining).
Quindi, scelto un parametro ci possono essere anche dei comportamenti linguistici
differenti. Questi parametri servono a giustificare il metodo di acquisizione di una lingua e
per descrivere il linguaggio. L'italiano è definita come una lingua a parametro di soggetto
nullo, mentre l'inglese possiede due pronomi pleonastici (it e there). Cap 3 Graffi, Scalise.

Esistono al mondo circa 6000 lingue naturali differenti (escluse le lingue estinte o i dialetti), le più
parlate sono il l'inglese, il cinese, l'hindi e lo spagnolo. Per poter descrivere le proprietà che
accomunano queste lingue è necessario un criterio, che può essere genealogico, tipologico o areale.

Il criterio genealogico studia quali lingue derivano da una stessa lingua estinta o ricostruita.
Tutte le proprietà che possiedono le varie lingue servono per arrivare a stabilire una genealogia
Esistono circa 10 famiglie linguistiche riconducibili tutte ad una lingua unica:

– Indoeuropea (italiano, inglese)


– Afroasiatica (ebraico, arabo)
– Uralica (finlandese, ungherese)
– Sino-tibetane (cinese mandarino)
– Nigerkordofaniana ( lingue africane, swahili)
– Altaica (mongolo, turco)

Ci sono anche delle lingue isolate, delle quali non c'è la possibilità di ricondurle a qualche lingua
originaria e le più importanti sono il basco ed il giapponese.

La famiglia indoeuropea comprende 11 gruppi diversi

– ellenico (greco moderno)


– celtico (irlandese)
– slavo a sua volta suddiviso in sottogruppi (russo, ucraino)
– germanico (tedesco, norvegese)
– italico, suddiviso in due gruppi, quello orientale (estinto) e quello occidentale (composto
dalle lingue romanze (italiano, francese, portoghese...)

Secondo la classificazione areale, vengono prese in esame le lingue che si trovano vicine tra di loro
geograficamente e quindi il modo in cui si influenzano tra di loro e le loro proprietà in comune.

Secondo il criterio tipologico invece le lingue vengono classificate in base a certe proprietà
grammaticali indipendentemente dalla loro provenienza genealogica.

Lo studio viene effettuato tramite il tipo morfologico e secondo il tipo sintattico.

Secondo il tipo morfologico vengono analizzate le proprietà grammaticali (genere, numero, tempi
verbali) delle parole per trovare tratti comuni tra di esse.
Le lingue possono essere isolanti, aggluminanti, flessive o polisintetiche.

Certe lingue sono isolanti perchè mancano completamente di certi tratti determinanti che sono
caratteristici della morfologia flessiva, le parole non hanno le proprietà che le distinguono e che le
caratteristicano, come ad esempio il cinese.
Altre sono agglutinanti in quanto per ogni proprietà grammaticale c'è un affisso diverso (turco).
Le lingue flessive sono tali in quanto un unico affisso può esprimere più di una proprietà
grammaticale (es in “case”, l'affisso -e contiene le proprietà di nome plurale femminile).
Infine le lingue polisintetiche sono tali in quanto vengono aggiunti talmente tanti affissi che
formano una parola equivalente ad una frase. (es. eschimese).
29/09/15

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Il recupero sarà sabato 3 ottobre a san Basilio.

La classificazione di tipo sintattico è stata proposta all'inizio degli anni sessanta da Lindberg, è una
classificazione che guarda le proprietà sintattiche, ovvero la combinazione delle parole tra di loro
all'interno di una frase; quindi raggruppa le lingue in base ad esse. Lindberg guarda come le parole
maggiori si combinano tra di loro ed in base alla loro combinazione raggruppa le lingue in famiglie
es:

Soggetto, verbo, oggetto => Italiano, Catalano, Spagnolo (quasi 42 % delle lingue)
Soggetto, oggetto, verbo => lingue con costruzioni frasali non marcate dal punto di vista
informativo es: italiano, dislocazione a sinistra dove l'oggetto corrisponde al tema circa il 45%
delle lingue (giapponese, turco, basco)

Questi ordini sono di base, non in senso assoluto

Verbo, soggetto, oggetto => 10% delle lingue (lingue celtiche es: irlandese, ebraico)
Verbo, oggetto, soggetto=> malgaco, lingua degli indiani d'america
Oggetto, soggetto, verbo => solo una lingua
Oggetto, verbo, soggetto=> nessuna lingua

il tipo sintattico guarda anche l'ordine in cui si dispongono i complementi:

lingue preposizionali e lingue postposizionali:

Preposizionali: G. con Maria => con precede Maria

Postposizonali: al posto di dire “in casa” dicono “casa in”

Lingue aggettivo-nome e lingue nome-aggettivo

n. a. => italiano, in quanto come ordine di base il nome precede l'aggettivo


a. n.=>inglese, in quanto come ordine di base l'aggettivo precede il nome.

Classificazione secondo cui il genitivo precede il nome o lo segue:

Nome-genitivo=> il libro di Maria (italiano, spagnolo...)


Genitivo-nome=>Maria's book (inglese, giapponese)

proposta di universali implicazionali =>

se una lingua è una lingua che risponde a questo tipo di ordine SVO è preposizionale, segue l'ordine
n.a, e n.g.

Al contrario se è del tipo SOV è postposizionale, segue l'ordine a.v, e g.n

Tuttavia queste proprietà vanno viste come proprietà non marcate, di base, e solamente di alcune
lingue (non bisogna essere rigidi nel classificare) Cap 3
Lo studio delle lingue naturali (Cap 4 di graffi scalise)

Secondo aspetto delle proprietà naturali delle lingue:

le lingue naturali vanno considerate come un sistema di sistemi, che implica diversi livelli: livello
dei suoni, delle frasi, delle parole

Il livello dei suoni è un sistema, viene studiato dalla fonologia e dalla fonetica,

La fonologia è quella branca che si occupa dei suoni che nelle diverse lingue naturali vengono
utilizzati per distinguere e comunicare i significati, quindi studia la competenza fonologica del
parlante. La sua funzione è quella di determinare i suoni che distinguono significati da quelli che
non lo fanno. Es: Un parlante dell'italiano sa che nella propria lingua esiste un unico suono “erre”,
durante la sua acquisizione questo individuo può sentire diverse realizzazioni di questo suono [r]
(raro) ad esempio possono usare la r francese detta r ugolare [R], oppure la r moscia [ɚ] dopo
averle sentite può decidere inconsciamente come realizzarla. Questo perchè in italiano non esistono
parole in cui l'utilizzo di diversi suoni r da luogo a significati diversi, come invece con [g] e [d]:
donna e gonna. Sono quindi suoni istintivi, in quanto distinguono significati in base al contesto
sonoro. I suoni che sono distintivi in una lingua naturale possono non esserlo in un'altra lingua.

Ad esempio in italiano, il suono /n/, che è una nasale alveolare (insieme a /m/ e /ɲ/), sono quindi le
nasali istintive dell'italiano. A volte la /n/ la produciamo con un suono velare=> inadatto /n/ e
ingrato [ɳ]. Noi non percepiamo la differenza, mentre in altre lingue a causa della distinzione dei
significati percepiscono la differenza, come l'inglese.

La fonologia serve a determinare i suoni che distinguono significati, quindi a distinguere delle
regole da seguire per notare le varie modificazioni di un suono dovuto al contesto.

in- es in-adatto [n]


in- es ingrato [ɳ]
in- es infallibile [ɱ]
in certi casi si modifica => impossibile [m]
oppure addirittura sparisce => irrilevante, illegale => a beneficio di una germinazione
(raddoppiamento della lettera iniziale).

A seconda del contesto ci sono delle modificazioni sistematiche.

Queste modificazioni fanno parte della nostra competenza fonologica e quindi devono essere
classificate dalla fonologia. Es: assimilazione, che prende parte del suono successivo e lo integra al
suono precedente.

La fonologia si occupa anche di studiare altre proprietà sonore che non sono deducibili dalla
semplice concatenazione di un suono con un altro suono, ovvero non solo a quelle che
appartengono al criterio segmentale, ma anche di quelle che fanno parte della competenza
fonologica di un parlante. Questi elementi sonori vengono denominati sovrasegmenti. Quindi anche
le proprietà sovrasegmentali devono essere studiate dalla fonologia.
p. sovrasegmentali: accento primario di parola, tono, lunghezza (che può essere vocalica o
consonantica).

L'accento primario di parola in alcune lingue non ha valore distintivo (ungherese, francese) mentre
in altre si dando così significati diversi: (italiano: ancorà, ancòra).
Le tipologie accentuali delle lingue:
l'italiano possiede un gran numero di parole piane, dove l'accento primario di parola cade nella
penultima sillaba=> 'li-bro, con-si-de-ra-'zio-ne

poi ci sono le parole sdrucciole=> parole il quale accento primario di parola cade sulla terzultima
sillaba=> 'pre-sti-to, im-pre-ve-'di-bi-le

parole tronche, parole il quale accento primario cade sull'ultima lettera =>vir-'tù, caf-'fè

bisdrucciole, quartultima sillaba=> se-'gna-la-me-lo, parola creata tramite l'aggiunta di pronomi


(-melo), co-'mu-ni-ca-glie-lo, che è bisbisdrucciola.

Per quanto riguarda il tono, in italiano non è distintivo mentre nel cinese si, in quanto parole con
altezze tonali diversi hanno significati diversi, in italiano funziona così solamente per distinguere le
interrogative dalle dichiarative.

La lunghezza è distintiva in italiano nel caso delle consonanti ma non nelle vocali. Un suono viene
detto geminato (allungato) => fa[t]o e fa[tt]o, pa[p]a e pa[pp]a

la lunghezza vocalica viene sistematicamente prodotta però non è distintiva, non serve a distinguere
significati=> ['ka:za] tendo ad allungare la vocale che contiene l'accento primario invece se dico
['kasta] quindi tra la prima e la seconda parola